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L'aspetto interiore dell'enigma sociale — Passato luciferico e futuro arimanico

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1°L'enigma sociale dall'interno dell'anima

Zurigo, 4 Febbraio 1919

In questi giorni, nei quali mi spetta tenere pubbliche conferenze su questo tema della questione sociale in questa città, forse non sarà inopportuno che qui, in questa serata del ramo, affrontiamo interiormente, per così dire, l’enigma sociale quale si presenta come particolarmente significativo ai nostri tempi.

Sappiamo che, di fronte all’uomo che ci sta davanti nel mondo esteriore, che si presenta dinanzi alla nostra capacità di percezione e di sentimento, così come essa è legata al corpo, dobbiamo riconoscere l’uomo interiore vero e proprio, quello che dimora più in profondità. Percepiamo questo uomo interiore anzitutto quando consideriamo che in fondo egli sta in connessione con tutto ciò di cui possiamo dire che pervade e intesse il mondo per la nostra conoscenza, per l’intera nostra vita. Considerate soltanto quanto sia diversa, proprio riguardo all’uomo, la nostra visione antroposofica del mondo rispetto alla visione ordinaria del mondo. Gettate lo sguardo sul tentativo che ho fatto per esporre in compendio la concezione antroposofica del mondo, su tutto ciò che avete letto nella mia «Scienza occulta in compendio», e vedrete: non si tratta soltanto dello sviluppo terrestre dell’uomo in connessione con l’uomo, non si tratta soltanto dello sviluppo terrestre considerato come procedente dalle incarnazioni anteriori di questo nostro pianeta terrestre. Questo sviluppo terrestre è proceduto dall’antico sviluppo lunare, questo da quello solare, quello solare dallo sviluppo saturnino. Ma osservate tutto ciò che è stato raccolto per seguire questo sviluppo attraverso i sistemi planetari fino al nostro sviluppo terrestre, e direte: In tutto ciò che si considera, manca l’uomo. L’uomo è in tutto. L’intero cosmo è considerato in modo che tutte le sue forze, tutto ciò che in esso accade, è orientato verso l’uomo. L’uomo è il centro di questa considerazione del mondo. — Ho espresso questa base di tutta la visione antroposofica del mondo, il suo significato per l’animo umano, anche in uno dei miei drammi dei misteri, in un dialogo tra Capesius e l’Iniziato, dicendo che quando l’uomo percepisce che tutte le generazioni divine, tutte le forze cosmiche sono richiamate, sono attive per, infine, crearlo, per porlo nel centro della loro creazione, questo deve fare su di lui un’impressione particolare.

Ho sottolineato quanto sia necessario, proprio di fronte a questa idea completamente vera, insistere sulla necessità dell’umiltà umana, quanto sia necessario dire sempre di nuovo a se stessi: Sì, se conoscessimo il nostro intero essere, come lo portiamo in noi e con noi e intorno a noi, se potessimo portarlo a piena manifestazione attraverso l’azione, esso sarebbe microcosmo l’intero resto del mondo. — Ma quanto sappiamo? quanto viviamo? quanto possiamo rivelare attraverso l’azione di ciò che siamo veramente come uomini nel senso più alto della parola? Oscilliamo quindi — se riusciamo a capire chiaramente l’idea di ciò che siamo come uomini — tra orgoglio e umiltà. Non dobbiamo degenerare in orgoglio, ma nemmeno dobbiamo annegare nell’umiltà. Annegheremmo nell’umiltà se non ci mettessimo nella condizione di portar molto in alto il nostro compito in quanto uomini — per il fatto che siamo ciò che siamo davanti a una visione del mondo universale. Non potremo mai pensare abbastanza altamente a ciò che dovremmo essere. Non potremo mai apprezzare sufficientemente il sentimento cosmico più profondo della responsabilità umana, quello che deve sopraffarci quando consideriamo come l’intero universo è orientato verso il nostro essere.

Questo, dunque, non dovrebbe diventare solo un’idea teorica, procedendo dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente, ma dovrebbe diventare un sentimento — il sentimento di un profondo rispetto verso ciò che dovremmo essere come uomini e che tuttavia in rarissimi casi possiamo essere. Ma dovrebbe anche essere frequentemente il sentimento, quando ci troviamo di fronte a un singolo essere umano: ecco, tu stai qui, in questa incarnazione presente tu manifesti molte cose di te. Ma tu vai da una vita all’altra, da un’incarnazione all’altra; nella sequenza delle tue vite si dispiega un infinito. — E potremmo estendere questi sentimenti in molte altre direzioni ancora, potremmo approfondirli. È da questo sentimento che nasce, sul terreno della scienza dello spirito, la giusta valutazione dell’uomo, si giunge a un sentimento della dignità umana nel mondo. Questo sentimento può permeare tutta la nostra anima, e quando si diffonde nel nostro intero interno, può metterci nel giusto stato d’animo quando siamo costretti a ordinare il nostro rapporto individuale da uomo a uomo. Quello che ho appena esposto possiamo considerarlo come un primo risultato essenziale che scaturisce dalla scienza dello spirito moderna orientata antroposoficamente: la giusta valutazione dell’elemento umano nel mondo. Questo è uno.

Ma qualcos’altro scaturirà da un vero approfondimento animico, non puramente teorico, della scienza dello spirito orientata antroposoficamente. È questo: se consideriamo tutti gli eventi del mondo, tutto ciò che vive negli elementi della terra, dell’acqua, dell’aria, se consideriamo tutto ciò che ci risplende dalle stelle, ciò che ci soffia nel vento, ciò che ci parla dai singoli regni dell’esistenza naturale, se consideriamo tutto questo nel senso della scienza dello spirito orientata antroposoficamente, in qualche modo tutto ha una relazione con l’uomo. Tutto diventa prezioso per noi dal momento che possiamo metterlo in relazione con l’uomo in una certa maniera. Un rapporto emotivo si stabilisce nella consapevolezza umana a partire dalla conoscenza soprasensibile. Christian Morgenstern, il poeta, ha espresso in versi bellissimi un sentimento che spesso ho presentato ai nostri amici quando contemplavamo un certo capitolo del Vangelo di Giovanni — quel sentimento che ci invade quando facciamo agire su di noi la sequenza dei regni naturali. Possiamo dirci: la pianta può guardare al regno inerte dei minerali. Certo, deve sentirsi nella gerarchia degli esseri come qualcosa di più elevato dei semplici minerali inanimati. Ma la pianta può dirsi, mentre guarda il semplice minerale inanimato che le prepara il terreno: Io certamente sto nella gerarchia degli esseri più in alto di te; ma da te cresco, da te devo la mia esistenza. Con gratitudine mi inchino davanti a ciò che è più basso di me. — E così, parimente, dovremmo sentire dell’animale riguardo all’animale nei confronti della pianta, così pure nel regno umano, quando l’uomo nella sequenza del suo sviluppo è asceso a un grado più elevato. Deve con venerazione, con stima, guardare verso il basso su ciò che in una certa relazione è più basso di lui, non solo in modo che si possa esprimere concettualmente, ma in modo che si possa effettivamente vivere come sentimento cosmico nell’anima, ciò che pulsa e vive e intesse in tutte le cose. Così la scienza dello spirito orientata antroposoficamente ci guida dal suo vero essere. Ci offre la possibilità di conquistare un rapporto vivente dell’uomo anche con tutte le altre cose.

E una terza cosa. Ciò che la scienza dello spirito espone dello spirito, non lo considera come se parlasse panteisticamente di uno spirito e di uno spirito — che è alla base di tutte le cose. No, essa parla non solo dello spirito vero e proprio, ma vuole parlare dalla realtà, dallo spirito stesso. Vuole parlare in modo tale che chi vive nella scienza dello spirito stessa sa: mentre i suoi pensieri sullo spirito si formano, è lo spirito stesso che in questi pensieri dimora e vive. Chi, per così dire, è alitato dallo spirito della scienza dello spirito non vuole soltanto esprimere pensieri sullo spirito, vuole lasciar parlare lo spirito se stesso attraverso i suoi pensieri. La presenza immediata dello spirito, la forza efficace dello spirito — sono queste che si ricercano attraverso la scienza dello spirito.

E ora confrontate ciò che è in un certo senso collocato nel più profondo dell’anima umana, inserito là dalla viva preoccupazione con la scienza dello spirito, con ciò di cui ho parlato ieri, che passa come esigenza sociale attraverso i tempi e che in un certo senso vive nella consapevolezza proletaria, affinché diventi questa esigenza dei tempi, questa esigenza sociale del tempo. Considerate che ciò che oggi vive nella consapevolezza proletaria, che si staglia come la base conoscitiva di questa consapevolezza proletaria, è un’ideologia, un puro tessere di pensieri astratti. Sì, viene addirittura posto come l’essenza della vita spirituale e animica dell’uomo, che questa vita spirituale e animica sia soltanto un’ideologia; che laddove ci siano processi economici, questi sarebbero l’unica realtà, la quale rappresenta l’uomo nel suo interno come nella sua lotta per la vita, da essa sorge, come fumo e nebbia, ciò che egli pensa, ciò che egli conosce, ciò che si rivela nelle sue creazioni artistiche, ciò che egli considara come costume, come moralità, come diritto e così via: tutto soltanto un’ombra ideologica! Confrontate questa vita spirituale considerata come un’ombra ideologica con la vita spirituale che vuole penetrare nelle nostre anime partendo dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente. La scienza dello spirito orientata antroposoficamente vuole collocare lo spirito stesso come una realtà vivente nel mondo attraverso l’anima umana. Questo spirito è stato scacciato dalla visione dei tempi, che è stata fondata dalla borghesia ed è stata assunta dal proletariato per sua disgrazia — scacciato! E ciò che nella persona dovrebbe vivere come consapevolezza della vitalità: lo spirito è in me — vive come una pura ideologia.

E in secondo luogo. Considerate quanto di umano si manifesti in questa unica vita terrena, di fronte alla quale si può stare con i sensi, con l’ordinaria sensazione corporea, quanto di quella umanità per cui noi, per contemplarla completamente, dobbiamo evocare non solo lo sviluppo terrestre, ma anche quello lunare, solare e saturnino? Come svanisce, dinanzi a questa consapevolezza moderna, l’umanità vera, che dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente sola ci dà il sentimento giusto, il sentimento genuino della vera dignità umana, così che possiamo trovare il rapporto giusto quando, come individuo umano, stiamo di fronte a un altro individuo umano? È pensabile che nel caos odierno della convivenza umana si trovi il rapporto giusto da uomo a uomo, che tuttavia deve stare alla base di una vera soluzione dell’enigma sociale? È possibile che tale rapporto di diritto da uomo a uomo possa sorgere, senza che esso sia frutto del fondamento di quella valutazione cosmica dell’uomo che solo può scaturire dalla conoscenza spirituale e dal sentimento spirituale?

E in terzo luogo. Riguardo al rapporto con il mondo esteriore, l’uomo non deve cercare pensieri astratti, come la politica economica e la politica sociale oggi vogliono, bensì relazioni personali dirette ai singoli fatti del mondo, alle singole cose del mondo. Riguardo alle cose umane esterne del mondo, l’uomo deve trovare una relazione con questo mondo. Qui di nuovo è questa terza cosa, come ho mostrato, che da noi procede dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente nel nostro tempo come esperienza animica: questo sentimento nei confronti di tutti gli esseri non umani, i sentimenti che abbiamo riguardo a ciò che sta sotto di noi e sopra di noi nell’ordine gerarchico della natura e degli dei.

E ora considerate due cose. Considerate da un lato come vive oggi la consapevolezza proletaria, quanto lontano essa sia dal sentimento dello spirito vivente che opera nell’uomo nel campo della vita spirituale, come abbia fatto di tutta la vita spirituale un’ideologia. Considerate quanto sia lontana da una vera e penetrante valutazione dell’uomo afferrata spiritualmente, ciò che il proletario contemporaneo pensa e soprattutto sente riguardo ai suoi simili come uomo e che incorporate nelle sue visioni. Considerate infine quanto il valore puramente economico delle cose, che oggi quasi esclusivamente vale per l’uomo, sia lontano da quei valori delle cose non umane che impariamo a sentire attraverso ciò che ho espresso dalle fondamenta della scienza dello spirito orientata antroposoficamente, riguardo al rapporto dell’uomo con le cose non umane.

Considerate due cose. Considerate da un lato dove l’umanità è arrivata in conseguenza del fatto che l’essenza non spirituale degli ultimi secoli si è diffusa così intensamente nelle anime umane. Considerate dall’altro le speranze che possono essere risvegliate dal fatto che la vera scienza dello spirito può oggi penetrare nell’umanità. Mettete insieme questi due punti di vista e ditevi allora voi stessi se non è soltanto grazie al fatto che l’anima umana sia veramente afferrata da ciò che la scienza dello spirito può dare, che l’enigma sociale può essere posto nella giusta luce. — Se voi sentite in modo giusto queste due prospettive, che vi ho presentato come una senza speranza e una piena di speranza, allora l’agire per la scienza dello spirito orientata antroposoficamente diventerà per voi ciò che oggi deve diventare per l’umanità: una necessità della vita, una tale necessità della vita che deve permeare tutto ciò che altrimenti operiamo e creiamo.

Vi direte: Nulla mi sembra più comprensibile nell’intera connessione dello sviluppo umano più recente che il fatto che questo problema sociale sia emerso; ma nulla mi sembra altrettanto comprensibile che gli uomini stiano dinanzi a questo problema sociale in modo così tragicamente disorientato. — Perché nel tempo in cui questo problema sociale bussa così forte e in modo così percettibile alle porte delle visioni del mondo, alle porte della vita, l’umanità sta anche attraversando una delle sue prove più severe, la prova che consiste nel fatto che deve volgersi verso lo spirito dalla forza più intima. Oggi non possiamo avere rivelazioni se non le cerchiamo in libertà, perché viviamo dalla metà del quindicesimo secolo nell’epoca dell’anima cosciente, nel quale tutto deve essere portato alla luce della consapevolezza. Non lamentiamoci oggi come se dicessimo: Una terribile catastrofe si è abbattuta sull’umanità. Perché gli dei hanno mandato questa terribile catastrofe sull’umanità? Perché gli dei non guidano gli uomini fuori da essa, dal momento che è terribile che l’umanità si sia portata in tale situazione? — Non dimentichiamo di fronte a tutto questo il fatto che viviamo nell’epoca nella quale la libertà interiore dell’uomo deve venire a manifestazione, nell’epoca nella quale gli dei non possono diversamente manifestarsi, secondo i loro intenti mondiali più autentici, se non quando l’uomo si rivolge loro con libera decisione, per accogliere in se stesso, nel più profondo dell’anima, la loro presenza.

Riguardo alle cose più importanti dello sviluppo umano, stiamo oggi a un punto di svolta, anche riguardo al cristianesimo. Proprio alcune personalità attive all’interno della questione sociale hanno sottolineato che ben volentieri accogliamo il cristianesimo, ma solo quella parte del cristianesimo che ci ricorda i nostri propri ideali sociali. Non si può trattare con tale leggerezza questo impulso terrestre più importante, questo impulso che dà il vero significato a tutto il resto dei fatti terreni! Dobbiamo essere chiari: Ciò che riguardo al cristianesimo finora si è sviluppato all’interno dell’umanità è veramente solo un inizio. Non è accaduto gran che di più se non che attraverso tutto ciò che gli uomini hanno provato riguardo al cristianesimo, soprattutto riguardo al Mistero del Golgota, si è semplicemente indicato che il Cristo è stato una volta presente nell’uomo Gesù e ha attraversato il Mistero del Golgota. Per così dire, questi primi quasi due millenni della vita del cristianesimo sulla terra non hanno potuto fare di più — a causa della comprensione umana non ancora sufficientemente matura — che indicare all’uomo che il Cristo si è unito con la terra, che il Cristo è disceso sulla terra. Solo ora nel quinto periodo postatlantico, nell’epoca dello sviluppo dell’anima cosciente, l’umanità diventa matura non solo per comprendere che il Cristo ha attraversato il Mistero del Golgota, ma che cosa effettivamente vive in questo Mistero del Golgota. L’umanità potrà comprendere il contenuto del Mistero del Golgota solo dalle fondamenta spirituali che potranno formarsi entro questo quinto periodo postatlantico.

Ho anche qui, in questo ramo, spesso menzionato il fatto che devo considerare una straordinaria banalità quando qualcuno dice: Viviamo in un’epoca di transizione. — Tutte le epoche sono epoche di transizione! Non si tratta del fatto che si viva in questo o in quell’epoca come in un’epoca di transizione, ma riguardo a che cosa un’epoca sia in un cambiamento, in una transizione. Si tratta di vedere che cosa si trasforma. Ora ho da vari punti di vista sottolineato anche qui il fatto che cosa si trasforma proprio nel nostro tempo nel senso più lato riguardo alla consapevolezza umana, riguardo allo sviluppo dell’anima umana. Oggi vorrei sottolineare di nuovo da un certo punto di vista il fatto che cosa si trasforma proprio nel nostro tempo riguardo allo sviluppo umano terrestre.

Ho appena detto: Attraverso la scienza dello spirito orientata antroposoficamente non cerchiamo solo di avere pensieri sul divino, ma cerchiamo la realtà del divino, cerchiamo pensieri nei quali lo spirito stesso vive, nei quali lo spirito si rivela. Possiamo anche dire così: Il Cristo Gesù pronunciò le parole: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi terreni.» — Si è nella retta consapevolezza della scienza dello spirito orientata antroposoficamente quando non si crede che tutto il contenuto del cristianesimo sia esaurito nei Vangeli, ma quando si sa che il Cristo è veramente qui, tutti i giorni fino alla fine dei tempi terreni, però non solo come una forza morta a cui si deve credere, bensì come una forza vivente che continua a rivelarsi. E che cosa rivela nel presente? Il contenuto della scienza dello spirito moderna orientata antroposoficamente. Non vuole solo parlare del Cristo, ma vuole esprimere ciò che il Cristo nel presente vuol dire agli uomini attraverso il pensiero umano.

Si può dire così: Anche in tempi antichi, quando gli uomini vivevano istintivamente e quando nella loro anima viveva ancora qualcosa della chiaroveggenza atavistica, lo spirituale si esprimeva nell’anima umana, lo spirituale viveva nelle rappresentazioni umane, nella volontà umana gli dei vivevano negli uomini. — Oggi gli dei vivono nondimeno negli uomini, anche se in un modo alquanto diverso rispetto ai tempi antichi dello sviluppo umano. Si può dire così: In tempi antichi gli dei avevano un certo compito con lo sviluppo terrestre; avevano prefissato un obiettivo, avevano una meta divina con lo sviluppo terrestre. Hanno raggiunto questa meta inspirando gli uomini con le loro forze, dotando l’anima umana di immaginazioni. Ma per quanto strana sia questa asserzione, questi obiettivi veri e propri, più autentici dei mondi divini con lo sviluppo terrestre sono stati compiuti. Ciò che gli dei volevano dalla terra è stato nel fondo compiuto con il quarto periodo postatlantico. Quindi oggi gli esseri spirituali delle gerarchie superiori, che nel nostro senso possiamo anche chiamare dei, stanno in un rapporto diverso con l’anima umana da quello in cui stavano prima. Allora gli dei cercavano gli uomini per realizzare i loro obiettivi con l’aiuto dell’uomo qui sulla terra. Oggi l’uomo deve cercare gli dei, oggi l’uomo deve elevarsi agli dei dall’impulso più intimo di se stesso. Ed egli deve, per così dire, realizzare presso gli dei i suoi obiettivi, i suoi obiettivi consapevoli con l’aiuto delle forze divine. Così è opportuno per l’uomo dall’epoca dello sviluppo dell’anima cosciente. Gli obiettivi umani erano nei tempi precedenti inconsapevoli, istintivi, perché gli obiettivi divini vivevano consapevolmente in loro. Gli obiettivi umani devono diventare sempre più consapevoli, allora ci sarà in questi obiettivi umani la forza di elevarsi agli dei, affinché gli obiettivi umani possano essere perseguiti con le forze divine.

Pensate bene questi insegnamenti. In queste parole c’è molto. In queste parole vive la necessità che l’uomo proprio dal nostro tempo inizi uno sforzo originario, elementare da se stesso. Possiamo cercare questo sforzo elementare in vari ambiti dell’anima. Soprattutto lo dobbiamo cercare in un ambito più profondo della società, nel momento in cui consideriamo più spiritualmente il rapporto da uomo a uomo. Per il fatto che prima gli dei avevano i loro obiettivi con lo sviluppo umano e li realizzavano attraverso gli uomini, gli uomini stavano tra loro, come doveva essere allora, molto più vicini nello sviluppo terrestre. Oggi gli uomini in una certa relazione vengono spinti l’uno lontano dall’altro, e devono cercarsi di nuovo in una relazione completamente diversa. Degli uomini devono anzitutto imparare questo ricercarsi. Puramente esteriormente, potete vederlo dappertutto. L’uomo oggi sa poco dell’uomo. La scienza dello spirito nella sua valutazione cosmica della dignità umana e dell’essenza umana è oggi solo all’inizio. Nella vita reale l’uomo sa poco dell’uomo. L’uomo non penetra fino alle profondità nell’essenza dell’anima di un compagno. Questa è la regola. Questa è quella cosa che deve essere trovata in un essere sociale più profondo: la conoscenza dell’uomo in una forma nuova deve penetrare nello sviluppo umano.

Dobbiamo pervenire a uno stato in cui — dal momento che in realtà, nel senso di un pensiero naturale senza spirito, vediamo solo l’uomo carnale — riconosciamo nell’altro uomo l’agire degli dei, per penetrare in un vero organismo sociale pervaso di spirito. Lo otteniamo solo se facciamo anche qualcosa per questo. Una cosa che possiamo fare è cercare un certo approfondimento nella nostra vita animica. Ci sono molti cammini per questo. Voglio solo schizzarvi un cammino meditativo. Possiamo per i più vari motivi, per i più vari scopi, fare certi sguardi retrospettivi nella nostra vita. Possiamo chiederci: come si è sviluppata questa nostra vita individuale dalla nostra infanzia fino a oggi? — Possiamo però farlo anche in questo modo: Possiamo mettere dinanzi al nostro sguardo non così tanto il fatto che ci siamo rallegrati di questo o di quello, come abbiamo vissuto questo o quello, ma possiamo fissare lo sguardo su quegli uomini che nella nostra vita come genitori, come fratelli, come amici, come insegnanti o in qualche modo hanno avuto un’influenza su di noi, e possiamo, invece di noi stessi, mettere dinanzi all’anima l’essenza di questi uomini, che hanno avuto un’influenza sulla nostra vita. Allora per un po’ la cosa apparirà così, come se ci potessimo dire quanto poco sia veramente nostro, quanto appartenga ad altri, quanto da altri sia fluito nel nostro sé. Il nostro rapporto con il mondo diventa, se onestamente e rettamente mettiamo in scena interiormente tale retrospettiva su di noi, completamente diverso. Sentimenti, sensazioni rimangono come risultati di tale retrospettiva. E questi sentimenti, queste sensazioni sono certi germi fecondi in noi. Sono germi per una vera conoscenza umana. Chi sempre e continuamente guarda in questo modo nel suo proprio essere, così che riconosce la parte che altri, forse da molto tempo defunti o lontani da lui, hanno preso nel suo essere, costui incontrerà l’altro uomo così che, nel momento in cui fonda un rapporto individuale da uomo a uomo, gli sorgerà l’immaginazione dell’essenza vera di questo altro uomo. Questa è una cosa che nel tempo moderno e verso il futuro dell’umanità deve anche sorgere come un’esigenza interiore, veramente animica, per lo sviluppo umano. Così la scienza dello spirito orientata antroposoficamente deve diventare pratica, così deve fecondare la vita, deve stimolare la vita.

Voglio fare valere ancora un altro punto di vista. In tempi precedenti tutta l’autoconoscenza, tutto lo sguardo dell’uomo nella sua propria anima era relativamente molto più semplice di quanto non lo sia ora, perché ora — non solo riguardo alla consapevolezza di certe persone provenienti dalla loro situazione di ricchezza o di povertà o da altri aspetti — germoglia un impulso profondamente interiore della società, un impulso che si manifesta per esempio nel seguente modo. Oggi vediamo poco come l’intera vita dell’uomo sia sempre una continua maturazione. Uomini interiormente onesti come Goethe sentivano questa maturazione continua. Goethe voleva imparare anche nella più avanzata vecchiaia, Goethe sapeva nella più avanzata vecchiaia di non essere ancora un uomo compiuto. E guardava indietro alla sua giovinezza, ai suoi anni di maturità, nella misura in cui tutto ciò che si era verificato nella giovinezza e negli anni di maturità lo sentiva come preparazione per ciò che poteva vivere nella vecchiaia. Così nei tempi odierni si pensa molto poco, specialmente quando si considera l’uomo come essere sociale. Al massimo vorrebbe ognuno a venti anni essere membro di un’assemblea e giudicare democraticamente su tutto — come si dice. Così l’uomo non riesca a immaginarsi che ci sia qualcosa da aspettarsi dalla vita, nel fatto che si matura sempre di più verso l’età avanzata. Gli uomini oggi non pensano a questo. — Questo è uno: che dobbiamo di nuovo imparare che l’intera vita, non solo i primi due o tre decenni della giovinezza, porta qualcosa all’uomo.

E un altro ancora dobbiamo imparare. Non solo vediamo noi stessi stare nel mondo, ma vediamo uomini di altre età della vita; vediamo soprattutto il bambino che attraverso la nascita entra nel mondo e nella vita. Come si è sviluppato lo sviluppo umano terrestre, così molte cose che prima come da se stesse si rivelavano nell’anima dell’uomo, ora si conseguono solo attraverso la massima tensione, attraverso una tensione verso una conoscenza soprasensibile, o almeno verso una vera conoscenza di vita. Come in generale all’uomo, molte cose rimangono nascoste al bambino, cose che appartengono al suo essere. Ma non solo rimane nascosto al bambino quello che poi sperimenterà quando entrerà negli anni della maturità, negli anni della vecchiaia, ma molte cose che si rivelavano agli uomini più anziani che vivevano istintivamente, a quelli che si trovavano nella chiaroveggenza atavistica, rimangono oggi nascoste, quando l’uomo guarda solo a se stesso. E così c’è qualcosa che non può rivelarsi a noi, se cerchiamo la conoscenza solo in noi stessi, dalla culla alla tomba. Questo appartiene anche alle peculiarità della nostra epoca di consapevolezza. Possiamo aspirare alla chiarezza della consapevolezza, ma molte cose rimangono comunque nel campo che dovrebbe essere illuminato da questa chiarezza, nascose proprio. E così c’è qualcosa di molto peculiare nel nostro tempo. Da bambini entriamo nel mondo; c’è qualcosa in noi che è importante per il mondo, per la convivenza dell’umanità, per la conoscenza storica. Ma non possiamo conoscerlo se rimaniamo con noi stessi, non da bambini, non da uomini, non da donne, non da vecchi o da vecchie. Ma in un altro modo può essere conosciuto. Allora può essere conosciuto quando l’anima umana matura, resa più fine da vero sentimento spirituale, l’anima di un uomo, l’anima di una donna, l’anima di un vecchio o di una vecchia, guarda al bambino e ha il sentimento: Nel bambino si rivela qualcosa che il bambino stesso non può conoscere, che nemmeno il bambino da cui potrebbe derivare un uomo o una donna, fino alla morte, potrebbe mai conoscere, che però può essere conosciuto nell’anima dell’altro, di colui che da un’età più avanzata della vita con amore guarda a questo bambino. Qui voi avete qualcosa che può rivelarsi attraverso il bambino, non nel bambino e non nell’uomo o nella donna che da questo bambino potrebbe diventare fino alla morte, bensì nell’altro, che da un’età di vita più elevata guarda amorevolmente al più giovane uomo.

Vi sottolineo questo specialmente perché in tale corso dei nostri tempi voi potete vedere come un impulso sociale — ma nel senso più vasto — attraversa e intesse il nostro tempo. Non è uno dei più profondi impulsi sociali, questa necessità di poter inserire nel la vita qualcosa di fecondo per la vita solo attraverso il fatto che il vecchio uomo impara dall’uomo più giovane, stare insieme al più alto scopo della vita, non solo dell’uomo X 1 con l’uomo X 2, ma dell’uomo in età avanzata con il bambino più giovane?

Questa convivenza sociale, questa è quella cosa verso la quale ci indica lo spirito interiore e il senso più profondo della nostra epoca. E così la scienza dello spirito orientata antroposoficamente, nel momento in cui può rivolgersi a uomini che sono già un po’ preparati dagli altri rami di questa scienza dello spirito, può ancora approfondire il problema sociale. Voi tutti avete un compito sociale molto grande, nel momento in cui, da tutto ciò che in voi può essere stimolato, specialmente da sentimento sociale, ricavate i mezzi per operare di nuovo all’interno dell’umanità del nostro tempo come quelli che sono particolarmente prescelti da questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Alimentate all’interno della discussione sociale e socialista attuale il sentimento sociale più profondo, la comprensione più profonda da uomo a uomo, allora voi adempirete un compito vivente dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente anche nel senso sociale.

Di questo parleremo allora nella prossima settimana, quando avremo di nuovo la conferenza del ramo tra i due pubblici discorsi.

2°Le esigenze sociali alla luce dell'antroposofia

Berna, 8 Febbraio 1919

I pubblici discorsi in questi giorni hanno affrontato il problema sociale, le esigenze sociali del presente, come non solo, direi, dalla osservazione nei pensieri si ricavano, ma come si presentano nei fatti, negli eventi della vita mondiale attuale.

Tutte queste cose che si riferiscono alla vita dell’uomo e la cui considerazione oggi nel senso più lato e per i circoli più ampi è assolutamente una necessità, possono proprio dall’uomo orientato antroposoficamente essere ancora approfondite. Poiché non dobbiamo mai dimenticare, sentendoci come appartenenti al movimento antroposofico, che deve appartenere al nostro sentimento più intimo il considerare tutte le cose del mondo così che le apparenze esterne, i fatti esterni, per la nostra visione, li penetriamo ancora con le conoscenze che ricaviamo dal mondo spirituale. Così tutte le cose ottengono per noi il vero volto della realtà, che noi siamo capaci di pensarle come attraversate dal spirituale, da quell’essenza che prima si cela nella realtà mondana esteriore, ma che tuttavia vive effettivamente in questo mondo terrestre.

Ho già, quando ho potuto essere l’ultima volta tra voi, dato alcuni cenni dal punto di vista della scienza dello spirito orientata antroposoficamente sui gli impulsi sociali della vita umana. Abbiamo già allora tentato di considerare l’uomo come un essere sociale, come un essere con istinti sociali e antisociali. Solo che non dobbiamo dimenticare che noi, nel fatto di essere uomini di questa terra, portiamo in questo nostro essere terrestre l’effetto, il risultato di ciò che attraversiamo nel tempo che scorre tra la morte e una nuova nascita. Portiamo in ogni volta nel nostro la vita terrestre i risultati della nostra ultima vita spirituale, del nostro ultimo soggiorno nel mondo puramente soprasensibile. E noi non consideriamo la nostra vita terrestre completamente, se non consideriamo come ciò che facciamo, ciò che nel mondo accade per noi nel convivere con gli uomini, porta in se stesso qualcosa di ciò che come effetti della nostra vita nel mondo spirituale si ricava, da cui siamo entrati attraverso la nascita, i cui tracce e le cui forze però portiamo con noi in questo mondo.

Questo è da un lato ciò che per noi uomini si estende dal mondo spirituale al mondo fisico. Dall’altro lato non dobbiamo dimenticare che nella vita che portiamo qui sulla terra accadono cose che all’inizio non completamente entrano nella nostra consapevolezza, che intorno a noi accadono senza che prendiamo occasione di comprenderle chiaramente nella nostra consapevolezza, e che proprio di questi avvenimenti che rimangono per così dire nell’inconscio durante la nostra vita terrestre tra la nascita e la morte, portiamo l’essenziale attraverso la porta della morte di nuovo nel mondo soprasensibile, che sperimentiamo di nuovo quando usciamo dalla terra terrestre attraverso la morte. Accadono nella nostra vita terrestre molte cose con noi che non hanno il loro significato per questa vita terrestre, ma come preparazione per la vita dopo la morte — se mi è permesso usare l’espressione «vita dopo la morte» in contrasto con la «vita prima della nascita».

Ora, specialmente una tale considerazione, di cui ho parlato ieri nella

conferenza pubblica, si rivela con piena concretezza pratica solo quando

si sa come illuminarla dalla direzione da cui viene la luce dal mondo soprasensibile. E in questa direzione vorrei approfondire anthroposoficamente per voi oggi questo tema così attuale al presente. Vorrei considerare oggi il problema sociale come un problema dell’intera umanità. Per noi però l’intera umanità non è solo la somma delle anime che in un determinato momento convivono socialmente sulla terra; ma anche quelle che in questo determinato tempo sono nel mondo soprasensibile, sono unite agli uomini da legami spirituali, appartengono a ciò che possiamo chiamare l’insieme degli uomini. Consideriamo innanzitutto ciò che nel senso terrestre si chiama la vita spirituale umana.

Nel senso terrestre la vita spirituale umana non è la vita degli esseri spirituali, bensì ciò che gli uomini nella loro convivenza sociale vivono come vita spirituale. A questa vita spirituale appartengono soprattutto tutte le cose che la scienza, l’arte, la religione abbracciano. Ma alla vita spirituale appartiene anche tutto ciò che la scuola, l’educazione concerne. Ciò che gli uomini nella loro convivenza sociale vivono come vita culturale spirituale, lo vogliamo considerare anzitutto. Voi sapete da una comunicazione come quella che ho dato ieri che questa vita spirituale — tutto il sistema scolastico, tutto il sistema educativo, tutta la vita scientifica, artistica, letteraria e così via — deve formare una particolare organizzazione sociale per se stessa. Per il mondo esteriore questo si può chiarire solo dai motivi che il mondo esteriore oggi una volta ammette. Può diventare completamente chiaro: il buonsenso sano deve bastare completamente per comprendere pienamente queste cose. Ma contemplarle concretamente diventerà ancora particolarmente possibile per colui che si impegna nell’osservazione antroposofica del mondo. Ad uno così appare nello, quello che si chiama così vita spirituale terrestre, ancora in una luce molto particolare.

Attraverso lo sviluppo moderno questa vita spirituale, che sotto l’influenza della borghesia, degli intellettuali della borghesia, si è paralizzata fino a diventare una pura ideologia, e che perciò i proletari nella loro visione del mondo come una pura ideologia hanno assunto, e che comprende i rami che ho discusso, è una tale che sale solo dal la vita economica. Così più o meno se la rappresenta oggi la visione proletaria: Tutto ciò che è convinzione religiosa e pensiero religioso, tutto ciò che è prestazione artistica, tutto ciò che è concetto di diritto e visione morale, è, come la visione proletaria dice, una sovrastruttura, per così dire qualcosa che come nuvole di fumo spirituale si alza dall’unica vera realtà, dalla realtà economica. Diventa ideologia, ciò che puramente si pensa, questa vita spirituale terrestre. Per colui che conosce i fondamenti da cui proviene la scienza dello spirito orientata antroposoficamente, quello che qui avvolge gli uomini come vita culturale spirituale è però un dono degli esseri spirituali stessi. Per lui non sale dal basso dall’interno economico, ma per lui scende dai vita della gerarchie spirituali. Questo è il radicale contrasto tra ciò che si esprime dalla visione borghese del mondo e dalla sua eredità nella visione proletaria — che nel fondo per ciò che si è sviluppato dal quindicesimo, sedicesimo secolo nell’umanità, la vita spirituale è ideologica, una pura nebbia che sale dalle armonie e disarmonie economiche — e quella visione del mondo che deve venire, che sola può portare la salvezza, che può uscire dal presente caos, per cui quello che scende è un flusso dalla vera vita spirituale del mondo, dalla quale siamo membri della sfera spirituale esattamente come siamo, attraverso i nostri sensi, attraverso la nostra ragione, membri del mondo fisico-terrestre. Ma ora, dove siamo arrivati al quinto periodo postatlantico, ci troviamo come esseri sociali nell’organismo sociale umano con questa vita spirituale solo attraverso il fatto che veniamo preparati per questa vita spirituale terrestre attraverso quelle relazioni che intratteniamo prima della nascita, dove non siamo ancora discesi all’esistenza terrestre, con altri esseri spirituali delle gerarchie, come spesso abbiamo ricordato. Questo è ciò che emerge dalla ricerca spirituale come un fatto importante della vita.

Nel momento in cui attraverso la nascita entriamo nell’esistenza, entriamo in relazione con gli uomini in un duplice modo. Distinguete esattamente questa duplice relazione in cui entriamo con gli uomini. Un rapporto che intratteniamo con gli uomini, un rapporto che dobbiamo intrattenerli, è il karmico. Entriamo con uno o con un altro uomo, con un numero più grande o minore di uomini in una connessione karmico-causale. Nel momento in cui attraverso la nascita entriamo nell’esistenza terrestre, entriamo in una determinata famiglia. Con padre e madre, con i fratelli, con la famiglia più ampia entriamo in una connessione karmico-causale. Entriamo, come uomo singolo di fronte all’uomo singolo, in connessioni karmico-causali. Viviamo come uomo singolo di fronte all’altro uomo il nostro karma. Come si forma questo karma? Come sorgono queste connessioni karmico-causali? Surgono attraverso il fatto che si sono preparate attraverso questa o quella fatto della vita dei vostri precedenti incarnazioni terrestri. Allora comprendi bene: Voi venite, nel momento in cui attraverso la nascita entrate nell’esistenza, come uomo singolo di fronte all’uomo singolo, in una connessione karmico-causale, secondo ciò che voi con questo uomo avete vissuto in incarnazioni terrestri trascorse. Questo è un modo in cui voi intraprendete rapporti con altri uomini: karmico.

Ma voi intraprendete ancora altri rapporti con gli uomini. Voi appartenete come membro di un popolo a un gruppo di uomini, con cui voi non siete in una tale connessione karmico-causale come è stato appena descritto. Voi venite al mondo come parte di un popolo, come in un determinato territorio. Questo naturalmente da un lato ha a che fare con il vostro karma, ma attraverso questo voi venite per così dire saldate socialmente nell’organismo sociale con molti uomini, con cui voi non siete karmicamente uniti. In una comunità religiosa voi avete eventualmente gli stessi sentimenti religiosi con un certo numero di altri uomini, con cui voi non siete affatto karmicamente saldati. La vita spirituale, la vita spiritual-terrestre porta i più vari rapporti societari, sociali tra gli uomini, che non sono affatto tutti karmicamente fondati. Queste connessioni non si preparano tutte nelle incarnazioni terrestri precedenti, bensì nel tempo che voi attraversate tra la morte e una nuova nascita. Specialmente quando ci si avvicina alla seconda metà di questa vita tra la morte e una nuova nascita, allora voi entrate in un rapporto con gli esseri, soprattutto delle gerarchie superiori, attraverso il quale voi dagli forzi di queste gerarchie venite così influenzati, che voi spiritualmente siete saldati con vari gruppi di uomini. Ciò che voi vivete lì come vita spirituale nella religione, nell’arte, nel rapporto popolare, nella semplice comunità linguistica per esempio, quello che vivete attraverso una educazione ben determinata e così via, tutto questo si prepara già al di fuori dei puri flussi karmici nella vita prima della nascita. Voi portate nel vostro essere terrestre fisico ciò che avete già vissuto nella vita prima della nascita. E ciò che voi vivete in una totalmente diversa maniera nella vita prima della nascita, si rispecchia in ciò che nella vita spirituale, nella vita culturale spirituale nel terrestre è. Ora sorge per chi sa prendere seriamente un tale fatto della vita spirituale una una molto determinata domanda, la domanda: Come si diventa proprio, nel senso superiore giusti, verso questa vita spirituale terrestre, se si sa che questa vita spirituale terrestre è il riflesso di ciò che si è già vissuto nella vera, concreta vita spirituale prima della nascita? Si diventa giusti verso questa vita spirituale terrestre solo se non la si considera come un’ideologia, ma se si sa che in essa vive la vita spirituale. E noi ci poniamo nel modo giusto verso questa vita spirituale terrestre, se ci diventa consapevole: in essa sono sempre le forze operanti del mondo spirituale stesso da trovare. Immaginate ipoteticamente così: Ciò che gli esseri — siano gli esseri delle gerarchie superiori, che mai assumono un corpo terrestre, oppure siano anche ancora gli uomini non nati, gli uomini che non sono ancora entrati attraverso la porta della nascita nell’esistenza terrestre — ciò che questi esseri appartenenti al mondo soprasensibile pensano, ciò che come loro vita dell’anima vivono, questo vive; questo vive in un tipo di immagine onirica nel mondo della cultura spirituale terrestre. In modo che legittimamente possiamo sempre fare la domanda, quando ci si avvicina un fatto artistico qualsiasi, un fatto religioso qualsiasi, un fatto della vita educativa qualsiasi: Cosa vive in esso? — Non solo ciò che gli uomini qui sulla terra hanno fatto, ma ciò che fluisce dalle forze, dai pensieri, dagli impulsi, dalla intera vita dell’anima delle gerarchie superiori, questo vive in esso. Noi vediamo il mondo non completamente se neghiamo questi pensieri della vita spirituale stessa che si rispecchiano per così dire attraverso la nostra cultura spirituale-terrestre, dei spiriti che non sono incarnati su questa terra, sia perché non incarnati affatto, sia perché non incarnati adesso. Se siamo capaci di appropriarci emotivamente, come vorrei dire, questa visione sacra della vita spirituale intorno a noi, che possiamo tenere questa vita spirituale per ciò che gli esseri spirituali stessi ci donano, con cui gli esseri spirituali ci circondano, allora nel modo giusto verso questo dono del mondo soprasensibile, che noi sperimentiamo come mondo della cultura spirituale terrestre, potremo essere grati. In conseguenza di ciò questa vita culturale spirituale si pone necessariamente come qualcosa di indipendente dentro la intera struttura sociale dell’umanità, dal momento che è la continuazione operante di ciò che noi prima della nascita viviamo nel mondo spirituale. Se si illumina la vita sociale con la luce della conoscenza spirituale, allora diventa un’evidenza assumere una realtà indipendente, autonoma in questa vita spirituale.

Il secondo settore della struttura sociale è quello che si potrebbe chiamare lo stato di diritto esteriore, la vita politica nel senso più stretto, quella che si riferisce all’ordine dei rapporti di diritto da uomo a uomo, quello in cui tutti gli uomini devono essere uguali davanti la legge. Questo è la vera vita dello stato. E la vera vita dello stato dovrebbe fondamentalmente essere nient’altro che questo. Certo, si può di nuovo dai motivi del puro, sano senso umano l’intendenza del fatto che questa vita dello stato, questa vita del diritto pubblico, questa vita che si riferisce all’uguaglianza di tutti gli uomini davanti la legge, soprattutto all’uguaglianza da uomo a uomo, che questo membro dell’organismo sociale per se stesso deve stare in modo indipendente. Se però si illumina la cosa di nuovo con lo sguardo che è raffinato nella scienza dello spirito orientata antroposoficamente, allora appare ancora qualcosa di completamente diverso.

Questa vita, la vera vita dello stato è all’interno degli organi sociali quella che sola non ha nulla a che fare con la vita prima della nascita, nulla a che fare con ciò che avviene dopo la morte. È quella cosa che il suo ordine, la sua orientazione riceve puramente solo nel mondo che l’uomo vive tra la nascita e la morte. Lo stato è allora un tutto chiuso in se stesso con la sua essenza originaria, quando non si estende a nulla che nella vita soprasensibile penetri, né da parte della nascita, né da parte della morte. «Date a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio.» — Date però non — così si deve completare — a Cesare ciò che è di Dio, e a Dio ciò che è di Cesare. — Lui lo rifiuterà!

Le cose devono essere purificate e separate, come le singole articolazioni nel naturale organismo umano. Tutto ciò che la vita dello stato può contenere, ciò che si può discutere statalmente, ciò che si può ordinare statalmente, ha solo relazione con il convivere da uomo a uomo. Questo è l’essenziale. Gli esseri religiosi di natura più profonda in tutti i tempi lo hanno sentito. — Gli altri uomini, quelli che non erano nature religiose profonde, non hanno nemmeno permesso che se ne parlasse liberamente, onestamente e sinceramente riguardo queste cose. — Perché una visione si era fissata proprio negli esseri religiosi di natura più profonda riguardo queste cose. Questi esseri religiosi di natura più profonda si dicevano: Lo stato, abbraccia la vita che, nella misura in cui l’umanità è in questione, ha solo a che fare con tutto ciò che tra la nascita e la morte giace, con ciò che solo l’elemento terrestre concerne. — È male se ciò che solo all’elemento terrestre si riferisce vuol estendere la sua signoria sul sopra-terrestre, sul soprasensibile, su ciò che oltre la nascita e la morte sta. Ma oltre la nascita e la morte sta la vita spirituale terrestre, perché contiene le ombre della vita animica degli esseri soprasensibili. Se ciò che pulsa nella pura vita dello stato si impadronisce della vita della spiritualità terrestre, i chiamati esseri religiosi di natura più profonda lo denominarono: Il potere che esercita il principe ingiusto di questo mondo. — Dietro l’espressione «il principe ingiusto di questo mondo» si nasconde ciò che ho appena indicato. Questo è anche il motivo per cui in quei circoli, che hanno interesse a confondere i tre membri dell’organismo sociale, si parla malvolentieri di questo principe ingiusto del mondo, è perfino vietato parlarne.

Qualcosa di diverso è il modo in cui la cosa si comporta con quello che nel pensiero, nel sentimento, negli impulsi dell’anima nell’uomo si sviluppa dal momento che appartiene al membro economico dell’organismo sociale. Questa è qualcosa di straordinariamente caratteristica. Solo che vi sarete già abituati al fatto che nella vostra visione attraverso la scienza dello spirito orientata antroposoficamente dovete penetrare in molte cose che inizialmente vi appaiono paradossali. Se oggi parliamo del membro economico dell’organismo sociale, allora dobbiamo essere chiari che, come parliamo ora, questa è una peculiarità del quinto periodo postatlantico. In epoche precedenti dello sviluppo umano le cose stavano diversamente. Perciò ciò che ho da dire in questa direzione vale particolarmente riguardo il nostro presente e il nostro futuro. Ma riguardo il nostro presente e il nostro futuro deve dirsi: In tempi precedenti l’uomo si viveva istintivamente nella vita economica. Ora il vivere dentro l’economia deve diventare sempre più consapevole. Come l’uomo — l’ho già detto — impara a scuola la tabelline, come impara altri insegnamenti a scuola, così in futuro dovrà imparare a scuola le cose che si riferiscono alla vita nell’organismo sociale, alla vita economica. L’uomo deve potersi sentire come membro dell’organismo economico. Sarà certo per molte persone un disagio, perché si sono già insediate altre abitudini di pensiero e di sentimento, che devono subire cambiamenti penetranti. Vero è che se oggi uno non sapesse quanto tre volte nove è, verrebbe considerato un uomo ignorante. In certi circoli viene già considerato ignorante un uomo che non sa chi era Raffaello o Leonardo. Ma generalmente non viene considerato ignorante un uomo che nei circoli comuni non può dare l’opportuno chiarimento su cosa sia il capitale, cosa sia la produzione, cosa sia il consumo nel loro rapporto, cosa sia il sistema di credito e così via, per tacere del fatto che pochissimi uomini hanno una chiara concezione di cosa sia un affare di Lombardia e cose simili.

Ora certo queste nozioni cambieranno sotto l’influenza della trasformazione sociale, e in futuro sarà più facile essere messi in condizione di cercare su queste cose il dovuto chiarimento e averlo. Oggi l’uomo rimane alquanto disorientato quando vuole procurarsi un razionale chiarimento su queste cose. Perché quale cosa potrebbe essere più naturale del fatto che qualcuno, per sapere cosa sia effettivamente il capitale, prendesse un manuale di economia nazionale da un famoso economista? Se voi prendete tre diversi manuali di economia nazionale, troverete che nei tre diversi manuali il capitale è definito in tre diversi modi. Immaginate solo quale strana visione avreste della geometria se prendeste tre geometrie di tre diversi autori e in ognuna trovaste il teorema pitagorico presentato in maniera diversa, se per voi avesse dappertutto un contenuto diverso. Le cose sono così che anche oggi le autorità nel campo dell’economia nazionale possono dare ben poca vera illuminazione in questi affari. Così non si può proprio rimproverare al grande pubblico se non cerca tale illuminazione. Ma essa dovrà essere cercata, dovrà intervenire. L’uomo dovrà costruire il ponte da se stesso verso la, particolarmente economica, struttura dell’organismo sociale. Dovrà incunearsi consapevolmente come soggetto nell’economia, nell’organismo sociale. Lì imparerà a pensare come sta in rapporto agli altri uomini, semplicemente dal fatto che con loro comunemente su un determinato territorio conduce l’economia su oggetti diversissimi. Questo pensiero che si sviluppa lì, e nel quale fluisce l’intero rapporto dell’ordine naturale verso l’uomo, è un pensiero completamente diverso da quello che si sviluppa per esempio nel mondo della cultura spirituale. Nel mondo della cultura spirituale voi vivete insieme con ciò che gli esseri delle gerarchie superiori pensano, ciò che voi stessi avete vissuto nella vostra vita prima della nascita. Nel pensiero che voi sviluppate come appartenente alla lotta economica sociale, là pensa sempre — per paradossale che questa vi debba apparire — un altro uomo in voi, un uomo più profondo in voi. Proprio quando voi vi sentite come membro di un corpo economico, un uomo più profondo in voi pensa con. Voi siete costretti con il vostro pensiero a mettere insieme i fattori di vita esteriori. Dovete pensare: Come diventa il prezzo di questo o di quello? Come ottengo questa merce o quella merce e così via? Lì in qualche modo frullate con i vostri pensieri sopra i fatti esteriori; lì non vive lo spirituale, lì vive l’esteriore, il materiale nel vostro pensiero. Proprio perché l’esteriore, il materiale vive nel vostro pensiero, perché dovete pensantemente covivere, non solo istintivamente covivere come l’animale, quello che succede nella vita economica, perciò pensa in voi continuamente ancora un altro uomo, più profondo, su queste cose; questi prosegue i pensieri, rende i pensieri solo in modo che abbiano una fine, una connessione. Ed è proprio questo uomo che essenzialmente coopera con tutto ciò che voi portate attraverso la morte nel mondo soprasensibile. Per quanto paradossale sembri ad alcuni, proprio questo riflettere su cose materiali qui nel mondo, a cui l’uomo è costretto, questo eccita in lui, perché non è mai finito, perché non è mai qualcosa di concluso, un’altra vita interiore spirituale, che egli porta attraverso la morte nel mondo soprasensibile. Così stanno i sentimenti, gli impulsi che proprio nella vita economica sviluppiamo, in una connessione più stretta con la nostra vita dopo la morte di quanto gli uomini credano. Questo può oggi parere a molti strano e paradossale; soltanto esso è, solo portato alla consapevolezza, ciò che in tempi atavistici dello sviluppo umano, dal fatto che la vita spirituale era penetrata negli istinti dell’uomo, si era sviluppato negli uomini. Vi voglio richiamare l’attenzione su quanto segue.

In singoli cosiddetti popoli naturali si trovano istituti sorprendenti. Ora non dobbiamo assolutamente farci l’insensata e folle visione dei popoli naturali, che si fanno l’etnologia odierna, l’antropologia odierna. L’antropologia odierna pensa: Ci sono popoli naturali, per esempio gli abitanti originari dell’Australia, che stanno al grado più originario dell’umanità, e i popoli civilizzati odierni erano anche una volta così come oggi questi popoli naturali. — Questo è assurdo! La cosa è piuttosto così, che quello che oggi si chiama popoli originari, è qualcosa di decadenza; è qualcosa che è precipitato da un altro grado. Solo che i popoli originari odierni hanno conservato in sé i tempi anteriori, mentre presso i cosiddetti popoli civilizzati si è mascherato. Perciò si può presso i cosiddetti popoli originari ancora studiar molto, che in una forma diversa era presente nei tempi dell’antico vedere atavisticamente. E là c’erano per esempio le seguenti istituzioni: C’era l’istituto che in una tribù i membri di questa tribù si scindevano in minori gruppi; ogni gruppo minore aveva un nome determinato, che era preso da una pianta o da un animale, come si presentavano entro il territorio dove questo gruppo abitava. Con questa denominazione di gruppi minori entro maggiori connessioni era legato quanto segue: per esempio un gruppo — usiamo nomi moderni solo per comprenderci — un gruppo che portava il nome «segale», avevano il compito di occuparsi che la coltura della segale su quel terreno fosse condotta come si deve, che gli altri uomini, che non avevano il nome «segale», con segale fossero forniti. Sorvegliare la coltura della segale, diffondere la segale avevano come compito questi uomini che portavano il nome «segale». E gli altri, che di nuovo altri nomi avevano, questi davano per scontato che sarebbero stati forniti con segale da questo unico gruppo. Un altro gruppo aveva per esempio il nome «bovino»: aveva il compito di coltivare il bestiame e fornire gli altri con bovini, con tutto ciò che ne fa parte. Questi gruppi non solo avevano il compito di fornire gli altri, ma al contempo era agli altri proibito coltivare la pianta o l’animale in questione, che era diritto del totem, come si diceva. Questo è il significato economico del totem, che nel territorio dove regnava questo totem era al contempo cultura misterica. Cultura misterica, che non, come si sogna l’uomo odierno, era solo nelle regioni superiori, ma che proprio dai decreti degli dei, che erano investigabili per gli appartenenti ai misteri, fino nei dettagli minuti della vita dell’uomo, ordinava questa vita umana. Ordinarono la tribù secondo formazioni totemiche, secondo gruppi totemici e realizzavano così un’organizzazione economica corrispondente insieme al fatto che in una maniera determinata rivelavano agli uomini come fosse costituito il mondo spirituale, come il mondo spirituale penetra nella vita spirituale terrestre, come era giusto per i tempi in questione. Come si preoccupavano per la vita di diritto, che portava carattere puramente terrestre, così preparavano gli uomini qui sulla terra attraverso l’ordine della vita economica di modo che gli uomini poi potessero entrare attraverso la morte di nuovo in un altro mondo, nel quale dovevano sviluppare connessioni che qui sulla terra potevano prepararsi solo attraverso il rapporto con gli esseri non umani dei rimanenti regni naturali. Così hanno questi popoli da tempi antichi sotto la guida dei loro iniziati imparato di porre una giusta articolazione economica nel loro esistenza mondiale.

Più tardi questo si è confuso più o meno, sebbene non sia affatto difficile, fino nella cultura greca, sì fino nella cultura del medioevo far valere la triarticolazione istintiva dell’organismo sociale, proprio da questo punto di vista che ho appena indicato, come i rudimenti almeno fino nel diciottesimo secolo si trovano ancora. Ah, l’uomo moderno è così comodo nel suo pensiero, vorrebbe tutto, tutto presentato davanti al suo pensiero così superficialmente possibile! Se si studierebbe davvero la vita dei tempi trascorsi, non secondo quello che oggi si chiama storia e che in molti aspetti è una favola convenzionale, ma secondo come era veramente, allora si vedrebbe: C’era una triarticolazione istintiva; solo che in un articolazione, nella vita spirituale, tutto proveniva dal centro spirituale e si distingueva così dalla pura vita dello stato.

Quando la chiesa cattolica era al suo apogeo, formava già un’articolazione autonoma, e organizzava di nuovo l’altra vita spirituale terrestre come un’articolazione autonoma, fondava scuole, ordinava il sistema educativo, fondava anche le prime università, rendeva autonoma la vita spirituale terrestre, si preoccupava che la vita dello stato non fosse penetrata dal principe ingiusto di questo mondo. E nella vita economica, anche in epoche più tarde, si aveva almeno il sentimento che, se nella vita economica si sviluppava la fraternità tra gli uomini, che in essa si preparava qualcosa che trova una continuazione nella vita dopo la morte. Che la fraternità tra gli uomini sia ricompensata dopo la morte, è certo un’interpretazione egoistica delle visioni più elevate che nel totemismo vivevano, ma è almeno ancora una consapevolezza del fatto che la vita fraterna nell’agire economico umano trovi una continuazione nel spirituale nella vita dopo la morte. Anche gli eccessi in questo campo devono essere giudicati da questo punto di vista. Che eccessi accadano sta nella natura umana. Il commercio delle indulgenze è certamente uno dei più mostruosi eccessi in questo campo. Ma è però scaturito, anche se solo come eccesso, dalla consapevolezza che ciò che l’uomo qui nella vita fisica come sacrifici economici porta, ha significato per la sua vita dopo la morte. Se è anche una caricatura di ciò che è reale, è scaturito come caricatura della giusta visione del significato di ciò che noi viviamo, nel momento in cui entriamo in relazione con gli esseri di altri regni della terra, dei minerali, delle piante, degli animali. Dal momento che veniamo in relazione con altri esseri, acquisiamo qualcosa che viene alla piena sviluppo solo nella vita dopo la morte. Non è vero, riguardo a ciò che siamo dopo la morte, siamo qui come uomini ancora imparentati con il più basso, con animali, piante e minerali; ma proprio con questo vivere dell’extraumano ci prepariamo qualcosa che dopo la morte deve crescere nell’umano. Se volgete il pensiero così, lo comprenderete più facilmente, arriverete più facilmente a come sia completamente evidente che ciò che con animali, piante, minerali viviamo si dispiega in qualcosa sulla terra che raccoglie gli uomini, che li circonda come un’aria spirituale, un’atmosfera spirituale nel terrestre. Quello che gli uomini tra loro vivono, fonda solo un puro eterico tra nascita e morte.

Quello che gli uomini nel subumano vivono, nella vita economica, solo allora diventa umano, solo allora viene sollevato nell’elemento umano terrestre, quando siamo passati attraverso la morte.

Questo avrebbe dovuto proprio per lo spirito antroposoficamente orientato, per colui che cerca un approfondimento della vita attraverso la scienza dello spirito orientata antroposoficamente, il massimo interesse e la massima significatività: riconoscere che questa triarticolazione dell’organismo sociale è concretamente fondata semplicemente nella circostanza che l’uomo è anche sotto questo aspetto un essere tripartito, dal fatto che quando da bambino cresce nel mondo fisico, porta ancora in sé qualcosa di ciò che ha vissuto prima della nascita, dal fatto che porta in sé qualcosa che ha significato solo tra nascita e morte, e dal fatto che nascostamente sotto il velo della vita fisica ordinaria qui prepara già ciò che di nuovo ha significato soprasensibile dopo la morte. Ciò che qui appare come la vita più bassa, la vita nell’economia fisica, qui per la terra sembra più bassa che la vita di diritto, ma questo vivere del più basso ci compensa contemporaneamente con il fatto che guadagniamo il tempo per il nostro uomo più profondo, mentre stiamo entro l’economia più bassa, di prepararci per la vita dopo la morte. Nel momento in cui con la nostra anima apparteniamo alla vita artistica, alla vita religiosa, alla vita educativa, alla restante vita spirituale, attingiamo dall’eredità che portiamo attraverso la nascita nell’essere terrestre fisico. Ma nel momento in cui attraverso la vita economica ci abbassiamo in qualche modo nell’elemento subumano, in quel pensiero che non sale altrettanto in alto, siamo compensati in quanto che nel più profondo interno prepariamo quello che dopo la morte sale nell’umano. Paradossale questo può ancora suonare all’uomo odierno, perché volentieri guarda le cose unilateralmente e propriamente non vuol avere nessun sentore che ogni cosa secondo due lati sviluppa il suo essere nella vita. Ciò che dopo un lato è alto, dopo l’altro è basso, ciò che dopo un lato è basso, dopo l’altro è alto. Sempre ogni cosa nella vita reale — potrei anche dire nella realtà di vita — ha il suo altro lato. L’uomo guadagnerebbe una migliore illuminazione su se stesso e il mondo se fosse consapevole come ogni cosa sempre ha il suo altro lato. Talvolta è sgradevole portare consapevolmente a coscienza questo, esso ci impone molti doveri di vita. Così per esempio: Riguardo a certe cose dobbiamo diventare intelligenti, ma non possiamo sviluppare la misura di questa intelligenza riguardo certe cose senza sviluppare una misura uguale di stupidità in un altro lato. Sempre l’una condiziona l’altra. E non dovremmo propriamente mai tenere un uomo per completamente stupido, anche se nella vita esteriore ci appare stupido, senza essere consapevoli: nel suo inconscio giace forse una profonda saggezza che per noi è nascosta. La realtà si dischiude solo quando si fa giustizia a questa duplicità di tutto il reale. E così è: appare a noi la vita della cultura spirituale da un lato come la cosa più alta; è al contempo quella dove propriamente conduciamo sempre un saccheggio, dove sempre attingiamo da ciò che portiamo attraverso la nostra nascita nell’esistenza fisica. La vita economica ci appare come l’articolazione più bassa: è così solo per il motivo che mostra l’aspetto più basso tra nascita e morte. Ci lascia il tempo di sviluppare inconsciamente quello che è il lato spirituale della vita economica e che portiamo attraverso la morte nel mondo soprasensibile. Questo sentimento di reciproca appartenenza nella fraternità con gli altri uomini, questo è quello che principalmente ho da intendere sotto il lato spirituale della vita economica.

Ora la comprensione di queste cose è urgentemente necessaria all’umanità se vuole uscire da certi problemi. All’interno delle personalità intellettuali dirigenti delle classi dominanti si è sviluppato qualcosa — ne ho parlato l’altro ieri — che non ha la forza propulsiva di irradiare nella quotidianità. Acquisire la giusta comprensione in questo punto è particolarmente importante per l’uomo del presente. Vedete, i circoli intellettuali dirigenti delle classi dominanti hanno sviluppato una certa visione morale del mondo, una certa visione religiosa. Ma questa visione morale, questa visione religiosa la si vuole conservare sempre unilateralmente in modo del tutto idealistico. Essa non deve avere la forza propulsiva di penetrare al contempo nella vita quotidiana. Praticamente questo si manifesta con il fatto che domenica dopo domenica e anche più spesso potete visitare le chiese note: vi saranno fatte prediche — prediche che però continuamente tralasciano i doveri più intensi del tempo. Vi si parlerà di tutto il possibile quello che dovreste fare dalla visione morale del mondo, che però non ha forza propulsiva. Perché uscite dalla chiesa, entrate nella vita esteriore quotidiana, non potete applicare tutto quello che lì è stato predicato circa l’amore da uomo a uomo, quello che si dovrebbe fare, quello che l’uno vuole vivere e che l’altro ha predicato. Dove trovate una comprensione, una connessione tra ciò che il predicatore, il maestro di morale dice ai suoi studenti, e quello che nella vita quotidiana ora una volta regna?

Questo era per esempio nei tempi a cui la cultura totemale rimanda, diverso: allora gli iniziati ordinano la vita quotidiana secondo il decreto degli dei. È uno stato malsano che oggi dai pulpiti non si oda nulla sulla necessaria organizzazione della vita economica. Ciò che lì è predicato assomiglia — ho spesso usato questo paragone — veramente a quello se si stesse di fronte a una stufa e si dicesse: Tu stufa, tu stai qui nella stanza. Come sei ordinata nel rapporto alle altre cose nella stanza, è tuo dovere sacro rendere la stanza calda. Allora adempivi il tuo dovere sacro e rendi la stanza calda. — Potete a lungo così predicare alla stufa, non renderà calda la stanza! Ma non avete bisogno di predicare, bensì dovete mettere legna o carbone in essa e accenderli, così renderete la stanza calda. Così potete tralasciare tutti gli insegnamenti morali che parlano solo di quello che l’uomo, per la felicità eterna o per altri motivi che appartengono alla fede nuda, dovrebbe fare. Potete tralasciare così le prediche che oggi costituiscono nella maggior parte il contenuto dei discorsi di pulpito, ma non potete tralasciare quello che oggi è vera conoscenza dell’organismo sociale. Questo sarebbe il dovere di coloro che vogliono essere educatori del popolo, costruire anche nel pratico il ponte da quello che come spirituale pervade e intesse il mondo, a quello che succede nella vita più quotidiana. Perché il dio, il divino, non vive solo in quello che l’uomo in nuvole di fantasie sogna, bensì nel minimo quotidiano. Quando afferrate la saliera sul tavolo, quando portate il cucchiaio di zuppa alla bocca, quando per cinque centesimi comprate qualcosa dal vostro compagno, in tutte le cose vive il divino. E quando ci si abbandona al credere: da un lato c’è il puramente materiale, concreto, quello che è di natura inferiore, e dall’altro lato il divino-spirituale, che si dovrebbe tenere ben lontano da questo puramente materiale, concreto, perché l’uno è sacro e l’altro profano, perché l’uno è alto e l’altro basso, allora ci si contraddice proprio al senso più profondo di una visione del mondo realisticamente fondata: la forza propulsiva dal più alto, dal sacro, fin negli avvenimenti più quotidiani degli uomini.

Con questo si caratterizza al contempo quello che lo sviluppo religioso fino ai nostri tempi ha omesso, che solo sempre al predicatore della stufa, che debba esser caldo, e che proscritto va alla vera, concreta conoscenza spirituale. Se si dicesse solo ovunque francamente quello che è stato omesso, da coloro che si sentono chiamati a condurre la vita spirituale, allora questo sarebbe già una essenziale orientazione a quello che deve accadere.

Come si parla oggi spesso di redenzione, di grazia, di quello che è oggetto della fede? Si parla così che si rende agli uomini estremamente comodo: Ecco gli uomini con i loro sentimenti umani. Su Golgota un tempo il Cristo Gesù è morto e — i teologi progrediti oggi non ci credono più — è risorto. Ma fa tutto questo per sé, gli uomini non devono fare altri che credervi. — Così opinano oggi molti, e considerano come un disturbo dei loro circoli quando si pensa diversamente. Ma si deve imparare a pensare diversamente! Proprio in questo campo deve avvenire un radicale sovvertimento.

Si vorrebbe dire: Oggi di nuovo ci risuona l’ammonimento del Cristo o già l’ammonimento del Battista Giovanni: Cambiate il sentire, perché il tempo della crisi è avvicinato. — Gli uomini si sono abituati a presupporre lo spirituale da qualche parte, da qualche parte dove provvede per loro; a farsi raccontare dai predicatori religiosi che esiste un tale mondo spirituale di cui si caratterizza il meno possibile. Gli uomini non vogliono sforzarsi nei loro pensieri anche di sapere qualcosa sul mondo spirituale, ma solo credervi. Il tempo è passato quando questo può essere! Il tempo deve cominciare in cui gli uomini devono sapere: Non solo: io penso — io penso forse anche sul soprasensibile — bensì: Io devo concedere accesso ai poteri divino-spirituali nel mio pensiero, nel mio sentimento. Il mondo spirituale deve vivere in me, i miei pensieri stessi devono essere di natura divina. Io devo dare al dio l’occasione che mediante me si esprima. — Allora la vita spirituale non sarà più sola ideologia. Questo è il grande peccato del tempo moderno, che la vita spirituale sia paralizzata fino a diventare ideologia. E ideologica è già oggi la teologia, ideologia non è solo la visione proletaria, socialista. Ma gli uomini devono guarire da questa ideologia. Il mondo spirituale deve diventare loro una cosa reale. E devono sapere che il mondo spirituale come reale vive in un’articolazione dell’organismo sociale come l’eredità dalla vita prima della nascita, dalla cosiddetta vita dello spirito; e che si prepara uno spirituale, mentre noi apparentemente nei sottouomini immergiamo nella vita economica. Si prepara propriamente lì, come compensazione per questo immergimento, quello che mentre percorriamo la vita che entriamo, mentre attraverso la morte entriamo di nuovo nel mondo spirituale, mentre lo viviamo in modo giusto, di nuovo dovrebbe condurci, in una scienza fraterna più umana qui sulla terra.

Considerare la vita realmente — questa è quella cosa che di nuovo deve arrivare. E colui che come confessore della scienza dello spirito orientata antroposoficamente si pone giustamente nel mondo, è consapevole: Le cose che una volta oggi devono entrare nell’umanità, possono per lui essere approfondite grazie al fatto che l’antroposofia non solo si sviluppa come qualcosa che è scienza, ma che egli la ha come qualcosa che penetra in tutti i suoi sentimenti, che pervade tutta la sua esperienza di vita, la trasforma, così che come un membro degno possa entrare in quello che deve cominciare nel presente e che solo può diventare salute per il futuro dell’umanità.

Con queste cose si dice quello che è necessario all’umanità, ma anche quello che è stato omesso dall’umanità. Solo attraverso l’inflessibile e coraggioso entrare in quello che è stato omesso e in quello che è necessario, può qualche cosa di salutare venire portato nel presente e prossimo futuro. Perciò ho cercato qui di nuovo a voi, dove siamo tra noi, di aggiungere a quello che oggi può essere detto pubblicamente sul problema sociale, quello che si può dire proprio dal punto di vista della scienza dello spirito orientata antroposoficamente; dove si può includere quello che dalla vita immortale, dalla vita soprasensibile dell’uomo disincarnato penetra in questa vita terrestre.

Dell’organismo sociale è solo un’articolazione, solo quella che si riferisce all’organizzazione statale esteriore, puramente terrestre. Le altre due articolazioni sono da due lati diversi intrecciate con il sopra-terrestre. Da un lato ci viene donata una vita spirituale come una vita spirituale terrestre, che — perché è come spremuta fuori dalla vita spirituale sopra-terrestre prima della nascita — da noi può essere vissuta, come vorrei dire, come un’abbondanza. E dall’altro lato dobbiamo noi come uomini corporei — per cui siamo connessi con l’animalità della terra — immergerci nella pura vita economica. Soltanto, perché non siamo solo uomini corporei, ma perché si prepara in questo corpo l’anima per le seguenti incarnazioni terrestri e per le seguenti vite soprasensibili, si prepara anche attraverso la vita economica quello che quella parte di noi nella umanità innalza, che qui non è ancora completamente umana: l’uomo che deve stare entro la vita economica. Abbiamo in qualche modo in noi qualcosa di un superuomo, nella misura in cui possiamo incunearci in una connessione sociale che la vita spirituale terrestre pervade. Abbiamo qualcosa dell’uomo semplice in noi, dal momento che diventiamo cittadini dello stato. Abbiamo qualcosa in noi che ci costringe a discendere sotto ambedue, però siamo al contempo dal mondo soprasensibile compensati dal fatto che in quella che appare come l’articolazione più bassa dell’esperienza sociale, si prepara già quello che di nuovo ci innalza, di nuovo ci incunea nel soprasensibile.

La realtà non è infatti così superficiale, così comoda da afferrare come talvolta si vuole. Ma mostra dall’altro lato come la vita umana attraversi le più diverse fasi, ogni fase però porti nuovi momenti, nuovi elementi, nuovi impulsi, che solo su questi determinati campi possono essere dati, dove sono dati, nella vita umana. Così vediamo come si intrecciano i fili della vita che qui tra nascita e morte viviamo, con quei fili che traiamo nel momento in cui la vita tra la morte e una nuova nascita percorriamo. E tutto si unisce nel più alto grado sensatamente l’uno nell’altro in questa vita umana totale. Quello che di nuovo si fila qui nella vita terrestre da individuo umano a individuo umano, quello che noi facciamo qui a un uomo, nel momento in cui gli portiamo una gioia, nel momento in cui gli infliggiamo un dolore, nel momento in cui i suoi pensieri arricchiamo, o i suoi pensieri impoveriamo, nel momento in cui questo o quello gli insegniamo, — questo prepara la nostra vita karmica, la nostra vita causale per la prossima esistenza terrestre.

Ma distinguere dobbiamo da questo quello che abbiamo bisogno per la nostra preparazione per la vita che immediatamente dopo la morte come un soprasensibile sviluppiamo. Siamo qui riuniti in certe comunità sociali. Dobbiamo esserne di nuovo condotti fuori. Lo siamo attraverso il fatto che dalla nostra pura vita economica, dalla pura economia, qualcosa sorge che ci per la porta della morte nel mondo spirituale conduce, affinché non rimaniamo nella comunità sociale nella quale qui ci siamo insediati, bensì nel prossimo vita in un’altra possiamo essere accolti. Così sensatamente si intrecciano i fili karmici con quei fili che ci pongono nella vita mondiale generale.

Quello che ancora dalla connessione del soprasensibile con la vita fisico-terrestre per questa triarticolazione dell’organismo sociale dalla scienza dello spirito si può guadagnare, sembra già essenzialmente approfondire quello che contenuto esoterico sulla triarticolazione dell’organismo sociale deve diventare. Approfondirlo essenzialmente. Certo, per l’uomo che sta fuori questo è difficile da comprendere, qui oggi non è possibile nessun aiuto. Ma colui che all’interno del movimento antroposofico sta, dovrebbe sempre per tutto quello che qui nel terrestre si basa, al contempo accogliere tutto quello che ci connette con la sfera in cui entriamo dopo la nostra morte, da cui venimmo attraverso la nostra nascita, in cui cercare dobbiamo coloro che da noi sono usciti da questo mondo e verso cui certe relazioni abbiamo. Perché questo sarà il più bello risultato umano proprio della profondità antroposofica, che essa le due grandi visioni della vita terrestre, la nascita e la morte, insegna a penetrare, una ponte crea tra il sensibile e il soprasensibile, tra i cosiddetti vivi e i cosiddetti morti, così che il morto come un vivente tra noi diviene e noi dei vivente dire possiamo: Nient’altro che una diversa forma dell’essere è quella vita che nel soprasensibile era nostra prima della nascita e che sarà nostra dopo la morte. È morta qui nella sensibilità, come la sensibilità è morta quando percorriamo il soprasensibile. Le cose nel mondo sono relative fra loro. E quando penetriamo questi due lati di ogni realtà, allora primo penetriamo nella realtà stessa.

Questa è quella cosa che oggi come una completamento, una più esoterica completamento di quelle questioni che ora pubblicamente deve essere discusso così urgentemente, darvi ho voluto, e in cui nella discussione dovrebbe partecipare specialmente coloro che al movimento antroposofico stanno vicino.

3°La triarticolazione e le urgenze del presente

Zurigo, 11 Febbraio 1919

Dissi già otto giorni fa che noi, quali persone interessate al movimento antroposofico, possiamo approfondire e comprendere in modo più profondo ciò che è necessario all’umanità contemporanea riguardo alle questioni urgenti del presente, per ottenere un giudizio, per acquisire la possibilità di una presa di posizione. Possiamo comprendere molte cose in modo più profondo di quanto sia possibile all’interno del pubblico ampio. In un certo senso possiamo considerarci come una specie di lievito, se mi è permesso di usare questa parola biblica, cosicché ognuno nel suo luogo tenti, anche da un sentimento più profondo, da un impulso più profondo, di contribuire a ciò che è particolarmente necessario ai tempi.

Se ci ricordiamo di ciò che è stato detto come tono fondamentale nelle conferenze pubbliche, troveremo che per il presente si tratta di aspirare a una certa articolazione dell’organismo sociale. Dico sempre aspirare, non voler realizzare rivoluzionariamente da oggi a domani, bensì aspirare a una certa articolazione di ciò che è stato centralizzato sotto l’influenza di certi flussi temporali moderni. Aspirare a che, invece del cosiddetto Stato unitario, in libera autonomia accanto agli altri, si sviluppi un membro particolare dell’organismo sociale, che comprenda tutto ciò che si riferisce alla vita spirituale: educazione degli uomini, istruzione, arte, letteratura, ma anche, come ho già accennato e come domani sarà ancora affrontato nella conferenza pubblica, ciò che si riferisce all’amministrazione del diritto privato e penale. Un secondo membro dell’organismo sociale deve essere allora, in senso stretto, ciò che fino a ora è stato chiamato Stato e al quale si è voluto, proprio nei tempi moderni, dai flussi degli ultimi quattrocento anni, caricare ogni sorta di cosa: scuole statali, educazione statale e così via. Ma proprio sotto l’influenza del pensiero socialista e sociale si tenta oggi di fondere la vita economica

e la vita giuridica nel senso più eminente politico in un’unità. Entrambe devono di nuovo divergere. In libera autonomia, come secondo membro dell’organismo sociale, devono stare l’uno di fronte all’altro lo Stato politico e, in forma relativamente autonoma, tutto ciò che racchiude la circolazione delle merci, la vita economica, l’economia.

Ora vogliamo considerare questa questione da un punto di vista che ancora oggi non è facilmente accessibile a chi non sta all’interno del nostro movimento, e vogliamo condurla fino a una certa culminazione, cosicché da questa culminazione possa sgorgare una comprensione più profonda della situazione vitale dell’umanità odierna nel complesso. Considerate una volta ciò che si chiama, nel senso terrestre, vita spirituale. La vita spirituale nel senso terrestre è tutto ciò che in qualche modo ci innalza al di sopra dell’egoismo del singolo uomo e ci riunisce con gruppi di altri uomini. Prendete come vita spirituale terrestre più significativa ancora oggi per la maggioranza degli uomini quella vita spirituale che proprio deve mediare il collegamento con la vita spirituale sovraterrena, prendete la vita religiosa, come essa si svolge per l’uomo nelle singole comunità religiose. L’uomo viene in un certo modo riunito attraverso i suoi bisogni animici con altri uomini, e legano questi altri uomini a lui allora uguali bisogni animici. Attraverso l’educazione, un uomo provvede all’altro nel spirituale-animico. Quando leggiamo un libro, siamo anche condotti al di là della nostra vita individuale, egoistica, in quanto non accogliamo soltanto i pensieri dell’autore, ma, se è un libro anche solo discretamente letto, accogliamo con numerosi altri uomini gli stessi pensieri, il che di nuovo ci pone in un certo gruppo di uomini che vivono animicamente la medesima cosa. Questa è in verità una caratteristica importante della vita spirituale: che questa vita spirituale scaturisce dalla piena libertà, dall’iniziativa individuale del singolo uomo, ma che questa vita spirituale terrestre riunisce gli uomini con altri uomini, forma gruppi di uomini dal complesso dell’umanità.

È per questo che da ciò che ho detto è necessario trarre, soprattutto per chi ricerca una comprensione più profonda, un’osservazione che avvicina ogni genere di convivenza all’evento centrale di tutto lo sviluppo terrestre, al Mistero del Golgota. Perché da quando il Mistero del Golgota si è svolto nello sviluppo terrestre, tutto ciò che si riferisce alla convivenza umana appartiene, in un certo senso, a questo impulso di Cristo. Questo è l’essenziale: che l’impulso di Cristo non appartiene al singolo uomo, bensì alla convivenza umana. È, inteso nel senso dello stesso Cristo Gesù, un grande errore credere che il singolo uomo possa avere una relazione immediata con il Cristo. L’essenziale è che il Cristo ha vissuto, è morto, è risorto per l’umanità, per ciò che l’umanità nel complesso è. Perciò, dal Mistero del Golgota, l’evento di Cristo entra subito in considerazione — vi ritorneremo più tardi — ogni volta che si dispiega un qualche genere di convivenza umana. Viene così a trovarsi anche la vita spirituale terrestre, che scaturisce dal più individuale, dagli assetti e dalle capacità umane personali, vicina all’evento di Cristo per colui che veramente comprende il mondo.

Consideriamo ora anzitutto questa vita spirituale terrestre per sé: vita religiosa, sistema scolastico ed educativo, arte e così via. Arriviamo attraverso questo in una certa relazione con altri uomini. Qui dobbiamo distinguere tra ciò che ci mette in relazione con altri uomini attraverso il nostro vero destino, attraverso il nostro karma, e ciò che non è collegato in questo senso ristretto con il nostro karma individuale. Abbiamo da un lato certe relazioni con gli uomini che si stabiliscono nella nostra vita; creiamo nuove relazioni con singoli uomini. Abbiamo relazioni che non sono altro che gli effetti di altre condizioni che si sono stabilite in vite terrestri precedenti. Creiamo qui di nuovo condizioni che troveranno il loro sviluppo karmico in vite terrestri future. Questo dà una grande quantità di relazioni individuali tra singoli uomini e altri singoli uomini. Queste relazioni, che nel significativo sono legate al nostro karma

nel senso più stretto, dobbiamo distinguerle dalle ulteriori relazioni in cui veniamo a trovarci con uomini per il fatto che con loro stipuliamo comunità attraverso le quali apparteniamo a una comunità religiosa, a una confessione di fede, che siamo educati con loro in uguale modo, che leggiamo insieme con loro un libro e simili, che godiamo con loro insieme una qualche arte e così via. Questi uomini, con cui quindi veniamo a trovarci in una comunità terrestre, non devono sempre essere insieme a noi attraverso una relazione karmica da una vita terrestre precedente. Certo, ci sono anche comunità che indicano destini comuni in vite terrestri precedenti, ma con queste grandi comunità di cui ho appena parlato, questo in generale non è il caso. Tuttavia conduce a qualcos’altro. Conduce al fatto che verso la fine del tempo che percorriamo nel mondo soprasensibile tra la morte e una nuova nascita, quando arriviamo al periodo che è vicino alla nostra nuova incarnazione, entriamo in relazioni spirituali — perché fino a un certo grado diventiamo maturi per tali relazioni spirituali — con le gerarchie degli Angeloi, Archangeloi e Archai, dunque relazioni spirituali con le gerarchie superiori nel complesso; ma che nel mondo spirituale-soprasensibile prima della nostra nuova nascita veniamo anche vicino ad altre anime umane, che dopo verranno incarnate, che dovranno aspettare in qualche modo ancora più a lungo la loro incarnazione. Abbiamo tutta una serie di incontri soprasensibili che compiamo proprio per la nostra particolare maturità, prima di essere di nuovo trascinati attraverso una nascita nella vita terrestre. E queste forze che assorbiamo allora ci collocano sulla terra al posto dove ci diventa possibile vivere tali comunità della vita spirituale terrestre di cui ho appena parlato.

È da estrarre da ciò che ho detto, prima di tutto, che la nostra vita spirituale terrestre, che viviamo in quanto siamo persone religiose, in quanto veniamo educati, istruiti, in quanto accogliamo certi impressioni artistiche e simili, non è qualcosa che riceve la sua determinazione soltanto da ciò che è sulla terra, bensì è determinata da ciò che viviamo soprasensibilmente prima di discendere attraverso la nascita a questa vita spirituale terrestre. Come l’immagine che è nello specchio rimanda a colui che vi si rispecchia, così la vita spirituale terrestre rimanda a ciò che l’uomo ha vissuto prima di entrare in un corpo terrestre. In questa relazione non c’è nulla sulla terra che stia in una relazione così intima, in una relazione così reale e viva con il mondo soprasensibile come questa vita spirituale terrestre, che certo mostra certi traviamenti, molti traviamenti. Ma anche i traviamenti hanno un rapporto significativo con ciò che viviamo nel soprasensibile, in un modo completamente diverso certamente, ma pur sempre nel soprasensibile. Attraverso questo la vita spirituale terrestre viene posta in una posizione particolare sulla terra, per il fatto che è collegata con la nostra vita prenatale. Nient’altro nella vita terrestre è collegato con la nostra vita prenatale come questa vita spirituale terrestre. Questo è ciò su cui il ricercatore di scienza dello spirito deve ancora insistere. Separa la vita spirituale terrestre dalle altre attività cui l’uomo è sottoposto qui sulla terra, perché nelle sue osservazioni soprasensibili sperimenta che questa vita spirituale terrestre ha nel prenatale, vita soprasensibile, le sue origini, i suoi impulsi. Attraverso questo la vita spirituale terrestre si articola per lo scienziato dello spirito dall’altra esperienza umana.

Diversamente stanno le cose con ciò che si può chiamare, nel senso stretto, la vita giuridica politica, pubblica, quella vita che porta ordine giuridico pubblico tra gli uomini. Non importa quanto ci si affatichi con i più esatti metodi di scienza dello spirito a ricercare con che cosa è collegata questa cosa statale, il vero statale, la vita giuridica politica, la vita giuridica pubblica, non si trova nessun rapporto di questa vita a un soprasensibile. Questa vita si presenta come completamente terrestre. Dobbiamo soltanto intenderci bene su ciò che è inteso qui. Che cosa è, per esempio, un rapporto giuridico politico nel senso eminente terrestre, completamente terrestre? Il rapporto di proprietà, il rapporto di possesso. Se io in qualche modo

sono proprietario di una proprietà terriera, lo sono soltanto per il fatto che mi dà un collegamento politico il diritto esclusivo di usare questa proprietà terriera, mi rende possibile escludere tutti gli altri dall’uso di questa proprietà, dalla costruzione e così via. Così è con tutto ciò che si fonda sul diritto pubblico. Ciò che è la somma dei diritti pubblici, anche la somma di tutto ciò che protegge verso l’esterno una certa comunità, tutto questo è la vita statale nel senso stretto. Questo è la vita propriamente terrestre, che è collegata soltanto agli impulsi che all’uomo scorrono tra la nascita e la morte. Per quanto lo Stato talvolta possa sembrare a se stesso una cosa data da Dio, nel senso della comprensione più profonda di tutte le confessioni religiose vale il seguente. Primo vale ciò che il Cristo Gesù intese, quando nella lingua di allora parlò agli uomini: «Date a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio.» Egli voleva separare, particolarmente di fronte alle aspirazioni dell’impero romano, tutto ciò che è vita statale esteriore da ciò che è uno specchio della vita soprasensibile. Ma tutto ciò che vuole portare un impulso sovraterreno nella pura vita statale terrestre, per esempio voglia rendere lo Stato proprio il portatore della vita religiosa o il portatore dell’educazione — cosa di cui nessun uomo nei tempi moderni dubita che debba essere così, purtroppo! — tutto questo le nature religiose più profonde lo designavano così: se in qualche modo si vuole mescolare ciò che è spirituale-soprasensibile con ciò che è esteriormente-statale, allora regna il principe ingiusto di questo mondo. Voi sapete forse che si dovrebbe riflettere molto sulla significanza del principe ingiusto di questo mondo, e alla fine non si ricava nulla. Si ricava soltanto attraverso la scienza dello spirito che cosa è inteso. Allora regna il principe ingiusto di questo mondo quando ciò che deve riferirsi soltanto all’ordine delle condizioni terrestri presume di voler includersi la vita spirituale e, come vedremo più tardi, anche la vita economica. Il principe giusto di questo mondo è soltanto colui che nella condizioni politiche statali esteriori include soltanto ciò che ha i suoi impulsi nella vita dell’uomo tra la nascita e la morte. Così abbiamo afferrato il

secondo membro dell’organismo sociale dal punto di vista della scienza dello spirito. È quello che è ordinato verso quegli impulsi che all’uomo scorrono tra la nascita e la morte.

Ora arriviamo al terzo, al rapporto economico. Pensate una volta come effettivamente la vita economica ci pone in un certo rapporto con il mondo. Arriverete facilmente a come sia questo rapporto se doveste pensare che potremmo completamente esaurirci nella pura vita economica esterna. Che cosa saremmo allora, se ci esaurissimo soltanto nella vita economica esterna, meramente esterna? Saremmo animali pensanti, nient’altro. Soltanto per il fatto che oltre alla vita economica abbiamo ancora una vita giuridica, una vita politica, una vita statale e una scienza dello spirito, una vita spirituale terrestre, non siamo animali pensanti. Siamo così attraverso la vita economica più o meno spinti verso il subumano. Ma in quanto siamo spinti verso il subumano, possiamo proprio in questo campo del subumano sviluppare interessi che nel vero senso della parola sono gli interessi fraterni tra gli uomini. In nessun altro campo possiamo così facilmente e così naturalmente sviluppare le relazioni fraterne tra gli uomini nel senso pieno della parola come proprio nella vita economica.

Nella vita spirituale — che cosa è allora il governante nella vita spirituale terrestre? Nel fondo il personale, sebbene animico, ma interesse animico-egoistico. Dalla religione l’uomo vuole che lo renda beato. Dall’educazione vuole che sviluppi le sue capacità. Da qualche manifestazione artistica o di altro tipo, che egli gode, vuole gioia nella sua vita o anche uno sviluppo delle sue forze vitali. È dappertutto così che un egoismo più rozzo o più fine, sebbene comprensibilmente, per amor suo conduce l’uomo a ciò che vive nella vita spirituale terrestre.

Ancora nella vita giuridica, nella vita politica abbiamo a che fare con ciò che ci rende in un certo modo uguali esseri dinnanzi alla legge. Abbiamo a che fare con il rapporto di uomo con uomo. Abbiamo a che fare con quello che debba essere il nostro diritto. Il diritto

non esiste tra gli animali! Questo è anche qualcosa per cui siamo già innalzati al di sopra dell’animalità nella vita terrestre. Ma abbiamo tanto nella relazione che abbiamo in una comunità religiosa, in una comunità educativa, come anche in una comunità giuridica, in tutto ciò qualcosa che in una certa relazione si fonda su una pretesa di noi, qualcosa che vogliamo in un certo modo in modo ovvio. Nel campo della vita economica, può allora farsi valere qualcosa che è proprio quando possiamo vincerci noi stessi, ciò che non vogliamo dagli interessi: fraternità, considerazione dell’altro, vivere così che l’altro accanto a noi sperimenta qualcosa attraverso noi.

Nella relazione spirituale accogliamo qualcosa, perché lo vogliamo. Nella relazione giuridica avanziamo una pretesa verso qualcosa, verso cui dobbiamo avanzare una pretesa, se vogliamo conservarci una vita degna di uomo come uguali tra gli uguali. E nella vita economica si dispiega ciò che lega i sentimenti di un uomo ai sentimenti dell’altro uomo: la fraternità. Gli impulsi della vita fraterna scaturiscono dal momento che stabiliamo un certo rapporto da ciò che possediamo a ciò che l’altro possiede; da ciò che necessitiamo a ciò che l’altro necessita; da ciò che abbiamo a ciò che l’altro ha e così via. Se sviluppiamo sempre di più nella vita economica questa fraternità, allora scaturisce in un certo modo da questa vita economica qualcosa. Questa fraternità nella vita economica, questo rapporto fraterno tra gli uomini, che nella vita economica deve brillare, se deve esservi guarigione della vita economica, questo è ciò che, se mi è permesso di dirlo così, evapora dalla vita economica, così che, nel momento in cui proprio dalla vita economica ce la anerizioniamo, la portiamo attraverso la porta della morte e la introduciamo nella vita soprasensibile dopo la morte.

Così appare per la vita terrestre la vita economica come la più bassa, ma in essa si sviluppa qualcosa che propriamente pulsa dal terrestre attraverso la porta della morte nel sovraterreno. Qui abbiamo il terzo ambito dell’organismo sociale considerato dal punto di vista della scienza dello spirito. Si sviluppa qualcosa che noi uomini

in un certo modo ci spinge verso il subumano, ma siamo benedetti per il fatto che proprio da ciò che la fraternità nella vita economica sviluppa, portiamo qualcosa attraverso la porta della morte, che rimane per noi quando entriamo nel mondo soprasensibile. Come la vita spirituale terrestre, che si sviluppa nel modo come l’ho descritta prima, rimanda attraverso lo specchio all’immagine, alla cosa rispecchiata, alla vita spirituale soprasensibile prenatale, così la vita economica con ciò che si sviluppa nell’uomo sotto l’influenza di questa vita economica — interesse sociale, sentimenti per la comunità umana, fraternità — rimanda alla vita soprasensibile dopo la morte.

E così abbiamo separato dal punto di vista della scienza dello spirito i tre ambiti: la vita spirituale con il suo rimando alla vita soprasensibile prenatale; la vera vita statale con la sua relazione agli impulsi che si svolgono tra la nascita e la morte; la vera vita economica, che rimanda a ciò che sperimenteremo dopo aver varcato la porta della morte. Altrettanto vero è che l’uomo non è soltanto un essere terrestre, ma anche un essere sovraterreno allo stesso tempo, che porta in sé i risultati di ciò che ha pre-vissuto nel soprasensibile, che sviluppa in sé i semi di ciò che dovrà vivere nella vita dopo la morte, se mi è permesso di usare questa immagine, altrettanto vero è che in questa relazione la vita umana è tripla e l’uomo accanto a questi due riflessi della vita sovraterrena vive ancora la sua particolare vita terrestre tra la nascita e la morte, altrettanto vero è che la vita dell’uomo è in sé articolata triplicemente, altrettanto vero deve l’organismo sociale, nel quale l’uomo sta, essere articolato triplicemente, se l’intera anima umana di questo organismo sociale debba avere il suo fondamento, la sua base. Così vi sono per colui che conosce la posizione dell’uomo nell’universo dal punto di vista della scienza dello spirito, ancora molte ragioni più profonde per riconoscere che l’organismo sociale deve essere uno tripartito, che in un certo modo l’uomo deve deperire — come in un certo modo deperisce nella vita contemporanea, il che ha condotto alla terribile catastrofe degli ultimi quattro anni — quando tutto è centralizzato, quando tutto è riferito soltanto a una vita sociale esterna caotica, anarchicamente confusa.

Così comprendere la vita umana, divenire consapevoli in questo modo che ogni interezza umana sta così all’interno dell’umanità nel complesso e nel mondo nel complesso, questo è ciò che deve divenire lentamente all’uomo dall’approfondimento nella conoscenza della scienza dello spirito. Questo è anche la giusta conoscenza di Cristo per il nostro tempo e per il prossimo futuro. Questo è in un certo modo ciò che ci viene rivelato quando oggi vogliamo ascoltare il Cristo. Egli stesso ha detto — l’ho sottolineato spesso —: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi terrestri.» Questo significa che non ha parlato soltanto nei tempi in cui ha camminato sulla terra, ma continua a parlare, e dobbiamo continuare ad ascoltarlo. Non dobbiamo soltanto voler leggere i Vangeli, che certamente dobbiamo sempre di nuovo leggere, bensì dobbiamo ascoltare ciò che egli in modo vivente attraverso il suo continuo essere con noi ha da rivelarci. In questa era egli ha da rivelarci: Cambiate il senso — come ha detto il suo precursore, il battezzatore Giovanni — cambiate di nuovo il senso, che vi apre la visione della vostra triplice umanità, che esige che anche quello in cui siete dentro come nell’essere terrestre, abbia bisogno di una triplice articolazione. Si dice a ragione: Il Cristo è morto e risorto per l’umanità intera, il Mistero del Golgota è un evento umano comune. — Uno diviene particolarmente consapevole di questo nei tempi odierni, dove popoli si sono sollevati gli uni contro gli altri e hanno infuriato l’uno contro l’altro in una lotta selvaggia, dove ora di nuovo, dopo che gli eventi sono entrati in una crisi, non prudenza, non la consapevolezza della comunanza umana, ma invece in molti casi un’ebbrezza di vittoria selvaggia regna! Non lo si fraintenda. Tutto ciò che abbiamo sperimentato negli ultimi quattro anni e mezzo, ciò che ora sperimentiamo, ciò che ancora sperimenteremo, mostra a colui che guarda in profondità che l’umanità riguardo alla consapevolezza di Cristo è entrata in una specie di crisi. L’umanità è entrata in crisi riguardo alla consapevolezza di Cristo per il fatto che il giusto senso di comunità, il giusto collegamento degli uomini l’uno con l’altro, è andato perduto. E molto è necessario

che gli uomini si considerino: Come possiamo ritrovare l’impulso di Cristo in modo giusto?

Che non lo si ritrova sempre, può insegnare un semplice fatto. Prima che l’impulso di Cristo attraverso il Mistero del Golgota aveva operato nello sviluppo terrestre, quel popolo da cui il Cristo Gesù era nato, considerava se stesso come il popolo scelto, e credeva questo popolo scelto che la terra potesse divenire felice soltanto se tutto il resto moriva, e soltanto i membri di questo popolo riempivano la terra intera. Questo era in un certo senso una fede ferma, perché il Dio Jahvé aveva scelto questo popolo come suo popolo e perché il Dio Jahvé era considerato come il Dio unico. Questo era, prima che il Mistero del Golgota venisse sulla terra, per questa ragione una visione giustificata del vecchio popolo ebraico, perché propriamente da questo vecchio popolo ebraico il Cristo Gesù doveva nascere. Ma con l’apparizione del Mistero del Golgota sulla terra, questa consapevolezza avrebbe dovuto cessare. In seguito questa consapevolezza era antiquata, in seguito al posto della consapevolezza di Jahvé avrebbe dovuto subentrare la consapevolezza di Cristo, che parla dell’uomo altrettanto quanto il popolo di Jahvé ha parlato dei membri di un solo popolo. È il destino tragico del popolo ebraico che non ha riconosciuto che la cosa sta così. Ma oggi sperimentiamo in molti casi una ricaduta. Oggi sperimentiamo la ricaduta che i popoli lentamente — sebbene la vedano diversamente, la nominino diversamente — vogliono adorare tutti una specie di Jahvé, ma un Jahvé speciale, il loro Dio nazionale.

Certo non si parla nelle formule religiose come prima, ma si parla per così dire nella concezione moderna. Concezione o abitudine concettuale mi sembra una parola buona. La gente ora si è abituata a un’altra parola. Si potrebbe anche fare una concessione, per essere compresi meglio, seguire questa moda per un po’, e invece delle parole abitudine concettuale o concezione, che sono sempre state usate da me nel nostro cerchio, dire oggi al pubblico «mentalità». Dalla mentalità odierna dunque si afferma: Ogni popolo vorrebbe

così per così dire installare il suo Dio nazionale particolare, vorrebbe stare soltanto nel senso di questo popolo. — Questo ha proprio condotto al fatto che popolo infuria contro popolo. Sperimentiamo una ricaduta nella religione di Jahvé, soltanto che la religione di Jahvé si divide in molte religioni di Jahvé specializzate. È veramente presente oggi una ricaduta nel Vecchio Testamento, un atavismo, una ricaduta nel Vecchio Testamento! L’umanità vuole specializzarsi propriamente su tutta la terra in singoli membri, contro il Cristo Gesù, che era e ha vissuto per l’umanità intera. L’umanità vuole stare nel senso dei Dei nazionali, stare nel senso jahveico. Questo era giustificato prima del Mistero del Golgota, è ora una ricaduta. Bisogna soltanto comprenderlo bene: L’installazione nazionale è oggi una ricaduta nel Vecchio Testamento. Questa ricaduta nel Vecchio Testamento è ciò che imporrà gravi prove all’umanità moderna, e contro cui c’è soltanto un rimedio: ritornare nuovamente al Cristo per via spirituale.

Per questo insorge per colui che si interessa di scienza dello spirito in modo del tutto particolare la domanda: Come troviamo in questo nostro tempo dal nostro proprio cuore, dal più proprio impulso delle nostre anime contemporanee il Cristo Gesù? Che questa domanda è molto seria — ho parlato anche già in questo ramo da altri punti di vista più frequentemente — lo potete ricavare dal fatto che proprio molti dei portatori ufficiali del cristianesimo hanno propriamente perso il Cristo. Ci sono oggi molti cosiddetti pastori, pastor protestanti e così via, che parlano del Cristo. Parlano del fatto che l’uomo attraverso un certo approfondimento interiore, attraverso una certa esperienza interiore può guadagnare un collegamento con il Cristo. Se si va più da vicino dietro a ciò che queste persone intendono con il Cristo, si trova che non c’è differenza tra questo Cristo e il Dio in generale, quello che si chiama anche nel senso del Vangelo il Dio padre. È vero, un teologo famoso per esempio è Harnack. Anche qui in Svizzera molti lo imitano. Harnack ha persino fatto pubblicare un libretto «L’essenza del cristianesimo». Parla lì molto del Cristo. Ma quello che dice del Cristo, perché allora dovrebbe

affatto essere riferito al Cristo? Non c’è alcun motivo di riferirlo al Cristo! Potrebbe egualmente bene essere riferito al Dio Jahvé. Perciò l’intero libro sull’«essenza del cristianesimo» è interiormente un’untruth, una menzogna. Diventa una verità soltanto quando lo si ebraizza, quando lo si traduce così che dappertutto dove nelle frasi sta «il Cristo» si scrive «Jahvé». Con ciò pronunzio una verità, di cui la gente al presente ha a malapena una nozione che sia una verità. Da innumerevoli pulpiti del mondo si parla del Cristo, e gli uomini credono che a ragione si parla del Cristo, perché proprio allora si sente la parola Cristo. Gli uomini non si chiedono: Se tolgo da ciò che il pastore dice la parola «Cristo» e al suo posto scrivo «Jahvé», allora prima si adatta! — Vedete, con i danni più profondi del nostro tempo è collegata una certa menzogna. Non crediate che nel momento in cui lo dico, voglio colpire chiunque, così che l’accuso o lo critico. Non è affatto il caso. Voglio soltanto pronunciare un fatto. Perché quegli uomini che spesso sono nella più profonda menzogna interiore, si può già dire, menzogna interiore, non lo sanno, sono completamente della loro specie di buona volontà. L’umanità oggi ha difficoltà a pervenire alla verità, perché è proprio ciò che ho designato come una menzogna interiore che si è fortemente consolidato tradizionalmente. E da questa menzogna interiore, che soprattutto riguardo a tali cose regna in un cerchio immensuratamente grande, emana quell’altra menzogna che oggi ha colto i rami più svariati della vita, così che su molti rami della vita si può già porre la domanda: Che cosa è rimasto proprio ancora vero? Dove rimane ancora vera verità? — Per questo incombe in modo del tutto particolare su coloro che si sforzano di scienza dello spirito la domanda seria: Come trovo la vera strada che conduce a Cristo, a questo particolare essere divino che a ragione è designato come il Cristo? — Se soltanto nasciamo e da la nascita fino alla morte viviamo qui sulla terra con una vita animica che si dispiega secondo l’assetto abituale e lo sviluppo delle capacità tra la nascita

e la morte, allora noi propriamente non abbiamo nessun motivo di venire al Cristo. Allora anche se passa attraverso noi molto di spirituale, non abbiamo motivo di venire al Cristo. Se noi in un certo modo, senza che facciamo qualcosa di determinato, che subito designerò, semplicemente tra la nascita e la morte ci sviluppiamo, come la maggior parte degli uomini oggi fa, allora rimaniamo lontani dal Cristo. — Ma come arriviamo al Cristo? L’iniziativa, sebbene talvolta provenga dall’inconscio o dal sentimento scuro, l’iniziativa di intraprendere il cammino verso il Cristo, deve venire da noi stessi. Al Dio che è anche identico con il Dio Jahvé si può arrivare se si vive semplicemente in modo sano. Non trovare Jahvé è soltanto una specie di malattia dell’uomo. Essere un negatore di Dio, ateo, significa in un certo modo essere malato. Se si è completamente sano, normalmente sviluppato, non si è negatore di Dio, perché è ridicolo credere che ciò che portiamo in noi come nostro organismo sano non potrebbe essere di origine divina. Questo Ex deo nascimur è qualcosa che nella vita sociale al sano sviluppato uomo si dà da sé. Perché se non lo riconosce: Io sono nato dal Divino — allora deve avere qualche difetto, che allora si esprime nel modo che diventa ateo. Ma qui arriviamo al Divino nel generale, che da una menzogna interiore out moderni pastori chiamano Cristo, ma che non è il Cristo. Al Cristo arriviamo soltanto — e parlo qui riguardo al nostro presente immediato — se andiamo ancora più avanti di quello che è il normalmente sano comunemente riconosciuto. Perché sappiamo che il Mistero del Golgota è venuto sulla terra perché da lì in poi l’uomo non avrebbe potuto trovare il degno d’uomo senza questo Mistero del Golgota, cioè senza l’impulso di Cristo. E così dobbiamo in un certo modo il nostro uomo tra la nascita e la morte non soltanto trovare, bensì dobbiamo ritrovarlo, se vogliamo essere cristiani nel giusto senso, se vogliamo avvicinarci al Cristo. Dobbiamo ritrovarlo nel modo seguente, questo nostro uomo. Dobbiamo cercare l’onestà interiore, dobbiamo raccoglierci verso l’on-

està interiore, dirci: Noi riguardo al nostro mondo di pensieri dopo il Mistero del Golgota non nasciamo senza pregiudizi, nasciamo tutti con certi pregiudizi.

Nel momento in cui ci si rappresenta alla maniera di Rousseau o in altro modo l’uomo da principio come perfetto, non si può affatto trovare il Cristo, bensì soltanto se si sa che l’uomo in un certo modo come colui che vive dopo il Mistero del Golgota ha un difetto che deve compensare attraverso la propria attività nella vita qui. Io sono nato come un uomo pieno di pregiudizi e devo acquisire la mancanza di pregiudizi nel pensiero nella vita. E attraverso che cosa posso acquisirla qui? Unicamente per il fatto che non solo sviluppo interesse per ciò che io stesso penso, che io stesso ritengo corretto, ma che sviluppo interesse disinteressato per tutto ciò che gli uomini pensano e che si accosta a me, e anche se ancora così fortemente lo ritengo un errore. Quanto più l’uomo incalza sui suoi stessi caparbii pareri e si interessa soltanto per questi, tanto più in questo momento dell’evoluzione mondiale si allontana dal Cristo. Quanto più l’uomo sviluppa interesse sociale per le opinioni dell’altro uomo, anche se le ritiene errori, quanto più l’uomo illumina i suoi stessi pensieri attraverso le opinioni degli altri, quanto più pone accanto ai suoi stessi pensieri, che forse ritiene verità, quelle che gli altri sviluppano, che egli ritiene errori, ma tuttavia si interessa per esse, tanto più sente nell’intimo della sua anima una parola di Cristo, che oggi deve essere interpretata nel senso della nuova linguaggio-Cristo. Il Cristo ha detto: «Ciò che fate a uno dei più piccoli fra i miei fratelli, l’avete fatto a me.» Il Cristo non cessa di rivelarsi agli uomini ancora e ancora, fino alla fine dei giorni terrestri. E così parla oggi a coloro che vogliono ascoltarlo: Ciò che uno dei più piccoli fra i vostri fratelli pensa, dovete considerarlo così che io penso in lui, e che sento con voi nel momento in cui misurate il pensiero dell’altro al vostro pensiero, abbiate interesse sociale per ciò che succede nell’altra anima. Ciò che trovate come opinione, come visione della vita in uno dei più piccoli fra i vostri fratelli, in ciò cercate me

stesso. — Così parla nel nostro mondo del pensiero il Cristo, che vuole rivelarsi agli uomini del ventesimo secolo in un nuovo modo — ci avviciniamo all’epoca. Non per il fatto che si parla alla maniera di Harnack del Dio che può essere anche il Dio Jahvé e in realtà lo è, bensì per il fatto che si sa, Cristo è il Dio per tutti gli uomini. Ma non lo troviamo se restiamo egoisticamente in noi stessi con i nostri pensieri, bensì soltanto se misuriamo i nostri pensieri con i pensieri degli altri uomini, se estendiamo il nostro interesse nella tolleranza interiore per tutto l’umano, se ci diciamo: Attraverso la nascita sono un uomo pieno di pregiudizi, attraverso la mia rinascita dai pensieri di tutti gli uomini in un sentimento di pensiero sociale complessivo troverò in me quell’impulso che è l’impulso di Cristo. Se non mi considero come la sorgente di tutto ciò che penso, bensì se mi considero fino nell’intimo della mia anima come un membro dell’umanità, allora è trovato un cammino verso il Cristo. — Questo è il cammino che oggi deve essere designato come il cammino del pensiero verso il Cristo. Seria auto-educazione per il fatto che ci appropriamo un senso di calcolare sui pensieri degli altri, che correggiamo quello che portiamo in noi come nostra propria direzione da sé, attraverso i colloqui con gli altri, questo deve divenire un compito di vita serio. Perché se tra gli uomini questo compito di vita non trovasse posto, gli uomini perderebbero il cammino verso il Cristo. Questo è il cammino del pensiero oggi.

E l’altro cammino passa attraverso la volontà. Anche lì gli uomini si sono molto sviati dalla strada, che non conduce al Cristo, che dal Cristo va via. E dobbiamo ritrovare in questo altro campo il cammino verso il Cristo. La gioventù da sé ha ancora qualcosa di idealismo, ma l’umanità odierna è secca e sobria. E l’umanità odierna è superba per quello che si chiama spesso pratica, che però è soltanto un certo senso ristretto. L’umanità odierna non ritiene nulla degli ideali che sono tratti dalla fonte del spirituale. La gioventù li ha ancora, questi ideali. In nessun’epoca la vita dei vecchi era così diversa dalla vita della gioventù come oggi. Il fraintendimento dell’uomo è propriamente ciò che caratterizza il nostro tempo. Ho indicato ieri la profonda spaccatura che regna tra il proletariato e la borghesia. Anche l’età e la gioventù — come si comprendono male oggi! Questo è ciò che dobbiamo anche molto, molto considerare. Tentiamo di comprendere la gioventù riguardo al suo idealismo. Molto bello, ma oggi si vuole estirpargli l’idealismo. Lo si vuole estirpargli oggi per il fatto che si nega alla gioventù una certa educazione fantastica, formazione fantastica attraverso la fiaba, attraverso la leggenda, attraverso tutto ciò che conduce via dal secco esterno sensibile. Tuttavia sarà anche difficile estirpare dalla gioventù quello che è l’idealismo giovanile, naturale, elementare. Ma che cosa è questo? Bello è, grande è, ma non deve essere l’unico nell’uomo. Perché questo idealismo giovanile è pur sempre soltanto l’idealismo dell’Ex deo nascimur, del Divino, che è anche identico con il Jahvé-divino, ma che non deve rimanere solo dopo che il Mistero del Golgota ha percorso la terra. Deve accanto a questo esserci ancora qualcosa d’altro, deve essercene un’educazione, un’auto-educazione all’idealismo. Accanto all’idealismo innato della gioventù deve vegliare che nella comunità umana si acquisisca qualcosa che è proprio idealismo acquisito, che non è soltanto idealismo da sangue e fuoco giovanile, bensì che è aneriato, che ci si acquista da sé da una qualche iniziativa. Idealismo aneriato, soprattutto auto-aneriato, che non può nemmeno poi andare perduto con la gioventù, questo è qualcosa che apre il cammino verso il Cristo, perché è di nuovo qualcosa che nella vita tra la nascita e la morte è acquisito. Sentite la grande differenza tra l’idealismo di sangue e l’idealismo aneriato, acquisito. Sentite la grande differenza tra il fuoco della gioventù e quel fuoco che viene dal comprensione della vita spirituale e può sempre di nuovo e di nuovo essere acceso, perché ce lo siamo appropriato nella nostra anima, indipendentemente dalla nostra sviluppo corporeo, allora avete afferrato il secondo idealismo, che è l’idealismo acquisito,

l’idealismo della rinascita, non dell’innato. Questo è il cammino della volontà verso il Cristo. L’altro è il cammino del pensiero. Non chiedete oggi a cammini astratti verso il Cristo, chiedete a questi cammini concreti. Chiedete come è il cammino del pensiero, che consiste nel fatto che interiormente diventiamo tolleranti per le opinioni dell’umanità intera, che acquistiamo interesse sociale per i pensieri degli altri uomini. Chiedete come è il cammino della volontà, non troverete così qualcosa di astratto, bensì la necessità di aneriare un idealismo. Allora però, se vi aneriare questo idealismo, o se lo aneriare alla gioventù, alla gioventù che cresce, che è particolarmente necessario, allora troverete in quello che viene aneriato come idealismo che nell’uomo si sveglia il senso di non fare soltanto quello a cui spinge il mondo esteriore. Bensì da questo idealismo scaturiscono gli impulsi di fare più di quello a cui spinge il mondo sensibile, nasce il senso di agire dalla spirito. In quello che facciamo da idealismo aneriato realizziamo quello che il Cristo voleva, che non è sceso dai mondi extraterreni sulla terra per realizzare soltanto scopi terrestri, bensì dal mondo extraterreno nel mondo terrestre è sceso per realizzare l’sovraterreno. Ma cresciamo insieme a lui soltanto se ci aneriamo l’idealismo, così che il Cristo, che è sopraeterreno nel terrestre, può operare in noi. Soltanto nell’idealismo aneriato si realizza quello che vuole dire la parola paolina sul Cristo: «Non io, bensì il Cristo in me.» Chi non vuole tentare di sviluppare l’idealismo aneriato nella rinascita interiore morale, colui non può dire null’altro che: Non io, bensì Jahvé in me. — Ma chi propriamente acquisisce quell’idealismo che deve essere aneriato, che deve essere acquisito, colui può dire: «Non io, bensì il Cristo in me.» Questi sono i due cammini per i quali noi veramente troviamo il Cristo. Camminandoli, non parleremo più così che il nostro parlare è una menzogna interiore. Allora parleremo del Cristo come il Dio della nostra rinascita interiore, mentre Jahvé è il Dio della nostra nascita.

Questa differenza deve essere trovata dall’uomo moderno, perché questa differenza soltanto è allo stesso tempo ciò che ci porta a veri sentimenti sociali, a veri interessi sociali. Chi sviluppa in sé l’idealismo aneriato ha anche amore per gli uomini. Predicate dai pulpiti quanto volete che gli uomini si amino l’uno l’altro. Voi parlate come a una stufa. Se le parlate bene, essa non riscalderà comunque la stanza, essa riscalderà la stanza se voi le mettete dentro carbone. Non avete allora nemmeno bisogno di dirle che è suo dovere riscaldare la stanza. Così potete all’umanità sempre predicare: Amore e amore e amore. Questo è una mera chiacchiera, questo è una mera parola. Lavorate affinché gli uomini riguardo all’idealismo vivano una rinascita, che accanto all’idealismo di sangue abbiano un idealismo aneriato animico che dura attraverso la vita, allora riscaldate anche nell’anima dell’uomo l’amore per gli uomini. Perché nella misura in cui vi aneriare un idealismo, la vostra anima vi conduce dal vostro egoismo verso un interesse di sentimento autonomo per gli altri uomini. Uno vi sarà però sicuro se camminiate questa duplice strada, il cammino del pensiero e il cammino della volontà, che vi ho accennato riguardo al rinnovamento del cristianesimo. Dall’interno tolleranti e interessati per altri pensieri propri pensieri e dalla volontà rinata, rinata in idealismo aneriato, volontà rinata, si sviluppa qualcosa che non può essere designato diversamente che come un sentimento di responsabilità elevato per tutte le cose che si fanno e si pensano. L’uomo che ha inclinazione a guardare allo sviluppo della sua anima, sentirà — diversamente dalla vita ordinaria che non cammina queste strade — il sentimento di responsabilità elevato, raffinato nella sua espressione interiore verso le cose che si pensano, che si fanno. Quando allora il sentimento di responsabilità irrompe così che ci si dice: Posso allora anche giustificare ciò, non soltanto per il prossimo cerchio della mia vita e dell’ambiente immediato, posso giustificarlo in quanto so di appartenere a un

mondo spirituale-soprasensibile? Posso giustificarlo in quanto so che tutto ciò che faccio qui sulla terra

è iscritto in una Cronaca dell’Akasha di significato eterno, dove continua a operare? — Oh, si sente fortemente questo, questo senso di responsabilità soprasensibile verso tutto! Questo è qualcosa che come un ammonitore si accosta a uno quando si ricerca il duplice cammino di Cristo, come un essere che sta dietro di uno, che guarda oltre la spalla di uno, che sempre dice: Tu non sei responsabile soltanto davanti al mondo, tu sei responsabile davanti al Divino-Spirituale per ciò che pensi e fai.

Ma questo essere, che così guarda oltre la nostra spalla, che innalza il nostro sentimento di responsabilità, lo raffina, ci porta su tutt’altre strade di quello che era prima, è tuttavia quello che noi veramente da vicino conduce verso il Cristo, che è passato attraverso il Mistero del Golgota. Di questo cammino di Cristo, come viene trovato e come si mostra nell’essere ultimamente caratterizzato, volevo parlarvi oggi. Perché questo cammino di Cristo è intimamente collegato proprio con gli impulsi sociali più profondi e i compiti del nostro tempo.

Questo è ciò che volevo avvicinarvi in questo nostro stare insieme.

4°Kurt Eisner e la diagnosi del presente

Zurigo, 9 Marzo 1919

È veramente assai significativo in quale modo oggi alcuni di coloro che con i loro sentimenti e le loro sensazioni cercano di comprendere come stanno attualmente le cose sociali nel mondo, si sentono spinti a parlare della situazione presente dell’umanità. Riguardo a questa significatività, desidero muovere oggi da alcune frasi del discorso che Kurt Eisner ha tenuto in un’assemblea di studenti basilesi poco prima della sua morte.

Forse molti di voi conoscono già queste frasi, ma hanno un significato straordinario quando si vogliono cogliere certi aspetti della situazione odierna dal punto di vista sintomatico. «Non odo forse», dice egli, alludendo a quanto detto in precedenza, «oppure vedo chiaramente che profondamente nella nostra vita vive e si agita quella nostalgia che riconosce che la nostra vita, così come oggi siamo costretti a viverla, non è che l’invenzione manifesta di qualche spirito cattivo. Immaginate un grande pensatore che non sapesse nulla della nostra epoca e che circa duemila anni fa avesse vissuto e sognato come sarebbe il mondo tra duemila anni, non avrebbe potuto certo con la più fervida fantasia concepire un mondo come quello in cui siamo condannati a vivere. Ciò che esiste è in verità l’unica utopia del mondo, e ciò che vogliamo, ciò che vive come nostalgia nel nostro spirito, è la realtà più profonda e ultima, e tutto il resto è orribile. Confondiamo solo sogno e veglia. Scuotere questo vecchio sogno della nostra presente condizione sociale è il nostro compito. Uno sguardo alla guerra: si potrebbe immaginare una ragione umana che potesse inventare qualcosa di simile? Se questa guerra non è stata ciò che si chiama propriamente reale, allora forse abbiamo sognato e ora ci stiamo svegliando». Vedete quindi, questo uomo ha dovuto ricorrere al concetto di sogno per fare il tentativo di comprendere il presente, e porsi la domanda: non si potrebbe piuttosto chiamare ciò che ora realmente ci circonda un cattivo sogno piuttosto che una vera realtà?

Si presenta il caso strano — considerate solo ciò che è caratteristico di questo caso — che un uomo del tutto moderno, un uomo che sente se stesso come banditore di una nuova epoca, non consideri la realtà sensibile esterna come una Maya, come un sogno — come ad esempio fa la visione del mondo indiana — ma che un tale spirito moderno si senta costretto, proprio attraverso gli eventi particolari del presente, a porre la domanda — comunque la si intenda — se non sia proprio questa realtà a essere sognata. Si deve certamente ricavare dal contesto complessivo del discorso di Eisner che egli ha voluto dire più che una semplice frase quando ha pronunciato il concetto secondo cui questa presente realtà non può essere nient’altro che qualcosa che è stato portato sull’umanità per mezzo di uno spirito cattivo.

Ora, accogliamo molte cose che nel corso dei nostri sforzi antroposofici ci hanno attraversato l’anima. Accogliamo soprattutto il fatto che in generale cerchiamo di non considerare la realtà sensibile esterna come la totalità della realtà, e contrapponiamo a questa realtà sensibile esterna la realtà soprasensibile, che sola completa questa realtà sensibile fino a diventare vera, compiuta realtà. Pero consideriamo, di fronte a questa concezione — che in realtà è solo una piccola scintilla nei flussi di pensiero dell’epoca presente, mentre il pensiero materialistico riempie ampiamente l’epoca presente — che appunto un uomo come Kurt Eisner — che dal suo punto di vista certamente non ha tenuto in nessun modo, almeno nella sua vita fisica, di questo piccolo scintillio — come se costretto dai fatti presenti, non può ricorrere a nessun altro confronto se non a quello che considera la realtà esterna, così come essa almeno attualmente si presenta, un sogno. Dunque, almeno di fronte alla realtà presente, un tale uomo deve fare una confessione che può solo esprimersi attraverso un confronto con la verità generale del carattere di Maya, del carattere di irrealtà della semplice realtà sensibile esterna.

Vogliamo dunque considerare più profondamente alcune di quelle cose che nel corso delle nostre considerazioni anche sulla questione sociale hanno attraversato la nostra anima negli ultimi tempi. Vogliamo rivolgere l’attenzione a come lo sviluppo degli ultimi secoli si è plasmato in modo che gli uomini sempre di più sono giunti a negare il mondo spirituale vero e proprio o soprasensibile, che si sono per così dire, in larga misura, dedicati a questa negazione del mondo soprasensibile. Certo, da certi ambienti — come potrete obiettare — si parla ancora molto del mondo soprasensibile. Le chiese sono ancora piuttosto piene, almeno di parole che dovrebbero raccontare dello spirito. Infine, oggi e anche ieri sera quasi per tutto il tempo si potevano sentire qui le campane che suonano, che dovrebbero essere un’espressione di ciò che si manifesta come vita spirituale nel mondo. Ma accanto a questo viviamo anche qualcos’altro. Noi sperimentiamo che, quando oggi nel presente immediato si fa il tentativo di ascoltare il Cristo, di sentire ciò che egli dice per il presente, allora proprio i confessanti delle antiche comunità religiose si oppongono con la massima veemenza a una tale parola dello spirito. Vera vita spirituale, non solo una che riposa sulla fede in una vecchia tradizione, ma quella che poggia sulla produzione spirituale immediata del presente — ben pochi uomini la desiderano oggi.

Non è forse il caso che, in opposizione a tutto ciò, quasi come se l’umanità moderna fosse costretta non certo da uno spirito cattivo del mondo, ma da uno spirito buono del mondo a pensare nuovamente alla spiritualità dell’esistenza — per il fatto che una tale realtà sensibile esterna è stata imposta a questa umanità moderna, di cui uno spirito contemporaneo deve dire che essa sembra un sogno, e persino un grande pensatore di duemila anni fa non avrebbe potuto pensare ciò che oggi è divenuto una realtà esterna apparente?

In ogni caso, una tale confessione di uno spirito moderno costringe a formare rappresentazioni diverse sulla realtà da quelle che oggi sono comuni. So che un gran numero dei nostri amici antroposofici ha trovato alquanto difficile proprio queste rappresentazioni della vera realtà che oggi ho sottolineato come importanti. Ma oggi non si può vivere se non si ha la buona volontà di rivolgersi a tali difficili rappresentazioni. Come pensano gli uomini in un certo ambito oggi? Ricevono un cristallo in mano: questo è un oggetto vero. Ricevono una rosa in mano, che è stata staccata dal cespuglio di rose, e dicono anche: questo è un oggetto vero. Entrambi li chiamano nello stesso senso un oggetto vero. Ma entrambi gli oggetti sono veri nello stesso senso? I ricercatori di natura su tutti i podii, in tutti i laboratori e nelle cliniche parlano così della realtà, considerando come reale solo ciò che è reale nello stesso senso in cui il cristallo e la rosa staccata dal cespuglio di rose sono reali. Ma non c’è forse una differenza considerevole e straordinaria nel fatto che il cristallo per lunghi periodi di tempo mantiene attraverso se stesso le forme che ha? La rosa, dopo un tempo relativamente breve, una volta staccata dal cespuglio di rose, perderà la sua forma, muore. Non ha in sé lo stesso grado di realtà che il cristallo possiede. E lo stesso cespuglio di rose, quando lo strappiamo dal suolo, non ha più lo stesso grado di realtà che ha quando sta nel suolo. Ciò ci induce a considerare le cose nel mondo diversamente da come fa l’odierna visione superficiale. Non possiamo parlare di realtà quando parliamo di una rosa o di un cespuglio di rose. Possiamo parlare di realtà al massimo guardando l’intera terra; e il cespuglio di rose come ogni pianta su di essa, come un capello che cresce da questa realtà.

Da questo vedete che nella realtà sensibile esterna possono esistere cose che, nel vero senso della parola, quando sono separate dalla loro base, non sono più reali. Cioè, dobbiamo cercare nella realtà sensibile apparente esterna, in questa grande illusione, le vere realtà. L’umanità oggi commette già tali errori riguardo alla realtà nella considerazione della natura. Ma colui che commette tali errori riguardo alla realtà e si è abituato nel corso di lunghi secoli a commetterli, come l’umanità odierna, avrà straordinaria difficoltà a giungere a un pensiero sociale conforme alla realtà. Poiché, vedete, questa è la grande differenza della vita umana dalla natura: la natura lascia morire ciò che non ha più la sua piena realtà — la rosa staccata dal cespuglio di rose. Un’apparenza esterna di realtà può avere anche qualcosa che non ha realtà, che è in se stesso una menzogna. Ma una cosa che in se stessa non ha realtà, noi possiamo realizzarla nella vita sociale come se fosse una realtà. Allora non ha bisogno di morire subito, ma diventerà gradualmente il dolore e la sofferenza dell’umanità, mentre solo ciò che è sentito, pensato e piantato nell’organismo sociale umano da una realtà completa può riuscire a bene dell’umanità. Non è solo un peccato contro l’ordine sociale, ma è un peccato contro la verità stessa, se ad esempio la nostra attuale concezione della vita assume ancora che la forza di lavoro umana — come ho detto più volte qui — possa essere una merce. Si può farla diventare tale nella realtà sensibile apparente esterna, ma una tale realtà apparente esterna diventa allora dolore, sofferenza dell’ordine sociale umano e dà occasione ai tremori, alle rivoluzioni dell’organismo sociale.

Insomma, ciò che l’umanità attualmente ha bisogno di accogliere nelle sue abitudini di pensiero è che non tutto ciò che si manifesta nella realtà sensibile apparente esterna, così come si manifesta entro certi confini, ha necessariamente bisogno di essere una vera realtà, ma può essere una menzogna vitale. E questa distinzione fra verità vitale e menzogna vitale è quella che dovrebbe incidersi molto profondamente nell’animo dell’uomo odierno. Poiché, quanti più uomini sentono questa distinzione profondamente incisa in loro, quanto più in più uomini si desta il sentimento che si deve cercare ciò che non è una menzogna vitale, ma ciò che è una verità vitale, tanto più presto potremo giungere a una guarigione dell’organismo sociale. Ma che cosa deve accadere per questo?

Non arriverete senza ulteriori sviluppi alla conoscenza di ciò che è realtà vera o solo apparente di un oggetto esterno. Immaginatevi che venisse un essere da un pianeta dove le condizioni non fossero come sulla nostra terra, per cui quell’essere non avesse mai notato la differenza tra una rosa che cresce su un cespuglio di rose e un cristallo, così quell’essere, se gli fosse messo davanti un cristallo e una rosa uno accanto all’altro, potrebbe credere che entrambi fossero della stessa realtà. E potrebbe allora esserne solo sorpreso che la rosa appassisca così rapidamente mentre il cristallo rimane. L’uomo sulla terra sa orientarsi di fronte a questa realtà solo perché ha seguito le cose per lunghi periodi. Ma non tutto si può seguire in modo da vedere già nella realtà esterna ciò che è vera realtà o no, come nel caso della rosa, bensì ci stanno davanti nella vita cose che rendono necessario che prima ci creiamo una base per poter affatto fissare lo sguardo sulla vera realtà. Quale può essere tale base, soprattutto per la convivenza sociale degli uomini?

Ora, vi ho esposto alcuni particolari su questa base negli ultimi due rami della conferenza qui. Oggi voglio aggiungerne ancora qualcosa. Conoscete dalle mie scritti le descrizioni che ho dato del mondo spirituale, di quel mondo che l’uomo attraversa tra la morte e una nuova nascita. Sapete che quando si accenna a questa vita nel mondo soprasensibile, nel mondo spirituale, è necessario stabilire le relazioni che lì regnano da anima ad anima. Lì l’uomo è libero dal corpo, lì l’uomo non è sottomesso alle leggi fisiche di questo nostro mondo che attraversiamo tra la nascita e la morte. Dunque si parla di ciò che agisce come forza o come forze giocando da anima ad anima. Leggete nella mia «Teosofia» come si deve parlare riguardo alla vita fra morte e nuova nascita delle forze di simpatia e antipatia che giocano da anima ad anima nel mondo dell’anima. Lì le forze giocano completamente interiormente da anima ad anima. L’antipatia oppone un’anima all’altra, le simpatie le addolciscono. Sorgono armonie e disarmonie tra l’intimo che le anime sperimentano. E questa esperienza dell’intimo di un’anima in relazione all’esperienza dell’intimo di un’altra anima è ciò che costituisce il vero rapporto del mondo soprasensibile. E solo un riflesso di questo soprasensibile è ciò che, per così dire come i resti di esso, attraverso la vita fisica qui nel mondo fisico un’anima può sperimentare con l’altra.

Ma questo riflesso deve a sua volta essere giudicato nella giusta luce. Ci si può porre la domanda: Come si presenta socialmente ciò che noi qui sperimentiamo tra nascita e morte al mondo soprasensibile? — Allora ora, dove abbiamo già considerato più volte la necessaria triarticolazione dell’organismo sociale, siamo anzitutto guidati al membro di mezzo, quello dell’apparato dello Stato più propriamente detto. Gli uomini che nel nostro presente hanno riflettuto sullo Stato politico hanno sempre cercato di riconoscere che cosa propriamente lo Stato politico sia. Ma vedete, gli uomini del presente con le loro rappresentazioni materialistiche non hanno veramente una base appropriata per considerare una cosa del genere. Inoltre, secondo gli interessi delle diverse classi umane nel tempo moderno, tutto il possibile si è fuso insieme con lo Stato moderno, così che non si può affatto presupporre senza ulteriori considerazioni che questo Stato sia una realtà e non una menzogna vitale. C’è una grande distanza tra la visione del filosofo tedesco Hegel e un’altra visione che Fritz Mauthner, il filosofo-lessicografo, ha presentato nei tempi moderni. Hegel considera lo Stato più o meno come Dio realizzato sulla terra. Fritz Mauthner dice che lo Stato è un male necessario. Dunque lo considera come un male, certo, ma come uno che non si può fare a meno, che è necessario per la convivenza umana. Questi sono sentimenti così opposti di due spiriti moderni.

Gli uomini più diversi, dal momento che ora molto di ciò che prima si è formato istintivamente entra nella coscienza umana, hanno cercato di formarsi rappresentazioni su come lo Stato debba essere costituito, come debba diventare. Di nuovo si sono manifestate molte gradazioni in queste rappresentazioni umane. Da una parte abbiamo i descrittori dello Stato mite e docile, che non vogliono veramente penetrare in ciò che esso propriamente è, ma vogliono tuttavia plasmarlo in modo che gli uomini che molto se ne lamentano, non abbiano molto di cui lamentarsi. E dall’altra parte ci sono quelli che vogliono trasformare radicalmente lo Stato, affinché da esso possa svilupparsi un’esistenza che soddisfi gli uomini. La domanda è: come si può comunque acquisire una visione di ciò che lo Stato propriamente è?

Se si guarda senza pregiudizi a ciò che può svolgersi tra uomo e uomo nel rapporto di Stato, e lo si confronta con ciò che si svolge, come ho appena caratterizzato, tra anima e anima nella vita soprasensibile, allora e solo allora si ottiene una visione della realtà dello Stato, della possibile realtà dello Stato. Poiché, così come quel rapporto che si costruisce sulle forze fondamentali dell’anima umana di simpatie e antipatie nella vita soprasensibile è un’intimità nell’anima umana, così ciò che può fondarsi tra uomo e uomo nella mera vita dello Stato politico è un’esteriorità, basata sul diritto, su quella dove l’uomo si presenta all’altro uomo nel modo più esteriore. Se riflettete bene questo pensiero, allora giungete a riconoscere che lo Stato è l’esatto contrario della vita soprasensibile. E esso è tanto più perfetto nella sua essenza, questo Stato, quanto più è il pieno contrario della vita soprasensibile, quanto meno si presume di portare qualsiasi cosa della vita soprasensibile nella sua struttura, quanto più guarda solo a ciò che riguarda il rapporto giuridico più esteriore del comportamento tra uomo e uomo, in cui tutti gli uomini sono uguali, uguali dinanzi alla legge esterna. Si penetra sempre più profondamente della verità che la perfezione dello Stato consiste appunto nel fatto che in esso non si cerchi nulla se non ciò che appartiene alla nostra vita tra nascita e morte, ciò che appartiene al nostro rapporto più esteriore.

Ma allora bisogna chiedersi: Se lo Stato è solo un riflesso della vita soprasensibile in quanto rappresenta il contrario di questa vita soprasensibile, come si proietta allora il soprasensibile nella nostra restante vita sensibile? — Da un altro punto di vista vi l’ho presentato di recente. Ma oggi voglio dirvi anche che dalle antipatia che si sviluppano nel mondo soprasensibile tra la morte e la nascita, restano certi residui, residui-antipatia, con i quali entriamo attraverso la nascita nell’esistenza fisica. Ad questi si contrappone nella vita fisica tutto ciò che si svolge nella cosiddetta vita spirituale, nella cultura spirituale. Lì gli uomini vengono riuniti in comunità religiose, lì vengono riuniti in altri beni spirituali comuni; lì devono creare l’equilibrio per certe antipatia che sono rimaste come residuo dalla vita prenatale. Tutta la nostra cultura spirituale deve essere un’istituzione per se stessa qui, poiché è un riflesso della nostra vita prenatale, poiché per così dire mette l’uomo qui nel mondo sensibile, dotato in modo da formare una sorta di rimedio per le antipatia residue che sono rimaste dal mondo soprasensibile. Per questo è così orribile quando gli uomini nella vita spirituale causano scissioni, invece di riunirsi appropriatamente nella vita spirituale. Le antipatia residue che ci rimangono dalla vita spirituale prima della nascita, sono operose nei fondamenti della nostra anima e non permettono che ciò che veramente dovrebbe essere ricercato diventi verità: vera armonia spirituale, vera cooperazione spirituale. Dove questo dovrebbe esserci, si sviluppano subito sette. Queste formazioni di sette e scissioni di sette sono ancora il segno di riflesso sulla terra di quelle antipatia dalle quali tutta la vita spirituale germina, e per le quali dovrebbe svilupparsi come un rimedio. Dobbiamo comprendere la vita spirituale come qualcosa che è in intima relazione con la nostra vita prenatale, che è in certo senso già affine alla vita soprasensibile. Non dobbiamo quindi cadere nella tentazione di organizzare questa vita di cultura spirituale diversamente che come una vita libera al di fuori dello Stato, che non deve essere un riflesso in questo senso, ma un’immagine speculare della vita soprasensibile. E otteniamo solo una rappresentazione di ciò che veramente è nello Stato e veramente è nella vita di cultura spirituale quando aggiungiamo alla nostra vita sensibile la vita soprasensibile. Entrambe insieme costituiscono soltanto la vera realtà, mentre la sola vita sensibile è assolutamente un sogno.

La vita economica è ancora costituita del tutto diversamente. Nella vita economica un uomo lavora per un altro. Un uomo di regola lavora per un altro, perché così come l’altro trova i suoi vantaggi. La vita economica germina dai bisogni e consiste nel soddisfacimento dei bisogni, nel trarre tutto ciò su il piano fisico che può soddisfare i bisogni naturali sordi dell’uomo o anche forse i più raffinati, ma ancora più istintivi, bisogni dell’anima. Lì, entro questa vita economica, si sviluppa inconsciamente ciò che di nuovo agisce fino di là dalla morte. Ciò che gli uomini, dai bisogni egoistici della vita economica, lavorano gli uni per gli altri, sviluppa nei suoi fondamenti i germi per certe simpatie che devono svilupparsi nella nostra anima nella vita dopo la morte. Così come la vita di cultura spirituale è una sorta di rimedio contro il residuo delle antipatia che portiamo dalla nostra vita prenatale in questa vita postnatale, così ciò che gioca nei fondamenti della vita economica è seminato di germi per le simpatie che devono svilupparsi dopo la morte. Questo è di nuovo un altro punto di vista da cui possiamo riconoscere dalla vita soprasensibile la necessaria triarticolazione dell’organismo sociale. Un tal punto di vista non può certo conquistarlo colui che non si sforza di appropriarsi i fondamenti della scienza dello spirito della conoscenza del mondo. Ma per colui che si appropria questo fondamento della scienza dello spirito, diventerà sempre più di per sé evidente la richiesta che l’organismo sociale sano debba essere diviso in questi tre membri, perché questi tre membri hanno relazioni del tutto diversa tra loro con la realtà soprasensibile, che, come detto, costituisce insieme a quella sensibile la vera realtà.

Ma su tali connessioni dell’essere fisico esterno, come si dispiega nella vita di cultura spirituale, nella vita dello Stato, nella vita economica, l’umanità negli ultimi secoli non ha più parlato. Ha continuato le vecchie tradizioni, che però sono rimaste incomprese. Si è disabituata ad andare nel campo dello spirito in una vita attiva immediata dell’anima, per cercare nel campo dello spirito la luce che può illuminare la realtà fisica, in modo da conoscere questa realtà fisica nella maniera corretta. I circoli dirigenti dell’umanità, essi hanno dato il tono a questa vita senza spirito. Per questo è sorta quella profonda frattura tra le classi umane che oggi va cercata in fondo a tutta la vita, che veramente gli uomini non dovrebbero lasciarsi sfuggire. Posso forse sempre di nuovo ricordare come, prima che luglio e agosto 1914 sopraggiungessero, gli uomini, in quanto appartenevano alle classi dirigenti, fino ad allora dirigenti, abbiano lodato ciò a cui la nostra civiltà, come la chiamavano, li aveva finalmente portati. Hanno sottolineato come il pensiero potesse essere trasportato freccia-veloce su lunghe distanze attraverso i telegrafi e i telefoni, come altri meravigliosi successi della tecnica moderna avessero fatto progredire così tanto la vita culturale, la vita di civiltà. Ma questa vita culturale, questa vita di civiltà riposava proprio sul fondamento che ha causato le odierne orribili catastrofi. Prima di luglio e agosto 1914, gli uomini di Stato europei, in particolare quelli degli Stati dell’Europa centrale — si può provarlo documentalmente — hanno sottolineato innumerevoli volte: Così come stanno le cose, la pace in Europa è assicurata per molto tempo. — Proprio con tali modi di dire gli uomini di Stato dell’Europa centrale hanno parlato ai loro partiti. Potrei mostrarvi ancora discorsi di maggio 1914 dove è stato detto: Così come stanno attualmente le relazioni dei popoli tra di loro attraverso le nostre relazioni diplomatiche, abbiamo la possibilità di credere in una pace più duratura. — Nel maggio 1914! Ma colui che aveva compreso le circostanze allora doveva parlare diversamente. Ho espresso allora nei miei discorsi a Vienna, prima della guerra, ciò che ho detto più volte nel corso degli ultimi anni: Viviamo in qualcosa che si può solo chiamare una malattia cancerosa umana e sociale, un carcinoma dell’ordine sociale. Questo carcinoma, questo tumore si è aperto e è diventato ciò che si chiama la guerra mondiale.

Naturalmente allora l’affermazione: Viviamo in un carcinoma, viviamo in un tumore sociale — per la gente era una frase, un motto, perché la guerra mondiale è venuta dopo. Poiché la gente non aveva idea che stessero ballando su un vulcano. Per molti è ancora così oggi, quando si punta a un altro vulcano, che veramente è anche uno, e che giace in ciò che sorge per la configurazione di ciò che da tempo si chiama la questione sociale. Poiché gli uomini così volentieri dormono di fronte alla realtà, non arrivano a riconoscere in questa realtà le vere forze che fanno di questa realtà una vera realtà.

Vedete, per questo è così difficile rendere penetrante per l’uomo odierno ciò che sarebbe così necessario: la cosa dei tre membri dell’organismo sociale sano, della necessità di tendere verso questa triarticolazione. Come si distingue dunque questo modo di pensare, che si esprime nella richiesta di questa triarticolazione, da altri modi di pensare? Vedete, altri modi di pensare partono essenzialmente dall’idea di pensare quale potrebbe essere il miglior ordine sociale mondiale, come si dovrebbe effettivamente fare affinché gli uomini giungano al miglior ordine sociale mondiale. Notate la differenza rispetto al modo di pensare che sta alla base di questa triarticolazione dell’organismo sociale. Questa triarticolazione non parte affatto dalla domanda: Quale è il migliore ordinamento nell’organismo sociale? — Ma si rivolge alla realtà: Come si devono strutturare gli uomini stessi, affinché siano liberi nell’organismo sociale e possano operare insieme in modo da fare il bene? — Questo modo di pensare non fa appello a principi, non fa appello a teorie, non a dogmi sociali, bensì fa appello agli uomini. Dice: Mettete gli uomini nei tre membri dell’organismo sociale, allora questi uomini diranno che cos’è l’ordine sociale. — Questo modo di pensare fa appello agli uomini reali e non a teorie astratte o dogmi sociali astratti.

Se un uomo vivesse da solo, non svilupperebbe mai il linguaggio umano. Il linguaggio umano può nascere solo nella comunità sociale. L’uomo che vive da solo non sviluppa nemmeno un modo di pensare sociale, nessun sentimento sociale e nessun istinto sociale. Solo nella comunità corretta può svilupparsi la vita sociale.

Che questo accada oggi, però, vi si oppone molto. Per il fatto che il materialismo nei secoli passati è insorto, l’uomo si è allontanato dalla vera realtà. È diventato straniero alla vera realtà. È diventato solitario nel suo interno. E i più solitari sono diventati coloro che sono stati strappati dalla vita e non si collegano con niente se non alla macchina desolata, alla fabbrica da un lato e al capitalismo senza anima dall’altro. Desolazione è diventata nelle anime umane. Ma da questa desolazione dell’anima si strappa allora libero ciò che può venire dal singolo, dal singolo individuale, dall’uomo personale. Ciò che può venire da questo singolo, individuale, uomo personale, sono pensieri interiori, sono visioni interiori del mondo soprasensibile, sono anche visioni che ci spiegano il mondo naturale sensibile esteriore. Ma proprio allora, quando diventiamo veramente solitari, quando siamo veramente messi solo su noi stessi, questa è la migliore disposizione dell’anima per tutto ciò che la conoscenza per il singolo uomo nella sua interconnessione con il mondo naturale e spirituale deve sviluppare. A questo si contrappone ciò che deve svilupparsi come pensiero sociale. Solo colui che riflette su questo può giudicare correttamente il significativo momento storico in cui ora stiamo. Gli uomini dovevano una volta nello sviluppo mondiale diventare così solitari, affinché dalla solitudine della loro anima dessero vita a una vita spirituale. I più solitari erano i grandi pensatori che hanno vissuto in altezze apparentemente del tutto astratte e che nelle loro astrazioni cercavano solo la strada verso il mondo soprasensibile.

Ma naturalmente l’uomo non deve solo cercare la strada verso il mondo soprasensibile e verso la natura, deve cercare la strada dai suoi pensieri verso la vita sociale. Ma poiché la vita sociale non può svilupparsi nella solitudine, ma solo nella vera co-esperienza degli altri uomini, così l’uomo solitario dei tempi moderni non era veramente adatto a sviluppare un pensiero sociale. Proprio quando voleva portare alla luce il suo intimo, ciò che tesseva dal suo intimo diventava antisociale, non diventava un pensiero sociale. Così viviamo negli eventi più contraddittori. Le nuove inclinazioni e nostalgie degli uomini sono il dispiegamento di forze spirituali che sono strutturate sulla solitudine e che sono state portate su vie sbagliate dal materialismo arimanico che inonda tutto.

Si sente il peso di questo fatto particolarmente bene quando ci si pone una domanda che oggi è spaventosa per molti uomini. Si possono domandare gli uomini: Che cosa chiamate bolscevico? — Lenin, Trotskij, dicono allora le persone. Bene, conosco ancora un terzo bolscevico, che certamente non vive nell’immediato presente, e questo terzo non è nessun altro che il filosofo tedesco Johann Gottlieb Fichte. Avrete sentito parlare di molto, avrete acquisito molte cose riguardo al modo di pensiero spirituale ideale di Johann Gottlieb Fichte. Avrete pensato meno a come Fichte si vive, e conoscerete le visioni che ha depositato nel suo «Stato commerciale chiuso», che ognuno può comprare nella biblioteca Reclam per il prezzo più basso. Leggete il modo in cui Fichte pensa distribuiti i beni degli uomini, il loro ordine sociale, e confrontate poi ciò che Fichte qui stabilisce con ciò che Trotskij o Lenin scrivono, così scoprirete una strana concordanza. Allora diverrete comunque pensierosi nel semplice presentare esteriormente e giudicare, e sarete tentati di chiedere: Che cosa sta propriamente alla base? — Se allora vi dedicare più da vicino a questo, se cercate di rendervi conto di ciò che sta alla base, allora giungete a questo: Esaminate la particolare direzione spirituale che si trova negli uomini più radicali oggi, vi dedicate, forse proprio all’esame dell’anima di Trotskij e Lenin, il particolare modo di pensare, le forme di pensiero, e vi domande allora: Come sono diventati possibili tali uomini? — Ricevete la risposta: Sono possibili da un lato in un ordine sociale diverso e possibili nel nostro ordine sociale, che si è sviluppato nei secoli sotto la luce o propriamente sotto l’oscurità, il buio del materialismo. — Assumete che in un ordine sociale diverso si sarebbero sviluppati Lenin e Trotskij. Che cosa sarebbero forse diventati, sviluppando le loro forze spirituali in un modo completamente diverso? Mistici profondissimi! Poiché ciò che vive in tali anime, in un’atmosfera religiosa ad esempio, potrebbe diventare la mistica più profonda. Nell’atmosfera del materialismo più recente diventa ciò come esso si presenta a uno.

Prendete il «Stato commerciale chiuso» di Johann Gottlieb Fichte, così è l’ideale sociale di un uomo che certamente ha cercato di percorrere i sentieri conoscitivi più elevati nel modo più intenso, che ha sviluppato un pensiero che era costantemente inclinato verso il mondo soprasensibile. Ma quando ha voluto filare dal suo interno un ideale sociale, era certamente un’immagine pura del cuore umano, ma proprio ciò che ci rende adatti a conseguire i più alti ideali di conoscenza per via interiore, questo ci rende, quando vogliamo applicarlo alla vita sociale, inetto a sviluppare un modo di pensiero sociale. In un tale essere spirituale, come Fichte l’ha sviluppato, solo l’uomo può fare le sue vie da solo. Il pensiero sociale deve svilupparsi nella comunità umana. E il pensatore allora ha principalmente il compito di indicare come l’organismo sociale debba essere costituito, affinché gli uomini cooperino nel modo giusto, per fondare il sociale nel sociale stesso. Per questo non vi do, o non do agli uomini presenti, che si deve ordinare in questo e in quel modo la proprietà privata dei mezzi di produzione o la proprietà collettiva dei mezzi di produzione, bensì devo dire: Cercate di tendere verso il fatto che l’organismo sociale sia articolato nei suoi tre membri, allora anche ciò che cade sotto l’efficacia del capitale sarà amministrato dal lato spirituale e dal corpo dello Stato politico gli sarà infuso un diritto di governo. Allora il diritto e la vita spirituale convergeranno nell’ordine appropriato con la vita economica. E allora sorgerà quella socializzazione che costantemente di nuovo ricondurrà da certi concetti di diritto ciò che uno ha acquisito al di là del suo consumo personale, nell’organizzazione spirituale. Torna indietro all’organizzazione spirituale.

Oggi abbiamo questa istituzione solo nel campo della proprietà spirituale, dove a nessuno colpisce. Non si può conservare la propria proprietà spirituale per i propri discendenti più a lungo che al massimo per un certo periodo, per trent’anni dopo la morte, allora diventa proprietà collettiva. Si dovrebbe solo pensare che questo può essere un modello per la riconduzione di ciò che è certo elaborato attraverso forze umano-individuali, così come ciò che nella proprietà capitalistica, la riconduzione di nuovo nell’organismo sociale. La domanda è allora solo in quale parti? In quel membro che può amministrare le forze spirituali individuali e anche altre forze individuali dell’uomo nel modo appropriato: nell’organismo spirituale. Gli uomini faranno così quando stanno nel modo appropriato nell’organismo sociale. Questo presuppone questo modo di pensare.

Potrei immaginare che queste cose vengano fatte diversamente in ogni secolo: Non ci sono regolamenti assoluti per queste cose. Ma il nostro tempo si è abituato a giudicare tutto dal punto di vista materialistico, e quindi non si vede più nulla nella giusta luce. Ho ora più volte esposto come nei tempi moderni la forza di lavoro sia diventata una merce. Contro questo non aiuta il solito contratto di lavoro, poiché parte dal presupposto che la forza di lavoro sia una merce, e viene concluso sul lavoro che il lavoratore deve prestare all’imprenditore. Un rapporto sano può venire a esistenza solo quando il contratto non viene concluso affatto sul lavoro, quando il lavoro viene fissato come rapporto giuridico dallo Stato politico, e quando il contratto viene concluso sulla distribuzione del prodotto generato tra colui che lavora fisicamente e colui che lavora spiritualmente. Ma solo sul prodotto generato può venire concluso il contratto, non sul rapporto della forza di lavoro all’imprenditore. Solo così la cosa può venire posta su una base sana.

Ma ora gli uomini domandano: Da dove vengono i danni nella vita sociale che si attaccano al capitalismo? — Dicono: Vengono dall’ordine economico del capitalismo. — Ma da questo ordine economico non possono venire danni, bensì i danni vengono dal fatto che in primo luogo non abbiamo un vero diritto del lavoro che protegga il lavoro nel modo appropriato, e in secondo luogo, che non notiamo come viviamo nella menzogna vitale, come al lavoratore viene tolta la sua parte. Ma su che cosa si basa il togliere? Non sull’ordine economico, bensì sul fatto che attraverso l’ordine sociale stesso viene offerta la possibilità che le capacità individuali dell’imprenditore non condividano nel modo appropriato con il lavoratore. Sulle merci si deve dividere, poiché vengono prodotte insieme dal lavoratore spirituale e corporale. Ma che cosa significa attraverso le proprie capacità individuali togliere a qualcun altro qualcosa che non gli si dovrebbe togliere? Significa ingannarlo, sopraffarlo! A questi rapporti si deve solo guardare in modo sano e senza pregiudizi, allora si arriva a questo: non sta nel capitalismo, bensì nell’abuso delle capacità spirituali. Lì avete la connessione con il mondo spirituale. Rendete prima sana l’organizzazione spirituale, così che le capacità spirituali non si sviluppino più nel senso di sopraffanare colui che deve lavorare, allora rendete sano l’organismo sociale. Si tratta di poter guardare sempre al giusto.

Per poter guardare al giusto, l’uomo ha bisogno di una guida. Oggi il tempo è giunto a tal punto che le giuste guide possono venire solo dalla vita spirituale. Perciò la riconduzione a questa vita spirituale deve diventare seria. Ed è sempre di nuovo necessario richiamare l’attenzione al fatto che oggi non basta sempre di nuovo sottolineare che gli uomini devono di nuovo credere allo spirito. Oh, adesso iniziano molti profeti a parlare della necessità di credere nuovamente nello spirito! Ma non si tratta di questo, che gli uomini dicano solo: Per venire a una guarigione dalle attuali condizioni non sane, è necessario che gli uomini si volga di nuovo dal materialismo allo spirito. — No, la semplice fede nello spirito non porta oggi guarigione. Possono anche gli uomini più celebrati andare in giro per i paesi e sempre di nuovo dire: La vita più recente ha estraniato gli uomini, devono diventare più interiori. — Possono ancora tanti profeti dire: Il Cristo era prima solo per la vita privata, ora dovrebbe entrare nella vita dello Stato. — Con tali cose oggi non si fa assolutamente nulla. Poiché oggi non si tratta di credere solo nello spirito, bensì oggi si tratta di essere così riempiti dallo spirito che lo spirito sia proprio portato attraverso di noi nella realtà materiale esterna. Non si tratta di dire agli uomini oggi: Credete nello spirito — ma è necessario parlare di uno spirito tale che dominatamente vince la realtà materiale, che veramente dice come si debba articolare l’organismo sociale. Poiché non si basa oggi sull’assenza di spiritualità che gli uomini non credano nello spirito, bensì su ciò che non possono stare in una tale connessione con lo spirito che lo spirito possa intervenire nella materia nella vita reale. L’incredulità nello spirito non si basa sul fatto che si nega solo la fede nello spirito, bensì può anche basarsi sul fatto che si assume una sola materia che è senza spirito. Quanti uomini esistono oggi che vedono proprio in questo qualcosa di straordinariamente nobile, che dicono: Ah, questa è la sola vita materiale esterna, questa non ha nulla di spirituale, da questa ci si deve ritirare, ci si deve volere dalla vita materiale esterna al distacco della vita dello spirito. — Lì c’è la realtà materiale, lì si tagliano le cedole, poi ci si siede nella stanza di meditazione e se ne vanno nel mondo spirituale. Belle doppie correnti di vita, finemente separate l’una dall’altra! Non si tratta di questo oggi. Oggi si tratta di fare lo spirito così forte negli animi umani che questo spirito non solo parli di come l’uomo sia spiritualmente dotato o redento, bensì che lo spirito penetri in ciò che vogliamo fare nella realtà materiale esterna, che introduciamo lo spirito, lasciamo fluire lo spirito in questa realtà materiale esterna. Abituarsi a parlare dello spirito, questo viene molto naturale alle persone. E in questa relazione molte persone possono stare in una strana auto-contraddizione. La figura drammatica di Anzengruber dell’uomo che nega Dio, e lo conferma in particolare dal fatto che dice: «Così vero come c’è un Dio in cielo, sono un ateo» — questa figura dell’uomo che così si contraddice, essa esiste oggi, anche se non in modo così crasso come quella figura drammatica di Anzengruber, ma essa non è affatto rara. Poiché in questo stile oggi si parla molto frequentemente: Così vero come c’è un Dio in cielo, sono un ateo!

Tutto ciò include appunto l’ammonimento di non guardare a una semplice fede nello spirito, bensì soprattutto di cercare di trovare lo spirito in modo tale che lo spirito ci renda forti per anche penetrare la realtà materiale esterna. Allora in verità l’uomo smetterà di parlare in ogni proposizione della parola spirito, spirito, spirito. Allora però l’uomo attraverso il modo in cui considera le cose, dimostrerà che le considera con lo spirito. Su questo si tratta oggi, che si considerino le cose con lo spirito, non che si parli sempre solo dello spirito. Questo deve essere compreso, affinché la scienza dello spirito antroposofca non sia confusa di nuovo con tutto il discorso dello spirito che oggi è ancora così popolare. Di nuovo e di nuovo si sente, quando solo in uno stile migliore da questa o da quella parte un predicatore della domenica pomeriggio di una sorta secolare parla, che si dice, lui parla proprio nello spirito dell’Antroposofia. Parla allora il più delle volte il contrario! Su questo si deve proprio rivolgere l’attenzione. Questo è ciò che importa.

Chi riconosce questo, non sarà allora affatto lontano dall’intuizione che proprio una frase così ben intenzionata, direi come fuoriuscita da un’intuizione tragica di una morte futura, come quella che vi ho letto di Kurt Eisner, è perciò particolarmente preziosa, perché sembra come la confessione di un uomo: Nel soprasensibile non credo veramente a dire il vero, almeno non voglio volgermi vivente al soprasensibile. Eppure coloro che hanno parlato del soprasensibile hanno sempre detto: La realtà sensibile qui è solo mezza realtà, è come un sogno. E devo guardare dentro la forma che questa realtà sensibile ha assunto nella vita sociale del presente, e lì mi sembra molto come un sogno. Lì è così che si deve dire che questa realtà è l’invenzione manifesta di qualche spirito cattivo. —

Certamente una notevole confessione. Ma non potrebbe essere altrimenti? Non potrebbe essere che ciò che in modo così tragico, in modo così terribile mostra la realtà presente agli uomini, sia l’educazione di uno spirito buono, per cercare da ciò che appare come un incubo cattivo, la vera realtà, che è composta di sensibile e soprasensibile? Non si deve assolutamente vedere pessimisticamente questo presente, si può anche trarre da esso la forza per una sorta di giustificazione di questa esistenza. Allora però non si potrà affatto fermarsi al sensibile, allora si dovrà trovare il cammino dal sensibile verso il soprasensibile. Colui che non vuole cercare questo cammino, dovrebbe veramente essere corto di pensieri oggi, se non si dicesse a se stesso: Questa realtà è come l’invenzione di uno spirito cattivo! — Colui però che sviluppa in se stesso la volontà di ascendere da questa realtà a una realtà spirituale, potrà anche parlare di un’educazione per mezzo di uno spirito buono. E malgrado tutto ciò che vediamo oggi, possiamo comunque essere convinti che gli uomini troveranno una via d’uscita dal destino tragico del presente. Ma naturalmente, il significativo segno deve essere osservato: di partecipare alla guarigione sociale.

Questo volevo aggiungere oggi a ciò che ho detto di recente.—

5°I fenomeni del tempo e la nuova scienza dello spirito

Heidenheim, 12 Giugno 1919

Noi viviamo in un’epoca in cui si potrebbe notare quello che, in realtà, la cosiddetta scienza dello spirito antroposofica ha cercato di realizzare da anni. E sarebbe davvero il frutto più bello dello sforzo antroposofico se questo si trasformasse in convinzione nei cuori e nelle anime di coloro che partecipano a questo movimento—cioè che i segni di fuoco della nostra epoca sono, per così dire, quella prova che attesta la necessità da cui è sorto questo movimento scientifico-spirituale, da anni ormai. Che oggi avvengano esternamente nel mondo questo o quello tumultuosamente, che quello che vuole emergere dalle profondità del divenire umano appaia in una forma o nell’altra, la vera natura e l’essenza di ciò che accade la si percepisce veramente solo quando si guardano quegli eventi che sfuggono alla comune contemplazione umana odierna, e che sono veramente percepibili soltanto quando si considera il mondo da un punto di vista spirituale.

Vorrei partire da un tale fenomeno che oggi, tra i molti tumultuosi eventi, viene a stento notato. Viene considerato come qualcosa di insignificante e di poco momento, ma è lì per colui che si è procurato, dalle profondità spirituali, la capacità di contemplare la vita in modo conforme alla realtà.

Sono circa sette, otto, dieci anni—può sembrare paradossale, ma è vero—che per il vero osservatore della vita i bambini che nascono presentano un volto completamente diverso da quello di prima. Certo, non lo si nota perché non si prestano attenzione a tali cose, perché oggi in generale non si presta attenzione alle cose più importanti della vita. Ma chi si è procurato lo sguardo per osservare tali cose sa che sul volto di molti bambini nati negli ultimi sette, otto o dieci anni pesa qualcosa

come un’oscurità, come una riluttanza verso il mondo. Si potrebbe dire che già dai primi giorni, dalle prime settimane, lo si nota nella fisionomia dei visi dei bambini: c’è qualcosa di diverso da come era prima. E se si esamina attentamente questo fatto singolare, che oggi ancora suona paradossale agli uomini, si nota che le anime dei bambini che si portano nel mondo attraverso la nascita già, nel passare attraverso il concepimento e la nascita, portano in sé quello che conferisce ai loro volti, quasi dalla nascita, un’espressione malinconica, talvolta celata dietro ogni sorriso, un’espressione malinconica che non pesava così fortemente sui volti dei bambini di prima. E nelle loro anime, in modo naturalmente inconscio, vive qualcosa della disposizione di non voler entrare nella vita. Le anime che oggi passano attraverso la nascita—come ho detto, da quasi dieci anni—sentono qualcosa come un ostacolo e un’inibizione nell’entrare in questo mondo fisico.

È così, infatti, che l’uomo, prima di entrare nel mondo fisico attraverso il concepimento e la nascita, vive un evento importante nel mondo spirituale, un evento che poi getta i suoi raggi, le sue azioni nella vita che verrà. Gli uomini muoiono qui sulla terra, passano attraverso la porta della morte, depongono il corpo fisico, portano la loro anima nel mondo spirituale. Questa anima porta in sé ancora gli effetti di tutto quello che ha vissuto e sperimentato qui nel mondo fisico. In sostanza, essa appare, dopo aver varcato la porta della morte, come gli effetti stessi di quello che è stato immediatamente vissuto nella vita terrena. Tali anime, che sono passate attraverso la porta della morte, incontrano—questo è un evento che è semplicemente un fatto, e posso solo raccontarvelo perché queste cose possono essere tratte dall’esperienza del mondo spirituale—incontrano quelle anime che si stanno preparando a scendere in un corpo fisico nel prossimo tempo. E questo è un evento importante: l’incontro di quelle anime che hanno passato la porta della morte con quelle anime che stanno per entrare nel mondo fisico attraverso la porta della nascita. Questo evento ha qualcosa di decisivo. È, per così dire, destinato a infondere nelle anime che scendono una sorta di rappresentazione di quello che troveranno qui. E da questo incontro proviene l’impulso che comunica ai bambini che oggi entrano nel mondo quella peculiare malinconia. Non vogliono entrare in questo mondo, perché da questo incontro hanno saputo come sarà. Perché sanno che, per così dire, le loro «piume spirituali» saranno arruffate da quello che l’umanità immersa in disposizione materialistica e visione materialistica del mondo, e anche in azione materialistica, sta attraversando sulla terra oggi. Questo evento, che naturalmente è verificabile solo spiritualmente, getta, accanto ad altro, una luce molto forte sulla nostra intera situazione presente, che si può comprendere solo dalle profondità da cui proviene, ma che dovrebbe essere compresa.

Sono partito da un evento che naturalmente può essere colto solo dalla contemplazione spirituale. Ma altri eventi nel presente parlano apertamente e chiaramente a noi, e questi potrebbero anche diventare immediatamente evidenti a chiunque non dorma passivamente attraverso la vita, anche senza contemplazione spirituale. Vediamo come nei ultimi quattro o cinque anni si è diffuso, con grande sventura del mondo, il grande disastro della guerra mondiale. Guardiamo sempre di nuovo—penso che ogni anima conscia debba farlo—a quello che visibilmente ha portato a questa terribile catastrofe umana. Guardiamo al corso di questa catastrofe e infine a quello che oggi, come conseguenza di questa catastrofe, è sorto in vaste regioni del mondo. Una cosa dovrebbe essere evidente a ogni anima conscia. Considerate il singolare fatto che questo disastro della guerra mondiale, ad esempio, è piombato sul centro Europa, e che effettivamente—è così—nessuno vuol sapere come le cose siano davvero venute. La gente si chiede come le cose siano accadute, dà a uno o all’altro la colpa, ma poi sempre di nuovo, quando crede di aver scoperto che una cosa o un’altra era responsabile, si dice: Non può essere così, deve esserci qualcos’altro in gioco.

La gente dice: Il grande movimento sociale è sorto da questo disastro della guerra mondiale. Gli uomini—siano essi membri di partiti o meno—cercano di capire quello che dovrebbe accadere all’interno di questa catastrofe sociale. Tutto quello che la gente si pensa su questo sono, in realtà, rispetto agli eventi, mummie di pensieri, sono pensieri che non sono minimamente all’altezza della forza degli eventi e del loro vero carattere. E se si guarda ancora più attentamente, proprio adesso che da una serie di persone che sembravano direttamente coinvolte nella genesi della catastrofe mondiale stanno apparendo memorie di ogni genere, bisogna dirsi, da quello che queste persone scrivono: Erano veramente immersi negli eventi quattro o cinque anni fa? Sapevano veramente quello che stavano facendo? Avevano una qualche idea della portata di quello che il loro intelletto aveva escogitato? Sempre più oggi gli uomini dovrebbero confessare qualcosa come la confessione del ministro russo Sukhomlinov, il quale, riguardo alle tre o quattro ore in cui doveva prendere le sue decisioni più importanti, ha detto in tribunale: Devo non aver avuto intelletto allora, devo essere stato pazzo! Tali eventi parlano profondamente. E indicano che una confusione dello spirito si è diffusa tra i più ampi cerchi di coloro che erano coinvolti. E chi veramente ha il dono di guardare nell’orrore dei presenti eventi mondiali, arriva già—e sempre più gente arriverà—alla conclusione: Moralmente non è stato commesso tanto errore, ma intellettualmente molto di più, per l’incapacità di comprendere gli eventi mondiali. E oggi non è diverso. Quanto impotente sta la gran parte dell’umanità di fronte ai terribili eventi mondiali che si sono abbattuti. Dovrebbe sorgere la domanda più seria: Che cosa sta veramente alla base? — Sta alla base qualcosa che, proprio per il nostro tempo permeato da disposizione materialistica, è straordinariamente difficile da comprendere: che proprio dal momento storico mondiale in cui l’ondata della visione materialistica ha raggiunto il suo apogeo, la più forte forza spirituale che abbia mai voluto penetrare nella vita umana dalla scienza dello spirito ora vuole veramente penetrare in questa vita umana. Questo è il caratteristico della nostra epoca. Lo spirito, il mondo spirituale vuole rivelarsi agli uomini con tutta la forza a partire dall’inizio dell’ultimo terzo del diciannovesimo secolo. Ma gli uomini sono giunti gradualmente a un punto del loro sviluppo in cui vogliono usare solo il corpo fisico come strumento per ricevere qualcosa nel mondo. Si sono abituati, dalla disposizione della visione materialistica del mondo, persino a sostenere teoricamente che il cervello fisico sia lo strumento del pensiero, persino del sentimento e persino della volontà. Si sono convinti che il corpo fisico sia lo strumento per tutta la vita spirituale. Non si sono convinti di questo senza ragione. Avevano buona ragione, cioè la ragione che, nello sviluppo dell’umanità, gli uomini avevano gradualmente potuto usare solo il corpo fisico, che davvero è accaduto gradualmente che solo il corpo fisico potesse essere usato come strumento per l’attività spirituale. E così oggi ci troviamo nel nodo infinitamente importante dello sviluppo umano, dove da un lato, come in una tempesta, il mondo spirituale vuole rivelarsi, e dall’altro lato l’uomo deve trovare la forza di elevarsi dal suo più profondo coinvolgimento nella materia per ricevere di nuovo le rivelazioni dello spirito.

All’umanità oggi è posta la più forte prova della sua forza, la prova della forza dell’auto-elevazione libera verso lo spirito che viene incontro all’umanità di per sé, se l’uomo non si chiude davanti a questo spirito. Ma il tempo è passato in cui lo spirito poteva rivelarsi agli uomini in processi inconsci e non-consci. È giunto il tempo in cui l’uomo deve ricevere la luce dello spirito in un’azione interiore libera. E tutta la confusione e tutta l’oscurità in cui gli uomini oggi vivono viene dal fatto che gli uomini oggi devono ricevere qualcosa che effettivamente ancora non vogliono ricevere: una comprensione completamente nuova delle cose.

In questa terribile e spaventosa catastrofe della guerra mondiale si è esaurito il vecchio pensiero, il vecchio modo di abbracciare gli eventi del mondo, e gli infinitamente significativi segni di tempesta di questa catastrofe non significano nulla di diverso che il segnale:

Cercate di ripensare, cercate un nuovo modo di contemplare il mondo, perché il vecchio modo deve solo portare al caos e alla confusione. Questo deve finalmente essere compreso: le personalità dirigenti dell’anno 1914 erano giunte al punto in cui con la vecchia comprensione non si poteva più conseguire nulla. Perciò hanno condotto l’umanità alla sventura. L’uomo oggi deve profondamente incidere questo fatto nella sua anima, altrimenti non farà il forte, il coraggioso proposito di venire veramente incontro allo spirito e alla sua vita dalla libera interiorità. È davvero miserabile proprio nella nostra immediata situazione attuale il fatto che vediamo, dappertutto si rivelano cose che non si possono comprendere con le vecchie visioni del mondo e concezioni della vita. Ma la gente si aggancia a queste vecchie visioni del mondo e concezioni della vita e non vuole—non vuole venire a modi completamente nuovi di contemplare le cose. La visione antroposofica del mondo voleva preparare l’umanità a venire a questi nuovi modi di contemplare il mondo. Essa aveva in realtà, fondamentalmente, nessun vero nemico, questa visione del mondo antroposofica, se non semplicemente la comodità, la pigrizia dell’uomo interiore, che non può riscuotersi per opporre le sue più intime forze all’onda spirituale che irrompente così poderosamente nel nostro tempo.

Quello che ho detto prima: gli uomini si sono disabituati dal usare qualcos’altro che il loro corpo fisico per il pensiero—questo ha finalmente portato anche alla visione materialistica del mondo. Ora c’è una cosa che deve essere assolutamente compresa nel presente. La natura, così come la odierna scienza della natura, giunta ai suoi trionfi, la studia, si può comprendere con lo strumento del cervello fisico, del corpo fisico in generale. Ma non si può comprendere la vita umana con lo strumento del corpo fisico. Questa vita umana si può comprendere solo quando ci si può elevare a un pensiero che non proviene solo dal corpo fisico. E questo pensiero è quello che dovrebbe essere coltivato attraverso la visione antroposofica del mondo. Naturalmente la gente dice: Sì, la visione antroposofica del mondo, quello che sta nei libri, quello che si dice, non lo si comprende. — Si crede alle persone che non lo comprendono. Ma che cosa significa che non lo comprendono? Non significa nulla di diverso da: Voglio usare solo il cervello fisico per la comprensione, non voglio imparare un altro pensiero che quello che può indolentemente appoggiarsi al cervello fisico. Con questo naturalmente la visione antroposofica del mondo non si può comprendere. Non come se bisognasse essere chiaroveggenti per comprenderla, ma bisogna esercitarsi in un tale pensiero che non sia legato al cervello fisico. E quello che c’è nella letteratura antroposofica, quello che con il buon senso—e questo non è legato al cervello, solo il corrotto senso materialistico è legato al cervello—quello che con il sano senso umano può essere imparato, quello allena gradualmente un tale pensiero, un tale sentimento, un tale volere, in modo che questo pensiero e sentimento e volere siano all’altezza degli eventi corrispondenti del presente. Potete recepire questo come volete, ma è così: Quello che il presente ci chiede non è comprensibile attraverso lo strumento del corpo fisico: Questo deve essere compreso attraverso lo strumento del corpo eterico, di quel corpo che è il corpo formatore di forze che sta alla base del corpo fisico.

Il mondo spirituale che irrompente, che vuole rivelarsi all’umanità, in realtà si rende evidente solo in sentimenti molto inconsci per gli uomini. Gli uomini hanno una tremenda paura di questo. È veramente solo una scusa quando gli uomini dicono di non comprendere la scienza dello spirito. La verità è che hanno paura del mondo spirituale che si rivela. Solo perché gli uomini non vogliono confessare questa paura del mondo spirituale, dicono di non comprendere la scienza dello spirito, o che non è logica, o che scelgono come scusa qualcos’altro. In verità hanno paura di questo, e perciò scelgono anche tutto il possibile per sfuggire ai grandi e potenti problemi. Come sono contenti gli uomini quando possono sfuggire ai grandi compiti, agli enigmi della vita presente! Si sarà forse parlato da una parte o dall’altra di importanti problemi del presente,

ma la gente lo ha trovato sgradevole. Poi però si sono guardati i drammi di Ibsen, in cui è accaduto qualcosa dei grandi problemi del presente. Ma la gente non ha bisogno di credervi, perché era «solo» arte. L’irrompere del mondo spirituale nel mondo fisico era spiacevole alla gente quando se ne parlava direttamente. Anche Björnson ha elaborato tali cose nei suoi drammi; ma non si ha bisogno di credervi, era «solo» arte. Prendere sul serio queste cose, di questo gli uomini avevano una tremenda paura. E di nuovo: le opposizioni di classe, l’abisso tra le classi dirigenti e le classi proletarie si allargava sempre più. Enigmi emanavano dalla questione sociale. Se ne parlava, ed era sgradevole. Ma la gente andava al teatro e si guardava i «Tessitori» di Hauptmann; allora non doveva assumervi una posizione seria, ma poteva agitarsi un po’ interiormente per gli abissi che esistevano nell’umanità, ma non doveva assumere una posizione, perché era «solo» arte e così via. La gente fuggiva verso qualcosa che non doveva prendere sul serio. Questa è una caratteristica della psicologia dei tempi. Ma che cosa si nasconde dietro questa caratteristica della psicologia dei tempi? Si nasconde dietro questo il fatto che gli uomini avrebbero dovuto sforzarsi, dalla tendenza della rivelazione del mondo spirituale, di prendere sul serio certe cose che non possono essere comprese con lo strumento del corpo fisico, che possono essere comprese solo attraverso forze immaginative, così come l’arte stessa può essere compresa solo attraverso forze immaginative. Il corpo fisico dell’uomo è costruito come un prodotto della natura, il corpo eterico dell’uomo è costruito come un prodotto artistico, come una vera scultura, solo che è in continuo movimento. E quello che l’uomo per suo piacere assume nella contemplazione artistica deve condensarsi, deve illuminarsi, deve diventare contemplazione seria: Immaginazione, Ispirazione, Intuizione. Allora l’uomo comprende quello che vuole oggi rivelarsi a lui. Perché dietro gli eventi attuali si nasconde quello che può essere compreso solo spiritualmente. Si dovrebbe profondamente sentire e percepire come quello che come una rivelazione spirituale vuole irrompere nel mondo presente può essere compreso solo attraverso la scienza dello spirito stessa, cioè attraverso quel pensiero e sentimento e quegli impulsi di volontà interiore che possono essere allenati attraverso la scienza dello spirito, che si muovono nella stessa regione in cui, in modo non-serio, come puro riflesso, si muove l’artistico.

Ho cercato di tempo fa di indicare su un campo quella cosa che è urgentemente necessaria al presente. È naturalmente non compresa dal banausesimo, dalla filisteria della nostra scienza, dall’orrendo mostro di quello che oggi è la scienza universitaria ufficiale. Nel mio «La Filosofia della Libertà» apparso nel 1894 ho intitolato un capitolo «La Fantasia Morale». Dal punto di vista della scienza dello spirito si potrebbe anche dire: gli impulsi morali immaginativi. Volevo indicare che quel campo che altrimenti è colto solo artisticamente nella fantasia deve ora essere colto nel serio dall’umanità, perché quello è il gradino che l’uomo deve salire per ricevere in sé il soprasensibile, che non è colto dal cervello. Volevo almeno per quanto riguarda l’afferrare il morale agli inizi degli anni novanta indicare che viene il momento di afferrare seriamente il soprasensibile. Queste cose dovrebbero essere oggi sentite. Dovrebbe avere il sentimento che i pensieri, gli impulsi interiori dell’anima che si sono portati fino alla catastrofe della guerra mondiale e fino al tempo della trasformazione sociale, da allora in poi non sono più utilizzabili, che si hanno bisogno di nuovi impulsi. Se oggi si viene con un nuovo impulso, questo nuovo impulso è allora il meno compreso di tutti. Perché si viene con un impulso che vivamente è stato tratto dal mondo spirituale come rimedio contro i mali dei nostri tempi. Da una parte le persone strillano, dall’altra parte strillano, e tutto stride insieme in un coro dall’estrema destra all’estrema sinistra e trova che tutto questo è qualcosa che non si comprende. Naturalmente non si comprende se si vuol rimanere alle vecchie forme di pensiero. Ma oggi è necessario che non rimaniamo alle vecchie forme di pensiero, bensì che

trasformiamo e riformiamo tutta l’anima interiormente. Tutte le rivoluzioni esterne—e possono essere così conformi al desiderio dell’uno o dell’altro partito o classe—si avvieranno nel più pessimo vicolo cieco e porteranno la più terribile miseria sull’umanità se queste esteriori movimenti rivoluzionari di oggi non sono illuminati dalla rivoluzione interiore dell’anima che si svolge nel disporsi da parte dell’immersione nella visione puramente materialistica del mondo e procedendo verso l’accoglienza dell’onda spirituale che come una nuova rivelazione vuole irrompere nello sviluppo dell’umanità. La rivoluzione dalla materia allo spirito, questa è l’unica rivoluzione salutare, e tutte le altre rivoluzioni sono solo le malattie infantili—è la scarlattina, è il morbillo del precursore di quello che vuol generarsi come salutare nell’emergere dello spirito nel presente.

È necessario un forte proposito interiore oggi per essere all’altezza di quello che il presente richiede all’uomo. E consideriamo seriamente che è un mondo spirituale che vuole irrompere nel nostro, che da noi è richiesto: siano presenti forze spirituali dalle quali dovremmo dipendere nei nostri propositi, nelle nostre azioni, in tutto il nostro pensiero. Questo è quello che è richiesto! In un tale tempo molte cose si trasformano. Allora mi è permesso di nuovo indicare un sintomo che, se espresso, di nuovo suonerà paradossale, che però, interiormente contemplato spiritualmente, è della più grande importanza. Abbiamo, lo sappiamo dalla scienza dello spirito, oltre al nostro corpo fisico e il nostro corpo eterico—del quale vi ho appena parlato come di uno strumento che ci diviene necessario per una certa contemplazione spirituale di quello che altrimenti è solo un riflesso nell’arte—abbiamo inoltre il vero elemento animico in noi. Si può dire corpo astrale, o come lo si voglia nominare. Questo è quello che è ancora essenzialmente più spirituale del corpo eterico, questo è quello da cui l’uomo naturalmente durante il tempo del suo sviluppo fisico si è ancora più allontanato che dal suo corpo eterico. Perché il corpo eterico ha, come fondamentale per il corpo fisico, una sorta di forma-immagine, se anche è un’immagine che è in continuo movimento; ma il corpo astrale è veramente senza forma. E se se ne parla, si parla solo di un’immagine, di cui si sa che l’immagine solo lo deve rappresentare, perché in verità è senza forma. Questo corpo astrale si è—questo processo si svolge da tre a quattro secoli—nell’uomo moderno molto trasformato. Gli uomini del passato avevano un corpo astrale ancora permeato, penetrato da spiritualità, da tutto genere di forze spirituali; e quello che gli uomini avevano in sensazioni spirituali, in impulsi spirituali nella vita, questo veniva da questo elemento spirituale che era nel corpo astrale. Ora i corpi astrali sono divenuti veramente vuoti. Sono strangamente vuoti. E sono vuoti perché nel tempo in cui da fuori, si vuole rivelare con potenza il mondo spirituale, l’uomo questo mondo spirituale esteriore dovrebbe accogliere. Perciò il suo corpo astrale è gradualmente divenuto vuoto. Deve di nuovo riempirsi con quello che esternamente si rivela. Questo ha un’azione completamente determinata sull’uomo. E ora giungere al fatto che—come ho già detto—se si esprime, suonerà abbastanza paradossale, proprio come il volto melanconico del bambino. Ma è comunque un fatto.

Il fatto più importante nella storia della genesi della catastrofe della guerra mondiale, per quanto questa storia della genesi si è svolta a Berlino, ricade sul 1° agosto tra il pomeriggio e la sera, circa tra le quattro del pomeriggio e le undici o dodici di notte. Vari uomini vi erano coinvolti, naturalmente uomini della contemporaneità materialistica. Questo è il momento più sfavorevole che oggi possa esservi per un’anima umana, quando essa deve formulare propositi, se questa anima umana formula questi propositi da disposizione materialistica. Perché siamo entrati in un momento molto, molto importante dello sviluppo dell’umanità. L’uomo di oggi non può affatto formulare propositi ragionevoli, se lui—per strano che suoni, ma è una verità, e l’umanità lo riconoscerà sempre più come una verità da fatti esterni—se non li acquisisce fin dalla mattina presto. Non ha bisogno di averli allora nella coscienza.

Ma nell’inconscio l’uomo durante la notte vive quello che il giorno successivo può sperimentare. Non è ancora a quel punto che lo possa prevedere profeticamente, ma su questo non dipende. Se però intorno alle quattro e mezzo, alle sei di mattina si alimenta un pensiero—l’hai già avuto durante la notte, si presenta di nuovo in te. Se invece si presenta un pensiero che non è già stato formulato durante la notte, che è tirato fuori dagli eventi del giorno, allora per l’uomo di oggi non potrà più essere un pensiero ragionevole. L’uomo di oggi è precisamente rimesso, ai suoi impulsi più importanti, di attingere dal mondo spirituale. Gli impulsi più importanti per l’uomo non provengono affatto dal mondo fisico. Noi siamo, per così dire, oggi rimessi a essere irragionevoli, se non portiamo con noi i propositi, se non appeliamo a questo stare insieme con il mondo spirituale. Se il nostro corpo astrale durante la notte, quando è libero, al di fuori del corpo fisico e del corpo eterico con il mondo spirituale insieme, allora accade in lui il più essenziale, allora è preparato più di quanto fossero i nostri antenati per la ragionevolezza del giorno. Sacro quindi dovrebbe essere per l’uomo di oggi il momento del risveglio, perché dovrebbe sentire: Io vengo dal mondo spirituale, io entro nel mondo fisico. E tutto il bene, tutto ciò che mi rende capace di essere un uomo ragionevole, l’ho ottenuto attraverso l’intercorso con il mondo spirituale dall’addormentarsi al risveglio, l’ho ottenuto attraverso l’intercorso con i morti che ho conosciuto nella vita, che sono morti prima di me, in breve, attraverso l’intercorso con coloro che ora non sono in un corpo fisico, allora lo ho sperimentato quando con loro sono insieme nel mondo puramente spirituale. E da questa esperienza nel spirituale dovrei trarre la sensazione fondamentale della santità del momento del risveglio. Allora questa sensazione fondamentale mi spargerà durante il giorno la possibilità di dire di una cosa: Mi aiuta qui un impulso spirituale—e di un’altra: Qui non mi aiuta nulla, tutto resta non deciso, questo deve essere deciso domani.

Questo è una sorta di modo di condurre la vita spiritualmente, quando si conti veramente sui fattori spirituali. Naturalmente, con fattori spirituali non contano gli uomini nell’epoca materialistica, perché sono sempre «intelligenti». Credono che con lo strumento del corpo fisico hanno tutto quello di cui hanno bisogno per essere intelligenti. Non appelano a quello che potrebbe diventare loro quando sono separati dal corpo fisico e nel loro corpo astrale con il mondo spirituale insieme. Soltanto e unicamente la volontà di condurre la vita spiritualmente, la volontà di lasciar giocare propositi spirituali, impulsi spirituali in quello che facciamo nel fisico, può rendere veramente sana l’umanità di nuovo.

Questo è quello che l’uomo oggi veramente dovrebbe profondamente considerare. Perché la visione antroposofica del mondo non può consistere nel fatto che noi accogliamo una somma di concetti astratti, li consideriamo come una sorta di catechismo secondo i loro contenuti astratti, e poi siamo soddisfatti di avere una visione del mondo diversa da quella degli altri. No, la visione antroposofica del mondo deve consistere nel fatto che il nostro intero pensiero diviene un altro, che il nostro intero sentimento diviene un altro, che interiormente quel grande momento del risveglio nello spirito entra in noi, così che sappiamo: Dobbiamo lasciar illuminare la nostra vita dallo spirito. E la sventura dell’umanità presente è venuta dal fatto che il rifiuto della volontà di accogliere lo spirituale è stato portato al massimo. Mai da ragioni così esteriori, da ragioni così puramente materiali è sorto un evento come questa catastrofe della guerra mondiale. E perciò è diventata anche la più terribile. Da essa l’uomo dovrebbe imparare che dal suo precedente pensare, sentire e volere è stato spinto in questa catastrofe e non ne uscirà più—se anche assumerà forme diverse—finché non compia la trasformazione interiore, la metamorfosi interiore della sua anima con audace forza di proposito.

I fatti che vi ho presentato sono fatti: l’oscurità malinconica nei volti dei bambini, la necessità di usare il nostro corpo eterico per la comprensione del mondo, e la necessità per i nostri impulsi di volontà di appellarsi al momento del risveglio, a quello che in noi arde per così dire come un resto di quello che rimane dal sonno precedente. Questo

lasciar giocare lo spirito è quello che è necessario e diviene sempre più necessario per lo sviluppo dell’umanità del futuro. Che si comprenda che la visione antroposofica del mondo non deve essere una sensazione per pigri oziatori dell’anima—e gli odierni mistici sono spesso nulla di diverso che pigri oziatori dell’anima—che non è qualcosa che offre come un dessert della vita, un piacere di vita esteriore fisica, bensì che è qualcosa che è connesso con gli impulsi più profondi della nostra cultura. Questo dovrebbe essere compreso. E anche che questa nostra cultura non può guarire se non è fecondata da visione antroposofica del mondo. Questo dovrebbe oggi incidersi profondamente nell’anima, quando si è conosciuta la visione antroposofica del mondo.

Con questo ho voluto caratterizzarvi, da un certo punto di vista, in quale momento della decisione dello sviluppo mondiale noi propria-mente stiamo. Certo, è facile condannare come pazzia quelle cose che oggi devono necessariamente essere dette, se si giudica dai pensieri del tempo. Gli uomini credono di essere cristiani e non hanno nemmeno compreso la parola che quello che è saggezza davanti agli uomini è spesso follia davanti a Dio, e che tutta la follia e forse pazzia e stoltezza davanti agli uomini potrebbe tuttavia essere saggezza davanti a Dio, proprio come altrimenti gli uomini oggi facilmente dimenticano gli impulsi interiori delle cose e volentieri si attengono all’esteriore della frase. Se oggi si parla agli uomini e dopo ogni quinta parola si dice la parola «Cristo» o «Gesù» o «Cristo», allora si parla «cristianamente», anche se si dice altrimenti qualcosa di molto non-cristiano. Se però si intende di proclamare quello che il Cristo oggi ci pone nell’anima e nello stesso tempo si considera quella parola assunta nel cristianesimo: «Non pronuncierai il nome di Dio invano», allora la gente lo tiene per non-cristiano. Perché la gente racconta i Dieci Comandamenti, pronuncia il nome di Dio ogni istante invano e per il pronunciare di questo nome si tiene per particolarmente cristiana. Allo stesso modo si è tenuti per non propriamente «tedeschi» se non si porta sempre la parola «tedesco» sulla lingua. Oggi

è il più importante che si comprenda come le più profonde forze dell’elemento popolare tedesco negli ultimi trent’anni sono state calpestate e devono essere di nuovo innalzate proprio attraverso un approfondimento spirituale.

Guardiamo verso l’Occidente e troviamo una cultura che si vuol completamente materializzare, una cultura che ha però una certa sicurezza interiore dell’istinto e perciò non può affogare nel materialismo. E guardiamo verso l’Oriente e troviamo una cultura che disprezza tutto l’Occidentale e anche noi, perché questa cultura orientale si mantiene ancora presso un’antica spiritualità, presso un’antica spiritualità e la rinnova in una certa maniera. E noi stiamo in mezzo e siamo incaricati di trovare il diritto cammino tra il materialismo occidentale e lo spiritualismo orientale, ma per noi non adatto. E dovremmo divenire consci nella metà d’Europa del grande sentimento di responsabilità—e anche divenire consci di come questo sentimento di responsabilità ci è andato perso negli ultimi decenni. La vita spirituale, che cosa è diventata? Un’appendice della vita dello stato, un’appendice della vita economica. Lo stato come amministratore della vita spirituale, in particolare della scuola, ci ha rovinato la vita spirituale. La vita economica come il datore di pane ce l’ha ulteriormente rovinato. Abbiamo bisogno di una vita spirituale libera, perché solo a una vita spirituale libera possiamo veramente infondere quello che il mondo spirituale vuole rivelare all’umanità. Questa onda della vita spirituale, questa deve scendere! Al servitore dello stato, al professore di stato e a colui che nella vita spirituale è il servo della vita economica, non si rivelerà mai; soltanto a colui che lotta quotidianamente con la vita spirituale, che sta dentro nella libera vita spirituale. Lo sviluppo dei tempi stesso chiede la liberazione della vita spirituale da legami di stato e economici.

Queste cose, che oggi sono anche proclamate in un’altra forma attraverso il programma della «triarticolazione dell’organismo sociale», queste sono oggi il cristianesimo, queste sono rivelazioni spirituali vestite in forme esteriori. Queste sono quello che gli uomini hanno bisogno, quello che soltanto e unicamente offre la reale base e la reale

possibilità per il ripensare e il riottenimento, quello che è così necessario all’umanità. Abbiamo dovuto condurre guerra con una terra che ha una vita politica istintiva di alta perfezione ed ha da lungo una molteplicità di colonie e il suo industrialismo in connessione con le colonie. Abbiamo condotto guerra come un paese che aveva un industrialismo ancora sorgente, che voleva avere colonie. Avremmo avuto bisogno di spirito per questo sforzo, e nessuno ha più commesso il peccato contro lo spirito che quello che era dirigente nella vita economica negli ultimi tre decenni in Germania. Perché il programma era: il rifiuto della vita spirituale, l’abbandonarsi al mero caso, al caso non-spirituale. Come se lo spirito del mondo proprio al popolo tedesco avesse voluto dare la più grande lezione attraverso l’imposizione della più grande prova, così è. A questo popolo dovrebbe essere mostrato che senza lo spirito non funziona. E questo popolo dovrà comprendere che senza lo spirito non funziona. Ma sembra che gli riesca difficilmente il comprendere che senza lo spirito non funziona, perché è ancora incline a condannare tutto il resto piuttosto che la non-consapevolezza di una responsabilità verso lo spirito. Le cose che si svolgono in questi nostri giorni su questo campo in modo così pietoso, il non-divenire-consci di come i men sono poco idonei a guidare il destino del popolo tedesco, il quale è stato loro affidato di fronte all’Occidente, come insensata è questa intera spedizione da parte degli uomini coinvolti, e la volontà di non provare, di non guardare a quello che accade, questo è ancora un segno del sonno delle anime, che avrebbero da lungo detto a se stesse: Quello che si è presentato a Versailles, da noi inviato, è inadatto, inadatto nella massima misura, per comprendere il presente momento storico-mondiale. Ma queste cose si giudicheranno nel modo giusto soltanto quando si diviene consci della responsabilità verso lo spirito, quando si riconoscerà che ci si vive nel momento più grande storico-mondiale, e che si ha l’obbligo di non prendere le cose alla leggera in generale, bensì di prenderle seriamente. Ma può oggi parlare e parlare su certi campi, non serve

a nulla ed è più comodo dire che quelli che sono stati messi nei loro posti lo faranno comunque. Quelli che con i vecchi pensieri oggi sono messi nei loro posti, siano essi vecchi aristocratici, aristocratici decadenti o socialisti marxisti che non sanno nulla del mondo, al massimo hanno assorbito qualcosa del «Capitale» di Marx*, siano essi questo o quello: se non trovano la volontà di compiere quella grande riorientamento delle anime verso nuovi pensieri, non ne risulta alcun bene. La rivoluzione del 9 novembre 1918 non era una rivoluzione. Perché quello che è cambiato è solo la stucco esteriore. Quello che è cambiato si presenta più fortemente presso quelli che portano il stucco esteriore al posto di quelli che lo portavano prima, ora lo portano su di sé. Queste cose vogliono essere viste nei loro fondamenti. Ma per questo abbiamo bisogno di pensieri. A questi pensieri si deve avere la buona volontà, e questa buona volontà viene solo se la si allena nell’occuparsi con il mondo spirituale. Perciò questo occuparsi con il mondo spirituale è quello che oggi è il solo vero balsamo che l’umanità ha bisogno.

Questo volevo una volta, dopo che ci era data la possibilità di nuovo di parlarci insieme, nella forma in cui deve apparire oggi di fronte agli eventi dei tempi, sviluppare di fronte a voi, portare nelle vostre anime, così che all’interno del nostro movimento antroposofico sempre più e più e in sempre più ampi cerchi sorga quello sforzo, che non solo all’individuo può dare il benessere dell’anima, bensì può portare frutti alla vita culturale dell’intera umanità.

Con mia intima soddisfazione vedo quanti più amici del nostro movimento antroposofico qui sono seduti che un anno fa. Che lo spirito vibrante nello sviluppo mondiale e dell’umanità di oggi faccia sì che in ogni anno un afflusso altrettanto grande, o un afflusso molto più grande abbia luogo. Perché in quante più anime umane questo spirito pone la convinzione del nuovo pensare, sentire e volere e del nuovo sentimento di responsabilità, tanto meglio sarà.

6°La nuova configurazione sociale e l'esperienza estetica

Berlino, 12 Settembre 1919

Oggi, quando per la prima volta in questo spazio mi trovo a parlarvi di cose antroposofiche, prima di ogni altra cosa desidero esprimere un sentimento di gratitudine verso quegli amici cari che nel periodo in cui io stesso non potevo dimorare qui a Berlino si sono dedicati con devozione all’allestimento di questi spazi, che dovrebbero servire alle nostre considerazioni e ai nostri lavori antroposofici. È vero che oggi l’anima umana deve soprattutto rivolgere la propria attenzione ai grandi, immensi eventi che accadono nel corso del mondo e nello sviluppo dell’umanità. Questi grandi e immensi eventi e rivolgimenti del presente ci impegnano talmente nel nostro volere, se vogliamo comprendere la nostra posizione di uomini entro il corso della storia universale, che non possiamo, come talvolta accadeva in periodi anteriori, in epoche che almeno apparivano più tranquille, dedicare la medesima attenzione ai belli eventi esteriori come all’allestimento di uno spazio come questo, che dovrebbe essere votato a scopi ideali, a scopi spirituali, in modo che in esso cooperino gli uomini nella loro vita sociale. Ma se si riflette correttamente sulla cosa, tuttavia esiste un certo nesso fra i grandi eventi che attualmente percorrono il mondo e un allestimento di questo genere. Infatti, secondo le grandi e significative rivendicazioni dello sviluppo storico dell’umanità stessa, dovrà necessariamente accadere che ciò che gli uomini hanno sempre cercato di bello, di artistico per la loro vita privata individuale, sempre più dovrà trasformarsi verso quegli spazi nei quali gli uomini non operano in modo egoista individuale, bensì cooperano socialmente. Si comprenderebbe male quali siano gli obiettivi futuri che si propongono nella sviluppo dell’umanità se si volesse giudicare da ciò che talvolta oggi sembra annunziarsi. Il movimento sociale del presente non solo porta talvolta un carattere «più democratico» — la cui natura effimera si può penetrare soltanto nel giusto senso per non disconoscere ciò che risiede in questo movimento, al di là di questo carattere più democratico — bensì questo movimento sociale reca con sé anche qualcosa che potrebbe mettere in spavento gli uomini: il bello, ciò che come artistico percorre la nostra cultura terrena, potrebbe non trovare in futuro la medesima comprensione di un tempo, quando circoli materialmente privilegiati potevano dedicarsi a questa coltivazione del bello.

Un periodo di transizione può condurre a ciò che la ricettività per il bello si ritiri alquanto. Ma proprio se veramente avrà luogo una configurazione più sociale della nostra vita, allora sarà indispensabile che anche l’evento esteriore spaziale, quello temporale sia adattato al gusto, al bello; altrimenti l’umanità decadrebbe nel banausismo e nella filisterismo. Così, in certo senso, possiamo considerare proprio la semplicità della bellezza che i nostri amici hanno cercato di adattare a questi spazi, a ciò che qui dovrà essere coltivato di cose serie della vita, come qualcosa di simbolico per i grandi eventi che percorrono il nostro tempo. E da tali sentimenti ritengo di parlare in armonia con voi tutti quando in questa epoca seria, per un lavoro come quello che qui è stato compiuto, anche nel senso di questa epoca esprimiamo ai nostri amici la riconoscenza più cordiale. Sarebbe anche una convinzione errata se si volesse giudicare ciò che nella presente si prepara come se attraverso i cosiddetti «eventi oggettivi» nel mondo il valore della personalità e il valore di ciò che proviene dal personale, dall’individuale, potesse diminuire. Non accadrà così. Solo i secoli fino alla fine del diciannovesimo, gli ultimi tre o quattro secoli, hanno operato in certo modo così che nello sviluppo complessivo dell’umanità sembra giustificato considerare l’uomo piuttosto come un ingranaggio nel meccanismo universale del mondo. L’incarico per il prossimo futuro sarà già che l’uomo si emancipi da questo meccanismo universale. Perciò si può già dire: anzitutto il grande movimento del presente reca per lo più un carattere completamente egoistico. Certamente, si aspira al socialismo, ma da impulsi e istinti completamente antisociali. Non lo si deve fraintendere: essenzialmente aspiriamo oggi al socialismo proprio perché gli uomini sono divenuti così antisociali nel loro sviluppo animico, nella loro costituzione animica. Se il sentire sociale fosse più ovvio, non avrebbero bisogno di esistere tanti programmi socialisti; questi sono in certo modo provocati soltanto dalla reazione contro il sentire e il provare antisociale degli uomini. Ma proprio in un tempo in cui — perché le cose sono così non chiarite — il sociale deve nascere dall’egoistico e dall’antisociale, proprio in un tale tempo, la vista di ciò che è stato compiuto con nobile dedizione disinteressata a una cosa ideale da sentimenti umani genuini, veri, disinteressati, esercita un’azione molto speciale. E sarà bene se non celebriamo in modo esteriore una festa in questa epoca seria, bensì se rivolgiamo i nostri pensieri a ciò che ho appena espresso: quanto sia prezioso trovare, accanto alla ricerca egostistica radicale del nostro tempo, la possibilità che sia creato qualcosa come è stato creato qui — per quanto su piccola scala — per lavori ideali, spirituali. E così mi appare anche oggi la cosa più festiva: intraprendere considerazioni che da un lato devono collegarsi con la serietà dell’epoca, affinché da questa serietà ricaviamo quei sentimenti che forse potranno accompagnarci attraverso i lavori che qui dovranno essere coltivati in questi spazi, finché per le circostanze dei tempi potremo coltivarli in questi spazi, e se dall’altro lato lasciamo agire su di noi pensieri che, poiché strettamente connessi allo sviluppo dell’umanità, potranno essere degni e meritevoli di accompagnarci spesso e spesso attraverso l’anima ogniqualvolta entriamo in questi spazi, partendo dagli incarichi ai quali questi spazi devono servire.

Se guardiamo il nostro tempo in senso critico — non critici in modo malevolo, ma comunque criticamente — allora non saremmo veritieri se ci volessimo ingannare riguardo alle numerose correnti di decadenza che regnano su tutti i campi della vita in questa epoca. Se consideriamo il nostro tempo odierno, allora per non perdere la serietà della vita non dobbiamo dimenticare quanto ciò che l’uomo di solito porta oggi nella sua coscienza — così lo porta che lo esprime a parole — quanto sia lontano da ciò che interiormente è vero e reale. Perfino il sentimento di quanto la parola che oggi pronunciamo si allontani sovente dalla verità, perfino questo sentimento è andato perduto per molti nostri contemporanei, e al posto dell’efflusso elementare della verità dall’anima umana si è insediato — possiamo dirlo — lo stereotipo mondiale. In che cosa si caratterizza soprattutto lo stereotipo? Si caratterizza per il fatto che gli uomini parlano senza che la parola che esce dalla loro bocca sia interiormente connessa — ed è solo interiormente che può essere connessa — alla fonte della verità. Basta che consideriamo ciò che nel corso degli ultimi quattro, cinque, sei anni è stato compiuto come manifestazione di generale falsità attraverso il mondo, e non potremo dubitare che attraverso ciò l’allontanamento del mondo dalla vera realtà sia divenuto grande, abbia condotto allo stereotipo mondiale e, se niente vi si opponesse, continuerebbe sempre più. E in realtà niente ha potuto prosperare nei tempi moderni se non insieme alla crescita dello stereotipo, della falsità, la tolleranza verso questa falsità, la propensione alla falsità. Dovunque oggi si incontri lo stereotipo, si incontra anche quell’atteggiamento umano di tolleranza verso la falsità e il suo affermarsi. Questi tolleranti si chiedono infatti sempre: Cosa intendeva quella persona? Non aveva forse le migliori intenzioni? Non credeva forse di agire con le migliori intenzioni? — E quanto poco di fronte a questo prevale il consapevole sentimento di verità, che chi apre bocca è obbligato di sottoporre a seria verifica i fondamenti di un’affermazione e di astenersi dall’affermare prima di aver verificato. Deve venire il tempo in cui non sia sufficiente poter dire di una persona: ha inteso bene — quando ha proferito una falsità. Il tempo deve piuttosto venire nel quale gli uomini sentano il più intenso senso di responsabilità nel verificare la verità, e che essi stessi allora, se scoprissero di aver affermato in buona fede qualcosa che non corrisponde ai fatti, non potessero perdonarselo, bensì fossero consapevoli del fatto che per la conoscenza oggettiva del mondo è indifferente se soggettivamente crediamo di aver detto la verità o meno, ma che per la conoscenza oggettiva del mondo non è affatto indifferente se in un singolo caso diciamo qualcosa che nel senso oggettivo sia vero, cioè corrisponda ai fatti, o qualcosa che non corrisponda ai fatti. Proprio di fronte alla serietà dell’epoca si dovrà imparare cosa sia veramente lo stereotipo.

Oggi molti uomini hanno il sentimento — non sono chiari a se stessi — che ci si dovrebbe permettere di affermare ciò che risulta gradevole. Lo si è potuto osservare e si può osservare ulteriormente particolarmente nella posizione che molte persone hanno assunto verso gli eventi del tempo. Qualcosa di serio è passato davanti a noi. Gli uomini giudicano questo serio soltanto come risulta loro gradevole, non secondo l’importanza che ha per lo sviluppo complessivo dell’umanità. Abbiamo avuto fra i nostri contemporanei persone che stettero al centro di ciò che è accaduto negli ultimi quattro o cinque anni, persone che dalle circostanze furono spinte in posizioni dirigenti riguardo al corso della storia universale. Queste persone, il destino le ha colpite! Ma quanto pochi uomini sono disposti a formarsi un giudizio obiettivo su ciò che veramente è accaduto. Quanto pochi sono disposti a chiedersi per quale selezione, per quale scelta furono portate in posizioni dirigenti proprio le personalità dirigenti nel momento decisivo, a danno dell’umanità. Ma niente è oggi così necessario quanto lavorarsi attraverso tutte le opinioni soggettive verso una certa obiettività riguardo a queste cose. Molti credono che oggi sia facile dire la verità. Non è facile dire la verità, perché la verità oggi ha così tanti nemici, e perché chi la dice ovviamente si consuma molto rapidamente. Infatti la verità oggi è molte volte presa male.

Ho dovuto negli ultimi mesi, poiché mi è stato spesso detto che ciò che sostengo nel campo sociale sia così difficile da comprendere; non si potrebbe capirlo, ho dovuto ripetutamente sottolineare che effettivamente la comprensione proprio di questo impulso sociale rende necessaria un’altra disposizione animica di quella che ha regnato nell’Europa centrale, in particolare negli ultimi quattro o cinque anni e anche già molto prima, ma negli ultimi quattro o cinque anni giunse particolarmente al suo culmine. In quegli ultimi quattro o cinque anni le persone hanno compreso molte cose; hanno compreso cose che io sinceramente non ho compreso. Si poteva trovare presso molti, incorniciato in bei quadri, ogni sorta di massime; le persone le hanno comprese. Con retto senso di verità non si potevano comprendere simili massime, ma gli uomini le hanno comprese. Perché era loro ordinato che le comprendessero: il comando veniva dal Grande quartier generale. Allora comprendevano tutto. Ora però sono necessarie le cose che non si comprendono per obbedienza, bensì dalla propria libera anima. Questo forse gli uomini prima ancora devono riacquistare. Gli ultimi quattro o cinque anni hanno mostrato seriamente che gli uomini devono riacquistarlo. E di fronte a ciò che gli uomini negli ultimi quattro o cinque anni si sono abituati, sinceramente non è un dovere gradevole dire la verità, primo perché la verità è seria, e poi perché gli uomini la prendono così male.

Verranno tempi che guarderanno a questa nostra epoca in modo molto particolare. Ma gli uomini nel presente hanno ancora molti altri doveri di quanti ne avevano nel prossimo passato. Perciò già oggi ci si deve in certo senso formare una rappresentazione di come i tempi futuri guarderanno a ciò che accade nella nostra epoca.

Gli uomini dovranno imparare, nel nostro tempo, a rivolgere di nuovo lo sguardo, lo sguardo spirituale, ai grandi rivolgimenti, ai grandi impulsi del divenire umano sulla terra. Un tale grande rivolgimento ha iniziato a metà del quindicesimo secolo dell’era cristiana. Noi lo chiamiamo nella nostra scienza dello spirito orientata antroposoficamente l’inizio del quinto periodo culturale postatlantico, e sappiamo che rispetto al precedente, il periodo culturale greco-latino, che iniziò nell’ottavo secolo precristiano e terminò nel quindicesimo secolo della nostra era, porta un carattere del tutto diverso. Gli uomini, attraverso ciò che oggi hanno consegnato come invenzione convenzionale e che chiamano storia, non guardano alla straordinaria differenza tra gli stati animici dell’uomo circa il decimo secolo e quelli dei secoli che hanno inizio dalla metà del quindicesimo. Nuove disposizioni animiche e costituzioni animiche si sono riversate nell’umanità, e possiamo comprendere solo ciò che è veramente penetrato nello sviluppo dell’umanità se rivolgiamo lo sguardo animico alle forze che operano nel corso della storia umana stessa, alle forze come esse operano ad esempio nel rivolgimento a metà del quindicesimo secolo. Nel nostro tempo — sono già passati alcuni secoli dalla metà del quindicesimo — va in certo modo in crisi ciò che nel quindicesimo secolo si è riversato sull’umanità civilizzata, ciò che si è sviluppato lentamente fino a ora e ora si trova in un momento decisivo, perché la consapevolezza umana deve afferrare questo momento decisivo.

Oggi è il tempo nel quale l’uomo — in quale modo lo farà, ne parleremo ancora — deve accogliere nella sua consapevolezza: qui sto entro il corso della storia terrena come uomo, e fuori di me ci sono i tre regni della natura, il regno animale, il regno vegetale, il regno minerale. Ma se l’uomo oggi enuncia questo enunciato, allora dal punto di vista della consapevolezza attuale, della consapevolezza del quinto periodo postatlantico, dice soltanto una mezza verità. L’uomo che prima di questo periodo viveva poteva ancora dire: fuori di me ci sono il regno animale, il regno vegetale e il regno minerale, perché intendeva qualcosa di diverso di ciò che intende la consapevolezza di oggi. L’uomo dell’antichità intendeva il regno animale, il regno vegetale e il regno minerale così che lo spirituale operasse in questi regni. All’uomo odierno questa consapevolezza è venuta meno. Deve riacquistarsela osservando i tre regni e sapendo: così come siamo articolati verso il basso ai tre regni, al regno animale, vegetale e minerale, così siamo articolati verso l’alto ai tre regni degli Angeloi, degli Arcangeli e degli Archai. E solo allora non diciamo una mezza bensì una verità intera, se non solo diciamo, guardiamo verso il basso ai regni animale, vegetale e minerale, bensì se possiamo anche guardare verso l’alto ai regni degli Angeloi, degli Arcangeli e degli Archai. Come il nostro corpo fisico ha un certo rapporto al regno animale, vegetale e minerale, così anche il nostro spirituale-animico a ciò che i tre gerarchi sopra di noi costituiscono. Ma proprio nel nostro tempo accade che, mentre da un lato alteriamo il rapporto ai tre regni della natura, alteriamo anche il rapporto ai tre regni delle gerarchie che stanno sopra l’uomo. A questa cosa seria dello sviluppo dell’umanità desidero richiamarvi oggi, e nel mantenere ciò consacriamo nel miglior modo possibile il festival di consacrazione per questo spazio. Se guardiamo indietro a ciò che si è svolto nello sviluppo dell’umanità nei periodi anteriori, che si concludono in certo modo a metà del quindicesimo secolo, allora dobbiamo dire, se per il momento asteniamoci dalle gerarchie superiori: Gli Angeloi, gli Arcangeli e gli Archai si sono sempre occupati dell’uomo, si sono occupati dell’uomo in quanto egli passa la sua esistenza fra la morte e una nuova nascita, ma si sono anche occupati di lui in quanto passa la sua esistenza su questo piano terreno. Ma l’occupazione degli esseri di queste tre gerarchie con l’uomo ha trovato in certo senso una conclusione nella nostra era. Fra le molteplici attività cui si sono dediti gli esseri di queste tre gerarchie, ce n’è questa: collaborare alla formazione che giace alla base della fisica organizzazione dell’uomo terreno. Entriamo attraverso la nascita nella nostra esistenza fisica, cresciamo in questa esistenza fisica: l’immagine dell’umanità si sviluppa in noi. Questa immagine era in tempi arcaici dello sviluppo dell’umanità del tutto diversa: ha subito molti mutamenti. Vi basta ricordare ciò che risulta se guardiamo indietro all’antico tempo atlantico o anche all’epoca della cultura egizia: gli uomini nel loro costruzione esterna erano ancora diversi. L’immagine dell’umanità si è modificata, e il compito di lavorare su questa immagine era compito degli esseri di queste tre gerarchie superiori. Si può già dire, appartiene ai compiti di questi esseri il lavorare l’immagine dell’uomo in modo che essa prima avesse la forma che mostrava nell’antico tempo lemurico, poi quella che aveva nel tempo atlantico e poi quella che aveva nei periodi postatlantici. Con ciò gli esseri di queste tre gerarchie superiori sono giunti gradualmente ad aver prodotto l’immagine che oggi giace alla base dell’uomo, mediante la trasformazione di forme di immagini più antiche.

Ma ora si presenta la particolarità, e una vera osservazione spirituale dello sviluppo dell’umanità lo mostra: con l’effettiva formazione di questa immagine dell’umanità, gli esseri di queste tre gerarchie nella nostra era sono essenzialmente giunti al termine. Questa immagine dell’umanità, in quanto giace alla base dell’organizzazione fisica dell’uomo, è effettivamente conclusa. Sentite questo fatto significativo: Gli esseri delle gerarchie degli Angeloi, degli Arcangeli e degli Archai hanno operato per millenni e millenni all’elaborazione di un’immagine, e questa immagine è quella secondo la quale l’organizzazione fisica umana si è sviluppata. E viviamo nell’epoca in cui questi esseri delle tre gerarchie superiori si dicono: abbiamo operato all’immagine dell’umanità, ma siamo giunti al termine. Abbiamo posto l’uomo in questo mondo terreno come uomo fisico, e ora abbiamo finito!

Chi nello sguardo spirituale domina questo fatto, sente in particolare come sconvolgente il fatto che l’interesse degli esseri di queste tre gerarchie superiori in questa epoca non solo è diminuito, ma è scomparso per la creazione dell’immagine fisica dell’umanità. Se si guarda ancora indietro all’epoca greco-latina, si trova negli esseri di queste gerarchie superiori un vivo interesse nel conseguimento dell’immagine fisica umana sulla terra. Oggi questi esseri delle gerarchie superiori in realtà non hanno più interesse per questo. Hanno il sentimento di aver fatto il loro per l’uomo fisico sulla terra. Il loro interesse da questo punto di vista è scomparso. Gli uomini potrebbero considerarlo come un fatto particolarmente significativo, che profondamente si incide nella natura umana, se solo si prendessero il tempo e l’ozio per osservare oggi anche i fatti esteriori dello sviluppo dell’umanità. Guardiamo indietro ai tempi anteriori. Da molte cose accadute e che ci sono tramandate così che possiamo giudicarle, possiamo dirci: negli uomini dei tempi anteriori salivano in istintivo modo certi pensieri. Appunto si designano come geniosi quegli uomini nei quali certi pensieri salgono istintivamente. Oggi si crede al massimo che tali pensieri salgono in certi uomini. Oggi vi è ben poco di geniale negli uomini della terra. Perché non salgono più dall’organizzazione corporea le forze del genio, poiché gli esseri delle tre gerarchie superiori non operano più su questa organizzazione corporea. Essi hanno perduto l’interesse per la configurazione corporea dell’uomo.

Ciò rende l’uomo del presente proprio in certa relazione presuntuoso, che in realtà è compiuto riguardo alla sua configurazione corporea. Il resto dello sviluppo terreno non potrà più portarlo al perfezionamento della sua forma fisica terrena. Non si determinerà dal corpo stesso più alcun perfezionamento della sua organizzazione. Ciò che una volta era salito istintivamente geniale nell’anima umana, questo proveniva dal corpo e aveva al contempo, perché era opera divina, una forza organizzatrice sul corpo. Se ad esempio Omero componeva poesia, la componeva con una forza che nel Greco era al contempo una forza organizzatrice, che formava il corpo greco. Ciò che si presenta con una forza così concreta, può presentarsi, ha al contempo forze di formazione del corpo. Ciò che invece oggi si presenta in noi come le leggi naturali che abbiamo stabilito, di cui siamo così fieri, sono in gran parte astrazioni, non ha forza di formazione del corpo. Perciò sviluppiamo pensieri astratti, che non riescono a dominare la vita sociale, e leggi naturali astratte, perché gli esseri delle tre gerarchie superiori non operano più su di noi, perché non abbiamo più pensieri che sorgono in noi che siano organizzatori. La nostra natura animica è divenuta astratta. La nostra anima è in noi di fatto così che è abbandonata dal corpo dalla attività degli esseri delle tre gerarchie superiori.

E questo è ora l’importante, che dobbiamo di nuovo cercare, da noi, il nesso con l’attività degli esseri delle tre gerarchie superiori. Fino a ora questi esseri ci sono venuti incontro come uomini, hanno operato su di noi. Ora dobbiamo operare su noi stessi sul nostro spirituale-animico. E ciò che operamo spirituale-animico, ciò che mediante ricerca geisteswissenschaftliche rivela dalla mondo spirituale, questo diverrà nella nostra anima umana qualcosa che interesserà di nuovo gli esseri delle tre gerarchie superiori. Saranno nei pensieri e nei sentimenti che ricaviamo dal mondo spirituale. Per questo riannoderemmo di nuovo le relazioni agli esseri di queste gerarchie. Così significativo è ciò che accade nel nostro segmento temporale che dobbiamo rappresentarlo come un mutamento nella posizione del mondo divino verso il mondo umano. Gli Dei hanno fino al nostro tempo operato al perfezionamento dell’immagine fisica umana. L’uomo deve iniziare a operare al contenuto della sua anima, affinché ritrovi il cammino verso le tre gerarchie superiori. Per questo il nostro tempo è così difficile, perché gli uomini sono così presuntuosi riguardo a un’immagine corporea esterna giunta al termine e indipendentemente da questa immagine corporea, cioè indipendente da qualsiasi mondo superiore, sviluppano pensieri astratti che non hanno nesso alcuno con il mondo spirituale, e perché il nostro vero incarico è quello di ricercare da noi stessi questo nesso ora mediante dedizione al sapere spirituale e sentimenti riguardo al sapere spirituale, e volere dal sapere spirituale. Solo chi sente e prova profondamente questo grande rivolgimento, che certamente dura attraverso i secoli, può oggi giungere a una giusta posizione entro il suo tempo. Oggi non si può acquistare una giusta posizione rispetto al tempo mediante considerazioni esteriori, oggi si deve avere la possibilità di acquistare questa posizione mediante il lavoro interiore di ciò che è interiormente. Siamo appena entrati nell’epoca dell’anima cosciente, siamo usciti dall’epoca dell’anima del sentimento o intellettuale, che era l’epoca greco-latina. E questa anima cosciente deve svilupparsi sempre più e più così che non più — il che turberebbe la sua consapevolezza — gli esseri delle gerarchie superiori operino entro gli uomini, bensì essa deve consciamente lavorare verso di loro. Ciò che costituisce la sua piena, luminosa, consapevole coscienza è che essa lavora verso gli esseri delle gerarchie superiori. La scienza dello spirito è l’inizio di tale lavoro verso l’alto, perché non è sorta da arbitrio alcuno, bensì dalla consapevolezza di questo rivolgimento nel nostro tempo.

Ma consapevolmente l’uomo deve sviluppare anche molte altre cose. L’uomo sempre ha dovuto vivere secondo il karma, secondo la grande legge del destino, ma non sempre si è appropriato una consapevolezza di questa grande legge del destino. Come fu sorprendente quando mediante «L’educazione del genere umano» di Lessing sgorgò dalla moderna evoluzione spirituale la consapevolezza delle vite terrestri ripetute. Oggi inizia il tempo in cui non si può più vivere da uomo a uomo nello stesso modo di una volta. Abbiamo visto come non si può più vivere nello stesso modo degli esseri delle tre gerarchie superiori. Ma neppure verso gli uomini stessi si può più vivere nello stesso modo di prima. La loro vita certo ancora si protende nel nostro tempo come era stata coltivata prima, ma veniamo meno ai nostri doveri verso il presente se non segnaliamo che deve subentrare un nuovo rapporto da uomo a uomo. Finora non ha avuto importanza, si può dire, perché la coscienza umana nel tempo precedente non era obbligata a svilupparsi. Così che nel tempo anteriore ci si è avvicinati all’uomo senza consapevolezza: Tu uomo, in te vive un’anima che ha attraversato un’epoca prima della nascita e prima di ciò una vita terrena precedente. — Verrà un tempo, e già sta iniziando, in cui sarebbe un difetto della costituzione animica se presso un altro uomo non sapessimo che nella sua anima vive qualcosa che si è trasferito da una vita terrena precedente. Finora non ha avuto importanza se non lo si sapesse. Ora inizia il tempo in cui non si deve tralasciare. Voglio mostrarlo in un caso concreto.

Fra le cose che abbiamo iniziato a lavorare nella vita sociale, abbiamo tentato di porre in essere una scuola dal vero spirito nuovo dell’umanità, la scuola che anzitutto è collegata alla fabbrica di sigarette Waldorf-Astoria: la Waldorfschule. L’abbiamo inaugurata solennemente la domenica scorsa. Ha preceduto un corso di seminario per insegnanti che mi sono permesso di tenere. Vi era anzitutto l’importanza di fondare una tale pedagogia, una tale arte educativa e istruttiva che conti con il fatto: nel fanciullo cresce una’anima che viene da un’altra vita terrena. Finora il maestro poteva dirsi, anche se credeva di essere molto avanzato pedagogicamente: hai davanti a te un’anima infantile, da cui provengono certe capacità che hai l’obbligo di sviluppare. — Ma poteva più o meno solo guardare solo a ciò che poteva emergere dal corpo. Con ciò il futuro educatore non potrà adempiere al suo compito. Dovrà avere un fino sentimento per ciò che da vite terrestri precedenti si sviluppa nel fanciullo in divenire, e questo sarà il grande risultato nell’educazione futura, che questo dovrà essere sviluppato in modo speciale. In questo rapporto deve anzitutto svilupparsi la relazione sociale, che è costruita sulla relazione spirituale verso altri uomini nella consapevolezza: se hai davanti a te un uomo, hai davanti a te l’anima risorta dell’incarnazione precedente. Avere questo come una teoria da una visione del mondo compresa, come dottrina delle vite terrestri ripetute, questo non è sufficiente, bensì questa dottrina deve divenire pratica, divenire così pratica che possa divenire il fondamento di qualcosa come un’arte educativa e istruttiva.

Questo è ciò che rende anzitutto questa dottrina viva nel pratico. È perciò ovvio che ancora regna una scarsa recettività per tali cose, che si guarda strabico alle disposizioni spirituali di coloro che riconoscono cosa sia necessario al nostro tempo. E necessario non solo nel senso che lo si grida fuori in forma di qualche visione del mondo spirituale, bensì che si pongono i compiti concreti della vita alla luce della conoscenza, non solo che ci si confessa questa o quella formula, bensì che si porta questa consapevolezza nella vita dell’umanità stessa. Allora in particolare in tale punto, come è la fondazione di una nuova pedagogia, si nota come l’epoca vecchia e la nuova si scontrano nella frase.

Mi sono sforzato di conoscere molto di ciò che da una o dall’altra parte viene posto in luce oggi pedagogicamente. Lì spesso — prenderò solo un esempio — viene dibattuta la questione: si deve educare più formalmente o più materialmente? Si deve guardare soprattutto che l’uomo sia educato per questa o quella professione, così che si inserisca correttamente nella vita dello stato o altra, o si deve guardare piuttosto all’essenza dell’uomo, che si tragga fuori ciò che è generalmente umano nel senso umanistico? — Su questa questione si sono molto disputati gli esperti di educazione. È una frase in realtà per il motivo che la differenza è così grande tra ciò che l’uomo dice e qual è la verità veramente compresa interiormente. L’uomo è forse qualcosa di diverso da ciò in cui cresce? Prendete uomini che oggi hanno professioni dedite alla vita pubblica. Per quale motivo vi sono dedicati? Perché le generazioni precedenti hanno apportato questo e quello nel mondo. La vita pubblica odierna è solo il risultato di ciò che le generazioni precedenti hanno apportato. Allora gli insegnanti dei tempi anteriori hanno educato materialmente, non formalisticamente? Certamente non hanno educato formalisticamente. Ma è la stessa cosa! Si disputa su cose che sono la stessa cosa. Ma qualcosa di diverso è importante: che in uomini che oggi nascono come bambini abbiamo le inclinazioni che nella prossima e nella seconda generazione futura dovranno svilupparsi, che educativamente parlando dobbiamo dunque insegnare in modo profetico. Se educhiamo gli uomini materialmente o umanisticamente è una frase. Ma che dobbiamo educare in modo profetico, che dobbiamo prevedere quale sarà il compito della prossima generazione, questo è serio. Questo è nel mondo.

Le persone oggi ancora trovano difficile da comprendere. Si dovranno adattare a comprenderlo, altrimenti sempre più cadranno fuori dallo sviluppo dei tempi. Questo è importante, è straordinariamente importante. Consapevolmente dobbiamo divenire nel significato più serio della parola, sia perché dobbiamo trovare il collegamento all’attività degli esseri delle gerarchie superiori, sia perché è necessario un nuovo rapporto da uomo a uomo anche nel campo dell’educazione, perché nella persona che ci sta davanti dobbiamo muovere non l’anima che ora ci sta davanti, bensì l’anima che proviene dalle condizioni terrestri precedenti. Questo dobbiamo portare nella nostra consapevolezza. È così importante che troviamo un rapporto concreto allo spirito. Se si sa solo qualcosa sul karma, sulle vite terrestri ripetute, sulla costituzione dell’uomo, e si porta questo come concetti nella testa, questo è certamente una visione del mondo, un teorico. Ma con questo teorico oggi non si va particolarmente lontano. Solo quando questa visione del mondo teorica diviene vita, è ciò che l’umanità ha bisogno per il prossimo futuro.

Sarebbero verità sul rapporto dell’uomo alle gerarchie superiori, verità sul karma. Possiamo aggiungerne ancora una terza. Dalla mia descrizione nel libro «Come si ottengono conoscenze dei mondi superiori?» sapete che l’uomo, quando guarderà nel mondo spirituale, in certa relazione deve avere l’esperienza che si chiama il superamento della soglia. Ho descritto questo superamento della soglia in questo libro, indicando come le tre forze sentimentali dell’uomo, che in questa vita fisica operano piuttosto caoticamente insieme, si articolano, come la forza del pensiero, la forza del sentimento e la forza della volontà divengono autonome. Poiché l’uomo supera la soglia, queste forze diventano autonome. Per molti aspetti l’intero corso di vita dello sviluppo dell’umanità è simile al corso di vita del singolo uomo. Solo i tempi sono sfasati. Ciò che l’uomo consciamente attraversa quando vuol giungere al vedere nel mondo spirituale, il superamento della soglia, questo l’intera umanità deve attraversare unconsciamente in questo quinto periodo postatlantico. Non ha scelta, lo attraversa unconsciamente. Non il singolo uomo, ma l’umanità e il singolo uomo con l’umanità. Cosa significa questo?

Ciò che nell’uomo coopera nel pensare, nel sentire e nel volere, prenderà in futuro un carattere separato, si affermerà su campi diversi. Siamo proprio nel processo in cui l’umanità varca in modo unconscio una soglia significativa, che la forza di veggenza può percepire bene. L’umanità attraversa questo superamento della soglia così che i campi del pensare, del sentire e del volere si separano. Ma questo ci pone doveri, il dovere di configurare la vita esterna così che l’uomo possa attraversare questo rivolgimento del suo interiore anche nella vita esterna. Mentre il pensare nella vita dell’umanità diviene più autonomo, dobbiamo fondare un terreno su cui il pensare possa giungere a un’effettuazione più sana, dobbiamo inoltre creare un terreno su cui il sentire possa svilupparsi autonomamente, e anche un terreno su cui la volontà possa giungere a uno sviluppo particolare. Ciò che finora ha operato caoticamente insieme nella vita pubblica, ora dobbiamo articolarlo in tre campi. Questi tre campi nella vita pubblica sono: la vita economica, la vita statale o di diritto e la vita culturale o spirituale. Questa rivendicazione della triarticolazione è connessa con il segreto del divenire umano in questa epoca.

Non crediate che ciò che si sostiene come socialismo triarticolato sia un’invenzione arbitraria. È nato dalla più intima consapevolezza dello sviluppo dell’umanità, da ciò che deve accadere se non deve negarsi lo scopo di questo sviluppo dell’umanità. Per questo siamo rimasti impigliati in questa terribile catastrofe della guerra mondiale degli ultimi anni, perché la difficoltà consisteva nel riconoscere uno scopo di natura spirituale e perché gli uomini si sono così allontanati anche dal riconoscere soltanto simili scopi. Da questo caos dobbiamo liberarci. Il corso dello sviluppo dell’umanità stesso ce lo detta che ci liberiamo da questo caos. Perciò credo davvero che la necessità di una triarticolazione sociale solo coloro che muovono da sentimenti antroposofici la potranno comprendere a fondo, dalla consapevolezza di ciò che accade veramente nello sviluppo dell’umanità. Ma al presente non ama riconoscere tali cose. Il presente ama volgersi a compiti del prossimo immediato, non a imbarcarsi in ciò che sono i misteri più profondi dell’esistenza.

Questo è ciò che rende il cuore così pesante a colui che guarda in questi misteri, perché l’umanità è particolarmente avversa proprio a ciò che le è più necessario. Ma è impossibile fermarsi ai pensieri ora espressi. Si può dire, ogni pessimismo è falso. Naturalmente non è giusto neppure ogni ottimismo. Ma giusto è l’appello alla volontà. Non è questione se qualcosa accade così o così, bensì che noi dobbiamo volere come giace nella direzione dello sviluppo dell’umanità. Questo dobbiamo renderci chiaro ancora e ancora. L’epoca vecchia è passata, con essa dobbiamo fare i conti. Possiamo giungere a una giusta comprensione nel presente solo se facciamo giustamente i conti con l’epoca vecchia. Ma la nuova epoca non ci permette di fare i conti se non spiritualmente. Non dobbiamo ingannarci che vogliamo trasportare nella nuova epoca ciò che nella vecchia ci è divenuto caro, bensì dobbiamo iniziare a volgerci nella vita esterna ai pensieri nuovi effettivi. L’umanità oggi ha due vie. L’una va attraverso la meccanizzazione dello spirito. Lo spirito è divenuto molto meccanico nei tempi moderni, particolarmente nelle leggi naturali astratte, che poi sono state introdotte anche come leggi dominanti nella vita sociale. Meccanizzazione dello spirito — vegetalizzazione dell’anima! Le piante dormono, l’anima umana tende anche al sonno. Gli eventi più importanti sono compiuti dormendo. Gli eventi più importanti degli ultimi anni sono stati letteralmente assopiti. Anche oggi gli eventi più importanti sono assopiti.

Dal posto dove oggi mi trovo a parlare, vorrei dire: Gli uomini nell’Europa centrale si sono lasciati dire il falso giorno dopo giorno riguardo a personalità dirigenti, e ora continuano in questa pratica senza prestare attenzione. Gli uomini oggi vedono dal listino: il Marco è sceso fino a 2,15 centesimi. Fino a oggi non ho trovato nessun uomo che abbia penetrato il declino del Marco in collegamento con altri eventi ovvi. Oggi in realtà basta indicare tre sillabe — non le rivelerò ora — e allora si può trovare la risposta alla domanda sui motivi di questo declino del Marco. Ma le anime amano dormire, dormire così molto, che nel presente nell’Europa centrale ci è potuta venire la grande delusione, che ci si — direi — già prima rallegrava anticipatamente — abbiamo potuto sperimentarlo —: Le donne parteciperanno alle elezioni parlamentari pubbliche, raddoppiato sarà l’intelletto rispetto ai tempi vecchi. E poi abbiamo sperimentato l’assemblea nazionale. Ma raddoppiato non era l’intelletto rispetto al vecchio Reichstag tedesco. Abbiamo sperimentato la continuazione dei vecchi partiti, nel tempo in cui i partiti sarebbero dovuti scomparire completamente. Non ci si accorge neppure di cosa sia accaduto, perché le anime dormono. Meccanizzazione dello spirito — vegetalizzazione delle anime!

E se guardiamo verso est, vediamo lì l’animalizzazione dei corpi in grande avanzamento. Proprio come nella americanizzazione dello spirito si ha una meccanizzazione della vita spirituale, così in ciò che come bolscevismo vuol diffondersi verso est, si ha un’animalizzazione dei corpi. Dalle loro emozioni questi uomini criticano questo e quello, ma non vogliono comprendere la vera vita. E così l’umanità oggi ha la scelta: andare dove trova da una parte la meccanizzazione dello spirito, la vegetalizzazione delle anime, l’animalizzazione dei corpi, oppure può da l’altra parte tentare di trovare la via verso il risveglio dello spirito, di trovare questo risveglio dello spirito negli impulsi che corrispondono all’epoca dell’anima cosciente, nell’annodamento dell’anima umana all’attività delle gerarchie superiori, nel riconoscimento dell’anima umana cosciente proveniente da condizioni terrestri anteriori, nella triarticolazione della vita sociale. Queste cose appartengono insieme. E gli uomini, che si uniscono nel movimento che noi chiamiamo il movimento della scienza dello spirito orientata antroposoficamente, dovrebbero sentirsi come un nucleo da cui emana la forza per la nuova configurazione sociale. Perché ciò che alla riconfigurzione sociale può venire da altre parti, può essere molto utile. Ma vi si deve operare: autentica riconfigurzione sociale può venire solo da impulsi spirituali. Per questo si sarebbe potuto già sperare che da questo circolo che appartiene a questo movimento, la migliore consapevolezza di queste condizioni avrebbe potuto nascere.

Vi ho ora rappresentato alcuni momenti, che vi possono mostrare qualcosa delle necessità della nostra vita presente oggi, nel momento in cui parlo qui in questi nuovi spazi. Voglio che la nostra celebrazione sia consistita in questo, che con ogni dimorare in questi spazi conserviamo la consapevolezza di queste verità così importanti per lo sviluppo dell’umanità. Perché quanto più nella nostra opera antroposofica portiamo tale consapevolezza, tanto più forte consacrazione impartiamo a questa opera. E questi spazi saranno consacrati nel miglior modo dal fatto che li consacriamo attraverso i nostri sentimenti, che sono stati tratti da tali fonti.

7°L'uomo e le gerarchie celesti nel periodo postatlantico

Berlino, 13 Settembre 1919

Dalle considerazioni della serata di ieri dovrebbe risultarvi come sia necessario per l’uomo contemporaneo volgere l’occhio della sua anima alle conoscenze della scienza dello spirito, a quelle sfere dell’essere, della realtà, in cui l’operato dello spirito all’interno dello sviluppo dell’umanità è chiaramente percepibile per chi sa guardare in queste regioni della realtà.

A partire dalla metà del quindicesimo secolo — questo ho dovuto dirvi — l’umanità civilizzata vive in un periodo nel quale il rapporto antico dell’anima umana verso gli esseri superiori delle tre gerarchie immediatamente più elevate, degli Angeloi, degli Archangeloi, degli Archai, diventa completamente diverso da quello che era prima. Prima questo rapporto era tale che gli esseri di queste tre gerarchie, per il loro proprio interesse, cioè dai loro stessi impulsi, lavoravano allo sviluppo dell’umanità. Ora viviamo in un’epoca nella quale questo lavoro di quegli esseri delle gerarchie superiori è terminato. Questi esseri dapprima non hanno alcun interesse nel continuare questo lavoro allo sviluppo dell’umanità che finora hanno compiuto. Essi instaureremo una nuova relazione con l’umanità soltanto se gli uomini da sé, da libera volontà, da libero impulso, cominciano a occuparsi dei mondi spirituali. Se nei prossimi tempi noi uomini non ci rivolgessimo verso il mondo spirituale da libera volontà, dovremmo perdere il nostro contatto con i mondi spirituali, perché gli esseri del mondo spirituale che ci appartengono non hanno da sé interesse ad occuparsi di noi. Ecciteremo di nuovo il loro interesse soltanto quando dalla nostra anima ci occupiamo nuovamente del mondo spirituale, cioè quando nutriamo pensieri, sentimenti, impulsi di volontà nei quali possano confluire forze spirituali.

Ora potete però sollevare una domanda, e questa deve essere sollevata in seguito alla nostra considerazione di ieri: Come arriva l’uomo dapprima a occuparsi dei mondi spirituali in modo tale da poter mantenere in futuro, nello sviluppo terrestre, i suoi rapporti con le gerarchie superiori? Allora io avrò cose da dirvi che dapprima sembrano non avere molto a che fare con questa domanda. Ma vedremo come proprio queste cose creano per noi i fondamenti per ristabilire, dal presente in avanti, il nostro rapporto con il mondo spirituale. La prima cosa verso cui dobbiamo volgere lo sguardo è l’efficacia delle diverse confessioni, delle diverse professioni di fede confessionali che esistono nell’umanità civilizzata. Fino ad ora vi era una certa necessità che le confessioni indirizzassero il cuore e il senso dell’anima umana verso il mondo spirituale nel modo in cui lo hanno fatto. In futuro le confessioni dovranno o contribuire a separare l’uomo dal mondo spirituale, oppure dovranno introdurre nelle loro aspirazioni qualcosa di completamente nuovo. Le confessioni contemporanee sono fondamentalmente costruite sull’egoismo degli uomini, e abbiamo solo bisogno di sollevare dinanzi alla nostra anima una delle questioni più importanti, quella che costituisce il motivo conduttore per le considerazioni confessionali e deve costituirlo: la questione dell’immortalità dell’anima umana — e possiamo riconoscere dal modo in cui questa questione è per lo più trattata dalle confessioni che in questo trattamento si fa molto conto sull’istinto egoistico degli uomini. Infatti le confessioni per lo più parlano — certamente da fondamenti più profondi che oggi non vogliamo discutere — quando parlano dell’immortalità, della persistenza dell’anima dopo la morte, cioè parlano della continuazione della vita spirituale umana dopo la morte. Si può parlare relativamente facilmente agli uomini quando si parla dell’immortalità da questo punto di vista, perché l’egoismo umano si afferma proprio nel significato più eminente in questa questione. Esso semplicemente non può sopportare — ora prescindendo completamente da tutte le verità in questo campo — di non continuare a vivere dopo la morte, così che troviamo sempre un certo lato comprensivo nell’anima umana quando parliamo della vita dopo la morte. E potete esserne completamente certi: quegli uomini che rivolgono interesse alla questione dell’immortalità, così come è per lo più trattata oggi, rivolgono a essa un interesse egoistico. Non vogliono morire spiritualmente. Naturalmente anche ogni futura concezione che parlerà dell’immortalità dell’anima dovrà parlare della persistenza dell’anima dopo la morte fisica dell’uomo, perché si tratta, come voi tutti sapete dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente, di un fatto della realtà. Ma il modo in cui nella scienza dello spirito orientata antroposoficamente si parla della persistenza dell’anima dopo la morte fisica dell’uomo, non è affatto ancora stato accettato dalle confessioni.

Ma è importante anche un’altra cosa: che gli uomini contemporanei debbano udire un linguaggio completamente diverso sull’immortalità da quello cui sono stati abituati finora. Non soltanto potrà chi discuterà la questione dell’immortalità addurre la vita dopo la morte, ma anche quella vita che qui nel mondo fisico è vissuta dalla nascita alla morte. Perché voi sapete, questa vita è anch’essa una continuazione. È la continuazione di quella vita che abbiamo trascorso fra la nostra ultima morte e quella nascita attraverso la quale siamo entrati in questa esistenza fisica. E l’umanità dovrà imparare a considerare questa vita fisica fra la nascita e la morte come la continuazione della vita spirituale-animica che abbiamo trascorso prima della nascita, rispettivamente prima del concepimento. Perché in ogni bambino che cresce, dovremo vedere giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno risalire dal profondo ciò che come forze viene fuori dai mondi spirituali, ciò che penetra attraverso la nascita e lavora al graduale formarsi dell’essere umano dalla nascita negli anni successivi. Dovremo, per così dire, dipanare il mistero di Dio nell’uomo, intervenendo nello sviluppo mediante il nostro intervento nello sviluppo del bambino. Le relazioni sociali fra gli uomini dovranno assorbire in una certa misura un impulso religioso che attraversi tutta la nostra vita sociale anche nell’interazione fra uomo e uomo. Ma la cosa più importante, l’essenziale sarà che arriviamo nella situazione di considerare sentitivamente questa vita fisica come continuazione di una vita spirituale prenatale, che non dimentichiamo in ogni momento come l’uomo in questa vita fisica abbia la continuazione della sua vita spirituale-animica prenatale.

Con questo saranno collegate molte altre cose. Con questo sarà collegato il fatto che di nuovo riconosciamo come nelle profondità del nostro essere riposa la nostra autentica umanità e emerge poco a poco. Vi ho una volta segnalato tempi antichi dello sviluppo dell’umanità, quei tempi che dal punto di vista antroposofico riconosciamo come il primo, il secondo periodo evolutivo postatlantideo dell’umanità e così via. Vi ho segnalato come allora gli uomini fossero capaci di sviluppo fino ad un’età più avanzata di quanto lo sia oggi soltanto l’uomo molto giovane. Il giovanissimo uomo compie uno sviluppo fisico attorno al settimo anno, con il cambio dei denti. Compie di nuovo una metamorfosi che si esprime nella vita fisica con la pubertà. Allora le cose che accadono nello sviluppo diventano meno percepibili nella vita esteriore. Non era così nei tempi antichi. Allora quello che l’uomo attraversava spiritualmente-animicamente si manifestava fino a stadi di vita molto più avanzati. Ora è impercettibile. Ora semplicemente diventiamo già a diciassette, diciotto anni persone anziane, ed è con orrore che si constata come giovanissimi si presentino come persone anziane. Un esempio: abbiamo avuto a Stoccarda qualche tempo fa una sessione del consiglio culturale, dove si parlò del sistema educativo contemporaneo. Vi furono discorsi da vari punti di vista. Allora si presentò anche un giovane uomo, diciamo un giovane uomo, potrei anche dire: un ragazzo più anziano. Costui disse che doveva istruire la società sugli ideali educativi autentici. Ora parlò dapprima con parole piuttosto frastaglianti, poi lesse un programma di una società educativa contemporanea, il quale era tale che veniva continuamente interrotto. Non poteva continuare il discorso, così che concluse il suo intervento, cosa che fece con le parole: Devo quindi constatare che l’età non comprende più la propria gioventù. — Poi si ritirò. — Allora risposi che certamente comprendo che non lo avessero compreso, ma per la semplice ragione che aveva parlato in modo troppo senile, che si era presentato in modo troppo da vecchio. Infatti si era presentato con principi che erano veramente il massimo dell’astrazione — da vecchio! Perché qual è l’essenza della vecchiaia di oggi? È il fatto che l’uomo solitamente è capace di sviluppo soltanto fino a una certa età della vita; poi assimila ogni sorta di cose, allora non si vergogna ancora di svilupparsi. Poi vengono gli anni nei quali ci si avvicina ai venti anni, allora si vergogna di svilupparsi ulteriormente. Oggi sperimentiamo assai raramente che persone che hanno già i capelli grigi e le rughe nel volto si rallegrino di ogni anno che viene, per la ragione che ogni anno che viene offre all’organismo nuove possibilità di sviluppo, così che in ogni nuovo anno si potrebbe imparare qualcosa di nuovo, che prima semplicemente non si poteva imparare perché non si aveva l’organismo per questo. Ma gli uomini oggi non permettono all’organismo di svilupparsi. Si vergognano di imparare ancora, di rendersi capaci di sviluppo quando hanno raggiunto l’età giovanile di trent’anni. Ciò che importa è che l’uomo in realtà mantenga la possibilità, per tutta la vita, di rallegrarsi di ogni nuovo anno, perché ogni anno fa emergere in nuove forme i contenuti divino-spirituali del suo interno. Questo è qualcosa che vorrei designare come il fatto che veramente e realmente dobbiamo imparare a non soltanto vivere la nostra gioventù come capace di sviluppo, ma l’intera esistenza fra nascita e morte. Per questo naturalmente sarà necessaria una nuova educazione. Quando i nostri anziani ripensano ai loro anni di scuola, pensano per lo più a niente di piacevole. Dobbiamo arrivare a plasmare gli anni di scuola in modo tale che, quando li ricordiamo, siano sempre una nuova fonte di rinascita per noi. Da ciò vedete come l’uomo possa anche in questo rapporto aprirsi la possibilità di percepire veramente il Divino-Spirituale nel suo interno, di vivere in sé qualcosa che va al di là della vita eccitata e stimolata dall’esterno.

Ancora altre cose dovranno essere riconosciute necessarie al presente. Gli uomini oggi non sanno ancora un segreto della vita che è intimamente connesso con il punto di sviluppo contemporaneo dell’umanità. In tempi più antichi, prima della metà del quindicesimo secolo, non dovevamo fare grande attenzione a questo segreto. Oggi è necessario guardare ad esso. Questo segreto della vita consiste nel fatto che l’uomo, così come è attualmente costituito — corporalmente, animicamente, spiritualmente — nella notte in una certa misura guarda sempre agli eventi del giorno che viene, ma in modo tale che questi eventi del giorno che viene non sempre ha bisogno di averli nella piena coscienza diurna. Chi li ha, è il suo Angelo. Quindi, ciò che è vissuto in una notte nella comunione con l’essere che designiamo come Angelo, è una previsione del giorno che viene. Ora non dovete considerare questo dal punto di vista della curiosità umana, sarebbe un punto di vista completamente sbagliato, ma dal punto di vista della vita pratica. Soltanto quando l’uomo è completamente penetrato interiormente da questo sentimento, prenderà decisioni nel modo giusto, porterà pensieri nella sua sequenza della giornata. Supponiamo concretamente che l’uomo debba fare qualcosa in un certo momento della giornata, per esempio a mezzogiorno. Su ciò che deve fare allora, vi era già stata negoziazione fra lui e il suo Angelo nella notte precedente. Così è con l’uomo a partire dalla metà del quindicesimo secolo. Non ha bisogno di averlo nella coscienza, non è rivolto alla sua curiosità. Ma l’uomo dovrebbe essere penetrato dal sentimento che ciò che ha negoziato con il suo essere angelico nella notte precedente, debba portare frutto nel corso della giornata.

Vi sono molte cose al presente che in modo straziante possono indicare agli uomini ciò che ora vi ho detto. Proprio gli anni di dolore, gli ultimi quattro o cinque anni, possono lasciar cadere questa grande lezione anche sull’umanità, che questa consapevolezza dell’unione con gli esseri superiori in ogni giorno attraverso le esperienze della notte precedente purtroppo non era presente. Quanto sarebbe diverso tutto negli ultimi quattro o cinque anni se questo sentimento avesse penetrato gli uomini: Ciò che fai, lo fai in armonia con le negoziazioni con il tuo essere angelico nel corso dell’ultima notte. — Queste sono cose di cui oggi si deve parlare. Si deve parlare del fatto che l’uomo dovrà imparare a considerare questa vita fra nascita e morte come una continuazione della vita spirituale-animica che ha trascorso prima della nascita. Si deve parlare del fatto che l’uomo possa sperimentare le rivelazioni di Dio nel suo essere per tutta la sua vita. E si deve parlare del fatto che l’uomo debba portare per tutta la giornata una consapevolezza forte: Ciò che fai dal mattino alla sera, l’hai precedentemente negoziato nella notte, quando eri addormentato, con il tuo essere angelico.

A tali sentimenti, che sono sentimenti molto più concreti verso il mondo spirituale di quelli astratti odierni delle confessioni, e che presuppongono al contempo che non si appelli agli istinti egoistici, ma a quelli non egoistici della natura umana, a tali sentimenti gli uomini devono volgere il loro interesse. E da tali sentimenti emergerà ciò che darà la relazione necessaria a quegli esseri che appartengono alla gerarchia degli Angeloi. Allora questi esseri potranno di nuovo interessarsi all’uomo. Il sentimento degli uomini verso il mondo spirituale deve muoversi nella direzione qui indicata.

Ancora un’altra cosa deve essere penetrata. Voi sapete che le confessioni contemporanee parlano molto di Dio e del Divino. Di che cosa parlano in realtà? Parlano naturalmente soltanto di ciò di cui una consapevolezza almeno intuitiva è presente nell’anima umana. Non importa come si chiama una cosa, ma ciò che è presente nell’anima umana. Gli uomini parlano di Dio, parlano di Cristo, ma significano sempre soltanto l’Angelo. Perché questo è ancora ciò verso cui gli uomini si possono volgere, perché ancora suscita un tono affine nelle loro anime. Indipendentemente da ciò di cui oggi parlano le confessioni, se di Dio o di Cristo o di qualcos’altro, il materiale concettuale da cui si parla, abbraccia soltanto gli esseri angelici che appartengono agli uomini, gli Angeloi. Non va più in alto di questa gerarchia perché gli uomini oggi sono riluttanti a cercare il loro rapporto con il mondo spirituale in una maniera ancora più inclusiva che non dall’egoismo. Il rapporto con gli Archangeloi, con la gerarchia degli Arcangeli, deve essere cercato in un’altra maniera. Gli interessi che gli uomini oggi hanno devono essere notevolmente ampliati. Vi voglio dare un esempio di come gli interessi degli uomini devono essere ampliati, così che possano ascendere nei loro sentimenti dall’inclinazione verso gli Angeloi fino agli Archangeloi.

Gli uomini allora devono per così dire passare per il seguente nella loro anima e dirsi: Abbiamo negli ultimi quattro o cinque anni sperimentato terribili eventi su tutto il mondo civilizzato. Molti uomini hanno chiesto le cause di questi eventi, molti si sono accusati reciprocamente. Di colpa e innocenza si è parlato molto. Eppure, non appena si abbandona la superficialità più esteriore, non si avrà molto interesse per questi discorsi su cause, colpa e innocenza, per il semplice motivo che si può vedere che ciò che negli ultimi quattro o cinque anni è stato portato in superficie, assomiglia alle onde del mare, che attraverso le forze del mare sono portate dai fondi in superficie. Era così che di anno in anno le forze dell’umanità erano sempre più agitate. Un popolo dopo l’altro ha partecipato alla grande follia umana degli ultimi anni, e si poteva soltanto dire: Qualcosa agita le forze elementari, è gettato in superficie. Il mare della vita umana è diventato inquieto. Che cosa è questo?

Non si arriverà a chiarezza su questo fatto se non si estende il fatto che l’umanità è venuta in tale inquietudine al periodo che si designa come storia. Ci si dovrà dire: Ciò che negli ultimi quattro o cinque anni è accaduto come lotta armata, è solo l’inizio di eventi che si svolgeranno in un campo completamente diverso, che però nella loro natura non sono ancora stati nell’umanità. Non stiamo alla fine — questo lo dice solo una considerazione superficiale dello sviluppo dell’umanità —, stiamo al punto di partenza delle più grandi lotte, delle lotte spirituali del mondo civilizzato. E dobbiamo volgere tutte le cure all’essere all’altezza di queste lotte. Orient e Occidente minacciano sempre più, nei prossimi tempi, di stare di fronte l’una all’altra animicamente. Perché Orient e Occidente si sono sviluppati in due direzioni completamente diverse. Se si vuol guardare in queste cose, allora si devono porre dinanzi a sé come enigmi determinate manifestazioni del presente in modo approfondito.

Da decenni ormai si poteva udire nei circoli socialisti dalla concezione marxista del mondo che tutto ciò che gli uomini vivono come arte, religione, come usanza, diritto, scienza, è ideologia. L’ho esposto più dettagliatamente nel primo capitolo dei « Punti fondamentali della questione sociale ». Vale a dire, ciò che nei circoli borghesi dirigenti da tre o quattro secoli si è sviluppato come una visione della vita, ma che i circoli borghesi non hanno avuto il coraggio di confessare per paura, questo i circoli socialisti dell’ultimo mezzo secolo si sono confessati per amore della verità. Hanno detto: La vera realtà della vita sociale consiste soltanto in quello che realmente accade, nelle forze economiche dell’economia risiede soltanto il reale. Ciò che nell’umanità si forma come arte, religione, usanza, come scienza, come diritto, come morale, è soltanto qualcosa come un fumo che sale dalla vera realtà. È soltanto ideologia, questo non ha realtà, ha soltanto una realtà apparente. — Con questo è connesso per lo sforzo sociale dei partiti socialisti nei tempi più recenti il fatto che questi partiti dicono: Abbiamo soltanto bisogno di trasformare la vita economica, allora si trasforma anche tutto il resto con la vita economica. Perché l’altro, morale, usanza, diritto, religione e così via, è soltanto qualcosa che sale come fumo, come irreaIe, come ideologia, dall’unica cosa reale, dall’accadere economico.

Ma chi considera il mondo non nel piccolo, ma nel grande, si rivolge a questa parola « ideologia », che i circoli borghesi avrebbero potuto dire da tre o quattro secoli. Erano soltanto troppo codardi, sentivano che la vita economica era l’unica reale, e che ciò che era tirato fuori come scienza, arte, religione e così via, era soltanto come un fumo. Tutta la vita era così, e soltanto l’ultima conseguenza è stata tratta dai discepoli di questo mondo borghese. Perché i socialisti sono soltanto i discepoli di questo mondo borghese, l’hanno soltanto condotto all’estremo. Ma quello che ora ho detto è la visione che si è sviluppata nell’Occidente, e che proprio nella seconda metà del diciannovesimo e nel ventesimo secolo ha raggiunto il suo apice.

Da altri impulsi, dall’Oriente si presenta qualcosa, una visione del mondo che dice: Io guardo a ciò che accade esternamente nel mondo. Vedo ciò che i miei sensi mi trasmettono come impressioni, vedo ciò che uso come strumento per trasformare il mondo, vedo ciò che riluce verso di me dalle stelle, vedo ciò che io stesso sono corporalmente. Che cosa è tutto questo? — È Maja. Quale è al contrario la vera realtà, che cosa non è illusione? Ciò che è vissuto nel profondo dell’anima umana, questo è la realtà. — Chi non traduce lessicograficamente, cosa che non produce niente, ma interiormente, sa che la stessa parola che nell’Oriente si chiama Maja, nell’Occidente si chiama ideologia. L’orientale da millenni ha considerato il mondo esteriore, che agisce sui nostri sensi, anche l’economia, come Maja. L’occidentale al contrario vede in ciò che è esteriore, che per l’orientale è Maja, la realtà, e ciò che sorge nell’anima gli è ideologia. Entrambe le concezioni del mondo hanno raggiunto una certa fase. Chiedete ancora oggi alle personalità dirigenti dei partiti socialisti, specialmente in quelle regioni dove la prima rivoluzione non ha ancora avuto luogo — la quale qui si deve intendere come la rivoluzione di novembre. Questa rivoluzione ha certamente un po’ cambiato i concetti fra i capi socialisti. Non i sentimenti, ma i concetti —; fra loro sentite anche oggi ancora ciò che si sentiva fino al disastro della guerra, la visione che non si ha bisogno di contribuire dalla volontà alla trasformazione, alla rivoluzione del mondo, ma che questo accadrà da sé. Qualcosa di fatalistico era penetrato nell’Occidente. La gente diceva: Abbiamo soltanto bisogno di attendere, finché i mezzi di produzione non si siano sviluppati in modo tale che quello che è concentrato nel capitale privato passerà da sé in altre forme. Il pensiero era tale che si dicesse circa: In questa stanza c’è aria cattiva, non posso più respirare. Si potrebbe aprire la finestra, ma non la apro. Attendo finché l’aria non migliori da sé.

Fatalismo dell’Occidente, fatalismo dell’Oriente, lo conosciamo bene. Gli uomini caddero in Oriente — non subito all’inizio — quando si è formato la visione del mondo di Maja, in un fatalismo completo. Ogni visione del mondo dalla sua interna legalità ha l’impulso di diventare una volta fatalista. Ma oggi stiamo al punto dove dobbiamo dirci: Dal fatalismo si deve uscire. Dal solo osservare, dalla contemplazione, si deve trovare il passaggio alla volontà, al volere. Dobbiamo stimolare il nostro volere sviluppando tali impulsi come quelli che ho appena indicato: verso il nascere come continuazione della vita prenatale, verso il rimanere giovani finché non si abbiano capelli bianchi e rughe, verso l’intrecciarsi del lavoro notturno dell’Angelo nella vita diurna. Questo è necessario. È necessario che l’uomo assorba impulsi per la sua vita volitiva nel fatto che allarga il suo cerchio di interessi, nel quale non soltanto vede ciò che si intreccia nella sua propria vita personale individuale, ma vede ciò che nella civilizzazione si svolge in modo differenziato. Guardiamo a Occidente, al quale noi stessi apparteniamo: vediamo ideologia — il mondo interno. Realtà — il mondo esteriore. Guardiamo a Oriente: Ideologia, Maja — il mondo esteriore. Realtà — il mondo interno. E abbiamo nel conflitto degli uomini del presente il compito di scoprire consapevolmente la via d’uscita da ciò che è già diventato fatalismo in questa visione del mondo. Dobbiamo cercare questa via; la troveremo soltanto se possiamo fare sul serio con qualcosa che oggi ancora infastidisce terribilmente gli uomini.

Un tempo giunse un singolare eco quando, in una città della Germania del sud, in una conferenza dissi qualcosa che infastidì molto la gente, ma era una delle verità presentemente necessarie. Non si possono dire le cose che si dicono in modo che la gente sia contenta, ma le si devono dire in modo che sia verità. Ho dovuto dire nel contesto: Proprio la classe dirigente del presente ha un cervello fisico decadente. È sgradevole quando si deve dirlo, non è soltanto sgradevole sentirlo. Ma è necessario che l’uomo lo sappia. Proprio gli uomini che hanno causato la configurazione temporale odierna sono arrivati ad avere un cervello fisico decadente. È così! E siamo in una certa misura oggi in un caso simile a quello in cui erano gli uomini dell’Europa durante le migrazioni dei popoli e la diffusione del cristianesimo. Dall’Oriente veniva l’impulso cristiano, andava dapprima attraverso la Grecia e Roma. Il mondo greco, il mondo romano era naturalmente molto più sviluppato del germanico. I Germani erano barbari. Ma i cervelli dei Greci e dei Romani erano decadenti. Perciò l’ondata cristiana nel mondo greco e romano non fu accolta come lo fu quando giunse ai Germani. Questa è la migrazione dei popoli, che è andata orizzontalmente. Oggi è verticale. Oggi viene un’ondata di vita spirituale dal mondo spirituale. Come il cristianesimo dapprima si scontrava con i Greci e i Romani, così il mondo spirituale si scontra oggi con il mondo attuale, con il mondo borghese, ed è decadente. I proletari non sono ancora decadenti; comprenderanno ancora ciò che si intende con il mondo spirituale. Ma gli altri avranno bisogno della preparazione attraverso l’Antroposofia, cioè dovranno sviluppare quella parte del cervello che non è ancora fisica, il cervello eterico. Oggi stiamo di fronte alla necessità che le classi dirigenti non avranno soltanto un cervello decadente, ma cadranno completamente nella decadenza, se non comprendono che devono afferrare soprasensibilmente la visione del mondo spirituale.

Questa è la tragedia dell’ordine mondiale borghese, che vuol comprendere tutto fisicamente, mentre si è rimandati a dover afferrare le cose con il cervello eterico, cioè ad assumere verità spirituali. In questo deve sterzare l’umanità del presente, e qui l’Occidente deve assumere la guida. E qui dobbiamo familiarizzarci con qualcosa di molto importante.

Osservate lo sviluppo linguistico, da Oriente a Occidente. Prendiamo ancora la nostra lingua tedesca. Viene terribilmente abusata oggi, ma sappiamo che ha la proprietà, se ancora guardiamo al linguaggio di Goethe, di Lessing, che non molto tempo fa con le parole della lingua tedesca si poteva designare il congruente, che è vita spirituale. Oggi abbiamo terribilmente trascurato la lingua, l’abbiamo degradata a frase. Ma non risiede soltanto nella lingua il fatto che essa non possa essere spirituale. Però, quanto più andiamo verso le lingue occidentali, tanto più troviamo che queste lingue hanno gettato fuori dal linguaggio stesso, dai suoni della lingua, dal tono della lingua, anche dalla grammatica della lingua, il divino-spirituale autentico. E da questo fatto di aver gettato fuori il spirituale-animico dall’idioma anglo-americano, segue la missione mondiale dei popoli anglo-americani. Questa missione mondiale dei popoli anglo-americani consiste nel fatto che imparano — la imparano in modo completamente istintivo, ma l’impareranno, e nell’afferrare il dominio mondiale l’imparano — nel fatto che quando ascoltano un altro uomo, non soltanto percepiscono il suono, ma interpretano il gesto del linguaggio, percepiscono più del mero suono fisico, percepiscono qualcosa quando si parla, che bensì da uomo a uomo, ma tuttavia al di là di ciò che è detto, passa. Questo agisce da corpo eterico a corpo eterico. Questo è il segreto dei linguaggi occidentali, che il tono fisico perde il suo significato. E il spirituale guadagna significato. Qui risiede già nel compito del popolo, il fatto che si deve lasciar cadere lo spirito nel linguaggio, non soltanto ascoltare fisicamente, ma intuire, percepire più di ciò che entra nel suono. Questo è nell’Occidente, qui attraverso il linguaggio stesso si dovrà cercare il spirituale.

Guardiamo ora all’Oriente, sperimenteremo un impulso sempre più spinto fra i popoli dell’Oriente, con l’approfondimento nell’interno non di fermarsi a quello che è stato formato, al karma, alla reincarnazione e così via, ma di guardare nel mondo e percepire il spirituale nel mondo, anche di fondare una specie di visione della natura.

Questi sono soltanto piccoli esempi di come si possono ampliare gli interessi dalla propria personalità e anche dal proprio popolo all’intera umanità, come ci si può dire: Guardiamo a Occidente e vediamo lì ideologia, ma un’ideologia diversa da quella in Oriente. Vediamo però come da questi contrasti le forze elementari vengono agitate all’interno dell’umanità terrestre. Impariamo a riconoscere il fatto di stare dentro nell’intera civilizzazione. E quando in noi sviluppiamo tale conoscenza del fatto di stare dentro nell’intera civilizzazione, allora sviluppiamo in noi anche la materia per giungere a sentimenti, attraverso i quali riusciamo a salire al di sopra della sfera degli Angeloi. Semplicemente il nostro cerchio di interessi è così allargato che siamo resi inclini ai concetti che salgono nella sfera degli Archangeloi. Perché tutto quello che ora ho raccontato del contrasto fra ideologia e Maja e così via, questo è qualcosa che si svolge, quanto ai suoi poteri originari, nella sfera degli Archangeloi, degli Arcangeli. Qui usciamo al di là della sfera degli Angeloi. Vedete da ciò che cosa veramente necessita l’uomo del presente. Se oggi qualcuno parla di Maja, di ideologia e così via, come l’ho esposto, e se addirittura parla: i poteri originari di questo risiedono nella sfera degli Archangeloi, che cosa è allora presso la gente intelligente? Un folle, naturalmente, perché gli uomini per mezzo della spiritualità che hanno acquisito sono così ristretti che non si interessano ai grandi interessi dell’umanità. Questo si può soltanto da un punto di vista spirituale, soltanto quando si penetra in ciò che lavora nei grandi interessi dell’umanità.

Ora vi ho dato un concetto di come si possa risalire nella sfera degli Archangeloi. Si può ancora risalire più in alto. Anche questo l’umanità contemporanea deve imparare. Le nostre classi colte hanno naturalmente dovuto guardare indietro al tempo greco. Hanno dovuto, specialmente nella misura in cui erano uomini — e nei tempi più recenti si esercita questa procedura anche sulla gioventù femminile —, passare attraverso il ginnasio, assorbire l’educazione greca in sé, e attraverso questo avevano ricevuto un impulso sufficiente per sentirsi sempre più e più risospinti nel mondo greco. Questo ha un grande significato per la nostra civilizzazione, perché facciamo così che nei nostri anni di sviluppo più importanti impariamo ciò che i Greci hanno compiuto nel mondo. I Greci l’hanno fatto diversamente. Naturalmente non è nemmeno venuto loro in mente di insegnare ai loro ragazzi il linguaggio egiziano. Si sono dedicati a ciò che era la loro realtà immediata. Erano in possesso di un senso di realtà immediata. Occupiamo la nostra gioventù col fatto che non imparano qualcosa dalla loro circostanza e non assorbono impulsi di realtà. Le trasportiamo in un tempo antico. Non avvertiamo affatto che cosa stiamo effettivamente facendo. Perché portiamo ai bambini — ai giovani signori e alle giovani signore si deve ben dire — non soltanto il linguaggio greco. Ma nella lingua, nella configurazione sonora, nella grammatica di una lingua risiede anche il carattere intero di un intero popolo. Nel momento in cui l’uomo assume la lingua greca, come accade oggi, assume anche il fatto che l’anima sua stia dentro nel mondo in una configurazione simile come era il caso in Grecia. Lì tutta la vita culturale era così costituita che soltanto un piccolo strato in alto effettivamente partecipava alla cultura, gli altri erano schiavi. Era infatti in Grecia cosa degna di un uomo libero soltanto occuparsi di scienza, di politica e tutt’al più — ma soltanto sotto sorveglianza — dell’agricoltura. Tutto il resto era affare di schiavi. Questo risiede nella lingua. E nel momento in cui uniamo la cultura greca con la lingua a noi, uniamo l’aristocratismo con la nostra educazione intellettuale. Per il Greco era naturale costruire l’intero organismo sociale secondo la sua direzione spirituale, perché per lui questo era connesso col sangue. C’erano gli uomini che erano le masse larghe. Poi c’erano quegli uomini che erano il tipo più elevato, e questi già per il loro sangue avevano la vita spirituale più elevata in sé.

Questo emerge addirittura nella plastica greca. Paragonate il tipo di Mercurio, come è posta la narice, come sono poste le orecchie, con il tipo di Zeus o di Atena: diversa posizione della narice, diversa posizione delle orecchie. Il Greco sapeva esattamente che cosa voleva esprimere nel momento in cui costruiva il tipo di Mercurio da una parte, il tipo ariano di Zeus dall’altra.

Più di quanto pensiamo, siamo penetrati da tutto questo. Nel momento in cui oggi sviluppiamo idee di visione del mondo, sviluppiamo in sostanza idee che sono ancora adattate a quello che presso i Greci veniva dal sangue. La nostra vita spirituale, la nostra vita culturale è penetrata da quello che assimiliamo dal grecismo. Il grecismo entra nella nostra epoca in modo luciferico. Il grecismo si metamorfosizzò nel romano. Abbiamo un tempo che segue successivamente nel romanesimo. I Romani erano un popolo sobrio, prosaico rispetto ai Greci, e hanno sviluppato altri aspetti della vita. Quello che presso i Greci veniva dal sangue, l’hanno vissuto in modo astratto. Rispetto ai Greci hanno reso l’uomo stesso un’astrazione, un cittadino dello Stato. L’uomo in realtà non è uomo nel senso romano, è cittadino dello Stato. Questa è una cosa incomprensibile per il Greco. Non si è quello che si è come uomo nel momento in cui si entra nell’umanità, ma si è quello che si è nel momento in cui si è iscritti in un documento dello Stato. Questo talora esce in modo grottesco. Avevo un vecchio amico che aveva sessantaquattro anni. Un giorno disse: Ora mi sono risparmiato tanto — era sempre stato un pover’uomo — che adesso voglio sposare l’amata della mia gioventù. — Era infatti fidanzato a diciotto anni, ma allora non aveva soldi per sposare la sua fidanzata. E i due si promisero reciprocamente di aspettare finché avrebbero potuto sposarsi. Ora era diventato possibile. Nel frattempo era diventato sessantaquattro e lei sessantadue anni. Così andò nel suo paese d’origine e scrisse che tutto era in ordine, il denaro l’aveva. Ma ora non potevano sposarsi, perché la sua comunità dubitava della sua esistenza. Era infatti anni prima che il parlatorio bruciasse, così anche tutti i certificati battesimali e così via, ed era rimasto nessuno che avesse potuto fare dichiarazioni sulla sua personalità. Egli pensava che sarebbe pur prova che lui stesso fosse lì, ma non aveva una prova legale! Il matrimonio alla fine accadde comunque, ma gli fu chiarito attraverso queste difficoltà il fatto di quanto maggiore importanza fosse il certificato battesimale che non la propria personalità.

Si è quindi cittadino. Si è quello che si è, in una connessione astratta. Questa visione è essenzialmente romana, e tutto ciò che nella vita ordinaria è presente in questo genere, è essenzialmente romano. La nostra educazione è davvero essenzialmente importunata dallo Stato, che è diventato così astratto e che sotto l’influsso socialista diventerà ancora molto più astratto. Gli uomini oggi non sono educati per essere posti come uomini nel mondo, ma per avere una professione di Stato e per essere posti in questa. Lo Stato prende i giovani in mano — non subito, perché allora sono ancora troppo sporchi per lui, per il momento li lascia ai genitori. Poi però stende i suoi artigli verso l’uomo e lo addestra così che è adatto per lui. E sa bene che gli uomini allora sono adatti per lui. Perché, che cosa dà loro? Dà loro una vita economica, dà loro tutto ciò che è prescritto per loro, e poi li mette in pensione. E dovrete sentire una sola volta che cosa significa per l’uomo quando si può dire: riceve con il suo posto di lavoro, per il quale non soltanto è pagato, dopo anche una pensione! È qualcosa di totalmente grande e incatena gli uomini allo Stato astratto, e questo penetra poi anche nel resto del sentimento. Anche qui il sentimento romano è entrato negli altri uomini. Se oggi si dice all’uomo: Devi, per partecipare alla tua immortalità, rendere attivo quello che agisce nella tua anima, così che tu stesso porti attivamente la tua anima attraverso la porta della morte — allora non lo comprende. Completamente gli è stata disabituata la comprensione di rivolgere lo sguardo a qualcosa di simile. Gli si dice invece: tu hai soltanto bisogno di credere in Cristo e in ciò che lo Stato fa. E sa allora: per primo sarà provveduto dallo Stato, e quando ha lavorato abbastanza, sarà messo in pensione dallo Stato. E la Chiesa fa ancora un’altra cosa. Essa mette in pensione dopo la morte dell’uomo la sua anima, così che nella vita non deve collaborare alla sua anima e fare qualcosa da solo, quando porta la sua anima attraverso la porta della morte. L’uomo è registrato oggi, e la politica dell’essenza romana, l’abbiamo come secondo assunta nella nostra essenza e la assumiamo sempre più e più.

Si possono fare terribili esperienze in questo campo. Io ora a Stoccarda ho cooperato all’istituzione della scuola Waldorf e ho dovuto anche farmi presentare i vari piani didattici. Se ricordo gli anni settanta, ottanta del secolo scorso, devo dire che allora i piani didattici erano ancora qualcosa di piccolo; contenevano quello che doveva essere svolto in ogni classe. Gli obiettivi pedagogici e la materia erano indicati; per quanto riguardava tutto il resto l’insegnante era ancora libero. Ora ci vengono presentati piani didattici di grande estensione, e sulla prima pagina sta: Gazzetta ufficiale, ordinanza, e ora è indicato come e come si deve procedere nell’insegnamento. Quindi, ciò che deve agire da persona vivente soltanto su persona vivente, sta in leggi e ordinanze, è diventato ufficiale, è decretato. Questo è la morte della vita spirituale. Questa morte della vita spirituale porta direttamente dall’Europa centrale a Roma! Questo è il secondo che abbiamo assunto in noi, il politico-giuridico con il romanesimo.

A ciò si aggiunse quello che non si può trapiantare dai tempi antichi ai tempi nuovi, la vita economica. Doveva essere moderna. Perché si può ruminare quello che i Greci hanno riconosciuto, si può lasciarsi agire quello che i Romani hanno avuto come vita giuridica, ma non si può mangiare quello che i Greci e i Romani mangiavano. La vita economica deve essere moderna. Così poco a poco abbiamo raggiunto il fatto che abbiamo incrociato la nostra vita economica con la vita spirituale greca, con la vita giuridica romana, e abbiamo ora il compito di riportare di nuovo queste cose separate, di acquisire comprensione del fatto che questi tre strati, che si ammassano come provenienti da diversi periodi, devono essere separati. Vale a dire, estendere l’interesse — come prima nello spazio sul meridiano fra Oriente e Occidente — fino al presente, vale a dire, elevarsi, rendersi capaci di sentimenti che possono elevarci agli Archai. Ma quanti uomini vogliono sviluppare per sé un interesse per queste cose, un interesse imparziale, come lo spirito del tempo gioca, nel fatto che spinge i tempi l’uno nell’altro, come l’ho descritto. Ho parlato a Stoccarda dell’innaturalità della nostra educazione ginnasiale. Non so se fosse una coincidenza temporale, ma la coincidenza temporale c’era. Un paio di giorni dopo che avevo parlato di questo, apparvero nei giornali di Stoccarda grandi annunci, firmati da tutti i tipi di codini, perdone professori e simili; che l’educazione ginnasiale non dovrebbe essere sottovalutata, perché aveva contribuito alla grandezza del popolo tedesco, come così splendidamente era emerso negli ultimi tempi. Letteralmente era questo a leggersi come la presunta opinione degli educatori della gioventù nell’aprile dell’anno 1919, dopo l’ottobre 1918! Queste cose sono possibili nel nostro tempo. Altre cose sono ancora possibili.

Finché non arriviamo a vedere queste cose in modo tale da accogliere gli impulsi che dalla mondo spirituale agiscono nella nostra mondo fisico, finché non riconosceremo che l’uomo — così come attraverso la sua organizzazione corporea è collegato al regno animale, al regno vegetale e al regno minerale — così anche con la sua organizzazione spirituale è collegato con le gerarchie degli Angeloi, degli Archangeloi e degli Archai — spiriti della personalità come protettori dello sviluppo personale, spiriti dei popoli come protettori dello sviluppo dei popoli nello spazio, spiriti dei tempi, i protettori dello sviluppo attraverso i tempi — finché non abbiamo la possibilità di comprendere queste cose dalle fondamenta spirituali, non possiamo progredire. Tutto deve convergere verso il fatto che l’uomo oggi trovi il coraggio e la forza di guardare nel mondo spirituale. Stiamo all’inizio di un’ondata di lotta dura, dove tutti gli istinti saranno agitati, che scaturiscono dalla mezza verità: la realtà economica è l’unica, tutto lo spirituale-animico è ideologia — e dall’altra: l’unica realtà è lo spirituale-animico, e tutto l’esteriore è ideologia, è Maja. — Questi contrasti scatenano istinti nella natura umana, così che a lungo, a lungo la lotta spirituale infiammerà in forme di cui l’umanità oggi non ha idea. Questo dobbiamo saperlo, e dobbiamo inoltre sapere come noi nel senso della formazione del tempo ci siamo elevati alla visione del mondo spirituale, così come lo comprendiamo.

Questo è quello che il tempo stesso ci ordina, quello che è richiesto da esso stesso. Dobbiamo rivolgerci ad esso. Domani continueremo.

8°Il presente come soglia verso il mondo invisibile

Berlino, 14 Settembre 1919

Ho parlato di come l’epoca contemporanea sia un momento nello sviluppo storico dell’umanità che sottopone l’umanità stessa a grandi prove, sebbene ciò che accade mediante queste prove scorra in gran parte nell’inconscio delle anime umane.

Gli uomini sanno, e devono sapere, cosa significhi attraversare la soglia verso il mondo invisibile quando subiscono una sorta di iniziazione, quando veramente penetrano consapevolmente in questo mondo invisibile. Tuttavia, qualcosa di simile accade — naturalmente non da un giorno all’altro, ma nel corso di lunghi periodi — all’umanità stessa, in quanto essa vive l’esperienza che le forze che agiscono interconnesse del pensiero, del sentimento e della volontà, per così dire, si separano e si differenziano, similmente a come il pensiero, il sentimento e la volontà diventano autonomi proprio quando si attraversa la soglia verso i mondi soprasensibili. Tutto ciò è connesso con cambiamenti significativi nella natura più intima dell’uomo, ed è compito dell’epoca portare questi cambiamenti nella natura più intima dell’uomo alla consapevolezza. Proprio questo comodo impulso degli uomini contemporanei a non voler sapere veramente ciò che accade all’umanità, questo vivere immersi nelle illusioni e fondamentalmente in fantasie sulla vita, è proprio ciò che deve essere superato.

Ci intenderemo meglio riguardo a ciò che ancora devo dirvi oggi riflettendo su fatti già da lungo tempo a noi noti dell’essere soprasensibile, ripensando a come l’Io umano e il suo corpo astrale lasciano il corpo fisico e il corpo eterico nel sonno, e tornano in essi al risveglio. Ora, questa è una caratteristica generale, per così dire una caratteristica schematica. Si dice generalmente che l’uomo al risveglio ritorna nel suo corpo fisico e nel suo corpo eterico. Ma questo ritorno accade

in modo assai differenziato. Se per esempio osserviamo un bambino ancora piccolo e non sviluppato, non possiamo mai dire che l’Io e il corpo astrale si immergono completamente nel corpo fisico e nel corpo eterico, che diventano completamente uno nell’attività con l’attività del corpo fisico e del corpo eterico. Vi è sempre, per così dire, qualcosa nell’Io e nel corpo astrale che non si unisce con il corpo fisico e il corpo eterico. E se guardiamo indietro ai tempi antichi dello sviluppo umano, a quel punto di svolta importante e cruciale nello sviluppo dell’umanità che, come vi ho detto, si colloca alla metà del XV secolo, allora possiamo affermare che per l’intera vita umana nei tempi antichi fino a quel momento non vi era un’immersione completa dell’Io e del corpo astrale durante lo stato di veglia consapevole dell’uomo. È piuttosto questo straordinariamente significativo nello sviluppo proprio del nostro periodo postatlantico: che la nostra anima e il nostro spirituale, il nostro Io e il nostro corpo astrale, soltanto ora possono immergersi completamente nel corpo fisico e nel corpo eterico, e soltanto ora — più tardi le condizioni cambieranno nuovamente — dopo il ventisettesimo e ventottesimo anno di vita. Questo è un mistero significativo nello sviluppo dell’umanità. L’uomo sperimenta veramente soltanto ora che si immerge completamente nel suo corpo fisico, e soltanto quando raggiunge l’età completamente consapevole di ventisette, ventotto anni. E cosa significa questa immersione completa nel corpo fisico? Significa che attraverso questa immersione possiamo sviluppare quei pensieri, dispiegare quelle idee che sono le idee materialiste, le idee scientifiche naturali dal tempo di Galilei e Copernico. Per queste idee, per questa concezione scientifica naturale il nostro corpo fisico è lo strumento appropriato. Questo non è stato conseguito nei secoli precedenti nello stato di veglia, perciò il pensiero scientifico naturale non esisteva. Esso è completamente legato al corpo fisico. Con ciò è connesso tutto il resto di cui ho dovuto parlarvi in questi giorni

riguardo a quell’attività che l’uomo, in connessione con l’insegnamento scientifico dello spirito, deve sviluppare in modo tale da destare nuovamente interesse nelle entità delle tre gerarchie superiori successive, come vi ho illustrato. Siamo stati portati, per così dire, dalle entità di queste tre gerarchie al punto da poter immergerci nel nostro corpo fisico, e così poter conoscere scientificamente il mondo esterno morto, minerale. È semplicemente il compito dell’umanità nel tempo presente essere consapevoli di queste cose. Senza una consapevolezza di queste cose, l’uomo vive, per così dire, addormentato in questo segmento culturale contemporaneo, ed è proprio per questo che oggi gli uomini vivono consapevolmente gli eventi attorno a loro. Si deve veramente lasciar agire sulla propria anima questi fatti concreti, affinché si acquisisca una consapevolezza di quali forze proprio oggi operano e agiscono nello sviluppo dell’umanità. Si può già dire: Nel tempo presente molte cose devono diventare nuove, e con «tempo presente» intendo naturalmente un lungo periodo di tempo. Soprattutto cose come gli obiettivi educativi devono diventare nuovi. Dal nostro punto di vista ho già messo in evidenza questo. Dobbiamo educare gli uomini fin dall’infanzia in modo tale che entrino in maniera corretta in un’età della vita come quella caratterizzata da un’immersione completa nel corpo fisico. Dobbiamo guidare gli uomini affinché possano immergersi completamente nel corpo fisico. Perché allora gli sforzi di modificare, di rinnovare il nostro sistema educativo possono operare? Possono operare perché l’umanità, entrando in una nuova fase dello sviluppo, deve essere preparata a vivere in questa nuova fase. Chi osserva la vita oggi saprà che attualmente ci sono straordinariamente molte nature umane spezzate che non riescono a cavarsela nella vita. E perché non riescono a cavarsela? Perché non possono, come ho descritto, guardare indietro alle esperienze che avrebbero dovuto avere nell’educazione, nella loro infanzia. Certe forze possono svilupparsi soltanto nell’infanzia. Se

si sviluppano allora, rimangono presenti per tutta la vita, si possiede e si è all’altezza della vita. Se non le si possiede, non si è all’altezza della vita. In questo senso il sentimento di responsabilità che dovrebbe acquisirsi oggi verso tutto il sistema educativo deve essere compreso.

Un altro aspetto: Dobbiamo essere consapevoli che l’impulso del Cristo è entrato nell’umanità nel quarto periodo culturale postatlantico. Questo periodo è iniziato nell’ottavo secolo pre-cristiano ed è durato fino alla metà del XV secolo della nostra cronologia. Approssimativamente dopo il trascorrere del primo terzo di questo periodo nella storia dell’umanità entrò ciò che dà significato all’intera evoluzione terrestre, l’impulso del Cristo, l’evento del Golgota. Entrò quando l’umanità era nello sviluppo dell’anima del sentimento o della sensibilità. Questo sviluppo dell’anima del sentimento o della sensibilità, nel quale il pensiero e il sentimento umano erano più istintivi che oggi, fu sostituito dallo sviluppo dell’anima cosciente nel XV secolo, nel quale siamo immersi. Il modo in cui l’evento del Golgota, come impulso storico universale, è entrato nello sviluppo umano era inizialmente concepito per la comprensione istintiva del quarto periodo postatlantico. Fu allora accolto dagli uomini di quel periodo. Per questa comprensione istintiva era ovvio pensare che nell’personalità di Gesù di Nazareth viveva l’essere del Cristo, che in quel periodo era disceso dalle altezze cosmiche per unirsi, per azioni terrene, al corpo di Gesù di Nazareth. Ogni persona poteva riconoscere, sentendola profondamente, una grande ed importante realtà soprasensibile nell’evento del Golgota, come allora entrava nell’umanità. Col passare del tempo divenne sempre più e più paralizzato ciò che era nelle forze dell’anima del sentimento o della sensibilità. Quella comprensione che ancora sussisteva nei primi secoli dello sviluppo cristiano per l’evento del Golgota non poteva durare. Doveva passare a una condizione dell’anima completamente diversa dell’umanità civilizzata. Ciò ebbe il risultato che, con l’emergere dell’anima cosciente, l’evento del Golgota stesso diventò sempre più materializzato. Così vediamo come lo sviluppo dell’umanità civilizzata negli ultimi quattro o cinque secoli procedette in modo che il comprendimento per ciò che veramente accadde al Golgota, l’abitazione del Cristo in Gesù di Nazareth, regredisse sempre più. Questo grande mistero, che nei primi secoli cristiani era istintivamente riconosciuto, fu compreso sempre meno. Sempre più fu materializzato, fino ai nostri giorni, nei quali è diventato possibile considerare come un progresso il fatto che si non volesse più sapere nulla del Cristo soprasensibile, cosmico, e che si iniziasse a parlare di Gesù di Nazareth solo come di un uomo straordinario, ma comunque un uomo, equiparabile agli altri uomini.

Stiamo qui di fronte a un punto di svolta. Una nuova comprensione del Cristo deve venire. Questa nuova comprensione del Cristo può venire soltanto se viene cercata con i mezzi della scienza dello spirito, se è cercata in modo tale che con mezzi soprasensibili si possa trovare di nuovo ciò che veramente poteva accadere soltanto nel soprasensibile, ciò che nel sensibile potrebbe soltanto manifestarsi. E questa nuova comprensione del Cristo deve nascere da tali profondità della natura umana che di fronte a queste profondità della natura umana cessino le differenze confessionali che operano su tutta l’umanità civilizzata. Queste differenze confessionali stanno nei loro fondamenti in una condizione dell’anima più superficiale di tutto ciò che oggi dal fondamento scientifico-spirituale deve condurre a una nuova comprensione del Cristo in Gesù. E questa comprensione non sarà completa, non sarà tale da poter veramente soddisfare i bisogni dell’anima umana contemporanea, se non è insieme tale da colmare le differenze nell’umanità che sono state introdotte dalle confessioni in questa umanità. Abbiamo qualcosa da sperare da questo nuovo impulso del Cristo, che nel fondo tutti noi desideriamo se prendiamo sul serio e con dignità l’umanità, abbiamo qualcosa da sperare

che oggi in maniera assai poco consapevole è cercato in altri campi. Oggi gli uomini parlano e sperano in un cosiddetto patto internazionale tra i popoli. È straordinario come gli uomini oggi anelino ad astrazioni per comprendere la realtà. Da dove mai potranno venire gli impulsi che operano attraverso i popoli per produrre quell’unità che si intende col cosiddetto patto tra i popoli? Si osservi tutto ciò che finora è stato presentato come impulsi psichici per la fondazione di questo patto: sono soltanto un paio di astrazioni. Ma gli uomini oggi si addormentano di fronte a queste cose. Quanto profondamente dormano di fronte a queste cose si vede proprio da un fatto come il seguente: Woodrow Wilson, l’inventore, o almeno il re-inventore di questo patto tra i popoli, lo aveva dichiarato quando l’America non era ancora coinvolta nel modo attuale negli interi negoziati mondiali, che il patto tra i popoli potrebbe essere propriamente fondato soltanto se, per mezzo di questa catastrofe di guerra, non ci fossero vincitori e vinti. Questa sarebbe stata la condizione indispensabile per il patto. Chi ha preso sul serio allora ciò, non può assolutamente prendere sul serio oggi ciò che viene detto riguardo al patto tra i popoli. Entrambe le cose non sono compatibili. Ma gli uomini non se ne accorgono. E questo è ciò che oggi si oppone talmente a un sano sviluppo umano: che effettivamente si assumono le contraddizioni più flagranti non appena è passato un certo lasso di tempo. È come se gli uomini oggi non potessero veramente essere presenti con l’anima a ciò che accade. No, questo patto tra i popoli non va bene. Perché ciò che deve essere fondato nell’umanità deve fluire dalle profondità dell’essere umano alla superficie. Ciò che dalla contemporaneità degli impulsi umani può essere fondato nel mondo intero civilizzato da ragioni che non risiedono nella differenziazione dei popoli, soltanto questo può sviluppare la nuova comprensione dell’impulso del Cristo. Questo impulso del Cristo in comprensione nuova, scientifica-spirituale soltanto può essere ciò che riunisce di nuovo i popoli che si frammentano nell’odio e nel malinteso attraverso il mondo civilizzato. Questo dovrebbe penetrare profondamente, profondamente come convinzione nelle anime.

Perché tutto il resto, che non va in questa direzione, è oggi ostacolante per lo sviluppo dell’umanità. E fondamentalmente è irresponsabile parlare dei requisiti dello sviluppo umano diversamente che dalle ragioni più profonde di questo sviluppo. Se la terra riguardo allo sviluppo umano ha ricevuto il suo vero significato mediante l’evento del Golgota, allora oggi è il momento in cui questo significato deve essere compreso in un modo nuovo. E finché l’umanità non si impone l’obbligo di questa comprensione, non c’è guarigione per le ferite di questo tempo. Oggi non si possono portare avanti a fianco uno dell’altro le cose che devono accadere, le si deve portare una nell’altra. Oggi non si può portare avanti la politica solamente dall’esterno, non si può voler erigere un patto tra i popoli soltanto esteriormente. Queste cose esigono di essere interiorizzate attraverso l’impulso del Cristo più profondo dell’umanità.

L’obbligo della scienza dello spirito orientata antroposoficamente è di indicare in qualche modo ciò che ogni singolo uomo può soltanto risvegliare come essenza personale-individuale in sé, ciò che però deve essere risvegliato. Perché non appena queste cose sono toccate, il massimo rigore dell’epoca deve essere sentito. Duole profondamente che questo massimo rigore del tempo sia ancora così poco sentito, che si eviti di accostarsi ai grandi insegnamenti che devono assolutamente essere incorporati nella consapevolezza umana. Abbiamo attraversato un’epoca che ci ha allontanato molto da quell’impulso interiore che ci guida verso gli insegnamenti oggi necessari. Chiedete a un naturalista contemporaneo o a una persona che pensa nel senso della ricerca naturale contemporanea: Che cosa sarebbe della evoluzione terrestre se l’uomo non vi avesse preso parte? Se il naturalista contemporaneo pensa ragionevolmente dalle sue ipotesi, dalle sue concezioni, non può dare altra risposta se non questa: Allora l’uomo non ci sarebbe, e la terra si svilupperebbe senza l’uomo, svilupperebbe il suo regno minerale, il suo regno vegetale e il suo regno animale. Procederebbe approssimativamente ciò che accade oggi, solo l’uomo non sarebbe presente,

al massimo non ci sarebbero case costruite, non ci sarebbero città e simili. — Così si deve dire, se si comprende il significato della scienza naturale contemporanea, che la terra si sarebbe sviluppata senza l’uomo, anche se l’uomo non fosse stato presente. E tuttavia, questo è un errore totale. Se si raccoglie tutto ciò che si può trovare nelle varie discussioni che abbiamo condotto da quasi due decenni, si sentirà come una cosa ovvia ciò che sto per dire. Bisogna soltanto esserne consapevoli.

Ciò che l’uomo porta in sé come corpo fisico è, durante il tempo della sua esistenza tra la nascita e la morte, intessuto dall’elemento psichico. Ora che siamo entrati in questa epoca, lo è in modo particolarmente speciale: l’Io e il corpo astrale si immergono completamente nel corpo fisico. E di nuovo, sia che affidiamo il cadavere del nostro corpo fisico alla terra mediante il fuoco o mediante la sepoltura, per l’indirizzo scientifico naturale contemporaneo ciò non significa nient’altro che: Questo cadavere consiste di diverse sostanze che con la morte dell’uomo vengono cedute alla terra e seguono il loro corso secondo i diversi principi che oggi si studiano nella chimica organica e particolarmente in quella anorganica. Ma tutto ciò è pura insensatezza. Piuttosto, la questione è questa: che veramente non passa invano davanti al corpo umano che esso dal concepimento fino alla morte è abitato dall’essenza spirituale-psichica umana. E affidiamo alla terra il nostro cadavere in una forma, in una condizione che poteva solo ricevere mediante l’essere stato vissuto dalla nascita fino alla morte da quell’essere che prima della nascita, ovvero prima del concepimento, nella mondo spirituale ha vissuto come spirito-anima dell’uomo. E la terra nel suo sviluppo contemporaneo sarebbe tale che da tempo sarebbe in via di dissoluzione, di devastazione, se non accogliesse come un lievito, indifferentemente sia mediante sepoltura che mediante il fuoco, ciò che i corpi umani sono — abbandonati dalle anime ma comunque vissuti fino alla morte. Quando un tempo si faceva il pane — lo si faceva così, oggi è un po’ artificioso —, si

conservava un pezzo del vecchio impasto che si doveva aggiungere come lievito al pane successivo; faceva parte del processo. In modo simile la terra non potrebbe svilupparsi senza che i corpi umani — non i corpi animali — fossero, per così dire, aggiunti come lievito. Fanno in modo che la terra, che da tempo sarebbe arrivata a dissolversi, porti avanti in suo sviluppo fino alla fine ciò che contiene. L’uomo partecipa e particolarmente ora partecipa all’intera evoluzione terrestre. E ancora ciò che con la nostra morte affidiamo all’evoluzione terrestre ha per essa un significato.

E l’altro aspetto, ciò che accade con l’uomo nel suo sviluppo, in particolare da quest’epoca in poi, è che egli, vivendo l’età più matura, superando il ventisettesimo, ventottesimo anno, allora con il suo corpo fisico nello stato di veglia è in una connessione che in modo del tutto particolare agisce sul mondo spirituale, sul mondo sovraterreno. Questo è il meravigliosamente polare nello sviluppo dell’uomo: Se l’uomo attraversa la porta della morte, lascia il suo corpo, allora separa da questo corpo qualcosa che serve alla terra come lievito dello sviluppo. Se passa attraverso l’età dal ventottesimo al trentacinquesimo anno, allora cede al mondo spirituale qualcosa, ma ciò è necessario per questo mondo spirituale. Ciò che si cede — parlerò in futuro di come la cosa si modifica per gli esseri giovani che muoiono prima del ventottesimo anno, il che oggi farebbe sfociare troppo lontano — ciò che allora si cede al mondo spirituale, questo è l’elemento più importante che si ritrova quando dopo la morte si rivive la vita nel mondo spirituale. Questo è ciò che si cede veramente al mondo sovraterreno così come si cede il cadavere al mondo terrestre.

Tali misteri sono connessi con lo sviluppo dell’umanità, e tali cose semplicemente l’umanità presente deve incorporare nella propria consapevolezza. Queste cose non hanno soltanto il significato di sensazioni di conoscenza, veramente no! Hanno ancora un significato molto, molto diverso. Perché chi può prendere sul serio queste cose, chi può viverle nella sua anima con il loro intero peso,

allora può prendere la vita molto più seriamente di altri. E questo approfondimento del rigore della vita è necessario all’uomo contemporaneo. E la comprensione profonda di ciò che è dato dalla triarticolazione del nostro organismo sociale — la comprensione esterna può bensì essere mediata al mondo esterno, potrei dire esoterico, — ma la vera comprensione profonda, tale che una partecipazione consapevole all’evoluzione sociale attuale sia possibile, deve scaturire da un tale rigore della vita che si basi sulla visione della vita della scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Altrimenti non comprendiamo le cose abbastanza profondamente. Nel mondo le cose che sono connesse alla triarticolazione devono essere proclamate. Qui in questo luogo si vorrebbe che si possa risvegliare nelle anime il necessario fuoco, l’entusiasmo necessario, affinché coloro che possono acquisire una tale comprensione dal punto di vista della scienza dello spirito facciano tutto per trasmettere agli altri la necessaria comprensione, trasmetterla mediante il calore della propria convinzione, mediante il proprio entusiasmo. Con quella comprensione superficiale che gli uomini nel mondo hanno oggi e che appunto conduce a cose tali che si crede che la terra potrebbe anche svilupparsi se l’uomo non fosse presente, con tale comprensione superficiale non si può raggiungere il necessario rigore per il nostro tempo. Perciò oggi camminiamo attraverso le grandi città, e il nostro cuore sanguina per la mancanza assoluta di connessione con ciò che effettivamente accade nello sviluppo dell’umanità.

Queste cose si sono preparate. La loro preliminare culminazione fu appunto ciò che si chiama la catastrofe della guerra mondiale, verso la quale confluirono tutte le concezioni superficiali che sempre più hanno preso piede. Ma oggi è obbligo degli uomini giungere a quel triplice approfondimento di cui ho parlato ieri, rispetto agli esseri delle tre gerarchie superiori situate sopra di noi. Perché oggi dobbiamo riconoscere che viviamo proprio in questo complesso di fatti. Dobbiamo come umanità passare attraverso l’epoca in cui l’Io e il corpo astrale scendono nel profondo nel corpo fisico e nel corpo eterico, e così

diventano esposti alle più forti tentazioni che derivano dal fatto che noi come uomini veniamo in una così stretta connessione con il nostro corpo fisico.

Ora ci sono due cose: primo una modalità di come questa tentazione può sorgere, che io chiamo la forma occidentale di questa tentazione, e l’altra è la forma orientale. La forma occidentale appare sempre più singolarmente quanto più lo sguardo si rivolge verso occidente, ma noi portiamo questa tentazione molto particolarmente nella nostra stessa natura. Consiste nel fatto che, immergendoci sempre più profondamente nel nostro corpo fisico, veniamo in intima connessione con le forze terrestri, con quelle da cui il corpo fisico dipende. Il nostro corpo fisico è connesso con le forze terrestri. Esso viene strappato da queste forze terrestri soltanto dal fatto che supera nella sua consapevolezza la pesantezza della terra e cose simili che lo legano alla terra. L’uomo non sa veramente come supera le forze che agiscono in lui mediante la sua organizzazione. Ho addotto qui qualcosa una volta che può illustrare ciò che ora menziono. Ho detto: Il cervello umano è così pesante che se dispiegasse tutto il suo peso, schiaccerebbe i vasi sanguigni situati immediatamente sotto di esso. Ora esiste però il meraviglioso dispositivo nell’organizzazione umana per cui questo cervello galleggia nel cosiddetto liquido cerebrospinale. Secondo il principio di Archimede, ogni corpo nell’acqua perde tanto di peso quanto pesa la quantità di acqua da esso spostata. Per questo motivo la pressione del cervello sui vasi sanguigni situati sotto di esso si riduce perché il cervello galleggia nel liquido cerebrospinale, e in tal modo superiamo la pesantezza del cervello. — Così superiamo molte cose. Proprio queste forze, su cui così poco si punta l’attenzione, mostrano anche fisicamente quale meraviglia del cosmo è presente nell’organizzazione dell’uomo. Così siamo connessi con le forze della terra, ma non dobbiamo venire direttamente in connessione con queste forze. La tentazione di venire troppo in connessione con queste forze esiste nel mondo dell’Occidente, in tutti i sentimenti vitali occidentali. Questa tentazione è arimanica. Può esserle contrastato soltanto se veramente

riusciamo gradualmente a approfondire la nostra conoscenza in modo tale da venire nella situazione di comprendere storicamente l’umanità nel suo sviluppo e l’evento del Golgota come un fatto reale nel mezzo di questo sviluppo storico terrestre veramente come possiamo comprendere la posizione di Cesare, di Augusto o di Socrate nella storia. Soltanto così la visione mondiale occidentale si protegge dalla tentazione arimanica e dalle sue conseguenze, in quanto questa visione mondiale occidentale accoglie nella sua considerazione scientifica, nella sua considerazione gnoseologica il Cristo, in quanto il Cristo entra nel pensiero complessivo della visione mondiale occidentale.

La visione mondiale orientale si trova nella situazione opposta. L’orientale rimane in certa misura al punto di vista infantile, in quanto non lascia che il suo Io e il suo corpo astrale si immergano nel corpo fisico e nel corpo eterico, anche nell’epoca attuale in cui all’umanità è predestinato di compiere questa immersione. L’orientale fugge questa immersione. È interessante comprendere proprio le manifestazioni più importanti nel presente da questo punto di vista. Sono stati tradotti bellissimi discorsi di Rabindranath Tagore, anche in tedesco. Se li leggete, direte, se avete sensibilità per questo, che vi emana un aroma completamente diverso da quello che scorre da parte di qualsiasi occidentale. Parla uno spirito completamente diverso. Così come la prospettiva è diversa quando gli orientali disegnano o dipingono rispetto a quando gli occidentali disegnano o dipingono, così è anche completamente diversa tutta la disposizione d’animo di questo Rabindranath Tagore da quella di un europeo o di un americano. Ciò deriva dal fatto che perfino l’orientale colto contemporaneo, se è radicato nella cultura orientale, fugge questa connessione con il corpo fisico. Vi è anche in ciò una tentazione, che è di carattere luciferico, di non utilizzare propriamente il corpo fisico umano, di lasciarlo inutilizzato. Mentre l’americano si sforza di utilizzare il corpo fisico troppo fortemente, l’orientale si sforza di utilizzarlo insufficientemente.

Così oggi si deve conoscere la psicologia dei popoli. Così avrebbe dovuto osservarsi, se la catastrofe della guerra mondiale avesse dovuto essere evitata, anche da decenni, quali fossero le relazioni tra i popoli orientali e occidentali anche in Europa. Non a caso ho tenuto una

conferenza sui geni dei popoli proprio a Cristiania nel 1910. Leggete

nel ciclo vari punti, e riceverete molti chiarimenti su ciò che si è svolto nella catastrofe della guerra mondiale negli ultimi cinque anni. Ma in tutte queste cose si tratta veramente del fatto che ci si prepari, ci si prepari nel pieno rigore, a non fuggire la realtà, ma a comprenderla in modo tale che l’uomo debba inserirsi nello sviluppo in modo tale da non divorare egoisticamente soltanto in sé, da non fissare lo sguardo soltanto sull’ambiente più prossimo. Oggi non possiamo compiere il nostro compito se non sviluppiamo la buona volontà di inserirci nello sviluppo dell’intera umanità, almeno con la nostra consapevolezza.

Ciò che ho espresso non deve essere una critica del passato. Ho spesso detto che una critica del passato dal punto di vista della scienza dello spirito deve essere ritenuta stolida. Piuttosto si tratta della consapevolezza che per il futuro bisogna pensare e agire diversamente da come si ha pensato e agito nel passato, che si deve avere la disposizione di portare nel futuro ciò che scaturisce dalla conoscenza spirituale.

Vi ho indicato in questi giorni come l’uomo debba considerare tutta la sua vita tra la nascita e la morte. Nel passare attraverso la nascita, noi portiamo le forze del mondo soprasensibile dal nostro essere soprasensibile nell’essere sensoriale-fisico. Queste forze continuano a operare. È qualcosa che l’uomo oggi trova molto difficile comprendere. Come operano? Operano in tutto ciò che l’uomo sviluppa in questo mondo fisico come vita spirituale. Non avremmo alcuna possibilità di avere poeti tra noi, non avremmo possibilità di sviluppare una visione del mondo o una scienza e nemmeno impulsi per l’educazione degli uomini

di dispiegare, non avremmo assolutamente alcuna possibilità di sviluppare una vita spirituale, se non portassimo attraverso la nascita quei impulsi che derivano dalla vita prenatale. Ciò che è vita spirituale proviene dall’essere prenatale. Ciò che invece sviluppiamo da impulsi di volontà all’interno della vita economica — fraternità, amore umano, pensiero non solo per noi ma per altri, lavoro non solo per noi ma per altri —, ciò che in certo qual modo facciamo di nascosto mentre stiamo immersi nella vita economica, questo ci fornisce gli impulsi più importanti per ciò che portiamo come impulsi nel mondo spirituale. Così come portiamo dalle forze del mondo spirituale quelle che principalmente costituiscono la nostra vita spirituale qui, così portiamo le forze che sviluppiamo nella vita economica in amore umano e fraternità di nuovo nel mondo spirituale. Lì ci accompagnano, lì sono per noi impulsi importanti. Se guardiamo a ciò che emerge nella vita infantile di anno in anno, abbiamo in ciò l’eredità di ciò che proviene dal mondo spirituale, affinché l’uomo possa qui dispiegare il suo territorio spirituale. E se guardiamo a ciò che accade nella vita economica, che mediante la nostra volontà sviluppiamo il lavoro per gli altri, così guardiamo a ciò che portiamo nel mondo spirituale, nel momento in cui passiamo attraverso la porta della morte. E ciò che si sviluppa solamente tra la nascita e la morte, si presenta per colui che può contemplare il mondo spirituale in tal modo che è il contrario di ciò che si sviluppa nel mondo spirituale tra la morte e la nuova nascita.

Leggete nel libro «Teosofia» ciò che ho detto sulla terra dell’anima, sulla terra dello spirito, così troverete che è descritto in concetti che scaturiscono completamente dall’osservazione vivente di queste condizioni. Ma tutto ciò che costituisce lo stato di diritto è il contrario di ciò che sono gli impulsi nella vita tra la morte e una nuova nascita. Fondiamo la nostra vita spirituale con le forze provenienti dal tempo prima della nascita o del concepimento, sviluppiamo la vita economica affinché possiamo portare nel mondo spirituale le forze così dispiegate, e ciò che qui viene sviluppato, ciò che appartiene solamente alla terra, è il politico,

il diritto, la vita dello stato, non ha nessuna relazione con il mondo spirituale.

L’uomo si rende la cosa facile, interpretando abitualmente le cose che stanno in questi campi come gli piace. Oggi ci sono molte persone che applicano al presente — forse a volte, per essere anche un po’ monarchici in questi tempi repubblicani — il detto biblico: «Date al Cesare quel che è del Cesare e a Dio quel che è di Dio.» Questa parola non può essere ben applicata al presente, perché può essere compresa soltanto dal suo contesto. Il Cesare romano era esso stesso il dio in quel tempo, il Cesare romano esigeva l’adorazione divina. Caligola esigeva tale adorazione divina, facendosi portare a Roma le statue greche — si è salvata solo la statua di Zeus —, facendone staccare dovunque la testa e farvi mettere al suo posto la testa di Caligola, perché trovava che era la cosa giusta. E già allora, quando Gesù di Nazareth ha pronunciato questa parola, ha voluto darle questo significato: Date al Cesare quel che è del Cesare e conservate qualcosa per il Dio che dovete cercare in un altro essere, non nel Cesare. — In molte cose del Vangelo è necessario che siano correttamente collocate nel nostro tempo, diversamente da come sono ora prese, allora ci avvicineremo sempre più a quella comprensione della realtà che è necessaria per il nostro tempo.

In questi giorni è stato mio obbligo richiamare la vostra attenzione da vari punti di vista sul fatto che è compito dell’uomo nel presente di giungere a quel punto di vista della realtà, che può essere raggiunto soltanto dal fatto che si possa considerare la realtà spirituale come qualcosa di concreto accanto alla realtà sensibile. Ciò che causa oggi il maggior danno è la chiusura degli occhi di fronte alla realtà. Gli uomini a lungo hanno praticato proprio questa politica nella politica, di non praticare politica: chiudere gli occhi di fronte a ciò che veramente è. La scienza dello spirito orientata antroposoficamente vuole qualcosa di serio: vuole aprire gli occhi di fronte alla realtà. Però oggi si vede che questi occhi sono ancora poco, molto poco aperti. Oggi si sentono dire cose del tutto strane, che testimoniano molto della mancanza di senso della realtà negli uomini. Vi prego, non fraintendete, devo richiamare la vostra attenzione su queste cose, perché illustrano l’epoca. — Ci sono state parecchie personalità che sono strettamente connesse con gli eventi che hanno portato sfortuna alla media Europa, una disgrazia che non è al suo termine, ma piuttosto al suo inizio, personalità che hanno veramente rivelato il loro vero volto di fronte all’umanità soltanto quando sono intervenuti i terribili eventi dell’estate 1918 e particolarmente dell’autunno 1918. Allora molte persone responsabili di molto hanno mostrato il loro vero volto. Si sono trovate in situazioni strane, situazioni strane perché si differenziano dalle loro situazioni precedenti. Ho veramente conosciuto persone che guardano con un certo rammarico alle situazioni attuali di queste personalità responsabili e non si pongono nemmeno la domanda: Non ci sono forse nel mondo innumerevoli milioni di uomini a cui oggi va ancora molto peggio, psichicamente e fisicamente, di coloro che come personalità responsabili sono entrati in queste nuove situazioni diverse dalle loro precedenti? — In queste cose dovrebbe trattarsi del fatto che gli occhi vengono aperti, che si faccia sul serio con ciò che deve diventare la conoscenza della realtà nel presente. La fanatismo, esso consiste nel fatto che ci si abbandona a certe idee preferite, che si afferrano perché sono comode, senza che si guardi a ciò che la realtà stessa dice. Non è comodo oggi dire la verità su queste cose. Ma se si è dovuto vedere con il cuore sanguinante come si sono sviluppate le cose, come il fanatismo proprio è apparso dove si credeva di vedere pratica della vita, se si è dovuto vivere come questo fanatismo ha agito devastante, mentre ciò che guardava la realtà, è stato considerato come un idealismo utopico, allora sta il dovere di indicare queste cose. E non dovrebbe assolutamente essere una compassione a impedirci ora, quando le cose stanno completamente chiare, quando le confessioni personali stanno davanti a noi, nel mezzo Europa tormentata di guardare verso tali spiriti fanatici, come per esempio questo Ludendorff, che non si è mai degnato

di vedere la realtà come è, ma piuttosto ha voluto formarla secondo le sue comode idee. Anche in questo campo la realtà deve essere vista nella sua vera luce, perché oggi abbiamo a che fare non con piccoli, ma con grandi conti finali. Tutti questi tentativi male stilizzati di giustificarsi di fronte al mondo sono proprio le accuse più aspramente pronunciate di fronte al mondo. E finché non si sente che bisogna fare sul serio con queste cose, che queste cose veramente una volta devono essere viste nella loro realtà, non c’è salvezza. Non sono venuto qui per dire queste cose per qualche sottile inclinazione. Sento in connessione con il rigore di un movimento di scienza dello spirito la necessità, il dovere di parlare di queste cose. Abbiamo potuto vivere — e abbiamo dovuto stare in silenzio, perché come a Papageno erano stati posti lucchetti — che il fatto accadesse dell’arte di governo di Michele in un momento importante degli ultimi quattro o cinque anni, che l’incapacità più assoluta sia stata chiamata a posizioni di guida. Queste cose anche appartengono qui. Come l’ombra stanno oggi accanto alle grandi verità che scorrono attraverso l’umanità e devono scorrervi.

So come molte persone ancora oggi dicono: provano un senso di offesa quando si parla loro della verità in queste cose. Ma non deve continuare la chiusura degli occhi di fronte alla realtà in queste cose. Soltanto dall’onesto guardare a queste cose nascerà quella forza che può far progredire l’umanità. Di tale forza abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di comprendere ciò che è fondamentalmente diverso da ciò che hanno compreso coloro che hanno condotto l’umanità in una situazione come l’attuale. Dobbiamo avere il coraggio di comprendere il nuovo. Preparatorio al fatto di comprendere questo nuovo, anche nella realtà esterna, erano già le cose che qui e altrove sul terreno del movimento antroposofico sono state dette. Non erano lì per essere, per così dire, migliori prediche della domenica pomeriggio. Erano lì per annunciare quale sia il rigore dell’epoca. E antroposofo nel vero senso della parola è soltanto colui che è toccato dal nervo dell’epoca, che vuole la verità,

non la menzogna che ci ha così orribilmente impigliato negli eventi del presente. Avessi potuto con poche parole con le quali ho tracciato l’ombra del necessario penetrare nei vostri cuori. Perché non voglio aver parlato solamente all’intelletto, ma soprattutto ai cuori, perché dai cuori deve venire la grande comprensione per l’epoca, quella che è necessaria. Dobbiamo trovare gli impulsi che possono nuovamente innalzare l’umanità. Ma dobbiamo prima imparare come profondamente, come radicalmente profondamente ci siamo impigliati nella frase, nel falso su tutti i campi. Dalla spirito verrà la verità. La saggezza, essa risiede unicamente e soltanto nella verità. Questo ci si dovrebbe scrivere profondamente nell’anima.

Ho detto qualcosa che caratterizza gli uomini nel presente, che appunto caratterizza la nostra epoca dello sviluppo umano da un punto di vista spirituale. Ho apportato queste cose perché credo che il più necessario per il presente possa essere avvicinato al cuore umano attraverso queste cose, quella disposizione d’animo dall’anima da cui viene quel rigore che è necessario vivere oggi al servizio dell’umanità. Destare in voi un sentimento di questo rigore era ciò che mi sono proposto durante questo mio soggiorno.

9°L'incarnazione di Lucifero e la scienza dell'iniziazione

Zurigo, 27 Ottobre 1919

Quando oggi si parla al pubblico delle questioni più importanti della nostra epoca, ci si trova in una situazione molto diversa a seconda che si conosca o meno le forze più profonde del divenire storico mondiale — in altre parole: la scienza dell’iniziazione — oppure no. Oggi è relativamente facile parlare di questioni contemporanee sulla base di varie conoscenze esteriori, che si ritengono scientifiche, pratiche e così via. Ma è straordinariamente difficile parlare proprio di queste questioni contemporanee quando si conosce la scienza della cosiddetta iniziazione, dalla quale promana tutto ciò di cui abbiamo da trattare in luoghi come questo dove ci siamo riuniti di nuovo. Infatti, chi parla delle questioni contemporanee dal punto di vista della scienza dell’iniziazione sa che non solo ha contro di sé le opinioni soggettive e casuali della maggior parte degli uomini a cui si rivolge, ma sa anche che oggi una gran parte dell’umanità è dominata da forze di esseri mondiale arimaniche, molto forti e sempre crescenti. Ciò che intendo con questo non posso spiegarvelo se non vi do una sorta di prospettiva storica su un più ampio arco di tempo umano.

Voi sapete da varie considerazioni che abbiamo svolto qui, che trovate registrate in vari miei cicli di conferenze, come dobbiamo far iniziare l’epoca in cui viviamo come uomini contemporanei dalla metà del quindicesimo secolo. Abbiamo sempre designato questo periodo, che ha avuto inizio dalla metà del quindicesimo secolo e al cui inizio fondamentalmente stiamo ancora oggi, come il quinto periodo culturale postatlantico, che ha succeduto l’altro, il periodo greco-latino, che contiamo dalla metà dell’ottavo secolo prima di Cristo fino alla metà del quindicesimo secolo. E poi ritorniamo al periodo egizio-caldaico. Ho solo accennato a questo affinché ricordiate come inquadriamo il periodo in cui viviamo come uomini dell’epoca attuale all’interno dell’intero divenire umano. Ora sapete che, dopo che il primo terzo del periodo greco-latino era trascorso, ebbe luogo il Mistero del Golgota. E abbiamo caratterizzato da molteplici punti di vista ciò che questo Mistero del Golgota ha propriamente fatto per lo sviluppo dell’umanità e persino per l’intero sviluppo della Terra. Oggi vogliamo inserire in questo più ampio contesto storico molte cose che si collegano al Mistero del Golgota per l’umanità.

A questo scopo, guardiamo a tempi molto più antichi, diciamo a circa l’inizio del terzo millennio dell’era precristiana. Voi sapete quanto poco raccontino le tradizioni storiche esteriori di questo primo sviluppo dell’umanità sulla Terra. Sapete anche come i documenti esteriori rimandano all’Oriente, all’Asia. E sapete da varie considerazioni antroposofiche che, quanto più risaliamo nello sviluppo dell’umanità, tanto più incontriamo costituzioni spirituali diverse e sempre diverse dell’umanità, e che c’è qualcosa come una saggezza primordiale che giace al fondo di tutto lo sviluppo umano. Sapete che ci sono state tradizioni che sono state conservate in ristretti circoli segreti fino al diciannovesimo secolo, che poi in gran parte, non con fedeltà, ma comunque in certo modo, sono state conservate fino ai nostri tempi — tradizioni di un’antica saggezza dell’umanità. Quando oggi l’uomo conosce ancora qualcosa di questa antica saggezza primordiale dell’umanità, rimane stupito dalle profondità della realtà cui rimandano tali sapienze antiche. Ma dalle considerazioni che abbiamo svolto negli anni, saprete che questa dottrina di saggezza largamente diffusa nei tempi antichi doveva sempre essere contrapposta a una visione della vita e del mondo completamente diversa — quella del popolo ebraico, del popolo giudaico, che ha un carattere totalmente diverso.

In modo tale che, con un certo diritto, la dottrina di saggezza largamente diffusa nei tempi antichi viene designata come l’elemento pagano, e a questo si contrappone l’elemento ebraico, giudaico. Lo sapete già dalle tradizioni e dai testi esteriori, come dall’elemento giudaico sia poi scaturito l’elemento cristiano.

Ora potete dedurre già da questi fatti esteriori qualcosa su cui vi prego di prestare attenzione oggi: che è diventato necessario nello sviluppo dell’umanità contrapporre all’antico elemento pagano e alla sua saggezza primordiale l’elemento giudaico, dal quale si è poi sviluppato il cristianesimo, almeno in parte. Ciò mostra che questa antica saggezza pagana nella sua totalità non poteva avere la sola influenza sullo sviluppo ulteriore dell’umanità. E deve sorgervi la domanda: in che cosa risiede il motivo per cui l’antica saggezza pagana, che per molti aspetti è così ammirevole, ha dovuto subire una nuova forma, una trasformazione attraverso l’ebraismo e il cristianesimo? — Questa domanda vi deve nascere.

Ma questa domanda per la saggezza dell’iniziazione si risolve solo attraverso un fatto molto, molto significativo — il fatto che appunto in Oriente, lontano in Asia, all’inizio del terzo millennio dell’era precristiana avvenne qualcosa. Allora, lo sguardo veggente che guarda indietro trova come anche un’incarnazione di un’essenza soprasensibile in un uomo ebbe luogo, proprio come attraverso l’evento del Golgota un’incarnazione di un’essenza soprasensibile, il Cristo, avvenne in Gesù di Nazareth. Quella incarnazione che ebbe luogo all’inizio del terzo millennio precristiano, che è straordinariamente difficile da seguire, anche con la scienza della visione, della scienza dell’iniziazione, diede all’umanità qualcosa di straordinariamente glorioso, straordinariamente decisivo. E quello che diede all’umanità è fondamentalmente quella antica saggezza primordiale.

In primo luogo, preso esteriormente, il fatto è così: si può dire che era una saggezza che penetrava profondamente nelle realtà, fredda, orientata puramente alle idee, poco permeata di contenuto affettivo. Questo, preso esteriormente. Interiormente, si può giudicare ciò che questa saggezza propriamente era solo se si risale a quella incarnazione che avvenne in Asia all’inizio del terzo millennio precristiano. Allora risulta, come mostra lo sguardo veggente che guarda indietro, che effettivamente vi fu una vera incarnazione umana della potenza luciferico. E questa incarnazione di Lucifero nell’umanità, che in certo modo si compì, fu l’origine della saggezza primordiale largamente diffusa, che riposa sul fondamento della terza cultura umana postatlantica.

Fino all’epoca greca, continuò ad agire ciò che da questo impulso, da questo impulso culturale dell’uomo asiatico-luciferico si era diffuso tra l’umanità: saggezza luciferico, come era propriamente utile all’umanità in quella fase dello sviluppo, gloriosa in certo modo, graduata secondo i vari popoli e razze tra cui si diffuse, chiaramente riconoscibile in tutta l’Asia, poi ancora nella cultura egiziana, nella cultura babilonese, ma anche, per dirlo, al fondamento della cultura greca. Tutto ciò che gli uomini potevano pensare, poetare, volere in quel tempo era in certo modo determinato da questo influsso luciferico nella cultura umana.

Naturalmente sarebbe straordinariamente pedantesco se si volesse solo dire: era una incarnazione di Lucifero, bisogna fuggirla. — Da una tale pedanteria si potrebbe fuggire tutto ciò che di bello e grande è scaturito dall’umanità da questa corrente luciferico, perché, come detto, anche la bellezza greca è qualcosa che è scaturita da questo flusso dello sviluppo. L’intero pensiero gnostico che era presente quando il Mistero del Golgota ebbe luogo, che era una saggezza che penetrava profondamente e illuminava le realtà cosmiche, tutto il conoscere gnostico era animato da forze luciferiche. Non si deve perciò dire che questo pensiero gnostico sia falso. È solo la sua caratteristica quando diciamo: è permeato da impulsi luciferici.

Ora, molto più di duemila anni dopo questa incarnazione luciferico venne il Mistero del Golgota. Si può dire:

Gli uomini tra cui si diffuse l’impulso del Mistero del Golgota erano nel loro pensiero, nel loro sentimento ancora completamente pervasi da ciò che l’impulso di Lucifero aveva portato nel loro pensiero, sentimento e percezione. E ora venne qualcosa di completamente diverso — proprio l’impulso del Cristo — nello sviluppo dell’umanità civilizzata. Quello che questo impulso del Cristo significava all’interno dell’umanità civilizzata, ne abbiamo parlato spesso. L’impulso del Cristo fu — solo lo accenno oggi — accolto dagli animi che erano costituiti come ho descritto oggi. Si potrebbe dire: in ciò che da Lucifero era stato dato di meglio agli uomini, l’impulso del Cristo vi brillava dentro. — E l’impulso del Cristo fu accolto nei primi secoli cristiani in tale modo che si potrebbe dire: con quello che gli uomini avevano accolto da Lucifero, comprendevano il Cristo. — A queste cose bisogna stare di fronte senza prevenzioni, altrimenti non si potrà mai comprendere veramente la natura particolare dell’accoglienza dell’impulso del Cristo nei primi secoli.

Quando poi l’impulso luciferico scomparve sempre più e più dagli animi degli uomini, allora gli uomini erano sempre meno e meno capaci di accogliere veramente e propriamente l’impulso del Cristo in se stessi. Considerate solo che molte cose sono diventate materialistiche nel corso dei tempi moderni. Ma se vi ponete la domanda: cosa è diventato più materialistico? — ricevete la risposta: una gran parte della moderna teologia cristiana. — Perché è semplicemente il materialismo più forte a cui una gran parte della moderna teologia cristiana si abbandona, in quanto questa moderna teologia cristiana non vede più il Cristo nell’uomo Gesù di Nazareth, ma vede solo l’uomo Gesù di Nazareth, l’«uomo semplice di Nazareth», l’uomo che si può comprendere se non ci si sforza di elevarsi a nessuna comprensione più alta. Quanto più si poteva assumere l’uomo Gesù di Nazareth come un mero uomo ordinario, che apparteneva solo alla serie degli altri celebri personaggi storici, tanto più questo piaceva a un certo indirizzo materialista della moderna teologia. Del soprasensibile dell’evento del Golgota questa moderna teologia vuol riconoscere ben poco, molto poco.

Gli influssi luciferici nel sentimento umano si spensero gradualmente nell’anima umana. Ma al loro posto, nei tempi moderni sempre più e più — e diventerà sempre più e più forte verso il prossimo futuro e anche verso il futuro più lontano — agisce quello che noi chiamiamo l’impulso arimanico. L’impulso arimanico proviene da esseri soprasensibili diversi da quelli della Wesenheit cristiana, da quelli della Wesenheit luciferico. Ma è appunto un’essenza soprasensibile, potremmo anche dire un’essenza sottosensibile — non è questo il punto — e la sua influenza divenne particolarmente potente nel quinto periodo culturale postatlantico e sempre più potente. E se osserviamo le confusioni degli ultimi anni, troveremo che gli uomini particolarmente per mezzo delle potenze arimaniche sono stati portati in tali confusioni.

Proprio come c’è stata un’incarnazione di Lucifero all’inizio del terzo millennio precristiano, come c’è stata l’incarnazione del Cristo al tempo del Mistero del Golgota, così, qualche tempo dopo il nostro attuale esistere terrestre, circa nel terzo millennio post-cristiano, ci sarà un’incarnazione occidentale dell’essenza Arimane. In modo che si comprende questo corso dello sviluppo storico dell’umanità tra quasi sei millenni correttamente solo se lo si concepisce così: a un polo sta un’incarnazione luciferico, in mezzo l’incarnazione del Cristo, all’altro polo l’incarnazione di Arimane. Lucifero è quella potenza che negli uomini eccita tutte le forze entusiaste, tutte le forze false-mistiche, tutto ciò che vuol elevare l’uomo al di sopra di sé stesso, ciò che in un certo senso vuol portare il sangue umano al disordine per portare l’uomo fuori di sé. Arimane è quella potenza che rende l’uomo sobrio, prosaico, pedante, che ossifica l’uomo, che porta l’uomo alla superstizione del materialismo. E l’essenza umana è essenzialmente lo sforzo di mantenere l’equilibrio

tra la potenza luciferico e la potenza arimanica; e il Cristo-impulso aiuta l’umanità presente a stabilire questo equilibrio. Così nell’uomo sono continuamente presenti questi due poli, il luciferico e l’arimanico. Ma storicamente troviamo che il luciferico prevalsero in certe correnti dello sviluppo culturale del tempo precristiano e fino ai primi secoli dell’epoca post-cristiana, mentre Arimane opera dalla metà del quindicesimo secolo ed è sempre più e più potente, fino a che una vera incarnazione di Arimane non avrà luogo tra l’umanità della Terra occidentale.

Ora l’elemento caratteristico è che tali cose vengono preparate a lungo. Le potenze arimaniche preparano lo sviluppo dell’umanità in modo tale che, quando un giorno Arimane apparirà in forma umana all’interno della civiltà occidentale — civiltà che allora difficilmente sarà ancora degna di questo nome nel nostro senso — così come una volta Lucifero è apparso in forma umana in Cina, come Cristo Gesù è apparso in forma umana in Asia anteriore, l’umanità possa cadere preda di Arimane. Non serve illudersi su queste cose. Arimane apparirà in forma umana. Si tratterà solo di come trova la razza umana preparata: se le sue preparazioni contribuiscono a fare di lui un seguace di tutta l’umanità che oggi si chiama civilizzata, oppure se trova l’umanità in condizione di offrirgli resistenza. Non serve illudersi su queste cose oggi. Gli uomini in un certo senso scappano dalla verità, che non si può certo dare loro in forma completamente schietta, perché la deriderebbero, la schernirebbero, l’offenderebbero. Ma se la si dà loro così come ora si tenta di fare mediante la triarticolazione dell’organismo sociale, la maggior parte non la vuole comunque. Ma il fatto che non si vogliano avere queste cose è proprio uno dei mezzi di cui le potenze arimaniche possono servirsi affinché Arimane, quando apparirà in forma umana, abbia una seguace il più possibile numerosa sulla Terra. Proprio questo voltarsi le spalle alle verità più importanti gli costruirà il ponte migliore per il prosperare della sua incarnazione.

Perché, vedete, non serve a nulla se non si trova la giusta relazione verso ciò che si svolgerà nello sviluppo umano per opera di Arimane, se non si conoscono imparzialmente le forze attraverso le quali opera l’arimanico, e anche le forze attraverso cui l’umanità può armarsi per non essere tentata e sedotta dalle potenze arimaniche. E perciò oggi vogliamo almeno da singoli punti di partenza gettare uno sguardo su quelle cose che promuoverebbero l’adesione ad Arimane, e che particolarmente ora vengono usate dalle potenze arimaniche dal mondo soprasensibile verso il basso, ma attraverso gli animi umani, al fine di rendere questa adesione il più possibile grande.

E uno dei mezzi è: non comprendere quale significato abbiano certe forme di pensiero e rappresentazione che particolarmente nei tempi moderni sono diventate dominanti per l’uomo. Sapete quale grande differenza esiste tra il modo in cui un uomo si sentiva nel cosmo intero, diciamo, nell’epoca egiziana, ancora nell’epoca greca, e come si sente dalla nascita dei tempi moderni, dal passare del Medioevo. Rappresentatevi un uomo antico egiziano opportunamente istruito. Egli sapeva che non era composto solo fisicamente dagli ingredienti che si trovano qui sulla Terra e che si incorpòrano nel regno animale, vegetale e minerale. Sapeva che nella sua essenza umana agivano le forze che vedeva in alto nelle stelle. Si sentiva come un membro dell’intero cosmo. Sentiva il cosmo intero non solo animato, ma animato e spiritualizzato, e nella sua coscienza viveva qualcosa delle essenze spirituali del cosmo, dell’animatezza del cosmo, della vita del cosmo. Tutto questo è andato perduto nel corso della storia umana più recente. L’uomo oggi guarda dalla sua Terra al mondo stellare, che per lui è pieno di stelle fisse, soli, pianeti, comete e così via. Ma con che cosa segue tutto quello che là fuori nello spazio cosmico lo guarda? Lo segue con la matematica, al massimo ancora con la meccanica. Ciò che circonda la Terra è stato svuotato di spirito, privato di anima, persino privato di vita.

È fondamentalmente una grande macchina che viene compresa solo con l’ausilio di leggi matematico-meccaniche. Con l’ausilio di leggi matematico-meccaniche la comprendiamo magnificamente! Certamente lo scienziato dello spirito apprezzerà bene ciò che hanno compiuto Galilei, Keplero e altri. Ma ciò che entra nella comprensione umana, nella coscienza umana attraverso gli insegnamenti di questi grandi dello sviluppo umano, mostra l’universo solo come un grande meccanismo.

Ora, ciò che ciò significa può veramente considerare adeguatamente solo chi è in grado di seguire l’uomo nella sua essenza completa. Gli astronomi, gli astrofisici possono parlare bene in modo che presentano l’universo come un meccanismo che si può comprendere e calcolare attraverso formule matematiche. Questo l’uomo lo crederà nel tempo in cui si è svegliato dalla mattina ed è tornato a dormire la sera. Ma in quelle profondità inconsce che l’uomo con la sua coscienza di veglia non raggiunge, ma che appartengono tuttavia al suo essere, e in cui vive tra l’addormentarsi e il risveglio, qualcos’altro fluisce nell’anima dell’uomo sull’universo! In quella profondità della coscienza abita un sapere che benché non consapevole alla coscienza di veglia, vive lassù nelle profondità dell’anima e forma l’anima — un sapere dello spirito, della vita dell’anima, della vita del cosmo. E benché l’uomo nella sua coscienza di veglia non sappia nulla di ciò che accade in comunione con lo spirito, l’anima e la vita dell’universo tra l’addormentarsi e il risveglio — nelle profondità dell’anima le cose sono, vi vivono. E molti degli spaccamenti dell’uomo moderno, che sono così grandi, derivano dalla disarmonia tra ciò che l’anima vive tra l’addormentarsi e il risveglio riguardo all’universo, e ciò che la coscienza di veglia oggi vuol riconoscere come visione del mondo su questo universo.

Se prendete lo spirito e il senso della scienza dello spirito orientata antroposoficamente, cosa vi dice su tali cose? Vi dice: sì, magnifico e possente è quello che il galileismo, il copernicanesimo hanno portato nell’umanità, ma non una verità assoluta, niente affatto una verità assoluta, ma un aspetto dell’universo, una lato da un certo punto di vista! — È solo superbia dell’uomo moderno che oggi la gente dica: sistema tolemaico — sciocchezze; questo l’avevano gli uomini quando erano ancora bambini. Siamo arrivati «così magnificamente», «fino alle stelle» e ora lo dichiariamo assoluto. — È altrettanto poco assoluto quanto il sistema tolemaico non era assoluto, è un aspetto. E solo allora gli si fa giustizia — questo vi dice la scienza dello spirito orientata antroposoficamente — quando si sa che tutto ciò che l’uomo così, potrei dire, su semplice matematica mondiale, su semplice schematica mondiale di tipo meccanico assume, non gli fornisce verità assoluta, ma illusioni sull’universo. Le illusioni ci servono, perché l’umanità nei suoi vari stadi di sviluppo passa attraverso varie forme di educazione. Per l’educazione moderna abbiamo semplicemente bisogno di queste illusioni di tipo matematico sull’universo. Dobbiamo appropriarci, ma dovremmo sapere: sono illusioni. E ancora di più sono illusioni quando le continuiamo in ciò che ci circonda ogni giorno, quando aspiriamo, secondo la dottrina atomistica o molecolare, a perseguire persino una piccola specie di astronomia nelle sostanze della Terra. Proprio quando si vuol assumere il giusto punto di vista riguardo all’intera scienza moderna per quanto questa scienza pensa così, si deve riconoscere che tutto questo è sapere illusionistico. Ora Arimane, affinché la sua incarnazione risulti per lui più feconda possibile, ha il maggior interesse che gli uomini si perfezionino in questa scienza illusionistica, che fondamentalmente è tutta la nostra scienza attuale, ma che però non giungano a comprendere che è una scienza illusionistica. Arimane ha il massimo interesse a insegnare agli uomini la matematica, ma non a insegnare loro che le concezioni matematico-meccaniche sono solo illusioni sull’universo. Arimane ha il massimo interesse a insegnare agli uomini la chimica, la fisica, la biologia e così via, nel modo in cui oggi sono rappresentate tra gli uomini e rese oggetto di ammirazione, ma di fargli credere che queste sono verità assolute, che non sono semplicemente punti di vista, fotografie da un lato solo. Se si fotografa un albero da un lato, la fotografia può essere corretta, ma non si ha tuttavia una visione completa. Se lo si fotografa da quattro lati, si può allora avere una visione di esso. Occultare questo all’umanità, che nella scienza intellettuale-razionalista odierna con il suo strascico di empirismo superstizioso, si ha a che fare con una grande illusione, con un inganno — non riconoscerlo: questo è ciò per cui Arimane ha il massimo interesse. Avrebbe il massimo successo, potrebbe vivere il massimo trionfo, se si potesse portare a termine l’imposizione di questa superstizione scientifica, che oggi afferra tutti i circoli, e secondo la quale gli uomini vogliono persino organizzare la loro scienza sociale, fino al terzo millennio, e se Arimane potesse allora nascere come uomo all’interno della civiltà occidentale e trovasse la superstizione scientifica. Ma non traete conclusioni false da ciò che ho appena detto. Una conclusione falsa sarebbe evitare la scienza del presente. Questa sarebbe la conclusione più falsa che possiate trarre. Bisogna conoscerla. Si deve proprio conoscere tutto ciò che viene da questo lato, ma con la consapevolezza completa: un aspetto illusionistico, un aspetto illusionistico necessario per la nostra educazione umana ci viene dato così. Non evitando la scienza del presente ci proteggiamo da Arimane, ma conoscendola nella sua vera forma. Perché questa scienza ci deve dare un’illusione esterna dell’universo. Abbiamo bisogno di questa illusione esterna. Non crediate che non abbiamo bisogno di questa illusione esterna. Allora dobbiamo solo riempirla con vera realtà da tutt’altro lato attraverso la ricerca dello spirito, dobbiamo ascendere dal carattere illusionistico alla vera realtà. Guardate molti dei miei cicli di conferenze proprio per quanto riguarda ciò che oggi vi dico, così troverete come ovunque

è stato tentato di entrare pienamente nella scienza del nostro tempo, ma di elevare tutto ciò fino alla sfera in cui si può vedere quanto vale. Neppure potete desiderare che l’arcobaleno vi scompaia davanti perché lo riconoscete come un’illusione di luce, come un’illusione di colore. Non lo capirete se non ne comprendete il carattere illusionistico. Così è con tutto quello che la scienza attuale vi fornisce per la vostra capacità di rappresentazione del mondo. Fornisce solo illusioni, e si deve riconoscere il carattere illusionistico. Allora proprio educandovi attraverso queste illusioni arrivate alla realtà del mondo. Questo è uno dei mezzi che ha Arimane per rendere la sua incarnazione il più possibile efficace: tenere gli uomini nella superstizione scientifica.

L’altro mezzo, il secondo mezzo che ha, è: fomentare tutto ciò che oggi divide gli uomini in gruppi, in piccoli gruppi che si combattono a vicenda. Dovete solo guardare al presente il sistema dei partiti, al sistema dei partiti che si combattono a vicenda, e troverete — se solo siete imparziali, potete riconoscerlo — che questi partiti che si combattono in verità non si spiegano affatto dalla semplice natura umana. Se gli uomini una volta fossero onesti nel voler spiegare proprio questa cosiddetta guerra mondiale dalle disarmonie umane, allora arriverebbero a comprendere che con ciò che trovano nell’umanità fisica non possono spiegarlo. Proprio allora diventa così chiaro come potenze soprasensibili vi hanno agito, proprio potenze arimaniche!

Ma queste potenze arimaniche agiscono ovunque si formano disarmonie tra gruppi umani. Su che cosa si basa per la maggior parte ciò che viene in considerazione? Partiamo da un esempio molto caratteristico. Il proletariato moderno ha avuto il suo Karl Marx. Imparate a riconoscere esattamente come la dottrina di Karl Marx si è diffusa nel proletariato moderno, e guardate alla letteratura marxista che si estende all’infinito, all’infinito. Il tipo usuale di considerazione scientifica oggi lo trovate applicato nel modo più pronunciato, tutto rigorosamente provato, così rigorosamente provato che già molte persone, dalle quali non l’avreste aspettato, sono cadute nel marxismo. Quale è stato propriamente il destino del marxismo? All’inizio, naturalmente, il marxismo si è diffuso nel proletariato. Dalla scienza universitaria fu rigorosamente rifiutato. Oggi ci sono già un numero di scienziati universitari che non riescono a sfuggire alla logica del marxismo, che lo riconoscono, che non riescono più a uscirvene, perché nella letteratura si è gradualmente mostrato che le conclusioni si accordano benissimo, che con la sensibilità scientifica attuale e il tipo di rappresentazione si può provare il marxismo in modo molto elegante. I circoli borghesi semplicemente non hanno avuto un Karl Marx che avrebbe provato loro il contrario; perché esattamente come si può provare il carattere ideologico del diritto, del costume e così via, la teoria del plusvalore e la ricerca storica materialista dal punto di vista marxista, si può provare esattamente nel medesimo modo tutte queste cose il contrario. Sarebbe del tutto possibile che un borghese, un Marx borghese avesse provato esattamente il contrario nella stessa rigida maniera. E qui non c’è neppure alcuna frode o inganno. Le prove andrebbero completamente. Da dove viene questo? Viene dal fatto che il pensiero umano attuale, l’intelletto attuale giace in una tale strato dell’essere che non arriva fino alle realtà. E quindi si può provare l’uno e il suo contrario, rigorosamente l’uno e il suo contrario. Oggi è possibile provare rigorosamente lo spiritualismo da un lato e parimenti rigorosamente il materialismo. E si può combattere l’uno contro l’altro con gli stessi buoni punti di vista, perché l’intellettualismo attuale è in uno strato superiore della realtà e non scende nelle profondità dell’essere. E così è anche con le opinioni dei partiti. Chi non lo vede chiaramente, ma semplicemente si lascia prendere dalla sua educazione, eredità, dalle sue circostanze di Stato e di vita in un certo circolo di partito, crede, come pensa, in tutta onestà nella forza probante di ciò che

è in questo partito in cui è scivolato dentro, in cui è stato trascinato dentro, come si dice talvolta nella lingua tedesca. E allora combatte contro un altro che è stato trascinato dentro in un altro partito. E l’uno ha ragione altrettanto bene dell’altro. Questo evoca sull’umanità un caos e una confusione che possono diventare gradualmente sempre più e più grandi, se l’umanità non lo vede chiaramente. E questa confusione è di nuovo una che la potenza arimanica sfrutta per preparare il trionfo della sua incarnazione, spingendo sempre più e più gli uomini in quello che può essere così difficile da capire, che oggi qualcosa può essere provato e il contrario parimenti con ragioni intellettuali o scientifiche altrettanto buone. Su questo dipende oggi che riconosciamo: tutto è provabile, e che perciò dobbiamo guardare a tali prove come sono forgiate nella scienza oggi. Solo all’interno della scienza naturale, della rigida conoscenza della natura stessa, allora la realtà si mostra nei fatti. Ma su nessun altro campo si deve ritenere valido ciò che si può provare intellettualmente. Solo allora, quando arriviamo a comprendere che la conoscenza umana, la comprensione umana deve essere ricercata più profondamente — come accade attraverso la scienza dello spirito orientata antroposoficamente — che nello strato in cui scaturisce la forza delle nostre prove, si sfugge il pericolo in cui si cade quando si permette la seduzione arimanica, che vuol spingere sempre più a fondo gli uomini in queste cose. Perciò Arimane nel nostro tempo, per confondere gli uomini, usa anche tutto ciò che proviene dalle antiche relazioni ereditarie a cui l’uomo fondamentalmente è già cresciuto al di là nel quinto periodo culturale postatlantico. Tutto ciò che proviene da antiche relazioni ereditarie, la potenza arimanica lo usa per contrapporre gli uomini in gruppi disarmonicamente. Tutto ciò che proviene da antiche differenze di famiglia, razza, stirpe, popolo, la potenza arimanica lo usa per seminare confusione tra gli uomini. Libertà per ogni singola tribù popolare, anche la più piccola — era una bella parola. Ma le parole sono sempre belle che le potenze nemiche degli uomini usano

per seminare confusione tra gli uomini, per raggiungere ciò che Arimane vuol raggiungere per la sua incarnazione.

Se oggi vi ponete la domanda: Chi eccita i popoli l’uno contro l’altro? Chi affronta questioni come quelle che oggi dirigono l’umanità? — la risposta suona così: la seduzione arimanica che agisce negli uomini! — E gli uomini si lasciano facilmente ingannare su questo terreno. Non vogliono entrare in quella discesa verso gli strati inferiori dove sono le realtà. Perché vedete, Arimane prepara bene il suo scopo: proprio dal Rinascimento e dalla Riforma, nella civiltà moderna si è innalzato come il tipo dominante di sovranità l’uomo economico. Questo è un fatto veramente storico. Se risalite ai tempi antichi, persino a quelli che dovevo caratterizzare per voi oggi come luciferici, chi erano i tipi di sovrani? Iniziati! I faraoni egiziani, i sovrani babilonesi, i sovrani dell’Asia, erano iniziati. Poi si innalzò il tipo sacerdotale come tipo di sovrano. E il tipo sacerdotale ha regnato fondamentalmente fino al Rinascimento e alla Riforma. Da quel tempo regna il tipo umano economico. I sovrani, sono solo gli aiutanti degli uomini economici. Non dovete credere che i sovrani dei tempi moderni erano qualcos’altro che gli aiutanti degli uomini economici. E tutto ciò che si è sviluppato in legge e diritto — studiatelo solo a fondo — è semplicemente una conseguenza di ciò che gli uomini economici hanno pensato. Solo nel diciannovesimo secolo al posto dell’uomo economico subentva l’uomo pensante da banchiere, e solo nel diciannovesimo secolo si crea completamente quell’ordine che attraverso l’economia monetaria copre tutti gli altri rapporti. Bisogna solo saper comprendere queste cose, saperle seguire correttamente in modo empirico, basato sull’esperienza.

Tutto ciò che ho detto nella seconda conferenza pubblica qui è profondamente vero. Si desidererebbe solo che fosse perseguito in tutti i dettagli. Proprio quando lo sarà perseguito in tutti i dettagli, allora si vedrà quanto sia radicalmente vero. Ma

proprio quando la sovranità del mero «segno per i beni solidi» è arrivata, è sorto di nuovo un mezzo essenziale per l’inganno arimanico dell’umanità. E se l’uomo non vede chiaramente che deve contrapporre all’ordine economico causato dall’uomo economico e dal banchiere lo Stato di diritto e l’organismo dello spirito, allora di nuovo in questo non vedere chiaramente Arimane troverà un mezzo essenziale per preparare la sua incarnazione, cioè il trionfo della sua incarnazione, che certamente verrà, nel modo appropriato. Questi sono tali mezzi che Arimane può usare presso un certo tipo di uomini. Ma ci sono oggi anche un altro tipo di uomini — spesso i due tipi sono mescolati in un uomo — che da un altro lato facilitano ad Arimane i suoi sentieri verso il trionfo.

Vedete, è veramente così: intere menzogne nella vita reale non sono così gravi come le mezze e le quarter verità. Perché le menzogne intere presto vengono viste attraverso. Ma le mezze e le quarter verità seducono gli uomini, così che vivono con loro e queste mezze e quarter verità trovano la loro strada nella vita e nella vita causano le devastazioni più terribili.

Ci sono oggi uomini che non vedono l’unilateralità della visione del mondo galileico-copernicano oppure che almeno non vedono chiaramente il carattere illusionistico oppure che sono troppo pigri per entrarvi. Abbiamo appena spiegato quanto questo sia ingiusto. Ma ci sono oggi anche uomini, numerosi uomini, che professano una certa mezzaverità, una mezzaverità molto significativa e non si impegnano nel diritto solo condizionato di questa mezzaverità. Perché, quanto strano possa sembrare a molti uomini: così come è unilaterale imparare a conoscere il mondo attraverso la scienza galileico-copernicana, attraverso la scienza universitaria contemporanea di tipo materialistico in genere, così dall’altro lato è unilateralità imparare a conoscere il mondo solo attraverso il Vangelo e rifiutare ogni altro ingresso nella vera realtà se non attraverso il Vangelo. Il Vangelo era dato a quelli che vivevano nei primi secoli del cristianesimo.

Oggi credere che il Vangelo possa dare tutto il cristianesimo è appunto una mezzaverità, e perciò anche un mezzo errore, che offusca gli uomini e perciò fornisce ad Arimane i migliori mezzi per raggiungere il suo scopo, il trionfo della sua incarnazione.

Quanti numerosi sono oggi gli uomini che credono di parlare dalla modestia cristiana, ma in verità dalla paura tremenda dicono: Oh, non abbiamo bisogno di alcuna scienza dello spirito. La semplicità, la schiettezza del Vangelo, quella ci guida a quello che l’uomo ha bisogno dall’eternità. — È per lo più una paura terrenda che si esprime in questa apparente modestia. Questa paura, Arimane nel senso indicato può usarla molto bene. Perché non dimenticate quello che ho esposto all’inizio di queste considerazioni odierne, che nel tempo in cui il Vangelo cadde dentro, gli uomini nel loro pensiero, sentimento e visione, nella loro intera visione erano ancora pervasi di luciferico e che potevano comprendere il Vangelo con una certa gnosi luciferico. Ma la comprensione del Vangelo in questo vecchio senso oggi non è possibile. Oggi insistere sul mero Vangelo, particolarmente così come è stato trasmesso agli uomini, non dà una vera comprensione del Cristo. Perciò oggi in nessun luogo è diffusa una vera comprensione del Cristo come nei confessionali, nelle confessioni. Oggi bisogna già approfondire il Vangelo spiritualmente se si vuol arrivare a una vera comprensione del Cristo. Allora è interessante seguire i singoli vangeli e arrivare al loro vero contenuto. Prendere il Vangelo così come è, come oggi lo prendono numerosi uomini e come particolarmente a numerosi uomini è insegnato di prenderlo, non è una via verso il Cristo, è una via via dal Cristo. Perciò le confessioni sempre più e più si allontanano dal Cristo. A che cosa arriva chi oggi vuol prendere il Vangelo e solo il Vangelo, senza approfondimento spirituale? A quale tipo di comprensione del Cristo arriva? Arriva alla fine a un Cristo, se veramente prende il Vangelo. Ma quale è

l’estremo a cui arriva? Non è una realtà del Cristo, a cui oggi solo la scienza dello spirito può condurre. Quello a cui il Vangelo conduce è un’allucinazione vera, sia pure, ma però solo un’allucinazione del Cristo, un’immagine interiore vera — chiamatela anche visione se volete —, un’immagine interiore vera, ma solo un’immagine. Fornisce attraverso il Vangelo una via a una vera allucinazione, a una vera visione del Cristo, ma non alla realtà del Cristo. Questo è proprio il motivo per cui la moderna teologia è diventata così materialista. Le persone che si sono occupate del Vangelo solo teologicamente, hanno esaminato: Cosa possiamo trarre da questo Vangelo? E alla fine si sono detti: secondo la nostra visione qualcosa di simile a quello che traiamo se esaminiamo Paolo davanti a Damasco. E poi vengono questi teologi, che in realtà dovrebbero fondare il cristianesimo, ma lo minano, dicendo: Beh, Paolo era solo ammalato, una persona malata di nervi, che davanti a Damasco aveva una visione.

Si tratta proprio di questo: così come attraverso il Vangelo stesso si può arrivare solo all’allucinazione, solo alla visione, che però è un’immagine corretta interiormente, ma non per questo afferra una realtà, così bisogna comprendere che attraverso il solo Vangelo non si arriva al vero Cristo, ma a un’allucinazione del Cristo. Perché il vero Cristo bisogna oggi cercarlo attraverso tutto ciò che si può acquisire dalla conoscenza dello spirito del mondo. Perciò per Arimane, quando apparirà in forma umana nella civiltà moderna, proprio quelli formano l’inizio di un gregge, che oggi giurano solo sul Vangelo e vogliono rifiutare ogni tipo di vera conoscenza dello spirito dalle confessioni e dalle sette, che non vogliono imparare, che vogliono rifiutare tutto ciò che causa uno sforzo spirituale verso una conoscenza concreta. Da questi circoli si svilupperanno intere schiere per l’adesione di Arimane.

Tutto questo sta iniziando a diventare. È qui, è all’opera nell’umanità odierna. In questo parla colui che oggi con la conoscenza della scienza dell’iniziazione parla agli uomini, sia su questioni sociali sia su altre questioni. Sa dove si trovano le potenze nemiche, che vivono soprattutto nel soprasensibile, che gli uomini sono i poveri sedotti, e che fondamentalmente l’appello all’umanità è questo: Ci si liberi da tutte quelle cose che formano una grande tentazione al contribuire al trionfo di Arimane.

Molti uomini hanno sentito qualcosa di simile. Ma il coraggio non è ancora dappertutto presente di confrontarsi veramente con l’impulso del Cristo, di Lucifero e di Arimane, che sono impulsi storici, nel modo penetrante in cui è necessario e come deve essere enfatizzato dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Non si vuol andare abbastanza lontano, anche quando si intuisce ciò che è necessario. Guardate in esempi dove talvolta emerge qualche conoscenza di come sia necessario permeare la scienza materialista mondana con il suo carattere arimanico con l’impulso del Cristo, come sia necessario dall’altro lato illuminare il Vangelo approfondendolo spiritualmente. Guardate quanti uomini si sforzano veramente di brillare con vera conoscenza spirituale da uno e dall’altro lato. Solo così l’umanità raggiungerà la giusta relazione all’incarnazione terrestre di Arimane, che essa veda chiaramente queste cose e che abbia anche il coraggio, la volontà e l’energia di brillare con lo spirito da un lato nella scienza mondana e dall’altro lato illuminare il Vangelo parimenti con questo spirito. Altrimenti sempre verranno fuori le mezze misure. Pensate come un uomo comunque illuminato, ma tale che guardi dentro lo sviluppo religioso moderno, come il Cardinale Newman, quando fu vestito da cardinale a Roma, lo dichiarò apertamente nel suo discorso, che se la dottrina cristiano-cattolica dovesse continuare, una nuova rivelazione sarebbe necessaria. Ma non abbiamo bisogno di una nuova rivelazione. L’epoca delle rivelazioni nel vecchio senso è passata. Abbiamo bisogno di una nuova scienza che sia illuminata dallo spirito.

Ma gli uomini devono avere il coraggio di una tale nuova scienza.

Pensate a un fenomeno letterario come «Lux mundi», che all’incirca nel finale degli anni ottanta, inizio degli anni novanta provenne da certi membri della Chiesa alta inglese, da stimati teologi della Chiesa alta inglese, saggi, dappertutto pervasi dallo sforzo di costruire un ponte dalla scienza mondana al contenuto dogmatico. Ovunque, potrei dire, un andare su e giù, da nessuna parte un coraggioso afferrare la scienza mondana, da nessuna parte un illuminare questa scienza con lo spirito, uno sguardo imparziale al Vangelo e poi dire: Il Vangelo da solo non basta oggi, deve essere illuminato, deve essere chiarito. — Ma questo è necessario per l’umanità odierna, conservare il coraggio da entrambi i lati e dire: La scienza mondana sola porta all’illusione, il Vangelo solo porta all’allucinazione. L’uomo trova il cammino di mezzo tra illusione e allucinazione solo nel comprendimento spirituale della realtà. È questo quello su cui dipende.

Tali cose dovrebbero essere viste chiaramente oggi. Una pura illusione renderà gli uomini la scienza mondana sola. Alla fine farebbero principalmente solo sciocchezze. Oggi viene già compiuta una quantità sufficiente di sciocchezze, perché certamente la catastrofe della guerra mondiale era una grande follia. Ma molti uomini erano coinvolti che erano completamente pervasi della scienza mondana odierna. E se vedete come subito emergono fenomeni psichici strani quando attraverso alcune sette per esempio uno dei quattro vangeli è messo in primo piano, allora capirete più facilmente quello che ho detto oggi anche sul Vangelo. Vedete come fortemente tende verso l’allucinatorio e simile una setta come quella che ascolta solo il Vangelo di Giovanni, o un’altra che ascolta solo il Vangelo di Luca. L’unica fortuna che ogni Vangelo nella sua unilateralità non ha causato il grande male risiede nel fatto che ci sono quattro vangeli che esternamente si contraddicono a vicenda. In modo che gli uomini, avendo quattro vangeli davanti, non cadono nella direzione dell’uno, non vanno troppo lontano nella direzione dell’uno, ma hanno l’altro accanto. In una domenica viene letto loro da uno, nell’altra domenica dall’altro Vangelo, e così la forza dell’uno si neutralizza con la forza dell’altro. C’è una grande saggezza nel fatto che questi quattro vangeli sono giunti al mondo culturale e che gli uomini così non, come è il caso di molti seguaci di sette, arrivano a cadere nella corrente che afferrra l’uomo quando agisce solo un Vangelo. Se solo un Vangelo agisce su di lui, allora emerge particolarmente chiaramente che infine l’effetto dell’uno sfocia nell’allucinatorio.

Sì, è necessario che oggi l’uomo si liberi di molte inclinazioni soggettive, molte cose che ama e che crede siano pie o intelligenti. Si tratta oggi per l’umanità soprattutto di universalità e del coraggio all’universalità.

Questo è ciò che oggi volevo dirvi, affinché vediate: ciò che ora si tenta di operare all’interno dell’umanità ha veramente ragioni più profonde che semplicemente qualche prevenzione soggettiva. Si può già dire che è letto dai segni dei tempi e che deve essere operato. E se qui nel ramo abbiamo potuto vederci solo dopo un tempo relativamente più lungo, era per me una profonda necessità dirvi proprio in questo tempo le parole che oggi qui vi ho detto. Speriamo di avere in non troppo lontano tempo l’occasione di parlare ulteriormente di tali cose anche qui.

10°L'incarnazione di Arimane e il futuro dell'umanità

Berna, 4 Novembre 1919

La fase dello sviluppo dell’umanità che inizia con un carattere particolare nei nostri tempi — naturalmente si può dire di ogni tempo che inizia una determinata fase dello sviluppo dell’umanità, bisogna solo caratterizzare come è costituita questa fase dello sviluppo — si può caratterizzare approssimativamente così: sostanzialmente tutto quello che l’umanità dovrà vivere nei tempi futuri sulla Terra, nel mondo fisico, sarà una specie di declino, una regressione, uno sviluppo regressivo. Quel tempo è già passato in cui l’umanità progredisce grazie alle forze fisiche sempre più raffinate. L’umanità progredirai anche nel prossimo futuro, ma solo attraverso lo sviluppo spirituale, attraverso uno sviluppo che si eleva al di sopra dei processi del piano fisico. I processi del piano fisico non saranno tali che l’umanità, se solo vi si abbandona, possa ricavare soddisfazione da essi. Quello che già da tempo nella nostra scienza dello spirito è stato accennato, che possiamo caratterizzare nel ciclo di conferenze sull’Apocalisse: che ci si sta avvicinando alla «guerra di tutti contro tutti», dovrebbe dal momento attuale in poi essere inteso come qualcosa di molto, molto serio e significativo. Dovrebbe essere inteso in modo tale che non rimanga solo una verità teorica, ma che si esprima anche nell’azione, nel comportamento complessivo degli uomini. Proprio il fatto che gli uomini — se devo esprimermi in modo banale — avranno poca gioia dallo sviluppo del piano fisico in futuro, li porterà a comprendere sempre più e più come lo sviluppo ulteriore deve venire da forze spirituali.

Una comprensione completa di questo fatto si avrà solo quando si consideri un più ampio arco di tempo dello sviluppo umano e in un certo senso si applichi il conseguente insegnamento a quello che nel futuro dell’umanità deve avvenire sempre più e più. Si dovrà comprendere a quale meta si dirigono quelle forze dell’umanità che si manifesteranno in quelli che potrei chiamare processi di devastazione bellica che si verificano ritmicamente, di cui la presente catastrofe bellica è solo l’inizio. È una rappresentazione infantile se si credesse che per mezzo di qualcosa che segue a questa catastrofe bellica, sarebbero possibili periodi di pace durevoli sull’umanità nel piano fisico. Non sarà il caso. Ma quello che deve venire sulla Terra deve essere uno sviluppo spirituale. Il suo spirito, la sua direzione, il suo significato si comprenderà quando si considera un arco di tempo relativamente più lungo prima del Mistero del Golgota, quando poi si affronti qualcosa del significato del Mistero del Golgota e quando si tenti allora di contemplare spiritualmente la continuazione proprio del Mistero del Golgota nello sviluppo futuro dell’umanità.

Abbiamo considerato il Mistero del Golgota da punti di vista diversissimi. Oggi vogliamo aggiungere un altro a questi punti di vista, caratterizzando un poco quello che nella civiltà umana ha preceduto il Mistero del Golgota, diciamo fino al terzo millennio circa prima della nostra era, quello che ha continuato fino al tempo dello sviluppo cristiano e quello che, come voi sapete, è designato come la cultura pagana. In questa cultura pagana si è insediata come un’oasi la cultura completamente diversa ebraico-ebraica, da cui il cristianesimo è poi scaturito.

La cultura pagana possiamo comprenderla quando diventiamo chiari sul fatto che era essenzialmente una cultura della conoscenza, della visione, dell’azione da forze più comprensive di quelle che sono le forze terrestri. Si può dire: È stato proprio attraverso la cultura ebraico-giudaica che l’elemento morale è stato per primo impresso all’umanità. L’elemento morale non aveva un’esistenza separata nella cultura pagana. Ma questa antica cultura pagana era costituita in modo tale che l’uomo si sentisse come un membro dell’intero cosmo. Questo bisogna guardare con particolare attenzione. L’uomo, come appartenente all’antica cultura pagana sulla Terra, si sentiva come un membro dell’intero cosmo. Sentiva come le forze che operano nel corso delle stelle si continuassero nelle sue stesse azioni, o meglio dire, nelle forze che operano nelle sue azioni. Quello che più tardi valeva come astrologia, quello che ancora oggi vale come astrologia, è solo, potrei dire, un riflesso, persino un riflesso molto fuorviante di ciò che era l’antica saggezza, che era stata riportata dai corsi stellari e che allo stesso tempo forniva i precetti per l’azione umana. Si comprendono queste antiche culture solo quando dal punto di vista della scienza dello spirito si illumina un poco ciò che nel significato esteriore era lo sviluppo umano nel quarto e quinto millennio precristiani. Naturalmente parliamo a volte del secondo, a volte del primo periodo culturale postatlantico, ma non facciamo bene se ci rappresentiamo l’esistenza umana sulla Terra in questo quinto, sesto, settimo millennio prima della nostra era come troppo simile all’esistenza umana odierna. È completamente corretto che gli uomini in questi antichi millenni, nella misura in cui vagavano sulla Terra, avevano una specie di vita istintiva dell’anima, una specie di vita dell’anima che già in un certo aspetto era più vicina alla vita dell’anima animale che a quella umana contemporanea. Ma la vita umana è afferrata in modo molto unilaterale se si dice: sì, quando si risale a quei tempi antichi, gli uomini erano più simili agli animali. Quello che vagava sulla Terra era certamente nel suo temperamento dell’anima più simile agli animali, ma questi corpi bestiali degli uomini erano usati da essenze spirituali-spirituali che si sentivano come appartenenti ai mondi soprasensibili, soprattutto ai mondi cosmici. E si può dire: Se si risale ancora abbastanza lontano, circa al quinto millennio precristiano, gli uomini erano così che usavano i corpi animali più come strumenti di quanto non si sentissero dentro di loro. Se si vuol caratterizzare esattamente quegli uomini, bisognerebbe dire: Quando questi uomini erano svegli, andavano certamente come gli animali con una vita istintiva dell’anima, ma era come se nei loro sogni si infiltrasse qualcosa dal loro stato di sonno, come sogni di veglia. E in questi sogni di veglia riconoscevano come erano discesi per usare i corpi animali. Quello che era veramente la costituzione interiore umana si trasformò allora in visione di culto, come azione di culto nel servizio di Mitra, dove vediamo che il principale simbolo è il dio Mitra che cavalca un toro, in alto il cielo stellato, a cui appartiene, in basso il terrestre, al quale appartiene il toro. Questo simbolo era proprio non un simbolo per questi antichi uomini, era la visione della realtà. L’uomo sentiva la sua costituzione dell’anima approssimativamente così: Se di notte sono fuori dal mio corpo, appartengo a quello che sono le forze del cosmo, del cielo stellato, quando mi sveglio al mattino, mi servo dell’istinto animale in un corpo animale.

Poi arrivò, in un certo senso, un tempo di penombra sullo sviluppo umano. Era una vita umana più ottusa, più spenta, in cui i sogni cosmici si ritiravano di più, in cui la vita istintiva prendeva il sopravvento. Ciò che era una volta costituzione spirituale-animica umana fu conservato attraverso i Misteri, principalmente attraverso i Misteri asiatici. Ma l’umanità generale, nella misura in cui non era colta dalla saggezza misteriale, viveva una vita più o meno penombrata, spenta nei millenni dal quarto al primo del terzo millennio. Si può dire: La vita generale era in questo tempo, dal quarto al primo del terzo millennio prima del Mistero del Golgota in tutta l’Asia e nel mondo allora conosciuto una vita dell’anima penombrata, una vita istintiva dell’anima. Ma c’erano i Misteri, in cui attraverso cerimonie efficaci i mondi spirituali agissero veramente. E da lì gli uomini venivano di nuovo illuminati.

Ma tuttavia intorno all’inizio del terzo millennio accadde qualcosa di grande significato. Se si vuol caratterizzare da dove proveniva questa vita penombrata, più istintiva, si può dire: La Wesenheit spirituale-animica degli uomini non poteva allora ancora servirsi dei veri organi della ragione umana. Questi organi della ragione erano già lì, erano sviluppati nella natura fisica della Wesenheit degli uomini, ma la Wesenheit spirituale-animica non poteva servirsi di questi organi della ragione. In modo che gli uomini non potevano ancora ottenere nulla in termini di conoscenza attraverso il loro pensiero, attraverso la loro capacità di giudizio. Potevano ottenere solo quello che veniva loro dalla saggezza dei Misteri.

Poi intorno all’inizio del terzo millennio nel Lontano Oriente accadde un evento di grande significato. Un bambino crebbe senza che gli si resistesse, provenendo da una delle allora nobili famiglie asiatiche nell’ambiente dei servizi cerimoniali dei Misteri. Le circostanze si offrirono così che questo bambino poteva partecipare alle cerimonie, probabilmente perché i sacerdoti dei Misteri che dirigevano lo sentivano come un’ispirazione di permettere a un tale bambino di partecipare una volta. E quando l’uomo che viveva in questo bambino era diventato all’incirca quarant’anni, allora si manifestò qualcosa di straordinario. Allora risultò — e va assolutamente detto che i sacerdoti dei Misteri previdero l’evento in modo quasi profetico — che questo uomo, che era stato allevato in uno dei Misteri dell’Asia orientale, verso il suo quarantesimo anno iniziò improvvisamente a comprendere attraverso la capacità di giudizio umana il significato di quello che era venuto prima solo attraverso rivelazione nei Misteri. Era in un certo senso il primo che poteva servirsi degli organi della ragione umana, anche se solo in collegamento ai Misteri.

Se traduciamo quello che i sacerdoti dei Misteri dissero a questo proposito nel nostro linguaggio odierno, allora dobbiamo dire: In questo uomo non era incarnato niente di meno che Lucifero stesso. — Ed è un fatto importante, un fatto significativo, che nel terzo millennio precristiano nel Lontano Oriente ci fosse veramente un’incarnazione carnale di Lucifero. E da questa incarnazione carnale di Lucifero — perché questa personalità insegnò allora — proveniva quello che si designa propriamente come la cultura precristiana, pagana, che ancora nei primi secoli cristiani viveva nella Gnosi. Non si deve assolutamente pronunciare un giudizio semplicemente sprezzante su questa cultura luciferico. Perché quello che

la grecità ha prodotto in bellezza, persino in intuizione filosofica, quello che vive ancora nella vecchia filosofia greca, nelle tragedie di Eschilo, tutto questo non sarebbe stato possibile senza questa incarnazione luciferico. Questa incarnazione luciferico era, come detto, ancora potente nel Sud dell’Europa, nel Nord dell’Africa, nell’Ovest dell’Asia nei primi secoli cristiani. E quando il Mistero del Golgota si era svolto sulla Terra, era essenzialmente la saggezza luciferico attraverso la quale il Mistero del Golgota poteva essere compreso. Quello che come Gnosi per la comprensione del Mistero del Golgota all’inizio si disponeva, era veramente fertilizzato dalla saggezza luciferico. In modo che sottolineiamo innanzitutto: C’è stata all’inizio del terzo millennio un’incarnazione luciferico cinese. C’è stata all’inizio della nostra era l’incarnazione del Cristo. E all’inizio persino l’incarnazione del Cristo fu compresa attraverso il fatto che c’era ancora la forza dell’antica incarnazione luciferico, che propriamente per la comprensione umana, per la forza propria umana svanì nel quarto secolo post-cristiano. Ma aveva comunque ancora i suoi effetti continui, i suoi seguiti.

Ora alle due incarnazioni — quella luciferico nei tempi antichi e quella del Cristo che dà il significato proprio dello sviluppo della Terra — deve venire una terza in un tempo non troppo lontano. E gli eventi del presente si muovono sostanzialmente in modo tale che questa terza incarnazione viene preparata. Quando si indica l’incarnazione di Lucifero all’inizio del terzo millennio precristiano, bisogna dire: Attraverso di lui l’uomo ha acquisito la capacità di servirsi degli organi della sua ragione, della sua capacità di giudizio. Era Lucifero stesso in un corpo umano che per primo ha afferrato attraverso la capacità di giudizio quello che prima poteva entrare negli uomini solo attraverso la rivelazione: il significato dei Misteri. Quello che si sta preparando ora e che certamente entrerai sulla Terra in un futuro non troppo lontano, è una vera incarnazione di Arimane.

Ora viviamo, come sapete, dalla metà del quindicesimo secolo in un’epoca in cui l’umanità deve sempre più e più venire in possesso della piena forza di coscienza. Questo deve essere proprio la cosa significativa nel venire incontro a questa incarnazione di Arimane: che gli uomini affrontino questo evento con piena consapevolezza. L’incarnazione di Lucifero è venuta propriamente solo in modo comprensibile per la forza profetica dei sacerdoti dei Misteri. Molto inconsapevolmente emerse anche per gli uomini quello che l’incarnazione del Cristo per mezzo dell’evento del Golgota era. Consapevolmente deve l’umanità vivere incontro all’incarnazione di Arimane tra gli scossoni che si verificheranno nel piano fisico. Sotto i continui conflitti e altre miserie dei prossimi tempi umani lo spirito umano diverrà proprio molto ingegnoso nel campo della vita fisica. Molte cose saranno scoperte dalle forze e dalle sostanze del mondo che daranno nutrimento all’uomo. Ma le cose che allora si scopriranno saranno scoperte in modo tale che si riconoscerà come il materiale è collegato agli organi della ragione, non dello spirito, ma della ragione. Si imparerà cosa bisogna mangiare e bere per divenire molto intelligenti. Non si può diventare spirituali mangiando e bevendo, ma si può diventare molto intelligente, finemente intelligente da questo.

Gli uomini ancora non conoscono queste cose, ma queste cose non sono solo perseguite, ma si risultano completamente da sole dalle necessità che sorgeranno nei prossimi tempi. E, potrei dire, attraverso un certo uso di queste cose certe società segrete, che già oggi stanno facendo i loro preparativi, che sono lì, prepareranno quello attraverso cui l’incarnazione arimanica sulla Terra potrà essere propriamente lì. E deve essere lì; perché l’uomo durante il tempo della Terra deve riconoscere anche quanto può scaturire da puri processi materiali. Ma l’uomo deve allo stesso tempo comprendere che deve imparare a dominare

tali correnti spirituali e non-spirituali che conducono all’arimanismo.

Se comprendiamo che i programmi dei partiti possono essere provati, ma anche i loro contrari, allora dovremo dirci: quindi dobbiamo elevarci a una tale disposizione d’animo in cui non proviamo, ma viviamo. Perché quello che è vissuto è qualcosa di diverso da quello che è solo provato razionalmente. Parimenti dovremo dirci: Deve sempre più e più avvenire un approfondimento spirituale dei Vangeli. Prendere oggi i Vangeli ancora alla lettera è una promozione della cultura arimanica. Già da ragioni esteriori si può comprendere che per l’uomo odierno il mero prendere letterale dei Vangeli non può più valere, perché voi sapete che ciò che è giusto per un tempo non è giusto per ogni altro tempo. Quello che è giusto per un tempo, se esercitato in un tempo successivo, è luciferico o arimanico. La lettura dei Vangeli aveva il suo tempo. Oggi si tratta di acquisire una conoscenza spirituale del Mistero del Golgota sulla base dei Vangeli.

È certamente oggi straordinariamente sconveniente per molti uomini comprendere queste cose. Ma colui che vuol essere interessato dall’antroposofia dovrebbe veramente imparare come gli strati della cultura si sono gradualmente sovrapposti gli uni agli altri, hanno creato il caos, e come di nuovo la luce deve entrare in questo caos.

Oggi si dovrebbe già tentare di ascoltare o leggere un certo uomo moderno, molto radicalmente moderno su questa o quella questione della vita odierna e poi, diciamo, le prediche di pulpito su quella medesima questione di un sacerdote di una confessione che ancora vive completamente dentro, anche nel modo di pensare, nella forma dei pensieri del tempo antico. Allora avete veramente due mondi davanti a voi, che li confonderete solo se evitate di affrontare veramente la questione secondo la verità. Ascoltate oggi su una questione sociale un socialista moderno, e ascoltate poi subito dopo, diciamo, un predicatore cattolico su la questione sociale: è molto interessante

come vivono accanto due strati di cultura che usano le parole in tutt’altro significato. La medesima parola significa per l’uno qualcosa di completamente diverso da quello per l’altro.

Queste cose dovrebbero essere portate alla luce che si può ottenere quando si prendono sul serio considerazioni come quella che abbiamo particolarmente perseguito oggi. Infine anche persone dalle confessioni religiose positive arrivano a una sorta, potrei dire, di nostalgia di un approfondimento spirituale. Non è una manifestazione insignificante che un tale spirito eminente, ma positivamente cattolico, come il Cardinale Newman, alla sua consacrazione a cardinale a Roma, ha dichiarato: Non vede alcun altro aiuto per il cristianesimo che una nuova rivelazione.

Sì, il Cardinale Newman ha detto: Non vede alcun altro aiuto per il cristianesimo che una nuova rivelazione. — Ma naturalmente non ha avuto il coraggio di prendere sul serio in alcun modo una nuova rivelazione spirituale. E così fanno gli altri. Potete leggere oggi innumerevoli scritti su quello che l’umanità ha bisogno, diciamo riguardo alla vita sociale. Ora è apparso di nuovo uno scritto: «Socialismo» si chiama, di Robert Wilbrandt, il figlio del poeta Wilbrandt. Lì per esempio la questione sociale viene discussa sulla base di buone intuizioni singole. E infine viene detto: Senza lo spirito non va bene, e proprio il corso che prendono le cose mostra che lo spirito è necessario. — Sì, a che cosa arriva però un tale uomo? Arriva a pronunciare la parola spirito, ad affermare l’astratto spirito. Ma rifiuta, lo allontana da sé, di accettare qualcosa che voglia veramente elaborare lo spirito. Per questo è necessario, soprattutto, intendere innanzitutto che l’armeggiare in astrazioni, per quanto gridi verso lo spirito, non è qualcosa di spirituale, non è qualcosa che sia spirito. Non bisogna confondere il giro ristretto, astratto di parlare di spirito con la vera ricerca positiva del contenuto del mondo spirituale, come deve avvenire appunto attraverso la scienza dello spirito orientata antroposoficamente.

Molte persone oggi parlano dello spirito. Ma voi, che accettate la scienza dello spirito, dovrebbe essere persone che non vi lasciate sedurre dal mero parlare dello spirito, ma che dovreste comprendere che esiste una differenza tra questo mero parlare dello spirito e le descrizioni del mondo spirituale come sono tentate su terreno antroposofico, dove il mondo spirituale viene descritto come il mondo fisico-sensibile esternamente viene descritto. Su queste differenze dovreste impegnarvi, dovreste sempre e ripetutamente portare davanti alla vostra anima come una distrazione dalla vera ricerca dello spirito è appunto il parlare astratto dello spirito, e come oggi molte persone parlano dello spirito, che propriamente con questo allontanano solo il più lontano dallo spirito. Perché il mero rimando intellettuale allo spirito non conduce allo spirito. Che cos’è l’intelligenza? Qual è il contenuto della nostra intelligenza umana? Posso dirvelo nel modo migliore se vi pongo davanti l’anima la seguente immagine. Immaginate — ci sono molte signore qui, che capiranno ancora meglio — immaginate di stare davanti a uno specchio, guardare dentro. Prendete quest’immagine che lo specchio vi offre. È completamente come siete voi stessi, ma non è nulla di reale. Sorge dal riflesso dello specchio. Tutto quello che avete come intelligenza nella vostra anima, come contenuto dell’intellettuale, è solo un’immagine speculare. Non c’è realtà. E proprio come l’immagine di voi stessi nello specchio è causata solo dallo specchio, così quello che si riflette come intelligenza è causato solo dal vostro apparato fisico corporeo, dal vostro cervello. L’uomo è intelligente solo attraverso il suo corpo. E così poco potete accarezzarvi quando afferrate la vostra immagine speculare, così poco potete afferrare lo spirito quando vi rivolgete solo all’intellettuale, perché lì non c’è lo spirito. Quello che è afferrato, e per quanto acutamente, attraverso l’intelligenza, non contiene mai lo spirito, solo l’immagine dello spirito. Non potete vivere lo spirito se vi fermate alla sola intelligenza. Perciò l’intelligenza è così seduttrice, perché dà un’immagine, ma un’immagine speculare dello spirito, ma non lo spirito. Non vi dovete dare l’inconveniente di vivere dentro lo spirito, perché lo avete — almeno credete di averlo — nell’immagine speculare; ma potete parlare molto bene dello spirito. Distinguere questo, l’immagine pura dello spirito dal vero spirito, è il compito per quella disposizione che non teorizza semplicemente nel spirituale, ma che sta veramente dentro in una visione positiva dello spirito.

Questo è quello che oggi volevo dirvi a conferma della serietà che dovrebbe permeare tutta la nostra relazione alla vita dello spirito compresa antroposoficamente. Perché da come l’umanità presente concepisce questa relazione dipenderà lo sviluppo reale dell’umanità nel futuro. Se quello che ho caratterizzato oggi è preso come oggi è ancora preso dalla stragrande maggioranza degli uomini sulla Terra, allora Arimane sarà un ospite spiacevole per gli uomini quando viene. Se gli uomini riescono a raccogliersi, a prendere nella loro coscienza queste cose che abbiamo considerato oggi, a dirigerle e guidarle così come deve essere per una posizione libera dell’umanità di fronte alla potenza arimanica, allora l’umanità attraverso Arimane, quando emerge, imparerà proprio ciò che è giusto, per comprendere come certamente la Terra deve venire nel suo declino, ma come proprio così l’umanità si eleva al di sopra dell’esistenza terrestre. Quando l’uomo ha raggiunto una certa età nella vita fisica, allora il suo corpo fisico declina, e se è ragionevole non lamenta il decadimento di questo corpo fisico, ma sa che con la sua anima si avvicina a una vita che non è parallela al declino di questo corpo fisico. Nell’umanità vive qualcosa che non è legato al declino della Terra fisica che è già iniziato, ma che diventa sempre più e più spirituale proprio perché la Terra fisicamente viene nel suo declino. Impariamo a dirlo senza prevenzioni: Certamente, la Terra è nel declino, anche la vita umana riguardante la sua apparenza fisica. Ma afferiamo proprio così la forza di portare nella nostra civiltà quello che come l’Immortale dello sviluppo intero della Terra deve continuare a vivere dall’umanità quando la Terra si avvicina al suo tramonto.

Questo è quello che oggi ho voluto dirvi.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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