Miei cari amici! In questo corso abbiamo riunito per la prima volta i membri di due circoli di lavoro spirituale, e questa riunione significa qualcosa di straordinario. Per questo motivo, sarà necessario già da oggi che ci intendiamo anzitutto sul significato di questa riunione, a partire da ciò che dovrà costituire il contenuto di questo corso. Innanzitutto, desidero solo attirare l’attenzione su questo fatto: questo corso sarà forse come nessun altro un esempio di come, attraverso la particolare configurazione della vita spirituale nel nostro tempo, vecchie tradizioni, vecchie consuetudini debbano essere rinnovate. Poiché ciò che è stato praticato sotto il nome di «cura d’anime medica» ha propriamente perso il suo contenuto. Lo vedremo nel corso delle nostre meditazioni. Ma proprio dalle radici del nostro tempo emerge un compito di straordinaria importanza, che, di nuovo unificato, merita già di portare il nome di cura d’anime medica. Abbiamo vegliato affinché essenzialmente in questo corso fossero riuniti veri teologi e quelle personalità che sono o diverranno veri medici — medici nel senso che possiamo rispondere di tale denominazione secondo la missione della Sezione Medica del Goetheanum. Come questo significato dovrà configurarsi, tutto questo sarà appunto oggetto di discussione in questo corso. Certe eccezioni le abbiamo consentite, ma solo poche, e queste sono ben fondate all’interno di ciò che è convinzione della Sezione Medica del Goetheanum. La questione principale consisterà nel fatto che voi, cari amici, sia dal lato teologico sia da quello medico, viviate con concetti completamente chiari riguardo a ciò che rende possibile, nel senso di una nuova cura d’anime medica, la collaborazione dei teologi con i medici. È vero che si è più volte parlato di tale collaborazione, e si è anche fatto notare come proprio il movimento antroposofico debba contare su una collaborazione di questo tipo.
Ma in questo contesto sono venute alla luce cose che dovranno subire una rettificazione proprio all’interno di questo corso. La collaborazione a cui si è fatto cenno non deve assolutamente essere intesa, miei cari amici, come se significasse il dilettantismo di una parte nell’altra. Non può assolutamente trattarsi del fatto che i teologi diventino guaritori, o che i guaritori diventino in qualche modo teologi. Naturalmente, entrambi, nella misura in cui sono guaritori o teologi. Si tratta di una collaborazione, di un lavorare di concerto. Invece, proprio questo corso dovrà attribuire grande importanza al fatto che non si cada nel caos per il fatto che — non so bene in che cosa — il teologo cerchi di dilettarsi di tutto ciò che è medico, cosa che non può rientrare nella sua competenza. Ed inversamente, il medico nel nostro senso dovrà rendersi consapevole di quale posizione debba assumere nei confronti del teologo. Che questo sia completamente compreso da entrambi i lati — da quello teologico e da quello medico — da molto dipenderà. Ora, è venuto alla luce che, per esempio, si è anche pensato così: sì, il teologo deve acquisire conoscenze mediche. — Conoscenze in qualsiasi campo si possono sempre acquisire, e sarà sempre bene acquisire conoscenze. Ma ciò di cui si tratta è che sia veramente chiaro e ben compreso: al medico, al guaritore appartiene — secondo il pensare, il sentire ed il volere dell’uomo — una formazione medica specifica, e nessuno dovrebbe credere di poter intervenire nel mondo con conoscenze mediche, colui che non possegga questa formazione medica specifica, anche se fosse un teologo. Ed inversamente, il medico deve sviluppare un concetto molto particolare della sua professione e dovrà imparare a comprendere mediante la cura d’anime medica che qualcosa di essenziale è espresso quando si dice: al sacerdote appartiene la fiamma del sacrificio, al medico il caduceo. Ed attraverso la collaborazione della fiamma del sacrificio e del caduceo sola è possibile un’azione salutare. Non si deve guarire con la fiamma del sacrificio e celebrare il culto con il caduceo. Ma si deve comprendere che entrambi sono servizio di Dio. E quanto più si comprende che entrambi sono servizio di Dio, tanto migliore sarà la collaborazione, se il medico rimane medico ed il sacerdote rimane sacerdote, intervenendo nel mondo in modo salutare. La nostra antroposofia non deve diventare il terreno su cui tutto sia gettato caoticamente insieme, poiché ciò rovinerebbe il rigore — il rigore che dovremmo coltivare proprio così intensamente all’interno del movimento antroposofico. Si può certamente sapere in generale — se mi valgo di un esempio drastico — cosa accade pressappoco quando si esegue un’operazione al piede; ma non si dovrebbe credere che si possa subito eseguire un’operazione al piede. Così però si dovrebbe procedere con tutto ciò che è medico. L’antroposofia non deve soprattutto diventare in qualche modo una propaganda per il ciarlatanismo medico. Non deve diventarlo neppure se i teologi diventassero ciarlatani medici. Ciò deve essere ben chiarito; e così ciò che uscirà dalla Sezione Medica del Goetheanum maneggerà con massimo rigore ciò che può presentare l’uomo nel senso antroposofico come guaritore al mondo, ma ciò deve diventare anche un’istituzione reale, e sarà necessario che la posizione del medico che desideri lavorare nel senso della Sezione Medica del Goetheanum sia determinata in modo univoco verso questa Sezione. Non potrà essere diversamente, che questa istituzione non diventi completamente reale, cosicché potrebbe accadere che in futuro medico sia colui che è medico nella direzione della Sezione Medica del Goetheanum. Ebbene, miei cari amici, ciò giustifica anche il fatto che abbiamo evitato di ammettere a questo corso guaritori che non siano medici. Così quelli che oggi siedono qui come medici possono in ogni caso invocare la professione medica nel senso del mondo — sostanzialmente, con piccole eccezioni.
Così forse ci siamo intesi su questo primo punto, miei cari amici. Ma il punto, poiché l’ho fino ad ora accennato e discusso più in modo amministrativo, sarà per la sua giustificazione assolutamente oggetto della cura d’anime medica medesima. Quando alcuni tempo fa dal lato teologico è venuta l’iniziativa di offrire ai teologi qualcosa di medico, non ho potuto fare diversamente che rispondere a questa iniziativa dicendo: ebbene, terrò un corso su cura d’anime medica, a cui i teologi potranno partecipare. E così questo corso su cura d’anime medica è stato organizzato dalla Sezione Medica del Goetheanum, e vi partecipano i teologi. Dobbiamo essere completamente consapevoli dell’intera struttura di questa istituzione.
Ebbene, miei cari amici, la cura d’anime medica non era in ultimo luogo una disciplina all’interno della facoltà medica, bensì propriamente all’interno della facoltà teologica; e questa cura d’anime medica, che era praticata nelle facoltà teologiche, non conteneva in realtà nulla di specificamente medico. O dovrei chiedere: qualcuno dei medici accademicamente formati che sono qui presenti ha potuto imparare la cura d’anime medica durante i propri studi nella facoltà medica medesima? Prego, che alzi la mano chi l’ha fatto. Non compare nel catalogo delle lezioni della facoltà medica; al contrario, svolge già un ruolo nelle facoltà teologiche cattolico-romane. Nelle facoltà protestanti svolge a mala pena più un ruolo, ma nella facoltà teologica cattolica la cura d’anime medica svolge un ruolo, e per buona ragione. Solo che non contiene nulla di medico. Contiene essenzialmente quanto segue: innanzitutto, ciò di cui il pastore ha bisogno all’interno della cura d’anime per poter operare pastoralmente, non solo presso quegli uomini che gli sono affidati come sani nella cura d’anime, bensì anche presso quelli che gli sono affidati come malati nella cura d’anime. Ma per la cura d’anime egli deve operare; e qui vi è già una sfumatura diversa, sia che si debba operare per la cura d’anime di un malato, specialmente di un malato grave, sia che si debba operare per la cura d’anime di un sano. Si tratta di come configurare la cura d’anime presso i malati, eventualmente i malati gravi, come comportarsi in quei casi. Al contrario, sostanzialmente non ho ancora conosciuto un libro su cura d’anime medica in cui non sia espressamente e ripetutamente detto che tra i primi doveri del pastore vi è questo: che innanzitutto egli assista con consiglio e fatto, che si trovi il giusto medico, ma che egli si astenga assolutamente da ogni intervento medico. Riporto questo caso.
Un secondo capitolo essenziale della cura d’anime medica è questo: che siano risposte le questioni che si collegano all’igiene delle misure religiose e cultuali. Così, per esempio, sia per il laico che sia stata discussa la salubrità o il danno alla salute del digiuno prescritto cerimonialmente, o anche che sia stato esposto ciò che doveva essere detto dalla scienza medica — diciamo sulla pratica della circoncisione, o simili. Per il sacerdote medesimo — abbiamo principalmente a che fare con le facoltà cattoliche — è stato esposto ciò che è necessario dire dal punto di vista igienico-medico sull’ascesi. Vi sono molte cose e molto da dire.
Un ulteriore capitolo riguarda certe misure che all’interno, diciamo, di una comunità dove vi sono il sacerdote ed il medico, devono essere intraprese in relazione alla guarigione ed al sacramentalismo. Se una comunità religiosa parte dalla realtà dell’efficacia sacramentale — fra poco parleremo ancora di questo — , allora ciò significa in realtà qualcosa che si incontra con gli interventi che avvengono attraverso i rimedi curativi, ed abbiamo in tali istituzioni, come è per esempio l’estrema unzione, qualcosa che il sacerdote deve amministrare accanto al medico al letto dell’ammalato. In questo ambito abbiamo la questione da risolvere — più precisamente, la cura d’anime medica di finora la risolveva così — : quale significato ha la ricezione del sacramento dell’eucarestia dopo la malattia superata e simili. Quando lo spirituale viene in considerazione, allora viene assolutamente in considerazione anche l’azione congiunta del sacramento con il processo di guarigione nell’uomo.
Un ulteriore capitolo è questo — ed è un capitolo assai dettagliato all’interno della cura d’anime medica — : che si occupa di come il pastore deve comportarsi in armonia con il medico presso lo psicopatico, presso le persone psichicamente inferiori o psichicamente anormali. La cura d’anime è modificata per tali persone psicopatiche. Questo era essenzialmente il compito che la cura d’anime medica di finora si era preposto, e che era stato affrontato in modo abbastanza dettagliato con continui riferimenti ai passi dei padri della Chiesa, attraverso i secoli.
Questo è un ambito che, per noi che stiamo all’interno di un rinnovamento della vita spirituale, non può apparire nella medesima luce. Al contrario, proprio dalle concezioni fondamentali antroposofiche emergono importanti, assai importanti compiti per una nuova cura d’anime medica. E nella misura in cui tali compiti emergono, noi possiamo, miei cari amici, studiarla se consideriamo la questione da due lati. Consideriamo la questione innanzitutto dal lato medico.
Con che cosa abbiamo a che fare nella terapia? Abbiamo, quando facciamo agire il rimedio curativo o il processo curativo sull’uomo malato, sempre a che fare con il fatto che nell’effetto che vogliamo produrre di una sostanza o di un processo — fisico o spirituale o psichico — , in ogni caso andiamo oltre ciò che è il cosiddetto normale rapporto dell’uomo con l’ambiente. Qualunque terapia applichiamo, in ogni caso andiamo oltre ciò che l’uomo compie nella vita quotidiana — sia nell’assunzione del cibo, sia nell’esposizione alla luce ed all’aria, sia nell’esposizione ad influenze psichiche — , in ogni caso nella terapia andiamo oltre. Già con un piccolo passo andiamo oltre quando determiniamo la dieta, oltre a ciò che l’uomo mantiene nel normale rapporto quotidiano con l’ambiente. Facciamo agire i rimedi curativi sull’uomo. Se il rimedio curativo è una sostanza fisica, allora segue, dall’azione del rimedio curativo, un processo diverso da quello della semplice assunzione del cibo. Ma è così anche negli altri interventi terapeutici. Ma sempre interveniamo con una misura terapeutica in modo diverso sull’uomo rispetto a come nella vita egli sia innanzitutto interessato. Poiché come è interessato nella vita l’uomo, o come interviene egli medesimo? Miei cari amici, riguardo a ciò che entra nell’uomo come processi nella vita, o che può entrarvi, abbiamo da distinguere tre cose: innanzitutto, ciò che nell’uomo agisce come nella natura esterna agisce il fisico-chimico; in secondo luogo, ciò che agisce nell’uomo non in modo fisico-chimico, bensì in modo vitalistico. Dobbiamo prestare attenzione a ciò che nella vita agisce, ma dobbiamo in terzo luogo prestare attenzione a ciò che interviene immediatamente nella regione della coscienza.
Fisico-chimico
Vita
Coscienza
Qui dobbiamo stabilire un concetto importante. Nella vita ordinaria abbiamo i tre stati di coscienza della veglia, del sogno e del sonno. Nel momento in cui interveniamo con una vera misura terapeutica, interveniamo nella coscienza. Interveniamo più o meno, secondo qual è la misura terapeutica. Ma questo intervento non accade mai in modo così immediato nel cosiddetto corso normale della vita. Se l’uomo semplicemente mangia, se si abbandona semplicemente all’ordinaria assunzione di cibo, allora procedono, se si tratta di un’ordinaria assunzione di cibo, la sua veglia, il suo sognare, il suo sonno in modo normale — al massimo, se si interviene in qualche modo con la dieta — ma qui è già il confine spostabile — sull’organismo per favorire un sonno più sano di quello presente. Ma qui inizia già il terapeutico.
Tutt’altra cosa è quando l’uomo è, per esempio, in febbre, per circostanze varie, e voi intervienete terapeuticamente. Se interveniste con lo stesso rimedio con cui intervienete terapeuticamente nella febbre presso l’uomo sano, cambiereste il suo stato di coscienza. Dovete quindi lavorare come medico con ciò che fondamentalmente ha a che fare con gli stati di coscienza. Mentre d’altra parte nel normale rapporto dell’uomo con l’ambiente si ha a che fare con la vita, nella medicina si ha a che fare con l’intervento negli stati di coscienza. Potete trovare ciò dappertutto in ogni misura terapeutica, ed è lo specifico di una misura terapeutica, che essa intervenga in ciò che in qualche modo ha a che fare con la variabilità degli stati di coscienza. Non esiste neppure un altro rimedio veramente efficace se non quello che penetra così profondamente nell’essenza umana che afferra l’essenza umana fino alle fonti dal che risultano gli stati di coscienza. Ma con questo, come medico, come terapeuta, vi ponete immediatamente nell’ordine spirituale del mondo. Poiché un cambiamento degli stati di coscienza significa che vi ponete nell’ordine spirituale del mondo. E sempre, quando avete una guarigione veramente efficace, sempre, proprio attraverso questo avvicinamento agli stati di coscienza, sebbene nell’inconscio, attirate lo psichico nel processo terapeutico. Non rimanete nel fisico. L’ordinaria assunzione di cibo, l’ordinaria respirazione, gli altri processi rimangono nel fisico, e per via mediata agiscono attraverso il fisico i membri superiori dell’uomo. Agiscono anche ed agiscono attraverso il fisico; ma voi attirate lo psichico immediatamente quando agite medicamente, quando agite terapeuticamente. Così possiamo dire: il medico, quando comprende rettamente la propria professione, si avvicina immediatamente allo spirituale. Solo apparentemente le misure terapeutiche ci appaiono come processi puramente fisici o biologici. Se sono veramente misure terapeutiche — altrimenti non lo sono mai — , attirano sempre lo psichico, sebbene all’inizio ciò rimanga inconscio alla coscienza ordinaria.
Ma dovreste solo una volta, miei cari amici, seguire cosa accade veramente nell’uomo quando un processo terapeutico, diciamo, ha direttamente abbassato la febbre. Allora vi è un’azione che penetra fino all’intimo del suo essere, come inversamente il processo di malattia penetra fino all’intimo dell’essere, portando i processi nell’uomo al di là del puramente fisico e biologico. Questo è da un lato. Vediamo come essenzialmente l’essere medico, la guarigione, conduce dal fisico allo spirituale attraverso la sua stessa essenza.
Prendiamo con uguale serietà la professione sacerdotale. Se la professione sacerdotale non è solo una professione docente, ma se vive nell’azione sacerdotale, allora è legata al culto, ed il culto include il sacramentalismo. Ma il sacramentalismo non è simbolismo. Il sacramentalismo — che cosa è? Consiste nel fatto che accadono processi esterni. Questi processi esterni che accadono portano in sé qualcosa che non si esaurisce nel chimico o nel biologico che accade, bensì contiene in sé orientamenti, direzioni che vengono impresse al fisico, al biologico, e che hanno la loro origine nello spirituale, nel geistico. Si compiono processi sensibili in cui fluisce lo spirituale nel loro compiersi. L’essenziale geistico accade nel culto in modo sensibile. E ciò che si compie dinanzi ai fedeli si compie innanzitutto dinanzi alla coscienza e non deve compiersi nulla di diverso da ciò che si compie dinanzi alla coscienza. Altrimenti non è culto, non è sacramento, bensì suggestione. Il sacramentalismo, il culto nel retto senso non deve mai avere nulla di suggestione, ma ha tanto più lo spirituale. Si svolge dinanzi alla coscienza, ma agisce dentro la vita. L’uomo non mangia solo la sostanza che gli viene offerta nell’eucarestia; allora non si avrebbe a che fare con un sacramento. Non si tratta nemmeno di un simbolo, bensì si tratta di qualcosa che interviene nella sua vita, perché il sacramento è compiuto, celebrato dall’orientamento del mondo spirituale, così che si può dire: la terapia conduce la vita dentro la coscienza. Il culto con il sacramentalismo conduce la coscienza dentro la vita.
Terapia: Vita → Coscienza Culto (Sacramento): Coscienza → Vita
Con ciò avete le due attività polariche: l’azione terapeutica ed il celebrare; entrambe si comportano infatti polaricamente. Nell’azione terapeutica si lavora dalla vita dentro la coscienza, e la coscienza diventa una collaboratrice, certamente una collaboratrice inconscia alla coscienza ordinaria nel processo terapeutico. Nel celebrare, la vita diventa resa collaboratrice di ciò che si compie dinanzi alla coscienza. Entrambe, miei cari amici, non solo così schematicamente come ora vi è stata presentata, bensì profondamente intese spiritualmente, richiedono in genere l’intero uomo quando diventano una professione. E solo perché, all’interno della nostra civiltà, abbiamo perso, nella terapia, il contatto con lo spirituale ed abbiamo perso, nella teologia, il contatto con il concreto — perché, all’interno della nostra civiltà, ci siamo smarriti, nella terapia, nel materialismo e, nella teologia, nell’astrazione — , oggi il vero rapporto è completamente offuscato. Ma questo vero rapporto deve essere nuovamente indagato, deve nuovamente diventare efficace. Deve nuovamente diventare evidente come il medico, già per la diagnosi, ha bisogno dello sguardo esercitato, che gli faccia apparire un processo biologico o persino fisico nell’organismo umano alla luce di processi spirituali — poiché tutti i processi nell’organismo umano sono spirituali — , così che il medico ha bisogno dello sguardo esercitato già alla diagnosi ed ancora di più alla terapia per il manifestarsi dello spirituale nel fisico.
Il sacerdote ha bisogno dello sguardo esercitato per il manifestarsi dell’immagine fisica per un processo spirituale. Di nuovo il polarico. Ma le polarità devono sempre agire insieme nel mondo; anche queste due polarità devono agire insieme. E come devono agire insieme, questo sarà appunto il compito che all’interno dell’antroposofia dovrà essere indagato, che però si compie anche come vera esecuzione all’interno dell’antroposofia; così che è pensabile, miei cari amici, che da questo stare insieme all’interno del corso su cura d’anime medica possa essere veramente creato per il futuro il medico antroposofico, che dal suo rapporto con il mondo spirituale può entrare nel giusto rapporto con il sacerdote — che a sua volta cresce dal movimento per il rinnovamento cristiano. Qualcosa di molto particolare si formerà per il medico e per il sacerdote, e da ciò può scaturire l’azione corretta di collaborazione.
Poiché che cosa può significare in questo caso collaborazione, miei cari amici? Collaborazione non può significare che il sacerdote eserciti dilettantisticamente la medicina ed il medico dilettantisticamente il sacerdozio. Questo non può significare. Poiché se la collaborazione consistesse nel fatto che il sacerdote sappia un po’ di medicina, che il medico partecipi qualcosa del culto del sacerdozio, allora vorrei sapere perché dovrebbero collaborare. Poiché a che cosa dovrebbe mai interessarsi il medico, che è addestrato, per il dilettantismo sacerdotale-medico? Non c’è alcun motivo per farlo. E perché il sacerdote dovrebbe interessarsi diversamente a qualcosa di sacerdotale nella medicina, se non nel caso in cui il medico avesse bisogno di un pastore? Al contrario, se il medico è un bravo medico, se sta all’interno del medico, se il sacerdote è il vero sacerdote, allora possono collaborare. Collaborare significa pur sempre che ci si dia reciprocamente ciò in cui si è bravi, non che l’uno intervenga nella sfera dell’altro.
Ma proprio attraverso il fatto che accade una tale collaborazione, proprio da ciò per la cultura scaturirà qualcosa di straordinariamente importante — l’effetto che attraverso questo rapporto reciproco generato per la prima volta scaturisce la vera comprensione del medico per il sacerdote, del sacerdote per il medico — , così che il sacerdote sa del medico quanto gli è necessario, il medico sa della professione e della missione del sacerdote quanto a sua volta gli è necessario. Si mostrerà allora in seguito, in quale misura di nuovo entrambi, il medico ed il sacerdote, nella collaborazione con l’educatore potranno operare qualcosa di salutare per l’umanità. Ma questo sarà di nuovo un compito particolare. Anche là vi sarà una collaborazione, proprio là in modo straordinariamente vario, perché in realtà l’educazione è di nuovo qualcosa che va considerata da un altro punto di vista. Il sacerdote non può diventare medico, il medico non può diventare sacerdote, nella misura in cui sono medico o sacerdote. Ma entrambi possono essere educatori, solo che si devono concepire tutti i tipi di questa azione congiunta in modo completamente concreto. Perciò desidero che voi, tra le verità che la cura d’anime medica dovrà tramandare, per ora contiate anche questa, che risiede nell’avvertimento contro il caos nel mettere tutto insieme, nell’insistere che tutto sia elaborato a partire da fondamenti realmente solidi e specializzati. Il sacerdote sarà allora un vero aiutante per il vero medico, quando egli agisca affinché il dilettantismo medico sia respinto. Questo apparterrà ai suoi compiti. Ed il medico potrà fare molte cose, proprio al letto del malato, per portare l’azione sacerdotale alla giusta validità, dove essa molto spesso nella maniera più reale deve intervenire nella vita: al letto del malato.
Continueremo queste meditazioni domani.
Miei cari amici! Quando si parla degli affari comuni del sacerdote e del medico, lo sguardo deve innanzitutto rivolgersi a fenomeni della vita umana che in realtà facilmente scivolano verso il patologico, che quindi richiedono la comprensione del medico, ma che d’altro canto incidono di nuovo in modo straordinario sul profondo, potrei dire, persino sull’esoterico della vita religiosa. Dobbiamo essere assolutamente consapevoli del fatto che propriamente tutti i rami della conoscenza umana devono superare qualcosa di grossolano che vi è penetrato durante l’epoca materialistica. Ci basta solo ricordare come siano state affrontate in certa grossolanità di concezione quelle manifestazioni che per un tempo furono riunite sotto «genialità e follia» — trattate grossolanamente da Lombroso e dalla sua scuola, ma anche da altri. Possiamo parimenti attirare l’attenzione non tanto sulle ricerche stesse — queste hanno i loro meriti — , ma sulla concezione che ne è emersa; possiamo parimenti attirare l’attenzione su ciò che è emerso come antropologia criminale e che esaminava i crani dei criminali. Le opinioni che ne emersero non erano solo grossolane, ma portavano un certo marchio di una filisteria straordinariamente forte. Si può già dire — e qui abbiamo il diritto di servirci di tali categorie, poiché si tratta di un campo di confine nella cura d’anime medica — , si può già dire che lì si riunirono come ricercatori e pensatori i filistei, si formarono il tipo di un uomo normale che fosse per quanto possibile un filisteo. E tutto ciò che se ne discostava era patologico. Poiché il genio si discostava da un lato, la follia dall’altro, entrambi erano in qualche modo patologici. E poiché per chi ha intendimento è del tutto naturale che ogni particolarità patologica si esprima anche fisicamente, così è del tutto naturale che nelle caratteristiche fisiche si possano trovare segni in una direzione o nell’altra. Si tratta di penetrare questi segni nel modo giusto. Certo, un lobo dell’orecchio è in circostanze particolari straordinariamente caratteristico di una particolarità psicologica, perché tali particolarità psicologiche sono pur sempre collegate al karma, che però agisce in avanti da incarnazioni precedenti.
Ciò che sono le forze della costruzione dell’organismo fisico — soprattutto nei primi sette anni di vita — , sono le stesse forze che emergono in seguito. Cresciamo infatti nei primi sette anni di vita con le forze con cui pensiamo in seguito; e così è già importante e significativo che ci si accosti, ma ora non nel modo tramandato, nel modo recentemente tramandato, bensì in un modo veramente aderente alle cose, a certe manifestazioni. Meno per vederle come patologiche — saremo già condotti nel patologico, proprio da queste manifestazioni — , quanto piuttosto per poter comprendere la vita umana a partire da queste manifestazioni.
Mettiamoci seriamente, miei cari amici, dal punto di vista che l’antroposofia ci dà riguardo all’uomo. L’uomo si presenta davanti a noi nel suo corpo fisico — che ha dietro di sé un lungo sviluppo, che come corpo fisico ha attraversato tre stadi preparatori, come ho descritto nella mia «Scienza occulta nelle sue linee generali», prima di diventare il corpo terrestre — , che per la sua comprensione ha veramente bisogno di più di quanto gli venga offerto oggi nell’anatomia e nella fisiologia. Poiché desidero anche qui attirare l’attenzione sul fatto che questo corpo fisico dell’uomo, così come è oggi, è un’immagine fedele del corpo eterico — che è nella sua terza epoca — , del corpo astrale — che è nella sua seconda epoca — , ed anche fino ad un certo grado dell’Io — che l’uomo ha assunto solo sulla Terra, che è cioè nella sua prima epoca. Tutto ciò si imprime nel corpo fisico dell’uomo come impronte di sigillo. Ciò rende il corpo fisico straordinariamente complicato, così come ci si presenta oggi. È trasparibile, nella sua pura costituzione mineralistica-fisica, solo con le capacità di conoscenza con cui oggi lo si avvicina. Ciò che il corpo eterico imprime in esso non è affatto trasparibile con queste capacità di conoscenza. Deve essere visto con gli occhi dell’artista plastico. Deve essere visto cosicché ci si acquistino intuizioni, configurazioni formali che si catturano dalle forze dell’universo e che si riconoscono nelle forme dell’intero uomo, si riconoscono nelle forme dei singoli organi.
Inoltre, questo uomo fisico è un’immagine di ciò che è nella circolazione respiratoria-sanguigna. Tutta la dinamica che opera e tesse nella circolazione sanguigna e nella respirazione è tuttavia orientata musicalmente; la si può comprendere solo se la si pensa in forme musicali. La si può comprendere solo se, per esempio, si pensa così: si vede nel sistema scheletrico qualcosa in cui sono fluiti i poteri di formazione, che poi nei più sottili operano nella respirazione e nella circolazione, ma secondo i poteri di configurazione musicali. Possiamo addirittura percepire come l’ottava procede all’indietro dalle scapole e procede lungo le ossa, e che le braccia nella loro configurazione ossea non possono essere comprese da una dinamica meccanica, bensì se vi si porta una comprensione musicale. Lì troviamo la prima dalle scapole fino all’inserzione delle ossa del braccio, troviamo la seconda nell’osso del braccio, la terza dal gomito al polso. Lì troviamo due ossa, perché vi sono due terze, una grande ed una piccola, e così via. In breve, quando cerchiamo nel corpo fisico, nell’impronta, quello che è dominato nella respirazione e nella circolazione sanguigna dal corpo astrale, dobbiamo portare comprensione musicale.
Ancora più complicata è la comprensione dell’Io. Lì è necessario comprendere ciò che è accennato nel primo versetto del Vangelo di Giovanni: «In principio era la Parola…» Ciò che qui è inteso come comprensione della Parola nel concreto, non nell’astratto, come lo danno di solito gli interpreti dei Vangeli — questo, applicato di nuovo nel concreto all’uomo vero, dà allora una comprensione di come l’Io interviene nel corpo fisico umano.
Vedete, dovremmo ancora incorporare molte cose nei nostri studi, se questi studi dovessero veramente condurre alla comprensione dell’uomo. Ma poiché è mia convinzione che tanto dagli studi di medicina quanto da quelli di teologia straordinariamente molte cose potrebbero essere lasciate da parte, credo che se si estraesse tutto ciò che è prezioso, il numero di anni che oggi, per esempio, uno studente di medicina ha bisogno, non dovrebbe essere prolungato, bensì accorciato. Ma naturalmente oggi, dove si pensa materialisticamente, quando si assimila qualcosa di nuovo, si aggiunge mezzo anno ai corsi già esistenti.
Se ci si pone seriamente dal punto di vista che dobbiamo assumere nell’antroposofia, allora l’uomo si presenta davanti a noi nel suo corpo fisico, nel corpo eterico e nel corpo astrale e nella sua Io-organizzazione. Durante la veglia, questi quattro arti dell’organizzazione umana sono in intima connessione. Durante il sonno, da un lato si collocano il corpo fisico ed il corpo eterico, e d’altro canto l’Io-organizzazione ed il corpo astrale. Se ci poniamo seriamente su questo punto di vista, allora potremmo dirci che irregolarità possono manifestarsi nei modi più vari nella connessione della Io-organizzazione, del corpo astrale con il corpo eterico ed il corpo fisico, e così via. Vedete, può accadere, per esempio — diciamo che io — schematicamente, naturalmente — qui disegnassi il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale, l’Io-organizzazione: così può nello stato vigile sempre dominare la cosiddetta relazione normale tra questi quattro arti dell’organizzazione umana.
Ma può anche accadere che innanzitutto il corpo fisico ed il corpo eterico siano in una sorta di connessione normale, che anche il corpo astrale sia relativamente ben collocato, che però l’Io-organizzazione non sia propriamente collocata in una certa maniera nel corpo astrale. Abbiamo allora un’irregolarità che ci può presentarsi innanzitutto nell’organizzazione vigile. L’uomo non entra bene nella sua Io-organizzazione nel suo corpo astrale. Per questo la sua vita emotiva è assolutamente disturbata. Può persino formare pensieri molto vivaci, poiché i pensieri in generale dipendono dalla connessione normale del corpo astrale con gli altri corpi. Ma se con questi pensieri siano anche colte le sensazioni sensoriali nel modo appropriato, questo dipende dal fatto che l’Io-organizzazione è normalmente connessa con gli altri arti dell’essenza umana. Se non è così, se cioè l’Io-organizzazione non è bene connessa con gli altri arti dell’essenza umana, allora le sensazioni sensoriali sbiadiscono. Nella stessa misura in cui le sensazioni sensoriali sbiadiscono, nella stessa misura i pensieri divengono più intensi. Emergono quasi in modo spettrale, non così puri come li abbiamo altrimenti. La vita psichica di tale uomo si dispiega cosicché le sue sensazioni sensoriali hanno qualcosa di evanescente, di nebbioso, ma i pensieri hanno invece qualcosa di vivente, di intensificato, di colorato, che quasi produce l’impressione di sensazioni sensoriali deboli.
Quando allora un tale uomo dorme, anche durante il sonno la cosa è tale che l’Io-organizzazione non è propriamente collocata nel corpo astrale. La conseguenza è che ora emergono esperienze straordinariamente forti con le finezze del mondo esteriore. Tale uomo sperimenta in quella parte del mondo dove appunto si trova, con la sua Io ed il suo corpo astrale, quando è fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico, le finezze delle piante, le finezze del frutteto attorno alla sua casa. Non ciò che si vede durante il giorno, bensì le finezze del sapore delle mele e simili. È già così che questo è sperimentato. Ed inoltre pensieri sbiaditi, forze che persistono nel corpo astrale dal corpo vigile — forze che persistono dal vivere vigile.
Vedete, è ora difficile quando si ha davanti un tale uomo, e lo si può avere in qualche variante nelle situazioni più varie della vita dinanzi a sé — lo si può avere davanti come medico, lo si può avere davanti come sacerdote, persino come intera chiesa lo si può avere davanti. Egli si presenta ad uno in qualche forma — che so, in un villaggio. Il medico dice oggi, particolarmente se lo trova in un qualche stadio iniziale della vita: inferiorità psicopatologica. — Il sacerdote, particolarmente se è ben addestrato — diciamo un benedettino ben addestrato — i chierici nel mondo nella chiesa cattolica a volte non sono così ben addestrati — , ma se è un benedettino, un gesuita o un barnabita ben addestrato, allora sa in modo esoterico che dalle cose che sono raccontate da tale uomo — per il medico moderno è un’inferiorità psicopatologica — , che dalle cose che sono raccontate, se sono interpretate correttamente — nonostante si abbia davanti un uomo che è proprio al confine tra salute e malattia, il cui sistema nervoso può certamente essere concepito nel senso patologico — , se si ha davanti tale uomo con equilibrio del tutto labile nelle forze psichiche che emergono, che agiscono in modo completamente diverso rispetto all’uomo cosiddetto normale — , allora si sa che da queste cose, se propriamente interpretate, possono venire vere rivelazioni dal mondo spirituale, come infine dallo stesso folle — solo che il folle non è destinato ad interpretarle, ma solo colui che vede l’intera questione. Si può avere davanti tale uomo come medico, e vedremo come abbiamo da considerarlo medicamente nel senso antroposofico. Si può avere davanti tale uomo come sacerdote, si può avere davanti tale uomo anche come chiesa.
Ora può accadere che egli persino si sviluppi ulteriormente ed allora viene fuori qualcosa di completamente particolare. Supponiamo che si sviluppi ulteriormente, questo uomo. Ad una certa età è come l’ho disegnato. Supponiamo che si sviluppi ulteriormente, emerge un’attrazione più forte dell’Io non completamente nel rapporto normale con gli altri arti, così che in seguito questo si produce. Di nuovo il corpo fisico ed il corpo eterico sono normalmente connessi, ma l’Io-organizzazione attrae verso di sé il corpo astrale, e questo ora non vuol bene stare completamente dentro. Ora l’Io-organizzazione ed il corpo astrale sono più strettamente legati insieme ed entrambi insieme non entrano bene nel corpo fisico e nel corpo eterico. Con tale uomo può accadere il seguente. Percepiamo in lui che non è capace di controllare propriamente il suo corpo fisico ed il corpo eterico dalla sua Io-organizzazione e dal corpo astrale. Non può spingere propriamente il corpo astrale e l’Io-organizzazione nei sensi esterni. Così ogni momento l’abbandonano i sensi, le sensazioni sensoriali sbiadiscono completamente e viene in una sorta di stato di stordimento-sogno. Ma allora possono manifestarsi nei modi più vari proprio gli impulsi morali con particolare forza. Possono manifestarsi confusamente, ma possono anche manifestarsi in modo straordinariamente casisticamente magnifico, se l’organizzazione è così.
Di nuovo il medico trova in questo caso che vi sono già proprietà organiche essenziali nella consistenza degli organi sensoriali e della sostanza nervosa. Le considera meno; ma soprattutto troverà che vi sono forti anomalie nelle ghiandole più fini e nella formazione ormonale, in quelle ghiandole che chiamiamo ghiandole surrenali, e nelle ghiandole che qui al collo sono nascoste come piccole ghiandole nella tiroide. In particolare, vi sono cambiamenti dell’ipofisi cerebrale e dell’epifisi cerebrale. Questo si considera di più che i cambiamenti che esistono nel sistema nervoso e nell’intero sistema sensoriale.
Il sacerdote arriva a tale uomo; questo uomo gli racconta di ciò che sperimenta sotto tale costituzione. Egli sperimenta sotto tale costituzione un senso di peccato particolarmente forte, un senso di peccato intensificato, rispetto a come altri uomini l’hanno. Il sacerdote può imparare molte cose, ed i sacerdoti cattolici lo fanno. Imparano proprio da tali uomini lo sviluppo estremo di questo senso di peccato debolmente sviluppato negli altri. L’amore per il prossimo può in tale uomo crescere fino ad un’intensità enorme, così che tale uomo proprio attraverso il suo amore per il prossimo viene a trovarsi in molteplici difficoltà, che confessa al sacerdote.
Ma la cosa può andare ancora oltre. Può accadere che il corpo fisico rimanga relativamente isolato, che il corpo eterico non entri completamente nel corpo fisico, durevolmente o temporaneamente, che allora il corpo astrale, il corpo eterico e l’Io-organizzazione siano strettamente legati insieme e l’organizzazione fisica sia fuori. Si avrà, se si usano le espressioni materialistiche di oggi — ma ne usciremo nel corso dell’ora — , di solito un tale uomo come un uomo assai fortemente debole di mente, che non può comandare nella forma più assoluta, neppure nella direzione della volontà dallo spirituale-psichico, i suoi arti fisici. Tale uomo trasporta in certo qual modo dopo di sé l’organizzazione fisica. Se da principio l’uomo è così organizzato, allora lo si percepisce veramente come debole di mente, perché l’uomo nell’attuale stadio dello sviluppo terrestre, quando l’Io-organizzazione, l’organizzazione astrale ed il corpo eterico sono così isolati, e solo il corpo fisico viene trascinato dietro solitario, allora non può percepire, non può essere attivo, non può illuminarsi dall’Io-organizzazione, dal corpo astrale e dal corpo eterico; così rimane buio ciò che egli sperimenta, e cammina come stordito nel suo corpo fisico. Vi è debolezza di mente in grado elevato, e si deve riflettere, in questo stadio, come si possono condurre gli altri corpi dentro l’organizzazione fisica. Là può trattarsi di misure pedagogiche, ma anche certamente di misure terapeutiche esterne. Il sacerdote però può trovarsi nella situazione di essere completamente sorpreso da ciò che confessa proprio tale uomo. Il sacerdote può sentirsi molto intelligente, ma sacerdoti ben formati — ve ne sono veramente nel cattolicesimo; non si deve giudicare il cattolicesimo in modo meschino — , costoro stanno attenti quando tale cosiddetto malato viene da loro e dice loro: Ciò che tu proclami dal pulpito, non significa molto. Tutto ciò non conta niente, in realtà non arriva alla dimora di Dio, tutto ha solo valore esterno. In Dio si deve veramente riposare con l’intero proprio uomo. — Questo dicono tali persone. In tutta l’altra vita si comportano così che li si potrebbe ritenere assai fortemente deboli di mente, nella conversazione con i sacerdoti talvolta vengono fuori con tali cose. Pretendono di conoscere la vita religiosa interiore più intimamente di coloro che la professano ufficialmente. Hanno disprezzo per colui che la professano ufficialmente e chiamano ciò che sperimentano il «riposo in Dio». E vedete, di nuovo per il sacerdote si tratta di trovare mezzi e vie di contatto con ciò che propriamente tale — si può dire paziente, ma si può anche dire diversamente — , ciò che tale uomo sperimenta interiormente.
Si deve avere qui una comprensione fine per come il patologico penetra in tutte le regioni, che rendono l’uomo innanzitutto incapace di trovare le giuste vie nel mondo fisico-sensibile, lo rendono incapace in un modo come l’esteriore vita chiede a tutti noi di essere; e siamo in una certa misura — così deve essere — tutti filistei per la vita esterna. Ma tali persone non sono disposte a prosperare su vie filistee, vanno sempre altre vie. Il sacerdote deve potersi collegare con ciò che egli medesimo ha da dare, con ciò che l’altro sperimenta; molto spesso sono «coloro là». Questo è già ciò che richiede comprensione per la fine transizione dal malato allo spirituale.
Ma la cosa può andare molto oltre. Immaginiamo il seguente: un uomo attraversa questo intero corso di sviluppo a diverse età della vita. Ad una certa età è in questo stato, dove l’Io-organizzazione si è solo separata dagli altri. Ad un’età successiva avanza verso questo stato, ad un’ulteriore verso questo. Egli attraversa questo solo se il primo stato — che è ancora il normale — forse durante l’infanzia già mostra disposizioni a venire in un equilibrio labile invece che in uno stabile degli arti. Quando il medico arriva a tale uomo, che è destinato ad attraversare questi interi quattro stadi — il primo qui piuttosto anormale, gli altri però nel senso come li ho disegnato schematicamente — , quando il medico arriva a tale uomo, troverà: qui esiste un equilibrio straordinariamente labile, qui si deve solidificare qualcosa. Di regola nulla può essere solidificato. A volte il percorso è tracciato in modo straordinariamente intenso; nulla può essere solidificato. Forse quando il medico successivamente arriva di nuovo allo stesso uomo, scopre che il primo stato labile si è trasformato in un altro, come l’ho descritto con lo sbiadire delle sensazioni sensoriali, i pensieri fortemente colorati. Successivamente scopre di nuovo un senso di peccato straordinariamente forte, di cui naturalmente il medico, poiché ora la cosa inizia a penetrare fortemente nello psichico, non prende volentieri nota. Ora allora di regola la vita di tale personalità passa proprio allora al sacerdote, e soprattutto quando arriva al quarto stadio.
Ora tali persone, che attraversano questi stadi — cosa che è collegata al loro karma, alle loro vite terrene ripetute — , hanno sviluppato interiormente ed intuitivamente una terminologia meravigliosa. Possono parlare — soprattutto se attraversano gli stadi consecutivamente, così che il primo stadio fosse quasi normale — , possono parlare in modo meraviglioso di ciò che sperimentano. Dicono per esempio, come persone molto giovani, quando lo stadio labile emerge a diciassette o diciannove anni: L’uomo deve conoscere se stesso. — E con intensità richiedono l’autoconoscenza da tutte le direzioni. Qui, dove l’Io-organizzazione esce allo scoperto, vengono da sole alla vita meditativa attiva. Molto frequentemente la chiamano «la preghiera attiva», che è una meditazione attiva, e sono molto grati quando un qualche sacerdote addestrato dà loro istruzioni sulla preghiera. Allora si immergono completamente nella preghiera, sperimentano però nello stesso tempo in questa preghiera ciò che ora iniziano a denotare con una terminologia meravigliosa. Guardano indietro al loro primo stadio e chiamano ciò che percepiscono: la prima dimora di Dio, perché dal fatto che il loro Io non si immerge completamente negli altri arti, si osservano in certo qual modo da dentro, non solo da fuori. Questo si ingrandisce quando si osserva da dentro, diventa come uno spazio vasto: la prima dimora di Dio.
Ciò che poi emerge, che ho descritto da un certo punto di vista, diventa più ricco, è interiormente articolato; l’uomo vede molto di più dal suo interno: la seconda dimora di Dio. Quando emerge il terzo stadio, lo sguardo interiore è di una bellezza straordinaria, e tali persone dicono a se stesse: Io vedo la terza dimora di Dio con enormi magnificenze, con gli esseri spirituali che vi camminano. — È visione interna, ma è una potente, grandiosa intuizione di un mondo che vive spiritualmente. La terza dimora di Dio o la casa di Dio. Nel linguaggio è diverso. Quando arrivano al quarto stadio, non vogliono più ricevere alcun consiglio riguardo alla meditazione attiva, bensì di solito hanno l’opinione che tutto deve essere dato loro dalla grazia stessa. Devono aspettare. Parlano della preghiera passiva, della meditazione passiva, che non si deve intraprendere, che deve intervenire quando Dio gliela vorrà dare. Qui il sacerdote deve avere un fine tatto per quando uno stadio passa nell’altro. Allora queste persone parlano della «preghiera di quiete», dove l’uomo non fa più nulla, dove lascia che Dio agisca in lui. Così lo sperimenta nella quarta dimora di Dio.
Il sacerdote può sotto certe circostanze dalle descrizioni che ora sono date, da ciò che — se parliamo medicalmente — tale «paziente» sa dire, imparare veramente straordinariamente molte cose di teologia esoterica. E se è un buon interprete, il teologico diventerà per lui enormemente concreto, quando ascolti ciò che tali «pazienti» — lo dico tra virgolette — sanno dire. Molto di ciò che soprattutto nella teologia cattolica è insegnato, nella teologia pastorale, proviene dal rapporto di confessor sagaci, ben istruiti con penitenti che si sviluppano in questa direzione.
I concetti ordinari che si hanno sulla salute e sulla malattia, smettono di avere la loro validità, il loro significato. Se si colloca una personalità come questa in un ufficio, o la si fa diventare una moglie ordinaria, dove deve sorvegliare la cucina o qualcos’altro nella vita ordinaria, diventa veramente pazza, e si comporta esteriormente cosicché non può assolutamente essere concepita diversamente che come pazza. Se il sacerdote nel momento giusto nota dove va il percorso, la indirizza verso la vita monastica; se la lascia vivere nell’ambiente appropriato, gli stadi quattro si sviluppano successivamente, così che in realtà il confessore ben istruito attraverso tale paziente può guardare dentro — in uno stile moderno simile — nei mondi spirituali come il sacerdote greco attraverso le Pizie, che attraverso il fumo, la nebbia della terra gli hanno comunicato qualcosa sulla vita spirituale, hanno dovuto istruirsi sulla vita spirituale. Che cosa serve se oggi uno scrive una dissertazione sulla patologia delle Pizie greche! Si può fare molto bene, sarà corretto, anche esatto, ma non è di alcuna utilità in un senso superiore. Poiché fondamentalmente, enormemente molte cose di ciò che dalla teologia greca nel senso eminente è fluito nella intera vita culturale greca, sono nate sotto le rivelazioni delle Pizie. Le Pizie erano di regola personalità che erano arrivate fino a questo terzo stadio o persino fino al quarto stadio. Ma immaginiamo che in un tempo successivo una personalità, sotto la guida saggia di confessori, attraversi questi stadi così da potersi abbandonare senza ostacoli alle sue intuizioni interne, allora diventa qualcosa di straordinariamente meraviglioso da essa, che rimane tuttavia in una certa misura patologico. Allora non solo il medico, non solo il sacerdote, allora ha la chiesa intera a che farci e si occupa del fatto che essa, dopo la morte, dichiara questa personalità santa; e questo è la santa Teresa, che ha attraversato approssimativamente questo percorso.
Vedete, miei cari amici, si deve allenarsi a questi insegnamenti se si vuole operare in ciò che nella comprensione tra medicina e teologia deve condurre alla conoscenza dell’essenza umana. Allora si deve arrivare a superare i concetti ordinari, i concetti che perdono qui il loro significato, perché altrimenti non si può più distinguere un santo da un pazzo, un folle da un genio, e non distinguere più nulla, che se uno è un cittadino ordinario normale, da tutti gli altri.
Questa è la concezione dell’essenza umana che ora deve essere seguita con comprensione, che può veramente condurre nel profondamente esoterico, che però è enormemente illuminante, non solo riguardo alle anomalie psicologiche, ma che può agire illuminante anche riguardo alle anomalie fisiche, riguardo alla malattia fisica. Poiché affinché tali stadi emergano, miei cari amici, sono necessarie certe condizioni preliminari, condizioni che risiedono in una certa consistenza di tale Io che non entra completamente, e di tale corpo astrale. Ma se la consistenza non è fine come in santa Teresa, bensì grossa, allora si forma il seguente. In santa Teresa si formavano plasticamente, attraverso la finezza della sua Io-organizzazione e la finezza del suo corpo astrale, certi organi fisici, in particolare organi dell’addome, molto strettamente alla Io-organizzazione ed al corpo astrale.
Ma può anche accadere che l’Io-organizzazione ed il corpo astrale siano piuttosto grossi ed abbiano tuttavia questa particolarità. Allora si presenta ancora sempre la possibilità, perché l’Io-organizzazione ed il corpo astrale sono grossi, che tale personalità possa essere piuttosto normale. Ma allora possono comparire i correlati fisici, ed è solo una malattia fisica che c’è. Si potrebbe dire: si può avere la costituzione di santa Teresa con tutto il poetico delle sue rivelazioni da un lato e l’immagine fisica opposta in organi dell’addome malati, che non si mostrano nel loro manifestarsi nella Io-organizzazione e nell’organizzazione astrale.
Di tutte queste cose si deve parlare. Tutte queste cose devono essere penetrate, poiché si presentano a colui che ha compiti medici, ed anche a colui che ha compiti sacerdotali, assolutamente, e deve essere all’altezza della situazione. Solo allora il teologico-religioso inizia ad essere efficace, quando il teologo è all’altezza di tali manifestazioni. Solo allora il medico diventa il guaritore dell’uomo, quando è anche all’altezza di tali manifestazioni. ### Terza conferenza
Miei cari amici! Si penetra profondamente nella totalità della natura umana quando si continua ancora un poco quanto abbiamo considerato ieri. In particolare, si coglie il significato del passaggio dalla salute alla malattia proprio attraverso tali fenomeni. Perciò vorrei illustrarvi il fenomeno che si situa tra certi percorsi patologici che si intraprendono nello sviluppo umano ed una sorta di iniziazione naturale quale corrente evolutiva — che sta in mezzo fra le correnti patologiche della natura umana e la corrente iniziatica, e che è affine sia all’una che all’altra — , tale sviluppo della natura umana vorrei ancora un po’ chiarirvi.
Sono tipiche di tali sviluppi personalità come quella della santa Teresia di cui parlammo ieri. Si può osservare ancora altro, oltre a quello che ho menzionato ieri, quando si segue il percorso evolutivo di tali personalità. In esse ha luogo una sorta di ingresso del mondo spirituale nell’orizzonte di percezione dell’uomo. Naturalmente la descrizione sarebbe difficile, perché le parole che usiamo non le possediamo propriamente nel linguaggio ordinario, in modo che caratterizzino esattamente questi stati anormali. Ma quello che vi dirò sarà comprensibile. Ciò che entra nel campo visivo viene denominato da tali personalità nel primo stadio: l’ingresso nella prima dimora di Dio. Nel primo stadio agisce come una semplice «presenza». Tali persone trovano che non hanno visioni precise di ciò che sperimentano come presenza di qualche entità spirituale, bensì hanno, specialmente quando l’esperienza volge al termine, una sensazione netta che l’entità in questione era lì, era con loro insieme. L’insieme in senso generale, questo è il primo; e finché tali personalità sono in questo stadio del loro sviluppo, divengono persino riluttanti quando qualcun altro racconta loro di visioni e di apparizioni, perché hanno l’opinione: la loro esperienza è molto più intima, molto più profonda e vera. Sono talmente immersi in tale esperienza che sentono: il soprasensibile non deve giungere fino alla visione, ma deve restare soltanto come un’esperienza generale della presenza. Questo è il primo stadio.
Ma poi queste personalità entrano nel secondo stadio. Allora narrano già di percezioni veramente immaginative degli enti spirituali presenti. Narrano soprattutto dapprima di sensazioni tattili, di imposizioni di mani spirituali o persino di tocchi alla fronte e simili, senza che inizialmente sia presente una visione assimilabile alla percezione oculare. Ma gli stati si intensificano fino a questa visione assimilabile alla percezione oculare. Possono intensificarsi al punto che una tale personalità vede, ad esempio, Gesù come in vera persona dinanzi a sé. Questo è normalmente il secondo stadio. È caratteristico che tali personalità, quando passano dal primo al secondo stadio, non sperimentano un intenso sentimento di quella precedente riluttanza quando qualcun altro aveva raccontato loro di questo secondo stadio. Questa netta connessione mnemonica dei due stadi non è presente. Le personalità vivono completamente immersi in ogni singolo stadio.
Notevole è il terzo stadio, che queste personalità poi sperimentano. Questo terzo stadio è veramente caratterizzato, nella descrizione di tali persone, da qualcosa di nettamente colorato da ogni lato. Queste personalità raccontano di come, quando giunge l’esperienza, patiscono qualcosa di tremendamente doloroso. Così doloroso che, se queste personalità possono essere osservate durante tale esperienza, il dolore si manifesta esattamente nello stesso modo — come gemiti e così via — , come si manifestano i dolori che hanno le loro cause nel corpo fisico e nel corpo eterico nella vita normale. Ma il caratteristico è che queste personalità arrivano al punto di desiderare questo dolore e di considerarlo come qualcosa che vogliono avere, perché lo ritengono naturale ottenere l’esperienza nel modo giusto attraversando il dolore.
Poi si intensificano fino a trasformare interiormente il dolore. Questo è lo stadio particolarmente interessante: il dolore, pur restando esattamente nei fatti come è, si trasforma in sensazione di piacere, fino a sensazione di beatitudine. L’esperienza procede così: entra il dolore, il dato oggettivo rimane lo stesso, ma ora prosegue nello spirituale. Se si retraesse subito la persona dallo spirituale, sentirebbe il dolore come lo sente un malato; lo fa anche quando ritorna dall’apice massimo dell’esperienza. Ma nell’apice massimo dell’esperienza, dove non ha più la sensazione che l’entità spirituale viene verso di lei, bensì si è elevata nel mondo spirituale, in questo stadio il dolore si trasforma — si direbbe: soggettivamente, ma le espressioni non sono del tutto appropriate — fino a sensazione di beatitudine. E poi entra l’oggettivazione, l’oggettivazione simbolica del dolore. In modo che una tale personalità, quando ritorna dall’esperienza e ha il ricordo — e proprio in questa esperienza massima c’è solitamente un ricordo netto; non è un’assenza di memoria, bensì solitamente un ricordo molto netto — , così una tale personalità descrive: un Serafino o un Cherubino stava al suo fianco, aveva una spada, la conficcò nelle sue viscere, provocando un dolore terribile; e quando l’estraeva, traeva fuori anche le viscere, e proprio dopo che questo accadesse, questo strappamento delle viscere, subentrava l’esperienza più elevata di beatitudine in presenza del Divino.
Vedete, così sono di norma gli stadi successivi. Ora possiamo seguire molto precisamente questi stadi successivi con quello che è la conoscenza antroposofica. Infatti, vedete, il primo stadio consiste nel fatto che l’organizzazione dell’Io, dopo che lo stadio preliminare che ho descritto ieri è concluso — secondo la successione dei disegni di ieri nella tavola 2 è il secondo stadio — , l’organizzazione dell’Io ha inizio, ha inizio nel fatto che l’organizzazione dell’Io attrae a sé il corpo astrale e l’esperisce insieme, senza che questa connessione di organizzazione dell’Io e corpo astrale penetri normalmente in profondità nel corpo fisico e nel corpo eterico. In modo che — quello che nella coscienza ordinaria non può mai accadere — effettivamente in queste persone in uno stato fra il sonno e la veglia, o fra il sonno e la mezzo-veglia, o fra il sonno e la quasi veglia, esiste un’esperienza che sussiste per se stessa, e si svolge nell’organizzazione dell’Io e nel corpo astrale, mentre contemporaneamente procede con una certa autonomia l’esperienza del corpo eterico e del corpo fisico. Procedono così esperienze parallele: un’esperienza spirituale che si svolge nell’organizzazione dell’Io e nel corpo astrale, e che è soltanto accompagnata dall’esperienza del corpo eterico e del corpo fisico. Questo non accade mai nella coscienza ordinaria, perché nella coscienza ordinaria tutti e quattro i membri della natura umana sono intensamente connessi, cosicché non vi sono tali esperienze che procedono parallele. Lì tutto sta in connessione. In questa esperienza, nel senso più eminente, il modo della sensazione, l’intero modo dell’esperienza è tale che l’uomo si sa uno con quello che esperisce. Sa principalmente come esperienza principale l’essere-uno, infatti il corpo astrale, quando viene attratto verso l’organizzazione dell’Io e sperimenta entità spirituali, allora le sperimenta come presenza, è lì. All’incirca così lo si sperimenta, come si sperimenta il proprio corpo. Non si differenzia nella percezione, non lo si sperimenta come qualcosa di esterno, ci si sente uno, questo è il primo. Questo è l’«esperienza della presenza».
Ora passiamo al secondo stadio. Diventa interessante per il fatto che la personalità in questione dapprima ha ogni sorta di rappresentazioni tattili, che naturalmente possono facilmente essere confuse dalla patologia ordinaria con quello che si conosce anche in psichiatria, ma tuttavia non sono la stessa cosa. Poi si intensificano a vere visioni. È quello stadio dove ora l’organizzazione dell’Io e l’organizzazione astrale prendono anche il corpo eterico, cosicché un’esperienza parallela è tale che l’organizzazione dell’Io, l’organizzazione astrale ed il corpo eterico sperimentano qualcosa di estratto dal corpo fisico insieme, ed il corpo fisico parallelamente continua i suoi processi. Attraverso questo entra qualcosa di particolare.
Quando osserviamo con gli occhi nella vita ordinaria, il processo è così: siamo stimolati dall’esterno, dalla luce, riceviamo lo stimolo e lo conduciamo verso l’interno. Allora prosegue fino al corpo eterico, lo stimolo, e dal corpo eterico crea l’esperienza cosciente. Così accade ad esempio anche con l’occhio. Quando vedete, dapprima viene esercitato lo stimolo esterno, lo stimolo esterno inizialmente eccita nell’Io, penetra nel corpo astrale, penetra fino al corpo eterico, ed il corpo eterico è quello che allora comunica l’intera esperienza cosciente all’uomo, spingendo in ogni direzione nell’organizzazione fisica. In questo spingere risiede l’esperienza cosciente. Questo è il processo esatto. Il processo dell’occhio, rappresentato schematicamente, sarebbe circa questo (vedi il disegno): lo stimolo viene esercitato, agisce dapprima nell’Io, passa nel corpo astrale, nel corpo eterico, quello che agisce nel corpo eterico spinge in ogni direzione nella massa fisica, la materia fisica spinge indietro, ed il contraccolpo dalla materia fisica è la vera esperienza oculare. È un gioco continuo tra il corpo eterico e la corioide, la retina. Quello che il corpo eterico fa nella corioide e nella retina, è quello che nella coscienza ordinaria appare come esperienza oculare. È simile in ogni percezione sensoriale. Per chi vede attraverso le cose, ogni descrizione che sta nelle psicologie odierne o persino nelle teorie della conoscenza, è un’orribile puerilità.
Ora vedete, in tali personalità, come ve le ho descritte, il corpo eterico è immediatamente colpito dall’esperienza. L’esperienza risiede nell’Io, nel corpo astrale, nel corpo eterico, non spinge ora contro i sensi, bensì spinge da dentro contro quello che è il sistema nervoso-sensoriale, spinge dapprima veramente contro il sistema ghiandolare, poi contro il sistema nervoso e da lì soltanto si irradia nei sensi, cosicché i sensi sono colpiti in modo completamente polarmente opposto rispetto al solito nella vita ordinaria. Invece che l’esperienza cosciente sia eccitata attraverso i sensi, l’esperienza cosciente è colorata, intensificata, resa immaginativa, irradiandosi da dentro verso i sensi. Attraverso questo, irradiando, nei nervi sensoriali nascono rappresentazioni tattili. Ciò si intensifica fino alla visione. Vedete ora l’intero processo interno.
Quando lo sviluppo prosegue, allora prende la sua direzione ulteriormente, allora, da un lato completamente diverso rispetto al solito, l’organizzazione dell’Io, il corpo astrale ed il corpo eterico vogliono impadronirsi del corpo fisico, che non è abituato ad essere colpito da dentro, bensì è abituato ad essere colpito da fuori. Deve essere colpito da dentro ora. Il medesimo processo deve realizzarsi in mezzo alla vita, il processo che in realtà si realizza soltanto quando l’organizzazione spirituale-animica dell’uomo scende dal mondo spirituale-animico nel corpo fisico tre settimane dopo il concepimento. Questo processo non può normalmente realizzarsi nella vita ordinaria, perché il corpo eterico è connesso con il corpo fisico. Ora il corpo eterico è estratto dall’organizzazione dell’Io ed è colpito dal corpo astrale. Si è come alla nascita, quando ci si impadronisce del corpo fisico, ed ora prosegue e si vuole afferrare questo corpo fisico da un lato completamente diverso. Questo fa male. Infatti, anche nei casi di malattia, ogni dolore consiste nel fatto che il corpo è afferrato in una direzione diversa da quella consueta. Ma questo accade nel momento in cui si raggiunge il terzo stadio. Ora non deve sorprendervi che questo terzo stadio si oggettivi, che penetri nel corpo fisico, che gli oppone resistenza, che senza la giusta iniziazione non può essere colpito in tal modo, che assolutamente, senza una giusta iniziazione, oppone resistenza e quindi causa dolore. Esso ricaccia nel dolore quello che sperimenta. Questo è il primo stadio dell’esperienza, che è di nuovo presente per questo terzo stadio. Il corpo fisico oppone resistenza, la resistenza si manifesta nel dolore.
Cosa penetra attraverso il dolore? Attraverso il dolore penetra il vero mondo spirituale. Viene attraverso il dolore. Il mondo spirituale viene d’altro canto. Dal lato della percezione sensoriale ordinaria, del pensiero ordinario giace l’afferramento del mondo fisico. Il mondo spirituale viene colpito in modo opposto. La strada verso di esso conduce attraverso il dolore.
Ma nel momento in cui il corpo fisico oppone resistenza, il dolore intenso è effettivamente presente, ma nel momento in cui il dolore è colpito dal mondo spirituale, dove il mondo spirituale penetra, allora il dolore si trasforma fino alla sensazione di beatitudine. È davvero così. Inizialmente il dolore è nel corpo, ma il mondo spirituale penetra nel dolore, lo pervade: appare un Cherubino o un Serafino — così risulta l’Immaginazione — , conficca la sua spada, l’estrae — questo significa che ci si rende indipendenti dal corpo fisico, come ordinariamente lo si ha — , estraendo insieme le viscere. Non si sperimenta nelle viscere, bensì si è passati al patire dello Spirituale. Il dolore fisico si trasforma in beatitudine. La gente parla della presenza di Dio, o se differenzia, della presenza del mondo spirituale.
Questo ultimo stadio è sperimentato da tali personalità che nel loro corpo eterico sono abbastanza forti da poter sopportare l’intero processo. In queste personalità la cosa avviene proprio perché è fondata nel loro karma. Prendete ad esempio una personalità come la santa Teresia. Proviene da un’incarnazione precedente in cui la sua anima è diventata particolarmente forte, molto forte. Si incarna come santa Teresia. Afferra, prima di impadronirsi del corpo fisico all’incarnazione, in modo intensivo il corpo eterico. Questo diventa più forte, interiormente qualitativamente più intenso che negli esseri umani ordinari. Questo corpo eterico interiormente rafforzato, interiormente qualitativamente rafforzato, lo porta con sé. Questo corpo eterico qualitativamente rafforzato, che emerge corrispondentemente dal corpo fisico, si lega fortemente al corpo astrale ed all’Io, perché anche questi sono forti dall’incarnazione precedente. E questo è veramente il motivo per cui le malattie, almeno un certo tipo di malattie, sorgono — che il corpo eterico non si mantiene agli organi, quando le forze vitali vivificanti stanno dentro al corpo eterico. Ma a queste persone accade nel momento in cui hanno tali esperienze dal punto di vista dell’osservazione fisica umana, quando l’esperienza entra nel terzo stadio, che effettivamente si ammalano. Ma il corpo eterico è contemporaneamente forte e riesce ancora, nello stadio nascendi della malattia, a superare la malattia di nuovo, cosicché il processo che si svolge lì è un processo dove nello stadio nascendi appare la malattia, ma al tempo stesso la terapia autoattuantesi procede interiormente dal corpo eterico forte. L’intero processo è un ammalarsi latente ed una guarigione. Questo è qualcosa che appartiene ai fatti più interessanti nel campo dello sviluppo dell’umanità.
Proprio in una personalità come la santa Teresia, vedete nello stadio terminale del suo sviluppo un continuo ammalarsi in stadio nascendi ed una continua guarigione. Questo scambio reciproco, questo oscillare, questo meraviglioso oscillare fra l’ammalarsi e la guarigione, non si svolge naturalmente nel mondo fisico, perché non è stato creato per esso, bensì si svolge nel mondo spirituale. Vedete, quando il corpo eterico è formato prima dell’incarnazione terrestre, allora riceve la sua forma. Una personalità come la santa Teresia è reimmessa a quel momento. Ma nel momento in cui provoca nello stadio nascendi la condizione patologica, si lancia verso l’alto nel mondo in cui era prima della nascita, cioè nel mondo spirituale. L’oscillazione è l’immersione nel corpo fisico, il lancio verso l’alto nel mondo spirituale. Mondo spirituale — mondo fisico, mondo spirituale — mondo fisico, ma sperimentando il mondo fisico nel contrasto polare come lo si sperimenta altrimenti, così come lo si sperimenta soltanto quando si entra nell’incarnazione. Questo processo interiore di guarigione, questo processo terapeutico che si realizza dal cosmo intero, è qualcosa di così intenso che può effettivamente agire da contagio sui malati vicino a tali personalità, se la loro malattia si trova in qualche modo nella direzione in cui si svolge l’intera faccenda, cosicché in effetti le guarigioni più meravigliose possono accadere vicino a tali personalità.
Sì, la cosa può andare molto più lontano, e nei tempi antichi e migliori della Chiesa queste cose, che in seguito degenerarono in un culto superstizioso delle reliquie, in culto magico, venivano utilizzate in modo raffinato ed esoterico. Infatti è così: nei tempi migliori dello sviluppo religioso venivano fornite biografie intuitive, fino a descrizioni immaginative dettagliate di tali personalità, venivano presentate ai fedeli, cosicché potessero essere riempiti dall’intero carattere immaginativo di tali personalità. Ed allora poteva accadere — non dico che accadesse sempre, ma poteva accadere — che, se c’era una guida consapevole in tale questione, semplicemente dava ad una personalità della vita ordinaria, la cui malattia si sviluppava in una certa direzione, questa biografia scritta intensamente in modo immaginativo nella mano, forse rafforzata dalle sue stesse parole. Ed attraverso questo potevano realizzarsi anche processi di guarigione, cosicché già il rivolgimento della mentalità di tali personalità verso la vita di un tale Santo aveva significato terapeutico.
Vedete, le considerazioni che penetrano così profondamente nella natura umana conducono sempre dallo stato sano allo stato malato, ma nello stato del patire soprasensibile. Perciò è così che se consigliate a qualcuno di fare esercizi per giungere in qualche modo nel mondo soprasensibile, allora questi esercizi devono essere orientati nella direzione che rafforzano, potenziano l’organizzazione dell’Io, il corpo astrale ed il corpo eterico, affinché veramente tale processo, come ve l’ho descritto come semplicemente dato dal karma della personalità in questione, affinché tale processo possa svolgersi nel modo giusto. Quello che in realtà si svolge nell’iniziazione, lo si può già studiare studiando tali processi che rasentano strettamente il patologico.
Perciò non è di poca importanza per il medico, se si decide a studiare la vita di tali personalità, infatti trova proprio nella vita di tali personalità quello che si può esprimere soltanto con un paradosso. Trova nella vita di tali personalità l’immagine sana di un complesso sintomatico patologico che appare qua o là, e questo per il medico è il più fecondo — guardare l’immagine sana di un processo patologico. Questo è quello che interiormente in senso esoterico massimamente conduce nel maneggio del Terapeutico. Se poi si aggiunge ancora la conoscenza del Materiale-Sostanziale, che come rimedio terapeutico può comparire nella sua affinità, nella sua affinità con certe forze del corpo eterico, che in tali personalità anormali si mettono all’opera nell’autoregolazione, si impara cioè a conoscere in quale modo il corpo eterico della santa Teresia sviluppava forze quando nello stadio nascendi appare la malattia, e si imparano le forze guaritrici insieme con le forze che agiscono nell’Antimonio, allora si ha direttamente dalla natura letta il processo terapeutico.
Si potrebbe dire che nella considerazione di tali esperienze risiede il caratteristico, il paradossale, che si impara a guardare la malattia d’altro canto, dal lato da cui le entità spirituali maneggiano le malattie, non l’uomo. Infatti il maneggio è quello che gli uomini sviluppano di fronte alla malattia; questo è un maneggio. Questo è dal punto di vista della Terra. Consiste nel fatto che riportiamo di nuovo attraverso la terapia quella relazione che elimina la malattia. Le entità spirituali che hanno a che fare con l’uomo, maneggiano le malattie diversamente. Tessono la malattia nella rete del karma. Questo è il loro affare. Certamente un affare che non unisce le cose reciprocamente così strettamente come sono unite attraverso la patologia qui sulla Terra. Qui non si può prendere un uomo che si ammala a diciassette anni e guarirlo a quarantacinque anni. Ma rispetto alla formazione del karma è certamente così che quello che in qualche incarnazione scorre come un processo di malattia — sia guarito o meno — , viene tessuto nel karma, ma forse tra tremila anni, perché il tempo ha scale completamente diverse dentro al mondo spirituale. Ma si impara molto da quei processi dove accade quello che dal punto di vista spirituale già può accadere nel mondo spirituale, ma che poi può anche brillare nel mondo fisico.
Vedete, prendete un tale processo come ve l’ho appena accennato, che nel corso ordinario dell’evoluzione si realizza forse in tremila anni. Voglio indicare con questo trattino che qualcosa che oggi accade all’uomo viene strutturata dalle entità spirituali in modo che l’altra cosa, quello che vi appartiene come compensazione, entra in tremila anni. Questo è il processo normale. Ma vedete, nella vita ordinaria si conosce il tempo soltanto in modo molto impreciso. Come ci si rappresenta il tempo nella vita ordinaria? Come una linea che corre dall’infinito passato attraverso il presente nell’avvenire. Più o meno così ci si rappresenta il tempo, certamente una linea spessa, non una linea, bensì una corda spessa, perché contiene tutto quello che si percepisce affatto nel mondo, contemporaneamente in ogni singolo attimo del presente. Ce la si rappresenta così, se la ci si rappresenta. La maggior parte degli uomini non se la rappresenta affatto.
Dal punto di vista spirituale, la cosa non è così. E si apprende difficilmente la comprensione per i processi spirituali, che stanno in realtà dentro a tutti i processi fisici, se ci si può rappresentare il tempo soltanto così.
Ma il tempo nella realtà non è così, bensì l’intero filo che ho disegnato alla lavagna può aggrovigliarsi in una matassa. In questa matassa sta dentro l’intera linea temporale, i tremila anni sono in una matassa. Il tempo può aggrovigliarsi, e quando si aggroviglia per qualche evoluzione, questo tempo, allora la matassa può vivere in un uomo. Nella santa Teresia viveva un tempo aggrovigliatosi nella vita terrestre. Questo è veramente il mistero che cose che altrimenti si allontanano nel karma, vengono spinte insieme. (Vedi il disegno.)
Vedete dunque che qui, quando ci si accosta ad un tale fenomeno come quello della santa Teresia, come la considerazione interna karmico-spirituale si unisce alla considerazione esterna patologico-terapeutica. Ma vedete lì come il trattamento sacerdotale dell’uomo, che deve certamente mantenere lo sguardo verso le connessioni karmiche, verso lo spirituale, come può toccarsi con quello che può essere visto soltanto dal punto di vista medico da soli questi temi. Infatti il vedere attraverso tali cose non appartiene soltanto alla conoscenza teorica, bensì al viverci dentro. Vivere dentro alle cose dal lato che si apre dal patologico-fisiologico deve il medico. Vivere dentro alle cose dal lato che emerge dal punto di vista teologico-karmico, deve il sacerdote. E nel lavoro insieme allora emergerà armonia — questo deve sempre essere considerato — , non nel mescolare dilettantesco l’uno nell’altro.
Vedete, ora c’è ancora qualcosa altro che è connesso con queste cose, in particolare per il nostro tempo. Voi sapete, miei cari amici, quanto difficile diventa per un uomo comprendere un’idea che in realtà per l’uomo senza pregiudizi è ovvia e che viene negata perché l’intelletto dei filosofi non può raggiungerla: l’idea della libertà della volontà. Ho detto riguardo alle percezioni sensoriali: le cose che stanno nelle fisiologie e nelle psicologie appaiono, a chi vede attraverso le cose, infantili. Ma quello che si dice sull’idea della libertà della volontà, ancora di più. Infatti dovete considerare che la decisione libera della volontà in ogni istante è un effetto dell’intera natura umana; dell’intera natura umana, come si manifesta sana o malata o mezzo-malata o iper-sana, nell’impulso di volontà libera. Nell’impulso di volontà libera sta tutto l’uomo dentro, ma con tutto quello che si può vedere attraverso in tutto l’uomo, con tutte le complicazioni sta dentro. La natura umana la si conosce soltanto per la prima volta quando la si impara a conoscere in questa complicazione. E vedete, quello che in personalità anormali assume una colorazione anormale da un lato o dall’altro, è sospeso, unito in armonia in ogni uomo.
È un detto banale, ma è vero: come l’uomo è accessibile al Cherubino, così è anche accessibile al Diavolo. Ed anche questi processi, dove l’uomo è accessibile al Diavolo — li studieremo ancora. Ma tutto questo è anche nell’uomo ordinario, soltanto che le attività opposte si annullano, perché si sviluppano allo stesso grado nelle diverse direzioni. Se in ognuno c’è un Angelo, così c’è anche in ognuno un Diavolo. Ma se l’Angelo ed il Diavolo sono ugualmente forti per qualcosa, allora si annullano.
Ora considerate questa bilancia (vedi il disegno). C’è un punto, è questo. Potete mettervi pesi sopra, tutto può entrare in movimento. Questo rimane sempre in riposo, l’ipomoclio, non viene toccato da quello che mettete a sinistra, da quello che mettete a destra. Ma deve essere fatto l’assetto che non abbia bisogno di essere toccato. Un simile ipomoclio spirituale è prodotto nell’uomo dalle forze opposte. Potete dunque studiare la natura dell’uomo. Non troverete mai motivo di porre l’uomo come un essere libero, perché nella natura dell’uomo tutto è causalmente determinato. Studiate con atteggiamento materialista la natura dell’uomo: non arrivate all’idea di libertà, arrivate alla determinazione causale. Potete però anche studiare l’uomo spiritualmente. Arrivate alla determinazione della volontà da parte della Divinità o delle entità spirituali, ma non arrivate alla libertà della volontà. Potete essere un grasso materialista e negare la libertà e studiare la causazione naturale della volontà, potete essere una testa raffinata come Leibniz e guardare allo spirituale: arrivate al determinismo. Naturalmente, finché studiate il piatto della bilancia con il bilanciere qui, arrivate soltanto al movimento; finché studiate il piatto della bilancia con il bilanciere qui, arrivate soltanto al movimento. Così è, se studiate l’uomo secondo la natura, così è, se studiate l’uomo secondo lo spirito. Non arrivate alla libertà. Essa sta nel mezzo nel punto d’equilibrio fra i due.
Questo è la teoria. Ma la pratica è così: dovete decidervi, nel caso di un uomo che sta dinanzi a voi in una situazione di vita difficile, se potete renderlo responsabile del suo agire. Allora la questione diventa pratica, se egli può esercitare la sua volontà libera o meno. Come potete decidere questo? Per il fatto che dovete essere capaci di giudicare se la sua costituzione spirituale e fisica si mantiene in equilibrio. Entrambi i casi possono riguardare tanto il medico come il sacerdote. Perciò deve appartenere alla formazione del medico come del sacerdote il vedere attraverso quello stato in cui l’uomo è o in equilibrio tra Spirito e Natura, o in cui questo equilibrio è spostato.
Non si può mai decidere riguardo al senso di responsabilità di una personalità umana se non secondo una profonda conoscenza della natura umana. La questione della libertà in connessione con la questione della responsabilità è veramente una delle più profonde che si possono pensare.
Su questo vogliamo domani ancorarci e proseguire. Vedremo cosa da un lato conduce nel sano e da un altro lato nel patologico.
Miei cari amici! Oggi inseriamo nella nostra considerazione un capitolo di antroposofia che normalmente non avrebbe bisogno di essere trattato con tanta ampiezza davanti ai profani, ma che avremo bisogno se vogliamo proseguire specialmente le discussioni sulla responsabilità sana e sull’irresponsabilità patologica, come è importante che sia compresa tanto per il medico come per il sacerdote.
Anzitutto è di importanza particolare che si possa guardare dentro alla questione: Cosa è veramente ereditato nell’uomo, cosa proviene tutto dalla linea di eredità, e cosa non è ereditato, bensì deve essere introdotto nella natura umana in un’altra maniera? — Che si possa distinguere questi due, si potrebbe dire, ingredienti della natura umana, da questo dipende enormemente nel giudizio dell’uomo sano e malato. Quando l’uomo dai mondi spirituali-soprasensibili entra nel mondo sensibile, cioè, quando avviene la connessione di quello che gli viene dato come proveniente dall’eredità, quando quello lo connette con quello che porta con sé dalle vite terrene precedenti e dal soggiorno fra la morte e la nuova nascita, allora vediamo come l’uomo, inizialmente come bambino, si sviluppa da giorno a giorno, da settimana a settimana. Ma finché non si guarda all’uomo quadruplice secondo corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale ed organizzazione dell’Io, finché non si è in grado di comprendere questo sviluppo, perché non si può vedere attraverso in quale misura i singoli membri della natura umana, che veramente provengono da origini completamente diverse, vengono da mondi diversi, sono coinvolti in questo sviluppo.
L’uomo ha anzitutto il suo organismo fisico. Il fenomeno più evidente in questo organismo fisico è quello che inizialmente nella prima sezione della sua vita fino al cambio dei denti ha i primi denti, che vengono scambiati col cambio dei denti. Ora lo scambio dei denti è veramente, direi, l’estremo di quello che viene scambiato nell’uomo. Infatti in verità l’uomo materialmente porta quella che riceve come corpo fisico con l’infanzia, ha ricevuto con la nascita, soltanto fino al cambio dei denti con sé. Continuamente stacchiamo da noi la materia fisica dalla nostra forma. Il processo è certamente più complicato che pensare semplicemente, se si vuole essere esatti, così che si dica: L’uomo nel corso di sette-otto anni abbandona tutta la sua materia fisica e la rinnova. — C’è certamente qualcosa in questo affatto appropriato, ma basta guardare soltanto al cambio dei denti stesso, allora si trova che ci si deve rappresentare la cosa un po’ modificata.
Perché se la cosa fosse giusta in questa astrattezza, dovremmo sempre dopo sette anni ricevere denti freschi. Ma questo non è il caso. Li riceviamo solo una volta. Ma i denti sono proprio appartenenti a quello che dopo un singolo scambio non sperimenta una rinnovazione. Loro sono nel senso più estremo appartenenti a questo. Ma il corso dello sviluppo dell’uomo sulla Terra è assolutamente così, che lui sempre più e più, quanto più vecchio diventa, trattiene qualcosa della vecchia materia fisica in sé. Uno scambio nei periodi di sette-otto anni della maggior parte delle parti della materia fisica succede effettivamente, ma dobbiamo distinguere nell’uomo fra qualcosa che rimane comunque; col settimo anno sono soltanto i denti che vengono aggiunti e poi rimangono, ma dopo ulteriori ripetizioni ritmiche di tali periodi di transizione rimangono anche sempre nell’uomo parti del materiale che non vengono scambiate, benché la maggior parte dell’uomo nel corso di sette-otto anni scambi assolutamente la sua materia. Così che deve essere detto radicalmente per i primi sette anni di vita circa, che l’uomo abbandona tutta la materia che ha quando nasce, non ne trattiene niente, ma soltanto trattiene le forze che agiscono e sussistono in essa, che acquisiscono la materia completamente nuova acquisita per i primi sette anni di vita in modo tale, che l’uomo ha il rinnovamento del suo corpo fisico fino ai denti propriamente con il cambio dei denti. Con questo però, miei cari amici, diventa anche comprensibile che il vero principio di eredità, come lo concepisce la scienza naturale attuale, vale soltanto per i primi sette anni di vita.
Soltanto in questi primi sette anni di vita è così, che l’uomo le proprietà che porta in sé, le riceve ereditate da genitori ed antenati. Il corpo fisico forma per questi primi sette anni di vita una sorta di modello, secondo che l’artista che lavora nell’uomo, che consiste in questi anni di corpo eterico, corpo astrale e Io, lavora un nuovo corpo fisico. Lo vediamo proprio, come lavorano insieme, vorrei dire, in reciproco interscambio che lavora artisticamente, quello che l’uomo porta con sé dai mondi spirituali: la sua individualità, la sua natura, e quello che riceve ereditato. Se l’uomo è una natura forte riguardo alla sua individualità interiore, porta con sé un’astralità interiormente intensiva, una natura-Io forte, che di nuovo rende forte il corpo eterico, allora vedremo un uomo germogliare che da dentro non si attiene molto al modello, ma soltanto nelle forme generali si attiene al modello. Per colui che ha un senso per vere conformazioni, allora spunta che certamente, perché il modello universale-umano deve essere osservato, perché c’è già un’affinità alla forma umana che si riceve ereditata — tratti di essa rimangono oltre il cambio dei denti — , ma per un’osservazione più raffinata è assolutamente intuitivo, come in individualità interiormente forti dopo il cambio dei denti entrano cambiamenti essenziali, che provengono dal fatto che l’individualità forte tiene poco conto del modello che le è dato in eredità.
Se cerchiamo in una tale individualità come quella qui spesso menzionata santa Teresia, allora, proprio a causa della già menzionata forte individualità ieri, in nature come questa si troverebbe come nei primi sette anni di vita somiglino molto ai loro genitori, ma come nel nono e decimo anno di vita assumono forme che sorprendono, perché allora emerge la vera individualità. Così l’eredità vale soltanto nel primo segmento di vita nel senso stretto, e quello che in seguito appare come eredità non è eredità veramente, deve essere riconosciuto, è lavoro secondo il modello che è ereditato. Più o meno il lavoro che risulta rassomiglierà al modello. Ma non è eredità, è modellato sui tratti ereditati.
Il semplice scienziato naturale trova che questo continua con il normale principio di eredità. Colui che guarda dentro alla natura dell’uomo, sa che qualcosa qualitativamente completamente diverso sorge per la somiglianza con i genitori dopo il cambio dei denti che prima del cambio dei denti. Prima del cambio dei denti sono veramente le forze dell’eredità. Dopo il cambio dei denti sono le forze che lavorano secondo il modello. Per una visione esatta non si può dire più che l’uomo quello che porta fra i sette e quattordici anni, cioè fra il cambio dei denti e la pubertà, l’abbia ereditato, come si può dire di qualcuno che siede nella galleria e ritrae la Madonna Sistina, che il suo dipinto ha ottenuto la proprietà attraverso eredità dalla Madonna che sta nella galleria. Così è già così che è quasi creduto.
Ora vedete però in quale genere di lavoro principalmente il corpo eterico è coinvolto, quale lavoro il corpo eterico ha; infatti poco si coinvolge in questi anni fino al cambio dei denti ancora il corpo astrale e l’organizzazione dell’Io nel lavoro. Forma un nuovo corpo fisico umano secondo il modello. Perché lo fa? La domanda è certamente curiosamente posta, perché non si possono porre tali domande tipo-perché di fronte alla natura. Deve essere soltanto una domanda retorica. Perché lo fa? Lo fa perché lui, come l’uomo complessivamente nella sua natura complessiva nei primi sette anni di vita, non è ancora disposto a ricevere un tipo diverso di impressioni dal mondo esterno che un tipo completamente particolare di impressioni. E qui ci imbattiamo in un segreto molto importante dello sviluppo umano, un segreto che risponde alla domanda: Cosa percepisce veramente il bambino? — Sta molto lontano dalle rappresentazioni che si hanno attualmente, quello che dà la risposta a questa domanda. Ma voi ci arriverete già, quando vi presento la cosa nel modo seguente.
L’uomo vive, diciamo, fra la morte ed una nuova nascita oppure un nuovo concepimento nel mondo spirituale (Tavola 5, sopra). In questo mondo spirituale è circondato da realtà completamente diverse come quelle che si trovano qui nel mondo fisico. È un mondo completamente diverso. Esce da questo mondo, la cui legalità vorremmo indicare attraverso questa linea (bianca), entra da questo mondo nel mondo fisico (giallo), continua la sua vita nel mondo fisico con un corpo fisico che riceve; ma in questo mondo fisico agiscono, certamente nascoste attraverso l’osservazione sensoriale umana, ulteriormente le stesse forze che qui (rosso) sono. Se voi osservate un albero, miei cari amici, vi agiscono dentro le stesse forze spirituali a cui vi trovate di fronte fra la morte e la nuova nascita, soltanto che sono coperte, velate attraverso la materia fisica dell’albero. Dappertutto nel mondo fisico, in cui siamo fra nascita e morte, agiscono le forze spirituali anche nello sfondo delle entità sensibili-fisiche. Così che concepiamo la continuazione della efficacia del mondo spirituale nel mondo che viviamo fra nascita e morte. Ora è nei primi sette anni di vita così, che il bambino con la sua pienezza di natura non può unire con la sua attenzione che questo Spirituale, in tutti i colori, in tutte le forme, in tutto il calore, in tutto il freddo. Il bambino percepisce una continuazione della efficacia spirituale completamente, quando entra nel mondo fisico, allora in gradi sempre più deboli fino al cambio dei denti. Una percezione sensoriale — non si osserva questo — è qualcosa di completamente diverso per un bambino che per un adulto. Una percezione sensoriale è per un bambino qualcosa di completamente Spirituale. Perciò è così anche, quando il bambino — come dico nella pedagogia — ha accanto a sé un padre collerico, che non vede con consapevolezza nel gesto collerico, bensì il Morale che sta dentro al gesto, questo passa nel suo corpo. Così che il bambino nel tempo in cui lavora con le forze per elaborarsi il corpo fisico che ora è suo, secondo il modello, che in questo tempo è fondamentalmente completamente orientato verso i fondamenti spirituali, lavora dalla spiritualità. Ma cosa significa questo? Cosa agisce veramente quando agisce la spiritualità? Apparentemente agiscono colori, forme, calore, freddo, ruvido e liscio nelle percezioni sensoriali. Ma cosa agisce veramente? In verità agisce soltanto tutto quello che in qualche modo ha a che fare con una natura-Io. Sul bambino fanno impressione soltanto entità spirituali nascoste che hanno a che fare con una natura-Io, quindi soprattutto entità spirituali delle gerarchie superiori dall’uomo verso l’alto, ma anche le anime di gruppo degli animali, le anime di gruppo degli esseri elementari. Tutto questo agisce veramente sul bambino, e da queste forze spirituali, da questa grandiosa dinamica spirituale esso si sviluppa dal modello il suo secondo corpo, che cresce gradualmente, e che nella misura in cui si compie il cambio dei denti, è presente come secondo corpo. Questo è prima il corpo che l’uomo dopo la nascita si costruisce come il suo primo corpo proprio, e che è stato costruito come corpo fisico dal mondo spirituale.
Vedete, in questa età della vita abbiamo dunque una sorta di legalità completamente particolare in tutto quello che agisce nel bambino, in tutto l’inabilità, in tutto lo smarrimento, con cui il bambino è attivo spiritualmente, con cui il bambino si muove, che proviene dal fatto che deve aver luogo un continuo adattamento al mondo fisico, mentre ancora mezzo inconscio, fiabesco attorno al bambino c’è quel mondo in cui il bambino veramente ancora sta dentro, il mondo spirituale. Una volta, quando la medicina avrà raggiunto la sua vera spiritualità, in questo reciproco cercarsi del mondo spirituale e fisico nei primi sette anni di vita, vedrà le vere cause più profonde delle malattie infantili, ed avremo molti chiarimenti su quello che oggi veramente, se lo si controlla nelle opere mediche, ha soltanto spiegazioni verbali. Sono soltanto spiegazioni verbali, spiegazioni formali, che però in nessuna realtà veramente conducono.
Il corpo eterico ha completamente da fare questo nei primi sette anni di vita; pertanto sviluppa tranquillamente quelle capacità che contiene nei secondi sette anni di vita, capacità autonome del corpo eterico, le più verso il lato intellettuale capacità di memoria. Chi ha un occhio per questo, vede la più grande trasformazione nella vita dell’anima, quando il primo segmento di vita di sette anni passa nel secondo. Il corpo eterico è scaricato dal suo lavoro, che doveva compiere nel pieno significato della parola nello sviluppo del secondo corpo. È scaricato; e come è scaricato, lo si capisce esattamente soltanto per la prima volta quando si sa che l’uomo non riceve di nuovo denti a quattordici anni, bensì che quelli che ha rimangono, ma che anche altro rimane nella natura fisico-materiale. Quello che rimane lì, quello che però deve anche essere sostituito nei primi anni di vita, questo scarica il corpo eterico, diventa libero nel corpo eterico. È quantitativamente un piccolo, qualitativamente però qualcosa di enormemente importante. Questo è quello che poi come proprietà dell’anima agisce enormemente. Quello che l’uomo economizza dal fatto che non deve procurarsi i terzi denti, dal fatto che non deve formare di nuovo molto altro, che allo stesso modo dall’evoluzione è trattato come i denti, da questo rimane qualcosa dal corpo eterico. Quello che rimane lì — fluito nei primi sette anni di vita nello sviluppo fisico — , rimane ora libero dallo sviluppo fisico, agisce puramente spirituale-animico, come è nella sua natura. Con le capacità, a cui voi come insegnanti nella scuola fate appello, che voi sviluppate, il bambino ha compiuto la grande trasformazione dei denti da latte nei secondi denti e molto altro. Con le forze che il bambino economizza perché non deve costruire i terzi denti, con esse inizia a sviluppare le capacità dell’anima. Questo accade nelle profondità della natura umana, cosicché lo spirituale-animico per i primi sette anni di vita è completamente dentro nello sviluppo fisico, che abbiamo da intendere ugualmente come spirituale-animico come fisico-corporeo. Vediamo uno Spirituale agire efficacemente nel corpo nei primi sette anni di vita dell’uomo, nel pieno significato della parola.
Ora, ma come si presenta questo riguardo all’evoluzione universale complessiva? Vedete, dentro al cosmo sono quelle forze con cui l’anima nei primi sette anni di vita lavora, le forze solari. Dal Sole non splendono soltanto i raggi solari fisico-eterici, ma splendono dal Sole nei raggi solari fisico-eterici forze che sono identiche con quelle con cui il nostro corpo eterico nei primi sette anni rinnova il suo corpo: è l’entità solare che agisce lì. Guardate il bambino come si elabora secondo il modello il suo fisico secondo corpo! Sono tutte forze che sono assorbite dalla luce solare. Deve intendersi come l’uomo si mette nel cosmo. E quando l’uomo nel modo come l’ho descritto ottiene libere certe forze eteriche con il cambio dei denti, che poi di nuovo reagiscono sull’organizzazione astrale e sull’organizzazione dell’Io, diventa l’uomo accessibile nella seconda epoca della vita a quello che non era affatto nella prima epoca, diventa accessibile alle forze lunari.
Le forze solari sono forze eteriche nei primi sette anni di vita, le forze lunari, a cui diventa accessibile con il cambio dei denti, quelle sono identiche con le forze del suo corpo astrale. Così che l’uomo entra con il cambio dei denti dalla sfera solare — in cui prosegue anche a rimanere, perché quella rimane efficace — nella sfera lunare, ed ora lavora su se stesso fra il cambio dei denti e la pubertà con le forze lunari. Con le forze lunari forma ora il suo secondo proprio, il suo terzo corpo mondano, in cui non viene tanto scambiato come nella prima epoca della vita, ma comunque molto viene scambiato. Ma di nuovo rimangono indietro forze, ora di natura astrale. Quelle cambiano lo spirituale-animico come si cambia lo spirituale-animico al tempo della pubertà. Quelle diventano libere dal lavoro al corpo, cosicché l’uomo ora, quando entra nella pubertà, in un’epoca della vita, dove nello spirituale-animico mostra libero quello con cui ancora fra il cambio dei denti e la pubertà deve lavorare dentro il suo corpo fisico.
Così lavoriamo nella prima epoca della vita esclusivamente con quello che ci viene dal Sole, e quando abbiamo il bambino nella scuola fra il cambio dei denti e la pubertà, sono le forze solari che sono diventate libere per lo spirituale-animico. Questo è il Grande, il Colossale nel capire dello sviluppo umano, che quando abbiamo il bambino fra il cambio dei denti e la pubertà, quando così formiamo la sua anima, abbiamo a che fare con nient’altro che con forze solari. L’anima del bambino è così affine con quello che vive nel sole, che il cuore può riempirsi a tale conoscenza, una tale conoscenza che diffonde veramente luce su quello che accade fra uomo e cosmo.
Le forze lunari, quelle vengono in questa seconda epoca della vita ancora utilizzate per il corporeo, non sono ancora diventate libere per lo spirituale-animico. Diventano libere con la pubertà, allora agiscono sull’anima, ed il rovesciamento che ora sorge nello spirituale-animico con la pubertà, proviene dal fatto che nello spirituale-animico le forze lunari s’impregnano, cosicché quello che l’uomo fa nel comportamento dal di dentro verso l’esterno dopo la pubertà, è un interlavoro fra forze solari e lunari.
Così vediamo nelle profondità dello sviluppo umano, e ci assuefiamo a non parlare dell’eredità nel senso come la fa la scienza naturale grezza, ma vediamo anche d’altro canto quello che vive nel fare umano infantile, nel pensare umano infantile vive il Sole. È il Sole che ci risplende dal Sasso, perché non ha forze di luce, che ci riflette soltanto la luce solare. Questo lo concede il naturalista, ma questo è il più infimo, l’astrazione più astratta, miei cari amici. Il bambino ci risplende anche le forze solari fra il settimo ed il quattordicesimo anno di vita. Come possiamo parlare della Luce dal Sasso come la luce riflessa del Sole, possiamo designare quello che il bambino fa nella sua seconda epoca della vita come Sole. Il Sole non è soltanto lì dove appare concentrato. Questa concezione fisica che il Sole è soltanto lì (Tavola 5, sinistra), assomiglia a quella di un uomo che vede in una pentola una minestra e nel mezzo un occhio di grasso e crede che soltanto l’occhio di grasso sia la minestra. Sì, le nostre concezioni fisiche sono spesso molto infantili, e quando le si smascherano come sono, allora la gente ride. Si vorrebbe soltanto desiderare che di fronte alla realtà si rida di più. Perché è veramente molto ridicolo quello che oggi si vede come scienza. Se si scambia l’occhio di grasso per la minestra, è lo stesso come se si guarda il Sole lassù per l’occhio di grasso del sole, mentre come la minestra il sole riempie il mondo intero.
Così si aprono allora di nuovo gli sguardi nel legame fra le forze lunari e le forze di riproduzione. Infatti le forze di riproduzione formano anche progressivamente ora questo secondo proprio corpo, che fra il settimo ed il quattordicesimo anno di vita è sviluppato ed è completo, quando arriva la pubertà. Così quello che l’uomo si assimila in forze di riproduzione in questo tempo, è azione lunare. Le forze di riproduzione sono assolutamente connesse con l’azione lunare, sono risultati dell’azione della luna.
Ora l’uomo viene a formare il suo terzo proprio corpo — il quarto considerato dall’esteriore — , dopo la pubertà fino all’inizio dei venti anni. I periodi di tempo non diventano più così stretti negli anni successivi come per i periodi del cambio dei denti e della pubertà. Sempre più rimane della sostanza indietro, si solidifica nell’uomo, diventa ossatura stabile. Davvero molto rimane ossatura stabile nell’uomo progressivamente. Dalle ossa, quanto più vecchio diventa l’uomo, sempre meno materia viene escreta e rinnovata. Anche altrimenti nell’organismo hanno bisogno certe parti di più tempo per l’escrezione che altre, ed è visibile che dalle ossa è semplicemente così: se le si riceve una seconda volta, allora si è, se poi le si ha ancora più tardi, dipendente da quanto lungo tempo questo soltanto dura, quando è completato, come si è da un coltello che si ha dipendente da quanto a lungo lo si tiene. Il coltello non può rinnovare la sua materia. I denti non si possono nemmeno nel principio rinnovare. Certamente, tutto è nel flusso, è già rinnovamento presente, ma va nello stadio del non-rinnovamento, e così li abbiamo come quello che nel principio molto più lentamente compie il processo di vita che il resto dell’uomo, molto più lentamente riguardo all’intensità, perciò nel rapporto inverso velocemente riguardo alla qualità della durata, dunque vanno in rovina, prima che gli altri arti della natura umana, che sempre si possono rinnovare, possono andar in rovina. Ma se i denti fossero esposti alle stesse leggi come molte altre parti della natura umana, allora non potrebbe esserci il dentista. Ma se le altre parti della natura umana fossero esposte alle stesse leggi come i denti, moriremmo tutti abbastanza giovani nella nostra civiltà moderna. E probabilmente questa parte della Svizzera, di cui si dice che i dentisti sono molto occupati, perché i denti così facilmente vanno in rovina, non sarebbe così tanto popolata da uomini, perché la si terrebbe per un luogo di mortalità precoce. Così le cose sono connesse insieme.
Ora vedete, l’uomo è dunque attivo nel suo interiore nei primi sette anni di vita con le forze del Sole, nei secondi sette anni di vita con le forze della Luna. La forza solare rimane comunque, ma le forze lunari si mescolano ad essa. Nei terzi sette anni di vita, dalla pubertà fino nei venti anni, vengono assorbite le forze molto più raffinate degli altri pianeti del sistema planetario nella natura umana.
Lì appaiono nella natura umana gli altri pianeti nel processo di crescita, e perché queste forze agiscono molto più deboli, molto più deboli del Sole e della Luna sull’uomo, perciò anche le cose che l’uomo allora assimila in sé, sono molto meno visibilmente apparenti verso l’esterno. Non notiamo più così fortemente come all’inizio dei venti anni — durante che i pianeti forzano fra il quattordicesimo ed all’incirca il ventunesimo anno ancora nel corpo umano — , come all’inizio dei venti anni queste forze cominciano ora ad agire nello spirituale-animico. Sono le forze planetarie che cominciano ad agire nello spirituale-animico, e colui che ha visione, allora vede l’uomo così che in questo meraviglioso cambiamento che l’uomo sperimenta all’inizio dei venti anni, nota: fino a qui solo Sole e Luna hanno parlato dal fare umano, ora modificano queste forze solari e lunari le forze planetarie. Il procedere grezzo delle persone, l’osservare grezzo ha poco senso per cogliere questo cambiamento, ma è lì.
Ora vedete, è veramente vero che per colui che osserva l’uomo riguardo a salute e malattia, la conoscenza di queste connessioni è necessaria. Infatti, cosa sappiamo veramente dell’uomo, diciamo nel suo undicesimo o dodicesimo anno di vita, se non sappiamo che le forze lunari lavorano in lui?
Ora sorgerà nel suo interiore la domanda: come prosegue? L’uomo deve più tardi anche, benché le parti da rinnovare diventino sempre meno, deve ora più tardi anche rinnovare le cose.
Ora vedete, fino al ventunesimo, ventiduesimo anno agisce successivamente Sole, Luna, il sistema planetario nel crescimento umano. Allora agiscono fino al ventottesimo anno di vita ancora le costellazioni delle stelle fisse; questo si sfugge così già molto all’osservazione. Soltanto con la saggezza dei Misteri si guarda il gioco del cielo stellare intero nell’uomo fra l’inizio dei suoi venti anni e la fine dei suoi venti anni. Allora il mondo diventa duro. Non vuole più lavorare dentro l’uomo; il mondo diventa duro. Di questo rapporto particolare dell’uomo al mondo nel suo ventottesimo, ventanovesimo anno di vita, che il mondo diventa duro, la scienza attuale sa appena qualcosa. Aristotele l’insegnava ancora ad Alessandro, dicendogli: Allora si urta come uomo il cielo cristallino; è duro. — Con questo il cielo cristallino, che è al di là della sfera delle stelle fisse, guadagna per la considerazione umana il suo significato, la sua realtà. Con questo cominciano a capire che l’uomo nell’universo non trova più forze, quando è alla fine dei venti anni, per rinnovare. Perché non moriamo allora al ventottesimo anno? Questo mondo che ci circonda, veramente ci lascia morire al ventottesimo anno. È vero, chi vede la connessione dell’uomo con il mondo, quello guarda ora con la consapevolezza nel mondo attorno: O mondo, mi sostieni veramente soltanto fino alla fine dei venti anni! — Ma proprio perché lo si capisce, allora cominciano a capire veramente l’uomo nella sua natura.
Perché cosa accade con lui ora, quando il mondo l’abbandona riguardo alle forze formative che egli forma? Cosa accade ora? Accade il seguente in questo momento particolare, dove con il ventottesimo anno l’uomo comincia a mostrare distintamente, le forze di crescita antiche sono ora completamente decadute. Molti uomini cominciano già là ad entrare; molti si mantengono ancora delle forze di crescita che proseguono a nuoto. Ma persino Goethe divenne più piccolo, quando si misurò più precisamente, quando iniziò di nuovo a continuare la seconda parte del suo «Faust». Allora fu però misurato. Ma era già diventato più piccolo prima. Vedete, da questo momento in poi, dove il mondo ci abbandona, dobbiamo prenderci cura della nostra rinnovazione dalle forze che fino ad allora abbiamo assorbito. Allora possiamo certamente, perché le parti da rinnovare diventano sempre meno e meno, non lavorare nella stessa scala grandiosa sulla nostra nuova incarnazione corporea, come il bambino lavora fino ai denti, quando si costruisce il suo primo corpo proprio secondo il modello. Ma abbiamo accumulato molto molte forze da Sole e Luna e Stelle, che abbiamo bisogno, che portiamo in noi, da quando dal ventottesimo anno cominciano a prenderci cura della rinnovazione del nostro corpo fisico materiale. Allora diventiamo riguardo alla natura umana nella sua forma l’uomo sulla Terra su se stesso. Con questo però, l’uomo che sulla Terra è completamente su se stesso, mentre si avvicina a questo momento e di nuovo lo oltrepassa, con questo l’uomo ha nel tempo un punto a cui aspira, a cui cresce ancora al di là, a cui vi ho già ieri fatto attenzione da un aspetto completamente diverso (Tavola 5, mezzo). L’uomo aspira, se posso disegnarlo così sulla lavagna, dalla sua infanzia in poi, dove assimila molte forze universali, sempre più e più verso tale punto, che si trova alla fine dei venti anni, dove smette di prendersi cura della sua crescita da forze universali. Quello che fa in seguito da questo momento, se ne prende cura dalle forze del suo corpo proprio. Qui sta nel mezzo un punto, dove l’uomo smette di processare forze cosmiche in sé, dove inizia a lavorarsi le forze dal suo corpo proprio. Soltanto che nel vero vivere non si divide così nettamente come qui nella rappresentazione schematica.
Nella vita c’è spesso già nella prima infanzia, direi, effetti anticipati dal corpo proprio presenti. Allora lo notiamo nei fenomeni patologici del bambino, nella fragilità delle ossa, specialmente però nella formazione di grasso precoce dei bambini; ma questa connessione sta dietro. In ogni momento della sua vita l’uomo aspira o verso questo punto, o lontano da questo punto. Vedete facilmente, questo è una sorta di punto zero, una sorta di ipomoclio, una sorta di punto zero, dove stiamo nel tempo fra noi ed il mondo. Abbiamo sempre nella nostra dinamica interna un aspirare verso questo punto, o un aspirare via. Quello che accade nell’uomo nel momento che aspira verso questo punto zero o lontano da esso, è un aspirare verso uno zero o da uno zero. È qualcosa che facciamo verso un nulla. Aspiriamo a quello dove il mondo non agisce più, dove l’uomo ancora non agisce. Fra i due c’è una sorta di zero. Abbiamo in noi qualcosa che è orientato verso un nulla. Questo fa sì che siamo esseri liberi, abbiamo responsabilità. Questo è così fondato nella costituzione umana, che siamo esseri liberi responsabili, perché nel passaggio dal mondo a noi attraversiamo uno zero-punto come il bilanciere va da destra a sinistra, da sinistra a destra attraverso uno zero-punto, che non segue le leggi a cui il resto della bilancia è esposto. Potete pensarvelo, se avete una bilancia (Tavola 5, destra), che qui le leggi meccaniche valgono, che imparate, qui le leggi meccaniche valgono e danno alla bilancia una configurazione determinata, o così che questo sia in alto, quello in basso o al contrario. Queste sono le leggi della bilancia, della leva. Ma se prendete questo punto — potete portare in giro la bilancia, la sua restante configurazione attraverso le forze meccaniche è dappertutto uguale, dove portate in giro la bilancia — , il punto è libero; lo potete portare in giro come se non fosse affatto connesso con una bilancia, la bilancia rimane completamente non toccata da esso. Così, quando l’uomo si afferra con il suo patire animico nel punto a cui aspira prima, ma dopo più di esso si allontana, è attiva prima il mondo, dopo lui stesso, l’uomo. Qui non è attivo niente. Ma nella tendenza verso o via può manifestarsi in lui come uomo quello che non è determinato dalla natura e non dal mondo, dove un ipomoclio siede, lì è il punto di origine della sua libertà. Lì si capisce la responsabilità.
Allora, se si vuole ad esempio in un uomo di trentacinque anni veracemente, non soltanto in una laicità e dal dilettantismo, poter stabilire il grado della sua responsabilità, ci si deve porre la domanda: Agisce forse troppo di quello che si è sviluppato anormalmente fino al punto della fine dei venti anni, è questo punto più o meno orientato verso la giovinezza o più verso l’età? — L’uomo è pieno di responsabilità, se questo punto è normale, se si può giudicare la vita umana intera così per la manifestazione di vita dell’uomo, che questo punto è normale. Se questo punto giace troppo indietro verso la giovinezza, cioè se il mondo smette troppo presto di agire sull’uomo, allora questo uomo deve essere esaminato se non facilmente, anche nel lieve grado, soffre di idee coattive, se non facilmente può essere spirituale-animicamente determinato, così che non si può attribuire a lui la piena responsabilità per le sue azioni.
Se questo punto giace troppo tardi, allora ci si deve chiedere se l’uomo non sia impedito dalla sua natura interna a sviluppare la piena libertà dell’anima, se non sia fisicamente troppo determinato, e perciò di nuovo non si possa attribuire a lui la piena responsabilità.
Ma realmente deputati a giudicare nel senso più raffinato sono il medico ed il sacerdote, che devono sapere che si può giudicare lo sviluppo dell’uomo così, che si può dire circa — avremo da proseguire ulteriormente su questo, perché alla medicina pastorale appartiene anche una profonda fisiognomica — dalla sua statura dire, se vive in equilibrio, se si può dire, in lui giace l’ipomoclio di vita nel punto giusto, cioè nel tempo giusto, o è prima o dopo.
Queste sono cose che si vedevano nella vecchia saggezza dei Misteri come molto importanti nel giudizio della vita, queste sono cose che sono state dimenticate, che però devono di nuovo entrare nella conoscenza dell’uomo, se la conoscenza dell’uomo nel senso complessivo deve influenzare e nel senso giusto operare medicamente e pastoralmente.
Domani da questo continueremo. ### Quinta conferenza
Miei cari amici! Si tratta ora delle conoscenze che abbiamo acquisito da un lato attraverso l’osservazione di persone che, senza avere direttamente un’Intuizione, crescono nella percezione del mondo spirituale e mostrano così stati nel loro intero habitus umano che al medico possono facilmente ricordare il patologico, ma che in realtà sono qualcosa di completamente diverso dagli stati meramente patologici. Già per questo motivo — come abbiamo visto — il patologico rimane nello status nascendi e c’è una continua possibilità di guarigione che procede dallo spirito, come accade certamente con personalità come santa Teresa, anche Matilde di Magdeburgo, ma anche con visionari maschi.
Quando osserviamo questi stati, abbiamo dunque un’estromissione dell’organizzazione dell’Io dall’organizzazione umana complessiva nel primo stadio. L’organizzazione dell’Io attrae allora verso di sé il corpo astrale e lo separa dal corpo eterico e da quello fisico nello stato di veglia. Che cosa ne risulta? Potete facilmente comprenderlo, miei cari amici — ne risulta che l’uomo cade in una sorta di stato di sogno. Se consideriamo lo stato umano dal punto di vista della scienza dello spirito, che sorge dal fatto che l’Io attrae verso di sé il corpo astrale e non lo lascia entrare completamente nel corpo fisico ed in quello eterico, ne risulta una sorta di stato di sogno.
Ma di nuovo — proprio perché, per una particolare densità karmica, come ho sottolineato, l’Io ed il corpo astrale sono forti — si porta nel sogno una ricettività per la percezione del mondo spirituale. Il sogno si trasforma in uno stato che ha la possibilità di guardare veramente nel mondo spirituale. È lo stato in cui la persona interessata ha il sentimento della presenza di entità del mondo spirituale.
Ora possiamo cercare lo stato opposto, quello polarmente opposto. Questo stato polarmente opposto si verifica quando il corpo astrale attrae verso di sé l’organizzazione dell’Io, che è appunto debole, troppo fortemente. Allora nello stato di veglia non si verifica un illuminamento come nei visionari del tipo di santa Teresa, ma al contrario nello stato di veglia si verifica un offuscamento, un oscuramento della coscienza. Un offuscamento fino allo stato di sogno si verifica.
Vedete, non possiamo conoscere queste persone che si trovano in tale stato nello stesso modo che ho indicato per gli altri. Le persone che giungono a stadi culminanti come santa Teresa o Matilde di Magdeburgo, e che sono anche numerose — molto più numerose di quanto si creda — e hanno il sentimento della presenza di qualcosa di spirituale, si conoscono al meglio, se si ha la disposizione necessaria o si sono sviluppate le capacità corrispondenti, facendo raccontare loro i loro stati. Parlano — mi scusate se lo dico così — in modo più interessante del philister ordinario dei nostri giorni. I loro racconti sono molto più interessanti e soprattutto narrano cose che non si possono avere nella vita ordinaria.
Dunque, queste persone sono già interessanti anche quando si trovano nel primo stadio. Le conosciamo dal fatto che ci fanno raccontare i loro stati.
Le altre, quelle il cui corpo astrale attira verso di sé l’Io, rimane interessante anche ascoltare i loro racconti, ma per comprendere i primi è necessaria soprattutto l’approfondimento dell’anima più del prete. Per comprendere i secondi, che spesso non sono meno interessanti, a volte persino più interessanti dei comuni visionari che non giungono così lontano, in realtà è necessaria la sfera emotiva interiore del medico che comprende il mondo con buon senso ed un’intuizione ragionevole.
Perché qui si tratta di comprendere ciò che non ti dicono, poiché ciò che ti dicono non ha gran valore. Si tratta di recepire ciò che dicono e fanno così da poterlo collocare nella giusta prospettiva rispetto all’organizzazione umana. Queste persone mostrano, quando le interroghi, un certo grado di ottusità ed anche riluttanza a rispondere. Cominciano a parlare di qualcosa di diverso da ciò che è contenuto nella domanda. Ma quando intercetti ciò che dicono spontaneamente — ce ne sono anche tra loro che vorrebbero parlare continuamente — quando intercetti ciò che dicono da sé, a volte hai il sentimento che c’è una fonte interiore per il parlare che dà loro anche un tipo particolare di associazione di idee, come non accade negli uomini ordinari. Queste persone ti raccontano — se le lasci fare, non devi interrogarle, ma devi cogliere al volo ciò che raccontano come per caso — queste persone ti raccontano: “Sì, dieci anni fa ero una volta da un contadino. La contadina mi ha dato il caffè. La contadina mi ha dato il caffè in una tazza su cui erano dipinte rose rosse all’esterno. La contadina non mi poteva subito dare il caffè perché aveva dimenticato lo zucchero in cucina e dovette andarlo a prendere. Poi aveva dimenticato il latte. Dovette andarlo a prendere dalla cantina e poi ha versato circa un ottavo di litro di latte nel caffè e poi ha detto: ‘Il mio caffè è molto buono’; ed io ho detto: ‘Sì, lo credo, contadina’”. E così continua; racconta dettagli che si riferiscono a cose successe molto tempo fa ed entrano nei particolari più incredibili. Allora vieni all’idea: “Oh avessi solo una memoria così buona come la sua”. Dimentichi completamente che se avessi una memoria così buona come la sua, saresti come lei.
Ora, racconto le cose un po’ in modo tipico e ben messo in rilievo. Dovete poi orientarvi secondo le varianti corrispondenti più leggere che incontrate nella vita, particolarmente il medico le incontrerà. Lo racconto come un’eccezione sorprendente affinché vediate ciò che importa.
Ciò che accade allora, quando il corpo astrale attira così verso di sé l’organizzazione dell’Io, è una sorta di forza che riproduce volentieri i dettagli afferrati nella memoria in modo quasi automatico, è sempre pronta a riprodurli, ma evita di cercare una qualche connessione logica, invece enumera le cose l’una dopo l’altra, cosicché non si capisce bene perché la persona interessata si soffermi ora su una cosa e subito dopo su un’altra. Può accadere che la persona dica: “La contadina è uscita e ha preso il latte; mentre usciva, guardai nell’angolo della stanza, c’era un’immagine della Madonna, era la stessa che avevo visto trentacinque anni fa in un luogo; lì però non ricevetti caffè, ma una minestra molto buona”. Può darsi che si allontani completamente dall’altro racconto, può darsi che vi torni sopra. Così vedi che è una memoria che non funziona in modo logico, ma con straordinaria fedeltà spaziale e temporale e con una bramosia quasi automatica di manifestarsi. Ha una memoria così, una memoria in cui, se la esamini più da vicino, vedi qualcosa di molto strano: vedi cioè ciò su cui in senso ancora più profondo la cosa si basa. Noti che ha una certa gioia in certi timbri di voce che ha acquisito quando ha vissuto queste cose. Ed allora noti che ha gioia nel riprodurre questi timbri di voce. Insomma, noti che si tratta di un ritorno al linguaggio che viene mantenuto in memoria — non con una completa esclusione dei pensieri, ma comunque con esclusione dei pensieri.
D’altro canto, noti anche un cambiamento nella sfera della volontà. Bisogna prestarvi la stessa attenzione, poiché così ci si sposta gradualmente verso stati veramente patologici che possono poi manifestarsi e di cui dovremo parlare. Noti quanto segue. Devi di nuovo fare attenzione; perché avvicinarsi a queste persone in qualche modo, farle seguire, farle fare questo o quello in modo che tu possa osservare qualcosa in loro — non aiuta molto, poiché diventano molto testarde, non vogliono adattarsi in alcun modo, non vogliono rispondere alle domande che poni, non vogliono neanche eseguire nulla. Ma se ti avvicini con l’aiuto di una qualche anamnesi raccolta dall’esterno, cosicché riunisci le cose che puoi venire a conoscere dall’ambiente o in altro modo, allora noti come queste persone, ad esempio ad un certo periodo dell’anno, ricevono impulsi di volontà secondo cui devono vagabondare, devono attraversare una regione. Spesso è la stessa regione all’anno che vogliono attraversare, e l’impulso interiore della volontà agisce così fortemente che, se applichi istanze negative per scoprire come stanno, puoi notare quanto segue. Prendi un ghiottone; ce ne sono alcuni tra queste persone che amano molto mangiare. Sorprendilo durante il suo vagabondare e presentagli pasti straordinariamente buoni di cui ha un gigantesco piacere. Ma al massimo puoi farlo restare il primo, il secondo giorno, se questo è diverso da ciò che voleva raggiungere nel suo vagabondaggio. Diventa irrequieto. Puoi vedere che vorrebbe il buon cibo, da quando sa che se continua, se visita il prossimo nel suo vagabondaggio, gli darà qualcosa di terribile — lo sa benissimo. La sua memoria è meravigliosamente sviluppata. Diventa irrequieto, vuole andarsene, poiché non si adatta nelle sue decisioni di volontà alle occasioni esteriori immediate. Così come d’un lato non si adatta alle impressioni sensoriali dirette, ma riproduce tutto il possibile dal patrimonio linguistico, così dall’altro non si adatta all’incorporazione del suo sistema di volontà-arti nella relazione esterna della vita. Vuole solo seguire il suo proprio impulso di volontà che lo guida in un modo completamente specifico dall’interno. Vedi che ha perso tutto ciò, ed esiste solo in minima misura ciò che dipende dall’organizzazione dell’Io per connettere l’uomo con il mondo esterno. I suoi sensi diventano ottusi, il suo impulso di volontà non gli permette di stare bene nel mondo. Vuole seguirlo, il che è appunto la conseguenza del fatto che l’Io è tirato giù nel corpo astrale.
Ora vedete, a queste persone — se la nostra concezione medica e l’amore devoto dei teologi lavorassero insieme — a queste persone si potrebbe aiutare straordinariamente, solo non precisamente attraverso una terapia immediata, ma nel modo seguente. In queste persone c’è un fatto completamente specifico. Consideriamo, per arrivare a questo fatto, la vita di queste persone tra il cambio dei denti e la pubertà. Di solito, se esamini queste persone con senso grezzo, non noterai nulla di anormale. Potresti persino avere piacere nel vedere come hanno precocità d’ingegno, come sono intelligenti, quanto terribilmente intelligenti, quali risposte intelligenti danno. Ma dovresti proprio prestare attenzione a questo dare risposte intelligenti tra il settimo ed il quattordicesimo anno di vita. Perché queste persone, che sono precocemente intelligenti a questa età della vita, prendono qualcosa di quello che dovrebbero passare nel loro sviluppo dopo la pubertà e lo portano nella seconda epoca della vita tra il cambio dei denti e la pubertà. Proprio per questo si produce ciò che ho appena descritto. Il corpo astrale, che dovrebbe solo attrarre l’Io dopo la pubertà, affinché l’Io appaia in pieno dispiegamento all’inizio dei vent’anni, attira già l’organizzazione dell’Io dal cambio dei denti o dal nono, decimo, undicesimo anno, e notiamo questa anormale intelligenza ed inizialmente ci rallegriamo. Ma quando arrivano gli anni successivi, diciottesimo, diciannovesimo, ventesimo anno, allora l’organizzazione dell’Io è conficcata troppo profondamente nel corpo astrale. Allora è presente lo stato che ho descritto ed appaiono i fenomeni che ho menzionato. E così si tratta di questo: una persona che nell’età caratterizzata ci preoccupa per la sua precocità di ingegno, questa persona deve essere trattata in un certo modo. Soprattutto allora si presentano quelle situazioni — dopo aver fornito la caratterizzazione, ascolteremo anche alcuni suggerimenti su cosa fare in dettaglio — dove il medico ed il prete devono consigliare il pedagogo in modo che comprenda cosa deve fare da parte sua per quella fase di vita indicata. Ma prima vorrei continuare la caratterizzazione. Si tratta ora di connettere insieme le considerazioni degli ultimi giorni.
Ora può accadere anche che il corpo eterico a sua volta attiri troppo fortemente la connessione del corpo astrale e dell’Io, che il corpo astrale e l’Io si aggancino terribilmente fortemente nello stato di veglia nel corpo fisico e nel corpo eterico. Allora sorgono stati che, osservati intimamente, si presentano cosicché l’astrale è troppo dentro negli organi e non può connettersi correttamente con gli organi. È lo stato che è allo stesso modo un’immagine speculare patologica di uno stato visionario, proprio come il primo stato che ho descritto è un’immagine speculare patologica dello stato in cui il sentimento della presenza di entità spirituali è presente. Da un lato abbiamo un’immissione dello stato di sonno-veglia nella coscienza consapevole. Abbiamo, con queste personalità come le ho descritte, l’opposto: il trasferimento della vita di sogno nella vita di veglia, con questi fenomeni concomitanti di cui ho parlato. Poiché è propriamente uno stato di veglia, non sorgono sogni, ma sorge una vita di sogno attiva, che si manifesta in quel parlare di cui abbiamo parlato ed in quel ritorno interiore esagerato degli impulsi di volontà. È l’immagine speculare patologica del sogno; c’è attività invece della passività che vive nel sogno.
Ora abbiamo il secondo. Abbiamo l’attrazione dell’organizzazione dell’Io e dell’organizzazione astrale attraverso il corpo eterico. L’uomo si aggancia molto fortemente con l’Io, il corpo astrale ed il corpo eterico nell’organizzazione fisica, ma questa organizzazione fisica non riesce a raccogliere le cose nei singoli organi. Rimane astralità non fornita in tutti i possibili organi che non si connette bene con gli organi. Entra l’immagine speculare patologica di ciò che abbiamo conosciuto come il secondo stadio negli altri, quel secondo stadio in cui le sensazioni sensoriali sono stimolate dall’interno, il flusso va dall’interno verso i sensi. Ora va verso l’interno, verso gli organi nell’immagine speculare, ora afferra l’organizzazione, si presentano quegli stati che si presentano sempre quando un organo fisico o un organo eterico è presente e viene inondato dal corpo astrale, dall’organizzazione dell’Io, e questi non si possono connettere cosicché si possa parlare di una connessione satura del corpo fisico con il corpo eterico ed astrale. Rimane qualcosa nei rispettivi organi dai livelli organici superiori. Ciò che altrimenti si riversa nella visione sensuale, nella visione colorata dai sensi, che può essere la rivelazione del mondo spirituale, ora si riversa verso l’interno, vuole afferrare l’organo. Invece di afferrare esternamente lo spirituale rispetto al sensibile, si riversa verso l’interno, afferra l’organo, si manifesta in condizioni di spasmo, in tutte le forme che si presentano nell’epilessia vera o mascherata, si manifesta appunto nel fatto che l’organizzazione dell’Io e l’organizzazione astrale si agganciano troppo fortemente verso il basso nell’organizzazione fisica, che allora trascina con sé il corpo eterico verso la connessione. Vediamo ora chiaramente la possibilità che il primo stato che ho descritto si sviluppi in questo secondo, e spesso accade proprio ciò che dovrebbe essere prevenuto dalla diffusione di una vera medicina pastorale. Non si nota il primo stato, lo si trova interessante. Si nota il secondo stato solo quando subentra, quando compaiono spasmi, fenomeni epilettici, ma non quando subentra l’ipertrofia della memoria nei dettagli, né l’ipertrofia dell’impulso di volontà interiore, ma perché l’organizzazione astrale e l’organizzazione dell’Io sono spinte verso l’interno, per la mancata concordanza dell’organizzazione astrale con certe forme di organi, ora subentra l’estinzione della memoria. Invece che la memoria nel precedente stato aderisca ai dettagli ed i dettagli fossero solo non dominati dalla logica, ma ci fosse un flusso di memoria continuo che si svolge in associazioni arbitrarie, un flusso di memoria privo di logica, vediamo ora memoria interrotta; rimangono fuori i luoghi della memoria. Può andare così lontano che tale paziente mostra qualcosa come due tipi di coscienza. La memoria ad esempio si attacca agli organi superiori — perché nella memoria, nella memoria, l’intera persona è coinvolta — aderisce agli organi superiori, rimane fuori per gli organi inferiori e viceversa. Nella successiva parte della sequenza ritmica — perché tali cose possono svolgersi ritmicamente — è il contrario; gli organi superiori diventano inattivi nella memoria, gli organi inferiori diventano attivi, e così due flussi di coscienza procedono l’uno accanto all’altro in una tale persona. In uno stato di coscienza si ricorda sempre tutto ciò che si è svolto in questo stato di coscienza, nell’altro si ricorda l’altro; ma non sa mai in uno stato di coscienza quale era il contenuto dell’altro stato di coscienza. In questa regione va giù.
Vedete, qui abbiamo l’immagine speculare, l’immagine speculare patologica di ciò che — ora usiamo l’espressione, con il Santo, per avere un termine — la medicina odierna non ha un termine per questo stato — ciò che nel Santo subentrò nel secondo stato. Il Santo si circonda di un mondo che è visionario, ma ha un contenuto spirituale, vive nel mondo spirituale, riceve impressioni interiori dal mondo spirituale. L’altro, il patologico, è, perché nel suo karma c’è un’individualità debole, così, che è attratto dal corporeo, riceve al posto delle visioni portatrici di spirito stati di spasmo, rappresentazioni di coscienza interrotte, incoerenza della vita continua e così via.
Ora può subentrare un terzo stato. È quello in cui, a causa delle circostanze karmiche, il corpo fisico è diventato anche più debole, come l’intera altra organizzazione è diventata debole, così che le precedenti forze karmiche non funzionano sufficientemente nel corpo fisico. Vedete, in una tale persona non accade che l’organizzazione dell’Io, l’organizzazione astrale ed il corpo eterico siano attratti attraverso il corpo fisico, ma succede qualcosa di completamente diverso. In una tale persona succede ciò che devo descrivere nel modo seguente.
Supponi di essere reso ipersensibile dalla parte dei sensi — quindi dalla parte dell’Io — allora sei terribilmente sensibile a tutto ciò che fluisce attraverso i sensi, a colori vivaci, a suoni vivaci. Ma proprio l’opposto accade con queste persone il cui corpo fisico è debole a causa delle circostanze karmiche. Loro non diventano ipersensibili dall’interno, ma insensibili al loro corpo fisico, ma invece assorbono con gigantesca forza tutto ciò che viene d’altro canto, dal lato della volontà, che esiste nel mondo fisico esterno. Soccombono alla gravità, al caldo ed al freddo. Tutto ciò agisce non su esseri organici, ma come su esseri inorganici, il che poi sopprime le manifestazioni del corpo astrale e dell’organizzazione dell’Io. Sono catturati dal mondo, non si oppongono al mondo esterno con la giusta intensità attraverso il loro corpo fisico debole, sono come un membro del mondo esterno, ma dentro il fisico.
È l’immagine speculare chiaramente opposta di ciò che abbiamo descritto come il terzo stadio nel Santo. Il Santo passa attraverso il dolore, che si trasforma in lui in gioia, fino a quando vive il mondo spirituale nella sua pura spiritualità. Chiama ciò «il riposo in Dio» o «il riposo nello Spirito». Chi si sviluppa nel modo che ho descritto riposa nelle forze occulte nascoste del mondo fisico, che però non gli pervengono alla coscienza, non giunge al riposo in Dio, non al riposo nello Spirito, giunge al riposo nelle forze occulte del mondo, a cui dovrebbe opporsi come uomo nella sua autonomia. Sviluppa l’immagine speculare patologica del terzo stato del Santo, e questo è lo stato dell’idiozia, in cui l’umano è cancellato, in cui l’uomo riposa nella natura esterna, cioè nelle forze nascoste, ma non può più manifestarsi umanamente, ma solo in ciò che nell’uomo si compie naturalmente, ciò che nell’uomo è la continuazione dei processi naturali esterni, dei processi vegetativi: l’autonutrimento, l’elaborazione dei cibi, ed il muoversi nella direzione in cui i cibi nella loro elaborazione interna forniscono impulsi — il sonno completamente sveglio, consegnato alla funzione della forma corporea, che però non è superata dal corpo fisico debole, ma rimane simile ai processi del mondo esterno, che, poiché agiscono nell’uomo, danno impulsi simili all’uomo a colui che è stato allontanato dal mondo perché è collocato troppo fortemente nel mondo fisico.
Abbiamo a che fare con tutto ciò che è l’immagine speculare patologica del riposo in Dio. Abbiamo a che fare con il «riposo nella natura». Abbiamo a che fare con i vari stati paranoici, con ciò che nella vita ordinaria si chiama stato di idiozia, mentre i precedenti stati sono più quelli di debolezza mentale.
Così vediamo la scala nei Santi dalle sensazioni di presenza dinanzi ad entità del mondo spirituale fino al completo inserimento nel mondo spirituale nel terzo stadio. Così vediamo l’immagine patologica speculare dall’insufficienza psicopatologica che possiamo seguire nel primo stadio. Possiamo essere particolarmente attenti all’insufficienza psicopatologica quando si esprime nel modo che ho descritto prima: in anormale tendenza al vagabondaggio connessa alla memoria priva di logica. Vediamo questo passare agli stati di follia, che comunque possono rendere l’uomo idoneo a certi compiti della vita esterna nello stadio iniziale. Vediamo questo passare spesso al terzo stato, che può essere presente anche da subito.
Vediamo come il secondo stato può essere essenzialmente basato su questo: che non siamo per niente in grado di contrastare certi stati tra la nascita ed il cambio dei denti. Se i bambini in questa prima epoca di vita non mostrano una straordinaria intelligenza — ma una forte sete di imparare che dovrebbe mostrarsi solo dopo il cambio dei denti — insomma, se quelle proprietà che, come ho descritto nelle conferenze pedagogiche, entrano nella vita normale tra il cambio dei denti e la pubertà, sono già chiaramente presenti nella prima epoca, dovremmo essere particolarmente preoccupati, dovremmo pensare a mezzi che possono rimediare a ciò che è ora patologico — mezzi psichici, spirituali, fisici. Ne parleremo ancora. Ma questo è ciò che deve essere studiato in connessione con questi fenomeni — cioè che non dovrebbe brillare nella prima epoca della vita tra la nascita ed il cambio dei denti ciò che, come vi ho descritto ieri, dovrebbe emergere nella seconda epoca della vita.
Il terzo stadio può certamente presentarsi in due modi. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’uomo se lo porta come suo karma, come potete vedere dalle mie esposizioni. Entra già in uno stato anormale in tal modo che ha passato nel cercare la composizione del corpo eterico prima di entrare nel corpo fisico. Si forma un corpo eterico che non vuole entrare da nessuna parte, che non vuole entrare nel cuore e nello stomaco nel modo giusto, ma li vuole inondare, che porta il corpo astrale e l’organizzazione dell’Io troppo fortemente negli organi, e vediamo presentarsi già alla nascita o almeno poco dopo la nascita deformazioni fisiognomiche che possono preoccuparci. Lo si chiama idiozia congenita. Ma non esiste. C’è solo idiozia karmica, che è connessa con l’intera situazione del destino dell’uomo. Ne parleremo più in dettaglio anche per questo, affinché comprendiate come un’incarnazione che può essere trascorsa in tale oscurità spirituale può, in circostanze, stare favorevolmente nel karma dell’uomo, anche se rappresenta una miseria in un’incarnazione. Allora inizia la necessità di considerare le cose non solo dal punto di vista della vita finita, ma sub specie aeterni o dal punto di vista della vita eterna dell’uomo. Allora subentra ciò che dovrebbe caratterizzare una carità sensibile ed al tempo stesso saggia.
D’altro canto, il secondo stadio che vi ho descritto può passare completamente al terzo, e questo si manifesta quando nella prima epoca della vita dell’uomo tra la nascita ed il cambio dei denti non solo la seconda epoca brilla attraverso, ma già la terza, quella in cui l’uomo dovrebbe acquisire la sua organizzazione dell’Io. Quando un bambino ti si accosta con proprietà nel quarto, quinto anno di vita, che spesso suscitano lo stupore dell’ambiente, perché si dice: parla o agisce come un ventenne — è abbastanza brutto se è così. Perché allora subentra che l’organizzazione dell’Io si sviluppa troppo presto, sopraffà il corpo fisico e lo rende debole. Allora subentra non l’idiozia mediata karmica, ma acquisita nella vita, che può compensarsi karmica solo più tardi; ma l’idiozia, essa subentra nella vita posteriore. Se guardiamo con intelligenza consapevole, con una buona medicina pastorale alla vita, potremo imparare a dominarla, semplicemente plasmando correttamente l’educazione nello stadio iniziale della persona in questione.
Ma colui che è indicato dal suo incarico interiore ad osservare tali cose, non dovrebbe osservarle solo nella misura in cui sono manifestazioni individuali isolate — deve naturalmente poter entrare con particolare amore — dovrebbe anche sviluppare una comprensione quando diventano manifestazioni generali. Dovrebbe sviluppare una comprensione di come a volte queste cose vengono richiamate.
Abbiamo visto, miei cari amici, che nella pedagogia dei decenni precedenti sono entrate molte cose che dal punto di vista di una pedagogia sana, come vuole essere quella steineriana, proprio combattiamo, cose che sono diventate straordinariamente care alle persone. Su questo a volte deve essere sottolineato con spietata durezza nella nostra pedagogia steineriana, ad esempio come questi lavori Fröbel, che ho sottolineato, non presi dalla vita ma dall’intelletto, che vengono praticati negli asili prima del cambio dei denti, che non sono imitazione della vita ma cose pensate, come vengono praticati. Allora accade che nella vita infantile tra la nascita ed il cambio dei denti si prenda ciò che dovrebbe esserci solo nella seconda epoca della vita tra il cambio dei denti e la pubertà. Viene proprio richiamato ciò che nei primi stadi del patologico, come l’ho descritto oggi, si è presentato. Viene allora richiamato uno stato di malattia di debole natura, che spesso non si etichetta ancora come patologico, che dovrebbe essere etichettato anche meglio non patologico, affinché non si trovi patologico tutto, ma che però come fenomeno culturale deve essere penetrato e compreso. Non semplicemente critico, ma deve essere compreso, affinché lo si affronti nel modo giusto.
Che cosa c’è? C’è un’educazione scorretta nei primi anni dell’infanzia. Il secondo stadio della vita viene portato dentro il primo, il sostegno di tutto ciò che produce il parlare automatico e la volontà stimolata dall’interno senza adattamento all’ambiente. Supponi che c’è un po’ di ciò che ho descritto per il primo stadio patologico, un tocco, che è creato dal fatto che l’educazione nella direzione come ve l’ho descritto era sbagliata. Che cosa ne viene? Desideri della Gioventù Vagante, una sete che non è completamente definibile come patologica, ma che ha un certo carattere, di seguire solo se stessi ad una certa età della vita, di non stare a patti con il mondo: fuori dal mondo esterno, vagare, desiderio di Gioventù Vagante! È già connesso con fenomeni temporali che in una, se posso dire così, educazione patologica, o almeno in un’educazione con tocco patologico hanno origine. Osservateli ora. Osservate molti giovani — non voglio critica, le cose sono completamente legittime — sono lì perché si connettono con ciò che è accaduto con il Kali Yuga, perché c’è un’affinità tra questo genere di lievemente patologico e ciò che il Kali Yuga produce. Le cose appartengono tutte insieme, ma bisogna osservarle da questi due aspetti. Se le considerate, vedrete facilmente tocchi di ciò che ho descritto. Nel desiderio di vagare si esprime chiaramente, ma in uno stadio estremo. Ascoltate le conversazioni, si è disperati per quanto poco siano ricettivi a ciò che dite loro, e come ripetano eternamente dettagli che designano come la loro «esperienza», tornano continuamente e continuamente alla stessa cosa. Non mi fraintendete, non voglio affatto rappresentarlo come qualcosa che dovrebbe essere giudicato in senso filisteo, ma voglio indicare come tali fenomeni possono essere veramente intesi solo se si guarda bene la relazione che vi ho descritto in questi giorni, che là esiste sempre una scala nel vita spirituale e la sua immagine speculare polare nello stesso corpo. Un ulteriore stadio nel mondo spirituale nel Santo, un ulteriore stadio nel corpo fino agli spasmi ed all’epilessia in colui che diventa patologico e così via. Tale è la relazione. E se considerate come nell’elettricità esterna e nel magnetismo esterno un polo dipende sempre dall’altro, allora capirete lo stato labile che può essere nella vita tra l’uno e l’altro, ma che non deve essere afferrato con le zampe così rudi come oggi è così spesso fatto dalla concezione del mondo materialista, ma deve essere colto con la finezza che ci sono contrasti polari e di nuovo l’attrazione di un polo e dell’altro polo; allora si scopre ciò che può esserci in un caso e ciò nell’altro caso. È solo così che si impara a guardare nell’essenza umana. Continuiamo domani.
Miei cari amici! Abbiamo considerato l’uomo essenzialmente, sebbene abbiamo lasciato trasparire l’altro, nella misura in cui si sviluppa in una direzione o nell’altra nel suo vivere sulla Terra lontano da ciò che si può chiamare normale verso il patologico, o anche verso quel lato che lo mette in relazione con il mondo spirituale reale.
Oggi vogliamo tentare di andare oltre la singola vita umana, oltre la vita dell’uomo nella misura in cui rappresenta una singola vita sulla Terra, al fine di vedere prima in un esempio più o meno gestibile come anche in quegli stati che, potrei dire, stanno in contrasto polare tra il raggiungere il mondo spirituale ed il raggiungere il corporeo, il naturale, come a tali processi stanno le cose che si estendono attraverso le vite terrestri ripetute. Poiché è così: il medico, se vuole esercitare la sua professione, non solo esternamente o intellettualmente, ma con il cuore pieno, con l’uomo intero, ha bisogno di stare dentro il mondo spirituale, di osservare il mondo dall’aspetto dello spirituale. Ma poiché il Sé umano si estende attraverso vite terrestri successive, le cause da una vita sulla Terra passano spiritualmente ad un’altra vita sulla Terra, diventano efficaci nell’uomo, il karma non deve restare una frase per noi, ma dobbiamo gradualmente comprendere come dobbiamo stare curando al karma. Per questo dobbiamo soprattutto penetrare la sua efficacia rispetto al patologico e rispetto al visionario.
Il prete, se vuole affrontare correttamente i fenomeni della vita e prendersi cura delle anime che gli sono affidate, se vuole essere un vero curatore d’anime, ha bisogno anche di guardare nel significato dello spirituale per ciò che gli viene incontro nella vita fisica sulla Terra. Solo allora potrà trattare gli uomini sulla Terra nel modo giusto dal punto di vista dello spirituale.
Ora qualcosa ci colpisce subito, miei cari amici, a cui si può guardare oggi con un atteggiamento superiore ed illuminista, forse con una certa disprezzo, ma se lo facessimo, i nostri discendenti in secoli lontani ce la farebbero pagare. Perché lo farebbero a noi come fa l’uomo che oggi vive nella cosiddetta educazione scientifica con i suoi antenati. Capirete subito quello che voglio dire.
Riguardo la visione della malattia, un completo capovolgimento si è verificato nel corso dello sviluppo dell’umanità, e proprio alla fine del diciannovesimo secolo ed all’inizio del ventesimo secolo questo capovolgimento poteva colpire particolarmente l’occhio. Andate indietro un paio di migliaia di anni nello sviluppo dell’umanità, ai tempi più antichi dell’Antico Testamento, e troverete ovunque la convinzione: la malattia viene dal peccato, la malattia ha la sua causa spirituale infine nel peccato. Questo è stato preso molto sul serio. Doveva esserci un’aberrazione spirituale o un’offesa da qualche parte come causa reale, quando si presentava una malattia fisica. E questa visione continuò. Questa visione procedette così che si dicesse: poiché in un uomo in cui un’offesa spirituale o un’aberrazione giace alla base, che causa in lui il fenomeno della malattia, c’è qualcosa di spiritualmente elementare contenuto che non gli appartiene, egli è in qualche modo posseduto. Ogni malattia significava una possessione da parte dello spirituale come conseguenza di un’aberrazione o di un’offesa spirituale nei tempi più antichi, e di conseguenza la terapia era organizzata. Era organizzata per cercare mezzi su come ciò che è entrato nell’uomo attraverso l’offesa spirituale come spiritualità elementare straniera, come eliminare di nuovo. Radicale era questa visione che una malattia non si comprende se non si conosce la sua causa patologica.
Ora prendete ciò che è venuto in un’evoluzione completamente coerente e più o meno negli ultimi tempi, prima che dilettantescamente la psicoanalisi, la psicologia analitica si inserisse così terribilmente dicendo esattamente l’opposto di ciò che era vigente come vista: ogni peccato ha la sua causa nella malattia. Erano convinti che; se da qualche parte avevi un criminale, un peccatore, dove si definiva il concetto di peccato abbastanza esternamente secondo il codice dello stato, se da qualche parte avevi un criminale o un peccatore, vedevi che se potevi in qualche modo impadronirtene del suo cervello dopo la morte, del suo teschio in qualche modo, potevi esaminare la sua organizzazione fisica, avremmo già trovato i difetti, i segni. Li abbiamo trovati anche in molti modi, e non abbiamo fatto male progressi in questo. Persone educate scientificamente sono giunte alla vista che se l’uomo è completamente organicamente sviluppato, non pecca. Pecca dal fatto che c’è un difetto corporeo da qualche parte: il peccato viene dalla malattia.
Così va lo sviluppo. Non va in linea retta, va attraverso contrasti polari; e proprio le persone che ora sono giunte a quest’ultima vista — non ognuno l’ammette oggi, ma è alla base di molti anche tra coloro che esternamente non stanno del tutto sul terreno — queste persone guardano con tutto il disprezzo ai tempi in cui si diceva: la malattia viene dal peccato. Perché sanno, secondo la loro opinione è giusto: il peccato viene dalla malattia. Allo stesso modo sanno che hai un processo materiale nel malato che devi combattere, devi eliminare, devi estrarre, come una volta si voleva estrarre via un’elementarità spirituale straniera. Per colui che osserva la cosa su larga scala, non differisce essenzialmente, come in definitiva, osservato intimamente, tra una fonte di guarigione che la medicina materialista ritiene giusta, e Lourdes non c’è una gran differenza. Una è santificata dalla fede della chiesa, l’altra dalla fede materialista. Queste cose devono semplicemente essere osservate senza pregiudizi.
Ma se si muove in visioni così, potrei dire, miopi, allora non si può arrivare alle connessioni reali. Perciò vorrei raccontarvi oggi — ed in realtà si dovrebbe sempre parlare di cose concrete quando si parla di tali cose — raccontarvi un caso concreto che può chiarire le connessioni superiori nella salute della vita umana.
Vedete, c’è un uomo nel corso del diciannovesimo secolo. Lo conosceremo più tardi così come era nel diciannovesimo secolo. Vi voglio portare prima ad una delle sue incarnazioni precedenti — non voglio dire quella immediatamente precedente — che era determinante per la sua incarnazione nel diciannovesimo secolo, da cui l’incarnazione nel diciannovesimo secolo aveva le conseguenze più essenziali.
Lì era incarnato questo uomo in una regione dell’Oriente meridionale, in Asia, viveva in un ambiente umano dove le persone erano straordinariamente amorevoli con gli animali. Sapete che gli insegnamenti orientali hanno qualcosa di straordinariamente onesto nell’amore per gli animali, estendono ciò che chiamano l’amore per le persone e le cose, in particolare agli animali. È proprio, soprattutto in tempi più antichi, stato completamente naturale per certe persone in tali regioni amare straordinariamente gli animali e trattare certi animali molto bene. Quell’uomo, che intendo, che in un’incarnazione precedente viveva in un ambiente dove ci si rapportava così al mondo animale, non era un amico degli animali. Era, probabilmente causato da incarnazioni precedenti — che non vogliamo esaminare — ora in mezzo ad una popolazione amante degli animali un uomo che trattava male straordinariamente certi animali. Li torturava già da ragazzo, li trattava male, li torturava più tardi caricando i suoi animali domestici di ogni genere di tormento, insomma, divenne nel senso più ampio un torturatore di animali. Questo suscitò la più forte indignazione nell’ambiente in cui viveva. E ha sperimentato molti conflitti tra il suo desiderio di torturare gli animali, da cui non poteva astenersi, che in lui era come un’inclinazione interna — diremmo oggi nuovamente con una colorazione materialista: una perversità della volontà —; in questo mentre, e questa era sua peculiarità allora, prendeva gli insegnamenti spirituali che la popolazione nel suo ambiente aveva con una splendida ricettività, poteva completamente immergersi in loro, aveva un senso fine per tutto ciò che la religione in quelle regioni insegnava. Ma proprio entrò nei conflitti più terribili con la gente più religiosa del suo ambiente perché torturava gli animali. Soprattutto torturava gli animali che aveva nella sua stessa casa, prima con i suoi parenti, poi mentre era egli stesso una sorta di agricoltore. Gli animali che erano i suoi esseri più prossimi, che gli Orientali trattavano particolarmente bene, come se appartenessero alla famiglia, questi animali li torturava straordinariamente.
Ora, come detto, non ci soffermeremo su un’incarnazione intermedia che potrebbe entrare in considerazione, non significa molto per la vita seguente di questo uomo. Visse di nuovo nella nostra epoca, nel diciannovesimo secolo, nella prima metà del diciannovesimo secolo. In questa incarnazione, che appartiene nel senso più ampio ai nostri tempi, nacque come una persona straordinariamente ansiosa, che nella sua ansia era costretta a legare gli animali a sé, in particolare i cani a sé. Si potrebbe dire che era una tendenza malata in questa nuovamente non completamente normale inclinazione verso gli animali che sviluppò. Tutto questo acquistò un carattere di malattia dal fatto che in realtà non sviluppò un particolare amore per i cani, ma piuttosto un sentimento di doverli avere. Vedete proprio dalla modalità come si impegnava con i cani, da un lato qualcosa di fantastico, come vedremo subito, dall’altro qualcosa in cui è visibile una coercizione karmica interiore fin dall’inizio. Nel frattempo, l’uomo in questa incarnazione diventa un uomo straordinariamente dotato che si porta in questa incarnazione tutto ciò che aveva sperimentato quell’antica incarnazione tra la popolazione orientale in insegnamenti spirituali, anche in religiosità spirituale. Questo in lui non rimane solo sentimento e sensazione, questo in lui diventa pratica di vita. Nel corso della sua vita arriva non solo a fantasticherie sullo spirituale, ma arriva alla possibilità, in vere immaginazioni di tipo visionario che gli si presentano con elementare ovvietà, di formare artisticamente ciò che esiste fisicamente nella vita umana, e dove continuamente entrano entità spirituali ed elementari. Questo è uno. Così vediamo che è poeta, poeta eccezionale. Non è solo poeta eccezionale, ma si può già dire che è proprio nel dramma quel poeta che sul continente vorremmo paragonare soprattutto a Shakespeare. È Ferdinand Raimund, Raimund con i suoi tratti stravaganti, con il suo talento gigantesco, che scrive composizioni drammatiche che mostrano che ha portato da incarnazioni precedenti la capacità di formare lo spirituale, di inserirlo nella vita umana. Guardate solo: «Il Re delle Alpi ed il Nemico dell’Uomo» e così via, e potete paragonarlo a Shakespeare proprio nel fatto che è anche un attore significativo, il che viene anche dal fatto che ha l’impulso interiore di formare da quello spirituale il banale ed il non banale sul palcoscenico. È un attore incomparabile, pieno di umorismo sul palcoscenico, nella vita completamente sotto l’effetto dell’altro che gli proviene dalla tortura degli animali che ha praticato. Così uniformemente il patologico ed il geniale sono mescolati insieme, il geniale che lo spinge da un lato a creare veramente con forza shakespeariana e violenza e con dramma spirituale-animico ed incarnarlo anche sul palcoscenico, il patologico che lo spinge d’altro canto a portare il fantastico stesso nella vita esterna. Ora dobbiamo guardare un tratto particolare di questa individualità di Ferdinand Raimund.
Vedete, nella tortura degli animali, che allora era per lui una necessità, sentiva una sorta di voluttà, lo faceva volentieri, torturava gli animali dal piacere interiore. Perciò durante la vita sulla Terra non arrivò alla consapevolezza che fosse qualcosa di male. Ma dopo aver passato la porta della morte, allora arrivò a questo. Ora, quello che si sperimenta passando la porta della morte e poi procedendo dalla morte ad una nuova nascita, questo inizialmente si esprime in senso più ampio nell’organizzazione della testa. Lì sta il momento, ciò che si porta come talento. Se ne è portato già molto. Ma qualcosa si manifesta anche, che nel sistema ritmico, e soprattutto nel sistema ritmico superiore, nel sistema respiratorio, si rivela. Perché l’uomo è costruito così, se ti immagini l’uomo schematicamente (vedi il disegno): sistema metabolico-arti, sistema ritmico, sistema nervoso-sensoriale. Allora ciò che viene da incarnazioni precedenti agisce nel sistema nervoso-sensoriale, nel sistema ritmico agisce ciò che è tra la morte ed una nuova nascita, e ciò che è sulla Terra agisce unicamente nel sistema metabolico-arti.
Ora, tutto quello che questa individualità, che è ora Ferdinand Raimund, poteva sperimentare di amaro pentimento, di comprensione illuminante, profondamente schiacciante dopo la morte nella precedente incarnazione della sua bramosia di tortura degli animali, tutto questo ha agito negli stati tra la morte ed una nuova nascita, e ha influenzato il sistema ritmico. Nel sistema ritmico si è espresso in questo modo: che ha agito fino nel fisico.
Perché nella fisica della testa abbiamo l’effetto residuo della precedente vita sulla Terra, nella fisica del sistema ritmico abbiamo l’effetto residuo della vita tra la morte ed una nuova nascita.
In embriologia hai questa verità molto tangibile, anche esternamente sensibile fisicamente. In questa individualità di Ferdinand Raimund vediamo soprattutto nel suo sistema respiratorio, nel sistema ritmico superiore, come tutto il pentimento, le amare comprensioni agiscono che lo colpiscono mentre passa dalla cruciale incarnazione precedente attraverso la porta della morte. E viene così indotto a sviluppare ciò che porta ad una sorta di irregolarità respiratoria, a scarsa assunzione di ossigeno, a forte saturazione di anidride carbonica, irregolarità respiratorie che, fisicamente considerate, provocano per se stesse tutti gli stati di ansia, ma che possono essere portatori di esseri elementari dell’ansia. Tutto ciò che vive in irregolarità respiratorie, ciò che non lascia le giuste quantità di ossigeno ed anidride carbonica nel processo respiratorio, attira esseri elementari dell’ansia. Potete seguire bene questo in «Il Re delle Alpi ed il Nemico dell’Uomo». Era in Ferdinand Raimund straordinariamente ben sviluppato, era «disposto», se usiamo l’espressione erudita, a fare del suo sistema respiratorio un portatore di esseri elementari dell’ansia.
Ma tali esseri elementari dell’ansia non sono soltanto esseri elementari dell’ansia, ma se contemporaneamente si porta anche ciò che Ferdinand Raimund aveva in testa da incarnazioni precedenti di visioni psichico-spirituali che rendono i suoi drammi così interessanti, allora vedete come attraverso l’influsso di questi demoni dell’ansia che vengono in questo modo il karma corre in una direzione completamente specifica. Vedete come questi demoni dell’ansia spingono verso un’efficacia, verso un’efficacia patologica nel senso del karma. Si riversano, direi, nelle fantasiose immaginazioni che si vivono fino al visionario — poiché alla base dei drammi di Raimund c’è il visionario — si riversano nel visionario e causano così che l’uomo sviluppi anche nella vita qualcosa di fantastico. Ed in questo modo una corrente nel karma preme attraverso, un talento straordinariamente geniale che vive la sua vita. In un particolare tipo di creazione spirituale una corrente vive la sua vita, l’altra corrente vive parallela in una sorta di fantasia di vita, che però non vive se stessa esternamente, ma guarda verso l’interno perché sta nel sistema ritmico, che è il semi-interno, ma nei suoi organi inferiori vive se stessa di nuovo così che si estende alla vita esterna, ma anche ritorna verso l’interno, per cui la sua individualità geniale è stata accompagnata da un vero tratto patologico. E questo tratto, questo tratto patologico che vive in demoni dell’ansia, divenne il veicolo per il vivere del karma.
Si può leggere direttamente il karma di Ferdinand Raimund. Raimund è costretto a tenere un cane. È un fantastico. Fa ciò che altre persone non fanno. Si può capire, si può anche avere simpatia per questo. Perché si può dire, miei cari amici, ho più simpatia per il mangiare di qualcuno di un borghese nominato commerciante alla tavola della corte, quando osservo che Raimund da un capriccio fantastico si siede al suo cane e dal pasto del suo cane prende un po’ per sé per mangiarlo. Lo fa Raimund. Guardate come il karma della tortura degli animali dall’incarnazione precedente si intreccia. Guardate come questo semplice fatto, che è trasformato dal pentimento dopo la morte e dalla tortura degli animali di prima, come un’espiazione fantastica si compie, ma questa espiazione fantastica si compie in un modo ancora molto più terribile. Poco dopo vengono i demoni dell’ansia ed agiscono nell’adempimento del karma. Ferdinand Raimund è colpito dall’idea: il cane è rabido, ho mangiato con lui, sono infetto dalla rabbia! — Ora vedete come Raimund è completamente schiacciato. Mentre fa cose genialissime sul palcoscenico — nel momento in cui è strappato dalla vita, è colpito da idee ossessive, c’è il sentimento che sia infetto dalla rabbia.
Allora intraprende ad esempio un viaggio con un amico. Viaggiano da Vienna a Salisburgo, quando è colpito da questa idea di essere infetto dalla rabbia, deve tornare subito a Vienna per cercare la sua guarigione. È un viaggio straziante per lui e per l’amico, se si segue il viaggio. Vedete ovunque il patologico seguire il geniale sul piede. Ora, è trattato molto bene, Ferdinand Raimund, perché la gente l’ama straordinariamente. Gradualmente si libera da questa idea. C’è veramente qualcosa come una guarigione attraverso la vita, attraverso la gioia, attraverso tutto il bene che riceve da vari lati, che non accetta volentieri, perché è ipocondriaco e rimane tale, perché i demoni dell’ansia, se non lo tormentano con una cosa, lo tormentano con un’altra. Così è sempre oscillando tra il Raimund umoristico e l’ipocondriaco. Ma almeno si libera dall’idea di essere rabido. Essa dura anni, questa idea. Ma rimane legato agli animali. Di nuovo ha un cane dopo dieci anni, e guarda un po’, quando gioca con il cane, lo morde veramente. L’idea risorge — curiosamente è stato anche stabilito che il cane soffriva di rabbia, ma era insignificante — Raimund stava lì, era stato morso dal cane, il cane ha la rabbia! Raimund va a Pottenstein, si spara un proiettile in testa che va nella cavità posteriore e siede lontano indietro. Non può essere operato; Raimund muore dal colpo dopo circa tre giorni. Vedete, quella prima così detta «idea delirante» se l’è levata, ma il karma ha continuato ad operare.
È un caso in cui il karma agisce in modo raro e puro; perché pensate soltanto a quanto segue: non è completamente un suicidio dal punto di vista soggettivo, perché Raimund non ha completamente la piena responsabilità, non è soggettivamente un suicidio completo. Non è neanche completamente un suicidio dal punto di vista oggettivo, perché se allora ci fosse stata la possibilità di operare nel punto giusto, Raimund sarebbe stato salvato. Ma allora non si poteva operare nel punto giusto, dovevano lasciare il proiettile dentro e questo ha portato alla morte dopo tre giorni. Non è un suicidio puro, né soggettivamente né oggettivamente. Quindi non si può dire che qualcosa si aggancia per il suicidio nel karma. Il karma non continua, si è esaurito con quello che ha sperimentato in questa vita fino al punto conclusivo, fino al modo come la volontà suicida si è realizzata. Ma vedete letteralmente emergere, chiaramente riconoscibile, il karma della vita precedente, la vedete così emergere, che potete dirvi: abbiamo visto quanto segue.
Abbiamo visto come ci sono persone — che sono là attraverso una speciale disposizione karmica che abbiamo considerato solo per la vita sulla Terra — che sono disposte così che hanno il loro Io, il loro corpo astrale, il loro corpo eterico o immediatamente o gradualmente, per gradi, così che irrompono visivamente nel mondo spirituale: santa Teresa, Matilde di Magdeburgo e molti altri. Abbiamo tali personalità che in una direzione, nella direzione verso lo spirituale, mostrano un’anormalità. Abbiamo, per coloro che mostrano un’anormalità in una direzione, non necessità di entrare nei dettagli del karma. Naturalmente è karmicamente disposto. Ma non abbiamo bisogno di entrare nei dettagli del karma. Perché si vede attraverso il caso in una singola vita sulla Terra.
Allo stesso modo dall’altra parte, che abbiamo considerato ieri. Vediamo come gli uomini si sviluppano anormalmente nel loro organismo fisico-eterico e così si sommergono più nel corpo fisico e poi diventano patologici, come vi ho mostrato ieri, in tre stadi. Il patologico è karmicamente disposto. Ma abbiamo solo bisogno di arrivare al generale che in personalità come santa Teresa l’individualità in incarnazioni precedenti è diventata particolarmente forte, negli psicopatici o personalità patologiche che abbiamo qui in vista, si è sviluppata particolarmente debolmente, quindi il superiore viene attratto dalle parti inferiori. Abbiamo di nuovo bisogno solo di arrivare alla proprietà generale dell’individualità, non di fissare il karma in particolare.
Ma ora abbiamo in Ferdinand Raimund un’individualità peculiare. Non si è sviluppata solo verso il visionario, ma simultaneamente è là l’altro sviluppo. Sono entrambi contrasti polari che continuamente si scontrano nella vita. Entrambi sono nella sua personalità; il patologico ed il geniale in lui si giocano meravigliosamente da un lato, spaventosamente dall’altro. Abbiamo bisogno allora di entrare nel concreto del karma. Allora si deve riconoscere come il karma agisce per produrre entrambi i poli ed anche a tenere separatamente, talvolta farli operare insieme. Troverete in molti punti dei drammi di Ferdinand Raimund dirimpetto a cui potete dirvi: c’è la sua visione spirituale che opera allo stesso tempo, ma agisce anche dentro ciò che viene dai demoni dell’ansia. In alcune parti della formazione drammatica lo vedete.
Vedete, arriviamo in un modo completamente naturale, se seguiamo i caratteri umani in questo modo, in considerazioni karmiche e dobbiamo riconoscere da questo come è in realtà unilaterale quando si prende da un lato la dottrina astratta che era presente entro certi flussi di civiltà dell’antichità: la malattia viene dal peccato — agisce solo l’anormalità spirituale nell’uomo. In questa astrattezza si possono naturalmente affermare le cose, rimangono teorie anche se tratti gli uomini secondo esse. Anche l’altro è un’unilateralità astratta se si dice: il peccato viene dalla malattia — e sono sostanze fisiche, processi fisici nella vita umana da combattere. Bisogna entrare nel concreto, una volta nel concreto dell’organizzazione umana, come i corpi superiori stanno insieme, se vengono attratti l’uno dall’altro o se si allontanano da quelli inferiori, e si deve essere in grado di vedere nel modo appropriato in un’interazione così di genialità e patologico, come nel caso di Raimund, l’operare del karma. Perché se ci si appropria della comprensione di tali cose, allora già nella vita si troverà la possibilità di aggiungere a ciò che si realizza nel processo di guarigione fisica la parola che è necessaria come completamento del processo di guarigione fisica. Si giungerà completamente a non vedere l’essenziale solo nella preoccupazione della guarigione fisica, ma a sapere come in alcuni casi è necessario aggiungere il morale della guarigione. Non è necessario che consista nel diventare un consolatore da filisteo e di avvicinarsi al malato con ogni genere di consolazioni da filisteo. Queste di solito hanno poco effetto, perché i malati non ne hanno gran che per le consolazioni delle zie da tè e le consolazioni da nonni bonari, i malati non ne hanno particolarmente. Ma hanno straordinariamente per ciò che giace nel comportamento naturale, in ciò che giace nel «come» di quello che è detto, non nel «cosa». Ci si trova naturalmente, se si è propensi ad esprimere la concezione del mondo e la visione della vita e la considerazione della vita in una luce tale che si accordi con le connessioni spirituali, se si possono prendere veramente completamente sul serio esempi come questo.
Non si può, miei cari amici, vedere l’operare spirituale solo in tirate, solo nel parlare da tirate religiose, ma la vita spirituale deve essere sviluppata dai fatti. Perché se la vita spirituale è afferrata dai fatti, allora l’afferrare della vita spirituale può essere applicato nel trattamento umano necessario. Allora può essere applicato alla persona sana e malata. In particolare, si ottiene un istinto per l’orientamento di uno stato patologico che sorge in uno modo o nell’altro. Vedremo, va anche nelle malattie fisiche, ma prima dobbiamo farci strada, queste cose allora anche nelle malattie fisiche da vedere. Vedete, arriviamo già lì se studiate tali cose, che potrebbero essere aumentate da molti esempi. Da questo punto di vista è interessante lo studio di molte vite di persone che erano nature geniali, non dal punto di vista di un filisteo completo, come era Lombroso. Il nauseante della teoria di Lombroso non è la sua grande genialità, che c’è, ma il nauseante è che è un filisteo completo, che si legge un giudizio da filisteo su ogni pagina. È così che la scienza è veramente una volta arrivata al filisteo completo. Se non prendete veramente le cose dal punto di vista del filisteo completo, ma le prendete dal punto di vista della penetrazione del mondo, cioè della vita sensuale-spirituale, allora, se nella sua vocazione interiore ha bisogno del conforto, il conforto della religione o il sacramento avvicina al malato, questo sacramento con la giusta aura spirituale presenta. Ma senza la comprensione sottesa no. Se al malato, affinché guarisca, affinché non subisca danni psichici nel recupero, l’Eucaristia sia data nel modo giusto dipende da questo, che per tali cose abbia comprensione.
Vedete, ha un significato — ne parleremo ancora — che in completamento del processo di guarigione fisica per certe persone l’Eucaristia è necessaria quando sono guarite, affinché ciò che nel karma è stato portato in disordine sia portato in ordine. Ma se non lo sai, non puoi portarlo nell’aura del sacramento. Ma d’altro canto anche il medico che penetra queste cose, che vede il karma operante nella malattia, che interviene adeguatamente nel processo di guarigione, sarà in grado di posizionarsi nel modo giusto quando visivamente con tutta la persona penetra queste cose. Ma allora qualcosa di oggettivo andrà avanti con il medico, con il guaritore, quando il medico con la sua anima intera sa di operare nell’uomo con i processi karmici. Allora la sua missione di guarigione prenderà l’altro lato del servizio divino, un carattere religioso, ed imparerà a concepirsi come collega del prete, come colui che sta a fianco della classe sacerdotale e compie l’altro lato del servizio divino; e guarire diventerà servizio divino.
Attraverso una corretta concezione antroposofica quelle cose che la concezione del mondo materialista ha portato nel servizio della natura, cioè il danzare attorno al vitello d’oro, nel senso ebraico parlato, sono quelle cose nuovamente da trasformare in servizio divino. Trasformare tutto nella vita e nell’arte e nella religione in servizio divino — questo è ciò che in definitiva può essere il compito della medicina pastorale più ampia che può essere praticata all’interno del movimento antroposofico. Ma l’inizio deve essere fatto, dal momento che questa medicina pastorale è almeno per cenni qui esposta per quelli da cui l’operare per i due lati del vero servizio divino deve procedere dagli insegnamenti spirituali.
Quindi la medicina pastorale è esposta inizialmente per i preti e per i medici all’interno del movimento antroposofico, e questi troveranno allora la possibilità con la conoscenza della natura e dello spirito di proseguire, ma anche di penetrare specificamente quei settori della vita che si trovano dentro la loro missione.
Continueremo domani.
Miei cari amici! Se si procede soltanto con i mezzi che si ottengono dalla scienza attuale — contro che naturalmente, per quanto riguarda le sue stesse prestazioni, non si deve sollevare alcuna obiezione, poiché fino a dove possono penetrare con i loro metodi, vi penetrano effettivamente in modo eccellente in ciò che può diventare loro sul loro cammino — se si procede soltanto con questi mezzi, allora non si può veramente giungere alla comprensione dell’uomo. Non si può giungervi perché nella vita umana, così come essa si presenta, il corpo fisico e lo spirituale-animico sono intrecciati l’uno nell’altro. In ciò che è corporeo-fisico si estendono i processi terrestri, tutt’intorno i processi terrestri attuali. Allora seguiamo con l’odierna scienza, che lavora relativamente bene soprattutto per ciò che è extra-umano, i processi fisico-chimici della natura esterna, extraumana, e facilmente ci abbandoniamo alla rappresentazione: così come questi processi chimici si svolgono nel laboratorio fisico, o nell’osservazione di quel pezzo di mondo che è l’immediato ambiente terrestre, oppure nel laboratorio chimico, più o meno così ci si immagina che questi processi si proseguano anche nell’interno dell’uomo. Si descrive esternamente la combustione come l’unione di una qualche sostanza con l’ossigeno, poi, quando si parla dell’attività interna dell’uomo, si continuano i pensieri che così si sono ottenuti nell’interno dell’uomo, si parla anche all’interno dell’uomo di combustione, mentre si dovrebbe sapere che per questo non esiste alcuna possibilità. Infatti, proprio come il vivente sta al morto, così il processo che all’interno dell’uomo può essere descritto come simile ad una combustione sta ad una combustione esterna. La combustione esterna è inorganica, la combustione esterna è senza vita. All’interno abbiamo a che fare con una combustione vivente, con una combustione divenuta vivente. Questo ha anche per la restante scienza grandi conseguenze, conseguenze significative. Infatti, vedete, la combustione esterna è soggetta, per quanto riguarda la sostanza che afferra, a condizioni termiche ben determinate, diciamo così. Ci possiamo rappresentare, secondo la nostra scienza, che risulti una certa temperatura d’infiammazione, calore di combustione per queste condizioni esterne. Questo non è affatto qualcosa che si continua nell’interno dell’organismo umano nello stesso modo. Sotto certi gradi di temperatura, esternamente una qualche sostanza può unirsi all’ossigeno, c’è una combustione. Non necessariamente alla stessa temperatura deve avvenire l’unione all’interno, lì vigono altre leggi. Dico, questo ha per la scienza esterna un certo significato, perché si formulano ipotesi nella scienza esterna che appaiono piuttosto plausibili. Si conclude dalle condizioni che ora sono sulla terra verso stati anteriori. Il famoso fisiologo di Jena Preyer ha fatto così. Lui trovava la teoria ordinaria di Kant-Laplace troppo sciocca, e ritornò a certi processi di fuoco viventi da cui sarebbe dovuta provenire l’evoluzione. Sì, se l’era immaginato così, che questi dovevano svolgersi a quelle temperature dove oggi devono svolgersi i corrispondenti processi di fuoco. Non deve essere così. Si può inizialmente andare dai processi di fuoco inorganici odierni a processi simili, come sono oggi nell’organismo umano, dove ad una temperatura sostanzialmente più bassa risultano gli stessi svolgimenti. Allora si otterrebbe anche per un’ipotetica rappresentazione di uno stato primordiale terrestre qualcosa di completamente diverso.
Vedete quindi, le rappresentazioni che diventano comuni hanno un significato ben determinato per l’intera concezione del quadro del mondo. Insomma, non si può fare affidamento sui mezzi che fornisce la scienza attuale per intendere già il corso del mondo esterno e la presenza immediata da questo. Naturalmente questo produce immediatamente difficoltà quando emerge una certa tendenza. Posso veramente parlare di queste difficoltà perché le ho sperimentate personalmente in modo straordinariamente forte.
Vedete, potete credermi, attraverso tutto il mio sviluppo andò una spinta che può essere designata solo così — lo vedete dalla descrizione del mio «Cammino di vita» — : il massimo rispetto davanti alla scienza naturale attuale! Questo rispetto c’era sempre. In nessun luogo, su nessun punto potei decidermi di usare una critica rifiutante nel senso banale, come facilmente avviene, contro ciò che si presenta come scienza naturale, sia nel campo dell’esterno chimico-meccanico-fisico, sia nel campo del medico. Ma insieme a ciò avevo davanti agli occhi, era presente, anche l’evoluzione come immagine spirituale. Ora ci fu lo sforzo di mettere in accordo ciò che si apre spiritualmente, diciamo per qualcosa come il tempo atlantideo o il tempo lemurico o ancora più indietro o in avanti, con ciò che la scienza naturale fornisce. Questo funziona passabilmente per ciò che la scienza naturale dice riguardo il presente immediato. Nel momento in cui la scienza naturale comincia a diventare selvaggia ed a formulare ipotesi che dal presente vanno ad un tempo di passato molto lontano, si ottengono i conflitti più gravi, se si vuole mettere in accordo ciò che è stato visto spiritualmente con ciò che la scienza naturale dice. Quindi si cade in conflitti, proprio quando si vuole vivere in accordo con la scienza naturale, questa scienza naturale contro cui la scienza dello spirito non vuole mai avere nulla; perché non si sarà così irragionevoli da sollevare obiezioni contro i fatti. Ma tanto più si cade in conflitto con le concezioni. Non appena il ricercatore naturale parla: bene — non appena inizia a scrivere, allora diventa veramente selvaggio, ed allora non si può più andare insieme. Questo è ciò che giace qui come un conflitto grave, che deve essere riconosciuto da colui che in qualche modo viene a contatto con ciò che la scienza attuale può fornire.
Infatti, vedete, questa scienza semplicemente non arriva all’uomo, perché l’uomo è inserito nel mondo anche secondo l’animico e lo spirituale, e nei suoi processi non si esprime solo ciò che si ricerca esternamente, fino alle manifestazioni dell’aerodinamica o dell’aeromeccanica oppure della calorica, ma nei suoi fenomeni si esprime anche, per esempio, ciò che dalle precedenti incarnazioni terrestri entra nel suo karma. Ieri abbiamo visto che si poteva quasi toccare con mano con un uomo come Ferdinand Raimund. Manca ogni possibilità di transizione se si considerano soltanto i mezzi della scienza naturale attuale. Ma ora vedete, bisogna veramente elevarsi, far sì che ciò che esternamente nell’uomo si presenta come processi venga catturato dallo spirituale, venga incorporato nello spirituale. Allora ci si arrangia veramente bene, proprio se si ha una base salda nella fisiologia del processo respiratorio, nella fisiologia del processo circolatorio, per quanto riguarda ciò che si può già sapere anche attraverso i mezzi della scienza naturale attuale, se si tenta, proprio dal processo respiratorio e circolatorio, di comprendere come la vita fisica è collegata allo spirituale.
Infatti, vedete, se inizialmente consideriamo il processo dell’inspirazione dell’uomo: questo processo dell’inspirazione nell’uomo consiste nel fatto che esterno amorfo-aeriforme viene assunto dall’uomo. Questo esterno amorfo-aeriforme non è semplicemente qualcosa di passivo, che viene assunto dalla natura umana compiuta ed in cui viene poi elaborato così che il processo di assunzione d’ossigeno si trasforma in un processo di formazione d’anidride carbonica e così semplicemente l’inspirazione passa nell’espirazione, bensì questo processo di inspirazione si presenta in realtà come un continuo creatore dell’essenza umana. Esso lavora continuamente sulla costruzione dell’essenza umana da fuori verso dentro. Dal mondo viene costruito continuamente l’uomo nel processo di inspirazione, e l’uomo non assume veramente soltanto l’ossigeno amorfo, bensì in quell’ossigeno che erroneamente considera amorfo, in quello assume forze di formazione che corrispondono alla sua stessa essenza. Se abbiamo difficoltà respiratorie, veramente siede nei percorsi respiratori un essere elementare estraneo. Ma questo è nel processo respiratorio anomalo. Nel processo respiratorio normalmente formato, miei cari amici, continuamente siede un uomo che sta nascendo. Continuamente dal macrocosmo esce una nascita umana che diventa, una nascita umana dell’aria nel macrocosmo.
L’intero processo che si svolge lì sta sotto l’attività del corpo astrale, cosicché ci si deve rappresentare la cosa così (Tavola 8): Noi inspiriamo; l’attività di inspirazione è attivata dal corpo astrale. L’intero processo che si svolge lì, che continuamente è una divenire umano, questo processo si svolge nell’elemento dell’aria, in tutto ciò che nell’uomo partecipa in modo aeriforme, questo processo si svolge, così che abbiamo un continuo divenire umano nel processo di inspirazione nell’elemento dell’aeriforme.
Ma vedete, ora espiriamo di nuovo. Espiriamo e di fatto essenzialmente espiriamo anidride carbonica. In connessione con altri processi organici il carbonio viene per così dire raccolto per l’espirazione. Ce lo si rappresenta di nuovo come una specie di processo di reazione passiva o qualcosa di simile. Non si ha affatto una rappresentazione chiara di queste cose. Semplicemente si esamina ciò che si può esaminare con mezzi fisici da questa parte, ma non ci si forma rappresentazioni chiare. Ora vedete, questa espirazione è di nuovo attivata, in essa è contenuto non solo un processo passivo per quanto riguarda l’uomo, bensì è contenuta attività, un’attività che è l’attività del corpo eterico. L’intero processo si svolge nell’elemento del liquido, in quell’elemento che prima veniva appunto chiamato acqua, dove tutto il liquido era acqua. Possiamo continuare ad usare l’espressione. Questo si svolge nell’elemento dell’acqua.
Ora sorge qui una questione importante che certo deve stare sulla punta della vostra lingua. La domanda: Sì, come è nel sonno? Perché nel sonno inizialmente è il corpo eterico lì dentro, per l’espirazione quindi non ci dà scrupoli. Ma come possiamo inspirare nel sonno, dal momento che il corpo astrale è fuori? — Sì, vedete, è così, che di fatto nel sonno soltanto la parte microsmica del corpo astrale esce e durante il sonno diventa ancora più attivo l’astrale del macrocosmo. Entra tutta l’astralità del macrocosmo durante il sonno, l’attività respiratoria, che di fatto è per questo qualcosa di diverso dall’attività respiratoria nello stato di veglia, viene regolata dall’attività del macrocosmo. Vedete quindi qui emerge una differenza significativa tra l’inspirazione nello stato di veglia e quella nel sonno. L’inspirazione nel dormire viene regolata da fuori nell’uomo. L’inspirazione nello stato di veglia la regola egli stesso da dentro con il suo corpo astrale, mentre l’astralità del cosmo prende il suo posto nel sonno. Lì avete già un punto di appoggio significativo per venire alla comprensione del patologico. Il cosmo ha la particolarità che per quanto riguarda le condizioni terrestri, così come usciamo dalla terra un po’ di strada, è sano. Nelle vicinanze della terra vi sono molti processi che si esprimono attraverso il climatico ed altro, che possono rendere anormale l’astralità del cosmo. Allo stesso modo attraverso altri processi che ancora conosceremo, l’astralità interna dell’uomo può essere anormale. Qui abbiamo la fonte del patologico su un certo campo, ma vediamo la fonte del patologico che penetra fin nello spirituale-animico, e questo è l’essenziale.
Ora andiamo oltre. Vedete, il processo respiratorio è relativamente, cioè, grossolano. Noi inspiriamo l’aeriforme, espiriamo l’aeriforme. L’intero processo respiratorio ha qualcosa di grossolano se lo paragoniamo a tutti i processi che fluiscono sia in noi che nel macrocosmo esterno, se lo paragoniamo ai processi della fluttuazione del calore, nell’elemento del calore dentro e fuori dall’uomo. All’interno dell’uomo vi sono differenziazioni di calore, fuori vi sono differenziazioni di calore. Potremmo immaginare assente aria, acqua, terra, potremmo mettere davanti a noi soltanto questi differenziamenti di calore. Per il fisico questo non ha senso, perché vede i differenziamenti di calore soltanto come stati della materia. La scienza dello spirito sa che nel calore si ha a che fare con un elemento. Possiamo dunque parlare di un elemento, parlarvi come a qualcosa di autonomo ed attivo, ciò che è contenuto nell’elemento del calore. Ora alla vita umana intera, di fronte al processo respiratorio, giace sotteso un processo più fine dell’assunzione attraverso il processo di calore. E possiamo dire: Se saliamo fino alla regione polmonare dell’uomo — ma prendete bene interiormente ciò che dico esternamente in modo grossolano — saliamo fino all’organizzazione polmonare, allora abbiamo a che fare col processo respiratorio grossolano nell’aria. Se però saliamo nelle regioni che sono regolate preferibilmente dal capo, ma presenti in tutto l’uomo in forma attenuata, abbiamo un processo respiratorio raffinato, che però non si svolge nell’elemento dell’aria, bensì nell’elemento del calore. Così che possiamo dire: Saliamo ad un processo raffinato, che consiste in un’assunzione straordinariamente fine di calore dal macrocosmo, inspirazione di calore ed espirazione di calore. — Ma la cosa è così, se seguiamo la grossolana inspirazione ed espirazione, allora l’uomo sta in interazione con il mondo esterno: inspirazione-espirazione, inspirazione-espirazione, dentro-fuori, dentro-fuori, così è il processo. Qui non è così; qui c’è sì dentro, ma ora non nello stesso senso fuori come nella respirazione ordinaria, bensì l’espirazione va dentro l’uomo stesso, diventa un processo interno. Ciò che ora viene espirato dal sistema nervoso-sensoriale si unisce al processo dell’inspirazione mediata dal polmone. Così che abbiamo nel sistema sensoriale-nervoso un processo che possiamo chiamare un processo respiratorio raffinato, e che nella sua inspirazione è veramente un’assunzione da fuori; ma ciò che entra lì non viene ceduto di nuovo verso fuori, bensì viene trasferito al processo respiratorio più grossolano, passa all’inspirazione, prosegue lungo il percorso dell’inspirazione ulteriormente dentro l’organismo.
Ma ora avete questo, che potete dire: Il calore del macrocosmo va per questa via attraverso la respirazione nell’organismo umano, ma non solo il calore, bensì il calore porta con sé: luce, chimismo macrocosmico, vitalità macrosmica, vita macrosmica. — Etere di luce, etere chimico del macrocosmo, etere vitale del macrocosmo viene portato per la via dell’inspirazione di calore dentro, entra nell’organismo umano. L’elemento del calore porta ancorata la luce, porta l’elemento chimico, porta l’elemento vitale nell’uomo dentro, lo cede al processo di inspirazione. L’intero che sta lì sopra il processo respiratorio, che si presenta come un processo respiratorio raffinato, ma anche come un processo respiratorio metamorfosizzato, questo non si studia nel senso proprio oggi, questo cade completamente fuori dalla fisiologia, soltanto cade così dentro la fisiologia qualcosa che poi in essa agisce come un corpo estraneo. Questo è un punto dove assolutamente non si riesce bene se da un lato si parte dal spirituale e dall’altro dalla natura. Cade come corpo estraneo dentro la fisiologia sensoriale, ciò che si differenzia nel vedere, nell’udire, nella sensazione di calore si svolge. Sono come membra, rami esterni di questo processo che inizialmente è assunzione di calore, carico di luce, chimismo, vitalità. Questo si differenzia con il processo sensoriale fuori. Ma ora l’uomo nel processo sensoriale conosce solo il periferico, non il centrale, per questo per lui la fisiologia sensoriale è qualcosa come un completo corpo estraneo. Lì il fisiologo spruzza negli stessi singoli sensi, poi lo psicologo fa dilettantismo. Lì vengono forgiate ipotesi su ipotesi. Naturalmente deve essere così, perché si hanno davanti i processi singoli molto specifici del vedere, dell’udire, ma la loro confluenza, il loro corso verso l’interno non si domina affatto. Non si vede come tutto questo confluisce nell’assunzione di calore, che in sé porta luce, chimismo, vitalità dal macrocosmo dentro, allora si arriva alla respirazione, e soltanto allora sarà una vera fisiologia sensoriale quando il fisiologo sensoriale potrà dire: Ah, allora parto dai processi, dai processi fisiologico-fisici dell’occhio, vado dentro nel nervo che lo prosegue verso l’interno, arrivo gradualmente dentro le vie respiratorie, dai percorsi sensoriali, dai percorsi dell’intelletto dentro la respirazione. — Allora si comprenderà che una volta sulla terra poteva nascere lo yoga, se si lasciava un poco da parte la vita sensoriale che si svolge alla periferia. Nella pratica yoga si va dove l’intero processo passa nel processo dell’inspirazione, e si proietta ciò che sta dietro nella percezione sensoriale, e si entra nella pratica dello yoga. Vedete, che praticamente in modo istintivo nelle vecchie concezioni del mondo si sapeva qualcosa di così. Ma la scienza naturale più recente deve dappertutto stare di fronte ad enigmi, perché non può scorgere i fatti e non può scorgere i nessi. Vuole speculare selvaggiamente. Osserva occhio ed orecchio; allora inizia a speculare selvaggiamente ciò che propriamente avviene all’interno. E quando si accorge che cade in un vicolo cieco, che ciò che ha speculato occhio ed orecchio, se lo segue verso l’interno porta in un vicolo cieco, perché non vuole afferrare come fatto il processo respiratorio raffinato che ho illustrato, allora dice: Bene, allora, ciò che si svolge all’interno, è semplicemente parallelo a ciò che si svolge all’esterno. Parallelismo! — I processi si svolgono simultaneamente, questo è naturalmente la scappatoia più comoda.
Vedete, questo è anche ciò che darà al sacerdote così come al medico una posizione salda all’interno dell’intera gestione della vita conoscitiva moderna, perché non dovrà più respingere questa vita conoscitiva. Enormi tesori porta la fisiologia sensoriale da tutti i lati, soltanto con questi tesori è così, come se si portassero da tutti i lati i materiali da costruzione più meravigliosi ad una bella casa. Questi materiali sono eccellenti. Ora li si portano, li si impilano in un grande muro, ma non si può costruire una casa. È impossibile costruire la casa. Si porta tutto ciò che avviene nei sensi, lo si impila in un grande muro e non si arriva ad un’elaborazione, perché questa elaborazione dovrebbe consistere nel fatto che ora si collabori all’interno dell’uomo con ciò che si è ricercato esternamente, ora si seguisse questo processo che si svolge nell’eterico e nell’astrale della respirazione più fine; allora si inizierebbe a costruire la casa. Naturalmente si sarebbe ignoranti se si potesse poi costruire la casa e si dicesse: bisogna iniziare col togliere questo muro di miglior materiale da costruzione che è stato portato. Non lo faremo mica. Se è lì, inizieremo a costruire la casa.
Allo stesso modo sarebbe assurdo se si facesse ciò che oggi fanno molte persone che stanno alle cose in modo dilettantistico, se la scienza naturale viene criticata da cima a fondo, rifiutata. Non ha bisogno di essere rifiutata, si devono usare i materiali da costruzione pezzo per pezzo, sono molto utili, si ottiene qualcosa di molto bello, se si usa ciò che oggi è dato nella fisiologia sensoriale, che come tale è un muro. E così potete dire: Guardiamo su da ciò che nella respirazione si presenta come continua presente formazione umana al processo respiratorio raffinato, che si svolge nell’elemento del calore, ma in cui gioca l’intero mondo eterico del macrocosmo. Lì guardiamo su quando arriviamo all’uomo superiore. Possiamo però anche guardare giù all’uomo inferiore dal processo respiratorio. Lì arriviamo, come saliamo rispetto al processo di inspirazione ad un raffinamento, così scendiamo rispetto al processo di espirazione ad un indurimento più forte, e passiamo gradualmente dal processo che si svolge internamente nella formazione di anidride carbonica, scendiamo al processo che si svolge nella digestione. Come dobbiamo collegare in alto il processo di inspirazione con questo fine processo nervoso-sensoriale che passa nello spirituale, così dobbiamo collegare in basso il processo di espirazione con il processo della digestione, dove l’attività umana passa gradualmente nel fisico, così che scendiamo in ciò dove viene compiuta attraverso il corpo fisico l’attività di ricambio, espirazione modificata. Per così dire, ciò che l’espirazione lascia come attività, come attività interna, forma il ricambio, come ciò che la respirazione assimila dall’attività nervoso-sensoriale-spirituale passa nell’attività interna, così ciò che rimane dall’espirazione come attività all’interno dell’uomo è la somma delle forze che formano il ricambio, che ora si svolge nell’elemento che prima veniva chiamato terra in tutto ciò che nell’organismo umano si appoggia sulla solidità (Tavola 8).
Ora, vedete, se consideriamo l’intero processo ancora un po’ più intimamente, allora abbiamo in realtà un processo quadruplice diviso nell’uomo. Abbiamo il processo che potevamo caratterizzare lì sopra, di cui possiamo dire che la sua espirazione va propriamente dentro l’uomo. Se ora prendiamo il processo dell’inspirazione riconoscibile esternamente, dobbiamo vedere nell’inspirazione contemporaneamente un’unione dell’inspirato con ciò che viene dall’alto. Qui dobbiamo dire il contrario polarico. Lì l’espirazione lascia le forze per il ricambio. Non viene assunto qualcosa dall’espirazione, bensì viene ceduto qualcosa. Abbiamo quindi un’espirazione interna ed inoltre un’inspirazione interna, e poi l’unione di questa inspirazione interna con ciò che il corpo fisico fa, come il vero processo di ricambio-digestione.
Ora, vedete, se considerate questo quadruplice differenziamento, vi si apre una luce sull’uomo; infatti inoltre si mostra il seguente (Tavola 8): Qui, per questa via, va l’elemento del calore, che porta luce, chimismo, vitalità, entra qui, si unisce con la respirazione, ma non cede alla respirazione la luce, la tiene; cede alla respirazione soltanto il chimismo e la vitalità. La luce quindi rimane qui già indietro e riempie l’uomo come luce interna, diventa attività di pensiero.
Nel proseguimento ulteriore di questa inspirazione ed espirazione viene ceduto il chimismo macrocosmico e diventa nell’uomo chimismo interno, che sostituisce la chimica esterna di laboratorio, che nei processi è quella che abbiamo nel laboratorio esterno. Nell’uomo è il chimismo macrocosmico, che viene depositato in lui, mentre questo processo respiratorio interno viene proseguito, così che possiamo dire: Qui viene depositato il chimismo. — E fino a questo scambio tra espirazione e ricambio entra l’etere vitale e viene assunto dall’uomo. Così che voi, se seguite il processo dall’alto verso il basso, avete: la luce che arriva per le vie dell’etere termico, stop! Lì dove entra la respirazione, per la luce è stop, la luce si diffonde, non viene più assunta dall’organizzazione dell’uomo, può diffondersi come luce. Portiamo un organismo luminoso come puro organismo luminoso in noi che pensa. Seguiamo il processo fino a dove inspirazione confina con espirazione, fino lì porta il chimismo portato attraverso il processo nervoso-sensoriale. Ora chimismo stop! Chimismo interno, un organismo chimico in noi che sente.
Ora andiamo oltre giù, lì dove l’espirazione lascia il processo di digestione, il processo di ricambio. Questo non entra fino al processo di ricambio esterno nell’assunzione di cibo, bensì soltanto fino ai processi interni del ricambio. Stop con l’etere vitale. L’etere vitale forma di nuovo un’organizzazione umana che vuole. Così viene ad essere il pensare, il sentire ed il volere.
L’intero processo possiamo seguirlo ora nella sua immagine fisica. Prendiamo tutto ciò che è lì sopra: interiormente si mostra nel pensiero. Ma questo è molto raffinato. Dietro di esso sta tutto ciò che vi ho ora descritto. Tutto questo si svolge sulla via nervosa. Le vie nervose sono i conduttori fisici esteriori per tutto questo.
Ora andate al processo successivo. Lì avete nel processo successivo: assunzione di questo processo supremo nell’uomo attraverso il processo respiratorio, e questo si svolge nella proiezione fisico-sensoriale nel processo di circolazione arterioso. I percorsi della circolazione arteriosa sono le seconde vie.
Arriviamo al terzo processo che si svolge tra espirazione e digestione-ricambio. Questo ha di nuovo le sue vie, questi sono i percorsi di circolazione venosa. Arriviamo al terzo, ai percorsi di circolazione venosa.
Andiamo oltre. Arriviamo ancora più dentro l’uomo e dobbiamo cercare lì dove sono le vie, come si svolge il processo, a cui è sottratta da parte dell’arrivo stesso la vitalità, che deve provvedere alla sua stessa vitalità da fuori, da sotto, da fuori. Abbiamo lì la sua proiezione fisica nel processo linfatico e nei percorsi linfatici (Tavola 8).
Vedete, miei cari amici, ora avete la relazione tra l’esterno e l’interno. Lì giace molto dietro a ciò che è il processo di inspirazione-sensoriale, nell’arrivo, lì giace dietro. Ma in ciò che giace dietro, opera qualcosa che rimane oggi ignoto all’uomo. Lì opera il karma che viene dalla precedente incarnazione terrestre. Questo brilla dentro, scompare dalla percezione. Lì brilla dentro il karma. Colui che con occhio spirituale esamina le vie nervose, come si formano sui sentieri sensoriali, trova su queste vie il karma. Questo fluisce lì dentro. Allo stesso modo però si trova dall’altra parte nella formazione linfatica non solo un processo fisico, bensì quando sui percorsi linfatici la linfa va dentro l’organismo, si vede — Giovanni Müller, il famoso fisiologo, ha già detto: Che cos’è la linfa? Sangue senza globuli rossi — ; il sangue è linfa con globuli rossi. È detto in generale, ma ha una certa esattezza; si vede come la linfa va nel sangue e così provvede all’uomo attuale. Ma vediamo nella linfa tutto ciò che non è ancora divenuto sangue, vediamo anche il tessere e vivere del karma che sta diventando. Là dentro nel processo linfatico si forma di nuovo il karma. I percorsi linfatici sono contemporaneamente gli inizi dei percorsi karmatici per il futuro (Tavola 8, destra).
Così venite dallo spirituale dentro l’uomo, lì dove percepite che si tirano dentro per le vie del calore luce, chimismo, vitalità del macrocosmo, lì percepite sempre più, quanto più venite dalla luce alle vie vitali ed allora vedete il generale vivere del mondo fluire dentro, percepite l’influsso del karma che ora si vive nella vita terrestre umana tra nascita e morte. Ma si vive attraverso i nervi, anche ancora attraverso il processo arterioso indebolito, viene respinto dal processo venoso. Lì si spingono anche, quando arriva al processo venoso, anche le onde di nebbia del karma dentro. E mentre l’uomo forma il sangue venoso, prende in sé contemporaneamente questi stipamenti del karma ed agisce secondo il karma.
Un cambiamento di sangue può soltanto indicare ira. Ciò che si accumula lì, perché il passato non viene lasciato giù nel processo venoso, questo conduce all’agire, passa nella formazione del karma.
Ciò che dalla linfa non viene lasciato su, che non passa nel sangue, questo si raccoglie profondamente nell’inconscio, forma profondamente nell’inconscio un nucleo, questo porta l’uomo, quando spinge via il processo materiale, fuori attraverso la porta della morte. È il karma che sta diventando.
Sopra la respirazione si scorge il karma che viene dal passato, sotto l’espirazione, con la circolazione sotto l’espirazione, lì dove la linfa non è ancora divenuta sangue, lì si scorge il karma che sta divenendo. Questo sta lì dentro, e così si può dire: karma (Tavola 8, sinistra, giallo), fluisce dentro nel processo arterioso, rimane nell’uomo; si forma il processo venoso, il karma nasce di nuovo. Abbiamo qui sopra il confine dove il karma inizia a stagnare nel processo nervoso-sensoriale-arterioso.
Abbiamo qui sotto, corrispondente al processo che passa dal linfatico al venoso, abbiamo qui il karma che arriva, qui abbiamo il karma che esce, se guardiamo con occhio spirituale la linfa non ancora divenuta sangue. Così abbiamo il collegamento del fisico e dello spirituale. Sopra l’uomo confina qualitativamente con lo spirituale. Lo vediamo confinare con il suo karma. Nel mezzo si accumula la vita attuale. Sotto vediamo, se consideriamo la linfa non ancora divenuta sangue, il karma che sta nascendo. Tra il karma passato e il karma che diviene nel mezzo sta la vita terrestre umana, che rappresenta un accumulo tra entrambi, considerato da questo punto di vista. Ma possiamo seguire la cosa fino al processo fisico.
Di questo parleremo ancora domani. Vedete, arriviamo sempre più e più dentro, nel vedere lo spirituale anche nel fisico, ma questo perfezionerà soltanto l’applicazione pratica.
Miei cari amici! Ora ieri abbiamo seguito la costituzione dell’uomo, per quanto è possibile scorgerla nell’uomo stesso o nelle immediate vicinanze dell’uomo. Ora dobbiamo andare oltre l’uomo, perché ovunque l’uomo sta in relazione alle forze dell’universo; e queste relazioni alle forze dell’universo sono penetrabili solo se veramente si ha la buona volontà di entrare nella grande molteplicità con cui l’universo è formato.
Considerate soltanto, miei cari amici, quanto sia variegato il modo in cui le forze ancorate nell’universo vengono incontro all’uomo. Vediamo, diciamo, una pianta crescere dal suolo della terra. Seguiamo la crescita della pianta dal suolo terrestre nella direzione: stelo verso l’alto e formazione di radici verso il basso. Abbiamo così due tendenze all’interno della pianta. Lo sforzo verso l’alto, lo sforzo verso il basso. E se oggi nella ricerca fisica della natura fossimo veramente così avanti da applicare a qualcosa come la crescita dello stelo della pianta verso l’alto, la crescita delle radici della pianta verso il basso, i metodi di indagine che a volte vengono applicati per cose meno essenziali, troveremmo i nessi nell’universo che, di nuovo entrando in rapporto con l’uomo, ci renderebbero effettivamente comprensibile questa totalità: l’uomo e il mondo, il macrocosmo e il microcosmo. Vedremmo infatti che tutto ciò che è collegato con la crescita dello stelo verso l’alto sta in una certa relazione con lo sviluppo delle forze solari durante l’anno, durante il giorno e persino oltre l’anno. Che tutto ciò che è collegato con lo sviluppo delle forze delle radici sta in relazione con lo sviluppo lunare, con le forze lunari, così che se guardiamo una pianta nel modo giusto, già nella formazione della pianta dobbiamo far entrare la relazione tra sole e luna. Dobbiamo per così dire estrarre dall’universo e dalle sue forze l’immagine più semplice e primitiva della pianta. Colui che può scorgere, non vedrà mai la radice diversamente da come, mentre tende vigorosamente verso il basso nella terra dentro il suolo terrestre, contemporaneamente si arrotonda. La radice che si arrotonda nel suolo terrestre dentro, questa è l’immagine in cui si deve vedere la radice: l’immagine che si arrotonda nel suolo terrestre dentro (Tavola 9, sinistra).
Diversamente si deve vedere lo stelo, lo sviluppo verso l’alto. Nello stelo si deve, quando si unisce sentimento e sensazione con la visione, assolutamente avere il sentimento: lo stelo tende vigorosamente verso l’alto, lo stelo vuole sviluppare la sua direzione lineare. La radice vuole sviluppare l’arrotondamento della direzione circolare, lo stelo vuole sviluppare la sua direzione lineare. Questa è l’immagine originaria dell’essenza di pianta. E nella direzione lineare che tende vigorosamente verso l’alto dobbiamo vedere la presenza delle forze solari sulla terra. Nel tendere verso l’arrotondamento della radice dobbiamo vedere la presenza delle forze lunari sulla terra.
Ora vediamo oltre. Ci diciamo: il sole è dovunque la pianta tende vigorosamente verso l’alto. Ora si allarga di nuovo verso l’alto, pone larghezza, periferia. Lì troviamo in ciò che esce dall’ardente sforzo verso l’alto, lì troviamo operante, inizialmente immediatamente in alto nel fiore, quello dove con le forze solari cooperano le forze di Venere, e mentre i fiori si sviluppano ulteriormente verso il basso, diventano foglie, formandosi da fuori dentro, troviamo le forze di Mercurio. Così che, se vogliamo capire la struttura della pianta nel suo attacco alla direzione radiante solare, dobbiamo capire che vengono in aiuto alle forze del sole le forze di Venere, le forze di Mercurio. Questo è da un lato.
D’altro canto dobbiamo renderci conto che queste forze non sarebbero in grado di formare da sole il vegetale. Sarebbe per così dire come se l’essenza della pianta andasse soltanto verso l’unione reciproca. Per svilupparsi, come vediamo per esempio nell’estremo della crescita degli alberi, contro queste forze di Venere e Mercurio agiscono dovunque le forze di Marte, Saturno, Giove. Così che con le due polarità fondamentali delle operazioni solari e lunari si raccolgono le altre operazioni planetarie dell’universo (Tavola 9, sinistra).
Voglio soltanto dire con questo: guardate voi stessi, miei cari amici, inizialmente una pianta. Lì avete l’intero sistema planetario della pianta. Giace lì sulla terra, è lì, e non appare più così insensato se uno semi-colto o tre-quarti colto, come era Paracelso, fa affermazioni del tipo: chi mangia una pianta, mangia l’intero sistema planetario con essa, perché le forze giacciono lì. Paracelso lo esprime con il suo modo grossolano di parlare così e sente appunto che con la pianta si mangia l’intero cielo.
Ora, così variegato è il mondo formato, che dappertutto in realtà nell’immediato ambiente si hanno le forze del macrocosmo nella crescita, nell’arrangiamento, in tutto dentro.
Torniamo da qui all’uomo. Ieri abbiamo mostrato come si sale dalla respirazione fino al campo della vita umana dove, se così possiamo dire, si respira in modo più fine, e abbiamo scoperto dentro questa inspirazione più fine il proseguimento del flusso karmico del passato. Ora possiamo andare oltre. Se, naturalmente in modo completamente schematico e simbolico (Tavola 9, destra), abbiamo agire dentro ciò che io inizialmente chiamerei un flusso respiratorio raffinato nell’uomo, possiamo ora dirci quanto segue: se l’uomo sviluppasse ciò che giace nel suo corpo astrale e ciò che giace nel suo Io, non arriverebbe mai al sole, così come è la costituzione attuale dell’uomo. L’uomo non arriverebbe mai al sole. Egli arriva, se nel suo Io e corpo astrale, tra l’addormentarsi e lo svegliarsi, non arriva al sole. Rimane scuro per lui. Così l’uomo, se nel corpo astrale e nell’Io senza connessione con il corpo eterico e il corpo fisico, non arriverebbe al sole. Sì, come arriva al sole allora?
Ora consideriamo prima come stanno le cose. Il corpo astrale e l’Io arrivano al corpo eterico, ma se uno realizza veggentemente questo stato — il che si può fare relativamente facilmente per il fatto che si rafforza molto il pensiero — se si rafforza il pensiero attraverso una meditazione profonda, molto energica, si può facilmente arrivare a questo stato, è lo stato dell’iniziazione che inizia. Facilmente si può arrivare allo stato in cui l’uomo sprofonda nel suo corpo eterico, ma non afferra ancora il corpo fisico. Vive nel corpo eterico.
Vedete, in questo stato, se uno vive nel corpo eterico e non può ancora afferrare il corpo fisico, in questo stato però si può pensare molto, molto bene. Non si vede nulla, non si ascolta nulla, ma si può pensare molto bene. Il pensiero non è affatto estinto, sono soltanto il vedere, l’ascoltare, anche le altre sensazioni, questi sono repressi. Ma il pensiero rimane, prima così come l’avevate: si può pensare, ma si può pensare più di prima. Si possono pensare cose come queste qui e si può pensare sopra il macrocosmo. Il pensiero rimane e si dilata, e si sa esattamente: tu sei ora dentro l’etere del mondo. Così, mentre uno è nel suo corpo eterico, siede dentro l’etere del mondo. Ma si ha, mentre uno entra in questo etere del mondo, veramente l’esperienza, il vissuto, che ora si è dentro quel mondo spirituale da cui esce anche il mondo sensoriale. Ma né il mondo spirituale né il mondo sensoriale è individualizzato. Sei fuori dal mondo sensoriale individualizzato. Il sole non splende più, le stelle non splendono più, la luna non splende. Nei regni della natura sulla terra non c’è più una chiara distinzione. Questo lo si può soltanto se si è dentro il corpo fisico nel corso ordinario della vita o in un’iniziazione più elevata. Ma si ha, in cambio del fatto che i contorni del mondo sensoriale si sono oscurati, la spiritualità generale, il tessere e vivere dello spirituale.
Se ora si va oltre, se uno inizia consapevolmente ad afferrare il suo corpo fisico, così che inizia a vivere negli organi, se uno afferra consapevolmente questo corpo fisico, allora gli esseri luminosi oscurati, scomparsi con l’eccezione del terrestre, iniziano a riemergere di nuovo, ma come entità spirituali. Dove prima nella consapevolezza ordinaria si era visto il sole, che si era oscurato, offuscato, ma era dentro il tessuto spirituale generale dentro, ora emerge la somma delle entità della seconda gerarchia. Ora si individualizza nel mondo spirituale. Luna, stelle riemergono, ma emergono nei loro aspetti spirituali e sono ora colonie spirituali o simili, così si può chiamare, e ora si sa come si era visto fuori, prima nella consapevolezza ordinaria per esempio — in altre cose è anche così — il sole nell’immagine fisica, come ora, dopo aver afferrato consapevolmente il corpo fisico, lo hai afferrato anche nella sua spiritualità, vedi il sole come essere spirituale e così il mondo intero. Ma ora sapete anche che con ogni raggio solare il giorno brilla dentro di noi, con ogni raggio solare entra lo spirito. Attraverso ogni sensazione entra lo spirito, così che dobbiamo considerare questa respirazione raffinata verso l’alto come una permeazione continua di spirito, e percepiamo che in ogni sensazione che fluisce dentro, il sole vive. È proprio lo spirito del sole, o gli spiriti del sole. Il sole vive in ogni sensazione, così che dentro l’uomo fluisce, nella respirazione raffinata, la vita solare immediata, le forze solari immediate.
Vedete, così abbiamo il rapporto dell’uomo al sole. Se un raggio di luce fluisce nel vostro occhio, lo spirito del sole fluisce dentro con il raggio di luce. Lo spirito del sole è la sostanza della respirazione raffinata. I vari ingredienti dello spirituale solare li respiriamo dentro con le sensazioni. Ma ora avete una visione significativa dell’uomo secondo un polo. Mentre si sviluppa secondo il suo corpo eterico (Tavola 5, giallo), sviluppa dentro il corpo eterico il pensiero dell’universo, i pensieri dell’universo. E questi pensieri dell’universo, in cui vive colui che vive consapevolmente nel suo corpo eterico, questi sono senza calore, senza freddo, senza suono inizialmente. Sono come un sentimento generale, dove il sentire di sé coincide con il sentire del macrocosmo. Se ora entrate nello spirito dei sensi dal fatto che afferrate il corpo fisico, il pensiero si tinge da innumerevoli lati, dal lato degli occhi il pensiero si tinge dell’inspirazione dell’essenza del sole, il pensiero, al colore, attraverso l’orecchio si tinge il pensiero al suono, attraverso l’organo del calore si tinge il pensiero al caldo e al freddo, e avete ora la concezione cosmica della relazione del pensiero al sensoriale. Il pensiero deve così essere rappresentato come il più originario, e il sensoriale appare attraverso impregnazione solare, attraverso colorazione solare.
Questo è da un lato dell’uomo. L’uomo non percepisce soltanto come il sole con il suo essere fluisce dentro di lui a ogni sensazione. E sulla via di questo sole fluisce dentro anche il karma passato. E non è affatto un sentimento infantile pensare il sole contemporaneamente come un contenitore del karma passato. Così che, se guardiamo intelligentemente verso il capo dell’uomo, dobbiamo dire a noi stessi: lì fluisce nell’occulto il raggio solare spirituale, che si trasforma nell’influsso nel fisico, che appare appunto come fisico nel mondo colorato, nel mondo sonoro, nel mondo caldo. Lì tira contemporaneamente sulla via dei raggi solari, che si insinuano dai sensi dentro il nervo, il karma dentro l’uomo.
Ora guardiamo d’altro canto. Guardiamo lì dove ieri dovemmo riconoscere: il karma tira fuori, lì dove nell’organismo è la linfa, lì dove nell’organismo tutto ciò che è ancora attivo e persistente non è ancora entrato nel sangue. Lì troviamo il karma che esce. Quali sono le vie su cui il karma esce? Per intendere questo, ci si deve far conoscenza nella relazione scientificamente occulta con le forze lunari.
Se così gradualmente si arriva attraverso l’eterico, in cui ci si è prima introdotti, nell’afferrare del corpo fisico nella direzione periferica verso i sensi, appare a uno tutta la vita che fluisce dal sole, certo da un lato per il fatto che porta con sé sulle sue vie il karma passato, appare così con alcuni rimproveri, con qualcosa che turba l’uomo. Ma molto più significativo di tutto ciò che così turba l’uomo nel suo karma, quando realmente arriva a questa visione, è tutto ciò che gli dà il sapere: per il tuo passato sei comunque divenuto ciò che ora sei. Ciò che si porta dentro di sé, lo si porta molto più ricco in sé quando si percepisce l’influsso del sole sulla via dei percorsi nervoso-sensoriali. Ma così come ci si astrae dal karma e ci si abbandona all’influsso delle forze solari spirituali, nasce un’infinita beatitudine nel ricevere il solare e si ha il sentimento che il solare è tale che lo si deve continuamente desiderare in sé, che lo si deve bramare. Il solare è quello che inoltre entra in amore in noi quando lo desideriamo, e quello che nel corso indebolito della vita fisica riconosciamo come vita e tessere in amore. Questo avviene nello scambio del mondo interno umano con le operazioni solari che si versano in amore dentro l’uomo e tutto ciò che vuole agire in crescita e germoglio e prosperità nell’uomo tira con questi raggi solari che vivono in amore dentro l’uomo. Perché lì l’amore non è soltanto una forza animico-spirituale, è la forza che chiama tutto il fisico a crescita, a germoglio e germoglio, ciò che all’uomo è salutare, beato in ogni singolo dettaglio, che però ottiene dal suo immediato scorgere.
Se invece si va nell’altra direzione, nella direzione di quelle forze che sviluppano la linfa, preparano la linfa alla formazione del sangue, se in questa direzione si afferra il corpo fisico, si diventa consapevoli delle operazioni lunari. Ma queste operazioni lunari hanno una proprietà completamente diversa. Possiamo dunque dire, da un lato operano le operazioni solari spirituali come abbiamo indicato, d’altro canto ci sono le operazioni lunari. Ci introduciamo mentre afferriamo internamente il processo di formazione di sangue-linfa, ci introduciamo proprio nelle operazioni lunari. Ma queste operazioni lunari sono tali che continuamente si ha il sentimento che vogliono toglierci qualcosa. Vogliono portarci fuori qualcosa. Col sole abbiamo il sentimento che continuamente vuole darci qualcosa, con la luna abbiamo il sentimento che continuamente vuole portarci fuori qualcosa.
A stento ci rendiamo conto, se non siamo attenti verso questa percezione delle operazioni lunari, se ci immergiamo nella formazione di sangue-linfa e afferriamo il corpo fisico lì, se non abbiamo bene in mano, non siamo veramente attenti allo scorgere, improvvisamente si stacca il filo e davanti a noi sta un essere spirituale, che ci somiglia, ma distorto, caricaturizzato perlopiù, che abbiamo prodotto noi stessi da noi. Abbiamo solo trascurato questa transizione, questo andare fuori, se non siamo attenti. Non è nulla di più straordinario se vediamo come si stacca da noi e ci sta davanti. È a malapena più che una visione di specchio intensificata. Se ci vediamo nello specchio, è nel mondo fisico. Se ci vediamo riflessi attraverso le forze lunari nell’etere, è una riflessione più alta, intensificata.
Passiamo attraverso l’intero processo. Non è nulla di più particolare. Ci mostra soltanto come siamo in connessione con l’universo, che la luna continuamente separa forze da noi, le rende autonome, che vivono in noi, che vanno nel mondo spirituale dentro, nel macrocosmo fluiscono, continuamente portano immagini da noi nel macrocosmo fuori. Ma vedete, miei cari amici, immaginate che sia creato un dispositivo attraverso cui un’immagine, che le forze lunari continuamente producono nell’uomo e vogliono portarci fuori, nelle distese del mondo portarci fuori, immaginate che sia trattenuta un’immagine così nel corpo umano, conservata dentro. Non è un semplice riflesso speculare che è astratto, è un’immagine che è già percorsa da forze.
Sì, come può un’immagine così essere trattenuta nell’uomo? Abbiamo qui le forze lunari che tirano, che continuamente vogliono portarci fuori l’immagine. Come può questa immagine essere trattenuta dentro l’uomo invece che uscire da lui? Come può essere formata in lui? Se d’altro canto le forze solari vengono portate così in profondità che l’immagine rimane dentro nell’uomo. Allora l’immagine rimane dentro, lavora in lui, allora nasce una vita embrionale. La fecondazione consiste in nulla altro che le forze solari vengono portate così in profondità attraverso la fecondazione, lì dove le forze lunari si immischiano nella linfa e così l’immagine che altrimenti esce afferra la materia fisica nel corpo umano. Ciò che altrimenti è immagine va dentro la formazione fisica. Per questo avviene ciò che è l’unione delle forze lunari con le forze solari nel territorio linfatico dell’organismo umano (Tavola 9).
Guardiamo ora d’altro canto. Possiamo anche portare le forze lunari in su, allora accade il contrario, allora non è formato nell’uomo l’uomo di nuovo, allora è formato nell’uomo il macrocosmo solare dentro. Lì l’uomo guarda ciò che è macrocosmico in un altro senso. Se l’embrione si forma, nasce il mondo fisico nell’uomo che deve uscire da lui. Se d’altro canto le forze lunari operano nella loro natura di desiderio — vogliono già portarsi via o catturare le forze solari — allora nasce nello spirito dell’uomo nel cosmo. Lo spirito del cosmo nasce, l’embrionale spirituale. Sì, che cosa avete allora? Lì avete la possibilità della formazione di ciò che deve venire nel mondo spirituale dentro, che era nel mondo spirituale prima della vita terrestre, che qui si vive spiritualmente-embrionale dentro. Allora avviene nell’uomo la connessione tra entrambi.
Seguire queste cose fino a dove le si vede direttamente attaccarsi l’una all’altra, questo è ciò che può propriamente spiegare il rapporto dell’uomo all’universo. Ora sono dovunque aiuti. Le operazioni solari che qui si uniscono con le operazioni lunari hanno a loro aiuto Marte, Giove, Saturno. Che compiti hanno allora Marte, Giove, Saturno? Sì, miei cari amici, ricordatevi di ciò che dissi ieri. A questo entrare del solare: prima deve essere fermato per la luce; seconda tappa: deve essere fermato per il chimismo macrocosmico; terza tappa: deve essere fermato per la vita. Le forze di Saturno fermano per la luce, le forze di Giove nella loro saggezza fermano per il chimismo dell’universo, le forze di Marte fermano per la vita. Così avete nel particolare, nel concreto, l’attirare entro delle forze solari, modificate attraverso le forze dei cosiddetti altri pianeti esterni. Al contrario, dall’altra direzione, si hanno modificate le forze lunari, che veramente quando operano per sé nella loro intera forza portano all’embrionale, quindi alla formazione fisica; quando vengono attenuate verso lo spirituale, quando non arrivano alla materia fisica, rimane con le pure forze d’amore animiche di Venere, e quando vengono ancora più attenuate così che possono sempre unirsi al corso ordinario della vita con ciò che viene d’altro canto, diventano le forze di Mercurio del messaggero divino che porta le forze inferiori nelle superiori nella vita terrestre ordinaria.
Vedete l’immagine destra, quella sinistra (Tavola 9). Se guardiamo fuori a ciò che inizialmente si diffonde nel mondo vegetale; il sole, la luna e le stelle si diffondono. Guardiamo dentro, lì dentro sono il sole, la luna e le stelle, che corrispondono esattamente internamente. Se dentro qualcosa non va bene, allora qualcosa non va bene nella cooperazione interna di sole, luna e stelle. Se vogliamo metterla a posto, dobbiamo cercare terapeuticamente tra ciò che troviamo fuori per un’operazione lunare non corretta una corrispondente operazione di Saturno e simili. Tutto questo è fuori. Vedete dunque, il principio della fiducia per la medicina può cominciare quando si vede che l’uomo internamente afferra il mondo. Questo è ciò che di nuovo vogliamo portare dentro la medicina, perché una volta c’era dentro qualcosa di vero. Solo così potrà stabilirsi la fiducia interna attiva verso il medicale nel mondo, quando queste cose vengono penetrate di nuovo.
Ma guardiamo d’altro canto. Guardiamo inizialmente a tutto ciò che nell’uomo è operazione lunare, che continuamente si sforza di estrarre l’umano dall’uomo e di portarlo all’universo. Sta davanti a noi l’immagine: l’uomo, egli si sforza a uscire dall’uomo, vuole essere portato all’universo. Questo non deve essere messo in forma astratta, ma nell’immagine davanti all’umanità, questo straordinariamente sconvolgente mistero che l’operazione lunare continuamente vuole portare l’uomo fuori da sé, per mostrargli la sua affinità con il macrocosmo. Egli nasce sulla terra nella formazione embrionale interna, egli però, quando viene raffinata questa operazione lunare immediata verso l’operazione di Mercurio e Venere, egli allora non è più nato fisicamente, bensì spiritualmente nato. E noi possiamo, se aggiungiamo al nascere fisicamente quello che possiamo aggiungere, se invochiamo per quello che è nato in pura operazione lunare, l’operazione di Mercurio e Venere, possiamo aggiungere al nascere fisicamente dell’uomo nell’uomo il nascere spiritualmente dell’uomo fuori dall’uomo nell’universo: noi battezziamo l’uomo.
Possiamo aggiungere a quello che nell’uomo è sempre presente, le operazioni solari fisiche, la consapevolezza che operazioni solari spirituali entrano in lui, che sulla via dei raggi solari di luce fisica-eterica, dei raggi chimici, dei raggi vitali lo spirituale fluisce, che l’entità spirituale entra nelle stesse vie nell’uomo come entra l’operazione solare fisica-eterica attraverso i sensi. Lasciamo che l’uomo percepisca come nella vita fisica ordinaria percepisce l’operazione solare fisica-eterica, lasciamo che percepisca l’operazione solare spirituale-animica, cioè gli conferiamo la comunione, l’eucarestia.
Se partiamo dall’eucarestia, allora troveremo che da un lato sta quello che è collegato con gli aiuti che il sole ha, l’oscurità con la luce, l’entrata continua della morte con la vita. Andiamo fuori, verso i pianeti esterni che sono collegati col sole e aggiungiamo all’eucarestia al momento giusto l’unzione dei morti.
O anche, andiamo dentro nell’uomo, lo trattiamo, prima che arrivi al macrocosmo, nel suo interno, non vogliamo solo porlo come uomo dentro il macrocosmo, bensì vogliamo piantare il macrocosmo stesso dentro di lui nell’immagine, così che il macrocosmo diventa il germe di sviluppo in lui stesso. Gli conferiamo la cresima, la confermazione.
Se queste cose sono immerse in piena consapevolezza, colui che riceve i sacramenti vive in piena consapevolezza sopra di loro, allora l’uomo è continuamente guarito attraverso i sacramenti dalla malattia generale in cui sprofonda, o sprofonda continuamente nello stato nascendi, quando ci si immerge nel mondo materiale fisico. Questo è il sacerdotale.
O invece può entrare l’altro, l’uomo è continuamente per la sua natura nello stato nascendi, nel divenire di ciò che vuole liberarsi nello spirituale, che vuole uscire dal fisico, ma deve rimanere dentro durante la vita, dunque provoca internamente non l’assenza di spiritualità, bensì l’eccesso di spiritualità, la malattia. Diamo il rimedio come il polo altro del sacramento quando la malattia entra. Il medico è lì.
Vediamo penetrativamente da un lato la medicina spirituale del sacerdote, d’altro canto il sacerdozio del medico, del medico fisico, e se così riconosciamo la coordinazione, allora comprendiamo qual è la connessione del pastorale da un lato, della medicina dall’altro. Allora la medicina pastorale abbraccia non solo una dottrina teorica, bensì una collaborazione umana. ### Nona conferenza
Miei cari amici! Avete visto quanto sia necessario portare la malattia in relazione con la vita e l’esperienza spirituale dell’uomo, e la comprensione che deve essere rivolta alla malattia, proprio dai due lati che per il momento entrano in considerazione per la cura d’anime medica, può in realtà venire solo da una tale considerazione. Perciò vogliamo oggi esaminare ancora una volta la vera malattia nella sua connessione con la vita spirituale, dal punto di vista che può gettare la massima luce sull’essenza della malattia.
Noi uomini alterniamo tra due stati: la veglia e il sonno. Quello che si può dire in generale su queste cose come contenuto della concezione del mondo, lo conoscete già tutti.
Oggi vogliamo osservare attentamente quello che in realtà accade nell’uomo durante il sonno. Allora abbiamo il corpo fisico e il corpo eterico che sussistono per sé. Abbiamo il corpo astrale e l’Io che di nuovo sussistono per sé. Se rivolgiamo lo sguardo al corpo fisico e al corpo eterico, sappiamo che in essi, in virtù di quello che sono, avvengono certi processi — processi che dall’addormentarsi al risveglio sono indipendenti dagli effetti del corpo astrale e dell’Io. Noi abbiamo a che fare, in un organismo come quello umano, con processi che in realtà, così come devono svolgersi, non sono affatto adatti all’organismo umano. Abbiamo a che fare, nel corpo fisico, con processi fisici. I processi fisici si svolgono nel regno minerale. A quello sono adattati. All’intera forma umana come corpo fisico non sono adattati. E tuttavia il corpo fisico dell’uomo è, per così dire, dall’addormentarsi al risveglio abbandonato ai processi fisici, come il regno minerale è abbandonato ai processi fisici. Dobbiamo prestare attenzione a questa contraddizione che esiste appunto nell’uomo durante il sonno. Esso dovrebbe essere un mondo di forze e sostanze che agiscono fisicamente, ma in realtà non può esserlo. Proprio questo è la causa per cui durante il sonno nel corpo fisico dell’uomo si svolgono processi che, se non fossero di nuovo compensati, sarebbero processi che generano malattia.
Se si enunciano affermazioni generali come quella che il sonno guarisce, queste affermazioni sono certamente in un certo senso del tutto corrette, ma sono corrette solo sotto certe condizioni e non devono impedirci di osservare serenamente quello che è. I processi fisici nel corpo fisico dell’uomo possono essere salutari per l’uomo solo quando in questo corpo fisico si immergono l’Io e l’organizzazione astrale — cosa che accade appunto con il risveglio — e quando questo deve accadere cosicché sia continuamente interrotto dallo stato di sonno, perché attraverso questo stato di sonno viene avviato il processo di degradazione nell’uomo fisico, che è continuamente presente nell’uomo e che deve esserci affinché la vita dell’anima, la vita spirituale possa in generale svilupparsi nell’uomo. Infatti con i processi di costruzione non si connette alcuna vita spirituale, solo con i processi di degradazione. Quindi con il sonno deve realizzarsi una tale quantità di processi di degradazione che lo stato di veglia possa dispiegarsi in questa quantità di processi di degradazione, dal risveglio all’addormentarsi. Se attraverso l’insalubrità del sonno si realizza una maggiore quantità di processi di degradazione, allora rimane un residuo di processi di degradazione nell’organismo umano. Allora abbiamo in questo processo di degradazione la causa interna che genera malattia.
Se estendiamo la considerazione fino al corpo eterico, emerge per il corpo eterico che durante lo stato di sonno può eseguire solo quei processi che altrimenti si svolgono nel regno vegetale. Quando il corpo astrale e l’Io sono immersi in questo corpo eterico, questi processi sono sempre di nuovo elevati a un livello superiore. Ma quando si svolgono dall’addormentarsi al risveglio, si svolgono come nel regno vegetale, non sono quindi di nuovo adatti all’organismo umano, bensì esigono un compenso attraverso il corpo astrale e l’Io. Se rimane un residuo che non viene consumato, allora di nuovo abbiamo cause che generano malattia. Così possiamo dire: il sonno può insegnarci come nell’organismo umano nascono le cause che generano malattia; perché in fondo queste cause che generano malattia sono i processi normali del sonno, che nello stesso tempo sono il fondamento della vita spirituale-animica dell’uomo. — E questo è il segreto del mondo: che ovunque si arriva alla realtà, le cose procedono in due direzioni. Da un lato nello stato di sonno del corpo fisico e del corpo eterico giace il fondamento dello sviluppo spirituale dell’uomo, d’altro canto attraverso questi stessi processi giace il fondamento per l’insorgere della malattia. Così di nuovo la malattia viene immediatamente condotta nello sviluppo spirituale, e possiamo dire: se studiamo quello che agisce nel corpo fisico e nel corpo eterico dell’uomo, in realtà durante il sonno, in fondo è la base della patologia.
Consideriamo ora da questo punto di vista una persona che non si immerge sufficientemente nel suo corpo fisico e nel corpo eterico durante la veglia — cosa che abbiamo trovato negli imbecilli, negli psicopatici. Allora la vita spirituale-animica di tale persona si immerge nei processi patologici, vive con i processi patologici, e su questa conoscenza bisogna porre un valore particolare: che in realtà gli psicopatici e i cosiddetti alienati mentali vivono la loro esistenza interiore in comunità con cause che generano malattia. Vedete, bisogna osservare attentamente queste cose.
Ma passiamo a considerare il mondo esterno. Prendiamo il corpo fisico dell’uomo completamente schematicamente (Tavola 10, sinistra) e consideriamo il mondo minerale esterno corrispondente, di nuovo completamente schematico, allora durante il sonno abbiamo processi nel corpo fisico umano da cui l’Io è sottratto. Essi si svolgono senza un motore che agisca realmente dall’interno. Questo Io è però contenuto in tutto quello che qui sono i processi minerali. Perché è contenuto lì quello che possiamo chiamare l’Io del mondo. Abbiamo quindi da un lato nei processi del corpo fisico-umano un privo-di-Io, una somma di processi privi di Io che mancano dell’Io. Abbiamo all’esterno nell’ambiente la somma dei processi e delle sostanze minerali, che sono permeate dall’Io, cioè da tutte le gerarchie che sono identiche con l’Io. L’Io ha queste sostanze minerali.
Supponiamo quindi che notiamo nel corpo fisico dell’uomo un processo che non dovrebbe essere lì, che è un processo patologico. Esso manca dell’Io. Come possiamo affrontarlo se vogliamo guarirlo? Se cerchiamo all’esterno nell’ambiente minerale quello che manca all’Io, quello che è troppo sonno in esso, quello che durante la veglia è ancora continuo sonno in esso. Allora abbiamo il rimedio. Somministratelo all’uomo, se c’è l’affinità con l’organo in questione; quello che manca all’organo malato, la forza dell’Io, viene così fornito all’organo malato. Vedete, questo è il processo che sta alla base di tutta la nostra ricerca di rimedi per il corpo fisico dell’uomo malato nell’ambiente della natura inorganica. Lì dobbiamo trovare il corrispondente che ha la forza dell’Io, allora agisce guarendo. Il passaggio dalla patologia alla terapia si basa quindi su una penetrante intuizione dei nessi tra i processi del corpo fisico umano e il mondo minerale esterno da un lato, ma anche tra il corpo eterico umano e il mondo esterno, quello che agisce nel vegetale, nelle piante. Lì abbiamo la cosa esattamente così. Se notiamo che nel corpo eterico qualcosa cresce incontrollatamente attraverso il corpo eterico, troviamo: al corpo eterico manca il corrispondente influsso del corpo astrale; allora dobbiamo cercare da qualche parte nel regno vegetale e troviamo il rimedio corrispondente. Questo è l’orientamento.
Da qui vedete che bisogna conoscere lo spirito della natura, lo spirito nel regno minerale e vegetale nella più vasta estensione dell’universo. Lo spirito, non la sostanza bisogna conoscere, perché con lo spirito della natura minerale e vegetale in realtà bisogna guarire l’uomo. La sostanza la avete solo nello stato in cui non è correttamente dominata spiritualmente, ma la possiede. E colui che vuole guarire senza conoscere lo spirito delle pietre e delle piante, può in realtà solo brancicare al buio secondo indicazioni tradizionali, può provare se una cosa o l’altra aiuta, ma non arriverà mai a sapere perché aiuta, perché non saprà mai dove in un minerale siede lo spirito, o come siede, così che in realtà l’essere guaritore da principio presuppone una concezione del mondo spirituale, e c’è probabilmente la più grande anomalia dei nostri tempi in questo: che precisamente nella medicina regna questa terribile malattia del materialismo. Perché in medicina il materialismo è una vera malattia. Questo accecamento si chiama addormentarsi e genera sostanze spirituali dannose nella scienza e dovrebbe in realtà essere guarito. Si può già dire: l’uomo più malato dei nostri tempi non è quello che era per la popolazione europea nel XIX secolo, il turco, bensì l’essere più malato dei nostri tempi è il medico. Questa è una verità che i medici dovrebbero sapere e tutt’al più i teologi, ma è proprio questo l’esoterico, che rimane nel circolo a cui è affidato.
Bene, esaminiamo la cosa ancora più da vicino. Ci sono persone che non sono psicopatici o pazzi nel senso in cui è legittimo parlare di psicopatia e pazzia, che però, secondo le spiegazioni degli ultimi giorni, si immergono così nel loro corpo fisico ed eterico che stabiliscono con gli stati patologici, i processi patologici in esso una certa connessione, una connessione percettibile. Arriviamo allora a quei sonnambuli, la cui esistenza non è superstizione, come spesso è stato descritto nel mondo, come ogni iniziato conosce bene — arriviamo a quei sonnambuli che nel loro stato sonnambulico forniscono descrizioni delle loro malattie. Si immergono nel loro corpo fisico e nel corpo eterico. Mentre l’uomo ordinario, normale si connette con il corpo fisico e il corpo eterico cosicché, se vogliamo parlare pedantemente in termini scientifici, possiamo dire: l’Io e il corpo astrale durante la veglia stabiliscono una connessione con il corpo fisico e il corpo eterico, che nella sua qualità di connessione è una connessione satura — possiamo dire di una tale persona malata: non è il caso che, nel senso traslato secondo il numero atomico, l’Io e il corpo astrale si immergano nel corpo eterico e nel corpo fisico, rimane una parte dell’Io e del corpo astrale che non si immerge completamente, ma allora percepisce. Solo ciò che dell’Io e del corpo astrale non si immerge nel corpo eterico e nel corpo fisico percepisce. Se qualcosa del genere rimane inutile dall’interno, allora è percepito dall’interno. I sonnambuli descrivono la loro malattia. Ma come? C’è un altro stato che vi ho descritto, in certi casi in cui lo stato normale è interrotto verso il lato del sonno. Allora, quando l’Io e il corpo astrale sono fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico, e quando in questo Io e corpo astrale si svolgono cose che non dovrebbero accadere in questo spirituale-animico, come le altre cose che vi ho descritto non dovrebbero accadere nel fisico-eterico, quando durante il sonno si vive troppo spirituale dall’Io e dal corpo astrale, come altrimenti si potrebbe vivere troppo dal fisico e dal corpo eterico dalla natura, allora sorge quella chiaroveggenza confinante col patologico. L’uomo porta allora nel sonno una certa forza di percepire lo spirituale. Porta di nuovo nello stato di veglia ricordi di questa percezione spirituale, ma soprattutto questo percepire lo spirituale, che è presente in maniera anomala tra l’addormentarsi e il risveglio, fluisce nei sogni. Appare in sogni vividi, e allora notiamo di nuovo quello che ogni iniziato conosce bene: questi sogni, se osservati correttamente, sono pieni di quanto segue.
Supponiamo che il malato, il fisicamente malato, sia costituito come l’ho descritto. Si immerge con il suo spirituale-animico nel corpo fisico e nel corpo eterico. Allora vive la malattia così da descriverla nello stato sonnambulico. Vive quello che accade in eccesso come processo di degradazione nel corpo fisico e nel corpo eterico, vive una sorta di processo retrogrado della natura nel suo corpo fisico e nel corpo eterico. Supponiamo ora che sia all’esterno con il suo corpo astrale e il suo Io. Allora vive nel lato spirituale della natura esterna. Supponiamo ora che si viva un organo malato (Tavola 10, centro) che è malato perché esprime in qualche modo un processo esterno in modo patologico. Questo è vissuto nello stato sonnambulico. Il processo interno è lì descritto. Se la persona è nello stato polarico, il sonnambulismo agisce nel suo Io e nel corpo astrale, quando questi sono più all’esterno dal corpo fisico e dal corpo eterico; quando quello che è vissuto sotto i processi spirituali-elementari della natura, quando ciò fluisce nei sogni, la persona vive quello che è lo spirituale nei minerali, vive lo spirito corrispondente del minerale; e di che cosa sogna? Sogna il suo rimedio. Vedete, qui avete la connessione per molte vite sonnambule. Il sonnambulo alterna nei due stati che ho caratterizzato. In uno stato sogna della sua malattia, nell’altro sogna del suo rimedio, e di fronte a noi sta il modo in cui nei misteri antichi la patologia e la terapia erano cercate.
Lì non si sperimentava come oggi. Lì i malati erano portati nel tempio e dai sacerdoti del tempio debitamente preparati erano condotti in una sorta di stato sonnambulico, e questo stato sonnambulico era portato al punto dove il malato descrive il suo processo patologico. Allora era suscitato il sonnambulismo polarico, il sacerdote del tempio viveva il sogno che contiene la terapia. Era l’indagine nei più antichi misteri, quella che dalla patologia conduce alla terapia. Così nei tempi antichi si sviluppava la medicina, la sviluppavano cercando la conoscenza umana sull’uomo con le antiche forme dei metodi di indagine.
Noi non dobbiamo tornare a questi metodi, bensì dobbiamo giungere a quei metodi dove attraverso l’esperienza immaginativa arriviamo subito in grado di seguire il processo patologico, dove attraverso il metodo intuitivo, che porta fuori, non dentro l’uomo, viviamo il processo di guarigione. Quello che una volta era una sorta di esperimento, dovrà diventare proprio in questo campo un’osservazione penetrante. Vedete dove realmente giace l’orientamento.
La scienza fisica esterna, che nei tempi antichi era puramente osservativa, è passata all’esperimento, ha sostituito sempre più l’osservazione pura con l’esperimento. In questo ha ragione. Ma la scienza della guarigione l’ha imitata, e in questo non aveva ragione. Prima esercitava sull’uomo con le ricerche nel tempio l’esperimento. Da questo esperimento dobbiamo trovare la transizione a un’osservazione della vita, scrupolosamente spiritualizzata, scientificamente feconda. Perché chi osserva la vita può cogliere la malattia ovunque. Nella più semplice manifestazione della vita quotidiana, che devia solo leggermente da quello che è chiamato il cosiddetto Normale, giace potenzialmente qualcosa che, osservato correttamente, può condurre alla conoscenza di complessi processi patologici, se si comprendono le cose nella corretta connessione.
Ma questo conduce a ciò: che in realtà il medico deve sempre più diventare il vero pratico, di nuovo il corso opposto a quello che lo sviluppo ha intrapreso nei tempi moderni sotto l’influenza del materialismo. Il medico è gradualmente diventato completamente uno scienziato, e questo non ha senso. Il medico ha senso solo se può sempre maneggiare le leggi naturali in vivace attività, non se le conosce solo nel senso astratto. Attraverso la conoscenza nel senso astratto della parola non si arriva ancora al maneggio delle leggi naturali. Abbiamo visto la cosa da un lato. Vedetela ora d’altro canto.
Vedetela d’altro canto, da quello da cui il sacerdote deve considerarla, mentre voi vi dite che il compito del sacerdote consiste nel guidare l’uomo in tutto ciò dove il suo Io e il suo corpo astrale dovrebbero in qualche modo immergersi nel mondo spirituale, dove dunque l’uomo dovrebbe partecipare al mondo spirituale. Se è necessario che il medico guardi spiritualmente nell’essenza dell’uomo, osservi spiritualmente i processi patologici — che cosa dovrà cercare il sacerdote? Il sacerdote dovrà cercare in quello che conduce l’uomo nel mondo spirituale, nell’atteggiamento mentale verso il mondo spirituale, nell’amore per il mondo spirituale, nell’essere permeato dal mondo spirituale come già giace nella vita normale, tutto quello che l’anima umana presenta nelle manifestazioni normali e anormali in questo campo. Seguiamo ora per lui il processo opposto, quello che abbiamo dovuto seguire per il medico. Per il medico abbiamo detto: bene, se fa descrivere alla sonnambula l’organo malato, allora descrive dal sogno il rimedio. Prendiamo ora il sacerdote di nuovo come era nei misteri antichi. Il ritrovamento del rimedio lo interessava veramente non solo, benché principalmente, perché era innanzitutto un amico dell’umanità, gli interessava la guarigione. Ma non si fermò alla guarigione, gli interessava qualcos’altro. Gli interessava quanto segue. Vide che la sonnambula osserva nel sogno il rimedio, stando con il suo Io e il suo corpo astrale nel mondo spirituale. Allora nel suo osservare colse questo stare nel mondo spirituale, questo stare animico nel mondo spirituale, e lo seguì di nuovo indietro nel corpo. Che cosa trova là? Trova di nuovo la strada che conduce agli organi malati, naturalmente, ma allora sapeva da quello che aveva percepito là all’esterno come nello stato sano il corpo astrale e l’Io agiscono in questo organo. Nel fatto che tornava all’organo malato, sapeva come nello stato sano si agisce. La conseguenza di ciò era: allora percepiva come dalle potenze spirituali divine in modo normale il corpo astrale o l’Io intervengono nell’organismo umano, come vi sono contenuti. Li conosceva nella loro salute attraverso i sogni nell’essere spirituale del mondo e arrivava all’osservazione di come si comportano di nuovo quando si immergono. Arrivava alla relazione interiore dell’uomo con il mondo spirituale.
Questo è quello che come atteggiamento mentale può accompagnare il sacerdote nel sacramento, dove riconduce il mondo spirituale, perché il mondo spirituale aderisce al sacramento attraverso l’istituzione del culto. Il culto unisce alla sostanza fisica lo spirituale proprio per la forza delle intuizioni interiori, di come lo spirituale è connesso con la materia. L’essenza fisicamente spiritualizzata viene ricondotta nell’uomo e la relazione viene stabilita nell’uomo che connette il suo corpo astrale entro il corpo fisico e il corpo eterico, il suo Io entro il corpo fisico e il corpo eterico con l’essere spirituale divino del mondo. Tutto dipende in questa relazione dal fatto che il sacramentalismo da parte della sacerdotalità sia osservato con un tale atteggiamento mentale. Tutto dipende dal fatto che ci penetriamo di cose come la connessione tra l’esperienza nel corpo e l’esperienza fuori dal corpo, i segreti della patologia attraverso l’osservazione del corpo abbandonato, il segreto della terapia attraverso l’osservazione della vita anomala, della vita nel mondo spirituale rispettivamente anche della percezione normale nel mondo spirituale. Quello che attraverso eminenti esseri sonnambuli nei tempi antichi fu chiarito nei segreti del tempio, deve di nuovo essere chiarito dal fatto che l’uomo sviluppa in sé stesso le conoscenze spirituali e osserva di nuovo le connessioni. L’esperimento deve in questo campo affluire nell’osservazione.
Ora è già importante che quei medici e quei sacerdoti che stanno all’interno del movimento antroposofico siano uniti nella conoscenza di tali fatti. Questo è quello che veramente lega, che ci permea con una conoscenza diversa da quella che gli altri hanno. Al contrario, tutto il deliberare che si dovrebbe formare un’alleanza o un’associazione o un gruppo, è al contrario un’astrazione. Quello che veramente lega è il possesso di una certa conoscenza. Coloro che possiedono questa conoscenza appartengono veramente insieme e dovrebbero sentirsi come appartenenti insieme. La connessione esterna deve essere l’espressione di questa connessione interiore, che è creata da questa conoscenza. Il nostro tempo soffre in molti modi da questo punto di vista. Considerate solo, quando oggi spesso con la migliore intenzione si parla, per esempio, a un’assemblea di giovani, benché i loro sforzi mi vengano completamente riconosciuti — è straordinariamente difficile, come di fronte al concreto che dovrebbe riempire l’anima, incontri immediatamente l’obiezione che si dice: la cosa prima, più importante è che ci si riunisca insieme! — In questi ultimi decenni tutto si è riunito all’infinito. Ci si è riuniti, ma non ci si è mai accorti che quando si ordina così: 0 0 0 0 0 0 0 0 e così via (Tavola 10), qualcosa ne emerge. Una coscienza che inizialmente è vuota, riunita a una coscienza che di nuovo è vuota, riunita a una terza coscienza che di nuovo è vuota, non produce nulla. Al contrario, bisogna presupporre il riempimento, quello che sottende tutti gli zeri, quello che ha l’Uno (1), allora avete qualcosa. Non deve essere un uomo, bensì il riempimento, allora è qualcosa. Solo per curiosità, questo presuppone che già ciò sia qualcosa, sì, persino che non sia un uomo, ma che la conoscenza in sé sia essenziale. Queste cose si dovrebbero considerare nel nostro tempo, dove spesso ci si è resi troppo comodamente disposti a cercare il concreto e perciò si vuole sempre riunire l’astratto. Bene è la riunione, ma questo accade già da sé quando il concreto è presente.
Questo è di nuovo qualcosa che forse soprattutto coloro che come medici e come sacerdoti agiscono all’interno dell’umanità di oggi dovrebbero comprendere. Perché si può già dire, due cose sono oggi osservabili ovunque. L’Io e il corpo astrale degli uomini non trovano, in fondo, nonostante tutto lo stato di veglia, il corpo fisico e il corpo eterico in modo appropriato. È così che in realtà per colui che comprende il mondo nel suo divenire, le concezioni nel campo del materialismo non feriscono così terribilmente. Lasciate che i monisti e tutti i possibili contendenti discutano. Questa è certamente una cosa impossibile, ma in realtà non è la cosa fondamentalmente dannosa nel processo evolutivo dell’umanità. Perciò quando si comprende questo processo evolutivo, non si partecipa volentieri a queste discussioni sulla concezione del mondo. Perché infine, che uno pensi questo e un altro quello: le opinioni sono cose terribilmente sottili nell’anima umana, non agiscono molto fortemente sulle realtà. Le opinioni sono schiume all’interno delle realtà. E che una bolla di sapone colpisca l’altra, una si spruzzi, l’altra diventi un po’ più spessa dall’urto, non importa. Ma bisogna considerare che nessuno diventa veramente materialista che sieda in modo appropriato con il suo Io e il suo corpo astrale nel suo corpo fisico e nel corpo eterico. Che quindi l’essere materialista nel senso più fine significa essere malato.
Con questa conoscenza bisogna penetrare se stessi: l’essere materialista significa essere malato. Perciò non è per nulla strano che quando gli altri, che siedono correttamente nel loro corpo fisico e nel corpo eterico, vengono insieme con questi materialisti malati, sviluppano il polo opposto, tutte le possibili oscurità dello spiritualismo.
Qui arriviamo allora a un campo dove, perché le cose non si svolgono nelle parti del mondo che stanno ancora in connessione tra loro, bensì nelle parti del mondo dove il mondo è già stato gettato nel caos e i suoi blocchi giacciono uno accanto all’altro, arriviamo al campo dove l’uno non è più la manifestazione salutare dell’altro, bensì si allontanano entrambi. Finché il malato parla dei processi nei suoi organi interni, i suoi sogni stanno in relazione con le forze curative nel mondo esterno, che corrispondono agli organi malati. Ma come l’uomo attraverso la malattia del materialismo non descrive dall’interno i suoi organi interni, bensì infrange l’organismo d’altro canto e vuole descrivere il mondo esterno, come accade nel materialismo, allora l’opposto dei sogni agisce, il falso spiritualismo, non più come rimedio, bensì al contrario come ancora più generatore di malattia.
Così vediamo oggi nel nostro tempo, quando confrontiamo tutta la medicina che si riferisce all’uomo con quello che giustamente può essere confrontato con essa: la patologia culturale, la terapia culturale — quando prendiamo questo — troviamo che per esempio lo spiritualismo non rappresenta affatto un rimedio, bensì corrisponde allo stato di sogno per il materialismo, che corrisponde alla descrizione sonnambulica degli organi interni. Quando un processo — è così — che dovrebbe in realtà cogliere l’interno, perfora l’uomo verso il lato esterno — possiamo osservare tali processi patologici negli sfoghi, dove la cosa corrisponde esattamente a quello che vi ho detto — allora per l’osservazione stessa emerge quello che è osservato all’interno, verso l’esterno non come sano, bensì come deviazione patologica. Perciò in realtà il medico dovrebbe sapere che il materialismo è l’eruzione per l’essere malato, e così dovrebbe osservare medicamente il materialismo.
Allora attraverso tale osservazione medica già emerge il ponte verso l’osservazione sacerdotale, che parte dal lato opposto, verso l’osservazione sacerdotale che guarda nelle manifestazioni patologiche dell’anima dell’uomo, che forma dal suo bisogno, dalla sua emozione. Questo è il caso anche nello spiritualismo. E allora si arriva a riconoscere che la vita patologica nel senso più ampio si vuole sprofondare nell’universo, come tutto quello che nella concezione del mondo è malato attraverso se stesso, in quanto riposa sulla volontà, quindi in realtà nella realtà si dispiega, come questo deve ripercuotersi nell’interno dell’uomo nello stato veramente generatore di malattia.
Ora non si potrà vedere di fronte all’epoca di sviluppo attuale dell’umanità quello che nelle epoche più antiche si poteva chiaramente vedere a causa delle diverse presupposizioni della natura umana: come quello che è presente come falsa direzione della volontà, falsa concezione del mondo, falsa concezione della vita, quello che nel senso antico è stato designato come «peccato» — non si vedrà direttamente come questo passa nel processo di malattia dell’organismo, perché neanche lo fa direttamente in questo modo. Osiamo prestare attenzione solo nei rarissimi casi, solo in casi che stanno come gradini intermedi tra le malattie da intendersi propriamente e il peccato. Questi passano di nuovo in stati che soltanto confinano col patologico. Ma il peccato e la vera malattia stanno per l’epoca di sviluppo attuale cosicché sono separati l’uno dall’altro da due incarnazioni. Era così che nelle epoche di sviluppo precedenti dell’umanità in un’incarnazione talvolta come causa ed effetto potevano stare insieme il peccato e la malattia, che ora attraverso il processo evolutivo progredito dell’umanità è separato attraverso incarnazioni: il peccato e la malattia. Peccato in un’incarnazione, malattia nell’altra.
Qui inizia il dominio del sacerdote. Il sacerdote non può quindi, se solo mantiene le tradizioni dei tempi antichi, ancora affermare che il peccato sia la causa della malattia. Ma se passa all’intuizione delle vite terrene ripetute, allora può parlarne, perché allora parla di nuovo dalla verità. Perciò molto di quello che oggi nel mondo è detto da parte sacerdotale su queste cose non è più vero, perché non corrisponde più ai fatti. Questi insegnamenti risalgono a tempi antichi, e oggi non c’è alcuna volontà di trasformare questo insegnamento secondo quello che è richiesto nei nostri tempi. In tutto questo dobbiamo penetrare, e allora sarà possibile rendere queste considerazioni sulla cura d’anime medica feconde da entrambi i lati.
Intendo ora ancora, perché davvero sembra desiderabile che gli amici possano organizzarsi, intendo ancora di tenere altri due discorsi sulla cura d’anime medica domani e dopodomani.
Miei cari amici! Quello che nel nostro tempo attuale, quando si tratta di un vero agire e di un volere agire dal mondo spirituale, viene sempre trascurato, è il fatto che a tutto l’agire spirituale appartiene che nei pensieri che l’uomo ha, e nei sentimenti possa esserci attività, creatività. Quello che in realtà vi sta alla base è stato completamente dimenticato nel tempo della mentalità materialistica ed è oggi fondamentalmente inconscio all’umanità. Perciò così spesso proprio in questo campo viene compiuta una sorta di malefatta, una malefatta che oggi nella nostra civiltà umana regna persino notevolmente. Saprete che da vari cosiddetti centri, e così via, vanno agli uomini tutte le possibili istruzioni su come si possa sviluppare la forza del pensiero, come i pensieri possono diventare potenti. Si potrebbe dire: i germi di quello che una volta nella vita spirituale era chiamato «magia nera» e ancora continuamente così si chiama, vengono così dispersi da tutte le parti. Proprio su queste cose, che al medesimo tempo sono cause di malattia psichica e fisica, sia il medico che il sacerdote, nella loro azione che penetra nella cultura, nello sviluppo della civiltà, devono prestare attenzione. Perché proprio quando si presta attenzione a tali cose, si compie quello che è significativo sia per la prevenzione che per la migliore comprensione della malattia e delle manifestazioni di malattia della vita dell’anima umana. Con tali istruzioni si vuole dare all’uomo una forza che altrimenti non possiede, e spesso si utilizza per i fini più disonesti. In questa direzione oggi ci sono già tutte le possibili istruzioni su come gli agenti commerciali possono venire al concludere affari e così via. In questo campo oggi viene compiuta incredibilmente tanta malefatta.
Ma vedete, che cosa vi sta alla base? Queste cose devono diventare sempre peggiori, se non subentra una vera conoscenza proprio nel campo della medicina e nel campo della teologia in questa direzione. Perché il pensiero degli uomini dei tempi moderni, in particolare il pensiero scientifico si è sviluppato enormemente sotto l’influenza del materialismo. Se oggi si esprime frequentemente soddisfazione per il fatto che il materialismo sia in declino nella scienza, che ovunque si voglia sviluppare qualcosa che vada al di là del materialismo, sì, miei cari amici, questo crea un’impressione molto più sgradevole su colui che comprende le cose. Questi scienziati che oggi vogliono superare il materialismo, anche quei teologi che oggi vogliono superare il materialismo, sono davanti agli occhi di colui che comprende queste cose veramente molto peggiori dei materialisti ristretti, che gradualmente attraverso l’assurdità della loro stessa causa rendono la cosa impossibile. Ma questi ciarlatani dello spiritualismo, dell’idealismo e così via gettano sabbia negli occhi della gente e anche in se stessi.
Perché che cosa si fa allora, diciamo alla maniera di Driesch o in altri modi, per poter sostenere qualcosa al di là dell’accadimento materiale? Si usano esattamente gli stessi pensieri che per secoli sono stati utilizzati per pensare soltanto il materiale, che inoltre non hanno nessun’altra possibilità che di pensare il materiale, per pensare un cosiddetto spirituale. Questi pensieri non possono farlo affatto! Ciò si può fare solo se si entra nella vera scienza dello spirito. Perciò ne escono cose così bizzarre, che oggi non vengono neanche notate. Parla per esempio uno ufficialmente riconosciuto dal mondo esterno, in realtà terribilmente dilettantesco, Driesch, di ciò che si dovrebbe assumere: «Psichoidi». Sì, miei cari amici, se volete attribuire a una cosa una somiglianza, la cosa deve stare da qualche parte. Non potete parlare di esseri simili a scimmie se non c’è mai stata una scimmia. Non potete mai parlare di psichoidi se un’anima non è mai riconosciuta nell’uomo! Tali ciance oggi valgono come vera scienza, persino come scienza che aspira a qualcosa di meglio. Questo deve essere compreso chiaramente. E allora coloro che con la formazione scientifica stanno all’interno del movimento antroposofico hanno valore per lo sviluppo della civiltà, se non si lasciano abbagliare dalla luce ingannevole che guizza, ma guardano precisamente a quello che è veramente necessario ed è necessario nei confronti del materialismo.
Perciò deve già essere posta la domanda: come è possibile che dalla passività attuale del pensiero nasca di nuovo attività, creatività? Come deve operare la sacerdotalità e la medicina affinché la creatività fluisca in quei lavori guidati dallo spirito, che dovrebbero essere guidati dallo spirito? I pensieri, specialmente quelli che si sviluppano sugli accadimenti materiali, lasciano la creatività fuori nella materia, rimangono completamente passivi. Questa è la particolarità del mondo del pensiero odierno, così come è applicato ovunque nella scienza, che è completamente passivo, inattivo, inoperoso. Che non ci sia alcuna creatività nei pensieri, ciò è connesso con la nostra educazione completamente immersa nell’odierna scienza passiva. L’uomo è già formato, educato cosicché non arrivi affatto a un pensiero creativo, perché subito si ha paura che se arrivasse a un pensiero creativo, allora non statuirebbe la realtà oggettiva, bensì aggiungerebbe qualcosa. Queste sono le cose che devono essere comprese. Ma come si può allora arrivare a pensieri creativi? Vedete, si può arrivare a pensieri creativi solo quando si sviluppa veramente la conoscenza umana; perché l’uomo non si può conoscere in modo non creativo, perché per essenza è creativo. Bisogna riprodurre quando si vuole conoscere. Con il pensiero passivo oggi si può afferrare solo la periferia dell’uomo, si deve lasciar da parte il suo interno. Bisogna veramente afferrare l’essere posto dell’uomo nel mondo. Perciò vogliamo adesso in una certa misura porci di fronte all’anima una meta, che giace alla fine di una vasta prospettiva, che però può rendere i nostri pensieri creativi, e che davvero racchiude in sé il segreto di rendere i pensieri creativi, e vogliamo prendere in questa considerazione molte cose che già conoscete dai discorsi antroposofici generali.
Pensiamo una volta schematicamente, miei cari amici, l’universo che si trasforma divenendo in forma, bene, di una circonferenza (Tavola 11). Possiamo farlo schematicamente perché in realtà l’universo che diviene nel tempo rappresenta una sorta di ripetizione ritmica, certamente in linea ascendente, in linea discendente per quanto riguarda alcuni fenomeni, ma dovunque troviamo nell’universo qualcosa come un ritmo giorno-notte, altri ritmi, ritmi più grandi che si svolgono tra un’era glaciale e l’altra e così via. Se ci atteniamo anzitutto a quel ritmo che per la percezione umana è quello con i più grandi intervalli, arriviamo al cosiddetto anno platonico, che sempre, quando la contemplazione dell’universo era ancora migliore, giocava un grande ruolo in queste concezioni e nelle concezioni mondiali umane.
Questo anno platonico, vi si arriva osservando il punto di levata del sole al mattino in quel giorno dove la primavera prende inizio, il 21 marzo dell’anno. Lì il sole sorge a un determinato punto del cielo. Si può vedere questo punto nella costellazione, lo si annota attraverso tutti i tempi, perché cambia un piccolo pezzo ogni anno. Se, diciamo, l’anno scorso avete osservato il punto equinoziale primaverile esattamente al suo luogo nel cielo secondo le altre stelle, quindi nel 1923 lo avete osservato, nel 1924 lo avete osservato di nuovo, il punto di levata del sole di quest’anno non si trova allo stesso posto, bensì è spostato nella direzione che vi potete tracciare proprio in questo modo, congiungendo la costellazione del Toro con la costellazione dei Pesci mediante una linea. In questa direzione dello Zodiaco si sposta il punto equinoziale. Così ogni anno è spostato di un po’. Questo indica che nell’intera costellazione del mondo stellare ogni anno avviene uno spostamento che può essere registrato in questo modo. Se ora esaminate come appare la somma di questi spostamenti — vedete come avviene uno spostamento — è in quell’anno qui, in quell’anno là e così via. Una volta lo spostamento arriva fino qui, un’altra volta fino qui, fino a che ritorna allo stesso punto. Questo significa che dopo un certo periodo il punto equinoziale deve di nuovo stare allo stesso luogo nel cielo. C’è stata cioè una rotazione singola dell’intera via del sole rispetto al levare del sole al mattino. Se lo calcolate, avviene in media ogni 25.920 anni. Così abbiamo afferrato un ritmo che contiene il più grande intervallo che è accessibile dapprima alla percezione umana: l’anno mondiale platonico, che dura circa 25.920 anni nostri.
Allora abbiamo guardato fuori verso le vastità del cosmo, e incontriamo con i nostri pensieri in qualche modo qualcosa contro cui rimbalzano i numeri che sviluppiamo. Incontriamo qualcosa, come contro un muro, con il nostro pensare. Oltre questo il pensiero inizialmente non va. Allora deve venire la chiaroveggenza, che va al di là. Ma inizialmente il pensiero non va al di là. Tutto lo sviluppo avviene all’interno di quello che è racchiuso da questi 25.920 anni, e noi possiamo molto bene, se vogliamo, rappresentare questo ambito, che è certamente circoscritto non dallo spazio ma dallo spazio-tempo, come una sorta di parete d’utero cosmica. Ce lo rappresentiamo quindi come quello che ci circonda nello spazio cosmico più vasto (Tavola 11, rosso-giallo). E adesso andiamo da questo che ci circonda nello spazio cosmico più vasto come il ritmo che in sé racchiude i più grandi intervalli che abbiamo, a quello che prima nel nostro interno come un intervallo minore ci appare, al respiro.
Vedete, dobbiamo naturalmente di nuovo assumere numeri approssimativi quando prendiamo il respiro: diciotto respiri al minuto; e calcoliamo quanti respiri abbiamo nel giorno, otteniamo davvero 25.920 respiri al giorno nell’uomo.
Abbiamo lo stesso ritmo che abbiamo fuori, con i grandi intervalli, nell’uomo, nel microcosmo con i più piccoli intervalli. L’uomo vive quindi in un universo che lui copia nel ritmo che è il ritmo dell’universo stesso. Solo per l’uomo, non per l’animale, perché proprio in queste conoscenze più fini si vede particolarmente bene la differenza tra uomo e animale. Per l’uomo è così che la compattezza, l’essenza del suo corpo fisico può essere conosciuta solo se la si riconduce all’anno mondiale platonico. 25.920 anni — in questo riposa l’essenza del nostro corpo fisico. Vedete un po’ nella mia «Scienza occulta nelle sue linee generali», quali vasti spazi di tempo, inizialmente determinati da altro che da spazio-tempo, attraverso la metamorfosi Sole, Luna, Terra, quali cose dovevano essere riunite, non in modo quantitativo numerico, per comprendere il corpo fisico umano così come è oggi a partire dai suoi elementi.
Entriamo allora nel mezzo, dove abbiamo i 25.920 respiri (Tavola 11), che per così dire collocano l’uomo nel mezzo dell’utero mondiale, allora ci avviciniamo all’Io. Perché in questi respiri insieme con quello che ho detto sulla respirazione, che va verso l’uomo superiore e si fa più sottile fino alla cosiddetta vita dello spirito, nella respirazione giace l’impronta della vita individuale umana sulla terra. Qui quindi abbiamo l’Io. Come dobbiamo afferrare la connessione del nostro corpo fisico con i grandi spazi di tempo, con l’anno mondiale platonico, così dobbiamo osservare la connessione del nostro Io, che possiamo sentire in ogni irregolarità del respiro, con il nostro ritmo respiratorio.
Vedete, tra queste due cose giace la vita dell’uomo sulla terra, tra il respiro e l’anno mondiale giace la vita umana. Attraverso i respiri viene regolato tutto quello che è significativo per l’Io. In quei processi colossali che sono regolati dal ritmo di 25.920 anni riposa la vita del nostro corpo fisico. Quello che accade nel corpo fisico come regolarità, è connesso così al grande ritmo dell’anno mondiale platonico, come la nostra attività dell’Io è connessa al ritmo della nostra respirazione. Nel mezzo di ambedue giace la vita umana, che di nuovo per noi è racchiusa tra il corpo fisico, il corpo eterico — il corpo astrale e l’Io. Possiamo da un certo punto di vista dire: la vita umana sulla terra giace tra il corpo fisico, il corpo eterico — il corpo astrale e l’Io, e da un altro punto di vista dire: la vita umana dal punto di vista divino-cosmico osservata giace tra la respirazione di un giorno e tra l’anno mondiale platonico. Il respiro di un giorno è un tutto per questo motivo. Il respiro di un giorno appartiene così insieme con quello che è vita umana.
Osserviamo ora da questo punto di vista cosmico quello che giace tra la respirazione umana, cioè tra il tessere e l’essere dell’Io e l’accadimento di un anno mondiale platonico, cioè la vita e l’operare fuori nel macrocosmo, quello che giace in mezzo. Vedete, con quello che vuole operare nel nostro organo respiratorio è così che con la respirazione del giorno di ventiquattro ore, con quello che giace in mezzo tra questo respiro e quello che abbiamo in questa respirazione come un intero ritmo respiratorio, incontriamo sempre di nuovo quel ritmo che è il ritmo giorno-notte ed è connesso con l’essere solare come sta in relazione con l’essere terrestre. Nel levare e tramontare quotidiano del sole, nel procedere del sole sul firmamento, nell’offuscamento del sole attraverso la terra, in questo andare quotidiano del sole giace quello che incontriamo con il nostro ritmo respiratorio.
Ma con questo arriviamo al giorno, al giorno di ventiquattro ore, al giorno umano di ventiquattro ore arriviamo là. E adesso contiamo ancora, come ci travagliamo per così dire a partire dalla respirazione nel mondo. Contiamo una volta come ci travagliamo in quello che ora incontriamo nel decorso giornaliero del macrocosmo, come inizialmente vi stiamo dentro. Vedete, lì possiamo contare: (Tavola 12) abbiamo un giorno, mettiamo l’anno pure a trecentosessanta giorni — le cose possono essere approssimative — allora abbiamo trecentosessanta giorni. Adesso contiamo la vita umana a circa settantadue anni, l’età patriarcale che era stata assunta, e otteniamo 25.920 giorni. Abbiamo una vita umana che di nuovo rappresenta un tutto in settantadue anni, che rappresenta un ritmo con cui si colloca nel mondo, che è lo stesso ritmo dell’anno mondiale solare platonico.
Ci collochiamo con il nostro ritmo respiratorio nella nostra intera vita umana cosicché la regoliamo secondo il ritmo 25.920. Arriviamo a quello che così in questa vita umana sta dentro come il respiro sta nel giorno. Bene, che cosa sta nei settantadue anni, nei 25.920 giorni così dentro come il respiro, l’inspirazione e l’espirazione nel respiro è dentro? Che cosa sta così dentro? Primo: abbiamo inspirazione ed espirazione. La prima fase del ritmo. Secondo: durante il giorno, ci collochiamo nella vita, viviamo nella vita anche qualcosa 25.920 volte. Che cosa? Sonno e veglia. Arriviamo al secondo: sonno e veglia. Questo si ripete, l’alternanza di sonno e veglia nel corso della vita umana 25.920 volte, così come inspirazione ed espirazione si ripete 25.920 volte nel corso di un giorno, durante una rotazione solare. Ma considerate, che cosa è allora addormentarsi e svegliarsi, addormentarsi-svegliarsi, addormentarsi-svegliarsi? Ogni volta che ci addormentiamo, non espiriamo soltanto anidride carbonica, ma espiriamo come uomo fisico il nostro corpo astrale e il nostro Io. Al risveglio lo respiriamo di nuovo dentro. Questo è un respiro più lungo, che dura ventiquattro ore, un giorno. Questo è un secondo respiro che si muove nello stesso ritmo. Abbiamo quindi il respiro più piccolo che consiste nell’ordinaria inspirazione ed espirazione. Abbiamo il respiro più grande dove l’uomo già cresce nel mondo, quello che si dispiega nel sonno e nella veglia.
Andiamo oltre. Proviamo ora una volta come una vita umana di settantadue anni in media si colloca nell’anno mondiale platonico. Questi settantadue anni, contiamoli così come se appartenessero anche a un anno, un intero anno che consiste in tali giorni che sono una vita umana. Contiamo quindi un grande anno mondiale i cui singoli giorni sono una vita umana e contiamo questo anno mondiale anche a 360 giorni, cioè a 360 vite umane; otteniamo: 72 per 360 vite umane = 25.920 anni, esattamente l’anno platonico.
Che cosa facciamo però allora quando compiamo questo anno platonico? Iniziamo la vita e moriamo. Che cosa facciamo nel morire? Nel morire espiriamo più di quello che è il nostro corpo astrale e il nostro Io in relazione alla nostra organizzazione terrestre. Espiriamo il corpo eterico nell’universo. L’ho descritto spesso come il corpo eterico viene espirato nell’universo, come si diffonde nell’universo. Quando ritorniamo, respiriamo di nuovo un corpo eterico. Questo è un respiro gigantesco. Un eterico inspirare ed espirare. Al mattino respiriamo l’astrale dentro. Con ogni respiro respiriamo ossigeno dentro, ma con ogni morte sulla terra espiriamo l’eterico, e con ogni vita sulla terra respiriamo l’eterico dentro.
Abbiamo così il terzo: vita e morte. Se comprendiamo la vita così da intendere la vita come la vita sulla terra, e la morte come la vita tra morte e nuova nascita, arriviamo all’anno mondiale platonico in quanto aggiungiamo al respiro più piccolo il respiro più grande, e quindi al respiro più grande il respiro più grande ancora.
Tavola 12
Inspirazione ed espirazione respiro più piccolo
Sonno e veglia respiro più grande
Vita, morte respiro più grande ancora
Così stiamo anzitutto, vorrei dire, nel mondo stellare. Da un lato riposiamo verso l’interno sulla nostra respirazione, d’altro canto riposiamo verso l’esterno sull’anno mondiale platonico. Nel mezzo si svolge la nostra vita umana, ma in questa vita umana stessa di nuovo si manifesta lo stesso ritmo.
Ma che cosa entra ora in questo spazio intermedio, tra l’anno mondiale platonico e il nostro respiro? Proviamo quello che su fondamento del ritmo in una certa misura numericamente abbiamo così trovato, come un pittore che fa la preparazione per poi dipingere, proviamo dopo che abbiamo fatto questa preparazione a dipingere su di essa. Troviamo che tanto con l’anno mondiale platonico, come con minori ritmi di tempo, ma chiaramente con il ritmo annuale, si svolge un continuo alternarsi nel mondo esterno che noi percepiamo anche, e che percepiamo più facilmente quando lo consideriamo inizialmente nelle qualità di caldo e freddo. Dobbiamo solo pensare che l’inverno è freddo, l’estate è calda, così abbiamo quello che si presenta sullo sfondo come numeri, lo abbiamo qualitativamente in caldo e freddo; e l’uomo sta con la sua vita in mezzo a questa alternanza di caldo e freddo. Sì, vedete, fuori può esserci l’alternanza di stagioni tra caldo e freddo, c’è anche, e alla cosiddetta natura, se alterna tra caldo e freddo, questa alternanza di stagioni è anche del tutto salutare. L’uomo non deve fare questo. Deve in una certa misura conservare in sé un calore normale, un freddo normale — a seconda di come lo si osserva relativamente. Deve quindi sviluppare forze interiori attraverso cui accumula il calore estivo per l’inverno e il freddo invernale per l’estate. Deve compensare all’interno, correttamente all’interno, essere continuamente attivo nell’organizzazione umana affinché compensi tra il caldo e il freddo, come avviene anche fuori in natura. Sono effetti nell’organismo umano che non si osservano affatto. Porta interiormente l’estate nell’inverno, l’inverno nell’estate. Quando è estate, portiamo dentro di noi quello che il nostro organismo ha sperimentato in inverno. Portiamo attraverso l’equinozio di primavera fino a san Giovanni dentro l’inverno, allora si compensa. Quando va verso l’autunno, iniziamo a portare l’estate oltre, la portiamo fino a Natale, fino al 21 dicembre, allora si compensa di nuovo. Così portiamo continuamente questo alternarsi di caldo e freddo, compensandolo in noi. Ma che cosa facciamo?
Vedete, quando ora si esamina quello che se ne fa, si arriva a un risultato straordinariamente interessante. Se si comprende l’uomo così (Disegno p. 144), allora si arriva a riconoscere già da un’osservazione superficiale che tutto quello che si presenta come freddo all’interno dell’uomo mostra la tendenza di andare verso l’uomo della percezione-nervosa. Così che si può oggi dimostrare: tutto quello che agisce come freddo, quello che è invernale è partecipe della formazione della testa dell’uomo, dell’organizzazione della percezione-nervosa. Tutto quello che è estivo, tutto quello che contiene calore, è partecipe del sistema metabolico-degli arti dell’uomo.
Se guardiamo al nostro uomo del metabolismo-degli arti, portiamo in realtà nella nostra organizzazione tutto l’estivo. Se guardiamo alle nostre funzioni della percezione-nervosa, portiamo in loro realtà tutto quello che è invernale che riceviamo dall’universo in noi. Così viviamo con la nostra testa tutti gli inverni, con il nostro organismo metabolico-degli arti tutte le estati, (Tavola 12) e creiamo all’interno attraverso l’organismo ritmico il compenso, attingiamo avanti e indietro caldo e freddo, caldo e freddo tra il sistema metabolico e il sistema della testa e arriviamo a quello che altrimenti regola il resto. Il calore della sostanza è solo una conseguenza dei processi di calore, e il freddo delle sostanze è solo una conseguenza dei processi di freddo. Arriviamo a un gioco del ritmo mondiale nell’organizzazione umana. Arriviamo a dirci: l’inverno nel macrocosmo è il creativo nell’organizzazione della testa umana, rispettivamente della percezione-nervosa. L’estate nel macrocosmo è il creativo nel sistema metabolico-degli arti dell’uomo.
Vedete, quando si guarda così nell’organizzazione umana, allora si ha di nuovo un punto di orientamento per quella medicina iniziatica di cui ho parlato, che prende inizio con il libro che la signora dott. Wegman ha elaborato con me. Si ha un inizio di quello che sempre più veramente deve intervenire nella scienza.
Saliamo ora sulle rocce dove crescono le piante invernali, dove il terreno è tale che crescono le piante invernali — arriviamo a quello che nel mondo esterno è connesso con l’organizzazione della testa umana. Supponiamo che siamo ora un collezionista di rimedi nel mondo e vogliamo provvedere affinché quelle forze spirituali che sorgono in una malattia radicata nell’organizzazione della percezione-nervosa, siano guarite attraverso lo spirito nel mondo esterno — saliamo su in alti monti, raccogliamo lì i minerali e le piante e portiamo da lì i rimedi per le malattie della testa. Procediamo dal nostro pensiero creativo. Mette in moto le nostre gambe verso quelle cose sulla terra dove dobbiamo trovare il corrispondente. I pensieri giusti, che provengono dal cosmo, devono dare ali all’agire umano fino nel concreto. Inconsciamente lo fanno perché l’uomo che lavora in ufficio, che ha anche pensieri, almeno talvolta, è spinto dal suo istinto a fare vari vagabondaggi. Solo che non si sa la connessione. Non è neanche così importante. Diviene importante solo quando lo si vede nell’osservazione medica o sacerdotale. Ma un’esatta considerazione del mondo dà anche un’ala a quello che si deve fare singolarmente.
Di nuovo, quando notiamo malattie nel sistema metabolico-degli arti, penetriamo più a quello che è vegetale-terrestre e minerale-terrestre, cerchiamo quello che si è sedimentato, non quello che cresce cristallinamente in alto, e otteniamo lì il rimedio minerale e vegetale. E così è così che lo sguardo congiunto degli accadimenti nel macrocosmo con quello che è nell’uomo veramente conduce dalla patologia alla terapia.
Vedete, queste cose devono di nuovo essere comprese del tutto chiaramente. I tempi antichi hanno riconosciuto bene tali connessioni. Ippocrate è in realtà già una sorta di tardivo rispetto alla medicina antica. Ma leggete qualcosa dei suoi cosiddetti scritti, che però almeno sono tenuti nel suo spirito, voi sentirete questa concezione completamente dappertutto. Lì c’è ovunque qualcosa di quello che dentro, nel singolo, nel concreto si connette a questo grande sguardo che si può avere attraverso una tale cosa. Poi vengono i tempi successivi, dove per l’osservazione umana tali cose non c’erano più, dove gli uomini sempre più sono entrati nel pensiero puramente astratto intellettualistico e nell’osservazione esterna della natura, che poi ha portato al puro esperimento. Deve di nuovo trovarsi il sentiero che ritorna a quello che una volta era lo sguardo della connessione tra uomo e mondo.
Così vedete, viviamo come uomini sulla terra vivendo tra il nostro Io e il nostro corpo fisico; tra il respiro e l’anno mondiale, l’anno mondiale platonico — viviamo là dentro e confiniamo con il nostro respiro al giorno. Con il nostro corpo fisico dove confiniamo? Con l’anno mondiale platonico? Lì confiniamo alle concatenazioni più esterne e alle connessioni nel cambio climatico nei grandi accadimenti naturali, cambiamo in questi grandi accadimenti naturali la nostra forma, la forma umana, così che appaiono successive formazioni di razze e così via. Ma confiniamo anche a tutto quello che accade in cambio esterno più breve in qualità, confiniamo a quello che gli anni successivi ci portano, i giorni ci portano, insomma, ci sviluppiamo come uomini tra questi due estremi confini, ma ci emancipiamo nel mezzo, perché nel mezzo anche nel macrocosmo interviene un elemento meraviglioso.
Si può in realtà sprofondare in ammirazione quando si lascia operare su di sé questo ritmo ordinato secondo circa 25.920 anni. Produce veramente lo sprofondamento ammirativo quello che accade tra l’universo e l’uomo. E quando ci si immerge completamente, allora sembra a uno, incluso l’uomo, il mondo intero ordinato secondo misura, numero e peso. Tutto è, vorrei dire, meravigliosamente ordinato, solo che è comunque computazione umana. Perciò però dobbiamo nei punti decisivi, se li esponiamo un po’ — comunque vale, comunque è dentro — dobbiamo sempre ai punti decisivi aggiungere la parola meravigliosa “approssimativamente”. Non torna mai perfettamente. C’è dentro la razionalità, c’è dentro, è lì, vive, agisce: tutto vive quello che ho descritto. Ora si inserisce qualcosa, qualcosa di completamente irrazionale nell’universo, che fa sì che se ci immergiamo ancora così profondamente, sprofondandoci in ammirazione — persino come iniziati se volete — se percorriamo un cammino per qualche ora, comunque portiamo un ombrello, persino come iniziati. Portiamo un ombrello perché ora subentra qualcosa che ha l’irrazionalismo, dove quello si manifesta nella realtà che nei numeri non torna mai perfettamente, che bisogna avere anni bisestili, mesi bisestili, tutto il possibile. Lo si è sempre avuto per la determinazione del tempo. Quello che offre l’astronomia sviluppata, quella che si è approfondita in astrologia e in astrosofia — perché la si può pensare così sviluppata — quello che offre viene tutto di nuovo distrutto per la vita immediata dalla meteorologia, che non lo porta al rango di una scienza razionale, che è già penetrata dal guardare, dal guardare ulteriore sempre più penetrata, che però prende un percorso completamente diverso, che vive in quello che rimane dagli altri. E proprio se prendiamo l’astronomia attuale, vive realmente nei nomi, è veramente una nomenclatura stellare, nient’altro. Perciò anche «Serenissimi» ha smesso di capire quando si trattava di denominare le stelle. Ha visitato l’osservatorio del suo paese, si è fatto mostrare varie cose, lontani corpi celesti attraverso i telescopi, e poi ha detto, dopo che lo aveva visto: tutto questo lo capisco. Ma come voi sapete cosa questo corpo celeste, che è così lontano, che nome ha — questo non lo capisco. Vedete, c’è naturalmente il punto di vista che voi in questo momento occupate, che ridiate di Serenissimo. C’è però anche un altro punto di vista, che si possa ridere così anche dell’astronomo. Io preferirei ridere dell’astronomo, perché nell’andamento del mondo c’è qualcosa di molto strano.
Se vi attenete alle antiche denominazioni Saturno e così via, dovete, per comprendere qualcosa, ricordarvi un po’ del nostro corso di linguistica, in cui la maggior parte di voi sta dentro, dovete ricordarvi che i nomi antichi erano dati secondo le percezioni sonore che gli astrologi e gli astrosofi avevano di una determinata stella. E possiamo ovunque coi nomi antichi dei corpi celesti dire: sono dati da Dio, sono dati dallo spirito. Furono chiesti come si chiamavano i corpi celesti, perché si percepiva il suono della stella e sempre da questo si dava il nome. Bene, andate fino a un certo limite nello sviluppo astrosofico, astrologico. Dovettero scaricare i nomi dal cielo. Andate nei tempi moderni dove sono state fatte le grandi scoperte coi piccoli pesi stellari per esempio, sì, là tutto si mescola. Uno si chiama Andromeda, l’altro ha un altro nome greco, là tutto si mescola arbitrariamente. Non potete pensare il Nettuno o l’Urano nominato allo stesso modo di Saturno. Tutto questo è arbitrio umano e Serenissimo ha commesso solo l’errore di credere che gli astronomi abbiano proceduto come gli antichi astrosofi. Non lo hanno fatto. È solo limitatezza umana, mentre il sapere degli astrosofi dei tempi antichi, degli astrologi dei tempi più antichi è nato dal commercio degli uomini con gli dèi. Ma proprio quando di nuovo si sale dall’astronomia all’astrologia, all’astrosofia e così si vive in qualcosa come in un macrocosmo che ha la ratio dappertutto, si arriva fino alla Sophia. Allora si trova d’altro canto, come all’interno di questa ratio e Sophia nelle cose che non tornano nel calcolo, vi abita la meteoronomia, meteorologia e meteorosofia, che propriamente si può chiedere sempre solo secondo la sua stessa libera volontà. Questa è un’altra signora. Esteriormente, nella vita fisica ordinaria, la si chiama volubile. Ma il meteorologico è abbastanza volubile dalle piogge giornaliere fino alle comete. Ma quanto più si sale dalla meteorologia alla meteorosofia, tanto più si arriva alle migliori proprietà di questa reggitrice del mondo, a quelle proprietà che non provengono solo dal capriccio, dall’emozione cosmica, vorrei dire, che provengono dalla cordialità interiore di questa signora. Ma non va altrimenti, miei cari amici, che si contrapponga al calcolo, al pensiero, a tutto quello che si può seguire razionalmente, anche la conoscenza immediata degli esseri mondiali, sì li si conosca come sono. Allora si mostrano, sono lì, inizialmente sono un po’ riservati, non sono invadenti. Nel calcolo si viene sempre più avanti, certamente, ma ci si allontana sempre più dall’essere veramente mondiale. Si entra solo in azioni rimaste indietro.
Se si passa da calcoli ordinari grossolani a calcoli ritmici, come era per l’armonia delle sfere l’astrologia, così si passa da calcoli ritmici alla contemplazione dell’organizzazione mondiale in figure, numeri che sono nell’astrosofia. Ma ci si muove d’altro canto, vorrei dire così, che gli esseri regnanti mondiali si mostrano un po’ riservati. Non sono subito lì. Prima mostrano a uno solo una sorta di fotografia dell’Akasha, di cui però non si sa bene da dove le viene lanciata. Lì si ha il mondo, ma appunto solo dappertutto nel brillante cosmico disegnate fotografie. Ma non si sa dove vengono.
Allora subentra l’Ispirazione. Allora l’essere inizia a far conoscere se stesso attraverso l’immagine. Inizialmente usciamo dalla nomia solo verso la logia. Solo quando penetriamo completamente verso l’Intuizione, allora all’Ispirazione segue l’essere stesso, arriviamo alla Sophia. Ma questo è un sentiero di sviluppo personale che reclama l’uomo intero, che deve venire a conoscenza anche di una tale signora che si nasconde dietro la meteorologia, in vento e maltempo, in luna e sole, in quanto intervengono negli elementi. Lì non deve solo la testa impegnarsi come nella logia, bensì l’uomo intero.
Ma potete da questo vederlo, che già c’è anche una possibilità in questa relazione di andare su una strada sbagliata, perché potete anche nell’antroposofia, muovendovi dall’antroponomia, che è propriamente oggi l’unica scienza regnante, verso l’antropologia, potete arrivare all’antroposofia con la testa. Allora avete solo la ratio, ma la ratio non vive. Designa solo le tracce della vita dove non importa che si considerino i dettagli. Ma la vita vive proprio nei dettagli, nell’irrazionale. Lì dovete condurre quello che la testa ha afferrato nell’uomo intero, e con l’uomo intero allora salire dalla nomia alla logia, alla Sophia.
Questo è quello che dobbiamo sentire quando vogliamo vivificare la teologia da un lato, la medicina d’altro canto attraverso quello che veramente può vivificare ambedue, la cura d’anime medica. Questo è quello che vogliamo quindi domani concludere attraverso alcune considerazioni particolari. Ma la cosa principale è questa: che vogliamo anzitutto nel primo inizio dell’andare dentro la cura d’anime medica imparare i sentieri, i sentieri in cui nell’osservazione del mondo la cura d’anime medica deve muoversi. ### Undicesima conferenza
Miei cari amici! La cura d’anime medica, così come è intesa qui, può essere considerata fondamentalmente soltanto come qualcosa che viene di nuovo estratto dal riconoscimento spirituale, dalla ricerca spirituale, e che acquista di nuovo un significato nel momento in cui è depositato nella coscienza dell’umanità che lo spirituale contiene forze positive e operanti. Poiché nel periodo che ha sviluppato e conformato il materialismo, non è concepibile che ci si fosse contrapposti allo spirituale così da vedervi qualcosa che meriti un trattamento. Questo in verità — guardare verso lo spirituale, cercare proprio nella sfera spirituale quelle possibilità che conducono a valori curativi — era presente nel senso più eminente nell’antico sapere misterico, e ciò che ancora avremo a discussione per completare le nostre considerazioni, oggi può collegarsi a una sorta di ricongiunzione della corrente medica che qui dovrebbe emanare dal Goetheanum con l’antico sapere misterico.
È veramente il modo più corretto di cogliere la cosa nel contesto storico, quando quello che qui si vuole è pensato in congiunzione con metodi di ricerca certamente di natura diversa, ma con metodi di ricerca e con il procedimento curativo artistico dell’antico sapere misterico. Voi comprenderete naturalmente, miei cari amici, che ciò che questo breve corso sulla cura d’anime medica vi ha offerto deve essere considerato soltanto come uno stimolo nel primo capitolo, per così dire, e come l’inizio dello sviluppo di una cura d’anime medica che andrà sempre avanti mediante il lavoro che qui deve essere compiuto dalla dott.ssa Wegman e da me.
Ora, miei cari amici, vorrei innanzitutto far notare come gli iniziati degli antichi misteri descrivevano il cammino della loro iniziazione, quel cammino che era percorso soprattutto dove i misteri confluivano nei misteri curativi.
In fondo, tutti i misteri erano connessi ai misteri curativi, ma alcuni più, altri meno. Erano tutti connessi perché la guarigione era vista come strettamente collegata all’intera evoluzione della civiltà umana. Questo ha fondamenti più profondi. L’uomo dell’antichità diceva a se stesso: quando l’individualità umana discende dai mondi spirituali nel mondo fisico terrestre attraverso il concepimento e la nascita, allora l’elemento spirituale-animico entra in quella trasformazione per mezzo della quale può conformare fisicamente un corpo umano. Abbiamo descritto come questa conformazione avvenga nei primi sette anni di vita per la prima volta attraverso l’individualità, mentre il corpo umano è ricevuto in principio attraverso l’eredità, quel corpo umano che nel corso di sette, otto anni è completamente ripudiato.
Così nel rigoroso senso dei misteri antichi si rappresentava il discendere dell’uomo dai mondi spirituali nel sensibile-fisico. Ma dappertutto si aveva la consapevolezza che l’uomo non si connette al suo corpo fisico, da principio non si connette al suo corpo fisico, come era veramente stato previsto in origine — se mi è lecito usare questa espressione — dalle potenze spirituali che governano quella parte del mondo a cui appartiene l’umanità. In particolare, si attribuiva a quella parte delle forze umane che giungono attraverso l’eredità il fatto che attraverso un’anomalia dell’intera evoluzione, in un certo senso, sopraffanno le forze che l’uomo porta con sé attraverso la sua individualità dalle incarnazioni terrestri precedenti. Non si vedeva una vera armonia in ciò, si diceva precisamente: se fosse presente un’armonia completa dello spirituale-animico con il fisico-corporeo nell’uomo terrestre, allora in primo luogo la morte non avrebbe la forma che ha, in secondo luogo non subentrerebbe la malattia nel modo in cui subentra. La malattia e la morte erano considerate come quei sintomi che mostrano che l’uomo in verità ha a che fare più con il mondo fisico terrestre di quanto originariamente gli fosse stato assegnato.
Questo, anche se oggi non può essere pienamente compreso, è un’idea straordinariamente profonda in cui risiede una grande, grande verità.
Perché è veramente così: nel momento in cui l’uomo sale solo un po’ più in alto di coscienza, immediatamente lo nota: la morte per esempio ha una forma completamente diversa. Appare più come una metamorfosi che come la fine di una fase di vita e così via.
Ma in tal modo, per l’intera coscienza antica, l’educazione dell’uomo era avvicinata alla guarigione, e l’intero processo educativo era in realtà, nei tempi molto antichi dell’evoluzione dell’umanità, concepito come una guarigione universale. In tal modo, tutto quello che l’uomo faceva verso l’uomo era da principio pensato in modo medico, e con ciò era allora collegata la consapevolezza che si intrecciava nei misteri antichi con la professione di medico e con la professione di sacerdote, che entrambe dovevano avere a che fare con la guarigione degli uomini sulla terra. Medico e sacerdote erano per lo più nei tempi antichi riuniti in una sola persona, un fatto che poteva accadere solo con l’antica coscienza istintiva, che oggi non può sussistere, almeno non come istituzione regolare. Era collegato con questa consapevolezza dell’importanza della guarigione, che doveva esistere anche nella vita normale, che per ogni persona, dopo quella metamorfosi che gli uomini compiono attraverso la morte, soprattutto dunque nella vita tra la morte e la rinascita, egli era indicato sulla via verso il Sole da quelle anime che sulla terra erano state medici o sacerdoti. La prima guida per trovare dopo la morte la via verso il Sole — che ciascuno deve trovare perché lì una parte di quello che deve essere compiuto tra morte e una nuova nascita si svolge — i primi passi — così era rappresentato nei tempi antichi — l’uomo che aveva attraversato la soglia della morte doveva riceverli dal medico o dal sacerdote.
Ma tutto ciò era immerso nella saggezza misterica più profonda. Una saggezza misterica che oggi noi possiamo vedere soltanto diversamente, perché i metodi antichi non sono più adatti a noi, ma che è certamente capace, nel momento presente, di un rinnovamento — di quel rinnovamento che qui si intende tentare.
Ora, miei cari amici, quando un antico iniziato ha descritto la sua iniziazione, ha detto: dopo aver oltrepassato la soglia, egli fu innanzitutto messo a conoscenza dell’azione degli elementi. Elementi era il nome che davano nei tempi antichi a quello che oggi chiameremmo stati di aggregazione: il solido, che designavano come terra, tutto il liquido, che designavano come acqua, tutto ciò che è aeriforme, che designavano come aria e che includeva tutto ciò che è gassoso, e tutto ciò che è calorico, che attribuivano all’etere termico, era designato come elementi. Questo è qualcosa di cui il fisico moderno dice: non esiste affatto. Per lui questi quattro elementi non esistono. Per lui esiste un numero di settanta, ottanta elementi che hanno proprietà. Sotto certe condizioni del mondo uno è liquido, l’altro solido o gassoso. Lo stato di calore appartiene a tutti. Ma quello che è stato descritto come elementi nei tempi antichi, oggi non esiste. Queste sono solo proprietà delle realtà, non sono realtà. Ebbene, ma quello che oggi si chiama elemento, è fondamentalmente solo realtà dentro il mondo fisico molto grossolano, e quello che nei tempi antichi era chiamato elemento, era concepito in modo che in tal modo non si penetrasse nella materia, ma nel tessere e nel vivere della materia.
Vedete, era meno significativo per un antico medico se qualcosa era una o l’altra sostanza, con questo o quel nome esteriore. Ha naturalmente un’importanza, ma questa emerge solo quando si considera l’altra importanza, quella che riguarda il tessere e il vivere del materiale. E così si può prendere una qualsiasi sostanza nel luogo dove è in decomposizione. Lì l’antico medico poneva veramente grande valore sul fatto che nel processo terrestre l’intera sostanza che vi prendeva fosse sottoposta al processo di decomposizione, oppure osservava soprattutto che non prendesse una sostanza semplicemente dal regno minerale se potesse averla dal regno vegetale. Osservava dunque dappertutto la posizione che ha il sostanziale nella sua attività vivente nel processo del mondo. Se si vuole penetrare questo, allora si ha bisogno tuttavia di questa articolazione secondo i quattro elementi, perché allora quello che importa soprattutto per una sostanza è a quale temperatura diviene terra, cioè a quale temperatura diviene solida, o diviene liquida, o acqua o aria. Questo era l’importante nei tempi antichi: guardare a quello che nel processo del mondo deve avvenire perché una sostanza determinata abbia una forma determinata. Questo era il primo. Dopo di che si giudicava la sostanza. Oggi si parte dalla sostanza, allora si partiva dal processo. E ogni sostanza è solo un processo fermato, un processo fermato a un certo stadio. Era impregnato da tutto il tessere e il vivere nel materiale soprattutto. E così l’iniziato descriveva che egli era stato innanzitutto condotto a quella visione attraverso cui poteva vedere il tessere e il vivere del sostanziale in modo che gli apparisse come un tessuto dei quattro elementi. Questo era il primo.
Il secondo invece, che ciascuno raccontava e che per lui rappresentava il secondo stadio, era questo: egli diceva di essere stato condotto dove poteva conoscere «gli dèi superiori e inferiori». — Cosa significa essere condotti là dove si possono conoscere gli dèi superiori e inferiori? Ebbene, vedete, miei cari amici, questo lo abbiamo fondamentalmente già descritto, solo che lo abbiamo descritto in forma moderna. Vi ho detto: quando lo spirituale-animico si tira giù così profondamente nel corpo fisico e nel corpo eterico che il corpo fisico e il corpo eterico sopraffanno lo spirituale-animico, allora nasce il patologico, il patologico attraverso uno smarrimento dello spirituale-animico nel fisico-corporeo. Nasce il patologico. Nel momento in cui questo accade, l’uomo scende più profondamente in se stesso di quanto dovrebbe scendere nel normale risveglio, dovrebbe scendere durante la veglia nel suo organismo fisico, e viene a contatto con effetti non-umani, innaturali. Perché solo quando siamo in relazione normale tra la nostra organizzazione spirituale-animica e fisico-corporea, viviamo nel naturale. Nel momento in cui scendiamo più profondamente, penetriamo più intensamente nella nostra fisicità corporea, veniamo in relazione con l’innaturale. Veniamo in relazione con quello in cui esseri elementari, esseri di gerarchie superiori a diversi stadi del loro sviluppo concorrono a influenzare l’uomo. E questo è semplicemente un fatto: si viene in relazione con gli dèi che dispiegano la loro attività al di sotto dei naturali effetti.
Come avrebbe potuto dunque un antico iniziato dire, se avesse usato un’espressione più neutrale che rappresentasse la cosa in forma velata perché nessuno la comprendesse eccetto gli iniziati di nuovo, come avrebbe potuto dire: che fosse stato condotto agli dèi inferiori? Avrebbe potuto dire: ho conosciuto la natura delle malattie umane, perché quella conduce agli dèi inferiori.
Prendiamo l’altro, che nel senso in cui l’ho mostrato anche al confine tra il patologico e il normale, può condurre nella vita del Santo, dove lo spirituale-animico esce, esce più di quanto dovrebbe uscire nello stato di sonno. Conosce questo l’antico iniziato lo designava come il suo stare insieme con gli dèi superiori. Così che schematicamente si ha quello che corrisponde alla realtà: natura, innaturale, soprannaturale (vedi il disegno). La vita visionaria, la vita contemplativa, la vita che conduce l’uomo nel mondo spirituale, questo chiamava l’iniziato: stare insieme con gli dèi superiori.
Tafel 13
Ora, miei cari amici, si comprende molto facilmente, quando si parla così degli dèi superiori e inferiori, una falsa rappresentazione della gerarchia. Vedete, vi dovete rappresentare la cosa così. Se semplicemente dico: natura, innaturale, soprannaturale, malattia, vita visionaria, allora sono tentato di considerare gli dèi inferiori come subordinati. Ma vedete, la cosa non sta così. In realtà la cosa sta così: immaginiamo che qui abbiamo la natura, e verso l’alto conduce a un cerchio, verso il basso conduce a un cerchio (vedi il disegno), e quello che troviamo qui in alto, si unisce d’altro canto con il basso. Se disegniamo il cerchio più grande, otteniamo questo, se lo disegniamo ancora più grande, otteniamo questo, ancora più grande, otteniamo questo, e se lo facciamo sempre più grande, alla fine otteniamo una linea retta. Un pezzo di cerchio qui, che continua, ma dopo che è entrato nell’infinito, ritorna d’altro canto. Questo testimonia che questa designazione come dèi inferiori e superiori non deve essere concepita come una gerarchia, ma solo come il diverso modo in cui si avvicinano agli uomini, che però funzionano in assoluta pari gerarchia tra loro e tendono verso il punto infinito lontano. Per questo tutto quello che era malattia e chiaroveggenza nei tempi antichi era visto così: se l’uomo lo penetra, egli guarda nella gerarchia spirituale. Un modo di penetrare il mondo spirituale è questo: diventare veramente consapevole della malattia e della chiaroveggenza.
Così compreso, questo ci dà al contempo la possibilità di portare nella nuova epoca quello che nei tempi antichi era presente nella coscienza degli uomini. Poiché chiediamoci entro la coscienza moderna: cosa può essere identificato col dominio degli dèi inferiori nella nostra coscienza moderna? — Vedete, quello che noi, quando ci rappresentiamo la trinità divina, chiamiamo il Padre, questo è quello che nel senso più eminente appartiene all’innaturale. Il Padre appartiene all’innaturale, e come dobbiamo porci, nel senso di una vera concezione spirituale nella conoscenza, rispetto a questo Dio Padre?
Ora, miei cari amici, guardiamo l’uomo, osserviamo l’uomo nel suo stato di veglia diurna, lo osserviamo nel suo stato di sonno notturno, confrontiamo entrambi gli stati. Se vediamo l’uomo nella piena veglia, allora possiamo sapere che egli è così come è articolato nel mondo fisico nell’ordine di questo mondo fisico. Poiché come la terra un tempo si è articolata dagli stadi precedenti, come è sul cammino verso un’ulteriore evoluzione, così egli deve essere riconosciuto da Saturno, Sole, Luna. Nello stato di veglia in questo rapporto appartiene alla Terra, sta naturalmente nella Terra. Egli sta al livello della natura nello stato di veglia.
Non così quando l’uomo è nel sonno. Quando l’uomo è nel sonno, miei cari amici, là nel letto giace il corpo fisico e il corpo eterico, fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico è il corpo astrale e l’Io. Ma osserviamo il corpo fisico e il corpo eterico. Cosa ha dunque questo pezzo di uomo, che là nel corpo fisico e nel corpo eterico giace? Quello che ha, sebbene in uno stato più avanzato, è quello che ricevette nell’antica evoluzione di Saturno, nell’antica evoluzione del Sole. Questo è progredito. Ma ora nel sonno l’uomo ha il suo ulteriore sviluppo dell’essere Saturnino e Solare, non ha affatto il suo essere Lunare in quello che giace nel letto. Non lo ha affatto. Così che dobbiamo dire: mentre la natura è progredita, è andata oltre dall’essere Lunare all’essere Terrestre. Ma mentre l’uomo ha bisogno dello stato di sonno, la natura conserva in se stessa nell’uomo che dorme un’innaturale, una natura che veramente era solo durante il tempo di Saturno e del Sole. Questo è l’innaturale. Questo riposa in tutti gli esseri attraverso il fatto che c’è una razza umana.
L’uomo immediatamente scende nell’innaturale nello stato di sonno, e da questo immergimento — ve lo ho già mostrato nei giorni passati di questo corso — di nuovo emergono le malattie. Là è il dominio del Dio Padre. Noi sprofondiamo addormentati nel dominio del Dio Padre, nell’innaturale noi sprofondiamo, nel dominio del Padre.
Prendiamo la chiaroveggenza dell’uomo, così essa rappresenta essenzialmente un illuminamento di quei membri dell’essere umano che nel sonno sono al di fuori del corpo fisico e dal corpo eterico, dell’Io e del corpo astrale. Se l’uomo diviene consapevole in questo, allora questo è lo stato opposto dell’essere malato, l’altro polo dell’essere malato. E l’uomo è immerso nel dominio dello spirito con il suo corpo astrale e l’Io.
Così vediamo che l’uomo nella sua organizzazione terrestre può strapparsi dalla natura in due direzioni, nella direzione dell’innaturale verso il Padre, nella direzione verso il soprannaturale verso lo spirito, e il Cristo è dal Mistero del Golgota il mediatore di entrambi i mondi, colui che spiritualizza l’essere naturale, colui che spiritualizza l’ordinario essere umano terrestre, colui che deve sempre suscitare l’armonia tra l’innaturale e il soprannaturale. L’innaturale è equilibrato nel corso ordinario del sonno e della veglia. Il soprannaturale è equilibrato in coloro che sono veggenti e che sempre hanno la possibilità di ritornare secondo la loro volontà alla ordinaria vita umana. Se l’uomo nel risveglio non è in grado di equilibrare quello che ha sperimentato nell’innaturale, allora sopraggiunge la malattia che si manifesta nel corpo fisico ed eterico. Se l’uomo non è in grado di portare dentro lo stato di piena veglia, nel corso ordinario della sua vita terrestre, quello che può sperimentare come veggente nel dominio dello spirito, allora sorgono le malattie animiche o spirituali e così il polo opposto.
Ora consideriamo la malattia fisica. Cosa succede quando subentra il processo di guarigione? L’uomo è condotto dall’esperienza dell’innaturale all’esperienza della natura, dal Padre al Cristo, perché il Cristo è la vita spirituale nella natura. Dal Padre al Cristo, e questo è sostanzialmente quello che fa il medico. Sostanzialmente è il compito del medico di riconoscere come l’uomo colpito dall’innaturale è ricondotto al Cristo, dopo che il Padre, se possiamo esprimerci così, ha ceduto il dominio al Cristo, al Figlio. Questo è proprio quello che la saggezza misterica esprimerebbe in linguaggio più moderno. Si direbbe: l’iniziato è condotto, dopo che qui sulla terra ha una vera consapevolezza del Cristo, da un lato verso il Padre, d’altro canto verso lo spirito. E dal Padre, diventando consapevole di come là c’è la via su cui si deve essere guidati dal Padre al Cristo, su questa via risiedono tutti i processi di guarigione.
Qui inizia il moderno mistero, miei cari amici, il mistero che costituisce la grande prova cosmica per la vera scienza medica. E su questo devo accennare alla fine del corso sulla cura d’anime medica, così che da ciò scorra quello che prima deve entrare nel medico come guarigione. Supponiamo che il medico impari, come lo abbiamo suggerito in questo corso, gradualmente questi singoli processi di guarigione, imparando a conoscere gli organi difettosi, imparando a conoscere quello che là nel regno della natura agisce in accordo con gli organi fornito dello spirito, così che introduciamo lo spirito nel corpo umano come colui che guarisce. Impara come si fa in questo caso, come in quell’altro caso. Tutto questo si unisce in lui in una conoscenza totale. Ma nel momento in cui egli è progredito nella vera conoscenza, è diverso da quando si progredisce nella conoscenza odierna. Se oggi prendete un’anatomia patologica o una farmacologia e la studiate a fondo, siete alla fine solo in quanto più avanti rispetto all’inizio nel fatto che avete la cosa intera in voi — se la avete — ma non siete progrediti con ogni capitolo nella vostra intera postura umana. Ma questa è l’essenza della conoscenza totale: che si progredisce con la propria intera postura umana.
Se in questo senso ricevete la medicina come era intesa in questo corso sulla cura d’anime medica, allora progredite passo dopo passo. E quello che alla fine vi si presenta come risultato, miei cari amici, non è nulla di meno che questo: che diciate a voi stessi: adesso, dopo che ho la medicina totale dietro di me, vedo tutto quello che è accaduto nel Mistero del Golgota fino al momento in cui il Cristo è passato per la porta della morte al Golgota. Comprendete il cammino del Cristo dal Padre verso la morte del Golgota. Questo è il mistero. In principio non credete che una cosa sia collegata all’altra, ma è collegata. È collegata cosicché veramente proprio attraverso lo sguardo nel processo curativo comprendete quello che è accaduto nel cosmo, che il Padre ha mandato il Figlio perché passasse attraverso la morte al Golgota; e in quello che è accaduto nella morte al Golgota, miei cari amici, allora non vedete una morte, ma un’azione congiunta di tutto quello che è accaduto in quella morte che non è una morte, ma è il superamento della morte, che è la guarigione dell’intero essere umano. Questo è il cammino del medico dal Padre al Figlio, fino al momento in cui questi muore al Golgota. Ogni singola conoscenza curativa vi porta sempre un passo più in là per comprendere infine questo.
La cura d’anime medica non è solo quello che il pastore e il medico insieme devono esercitare, questo non è solo questo, ma la cura d’anime medica è quello che innanzitutto deve essere riunito, così che attraverso il medico una parte del Mistero del Golgota possa veramente essere penetrata. Questo è il culmine, il punto di culminazione della medicina, comprendere tutto l’ammalarsi dell’umanità, così che si possa scorgere il Mistero del Golgota fino alla morte come il grande processo di guarigione. Patologia dell’umanità che si sviluppa, terapia: la morte sulla croce — sarà vista nella sua connessione quando c’è vera medicina.
Il sacerdote ha il compito di seguire tutto quello che è sperimentato dall’uomo quando esce dal corpo nel mondo altro, che è il mondo dello spirito. In tal modo il sacerdote diviene sempre più e più consapevole di quello che è l’affinità dell’uomo con lo spirito, con lo Spiritus Sanctus, con lo Spirito Santo assoluto. E la sua via è quella di assumere la mediazione tra lo spirito e il Figlio, il Cristo, in questo sviluppare la teologia, trovare la via dal Cristo allo spirito, dallo spirito al Cristo. Di nuovo si può acquisire una somma di conoscenze, di contenuti di vita su questa via su cui si deve condurre gli uomini dallo spirito al Cristo, dal Cristo allo spirito. E questa via deve culminare nel fatto che le singole tappe della teologia rendano all’uomo comprensibile quale fosse la via del Cristo per l’umanità dopo il passaggio attraverso la morte al Golgota, che era il grande processo di guarigione. Così che ora sorge la domanda: cosa si produce in capacità nell’uomo attraverso questo processo di guarigione affinché possa entrare nel mondo spirituale? — In tal modo tutto quello che deve essere teologia culmina nella comprensione di quello che accade all’individualità del Cristo dopo che è passata attraverso la morte al Golgota.
La via del Cristo verso il Golgota: la più alta culminazione della via del medico. La via del Cristo dal Golgota in poi: la più alta culminazione della via del sacerdote.
Di nuovo sembra a molti teologi del tempo moderno come se entrambe le cose non appartenessero affatto insieme. Perché oggi ci sono teologi che non vogliono affatto sapere dello spirito risorto e del Cristo che continua ad agire. Ma quando parliamo nel senso di un rinnovamento dei misteri, allora l’evento del Golgota, il Mistero del Golgota entra e allora possiamo dire, la vecchia formula che l’iniziato aveva per il suo cammino iniziatico, e che suonava così: io sono stato guidato attraverso gli elementi e poi verso gli dèi inferiori e superiori — , questa formula deve per il moderno iniziato suonare così: io sono stato guidato attraverso quello che dissolve gli elementi nei loro processi — gli elementi sono ora gli elementi chimici, gli ottanta, essi si dissolvono nei processi — e sarò ulteriormente guidato mentre vado verso il basso al Padre, verso l’alto allo spirito e percepisco l’azione del Cristo su entrambe le vie.
Se per il vostro approfondimento esoterico, miei cari amici, volete portare una sintesi di questo corso della cura d’anime medica, allora portate con voi le parole che suonano così:
Io andrò sulla via, Che gli elementi in accadimenti dissolve E mi conduce verso il basso al Padre Che invia la malattia all’equilibrio del karma E mi conduce verso l’alto allo spirito Che l’anima in errore conduce all’acquisizione della libertà Il Cristo conduce verso il basso e verso l’alto Armoniosamente Uomo-Spirito nel corpo terrestre generando.
Tafel 14
Se sarete completamente impregnati da quello che risiede in questa meditazione schematica, allora sarete stati portati vivamente nello spirito a quello che io ho voluto dare in questo corso sulla cura d’anime medica.
Miei cari amici! Nel fatto che qui avete partecipato insieme a questo corso con i teologi, poteva essere sviluppato quello che nella coscienza umana contemporanea dovrebbe vibrare armoniosamente tra teologi e medici. C’è veramente, proprio quando si elabora pienamente nella consapevolezza quello che era l’atteggiamento di questo corso, una conseguenza indubbia per questa consapevolezza, miei cari amici, la conseguenza che nel lavoro per il bene dell’uomo medico e sacerdote devono essere coordinati. Assolutamente non deve sussistere quel rapporto che subordina il medico al sacerdote, non pienamente coordinato con lui. Il medico deve sviluppare sempre più questa consapevolezza. E questo appartiene a quello che deve concepire come l’aspirantato della nuova esoteria medica. Solo quando il medico sa di stare accanto al sacerdote in piena parità, allora potrà stare verso il mondo spirituale come deve. Perciò quello che per voi, miei cari amici, deve seguire da questo corso, deve essere che vi poniate spiritualmente l’immagine dinanzi: per il sacerdote il calice del sacrificio, per il medico il caduceo. E nel possesso del caduceo deve imparare a sentirsi di nuovo il medico esoterico. Questo è qualcosa che deve sapere soltanto accanto al sacerdote. Perché solo attraverso il fatto che questo è pienamente saputo, può sorgere in quella nobiltà di entusiasmo nell’anima del medico che è necessaria se il medico vuole veramente essere un medico praticante, un guaritore nel mondo. Sì, miei cari amici, questo vi dà soltanto la possibilità di lavorare verso quella posizione che dovete conquistare dalla vita antroposofica — parlo ora principalmente ai medici praticanti — dovete conquistare. Questo deve diventare la vostra consapevolezza. Da questo punto di vista della consapevolezza dovete lavorare per realizzare, in connessione con quello che dalla sezione, dalla sezione medica, può essere soltanto uno stimolo, dovete lavorare a quello che può realizzare una vera compagnia medica che lavora dall’antroposofia, come si lavora nella comunità sacerdotale dall’antroposofia. Ma dovete essere consapevoli, proprio quando considerate il rapporto di coordinazione, che oggi è ancora molto più difficile essere medico antroposofico che essere sacerdote antroposofico. Considerato soltanto questo: il sacerdote antroposofico si presenta al mondo senza rimanere in alcun modo dipendente da qualche potere sacerdotale esteriore. Il medico che vuole essere un medico praticante deve essere riconosciuto, deve avere alle spalle uno studio riconosciuto dal mondo esteriore. Quindi da principio non è nella posizione di potersi presentare al mondo, come i nostri sacerdoti in una comunità sacerdotale, in una comunità medica. Eppure, questa comunità è possibile. Questa comunità deve essere esercitata nei cuori di coloro che vogliono onestamente unirsi alla pratica curativa del Goetheanum. Nel fondo, essa deve essere molto più interiore dell’unione nella comunità sacerdotale. Deve unire con una consapevolezza ben determinata coloro che vogliono operare come medici nel senso dell’antroposofia con la fonte di questa azione qui al Goetheanum. Cercare di raggiungere una tale fonte di azione qui al Goetheanum per il medico, questo è il pensiero e lo sforzo della cooperazione della dott.ssa Wegman e mia. E solo nell’unirsi a quello che qui deve essere fonte, solo nella consapevolezza dell’appartenenza insieme può effettivamente risiedere il significato di quello che i guaritori portano via dal corso medico alla sezione medica del Goetheanum: un reale sentimento di appartenenza insieme con quello che deve emanare dal centro indicato. E così posso ben dirvi alla fine, miei cari amici: cercate la via che in questo senso rappresenta l’unione della comunità medica praticante. Cercate la via verso questa unione. La troverete. E sarà nostra cura al Goetheanum che la troviate.
Perché questo primo passo sia compiuto, la dott.ssa Wegman e io abbiamo preso provvedimenti, per dare innanzitutto uno stimolo esoterico iniziale nel fatto che è stato creato un nucleo esoterico interamente ampliabile che, come detto, è interamente ampliabile, ma che per buone ragioni consiste inizialmente soltanto in un numero di medici praticanti, che a loro volta hanno compiuto quell’impegno necessario per l’azione esoterico-medica. Questo nucleo consiste dei medici praticanti: dott. Walter, dott. Bockholt, dott. Zeylmans, dott. Glas, dott. Schickler, dott. Knauer, dott. Kolisko. Due altre personalità sono ancora previste, ma non sono qui ora. — Ma poiché l’unione doveva accadere in modo reale, non soltanto attraverso nomina, così inizialmente questa unione poteva avvenire soltanto entro queste sette personalità, che si pongono con tutta la loro azione umana al servizio delle idee mediche che qui in futuro dovranno emanare e che così danno inizio a quel flusso esoterico-medico che gradualmente deve emanare dal Goetheanum.
Miei cari amici, le misure esoteriche hanno fondamenti in determinati substrati. Nessuno ha bisogno di sentirsi trascurato, perché il cerchio è ampliabile, e chiunque appartenga alla sezione medica sarà considerato sulla via in questo cerchio, nella misura in cui è un medico praticante. Ma la direzione della sezione medica, che è anche la direzione di questo cerchio medico, deve riservarsi di indicare volta per volta il momento per i singoli membri della sezione quando attraverso loro può avvenire un allargamento di questo cerchio. Questo cerchio è stato inizialmente formato in completo accordo tra la dott.ssa Wegman e me e comprende queste persone: dott. Walter, dott. Bockholt, dott. Glas, dott. Zeylmans, dott. Schickler, dott. Knauer, dott. Kolisko.
Speriamo che tutto si sviluppi in modo che questo cerchio possa essere sempre più e più allargato. Perché nella direzione di questo cerchio risiederà il compimento di quegli scopi che sono connessi a tutto quello che accade qui nel campo medico, che soprattutto illuminano quello che io, miei cari amici, ho voluto comunicarvi in questo corso sulla cura d’anime medica. Esso si è formato da sé in modo che sia stato tenuto più per medici che per sacerdoti, sebbene inizialmente la comunità sacerdotale abbia dato lo stimolo esteriore per ciò. Ma questa configurazione è venuta dal fatto che proprio per la comunità medica che vuole operare dall’antroposofia, prima devono essere creati i mezzi e le vie che possono portarla a un’unione difficile, mentre era relativamente facile all’interno della comunità sacerdotale. All’interno della comunità sacerdotale è più facilmente possibile che attraverso singole personalità anche coloro che stanno più debolmente possano essere sostenuti. All’interno della comunità medica sarebbe impossibile per questa ragione, perché in un senso molto più elevato di quanto sia il caso per il sacerdote, il medico è fondato sulla propria personalità. Il vero sacerdote è sostenuto dal culto. Il culto lo pone dinanzi al mondo. E quello che è, nel fondamento, è così che attraverso la sua personalità agisce lo spirito che è nel culto. Il medico deve essere in relazione con gli uomini. Deve poter entrare dalla sua persona in tutto ciò che è umano. Deve sentire in se stesso la forza potente, l’azione divina — perché è azione divina quella che si esprime nella salute dell’uomo —, portare l’azione divina nel mondo. Deve con la sua persona interamente assumere la sua missione. Tutto il suo servizio medico, tutto il suo servizio curativo è in ogni singolo caso un culto individuale che si modifica. E, miei cari amici, nel senso più elevato sapere che il servizio medico è servizio divino, questo darà il fondamento, la base per quello che vi permetterà di trovare la via, davvero di portare nel mondo quello che è qui perseguito dal Goetheanum con retta intenzione.
Possa così quello che ho voluto dire in questo corso sulla cura d’anime medica essere accolto dai vostri cuori. Possa essere gradevolmente accolto che coloro che qui inizialmente come membri del nucleo esoterico hanno potuto essere uniti insieme, possa essere operato sempre più e più in questo senso. Allora anche quello che io ho voluto porre germogliando in questo corso sulla cura d’anime medica, attraverso i vostri cuori, attraverso il vostro senso, attraverso il vostro spirito operaranno nel mondo.
Questo è proprio quello che può avvenire nel miglior modo dal Goetheanum: trovare persone che stiano fuori nel mondo nei campi più diversi dell’azione umana, e i cui intenti siano sempre un’eco di quello che deve essere detto, operato qui dal Goetheanum. Se voi lo fate nel vostro campo, allora un legame di appartenenza insieme, lo spirito goetheaniano unirà i vostri cuori e le vostre anime e noi vedremo frutti sempre emergere per il bene dell’umanità, quando voi trovate la via sempre di nuovo qui al Goetheanum. Perché tutto quello che viene fatto qui è soltanto frammento, soltanto una parte, soltanto all’inizio un primo capitolo. Quanto più possiamo sperare che sia uno stimolo affinché il singolo ne porti sempre più con sé, tanto più raggiunge il suo scopo. Questo è quello che vi chiedo, come quello che vi voglio dire, di portare con voi sulla via. E così vorrei concludere con un caloroso saluto dal cuore a voi tutti questo corso sulla cura d’anime medica.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
Libera AntroposofiaArchivio digitale della Scienza dello Spirito di Rudolf SteinerInfo e ContattiTutti i contenuti presenti in questa piattaforma sono esenti da copyright
o sono stati legalmente concessi dai tenenti diritto.