Buongiorno, miei cari signori! Oggi vogliamo utilizzare il tempo per aggiungere ancora qualcosa a quello che abbiamo ascoltato. Proprio attraverso questo diventeranno comprensibili per noi molte cose riguardanti la dignità intera dell’uomo.
Vedete, ho spiegato approssimativamente come procede la nutrizione e come procede la respirazione dell’uomo. Abbiamo anche visto che la nutrizione è più strettamente connessa con la vita dell’uomo, che la nutrizione consiste nel fatto che noi assumiamo sostanze alimentari che si trovano effettivamente in uno stato inerte nel nostro intestino, che queste sostanze alimentari vengono poi vivificate attraverso i vasi linfatici e che vengono trasferite nel sangue in stato vivente. Allora nel sangue, come sappiamo, questo nutrimento vivente entra in contatto con l’ossigeno dell’aria. L’aria viene assunta dall’uomo. Il sangue viene trasformato. Questo è quel processo che avviene nel petto. E abbiamo contemporaneamente in ciò quello che ci dà la nostra sensazione.
Dunque, la vita viene effettivamente generata tra i processi intestinali e i processi sanguigni. All’interno dei processi sanguigni, invece, tra i processi sanguigni e l’aria, viene generato quello che è il nostro sentimento. Ora dobbiamo occuparci anche dell’intelletto e dobbiamo provare una volta a comprendere come l’intelletto nell’uomo è venuto a realizzarsi.
Vedete, riconoscere ciò esteriormente è possibile solo da, potremmo dire, circa sessant’anni. Si sarebbe potuto celebrare l’anniversario di sessant’anni nell’anno scorso, 1921. Non è stato celebrato, perché nei tempi attuali gli uomini hanno poco interesse a organizzare celebrazioni puramente scientifiche di anniversari. La scoperta che è stata fatta nel 1861, che avrebbe potuto essere celebrata come scoperta sessantennale — dunque solo da cinquanta, sessant’anni si può parlare della cosa di cui voglio parlare oggi —, è una scoperta scientifica importante. Mi ricordo di questa scoperta anche per la ragione che è proprio della stessa età di me stesso. Questa scoperta consiste nel seguente.
Vi ho detto recentemente come si può osservare nell’uomo: non c’è bisogno di sperimentare, ma è sufficiente prestare attenzione a quello che la natura stessa sperimenta sull’uomo quando l’uomo si ammala in una qualche direzione. Se allora si sa come osservare quello che è accaduto nell’uomo fisico quando l’uomo si è ammalato in una qualche maniera, allora è stato condotto un tale esperimento, un tale tentativo dalla natura stessa per noi, e possiamo ricavare una conoscenza da questo esperimento.
Nel 1861 dunque è stato scoperto, precisamente da Broca, che nei soggetti che hanno disturbi del linguaggio, quando vengono sottoposti a dissezione dopo la morte, c’è una lesione nella terza circonvoluzione frontale sinistra.
Non è vero, quando osserviamo il cervello, quando cioè solleviamo per così dire la volta cranica ossea, l’involucro osseo, allora vediamo il cervello. Questo cervello ha proprio circonvoluzioni: c’è una circonvoluzione, poi una seconda, e là c’è una terza circonvoluzione (viene disegnato). Questa circonvoluzione si chiama, perché qui nel disegno si trova nella regione temporale, la circonvoluzione temporale. Ora, ogni volta che l’uomo ha o singoli disturbi del linguaggio o non può più parlare affatto, allora c’è qualcosa di danneggiato in questa circonvoluzione frontale sinistra.
Questo può accadere quando l’uomo subisce quello che si chiama un ictus cerebrale. Un ictus cerebrale consiste nel fatto che il sangue, che normalmente dovrebbe scorrere soltanto nelle arterie, si spinge attraverso le arterie e allora fuoriesce nella massa rimanente che circonda le arterie, dove il sangue non dovrebbe stare. Tale emorragia provoca allora l’ictus, la paralisi. Se dunque il sangue si riversa indebitamente nell’uomo, in questa circonvoluzione temporale, allora questo causa infine, quando questa circonvoluzione temporale è completamente compromessa, che l’uomo non può più parlare.
Vedete, questo è un collegamento molto interessante. Possiamo dire: l’uomo parla per il fatto che ha una circonvoluzione temporale sinistra sana nel suo corpo fisico. E ora dobbiamo comprendere che cosa questo significhi effettivamente: un uomo ha una circonvoluzione temporale sinistra sana. Ma per comprendere questo, dobbiamo considerare ancora qualcos’altro.
Quando muoiono bambini piccoli, ed esaminiamo lo stesso posto nel cervello, cioè questa circonvoluzione temporale sinistra, allora questo cervello è una poltiglia abbastanza uniforme; specialmente prima che il bambino abbia imparato a parlare, è una poltiglia abbastanza uniforme. Nella misura stessa in cui il bambino comincia a imparare a parlare, questa circonvoluzione frontale sinistra acquisisce sempre più piccole circonvoluzioni. Si forma sempre più e più artificialmente. Cosicché si può dire: se in un bambino molto piccolo questa circonvoluzione frontale sinistra avesse questo aspetto (viene disegnato), allora nel bambino che ha imparato a parlare e nell’adulto avrà questo aspetto: formato molto artificialmente.
Dunque qualcosa è accaduto al cervello; mentre il bambino stava proprio imparando a parlare, è accaduto qualcosa. E nessun uomo dovrebbe proprio pensare a una tale cosa diversamente da come altrimenti si pensa nella vita ordinaria. Vedete, se sposto il tavolo da lì a qui, nessun uomo dirà: il tavolo si è spostato qui. — Parimenti non dovrei dire: il cervello ha formato circonvoluzioni —, ma devo riflettere su che cosa sia effettivamente accaduto, su quale ne sia la causa. Devo dunque riflettere su donde viene questa formazione proprio della circonvoluzione temporale sinistra.
Ora, vedete, quando il bambino impara a parlare, muove certamente il suo corpo. Muove il suo corpo negli organi vocali. Prima, quando il bambino non può ancora parlare, è soltanto un essere che si contorce, grida al massimo e così via. Finché grida soltanto, la circonvoluzione frontale sinistra è ancora una poltiglia come l’ho disegnata dapprima. Quanto più impara a non gridare solamente, ma a trasformare il grido in suoni articolati, tanto più questa circonvoluzione frontale viene formata. Cosicché si può dire: quando il bambino grida soltanto, allora ha in quel punto una poltiglia cerebrale. Ora comincia a non gridare soltanto, ma a pronunciare suoni. Allora questa poltiglia generale si trasforma gradualmente in una circonvoluzione cerebrale sinistra bellamente formata.
Ora, miei cari signori, la cosa sta così: sapete bene che quando il bambino grida, allora i suoi gridi sono per lo più quello che si chiama vocali: A, E. Se dunque il bambino grida soltanto, allora non ha bisogno di una circonvoluzione frontale sinistra articolata, ma produce quello che grida sempre da se stesso, senza che abbia qualcosa di così artificiale nel cervello. Se si presta un po’ di attenzione, si vedrà che quello che il bambino grida per primo è molto simile ai suoni A. Poi più tardi il bambino comincia ad aggiungere suoni U e I al suo grido. E gradualmente il bambino, come sapete, impara anche le consonanti. Il bambino grida per primo A; poi impara ad aggiungere M: MA o WA. Così il bambino produce gradualmente le parole dal grido, aggiungendo alle vocali le consonanti.
E queste consonanti, come si formano? Dovete solo prestare attenzione a come pronunciate una M. Allora dovete muovere le labbra. Dovete imparare questo come bambino per imitazione. Se pronunciate una L, allora dovete muovere la lingua. E così dovete muovere qualcosa. Dovete dunque passare dal contorcersi che il bambino fa soltanto a movimenti regolari, a movimenti che gli organi vocali eseguono per imitazione. E quanto più il bambino aggiunge tali consonanti, L, M, N, R e così via alle vocali, che sono presenti soltanto nel grido, tanto più questa circonvoluzione frontale sinistra viene articolata, tanto più questa circonvoluzione frontale sinistra viene artificialmente formata; cosicché con la stessa intensità con cui il bambino impara le consonanti, questa circonvoluzione frontale sinistra si forma.
Ora, dunque, possiamo dire: donde impara il bambino inizialmente a parlare? — Il bambino impara effettivamente a parlare soltanto per imitazione. Impara a parlare, a muovere le labbra, imitando dal sentimento come le altre persone muovono le labbra. Tutto è imitazione. Cioè, il bambino nota, vede, percepisce quello che avviene intorno a lui. E attraverso questa percezione, dunque attraverso questo lavoro spirituale della percezione, il cervello viene formato. Proprio come lo scultore forma il suo legno o il suo marmo o il suo bronzo, così questo cervello viene formato scultoreamente per il fatto che il bambino si muove. Gli organi che muove, propagano il loro movimento fino nel cervello. Se dunque pronuncio L con la lingua, allora la lingua è collegata al cervello attraverso un nervo, attraverso altri organi. Questa L arriva fino nella mia circonvoluzione frontale sinistra e produce lì dentro tali figure. La L produce dunque una figura tale in cui una cosa si collega all’altra, dove questa circonvoluzione frontale sinistra si forma quasi come un intestino. La M produce tali circonvoluzioni sferiche. Dunque vedete, c’è un lavoro su questa circonvoluzione temporale sinistra. Lì lavora quello che il bambino muove attraverso il notare, che vive pienamente. Questo è ora molto interessante, che cioè, da quando si sa che un ictus cerebrale rovina la circonvoluzione frontale sinistra e così sottomina il linguaggio, da ciò si può sapere che effettivamente continuamente nel bambino si lavora su questa circonvoluzione frontale sinistra, mentre impara consonanti, consonanti. E questo deriva dal fatto che l’occhio e ogni sorta di altri organi notano che nel mondo esteriore accade qualcosa. Che cosa accade dunque nel mondo esteriore?
Ora, vedete, quando parliamo, respiriamo anche sempre durante il parlare. Respiriamo continuamente. E quando respiriamo, allora quello che si forma dalla respirazione, questa spinta respiratoria, come l’ho chiamata, entra per primo nel corpo umano, poi passa per questo canale spinale (viene disegnato) ed entra nel cervello. Così mentre il bambino grida, non può ancora pronunciare le consonanti, ma grida e respira, e durante questo tempo questa respirazione sale sempre, questa spinta respiratoria; sale ed entra dovunque nel cervello.
Chiediamoci: che cosa entra effettivamente nel cervello? Bene, nel cervello entra sangue. Va dovunque, come ve l’ho spiegato negli ultimi giorni. Dunque attraverso la respirazione il sangue viene continuamente spinto nel cervello. Ma il fatto che attraverso la respirazione il sangue viene spinto dovunque, sì, vedete, questo accade anche già subito dopo che il bambino è appena nato — accade già prima, ma allora si lavora in un modo diverso. Così quando il bambino nasce, comincia a respirare. Allora sale effettivamente sempre questa spinta d’aria, che spinge il sangue nel cervello.
E in questo modo possiamo dire: finché soltanto il sangue viene spinto nel cervello attraverso la respirazione, finché il bambino può soltanto gridare. Comincia a parlare quando non solo il sangue viene spinto lì dentro, ma quando, diciamo, dall’occhio o da qualche altro organo, specialmente dall’orecchio, il bambino nota qualcosa, quando percepisce qualcosa. Quando dunque il bambino nota un movimento in un altro uomo, fa il movimento dentro di sé; allora non solo il flusso sanguigno sale lì, ma allora, diciamo per esempio, dall’orecchio un altro flusso continuamente entra lì (viene disegnato). Vedete, questo è l’altro flusso. E questo altro flusso è il flusso nervoso.
Dunque nella circonvoluzione temporale sinistra, nella cosiddetta circonvoluzione del linguaggio, si incontrano, come altrove nel corpo umano, i vasi sanguigni e i fasci nervosi. Sui fasci nervosi agisce quello che si nota, che si percepisce. I movimenti che il bambino compie con le consonanti si propagano dunque attraverso i nervi nella sua circonvoluzione del linguaggio sinistra. E così viene ben formata, mentre continuamente la spinta respiratoria con il sangue coopera con quello che viene dall’orecchio o anche specialmente dall’occhio, e quello che gradualmente tra sangue e nervi articola meravigliosamente tutta la massa cerebrale acquosa. Potete dunque vedere che il nostro cervello viene effettivamente formato — almeno in questa parte, e poi nelle altre parti è proprio così —, viene formato dal fatto che coopera un’attività, cioè la percezione, con un’altra attività, con questa spinta che il sangue spinge nel cervello.
Ora però dovete diventare consapevoli anche di quanto segue. Il bambino impara così a parlare, cioè forma la sua circonvoluzione frontale sinistra. Ma, miei cari signori, quando ci si siede presso un cadavere e lo si disseziona, e si osserva la circonvoluzione frontale destra, che là giace simmetricamente, allora questa è relativamente non sviluppata. Abbiamo dunque la circonvoluzione frontale sinistra; è diventata così meravigliosamente bella come ve l’ho detto. La destra rimane per la maggior parte della vita così come era nel bambino — rimane dunque non articolata. Vorrei dire: se avessimo soltanto la circonvoluzione frontale destra, potremmo soltanto gridare; e soltanto per il fatto che noi prepariamo così artificialmente la circonvoluzione frontale sinistra, possiamo parlare.
Soltanto, vedete, se una volta un uomo è mancino, se cioè ha l’abitudine di non compiere le sue attività con la mano destra, ma con la mano sinistra, allora emerge il fatto curioso che, se l’ictus lo colpisce dal lato sinistro, non perde per esempio il linguaggio. E quando viene dissezionato, si trova che in lui, nel mancino, la circonvoluzione frontale destra è stata articolata così come altrimenti negli uomini ordinari e normali viene articolata la circonvoluzione frontale sinistra.
Dunque i movimenti del braccio e della mano hanno una partecipazione straordinariamente forte in questa formazione del cervello. Donde viene questo? Sì, vedete, viene dal fatto: quando uno si abitua a fare molte cose con la mano destra, non fa soltanto quello che fa con la mano destra, ma si abitua anche a respirare un po’ più fortemente dalla parte destra, cioè a utilizzare più forza respiratoria. Si abitua a sentire un po’ più chiaramente dalla parte destra e così via. Questo ci mostra soltanto che l’uomo, quando si abitua a usare la mano destra, ha in generale la tendenza a esercitare più attività dalla parte destra che dalla sinistra. Ora però viene articolata proprio la circonvoluzione frontale sinistra quando è destrimane, e la circonvoluzione frontale destra quando è mancino. Donde viene questo?
Sì, miei cari signori, vedete: Qui (viene disegnato) avete in un corpo il braccio destro, la mano destra, qui avete la testa e qui avete la sua circonvoluzione temporale sinistra. Ora esaminiamo come vanno i nervi. I nervi vanno così; avete dappertutto nervi. Se non aveste questi nervi, allora per esempio non potreste sentire se è caldo o freddo. Tutto è collegato con i nervi. Avete dappertutto nervi, che salgono attraverso il midollo spinale ed entrano nel cervello. Ma il fatto curioso è che i nervi che sono nella mano destra vanno qui nel cervello sinistro, e i nervi che sono nell’altra mano entrano nel cervello destro. Lì dentro, lì i nervi si incrociano. Nel cervello i nervi si incrociano, cosicché io, se per esempio, diciamo, eseguo qualche esercizio di ginnastica o un esercizio di euritmia con la mano destra o con il braccio destro, allora lo sento per il fatto che il nervo media questo sentimento; ma lo sento con la metà sinistra del cervello, perché i nervi si incrociano.
Ora immaginate che un bambino preferibilmente con la mano destra ama fare tutto. Allora respira anche un po’ più fortemente dalla parte destra, sente un po’ più fortemente, vede persino un po’ più acutamente dalla parte destra. L’uomo allora si sforza di più dalla parte destra e sviluppa quello che compie come movimenti nel cervello sinistro.
Dovete solo immaginare che noi abbiamo anche sempre un po’ la caratteristica di fare gesti mentre parliamo: Ah! (gesto corrispondente); e quando rifiutiamo qualcosa: E! Facciamo gesti mentre parliamo. Questi gesti vengono sentiti dai nostri nervi; e i gesti della mano destra, che facciamo mentre parliamo, vengono sentiti con la metà sinistra del cervello. E allo stesso modo, se siamo destrimani, abbiamo la tendenza a pronunciare le vocali e consonanti più fortemente con la metà destra della laringe, a pronunciare i suoni più fortemente; allora quello che facciamo è sentito anche più fortemente con la metà sinistra del cervello. E da questo deriva il fatto che il cervello, che originariamente è una poltiglia, viene più formato. La metà sinistra la lasciamo più inutilizzata; per questo la metà destra del cervello viene meno formata, rimane acquosa. Ma quando uno è mancino, accade il contrario.
Da ciò derivano molte cose importanti per la pedagogia. Immaginate, con bambini mancini — pochi bambini mancini si hanno già anche a scuola — bisogna dirsi: mentre negli altri la circonvoluzione temporale sinistra è formata molto artificialmente nel cervello, in questi mancini è in piena formazione, si forma la circonvoluzione temporale destra. E se insegno ai bambini a scrivere, uso la mano destra. Quei bambini che sono destrimani, rinforzeranno soltanto quello che hanno già cominciato a formare nella loro circonvoluzione frontale sinistra mentre imparavano a parlare. Ma quei bambini che sono mancini, quando li costringo a scrivere con la mano destra, rovinano di nuovo quello che hanno formato nella circonvoluzione temporale destra attraverso il linguaggio. Lo rovinano di nuovo. E poiché non è così che la scrittura dovrebbe stare, che i mancini non scrivono a sinistra, ho innanzitutto il compito, con quei bambini che sono mancini, di condurre lentamente e gradualmente quello che fanno con la mano sinistra nella mano destra, affinché imparino per primo a lavorare così con l’altra mano, e poi entrano nella scrittura molto più lentamente degli altri bambini. Non importa se imparano un po’ più tardi a scrivere.
Se semplicemente lascio che i bambini mancini imparino a scrivere così velocemente come quelli destrimani, rendo questi bambini più stupidi, perché di nuovo rovino quello che hanno formato nella metà destra del cervello. Dunque devo stare attento che insegni ai bambini mancini a scrivere in un modo diverso da quei bambini che sono destrimani. Non diventeranno per la vita successiva più stupidi, ma più intelligenti, se lentamente guido la mancinità nella destrezza, e non confondo semplicemente tutto il cervello attraverso la scrittura con la mano destra.
Ora, vedete, se si vuole trattare l’uomo intero attraverso la scrittura, allora pedagogicamente si raggiunge proprio l’opposto di quello che si vuole raggiungere. Ora c’è una grande tendenza presente: insegnare all’uomo tutto con entrambe le mani, fargli fare tutto con entrambe le mani. Allora metto tutto sottosopra nel suo cervello. E mostra solo quanto poco la gente sa, quando hanno una tale tendenza, fargli fare la stessa cosa a sinistra e a destra. Si potrebbe già aspirare a questo; ma prima bisogna fare qualcos’altro. E che cosa bisognerebbe fare? Sì, miei cari signori, prima bisognerebbe trasformare l’uomo intero! Bisognerebbe lentamente far passare un’attività dal lato sinistro al lato destro e far diventare lentamente più debole l’attività sul lato destro. Che cosa accadrebbe allora?
Sì, vedete, quello che accadrebbe allora è questo: sotto questa superficie della circonvoluzione temporale sinistra (viene disegnato) la circonvoluzione temporale sinistra sarebbe formata più artificialmente, e fuori, sulla parte esterna, resterebbe poltiglia. E questo accadrebbe allora anche alla circonvoluzione temporale destra. Invece di distribuire allora le due attività sul lato sinistro e destro, rendo ogni circonvoluzione temporale in due metà, in una metà esterna e una metà interna. E la metà interna è allora più adatta a parlare, la metà esterna serve più solo per gridare dentro le vocali e consonanti. Ma tutto il parlare è una composizione di grido e articolazione. Rimane così per tutta la vita.
Vedete dunque, non si deve armeggiare così senza ulteriore riguardo sull’uomo, ma si deve, se si vuole esercitare la pedagogia, anche solo la pedagogia della scuola elementare, conoscere l’uomo intero. Poiché con tutto quello che si fa, si cambia l’uomo. E questo è veramente peccaminoso, che oggi si armeggia solo secondo le apparenze esterne e non si guarda come le cose si mettono quando si penetra veramente nell’uomo.
Ora, nella maggior parte degli uomini, entrambe le circonvoluzioni frontali non sono utilizzabili, ma la circonvoluzione frontale destra è più permeata di flussi sanguigni, la sinistra ha meno flussi sanguigni ed è più permeata di nervi. E questo è il caso del nostro intero cervello, che il cervello è più destinato a destra al flusso sanguigno, cioè alla dispersione sanguigna, mentre la metà sinistra è più destinata al notare, alla percezione.
Non appena arriviamo a sapere una volta che il cervello si forma sotto le influenze esterne, allora cominceremo a ottenere un’idea di quanto forti siano queste influenze esterne. Queste influenze esterne sono naturalmente incredibilmente forti quando sappiamo che attraverso le influenze esterne tutto quello che effettivamente avviene nel cervello viene generato. Dunque per il fatto che si è imparato che cosa effettivamente avviene nel cervello quando l’uomo parla, si può formare una rappresentazione di come in generale è il cervello umano. Vedete, quando esaminiamo ulteriormente questo cervello, si presenta così: sempre sulla parete esterna, dove il cervello ha la sua parete esterna, ci sono complessivamente più vasi sanguigni che all’interno. Cosicché possiamo dire: all’esterno il cervello è più ricco di sangue, all’interno è più ricco di nervi. All’interno l’abbiamo ricco di nervi; lì ci sono tali fasci nervosi dentro.
Come viene dunque ora, diciamo, in un bambino che impara a parlare in modo ordinario, che cioè è destrimane, come viene dunque in un tale bambino effettivamente formato il cervello? Ora, vedete, quando si prende un cervello molto giovane dal bambino, allora è così: ha attorno il suo mantello ricco di sangue, come vorrei dire (viene disegnato). Questo è visto da davanti. Questo dovrebbe essere dalla parte destra dell’uomo — , così da voi visto è sinistra —, questo dovrebbe essere dalla parte sinistra dell’uomo. Qui si formano ora tutti questi fasci nervosi. Poiché è così, miei cari signori, poiché lì dentro ci sono fasci nervosi, si vede, quando li si estrae, la massa cerebrale interna biancastra; mentre la massa cerebrale più ricca di sangue, che giace attorno, quando la si estrae, appare rosso-grigia. Appare rosso-grigia.
Quando ora il bambino si sviluppa ulteriormente in modo che impara a parlare, che cioè la sua circonvoluzione temporale sinistra viene articolata, che cosa accade allora? Sì, vedete, accade che questi fasci nervosi si tirano di più lì dentro; qui meno, qui di più il sistema sanguigno si forma (viene disegnato). Dunque si sposta per così dire la parte interna del cervello nel bambino che si sviluppa normalmente più verso sinistra; l’altro si spinge dopo. Il cervello si sposta così verso il lato sinistro, e diventa verso il lato sinistro sempre più e più biancastro. Si sposta così. Su tali cose artificiali si basa tutta la sviluppazione umana.
Ora, procediamo oltre dal linguaggio. Vedete, ci sono lingue che, diciamo, hanno moltissime consonanti, e ci sono lingue che hanno molte vocali: A, E, I e così via. Ci sono altre lingue che spremono tutto così: S, W, cosicché uno quasi non nota le vocali. Ora, che cosa si presenta effettivamente?
Quando qualcuno vive in una regione — poiché dipende dalle regioni, le lingue sono infatti diverse secondo le regioni della terra —, in cui si sviluppano più le consonanti, che cosa significa? Significa che vive più nel mondo esterno, poiché le consonanti devono essere sviluppate nell’esterno. Se dunque qualcuno vive più nel mondo esterno, allora la sua parte bianca di cervello si sposta più verso sinistra. Se qualcuno vive più nel suo proprio interno, si sviluppa in una regione tale, dove l’uomo vive più nel suo proprio interno, allora questa massa cerebrale bianca si sposta meno. L’uomo è più indotto a produrre dal suo interno vocali armoniose. Ma questo è diverso secondo le regioni della terra.
Prendiamo allora quanto segue, miei cari signori. Immaginate che la terra (viene disegnato) è lì e in diversi punti della terra stanno uomini. Voglio disegnarlo completamente schematicamente, un uomo qui e un uomo là. Dunque stanno uomini diversi sulla terra. Così stiamo sempre sulla terra, anche se naturalmente è disegnato in modo molto sproporzionato, ma così stiamo sulla terra. E l’uomo qui, diciamo, riceve un linguaggio vocalico, l’altro riceve un linguaggio consonantico.
Che cosa deve essere accaduto nella rispettiva regione? Ora potrebbe essere accaduto molto, molto diverso, ma voglio farvi notare uno che potrebbe essere accaduto. Immaginate una volta che qui si trovino alte montagne (viene disegnato), e qui c’è la pianura. Dunque qui alte montagne, là la pianura. Ora, in verità, quando da qualche parte ci sono pianure piatte, allora si nota che là il linguaggio diventa più ricco di vocali. Quando da qualche parte ci sono montagne molto alte, allora il linguaggio ha la tendenza a diventare più ricco di consonanti, più ricco di consonanti.
Ma vedete, così semplicemente la storia non sta, ma dobbiamo domandarci: sì, donde nasce la montagna e donde nasce la pianura? È così (viene disegnato): Qui c’è dappertutto la terra; qui splende il sole. La nostra intera terra era una volta poltiglia. Le montagne dovevano essere tirate fuori dalla qualità acquosa. Dunque la terra è poltiglia nel fondo, la montagna viene tirata fuori qui.
Miei cari signori, che cosa tira fuori allora la montagna? La montagna viene tirata fuori dalle forze dal cosmo, che agiscono da fuori!
Così possiamo dire: Agiscono certe forze dal cosmo, che tirano fuori la montagna. Queste forze sono forti, per questo nasce una montagna. Qui agiscono forze più deboli dal cosmo, per questo non nasce una montagna. Allora il suolo terrestre in epoche antiche è stato meno tirato fuori. E quegli uomini che ora nascono su un tale suolo terrestre, dove agiscono meno queste forze, parlano con vocali, e quegli uomini che nascono su un suolo terrestre dove agiscono più queste forze, parlano con consonanti. Dunque questo è connesso con tutte le forze del cosmo.
E come possiamo dunque indicare qualcosa del genere? Ora, miei cari signori, quello che abbiamo da indicare, dobbiamo organizzarlo come osserviamo l’orologio. Dobbiamo andare al lavoro o dobbiamo andarcene. Ma non diremo nemmeno per un momento: ora è troppo! Questo dannato grande indicatore, è un tizio terribile, che mi frusta ora al lavoro! — Non ci viene neanche in mente. L’indicatore ci dice quando dobbiamo andare al lavoro, ma non gli attribuiamo neanche il minimo torto o causa. Non è vero, non lo facciamo. Dunque è assolutamente innocente nella cosa.
Similmente, miei cari signori, possiamo guardare qui al sole e possiamo dire: quando stiamo qui, in un certo momento il sole, diciamo, per esempio, è davanti alla costellazione dell’Ariete. Allora abbiamo la direzione, donde agiscono le forze forti. Non è l’Ariete, ma ci dà la direzione, donde agiscono le forze forti. Nello stesso tempo qui sta un uomo. Per lui viene in considerazione così per primo: quando il sole si è spostato qui (viene disegnato), allora sta qui, ammesso la Vergine, nella costellazione della Vergine. Da quella direzione agiscono le forze deboli. Invece di raccontare il processo intero ora, posso così dire: quando qualcuno è nato in una regione, dove in un momento determinato, diciamo, al suo nascimento, il sole sta nella costellazione dell’Ariete, allora impara a parlare più consonanticamente; se nasce in un tempo, dove il sole sta nella costellazione della Vergine, allora impara a parlare più vocalicamente, con vocali.
Dunque vedete, posso usare così l’intero zodiaco nel senso di un orologio, dal quale posso leggere quello che accade sulla terra. Soltanto devo sempre essere consapevole che non sono le costellazioni che fanno questo, ma che le costellazioni sono lì per la lettura. Da questo vedete che lo zodiaco può già dirci molte cose. Può dirci finché possiamo comprendere da questo, come i linguaggi sulla terra sono diversi.
Possiamo dunque effettivamente dire: guardiamo la terra. Immaginiamo che la terra è lì, e mettiamo una sedia — non può essere, ma ipoteticamente possiamo assumerlo —, una sedia nello spazio cosmico, guardiamo una specie di mappa dei linguaggi, i diversi linguaggi sulla terra. Allora riceviamo un’immagine. E ora rovesciamo la sedia, ora guardiamo nello spazio cosmico. Allora riceviamo un’immagine delle stelle, e le corrispondono. Se uno così la metà meridionale della terra osservasse e i linguaggi là osservasse, e poi rovesciasse la sedia e il cielo stellato meridionale osservasse, allora è completamente diverso, che se uno per la metà settentrionale lo fa. Così che uno il cielo stellato potrebbe disegnare, e chi ha studiato questo, questa connessione, potrebbe indicare da una determinata costellazione quale linguaggio è usuale sotto questa costellazione.
Così vedete dunque, proprio quando cominciamo a osservare la vita spirituale dell’uomo, cioè dove, attraverso il linguaggio, il suo intelletto si forma, dobbiamo guardare in su nel cielo stellato, se vogliamo comprendere qualcosa. Sulla terra non riceviamo una connessione. Potete pensarci ancora così tanto, perché i linguaggi sono diversi, e non riceverete una spiegazione.
Vedete, se volete sapere quello che avviene nel vostro ventre, dovete domandare al suolo terrestre — quello che c’è giù. Se in una regione si coltiva principalmente cavoli, allora potete dirvi: in questa regione continuamente le frutta di cavolo uccise devono essere vivificate di nuovo. — Dunque se volete sapere come in una regione si nutre, dovete domandare al suolo terrestre. Se volete sapere come in una regione si respira, allora dovete chiedere quello che accade intorno nel cerchio dell’aria. E se volete sapere quello che accade dentro in questo scrigno, nello scrigno cerebrale,
dovete chiedere come là fuori stanno le stelle. E così dovete potere inserire l’uomo nell’intero cosmo. E allora vedrete che è certamente una superstizione, quando da reliquie di quello che una volta gli uomini sapevano, è semplicemente detto: se il sole sta nell’Ariete, è generato quello e quello. — Non è nulla. Ma se conoscete la connessione intera, allora la cosa cessa di essere una superstizione ordinaria, allora diventa scienza.
E questo è quello che gradualmente ci porta dalla comprensione della semplice rielaborazione delle sostanze a quello che accade e che è in connessione con l’intero cosmo là fuori. ## SECONDA CONFERENZA
Buongiorno, signori! Anche oggi dovrò proseguire con quello che abbiamo discusso, e ciò per una ragione molto semplice: la cosa può essere ben compresa soltanto se continuiamo ad approfondirla sempre più.
Vedete, come avete potuto osservare, tutto dipende da come l’uomo si nutre: egli prende il suo cibo dal suolo terrestre — così si alimenta —, prende l’aria che circonda la Terra, dal regno dell’aria cioè — così egli vive propriamente, così diviene un essere che sente e percepisce — e dalle forze di tutto il mondo prende ciò che gli permette di pensare, come abbiamo visto; proprio così diviene un uomo completo.
L’uomo, dunque, deve potersi nutrire; deve poter respirare, diventando così un essere senziente — e deve poter trarre le forze dal cosmo intero, affinché diventi un essere pensante. Non diventa spontaneamente un essere pensante, proprio come non può parlarsi da solo. L’uomo non può pensare se stesso, così come non può mangiare se stesso.
Ebbene, esaminiamo più attentamente come avvengono queste cose. Incominciamo dal capire come si svolge il processo quando assumiamo le sostanze nutritive — le abbiamo in uno stato morto, come un corpo inerte — nel nostro tratto gastro-intestinale, e poi vengono di nuovo animate dai linfonodi e trasportate dal liquido linfatico nel sangue. Il sangue viene rinnovato dalla respirazione. Il sangue, o meglio la forza del sangue, l’impulso respiratorio, sale attraverso il midollo spinale fino al cervello, dove si congiunge con ciò che costituisce l’attività cerebrale.
Basta osservare come il bambino si alimenta diversamente dall’adulto per trarne già molto per l’intera comprensione dell’uomo.
Il bambino deve, come sapete, bere molto latte nei primissimi tempi della vita. Inizialmente si alimenta esclusivamente di latte. Che cosa significa propriamente che il bambino si alimenta esclusivamente di latte? Possiamo capirlo chiaramente se comprendiamo di che cosa consista il latte.
Il latte — cosa che di solito non si considera — è costituito all’87 percento da acqua. Così quando i bambini bevono latte, in sostanza bevono l’87 percento di acqua, e soltanto l’ultimo 13 percento è qualcosa di diverso. Di questo 13 percento, solo il 4,5 percento è proteine; il 4 percento è grasso nel latte, e poi ci sono altri sali e sostanze residue. Ma essenzialmente questo è ciò che il bambino assume con il latte. Prende cioè principalmente acqua.
Ora vi ho detto che l’uomo in generale consiste principalmente di liquido. Il bambino deve continuamente aumentare questa quantità di liquido. Deve crescere e perciò ha bisogno di molta acqua, che assume con il latte.
Potreste dire: Sarebbe allora lo stesso se somministrassimo al bambino soltanto questo 13 percento di nutrimento e gli dessimo il resto come semplice acqua da bere? — Bene, vedete, il corpo umano non è strutturato in questo modo. Quello che riceviamo con il latte non è il 13 percento ordinario di proteine e grassi, eccetera, ma tutto questo — proteine e grassi — è disciolto nel latte, dissolto nell’acqua quando è latte. Succede proprio così: quando il bambino beve il latte, riceve le sostanze di cui ha bisogno già in stato disciolto. E questo è diverso da dover sottoporre il corpo a quegli sforzi che sarebbero necessari per sciogliere le sostanze.
Se ricordate quanto ho già detto sulla nutrizione, direte: Le sostanze nutritive che assumiamo con la bocca dobbiamo comunque dissolverle. In realtà la natura ci permette soltanto di ricevere nella bocca cibi solidi; è allora noi stessi che li dissolviamo mediante i nostri liquidi. Il resto del corpo — lo stomaco, l’intestino e così via — può fare uso soltanto di ciò che è già dissolto. Il bambino deve ancora acquisire la capacità di dissolvere; deve prima ottenerla. Non può fare questo da solo fin dall’inizio. Gli viene quindi pre-dissolto. Lo potete capire meglio dal fatto che il bambino, se viene nutrito eccessivamente con qualche alimentazione artificiale composita, tuttavia deperisce.
Ora potreste dire: Se fossi in grado di produrre un latte artificiale, se potessi cioè combinare questo 13 percento che si trova nell’acqua — proteine, grassi e così via — in modo che fosse esternamente simile al latte vero, sarebbe allora un latte altrettanto buono per il bambino quanto il latte che riceve normalmente? — Bene, vedete, signori, non è così. Il bambino deperirebbe se ricevesse un tale latte artificiale. E poiché gli uomini possono produrre soltanto secondo le necessità, si dovrà rinunciare a produrre un tal latte. Sarebbe un mezzo che corromperebbe l’umanità.
Poiché chi altro potrebbe provvedere a quella soluzione di cui il bambino ha bisogno? Vedete, soltanto la vita stessa. Gli animali potrebbero farlo, ma non tutti. Però per quel primo tempo, quando il bambino dipende da ciò — perché non può ancora sciogliere propriamente — quando ha bisogno di ricevere già in modo corretto le sostanze nutritive, proteine e grassi, già dissolte, il bambino può essere nutrito veramente bene soltanto con il latte umano stesso.
E tra gli altri latti, il latte d’asina è il più simile al latte umano; si può quindi, se non fosse possibile altrimenti nutrire il bambino attraverso l’allattamento materno, portare il bambino abbastanza lontano ancora con il latte d’asina. È piuttosto comico, ma di fatto il latte d’asina è il più simile al latte umano, così che, se non si potesse provvedere all’allattamento materno propriamente detto, si potrebbe in caso di necessità nutrire il bambino tenendo una stalla d’asini e un’asina che fornisse il latte. Ma questo naturalmente è qualcosa che dico soltanto come ipotesi, perché vediate come le cose in natura sono interconnesse.
Se confrontate ora il latte, per esempio, con l’uovo di gallina come alimento, vedrete che l’uovo di gallina contiene circa il 14 percento di proteine, dunque molto più, in realtà circa quattro volte quello che contiene il latte. Così quando si comincia a dare al bambino tale cibo che contiene più proteine, il bambino deve già possedere la capacità di dissolverlo. Deve poter sciogliere da solo.
Vedete così quanto sia necessario che il bambino riceva cibo liquido. Ma che tipo di cibo liquido? Un cibo liquido che sia già passato attraverso la vita, e, poiché il bambino è attaccato direttamente al seno materno, possibilmente ancora vivo.
Nel bambino è molto evidente da notare che, quando beve il latte e il latte passa attraverso bocca ed esofago fino allo stomaco — lì viene ucciso nel corpo umano — allora può essere di nuovo animato negli intestini. In modo che vediamo chiaramente nel bambino che la vita deve prima essere uccisa. E poiché la vita è ancora poco trasformata, il bambino ha bisogno di meno forza per rianimare il latte di quanta ne avrebbe bisogno se consumasse qualcos’altro. Vedete così quanto l’uomo stia vicino alla vita.
Ma da ciò vedete ancora qualcosa di altro. Se ora pensiamo veramente in modo corretto, a che cosa arriviamo propriamente? Cominciate proprio a questo punto a pensare veramente correttamente. Vedete, se diciamo: Il bambino deve assumere cibo animato, che egli stesso possa uccidere e rianimare, e diciamo poi: l’uomo consiste per la maggior parte di liquido —, possiamo dire che l’uomo consiste di acqua, di quell’acqua che troviamo fuori in natura, nella natura inerte? — Allora quest’acqua che troviamo nella natura inerte dovrebbe poter agire nel bambino esattamente come agisce nell’adulto, che ha già accumulato più forze vitali!
Ma da ciò vedete che quello che portiamo in noi come quasi il 90 percento di acqua non è acqua ordinaria, inerte, bensì acqua animata. Dunque è qualcosa di diverso quello che l’uomo porta in sé come acqua: porta in sé acqua animata. E questa acqua animata è — acqua come la troviamo fuori nella natura inerte, permeata da quello che attraversa il mondo intero come vita, soltanto che nella natura inerte non si rivela, così come il pensiero umano non si rivela nel cadavere morto. Cosicché quando dite: Acqua — qui ho acqua nel ruscello e acqua ho nel corpo umano, potete comprenderlo chiaramente, proprio come quando dite: Qui ho un cadavere e qui ho un uomo vivente; l’acqua nel ruscello è il cadavere di quell’acqua che è nel corpo umano.
Ecco perché diciamo: L’uomo non contiene soltanto questo morto, questo fisico, bensì ha anche un corpo vitale, un corpo eterico in sé. È questo quello che un vero pensiero ci dà: L’uomo ha questo corpo eterico in sé. E come questo agisce nel seguito nell’uomo, possiamo capirlo se osserviamo veramente l’uomo in connessione con la natura. Ma allora dobbiamo veramente rappresentarci che guardiamo prima fuori verso la natura, e poi guardiamo dentro l’uomo. Quando guardiamo fuori verso la natura, troviamo approssimativamente dappertutto le componenti, le parti che costituiscono l’uomo, solo che l’uomo elabora queste parti dalla natura in modo proprio.
Andiamo quindi, per comprenderlo, verso i più piccoli animali. Noterete già mentre parlo come io stia già parlando dell’uomo in modo simile a quello che devo ora parlare dei più piccoli e dei più bassi esseri viventi là fuori in natura. Vedete, ci sono nell’acqua, nell’acqua marina, esseri animali molto piccoli. Questi piccoli esseri animali sono propriamente soltanto piccoli grumi di melma, per lo più così piccoletti che si possono vedere soltanto attraverso un forte ingranditore.
Io li disegno ora naturalmente ingranditi (vedi disegno, a sinistra). Questi piccoli grumi di melma nuotano nell’acqua circondante, nel liquido.
Se ora non ci fosse nient’altro che un tale grumo di melma e attorno l’acqua, questo grumo di melma rimarrebbe fermo. Ma se, diciamo, un piccolo granello di qualche sostanza gli si avvicina nuotando, per esempio un tale piccolo (vedi disegno, a destra) gli si avvicina nuotando, allora questo animaletto, senza che ci sia qualcos’altro, espande la sua melma fin tanto che ora questo granello è dentro nella sua melma. E naturalmente deve espandere questa melma ritraendosi da lì. Per questo si muove questo grumetto. Dunque, poiché questo piccolo essere vivente, questa piccola melma vitale, avvolge con la sua stessa melma un granello, per questo l’abbiamo insieme mosso. Ma quell’altro granello là sarà ora dissolto là dentro. Si scioglie, e l’animaletto ha mangiato questo granello.
Ora un tale animaletto può anche mangiare parecchi di questi granelli. Immaginatevi, qui c’è questo animaletto, qui un granello, qui anche un granello, qui e qui anche un granello (vedi disegno), allora l’animaletto estende i suoi tentacoli, verso qui, verso lì, verso lì e verso lì, e dove li ha estesi di più, dove il granello era dunque più grande, lì si contrae e tira gli altri con sé. In modo che questo animaletto si muove in questo modo, mentre allo stesso tempo si alimenta.
Ebbene, signori, quando vi descrivo come questi piccoli grumi di melma nuotano nel mare e allo stesso tempo si alimentano, allora vi ricordate come vi ho descritto i cosiddetti globuli bianchi nel sangue umano. Questi nel sangue umano sono all’inizio esattamente la stessa cosa. Nel sangue umano nuotano anche tale piccoli animali e si alimentano e si muovono in questo modo. Arriviamo così a una comprensione di ciò che propriamente nuota nel sangue umano, guardando ciò che là fuori nel mare nuota di questi piccoli animaletti. Questo portiamo quindi in noi.
E adesso, dopo che ci siamo ricordati come noi in un certo senso tali esseri viventi, che sono dispersi là fuori in natura, li abbiamo nuotanti nel nostro sangue, dove vivono da tutte le parti, vogliamo ora capire come il nostro sistema nervoso, soprattutto il nostro cervello, è costituito. Il nostro cervello consiste anche di minuscole parti. Se vi disegno queste minuscole parti, sono tali che rappresentano anche una specie di melma grossa, densa. Da questa melma vanno tali raggi
che escono da essa (vedi disegno), che consistono della stessa sostanza della melma. Vedete, ecco una tale cellula, come la si chiama, dal cervello. Ha una cellula vicina. Questa estende qui i suoi piccoli piedini o piccoli bracci, e questi si toccano lì con gli altri. Ecco una terza tale cellula; questa estende qui i suoi piedini, si tocca lì. Possono diventare molto lunghi. Alcuni attraversano quasi tutto il corpo. Questa ne confina di nuovo con un’altra cellula. Quando guardiamo il nostro cervello attraverso il microscopio, ha l’effetto di consistere di tali puntini dove la massa di melma è più densamente ammassata. E poi vanno qui rami spessi come di albero; questi vanno sempre di nuovo uno nell’altro. Se vi immaginaste una fitta foresta con dense chiome di alberi, che avessero rami che si estendono in largo modo, che si toccherebbero reciprocamente, allora avreste un’idea di come appare il cervello sotto il microscopio, sotto l’ingranditore.
Ma, signori, ora potete dire: Egli ci ha descritto questi globuli bianchi che vivono nel sangue. E quello che è descritto come il cervello, è pur sempre piuttosto simile; lì si stabiliscono soltanto tali corpuscoli come quelli che sono nel sangue. — Se infatti io facessi così: se potessi a un essere umano, senza ucciderlo, togliere tutti i globuli bianchi e poi, dopo avergli prima tolto il cervello, potessi metterli così elegantemente nella volta cranica, allora gli avrei fatto un cervello dai suoi globuli bianchi.
Ma la cosa straordinaria è che, prima che noi gli facessimo un cervello dai globuli bianchi, questi globuli bianchi dovrebbero morire a metà. Questa è la differenza tra i globuli bianchi e le cellule cerebrali. I globuli bianchi sono pieni di vita. Si muovono sempre l’uno intorno all’altro nel sangue umano. Vi ho detto che fluiscono come il sangue attraverso le vene. Qui escono fuori. Allora diventano, come ho esposto, dei ghiottoni e vanno fino alla superficie del corpo. Strisciano dovunque nel corpo.
Ma quando guardate il cervello, queste cellule, questi corpuscoli rimangono al loro posto. Sono in riposo. Estendono soltanto i loro rami e toccano sempre il prossimo. Dunque quello che è nel corpo come globuli bianchi e in pieno movimento, viene nel cervello a riposo ed è in verità mezzo morto.
Perché pensatevi questo animaletto che striscia intorno nel mare e che mangia una volta troppo. Se mangia troppo, allora la storia accade così: Allora estende il suo braccio, il suo ramo, prende qua e là, e ha mangiato troppo. Non può sopportarlo; ora si divide in due, si separa, e invece di uno abbiamo due. Si è moltiplicato. Questa capacità di moltiplicarsi l’hanno anche i nostri globuli bianchi. Alcuni muoiono sempre e altri nascono attraverso la moltiplicazione.
In questo modo non possono moltiplicarsi le cellule cerebrali che vi ho disegnate — i nostri globuli bianchi in noi sono piena vita autonoma —, le cellule cerebrali che vanno così l’una nell’altra non possono moltiplicarsi in questo modo; da una cellula cerebrale non diventerà mai due cellule cerebrali. Quando l’uomo ottiene un cervello più grande, quando il cervello cresce, cellule dal resto del corpo devono sempre emigrare nel cervello. Le cellule devono crescere dentro. Non che nel cervello accadrebbe mai che le cellule cerebrali si moltiplicassero; si accumulano soltanto. E durante la nostra crescita devono sempre dal resto del corpo nuove cellule dentro, affinché, quando siamo adulti, abbiamo un cervello sufficientemente grande.
Proprio da ciò che queste cellule cerebrali non possono moltiplicarsi, vedete che sono mezzo morte. Sono sempre nel morire, queste cellule cerebrali, sempre, sempre nel morire. Se consideriamo davvero questo correttamente, abbiamo nell’uomo un meraviglioso contrasto: Nel suo sangue porta cellule piene di vitalità nei globuli bianchi, che vogliono sempre vivere, e nel suo cervello porta cellule che propriamente vogliono sempre morire, che sono sempre sulla strada della morte. È anche vero: l’uomo, attraverso il suo cervello, è sempre sulla strada della morte; il cervello è propriamente sempre in pericolo di morire.
Ebbene, signori, avrete già sentito, o forse l’avete sperimentato voi stessi — è sempre spiacevole quando lo si sperimenta personalmente —, che gli uomini possono anche svenire. Quando gli uomini sveniscono, arrivano in tale stato come se cadessero. Perdono la coscienza.
Che cosa accade propriamente nell’uomo quando perde la coscienza in questo modo? Saprete anche che, per esempio, persone che sono piuttosto pallide, come per esempio certe ragazze che sono anemiche, svengono più facilmente. Perché? Bene, vedete, sveniscono per la ragione che, in rapporto ai globuli rossi, ne hanno troppi bianchi. L’uomo deve avere proprio un rapporto esatto, come vi ho anche indicato, tra globuli bianchi e globuli rossi, affinché possa essere cosciente nella giusta maniera. Allora, che cosa significa che diventiamo incoscienti? Per esempio nello svenimento, ma anche nel sonno diventiamo incoscienti. Questo significa che l’attività dei globuli bianchi è troppo vigorosa, troppo forte. Se i globuli bianchi sono troppo attivi, se cioè l’uomo ha troppa vita in sé, allora perde la coscienza. Dunque è molto bene che l’uomo nel suo capo abbia cellule che vogliono continuamente morire; perché se anche questi globuli bianchi vivessero nel cervello, allora non avremmo affatto nessuna coscienza, allora saremmo sempre esseri addormentati. Sempre dormiremmo.
E così potete chiedere: Perché le piante dormono sempre? — Le piante dormono sempre semplicemente per la ragione che non hanno tali esseri viventi, perché propriamente non hanno affatto sangue, perché non hanno questa vita, che è in noi come vita autonoma.
Se vogliamo paragonare il nostro cervello con qualcosa fuori in natura, dobbiamo paragonare il nostro cervello di nuovo soltanto con le piante. Il cervello, che continua a minare la nostra stessa vita, e proprio così crea coscienza. Dunque arriviamo a un concetto totalmente contraddittorio per il cervello. È contraddittorio: La pianta non ottiene coscienza, l’uomo ottiene coscienza. Questo è qualcosa che dobbiamo ancora spiegare attraverso lunghe considerazioni, e ora vogliamo metterci sulla strada per poter spiegare questo.
Ogni notte diventiamo incoscienti quando dormiamo. Deve dunque accadere qualcosa nel nostro corpo che ora dobbiamo imparare a comprendere. Che cosa accade allora nel nostro corpo?
Bene, vedete, signori, se tutto nel nostro corpo fosse durante il sonno esattamente come durante la veglia, allora semplicemente non dormiremmo. Durante il sonno, le nostre cellule cerebrali cominciano un poco più a vivere di quanto vivono durante la veglia. Diventano dunque più simili alle cellule che hanno vita propria in noi. In modo che potete immaginarvelo: Quando siamo svegli, queste cellule cerebrali sono completamente tranquille; ma quando dormiamo, queste cellule cerebrali certamente non possono allontanarsi molto dal loro posto, perché sono già localizzate, perché sono trattenute dall’esterno; non possono muoversi bene intorno, non possono nuotare bene intorno, perché urterebbero subito qualcos’altro; ma acquisiscono per così dire la volontà di muoversi. Il cervello diviene internamente irrequieto. Per questo arriviamo nello stato incosciente, che il cervello diviene internamente irrequieto.
Adesso dobbiamo dire: Da dove viene propriamente nel pensiero umano? Cioè, da dove viene che possiamo assumere le forze dall’intero vasto cosmo in noi? Con i nostri organi di nutrizione possiamo assumere soltanto le forze della Terra con le sostanze. Con i nostri organi di respirazione possiamo assumere soltanto l’aria, cioè con l’ossigeno. Affinché possiamo assumere con la nostra testa tutte le forze dal vasto mondo, è necessario che lì dentro diventi molto tranquillo, che cioè il cervello si calmi completamente. Se invece dormiamo, il cervello comincia a diventare attivo; allora assumiamo meno queste forze che sono là fuori nel vasto cosmo, e così diventiamo incoscienti.
Ma adesso la storia è così: Pensate un momento che in due posti viene fatta un lavoro; qui, diciamo, viene fatto un lavoro da cinque operai, e là da due operai. Allora questi lavori vengono messi insieme, e ogni parte continua a fare una parte del lavoro. Ma ammettiamo che una volta diventi necessario che si arresti un poco il lavoro, perché troppi pezzi di un tipo sono stati fabbricati e troppo pochi dell’altro. Che cosa faremo allora? Allora chiederemo a uno dei cinque operai che vada dai due operai. Adesso abbiamo lì tre operai e dei cinque qui ce ne restano quattro. Trasposiamo il lavoro da un lato all’altro, se non vogliamo aumentare nulla. L’uomo ha soltanto una determinata quantità di forze. Deve distribuirle. Se dunque nel sonno notturno il cervello diviene più attivo, lavora più, allora ciò deve essere sottratto dal resto del corpo; questo lavoro deve essere sottratto da lì. Ebbene, da dove viene preso? Bene, vedete, viene preso appunto da una parte dei globuli bianchi. Una parte dei globuli bianchi comincia, di notte, a vivere meno che durante il giorno. Il cervello vive più. Una parte dei globuli bianchi vive meno. Questo è l’equilibrio.
Ma ora vi ho detto: Attraverso il fatto che il cervello reprime un poco la vita, si tranquillizza, l’uomo comincia a pensare. Se dunque questi globuli bianchi si tranquillizzano, si calmano di notte, allora l’uomo dovrebbe cominciare a pensare ovunque dove i globuli bianchi si tranquillizzano. Là dovrebbe cominciare a pensare con il suo corpo.
Chiediamoci: Forse l’uomo pensa con il suo corpo di notte? — È una domanda delicata, non è vero, se l’uomo forse pensa di notte con il suo corpo! Bene, non sa nulla di questo. Può soltanto dire inizialmente che non sa nulla di questo. Ma il fatto che non so nulla di qualcosa non è la prova che non sia là, altrimenti tutto quello che gli uomini non hanno ancora visto non dovrebbe essere là. Il fatto che non so ancora nulla di qualcosa non è la prova che non sia là. Il corpo umano potrebbe effettivamente pensare di notte, e semplicemente non se ne sa nulla e perciò si crede che non pensi.
Ora dobbiamo investigare se l’uomo forse non ha segnali che, mentre pensa con la testa durante il giorno, di notte comincia a pensare con il fegato e con lo stomaco e con gli altri organi, forse addirittura pensa con l’intestino.
Abbiamo per questo certi segnali. Ogni uomo ha segnali che questo è il caso. Perché immaginatevi da dove venga che qualcosa è là e noi tuttavia non ne sappiamo nulla. Pensatevi, io sto qui, parlo con voi, e rivolgo la mia attenzione a voi, cioè, allora non vedo quello che è dietro di me.
Là può accadere qualcosa di curioso. Posso ad esempio essere abituato a mettermi a volte qui sulla sedia mentre parlo. Adesso rivolgo la mia attenzione a voi, e durante questo tempo qualcuno mi toglie la sedia. Non l’ho affatto visto, ma è accaduto, e ne accorgo le conseguenze quando adesso mi voglio sedere!
Vedete, la questione è così: non si deve giudicare soltanto da quello che comunemente si sa, bensì si deve giudicare anche da quello che si può forse sapere in modo completamente indiretto. Se mi fossi girato velocemente, probabilmente non mi sarei seduto sul pavimento. Se mi fossi girato, l’avrei impedito.
Esaminiamo ora il pensiero umano nel corpo. Vedete, i naturalisti hanno l’abitudine di parlare dei limiti della conoscenza umana. Che cosa intendono propriamente? I naturalisti intendono con quello che dicono sui limiti della conoscenza che quello non è là che non hanno ancora visto — non attraverso il microscopio o attraverso il telescopio o affatto. Ma con la conoscenza gli uomini continuamente si siedono sul pavimento, perché non è affatto prova che qualcosa non sia là se non l’hanno visto. È semplicemente così.
Ebbene, quello che deve diventarmi cosciente non deve essere soltanto da me pensato, ma devo ancora osservare separatamente il pensato. Il pensare potrebbe essermi un processo che accade sempre, a volte nella testa, a volte in tutto il corpo. Ma quando sono sveglio, ho gli occhi aperti. Gli occhi non vedono soltanto verso l’esterno, ma gli occhi percepiscono anche verso l’interno. Allo stesso modo, quando assaggio qualcosa, non assaggio soltanto quello che è esterno, ma percepisco anche nel mio interno, se io ad esempio, diciamo, sono malato per tutto il corpo, e quello che un altro ancora trova simpatico da assaggiare, per me diventa ripugnante. Dunque l’interno determina sempre. Anche la percezione interna deve esserci.
Immaginate che ci svegliamo così completamente normali. Allora le nostre cellule cerebrali si calmano lentamente. Arrivano completamente lentamente a riposo, e la cosa accade così che lentamente imparo a usare di nuovo i miei sensi, dunque uso di nuovo i miei sensi. Il risvegliarsi accade completamente appropriatamente secondo il ciclo vitale. Questo può essere il primo caso.
Ma il secondo caso può anche essere che mi calmi troppo velocemente le cellule cerebrali in qualche circostanza. Le calmo troppo velocemente. Allora accade qualcosa di diverso quando le calmo troppo velocemente. Diciamo, se uno dirige il movimento degli operai, di cui ho detto, se qui ce ne sono cinque, ne toglie il quinto e lo mette là, se uno lo dirige, allora certamente accadrà lisciamente. Ma supponiamo che uno debba toglierne uno, un altro debba rimetterlo: là la storia può andare male, soprattutto se i due si litigano se è giusto o non è giusto. Se adesso nel mio cervello le cellule cerebrali si calmano troppo velocemente, allora quei globuli bianchi che durante il sonno sono adesso in riposo non potranno di nuovo entrare così velocemente in movimento. E accadrà che, mentre nel cervello mi sono già calmato, mentre nel cervello ho già calmato tutto il mio movimento che era durante il sonno, là giù nel sangue i globuli bianchi ancora non vorranno svegliarsi. Vorranno ancora restare un po’ a riposo. Non vogliono svegliarsi.
Sarebbe proprio qualcosa di meraviglioso se potessimo così senza difficoltà percepire questi globuli ancora pigri — naturalmente lo dico soltanto in senso figurato — che ancora vogliono restare nel letto. Allora si guarderebbero soltanto come si guardano le tranquille cellule cerebrali, e percepiremmo i pensieri più meravigliosi. Proprio nel momento in cui ci svegliamo troppo velocemente, percepiremmo i pensieri più meravigliosi. Lo potete semplicemente capire, signori, se capite tutta la storia della connessione dell’uomo con la natura. Se non ci fosse nulla di altro che ostacolo, se ci svegliassimo velocemente, allora si potrebbe nel proprio corpo percepire i pensieri più meravigliosi. Ma non si può. Perché non si può? Bene, sapete, là tra questi globuli rimasti pigri, ancora dormienti bianchi, e tra quello con cui li percepiamo, che possiamo soltanto con la testa, là accade tutto il processo respiratorio. Là ci sono dentro i globuli rossi. Il respiro accade, e dobbiamo attraverso l’intero processo respiratorio osservare questo processo di pensiero che accade in noi.
Immaginate un momento che io mi svegli; attraverso ciò il mio cervello si calma. Là giù (viene disegnato), là sono da qualche parte i globuli bianchi nel sangue dentro. Li percepirei anche ancora come tranquilli, e li dentro percepirei i più bei pensieri. Sì, ma adesso c’è tutto il processo respiratorio nel mezzo. È proprio come se io volessi guardare qualcosa e la guardassi attraverso un vetro opaco; là la vedo indistintamente, là tutto mi si confonde. Questo processo respiratorio è come un vetro opaco. Là tutto il mio pensare mi si confonde, che è là nel corpo giù. E che cosa nasce da questo? I sogni. I sogni nascono da questo: pensieri indistinti che percepisco quando nel mio corpo l’attività cerebrale si tranquillizza troppo velocemente.
E di nuovo all’addormentarsi, quando ho un’irregolarità, quando cioè il cervello nell’addormentarsi entra troppo lentamente nella vivacità, allora la storia accade così: attraverso questo, che il cervello entra troppo lentamente nella vivacità, ha ancora la capacità di percepire qualcosa — di modo che il pensiero che già comincia durante il sonno, nell’addormentarsi posso di nuovo osservarlo. E così accade che l’uomo quello che propriamente resta per lui non osservato tutta la notte, nel risvegliarsi e nell’addormentarsi lo percepisce come sogni.
Perché in realtà i sogni li percepiamo soltanto nel momento del risvegliarsi. Che percepiamo i sogni soltanto nel momento del risvegliarsi, lo potete facilmente rappresentarvi chiaramente dal fatto che osservate ordinatamente un sogno. Supponiamo che dorma e accanto al mio letto stia una sedia. Adesso posso sognare il seguente: Sono uno studente e incontro da qualche parte un altro studente, al quale dico una parola scurrile. L’altro studente deve reagire a questo — lo si chiama «commento» —, deve allora reagire a questa parola scurrile, e accade finché lui mi sfida. A volte può essere una cosa di nessuna importanza, così gli studenti devono sfidare.
Ora, tutto questo è sognato così: sono scelti i secondi, si va nel bosco nel sogno, e fuori si è arrivati; si comincia a sparare. Il primo spara. Io sento ancora nel sogno lo sparo, ma mi sveglio e ho soltanto con il mio braccio accanto al letto rovesciato la sedia. Quello era lo sparo!
Bene, signori, se non avessi rovesciato la sedia, allora non avrei sognato affatto quel sogno, allora il sogno non sarebbe stato là! Che il sogno sia appunto diventato tale immagine, questo è accaduto appena nel momento del risvegliarsi, perché la sedia rovesciata mi ha appena svegliato. Dunque proprio in quel singolo momento del risvegliarsi l’immagine è nata, è diventata indistinta quello che accade in me. Da questo potete vedere che quello che è visivo nel sogno si forma appena nel singolo momento in cui mi sveglio, proprio come nell’addormentarsi nel singolo momento deve formarsi quello che è un’immagine nel sogno.
Ma se tali immagini si formano, e io con tali immagini posso di nuovo percepire qualcosa, allora semplicemente devono esserci pensieri. A che cosa arriviamo dunque? Arriviamo a capire il sonno e la veglia. Chiediamoci dunque: Come è proprio nel sonno? Nel sonno il nostro cervello è più attivo che nella veglia, nella veglia il nostro cervello si calma. Sì, signori, se potessimo dire che il nostro cervello nella veglia diviene più attivo, allora, vedete, potremmo essere materialisti, perché allora l’attività fisica del cervello significherebbe il pensiero. Ma se siamo persone ragionevoli, non possiamo affatto dire che il cervello nella veglia è più attivo che nel sonno. Deve proprio nella veglia tranquillizzarsi.
Dunque l’attività corporale non può affatto darci il pensiero. Se l’attività corporale ci desse il pensiero, allora questo pensiero dovrebbe consistere in un’attività corporale più forte che il non-pensiero. Ma il non-pensiero consiste in un’attività corporale più forte. Allora potete dire: Ho un polmone; il polmone sarebbe pigro se l’ossigeno esterno non venisse su di esso e non lo mettesse in attività. Ma così il mio cervello diviene pigro durante il giorno; allora deve anche venire qualcosa di esterno per il cervello che lo mette in attività. E così dobbiamo riconoscere che nel mondo — proprio come l’ossigeno mette il polmone in movimento o in attività — durante il giorno il cervello attraverso qualcosa che non è nel corpo stesso, che non appartiene al corpo stesso, viene portato al pensiero.
Dobbiamo allora dirci: Se pratichiamo vera scienza naturale, allora veniamo condotti ad ammettere un non-corporeo, un’essenza spirituale. Lo vediamo, che è là. Lo vediamo per così dire entrare nel momento del risvegliarsi, perché dal corpo non può venire quello che è il pensiero. Se venisse dal corpo, allora dovresti proprio pensare meglio di notte. Dovremmo distenderci e addormentarci, allora il pensiero nel nostro cervello salirebbe. Ma non lo facciamo. Dunque vediamo per così dire entrare quello che è la nostra essenza spirituale e psichica.
In modo che si può dire: La scienza naturale ha veramente fatto grandi progressi nei tempi moderni, ma ha imparato a conoscere soltanto quello che in realtà non è adatto alla vita e non al pensiero, mentre essa stessa non ha compreso la vita, e il pensiero ancora molto meno. E così, se si pratica correttamente la scienza naturale, non viene portati a una superstizione, bensì proprio attraverso questa corretta scienza naturale a dire: Proprio come per la respirazione deve esserci un ossigeno, deve esserci per il pensiero uno spirituale.
Ne parleremo la prossima volta, perché questo non si può decidere così semplicemente. Ci saranno ancora in molti di voi tutte le sorte di forze contrarie contro quello che ho detto. Ma deve essere assolutamente detto che colui che non parla così, semplicemente non si rende conto di tutta la storia nell’uomo. Dunque si tratta non di diffondere qualche superstizione, bensì di creare una completa chiarezza per prima. È questo di cui si tratta. ### TERZA CONFERENZA
Domanda: Dalle vacanze un ascoltatore porta delle pietre. Si domanda se le pietre abbiano anche vita o se l’abbiano avuta un tempo e come siano diventate.
Dr. Steiner: A queste pietre potrei forse collegarmi un’altra volta; ma forse è possibile che possa inserirlo ancora nella nostra considerazione di oggi. Vedete, signori miei, qui vorrei dire quanto segue: abbiamo dunque visto che propriamente in noi, nell’uomo, accade una specie di mortificazione della vita. Abbiamo visto che nel nostro sangue abbiamo questi piccoli animaletti che strisciano, i globuli bianchi, che passano attraverso i vasi sanguigni fino alla nostra pelle. Vi ho detto: è per questi animaletti un gusto raffinato speciale quando, mentre altrimenti rimangono soltanto tutto all’interno del corpo umano, giungono alla superficie. Per loro è, per così dire, il condimento della vita. Sono dunque le cellule viventi che là strisciano. Al contrario, vi ho detto: le cellule nel sistema nervoso, specialmente quelle che si trovano nel cervello, sono propriamente cellule che continuamente vengono mortificate, continuamente entrano nel morto. Le cellule nel cervello sono tali che propriamente cominciano a essere un po’ più viventi soltanto quando voi dormite. Allora cominciano a essere un po’ più viventi. Non possono muoversi dal loro luogo perché sono molto compresse tra le altre; non possono muoversi come i globuli bianchi, ma cominciano durante la notte, mentre voi dormite, a vivere un po’. E in questo sta anche il fatto che, quando queste cellule ricevono un po’ più di forza vitale, di forza di volontà dal corpo, i globuli bianchi devono restare un po’ più tranquilli. E per questo, come vi ho detto, nel corpo intero si pensa propriamente. Ora poniamoci la domanda: donde vengono propriamente i pensieri?
Non è vero, gli uomini che vogliono pensare soltanto materialisticamente, cioè comodamente, dicono: Ebbene, i pensieri nascono semplicemente nel cervello o nel sistema nervoso dell’uomo. I pensieri vi crescono come i cavoli nel campo. — Ma se gli uomini una sola volta pensassero bene questo — «come i cavoli nel campo»! Nel campo non crescono cavoli se non li si coltiva prima. Dunque, le cose dapprima devono essere coltivate per così dire. Se volete, ognuno può vedere nel cervello umano una specie di campo per i pensieri. Ma pensateci un momento: se avete un bel campo con cavoli, e colui che l’ha sempre coltivato se ne fosse andato e nessuno si trovasse che continuasse a coltivarli, allora nel campo non crescerebbe mai il cavolo. Dunque deve dirsi: proprio quando si ritiene che i pensieri escano dal cervello, deve anzitutto chiedersi: donde vengono? Ebbene, come il cavolo viene dal campo! — Dunque la domanda deve dapprima essere formulata correttamente. E qui dobbiamo dire a noi stessi quanto segue: ciò che voi là vedete è realmente accaduto fuori nella natura. Ciò che là fuori nella natura accade, voglio spiegarvelo un momento. Vi ho detto: troviamo tutto dentro l’uomo, quando comprendiamo tutto nell’ambiente dell’uomo. Quando abbiamo guardato alle piante e così via, abbiamo compreso molte cose nell’uomo. Ora abbiamo qui questa pietra. Osserviamo bene questa roccia. Vedete, sotto, dietro e sopra c’è una roccia molto morbida. Potete raschiare via questa con il coltello. L’esteriore, ciò che sta attorno, è semplicemente come una terra un po’ più densa. È così — ora voglio disegnare soltanto la parte inferiore — : sotto c’è questa roccia morbida, e proprio come se crescessero fuori, ci sono su questa roccia morbida tutti i generi di cristalli, cristalli che sembrano crescere fuori.
Dovrei disegnarne molti, non è vero, ma questo è già sufficiente. Ci sono dunque piccoli cristalli così; sono là sotto, come se fossero cresciuti fuori, ma sono terribilmente duri. Non potete raschiare via questi con il coltello, il coltello non li prende; al massimo, se ne raggiungete uno, potete separarlo come un tutto, ma non potete raschiare dentro. Sono dunque cristalli duri, che là sono incassati. Ora poniamoci la domanda: come arrivano nella terra più morbida, che è soltanto un po’ compattata insieme, tali cristalli? Tali cristalli sono dunque corpi che sono molto bellamente formati; qui hanno una forma così longitudinale, e sopra hanno un piccolo tettuccio. Sotto ci sarebbe ancora un tettuccio, se non penetrasse nella terra. Se fosse abbastanza morbido, così sarebbe per ogni cristallo; ma va distrutto quando penetra nella terra. Donde vengono, questi cristalli? Non è vero, quando le piante crescono, deve esserci fuori, all’esterno delle piante, anidride carbonica. Le piante altrimenti non possono crescere. La stessa sostanza che noi espiriamo deve arrivare alle piante. E allora, quando l’anidride carbonica giunge alle piante, le piante aspirano questa anidride carbonica, trattengono il carbonio che è contenuto nell’anidride carbonica, e l’ossigeno l’espirano di nuovo. Questa è la differenza tra gli uomini e le piante. Gli uomini respirano l’ossigeno ed espirano l’anidride carbonica; noi tratteniamo l’ossigeno, mentre diamo via l’anidride carbonica. La pianta è collegata con la terra. Quando la pianta muore, questo carbonio ritorna nel terreno e diventa la nera litantrace, che scaviamo dalla terra dopo secoli.
Ma ci sono anche altre sostanze. C’è una sostanza che è in una certa relazione molto simile al carbone, ma tuttavia diversa. Questo è la silice. Supponiamo che abbiate un terreno ricco di silice, che contenga molta silice. Allora agisce, perché c’è sempre ossigeno, l’ossigeno. Sopra c’è ora ossigeno. Questo ossigeno dapprima non agisce sulla silice. Ma dopo un certo tempo, nel corso dello sviluppo della terra, si trova improvvisamente che l’ossigeno si è unito con la silice. E così come presso di noi nasce anidride carbonica quando espiriamo, così nasce, quando la silice della terra si unisce propriamente con l’ossigeno, quarzo, acido silicico; là nascono cioè tali cristalli. La silice della terra ha solo bisogno di unirsi con l’ossigeno, allora nascono tali cristalli come sono là. Ma l’ossigeno non ha da sé il potere di unirsi con la silice. Potete avere molta silice e sopra ossigeno, e non si formerebbe nulla. Perché si formano queste belle forme? Ebbene, si formano perché da tutti i lati nell’universo agiscono forze e la terra è continuamente in collegamento con l’intero universo. Là agiscono continuamente forze, e queste forze portano l’ossigeno nella silice, e per questo nascono tali cristalli. Cosicché tutti questi cristalli nascono per il fatto che la terra è influenzata da tutti gli altri corpi celesti. Possiamo dunque dire: questi cristalli sono propriamente formati dall’interno del mondo. Ma allora potete dire: cosa ci racconti? La roccia che l’Erbsmehl ci ha dato dimostra il contrario! — La roccia è in realtà così: laggiù c’è terra sciolta (vedi disegno), sopra c’è di nuovo terra sciolta, e laggiù c’è di nuovo terra sciolta.
È completamente circondata da terra sciolta, e queste forme cristalline qui non sono soltanto così, che crescono dal basso verso l’alto come l’ho descritte, ma là crescono già altre così, potremmo dire, se soltanto queste venissero dal basso. Ma queste ora sono tali che crescono da sopra incontro. Ora potremmo dire: ma questo non si può spiegare dall’universo interiore, perché allora si dovrebbe assumere che le stesse forze vengono dall’interno della terra, che allora dovrebbero venire dall’universo, se le si spiegasse soltanto dal basso verso l’alto. Sì, vedete, questa è un’apparente contraddizione. Deve esserci qualcosa dietro. Ora voglio dirvi cosa c’è dietro. Tali rocce non nascono nel suolo libero, nascono in montagna. E quando è nel suolo libero, così è anche in modo che ci sono strati di terra sopra e sotto, come anche in montagna. Ma supponiamo che le tiriamo fuori dalla montagna. Pensate un momento, avessimo una tale montagna, e voglio disegnare il pendio della montagna. Se ora salite lì (vedi disegno), salite così, e dovete naturalmente passare di lì, il sentiero deve andare lì, la terra o la roccia può sporgere un po’; trovate ovunque terra sporgente quando salite in montagna. Ora immaginate che molto, molto tempo fa questo che ho disegnato qui in marrone fosse stato lì, si fosse depositato lì, e questo si fosse depositato lì (vedi disegno). Secondo la mia spiegazione, ora attraverso le forze dall’universo interiore avrebbero dovuto formarsi qui cristalli, come l’ho spiegato, e così pure tali cristalli. Ci sarebbero stati dei cristalli laggiù per così dire cresciuti fuori attraverso le forze dell’universo, e anche lassù.
Allora più tardi accadde che questo, che è lassù, si precipitasse giù e lo ricoprisse. Dunque vedete: se questo lassù si precipita giù, cade così che allora è di nuovo lassù (vedi disegno), e laggiù sono i cristalli che originariamente erano saliti, attraverso il precipitarsi così, che cadono lì sopra e sono fermati da quelli che erano laggiù e si depositano così l’uno sull’altro. Quelli che si sono precipitati si sono stesi su quelli inferiori, così che quello che era sopra è venuto di sotto.
Così è andato continuamente nelle montagne. Chi studia trova che nelle montagne continuamente si sono verificate tali frane, dove quello che era sopra si è steso su quello che era sotto. Questo è proprio l’interessante dello studio montano. Quando si cammina nella pianura, si ha la sensazione, perché è accaduto soltanto negli ultimi millenni, che sempre uno strato si deposita sull’altro. Non potremmo mai dire questo delle Alpi. Le Alpi certamente sono nate molto tempo fa anche in questo modo; ma allora le parti superiori si sono precipitate sulle parti inferiori, e le Alpi sono strati di terra completamente mescolati insieme.
Perciò è anche così difficile studiare le Alpi, perché dovunque si deve pensare se quello che è sopra è nato anche così. Spesso non è nato così, ma così, che laggiù c’era uno strato, lassù uno strato, e allora per un urto si era buttato giù quello che era sopra; si era steso sopra a quello che era sotto. E così questi ripiegamenti, come li si chiama, in montagna nel corso di millenni e millenni sono nati e hanno portato tali cose a compimento. Così che queste cose devono prima essere chiarite dal fatto che nuovamente le montagne si sono precipitate l’una sull’altra. Si dovrebbe dunque dire: l’inferiore è nato su un tale pendio (vedi disegno), il superiore su un tale pendio, e dietro naturalmente c’era la montagna, così che cadde lì sopra; se ne è steso sopra. Così che si possono spiegare tali cose, dove da sopra e da sotto cristalli si stanno l’uno di fronte all’altro, soltanto quando si sa che sulla terra gradualmente nel corso di millenni tutto è stato mescolato insieme.
Nel regno tutto inanimato abbiamo dunque sempre forze che agiscono dall’universo interiore, e che agiscono anche in noi così che noi propriamente dobbiamo fare qualcosa in noi affinché queste forze non ci disturbino.
Perché vedete, signori miei, la silice che è frequente nella terra, l’abbiamo anche noi in noi. Certamente non è molto, ma abbiamo tali sostanze in noi dalle quali possono nascere pietre terribilmente dure. Ma se tali rocce dure nascessero in noi, come l’Erbsmehl qui ne ha portata una, allora andrebbe male per noi! Se per esempio il bambino, che ha già silice in sé, non potesse aiutarsi diversamente e da ogni parte si formassero tali, anche se molto piccoli — sarebbero minuscoli — cristalli, sarebbe già una cosa molto brutta! Si formano talvolta in una malattia.
Anche lo zucchero — lo sapete — può formare cristalli. Se guardate lo zucchero candito, è composto anche di cristalli che si depositano l’uno sull’altro. Ebbene, abbiamo moltissimo zucchero in noi. Gli uomini sulla terra non mangiano tutti esattamente la stessa quantità di zucchero. Questo dunque è diverso. Per esempio, in Russia gli uomini mangiano poco zucchero, in Inghilterra moltissimo zucchero — naturalmente in media. Ma secondo questo si differenziano anche gli uomini. Il carattere russo è diverso dal carattere inglese. I russi sono persone completamente diverse dagli inglesi. Questo dipende in gran parte dal fatto che i russi ricevono poco zucchero negli alimenti. Gli inglesi mangiano cose che contengono moltissimo zucchero, alimenti contenenti molto zucchero.
Questo è collegato con quello che ho già detto. Agiscono l’una sull’altra in tutti i modi le forze dell’universo. L’uomo ha dunque molto zucchero in sé. Lo zucchero vuole sempre diventare cristallo. Che cosa possiamo fare affinché non diventi cristallo?
Vedete, vi ho raccontato che molta acqua è in noi, acqua vivente: questa dissolve lo zucchero. Sarebbe una bella storia se l’acqua non disciogliesse continuamente lo zucchero! Allora si formerebbero tali piccoli cristalli come cristalli di zucchero candito, e avremmo tali piccoli cristalli acuminati in noi se lo zucchero non venisse continuamente disciolto. Noi uomini abbiamo bisogno di zucchero per la nostra nutrizione, ma soltanto allora possiamo usarlo, se continuamente lo dissolviamo. Dobbiamo averlo. Perché dobbiamo averlo? Perché dobbiamo compiere il fatto di discioglierlo! Non viviamo soltanto di questo, ma appartiene alla nostra vita il fatto di disciogliere lo zucchero. Dunque dobbiamo farlo entrare in noi.
Ma se ora abbiamo troppo poca forza per disciogliere questo zucchero, allora si formano questi piccolissimi cristalli, e questi se ne vanno con l’urina. E allora viene la malattia dello zucchero, il diabete. E questa è dunque la spiegazione del perché gli uomini diventano malati di zucchero: hanno troppo poca forza per disciogliere di nuovo lo zucchero che è stato mangiato. Devono ricevere zucchero, ma se hanno troppo poca forza per disciogliere lo zucchero, viene la malattia dello zucchero. Lo zucchero non deve arrivare così lontano da andar via in piccolissimi cristalli, ma deve essere disciolto. L’uomo deve avere la forza di disciogliere lo zucchero. In questo consiste la sua vita. Se si riflette su qualcosa di questo genere, allora si può anche riconoscere da questo che non abbiamo soltanto la forza di disciogliere lo zucchero, ma dobbiamo anche avere la forza di disciogliere continuamente questi piccoli cristalli che si vogliono sempre formare in noi come cristalli di quarzo — ce ne sono pochi, ma si vogliono formare, questi cristalli di quarzo — . Non si devono formare in noi. Se si formassero già nel bambino, allora il bambino verrebbe e direbbe: è terribile, mi punge dappertutto! Mi punge dappertutto! Che cosa è accaduto dunque se punge il bambino dappertutto? Ebbene, vedete, i piccoli cristalli di silice che si erano formati nei nervi, non sono stati disciolti. Sono rimasti lì. Non dovete immaginarvi che siano masse enormi. Sono pochi, minuscoli, che non si trovano nemmeno facilmente al microscopio; molto più piccoli di un decimilionesimo di millimetro.
Quando si sono accumulati molti piccolissimi cristalli nel sistema nervoso, allora l’uomo riceve dappertutto piccolissime punture che non può spiegarsi. Lo punge dappertutto. E inoltre piccole infiammazioni vengono provocate dal fatto che ciò accade; piccolissime infiammazioni vengono provocate. E allora l’uomo è reumatico o ha la gotta. La gotta non è nient’altro se non il fatto che si depositano tali piccolissimi cristalli. Questi dolori che l’uomo ha, vengono da questo. E che l’uomo nella gotta riceve i noduli gottosi, questo viene dalle infiammazioni. Se vi conficcate un chiodo, si produce un’infiammazione. Questi piccolissimi spuntoni, vengono da dentro fuori, si spingono alla superficie. Lì si producono piccole infiammazioni interne, e allora per queste infiammazioni si formano questi noduli gottosi. Sono dunque continuamente processi che possono agire all’interno dell’uomo. Da questo dunque vedete che propriamente dobbiamo sempre avere in noi forze che, diciamo, devono agire contro la gotta, altrimenti come uomini avremmo continuamente la gotta. Non la dobbiamo avere continuamente. Dunque deve continuamente esserci dietro il fatto che possiamo opporre resistenza. Che cosa significa dunque questo? Ebbene, vedete, significa: da questo agiscono forze dall’universo interiore. Vogliono propriamente formare in noi non cristalli troppo grandi, ma microscopicamente piccolissimi cristalli. Quando queste forze arrivano e formano questi cristalli qui, agiscono anche in noi così che siamo continuamente permeati da queste forze, e dobbiamo nel nostro interno sviluppare quelle forze che questa cosa continuamente portano al nulla. Dobbiamo continuamente opporre resistenza a queste forze.
Dobbiamo dunque avere in noi forze che si oppongono a queste forze. In noi vengono anche queste forze dell’universo; ma a quelle opponiamo resistenza — e specialmente fortemente nei nervi. Nei nervi continuamente nascerebbero sostanze completamente minerali, se a quelle non opponessimo resistenza. Le sostanze minerali devono nascere, perché, vedete, ci sono bambini che rimangono stupidi e muoiono presto. Quando poi si sezionano tali bambini rimasti stupidi, spesso si trova che hanno troppo poco di quello che si chiama sabbia cerebrale. Un po’ di sabbia cerebrale deve avere ognuno in sé. Deve nascere, la sabbia cerebrale, e deve essere continuamente disciolta di nuovo. Ma può anche restare troppo, se abbiamo troppo poca forza per dissolverla. Ma, signori miei, quello che voi continuamente fate nel vostro cervello è che continuamente si deposita sabbia nel cervello, quando gli alimenti entrano nel vostro sangue. Con questo si deposita continuamente. E la sabbia cerebrale che c’è dentro (disegno alla lavagna), è esposta alle forze dell’universo esattamente come quello che è nella natura fuori, così che dentro continuamente si vogliono formare piccolissimi cristalli. Non si devono formare però. Se non abbiamo sabbia cerebrale, diventiamo stupidi. Se si formassero i cristalli, cadremmo continuamente in sincope, perché in certo modo avremmo reumatismo cerebrale o gotta cerebrale. Perché nel resto del corpo fa soltanto male; ma se il cervello contiene questi cristalli, non si può fare più nulla e si cade in sincope. Dunque sabbia cerebrale si ha bisogno, ma si deve continuamente discioglierla. Questo è un processo continuo, che sabbia cerebrale si deposita, si dissolve, si deposita, si dissolve.
Se si deposita troppo, talvolta può danneggiare anche le pareti dei vasi sanguigni nel cervello. Allora il sangue esce. Allora viene l’ictus, non soltanto la sincope, ma l’ictus, l’apoplessia cerebrale. Dunque proprio quando si studiano i processi di malattia, si riconosce quello che l’uomo propriamente ha in sé. Perché nella malattia è tutto anche in noi, quello che è in un uomo sano, soltanto troppo forte. Essere malati non significa nient’altro, che noi sviluppiamo qualcosa troppo fortemente. Questo accade anche nella vita, signori miei. Avete già visto che quando c’è un bambino piccolo e lo toccate sulla guancia con la mano, e cioè dolcemente, debolmente; allora è una carezza, l’accarezzate. E potete anche la stessa carezza fare troppo fortemente; allora non è più una carezza, allora è uno schiaffo. Ebbene, vedete, così è in generale nel mondo. Le cose che su un lato possono essere carezza, sull’altro lato possono essere schiaffo. E così nella vita anche quello che deve essere nel cervello, questo delicato lavoro nella sabbia cerebrale, diventa uno schiaffo alla vita, se diventa troppo forte, se dunque la forza in noi è troppo debole per non poter disciogliere questo minerale che abbiamo in noi. Allora diremmo continuamente perdere conoscenza o se diventa troppo forte, se questi cristalli ci perforassero continuamente i vasi sanguigni, avremmo un’apoplessia cerebrale. Questi cristalli dunque devono continuamente essere disciolti da noi. Questa cosa, che vi ho raccontato adesso, avviene continuamente in voi. Ora voglio dirvi ancora qualcos’altro. Vogliamo una volta rendere le cose completamente intuitivamente chiare.
Supponiamo che abbiate qui l’uomo — voglio disegnarlo completamente schematicamente — , qui avete il suo cervello, qui il suo occhio, e qui voglio disegnare qualcosa che voi in qualche modo guardate, dunque, diciamo, sta davanti al vostro occhio magari una pianta. Ora volgete la vostra attenzione a questa pianta. Vedete, quando volgete la vostra attenzione a questa pianta — potete naturalmente farlo soltanto se è giorno intorno — e la pianta viene illuminata dai raggi solari, allora è luminosa, allora ricevete l’effetto luminoso nel vostro occhio. Ma attraverso il nervo ottico, che va dall’occhio all’indietro, va quello che è effetto luminoso nel vostro cervello. Se dunque guardate una pianta, siete diretti attraverso il vostro occhio alla pianta, e dalla pianta va l’effetto luminoso attraverso il vostro occhio poi nel vostro cervello. Signori miei, quando guardate la pianta in questo modo, per esempio un fiore, siete allora attenti al fiore. Ma questo significa molto: si è attenti a un fiore. Quando si è attenti al fiore, si dimentica propriamente anche se stessi. Sapete già, si può essere così attenti da dimenticare completamente se stessi. Nel momento in cui si dimentica soltanto un pochino, che là guardate il fiore, subito sorgono da qualche parte nel cervello la forza, che produce un po’ di sabbia cerebrale. Dunque guardare significa, da dentro fuori, produrre sabbia cerebrale. Questo produrre, dovete immaginarvi come un processo completamente umano. Avrete già notato che non soltanto si suda quando ci si sforza molto, ma anche, per esempio, quando si ha una paura terribile di qualcosa, non si produce proprio sabbia cerebrale, ma altri sali, e con questo acqua dalla propria pelle.
Questo è produzione. Ma guardare significa, continuamente produrre sabbia cerebrale. Se uno guarda molto attentamente qualcosa, allora continuamente si produce sabbia cerebrale. E c’è il fatto che dobbiamo disciogliere questa sabbia cerebrale. Perché se non disciogliessimo questa sabbia cerebrale di nuovo, allora nascerebbe in noi dalla sabbia cerebrale nel cervello un piccolissimo fiore! Guardare il fiore significa propriamente che in noi dalla sabbia cerebrale si forma un piccolissimo, minuscolo fiore, che è allora soltanto diretta da sopra a sotto, come pure l’immagine nell’occhio è diretta da sopra a sotto. Questa è la differenza, signori miei. È così: quando guardiamo una sedia — non deve nemmeno essere un fiore — , si forma attraverso il guardare là dentro un po’ di sabbia cerebrale, e se ora ci abbandonassimo soltanto a questo guardare, avremmo dentro di noi un piccolissimo — molto più piccolo di come può essere al microscopio —, un minuscolo quadro di sabbia silicatata di questa sedia. E se stessi in una tale stanza e avessi sviluppato una certa forza di intuizione come uomo, in me la stanza intera sarebbe al contrario, soltanto con il pavimento sopra, come immagine composta di piccolissimi sassi di silice. È completamente colossale come là dentro di noi continuamente si costruisce. Soltanto siamo persone così che non lo lasciamo allora accadere. Senza che lo facciamo con la coscienza, dissolviamo l’intera storia di nuovo. In questo aspetto siamo completamente peculiarmente costituiti come uomini. Guardiamo il mondo.
Il mondo vuole continuamente formare in noi tali forme che sono come il mondo, soltanto al contrario. E se non fossimo lì, se non guardassimo affatto, allora si formerebbero — specialmente di notte, quando dormiamo, se non sviluppassimo la forza da dentro per dissolversi — continuamente attraverso quello che è nell’universo tali forme. Queste forme si formano anche principalmente quando la terra non è illuminata dal sole, dalla luce, ma da forze che vengono da molto più lontano, si formano queste. Ma a queste forze siamo sempre abbandonati. Così che possiamo dire: quando dormiamo, allora si vogliono formare in noi continuamente attraverso l’universo tutti i generi di forme minerali, inanimate, e quando guardiamo, allora si vogliono formare in noi similmente forme che sono soltanto come il nostro ambiente. Quando dormiamo, imitiamo l’universo. Nell’universo tutto è disposto cristallinamente. Quello che vediamo lì (nei cristalli) è perciò così perché le forze nell’universo sono disposte esattamente come i cristalli. Gli uni vanno così da una parte, gli altri vanno così dall’altra parte, così che i cristalli sono formati dall’intero universo. Ma questo vuole accadere in noi. E quando percepiamo, quando guardiamo il nostro ambiente immediato, quello che è nel nostro ambiente immediato vuole formarsi. Dobbiamo continuamente impedire che diventi solido, dobbiamo continuamente disciogliere. Ebbene, signori miei, qui accade un processo peculiare. Immaginate che il fiore vuole formare dentro di noi un quadro di silice inanimato di sé. Questo non deve accadere, altrimenti non sapremmo nulla del fiore, ma avremmo gotta nella testa. Questo deve dunque prima essere disciolto.
Voglio rendere intuitivamente chiaro questo processo che qui continuamente accade, dicendo quanto segue. Supponiamo che aveste qui un vaso con acqua tiepida e uno vi bendasse gli occhi, e dopo che vi ha bendato gli occhi, porta un qualche oggetto che in questa acqua tiepida è solubile. Dovete soltanto mettere la vostra mano in questa acqua tiepida. Non vedete l’oggetto perché vi hanno bendato gli occhi. Ma l’altro può ora chiedervi: guarda, adesso spingi la tua mano dentro l’acqua; senti qualcosa là dentro? — Sì, l’acqua tiepida. — Senti ancora qualcos’altro là dentro? — Sì, intorno alle dita diventa freddo. Come può venire questo? L’altro ha messo un oggetto nell’acqua che si dissolve! E questo dissolversi proprio intorno alle dita ha l’effetto che questa acqua tiepida diventa più fredda. Sente questo dissolversi intorno alle sue dita, e può dire: là dentro si dissolve qualcosa. Ma è continuamente il caso quando qui dentro abbiamo formato l’oggetto e lo dobbiamo disciogliere di nuovo. Sentiamo lo scioglimento e diciamo allora, perché sentiamo lo scioglimento: sì, là fuori c’è l’oggetto, perché ci ha formato un’immagine, e l’immagine l’abbiamo disciolta. Perché l’abbiamo disciolta, sappiamo come è fatto l’oggetto. Per questo ci viene il pensiero dell’oggetto, perché dobbiamo prima disciogliere l’immagine dell’oggetto. Per questo viene il pensiero. Avremmo, se avessimo soltanto l’immagine, una sincope. Ma se siamo così forti da disciogliere l’immagine, allora sappiamo di ciò. Questa è dunque la differenza tra perdere conoscenza, quando vediamo qualcosa, o averne conoscenza. Considerare dunque qualcuno che, diciamo, è un po’ cagionevole di salute, e viene un tuono terribile — può accadere. Lì gli viene da questo tuono, anche se non attraverso l’occhio, ma attraverso l’orecchio sabbia cerebrale depositata, si forma un’immagine. Non riesce a discioglierla abbastanza velocemente. Forse riceve una sincope, perde conoscenza. Se è sano, non perde conoscenza, cioè, ha disciolto la sua sabbia cerebrale abbastanza velocemente.
Dunque perdere conoscenza significa, non disciogliere la sabbia cerebrale abbastanza velocemente. Non perdere conoscenza significa, disciogliere la sabbia cerebrale abbastanza velocemente. Dobbiamo sempre, mentre guardiamo le cose intorno a noi, disciogliere la sabbia cerebrale abbastanza velocemente. Così arriviamo dunque a come l’uomo sta alle forze nell’intero universo. Vi ho detto l’ultima volta: se l’uomo sta alle forze nell’universo così che nel suo cervello le cellule cerebrali vogliono continuamente morire, allora sono completamente non-viventi, allora deve maneggiarle. Questo è il suo spirituale-animico, con il quale le maneggia. Ora troviamo anche la forza che continuamente dissolve le cellule cerebrali. La sabbia cerebrale rende continuamente morti le cellule. Che la sabbia cerebrale si mescoli dentro, questo rende continuamente morte le cellule. E dobbiamo opporci. E questo, vedete, è la ragione per cui siamo uomini: affinché in un certo modo possiamo opporci alla sabbia cerebrale. Negli animali questo non accade nello stesso modo. L’animale non può così fortemente come noi uomini opporsi alla sabbia cerebrale. Perciò l’animale non ha una testa come quella che abbiamo noi, al massimo gli animali superiori. Abbiamo una tale testa che può disciogliere tutto quello che continuamente ci arriva dentro. Questo discioglimento di quello che ci arriva dentro, è quello che nell’uomo fa sì che l’uomo possa sentire se stesso così, che dica: Io. — Questa è la più forte dissoluzione della sabbia cerebrale, quando diciamo: Io. — Allora permetiamo il nostro linguaggio di coscienza. Dunque la sabbia cerebrale si dissolve, tutto intero la sabbia nervosa. Negli animali questo non è il caso.
Perciò lo porta l’animale al gridare o a qualcosa di simile, ma non al vero linguaggio. Perciò nessun animale ha la possibilità di sentire se stesso, di dire a se stesso Io come l’uomo, perché l’uomo in un grado molto più alto dissolve la sabbia cerebrale. Così possiamo dire: Operiamo in noi non soltanto contro quello che è sulla terra, ma agiamo anche contro le forze dell’universo. Le forze dell’universo, ci cristallizzerebbero interiormente. Diventeremmo interiormente una montagna con tutte tali stratificazioni di cristalli. Operiamo interiormente contro questo. Dissolviamo continuamente. Agiamo continuamente con le forze discioglienti contro le forze dell’universo. E così non dissolviamo soltanto l’acido silicico — perché questo è acido silicico, quello che forma questi cristalli qui —, dissolviamo tutto quello che è possibile; dissolviamo i componenti che lo zucchero ha, e così via. Si può praticamente andare dietro a queste cose. Supponiamo che un uomo non sappia per niente propriamente — perché tali cose si svolgono come istinto nell’uomo — , ma sente pur sempre qualcosa di indeterminato in sé. Immaginate che l’uomo senta: Ah, propriamente non vengo bene al pensiero, non posso bene tenere i miei pensieri insieme. In questo stato d’animo può venire molto facilmente un giornalista che scrive un articolo ogni giorno. Ebbene, signori miei, scrivere un articolo ogni giorno, questo significa orribilmente molta sabbia cerebrale da disciogliere — orribilmente molta sabbia cerebrale da disciogliere! Questo è una cosa completamente terribile, scrivere un articolo ogni giorno, perché significa orribilmente molta sabbia cerebrale da disciogliere.
E allora si comincia, quando si deve scrivere l’articolo — almeno così era prima — , a mordicchiare la parte posteriore della penna. Questo è qualcosa che si dice particolarmente ai giornalisti, che mordono dietro le loro penne, per far salire ancora le forze in loro. Non è vero, quando si morde qualcosa, si fanno salire ancora le ultime forze da tutto il corpo, per averle nella testa, per dominare ancora questa sabbia cerebrale. Molta sabbia cerebrale si deve disciogliere. Tutto questo accade così istintivamente. Naturalmente il giornalista non si dice: Mordo la mia penna per venire a pensieri. — Questo può continuare. In questo istinto va allora nella caffetteria e beve là caffè nero. Non pensate nulla di questo, i giornalisti, perché non sanno nulla di questi processi. Ma quando hanno bevuto caffè nero — Ascolta, la cosa qui va, allora possono di nuovo scrivere, quando hanno bevuto caffè nero. Da dove viene? Viene dal fatto che in questo caso con il caffè nero viene assunto il cosiddetto caffeine. Questo è una sostanza velenosa che contiene molto azoto. L’azoto è nell’aria. Ma possiamo di nuovo prenderlo dentro. Con la respirazione riceviamo sempre una certa quantità di ossigeno e azoto. Colui che deve disciogliere la sabbia cerebrale, ha proprio bisogno per la dissoluzione della sabbia cerebrale di una forza che è proprio nell’azoto. Dall’azoto estraiamo questa forza per disciogliere la sabbia cerebrale. Perciò siamo di notte, quando dormiamo, anche più esposti all’azoto, che quando siamo svegli, e abbiamo già detto: per il fatto che respiriamo più ossigeno, viviamo molto più velocemente; se respiriamo più azoto, vivremmo molto più lentamente e saremmo dunque più qui. Potremmo disciogliere di più.
Il giornalista che beve caffè, conta molto inconsciamente su questo azoto che così in sé prende, e attraverso questo azoto che prende proprio attraverso la caffeina, riceve la possibilità di formare più sabbia cerebrale e allora anche discioglierne più. Allora non deve più mordicchiare la penna, ma può scrivere con la penna, perché i suoi pensieri si collegano di nuovo di più. Dunque vedete come l’Io umano opera. L’Io umano promuove, perché ricevete nella pancia una nutrizione ricca di azoto, la caffeina, promuove nel cervello questo azoto, e per questo lo scioglimento della sabbia cerebrale ci è facilitato, e riceviamo così la possibilità di collegare un pensiero con l’altro. Alcuni uomini hanno nuovamente la peculiarità che i loro pensieri si tengono troppo fortemente insieme, che non vengono via dai loro pensieri. Questi sono così che sono disposti a questo di lavorare continuamente sulla loro sabbia cerebrale. Ebbene, allora fanno bene se fanno il processo opposto. Mentre l’uno è tenuto insieme nei suoi pensieri per il fatto che può sviluppare qualche corso di pensiero coerente, l’altro deve aiutarsi con la caffeina, aiutarsi con il caffè. Chi però non vuole tenere troppo fortemente insieme i suoi pensieri, ma vuole farli brillare, far loro fare bella figura, chi, come si dice, vuole buttare i pensieri in testa agli uomini, il che assomiglia molto allo spirituale, allora beve il tè. Questo ha l’influenza opposta. Questo spinge i pensieri lontani. E così viene sostenuto un altro scioglimento della sabbia cerebrale. Così che di fatto questa cosa che avviene nell’uomo è straordinariamente interessante, complicata. Ogni alimento agisce in modo diverso, e dobbiamo sempre aggiungere l’opposto a quello che propriamente vuole nascere.
Dobbiamo discioglierlo di nuovo. Questo è propriamente adesso il nostro più alto spirituale, attraverso il quale continuamente discioglieremo propriamente il nostro uomo interiormente. E vedete, se un uomo in un certo modo così mangia, che per un certo tempo riceve troppo poco di quello che contiene sufficiente azoto, allora accade proprio quello che lo porta così facilmente al sonno, di cui uno dei signori mi ha anche chiesto. Dunque questo si basa su questo, che riceviamo con gli alimenti troppo poco azoto. E perciò in un tale caso, se diventiamo troppo sonnolenti, dobbiamo tentare di assorbire nutrizione più ricca di azoto. Questo naturalmente può accadere nei modi più diversi. Ma accade principalmente quando tentiamo di prendere qualcosa di caseoso o proteine, così uova. Allora l’azoto in noi viene sempre di nuovo migliorato. Così si deve lavorare nell’uomo, che egli sia in grado di lavorare con quello che è il suo Io in questa cosa. Vi dissi oggi all’inizio: Il campo può essere lì, cavoli possono crescervi; ma non crescono se non c’è l’uomo che coltiva i cavoli. Ma il campo deve anche essere preparato correttamente. Così il nostro cervello deve contenere le sostanze necessarie, affinché il nostro Io possa lavorare dentro. Ma questo Io è collegato con le intere grandi forze dell’universo che vogliono qualcos’altro. Queste forze dell’universo vogliono continuamente farci diventare pietre completamente dure, e dobbiamo continuamente dissolverci di nuovo. Se non potessimo discioglierci, non potremmo pensare, non potremmo venire alla coscienza dell’Io. In questo dissolversi consiste quello che noi chiamiamo la nostra coscienza dell’Io.
Vedete, signori miei, queste domande devono proprio anzitutto essere risposte intelligentemente, se si vuole andare avanti nel scientifico verso una concezione del mondo, se si vuole sapere qualcosa dell’uomo nella sua relazione al mondo. È la cosa più importante nell’uomo, che l’uomo comprenda qualcosa che è collegato con il suo scioglimento. Vediamo un uomo morire, cioè egli si dissolve adesso completamente come uomo fisico. Se non si sa che in ogni momento vigile si verifica uno scioglimento in noi, non possiamo mai comprendere quale significato ha lo scioglimento che si verifica quando l’uomo si dissolve nella morte.
Dunque questo si deve sapere innanzitutto, signori miei, che ci sciogliamo propriamente in noi per il fatto che in noi possiamo opporci alle forze cosmiche, possiamo continuamente dissolverci in noi. Lo scioglimento soltanto viene continuamente sollevato, perché la nutrizione ci fornisce di nuovo le sostanze attraverso le quali disciogliamo. Ma se l’uomo è così diventato che non può più disciogliere le sostanze che ha in sé, allora si dissolve da se stesso. Allora l’uomo diventa un cadavere; allora si dissolve da se stesso.
Se ci riuniamo di nuovo, dobbiamo domandare: Che cosa è dunque il caso quando l’uomo si dissolve da se stesso? — Oggi siamo almeno arrivati così lontano da sapere: c’è continuamente un processo di dissoluzione, e se non abbiamo la forza — per il fatto che abbiamo troppo poco azoto in noi — , di disciogliere le cose che in noi si vogliono formare dall’universo, allora il nostro Io dapprima diventa svenuto, oppure diventa assonnato. Essere assonnato significa proprio che non possiamo disciogliere abbastanza, la forza del depositarsi ci sopraffà. E così, non è vero, si aumentano queste forze.
Ma proprio così come siete voi quando vi addormentate, perché potete di nuovo svegliarvi, così non dovete concludere da quello che accade esteriormente nel corpo allo spirituale. Perché proprio come alla macchina non può accadere nulla senza che l’uomo sia lì, così all’uomo non potrebbe accadere nulla senza che lo spirito sia lì. Questo è scientifico, signori miei, l’altro è non scientifico. Non è qualcosa che voglio farvi credere; è qualcosa che colui che proprio può prendere sul serio la cosa scientificamente si conquista.
All’inizio di settembre continueremo queste considerazioni. Vedrete già che la cosa va lontano nella comprensione dell’uomo, per tutti i possibili giri la porta a questo, che possiate comprendere l’uomo nella vita quotidiana. Comprenderete ancora completamente diversamente l’uomo, quando parleremo di nuovo adesso, sulla base di quello che abbiamo già discusso per un certo tempo. L’uomo viene di nuovo sempre ricostruito, si dissolve e così via. Questo vogliamo considerare ancora nella prossima volta. Allora vedrete già come l’uomo è propriamente costituito per un vero scienziato. QUARTA CONFERENZA
Ebbene, cari signori, poiché c’è stata una pausa abbastanza lunga tra le nostre conferenze, desidero ricondurvi a quanto abbiamo discusso l’ultima volta. Ho cercato di illustrarvi principalmente come il sonno e la veglia si collocano nella vita. Vi ho detto che nel cervello abbiamo certi piccoli corpi, che si chiamano cellule, e vi ho anche disegnato la loro forma. Queste cellule hanno qui il corpo di proteine (vedi disegno) e poi prolungamenti, sono dunque di forma stellare. Ma questi prolungamenti sono diseguali. Uno è lungo, l’altro è corto. Poi nelle vicinanze c’è un’altra simile cellula che ha i suoi prolungamenti, e poi una terza che ha pure i suoi prolungamenti, e questi prolungamenti, questi filamenti che sporgono dalle cellule rotonde, si intrecciano tra loro, così che formano una rete. In modo che il cervello in realtà — non lo si vede a occhio nudo, bensì solo quando si applicano forti ingrandimenti — è una rete di fibre, forma una rete, e in questa rete qui alloggiano i piccoli globuli.
Vedete, queste cellule cerebrali sono essenzialmente semivive. Questo è appunto ciò che è più sorprendente. Perché tali piccoli esseri, come sono le cellule cerebrali — quando vivono, allora si muovono pure. E io vi ho spiegato pure le altre cellule, i globuli bianchi del sangue, che nuotano intorno come piccoli animali. Sono pure piccoli animali; hanno esattamente quell’aspetto. Ma nuotano intorno e divorano. Se c’è qualcosa nel sangue che possono assorbire, l’assorbono, tendono i loro filamenti tattili e la risucchiano dentro il loro proprio corpo. E così attraversano il nostro corpo come piccoli ruscelli. Così abbiamo cellule semivive e seminonvive che nuotano nel sangue attorno al corpo.
Ora la cosa è tale che quando siamo svegli, queste cellule cerebrali sono realmente quasi completamente morte. E solo dal fatto che le cellule cerebrali sono morte, possiamo pensare. Se le cellule cerebrali fossero più vive, non potremmo pensare. E questo lo si può vedere. Perché nel sonno, queste cellule cerebrali cominciano a vivere un pochino; proprio allora, quando non pensiamo, quando dormiamo, le cellule cerebrali cominciano a vivere. E non si muovono solo perché stanno così strette l’una accanto all’altra, perché non possono fare spazio l’una all’altra. Altrimenti, se cominciassero a muoversi, non ci sveglieremmo affatto più.
Se qualcuno diventa debole di mente, cioè non può più pensare, e poi muore e si esaminano le sue cellule cerebrali, allora si trova pure: queste cellule cerebrali in una persona diventata debole mentale hanno cominciato a vivere, a proliferare. Sono più molli di quanto lo siano in una persona normale. Per questo si parla pure di rammollimento cerebrale nelle persone diventate deboli di mente, e il termine «rammollimento cerebrale» non è completamente infelice.
Se si conosce veramente l’uomo vivente senza pregiudizi, ci si dice: La vita che è in lui, questa vita corporea, non può essere la causa del suo pensiero, perché dovrebbe invece morire nel cervello affinché l’uomo possa pensare. Questo è precisamente la questione. Se la scienza oggi procedesse realmente in modo corretto, se veramente operasse correttamente, allora la scienza non potrebbe essere materialistica, perché si vedrebbe dalla stessa struttura corporea dell’uomo che uno spirituale è proprio allora più attivamente vivo, quando il corporeo muore, come nel cervello. Si può dunque provare rigorosamente dal punto di vista scientifico l’anima e lo spirito.
Di notte, quando dormiamo, le cellule cerebrali sono un po’ più vive. Per questo non possiamo pensare. E i globuli bianchi del sangue, allora cominciano a diventare attivi, quando siamo svegli. Questa è la differenza tra il sonno e la veglia. Così siamo svegli quando le nostre cellule cerebrali sono paralizzate, quasi completamente morte; allora possiamo pensare. Dormiamo e non possiamo pensare quando i nostri globuli bianchi sono un po’ morti, e le nostre cellule cerebrali cominciano ad avere un po’ di vita. L’uomo deve dunque avere essenzialmente qualcosa di morto in sé riguardo al suo corpo, se vuole pensare, cioè se vuole vivere spiritualmente.
Vedete, cari signori, non è affatto sorprendente che la scienza odierna non arrivi a simili cose, perché questa scienza odierna si è sviluppata in un modo assai particolare. Se si ha occasione di osservare una cosa, come per esempio adesso ho osservato a Oxford — potei tenere una serie di conferenze a Oxford, e Oxford è una delle principali università dell’Inghilterra —, allora si può notare che questa università di Oxford è organizzata in modo completamente diverso dalle nostre università qui in Svizzera, in Germania o in Austria. Questa università di Oxford, ha ancora qualcosa di completamente medievale, assolutamente medievale. Ha un carattere così medievale che coloro che vi si laureano, cioè, conseguono il dottorato, ricevono una talare e un berretto. Ogni tale università ha il suo proprio taglio per la talare e il berretto. Si può distinguere un laureato oxoniano o un dottore di Oxford da un laureato di Cambridge, perché ha un taglio diverso nella talare e nel berretto. Questa talare e questo berretto però le persone devono indossarli in occasioni solenni, così che si sappia: costui è stato a quella e a quella università e vi appartiene. Questo è appunto così perché in Inghilterra molte cose si sono conservate dal Medioevo, come per esempio nei giudici; quando esercitano la loro funzione, devono ancora portare la parrucca; ne fa parte. Ora vedete, lì il carattere medievale si è conservato completamente. Questo non è più il caso nel Continente, in Svizzera, in Austria, in Germania. Lì non si riceve una talare, e nemmeno come giudice si porta più una parrucca. Credo che nemmeno in Svizzera sia più il caso, per quanto ne so.
Certo, da un punto di vista continentale è molto buffo da vedere. Si dice semplicemente: Ebbene, loro hanno ancora il profondo Medioevo. I laureati, i dottori, vanno in giro per le strade con talare e berretto e così via. Ma significa tuttavia qualcosa di completamente diverso. Vedete, anche la scienza vi si pratica come si praticava nel Medioevo. Cioè, ciò che vi si pratica è straordinariamente simpatico, è realmente simpatico rispetto a un’università odierna che ha abolito tutto questo — non voglio che la talare sia reintrodotta, non mi fraintendete — , ma rispetto a molto di quello che oggi si trova nelle altre università, è veramente qualcosa di straordinariamente simpatico, perché ha qualcosa di intero. Ha il Medioevo veramente conservato in tutte le forme. Ha già qualcosa di intero. Perché nel Medioevo si poteva investigare praticamente qualunque cosa, solo non si poteva investigare nulla sul mondo che la religione aveva assunto come monopolio. E questo è ancora qualcosa che si sente a Oxford. Non appena qualcuno si presentasse e volesse dire qualcosa sul mondo soprasensibile, allora sarebbero straordinariamente riservati.
Ora, la scienza medievale aveva, finché la gente non si esprimeva sulla vita religiosa, la sua completa libertà. Questo da noi è andato perduto. Da noi oggi si deve essere materialisti nelle università. Se non si è materialisti, allora ci si tratta come un eretico — non è vero, se fosse decente bruciare la gente, le brucerebbero ancora oggi, anche dalle università. Potete vederlo da vicino, come ci si tratta quando si tratta di introdurre qualcosa di nuovo nei settori della conoscenza. Le parrucche esterne sono scomparse, ma le parrucche interne, quelle non sono affatto scomparse nemmeno nel Continente!
È così che nel Continente si è sviluppata una scienza, ma questa scienza ha ancora le altre abitudini, e diventa per questo materialistica, perché non si è mai abituata a occuparsi dello spirituale. Nel Medioevo non si poteva occuparsi dello spirituale perché era rimesso alla religione. In questo modo le persone continuano ancora oggi. Si occupano solo del corpo, e per questa ragione non imparano praticamente nulla di quello che è veramente spirituale nell’uomo. Dunque è soltanto una negligenza da parte della scienza se le cose che ci sono non sono veramente studiate affatto.
Questo desidero mostrarvi oggi con un esempio, affinché vediate: Chi oggi pratica vera scienza può certamente parlare scientificamente di come un’anima o uno spirito entra nel corpo quando l’uomo sviluppa il suo corpo nel grembo materno, e di come alla morte di nuovo lo spirito abbandona il corpo. Questo oggi è scientificamente provabile, ma bisogna veramente conoscere la scienza. Ci si deve occupare della scienza in modo appropriato. Che cosa fa oggi la scienza in un caso particolare? Diciamo, per esempio, che qualcuno a cinquant’anni si ammala al fegato e muore della sua malattia epatica. Bene! Lo si mette sul tavolo anatomico, gli si apre l’addome e si esamina il fegato. Si trova che il fegato forse è un po’ indurito interiormente, e ci si chiede da dove possa derivare. Tutt’al più ci si chiede che cosa l’uomo potrebbe aver mangiato, che per una cattiva alimentazione il fegato potrebbe essersi indurito. Ma la nostra natura non è così facile da capire che possiamo semplicemente avere un uomo, esaminare il suo fegato e sapere come va il fegato; non è così facile. Non si può affatto capire dal fegato, se si pensa solo agli ultimi anni della vita dell’uomo, perché esso sia come è.
Se si estirpa il fegato a un uomo cinquantenne e si trova che il fegato è indurito, allora nella maggior parte dei casi — non in tutti, ma nella maggior parte dei casi — la colpa è che l’uomo da piccolissimo bambino, come lattante, è stato nutrito con un latte cattivo. Quello che spesso emerge solo nel cinquantesimo anno come malattia, ha la sua causa nella primissima infanzia. Perché?
Vedete, chi può veramente esaminare il fegato e sa che cosa il fegato significa nell’uomo, può dirsi il seguente. Sa che il fegato in un bambino piccolissimo è ancora fresco; è perfino ancora in sviluppo. Ora il fegato è un organo umano che è completamente diverso da tutti gli altri organi umani. Il fegato è qualcosa di completamente particolare. Lo si può vedere anche esternamente. Vedete, se prendete un qualsiasi organo dell’uomo, cuore o polmone o ciò che volete, potete dire: Questo organo apparisce al corpo umano nel suo insieme. Prendete un qualsiasi organo, diciamo per esempio il lobo polmonare destro, potete dire: In questo lobo polmonare destro entrano arterie rosse — sapete che cosa significa — ed escono arterie blu. Le arterie rosse che entrano hanno ossigeno — lo vedete passare nel corpo — e le arterie blu hanno ciò che è stato consumato, hanno anidride carbonica, che deve uscire, deve essere espirata (vedi disegno).
Ora, vedete, ogni organo — stomaco, cuore — è costruito così che l’uomo riceve sangue rosso in questi organi e ne esce sangue blu. Nel fegato è diverso. Certamente prima sembra essenzialmente anche nel fegato così. Se voi avete il fegato — il fegato si trova sotto il diaframma sul lato destro del corpo umano —, voi avete anche la cosa inizialmente così, che arterie rosse entrano e arterie blu escono. Se fosse il caso, allora il fegato sarebbe un organo come gli altri organi umani.
Ma inoltre entra ancora una grande arteria, che contiene sangue blu, anidride carbonica, direttamente nel fegato, il che non è il caso con nessun altro organo del corpo. Dunque entra un’arteria blu, la cosiddetta vena porta nel fegato, una possente arteria blu. Si dirama dappertutto lì dentro e nutre il fegato con sangue blu, dunque con sangue divenuto inutile per tutti gli altri processi organici, che altrimenti viene purificato esalando l’anidride carbonica. Nel fegato mandiamo continuamente anidride carbonica dentro. Il fegato ha proprio bisogno di ciò che gli altri organi devono scartare.
Da dove viene questo? Viene dal fatto che il fegato è una specie di occhio interno. Il fegato è veramente una specie di occhio interno. Il fegato percepisce — specialmente quando è fresco, nel bambino — il gusto, ma anche la qualità del latte che il bambino succhia dal seno materno. E molto più tardi ancora il fegato percepisce tutto ciò che degli alimenti si svolge nel corpo umano. Il fegato è un organo sensoriale, un occhio, si potrebbe dire; potrei anche dire, un organo del tatto, un organo del sentimento. Il fegato percepisce tutto questo.
Un altro organo nell’uomo che percepisce è l’occhio. Ma l’occhio percepisce il mondo esterno proprio così intensamente perché sta quasi isolato lì dentro nella testa. È certamente tutto dentro questa cavità ossea, ma è quasi un organo separato. Lo si può estrarre, e esso sta completamente a parte, separato dal corpo dentro questa cavità ossea. Gli altri sensi non ci introducono nel mondo esterno come l’occhio. Quando ascoltate, vivete ancora interiormente. La musica è dunque più interiore della visione. L’occhio è costruito così affinché non appartenga tanto fortemente al corpo umano, bensì al mondo esterno.
Ma poiché nel fegato entra sangue blu, che altrimenti scarta l’anidride carbonica verso il mondo esterno e viene reso di nuovo rosso, il fegato è quasi isolato dal resto del corpo umano come l’occhio. Il fegato è dunque un organo sensoriale. L’occhio percepisce i colori. Il fegato percepisce se i crauti che mangio sono utili o nocivi al corpo, se il latte che bevo è utile o nocivo al corpo. Il fegato lo percepisce finemente, e il fegato secerne la bile, e la bile viene secreta — è realmente così — come l’occhio secerne lacrime. Quando l’uomo diventa triste, comincia a piangere. Le lacrime non escono dall’occhio senza ragione. Con la percezione, con il notare delle cose è collegato il diventare triste. E similmente la secrezione della bile è collegata al fatto che il fegato percepisce se qualcosa è nocivo o utile al corpo. Secerne più o meno bile a seconda di quanto è nocivo ciò che l’uomo riceve. Così abbiamo nel fegato un organo sensoriale.
Ora immaginate: Se il bambino riceve latte non sano, allora il fegato continuamente si irrita. E se l’uomo è ancora così sano che non subito contrae l’ittero a causa di una secrezione biliare troppo forte, allora c’è un continuo impulso alla secrezione della bile nel bambino. E poi il fegato già nel bambino si ammala. L’uomo può sopportare molto. Può portare in giro per quaranta, quarantacinque anni questo fegato malato che si è acquisito da lattante; ma alla fine, nel cinquantesimo anno, scoppia: Il fegato è indurito.
Così dunque non è che si mette il cinquantenne sul tavolo anatomico, gli si apre l’addome, gli si estraggono gli organi, si guarda e si dice qualcosa. Lì non si può dire nulla. L’uomo non è solo un essere del momento presente, bensì è un essere che si sviluppa attraverso un certo numero di decenni. E ciò che a volte risale a cinquant’anni indietro, dopo cinquant’anni viene alla luce. Ma per capirlo bisogna conoscere completamente l’uomo.
Ora suppongo che voi siate materialisti. Ma se siete materialisti, allora vi dite il seguente. Vi ho detto che il fegato è un organo la cui malattia nel lattante può essere causata e può scoppiare nel cinquantesimo anno di vita. Sì, cari signori, ma come sta la cosa con l’uomo? Supponiamo schematicamente che l’uomo sia un essere costituito di carne, di sangue, di muscoli e così via. Ha vasi sanguigni in sé, ha vene in sé, nervi — tutto questo sono sostanze certamente, sostanze vere. Ma credete che le sostanze che sono, per esempio, nel fegato del piccolo bambino che viene allattato, siano ancora presenti nel cinquantesimo anno? No, non è il caso. Perché, prendete la cosa più semplice: Vi tagliate le unghie. Se non vi tagliate le unghie, allora crescono come artigli di falco. Allora continuamente vi tagliate un pezzetto di sostanza! E quando vi tagliate i capelli, vi tagliate pure un pezzetto di sostanza. Ma avrete notato che ciò non accade solo quando vi tagliate i capelli e le unghie, che la sostanza se ne va, bensì quando vi grattate e non vi siete lavato i capelli a lungo, allora vi grattate delle scaglie. Questi sono pezzetti di pelle. E se non vi lavaste completamente, se il sudore non portasse via piccole scaglie dal corpo, potremmo finire con un corpo completamente squamato. Cioè, sulla superficie esterna del corpo, la sostanza continuamente se ne va.
Ora immaginate una volta di tagliarvi un pezzo di unghia. Questo ricresce. Viene da dentro. Sì, è proprio così con l’intero corpo umano. Quello che è più all’interno, dopo circa sette anni è sulla superficie esterna, e possiamo toglierlo come scaglia. Altrimenti la natura lo fa solo, e non notiamo come continuamente ci liberiamo delle fini scaglie. La sostanza infatti, la materia dell’uomo, va sempre dall’interno verso l’esterno e si squama esternamente. Quello che avete adesso ben dentro, dopo sette anni sarà esterno e si sarà completamente squamato, e quello che allora avete dentro, è neoformato, completamente neoformato. Infatti ogni sette anni le parti molli della sostanza umana sono rigenerate. Quando si è un bambino piccolo, questo vale persino per certi organi ossei esterni. Per questo abbiamo i denti da latte solo fino all’incirca il settimo anno; poi vengono espulsi e nuovi denti si formano dall’interno. Rimangono allora perché non si ha più la forza di espellerli; come si espellono le unghie, non si possono espellere. Ma in realtà l’uomo moderno non ha nemmeno la propensione a conservarli più a lungo! Ora, l’uomo può sopportare molto. I denti si mantengono, ma per quanto tempo? Diventano, specialmente in Svizzera, terribilmente danneggiati dopo qualche tempo. Ha a che fare con l’acqua, il deterioramento dei denti, specialmente in questa zona.
Ma da ciò vedete che la sostanza che avete ora in voi, dopo sette anni non l’avete più in voi. L’avete eliminata e neoformata. Se dipendesse dalla sostanza, allora per esempio il signor Dollinger adesso non sarebbe quello che siede; perché le sostanze che aveva allora, sono sparite, sono volatilizzate. Da allora è diventato completamente nuovo dal punto di vista della sostanza. Ora però è stato già allora chiamato con lo stesso nome. Oggi è ancora lo stesso; sì, ma la sostanza non lo è, la sostanza non lo è affatto. C’è qualcosa che la sostanza continuamente come una forza tiene insieme: quando la sostanza da una parte qui se ne va, là di nuovo ne porta una nuova. La sostanza la si può vedere quando si mette l’uomo sul tavolo anatomico, ma quello che là come forza nell’uomo è esteso, quello non lo si può vedere. Questo è il cosiddetto soprasensibile.
Sì, cari signori, se dunque il fegato nel lattante viene rovinato e nel cinquantesimo anno esce una malattia epatica, allora il pezzo di fegato che là dentro c’è, è completamente scambiato. La sostanza è da lungo tempo partita. Non dipende dalla sostanza che ci siamo acquisito una malattia epatica, bensì dipende dalle forze che sono invisibili. Queste si sono abituate durante l’infanzia a non far funzionare ordinatamente il fegato. L’attività, non la sostanza, l’attività è andata in disordine. Così, se ci rendiamo conto di come il fegato si comporta, dobbiamo dire: È del tutto evidente che l’uomo, poiché scambia continuamente la sostanza, porta in sé qualcosa che non è sostanza.
Se si afferra questo pensiero bene, allora per motivi scientifici è impossibile essere materialista. Solo coloro che credono che l’uomo a cinquant’anni sia la stessa sostanza di quando era bambino, quelli sono materialisti. Dunque questo è ciò che per motivi puramente scientifici rende necessario che si pensi un qualcosa di spirituale alla base dell’uomo, che dunque l’uomo porti in sé uno spirituale.
Ma, cari signori, certamente non crederete che questi piccolissimi pezzi di fegato che a cinquant’anni sono da lungo tempo partiti, costruiscono il fegato, che possono fare qualcosa per la sua costruzione. Se ne vanno appunto, abbandonano appunto il fegato. Per questi pezzetti di sostanza non rimane in realtà nulla se non lo spazio. Quello che il fegato continuamente neoforma è forza, è qualcosa di soprasensibile. Lo forma continuamente di nuovo.
Così deve essere rigenerato l’intero uomo, se vuol venire al mondo affatto. Le forze che sono nel fegato, devono già essere presenti quando l’uomo è formato nel grembo della madre.
Ora potete dire: Nel grembo della madre la cellula uovo femminile e la cellula di sperma maschile si incontrano, e da questo nasce l’uomo. Sì, cari signori, da questa mescolanza di sostanze l’uomo non può nascere, così come la malattia epatica nel cinquantesimo anno non può nascere dalla sostanza che è stata rovinata nel primo anno di vita. Questa sostanza deve esserci. Chi sostiene che nel grembo materno l’uomo si forma da sostanza, dovrebbe pure sostenere subito che io metto insieme della legna e mi siedo giù per qualche anno, e poi dopo qualche anno nasce una bellissima statua. Naturalmente, la sostanza deve essere messa a disposizione dello spirito. Questo accade nel grembo materno. Ma l’uomo non si forma nel grembo materno, bensì questa sostanza, così come quella di uno scultore, viene lavorata dallo spirito, e attraverso questo si forma nell’uomo ciò che lo riformula sempre di nuovo quando una sostanza fisica è eliminata. Dovremmo veramente mangiare molto meno di quanto dobbiamo mangiare, se la sostanza avesse una maggiore importanza. Allora dovremmo, se siamo un bambino piccolo, certamente mangiare affinché possiamo crescere. Ma quando poi a vent’anni fossimo cresciuti e la sostanza sempre restasse la stessa, allora non dovremmo più mangiare affatto. Sarebbe una storia meravigliosa per l’imprenditore, perché oggi ai bambini è vietato lavorare, e gli operai non dovrebbero più mangiare. Sarebbe una storia meravigliosa! Ma che continuamente ancora dobbiamo mangiare quando siamo cresciuti, questo prova che quello che rimane, che nel corpo è ancora durante la vita, non è la sostanza, bensì lo spirituale-animico. E questo deve essere presente, prima che affatto abbia luogo la concezione umana, è presente, e lavora la sostanza dall’inizio, come la lavora ancora oltre.
Quando l’uomo nasce, allora si può vedere come nella primissima infanzia dorme quasi continuamente. Dorme continuamente. Sano è in realtà per l’uomo solo se nella primissima infanzia da lattante è sveglio al massimo una o due ore; altrimenti il lattante dovrebbe dormire continuamente, ha pure il bisogno di dormire quasi sempre.
Ma che cosa significa: il lattante ha il bisogno di dormire continuamente, e dovrebbe dormire? Significa che il suo cervello deve ancora essere un po’ vivo. I globuli bianchi del sangue non devono ancora muoversi troppo vivacemente attraverso il corpo; devono ancora calmarsi lì, questi globuli bianchi, e il cervello non deve ancora essere morto. Per questo il lattante deve dormire. Ma non può nemmeno ancora pensare. Non appena comincia a pensare, anche le cellule cerebrali cominciano a diventare sempre più morte. Finché siamo in crescita, la forza che ci fa diventare più grandi continuamente spinge quegli stessi processi verso il cervello che lo mantengono abbastanza morbido. Ma quando non cresciamo più, quando la crescita si ferma, allora diventa sempre più difficile che quello che dovrebbe entrare nel cervello entri anche durante il sonno. E la conseguenza è che impariamo sempre meglio a pensare, a mano a mano che invecchiamo, che però il nostro cervello acquista molto più la tendenza alla morte, e muoriamo in realtà nel cervello, una volta che siamo cresciuti, continuamente.
Ora l’uomo può sopportare molto. Mantiene il suo cervello ancora molto a lungo così che di notte diventi abbastanza morbido. Ma viene comunque il momento in cui le forze che spingono verso la testa non possono più nutrire ordinatamente il cervello, e allora si avvicina alla vecchiaia.
Da che cosa muore in realtà l’uomo? Naturalmente, se un qualsiasi organo decade, allora lo spirito non può più lavorare, come una macchina che non funziona non può più lavorare. Ma a parte questo il suo cervello diventa sempre più rigido, e non può più mantenerlo ordinatamente. Durante il giorno il cervello è continuamente rovinato, perché il corpo non è quello che lo restaura di nuovo, bensì è lo spirituale-animico. Ma questo è, se lo si può esprimere così, come un veleno; lo spirituale-animico rovina il cervello durante la veglia. Per questo dobbiamo dormire affinché il cervello possa essere restaurato di nuovo. Se il cervello non potesse pensare, allora il cervello non verrebbe ucciso, bensì diventerebbe sempre più forte. Perché il braccio che non pensa, che lavora, diventa sempre più forte. Ma il cervello diventa sempre più debole quando pensa. Il cervello non è un organo che pensa attraverso la sua vita, bensì pensa attraverso il fatto che muore, e così il corpo diventa per l’uomo una volta inutilizzabile. Lo spirito è lì, ma il corpo diventa una volta inutilizzabile.
Questo si mostra pure se vi ricordate di nuovo quello che ho detto: Il fegato è come un organo sensoriale, come una specie di occhio là dentro. Sì, cari signori, è una malattia epatica quando in un uomo di cinquant’anni il fegato è così rigido e indurito, come ho supposto prima. Ma il fegato è sempre un po’ irrigidito in età più avanzata. Nel bambino piccolo è fresco e morbido. Ci sono questi isolotti di tessuto rossobronzini — il fegato è costituito di tali isolotti di tessuto — così collegati attraverso una tale rete di nuovo. Questo è il tessuto epatico.
Ora questo fegato è completamente morbido ed elastico in età infantile. Ma diventa sempre più rigido e duro, quanto più si invecchia. Pensate, la stessa cosa avviene negli occhi. Quando si invecchia, l’interno dell’occhio diventa sempre più rigido. Se si irrigidisce in modo patologico, allora viene la cataratta. Se il fegato si irrigidisce patologicamente, allora viene l’indurimento epatico interno con ascessi epatici e così via.
Ma anche in stato di salute il fegato è logorato come organo sensoriale, così come l’occhio è logorato. E il fegato percepisce sempre meno se gli alimenti là dentro sono utili o nocivi, perché è stato logorato. Se uno è invecchiato, allora il fegato non gli serve più così bene, questi alimenti che vengono nello stomaco, per giudicarne se siano utili o nocivi. Non viene più bloccato così bene. Il fegato, quando è sano, fa sì che le sostanze utili si distribuiscano nel corpo e quelle nocive vengano bloccate. Ma quando il fegato è diventato danneggiato, allora le sostanze nocive entrano anche nelle ghiandole intestinali, nella linfa, e vanno in giro nel corpo e producono ogni sorta di malattie. E questo fa sì che chi è invecchiato come uomo non possa più percepire il suo corpo interiormente come prima attraverso il fegato. È, direi, diventato interiormente cieco per il suo proprio corpo. Se si è ciechi esteriormente, un altro può condurvi, può aiutarvi. Ma quando si diventa ciechi interiormente, allora i processi non procedono più ordinatamente, allora piuttosto presto arriva il cancro del colon, o dello stomaco o del piloro, o qualcosa dove il fegato non è in ordine. Allora il corpo non è più utilizzabile. Allora però nemmeno le nuove sostanze che continuamente devono essere eliminate possono essere più ordinatamente integrate nel corpo. L’anima non può più partecipare tanto bene al corpo umano, e il momento è arrivato dove il corpo completamente deve essere scartato.
Sì, cari signori, si vede come il corpo già da anno a anno viene scartato, perché quando vi squamate la testa o vi tagliate le unghie, allora buttate via ciò che è diventato inutile. Ma quello che dentro come forze rimane. Quando però il tutto diventa inutile, allora quello che lavora dentro non può più sostituire nulla. Allora, come altrimenti vengono scartate le unghie e le scaglie e altro dal corpo, adesso l’intero corpo viene scartato, e quello che dell’uomo rimane, è appunto lo spirituale. Così potete dire: Se capisco l’uomo, allora lo capisco appunto secondo corpo e spirito, e non è vero che l’uomo sia solo qualcosa di corporeo.
Sì, vedete, si potrebbe dire che questa è solo una cosa religiosa. Ma non è solo una cosa religiosa. Qui nella scienza goetheana del Goetheanum, viene fuori appunto che non si tratta solo di una cosa religiosa. Attraverso la religione l’uomo deve essere tranquillizzato affinché non muoia quando il suo corpo muore. Questi sono in fondo sentimenti egoistici, e i predicatori ne contano pure. Dicono alla gente una cosa siffatta che non muoiono. Qui non si tratta di una cosa religiosa, bensì di una cosa veramente pratica.
Chi mette il corpo umano solo sul tavolo anatomico, gli apre l’addome e guarda il fegato, non arriverà al pensiero di doversi sforzare affinché il bambino da lattante sia nutrito ordinatamente. Ma chi sa come accade, allora arriverà al pensiero di come il bambino debba essere educato, affinché possa diventare un uomo sano. Instaurare la salute nell’infanzia è molto più importante che curare la malattia più tardi. Ma non si sa nulla di ciò se si vede l’uomo solo come una cosa morta fatta di sostanza.
Ora, con questo esempio è facile vedere ciò che ho detto. Ma prendete un altro esempio. Supponiamo che io abbia un bambino a scuola, e continuamente lo nutro con ogni sorta di roba, lascio che impari così che la sua memoria sia sovraccarica, che il bambino non viene affatto a sé. Sì, cari signori, lì si affatica lo spirito in realtà. Ma non è vero che si affatichi solo lo spirito, perché lo spirito lavora continuamente al corpo. E se insegno e educo il bambino male, anche solo, diciamo, per quanto riguarda la memoria, allora indurisco certi organi in lui, perché quello che viene usato nel cervello, si perde agli altri organi. E se caricate troppo il bambino dal lato del cervello, allora i suoi reni si ammalano. Cioè, non potete rendere il bambino malato solo attraverso influenze corporee, bensì attraverso il modo in cui insegnate ed educate rendete il bambino sano o malato.
Vedete, lì la cosa diventa pratica. Se si conosce veramente l’uomo, si ottiene una pedagogia ordinata a scuola. Se si conosce l’uomo come la scienza odierna lo conosce, allora si possono tenere alle università conferenze alla gente, come abbiamo visto: Il fegato si presenta così, abbiamo isolotti di fegato rossobronzini e così via. — E quello che vi ho disegnato, si può certamente descrivere all’università. Ma dopo rimane il silenzio.
Una tale scienza non è pratica, perché non può essere portata nelle scuole. L’insegnante non può far nulla con una tale scienza. L’insegnante può fare qualcosa solo quando sa: Se il fegato al trentesimo anno si presenta così, allora devo, affinché si sviluppi ordinatamente, al nono anno di vita fare questo, affinché si sviluppi ordinatamente, non esigere dal bambino che faccia lezioni osservative, bensì al nono anno insegnare al bambino qualcosa che guida i suoi organi nel modo giusto. Quindi devo dirgli una storia e farla raccontare dopo, e non sovraccaricare la memoria, bensì lasciarla a se stessa. Questo si scopre quando si conosce l’uomo secondo corpo, anima e spirito. Ma allora si può anche educare ordinatamente.
Ora vi chiedo, non è la cosa più importante che non si occupi il popolo solo con una storia del sopramondano tranquillizzandoli attraverso prediche dalla cattedra, che non muoiano quando il loro corpo muore? Questo certamente non avviene — ve l’ho provato — , ma si agisce così solo sull’egoismo della gente che desiderano continuare a vivere, e voi andate incontro a questi desideri. La scienza non ha a che fare con desideri, bensì con fatti, e questi fatti, se li si conosce, rendono tutta la cosa pratica. Allora si ha qualcosa da portare nella scuola, quando si conosce veramente l’uomo.
E questo è quello per cui la scienza del Goetheanum si distingue da un’altra scienza. Qui si vuole gradualmente condurre uno stato che sia applicabile non solo per un paio di persone che appunto appartengono allo stato scientifico, bensì dove la scienza sia completamente umanamente universale, giovi all’umanità, lavori allo sviluppo dell’umanità.
La scienza odierna lavora solo in modo pratico nella tecnica, a volte ancora in qualche altro campo, per esempio la medicina, ma nemmeno molto fortemente. Sì, cari signori, lì viene insegnata per esempio la teologia o la storia — sì, chiedete se questo venga mai applicato nella vita. Nemmeno dal pulpito il teologo può applicare la sua scienza; deve parlare come la gente vuole sentire. O chiedete al giurista, all’avvocato, al giudice! Impara le sue cose affinché le impari bene e poi all’esame sa le cose. Ma dopo le dimentica il più velocemente possibile, perché fuori si comporta secondo leggi completamente diverse. Non si applica nulla all’uomo vivente. In breve, abbiamo una scienza che non è più pratica nella vita. E questo è il male.
Da questo potete vedere pure che veramente si formano classi di persone. Nella vita è così, che quello che sta nella vita deve anche essere applicato. Se dunque c’è una scienza che non può essere applicata, una scienza inutile, allora le persone che praticano questa scienza sono pure in un certo senso inutili, e allora nasce una classe umana inutile. Ecco le differenze di classe.
Ho cercato di illustrare questo nei miei «Punti nodali» (Kernpunkte), che in realtà le differenze di classe sono legate alla vita spirituale. Ma quando si indica la verità, allora da ogni lato si è dichiarati fantastici. Ma qui potete convincervi che non si tratta di fantastico, bensì di una conoscenza vera, effettiva e di una messa in pratica della scienza, che può realmente intervenire nella vita. Allora gli uomini si tranquillizzano pure sulla morte.
Certamente per voi molte cose sono difficili, appunto per il motivo che l’educazione scolastica non è come dovrebbe essere. Ma voi capirete gradualmente le cose. E potete essere certi che gli altri non le capiscono così bene nemmeno loro. Quando si viene con la scienza odierna in tutte queste condizioni medievali, allora si vede che scienza è. Quando tengo alla conferenza la scienza del Goetheanum a Oxford, allora si distingue notevolmente da ciò che altrimenti si tiene a Oxford. È appunto un tratto completamente diverso e sarà solo gradualmente capito.
E così desidero che comprendiate quanto sia difficile penetrare con questo. È difficile, ma accadrà e deve accadere, altrimenti semplicemente l’umanità perisce. ### QUINTA CONFERENZA
Miei cari amici! Le cose che abbiamo trattato nelle ultime considerazioni sono così importanti anche per la comprensione di quello che ancora avrò da dire, che desidero almeno con alcune parole richiamarvi di nuovo l’attenzione su queste cose importanti.
Non è vero, abbiamo visto che essenzialmente il cervello umano è costituito da piccole strutture che hanno forma stellare. Ma i raggi delle stelle si estendono molto lontano. Le apofisi di questi piccoli esseri si intrecciano gli uni negli altri, si tessono insieme, così che il cervello è appunto una specie di tessuto, originato nel modo che vi ho detto.
Tali piccoli esseri come quelli nel cervello, si trovano anche nel sangue, solo con la differenza che le cellule cerebrali — così infatti si chiamano questi piccoli organismi — non possono vivere, possono vivere un poco soltanto di notte, quando si dorme. Non possono esercitare questa vita. Non possono muoversi, perché sono stipati, ammassati insieme come in una botte di aringhe. Ma i globuli bianchi nel sangue rosso, questi sì possono muoversi. Nuotano per tutto il sangue, muovono le loro apofisi e solo un poco perdono di questa vita, muoiono un poco quando l’uomo dorme. Così il sonno e la veglia sono collegati a questa attività o anche inattività delle cellule cerebrali, in generale delle cellule nervose, e delle cellule che come globuli bianchi nuotano nel sangue, si muovono in esso.
Ora vi ho anche detto che proprio in un tale organo, come il fegato, si può osservare come il corpo umano si trasforma nel corso della sua vita. Vi ho detto l’ultima volta che se nel lattante il fegato non percepisce in modo ordinato — è infatti una specie di attività di percezione, il fegato percepisce e ordina la digestione —, se il fegato è disturbato nella sua percezione così che percepisce un’ingestione errata durante l’età infantile, ciò si manifesta spesso soltanto nell’età più tarda della vita, vi ho detto, negli uomini quarantacinquenni, cinquantenni. L’organismo umano può infatti sopportare molto. Così se il fegato è disturbato già durante l’età infantile, sopporta ciò fino al quarantacinquesimo, cinquantesimo anno di vita. Allora il fegato appare internamente indurito e nascono malattie del fegato, che a volte appunto così tardi compaiono nell’uomo e che sono allora conseguenza di ciò che è stato danneggiato durante l’età infantile.
Pertanto il lattante viene nutrito al meglio con il latte della propria madre. Non è vero, il bambino nasce dal corpo della madre. Si può dunque comprendere che in tutto il suo organismo, in tutto il suo corpo è imparentato con la madre. Deve perciò prosperare al meglio quando non riceve subito, quando viene al mondo, qualcosa di diverso da quello che proviene anche dal corpo della madre, con cui è cioè imparentato.
Naturalmente, accade che il latte materno non sia adatto per la sua composizione. Alcuni latti umani sono ad esempio amari, altri troppo salati. Allora deve subentrare un’altra alimentazione, meglio da parte di un’altra persona.
Ora può sorgere la domanda: il bambino non può essere nutrito fin dall’inizio con latte di mucca? — Bene, allora si deve dire: nei primissimi tempi dell’età infantile l’alimentazione con latte di mucca non è molto buona. Ma non si deve nemmeno pensare che sia commesso un orribile peccato contro l’organismo umano quando si nutre il bambino con latte di mucca, opportunamente diluito e così via. Infatti naturalmente il latte è diverso nei vari esseri, ma non così fortemente che non si potrebbe introdurre il latte di mucca al posto del latte umano per l’alimentazione.
Ma quando avviene questa alimentazione, accade così che finché il bambino beve solo latte, nulla ha bisogno di essere masticato. Per questo certe funzioni nel corpo sono molto più attive che in seguito, quando il cibo solido deve essere preparato. Il latte è essenzialmente tale che, quasi potrei dire, è ancora vivo quando il bambino lo riceve. È quasi una vita liquida, quello che il bambino assume in sé.
Ora sapete che nell’intestino accade una cosa molto importante per l’organismo umano, una cosa straordinariamente importante. Questa cosa straordinaria è che tutto quello che entra nello stomaco nell’intestino deve essere ucciso, e quando passa attraverso le pareti dell’intestino nelle vie linfatiche e nel sangue, deve essere di nuovo rianimato. Questo è già il principale di tutto, il più importante, che si deve comprendere: che la nutrizione che l’uomo assume deve essere prima uccisa e poi di nuovo rianimata. La vita esteriore, immediatamente assunta dall’uomo, non è utilizzabile nel corpo umano. L’uomo deve tutto quello che assume, attraverso la sua propria attività uccidere e poi di nuovo rianimare. Si deve semplicemente sapere questo. Non lo sa la scienza ordinaria, e perciò non sa che l’uomo ha in sé la forza della vita. Proprio come ha in sé muscoli, ossa e nervi, così ha in sé una forza vivificante, un corpo vitale in sé.
In questa intera attività digestiva, in cui dunque è ucciso e di nuovo rianimato, in cui l’ucciso nella nuova vita internamente sale ed entra nel sangue, il fegato guarda come lo sguardo dell’occhio guarda alle cose esterne. E come nell’età avanzata l’occhio può essere colpito dalla cataratta, cioè quello che prima era trasparente diventa opaco, come si indurisce, così anche il fegato può indurirsi. E l’indurimento del fegato è in realtà nel fegato la stessa cosa che la malattia della cataratta nell’occhio. La cataratta può formarsi anche nel fegato. Allora al termine della vita nasce una malattia del fegato. Con quarantacinque, cinquanta anni, anche più tardi, nasce una malattia del fegato. Cioè il fegato non guarda più l’interno dell’uomo. È veramente così: Con l’occhio guardate il mondo esterno, con l’orecchio sentite quello che suona nel mondo esterno, e con il fegato guardate prima la vostra propria digestione e quello che si collega alla digestione. Il fegato è un organo sensoriale interno. E solo chi riconosce il fegato come un organo sensoriale interno, comprende quello che accade nell’uomo.
Così si può paragonare il fegato all’occhio. Per così dire, l’uomo ha dentro nel suo ventre una testa. Solo che la testa non guarda verso l’esterno, ma guarda verso l’interno. E perciò è così che l’uomo con un’attività che non porta alla coscienza, lavora nell’interno.
Ma il bambino sente questa attività. Nel bambino è tutto diverso. Il bambino guarda ancora poco verso il mondo esterno, e quando guarda verso il mondo esterno, non se ne intende. Ma tanto più guarda all’interno nel sentire. Il bambino sente esattamente quando nel latte c’è qualcosa che non vi appartiene, che deve essere espulso nell’intestino, affinché sia eliminato. E se qualcosa nel latte non è in ordine, il fegato assume per tutta la vita successiva la predisposizione alla malattia.
Ora, vedete, potete immaginarvi che all’occhio, quando guarda verso l’esterno, appartiene un cervello. Con il solo guardare il mondo esterno non sarebbe di giovamento a noi come uomini. Guarderemmo il mondo esterno, guarderemmo tutt’intorno, ma non potremmo pensare nulla del mondo esterno. Sarebbe come un panorama, e staremmo seduti davanti con la testa vuota. Pensiamo con il nostro cervello, e pensiamo di ciò che è là fuori nel mondo, con il nostro cervello.
Sì, ma, miei cari amici, se il fegato è una specie di occhio interno che esamina tutta l’attività dell’intestino, allora il fegato deve avere anche una specie di cervello, così come l’occhio ha il cervello a disposizione.
Vedete, il fegato può certo osservare tutto quello che accade nello stomaco, come nello stomaco tutto il bolo alimentare si mescola con la pepsina. Il fegato può allora, quando il bolo alimentare entra nell’intestino attraverso il cosiddetto piloro gastrico, vedere come nell’intestino il bolo alimentare procede oltre, come in questo bolo alimentare tuttavia sempre più le parti utili si separano attraverso le pareti dell’intestino, come allora le parti utili passano nei vasi linfatici e da questi vasi entrano nel sangue. Ma da allora il fegato non può fare più nulla. Proprio come l’occhio non può pensare, così poco il fegato può fare l’attività ulteriore. Allora al fegato deve venire un altro organo, come al cervello deve venire l’occhio.
E proprio come avete in voi il fegato, che continuamente osserva la vostra attività digestiva, così avete in voi anche un’attività di pensiero, della quale nella vita ordinaria non sapete proprio nulla. Questa attività di pensiero — cioè, non sapete nulla dell’attività di pensiero, dall’organo già sapete — questa attività di pensiero, che è aggiunta esattamente alla percezione, all’attività di apprensione del fegato, come attraverso il cervello al percepire dell’occhio è aggiunto il pensiero, l’avete cioè, per quanto strano vi sembri, attraverso il rene, il sistema renale.
Il sistema renale, che per la coscienza ordinaria separa soltanto l’urina, non è affatto un organo tanto ignobile, come sempre lo si guarda, ma il rene, che separa soltanto l’acqua, è quello che appartiene al fegato e che esercita un’attività interna, un pensiero interno. Il rene è anche completamente collegato all’altro pensiero nel cervello, così che, se l’attività del cervello non è in ordine, neppure l’attività del rene è in ordine. Supponiamo che nel bambino già iniziamo a non far lavorare ordinatamente il cervello. Non funziona ordinatamente, quando ad esempio induciamo il bambino a imparare troppo — l’ho già indicato l’ultima volta — a lavorare troppo con la sola memoria, a fargli imparare troppo a memoria. Deve imparare qualcosa a memoria, affinché il cervello diventi flessibile; ma se gli facciamo imparare troppo a memoria, allora il cervello deve sforzarsi in modo tale che esercita un’attività eccessiva, che nel cervello produce indurimenti. Così nascono indurimenti cerebrali quando facciamo imparare al bambino troppo a memoria. Se però nascono indurimenti nel cervello, allora per tutta la vita potrà accadere che il cervello non funzioni ordinatamente. È semplicemente troppo duro.
Ma il cervello è collegato al rene. E per il fatto che il cervello è collegato al rene, anche il rene non funziona più ordinatamente. L’uomo può sopportare molto; appare più tardi: l’intero corpo non funziona più ordinatamente, neppure il rene funziona più ordinatamente, e nell’urina si trova zucchero, che dovrebbe essere elaborato. Ma il corpo è divenuto troppo debole per consumare lo zucchero, perché il cervello non funziona ordinatamente. Lascia lo zucchero nell’acqua dell’urina. Il corpo non è in ordine, l’uomo soffre della malattia del diabete.
Vedete, questo vorrei farvi particolarmente capire, che dall’attività spirituale, ad esempio dall’imparare troppo a memoria, dipende come l’uomo è poi. Non avete sentito che il diabete è particolarmente frequente proprio negli uomini ricchi? Essi possono provvedere in modo straordinario ai loro figli, anche materialmente, nel dominio fisico; ma non sanno che allora dovrebbero provvedere anche a un maestro ordinato che non faccia imparare al bambino troppo a memoria. Pensano: Bene, lo fa lo Stato, tutto va bene, non ci si deve preoccupare. — Il bambino impara troppo a memoria, diviene più tardi un uomo diabetico! Non si può infatti rendere l’uomo sano soltanto attraverso l’educazione materiale, attraverso quello che gli si fornisce con i cibi. Si deve tener conto di quello che è il suo psichico. E vedete, così si inizia gradualmente a sentire che lo psichico è qualcosa di importante, che il corpo non è l’unica cosa nell’uomo, perché il corpo può essere rovinato dalla psiche. Infatti possiamo mangiare bene fin da bambini e possiamo mangiare ancora così bene secondo quello che il chimico nel laboratorio studia nei cibi — se lo psichico non è in ordine, lo psichico non è considerato, l’organismo umano comunque cade in rovina. Così si impara gradualmente attraverso una vera scienza, non la sola scienza materiale dei nostri giorni, a penetrare in quello che nell’uomo è già presente prima che venga il concepimento, e che è presente dopo la morte, perché si conosce il suo psichico. Questo si deve considerare particolarmente in tali cose.
Ma ora pensate, da dove viene che gli uomini di oggi non vogliono sapere nulla di quello che vi ho raccontato? Bene, potete avvicinarvi agli uomini oggi con una cosiddetta coltura; allora è «incolto», quando si parla del fegato, o addirittura si parla del rene. È qualcosa di incolto. Da dove viene che è qualcosa di «incolto»?
Vedete, gli antichi ebrei nell’antichità ebraica — e in fondo il nostro Antico Testamento viene dagli ebrei — gli antichi ebrei non hanno visto il parlare del rene come qualcosa di così terribilmente incolto. Infatti gli ebrei non dicevano, ad esempio, quando l’uomo aveva di notte sogni angoscianti: la mia anima è tormentata. — Si può leggerlo nell’Antico Testamento; gli ebrei di oggi sono già così colti che non ripropongono più quello che sta nell’Antico Testamento, quando sono in una società rispettabile, ma nell’Antico Testamento sta scritto. Sì, miei cari amici, è facile dirlo quando non si ha una concezione dell’anima; allora «anima» è soltanto una parola — non è nulla. Ma l’Antico Testamento diceva, come era giusto da una saggezza che l’umanità una volta possedeva, quando l’uomo aveva cattivi sogni di notte: il rene lo tormenta. — Quello che nell’Antico Testamento era già stato conosciuto, lo si ricupera attraverso l’antroposofia più recente, la ricerca più recente: l’attività del rene non è in ordine quando si hanno cattivi sogni.
Allora venne il Medioevo, e nel Medioevo si formò gradualmente quello che fino a oggi vale. Infatti nel Medioevo c’era la tendenza a lodare soltanto quello che non si può percepire, quello che è in qualche modo fuori dal mondo. Nell’uomo si lascia libera la testa; il resto si copre. Si può parlare soltanto di quello che è libero. Certo, alcune signore della società colta oggi vanno in giro così da lasciar libero tanto che ancora non si può parlare di quello che è liberato. Ma comunque, quello che è allora all’interno dell’uomo, è divenuto per un certo cristianesimo nel Medioevo — in Inghilterra si chiamò più tardi puritanesimo — qualcosa di cui non si può parlare. Dalla sola scienza sensistica materiale non si può parlarne. Non è qualcosa di spirituale, non si può parlarne. E così gradualmente si è perso del tutto lo spirito. Naturalmente, se si parla soltanto dello spirito dove siede la testa, non lo si afferra tanto facilmente. Ma se lo si afferra dove siede in tutto il corpo umano, allora lo si può.
E vedete, i reni sono allora quello che pensa all’attività di percezione del fegato. Il fegato osserva, i reni pensano; e possono allora pensare l’attività cardiaca e tutto quello che il fegato non ha osservato. Il fegato può ancora osservare tutta l’attività digestiva e come il succo alimentare entra nel sangue. Ma allora quando comincia a circolare nel sangue, questo deve essere pensato. E questo lo fanno i reni. Così che l’uomo ha in sé effettivamente come un secondo uomo.
Ora, miei cari amici, non potrete credere che quei reni che estraete dal corpo morto e che ponete sul tavolo di dissezione — o se è un rene di mucca, lo mangiate anche; potete vederlo molto comodamente prima di mangiarlo o cucinarlo — ma non potrete credere che questo pezzo di carne con tutte le proprietà di cui parla l’anatomista, che questo pezzo di carne pensi! Naturalmente non pensa, ma ciò che dello psichico è dentro il rene, questo pensa. Perciò è anche così, come vi ho detto l’ultima volta: la materia che ad esempio nel rene è, diciamo nell’infanzia, è completamente scambiata dopo sette, otto anni. Dentro è una materia diversa. Proprio come le vostre unghie dopo sette, otto anni non sono più le stesse, ma voi sempre avete tagliato quello che sta davanti, così nel rene e nel fegato se ne è andato tutto quello che c’era ed è stato nuovamente sostituito da voi.
Sì, allora dovete chiedervi: se la materia non c’è più, che era nel fegato, nel rene sette anni fa, e tuttavia il fegato dopo decenni ancora può ammalarsi per quello che come lattante si è trascurato, allora c’è un’attività che non si vede, perché la materia non si perpetua. La vita si perpetua dall’età infantile fino al quarantacinquesimo anno. Non può ammalarsi la materia — essa è eliminata — ma si perpetua l’attività non visibile che è dentro e che va attraverso l’uomo per tutta la vita. Così vedete come il corpo umano è effettivamente un essere complicato, un essere straordinariamente complicato.
Ora voglio dirvi ancora qualcosa di diverso. Vi ho detto: gli antichi ebrei sapevano ancora qualcosa di come l’attività renale è partecipe a un tale pensiero opaco, scuro, come sono i sogni di notte. Ma di notte è così, che le nostre rappresentazioni se ne sono andate; allora si percepisce quello che il rene pensa. Di giorno si ha la testa piena dei pensieri che vengono da fuori. Proprio come quando c’è una luce forte e una debole luce di candela, si vede la luce forte, e la debole luce di candela svanisce accanto. Così è nell’uomo quando è sveglio: ha la testa piena di rappresentazioni che vengono dal mondo esterno, e quello che là in basso è l’attività renale, è appunto la piccola luce; non la percepisce. Quando la testa smette di pensare, allora percepisce quello che i reni pensano e il fegato osserva nell’interno, ancora come sogni. Perciò i sogni assomigliano anche a come li vedete a volte.
Immaginate una volta, c’è nell’intestino qualcosa che non è in ordine; il fegato l’osserva. Di giorno non lo si nota, perché ci sono rappresentazioni più forti. Ma di notte quando ci si addormenta o si sveglia, lo si nota, come il fegato percepisce il disordine dell’intestino. Ora, però il fegato non è tanto furbo e neppure il rene è tanto furbo come il capo umano. Perché non sono così furbi, non possono subito dire: quelli sono gli intestini che io vedo. — Creano un’immagine da ciò, e l’uomo sogna, invece di vedere la realtà. Se il fegato vedesse la realtà, vedrebbe gli intestini in fiamme. Ma non vede la realtà, crea un’immagine da essa. Allora vede serpenti che si contorcono. Quando l’uomo sogna di serpenti che si contorcono, cosa che fa molto frequentemente, il fegato osserva gli intestini, e perciò gliene paiono come serpenti. A volte accade alla testa lo stesso come al fegato e al rene. Quando l’uomo vede ad esempio un pezzo di legno curvo vicino e inoltre in una regione dove potrebbero essere serpenti, allora anche il capo potrebbe prendere questo pezzo di legno curvo per un serpente, se è a cinque passi di distanza. Così l’osservazione interna e il pensiero del fegato, del rene, prendono gli intestini contorti per serpenti.
A volte sognate di una stufa che è ben riscaldata. Vi svegliate e avete palpitazioni cardiache. Cos’è accaduto? Sì, il rene pensa alle palpitazioni cardiache più forti, ma se l’immagina come se fosse una stufa ben riscaldata, e sognate di una stufa che bolle. È quello che il rene pensa della vostra attività cardiaca.
Così dentro il ventre umano — benché sia di nuovo «incolto» parlarne — siede un essere psichico. L’anima è un piccolo topolino che in qualche modo si intrufola nel corpo umano e vi accuccia. Non è vero, così lo facevano una volta le persone. Riflettevano: dov’è la sede dell’anima? — Ma non si sa proprio nulla dell’anima quando ci si chiede dov’è la sede dell’anima. È egualmente nel «padiglione auricolare» come nel dito grande del piede, solo che l’anima ha bisogno di organi attraverso cui pensa, immagina e crea immagini. E in una tale attività che voi conoscete molto bene, lo fa attraverso il capo, e nel modo in cui ve l’ho descritto, dove l’interno è osservato, lo fa attraverso il fegato e il rene. Si può vedere ovunque come l’anima è attiva nel corpo umano. E questo si deve vedere.
Per questo certamente appartiene una scienza che non semplicemente apre cadaveri umani, li mette su un tavolo di dissezione, tira fuori organi e li guarda materialmente; per questo appartiene il fare della vostra intera vita psichica interna nel pensiero e in tutto qualcosa di più attivo, di quanto vogliano le persone che semplicemente osservano. Naturalmente è più comodo aprire corpi umani, togliere il fegato e poi annotare quello che si trova. Allora non si deve sforzare molto il cervello interno. Si hanno gli occhi, e allora si ha bisogno soltanto di un po’ di pensiero quando si taglia il fegato in tutte le direzioni, si fanno piccoli pezzi, si mettono sotto il microscopio e così via. Quella è una scienza facile. Ma quasi tutta la scienza è oggi una scienza facile. Si deve mettere molto più in movimento il pensiero interno, e soprattutto non si deve credere che dal momento in cui si mette l’uomo sul tavolo di dissezione, gli si tolgono gli organi e li si descrive, si può conoscere l’uomo. Infatti allora si toglie il fegato di una donna cinquantenne o di un uomo cinquantenne e non si sa, quando lo si osserva, quello che è accaduto nel lattante. Si ha bisogno di tutta una scienza. È questo proprio quello che una vera scienza deve sforzarsi di raggiungere. Questo è lo sforzo dell’antroposofia, di avere una vera scienza. E questa vera scienza non conduce soltanto al corporeo, ma conduce, come vi ho mostrato, allo psichico e allo spirituale.
Vi ho detto l’ultima volta: nel fegato è così, che le vene blu, cioè le vene in cui il sangue non fluisce come sangue rosso, ma come sangue blu, cioè con anidride carbonica in sé, che tali vene speciali vanno nel fegato. In tutti gli altri organi non è il caso. Il fegato è sotto questo aspetto un organo davvero eccezionale. Accoglie le vene blu e lascia che il sangue blu semplicemente sparisca in se stesso (vedi disegno p. 70).
Questo è qualcosa di straordinariamente significativo, importante. Se dunque ci immaginiamo il fegato, naturalmente le solite vene rosse vanno anche nel fegato. Le vene blu escono dal fegato. Ma inoltre ancora una speciale vena blu, la vena porta, cioè sangue completamente carico di anidride carbonica, va nel fegato (vedi disegno a p. 70). Ora il fegato l’accoglie e non lo lascia tornare indietro, quello che di anidride carbonica entra nel fegato attraverso questo sangue blu speciale.
Sì, non è vero, la scienza ordinaria, quando ha tolto il fegato, vede questa cosiddetta vena porta, allora non riflette ulteriormente. Ma chi poteva giungere a una vera scienza, quello confronta certamente.
Ora ci sono ancora organi sul corpo umano che hanno qualcosa di molto simile, e questi sono gli occhi. È negli occhi qualcosa di molto piccolo, accennato appena, ma tuttavia, è negli occhi anche così, che non tutto il sangue, tutto il sangue blu che entra nell’occhio, torna di nuovo. Vanno dentro le vene, vanno dentro le vene rosse, escono le blu. Ma non tutto il sangue blu che entra nell’occhio esce di nuovo, ma si distribuisce proprio come nel fegato. Solo, nel fegato questo è forte, nell’occhio è molto debole.
Non è questa una prova che posso paragonare il fegato all’occhio? Naturalmente si può indicare tutto quello che è nel corpo umano. Così si giunge proprio al fatto che il fegato è un occhio interno.
Ma l’occhio è rivolto verso l’esterno. Guarda verso l’esterno e consuma il sangue blu che riceve, per guardare verso l’esterno. Il fegato lo consuma verso l’interno. Perciò lo lascia sparire all’interno, il sangue blu, e lo consuma per qualcos’altro. Solo a volte, vedete, anche l’occhio viene in inclinazione a usare così un po’ le sue vene blu. Questo è quando l’uomo diviene triste, quando piange; allora fluisce dalle lacrime il succo lacrimale che ha un sapore amaro, dalle ghiandole lacrimali. Ciò viene dal po’ di sangue blu che rimane nell’occhio. Quando questo è particolarmente vivificato dalla tristezza, allora le lacrime vengono come secrezione.
Ma nel fegato è continuamente questa storia! Il fegato è continuamente triste, perché così come l’organismo umano una volta è sulla terra, si può diventare tristi quando lo si guarda da dentro, perché è destinato al massimo, ma tuttavia semplicemente non ha un aspetto così particolarmente buono. Il fegato è appunto sempre triste. Perciò separa sempre una sostanza amara, la bile. Quello che l’occhio fa con le lacrime, il fegato lo fa per l’intero organismo nella secrezione della bile. Solo — la lacrima fluisce verso l’esterno e le lacrime, non appena sono fuori dall’occhio, si disperdono; ma la bile nel corpo umano intero non si disperde, perché il fegato non guarda verso l’esterno, ma verso l’interno. Allora lo sguardo si ritira, e la secrezione, che può essere paragonata alla secrezione lacrimale, emerge.
Sì, ma, miei cari amici, se è veramente vero quello che vi dico, allora deve mostrarsi in un altro dominio ancora più propriamente. Deve mostrarsi che gli esseri terrestri che vivono più all’interno, che vivono più nell’attività di pensiero interna, che gli animali non pensano meno dell’uomo, ma per certi versi pensano di più — cioè nella testa pensano meno dell’uomo, hanno un cervello incompleto. Ma allora devono prestare più attenzione alla vita epatica e alla vita renale, devono guardare più con il fegato verso l’interno e con i reni pensare più verso l’interno. Questo è il caso anche nell’animale. Perciò c’è una prova esterna. I nostri occhi umani sono così diretti che effettivamente il sangue blu che vi entra, è già molto poco, così poco che la scienza odierna non ne parla affatto. Una volta ne ha parlato. Ma negli animali che vivono più nel loro interno, gli occhi non soltanto osservano, ma gli occhi pensano insieme.
Se si potesse dire così, gli occhi sono una specie di fegato, così si potrebbe dire: nell’animale l’occhio è molto più fegato che nell’uomo. Nell’uomo l’occhio è divenuto più perfetto e meno fegato. Si mostra nell’occhio. Allora negli animali si può dimostrare esattamente che non è solo quello che c’è nell’uomo: un corpo vitreo, acquoso, poi la lente dell’occhio, di nuovo un corpo vitreo acquoso — ma in certi animali le vene vanno nell’occhio e formano nell’occhio un tale corpo (vedi disegno). Fino in questo corpo vitreo vanno le vene, formano così un corpo, che si chiama il ventilabro, il ventilabro dell’occhio. Questo è in questi animali… (lacuna nella trascrizione.) Perché? Perché in questi animali l’occhio è ancora più fegato. E proprio come la vena porta va nel fegato, così il ventilabro vi va nell’occhio. Perciò è nell’animale così: quando l’animale guarda qualcosa, già l’occhio pensa; nell’uomo guarda soltanto, e pensa con il cervello. Nell’animale il cervello è piccolo e incompleto. Non pensa così tanto con il cervello, pensa già nell’occhio. E può pensare nell’occhio perché ha questo prolungamento a falce, cioè perché usa il sangue consumato, il sangue con anidride carbonica nell’occhio.
Posso dirvi qualcosa che veramente non vi sorprenderà. Non penserete in anticipo che all’avvoltoio lassù nell’aria con il suo dannatamente piccolo cervello riuscirebbe di prendere la deliberazione così astuta di proprio qui buttarsi giù, dove siede l’agnello! Se per l’avvoltoio dipendesse dal cervello, potrebbe morire di fame. Ma nell’avvoltoio siede nell’occhio un pensiero, che è soltanto la continuazione del suo pensiero renale, e così prende la sua deliberazione e si butta giù e cattura l’agnello. Così non lo fa l’avvoltoio, che si dice: là sotto è un agnello, ora devo assumere una posizione; ora cadrò proprio nella giusta linea là in basso, allora colpirò l’agnello. — Questa considerazione la farebbe un cervello. Se un uomo fosse lassù, allora farebbe questa considerazione; solo che non sarebbe capace di eseguirla. Ma nell’avvoltoio pensa già l’occhio. Là l’anima siede già nell’occhio. Non gli arriva nemmeno alla coscienza, ma tuttavia pensa.
Vedete, vi ho detto, il vecchio ebreo che ha compreso il suo Antico Testamento, ha saputo che cosa significa: Dio ti ha tormentato di notte attraverso i tuoi reni. — Con questo voleva esprimere la realtà di quello che all’anima appare come soli sogni. Dio ti ha tormentato di notte attraverso i tuoi reni — così ha detto, perché sapeva: là non c’è soltanto un uomo che guarda fuori attraverso i suoi occhi nel mondo esterno, ma c’è un uomo che pensa attraverso i suoi reni e osserva attraverso il fegato nell’interno.
E anche gli antichi romani lo sapevano. Sapevano che in realtà ci sono due uomini: l’uno che guarda così fuori attraverso i suoi occhi, e poi l’altro che ha nel suo ventre il suo fegato e che guarda nel suo proprio interno. Ora è così, che si può seguire al fegato — si può verificare dalla distribuzione di tutte le vene blu — se si vuole usare l’espressione, si deve dire: quello guarda effettivamente dietro. Perciò accade anche che l’uomo percepisce così poco del suo interno; proprio come voi non percepite quello che è dietro di voi, così poco il fegato percepisce pienamente quello che realmente osserva. Gli antichi romani lo sapevano. Solo l’hanno espresso così che non si arriva subito. Si sono immaginati: qui l’uomo ha una testa davanti, e nel corpo inferiore ha di nuovo una testa; ma è soltanto una testa indistinta, che guarda dietro. — E allora hanno preso le due teste insieme e hanno così formato qualcosa (vedi disegno): una testa con due volti, di cui l’uno guarda dietro, l’altro davanti. Tali statue ancora oggi si trovano quando si va in Italia. Si chiamano teste di Giano.
Vedete, i viaggiatori che hanno il denaro per questo, vanno con la loro guida turistica per l’Italia, si guardano anche queste teste di Giano, guardano nella guida turistica — ma non c’è nulla di ragionevole scritto dentro. Infatti, non è vero, si deve chiedersi: come mai questi vecchi romani sono arrivati a formare una tale testa? Erano così stupidi che credevano, quando si viaggia da qualche parte oltremare, ci siano uomini con due teste sulla terra. Ma così press’a poco, non è vero, se il viaggiatore non è illuminato dai suoi occhi, deve pensarlo così, quando vede che i romani hanno formato una testa con due volti, uno dietro, uno davanti.
Sì, bene, i romani sapevano ancora qualcosa attraverso un certo pensiero naturale, quello che tutta l’umanità successiva non ha saputo, e su cui ora arriviamo, indipendentemente. Così che ora si può sapere di nuovo che i romani non erano stupidi, ma erano intelligenti! Testa di Giano significa gennaio. Perché allora l’hanno proprio posto all’inizio del tempo dell’anno? Anche questo è un segreto particolare.
Sì, miei cari amici, quando si è arrivati una volta così lontano, da comprendere che l’anima non lavora soltanto nella testa, ma anche nel fegato e nel rene, allora si può anche seguire come questo è diverso nel corso dell’anno. Quando cioè è estate, stagione calda, allora è così che il fegato lavora straordinariamente poco. Allora il fegato e il rene entrano più in una specie di attività onirica psichica, compiono soltanto le loro funzioni corporee esterne, perché l’uomo è più consegnato al caldo del mondo esterno. Inizia l’interno ad avere più stasi. L’intero sistema digestivo è in alta estate più tranquillo che in inverno; ma in inverno questo sistema digestivo inizia a essere molto spirituale-psichico. E quando viene la stagione natalizia, la stagione del nuovo anno, quando viene gennaio e inizia, allora è più forte l’attività psichica nel fegato e nei reni.
Anche i romani lo sapevano. Perciò hanno chiamato l’uomo con i due volti il gennaio, l’uomo di gennaio. Quando si arriva indipendentemente di nuovo a quello che per così dire è intelligente lì rappresentato, allora non si ha bisogno di guardare le cose, ma le si può comprendere di nuovo. Le si guarda soltanto oggi perché la scienza odierna non è più nulla. Vedete, l’antroposofia non è veramente qualcosa di impratico. Può non soltanto spiegare tutto ciò che è umano, ma addirittura quello che è storico; può ad esempio spiegare perché i romani hanno formato queste teste di Giano! Effettivamente — non lo dico per vanità — effettivamente si dovrebbe già sedere un antroposofo con la guida turistica, affinché la gente capisca il mondo, altrimenti la gente passa attraverso il mondo addormentata, guarda tutto soltanto, non può riflettere.
Sì, miei cari amici, da ciò vedrete che è veramente serio quando si dice che si deve partire dal corporeo per arrivare allo psichico. Bene, di questo psichico vi parlerò ancora il prossimo sabato. Allora potete anche riflettere su quali domande volete porre. Ma avrete visto che veramente non è uno scherzo come si vuol giungere da quello corporeo a riconoscere quello psichico, ma è una scienza molto seria.
Affinché, miei cari amici, abbiate un quadro più completo, voglio considerare ancora più attentamente quello che effettivamente nel corpo umano avviene ogni giorno in certi processi. Perché si possono comprendere i processi superiori solo quando si riconoscono veramente certi processi inferiori. Voglio perciò oggi considerare ancora una volta sia dal lato fisico, materiale, sia dal lato psichico, l’intero processo dell’alimentazione.
Noi mangiamo; quando mangiamo, allora prendiamo innanzitutto i cibi nella bocca. Godiamo cibi solidi e liquidi, i cibi aeriformi li prendiamo tramite la respirazione, attraverso il polmone. Così godiamo cibi solidi e liquidi. Ma nel nostro corpo possiamo usare soltanto liquidi. Perciò il solido deve già nella bocca dissolversi in un liquido. Questo viene inizialmente compiuto nella bocca. Questo può nella bocca, nel palato essere compiuto soltanto per il fatto che nell’intero palato e nella cavità boccale si trovano piccoli organi, le cosiddette ghiandole, e queste ghiandole continuamente secernono la saliva.
Così dovete immaginarvi che ad esempio sul lato della lingua ci siano tali piccole ghiandole. Questi sono piccoli organismi che sono disposti così che, quando li si osserva precisamente al microscopio, assomigliano a piccoli grappoli d’uva; sono così disposti dalle cellule. Queste ghiandole secernono la saliva. La saliva dissolve i cibi e li penetra. I cibi devono essere inumiditi nella bocca, altrimenti non servono nell’organismo umano.
Ora, c’è un’attività che viene esercitata — è un’attività, questo inumidire, questa penetrazione dei cibi con la saliva — e questa attività la percepiamo, l’afferriamo nel gusto. Sentiamo i cibi durante l’inumidire attraverso il senso del gusto. Proprio come attraverso l’occhio percepiamo colori, così attraverso il senso del gusto percepiamo il sapore dei cibi.
Così possiamo dire: nella bocca i cibi vengono inumiditi e sentiti. Con il gusto si ottiene dunque una coscienza dei cibi. E attraverso l’inumidire vengono preparati così che possono essere assunti da un altro corpo. Ma nella saliva della bocca deve essere una certa sostanza, altrimenti i cibi non potrebbero essere preparati così che fossero utili per lo stomaco. Deve essere una certa sostanza dentro. Questa sostanza è effettivamente dentro e la si chiama ptialina. Così nella bocca dalle ghiandole salivari viene espulsa la ptialina. E questa ptialina è quella sostanza che prima lavora i cibi, affinché diventino utili per lo stomaco.
Poi attraverso l’esofago, il passaggio della gola, i cibi inumiditi, lavorati con la ptialina vanno nello stomaco. Nello stomaco devono essere ancora elaborati. Per questo deve ancora esserci nello stomaco una certa sostanza. Questa viene separata, prodotta dallo stomaco. Proprio come nella bocca la saliva con la ptialina, così nello stomaco viene anche prodotta una specie di saliva. Solo che in questa saliva dello stomaco c’è già una sostanza un po’ diversa. Questa saliva inumidisce ancora una volta i cibi nello stomaco. Così che possiamo dire: nello stomaco, invece della ptialina c’è la pepsina dentro.
Ora, vedete, nello stomaco dell’adulto e anche già nel bambino di sette anni non si forma più alcun gusto. Ma il lattante, quello sente ancora nello stomaco i sapori dei cibi, proprio come l’adulto sente nella bocca i sapori dei cibi. Così si deve già considerare lo psichico del lattante, se si vuole comprendere l’uomo in profondità. L’adulto, ottiene al massimo una concezione di questo gusto nello stomaco, quando lo stomaco è già un po’ rovinato e la storia dallo stomaco invece di andare verso il basso va verso l’alto. Allora l’uomo ottiene un’idea che nello stomaco c’è un gusto. Presumo che almeno alcuni di voi l’hanno già sperimentato, che qualcosa che era già nello stomaco torna su nella bocca, e sapranno che allora ha veramente un sapore peggiore di tutto quello o almeno della maggior parte di quello che si mangia. E quello che avrebbe un sapore come quello che torna su dallo stomaco, non lo si troverebbe certamente particolarmente gustoso. Non si mangiano tali cose che avrebbero un sapore come quello che torna su dallo stomaco. Ma il gusto che è nel bolo alimentare che torna su, tuttavia deve essersi formato. Esso si forma nello stomaco. Non è vero, nella bocca i cibi sono solo inumiditi con ptialina; nello stomaco sono inumiditi con pepsina. E il risultato è che hanno un sapore diverso. Con il gusto è proprio una strana faccenda.
Immaginate una volta, siete molto sensibili e bevete acqua, così in generale, se non è acqua rovinata, l’acqua non avrà un cattivo sapore. Se però — naturalmente dovete essere un po’ sensibili per questo — lasciate sciogliere sulla lingua molto zucchero e abbiate la lingua così preparata, allora può sembrarvi che l’acqua abbia un sapore acido. Con il gusto è una propria faccenda. Ma così come lo conosce l’adulto, non si forma nella bocca, ma nello stomaco. Il bambino lo sente, naturalmente non pensa ancora; perciò non conosce il gusto così come lo conosce l’adulto il suo gusto boccale. Il bambino deve dunque ricevere tali cibi che nello stomaco non hanno un cattivo sapore molto. E questi sono proprio il latte materno o il latte in generale, dal motivo che ha un sapore non molto cattivo nello stomaco, perché il bambino è imparentato con il latte. È infatti nato dal corpo che può produrre il latte. Così il bambino si sente imparentato con il latte. Perciò il latte non gli prepara un cattivo sapore. Il bambino invece, se ricevesse altri cibi troppo presto, li troverebbe disgustosi. L’adulto non lo fa più, perché il suo gusto si è indurito. Ma il bambino li troverebbe disgustosi, perché non è imparentato con essi, perché sono cibi esterni.
Ora, vedete, dallo stomaco, dopo che i cibi sono stati inumiditi nello stomaco con la pepsina, i cibi vanno nell’intestino, nell’intestino tenue, intestino crasso e così via, e il bolo alimentare si diffonde nell’intestino.
Posso scrivere qui allo stomaco: gusto infantile (vedi schema pagina 104).
Se ora il bolo alimentare si diffonde e non gli accadesse nulla, allora diventerebbe un’ampia e durissima massa nell’intestino e rovinerebbe l’uomo. Invece accade qualcosa di diverso con questo bolo alimentare.
Quello che succede, avviene innanzitutto di nuovo attraverso una ghiandola. In bocca abbiamo ghiandole, nello stomaco ghiandole, e ora c’è una grande ghiandola dietro lo stomaco. Così quando lo stomaco è qui, allora dietro lo stomaco, quando si guarda l’uomo da davanti, c’è una ghiandola abbastanza grande, e davanti a questa ghiandola c’è allora lo stomaco. Questa ghiandola è dunque dietro lo stomaco. E questa ghiandola, che si chiama il pancreas, allora separa di nuovo una specie di saliva, e la saliva va attraverso sottili canali nell’intestino. Così i cibi nell’intestino vengono inumiditi una terza volta. E la sostanza che in questa ghiandola pancreatica viene separata, essa stessa si trasforma nell’uomo. All’inizio la separa il pancreas. Allora è quasi come la pepsina dello stomaco. Ma allora, sulla strada negli intestini, cambia. Diventa più acuta. I cibi devono ora essere affrontati più acutamente di prima. E questo tipo più acuto di saliva separata dal pancreas lo si chiama tripsina. Così abbiamo come terzo il pancreas. Questo separa la tripsina — almeno separa qualcosa che negli intestini diventa il succo acuto della tripsina. Con questo il bolo alimentare è inumidito una terza volta. Così accade con esso qualcosa di nuovo.
Questo non può più essere percepito dalla coscienza dell’uomo nella testa, come vi ho detto l’ultima volta; ma quello che là sorge dal bolo alimentare è ora percepito, sentito dal fegato e pensato dai reni. Così tutto quello che là negli intestini accade è pensato dai reni e percepito dal fegato. Così siede uno psichico dentro nei reni e nel fegato, e questo percepisce così come l’uomo percepisce attraverso la testa. Ma non lo sa. Tutt’al più, come vi ho detto l’ultima volta, quando sogna: allora la faccenda viene in una forma immaginativa alla coscienza. Come là il bolo alimentare si contorce serpentinamente attraverso l’intestino e si mescola sempre con la tripsina, questo esercita uno stimolo, e l’uomo lo percepisce allora nel sogno come serpenti. Così è una trasposizione in uno psichico indistinto, poco chiaro, quello che l’uomo percepisce.
Ora, il fegato dunque percepisce qui la cosa con la ptialina, pepsina, tripsina — devo già pronunciarlo così, perché purtroppo la scienza ha dato alle cose nomi così orribili, e se si viene già così poco simpaticamente accolti dalla scienza quando si vuol chiarire le cose, la scienza starebbe completamente sottosopra se si volessero dare alle cose nuovi nomi; si potrebbe anche fare, ma affinché la scienza non stia sottosopra senza necessità, non si fa, si usano i vecchi nomi ptialina, pepsina, tripsina, avanti così. È dunque così, che le cose vengono inumidite una terza volta. E qui sta un sentire epatico di base (vedi schema p. 104).
Quel che sia questo sentire epatico, miei cari amici, ve lo chiarite in questo modo, ricordandovi una volta — se l’avete già fatto — come è quando si avvicina al naso una cipolla piuttosto acuta. Non è vero, allora vengono le lacrime. Anche quando avvicinate al naso il rafano, vengono le lacrime. Da dove viene? Viene da qui, che il rafano o la cipolla agiscono sulle ghiandole lacrimali, e le ghiandole lacrimali allora separano le amare lacrime. Sì, vedete, miei cari amici, così più o meno è questo bolo alimentare che va negli intestini, e il fegato separa la bile, così come gli occhi separano le lacrime. La cipolla deve essere percepita, se deve provocare lacrime; la si deve sentire. Così il fegato sente questo bolo alimentare e separa la bile, che gli è aggiunta. Questo è il quarto.
Ora nell’intestino, dopo che la bocca ha agito attraverso la ptialina, lo stomaco attraverso la pepsina, il pancreas attraverso la tripsina, dal fegato viene aggiunta la bile al bolo alimentare. E allora viene il pensiero attraverso i reni.
Se ora il bolo alimentare è stato preparato in questo modo, inumidito quattro volte, allora passa per la prima volta attraverso le pareti intestinali nei vasi linfatici e da lì nel sangue. Così possiamo dire: nel corpo umano esiste un processo vitale straordinariamente complicato. Dalla bocca fino al momento in cui il bolo alimentare entra nel sangue, continuamente il bolo alimentare è cambiato, affinché possa essere digerito nella giusta maniera non solo dallo stomaco, ma da tutto il corpo umano.
Ora però questo accade di nuovo in maniera diversa. Non è vero, potete dirvi: se voi stessi — pensate pure, miei cari amici — se voi stessi nel laboratorio chimico, anche se foste un professore ancora così intelligente, doveste far tutto questo così, non potreste; se doveste prima masticare il cibo con la saliva boccale, poi con la saliva gastrica, poi con la saliva intestinale e infine con la bile! Tutto questo accade in voi, lo fate continuamente ogni giorno. Ma se lo doveste fare nel laboratorio, non potreste. L’uomo ha certamente un intelletto, ma quello che nel suo ventre procede in maniera intelligente accade molto più intelligentemente di quanto gli uomini siano sulla terra. E questo è un processo molto saggio, molto intelligente, che si compie là. Non si può semplicemente imitarlo.
Ma riceverete ancora più rispetto per questo processo quando vi descriverò i suoi particolari. Che cosa mangia dunque l’uomo?
L’uomo mangia sostanze vegetali, sostanze animali, sostanze minerali, e così riceve sostanze molto diverse nella bocca, nello stomaco e negli intestini, che devono essere trasformate, cambiate attraverso l’inumidire.
Immaginate che mangiate patate. Di che cosa è fatta la patata? La patata consiste principalmente di quello che avete nell’amido. Sapete anche che l’amido si prepara dalla patata. Dunque mangiate principalmente amido quando mangiate patate. Questo è uno dei primi di quello che mangiate; mangiamo amido. Ci sono molte cose simili all’amido. La patata consiste quasi completamente di amido, ma l’amido è penetrato da alcuni liquidi, particolarmente da acqua. E per questo la patata appare — perché inoltre è viva, non morta — così come è. È effettivamente amido vivente, la patata. Ma per questo, come vi ho detto, deve essere uccisa. Allora è puro amido. Nelle piante ovunque c’è amido dentro; quello che mangiate dal regno vegetale — ovunque c’è amido dentro.
Che cosa mangiate ancora? Sia che lo prendiate dal regno vegetale sia dal regno animale, mangiate proteine. Le proteine le mangiate nell’uovo ordinario; le avete come stanno, solo un po’ uccise. Ma mangiate proteine, che sono mescolate al muscolo della carne o alle piante. Mangiate effettivamente continuamente proteine. Così il secondo è proteine e sostanze simili a proteine.
E il terzo, quello che mangiate, e che è diverso dall’amido e dalle proteine, sono i grassi. I grassi sono sostanze diverse dall’amido e dalle proteine. I grassi sono nelle piante meno che negli animali. Ci sono cosiddetti grassi vegetali. L’uomo ha bisogno dei grassi del regno vegetale o animale, se deve nutrirsi ordinatamente. Così i grassi sono come terzo presenti in quello che l’uomo assume come cibo.
E come quarto sono presenti i sali. L’uomo deve sempre o prendere già tali cibi che per natura hanno sali sufficienti o sali almeno contengono, o sapete, gli uomini si mettono un recipiente di sale sul tavolo, e a seconda prendono con le dita o con il piccolo cucchiaio di corno o con la punta del coltello il sale dal recipiente e l’aggiungono alla zuppa o agli altri cibi. Questo si mangia. Abbiamo bisogno di questo. Questo è il quarto, quello che si mangia; devo scrivere sali, perché sono vari sali.
Tutto questo entra nell’intestino, e tutto questo è cambiato nell’intestino.
Ora, miei cari amici, che cosa nasce da tutto questo? Per il fatto che i cibi sono ben preparati attraverso la saliva boccale e saliva gastrica, possono nel tenue essere inumiditi per la terza volta, e non si induriscono, ma si trasformano, diventano qualcosa di diverso.
Che cosa diventa l’amido? L’amido diventa zucchero. Così che voi, quando mangiate amido, ottenete nel vostro stomaco zucchero. Lo zucchero non abbiamo bisogno di mangiare, se lo vogliamo in noi, per il semplice motivo — se sviluppassimo abbastanza — perché lo facciamo noi stessi. Ma è così con l’uomo che non può fare tutto, benché la natura umana possa fare molto. E così sviluppa troppo poco zucchero, in alcuni uomini persino molto troppo poco zucchero. E allora deve essere aggiunto ancora zucchero extra ai cibi, oppure è aggiunto in modo che già negli intestini entri preparato quello che altrimenti negli intestini normali fanno gli intestini stessi. E gli intestini trasformano amido in zucchero. È una grande arte.
Un’altra cosa ancora: sapete, è meglio con le persone che hanno uno stomaco debole, se mangiano uova alla coque, di quando mangiano uova completamente dure. E inoltre, quando le uova sono diventate un po’ puzzolenti, le digeriscono ancora peggio. Le proteine sono certamente un buon cibo, ma se lo portiamo in uno stato vivo agli intestini, queste proteine in noi sarebbero disgustose e inutilizzabili. Non possiamo usare le proteine nel nostro intestino così come stanno là fuori. Queste proteine devono anche essere trasformate, e soprattutto, devono essere dissolte. Se lo mettete in acqua, non si scioglie. Deve essere qualcosa di completamente diverso, affinché si sciolga. E particolarmente forti la tripsina scioglie le proteine. Così dalle proteine nasce liquido proteico.
E mentre il liquido proteico nasce, nel corpo umano accade ancora qualcosa; attraverso l’azione di questa saliva intestinale del pancreas, accade ancora qualcosa. Per quanto sia strano, accade che si forma alcol. L’uomo sviluppa in sé alcol. Non c’è bisogno di bere alcol, si ha in sé una fonte di alcol. Negli intestini nasce alcol. E quando gli uomini diventano bevitori, allora è soltanto per il motivo che il loro fegato diventa avido. Non si accontenta percependo l’alcol che si forma un poco negli intestini; esige più alcol, e così gli uomini diventano bevitori.
Vedete, le persone che lo sapevano l’hanno addirittura addotto come motivo per bere vino e birra. Hanno detto: ci sono tali astemi; ma l’uomo non può essere astemo, perché fa lui stesso alcol negli intestini. — Bene, ma naturalmente questo non giustifica il fatto che ci si debba diventare bevitori forti e bere troppo alcol. Perché se si beve troppo alcol, cioè se il fegato cede al suo desiderio di alcol, allora si ammala, si degrada attraverso tutto questo, diviene ipertrofico. Il fegato deve però essere attivo. Il fegato si ingrandisce e le piccole ghiandole vengono gonfiate. E quando il fegato deve lavorare nella produzione di bile, allora non produce una bile ordinaria. Il bolo alimentare non è ordinariamente penetrato di bile negli intestini. Esso va come bolo alimentare inesatto nei vasi linfatici e nei vasi sanguigni. Questo arriva al cuore e attacca anche il cuore. Perciò coloro che bevono troppa birra hanno un fegato ammalato, un fegato che appare completamente diverso da coloro che bevono poco o che si accontentano con il po’ di alcol negli intestini umani stessi, che propriamente è già sufficiente. Il fegato degenerato e il cuore degenerato sono una conseguenza di un consumo di alcol troppo grande. Perciò il cuore da birra, che una gran parte della popolazione di Monaco ha. Ma è sempre anche il fegato degenerato. Vedete, si capiscono la degenerazione e le varie malattie quando si guarda in questo modo nel vario corso del bolo alimentare nell’organismo.
Ora vi ho detto quello che nasce quando le proteine vengono fatte liquide. Qui l’alcol penetra nelle proteine, e previene che diventino puzzolenti. Sapete, quando si vuole conservare qualcosa di vivo, si conserva anche in spirito, perché l’alcol, come si dice, conserva la cosa. Essa può mantenersi. Le proteine possono mantenersi anche nell’organismo in questo modo che sono messe nello spirito attraverso l’organismo stesso. È straordinariamente intelligente.
Ma sono processi così fini che accadono, che l’uomo non potrebbe farli tutti. Se, diciamo, volesse conservare un membro umano o un piccolo organismo, un piccolo essere vivente, lo mette nello spirito e lo mette nel suo gabinetto naturalistico. Ma in un modo molto più fine, più spirituale, la tripsina nell’intestino umano fa questo; deposita alcol e mette le proteine nell’alcol.
E che cosa accade con i grassi? Sì, miei cari amici, i grassi vanno nell’intestino e sono di nuovo trasformati da quello che viene separato dal pancreas, in combinazione con la bile. E da questo grasso nascono due tipi di sostanze. Una sostanza è glicerina. La glicerina la conoscete dal di fuori, ma voi generate la glicerina quotidianamente in voi. L’altra sostanza è acido. Così dai grassi nascono glicerina e acidi, ogni genere di acidi grassi.
E soltanto i sali, quelli rimangono più o meno così, vengono cambiati poco; tutt’al più si dissolvono, così che vengono resi meglio digeribili. Ma rimangono effettivamente così come vengono assunti. Così i sali rimangono sali (vedi schema p. 106).
Così dunque mangiamo con i cibi adatti sostanze amidacee, sostanze proteiche, sostanze grasse e sostanze saline. E dopo che abbiamo digerito, abbiamo in noi invece di questo amido e di queste proteine e di questi grassi: zucchero, proteine disciolte, liquide, glicerina, acidi e sali.
E che cosa accade ora con quello che abbiamo in noi? Abbiamo qualcosa di completamente diverso in noi, da quello che abbiamo mangiato. Abbiamo veramente trasformato la cosa.
Vedete, ancora qualche secolo fa in Svizzera — ma era molto viaggiato — c’era un medico che la scienza oggi disprezza alquanto, che però aveva ancora un’idea di tutti questi processi. Era il Paracelso. A Basilea era professore. Ma quei tipi l’hanno buttato fuori, perché sapeva più di loro. Viene ancora oggi generalmente vituperato. È successo che, benché fosse un uomo molto intelligente, è caduto da una rupe e si è fracassato la testa. Ha passato il suo ultimo tempo di vita a Salisburgo. Era medico. Se fosse stato, come oggi si direbbe, un cittadino onesto, consigliere comunale di Salisburgo, avrebbe conservato il miglior ricordo di lui. Ma era un uomo che sapeva più degli altri. E così hanno detto: era un bevitore, era ubriaco ed è caduto dalla rupe. — Bene, così va nel mondo. Così ha saputo ancora qualcosa del mondo e sempre ha indicato in modo forte come nell’interno dell’uomo c’è una forza di trasformazione. Ma questo è stato dimenticato per secoli da quel tempo.
E che cosa accade ora con tutto questo che è dentro? Allora la scienza si abbandona di nuovo a una grande illusione. Perché vedete, la scienza dice: tutto quello che ora nasce come zucchero, proteine liquide, alcol, glicerina, acidi grassi e sali, tutto questo entra nei vasi sanguigni e da lì al cuore, e dal cuore attraverso i vasi sanguigni viene spinto nel resto dell’organismo. — Certo, vorrei dire, con la parte più spessa, quello che ancora c’è — tutto è liquido, ma anche sotto il liquido ci sono liquidi densi — ma con la parte più spessa, quello che ancora è, può essere così, ed è anche così: entra nei vasi e da lì fornisce il corpo. Ma, miei cari amici, non avete già una volta notato che, quando c’era un bicchiere d’acqua e avete messo lo zucchero nel bicchiere e poi l’avete bevuto, non solo in basso, dove lo zucchero era, è dolce? L’intero bicchiere d’acqua è dolce, non è vero! Lo zucchero, quando viene fatto liquido, si scioglie in tutta l’acqua. E allo stesso modo il sale. In questo bicchiere d’acqua là dentro non ci sono prima delle vene, affinché lo zucchero o il sale possano andare in tutte le parti, ma viene assorbito.
Ora vi ho detto tempo fa che l’uomo consiste effettivamente per il 90 percento di acqua, almeno di liquido. È acqua viva, ma è acqua. Bene, hanno bisogno le sostanze che sono là, tutte prima dei vasi, per andare in tutto il corpo? Quando dentro negli intestini viene fatto zucchero, ha prima bisogno dei vasi, affinché passi in tutto il corpo? L’uomo consiste di acqua, affinché lo zucchero si possa diffondere in lui.
Sì, allora la gente ha detto: se l’uomo diventa un bevitore, allora tutte le quantità di alcol che l’uomo beve vanno sulla strada attraverso gli intestini al cuore e da lì in tutto il corpo. — Posso darvi la rassicurazione, miei cari amici, che, se tutto il contenuto di alcol che un tale bevitore si bevve dovesse passare attraverso il cuore, allora non andrebbe in rovina dall’alcol dopo anni, ma dopo giorni. Si può infatti dimostrare che quello che si prende in questo modo come liquido non passa prima attraverso i vasi in tutto il corpo, ma passa nel corpo così come lo zucchero in un bicchiere d’acqua passa in tutto il bicchiere d’acqua. Quando qualcuno che ha un organismo abbastanza sano beve un bicchiere d’acqua e lo beve dalla sete, questo primo bicchiere d’acqua veramente viene elaborato dagli intestini, viene aggiunto al bolo alimentare e va da lì effettivamente attraverso i vasi e attraverso il cuore in tutto il corpo. Ma quando i vasi e il cuore una volta ne hanno abbastanza, allora potete bere acqua quanto volete: non passa più attraverso i vasi, perché non ne avete bisogno. Se bevete uno o uno e mezzo bicchiere d’acqua, solo quanto vi serve per la sete, allora il vostro corpo rimane indenne; ma se bevete troppa acqua, già al terzo, quarto bicchiere, l’acqua passa rapidamente nell’urina. Non si prende il tempo di passare attraverso il cuore, ma semplicemente passa, perché l’uomo è una colonna d’acqua e sarebbe troppa acqua, attraverso l’urina. Immaginate solo che cosa accade quando la gente seduta intorno al tavolo inizia al terzo, quarto bicchiere di birra; allora potete osservare come questo e quello inizia a scorrere! Questa birra non si è presa il tempo di entrare prima nel cuore, passa per una strada molto più breve, perché l’uomo è un corpo liquido.
Così possiamo dire: il bolo alimentare, che ora consiste di zucchero, proteine liquide, glicerina, acidi, sali, passa in tutto il corpo; solo la parte più spessa passa attraverso i vasi in tutto il corpo. E così accade che nei sali del capo vengono depositati, che in tutti gli altri organi i sali vengono depositati, che non vengono affatto attraverso il sangue, ma vanno direttamente in questi organi.
Ora, vedete, se la storia fosse così, che l’uomo sentisse continuamente tutto il sale che viene depositato nella sua testa, allora avrebbe continuamente mal di testa. Troppi sali nella testa danno mal di testa. Avrete forse già sentito parlare dell’emicrania. Ho già parlato di ciò qui. Si possono illustrare le cose a diversi livelli. In che cosa consiste l’emicrania? L’emicrania consiste nel fatto che questa intera distribuzione non è in ordine e nel capo vengono depositati troppi sali, cioè sali di acido urico. Invece che i sali di acido urico vadano con l’urina, rimangono nella testa nel caso di emicrania, perché gli altri cibi non sono ordinatamente preparati e tengono i sali indietro. L’emicrania non è una malattia così nobile, benché generalmente proprio gente nobile l’abbia. L’emicrania è una malattia piuttosto indecente. Quello che attraverso l’urina dovrebbe essere separato rimane sul lato destro della testa, perché già nello stomaco è andato male. Così quello che nell’organismo agisce sul lato sinistro agisce nella testa sul lato destro. Mostrerò ancora nel prossimo tempo perché è così.
E così accade che la storia, che dovrebbe passare attraverso l’urina, viene depositata sul lato destro della testa.
Quanto sale può tollerare l’uomo? Bene, ricordatevi di quello che vi ho già detto una volta. Ricordatevi che vi ho detto: nella testa c’è il liquido cerebrale. Soltanto dal fatto che il liquido cerebrale è dentro, il cervello è così leggero che può stare nell’uomo. Perché un corpo semplicemente nell’aria ha un certo peso, una certa gravità. Se però lo mettiamo in acqua, diviene più leggero. Se questo non fosse il caso, non si potrebbe nuotare. E vedete, il cervello sarebbe, se non fosse in acqua, circa 1500 grammi pesante. Vi ho già detto una volta: dal fatto che il cervello galleggia in acqua, è solo 20 grammi pesante. Tanto più leggero diviene; 20 grammi pesa soltanto! Ma quanto più sali vengono depositati nel cervello, tanto più pesante diviene, perché i sali aumentano il peso del cervello. Diviene semplicemente troppo pesante attraverso i sali.
Ora possiamo così dire: nell’uomo è così che, quando depone i sali nel cervello, il sale diviene più leggero — tutto il cervello viene (attraverso la portanza) reso più leggero. Ma ora pensate come è diverso nell’uomo da come è nell’animale. Dovete immaginarvi che l’uomo ha messo la sua testa sul suo intero organismo. Là la testa ha una superficie di appoggio ordinaria. Nell’animale è diverso. Là la testa non ha questa superficie di appoggio, ma la testa è puramente diretta verso il davanti. Che cosa ne consegue? Bene, nell’uomo il peso che la testa esercita qui, benché sia molto leggera, è catturato dal corpo. Nell’animale non è catturato dal corpo. Vedete, in questo consiste la principale differenza dell’uomo dall’animale.
I naturalisti sempre pensano a come l’uomo si è sviluppato dagli animali. È abbastanza bene pensare così, ma non si può considerare l’uomo così. Non si può dire: l’animale ha così e così tante ossa, e l’uomo ha lo stesso numero di ossa. L’orango ha così e così tante ossa, l’uomo altrettante. Così è lo stesso. — Non si può dire così. Nella scimmia rimane sempre presente che la testa sporge in avanti anche se cammina così eretto, anche se è un Orango o un Gorilla. L’uomo è così fatto che la testa si siede sul corpo, che tutto il peso è catturato dal corpo. Che cosa accade allora?
Bene, allora accade qualcosa di straordinariamente peculiare. Abbiamo in noi zucchero, proteine liquide, glicerina, acidi, sali. I sali vanno dal ventre su nella testa e si depositano là; devono di nuovo tornare, vanno allora di nuovo attraverso il corpo indietro quando sono troppi. Ma a proposito delle altre sostanze, deve ancora accadere qualcosa di diverso nel corpo. E allora accade, mentre le sostanze vanno su, una nuova trasformazione. Questo accade semplicemente dal fatto che il corpo cattura la gravità. Le sostanze diventano sempre più leggere e più leggere, una parte; un’altra parte si deposita come sedimento. Come quando si dissolve qualcosa, anche un sedimento si deposita, così si forma proprio ovunque sulla strada dal ventre alla testa sedimento; le parti più fini vanno su e vengono trasformate attraverso questa gravità più leggera. E che cosa nasce, quando le parti più leggere dei cibi che vanno alla testa vengono trasformate? Allora nasce dai cibi una specie di fosforo. Ed è effettivamente il caso che dai cibi nasce una specie di fosforo, così che i cibi non semplicemente premono nella testa. Molto sale entra, glicerina e così via, tutto possibile entra, ma una parte di esso si trasforma prima che salga, in fosforo.
Vedete, miei cari amici, così abbiamo nella nostra testa sali che quasi immodificati dal mondo esterno sono stati assunti, sono saliti, e così abbiamo in stato aeriforme finemente distribuito, effettivamente molto più fine ancora dell’aria, il fosforo diffuso. E queste sono le sostanze principalmente nel cervello umano: sali e fosforo. Gli altri sono soltanto là, affinché si possa mantenersi come essere vivente. Ma i più importanti sono sali e fosforo. Così possiamo dire: nel cervello dell’uomo il più importante è sale e fosforo.
Ora si può in un modo che vi mostrerò ancora prossimamente, dimostrare che quando l’uomo non ha una giusta quantità di sale nel cervello, allora non può pensare ordinatamente. Si deve avere una giusta quantità di sale nel cervello, affinché si possa pensare ordinatamente. Il sale nel cervello è quello di cui ci si deve servire per pensare. Questo viene ancora a quello che vi ho già detto per il pensiero. Le cose nell’uomo sono appunto complicate.
E quando abbiamo semplicemente troppo fosforo in noi, cioè quando mangiamo cibi troppo focosi, allora diventiamo un terribile iperattivo che vuole afferrare tutto, che vuole sempre volere. Dal fatto che abbiamo il fosforo, c’è la volontà. E quando abbiamo troppo fosforo, allora questa volontà inizia a saltare in giro. E quando l’organismo è così che lungo tutta la sua composizione manda troppo fosforo nella testa, allora l’uomo non soltanto inizia a saltare in giro, e come si dice, nervoso — questo non ha nulla a che fare con i nervi, ma con il fosforo — a saltare in giro nel mondo, ma inizia a fare il folle e diviene un pazzo, diviene maniacale. Abbiamo bisogno di un piccolo po’ di fosforo in noi, affinché possiamo volere affatto. Ma quando creiamo troppo fosforo in noi stessi, allora diventiamo pazzi.
Ora, miei cari amici, pensate un po’ su questo quando qualcuno vi dà sale, come portate questo al pensiero. Vorrei già consigliarvi di una volta prendere un recipiente di sale e provare a portarlo al pensiero! Lo fate continuamente; nella vostra testa dentro fate continuamente così, che usate il sale per pensare. E allora, non è vero, per favore strofinate un po’ di fosforo da un fiammifero, scioglietelo un poco affinché diventi molto fine, allora accendete il fondo e provate a farlo volere. Bruciare, cioè volatilizzarsi fa, ma volere non fa! Ma lo fate continuamente in voi. Ditevi dunque ora che là dentro c’è qualcosa in voi che è veramente più intelligente del nostro stupido capo, che può fare molto poco, che non può fare dai sali un essere di pensiero, dal fosforo un essere di volontà? E questo è quello in noi che si può chiamare lo psichico-spirituale. Questo è il vivente, il tessente, che si chiama lo psichico-spirituale. È dentro in noi, si serve del sale nel cervello per pensare, e si serve del fosforo, che sale come fumo, molto fine, per volere.
Così si arriva dal corporeo allo psichico e allo spirituale quando si osserva correttamente. Ma che cosa fa la scienza odierna? Smette al ventre. Sa tutt’al più che nel ventre nasce zucchero e così via; poi però perde le tracce quando le cose si distribuiscono ulteriormente, non sa nulla di quello che ulteriormente accade. Perciò la scienza non può raccontare nulla dello psichico e dello spirituale. Questa scienza deve essere completata, estesa. Non si deve limitarsi al ventre e pensare soltanto che il cervello sia messo in cima. Ma non si vede come sali e fosforo sono venuti su. Si crede che nel cervello le cose vadano così come nel ventre. L’intera cosa dipende dal fatto che la scienza odierna sa qualcosa soltanto del ventre, ma anche solo che là qualcosa nasce, ma non sa che il fegato percepisce e i reni pensano. Questo già non lo sa. Non lo sa per il motivo che anche della testa non sa nulla. Così naturalmente non la cerca, tiene quello che sul tavolo di dissezione del fegato giace per completo, non è però il completo, perché ha perso l’anima quando era nello stato in cui l’ha semplicemente tagliato via dal corpo. Finché lo psichico è dentro, non potete tagliarlo via dal corpo. Così vedete che una scienza seria deve continuare a lavorare dove la scienza odierna deve smettere. Questo è quello che importa. Perciò abbiamo costruito il Goetheanum qui, affinché la scienza non sappia soltanto qualcosa di incompleto sul ventre, ma possa spiegare qualcosa sul corpo intero. SETTIMA CONFERENZA
Ora, miei cari signori, per comprendere meglio l’uomo di quanto finora abbiamo compreso, vogliamo anche considerare la Terra. Quando gli uomini terrestri si riuniscono, la vita dell’uomo come vita fisico-umana non va considerata isolatamente, ma occorre considerare anche la Terra.
Se si entra in un museo naturalistico, vi si trovano a volte resti di animali e anche di piante che vissero sulla Terra molti secoli fa. Potete naturalmente immaginare che nella Terra accadono ogni sorta di cose finché questi vecchi animali e piante non vengono distrutti in un certo senso. Potete inoltre riflettere che di certi animali nella Terra si conservano al massimo le ossa, mentre i muscoli, le parti molli, il cuore e altri vasi vanno persi, vengono ben presto distrutti; e che pertanto si trovano soltanto le ossa pietrificate, cioè le ossa che dopo la morte degli animali si riempiono di altro materiale — quindi quando del fango penetra dentro, soltanto questi indurimenti, queste petrificazioni si possono trovare, scavare. E da queste, che per lo più sono soltanto resti ossei, occorre farsi un’idea di come una volta appariva la Terra. Infatti potete anche pensare che gli attuali stati della Terra non potevano essere in quel periodo, quando vivevano animali e piante completamente diversi, altrimenti quelli odierni non sarebbero nati. La Terra deve quindi una volta essere stata completamente diversa. Proprio da quel che vi racconterò oggi lo potrete desumere.
Vedete, si diceva di uno scienziato naturale, Cuvier, che visse nella prima metà del XIX secolo, intorno al 1810, che quando riceveva un osso poteva farsi un’idea di come appariva l’intero animale. Se si studia veramente la forma delle ossa, se per esempio si ha soltanto una singola vertebra, si può formarsi un’idea di come doveva apparire il tutto, perché ogni singola forma d’osso cambia immediatamente quando cambia l’intero corpo. Anche dalle singole ossa si può quindi stabilire come appariva il corpo intero. A parte il fatto che a volte abbiamo scheletri completi di animali che un tempo vissero sulla Terra, abbiamo tali singole ossa, e da queste ci possiamo formare un’idea di come doveva apparire una volta sulla Terra.
Comincerò ora a descrivervi uno stato della Terra che in tempi molto antichi, migliaia di anni fa, una volta esisteva sulla Terra. Questo stato voglio descrivervi in forma narrativa. Successivamente conosceremo i dettagli più accuratamente, ma ora voglio semplicemente narrare come appariva una volta sulla Terra, su cui oggi camminiamo. Nel suo stato attuale la conoscete certamente tutti.
(vedi disegno)
Era così. Immaginate pure la Terra, voglio disegnare qui un pezzetto di essa (vedi disegno); ma questa Terra non aveva ancora le montagne solide come oggi, bensì questa Terra era in realtà come è sulla superficie della Terra quando da settimane piove ininterrottamente, sì, ancora molto più fangosa. Quindi sulla superficie della Terra non era così solida come lo è oggi, bensì era molto più fangosa. Se allora fossero già esistiti esseri umani della forma odierna, questi avrebbero dovuto nuotare — ma sarebbero stati continuamente fangosi, davvero terribilmente sporchi — oppure avrebbero dovuto continuamente sprofondare. Quindi non esistevano ancora esseri umani della forma attuale. Era una Terra fangosa, totalmente fangosa, e ogni sorta di cose dentro questo fango.
Se oggi uscite e prendete una pietra, come quella che una volta portò il signor Erbsmehl, oppure se penetrate ancora più profondamente in Svizzera e prendete pietre ancora più dure, dovete immaginare: allora erano tutte disciolte dentro il fango, come quando si scioglie sale in acqua. Infatti in questo fango viscido c’erano ogni sorta di acidi che scioglievano ogni cosa possibile. Insomma, era un fango straordinario da cui era composto il suolo terrestre. E sopra questo suolo terrestre non c’era già un’aria come l’attuale, non un’aria che contenesse soltanto ossigeno e azoto, bensì un’aria in cui c’erano ogni sorta di acidi in stato gassoso. Perfino acido solforico c’era dentro, vapori di acido solforico e vapori di acido nitrico; tutto questo era dentro quest’aria. Da ciò potete già desumere che l’uomo nella sua forma attuale non avrebbe potuto vivere lì. Naturalmente questi vapori erano deboli, ma erano dentro quest’aria. E quest’aria aveva inoltre la caratteristica di essere all’incirca come se oggi vi infilaste dentro un vecchio forno e vi venisse regolata la temperatura per la cottura del pane, il calore che sentireste intorno. Sarebbe stato quindi piuttosto sgradevole per l’uomo odierno se fosse stato dentro quest’aria, in cui oltretutto c’era odore di acido solforico e in cui era piuttosto caldo.
Ora, ma sopra ancora c’era un’altra aria. Era ancora un po’ più calda di quella che stava sotto, e aveva formato delle nuvole. Queste nuvole, che si erano formate, producevano continuamente, perché contenevano ogni sorta di cose, acido solforico e acido nitrico e ogni altra sostanza, lampi e tuoni giganteschi. Così che lì dentro continuamente c’erano lampi giganteschi che balenavano. Era più o meno l’ambiente che circondava la Terra.
Vorrei, per avere dei nomi, chiamare quello che era lassù, perché era un’aria terribilmente calda, aria di fuoco. Non era cioè ardente — è soltanto una falsa nozione della scienza odierna — non era ardente, non era più calda di un simile forno. Una tale temperatura di fuoco c’era lassù; poi diventava un po’ più fresca quanto più si scendeva. Quindi quest’aria lassù la vorrei chiamare aria di fuoco, e quella che stava laggiù fango terrestre.
Così ci si forma all’incirca un’idea di come era una volta sulla Terra. Laggiù c’era un fango verdastro-brunastro che a volte diventava spesso come uno zoccolo di cavallo, e poi si scioglieva di nuovo. Quello che oggi è inverno, allora era il fatto che il fango diventava appunto così spesso, quasi come uno zoccolo di cavallo — si indurisce. E d’estate, quando il sole splendeva da fuori, tutto questo si scioglieva di nuovo e diventava un fango liquido. E lassù c’era proprio questa aria calda, che conteneva ogni sorta di cose che in seguito precipitavano. Solo più tardi l’aria si è purificata.
Ora, da questo stato ne è sorto un altro, in cui vivevano animali straordinariamente bizzarri. Vedete, lassù nell’aria di fuoco, vi vivevano ogni sorta di animali. Avevano questo aspetto: vi era una coda completamente squamosa, che però era piatta, in modo che la coda servisse bene loro per volare nell’aria di fuoco. E poi avevano ali come il pipistrello, avevano anche una testa come quella. E volavano lassù; quando l’aria di fuoco non aveva più quei vapori così dannosi, volavano in giro. Proprio questi animali erano meravigliosamente adatti a ciò — naturalmente quando le tempeste diventavano particolarmente forti, quando tuonava e lampeggiava terribilmente, allora diventava sgradevole anche per loro; ma quando la cosa diventava più dolce, quando c’era soltanto un po’ di crepitio e un leggero lampo, allora vivevano volentieri in questo lampo, in questo leggero fulmine. Volavano intorno, ed erano persino adatti a spargere attorno a sé una sorta di emanazione elettrica e mandarla giù sulla Terra. Così che se un uomo fosse potuto stare laggiù, avrebbe addirittura percepito in queste emanazioni elettriche: eccolo, ancora uno sciame di uccelli lassù. Erano piccoli dragoni alati, che spargevano emanazioni elettriche attorno a sé e in realtà avevano il loro essere nell’aria di fuoco lassù.
Vedete, questi uccelli, questi dragoni alati che c’erano, erano veramente organizzati straordinariamente finemente. Avevano sensi straordinariamente fini. Le aquile, gli avvoltoi, che in seguito nacquero da loro dopo che questi esseri si erano trasformati, le aquile e gli avvoltoi, hanno conservato soltanto i forti occhi da quelli che questi esseri antichi avevano. Ma questi esseri sentivano tutto, soprattutto con le loro ali simili a quelle dei pipistrelli, che erano terribilmente sensibili, quasi sensibili quanto i nostri occhi. Con queste ali potevano percepire; sentivano tutto ciò che accadeva. Se quindi per esempio splendeva la luna, avevano un tale benessere nelle loro ali, movevano le ali; come il cane quando è felice agita la coda, così questi esseri muovevano le ali. Era piacevole per loro al chiarore lunare. Giravano così in giro, e gli piaceva specialmente formarsi intorno piccole nuvole di fuoco, come oggi soltanto le lucciole si sono conservate nell’erba. Quando splendeva la luna, allora quelli lassù erano come nuvole luminose. E se allora fossero esistiti uomini, avrebbero visto tali sciami di sfere luminose e piccole nuvole luminose lassù.
E quando splendeva il sole — sì, allora era così che allora perdeva loro la voglia di diffondere corpi luminosi! Allora si ritiravano più in se stessi, e allora in realtà elaboravano quello che avevano così assorbito dall’aria — c’erano ancora nell’aria tutte le sostanze che succhiavano — elaborate. Si nutrivano per assorbimento. Lo digerivano allora al sole. Questi erano proprio bizzarri esseri. E erano veramente una volta presenti nell’aria di fuoco della Terra.
Se ora scendete ancora più a basso, là dove la Terra con il suo fango terrestre cominciava, allora si trovano animali che si distinguono per il fatto che hanno una grandezza gigantesca, erano giganteschi… (lacuna nel testo), se considerate questi animali, quelli che una volta conducevano una vita direttamente sulla Terra, una vita metà a nuoto e metà guadando nel fango. Di questi animali ora ancora esistono resti, che si vedono anche nei musei naturalistici. Questi giganteschi esseri che una volta esistevano vengono chiamati Ittiosauri, sauri del pesce. Questi Ittiosauri erano ora animali di cui si può dire che già vivevano sulla Terra. Questi Ittiosauri avevano un aspetto straordinariamente bizzarro. Avevano una sorta di testa (viene disegnato) come un delfino, ma il muso non era così duro — quindi una testa di delfino. Poi avevano un corpo come una lucertola gigantesca, ma molto fine, con scaglie terribilmente spesse. E dentro la testa avevano denti giganteschi come un coccodrillo. Denti di coccodrillo avevano, come del resto tutti questi bizzarri esseri avevano tutti questi bizzarri denti triangolari da coccodrillo. Poi avevano qualcosa come pinne di balena — si muovevano infatti metà a nuoto — ; erano molto morbide, con queste potevano anche guadare così nel fango, guadare attraverso.
Quindi avevano qualcosa come pinne di balena, un corpo gigantesco, poi una testa come un delfino, con un muso appuntito davanti, denti di coccodrillo. E la cosa più bizzarra era che avevano occhi giganteschi che brillavano. Si sarebbero visti punti elettrici nelle nuvole. Gli uccelli luminosi volavano soprattutto nella notte di luna. E quando veniva il crepuscolo, allora, se fosse stato possibile vederlo, avrebbe incontrato una luce gigantesca che sarebbe venuta incontro, con un corpo più grande degli odierni balenieri, con pinne che continuavano a nuotare in questa acqua di fango e a volte si alzavano, quando era più dura. Il fango diventava talora duro come gli zoccoli dei cavalli. Allora potevano stare in piedi sopra. Così si muovevano avanti: trasformavano così queste pinne in mani; erano così internamente mobili. Le spalancavano su questi strati cornei, che erano come deserti, nuotavano di nuovo sopra, dove era più morbido. Poi vi camminavano di nuovo sopra, e dopo, quando di nuovo veniva qualcosa di più morbido, si muovevano nuotando. E se allora un uomo con una qualche barca avesse navigato — a piedi non avrebbe potuto andare, non sarebbe stato possibile — allora avrebbe potuto incontrare un tale animale gigantesco, sul quale avrebbe potuto salire con una scala. Era come se si salisse su una montagna. Un’intera montagna di bestia avrebbe potuto incontrarvi! Era semplicemente qualcosa di completamente diverso allora.
Si può tutto questo riconoscere; proprio come Cuvier da un osso ha riconosciuto un intero animale, così oggi si può riconoscere come questi Ittiosauri, di cui ancora esistono resti, vivevano allora, e cosa potevano fare con le loro giganteschi pinne, che avevano occhi così giganteschi che brillavano come una gigantesca lanterna da lontano, così che si poteva scappare. Così questi si muovevano su e sopra il fango terrestre e dentro il fango terrestre.
E ancora più a basso, così che vi si muovevano dentro il fango con vera gioia, guadavano e facevano il bagno e sembravano sempre terribilmente sporchi, così verdastro-brunastri sporchi, c’erano altri animali. Questi altri animali a volte stendevano soltanto la loro gigantesca testa così fuori nel fango più morbido, ma altrimenti guadavano dentro e si affidavano soprattutto al fatto che il fango era diventato un po’ più duro; stavano distesi come maiali pigri per la maggior parte del tempo. Soltanto a volte venivano in superficie, stendevano le teste fuori. E c’era qualcosa di straordinariamente bizzarro.
Questi altri animali, quelli con l’occhio gigantesco, vengono oggi chiamati negli scheletri Ittiosauri. Ma poi quelli che erano un po’ più attaccati alla Terra erano i Plesiosauri. I Plesiosauri avevano anche all’incirca un corpo ventrale, simile a una balena, avevano teste come lucertole, quindi una sorta di corpo da balena e teste da lucertola; gli occhi però li avevano più ai lati, mentre gli Ittiosauri avevano gli occhi, che erano giganteschi e luminosi, proprio davanti. I Plesiosauri avevano un corpo da balena, che però era completamente coperto di scaglie. E la cosa bizzarra era, perché erano già più pigri, già più attaccati a quello che lì galleggiava come giganteschi vascelli un po’ più solidi nel fango fangoso, avevano già quattro zampe, così goffamente quattro zampe, con le quali potevano muoversi perfino molto comodamente. Non avevano più pinne come gli Ittiosauri, su cui potevano appoggiarsi. Gli Ittiosauri si appoggiavano sulle pinne, quando incontravano qualcosa di duro, e dove si appoggiavano, le pinne diventavano larghe; quindi se le facevano diventare piedi da soli. Ma questi Plesiosauri avevano piedi simili a mani. E dai resti si vede che dovevano avere costole terribilmente forti.
Era così lo stato, come appariva una volta sulla Terra, come laggiù i Plesiosauri conducevano una vita pigra, come gli Ittiosauri nuotavano e volavano sulla Terra — perché gli animali con le pinne potevano volare anche molto in basso — e sopra queste nubi luminose che sempre brillavano al crepuscolo e alla luna, che erano in realtà stelle dragone alate. Così appariva.
Ora, i Plesiosauri erano esseri pigri. Ma vedete, questo aveva una ragione. La Terra stessa era allora più pigra di oggi. Oggi la Terra ruota intorno al suo asse in ventiquattro ore. Allora le ci voleva molto più tempo; era più pigra lei stessa, la Terra. Si muoveva più lentamente intorno a se stessa, e da ciò dipendeva tutto il resto. Perché oggi l’aria è così pura dipende completamente dal fatto che la nostra Terra ruota intorno a se stessa in ventiquattro ore, quindi è diventata più operosa nel corso del tempo.
La cosa più sgradevole — se la giudicate dal punto di vista dell’uomo odierno — la cosa più sgradevole dovrebbe essere diventata allora per questi dragoni alati, perché stavano male. Non la percepivano come il fatto di stare male, ma avevano un gigantesco desiderio e bramosia per quello che voi in realtà, quando ve lo sentite raccontare oggi, potreste percepire come se questi dragoni alati stessero molto male. Era così. Immaginate l’Ittiosauro con il suo gigantesco occhio che gattonava attraverso l’aria molto calda, volando, nuotando, ogni cosa possibile; ma l’occhio brillava molto forte. Questo occhio brillante attirava questi uccelli lassù, come una lampada attira una mosca. Voi avete qui in piccolo lo stesso fenomeno. Se accendete una lampada e c’è una mosca nella stanza, essa vola lì e subito si brucia. Ora, questi uccelli lassù venivano completamente ipnotizzati da questo gigantesco occhio dell’Ittiosauro, e si precipitavano giù, e l’Ittiosauro poteva mangiarli. Così gli Ittiosauri vivevano di quello che volava intorno in aria sopra di loro.
Se un uomo allora avesse potuto camminare su questa curiosa Terra, avrebbe detto: questi sono bestioni giganteschi e mangiano fuoco. — Perché così appariva, veramente così appariva, come se bestioni giganteschi si precipitassero, volassero e mangiassero fuoco, che gli volava incontro dall’aria.
E questi Plesiosauri — vi dissi, stendevano così la testa fuori; anche gli occhi brillavano, e se lì un uccello si precipitava giù, anche loro prendevano qualcosa.
Così tutto si combacia, quando si prende la realtà. Un cane che nutrirete male vi mostra anche le costole forti. Gli Ittiosauri mangiavano tutto il fuoco ai Plesiosauri; i Plesiosauri ricevevano soltanto i peggiori uccelli di fuoco e avevano perciò costole così ben marcate. Oggi si può ancora vedere che questi Plesiosauri erano mal nutriti in tempi antichissimi.
Ma dissi, penserete: gli uccelli lassù, questi belli, luminosi uccelli — perché erano belli —, questi belli uccelli luminosi, per loro era sgradevole. Ma loro gradivano proprio questo, e avevano un benessere quando potevano precipitarsi nella gola di un Ittiosauro. Lo consideravano la loro beatitudine. Proprio come i Turchi volevano il Paradiso, così questi uccelli lo consideravano la loro beatitudine, precipitarsi nella gola di un Ittiosauro.
Ma veramente, miei signori, vorrei dire, quasi diventava più sgradevole per il divoratore di fuoco stesso — doveva mangiarli, perché aveva bisogno di loro come nutrimento — ma quasi diventava più sgradevole per il divoratore di fuoco stesso che per gli altri, che andavano nel suo ventre. Gli uccelli di fuoco si precipitavano dentro come nella loro beatitudine; ma per l’Ittiosauro diventava molto sgradevole lì dentro nel suo ventre, perché lì dentro si sviluppava ogni sorta di elettricità. E sotto l’influenza di questa divorazione di fuoco e di questa elettricità, che si sviluppava nel gigantesco stomaco, che quasi riempiva tutto l’Ittiosauro — aveva quasi nient’altro sulla superficie, era soprattutto riempito di uno stomaco gigantesco — gli Ittiosauri gradualmente diventarono deboli. Ci voleva un bel po’ — anche la natura dei pesci può sopportare molto; poco fa ho detto della natura umana che può sopportare molto, ma anche la natura dei pesci, soprattutto un Ittiosauro può naturalmente sopportare ancora di più — ma gradualmente gli Ittiosauri diventarono sempre più deboli. Caddero in ogni sorta di stati di debolezza. I loro occhi non brillavano più così forte. Gli uccelli non venivano più così fortemente attratti. E il mangiare faceva loro sempre più male. Sempre più mal di pancia ricevevano questi Ittiosauri. Cosa significava ciò? Nel mondo tutto significa qualcosa.
Vedete, mentre questi Ittiosauri sulla Terra si sviluppavano così e mangiavano questo fuoco e nello stomaco digerivano questo fuoco, lo stomaco si trasformava; alla fine non era più un vero stomaco. E alla fine accadde che questi interi Ittiosauri stessi assumevano un’altra forma. Si trasformavano.
La scienza naturale odierna vi dice soltanto: una volta c’erano altri animali e si sono trasformati. Questo non è meglio che se si dicesse all’uomo: una volta è venuto un Signore Iddio e ha preso un pezzo di terra e ha formato Adamo da essa. — Si può capire l’uno bene come l’altro.
Ma ciò che vi comunico ora lo potete ben capire. Perché dal fatto che gli Ittiosauri e i Plesiosauri mangiavano i dragoni alati, il loro intero interno si è trasformato e sono diventati altri animali. Questo era già il caso dal fatto che la Terra girava sempre più velocemente intorno a se stessa — non così velocemente come oggi, ma più velocemente di prima, quando era completamente pigra — e che inoltre l’aria cedeva sempre più e sempre più le sostanze dannose per i successivi esseri lasciandole precipitare, che poi si unirono alla Terra. Soprattutto tutto il sulfureo si unì alla Terra. L’aria diventava sempre più pura, non come l’odierna, ma già sostanzialmente più pura. Nel successivo stato divenne una sorta di aria d’acqua, sempre attraversata da densi vapori d’acqua, da vapori di nebbia. Prima l’aria era in realtà molto più pura, perché era più calda. Dopo si raffreddò e era terribilmente nebbioso. C’era in realtà una nebbia sopra la Terra, che non cessò mai davvero, nemmeno completamente sotto l’influenza del sole; c’era uno strato nebbioso sopra la Terra. Il fango gradualmente diventava anche un po’ più spesso, e cominciavano già le pietre successive a cristallizzarsi. Il fango diventava più spesso, ma era ancora lì. Laggiù c’era ancora roba piuttosto densa, e in mezzo sempre roba più sottile, verdastro-brunastra roba fangosa, e sopra c’era un’aria nebbiosa.
In questa aria nebbiosa allora apparvero piante giganteschi, piante completamente giganteschi. Se entrate nel bosco e oggi guardate le felci, sono minuscole oggi. Ma molti, molti migliaia di anni fa, simili a queste felci, c’erano piante giganteschi, così debolmente radicate, dentro la terra paludoso-fangosa, piante che si elevavano in alto e formavano una sorta di foreste lì, dove il fango terrestre era già diventato un po’ più spesso. Così che allora successivamente uno stato della Terra veniva, che era già un po’ più spesso. Allora c’erano già ogni sorta di pietre — erano diventate solide, non molto fortemente, un po’ più ruvide, come cera — e nel mezzo dappertutto fango, e da questo crescevano questi giganteschi alberi di felce, questi alberi giganteschi. Dove sotto c’era molta pietra, sorgevano tali foreste giganteschi con alberi giganteschi. Poi era di nuovo libero — poi era di nuovo diverso. Con queste foreste giganteschi con alberi giganteschi, che là in natura erano sorti per la Terra, l’Ittiosauro e il Plesiosauro non avrebbero potuto fare molto. Laggiù era già troppo duro per il Plesiosauro, e sebbene fosse ancora abbastanza morbido, era troppo duro per l’Ittiosauro e il Plesiosauro sarebbe diventato ancora più sporco: si sarebbe formata una crosta intorno alle scaglie. Non avrebbero potuto più vivere. Ma tutti questi animali si erano già rovinati mangiando fuoco. Se foste venuti a questa Terra successiva — ma il successivo significa sempre migliaia e migliaia di anni — sì, allora appariva già completamente diverso. Allora dentro il fango c’erano (viene disegnato) tali animali, che anche hanno resti conservati, così che possiamo formarci un’idea di come apparivano questi bestioni. Questi bestioni avevano innanzitutto anche un gigantesco ventre e uno stomaco gigantesco, ma avevano una testa, che appariva così all’incirca, ma ancora molto più goffa, come la testa di un leone marino odierno. Gli occhi erano già diventati scuretti, mentre gli occhi dei vecchi animali brillavano. Avevano già quattro piedi, piedi piuttosto goffi. Ma inoltre questi esseri erano completamente coperti di peli molto fini, e i piedi erano in realtà come mani goffe.
E questi bestioni conducevano una vita bizzarra in questa Terra. Erano sulla Terra solida a certi tempi, ma profondamente dentro il fango, e in questo fango si muovevano. E principalmente si muovevano i loro petti. Avevano infatti petti giganteschi, che erano metà polmoni e metà petti. Era come se i polmoni fossero ancora completamente fuori. A certi tempi venivano e guadavano e nuotavano verso queste foreste e mangiavano questi alberi di felce. Quindi dai divoratori di fuoco gli animali passavano al mangiare piante. C’erano questi animali qui (viene disegnato), che erano così completamente coperti come da capelli di donna, che avevano teste giganteschi, teste come teste di leone marino goffo. Se allora si fosse passeggiato, si sarebbero potuti vedere questi animali come altrimenti vivevano sempre laggiù, sotto l’acqua respiravano, sempre venivano fuori, si sedevano alle rive, andavano alle foreste. Lì mangiavano con la loro gigantesca bocca molto di quello che oggi come cibo non avreste potuto mangiare in un pasto; mangiavano principalmente molto di queste foreste giganteschi. Questi sono gli animali che, come detto, oggi sono ancora completamente conservati e che oggi vengono chiamati lamantini… (lacuna nel testo).
E come sorsero allora questi animali? Sì, vedete, dal fatto che i vecchi animali mangiavano gli animali dell’aria. E attraverso le forze elettriche il loro corpo si trasformava. Non esattamente dagli Ittiosauri che ho descritto, ma da animali simili sorsero i lamantini. Quello che prima mangiavano è diventato la loro forma esterna. Quello che internamente avevano assorbito è diventato la loro forma esterna. Attraverso il mangiare questi animali si sono trasformati.
Questo bisogna ora aggiungere alla scienza naturale odierna. Vedete, prima tutto sulla Terra era molto più morbido di quanto lo è oggi; questi animali hanno assunto le forme che si sono formate in essi da quello che dei dragoni alati hanno mangiato.
E questi dragoni alati, dovevano a loro volta cambiare forma, perché nell’aria non c’erano più le stesse sostanze di prima. Sono scesi più vicino alla Terra, e così gradualmente sorsero gli uccelli successivi.
Ma laggiù attraverso il mangiare è sempre venuta fuori un’altra forma. Così per esempio da tale animale, come era questo Plesiosauro, sorse un animale che aveva quattro zampe, come quattro giganteschi pilastri (viene disegnato), sebbene anche su di essi un gigantesco ventre, una testa, che era anche simile a una testa di leone marino, goffa, aveva una coda. Era anche un animale gigantesco. Era veramente molto grande. Se con i vostri piedi calpestate un piccolissimo regolo, naturalmente è sotto. Questo animale poteva tranquillamente calpestare uno struzzo, così grande era, lo poteva semplicemente pestare a morte. I più grandi animali di oggi si sarebbero comportati allora con questi animali come ora i topi con gli animali più grandi. Di questo animale ci sono anche resti. Si chiama questo animale Megaterio.
Questi animali si muovevano anche corrispondentemente alla loro costituzione lentamente, come ci si muove su quattro pilastri, e si nutrivano di quello che allora, dopo che la cosa nell’aria era cambiata, volava loro nella bocca, nella gigantesca bocca, dove c’erano anche denti da coccodrillo, ma un po’ più deboli. Alcuni animali si sono ancora conservati, così che ancora animali simili a sauri strisciavano intorno come coccodrilli. Ma questi Megteri, semplicemente pestarono a morte quelli quando venivano. Sì, così è accaduto una volta!
E soltanto dopo che tutto questo era accaduto, venne il fatto che l’aria si liberava da questi vapori d’acqua — perché tutto questo viveva dentro vapori d’acqua — gradualmente. E il tempo venne in cui in realtà il sole poteva agire correttamente sulla Terra, perché i raggi solari vennero fermati prima, perché l’aria era come un mare, sebbene un mare sottile, ma era come un mare; allora i raggi solari venivano fermati. Così che in realtà soltanto nel tempo successivo i raggi solari arrivavano sulla Terra.
Sì, miei signori, dovete anche considerare un po’ interiormente questa storia! Questi animali che stavano laggiù, Ittiosauri, Plesiosauri — Lamantini dopo, Megteri — bene, erano animali piuttosto stupidi. L’Ittiosauro era ancora il più intelligente, ma gli altri erano veramente molto suini-stupidi. Ma questo non si può dire di questi dragoni alati, che stavano lassù. Vi ho già detto: avevano una sensibilità terribilmente fine. Potete dire: noi uomini siamo intelligenti, non faremmo come questi dragoni alati volare nella gola degli Ittiosauri. — Ma non lo credo affatto. Se allora foste stati dragoni alati, sareste anche volati dentro una volta. Ma intelligenti erano questi uccelli. E questi uccelli avevano soprattutto in primo luogo un sentimento molto fine verso la luna e il sole, proprio come il nostro occhio, e così i dragoni alati sentivano il sole e la luna con tutto il loro corpo, soprattutto con le loro ali, che — soltanto in piccolo — oggi sono imitate nelle ali dei pipistrelli, che sono anche straordinariamente sensibili.
Ora, questi animali sentivano il sole e la luna; la luna così, come già vi ho raccontato, che si facevano intorno una sorta di involucro elettromagnetico, che era luminoso. E quando la luna così splendeva su questa aria di fuoco, allora anche loro cominciavano, con la loro propria forza luminosa così come una lucciola nella notte nell’aria a splendere, a brillare, a tremolare. Ma sentivano tutto questo. E non si ha nemmeno bisogno di applicare la fantasia, bensì si può procedere completamente scientificamente e così anche sapere che questi animali sentivano il cielo stellato come qualcosa di diverso da come sarebbe se non ci fossero state stelle. Si sentivano col cielo stellato così, che si sentivano benissimo nelle loro ali quando le stelle splendevano, e da ciò le loro ali divennero picchiettate.
Si può anche dimostrare oggi questa storia fino a un certo grado, se si fa molta attenzione. Naturalmente, di questi uccelli, che avevano corpi molto morbidi, si è conservato molto poco, e nelle petrificazioni si trovano quasi del tutto; ma si possono trovare impronte di ali. Chi può veramente studiare bene le petrificazioni, soprattutto le petrificazioni calcaree, le petrificazioni più morbide, già trova tali impronte di ali. Ma naturalmente si deve avere la mente aperta nel capo, non chiusa come un professore. Così se così un’ala di dragone alato si è impressa — dall’ala naturalmente non è rimasto nulla, ma l’impronta nel calcare — con essa si trova già, se si guarda più da vicino, che ci sono tutto il genere di stelle, che si sono anche impresse insieme. Sono semplicemente le tracce di quale impressione le stelle nella notte hanno fatto su queste ali da pipistrello. Lo sentivano, se era giorno o notte.
Ora non devo descrivervi molto di più, così vi direte voi stessi: Sì, questa intera storia qui assomiglia terribilmente a quello che poco fa vi ho descritto dal fegato e dai reni! — L’uomo porta ancora sempre nel suo ventre odierno una sorta di imitazione di come accadeva su tutta la Terra. E questi dragoni alati erano come gli occhi, che la Terra stessa aveva. Cioè — posso dirvi solo ancora alla fine — l’intera Terra era un pesce, un animale, e questi interi animali giganteschi vivevano sulla Terra e camminano in giro e guadavano, come in noi i globuli bianchi. Siamo ancora una tale Terra. I globuli bianchi, che comunque, sebbene piccoli, nella loro forma non sono nemmeno dissimili a loro, nella loro piccolezza a volte assomigliano quasi come questi animali apparivano allora. Così l’intera Terra era un gigantesco pesce, un gigantesco animale, e questi dragoni alati erano gli occhi mobili, con cui la Terra guardava nello spazio stellare, nello spazio solare, nello spazio cosmico e lo percepiva.
Che la Terra oggi sia morta è sorto solo più tardi. Originariamente la Terra era viva, come siamo vivi noi. E ciò che vi ho descritto come Megteri, Lamantini, Plesiosauri, Ittiosauri e così via, sì, assomigliava terribilmente, soltanto in grandezze giganteschi a quello che oggi come globuli bianchi corre nel nostro corpo. E ciò che ho descritto come dragoni alati assomiglia di nuovo terribilmente a ciò che accade nel nostro occhio, soltanto è immobile.
E così si può dire: La Terra era una volta un gigantesco animale, che secondo la sua grandezza era piuttosto pigro, si girava lentamente intorno all’asse nello spazio cosmico, ma guardava nello spazio cosmico attraverso questi dragoni alati, che erano soltanto occhi mobili, e osservava tutto. E ciò che vi ho descritto, questa divorazione di fuoco e così via, assomiglia appunto terribilmente a ciò che ancora accade nello stomaco e negli intestini. E i dragoni alati assomigliano di nuovo terribilmente al contrasto dei globuli bianchi, alle cellule cerebrali, come le ho descritte, che si estendono appunto negli occhi.
Brevemente, potete capire la Terra, se la considerate come un animale morto. La Terra è un animale morto. E soltanto quando la Terra ha perso la sua propria vita, allora altri esseri, tra i quali, come vi descriverò, viene anche l’uomo, potevano abitare sulla Terra.
È proprio come se come uomo morissimo e i globuli bianchi si trasformassero in esseri indipendenti. Così è accaduto con questo gigantesco bestione, con la Terra. E oggi stiamo davanti a questo gigantesco cadavere. Non dovete meravigliarvi se gli odierni geologi, che possono studiare solo il morto, studiano soltanto il cadavere. Gli odierni geologi studiano solo il cadavere della Terra. La scienza lo fa ovunque così, che studia solo il morto. Mette il cadavere sul tavolo di dissezione. Ma se si vuol riconoscere qualcosa, bisogna veramente tornare indietro al vivente. La Terra era una volta viva, volava attraverso lo spazio cosmico, naturalmente muovendosi molto lentamente, come un gigantesco animale, e poteva guardare fuori attraverso gli occhi che aveva ovunque, che erano i piccoli dragoni alati mobili. Con loro guardava nello spazio cosmico.
Continueremo allora a considerare questo la prossima volta. È certamente una cosa molto interessante.
Sarà necessario, miei signori, considerare ancora un po’ più da vicino la cosa di cui abbiamo parlato. Vi ho potuto mostrare l’ultima volta che bestioni straordinariamente bizzarri una volta popolavano la Terra, e come si comportava veramente questo bestione straordinariamente bizzarro. Vi ho infine potuto attirare l’attenzione sul fatto che l’intera Terra stessa una volta era un essere vivente.
Vedete, se consideriamo tutti questi animali che una volta hanno vissuto sulla Terra — vi ho parlato l’ultima volta degli Ittiosauri, dei Plesiosauri, dei Megteri, dei Lamantini —, se consideriamo tutti questi animali, di cui ancora rimangono resti nei vari musei, scopriamo che hanno una caratteristica: vale a dire che per lo più sono ricoperti all’esterno di una corazza squamosa e hanno enormi arti anteriori robusti, artigli. Così che naturalmente non solo si potrebbe passeggiare su tale animale — erano anche abbastanza grandi per questo — ma che naturalmente si potrebbe anche colpire con un martello potente, e l’animale non sarebbe stato molto disturbato da tutto ciò, perché l’intero animale era circondato tutto intorno da una tale corazza squamosa. In piccolo, naturalmente soltanto come piccolissimi nani, rimangono oggi solo alcuni di questi vecchi animali, come le tartarughe o i coccodrilli. Le tartarughe e i coccodrilli sono, per così dire, in piccolo formato quello che questi animali una volta erano in giganteschi dimensioni. Quindi dovete immaginare che questi vecchi animali avevano un mantello così cornuto, costituito da singole placche cornee.
Ora dobbiamo formarci un’idea di dove questi animali provenissero di questo mantello cornuto. Allora dobbiamo studiare la storia completamente, per così dire, dai piccoli inizi, non da uomo dai piccoli inizi, ma come la storia da piccoli inizi si sviluppa. Immaginate che un cane si faccia una ferita da qualche parte. Gli animali hanno strani istinti di guarigione. Avrete già visto cosa fa il cane quando si fa una ferita da qualche parte. Se il cane ha una ferita da qualche parte, prima la lecca; l’insaliva. E poi, quando l’ha insalivata, allora si stende al sole, lascia che il sole vi splenda sopra. E che succede? Si forma sopra la ferita una sorta di crosta. Così si può dire: se qui c’è la ferita del cane (vedi disegno), allora l’insaliva, in modo che la ferita su tutta la superficie è coperta con saliva. Poi lascia che il sole vi splenda sopra, e il sole dalla cosa che produce, insieme alla saliva, crea una crosta dura, e sotto guarisce. Il cane ha dunque uno strano istinto di guarigione. Fa il giusto dal suo istinto.
Ora possiamo estendere un po’ quello che abbiamo considerato. Possiamo considerare un altro fenomeno bizzarro, che ci porterà a comprendere un poco questa guarigione della ferita qui. Sapete, noi respiriamo l’aria. Quando respiriamo l’aria, otteniamo ossigeno dentro. L’ossigeno si diffonde nel nostro corpo. E quando l’ossigeno si diffonde nel nostro corpo, possiamo vivere. Moriremmo subito di soffocamento se non potessimo ottenere ossigeno. Ma cosa facciamo per questo? Non siamo esattamente persone molto grate per l’aria che ci dà ossigeno. Siamo in realtà abbastanza esseri ingrati verso l’aria, perché uniamo con questo ossigeno in noi stessi il carbonio, e da questo diventa anidride carbonica, e la respiriamo di nuovo fuori. È in realtà piuttosto ingrato verso il nostro ambiente, perché inquiniamo continuamente l’aria con esso. Se uno si mette nell’anidride carbonica, soffoca anche lui. Ciò che dalla bella e buona aria respiratoria si produce dentro di noi, con essa inquiniamo il nostro ambiente.
Diffidiamo continuamente intorno a noi un’aria di anidride carbonica, in cui non potrebbe vivere alcun essere — un uomo non, ma nemmeno un essere vivente di tipo animale. Così vedete, la vita animale consiste fondamentalmente nel fatto che continuamente attinge dal suo ambiente quello di cui ha bisogno per vivere, ma restituisce all’ambiente il morto. Consiste in ciò la vita animale.
Con questa vita animale andrebbe però subito molto male sulla Terra attuale se tutti gli esseri si comportassero così sconsideratamente come gli uomini e gli animali. Gli uomini e gli animali inquinano l’aria. E se tutti gli esseri si comportassero così sconsideratamente come gli uomini e gli animali, allora sarebbe ormai da lungo tempo accaduto sulla nostra Terra che non potrebbe più vivere nulla; la nostra Terra sarebbe da lungo un grande cimitero. Ma il bene è che le piante non si comportano così sconsideratamente. Perché fanno il contrario. Perché come noi aspiriamo l’ossigeno e inquiniamo l’aria tutt’intorno, così le piante aspirano l’anidride carbonica, e mantengono il carbonio e restituiscono l’ossigeno. Così che in realtà interamente solo grazie al fatto che sulla Terra ci sono piante e soprattutto foreste, la vita sulla Terra può esistere. Se non ci fossero foreste sulla Terra, oppure se una volta grandi società — lo stanno già facendo in parte — abbattessero le foreste, allora la vita sulla Terra diventerebbe molto più insalubre. È appunto il fatto che abbiamo bisogno delle foreste sulla Terra. Se guardiamo solo il legno, allora naturalmente rendiamo la vita sulla Terra impossibile poco a poco abbattendo le foreste. Possiamo quindi dire: sulla Terra è così organizzato che gli uomini e gli animali si comportano in realtà piuttosto sconsideratamente, perché inquinano tutto, e le piante e le foreste, che di nuovo rendono tutto ordinato.
Sì, vedete, miei signori, è così ora sulla Terra, ma non è sempre stato così sulla Terra. Dobbiamo solo renderci pienamente conto che la Terra è cambiata, che era completamente diversa nel tempo di cui vi ho parlato mercoledì scorso; l’avete già capito. Perché se ora andate a passeggiare, allora non vi capita, come sarebbe potuto accadere allora, che su una montagna nel Gempen incontriate un Ittiosauro. Questo non accade più. Ma la Terra cambia continuamente e avrà anche un aspetto completamente diverso in futuro da come appare oggi. Ma cosa possiamo vederne da tutto ciò che abbiamo imparato? Possiamo dire: quello che è dentro l’uomo, quello che emette, non può mantenerlo. Deve ricevere qualcos’altro; sulla Terra attuale deve ricevere quello che le piante gli danno, per poter vivere. Soltanto da quello che abbiamo dentro di noi non possiamo vivere, ci distrugge.
Quindi potete porvi molto chiaramente davanti agli occhi: quello che è utile all’interno dell’uomo, ci distrugge se viene da fuori. All’interno avremmo una situazione molto cattiva se uno avesse troppo ossigeno. Ma da fuori l’ossigeno deve continuamente venire.
Quindi ciò che è dannoso all’interno — se viene da fuori, è utile. Ciò che è utile all’interno, è dannoso se viene da fuori. Vedete, miei signori, è così importante che si comprenda che ciò che è utile all’interno è dannoso se viene da fuori, e ciò che è dannoso all’interno è utile se viene da fuori. È così importante che se non lo si comprende, non si capisce nulla.
Ora possiamo dire: sappiamo ora dalla vita attuale che deve venire da fuori qualcosa di completamente diverso da quello che abbiamo nel nostro stesso interno. Qualcosa di completamente diverso deve venire da fuori.
Andiamo ora indietro nei vecchi tempi, dopo che abbiamo acquisito alcune nozioni nel presente. Torniamo indietro e immaginiamoci nel tempo, quando gli Ittiosauri camminavano sulla Terra, metà camminavano, metà nuotavano, quando i Plesiosauri saltavano in giro sulla Terra. Ci immaginiamo in questo tempo. Sì, ma era anche già un tempo a cui era preceduto un altro tempo. Ora, come era in questo vecchio tempo sulla Terra, prima che ci fossero Ittiosauri, Plesiosauri?
Sì, miei signori, secondo questi resti che abbiamo conservato da questo vecchio, antichissimo tempo, gli animali che c’erano allora erano ancora più goffi di quelli successivi. Sapete, un tale Plesiosauro — potete vederlo se lo guardate in qualche museo, con la sua gigantesca grandezza, con il suo pesante scudo squamoso, pesante come un’armatura da cavaliere nel Medioevo, e con quello era già un po’ sgradevole muoversi, e con le sue gambe goffa — erano esseri terribilmente goffi. Quindi sapete, esseri facili da muovere non erano affatto. Ma questi esseri goffi avevano comunque ancora qualcosa come piedi, simili a pinne, con cui potevano nuotare, con cui potevano anche aggrapparsi a qualcosa. Quindi comunque, per così dire, era già un tempo moderno. Ma gli animali che c’erano prima, prima di questi goffi Ittiosauri, Plesiosauri, Megteri, gli animali che c’erano prima, erano ancora enormemente più goffi, perché in realtà non avevano quasi nient’altro che un corpo morbido, in cui c’era un miscuglio di tutto: davanti un po’ di qualcosa di simile a una testa, dietro una coda piuttosto lunga, e sopra un gigantesco, gigantesco scudo squamoso.
Se per esempio avete già visto un’ostrica, potete immaginare che un’ostrica sia un piccolissimo nano. Ha dentro il suo interno soltanto il corpo sciamoso, e un guscio tutto intorno. Ora, se vi immaginate il guscio un po’ diversamente, le scaglie come nella tartaruga e dentro anche un tale corpo molle d’ostrica, allora ottenete all’incirca gli animali che una volta erano sulla Terra, prima che gli Ittiosauri e i Megteri fossero sulla Terra.
Allora la Terra era del tutto corpulenta, ancora molto più corpulenta del latte. Tutto quello che oggi è montagna là fuori, era disciolto. Era quindi una cosa del tutto densa. Lì dentro in questa salsa densa — l’intera Terra era una terribile salsa densa nello spazio cosmico — nuotava una gigantesca ostrica. La nostra intera falegnameria qui sarebbe ancora stato un nano contro quella. Erano tali ostriconi giganti, che se l’aveste disegnato sulla loro schiena, per esempio la Francia odierna ci sarebbe comodamente andata sopra. I più vecchi di questi animali erano tali giganti, perché anche la Terra era ancora gigantesca. Quindi c’erano una volta giganteschi animali che in realtà consistevano soltanto di una massa viscida, e che potevano muoversi soltanto come le ostriche, soltanto che le ostriche devono stare in un’acqua molto più sottile. E questi animali viscidi, che avevano un gigantesco guscio di tartaruga, nuotavano dentro questa Terra corpulenta.
Quindi vedete, la Terra era davvero qualcosa di simile, come se vi immaginate una gigantesca salsa densa e dentro i gnocchi. Ma i gnocchi dovete immaginarveli così, che su un lato diventano molto densi, così che vi romperebbero i denti se mordeste da questo lato, e dall’altro lato molto morbidi. Potrebbe allora da questi gnocchi sollevare un lato; allora otterrebbe qualcosa come un cappello. E il resto, quello sarebbe molto morbido, potrebbe mangiarlo. Era molto più morbido in questi animali di quanto lo fosse in quello in cui nuotavano, di questa Terra corpulenta. Quindi era in questi animali così come oggi solo certi piccolissimi animali si sono conservati. Avrete già visto le lumache strisciare. Quando le lumache strisciano, potete seguire la traccia di queste lumache; è completamente piena di questo muco — l’avrete già visto — che la lumaca lascia indietro. Il muco oggi si asciuga dal sole. Oggi non significa molto. Ma immaginate, nel vecchio tempo, quando la Terra non era così solida, allora questi animali lasciavano anche questo muco nella Terra corpulenta, e si mescolava con questa Terra corpulenta. Così questi animali erano continuamente molto utili in questa salsa terrea densa.
Oggi si possono ancora seguire al massimo tali cose in piccolissime tracce, quando si cammina sul sentiero e ha piovuto molto. Specialmente qui anche al Goetheanum potete notarlo: allora si trascinano i vermi. L’avrete già visto, in certi periodi di pioggia si trascinano dappertutto i vermi. Dove sono i vermi di terra altrimenti? Altrimenti sono dentro la Terra, strisciano dentro la Terra e fanno lì tali buchi attraverso cui strisciano. Vedete, se non ci fossero questi vermi di terra, allora i nostri campi sarebbero molto meno fertili. Perché quello che questi vermi di terra lasciano indietro nella Terra rende la Terra del campo fertile. Non si deve immaginare che qualcosa nella natura sia inutile.
E così era con questi giganteschi ostriche nei vecchi tempi. Producevano continuamente nella salsa terrea quello che secretavano come muco e così rinfrescavano continuamente questa salsa terrea, sempre, sempre rinfrescavano.
Ma la storia è così: Nella Terra odierna — sì, le lumache e i vermi di terra possono ancora mescolare così tanto di quello che secretano — nella Terra odierna muore comunque di nuovo. Si può usare bene quello che i vermi di terra forniscono di letame nella Terra del campo, in un certo senso si può usare bene nella Terra del campo anche quello che le lumache forniscono come letame, e non solo nella Terra del campo, ma nei prati ciò che è sulla Terra, mescolando il muco della lumaca, è un’ottima concimazione. Ma vedete, diventa vivo ciò che va nella Terra attraverso gli animali odierni.
Ma nel tempo di cui parlo ora, quando questi giganteschi ostriche avevano depositato i loro prodotti nella salsa terrea, c’era veramente qualcosa di straordinariamente bizzarro — anche oggi capita ancora così qualcosa. Non è vero, la fecondazione, che accade in certi animali inferiori, persino in animali piuttosto alti non accade come accade in animali superiori e negli uomini, bensì la fecondazione accade, diciamo, in certi animali simili a pesci o persino in animali simili ad anfibi o simili a rane così, che le uova vengono deposte, deposte da qualche parte, così che da qualche parte giace un mucchio di uova, che la femmina ha depositato; e il maschio, allora semplicemente lascia che il suo fluido spermatico cada semplicemente sopra, fuori dalla femmina, e lì le uova vengono prima fecondate, fuori dalla femmina. Anche oggi accade ancora così. Così si può dire: la femmina depone le uova da qualche parte e se ne va. Il maschio trova queste uova, le feconda, se ne va anche lui. La fecondazione avviene quindi esternamente. Soltanto non può succedere, non viene nulla fuori, se non poi su queste uova fecondate splende il sole. Se il sole non splende, allora non viene nulla fuori, allora muoiono. Ma se il sole splende su queste uova fecondate, allora ne vengono fuori nuovi animali. Questo accade ancora oggi.
Nel tempo, quando questi giganteschi ostriche nuotavano nella salsa terrea, l’effetto di questo muco era, quando entrava nella Terra, così che dalla Terra stessa si sviluppavano di nuovo e di nuovo tali giganteschi animali. I vecchi morivano, ma dalla Terra stessa si sviluppavano di nuovo gli animali. La Terra continuamente generava da se stessa tali bizzarri, ma giganteschi animali. Quindi la Terra era così, che era sempre fecondata da quello che questi animali secretavano. Così che vi potete immaginare: c’era una volta una vita terrena; la Terra era completamente un essere vivente. Ma questa vita doveva essere mantenuta dal fatto che questi animali secretavano muco. Se questa salsa terrea densa fosse stata da sola, allora anche questi spessi animali sarebbero presto estinti. Secretavano, e così la vita della Terra era continuamente mantenuta, così che la Terra continuamente da se stessa generava tali animali. Fecondavano allora la Terra stessa di nuovo, e ora poteva da se stessa di nuovo far crescere tali animali.
Ma questi animali, non avrebbero potuto secretare questo muco se non ci fosse stato qualcos’altro. Vedete, la Terra era una terribile salsa densa; ma vi ho detto: il muco degli animali era molto più sottile di questa salsa terrea, molto più sottile. Com’è venuto che gli animali potevano avere un muco così sottile? Sarebbe stato completamente impossibile che gli animali potessero avere un muco più sottile della Terra stessa. La Terra era anche un impasto, un muco, ma molto denso; ma continuamente questi densi mucchi di muco più sottile si formavano. Come sorsero?
Vedete, miei signori, se avete soltanto un bicchiere d’acqua e dentro un liquido, acqua, in cui è disciolto il sale, così può succedere che il sale cada giù. Il sale si raccoglie come sedimento sul fondo; ma allora l’acqua è più sottile. Prima quando il sale era disciolto, l’acqua era densa. Ora l’acqua è diventata più sottile, perché il sale è fuori. Quindi avete successivamente un’acqua più sottile sopra, e in basso un’acqua salata molto più densa. E se potessi fare che adesso questo bicchiere capovolga — non è vero, se lo facessi, allora naturalmente semplicemente tutta l’acqua salata scorrerebbe fuori, e la storia non si formerebbe. Ma in questi vecchi animali, era così, che si capovolse. In questi vecchi bestioni era così: c’era la Terra densa; allora qualcosa si formava. C’era sopra lo scudo squamoso e più in basso il muco. Quale era lo scudo squamoso? Non era nient’altro se non quello che si era separato dalla massa terrea densa. Proprio come il sale si separa dall’acqua verso il basso, così questa massa densa, densa, che allora formava uno scudo squamoso come nella tartaruga, dalla densità della massa terrestre, ma verso l’alto, si separava, così che il più sottile rimase sotto. E così poteva questo bicchiere capovolto, oppure la testa, elevarsi fuori dall’acqua. Soltanto il sale era salito.
E cosa è accaduto con questo sale? Sì, miei signori, ora andiamo indietro a quello che il cane fa quando ha una ferita. Quando il cane ha una ferita, la lecca. Allora lascia che il sole vi splenda sopra; allora diventa denso, e allora uccide quello che là dentro nella ferita. Altrimenti i batteri verrebbero e la ferita si allargherebbe, e il cane intero si romperebbe. Vedete, una crosta si forma, una crosta di quello che è dentro. Il muco, che il cane mette sulla ferita, è qualcosa di interno; quando il sole splende sopra, la riscalda il muco attraverso il calore.
Proprio così era in questi animali in questi vecchi tempi. Allora il sole splendeva sopra questa densa salsa terrea, e dal fatto che il sole vi splendeva sopra, sorgevano in singoli posti tali ispessimenti come sorgono sulla ferita del cane. Questi erano i gusci. E sotto, perché un ispessimento si era formato, c’era una massa di muco più sottile. E così sorsero queste giganteschi ostriche. Ma, vedete, queste giganteschi ostriche non avrebbero potuto formarsi se il sole non avesse risplenduto. Sarebbe stato impossibile. Quindi abbiamo ora il bizzarro, che abbiamo la Terra — voglio disegnare questo ora molto piccolo —; su essa splende il sole durante il giorno, e il sole tira fuori dalla Terra queste giganteschi ostriche. Possiamo quindi dire: C’era una volta il momento in cui la Terra era una densa salsa, e dal fatto che era irraggiata dal sole da fuori, si formavano tali animali.
Ma tutto ciò non avrebbe giovato allora, che ora la Terra anche di nuovo, se questi animali nel loro nuoto nella salsa avessero lasciato indietro il loro muco sottile, avrebbe potuto essere fecondata. Non avrebbe giovato. Sì, quindi la Terra deve anche essere stato qualcos’altro nel suo interno. Deve essere stato così come un uovo. Solo così è stata fecondata. Non è comprensibile? La Terra potrebbe una volta essere stata così come un uovo. Soltanto così potrebbe essere stata fecondata.
Allora dobbiamo già studiare come sia effettivamente un tale uovo, in modo che possa essere fecondato, perché arriviamo a uno stato della Terra, dove c’era una densa salsa terrea. Gli esseri che hanno potuto fecondare, cioè gli esseri maschili, li abbiamo trovati nel vecchio tempo; ma se la Terra avrebbe dovuto essere l’essere universalmente femminile — non l’abbiamo ancora trovato, dobbiamo ancora cercare. Dobbiamo capire come la Terra potrebbe una volta essere stato un gigantesco uovo.
Vedete, miei signori, se si vuole arrivare a una tale cosa, allora significa già considerare un po’ il mondo. E adesso vi devo attirare l’attenzione, stranamente, su un’area completamente diversa, su qualcosa che oggi effettivamente esiste ancora, ma veramente, per così dire, in uno stato così diluito che molte persone nella loro coscienza non ne percepiscono molto. Ma non è solo per una certa segretezza che i poeti, quando hanno voluto descrivere una coppia di amanti, lo sviluppo dell’amore, allora lasciano gli amanti andare al chiaro di luna. Il chiaro di luna ha qualcosa che agisce straordinariamente sulla fantasia umana.
Forse pensate che non appartenga davvero; ma appartiene comunque. Il chiaro di luna spinge fuori la fantasia dell’uomo. E vedete, è già qualcosa di straordinariamente bizzarro che il chiaro di luna spinga fuori la fantasia dell’uomo. Se gli uomini che sono attualmente scienziati a volte hanno un tale impulso di intelligenza, allora a volte arrivano a cose piuttosto graziose, cose carine. Così qualche tempo fa a Parigi c’era uno scienziato che si è detto: Con tutti i farmaci che abbiamo ora in medicina, si può fare così terribilmente poco all’uomo, e — veramente, è abbastanza bizzarro che uno scienziato parigino finalmente ci sia arrivato! — se volessimo rendere gli uomini più sani, potremmo fare qualcos’altro. E stupitevi, miei signori: Lo scienziato a Parigi ha consigliato alle persone che dovrebbero leggere molto il «Faust» di Goethe — allora diventeranno più sani da ciò, di quanto non lo farebbero da tutto il roba che da solo eccita la ragione — , perché il «Faust» di Goethe eccita la fantasia, e la fantasia è sana. — Persino uno scienziato materialista ha quindi trovato il leggere il «Faust» di Goethe, perché eccita la fantasia, così buono che ha detto: Gli uomini odierni sono così intelligenti, da soli acclamano la ragione; ma la ragione vi rende in realtà malati. Ma se la gente leggesse il «Faust» e si immergesse in tutte le immagini che sono nel «Faust», sarebbe molto più sana.
Quindi lo scienziato voleva che gli uomini si penetrassero un po’ con una forza di crescita sana. Gli uomini dovrebbero penetrarsi un po’ con una forza di crescita sana! Sì, vedete, era un momento luminoso, come solo pochi ha la scienza odierna. Era un momento sano che aveva la scienza odierna. È sano, perché ti eccita a digerire meglio. È veramente vero: L’uomo digerisce meglio quando studia il «Faust» di Goethe che quando studia tutte le opere erudite. Lì si rovina lo stomaco. Con il «Faust» di Goethe lo stomaco diventa sempre più sano; anche gli altri organi. E da dove viene? Bene, perché il «Faust» di Goethe proviene dalla fantasia, non dalla ragione.
Immaginate che se l’uomo si lascia eccitare dalla luna, allora la fantasia viene eccitata. Quindi le forze di crescita vengono eccitate nell’uomo proprio dalla luna. Ma oggi è il caso solo in grado molto ridotto. Non è vero, l’uomo si sente un po’ interiormente scaldato, quindi sente le sue forze di crescita interiormente eccitate, quando fa una passeggiata al chiaro di luna. È già vero. Ma non conta molto.
Ma la luna comunque è collegata con tutto quello che significa la vita nell’uomo. Posso darvi un piccolo fatto che straordinariamente fortemente mostra come la luna è collegata con la vita. Vedete, oggi, dove per esempio si attira l’attenzione su certe cose che una volta la gente sapeva — ricordate per esempio ciò che qui vi ho detto sulla testa di Giano romana con i due volti — allora vi potete pensare che la gente una volta sapeva più di oggi; anche se non era «più intelligente», ma sapevano più di oggi. Non è vero, oggi, dove tutto è sepolto dall’intelligenza degli uomini, quello che una volta sapevano gli uomini, oggi si dice: bene, un bambino viene portato per nove mesi. — Ma la medicina, che come ha preservato la lingua latina, ha anche preservato vecchie idee — i medici odierni non vogliono saperne più, ma a volte ci sono ancora, queste vecchie idee — dice: il bambino viene portato per dieci mesi. Da dove viene, miei signori? Bene, se calcolate: un mese lunare ha circa 28 giorni; dieci per 28 = 280 giorni. Un mese, come l’abbiamo oggi, per 30 giorni, se lo moltiplicate nove volte, avete circa lo stesso = 270 giorni. Vale a dire: i nove mesi che abbiamo oggi sono dieci mesi lunari. È lo stesso periodo. Una volta si calcolava molto per mesi lunari quando si parlava del tempo di gestazione del bambino nel grembo materno.
Da dove viene, miei signori? Perché una volta lo sapevano, che lo sviluppo del bambino nel grembo materno è collegato con la luna. È collegato con la luna. Una volta lo sapevano, e oggi di nuovo si può attraverso l’antroposofia…
Nella scorsa conferenza vi ho parlato di come la Luna sia volata via dalla Terra e di come tutto ciò sia legato alla vita sulla Terra in generale. Posso già immaginarmi che avrete molte domande. Potremo affrontarle allora sabato prossimo. Nel frattempo riflettete su alcune cose. Ma oggi devo ancora esporre vari argomenti. Potrebbero così emergere altre domande.
Abbiamo detto: finché la Luna si trovava all’interno della Terra, la capacità riproduttiva degli esseri animali era completamente diversa da come divenne in seguito, dopo che la Luna volò via. Vi ho detto che nel tempo in cui la Luna era ancora dentro la Terra, la Luna forniva alla Terra quelle forze che sono, per così dire, le forze materne, le forze femminili. Cosicché possiamo immaginarci: è esistito un tempo in cui la Luna era ancora dentro la Terra. Vi voglio mostrare questo solo in modo molto schematico.
(vedi disegno, pagina 8)
Quando la Luna era ancora dentro la Terra, essa non si trovava nel mezzo, ma piuttosto spostata verso l’esterno (vedi disegno, a sinistra). Se oggi guardate la Terra, allora vi accorgerete che su un lato, proprio dove si trova l’Australia, c’è molta acqua sulla Terra, mentre dalla parte dell’Europa e dell’Asia c’è molta terra. Cosicché la Terra in realtà non ha distribuito la terra e l’acqua in modo uniforme, piuttosto la Terra è tale che da un lato ha la maggior parte della terra e dall’altro lato la maggior parte dell’acqua. Dunque la materia sulla Terra non è distribuita uniformemente (vedi disegno, pagina 8, a destra). Non era distribuita uniformemente nemmeno quando la Luna era ancora dentro la Terra. La Luna era appunto situata dal lato dove la Terra comunque ha la tendenza a essere pesante. Naturalmente, quando c’è una materia solida lì, è pesante. Cosicché devo disegnare le cose esattamente come le ho indicate lì con il gesso bianco.
Ora dovete immaginarvi che allora la fecondazione avveniva in modo tale che la Luna, che era dentro la Terra, forniva a queste ostriche giganti le forze attraverso le quali fornivano, per così dire, il materiale riproduttivo. Non si può dire che allora gli animali già deponevano uova vere. Queste ostriche giganti erano in realtà solo una massa mucillaginosa e semplicemente se ne separavano un pezzetto. Cosicché un’ostrica così gigantesca, come ve l’ho descritta l’ultima volta, che originariamente poteva essere grande come tutta la Francia, aveva un guscio maestoso, su cui si poteva passeggiare, e verso l’interno della Terra aveva una massa mucillaginosa. Su questa massa mucillaginosa agivano le forze lunari, e così un pezzetto di massa mucillaginosa si separava. Poi continuava a nuotare dentro la Terra. E quando di nuovo il Sole le brillava sopra — ve l’ho spiegato chiaramente con l’esempio del cane — allora si formava un guscio, e poiché si formava questo guscio, la massa mucillaginosa dell’ostrica di nuovo era incline a separarsene un pezzetto, e allora poteva nascere un nuovo animale. Cosicché le forze femminili venivano dalla Luna, che era dentro la Terra, e le forze maschili dal Sole, che dal di fuori splendeva sulla Terra. Dunque, signori miei, vi descrivo un tempo molto specifico, il tempo appunto quando la Luna era ancora dentro la Terra.
Ora dovete immaginarvi il seguente. Oggi, quando la Luna è fuori, al di fuori della Terra, essa agisce completamente diversamente. Voi sapete anche che quando l’anidride carbonica è dentro l’uomo — ve l’ho detto l’ultima volta — agisce completamente diversamente da quando è fuori, dove è un veleno. Se vi ricordate della riproduzione degli animali oggi, allora dovete dire: gli animali devono produrre uova, e allora queste uova devono essere fecondate in qualche modo. Quello che prima la Luna forniva quando era dentro la Terra, ora gli animali ce l’hanno dentro di sé. Gli animali hanno dentro di sé queste forze lunari.
E dal di fuori la Luna fornisce anche ancora delle forze. Ve l’ho detto l’ultima volta: perfino i poeti lo sanno, che la Luna fornisce alla Terra delle forze. Ma sono forze attraverso le quali la fantasia viene stimolata, attraverso le quali si diventa interiormente più vitali. Sono forze che non agiscono più sulla riproduzione, ma che irradiano dal di fuori, che non possono più causare la riproduzione.
Cosicché dovete immaginarvi: quello che la Luna poteva fornire alla Terra quando era ancora dentro, queste forze riproduttive, gli animali se le sono appropriate come eredità, e ora le trasmettono da un animale all’altro. Dunque se guardate le uova degli animali, allora dovete dire: dentro ci sono le forze lunari. Ma sono quelle forze lunari che hanno agito quando la Luna era ancora dentro la Terra. Oggi la Luna non può fare molto altro che stimolare la testa. Dunque la Luna oggi agisce sulla testa. Allora invece agiva proprio sulla riproduzione. Vedete, è una differenza considerevole. È una grande differenza se qualcosa è dentro la Terra o al di fuori della Terra.
Con la riproduzione è davvero una cosa piuttosto curiosa. Ma di nuovo dobbiamo dire: tutta la comprensione della natura in generale dipende dal fatto che si comprende la riproduzione. Perché è attraverso di essa che ancora oggi nascono i singoli animali e le singole piante. Se non ci fosse la riproduzione, tutto sarebbe morto da tempo. Se si vuole comprendere qualcosa della natura, bisogna comprendere la riproduzione. Ma con la riproduzione è qualcosa di peculiare sulla Terra.
Pensate un po’: l’elefante ha la peculiarità che è capace di produrre un solo piccolo solo dopo circa quindici, sedici anni. Prendete invece un’ostrica; è un piccolo animale viscido. Se ve l’immaginate gigantesca, allora avete più o meno quei cosi che vi ho mostrato per quel tempo. Dunque, dall’ostrica si può già imparare qualcosa. Ma l’ostrica non è come l’elefante, che deve aspettare così tanti anni per produrre un piccolo. Una singola ostrica può produrre in un anno un milione di ostriche. Dunque un’ostrica si trova in un altro rapporto con la capacità riproduttiva rispetto all’elefante.
Bene, signori miei, un altro animale interessante è l’afide. Sapete, compare sulle foglie degli alberi, si trova ovunque come una popolazione abbastanza nociva del mondo vegetale. Ne soffriamo molto. Un afide è, come sapete, molto più piccolo di un elefante, ma può in poche settimane — un singolo afide! — produrre parecchi miliardi di discendenti. Dunque un elefante ha bisogno di circa quindici, sedici anni prima di essere capace di produrre un solo discendente, e l’afide può in poche settimane moltiplicarsi così che da un singolo vengono parecchi milioni.
E poi ci sono ancora animali piccolissimi, che si chiamano Vorticelle. Se li guardate al microscopio, sono semplicemente un piccolissimo grumo di muco, e hanno un flagello con cui si muovono. Sono animali molto interessanti, ma consistono solo in un piccolissimo grumo di muco, come se si estraesse un flagello da un’ostrica, e così nuotano in giro. Questi piccoli Vorticelle ora sono tali che in quattro giorni producono centoquaranta bilioni di discendenti — una singola! — Dunque non la potresti nemmeno scrivere sulla lavagna, quanti zeri dovresti scrivere. L’unica cosa che potrebbe competere con questo è ora la valuta russa!
Vedete dunque, c’è una differenza considerevole nella capacità riproduttiva tra un elefante che deve aspettare quindici, sedici anni per produrre un solo piccolo, e un tale piccolo Vorticelle che in quattro giorni si moltiplica così che centoquaranta bilioni di discendenti crescono.
Vedete dunque, ci sono davvero grandi segreti della natura. E c’è un racconto francese molto interessante che esternamente non c’entra molto, ma interiormente sì. C’era un grande poeta francese — si chiamava Racine. E questo Racine aveva bisogno, per scrivere una composizione come ad esempio l’«Athalie», di sette anni. Dunque in sette anni ha scritto un pezzo teatrale come l’«Athalie». E c’era un altro poeta al suo tempo che era terribilmente presuntuoso verso Racine e diceva: Racine ha bisogno di sette anni per scrivere un pezzo; io scrivo sette pezzi in un anno! — E da ciò nacque una favola, un racconto, e questo racconto, questa favola suona così: Una volta il maiale e il leone litigavano; e il maiale, che era presuntuoso, disse al leone: Io produco sette piccoli ogni anno, ma tu, leone, ne produci solo uno in un anno. — Allora il leone disse: Certo, ma questo uno è davvero un leone, e i tuoi sette sono maiali. — E con questo, non è vero, Racine ha voluto liquidare il poeta. Non ha voluto dirgli direttamente che i suoi drammi fossero maiali, ma ha fatto un paragone, perché ha detto: Bene, tu fai sette pezzi ogni anno, ma io in sette anni faccio un’«Athalie» — che oggi è famosa in tutto il mondo.
Vedete, così si può dire: anche in una favola, in un racconto così, c’è dentro qualcosa, che è più valido aspettare, all’elefantina, quindici, sedici anni per avere un piccolo, che essere una Vorticelle che in quattro giorni si moltiplica così che ha centoquaranta bilioni di piccoli. Si parla già parecchio che i conigli hanno così tanti piccoli; se si parlasse di Vorticelle — una tale capacità di moltiplicazione è semplicemente inimmaginabile!
Ora bisogna scoprire da che cosa dipende che animali così piccolissimi hanno così tanti piccoli, mentre l’elefante ha bisogno di così tanto tempo.
Ora vi ho detto: il Sole è quello che in realtà sta alla base della fecondazione. Dunque ancora oggi abbiamo bisogno del Sole anche nella fecondazione. E vi ho detto anche: se un corpo celeste è fuori come la Luna, allora al massimo agisce ancora sulla testa, ma non agisce più sugli organi addominali, dunque non più direttamente sulle forze riproduttive. Le forze riproduttive devono oggi essere ereditate da un essere all’altro. Ma, signori miei, in un certo senso quello che accade ancora nella odierna riproduzione dipende comunque dalla Luna. E questo voglio spiegarvelo nel modo seguente, tornando anche al Sole.
Vedete, dobbiamo porci la domanda: perché l’elefante ha bisogno di quindici, sedici anni per portare così avanti la sua capacità riproduttiva da produrre un piccolo? Ora sapete tutti che l’elefante ha la pelle spessa, e perché ha la pelle spessa ha bisogno di così tanto. Una pelle spessa infatti lascia passare le forze solari meno fortemente di quando si è un afide e completamente morbidi e le forze solari possono penetrare dappertutto. Cosicché in effetti la scarsa capacità riproduttiva dell’elefante è legata alla sua pelle spessa.
Potete vederlo anche da questo: ripensate a queste giganti ostriche che nuotano. Sì, non nascerebbe mai una seconda ostrica se dipendesse solo dal Sole che splende su questa corazza di scaglie, su questa pelle spessa! Piuttosto questa ostrica, un po’ di muco se ne separa, ve l’ho detto; il muco non ha ancora un guscio di ostrica, il Sole può venire su — e mentre inizia a seccare il muco e così un’ostrica nuova può nascere, agisce su questa ostrica in modo fecondante. — Sì, quando i raggi solari vengono da fuori, signori miei, allora possono solo produrre gusci. Come mai allora le forze solari possono comunque agire in modo fecondante?
Vedete, allora dobbiamo guardare di nuovo qualcos’altro, così potete capire come la storia in effetti si concatena. Forse sapete che i contadini, quando hanno raccolto le patate, scavano buche piuttosto profonde, e in queste buche mettono le patate. Poi ricoprono di nuovo le buche. E scavano poi più tardi, quando l’inverno è passato, di nuovo queste buche e tirano fuori ancora le patate, perché là dentro sono rimaste bene. Se le avessero semplicemente messe nel cantina, sarebbero andate male. Là dentro rimangono molto bene.
Da che cosa viene questo in effetti? È una cosa molto interessante. I contadini non sanno fornire molte spiegazioni. Ma, signori miei, se voi stessi foste una patata e scavassero via dentro questa buca, allora vi sentireste là dentro, se non aveste particolarmente bisogno di mangiare, effettivamente straordinariamente bene. Perché vedete, là dentro rimane il calore solare dell’estate, e quello che d’estate dal Sole splende sulla Terra, si spinge sempre più verso il basso. E se si scava nella Terra a gennaio, c’è ancora il calore solare e tutte le altre forze solari dell’estate, che sono ancora laggiù un metro e mezzo di profondità.
Questa è la cosa curiosa. D’estate, il Sole è fuori, lo riscalda da fuori, e d’inverno il calore solare si spinge verso il basso e si trova più in basso. Ma non può scendere molto in profondità; scorre di nuovo indietro. Se si fosse una patata e si stesse laggiù, andrebbe benissimo; non avremmo bisogno di riscaldare, perché in primo luogo c’è ancora il calore dell’estate laggiù, e in secondo luogo viene molto caldo dal basso, perché le forze solari irradiano di nuovo indietro. E queste patate stanno effettivamente magnificamente. Allora godono veramente il Sole. D’estate non ne hanno molto, anzi è loro sgradevole. Se avessero una testa, prenderebbero mal di testa, quando il Sole splende così; è in realtà sgradevole per le patate. Ma d’inverno, quando hanno la fortuna di essere scavate dentro la Terra, allora possono veramente godere il Sole così come si deve.
Da questo vedete che il Sole non agisce solo quando splende su qualcosa, ma continua ad agire quando le sue forze vengono catturate, trattenute da qualcosa.
Sì, signori miei, ora interviene una peculiarità. Vi ho detto: se un corpo è fuori della Terra, allora agisce mortificando, oppure — come l’anidride carbonica — come un veleno, oppure come il Sole qui, che produce scaglie quando splende; indurisce l’essere vivente su cui splende. Ma d’inverno, allora non è vero che il Sole agisce da fuori; allora agisce dall’interno della Terra. Allora lascia là la sua forza, agisce all’interno della Terra. E allora si rinfrescano di nuovo all’interno della Terra le forze riproduttive. Cosicché le forze riproduttive oggi, nel nostro presente, vengono anche dal Sole, ma non dalla radiazione solare diretta, piuttosto vengono da quello che rimane dentro la Terra e allora d’inverno irradia di nuovo indietro.
È una cosa molto interessante. È proprio come quando respiriamo l’anidride carbonica: là è un veleno. Ma se l’anidride carbonica dentro il nostro corpo va nel sangue, allora ne abbiamo bisogno. Perché se non avessimo carbonio, non avremmo niente dentro di noi. Ne abbiamo bisogno all’interno, allora è benefico; da fuori è veleno. I raggi solari da fuori producono gusci negli animali, i raggi solari catturati da dentro e irradiano di nuovo indietro, producono vita, rendono gli animali capaci di riprodursi.
Ma, signori miei, immaginate di non essere una patata, ma un elefante. Allora avreste una pelle terribilmente spessa, e lascereste dentro solo poco di questo calore che la Terra ha dal Sole. Perciò avreste bisogno di terribilmente a lungo, se foste un elefante, per produrre un elefantino. Ma immaginate di essere un afide o un’ostrica; allora sareste — in questo caso dell’ostrica — proprio verso la Terra solo una massa mucillaginosa. Un elefante non è una massa mucillaginosa così. L’elefante è chiuso da tutti i lati dalla sua pelle, dunque lascia questo calore, che viene da basso, penetrare dentro di sé molto lentamente.
Ora, vedete, è così: animali come gli afidi si comportano così da stare anche piuttosto vicino alla Terra e inoltre sulle piante e non hanno affatto pelli spesse; possono molto facilmente prendere quello che evapora dalla Terra, con la primavera l’accolgono, ricevono così le loro forze riproduttive sempre velocemente rinfrescate. E i Vorticelle ancora di più, perché vivono in acqua e l’acqua conserva il calore solare ancora molto più intensamente, così il calore solare immagazzinato nei Vorticelle produce i centoquaranta bilioni al tempo giusto dell’anno; cioè quando ne hanno assorbito abbastanza da quello che il calore solare nell’acqua è, allora possono riprodursi terribilmente velocemente. Così possiamo dire: oggi sulla Terra è così, che essa dà ai suoi esseri la capacità riproduttiva per il fatto che conserva le forze solari in se stessa durante l’inverno.
Ora andiamo da lì alle piante. Vedete, nelle piante è così: sapete, nelle piante c’è anche una riproduzione attraverso i cosiddetti tagli. Se così la pianta cresce fuori dalla Terra, allora si può da qualche parte tagliare un taglio. Lo si deve tagliare in modo ordinato, lo si può poi rimettere, e allora cresce a essere una pianta. Questo tipo di riproduzione esiste in certe piante. Da che cosa viene? Questa forza che le piante hanno, perfino di riprodursi ancora attraverso un pezzo di loro, le piante ce l’hanno per il fatto che il seme l’hanno in inverno dentro la Terra. Questo è infatti una cosa molto particolarmente importante nelle piante. Se si vuole in qualche modo portare le piante a crescita corretta, è così, non è vero, che devono in realtà stare dentro la Terra d’inverno. Devono comunque emergere dalla Terra. Certo, ci sono frutti estivi, allora potremmo parlarne più tardi. Ma principalmente le piante devono sviluppare il loro seme dentro la Terra, e allora possono crescere. A volte si possono anche portare piante simili a cipolle a crescere in acqua, ma allora bisogna prendere misure speciali, non è vero. Principalmente è così in natura che le piante devono essere messe dentro la Terra e da lì devono avere la loro forza di crescita.
Cosa accade allora, signori miei, quando un seme viene messo dentro la Terra? Allora non solo si sottomette a essere messo dentro la Terra, ma porta crescita sulle foglie; la trasporta su. Se lì disegno qualcosa di verde, le forze solari lo sviluppano, dunque calore, luce e così via. Così le forze solari salgono su nella pianta. La pianta le prende dentro il seme, mentre le forze solari che vengono da fuori uccidono la pianta, così che una fioritura molto bella emerge. Ma proprio al centro c’è ancora il seme, che ancora viene dal calore solare immagazzinato in mezzo all’inverno. Dal Sole di questo anno non viene il seme. È solo un’idea sbagliata. Dal Sole di questo anno viene il bellissimo fiore; il seme però viene dal calore solare dell’anno scorso, che ha ancora la forza che il Sole ha per primo consegnato alla Terra. La pianta la trasporta attraverso tutto il suo corpo.
Con l’animale non andrebbe così facilmente. L’animale è costretto a che questo calore solare venga più da fuori, più dalla Terra e solo venga rinfrescato. Perché l’animale non prende le forze solari così direttamente come la pianta. La pianta però trasporta attraverso il suo proprio corpo fino al seme nel fiore il calore solare dell’anno precedente, che così si è immagazzinato dentro la Terra.
Se si guarda questa storia correttamente — è straordinariamente interessante, è meravigliosamente interessante — allora ci si dice: piante e animali si riproducono. Non potrebbero riprodursi se il Sole non agisse. Se non ci fosse il Sole, non potrebbero riprodursi. Ma il Sole che è fuori nel cielo, al di fuori della Terra, proprio mortifica la capacità riproduttiva. È una cosa come con l’anidride carbonica: se respiriamo l’anidride carbonica, ci uccide; se ce l’abbiamo dentro, ci anima. Se la Terra riceve i raggi solari da fuori, allora i suoi animali e piante vengono uccisi; se la Terra può dare ai suoi animali e piante dal suo interno quello che è nel Sole, allora vengono veramente animati e stimolati alla riproduzione. Lo si vede nelle piante; sviluppano semi capaci di riprodursi solo dalla forza del Sole che portano con sé da prima, dall’estate scorsa. Quello che fa la pianta bella questo anno viene dal Sole di quest’anno. È proprio così: l’interno cresce dal passato, e bello — bello si diventa attraverso il presente.
Ora, signori miei, all’elefante con la sua pelle spessa, quel piccolino di calore dalla Terra e quel piccolino di Sole dentro, che ha dalla Terra, gli gioverebbe terribilmente poco, perché è proprio un dickhäuter. Queste forze non vanno così facilmente attraverso. Deve avere molto immagazzinato nel suo stesso seme da prima. Ha immagazzinato forze lunari. Ne ha bisogno naturalmente per la materna, per la riproduzione femminile. Le ha immagazzinate. La Luna è uscita dalla Terra, e gli animali che si riproducono hanno ora dentro di sé le forze lunari.
Vedete, allora viene qualcosa che si deve veramente prendere in considerazione. Potrebbe naturalmente venire uno e dire: là c’è un tale stupido che parla delle forze lunari precedenti, di quelle vecchie, e sostiene che vivono nelle uova, nelle forze riproduttive, ancora queste forze vecchie dentro. Questo stupido sostiene che le odierne forze riproduttive siano da prima. — A questo uomo direi semplicemente: non hai mai visto che qualcosa che ora vive ha dentro di sé qualcosa che è da prima? — Voglio mostrarvi un ragazzo che assomiglia così al padre che, come si dice, è come se gli fosse ritagliato dal viso. Sì, se poi si ripensa — il padre potrebbe anche essere già morto; uno potrebbe aver conosciuto il padre quando era lui stesso un ragazzino così piccolo come il ragazzo ora, e l’interessato potrebbe dire: sì, il ragazzo assomiglia così al padre come se gli fosse ritagliato dal viso. — Ma gli assomiglia proprio, così come il padre era quando era lui stesso un ragazzino così piccolo. Quello che avete visto forse trent’anni o quarant’anni fa — nel piccolo ragazzo è ancora dentro ora! Le forze del passato sono sempre dentro in quello che vive nel presente. E così è anche con le forze riproduttive. Quello che è nel presente viene dal passato.
Sapete, si è considerato come una superstizione particolarmente forte che la Luna dovrebbe agire sul tempo. Bene, ci sono parecchia superstizione in questo. Ma una volta ci sono stati due studiosi in Germania, all’università di Lipsia, di cui uno si è detto — si chiamava Fechner — : Forse c’è in questa superstizione che la Luna agisce sul tempo davvero un poco di verità. — E allora ha notato come era il tempo al plenilunio, e come era il tempo alla luna nuova, e ha trovato: c’è una differenza; piove più al plenilunio che alla luna nuova. — L’ha scoperto. Non bisogna crederci subito. Tali annotazioni non sono molto convincenti. Nella vera scienza bisogna lavorare molto, molto più precisamente. Ma ha comunque detto che bisognava continuare tali indagini e vedere se non venisse fuori che la Luna agisce sul tempo.
Ora all’università di Lipsia c’era un altro, uno che si riteneva molto più intelligente — si chiamava Schleiden — che ha detto: ora perfino i miei colleghi iniziano a parlare di quanto la Luna agisce sul tempo. Accidenti, la cosa non funziona, bisogna battersi contro di essa con tutte le forze! — Allora Fechner ha detto: bene, tra noi uomini la disputa continuerà, ma abbiamo anche donne. — Vedete, era ancora in tempi precedenti. Quando i due professori universitari hanno vissuto a Lipsia, le mogli dei professori universitari avevano ancora un vecchio costume nella città. Avevano cioè i loro trogoli, le loro tinozze messe sotto la pioggia, per ottenere acqua di bucato. L’hanno raccolta perché l’acqua non era facile da ottenere nella vecchia Lipsia. Non c’erano ancora tubature allora. — Allora il professor Fechner ha detto: sì, questa disputa dovranno deciderla una volta le nostre donne. La moglie del professor Schleiden e la moglie del professor Fechner dovranno farlo così: affinché ricevano sempre la stessa quantità di acqua piovana, la moglie del professor Schleiden può mettere i trogoli fuori alla luna nuova, e mia moglie li mette fuori al plenilunio! — Allora si è detto: secondo i miei calcoli allora lei riceve la maggior quantità di acqua piovana.
Ora, vedete, le donne non sono entrate in questo. Non volevano cedere alla scienza dei loro mariti. Non si sono lasciate convincere affatto. Così una volta in modo curioso è venuto fuori che una persona, anche se la scienza sta nella forma dell’uomo, non ci crede, come la moglie del Schleiden, e non si dice: ricevo esattamente la stessa quantità di acqua alla luna nuova come al plenilunio, piuttosto vorrà mettere i trogoli pioggia anche al plenilunio, sebbene il suo marito abbia bestemmiato terribilmente contro Fechner.
Questo è qualcosa che non prova nulla. Ma vedete, qualcosa di curioso è comunque che oggi ancora la marea è legata al Sole e alla Luna. Cosicché già si può dire: Le maree si verificano in un quarto lunare completamente diverso da qualsiasi altro quarto lunare. È legato. Ma, signori miei, non viene dal fatto che la Luna splenda da qualche parte sul mare e da ciò si crea la marea, piuttosto è una vecchia storia.
Quando la Luna era ancora dentro la Terra, allora ha sviluppato le sue forze e ha causato le maree. E la Terra ha ancora sempre questi resti delle forze stesse attraverso le quali si crea la marea. Niente di strano, la Terra lo fa già indipendentemente. Oggi è superstizione se si crede che la Luna agisca sulla Terra. Ma una volta ha agito sulla Terra quando era ancora dentro, quando tutto ha ancora agito sulla Terra; e la Terra è ancora in questa concatenazione. Per questo le rende dipendenti dalla Luna. Ma è solo apparente. Proprio come quando guardo il mio orologio, nemmeno io dico: mi butta fuori dalla sala alle dieci. — Così oggi le fasi lunari coincidono con la marea, perché una volta dipendevano l’uno dall’altro.
E così è con le forze riproduttive, per quanto dipendono dalla Luna, per quanto sono femminili. E così è con le forze riproduttive, per quanto dipendono dal Sole, dunque da quelle forze solari che sono nell’interno della Terra.
Ma tutti gli animali che si riproducono così fortemente, fino nei bilioni, che dunque possono usare queste forze solari immagazzinate dal Sole attraverso la Terra, questi sono animali inferiori. Gli animali superiori e gli uomini hanno queste forze riproduttive protette all’interno. Certo viene ancora qualcosa dalla forza solare e rinfresca continuamente queste forze. Senza rinfresco non sarebbero lì nemmeno. Ma da quello che oggi nella Terra dalla forza solare è dentro, non avrebbero così veramente le loro forze riproduttive.
La pianta può averle perché quello che vive nella Terra, dall’inverno nell’estate porta attraverso il suo proprio corpo fino al seme. La pianta ha la forza riproduttiva dall’anno scorso.
Ma l’elefante non può averla dall’anno scorso. Ce l’ha da un tempo di milioni di anni fa, e ce l’ha appunto nel suo seme riproduttivo, che a sua volta eredita da padre elefante a figlio elefante. Ce l’ha dentro. Ma da quale tempo ce l’ha dentro! Ora, proprio come la pianta ha dentro di sé la forza riproduttiva dall’anno scorso, così l’elefante ha dentro la forza riproduttiva di milioni di anni. Perciò la pianta e gli animali inferiori — possono riprodursi da essa, perché ancora oggi possono usare la forza immagazzinata dalla Terra. Queste sono forze riproduttive tremendamente forti. Quegli animali che sono costretti a conservare ancora dentro di sé forze molto lontane nel tempo, quelli possono riprodursi solo debolmente.
Ma torniamo ora al tempo in cui c’erano quelle ostriche giganti: Appena un’ostrica così ha raggiunto il fatto che fosse illuminata dal Sole, ha già perso la forza interna, poteva usare solo quella che veniva su dalla Terra. Ma poteva ancora usarla, perché l’ostrica era aperta verso il basso. Anche se quest’ostrica era grande come la Francia oggi, era aperta verso il basso, poteva assorbire in sé le forze della Terra che venivano dal Sole. Quando questi animali si erano trasformati in Megapteri, in Ittiosauri, quando erano illuminati dal Sole in modo tale che veniva da tutti i lati, così non erano più aperti da basso, allora erano dipesi dalla forza riproduttiva che avevano in sé, che al massimo veniva rinfrescata dal Sole.
Sì, signori miei, che tempo deve essere esistito una volta, se animali hanno ottenuto forze riproduttive che non possono ottenere quando il Sole splende da fuori? Deve essere esistito un tempo in cui il Sole era dentro la Terra, in cui dunque non solo il piccolino di forze solari che ad esempio rimane dentro la Terra in inverno per le patate è venuto dentro; ma deve essere esistito un tempo in cui il Sole intero era dentro la Terra.
Ora direte: I fisici dicono che il Sole è così terribilmente caldo, e se il Sole era dentro la Terra, allora avrebbe bruciato tutto. — Sì, signori miei, lo sapete solo dai fisici. Ma i fisici sarebbero più che sorpresi se potessero vedere come veramente appare il Sole. Se una volta costruissero un pallone aerostatico e potessero salire lassù, non troverebbero affatto che il Sole sia così caldo, piuttosto il Sole è proprio pieno di forze vitali dentro di sé, e il calore lo sviluppa facendo passare i raggi solari attraverso aria e tutto il resto. Allora lo sviluppa. Dunque quando il Sole era una volta dentro la Terra, era pieno di forze vitali. Allora non solo poteva dare il piccolino di forze vitali che può dare oggi, piuttosto quando il Sole era una volta dentro la Terra, allora questi esseri viventi, animali e piante che c’erano allora, potevano prendere abbastanza da quello che dava loro il Sole, perché il Sole era dentro la Terra stessa. Allora questi ostriche non sviluppavano gusci, piuttosto erano completamente solo muco.
E ora immaginate: c’era dunque la Terra, la Luna in essa, il Sole era dentro la Terra, le ostriche si sviluppavano, quelle senza gusci, piuttosto quelle che erano muco. Sorgeva del muco; si spalmava via, si separava, ancora sorgeva un’ostrica, di nuovo un’ostrica e così via. Ma erano così gigantescamente grandi che non le potevi nemmeno distinguere l’una dall’altra. Confinavano l’una con l’altra. Come deve essere apparsa allora la Terra? Così simile al nostro cervello appunto, dove le cellule sono l’una accanto all’altra. Lì c’è anche una cellula accanto all’altra; solo che allora muoiono, mentre allora quando il Sole era dentro la Terra, le cellule di ostrica, cellule gigantescamente grandi, erano l’una accanto all’altra, e il Sole sviluppava le sue forze, che sviluppava continuamente, perché era dentro la Terra. Sì, signori miei, adesso pensate a questo: c’era dunque la Terra così (vedi disegno), qui un’ostrica gigante, lì di nuovo un’ostrica gigante, di nuovo una, niente di meno che gruppi di muco gigante l’uno accanto all’altro, e si riproducevano continuamente. E gli
Oggi le ostriche si riproducono così velocemente che in breve tempo possono avere un milione di discendenti; allora le ostriche di allora si riproducevano ancora così velocemente. Accidenti, appena c’era l’ostrica vecchia, erano già di nuovo i giovani là, e quelli avevano di nuovo giovani e così via. I vecchi dovevano di nuovo dissolversi. Se uno di fuori avesse guardato come questo gigantesco grumo di Terra come un grande cervello fosse lì, naturalmente molto più morbido, molto più viscido che un cervello oggi, come un’ostrica gigante si fosse riprodotta così velocemente — ma ognuno potrebbe di nuovo avere un milione di discendenti — , avrebbe visto: ognuno doveva difendersi dagli altri, perché urtavano l’uno con l’altro. E se venisse uno da qualche parte straniera, un particolarmente curioso, e guardasse da un altro pianeta laggiù, avrebbe visto: là nuota nello spazio mondiale un corpo gigante, ma è tutta vita, porta continuamente vita, non consiste solo di milioni di ostriche spinte l’una nell’altra, ma si moltiplicano continuamente. E cosa avrebbe visto? Esattamente la stessa cosa — solo gigantesca — che oggi si vede quando si guarda un piccolo uovo da cui nasce un uomo nei primi tempi! Lì avviene solo piccolissimamente. Lì sono anche questi piccoli vescicolini di muco cellulare che si moltiplicano velocemente,
perché altrimenti l’uomo nei primi giorni in cui viene portato non potrebbe raggiungere la sua grandezza. Le cellule sono così piccole che devono moltiplicarsi molto velocemente. Se allora si fosse guardata la Terra, si sarebbe ricevuta l’immagine della Terra: un animale gigante, e dentro le forze del Sole e della Luna, tutta dentro la Terra internamente.
Vedete, ora vi ho mostrato come si può tornare indietro nel tempo dello sviluppo della Terra, quando la Terra, il Sole e la Luna erano ancora un corpo. Ma, signori miei, voglio dire: nel «Faust», se lo leggete o l’avete letto, allora un tempo Gretchen di sedici anni, quando il Faust le svolge la sua religione, dice all’incirca così: il prete dice più o meno la stessa cosa, ma tuttavia un po’ diversa. — Così potreste anche dire: sì, i professori dicono più o meno la stessa cosa, ma tuttavia un po’ diversa. Loro dicono: una volta il Sole con la Terra e la Luna era un corpo. — Questo lo dicono già; perché dicono, non è vero: questo Sole era un corpo gigante; allora ha girato, e poi la Terra si è separata mentre girava. Poi la Terra ha continuato a girare, e allora di nuovo la Luna si è separata. — Dunque fondamentalmente si dice anche lì che i tre erano una volta un corpo.
Allora la gente viene e dice: lo si può dimostrare; ai bambini della scuola si dimostra già. Lo si può fare terribilmente bene. Si prende una piccolina gocciolina di olio — nuota nell’acqua — e allora si prende un cartoncino e si taglia un piccolino cerchio dentro, si spinge una spilla sopra; poi si mette dentro l’acqua e si gira al capo della spilla. I piccolini gocciolini di olio si separano e girano così intorno. Allora l’avete visto, si dice, l’avete visto: questo è accaduto una volta nel mondo! Era nel mondo una gigantesca palla di gas, solo gas; ma la cosa ha girato, ed era mobile. E allora le cose esterne semplicemente si sono separate così, la nostra Terra dal Sole, come qui le gocciolline di olio si sono separate. — Questo lo possono dimostrare già a scuola. E i bambini, che credono all’autorità, dicono: questo è accaduto completamente naturalmente; una volta c’era una gigantesca palla di gas, che ha girato, e così i pianeti si sono separati. L’abbiamo visto noi stessi, come le gocciolline di olio si sono separate.
Ora però dovete anche domandare ai bambini: avete anche visto come il maestro laggiù ha girato il capo della spilla? Dunque dovete immaginarvi un gigantesco maestro che allora ha girato la palla di gas, altrimenti i pianeti non avrebbero potuto separarsi! — Il gigantesco maestro — nel Medioevo l’hanno disegnato: era il Signore con la lunga barba. Era il gigantesco maestro, e loro lo dimenticano.
Ma non è una spiegazione quando si assume una gigantesca palla di gas che gira, e che potrebbe girare solo se una volta un gigantesco maestro del mondo fosse stato lì. Non è una spiegazione. Ma, signori miei, è una spiegazione quando si arriva al fatto che il Sole e la Luna erano collegati con la Terra, e che si muoveva da sé. Poteva muoversi. Una palla di gas non può muoversi da sola. Ma quello che qui vi ho spiegato, quello poteva muoversi. Allora non aveva bisogno di un maestro del mondo, piuttosto era in sé stesso vivente. La Terra era una volta un essere vivente, e appunto uno come oggi un granello di semenza è, e aveva dentro il Sole e la Luna. Il Sole e la Luna sono usciti dalla Terra e hanno lasciato indietro la loro eredità, così che oggi il potere germinale, che è protetto nel corpo materno e paterno dell’uomo, queste forze, che una volta potevano venire direttamente dal Sole, si riproducono ancora, e oggi gli animali, i semi e le uova sviluppano dentro di sé, portano dentro di sé l’antica forza solare nella loro liquida di seme e uovo, portano dentro da tempi antichissimi come eredità da quegli tempi quando la Terra stessa aveva ancora il Sole e la Luna dentro di sé.
Vedete, questa è una vera spiegazione, e solo quando la si comprende così si arriva a una vera comprensione. Allora si capisce che c’è stato una volta un tempo in cui la Luna è volata via, e la Terra con la Luna volò via dal Sole. Allora ci metteremo d’accordo su questa cosa ancora martedì mattina alle nove. Sarà ancora un po’ difficile, ma comunque credo che la cosa sia tale da poterla capire.
Domanda: Per quanto riguarda il fatto che il Sole era dentro la Terra, sono stato molto sorpreso; non ho mai sentito niente di simile. Così come ho compreso le ultime conferenze, la Terra non era niente altro che l’uomo, e gli animali in effetti discendono da tutto ciò. Come si spiega allora in contrasto che l’uomo discenda dalla scimmia?
Dr. Steiner: Sono molto contento che posi la domanda, perché proprio rispondendo a questa domanda possiamo andare avanti di un bel pezzo.
Se prendete la moderna testa umana così come è, cosa trovate in questa testa umana? Questa testa umana la trovate innanzitutto da fuori verso dentro da sopra rivestita con un guscio piuttosto duro, osseo. Sì, signori miei, se prendete questo guscio osseo, che è piuttosto sottile rispetto alla testa intera, e lo confrontate con quello che trovate ad esempio quando andate dentro la catena del Giura, allora trovate una somiglianza molto curiosa. È cioè quello che è guscio osseo della testa, sostanzialmente costituito da parti molto simili a quelle del deposito calcareo, della crusta calcarea che trovate quando andate dentro la catena del Giura.
Ora trovate generalmente questi depositi sulla superficie della Terra. Naturalmente, in questi depositi calcarei, allora non potrebbe andare molto bene coltivare frutta. Ma questo può accadere in uno strato che non consiste di calcare, bensì appunto di terra arabile, e che si deposita ancora sopra il fondo calcareo.
Ora, signori miei, avrete già visto: Quando si parla della natura, bisogna toccare tutto. E sapete che la testa dell’uomo, almeno verso l’esterno, si copre anche con una pelle, che persino si desquama, così che sopra il guscio calcifero della testa, sopra lo scheletro della testa all’esterno c’è la pelle. Se si studia di nuovo questa pelle, ha grande somiglianza con quello che è terra arabile. Nella pelle della testa crescono i capelli. I capelli hanno di nuovo grande somiglianza con quello che come piante emerge dalla terra arabile. Se la si disegna schematicamente, in modo plastico, allora possiamo propriamente dire: In certi punti della Terra, lì c’è sopra deposito calcareo; sopra c’è la terra arabile, e da essa emergono le piante. All’uomo abbiamo verso l’esterno questo guscio che contiene calce, sopra c’è la pelle, e da essa emergono i capelli.
(vedi disegno, pagina 9)
Ora ricordate un’altra cosa. Allora posso perciò disegnare similmente, per così dire, quando disegno la Terra o la testa umana. Ma ora ricordate che vi ho detto anche un’altra cosa. Vi ho detto che quando si entra più dentro la Terra e si studia quello che là più dentro nella Terra è, si trovano nella Terra resti di antichi esseri viventi, di antichi animali e piante. Vi ho detto come allora questi animali e piante apparissero. Ittiosauri, Plesosauri e così via, erano bestie piuttosto grandi. Ma se ora andiamo dentro il capo dell’uomo, cosa vi ho detto? Vi ho detto: nel sangue nuotano i globuli bianchi, e questi sono propriamente anche piccolini animali. Nel capo dell’uomo dentro, questi piccolini animali muoiono continuamente, sono in una certa misura mezzo morti, vengono solo di notte continuamente di nuovo resi vivi, ma sono sulla strada verso la morte. E quanto più si arriva verso la testa, tanto più la testa muore. Sotto la scatola cranica, tra il cervello e la scatola ossea esterna, c’è una pelle piuttosto morta. Così che quando si entra nel capo, si trova anche qualcosa che sta morendo.
Dunque si può dire: quando l’uomo muore, e dopo si prende la sua testa — cosa che la scienza soprattutto fa, che non volentieri si occupa dell’uomo vivente, ma con l’uomo morto sul tavolo di dissezione — , sì, signori miei, allora si hanno in effetto queste cellule cerebrali morte, che sono propriamente cellule ematiche pietrificate, e fuori il guscio duro. Allora la cosa diventa completamente simile alla Terra. Così che non possiamo dire diversamente che: quando passiamo attraverso questa dura meningia cerebrale — la si chiama persino così «dura meningia cerebrale» perché è completamente morta — nel cervello vero, allora vediamo là anche continuamente pietrifiche. Sulla Terra si trovano dappertutto queste pietrifiche. Se guardiamo la Terra oggi, allora assomiglia completamente, potremmo dire, a una testa umana morta. È naturalmente solo più piccola. La Terra è più grande, perciò tutto appare diverso. La Terra assomiglia a una testa umana morta. Chi dunque studia la Terra oggi, deve propriamente dirsi: la Terra è un gigantesco cranio umano, e appunto uno che è morto.
Ora, signori miei, non potrete mai immaginarvi che qualcosa possa essere morto se prima non ha vissuto. Non è vero, questo non esiste. Lo sostiene solo la scienza. Ma credo che vi terreste per stupidi se trovaste da qualche parte una testa umana morta e diceste: bene, questo si è semplicemente formato dalla materia. — Non lo direste mai, piuttosto direste: quello che così appare, deve una volta aver appartenuto a un uomo vivente, deve una volta essere stato vivo; perché quello che è morto, una volta deve essere stato vivo. — Cosicché, se uno riflette ragionevolmente su questo, se studia oggi la Terra e trova una testa umana morta, deve naturalmente immaginarsi — altrimenti semplicemente, potremmo dire, sarebbe stupido — che questo una volta ha vissuto, che dunque la Terra una volta è stata una testa umana vivente, che ha vissuto nello spazio mondiale, come oggi l’uomo vive sulla Terra.
Bene, la testa umana, non potrebbe però vivere, impossibilmente potrebbe vivere, se non ricevesse il suo sangue dal corpo umano. La testa umana da sola, può al massimo essere mostrata per gioco. Quando ero piccolo e vivevo nel villaggio, a volte si fermavano tali compagnie teatrali nomadi e allestivano una baracca. Quando si passava davanti, sempre usciva uno: Signore e signori, entrate per favore, comincerà tra poco lo spettacolo! Qui potete vedere la testa umana parlante viva! — Dunque facevano vedere una testa umana parlante viva. Sapete, è fatto attraverso ogni sorta di apparato a specchi, così che non si vede il corpo, solo la testa. Ma altrimenti non c’è naturalmente la testa da sola, piuttosto il suo sangue e tutto quello che la nutre deve riceverlo dal corpo umano. Così anche la Terra deve una volta essere stata tale da potersi nutrire dallo spazio celeste. Sì, potrebbe uno offrire anche ragioni che la Terra veramente una volta era una cosa come un uomo e poteva nutrirsi dallo spazio celeste?
Parecchio è stato riflettuto su come in realtà accade che il Sole — ultimamente l’ho mostrato — una volta era unito con la Terra. Ma questo è già da molto tempo. Da allora il Sole è al di fuori della Terra e dà alla Terra luce e calore. Perfino il calore che è dentro la Terra stessa, è dal Sole, rimane solo immagazzinato in inverno. Ora si può veramente calcolare quanto è quello che il Sole emette annualmente in calore. È molto, quello che il Sole emette in calore. E i fisici hanno anche fatto tali calcoli. Sono milioni e milioni di calorie. Ma, signori miei, durante questo calcolo i fisici sono diventati veramente ansiosi, perché hanno sì scoperto quanto il Sole ogni anno emette in calore; hanno però anche scoperto che, se fosse corretto, il Sole sarebbe da tempo raffreddato e noi tutti saremmo congelati. Il calcolo è dunque correttamente eseguito, ma non quadra comunque. Questo c’è, cioè. Si può calcolare, qualcosa può essere calcolato bellissimamente, ma il calcolo non quadra comunque, proprio perché è così bello.
Ora c’era un fisico, uno svevo, Julius Robert Mayer si chiama, che ha effettivamente avuto pensieri molto interessanti, così nel mezzo del diciannovesimo secolo. Questo Julius Robert Mayer, che stava in Heilbronn in Württemberg, era medico e ha fatto, in modo simile a Darwin nel suo viaggio intorno al mondo, le sue scoperte; ha fatto cioè osservazioni molto interessanti durante un viaggio verso l’Asia meridionale, sulle isole laggiù, come attraverso l’influenza del calore il sangue umano appare diverso da regioni un po’ più fredde ed è arrivato attraverso queste osservazioni a fatti interessanti. Queste osservazioni le ha poi riassunte e innanzitutto scritte in un breve saggio. L’ha mandato allora alla più importante rivista scientifica naturale tedesca. Era il 1841. E questa rivista scientifica naturale gli ha rimandato l’articolo, perché la gente ha detto: tutto questo è roba insignificante, dilettantistica, stupida. — Oggi gli stessi — cioè i loro successori naturalmente — lo vedono come una delle più grandi scoperte del diciannovesimo secolo!
Ma dalla «Annalen» di Poggendorff per la Fisica e la Chimica, che allora era la più celebre rivista scientifica tedesca, non solo gli ha rimandato questo articolo a Julius Robert Mayer allora, dove la storia stava dentro, piuttosto l’ha inoltre — fatto rinchiudere in manicomio! Perché era veramente molto entusiasta della sua scienza — non è del tutto corretta, ma era molto entusiasta della sua scienza — , si è comportato un poco diversamente dagli altri uomini — gli altri naturalmente nemmeno sapevano la stessa cosa — , e i suoi colleghi medici e gli altri medici hanno notato questo, e per questo è andato in manicomio! Cosicché arrivate a una scoperta scientifica che proviene da un uomo che per questo è stato rinchiuso in manicomio. Se oggi andate a Heilbronn nel Svevia, trovate lì sulla piazza più importante un monumento di Julius Robert Mayer. Ma è fatto retroattivamente! È solo un esempio di come la gente tratta tali persone che hanno un po’ di pensieri in testa.
Ora, vedete, questo Julius Robert Mayer, che ha riflettuto su questo influsso che conosceva dal calore sul sangue, ha anche riflettuto su come il Sole possa ottenere il suo calore. Gli altri calcolano solo quanto emette. Ma Julius Robert Mayer si è anche domandato: bene, da dove viene tutto questo? — Cosa fa la fisica? Si potrebbe dire, la fisica calcola proprio come si calcolerebbe per un uomo: ha mangiato una volta e ora è sazio, ma inoltre rimane immagazzinato ancora qualcosa nel suo stesso grasso e nei suoi muscoli. Se ora non può più mangiare, allora lo prende dal suo grasso e dai muscoli. E può così vivere quaranta, sessanta giorni, ma poi muore se non riceve niente da mangiare. I fisici hanno anche calcolato il Sole così, quello che emette ogni giorno, dopo che una volta ha avuto in modo meraviglioso questo calore. Come ha mangiato allora, non è stato considerato, ma comunque calcolato quanto emette.
Ma da dove lo prende, questo se l’è domandato Julius Robert Mayer. E allora ha scoperto che ogni anno così tanti corpi celesti volano dentro il Sole, che sono come comete. Vedete, questo è il cibo del Sole. Ma se oggi guardiamo su verso il Sole, possiamo vedere: ha un buono stomaco, mangia ogni anno un numero enorme di comete. Come consumiamo il nostro pranzo e sviluppiamo così il nostro calore, così il Sole sviluppa calore mangiando comete nel suo buono stomaco.
Ora, signori miei, questo significa: se le comete sono già completamente frammentate e cadono, allora sono certamente nuclei ferrosi duri, ma cade solo il ferro. L’uomo ha anche ferro nel sangue. Se l’uomo da qualche parte fosse dissolto e cadesse solo il ferro, le persone probabilmente direbbero: là c’è qualcosa che ha brillato, e consiste di ferro. — Poiché quindi le meteoriti, nelle quali si risolvono le comete, consistono di ferro, si dice che le comete sono di ferro. Ma questo è una sciocchezza, proprio come sarebbe una sciocchezza credere che l’uomo consisti di ferro, perché ha ferro nel sangue e si troverebbe un piccolissimo pezzo di ferro. Così si trovano le meteoriti; sono comete dissolte. Le comete sono qualcosa di completamente diverso, le comete vivono! E il Sole vive anche, ha uno stomaco, mangia non solo le comete, ma si nutre proprio come noi. Nel nostro stomaco c’è anche ferro dentro. Se uno mangia spinaci, non se ne accorge che c’è dentro molto ferro, in generale naturalmente. Comunque è bene, se si consiglia a persone con anemia di spinaci in quantità, perché così ricevono ferro nel sangue molto più sicuramente che se gli si mette semplicemente ferro nello stomaco, che comunque la maggior parte esce dagli intestini.
Se le comete consistessero solo di ferro e cadessero dentro il Sole, allora dovreste veder uscire tutto di nuovo! Si vedrebbe un processo completamente diverso. Probabilmente bisognerebbe erigere un gigantesco bagno nello spazio celeste, se fosse così! La cosa è naturalmente completamente diversa. Le comete consistono solo in piccola parte di ferro; ma il Sole le mangia.
Ora pensate indietro che la Terra stessa una volta ha avuto il Sole dentro di sé. Allora il Sole ha fatto la stessa cosa che fa ora da sola; ha anche mangiato comete. E ora avete la ragione per cui questa gigantesca testa, che è la Terra, poteva vivere: perché il Sole rappresentava il suo apparato digestivo. Finché il Sole stava con la Terra, la Terra si nutriva dallo spazio celeste attraverso il Sole, come noi ora ci nutriamo dalla Terra attraverso il nostro apparato digerente.
Così era già provveduto che la Terra, quando il Sole era ancora con lei, poteva nutrirsi. Solo dovete naturalmente immaginarvi che il Sole è gigantescamente più grande della Terra, e che dunque il Sole, mentre era dentro la Terra, in realtà non era dentro la Terra, piuttosto la Terra era dentro il Sole. Cosicché ci si deve immaginare la cosa così (vedi disegno pagina 176), che allora qui il Sole era, lì la Terra era dentro e nella Terra di nuovo la Luna. Dunque: il Sole, dentro il Sole la Terra e dentro la Terra la Luna. In un certo senso era il contrario che all’uomo. Ma anche all’uomo è solo apparentemente così che ha il piccolino stomaco; lo stomaco piccolino da solo non potrebbe fare molto. Lo stomaco piccolino che l’uomo ha — parleremo di questo più tardi — è in relazione dappertutto con il mondo esterno. In realtà l’uomo è dentro la Terra, così come la Terra era una volta dentro il Sole. E il vero stomaco della Terra, era il centro del Sole. Se questo è il Sole (vedi disegno), questo la Terra, allora lo stomaco era qui (nel mezzo), e il Sole ha semplicemente attirato da dappertutto queste comete e le ha consegnate allo stomaco, così che la digestione della Terra comunque si è verificata dentro la Terra.
Ora potete di nuovo dire: questo contraddice il fatto che la testa umana non digerisce da sola. — È completamente vero. Ma la cosa si è anche trasformata. Un poco digerisce comunque la testa umana. Vedete, vi ho descritto: quando mangiamo il cibo, allora innanzitutto viene sulla lingua, al palato. Lì viene innanzitutto insalivato con Ptyalina, e poi passa attraverso l’esofago. Ma non tutti i cibi passano attraverso l’esofago, piuttosto l’uomo è fondamentalmente una colonna d’acqua — è tutto morbido, solo le parti solide sono incorporate — , così che già in bocca qualcosa dei cibi viene assorbito nella testa. Una nutrizione diretta va dal palato dentro la testa. Questo è così. Vedete che le cose non sono così grossolane come si crede comunemente, questo potete semplicemente ricavare dal fatto che la confrontate. Un uovo umano non potete portarlo all’aria per farlo covare esternamente. Con un uovo di uccello potete. Viene all’aria e viene covato fuori. Così è naturalmente — in modo simile — anche con la testa umana. La moderna testa umana non potrebbe nutrirsi dal piccolino di nutrimento che riceve solo dal palato. Ma la Terra era altrimenti strutturata. Aveva dentro uno stomaco che al tempo stesso era una bocca, e si nutriva appunto completamente da questa bocca. Cosicché possiamo dire: finché il Sole era unito con la Terra, questo gigantesco essere aveva la possibilità di nutrirsi dallo spazio celeste.
Ora però vi ho detto: se si studia oggi la Terra, essa è come una testa umana morta. Sì, una testa umana morta, ma deve una volta aver vissuto. Dunque la Terra deve una volta aver vissuto. Si è nutrita attraverso il Sole.
Ora, signori miei, voglio ancora dirvi un’altra cosa. Vedete, se guardate in un momento determinato l’embrione umano nel grembo materno, dunque dopo la fecondazione, diciamo due, tre, quattro settimane dopo la fecondazione, allora questo embrione umano appare straordinariamente interessante. Là c’è innanzitutto nel grembo materno, tutto intorno nel corpo materno, che si chiama utero, una pelle che ha molti vasi sanguigni. E i vasi sanguigni che lì nel grembo materno sono dentro specialmente — naturalmente non sono nel corpo umano, se non viene portato un bambino — , questi vasi sanguigni sono in collegamento con gli altri vasi sanguigni che la madre ha. Vanno lì dappertutto dentro le vene. Così la madre ha inserito nel suo proprio sistema circolatorio questa sfera (vedi disegno) e mentre altrimenti il sangue circola nel corpo, il sangue scorre specialmente ancora dentro questa sfera, solo nella sfera esterna.
Ora, signori miei, là trovate dentro questa sfera tutti gli organi. C’è ad esempio un organo che assomiglia a un sacco, e accanto di nuovo uno che è un sacco più piccolino. In questi sacchi, in quelli si estendono anche questi vasi sanguigni che altrimenti, se la madre non porta un bambino, non sono affatto lì, perché tutta la sfera allora manca; là dentro si estendono anche questi vasi. Cosicché possiamo dire: questi vasi vanno dappertutto là dentro e tutto quello che vi ho fino a ora disegnato, è là quando il bambino si sviluppa nelle prime settimane; è là, e completamente piccolino sta appeso lì, piccolissimo sta appeso lì il bambino. Piccolissimo sta appeso lì!
E divertentemente, se ora vi disegnassi il bambino grande, come è nel prossimo periodo, allora dovrei disegnarlo così:
Il bambino cioè è quasi solo una testa, il resto è completamente piccolissimo. Vedete, là ho disegnato due tavolette così, quelle diventeranno più tardi le braccia. Le gambe quasi non ci sono. Ma invece si attaccano allora al bambino questi due sacchi che ho disegnato, e in questi due sacchi vanno i vasi sanguigni. E questi vasi sanguigni portano il nutrimento, e la testa viene nutrita. Uno stomaco non c’è ancora affatto, e un cuore nemmeno.
Un circolo sanguigno proprio il bambino nelle prime settimane non ce l’ha affatto. Il bambino è solo una testa. E cresce e cresce così gradatamente da diventare nel secondo, terzo mese simile a un uomo, così che si attaccano gli altri organi. Ma il bambino continua a essere nutrito da fuori, da quello che è lì come sacchi. E poi il nutrimento si immagazzina così intorno (viene disegnato). Ma il sangue viene fornito. Il bambino non può ancora respirare, riceve solo aria indirettamente attraverso la madre. Il bambino è dunque propriamente una testa umana, e gli altri organi non gli servono ancora particolarmente. Con i polmoni non può fare niente. Con lo stomaco non può fare niente. Non può ancora mangiare; deve dunque ricevere tutto il nutrimento solo così che la sua testa venga nutrita. Non può ancora respirare. Non ha ancora nemmeno un naso. Gli organi si sviluppano sì, ma non può ancora usarli. Dunque il bambino nel grembo materno è una testa; solo che tutto è morbido. Il futuro cervello qui dentro è terribilmente morbido, completamente morbido e terribilmente vivo, completamente vivo. E se poteste prendere un gigantesco microscopio e potesse guardare una testa di bambino, diciamo della seconda o terza settimana dopo la fecondazione, allora assomiglierebbe molto a quello che vi ho detto della Terra, com’era una volta, quando c’erano Ittiosauri e Plesosauri e così via che andavano in giro. Assomiglierebbe tremendamente, solo differente in grandezza.
Cosicché si può dire: dove c’è ancora un’immagine della Terra che una volta era, oggi? Nel capo umano, se il capo umano non è ancora nato ed esiste come germe. Questo capo umano è cioè un’immagine evidente della Terra.
E tutto quello che deve esserci attaccato, questi sacchi nel corpo, quello che c’è intorno, quello viene come la cosiddetta placenta, dopo che è diventato completamente fragile, gettato via, e rimane l’uomo, nasce. Dunque da quello che come placenta viene gettato via, da quello si riceve in realtà il nutrimento come bambino nel grembo materno — la placenta consiste nei vasi sanguigni strappati. Questo cosiddetto amnios e questo amnion — cioè gli organi strappati — , questi ci sono, finché siamo nel grembo materno, straordinariamente importanti, perché sostituiscono lo stomaco e gli organi respiratori. Ma quando non ne abbiamo più bisogno, quando siamo nati, respiriamo e mangiamo da soli, allora viene gettato via come placenta.
Ora, signori miei, se guardate una cosa così come ve l’ho disegnata, allora dovete solo immaginarvi: Là sarebbe lo spazio celeste, qui sarebbe la Terra, e dentro il capo umano e intorno molto finemente il Sole (vedi disegno pagina 177). E ora viene la nascita, cioè smette di accadere quello che una volta era. Il Sole e la Luna volano fuori, e c’è la nascita della Terra. La Terra deve continuare da sola.
Si può descrivere due cose. Innanzitutto potevo descrivervela così, dicendovi: la Terra una volta appariva così — ci erano Ittiosauri, Plesosauri dentro e così via. Ora potrei però descrivervela altrettanto bene l’embrione umano. È solo tutto più piccolino, ma dovrei parlare la stessa cosa. Cosicché oggi potete dire: la Terra era una volta il germe di un uomo gigante.
Là è di nuovo straordinariamente interessante che in tempi precedenti le persone in modo curioso — parleremo ancora di questo — sapevano più di quanto sapevano le persone successive. Le persone successive hanno cioè imparato per lo più da un documento ebraico frainteso, dal frainteso Antico Testamento, e si sono immaginate, non è vero: era la Terra e da qualche parte il Paradiso, e c’era l’Adamo finito nel Paradiso come un piccolino. Questa rappresentazione che le persone si sono formata dal frainteso Antico Testamento, è più o meno proprio come se oggi uno si immaginasse: l’uomo non viene da quello che è piccolino, dalle ampolla di Allantois e Amnion, da questa pelle e così via — non verrebbe l’uomo — ma tutto questo sarebbe una cosa a parte; ma nel grembo materno c’è appunto una piccolissima pulce seduta, e da questa piccolissima pulce viene l’uomo. Così più o meno è come quando ci si immagina: la Terra era, l’Adamo e l’Eva vivevano appena come pulci sedute su di essa, e poi l’umanità. Questo è nato appunto da un fraintendimento dell’Antico Testamento, mentre quelli che in tempi antichi sapevano qualcosa, non hanno parlato di Adamo, ma di Adamo Kadmon. E Adamo Kadmon è qualcosa di diverso da Adamo. È questa testa gigante che la Terra una volta era. E questa è una concezione naturale. Adamo Kadmon solo è diventato una pulce terrestre quando le persone non potevano più immaginarsi che una testa umana potesse diventare grande come la Terra, quando non ci hanno più creduto, e allora si sono formate la concezione abnorme, come se fosse per gioco che i nove mesi interi nel grembo materno avessero luogo, e da questa sfera materna nascesse l’uomo.
In realtà dobbiamo immaginarci che l’uomo una volta era tutta la Terra — tutta intera la Terra. E la Terra era molto più vivente. Ma, signori miei, non c’è altri; vedete, se disegno la Terra a voi oggi, allora è un essere morto, come la testa umana è in via di morte, e se torniamo a questa testa umana che è lì nel grembo materno, allora è completamente vivente. È come la Terra era una volta. E la Terra è oggi morta. Ma era una volta completamente vivente.
Vedete, se gli uomini potessero tenere insieme tutto quello che la scienza dà, allora arriverebbero a molte cose. La scienza va bene, solo le persone che amministrano la scienza odierna non sanno molto fare con la scienza. Se oggi uno guarda questa superficie terrestre, allora deve dire: È proprio come una testa umana morta. Camminiamo propriamente su cose morte, che una volta devono aver vissuto. Ve l’ho detto; ma vi dico anche tutto quello che ne consegue.
Ora c’era a Vienna ancora ai tempi della mia gioventù una volta un geologo molto celebre, è un esperto di terra. Ha scritto un grande libro: «La faccia della Terra.» Sta scritto lì dentro: oggi quando camminiamo sui frammenti terrestri della Boemia o della Vestfalia, camminiamo su cose morte. Era una volta vivente. — La scienza intuisce i dettagli già, ma non può rimettere insieme le cose. Quello che vi dico non contraddice da nessuna parte la scienza. Potete trovarla confermata dappertutto, se seguite la scienza. Ma gli scienziati stessi non riescono a uscire da quello che ne consegue da queste cose.
Così arriviamo veramente a dire: La Terra era una volta un gigantesco uomo. Così era. Ed è morta, e oggi camminiamo sulla Terra morta.
Ora, vedete, rimangono ora importanti domande aperte, due importanti domande dalla domanda del signor Burle. Una è questa: se torniamo indietro, si vede che la Terra era un gigantesco uomo. Da dove vengono gli animali? E la seconda domanda è: la Terra era dunque un gigantesco uomo. Come viene che l’uomo oggi è una piccolissima pulce sulla Terra? Da dove viene il fatto che è diventato così piccolino? Queste due domande sono veramente importanti.
La prima è propriamente non così difficile da rispondere; bisogna solo non volerla rispondere da strambi giochetti fantasiosi, ma la devi rispondere dai fatti.
Signori miei, cosa credete che accada se una donna muore durante la gravidanza, finché la storia lì dentro ancora assomiglia così come ve l’ho disegnata sulla lavagna, e voi sezionate questa sfera, nella quale allora ci sono quelle cose che cadono con la placenta, e dentro c’è l’embrione che più tardi sarebbe l’uomo — supponete che togliamo tutto questo e non lo mettessimo in alcol, dove si terrebbe, piuttosto lo lasciassimo così da qualche parte, specialmente dove è umido, e dopo un po’ andiamo di nuovo — cosa credete che vedremmo? Sì, signori miei, se dopo un po’ andiamo di nuovo e iniziassimo a tagliarlo, uscirebbero animali da tutte le parti; tanti piccolini cosi escono fuori. Tutta la testa umana che era viva nel grembo materno muore. E mentre muore — dobbiamo solo tagliuzzarla per vederlo — , tutto il sorta di animali esce.
Sì, signori miei, immaginate che una volta la Terra era una tale testa umana nello spazio celeste ed è morta. Vi stupite che sia uscito fuori tutto il sorta di animali? Lo fa ancora oggi. Se lo considerate, allora avete l’origine degli animali. Potete ancora osservarlo oggi.
Questa è una domanda. Parleremo ancora di più su questo, come le singole forme di animali si sono originate. Ma in linea di principio avete là che gli animali devono esserci. Posso solo accennare a questa domanda oggi, più tardi la risponderò in dettaglio.
Ora rimane l’altra domanda: Perché l’uomo oggi è un piccolissimo ometto? Bene, allora dovete prendere di nuovo tutto insieme quello che potete sapere. In primo luogo potete domandare: sì, ma allora una volta un uomo ha vissuto nello spazio celeste, che oggi è Terra, è morto ed è oggi Terra. Non ha generato? Non si è moltiplicato? — A questa domanda non bisogna andare oltre; se si è moltiplicato, allora gli altri allora nello spazio celeste sono stati chiamati a qualcos’altro. Quindi dobbiamo innanzitutto interessarci quando è entrato un certo punto di moltiplicazione.
Sì, signori miei, se oggi ancora seguite come una piccolina cellula si moltiplica, allora è prima così (vedi disegno), poi è così,
poi diventano due. Poi da ognuna diventano di nuovo due; sono già quattro. E così si costruisce tutto il corpo umano, così che alla fine consiste di tantissimi piccolissimi, nel sangue vivente e nel capo morti piccolissimi cosi, che tutti provengono da una singola cellula. Così da una parte della Terra originale, proprio come oggi l’uomo non viene fatto nascere solo da un intero uomo, ma da una parte dell’uomo — la Terra odierna è nata. La domanda è solo: Perché non esce più fuori oggi? Perché la Terra non è più così in connessione con lo spazio celeste, da quando il Sole è uscito. Ora rimangono tutti questi esseri dentro. Sono stati illuminati dal Sole di fuori, mentre prima erano dentro. — Dovete prendere tutto insieme quello che potete sapere.
Signori miei, ma sapete forse che si possono allevare i cani, che hanno generalmente una certa grandezza, sotto cui non scendono, ma tuttavia così piccolini da farli diventare a volte quasi non più grandi di grandi topi. Se per esempio si dà ai cani alcol da bere, rimangono piccolini — dipende da quello che agisce sull’essere come diventa grande — ; per quanto appunto questi cani diventano terribilmente nervosi.
C’erano veramente — sebbene non il mondo intero fosse pieno di alcol — , ma gli effetti della sostanza erano diventati completamente diversi, quando il Sole era andato via dalla Terra. Quando era ancora dentro la Terra, c’era un effetto completamente diverso da dopo, quando il Sole era fuori. E mentre l’uomo era all’inizio grande come la Terra stessa, attraverso questo gigantesco influsso è diventato piccolino. Ma è stato per lui una fortuna, perché quando era ancora grande come la Terra, allora tutti gli altri che nascevano dovevano volare nello spazio celeste. Sentiremo più tardi che cosa è accaduto con loro. Ora potevano stare dentro la Terra perché potevano camminare tra loro sulla Terra. E così al posto dell’uno uomo nacque l’umanità, perché gli uomini rimasero piccolini.
Sì, signori miei, è vero: Discendiamo tutti da un uomo! Questo è abbastanza comprensibile, non è vero. Ma questo uno uomo non era una piccolissima pulce terrestre, come gli uomini sono ora, piuttosto era la Terra stessa. Solo quando il Sole uscì, allora da un lato la Terra morì, e da lì strisciarono gli animali, come gli animali ancora oggi strisciano fuori quando qualcosa muore. E dall’altro lato rimanevano ancora le forze. Solo erano ora non stimolate da dentro dal Sole, bensì da fuori, e l’uomo divenne piccolino e poté diventare molti uomini.
Così il fatto che il Sole agisce da fuori, lascia piccolino l’uomo. Questo dovrebbe essere abbastanza comprensibile per voi. Infatti, pensa solo un momento se la Terra è — voglio disegnare la Terra ora molto piccolina — e prima il Sole era questo, dove la Terra dunque stava dentro, allora irradiavano tutte le forze così, e quando la Terra si muoveva, il Sole andava sempre con lei; era uno e lo stesso (disegno sinistra). Ora che il Sole è fuori, è la cosa così: là c’è il Sole e là la Terra, che gira intorno al Sole. Quando la Terra è qui, allora riceve questi raggi; quando è lì, riceve quei raggi (disegno destra). Vedete sempre una piccolina parcella di raggi. Quando il Sole è fuori, riceve ancora solo pochi raggi la Terra. Quando il Sole era ancora dentro la Terra, veniva sempre da dentro la piena azione del Sole. Non meraviglia che quando il Sole così gira intorno, possa illuminare ogni singolo punto della Terra un uomo, mentre prima, quando era dentro e doveva irradiare dal centro, poteva illuminare solo un uomo. Quando il Sole iniziò ad agire dal circondarsi, allora rimpicciolì l’uomo.
È proprio interessante, veramente interessante, che non solo i dotti asiatici, quando l’Antico Testamento era stato da lungo tempo frainteso e era così interpretato come lo fu dopo, ancora parlavano dell’Adamo Kadmon, che propriamente è un uomo che è tutta la Terra, piuttosto gli antenati degli attuali uomini dell’Europa centrale, che sono dappertutto, in Svizzera, in Germania, avevano una leggenda, in cui si diceva: la Terra era una volta un gigantesco uomo, il gigante Ymir. E così hanno parlato della Terra, come oggi si deve parlare di un uomo. E questo naturalmente non è stato capito più tardi, perché ha preso il posto di queste immagini che sono appunto bildhaft, corrette — sono veramente così vere — , ha preso il posto di queste immagini vere l’interpretazione latina falsa dell’Antico Testamento. Così gli antichi germani qui in Europa — era bildlich, come se avessero sognato, ma il sogno era molto più corretto di dopo, quando si fraintese l’Antico Testamento e invece di parlare di tutta la Terra, dell’Adamo Kadmon, si parlava del piccolino Adamo — avevano ancora un’antica, appunto solo sognante scienza immagine.
Sì, vedete, si ottiene un gigantesco rispetto per quello che una volta è stato sterminato di una scienza antica, appunto solo sognante immagine. Ma c’era, ed è stata sterminata. Non c’è da stupirsi. In un tempo determinato è arrivato lo sterminio generale. E se vi raccontassi come era ad esempio in Asia Minore, nell’Asia anteriore, nell’Africa del Nord, nell’Europa del Sud, in Grecia, Italia — sì, signori miei, nel 1°, 2°, 3° secolo quando c’era già il Cristianesimo, potevate trovare dappertutto, se andavate sui campi in Asia o Africa, strani statue; c’erano dappertutto. E in queste statue gli uomini che non potevano ancora leggere e scrivere esprimevano come era una volta sulla Terra. Si sarebbe potuto studiare da queste statue com’era una volta sulla Terra. Erano nella forma, nella scultura espresso che la Terra era una volta un essere vivente.
E poi la gente ha preso questa rabbia, questa furia, ed è stata in breve tempo tutta quella che come statue era presente, semplicemente eliminata. È stato distrutto un’enormità, da cui si sarebbe potuto estrarre un’enormità. Quello che oggi ancora viene trovato di antichi monumenti, è il meno importante, perché nei primi secoli allora si sapeva bene quale fosse il più importante. Quello è stato raso al suolo.
Così è proprio così che l’umanità una volta ha avuto una conoscenza meravigliosa; ma l’avevano sognata, questi uomini. E vedete, è un fatto straordinariamente interessante che una volta gli uomini, invece di aver riflettuto — cosa che devono fare oggi — , hanno propriamente sognato sulla Terra. L’hanno fatto propriamente più nella notte che di giorno. Perché tutto quello che sentiamo della saggezza umana più antica, è pieno del fatto che si vede: questi uomini hanno osservato molto nella notte. I pastori sul campo hanno osservato molto nella notte. E questa saggezza antica era fra i Tedeschi dunque presente, fra i Germani, in quel modo che parlavano di un gigantesco uomo. E più tardi c’era anche un gigantesco uomo. L’uomo veramente non è diventato tutto improvvisamente piccolino. E infine è diventato così come gli uomini ora sono.
Da questo punto, signori miei, vogliamo, quando potrò essere di nuovo con voi, continuare a parlare. Vedete, una tale domanda dà sempre lo stimolo di parlare di molte cose. Devo ora di nuovo viaggiare in Germania, a Stoccarda. Dopodiché possiamo continuare a parlare. Nel frattempo preparate bellissime domande. Vi dirò allora quando è la prossima ora.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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