PRIMA CONFERENZA Dornach, 9 agosto 1919
Dopo un lavoro che mi ha permesso di guardare profondamente in ciò che attualmente accade negli animi umani, in ciò che attualmente costituisce la tragedia interiore dello sviluppo dell’umanità, posso nuovamente trascorrere alcuni giorni qui in questo luogo, che è così strettamente legato a quella attività che tuttavia dobbiamo ritenere possa fornire la forza per trasformare gradualmente la presente tragedia dell’umanità in acque più promettenti.
In nessun’epoca forse vi è stata effettivamente meno inclinazione a elevare l’anima in senso vero e autentico verso i mondi spirituali, eppure è necessario proprio in questo periodo elevare l’anima verso i mondi spirituali. Perché solo da questi mondi spirituali può venire ciò che può dare forza all’umanità attuale per continuare il cammino della vita come intera umanità. I problemi, i compiti che sono posti davanti al presente, la maggior parte delle persone crede oggi di poterli risolvere con i pensieri, con gli impulsi che provengono dal sapere umano esteriore. Quanto a lungo ancora dovrà passare prima che una parte sufficientemente grande dell’umanità giunga alla consapevolezza che solo attraverso la via spirituale si può raggiungere una vera salvazione, è difficilissimo dirlo oggi, proprio perché la riflessione su questa questione non è particolarmente fruttuosa. Ciò che è certamente vero è che il progresso potrà continuare soltanto quando questa consapevolezza, che sola dai mondi spirituali viene la salvazione, si sarà veramente diffusa in un numero sufficientemente grande di persone.
Ciò che occupa oggi la maggior parte delle persone, su cui tuttavia le persone innanzitutto mancano della forza intellettuale per riflettere seriamente, perché la forza intellettuale al presente è quasi paralizzata in una grande parte dell’umanità, sono i problemi sociali. E la convinzione predomina che questi problemi sociali possono essere risolti con quello che oggi si chiama sapere e conoscenza. Non si potranno risolvere, non si potranno mai risolvere, se non vengono affrontati dal punto di vista della conoscenza spirituale.
Abbiamo attraversato una lunga guerra armata. Questa guerra armata sarà seguita da un combattimento probabilmente molto lungo dell’umanità nel suo insieme. Molte persone hanno detto che questa guerra armata, come è stata sperimentata nel mondo civilizzato, sia stato l’evento più terribile di questo genere da quando esiste la storia umana. Non si può dire che questo giudizio sia errato. Il combattimento che con questi e quei mezzi dovrà essere condotto, che seguirà questa guerra armata tra Oriente e Occidente, tra Asia, Europa e America, questo combattimento sarà probabilmente il più grande combattimento spirituale che l’umanità dovrà condurre. Tutto ciò che è fluito nell’umanità attraverso il Cristianesimo stesso sotto forma di impulsi e forze inonderà la civiltà in ondate di battaglia elementari e violente.
Si può esprimere oggi, vorrei dire, con una formula semplice dove risieda il grande contrasto tra Oriente e Occidente. Ma questa formula semplice — non la prendete semplicemente. Questa formula semplice racchiude immense ampiezza di impulsi umani. Voi sapete che nel mio libro «I punti nodali della questione sociale nei bisogni vitali del presente e del futuro» ho attirato l’attenzione sul fatto che per ampi settori dell’umanità attuale la vita spirituale è diventata un’ideologia, che ciò che costituisce i beni spirituali dell’umanità — diritto, costume, scienza, arte, religione e così via — è visto cosicché questo è solo il fumo che sale dall’unica vera realtà, dal modo di produzione economica, dal fondamento economico. Di queste cose ho già parlato a voi quando mi sono congedato da voi alcuni mesi fa.
Ideologia — mi replicano oggi ampi settori quando si parla di vita spirituale; è tutto ciò che si riflette dall’unica realtà, dalla realtà economica, dalla realtà economica nell’anima umana, soltanto ideologia. — Oggi c’è molto motivo per riflettere su ciò che la parola ideologia significa effettivamente nella cultura mondiale. E significa moltissimo. Non si può mettere questa parola in relazione più stretta con nessun’altra parola che non sia il termine Maja della saggezza orientale. Maja rettamente tradotto verso l’Occidente significa ideologia. E ogni altra traduzione di Maja è meno precisa della traduzione con ideologia. Quindi si può dire che fondamentalmente esattamente la stessa cosa, concettualmente o come idea, che l’uomo orientale si figura con la parola Maja, una grande parte dell’umanità occidentale se la figura con la parola ideologia. Ma che differenza enorme! Cosa pensa l’uomo orientale con la parola Maja? Egli pensa che il mondo sensibile esteriore è la Maja, tutto ciò che si presenta ai nostri sensi e all’intelletto legato ai sensi, è la Maja, è la grande illusione. E l’unica realtà è ciò che sorge nell’anima. Lo spirituale-animico, che l’uomo raggiunge, è ciò che è realtà; ciò che scaturisce e germoglia dentro l’uomo è realtà. Ciò che si presenta esteriormente ai sensi è Maja, è ideologia.
Sulla maggior parte dell’umanità occidentale si diffonde la convinzione opposta: l’unica realtà è ciò che appare ai sensi esterni. Questa è realtà. Esattamente ciò che l’uomo orientale chiama Maja è per una grande parte dell’umanità occidentale realtà. E ciò che l’orientale chiama realtà, ciò che scaturisce e germoglia internamente nell’anima, è per una grande parte dell’umanità occidentale ideologia, Maja. Vedete un grande contrasto. Ciò che l’orientale chiama realtà, l’Europa e l’America oggi già lo chiamano Maja: l’ideologia è la stessa cosa. Ciò che l’occidentale insieme all’America, alla gioventù americana, chiama ideologia, Maja, è per l’orientale realtà.
Questo rodisce profondamente nelle anime degli uomini, rende l’umanità sulla terra due specie di esseri completamente diverse. Se ripercorrete ciò che è accaduto nel mondo civilizzato, allora vi direte, purtroppo non ancora oggi: fondamentalmente tutto ciò che si dice sulle cause e sui motivi di questa catastrofe mondiale è in realtà superficiale, una visione superficiale. Ciò che si è manifestato in questo terribile combattimento è qualcosa che è stato trascinato verso la superficie come da profondità inconsce ed elementari. Le persone vi hanno partecipato, oggi si vede chiaramente che non sapevano perché in fondo; è ciò che questo contrasto, che non è ancora affatto risolto, ha spinto verso la superficie con forze elementari. Così forte è l’elemento antisociale nel presente che l’umanità si divide in questi due membri di essenza diversa.
Se mettete in relazione ciò che ho appena detto con altre cose, allora troverete che se guardate verso l’Occidente, lo sforzo dell’Occidente va verso la libertà — che si comprenda o si fraintenda questa libertà conta meno — lo sforzo va verso la libertà; e come da oscuri fondamenti dell’anima umana, il bisogno di libertà si fa strada.
Guardate verso l’Oriente: ciò che nell’Occidente si chiama libertà, per l’Oriente non ha effettivamente un senso proprio; è come qualcosa con cui non si associa alcun concetto, alcuna sensazione. Ciò che viene sperimentato più intensamente, su questo non si riflette. Pensate solo a come poco gli uomini riflettono sui fenomeni naturali che li circondano immediatamente nella vita quotidiana! Su ciò che viene sperimentato più immediatamente gli uomini non riflettono. L’orientale, perseguendo la realtà che gli è propria, la realtà interiore, vive nella libertà che può divenire per lui secondo le sue caratteristiche razziali, popolari e tribali. Non riflette su questo. Quanto più si guarda verso l’Occidente, tanto più nel corso dello sviluppo storico dell’umanità la libertà è andata perduta: perché non l’ha, deve anelarla.
Così si potrebbe portare molti, molti esempi, si troverebbe dappertutto questo contrasto fondamentale tra Occidente e Oriente. Già si annuncia ciò che forse i prossimi anni porteranno. Attualmente sono solo sintomi esterni, sintomi esterni che si verificano in Asia, su cui l’Europa oggi ancora tace — tace per motivi ben compresi. Che ad esempio in India quasi più della metà della popolazione è semi-affamata, questo genererà dalla spiritualità del popolo indiano qualcosa di completamente diverso da ciò che si è verificato in Europa. Questi sono sintomi esterni. Ma anche rispetto a questi sintomi esterni gli uomini oggi sono separati in due membri di essenza diversa. Per l’indiano la fame significa qualcosa di completamente diverso che per l’europeo, perché l’indiano ha alle spalle uno sviluppo animico di migliaia di anni diverso dall’europeo. Queste cose devono oggi essere osservate acutamente da chi vuole comprendere qualcosa del corso dello sviluppo dell’umanità.
Dobbiamo oggi essere chiari su questo: che ciò che comunemente si chiama la questione sociale è qualcosa di molto più complicato di quello che comunemente si pensa. Questa questione sociale è il fenomeno concomitante di quella cultura che è sorta dalla metà del 15° secolo. Ho sempre parlato a voi di questo decisivo spartiacque nella storia dell’umanità civilizzata nella metà del 15° secolo. Da allora sorse gradualmente la colorazione più moderna della scienza della natura. Ma da allora sorse anche la colorazione più moderna dell’industrialismo. La scienza della natura e l’industrialismo insieme significano ciò che si è diffuso sull’umanità moderna e ha dato all’umanità moderna la particolare direzione del suo spirito.
Ho parlato qui anche in Svizzera della particolare natura della scienza della natura, vi ho detto che le persone intelligenti che oggi riflettono su ciò che la scienza della natura può offrire già dicono: Ciò che la moderna visione della natura trasmette non è il mondo, è uno spettro del mondo. — Tutto ciò che i naturalisti hanno inventato e che oggi è educazione popolare, molto più educazione popolare di quanto queste persone credano, è fede, propriamente superstizione in un mondo spettrale. E accanto a questo mondo spettrale si trova ciò che dall’industrialismo moderno è venuto in modo spiritualmente attivo sugli uomini. L’industrialismo, lo si deve considerare una volta nella sua significazione spirituale. Prendete ciò che caratterizza principalmente l’industrialismo: la macchina. La macchina si distingue da tutto il resto con cui l’uomo può avere a che fare nella sua vita esterna. Vi prego, considerate l’animale. Quando applicate i vostri pensieri conoscitivi scientifici o altri all’animale — non voglio parlare dell’uomo nel presente contesto — potete ancora scoprire così tanto sull’animale, rimane sempre qualcosa, vorrei dire, profondamente divino nell’animale; non l’esaurite, non riuscite a scoprirlo. Dietro ciò che pensate sull’animale si pone sempre qualcosa che rimane sconosciuto a voi. Nella pianta non è diversamente. E prendete anche il cristallo, prendete le forme meravigliose del mondo cristallino, dovrete dire: certo, si può comprendere il massimo nel mondo cristallino, nelle sue forme e così via, se si è preparati a questo, ma rimane ancora abbastanza di ciò che l’uomo può venerare come qualcosa a cui non penetra con l’intelletto immediato, non-chiaroveggente.
Prendete la macchina: è completamente trasparente. Si sa: la forza interviene così, il perno siede così e così nell’apertura, l’attrito è così grande, si può calcolare l’effetto utile quando si conoscono i singoli elementi — niente sta dietro la macchina che inviti a dire: c’è qualcosa che non può essere penetrato con l’intelletto umano ordinario, non-chiaroveggente. Questo significa molto per il rapporto dell’uomo con la macchina. E quando ancora una volta si è stati davanti a migliaia e migliaia di persone che hanno a che fare con la macchina, allora sapete ciò che goccia nelle anime degli uomini da questa macchina spiritualmente trasparente, da questa macchina che non ha niente dietro di sé che potrebbe essere solo intuito o non penetrato per l’intelletto non-chiaroveggente. Ciò che rende il rapporto con la macchina così devastante per l’uomo è che la macchina è così spiritualmente-psichicamente trasparente; che tutto ciò che di forze e di connessioni di forze si trova nella macchina si presenta così cristallinamente chiaro davanti ai sensi umani e all’intelletto umano. Questo è ciò che dissecca il cuore e l’anima degli uomini, che rende l’uomo secco, che rende l’uomo disumano.
La scienza della natura e la macchina insieme minacciano l’umanità civilizzata con un triplo distruttivo terribile. Perché cosa minaccia questa umanità moderna se non si riscuote per guardare al soprasensibile? Per quanto riguarda la conoscenza, minaccia che gradualmente assuma il sopravvento quell’ideale già espresso dai naturalisti, dicendo: ci si sforza di conoscere la natura in modo che questa conoscenza sia astronomica, cioè modellata sull’astronomia. Quando oggi vedete come il chimico riflette su ciò che si trova dentro la molecola, egli se l’immagina così: gli atomi nella molecola stanno in una certa relazione di forze (viene disegnato). Se l’immagina secondo il modello di un piccolo sistema planetario e solare. Spiegare il mondo intero astronomicamente, questo diverrà l’ideale. E l’astronomia stessa, quale ideale ha? Considerare l’intera struttura del mondo come una macchina. Oltre a ciò l’agire, l’azione degli uomini sulla macchina!
Queste sono le cose che hanno agito sempre più fortemente dalla metà del 15° secolo, queste sono le cose che al presente estraggono dall’uomo ciò che è propriamente umano. Se gli uomini continuassero a riflettere soltanto come riflettono sull’astronomia di tipo meccanico e sull’industrialismo, mentre vi lavorano, gli spiriti verrebbero meccanizzati, le anime, diventerebbero assonnate, vegetarianizzate, e i corpi animalizzati.
Guardate verso l’America: il culmine della meccanizzazione degli spiriti! Guardate verso l’est europeo, verso la Russia: quegli impulsi selvaggi e istinti che si esplicano là e che sono terribili: animalizzazione del corpo. Nel mezzo, in Europa l’assonnamento dell’anima. Meccanizzazione dello spirito, vegetarianizzazione dell’anima, animalizzazione dei corpi, questo è ciò che bisogna considerare senza illusione.
È caratteristico come l’umanità ha perso — l’ho già menzionato qui una volta — ha perso nel corso dal 15° secolo insieme a due elementi vitali il terzo. Un partito potente oggi si chiama «socialdemocrazia», cioè: ha saldato insieme il socialismo e la democrazia, sebbene siano l’uno il contrario dell’altro. Ma le ha saldate insieme e ha omesso lo spirituale. Perché il socialismo può riferirsi solo all’economico, la democrazia solo al politico-giuridico; allo spirituale si riferirebbe l’individualismo. La libertà, è omessa nella parola socialdemocrazia, altrimenti dovrebbe dire: socialdemocrazia individuale o individualistica. Allora tutte e tre le cose come rivendicazione umana verrebbero espresse in una parola d’ordine di questo genere. Ma è caratteristico dei tempi moderni che questa terza cosa sia rimasta fuori, cosicché lo spirito è veramente diventato Maja, la grande illusione per l’umanità civilizzata dell’Occidente, dell’Europa e della sua progenie coloniale America.
Queste sono le cose da cui bisogna partire quando si considera la scienza dello spirito nel senso di una grande questione culturale. Su ciò che vive nelle rivendicazioni del presente non si può effettivamente neanche discutere. Queste sono rivendicazioni storiche. Il socialismo è una rivendicazione storica, ma solo se rettamente compreso. La democrazia è una rivendicazione storica, ma lo è anche il liberalismo, la libertà, l’individualismo, anche se questa ultima rivendicazione è poco notata dall’umanità moderna. E l’umanità non potrà continuare a parlare senza organizzare il suo organismo sociale nel senso della triarticolazione: del socialismo per la vita economica, della democrazia per la vita giuridica o statale, della libertà o dell’individualismo per la vita spirituale.
Questo deve essere considerato l’unico rimedio, la vera salvazione dell’umanità. Ma non ci dovremo illudere sul fatto che proprio perché queste sono intense, insuperabili rivendicazioni storiche per il presente, si pongono altre rivendicazioni per chi guarda le cose più profondamente. Gli uomini adulti dovranno vivere in un organismo sociale che è socialmente ordinato economicamente, democraticamente ordinato statalmente, ordinato liberalmente spiritualmente.
La grande questione per il futuro sarà: come dovremo comportarci nei confronti dei bambini quando vogliamo educarli cosicché come adulti possano crescere nel sociale, nel democratico, nel liberale nel senso più ampio? E una delle questioni sociali più importanti per il futuro, già per il presente, è la questione dell’educazione. E su questa questione dell’educazione si è fatto cenno proprio all’interno della scienza dello spirito nel modo che l’umanità del presente dovrà comprendere se vuole progredire. Altrimenti le rivendicazioni sociali rimangono sempre caotiche se non si vede alla loro base la questione più possente del presente: la questione dell’educazione. E voi dovete, se volete conoscere le grandi linee guida per ciò che è contenuto nella questione dell’educazione, prendere in mano solo il piccolo libretto: «L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito.»
Con questo libretto è stata sollevata alla superficie della considerazione umana una delle più importanti questioni sociali del presente: la questione sociale dell’educazione. La maggior parte dell’umanità moderna dovrà imparare ciò che si può ricavare dalla scienza dello spirito riguardante le tre epoche dello sviluppo giovanile umano.
Voi sapete, è stato fatto cenno al fatto che tra la nascita e il 7° anno, l’anno che mediamente porta il cambio dei denti, l’essere umano è un essere imitativo, come l’essere umano fa ciò che fa il suo ambiente. Considerate il bambino veramente intelligentemente e troverete dappertutto: il bambino è un essere imitativo, fa ciò che fanno i grandi. L’importanza grande nella vita del bambino è che le persone che si trovano nell’ambiente del bambino facciano solo ciò che il bambino può imitare, sì, che pensino e sentano solo nell’ambiente del bambino ciò che il bambino può imitare. Il bambino quando entra nell’essere fisico tramite la nascita continua solo ciò che ha sperimentato nel mondo spirituale prima del concepimento. Là si vive come essere umano negli esseri delle gerarchie superiori; là si fa tutto ciò che viene dagli impulsi dell’essenza delle gerarchie superiori. Là si è in un grado ancora molto più alto un imitatore, perché si è in unità con gli esseri che si imitano. Allora si è collocati nel mondo fisico. Allora si continua l’abitudine di essere uno con l’ambiente. Questo abito si estende allora al fatto di essere uno con gli esseri, o di imitare quegli esseri che sono come persone nell’ambiente e hanno cura dell’educazione, facendo solo ciò che pensano e sentono che il bambino possa imitare. È tanto maggiore bene per il bambino, quanto più può vivere non nella sua anima, ma nell’anima dell’ambiente, nelle anime dell’ambiente.
Nel passato gli uomini, perché la loro vita era più istintiva, potevano fare affidamento istintivamente su questa imitazione. Nel futuro non sarà così. Nel futuro bisognerà badare al fatto che il bambino è un imitatore. Nel futuro nell’educazione la domanda dovrà essere continuamente risolta: come si organizza meglio la vita del bambino in modo che imiti il suo ambiente nel miglior modo? Tutto ciò che nel passato è accaduto rispetto a questa imitazione, dovrà essere chiesto sempre più intensamente, sempre più consapevolmente verso il futuro. Perché gli uomini dovranno dirsi una cosa: se gli uomini dovranno essere adulti nell’organismo sociale, allora dovranno essere persone libere. — Si diviene liberi solo se prima da bambini si è stati imitatori il più intensamente possibile. La forza che è la forza naturale del bambino deve essere sviluppata intensamente proprio nell’epoca in cui il socialismo irromperà. E gli uomini non diventeranno esseri liberi, nonostante tutte le declamazioni e tutto il pianto politico sulla libertà, se la corrispondente forza dell’imitazione non viene piantata nell’infanzia. Perché ciò che viene piantato in questo modo nell’infanzia, solo questo può fornire il fondamento per la libertà sociale.
Voi sapete: dal 7° anno fino alla pubertà, fino al 14°, 15° anno vive nel bambino la forza che si può chiamare l’agire secondo autorità. Non può capitare al bambino un bene maggiore che quando fa ciò che intraprende proprio perché persone venerate nel suo ambiente dicono: questo è giusto, questo deve essere fatto. — Non c’è niente di peggio per il bambino che abituarlo troppo presto prima della pubertà a quella che si chiama un proprio giudizio. Il sentimento di autorità tra il 7° e il 14° anno dovrà essere sviluppato nel futuro in misura più elevata e più intensiva di come è stato sviluppato nel passato. Sempre più consapevolmente l’educazione in questi anni dovrà essere condotta nel senso di un sentimento di autorità puro e bello che si desta nel bambino; perché ciò che in questi anni deve essere piantato nel bambino, deve fornire il fondamento per quello che gli adulti nell’organismo sociale dovranno sperimentare come il diritto uguale degli uomini. Il diritto uguale degli uomini non sarà altrimenti presente se gli uomini non giungeranno mai a maturità da adulti per il diritto uguale degli uomini, se non ricevono piantato nella loro infanzia il sentimento di autorità. Nel passato un grado molto minore di sentimento di autorità potrebbe essere stato sufficiente; nel futuro non lo sarà. E forte deve essere piantato questo sentimento di autorità nel bambino affinché gli uomini giungano a maturità per ciò che come rivendicazione storica non può neanche essere discussa, perché si presenta come rivendicazione storica.
Tutto ciò che infine è educazione popolare, insegnamento popolare in questa epoca deve essere organizzato cosicché gli uomini possano giungere a questa altezza di visione di cui si è appena parlato. Ora vi chiedo: fino a che punto non solo l’umanità odierna, ma fino a che punto l’educazione dell’insegnante di oggi è lontana dall’intuizione di queste cose? Come si deve lavorare affinché questa intuizione abbia luogo? — e deve avere luogo, perché solo in questo avere luogo si può cercare il rimedio.
Quando oggi si viene nei paesi che già hanno alle spalle la prima rivoluzione, cosa si scopre rispetto a queste cose dai programmi per le cosiddette scuole unitarie? Sì, cosa c’è scritto in questi programmi! Per chi ha intuizione dei nessi della natura umana, per costui i programmi educativi socialisti sono un’immagine di vero orrore, la cosa più terribile che si possa immaginare. E l’immagine di orrore più grande che oggi si possa pensare, la cosa più terribile che si possa presentare all’umanità, sono i programmi scolastici, i piani di insegnamento e i corsi, e la costituzione della scuola che si legano al nome di Lunaciarskij, il ministro dell’istruzione in Russia; questo è quello che si mette in scena in Russia come programma educativo, che è l’assassinio di ogni vero socialismo. Ma anche in altre parti d’Europa i programmi educativi sono veri mali di cancro, particolarmente i programmi educativi socialisti, perché partono da un principio quasi incredibile; partono dal principio che la scuola deve già essere organizzata come gli adulti dovranno più o meno vivere nell’organismo sociale. Ho letto programmi scolastici in cui come primo principio sta scritto: il rettorato deve essere abolito; gli insegnanti devono stare sul punto di vista dell’assoluta parità di diritti con gli alunni; l’intera scuola deve essere costruita sulla cameratevolezza. Se oggi ci si oppone a un principio di questo genere, voglio dire solo nella Germania meridionale dove le cose sono progredite molto meno che in altre parti d’Europa, allora si viene rappresentati come qualcuno che non capisce niente della vita sociale.
Tuttavia coloro che la pensassero onestamente circa l’ascesa degli uomini a un vero organismo sociale, dovrebbero prima di tutto comprendere che non può mai sorgere un vero organismo sociale con il programma educativo socialista. Perché mai, se il socialismo viene introdotto a scuola, può essere nella vita. Solo per il fatto che gli uomini costruiscono la vita precisamente durante il tempo di scuola sulla vera autorità diventeranno maturi a una convivenza socialmente giusta. Bisogna essere chiari ovunque oggi su quanto è lontano ciò che gli uomini fanno, ciò che gli uomini si immaginano debba venire, dal senso della realtà.
Dopo la pubertà, dal 14°, 15° anno fino al 21° anno non si sviluppa nell’uomo solo la vita amorosa sessuale, ma la vita amorosa sessuale si sviluppa solo come caso speciale dell’amore umano generale nel suo complesso; è solo un caso speciale dell’amore umano. E questa forza dell’amore umano generale dovrebbe essere particolarmente coltivata nel tempo in cui i bambini lasciano la scuola e poi vengono nelle altre istituzioni o vengono avviati al tirocinio o così. Perché mai quella configurazione della vita economica, che è una rivendicazione storica, potrà essere pervasa da ciò da cui deve essere pervasa, dalla fraternità, cioè dall’amore umano generale, se in questi anni l’amore umano generale non si sviluppa.
La fraternità nella vita economica, come deve essere perseguita per il futuro, sarà nelle anime umane solo se l’educazione dopo il 15° anno è organizzata cosicché precisamente con tutta consapevolezza si lavora verso l’amore umano generale, se le questioni di visione del mondo, se l’intera educazione che deve seguire la cosiddetta scuola unitaria, è costruita su amore umano, generalmente su amore per il mondo esteriore.
Su questo triplo fondamento dell’educazione deve essere edificato ciò che deve fiorire per il futuro dell’umanità. Senza che si sappia che il corpo fisico, che è un imitatore, deve nel modo giusto diventare un imitatore, si pianteranno in questo corpo fisico solo gli impulsi animali.
Senza che si sappia che dal 7 al 14° anno il corpo eterico si sviluppa particolarmente, che deve svilupparsi secondo l’autorità, nello sviluppo umano si svilupperà solo la sonolenza culturale generale. E quella forza che dovrà diventare necessaria per l’organismo giuridico non sarà presente.
Senza che a partire dal 14°, 15° anno la forza dell’amore, che è legata al corpo astrale, venga riposta ragionevolmente in tutto ciò che è insegnamento o istruzione, gli uomini non potranno mai sviluppare il loro corpo astrale, perché non potranno mai formare il corpo astrale a una formazione di essenza libera nell’uomo.
Le cose si intrecciano. Perciò ho dovuto dire: L’imitazione, nel modo giusto, sviluppa la libertà; L’autorità — il diritto, La fraternità, l’amore — la vita economica.
Ma è anche vero il contrario. Se l’amore non si sviluppa nel modo giusto, manca anche la libertà. Se l’imitazione non si sviluppa nel modo giusto, diventano grandi gli impulsi animali.
Vedete anche che quando si affronta questo problema, la scienza dello spirito è il fondamento giusto per ciò che proprio a causa delle grandi rivendicazioni storiche che vengono all’umanità oggi, deve diventare contenuto culturale. Senza questo contenuto culturale, che può fluire solo dalla scienza dello spirito e che deve venire all’umanità, non possiamo veramente procedere oltre.
Quindi le domande che ci stanno di fronte devono essere portate in un’atmosfera spirituale; questo è ciò che come consapevolezza dovrà penetrare nelle anime umane. E ancora una volta vorrei sottolinearlo: si può discutere di quanto a lungo o quanto brevemente possa ancora durare prima che una tale consapevolezza penetri nelle anime umane; ma in ogni caso ciò che inconsciamente gli uomini cercano — non c’è dubbio che può essere raggiunto se questa consapevolezza non penetra nelle anime umane. E io credo che vediate da questo quale connessione effettivamente esiste tra ciò che è stato condotto nei singoli campi concreti della nostra scienza dello spirito e ciò che emerge dalla necessità dei tempi come le grandi rivendicazioni temporali, come le rivendicazioni storiche e le necessità dell’umanità per il presente e per il prossimo futuro. Questo stava alla base quando ho detto spesso qui: la scienza dello spirito deve essere considerata in connessione con i grandi compiti storici del presente. Gli uomini oggi sono ben lontani dal giudicare le cose come è stato caratterizzato qui. Deve sorgere nell’umanità una tensione, una tensione d’insoddisfazione, affinché dal contrario, dallo sforzo puramente materiale, venga lo sforzo verso la spiritualità, lo sforzo verso la spiritualità. Perché come potranno gli uomini orientarsi nella grande questione che viene, nella questione che li ha portati, sotto Maja, sotto ideologia, a comprendere proprio il contrario?
Ma cosa ne è venuto fuori? Vedete, l’impulso da cui le anime umane dell’Oriente e le anime umane dell’Occidente pensano è diverso se lo si coglie concretamente idealmente. Ma ha anche l’elemento particolare che genera uno stesso stato d’animo sull’Oriente e sull’Occidente. Si deve considerare anche questo stato d’animo. Che gli orientali abbiano designato il mondo esteriore come una Maja — è antico. Il grande significato aveva effettivamente la comprensione mistica del mondo come una Maja nei tempi passati; non ha in questo presente. L’aveva prima. Sull’Oriente è venuto, perché la visione del mondo della Maja è diventata obsoleta, una certa rassegnazione passiva a questa visione del mondo — un fatalismo, un fatalismo che è entrato in Europa nel modo più crasso nel turchesimo. Fatalismo, lasciar accadere ciò che accadrà: passività della volontà umana. La visione occidentale della Maja è in fondo sorta così che vive nell’atmosfera di questo fatalismo.
Il più precisamente questa visione dell’ideologia è venuta fuori attraverso Karl Marx e Engels. Questa visione dell’ideologia è la dottrina socialista moderna — questa visione per cui tutto ciò che è spirituale-psichico che risulta proviene dall’unica realtà, dal processo economico ed è appunto una Maja, un’ideologia.
Come è sorta? È sorta già fatalisticamente nel mondo. Quale era fino alla catastrofe della guerra mondiale l’espressione esterna della dottrina socialista? L’espressione esterna della dottrina socialista era questa: i capitali si accumulano, si concentrano, nascono sempre più grandi capitalisti o gruppi capitalistici, trust, pool e così via; il processo economico si svolgerà completamente da sé, sempre più concentrazione dei gruppi di capitale, finché non giunge il momento in cui completamente da sé il dominio sul capitale passa al proletariato. Non bisogna far nulla, questo è un processo oggettivo, economico, un processo puramente economico: fatalismo.
L’Oriente è giunto al punto del fatalismo. Dal punto del fatalismo procede l’Occidente, procede l’Occidente precisamente nella maggioranza della popolazione. Fatalisticamente procede la maggioranza della popolazione. Lasciar accadere ciò che il processo mondiale deve portare: questo è diventato il principio dell’Oriente, questo è il principio dell’Occidente; solo che ciò a cui ci si abbandona fatalisticamente è per l’Oriente qualcosa di spirituale, per l’Occidente è il processo economico materiale. In modo unilaterale si guarda nello sviluppo mondiale dell’umanità. Se si abbraccia con lo sguardo l’attuale sviluppo mondiale umano, come è risultato dai precedenti stati, allora abbiamo da questo nostro sviluppo mondiale un elemento spirituale, che però, come è stato detto, è già diventato ideologia per gli uomini. Su che cosa è costruito? È costruito sulla grecità. Ciò che fondamentalmente è l’impulso più profondo della nostra costituzione animica, ha ancora qualcosa di greco in sé. Perciò abbiamo il ginnasio, un’imitazione della struttura animica greca, per l’educazione. In Grecia era quello che era tale costituzione animica per l’uomo che era cresciuto fino quasi alla pubertà, qualcosa di naturale, perché la grecità si sviluppò così che la grande massa delle persone era il popolo povero, la schiavitù, l’ilotismo. I conquistatori erano di altro sangue. Gli altri-nati erano i portatori della vita spirituale, i legittimi portatori della vita spirituale. Lo vedete particolarmente espresso nella scultura greca. Guardate una testa di Mercurio — l’ho menzionato spesso anche qui —, con le orecchie completamente diversamente posizionate, con il naso completamente diversamente posizionato, con gli occhi completamente diversamente posizionati. I greci indicavano nel lavorare la testa di Mercurio la popolazione che avevano conquistato, quella popolazione a cui affidavano il commercio esteriore. L’ario, caratterizzato nella testa di Zeus, nella testa di Era, nella testa di Atena, era colui a cui dai poteri mondiali era stato conferito lo spirito.
Sì, non crediate che ciò che si diffuse come struttura animica greca sia qualcosa che si esprime solo nella costituzione animica generale! Si esprime fino nella formazione delle parole e nella costruzione delle frasi della lingua greca. La lingua greca è tale che riposa su una struttura animica sociale aristocratica. Questo l’abbiamo ancora nella nostra vita spirituale. Perciò non abbiamo sperimentato un rinnovamento della vita spirituale quando il momento, la metà del 15° secolo si avvicinava, ma solo una rinascita o una riforma, nessun rinnovamento della nostra vita spirituale, solo un rinfrescamento dell’antico. Questo l’abbiamo ancora nella nostra vita spirituale in noi.
Educhiamo i nostri giovani di ginnasio estranei alla vita. Presso i greci era ovvio che educavano la gioventù come il nostro ginnasio educa, perché era la loro vita. I greci educavano i loro bambini e la loro gioventù come era la loro vita; noi educhiamo la nostra gioventù di ginnasio come era la vita greca. Perciò la nostra vita spirituale è diventata estranea al mondo, perciò è sentita come ideologia, perciò ha dappertutto pensieri troppo brevi per afferrare la vita, soprattutto per intervenire nella vita in modo operativo e attivo.
Accanto a questo elemento della formazione spirituale abbiamo una strana formazione giuridica in noi. È dimostrabile ovunque in tutti i campi come alla metà del 15° secolo ci fu un grande spartiacque nello sviluppo moderno dell’umanità. Il grano oggi è caro, e tutto ciò che è fabbricato da grano oggi è caro. È caro! Se si ricerca quando era troppo a buon mercato nei paesi europei, si arriva a circa il 9°, 10° secolo. Allora era esattamente tanto a buon mercato quanto oggi è caro. E alla metà del 15° secolo aveva un prezzo normale.
È interessante vedere come fino nel prezzo del grano dentro questo momento del 15° secolo emerge come il grande spartiacque dell’umanità. E qual era la conseguenza che allora c’erano prezzi di grano giusti su una grande parte d’Europa? La vecchia servitù della gleba, la vecchia soggezione aveva allora proprio intorno alla metà del 15° secolo cominciato parzialmente a cessare. Allora irruppe il diritto romano per distruggere la libertà che cominciava. E siamo penetrati nel campo del politico, nel campo dello stato dal diritto romano, come siamo penetrati rispetto allo spirituale dalla struttura animica e spirituale greca. Non siamo stati capaci fino a ora di generare nel campo del diritto qualcosa di diverso da una rinascita, la rinascita del diritto romano. Abbiamo nel nostro organismo sociale la struttura spirituale greca, la struttura statale romana. La vita economica non si può plasmare come rinascita. Perché naturalmente si può vivere secondo il diritto romano, educare i bambini o la gioventù secondo la struttura spirituale greca, ma non si può mangiare ciò che hanno mangiato i greci, perché non ci si sazierebbe. La vita economica deve essere del presente. E così allora la vita economica della civiltà europea è il terzo elemento. In questi tre campi noi, poiché sono caoticamente mescolati insieme, dobbiamo creare ordine. Può accadere solo attraverso l’organismo sociale tripartito.
Altamente unilateralmente l’hanno compreso persone come Marx e Engels, in quanto hanno riconosciuto: non è più possibile governare con quella vita spirituale che è stata presa dalla grecità; non è più possibile vivere con quello stato di diritto che proviene dal diritto romano. Ci rimane soltanto la vita economica, hanno detto. Ma hanno pensato solo alla vita economica. Nel futuro, ha detto Engels, si potranno amministrare solo merci e dirigere processi di produzione, non più governare persone. Questo è tanto unilaterale quanto è giusto — giusto, ma terribilmente unilaterale.
La vita economica deve essere collocata sul suo proprio fondamento e suolo. All’interno della struttura economica dell’organismo sociale si devono amministrare solo beni e dirigere processi di produzione. Questo deve diventare autonomo. Ma se si getta fuori dall’organismo sociale la vita giuridica e la vita spirituale del modo precedente, allora bisogna fondarle in modo nuovo. Cioè, abbiamo bisogno accanto alla vita economica che amministra beni e dirige processi di produzione, abbiamo bisogno accanto a questa della vita statale democratica che è costruita sull’uguaglianza degli uomini. Non abbiamo bisogno solo di rinascita del diritto romano, abbiamo bisogno di rinascita della vita statale sulla base dell’uguaglianza degli uomini. E non abbiamo bisogno solo di una rinascita della vita spirituale come è avvenuta all’inizio dei tempi moderni, abbiamo bisogno di una riformazione, una ricreazione della vita spirituale. E dobbiamo diventare consapevoli che prima di questa ricreazione della vita spirituale dobbiamo stare.
Con ciò che nel senso più profondo vive nello sviluppo dell’umanità moderna è connesso ciò che dovrebbe essere espresso attraverso la rivendicazione della triarticolazione dell’organismo sociale. Questo non è un’idea, questo è ciò che è nato dal bisogno più profondo del nostro tempo; questo è ciò che nel senso più eminente corrisponde al presente. Ci sono persone, molte persone che dicono non comprendono, che sia difficile, molto difficile. In Germania ho detto alla gente che quando hanno parlato sempre di nuovo che le cose sono difficili da comprendere, che certo io distinguo queste cose da ciò a cui era abituata negli ultimi quattro o cinque anni. Allora si trovava facilmente la capacità di comprendere cose che io non avevo compreso — così ho detto — le cose dovevano solo essere comandate da comprendere. Doveva il grande quartier generale o un’altra istanza comandare che le cose fossero da comprendere, allora se le persone le incorniciavano. Le hanno comprese perché era stato comandato di comprenderle; ora si tratta di comprendere qualcosa dalla libera anima umana. Perciò è necessario che le anime si sveglino; non lo vogliono così poco. Ma questo è l’importante. Non è l’incomprensibilità della cosa, è la volontà non ancora presente e il coraggio che manca ancora di guardare in questa realtà. È completamente naturale che ciò che deve parlare all’umanità da un tono completamente nuovo sia formulato in frasi diverse da quelle cui gli uomini sono abituati fino a ora. Perché siamo colti da tre altre cose di quelle di cui parla questa triarticolazione.
In questa triarticolazione si richiede un rinnovamento della vita spirituale cosicché gli uomini sentano realmente una connessione del loro psichico con la vita spirituale obiettiva. Non l'hanno, gli uomini. Perché quando gli uomini oggi parlano, parlano per la gran parte frasi. Perché si parlano frasi? Si parlano frasi quando non si ha connessione con ciò che le frasi dovrebbero significare. Perché agli uomini manca la connessione con la vita spirituale, le loro parole sono diventate frasi.
Si è parlato molto negli ultimi anni di diritto, dell’instaurazione del diritto all’interno dell’umanità, dell’umanità civilizzata. Quanto gli uomini riguardo al diritto siano lontani dalla realtà lo mostrano sufficientemente gli eventi del presente. Naturalmente fino a ora non si è combattuto per il diritto, ma solo per il potere, però si è parlato di diritto. E la vita economica: gli uomini non hanno avuto pensieri per abbracciare questa vita economica, quindi i fatti si sono svolti da sé. Questo è stato caratteristico nella vita economica: che le persone hanno prodotto e prodotto, esattamente come l’ho detto allora, nella primavera 1914 a Vienna, dove ho chiamato questa produzione un cancro sociale: è stato prodotto e prodotto e le merci gettate sul mercato e il circolo economico intero doveva andare da sé, non era governato dal pensiero. Una vita economica caotica, senza piano; una vita giuridica che è solo una vita di potere; una vita spirituale che è degenerata in frase: questa è la triarticolazione che fondamentalmente abbiamo avuto. Da questa triarticolazione dobbiamo uscire. E possiamo uscire solo quando capiamo di prendere seriamente ciò che è inteso proprio con la triarticolazione.
Ma vedete, è connesso con ciò che fondamentalmente può essere compreso solo se si risale alla scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Mi ha turbato quando ho pronunciato una volta una frase in una conferenza pubblica alcune settimane fa, che però è una conoscenza profonda e vera. Ho detto: i ceti dirigenti e guida del presente non possono più fare affidamento sul loro cervello, che è decadente. Devono innalzarsi a comprendere ciò per cui non è necessario il cervello, per cui è necessario il corpo eterico. Perché i pensieri che devono essere formulati nella scienza dello spirito orientata antroposoficamente non hanno bisogno del cervello. I ceti dirigenti e guida, il ceto borghese di oggi devono rassegnarsi, già per il loro sviluppo fisiologico, a dedicarsi alla conoscenza spirituale, a coltivare qualcosa che si può coltivare anche con cervelli decadenti.
Il proletariato ascende. Ha ancora un cervello non consumato. Il limone non è ancora completamente spremuto; ancora viene fuori qualcosa di atavismo dal cervello. Perciò il proletariato oggi ancora comprende ciò che si dice nel senso di un nuovo ordine delle cose. E oggi le cose stanno così che fondamentalmente tutto il proletariato sarebbe accessibile a queste cose, solo i leader no, perché sono diventati borghesi; sono più grandi piccolo-borghesi dei veri piccolo-borghesi. Hanno assunto il piccolo-borghesismo e l’hanno sviluppato fino a una certa alta cultura. Ma dall’altra parte esiste una terribile obbedienza. Questa obbedienza dovrà essere infranta prima. Prima non c’è rimedio neanche su questo terreno.
Vedete, le cose nel presente sono più complicate di quanto ci si immagina comunemente, e stanno così che fondamentalmente solo la scienza dell’iniziazione può portare a una vera comprensione dei problemi sociali del presente. Trovate tre concetti: li trovate anche nel mio libro «I punti nodali della questione sociale nei bisogni vitali del presente e del futuro», che ho scritto non solo per gli antroposofi, ma per il grande pubblico. Trovate tre concetti importanti nella vita sociale attuale. Là c’è il concetto della merce o del prodotto, del bene che si ha per la vita economica. Un altro concetto importante è il concetto del lavoro. E un terzo concetto importante è il concetto del capitale. Su questi tre concetti riposa fondamentalmente la conoscenza sociale del presente.
Quante cose hanno detto gli uomini come scienza sociale per penetrare questi tre concetti! Chi conosce ciò che soprattutto nella seconda metà del 19° secolo è sorto in scienza tra gli economisti per penetrare questi tre concetti di merce, lavoro e capitale, sa cosa è stato prodotto di scienza impossibile, perché tutta questa scienza non è sufficiente. Un bellissimo esempio ho presentato una volta di recente. Il famoso professore Lujo Brentano, lo splendore della scienza economica dell’Europa centrale nel presente, ha scritto di recente un articolo che si chiama: «L’imprenditore.» Lì sviluppa le caratteristiche dell’imprenditore, tre caratteristiche dell’imprenditore. Voglio solo dirvi la terza caratteristica dell’imprenditore nel senso di Brentano. Questa terza caratteristica è che si usano i mezzi di produzione a propria cura e rischio. Non è vero che l’imprenditore è il proprietario dei mezzi di produzione e intraprende la produzione per il mercato a propria cura e rischio? Ora il concetto del bravo Brentano, che è lo splendore dell’economia universitaria attuale, è così ristretto che Lujo Brentano nello stesso articolo scopre felicemente chi è ancora un imprenditore oltre al fabbricante e oltre all’imprenditore di impresa: è precisamente il moderno lavoratore. Il moderno lavoratore è un imprenditore perché ha i mezzi di produzione, cioè la sua stessa forza lavoro, e l’offre sul mercato a propria cura e rischio. Il concetto del signor Lujo Brentano sull’imprenditore è così chiaro che il lavoratore anche rientra in questi imprenditori. Così intelligente, vedete, è la scienza economica odierna! È da ridere. Ma oggi non ci si può raccogliere per questa risata perché ancora le università occupano le posizioni dirigenti nella vita spirituale. Ma le università producono queste cose nel campo dell’economia nazionale. Non si vuol confessare, non si ha il coraggio di confessare che roba ridicola si produce in questo campo. Le cose sono semplicemente terribili.
Ma queste cose devono essere assolutamente considerate; e bisogna domandarsi: da dove viene che proprio sui concetti sociali che oggi diventano questioni urgenti del giorno, proprio su questi concetti sociali tutta la scienza non è sufficiente? Mi darebbe soddisfazione se nel mio soggiorno qui potessi dirvi più dettagliatamente proprio su questa questione. Oggi voglio solo, potrei dire in modo referenziale, addurre il perché è così.
Per quanto il concetto di merce sia puramente economico, non può mai essere formato con la scienza ordinaria. Non arrivate al concetto di merce se non mettete conoscenze immaginative a fondamento. Potete comprendere il concetto di merce solo se mettete conoscenze immaginative a fondamento. E non potete comprendere il lavoro nel sociale, economico se non mettete conoscenze ispirate a fondamento. E non potete definire il capitale se non mettete conoscenze intuitive a fondamento.
Il concetto della merce richiede immaginazione; Il concetto del lavoro richiede ispirazione; Il concetto del capitale richiede intuizione.
Se questi concetti non sono così formulati, viene sempre fuori roba confusa. Potete vedere specialmente in questo perché deve uscire roba confusa. Perché Lujo Brentano definisce il concetto di capitale, che coincide con il concetto di imprenditore, così che il lavoratore è anche un capitalista presso di lui, cioè un imprenditore? Perché naturalmente è un signore molto intelligente del presente, ma non ha idea che per ottenere un vero concetto di capitale è necessaria la conoscenza intuitiva!
Certo, questo si raggiunge per una via indiretta. La Bibbia l’indica per questa via indiretta, dicendo del capitalismo come del mammonsimo. Lì in realtà lo connette con una forma particolare di spiritualità. Ma la spiritualità si può riconoscere solo attraverso l’intuizione. Se si vuole riconoscere la spiritualità che opera nel capitalismo, il mammonsimo, si ha bisogno di intuizioni. Nella Bibbia è già dentro. Ma oggi abbiamo bisogno semplicemente di una conoscenza mondiale che sollevi questo al moderno.
Si deve tentare di penetrare queste cose, che oggi verranno ancora considerate qualcosa di stravagante, proprio nel senso della competenza materiale. La vera competenza materiale su questo campo, però dappertutto rivelerà la necessità della penetrazione delle visioni sociali con vera, autentica scienza dello spirito. Questo è ciò che deve davvero imporsi all’osservatore imparziale della vita. Ricordatevi voi stessi, per quanto foste presenti, una memorabile domanda che è stata posta nel Bernoullianum a Basilea prima della mia partenza dopo una conferenza, dove una persona gettò nella discussione la domanda: Come si può arrivare al punto che Lenin diventi signore del mondo? Perché altrimenti non vedrebbe rimedio, secondo la sua opinione, prima che Lenin non diventi signore del mondo. Pensate a cosa significa una confusione! Questo significa che quelle persone che oggi si comportano più radicalmente sono le più reazionarie. Vogliono il socialismo; dovremmo cominciare prima di tutto a socializzare i rapporti di dominio; ma si comincia il socialismo con la monarchia economica universale di Lenin! Non si comincia nemmeno a socializzare nei rapporti di dominio. Così grottescamente le cose si presentano oggi a qualcuno! Queste cose rimangono veramente memorabili quando si dice: Lenin dovrebbe diventare signore del mondo. Ma le cose stanno così oggi. Quelle persone che credono di avere i concetti più illuminati hanno i concetti più errati; e non si arriverà a una chiarezza su questo campo se non ci si applicherà a cercare questa chiarezza completamente dalla scienza dello spirito. SECONDO
SECONDA CONFERENZA
Dornach, 10 agosto 1919
Se si vuole comprendere quale compito abbia la scienza dello spirito antroposofica nel presente e nel prossimo futuro, allora è necessario, come abbiamo udito qualche tempo fa e ancora ieri, tenere presente quale carattere ha assunto lo sviluppo dell’umanità proprio dal mezzo del 15° secolo. In fondo, infatti, tutto ciò che accade nel presente dipende dal fatto che dal mezzo del 15° secolo vive nell’umanità la tendenza di porsi, come singola individualità umana, al culmine della personalità, di diventare una personalità piena. Una cosa del genere non era possibile, e non era affatto compito dell’umanità nelle epoche precedenti del nostro sviluppo post-atlantideo. Se si vuole comprendere il grande rivolgimento in cui ci troviamo, allora è necessario osservare ancora più attentamente le cose che ho caratterizzato di nuovo ieri.
Vi ho detto: Abbiamo ancora sempre nel nostro spirito una configurazione dell’anima greca. Il modo in cui formiamo i nostri pensieri, il modo in cui siamo abituati a pensare il mondo, è in realtà un’eco della configurazione dell’anima greca. E il modo in cui oggi siamo abituati a considerare il diritto e tutto ciò che si collega al diritto, è un’eco della configurazione dell’anima romana. Vediamo ancora lo Stato come l’edificio che era fondamentalmente l’Impero romano. E solo quando si comprenderà come debba irrompere in questo presente caotico la triarticolazione dell’organismo sociale, allora si potranno riconoscere e volere chiaramente le cose.
La configurazione dell’anima greca è determinata principalmente dal fatto che in Grecia, nel senso più eminente, era presente ciò che fino al mezzo del 15° secolo era dominante nello sviluppo storico. Su territorio greco era diffusa una popolazione sottomessa e i conquistatori, coloro che si impadronirono del suolo per sé, ma che tuttavia, appellandosi alla loro stirpe di sangue, determinavano la spiritualità dell’antica Grecia. Così non ci si può orientare nella configurazione dell’anima dell’antica Grecia se non si tiene presente il fatto che lì era considerato legittimo pensare i nessi della comunità umana nel modo che risultava dalla peculiarità di sangue della popolazione conquistatrice aria. Naturalmente l’umanità dei tempi moderni è cresciuta al di là di ciò che era la base presso i Greci. Presso i Greci era semplicemente ovvio che c’erano uomini di due specie, che c’erano uomini che dovevano venerare Mercurio e uomini che dovevano venerare Zeus. Queste due classi di uomini erano nettamente separate l’una dall’altra. Ma si pensava il mondo e i suoi dèi nel modo in cui il popolo conquistatore doveva pensare attraverso la sua stirpe di sangue. Tutto era determinato da ciò che risultava dallo scontro di un popolo conquistato e di un popolo conquistatore. Chi osservi più attentamente ciò che oggi vive nel nostro presente sociale tra gli uomini, riconoscerà che per certo, secondo il nostro sentimento, secondo ciò che vive inconsciamente nelle nostre anime, non ammettono più questo aristocratismo della «concezione del mondo»; ma questo aristocratismo della concezione del mondo vive ancora nelle nostre idee, nei nostri concetti, soprattutto quando siamo stati formati dalla scuola superiore. La scuola superiore, in particolare il ginnasio, forma tutto ciò che appartiene all’insegnamento nel modo in cui è solo un rinascimento, un’eco dell’ellenismo. Tanto più l’università, con eccezione di quella tecnica, di quella agricola, che naturalmente dovevano essere formate dalla vita moderna, ma che purtroppo nella loro struttura esterna sono state modellate su ciò che come struttura dell’università è venuto dalla Grecia. Proprio quando si stima altamente l’ellenismo nella sua epoca e per la sua epoca, allora si deve dall’altra parte essere del tutto consapevoli che per la nostra epoca è necessario un rinnovamento della vita spirituale, che per la nostra epoca diventerà sempre più intollerabile la conduzione dell’umanità da parte di quelle anime che hanno ricevuto la configurazione dei loro concetti, il carattere dei loro concetti nella nostra scuola media-ginnasiale. E naturalmente stanno ancora in tutte le posizioni dirigenti oggi coloro che hanno ricevuto la loro formazione concettuale dalle scuole medie, dai ginnasi. È oggi già necessario che ci si renda conto del fatto che il tempo dei grandi, non il tempo dei piccoli conti è qui, e che si deve pensare in modo oggettivo su queste cose, non si può restare attaccati alle vecchie abitudini di pensiero.
Voi sapete che ciò che nella Grecità si era formato dal sangue, nella Romanità è diventato astratto. L’ho già accennato una volta qui. Mentre la struttura sociale greca — che non si può nemmeno chiamare uno Stato — era interamente nata e costituitasi dalla stirpe di sangue, questo derivante dal sangue non passò alla Romanità. Alla Romanità passò l’impulso di strutturarsi ancora nel modo in cui si era strutturato in Grecia; ma non si sentiva più la causa di questa strutturazione nel sangue. E mentre non sarebbe mai venuto in mente a nessun Greco dell’antica epoca il dubbio che ci fossero uomini di «specie inferiore», uomini del popolo conquistato, e uomini di specie «superiore», Arii, questo presso i Romani non era così. In fondo, nell’Impero romano si aveva fortemente in sé la coscienza che la strutturazione dell’organismo sociale era stata trasmessa attraverso il potere, attraverso la violenza. Basta ricordarsi che alla fine gli stessi Romani fecero risalire la loro origine fino a quella raccolta di ladri presso Roma, che era stata convocata per fondare Roma come banda di ladroni; che inoltre non fecero allattare il fondatore di Roma dal seno delicato della madre, bensì, come voi sapete, da una bestia nella foresta, da una lupa.
Tutte queste cose furono accolte così nell’essenza romana, e hanno condotto al fatto che a Roma tutto era strutturato più a partire da concetti astratti, da ciò che era la strutturazione sociale. Perciò da quella configurazione dell’anima romana è uscito ciò che ci è rimasto per quanto riguarda i concetti di diritto e di Stato.
Vedete, a fronte di una storia del genere devo sempre ricordarmi di un vecchio amico. Lo conobbi quando era già diventato piuttosto vecchio. Infatti in gioventù, a 18 anni, aveva vinto una fanciulla e si era promesso con lei in silenzio; ma non avevano niente, non potevano sposarsi, e così aspettavano, restando fedeli l’uno all’altro. Lui aveva 18 anni quando si promise, e quando poté pensare di sposarsi, aveva 64 anni, perché solo allora aveva guadagnato tanto da credere di poter fare un passo del genere.
Allora andò nel suo paese natale, era nelle vicinanze di Salisburgo, e voleva sposare colei che era stata scelta così a lungo. Ma ecco che la chiesa col suo rifugio parrocchiale era andata a fuoco, e il certificato di battesimo non era più da trovare. Da nessuna parte era registrato dove l’uomo era stato battezzato, e così non gli credevano che fosse mai nato. Mi ricordo ancora vivamente di come arrivò la sua lettera. Abitavo allora nelle vicinanze di Wiener-Neustadt, arrivò la sua lettera, e in essa disse — aveva lavorato allora a Wiener-Neustadt, ma aveva viaggiato nel suo paese natale nelle vicinanze di Salisburgo — , disse in quella lettera: Sì, credo pur sempre che sia abbastanza evidente che sono nato, perché comunque sono qui; ma la gente non crede che sono nato, perché non c’è il certificato di battesimo!
Una volta ebbi anche una conversazione con un avvocato, che disse: Sì, in un processo non è affatto così importante per noi se l’uomo è presente o no, abbiamo solo bisogno del certificato di nascita.
Vedete, bisogna sempre ricordarsi di queste storie, perché naturalmente affiorano ogni tanto in modo così grottesco. Ma anche l’atmosfera che vive in queste storie mostra infine il fatto che su un’essenza romana era costruita ancora tutta la nostra vita pubblica, in un’area più, in un’altra area meno. Non è vero, oggi uno non è cittadino del mondo per il fatto di essere diventato uomo e di stare qui come uomo, bensì uno è cittadino del mondo perché da qualche parte è riconosciuto e registrato come cittadino. Tutte queste cose vanno ricondotte all’essenza romana. La stirpe di sangue è passata nel registro.
Ciò conduce al fatto che oggi, quando queste cose sono in decadenza, nel declino, molti uomini non credono più di avere il valore che hanno come uomo, bensì credono di avere un valore per il fatto di essere incorporati in qualche gerarchia burocratica, di avere questo o quel rango burocratico. Si preferisce molto di più essere qualcosa di impersonale derivante dai concetti di diritto romani che essere una personalità. Ora nell’umanità dal 15° secolo vive inconsciamente, semiconsciamente la tendenza di costruire tutto sul culmine della personalità. Questo ci testimonia che per quanto riguarda la nostra vita spirituale e per quanto riguarda la nostra vita giuridica i tempi sono invecchiati, che abbiamo bisogno di un rinnovamento, di un vero rinnovamento. Questo è legato a ciò che deve affermarsi come rinnovamento nelle anime umane, con molti impulsi più profondi dello sviluppo dell’umanità nel suo complesso.
Riportate di nuovo davanti alla vostra anima il fatto che dal mezzo del 15° secolo lo sviluppo dell’umanità più recente è stato riempito particolarmente per quanto riguarda la conoscenza della maniera di pensare scientifica naturale, e precisamente principalmente da quella maniera di pensare scientifica naturale che è costruita su leggi naturali astratte, che è costruita sull’intuizione sensibile e sui pensieri che si fanno su questa intuizione sensibile. Non si vuole ammettere niente altro che ciò che viene dall’intuizione sensibile e i pensieri che si hanno su questa intuizione sensibile. Ora vi ho fatto ieri — l’ho anche ricordato prima della mia ultima partenza da qui — attenzione di nuovo sul fatto che oggi già ci sono sufficienti persone che hanno la concezione giustificata che con una concezione naturale, nel modo che ho appena descritto, si arriva solo a un’immagine fantasmatica della natura. Ciò che il ricercatore di natura si crea come immagine del mondo è un fantasma del mondo, non il mondo reale.
Così dobbiamo dire: L’umanità dal mezzo del 15° secolo è nella situazione di creare un’immagine fantasmatica del mondo per quanto riguarda una sua metà. Ma dietro a questo sta per la scienza dell’iniziazione qualcosa di molto profondo, e questo dobbiamo portare di nuovo davanti alla nostra anima.
Vedete, all’intuizione sensibile come tale non si può intervenire in alcun modo; che la si consideri come Maya o come qualcos’altro è fondamentalmente per una concezione del mondo più profonda indifferente. All’intuizione sensibile stessa non si può intervenire; è quello che è. Un fiore rosso è un fiore rosso; è completamente indifferente se lo consideriamo come Maya o come una realtà, è quello che è. E così tutta l’intuizione sensibile è quello che è. La discussione comincia solo nel momento in cui ci formiamo pensieri su questa intuizione sensibile, nel momento in cui consideriamo questa intuizione sensibile in questo o quel modo, l’interpretiamo in questo o quel modo. Allora comincia la difficoltà. E perché comincia allora la difficoltà? Comincia dal motivo che i concetti che ci dobbiamo formare dal 15° secolo come uomini sono altri concetti che non i concetti umani precedenti. Questo nella storia odierna, che è una «favola convenzionale», come ho detto spesso, non viene affatto considerato nel senso giusto. Chi ha la possibilità di penetrare nei concetti umani precedenti al mezzo del 15° secolo, sa che questi concetti umani erano pieni di immaginatività interiore, che questi concetti erano in realtà Immaginazioni. L’astrattezza dei concetti è presente solo come adesso, dal mezzo del 15° secolo.
Perché ci siamo evoluti come umanità in modo da avere dal mezzo del 15° secolo questi concetti astratti, di cui oggi siamo così orgogliosi, in cui ci muoviamo sempre di nuovo e di nuovo? Perché sviluppiamo come umanità intera questi concetti astratti? Vedete, questi concetti astratti che ci formiamo come umanità intera hanno la particolarità che sono applicati da noi al mondo sensibile, ma in realtà per questo mondo sensibile non sono adatti. Non sono adatti per il mondo sensibile. L’ho espresso nei miei «Enigmi della filosofia» in tale modo che dissi allora: Come l’uomo si forma concetti di conoscenza del mondo esterno, questo è una corrente laterale del suo sviluppo dell’anima. Proprio come se ci si immagina un seme, diciamo, nella terra, questo è in realtà destinato dalla natura a diventare di nuovo una pianta; molti semi però li mescoliamo a farina e li mangiamo come pane. Ma questo non è predestinato nel seme!
Questo è uno sviluppo laterale, se chiediamo: Contiene il seme quegli elementi chimici di cui abbiamo bisogno per la costruzione del nostro corpo? Non sta nella natura, nell’essenza del seme, del grano, della segale, nutrirci, bensì produrre di nuovo grano o segale. Così non sta nella nostra natura, attraverso i nostri concetti che ci appropriamo dal 15° secolo, comprendere il mondo esterno, bensì qualcosa d’altro deve diventare per noi da questi concetti, se entriamo giustamente nella loro essenza. Questi concetti che gli uomini sviluppano dal mezzo del 15° secolo sono le immagini d’ombra di ciò che abbiamo sperimentato nel mondo spirituale, prima di essere discesi nel mondo spirituale attraverso il concepimento. Così potete immaginarvi — l’ho già fatto notare spesso su cose del genere (viene disegnato): ecco la nascita o il concepimento, la vita umana procede così: se vi rappresentate questo, allora in realtà i nostri concetti, le nostre forze concettuali che sono in noi, sono gli echi di ciò che sperimentiamo prima della nostra nascita o del nostro concepimento (vedi il disegno). E in realtà abusiamo del nostro sistema concettuale applicandolo al mondo esterno sensibile.
Vedete, questo sta a fondamento della concezione della natura goethiana. Goethe non vuole esprimere leggi naturali attraverso concetti; vuole fenomeni originari, cioè intuizioni esterne riunite insieme, perché ha il sentimento che la nostra capacità concettuale non può essere applicata direttamente alla natura esterna. La nostra capacità concettuale dobbiamo svilupparla come puro pensiero. E se la sviluppiamo come puro pensiero, allora ci indica la nostra esistenza spirituale prenatale. Abbiamo in realtà il nostro odierno strano pensiero per raggiungere nella nostra essenza spirituale, prima che fossimo rivestiti di un corpo fisico, in questo puro pensiero. E finché l’umanità non comprende che ha il suo pensiero per comprendere sé stessa come spirito, fino allora il compito del quinto periodo post-atlantideo non è ancora realmente entrato nelle anime umane. La nostra scienza naturale è stata spinta nel nostro destino umano affinché restiamo presso la natura pura, non speculiamo su di essa, bensì usiamo solo i nostri concetti in modo da vederla nel modo giusto, allora però sviluppiamo i nostri concetti per vedere come eravamo come spirito, prima di essere rivestiti di un corpo fisico attraverso il concepimento e la nascita. Gli uomini credono oggi ancora che con la loro capacità concettuale debbano solo classificare l’intuizione esteriore sensibile e così via; lo faranno invece correttamente quando applicheranno i pensieri che hanno dal mezzo del 15° secolo al mondo spirituale in cui erano, prima di essere rivestiti di un corpo fisico.
Così l’uomo del quinto periodo post-atlantideo è lui stesso costretto verso lo spirituale, verso il prenatale, e così l’uomo è ancora messo da qualcos’altro in una situazione strana, che deve sviluppare, che deve portare avanti. Parallelo alla concezione fantasmatica scientifica naturale va l’industrialismo. L’ho fatto notare già ieri. E la cosa principale dell’industrialismo è che la macchina, il portatore dell’industrialismo, è spiritualmente trasparente. Non rimane nulla d’incomprensibile. Vi ho fatto notare ieri come nel minerale stesso rimanga ancora qualcosa d’opaco; la macchina è invece del tutto trasparente. Ciò però ha come conseguenza che la volontà umana, che si dirige verso la macchina, non si dirige in verità a una realtà, non si dirige a una realtà effettiva. La macchina è fondamentalmente una chimera per la realtà universale onnicomprensiva. E l’industrialismo porta nella nostra vita qualcosa che rende senza senso la volontà degli uomini in un senso superiore. Sarà un profondo colpo quando una volta completamente penetri nell’umanità più recente la convinzione che la macchina e tutto ciò che segue nel suo seguito come industrialismo rende senza senso la volontà umana. Oggi siamo già giunti al culmine dell’efficacia della macchina, perché un quarto di ciò che oggi si produce sulla terra non si produce attraverso la volontà umana, bensì attraverso la forza della macchina — un quarto di questo! Questo significa qualcosa di straordinario. La volontà umana non vive più con senso qui sulla terra.
Vedete, se leggete qualcosa come per esempio i discorsi di Rabindranath Tagore, allora dovreste veramente sentire in questi discorsi qualcosa che rimane incomprensibile all’europeo, se usa il solito intelletto europeo, la solita ragione europea. Domina un’altra tonalità di fondo in ciò che oggi dice l’uomo colto asiatico, perché all’uomo colto asiatico semplicemente questo adattamento dello spirito europeo alla macchina è qualcosa di completamente incomprensibile, qualcosa di senza senso. Per l’Orientale l’operare attraverso la macchina, attraverso l’industrialismo, è qualcosa di senza senso. E altrettanto senza senso è per l’Orientale — che ci si creda o no in Europa — la politica europea nata nell’epoca della macchina. Nemmeno con questo l’Orientale collega alcun senso. E questo si esprime del tutto quando l’Orientale colto parla, che per lui questo un quarto del compimento — viene fatto infatti non nell’Oriente dai vecchi uomini orientalmente colti, bensì veramente solo dagli uomini occidentali e dai loro imitatori, i Giapponesi e così via — , questo un quarto del lavoro degli uomini del presente è sentito come lavoro senza senso, perché l’Orientale, che ha ancora molta più capacità atavica di visione, sa che tutto ciò che l’uomo mette nella macchina come lavoro ha una particolarità ben determinata. Se l’uomo fa andare il suo cavallo attaccato all’aratro attraverso il solco del campo e lavora con il cavallo, allora questo lavoro con il cavallo, in cui ancora forza naturale contribuisce, ha un senso oltre la presenza immediata, ha questo lavoro un senso cosmico. Se la vespa costruisce il suo nido, allora questa costruzione della vespa ha un senso cosmico. Se l’uomo accende il fuoco, colpendo la pietra focaia, facendo sprizzare la scintilla, accendendo con essa l’esca e poi accendendo il fuoco, allora sta in legame con la natura: ha un senso cosmico. Attraverso l’industrialismo moderno siamo usciti da questo senso cosmico. Allora non vive più alcun senso cosmico, quando accendiamo le nostre luci elettriche! Allora il senso cosmico è fuori. E quando entrate in una fabbrica moderna, che è interamente formata meccanicamente, allora è un buco nel cosmo, non ha alcun significato per lo sviluppo cosmico. Se andate nel bosco, raccogliete legna, allora ha questo un significato cosmico oltre lo sviluppo terrestre. Se osservate una fabbrica moderna con tutto ciò che contiene, allora non ha questo un significato oltre la formazione della Terra. Lì dentro si pone la volontà umana, senza che abbia un senso cosmico. Considerate che cosa questo significhi.
Questo significa: dal mezzo del 15° secolo abbiamo sviluppato una conoscenza che è fantasmatica, che non si avvicina alla realtà. Compiamo sempre di più e più quella attività per cui ci serviamo della macchina; sempre di più e più compiamo da quella attività industriale fuori, e ciò che di volontà mettiamo in questa attività industriale è per lo sviluppo mondiale senza senso.
La grande domanda si presenta davanti all’animo umano: Ha il fatto, che sia così, che le nostre conoscenze sono fantasmatiche, la nostra volontà è senza senso in grande misura, ha questo per l’insieme dello sviluppo dell’umanità un senso? — Sì, ha un senso, ha un senso significativo. Ha il senso che noi come umanità dovremmo essere spinti attraverso questo a penetrare oltre la conoscenza fantasmatica alla conoscenza reale, a quella conoscenza reale che non rimane all’intuizione della natura, bensì penetra nello spirituale che sta dietro la natura.
Finché gli uomini insieme ai loro concetti hanno ricevuto lo spirito, potevano lasciarsi andare, non avevano bisogno di sforzarsi di conquistare lo spirito da sé. Poiché agli uomini nel tempo più recente sono rimasti solo i concetti che non contengono lo spirito, ma che contengono le disposizioni a innalzarsi verso lo spirito, come ho detto, così nell’uomo vive l’impulso di penetrare dalla conoscenza astratta nella conoscenza reale di spirito. E da quando abbiamo l’industrialismo con la sua mancanza di senso, dobbiamo cercare un altro senso per la volontà umana. E questo possiamo cercarlo solo se ci eleviamo a una tale concezione del mondo che ciò che è senza senso — chiamiamolo industrialismo — lo porti a senso, prendendo il senso dallo spirituale, dicendoci: Cerchiamo compiti che provengono dallo spirituale. Una volta non era necessario, perché la volontà poteva prendere i suoi impulsi dallo spirituale attraverso istinto, una volta non era necessario sforzarsi particolarmente per voler dallo spirito. Oggi è necessario che ci si sforzi particolarmente a voler dallo spirito. E dobbiamo contrapporre al voler senza senso industriale un volere ricco di senso che proviene dallo spirito.
Ieri vi ho portato un esempio nel modo come dobbiamo educare. Dobbiamo riconoscere che fino al 7° anno l’uomo, poiché sviluppa particolarmente il suo corpo fisico, è un imitatore; dobbiamo fare di questo la base dell’educazione. Dobbiamo dal 7 al 14° anno sapere che dobbiamo sviluppare l’uomo sotto il principio dell’autorità, e dobbiamo prendere questa conoscenza di spirito che guadagniamo quando sappiamo come il corpo eterico si sviluppa dal 7 al 14° anno, dobbiamo fare di questa conoscenza di spirito l’impulso del sistema educativo. E dobbiamo sapere come il corpo astrale si sviluppa dal 14 al 21° anno, e dobbiamo fare di questa conoscenza l’impulso del sistema educativo.
Allora, solo allora vogliamo dallo spirito.
Fino al mezzo del 15° secolo gli uomini istintivamente hanno voluto dallo spirito. Vogliamo fondamentalmente entrare interamente nella vita esteriore nel meccanico, nel meccanismo — anche nella politica, che ha gradualmente trasformato gli Stati in macchine. Dobbiamo tornare a un voler impregnato di spirito. Ma per questo dobbiamo assumere l’idea della scienza dello spirito, dobbiamo per esempio cominciare nell’educare così che mettiamo a fondamento ciò che sappiamo dall’esterno della conoscenza del mondo spirituale, che educhiamo così come ce l’insegna la scienza dello spirito antroposofica. Attraverso questo sottolineare più forte, più consapevole del voler dallo spirito mettiamo un’immagine contraria al voler senza senso dell’industrialismo.
Così ci è dato l’industrialismo con tutta la sua devastazione di uomini e anime, affinché in questa desolazione ci solleviamo a questo, a volere dallo spirito. E possiamo cominciare meglio, a volere dallo spirito, nell’educazione, se educhiamo così come da spirito e dalla sua conoscenza si deve educare. Molte cose devono essere ripensate nella presente epoca. Per questo però è necessario un sentimento di verità sviluppato con cura e intimità. Dobbiamo essere oggi consapevoli di questo, che il sentimento di verità interiore deve essere gradualmente applicato anche dove non siamo ancora abituati ad applicarlo. Vedete, credo che oggi molti potessero stupirsi, se gli si dicesse: Tu hai ragione quando veneri Raffaello per le sue immagini particolarmente; se però richiedi che la gente oggi dipinga come Raffaello, allora hai torto. Perché solo colui ha il diritto di ammirare Raffaello, che sa che oggi è un cattivo pittore colui che dipinge come Raffaello ha dipinto: perché allora non dipinge come deve dallo slancio della nostra epoca. Non si sente con il tempo, quando non si sentono queste cose in tale modo che si sente profondamente il compito di un determinato tempo per intero. È necessario che nella nostra epoca ci si appropri un sentimento di verità intimo, davvero intimo in questa direzione. Ma l’umanità presente va anche in questo riguardo attraverso il contrario; perché si ha l’impressione che dovunque e dovunque il sentimento di verità abbia una falla, non funzioni, e che oggi si stia lontani dal chiamare il giusto giusto, il falso falso, che si stia lontani dal segnare di nuovo la bugia come bugia.
In questo riguardo si può fare le esperienze più terribili oggi, e gli uomini sono indifferenti verso una cosa terribile del genere che si può sperimentare! Ma si tratta del fatto che si senta per esempio così veramente da sapere: la pittura raffaelliana non appartiene più al presente, deve essere guardata come qualcosa di passato — e anche ammessa come qualcosa di passato. Questo è nella nostra epoca particolarmente necessario, che stiamo attenti su quelle cose dove dalle profondità più profonde dell’anima uno slancio, di essere veri, ci viene incontro. Devo spesso pensare a un bel passo nella biografia di Michelangelo di Herman Grimm, dove Herman Grimm parla del «Giudizio Universale» di Michelangelo. Dove parla anche di quante di tali immagini di «Giudizio Universale» siano state dipinte in quel tempo, dove parla di come in quel tempo gli uomini vivessero pienamente nella realtà la verità di ciò che era stato dipinto sulla parete. Gli uomini vivevano in queste immagini del «Giudizio Universale» come in una verità. Non si dovrebbe veramente guardare un’immagine come il «Giudizio Universale» di Michelangelo oggi, senza essere consapevoli che non sentiamo come gli uomini per cui Michelangelo ha dipinto questo «Giudizio Universale», che abbiamo perso questo sentire, che al massimo possiamo dirci: È un’immagine di qualcosa, a cui però non crediamo più come a una realtà immediata.
Considerate pure, l’uomo che ha l’odierna coscienza e non crede che veramente gli angeli scendono o i diavoli agiscono come nel quadro di Michelangelo, questo uomo sta diversamente davanti a questo quadro che l’uomo di quel tempo, per che Michelangelo ha dipinto, che vedeva queste immagini come realtà e le aveva davanti a sé. Proprio allora però, quando si è consapevoli che ciò che l’uomo odierno davanti al «Giudizio Universale» di Michelangelo sente è qualcosa di grigio, qualcosa di astratto, proprio allora si è chiamati interiormente a riprovare tutto il vivente tessere nelle immagini che sono su questa parete del «Giudizio Universale». Allora si è chiamati a chiedersi: Come mai gli uomini di un’epoca — Michelangelo dipinse certamente dopo il declinare del quarto periodo post-atlantideo, ma dipinse dallo spirito di questo quarto periodo post-atlantideo, stava al confine dei due periodi, l’ho una volta chiarito nelle conferenze d’arte — , come mai gli uomini arrivarono a vedere così qualcosa di possente in Immaginazioni, in immagini? Questa domanda davvero ci viene incontro in tutta la grandezza, proprio quando si è consapevoli di come sia grigio, di come sia senza vita ciò che l’uomo odierno davanti a un’immagine di Michelangelo sente. E allora ci si deve chiedere della causa: Da dove viene il fatto che le anime umane allora potessero così guardare la fine della Terra? Da dove veniva la costruzione di queste immagini?
La ragione sta nel seguente. Nel primo tempo del Cristianesimo, da quel tempo in cui il Mistero del Golgota ha inciso nello sviluppo della Terra, ha dato significato allo sviluppo della Terra, allora dovette inizialmente ritirarsi parecchia cosa che nel modo antico era presente, che doveva poi essere di nuovo conquistata dall’umanità. A questo appartiene la visione delle vite terrene ripetute. Se ci rappresentiamo graficamente questa vita (viene disegnato), così procede la vita umana complessiva così: vita terrena, vita nel mondo spirituale; vita terrena, vita nel mondo spirituale e così via. Che la vita umana complessiva proceda così, questo era il contenuto della concezione del mondo istintivamente atavica degli antichi tempi. Il Cristianesimo dovette inizialmente stimolare altro nell’uomo di ciò che si era visto in questa vecchia saggezza. Di che mezzi si valse inizialmente il Cristianesimo? Portò la vita umana solo fino a questo punto (vedi il disegno: Croce) nella coscienza umana: la vita terrena presente. — La vita precedente fino all’ultimo morte, l’uomo però anche prima della nascita, prima del concepimento: solo un pensiero della Divinità, non un’individualità umana, un pensiero della Divinità. Davanti all’uomo il mondo spirituale, da cui esce come pensiero della Divinità, come uomo propriamente iniziando solo con la nascita.
Poi si aggiunse a questo la vita dopo la morte. Si “spostò” nel primo tempo dello sviluppo del Cristianesimo l’alzare lo sguardo: là vita tra morte e nuova nascita, vita terrena, poi di nuovo vita tra morte e nuova nascita, vita terrena e così via; si limitò il sentimento umano, di guardare solo alle origini dell’uomo, e poi alla vita dopo la morte. Ma questo dall’altra parte ha dato l’equilibrio, ha prodotto le immagini del «Giudizio Universale». Queste immagini del «Giudizio Universale» sono sorte dal fatto che il Cristianesimo inizialmente ha scacciato dalla sensazione umana la dottrina della pre-esistenza, la dottrina dell’esistenza spirituale prima del concepimento e della nascita.
Oggi scaturisce di nuovo dalle profondità del sentimento umano spirituale il bisogno di riconoscere le vite terrene ripetute. Perciò impallidiscono le immagini che guardano solo la vita terrena e prima e dopo il mondo spirituale. C’è il bisogno più intenso presente di ampliare la concezione cristiana, come era nei primi tempi. Il Mistero del Golgota non ha operato solo per coloro che accettano una vita terrena, bensì il Mistero del Golgota è valido anche per coloro che conoscono le vite terrene ripetute. Di questo ampliamento c’è bisogno nel presente. E così dobbiamo essere consapevoli che stiamo in questo momento, dove dobbiamo utilizzare la natura fantasmatica della conoscenza concettuale ordinaria, la mancanza di senso del volere suscitato dall’industrialismo per l’innalzamento verso la conoscenza spirituale e verso il volere impregnato di spirito, come l’ho descritto; dall’altra parte però anche per ampliare la coscienza religiosa oltre le vite terrene ripetute.
L’importanza piena intera di questo ampliamento della coscienza umana nel presente, questo dovrebbe l’uomo del presente scriversi nel profondo, nel profondo dell’anima. Perché da questo dipende fondamentalmente il fatto se veramente capisce, nel presente, di vivere e di preparare il futuro nel senso giusto. Fondamentalmente ogni uomo può, nel posto in cui sta nella vita, fare l’applicazione di questa cosa. E alla fine una conoscenza esteriore già porterà gli uomini a cercare qualcosa che nel presente gioca molto nelle profondità inconsce della vita dell’anima, che però difficilmente risuona nelle profondità della piena coscienza e perfino. Vedete, la cosa più vistosa nella vita del presente è proprio il fatto che oggi così tante anime umane lasciate girano, anime umane che propriamente sono problematiche, che non sanno cosa fare pienamente con la vita, che sempre di nuovo e di nuovo si chiedono: Che cosa devo fare proprio io, che cosa intende la vita proprio con me? — che afferrano questo o quello e tuttavia non alla loro soddisfazione. Sempre di più diventano gli uomini che sono così nature problematiche. Da dove viene questo? Viene dal fatto che questo è già un difetto nel nostro sistema educativo.
Educhiamo oggi i nostri bambini così, da non svegliare in loro quelle forze che rendono forte l’uomo per la vita: Quella che rende forte l’uomo dal fatto che è un imitatore fino al 7° anno, quella che lo rende forte dal fatto che segue un’autorità degna fino al 14° anno; che sviluppa l’amore nel modo giusto fino al 21° anno, perché più tardi non lo si può più sviluppare. Quella che manca all’uomo dal fatto che le forze che devono essere svegliate in determinati anni della vita giovanile non sono svegliate, questo lo rende una natura problematica. Questo si deve solo sapere!
Per questo dovetti ieri dire: Se si vuole veramente una strutturazione sociale del futuro, allora si deve volere questa cosa precisamente attraverso l’educazione dell’uomo prepararla. Per questo è necessario che in queste cose non si conti con piccole, bensì con grandi cifre. Gradualmente il nostro sistema educativo è diventato come se stessimo per camminare verso ciò che caratterizzai ieri come meccanizzazione dello spirito, vegetalizzazione dell’anima, animalizzazione dei corpi.
Non dobbiamo camminare verso questo. Dobbiamo sviluppare fortemente le forze che nel’anima umana dei bambini possono essere sviluppate, affinché l’uomo possa poi tirarle fuori dallo sviluppo della sua infanzia. Oggi guarda indietro all’infanzia, sente sé stesso indietro nell’infanzia, non può trar fuori dall’infanzia nulla, perché nulla è stato sviluppato.
Ma i nostri principi educativi devono cambiarsi radicalmente, se in questo punto vogliamo colpire il giusto! Dobbiamo prima di tutto stare attenti a molte cose, che nel presente sono particolarmente lodate, che sono lodate come particolarmente salutari.
Così abbiamo bisogno che, senza che l’arco sia teso eccessivamente, non attraverso sforzamento, bensì attraverso economia dell’educazione, la concentrazione nei bambini sia raggiunta. Questo possiamo raggiungerlo nel modo come l’uomo moderno ne ha bisogno, solo se facciamo qualcosa di abolito, che oggi è ancora molto popolare: se aboliamo il maledetto orario nelle scuole, questo strumento omicida per uno sviluppo reale delle forze umane. Si pensi solo una volta a che cosa significa: dalle 7 alle 8 aritmetica, dalle 8 alle 9 grammatica, dalle 9 alle 10 geografia, dalle 10 alle 11 storia! Tutto quello che dalle 7 alle 8 ha agitato l’anima, viene cancellato dalle 8 alle 9 e così via. In queste cose è oggi necessario arrivare in fondo alle cose. Non dobbiamo affatto più pensare che ci sono materie d’insegnamento affinché «materie d’insegnamento» siano insegnate; bensì dobbiamo essere consapevoli: nell’uomo dal 7 al 14° anno devono essere sviluppati nel modo giusto pensare, sentire e volere. Geografia, aritmetica, tutto deve essere utilizzato così che nel modo giusto siano sviluppati pensare, sentire, volere.
Molto si parla nella pedagogia odierna, che si debbano sviluppare le individualità, si debba ascoltare dalla natura quali capacità si devono sviluppare. Tutto frasi! — perché queste cose possono solo acquistare un senso se le si discutono dalla scienza dello spirito; altrimenti rimane una frase. Perciò sarà nel futuro necessario che ci si dica: Per una determinata età della vita è per esempio prima di tutto necessario insegnare qualcosa di aritmetica. Per questo si devono utilizzare due, tre mesi, per insegnare aritmetica alle mattinate. Non un orario che contiene tutto mescolato insieme, bensì che aritmetica insegna un tempo — allora proseguire. E sistemare esattamente le cose così che sono sistemate su quello che la natura umana in un determinato momento richiede!
Vedete quali compiti ha veramente una pedagogia che lavora verso il futuro. In queste cose stanno i problemi positivi che oggi sono posti agli uomini, che seriamente riflettono sul divenire sociale. Di questo c’è ancora poco comprensione. A Stoccarda, aggiungendosi alla nostra attività sociale finora, deve essere costruita una scuola, per quanto la si possa avere all’interno dell’odierno sistema scolastico. Il signor Molt ha deciso, per i bambini della sua fabbrica, della fabbrica Waldorf-Astoria, di fondare una tale scuola; altri bambini potranno aggiungersi, ma naturalmente inizialmente solo un numero limitato.
Naturalmente si dovrà calcolare oggi ancora con gli obiettivi d’insegnamento che il cosiddetto Stato pone. Si dovranno portare i bambini fino a questo anno là e qua, si dovranno cioè concludere compromessi, ma si potrà già miscelare in quello che lo Stato ormai già una volta richiede, perché secondo concetti socialisti il tutto particolarmente intelligente dio — si dovrà miscelare in quello che da questa parte è richiesto, ciò che la vera natura umana richiede. Ma questo soprattutto una volta deve essere riconosciuto. Chi pensa detto oggi che l’orario della scuola è l’omicidio della vera educazione dell’uomo? Ci sono persone che pensano in questa direzione così, che si potrebbe dire: Il mondo sta capovolto, e si deve rimettere di nuovo in piedi; perché ci sono oggi persone che vorrebbero ancora accorciare le ore, insegnare gli argomenti mezz’ora per volta e farli succedere l’uno all’altro.
Questo oggi molti lo considerano un ideale. Si lasci pensare a uno, che caleidoscopio enorme dà l’uno dopo l’altro: religione, aritmetica, geografia, disegno, canto! Là dentro — nella testa — appare allora come se le pietre in un caleidoscopio fossero buttate l’una nell’altra; solo per il mondo esterno «appare che significa qualcosa», perché non c’è il minimo nesso. Non si vuole proprio credere che oggi è necessario pensare in grande, non pensare in piccolo, avere punti di vista grandi, punti di vista onnicomprensivi. Si sperimenta infatti sempre di nuovo, che infine la gente si è degnata di dire: Sì, la rivoluzione deve essere! Persino una gran parte dei borghesi crede oggi già alla rivoluzione. Non so se è così proprio qui, ma ci sono vaste regioni dove persino una gran parte dei borghesi crede alla necessità della rivoluzione. Ma se allora gli si viene con cose come stanno per esempio nel mio libro «I punti nodali della questione sociale» sulla triarticolazione, dicono: Questo non lo comprendiamo, questo è complicato. — Già Lichtenberg ha detto: Se una testa e un libro si incontrano e suona vuoto, non sempre la colpa sta nel libro. Ma, non è vero, queste cose oggi la gente non le crede, perché non sempre l’autoconoscenza è ciò che nelle anime si produce maggiormente. Eppure si sperimenta anche il fatto che già su vaste regioni i borghesi credono alla rivoluzione. Ma allora dicono: Bene, su cose così grandi, su pensieri così, uno non può andare; tu devi dirci — sì, come deve essere socializzato il mestiere di calzolaio, come devono essere socializzate le farmacie, come questo e quello deve essere socializzato; tu devi dirci come nello Stato rivoluzionato io venderò le mie spezie.
Si nota allora gradualmente quello che la gente propriamente intende con una cosa del genere. Intendono cioè che deve essere rivoluzionato — con questo sono completamente d’accordo — ma così che tutto rimane come prima, così che nulla veramente cambia. Come possiamo capovolgere il mondo?, dice qualcuno, ma che nulla cambi! E coloro che sono in questo riguardo più strani, sono proprio i cosiddetti intellettuali. Sì, si possono fare esperienze particolarmente strane in questo riguardo.
Un’esperienza che si dovette sempre fare di nuovo era, che ci si sentisse dire: Sì, tre membri — università autonome, la vita spirituale deve amministrarsi da sé — da dove vivremo allora? Chi ci pagherà i nostri stipendi, se non ce li paga più lo Stato?
Ma queste cose devono essere guardate in faccia oggi. È comunque necessario di non passare sempre di nuovo sopra queste cose. Proprio nel campo della vita spirituale deve essere creato un cambiamento.
TERZA CONFERENZA
Dornach, 11 agosto 1919
Quello che avrò da dire oggi sarà una sorta di episodio. Come vi ho già comunicato, desidero parlare brevemente di tre concetti. Di tre concetti che, completamente compresi, procurano insieme anche la comprensione della vita sociale esteriore. Dico espressamente: della vita sociale esteriore, poiché i tre concetti sono interamente ricavati dalla collaborazione e dal lavoro reciproco esteriore degli uomini. Essi sono i tre concetti di merce, lavoro, capitale. Vi ho già detto che l’economia politica più recente di tutti gli orientamenti si è sforzata invano di giungere a una piena chiarezza su questi concetti. Ciò non è stato possibile dal momento in cui gli uomini hanno iniziato a pensare consapevolmente dal punto di vista economico nazionale. Prima dell’inizio del quinto periodo postatlantico, cioè prima del momento che cade nella metà del XV secolo, non si può affatto parlare del fatto che gli uomini abbiano afferrato consapevolmente i loro rapporti sociali reciproci. La vita procedeva più o meno inconsapevolmente, istintivamente, per quanto riguardava quello che nel sociale si giocava da uomo a uomo. Da questo momento in poi, però, gli uomini, poiché l’anima consapevole si sviluppa in questa epoca, hanno dovuto riflettere sempre più consapevolmente sui rapporti sociali. E così si sono sviluppate le più svariate direzioni e concezioni riguardo alla convivenza sociale umana. Comincia con la scuola dei mercantilisti, poi con la scuola dei fisiocrati, con Adam Smith, con i diversi movimenti utopistici, Proudhon, Fourier e così via, fino alla più recente socialdemocrazia da un lato, e alla più recente economia politica accademica dall’altro. È interessante confrontare la più recente teoria socialdemocratica, che si basa su Marx, Engels e altri, con la più recente economia politica accademica. La più recente economia politica accademica è completamente improduttiva. Non produce affatto alcun concetto che possa fluire nel volere sociale.
Dai confusi e caotici concetti dell’economia politica accademica moderna non si ricava nulla, quando si solleva la questione in questa direzione: Che cosa deve accadere in relazione sociale? Poiché questa economia politica accademica è totalmente corrosa da concezioni che dominano nella scienza moderna. E sapete che, nonostante il grande e ammirevole progresso delle scienze naturali, che certamente la scienza dello spirito non deve negare, la scienza accademica moderna si professa sostanzialmente il rifiuto di tutto ciò che sgorga dallo spirito. E così l’economia politica vuole osservare soltanto quello che accade nella vita economica. Ma l’osservazione di quello che accade nella vita economica è qualcosa di quasi impossibile nei tempi moderni, perché gli uomini, quanto più si sono sviluppati in questi tempi moderni, non hanno affatto più posseduto pensieri che avrebbero sostenuto i fatti economici. I fatti economici procedevano meccanicamente da sé; gli uomini non li hanno seguiti con i loro pensieri. Perciò l’osservazione di questi fatti senza pensieri del mercato mondiale non può portare a leggi e non ha portato a leggi, perché la nostra economia nazionale è una pratica senza teoria, senza concezione, senza concetti, senza idea. E il nostro sforzo socialdemocratico, esso è una teoria senza pratica. Così come è, questa teoria socialista non può mai essere trasformata in pratica; è una teoria senza visione della pratica. Soffriamo proprio nel tempo moderno di ciò: da una parte abbiamo la vita economica, una pratica senza idee, e dall’altra parte la sola teoria dei socialdemocratici senza la possibilità di introdurre questa teoria nella vera vita economica. Siamo arrivati proprio in questa relazione a un punto di svolta dello sviluppo storico dell’umanità. E in realtà lo capirete facilmente, poiché la vita sociale deve essere fondata sulla relazione da uomo a uomo, poiché deve stare alla base di quello che gli uomini si propongono quando vogliono fondare una vita sociale giusta, un certo sentimento. E vedete, di questo si tratta nella triarticolazione dell’organismo sociale, che venga provocato un certo sentimento, un sentimento in campi sociali che appartengono insieme. Senza questo sentimento tra gli uomini la vita sociale non può veramente fiorire. E a questo sentimento si deve prestare attenzione precisamente attraverso la triarticolazione sociale. Oggi voglio, come detto, soltanto indicare episodicamente alcuni aspetti in questa direzione.
Se vi figurate la vita sociale come un organismo, dovete naturalmente immaginare che, sebbene trasformato nello spirituale-animico, qualcosa attraversi questo organismo. Come per esempio l’organismo umano e animale il sangue come portatore dell’aria inalata e trasformata, così qualcosa deve sostenere l’intero organismo sociale, qualcosa deve pervaderlo, qualcosa deve circolarvi.
Qui arriviamo a quel capitolo che all’uomo contemporaneo è così difficile da comprendere, perché nel suo animo è poco preparato a esso, ma che anche deve essere compreso, se veramente si vuole parlare di una rinascita sociale, di una costruzione sociale seriamente. Deve essere compreso che nella vita sociale del futuro qualcosa dipende da quello di cui gli uomini si mantengono reciprocamente, da quello che gli uomini prendono sul serio, mentre si scambiano reciprocamente le loro idee, i loro sentimenti, i loro affetti. Non è indifferente quale concezione vive tra gli uomini quando essi vogliono diventare esseri sociali. Ed è necessario per il futuro che non soltanto dominino nella formazione generale concetti ricavati dalle scienze naturali o dall’industria, ma che dominino concetti che possono essere fondamenti per qualcosa di immaginativo. Per quanto improbabile sia all’uomo contemporaneo, non si socializzerà se non si insegnano contemporaneamente all’uomo concetti immaginativi, cioè concetti che modellano l’animo dell’uomo in una maniera completamente diversa rispetto ai soli concetti astratti di causa ed effetto, forza e materia e così via, che provengono dalla vita scientifico-naturale. Con questi concetti, che provengono dalla vita scientifico-naturale e da cui oggi tutto è dominato, persino l’arte, con questi concetti nella vita sociale del futuro non si può fare nulla. Dobbiamo arrivare a una posizione dove nella vita sociale del futuro comprendiamo di nuovo il mondo in immagini.
Che cosa si intenda con questo, l’ho già indicato a più riprese, anche in riferimento alla questione dell’educazione. In riferimento alla questione dell’educazione ho detto quanto segue. Ho detto che si può, quando ci si occupa intimamente dei bambini, insegnar loro bene, diciamo l’idea dell’immortalità dell’anima, mostrando semplicemente al bambino un bozzolo di farfalla e mostrandogli come il bozzolo si apre e la farfalla vola fuori dal bozzolo; allora si chiarisce al bambino: Guarda un po’, come il bozzolo è, così è il tuo corpo, e dentro vive qualcosa come una farfalla, solo che è invisibile. Quando vieni alla morte, anche da te la farfalla vola fuori nel mondo spirituale. — Per tali confronti si agisce in modo pittorico. Ma non è soltanto necessario che si pensi un tale confronto; infatti si agirebbe proprio nel senso della concezione del mondo scientifico-naturale se lo si pensasse. Poiché che cosa portano gli uomini della formazione contemporanea abitualmente quando mai fanno un tal confronto? Gli uomini del tempo presente, quando a malapena sono adulti, sono molto intelligenti, straordinariamente intelligenti. Non considerano che forse si possa essere intelligenti in un altro modo di quanto loro stessi si immaginino nei loro concetti astratti di essere intelligenti. È infatti cosa tutto sommato curiosa come gli uomini stiano in relazione a questa loro odierna intelligenza!
A una conferenza che avevo tenuto qualche settimana prima, si era associata una riunione in una società di scienza dello stato della città in questione, e lì ha parlato della conferenza e di quello che vi era connesso un professore universitario, naturalmente un uomo intelligente dei tempi nostri, non è vero. Egli ha trovato che le concezioni che non soltanto in quella conferenza ho presentato, ma che stanno in tutti i miei libri, sono infantili, cioè stanno al livello dell’infanzia dell’umanità. Vedete, comprendo molto bene un tale giudizio da un uomo intelligente dei tempi nostri; lo comprendo particolarmente bene quando è proprio un professore universitario. Lo comprendo perché dalla «scienza di cui si intende qui» è stato proprio eliminato tutto ciò che è realmente pieno di immagini, e perciò tutto quello che è compreso o, meglio, non compreso — è giudicato come infantile. Sì, vedete, è proprio questo strano fatto che gli uomini nell’odierna intelligenza vengono e dicono: Se una volta volessimo applicare un’immagine come: l’anima immortale si può paragonare alla farfalla che vola fuori dal bozzolo, allora siamo noi i sapienti, noi sappiamo naturalmente che è un’immagine che abbiamo fatto; noi siamo al di là di quello che contiene un’immagine del genere. Ma il bambino è infantile, perché si paragona quello che si sa in concetti con questa immagine; ma noi stessi non crediamo a questo. — Il mistero consiste solo nel fatto che allora il bambino neanche crede. Il mistero sta nel fatto che il bambino è veramente afferrato dall’immagine soltanto quando uno stesso crede. E a questo dovrebbe portarci di nuovo il vero sentimento scientifico-spirituale, che non vediamo nella natura quelle cose spettrali di cui ci parla la scienza naturale, ma vediamo di nuovo il pittorico, l’immaginativo. Quello che esce dal bozzolo e che si trova nella farfalla, è veramente un’immagine posta da un ordine mondiale divino nell’ordine naturale per l’immortalità dell’anima. E non ci sarebbe la farfalla che esce dal bozzolo se non ci fosse un’anima immortale. Poiché non può esistere un’immagine — e questa è un’immagine — se non sta alla base la verità dell’immagine. E così è con tutta la natura. Quello che la scienza naturale fornisce è spettro. Si arriva alla natura stessa soltanto quando si sa che essa è immagine di qualcos’altro.
Così gli uomini dovranno anche decidersi a considerare il capo umano come un’immagine di un corpo celeste. Il capo umano non è rotondo soltanto così come è, affinché assomigli per caso a una testa di cavolo, ma il capo umano è, come è stato configurato, un’imitazione di un corpo celeste. Tutto nella natura è pittorico, e ci si deve immergere in questa qualità pittorica, allora irradierà nei cuori, nelle anime, negli animi, perfino nelle teste, sebbene questo sia il più difficile, quello che può attraversare l’uomo quando afferra immagini. Dovremo parlare insieme in un modo nell’organismo sociale di cose che sono parlate in immagini. E queste immagini ci dovranno credere. Allora dalla scienza usciranno quelle persone che potranno parlare in primo luogo della corretta collocazione della merce nell’organismo sociale; poiché la merce che si produce corrisponde al bisogno umano. Nessun concetto astratto può afferrare questo bisogno umano nella sua valutazione sociale, ma soltanto quel sentimento umano può saperne qualcosa che è stato penetrato da quel sentimento che proviene dalla concezione immaginativa. Altrimenti non ci sarà socializzazione. Potete mettere nell’organismo sociale le persone giuste che stabiliscono i bisogni: se non introducete contemporaneamente una concezione immaginativa nell’organismo sociale, è impossibile ricavare una conformazione sociale dell’organismo sociale; cioè, si deve parlare di immagini. Per quanto strano suoni a chi pensa oggi in modo socialista, sia necessario per la socializzazione che nell’organismo sociale gli uomini parlino agli uomini in immagini che suscitano immaginazioni, così pure deve accadere.
Questo è quello su cui conta. E quello che è merce, lo si comprenderà sentendolo in una scienza in cui c’è comprensione per le immagini — in nessun’altra.
Nella società che la società del futuro deve essere, inoltre, in modo giusto, deve dominare il lavoro. Come oggi si parla tra gli uomini del lavoro, è proprio una follia, poiché il lavoro in sé e per sé non ha fondamentalmente nulla a che fare con la produzione dei beni. Karl Marx chiama la merce forza di lavoro cristallizzata. Questo è puro nonsenso, nient’altro. Poiché quello di cui si tratta quando l’uomo lavora è che egli in un certo modo si consuma. Ora potete causare questo autoconsumo sia in un modo che in un altro. Potete, se avete esattamente a sufficienza in una banca o nel vostro portafoglio, praticare sport e sforzarvi in questo e utilizzare la vostra forza di lavoro per questo sport. Ma potete anche spaccare legna o fare qualcos’altro. Il lavoro può essere esattamente lo stesso se spaccate legna o se praticate sport. Non dipende da quanta forza di lavoro utilizzate, ma da ciò per cui questa forza di lavoro è utilizzata nella vita sociale. La forza di lavoro in sé non ha nulla a che fare con la vita sociale, nella misura in cui questa vita sociale deve produrre beni o merci. Perciò sarà necessario nell’organismo sociale triarticolato che ci sia un incentivo completamente diverso al lavoro da quello di produrre beni. I beni devono essere prodotti in certo modo attraverso il lavoro, perché il lavoro è appunto utilizzato per qualcosa. Ma quello che deve stare alla base affinché l’uomo lavori, deve essere il piacere e l’amore per il lavoro. E non arriveremo prima a una conformazione sociale dell’organismo sociale di quando troveremo i metodi affinché l’uomo voglia lavorare, che sia ovvio per lui che lavora.
Questo non può accadere in nessuna società se non in una società in cui si parli di concetti ispirati. Mai nel futuro come nel passato, dove le cose erano istintive e ataviche, il piacere e l’amore per il lavoro infiammeranno gli uomini se non permeate la società con tali idee, con tali sentimenti che vengono ispirati dagli iniziati nel mondo. Questi concetti devono portare gli uomini in modo che gli uomini sappiano: Abbiamo davanti a noi l’organismo sociale e dobbiamo dedicarci a esso; cioè, il lavoro stesso penetra nella loro anima, perché hanno comprensione per l’organismo sociale. Tale comprensione non l’avranno altri uomini se non coloro a cui si parla di concetti ispirati, cioè di scienza dello spirito. Cioè, abbiamo bisogno, affinché il lavoro risorga di nuovo tra gli uomini, non di questi concetti vuoti di cui oggi si declama, ma abbiamo bisogno di scienze spirituali con cui penetriamo i cuori, le anime. Allora questa scienza spirituale penetrerà i cuori, le anime in modo che gli uomini avranno piacere e amore per il lavoro, e il lavoro si collocherà accanto alla merce in una società che non soltanto ode da coloro che sono i pedagoghi della società di cose parlate in immagini, ma che ode anche di ispirazioni e di tali concetti che sono necessari affinché nella nostra società complicata ci siano i mezzi di produzione e affinché il suolo agisca in maniera appropriata tra gli uomini.
Per questo è necessario che concetti intuitivi siano diffusi in questa società. Questi concetti che troverete nel mio libro «I punti cardini della questione sociale» sul capitale, fioriranno soltanto in una società che sia ricettiva per concetti intuitivi. Cioè: il capitale si collocherà nell’organismo sociale quando di nuovo si concederà che negli uomini deve esserci intuizione. La merce si collocherà nel modo giusto, quando si concederà che deve esserci immaginazione; e il lavoro si collocherà nel modo giusto, quando si concederà che deve esserci ispirazione.
Se prendete questo schema, se non scrivete i tre concetti uno sotto l’altro, ma se li scrivete come li ho collocati in questo schema, potete imparare molto da questo schema, quando lo permeate con tutti i concetti che stanno nel mio libro sulla triarticolazione. Poiché sussistono relazioni avanti e indietro dal lavoro alla merce, dalla merce al capitale, in quanto il capitale compra la merce; sussistono relazioni tra lavoro e capitale e così via, soltanto dovete disporli in questo modo, i tre concetti.
Questo è quello che soprattutto dobbiamo comprendere, che sta bene dire che nel futuro l’umanità deve permeare l’ordine sociale; ma che è necessario che questo ordine sociale sia realizzato dagli uomini stessi, in quanto gli uomini si decidono ad ascoltare la scienza degli iniziati riguardo alle immaginazioni, ispirazioni e intuizioni. È una questione seria, poiché non vi dico nulla di minore con questo se non che senza scienza dello spirito non c’è trasformazione sociale per il futuro; ma è vero. Non avrete mai la possibilità di portare gli uomini alla comprensione nel modo in cui è necessario riguardo a cose come intuizione, immaginazione, ispirazione, se per esempio lasciate la scuola allo stato. Poiché che cosa fanno gli stati con le scuole?
Non è vero, considerate qualcosa che è completamente estremamente scolastico da un lato e statale d’altro canto. Sì, devo confessarvi che trovo terribile! Ma gli uomini contemporanei non notano questo terribile; questo che cosa sia il diritto dello stato per esempio. Il diritto dello stato, dovrebbe infatti sorgere nel senso di quelle abitudini di vita che gli uomini oggi ancora prendono nella loro anima come il giusto, per il fatto che per amor di Parlamenti — voglio guardare alla democrazia, non voglio guardare al monarchico, ma per amor di democrazia — , cioè perché ci sono Parlamenti, sono decise le cose di diritto dello stato: si fa lì il diritto dello stato, ogni uomo adulto lo fa attraverso il suo rappresentante, il diritto dello stato. Sono decise le cose, poi stanno nelle collezioni di leggi. Allora viene il professore, che studia le collezioni di leggi, e poi insegna quello che sta nelle collezioni di leggi, naturalmente come diritto dello stato, poiché lo presenta come diritto dello stato. Cioè, lo stato si porta dietro la scienza proprio in questo punto nel senso più eminente. L’insegnante di diritto dello stato non può presentare nient’altro se non quello che nello stato vi è come diritto. Fondamentalmente non si avrebbe neanche bisogno del professore se si fosse in grado di scrivere le leggi di diritto dello stato su rulli, metterli in un fonografo: allora si potrebbe mettere anche il fonografo sul pulpito, che avrebbe soltanto bisogno di recitare quello che i Parlamenti hanno deciso. Questa è allora la scienza.
Questo è soltanto in un campo estremo. Vedete, questo non è niente di ispirato, poiché difficilmente potrete sostenere che quello che viene deciso nei Parlamenti come decisioni di maggioranza oggi sia realmente fatti ispirati. Ma la cosa deve avvenire al contrario. Nella vita spirituale, nelle università deve sorgere il diritto dello stato come scienza dapprima, puramente dall’interpretazione spirituale umana. Soltanto allora lo stato può avere la giusta configurazione, quando gli uomini gliela danno. Alcuni uomini credono che la triarticolazione voglia mettere il mondo sottosopra. Oh no, il mondo sta sottosopra, la triarticolazione vuole soltanto metterlo in piedi. Questo è quello su cui conta.
Vedete, si tratta soprattutto oggi di trovare uno stile adatto per tali concetti, altrimenti andiamo incontro alla meccanizzazione dello spirito, all’addormentamento, cioè la vegetalizzazione dell’anima e all’animalizzazione, cioè la conformazione istintiva dei corpi.
È molto importante permearsi della convinzione che il pensiero deve avvenire in maniera così radicale se vuol fiorire qualche salvezza per il futuro. È quindi soprattutto necessario che gli uomini capiscano che devono collocare l’organismo sociale sui suoi tre arti sani. Che cosa significhi l’immaginazione riguardo alla merce, lo si imparerà soltanto quando la vita economica sia stata puramente liberata e gli uomini siano indicati a governare la vita economica in fraternità. Che cosa significhi l’ispirazione per il lavoro — che esso generi piacere e amore per il lavoro — , questo sarà soltanto allora nel mondo, quando gli uomini che sono ispirati penetreranno almeno quello che allora in Parlamento come uguale all’uguale si riunisce, quando domina vera uguaglianza, cioè quando ognuno può far valere quello che è in lui. Ma questo sarà molto diverso nell’uno e nell’altro. Allora può dominare questa uguaglianza nella vita giuridica, e la vita giuridica dovrà essere ispirata — non decisa dall’ordinario non-pensiero, verso cui la democrazia abituale ha sempre più lavorato.
Il capitale potrà essere correttamente utilizzato nell’organismo sociale soltanto quando l’intuizione si eleverà alla libertà e la libertà fiorirà dalla vita spirituale che si sviluppa da sé. Allora fluirà dalla vita spirituale al lavoro quello che deve fluire. Ci saranno tali correnti (vedi le frecce). E questi tre ambiti, proprio se così articolati, si permeeranno in maniera giusta.
Uno dei primi rimproveri che mi sono stati fatti in Germania era quello secondo cui si diceva: Ora vuol pure triarticolare la vita sociale! La vita sociale deve essere un’unità! — Ma gli uomini sono soltanto ipnotizzati da questa unità, perché hanno sempre considerato lo stato come qualcosa di unitario. Sono avvezzi a questi concetti dello stato unitario. E colui che parla di questa unità mi sembra come uno che dice: Ora vuol pure avere un cavallo che stia su quattro zampe; il cavallo deve pure essere un’unità, non può mica essere articolato in quattro zampe. — Naturalmente nessuno lo domanderà. Ma neanche io voglio mettere il cavallo-«stato» o l’organismo sociale su una zampa, bensì sui suoi tre sani arti. E come l’unità del cavallo non perde la sua unità dal fatto che sta su quattro zampe, così l’organismo sociale non la perde dal fatto che lo si colloca sui suoi tre sani arti. La riceve proprio da ciò, la sua unità, dal fatto che lo si colloca sui suoi tre sani arti. Gli uomini oggi non riescono affatto a liberarsi dai loro concetti abituali. Ma proprio questo è oggi il più importante, che non crediamo soltanto che singoli assetti esteriori debbano essere trasformati, ma che dobbiamo trasformare le nostre idee, i nostri concetti, i nostri sentimenti. Possiamo già dire: Abbiamo bisogno di altre teste sulle nostre spalle se vogliamo andare incontro al futuro dell’umanità in modo salutare. È necessario che otteniamo altre teste sulle nostre spalle. Gli uomini si abitueranno a questo con così grande difficoltà, perché le loro vecchie teste sono loro così care, queste vecchie teste che sono avvezze a pensare soltanto quello che gli uomini si sono abituati a pensare da lungo tempo. Oggi dobbiamo trasformare consapevolmente quello che vive nelle nostre anime. E non considerate questo un compito leggero: molti credono oggi che abbiano già trasformato i loro concetti, non si accorgono affatto che rimangono i vecchi, particolarmente nel campo dell’educazione. Si fanno curiose esperienze. Si parla alle persone di quello che la scienza dello spirito produce come concetti nel campo della pedagogia. Potete oggi parlare con insegnanti molto, molto avanzati, ispettori scolastici, direttori e così via, che vi ascoltano e dicono: Sì, l’ho già pensato da lungo tempo, sì, è proprio la mia opinione. — Ma in realtà ha l’opinione opposta a quella che gli si dice. Ha in realtà l’opinione opposta rispetto a me, ma dice l’opinione opposta con le stesse parole. Dice le stesse parole — e ha l’opinione opposta! E così gli uomini oggi si passano l’uno accanto all’altro. Le parole hanno da lungo tempo perso il contatto con la spiritualità, e questo contatto deve assolutamente essere di nuovo trovato, altrimenti non avanziamo.
Quindi i compiti sociali stanno molto più nel dominio dell’anima di quanto abitualmente pensiamo.
QUARTA CONFERENZA
Dornach, 15 agosto 1919
Dalle ultime considerazioni che abbiamo fatto qui, potrete vedere che tra le molte questioni che occupano il presente, la questione dell’educazione è la più importante di tutte. Abbiamo dovuto sottolineare che l’intera problematica sociale racchiude in sé come momento principale proprio la questione dell’educazione. E poiché ho accennato otto giorni fa alla trasformazione, al rinnovamento del sistema educativo, potrete comprendere che a sua volta all’interno della questione dell’educazione la sottoquestione più importante è quella della formazione degli insegnanti stessi. Se si lascia che il carattere dell’epoca che è trascorsa in netto distacco dalla metà del XV secolo agisca su di sé, allora si riceve, come sapete, l’impressione: attraverso lo sviluppo dell’umanità passò in questo periodo l’ondata delle verifiche materialistiche. E noi viviamo nel presente nella necessità di emergere dall’ondata materialistica e di ritrovare il cammino verso lo spirito; il cammino verso lo spirito che era noto nelle epoche culturali più antiche dell’umanità, ma che allora era percorso dall’umanità più o meno istintivamente, inconsciamente, che si era perduto affinché l’umanità potesse cercarlo dal suo proprio impulso, dalla sua propria libertà, e che ora deve essere cercato consapevolmente, pienamente consapevolmente.
La transizione attraverso cui l’umanità ha dovuto passare dalla metà del XV secolo è appunto ciò che si potrebbe chiamare la verificazione materialistica dell’umanità. Se si lascia agire su di sé il carattere di questo periodo materialistico e si considera allora con ciò che si comprende in questo modo lo sviluppo culturale negli ultimi tre o quattro secoli fino al nostro tempo, allora si scopre che quello che è stato colpito più di tutto dall’ondata materialistica, quello che è stato interessato più intensamente da questa ondata materialistica è appunto la formazione degli insegnanti. Tutto il resto non potrebbe produrre un’impressione così durevole come la penetrazione del pensiero pedagogico-didattico con la mentalità materialistica. Basta guardare in modo intelligente a dettagli particolari nel nostro attuale sistema d’insegnamento, e si potrà considerare tutta la difficoltà che persiste per un vero progresso fecondo. Considerate che sempre e ancora e ancora si ripete proprio tra quelle persone che oggi credono di poter parlare particolarmente bene di questioni d’educazione, che ogni insegnamento deve già dal livello scolastico più basso essere intuitivo — ciò che appunto si chiama così in modo intuitivo. Ve l’ho fatto notare più volte, come ad esempio si voglia rendere intuitivo l’insegnamento del calcolo: si collocano nella scuola macchine calcolatrici! Si pone grande valore affinché il bambino possa ormai contemplare tutto e formi allora rappresentazioni dal suo interno spirituale. Questo impulso verso l’intuitività nell’educazione è certamente in molti campi della pedagogia pienamente giustificato. Ma costringe tuttavia a sollevare la questione: che cosa diventa l’essere umano quando passa solo attraverso un insegnamento intuitivo? Se l’uomo passa solo attraverso un insegnamento intuitivo, allora spiritualmente si dissecca completamente, allora appassiscono gradualmente le forze motrici interne dell’anima; allora si forma una connessione dell’intera essenza umana con l’ambiente intuitivo. E ciò che dovrebbe sgorgare dall’interno dell’anima viene gradualmente ucciso nell’anima. E l’uccisione dello spirituale avviene a causa proprio dell’intuitività dell’attuale insegnamento. Naturalmente non si sa che si sta uccidendo l’anima, ma in realtà la si uccide. E la conseguenza è ciò che — l’ho già menzionato da altri punti di vista — sperimentiamo negli uomini del presente. Quanti uomini del presente sono in realtà nature problematiche. Quanti uomini del presente negli anni maturi non sanno estrarre dal loro interno quello che potrebbe offrire loro conforto e speranza nei tempi difficili, per essere all’altezza delle diverse situazioni della vita. Nel presente vediamo molte nature spezzate, e noi stessi in particolari momenti ci ritroviamo senza saperci orientare.
Tutto questo è connesso con le deficienze del nostro sistema educativo e in particolare con le deficienze della formazione degli insegnanti. Che cosa dovrebbe allora essere perseguito per un futuro fecondo proprio per quanto riguarda la formazione degli insegnanti? Vedete, che l’insegnante sappia infine ciò che viene ordinariamente richiesto agli esami, questa è in realtà una cosa subordinata, perché allora viene prevalentemente interrogato su cose che potrebbe cercare in qualche manuale prima delle lezioni, cose per cui potrebbe prepararsi quando ne ha bisogno. Ma ciò su cui gli esami non guardano per niente è lo stato spirituale generale dell’insegnante, è ciò che spiritualmente deve continuamente riversarsi dai suoi studenti. C’è una grande differenza quando un insegnante entra in aula o quando ne entra un altro. Quando un insegnante entra dalla porta della classe, i bambini o gli studenti sentono una certa affinità con il proprio stato d’animo spirituale; quando un altro insegnante entra in classe, i bambini o gli studenti spesso non sentono nessuna simile affinità; al contrario, sentono un abisso tra loro e l’insegnante, e tutte le possibili sfumature dall’indifferenza fino a ciò che si manifesta nel ridicolizzare l’insegnante, nello schernirlo. Tutte le sfumature che stanno in mezzo spesso causano davvero gran danno al vero insegnamento e alla vera educazione.
La questione è quindi fondamentale: Come può la formazione degli insegnanti essere trasformata nel futuro? Non può essere trasformata diversamente che facendo sì che l’insegnante assimili in sé ciò che dalla scienza dello spirito può venire come conoscenza sulla natura dell’uomo. L’insegnante deve essere penetrato dalla connessione dell’uomo con i mondi soprasensibili. Deve essere in grado di vedere nel bambino che cresce la testimonianza che questo bambino è disceso dal mondo soprasensibile attraverso il concepimento o la nascita e che ciò che è disceso si è rivestito di corpo, si è appropriato di qualcosa a cui deve aiutare qui nel mondo fisico, perché il bambino non può appropriarsene nella vita tra la morte e una nuova nascita.
Come questione del mondo soprasensibile rivolto al sensibile, così dovrebbe propriamente stare ogni bambino davanti allo spirito dell’insegnante o dell’educatore. Questa questione non si potrà porre nel senso concreto, nel senso ampio, in particolare non verso ogni singolo bambino, se non si possono utilizzare le conoscenze che vengono sulla natura dell’uomo dalla scienza dello spirito. L’umanità si è gradualmente abituata nel corso degli ultimi tre o quattro secoli a vedere l’uomo, vorrei dire, puramente fisiologicamente, solo in relazione alla sua costituzione corporea esterna. La più dannosa è questa concezione dell’uomo per l’educatore, per l’insegnante. Perciò prima di tutto sarà necessario che un’antropologia che risulta dall’antroposofia diventi il fondamento della pedagogia futura.
Ma questo non può accadere diversamente che facendo sì che l’uomo sia veramente considerato dal punto di vista che abbiamo più volte toccato qui e che lo caratterizza in molti aspetti come un essere tripartito. Ma bisogna decidersi a comprendere veramente interiormente questa tripartizione. Ve l’ho ripetutamente fatto notare da vari punti di vista, come l’uomo così come ci sta davanti si divide in quello che innanzitutto è come uomo nervoso-sensoriale, cosa che si può esprimere popolarmente dicendo: innanzitutto l’uomo è uomo-testa, uomo-capo. Come secondo elemento dell’essenza umana, considerato esteriormente, abbiamo l’uomo in cui si svolgono principalmente i processi ritmici, l’uomo-petto; e poi, come sapete, connesso con l’intero sistema metabolico l’uomo-membra, l’uomo-metabolismo, in cui il metabolismo come tale si svolge. Ciò che l’uomo è come essere agente si esaurisce esteriormente nella forma corporea, nella forma corporea fisica dell’uomo in questi tre elementi della natura umana totale.
Notiamo questi tre elementi della natura umana totale: uomo-capo o uomo nervoso-sensoriale, uomo-petto o uomo ritmico e poi uomo-membra, nel senso più ampio, o uomo-metabolismo.
Ora si tratta di comprendere questi tre elementi della natura umana nella loro differenza l’uno dall’altro. Per l’uomo del presente questo è sconveniente, perché l’uomo del presente ama le suddivisioni schematiche. Quando si dice: l’uomo consiste di uomo-capo, uomo-petto, uomo-membra, vorrebbe volentieri tracciare una linea al collo, ciò che è sopra è uomo-capo. Poi vorrebbe tracciare una linea ancora altrove, tirare una linea per delimitare l’uomo-petto, e così vorrebbe avere gli elementi distinti uno accanto all’altro. Ciò che non si può così schematicamente giustapporre, su quello l’uomo del presente non ama entrare.
Ma nella realtà non è così; la realtà non fa tali distinzioni. L’uomo è bensì principalmente uomo-capo, uomo nervoso-sensoriale sopra le spalle. Ma non è soltanto sopra le spalle uomo nervoso-sensoriale; ad esempio il senso del sentimento, il senso del calore sono estesi su tutto il corpo, così che la testa si estende di nuovo su tutto il corpo. Così si può dire, se si vuol parlare così: la testa umana è principalmente testa. E il petto è meno testa, ma è anche ancora testa. Le membra o tutto ciò che è sistema metabolico sono ancora meno testa, ma sono anche testa. Così che in realtà si deve dire: l’intero uomo è testa, solo la testa è principalmente testa.
Se allora si volesse disegnare schematicamente, si dovrebbe circa, se si volesse disegnare l’uomo-capo, disegnarlo così (vedi disegno, tratteggio leggero).
L’uomo-petto non è di nuovo soltanto nel petto, è principalmente negli organi del petto, negli organi in cui il cuore e il ritmo respiratorio si esprimono più chiaramente. Ma la respirazione continua anche nella testa, la circolazione del sangue nel suo ritmo continua nella testa e nelle membra. Così che si può dire: l’uomo è bensì petto in questa regione; ma è anche qui — benché meno — petto
(vedi disegno, tratteggio medio) e qui — di nuovo meno petto. Così di nuovo l’intero uomo è petto, ma principalmente è il petto ciò che il capo.
Di nuovo l’uomo-membra e uomo-metabolismo, già principalmente è questo (vedi disegno, tratteggio scuro); ma queste membra si continuano di nuovo così che sono meno nel petto e minime nella testa.
Così tanto veracemente come si può dire: la testa è testa, si può dire: l’intero uomo è testa. Tanto veracemente come si può dire: il petto è petto, si può dire: l’intero uomo è petto e così via. Le cose si intrecciano reciprocamente nella realtà. E la nostra comprensione è così costituita che volentieri giustapponiamo le parti, gli elementi. Questo ci mostra quanto poco siamo affini, riguardo alle nostre rappresentazioni conoscitive, alla realtà esterna. Nella realtà esterna le cose si intrecciano reciprocamente. E noi, se da un lato separiamo: uomo-capo, uomo-petto, uomo-metabolismo, dobbiamo essere consci che allora dobbiamo pensare nuovamente insieme gli elementi separati. Non dobbiamo mai solo pensare separatamente, dobbiamo sempre anche pensare di nuovo insieme. Un pensatore che volesse solo pensare separatamente assomiglia a un uomo che volesse solo inspirare, ma non espirare.
Con questo avete subito qualcosa che deve entrare specialmente nel pensiero degli insegnanti del futuro; devono assumere molto particolarmente in sé questo pensiero interiormente mobile, questo pensiero non schematico. Perché solo assumendo questo pensiero non schematico in sé, la loro anima si avvicina alla realtà. Ma non ci si avvicina alla realtà se non si è in grado di concepire questo avvicinamento da un certo punto di vista più ampio come fenomeno temporale. Bisogna superare la preferenza che sempre più si è sviluppata verso il presente di attenersi ai dettagli della vita quando si considera qualcosa di scientifico, bisogna superare questa preferenza e bisogna giungere a collegare i dettagli della vita alle grandi questioni della vita.
Una questione significativa diverrà per tutto lo sviluppo della cultura dello spirito nel futuro: questa è la questione dell’immortalità.
Bisogna chiarirsi come effettivamente una gran parte dell’umanità concepisce questa immortalità, in particolare dall’epoca in cui molti uomini sono giunti addirittura alla negazione dell’immortalità. Che cosa vive effettivamente nella maggior parte dei popoli che ancora oggi vogliono istruirsi sull’immortalità dai fondamenti delle religioni comuni, che cosa vive in questi uomini? Vive in questi uomini il desiderio di sapere qualcosa su ciò che accade all’anima quando l’uomo ha oltrepassato la porta della morte.
Se chiediamo quale sia l’interesse che gli uomini hanno verso la questione dell’immortalità, meglio detto, verso la questione dell’eternità del nucleo essenziale umano, allora non riceviamo altra risposta che: l’interesse principale verso l’eternità del nucleo essenziale umano si ricollega proprio al: Che cosa accade all’uomo quando oltrepassa la porta della morte? L’uomo è consapevole di sé: egli è un Io. In questo Io vive il suo pensiero, sentimento e volontà. Il pensiero gli è insopportabile che questo Io sia annichilito. Che possa portarlo attraverso la morte, e che cosa diventa dell’Io dopo la morte, questo interessa soprattutto gli uomini. Che sia venuto così con questo interesse, ciò riposa essenzialmente sul fatto che certamente i sistemi religiosi, almeno per noi qui in considerazione, quando parlano dell’immortalità, quando parlano dell’eternità del nucleo essenziale umano hanno principalmente in vista la questione: Che cosa accade all’anima umana quando l’uomo oltrepassa la porta della morte?
Ora dovete sentire che quando si pone così la questione dell’immortalità, le si attribuisce un sapore straordinariamente fortemente egoistico. È fondamentalmente un impulso egoistico quello che ispira all’uomo l’interesse di sapere che cosa accade al suo nucleo essenziale quando oltrepassa la porta della morte. E se gli uomini del presente, più di quanto non facciano, praticassero veramente l’autoconoscenza, se si consigliassero con se stessi e non si abbandonassero così fortemente alle illusioni come avviene, allora gli uomini vedrebbero già quanto l’egoismo collabora nell’interesse di sapere qualcosa sul destino dell’anima dopo la morte.
Questo tipo di stato d’animo è divenuto in modo particolare ancora molto forte durante il periodo della verificazione materialistica negli ultimi tre o quattro secoli. E ciò che così ha preso possesso dell’anima dell’uomo come un’abitudine interiore di sentimento e di pensiero non può essere superato da teorie o insegnamenti se questi hanno solo forma astratta. Ma la questione pure deve essere sollevata: Può rimanere così? L’elemento egoistico deve parlare soltanto nella natura umana quando si tratta della questione sul nucleo essenziale eterno dell’uomo?
Se si considera tutto ciò che è connesso con questo complesso di questioni, allora ci si deve dire: Che sia divenuto così con lo stato d’animo dell’anima umana come ho appena caratterizzato, ciò proviene essenzialmente dal fatto che dalle religioni è stato trascurato l’altro punto di vista: contemplare l’uomo mentre nasce, mentre cresce nel mondo dal primo grido infantile, in questo modo meraviglioso, come l’anima sempre più si spinge nella corporeità, contemplare l’uomo, come in lui si svolge quello che aveva vissuto prima della nascita nel mondo spirituale. Con quanta frequenza oggi si solleva la domanda: Che cosa continua dall’ambito spirituale quando l’uomo nasce nel cosmo fisico? Sempre e di nuovo e di nuovo ci si chiede: Che cosa continua quando l’uomo muore? Poco però ci si chiede: Che cosa continua quando l’uomo nasce?
Su questo deve essere diretta l’attenzione principale nel futuro. Dobbiamo imparare a strappare all’orecchio del bambino che cresce la rivelazione dello spirituale-spirituale, come era prima della nascita o prima del concepimento. Dobbiamo imparare nel bambino che cresce a vedere la continuazione del suo soggiorno nel mondo spirituale: allora il nostro rapporto al nucleo essenziale eterno dell’uomo diventerà sempre più e più non egoistico. Se cioè non interessa a qualcuno ciò che continua con la vita fisica dall’ambito spirituale, bensì soltanto quello che continua dietro la morte, allora interiormente è egoistico. Costituisce in un certo modo uno stato d’animo non egoistico guardare a ciò che continua dallo spirituale nell’esistenza fisica.
L’egoismo che non domanda sulla base di questa continuazione, perché è ben sicuro che esiste, l’uomo, e ne è soddisfatto. E soltanto non è sicuro che esista anche dopo la morte; perciò vorrebbe provarselo. A questo lo spinge l’egoismo. Ma la vera conoscenza non proviene all’uomo dall’egoismo, nemmeno da questo egoismo sublimato che abbiamo appena caratterizzato come generatore dell’interesse alla continuazione dell’esistenza spirituale dopo la morte. E non è davvero da negare che le religioni speculino molto proprio su questo egoismo appena caratterizzato? Questa speculazione su questo egoismo appena caratterizzato deve essere superata. E colui che guarda nel mondo spirituale sa che questo superamento non porterà soltanto conoscenze — questo superamento porterà un atteggiamento completamente diverso dell’uomo verso il suo ambiente umano. Si sentiranno e sperimenteranno diversamente con il bambino che cresce infantilmente quando si guarda sempre a come continua ciò che non ha potuto restare nel mondo spirituale.
Considerate soltanto come una questione in particolare da questo punto di vista si sposti. Si potrebbe dire: L’uomo era nel mondo spirituale prima di discendere nel mondo fisico attraverso il concepimento o la nascita. Lassù deve dunque essere stato il caso che non ha più trovato il suo scopo particolare. Il mondo spirituale non deve più avergli dato quello che l’anima aspira. E dal mondo spirituale deve essere sorto l’impulso di discendere nel mondo fisico, di rivestirsi di un corpo, per cercare nel mondo fisico quello che non poteva più essere cercato nel mondo spirituale quando il momento della nascita si avvicinava.
È un approfondimento immenso della vita quando si sa assumere così il punto di vista — ma ora sentendo ed esperendo. Mentre da un lato il punto di vista egoistico continuamente spinge l’uomo a divenire sempre più astratto, a divenire teorico, a inclinarsi al pensiero intellettuale, invece quello che va secondo l’altro, il punto di vista non egoistico, spingerà sempre più l’uomo a conoscere il mondo nell’amore e a comprenderlo attraverso l’amore. Questo è uno degli elementi che nella formazione degli insegnanti dovrà essere assimilato: guardare all’uomo prenatale, non dunque soltanto sentire l’enigma della morte, ma anche sentire davanti alla vita l’enigma della nascita.
Poi però deve essere imparato a elevare l’antropologia ad antroposofia facendo sì che realmente ci si appropri di un sentimento per le forme che si esprimono nell’uomo tripartito. Ho già detto recentemente: Non è vero che questa testa dell’uomo, ciò che è principalmente testa, è in una forma completamente diversa sferica, soltanto appoggiata al resto dell’organismo? (vedi disegno). E di nuovo, quando prendiamo l’uomo-petto, come ci appare? Ci appare propriamente così, che potremmo prendere un pezzo della testa, allargarlo ora, e qui avremmo la spina dorsale (vedi disegno). Mentre la testa porta il suo centro in sé, l’uomo-petto porta il suo centro molto lontano da sé. E se ve l’immaginerete quasi come una grande testa, allora apparterrebbe circa a un uomo disteso sulla schiena. Così che avremmo, se considerassimo la colonna vertebrale come una testa imperfetta, un uomo disteso orizzontalmente e un uomo in piedi verticalmente.
Ancora più complicato, così che non si è nemmeno in grado di disegnarlo nel piano, diventa quando considerassimo l’uomo-metabolismo. In breve, per una considerazione della forma, per una considerazione della forma plastica, i tre elementi della natura umana si presentano molto diversi. La testa è una totalità, l’uomo-petto non è una totalità, è un frammento; e ancor più l’uomo-metabolismo!
Ora, attraverso cui cosa è la testa umana, il capo umano, questo chiuso in sé? Questo chiuso in sé è il capo umano per il fatto che di tutti gli elementi dell’uomo questo capo umano è il più adattato al mondo fisico. Per quanto strano vi possa sembrare, dato che siete abituati a considerare il capo umano come il più nobile elemento dell’uomo, è veramente così che questo capo umano è il più adattato all’esistenza fisica. Il capo esprime più di tutto l’esistenza fisica. Così che si può dire: Se si vuole caratterizzare il corpo fisico principalmente, si deve guardare alla testa. Per quanto riguarda il capo, l’uomo è nel modo più essenziale corpo fisico. Per quanto riguarda gli organi del petto, gli organi del ritmo, l’uomo è nel modo più essenziale corpo eterico; per quanto riguarda gli organi del metabolismo, l’uomo è nel modo più essenziale corpo astrale. E l’Io, questo non ha affatto ancora espresso chiaramente nulla nel mondo fisico.
Qui siamo giunti a un punto di vista che è straordinariamente importante vedere. Dovete sistemare in voi questo punto di vista così che vi diciate: Se guardo il capo umano, quindi ciò che ho disegnato (vedi disegno pagina 72, tratteggio leggero), allora ho anche il principale del corpo fisico. Il capo esprime nel modo più essenziale ciò che nell’uomo è evidente. Nell’uomo-petto il corpo eterico è più attivo. Nel capo il corpo eterico è il meno attivo, nel petto il corpo eterico è molto più attivo. Perciò considerato fisicamente il petto dell’uomo è più imperfetto che la testa. Considerato fisicamente è più imperfetto. E ancora più imperfetto è l’uomo-metabolismo, perché qui il corpo eterico è ancora poco attivo e il corpo astrale è il più attivo. E come ho ripetutamente sottolineato: l’Io è effettivamente ancora un bambino, ha appena un correlato fisico.
Così vedete, si può descrivere l’uomo anche così dicendo: L’uomo consiste del corpo fisico. Se vuoi rispondere alla domanda: Che cosa è il più simile al corpo fisico dell’uomo? la risposta è: La sfera della testa. L’uomo consiste del corpo eterico. Che cosa è il più simile al corpo eterico? Il frammento del petto. L’uomo consiste del corpo astrale. Che cosa è il più simile al corpo astrale? L’uomo-metabolismo.
Per l’Io si ha appena qualcosa su cui indicare nell’uomo fisico. Così ognuno dei tre elementi dell’uomo, testa, uomo nervoso-sensoriale, l’uomo-petto, l’uomo ritmico e l’uomo-metabolismo diviene l’immagine di qualcosa che sta dietro: la testa l’immagine del corpo fisico, il petto l’immagine del corpo eterico, il metabolismo l’immagine del corpo astrale. Si dovrà imparare a non considerare così come oggi si considera l’uomo, esaminando il cadavere in clinica, considerando un pezzo come tessuto o così, indifferente se sia nel petto o nella testa. Si dovrà imparare a dirsi: l’uomo-capo, l’uomo-petto e l’uomo-metabolismo stanno in relazioni diverse verso il cosmo, esprimono in modo figurato diversi elementi che stanno dietro. Questo allargherà la considerazione odierna puramente antropologica nell’antroposofica. Considerato puramente fisicamente gli organi del petto e gli organi della testa sono di uguale valore. Se infine voi sezionerete il polmone o il cervello, considerato fisicamente l’uno è come l’altro materia. Considerato spiritualmente non è per niente così. Considerato spiritualmente è così che, se voi sezionate il cervello, voi avete davanti in realtà abbastanza chiaramente quello che voi sezionate. Se voi sezionate il petto, per esempio il polmone, allora avete davanti abbastanza confusamente quello che voi sezionate, perché il corpo eterico gioca una parte eminentemente importante in questo mentre l’uomo dorme.
Ciò che ho appena esposto ha la sua controimmagine spirituale. Colui che è un po’ avanzato attraverso la meditazione, attraverso tali esercizi come si trovano descritti nella nostra letteratura, gradualmente arriva a vedere realmente l’uomo tripartito. Sapete, parlo di questa tripartizione da un certo punto di vista nel capitolo del mio libro «Come si acquisiscono le conoscenze dei mondi superiori?» dove si allude al Guardiano della soglia. Ma si può anche compiere la tripartizione così anche attraverso una forte concentrazione su se stessi: così che realmente si dividano l’uomo-capo (vedi disegno, tratteggio leggero), l’uomo-petto (tratteggio medio) e l’uomo-metabolismo (tratteggio scuro). Allora si nota attraverso cui cosa la testa è effettivamente questa testa che abbiamo. Vedete, se voi con concentrazione interiore estraete la testa con il suo appendice, estraete dal resto dell’organismo umano e l’avete allora come testa vera indipendente dagli altri elementi della natura umana davanti a voi, allora è morta, non vive più. Voi non potete in modo veggente separare la testa dal resto dell’organismo umano senza percepirla come cadavere. Nell’uomo-petto potete farlo, questi rimane vivo. E se voi separate il corpo astrale separando così l’uomo-metabolismo, allora vi scappa via, l’uomo astrale, allora non rimane al suo posto, allora segue i movimenti cosmici, perché ha l’astrale in sé.
Ora immaginate di stare davanti a un bambino umano, lo guardiate con queste conoscenze aperte e ragionevolmente così come le ho appena esposto. Allora guardate alla testa umana: essa porta la morte in sé; guardate a quello che la testa influenza dal petto: tutto si vivifica. Guardate quando il bambino comincia a camminare, notate: è il corpo astrale effettivamente quello che è attivo nel camminare. Ora vi diventa l’essenza umana qualcosa di interiormente trasparente. La testa — cadavere; la vita che si espande nell’uomo starebbe ferma se fosse completamente tranquillo. Nel momento in cui comincia a camminare, notate subito: è il corpo astrale effettivamente che cammina; e può camminare perché questo corpo astrale nel camminare, nel muoversi consuma sostanze, il metabolismo è attivo in un certo modo. L’Io, come si può osservare? Effettivamente tutto è già esaurito. Se seguite il cadavere della testa, il vivificatore dell’uomo-petto, il camminare, che cosa rimane ancora da osservare esternamente l’Io? Vi ho detto che l’Io appena ha un correlato fisico. Voi guardate l’Io solo quando vedete l’uomo nella sua crescita ascendente. Con un anno è molto piccolo, con due anni più grande e così via. Se lo vedete divenire sempre più grande, se riunite quello che è nei tempi successivi, allora vedete fisicamente l’Io. Non vedete mai l’Io nell’uomo quando gli siete solo davanti, bensì vedete l’Io soltanto per il fatto che vedete l’uomo crescere. Se gli uomini non si abbandonassero alle illusioni bensì vedessero la realtà, allora sarebbero chiari che nell’uomo che solo gli si avvicina, non percepiscono fisicamente così facilmente l’Io, che percepiscono l’Io effettivamente solo quando considerano l’uomo in diverse età della vita. Se però vedete un uomo più tardi dopo venti anni, allora percepite molto fortemente il suo Io nel cambiamento che è successo con lui, specialmente se l’avete visto venti anni prima da bambino.
Ora vi prego, ciò che ho detto, di non soltanto pensarlo teoricamente, ma vi prego, vivificate le vostre rappresentazioni e considerate se guardate così l’uomo: testa — cadavere, petto — vivificazione, camminare del corpo astrale, divenire più grande attraverso l’Io — come l’intero uomo si vivifica, che prima vi stava davanti come una bambola di cera.
Che cos’è propriamente quello che ordinariamente si vede con i propri occhi fisici e anche con il proprio intelletto dell’uomo? Una bambola di cera! e si vivifica quando vi aggiungete quello che ho appena esposto!
Per questo avete bisogno certamente della penetrazione della vostra contemplazione attraverso quello che la scienza dello spirito può versare nelle emozioni, nei sentimenti, nella relazione intera dell’uomo con il mondo. Un bambino che corre vi rivela il corpo astrale. E ciò che riposa nella gesta del correre — ogni bambino corre diversamente — questo proviene dalla configurazione dei diversi corpi astrali. E quello che riposa nel crescere, questo imprime qualcosa dall’Io.
Vedete, qui il karma agisce molto fortemente negli uomini. Prendiamo un esempio che non è più vicino al presente: Fichte, Johann Gottlieb Fichte. Vi ho caratterizzato Johann Gottlieb Fichte da vari aspetti. Ve l’ho caratterizzato una volta come grande filosofo, ve l’ho caratterizzato una volta come bolscevico, e così via, non è vero. Ma se vogliamo considerarlo ancora da un altro punto di vista. Ricordate che ho mostrato anche come Johann Gottlieb Fichte può essere contato pienamente fra i bolscevici; bene, vogliamo considerarlo da un altro punto di vista. Ammettiamo che stessimo così per strada e Fichte passasse, lo guardassimo: un uomo non molto grande, robusto. Che cosa rivela il modo in cui è cresciuto? Una crescita trattenuta. Appoggiano fortemente i piedi, specialmente fortemente i talloni, così, quando lo guardate, passa per strada. Tutto il Fichte-Io vi è dentro. Nessuna sfumatura di quello che l’uomo era può sfuggirvi, quando lo guardate così con la crescita mantenuta nel dorso da una certa fame nella gioventù, robusto, il corpo contenuto, fortemente i talloni appoggiati. Si sentiva come parlava, mentre lo si notava da dietro!
Vedete, nelle superficialità della vita può entrare un elemento spirituale. Non può certamente entrare nelle superficialità della vita se gli uomini non assumono in sé qualcos’altro rispetto a ciò che è oggi nello stato d’animo, in una mentalità. Per gli uomini odierni la contemplazione dei loro simili da questo punto di vista sarebbe proprio una bella indiscrezione. Non si vorrebbe molto desiderare che questo si diffondesse, perché gli uomini di oggi sono per lo più costituiti dal materialismo, così come si è sempre più diffuso, che soltanto per il fatto che è vietato non aprono lettere che non appartengono loro, altrimenti lo farebbero.
Ma con una tale mentalità umana non è opportuno che tutto cambi diversamente con gli uomini. Ciò nonostante, la terra con la metà del XV secolo ha compiuto quello che gli uomini non potevano appropriarsi altrimenti nell’esistenza terrena se non mediante il fatto che l’uomo spiritualmente incontra l’uomo fino nel fisico. E quanto più cresciamo verso il futuro, tanto più dobbiamo imparare a concepire spiritualmente tutto ciò che sensorialmente ci circonda. E deve cominciarsi con l’attività pedagogica dell’insegnante di fronte al bambino che cresce. Pedagogia fisionomica: volontà di risolvere attraverso l’educazione questo più grande enigma uomo in ogni singolo esemplare umano!
Ora potete sentire come è forte effettivamente nel nostro tempo ciò che ho esposto come verificazione dell’umanità. Effettivamente ciò che ho esposto spinge verso il fatto di individualizzare sempre più, di considerare ogni uomo come un essere per sé. Questo deve ben planare davanti a noi come grande ideale: Nessuno è uguale a un altro, ognuno, ognuno è un essere per sé. Se la terra raggiungesse il suo scopo senza che noi ci appropriassimo come uomini di riconoscere ogni uomo come un essere per sé, l’umanità non raggiungerebbe il suo scopo sulla terra. Ma quanto siamo lontani oggi dalla mentalità che aspira a questo scopo! Noi livelliamo gli uomini oggi. Guardiamo gli uomini così che non li esaminiamo affatto fortemente per le loro proprietà individuali. Hermann Bahr, di cui vi ho spesso parlato, una volta a Berlino ha tradito come va la formazione dei tempi, non a individualizzare affatto. Quando Hermann Bahr negli anni novanta visse un po’ a Berlino e partecipò alla vita sociale berlinese, naturalmente aveva ogni sera a destra una signora da tavola e a sinistra una signora da tavola accanto a sé, non è vero. Ma quando sedeva di nuovo la sera seguente fra due signore da tavola, allora poteva tutt’al più ricavare dal biglietto d’invito che erano altre signore: lui non se le guardava così da vicino, perché in fondo la signora di ieri e la signora di oggi erano esattamente la stessa cosa. Quello che vide di loro era esattamente lo stesso. E la cultura sociale, in particolare quella industriale, rende anche esternamente gli uomini uguali, non lascia emergere le individualità. E così nel presente si mira al livellamento, mentre l’obiettivo più intimo dell’uomo deve essere mirare all’individualizzazione. Noi copriamo nel presente il più l’individualità e l’abbiamo più necessaria, l’individualità da ricercare.
Iniziare a dirigere lo sguardo interiore dell’anima pienamente sull’individualità, questo deve entrare nell’insegnamento dell’uomo. Nella formazione degli insegnanti deve essere assimilata la mentalità: trovare individualità negli uomini. Possiamo farlo solo se vivifichiamo la nostra rappresentazione dell’uomo come l’ho presentato; che ci rendiamo veramente coscienti: non è un meccanismo che si muove avanti, è il corpo astrale che si muove avanti e tira con sé il corpo fisico. E confrontate con quello che può nascere nella vostra anima come immagine interiormente vivificata e in movimento dell’intero uomo, confrontate con quello che la scienza comune oggi dà: l’omuncolo, un vero omuncolo! La scienza non dice nulla dell’uomo, predica solo l’omuncolo. L’uomo vero, questo è quello che soprattutto deve entrare nella pedagogia. Ma è completamente fuori dalla pedagogia.
Così la questione dell’educazione è una questione di formazione degli insegnanti, e finché non è considerata come tale, non si è arrivati al punto che qualche cosa di proficuo possa accadere nell’educazione. Vedete, dal punto di vista più alto tutto appartiene insieme così che si collega veramente l’uno all’altro. Oggi si vorrebbero molto volentieri anche le attività umane, le attività interne come materie sviluppare l’una accanto all’altra. Lì impara l’uomo la conoscenza dell’uomo, poi religione — le cose hanno non molto a che fare l’una con l’altra. In verità confina, come avete visto, quello che si considera nell’uomo, con la questione dell’immortalità, con la questione sull’essenza eterna della natura umana. E dovremmo unire la questione sull’essenza eterna della natura umana con la contemplazione immediata dell’uomo. Questo mobile dell’esperienza spirituale deve specialmente entrare nella pedagogia. Allora si svilupperanno interamente diverse interiori capacità di come si sviluppano oggi attraverso gli istituti di formazione degli insegnanti. E questo è di particolare importanza.
Io vi ho voluto attraverso la considerazione di oggi avvicinare come la scienza dello spirito effettivamente deve penetrare tutto, e come senza la scienza dello spirito non si possono risolvere i grandi problemi sociali del presente.
QUINTA CONFERENZA
Dornach, 16 agosto 1919
Nelle considerazioni che ora coltiviamo deve entrare sempre più profondamente un’analisi della storia contemporanea nel senso di come le forze mondiali si inseriscono nel flusso evolutivo del presente e come plasmano i fondamenti della nostra vita umana. Avete visto dalle discussioni di ieri come diventi sempre più necessario trasformare i concetti rigidi, astratti, a cui l’uomo contemporaneo è abituato, in concetti fluidi, mobili, viventi, se come umanità vogliamo progredire nella vita. Una luce particolare gettano su tutti i fatti che in questo senso meritano considerazione le riflessioni su quella che tra le forze animiche umane chiamiamo l’intelletto. Sapete, l’uomo contemporaneo va particolarmente orgoglioso della sua intelligenza. Considera l’intelletto come qualcosa che nel corso del tempo si è conquistato come una distinzione particolare.
Quando l’uomo contemporaneo guarda indietro alle epoche passate, vede come gli uomini di epoche precedenti si siano formati molte cose in immagini, come abbiano cercato di penetrare attraverso miti, leggende e simili quello che l’uomo contemporaneo crede ora di conoscere rettamente attraverso la sua intelligenza, attraverso la sua scienza; allora l’uomo contemporaneo chiama infantile questa costituzione spirituale e animica precedente. Guarda indietro a stadi infantili dello sviluppo e si gloria assai di come sia progredito, particolarmente nello sviluppo dell’intelletto. L’odierna discussione voglia essere dedicata proprio alla particolarità dell’intelletto umano, voglia considerare questa forza animica di cui l’uomo contemporaneo è così particolarmente orgoglioso. Quando al presente si parla di intelligenza, si ha in vista una forza animica che ci si rappresenta in una certa maniera, e di cui si pensa soltanto che possa e debba essere come ci siamo abituati a rappresentarcela.
Orbene, anche gli uomini di epoche precedenti ebbero intelligenza, sebbene intelligenza di forma diversa, e se si vuole conoscere pienamente il significato della cosiddetta intelligenza per l’uomo contemporaneo, bisogna porre la domanda: come appariva l’intelletto degli uomini di epoche precedenti e come si è gradualmente trasformato questo intelletto dell’umanità dai tempi antichi ai nostri giorni?
Oggi non vogliamo risalire più indietro che fino a quel periodo che siamo soliti chiamare il terzo periodo postatlantico, il periodo egizio-caldaico, che è stato seguito dal periodo greco-latino, che a sua volta è stato seguito dal nostro periodo. Vogliamo considerare la particolarità speciale dell’intelletto presso gli antichi egiziani, caldaici, presso i greci e i romani e poi passare a considerare il tipo particolare di intelligenza che è proprio a noi uomini del quinto periodo postatlantico. Vedete da ciò che presuppongo — e che è davvero così — che non è giusto pensare che l’intelligenza sia una volta per tutte intelligenza, sia possibile soltanto in un modo; chi ha la nostra intelligenza è intelligente, chi non ha la nostra intelligenza è non-intelligente. Questo non è giusto. L’intelletto attraversa metamorfosi, l’intelletto si trasforma. Era diverso nel tempo egizio-caldaico da come è presso di noi. La diversa intelligenza del periodo egizio-caldaico ci si chiarisce meglio se ci diciamo che istintivamente il vecchio egiziano, così pure il vecchio caldaico, sentiva e afferrava la parentela, comprendeva la parentela della propria essenza umana con l’intero cosmo.
Su ciò su cui l’uomo odierno riflette attraverso la sua intelligenza, gli uomini egizio-caldaici riflettevano poco o per nulla. Poiché non avevano questo tipo di intelligenza. Quando pensavano, quando mettevano in moto il loro intelletto, in questo intelletto viveva la loro connessione con il cosmo.
Il vecchio egiziano, il vecchio caldaico sapeva in quale rapporto stava con questo o quel segno dello zodiaco, sapeva quale influenza la luna, il sole, gli altri pianeti esercitavano sulla sua costituzione animica e corporea. Sapeva come la successione delle stagioni agisce sull’essenza umana. Tutto questo afferrava attraverso la sua intelligenza. Un’immagine completamente intima riceveva della sua parentela col cosmo attraverso la sua intelligenza.
Questo intelletto si trasformò quando il periodo egizio-caldaico dell’umanità giunse al termine nell’8º secolo prima della fondazione del cristianesimo. Gradualmente l’intelletto divenne allora qualcosa di completamente diverso da come era nel tempo egizio-caldaico. Nell’intelletto non entrò più completamente, come era il caso prima dell’8º secolo precristiano, la comprensione della connessione con il cosmo. Si sapeva ancora di questa connessione col cosmo, ma si sapeva più come in una sorta di eco, come in una sorta di ricordo di ciò che prima si era saputo in questo senso; invece nell’intelletto greco entrò sempre più una riflessione dell’uomo su se stesso, come egli è in minore relazione al cosmo, come egli è più separato dal cosmo, quale abitante della terra. Il greco però aveva un sentimento chiarissimo di questo, una percezione chiarissima di questo, quando cioè applicava la sua intelligenza; comprendeva tutto quello del mondo terrestre attraverso questa intelligenza, tutto ciò che è soggetto alla morte.
Questo sentimento si è perduto di nuovo con lo sviluppo dell’intelligenza a partire dalla metà del 15º secolo, a partire dal quinto periodo postatlantico. Il greco sapeva che se voleva comprendere il soprasensibile, doveva rivolgersi alla visione, che ancora più o meno in forma atavistica, particolarmente nel periodo precristiano, era ancora presente. Attraverso la riflessione, attraverso l’intelligenza sapeva, imparava a conoscere soltanto quelle leggi, quelle regole che stanno a fondamento di tutto ciò che sulla terra è soggetto alla morte, che muore. Se voglio comprendere il vivente, devo vedere — così si dicevano i discepoli di Platone; quando rifletto soltanto, comprendo soltanto il morto.
Nelle scuole dei misteri greci fu esposto qualcosa di completamente determinato su questo rapporto. Fu esposto approssimativamente quanto segue nelle scuole dei misteri greci su questo fatto. Ai discepoli dei misteri era detto: tutto è spirituale, anche il materiale apparente ha processi spirituali, leggi spirituali a fondamento. Ciò che vi appare come terreno-materiale, è in fondo governato anche da leggi spirituali. Ma esistono leggi spirituali a cui appartenete nella misura in cui siete corporei. Nella misura in cui siete corporei e varcate la porta della morte, il vostro corpo sarà consegnato alle potenze materiali, alle forze materiali e alle sostanze della terra. Ma queste forze materiali e sostanze della terra sono soltanto apparentemente materiali. Anche esse sono spirituali, ma sono permeate da quello spirituale che vi appare come la morte. Se comprendete attraverso la vostra intelligenza qualunque legge, sono le leggi del morto. Sono le leggi di quello che contengono le tombe, che accolgono i cadaveri. — Questa divenne la convinzione di molti discepoli dei misteri greci, che l’intelletto umano possa comprendere soltanto quello che accolgono le tombe, che contengono i cadaveri. Volete sapere — così diceva il maestro dei misteri ai discepoli dei misteri — in quale spirituale vivete quando siete qui sulla terra, o quando la vostra anima è senza corpo tra la morte e una nuova nascita, allora dovete accogliere come vostra convinzione quello che è visto. Se non accogliete come vostra convinzione quello che è visto, se sviluppate attraverso la vostra intelligenza concetti e idee, allora comprendete soltanto quello che è spirito della materia che accoglie i vostri corpi.
Mentre l’uomo egizio-caldaico percepiva e sentiva attraverso la sua intelligenza la sua parentela con l’intero cosmo, l’uomo greco percepiva attraverso la sua intelligenza quello che regna nelle tombe sepolcrali. Anche noi percepiamo attraverso la nostra intelligenza soltanto quello che regna nelle tombe sepolcrali, soltanto che non siamo consapevoli di questo. Per questo motivo — quelli che lo devono imparare — entriamo nelle sale di dissezione, esaminiamo il cadavere e teniamo la regolarità del cadavere che comprendiamo attraverso la nostra intelligenza per la regolarità dell’uomo. Ma è soltanto la regolarità della tomba; e quello che l’intelletto comprende è la regolarità della tomba.
Ma di nuovo col passaggio attraverso la metà del 15º secolo si trasforma nuovamente l’intelletto, e siamo all’inizio di questa trasformazione, di questo mutamento dell’intelletto. Il nostro intelletto percorre una certa strada; oggi siamo ancora molto fortemente in uno sviluppo dell’intelletto come l’avevano i greci. Comprendiamo attraverso la nostra intelligenza quello che è soggetto alla morte. Ma anche questo tipo di intelligenza che comprende il morto si trasforma. E nei prossimi secoli e millenni questo intelletto diventerà qualcosa di diverso, qualcosa di ben diverso. Oggi ha già una certa disposizione, il nostro intelletto. Noi entreremo come umanità in uno sviluppo dell’intelletto così che l’intelletto avrà la tendenza a comprendere soltanto il falso, l’errore, l’inganno e a pensare soltanto il male.
Questo sapevano i discepoli dei misteri e sapevano in particolare gli iniziati da un certo tempo in poi, che l’intelletto umano si avvia secondo il suo sviluppo verso il male, che diventa sempre più impossibile comprendere il bene attraverso il solo intelletto. L’umanità oggi è in questa transizione. Possiamo dire: proprio ancora riesce agli uomini, quando si sforzano con l’intelletto e non portano in sé istinti particolarmente selvaggi, di guardare verso la luce del bene. Ma questo intelletto umano avrà sempre più la tendenza a pensare il male e a includere il male nell’uomo moralmente, il male nella conoscenza, l’errore.
Questo era uno dei motivi per cui gli iniziati si chiamavano gli uomini della preoccupazione, perché in effetti, se si guarda lo sviluppo dell’umanità in questa unilateralità, come l’ho appena esposto, genera preoccupazione; preoccupazione appunto per lo sviluppo dell’intelletto. Non è certo invano che l’intelletto possa infondere all’uomo presente tanto orgoglio e presunzione. Questo è, vorrei dire, l’assaggio del diventare-male dell’intelletto nel quinto periodo postatlantico, all’inizio di cui siamo. E se l’uomo non sviluppasse altro che il suo intelletto, allora diventerebbe sulla terra un essere malvagio. Non possiamo contare, se contiamo sul futuro dell’umanità e vogliamo pensare questo futuro come salutare, non possiamo contare sullo sviluppo unilaterale dell’intelletto. Questo intelletto era ancora nel tempo egizio-caldaico qualcosa di buono, questo intelletto è poi diventato quello che ha stabilito una parentela con le forze della morte. Questo intelletto stabilirà una parentela con le forze dell’errore, dell’inganno e del male.
Questo è qualcosa su cui l’umanità non dovrebbe davvero darsi illusioni. L’umanità dovrebbe affrontare senza pregiudizi il fatto che deve proteggersi contro lo sviluppo unilaterale dell’intelletto. E non invano proprio attraverso la scienza dello spirito di orientamento antroposofico verrà aggiunto qualcosa d’altro, verrà aggiunto l’accoglimento di quello che può essere guadagnato attraverso una visione rinnovata dal mondo spirituale, che non può essere compreso mediante l’intelletto, ma può essere compreso soltanto se ci si addentra in quello che la scienza dell’iniziazione trae dai mondi spirituali attraverso la visione.
Ma per questo è necessario qualcosa di oggettivo. E qui si entra in un profondo mistero proprio dello sviluppo esoterico cristiano. Se il Mistero del Golgota non fosse accaduto nel corso dello sviluppo terrestre, sarebbe inevitabile che gli uomini gradualmente attraverso il loro intelletto diventassero esseri cattivi e cadenti nell’errore. Sapete, con il Mistero del Golgota non è fluita soltanto una dottrina, una teoria, una visione del mondo, una religione nello sviluppo dell’umanità, ma con il Mistero del Golgota è accaduto qualcosa di fattico.
Nell’uomo Gesù di Nazareth abitò l’essere extraterrestre, il Cristo. Poiché il Cristo abitò in Gesù di Nazareth, Gesù di Nazareth morì, l’essere Cristo è passato nello sviluppo terrestre, lì è dentro. Dobbiamo soltanto essere consapevoli che questo è un fatto oggettivo, che questo è un fatto che non ha nulla a che fare con quello che riconosciamo soggettivamente, che sentiamo soggettivamente come tale. Dobbiamo riconoscerlo per amore del nostro riconoscimento. Dobbiamo accoglierlo nel nostro ethos per amore del nostro ethos. Ma il Cristo si è diffuso nello sviluppo dell’umanità, lì è dentro da allora — quello che si chiama la risurrezione — ed è soprattutto nelle nostre stesse forze animiche.
Comprenda pure una volta questo fatto nella sua intera profondità! Guardi il contrasto dell’uomo che ha vissuto prima del Mistero del Golgota e dell’uomo che vive dopo il Mistero del Golgota. Certamente, sono sempre gli stessi uomini, poiché le anime attraversano le ripetute vite terrene. Ma in quanto consideriamo l’uomo come un uomo terrestre, dobbiamo fare questa distinzione tra l’uomo che ha vissuto prima del Mistero del Golgota e l’uomo che vive dopo il Mistero del Golgota.
Vede, quando si arriva a un concetto generale di Dio, questo concetto generale di Dio non è il concetto di Cristo. Il concetto generale di Dio si può ottenere se si segue la natura nelle sue manifestazioni, se si segue l’essenza fisica umana nella misura in cui è da considerare esternamente. L’essenza del Cristo è tale che ci si avvicina ad essa soltanto quando nel corso della vita terrestre si scopre qualcosa in se stesso. Il concetto generale di Dio si può trovare dicendosi semplicemente di essere venuto all’esistenza dalle forze del mondo. Il concetto di Cristo si deve trovare in se stesso quando si arriva più lontano di dove la natura ti permette di arrivare. Se non si trova il concetto di Dio vivendo nel mondo, allora questo non-trovare il concetto di Dio è una sorta di malattia. Un uomo sano non è mai veramente ateo. Ci deve essere una malattia corporea o animica di qualche genere. Questa malattia spesso si manifesta attraverso nient’altro se non che si sia atei.
Non riconoscere il Cristo non è una malattia, ma una sventura, è una negligenza della vita. Poiché ci si concentra sul nascere dalla natura e dalle sue forze, si può, se si segue questo nascere con anima sana, arrivare al concetto di Dio. Poiché nel corso della vita si sperimenta qualcosa come una rinascita, si può arrivare al concetto di Cristo. La nascita conduce a Dio, la rinascita a Cristo. A questa rinascita, attraverso cui l’essenza di Cristo può essere trovata nell’uomo, l’uomo prima del Mistero del Golgota non poteva arrivare. E questa è la distinzione a cui le chiedo di prestare attenzione: che l’uomo prima del Mistero del Golgota, poiché il Cristo non era ancora diffuso con la sua essenza nell’umanità, non poteva arrivare a questa rinascita, non poteva riconoscere che il Cristo vive in lui. Dopo il Mistero del Golgota l’uomo può farlo. Può trovare in se stesso la scintilla di Cristo se si sforza attraverso la sua vita.
In questa rinascita, in questo trovare della scintilla di Cristo in se stesso, in questo potersi dire onestamente e sinceramente: «Non io, bensì il Cristo in me», risiede la possibilità di non lasciar cadere l’intelletto nell’inganno e nel male. E questo è nel senso esoterico-cristiano il concetto più elevato della redenzione. Dobbiamo sviluppare la nostra intelligenza, poiché non possiamo certo diventare non-intelligenti; ma mentre ci sforziamo di sviluppare la nostra intelligenza, stiamo di fronte alla tentazione di cadere nell’errore e nel male. Possiamo sfuggire alla tentazione di cadere nell’errore e nel male soltanto se ci appropriamo del sentimento di ciò che il Mistero del Golgota ha portato nello sviluppo dell’umanità.
È così che l’uomo nella consapevolezza di Cristo, nell’essere unito al Cristo, trova la possibilità di sfuggire al male, all’errore. L’uomo egizio-caldaico non aveva bisogno della rinascita in Cristo, perché sentiva ancora la parentela col cosmo attraverso la sua intelligenza naturale. Il greco aveva in fondo di fronte a sé la serietà della morte quando si abbandonava alla sua intelligenza. Ora l’umanità vive all’inizio di un’epoca in cui l’intelletto diventerebbe malvagio se l’essenza animica umana non si penetrasse della forza di Cristo. Pensi un po’, questa è una cosa molto seria. Questo testimonia come ci si deve rapportare a certe cose che si annunziano nel nostro tempo, come ci si deve ricordare che nel nostro tempo gli uomini ricevono la disposizione verso il male, proprio perché si avviano verso uno sviluppo più elevato della loro intelligenza. Naturalmente sarebbe una speculazione completamente errata credere che si debba sopprimere l’intelletto. L’intelletto non deve essere soppresso, ma appartiene alla saggezza nel futuro un certo coraggio di abbandonarsi all’intelletto, perché l’intelletto porta la tentazione verso il male e l’errore e perché dobbiamo nella penetrazione dell’intelletto con il Principio Cristo trovare la possibilità di trasformare questo intelletto. Completamente arimanico diventerebbe l’intelletto degli uomini se il Principio Cristo non penetrasse le anime degli uomini.
Sapete, c’è molto, nello sviluppo dell’umanità è visibile, particolarmente nel presente, di quello che per chi ha visione già mostra che le cose si annunziano come l’ho appena caratterizzate. Si pensi soltanto a ciò che il terzo dei fattori di sviluppo che minacciano l’umanità attraverso il materialismo porta già sui popoli oggi. Vedi, se consideri con quante crudeltà è intriso lo sviluppo culturale odierno, che difficilmente si possono paragonare alle crudeltà delle epoche barbariche, allora difficilmente potrai dubitare che l’aurora per il declino dell’intelletto si annunzia chiaramente. Non si dovrebbe considerare in maniera superficiale i cosiddetti fenomeni culturali della nostra epoca, non si dovrebbe veramente dubitare che gli uomini del presente debbano raccogliersi per una reale comprensione dell’Impulso Cristo, se vogliono andare incontro a uno sviluppo salutare. È doppiamente oggi già fortemente notevole: uomini che sono molto intelligenti e che hanno una chiara tendenza verso il male; ed è d’altro canto notevole come molti uomini inconsciamente opprimono questa tendenza verso il male, non la combattono, facendo dormire il loro intelletto. Sonnolenza dell’anima o al contrario con anime vigili una forte tendenza verso il male e l’errore, questo è certamente notevole nel presente.
Ora ricordi come poco prima della mia ultima partenza, una sera qui esposi come diversamente oggi i bambini nati da cinque a sei fino a sette, otto anni fa nascono oggi, con quello che si potrebbe dire, una sfumatura malinconica sul volto, che è chiaramente notevole per chi può notare tali cose. E ho detto: questo proviene dal fatto che le anime oggi non volentieri scendono nel mondo pieno di materialismo. Si potrebbe dire: le anime hanno prima della loro nascita una certa paura e ansia di entrare in un mondo in cui l’intelletto ha la tendenza, l’inclinazione verso il male ed è compreso in uno sviluppo declinante.
Questo è anche qualcosa di cui deve svilupparsi consapevolezza in quegli uomini che diverranno educatori e insegnanti per il futuro dell’umanità. I bambini oggi sono diversi da come erano decenni fa. Questo risulta già da una considerazione superficiale in modo molto chiaro. Bisogna educarli e insegnare loro diversamente da come li si educava decenni fa. Bisogna insegnare con la consapevolezza che in effetti in ogni bambino bisogna compiere un salvataggio, che bisogna portare ogni bambino nel corso della vita a trovare l’Impulso Cristo in sé, a trovare una rinascita in sé.
Tali cose, le si vive dove, ad esempio, come maestri, come educatori, si devono compiere, non le si esaurisce se le si conosce semplicemente soltanto teoricamente; le si esaurisce soltanto, le si introduce soltanto nell’educazione, nell’insegnamento, quando si è fortemente afferrati nell’anima da queste cose. Dal corpo insegnante in particolare deve essere richiesto che sia fortemente afferrato nella sua anima da questa preoccupazione per l’umanità, quale tentazione l’intelletto reca con sé! L’orgoglio che l’umanità contemporanea ha sviluppato verso l’intelletto, questo orgoglio potrebbe vendicarsi assai gravemente sull’umanità, se non fosse paralizzato da quello che ho appena esposto, se non fosse paralizzato da una consapevolezza forte, energica: il meglio in me come uomo di queste incarnazioni seguenti e di quelle che seguono è quello che trovo in me come l’Impulso Cristo.
Ora bisogna essere chiari che questo Impulso Cristo non deve essere il dogmatismo di nessuna comunità religiosa. Le comunità religiose dalla metà del 15º secolo nel loro sviluppo hanno contribuito più ad allontanare dall’umanità l’Impulso Cristo che a condurla a esso vicino. Le comunità religiose inscenano molte cose agli uomini; ma facendo questo, non li conducono vicino all’Impulso Cristo. È necessario che l’uomo senta che tutto quello che può aprirsi e rivelarsi nel suo interno verso il Mistero del Golgota è connesso con quello che per la terra è diventato per il Mistero del Golgota. Se si sente il senso della terra nel Mistero del Golgota, ci si può raccogliere a dirsi: lo sviluppo della terra sarebbe insensato se gli uomini attraverso la loro intelligenza cadessero nel male, nell’errore. Se si sente così il senso del Mistero del Golgota, allora si sente come insensato lo sviluppo terrestre senza il Mistero del Golgota.
Ci si deve penetrare fortemente, molto fortemente di questo, se oggi e nel futuro si vuole fare qualcosa per educare gli uomini, per insegnare loro. Questi grandi punti di vista devono essere assunti. Ma sapete anche quanto gli uomini del presente siano lontani dall’assumere questi grandi punti di vista; perciò nulla è più necessario che ancora e ancora non soltanto di indicare l’importanza dell’insegnamento della scienza dello spirito, ma di indicare la serietà che dovrebbe impadronirsi della nostra anima per il fatto che attraverso la scienza dello spirito veniamo a conoscere i fatti corrispondenti nello sviluppo dell’umanità. Poiché non solo la nostra conoscenza, tutta la nostra vita deve ricevere un impulso da quello che è la scienza dello spirito; senza sentire questa serietà, non si è un vero scienziato dello spirito.
Le chiedo di prestare profonda attenzione a questa particolare rivelazione basata su fondamenti di scienza dello spirito: che l’intelletto umano, lasciato a se stesso, cammina verso il sentiero dell’Arimanico, che può diventare forte per il bene soltanto attraverso l’accoglimento del vero Impulso Cristo. Credo che chi assorbe pienamente questa verità nella sua serietà, porterà anche questa serietà nel rapporto che forma in sé con le diverse visioni del mondo e i flussi di visioni del mondo del presente. Poiché lì c’è molto, molto da fare.
Non è vero: gente che ora viene da varie regioni dell’Est europeo, racconta con particolare orrore una circostanza che non testimonia affatto il progresso sul cammino verso una civiltà particolare. Quello che ho in mente è l’esistenza, l’insorgere dei cosiddetti «fucili-donne». È una classe particolare di persone che si stanno sviluppando nell’Est europeo, donne della popolazione europea dell’Est, che vengono impiegate nei movimenti rivoluzionari attuali, dove chiunque non appartenga al partito al governo, dopo un po’ viene gettato in prigione o in carcere o viene ucciso — dove sempre si è in pericolo di vita. Destinate in certe regioni dell’Est sono soprattutto giovani donne, che vengono equipaggiate con i fucili rimasti dalla guerra e che hanno il compito di sparare a coloro che sono proprio i nemici del governo salito al potere. Queste fucili-donne sono vestite con indumenti rubati, in ornamenti e fandonie, e hanno il loro piacere nel portare il fucile e sparare alla gente e lo trovano compatibile con l’umanità contemporanea, di gloriarsi di questo, come acquisiscono, acquisiscono gradualmente un fine sentimento per come il sangue dei giovani sprizza, come appare il sangue degli uomini più anziani. Non è vero, siamo giunti a formazioni assai particolari della nostra civiltà contemporanea! E l’istituto dei fucili-donne è certamente una conquista del presente.
Bisogna indicare tali fenomeni. Sono lì per così dire per afferrare il rovescio della medaglia, l’altro lato della serietà del nostro tempo agli occhi. Certo, non si ha bisogno di conoscere questi orribili risultati della nostra cultura cosiddetta progredita per sentire veramente questa serietà a cui bisogna dedicarsi nel presente. Dalla conoscenza dello sviluppo dell’umanità stessa deve farsi sentire a noi questa serietà. Si vorrebbe desiderare che il sonno che gradualmente ha colto l’umanità del presente si trasformi in un risveglio. Questo degnissimo risveglio può soltanto essere l’essere presi dalla serietà del compito che incombe sugli uomini del presente, e l’indicazione dei pericoli dell’intelletto lasciato unilateralmente a se stesso, che si dirige verso l’Arimanico. Questo sia l’impulso che ci penetri di questa serietà. SESTO DISCORSO
SESTA CONFERENZA
Dornach, 17 agosto 1919
Quando ieri vi ho esposto quale sia il cammino dell’intelletto umano, dell’intelligenza umana verso il futuro, questa esposizione si basa su fatti ben determinati, che possono essere portati alla luce dalla cognizione scientifico-spirituale, e alcuni di cui desideriamo presentare oggi. Dovete essere coscienti, vorrei dire, in modo pratico: quando un uomo sta dinanzi a voi, quell’uomo è precisamente l’essere di cui parliamo nella scienza dello spirito antroposofica. Cioè, abbiamo innanzitutto — voi conoscete già queste cose dalla mia «Teosofia» — dovete sempre esserne coscienti: abbiamo dinanzi un essere quadripartito. Abbiamo dinanzi l’Io, il cosiddetto corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico. Il fatto che abbiamo sempre questi quattro elementi dell’essenza umana quando, per così dire, l’uomo sta dinanzi a noi, produce l’effetto che per la visione umana ordinaria odierna, in realtà, non si sa che cosa si abbia davanti. In realtà non si sa davvero. Si pensa: quello che si vede stare dinanzi, riempiendo lo spazio, è il corpo fisico. Ma ciò che di esso è fisico, non lo si vedrebbe così come lo si vede con occhi ordinari, se stesse dinanzi a noi solo come corpo fisico. Vediamo con occhi ordinari quello che come corpo fisico sta dinanzi a noi, così come è, solamente perché è permeato da corpo eterico, corpo astrale e Io. Quello che è corpo fisico, è, per quanto strano suoni, anche finché viviamo fra la nascita e la morte, cadavere. E in verità, quando abbiamo un cadavere umano dinanzi a noi, abbiamo davanti il corpo fisico dell’uomo. Quando vedete il cadavere, allora avete l’uomo fisico, senza che sia permeato da corpo eterico, corpo astrale e Io. Ne è abbandonato e mostra, per così dire, la sua vera essenza.
Non vi rappresentate quindi correttamente se credete di portarvi in giro attraverso lo spazio ciò che intendete come corpo fisico dell’uomo; vi rappresentereste molto più correttamente se vi pensaste come cadaveri e vi capiste in tal modo che il vostro Io, il vostro corpo astrale, il vostro corpo eterico portano questo cadavere attraverso lo spazio.
Questa coscienza della vera natura dell’essenza umana diventa sempre più importante per il nostro tempo. Poiché, vedete, come è oggi nel presente ciclo di sviluppo dell’umanità e già da molto tempo, così non è sempre stato. Naturalmente, le cose che ora racconto non si possono constatare mediante la scienza fisica esterna, ma la cognizione scientifico-spirituale fornisce appunto questo fatto. Se si risale dietro all’ottavo secolo precristiano, con cui, come sapete, inizia il quarto periodo postatlantidico, allora si verrebbe, come nuovamente sapete, nel periodo egizio-caldaico della Terra.
Sì, allora i corpi umani erano costituiti diversamente da come lo sono oggi. Quello che erano i corpi umani, che vi si mostrano oggi nei musei come mummie, erano nella loro struttura più sottile davvero non così costituiti come il corpo umano odierno. Erano molto più intessuti di vegetalità, non erano completi cadaveri come il cadavere del corpo umano odierno. Erano, per così dire, come corpo fisico più simili alla natura vegetale, mentre il corpo fisico odierno dell’uomo — e già dal tempo greco-latino — è più simile al mondo minerale. Se oggi, per qualche miracolo cosmico, ricevessimo gli stessi corpi che aveva la popolazione egizio-caldaica, saremmo tutti malati. Significherebbe una malattia per noi. Porteremmo con noi tessuti proliferanti nel corpo. E molte malattie consistono semplicemente nel fatto che il corpo umano atavisticamente regredisce parzialmente in stati che erano normali durante il tempo egizio-caldaico. Esistono oggi formazioni tumorali del corpo umano che semplicemente derivano dal fatto che un pezzo di corpo in uno o in un altro uomo prende la tendenza a diventare così come era tutto il corpo nella popolazione egizio-caldaica.
Ora quello che ho appena detto è essenzialmente legato allo sviluppo dell’umanità. Noi come uomini presenti portiamo quindi un cadavere in giro. L’Egiziano non ancora; l’Egiziano portava in giro qualcosa di vegetale. Di conseguenza risultò che la sua conoscenza era diversa dalla nostra conoscenza, la sua intelligenza operava diversamente da come opera la nostra intelligenza. Considerate ora attentamente: che cosa riconosce davvero l’uomo con quello che oggi chiama sua scienza, e di cui è così straordinariamente orgoglioso? Solo il morto! Si sottolinea sempre nella scienza: la vita non è compresa dall’intelligenza ordinaria. Certo, alcuni ricercatori credono che, se continuano a sperimentare sempre più chimicamente, allora una volta arriverà lo stato in cui, attraverso combinazioni complicate di atomi, molecole e loro forze di reciprocità, si conoscerà il gioco reciproco della vita. Questo stato non arriverà mai. Si comprenderà chimicamente e fisicamente solo il morto minerale, cioè si comprenderà tanto della cosa vivente, quanto della cosa vivente oggi è cadavere.
Ma ciò che nell’uomo è intelligente e conosce, è malgrado tutto questo corpo fisico, cioè il cadavere. Che cosa fa dunque questo cadavere che portiamo in giro? Raggiunge il massimo nella conoscenza matematica, geometrica. Lì tutto è trasparente; allora diventa sempre più opaco, quanto più ci si allontana dal matematico-geometrico. Questo dipende dal fatto che il cadavere umano è il vero conoscitore per noi oggi, e che il morto può conoscere solo il morto. Quello che è corpo eterico, quello che è corpo astrale, quello che è Io, questo oggi nell’uomo non conosce, rimane, per così dire, nell’oscurità. Se il corpo eterico potesse conoscere così come il corpo fisico conosce il morto, allora il corpo eterico conoscerebbe il vivente del mondo vegetale innanzitutto. Ma era proprio caratteristico che nel corpo vivente vegetale l’Egiziano, gli Egiziani conobbero il mondo vegetale in un modo del tutto diverso dall’uomo odierno. E molta conoscenza istintiva dal mondo vegetale, ancora oggi è rintracciabile alla consapevolezza conoscitiva istintiva egizia, che fu incorporata nella cultura egiziana. Persino quello che oggi nella botanica è noto per la medicina si basa ancora in gran parte su tradizioni dell’antica saggezza egizia. Per questo accade così spesso che il giudizio profano lo trovi dilettantesco, che ci si voglia tanto volentieri richiamare a qualcosa di egiziano, quando si vuol comunicare agli uomini una conoscenza che oggi non è molto pregevole. Sapete come alcune cosiddette logge che non riposano su un fondamento veramente corretto si denominano «logge egiziane». Ma questo dipende solo dal fatto che in questi circoli vivono ancora tradizioni della saggezza che era da ottenere attraverso il corpo egiziano. Vedete, si può dire: con l’ingresso graduale degli uomini nel tempo greco-latino, il vivente corpo umano vegetale è morto, poiché già nell’Ellenismo il vivente corpo vegetale era morto, o almeno moriva gradualmente. Noi portiamo già un corpo molto fortemente morto dentro di noi, e in particolare questo stato di morte è appropriato per la testa umana — come vi ho già esposto da un altro punto di vista, che la testa umana in generale per la scienza degli Iniziati è percepita come cadavere, come morto, come continuamente morente.
Di questo l’umanità avrà sempre più coscienza: che essa in realtà conosce solo con il cadavere e perciò conosce il morto.
Ugualmente intensamente sorgerà, quanto più avanza il futuro, la nostalgia di conoscere di nuovo il vivente. Ma non si potrà conoscere questo vivente attraverso l’intelligenza ordinaria, che è legata al cadavere. Saranno necessarie molte cose, affinché l’uomo, che ha perso la possibilità di penetrare il mondo in modo vivente, di nuovo penetri il mondo in tal modo. Si deve oggi già sapere quello che l’uomo ha perso. Quando l’uomo passò dal tempo atlantico al tempo postatlantidico, allora non si potevano fare molte cose che oggi si possono fare. Vedete, voi potete, ognuno di voi, se vi dite — sin da una certa età nella vostra infanzia — Io a voi stessi. Questo Io ve lo dite piuttosto irrispettosamente. Questo Io non fu sempre detto così irrispettosamente nello sviluppo dell’umanità. Ci furono tempi più antichi dello sviluppo dell’umanità — anche se erano già in parte offuscati nella stessa epoca egizia — ci furono tempi antichi, quando per quello che l’Io esprimeva, si usava un nome che, pronunciato, stordiva l’uomo. Per questo lo si evitava di pronunciare. Se la prima popolazione subito dopo la catastrofe atlantica avesse sperimentato che il nome presso di loro valido e noto solo agli Iniziati per l’Io fosse stato pronunciato, l’intera assemblea sarebbe stata stordita, avrebbe perso i sensi, così forte avrebbe agito il nome per l’Io. Un’eco di questo fatto si trova ancora nel tempo antico ebraico, dove si parla del nome inesprimibile di Dio nell’anima, che poteva essere pronunciato solo da Iniziati, o davanti alla comunità veniva euritizzato. Il nome inesprimibile di Dio ha la sua origine in quello che vi ho appena raccontato.
Gradualmente tutto questo è andato perso. Per questo le profonde azioni che provenivano da tali cose si sono paralizzate. Nel primo tempo postatlantidico: profonda azione dell’Io; nel secondo tempo postatlantidico: profonda azione del corpo astrale; nel terzo tempo postatlantidico: profonda azione del corpo eterico, ma ora già un’azione sopportabile, un’azione che — come vi ho esposto ieri — mette l’uomo in relazione, in parentela con il Cosmo.
Ora possiamo pronunciare l’Io, possiamo pronunciare tutto quello che è possibile, ma le cose non agiscono più su di noi, perché quello che noi afferriamo dal mondo, lo afferriamo con il nostro cadavere. Cioè, noi afferriamo dal mondo il morto, il minerale. Ma dobbiamo di nuovo innalzarci, tornare in quelle regioni in cui noi afferriamo il vivente. E mentre il periodo greco-latino dall’8° secolo precristiano fino a metà del 15° secolo postcristiano era prevalentemente pensato per creare sempre più conoscenza morta per il cadavere, ora da noi l’intelligenza percorre il cammino di cui ho parlato ieri. Perciò dobbiamo però opporci alla mera intelligenza. Dobbiamo aggiungere all’intelligenza qualcos’altro.
Qui è caratteristico che dobbiamo fare veramente il cammino inverso, che ora nel quinto periodo postatlantidico in certa misura riconosceremo il vegetale, nel sesto l’animale, nel settimo solo allora il veramente Umano.
Dunque sarà un compito dell’umanità, proprio andare oltre la mera conoscenza del minerale e riconoscere il vegetale.
Ora, dopo aver compreso questo da una connessione più profonda, considerate quale sia l’uomo caratteristico per questa ricerca della conoscenza vegetale. Questo è Goethe.
Perché, mentre, contrariamente a tutta la scienza esterna del morto, si accinse al vivente, alla metamorfosi, al divenire delle piante, era l’uomo del quinto periodo postatlantidico nei suoi inizi elementari. Se quindi leggete il piccolo saggio di Goethe dell’anno 1790: «Tentativo di spiegare la metamorfosi delle piante», allora troverete proprio in questo saggio come Goethe gradualmente si sforza di afferrare la pianta divenire, non come morto, concluso, ma come divenire da foglia a foglia. Qui vedete l’alba di quella conoscenza che proprio in questo quinto periodo postatlantidico dovrebbe essere ricercata.
È quindi nel goetheanesimo il tono fondamentale indicato per quello che dovrebbe essere ricercato attraverso questo quinto periodo postatlantidico. La scienza, in certo senso, nel senso goethiano dovrà risvegliarsi, per passare dal morto al vivente. È questo che significa quando ripeto sempre e di nuovo: dobbiamo appropriarci, uscire dai concetti morti astratti, penetrare nei concetti viventi concreti. E ciò che ho detto l’altro ieri e ieri, è fondamentalmente il cammino verso questi concetti viventi concreti.
Ora il penetrare in questi concetti, in queste rappresentazioni non sarà possibile se non ci decidiamo a sviluppare come unità quello che chiamiamo la nostra visione del mondo e la nostra concezione della vita. Siamo oggi, per la particolare configurazione della nostra cultura, costretti, per così dire, a lasciar correre accanto in modo disorganico i diversi insegnamenti della nostra visione del mondo. Pensate solamente a come lasciano correre accanto in modo disorganico spesso le visioni del mondo religiose di un uomo e la visione del mondo naturalistica. Molti uomini hanno l’una e l’altra; ma non si costruisce un ponte. Sì, si ha un certo timore davanti a questo, una certa paura davanti a questo, a costruire un ponte. E di questo dobbiamo essere chiari: così non può restare.
Ora vi ho fatto notare durante il mio soggiorno qui uno, su come egoisticamente in realtà l’uomo odierno plasma la sua visione del mondo. Vi ho condotto al fatto che agli uomini oggi principalmente interessa la vita dell’anima dopo la morte. Da puro egoismo questo interesse alla vita dell’anima dopo la morte. Vi ho detto che dobbiamo passare all’interesse della vita dell’anima dalla nascita in poi, in quanto questa è una continuazione della vita prima della nascita o prima del concepimento. Se osservassimo con la stessa nostalgia, con la stessa inclinazione e la stessa tendenza lo sviluppo del bambino, mentre cresce nel mondo come continuazione dell’esistenza spirituale-animica prenatale, allora la nostra conoscenza del mondo avrebbe un carattere molto più altruista di quanto oggi ha. Ma questo carattere egoistico della nostra visione del mondo è legato a molte altre cose. E qui arrivo a un punto su cui gli uomini del presente devono diventare sempre più chiari circa il vero fatto che sta alla base. Nel periodo fino al nostro tempo si è sviluppato principalmente nell’uomo il carattere egoistico; l’Ego ha permesso la visione del mondo, l’Ego ha anche permesso la volontà. Su questo non dovremmo ingannare noi stessi. E soprattutto le confessioni religiose sono diventate egoistiche. Che le confessioni religiose siano diventate egoistiche, potete già riconoscerlo nelle esteriora. Pensate solamente a come i predicatori odierni sono istruiti a calcolare con l’egoismo degli uomini. Quanto più finalmente possono calcolare con l’egoismo degli uomini, fare loro promesse per la vita dell’anima dopo la morte, tanto più raggiungono il loro scopo. Poco interesse per altre cose è fondamentalmente presente nell’umanità odierna. E gli uomini si interessano poco per quello splendore e vivente spirituale che si annuncia così meravigliosamente dopo la nascita, rispettivamente dopo il concepimento, con l’anima che prima era nel mondo spirituale.
Una conseguenza di questo è il modo in cui l’uomo oggi complessivamente pensa al Divino nelle diverse confessioni religiose. Che immaginiamo un Dio come il Supremo, questo non vuol dire ancora nulla di particolare. In questa relazione si tratta che togliamo assolutamente tutte le illusioni. La maggior parte degli uomini che oggi dicono «Dio», che cosa intendono davvero? L’ho già una volta accennato qui. Quale tipo di essenza è quello che intendono quando parlano di Dio? Un Angelos è, un Angelo, il loro proprio Angelo, quello chiamano Dio! Non è nulla di diverso! Gli uomini presentono ancora che uno spirito protettore segue la loro propria vita, a quello guardano, quello chiamano il loro Dio. Anche se non lo chiamano Angelo, anche se lo chiamano Dio, intendono solo l’Angelo. E questo è fondamentalmente l’egoismo della confessione religiosa, che non si va oltre l’Angelo con l’idea di Dio. La ragione di ciò è il restringimento degli interessi, che è causato dall’egoismo. Questo restringimento degli interessi, lo vediamo oggi manifestarsi ben chiaramente nella nostra vita pubblica.
A che cosa chiedono gli uomini oggi molto? Chiedono molto ai destini generali dell’umanità? Oh, è in certo senso ben triste oggi parlare a un’umanità sui destini comuni degli uomini. Neanche si ha un concetto di come sia già cambiato in questo senso in tempi relativamente brevi. Vedete, potete oggi dire agli uomini: la guerra armata che negli ultimi quattro-cinque anni ha coperto la Terra, sarà seguita dalla lotta spirituale più potente che passa sulla Terra, in questa forma non è mai passata prima, che deriva dal fatto che l’Occidente chiama Maia o ideologia quello che l’Oriente chiama realtà, e che l’Oriente chiama realtà quello che l’Occidente chiama ideologia. Potete oggi rendere attenta l’umanità a questo grave, e non ha neanche una coscienza che, se lo stesso fosse stato detto solo cento anni fa, lo stesso cento anni fa avrebbe afferrato le anime in tal modo che non se ne sarebbero più liberate!
Questo cambiamento dell’umanità, questo diventare indifferente dell’umanità di fronte ai grandi destini dell’esistenza, è il fenomeno più singolare. Tutto respinge dall’umanità oggi. I fatti più vasti, più incisivi, più intensi si assorbono come una sensazione. Non agiscono abbastanza commoventemente. E questo dipende solo dal fatto che l’egoismo intelligente, che diventa sempre più e più forte, restringe gli interessi degli uomini. Perciò gli uomini oggi possono benissimo avere democrazie, parlamentare — se già si riuniscono nei parlamenti, i destini dell’umanità non spirano attraverso questi parlamenti, perché le persone che per lo più sono elette nei parlamenti non sono attraversate dal destino dell’umanità. Soffiano gli interessi egocentrici. Ognuno ha il suo proprio interesse egocentrico. Somiglianze schematiche esteriori negli interessi, come spesso sono causate dalla professione, lasciano che gli uomini si raggruppino. E quando i gruppi sono sufficientemente grandi, li lasciano diventare maggioranze. E allora non i destini degli uomini passano attraverso i parlamenti o attraverso le rappresentanze umane, ma solo l’egoismo, moltiplicato per così e così tante persone. Perché solo negli uomini vive quello che riguarda l’egoismo, perciò anche la confessione religiosa è passata nella sfera dell’egoismo. La confessione religiosa avrà il necessario rinfresco quando gli interessi degli uomini si amplieranno, quando diventeranno così che l’uomo di nuovo sul suo destino personale può guardare al destino dell’umanità, quando l’uomo di nuovo è afferrato, molto fortemente afferrato, quando gli si dice: nell’Ovest sboccia una cultura diversa che nell’Est, e nel mezzo di nuovo una cultura diversa che ai due poli nell’Ovest e nell’Est; quando gli si dice: nell’Ovest si cercano i grandi scopi dell’umanità — se sono già ricercati — perché ci si rivolge a persone medianiche e si portano queste persone in una sorta di trance, le si porta così in certo senso consapevolmente sott’acqua in connessione con i mondi spirituali, e poi se ne lasciano dire i grandi scopi storici per vie medianiche. Questo si potrebbe dire così spesso in Europa agli uomini — non crederanno che ci siano veramente società nei paesi americani-inglesi in cui si tenta di portare persone medianiche disposte in una sorta di trance, per poi attraverso domande abilmente rivolte loro, scoprire quali siano i grandi scopi fatali dell’umanità.
Non si crede che il popolo orientale pure su questi grandi scopi fatali dell’umanità — non per vie medianiche, ma per vie mistiche — riceve notizia. È oggi quasi tangibile, perché ovunque sono disponibili i bei discorsi di Rabindranath Tagore, in che si può leggere come un popolo orientale pensa ai grandi scopi dell’umanità. Questi discorsi vengono bensì letti come il feuilleton di un qualsiasi giornalista da strapazzo, poiché oggi si distingue poco il giornalista da strapazzo dagli uomini con grande spiritualità, come Rabindranath Tagore.
Non ci si rende conto che vivono accanto l’uno all’altro, vorrei dire, diverse sostanze razziali. Quello che vale per l’Europa centrale, è stato da me per molti anni detto nei discorsi pubblici. Come questo fu preso, come avrebbe dovuto essere preso.
Ma voglio solo indicare con questo che si può diventare consapevoli di qualcosa che si eleva al di là del destino egoista degli uomini, che è connesso al destino di gruppi di uomini, così che in modo concreto si differenzia sulla Terra. Se si eleva lo sguardo dell’anima a una tale comprensione e concezione dei destini umani nello spazio terrestre, se ci si interessa intensamente per questo al di là del destino personale, allora si accorda l’anima per comprendere qualcosa di più alto, più reale che il solo Angelo: cioè l’Arcangelo. Pensieri su quello che significa l’essenza degli Arcangeli, non si presentano se si rimane solo nelle regioni che riguardano l’uomo egoistico. Se si predica solo nelle regioni dell’uomo egoistico, allora i predicatori per quanto molto parlino del Divino, parlano solo dell’Angelo. Perché lo si chiama diversamente, è solo una menzogna, non fa la cosa essere quello che è. Solo quando si comincia a interessarsi del destino dell’uomo nello spazio, allora comincia l’anima a venire nella posizione di innalzarsi verso l’essenza degli Arcangeli.
Passate ora a qualcos’altro ancora. Percepite in noi quello che ho alluso in questi discorsi dei successivi impulsi dello sviluppo dell’umanità! Percepiamo che una gran parte dei nostri uomini che ci guidano viene educata negli anni in cui l’anima umana è accessibile a una certa flessibilità, nei ginnasi; nei ginnasi che non sono nati dalla nostra cultura presente, ma che, così come sono, sono ancora nati dalla cultura passata dei tempi greco-romano, greco-latino.
Vedete, se questi Greci e Latini avessero fatto lo stesso che noi, allora avrebbero fondato ginnasi egizio-caldaici. Non l’hanno fatto. Hanno preso il loro materiale didattico dalla vita immediata. Noi lo prendiamo dal periodo precedente, educando la gente di conseguenza. Questo ha una grande importanza per gli uomini; ma non abbiamo riconosciuto questa importanza.
Se avessimo riconosciuto questa importanza, allora all’interno del movimento femminile ci sarebbe stato un tono, che non c’è stato, allora all’interno del movimento femminile ci sarebbe stato il tono che sarebbe suonato così: il mondo maschile, proprio quando deve essere educato alla particolare manipolazione dell’intelligenza, viene mandato alle scuole antiquate. Perciò il loro cervello si indurisce. A noi donne è toccato il buon destino che non ci si è lasciato entrare nei ginnasi. Vogliamo mettere la nostra intelligenza su una nota originale, vogliamo mostrare quello che si può sviluppare per il presente se non si è ottusi nella giovinezza dalla formazione ginnasiale greco-latina.
Questo tono non c’è stato. Al contrario, certi toni hanno suonato così: i maschi si sono infilati sotto la formazione ginnasiale greco-latina, strisciamo anche noi donne dentro. Diventiamo anche ginnasiali.
Così poca comprensione ha preso piede riguardo a quello che è necessario. Dovremmo sapere che nel nostro presente non siamo educati per questo presente, ma siamo educati per la cultura greco-latina. Questa è dentro nella nostra vita. Bisogna sentirla. Bisogna sentire quello che nel presente nella cultura greco-latina proprio presso gli uomini che guidano, presso la cosiddetta intelligenza, presso gli intellettuali regna; questa è uno strato che è in noi. Veramente in tutta la nostra educazione spirituale la portiamo dentro. Non leggiamo nessun giornale senza che non vi sia dentro educazione greco-latina, perché veramente scriviamo in forma greco-latina, anche quando scriviamo nelle nostre lingue nazionali.
Riguardo alla nostra concezione del diritto, lì viviamo, come ho già esposto, dentro la romanità — di nuovo qualcosa di antiquato. Nella legge ci vive dentro la romanità. I vecchi diritti nazionali portano talvolta il loro conflitto contro il diritto romano, ma non riescono. E questo bisogna di nuovo sentire, come in quello che l’uomo chiama diritto e ingiustizia nella vita pubblica, vive dentro un tempo offuscato.
Solo nell’Economico viviamo veramente nel presente.
Questo vuol dire molto, che viviamo solo nell’Economico nel presente. Per questo qualcosa si modificherà molto. Se mi è permesso di inserire una parentesi: da certe donne veramente i concetti del presente si conservano — solo per cucinare, cioè per l’economia domestica, e con questo sono loro gli esseri veramente del presente; l’altro è qualcosa di antiquato che noi portiamo nel presente.
Non dico che questo dovrebbe essere presentato come qualcosa di particolarmente desiderabile; ma l’altro certamente non è il più desiderabile, che dal presente proprio anche attraverso le anime femminili si torni indietro nelle culture antiquate. Noi abbiamo, nel guardare a quello che vive nel nostro ambiente culturale, non solo quello che agisce nello spazio, ma agiscono anche i tempi antichi. E se ci si appropria una sensazione per questo, allora non agisce solo il passato, agisce anche già il futuro. Sì, è nostro compito che il futuro agisca.
Perché se non fosse in ogni uomo, per la coscienza ben subordinata, una sorta di ribelle contro l’Ellenismo della formazione e la Romanità del diritto, e se non brillasse là il futuro, saremmo persone tristi, veramente persone abbastanza tristi.
Oltre allo spazio, dobbiamo quindi per quello che vive nella nostra cultura considerare anche il tempo: quello che dalla storia del tempo da tempi antichi e dal futuro si protende nel nostro presente.
Dobbiamo essere chiari che noi, nel vivere come uomini del presente, abbiamo giocato dentro la nostra anima umana il passato e il futuro. Come giochiamo dentro nel fatto che siamo Europei — come già accennato — l’America, l’Inghilterra, l’Asia, la Cina, l’India, l’Oriente e l’Occidente, perché questi sono i due poli, così abbiamo dentro di noi la Grecia, Roma e il futuro. E nel deciderci a considerare quest’ultimo nello sguardo, nel diventare consapevoli di come il Passato, il Divenire, l’Emergere vive nella nostra anima, sorge in questa anima un altro umore sulla sorte dell’uomo che va oltre l’egoismo, un altro umore che dalla semplice considerazione dello spazio. E quando sviluppiamo questo umore dell’anima, allora solo allora sviluppiamo la possibilità di formare concetti sulla sfera degli spiriti del tempo, degli Archai. Cioè arriviamo al terzo Divino nella serie delle gerarchie. È bene se l’uomo innanzitutto si lascia presentare queste tre gerarchie attraverso i mezzi che ho appena citato, in concetti, in idee. Perché gli spiriti delle forme, che poi vengono, sono infinitamente molto più difficili da afferrare. Ma è sufficiente già per l’uomo presente, se fa il tentativo di penetrare oltre l’egoismo nella sfera del non-egoismo, e ancora e ancora penetrare, occuparsi di quello che ho caratterizzato!
In particolare, dovrebbe — questo devo ora dire di nuovo particolarmente — nella formazione degli insegnanti verificarsi quello che ho ora esposto. L’insegnante non dovrebbe essere lasciato insegnare ed educare senza che riceva un concetto dell’egoismo che si innalza al prossimo Dio, cioè all’Angelo, senza che però riceva anche un concetto dei poteri non egocentrici, determinanti il destino, che nello spazio al di sopra della Terra sono accanto gli uni agli altri, degli esseri degli Arcangeli, e senza che riceva un concetto di come nel nostro influsso della cultura il passato e il futuro si proteggono, romanità del sistema giuridico, sostanza spirituale greca e il ribelle indefinito del futuro, che ci salva.
Ma l’umanità attualmente è poco incline a entrare in queste cose. Poco tempo fa ho nei discorsi continuamente enfatizzato che appartiene ai compiti sociali il prendere i nostri mezzi di educazione per il tempo che l’uomo oggi passa nei ginnasi dal presente, di farlo così come finalmente gli stessi Greci hanno fatto: che prendevano i loro materiali educativi dal presente.
Sono — almeno quanto al tempo — nello stesso luogo dove ho continuamente come un’importante questione sociale parlato di questa questione — poco dopo, non voglio costruire una connessione causale, ma questo è anche indifferente, sintomaticamente importante è la cosa — in tutti i giornali del luogo in questione apparvero in massa annunci in cui si fa propaganda per il presente ginnasio. Ho tenuto i discorsi in cui ho caratterizzato la formazione ginnasiale così come ora ve l’ho caratterizzata — nei giornali apparvero ovunque annunci: ciò che la germanità della formazione ginnasiale deve alla sua giovinezza al «rafforzamento della consapevolezza nazionale», della «forza nazionale» e così via, un paio di settimane prima della pace di Versailles! Sottoscritti erano questi annunci da tutti i possibili personaggi locali da lì dalle scuole, dal sistema educativo.
È così che sempre rimbalza quello che si deve oggi esporre dai veri fondamenti oggettivi dello sviluppo dell’umanità. Gli uomini lo lasciano rimbalzare — non tocca le profondità dell’anima.
Su questo si basa però la difficoltà dell’agire nella questione sociale. Perché con quelle superficialità, con cui oggi si vuol affrontare la questione sociale, non la si affronterà mai. La questione sociale è una questione di profonda importanza, una questione che non si affronta se non si vuol guardare nella profondità dell’essenza dell’uomo e del mondo. Proprio dal fatto che è così, si potrebbe vedere come sono necessarie certe affermazioni che proprio la triarticolazione dell’organismo sociale fa.
Ma ci si deve acquisire un organo per quello che nel nostro tempo è necessario. Nel campo spirituale sarà difficile acquisire questo organo; perché — ve l’ho già una volta, credo, anche qui accennato: l’educazione spirituale, gradualmente assorbita dallo Stato nel sistema educativo, questa ha veramente distillato dagli uomini l’Attivo, lo sforzo operoso, ha reso l’uomo un membro devoto nella struttura dello Stato. Ho detto, credo, anche qui: come vivono veramente un gran numero di persone? Eccezioni naturalmente sempre salve. Bene, fino al sesto anno l’uomo può vivere indisturbato, perché lì l’umanità è ancora troppo sporca per lo Stato. Non vuole dedicarsi ai compiti che nel primo periodo infantile ci si deve dedicare; da parte dello Stato si lascia ancora l’uomo ai poteri extra-statali. Allora però l’uomo è messo sotto il suo controllo, viene così addestrato che è adatto all’economia statale, che si adatta allo stampo, che smette di essere un uomo e diventa quello che dà la marca dello Stato. Allora diventa qualcosa per lo Stato. Aspira a questo, perché gli viene inculcato; riceve non solo il suo nutrimento dallo Stato mentre lavora, ma oltre il lavoro fino alla morte sotto forma di pensione. Perché che tipo di ideale è oggi per molte persone una posizione con diritto a pensione! Allora le confessioni religiose determinano il pensionamento oltre la morte. L’anima diventa beneficiaria di pensione; senza che debba fare qualcosa, riceve la beatitudine eterna attraverso l’opera della Chiesa stessa. Se ne occupa!
È certamente sgradevole ora ascoltare che la salvezza risiede nello sforzo spirituale libero, che deve essere indipendente dallo Stato; che lo Stato deve essere solo uno Stato di diritto. Sì, il diritto a pensione non esisterà nello Stato di diritto! Questo è già una ragione per molti di rifiutarlo. Si nota sempre e di nuovo.
In relazione alla vita spirituale più intima, quella religiosa, la visione del mondo del futuro certamente avanzerà dalla persona che si guadagni l’immortalità, che lasci la sua anima essere attiva, così che nell’attività essa accolga il Divino, l’impulso del Cristo dentro se stessa.
Molte, molte lettere ho ricevuto nella mia vita, sempre di nuovo da persone ecclesiastiche, che dicono, l’Antroposofia, o come allora la chiamano, è fondamentalmente una cosa bella, ma contraddice la semplice, pura confessione cristiana, che il Cristo ha redento l’anima, che si può diventare beati in Cristo, senza che l’anima faccia qualcosa per questo. La «semplice fede della beatitudine attraverso il Cristo», non se ne possono staccare. Le persone credono, quando dicono o scrivono una cosa così, di essere particolarmente pie. Sono egocentriche, egocentriche al livello più profondo, nulla vogliono fare nell’anima e lasciano che il Divino si prenda cura di portare l’anima piuttosto bene come pensionata attraverso la porta della morte.
Non è così comodo in quella visione del mondo in cui il Religioso deve essere creato verso il futuro. Allora si deve comprendere che ci si deve guadagnare il possesso del Divino nell’anima. Allora non ci si può semplicemente arrendersi passivamente alle chiese, che promettono di portare le anime oltre — è proprio terminato quello che una volta ha dato scandalo — per denaro, anche se segretamente gioca ancora un ruolo, anche nella beatitudine. Ma questa transizione all’Attivo internamente, questo vivere in vista del mondo, a cui ci si deve contare, è quello di cui l’umanità ha necessità e che non ama molto ancora.
Per acquisire un sentimento per quello che su questo campo è necessario, devono appunto stare davanti alla nostra anima cose come quelle che ho di nuovo menzionato oggi: questa metamorfosi dell’umanità dal tempo dell’Antico Egitto, dove persino il corpo era ancora più di natura vegetale, così che se ricade nel presente, diventa malato, produce formazioni tumorali parzialmente nel presente e così via, e che noi portiamo un cadavere in giro che veramente conosce. Attraverso queste cose ci si acquisisce un sentimento, una sensazione per quello che è necessario all’umanità: veramente progredire nella direzione in cui attualmente nella questione sociale si deve progredire. Non dobbiamo più permetterci di considerare una cosa come la questione sociale solamente nella maggior semplicità.
Vedete, è proprio straordinariamente difficile nel presente, e dovete chiarirvi questo, questa difficoltà, che gli uomini con un paio di frasi astratte vogliano essere illuminati sugli affari più importanti della vita. Se una cosa come «I punti fondamentali della questione sociale» contiene più che poche frasi astratte, se contiene i risultati di un’osservazione della vita, allora dice la gente, questo non lo capiscono. Persino appare loro confuso. Ma questa è la sventura del presente che gli uomini non vogliono entrare in quello in cui proprio dovrebbero entrare. Perché non è vero, frasi astratte, che sono completamente trasparenti, si riferiscono veramente al morto; il Sociale però deve essere il vivente. Allora si devono applicare visioni flessibili, frasi flessibili, forme flessibili. Perciò è già necessario che noi non solo riflettiamo, come ho già spesso detto, sulla trasformazione di singole istituzioni, ma che noi ci decidiamo a veramente ripensare e rieducarci riguardo alla struttura più intima del nostro pensiero e del nostro sentimento.
È questo che voglio lasciarvi, visto che ora di nuovo mi congedo da voi per un paio di settimane, rappresentandovi — adesso, dove dobbiamo sentirci nel segno della cooperazione del nostro movimento antroposofico e sociale. Voglio che sempre più e più capendo si attraversi come la scienza dello spirito orientata antroposoficamente deve fluire nelle anime degli uomini, se nel Sociale si deve ottenere qualcosa. E lì voglio raccomandarvi qualcosa che ho già ripetuto in diverse forme sempre di nuovo: si tratta veramente di riconoscere quello che possiamo acquisire nella cognizione antroposofica come vera guida per l’agire e lo sforzo del presente, di avere il coraggio di voler penetrare con l’Antroposofico. È proprio la cosa peggiore che gli uomini del presente abbiano così poco coraggio di voler penetrare con qualcosa che è necessario. Lasciano che le migliori forze della volontà si rompano per così dire; non vogliono penetrarle attraverso come questo sarebbe necessario.
Imparate a rappresentarlo coraggiosamente, che quegli uomini che guardano con interesse questo edificio, il rappresentante del nostro sforzo spirituale, certamente da voi saranno accolti; rallegratevi di ogni singolo che mostra anche un po’ di comprensione, andategli incontro, ma non costruite su nulla, se non che voi lo respingiate di conseguenza quando gli uomini con cattiva volontà o con quello che oggi è ancora più frequente, incomprensione si rivolgono contro la cosa. Si tratta del coraggio di portare queste cose attraverso. Vogliamo considerarci così che siamo lì come il piccolo gruppo che dal suo destino è determinato a sapere e comunicare al mondo quello che oggi le è più necessario. Che la gente ci rida dietro e dica che è una presunzione crederlo; però è vero. E dire questo «comunque è vero» a noi stessi, ma seriamente, così che riempie tutta l’anima, questo richiede un coraggio interiore che dobbiamo avere.
Che lo pervada noi come la sostanza antroposofica. Allora faremo quello che dobbiamo fare, ognuno al suo posto. Questo avrei voluto oggi ancora espresso.
È così che già, vorrei dire desideriamo ogni giorno, che ci avvicini all’agire — che ora è inoltre molto ostacolato — attraverso questo edificio per il mondo. Questo è infine l’unica cosa, questo edificio, che con i grandi destini degli uomini calcola anche nelle forme. Ed è gradevole che questo edificio ora riceva già attenzione. Ma un’altra cosa è ancora necessaria per un fruttuoso continuo agire nella questione sociale. Questo è che proprio attraverso una cosa come questo edificio, nelle sue forme più forti, che sono diverse da altre forme architettoniche oggi, si agisca per il miglioramento spirituale delle forze umane; che gli uomini di nuovo diventino più accessibili per quello di cui vogliamo che gli uomini sappiano, così che li elevi, non solo fino all’Angelico: fino all’Arcangelo, fino a quello dei Tempi.
Con queste parole voglio nuovamente congedarmi da voi per un paio di settimane. Spero che in un paio di settimane possiamo continuare queste considerazioni e che proprio durante questi tempi di attività intensa anche per il nostro edificio stesso andiamo incontro. Perché, miei cari amici, è a ragione enfatizzato da tutti i lati nel mondo fuori: passione al lavoro, disponibilità al lavoro è di nuovo necessaria negli uomini. Questo non verrà se gli uomini non vengono convinti da grandi scopi. Credo che se gli uomini possono essere convinti che attraverso la triarticolazione dell’organismo sociale otterranno un’esistenza degna dell’uomo, allora ricominceranno anche a lavorare. Altrimenti continueranno a scioperare. Perché gli uomini hanno bisogno di tale impulso, che li afferra nella più profonda anima nel nostro tempo presente. Questo nel campo del lavoro fisico.
Ma non diversamente che mostrando come il nostro lavoro almeno in un oggetto diventa fruttuoso e risplende nel mondo, potremmo dare l’impulso all’umanità di superare spiritualmente quello che è solo morto nel nostro tempo.
Riflettiamoci, miei cari amici, fino al momento in cui qui di nuovo parleremo insieme. Arrivederci! Su questa edizione
Walter Kugler. In particolare, le annotazioni sono state rielaborate e ampliate; inoltre sono stati redatti indici analitici dettagliati e aggiunto un indice dei nomi. Il titolo del volume proviene dal curatore. Sulle tavole disegnate: i disegni e le iscrizioni originali alle lavagne e ai fogli di Rudolf Steiner per queste conferenze sono stati conservati, poiché le tavole erano state rivestite con carta nera. Al termine di ogni singola conferenza, i fogli con i disegni venivano rimossi, datati e conservati. I disegni originali sono stati pubblicati (in formato ridotto) nel Volume XXI della serie «Wandtafelzeichnungen zum Vortragswerk», Dornach 1990. I trasferimenti disegnativi inseriti nel testo nelle edizioni precedenti sono stati mantenuti anche per questa edizione. Alle corrispondenti tavole originali si rimanda nei rispettivi passi del testo tramite rinvii marginali. Pubblicazioni in riviste: Settimanale «Das Goetheanum», Dornach, XXII annata 1943, nn. 32-52. / Mensile «Menschenschule», Zurigo/ Basilea, 31a annata 1957, fascicoli 10-12; 32a annata 1958, fascicoli 1-3.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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