Nella scienza dello spirito accade che le verità, le conoscenze diventino tanto più difficili quanto più si scende dalle relazioni generali ai particolari dettagli concreti. Avete già potuto osservarlo quando in vari gruppi di lavoro si è tentato di affrontare storicamente questioni specifiche: le reincarnazioni del grande guida della religione persiana, Zarathustra, il suo nesso con Mosè, con Ermete e con Gesù di Nazareth. Anche in altre occasioni si sono sfiorati problemi storiografici concreti. Si ascende da argomenti sui quali il cuore umano accoglie ancora piuttosto agevolmente talune inverosimiglianze fino a regioni dense di improbabilità: nel momento in cui si scende dalle grandi verità sulla compenetrazione spirituale del mondo, dalle grandi leggi cosmiche alla natura spirituale di una singola individualità, di una singola personalità. Presso gli uomini non ancora sufficientemente preparati incomincia di solito proprio a questo abisso, fra le verità generali e quelle particolari, l’incredulità.
Ora vi dirò molte cose singolari nelle conferenze — alla quale la presente esposizione dovrà servire da introduzione — dedicate alla Storia Occulta, che trattano fatti storici e personalità storiografiche alla luce della scienza dello spirito. Ascolterete cose singolari che dovranno fare assegnamento sulla vostra buona volontà: quella buona volontà che si è formata per tutto quello che, nel corso degli anni, di conoscenze spirituali ha percorso la vostra anima. Infatti, il frutto più bello, più significativo che raccogliamo dalla concezione spirituale del mondo è questo: per quanto complicate, per quanto articolate nei dettagli siano le conoscenze che acquisiamo, non possediamo alla fine una semplice somma di dogmi. Possediamo invece in noi, nei nostri cuori, nei nostri sentimenti, attraverso questa modalità di indagine spirituale, qualcosa che ci eleva al di sopra del punto di vista cui potremmo giungere con qualsiasi altra concezione del mondo. Non accogliamo dogmi, non proposizioni, non un mero sapere: mediante le nostre conoscenze diveniamo uomini diversi. Un tale insegnamento della scienza dello spirito, quale ora considereremo, esige comprensione d’anima, non intellettuale ma d’anima: comprensione che forse in molti punti dovrà accogliere e ascoltare indicazioni che diventerebbero rozze, brutali, se le si premesse in contorni troppo rigidi. Quello che desidero suscitarvi è la consapevolezza che in tutto il processo storico-evolutivo dell’umanità, attraverso i vari millenni fino ai nostri giorni, dietro ogni divenire umano, dietro ogni fatto umano stanno esseri spirituali, individualità spirituali come guide, come conduttori: per i grandi, importantissimi eventi del decorso storico una determinata persona con tutta l’anima, con tutto il suo essere appare come strumento di individualità che agiscono pianificatamente dietro le quinte.
Tuttavia dobbiamo acquisire molti concetti, che nella vita ordinaria non possediamo, se vogliamo comprendere i singolari, misteriosi nessi fra il passato e il futuro dello sviluppo storico.
Se richiamate alla mente quanto detto nel corso degli anni, potrete realizzare che negli antichi tempi, negli stadi dello sviluppo culturale postatlantico — se risaliamo di poche migliaia di anni rispetto al periodo che chiamiamo ordinariamente storico — gli uomini possedevano stati di chiaroveggenza più o meno anomali. Fra quello che oggi chiamiamo la lucida veglia circoscritta al mondo fisico e lo stato di sonno incosciente con il suo regno dubbio dei sogni, esisteva un regno di consapevolezza attraverso il quale l’uomo immergeva se stesso in una realtà spirituale. Quello che oggi i dotti, i quali inventano scientificamente tanti miti e leggende, spiegano come fantasia popolare narrativa, noi sappiamo che rimanda veramente a un’antica chiaroveggenza, a stati di chiaroveggenza dell’anima umana che in quei tempi vedeva dietro l’esistenza fisica ed esprimeva quello che aveva visto nelle immagini del mito, e anche della fiaba e della leggenda. Quando possediamo veri, genuini miti, fiabe e leggende antiche, vi troviamo più conoscenza, più saggezza e verità che nella nostra odierna erudizione astratta e scienza. Quindi, quando guardiamo verso tempi assai antichi, lo facciamo verso uomini chiaroveggenti; sappiamo che questa chiaroveggenza diminuisce progressivamente presso i diversi popoli nei diversi periodi. Alla recente conferenza festiva natalizia ho potuto segnalare come ancora assai tardivamente in Europa restassero vaste tracce dell’antica veggenza. L’estinguersi della chiaroveggenza e l’apparire della consapevolezza circoscritta al piano fisico avvengono in tempi diversi presso i diversi popoli.
Potete dunque immaginarvi che attraverso le epoche di cultura — come le abbiamo enumerate dopo la grande catastrofe atlantica: l’epoca indoaria, persiana, egizio-caldea, greco-latina e la nostra epoca di cultura — gli uomini dovettero agire in modi estremamente vari sul palcoscenico della storia mondiale, perché erano collegati in modi diversi al mondo spirituale. Allorché risaliamo all’epoca persiana, e ancora all’egizio-caldea, quello che l’uomo sentiva, esperiva nella sua anima si protendeva in realtà spirituali; potenze spirituali fluivano nella sua anima. Quella connessione viva tra l’anima umana e i mondi spirituali cessa sostanzialmente nel quarto periodo, nell’epoca greco-latina, ed è completamente scomparsa soltanto nel nostro tempo. Nella storia esteriore essa esiste, nel nostro tempo, soltanto dove, con i mezzi accessibili all’uomo oggi, consapevolmente si ricerca di nuovo la connessione tra quello che vive nell’anima umana e i mondi spirituali. Negli antichi tempi, dunque, quando l’uomo scrutava nella propria anima, questa non racchiudeva soltanto quello che aveva imparato dal mondo fisico, quello che aveva pensato intorno alle cose del mondo fisico. Vi viveva immediatamente quello che noi, ad esempio, abbiamo descritto come le gerarchie spirituali, dalla sfera dell’uomo su su fino ai mondi spirituali. Questo agiva tramite lo strumento dell’anima umana verso il piano fisico; gli uomini si sapevano in connessione con queste individualità delle gerarchie superiori. Se risguardiamo ai tempi egizio-caldei — benché là dobbiamo considerare i periodi più remoti — troviamo personalità che sono, per così dire, personalità storiche; ma non le comprendiamo se le consideriamo nel senso odierno come personalità storiche.
Quando oggi, come uomini dell’epoca materialistica, parliamo di personalità storiche, siamo convinti che siano soltanto gli impulsi, le intenzioni della personalità in questione a operare nel corso della storia. In sostanza, riusciamo a comprendere ancora soltanto le persone di tre millenni: cioè al massimo, approssimativamente, quelle del millennio che si conclude con la nascita di Cristo Gesù, e poi le persone del primo e secondo millennio cristiano, in cui viviamo. Platone, Socrate, forse anche Talete e Pericle sono persone che si possono ancora comprendere, in qualche misura, in analogia con noi. Ma se si risale più indietro, cessa la possibilità di comprendere gli uomini, qualora si voglia comprenderli soltanto per analogia con gli uomini d’oggi. Così, per esempio, il grande Ermete egizio, maestro della cultura egizia, non si può più comprendere, e neanche Zarathustra, neanche Mosè. Se risaliamo al di là del millennio che precede il computo cristiano, dobbiamo già contare sul fatto che dovunque abbiamo a che fare con personalità storiche, dietro di loro stiano individualità superiori, gerarchie superiori, le quali si impadroniscono di queste personalità, le dirigono, nel migliore senso della parola.
Ora emerge un fenomeno singolare, senza la cui conoscenza non possiamo comprendere il decorso storico.
Abbiamo distinto, fino al nostro tempo, cinque periodi. Così abbiamo il primo periodo culturale postatlantico, che risale assai lontano nei millenni: il periodo indiano; poi il secondo, il persiano; il terzo, l’egizio-caldeo; il quarto, il greco-latino; e il quinto, il nostro periodo. Già quando si passa dal carattere greco-latino all’egizio, dobbiamo per l’indagine storica fare questa transizione: al posto di una considerazione puramente umana, quale ancora fino all’era eroica potrebbe servirci di fronte alle figure del mondo greco, dobbiamo applicare un metro diverso. Dobbiamo cominciare a cercare dietro le singole personalità le potenze spirituali che rappresentano l’impersonale, e che agiscono tramite le personalità come loro strumenti. Dobbiamo, con lo sguardo spirituale, farci concetto di queste individualità spirituali, così che potremmo formalmente vedere un uomo che sta sul piano fisico, e dietro di lui un’entità agente delle gerarchie superiori, che lo sostiene per così dire da dietro e lo pone nel luogo dove deve stare nell’evoluzione dell’umanità.
Ora è assai interessante affrontare già da questo punto di vista i nessi tra i veri importanti accadimenti, tra gli eventi determinanti la storia nell’epoca egizio-caldea e nell’epoca greco-latina. Queste sono due epoche culturali successive: procediamo cioè fino a circa l’anno 2800, o 3200 fino a 3500 prima del nostro computo, dunque un periodo relativamente non molto lontano. Tuttavia non comprenderemo cosa accadde — cosa che anche oggi la storia antica illumina alquanto — se non vediamo dietro le personalità storiche le individualità superiori. Allora ci si palesa un ulteriore fatto: abbiamo come una ripetizione, nel quarto periodo, nell’epoca greco-latina, dei grandi eventi che si svolsero nel terzo. È quasi come se quello che per leggi superiori spiegava il periodo antecedente divenisse spiegabile per leggi del mondo fisico nel periodo seguente; come se fosse disceso, si fosse fatto più rozzo di un grado, fosse diventato fisico: una sorta di riflessione nel mondo fisico ci si mostra dei grandi eventi dei periodi precedenti.
Desidero darvi oggi un’introduzione e per questo vorrei indicarvi come in un significativo mito ci sia uno dei fatti più importanti dell’epoca egizio-caldea, e come questo evento poi si rispecchi, ma disceso di un grado, nell’epoca greco-latina. Due fatti paralleli vorrei dunque porre dinanzi a voi: uno circa un mezzo piano più in alto, spiritualmente, l’altro interamente sulla terra fisica, ma come una sorta di ombra fisica di un evento spirituale dell’epoca anteriore. Esteriormente l’umanità ha sempre potuto raccontare, mediante miti, soltanto quegli eventi nei quali potenze delle gerarchie superiori agiscono dietro le quinte. Vedremo però cosa sta propriamente dietro il mito che ci rappresenta l’evento più significativo che si protende dall’epoca caldea. Vogliamo renderci presenti i tratti principali del mito.
Questo mito narra quanto segue. Una volta c’era un grande re, di nome Gilgamesch. Ma già dal nome, chi sa valutare tali nomi riconosce che non si tratta soltanto di un re fisico, bensì di una divinità dietro di lui, di un’individualità spirituale che possedeva il re di Uruk e agiva tramite lui. Abbiamo così a che fare con quello che, nel senso reale, dobbiamo chiamare un dio-uomo. Egli opprime la città di Uruk, così ci viene narrato. La città di Uruk si rivolge alla sua divinità, ad Aruru, e questa divinità fa nascere un aiutatore: dalla terra sorge questo eroe. Queste sono le immagini del mito; vedremo quali profondità di eventi storici si celano dietro di esso. La divinità fa nascere dalla terra Eabani, una sorta di essere umano che, in rapporto a Gilgamesch, appare come un’entità inferiore, poiché si narra che avesse pellicce di animale, che fosse coperto di peli, che fosse selvaggio; però nella sua selvatichezza viveva un’ispirazione divina, un’antica chiaroveggenza, un’antica consapevolezza illuminata, un’antica consapevolezza curativa.
Eabani conosce una donna di Uruk, e tramite essa viene attratto nella città. Diventa l’amico di Gilgamesch e così la pace entra nella città. Ora regnano insieme, Gilgamesch ed Eabani. Allora una città vicina rapisce la divinità della città, Ishtar, dalla città di Eabani e Gilgamesch. Entrambi intraprendono una spedizione bellica contro la città rapitrice. Sconfiggono il re e recuperano la divinità della città. Ora la divinità della città rientra a Uruk; Gilgamesch vive di fronte a lei, e qui ci si presenta il fatto singolare: Gilgamesch non ha comprensione per la natura particolare della divinità della città. Si svolge allora una scena che ricorda direttamente una scena biblica del Vangelo di Giovanni. Gilgamesch sta di fronte a Ishtar. Si comporta tuttavia diversamente da Gesù Cristo: rimprovera alla divinità di aver amato molti altri uomini prima di presentarsi a lui. In particolare le rimprovera la conoscenza dell’ultimo. Allora lei va a presentare reclamo a quella divinità, a quella entità delle gerarchie superiori cui è assegnata: va da Anu. E ora Anu manda un toro sulla terra; Gilgamesch deve combattere contro questo toro. Chi si ricorda di Mitra che combatte il toro, vi troverà un’eco in questo punto, dove il toro mandato da Anu deve essere combattuto da Gilgamesch. Tutti questi eventi hanno — e vedremo, quando spiegheremo il mito, quali profondità vi si celano — condotto al fatto che nel frattempo Eabani è morto. Gilgamesch è ora solo. Gli viene un pensiero che devasta terribilmente la sua anima. Sotto l’impressione di quello che ha vissuto, gli diviene consapevole il pensiero — che prima non aveva considerato — della mortalità dell’uomo. Un pensiero che si presenta alla sua anima in tutta la sua terribilità. E allora ode parlare di quell’unico mortale che è rimasto immortale, mentre tutti gli altri uomini nel tempo postatlantico hanno acquisito la consapevolezza della mortalità: ode dell’immortale Xisutro, lontano verso occidente. Ora, poiché vuole ricercare i misteri della vita e della morte, intraprende il difficile viaggio verso occidente.
Già oggi posso dire: questo viaggio verso occidente non è niente altro che il viaggio verso i segreti dell’antica Atlantide, verso gli eventi che precedono la grande catastrofe atlantica.
Là intraprende Gilgamesch il peregrinaggio. È assai interessante che debba passare dinanzi a un’entrata custodita da giganti-scorpioni, che lo spirito lo conduca nel regno della morte, che egli entri nel regno di Xisutro e che in questo regno di Xisutro sperimenti come tutti gli uomini, nel tempo postatlantico, debbano essere sempre più compenetrati dalla consapevolezza della morte. Ora interroga Xisutro: come mai possiedi una conoscenza del tuo nucleo eterno, perché sei compenetrato dalla consapevolezza dell’immortalità?
Allora Xisutro gli dice: Puoi diventarlo tu pure, ma devi rivivere interiormente quello che io ho dovuto vivere attraverso tutte le vittorie sulla paura e sull’angoscia e sulla solitudine che ho dovuto affrontare. Quando il dio Ea aveva deciso—in quello che noi chiamiamo la catastrofe atlantica—di far perire quello della stirpe umana che non doveva più sopravvivere, mi ordinò di ritirarmi in una sorta di arca. Dovevo portare con me gli animali che dovevano restare, e quelle individualità che veramente si chiamano i Maestri. Con quest’arca ho superato la grande catastrofe.
Così Xisutro raccontò a Gilgamesch, e disse: Quello che fu attraversato puoi viverlo soltanto interiormente. Ma puoi giungere alla consapevolezza dell’immortalità se non dormi per sette notti e sei giorni. — Gilgamesch vuole sottoporsi a questa prova, ma ben presto si addormenta. Allora la moglie di Xisutro cuoce sette pani mistici che, mediante il loro consumo, dovranno compensare quello che avrebbe dovuto essere conquistato nelle sette notti e sei giorni. Ora Gilgamesch prosegue con questa sorta di elisir vitale e compie come un bagno nella fontana eterna, e ritorna alle sponde della sua patria, che si estende circa sull’Eufrate e il Tigri. Allora la forza dell’elisir vitale gli viene portata via da un serpente, e così ritorna senza l’elisir nella sua terra, però con la consapevolezza che l’immortalità esiste e pieno di nostalgia di vedere ancora almeno lo spirito di Eabani. Questi gli appare veramente, e dal dialogo che poi segue apprendiamo la maniera con la quale la cultura dell’epoca egizio-caldea ha potuto sviluppare la consapevolezza della connessione col mondo spirituale. Questo è importante, questo rapporto fra Gilgamesch ed Eabani.
Ora vi ho posto dinanzi le immagini di un mito: il significativo mito di Gilgamesch, il mito che — come vedremo — ci condurrà nei fondamenti spirituali che stanno dietro l’epoca di cultura caldaico-babilonese. Ho voluto porvi dinanzi queste immagini che vi mostreranno come stanno lì due individualità: l’individualità di un’entità che in sé racchiude un’entità divino-spirituale, Gilgamesch, e una che è più umana, ma in modo che potremmo chiamarla un’anima giovane che ha percorso poche incarnazioni e ha quindi ancora portato l’antica chiaroveggenza in tempi tardi: Eabani. Esteriormente questo Eabani ci viene rappresentato vestito di pellicce di animali. Con ciò viene accennata la sua selvatichezza; però proprio mediante questa selvatichezza egli ha ancora il dono dell’antica chiaroveggenza, da un lato, e dall’altro è un’anima giovane che ha vissuto molte meno incarnazioni di altre anime che si trovano al medesimo livello dell’evoluzione. Così Gilgamesch ci rappresenta un’entità matura per l’iniziazione, che però non poteva più raggiungere questa iniziazione, perché il viaggio verso occidente è il viaggio a un’iniziazione che non è stata portata a termine. Vediamo da un lato l’autentico inauguratore della cultura caldaico-babilonese in Gilgamesch, e dietro di lui agente un’entità divino-spirituale, una sorta di spirito di fuoco; e poi accanto a lui un’altra individualità, un’anima giovane, l’Eabani, un’individualità che è scesa agli incarnamenti terrestri soltanto assai tardi. Se leggete la “Scienza occulta nei suoi tratti fondamentali”, vedrete che le individualità sono venute giù dai pianeti gradualmente. Dall’interscambio di quello che questi due sanno dipende la cultura babilonese-caldea, e vedremo che la cultura babilonese-caldea intera è il risultato di quello che proviene da Gilgamesch ed Eabani. Da Gilgamesch, il dio-uomo, vi si protende chiaroveggenza, e chiaroveggenza da Eabani, l’anima giovane, nella cultura caldaico-babilonese. Questo processo di due che agiscono fianco a fianco, di cui l’uno è necessario all’altro, si rispecchia più tardi nel quarto periodo di cultura, nell’epoca greco-latina, e precisamente sul piano fisico. A una piena comprensione di tale riflessione certamente arriveremo soltanto gradualmente. Si rispecchia dunque un processo più spirituale sul piano fisico, mentre l’umanità è discesa molto, mentre non sente più l’appartenenza della personalità umana al mondo divino-spirituale.
I segreti del mondo divino-spirituale sono stati custoditi nei santuari dei misteri. Così, per esempio, molti dei segreti antichi sacri che raccontavano la connessione dell’anima umana con i mondi divino-spirituali erano custoditi nel Mistero di Diana di Efeso e nel tempio efesino. Molte cose vi erano contenute che a un’epoca rivolta alla personalità umana non erano più comprensibili. E come segno della scarsa comprensione, da parte della sola personalità esteriore, per quello che era rimasto spirituale, ci sta dinanzi la figura semimitica di Erostrato, che guarda soltanto all’aspetto più esteriore della personalità: Erostrato, che scaglia una torcia infuocata nel tempio del santuario di Efeso. Come segno dello scontro della personalità con quello che era rimasto da antichi tempi spirituali, ci appare questo fatto. E nello stesso giorno in cui un uomo, solo per perpetuare il suo nome, getta una torcia infuocata nel tempio del santuario di Efeso, quel medesimo giorno nasce l’uomo che ha fatto il più grande per la cultura della personalità su quel suolo dove la sola cultura della personalità doveva essere superata: Erostrato getta la torcia il giorno in cui nasce Alessandro Magno, l’uomo che è del tutto personalità. Così Alessandro Magno si erge come l’ombra di Gilgamesch.
Vi sta dietro una profonda verità. Come l’ombra di Gilgamesch, Alessandro Magno sta nel quarto periodo, nell’epoca greco-latina, come la proiezione di un fatto spirituale sul piano fisico. Ed Eabani, proiettato sul piano fisico, è Aristotele, il maestro di Alessandro Magno. Per quanto strano sia: Alessandro e Aristotele stanno fianco a fianco come Gilgamesch ed Eabani. E vediamo come, nel primo terzo del quarto periodo postatlantico, da Alessandro Magno viene trasmesso — solo tradotto nelle leggi del piano fisico — quello che da Gilgamesch era stato dato alla cultura caldaico-babilonese. Questo si esprime meravigliosamente in ciò che, come conseguenza dei fatti di Alessandro Magno, sulla sede del palcoscenico della cultura egizio-caldea viene fondata Alessandria, per porla, come in un centro, proprio dove il terzo periodo, il caldaico-babilonese-egizio, aveva raggiunto un tale apogeo. E tutto doveva confluire in questo centro di cultura alessandrino. Là infatti confluirono man mano tutte le correnti culturali che si dovevano incontrare dalla stirpe postatlantica. Come in un centro si incontravano proprio in Alessandria, sulla sede del palcoscenico del terzo periodo di cultura, col carattere del quarto periodo. E Alessandria ha prolungato l’insorgenza del Cristianesimo. Anzi, ad Alessandria si svilupparono i fatti più importanti del quarto periodo di cultura soltanto quando il Cristianesimo era già presente. Là operavano i grandi dotti, là confluirono soprattutto le tre correnti culturali più essenziali: l’antico paganesimo greco, il Cristianesimo e l’ebraismo mosaico. Questi stavano insieme ad Alessandria, agivano lì interconnessi. Ed è impensabile che la cultura di Alessandria, che era costruita del tutto sulla personalità, avrebbe potuto essere inaugurata da qualcos’altro che dall’essere ispirato dalla personalità, quale era Alessandro Magno. Infatti proprio mediante Alessandria, mediante questo centro culturale, tutto quello che prima era impersonale, che dappertutto si protendeva dall’anima umana nei mondi spirituali superiori, acquistava un carattere personale. Le personalità che ci stanno dinanzi hanno, per così dire, tutto in sé; vediamo appena pochissimo le potenze che, dalle gerarchie superiori, le dirigono e le pongono al loro posto. Tutti i vari sapienti e filosofi che operavano ad Alessandria sono una saggezza antica trasformata completamente in umano-personale; dappertutto parla in loro il personale. Questo è il singolare: tutto ciò che, nell’antico paganesimo, era spiegabile soltanto in quanto si veniva indicato come gli dèi fossero discesi e si fossero uniti a figlie di mortali per generare eroi, tutto questo viene trasformato nella forza d’azione personale degli uomini in Alessandria. E quello che l’Ebraismo, la cultura mosaica hanno assunto come forme ad Alessandria, possiamo vederlo da quello che ci mostrano propriamente i tempi in cui il Cristianesimo era già presente. Non v’è più nulla di quelle concezioni profonde di una connessione del mondo umano col mondo spirituale, quale era presente nel tempo dei profeti, quale ancora si trova negli ultimi due secoli prima dell’inizio del nostro computo: anche nell’Ebraismo tutto è diventato personalità. Uomini capaci sono presenti, con un approfondimento straordinario nei segreti delle dottrine antiche, ma tutto è diventato personale; personalità operano ad Alessandria. E il Cristianesimo appare dapprima ad Alessandria, si potrebbe dire, come in uno stadio infantile degenerato. Il Cristianesimo, che è incaricato di condurre sempre più l’elemento personale nell’uomo verso l’impersonale, si presentava propriamente ad Alessandria in modo particolarmente forte. Particolarmente le personalità cristiane agivano in modo che spesso abbiamo l’impressione: nei loro atti sono già anticipazioni di azioni posteriori di semplici personalità agenti da vescovi e arcivescovi. Così agì l’arcivescovo Teofilo nel quarto secolo, così agì il suo successore e parente, il santo Cirillo. Possiamo giudicarli, per così dire, soltanto dai loro difetti umani. Il Cristianesimo, che dovrebbe dare il massimo all’umanità, si mostra dapprima nei suoi massimi difetti e dal suo lato personale. Ma in Alessandria doveva essere posto dinanzi allo sviluppo dell’intera umanità come un segnale.
Abbiamo allora nuovamente una tale proiezione di quanto era prima più spirituale sul piano fisico esteriore. C’era una personalità meravigliosa nei vecchi misteri orfici; essa attraversò i segreti di questi misteri; apparteneva agli scolari più simpatici, più interessanti dei vecchi misteri greci orfici. Era ben preparata, in particolare mediante una certa istruzione esoterica celtica che aveva attraversato in incarnazioni precedenti. Questa individualità ha cercato con ardore profondo i segreti dei misteri orfici. Questo doveva essere rivissuto nella propria anima dagli scolari dei segreti orfici: quello che è contenuto nel mito di Dioniso Zagreo, che è fatto a pezzi dai Titani, ma il cui corpo Zeus conduce a una vita superiore. Come un’esperienza umana individuale doveva essere rivissuto proprio dagli Orfici come il modo in cui l’uomo, nel compiere un certo cammino mistico, si esaurisce nel mondo esteriore, con tutto il suo essere viene fatto a pezzi, cessa di trovarsi in sé.
Mentre è altrimenti una conoscenza astratta quando comprendiamo alla maniera ordinaria gli animali, le piante, i minerali, perché restiamo fuori da essi—colui che vuole acquisire una vera conoscenza nel senso esoterico deve esercitarsi come se fosse negli animali, nelle piante, nei minerali, nell’aria e nell’acqua, nelle sorgenti e nei monti, nelle pietre e nelle stelle, negli altri uomini, come se fosse uno con essi. Eppure deve come Orfista sviluppare la forte forza interiore dell’anima per trionfare, ricostituito come individualità completamente chiusa in sé, sulla frantumazione nel mondo esteriore. Era parte in certo modo della massima cosa che si poteva esperire nei segreti iniziatici, quando quello che vi ho or ora accennato era diventato un’esperienza umana. E molti scolari dei misteri orfici hanno attraversato tali esperienze, hanno in questo modo sperimentato la loro frantumazione nel mondo e hanno così attraversato la massima cosa che nel tempo preristorico poteva essere sperimentata come una sorta di preparazione al Cristianesimo.
Tra gli scolari dei misteri orfici apparteneva, fra gli altri, la personalità simpatica che non è giunta alla posterità con un nome esteriore, ma che si mostra chiaramente come uno scolaro dei misteri orfici, e a cui ora accenno. Già da giovane e poi per molti anni questa personalità era strettamente legata a tutti gli Orfici greci. Ha agito nel periodo che precede la filosofia greca e che non viene più registrato nei libri di storia della filosofia; perché quello che è registrato a partire da Talete ed Eraclito è un’eco di quello che prima gli scolari dei misteri avevano operato a loro modo. E a questi scolari dei misteri appartiene colui di cui vi parlo ora come uno scolaro dei misteri orfici, che ebbe a sua volta come scolaro quel Ferecide di Siro, che fu citato nel ciclo monacano “L’Oriente alla luce dell’Occidente” dello scorso anno.
Vedete, questa individualità che era in quello scolaro dei misteri orfici, la troviamo per indagine, nella Cronaca dell’Akasha, reincarnata nel quarto secolo del tempo dopo Cristo. La troviamo, nella sua reincarnazione, collocata nel mezzo delle agitazioni dei circoli di Alessandria, dove i segreti orfici erano trasformati in esperienze personali, certo di tipo massimo. È singolare come tutto ciò, nella reincarnazione, era stato trasformato in esperienze personali. Verso la fine del quarto secolo del tempo dopo Cristo vediamo questa individualità rinata come la figlia di un grande matematico, Teone. Vediamo come nella sua anima si risveglia tutto quello che si poteva vivere dai misteri orfici nella contemplazione dei grandi, matematici, luminosi nessi del mondo. Tutto questo era ora talento personale, capacità personale. Ora questa stessa individualità aveva bisogno di un matematico come padre per ereditare qualcosa; così personali dovevano essere queste capacità.
Guardiamo dunque indietro a tempi in cui l’uomo era ancora in connessione coi mondi spirituali come quella personalità orfica; vediamo la sua ombra fra coloro che insegnavano ad Alessandria al confine tra il quarto e il quinto secolo. E nulla ancora aveva ricevuto questa individualità da quello che, si potrebbe dire, permetteva allora agli uomini di veder oltre le sfumature oscure del Cristianesimo iniziale; perché era ancora troppo grande in questa anima tutto quello che era un’eco dei misteri orfici, troppo grande perché potesse essere illuminato da quella luce differente, dal nuovo evento del Cristo. Quello che il Cristianesimo si presentava intorno, come in Teofilo e Cirillo, era veramente tale che quella personalità orfica, che ora aveva assunto un carattere personale, aveva cose più grandi e piene di saggezza da dire e da dare di quelle che il Cristianesimo rappresentava allora ad Alessandria.
Ripieni del più profondo odio erano sia Teofilo che Cirillo contro tutto quello che non era cristiano-ecclesiastico nel senso stretto come proprio questi due arcivescovi l’intendevano. Un carattere del tutto personale aveva assunto il Cristianesimo, così un carattere di personalità che questi due arcivescovi si arruolavano mercenari personali. Dappertutto gli uomini venivano raccolti che dovevano formare truppe di protezione degli arcivescovi. Si trattava di potere nel senso più personale. E quello che li animava completamente era l’odio verso quello che proveniva da tempi antichi e che era tuttavia così molto più grande di quello che appariva nel nuovo come una caricatura. L’odio più profondo viveva nei dignitari cristiani di Alessandria particolarmente contro l’individualità del risorto Orfista. Perciò non dobbiamo meravigliarci se l’Orfista reincarnato fu accusato come maga nera. E ciò bastò ad aizzare la folla intera, che era stata arruolata come mercenari, contro la nobile, unica figura dello scolaro orfico reincarnato. E questa figura era ancora giovane, e nonostante la sua giovinezza, nonostante dovesse affrontare molto di quello che anche allora rappresentava enormi difficoltà per una donna attraverso lunghi studi, era salita alla luce che poteva splendere su tutta la saggezza, su tutta la conoscenza di quei tempi. Ed era meraviglioso come nelle aule di Ipazia—perché così si chiamava l’Orfista reincarnato—come là la più pura, luminosissima saggezza giungeva agli ascoltatori entusiasti in Alessandria. Aveva costretto ai suoi piedi non soltanto gli antichi pagani, bensì anche cristiani così perspicaci, così profondamente consapevoli come Sinesio. Era di un’influenza significativa e si poteva sperimentare in Ipazia ad Alessandria il risveglio personale della vecchia saggezza pagana di Orfeo messa in forma di personalità.
E veramente il karma mondiale agiva simbolicamente. Quello che costituiva il segreto della sua iniziazione appariva veramente proiettato, ombreggiato, sul piano fisico. E così tocchiamo un evento che agisce ed è significativo in forma simbolica per molto di quello che si svolge negli ambiti storici. Tocchiamo uno di quegli eventi che sembra soltanto una morte di martire, ma che è un simbolo nel quale si esprimono forze e significati spirituali.
Alla collera di coloro che stavano attorno all’arcivescovo di Alessandria cadde in un giorno di marzo dell’anno 415 Ipazia. Si voleva liberarsi della sua potenza, della sua potenza spirituale. Le orde più ignoranti, selvagge furono aizzate anche dai dintorni di Alessandria, e con l’inganno la giovane orfana vergine fu portata via. Salì sul carro e a un segnale la folla aizzata si precipitò su di lei, le strapparono i vestiti dal corpo, la trascinarono in una chiesa e letteralmente le strapparono la carne dalle ossa. La squartarono e la fecero a pezzi, e i frammenti del suo corpo furono ancora trascinati per la città dalle masse completamente disumanizzate dalle loro passioni avide. Questo è il destino della grande filosofa Ipazia.
Simbolicamente, direi, vi è accennato qualcosa che si collega profondamente con la fondazione del mondo alessandrino di Alessandro Magno, quantunque accada soltanto assai tardi dopo la fondazione di Alessandria. In questo evento sono specchiati importanti arcani del quarto tempo postatlantico, che conteneva cose così grandi e significative, e che anche quello che doveva mostrare come dissoluzione dell’antico, come spazzamento via dell’antico, l’ha presentato dinanzi al mondo in una maniera così paradossalmente grandiosa, in un simbolo così significativo, come era il massacro — altrimenti non si può denominarlo — della donna più importante alla svolta dal quarto al quinto secolo, di Ipazia.
Ieri è stata richiamata l’attenzione iniziale su come comprendiamo determinati eventi storici più antichi dell’umanità solamente quando non guardiamo solo alle forze e capacità delle personalità stesse, ma quando presupponiamo che attraverso quelle personalità — come attraverso strumenti — operano esseri che lasciano discendere, per così dire, i loro atti dai mondi superiori nel nostro mondo. Dobbiamo rappresentarci che questi esseri non possono agire direttamente nel nostro mondo, sulle nostre cose fisiche, sui nostri fatti fisici, perché, a causa del loro attuale stadio di sviluppo, non possono incarnarsi in un corpo fisico che tragga i suoi elementi dal nostro mondo fisico. Se dunque vogliono operare nel nostro mondo fisico, devono servirsi dell’uomo fisico, della sua mano, ma anche del suo intelletto, delle sue facoltà di comprensione.
Tanto più chiaramente rileviamo l’influsso e l’azione di tali esseri dei mondi superiori, quanto più risaliamo nel tempo dello sviluppo dell’umanità. Eppure non dobbiamo credere che questo flusso di forze e modalità d’azione dai mondi superiori nel mondo fisico attraverso gli uomini sia mai cessato fino ai nostri tempi.
Per lo scienziato dello spirito — colui che, come abbiamo potuto sviluppare da anni, ha accolto in sé ciò che il nostro sentire e il nostro rappresentare conducono al presupposto dei mondi superiori — una tale verità avrà certamente dal principio qualcosa di comprensibile. Infatti, è abituato a tirare, per così dire, sempre i fili di collegamento che legano la nostra conoscenza, il nostro pensiero, la nostra volontà agli esseri delle gerarchie superiori. Tuttavia lo scienziato dello spirito si trova talvolta nella situazione di dover resistere alle concezioni materialistiche presenti nella nostra epoca. Queste concezioni rendono impossibile agli uomini che stanno lontani dallo sviluppo spirituale il comprendere anche solo minimamente ciò che deve essere detto sull’influenza dei mondi superiori nel nostro mondo fisico.
Nel nostro tempo appartiene propriamente alle concezioni antiquate il parlare unicamente del predominio delle idee astratte negli eventi umani, nella storia. È considerato oggi da molti uomini cosa assolutamente vietata — contraria alla vera scientificità — il dire che certe idee, idee astratte che fondamentalmente possono vivere solo nel nostro intelletto, si realizzino nelle successive epoche della storia. Persino la storiografia del diciannovesimo secolo, quella di Ranke inclusa, conservava almeno un certo residuo di fede in tali idee astratte — sebbene non si possa capire come idee astratte possano agire, essendo astratte.
Ma questo credo in idee operanti nella storia viene progressivamente gettato a mare dal nostro sviluppo materialistico avanzante. Oggi è considerato segno di mente illuminata, in fatto di storia, il credere che tutto ciò che caratterizza le epoche, tutto ciò che appare nelle epoche, nasca fondamentalmente solo dal confluire di fatti esteriori visibili fisicamente: dalle necessità esteriori, dagli interessi esteriori, dalle idee degli uomini fisici. I tempi sono ormai passati in cui spiriti come Herder potevano presentare lo sviluppo della storia dell’umanità — quasi ispirati — in modo che ovunque si sentisse che alla base vi sta il presupposto di potenze vive, di potenze soprasensibili, che si esprimono attraverso gli atti umani, attraverso la vita umana.
Oggi invece chi vuol mostrarsi persona intelligente dirà: Lessing ebbe certo molte idee ragionevoli, ma verso la fine della sua vita giunse a cose confuse, come quelle scritte nella sua “Educazione del genere umano”, dove non trovò altra strada se non quella di legare la rigida legalità nel fluire dell’avvenire storico all’idea della reincarnazione. Negli ultimi periodi della “Educazione del genere umano”, Lessing espresse effettivamente ciò che la scienza dello spirito descrive dalle verità occulte: che le anime che hanno vissuto in epoche antiche, che hanno assimilato le forze vivamente operanti, trasferiscono queste forze nelle loro nuove incarnazioni. Sicché non vi è un flusso meramente astratto, meramente concettuale, ma un vero, un reale flusso dello spirito dietro gli eventi materiali. Eppure una persona intelligente dirà: nel suo ultimo periodo ha avuto quest’idea confusa della reincarnazione; bisogna non curarsene. — Questo ricorda sempre la nota amaramente ironica e tuttavia intelligentissima che Hebbel annotò una volta nel suo diario. Descriveva come motivo affascinante il caso di un insegnante di ginnasio che nella sua classe tratta Platone, mentre il Platone reincarnato siede fra i suoi alunni e comprende così male il Platone come lo spiega l’insegnante da meritare severe punizioni.
Nell’interpretazione storica dello sviluppo umano molto è andato perduto dalle precedenti comprensioni spirituali. La scienza dello spirito deve opporsi direttamente all’assalto del pensiero materialistico, che proviene da ogni parte e trova semplicemente sciocco ciò che deve essere comunicato dalle verità spirituali. Abbiamo fatto in fondo progressi straordinariamente meravigliosi, anche nel modo in cui spieghiamo oggi tutte quelle immagini potenti, tutte quelle rappresentazioni simboliche potenti che fluirono dall’antica conoscenza chiaroveggente degli uomini e che si esprimono nelle mitologie, nelle figure eroiche, nelle figure leggendarie e fiabesche.
Il caso più curioso in questo campo è probabilmente il libretto “Orfeo” di Salomone Reinach, che ha attirato una certa attenzione in molti ambienti francesi del nostro tempo. Vi si riconduce a fatti puramente materialistici tutto ciò da cui sarebbero derivate le idee di Demetra, di Orfeo, le idee di altri circoli mitologici. A volte è straordinariamente grottesco il modo in cui si fa derivare l’esistenza storica di questo o quel personaggio che sta dietro, diciamo, a Ermete o a Mosè, e la maniera banale in cui si tenta di spiegare queste figure come semplici creazioni letterarie umane, come fantasie.
Secondo il metodo di Salomone Reinach, sarebbe facile dimostrare, dopo sessanta o settanta anni — quando cioè la memoria esteriore di lui fosse un po’ sbiadita — che non c’è mai stato un Reinach del genere, ma che è solo la poesia popolare ad aver trasferito la vecchia idea di Reineke la Volpe a Salomone Reinach. Secondo il suo metodo, sarebbe assolutamente possibile. Così assurdo è tutto ciò che, in questo libretto “Orfeo” — come dichiara nella prefazione —, è stato scritto “per i più vasti circoli dei nostri contemporanei colti, anzi anche per i più giovani”. “Per i più giovani”, perché sottolinea di aver evitato tutto — sebbene non abbia evitato di ricondurre l’idea di Demetra a un maiale — ciò che potrebbe offendere personalità femminili più giovani. Promette però che, se il suo libro acquisirà l’influenza che spera, allora scriverà un’edizione speciale del suo libretto per le mamme, che conterrà tutto ciò che ora deve ancora essere tenuto nascosto alle figlie. Questo è il punto a cui siamo giunti.
Si vorrebbe costantemente richiamare l’attenzione dei seguaci della scienza dello spirito su un fatto: è possibile provare, da ragioni puramente esteriori e razionali, che potenze spirituali, forze spirituali, hanno operato attraverso gli uomini fino al nostro secolo, indipendentemente dalla ricerca puramente occulto-esoterica che principalmente ci occuperà. Ma affinché ci intendiamo su come la scienza dello spirito possa conquistare la possibilità di difendere esteriormente l’azione di potenze soprasensibili nella storia, permettetemi di richiamare l’attenzione su quanto segue.
Chi acquista un po’ di visione dello sviluppo dell’umanità moderna, così come si è svolto nel quattordicesimo, quindicesimo fino al sedicesimo secolo, saprà che era di significato straordinariamente profondo il modo in cui una determinata personalità è intervenuta storicamente nello sviluppo esteriore moderno dell’umanità. Una persona può veramente provare, direi con ragioni del tutto esteriori, che potenze spirituali-soprasensibili hanno operato attraverso questa personalità. Si può porre la domanda — per spargere un po’ di luce sulla comprensione occulta della storia: come sarebbe andato lo sviluppo dell’Europa moderna se all’inizio del quindicesimo secolo non si fosse inserita nello sviluppo la Fanciulla d’Orléans, la Vergine d’Orléans?
Chi esamina anche solo esteriormente lo sviluppo di quel tempo deve riconoscere che senza questa personalità straordinaria molte cose sarebbero andate diversamente. La Francia del quindicesimo secolo versava in condizioni terribili. I vecchi ordini feudali si stavano disgregando, la cavalleria medievale si stava estinguendo. L’Inghilterra aveva praticamente conquistato la Francia. Parigi era sotto il controllo inglese. L’esercito francese era demoralizzato; il paese economicamente rovinato. Ed ecco che questo giovane contadino, Giovanna d’Arco, viene dal popolo, entra nella sfera politico-militare e la trasforma completamente. Indica, direi, con le dita il fatto che dietro agli eventi esteriori stanno forze spirituali.
Non si tratta qui di fenomeni chiaroveggenti, non di comunicazioni sovrumane nel senso mistico: è semplicemente la constatazione di un fatto storico esteriore che mostra come attraverso questa personalità abbiano operato forze che non possono essere spiegate dalle capacità ordinarie umane. Senza questo intervento sovrumano, i destini della Francia, e con essa dell’Europa moderna, sarebbero stati completamente diversi. Che cosa potrebbe accadere se fosse necessario escludere dalla storia tutte quelle personalità attraverso le quali operano forze che non possono essere spiegate con i loro soli talenti e capacità ordinarie?
Consideriamo come la storia si dispiega in realtà. Non consiste in una successione casuale di avvenimenti dovuti a cause puramente materiali. Dietro ai grandi rivolgimenti storici operano entità spirituali che guidano l’evoluzione umana verso scopi che vanno ben al di là di ciò che i singoli individui intendono consciamente realizzare. Che cosa sarebbe accaduto se Giovanna d’Arco non avesse avuto il coraggio spirituale di intraprendere il suo compito? La Francia avrebbe probabilmente continuato a declinare, e l’intera storia dell’Europa occidentale sarebbe stata completamente trasformata. Eppure la storia materialista non può spiegare come mai una semplice contadina, senza educazione militare, sia stata in grado di compiere imprese che generali esperti non avevano potuto realizzare.
La risposta della scienza dello spirito è che Giovanna d’Arco non agiva da sola. Attraverso di lei operavano entità spirituali che comprendevano che il momento era giunto per una trasformazione del corso della storia europea. Queste entità non potevano agire direttamente nel mondo fisico, sicché agirono attraverso questa personalità umana eccezionale. E il risultato fu la trasformazione della Francia e l’inizio di una nuova era della civiltà occidentale.
Questo principio — che le personalità grandi e significative che appaiono in momenti cruciali della storia sono in realtà strumenti attraverso i quali operano entità spirituali — è il fondamento della comprensione occulta della storia. Non è una speculazione fantastica, ma una constatazione ricavata dalla ricerca rigorosa dei fatti spirituali.
Prendiamo ora l’Epopea di Gilgamesch, uno dei testi più antichi e significativi della letteratura umana. Essa ci fornisce un esempio primordiale di come le forze spirituali operano nella storia attraverso l’evoluzione dell’anima umana. Gilgamesch era il re della città babilonese di Uruk, e la sua storia è il racconto di come un’anima umana ordinaria, attraverso l’incontro con un’anima più consapevole e sviluppata, acquisisce facoltà spirituali e diviene un leader trasformativo della civiltà.
All’inizio della storia, Gilgamesch è descritto come un re potente, ma non ancora consapevole della sua vera natura spirituale. Era grande e vigoroso nel corpo, ma la sua anima dormiva ancora in un certo senso. Tutto ciò cambiò quando incontrò Eabani. Eabani era un uomo che era stato allevato nella natura selvaggia, lontano dalla civiltà, ma che possedeva facoltà naturali di chiaroveggenza. Attraverso l’amicizia con Eabani, Gilgamesch iniziò gradualmente ad acquisire la capacità di percepire i mondi spirituali che stanno dietro il velo del mondo fisico.
Insieme, Gilgamesch ed Eabani intrapresero un grande viaggio per recuperare la dea della città, Ishtar, che era stata rapita dalla città nemica di Kutha. Nel linguaggio esteriore del mito, questo è un racconto di avventure e battaglie. Nel linguaggio interiore della verità spirituale, tuttavia, è la descrizione di come la consapevolezza spirituale di una città può essere restaurata attraverso il lavoro di anime evolute che comprendono le vere fonti della forza di una civiltà.
Quando il mito parla della dea della città rapita, esso si riferisce al fatto che i sacerdoti dei misteri — i custodi dei segreti spirituali della città — erano stati fatti prigionieri. Questi sacerdoti erano rappresentati dalla dea stessa nel mito, perché la forza spirituale della città viveva e operava attraverso di loro. Quando essi venivano catturati, la città perdeva il contatto con le sue radici spirituali e di conseguenza iniziava a declinare.
Il viaggio di Gilgamesch ed Eabani per il recupero di questi sacerdoti era, in realtà, il processo spirituale attraverso il quale Gilgamesch imparava a percepire direttamente i mondi spirituali e a operare consapevolmente con le forze spirituali. Era il processo attraverso il quale l’intera città ritrovava il contatto con le sue radici spirituali attraverso il lavoro di quest’anima consapevole.
Ma la storia non finisce lì. Dopo il ritorno a Uruk, Gilgamesch fece un’esperienza ancora più profonda. Attraverso le facoltà che aveva acquisito, Gilgamesch poteva ora guardare alle sue incarnazioni passate. Poteva vedere come la sua anima aveva attraversato molte vite e come in ciascuna di esse aveva acquisito determinate esperienze che la preparavano per il ruolo che doveva svolgere nella vita presente.
Quando Gilgamesch guardò alle sue incarnazioni passate, scoprì molte cose che lo turbarono profondamente. Scoprì relazioni che l’anima sua aveva coltivato in incarnazioni precedenti, relazioni che non corrispondevano all’ideale elevato che ora egli coltivava. In particolare, scoprì una relazione con una persona che in vite precedenti era stata il giardiniere di suo padre. Nel mito, questa memoria di incarnazioni passate è espressa come gelosia verso la dea della città per le sue passate amicizie.
Ma ciò che il mito sta realmente descrivendo è il processo interiore attraverso il quale un’anima, diventando consapevole della sua vera natura spirituale e dei suoi compiti superiori, entra in conflitto con gli aspetti inferiori della sua natura passata. È il processo di purificazione interiore attraverso il quale l’anima si giudica severamente e inizia la trasformazione verso uno stadio più elevato di evoluzione.
Questo conflitto interiore, tuttavia, era assolutamente necessario. Era il mezzo attraverso il quale Gilgamesch acquisiva la profondità spirituale e la saggezza che lo rendessero degno di fondare una nuova era di civiltà. Non era solo la sua forza fisica — sebbene fosse straordinaria — che lo rendeva grande. Era la fusione di una consapevolezza spirituale acquisita con la capacità di agire nel mondo materiale che creava il vero genio.
Quando Gilgamesch infine inaugurò la civiltà babilonese, egli era stato trasformato da questi processi interiori. La sua azione esteriore nel mondo fisico era il riflesso di una profonda trasformazione spirituale che era avvenuta nella sua anima. E attraverso questa trasformazione personale, egli trasformava il corso della civiltà intera.
Qui vediamo chiaramente il principio fondamentale su cui riposa la comprensione occulta della storia. I grandi cambiamenti nella storia, i grandi movimenti che trasformano intere civiltà, non derivano da cause puramente materiali. Derivano dal lavoro interiore di anime umane che stanno acquisendo consapevolezza spirituale e che, una volta trasformate, trasformano il mondo attorno a loro.
La storia visibile è sempre il riflesso esteriore di processi spirituali invisibili. Quando lo comprendiamo, cessa il conflitto tra la ricerca storica ordinaria e quella spirituale. Non stiamo negando i fatti storici esteriori: stiamo semplicemente penetrando il loro significato più profondo e comprendendo le vere forze che stanno dietro di essi.
Questo è il fondamento su cui vogliamo costruire la nostra indagine occulta della storia. Non è una fondazione di speculazione fantastica, ma di ricerca rigorosa delle realtà spirituali che guidano e plasmano gli eventi storici. Quando impariamo a leggere la storia in questo modo, essa cessa di essere una successione confusa di avvenimenti casuali e diventa l’entusiasmante narrazione della progressione dell’umanità verso sempre più elevati stadi di consapevolezza e libertà spirituale.
Quando gli storici materialisti leggono la storia di Gilgamesch, vedono poco più che una leggenda affascinante, probabilmente basata su un re reale di un’antica città mesopotamica. Vedono il rapimento della dea come una metafora poetica interessante, il viaggio di Gilgamesch ed Eabani come una favola di avventure. Non riescono a penetrare il significato reale di questi insegnamenti, perché la loro metodologia scientifica li obbliga a escludere dalle loro considerazioni tutto ciò che non è materiale e fisicamente verificabile.
La scienza dello spirito, d’altra parte, legge il medesimo testo epico e vede una descrizione accurata e simbolica di processi spirituali reali che avevano luogo nell’anima di Gilgamesch e che, attraverso di lui, influenzavano il corso della civiltà. Non è un racconto fantastico, ma un resoconto di verità che gli antichi sapevano percepire direttamente attraverso le facoltà chiaroveggenti che possedevano naturalmente.
Gli antichi, infatti, non avevano bisogno dei nostri moderni metodi di ricerca occulta sistematica per percepire questi fatti. Avevano una consapevolezza naturale dei mondi spirituali. Vedevano direttamente come le forze spirituali operavano nella storia e attraverso le personalità umane. Quando tramandavano questi insegnamenti attraverso miti e racconti epici, non stavano inventando fantasie. Stavano preservando per le generazioni future il ricordo di verità che avevano percepito direttamente.
È uno dei compiti principali della scienza dello spirito moderna decifrare questi antichi insegnamenti e mostrare al mondo moderno — un mondo che ha perso la consapevolezza chiaroveggente naturale — che questi racconti antichi contengono verità profondissime sulla natura della storia e dell’evoluzione umana.
Questo è il dono che la comprensione occulta della storia apporta. Ci permette di leggere i fatti storici non come una successione casuale e priva di significato, ma come l’espressione esteriore di processi spirituali intelligenti. Vediamo che dietro ogni grande cambiamento storico, dietro ogni figura storica grande e significativa, operano entità spirituali intelligenti che guidano il corso degli eventi verso scopi che servono all’evoluzione complessiva dell’umanità.
La qualità distintiva di questa comprensione è che non è una questione di credenza o di fede. È una questione di ricerca rigorosa. Chi studia la ricerca occulta della storia non sta chiedendo al mondo di credere in cose che non può vedere. Sta invece invitando il mondo a esaminare i fatti storici più attentamente, a notare le lacune nel racconto materialistico, a riconoscere che molti grandi avvenimenti storici non possono essere completamente spiegati con cause puramente materiali.
Quando gli scienziati dello spirito dicono che forze spirituali operano nella storia, non stanno facendo un’affermazione religiosa o dogmatica. Stanno facendo un’osservazione scientifica basata su una ricerca sistematica e metodica. Stanno dicendo: «Guarda questi fatti storici. Osserva le carenze nel racconto materialistico. Considera l’ipotesi che forze intelligenti e consapevoli operino dietro i veli del mondo fisico, e vedrai che questa ipotesi spiega i fatti storici molto meglio di quanto faccia il materialismo».
Questa è la base su cui vogliamo fondare la nostra indagine della storia. Non come un atto di fede, ma come un esercizio di razionalità superiore. Quando guardiamo la storia con questa consapevolezza, essa diventa intelligibile in modo completamente nuovo. Non è più una confusa successione di avvenimenti e coincidenze casuali. Diventa un racconto coerente della progressione dell’umanità verso sempre più elevati stadi di libertà e consapevolezza spirituale.
Il compito della scienza dello spirito è insegnare all’umanità moderna a leggere di nuovo i segni dei tempi, a riconoscere l’azione delle forze spirituali nel corso della storia contemporanea così come lo era nel passato. Se possiamo imparare a fare questo, allora possiamo cooperare consapevolmente con queste forze spirituali e partecipare attivamente al grande processo evolutivo che sta trasformando l’umanità. Questo è il vero significato di una comprensione occulta della storia: non è un puro esercizio intellettuale, ma una preparazione per diventare coscientemente partecipi del futuro sviluppo dell’umanità.
Nel considerare il significato profondo della storia, è essenziale che comprendiamo come il passato remoto dell’umanità differisca completamente da ciò che il pensiero materialistico moderno immagina. Non è stata una progressione lineare da una primitiva barbarie verso la civiltà moderna, come il darwinismo sociale vorrebbe farci credere. È stata invece una progressione di epoche di cultura nettamente distinte, ciascuna con i propri caratteri spirituali peculiari, ciascuna governata da diverse gerarchie di entità spirituali.
La scienza dello spirito ci insegna che nell’antichità remota, gli uomini possedevano una consapevolezza naturale degli esseri e delle forze spirituali che abitano i mondi invisibili. Non era la consapevolezza teorica o astratta che potremmo avere attraverso la ricerca occulta sistematica. Era una percezione diretta e immediata. Gli uomini antichi vedevano gli spiriti e i geni dei luoghi, gli angeli e le entità spirituali di più alto rango, così come noi vediamo gli oggetti del mondo fisico.
Con il progredire dei tempi e lo sviluppo della civiltà, questa consapevolezza chiaroveggente naturale si è gradualmente persa. L’umanità ha sviluppato invece la facoltà del pensiero astratto e della ragione. Questo è stato un progresso necessario, perché ha consentito all’uomo di sviluppare la libertà individuale e la consapevolezza dell’io. Ma è stata anche una perdita, perché gli uomini hanno perso il contatto diretto con i mondi spirituali.
Nella nostra epoca moderna, siamo al culmine di questo processo. Abbiamo sviluppato il pensiero razionale e la scienza, ma abbiamo quasi completamente perso la consapevolezza degli elementi spirituali della realtà. Questa è la vera crisi della nostra epoca. Non è una crisi economica o politica — questi sono solo i sintomi. È una crisi spirituale, una perdita di contatto con le fonti spirituali della nostra civiltà.
La scienza dello spirito, tuttavia, non propone un ritorno al passato. Non chiede all’umanità di abbandonare la ragione e il pensiero logico. Chiede invece che l’umanità sviluppi una nuova forma di consapevolezza — una consapevolezza che unisce il pensiero razionale moderno con una percezione consapevole dei mondi spirituali. Questa è la vera meta dell’evoluzione umana: non una regressione al passato, ma una sintesi superiore di ciò che di meglio abbiamo imparato dal passato con ciò che di meglio stiamo sviluppando nel presente.
E quando questa nuova consapevolezza si sviluppi pienamente nell’umanità, allora vedremo trasformazioni nella storia che lasceranno in ombra tutto ciò che è avvenuto in passato. Perché quando gli uomini cominceranno a cooperare consapevolmente con le forze spirituali che guidano l’evoluzione, allora il progresso umano non sarà più il risultato di cieche spinte materiali, ma il risultato di una collaborazione consapevole tra gli uomini e le intelligenze spirituali che stanno guidando il nostro sviluppo verso scopi superiori.
Questo è il grande compito della scienza dello spirito nella nostra epoca. Non è semplicemente di insegnare all’umanità i fatti dei mondi spirituali. È di preparare l’umanità a partecipare consapevolmente e intelligentemente all’evoluzione futura. E la comprensione occulta della storia è una parte essenziale di questa preparazione. Perché quando comprendiamo come le forze spirituali hanno operato nel passato, siamo allora in grado di riconoscere come operano nel presente e di cooperare intelligentemente con esse nel futuro.
Ritorniamo ora al nostro tema specifico della Seconda epoca di cultura, quella che caratterizzò l’antica civiltà orientale. Questa epoca era governata da caratteristiche spirituali molto particolari. Era un’epoca in cui la consapevolezza umana era principalmente focalizzata sul mondo esteriore, sui fenomeni della natura e dei cieli. I grandi insegnamenti spirituali di questa epoca — l’astrologia, la cosmologia spirituale, la sapienza riguardante le gerarchie spirituali — erano tutti espressioni di questa consapevolezza rivolta verso l’esteriore.
Le civiltà di questa epoca — l’antica India, l’antica Persia, l’antica Babilonia — non erano create da uomini che pensavano solo in termini di economia e materiale. Erano il risultato del lavoro spirituale consapevole di iniziati e sapienti che comprendevano i misteri delle stelle e dei mondi superiori. I grandi templi e i grandi centri di insegnamento — i misteri come quelli di Babilonia — erano centri in cui veniva coltivata la consapevolezza spirituale e in cui venivano preservati i segreti di una saggezza che i materialisti moderni considererebbero impossibile.
Ma questi insegnamenti non scomparirono semplicemente. Furono preservati e tramandati di epoca in epoca, di civiltà in civiltà. Apparirono in forme diverse — nei misteri egiziani, nei misteri greci, nei misteri cristiani — ma il nucleo profondo rimase sempre lo stesso: l’insegnamento che la realtà spirituale è la base della realtà fisica, e che chi desidera veramente comprendere il mondo deve prima comprendere i mondi spirituali da cui il mondo fisico procede.
Questo è il grande insegnamento della storia dal punto di vista della scienza dello spirito. Non si tratta semplicemente del fatto che le forze spirituali hanno operato nel passato. Si tratta del fatto che esiste una catena ininterrotta di insegnamenti spirituali che si estende dal passato remoto fino al presente, e che questi insegnamenti contengono la chiave per comprendere il presente e modellare il futuro.
E quando guardiamo con questo sguardo alla storia dell’umanità, vediamo che non è affatto il quadro confuso e caotico che il materialismo pretende. È invece un grande dramma coerente e intelligente, in cui ogni epoca ha il suo posto e il suo significato, in cui ogni grande personalità storica era uno strumento consapevole per realizzare i propositi della saggezza divina.
Questo è ciò che vogliamo mostrare attraverso la nostra ricerca occulta della storia. Non stiamo cercando di minimizzare l’importanza dei fattori materiali, economici e politici nella storia. Stiamo semplicemente aggiungendo una dimensione che il materialismo ha perso di vista. Stiamo mostrando che, dietro e oltre questi fattori esteriori, operano forze intelligenti le quali plasmano il corso della civiltà verso scopi che vanno ben al di là della semplice soddisfazione materiale.
E se l’umanità moderna fosse disposta ad accogliere questa visione più ampia della storia, scoprirebbe che il presente non è solo il risultato del passato, ma è anche il terreno fertile su cui stiamo seminando il futuro. Scoprirebbe che gli stessi processi di trasformazione spirituale che caratterizzarono i grandi personaggi e le grandi epoche del passato sono disponibili anche per noi nel presente. Scoprirebbe che la scienza dello spirito non è semplicemente interessante da un punto di vista storico, ma è vitalmente importante per il nostro sviluppo futuro come individui e come civiltà.
Questa è la vera rilevanza della ricerca occulta della storia per il nostro tempo. Non è una fuga nel passato, ma un mezzo per comprendere il presente e partecipare consapevolmente alla creazione del futuro. E con questa comprensione, la storia stessa diventa non solo una materia di studio affascinante, ma anche uno strumento di trasformazione personale e spirituale.
Permettetemi di tornare ancora una volta al nostro esempio concreto della storia di Gilgamesch, che illustra questo insegnamento in modo così particolare. Nel mito, dopo che Gilgamesch ha visto le sue incarnazioni passate e ha acquisito la consapevolezza spirituale che gli permette di comprendere il vero significato della sua missione, egli affronta una crisi di identità molto profonda. Non è più semplicemente il re potente e vigoroso che era prima. È diventato qualcosa di molto più complesso: un’anima che comprende i limiti e le imperfezioni del suo passato, e che deve ora trovare il modo di elevare se stessa al di sopra di queste imperfezioni.
In questa crisi, Gilgamesch entra in uno stato di rabbia e di gelosia spirituale. Nel mito, egli rimprovera la dea della città, Ishtar, per le sue amicizie passate — in particolare per la sua relazione con un giardiniere chiamato Ischulanu. Questo non è un semplice racconto di gelosia ordinaria, quale potrebbe accadere tra due persone ordinarie. È una descrizione del processo spirituale attraverso il quale un’anima, divenendo consapevole della sua vera natura, entra in conflitto con tutti gli aspetti inferiori della sua natura.
Questo processo è estremamente importante per comprendere l’evoluzione umana. Perché è quando un’anima diventa consapevole delle sue limitazioni e dei suoi compromessi morali nel passato che essa inizia veramente il processo di trasformazione. Fino a quel momento, l’anima può vivere tranquillamente nell’ignoranza, compiacendosi di ciò che è riuscita a realizzare. Ma una volta che acquisisce una consapevolezza superiore, non può più vivere in questa ignoranza. Deve affrontare se stessa, giudicare se stessa, e poi intraprendere il difficile processo di auto-trasformazione.
Questo è esattamente ciò che accadde a Gilgamesch. La sua acquisizione della consapevolezza spirituale non fu una gioia semplice e senza complicazioni. Fu una tortura spirituale, una crisi dell’anima nella quale egli dovette affrontare se stesso in una luce completamente nuova. E solo dopo aver attraversato questa crisi, dopo aver compreso pienamente i difetti della sua natura passata, egli poté emergere trasformato, come un vero leader spirituale capace di fondare una nuova civiltà.
Questo insegnamento è profondamente rilevante per noi nel nostro tempo. Perché è esattamente lo stesso processo che l’intera umanità sta attraversando ora. L’umanità moderna, attraverso la ricerca scientifica e spirituale, sta gradualmente acquisendo una consapevolezza superiore del vero significato della realtà. Sta scoprendo i limiti del materialismo, sta iniziando a intravedere i mondi spirituali che stanno dietro il velo del fisico.
E come Gilgamesch, l’umanità sta entrando in una crisi. Non una crisi di ordine ordinario, ma una crisi spirituale. L’umanità sta iniziando a comprendere i compromessi morali del suo passato: la violenza, lo sfruttamento, l’indifferenza ai bisogni spirituali. E mentre acquisisce questa consapevolezza, essa non può più vivere secondo il vecchio modo di essere. Deve trasformarsi.
Questo è il vero significato della nostra epoca. Non è il segno della fine della civiltà, come alcuni credono. È il segno che l’umanità sta per fare un grande passo in avanti nella sua evoluzione spirituale. E quelli di noi che comprendono questo processo — che è essenzialmente lo stesso processo che Gilgamesch attraversò — possono cooperare consapevolmente con questo movimento. Possiamo aiutare a guidare l’umanità attraverso questa crisi verso l’emergenza di una civiltà radicalmente trasformata.
Questo è il compito della scienza dello spirito nel nostro tempo. Non è semplicemente di fornire informazioni storiche interessanti. È di mostrare come i processi spirituali che hanno guidato il passato sono ancora attivi nel presente, e di preparare gli individui illuminati a cooperare consapevolmente con questi processi per il beneficio di tutta l’umanità.
Una volta che comprendiamo come il passato è stato plasmato da forze spirituali operanti attraverso personalità umane consapevoli o inconsapevoli, allora possiamo iniziare a comprendere come plasmare il presente e il futuro attraverso una cooperazione consapevole con queste stesse forze. Non sono più forze astratte e distanti, ma realtà vive con cui possiamo interagire e cooperare.
E quando un numero sufficiente di individui avrà acquisito questa consapevolezza e questa capacità di cooperazione, allora vedremo trasformazioni nella storia dell’umanità che metteranno in ombra tutte le trasformazioni del passato. Perché per la prima volta nella storia, l’umanità non starà più agendo ciecamente, guidata da forze che non comprende. Starà invece agendo consapevolmente, in piena cooperazione con le intelligenze spirituali che hanno sempre guidato il nostro sviluppo.
Questo, infine, è il grande risultato che la ricerca occulta della storia intende raggiungere. Non è semplicemente di comprendere il passato. È di trasformare il presente e di modellare consapevolmente il futuro. E quando iniziamo a vedere la storia in questa luce — non come una successione casuale di avvenimenti, ma come l’espressione di un grande dramma intelligente in cui siamo tutti, in un modo o nell’altro, attori consapevoli o inconsapevoli — allora la storia cessa di essere semplicemente interessante. Diventa trasformativa. Diventa la chiave per comprendere noi stessi e il nostro posto nell’universo.
E con questa consapevolezza, possiamo procedere nella nostra ricerca occulta della storia non come semplici studenti curiosi, ma come partecipanti consapevoli in un grande processo di evoluzione universale. Possiamo riconoscere che il passato, il presente e il futuro non sono separati, ma formano un tutto coerente, e che il nostro compito è di comprendere questo tutto e di cooperare consapevolmente con le forze intelligenti che lo guidano verso la sua completa realizzazione.
Questo è il fondamento su cui poggia tutta la nostra indagine occulta della storia, ed è con questa comprensione che inizieremo ora il nostro studio più approfondito dei fatti specifici della Storia Occulta dell’umanità.
Prima di concludere questa conferenza, permettetemi di sottolineare un punto che merita tutta la nostra attenzione. La ricerca occulta della storia non ha semplicemente importanza teorica. Ha un’importanza pratica e urgente per il nostro tempo presente.
Nel mondo intorno a noi, oggi, vediamo una lotta che va molto al di là dei confini visibili della politica, dell’economia e della tecnologia. C’è una lotta tra le forze che desiderano mantenere l’umanità nel buio — vale a dire, ignara delle realtà spirituali che stanno dietro il mondo fisico — e le forze che desiderano elevare l’umanità verso una consapevolezza superiore di se stessa e del suo vero destino.
Quelli che desiderano mantenere l’umanità nel buio non sono necessariamente malvagi nel senso ordinario. Molti di loro sono semplicemente uomini e donne ordinari che, a causa della loro educazione e del loro ambiente, non hanno mai considerato la possibilità che esista una realtà spirituale. Essi credono fermamente che il materialismo rappresenti l’apice della razionalità e della scientificità, e che chiunque creda in cose spirituali stia semplicemente indulgendo in superstizione e fantasia.
Ma ci sono anche forze molto reali, intelligenti e consapevoli — forze che operano nei mondi spirituali invisibili — che desiderano veramente mantenere l’umanità nello stato di inconsapevolezza spirituale. Queste forze hanno i loro scopi e i loro obiettivi, e questi scopi non sono sempre in armonia con i migliori interessi dell’umanità nel suo complesso.
È per questo che la ricerca occulta della storia diventa così importante. Perché quando comprendiamo come le forze spirituali hanno operato nel passato, siamo allora in grado di riconoscere come stanno operando nel presente. E quando riconosciamo queste operazioni nel presente, siamo in grado di offrire resistenza consapevole alle forze che desiderano mantenere l’umanità nell’ignoranza spirituale, e di cooperare consapevolmente con quelle che desiderano elevare l’umanità verso una consapevolezza e una libertà sempre maggiori.
Non è un compito facile. Non è un compito che può essere compiuto da un singolo individuo, o anche da un piccolo gruppo di individui. Richiede una trasformazione della consapevolezza umana nel suo insieme. Richiede che un numero sempre crescente di individui acquisisca la consapevolezza spirituale necessaria per riconoscere le realtà dietro i veli dell’apparenza.
Ma è un compito che è assolutamente possibile. È un compito che è assolutamente necessario. Ed è un compito che — se compiuto — trasformerà il corso della storia umana nel modo più radicale possibile.
Quindi, studiando la storia da una prospettiva occulta, non stiamo semplicemente rispolverando fatti antichi. Stiamo preparando noi stessi a partecipare attivamente al grande dramma del presente e del futuro. Stiamo imparando a riconoscere come operano le forze spirituali, cosicché possiamo cooperare consapevolmente con esse per il bene dell’umanità intera.
Questo è il vero compito della ricerca occulta della storia. Questo è ciò che l’anima della Società Antroposofica e della scienza dello spirito in generale desidera realizzare nel nostro tempo.
E così, concludo questa seconda conferenza con il desiderio che quanto ho detto possa servire come una base solida sulla quale costruire la nostra comprensione congiunta di ciò che la ricerca occulta della storia può insegnarci. Non stiamo facendo appelli al sentimento, e non stiamo chiedendo al nostro pubblico di accettare cose sulla base della fede. Stiamo invece invitando il mondo a esaminare più attentamente la realtà dei fatti storici, a notare come il materialismo non riesce a spiegare completamente il corso della storia, e a considerare seriamente la possibilità che intelligenze spirituali stanno veramente operando dietro i veli del mondo fisico.
Quando lo farà, scoprirà che la storia diventa non solo comprensibile, ma entusiasmante. Scoprirà che il passato non è morto, ma vive ancora in noi e continua a esercitare i suoi effetti nel presente. Scoprirà che il futuro non è fisso e determinato, ma è qualcosa che noi, attraverso la nostra consapevolezza e la nostra scelta, possiamo aiutare a plasmare.
Scoprirà, infine, che la storia umana è una storia di progressione verso la libertà, verso la consapevolezza, verso una sempre maggiore capacità di agire secondo la nostra vera volontà e il nostro vero intendimento. E scoprirà che questa progressione non è il risultato del caso o della coincidenza, ma il risultato del lavoro intenzionale e intelligente di forze spirituali che comprendono il significato profondo dell’evoluzione umana e che desiderano veramente il bene dell’umanità nel suo complesso.
Con questa visione della storia dinanzi a noi, possiamo procedere con fiducia e speranza nel futuro, sapendo che il grande dramma della storia umana non è una tragedia senza senso, ma una progressione significativa verso una realizzazione sempre più piena della libertà, della consapevolezza e della dignità spirituale dell’uomo.
Buona parte di quello che fino a oggi è stato esposto come uno sguardo schematico sul corso occulto dello sviluppo umano vi indica già che il decorso delle incarnazioni, così come è determinato dal carattere individuale e dallo sviluppo individuale dell’uomo stesso, viene modificato dall’intervento di forze spirituali provenienti dalle gerarchie superiori. La reincarnazione, nello sviluppo dell’umanità, non è un fenomeno così semplice come talvolta, per una certa comodità teorica, si vorrebbe supporre.
Certamente, è un fatto che l’uomo si incarna ripetutamente; ciò che noi chiamiamo il suo nucleo essenziale appare sempre in nuove incarnazioni. Ed è altrettanto vero che esiste un nesso di causalità fra le vite che successivamente si manifestano come incarnazioni e le vite precedenti. Anche la legge del karma è presente, quale espressione di questo nesso causale. Ma al di là di ciò esiste qualcosa d’altro, e proprio questo ci conduce alla comprensione del corso storico dello sviluppo umano.
Lo sviluppo dell’umanità procederebbe in modo del tutto diverso se entrassero in considerazione soltanto i nessi causali fra un’incarnazione e l’altra, o fra le incarnazioni precedenti e quelle successive dell’uomo. Continuamente, però, intervengono nella vita umana, in ogni incarnazione — più o meno, e specialmente nelle personalità di rilievo storico — forze assai significative d’altro ordine, le quali si servono dell’uomo come di uno strumento. Da ciò possiamo concludere che il corso karmico della vita, propriamente insito nell’uomo stesso, viene modificato attraverso le incarnazioni; e così accade effettivamente.
Possiamo ora parlare di una certa regolarità — limitiamoci dapprima ai tempi postatlantici — una regolarità che concerne come negli ultimi tempi postatlantici fino al presente gli influssi di altri mondi e il karma individuale dell’uomo si collegano fra loro. Non è possibile chiarirvi questo se non mediante un disegno schematico, che mostri come questi influssi si configurano e come si rapportano all’individualità umana.
Immaginiamo dunque: questa superficie qui disegnata nel mezzo della tavoletta rappresenta quello che siamo soliti chiamare l’Io umano, il nostro attuale nucleo essenziale umano.
Potrete ricavare dalle indicazioni degli ultimi giorni che la cultura greco-latina occupa in certo senso una posizione centrale nell’intera successione delle epoche di cultura postatlantica. Le tre epoche di cultura che la precedono costituiscono come una preparazione a quell’opera dell’anima umana, dell’Io nell’Io, che abbiamo indicato per la cultura greca. Così come un progressivo discendere dalle visioni chiaroveggenti verso una visione puramente umana nel mondo greco, analogamente si presentano ai nostri occhi le culture indù, persiana, egiziana. Eppure come un risalire nuovamente, un riacquisire di culture chiaroveggenti deve apparirci ciò che inizia nella nostra medesima epoca e che nei secoli e nei millenni venturi dovrà essere conseguito in misura sempre più estesa dall’intera umanità. Sicché dobbiamo dire in conclusione: nel periodo di cultura egizio-babilonico-caldaico abbiamo, per così dire, l’ultima preparazione al puro Ellenismo della personalità umana. L’uomo discende allora, nel terzo periodo postatlantico, per così dire dalle antiche condizioni di chiaroveggenza attraverso le quali poteva ancora partecipare direttamente e immediatamente al mondo spirituale, e prepara al contempo la cultura puramente personale, puramente umana, che si caratterizza appunto per un’opera dell’anima che si designa correttamente come «Io nell’Io». Per questo motivo abbiamo anche potuto osservare come lo sguardo rivolto all’indietro verso incarnazioni precedenti, saldamente legato alla cultura chiaroveggente, divenne per Gilgamesch, l’inauguratore della cultura babilonica, indistinto e confuso; come egli stesso non se ne intendeva più laddove Eabani gli trasmetteva in certo qual modo talune facoltà per volgere lo sguardo alle incarnazioni precedenti. E proprio in corrispondenza di questa caduta da un’altezza spirituale e del progressivo ritirarsi nel puramente personale dell’individuo singolo, esattamente in corrispondenza di questo carattere particolare della psyche babilonica, agisce tutto ciò che vediamo tramandarsi ai posteri per mezzo dell’opera dell’anima babilonica.
Se intendiamo considerare la storia da una prospettiva occulta, dobbiamo dire che si impone sempre più vivacemente alla nostra percezione il fatto che i popoli con il loro lavoro, con la loro creazione culturale non stiano affatto isolati nello sviluppo del mondo, nel progresso complessivo dell’umanità. Infatti, ogni popolo ha il suo compito spirituale proprio, ha un contributo ben determinato da apportare a ciò che denominiamo il progresso umano. La nostra cultura odierna è già piuttosto complessa, e lo è diventata perché una molteplicità di flussi culturali individuali si sono confluiti insieme. Nel nostro attuale vivere spirituale e nella nostra vita esteriore abbiamo un confluire dei più svariati insegnamenti culturali dei singoli popoli, insegnamenti che i medesimi popoli più o meno unilateralmente, secondo la loro missione particolare, hanno compiuto nel loro lavoro, e che successivamente sono confluiti nel corso comune della civiltà mondiale. Per questo preciso motivo i singoli popoli si distinguono nettamente gli uni dagli altri, per questa ragione possiamo parlare propriamente per ogni popolo della sua missione particolare. E possiamo dunque domandare: che cosa possiamo noi, che abbiamo incorporato nella nostra cultura il lavoro culturale dei nostri antenati, che cosa possiamo oggi mostrare e presentare che ci indichi quello che questi e quei popoli dovevano darci per il progresso umano complessivo?
È particolarmente interessante e istruttivo considerare una volta attentamente il compito culturale e la missione del popolo babilonico. Oh, questo popolo babilonico, persino per lo storico esteriore ha posto enigmi straordinari negli ultimi secoli attraverso il deciframento della scrittura cuneiforme. E anche quello che ha potuto essere scoperto e messo in luce solo esteriormente è già di per sé in grado massimamente singolare e notevole. Infatti lo storico esterno contemporaneo può oggi dire con certezza: quello che un tempo si chiamava storia universale si è quasi raddoppiato nei suoi orizzonti temporali per merito e in conseguenza di quello che si è appreso dal deciframento scientifico della scrittura cuneiforme. La ricerca storiografica esteriore, infatti, guarda con le mani piene di documenti esterni indietro di cinque o seimila anni prima dell’era cristiana, e può oggi affermare con sicurezza: in questo intero arco di tempo, nelle regioni dove in seguito agirono con potenza i Babilonesi, gli Assiri, era già presente una cultura potente, significativa e ben strutturata. Troviamo soprattutto nei tempi più antichi un popolo estremamente straordinario e enigmatico, che nella storia viene chiamato con il nome di Sumeri, e la cui dimora era nei ricchi territori dell’Eufrate e del Tigri, più particolarmente nelle parti superiori, ma anche verso il corso inferiore. Certo, non possiamo — perché manca il tempo necessario — soffermarci lungamente sui documenti storiografici esterni; dobbiamo occuparci piuttosto e soprattutto di quello che la Storia Occulta può insegnarci sulla vera natura di questi popoli.
Questo popolo sumerico, con tutto quello che poteva pensare e creare spiritualmente, e anche con tutto quello che agiva esteriormente nel mondo fisico, apparteneva a un livello culturale relativamente molto arcaico e primitivo dello sviluppo postatlantico. Eppure, quanto più risaliamo nella storia vera dei Sumeri, che potremmo propriamente designare come i pre-babilonesi, tanto più ci diventa chiaro ed evidente che in questo popolo vivevano tradizioni spirituali di grande importanza, che era presente una saggezza spirituale sommamente significativa, una saggezza che possiamo caratterizzare nel modo seguente: il modo intero di vivere, il modo intero non solo di pensare bensì proprio di vivere nell’anima e nello spirito, era in questo popolo completamente e radicalmente diverso da quello degli uomini posteriori che troveremo nella storia mondiale successiva. Per gli uomini dei tempi posteriori della storia mondiale risultò in effetti dappertutto e invariabilmente che esiste una certa distanza, un certo intervallo fra il pensato e il parlato. Chi oggi non sa con certezza che il pensare e il parlare sono due cose completamente diverse, che il linguaggio in certo senso consiste in mezzi espressivi convenzionali per quello che gli uomini pensano interiormente. Ciò risulta già dal fatto banale che abbiamo molte lingue diverse tra noi sulla terra, e fondamentalmente tuttavia esprimiamo un gran numero di rappresentazioni comuni in questi diversi linguaggi della terra. Dunque, esiste incontestabilmente un certo intervallo fra il pensare e il parlare. Non era affatto così in questo antico popolo sumerico, bensì possedeva un linguaggio che fondamentalmente stava verso l’anima del tutto diversamente da tutti i linguaggi anteriori che conosciamo. Soprattutto quando risaliamo a epoche molto remote della storia sumerica, troviamo là veramente qualcosa — anche se non più perfettamente e completamente conservato — come una sorta di lingua originaria primordiale dell’umanità. Certamente troviamo i linguaggi dei singoli popoli e delle varie razze nel più vasto ambito dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa già in certa misura differenziati gli uni dagli altri; eppure, una sorta di elemento linguistico comune, un fondamento linguistico comune che era comprensibile su tutto il circolo terrestre allora conosciuto, soprattutto dall’uomo più profondo nello spirito, era proprio e singolarmente presente presso i Sumeri. Da dove veniva questo fatto straordinario? Perché l’anima di questi uomini antichi avvertiva nel suono, nel tono, qualcosa di completamente determinato e doveva esprimerlo univocamente, quello che poteva essere avvertito in ogni pensiero e contemporaneamente in un suono specifico.
Vedete, quello che con ciò è stato detto lo vorrei esprimere per chiarimento innanzi tutto così: persino ancora nei nomi che ho dovuto citarvi nella discussione e nell’analisi dell’Epopea di Gilgamesch, persino là sono presenti suoni straordinari e significativi: Ischtar, Ischulan e simili designazioni. Quando si pronunciano questi suoni e si conosce veramente il valore fonico in relazione occulta, allora si sa che fondamentalmente questi sono nomi che non possono contenere altri suoni se devono designare i corrispondenti esseri e potenze, perché una U, una I, una A possono riferirsi solo a qualcosa di completamente determinato univocamente dalla natura della cosa. Questo appunto è stato il grande progresso del linguaggio nel corso dell’evoluzione, che gli uomini hanno progressivamente perso il sentimento vivente per il fatto che questi elementi, i suoni — consonanti, vocali — potessero riferirsi a qualcosa in maniera inequivocabile e univoca, così che oggi generalmente pensiamo che il linguaggio sia completamente arbitrario e che potremmo designare questa o quella cosa con suoni del tutto diversi secondo la convenzione. Un antico popolo non poteva designare una cosa se non con una ben determinata combinazione fonica. Altrettanto come non potremmo noi oggi, in fondo, avere un pensiero diverso su una cosa nel momento in cui ne pensiamo il nome in Inghilterra o in Germania, così allora gli antichi, ancora dotati di un sentimento spirituale immediato per il suono, non potevano designare nessuna cosa o essere se non con un’univoca combinazione fonica. Adesso però questo fatto che gli antichi Sumeri avevano questa relazione vivente e conscia verso il lato fonico del linguaggio, è qualcosa di straordinario e difficile da comprendere per l’uomo moderno. Sicché quando impariamo dai documenti cuneiformi che cosa questi Sumeri hanno creato, che cosa il loro popolo ha compiuto nel corso della lunga storia, allora ci si manifesta subito e chiaramente l’immagine di un popolo che, da una parte, aveva raggiunto un altissimo livello di civiltà materiale esterna — avevano costruito città grandiose e maestose, avevano elaborate regolamentazioni legali estremamente sviluppate, possedevano conoscenze astronomiche straordinarie — ma che dall’altra parte era ancora interamente permeato e animato di una saggezza spirituale vivente, una saggezza non sterile bensì operativa.
Il compito spirituale cruciale del popolo babilonico era di condurre questo vivente collegamento spirituale dell’uomo con il mondo spirituale verso il basso, nella sfera del puramente personale, là dove la personalità è posta su se stessa nella sua singolarità e nella sua particolarità. Questa era la missione propria dei Babilonesi: tradurre il mondo spirituale nel piano fisico. E congiunto a ciò sta il fatto che questo sentimento vivente, questo sentimento spirituale per la lingua cessava e la lingua cominciava a differenziarsi secondo il clima, secondo la situazione geografica, secondo la razza del popolo e così via. Perciò la Bibbia, che racconta cose più vere su questi fatti di quanto non facciano i fantasiosi discorsi del signor Fritz Mauthner che si spaccia per filologo, la Bibbia dunque ci descrive questo fatto importante cruciale nella narrazione della Torre di Babele, dove tutti gli uomini che parlavano una lingua comune sulla terra vengono dispersi. Anche questa Torre di Babele possiamo comprenderla spiritualmente se sappiamo come si costruiva in antico. Quegli edifici che erano costruiti al fine di compiere azioni dedicate alla santa saggezza, o che dovevano essere segni simbolici per le sante verità, tali edifici erano costruiti in antico secondo misure che erano prese o dal cielo o dall’uomo. Ed è fondamentalmente la stessa cosa; perché l’uomo come microcosmo è un’immagine del macrocosmo, sicché le misure che sono nascoste nella piramide sono prese dal cielo e dall’uomo insieme.
Se potessimo risalire in epoche antiche, in tempi relativamente precoci, allora troveremmo negli edifici di culto dappertutto immagini simboliche delle misure umane o celesti. Lunghezza, larghezza e profondità, il modo come l’interno era strutturato architettonicamente, tutto questo era un’imitazione delle misure celesti o di quelle del corpo umano. Ma tutto questo accadeva così: dove si aveva una consapevolezza vivente del collegamento dell’uomo con il mondo spirituale, le misure erano derivate dal mondo spirituale. Ma come doveva diventare il tempo in cui la conoscenza umana doveva essere condotta, per così dire, dal cielo alla terra? Dal puramente spirituale-umano al puramente umano-personale? Allora le misure potevano essere prese solo dall’uomo stesso, dalla personalità umana, in quanto essa è espressione dell’Io singolo. Ma questo doveva diventare la Torre di Babele, il luogo di culto di coloro che dovevano prendere le misure solo dalla personalità. Tuttavia nello stesso tempo doveva essere mostrato che la personalità deve prima maturare gradualmente per risalire di nuovo nei mondi spirituali. Abbiamo visto che doveva passare attraverso il quarto e il quinto periodo prima di risalire di nuovo. In quel tempo non era ancora possibile risalire semplicemente nei mondi delle regioni spirituali. Questo è il significato di ciò: che la Torre di Babele doveva essere un’impresa fallita, che non si poteva raggiungere il cielo con quello che poteva essere preso dalla personalità umana. Un’enormità di profondità risiede in questo simbolo cosmico universale, nella Torre di Babele, per cui gli uomini furono ristretti alla loro singola personalità umana, a quello che la personalità poteva diventare in un popolo qualsiasi sotto particolari circostanze.
Così i Babilonesi furono confinati dalla spiritualità giù sulla nostra terra; lì era la loro missione, lì era il loro compito. Ma, come ho già menzionato, sottesa alla cultura babilonica esterna era una cultura misterica caldaica, che restava esoterica, ma che tuttavia fluiva in una maniera ben determinata nella cultura esterna. E perciò vediamo dappertutto la saggezza antichissima brillare attraverso in quello che i Babilonesi potevano compiere come misure. Ma dovevano farlo così che non salisse con loro nei mondi spirituali, bensì che l’applicassero alla nostra terra. E quello che in questo modo giaceva nella missione dei Babilonesi si è incorporato nella cultura ed è giunto sino ai nostri tempi. Questo possiamo mostrarlo. Dobbiamo semplicemente acquisire un certo rispetto per quella ancora grande e potente contemplazione dei mondi spirituali che le antiche tradizioni coltivavano nell’anima e che era giunta al crepuscolo della sera. Dobbiamo acquisire rispetto per la profonda scienza celeste dei Babilonesi e per la loro potente missione, che consisteva nel tirare fuori da quello che era conosciuto all’umanità attraverso il mondo spirituale, dalle misure del cielo, tutto quello che era necessario sia incorporato nella cultura esteriore pratica dell’umanità. Ma avevano nello stesso tempo la missione di riferire tutto all’uomo. E qui è interessante che certe rappresentazioni hanno prosperato sino ai nostri tempi, che erano come un’eco di quei sentimenti particolari che i Babilonesi ancora sentivano vivamente: sentimenti di un fluire dell’intero macrocosmo nell’uomo, di una legalità umana dell’uomo personale terrestre, che imita la grande legalità celeste.
Così c’era nell’antica Babilonia un detto che dice: «Guarda l’uomo che cammina, non come un vecchio e non come un bambino, che cammina come un uomo sano e non come un malato, che non corre troppo velocemente e non procede troppo lentamente, e vedrai la misura della marcia del sole». Un detto strano, che tuttavia può penetrare profondamente, profondamente nelle anime degli antichi Babilonesi. Si raffiguravano infatti che un uomo con un buon passo sano, un uomo che manteneva nel suo camminare una velocità scaturita dalla salute della vita, che un tale uomo, se camminasse intorno alla terra non troppo velocemente e non troppo lentamente, avrebbe bisogno di trecentosessantacinque giorni e un quarto — e questo corrisponde all’incirca, presupposto che camminasse ininterrottamente giorno e notte. E così si dicevano: questo è il tempo in cui un uomo sano potrebbe circuire la terra, e anche lo stesso tempo — poiché credevano al movimento apparente del sole intorno alla terra — in cui il sole gira intorno alla terra. Così se cammini come un uomo sano, non troppo veloce, non troppo lento, intorno alla terra, mantieni allora il tempo della marcia del sole intorno alla terra. Questo significa: «Uomo, è impiantato nella tua salute di seguire la marcia del sole intorno alla terra».
Questo è certamente qualcosa che può ispirare rispetto per la visione cosmica potente di questo popolo babilonico. Procedendo da questo, infatti, hanno creato una divisione di questo circuito dell’uomo intorno alla terra. Hanno preso secondo certe misure parziali questa circolazione — che oggi possiamo calcolare come un circolo geometrico — e hanno diviso il giorno e la notte in ventiquattro ore, e hanno ulteriormente diviso l’ora in sessanta minuti. Da qui proviene il nostro sistema attuale di numerazione, il nostro conteggio del tempo, la nostra divisione dello spazio. Tutto questo ha origine dalla contemplazione babilonica conscia che l’uomo, la personalità umana, contiene in sé le misure celesti. Se lo consideriamo da questo punto di vista, allora la Torre di Babele diventa per noi un simbolo profondo della discesa dal cosmico al puramente umano-personale, e di come, durante il periodo babilonico, la grandezza della saggezza spirituale dovesse essere adattata a quella che era diventata la natura dell’uomo. La missione babilonica era di trasportare verso il basso la saggezza dal cielo sulla terra e di adattarla alla natura umana che si faceva sempre più personale.
Ora, dal punto di vista della Storia Occulta, il fatto cruciale che desidero sottolineare è il seguente: il popolo sumerico-babilonico aveva ricevuto dalla razza radice atlantica, attraverso canali occulti che non possiamo qui descrivere nel dettaglio, certe conoscenze occulte e spirituali. Queste conoscenze non erano ancora completamente velate e oscurate dagli effetti negativi della caduta atlantica, ma conservavano ancora un’impronta, un riflesso di quella saggezza primitiva che si era manifestata nelle epoche precedenti della storia umana. Tuttavia, come abbiamo detto, una trasformazione significativa doveva aver luogo per necessità karmiche. Gli uomini dovevano diventare sempre più individuali, sempre più personali, sempre più coscienti della loro libertà. L’antico insegnamento di saggezza dovette di conseguenza essere trasformato in un insegnamento che potesse servire la missione particolare del genere umano in quell’epoca.
E così vediamo che i Sumeri e i Babilonesi hanno trasmesso all’umanità posteriore e ai popoli che seguirono grandi insegnamenti di sapienza spirituale, insegnamenti che però dovunque furono trasformati e adattati secondo i bisogni particolari dei popoli che li ricevevano. In Egitto, per esempio, quest’insegnamento divenne uno specifico e particolare insegnamento iniziatico, con i suoi misteri e i suoi riti. In Persia, il medesimo insegnamento dovette assumere un’altra forma, diversa, adattata alla natura spirituale del popolo persiano. In Grecia, l’insegnamento assunse ancora un’altra forma, plasmato secondo il genio greco. E dappertutto, in tutte queste culture successive, ritroviamo gli echi vivi e operanti di quella primordiale saggezza sumerico-babilonica, anche se trasformata e adattata alle circostanze.
Vedete, è uno dei fatti più interessanti e istruttivi dal punto di vista della Storia Occulta: la missione storica del popolo babilonico fu di trasmettere all’umanità quella forma di saggezza che potesse servire all’uomo nella sua lotta progressiva per l’ottenimento della pura individualità, della pura umanità nel senso più profondo della parola. E quando consideriamo attentamente come questa saggezza babilonica abbia colpito i popoli successivi e abbia influenzato il loro sviluppo, dobbiamo dire con certezza che nessun popolo della storia mondiale ha ricevuto un’eredità di sapienza più concreta e più immediatamente utilizzabile di quella che i popoli successivi ricevettero da questa fonte babilonica.
Quando i Greci cominciarono a sviluppare quella che noi chiamiamo la pura umanità, quando cioè cominciarono a sviluppare il pensiero puramente umano e la ragione libera, dovunque si rivolgessero a quei popoli e a quelle culture che li avevano preceduti nello spazio e nel tempo, trovarono traccie profonde e significative di quella sapienza babilonica. Infatti, se risaliamo alle radici vive della cultura greca, troviamo dovunque dei collegamenti occulti e spirituali con la cultura babilonica e mesopotamica. Non è un caso storico, non è una coincidenza che i nomi dei grandi Saggi della Grecia — Talete, Pitagora, Eraclito e altri di grande statura spirituale — siano tutti legati più o meno direttamente e consciamente a contatti viventi con i popoli orientali, soprattutto con i popoli mesopotamici e le loro sapienze.
La trasmissione di questa saggezza non avveniva generalmente per mezzo di insegnamenti orali scritti nei libri e trasmessi pubblicamente al popolo, come una dottrina scolastica. Bensì quella saggezza era veicolata direttamente da uomo a uomo, da anima ad anima, attraverso il contatto vivente. Questi erano uomini scelti che avevano conservato in certa misura quella connessione vivente con il mondo spirituale che era stata propria dei Sumeri e dei loro discendenti, e che potevano trasmettere questa connessione ad altri uomini che fossero degni e preparati di riceverla. I veri insegnamenti di saggezza spirituale non possono mai essere semplicemente registrati in forma scritta fissa, come fosse un manuale tecnico o un testo di legge immutabile. Essi devono necessariamente essere veicolati da essere umano a essere umano, nel contatto vivo della comunanza spirituale. Perché il contenuto vero e profondo di tale insegnamento non consiste meramente nella proposizione letterale, nella parola scritta sulla pagina, bensì in quella speciale qualità della coscienza, in quella speciale colorazione interiore che l’insegnante può trasmettere al discepolo, semplicemente stando in contatto vivente e profondo con lui.
Nel periodo che precedette l’epoca greco-latina, nel periodo che noi chiamiamo l’epoca persiana, vigeva ancora, grazie all’influsso di uomini spiritualmente dotati e consci, quella trasmissione vivente della saggezza originaria. Il culto del Mazdeismo, il culto zoroastriano, era in realtà la forma esteriore, la veste esterna di un insegnamento esoterico profondo che ancora portava vivente e operante quella saggezza primordiale. Non è un caso storico che Zoroastro, la grande figura centrale della religione persiana, sia stato un vero conoscitore penetrante delle leggi occulte della natura. Ciò che viene raccontato di lui nei testi antichi — la sua comunione consapevole con esseri di luce, la sua saggezza profonda nel dominare le forze naturali — tutto questo indica chiaramente e inequivocabilmente che egli era un iniziato nel senso più profondo della parola.
Quando l’epoca greco-latina inizia veramente, quando il genere umano comincia a sviluppare sempre di più quella caratteristica fondamentale che abbiamo chiamato l’Io nell’Io, quando cioè il genere umano comincia a riporre sempre più la sua fiducia esclusivamente nelle forze del pensiero puramente umano e della ragione personale, allora l’insegnamento esoterico deve cominciare necessariamente a celarsi e a nascondersi. Esso non poteva più essere trasmesso pubblicamente, come era accaduto, per esempio, nei Misteri egiziani e nei Misteri dionisiaci della Grecia. Eppure, in forme diverse e molteplici, quella saggezza primordiale continuava ancora a esercitare il suo influsso profondo e significativo sullo sviluppo umano.
Proprio durante l’epoca greco-latina vediamo come quella che era una saggezza universale, comune a tutti i popoli illuminati dell’epoca mesopotamica, comincia progressivamente a frammentarsi e dividersi. Ogni popolo inizia a sviluppare il suo insegnamento particolare di saggezza, peculiare e distinto. E la trasmissione di questa saggezza diventa sempre più difficile, sempre più nascosta, sempre più ristretta a circoli selezionati. Ed è precisamente durante questo periodo critico del passaggio che nascono, in varie forme, i Misteri propriamente detti: i Misteri eleusini, i Misteri dionisiaci, i Misteri di Mitra, i Misteri orfici, e in Egitto i Misteri di Osiride e Iside. Tutti questi Misteri erano forme diverse in cui veniva preservata e trasmessa quella saggezza primordiale che proveniva dalle epoche precedenti della storia umana.
Se vogliamo intendere correttamente la natura profonda di questa saggezza e la sua funzione cruciale nella storia umana, dobbiamo renderci conto pienamente che essa non era — come oggi spesso superficialmente si immagina — una semplice raccolta di verità teoriche riguardanti il mondo spirituale e le sue gerarchie. Era bensì una saggezza vivente, pulsante, una saggezza che agiva direttamente nel cuore e nell’anima dell’uomo, che lo trasformava interiormente, che lo rendeva capace di percepire gli aspetti più profondi della realtà cosmica.
Nel corso dello sviluppo umano, specialmente da quando è iniziata l’epoca greco-latina, è accaduto che gli uomini abbiano progressivamente e inevitabilmente perso la capacità di percepire direttamente, con immediata chiaroveggenza, il mondo spirituale. Questa perdita non è stata un male assoluto in sé; anzi, era necessaria e provvidenziale per lo sviluppo della libera individualità umana, per il dispiegamento della libertà e della responsabilità personale. Ma parallelamente a questa perdita significativa, la funzione e la natura stessa degli insegnamenti esoterici ha dovuto trasformarsi profondamente. Essi non potevano più mirare semplicemente e direttamente alla trasformazione della percezione cosciente dell’uomo verso il mondo spirituale, bensì dovevano mirare a preservare e a trasmettere quelle verità spirituali che, sebbene non più direttamente percepibili dalla generalità dell’umanità, continuavano a governare in maniera invisibile i destini dell’uomo e dell’universo.
Vogliamo ora considerare due figure storiche che pongono in luce in modo particolare e significativo la natura di questa trasformazione cruciale dell’umanità e il modo straordinario in cui le forze cosmiche operano attraverso gli individui umani. La prima figura è quella dell’Imperatore Giuliano, che visse nel quarto secolo dopo Cristo. Giuliano è stato per la storia ufficiale una figura strana, quasi ridicola — l’imperatore che ha cercato di restaurare il politeismo greco-romano nel momento in cui il Cristianesimo stava per diventare la religione dominante e unica dell’Impero. Ma dal punto di vista della La Storia Occulta, Giuliano era qualcosa di molto diverso. Egli era un uomo che aveva conservato, per quanto fosse possibile nelle circostanze difficili, il contatto vivente con quella saggezza pagana che proveniva dalle epoche anteriori del mondo greco-romano. Egli capiva profondamente che la vecchia saggezza pagana conteneva verità profonde e durevoli che non avrebbero dovuto essere completamente perdute e dimenticate. E benché la sua lotta fosse, dal punto di vista storico esteriore, una lotta perduta in anticipo — perché era contraria al corso vero della storia mondiale — tuttavia, dal punto di vista occulto e spirituale, la sua azione aveva un significato profondo e un valore durevole. Egli rappresentava il tentativo nobile di preservare, nel momento critico del passaggio da un’epoca all’altra, qualcosa di quella saggezza che poteva e doveva essere preservata.
Se esaminiamo accuratamente la vita di Giuliano, troviamo che egli era veramente istruito in profondità nella saggezza della Grecia antica. Comprendeva il significato simbolico profondo dei riti pagani. Sapeva che dietro i nomi degli dèi greci e romani stavano realtà spirituali viventi, intelligenze cosmiche operanti. Cercava sinceramente di restituire all’Impero Romano quella connessione vivente con il mondo spirituale che era stata propria delle epoche anteriori. Il fatto straordinario è che quest’uomo, che ha cercato di restaurare il vecchio paganesimo, che ha cercato di combattere contro il cristianesimo nascente, quest’uomo era animato da motivi nobilissimi e da una visione profonda della storia universale. Egli non era, come spesso viene rappresentato dalle fonti cristiane, un nemico cieco e irrazionale della fede cristiana. Bensì comprendeva chiaramente che il cristianesimo, nel modo in cui stava allora sviluppandosi in molti ambienti, stava per perdere il contatto vivo con quella saggezza spirituale che era stata trasmessa dalle epoche precedenti.
Colui che è stato caratterizzato dalla storia come l’Apostata, colui che è stato maledetto dai cristiani come un nemico della fede, costui in realtà stava cercando sinceramente di preservare qualcosa di somma importanza, di portata universale, per l’evoluzione spirituale dell’umanità. Non che la sua lotta fosse giusta dal punto di vista del corso vero della storia mondiale. Ma il suo insegnamento, la sua visione, conteneva verità profonde che meritavano di essere preservate e tramandate. Egli rappresentava un momento di transizione in cui una grande civiltà spirituale stava per cedere il posto a un’altra, e il suo sforzo era di non lasciar perire completamente quello che di valore c’era nell’antica saggezza.
Arriviamo ora al fatto più straordinario di tutti, una rivelazione che tocca le fondamenta della legge karmica universale. La saggezza occulta ci insegna che questa individualità di Giuliano l’Apostata reincarnò successivamente in un’altra grande figura della storia moderna: reincarnò in Tycho Brahe, l’astronomo danese del sedicesimo secolo. Considerate la singolarità e l’enigmaticità di questo fatto! L’uomo che nel quarto secolo cercò di preservare la saggezza spirituale della Grecia antica contro il cristianesimo trionfante, reincarnò nel sedicesimo secolo come un grande astronomo, osservatore dei cieli e ricercatore dei segreti cosmici. Tycho Brahe rappresentò quel tentativo persistente di mantenere una visione della natura che non fosse puramente meccanicistica, che non fosse puramente materialistica. Mentre Copernico e i suoi seguaci stavano sviluppando il sistema eliocentrico, che sarebbe diventato la base della visione materialistica moderna del cosmo, Tycho Brahe cercava ancora di mantenere una visione del cielo e della natura che contenesse elementi di quella saggezza spirituale antica.
Tycho Brahe non è compreso correttamente dalla storia ufficiale della scienza. La storia ufficiale lo dipinge come un semplice osservatore di stelle, come uno che ha commesso l’errore grave di non accettare il sistema copernicano. La gente crede semplicemente che egli fosse un uomo non sufficientemente intelligente per comprendere la verità del sistema eliocentrico. Ma questo è completamente falso e ingiusto. Tycho Brahe era tutt’altro che un uomo senza intelligenza. Era un uomo che aveva raggiunto un altissimo livello di sviluppo scientifico e di comprensione dell’universo. Ma egli ancora non si era posto completamente sul piano del materialismo scientifico della nostra epoca moderna. Ha sì tracciato e disegnato mille stelle nuove sulle mappe stellari, ha anche fatto in quel tempo la scoperta cruciale e importante di una stella che splendeva e poi scompariva, e l’ha descritta con accuratezza scientifica, quella che si chiama la Stella Nova; ma queste grandi realizzazioni vengono per lo più taciute e dimenticate. Il mondo non sa propriamente nient’altro se non che egli era ancora così ingenuo, così poco intelligente da escogitare un sistema cosmico secondo il quale la terra stava ferma nel centro e il sole con i pianeti giravano intorno alla terra; questo è ciò che il mondo conosce oggi del grande astronomo danese. Che abbiamo a che fare con una personalità veramente significativa del sedicesimo secolo, con una personalità che ha realizzato cose infinite, ancora oggi utili e importanti per l’astronomia, che un’immensità di profonda saggezza risiede in quello che egli ha dato all’umanità, questo ordinariamente non viene registrato negli annali della storia, semplicemente per la ragione che Tycho Brahe, nell’elaborazione del sistema preciso dei cieli, dalla sua profonda conoscenza personale della natura, vedeva difficoltà fondamentali che Copernico non vedeva, difficoltà che rimangono ancora oggi inspiegabili. E se è lecito dirlo, sebbene appaia paradossale: con il sistema copernicano la parola ultima e definitiva sulla natura del cosmo non è ancora stata pronunciata. E la controversia autentica fra i due sistemi continuerà a occupare l’umanità futura, come continua ancora oggi a occupare i ricercatori più onesti della scienza.
Solo sotto il successore del suo re benevolo e misericordioso i nemici di Tycho Brahe — che sorgevano da tutti i lati della società, ai medici dell’epoca, ai professori dell’università di Copenaghen — riuscirono a sollevare il successore del suo patrono contro di lui e a fargli revocare i favori e la protezione reale. E così Tycho Brahe fu scacciato brutalmente dalla sua patria e dovette nuovamente migrare verso il sud. Aveva già una volta ad Augsburg eretto il suo primo grande planisfero, il grande strumento astronomico per l’osservazione del cielo, e il globo dorato, su cui continuamente tracciava le nuove stelle che scopriva nel corso delle sue osservazioni indefesse, il cui numero infine giunse a mille. Nell’esilio, nella città di Praga, dovette questo grande uomo trovare la sua morte. Possiamo ancora oggi, se non prendiamo i consueti libri di testo della scuola, ma ricorriamo alle fonti originali e studiamo da Keplero, possiamo ancora oggi vedere chiaramente come Keplero giunse alle sue importantissime leggi del movimento planetario proprio dal fatto che Tycho Brahe gli aveva preparato laboriosamente il lavoro con osservazioni astronomiche così accurate e meticolose. Era una personalità che di nuovo, ma su grande scala cosmica, portava tutto il sigillo profondo di ciò che era grande e significativo in sapienza prima della sua epoca; e che non poteva ancora integrarsi completamente in ciò che poco dopo divenne popolare nella visione del mondo materialistica moderna. Un destino singolare e tragico, questo di Tycho Brahe!
Se confrontate questi due destini personali l’uno accanto all’altro, quanto è infinitamente istruttivo se sappiamo dalla Cronaca dell’Akasha, dalla memoria cosmica del mondo, che l’individualità di Giuliano l’Apostata si ripresenta in Tycho Brahe, che Tycho Brahe è per così dire la reincarnazione di Giuliano l’Apostata. Così strano, così paradossale, così enigmatico gioca la legge della reincarnazione, quando si modificano profondamente i nessi karmici dell’individuo singolo attraverso quello che è il karma mondiale, quando le potenze cosmiche stesse afferrano l’individualità umana al fine di servirsi di essa come strumento vivente dei loro scopi universali. Il karma personale si trasforma e si modifica quando la volontà cosmica universale afferra l’individuo e l’utilizza per i compiti del mondo.
Vorrei però espressamente e chiaramente notare che non dico cose come il collegamento profondo tra Giuliano e Tycho Brahe affinché domani siano ripetute da tutti i tetti e discusse animatamente a tutti i tavoli da pranzo e da caffè, come una novella curiosa e strana. Bensì affinché qui si calino come insegnamenti della saggezza occulta in molte anime ricettive, e noi impariamo sempre più e sempre meglio a comprendere quanto tutto l’Ultrasensibile, quanto il tutto il mondo spirituale, stia veramente e profondamente a fondamento del Fisico-Sensibile, del mondo materiale dell’uomo.
Lo sguardo nel corso dello sviluppo di tali individualità, come abbiamo potuto seguirle ieri diciamo così attraverso due incarnazioni, ci consente di gettare lo sguardo nel misterioso divenire e tessere degli spiriti mondiali durante lo sviluppo dell’umanità, durante la storia umana. Infatti, se manteniamo dinanzi agli occhi le immagini che ieri abbiamo potuto tracciare almeno in modo schematico, le immagini di Giuliano l’Apostata e della successiva manifestazione di questa medesima individualità nel corso del divenire umano come Tycho Brahe, come il grande astronomo, allora una cosa può colpirci in particolar modo.
Proprio presso personalità come queste, che hanno significato all’interno della storia, possiamo osservare che il particolare carattere della loro individualità agisce da un’incarnazione all’altra; tuttavia, in modo modificante in questo puro processo reincarnativo, si manifesta quello che individualità spirituali superiori delle gerarchie elevate vogliono compiere nella storia, e di cui esse si servono solo dei singoli uomini come strumenti. Infatti, dobbiamo dirci: l’individualità che si presentò come Giuliano Apostata aveva nel IV secolo dopo Cristo il compito di dare, per così dire, un ultimo impulso affinché i tesori spirituali di saggezza delle epoche anteriori dello sviluppo umano venissero alla fiamma ancora una volta in modo possente, e fossero così preservati dal destino che facilmente avrebbero potuto subire, se fosse stato affidato soltanto al cristianesimo nascente di amministrare questo tesoro di saggezza.
E dall’altro lato dobbiamo dirci che un’individualità, incarnata in una personalità che ebbe la fortuna di essere iniziata addirittura ai misteri eleusini, alla sua reincarnazione aveva le condizioni per lasciar agire su di sé un’infinita abbondanza di forze temporali e di esseri che agiscono nel tempo, come dovunque accadere nel XVI secolo. E troveremo davvero pienamente comprensibile la grandezza e la potenza che ieri ci apparve nella personalità di Tycho Brahe e che trova la sua spiegazione nel fatto che un’incalcolabile quantità di scienza macrocosmica in connessione col microcosmo potesse manifestarsi in Tycho Brahe, perché egli era stato davvero un iniziato in un’incarnazione precedente.
Così per mezzo di tali considerazioni della La Storia Occulta, diventiamo consapevoli del fatto che sono davvero immediatamente gli uomini coloro che fanno la storia; tuttavia, in ultimo termine, la storia può divenire comprensibile solo quando troviamo il nesso tra le singole personalità che appaiono nella storia e decadono, e i fili individuali che attraversano, così dice si, tutto lo sviluppo dell’umanità e si reincarnano nelle personalità. Ma dobbiamo sempre tenere insieme a questo quello che da altri mondi, dai mondi sovrafisici, confluisce per mezzo delle potenze di altre gerarchie, se vogliamo comprendere l’umanità sulla superficie della nostra terra nel corso della storia.
Ora nella nostra considerazione ci è divenuto evidente come in tutte le epoche di cultura dopo la catastrofe atlantica certe potenze superiori dalle gerarchie elevate abbiano agito negli uomini. Abbiamo detto: emerge nel modo più forte presso l’anima dell’antica India, che è per così dire soltanto un teatro per l’agire di esseri spirituali superiori. Alquanto più si ritrae nell’anima della Persia primordiale. E abbiamo poi visto che presso la cultura egizio-caldea l’anima aveva già il compito — e questo appare in modo particolare nella considerazione dell’anima babilonese — di portare il sovrapersonale nel personale, lo spirituale nel piano fisico.
La personalità acquista dunque sempre più significato, quanto più ci avviciniamo al tempo greco, e in questo, abbiamo dovuto dire, abbiamo il tessere dell’io nell’io, la completa espressione della personalità presso le figure forti e potenti che ci si presentano nel periodo greco. Nei Greci e più tardi presso i Romani, quello si ritirò soprattutto, che soltanto all’individualità può essere dato dai mondi superiori; invece si manifestò quello che l’uomo esprime come il suo propriamente umano nella sua personalità.
Ora può sorgere la domanda, e la risposta a questa domanda potrà renderci più profondamente comprensibile il corso occulto della storia: quali sono dunque quegli spiriti che hanno agito negli Indiani, nella Persia primordiale, attraverso i Babilonesi, i Caldei e gli Egiziani, a quale gerarchie appartengono? Dalle ricerche che ci sono rese possibili mediante le fonti occulte, possiamo in certa misura dire quali individualità delle gerarchie superiori si sono servite degli uomini di ogni epoca nominata come strumenti affinché agissero attraverso loro.
Nell’anima dell’India antica, dunque in quell’anima che era così dice si direttamente creatrice di cultura subito dopo la catastrofe atlantica, in questa versarono le loro forze quegli esseri che siamo soliti chiamare Angeli. Sicché in certa misura abbiamo ragione quando diciamo: quando un antico indiano parlava, quando esprimeva quello che lo muoveva nella sua anima, era così che attraverso la sua anima non parlava la sua propria consapevolezza di sé direttamente, bensì un Angelo, un Angelos. Perché l’Angelo sta soltanto un grado al di sopra dell’umanità, esso è l’essere della gerarchie superiori più affine all’uomo, e perciò poteva così dice si esprimersi nel suo carattere proprio nel modo massimo. Accade che lo straniero umanamente risulti particolarmente dall’espressione indiana, perché l’Angelo è il più affine all’uomo, e può perciò esprimersi il più chiaramente come Angelo.
Già assai meno era possibile a quegli esseri delle gerarchie superiori che si esprimevano attraverso la Persia primordiale di manifestarsi nella loro diretta essenza. Quelli infatti erano esseri del grado immediatamente superiore: erano gli Arcangeli che parlavano attraverso l’anima del popolo persiano primordiale. E poiché questi stanno due gradi al di sopra dell’uomo, quello che possono esprimere con i loro strumenti umani è più estraneo alla loro propria essenza di quello che gli Angeli potevano esprimere attraverso gli Indiani. Sicché stadio dopo stadio la cosa diviene sempre più umana. Tuttavia, rimane sempre presente questo confluire dalle gerarchie superiori.
Attraverso l’anima della popolazione babilonese, caldea, egiziana si esprimono gli Spiriti della Personalità. Ecco perché in questo ambito la personalità emerge al massimo, e quello che l’uomo ancora è in grado di dare da quello che confluisce è, rispetto alla sua origine, il più estraneo e diviene il più fortemente umano-personale. Sicché, se avanziamo fino al periodo babilonese-egiziano, abbiamo una continua manifestazione degli Angeli, degli Arcangeli e degli Spiriti della Personalità.
Possiamo seguire in particolare presso i Persiani come avessero una consapevolezza del fatto che lì agivano come gli spiriti più principali gli Arcangeli in quello che possiamo chiamare l’organismo umano, l’organismo complessivo. Naturalmente non dobbiamo prendere un persiano medio, quando vogliamo considerare il confluire di quello che dalle gerarchie superiori fluisce verso il basso. Anche al persiano medio confluiva; ma comprendere come accade, penetrare la cosa, potevano soltanto coloro che erano gli immediati discepoli dell’Ispiratore della cultura persiana primordiale, di Zoroastro medesimo.
E infatti lo sapevano, perché forse vi ricorderete da molte rappresentazioni della dottrina di Zoroastro che io stesso ho già dato, o anche da quello che è tramandato essotericamente, che nella visione della Persia primordiale il Divino primigenio, Zervan Akarana, si manifestava attraverso le due potenze opposte Ormuzd e Ahriman. I Persiani antichi erano consapevoli che tutti i fenomeni che si manifestano nell’uomo provengono dal Macrocosmo, e che i fenomeni del Macrocosmo, precisamente i movimenti e le posizioni delle stelle, hanno un nesso misterioso con quello che nel Microcosmo, nell’uomo, risiede.
Ecco perché i discepoli di Zoroastro vedevano l’espressione esterna, l’immagine di Zervan Akarana, di quello che attraverso tutti i tempi come essenza primigenia eternamente tesse e vive, nello zodiaco, e la parola «zodiaco» ancora ricorda la parola Zervan Akarana. Dunque nello zodiaco lo vedevano, e dalle dodici direzioni dello zodiaco vedevano i discepoli di Zoroastro provenire dodici potenze, di cui una metà era rivolta verso il lato luminoso, per così dire verso il lato della luce dello zodiaco, là dove il sole attraversa di giorno; l’altra metà era rivolta al lato oscuro dello zodiaco, ad Ahriman, come dicevano. Dalle dodici parti dell’universo, dunque, provenendo e penetrando nell’organizzazione umana, il persiano si rappresentava le forze macrocosmiche; esse confluivano nell’organizzazione dell’umanità, agivano e lavoravano in essa, sicché esse nell’uomo sono presenti, sono contemporanee. Perciò quello che si sviluppa attraverso il numero dodici deve manifestarsi anche microcosmicamente all’intelligenza umana, cioè deve esprimersi attraverso il numero dodici degli Amshaspand (Arcangeli) anche nel Microcosmo, e appunto come una manifestazione finale, per così dire, di questi dodici esseri spirituali macrocosmici, che già in precedenza hanno agito, che hanno preparato quello che solo ha trovato un completamento finale durante la cultura persiana.
La fisiologia odierna potrebbe sapere dove sono i dodici corrispondenti microcosmici dei dodici Amshaspand. Sono i dodici nervi principali che sorgono dal capo; essi non sono nulla di diverso da qualcosa che attraverso l’irraggiamento dei dodici poteri macrocosmici nell’uomo è sorto e s’è condensato materialmente nell’uomo. Dalle dodici parti dello zodiaco agivano i dodici esseri arcangelici, così i Persiani antichi se lo rappresentavano, e per produrre gradualmente quello che oggi è la nostra intelligenza, agivano in dodici raggi nel capo umano. Naturalmente agivano nel tempo persiano antico non per la prima volta negli uomini, bensì per ultimo, così che abbiamo dodici irradiazioni cosmiche, dodici irradiazioni arcangeliche, che si sono poi condensate nel capo dell’uomo nei dodici nervi cerebrali principali, come se là dentro fossero congelati materialmente.
E poiché più tardi naturalmente si sa sempre anche quello che in precedenza si era saputo, così i Persiani potevano anche sapere che spiriti inferiori agli Arcangeli avevano agito in precedenza nella cultura indiana. Il grado successivo sotto gli Amshaspands, sotto gli Arcangeli, i Persiani lo chiamavano Izads, e da quelli ne distinguevano ventotto fino a trentuno. Sono dunque quello che provoca attività meno elevata, quello che provoca attività psichica nell’uomo. Sono coloro che inviano i loro raggi e che corrispondono ai ventotto rispettivamente trenta fino a trentuno nervi spinali dell’uomo. Sicché la nostra fisiologia moderna nei dodici Amshaspands dello zoroastrismo e nei ventotto fino a trentuno Izads della gerarchia immediatamente inferiore vi hanno trasformata nel Spirituale, nello Spirituale macrocosimico.
Veramente è così nello sviluppo storico dell’umanità: quello che originariamente si è presentato spiritualmente ci appare ancora attraverso la dissezione anatomica, perché le cose che in precedenza erano accessibili allo sguardo chiaroveggente spiritualmente, in epoche successive appaiono in modo materialistico. Veramente, qui si mostra un meraviglioso ponte fra lo zoroastrismo nella sua spiritualità e la nostra fisiologia moderna nella sua materialità. Sarà il destino della maggior parte dell’umanità il fatto che una tale idea del nesso degli Amshaspand e Izad persiani con i nostri nervi sia considerata follia, soprattutto da coloro che oggi studiano fisiologia materialistica. Ma abbiamo tempo, perché il periodo persiano si ripeterà completamente nel sesto, nel periodo che viene dopo il nostro. Solo allora sarà data la condizione fondamentale perché una gran parte dell’umanità possa comprendere tali cose.
Perciò dobbiamo accontentarci del fatto che oggi possiamo indicare tali cose all’interno della concezione del mondo spirituale-scientifica. Ma tali indicazioni devono avvenire oggi, se nel vero senso della parola si deve parlare di concezione del mondo spirituale-scientifica, e se non si vuole solo in modo generale fragoroso richiamare l’attenzione al fatto che l’uomo è una ripetizione microcosmica del Macrocosmo.
Anche in altre regioni si era saputo che quello che si esprime nell’uomo confluisce da fuori. Perciò, per esempio, in certi tempi della mitologia germanica si è parlato di dodici fiumi che fluivano da Niflheim verso Muspelheim. I dodici fiumi non sono intesi nel senso fisico-materiale, bensì sono quello che, visto in chiaroveggenza, come un certo riflesso del Macrocosmo confluisce nel microcosmo umano, nell’essenza che sulla terra si aggira e si deve sviluppare attraverso forze macrocosmiche. E deve essere sottolineato il fatto che questi flussi oggi sono fondamentalmente da vedersi come flussi astrali, mentre durante i tempi atlantici, che seguivano immediatamente Lemuria, e in Lemuria stessa, potevano essere visti come flussi eterici. Perciò un pianeta affine alla terra, che si trova solo in uno stadio precedente dello sviluppo, deve mostrare qualcosa di simile.
E poiché da lontano spesso si possono osservare cose che da vicino, a causa dell’isolamento, sfuggono alla nostra percezione, così si potrebbe presso un pianeta simile alla terra, se sufficientemente distante, e che subisce tali stadi precedenti dello sviluppo della nostra terra, forse ancora oggi osservare questi dodici flussi. Naturalmente appariranno alquanto diversamente da come una volta apparivano sulla terra, naturalmente è necessaria la distanza, perché se per esempio state in mezzo a uno sciame di zanzare, lo sciame non vi appare con le sfumature simili a nuvole; queste le percepite solo quando lo vedete da lontano.
Quello che ho appena detto sta a fondamento di quelle osservazioni che parlano di canali di Marte. In quello che si descrive come canali di Marte, sta in verità quello che vi ho appena indicato; si ha a che fare con certi flussi di forza che corrispondono a uno stato precedente della terra e che nel mito dell’antica Germania sono descritti come flussi che scorrevano da Niflheim verso Muspelheim. Questo è davvero un’eresia terribile per la fisiologia e l’astronomia odierna; ma queste si dovranno lasciar correggere su alcuni punti nel corso dei prossimi millenni.
Tutto questo può indicarci in quale abisso di profonda saggezza guardiamo presentendo, quando viene proferito il semplice enunciato: il microcosmo umano è una specie di immagine speculare del Macrocosmo. Tali enunciati ci rendono così consapevoli che questa frase si tocca immediatamente con le più profonde sagezze; perché l’enunciato che l’uomo sia un microcosmo rispetto al Macrocosmo, può davvero essere una semplice frase banale, ma compresa correttamente può rappresentarci il riassunto di milioni e milioni di singole concrete sagezze.
E questo dovrebbe essere sottolineato per mostrarvi come era la configurazione presso le anime della cultura umana persiana primordiale. Lì era, particolarmente presso le personalità guida, un sentimento vivo di questo nesso dell’uomo col Macrocosmo.
Ora, dopo che fino alla cultura babilonese-egizia avevano agito quegli esseri che abbiamo designato rispettivamente come Angeli, Arcangeli e Spiriti della Personalità, seguì poi quella meravigliosa cultura greco-romana, che ha particolarmente portato all’espressione la personalità come tale, il tessere dell’io nell’io. Lì si manifestavano anche certi esseri che stanno un grado più in alto degli Spiriti della Personalità; si manifestavano gli Spiriti della Forma. Ma la manifestazione di questi Spiriti della Forma era di natura completamente diversa rispetto a quella che abbiamo visto negli altri periodi di cultura.
Come si manifestano Angeli, Arcangeli e Spiriti della Personalità nel nostro tempo dopo l’Atlantide? Essi agiscono nell’intimo umano: gli Angeli ispirando l’Indiano, gli Arcangeli similmente presso il Persiano primordiale, ma tuttavia in un modo tale che l’«umanità» viene ancor più a manifestarsi; lo Spirito della Personalità tuttavia stava, per così dire, dietro le anime degli Egizi, spingendole, estraendo sul piano fisico lo Spirituale. Diversamente si manifestano gli Spiriti della Forma. Questi si manifestano dal basso verso l’alto come spiriti molto più potenti, che non dipendono dal servire l’uomo solo come strumento; essi si manifestano nei regni della natura che ci circondano, nella configurazione degli esseri del regno minerale, vegetale, animale. E se l’uomo vuole riconoscere gli Spiriti della Forma nella loro manifestazione, deve dirigere lo sguardo verso l’esterno, deve osservare la natura, deve approfondire quello che gli Spiriti della Forma hanno nascosto nel mistero nella natura.
Perciò l’uomo nel periodo greco, dove si manifestano prevalentemente gli Spiriti della Forma, non riceve un influsso diretto che agisca in modo ispirante. L’azione degli Spiriti della Forma si compie piuttosto così: l’uomo è eccitato dall’esteriore del mondo sensibile, i suoi sensi con gioia, con beatitudine si rivolgono a quello che è diffuso intorno, cerca di idealizzare, di configurare quello che è diffuso. Dunque dal di fuori gli Spiriti della Forma stimolano.
E uno degli Spiriti della Forma principali è colui che si nasconde dietro Jahvè o Geova. E benché gli Spiriti della Forma siano sette di numero e agiscano nei diversi regni della natura, tuttavia la capacità di sentimento degli uomini attuali esiste propriamente solo per uno Spirito, colui che designiamo come Jahvè.
Se consideriamo tutto questo, ci appare comprensibile che verso il quarto periodo l’uomo sia più o meno abbandonato, per la cosa principale, da questi poteri direttivi, dagli Angeli, Arcangeli e Spiriti della Personalità, e che rivolga completamente lo sguardo al mondo esteriore, all’orizzonte fisico, dove si manifestano gli Spiriti della Forma. Dietro a questo mondo fisico essi certamente c’erano già in precedenza, semplicemente non si erano fatti riconoscere per la conoscenza umana. Nel periodo che segue immediatamente la catastrofe atlantica, agivano gli Spiriti della Forma; agivano nei regni della natura, nelle leggi del vento e del tempo, nelle leggi di pianta, animale e minerale. Hanno agito anche in epoche ancora più antiche. Ma l’uomo non rivolgeva lo sguardo a ciò che gli si presentava esternamente, perché era interiormente ispirato dagli altri. Era distratto dal mondo esteriore. Da dove veniva questo?
Come dobbiamo comprendere il fatto che queste altre gerarchie, che, come sappiamo, stanno più in basso degli Spiriti della Forma, rispetto all’attività già esistente degli Spiriti della Forma hanno fatto valere il loro influsso in modo così dominante? Questo è connesso con uno sviluppo periodico completamente determinato della nostra intera terra. Queste cose, per lo sguardo chiaroveggente che con l’aiuto della Cronaca dell’Akasha guarda all’indietro, appaiono completamente diverse da come si presentano per le speculazioni basate sugli attuali fatti geologici.
Se rientriamo dietro l’azione degli Spiriti della Personalità nel periodo caldeo, dietro quella degli Arcangeli nel periodo persiano e degli Angeli nel periodo dell’antica India, arriviamo davvero al periodo della nostra terra in cui la catastrofe atlantica imperversava nel modo più terribile. Arriviamo gradualmente completamente nella catastrofe atlantica. È il tempo a cui alludono i racconti del diluvio dei diversi popoli, e di fatto allora le cose apparivano diversamente da come le descrivono le ipotesi geologiche del presente. Nel tempo ancora più antico dell’Atlantide, le cose apparivano di nuovo completamente diversamente. L’uomo era un essere trasformabile. Tutto l’aspetto della terra prima di questa catastrofe era diverso da come oggi se lo immaginano gli uomini. Ora potete immaginare che allora in misura ancora più elevata gerarchie spirituali hanno agito sulla terra.
Abbiamo come una frontiera fra le antiche azioni nel tempo atlantico e quelle nel tempo postatlantico, una frontiera riempita dalla catastrofe atlantica, da quei processi che hanno totalmente cambiato l’aspetto della nostra terra rispetto alla distribuzione di acqua e terra. Tali tempi e i loro cambiamenti sono connessi con grandi processi nella costellazione, nella posizione e movimento dei corpi mondiali legati al sole. E di fatto dal macrocosmo dello spazio viene diretto quello che si svolge come tali periodi sulla terra. Oggi andrei troppo lontano se volessi spiegarvi come questi periodi successivi vengono diretti, divisi dal cosiddetto avanzamento dell’equinozio, di cui oggi si parla in astronomia. Questo è connesso con la posizione dell’asse terrestre rispetto all’asse dell’eclittica, è connesso con grandi processi nella costellazione dei nostri corpi mondiali vicini, e di fatto ci sono tempi completamente determinati in cui, per la particolare posizione della terra nel suo asse rispetto ai corpi del suo sistema, c’è una distribuzione del calore e del freddo completamente diversa sulla nostra terra da quella abituale.
Le condizioni climatiche cambiano mediante questa posizione dell’asse terrestre rispetto alle stelle vicine. E di fatto: nel corso di poco più di 25.000 anni, il nostro asse terrestre descrive una specie di cono o movimento circolare, così che la nostra terra sperimenta stati che ha provato in un certo tempo, in un’altra forma dopo 25.000-26.000 anni di nuovo, proprio a un grado superiore. Sempre però fra questi grandi periodi di tempo si trovano periodi minori. E la cosa non procede nemmeno completamente in modo continuo, bensì così che certi anni sono punti nodali, tagli profondi, in cui accade qualcosa di importante.
E qui particolarmente dobbiamo sottolineare, perché è di significato essenziale per tutto lo sviluppo storico della nostra umanità terrestre, che nel settimo millennio prima di Cristo c’era un punto astronomico assolutamente importante — importante perché si esprimeva attraverso la costellazione dell’asse terrestre alle stelle vicine in una distribuzione delle condizioni climatiche sulla terra tale che appunto allora agiva la catastrofe atlantica, sei-sette-ottomila anni prima della nostra era — essa agiva di certo attraverso lunghi periodi. Possiamo qui solo sottolineare quello che è corretto e non i periodi fantastici che vengono indicati, perché sta dietro a noi molto meno di quanto si crede comunemente. In questo periodo gli effetti macrocosmici agivano certamente sul fisico così da esprimersi in queste rivoluzioni fisiche enormi della nostra terra, che ci si presentano come la catastrofe atlantica e hanno completamente mutato l’aspetto della terra. Questa era la più forte alterazione fisica, era il più forte influsso dal Macrocosmo sulla terra. A questo corrisponde il fatto che allora l’influsso da questa parte sullo spirito degli uomini era minimo; per questo potevano in questo periodo le potenze meno forti delle gerarchie iniziare a esercitare un influsso forte sull’uomo, che poi gradualmente rifluiva.
Dunque là dove gli Spiriti della Forma agivano potentemente rivolgendosi turbolenti al fisico, non hanno avuto tanto tempo per agire anche sullo spirito degli uomini, sicché il fisico è scomparso per così dire sotto i piedi dell’uomo. Ma l’uomo era proprio durante la catastrofe atlantica il più rapito dallo spirito e veniva gradualmente di nuovo nel mondo fisico nel tempo postatlantico.
Ora non vi sarà difficile immaginarvi — se dunque pensate che l’influsso minimo sullo spirito umano è stato esercitato in questo tempo, così circa sei-sette-ottomila anni prima della nostra era cristiana, e l’influsso massimo sulle condizioni fisiche della terra — che possa esserci un altro momento in cui accade l’opposto: dove coloro che possono sapere tale cosa, sentono il minimo influsso sul fisico, ma proprio dagli Spiriti della Forma il massimo influsso sullo spirito umano. Potete prima di tutto costruire ipoteticamente nella vostra anima che possa esserci un punto nella storia dove accade l’opposto della grande catastrofe atlantica. Questo naturalmente non sarà così facile da notare, perché l’uomo nella nostra era post-atlantica, molto orientato al fisico, sarà molto colpito dalla catastrofe atlantica, in cui continenti periscono. Meno lo colpirà il fatto che gli Spiriti della Forma hanno un influsso forte sulla personalità umana e un influsso debole solo su quello che si svolge esternamente.
Questo punto in cui è accaduto quello che naturalmente gli uomini notano meno, è l’anno 1250 dell’era dopo Cristo. E questo anno 1250 è di fatto un anno straordinariamente, storicamente importante. Esso cadeva in un periodo che si può caratterizzare così: gli spiriti sentivano di essere spinti, nel modo più preciso, a esprimere il modo in cui si guarda verso gli esseri divini superiori che stanno sopra le altre gerarchie, come si cerca di acquisire un rapporto con questi esseri, che si sentono prima come unità, poi attraverso Jahvè, poi attraverso il Cristo, e si applica tutta la conoscenza umana per svelare i misteri di Cristo Gesù.
Era un momento particolarmente adatto per portare all’umanità i misteri che si esprimono immediatamente nel nesso dello Spirituale con l’azione della natura. Perciò vediamo che questo anno è il punto di partenza per grandi elaborazioni precise di quello che prima era solo creduto, solo presentito: il punto di partenza della Scolastica, oggi troppo poco apprezzata. Ma era anche il punto di partenza di quella rivelazione che si esprimeva in spiriti come Agrippa di Nettesheim, e che si esprimeva nel modo più profondo in tutta la Rosacroce.
Ciò ci indica che, se si vuole cercare le forze più profonde dello sviluppo storico, si deve entrare in condizioni completamente diverse da quelle evidenti esternamente. Sì, dietro quello che ho appena detto si nascondono anche, per esempio, quelle forze che sono attive nei crociati già esistenti e che rifluiscono. L’intera storia europea, in particolare quello che si svolge fra Oriente e Occidente, è resa possibile solo dal fatto che dietro stanno forze come le ho appena descritte.
Possiamo dunque dire: ci sono due momenti, uno che può essere designato come una grande rivoluzione sul piano fisico esteriore, l’altro come il punto di transizione di tutto quello che doveva fermentare nei misteri. Ma dobbiamo sostenere che di fatto per tutte tali cose valgono di nuovo altre leggi, che incrociano le leggi principali. E così comprendiamo che in questo tempo cade il punto di partenza per grandi rivelazioni, che questo tempo è così bene adatto per l’apparizione di un uomo che, come Giuliano Apostata, una volta fu ispirato nei misteri eleusini. Ha poi lasciato agire sulla sua anima quello che ne uscì come le rivelazioni degli Spiriti della Forma.
Ma sono sempre circa quattrocento anni in cui il primo assalto di un influsso qualsiasi potente agisce; poi inizia il riflusso, poi cominciano per così dire i flussi a separarsi. Perciò agì quello che allora fu visto come uno Spirituale dietro i fenomeni naturali così che si dimenticò lo Spirituale e si conservò solo il fenomeno naturale. Questo è il Moderno. E Tycho Brahe è allo stesso tempo uno degli ultimi che ancora coglie lo Spirituale dietro a quello che è scienza naturale esterna. E proprio Tycho Brahe è perciò una personalità così meravigliosa, perché domina l’astronomia esterna in grado così elevato che scopre migliaia di stelle e altro, e tuttavia conserva l’azione spirituale dei grandi poteri così nell’anima che sorprende tutta l’Europa quando coraggiosamente e audacemente predice la morte del Sultano Solimano.
Vediamo: dalla scienza naturale spirituale, che inizia nel 1250 e che ci si presenta esternamente presso spiriti come Agrippa di Nettesheim, si separa gradualmente quello che è in seguito solo azione naturale esterna; mentre l’interno, lo Spirituale, rimane nella corrente misteriosa che ci è nota come Rosacroce. Allora i due flussi scorrono insieme.
Sì, è straordinario come questa separazione si mostri perfino all’interno di personalità. Ho già una volta, piuttosto all’inizio del nostro movimento tedesco, richiamato l’attenzione su come in una personalità del XV secolo appaia quello che continua come movimento spirituale, ancora collegato con una certa conoscenza della natura, come allora lo Spirituale sia gettato via e viva puramente esternamente.
Possiamo seguire questo in una singola individualità: in quella di Niccolò Cusano. Se lo leggiamo solo — si può fare di più che leggere presso di lui — già dalla lettura risulta come presso di lui fosse ancora collegato lo sguardo spirituale più profondo con la conoscenza naturale esterna, in particolare dove questa si riveste di forme matematiche. E poiché ebbe un’intuizione di quanto fosse difficile da raggiungere in un tempo che si muove sempre più verso l’erudizione esterna, chiamò il suo lavoro con una modestia storico-mondiale «Sapiente ignoranza», «docta ignorantia». Naturalmente non voleva esprimere con questo di essere un ragazzo particolarmente stupido, bensì che quello che aveva da dire sta al di sopra di quello che ora si svilupperà come mera erudizione esterna.
Se vogliamo usare una parola che è diventata popolare oggi, possiamo dire: questa «Sapiente ignoranza» è un’iper-erudizione. Allora fu, come sapete, rinato, e molto presto in questo caso, come Niccolò Copernico. La stessa essenza che era in Niccolò Cusano agiva ancora in Niccolò Copernico. Ma si mostra come proprio in quegli anni l’organizzazione dell’umanità è avanzata così verso il fisico, che tutta la profondità di Niccolò Cusano in Copernico poteva agire solo così che nacque il sistema mondano fisico esteriore.
Quello che viveva in Cusano fu come filtrato, lo Spirituale gettato via e trasformato in conoscenza esterna. Così vediamo chiaramente come un impulso potente dall’anno 1250, dove ebbe il suo centro temporale, doveva agire in poco tempo. E quello che confluì sulla nostra terra in questo punto, agiva assolutamente nella sua maniera. Agiva in questi due flussi, di cui l’uno è materialistico e diventerà ancora più materialistico, l’altro aspira allo Spirituale e si manifestò particolarmente in quello che conosciamo come rivelazione rosacrociana, che fluì in modo più intenso da questo punto di partenza, benché si fosse già preparata prima.
Così vedete che abbiamo per così dire un periodo che dura sei-sette-otto millenni, in cui lo sviluppo della terra compie un ciclo importante rispetto ai fatti storici, in cui lo sviluppo umano è intessuto. Tali cicli sono di nuovo attraversati da altri, perché veramente agiscono le forze periodiche più diverse sullo sviluppo della nostra terra. Solo allora, quando scomponiamo le forze, quando conosciamo le singole forze e per così dire guardiamo come si configurano insieme, solo allora possiamo gradualmente venire a sapere come le cose accadono sulla terra.
Per tutte queste forze e regolarità l’umanità viene davvero spinta avanti, viene realizzato il progresso umano. Sapete che da un’altra corrente un nodo importante è posto nel nostro secolo, che è indicato nel mistero della Rosacroce: lo ritorno dello sguardo nel mondo eterico e la rivelazione del Cristo all’interno del mondo eterico. Ma questo appartiene a una corrente diversa. Parlo ora più di forze che agiscono sulla base ampia dell’accadimento storico.
Ma se vogliamo comprendere completamente l’accadimento storico, dobbiamo ancora considerare che tali nodi dello sviluppo sono sempre connessi con certe posizioni delle stelle, e che il nostro asse terrestre nell’anno 1250 era anche in una certa posizione, così che il cosiddetto asse minore dell’eclittica aveva una posizione completamente particolare rispetto all’asse terrestre. Se dunque consideriamo che quello che accade sulla terra è realizzato da grandi condizioni celestiali, allora possiamo già dalle condizioni climatiche esterne vedere che entro la terra è di nuovo specializzata e differenziata.
Non è vero che, poiché dal Cosmo le forze agiscono in certa misura, è così intorno alla cintura della terra che abbiamo la zona calda, poi viene la temperata, poi la fredda. Questo può essere preso come una specie di esempio di come sul piano fisico si manifesta quello che è realizzato dalla situazione solare e da altre condizioni attraverso l’accadimento spirituale. Ma ora di nuovo entro la terra è differenziato; il clima è diverso quando si ha a che fare con profondità o altezze nella zona calda; alle altezze può comunque essere molto freddo. Perciò sotto lo stesso grado la condizione climatica è distribuita completamente diversamente quando consideriamo le cose in Africa o America.
Ma c’è anche qualcosa nello sviluppo spirituale che si può paragonare a questo tipo di differenziazione, così che di fatto in periodi di tempo in cui forse largamente sulla terra un carattere completamente determinato domina dalla costellazione stellare, modificazioni negli spiriti e nelle anime degli uomini, situazioni speciali entrano. Questo è particolarmente importante, perché deve di fatto a volte accadere che si provvede per molto lontano.
Immaginate che la saggia direzione del mondo — naturalmente è detto solo in modo comparativo — dovrebbe decidersi migliaia di anni fa: qui c’è un gruppo di anime, che devo preparare affinché nella prossima incarnazione possano adempiere questo o quel compito. Devono essere creati nessi, così che forse un piccolo gruppo di uomini, che hanno proprio sperimentato qualcosa di completamente determinato, che sono incarnati insieme in un piccolo luogo della terra, possano attraversare qualcosa che a questo momento appare insignificante. Ma se si rivolge lo sguardo a come tali uomini, che sono stipati in uno spazio ristretto, nella loro prossima incarnazione sono dispersi, e proprio quello che hanno ricevuto nello spazio ristretto dopo agisce per l’intera umanità, allora la cosa acquista un aspetto diverso.
E così possiamo comprendere che in tempi in cui il carattere complessivo dell’umanità è completamente determinato, in parti separate della cultura appare qualcosa che si presenta in modo completamente straordinario, che si differenzia completamente da questo carattere complessivo. Vedete, qualcosa di simile voglio menzionarvi, perché è abbastanza vicino al nostro tempo.
Nella valle della Pietra presso Strasburgo ha vissuto Oberlin. Particolarmente il profondo psicologo e ricercatore tedesco Schubert ha sempre sottolineato questo Oberlin. Era una personalità straordinaria, questo Oberlin, e ha agito sulle anime in modo straordinario. Era una personalità chiaroveggente — posso solo indicarlo — ed era davvero in grado, dopo aver perso relativamente presto la moglie, di vivere insieme con l’individualità della moglie così come si vive con un vivente. E ora annotava giorno per giorno quello che accadeva là dove sua moglie viveva, e lo mostrava anche in una mappa del cielo e lo mostrava alla gente che gli stava intorno, così che di fatto c’era un’intera comunità che partecipava alla vita che Oberlin conduceva con la moglie defunta.
È una cosa straordinaria, fuori luogo, che alla piega del XVIII al XIX secolo qualcosa di simile sia posto dentro. Ma se considerate quello che ho detto, vedrete il senso di una cosa simile. E tali cose, come si sono rivelate a Oberlin, appartengono al più significativo che è venuto fuori in questo campo in tempi recenti.
Devo forse richiamarvi l’attenzione sul fatto che abbiamo ora un bellissimo lavoro di storia della cultura che tratta queste circostanze di Oberlin, il romanzo di Fritz Lienhard. Troverete in esso letture straordinariamente stimolanti, non solo rispetto alla persona di questo parroco, ma anche alle altre circostanze culturali dell’epoca.
Da tali cose che si sottovalutano facilmente e si considerano casuali, possiamo vedere come tale accadimento si inserisca nel nostro sviluppo, come possa agire nel nesso complessivo dello sviluppo dell’umanità. Perché gli uomini che sono così raggruppati insieme, che si radunano intorno a una personalità che agisce come loro guida, tali uomini sono destinati ad assumere certi compiti in incarnazioni successive.
Così vedete — questo era quello che oggi volevo portare dinanzi alla vostra anima — come per così dire il più grande, l’agire macrocosmico dalle lontananze cosmiche nelle anime umane sia connesso con quello che può svolgersi nello spazio più piccolo. Particolarmente interessanti diventano tali cose, però, quando si connette un’altra legge con tali cose, con tali grandi nodi dello sviluppo, come era tale 1250.
Allora è stato esercitato l’influsso più forte nell’anima umana — e questo si può notare meno della fermentazione nei continenti. Durante la catastrofe atlantica il minimo influsso degli Spiriti della Forma è stato esercitato sulle anime umane; perciò le gerarchie più giovani hanno così dire si dominato il campo allora. E così in generale si distribuiscono le attività delle diverse classi di esseri gerarchici.
Importante è ora che riconosciamo che in questi movimenti ciclici stanno di nuovo certe leggi dell’ascesa e del declino. Qualcosa di questo l’ho già indicato quando dissi che c’era un assalto nell’anno 1250, che allora seguì un declino, che si manifestò nella pura corrente materialistica. Tali cose possiamo notare più spesso. Ed è interessante vedere come cicli ascendenti e discendenti si alternano in quello che si svolge come storia dell’umanità.
Vi ho fatto cenno ieri di come nel corso dello sviluppo umano le più diverse forze storiche intervengano. Attraverso questo intervento, e anche per l’incrocio di una corrente possente con un’altra, si generano certi periodi di ascesa in determinate direzioni culturali e altrettanto periodi di riflusso. Il tutto si svolge in modo tale che, mentre antiche culture si ritirano ancora, mentre per così dire antiche culture passano all’esteriore, lentamente e gradualmente si prepara ciò che le culture successive devono inaugurare, ciò che le culture future devono propriamente vivificare e generare. Sicché nel corso ordinario potremmo rappresentare lo sviluppo della vita culturale umana in forma schematica così: troviamo emergere da profondità indeterminate un’ascesa della cultura umana fino a certi vertici, quindi troviamo come questa vita culturale si ritira, e certamente più lentamente di quanto sia salita.
Ciò che un’epoca di cultura ha recato perdura a lungo, si incorpora nelle più diverse correnti successive e nelle culture dei popoli, e svanisce come un fiume che non si versasse nel mare, bensì si disperdesse nella pianura. Mentre però questo qui si disperde, si preparano le nuove culture, che durante il declino delle antiche culture non erano ancora percettibili, per iniziare quindi a loro volta il loro sviluppo, la loro ascesa e contribuire allo stesso modo o in modo simile al progresso dell’umanità. Se vogliamo pensare un progresso culturale caratteristico nel senso più eminente, possiamo presentire che deve essere tale in cui l’elemento universale-umano, il tessere dell’Io nell’Io, sia emerso in modo più evidente. Questo fu il caso dell’antica Grecia, come abbiamo dimostrato. Quando consideriamo questo, allora qui appunto è possibile osservare in modo caratteristico come si svolge una cultura; poiché ciò che si compì nelle tre culture precedenti e quel che segue è modificato in maniera completamente diversa da ciò che è esterno all’uomo.
Perciò ciò che dimora nell’uomo stesso, per cui per così dire l’uomo agisce nel mondo, in tutto ciò che da potenze soprasensibili può esprimersi in lui in modo più consono all’uomo, ci è dato nel periodo mediano, nel quarto periodo di cultura. Eppure dobbiamo parlare di qualcosa riguardo la Grecia. Prima di essa venne il terzo periodo; si ritirava, e mentre si ritirava, la Grecia si preparava. Risiede così durante il ritrarsi della cultura babilonese, che si diffondeva da oriente a occidente, su questa piccola penisola meridionale europea che chiamiamo greca, per così dire il germe di quello che doveva affondare nell’umanità come il corso di una nuova vita. Dobbiamo certo dire che questa vita greca ha espresso in modo eminentissimo l’umanità pura, ciò che l’uomo può trovare completamente in se stesso; ma non si deve credere che cose siffatte non debbano essere preparate. Anche quello che designiamo come umanità pura, anche questo dovette per così dire essere prima insegnato agli uomini da potenze soprasensibili attraverso i Misteri, esattamente come ora quella libertà ancora superiore, che deve prepararsi per la sesta epoca di cultura, è portata e insegnata nei mondi soprasensibili dalle corrispondenti guide dello sviluppo umano.
Dobbiamo dunque dire: dove la Grecia per l’osservazione esteriore appare come se tutto scaturisse unicamente dall’elemento puramente umano, la Grecia ha già dietro sé un’epoca in cui così dire era sotto l’influsso dell’insegnamento di entità spirituali superiori. Queste entità spirituali superiori le hanno reso possibile elevarsi alla sua altezza puramente umana. E perciò quello che oggi chiamiamo cultura greca svanisce, se la ricerchiamo all’indietro, negli abissi di tempi preistorici, dove come fondamento della cultura greca nei santuari templari dei Misteri era praticato ciò che poi in modo grandioso come eredità della vecchia saggezza templare è stato posto in forma poetica da Omero, da Eschilo. Dobbiamo dunque considerare quello che così magnificamente ci si presenta in queste figure ineguagliate, in modo tale che questi uomini elaboravano bensì qualcosa nella loro anima, che era interamente contenuto d’anima, interamente tessere dell’Io nell’Io in loro, ma che però prima nei santuari sacri dei Misteri era stato introdotto nelle loro anime da entità superiori. Perciò appare così inscrutabilmente profondo, così inscrutabilmente grande ciò che vive nei componimenti di Omero, nei componimenti di Eschilo.
Non bisogna allora prendere questi componimenti di Eschilo secondo la traduzione di Wilamowitz, bensì essere consapevoli che la piena grandezza di ciò che viveva in Eschilo non è ancora esaurita in una lingua moderna, e che la via peggiore per comprendere Eschilo è quella intrapresa da uno di questi recenti traduttori. Se consideriamo questa cultura greca sul fondamento profondo dei santuari dei Misteri, allora possiamo farci un’idea dell’essenza di questa cultura greca. E in quanto i segreti della vita del mondo soprasensibile furono recati ai poeti greci in una certa maniera umana, anche la plastica greca poté versare in marmo o in bronzo quello che originariamente era segreto templare. Sì, anche quello che ci si presenta nella filosofia greca ce lo mostra con chiarezza assoluta: il migliore che questa filosofia greca potesse offrire era in realtà solo antica saggezza dei Misteri trasformata in intelligenza, in comprensione intellettuale.
Qualcosa di siffatto ci è espresso simbolicamente per il fatto che ci viene detto: il grande Eraclito presentò la sua opera sulla natura nel tempio di Diana di Efeso. Questo non significa nulla se non: egli pose quello che poteva dire dal proprio tessere dell’Io nell’Io, in modo tale da doverlo offrire come sacrificio alle potenze spirituali, alle potenze spirituali del tempo anteriore, con le quali si sentiva collegato. E da questo punto di vista comprendiamo anche il detto profondissimo di Platone, che ha potuto dare ai Greci una filosofia così profonda e tuttavia si vide costretto a dire che tutta la filosofia del suo tempo non era nulla di fronte alla vecchia saggezza che ancora era stata ricevuta dagli antenati dai regni dei mondi spirituali stessi. E in Aristotele tutto ci appare come in forme logiche, in questo caso si può solo dire, antica sapienza astratta, mondi viventi portati a concetti. Eppure, poiché Aristotele per così dire sta alla porta conclusiva della vecchia corrente, tuttavia in Aristotele respira ancora qualcosa di ciò che era saggezza antica.
Nei suoi concetti, nelle sue idee, benché astratti, è ancora un’eco da percepire dei suoni perfetti che echeggiavano dai santuari e che erano propriamente l’ispirante non solo della saggezza greca, ma anche dell’arte greca, di tutto il carattere popolare greco. Poiché è caratteristico di ogni tale cultura al suo sorgere che essa non afferra solo il sapere, non solo l’arte, bensì l’uomo intero; così che l’uomo intero è un’impronta di ciò che come saggezza, come elemento spirituale vive in lui. E se immaginiamo che da profondità sconosciute, ancora mentre la cultura babilonese si ritira, sale la cultura greca, allora possiamo riconoscere l’azione completa di tutto quello che gli antichi templi hanno recato al carattere greco nell’epoca delle Guerre Persiane.
Poiché in queste Guerre Persiane vediamo come gli eroi della Grecia in entusiasmo fiammeggiante per ciò che avevano ricevuto dai loro antenati, si lanciano contro la corrente che per così dire come corrente declinante dell’Oriente si riversa su di loro. E che cosa significava quel contrappasso di allora, dove la saggezza templare greca, dove i maestri dei vecchi Misteri greci combattevano nelle anime degli eroi delle Guerre Persiane contro la cultura declinante dell’Oriente, contro la cultura babilonese quale era stata assunta dai Persiani successivi, questo la mente umana può comprendere quando una volta si pone la domanda: che cosa sarebbe dovuto accadere all’Europa meridionale e così a tutta l’Europa successiva, se allora l’urto delle grandi masse fisiche dall’Oriente non fosse stato respinto dal piccolo popolo greco? Con ciò che allora i Greci compirono era posto il germe di tutto il posteriore che fino ai nostri tempi si è sviluppato entro le culture europee.
E anche quello che per l’Oriente si è sviluppato da ciò che Alessandro poi riportò — sebbene in una maniera che sotto certi aspetti non si lascia giustificare — dall’Occidente all’Oriente, anche questo ha potuto svilupparsi solo dopo che prima anche quanto destinato al declino, anche per la sua forza fisica, era stato respinto da ciò che come entusiasmo fiammeggiante per i tesori templari viveva nelle anime dei Greci. Se comprendiamo questo, allora non solo vedremo l’effetto perdurante della saggezza del fuoco di Eraclito, delle grandi idee di Anassagora, non solo vedremo l’effetto perdurante delle idee estese di Talete, bensì anche gli insegnamenti reali dei custodi della saggezza templare nella Grecia preistorica. Questo lo sentiremo come risultato di potenze spirituali che alla Grecia hanno recato quello che doveva esserle recato.
Lo sentiremo tutto nelle anime degli eroi greci che stettero contro i Persiani nelle diverse battaglie. Così bisogna imparare a sentire la storia, cari amici, poiché quello che altrimenti ci viene dato come storia è solo un’astrazione vuota di idee — tutt’al più. Ciò che dalle epoche anteriori agisce nelle epoche successive si può osservare solo quando si risale a ciò che alle menti umane forse per millenni è stato dato, e che poi prende forme reali in un certo tempo. Da che cosa derivava che in questa ascesa i vecchi tesori templari potessero regalare ai Greci qualcosa di così grande? Derivava dall’universale, dal carattere onnicomprensivo e dal carattere indifferente verso tutto il resto di questi tesori templari. Era qualcosa che era dato come un originario, che poteva riempire l’uomo intero, che per così dire aveva una forza direttiva immediata.
E qui arriviamo ai veri caratteri distintivi di quelle culture che innanzi tutto sono in ascesa fino al loro vertice. In queste culture tutto ciò che nell’uomo è vivo e attivo, così la bellezza, così la virtù, così l’utile, il conveniente, tutto ciò che l’uomo nel vivere vuole fare e realizzare, tutto questo è visto come emanazione diretta dal saggio, dallo spirituale. E la saggezza è ciò che contiene la virtù, la bellezza, tutto il resto. Se l’uomo è penetrato dalle saggezze templari, ispirato, allora tutto il resto si consegue da sé; così è il sentimento per tali epoche ascendenti. Nel momento però in cui le questioni, le sensazioni si dividono, quando per esempio la questione del bene o del bello diviene autonoma rispetto alla questione del fondamento divino, allora cominciano i tempi del declino. Perciò possiamo esserne certi che viviamo sempre in un tempo di declino quando si sostiene che accanto allo spirituale originario ancora specialmente deve essere coltivato questo o quello, che questo o quello deve essere la cosa principale.
Se non si ha fiducia nello spirituale che esso possa generare da sé tutto ciò che è necessario alla vita umana, allora le correnti culturali unitarie, che nell’ascesa formano un’unità, si spezzano in correnti singole. E questo lo vediamo là dove si mischiavano negli affari greci gli interessi che stavano fuori dalla saggezza, dall’impulso spirituale; lo vediamo nella vita statale, lo vediamo anche in quella parte della vita greca che ci interessa particolarmente, nello spirituale subito dopo Aristotele. Lì accanto alla domanda: che cosa è il vero? — in cui è contenuta la domanda: che cosa è il bene e il conveniente? — lì comincia quest’ultima domanda a divenire autonoma. Si domanda: come deve essere il nostro sapere affinché si possa divenire un uomo che raggiunge uno scopo pratico della vita? E così vediamo prosperare una corrente nel tempo di declino che chiamiamo Stoicismo. In Platone e in Aristotele nel saggio era contenuto insieme il bene; ogni slancio per il bene poteva venire solo dal saggio. Gli Stoici domandano: che cosa deve fare l’uomo per divenire un uomo più saggio nella vita, per la praxis della vita, per vivere in modo conveniente e buono per la vita?
Gli scopi pratici della vita si mescolano in ciò che una volta era slancio universale della verità. Nell’Epicureismo si mescola allora qualcosa che possiamo così designare: gli uomini si domandano, come devo disporre intellettualmente me stesso affinché questa vita proceda nel modo più beato, nel modo più internamente armonico? A questa domanda avrebbero risposto Talete, Platone, fino ad Aristotele: cerca la verità, e questa ti darà ciò che è la massima beatitudine, che è il germe dell’amore. Ma ora si divide una questione dalla questione della verità, e nasce una corrente del declino. Così quello che si chiama Stoicismo ed Epicureismo è corrente di declino. Una cosa simile ha sempre nel suo seguito che la verità diviene questionabile per gli uomini, che perde ogni forza. Perciò contemporaneamente allo Stoicismo e all’Epicureismo nel tempo di declino compare lo Scetticismo, il dubbio rispetto alla verità. E quando lo Scetticismo, il dubbio, quando lo Stoicismo, quando l’Epicureismo hanno esercitato il loro essere per un certo tempo, allora l’uomo, che pure aspirava al vero, si sente per così dire come scagliato dalla Weltenseele, ricondotto alla sua propria anima.
Allora guarda intorno a sé e si dice: adesso non esiste un’epoca mondiale dove attraverso la corrente continua agente delle potenze spirituali stesse gli impulsi scorrono nell’umanità. Allora l’uomo è ricondotto alla sua propria vita interna, al suo soggetto. Questo ci si presenta nel prosieguo della vita greca nel Neoplatonismo, in quella filosofia che non ha più connessione con la vita esterna, che guarda in sé e nel suo ascendimento mistico dell’individuo verso il vero vuol salire. Così abbiamo una cultura ascendente, così abbiamo una discendente per gradi. E quello che si è formato nell’ascesa si dissolve e si disperde allora lentamente e gradualmente, finché verso l’approssimarsi dell’anno 1250 comincia un’ispirazione per l’umanità non facilmente percettibile, ma non per questo meno grande, che in certa misura ho caratterizzato ieri e il cui dissolversi noi abbiamo di nuovo dalla fine del XVI secolo. Da quel tempo, infatti, in fondo ricompaiono di nuovo tutte le questioni speciali accanto alle questioni di verità; lì si prende una posizione che vuole separare la questione del bene, la questione dell’esteriormente conveniente dalla grande domanda di verità. E mentre quelli spirituali che guidavano, che stavano sotto gli impulsi dell’anno 1250, hanno visto tutti i flussi umani all’interno della verità, vediamo ora come in modo eminentissimo appare la separazione in principio delle questioni pratiche della vita dalle questioni di verità. E alla porta d’ingresso del nuovo tempo di declino, di quel tempo che significa così proprio per la vita spirituale il precipitare — alla porta d’ingresso sta Kant.
Nella sua prefazione alla seconda edizione della «Critica della ragion pura» dice esplicitamente: ho dovuto limitare l’aspirazione alla verità ai suoi confini, affinché mi fosse libero il campo per ciò che la religione pratica vuole. E perciò quella severa separazione della ragione pratica dalla ragione teorica. Nella ragione pratica i postulati di Dio, libertà e immortalità, puramente ordinati al bene; nella ragione teorica la frantumazione di ogni possibilità di conoscenza per penetrare in qualche mondo spirituale. Così si presentano le cose dal punto di vista della storia mondiale. E certamente sulle tracce di Kant continuerà ancora a lungo quello che è l’aspirazione alla saggezza del nostro tempo. E quando dalla nostra vera corrente spirituale si indica quella espansione della capacità conoscitiva, quella elevazione della capacità conoscitiva oltre se stessa, per cui essa può penetrare nei mondi soprasensibili, allora si continuerà ancora a lungo a sentire da tutti i lati: «Sì, ma Kant dice…!» In antitesi simili si svolge in realtà il divenire storico dell’uomo. E in ciò che sorge istintivamente come un presentimento, allora si mostra che sotto ciò che è mera Maja e che viene accettato come verità, lì sotto il flusso della Maja per gli istinti umani scorre pur sempre il giusto in gran parte.
Poiché è straordinariamente interessante che vediamo il corso discendente dello sviluppo umano fino al tempo greco-latino e il di noi richiesto nuovamente salire in certi presentimenti che sono stati dati dagli istinti dei popoli per la vita pratica. Come dovevano pensare allora gli uomini che avevano un sentimento per qualcosa di siffatto? Se ripensavano alle grandi figure guida della storia dell’umanità nel tempo precristiano, o, diciamo piuttosto, nel tempo pregrecoide, come dovevano ripensare a tutti coloro che abbiamo potuto caratterizzare come strumenti per le entità delle gerarchie superiori? Dovevano dirsi, ancora gli stessi Greci: questo ci è giunto attraverso uomini, in cui sono fluiti i poteri divini sovrumani. — E questo vediamo vivere nella consapevolezza di tutti i tempi antichi: le figure guida, fino alle figure eroiche, sì fino a Platone, erano considerate figli degli dèi, cioè dietro queste figure che compaiono nella storia, gli uomini, quando guardavano indietro verso il passato remoto, quando elevavano lo sguardo sempre più lontano e lontano, vedevano il divino; e ciò che compariva come Platone e nelle figure eroiche, lo vedevano come disceso, sì come generato da entità divine. Questa era propriamente la concezione: come i figli degli dèi si univano con le figlie degli uomini per portare giù lo spirituale sul piano fisico. Figli degli dèi, uomini-divini, cioè coloro che avevano un’unione del loro essere con il divino, si vedevano in questi tempi antichi.
Invece nel momento in cui i Greci sentirono: adesso possiamo parlare del tessere dell’Io nell’Io, di ciò che dimora all’interno della personalità umana —, allora parlano dei loro più alti guide come dei sette Saggi, e indicano con ciò quello che per così dire dai figli degli dèi era divenuto puramente umano. Come doveva proseguire nei presentimenti dei popoli negli altri tempi dopo i Greci? Lì doveva essere rappresentato ciò che l’uomo coltiva sul piano fisico, e come lo porta con tutto il suo frutto nel mondo spirituale. Se dunque molto prima era sentito: si deve vedere lo spirituale davanti all’uomo fisico, e l’uomo fisico come ombra —, se durante il tempo greco si videro Saggi che per così dire vivevano come Io nell’Io, allora nel tempo successivo ai Greci si dovevano vedere personalità che vivono sul piano fisico e poi si vivono dentro lo spirituale per mezzo di ciò che vive nel fisico. Questo concetto è formato dall’istinto di un sapere. Come il tempo pregrecoide aveva figli degli dèi e i Greci Saggi, così i popoli successivi ai Greci hanno Santi, che si vivono dentro la vita spirituale per mezzo di ciò che realizzano sul piano fisico.
Lì vive qualcosa nell’istinto popolare, e lì possiamo guardare dentro, come veramente dietro la Maja c’è qualcosa che storicamente pur spinge innanzi l’umanità. E se riconosciamo questo, allora quello che vive in questi tempi risplende nella singola mente umana, e comprendiamo come si debba modificare il karma di gruppo per il fatto che gli uomini sono simultaneamente strumenti del divenire storico. E possiamo così comprendere quello che mostra l’Akasha-Cronaca: come abbiamo in Novalis per esempio qualcosa da vedere che risale fino al vecchio Elia. È una sequenza d’incarnazioni straordinariamente interessante. Lì vediamo come in Elia emerge l’elemento profetico, poiché gli Ebrei avevano la missione di preparare quello che successivamente doveva venire. E lo preparavano nella transizione dai loro Patriarchi ai Profeti, passando attraverso la figura di Mosè. Mentre vediamo ancora in Abramo come l’Ebreo sente l’efficacia continua di Dio in sé, nel suo sangue, vediamo in Elia la transizione all’elevazione nei mondi spirituali. Tutto si prepara pian piano. In Elia vive un’individualità che già nei tempi antichi si era colmata di ciò che doveva venire in seguito. E allora vediamo come questa individualità deve essere strumento per preparare la comprensione dell’impulso di Cristo.
Vediamo come l’individualità di Elia è rinata in Giovanni il Battista; questi è lo strumento per una realtà superiore. Vive in lui un’individualità che rende Giovanni il Battista strumento; ma era necessaria l’alta individualità di Elia per servire allora come tale strumento. Vediamo poi successivamente come questa individualità è adatta a versare in forme ciò che deve agire nel futuro, forme che erano possibili solo sotto l’influsso del quarto periodo di cultura postatlantico. Così allora questa individualità, per strano che ci sembri, riaffiora in Raffaello e unisce ciò che come impulso cristiano deve agire per tutti i tempi, con le forme meravigliose della Grecia nella pittura. E lì possiamo riconoscere come si comporta il karma individuale di questa entelechia all’incarnazione esterna.
Per l’incarnazione esterna si richiede che un potere dei tempi in Raffaello possa esprimersi; per questo potere dei tempi l’individualità Elia-Giovanni è idonea. Ma il tempo può fornire solo un corpo fisico che sotto tale potenza deve essere fragile; perciò muore così presto. L’altro aspetto del suo essere deve questa individualità spiegarlo in un’epoca dove già di nuovo le singole correnti si dividono: allora riaffiora come Novalis. Lì vediamo come in questo Novalis davvero già tutto ciò vive in una forma singolare che ci viene ora dato attraverso la scienza dello spirito. Poiché affermazioni così precise sul rapporto del corpo astrale al corpo eterico e fisico, del vegliare e del dormire, sono state date al di fuori della scienza dello spirito da nessuno se non da Novalis, dal Raffaello risuscitato. Queste sono le cose che ci mostrano come le individualità sono strumenti del flusso continuo dello sviluppo dell’umanità.
E se vediamo il divenire umano, se guardiamo a questo scambio enigmatico in ciò che accade storicamente, allora possiamo presentire quello che in esso vive da profonde potenze spirituali. In modo singolare il precedente passa nel successivo. Per alcuni di voi l’ho già detto, che si può constatare una singolare prospettiva storica nella transizione da Michelangelo a Galilei. E un uomo altrimenti assai intelligente — intendiamoci, non dico che qui si tratti di reincarnazione, bensì di un corso storico —, una personalità assai intelligente richiamò l’attenzione su quanto sia strano che al cospetto dell’architettura meravigliosa della Basilica di San Pietro vediamo come lo spirito umano abbia intessuto in essa ciò che chiama scienza meccanica.
Oh, in queste forme grandiose della Basilica di San Pietro vediamo incarnati i pensieri meccanici che l’intelletto umano ha potuto concepire, anzi trasformati nel bello, nel grandioso: il pensiero di Michelangelo! Come la vista della Basilica di San Pietro possa agire, cari amici, si presenta nelle relazioni più svariate, e forse ognuno ha sperimentato un poco di quello che lo scultore viennese Natter sperimentò — o che con lui fu sperimentato. Viaggiava con un amico verso la Basilica di San Pietro; non l’avevano ancora vista, d’improvviso l’altro sente come Natter, balzando dal suo sedile, diviene tutto fuori di sé e dice: mi prende paura! Poiché in questo istante ha visto la Basilica di San Pietro — successivamente non voleva neppure ricordarsene.
Qualcosa di simile può naturalmente sperimentare ogni uomo quando vede qualcosa di così grandioso. E ora un uomo assai intelligente, il professor Müllner, in un discorso rettorale richiamò l’attenzione su come il grande pensatore di pensieri meccanici, Galilei, abbia insegnato intellettualmente all’umanità quello che Michelangelo aveva costruito nelle forme spaziali della Basilica di San Pietro. Così che nel pensiero di Galilei ci si oppone intellettualmente quello che sta là come cristallizzato come meccanica, come meccanica umana nella Basilica di San Pietro. Ma strano è che questo stesso uomo in questo discorso ha dovuto richiamare l’attenzione sul fatto che il giorno della morte di Michelangelo sia il giorno della nascita di Galilei. Cioè, che l’intellettuale, i pensieri che meccanicamente tramite Galilei sono stati trasformati in intellettualità, sono riapparsi in una personalità nata nel giorno della morte di colui che li aveva collocati nello spazio. E così ci si dovrebbe domandare: chi ha collocato attraverso Michelangelo nella Basilica di San Pietro la meccanica che l’umanità ha ricevuto successivamente solo tramite Galilei?
Se attraverso questi pensieri davvero aforistici e isolati che potevano essere presentati in seguito al corso storico dell’umanità, se da questi nel loro nesso nasce nei vostri cuori un sentimento di come le vere, le reali potenze spirituali agiscono attraverso i loro strumenti nella storia, allora avrete ricevuto in modo giusto questi svolgimenti. E allora si potrebbe designare questo sentimento come ciò che dalla considerazione occulto-storica, come sentimento giusto per il divenire nel tempo, per il corso nel tempo, può venire nei nostri cuori. E oggi, a un piccolo punto di svolta del tempo, può essere appropriato rivolgere una volta la meditazione verso tale sentimento del progresso umano e del progresso degli dèi nel tempo. E se ognuno di voi, cari amici, volesse accogliere questo — questo sentimento per la trasformazione della scienza del progresso occulto nel tempo — in sensazione per il tessere e il creativo nel divenire, nel progresso umano in cui siamo collocati, se ogni anima di voi volesse accogliere questo come sentimento vivente, allora forse in questo sentimento potrebbe vivere anche un augurio di capodanno nell’anima di voi tutti. E questo augurio di capodanno vorrei al termine di questo ciclo da questo luogo lasciar scendere nelle vostre anime: considerate quello che è stato parlato come qualcosa che deve formarne l’inizio per un sentimento dei tempi. E in certa misura può essere simbolico che abbiamo potuto usare un piccolo passaggio da un lasso di tempo a un altro per lasciar agire nelle nostre anime simili idee che ricoprono i passaggi dei tempi.
Note
Opere di Rudolf Steiner nell’ambito dell’Opera Omnia (GA) vengono citate nei presenti Hinweise con il numero bibliografico. Si veda anche il prospetto al termine del volume.
a pagina 9 Conferenze in diversi gruppi di lavoro: Cfr. Rudolf Steiner, Il Principio dell’economia spirituale in relazione alle questioni della reincarnazione (Das Prinzip der spirituellen Ökonomie im Zusammenhang mit Wiederverkörperungsfragen), GA 109/111; Escursioni nel campo del Vangelo di Marco (Exkurse in das Gebiet des Markus-Evangeliums), GA 124.
11 Conferenza nella festa natalizia: La stagione di Yule, i simboli della festa natalizia cristiana e l’atmosfera storico-mondiale nel modo di pensare antroposofico (Die Julfestzeit, die Christfest-Symbole und die welthistorische Stimmung anthroposophischer Vorstellungsart), in Cammini e mete dell’uomo spirituale (Wege und Ziele des geistigen Menschen), GA 125.
12 Platone, 427-347 a.C. Socrate, 469-399 a.C. Talete, circa 625-545 a.C.
12 Pericle, circa 499-429 a.C.
15 Una scena biblica del Vangelo di Giovanni: Gv. 8,3-11, Gesù e l’adultera; Epopea di Gilgamesch, sesta tavoletta.
18 Alessandro il Grande, 356-323 a.C. Aristotele, 384-322 a.C.
20 Teofilo, 345-412, Patriarca di Alessandria. Cirillo, nipote del precedente, 412-444, Patriarca di Alessandria.
22 Ferecide di Siro, circa 584-499 a.C.
22 Teone: Matematico, insegnava nella seconda metà del IV secolo al «Museo» (accademia filosofica) di Alessandria.
23 Ipazia, circa 380-415, figlia del precedente, matematica e filosofa. Si veda anche la nota a p. 56. Sinesio, circa 370 fino circa 413. Filosofo neoplatonico, discepolo di Ipazia, successivamente Vescovo di Tolemaide.
26 Johann Gottfried Herder, 1744-1803. Sviluppo della storia dell’umanità (Entwickelung der Menschheitsgeschichte): Idee per una filosofia della storia dell’umanità (Ideen zur Philosophie der Geschichte der Menschheit), 1784-1791. Gotthold Ephraim Lessing, 1729-1781. L’educazione del genere umano (Die Erziehung des Menschengeschlechts), 1780.
27 Hebbel nel suo diario: «Secondo la metempsicosi è possibile che Platone adesso riceva di nuovo frustate sul banco di scuola, perché — egli non comprende Platone». Friedrich Hebbel, 1813-1863, Diari nr. 1335. Salomon Reinach: Orfeo. Storia generale delle religioni (Orpheus. Histoire generale des religions), 11ª ed. Parigi 1909; Edizione tedesca Storia generale della religione (Allgemeine Geschichte der Religion), 4ª ed. Vienna 1911.
29 Giovanna d’Orleans, 1412-1431.
30 Carlo VII di Francia, 1403-1461.
31 Anatole France (pseudonimo di Jacques Anatole Thibault), 1844-1924. Vita di Giovanna d’Arco (Vie de Jeanne d’Arc), 49ª ed. Parigi 1927. August Friedrich Gfrörer, 1803-1861. una lettera: Di Percival di Boulainvilliers dal 21 giugno 1429, qui riprodotta secondo Gfrörer, Storia del cristianesimo primitivo (Geschichte des Urchristentums), III. parte principale, p. 286 segg., Stoccarda 1838.
33 Epopea di Gilgamesch: Fu rinvenuta su dodici tavolette di caratteri cuneiformi sulla collina di Kujundschick nei resti di un palazzo di Assurbanipal. Risale a modelli sumerici più antichi, dei quali sono stati trovati frammenti. Eabani: Nel testo in caratteri cuneiformi denominato Enkidu. Carlo il Calvo, 823-877, figlio di Ludovico il Pio; regnò dal 843. Scoto Eriugena, circa 810-877, vero nome Giovanni Scoto Eriugena.
35 Immanuel Kant, 1724-1804.
37 Erech: La città è denominata nella Bibbia, Genesi 10,10, Erek. Il testo in caratteri cuneiformi la chiama Urek.
37 Il sangue è un succo molto particolare (Blut ist ein ganz besonderer Saft), 1ª ed. 1907. Ora in La conoscenza del soprasensibile nel nostro tempo e il suo significato per la vita odierna (Die Erkenntnis des Übersinnlichen in unserer Zeit und deren Bedeutung für das heutige Leben), GA 55.
41 Xisutro: Così ellenizzò Beroso, sacerdote di Bel a Babilonia, che attorno al 280 a.C. scrisse in lingua greca una storia babilonico-caldaica, attinta dagli archivi dei templi di Babilonia, il nome sumerico Ziusudra. Nel testo in caratteri cuneiformi: Utnapistim.
43 Da poco è stato pubblicato un libro: Autore e titolo non sono noti. Avevo parlato con un filosofo: Non noto.
47 Ciclo sull’Apocalisse: L’Apocalisse di Giovanni (Die Apokalypse des Johannes), GA 104.
52 Richard Wagner, 1813-1883.
53 Eduard Hanslick, 1825-1904. Del Bello musicale. Un contributo alla revisione dell’estetica dell’arte tonale (Vom Musikalisch-Schönen. Ein Beitrag zur Revision der Ästhetik der Tonkunst), Lipsia 1854.
55 Albrecht Dürer, 1471-1528.
56 Ipazia: La sorte tragica della filosofa e retrice Ipazia, che nel 415 ad Alessandria fu assalita in piena strada da orde di monaci cristiani e letteralmente fatta a pezzi, ha suscitato raccapriccio sin dall’antichità ed è stata ripetutamente oggetto di rappresentazioni nel corso dei secoli. Cirillo, Patriarca di Alessandria, è sospettato di essere stato l’istigatore dell’attentato. Gli autori si dividono fra coloro che cercano di confermarne il sospetto e coloro che tentano di scagionare Cirillo. Certo è che Ipazia, altamente stimata e venerata anche da molti cristiani illustri, la quale ad Alessandria rappresentava l’antica saggezza greca, fu percepita dal cristianesimo nascente e sempre più potente come un nemico. Rappresentante del cristianesimo ad Alessandria era in quel tempo il Patriarca Cirillo. Dalla letteratura estesa se ne segnala la rappresentazione comprensiva di Richard Hoche nella rivista Philologus, XV anno 1860. In un quaderno di appunti (Archivio nr. 523) Rudolf Steiner ha posto, accanto ai nomi che evidentemente riguardano reincarnazioni, insieme al nome di Ipazia quello di Alberto Magno, il che getta una luce particolare sulle affermazioni relative a Ipazia a p. 56.
57 Helena Petrowna Blavatsky, 1831-1891. La Dottrina Segreta, Vol. III, Lipsia s.d. La sezione qui riportata si trova a p. 370, con piccole varianti che tuttavia non concernono il contenuto.
63 Leggete in Platone: La dottrina platonica della preesistenza dell’anima, alla quale l’uomo si rammenti («Anamnesi») è rappresentata nel Fedro.
68 Fritz Mauthner, 1849-1923, scrittore, giornalista. Autore di opere filosofiche, in particolare sulla lingua. Viene spesso citato da Rudolf Steiner, fra l’altro in Caso, necessità e provvidenza (Zufall, Notwendigkeit und Vorsehung), GA 163.
70 «Guarda l’uomo che cammina…»: La fonte di questo testo non ha ancora potuto essere provata.
73 Medico berlinese: Wilhelm Fließ, 1858-1928. Scrisse fra l’altro Il decorso della vita (Der Ablauf des Lebens), Lipsia 1906, e Della vita e della morte (Vom Leben und vom Tode), Jena 1909.
74 Suo discepolo: Hans Schlieper, Il ritmo del vivente (Der Rhythmus des Lebendigen), Jena 1909. «Periodi temporali della struttura matematica più perspicua…»: La citazione è riportata nella trascrizione non completamente. La forma integrale è: «Periodi temporali della struttura matematica più perspicua e comprensibile vengono qui tratti dalla natura. E tali cose sono rimaste irraggiungibili a teste abituate a difficoltà assai maggiori, di uomini dotati a tutte le epoche! Con quale pietà religiosa avrebbero ricercato qui, per esempio, i Babilonesi che contavano e praticavano genealogie, e con quale incantesimo sarebbero state circondate le domande che noi perseguiamo pubblicamente e senza presupposti!» cit., p. 7.
76 Giuliano l’Apostata, 332-363, imperatore romano 361-363.
80 Tycho Brahe, 1546-1601.
81 Johannes Kepler, 1571-1630.
87 Amshaspand, Izad (anche Izard, Izarad): Cfr. a questo proposito anche Rudolf Steiner, Miti e leggende - Segni occulti e simboli (Mythen und Sagen - Okkulte Zeichen und Symbole), Conferenze Berlino, ottobre 1907, GA 101; nonché Zarathustra, Conferenza Berlino, 19 gennaio 1911, in Risposte della scienza dello spirito alle grandi domande dell’esistenza (Antworten der Geisteswissenschaft auf die großen Fragen des Daseins), GA 60.
91 Il disegno contenuto in tutte le edizioni dalla 1ª edizione del ciclo nel grande formato viene qui inserito, benché nel testo non vi sia un riferimento esplicito a esso. Si tratta evidentemente di una visualizzazione dell’azione degli Spiriti della Forma. Mancano spiegazioni illustrative.
94 L’anno 1250: Cfr. anche Rudolf Steiner, La guida spirituale dell’uomo e dell’umanità (Die geistige Führung des Menschen und der Menschheit), GA 15; nonché Il cristianesimo esoterico e la guida spirituale dell’umanità (Das esoterische Christentum und die geistige Führung der Menschheit), GA 130.
95 Agrippa di Nettesheim, 1486-1535, medico, filosofo, astrologo. Opere: De occulta philosophia, De incertitudine et vanitate scientiarum. Opere magiche, in tedesco, 5 volumi 1925.
96 Niccolò Cusano, 1401-1464. Scrisse nel 1444 la sua opera De docta ignorantia. Cfr. anche Rudolf Steiner, La vita fra la morte e la nuova nascita in relazione ai fatti cosmici (Das Leben zwischen dem Tode und der neuen Geburt im Verhältnis zu den kosmischen Tatsachen), GA 141, 5ª conferenza; la conferenza cui Rudolf Steiner allude fu tenuta all’assemblea generale della sezione tedesca della Società Teosofica a Berlino il 18 ottobre 1903; cfr. la rivista teosofica Der Vahan, anno 5, nr. 5, novembre 1903.
97 Mistero rosacrociano: Rudolf Steiner, La porta dell’iniziazione, un mistero rosacrociano (Die Pforte der Einweihung, ein Rosenkreuzermysterium), uscito nel 1910, contenuto in Quattro drammi mistici (Vier Mysteriendramen), GA 14. Cfr. a questo proposito anche Rudolf Steiner, L’evento dell’apparizione del Cristo nel mondo eterico (Das Ereignis der Christus-Erscheinung in der ätherischen Welt), GA 118.
99 Johann Friedrich Oberlin, 1740-1826, parroco, filantropo, mistico. Gotthilf Heinrich von Schubert, 1780-1860. Tratti della vita di Giov. Friedr. Oberlin, già parroco nella valle di Stein (Züge aus dem Leben des Joh. Friedr. Oberlin, gewesenen Pfarrers im Steinthal), Norimberga 1832.
100 Romanzo di Fritz Lienhard: Oberlin, 84ª ed. Stoccarda 1920.
102 Eschilo, 525-456 a.C.
103 Ulrich von Wilamowitz-Moellendorf, Tragedie greche (Griechische Tragödien), 4 volumi, 1923-1926. Eraclito, circa 540-480 a.C.
103/105 Cfr. a questo proposito Rudolf Steiner, Meraviglie del mondo, prove dell’anima e rivelazioni dello spirito (Weltenwunder, Seelenprüfungen und Geistesoffenbarungen), GA 129, 6ª conferenza.
105 Anassagora, 500-428 a.C.
108 Kant: «Ho dovuto sopprimere il sapere, per fare posto alla fede…» — dalla prefazione della 2ª ed. della Critica della ragion pura (Kritik der reinen Vernunft), 1787.
110 Novalis, Elia: Cfr. a questo proposito anche Rudolf Steiner, Considerazioni esoteriche su connessioni karmiche, Vol. IV, GA 238. Ultimo discorso. Raffaello Santi, 1483-1520.
111 Per alcuni l’ho detto: Vedi Rudolf Steiner, Spirito umano e spirito animale (Menschengeist und Tiergeist), Berlino, 17 novembre 1910, in Risposte della scienza dello spirito alle grandi domande dell’esistenza (Antworten der Geisteswissenschaft auf die großen Fragen des Daseins), GA 60. Michelangelo Buonarroti, 1475-1564. Galileo Galilei, 1564-1642. Heinrich Natter, 1846-1892, scultore.
112 Discorso rettorale di Müllner: Laurenz Müllner, Il significato di Galilei per la filosofia (Die Bedeutung Galileis für die Philosophie), Vienna 1894, ristampato in Anthroposophie, anno 16, Libro I, p. 29 segg., Stoccarda 1933.
Nota sulle trascrizioni
Dalla Autobiografia di Rudolf Steiner «Il mio percorso di vita» (cap. 35, 1925)
Dalla mia attività antroposofica scaturiscono due ordini di risultati: primo, i miei libri pubblicati al cospetto di tutto il mondo; secondo, una lunga serie di cicli di lezioni, concepiti come stampa privata e inizialmente destinati alla vendita unicamente ai membri della Società Teosofica (in seguito Antroposofica). Si trattava di trascrizioni stese durante i miei discorsi con grado di accuratezza variabile, e che — per mancanza di tempo — non ho potuto sottoporre a mia revisione. Avrei preferito che la parola pronunciata oralmente restasse parola pronunciata oralmente. Ma i membri desideravano la stampa privata di questi cicli, ed essa venne così a realizzarsi. Se avessi disposto di tempo per controllare questi testi, la restrizione «Esclusivamente per i membri» non sarebbe stata necessaria sin dall’inizio. Attualmente, ormai da più di un anno, essa è stata abbandonata.
In questa mia Autobiografia è necessario spiegare innanzitutto come questi due ordini di scritti — i miei libri pubblicati e queste stampe private — si inseriscano in quello che ho elaborato quale Antroposofia.
Chi desideri seguire il mio sforzo interiore e il mio lavoro per presentare l’Antroposofia alla consapevolezza dei nostri tempi, deve farlo sulla base degli scritti pubblicati per il pubblico. In essi ho affrontato anche tutto ciò che era presente come aspirazione conoscitiva nel periodo storico contemporaneo. Così si trovano esposti gli insegnamenti che nella «visione spirituale» sempre più si configuravano, e che divennero l’edificio dell’Antroposofia — sebbene in molti aspetti in forma imperfetta.
Accanto a questa esigenza di costruire l’«Antroposofia» servendo esclusivamente a quanto emergeva dal comunicare alla cultura generale contemporanea i messaggi del mondo spirituale, sorsero altre istanze. Quelle che provenivano dalla compagine associativa come bisogni dell’anima, come ansie dello spirito, richiedevano di essere integralmente accolte. Emergeva in particolar modo un forte desiderio: ascoltare i Vangeli e il contenuto scritturale della Bibbia in generale, illustrati nella luce che l’Antroposofia aveva rivelato. I membri desideravano seguire cicli di lezioni su queste rivelazioni donate all’umanità.
Poiché i cicli interni di lezioni si tenevano nel senso di questa esigenza, subentrò un ulteriore elemento. A tali cicli partecipavano solo i membri. Costoro avevano familiarità con gli insegnamenti iniziali dell’Antroposofia. Potevo perciò rivolgermi a loro come a chi era ormai avanzato nel campo dell’Antroposofia. L’atteggiamento di questi discorsi interni era quale non poteva essere nei testi scritti interamente destinati al pubblico.
Negli ambienti interni potei permettermi di parlare di certe materie in modo diverso da come le avrei dovute configurare per la presentazione pubblica, qualora fossero state destinate al pubblico fin dall’inizio.
Esiste dunque nella dualità tra gli scritti pubblici e quelli privati qualcosa che proviene effettivamente da due terreni diversi. Gli scritti completamente pubblici sono il risultato di ciò che in me lottava e operava; nelle stampe private opera insieme a me la comunità associativa. Ascolto i movimenti che vibrano nella vita animica dei membri, e da questa consapevolezza viva, da ciò che vi odo, sorge l’indirizzo e il tono dei miei discorsi.
Non esiste alcunché — nemmeno nel minimo grado — che non sia il risultato più puro dell’Antroposofia in costruzione. Non può assolutamente parlarsi di compromesso alcuno verso pregiudizi o premonizioni dei membri. Chi legga queste stampe private può accoglierle nel senso più intero come espressione di ciò che l’Antroposofia ha da dire. Per questo motivo non vi fu alcun ostacolo ad abbandonare, quando le pressioni critiche in questa direzione si fecero troppo insistenti, il criterio di distribuire queste stampe esclusivamente nell’ambito della comunità associativa. Occorre però ammettere che nelle trascrizioni non da me revisionate possono trovarsi errori.
Un giudizio sul contenuto di una tale stampa privata potrà legittimamente spettare solo a chi conosca i presupposti su cui tale giudizio riposa. E per la stragrande maggioranza di queste stampe, tali presupposti sono almeno la conoscenza antroposofica dell’uomo, del cosmo, nella misura in cui la sua essenza è presentata nell’Antroposofia, e di quanto viene esposto come «storia antroposofica» nei messaggi dal mondo spirituale.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
Libera AntroposofiaArchivio digitale della Scienza dello Spirito di Rudolf SteinerInfo e ContattiTutti i contenuti presenti in questa piattaforma sono esenti da copyright
o sono stati legalmente concessi dai tenenti diritto.