Libera Antroposofia

Sostienici
LoginRegistrati

O.O. 99

La teosofia (saggezza) dei Rosacroce

Acquista il libro

Hai cercato nella conferenza

1°La nuova forma della saggezza

Monaco di Baviera, 22 Maggio 1907

Ciò che qui verrà esposto è indicato nell’annuncio come «teosofia secondo il metodo rosacrociano». Si intende con ciò l’unica saggezza antichissima e sempre nuova, presentata in un metodo adeguato al nostro presente. Un metodo che, nella forma in cui qui si esprimerà nell’esposizione, si conosce in realtà dal quattordicesimo secolo. In queste conferenze, tuttavia, non intendo parlare della storia del rosacrocianesimo.

Voi tutti sapete che oggi nelle scuole elementari si insegna una certa geometria, alla quale appartiene per esempio il teorema di Pitagora. Gli elementi di questa geometria si apprendono in modo del tutto indipendente da come la geometria stessa sia nata. Che cosa sa infatti, lo scolaro che oggi impara i primi rudimenti della geometria, di Euclide? Eppure è la geometria euclidea quella che viene insegnata. Solo molto più tardi, quando già si conosce il contenuto oggettivo, si viene forse a sapere, nella storia delle scienze, in quale figura e in quale forma ciò che oggi nelle scuole elementari è generalmente accessibile apparve originariamente nello sviluppo dell’umanità. Tanto poco lo scolaro che oggi apprende la geometria elementare ha a che fare con il modo originario in cui Euclide ha dato la geometria all’umanità, altrettanto poco deve importarci come nel corso della storia si sia sviluppato il cosiddetto rosacrocianesimo. Come lo scolaro apprende la geometria vera e autentica dalla cosa stessa, così vogliamo considerare questa saggezza rosacrociana a partire da se stessa.

Chi conosce la storia, e in particolare la storia esteriore del rosacrocianesimo così come è consegnata nella letteratura, sa peraltro ben poco del contenuto effettivo della teosofia rosacrociana. Ciò che è la teosofia rosacrociana vive dal quattordicesimo secolo come qualcosa di vero indipendentemente dalla sua storia, così come la geometria è vera e conoscibile indipendentemente dalla storia della geometria e dal suo graduale manifestarsi. Per questo ci limiteremo a un fugace accenno ad alcune cose che è necessario sapere a partire dalla storia.

Fu nell’anno 1459 che un’alta individualità spirituale, incarnata nella personalità umana che porta davanti al mondo il nome di Christian Rosenkreutz, apparve come maestro dapprima di una piccola cerchia di discepoli iniziati. Nel 1459 Christian Rosenkreutz fu elevato, in seno a una confraternita spirituale rigorosamente chiusa in se stessa, la Fraternitas Roseae crucis, al grado di Eques lapidis aurei, Cavaliere della pietra d’oro. Nel corso delle conferenze ci diverrà sempre più chiaro che cosa ciò significhi. Quell’alta individualità spirituale, che nella personalità esteriore di Christian Rosenkreutz calcava il piano fisico, operò sempre di nuovo come guida e maestro della corrente rosacrociana «nello stesso corpo», come si dice nell’occultismo. Anche il significato dell’espressione «sempre di nuovo nello stesso corpo» lo conosceremo già nel corso delle prossime ore, quando parleremo del destino dell’uomo dopo la morte.

Ora, questa saggezza di cui qui parliamo rimase fino a inoltrato il diciottesimo secolo racchiusa in una confraternita dal perimetro ristretto, che aveva regole rigorose con le quali si chiudeva al mondo esteriore esoterico.

Nel diciottesimo secolo questa confraternita ebbe la missione di far confluire per via spirituale qualcosa di esoterico nella cultura dell’Europa centrale. Perciò vediamo come all’interno di una cultura essoterica traspaia qua e là qualcosa che esteriormente è sì essoterico, ma che non è altro che un’espressione esteriore di saggezza esoterica. Nel corso dei secoli parecchie persone si sono adoperate per penetrare in qualche modo quella saggezza che noi chiamiamo rosacrociana; non vi sono riuscite. Anche Leibniz si è adoperato invano per avvicinarsi alla fonte della saggezza rosacrociana. Come lampi di luce questa saggezza rosacrociana balenò tuttavia in uno scritto essoterico, apparso quando Lessing si avvicinava al compimento della sua vita sul piano fisico. Si tratta dell’«Educazione del genere umano» di Lessing. Bisogna leggere questo scritto fra le righe: allora si riconoscerà nella sua singolare conclusione (certo solo in quanto esoteristi) che esso è un’espressione esteriore della saggezza rosacrociana.

In modo particolarmente grandioso questa saggezza rifulse in quell’uomo che rispecchiava la cultura dell’Europa di allora a cavallo del diciottesimo secolo, e precisamente la cultura internazionale: in Goethe. Quando Goethe, in anni relativamente giovanili della sua vita, si avvicinò a una fonte rosacrociana, ricevette qualcosa di un’iniziazione sommamente singolare. Può essere facilmente frainteso quando si parla di un’iniziazione di Goethe; perciò è forse opportuno proprio qui indicare come stessero le cose con questo genere peculiare di iniziazione. Fu nel periodo intermedio, da quando lasciò l’Università di Lipsia fino a quando si recò a Strasburgo. Allora accadde qualcosa di sommamente singolare. Ebbe un’esperienza che incise profondamente nella sua anima, e che si espresse esteriormente nel fatto che nell’ultimo periodo lipsiense fu assai vicino alla morte. Sul suo grave letto di malattia ebbe un’esperienza importante, una sorta di iniziazione. Goethe dapprima non ne fu cosciente: essa agì come una sorta di corrente poetica nella sua anima, e fu un processo sommamente singolare il modo in cui questa corrente si inserì nelle sue diverse produzioni. Un simile lampo di luce lo troviamo nella poesia «I Misteri», che gli amici più intimi di Goethe hanno indicato come una delle sue creazioni più profonde. È di fatto concepita così profondamente che Goethe non poté mai più ritrovare la forza di darle una conclusione. La corrente culturale di allora non aveva ancora il potere di dare forma esteriore a tutta la profondità di vita che pulsa in questa poesia. Questa poesia va intesa come una delle fonti più profonde dell’anima di Goethe; è un libro con sette sigilli per tutti i commentatori di Goethe. Ma poi questa iniziazione si elaborò sempre ulteriormente, e Goethe poté infine, dopo esserne divenuto sempre più cosciente, far nascere quella singolare prosa poetica che conosciamo come la «Fiaba del serpente verde e della bella Lilia». È uno degli scritti più profondi della letteratura mondiale; chi è in grado di interpretarlo nel modo giusto, sa molto della saggezza rosacrociana.

Ma allora, proprio quando la saggezza rosacrociana doveva confluire nella cultura generale, avvenne che, in un modo di cui qui non ho bisogno di parlare ulteriormente, fu commesso una sorta di tradimento con la saggezza rosacrociana: certe rappresentazioni di tale saggezza trapelarono così essotericamente nel gran mondo. Questo tradimento da un lato, e dall’altro la necessità che la cultura dell’Occidente rimanesse per un certo tempo, durante il diciannovesimo secolo, non influenzata dall’esoterica sul piano fisico: queste due cose determinarono la necessità che le fonti della saggezza rosacrociana, e soprattutto anche il grande fondatore, che da quel tempo era sempre presente sul piano fisico, si ritirassero apparentemente. Nella prima metà e anche in gran parte della seconda metà del diciannovesimo secolo non si poteva infatti scoprire molto della saggezza rosacrociana. Solo nella nostra epoca è divenuto nuovamente possibile dischiudere le fonti della saggezza rosacrociana e farle confluire nella restante cultura generale; e quando considereremo questa cultura, ci risulteranno le ragioni per cui ciò dovesse essere così.

Ora vorrei indicarvi due cose caratteristiche che contraddistinguono la saggezza rosacrociana e che sono importanti per la sua missione nel mondo. La prima è connessa con la posizione complessiva dell’uomo rispetto a questa saggezza rosacrociana, che è qualcosa di diverso dalla forma occulta della saggezza cristiano-gnostica. Dobbiamo toccare per ora solo fugacemente due fatti della vita spirituale, se vogliamo mettere chiaramente davanti alla nostra anima questa singolare posizione della saggezza rosacrociana. Il primo di questi due fatti è ciò che si chiama la posizione del discepolo rispetto al maestro, e due cose dobbiamo considerare riguardo a questa posizione. Vogliamo trattare in primo luogo ciò che si chiama chiaroveggenza, e in secondo luogo ciò che si chiama fede nell’autorità. Nella parola chiaroveggenza, in realtà un’espressione imperfetta, non si comprende soltanto la visione spirituale, ma anche l’udito spirituale. In queste due facoltà sta la fonte di ogni saggezza che vuole istruirci sulla saggezza nascosta del mondo, e da nessun’altra fonte possono provenire conoscenze reali dei mondi spirituali. Ora, per il metodo rosacrociano vi è una differenza essenziale tra il trovare le verità spirituali e il comprenderle.

Nessuno può trovare direttamente una verità spirituale nei mondi superiori se non ha sviluppato un grado superiore di facoltà spirituali, dunque di chiaroveggenza. Per il trovare la verità spirituale la chiaroveggenza è infatti il presupposto necessario. Ma soltanto per il trovare: fino a oggi, e anche a lungo nel futuro, nessun vero rosacrocianesimo insegnerà essotericamente qualcosa che non possa essere compreso con il comune, ordinario intelletto logico. È questo il punto decisivo. Quando contro questa forma rosacrociana di teosofia si obietta che per comprenderla occorra la chiaroveggenza, ciò non è corretto. Non è la facoltà della percezione ciò che importa. Chi non riesce a comprendere con il pensiero la saggezza rosacrociana, non ha ancora sviluppato a sufficienza il proprio intelletto logico. Se si accoglie in sé tutto ciò che la cultura presente offre, ciò che si può acquisire oggi, purché si abbia pazienza e perseveranza e non si sia troppo comodi per imparare, si può comprendere e intendere ciò che il maestro rosacrociano insegna. Chi in qualche modo dubiti di una tale saggezza rosacrociana e dica: «Non riesco a comprenderla», in lui la causa non è che non possa ancora salire ai piani superiori, bensì che non vuole sforzare abbastanza il suo intelletto logico, o che non vuole apportare sufficienti esperienze dalla vita culturale ordinaria per poter realmente comprendere.

Pensate un momento all’enorme popolarizzazione della saggezza che si è compiuta dall’avvento del cristianesimo fino ai nostri giorni, e cercate di porre davanti alla vostra anima un’immagine del rosacrocianesimo cristiano nel quattordicesimo secolo. Pensate a come in quell’epoca il singolo uomo che viveva fuori nel mondo stava di fronte ai maestri. Solo attraverso la parola parlata si poteva allora agire. Di solito non ci si rappresenta correttamente quale enorme evoluzione si sia compiuta da quell’epoca. Basta pensare alla conquista dell’arte tipografica. Pensate ai mille e mille canali attraverso i quali, per mezzo di questa invenzione, ha potuto confluire nella vita culturale generale ciò che oggi viene prodotto ai vertici della vita spirituale. Dal libro fino all’ultima notizia di giornale, potete seguire un numero infinito di canali attraverso cui una quantità immensa di rappresentazioni confluisce nella vita generale. Sono vie che solo da quell’epoca sono state aperte all’umanità, e hanno fatto sì che l’intelletto della cultura occidentale assumesse forme del tutto diverse. L’intelletto occidentale, la ragione, operava da quell’epoca in modo del tutto diverso.

Di questo la nuova forma della saggezza doveva tener conto. Doveva essere creata una forma tale da reggere di fronte a ciò che confluisce nella vita generale attraverso i mille canali. La saggezza rosacrociana è appunto una saggezza che regge completamente di fronte a ogni obiezione che possa provenire da un lato qualsiasi, popolare o anche dal livello più elevato della scienza. In se stessa la saggezza rosacrociana ha le fonti per sostenersi di fronte a ogni obiezione della scienza. Una comprensione corretta della scienza moderna — non quella comprensione dilettantesca che si trova persino presso i professori universitari, ma una comprensione che lavora libera da tutte le teorie astratte e dalle fantasie materialistiche, che sta rigorosamente sul terreno dei fatti e non va oltre — fornisce pezzo per pezzo, proprio a partire dalla scienza, le prove delle verità spirituali rosacrociane.

Il secondo aspetto della saggezza rosacrociana (nella posizione tra maestro e discepolo) è che essenzialmente il rapporto del discepolo con il «guru», il maestro orientale, è diverso rispetto alle altre iniziazioni. Il modo in cui il discepolo sta di fronte al guru non può propriamente, nell’ambito della saggezza rosacrociana, essere designato come fede in un’autorità. Con un esempio tratto dalla vita ordinaria ve lo renderò chiaro. Il maestro rosacrociano non vuole stare in un rapporto diverso con il suo discepolo di quello che intercorre tra il matematico esperto e l’allievo di matematica. Si può forse dire che l’allievo di matematica segua il suo maestro per fede nell’autorità? No! Si può forse dire che l’allievo di matematica non abbia bisogno del maestro? Sì, potrebbero dire molti, perché si è trovata forse la via dell’autodidattica attraverso buoni libri. Ma qui è solo la via che è diversa rispetto a quando ci si siede sedia a sedia l’uno di fronte all’altro. In linea di principio lo si potrebbe naturalmente. Allo stesso modo anche ogni essere umano, se ascende a un certo grado di chiaroveggenza, potrebbe trovare tutte le verità spirituali; ma ognuno troverà irragionevole raggiungere la meta per una via indiretta. Altrettanto irragionevole sarebbe dire: «Il mio interiore deve essere la fonte di tutte le verità spirituali». Quando il maestro conosce le verità matematiche e le trasmette all’allievo, allora l’allievo non ha più bisogno di alcuna fede nell’autorità: vede le verità matematiche per la loro stessa correttezza, e non ha bisogno di nient’altro che di comprenderle correttamente. Non diversamente stanno le cose con l’intero sviluppo occulto in senso rosacrociano. Il maestro è l’amico, il consigliere, che vive in anticipo le esperienze occulte e le fa vivere al discepolo. Una volta che le si ha, non c’è bisogno di accettarle per autorità, così come in matematica non si accetta per autorità la proposizione: «I tre angoli di un triangolo sono 180 gradi». Ogni autorità nel rosacrocianesimo non è una vera e propria autorità, bensì ciò che è necessario per abbreviare il cammino verso le più alte verità.

Questo è un aspetto. L’altro aspetto è quello che si riferisce al rapporto della saggezza spirituale con la cultura spirituale generale. Nelle esposizioni che dovranno svolgersi nei prossimi giorni, vedrete che la verità spirituale può confluire direttamente nella vita pratica. Non erigiamo un qualche sistema che si possa utilizzare solo teoricamente, bensì qualcosa che si può adoperare quando si vogliono riconoscere i fondamenti profondi del nostro sapere attuale sul mondo, quando si vuole far confluire le verità spirituali nella nostra vita quotidiana. La saggezza rosacrociana non deve andare solo nella testa, e neppure solo nel cuore, ma anche nella mano, nelle nostre capacità manuali, in ciò che l’uomo fa quotidianamente. Non è un sentimentale compatire: è un conquistarsi le capacità di operare nell’ambito del servizio generale dell’umanità. Immaginate che una qualche società si presentasse e ponesse come suo unico scopo la fratellanza umana, e non facesse null’altro che predicare la fratellanza umana. Questo non sarebbe rosacrocianesimo: il rosacrociano dice infatti: «Immagina un uomo che si è rotto la gamba e giace davanti a te sulla strada. Se quattordici persone stanno attorno con caldo sentimento e compassione, e nessuno fra loro è in grado di rimettere a posto la gamba, allora tutti e quattordici sono meno essenziali di quell’unico che sopraggiunge, che forse non è affatto sentimentale, ma che possiede la capacità di rimettere a posto una gamba e lo fa anche». Questa è la disposizione d’animo che pervade il rosacrociano. È sulla conoscenza operante, sulla possibilità di intervenire nella vita a partire dalla conoscenza, che importa. Tutto il parlare di compassione è per la saggezza rosacrociana persino qualcosa di pericoloso, perché le appare un continuo sottolineare la compassione come una sorta di voluttà astrale. Ciò che il sentimento inferiore di voluttà è sul piano fisico, lo è sul piano astrale questo modo di voler sempre solo sentire e non conoscere. La conoscenza operante, che può intervenire nella vita (certamente non in senso materialistico, ma portata giù dai piani spirituali), è quella che ci abilita ad agire in modo pratico. Dalla necessaria conoscenza che il mondo deve progredire scaturisce da sé l’armonia, e scaturisce tanto più sicuramente perché si produce da sé quando si conosce. Di colui che è in grado di rimettere a posto una gamba, si potrebbe dire: se non è un amico dell’umanità, forse lascia giacere colui che giace. Questo è possibile nel caso della mera conoscenza sul piano fisico. Nel caso della conoscenza spirituale, invece, quest’obiezione non è possibile. Non può esserci conoscenza spirituale che non confluisca nella vita operante.

È questo ciò che si indica come il secondo aspetto della saggezza rosacrociana: essa può essere trovata soltanto mediante forze chiaroveggenti, ma può essere compresa attraverso il comune intelletto umano. Con ciò è detta apparentemente una cosa molto singolare. Per avere esperienze nel mondo spirituale, dovete diventare chiaroveggenti; per comprendere ciò che il chiaroveggente vede, non ne avete bisogno. Chi come veggente scende dai mondi spirituali e racconta le cose che lassù avvengono, e con ciò porta a conoscenza qualcosa che è necessario per l’umanità presente, può essere compreso se gli ascoltatori lo vogliono: l’uomo è infatti fatto in modo tale che ciò può risultargli evidente.

Dapprima conosceremo ora la natura settemplice dell’uomo secondo il metodo rosacrociano. Conosceremo l’intera natura umana così come sta davanti a noi. Conosceremo il corpo fisico, che ognuno crede di conoscere e che in realtà non conosce affatto. Tanto poco si può vedere l’ossigeno nell’acqua (bisogna prima separarlo dall’idrogeno per riconoscerlo), altrettanto poco, quando si scorge un altro essere umano, si ha davanti a sé l’uomo fisico. L’uomo è una mescolanza di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale e delle altre membra della sua natura superiore, esattamente come l’acqua è composta di ossigeno e idrogeno; la sintesi di tutte queste membra è ciò che vedete davanti a voi. Se volete vedere il corpo fisico da solo, dovete prima estrarre il corpo astrale: questo l’avete nel sonno senza sogni. Il sonno è una sorta di separazione chimica superiore del corpo astrale, insieme con le membra superiori della natura umana, dal corpo eterico e fisico. Ma anche allora non avete ancora davanti a voi il vero corpo fisico. Solo con la morte, quando anche il corpo eterico si è estratto dal corpo fisico, rimane il solo corpo fisico.

Ciò ha un significato pratico immediato. Con un esempio voglio chiarirvi il senso di tutto questo. Considerate una determinata parte nel corpo astrale. In un remoto passato dell’uomo, ciò che egli poteva allora percepire in una chiaroveggenza ottusa e crepuscolare era del tutto diversamente per immagini rispetto a oggi. Queste immagini si sono dapprima impresse nel suo corpo astrale. Immaginiamo che nel corpo astrale si siano un tempo impresse le immagini delle tre dimensioni dello spazio, in lunghezza, larghezza e profondità. Questa immagine dello spazio tridimensionale, così come un tempo era stata inoculata nel corpo astrale da una chiaroveggenza crepuscolare originaria, fu ulteriormente trasmessa al corpo eterico. Come si preme un sigillo nella ceralacca liquida, così l’immagine astrale si imprime nel corpo eterico, e questo plasmò le forme del corpo fisico. Così l’immagine dello spazio tridimensionale elaborò un organo in un punto del tutto determinato del corpo fisico. In origine era un’immagine, nel corpo astrale, di tre linee spaziali perpendicolari fra loro. Essa si impresse nel corpo eterico come un sigillo nella ceralacca, e una certa parte del corpo eterico elaborò praticamente un organo nell’interno dell’orecchio umano: e questi sono i tre canali semicircolari. Tutti voi li avete in voi. Se vengono danneggiati, l’uomo non riesce più a orientarsi nelle tre direzioni dello spazio. È preso dalle vertigini; non riesce più a mantenersi in posizione eretta nelle dimensioni dello spazio. Così le immagini del corpo astrale sono connesse con le forze del corpo eterico e con gli organi del corpo fisico. L’intero corpo fisico dell’uomo, nelle sue forme plastiche, non è altro che un risultato originato dalle immagini del corpo astrale e dal nesso di forze del corpo eterico. Perciò nessuno comprende il corpo fisico se prima non conosce il corpo astrale e il corpo eterico. Il corpo astrale è il predecessore del corpo eterico, e il corpo eterico il predecessore del corpo fisico. Così la questione si complica.

I tre canali semicircolari sono un organo fisico come il naso. I nasi sono tutti diversi fra loro, ma potete trovare una somiglianza tra i nasi di genitori e figli. Se poteste studiare nell’uomo i tre canali semicircolari, trovereste che anche qui sussiste una diversità e un’uguaglianza analoga a quella dei nasi, e che l’uomo, in riferimento a questi canali, può somigliare alla madre o al padre. Ciò che non si eredita è l’elemento spirituale più profondo, l’eterno che attraversa le incarnazioni umane. Ciò che si chiamano talenti specifici, capacità, non si fonda sui cervelli. La logica non è diversa in matematica rispetto alla filosofia o alla vita pratica. La diversità delle capacità si manifesta solo quando la logica viene applicata nei campi che, per esempio, hanno il proprio organo conoscitivo nei canali semicircolari. Così la matematica si esprime in modo particolare nell’uomo che ha sviluppato in modo particolare proprio questi organi. Un esempio è la famiglia Bernoulli, nella quale sono apparsi l’uno dopo l’altro buoni matematici. Un’individualità potrebbe portare con sé quante mai disposizioni alla capacità musicale o ad altre capacità: se non nasce in un corpo umano che possa trasmetterle per ereditarietà le forme e gli organi necessari, non può vivere queste capacità.

Vedete dunque che non potete conoscere il mondo fisicamente se non conoscete come esso è stato creato. Non nel ritirarsi dal mondo fisico il rosacrociano vede il suo compito. Sarebbe una cosa funesta: il suo compito è infatti proprio quello di spiritualizzare il mondo fisico. Deve salire fino alle regioni più elevate della vita spirituale e, con le conoscenze che lì gli vengono, lavorare attivamente all’interno dell’intero mondo fisico, e all’interno degli esseri umani in modo del tutto particolare. Questa è la disposizione d’animo rosacrociana, che risulta direttamente dalla saggezza come sua conseguenza. Un tale sistema di saggezza vogliamo considerare, che ci può far comprendere anche le cose più piccole. Vogliamo tener presente che la cosa più piccola nel mondo è importante per la più grande, e che la cosa più piccola, posta al posto giusto, può condurre al più grande obiettivo.

2°L’entità novemplice dell’uomo

Monaco di Baviera, 25 Maggio 1907

L’ultima volta abbiamo parlato del modo in cui quel metodo che si chiama rosacrociano regola il suo rapporto con l’uomo e con l’intera cultura. Sebbene tutte le conoscenze dei mondi superiori possano essere acquisite solo attraverso il veggente, attraverso le facoltà spirituali superiormente sviluppate dell’uomo, quel metodo tuttavia lavora anche affinché ciò che appare nell’ambito della teosofia rosacrociana possa essere compreso attraverso l’applicazione della logica ordinaria. Queste conoscenze vengono trovate attraverso il senso sviluppato del veggente; per comprenderle è sufficiente la comune logica umana. Non si deve però credere che ciò che può essere detto in una singola conferenza possa già reggere di fronte a ogni presunta critica. Ciò è il caso solo quando si esamina la questione prendendo in considerazione tutte le ragioni accessibili alla logica. Un’altra qualità l’abbiamo già messa in rilievo nell’ultima conferenza, ovvero che il metodo rosacrociano lavora per portare la scienza dello spirito nella vita pratica. Per questo qui tutte le cose sono esposte in modo tale da potersi inserire nella vita reale. Ma anche riguardo a ciò dovete avere pazienza; alcune cose all’inizio non sembreranno tali da poter penetrare nella vita pratica. Quando però potrete abbracciare l’insieme, vedrete che i singoli elementi sono disposti in modo tale da poter passare nelle attività quotidiane. Una saggezza che si può adoperare nella vita: ecco ciò che il metodo rosacrociano di ricerca può dare.

Dapprima ci occuperà una panoramica della natura dell’uomo. Conosceremo le singole membra della natura umana. Solo se procediamo da gradino a gradino in modo appropriato e non perdiamo nulla di vista, vedremo come tutto si articola organicamente. Poi considereremo il destino dell’anima umana dopo la morte, e considereremo l’uomo sveglio, l’uomo dormiente e l’uomo morto in relazione all’articolazione della natura umana. Dovremo indagare ciò che l’uomo compie dalla morte alla nuova nascita. È opinione assai diffusa che l’uomo nel periodo dopo la morte sia inattivo. Non è così. Deve piuttosto operare e creare, deve compiere un lavoro che ha significato nel cosmo. Poi dovremo mostrare ciò che si chiama reincarnazione e karma, il destino in connessione con il divenire dell’uomo, come l’umanità si è sviluppata nel passato e come la prospettiva dello sviluppo dell’umanità si proietta nel futuro.

Oggi mi spetterà il compito di caratterizzarvi un poco l’essere dell’uomo. Quando parliamo dell’essere dell’uomo, dobbiamo essere consapevoli che, davanti all’occhio di chi si accosta all’osservazione dell’uomo con organi di percezione spirituale sviluppati, la natura umana si presenta molto più complessa che nella comune osservazione sensoria attraversata dall’intelletto umano, la quale può considerare solo una piccolissima parte dell’uomo complessivo. Dal punto di vista dell’occultismo è errato (vi abbiamo già accennato) chiamare corpo fisico ciò che si ha davanti a sé. Il corpo fisico, così come sta davanti a noi, è già anche compenetrato dal corpo eterico e dal corpo astrale. È una riunione di questi tre corpi, e solo se si potessero estrarre gli altri corpi, si avrebbe davanti a sé il vero corpo fisico umano. Questo corpo fisico è quell’arto dell’entità umana che essa ha in comune con l’intera natura fisica che circonda l’uomo: con i minerali, le piante e gli animali.

Consideriamo questo corpo fisico umano nel modo corretto soltanto se diciamo che si estende fin dove arriva l’affinità dell’uomo con il regno minerale che lo circonda. Dovete però rendervi conto che quest’arto dell’entità umana è quello che meno di ogni altro può essere considerato separatamente dal restante cosmo. Le forze che agiscono nel corpo fisico agiscono dal cosmo. Chi penetra a fondo nella questione lo sperimenta in modo analogo a come vive la natura di un arcobaleno. Perché un arcobaleno possa formarsi, deve esserci una ben determinata costellazione di diffusione della luce solare, di nubi di pioggia e così via. Non potete portare via l’arcobaleno quando la costellazione tra le nubi di pioggia e il sole è quella corrispondente. L’arcobaleno è dunque una sorta di conseguenza, un fenomeno che viene composto dall’esterno. Così anche il corpo fisico è come una sorta di mero fenomeno. Le forze che tengono insieme il corpo fisico, dovete cercarle nell’intero mondo circostante. Si tratta ora di sapere dove si trovano in realtà, nella loro vera forma, le forze che fanno sì che il nostro corpo fisico appaia come appare. Per questo veniamo condotti su, nei mondi superiori: nel mondo fisico si può infatti vedere solo ciò che è il fenomeno del corpo fisico. Le forze che compongono questo fenomeno si trovano in un mondo spirituale molto elevato. Dobbiamo perciò considerare un poco i mondi che esistono oltre al nostro mondo fisico.

Quando l’occultista parla di mondi superiori, si tratta di mondi che ci circondano in ogni istante; solo che i sensi devono essere aperti a essi, così come l’occhio deve essere aperto per il mondo dei colori. Quando certi sensi animici vengono dischiusi, sensi che si trovano di un grado più in alto dei sensi fisici, allora il mondo che ci circonda viene attraversato da un nuovo fenomeno, che si chiama il mondo astrale. La teosofia rosacrociana chiama questo mondo il mondo immaginativo, laddove però immaginativo è qualcosa di molto più reale di quanto non si intenda comunemente con questa espressione. Si vede un fluire e rifluire di immagini. Il colore, che altrimenti è legato agli oggetti, si trova in un molteplice trasformarsi all’interno del mondo astrale. Lo conosceremo ancora più in dettaglio. Questo mondo viene anche chiamato, nel metodo rosacrociano divenuto popolare, nel movimento che si è collegato ai rosacrociani, il mondo elementare, in modo che queste tre espressioni (mondo immaginativo, mondo astrale e mondo elementare) significano nel senso rosacrociano la stessa cosa.

Inoltre trovate un mondo ancora superiore, quando sensi ancora più elevati vengono dischiusi. È il mondo delle armonie delle sfere, che penetra nel mondo delle immagini e degli esseri di colore. Lo si chiama il mondo del Devachan o anche il mondo mentale, o il mondo del Rupa-Devachan; nel linguaggio rosacrociano il mondo delle armonie delle sfere o il mondo dell’Ispirazione, perché il suono è infatti l’elemento ispirante quando i sensi si sono dischiusi a esso. Questo mondo è stato chiamato anche, nel movimento collegato a quello rosacrociano, il mondo celeste. Mondo del Devachan inferiore o del Rupa-Devachan, mondo devachanico, mondo ispirante e mondo celeste sono a loro volta la stessa cosa.

Infine abbiamo un mondo ancora superiore, che sensi ancora più elevati dischiudono. Il metodo rosacrociano lo designa come il mondo della vera Intuizione, laddove Intuizione è qualcosa di molto più elevato di quanto non si intenda nell’uso triviale della parola nella vita umana: un immergersi, un penetrare negli esseri, in modo da conoscere gli esseri dal loro interno. Questo mondo dell’Intuizione viene chiamato, nel movimento collegato ai rosacrociani, il mondo della ragione. Questo mondo è così sublimemente elevato al di sopra del mondo ordinario, che non proietta nel mondo dell’uomo se non qualcosa come un’immagine d’ombra. I concetti della ragione sono deboli immagini d’ombra rispetto a ciò che in questo mondo sono realtà.

Abbiamo dunque, oltre al nostro mondo fisico, ancora tre altri mondi da enumerare, se vogliamo comprendere il mondo nella sua vera forma. Dietro le forze che tengono insieme il mondo fisico, dobbiamo cercare le forze nel più elevato, nel mondo intuitivo. Rispetto a ciò che di essenziale potete trovare lassù, ciò che il fisico trova nel mondo fisico appare come deboli immagini d’ombra. Se ascendeste nel più alto dei mondi, per ogni concetto che vi formate di un cristallo o dell’occhio trovereste entità viventi. Ciò che qui è concetto è l’immagine d’ombra di entità in questo più alto dei mondi. Così il nostro mondo fisico si compone di forze che nella loro vera forma, come si dice nell’espressione teosofica, appaiono nell’Arupa-Devachan.

Possiamo farci una rappresentazione ancora più chiara se ci chiediamo cosa comporta per noi una tale considerazione del regno minerale. L’uomo ha una coscienza dell’Io. Un minerale lo chiamiamo privo di coscienza. Ma ciò vale solo se rimaniamo sul piano fisico. Se ascendiamo nei mondi superiori, non è più privo di coscienza. Certamente, se entrate nel mondo elementare, non trovate ancora l’Io del mondo minerale: la coscienza dell’Io del minerale la trovate infatti solo nel più alto dei mondi che abbiamo ora enumerato. Come il dito non ha coscienza, ma dal dito dovete risalire al vostro Io se volete trovare la sua coscienza, così il minerale conduce all’Io attraverso le correnti che possono essere seguite fin su in questa regione suprema dell’esistenza cosmica. Un’unghia al dito appartiene all’intero organismo umano; trovate nell’Io la sua coscienza. Se guardiamo un’unghia, essa sta in rapporto con il nostro organismo come il minerale sta con il mondo spirituale supremo. Vi è dunque un Io dell’intero organismo, e come il minerale, così le unghie sono un’espressione estrema di ciò che in questa vita si è indurito. Il corpo fisico umano ha ancora in comune con i minerali il fatto che al corpo fisico, in quanto puramente fisico, appartiene una coscienza lassù nel mondo spirituale. In quanto l’uomo è dotato di una coscienza meramente fisica, senza che lo sappia, in quanto possiede un corpo fisico che lassù ha la propria coscienza, l’uomo è costituito in modo che dall’alto viene esercitata un’azione sul corpo fisico. Ciò che configura il corpo fisico non è nelle vostre mani. Così come è il vostro Io quando muovete la vostra mano, riguardo al vostro corpo fisico siete influenzati da un mondo superiore, e così la coscienza dell’Io del corpo fisico produce in voi i processi fisici del corpo. Solo l’iniziato, che si eleva fino all’Intuizione, acquista dominio sul proprio corpo fisico, in modo che nessuna corrente nervosa attraversa i suoi nervi senza che lo sappia. Solo allora può diventare compagno di quelle entità che vivono lassù e dirigono il suo corpo fisico.

Il secondo arto della natura umana l’uomo l’ha in comune ancora con il mondo vegetale e quello animale: è il corpo eterico o corpo vitale. Si presenta al veggente occulto in modo tale da avere pressappoco la stessa forma del corpo fisico. È un corpo di forza. Se poteste pensare via il corpo fisico, vi rimarrebbe questo corpo eterico come un corpo di forza, un corpo percorso da linee di forza che hanno edificato il corpo fisico. Il cuore umano non avrebbe mai potuto sorgere nella forma che ha se nel corpo eterico, che compenetra il corpo fisico, non vi fosse un cuore eterico. Questo cuore eterico contiene determinate forze e correnti, e queste sono i costruttori, gli architetti, i plasmatori del cuore fisico. È come se vi rappresentaste di avere un recipiente con dell’acqua: raffreddate quest’acqua, e si formano degli indurimenti, delle formazioni di ghiaccio. Ciò che è ghiaccio è acqua, solo indurita, e le forme che le formazioni di ghiaccio hanno erano contenute nell’acqua come linee di forza. Così il cuore fisico si è formato dal cuore eterico: è solo un cuore eterico indurito, e le correnti di forza nel cuore eterico hanno dato al cuore fisico la sua forma.

Se poteste pensare via il corpo fisico, vedreste il corpo eterico, specialmente nelle parti superiori, abbastanza simile al corpo fisico. Questa somiglianza si estende però solo fino alla metà del corpo: il corpo eterico presenta infatti pur sempre una grande diversità rispetto al corpo fisico. Lo comprenderete quando vi dico che il corpo eterico è femminile nell’uomo e maschile nella donna. Senza questa conoscenza, nella vita pratica molte cose rimarranno incomprensibili. Per il resto, appare come una figura luminosa e sporge dappertutto, in tutte le parti, un poco (ma solo un poco) oltre il corpo fisico. Questo corpo eterico l’uomo l’ha in comune con il mondo vegetale.

Per il corpo eterico vale qualcosa di analogo a quanto per il corpo fisico: le forze che tengono insieme il corpo eterico le troviamo nel mondo che chiamiamo mondo ispirante o mondo del Rupa-Devachan, il mondo celeste. Tutte le forze che tengono insieme il corpo eterico si trovano di un gradino più in basso rispetto a quelle che tengono insieme il corpo fisico. Perciò dovete anche considerare le cose in modo da cercare la coscienza dell’Io delle piante in questo mondo dell’Ispirazione, del Devachan inferiore; e in questo mondo delle armonie delle sfere, dove si trova la coscienza dell’Io del mondo vegetale, là si trova anche la coscienza dell’Io che compenetra il corpo eterico umano, che vive in voi senza che lo sappiate.

Arriviamo ora al terzo arto dell’entità umana, il corpo astrale, o con la denominazione rosacrociana: il corpo dell’anima. Questo corpo astrale l’uomo l’ha in comune soltanto ancora con gli animali. Dove compare la sensazione, piacere e dolore, gioia e sofferenza, affetti e passioni, là il corpo astrale è il portatore di queste esperienze interiori di un essere; anche desideri, brame, tutto ciò è, come si dice, ancorato nel corpo astrale. Questo corpo astrale deve essere a sua volta caratterizzato dicendo che in esso è ciò che è anche nel mondo animale. Anche il mondo animale ha una coscienza. L’entità astrale di uomo e animale è tenuta insieme da forze che si trovano nel mondo astrale, nel mondo immaginativo, o, come il rosacrociano si esprime, nel mondo elementare, in modo che le forze che tengono insieme il corpo astrale e gli danno la configurazione che ha, possono essere conosciute nella loro vera forma nel mondo astrale. Per questo anche l’animale ha la propria coscienza dell’Io in questo mondo. Come dell’uomo parliamo di un’anima individuale, così dell’animale parliamo di un’anima di gruppo, e questa è da cercare sul piano astrale. Non il singolo animale che vive qui sul piano fisico, però, ma la specie, tutti i leoni, tutte le tigri insieme, hanno un Io comune che dovete cercare come anima di gruppo sul piano astrale. Così, ciò che dell’animale vive qui è comprensibile solo se lo potete seguire fin sul piano astrale. Trovereste fili che partono per esempio dai leoni e si riuniscono sul piano astrale nell’Io di gruppo comune degli individui-leone che vivono qui sulla Terra.

Come l’uomo ha un Io individuale, così vive anche in ogni corpo astrale qualcosa di un Io di gruppo. Questo Io animale vive nel corpo astrale umano, e solo allora l’uomo diventa indipendente da questo Io animale, quando diventa veggente astrale, diventa compagno delle entità astrali, quando le anime di gruppo degli animali gli si presentano sul piano astrale come qui i singoli esseri animali. Lassù si aggirano entità che possono discendere frammentate sul piano fisico solo come altrettanti animali. Al termine della loro vita tornano a riunirsi con la parte restante di questa entità sul piano astrale. Un intero gruppo animale è lassù sul piano astrale un essere con cui si può parlare come con un singolo individuo qui. Hanno un aspetto un po’ diverso, ma non senza ragione sono stati caratterizzati nel secondo sigillo apocalittico assegnando loro diverse figure e dicendo che si suddividono in quattro classi: leone, aquila, toro e uomo (l’uomo che non è ancora disceso sul piano fisico). Questi quattro animali apocalittici sono le quattro classi di anime di gruppo che sono più vicine all’uomo nella sua anima individuale sul piano astrale.

Ora vogliamo prendere in considerazione ciò che l’uomo non ha più in comune con il mondo che lo circonda, quell’entità che trova la propria espressione nell’Io. Attraverso questo quarto arto della sua entità egli è la corona della creazione terrestre fisica. In questo arto è data alla sua natura solo ciò che ha la coscienza quaggiù sul piano fisico. Come la coscienza del minerale è nell’Arupa-Devachan, la coscienza della pianta nel Rupa-Devachan, la coscienza dell’animale sul piano astrale, così la coscienza dell’Io dell’uomo come quarto arto della sua entità si trova nel mondo fisico. Solo qui, nel suo Io, l’uomo ha qualcosa in cui nessun altro essere penetra, in cui non entra nessun altro Io-coscienza.

Ora abbiamo conosciuto l’uomo quadripartito; egli è uomo fisico, uomo eterico, uomo astrale e Io. Si tratta però del fatto che tutto ciò non comprende ancora l’intera natura umana. Queste quattro membra l’uomo le aveva anche alla primissima incarnazione qui sulla Terra, e il passaggio attraverso le diverse incarnazioni significa uno sviluppo superiore dell’uomo. Esso consiste nel fatto che l’uomo, a partire dal suo Io, elabora ora le sue tre membra precedentemente nominate. Se si considera un uomo del passato più remoto nella sua prima incarnazione sulla Terra, un tale uomo segue tutti i suoi affetti, le sue brame. Ha sì le sue quattro membra, anche l’Io, ma si comporta come un animale. Se si paragona un tale uomo con un alto idealista, la differenza consiste nel fatto che il primo uomo, il selvaggio, non ha ancora lavorato dal suo Io al suo corpo astrale. In questo consiste il prossimo progresso dell’evoluzione umana: che l’uomo lavori al suo corpo astrale. In un tale uomo questo lavoro si esprime nel fatto che certe proprietà originarie di questo corpo astrale sono state prese sotto il dominio dall’interno. L’europeo medio dice a se stesso riguardo a certi istinti: a questi puoi seguire; per altri se lo proibisce. Tanto quanto l’uomo ha portato sotto il dominio del suo Io di ciò che originariamente viveva nel suo corpo astrale, lo chiamiamo Sé spirituale; è la stessa cosa che è stata designata con Manas. Questo Manas è un prodotto di trasformazione del corpo astrale mediante l’Io. Nella sostanza è la stessa cosa del corpo astrale. È solo un diverso tipo di ordinamento di ciò che originariamente era nel corpo astrale e che ora è stato trasformato in Sé spirituale.

L’uomo che si sviluppa ulteriormente acquisisce la capacità di lavorare non solo al suo corpo astrale, ma dal suo Io anche al suo corpo eterico. Rendiamoci conto di qual è la differenza fra il lavoro al corpo astrale e il lavoro al corpo eterico. Se si ricorda ciò che si sapeva quand’era un bambino di otto anni, e si pensa a ciò che si è appreso da allora, è una quantità immensa. Ognuno ha accolto in sé una grande somma di concetti che fanno sì che non segua più ciecamente i suoi affetti e le sue passioni. Se però si ricorda che si era per esempio un bambino irascibile e quanto si è superata l’irascibilità, si troverà che talvolta traspare ancora. Oppure quanto poco si è riusciti, se si aveva una cattiva memoria, a cambiarla; o quanto poco l’uomo trasforma le sue disposizioni caratteristiche, la forza e la debolezza della sua coscienza. Ho spesso paragonato ciò che l’uomo trasforma in fatto di temperamento e così via con il lento avanzare della lancetta delle ore sull’orologio. Proprio in questo risiede l’essenza dell’iniziazione del discepolo: come mera preparazione viene considerato ciò che è l’apprendere; molto più essenziale e più operante ai fini dell’iniziazione è quando viene trasformato ciò che è temperamento. Se si è trasformata una memoria debole in una forte, se si è trasformata l’irascibilità in mitezza, se si è trasformato un temperamento malinconico in uno equanime, allora si è fatto di più che se si fosse appreso anche moltissimo. In ciò vi è una fonte di forze occulte interiori. Questo è l’espressione del fatto che l’Io lavora al corpo eterico, non soltanto al corpo astrale.

In quanto queste disposizioni si manifestano, bisogna certo cercarle anche nel corpo astrale; ma se le si vuole cambiare, bisogna cercarle nel corpo eterico, e cambiarle si può solo elaborando il corpo eterico. Tanto quanto l’Io ha trasformato nel corpo eterico, altrettanto è presente in un uomo di ciò che con un’espressione tedesca si designa Spirito vitale, in contrapposizione al corpo vitale. Nella letteratura teosofica viene designato con Buddhi. La sostanza della Buddhi non è altro che la parte del corpo eterico trasformata dall’Io.

Quando poi l’Io diventa così forte da imparare a trasformare non solo il corpo eterico ma anche il corpo fisico, il più denso della natura umana (quello che è conformato in modo tale che le sue forze si estendono fin nel più alto dei mondi), allora diciamo: l’uomo sviluppa in sé l’arto più elevato della sua natura attuale, ciò che si chiama Atma o il vero e proprio Uomo-Spirito. Le forze per la trasformazione del corpo fisico sono da cercare nel mondo più elevato. Si comincia la trasformazione del corpo fisico con la trasformazione del processo respiratorio: Atma significa infatti respirare. Attraverso una tale trasformazione si modifica la composizione del sangue, il quale lavora al corpo fisico, in modo che in tal modo si lavora su fino nel più elevato dei mondi.

Ora bisogna distinguere tra due forme di trasformazione, e se si vuole esprimerlo più esattamente, si parla di una trasformazione inconscia e di una cosciente. In verità ogni europeo ha inconsciamente, a partire dal suo Io, trasformato le membra inferiori della sua natura. Coscientemente le trasforma, nel suo attuale ciclo di sviluppo, solo riguardo al Manas, e deve diventare un iniziato se vuole apprendere a trasformare coscientemente il suo corpo eterico.

Abbiamo dunque le tre membra originarie della natura umana, che ogni uomo possiede, anche il più primitivo al primo stadio di sviluppo, e in esse l’Io. Ora comincia la trasformazione. Per lungo tempo fu inconscia; ora l’umanità comincia a trasformare coscientemente il corpo astrale. Gli iniziati trasformano ora coscientemente il corpo eterico, e in futuro tutti gli uomini trasformeranno coscientemente il corpo eterico e il corpo fisico.

Così abbiamo le tre membra originarie della natura umana: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e poi l’Io. L’Io opera trasformando; si vede l’Io dapprima trasformare queste tre membra, il che per l’uomo attuale è un processo del passato. Esso ha fatto sorgere inconsciamente, come disposizione, l’anima senziente, l’anima razionale, l’anima cosciente.

Nella teosofia rosacrociana si distinguono anima senziente, anima razionale, anima cosciente. Solo nell’anima cosciente si accende la trasformazione cosciente; là l’Io comincia a lavorare coscientemente alla trasformazione. Dapprima nel corpo astrale viene sviluppato il Sé spirituale. All’interno del corpo eterico viene sviluppato lo Spirito vitale, come corrispettivo del corpo vitale, e inoltre nel corpo fisico viene sviluppato il vero e proprio Uomo-Spirito, Atma. Così abbiamo in tutto nove membra della natura umana.

Per l’aspetto esteriore, due di queste membra della natura umana, l’anima senziente e il corpo dell’anima, stanno per così dire l’una nell’altra, come la spada nel fodero. L’anima senziente è inserita nel corpo dell’anima, in modo che appaiono come una cosa sola. Allo stesso modo, il Sé spirituale e l’anima cosciente sono uno, in modo che queste nove membra si riducono a sette.

Ora si possono enumerare come sette membra:

Corpo fisico

Corpo eterico o corpo vitale

Corpo astrale, nel quale è inserita l’anima senziente, e poi

l’Io

e come membra superiori:

Sé spirituale o Manas con l’anima cosciente

Spirito vitale o Buddhi, e come la più elevata

Uomo-Spirito o Atma

Tale è la connessione interiore della natura umana, che in verità rappresenta propriamente nove membra, delle quali due volte due coincidono.

Perciò nella metodologia rosacrociana si distinguono tre volte tre = nove membra, che attraverso questo accoppiamento si riducono per così dire a sette. Nel sette dobbiamo però riconoscere il nove, altrimenti giungeremo soltanto a una visione teorica.

Uomo-Spirito8. Spirito vitale

7. Sé spirituale

6. Anima cosciente

5. Anima razionale

4. Anima senziente

3. Corpo astrale

2. Corpo vitale

1. Corpo fisico

L’Io si accende nell’anima, e allora comincia il lavoro sui corpi.

Il passaggio dalla teoria alla vita lo si può acquisire solo se si osserva la vera natura delle cose. Quanto qui è stato accennato dovrà guidarci domani, quando ci innalzeremo alla considerazione dell’uomo addormentato, dell’uomo sveglio durante il giorno e dell’uomo morto.

3°Il mondo elementare e il mondo celeste

Monaco di Baviera, 26 Maggio 1907

Oggi considereremo l’essere umano nel suo stato di veglia qui nel mondo fisico, nello stato di sonno e nel cosiddetto stato di morte. Lo stato di veglia ciascuno lo conosce per propria esperienza.

Quando l’uomo sprofonda nel sonno, tutto ciò che è corpo astrale, Io e quanto l’Io ha elaborato nel corpo astrale si ritrae, per così dire, dal corpo fisico e dal corpo eterico. Se osservate con la chiaroveggenza l’uomo addormentato, avete disteso nel letto il corpo fisico e il corpo eterico. Questi due arti costitutivi restano nel collegamento in cui si trovano anche normalmente, mentre il corpo astrale estrae tutto ciò che è di natura superiore. Con la chiaroveggenza si può seguire come, nell’addormentarsi, il corpo astrale si ritragga dai due corpi suddetti avvolto in una certa luce. Se questo stato deve essere descritto con maggior precisione, bisogna dire che il corpo astrale dell’uomo attuale appare articolato da molteplici correnti e bagliori luminosi. Quando lo si guarda in modo sommario, il tutto appare come due spirali intrecciate l’una nell’altra, quasi come due numeri 6 intrecciati fra loro, di cui l’una si perde dentro il corpo fisico, l’altra invece si estende ben oltre, come una coda di cometa, nel cosmo. Solo che queste due code del corpo astrale diventano molto presto invisibili nel loro ulteriore estendersi, in modo che l’apparizione si può paragonare alla forma di un uovo. Quando l’uomo si risveglia, la coda che si protende nel cosmo scompare e il tutto si ritrae nuovamente nel corpo eterico e nel corpo fisico.

Uno stato intermedio tra la veglia e il sonno è il sogno. Il sonno pervaso di sogni si presenta quando il corpo astrale ha già del tutto sciolto il suo legame con il corpo fisico, ha per così dire ritirato i suoi tentacoli dal corpo fisico, ma è ancora connesso al corpo eterico. Allora il campo visivo dell’uomo viene attraversato da quelle immagini che chiamiamo sogni. Si tratta di fatto di uno stato intermedio: il corpo astrale ha infatti completamente sciolto il suo legame con il corpo fisico, mentre è ancora in un certo modo connesso al corpo eterico.

Questo è dunque l’uomo addormentato, che vive nel suo corpo astrale al di fuori del suo corpo fisico e del corpo eterico. Che l’uomo debba sprofondare in un tale sonno ha la sua profonda ragion d’essere nell’intera natura. Non bisogna pensare che il corpo astrale, quando di notte durante il sonno si trova fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico, sia inattivo e non abbia alcun lavoro da compiere. Quando durante il giorno il corpo astrale si trova nel corpo fisico e nel corpo eterico, lo colpiscono le impressioni del mondo esterno che l’uomo riceve attraverso l’attività propria del corpo astrale, attraverso le sue impressioni sensoriali, attraverso la sua attività nel mondo fisico. Tutto ciò che l’uomo riceve in questo modo come sentimenti e sensazioni, tutto ciò che dall’esterno agisce su di lui, si trasmette fino al corpo astrale. Questo è la parte dell’uomo che propriamente sente e pensa, e il corpo fisico e anche ciò che vi è nel corpo eterico sono solo i suoi mediatori, i suoi strumenti. Tutto ciò che pensa e vuole risiede nel corpo astrale. Mentre di giorno l’uomo è attivo nel mondo esterno, il corpo astrale riceve così continuamente impressioni dal mondo esteriore. D’altro canto, però, teniamo fermo che il corpo astrale è il vero costruttore del corpo eterico e del corpo fisico. Così come il corpo fisico, in tutti i suoi organi, si è cristallizzato, irrigidito dal corpo eterico, allo stesso modo tutto ciò che fluisce e opera nel corpo eterico è nato dal corpo astrale.

Da che cosa è nato il corpo astrale stesso? È nato dall’organismo astrale universale che pervade l’intero cosmo a noi pertinente. Se volete rappresentarvi questo rapporto mediante un’analogia (il rapporto della piccola porzione di corporeità astrale nel vostro corpo rispetto all’intero possente mare astrale in cui tutti gli esseri umani, gli animali, le piante, i minerali e anche i pianeti vibrano e dal quale sono nati), se volete rappresentarvi questo rapporto del corpo astrale con l’organismo astrale, pensate a una goccia di un liquido in un recipiente. Come la goccia ha tutto il suo essere dal liquido che è nel recipiente, così ciò che è in un corpo astrale fu un tempo racchiuso nell’intero mare astrale del cosmo. Se ne è separato, e per il fatto di essere stato attratto nel corpo eterico e fisico si è isolato come la goccia dal recipiente.

Finché il corpo astrale riposava nel grembo del corpo astrale universale, riceveva le sue leggi, le sue impressioni da questo intero corpo astrale cosmico. Viveva la sua vita all’interno di questo corpo astrale cosmico. Da quando è avvenuta questa separazione, durante la veglia diurna è affidato alle impressioni che riceve dal mondo fisico, in modo che deve dividere la propria natura fra le impressioni che ha ancora portato con sé dal corpo astrale cosmico e quelle che ora riceve dall’esterno attraverso l’attività assegnatagli dal mondo fisico. Questi due aspetti, quando l’uomo sarà giunto alla meta della sua evoluzione terrestre, daranno luogo a un’armonia. Oggi non è così: queste due azioni non sono in accordo tra loro.

Ora, il corpo astrale è il costruttore del corpo eterico e, per via indiretta, dal momento che il corpo eterico a sua volta edifica il corpo fisico, anche il costruttore del corpo fisico. Tutto ciò che il corpo astrale ha edificato pezzo per pezzo nel corso dei tempi è nato dal grande mare astrale cosmico. Dal momento che da questo mare astrale è venuta soltanto armonia, soltanto sana conformità a leggi, l’opera di edificazione del corpo astrale sul corpo eterico e fisico è originariamente sana, armonica. Attraverso quegli influssi però che il corpo astrale riceve dall’esterno, dal mondo fisico, e che compromettono la sua armonia originaria, hanno origine tutti i disturbi del corpo fisico che nell’uomo attuale sono presenti.

Se il corpo astrale rimanesse costantemente dentro l’uomo, il forte influsso del mondo fisico avrebbe ben presto distrutto l’intera armonia che il corpo astrale si era portato dal mare cosmico. Ben presto l’uomo si logorerebbe a causa di malattia e stanchezza. Durante il sonno il corpo astrale si ritrae dalle impressioni del mondo fisico, che non contiene più nulla che dia armonia, e rientra nell’armonia universale del cosmo da cui è nato. Così al mattino porta con sé le risonanze di ciò che ha vissuto come rinnovamento durante la notte. Il corpo astrale rinnova durante ogni notte la sua armonia con il grande mare astrale cosmico, e così anche al chiaroveggente questo corpo astrale non appare affatto inattivo: vede infatti un collegamento fra il mare astrale e una delle code simili a comete del corpo astrale, e può osservare come questa parte lavori a eliminare la spossatezza prodotta dal mondo disarmonizzante. Questa attività del corpo astrale si esprime nel fatto che al mattino ci si sente rinvigoriti. Certo il corpo astrale, che durante la notte ha vissuto nella grande armonia, deve dapprima ritrovare la sua collocazione nel mondo fisico. Per questo la massima sensazione di rinvigorimento appare solo alcune ore dopo che il corpo astrale ha nuovamente occupato il corpo fisico.

Ora vogliamo passare al fratello del sonno, alla morte, e chiarirci quale sia la condizione dell’uomo dopo la morte. L’uomo morto si distingue da quello semplicemente addormentato per il fatto che nell’uomo morto il corpo eterico esce insieme al corpo astrale, lasciando qui nel mondo fisico soltanto il corpo fisico. Questa fuoriuscita del corpo eterico dal corpo fisico non si verifica mai nell’uomo dalla nascita alla morte, a meno che non attraversi certi stati di iniziazione.

Un momento importante per l’uomo che è morto è l’istante immediatamente dopo la morte. Esso dura in effetti un tempo più lungo, ore, persino giorni. In questo stato, dinanzi all’anima dell’uomo morto sfila l’intera vita dell’ultima incarnazione come in un grande quadro di ricordi. Ciò si verifica in ogni uomo dopo la morte. La particolarità di questo quadro consiste nel fatto che, finché si presenta nel modo in cui appare immediatamente dopo la morte, in esso sono come cancellate tutte le esperienze che l’uomo ha vissuto soggettivamente nel suo cammino attraverso il mondo. Nel corso delle nostre diverse esperienze abbiamo sempre avuto anche il sentimento del piacere e del dolore, dell’esaltazione o della tristezza. La nostra osservazione esteriore era sempre connessa a una vita interiore. Tutte le gioie e i dolori che si legano alle immagini della vita non sono presenti in questo ricordo. Ci si trova di fronte a questo quadro di ricordi con la stessa oggettività con cui si sta davanti a un dipinto. Se questo dipinto rappresenta un uomo triste, pieno di dolore, l’osserviamo oggettivamente. Possiamo bensì rivivere empaticamente la sua tristezza, ma non proviamo direttamente il dolore che quell’uomo ha avuto. Così è con le immagini di questo quadro immediatamente dopo la morte: esso si dispiega, e si vedono in intervalli di tempo che sono stupefacenti per la loro brevità tutti i dettagli che si sono verificati nella vita.

La separazione del corpo fisico dal corpo eterico durante la vita si ha normalmente soltanto in un iniziato; tuttavia vi sono certi momenti in cui, come con uno strappo, il corpo eterico si stacca dal corpo fisico. È il caso in cui l’uomo vive esperienze particolarmente spaventose, ad esempio durante una caduta nel vuoto o nel pericolo di annegamento. Allora, per effetto di questo possente shock, avviene una sorta di distacco del corpo eterico dal corpo fisico. La conseguenza è che in un tale istante l’intera vita trascorsa sta davanti all’anima dell’uomo come un ricordo. Abbiamo qui un’analogia con l’esperienza dopo la morte.

Separazioni parziali del corpo eterico avvengono anche quando un arto si addormenta. Quando ad esempio la mano si addormenta, il veggente può osservare come la parte eterica corrispondente alla mano penda fuori come un guanto. Allo stesso modo parti del cervello eterico pendono fuori quando l’uomo si trova in uno stato ipnotico. Dal momento che il corpo eterico è intessuto nel corpo fisico in formazioni piccolissime, simili a punti, si produce quella caratteristica sensazione di formicolio che si avverte in un arto addormentato.

Trascorso il periodo durante il quale il corpo eterico, in collegamento con il corpo astrale, si è sciolto dal corpo fisico, giunge il momento in cui il corpo astrale con tutto ciò che costituisce gli arti superiori si separa nuovamente dal corpo eterico. Quest’ultimo si stacca, e il quadro dei ricordi si spegne gradualmente. Ma all’uomo ne resta qualcosa: non va completamente perduto. Ciò che si potrebbe chiamare sostanza eterica o vitale si disperde nell’intero etere cosmico, ma una sorta di essenza ne rimane, che non potrà mai più andare perduta per l’uomo nell’ulteriore peregrinazione della sua vita. La porta con sé, come una sorta di estratto dal quadro della vita, in tutte le sue future incarnazioni, anche se non ne può avere ricordo. Ciò che si forma da questo estratto di ricordi si chiama in termini concreti e reali il corpo causale. Dopo ogni vita si aggiunge un nuovo foglio al libro della vita. Ciò accresce l’essenza vitale e fa sì che, se le vite passate sono state feconde, la successiva si dispieghi nel modo corrispondente. In ciò risiede la causa per cui una vita è ricca o povera di talenti, di disposizioni e così via.

Per comprendere la vita del corpo astrale dopo la sua separazione dal corpo eterico, dobbiamo gettare uno sguardo sulle condizioni fisiche. Nella vita fisica è il corpo astrale che gioisce, che soffre, che soddisfa i suoi desideri, i suoi impulsi e i suoi bisogni attraverso gli organi del corpo fisico. Dopo la morte gli mancano questi strumenti fisici. Il buongustaio non può più soddisfare il suo piacere per le cose buone, perché gli manca la lingua: se n’è infatti andata con il corpo fisico. Ma il desiderio rimane all’uomo, perché è connesso al corpo astrale, e da ciò risulta la sete bruciante del periodo di Kamaloka. Kama significa desiderio, brama; loka sarebbe il luogo, ma in realtà non è un luogo, è invece uno stato.

Chi già durante la vita fisica cresce oltre il corpo fisico, abbrevia il suo tempo di Kamaloka. È un vero e proprio crescere oltre quando ci entusiasmiamo per gli oggetti del bello, dell’armonia. Essi ci conducono già qui fuori dal mondo sensibile. L’arte sensibile-materialistica significa un aggravamento della condizione di Kamaloka, mentre l’arte spirituale ne significa un alleggerimento. Ogni piacere nobile e pervaso di spirito abbrevia il Kamaloka. Per questo dobbiamo già qui disavvezzarci da quei piaceri e desideri che possono essere soddisfatti soltanto attraverso lo strumento sensibile. Il periodo di Kamaloka significa appunto un tempo di disassuefazione dai piaceri e dagli impulsi sensibili. Questo periodo dura circa un terzo della vita ordinaria. Qualcosa di particolare si presenta nel vivere questo periodo di Kamaloka. Esso si svolge in modo che l’uomo comincia a rivivere realmente l’intera sua vita. Se subito dopo la morte si trattava di un’immagine di ricordo priva di piacere e dolore, ora rivive davvero ogni piacere e ogni dolore, e precisamente in modo inverso, in modo da sperimentare in se stesso tutto il piacere e tutto il dolore che ha inflitto ad altri. Ciò non ha nulla a che fare con la legge del karma.

Si comincia il rivivere a ritroso dall’ultima esperienza prima della morte e si retrocede fino alla nascita con velocità tripla. Nel momento in cui l’uomo, nel suo ricordare a ritroso, è giunto alla propria nascita, la parte del corpo astrale che è stata elaborata e trasformata dall’Io si aggiunge al corpo causale. Si stacca invece come un’ombra e un fantasma ciò che l’uomo non ha ancora elaborato. Questi sono i cadaveri astrali degli esseri umani. A quel punto l’uomo ha deposto il cadavere fisico, quello eterico e ora anche quello astrale. Vive ora nuovi stati, quelli del Devachan. Il Devachan è intorno a noi esattamente come il mondo astrale.

Quando l’uomo ha ripercorso la sua vita a ritroso fino all’infanzia, quando ha dunque deposto i tre cadaveri, è raggiunto lo stato che il documento biblico indica misteriosamente con le parole: «Se non diverrete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli». Il Devachan, il mondo spirituale, è il Regno dei Cieli nel senso cristiano.

Ora dobbiamo descrivere il mondo del Devachan stesso. È un mondo altrettanto molteplice e articolato quanto il nostro mondo fisico. Così come nel nostro mondo fisico distinguiamo formazioni solide, continenti, come attorno alla parte solida abbiamo una massa d’acqua, poi l’aria e al di sopra ancora stati più sottili, allo stesso modo anche nel Devachan, nel regno spirituale, abbiamo una tale articolazione. Per analogia con le condizioni sulla Terra si sono designate le cose che si trovano nel Devachan con nomi simili.

Abbiamo anzitutto una regione che si può paragonare alle zone fisiche solide. Questa è la regione continentale nel Devachan. Là si trova tutto ciò che qui sulla Terra è fisico, sotto forma di entità spirituali. Si pensi ad esempio a un essere umano fisico. Osservato con la visione devachanica, appare così: scompare ciò che i sensi fisici percepiscono, e comincia invece a risplendere là dove nell’uomo fisico non c’è nulla. Tutto intorno all’uomo comincia a brillare e a risplendere. Nel mezzo, dove si trova il corpo fisico, c’è uno spazio vuoto, come una sorta di negativo risparmiato, come una figura d’ombra. L’animale e l’uomo, così osservati, appaiono in immagine negativa. Il sangue appare verdastro, nel colore complementare. Tutte le formazioni che qui sono fisiche sono lassù presenti in qualche modo nelle immagini originarie.

Una seconda regione, tuttavia non delimitata, come un secondo livello, è la regione marina, la regione oceanica del Devachan. Non è acqua, è una sostanza peculiare che, in correnti regolari, percorre realmente la regione del Devachan, in un colore paragonabile a quello del giovane fiore di pesco in primavera. È vita fluida, che pervade l’intero Devachan. Ciò che quaggiù si distribuisce nei singoli esseri umani e animali, lassù è presente come una sorta di elemento acqueo. Ne abbiamo un’immagine se pensiamo alla distribuzione del sangue nell’organismo umano.

La terza regione si può caratterizzare al meglio dicendo che in essa è presente come esteriorità tutto ciò che qui vive nell’interiorità degli esseri come sensazioni, sentimenti, piacere e dolore, gioia e sofferenza. Qui ad esempio si combatte una battaglia. Cannoni, fucili e così via, tutto ciò appartiene al piano fisico. Ma all’interno degli esseri qui sul piano fisico è presente un reciproco sentimento di vendetta, dolore, passioni. I due eserciti si fronteggiano con una pienezza di passioni polari. Si pensi il tutto trasposto in manifestazioni esteriori, e si avrà l’immagine di come si presenta sul piano devachanico. Come se qui si scaricasse un terribile temporale, così appare là ciò che qui si compie su un campo di battaglia. Questa è l’atmosfera, la sfera aerea del Devachan. Come un involucro d’aria circonda la nostra Terra, così là è diffuso come un’atmosfera tutto ciò che qui sul piano fisico si scarica come sentimenti, che poi nel fisico giunga o meno a manifestazione.

La quarta regione del Devachan contiene le forme originarie, i fondamenti originari di tutto ciò che qui sulla Terra è stato realizzato in modo originale. Quando ci guardiamo intorno, quando esaminiamo gli avvenimenti del mondo fisico, troviamo che la stragrande maggioranza dei processi interiori è suscitata dall’esterno. Un fiore, un animale ci procurano gioia; senza il fiore, senza l’animale non proveremmo questa gioia. Vi sono però anche processi che non sono suscitati dall’esterno. Un pensiero nuovo, un’opera d’arte, una nuova macchina porta nel mondo qualcosa che non c’era ancora. In tutti questi campi avvengono creazioni originali. L’umanità non progredirebbe se non fosse portato del nuovo nel mondo. Le cose particolarmente originali che i grandi artisti e inventori del mondo hanno donato sono solo gradualmente superiori a ogni altra azione originale, anche la più modesta. Ciò che importa è che qualcosa nasca originalmente nell’interiorità. Anche per le più modeste azioni originali esistono già dei modelli nel Devachan. Tutto ciò è già prefigurato lassù. Ciò che viene compiuto originalmente dagli esseri umani, è già predisposto lassù prima della nascita dell’uomo.

Così troviamo nel Devachan quattro regioni i cui corrispettivi sul piano fisico sono la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco: la regione continentale come la crosta solida del Devachan, naturalmente in senso spirituale; poi la regione marina, che corrisponde alla nostra regione acquea; la regione aerea, le correnti delle passioni e così via (cose belle, ma anche tempestose vi si trovano); e infine ciò che pervade il tutto, il mondo delle immagini originarie. Tutto ciò che nel mondo fisico verrà poi realizzato da esseri che ritornano nel mondo fisico come impulsi di volontà e idee originali, tutto ciò l’anima deve viverlo e tessere, per raccogliere là nuova forza per la nuova vita.

4°La discesa verso una nuova nascita

Monaco di Baviera, 28 Maggio 1907

L’altro ieri abbiamo descritto la regione e i mondi che l’uomo deve attraversare dopo la morte, dopo che tutto ciò che ancora lega allo strumento fisico di questo mondo è stato deposto nel Kamaloka o, come si dice nella teosofia rosacrociana, nel mondo elementare. Abbiamo inoltre descritto il cosiddetto Rupa-Devachan o la regione che è stata chiamata il mondo celeste o ispirante. Abbiamo visto che questa regione, il vero e proprio mondo spirituale, presenta, al pari del nostro mondo fisico, una struttura quadripartita. Abbiamo la regione continentale, che è pervasa da una sorta di regione oceanica e fluviale, che però possiamo paragonare ancor meglio alla forma della circolazione sanguigna nell’organismo umano. Abbiamo visto che anche nel Devachan, come analogia con l’atmosfera della nostra Terra, nella cosiddetta sfera aerea si trova tutto ciò che in termini di gioie e sofferenze, dolori e pene, attraversa le anime degli esseri che si trovano nel mondo fisico, e in misura assai più estesa, perché vi vivono anche ben altri esseri che non sono incarnati in corpi fisici. Abbiamo infine visto che nella quarta regione tutto ciò che è originale, dalla più piccola idea fino a quanto di più elevato l’inventore e l’artista realizzano, si trova come modello. Là è ciò che propriamente sospinge e fa progredire la nostra Terra. Oltre a queste componenti del vero e proprio mondo spirituale, troviamo però anche ciò che collega la nostra Terra con mondi ancora più elevati.

Finora abbiamo scoperto soltanto ciò che ha riferimento alla nostra evoluzione terrestre; ciò che va al di là, non l’abbiamo ancora scoperto. Colui che riceve un’iniziazione impara a conoscere ciò che la nostra Terra fu e sarà, e ciò che la collega con altri mondi al di fuori del nostro sistema.

Soprattutto è importante una cosa che ci viene incontro nel Devachan, in questo cosiddetto mondo della ragione. È ciò che siamo soliti chiamare la Cronaca dell’Akasha. Non che venga prodotta nel Devachan (viene generata in una regione ancora più elevata), ma quando si è giunti fino al Devachan si può cominciare a vedere ciò che si chiama la Cronaca dell’Akasha.

Che cos’è la Cronaca dell’Akasha? Ce ne facciamo il concetto migliore se ci rendiamo conto che tutto ciò che accade sulla nostra Terra o altrove nel mondo lascia un’impronta duratura su certe essenze sottili, un’impronta che il conoscitore che ha compiuto un’iniziazione può rintracciare. Non è una cronaca ordinaria, bensì una cronaca che si potrebbe definire vivente. Supponiamo che un uomo sia vissuto nel primo secolo dopo Cristo. Ciò che egli allora ha pensato, sentito, voluto, ciò che è confluito nelle sue azioni, non è estinto, ma è conservato in questa essenza sottile. Il veggente può «vederlo». Non come se fosse scritto in un libro di storia, ma così come si è svolto. Come ci si è mossi, che cosa si è fatto, come ad esempio si è compiuto un viaggio: si può vederlo in queste immagini spirituali. Si possono vedere anche gli impulsi di volontà, i sentimenti, i pensieri. Tuttavia non dobbiamo immaginare che queste immagini appaiano come se fossero impronte delle personalità fisiche qui sulla Terra; non è così. Per usare un’immagine semplice: quando si muove la mano, la volontà dell’uomo è presente ovunque nelle più piccole parti della mano in movimento, e questa forza di volontà che qui si nasconde, la si può vedere. Ciò che ora opera spiritualmente in noi e si è riversato nel fisico, lo si vede là nel mondo spirituale.

Cerchiamo ad esempio Cesare. Possiamo seguire tutto ciò che ha intrapreso. Rendiamoci conto, però, che nella Cronaca dell’Akasha possiamo vedere soprattutto i pensieri di Cesare. Se si era proposto di fare qualcosa, si vede l’intera sequenza di decisioni volitive fino al punto in cui l’azione è confluita nella vita. Non è facile seguire un evento concreto nella Cronaca dell’Akasha: bisogna aiutarsi collegandosi a cose che si sono apprese esteriormente. Se il veggente vuole seguire qualcosa di Cesare e si rende presente una data storica come punto di collegamento, allora il resto si presenta con facilità. Le date storiche sono bensì spesso inattendibili, ma talvolta sono un aiuto. Quando il veggente rivolge lo sguardo indietro fino a Cesare, vede realmente la persona agente di Cesare come in forma di spirito, come se gli stesse davanti, come se parlasse con lui. Ma quando un uomo che ha una qualche facoltà di visione non è ben informato su questi mondi superiori, gli possono capitare varie cose quando rivolge lo sguardo al passato.

La Cronaca dell’Akasha si trova bensì nel Devachan, ma si estende giù fino al mondo astrale, in modo che in quest’ultimo si possono spesso trovare immagini della Cronaca dell’Akasha come una fata morgana. Sono spesso incoerenti e inattendibili, e questo è importante da tenere presente quando si conducono ricerche sul passato. Un esempio può indicare la pericolosità di queste confusioni. Quando attraverso le indicazioni della Cronaca dell’Akasha siamo ricondotti nell’evoluzione terrestre fino a quei tempi in cui esisteva l’Atlantide, prima che il grande diluvio la sommergesse, possiamo seguire gli avvenimenti in quell’antica Atlantide. Quegli stessi avvenimenti si sono poi ripetuti in altra forma. Molto prima dell’era cristiana si sono svolti nella Germania settentrionale, nell’Europa centrale, a est dell’Atlantide, prima che il cristianesimo risalisse dal sud, eventi che sono una ripetizione degli avvenimenti atlantidei. Solo successivamente, per gli influssi venuti dal sud, la popolazione è diventata autonoma. Ecco un esempio di quanto facilmente si è esposti a errori. Se qualcuno segue le immagini astrali della Cronaca dell’Akasha e non quelle devachaniche, gli può capitare una confusione con queste ripetizioni degli antichi avvenimenti atlantidei. Questo è effettivamente accaduto nelle indicazioni di Scott-Elliot sull’Atlantide, che certamente corrispondono se le si verifica in rapporto alle immagini astrali, ma non più quando le si applica a quelle devachaniche della vera Cronaca dell’Akasha. Ciò andava detto una buona volta. Nel momento in cui si riconosce dov’è la fonte degli errori, si può facilmente giungere a una giusta valutazione delle indicazioni.

Un’altra fonte di errore può derivare dal fatto che ci si basa sulle indicazioni dei medium. I medium, quando possiedono la medianità appropriata, possono vedere la Cronaca dell’Akasha, sebbene per lo più soltanto i suoi riflessi astrali. Ora, nella Cronaca dell’Akasha vi è qualcosa di singolare. Quando cerchiamo una persona, si comporta come un essere vivente. Se cerchiamo Goethe, non risponde soltanto con parole che ha pronunciato a suo tempo, ma dà risposte nello spirito goethiano. Può persino accadere che Goethe dica versi nel suo stile e nel suo spirito che egli stesso non ha mai scritto. L’immagine dell’Akasha è così vivente che continua ad agire come originariamente nello spirito dell’uomo. Per questo può accadere che la si scambi con l’uomo stesso. I medium credono di avere a che fare con il morto che continua a vivere nello spirito, mentre si tratta soltanto della sua immagine astrale dell’Akasha. Lo spirito di Cesare può già essere nuovamente incarnato sulla Terra, ma la sua immagine dell’Akasha risponde nelle sedute. Non è l’individualità di Cesare, bensì soltanto l’impronta duratura che l’immagine di Cesare ha lasciato nella Cronaca dell’Akasha. Su questo si fonda l’errore di innumerevoli sedute medianiche. Dobbiamo distinguere tra ciò che resta dell’uomo nella sua immagine dell’Akasha e ciò che prosegue il suo sviluppo come individualità. Queste sono cose molto, molto importanti.

Quando l’uomo ha lasciato il Kamaloka, si è disabituato da tutte quelle attività per le quali aveva bisogno dello strumento fisico. Entra nella regione che è stata appena descritta. È un tempo molto importante quello che ora comincia per lui. Dobbiamo renderci chiaro che cosa accade all’uomo.

Tutto ciò che l’uomo in precedenza ha soltanto pensato, i suoi sentimenti e le sue passioni, tutto ciò che ha qui vissuto, gli viene incontro nel Devachan nella forma delle cose intorno a lui. Dapprima si vede il proprio corpo fisico nella sua immagine originaria. Come qui sulla Terra camminiamo su rocce, montagne e pietre, così là si cammina su tutte le forme che qui nel mondo fisico sono presenti; dunque là si cammina anche sul proprio corpo fisico. Questo è proprio un segno distintivo per l’uomo dopo la morte: ha il proprio corpo fisico come una cosa fuori di se stesso. Da ciò riconosce di essere salito dal Kamaloka al Devachan. Qui dice al suo corpo: «Questo sono io!» Là lo guarda e dice: «Questo sei tu!»

La filosofia Vedanta fa esercitare meditativamente ai suoi discepoli questo «Questo sei tu!», affinché attraverso esercizi di questo genere raggiungano la comprensione necessaria per dire al proprio corpo: «Questo sei tu!» Inoltre si vede intorno a sé tutto ciò che si è sperimentato qui sulla Terra. Se un uomo qui nutre vendetta, avversione, ogni sorta di cattivi sentimenti verso i propri simili, allora questi cattivi sentimenti gli si fanno incontro come una nube al di fuori di lui, e questo è un insegnamento per l’uomo. Può apprendere quale significato e quale effetto tutto ciò ha qui nel mondo.

Dobbiamo renderci ben chiaro che cosa accade all’uomo. Consideriamo l’uomo fisico qui sulla Terra. In che modo si sono formati i suoi organi, ad esempio i suoi occhi? Vi fu un tempo in cui non esisteva ancora alcun occhio. È stato formato dalla luce. La luce ha plasmato l’occhio dall’organizzazione fisica. La luce è la causa dell’occhio. Così le cose che ci circondano creano gli organi del mondo fisico. Sulla Terra esse creano organi in corpi e sostanze fisiche; nel Devachan le cose che ci circondano lavorano alla nostra essenza animica, in modo che tutto ciò che l’uomo si è appropriato qui in termini di buoni e cattivi sentimenti si trova là nel suo ambiente, lavora alla sua anima e così crea gli organi animici. Se qui si è stati un buon uomo, allora là le buone qualità vivono nell’aria devachanica. Lavorano nel mondo spirituale, creano organi. Questi organi servono come architetti, come formatori per la nuova edificazione del corpo fisico in una nuova nascita. Così ciò che l’uomo aveva nell’interiorità, dal momento che nel Devachan è trasposto nel mondo esteriore, opera in preparazione della nascita successiva. Prepara le forze che edificano nuovamente il corpo umano.

Ma non si creda che l’uomo non abbia altro da fare che occuparsi di se stesso; oltre a ciò ha anche cose molto importanti da compiere nel Devachan. Possiamo farcene un’idea se consideriamo per un momento l’evoluzione della nostra Terra. Guardiamo indietro di qualche millennio! Se osserviamo le stesse regioni, quanto diverso era il loro aspetto allora! Vi erano altre piante, altre forme animali, persino un altro clima. La superficie terrestre si trasforma incessantemente nei suoi prodotti naturali. In Grecia, ad esempio, non potrebbe nascere di nuovo ciò che a quel tempo germogliava dal suolo dell’antica Grecia. L’evoluzione della Terra avviene proprio per il fatto che il volto della Terra si trasforma continuamente.

Trascorre molto tempo dalla morte dell’uomo fino a quando nasce di nuovo. Quando l’uomo riappare sulla Terra, non ritrova le stesse condizioni. Deve vivere qualcosa di nuovo: non viene fatto nascere due volte nella medesima configurazione della Terra. L’uomo resta nelle regioni spirituali finché la Terra gli offre regioni del tutto nuove. Ciò ha un buon senso. Impara qualcosa di completamente nuovo e perciò si sviluppa in modo del tutto diverso. Guardiamo ad esempio un fanciullo romano. Non viveva come vive uno scolaro dei nostri tempi. Quando rinasceremo, troveremo di nuovo condizioni del tutto diverse. Così procede di incarnazione in incarnazione. Mentre l’uomo soggiorna nelle regioni sopra descritte, il volto della Terra si trasforma continuamente.

Chi è attivo in questo, chi trasforma la fisionomia della Terra? Ci chiediamo. Qui giungiamo al tempo stesso alla risposta alla domanda: Che cosa fa l’uomo nel frattempo? Dai mondi spirituali l’uomo stesso lavora, sotto la guida di entità superiori, alla trasformazione della Terra. Sono gli uomini stessi, fra la morte e la nuova nascita, a compiere questo lavoro. Quando poi rinascono, trovano il volto della Terra diverso, e precisamente in una configurazione alla quale essi stessi hanno cooperato. Tutti noi abbiamo così lavorato.

Se chiediamo: Dov’è il Devachan, dov’è il mondo spirituale? Rispondo: Continuamente intorno a noi. È davvero così. Dunque anche tutte le anime degli uomini che sono prive del corpo sono intorno a noi. Lavorano intorno a noi. Mentre noi costruiamo città, progettiamo macchine, dal territorio spirituale, intorno a noi, lavorano gli uomini che si trovano fra la morte e la nuova nascita.

Se come veggenti andiamo a cercarli, possiamo trovare, quando non percepiamo la luce soltanto in modo sensibile, all’interno della luce gli uomini morti. La luce che ci circonda costituisce il corpo dei morti. Hanno un corpo tessuto di luce. La luce che bagna la Terra è la sostanza per gli esseri che vivono nel Devachan. Vediamo fuori una pianta che si nutre della luce solare: non riceve soltanto la luce fisica, ma in verità l’attività di esseri spirituali, e tra questi vi sono anche queste anime umane. Irradiano esse stesse come luce sulle piante, le circondano come entità spirituali. Se osserviamo le piante con l’occhio spirituale, diciamo: la pianta si rallegra dell’azione degli uomini morti che la circondano e che nella luce operano e tessono intorno a essa. Quando ora seguiamo come la copertura vegetale sulla Terra si trasforma e ci chiediamo: Chi ha operato questo? Diciamo: Nella luce che bagna la nostra Terra operano gli uomini morti; là è davvero il Devachan. In questo regno di luce entriamo dopo il periodo di Kamaloka. Questa è verità concreta. Solo chi può indicare dove gli uomini morti si trovano realmente conosce il Devachan nel senso della teosofia rosacrociana.

Quando l’occhio del veggente si sviluppa, fa spesso una percezione singolare. Quando si mette al sole, il suo corpo trattiene la luce. Getta un’ombra. Quando guarda dentro questa ombra, quello è spesso il primo momento in cui scopre lo spirito. Il corpo trattiene la luce, ma non lo spirito, e nell’ombra che il corpo getta si può scoprire lo spirito. Per questo i popoli primitivi, che hanno sempre posseduto una chiaroveggenza, chiamano l’ombra anche l’anima. Dicono: senza ombra, senza anima. Alla base di una novella di Adalbert von Chamisso sta inconsapevolmente questa idea: l’uomo che ha perduto la sua ombra ha anche perduto la sua anima, e per questo è così triste.

Tale è dunque il lavoro degli uomini fra la morte e la nuova nascita nel Devachan. Non è in verità un inattivo riposare; dal Devachan sono operanti nel divenire della Terra, e così comprendiamo come avviene il divenire del mondo. Non è, come spesso si dice, come se gli uomini vivessero in una quiete beata, in uno stato di sogno; la vita là è piuttosto altrettanto attiva quanto qui sulla Terra.

Quando l’uomo è giunto al punto di aver trasformato in forze spirituali le attività compiute nell’ultima vita, quando ha vissuto tutte le esperienze nel mondo esteriore devachanico, in modo che hanno agito su di lui, allora è maturo per discendere dal Devachan verso una nuova nascita fisica. Allora il circolo terrestre l’attrae nuovamente.

La prima cosa che l’uomo incontra quando discende dal Devachan è la regione astrale, chiamata nella teosofia rosacrociana il mondo elementare. Gli fornisce un nuovo corpo astrale. Se si spargono limatura di ferro su un foglio di carta e si muove un magnete sotto di esso, si formano figure e linee secondo le forze del magnete; ed esattamente allo stesso modo la sostanza astrale, che è distribuita in modo irregolare, viene attratta e ordinata secondo le forze presenti nell’anima, corrispondenti a ciò che quest’anima ha elaborato nella vita precedente. Così l’uomo si struttura da sé il proprio corpo astrale. Questi esseri umani in divenire, che hanno ancora soltanto un corpo astrale, il veggente li vede come esseri che appaiono come una forma a campana aperta verso il basso. Attraversano il piano astrale a velocità immensa. A stento ci si può immaginare la velocità con cui sfrecciano attraverso lo spazio.

Ora questi esseri umani in divenire devono ricevere un corpo eterico e un corpo fisico. Ciò che è avvenuto finora, fino alla costruzione del corpo astrale, dipendeva da loro stessi, in base alle forze che essi stessi hanno sviluppato. Ma il modo in cui si forma il corpo eterico non dipende soltanto dall’uomo nell’attuale ciclo evolutivo; riguardo a questa formazione l’uomo dipende da esseri esterni. Per questo l’uomo ha sempre un corpo astrale adeguato; non è però sempre il caso che questo corpo astrale si adatti completamente al corpo eterico e fisico. Da qui la frequente disarmonia e insoddisfazione nella vita. Il fatto che questi esseri umani in divenire sfreccino così qua e là avviene soprattutto perché cercano una coppia di genitori adatta, che offra loro la migliore occasione di ottenere una corporeità eterica e fisica in accordo con la loro natura astrale. Può sempre essere soltanto la coppia di genitori relativamente migliore e più adatta a fornire loro tutto ciò. In questa ricerca operano entità che collegano il corpo eterico a quello astrale e che sono simili a ciò che spesso si chiama spiriti di popolo. Non si tratta di quell’astrattezza inafferrabile per cui lo spirito di popolo è comunemente ritenuto; per l’osservatore spirituale del mondo è qualcosa di altrettanto reale quanto la nostra anima che è incarnata nel nostro corpo. Così un intero popolo ha in comune non un corpo fisico, ma certamente un corpo astrale e gli inizi di un corpo eterico. Vive come in una nube astrale, e questa è il corpo per lo spirito di popolo. Questi sono i reggitori delle formazioni eteriche intorno all’uomo, e così l’uomo non ha più se stesso completamente in suo potere.

Ora viene un momento straordinariamente importante, altrettanto importante quanto il momento dopo la morte in cui si vede l’intera vita passata come immagine di ricordo. Quando l’uomo penetra nel suo corpo eterico e non ha ancora il corpo fisico (è soltanto un breve momento, ma della massima importanza), ha una previsione della prossima vita; non di tutti i particolari, è soltanto una visione d’insieme di tutto ciò che l’attende nella vita futura. Può dire a se stesso (lo dimenticherà di nuovo al momento dell’incarnazione) che l’aspetta una vita felice o una vita infelice. Ora accade che quando un uomo ha fatto molte brutte esperienze nella vita precedente, subisca uno shock e non voglia entrare nel corpo fisico. Ciò può far sì che effettivamente non vi penetri del tutto e che il collegamento fra i diversi corpi non si stabilisca completamente. Questo produce poi idioti in questa vita. Non è sempre la ragione dell’idiozia, ma lo è spesso. L’anima si rifiuta, per così dire, di incarnarsi fisicamente. Un tale uomo non può usare correttamente il suo cervello perché non vi è correttamente inserito. Solo quando l’uomo si lascia nascere correttamente nel suo strumento fisico può usarlo correttamente. Mentre normalmente il corpo eterico sporge solo debolissimamente, negli idioti si possono spesso vedere parti del corpo eterico come un bagliore luminoso eterico che si estende ben al di sopra del capo. Abbiamo qui un caso in cui qualcosa che la vita lascia inspiegabile dal punto di vista della sua osservazione fisica viene spiegato dalla scienza dello spirito.

5°La convivenza degli uomini tra morte e nuova nascita

Monaco di Baviera, 29 Maggio 1907

Nella nostra trattazione siamo giunti al punto in cui l’uomo, scendendo dalle regioni spirituali, si sente rivestito di un corpo eterico e per un istante ha una sorta di previsione, uno sguardo anticipato sulla vita che l’attende quaggiù. Abbiamo visto quali anormalità e condizioni ciò possa provocare nell’uomo. Prima di procedere oltre, vogliamo rispondere a una domanda che potrebbe apparire importante a chi rivolge lo sguardo spirituale verso l’alto, nel Devachan, la domanda: Come stanno le cose riguardo alla convivenza degli uomini fra la morte e la nuova nascita? Dobbiamo essere consapevoli che non soltanto qui sulla Terra fisica vi è una convivenza, un essere-insieme degli uomini, ma anche lassù nei mondi superiori. Esattamente come il lavoro degli uomini nel territorio spirituale si estende giù fino al mondo fisico, così tutti i rapporti fra uomo e uomo, tutti i loro nessi, tutte le relazioni reciproche che sono state tessute quaggiù si estendono su fino nel territorio del mondo spirituale.

Rendiamocelo concreto con un esempio. Prendiamo il rapporto fra madre e figlio. Può sorgere la domanda: Esiste fra loro un legame che perdura? Sì, esiste. Molto più intimo, molto più saldo di qualsiasi rapporto che possa essere tessuto qui su questa Terra! L’amore materno ha dapprima un carattere animale, è una sorta di istinto naturale. Quando il bambino cresce, questo rapporto si trasforma in qualcosa di morale, etico, spirituale. Quando madre e figlio imparano a pensare in comune, hanno sentimenti in comune, l’istinto naturale arretra sempre più: ha soltanto offerto l’occasione perché si potesse intrecciare il bel legame che l’amore materno e l’amore filiale nel senso più alto comprendono in sé. Ciò che si sviluppa in termini di reciproca comprensione, di intima affezione, prosegue anche fino nelle regioni dei territori spirituali, anche se, per il fatto che una delle due parti muore prima dell’altra, chi resta sembra per un certo tempo separato dal defunto. Trascorso questo periodo, il legame che si è tessuto quaggiù è altrettanto vivo e intimo; si è insieme, solo che tutti gli istinti animali, puramente naturali, devono prima essere deposti. Ciò che come sentimento dell’anima, come pensiero dell’anima si tesse da un essere all’altro qui sulla Terra, lassù non è impedito dalle barriere che qui sono presenti. Anzi, il Devachan riceve persino un certo aspetto, una certa struttura attraverso i rapporti che qui sono stati intrecciati.

Prendiamo un altro esempio. Si formano amicizie, legami di appartenenza, nati dall’affinità d’anima; proseguono fin su nel Devachan. Da ciò si sviluppano per la vita successiva i nessi sociali. Così noi, stringendo qui legami animici, lavoriamo alla configurazione che il Devachan riceve. Tutti, tutti noi abbiamo così lavorato, intrecciando legami d’amore da uomo a uomo. Con ciò creiamo qualcosa che non ha significato soltanto per la Terra, ma che configura anche i nessi nel Devachan. Si vorrebbe dire: ciò che qui accade attraverso l’amore, l’amicizia, l’intimo comprendersi reciproco, queste sono pietre da costruzione che lassù nella regione spirituale edificano templi, e per gli uomini che sono pervasi da questa certezza dev’essere un sentimento elevante sapere che, se già qui da anima ad anima si intrecciano legami, questa è la base di un eterno divenire.

Supponiamo che un altro pianeta fisico avesse esseri che non fossero reciprocamente simpatici, che potessero stringere fra loro pochi legami d’amore. Avrebbero un misero Devachan. Un Devachan riccamente articolato e pieno di contenuto l’ha soltanto un territorio planetario dove tali legami d’amore si intrecciano da uomo a uomo. Chi già si trova nel Devachan e non può dapprima essere percepito dall’uomo ordinario, ha, a seconda del suo grado di sviluppo, una coscienza più o meno chiara della sua appartenenza agli esseri rimasti quaggiù. Vi sono persino dei mezzi per accrescere questo senso di appartenenza. Se inviamo ai nostri cari defunti pensieri d’amore, ma non di un amore egoistico, rafforziamo con ciò il sentimento di appartenenza con loro.

È un errore supporre che lo stato di coscienza dell’uomo nel Devachan sia crepuscolare, umbratile. Non è così. Dobbiamo sottolineare che il grado di coscienza che l’uomo ha raggiunto non può più andare perduto, anche se in certi passaggi hanno luogo degli attenuamenti, in modo che l’uomo nel Devachan ha effettivamente, attraverso i suoi organi spirituali, una chiara coscienza di ciò che avviene qui sulla superficie terrestre. L’occultismo mostra che l’uomo vivente nel mondo spirituale partecipa pienamente a ciò che si svolge qui sulla Terra.

Così vediamo che la vita nel Devachan, se la si considera nella sua verità, perde tutto ciò che ha di insoddisfacente, e che l’uomo, anche quando non la consideri dal suo egoistico punto di vista terreno, può tuttavia percepirla come qualcosa di infinitamente beatificante, a prescindere dal fatto che quella libertà dal corpo fisico, dagli arti inferiori in cui l’uomo è qui rinchiuso, produce di per sé un sentimento immensamente beatificante. Già il solo fatto che queste barriere sono cadute, che l’uomo non è più impedito da questi vincoli, porta in sé un sentimento di beatitudine. Così il Devachan è un tempo di libera espansione in tutte le direzioni, in un modo così ricco, così ampio, così illimitato come l’uomo non ha mai conosciuto quaggiù.

Abbiamo dunque visto che l’uomo, nella sua discesa verso la nuova nascita, è stato rivestito di un nuovo corpo eterico da entità spirituali del rango simile a quello degli spiriti di popolo. Questo corpo eterico non è completamente adattato all’uomo; ancor meno adattato a lui è però ciò che riceve come involucro fisico. Vogliamo ora spiegare a grandi linee l’inserimento dell’uomo nel mondo fisico. Parte di ciò, sotto un certo riguardo, si sottrae a una trattazione pubblica.

Sappiamo che l’uomo, attraverso le qualità che possiede, si riveste di un corpo astrale. Attraverso ciò che è in questo corpo astrale, ha una forza di attrazione verso determinati esseri sulla Terra. Attraverso il corpo eterico viene attratto verso il popolo e verso la famiglia in senso lato in cui nasce di nuovo. Per il modo in cui ha formato il suo corpo astrale, viene attratto verso la parte materna dei suoi genitori. L’essenza, la sostanza, l’articolazione del corpo astrale l’attrae verso la madre. L’Io attrae il nuovo uomo verso la parte paterna dei genitori. L’Io era già là in tempi antichissimi, quando l’anima discese per la prima volta dal grembo della divinità in un corpo terreno. Questo Io si è sviluppato attraverso molte incarnazioni. L’Io di un uomo si distingue dall’Io di un altro, e nella sua condizione attuale costituisce la particolare forza di attrazione verso il padre. Il corpo eterico attira verso il popolo, verso la famiglia; il corpo astrale attira in special modo verso la madre; l’Io verso il padre. In base a ciò si configura l’intera struttura che vuole discendere verso la nuova incarnazione. Può accadere che il corpo astrale sia attirato verso una parte materna, ma l’Io non voglia andare verso il padre corrispondente. In tal caso esso prosegue la sua peregrinazione fino a trovare una coppia di genitori adatta.

Nell’attuale ciclo di sviluppo l’Io rappresenta l’elemento della volontà, degli impulsi del sentire; nel corpo astrale risiedono le qualità della fantasia, le qualità del pensiero. Queste ultime vengono perciò ereditate, come si suol dire, dalla madre, e le prime dal padre. Vediamo così che l’individualità che vuole incarnarsi cerca, attraverso le sue forze inconsce, la coppia di genitori che dovrà darle il corpo fisico.

Quanto qui descritto si svolge in modo tale da essere essenzialmente compiuto circa entro la terza settimana dopo il concepimento. Certo, questo essere umano (che consiste di Io, corpo astrale e corpo eterico) si trova fin dal momento del concepimento nelle vicinanze della madre che porta in sé il germe umano fecondato, ma agisce dall’esterno. In questo periodo, circa nella terza settimana, questo corpo astrale ed eterico intercettano per così dire il germe umano e cominciano a collaborare alla formazione dell’essere umano. Fino a quel momento lo sviluppo del corpo fisico umano procede senza l’influsso del corpo astrale e di quello eterico; da quel momento in poi essi cooperano allo sviluppo del bambino e organizzano essi stessi l’ulteriore configurazione del germe umano. Vediamo dunque che per il corpo fisico vale in misura ancora maggiore quanto è stato detto per il corpo eterico, ossia che qui ancora meno facilmente può aver luogo una concordanza. Questo fatto importante getta luce su molte cose che accadono nel mondo.

Finora abbiamo descritto l’uomo comune del presente nel suo normale sviluppo. Ciò non vale interamente per un essere umano che in una precedente incarnazione abbia intrapreso uno sviluppo occulto. Quanto più è progredito, tanto prima viene il momento in cui egli stesso comincia a lavorare al proprio corpo fisico, per renderlo più adatto alla missione che deve compiere qui sulla Terra. Quanto più tardi giunge a intercettare il germe fisico, tanto meno riuscirà a dominare il corpo fisico. Nelle individualità umane più altamente sviluppate, che sono le guide e i conduttori della parte spirituale del nostro mondo, tale intercettazione avviene già al momento del concepimento. Per loro nulla accade senza il loro intervento. Guidano il loro corpo fisico fino alla morte e cominciano a elaborare quello nuovo non appena ne è dato il primo impulso.

Le sostanze che compongono il corpo fisico cambiano continuamente. Dopo circa sette anni ogni particella si è rinnovata. La materia viene scambiata, la forma resta. Tra nascita e morte dobbiamo continuamente rigenerare la materia: essa è ciò che muta. Ciò che tra nascita e morte si sviluppa ulteriormente oltre la morte, quello si conserva e forma un nuovo organismo.

Ciò che l’uomo fa inconsciamente tra nascita e morte, l’iniziato lo fa coscientemente dalla morte fino alla nuova nascita: forma coscientemente il suo nuovo corpo fisico. La nascita è quindi per lui solo un evento radicale. Scambia la materia una sola volta, ma in modo radicale. Da ciò la grande somiglianza della figura di tali individualità da un’incarnazione all’altra, mentre in individui poco evoluti non esiste affatto somiglianza tra le forme delle loro diverse incarnazioni. Quanto più l’uomo si sviluppa, tanto più simili sono le due incarnazioni successive. Lo si può certamente osservare con lo sguardo chiaroveggente. Esiste un’espressione ben precisa per questo rapporto in cui l’uomo entra a un grado superiore dello sviluppo. Si dice che non nasce affatto in un altro corpo, così come non si dice dell’uomo comune che ogni sette anni riceve un nuovo corpo. Del Maestro si dice: è nato nello stesso corpo. L’usa per secoli, anzi persino per millenni. Questo vale per la stragrande maggioranza delle individualità guida. Un’eccezione la fanno certi Maestri che hanno una missione del tutto particolare. In loro il corpo fisico si conserva, in modo che la morte per essi non interviene affatto. Sono i Maestri che devono provvedere al passaggio da una razza all’altra.

Due altre domande si presentano ora a noi: la domanda su quanto duri il soggiorno negli altri mondi, e la domanda sul sesso nelle incarnazioni successive.

La ricerca occulta mostra che l’uomo ritorna mediamente in un arco di tempo da 1000 a 1300 anni. Ciò ha il suo senso nel fatto che l’uomo, quando ritorna, trova mutato il volto della Terra e può così fare esperienze nuove. Ciò che cambia sulla nostra Terra è in intima connessione con determinate costellazioni stellari: questo è un fatto molto importante. All’inizio della primavera il Sole sorge in un determinato segno dello zodiaco. 800 anni prima di Cristo il Sole sorgeva per la prima volta nella costellazione dell’Ariete, dell’Agnello; ancora prima nella costellazione adiacente del Toro. Il Sole impiega circa 2160 anni per attraversare una costellazione. L’attraversamento di tutti e dodici i segni zodiacali si chiama nell’occultismo un anno cosmico.

Profondamente gli antichi popoli hanno sempre sentito ciò che era in connessione con questo attraversamento dello zodiaco. Pervadeva le loro anime; con devozione sentivano: il Sole sale in primavera, la natura si rinnova dopo aver riposato in inverno. Il divino raggio solare primaverile la ridesta dal sonno profondo. Questa giovane forza primaverile si univa alla costellazione dalla quale il Sole splendeva. Dicevano: è il mandante del Sole giunto a nuove forze, della forza divina nuovamente creatrice.

Così agli uomini di un’epoca che risale a due millenni fa l’Agnello appariva come il benefattore dell’umanità. Tutte le leggende dell’Agnello nascono in quest’epoca. Concetti divini si legano a questo simbolo. Il Redentore stesso, Cristo Gesù, è raffigurato nei primi secoli nel simbolo della croce con sotto l’Agnello. Solo nel sesto secolo il Redentore viene raffigurato appeso alla croce. La nota saga di Giasone, la conquista del vello d’oro dell’Ariete, il Vello d’Oro, ha anch’essa la sua origine in ciò.

Prima dell’800 avanti Cristo il Sole passava attraverso la costellazione del Toro, e in Egitto abbiamo la venerazione del toro Apis e in Persia del toro di Mitra. Ancora prima vi è il passaggio del Sole attraverso la costellazione dei Gemelli. Nei miti indiani e germanici troviamo effettivamente il riferimento alla coppia di gemelli. I capri gemelli con cui viaggia Donar, il dio, ne sono un ultimo residuo. Infine torniamo all’epoca del Cancro, che ci avvicina all’antico diluvio atlantideo. Un’antica civiltà tramontò, una nuova sorse. Ciò lo si indica con un determinato segno occulto, il vortice, che rappresenta al tempo stesso il simbolo del Cancro e si trova in ogni calendario.

Così i popoli hanno sempre avuto una chiara coscienza di ciò che avviene nel cielo, parallelamente ai mutamenti sulla Terra in basso. Quando il Sole ha attraversato una costellazione, anche la Terra ha mutato il suo volto in misura tale che per l’uomo è prezioso vivere di nuovo. Perciò il tempo della reincarnazione dipende dall’avanzamento del punto vernale. Approssimativamente il tempo che il Sole impiega per attraversare un segno zodiacale è il tempo in cui l’uomo si incarna due volte, una volta come uomo e una volta come donna. Dal momento che le esperienze e le vicende che l’uomo può vivere in un organismo maschile o femminile sono per la vita spirituale così radicalmente diverse, l’uomo si incarna nello stesso volto della Terra una volta al femminile e una volta al maschile. Ciò dà approssimativamente il tempo tra due incarnazioni di circa 1000-1300 anni in media.

Con ciò è risposta anche la domanda sul sesso: di regola è alternato. Questa regola viene spesso infranta, in modo che talvolta si susseguono da tre a cinque, ma mai più di sette incarnazioni nello stesso sesso. Contraddice ogni esperienza occulta quando si afferma che sette incarnazioni consecutive nello stesso sesso siano la regola.

Prima di studiare il karma del singolo essere umano, dobbiamo considerare un fatto fondamentale. Esiste un karma comunitario, un karma che non è determinato dal singolo individuo, benché si compensi nel corso delle sue incarnazioni. Segue qui un esempio concreto.

Quando nel Medioevo gli Unni dall’Asia si riversarono nei paesi europei provocando guerre inquietanti, ciò ebbe anche un significato spirituale. Gli Unni sono gli ultimi residui di antichi popoli atlantidei. Si trovano in profonda decadenza, che si manifesta in un certo processo di decomposizione del loro corpo astrale ed eterico. Queste sostanze di decomposizione trovarono un buon terreno nella paura e nel terrore che essi provocavano in tutti i popoli. Per questo motivo questi inoculavano nel proprio corpo astrale tali sostanze in decomposizione, e ciò si trasmise poi in una generazione successiva al corpo fisico. La pelle assorbì l’astralità recepita, e la conseguenza fu una malattia del Medioevo: la lebbra. Il medico fisico addurrebbe naturalmente cause fisiche per questa lebbra. Non voglio combattere ciò che dice il medico, ma nel suo caso si presenta la seguente conclusione logica: qualcuno durante una rissa ferisce un altro con un coltello; aveva un antico sentimento di vendetta contro di lui. Ora uno dice che la ferita è nata dal sentimento di vendetta, l’altro dice che la causa è stata il coltello. Entrambi hanno ragione. Il coltello è stato l’ultima causa fisica, ma dietro di esso sta quella spirituale. Chi cerca cause spirituali lascerà sempre valere anche quelle fisiche. Vediamo qui come eventi storici agiscano in modo significativo su intere generazioni, e impariamo come possiamo intervenire per migliorare le cose per lunghi periodi, fin dentro le condizioni di salute.

Negli ultimi secoli si è sviluppato nella nostra popolazione europea, attraverso i progressi tecnici, un proletariato industriale, e con esso si è formato un’enorme quantità di odio di classe e di ceto. Questi risiedono nel corpo astrale dell’uomo e si esprimono fisicamente come tubercolosi polmonare. Questa conoscenza è un risultato della ricerca occulta. Ai singoli che si trovano sotto un simile karma collettivo spesso non possiamo portare aiuto. Spesso dobbiamo guardare con animo greve come il singolo soffre; non possiamo renderlo sano o felice, perché si trova in connessione con il karma comunitario. Solo migliorando il karma complessivo si può aiutare anche il singolo. Non è il singolo sé egoistico che dobbiamo voler innalzare, bensì operare in modo da servire alla salvezza dell’umanità intera.

Un altro esempio, che interviene direttamente nelle condizioni del tempo, è il seguente: osservazioni occulte hanno mostrato che tra gli esseri astrali che nella guerra russo-giapponese partecipavano alle singole battaglie si trovavano russi defunti che agivano contro il loro stesso popolo. Ciò proviene dal fatto che negli ultimi tempi dello sviluppo popolare russo molti nobili idealisti perirono per carcere e patibolo. Erano esseri umani di alti ideali, ma non tanto evoluti da poter perdonare. Morirono con un forte sentimento di vendetta contro coloro che avevano causato la loro morte. Ciò doveva sfogarsi nel loro tempo di Kamaloka: solo là, infatti, tali sentimenti di vendetta si esauriscono. Dopo la morte, dal piano astrale, riempirono le anime dei giapponesi combattenti di odio e sentimenti di vendetta contro il popolo al quale essi stessi erano appartenuti. Se fossero già stati nel Devachan, avrebbero detto: perdono i miei nemici! Nel Devachan, infatti, avrebbero riconosciuto nelle nubi di odio e di vendetta che venivano loro incontro dall’esterno quanto terribili e indegni di loro fossero tali sentimenti. Così la ricerca occulta ci mostra come interi popoli si trovino sotto l’influsso dei loro predecessori.

Le aspirazioni ideali dell’epoca moderna non possono raggiungere i loro ideali, perché vogliono operare solo con mezzi fisici sul piano fisico. Così ad esempio la società per la pace, che vuole realizzare la pace solo con mezzi fisici. Solo quando impareremo ad agire anche sul piano astrale, solo allora potremo riconoscere quali siano i mezzi giusti. Solo allora potremo operare in modo che l’uomo, quando nasce di nuovo nel mondo, lo trovi in condizioni tali da poter lavorarvi proficuamente.

6°La legge del destino

Monaco di Baviera, 30 Maggio 1907

Oggi arriviamo alle esperienze degli esseri umani all’interno del nostro mondo fisico, nella misura in cui sono determinate dalla vita precedente dell’uomo. Anzitutto va sottolineato che la vita non è determinata soltanto dalle precedenti incarnazioni, ma (anche se solo in piccola parte) anche dalla vita presente. Questa legge che qui incontriamo, riguardante il modo in cui passato, presente e futuro dell’uomo sono connessi, viene chiamata nella letteratura della scienza dello spirito la legge del karma. È la vera legge del destino dell’uomo. Nell’azione della legge del karma in ogni singola vita abbiamo solo un caso speciale della grande legge del cosmo: ciò che chiamiamo la legge del karma è infatti una legge cosmica del tutto universale, e la sua validità nella vita umana è solo un caso particolare. Quando in generale ci rendiamo conto di una connessione tra certi rapporti precedenti e le conseguenti ripercussioni, pensiamo già nel senso di questa legge. Per questo vorrei esporre nel dettaglio la validità di questa legge nel cosmo, e precisamente per la vita umana, nella forma appropriata.

Se abbiamo davanti a noi due recipienti con acqua e gettiamo una sfera di ferro arroventata fino all’incandescenza nel primo recipiente, l’acqua sfrigola e si riscalda. Se ora togliamo la sfera e la gettiamo nel secondo recipiente, l’acqua non sfrigola più e non si riscalda più. Se avessimo gettato subito la sfera nel secondo recipiente, anche lì sarebbe accaduto che l’acqua avrebbe sfrigolato e la sfera si sarebbe raffreddata; ma ora non può più essere portata a sfrigolare, perché la sfera non è più incandescente, essendosi già raffreddata nel primo recipiente. L’effetto del comportamento della sfera nel primo recipiente determina il suo comportamento nel secondo. Così nella vita fisica causa ed effetto sono sempre connessi. Da ciò che accade prima a una cosa dipende come essa si comporterà dopo.

Un altro esempio ce l’offrono certi animali, ai quali per la loro migrazione in caverne buie l’organo della vista si è atrofizzato. In essi le sostanze che prima nutrivano gli occhi vengono convogliate in altre parti del corpo, perché l’occhio non ne ha più bisogno, non ha più bisogno di vedere. I loro occhi si sono così atrofizzati, e ora in tutte le generazioni successive verranno generati animali con occhi atrofizzati. Con la loro precedente migrazione essi stessi hanno determinato questo comportamento degli organi, e il loro destino per le generazioni future è stato determinato da ciò che gli esseri fecero nel passato. Preparavano così il loro destino per il futuro.

Allo stesso modo avviene continuamente nella vita umana. L’uomo determina il proprio futuro attraverso il proprio passato, e dal momento che come essenza più intima non è racchiuso in una singola incarnazione, ma attraversa molte incarnazioni, per le cose che lo colpiscono in una determinata vita le cause vanno cercate in una vita precedente.

Vogliamo ora esaminare il concatenamento che si può comprendere quando si tiene un po’ conto della successione delle azioni, dei pensieri e dei sentimenti umani in generale. Nella vita comune si dice tanto spesso: i pensieri non pagano dazio! — il che significa che si può pensare ciò che si vuole senza che ciò disturbi nessuno nel mondo esteriore. Qui avete un punto importante in cui colui che è realmente compenetrato degli impulsi spirituali si distingue dall’uomo che pensa materialisticamente.

Il materialista crede di far male a un uomo colpendolo con una pietra; crede invece che un pensiero colmo di odio che nutre contro il proprio simile non gli faccia alcun male. Chi però conosce veramente il mondo sa che effetti molto, molto più forti emanano da un pensiero colmo di odio di quanti ne possano mai essere provocati da un lancio di pietra. Tutto ciò che l’uomo pensa, sente e sperimenta ha i suoi effetti nel mondo astrale, e come veggente si può seguire con grande precisione nei particolari come agisce ad esempio un pensiero amorevole che va verso un altro essere umano, e come del tutto diversamente agisce un pensiero colmo di odio. Quando inviate un pensiero amorevole, il veggente vede formarsi una specie di calice di fiore, una forma luminosa che avvolge amorevolmente l’essere umano nel suo corpo eterico e astrale e contribuisce così alla sua vivificazione, alla sua beatitudine. Il pensiero colmo di odio, al contrario, si conficca come una freccia vulnerante nel corpo eterico e astrale.

Si possono fare osservazioni molto diverse in questo campo. Vi è un’enorme differenza nel mondo astrale tra il pronunciare un pensiero vero e uno menzognero. Un pensiero si riferisce a un qualche fatto ed è vero in quanto concorda con esso. Si verifica ad esempio un fatto da qualche parte, e da esso si produce un effetto verso i mondi superiori. Qualcuno racconta questo fatto in modo veritiero: allora dal narratore irradia una formazione astrale che si unisce con la formazione proveniente dal fatto stesso, e le due si rafforzano reciprocamente. Queste forme rafforzate servono a rendere il nostro mondo spirituale sempre più articolato e ricco di contenuto, come ci occorre se l’umanità vuole progredire. Ma se si racconta il fatto in modo tale che non corrisponde all’avvenimento, che è menzognero, allora la forma-pensiero del narratore si scontra con quella che emana dal fatto stesso, le due collidono e si verifica una distruzione reciproca. Tali distruzioni esplosive prodotte dalla menzogna agiscono come un’ulcera agisce nel corpo, distruggendo l’organismo. Così le menzogne uccidono le formazioni astrali che sono sorte e devono sorgere, e inibiscono o uccidono così una parte dello sviluppo. Di fatto, ognuno che dice la verità fa progredire lo sviluppo dell’umanità, e chi mente l’ostacola. Perciò esiste una legge occulta: la menzogna, considerata spiritualmente, è un omicidio. Non uccide soltanto una formazione astrale, ma è anche un suicidio. Chiunque mente pone a sé stesso ostacoli sul cammino. Ovunque si possono osservare tali effetti nel mondo spirituale. Così il chiaroveggente vede anche che tutto ciò che si pensa, si sente e si sperimenta ha i suoi effetti sul piano astrale.

Tutto ciò che l’uomo ha come inclinazioni, temperamento, qualità caratteriali permanenti, ciò che non è pensato solo transitoriamente, irradia continuamente non solo nel mondo astrale, ma fin dentro il mondo devachanico. Un uomo dal temperamento allegro è una sorgente, un centro per determinati processi nel Devachan. Un uomo dall’indole abbattuta agisce in modo tale da accrescere le essenze e le sostanze che sono in connessione con l’indole abbattuta degli esseri umani. Così la scienza dello spirito ci mostra che non stiamo isolati, ma che i nostri pensieri producono continuamente forme che colorano il mondo devachanico e lo permeano di ogni sorta di sostanze ed essenze. Tutte e quattro le regioni del mondo devachanico (la continentale, l’oceanica, l’atmosferica e la regione delle intuizioni originali) vengono continuamente influenzate dai pensieri, sentimenti e sensazioni degli esseri umani. Le regioni superiori, dove già si insinua la Cronaca dell’Akasha, vengono influenzate da ciò che sono le loro azioni. Ciò che accade esteriormente si ripercuote fin nelle regioni più alte del Devachan, che abbiamo chiamato il mondo della ragione.

Comprenderemo così come l’uomo, nella sua discesa verso una nuova incarnazione, componga di nuovo il proprio corpo astrale e se l’annetta. Tutto ciò che aveva pensato, sentito e sperimentato si era incorporato in modo durevole nel mondo astrale. Vi aveva lasciato molte tracce. Se ciò che aveva pensato era in gran parte vero, queste tracce gli compongono un buon corpo astrale. Ciò che aveva incorporato nel Devachan inferiore come suo temperamento e così via, compone il nuovo corpo eterico, e ciò che aveva compiuto in azioni agisce dalle regioni più alte del Devachan, dove si trova già la Cronaca dell’Akasha, sulla collocazione e localizzazione del corpo fisico. Qui risiedono le forze che conducono un essere umano in un luogo determinato. Se si è fatto del male a qualcuno, questo è un fatto esteriore che sale nelle più alte regioni devachaniche. Agisce nella nuova incorporazione in un corpo fisico come forze che l’uomo ha lasciato dietro di sé, e lo spinge (certamente sotto la guida di entità superiori) verso il luogo in cui potrà sperimentare nel mondo fisico l’effetto delle proprie azioni.

Tutto ciò che sperimentiamo esteriormente senza che ci tocchi particolarmente nel nostro intimo agisce, nella successiva incarnazione, sul nostro corpo astrale e attrae i corrispondenti sentimenti, sensazioni e peculiarità del pensiero. Se si è impiegata bene la propria vita, se ci si è guardati intorno con attenzione e si sono acquisite abbondanti conoscenze, la conseguenza è che il corpo astrale nella prossima vita rinascerà con particolari attitudini in queste direzioni. Esperienze e conoscenze dunque si imprimono nella successiva incarnazione nel corpo astrale. Ma ciò che si sente, si prova, piacere e dolore, ciò che è esperienza interiore dell’anima, agisce nella successiva incarnazione fin nel corpo eterico e produce in esso un’inclinazione permanente. Chi sperimenta molta gioia, il suo corpo eterico avrà un temperamento incline alla gioia. Chi si sforza di compiere molte buone azioni, attraverso i sentimenti che in ciò si sviluppano avrà nella prossima vita un vero e proprio talento per le buone azioni. Avrà anche una coscienza morale accuratamente sviluppata e sarà un uomo dotato di moralità.

Ciò di cui il corpo eterico è portatore in questa vita (il carattere permanente, le disposizioni e così via) ricompare nella prossima vita nel corpo fisico, e precisamente in modo tale che, ad esempio, un uomo che nella sua vita ha sviluppato cattive inclinazioni e passioni, nella prossima vita nascerà con un corpo fisico malsano. Un uomo invece che gode di buona salute, che è in grado di sopportare molto, nella vita precedente ha sviluppato buone qualità. Uno che tende continuamente ad ammalarsi ha fatto penetrare in sé cattivi istinti. Così è nelle nostre mani procurarci salute o malattia, nella misura in cui esse risiedono nella costituzione del corpo fisico. Basta sradicare tutte le cattive inclinazioni e ci si prepara un buon corpo robusto per la prossima vita.

Con ogni dettaglio si può osservare come ciò che in una vita era presente come inclinazioni agisca nella vita successiva sul corpo fisico. Una vita che ha la tendenza ad amare tutto ciò che la circonda, che si apre amorevolmente a ogni essere, una vita che effonde amore, avrà nella successiva incarnazione un corpo fisico che a lungo apparirà giovane e fiorente. Amore per tutti gli esseri, sviluppo della simpatia producono un corpo fisico che si mantiene giovane. Una vita colma di odio, piena di antipatia verso gli altri esseri, che critica e brontola su tutto e vorrebbe ritrarsi da tutto: ciò produce, da queste inclinazioni, un corpo fisico che invecchia precocemente e si riempie di rughe. Così le inclinazioni e le passioni di una vita si trasferiscono alla vita fisica del corpo nella successiva incarnazione.

Si può scrutare fin nei dettagli, e si potrebbe trovare come un pronunciato senso dell’acquisizione, che è istintivo, che mira sempre ad accumulare, per il fatto che ciò è divenuto un’inclinazione, generi nella prossima vita nel corpo fisico una disposizione alle malattie infettive. Si possono effettivamente constatare casi in cui una spiccata tendenza alle malattie infettive risale a un senso dell’acquisizione fortemente presente in precedenza, che ha appunto come suo portatore il corpo eterico. Un impegno oggettivo invece in seno all’umanità, che non vuole accaparrare nulla per sé, che opera per l’umanità con il dichiarato intento di lavorare per la collettività: una tale inclinazione nel corpo eterico produce nella prossima vita una pronunciata resistenza contro le malattie infettive.

Così si può scrutare il mondo fino a un alto grado nel suo divenire fin nell’intimo, quando si conosce la connessione tra il mondo fisico e quello astrale; e le cose sono talvolta connesse in modo del tutto diverso da come gli uomini vorrebbero immaginare. Molti esseri umani si lamentano ad esempio del dolore e della sofferenza. Ma da un punto di vista superiore non è affatto giustificato lamentarsene: quando sono superati, infatti, e si è pronti per una nuova incarnazione, allora dolore e sofferenza sono le sorgenti di saggezza, ponderatezza e capacità di abbracciare le cose con lo sguardo. Perfino in uno scritto recente, nato dalla visione materialistica del presente, troviamo l’affermazione che nella fisionomia di ogni pensatore si può trovare qualcosa come dolore cristallizzato. Ciò che lo scrittore materialista dice è da tempo noto all’occultista: la più grande saggezza del mondo si acquisisce infatti attraverso il sopportare con calma dolore e sofferenza. Ciò crea nella prossima incarnazione saggezza.

Nessuno che fugga il dolore per stanchezza della vita, che non voglia sopportarlo, può crearsi il fondamento per la saggezza. Anzi, se guardiamo più a fondo, non possiamo nemmeno lamentarci delle malattie. Se le si contempla da un punto di vista più elevato, dal punto di vista dell’eternità, appaiono in tutt’altra luce. Malattie che si sopportano ricompaiono spesso nella prossima vita come particolare bellezza nella corporeità, in modo che molta bellezza corporea che si trova nell’uomo è stata conquistata attraverso la malattia nella vita precedente. Questa è la connessione tra la lesione del corpo attraverso la malattia, in particolare anche attraverso circostanze esteriori, e la bellezza. A questa singolare connessione si può applicare la parola dello scrittore francese Fabre d’Olivet: quando si osserva la vita umana, appare spesso come l’origine della perla nella conchiglia perlifera. Solo attraverso una malattia della conchiglia nasce la perla. Così è di fatto anche nella vita umana: la bellezza è karmicamente connessa con le malattie e ne è il risultato. Se però ora dicevo: chi sviluppa cattive passioni si crea la disposizione alle malattie, si deve tenere rigorosamente presente che qui si tratta della disposizione interiore alle malattie. Se ci si ammala perché ad esempio si lavora in un’aria appestata, ciò è qualcosa di diverso: per questo ci si può anche ammalare, ma non è in connessione con la disposizione del corpo fisico.

Ora, tutto ciò che sono fatti sul piano fisico, tutto ciò che è qualcosa di compiuto, che si realizza in modo da avere un effetto nel mondo fisico (dal passo e dal gesto della mano fino ai processi più complicati, ad esempio la costruzione di una casa) torna all’uomo in una successiva incarnazione come un effetto fisico reale dall’esterno. Vedete, viviamo dall’interno verso l’esterno: ciò che nel corpo astrale vive come gioia, dolore, piacere e sofferenza, riappare nel corpo eterico; ciò che nel corpo eterico ha radice come istinti e passioni permanenti, appare nel corpo fisico come disposizione; ma ciò che si fa qui, in modo da utilizzare il corpo fisico, appare come destino esteriore nella successiva incarnazione. Così ciò che il corpo astrale fa diventa il destino del corpo eterico, il corpo eterico diventa il destino del corpo fisico, e ciò che il corpo fisico fa ritorna come effetto dall’esterno nella successiva incarnazione come realtà fisica.

Avete così individuato con precisione il punto in cui il destino esteriore interviene nella vita umana. Questo effetto del destino è qualcosa che talvolta può tardare a lungo, ma che sicuramente deve raggiungere l’uomo. Quando si segue la vita di un uomo attraverso le diverse incarnazioni, si può sempre vedere che la vita in un’incarnazione successiva viene predisposta da esseri attivi nell’incorporazione del corpo fisico, in modo che l’uomo venga condotto in un luogo determinato affinché il destino lo raggiunga.

Ecco un altro esempio tratto dalla vita. In un’assemblea di un tribunale femico medievale vi erano alcuni giudici che pronunciarono la sentenza e l’eseguirono essi stessi: uccisero una persona. Si risalì alle precedenti incarnazioni dei giudici e dell’ucciso, e risultò che tutti avevano vissuto nella stessa epoca; precisamente il giustiziato era stato un capo tribù e aveva fatto giustiziare coloro che ora erano giudici femici. Questa azione della precedente vita fisica ha creato la connessione fra le persone; ha creato forze che agiscono fin nella Cronaca dell’Akasha. Quando un uomo torna a incarnarsi, queste forze lo fanno nascere di nuovo contemporaneamente e nello stesso luogo dell’uomo a cui è così concatenato, e producono il suo destino. La Cronaca dell’Akasha è effettivamente una fonte di forze in cui tutto è iscritto: ciò che un uomo ha da saldare con gli altri. Questi processi qualcuno li può avvertire; pochissimi però ne sono coscienti.

Un uomo si trova ad esempio in una professione che apparentemente lo rende felice e soddisfatto. Qualcosa lo spinge fuori; non trova un’altra professione nello stesso luogo, viene gettato a miglia di distanza, in un altro paese, dove deve intraprendere un nuovo cammino professionale. Là incontra un uomo con cui deve entrare in qualche rapporto. Che cosa è accaduto? L’uomo ha vissuto un tempo con l’altro che ora ha incontrato. In passato gli è rimasto debitore di qualcosa. Tutto questo è iscritto nella Cronaca dell’Akasha, e le forze l’hanno guidato in quel luogo affinché potesse incontrare quell’uomo e saldargli il suo debito.

Continuamente, tra nascita e morte, l’uomo è racchiuso in una trama di forze che da ogni parte l’avvolgono animicamente: sono le potenze che dirigono la sua vita. Vedete così che in realtà portate continuamente in voi gli effetti di vite precedenti, che vivete sempre gli effetti di precedenti incarnazioni.

Dovete dunque essere consapevoli che nella vostra vita siete guidati da potenze che voi stessi non conoscete. Ciò che agisce sul corpo eterico sono formazioni che voi stessi avete prodotto in precedenza sul piano astrale, e ciò che opera come vostro destino sono entità, forze nelle regioni superiori del Devachan, che voi stessi avete iscritto nella Cronaca dell’Akasha. Queste forze o entità non sono sconosciute all’occultista: sono del tutto inserite nell’ordine gerarchico di entità simili. Dovete essere consapevoli che sia nel corpo astrale, sia nel corpo eterico, sia nel corpo fisico avvertite in generale gli effetti di altre entità. Tutto ciò che fate involontariamente, tutto ciò a cui siete spinti, avviene per l’azione di altre entità. Non avviene dal nulla. I diversi arti della natura umana sono continuamente e realmente permeati e ricolmi di altre entità, e il maestro iniziato fa compiere buona parte degli esercizi proprio per scacciarle, affinché l’uomo diventi sempre più libero.

Le entità che permeano il corpo astrale e lo rendono non libero si chiamano demoni. Continuamente il vostro corpo astrale è permeato da tali demoni, e le entità che voi stessi generate con i pensieri veri o falsi sono tali che a poco a poco crescono fino a divenire demoni. Vi sono demoni buoni, che procedono da pensieri buoni. Ma i pensieri cattivi, soprattutto i pensieri falsi e menzogneri, generano figure demoniache delle più terribili e orrende specie, che (se così ci si può esprimere) tempestano il corpo astrale. Allo stesso modo permeano il corpo eterico entità dalle quali l’uomo deve liberarsi: sono gli spettri o fantasmi. Infine vi sono quelle che permeano il corpo fisico: sono i fantasmi. Oltre a questi tre tipi, vi sono ancora altre entità che sospingono l’Io qua e là: sono gli spiriti, così come l’Io stesso è spirito. Di fatto l’uomo è il produttore di tali entità, che poi, quando egli scende di nuovo sulla Terra, determinano il destino interiore ed esteriore. Esse animano il corso della vita in modo che voi percepiate tutto ciò che il vostro corpo astrale ha prodotto in demoni, il vostro corpo eterico in spettri e il vostro corpo fisico in fantasmi. Tutto ciò ha un’affinità con voi e tende verso di voi quando tornate a incarnarvi.

Vedete come i documenti religiosi esprimano queste verità. Quando nella Bibbia si parla dell’espulsione dei demoni, non si tratta di qualcosa di astratto, ma è da intendere in modo del tutto reale e letterale. Che cosa faceva Cristo Gesù? Guariva l’ossesso dai demoni, estraeva dal corpo astrale i demoni. Sono processi reali, da prendere del tutto alla lettera. Anche Socrate, quello spirito illuminato, parla del suo demone che operava nel suo corpo astrale. Era un buon demone; non bisogna immaginare sotto i demoni soltanto entità malvagie.

Ma vi sono anche demoni terribili e perniciosi. Tutti i demoni della menzogna agiscono come se rigettassero l’uomo indietro nello sviluppo. Nella storia del mondo, con le menzogne dei grandi personaggi vengono sempre creati tali demoni della menzogna, che crescono fino a diventare entità del tutto poderose: per questo si parla degli spiriti degli impedimenti o degli ostacoli. In questo senso Faust dice a Mefistofele: «Tu sei il padre di tutti gli ostacoli!»

Il singolo uomo, così come è intessuto nella restante umanità, agisce sul mondo intero a seconda che dica la verità o menta, perché il fatto che generi demoni della verità o della menzogna ha effetti del tutto diversi. Immaginate un popolo composto di soli bugiardi. Esso popolerebbe il piano astrale di puri demoni della menzogna, e questi possono a loro volta manifestarsi nella disposizione fisica a epidemie. Così vi è una certa forma di bacilli, portatori di malattie infettive, che proviene dalle menzogne dell’umanità. Non sono altro che demoni della menzogna fisicamente incarnati. Vedete così che le menzogne dei tempi passati compaiono nel karma cosmico in un determinato esercito di entità. Quanta verità contengano i miti e le leggende lo vedete in un passo del Faust. Vi trovate una connessione fra parassiti e menzogne, così come nel ruolo che topi e ratti hanno in connessione con lo spirito della menzogna, Mefistofele. Nelle leggende si conservano spesso meravigliose connessioni fra il mondo spirituale e quello fisico.

Dobbiamo ancora parlare di parecchie altre cose per comprendere la legge del karma. Da una certa intima conoscenza della legge del karma è proceduto l’intero movimento della scienza dello spirito. Avete appena visto come cose che risiedono nel corpo eterico agiscano nella prossima vita sul corpo fisico. Così la mentalità, la tendenza a pensare in un modo ben determinato, agisce sul corpo fisico; e per una successiva incarnazione non è indifferente se nella vostra mentalità siete spirituali o materialistici. Un uomo che sa qualcosa dei mondi superiori — basta che creda nei mondi superiori — avrà nella sua prossima vita un corpo fisico centrato, il cui sistema nervoso funziona con calma, che egli ha in mano fin nei nervi. Un uomo invece che vuole far valere soltanto ciò che esiste nel mondo sensibile trasmette questa mentalità al suo corpo fisico, e avrà nella prossima incarnazione un corpo fisico predisposto alle malattie nervose, un corpo fisico irrequieto che non ha un saldo centro di volontà. Il materialista si disgrega in singole parti; lo spirito tiene unito, perché è l’unità.

La disposizione si manifesta nei singoli esseri umani attraverso il destino nella prossima incarnazione, ma si trasmette anche attraverso le generazioni: figli e nipoti di padri che erano di mentalità materialistica devono pagarne lo scotto con una cattiva costituzione del sistema nervoso e con malattie nervose. Un’epoca nervosa come la nostra è la conseguenza della mentalità materialistica del secolo scorso, e come controcorrente i grandi maestri dell’umanità hanno riconosciuto la necessità di far affluire la mentalità spirituale.

Il materialismo ha agito fin dentro la religione. O forse non sono materialisti coloro che credono sì nei mondi spirituali, ma non hanno la volontà di conoscerli? Questo è il materialismo nella religione, che vorrebbe vedere il mistero dell’opera dei sei giorni — come la grande evoluzione cosmica si esprime nell’opera dei sei giorni della Bibbia — svolgersi davanti ai propri occhi; che parla di Cristo Gesù come di una «personalità storica» e passa oltre il mistero del Golgota. Il materialismo nelle scienze naturali è solo una conseguenza del materialismo nella religione; non esisterebbe se la vita religiosa non fosse permeata di materialismo. Coloro che oggi sono troppo pigri per approfondirsi nel campo religioso sono gli stessi che hanno generato il materialismo nelle scienze naturali. Lo sfacelo nervoso prodotto da questo materialismo si manifesta in intere stirpi, interi popoli, come nella vita del singolo essere umano.

Se la corrente spirituale non acquista abbastanza potere da poter afferrare anche i pigri e gli indolenti, ciò che è la conseguenza karmica — la nervosità — acquista sempre maggiore influsso sull’umanità. Come nel Medioevo vi sono state epidemie di lebbra, così in futuro, provocate dalla mentalità materialistica, appariranno gravi malattie nervose, vere e proprie epidemie di follia, e interi popoli ne saranno colpiti.

Così, attraverso la comprensione di questo ambito della legge del karma, la scienza dello spirito non dovrebbe essere qualcosa su cui si discute, bensì un rimedio per l’umanità. Quanto più l’umanità diventerà spirituale, tanto più verrà sradicato tutto ciò che è connesso con le malattie del sistema nervoso e dell’anima.

7°La tecnica del karma

Monaco di Baviera, 31 Maggio 1907

Per poter comprendere ancora meglio la legge del karma, nella misura in cui essa si manifesta nella vita umana, voglio raccontare un fenomeno che si presenta immediatamente dopo la morte dell’uomo. Pensate al quadro del ricordo che si presenta quando l’uomo è liberato dal corpo fisico e per breve tempo vive soltanto nell’involucro del corpo eterico e di quello astrale, prima di proseguire il suo ulteriore cammino attraverso il mondo elementare. Per una comprensione intima dell’agire del karma lasciate che vi descriva un sentimento particolare che si presenta già durante questo grande quadro. È il sentimento di divenire più grandi, di crescere al di fuori di sé stessi. Esso si presenta sempre più forte, anche fintanto che l’uomo è ancora nel suo corpo eterico. L’uomo viene a trovarsi in una condizione peculiare rispetto a questo quadro. Dapprima sono immagini della vita trascorsa, che contempla come in un panorama. Poi viene un momento — non lontano dalla morte e di durata variabile, ore o giorni, a seconda dell’individualità dell’uomo — in cui ha la sensazione: io stesso sono tutte queste immagini. Sente il suo corpo eterico crescere, come se abbracciasse l’intero orizzonte della Terra fin su al Sole.

Poi, quando l’uomo abbandona il suo corpo eterico, si presenta un altro sentimento, altamente singolare, davvero difficile da descrivere con parole del mondo fisico. È certamente un sentimento di estensione fin nel lontano spazio cosmico, ma tale che non si riempiono più tutti i luoghi dello spazio cosmico. Lo si può descrivere solo grossolanamente. Ci si sente in modo tale da trovarsi ad esempio con una parte del proprio essere a Monaco, con un’altra a Magonza, con una terza a Basilea e con un’altra ancora ben al di fuori del cerchio terrestre, forse sulla Luna. Ci si sente per così dire smembrati, e gli spazi intermedi come non appartenenti a sé. Questo è il modo peculiare di sentirsi astralmente: come diffusi nello spazio, trasportati in luoghi diversi, ma senza riempire lo spazio intermedio. E questa sensazione dura per tutto il tempo di Kamaloka, che l’uomo percorre a ritroso fino alla nascita. È sempre un rivivere di tali frammenti che appartengono a noi. Tutto questo si articola poi insieme all’intera restante vita di Kamaloka. È importante saperlo per farsi un’idea di come operi effettivamente la legge del karma. Dapprima ci si sente dentro l’essere umano con cui si era connessi per ultimo, e poi a ritroso in tutti gli esseri umani e le altre creature con cui si ebbe a che fare durante la vita.

Se ad esempio a Magonza avete una volta picchiato un uomo, dopo la vostra morte, al momento dato, vivete voi stessi le percosse, i dolori che gli avete inflitto. Se l’uomo è ancora a Magonza, una parte del vostro corpo astrale si sente dopo la vostra morte a Magonza e vive là la cosa. Se il picchiato nel frattempo è morto, vi sentite là dove ora si trova in Kamaloka. Naturalmente non abbiamo a che fare soltanto con questo singolo uomo, ma anche con molti altri, sparsi sulla Terra e in Kamaloka. Ovunque voi siete: quell’essere discontinuo che costituisce la corporeità in Kamaloka ve lo consente. Esso rende possibile vivere in tutti gli altri ciò che avete avuto a che fare con loro, e vi formate così un legame permanente con tutti coloro con cui siete venuti in contatto. Siete ora collegati a questo uomo che avete picchiato per il fatto che in Kamaloka avete vissuto insieme a lui. In seguito salite nel Devachan e poi tornate in Kamaloka. Ora il vostro corpo astrale, nella sua ricostituzione, trova ciò che lo riunisce all’uomo con il quale eravate cresciuti insieme. Poiché vi sono molti di tali legami, vedete che tutto ciò che ha a che fare con voi è collegato a voi da una specie di vincolo.

Una chiara spiegazione ve la darà l’evento osservato dall’occultista, di cui vi ho già parlato, in cui cinque giudici femici condannarono a morte un uomo e lo giustiziarono essi stessi. Questa persona, nella sua precedente vita, era stata una sorta di capo tribù e aveva fatto giustiziare i cinque. Poi morì e venne in Kamaloka. Durante quel tempo fu trasportata nel luogo dove si trovavano gli altri, e dentro gli altri, e dovette vivere le sensazioni che gli altri avevano avuto quando furono uccisi. Questo è il punto di partenza di forze di attrazione che al riapparire sulla Terra riuniscono le persone, in modo che la legge del karma possa compiersi.

Così abbiamo la tecnica di come il karma opera. Vedete da ciò che vi sono modi di essere, appartenenze reciproche nel mondo che hanno inizio già sul piano astrale. Sul piano fisico vi è continuità della sostanza; sul piano astrale invece si possono percepire parti della corporeità congiunte fra loro eppure separate l’una dall’altra. È come se sentiste in voi la testa, fra testa e cuore nulla, e poi il cuore, e poi i piedi e in mezzo nulla. Un frammento di voi può essere in America e appartenere in modo del tutto delimitato alla vostra corporeità astrale, un altro sulla Luna e un terzo su un altro pianeta ancora, e non è necessario che vi sia una connessione astralmente visibile fra queste membra.

Quando consideriamo in questo modo la legge del karma, ci diventa chiaro che ciò che nella vita umana si presenta in un ciclo di vita è il risultato di molte cause che risiedono in vite trascorse. Come mettiamo ora in accordo la legge del karma con l’ereditarietà esteriore? Si dice che vi siano molte contraddizioni fra ereditarietà e questa legge. Molti dicono di un uomo moralmente capace che deve essere il rampollo di una famiglia altrettanto capace, che deve averlo ereditato dai padri. Se consideriamo i processi fisici dal punto di vista occulto, sappiamo che non è così. Certamente possiamo sotto certi aspetti definirli come processi ereditari. Chiariamocelo con degli esempi.

Se consideriamo ad esempio la famiglia Bach, vediamo che in essa nacquero 29 musicisti nell’arco di 250 anni, fra cui il grande Bach. Per essere un buon musicista occorre infatti non soltanto la capacità musicale interiore, ma un orecchio fisico ben formato, una determinata forma di esso. Il profano non è in grado di distinguere ciò che conta: bisogna guardare in profondità con forze occulte. Anche se le differenze sono piccole e insignificanti, una determinata forma degli organi uditivi interni è necessaria perché qualcuno possa diventare un musicista, e queste forme si ereditano. Sono simili in un uomo a quelle del padre, del nonno e così via, come si eredita la forma del naso.

Supponiamo che lassù, sul piano astrale, un’individualità sia pronta a incarnarsi e cerchi un corpo fisico. Essa si è conquistata secoli o millenni fa particolari capacità musicali. Se non trova un corpo fisico con l’orecchio adatto, non può diventare musicista. Perciò tende verso una tale famiglia che le dia l’orecchio musicale. Senza di esso la sua disposizione musicale non potrebbe esprimersi, perché il più grande virtuoso non può rendere nulla se non gli si dà uno strumento.

Anche il talento matematico necessita di qualcosa di ben determinato. Per il matematico non è necessaria una particolare costruzione del cervello, come molti credono. Il pensiero, la logica, sono in lui come negli altri. Ciò che conta sono i tre cosiddetti canali semicircolari situati nell’orecchio, disposti in modo da occupare le tre direzioni dello spazio. La particolare conformazione di questi canali determina il talento matematico. Vi risiede la disposizione alla matematica. Si tratta di un organo fisico, e questo deve essere ereditato. Così vediamo che nella famiglia Bernoulli si incarnarono otto significativi matematici.

Anche l’uomo morale ha bisogno, per esercitare la sua disposizione morale, di una coppia di genitori che gli trasmetta per ereditarietà il corpo fisico adatto. Ha questi genitori perché è una tale individualità e non un’altra. L’individualità sceglie essa stessa i propri genitori, sebbene sotto la guida di entità superiori. Vi sono persone che dal punto di vista dell’amore materno hanno qualcosa da obiettare a questo fatto. Hanno paura di poter perdere qualcosa se il bambino non eredita dalla madre questa o quella qualità. Ma la vera conoscenza approfondisce persino il sentimento dell’amore materno. Essa mostra che è un sentimento d’amore prenatale, già presente prima del concepimento, ciò che guida il bambino verso la madre. Il bambino porta amore alla madre già prima della nascita; l’amore materno è il contraccambio. Così troviamo l’amore materno, considerato spiritualmente, esteso al di là della nascita. Si fonda su sentimenti di reciprocità. Si crede spesso che l’uomo sia sottoposto alla legge inalterabile del karma, che non vi sia nulla da cambiare. Portiamo un paragone dalla vita ordinaria per illustrare l’azione di questa legge karmica. Un commerciante ha nel suo libro le voci del dare e dell’avere. Quando le somma e le confronta, esse esprimono lo stato dei suoi affari. La situazione commerciale del commerciante è soggetta alla legge inesorabile del dare e dell’avere. Se però egli avvia nuovi affari, può registrare nuove voci, e sarebbe uno stolto se non volesse più fare nuovi affari solo perché una volta ha tirato il bilancio. Per quanto riguarda il karma, dal lato dell’avere sta tutto ciò che l’uomo ha fatto di buono, di saggio, di vero, di giusto; dal lato del dare sta tutto ciò che ha fatto di malvagio, di stolto. In ogni momento egli è libero di inserire nuove voci nel libro karmico della vita. Perciò non si creda mai che nella vita domini una legge del destino inalterabile. La libertà non viene compromessa dalla legge del karma. E per questo, con la legge del karma, dovete pensare tanto al futuro quanto al passato. Noi portiamo in noi gli effetti delle azioni passate, e siamo gli schiavi del passato, ma i signori del futuro. Se vogliamo plasmarlo bene, dobbiamo registrare voci il più possibile favorevoli nel libro della vita.

È un pensiero grande, possente, sapere che qualunque cosa si faccia, nulla è vano, che tutto ha il suo effetto nel futuro. Così la legge non agisce in modo opprimente, ma ci riempie della più bella speranza. È il dono più bello della scienza dello spirito. La legge del karma ci rende lieti, perché guardiamo nel futuro. Essa ci dà il compito di essere attivi nel senso di una tale legge; non ha nulla che possa rendere triste l’uomo, nulla che possa dare al mondo una colorazione pessimistica. Dà ali alla nostra attività, a cooperare al divenire della Terra. In tali sentimenti deve trasformarsi la conoscenza della legge del karma.

Quando un uomo soffre, spesso si dice: merita la sua sofferenza, deve scontare il suo karma; se l’aiuto, intervengo nel suo karma. Questa è una stoltezza. La sua povertà, la sua miseria è causata dalla sua vita precedente, ma se l’aiuto, il mio aiuto registrerà una nuova voce nella sua vita. Lo faccio così progredire. Sarebbe altrettanto stolto dire a un commerciante che si potrebbe salvare dalla rovina con 1000 o 10.000 marchi: no, così il tuo bilancio verrebbe alterato. Proprio questo deve spingerci ad aiutare l’uomo. L’aiuto perché so che nel nesso karmico nulla è senza effetto. Questo dovrebbe essere per noi uno sprone ad agire realmente.

Da parte di molte persone la legge del karma viene contestata dal punto di vista del cristianesimo. I teologi dicono: il cristianesimo non può riconoscere la legge del karma, perché se fosse giusta, non potrebbe mai ammettere il principio della morte vicaria. Ma vi sono anche teosofi che dicono che la legge del karma sia in contraddizione con il principio della redenzione. Dicono di non poter riconoscere questo aiuto che un singolo essere offre a molti uomini. Hanno torto entrambi; entrambi non hanno compreso la legge del karma.

Prendete un uomo misero. Voi stessi siete in una condizione più felice, potete aiutarlo. Attraverso questo aiuto scrivete una nuova voce nella sua vita. Una persona ancor più potente può aiutare due uomini e agire sul karma di due. Uno ancor più potente può aiutare dieci o cento uomini, e il più potente di tutti può aiutare innumerevoli persone. Ciò non contrasta affatto con il principio dei nessi karmici. Proprio grazie all’affidabilità della legge del karma sappiamo che questo aiuto interviene realmente nel destino dell’uomo.

Si sa che in effetti l’umanità aveva bisogno di quell’aiuto, quando l’individualità del Cristo fu posta su questo piano. La morte in croce del Redentore, dell’unico essere centrale, fu l’aiuto che intervenne nel karma di innumerevoli persone. Non vi è alcun contrasto fra l’esoterismo cristiano rettamente inteso e la scienza dello spirito rettamente intesa. Troviamo una profonda consonanza fra le leggi di entrambi e non siamo affatto costretti a rinunciare al principio della redenzione.

Saremo introdotti ancor più profondamente nella legge del karma quando passeremo all’evoluzione dell’umanità e a quella della Terra. Abbiamo esposto alcuni fatti che devono condurci alla comprensione della legge del karma. Alcune altre cose le comprenderemo ancora meglio quando passeremo all’evoluzione dell’umanità stessa, e precisamente non solo durante la Terra, ma anche attraverso gli altri pianeti, che sono altre incarnazioni della nostra Terra. Potremo trovarvi alcune integrazioni alla legge del karma, in quanto verremo ricondotti a tempi antichissimi e al contempo saremo indirizzati verso un futuro remotissimo.

In via introduttiva vogliamo ancora prendere conoscenza di un fatto importante. Oggi ci è divenuto chiaro che ciò che possiamo vedere con gli occhi fisici dell’uomo, il suo corpo fisico esteriore, viene plasmato dagli arti superiori della natura umana, che il suo Io, il corpo astrale e il corpo eterico e così via fino all’arto più elevato, Atma, lavorano al nostro corpo. Le parti di esso, così come sono oggi nell’uomo, non hanno uguale valore, ma hanno un valore differente nella natura umana. Basta fare una considerazione piuttosto triviale per capire che il nostro corpo fisico è in fondo la parte più perfetta della nostra natura. Si prenda ad esempio una parte del femore. Non si tratta di un osso compatto e massiccio, ma di un elemento costruito ad arte, come a partire da travi intrecciate. Chi osserva questa parte non solo con l’intelletto, ma con il sentimento, sarà preso dall’ammirazione per la saggezza che l’ha creata: non ha impiegato più materiale del necessario per sostenere la parte superiore del corpo secondo il principio del minimo dispendio di forza. Nessuna ingegneria, che voglia costruire un ponte, è giunta tanto avanti quanto quella saggezza che in natura ha realizzato qualcosa di simile.

Se si studia il cuore umano non solo con lo sguardo dell’anatomista e del fisiologo, vi si troverà l’espressione di un’alta saggezza. Non crediate che il corpo astrale dell’uomo nel suo genere sia oggi già così avanti come il cuore fisico dell’uomo. Il cuore è costruito con arte e saggezza; il corpo astrale, con le sue brame, induce l’uomo per decenni a versare in sé ogni genere di veleno per il cuore, e il cuore vi resiste per decenni. Solo a un futuro stadio di sviluppo anche il corpo astrale sarà tanto avanti quanto oggi il corpo fisico, e allora sarà molto, molto più elevato del corpo fisico. Oggi quest’ultimo è il più perfetto; meno perfetto è il corpo eterico, e ancor meno il corpo astrale, e il neonato fra i corpi è l’Io.

Il corpo fisico, così come ci sta oggi davanti, è l’arto più antico della natura umana. Su di esso si è lavorato più a lungo. Solo quando ebbe raggiunto un determinato livello nel corso dell’evoluzione, fu compenetrato dal corpo eterico. Dopo che questi due ebbero cooperato per un certo tempo, si aggiunse il corpo astrale, e solo per ultimo l’Io, che però in futuro raggiungerà altezze inimmaginabili nell’evoluzione.

Così come l’uomo si incarna ripetutamente, anche la nostra Terra ha attraversato incarnazioni e ne attraverserà ancora altre. Il cammino della reincarnazione si compie attraverso l’intero cosmo. La nostra Terra nella sua forma attuale è la reincarnazione di pianeti precedenti, e possiamo guardare a tre di essi.

La nostra Terra, prima di diventare Terra, era ciò che nell’occultismo — non nell’astronomia — si chiama Luna. L’attuale Luna è per così dire una scoria, espulsa in quanto inutilizzabile. Se potessimo mescolare insieme Terra e Luna con tutte le loro sostanze ed entità, otterremmo ciò che chiamiamo il predecessore della Terra, la Luna occulta; e ciò che oggi è rimasto come Terra è il resto della Luna dopo l’espulsione della scoria.

Così come l’attuale Luna è un residuo espulso dell’antica incarnazione lunare, il Sole che sta nel cielo è qualcosa che è emerso da uno stato ancora precedente della Terra. Prima che la Terra diventasse Luna, essa era, come diciamo nell’occultismo, essa stessa Sole, e questo Sole era costituito da tutte le sostanze e le entità che oggi formano Sole, Luna e Terra. Questo Sole si liberò delle parti che come corpo superiore non poteva trattenere, delle sostanze e delle entità che oggi formano Terra e Luna, e così divenne stella fissa. Una tale stella per l’occultista non è qualcosa che sia sempre stata una stella fissa. Il Sole è diventato stella fissa solo dopo essere stato un pianeta.

Il Sole, che oggi si vede, che un tempo era unito alla Terra, ha accolto in sé molte entità che erano più elevate delle entità terrestri, così come la Luna, che si vede, ha ricevuto le parti peggiori e perciò è una scoria espulsa. La Luna è un pianeta decaduto, il Sole un pianeta asceso.

L’esistenza solare fu preceduta da un’altra esistenza ancora, quella di Saturno. Abbiamo così quattro incarnazioni successive della Terra: Saturno, Sole, Luna e come quarta la Terra. Quando l’antenato dell’uomo si sviluppava su Saturno, in lui c’era soltanto il principio del corpo fisico. Sul Sole si aggiunse il corpo eterico, sulla Luna il corpo astrale, e qui sulla Terra l’Io.

Dalla conferenza «Il sangue è un succo del tutto particolare» saprete come l’Io sia legato nel modo più intimo al sangue. Questo sangue non si trovava in un corpo umano prima che un Io vi si incarnasse: il sangue rosso umano è dunque connesso con l’evoluzione stessa della Terra. Non si sarebbe affatto potuto formare se la Terra nel corso della sua evoluzione non si fosse incontrata con un altro pianeta: Marte. Prima la Terra non aveva ferro, non c’era ferro nel sangue; non esisteva affatto quel sangue da cui l’uomo oggi dipende. Nella prima metà dell’esistenza terrestre ciò che è determinante per l’evoluzione della Terra è l’influsso del pianeta Marte, così come per la seconda metà è l’influsso del pianeta Mercurio. Marte ha dato alla Terra il ferro, e l’influsso di Mercurio si manifesta sulla Terra rendendo l’anima umana sempre più libera, perché possa diventare sempre più indipendente. Perciò nell’occultismo si concepisce l’evoluzione terrestre parlando di due metà: la metà di Marte e la metà di Mercurio. Mentre gli altri nomi designano un intero pianeta, l’evoluzione terrestre viene espressa come «Marte-Mercurio». Con questo Marte e Mercurio non si designano gli astri odierni, ma appunto ciò che nella prima e nella seconda metà esercita questi influssi caratterizzanti.

In futuro la Terra si incarnerà in un nuovo pianeta, che si chiama Giove. Allora il corpo astrale sarà tanto progredito da non contrapporsi più come un nemico al corpo fisico, come avviene oggi, ma non sarà ancora giunto al livello più elevato. Il corpo eterico sarà allora tanto avanzato quanto oggi il corpo fisico. Avrà allora tre evoluzioni planetarie alle spalle, come oggi il corpo fisico.

Il corpo astrale sarà tanto avanzato quanto oggi il corpo fisico nell’incarnazione successiva; avrà allora alle spalle l’evoluzione lunare, terrestre e gioviana, e sarà giunto all’evoluzione di Venere. Nell’ultima incarnazione, quella di Vulcano, l’Io avrà raggiunto il suo più alto sviluppo. Così le future incarnazioni della Terra saranno: Giove, Venere, Vulcano.

Queste denominazioni si ritrovano nei giorni della settimana. Vi fu un tempo in cui la denominazione dei fatti che ci circondano proveniva dagli iniziati. Oggi non si ha più un sentimento interiore per l’appartenenza dei nomi alle cose. I nomi dei giorni della settimana dovevano essere per gli uomini un ricordo del loro divenire attraverso gli stati di evoluzione della Terra.

Cominciamo dal sabato: giorno di Saturno, in inglese Saturday. Poi la domenica: giorno del Sole. Lunedì: giorno della Luna. Poi Marte e Mercurio, i due stati della nostra Terra: giorno di Marte — martedì, in antico germanico Ziu- o Dinstag, e in francese Mardi. Mercoledì: il giorno di Mercurio, in francese Mercredi. Mercurio è lo stesso che Wotan. Tacito parla del giorno di Wotan; in inglese ancora oggi Wednesday. Poi il giorno di Giove: Giove è il germanico Donar, da cui il tedesco Donnerstag, in francese Jeudi. Poi il giorno di Venere; Venere, la germanica Freia: Freitag in tedesco, in francese Vendredi.

Così nell’ordine dei giorni della settimana abbiamo un segno di memoria del divenire della Terra attraverso le sue diverse incarnazioni.

8°I sette stati planetari di coscienza dell’uomo

Monaco di Baviera, 1 Giugno 1907

Le diverse incarnazioni del nostro pianeta vogliamo ora considerarle una dopo l’altra. Dobbiamo assolutamente formarci la rappresentazione che queste erano incarnazioni del nostro pianeta terrestre, dunque gli stati della Terra quando essa era un tempo Saturno, Sole, Luna; e dobbiamo rappresentarci che queste incarnazioni erano necessarie per la formazione degli esseri, in particolare dell’uomo, perché l’evoluzione propria dell’uomo è intimamente connessa con l’evoluzione della Terra. Tuttavia otterremo una nozione corretta di ciò che è avvenuto solo se ci formiamo un’idea di come, rispetto a certe proprietà, ciò che oggi riconosciamo come uomini, come noi stessi, si sia modificato nel corso dell’evoluzione; e precisamente vogliamo dapprima considerare i cambiamenti che si sono compiuti nell’uomo rispetto ai suoi stati di coscienza. Tutto, tutto si è evoluto nel mondo, anche la nostra coscienza si è evoluta. La coscienza che l’uomo ha oggi non l’ha sempre avuta; è diventata gradualmente così come è oggi.

La nostra coscienza odierna la chiamiamo coscienza degli oggetti o coscienza diurna di veglia. Tutti voi la conoscete come ciò che vi è proprio dal mattino, quando vi svegliate, fino alla sera, quando vi addormentate. Rendiamoci chiaro in che cosa consiste. Consiste nel fatto che l’uomo dirige i suoi sensi verso il mondo esteriore e percepisce degli oggetti; perciò la chiamiamo coscienza degli oggetti. L’uomo guarda nell’ambiente circostante e con gli occhi scorge certi oggetti nello spazio, delimitati da colori. Ode con l’orecchio e percepisce che nello spazio vi sono oggetti che risuonano, che diffondono il suono. Tocca gli oggetti con il senso del tatto, li trova caldi o freddi, li odora, li gusta. Su ciò che percepisce con i suoi sensi, riflette. Impiega la sua ragione per comprendere questi diversi oggetti, e da questi fatti delle percezioni sensoriali e dal comprenderle con il nostro intelletto si compone la coscienza diurna di veglia, così come l’uomo la possiede oggi. Questa coscienza l’uomo non l’ha sempre avuta: si è sviluppata gradualmente, e non l’avrà sempre così, ma ascenderà a stati di coscienza superiori.

Inizialmente possiamo, con i mezzi che l’occultismo ci offre, abbracciare con lo sguardo sette stati di coscienza, di cui la nostra coscienza attuale è quello centrale. Possiamo abbracciare tre stati precedenti e tre successivi. Qualcuno si meraviglierà che ci troviamo così bene proprio nel mezzo. Ciò viene dal fatto che il primo stato è preceduto da altri, che si sottraggono ai nostri sguardi, e al settimo ne seguono altri che si sottraggono ugualmente alla nostra osservazione. Vediamo appunto all’indietro tanto lontano quanto in avanti. Se fossimo indietro di uno, vedremmo all’indietro uno di più e in avanti uno di meno, proprio come quando andate in un campo e potete vedere tanto lontano a sinistra quanto a destra.

Questi sette stati di coscienza sono i seguenti. Dapprima uno stato di coscienza molto ottuso, profondo, che l’uomo oggi quasi non conosce più. Solo persone dotate in modo particolarmente medianico possono avere ancora oggi questo stato di coscienza, che un tempo su Saturno avevano tutti gli uomini. Tali persone medianiche possono entrare in uno stato che anche lo psicologo moderno conosce. La coscienza diurna di veglia e anche altri stati di coscienza sono in loro sopiti; sono come morte. Ma poi, quando nel ricordo o anche durante lo stato disegnano o descrivono ciò che hanno sperimentato, portano alla luce esperienze del tutto singolari, che non si svolgono intorno a noi. Producono ogni genere di disegni che, pur essendo grotteschi e distorti, concordano tuttavia con ciò che nella scienza dello spirito designiamo come stati cosmici. Spesso non sono affatto corretti, ma hanno qualcosa da cui si può riconoscere che tali esseri, durante questo stato crepuscolare, hanno una coscienza ottusa ma universale. Vedono corpi cosmici e perciò li disegnano.

Una tale coscienza, che è ottusa ma rappresenta un’onniscienza nel nostro cosmo, l’uomo l’ha avuta un tempo sulla prima incarnazione della nostra Terra. La si chiama coscienza di trance profonda. Vi sono esseri nel nostro ambiente che hanno ancora oggi una tale coscienza: sono i minerali. Se poteste parlare con loro, questi minerali vi direbbero come vanno le cose su Saturno. Solo che questa coscienza è del tutto ottusa.

Il secondo stato di coscienza che conosciamo — o piuttosto non conosciamo, perché allora dormiamo — è quello del sonno ordinario. Questo stato di coscienza non è così comprensivo, ma benché sia ancora molto ottuso, in rapporto al primo è già chiaro. Questa coscienza di sonno l’avevano un tempo tutti gli uomini in permanenza, quando la Terra era Sole. A quel tempo l’antenato dell’uomo dormiva continuamente. Anche oggi esiste ancora questo stato di coscienza: l’hanno le piante. Sono esseri che dormono incessantemente, e se potessero parlare, ci potrebbero raccontare come vanno le cose sul Sole, perché hanno la coscienza solare.

Il terzo stato, che è ancora crepuscolare e ottuso in rapporto alla nostra coscienza diurna, è quello della coscienza per immagini, e di esso abbiamo già una nozione precisa: ne sperimentiamo infatti un’eco nel sonno popolato di sogni, seppure solo un rudimento di ciò che sulla Luna era la coscienza di tutti gli uomini. Sarà bene partire dal sogno per avere un’immagine della coscienza lunare.

Nella vita onirica troviamo, è vero, qualcosa di confuso, di caotico, ma a un’osservazione più attenta questa confusione offre tuttavia un’intima regolarità. Il sogno è un simbolista singolare. Nelle mie conferenze ho già spesso addotto i seguenti esempi, tutti tratti dalla vita: sognate di inseguire una raganella per catturarla, sentite il corpo morbido e liscio; vi svegliate e avete in mano un lembo del lenzuolo. Se aveste applicato la vostra coscienza di veglia, avreste visto come la mano ha afferrato la coperta. La coscienza onirica vi dà un simbolo dell’azione esterna, forma un’immagine simbolica da ciò che la nostra coscienza diurna vede come un fatto.

Un altro esempio. Uno studente sogna di trovarsi alla porta dell’aula. Viene urtato, come si dice nel linguaggio studentesco. Ne scaturisce una sfida. Vive tutti i particolari, finché, accompagnato dal suo padrino e dal medico, si reca al duello, e il primo colpo parte. In quell’istante si sveglia e vede che ha rovesciato la sedia accanto al letto. Nella coscienza di veglia avrebbe semplicemente udito questa caduta; il sogno gli simboleggia questa azione prosaica con la drammaticità del duello. Vedete anche che i rapporti temporali sono del tutto diversi: nel singolo istante in cui la sedia è caduta, l’intero dramma gli è passato per la mente. Tutto ciò che era preparazione si è svolto in un momento. Il sogno ha spostato il tempo all’indietro, non obbedisce ai rapporti del mondo, è un creatore di tempo.

Non solo eventi esteriori possono simboleggiarsi così, ma anche processi interni del corpo. L’uomo sogna di essere in uno scantinato, orribili ragni gli strisciano addosso. Si sveglia e avverte un mal di testa. La calotta cranica si è simboleggiata nello scantinato, il dolore nei ragni ripugnanti.

Il sogno dell’uomo odierno simboleggia eventi che sono all’interno e all’esterno. Ma non era così quando questo terzo stato di coscienza era quello dell’uomo sulla Luna. Allora l’uomo viveva in tali immagini come nel sogno odierno, ma esse esprimevano realtà. Significavano una realtà esattamente come oggi il colore blu significa una realtà. Solo che allora il colore fluttuava libero nello spazio, non era fissato sugli oggetti. In quella coscienza di allora l’uomo non avrebbe potuto recarsi per strada come oggi, vedere da lontano un uomo, guardarlo, avvicinarglisi, perché tali forme di esseri che hanno un colore sulla loro superficie, l’uomo allora non avrebbe potuto percepirle, a prescindere dal fatto che non poteva camminare come fa l’uomo odierno. Ma supponiamo che sulla Luna l’uomo avesse incontrato un altro: un’immagine di forma e colore liberamente fluttuante sarebbe salita davanti a lui; diciamo un’immagine brutta — allora l’uomo si sarebbe scostato per non incontrarlo — oppure un’immagine bella — allora gli si sarebbe avvicinato. L’immagine cromatica brutta gli avrebbe indicato che l’altro nutriva un sentimento di antipatia verso di lui; quella bella, che l’altro l’amava.

Supponiamo che sulla Luna vi fosse stato del sale. Quando oggi del sale sta sulla tavola, lo vedete così com’è nello spazio, come un oggetto, granuloso, di un determinato colore. Allora non sarebbe stato così. Sulla Luna il sale non l’avreste potuto vedere, ma dal punto in cui il sale si fosse trovato sarebbe partita, libera e fluttuante, un’immagine di forma e colore, e questa immagine vi avrebbe indicato che il sale è qualcosa di utile. Così l’intera coscienza era colma di immagini, di colori e forme fluttuanti. In un tale mare di forme e colori viveva l’uomo, e queste immagini di colori e forme significavano ciò che accadeva intorno all’uomo, soprattutto le cose dell’anima e ciò che aveva rapporto con l’animico, ciò che gli era giovevole o nocivo. Così l’uomo si orientava in modo giusto sulle cose intorno a lui.

Questa coscienza, quando la Luna si reincarnò nella Terra, si è trasformata nella nostra odierna coscienza diurna, e ne è rimasto solo un residuo nel sogno, come l’ha l’uomo odierno, un rudimento, perché anche di altre cose sono rimasti dei rudimenti. Sapete ad esempio che vicino all’orecchio vi sono certi muscoli che oggi appaiono privi di scopo. Un tempo avevano il loro senso: servivano a muovere le orecchie a piacimento. Oggi solo poche persone ne sono ancora capaci.

Così si trovano anche nell’uomo stati che sono rimasti come ultimo residuo di un’istituzione un tempo sensata. Sebbene queste immagini oggi non significhino più nulla, allora significavano il mondo esteriore. Anche oggi avete questa coscienza in tutti quegli animali — fate bene attenzione! — che non possono sviluppare un suono dal proprio interno. Nell’occultismo esiste infatti una classificazione degli animali assai più corretta che nella scienza naturale esteriore, ossia quella fra animali interiormente muti e quelli che possono risuonare dall’interno. Trovate certamente in certi animali inferiori che producono un suono, ma ciò avviene allora in modo meccanico, per sfregamento e simili, non dall’interno. Persino le rane non producono il suono dall’interno. Solo gli animali superiori, sorti allora, quando l’uomo poté esprimere nel suono la sua sofferenza e la sua gioia, solo essi hanno ricevuto insieme all’uomo la possibilità di esprimere attraverso suoni e grida il loro dolore e il loro piacere. Tutti gli animali che non risuonano dall’interno hanno ancora una tale coscienza per immagini. Non è che gli animali inferiori vedano le immagini in tali delimitazioni come noi. Quando un animale inferiore, ad esempio il granchio, percepisce un’immagine che fa un’impressione brutta, si ritrae. Non vede gli oggetti, ma la nocività la vede in un’immagine repellente.

Il quarto stato di coscienza è quello che ora hanno tutti gli uomini. Le immagini che l’uomo prima percepiva liberamente fluttuanti nello spazio come immagini cromatiche si posano per così dire sugli oggetti. Sono, si vorrebbe dire, calate su di essi. Formano i contorni delle cose. Appaiono sulle cose, mentre prima apparivano liberamente fluttuanti. Con ciò sono divenute l’espressione della forma. Ciò che l’uomo prima aveva in sé è uscito e si è attaccato agli oggetti. In tal modo è giunto alla sua odierna coscienza diurna di veglia.

Vogliamo ora considerare qualcos’altro. Abbiamo già detto che su Saturno fu preparato il corpo fisico dell’uomo. Sul Sole si aggiunse il corpo eterico o vitale, lo compenetrò e lavorò su di esso. Assunse ciò che il corpo fisico era già divenuto e l’elaborò ulteriormente. Sulla Luna si aggiunse il corpo astrale, che mutò nuovamente la forma del corpo. Su Saturno questo corpo fisico era molto semplice. Sul Sole era già molto più complicato, perché ora il corpo eterico vi lavorava e lo rendeva più perfetto. Sulla Luna si aggiunse il corpo astrale, e sulla Terra si aggiunse l’Io, rendendolo ancora più perfetto. Allora, quando il corpo fisico era su Saturno, quando ancora nessun corpo eterico vi era penetrato, tutti quegli organi che oggi vi si trovano non c’erano ancora, perché mancavano sangue e nervi, e non c’erano nemmeno ghiandole. Allora l’uomo possedeva, seppure solo in germe, soltanto quegli organi che oggi sono i più perfetti e che hanno avuto il tempo di elevarsi alla loro perfezione odierna: i meravigliosi organi di senso.

Questa meravigliosa costruzione dell’occhio umano, questo prodigioso apparato dell’orecchio umano, tutto ciò ha raggiunto la sua perfezione solo oggi, perché fu plasmato dalla massa di Saturno, e poi il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io vi hanno lavorato. Lo stesso vale per la laringe. Era già predisposta su Saturno, ma l’uomo allora non poteva ancora parlare. Sulla Luna cominciò a emettere suoni e grida inarticolati, ma solo attraverso il lungo lavoro descritto la laringe divenne l’apparato perfetto quale è oggi sulla Terra. Sul Sole, dove fu inserito il corpo eterico, questi organi di senso furono ulteriormente sviluppati, e si aggiunsero tutti quegli organi che sono prevalentemente organi di secrezione e organi vitali, che servono alla nutrizione e alla crescita. Furono predisposti per la prima volta durante l’esistenza solare. Poi il corpo astrale continuò a lavorarvi durante l’esistenza lunare, l’Io durante l’esistenza terrestre; così le ghiandole, gli organi della crescita e così via sono maturati fino alla loro perfezione odierna. Poi sulla Luna, con l’inserimento del corpo astrale, fu predisposto per la prima volta il sistema nervoso. Era il tempo in cui l’uomo aveva la coscienza per immagini. Ma ciò che rese l’uomo capace di sviluppare una coscienza degli oggetti, ciò che al contempo lo rese capace di esprimere verso l’esterno nel suono il suo piacere e la sua sofferenza, l’Io, formò nell’uomo il suo sangue.

Così l’intero universo è il costruttore degli organi di senso. Così tutto ciò che è ghiandole, organi di riproduzione e di nutrizione, è formato dal corpo vitale. Così il corpo astrale è il costruttore del sistema nervoso e l’Io è colui che ha inserito il sangue. Vi è un fenomeno che si designa come anemia o clorosi. Allora il sangue entra in uno stato in cui non è in grado di mantenere la coscienza di veglia. Tali persone entrano spesso in una coscienza crepuscolare simile a quella della Luna.

Ora vogliamo considerare i tre stati di coscienza che ancora seguono. Si può chiedere: come è possibile oggi saperne già qualcosa? È possibile attraverso l’iniziazione. L’iniziato può avere questi stati di coscienza anticipatamente già oggi. Il prossimo stato di coscienza, che l’iniziato conosce, è il cosiddetto stato psichico, uno stato di coscienza in cui si ha l’uno e l’altro insieme: la coscienza per immagini e la coscienza diurna di veglia. Con questa coscienza psichica vedete l’uomo così come nella coscienza diurna di veglia, nei suoi contorni e nelle sue forme, ma al contempo vedete ciò che vive nella sua anima irradiarsi come nubi di colore e immagini in ciò che chiamiamo l’aura. Allora non andate per il mondo in stato di sogno come l’uomo lunare, ma con completo autocontrollo, come l’uomo odierno della coscienza diurna di veglia. L’intera umanità avrà sul pianeta che succederà alla nostra Terra questa coscienza psichica o animica: la coscienza di Giove.

Poi vi è ancora un sesto stato di coscienza, che un giorno l’uomo possiederà. Esso unirà l’odierna coscienza diurna di veglia, ciò che l’iniziato conosce come coscienza psichica, e in più tutto ciò che oggi l’uomo dorme. In modo profondo, profondo, l’uomo penetrerà con lo sguardo nella natura delle entità, quando vivrà in questa coscienza, la coscienza dell’Ispirazione. L’uomo non percepirà soltanto in immagini di colore e forme, ma udrà risuonare e vibrare l’essenza dell’altro. Ogni individualità umana avrà un certo tono, e il tutto risuonerà armonicamente in una sinfonia. Questa sarà la coscienza dell’uomo quando il nostro pianeta sarà passato allo stato di Venere. Là egli sperimenterà l’armonia delle sfere, che Goethe descrive nel Prologo al «Faust»:

«Il Sole risuona come un tempo / nella gara canora fra sfere sorelle / e compie il suo viaggio prescritto / con fragore di tuono.»

Quando la Terra era Sole, l’uomo percepiva in modo crepuscolare questo risuonare e vibrare, e su Venere l’udrà di nuovo risuonare e vibrare «come un tempo». Persino fino a questa parola Goethe ha conservato l’immagine.

Il settimo stato di coscienza è la coscienza spirituale, la coscienza propriamente più elevata, in cui l’uomo ha una coscienza universale, in cui vedrà ciò che avviene non solo sul suo pianeta, ma in tutto il vicinato cosmico; quella coscienza che l’uomo aveva su Saturno, che era del tutto ottusa, ma era pur sempre una sorta di coscienza universale. La possiederà in aggiunta a tutti gli altri stati di coscienza, quando sarà giunto su Vulcano.

Questi sono i sette stati di coscienza dell’uomo, che deve attraversare nel suo cammino attraverso il cosmo, e ogni incarnazione della Terra produce le condizioni attraverso cui tali stati di coscienza sono possibili. Solo perché sulla Luna fu predisposto il sistema nervoso, che si è ulteriormente evoluto fino all’odierno cervello, è divenuta possibile l’odierna coscienza diurna di veglia. Tali organi devono essere creati, attraverso i quali gli stati di coscienza superiori possano esprimersi anche fisicamente, come l’iniziato li sperimenta già oggi spiritualmente.

Il fatto che l’uomo possa passare attraverso tali sette stati planetari è il senso dell’evoluzione. Ogni incarnazione planetaria è connessa con lo sviluppo di uno dei sette stati di coscienza dell’uomo, e attraverso ciò che avviene su ciascun pianeta si formano gli organi fisici per un tale stato di coscienza. Su Giove avrete un organo più evoluto, un organo psichico. Su Venere sarà presente un organo mediante il quale l’uomo potrà sviluppare fisicamente la coscienza che oggi l’iniziato possiede sul piano del Devachan. E su Vulcano sarà presente quella coscienza spirituale che l’iniziato oggi possiede quando si trova nella parte superiore del Devachan, quando si trova nel mondo della ragione.

Domani esamineremo questi pianeti singolarmente. Come la nostra Terra in passato, ad esempio nell’epoca atlantidea e in quella lemurica, aveva un aspetto diverso da quello odierno, e come in futuro apparirà nuovamente diversa, così anche Luna, Sole e Saturno hanno avuto stati differenti, e così Giove e Venere attraverseranno stati differenti.

Oggi abbiamo conosciuto i grandi, comprensivi cicli dei pianeti, e domani ci occuperemo delle trasformazioni di questi pianeti mentre erano il teatro degli uomini.

9°Evoluzione planetaria I

Monaco di Baviera, 2 Giugno 1907

Ci intenderemo più facilmente sul cammino dell’umanità attraverso le tre incarnazioni che hanno avuto luogo prima della Terra — Saturno, Sole e Luna — se a integrazione consideriamo ancora una volta l’uomo nel sonno, nel sogno. Quando l’uomo dorme, come veggenti vediamo il corpo astrale e l’Io racchiuso in esso fluttuare sopra il corpo fisico. Questo corpo astrale è allora fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico, ma resta collegato a essi. Invia per così dire dei fili, o meglio delle correnti, nel corpo generale del cosmo ed è per così dire immerso in esso. Cosicché nell’uomo dormiente abbiamo il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale, ma quest’ultimo protende i suoi filamenti sensibili verso la grande corporeità astrale.

Se ci pensiamo questo stato come permanente, se qui sul piano fisico vi fossero solo uomini che avessero il corpo fisico compenetrato dal corpo eterico e sopra, fluttuante, un’anima astrale con l’Io, avremmo lo stato in cui si trovava l’umanità sulla Luna. Solo che sulla Luna questo corpo astrale non era separato fortemente dal corpo fisico, bensì con la stessa intensità con cui si protendeva nel cosmo, con altrettanta intensità si immergeva nel corpo fisico. Se però vi rappresentate lo stato esattamente come è oggi nel sonno, ma in modo tale che nemmeno un sognare sia possibile, avete lo stato in cui si trovava l’umanità sul Sole. E se ora vi rappresentate che l’uomo sia morto, che anche il suo corpo eterico, unito al corpo astrale e all’Io, sia uscito, ma in modo che il collegamento non sia del tutto sciolto, che ciò che è uscito, ciò che è immerso nella massa cosmica circostante, invii i suoi raggi in basso e lavori sulla corporeità fisica, allora avete lo stato in cui si trovava l’umanità su Saturno. Laggiù, sulla sfera di Saturno, era contenuto soltanto ciò che è nella nostra corporeità puramente fisica; era per così dire avvolta da un’atmosfera eterico-astrale, nella quale erano immersi gli Io.

Gli uomini erano effettivamente già presenti su Saturno, ma in una coscienza ottusa, ottusa. Queste anime avevano il compito di mantenere in movimento e in attività qualcosa che laggiù apparteneva loro. Lavoravano dall’alto al loro corpo fisico. Come una chiocciola che lavora al proprio guscio, esse creavano dall’esterno gli organi corporei, come uno strumento. Vogliamo descrivere l’aspetto di ciò su cui le anime lavoravano dall’alto. Dobbiamo descrivere un po’ questo Saturno fisico, questo Saturno in generale.

Ho già detto che ciò che veniva formato nella corporeità fisica laggiù erano le disposizioni degli organi di senso. Ciò che come disposizione sensoriale viveva nell’uomo, le anime lo lavoravano dall’esterno sulla superficie di Saturno. Si trovavano realmente nello spazio cosmico circostante Saturno: laggiù era la loro officina. Lì elaboravano i modelli per gli occhi e le orecchie e per gli altri organi di senso.

Qual era dunque la proprietà fondamentale di questa massa di Saturno? È difficile designarla, perché nella nostra lingua non abbiamo quasi una parola adeguata, dato che anche le nostre parole sono del tutto materializzate; si adattano soltanto al piano fisico. Ma vi è una parola che può esprimere questo lavoro sottile che vi veniva compiuto. Lo si può designare con l’espressione: rispecchiarsi. La massa di Saturno aveva la proprietà, in tutte le sue parti, di rispecchiare ciò che le giungeva dall’esterno come luce, suono, odore, sapore. Tutto veniva rinviato indietro; lo si percepiva nello spazio cosmico per così dire come un riflettersi nello specchio di Saturno. Lo si può paragonare soltanto a quando si guarda il proprio simile nell’occhio e la propria piccola immagine ci guarda fuori da esso. Così tutte le anime degli uomini si percepivano, ma non solo come immagine nei colori: si gustavano, si odoravano, si percepivano in un determinato sentimento di calore. Saturno era dunque un pianeta riflettente. Gli uomini che vivevano nell’atmosfera proiettavano le loro entità al suo interno, e da queste immagini che sorgevano si formavano le disposizioni degli organi di senso, perché erano immagini che agivano in modo creativo. Ci si immagini in piedi davanti a uno specchio, dal quale la propria immagine ci viene incontro, e questa immagine cominci a creare, non sia un’immagine morta come nello specchio inanimato di oggi: ecco l’attività creatrice di Saturno, ecco il modo in cui gli uomini stessi vivevano su Saturno e svolgevano il loro lavoro.

Ciò si svolgeva in basso sulla sfera di Saturno. In alto le anime avevano la coscienza di trance profonda di cui ho parlato ieri. Non sapevano nulla di questo rispecchiamento, lo facevano soltanto. In questa ottusa coscienza di trance avevano in sé il tutto cosmico intero, e così dal loro essere si è rispecchiato il tutto cosmico intero. Ma esse stesse erano immerse in una sostanza fondamentale di natura spirituale. Non erano autonome, ma solo un arto della spiritualità circostante Saturno. Perciò non potevano percepire spiritualmente. Spiriti superiori percepivano con il loro aiuto. Esse erano gli organi degli spiriti che allora percepivano.

Saturno era circondato da un intero numero di spiriti superiori. Tutto ciò che l’esoterismo cristiano ha chiamato messaggeri della divinità, Angeli, Arcangeli, Archài, potenze rivelatrici, tutto ciò era contenuto in questa atmosfera di Saturno. Come la mano appartiene all’organismo, così le anime appartenevano a queste entità, e tanto poco come la mano ha una coscienza autonoma, tanto poco avevano allora una coscienza propria. Lavoravano a partire dalla coscienza di spiriti superiori, dalla coscienza cosmica superiore, e così plasmavano le immagini dei loro organi di senso, che poi diventavano creatrici, e plasmavano anche la massa di Saturno. Questa massa di Saturno non dovete immaginarvela così densa come l’attuale massa carnea dell’uomo. Lo stato più denso di Saturno, che esso poteva raggiungere in assoluto, non era nemmeno così denso come la nostra attuale aria fisica. Anche Saturno è diventato fisico, ma ha raggiunto solo la densità che si chiama densità del fuoco, del calore — del calore in cui la fisica odierna non vede più alcuna sostanza. Il calore tuttavia per l’occultista è una sostanza più sottile dei gas; ha la proprietà di espandersi sempre più. Poiché Saturno era costituito di questa sostanza, aveva il dono di espandersi dall’interno, di irradiare tutto, di rispecchiare. Un tale corpo irradia tutto; non ha il bisogno di trattenere tutto in sé.

Saturno non era una massa uniforme, ma tale che vi si sarebbe potuta percepire una differenziazione, una configurazione. In seguito gli organi si arrotondarono persino in sfere a forma di cellule, solo che le cellule sono piccole; allora erano grandi sfere, come se prendeste una mora di gelso o una mora di rovo. Vedere ancora non potevate su Saturno, perché ogni rispecchiamento rinviava all’esterno tutta la luce che gli giungeva. All’interno di questa massa di Saturno tutto era oscuro. Solo verso la fine della sua evoluzione Saturno si illuminò un poco. Nell’atmosfera circostante questa massa di Saturno vi era un certo numero di entità. Non solo voi stessi preparavate i vostri organi di senso, perché l’anima dell’uomo non era ancora tanto evoluta da poter lavorare da sola. Lavorava insieme ad altre entità spirituali, detto in modo banale, sotto la loro guida.

Così autonomamente come lavora l’uomo odierno, su Saturno lavoravano certe entità che allora si trovavano al livello umano. Non potevano avere la stessa conformazione dell’uomo odierno, perché il calore era l’unica sostanza di Saturno. Ma per quanto riguarda la loro intelligenza, la loro coscienza dell’Io, si trovavano al livello dell’uomo odierno; tuttavia non potevano formarsi un corpo fisico, un cervello. Consideriamoli più da vicino. L’uomo odierno è costituito da una quaternità: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e l’Io, e nell’Io sono preformati Sé spirituale, Spirito vitale e Uomo-Spirito — Manas, Buddhi, Atma. L’arto più basso, sebbene nel suo genere il più perfetto, sul pianeta terrestre è la corporeità fisica; il prossimo più elevato il corpo eterico, poi il corpo astrale e l’Io. Vi sono anche entità che non hanno un corpo fisico, il cui arto più basso è il corpo eterico. Non hanno bisogno del corpo fisico per operare nel nostro mondo sensibile; in compenso hanno un arto che è più elevato del nostro settimo. Altre entità hanno come arto più basso il corpo astrale e per questo un nono, e altre ancora, che come arto più basso hanno l’Io, hanno per questo anche un decimo arto. Se guardiamo le entità che hanno l’Io come arto più basso, dobbiamo dire che consistono dell’Io, del Sé spirituale, dello Spirito vitale, dell’Uomo-Spirito. Poi viene l’ottavo, il nono e il decimo arto, ciò che l’esoterismo cristiano chiama la Trinità divina: Spirito Santo, Figlio o Verbo, Padre. Nella letteratura teosofica si usa chiamarli i tre Logoi.

Queste entità, il cui arto più basso è l’Io, erano proprio quelle che nell’evoluzione di Saturno vengono particolarmente in considerazione per noi. Si trovavano al livello in cui oggi stanno gli uomini. Potevano esercitare il loro Io nelle condizioni del tutto diverse che ho descritto. Questi erano gli antenati della nostra umanità odierna, gli uomini di Saturno. Irradiavano la superficie di Saturno con la loro egoità, con la loro essenza più esteriore. Erano coloro che impiantavano l’egoità nella corporeità fisica che si formava sulla superficie di Saturno. Così provvedevano affinché il corpo fisico fosse preparato in modo da poter diventare più tardi il portatore dell’Io. Solo un tale corpo fisico come quello che avete oggi, con piedi, mani e capo e gli organi di senso inseriti, poteva diventare portatore dell’Io al quarto stadio, la Terra. A tale scopo il germe doveva essergli impiantato su Saturno. Queste entità dell’Io di Saturno vengono chiamate anche gli spiriti dell’egoismo.

L’egoismo è qualcosa che ha due lati: uno eccellente e uno riprovevole. Se allora su Saturno e sui pianeti successivi non fosse stata impiantata sempre di nuovo l’essenza dell’egoismo, l’uomo non sarebbe mai diventato un essere autonomo, capace di dire «Io» a sé stesso. Nella vostra corporeità, fin da Saturno, è inoculata la somma della forza che vi rende un’entità autonoma, che vi separa da tutte le altre entità. A questo scopo dovevano agire gli spiriti dell’egoismo, gli Asura. Fra di essi vi sono due specie, a prescindere da piccole sfumature. Una specie è quella che ha sviluppato l’egoismo nella maniera nobile e autonoma, salita sempre più in alto nello sviluppo del senso della libertà: questa è l’eccellente autonomia dell’egoismo. Questi spiriti hanno guidato l’umanità attraverso tutti i pianeti successivi. Sono divenuti gli educatori dell’uomo alla propria autonomia.

Ora, su ogni pianeta vi sono anche spiriti rimasti indietro nell’evoluzione. Sono rimasti fermi, non hanno voluto progredire. Da ciò riconoscerete una legge: quando ciò che è più eccellente cade, quando commette il «grande peccato» di non procedere con l’evoluzione, diventa proprio il peggiore. Il nobile senso della libertà nella riprovevolezza è stato capovolto nel suo opposto. Questi sono gli spiriti della tentazione, che pesano gravemente; inducono all’egoismo riprovevole. Anche oggi sono ancora nel nostro ambiente, questi spiriti maligni di Saturno. Tutto ciò che è malvagio trae la sua forza da questi spiriti.

Ogni pianeta, quando ha completato la sua evoluzione, ridiventa spirituale; non è più presente, per così dire, e passa a uno stato di sonno, per poi riemergerne. Così anche Saturno. La sua incarnazione successiva è il Sole, quel Sole che si otterrebbe mescolando insieme tutto ciò che è sul Sole, sulla Luna e sulla Terra, con tutte le entità terrestri e spirituali, come in un calderone. L’evoluzione solare si distingue per il fatto che il corpo eterico si inserì nel corpo fisico dell’uomo preparato in basso. Il Sole ha già una corporeità più densa di Saturno; è paragonabile alla densità dell’aria odierna. La corporeità fisica dell’uomo, il vostro proprio corpo che vi formavate, lo vedete sul Sole compenetrato dal corpo eterico. Voi stessi appartenevate a un corpo d’aria, come su Saturno a un corpo di calore. Il vostro corpo eterico era già in basso, ma nell’atmosfera del Sole il vostro corpo astrale con il vostro Io era inserito nel grande corpo astrale generale del Sole, e da lì operavate in basso sul corpo fisico e sul corpo eterico, in modo simile a come oggi nel sonno, quando il vostro corpo astrale è fuori e lavora sul corpo fisico e sul corpo eterico. Allora elaboravate le prime disposizioni di tutto ciò che oggi sono gli organi della crescita, della digestione e della riproduzione. Trasformavate le disposizioni degli organi di senso provenienti da Saturno; alcune conservarono il loro carattere, altre furono trasformate in ghiandole e organi di crescita. Tutti gli organi di crescita e tutti gli organi di riproduzione sono organi di senso trasformati, afferrati dal corpo eterico.

Se confrontate il corpo del Sole con Saturno, trovate una certa differenza. Saturno era ancora come una superficie riflettente; rinviava tutto ciò che riceveva come gusto, odore, tutte le percezioni sensoriali. Non così era il Sole. Mentre Saturno rinviava tutto direttamente, senza impadronirsene, il Sole se ne compenetrava e solo allora lo rinviava. Ciò derivava dal fatto che aveva un corpo eterico. Il suo corpo, compenetrato dal corpo eterico, faceva come fa oggi la pianta con la luce solare: essa accoglie la luce del sole, se ne compenetra e poi la restituisce. Se la si pone in un luogo buio, perde il colore e avvizzisce. Senza luce non ci sarebbe nessun pigmento verde. Così era con il vostro proprio corpo sul Sole: si compenetrava di luce, ma anche di altri ingredienti, e come la pianta restituisce la luce dopo essersi rafforzata con essa, così un tempo il Sole rinviava la luce dopo averla elaborata in sé. Ma non solo con la luce: anche con il sapore, l’odore, il calore, con tutto si compenetrava e l’irradiava di nuovo fuori.

Perciò anche il vostro proprio corpo sul Sole era nello stato della vegetalità. Non aveva l’aspetto di una pianta nel senso odierno, perché questa si è formata solo sulla Terra. Ciò che oggi portate all’interno, le ghiandole, gli organi che si chiamano organi della crescita e della riproduzione, sul Sole erano come oggi montagne e rocce sulla Terra. Su di essi lavoravate come oggi si cura e lavora un giardinetto. Il Sole irradiava di ritorno gli ingredienti dello spazio cosmico. Brillava nei più splendidi colori. Un meraviglioso risuonare ne usciva, un delizioso aroma ne emanava. L’antico Sole era un essere meraviglioso nello spazio cosmico. Così gli uomini lavoravano allora sul Sole alla propria corporeità, come certi esseri, ad esempio i coralli, lavorano dall’esterno alla propria struttura. Ciò avveniva sotto la guida di entità superiori, perché vi erano entità superiori nell’atmosfera del Sole.

Con una categoria di esse dobbiamo occuparci in particolare, quella che allora si trovava al livello in cui oggi sono gli uomini. Su Saturno abbiamo gli Spiriti dell’egoismo, che impiantarono il senso della libertà e dell’indipendenza e si trovavano al gradino dell’umanità. Sul

Sole vi erano altre entità, che non avevano l’Io come arto inferiore, ma il corpo astrale. Consistevano di corpo astrale, Io, Sé spirituale, Spirito vitale, Uomo-Spirito e dell’ottavo arto, quello che l’esoterismo cristiano chiama Spirito Santo, e infine come nono arto il Figlio, il «Verbo» nel senso del Vangelo di Giovanni. Il decimo arto non l’avevano ancora; in compenso avevano come arto inferiore il corpo astrale. Questi erano gli Spiriti che operavano sul Sole; dirigevano tutto il lavoro astrale. Si distinguono dall’uomo odierno per il fatto che l’uomo respira aria, perché aria si trova nell’ambiente della Terra, mentre quegli Spiriti respiravano calore o fuoco.

Il Sole era esso stesso una sorta di massa gassosa. Ciò che lo circondava era quella sostanzialità che in precedenza aveva costituito lo stesso Saturno: il fuoco, il calore. La parte che si era condensata aveva formato il Sole gassoso, e ciò che non aveva potuto condensarsi era un ondeggiante mare di fuoco. Queste entità potevano dunque vivere sul Sole in modo da inspirare ed espirare calore, fuoco. Perciò si chiamano questi Spiriti gli Spiriti del fuoco. Sul Sole si trovavano al gradino dell’umanità e lavoravano al servizio dell’umanità. Spiriti solari o Spiriti del fuoco si chiamano queste entità. L’uomo era allora al gradino della coscienza di sonno. Questi Spiriti solari del fuoco avevano già la coscienza dell’Io. Da allora si sono ulteriormente evoluti e hanno raggiunto gradi di coscienza più elevati. Nell’esoterismo cristiano li si chiama Arcangeli. Lo Spirito più altamente evoluto, che era sul Sole come Spirito del fuoco, che ancora oggi opera sulla Terra con la coscienza più altamente sviluppata, questo Spirito solare o del fuoco è il Cristo, così come il più altamente evoluto Spirito di Saturno è il Dio Padre. Per l’esoterismo cristiano, dunque, nel corpo carnale del Cristo Gesù era incarnato un tale Spirito solare del fuoco, e precisamente il più elevato, il reggente degli Spiriti solari. Affinché potesse venire sulla Terra, dovette servirsi di un corpo fisico. Dovette sottostare alle medesime condizioni terrestri dell’uomo, per poter qui operare.

Abbiamo dunque a che fare, sul Sole, con un corpo solare, per così dire con un corpo del pianeta solare, con Spiriti dell’Io che sono Spiriti del fuoco, e con un reggente di questo Sole, il più altamente evoluto Spirito solare, il Cristo. Mentre la Terra era Sole, questo Spirito era lo Spirito centrale del Sole. Quando la Terra era Luna, esso era più altamente evoluto, ma rimase presso la Luna. Quando la Terra divenne Terra, era al massimo grado della sua evoluzione e rimase presso la Terra, dopo essersi unito a essa attraverso il Mistero del Golgota. Costituisce così il più elevato Spirito planetario della Terra. La Terra è oggi il suo corpo, come a quel tempo il Sole era il suo corpo. Perciò dovete prendere alla lettera la parola del Vangelo di Giovanni: «Chi mangia il mio pane mi calpesta con i piedi.» La Terra è infatti il corpo del Cristo, e quando gli uomini che mangiano il pane, tratto dal corpo della Terra, camminano sulla Terra, calpestano con i piedi il corpo del Cristo. Prendete questa parola del tutto alla lettera, come del resto tutti i documenti religiosi devono essere presi alla lettera. Solo che bisogna prima conoscere la lettera nel suo vero significato e poi cercare lo spirito.

Ancora una cosa: all’interno di questa massa solare non tutte le entità giunsero al gradino di sviluppo di cui vi ho parlato. Alcune rimasero indietro al gradino dell’esistenza saturnina. Non potevano accogliere in sé ciò che irradiava nello spazio cosmico e rinviarlo dopo averlo accolto: dovevano rinviarlo direttamente, non potevano compenetrarsene. Queste entità apparivano perciò sul Sole come una sorta di inclusioni oscure, come qualcosa che non poteva emettere luce propria. Poiché erano racchiuse nella massa solare, circondate da una massa che emetteva luce propria, agivano come punti oscuri. Dobbiamo perciò distinguere quei punti solari che irradiavano nello spazio cosmico ciò che avevano ricevuto, e quelli che non potevano irradiare nulla. Così agivano come inserzioni oscure all’interno della massa solare; sul Saturno non avevano imparato nulla di nuovo. Come anche nel corpo umano non si trovano ovunque ghiandole e organi di crescita, ma è compenetrato da elementi morti, incorporati, così il Sole era compenetrato da queste inserzioni oscure.

Il nostro Sole attuale è il discendente dell’antica massa solare terrestre. Ha espulso la Luna e la Terra e ha trattenuto

il meglio. Ciò che era presente nell’antica massa solare come residui di Saturno ha i suoi rudimenti nel Sole attuale nelle cosiddette macchie solari. Sono gli ultimi rudimenti di Saturno, rimasti come inserzioni oscure nella massa solare luminosa. La nostra sapienza occulta svela le fonti spirituali nascoste dei fatti fisici. La scienza fisica constata le cause fisiche delle macchie solari attraverso la sua astronomia e astrofisica; le cause spirituali, però, risiedono in quei residui rimasti indietro di Saturno.

Ci chiediamo ora: quali regni esistevano su Saturno? Solo un regno, i cui ultimi rudimenti si sono conservati nell’attuale minerale. Quando parliamo del passaggio dell’uomo attraverso il regno minerale, non dobbiamo pensare al minerale odierno: dovete piuttosto vedere gli ultimi discendenti del minerale saturnino nei vostri occhi, orecchie e negli altri vostri organi di senso. Questa è la parte più fisica, più minerale in voi. L’apparato dell’occhio è come uno strumento fisico e rimane anche per un certo tempo inalterato dopo la morte.

L’unico regno di Saturno ascende sul Sole a una sorta di esistenza vegetale. Il corpo proprio dell’uomo ci viene incontro là come una pianta. Ciò che era rimasto indietro come regno saturnino era una sorta di regno minerale del Sole. Aveva la forma di organi sensoriali atrofizzati, che non potevano raggiungere il loro scopo. Ma tutte queste entità sul Sole, che erano corpi umani in divenire, non avevano ancora in sé un sistema nervoso: questo venne incorporato solo sulla Luna dal corpo astrale. Neppure le piante hanno un sistema nervoso e perciò nessuna sensazione. È un equivoco attribuire loro la sensazione.

Ma questi corpi astrali, in particolare quelli che emanavano dagli Spiriti del fuoco, inviavano una sorta di corrente nella corporeità che stava in basso come corpo fisico e corpo eterico. Queste correnti di luce si ramificavano ad albero. Gli ultimi rudimenti di queste irradiazioni sul Sole, che in seguito si ispessirono e assunsero forma esteriore, sono l’organo che si chiama plesso solare. Esso è l’ultima eco condensata di antiche irradiazioni sul Sole, condensatesi fino alla sostanzialità: di qui il nome Plexus solaris, plesso solare. Dovete immaginarvi i corpi che avevate sul Sole come se dall’alto penetrassero in essi raggi che si intrecciano a forma di albero. Così si presenta il Sole nelle numerose ramificazioni che si trovano nel vostro plesso solare. Queste ramificazioni sono rappresentate nella mitologia germanica nel frassino cosmico, che invero significa anche molte altre cose.

Poi il Sole passò allo stato di sonno e si trasformò in ciò che nel senso occulto chiamiamo la Luna. Vi abbiamo a che fare con una terza incarnazione della Terra, che ci presenterà nuovamente uno Spirito centrale reggente. Come il più alto reggente di Saturno, lo Spirito dell’Io, ci appare come Dio Padre, e il più alto reggente, il più alto Dio del Sole, il Dio solare, come il Cristo, così il reggente della configurazione lunare della Terra ci apparirà come Spirito Santo con le sue schiere, che nell’esoterismo cristiano vengono chiamate i messaggeri della Divinità, gli Angeli.

Abbiamo così compiuto due giorni della creazione, che nel linguaggio esoterico si chiamano Dies Saturni e Dies Solis. A questi si aggiunge: Dies Lunae, il giorno della Luna. Si è sempre avuta la consapevolezza di aver a che fare con una divinità reggente di Saturno, del Sole e della Luna.

La parola «Dies» = giorno e «Deus» = Dio hanno la stessa origine, cosicché «Dies» può essere tradotto altrettanto bene con «giorno» che con «divinità». Si può dunque dire altrettanto bene per «Dies Solis» giorno del Sole oppure Dio del Sole, intendendo con ciò al tempo stesso lo Spirito del Cristo.

10°Evoluzione planetaria II

Monaco di Baviera, 3 Giugno 1907

Ieri abbiamo parlato delle diverse incarnazioni del nostro pianeta, dell’incarnazione di Saturno e di quella del Sole. Vogliamo solo brevemente richiamare alla memoria che su questo pianeta solare, il predecessore del nostro pianeta terrestre, l’uomo era sviluppato fino al punto di avere un corpo fisico e un corpo eterico, di essere dunque asceso a una sorta di esistenza vegetale. Vi ho anche raccontato quanto diversa fosse in verità questa esistenza vegetale da ciò che oggi conoscete nel mondo vegetale che vi circonda. Vedremo che le piante che oggi vi circondano sono sorte soltanto sul nostro pianeta terrestre. Abbiamo anche descritto in un certo modo come, per il fatto che questi antenati umani del Sole avevano un corpo eterico, esprimevano nel corpo fisico soprattutto quegli organi che ora conosciamo come organi ghiandolari, organi della crescita, della riproduzione e della nutrizione. Tutto ciò era visibile sul Sole come sulla nostra Terra le rocce, le pietre e le piante. Accanto a questo esisteva un regno che possiamo designare come un regno saturnino rimasto indietro, che conteneva le disposizioni al futuro minerale. Dunque non minerale come lo conosciamo oggi — di questo non si può parlare su quel corpo solare — ma corpi che per così dire non si erano acquistati la capacità di accogliere in sé un corpo eterico. Essi perciò in un certo senso erano rimasti indietro al gradino minerale che l’uomo aveva precedentemente attraversato su Saturno. Dobbiamo dunque parlare di due regni che si formarono sul Sole. Nella letteratura teosofica ci si è abituati a dire che l’uomo sia passato attraverso il regno minerale, il regno vegetale e il regno animale. Vedete, questa è un’espressione imprecisa. Questo regno minerale su Saturno era configurato in modo del tutto diverso. Nelle sue forme erano preformati i primi germi, i precursori dei nostri organi di senso. Parimenti sul Sole

non c’era un regno vegetale come quello odierno, ma era di natura vegetale tutto ciò che oggi vive nell’uomo come organi della crescita, in particolare tutti gli organi ghiandolari. Erano vegetali perché compenetrati dal corpo eterico.

Ora dobbiamo immaginarci che questo stato solare sia passato attraverso una sorta di stato di sonno, un oscuramento, una latenza. Non dovete però immaginarvi che il passaggio di un pianeta attraverso un tale stato di sonno sia un passaggio attraverso l’inattività, uno stato di nullità. Tale esso è tanto poco quanto lo stato di Devachan dell’uomo. Il Devachan umano non è uno stato di inattività: abbiamo anzi visto come l’uomo si trovi là in un’attività ininterrotta e cooperi in modo importantissimo all’evoluzione della nostra Terra. Solo per la coscienza attuale dell’uomo questo stato è una sorta di stato di sonno. Per un’altra coscienza esso si presenta invece come uno stato molto più attivo e reale. Tutti questi passaggi sono un attraversamento di stati celesti, superiori, in cui avvengono cose importanti per i pianeti. Nel linguaggio teosofico li si chiama Pralaya.

Vogliamo ora immaginarci come il Sole sia passato attraverso un tale stato e come dal Sole si sia sviluppato ciò che nell’occultismo si chiama il terzo stato della nostra Terra, la Luna. Se avessimo potuto assistere a questo processo, ci si sarebbe presentato all’incirca quanto segue. Avremmo visto nel corso di milioni di anni l’esistenza solare modificarsi e svanire, e dopo ulteriori milioni di anni risplendere di nuovo dopo uno stato crepuscolare. Questo è l’inizio del ciclo lunare.

Nel primo periodo, quando il Sole risplendette di nuovo, non si poteva parlare di una separazione fra Sole e Luna: erano ancora insieme come nell’era solare. Avvenne anzitutto ciò che si chiama una ripetizione degli stati precedenti. A un certo gradino superiore si ripeté ciò che era avvenuto su Saturno e sul Sole. Poi subentrò una notevole trasformazione nello stato di questo Sole riapparso: la Luna si staccò dal Sole. Due pianeti, o piuttosto una stella fissa

e un pianeta, sorsero dall’antico sistema solare. Si formarono una massa più grande e una più piccola, Sole e Luna. La Luna di cui parliamo ora conteneva non soltanto ciò che contiene la Luna odierna, ma piuttosto tutto ciò che la Terra odierna e la Luna contengono in termini di diverse sostanze ed entità. Se mescolaste tutto questo insieme, otterreste quella Luna di cui parliamo e che allora si era staccata dal Sole.

Il Sole divenne una stella fissa per il fatto che estrasse le sostanze migliori insieme alle entità spirituali. Per questo avanzò al rango di stella fissa. Quando era ancora Sole planetario, aveva ancora tutto ciò in sé. Ma poiché ora cedeva a un pianeta indipendente tutto ciò che avrebbe impedito l’ulteriore evoluzione delle entità, divenne una stella fissa. Ora abbiamo davanti a noi lo spettacolo cosmico di un corpo più altamente evoluto come stella fissa, e intorno a esso, muovendosi nello spazio, un pianeta di minor valore, la Luna, ossia Luna odierna e Terra odierna in uno.

Questo movimento della Luna intorno al Sole era del tutto diverso da quello della Terra odierna. Se l’osservate, potete distinguere due movimenti: in primo luogo la Terra ruota intorno al Sole, in secondo luogo intorno a sé stessa. Attraverso quest’ultimo movimento, che nell’anno si compie circa 365 volte, sorge, come sapete, il giorno e la notte; attraverso il primo sorgono le quattro stagioni. Sull’antica Luna non era così. Questa Luna era sotto certi aspetti un corpo più cortese verso il suo Sole di quanto lo sia la nostra Terra, perché si muoveva sempre intorno al Sole in modo da rivolgergli sempre la stessa faccia. Non gli mostrava mai il lato posteriore. Durante un giro intorno al Sole ruotava una sola volta su sé stessa. Un tale movimento diverso ha però un grande effetto sulle entità che si sviluppano sul pianeta.

Ora voglio descrivervi questo pianeta lunare stesso. Devo dire anzitutto che l’uomo stesso era nuovamente progredito di un tratto rispetto al Sole e a Saturno. Ora era giunto al punto di non consistere soltanto di corpo fisico e corpo eterico, ma anche il corpo astrale si era aggiunto. Abbiamo dunque ora un

uomo composto di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, che però non aveva ancora un Io. La conseguenza di ciò fu che proprio questo uomo della Luna ascese a quel terzo stato di coscienza che abbiamo descritto, alla coscienza per immagini, il cui ultimo rudimento abbiamo nella coscienza onirica per immagini dell’uomo odierno. Poiché questo corpo astrale si incorporò agli altri corpi, avvennero in essi, specialmente nel corpo fisico, delle trasformazioni. Abbiamo visto come sul Sole il massimo grado nel corpo fisico erano gli organi ghiandolari, e come determinati punti erano attraversati da irradiazioni che in seguito si sono indurite fino a formare l’odierno plesso solare. Attraverso il lavoro del corpo astrale sul corpo fisico sulla Luna sorsero i primi inizi del sistema nervoso. Là si incorporarono i nervi che ancora oggi avete in forma simile nei nervi del midollo spinale.

Considerate ora questo: l’uomo non aveva ancora un Io autonomo, c’erano solo i tre corpi menzionati. Questo Io umano si trovava proprio nell’atmosfera, nell’ambiente della Luna, come in precedenza il corpo eterico su Saturno e il corpo astrale sul Sole, e di là questo Io, immerso nella sostanza fondamentale divina, lavorava al corpo fisico. Se ora consideriamo che allora l’Io lavorava ancora come compagno di entità divine, che per così dire non era ancora emerso, non era ancora caduto fuori da questa entità divino-spirituale, vediamo che l’Io nel suo cammino verso l’esistenza terrestre ha subito in un certo senso una sorta di peggioramento e in un certo senso anche un miglioramento. Un miglioramento, perché l’Io è divenuto autonomo; un peggioramento, perché è stato esposto a ogni dubbio, a ogni errore, a tutto il male e il cattivo.

Dalla sostanza divino-spirituale gli Io lavoravano. Quando oggi un Io lavora dal piano astrale giù fino al piano fisico, è un’anima di gruppo degli animali. In modo simile a come queste anime di gruppo oggi lavorano negli animali, così allora l’Io umano lavorava dall’esterno nei tre corpi. Solo che poteva produrre corpi più elevati di quelli dell’animale odierno, perché operava dalla sostanza divina. Sulla Luna esistevano esseri viventi che per il loro aspetto, per tutto ciò che erano, stavano più in alto delle scimmie più evolute di oggi, ma non così in alto come l’uomo odierno. Esisteva un regno intermedio fra l’uomo odierno e il regno animale. Poi c’erano ancora altri due regni, entrambi rimasti indietro: uno che per così dire non era divenuto capace di accogliere il corpo astrale dal Sole, che dunque era rimasto fermo al gradino in cui gli organi ghiandolari si trovavano sul Sole. Questo secondo regno sulla Luna stava a metà fra gli animali odierni e le piante odierne: era una sorta di pianta-animale. Oggi sulla Terra non esistono esseri simili direttamente, possiamo solo riconoscerne dei rudimenti. C’era ancora un terzo regno, che aveva conservato lo stato saturnino già sul Sole; esso stava a metà fra minerale e pianta. Abbiamo dunque sulla Luna tre regni: minerale-vegetale, animale-vegetale e animale-umano.

Ciò che oggi sono i minerali, su cui camminate, non esisteva ancora sulla Luna. Ciò che chiamiamo rocce, terra arabile e humus non esisteva ancora allora. Il regno più basso stava fra pianta e minerale. Di questo regno consisteva l’intera sostanza della Luna. La superficie lunare assomigliava all’incirca a un odierno terreno torboso, dove le piante stanno per formare una sorta di poltiglia vegetale. Le entità lunari camminavano su una massa poltigliosa di minerale-vegetale. Per certi periodi della sua evoluzione la Luna era così. La si può anche paragonare a un’insalata cotta. Rocce nel senso odierno non ce n’erano. Il massimo che c’era erano certe formazioni paragonabili alla massa che forma il legno o la corteccia di certi alberi. Le montagne della Luna consistevano di tali lignificazioni, tali masse di legno di poltiglia vegetale lignificata. Era come una sorta di pianta vecchia e rinsecchita. In questo si preparava il regno minerale. Su di esso crescevano queste piante-animali. Non potevano compiere alcun movimento autonomo, erano avvinte al suolo, come oggi i coralli.

Nei nostri miti e leggende, in cui risiede profonda saggezza data da iniziati, ci è stata conservata una memoria di ciò, e precisamente

nel mito della morte di Baldur. Il dio solare o della luce germanico ebbe una volta un sogno in cui gli veniva annunciata la sua prossima morte. Ciò rese molto tristi gli dèi, gli Asi, che l’amavano. Escogitarono mezzi per salvarlo: la madre degli dèi Frigg fece prestare a tutti gli esseri della Terra solenni giuramenti che nessuno avrebbe mai ucciso Baldur. Tutti giurarono, e così sembrava impossibile che Baldur potesse mai soggiacere alla morte. Una volta gli dèi giocavano e durante il gioco lanciavano contro Baldur ogni sorta di cose senza ferirlo; sapevano che era invulnerabile. Ma Loki, l’avversario degli Asi, il dio delle tenebre, meditava di uccidere Baldur. Allora seppe da Frigg che ella aveva fatto prestare a tutti gli esseri il giuramento di non uccidere Baldur. Solo là fuori, molto in là, c’era una pianta, il vischio, che era innocua, alla quale non aveva fatto prestare alcun giuramento, e questo gli rivelò. L’astuto Loki prese il vischio e lo portò al dio cieco Hödur, che, ignaro di ciò che faceva, uccise Baldur con il vischio. Così il sogno funesto si compì attraverso il vischio. Il vischio ha sempre avuto un determinato ruolo negli usi popolari: qualcosa di inquietante, di spettrale si esprimeva attraverso di esso. Ciò che nei vecchi Misteri dei druidi veniva insegnato riguardo al vischio è passato nel popolo come leggenda e usanza.

La verità che sta alla base è questa: sulla Luna esisteva questa poltiglia di minerale-vegetale. Su di essa crescevano le piante-animali della Luna. Ce n’erano alcune che si evolsero ulteriormente e raggiunsero sulla Terra stati superiori; altre però erano rimaste indietro al gradino lunare, e quando sorse la Terra poterono assumere solo una forma atrofizzata. Dovevano mantenere l’abitudine che avevano sulla Luna: potevano vivere sulla Terra solo su base vegetale, come parassiti. Così vive il vischio su altri alberi, perché è un residuo rimasto indietro delle antiche piante-animali della Luna.

Baldur era l’espressione di ciò che si evolve ulteriormente, che porta luce sulla Terra; Loki invece, il rappresentante delle potenze oscure, di ciò che è rimasto indietro, odia il progredito, ciò che si è evoluto ulteriormente. Perciò Loki è l’avversario di Baldur. Tutti gli esseri terrestri erano incapaci di intraprendere alcunché contro Baldur, il dio che dava luce alla Terra, perché erano suoi pari, avevano compiuto la stessa evoluzione. Solo ciò che era rimasto indietro al gradino lunare, che si sentiva legato all’antico dio delle tenebre, quello solo era capace di uccidere il dio della luce. Il vischio è anche un determinato rimedio, come del resto i veleni sono rimedi. Così troviamo nelle profondità delle antiche leggende e usanze popolari sapienze cosmiche.

Ricordatevi ora delle entità che su Saturno avevano l’Io come arto più esterno, e che sul Sole ve n’erano di quelle che avevano come arto più esterno il corpo astrale. Sulla Luna vi erano entità il cui arto più esterno era il corpo eterico. Consistevano di corpo eterico, corpo astrale, Io, Sé spirituale, Spirito vitale, Uomo-Spirito e di un arto al di sopra, l’ottavo, del quale oggi non possiamo ancora parlare riguardo all’uomo, lo Spirito Santo. Avremmo potuto vederle solo nel loro corpo eterico, come entità spettrali. Avevano allora il valore evolutivo che ha oggi l’uomo. L’esoterismo cristiano le chiama Angeli. Sono entità che oggi stanno immediatamente al di sopra dell’uomo, perché si sono evolute fino al gradino dello Spirito Santo. Li si chiama anche Spiriti del crepuscolo o Pitri lunari.

Gli Spiriti dell’egoità avevano su Saturno come condottiero un’entità che si chiama il Dio Padre. Gli Spiriti del fuoco avevano sul Sole come condottiero il Cristo, nel senso del Vangelo di Giovanni il Logos. Sulla Luna il condottiero degli Spiriti del crepuscolo era lo stesso che nel cristianesimo è lo Spirito Santo. Quelle entità che sulla Luna avevano attraversato la loro umanità, non ebbero bisogno di discendere qui sulla Terra fino alla forma del corpo fisico.

Le formazioni planetarie sono divenute sempre più dense. L’antico Saturno aveva nel suo stato più denso solo lo stato della sostanza calorica. Lo stato solare aveva come stato più denso ciò che oggi vediamo nei gas, nell’aria. Certo dovete immaginarvi queste sostanze un po’ più dense di quanto lo siano l’attuale sostanza calorica e i gas. E al gradino lunare le sostanze gassose del Sole si sono condensate al punto da dare quella massa poltigliosa, densamente acquosa, rigonfiante, di cui tutte queste entità, anche le più elevate, gli uomini-animali sulla Luna, consistevano. Se vi immaginate il bianco di un uovo di gallina un po’ più denso, avete all’incirca questa sostanza, e in questa sostanza dell’uomo venne incorporato il sistema nervoso.

Questa Luna era circondata da una sorta di atmosfera, conformata in modo del tutto diverso dall’atmosfera terrestre. Il carattere di questa sostanza lo riconosciamo quando pensiamo a un passo del Faust di Goethe: è là dove Mefistofele vuole sollevarsi in alto con Faust sul mantello. Vuole produrre aria di fuoco; questa sarebbe aria in cui sostanze acquose sono disciolte in forma nebulosa. Quest’aria pervasa di sostanze acquose — la si chiama aria di fuoco, anche nebbia di fuoco — veniva respirata dalle entità sulla Luna. Non avevano polmoni, neppure le entità più elevate: respiravano attraverso una sorta di branchie, come oggi i pesci.

Quest’aria di fuoco, chiamata nella tradizione ebraica «Ruach», può effettivamente essere prodotta in un certo modo. Questa Ruach è andata perduta per gli uomini odierni, ma gli antichi alchimisti potevano creare le condizioni per ottenerla; attraverso di essa potevano rendere gli esseri elementari loro servitori. Questa nebbia di fuoco era dunque nei tempi alchemici qualcosa di assolutamente noto, e più andiamo indietro nel tempo, più gli uomini avevano la possibilità di produrla. Questa nebbia di fuoco veniva respirata dai nostri antenati sulla Luna. Si è ulteriormente evoluta e si è differenziata nell’aria odierna e in ciò che altrimenti è sorto sulla Terra sotto l’azione del fuoco.

L’atmosfera lunare, fumosa e vaporosa, che aveva un certo grado di calore, era attraversata — in certi periodi di più, in certi periodi di meno — da correnti che pendevano giù dall’aria come cordoni: per così dire, si immergevano nei corpi umani e li compenetravano. Del tutto similmente il corpo umano sulla Luna pendeva a una sorta di cordone che si estendeva su nell’atmosfera, come oggi il bambino nel corpo materno pende dal cordone ombelicale. Era come un cordone ombelicale cosmico; e da quest’aria di fuoco giungevano nei corpi sostanze paragonabili a ciò che oggi l’uomo stesso produce, al sangue. L’Io era però al di fuori dell’uomo e inviava attraverso questi cordoni qualcosa di simile al sangue nei corpi: questa sostanza fluiva in essi e ne defluiva. Le entità non toccavano mai la superficie lunare: volteggiavano intorno a essa, la circondavano, come fluttuando. Così come gli attuali animali acquatici si muovono nell’acqua, così si muovevano questi uomini-animali della Luna. Era il lavoro degli Angeli, degli Spiriti del crepuscolo, far affluire questi succhi sanguigni negli uomini.

Queste condizioni del tutto diverse ebbero altre conseguenze. Sulla Luna cominciò una sorta di sistema sanguigno. Dal cosmo affluiva e defluiva una sostanza simile al sangue, così come oggi l’aria entra ed esce dal corpo, e in questi uomini-animali lunari sorse anche una facoltà che compare solo con il sangue. Fu il primo risuonare di suoni interiori per esperienze dell’anima. Solo quando il corpo astrale è presente nelle entità compare la sensazione, e questa sensazione potevano esprimerla in suoni, e in modo singolare. Non erano suoni realmente prodotti: non avrebbero potuto gridare il loro dolore nel mondo, non c’era autonomia del gridare, dell’emettere suoni, ma il suono coincideva con determinate esperienze. In determinati periodi dell’anno sulla Luna avveniva ciò che si potrebbe chiamare uno sviluppo dell’istinto riproduttivo, e le esperienze interiori che queste entità avevano in tale occasione, quelle potevano farle risuonare; altrimenti tacevano. In una determinata posizione della Luna rispetto al Sole, in una certa stagione, l’antica Luna risuonava nel cosmo. Le entità su di essa gridavano il loro istinto nel mondo. Rudimenti di ciò li abbiamo conservati nel bramito di certi animali, per esempio del cervo. Il gridare era più il riflesso di processi generali, non di esperienze individuali espresse arbitrariamente. Un evento cosmico vi trovava la sua espressione.

Tutto ciò dobbiamo intenderlo solo come descrizioni approssimative, perché siamo legati a parole coniate per cose che si sono realizzate solo nel nostro tempo terrestre. Dovremmo prima inventare un linguaggio, se volessimo esprimere ciò che l’occhio del veggente vede. Nondimeno queste descrizioni sono importanti, perché sono la prima via per giungere alla verità. Solo attraverso l’immagine, l’Immaginazione, troviamo la via verso la visione. Non dobbiamo farci concetti astratti, non schemi, non tracciare vibrazioni, ma lasciar sorgere immagini in noi stessi: questa è la via diretta, il primo gradino della conoscenza. Tanto è vero che l’uomo con le sue forze era già allora presente, altrettanto è vero che quando oggi si forma delle rappresentazioni, queste lo riconducono agli stati in cui allora si trovava.

Dopo che tutte le entità sulla Luna avevano compiuto la loro evoluzione e potevano ascendere a gradini superiori, giunse il tempo in cui Luna e Sole si riunirono, ricaddero in un unico corpo e così entrarono in Pralaya. Dopo che insieme avevano attraversato questo stato di latenza, risplendette una nuova esistenza: il primo preannuncio della nostra esistenza terrestre. Ora si ripeterono brevemente i primi tre stati a un gradino superiore: dapprima l’esistenza saturnina, poi quella solare, e poi la Luna si staccò nuovamente e orbitò intorno al corpo restante. Ma questa Luna aveva ancora la Terra in sé.

Ora giunge un’ulteriore trasformazione di grande importanza. Tutto ciò che è Terra espelle da sé la Luna odierna. Queste sono le sostanze e le entità peggiori, l’inutilizzabile: questo è contenuto nella Luna odierna. Tutto ciò che sull’antica Luna era come sostanza acquosa rigonfiante, sulla Luna odierna è ghiacciato — lo si può dimostrare fisicamente — e ciò che era capace di ulteriore sviluppo rimase come Terra. L’evoluzione superiore avviene sulla Terra attraverso la separazione dell’antico Sole in questi tre corpi: Sole, Luna e Terra. Questa separazione ebbe luogo molte migliaia di anni fa, nell’antico periodo lemurico. E da quelle antiche entità lunari, descritte come minerale-vegetale, piante-animali e uomini-animali, sono sorti l’attuale minerale, l’attuale pianta, l’attuale animale e l’uomo, divenuto capace di accogliere in sé l’Io che prima lo circondava fluttuando ed era unito alla divinità. L’unione dell’Io con l’uomo avvenne dopo la separazione di Sole, Luna e Terra, e da quel momento in poi l’uomo divenne capace di sviluppare in sé stesso il sangue rosso e di ascendere al suo gradino odierno.

11°L’evoluzione dell’umanità sulla Terra I

Monaco di Baviera, 4 Giugno 1907

Nella nostra trattazione siamo giunti al punto in cui la Terra ha attraversato il suo cosiddetto stato lunare. Abbiamo anche visto che a questo stato lunare della Terra seguì una sorta di stato di sonno dell’intero sistema. Ciò naturalmente va immaginato nel senso che tutte le entità che abitano un tale pianeta attraversano questi stati di transizione e intermedi: in essi fanno esperienze diverse da quelle durante il vero e proprio stato evolutivo esteriore. Vogliamo chiarirci come le entità abbiano attraversato esperienze diverse durante questo stato intermedio fra l’evoluzione lunare della Terra e la vera e propria evoluzione terrestre.

Abbiamo visto che sulla Luna vivevano tre tipi di entità come una sorta di antenati fisici dei nostri attuali regni della natura. Viveva una sorta di minerali-vegetali, piante-animali e uomini-animali. L’uomo stesso era su questa antica Luna in uno stato di coscienza dell’Io ancora non sviluppata. A un Io che abitasse in un corpo, l’uomo non era dunque ancora giunto. Durante lo stato intermedio avvenne qualcosa di molto importante con la — se posso dire così — parte spirituale dell’uomo.

Se ci rappresentiamo correttamente l’antico globo lunare, possiamo sotto certi aspetti designarlo come un essere che aveva esso stesso una sorta di vita, all’incirca come un albero su cui vivono ogni sorta di esseri. La Luna stessa era infatti una sorta di minerale-vegetale unitario. Le sue rocce erano solo un indurimento di una sorta di massa minerale-vegetale, e le sue piante-animali crescevano fuori da questa massa, e ciò che possiamo chiamare uomini-animali orbitava intorno alla Luna. Dobbiamo al contempo renderci chiaro che tutto ciò che era coscienza dell’Io viveva ancora più o meno nell’atmosfera della Luna, in quella nebbia di fuoco. Quest’atmosfera era ancora parte, arto di un’entità superiore in cui si trovavano tutti quegli Io che oggi, nel corpo, separati l’uno dall’altro dalla pelle, si trovano. Dunque

esseri come gli uomini odierni, dotati di coscienza dell’Io e che camminano intorno, non ce n’erano ancora. In compenso però c’era qualcos’altro molto più fortemente sviluppato che sulla Terra.

Sapete che oggi sulla Terra ciò che si chiama anima di popolo, anima di razza è divenuto un concetto piuttosto astratto. Oggi molti ritengono che la realtà vera e propria sia l’anima individuale dell’uomo che abita nel suo corpo, e quando si parla di anime di stirpe tedesche, francesi, russe, la gente lo considera come qualcosa di più o meno astratto, come il concetto riassuntivo delle proprietà che i singoli membri di questi popoli hanno. Per l’occultista la cosa è tutt’altra. Per lui ciò che si chiama anima di popolo — dunque l’anima di popolo tedesca, francese, russa — è qualcosa di assolutamente e del tutto esistente in modo autonomo. Solo che questa anima di popolo nella nostra odierna esistenza terrestre è presente solo spiritualmente, percepibile solo per chi può salire al piano astrale. Là non la neghereste, perché è presente come un essere realmente vivente. Là incontrereste l’anima di popolo come sul piano fisico incontrate i vostri amici.

Sulla Luna vi sarebbe venuto ancor meno in mente di negare questa anima di gruppo, perché allora aveva un’esistenza ancora molto più reale. Ciò che conduceva giù la corrente sanguigna nei corpi di quelle entità che orbitavano intorno alla Luna, quello era l’anima di popolo, l’anima di razza. È il destino della nostra epoca negare tali entità che sul piano astrale hanno una vita reale e che qui sul piano fisico non sono percepibili. Siamo proprio all’apice di questa evoluzione materialistica che vorrebbe negare entità come le anime di popolo e di razza.

Tra l’altro, in tempi recenti è apparso un libro molto caratteristico, per il quale è stata fatta grande propaganda. Si tratta di un libro che — a ragione — viene considerato e lodato come una vera espressione del nostro pensiero astratto e oggettuale, perché è scritto come dall’anima dell’uomo attuale. Un tale libro doveva essere scritto una volta. Esso nega tutto ciò che non si può vedere con gli occhi e toccare con le mani. Dal punto di vista dell’occultista questo libro è un libro scandaloso, un libro eccellente tuttavia dal punto di vista del modo di pensare attuale. Si tratta della Critica del linguaggio di Mauthner. In questo libro è stato fatto radicalmente piazza pulita di tutte le cose che non si possono afferrare con le mani. Un tale libro doveva produrlo il nostro tempo come una sorta di necessità. Questa non vuole essere una critica. Vuole solo essere un’indicazione del contrasto fra il modo di pensare occulto e l’epoca moderna. In questo libro potete conoscere esattamente l’opposto di ogni modo di pensare occulto: è il prodotto più meraviglioso di una corrente culturale morente del presente, e da questo punto di vista è del tutto eccellente.

Comprenderete che su questa antica Luna esisteva realmente una sorta di coscienza più collettiva che qui sulla Terra. Sulla Terra l’uomo si sente come singolo per sé. Sulla Luna non era così. Sulla Luna era vivente questa anima di gruppo, che poi sulla Terra comparve così rarefatta come anima di popolo, cosicché dunque questo intero globo lunare aveva in alto grado una coscienza comune. Questa coscienza comune sulla Luna percepiva sé stessa come femminile. Sapete inoltre che questa Luna era irradiata dal Sole. Il Sole veniva percepito come il maschile. Questo è contenuto nell’antico mito egizio, per esempio Luna come Iside, femminile, Sole come Osiride, maschile. Solo mancava del tutto la coscienza dell’Io racchiusa nel corpo umano: questa era contenuta nell’atmosfera della Luna.

Durante quello stato intermedio, dunque, dalla Luna alla Terra, dall’atmosfera della Luna diversi esseri lavorarono in modo che il corpo eterico e il corpo astrale umani divenissero atti ad accogliere una coscienza dell’Io. Che cosa c’era, quando di nuovo risplendette questo Sole, in cui erano ancora contenuti Luna e Terra? Nell’ambiente di questo globo solare ora nuovamente ridesto c’erano le entità che oggi formano le vostre anime. Esse vi erano presenti nel senso che durante lo stato intermedio avevano incorporato la coscienza dell’Io nel corpo astrale e nel corpo eterico. Il corpo fisico non l’aveva ancora: esso pure dapprima riemerse come uomo-animale, così come era stato sulla Luna. Così questi due non concordavano più. Sulla Luna avevano ancora concordato. Ciò che si era calato nel corpo astrale e nel corpo eterico non concordava più esattamente con ciò che sotto era fisico, e la conseguenza di ciò fu che, prima che questo potesse concordare, i precedenti stati di Saturno, Sole e Luna dovevano essere ripetuti. Abbiamo così tre ripetizioni, prima che la nostra Terra propriamente comparisse.

Dapprima emerse l’esistenza saturnina con i corpi fisici degli uomini-animali, ma sotto certi aspetti non più così semplice come erano stati su Saturno. Allora gli organi sensoriali erano nei loro germi; ora si erano già aggiunti gli organi ghiandolari e nervosi, ma erano incapaci di accogliere ciò che stava sopra. Doveva subentrare una breve ripetizione dello stato saturnino. Dovevano di nuovo lavorare ai corpi fisici gli Spiriti dell’egoità e dell’indipendenza, per impiantare loro la capacità di accogliere l’Io. Parimenti doveva essere attraversato lo stato solare, affinché questi corpi fisici, riguardo agli organi che si erano formati sul Sole, divenissero capaci di accogliere un Io, e parimenti lo stato lunare, per rendere atto a ciò il sistema nervoso.

Dunque dapprima una sorta di ripetizione dello stato saturnino. In esso quelle entità che prima erano uomini-animali camminavano ora sulla Terra come automi, come una sorta di macchine. Poi giunse il tempo in cui questo stato saturnino ripetuto trapassò nello stato solare. Allora questi corpi umani erano come piante dormienti. Poi subentrò la ripetizione dello stato lunare, in cui il Sole si era già distaccato. Rimase tutto ciò che già in precedenza si era separato come Luna. Veniva dunque ripetuto ancora una volta l’intero ciclo lunare, solo che alle entità veniva impiantata la capacità di accogliere un Io.

Questa ripetizione del ciclo lunare fu per la Terra, se così si può dire, un periodo cattivo della sua evoluzione, perché — considerato spiritualmente — al corpo dell’uomo, che consisteva pur sempre solo di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, era stata impiantata l’egoità senza il pensiero purificatore. Nel periodo in cui il Sole era già andato via e la Terra non aveva ancora espulso la Luna, l’uomo era in uno stato in cui il suo corpo astrale era il portatore delle brame più sfrenate, perché tutte le forze cattive erano state impiantate in lui e non c’era alcun contrappeso. Dopo la separazione del Sole era, se lo si volesse esprimere oggi, una massa in cui gli uomini avevano pur sempre delle anime di gruppo, ma del tipo più lascivo, con gli istinti peggiori.

Così, attraverso questo passaggio per un vero inferno, sotto l’influsso del Sole purificato che se n’era andato — non solo del Sole fisico, ma anche degli esseri solari che si erano ritirati sul Sole —, maturò gradualmente questo pianeta lunare che si ripeteva fino al punto da poter espellere i terribili istinti e potenze e trattenere sulla Terra ciò che era capace di evoluzione. Con l’uscita della Luna odierna se ne andarono tutte queste forze lascive. Perciò avete nella Luna odierna il residuo, anche nel suo significato spirituale, di tutti quegli influssi cattivi che allora erano presenti nel mondo umano, e per questo anche è presente con questa esistenza lunare un influsso che tira verso il basso. Ciò dunque che sulla Terra rimase dopo la separazione dal Sole e dalla Luna, questo era la parte capace di evoluzione.

Consideriamo ora anzitutto gli uomini-animali stessi. Erano gradualmente maturati al punto che l’Io poteva essere loro incorporato. Ora abbiamo dunque l’uomo che consiste di quattro arti — corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io — che cammina sulla Terra. Ora è la prima volta che la precedente posizione fluttuante, ondeggiante si modifica e l’uomo comincia a poco a poco a giungere alla posizione eretta. La sua colonna vertebrale, il suo cordone nervoso nel dorso, divenne eretto, in contrasto con la posizione decisamente orizzontale che aveva avuto durante il periodo lunare. Con questo erigersi procedette parallela l’espansione della massa del midollo spinale a formare il cervello, e ancora un altro sviluppo procedette parallelamente. Per il movimento fluttuante e natante che l’uomo aveva avuto sia durante il periodo lunare sia durante la ripetizione del periodo lunare, quando le forze della nebbia di fuoco erano ancora presenti nell’ambiente, gli occorreva una sorta di vescica natatoria, e questa era effettivamente presente nella natura dell’uomo, come è ancora il caso nei pesci di oggi. Ora le nebbie di fuoco — le abbiamo chiamate Ruach — si depositarono. Assai gradualmente e lentamente ciò avvenne. Ancora l’aria era pervasa di densi vapori acquei, ma il peggio si depositava, e con ciò iniziò il periodo in cui l’uomo da respiratore per branchie divenne respiratore per polmoni. La vescica natatoria si trasformò in polmoni. Per questo egli divenne capace di accogliere in sé le entità spirituali superiori, ossia la prima disposizione a ciò che sta al di sopra dell’Io, il Sé spirituale o Manas.

Questa trasformazione della vescica natatoria in polmoni, la Bibbia l’esprime con le meravigliose, monumentali parole: «E Dio soffiò nell’uomo il soffio vitale, ed egli divenne un’anima vivente.» In ciò è espresso ciò che si è svolto nel corso di migliaia di anni con l’uomo. Tutte le entità che abbiamo conosciuto, sia le piante-animali sia gli uomini-animali della Luna e i loro discendenti durante il periodo lunare della Terra, tutte non avevano ancora il sangue rosso. Ciò che avevano era simile al sangue non ancora rosso degli attuali animali inferiori. Sostanza simile al sangue affluiva in loro dall’esterno e ne defluiva. Per poter accogliere in sé il sangue rosso, era necessario qualcos’altro ancora. Lo comprenderemo quando sapremo che fino all’espulsione della Luna nell’evoluzione del nostro pianeta non ha avuto alcun ruolo il ferro. Fino ad allora non c’era ferro sul nostro pianeta. Lo ricevette per il fatto che il pianeta Marte passò attraverso la nostra Terra e per così dire lasciò indietro il ferro. Perciò l’influsso del ferro nel sangue rosso proviene da Marte.

La leggenda l’ha ben conservato, attribuendo a Marte le proprietà che il ferro portò al sangue: la forza poderosa, il guerresco. Così l’influsso che avvenne da parte del processo respiratorio fu sostenuto dall’introduzione del ferro nel nostro organismo. Ciò è stato di grandissima importanza per la nostra evoluzione terrestre. Sotto questi influssi l’organismo umano si perfezionò al punto che si può dire: l’uomo cominciò, a partire dall’Io, a purificare e affinare gli arti costitutivi che in precedenza aveva ricevuto su Saturno, sul Sole e sulla Luna. Questo lavoro cominciò naturalmente da quell’arto che aveva ricevuto per ultimo, dal corpo astrale. E questa purificazione del nostro corpo astrale è la nostra cultura.

Se poteste osservare questo uomo che era ancora in fase di trasformazione verso i polmoni, che faceva i primi passi verso il sangue rosso, lo trovereste molto dissimile dalla nostra attuale figura umana. Era così diverso che si potrebbe davvero esitare a descriverlo, perché al pensatore materialistico odierno apparirebbe grottesco. Aveva all’incirca il valore evolutivo di un anfibio, di un rettile che appena comincia a respirare attraverso i polmoni, e dal precedente movimento fluttuante e natante cominciava a imparare ad appoggiarsi lentamente sulla Terra. Se si dice che l’uomo nell’epoca lemurica era in una forma di movimento che alternava il saltellare, a malapena ancora il camminare, e poi di nuovo il sollevarsi in aria, abbiamo al massimo negli antichi sauri qualcosa che può ricordarlo. Non si è conservato nulla che il geologo avrebbe potuto ritrovare come indurimenti, pietrificazioni, perché il corpo dell’uomo era del tutto molle, non vi si erano ancora incorporate ossa.

Come appariva dunque la Terra dopo essersi liberata dalla Luna? In precedenza era stata avvolta da nebbia di fuoco, come in un calderone bollente e fumante, e poi gradualmente i densi vapori acquei si ritirarono. Ora la situazione era tale che la Terra aveva solo una crosta indurita molto sottile, sotto la quale si trovava questo ribollente, gorgogliante mare di fuoco, residuo della nebbia di fuoco dell’antica atmosfera. Gradualmente emersero poi piccole isolette, i primi inizi del nostro attuale regno minerale. Mentre sulla Luna era ancora presente un regno di minerale-vegetale, ora si formavano i primi inizi delle nostre attuali rocce e pietre attraverso l’indurimento, la mineralizzazione di questa massa. Già in precedenza il regno delle piante-animali si era evoluto all’incirca fino all’attuale regno vegetale. E le entità sulla Luna che erano uomini-animali si erano divise in due schiere. Le une avevano seguito l’evoluzione ed erano divenute figure umane, ma ce n’erano anche di quelle che non avevano compiuto questa evoluzione. Questi sono gli attuali animali superiori. Erano rimasti fermi a un gradino precedente, e poiché non potevano progredire, rimasero sempre più indietro. Tutto ciò che oggi abbiamo come mammiferi e via dicendo sono residui di uomini-animali lunari rimasti fermi. Non dovete dunque mai immaginare che l’uomo sia mai stato un tale animale come quelli che oggi sono sulla Terra. I corpi di questi animali non furono allora capaci di accogliere in sé l’Io; sono rimasti fermi alla natura di anima di gruppo della Luna. Gli ultimi che quasi avrebbero per così dire ancora raggiunto il collegamento sulla Terra, ma che poi si rivelarono troppo deboli per essere abitati da un’anima individuale, sono le scimmie, l’attuale genere delle scimmie. Anche esse non furono mai veri antenati dell’umanità, ma sono entità decadute.

Così la Terra nell’antico periodo lemurico era una sorta di massa ignea, in cui l’attuale minerale era per la maggior parte disciolto e liquido, come oggi in una ferriera il ferro. Da ciò si sviluppò la prima massa insulare minerale. Su di essa si muovevano, mezzo saltellando mezzo fluttuando, gli antenati umani. Il Sé spirituale si adoperava per prendere gradualmente possesso di questi uomini.

Così dobbiamo rappresentarci l’antico periodo igneo della Terra come un periodo in cui sotto certi aspetti era ancora presente un’ultima eco delle forze della Luna stessa, che poi a poco a poco scomparvero. Si manifestavano attraverso il dominio che la volontà umana possedeva sulle sostanze e le forze della natura. Sulla Luna l’uomo era stato infatti ancora del tutto unito con la natura: là l’anima di gruppo operava sull’esistenza umana. Ora non era più così, ma sussisteva ancora un nesso magico fra la volontà umana e le forze del fuoco. Quando l’uomo aveva un carattere mite, agiva attraverso la volontà in modo che l’elemento naturale del fuoco si calmava; per questo poteva depositarsi più terra. L’uomo passionale, invece, agiva con la sua volontà magicamente in modo che le masse di fuoco divenivano tempestose e furiose e laceravano la sottile crosta terrestre. La violenza passionale che era stata propria dell’uomo sulla Luna e durante la ripetizione del periodo lunare sulla Terra, eruppe nuovamente nelle anime umane individuali appena sorte. Le passioni agirono sulle masse di fuoco in modo da rivoluzionarle, e gran parte del territorio abitato dai Lemuri andò distrutto. Solo una piccola parte degli abitanti della Lemuria si salvò e portò avanti l’umanità.

Tutti voi vivevate già allora; le vostre anime sono le stesse che si erano salvate dalla tumultuosa massa di fuoco della Lemuria. Quella parte dell’umanità che si era salvata si trasferì nel territorio che conosciamo come Atlantide e che si estendeva essenzialmente fra l’odierna Europa e l’America. Da lì il genere umano si propagò ulteriormente. A poco a poco l’atmosfera della Terra si era trasformata al punto che tutti i residui dell’antico fumo erano scomparsi e l’aria era impregnata soltanto di una possente massa di nebbia. La saga germanica ne ha conservato il ricordo nel Niflheim o Mondo della Nebbia: si tratta di un territorio costantemente attraversato da tali dense masse nebbiose.

Che cosa ha dunque creato dall’esterno fino nell’epoca lemurica? Dapprima, durante il periodo di Saturno, sono le entità che chiamiamo gli Spiriti dell’egoismo, del senso dell’autonomia. Durante il periodo solare sono gli Arcangeli, gli Spiriti del Fuoco; durante il periodo lunare quelle entità che erano, per così dire, i buoni spiriti del tempo della Luna. La denominazione cristiana per essi è Angeli; la teosofia li designa anche come gli «Spiriti del Crepuscolo». Il più eminente condottiero di questi spiriti l’abbiamo indicato come lo Spirito Santo, il reggente degli Spiriti del Fuoco come il Cristo, quello di Saturno come lo Spirito del Padre. L’ultimo dunque che ha creato con le sue schiere fu lo Spirito che il cristianesimo designa come Spirito Santo, il reggente dell’evoluzione lunare, lo Spirito che era ancora presente durante la ripetizione del periodo terrestre-lunare. Fu lo stesso Spirito che edificava dall’esterno e che allora inviò, per così dire, un raggio della propria entità dentro l’uomo. All’inizio dell’epoca lemurica dobbiamo distinguere due tipi di spiriti: gli spiriti che preparano la corporeità inferiore, che innestano la coscienza dell’Io, che plasmano gli involucri umani, e quello Spirito che penetrò nell’uomo stesso nel momento in cui l’uomo imparò a respirare fisicamente.

Se ora considerate che tutto ciò che su Saturno costituiva ancora una sorta di massa ignea, circondato da un’atmosfera più sottile, era allo stato gassoso sul Sole e sulla Luna era poi circondato da quelle masse di nebbia infuocata, dovete concepire il processo evolutivo della Terra come una purificazione, così come l’evoluzione stessa dell’umanità è una purificazione. Ciò che oggi si chiama aria divenne solo gradualmente puro da tutto ciò che lo riempiva come una sorta di fumo e vapore. Dobbiamo avere ben chiaro che ciò che si è separato dall’atmosfera sono quelle sostanze con le quali si è edificata tutta la corporeità. L’aria è la parte più pura di ciò che è rimasto. È la migliore corporeità per gli spiriti guida della Luna, che nel linguaggio cristiano si chiamano Angeli. Perciò l’uomo percepiva nell’aria — che si era purificata, che si era separata — la corporeità dei nuovi spiriti guida della Terra, l’attuale spirito guida Jehova. Nel soffiare del vento si percepiva ciò che guidava e reggeva la Terra. Così si passò nell’epoca atlantica, il cui continente forma l’attuale fondale dell’Oceano Atlantico, percependo nel respiro assunto la corporeità del Dio.

Quella magica influenza che gli uomini avevano esercitato sul mare di fuoco, sugli eventi della Terra, scomparve gradualmente. In compenso rimase un’altra connessione nella prima epoca atlantica. L’uomo possedeva allora ancora un certo potere magico sulla crescita delle piante. Quando levava la mano — che a quei tempi aveva ancora una forma del tutto diversa — sopra una pianta, era in grado di farla crescere rapidamente attraverso l’influsso della sua volontà. Stava ancora in un intimo rapporto con gli esseri della natura. L’intera vita dell’atlantideo corrispondeva a questa convivenza con la natura.

Ciò che oggi si chiama senso combinatorio, intelligenza, pensiero logico, allora non esisteva ancora. L’uomo aveva invece sviluppato in altissimo grado qualcos’altro, ad esempio la memoria, del cui favoloso sviluppo noi oggi non possiamo farci alcuna idea. Non sapeva calcolare, nemmeno che 2 per 2 fa 4, ma lo sapeva dalla memoria. Ogni volta si ricordava dell’esperienza precedente. Anche nell’epoca atlantica si era conservato il fatto che, pur non percependo più immediatamente in sé l’anima di popolo come sulla Luna, si avvertiva tuttavia l’effetto delle antiche anime di popolo e di razza. Tale effetto era così forte che sarebbe stato allora del tutto impossibile che chi apparteneva a un’anima di razza o di popolo si fosse mai unito con qualcuno appartenente a un’altra razza. Tra i membri delle diverse anime di popolo esisteva una profonda antipatia. Si amava soltanto ciò che si trovava all’interno della medesima anima di popolo. Si può dire che il sangue comune, che in precedenza, durante il periodo della Luna, si era riversato dall’anima di popolo, era il fondamento dell’appartenenza comune; e non ci si ricordava solo vagamente, ma in modo del tutto nitido, delle esperienze degli antenati. Ci si percepiva come un membro nella catena degli antenati attraverso il sangue comune, così come voi sentite la mano come un membro del vostro organismo. Questo sentimento di appartenenza comune era connesso con l’evoluzione. Durante quel passaggio che abbiamo considerato, che ebbe luogo al tempo della separazione del Sole e dell’espulsione della Luna, si svolse un altro processo significativo. Esso è connesso con tutto ciò che avveniva sulla Terra come una sorta di processo di indurimento. Sorse il regno minerale, e contemporaneamente un tale processo di indurimento ebbe luogo anche nell’interiorità della natura umana. Dalla massa molle si formò gradualmente qualcosa di più duro, che prima si indurì fino alla cartilagine e poi fino all’osso; solo con questo formarsi della massa ossea cominciò il movimento deambulatorio degli uomini.

Parallelamente a questa strutturazione nella massa ossea procedeva un altro processo. L’uomo si sviluppava ulteriormente perché la massa lunare era stata espulsa dalla Terra e solo ciò che era capace di evoluzione era rimasto indietro; così si formarono due tipi di forze negli esseri che abitavano la Terra. Ora il Sole e la Luna erano all’esterno, e le forze solari e lunari agivano perciò dall’esterno sulla Terra. Da questa mescolanza di forze solari e lunari (che in precedenza erano state nella Terra stessa, ma che ora irradiavano dall’esterno) sorse ciò che chiamiamo il progredire verso la vita sessuale. Infatti tutte le forze che si esprimono nella vita sessuale stanno sotto l’influsso delle forze solari e lunari.

Tutto ciò che nei tempi antichi, quando Sole, Luna e Terra erano ancora congiunti, agiva in modo tale da poterlo designare come un elemento femminile, veniva per così dire fecondato dalle forze del Sole stesso. Il Sole si percepiva come un elemento maschile, la Luna come un elemento femminile. Ora la Luna si ritirò all’esterno; le forze dei due corpi si mescolarono. In generale, possiamo designare le entità sorte fino all’espulsione della Luna come una sorta di entità femminili, poiché tutte le forze fecondanti provengono dall’esterno, dalla forza solare. Solo su una Terra che aveva espulso la Luna (cosicché il Sole ora illuminava un corpo del tutto diverso) l’antico e indifferenziato elemento femminile poté scindersi in maschile e femminile, sicché con il processo di indurimento e di formazione delle ossa avvenne il passaggio alla sessualità. Con ciò fu data la possibilità di sviluppare l’Io in modo adeguato.

12°L’evoluzione dell’umanità sulla Terra II

Monaco di Baviera, 4 Giugno 1907

Esteriormente, il processo che vi ho descritto come l’origine della bisessualità si è svolto in modo che in quell’animale-uomo della Luna dovete pensare ancora riuniti entrambi i sessi, anche ancora nei loro discendenti durante la ripetizione lunare della Terra. Poi ebbe luogo realmente una sorta di scissione del corpo umano. Questa scissione venne a compiersi attraverso una sorta di condensazione. Solo attraverso la differenziazione di un regno minerale quale è l’attuale poté sorgere l’odierno corpo umano, che rappresenta un sesso. La Terra e il corpo umano dovettero prima consolidarsi fino alla natura minerale di oggi. Nei corpi umani molli della Luna e della prima Terra vi erano uomini bisessuali, di natura maschile-femminile.

Dobbiamo ora ricordare il fatto che, sotto un certo aspetto, l’uomo ha conservato un residuo dell’antica bisessualità: nell’uomo odierno, nel maschio, il corpo fisico è maschile e il corpo eterico è femminile, mentre nella donna è il contrario, il corpo fisicamente femminile ha un corpo eterico maschile. Questi fatti ci aprono interessanti prospettive nella vita animica dei sessi. La capacità di sacrificio della donna, ad esempio nel servizio dell’amore, è connessa con la mascolinità del suo corpo eterico, mentre l’ambizione dell’uomo si spiega quando riconosciamo la natura femminile del suo corpo eterico.

Ho già detto che dalla mescolanza delle forze inviateci dal Sole e dalla Luna è sorto ciò che rappresenta l’elemento differenziato nel genere umano. Dovete avere ben chiaro che nell’uomo l’influsso più forte sul corpo eterico proviene dalla Luna e l’influsso più forte sul corpo fisico dal Sole. Nella donna è il contrario: il corpo fisico viene influenzato dalle forze della Luna e il corpo eterico da quelle del Sole.

Il continuo scambio di sostanze minerali nell’odierno corpo fisico dell’uomo poté aver luogo solo quando si fu formato l’attuale minerale. Prima esisteva una forma di nutrizione del tutto diversa. Durante il periodo solare della Terra tutte le piante erano pervase da succhi lattei. La nutrizione avveniva effettivamente in modo che l’uomo succhiava dalle piante i succhi lattei, come oggi il bambino dalla madre. Le piante che ancora oggi contengono succhi lattei sono gli ultimi ritardatari di quell’epoca in cui tutte le piante fornivano abbondantemente tali succhi. Solo più tardi venne il tempo in cui la nutrizione assunse la forma attuale.

Per comprendere il senso della separazione dei sessi, dobbiamo avere ben chiaro che sia sulla Luna sia durante il periodo di ripetizione lunare sulla Terra tutti gli esseri si assomigliavano molto tra loro. Così come una mucca ha lo stesso aspetto dei suoi discendenti, come tutte le mucche, poiché alla base vi è l’anima di gruppo, allo stesso modo anche gli uomini assomigliavano ai loro antenati fino a confondersi, e ciò andò avanti fino a lungo nell’epoca atlantica.

Da dove viene dunque il fatto che gli uomini non si assomigliano più? Proviene dalla nascita dei due sessi. Dall’antica bisessualità si è conservata nell’essere femminile la tendenza a foggiare i discendenti in modo simile. Nell’essere maschile l’influsso agisce diversamente: in esso opera la tendenza a produrre la diversità, l’individualizzazione, e per il fatto che la forza maschile confluiva in quella femminile, veniva generata sempre più dissomiglianza. Così, attraverso l’influsso maschile, sorge la possibilità che l’individualità prenda piede.

Un’altra particolarità ancora aveva l’antico essere bisessuale. Se aveste chiesto a un antico uomo lunare delle sue esperienze, gli sarebbero parse del tutto identiche a quelle dei suoi antenati più remoti: tutto continuava a vivere attraverso le generazioni. La preparazione del fatto che gradualmente si sviluppò quella coscienza che si estende soltanto dalla nascita alla morte risiede nell’individualizzazione del genere umano, e con ciò si sviluppò anche la possibilità di una nascita e di una morte come quelle attuali. Quegli antichi uomini lunari, infatti, che si muovevano fluttuando, nuotando, pendevano dall’ambiente circostante, nel quale inviavano i loro cordoni sanguigni. Quando un tale essere moriva, non si trattava di una morte dell’anima: era solo un morire simile a quello di un arto. In alto la coscienza rimaneva, come se ad esempio la vostra mano si disseccasse sul vostro corpo e al suo posto ve ne crescesse una nuova. Così quegli uomini, nella loro coscienza crepuscolare, percepivano il morire solo come un graduale disseccarsi dei loro corpi. Questi si inaridivano e ne germogliavano continuamente di nuovi; ma la coscienza si manteneva attraverso la coscienza dell’anima di gruppo, sicché esisteva realmente una sorta di immortalità.

Poi sorse l’attuale sangue, che ora veniva generato nel corpo umano stesso; ciò andò di pari passo con il sorgere della bisessualità. Subentrò allora la necessità di un processo singolare. Il sangue genera una lotta incessante tra vita e morte, e un essere che produce in sé sangue rosso ha in se stesso anche il teatro di una costante lotta tra vita e morte, perché continuamente il sangue rosso viene consumato e si trasforma in sangue blu, in una sostanza di morte. Con la trasformazione del sangue propriamente umano sorse anche quell’oscuramento della coscienza al di là della nascita e della morte. Solo allora l’uomo, con il rischiaramento della coscienza del presente, perse l’antica immortalità che esisteva nello stato crepuscolare; il non riuscire a guardare al di là della nascita e della morte è dunque intimamente connesso con la sessualità. E ancora qualcos’altro è connesso con ciò.

Quando l’uomo aveva l’anima di gruppo, l’esistenza proseguiva di generazione in generazione: non vi era interruzione attraverso nascita e morte. Ora questa interruzione subentrò, e con essa la possibilità della reincarnazione. Prima, il figlio era soltanto un’immediata continuazione del padre, il padre del nonno; la coscienza non si interrompeva. Venne allora un’epoca in cui essa si oscurava al di là della nascita e della morte, e solo con ciò fu data la possibilità di un soggiorno in Kamaloka e nel Devachan. Questa alternanza, questo soggiorno in mondi superiori divenne possibile in generale solo dopo l’individualizzazione, dopo l’espulsione del Sole e della Luna. Solo allora sorse ciò che oggi chiamiamo incarnazione, e con essa al contempo quello stato intermedio che un giorno cesserà anch’esso.

Così siamo giunti fino all’epoca in cui vediamo l’antico organismo bisessuale, che rappresenta una sorta di anima di gruppo, separarsi in maschile e femminile, cosicché l’uguale, il simile si perpetua attraverso il femminile, il diverso attraverso il maschile. Scorgiamo effettivamente all’interno della nostra umanità, nel femminile, quel principio che ancora conserva le antiche connessioni di stirpe e di popolo, e nel maschile quello che continuamente spezza tali connessioni, le fende e così individualizza l’umanità. Nell’uomo agisce effettivamente un antico elemento femminile come anima di gruppo e un nuovo elemento maschile come fattore individualizzante. Si arriverà al punto in cui tutte le connessioni di razza e di stirpe cesseranno realmente. L’uomo diventerà sempre più diverso dall’uomo. L’appartenenza comune non sarà più fondata sul sangue comune, ma su ciò che lega anima ad anima. Questa è la direzione dell’evoluzione umana.

Nelle prime razze atlantiche esisteva ancora un forte legame di appartenenza, sicché le prime sottorazze si articolavano anche secondo il colore: questo elemento dell’anima di gruppo lo ritroviamo ancora negli uomini di diverso colore. Queste differenze scompariranno sempre più, quanto più l’elemento individuale avrà il sopravvento. Verrà un tempo in cui non vi saranno più razze di diverso colore. La differenza riguardo alle razze sarà cessata; per contro, individualmente sussisteranno le più grandi differenze. Quanto più risaliamo ai tempi antichi, tanto più troviamo il predominio dell’elemento razziale. Il principio propriamente individualizzante comincia soltanto nella tarda epoca atlantica. Presso gli antichi atlantidei, i membri di una razza provavano realmente ancora una profonda antipatia verso i membri di un’altra razza. Il sangue comune determinava l’appartenenza, l’amore. Era considerato immorale sposare un membro di un’altra stirpe.

Se come veggenti esaminaste il rapporto tra il corpo eterico e il corpo fisico nell’antico atlantideo, fareste una scoperta singolare. Mentre nell’uomo odierno la testa eterica del corpo eterico coincide pressoché con la parte fisica della testa e sporge solo un poco al di sopra di essa, nell’antico atlantideo la testa eterica sporgeva molto al di là della testa fisica. Specialmente nella parte frontale essa sporgeva possentemente in avanti. Dobbiamo ora immaginare un punto nel cervello fisico nel luogo tra le sopracciglia, solo circa un centimetro più in basso, e un secondo punto nella testa eterica che corrisponderebbe a quel punto. Nell’atlantideo questi due punti erano ancora molto distanti l’uno dall’altro, e l’evoluzione consistette appunto nel fatto che essi si avvicinavano sempre più. Nel quinto periodo atlantico il punto della testa eterica penetrò nel cervello fisico, e grazie al fatto che questi due punti vennero a coincidere, si sviluppò ciò che oggi ci è proprio: il calcolare, il contare, la facoltà di giudicare, in generale la facoltà concettuale, l’intelligenza. Prima, gli atlantidei avevano soltanto una memoria grandemente sviluppata, ma non ancora un intelletto combinatorio. Qui abbiamo il punto di partenza per il divenire cosciente dell’Io. Un’autonomia dell’essere non esisteva nell’atlantideo prima che questi due punti venissero a coincidere; poteva tuttavia vivere in un contatto molto più intimo con la natura. Le sue abitazioni si componevano di ciò che la natura gli offriva. Trasformava le pietre e le univa agli alberi in crescita. Le sue abitazioni erano plasmate dalla natura in divenire: erano in realtà oggetti naturali trasformati. Viveva così nelle piccole comunità, ancora mantenute dalla consanguineità: in esse veniva esercitata una forte autorità da parte del più forte, che era il capo. Tutto dipendeva dall’autorità, che però veniva esercitata in un modo ancora diverso.

Quando l’uomo entrò nell’epoca atlantica, non era ancora in grado di parlare un linguaggio articolato: questo si sviluppò solo nell’epoca atlantica. Un capo non avrebbe potuto esprimere dei comandamenti in una lingua. Quegli uomini possedevano invece la capacità di comprendere il linguaggio della natura. Di ciò l’uomo odierno non ha alcuna idea: deve prima impararla di nuovo. Immaginate ad esempio una sorgente che vi specchia la vostra immagine. Come occultista sorge nella vostra anima un sentimento peculiare. Voi dite: la mia immagine mi viene incontro da questa sorgente; questo è per me un ultimo segno di come sull’antico Saturno tutto si rispecchiava nello spazio. Il ricordo dell’antico Saturno sorge nell’occultista quando scorge la propria immagine riflessa nella sorgente. Nell’eco, che restituisce il suono pronunciato, sorge il ricordo di come su Saturno tutto ciò che risonava nello spazio cosmico ritornava come eco. Oppure vedete un miraggio, un fenomeno di rifrazione atmosferica, in cui l’aria ha per così dire assorbito le immagini che le vengono trasmesse e poi ve le restituisce. Come occultista vi vedete un ricordo del periodo solare, quando il gassoso Sole assorbiva tutto ciò che gli veniva incontro dallo spazio cosmico, l’elaborava in sé e poi l’irradiava di ritorno, conferendogli la propria natura. Sul pianeta solare avreste visto come le cose all’interno erano preparate come miraggi, come una sorta di immagini luminose all’interno dei gas dello stato solare. Così si impara, senza fantasticare, a concepire il mondo in modo molteplice, e questo è un mezzo importante per l’ascesa ai mondi superiori.

Nei tempi antichi l’uomo comprendeva la natura in altissimo grado. C’è una grande differenza tra il vivere in un’aria come quella odierna e in una come quella dell’epoca atlantica. L’aria era allora attraversata da possenti masse nebbiose; il Sole e la Luna erano circondati da un immenso alone di arcobaleno. Vi fu un’epoca in cui le masse nebbiose erano così dense che nessun occhio avrebbe potuto scorgere le stelle, in cui il Sole e la Luna erano ancora oscurati: divennero visibili per l’uomo solo poco a poco. Questo divenire visibile del Sole, della Luna e delle stelle è descritto in modo grandioso nel racconto della Creazione. Ciò che vi è descritto è realmente accaduto, e ben più ancora è accaduto.

La comprensione della natura circostante era dunque ancora molto forte nell’atlantideo. Ciò che risuona nel mormorio della sorgente, nella tempesta del vento, e che per voi oggi è suono inarticolato, l’atlantideo l’udiva come linguaggio comprensibile. Comandamenti allora non esistevano ancora, ma lo spirito penetrava fuori dall’aria impregnata d’acqua e parlava all’uomo. La Bibbia esprime ciò con le parole: «E lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque». L’uomo percepiva lo spirito dalle cose: dal Sole, dalla Luna e dalle stelle lo spirito parlava a lui, e voi trovate in quella parola della Bibbia un’espressione chiara di ciò che accadeva nell’ambiente umano.

Poi venne il tempo in cui una parte particolarmente progredita del genere umano, che viveva in una regione anch’essa oggi fondale marino, nelle vicinanze dell’odierna Irlanda, sperimentò per prima quella forte incorporazione del corpo eterico e attraverso ciò conobbe un ampliamento dell’intelligenza. Questa parte cominciò, sotto la guida del più progredito, a migrare verso est, mentre a poco a poco possenti masse d’acqua sommergevano il continente atlantico. La parte più avanzata di questi popoli migrò fino in Asia e vi fondò il centro delle culture che designamo come le culture post-atlantidee. Da lì la cultura irradiò poi. Scaturì da quel flusso umano che più tardi avanzò ulteriormente verso est e dall’Asia centrale fondò in India la prima cultura. Questa mostrava ancora forti echi della cultura atlantica. L’antico indiano non aveva ancora una coscienza come quella che abbiamo oggi, ma la possibilità era data quando quei due punti del cervello di cui ho parlato vennero a coincidere. Nell’atlantideo viveva, prima di questa incorporazione, ancora una coscienza per immagini; vedeva ancora, attraverso di essa, entità spirituali. Non udiva soltanto un linguaggio chiaro nel mormorio della sorgente, ma per lui dalla sorgente saliva l’ondina, che ha la sua corporificazione nell’acqua. Nelle correnti dell’aria vedeva le silfidi, nel fuoco ribollente le salamandre. Vedeva tutto ciò, e da questo nacquero i miti e le saghe che si sono conservati nella forma più pura là in Europa dove sono rimasti resti degli atlantidei che non giunsero fino in India. Le saghe e i miti germanici sono resti di ciò che gli antichi atlantidei vedevano ancora all’interno della massa nebbiosa. I fiumi, come il Reno, vivevano nella coscienza di questi antichi atlantidei come se in essi si fosse depositata la saggezza che era nelle nebbie dell’antico Niflheim. Quella saggezza sembrava loro essere dentro i fiumi: vi viveva come le nixe del Reno o entità simili.

Così vivevano qui, in queste regioni d’Europa, echi della cultura atlantica; laggiù in India sorse invece un’altra cultura, che mostrava ancora echi di quel mondo di immagini. Questo mondo era sì tramontato, ma la nostalgia di ciò che in esso si esprimeva era rimasta all’indiano. Se l’atlantideo aveva udito parlare la saggezza della natura, all’indiano era rimasta la nostalgia di questa unità con la natura, e così il carattere di questa antica cultura indiana si mostra nel fatto che essa vuole risalire al tempo che prima era naturale per l’uomo. Un sognatore era l’antico indiano. Certo, davanti a lui si stendeva ciò che noi chiamiamo realtà, ma il mondo dei sensi era Maja davanti ai suoi occhi. Ciò che l’antico atlantideo vedeva ancora come spiriti aleggianti, l’antico indiano lo cercava nella sua nostalgia del contenuto spirituale del mondo, del Brahman. Questo modo di risalire all’antica coscienza sognante dell’atlantideo si è conservato nella disciplina orientale come un richiamo di quell’antica coscienza.

Più a nord troviamo i Medi e i Persiani, l’antica cultura persiana. Mentre la cultura indiana prescinde fortemente dalla realtà, il Persiano diviene consapevole di doverci fare i conti. L’uomo compare allora per la prima volta come lavoratore, consapevole di dover non soltanto aspirare alla conoscenza con le sue forze spirituali, ma di dover con esse trasformare la Terra. Come una sorta di elemento ostile la Terra gli si presentò dapprima. Doveva vincere la Terra, e questo contrasto si esprime in Ormuzd e Ahrimane, nella divinità buona e in quella malvagia, e nella lotta tra le due. L’uomo voleva sempre più far confluire il mondo spirituale nel mondo terreno, ma non era ancora in grado di riconoscere una legalità, una legalità naturale all’interno del mondo esteriore. L’antica cultura indiana possedeva in verità una conoscenza dei mondi superiori, ma non sulla base di una scienza della natura: tutto ciò che era terreno, infatti, si riferiva alla Maja. Il Persiano imparò a conoscere la natura soltanto come luogo di lavoro.

Giungiamo poi ai Caldei, ai Babilonesi e ai popoli egizi. Là l’uomo imparò a riconoscere la legalità nella natura stessa. Quando levava lo sguardo verso le stelle, dietro di esse non cercava soltanto degli dèi, ma esaminava le leggi delle stelle; e così nacque quella scienza meravigliosa che troviamo presso i Caldei. Il sacerdote egizio non considerava il mondo fisico come qualcosa di renitente, ma inseriva la spiritualità che trovava nella geometria nel suo suolo, nella sua terra. La natura esteriore veniva riconosciuta nella sua legalità. Nella sapienza caldeo-babilonese-egizia era intimamente congiunta l’astronomia esteriore con la conoscenza degli dèi che animano le stelle. Questo è il terzo grado dell’evoluzione culturale.

Solo al quarto grado dell’evoluzione post-atlantidea l’uomo giunge al punto di integrare nella cultura ciò che egli sperimenta in se stesso come spiritualità. Ciò avviene nell’epoca greco-latina. Qui l’uomo imprime nell’opera d’arte, nella materia plasmata, la propria spiritualità alla sostanza, tanto nella scultura quanto nel dramma. Anche i primi inizi della formazione delle città umane si trovano qui. Questa era di natura diversa rispetto all’epoca pregreca in Egitto e in Babilonia. Là i sacerdoti levavano lo sguardo verso le stelle e ne cercavano le leggi, e creavano un’immagine riflessa di ciò che avveniva nel cielo in ciò che costruivano. Così le loro torri mostrano l’evoluzione settenaria che l’uomo aveva dapprima indagato nei corpi celesti, e così le piramidi mostrano puri rapporti cosmici.

La transizione dalla sapienza sacerdotale alla sapienza propriamente umana la troviamo meravigliosamente espressa nella prima storia romana nei sette re di Roma. Che cosa sono questi sette re? Ricordiamo che la protostoria di Roma risale all’antica Troia. Troia si presenta come un ultimo risultato delle antiche società sacerdotali che avevano ordinato gli Stati secondo le leggi delle stelle. Giunge ora il passaggio al quarto grado culturale. L’antica sapienza sacerdotale viene superata dall’accortezza umana, la cui immagine rappresenta l’astuto Odisseo. Ancor più plasticamente l’abbiamo in un’immagine che può essere compresa correttamente solo così e che rappresenta il superamento della sapienza sacerdotale da parte della facoltà di giudizio umana. Come simbolo della saggezza umana vale da sempre il serpente. Il gruppo del Laocoonte rappresenta come la sapienza sacerdotale dell’antica Troia viene vinta dalla scaltrezza umana e dalla saggezza dell’uomo, espressa nei serpenti.

Poi, attraverso le autorità determinanti che agiscono attraverso i millenni, furono abbozzati gli eventi che dovevano accadere, e in conformità a ciò la storia doveva procedere. Coloro che si trovavano al luogo d’origine di Roma avevano già predeterminato la cultura settemplice di Roma, così come essa è scritta nei libri sibillini. Riflettete su di essa: trovate nei nomi dei sette re echi dei sette princìpi dell’uomo. Ciò va addirittura così lontano che il quinto re romano, l’Etrusco, viene dall’esterno. Rappresenta la parte di Manas, del Sé spirituale, che collega i tre arti inferiori con i tre superiori. I sette re romani rappresentano i sette princìpi della natura umana: in essi sono iscritte le connessioni spirituali. La Roma repubblicana non è altro che la saggezza umana che sostituisce l’antica sapienza sacerdotale. Così la quarta epoca crebbe dalla terza. L’uomo fece scaturire da sé ciò che egli stesso aveva nell’anima, nelle grandi opere d’arte, nel dramma e nel diritto. Prima, tutto il diritto era tratto dalle stelle. I Romani divennero un popolo del diritto perché qui l’uomo creò secondo i propri bisogni il diritto di cui aveva bisogno, l’ius.

Noi stessi viviamo nella quinta epoca. Come si esprime in essa il senso dell’intera evoluzione? L’antica autorità è scomparsa; l’uomo diviene sempre più interiore, il suo operare esteriore diviene sempre più un’impronta della sua interiorità. Le connessioni di stirpe si disgregano, l’uomo viene sempre più individualizzato. Da qui il germe di quella religione che dice: chi non lascia padre e madre, fratello e sorella, non può essere mio discepolo — il che significa: ogni amore fondato sulla parentela naturale deve cessare; l’uomo deve stare di fronte all’uomo e l’anima deve trovare l’anima.

Noi abbiamo il compito di portare ancora più giù sul piano fisico ciò che nell’epoca greco-latina è fluito dall’anima. Con ciò l’uomo diviene un essere sempre più immerso nella materialità. Se il Greco ha creato nelle sue opere d’arte un’immagine idealizzata della sua vita animica e l’ha versata nella forma umana, se il Romano nelle sue disposizioni giuridiche ha creato qualcosa che rappresenta già bisogni più personali, la nostra epoca culmina nelle macchine, che sono soltanto un’espressione materialistica dei bisogni del tutto personali degli uomini. Sempre più l’umanità è discesa dal cielo, e questa quinta epoca è quella discesa più in basso, la più impigliata nella materia. Se il Greco nelle sue creazioni ha ancora innalzato l’uomo al di sopra dell’uomo nelle sue immagini (Zeus, infatti, rappresenta l’uomo elevato al di sopra di se stesso), se nelle disposizioni giuridiche romane trovate ancora qualcosa dell’uomo che va al di là di se stesso, perché il Romano attribuiva più valore all’essere cittadino romano che all’essere uomo particolare, nella nostra epoca trovate l’uomo che utilizza lo spirito per soddisfare i propri bisogni materiali. A quale scopo servono, infatti, tutte le macchine, le navi a vapore, le ferrovie, tutte le complicate invenzioni? L’antico Caldeo soddisfaceva i propri bisogni alimentari nel modo più semplice; oggi viene impiegata un’enorme quantità di saggezza a tale scopo. Saggezza umana cristallizzata viene impiegata per placare fame e sete. Non dobbiamo illuderci: la saggezza, così applicata, è discesa al di sotto di se stessa, fin dentro la materia.

Tutto ciò che l’uomo aveva precedentemente portato giù dallo spirituale doveva discendere al di sotto di se stesso per poter nuovamente risalire. Con ciò anche la nostra epoca ha ricevuto il suo compito. Se nell’uomo antico scorreva il sangue che lo legava alla sua stirpe, oggi l’amore che ancora scorreva nell’antico sangue è sempre più spezzato. Un amore di natura spirituale deve subentrare al suo posto; allora potremo nuovamente risalire verso lo spirituale. Che noi siamo discesi dallo spirituale ha la sua buona giustificazione, perché gli uomini devono compiere questa discesa per ritrovare con le proprie forze la via verso lo spirituale, e la missione della corrente della scienza dello spirito è mostrare all’umanità questa via verso l’alto.

Abbiamo seguito il cammino dell’umanità fino all’epoca in cui noi stessi ci troviamo. Dobbiamo ora mostrare come essa si evolverà ulteriormente e come l’uomo che compie un’iniziazione può già oggi anticipare un certo grado dell’umanità sul suo sentiero di conoscenza e di saggezza.

13°Il futuro dell’uomo

Monaco di Baviera, 5 Giugno 1907

Oggi ci spetta di discutere alcune cose riguardo al proseguimento dell’evoluzione dell’umanità nel futuro e riguardo a ciò che si chiama iniziazione, per mezzo della quale l’uomo nel presente, anticipando, attraversa gradi della vita che altrimenti verranno attraversati dall’umanità solo in futuro.

Se ci occupiamo anzitutto della prima questione, vi può apparire o come una presunzione voler parlare del futuro, o anche come un’impossibilità poter stabilire qualcosa sul futuro dell’uomo. Eppure, se riflettete un poco sulla cosa, troverete che l’idea di poter sapere qualcosa sul futuro non è poi del tutto infondata. Non avete che da confrontare queste cose con ciò che il ricercatore ordinario, ad esempio lo scienziato, può sapere riguardo al futuro. Può dirvi esattamente che, se in determinate condizioni mescola ossigeno, idrogeno e zolfo, ne risulta sempre acido solforico. Si può dire esattamente che cosa avviene quando si raccolgono raggi con uno specchio. Anzi, ciò va ancora molto più lontano riguardo alle cose della vita esteriore: si possono predire eclissi di Sole e di Luna per periodi di tempo indeterminatamente lunghi.

Perché lo si può? Perché e nella misura in cui si conoscono le leggi della vita fisica. Se dunque qualcuno conosce le leggi spirituali della vita, può parimenti dire, partendo da queste leggi, che cosa deve avvenire in futuro. Solo che di solito una domanda opprime l’uomo. Si pensa facilmente che sia in contraddizione con la libertà, con l’agire arbitrario dell’uomo, il sapere in anticipo ciò che avviene. Anche questa è un’impressione erronea. Se mettete insieme zolfo, idrogeno e ossigeno in determinate condizioni, ne risulta acido solforico; ciò è condizionato dalla legalità della combinazione. Ma che voi lo facciate, questo dipende dalla vostra volontà. Così è anche nel corso spirituale dell’evoluzione umana. Ciò che avverrà, l’uomo lo farà per assolutamente libera volontà, e quanto più l’uomo si evolve, tanto più sarà libero. Non si deve neppure pensare che sia già ora determinato per l’uomo ciò che farà in futuro, per il fatto che lo si può prevedere. Solo che la maggior parte degli uomini non ha una giusta comprensione per questa questione, e in effetti essa appartiene alle più difficili. Sin dai tempi più antichi i filosofi si sono tormentati con la questione della libertà umana e della determinazione conforme a legge dei fenomeni. Quasi tutto ciò che è stato scritto in questo campo è assai insufficiente, perché gli uomini di solito non sanno distinguere tra previsione e predeterminazione. Con la previsione le cose non stanno diversamente che con l’osservazione di punti lontani nello spazio. Se nello spazio guardate verso un punto lontano, diciamo verso l’angolo della strada laggiù, e vedete che una persona dona dieci centesimi a un’altra, avete forse voi causato quest’azione? Il fatto che voi la vedete ha forse fornito una causa? No: voi vedete soltanto che la persona lo fa, e ciò non esercita alcuna costrizione sul suo agire. Ora, nel tempo le cose stanno sotto un certo riguardo allo stesso modo, solo che gli uomini non riescono a concepirlo. Supponete di essere nuovamente incarnati tra qualche migliaio di anni. Allora farete qualcosa per libera volontà: è esattamente come l’esempio dei dieci centesimi donati. Il veggente vede eventualmente ciò che verrà fatto in futuro, e questo fare futuro è altrettanto poco determinato dal momento presente quanto il donare i dieci centesimi è determinato dal punto nello spazio. Si dice spesso: se si vede che qualcosa avverrà, allora ciò è in fondo predeterminato. Ma allora si confonde il futuro con il presente. Quello, infatti, non sarebbe un guardare avanti nel futuro, se fosse già determinato. Voi non vedete qualcosa che già esiste, ma qualcosa che viene soltanto. Dovete afferrare esattamente il concetto del guardare nel futuro. Ciò deve essere esercitato e coltivato in paziente meditazione; solo allora si trova la possibilità di comprendere correttamente queste cose.

Dopo queste parole introduttive, vogliamo discutere alcune delle cose che si possono dire sull’evoluzione dell’umanità nel futuro. Siamo giunti al punto in cui l’umanità è discesa più profondamente nella materia, dove impiega le sue forze spirituali per la costruzione e la fabbricazione di strumenti e macchine che servono alla vita personale. A ciò era connesso un divenire sempre più denso dell’umanità e della Terra in generale. Abbiamo visto che ciò che oggi chiamiamo il più denso, il regno minerale, è sorto solo in un determinato momento della nostra evoluzione. Con ciò l’uomo è entrato nella sua attuale evoluzione terrestre. Di pari passo con ciò sono andate la bisessualità e altri fenomeni. Allora, quando l’uomo non era ancora entrato in questa evoluzione fisica che possiede un regno minerale, era anche ancora di natura molto più fine, più molle. Solo per evocarne un’idea, sia detto come in quell’epoca antica, in cui non esisteva ancora la bisessualità, avveniva la riproduzione del genere umano. Allora l’uomo ancora bisessuale, che era di corporeità più sottile, più fine, faceva uscire da sé un altro essere. Ciò non avveniva alla maniera odierna, ma press’a poco come nelle sedute spiritiche il corpo eterico di qualche altro essere fuoriesce dal medium. Ciò vi dà approssimativamente un’immagine di questo materializzarsi-fuori-da-sé, di come in tempi antichi l’umanità si riproduceva: come uno spingere fuori di uomini che erano maturi per proseguire la propria evoluzione.

Vedete così come il divenire più denso dell’uomo nel cosmo sia connesso con la sua discesa nel mondo materiale. A ciò è connesso lo sviluppo di un’altra forza, che senza questa discesa non avrebbe potuto svilupparsi affatto: l’egoismo. Ha un lato buono e uno cattivo. È il fondamento dell’autonomia e della libertà umana, ma nel suo rovescio è anche la causa di tutto il male e il cattivo. Affinché l’uomo imparasse però a fare il bene per libera volontà, doveva passare attraverso questa forza dell’egoismo. Attraverso le forze che prima l’avevano guidato, doveva essere sempre di nuovo sospinto verso il bene; ma doveva essergli data la possibilità di percorrere da sé il proprio cammino. Ebbene, così come è disceso, deve nuovamente risalire nella spiritualità, e come questa discesa è connessa con un prevalere dell’egoismo, così la risalita dipende dal fatto che l’altruismo, il sentimento di simpatia tra gli uomini diventi sempre più forte. L’umanità si è evoluta attraverso diverse epoche: dapprima attraverso l’antica epoca indiana, poi attraverso quella persiana, attraverso quella egizio-caldeo-babilonese e attraverso quella greco-latina, fino all’epoca attuale, la quinta; e questa verrà sostituita da una sesta. Mentre l’evoluzione dell’umanità lavora in questa direzione, lavora al contempo al superamento di quel principio che era più forte sin dall’epoca in cui il corpo eterico trovò la sua incorporazione in quel punto del cervello di cui vi ho parlato ieri. Quella fu l’epoca della caduta nel più profondo egoismo.

In un’evoluzione precedente l’uomo era anch’esso egoista, ma lo era in modo diverso. Quell’egoismo che penetra così profondamente nell’anima come nella nostra epoca attuale è interamente connesso con lo sviluppo della mentalità materialistica, e un’epoca spirituale significherà il superamento di questo egoismo. Perciò il cristianesimo e tutte quelle correnti che avevano veramente vita religiosa hanno lavorato consapevolmente verso una rottura degli antichi legami di sangue: il cristianesimo, infatti, ha pronunciato una frase radicale, che recita: «Chi non lascia padre, madre, moglie, figlio, fratello, sorella, non può essere mio discepolo». Ciò non indica altro se non che al posto degli antichi legami di sangue deve subentrare il legame spirituale tra anima e anima, tra uomo e uomo. Ora si tratta soltanto di questo: quali sono i mezzi e le vie affinché l’umanità raggiunga la spiritualità, ossia il superamento del materialismo, e al contempo ciò che si potrebbe chiamare la fratellanza, lo sviluppo dell’universale amore umano? Si potrebbe essere dell’opinione che basterebbe sottolineare ben a fondo l’universale amore umano e che allora questo amore dovrebbe pure arrivare, oppure che si debbano fondare associazioni che si pongano come scopo l’universale amore umano. L’occultismo non è mai stato di questo parere. Al contrario! Quanto più l’uomo parla di universale fratellanza e umanità nel senso di inebriarsene, tanto più egoisti diventano gli uomini. Così come esiste una voluttà sensuale, infatti, esiste anche una voluttà dell’anima; ed è anzi una voluttà raffinata dire: io voglio divenire moralmente sempre più elevato! È in fondo un pensiero che non produce certo il comune egoismo quotidiano, ma un egoismo raffinato, che nasce da tale voluttà.

Non è sottolineando l’amore e la compassione che essi vengono generati nel corso dell’evoluzione umana. È piuttosto attraverso qualcos’altro che l’umanità viene condotta a quella fratellanza, e cioè la conoscenza spirituale stessa. Non esiste altro mezzo per produrre l’universale fratellanza umana che la diffusione delle conoscenze occulte nel mondo. Si parli pure sempre di amore e di fratellanza, si fondino migliaia di associazioni: esse non condurranno alla meta a cui dovrebbero condurre, per quanto bene intenzionate siano. Si tratta di fare la cosa giusta, di sapere come si fonda questa fratellanza. Solo uomini che vivono nella verità occulta, comune e valida per tutti, si ritrovano insieme nell’unica verità. Come il Sole riunisce le piante che aspirano a lui e di cui ciascuna è pur sempre un’individualità, così la verità deve essere unitaria, verso di essa tutti devono aspirare; allora tutti gli uomini si ritrovano insieme. Ma gli uomini devono lavorare energicamente verso la verità: solo allora possono convivere in modo armonico.

Si potrebbe obiettare: verso la verità aspirano pur tutti, ma ci sono diversi punti di vista, e da ciò nascono poi di nuovo contese e divergenze. Questa è una conoscenza della verità non ancora sufficientemente profonda. Non ci si deve appellare al fatto che nella verità possano esservi diversi punti di vista; bisogna prima fare esperienza del fatto che la verità può essere una sola. Non dipende da votazioni popolari: è vera in se stessa. O fareste votare se i tre angoli di un triangolo sono uguali a 180 gradi? Che milioni di persone l’ammettano o nessuna, se voi l’avete riconosciuto, allora è vero per voi. Non esiste democrazia nella verità. E coloro che ancora non sono in armonia non sono ancora penetrati abbastanza lontano nella verità. Da ciò deriva ogni contesa riguardo alla verità. Si può dire: sì, ma l’uno afferma questo e l’altro quello in cose occulte! Nel vero occultismo non è così. Le cose stanno come nelle cose materialistiche: anche lì uno afferma questo e un altro quello, ma allora una delle due affermazioni è falsa. Allo stesso modo è nel vero occultismo; solo che spesso esiste la maleducazione di giudicare cose occulte prima di averle comprese.

Questa è la meta verso cui la sesta epoca dell’umanità tenderà: la divulgazione della verità occulta nel più ampio raggio. Questa è la missione di quell’epoca. E quella comunità che si unisce spiritualmente ha il compito di portare ovunque questa verità occulta nella vita e di applicarla direttamente. È proprio questo che manca alla nostra epoca. Guardate solo come la nostra epoca cerca e come nessuno riesce a trovare il giusto. Vi sono innumerevoli questioni: la questione educativa, la questione femminile, la medicina, la questione sociale, la questione dell’alimentazione. Si armeggia intorno a queste questioni, e innumerevoli articoli e libri vengono scritti, e ciascuno parla dal proprio punto di vista, senza voler studiare ciò che è il centro, la verità occulta. Non si tratta di sapere astrattamente qualcosa sulle verità della scienza dello spirito, ma di portarle direttamente nella vita, di studiare le questioni sociali, le questioni educative, anzi l’intera vita umana dal punto di vista della vera saggezza occulta. Ma allora bisogna pur riconoscere la saggezza suprema! — si potrebbe obiettare. Ciò muove dall’errore che si debba sempre riconoscere effettivamente ciò che si applica nella vita. Ma ciò non è necessario: il riconoscimento dei princìpi più elevati giunge spesso molto più tardi di quando li si applica. Se l’umanità avesse voluto aspettare con la digestione finché non avesse riconosciuto le leggi della digestione, allora l’evoluzione dell’umanità non sarebbe stata possibile. Così non è neppure necessario riconoscere tutte le leggi spirituali per far confluire la scienza dello spirito nella vita quotidiana. Proprio questo è il modo in cui il metodo rosacrociano vuole trattare lo spirituale: meno astrazione, e in compenso la considerazione delle questioni della vita quotidiana. Non importa dire: la scienza dello spirito è scienza dello spirito — ma fare sul serio con essa nella vita immediata. Credete che il bambino conosca tutte le regole grammaticali della lingua quando ha imparato a parlare? Prima impara a parlare e poi la grammatica. Perciò si deve dare importanza al fatto che l’uomo, con l’aiuto degli insegnamenti spirituali, si occupi anzitutto di ciò che lo circonda immediatamente, prima di accostarsi a ciò che si trova nei mondi più elevati, a ciò che diffonde conoscenza sul piano astrale, sul piano devachanico. Solo così, infatti, comprendiamo ciò che esiste nel nostro ambiente e dove noi stessi dobbiamo intervenire. Perciò il compito concreto è collegare l’umanità frammentata, strappata dagli antichi legami di sangue e di stirpe, attraverso l’unitaria saggezza occulta spirituale.

Così, mentre ci evolviamo dalla quinta alla sesta e poi alla settima epoca, l’antico legame nei vincoli di stirpe e di sangue va sempre più perduto. L’umanità si mescola per raggrupparsi secondo punti di vista spirituali. È stata una maleducazione, nella teosofia, parlare delle razze come se dovessero permanere per sempre. Il concetto di razza perde già per il prossimo futuro — con il che si intendono certamente migliaia di anni — il suo significato. L’eterno discorrere che nel mondo si sarebbero sempre evolute sette e sette razze è l’estensione speculativa di un concetto che è valido solo per la nostra epoca, all’indietro e in avanti; dalla veggenza, dall’occultismo ciò non è mai stato detto. Come tutto nasce, così anche le razze sono nate, e come tutto torna a scomparire, anche le razze torneranno a scomparire, e coloro che hanno sempre parlato solo di razze dovranno abituarsi a rendere fluidi i propri concetti. Questa è solo una comodità! Se si guarda anche solo un poco nel futuro, i concetti che si sono applicati nel passato e nel presente già non valgono più. L’essenziale è che l’uomo non consideri una saggezza eterna ciò che una volta ha tradotto in un bel concetto. Ci si dovrà abituare a rendere fluidi i concetti, a riconoscere che i concetti si trasformano, e questo sarà un progresso. Questa possibilità di passare da concetti rigidi e dogmatici a concetti fluidi è ciò che deve essere sviluppato in quegli uomini che vogliono essere i portatori del futuro. Così come i tempi cambiano, infatti, anche i nostri concetti devono cambiare, se vogliamo comprendere questi tempi. Ora le anime vivono in un corpo umano che potete osservare chiaramente attraverso i sensi. Come è sorto questo corpo? In passato era molto diverso da quello attuale, anzi, per la nostra odierna concezione materialistica, era persino comicamente diverso, quando l’anima è discesa in esso. L’anima vi ha preso posto. Come si è sviluppato l’uomo fino alla forma attuale? Grazie al fatto che l’anima ha lavorato nel corpo stesso durante tutte le sue incarnazioni. Potete farvi un’idea di come l’anima abbia lavorato sul corpo se considerate che cosa sia rimasto all’uomo, nella nostra epoca materialistica, della possibilità di lavorare sul proprio corpo. Ciò che l’uomo può operare sul suo denso corpo fisico è relativamente assai poco. Osservate, per esempio, come oggi lavorate in modo passeggero sul corpo e sulla sua fisionomia. Qualcosa, per esempio, vi provoca spavento, paura. Le impressioni dell’angoscia e della paura vi fanno impallidire. Il vostro aspetto fisico viene parimenti modificato dal rossore della vergogna. Ciò passa di nuovo, ma vedete come avviene il processo: qualcosa agisce sull’anima, cosicché l’effetto si estende al sangue e per questa via indiretta al corpo fisico, al vostro aspetto immediato. L’effetto può essere ancora più intenso. Sapete che le persone che conducono una vita spirituale hanno in larga misura la capacità di creare nella propria fisionomia esteriore un’impronta della loro attività spirituale. Si può riconoscere se un uomo ha vissuto in modo pensoso o sconsiderato. Così l’uomo lavora ancora sul proprio aspetto esteriore, e un uomo che sente nobilmente esprime questo sentire in movimenti nobili. Queste non sono che esigue vestigia di come l’umanità ha lavorato su di sé nel corso dei millenni.

Mentre oggi potete soltanto spingere il sangue nelle guance e poi ritirarlo, l’uomo dei tempi antichi era interamente sotto l’influsso di un mondo di immagini che era l’espressione di un mondo spirituale. Ciò agiva in modo tale che l’uomo poteva lavorare alla trasformazione del suo organismo in misura assai maggiore. Inoltre il corpo era ancora più morbido. Vi fu un tempo in cui non si poteva soltanto stendere la mano, in cui non si poteva soltanto indicare con il dito, ma in cui si poteva inviare la propria volontà nella mano e la si poteva formare, cosicché si potevano protendere queste dita come appendici. Vi fu un tempo in cui i piedi non erano ancora stabili, ma l’uomo li protendeva da sé come appendici, a seconda del bisogno. Così l’uomo ha plasmato il proprio corpo attraverso le immagini che ha ricevuto dall’ambiente circostante. Oggi, nella nostra epoca materiale, questa trasformazione è la più lenta che si possa immaginare, ma tornerà a procedere più rapidamente. In futuro l’uomo riacquisterà maggiore influsso sulla propria corporeità fisica. Nell’esame dell’iniziazione vedremo con quali mezzi conquista questo influsso. Anche se non può raggiungere ciò in una sola vita, potrà tuttavia fare molto per la prossima incarnazione.

È dunque l’uomo stesso a determinare la forma futura del suo corpo. Man mano che l’uomo diventerà sempre più morbido, vale a dire man mano che si separerà dalle parti indurite, va incontro al suo avvenire. Viene un’epoca in cui l’uomo, come nei tempi passati, vivrà per così dire al di sopra della propria parte terrena. Questo stato, paragonabile al vostro attuale stato di sonno, verrà poi sostituito da un altro, nel quale l’uomo potrà estrarre a piacimento il corpo eterico dal corpo fisico. La parte più densa dell’uomo sarà per così dire quaggiù sulla Terra, e l’uomo l’utilizzerà dall’esterno come uno strumento. Non porterà più il suo corpo addosso in modo da abitarvi, ma aleggerà al di sopra di esso: il corpo stesso sarà divenuto più fine e più sottile. Ciò appare oggi come un pensiero fantastico, ma lo si può sapere con certezza dalle leggi spirituali, così come dalle leggi dell’astronomia si calcolano le eclissi di sole e di luna per il futuro. E soprattutto l’uomo agirà trasformativamente sulla forza di riproduzione. Molti non riescono a immaginare che possa mai esservi una forza di riproduzione diversa da quella attuale. Ma vi sarà, il modo della riproduzione si trasformerà. Tutto ciò che oggi è riproduzione e che è connesso con questo istinto passerà in futuro a un altro organo. L’organo che già oggi si prepara a divenire il futuro organo di riproduzione è la laringe umana. Oggi può produrre soltanto vibrazioni dell’aria, può comunicare all’aria soltanto ciò che risiede in una parola, cosicché le vibrazioni corrispondono alla parola. In seguito dalla laringe non emergerà soltanto la parola nel suo ritmo, ma questa parola sarà compenetrata di luce dall’uomo, sarà pervasa dalla sostanza stessa. Come oggi la parola diviene soltanto onda nell’aria, così in futuro l’essere interiore dell’uomo, la sua propria immagine, come essa oggi è nella parola, emergerà dalla laringe. L’uomo nascerà dall’uomo, l’uomo pronuncerà l’uomo. La futura nascita di un nuovo uomo consisterà nel fatto che verrà pronunciato da un altro uomo.

Tali cose gettano una determinata luce su fenomeni che vivono nel nostro ambiente e che nessuna scienza naturale può spiegarvi. Quella trasformazione dell’istinto riproduttivo, che sarà nuovamente asessuata, assumerà allora le funzioni della vecchia riproduzione. Perciò nell’organismo maschile, all’epoca della maturità sessuale, sopravviene anche una trasformazione della laringe. La voce diviene più profonda. Ciò vi indica direttamente come queste due cose siano connesse tra loro. Così l’occultismo illumina sempre di nuovo i fatti della vita e porta luce in quei fenomeni per i quali la scienza materialistica non è in grado di darvi alcuna spiegazione.

Così come sarà trasformato questo organo della laringe, sarà trasformato anche il cuore umano. Esso è quell’organo che è in intima connessione con la circolazione sanguigna. Ora, la scienza crede che il cuore sia una specie di pompa. Questa è una rappresentazione grottesca e fantastica. Mai l’occultismo ha avanzato un’affermazione così fantastica come l’odierno materialismo. Ciò che costituisce la forza motrice del sangue sono i sentimenti dell’anima. L’anima sospinge il sangue, e il cuore si muove perché è spinto dal sangue. Dunque è vero esattamente il contrario di ciò che dice la scienza materialistica. Solo che l’uomo non può ancora dirigere volontariamente il proprio cuore: quando ha paura, il cuore batte più velocemente, perché il sentimento agisce sul sangue e questo accelera il movimento del cuore. Ma ciò che l’uomo oggi subisce involontariamente, l’avrà in suo potere più tardi, a un grado superiore di sviluppo. In seguito sospingerà volontariamente il sangue e muoverà il cuore come oggi muove i muscoli della mano. Il cuore, con la sua particolare struttura, è una crux, una croce per la scienza odierna. Possiede fibre muscolari striate trasversalmente, che altrimenti si trovano soltanto nei muscoli volontari. Perché? Perché il cuore oggi non è ancora giunto al termine del suo sviluppo, ma è un organo del futuro: diventerà un muscolo volontario. Per questo già oggi mostra nella sua struttura la predisposizione a ciò.

Così tutto quanto avviene nell’anima dell’uomo trasforma la struttura dell’organismo umano. E se ora vi rappresentate l’uomo che sarà in grado di creare un suo simile attraverso la parola pronunciata, il cui cuore sarà divenuto un muscolo volontario, che avrà trasformato anche altri organi ancora, allora avete una rappresentazione del futuro del genere umano nelle future incarnazioni planetarie della nostra Terra. Sulla nostra Terra l’umanità giungerà fin dove può giungere sotto l’influsso di un regno minerale. Questo regno minerale, benché sia sorto per ultimo, scomparirà nella sua forma attuale per primo. L’uomo non costruirà più il suo corpo con sostanze minerali come oggi: il futuro corpo umano incorporerà dapprima soltanto ciò che è di natura vegetale. Tutto ciò che oggi nell’uomo agisce in modo minerale scomparirà. Per darvi un esempio dall’apparenza grottesca: oggi l’uomo sputa la sua comune saliva. È un prodotto minerale, perché il corpo fisico dell’uomo è un’interazione di processi minerali. Quando l’uomo avrà compiuto il suo sviluppo minerale, non sputerà più una saliva minerale, ma questa saliva sarà di natura vegetale, e sputerà per così dire fiori. Nessuna ghiandola secernerà più sostanze minerali, ma soltanto sostanze vegetali. Il regno minerale verrà superato dal fatto che l’uomo si svilupperà nuovamente verso un’esistenza vegetale.

Così l’uomo trapassa su Giove, espellendo tutto ciò che è minerale e passando alla creazione vegetale. Quando in seguito passerà alla creazione animale — saranno animali diversi da quelli attuali —, quando il suo cuore sarà tanto progredito da poter agire creativamente, allora creerà nel regno animale come oggi crea nel regno minerale; allora sopraggiungerà lo stato di Venere. E quando potrà creare un suo simile, pronunciando la propria immagine, allora il senso della nostra evoluzione sarà compiuto, allora sarà adempiuta la parola: «Facciamo l’uomo…».

Solo attraverso il fatto che l’uomo osserva questo punto di vista, che il corpo viene ritrasformato a partire dall’anima, egli trasformerà realmente il genere umano. Solo attraverso un pensare mantenuto nel senso occulto, nel senso spirituale, sopraggiungerà ciò che è stato descritto come la trasformazione del cuore e della laringe. Ciò che l’umanità pensa oggi, lo sarà in futuro. Un’umanità che pensa materialisticamente produrrà esseri terribili nel futuro, e un’umanità che coltiva pensieri spirituali agirà in modo talmente trasformativo sull’organismo futuro che ne sorgeranno bei corpi umani.

Non si è ancora compiuto ciò che il modo di pensare materialistico produce. Oggi abbiamo due correnti, una grande corrente materialistica che riempie tutta la Terra, e una piccola corrente spirituale che è limitata a pochi uomini. Distinguete tra sviluppo dell’anima e sviluppo delle razze. Non crediate che, quando le razze passano a una forma grottesca, anche le anime facciano lo stesso. Tutte le anime che pensano materialisticamente lavorano alla produzione di razze malvagie, e ciò che viene elaborato spiritualmente produce una razza buona. Come l’umanità ha prodotto ciò che si è involuto come animali, piante e minerali, così una parte si separerà e rappresenterà la parte malvagia dell’umanità, e nel corpo divenuto nel frattempo molle si esprimerà esteriormente la malvagità interiore dell’anima. Come stati più antichi, discesi fino alla stirpe delle scimmie, ci appaiono oggi grotteschi, così le razze materialistiche rimarranno al livello della malvagità e come razze malvagie popoleranno la Terra. Dipenderà interamente dall’umanità se un’anima vorrà restare presso la razza malvagia o se vorrà ascendere attraverso una cultura spirituale verso una razza buona.

Queste sono cose che dobbiamo sapere se vogliamo vivere nel futuro con vera conoscenza. Altrimenti percorriamo il mondo con gli occhi bendati, poiché nell’umanità operano forze che bisogna riconoscere e a cui bisogna prestare attenzione, e mancherebbe al suo dovere verso l’umanità chi non volesse prendere conoscenza delle forze che vanno nell’una o nell’altra direzione. La conoscenza fine a se stessa sarebbe egoismo. Chi vuole conoscere per scrutare nei mondi superiori agisce egoisticamente. Ma chi vuol portare questa conoscenza nella pratica immediata della vita quotidiana, costui lavora al proseguimento dell’evoluzione futura dell’umanità. È straordinariamente significativo che noi impariamo sempre più a tradurre in pratica ciò che esiste come concezione della scienza dello spirito.

Vedete così che il movimento spirituale ha uno scopo ben determinato, vale a dire quello di preformare l’umanità futura. Questo scopo non può essere raggiunto in altro modo che attraverso l’accoglimento della saggezza spirituale occulta. Così pensa colui che concepisce la scienza dello spirito come il grande compito dell’umanità. Egli la pensa in connessione con l’evoluzione e la considera non come un desiderio, ma come un dovere che ha riconosciuto. E quanto più lo riconosciamo, tanto più rapidamente andiamo incontro alla futura configurazione dell’umanità nella sesta epoca. Come allora, nell’antica Atlantide, nelle vicinanze dell’odierna Irlanda, gli uomini progrediti si sono diretti verso oriente per fondare le nuove culture, così noi abbiamo ora il compito di lavorare al grande momento della sesta epoca, in cui l’umanità intraprenderà una grande ascesa spirituale.

Dobbiamo tentare di uscire nuovamente dal materialismo, e così le società spirituali devono pensare a svolgere un tale ruolo di guida nell’umanità, non per immodestia e superbia, ma per dovere. Così un certo gruppo di uomini deve procedere insieme per preparare il futuro. Ma questo procedere insieme non va inteso in senso locale. Tutti i concetti di località hanno allora perso il loro significato, perché non si tratta più di parentele di stirpe: ciò che importa è che su tutta la Terra gli uomini si ritrovino spiritualmente per configurare positivamente il futuro. Perciò, quando la nostra epoca era sprofondata al punto più profondo nella materia, quattrocento anni fa venne fondata dalla fraternità dei Rosacroce quella scienza dello spirito pratica che vuol dare risposta su tutte le questioni della vita quotidiana. Ecco lo sviluppo ascendente accanto a quello discendente.

Così come l’antica conoscenza agisce in modo disgregante, come si mostra nella Critica del linguaggio di Mauthner, così la corrente spirituale cerca il vincolo unificante della saggezza spirituale. Di qui la nuova formazione iniziatica, che conta direttamente sul fatto di guidare l’umanità in un nuovo ciclo dei tempi. Così il principio dello sviluppo dell’umanità si congiunge con il concetto di iniziazione.

14°L’essenza dell’iniziazione

Monaco di Baviera, 6 Giugno 1907

Oggi vogliamo ancora parlare del principio dell’iniziazione o della formazione esoterica. Precisamente vogliamo parlare dei due metodi di formazione che prendono in considerazione soprattutto ciò che qui è stato esposto sullo sviluppo dell’umanità: bisogna infatti rendersi conto che in un certo modo si trova la verità trasportandosi nuovamente indietro in condizioni precedenti dell’umanità.

È stato detto che gli uomini dell’antica Atlantide potevano percepire saggezza da tutto ciò che li circondava. Quanto più risaliamo in un passato remoto, tanto più troviamo stati di coscienza attraverso i quali gli uomini erano in grado di percepire le forze creatrici che attraversano il mondo, le entità spirituali che ci circondano. Tutto ciò che ci circonda è nato attraverso queste entità creatrici, e vederle significa appunto conoscere.

Quando l’umanità si fu sviluppata fino al nostro stato di coscienza attuale, propriamente solo durante la nostra quinta epoca post-atlantidea, essa sentì nell’anima la nostalgia di penetrare nuovamente nei regni spirituali. Vi ho raccontato come nell’antico popolo indiano vivesse originariamente quella profonda nostalgia di riconoscere il vero elemento spirituale dietro tutto ciò che ci circonda nel mondo, come in esso sorgesse la concezione: tutto ciò che ci circonda è un sogno, un’illusione; il nostro unico compito è elevarci all’antica saggezza che ha creato e operato nei tempi antichi. — I discepoli degli antichi Rishi si sono sforzati di intraprendere il cammino che li conduceva attraverso lo Yoga a guardare verso l’alto nei regni dai quali essi stessi erano discesi. Via da Maja essi tendevano verso l’alto, in questi regni spirituali.

Questa è una delle vie che l’uomo può percorrere. La via più recente che esiste per ascendere alla saggezza è la via rosacrociana. Questa via non indica all’uomo il passato, ma il futuro, quegli stati che l’uomo vivrà nuovamente. Insegna a sviluppare da se stessi, attraverso determinati metodi, la saggezza che è predisposta nell’uomo. Questa è la via che fu data dal fondatore del movimento esoterico rosacrociano, chiamato esteriormente Christian Rosenkreutz. Non è una via non-cristiana: è soltanto una via cristiana adattata alle condizioni moderne, che si trova a metà tra la via propriamente cristiana e la via dello Yoga.

Questa via si è in parte preparata già molto prima del Cristianesimo. Assunse una forma particolare grazie a quel grande iniziato che nella scuola esoterica di Paolo ad Atene, come Dionigi l’Areopagita, fondò quella formazione dalla quale è scaturita tutta la successiva saggezza e formazione esoterica.

Queste sono le due vie della formazione esoterica percorribili in modo privilegiato per l’Occidente. Tutto ciò che è connesso con la nostra cultura e con la vita che conduciamo e dobbiamo condurre, tutto questo viene innalzato e portato fino al principio dell’iniziazione attraverso la formazione cristiana e quella rosacrociana. La via puramente cristiana è alquanto difficile per l’uomo di oggi; perciò la via rosacrociana è stata introdotta per l’uomo che deve vivere nel presente. Chi vuol percorrere l’antica via puramente cristiana nel mezzo della vita moderna deve avere la possibilità di staccarsi per un certo tempo dalla vita esteriore, per poi rientrarvi in modo tanto più intenso. La via rosacrociana invece può essere percorsa da chiunque, in qualunque professione e in qualunque sfera della vita ci si trovi.

Vogliamo caratterizzare la via puramente cristiana. Per quanto riguarda il metodo, essa è prescritta nel più profondo libro cristiano, quello meno compreso dai rappresentanti della teologia cristiana, il Vangelo di Giovanni, e per quanto riguarda il contenuto nell’Apocalisse o Rivelazione segreta.

Il Vangelo di Giovanni è un libro meraviglioso: bisogna viverlo, non soltanto leggerlo. Lo si può vivere rendendosi conto che ciò che vi è scritto sono prescrizioni per la vita interiore e che bisogna osservarle nel modo giusto. La via cristiana esige dal suo discepolo che consideri il Vangelo di Giovanni come un libro di meditazione. Un presupposto fondamentale, che nella formazione rosacrociana viene più o meno a cadere, è che si abbia la fede più rigorosa nella personalità del Cristo Gesù. Si deve almeno portare in sé la possibilità di credere che questa suprema individualità, questa guida degli Spiriti del fuoco dell’epoca solare, si sia incarnata fisicamente come Gesù di Nazareth; che costui non era soltanto «il semplice uomo di Nazareth», non un’individualità simile a Socrate, Platone o Pitagora. Si deve riconoscere la sua differenza fondamentale da tutti gli altri. L’Uomo-Dio di natura unica bisogna riconoscerlo in lui, se si vuole compiere una formazione puramente cristiana; altrimenti non si ha il giusto sentimento fondamentale, che si desta nell’anima in modo vivificante. Perciò si deve poter credere realmente alle prime parole del Vangelo di Giovanni: «In principio era il Logos, e il Logos era presso Dio, e un Dio era il Logos», fino alle parole: «E il Logos si fece carne e abitò tra noi». Dunque quello stesso Spirito che era il signore degli Spiriti del fuoco, che era congiunto con la trasformazione della Terra, che noi chiamiamo anche lo Spirito della Terra, ha realmente abitato tra noi in un involucro di carne, era realmente dentro un corpo fisico. Questo bisogna riconoscerlo. Chi non ne è capace, intraprenda piuttosto un’altra formazione. Ma chi in questo presupposto fondamentale evoca meditativamente davanti all’anima le parole del Vangelo di Giovanni fino al passo «pieno di dedizione e di verità», ogni mattina per settimane e mesi, e precisamente in modo da non comprenderle soltanto, ma da vivere in esse, per costui esse avranno una forza vivificante per l’anima: queste, infatti, non sono parole ordinarie, ma forze vivificanti che evocano nell’anima altre forze. Solo che il discepolo deve avere la pazienza di evocarle sempre di nuovo, ogni giorno, davanti all’anima. Allora le forze di cui la formazione cristiana ha bisogno verranno destate attraverso il risveglio di sentimenti ben determinati. La via cristiana è più una via interiore, mentre nella formazione rosacrociana le sensazioni vengono accese al contatto con il mondo esterno.

La via cristiana è una via che passa attraverso il risveglio di sentimenti. Vi sono sette gradi di sentimenti che devono essere risvegliati. A ciò si aggiungono altri esercizi, che vengono dati soltanto da persona a persona e sono ritagliati sul singolo carattere. È però indispensabile vivere il tredicesimo capitolo del Vangelo di Giovanni, viverlo nel modo che ora descriverò. Il maestro dice al discepolo: devi sviluppare in te sentimenti ben determinati. Rappresentati questo: la pianta cresce dal suolo terrestre. È più in alto del suolo minerale dal quale cresce, ma ne ha bisogno. Essa, il superiore, non potrebbe esistere senza l’inferiore. Se la pianta potesse pensare, dovrebbe dire alla terra: è vero che io sono più in alto di te, ma senza di te non potrei esistere — e con gratitudine dovrebbe inclinarsi verso di essa. Allo stesso modo dovrebbe fare l’animale nei confronti della pianta, perché senza la pianta non potrebbe esistere, e così l’uomo nei confronti dell’animale. E quando l’uomo sarà salito più in alto, allora dovrà dirsi: mai avrei potuto stare al mio livello senza ciò che è inferiore. Con gratitudine deve inclinarsi verso di esso, perché questo gli ha reso possibile la sua esistenza. Nessun essere al mondo potrebbe esistere senza l’inferiore, al quale dovrebbe essere grato. Così anche il Cristo, il supremo, non poteva esistere senza i Dodici, e possente è il sentimento del chinarsi con gratitudine verso di loro, rappresentato nel tredicesimo capitolo del Vangelo di Giovanni: Egli, il supremo, lava i piedi ai suoi discepoli.

Se ci si rappresenta questo come un sentimento fondamentale che si desta nell’anima umana, se il discepolo vive per settimane e mesi in contemplazioni e meditazioni che gli approfondiscono nell’anima questo sentimento fondamentale — come il superiore debba guardare verso l’inferiore con gratitudine, perché questo gli rende possibile vivere —, allora si risveglia un primo sentimento fondamentale, e lo si è sperimentato a sufficienza nel momento in cui compaiono certi sintomi: un sintomo esteriore e una visione interiore. Il sintomo esteriore è che l’uomo sente i propri piedi come bagnati dall’acqua; in una visione interiore vede se stesso, come il Cristo, lavare i piedi ai Dodici. Questo è il primo grado, quello della lavanda dei piedi. Non è soltanto un evento storico: ognuno può viverlo, l’evento del tredicesimo capitolo del Vangelo di Giovanni. È un’espressione sintomatica esteriore del fatto che l’uomo è salito tanto nella sua vita emotiva da poter vivere questa esperienza, e non può salire tanto nella sua vita emotiva senza che questo sintomo si manifesti.

Il secondo grado, la flagellazione, lo si attraversa immergendosi in quanto segue: come ti andrà quando da ogni parte i dolori e le sferzate della vita si abbatteranno su di te? In piedi dovrai stare, fortificarti dovrai contro tutto ciò che la vita offre di sofferenze, e sopportare lo dovrai. — Questo è il secondo sentimento fondamentale che deve essere attraversato. Il sintomo esteriore è un prurito e un fremito in tutti i punti del corpo esteriore, e un’espressione più interiore è una visione nella quale ci si vede flagellati, dapprima in sogno, poi in modo visionario.

Poi viene il terzo, l’incoronazione di spine. Per settimane e mesi si deve attraversare la sensazione: come ti andrà quando non dovrai solo attraversare le sofferenze e i dolori della vita, ma quando persino il tuo bene più sacro, la tua essenza spirituale, verrà coperto di scherno e derisione? — E ancora una volta non deve trattarsi di un lamento, ma al discepolo deve essere chiaro che nonostante tutto deve restare in piedi. Il suo sviluppo della forza interiore deve rendergli possibile restare eretto malgrado lo scherno e la derisione. Qualunque cosa minacci di distruggere la sua anima, resta in piedi! Allora vede in una visione interiore astrale se stesso con la corona di spine e avverte un dolore esteriore al capo. Questo è il sintomo che è progredito abbastanza nella sua vita emotiva da poter fare queste esperienze.

Il quarto è la crocifissione. Il discepolo deve nuovamente sviluppare in sé un sentimento ben determinato. Oggi l’uomo identifica il proprio corpo con il proprio Io. Chi vuol compiere l’iniziazione cristiana deve abituarsi a portare il proprio corpo attraverso il mondo come si porta un oggetto estraneo, per esempio un tavolo. Il proprio corpo deve divenirgli estraneo. Come un oggetto estraneo lo porta dentro dalla porta e fuori dalla porta. Quando l’uomo è progredito abbastanza in questo sentimento fondamentale, gli si mostra ciò che si chiama la prova del sangue. Certi arrossamenti della pelle in determinati punti compaiono in modo tale che l’uomo può produrre le stigmate del Cristo, alle mani, ai piedi e al lato destro del petto. Quando l’uomo attraverso il calore del sentimento è in grado di sviluppare in sé la prova del sangue, che è il sintomo esteriore, allora sopravviene anche il fatto interiore, astrale: l’uomo si vede crocifisso.

Il quinto è la morte mistica. L’uomo si eleva sempre più alla sensazione: io appartengo al mondo intero. Io sono un essere così poco autonomo come il dito della mia mano. — Si sente immerso in tutto il resto del mondo, come appartenente a esso. Allora sperimenta come se tutto intorno a lui si oscurasse, come se una nera tenebra l’avvolgesse, come un velo che si addensa intorno a lui. Durante questo tempo colui che deve essere iniziato per la via cristiana impara a conoscere tutta la sofferenza e tutti i dolori, tutto il male e tutta la sventura che ineriscono alla creatura. Questa è la discesa agli inferi: ognuno deve viverla. Poi sopravviene qualcosa come se il velo si squarciasse, e l’uomo vede allora dentro i mondi spirituali. Questo si chiama lo squarciarsi del velo.

Il sesto è la sepoltura e la resurrezione. Quando l’uomo è giunto a tal punto, deve poter dire: mi sono già abituato a considerare il mio corpo come qualcosa di estraneo, ma ora considero ogni cosa al mondo come a me altrettanto vicina quanto il mio stesso corpo, che è pur fatto di queste sostanze. Ogni fiore, ogni pietra mi è tanto vicino quanto il mio corpo. — Allora l’uomo è sepolto nel pianeta terrestre. Questo grado è necessariamente congiunto con una nuova vita, con il sentirsi unito con l’anima più profonda del pianeta, con l’anima del Cristo, che dice: coloro che mangiano il mio pane mi calpestano con i piedi.

Il settimo, l’ascensione, non si lascia descrivere. Bisogna avere un’anima che non sia più vincolata a pensare attraverso lo strumento del cervello. Per percepire ciò che la persona in questione attraversa come ciò che si chiama ascensione, bisogna avere un’anima che possa vivere questo sentimento.

L’attraversamento di stati di umile dedizione costituisce l’essenza dell’iniziazione cristiana. Chi l’attraversa con tale serietà sperimenta la propria resurrezione nei mondi spirituali. Non tutti possono compiere ciò oggi. Perciò è necessario che esista un altro metodo che conduca ai mondi superiori. Questo è il metodo rosacrociano.

Di esso vorrei indicare parimenti sette gradi, che devono dare un’immagine di ciò che esiste all’interno di questa formazione. Qualcosa ne è già stato descritto in «Lucifer-Gnosis», qualcosa può essere dato soltanto all’interno della formazione stessa, da persona a persona, ma bisogna farsi un’idea di ciò che la formazione dà all’uomo. Essa ha nuovamente sette gradi, ma non in successione: dipende dall’individualità del discepolo. Il maestro indica ciò che gli appare adatto per il suo discepolo, e molte altre cose vi si aggiungono, che si sottraggono alla discussione esteriore.

I sette gradi sono i seguenti:

Studio

Conoscenza immaginativa

Conoscenza ispirata o lettura della scrittura occulta

Preparazione della pietra filosofale

Corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo

Immersione nel macrocosmo

Beatitudine divina

Lo studio nel senso rosacrociano è il potersi immergere in un contenuto di pensiero che non è tratto dalla realtà fisica, ma dai mondi superiori: ciò che si chiama la vita nel puro pensiero. Questo viene perfino negato dalla maggior parte dei filosofi odierni; essi dicono che ogni pensiero debba avere un certo residuo di percezione sensibile. Ma ciò non è il caso, perché nessun uomo può vedere, per esempio, un vero cerchio. Un cerchio bisogna vederlo nello spirito: sulla lavagna è soltanto un ammasso di piccole particelle di gesso. Un vero cerchio lo si può ottenere soltanto prescindendo da tutti gli esempi, dalla realtà esteriore. Così nella matematica il pensare è soprasensibile. Ma anche nelle altre cose del mondo bisogna imparare a pensare in modo soprasensibile, e un tale modo di pensare gli iniziati l’hanno sempre avuto riguardo all’essere dell’uomo. La teosofia rosacrociana è una tale conoscenza soprasensibile, e il suo studio, come l’abbiamo condotto, è il primo grado per la formazione rosacrociana vera e propria. Non per un motivo esteriore espongo la teosofia rosacrociana, ma perché questo è il primo grado dell’iniziazione rosacrociana.

Gli uomini pensano spesso che sia inutile parlare degli arti della natura umana o dell’evoluzione dell’umanità o dei diversi sviluppi planetari. Preferirebbero appropriarsi di bei sentimenti; studiare seriamente, questo non lo vogliono. Ma anche se ci si procura nell’anima i più bei sentimenti, è impossibile per questa sola via salire nei mondi superiori. La teosofia rosacrociana non vuol suscitare sentimenti, ma attraverso i possenti fatti dei mondi spirituali lasciar risuonare i sentimenti stessi. Il rosacrociano avverte come una sorta di sfrontatezza il piombare addosso agli uomini con sentimenti. Egli li conduce nel divenire dell’umanità nella presupposizione che i sentimenti nascano poi da sé. Fa sorgere davanti a loro il pianeta che si trasforma nello spazio cosmico, e quando l’anima vive questi fatti, allora deve esserne potentemente afferrata nei suoi sentimenti. È solo un parlare a vuoto quando si dice che ci si debba rivolgere direttamente al sentimento. Questa è soltanto comodità. La teosofia rosacrociana lascia parlare i fatti, e quando questi pensieri fluiscono poi nel sentimento e lo sopravvanzano, allora questa è la via giusta. Solo ciò che l’uomo sente da se stesso può renderlo beato. Il rosacrociano lascia parlare i fatti nel cosmo, perché questo è il modo più impersonale di insegnare. È del tutto indifferente chi vi stia davanti, perché non è attraverso una personalità che dovete essere afferrati, ma attraverso ciò che questa personalità vi comunica dei fatti del divenire cosmico. Perciò nella formazione rosacrociana è cancellata ogni venerazione diretta per il maestro. Egli non la pretende, non ne ha bisogno. Vuol parlare al discepolo di ciò che esiste indipendentemente da lui.

Colui che poi vuol penetrare nei mondi superiori deve abituarsi a quel pensare che fa scaturire un pensiero dall’altro. Un tale pensare è sviluppato nella mia Filosofia della libertà e in Verità e scienza. Questi libri non sono scritti in modo che si possa prendere un pensiero e collocarlo in un altro punto: sono scritti piuttosto come nasce un organismo; allo stesso modo un pensiero cresce dall’altro. Questi libri non hanno nulla a che fare con chi li ha scritti. Egli si è abbandonato a ciò che i pensieri stessi elaboravano in lui, a come si articolavano da sé.

Così lo studio, per chi vuol assolverlo in un certo modo elementare, è un prendere familiarità con i fatti elementari della scienza dello spirito stessa, mentre per chi vuol salire più in alto è un approfondirsi in un edificio di pensiero che lascia crescere un pensiero dall’altro, da se stesso.

Il secondo grado è la conoscenza immaginativa, la conoscenza che si collega a ciò che viene trasmesso all’uomo attraverso il pensare nello studio. Questa è la base: deve essere ulteriormente sviluppata attraverso la propria conoscenza immaginativa. Se vi rendete chiare alcune cose che vi ho accennato nelle ultime conferenze, allora percepirete per esempio nell’eco delle risonanze di processi che su Saturno erano del tutto abituali. Vi è la possibilità di considerare tutto ciò che ci circonda come la fisionomia di una spiritualità interiore. Gli uomini camminano sulla Terra: per loro è un conglomerato di rocce e pietre; ma l’uomo deve imparare a comprendere che tutto ciò che lo circonda è la vera espressione fisica dello spirito della Terra. Come il corpo è pervaso dall’anima, così il pianeta terrestre è l’espressione esteriore di uno spirito che vi dimora. Quando gli uomini guardano la Terra come guardano un essere umano, con corpo e anima, solo allora hanno un’idea di ciò che Goethe intendeva quando disse: «Tutto ciò che è transitorio non è che un simbolo». Quando nel volto umano vedete scorrere la lacrima, non esaminate con le leggi della fisica quanto veloce o quanto lenta scorra la lacrima, ma essa è per voi un’espressione della tristezza interiore dell’anima, così come la guancia sorridente è l’espressione della gaiezza interiore dell’anima. Il discepolo deve elevarsi al punto che, quando cammina su un prato, in ogni fiore vede l’espressione esteriore di un essere vivente, l’espressione di un interiore spirito della Terra. Come lacrime che scorrono gli appaiono certi fiori; altri sono per lui l’espressione gioiosa dello spirito della Terra. Ogni pietra, ogni pianta, ogni fiore, tutto è per lui l’espressione esteriore dello spirito interiore della Terra, la sua fisionomia che gli parla. Tutto ciò che è transitorio diviene per lui un simbolo di qualcosa di eterno che si esprime in esso.

Così ha dovuto sentire il discepolo del Graal e il rosacrociano. Gli si diceva: osserva il calice del fiore, che riceve il raggio del sole. Esso evoca le pure forze produttive che dormono nella pianta. Perciò il raggio di sole viene chiamato la «santa lancia d’amore». Guarda ora l’uomo. Egli sta più in alto della pianta. Ha in sé gli stessi organi, ma in lui è pervaso di brama e desiderio impuro ciò che la pianta custodisce in sé in modo perfettamente puro e casto. — Il futuro dello sviluppo umano consiste nel fatto che l’uomo pronuncerà nuovamente nel mondo in modo casto e puro, attraverso un altro organo che sarà il suo organo produttivo trasformato, la propria immagine. Casto e puro, senza istinto, senza brama, come il calice del fiore si volge castamente in alto verso la santa lancia d’amore, sarà l’organo di produzione dell’uomo. Si volgerà verso il raggio spirituale della saggezza, e questo lo feconderà per la produzione di un essere a propria immagine. La laringe sarà questo organo. Al discepolo del Graal veniva indicato: la pianta, al suo grado inferiore, ha questo calice casto; l’uomo l’ha perduto. Si è involuto nel desiderio impuro. Dal raggio di sole spiritualizzato deve farlo risorgere. In castità deve sviluppare ciò che crea il santo Graal del futuro.

Così il discepolo guarda in alto verso il grande ideale. Ciò che avviene nel lento sviluppo dell’umanità intera, l’iniziato lo sperimenta in anticipo. Egli ci mostra l’evoluzione dell’umanità in immagini, e queste immagini agiscono in modo del tutto diverso dai concetti astratti che l’odierna epoca materialistica ha prodotto. Se vi rappresentate questo sviluppo in immagini così elevate e possenti come quella del Graal, allora l’effetto è diverso da quello della conoscenza ordinaria, che non è in grado di esercitare effetti profondi sul vostro organismo. La conoscenza immaginativa agisce verso il basso sul corpo eterico e da lì sul sangue, e questo è il mediatore che agisce trasformativamente sull’organismo. L’uomo diviene sempre più capace di lavorare sul proprio organismo attraverso il corpo eterico. Ogni conoscenza immaginativa che muove dalla verità è al tempo stesso risanatrice e benefica: rende sano il sangue nella sua circolazione. Il miglior educatore è la conoscenza immaginativa, purché l’uomo sia abbastanza forte e devoto da lasciarla agire su di sé.

Il terzo grado è la lettura della scrittura occulta, vale a dire non soltanto vedere singole immagini, ma lasciar agire su di sé il rapporto tra queste diverse immagini. Ciò diviene quello che si chiama scrittura occulta. Si comincia a ordinare le linee di forza che attraversano il mondo in modo creativo, mediante l’Immaginazione, in certe figure e configurazioni di colori. Si impara a percepire una connessione interiore che è espressa in quelle figure: ciò agisce come il suono spirituale, come l’armonia delle sfere, perché quelle figure sono modellate sui veri rapporti cosmici. La nostra scrittura è un ultimo residuo decadente di questa antica scrittura occulta e ne è derivata.

Al quarto grado, la «preparazione della pietra filosofale», l’uomo perviene attraverso esercizi del processo respiratorio. Quando l’uomo respira come il processo naturale gli prescrive, allora ha bisogno della pianta per respirare. Se la pianta non ci fosse, non potrebbe vivere: la pianta, infatti, gli dà l’ossigeno e assimila il carbonio che egli stesso espira. La pianta costruisce con esso il proprio organismo e restituisce l’ossigeno, cosicché l’ossigeno viene continuamente rinnovato per l’uomo dal mondo vegetale. L’umanità non potrebbe sussistere da sola; togliete il mondo vegetale e l’umanità si estinguerebbe in breve tempo. Vedete così il ciclo: voi inspirate l’ossigeno che la pianta espira. Voi espirate carbonio che la pianta inspira e con il quale costruisce la propria corporeità. Così la pianta appartiene a me: è lo strumento che mi conserva la vita. Come la pianta costruisce il proprio corpo dal carbonio lo vedete nel carbone: esso, infatti, non è altro che cadaveri di piante.

La formazione rosacrociana guida l’uomo, attraverso un processo respiratorio regolato in modo determinato, a sviluppare quell’organo che in lui stesso può operare la trasformazione del carbonio in ossigeno. Ciò che la pianta oggi fa all’esterno verrà in seguito compiuto all’interno dell’uomo stesso, attraverso un organo del futuro che l’uomo sviluppa in sé già ora mediante la formazione. Ciò si prepara lentamente. Attraverso il processo respiratorio regolato l’uomo porterà in sé lo strumento per la preparazione dell’ossigeno. Sarà divenuto un essere unico con la pianta, mentre ora è di natura minerale. Trattiene in sé il carbonio e costruisce con esso il proprio corpo. Perciò il suo corpo sarà in seguito più simile a una pianta: allora potrà incontrarsi con la santa lancia d’amore. L’intera umanità avrà allora in sé una coscienza come quella che oggi l’iniziato acquisisce quando si eleva ai mondi superiori. Questo si chiama la trasformazione della sostanza umana in quella sostanza la cui base è il carbonio stesso. Questa è l’alchimia che porta l’uomo a costruire il proprio corpo in modo simile a come fa oggi la pianta. Questo si chiama la preparazione della «pietra filosofale», e il carbone ne è il simbolo esteriore. Ma soltanto quando l’uomo, attraverso il suo processo respiratorio regolato, sarà in grado di produrla egli stesso, essa è la «pietra filosofale». L’insegnamento può essere comunicato soltanto da persona a persona: è avvolto in un profondo Mistero, e solo dopo che il discepolo è completamente purificato e mondato può ricevere questo Mistero. Se lo si rendesse pubblico oggi, gli uomini nel loro egoismo soddisferebbero con questo sommo segreto i bisogni più bassi.

Il quinto grado è la corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo. Se abbracciamo con lo sguardo il divenire dell’umanità, vediamo che ciò che è oggi nell’uomo è stato formato a poco a poco dall’esterno, per esempio le ghiandole crescevano sul Sole all’esterno, come oggi le spugne. Tutto ciò che oggi è incorporato nella pelle umana si trovava un tempo all’esterno. Il corpo umano è come messo insieme da ciò che era dispiegato fuori. Ogni arto del vostro corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale si trovava da qualche parte là fuori nel mondo. Questo è il macrocosmo nel microcosmo. La vostra anima stessa si trovava fuori nella Divinità. Ciò che è in noi corrisponde a qualcosa che è fuori, e noi dobbiamo sperimentare in noi queste giuste corrispondenze.

Conoscete il punto davanti alla fronte, sopra la radice del naso: esprime il fatto che qualcosa di determinato, che prima era fuori, è entrato nell’uomo. Se penetrate meditativamente questo organo, se vi immergete in esso, ciò significa più che un semplice rimuginare interiore su questo punto: allora imparate a conoscere la parte del mondo esterno che gli corrisponde. Anche la laringe e le forze che l’hanno costruita le conoscete così. In questo modo imparate a conoscere il macrocosmo attraverso l’immersione nel vostro proprio corpo.

Questo non è un rimuginare in se stessi. Non dovete dire: dentro di me è il Dio, e lo voglio cercare! — Trovereste soltanto il piccolo uomo che voi stessi gonfiate a Dio. Chi parla soltanto di questo rimuginare interiore non giunge mai alla vera conoscenza. Giungervi per la via della teosofia rosacrociana è più scomodo e richiede un lavoro concreto. Il mondo è pieno di splendori e magnificenze. Ci si deve immergere in esso; si deve conoscere il Dio nei suoi particolari, allora lo si può trovare in se stessi, e allora si impara a conoscere il Dio nella sua totalità. Il mondo è come un grande libro. Nelle creazioni abbiamo le lettere: queste dobbiamo leggerle dall’inizio alla fine; allora impariamo a leggere dall’inizio alla fine il libro del microcosmo e il libro del macrocosmo. Questo non è più un semplice comprendere: si esprime in sentimenti, fonde l’uomo con il mondo intero, e l’uomo percepisce tutte le cose come l’espressione dello spirito divino della Terra. Quando l’uomo è giunto a tal punto, allora agisce del tutto spontaneamente dalla volontà dell’intero cosmo, e questa è la beatitudine divina.

Se siamo in grado di pensare così, allora percorriamo la via rosacrociana. La formazione cristiana si basa più sul sentimento che viene sviluppato nell’interiorità; la formazione rosacrociana lascia agire su di noi ciò che nella realtà fisica è dispiegato come la divinità della Terra e lo lascia sfociare nella sensazione. Queste sono due vie percorribili da chiunque. Se pensate come si pensa nel presente, allora potete percorrere la via rosacrociana, per quanto scientifici possiate essere. La scienza moderna è addirittura un ausilio, se seguite il divenire dei mondi non soltanto nelle lettere, ma lo cercate anche in ciò che è nascosto dietro di esse, così come in un libro non si guardano le lettere, ma se ne legge il senso. Dovete cercare lo spirito dietro la scienza: allora la scienza vi è soltanto la lettera per lo spirito.

Tutto ciò non intende essere una nozione esaustiva della formazione rosacrociana; devono essere soltanto accenni che danno un presentimento di ciò che in essa può essere trovato. È una via per l’uomo del presente: lo rende adatto ad agire nel futuro. Questi sono soltanto i gradi elementari per caratterizzare la via. Ci facciamo così un’idea di come attraverso il metodo rosacrociano si possa penetrare da sé nei misteri superiori.

La scienza dello spirito è necessaria all’umanità per il suo ulteriore progresso. Ciò che deve accadere per la trasformazione dell’umanità deve essere operato dagli uomini stessi. Chi nell’incarnazione attuale accoglie la verità, si plasmerà nelle incarnazioni successive la forma esteriore per le verità più profonde.

Così ciò che abbiamo discusso in questo corso si compone in un tutto. È lo strumento che deve essere creativo per la cultura del futuro. Viene insegnato oggi perché l’uomo del futuro ha bisogno di questi insegnamenti, perché essi devono essere introdotti nel corso dell’evoluzione dell’umanità. Ognuno che non vuol accogliere questa verità del futuro vive a spese degli altri. Ma vive per gli altri chi l’accoglie, anche se in un primo momento lo spinge una nostalgica brama egoistica dei mondi superiori. Purché la via sia quella giusta, essa è di per sé quella che distrugge la brama ed è la migliore generatrice di altruismo.

L’umanità ha bisogno ora dello sviluppo occulto, e questo deve esserle inoculato. Una seria, vera aspirazione alla verità, che procede di cosa in cosa, questa sola conduce a vera fratellanza, questa è il più grande incantesimo unificatore dell’umanità. Deve servire come mezzo per condurre il grande fine ultimo dell’umanità, l’unità; e questo fine lo raggiungeremo se formeremo in noi i mezzi necessari, se cercheremo di elaborarci questi mezzi nel modo più nobile e più bello, perché ciò che conta è la santificazione dell’umanità attraverso questi mezzi.

Così la scienza dello spirito ci appare non soltanto come un grande ideale, ma come una forza di cui ci compenetriamo, e da questa forza scaturisce per noi la conoscenza. La scienza dello spirito diventerà sempre più una questione popolare, penetrerà sempre più tutti gli aspetti religiosi e pratici della vita, così come la grande legge dell’esistenza pervade tutti gli esseri: essa è un fattore nell’evoluzione dell’umanità.

In questo senso è stata qui esposta la teosofia rosacrociana. Se è stata compresa non soltanto nell’astrazione, ma in modo che attraverso i sentimenti abbia prodotto conoscenze, allora essa può agire immediatamente nella vita. Quando queste conoscenze fluiscono in tutte le nostre membra, dalla testa nel cuore e dal cuore nella mano, in tutto il nostro agire e creare, allora abbiamo colto il fondamento della scienza dello spirito. Allora abbiamo colto il grande compito culturale che è posto nelle nostre mani, e allora da queste conoscenze si sviluppano anche quei sentimenti che uno spirito più comodo vorrebbe sviluppare direttamente.

La teosofia rosacrociana non vuole crogiolarsi in sentimenti, vuole porre davanti ai vostri occhi i fatti dello spirito. L’uomo deve cooperare, deve lasciarsi stimolare dai fatti che ha ricevuto nella descrizione, deve suscitare in sé sentimenti e sensazioni attraverso di essi. In questo senso la teosofia rosacrociana deve divenire un potente impulso per la vita emotiva, ma al tempo stesso essere ciò che ci introduce immediatamente nei fatti della percezione soprasensibile, ciò che li fa sorgere dapprima nel pensiero e poi conduce il ricercatore ai mondi superiori.

Questo doveva essere il senso di queste conferenze. ANNOTAZIONI

Sulla configurazione del testo: di queste conferenze tenute a voce libera da Rudolf Steiner esiste soltanto una trascrizione non letterale, redatta congiuntamente da Camille Wandrey e Walther Vegelahn, che non è stata riveduta da Rudolf Steiner. Il titolo del ciclo di conferenze è di Rudolf Steiner. Le conferenze furono tenute immediatamente dopo il Congresso di Monaco (si veda «Bilder okkulter Siegel und Säulen. Der Münchner Kongreß Pfingsten 1907 und seine Auswirkungen», Bibl. n. 284/285, GA 1977). La prima e la seconda edizione furono curate da Marie Steiner; dalla terza alla quinta edizione da Johann Waeger.

Per le opere di Rudolf Steiner citate nelle annotazioni e pubblicate nella Rudolf Steiner Gesamtausgabe, accanto al numero bibliografico è indicato l’anno di pubblicazione dell’ultima edizione (GA 19..). Si veda anche il prospetto alla fine del volume.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

Libera AntroposofiaArchivio digitale della Scienza dello Spirito di Rudolf SteinerInfo e Contatti
[email protected] | +39 347 15 85 692

Tutti i contenuti presenti in questa piattaforma sono esenti da copyright

o sono stati legalmente concessi dai tenenti diritto.