Bene e male
Oggi vorrei collegarmi alle cose che ho discusso due settimane fa. Nel prossimo periodo avremo forse anche l’opportunità di parlare delle esperienze di Amsterdam. Oggi, però, vorrei parlare di alcuni aspetti concreti che toccano il nostro piano fisico — ciò che abbiamo già iniziato di recente.
Ho spesso sottolineato che gli eventi del nostro mondo fisico non sono altro che una specie di riflessi ombra di ciò che accade sui piani superiori. Per l’occultista è chiaro: egli può comprendere gli eventi nel mondo fisico solo se sa ciò che accade sui piani soprasensibili. All’occultista, che ha intuizione dei piani superiori, sembra che gli uomini siano tirati da fili che provengono da quei piani. Potrebbe sembrare una limitazione della libertà umana. Ma oggi voglio mostrare che non è così. Alcuni esempi possono mostrarci come i piani superiori agiscono su di noi.
Devo innanzitutto tornare a qualcosa che ho già detto: in realtà non esiste un bene assoluto e un male assoluto. Il male è solo una sorta di bene «spostato». Supponiamo che qualcosa sia accaduto, diciamo durante l’epoca di sviluppo lunare, che ha preceduto la nostra; e supponiamo che qualcosa di essa si sia perpetuato nel nostro sviluppo. Allora esso appare come spostato nei tempi attuali. Era buono durante l’epoca lunare, ma ci appare male durante l’epoca terrestre. Durante l’epoca lunare, qualcuno poteva avere il compito di organizzare i desideri in maniera armonica; ma questa attività era conclusa quando l’epoca lunare terminò. Il compito dell’epoca terrestre consiste ora, da parte del Manas, nel dominare nuovamente i desideri. Se oggi qualcuno vivesse i desideri come il Pitri doveva farli vivere, allora sarebbe un uomo cattivo nella nostra epoca, mentre nella epoca lunare sarebbe stato un saggio.
Di solito non ci si riflette su ciò che significano eventi come l’apparizione di Maometto, il fondatore della religione maomettana, nel sesto e all’inizio del settimo secolo.
Bisogna immaginarsi che inizialmente il cristianesimo cercava di penetrare nelle diverse altre forme religiose. All’inizio vediamo solo una piccola comunità ebraica in Palestina; essa è rimasta relativamente piccola. Un tale principio, come quello contenuto nella dottrina cristiana, non si impone facilmente alle anime dei popoli. L’apostolo Paolo trovò la via verso i gentili: dapprima lasciava i loro pensieri come li trovava, e poi usò le forme religiose pagane per infondervi l’essenza cristiana. Nel sud dell’Europa si praticava il culto di Mithra; era simile all’odierno sacrificio della messa. I pagani accettarono il cristianesimo perché si consentì loro di conservare la festa di Mithra a cui erano affezionati. Similmente accadde anche presso i Germani con la festa che divenne il Natale cristiano. I loro antenati venerati furono assunti come santi cristiani. In questo modo il cristianesimo crebbe sempre in nuovi territori e popoli. Era l’adattabilità del cristianesimo che lo permise. La religione cristiana si espandeva sempre più; ma a causa di questa molteplicità aveva bisogno anche di un potente punto centrale: questo è il papato romano. Tutti i danni che in seguito sono stati causati dal cristianesimo sono legati a questa missione storico-mondiale del papato.
I popoli semitici dovettero essere affrontati diversamente. Lo fece Maometto. Egli pose come primo grande principio queste parole: «Tutti gli dèi eccetto l’Uno non sono dèi. Solo colui che io vi insegno è l’unico Dio». Questo principio può essere inteso solo come opposizione al cristianesimo. Fin dall’inizio, nella conquista del piano fisico, il cristianesimo aveva il compito di agire fino nella personalità umana; non si costruisce su forze antiche, ma vuole agire attraverso il Manas.
Vediamo che nel maomettismo ora in modo consapevole non ci si vuole più collegare alle antiche forme religiose ancora spirituali del paganesimo: bisogna sforzarsi attraverso la scienza fisica di trovare il modo giusto di conquistare il piano fisico. Vediamo come questa scienza fisica si impadronisce dell’arte medica, che proveniva dall’Arabia e si diffuse poi in altri paesi. I medici arabi procedevano esclusivamente dal piano fisico, a differenza dei guaritori presso gli antichi Egiziani, presso i Druidi e persino presso gli antichi Germani. Tutti questi ultimi erano giunti alla loro professione di guaritori grazie al fatto di avere sviluppato le loro forze psichiche attraverso l’ascesi e altri esercizi. Ancora oggi vediamo qualcosa di simile nelle pratiche dello sciamanesimo, sebbene oggi degenerate. Così le forze psichiche erano sviluppate in questi antichi guaritori. Maometto introdusse quell’arte medica che prende i suoi rimedi solo dal piano fisico stesso.
Questa arte medica si formò in un luogo dove si rifiutava di sapere qualcosa degli esseri spirituali; si voleva sapere solo di un unico Dio. L’alchimia e l’astrologia nel senso antico vennero abolite e trasformate in nuove scienze: l’astronomia, la matematica e così via. Queste divennero successivamente anche le scienze dell’Occidente. Negli Arabi che vennero in Spagna vediamo uomini colti nel dominio fisico, soprattutto matematici. I veri seguaci di questo indirizzo dicevano: «Veneriamo rispettosamente ciò che vive nella pianta, negli animali e così via, ma l’uomo non deve imitare quello che solo Dio da solo è chiamato a creare». Per questo motivo troviamo nell’arte mauresca solo arabeschi — forme che non hanno neppure forma vegetale, ma sono solo fantasticamente plasmate.
Il potere greco è stato sostituito da Roma, ma l’educazione greca passò ai Romani. Gli Arabi hanno ottenuto da Maometto quello che possiedono. Maometto introdusse la scienza che era pervasa solo dalle leggi del piano fisico. I monaci cristiani ricevettero impulsi dai Mori. Sebbene i Mori fossero sconfitti dal potere politico, il monoteismo, che comporta un approfondimento della scienza fisica, è venuto in Europa attraverso i Mori e ha condotto a una purificazione del cristianesimo da tutto ciò che era pagano.
Attraverso il cristianesimo la vita emotiva dell’uomo è stata condotta fino al Kama-Manas. Attraverso il maomettismo l’intelletto, lo spirito, è stato portato giù dalla vita spirituale all’apprensione astratta delle leggi puramente fisiche. Questa scienza fisica dovette procedere attraverso vari stadi per raggiungere il livello che ora occupa. Dovette attraversare la scienza dei sacerdoti dei Veda e tutti gli stadi successivi fino ai risultati del nostro tempo odierno. Già presso gli Atlantidei molto di questo era stato realizzato, sebbene attraverso forze psichiche. Fin dall’epoca atlantica questo orientamento verso le leggi fisiche si è preparato.
I Cinesi sono un residuo della razza atlantica dei Mongoli. Quando sentiamo il termine TAO tra i Cinesi, è per noi qualcosa di difficile da comprendere. Gli antichi Mongoli avevano sviluppato un monoteismo che arrivava fino al tatto psichico, fino alla sensazione dello spirituale; e quando l’antico Cinese, l’antico Mongolo, pronunciava il termine TAO, lo sentiva nel pronunciarlo. TAO non è «il cammino», come di solito si traduce: è la forza fondamentale attraverso cui l’Atlantideo poteva ancora trasformare le piante, attraverso cui poteva mettere in movimento i suoi straordinari aeromobili. Questa forza fondamentale, che è anche chiamata «Vril», l’Atlantideo l’ha utilizzata ovunque, e l’ha chiamata il suo Dio. La sentiva in se stesso; era per lui «il cammino e lo scopo». Per questo ogni Mongolo si considerava uno strumento nelle mani della grande forza Vril.
Questo monoteismo degli Atlantidei è rimasto tra quelle razze che hanno sopravvissuto al grande diluvio. Da questa forma di religione, che però era ancora spirituale, la quinta razza radicale ha preso l’avvio. Queste antiche forme religiose spirituali di adorazione di un unico Dio sono però gradualmente degenerate nel politeismo. Il monoteismo era rimasto solo presso i sacerdoti più sviluppati. All’inizio del cristianesimo i monaci agirono astutamente: Baldur, dicevano, era diventato uomo in Palestina. Nei primi secoli si sarebbe trovato un cristianesimo che era una miscela variegata di paganesimo, anche ancora nel cristianesimo ariano. Questo sviluppo si verificò nel momento in cui un riaccendersi particolarmente vivace del sentimento religioso presso le antiche razze mongole era provocato da sciamani altamente sviluppati. Vediamo come reazione al politeismo, da un lato, il sorgere di una nuova religione unitaria in Arabia attraverso Maometto. D’altro lato vediamo, un po’ prima, sorgere uno sciamano iniziato nella sua consapevolezza TAO, che si fa vendicatore contro coloro che hanno abbandonato l’antica idea monoteistica di Dio. Attila era chiamato «la frusta di Dio». Vediamo nel suo regno i principi da lui destituiti vivere in splendore e lusso, mentre lui, lo sciamano, vive nella massima semplicità. Di lui si dice che i suoi occhi brillavano e la terra tremava quando sollevava la spada. Questo grande iniziato avrebbe avuto la sua piena giustificazione nel tempo atlantico; nel nostro tempo odierno apparirebbe come un criminale. La stessa forza, che nel suo tempo è l’espressione del fuoco divino, appare in un diverso periodo storico come l’ira divina. Perché accade questo? È necessario per rendere possibile ogni ulteriore sviluppo. Se lo sviluppo deve procedere, allora — visti dal piano superiore — i singoli fili devono armoniosamente di nuovo annestarsi insieme.
Abbiamo anche parlato dei sacerdoti Druidi, che istruivano il popolo attraverso fiabe e miti. Erano contemporaneamente guaritori, sacerdoti, astrologi; possedevano conoscenze ispirate. Quando l’elemento celtico fu sostituito dalle tribù germaniche, anche la fede nell’antica forma di ispirazione si ritirò. All’uomo fu affidato il compito di conquistare il piano fisico; divenne guerriero. La forza intuitiva e produttiva ci si presenta nel femminile. La donna divenne sacerdotessa, e al contempo guaritrice: per esempio la Veleda. Tutta l’arte medica era allora nelle mani della donna; l’uomo fu spinto verso il piano esteriore, fisico. Anche nel periodo dei Merovingi e dei Carolingi riscontriamo ancora questo. Solo attraverso la scienza imparata dai monaci presso i Mori l’elemento spirituale fu poi sempre più soppiantato. E dal sedicesimo al diciannovesimo secolo il modo di pensare materiale aumentò sempre più. I guaritori psichici svaniscono; cadono in discredito e sono disprezzati come stregoni o streghe. Con questo è collegata la perdita della capacità di agire guarendo con mezzi psichici; la guarigione in questo modo non è più così efficace. Paracelso possedeva ancora pienamente queste capacità.
Questo è collegato con il passaggio della guida dell’umanità da un Dhyan Chohan di ordine superiore a un altro Dhyan Chohan. Il Dhyan Chohan che guarisce l’esoterismo cristiano chiama «San Michele»: questo è l’Arcangelo che dirige l’idealismo psichico dell’uomo. L’uomo diventa libero solo quando si familiarizza con il fatto che tutto ciò che accade sul piano fisico è effettuato da forze superiori. Deve entrare in un rapporto di studente con l’Arcangelo Michele.
Due entità giocarono un ruolo nell’Antico Testamento: lo spirito guida; è armonioso. Disarmonico è Belzebù, anch’egli un Dhyan Chohan — è il capo di tutta la disarmonia sul piano fisico; bisogna comprenderlo per sapere come una forma possa agire distruttivamente su un’altra. Dal sedicesimo secolo le schiere di Belzebù sono diventate predominanti rispetto alle schiere di Michele. Mammone è il dio degli ostacoli, che trattiene l’uomo dal seguire il suo cammino rettilineo. Sarebbe spostato se questo continuasse nel prossimo secolo.
Tutti gli eventi fisici sono ombre di eventi soprasensibili. La lotta tra le forze spirituali e il materialismo è un riflesso della lotta tra le schiere di Belzebù e Mammone contro Michele. Questa lotta dovette prima essere risolta sui piani superiori; è stata decisa là trent’anni fa a favore di Michele, e la lotta attuale qui sul piano fisico è un riflesso di quella. Lassù la lotta è decisa, per il singolo uomo però la lotta non è ancora risolta. Se gli uomini di oggi non sono all’altezza di essa, allora dobbiamo tutti perire e nuovi uomini dovrebbero venire. Con ciò è mostrato il cammino, il punto in cui il singolo uomo oggi deve entrare.
La lettura della Cronaca dell’Akasha Wolfram di Eschenbach
Poiché ho già fornito il giorno scorso vari insegnamenti esoterici, quanto avrò da dirvi oggi non vi apparirà più così strano. Voglio infatti trattare un aspetto della storia degli ultimi secoli dalla Cronaca dell’Akasha. Voi sapete che tutti gli eventi che sono accaduti sono registrati in una cronaca eterna, nella sostanza dell’Akasha, che è una sostanza molto più sottile di quella che conosciamo. Sapete che tutti gli eventi della storia e della preistoria sono registrati in questa sostanza. Ciò che in genere si chiama nella lingua teosofica Cronaca dell’Akasha, tuttavia, non sono le registrazioni originali, ma sono riflessi delle registrazioni effettive nello spazio astrale. Per poterle leggere sono necessarie certe condizioni preliminari, di cui ne indicherò almeno una.
Per poter leggere nella Cronaca dell’Akasha è necessario mettere a disposizione i propri pensieri alle forze e alle entità che nel linguaggio teosofico si chiamano «Maestri». I Maestri devono darci le istruzioni necessarie per leggere la Cronaca dell’Akasha, che è scritta in simboli e segni, non in parole di nessuna lingua esistente o anteriormente esistita. Finché si impiega ancora la forza che l’uomo impiega nel pensiero ordinario — e ogni persona che non ha espressamente imparato a escludere consapevolmente il proprio Io, impiega questa forza — finché non si riesce a leggere nella Cronaca dell’Akasha. Se vi chiedete: chi pensa? —, allora dovete dirvi: Io penso. — Quando formate una proposizione, unite soggetto e predicato insieme. Finché siete voi stessi a unire i singoli concetti, non siete in grado di leggere la Cronaca dell’Akasha, perché unite i vostri pensieri al vostro proprio Io. Dovete invece escludere il vostro Io; dovete rinunciare a ogni ostinazione personale. Dovete semplicemente presentare le rappresentazioni e lasciare che la connessione dei singoli pensieri venga stabilita da forze al di fuori di voi attraverso lo spirito. È quindi necessario il sacrificio — non del pensiero —, bensì di smettere da voi stessi di unire i singoli pensieri. Allora il Maestro può venire e insegnarvi, attraverso lo spirito da fuori, a far sì che i vostri pensieri si uniscano a quello che lo spirito universale può mostrarvi riguardante gli eventi e i fatti che si sono verificati nella storia. Se non giudicate più i fatti, allora lo spirito universale stesso vi parla, e voi gli mettete a disposizione il vostro materiale di pensiero.
Ora devo parlare di qualcosa che forse susciterà pregiudizi. Devo dire qualcosa che è una buona preparazione per giungere all’esclusione dell’Io ostinato e apprendere così a leggere nella Cronaca dell’Akasha. Voi sapete come oggi ciò che i monaci praticavano nel Medioevo viene disprezzato: loro hanno offerto il sacrificio dell’intelletto. Il monaco non pensava come il ricercatore odierno. Il monaco aveva una determinata scienza sacra, la teologia sacra rivelata, il cui contenuto era dato, su cui non aveva nulla da decidere. Il teologo medievale usava il suo intelletto per spiegare e difendere le rivelazioni date. Questo era — indipendentemente da come la si possa considerare oggi — un rigido addestramento: il sacrificio dell’intelletto a un contenuto dato. Lasceremo da parte se, per concetti moderni, questo sia qualcosa di eccellente o di deplorevole. Questo sacrificio dell’intelletto, che il monaco fece, l’esclusione del giudizio che emanava dal suo Io personale, lo portò a imparare come si metta il pensiero al servizio di qualcosa di Superiore. Nella successiva reincarnazione, quello che fu allora prodotto attraverso questo sacrificio entra in gioco: abilita la persona al pensiero disinteressato e la rende un genio della visione. Quando arriva la visione superiore, l’Intuizione, allora può applicare queste capacità a leggere i fatti nella Cronaca dell’Akasha.
È particolarmente interessante rappresentare ancora una volta da questo punto di vista quel periodo nello sviluppo spirituale europeo che abbiamo considerato otto giorni fa: intendo il periodo dal nono fino al tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo secolo. Quando si raggiunge questo disinteresse rispetto al contenuto del pensiero e vi si unisce il giusto senso di venerazione, di devozione, come dovrebbe avere anche il mistico, allora il periodo in cui grandi spiriti appaiono nella storia mondiale assume un aspetto completamente diverso da quello della storiografia profana. Quando si guarda questo periodo nella Cronaca dell’Akasha, allora il nostro sguardo si sofferma su una grande figura che può insegnarci enormemente su quel tempo: una figura che si presenta all’osservatore come grande e all’occultista ancora più potente che al ricercatore ordinario, Wolfram di Eschenbach.
Wolfram di Eschenbach aveva rielaborato leggende tedesche, romanze e spagnole. Appartiene ai grandi poeti iniziati, che erano abbastanza disinteressati da rielaborare grandi materiali dati, e che non credevano di dover inventare da sé il materiale. I grandi poeti come Omero, Sofocle, Euripide, Eschilo non hanno mai dovuto cercare materiale. A questi grandi poeti appartiene anche Wolfram di Eschenbach. Nelle sue opere ci presenta la storia spirituale interiore del periodo dal nono al quindicesimo secolo, che esteriormente si presenta come il periodo preparatorio del nostro nuovo tempo. In esso, come abbiamo visto, si studia principalmente tutto ciò che appartiene al mondo sensibile esteriore. Questo inizia con Copernico. La gente cominciò a prendere sul serio il piano fisico, non come i predecessori che lo consideravano un simbolo dei piani superiori. La concezione del mondo degli antichi non era falsa, ma procedeva da un altro punto di vista: considerava i fenomeni del mondo esteriore come simboli degli stati devachanici. Copernico disse: non vogliamo più considerare il mondo fisico come un simbolo, vogliamo considerare il mondo fisico stesso. Naturalmente, ciò cambiò completamente l’immagine del mondo della gente. In questo periodo si preparò l’orientamento verso il pratico-fisico-materiale. Le culture precedenti, in cui la nostra vita fisica dipendeva da tradizioni e autorità, si trasformarono in un'in cui conta la capacità personale. Il figlio di un agricoltore aveva valore una volta perché era il figlio di un agricoltore; il figlio di un cavaliere ereditava i diritti dei padri. Questo cambiò in questo periodo. È il periodo della fondazione delle città. Ovunque la gente dalla campagna confluì insieme e fondò città; la borghesia salì in alto, emersero invenzioni pratiche: l’orologio da tasca, l’arte della stampa furono inventati. Ma questo è solo l’aspetto esteriore della cosa. Le anime furono orientate verso l’aspetto pratico della scienza, come appare in Copernico, che fu poi ulteriormente sviluppato nel periodo dell’Illuminismo e politicamente nella Rivoluzione francese. La classe mercantile coltivava gli interessi pratici, la capacità personale era necessaria. Non era più tanto importante da chi uno discendesse. Per colui che segue le cose nella Cronaca dell’Akasha, le cose si presentano così: quello che accade sul piano fisico è guidato dai piani superiori. Gli spiriti guida sono influenzati da iniziati che lavorano sui piani superiori. Le personalità geniali conducono a entità che lavorano dietro le quinte, fino alla Loggia Bianca. L’aspetto fisico è solo il lato esteriore. Il lato interno è il lavoro degli iniziati supremi della Loggia Bianca e dei loro inviati che vanno nel mondo. Desidero caratterizzare brevemente questa gerarchia occulta. Abbiamo là tali entità che non si fanno mai vedere: i Maestri. Per gli esseri umani sul piano fisico non sono inizialmente percettibili. Al di sotto di questi stanno i chela, gli studenti segreti, che assumono il compito di portare i grandi incarichi dei Maestri nel piano fisico. I primi che istruiscono sono chiamati «Hamsa», che significa «Cigni». Quei chela che si chiamano «uomini senza patria» sono così chiamati perché la loro patria non è in questo mondo, ma radica nei piani superiori. Essi danno agli uomini l’insegnamento che hanno essi stessi ricevuto dagli Hamsa. Sono gli inviati per gli uomini geniali della storia mondiale. Per esempio, è anche dimostrabile che i capi della Rivoluzione francese stavano in connessione con questo aspetto spirituale della storia mondiale.
La grande Loggia Bianca dovette mandare i suoi inviati per preparare e istruire le persone, in modo che sul piano fisico potessero diventare gli organi che eseguivano la volontà dei Maestri. Così era anche con Wolfram di Eschenbach. Nel Medioevo si sapeva che una Loggia Bianca esisteva, la chiamavano «il Castello del Graal». Dentro c’era la Fraternità Bianca. Colui che fu allora mandato per portare la fondazione di città nel mondo fisico era chiamato Loengrin; era istruito direttamente da un Hamsa, e istruì Enrico I, designato come il fondatore di città. Questo significa che le anime del tempo avrebbero dovuto ricevere una nuova impronta dagli «uomini senza patria».
L’anima è nel linguaggio occulto sempre simbolizzata da una personalità femminile. Elsa di Brabante rappresenta l’anima del tempo. Dovrebbe essere sposata a un cavaliere che appartiene alla vecchia tradizione, con Telramondo. Ma viene un inviato del Graal e corteggia l’anima del tempo Elsa di Brabante. Attraverso Wolfram di Eschenbach questo tempo è così caratterizzato: Enrico è condotto a Roma, dove il cristianesimo interiore, esoterico, combatte i nemici mondiali del cristianesimo, i Saraceni. Loengrin è un «uomo senza patria» a cui non si deve chiedere da dove viene. Se gli si chiede, è contro il suo dovere di ordine. È afflitto da una sorta di testa giano: da un lato deve guardare verso la fraternità occulta e dall’altro verso gli uomini che deve guidare nel mondo fisico. Richard Wagner ha spesso trovato parole commoventi, per esempio quando fa cantare a Loengrin: «Ora sia ringraziato, mio caro cigno». — Questo è il momento in cui il cigno l’abbandona e lui diventa dipendente dalle condizioni fisiche. Viene collocato in un mondo che non è completamente adatto a lui; non è il suo vero mondo. Il suo mondo è il mondo dell’altro lato, così che deve essere considerato come un uomo senza patria. Quando la sua missione è compiuta, l’uomo senza patria scompare di nuovo dove è venuto. Quando la sua origine è scoperta, allora deve scomparire di nuovo. Questo è difficile per colui che è entrato in relazione con il piano fisico. Per questo Elsa di Brabante deve chiedere tre volte da dove proviene.
Così vediamo che attraverso l’iniziato Wolfram di Eschenbach questo tempo è caratterizzato nella sua connessione con i piani superiori. Loengrin è l’inviato, il messaggero dei Cavalieri del Graal. I Cavalieri del Graal sono la Loggia Bianca a Montsalvatsch. Era compito degli inviati del Graal, dei Cavalieri del Graal, rinnovare sempre di nuovo le antiche tradizioni del vero, autentico cristianesimo. Questo era anche tenuto in mente dove si parlava del Castello del Graal e del Santo Graal stesso. I Cavalieri del Graal erano concepiti come i custodi di ciò che era venuto nel mondo attraverso il vero cristianesimo. Questo è anche indicato nel Vangelo di Giovanni: «Il Verbo è diventato carne». — Ciò che è stato trasfigurato da Cristo è l’esistenza stessa fisica; egli è entrato nel mondo fisico. Gli altri grandi personaggi sono stati maestri dell’umanità: Buddha, Zarathustra, Pitagora, Mosè — tutti loro erano maestri. Sono «la via e la verità»; la «vita» nel senso occulto è solo Cristo; per questo si dice: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». — La vita poteva trovare la sua santificazione solo quando il Verbo entrava direttamente nel corpo umano. Questo abbassamento del Divino al piano fisico doveva essere sempre di nuovo rinnovato dalla Loggia Bianca. Perciò il calice del Graal è rappresentato come lo stesso calice da cui Gesù aveva distribuito l’Ultima Cena e in cui Giuseppe di Arimatea aveva raccolto il sangue sul Golgota. Così il principio del cristianesimo dovrebbe essere preservato e continuare a vivere; e dovrebbe ricevere nuova forza dal fatto che, in continuazione degli Apostoli, dodici Cavalieri del Graal fossero mandati come inviati per assumere nuovi compiti.
Questa era la visione di tutto il Medioevo: che quando doveva essere raggiunto un importante stadio di civiltà, un chela, un «cigno» avrebbe dovuto istruire il popolo. In tale modo Wolfram di Eschenbach ha considerato la storia e l’ha rappresentata. Chi sa leggere tra le righe di Richard Wagner’s Loengrin troverà che Wagner, anche se non razionalmente, emotivamente e intuitivamente ha sentito che c’era qualcosa di grande. Perciò credeva in un rinnovamento dell’arte attraverso il collegamento con il soprauri. Nel Medioevo questo fu rappresentato dicendo che, quando Elsa di Brabante voleva relegare Loengrin in questo mondo, lui si ritrasse — verso l’India, come Wolfram di Eschenbach dice. Infine il Castello del Graal stesso è concepito come situato in India. Anche dei Rosacroce si dice che, quando si ritirarono alla fine del diciottesimo secolo, andarono in Asia, verso l’Oriente. Questa è la storia della fondazione di città del Medioevo, secondo le iscrizioni nella Cronaca dell’Akasha. Dettagli potrebbero forse essere presentati da altri un po’ diversamente, ma nel complesso saranno sempre coerenti con questo.
Sacramentalismo Dedalo e Icaro
La conoscenza di ciò che insegna la teosofia è, effettivamente, qualcosa che ha un’importanza e un significato particolare per circoli più ampi, o la teosofia è qualcosa che può essere destinata solo a pochi, a coloro che sono particolarmente interessati? Questa domanda conduce a un tema che viene affrontato molto di rado, ma che una volta deve essere affrontato: è il cosiddetto sacramentalismo e il compito speciale della nostra attuale razza radicale. La domanda è: che cos’è il sacramentalismo e come si rapporta al nostro compito puramente umano? — Si potrebbe chiedere: quale significato ha per un qualsiasi artigiano, che lavora tutto il giorno in una bottega di falegnameria, il fatto di sapere che Loengrin era una volta un inviato del Santo Graal che ha ispirato i più importanti movimenti culturali del Medioevo? Quale significato può avere tutto questo parlare di questi alti obiettivi spirituali e ideali per le masse comuni? — L’intera questione trova risposta quando si comprende l’essenza del sacramentalismo.
Oggi vorrei, partendo dalle concezioni dei Greci, parlare dell’origine della nostra attuale razza radicale post-atlantidea in rapporto alla precedente, la razza atlantidea, e collegarvi altro sul significato del sacramentalismo. Voi tutti conoscete la leggenda di Dedalo e Icaro e anche la leggenda di Teseo. Desidero toccare brevemente il significato straordinariamente profondo che risiede nella leggenda di Dedalo e Icaro. Si racconta che una volta vivesse un uomo di nome Dedalo, che era in grado di creare opere d’arte che vivevano, statue che potevano vedere e udire, macchine che si muovevano da sole. Dedalo comprendeva tutto questo. Era tenuto in grande stima in tutto il paese, ma era anche straordinariamente ambizioso. Aveva un cugino di sua sorella, Talo, che istruì e che presto lo superò in certi aspetti. Ci viene raccontato che Talo era capace di usare il tornio da vasaio, e che padroneggiava anche certe arti che erano estranee a Dedalo. Talo, per esempio, studiò la mascella di un serpente ed ebbe l’idea di formare una sega dai denti del serpente. Così divenne l’inventore della sega. Se mettiamo insieme il carattere che ci presenta Dedalo e quello che ci presenta Talo, vedremo che in Dedalo si tratta di cose ormai estranee alla nostra quinta razza radicale. Al contrario, Talo inventa cose che appartengono alle abilità tecniche della quinta razza radicale. Se facciamo un confronto con la quarta razza radicale, gli Atlantidei, vediamo come fossero capaci di applicare la forza Vril, così come noi usiamo il vapore per guidare locomotive, macchine e così via. Questa arte è andata persa nel tempo post-atlantideo. Al contrario, il nostro tempo ha la moderna capacità di assemblare oggetti inorganici in macchine. La leggenda vuole mostrarci questa transizione. Dedalo arriva al punto di fare una specie di ali, con cui riesce a sollevarsi da terra. Suo figlio Icaro vuole fare lo stesso, ma non ci riesce, e vi perisce. Questo contrasto vuole mostrarci dallo spirito greco che i diversi periodi del nostro sviluppo terrestre hanno compiti diversi. Se un’epoca dello sviluppo terrestre assumesse un compito appropriato solo per un’altra, vi perirebbe. Tutto al suo posto, tutto al suo tempo.
Ora la leggenda greca collega qualcos’altro ancora con la leggenda di Dedalo. Dopo aver ucciso Talo, Dedalo va a Creta da Minosse. Lì c’è un mostro, il Minotauro. Il Minotauro sta in contrasto con la Sfinge. Il Minotauro ha una testa di toro con corpo umano, la Sfinge ha una testa umana con corpo animale. Il Minotauro deve essere fermato nei suoi effetti devastanti. Dedalo deve incatenarlo, e può farlo costruendo un labirinto. Il Minotauro deve essere alimentato con esseri umani. Ogni nove anni sette giovani e sette fanciulle devono essere sacrificati a lui. La leggenda del Minotauro è collegata alla leggenda di Teseo. Teseo era il figlio di Egeo. Questi aveva deciso che Teseo dovesse togliere una spada e sandali da sotto una grande roccia, dove il padre li aveva nascosti. Dopo che Teseo ad Atene aveva compiuto varie imprese, va a Creta per sconfiggere il Minotauro e liberare la città di Atene dall’obbligo di fornire i sette giovani e le sette fanciulle. A Creta, i Greci cercavano sempre qualcosa di molto speciale. Si dice che anche Licurgo abbia imparato a Creta e abbia ricevuto una costituzione per una specie di comunità comunista e l’abbia portata a Sparta; a Creta si dice che ci fosse una costituzione che era presente in tutti gli antichi stati sacerdotali. Erano i resti dell’antico comunismo sacerdotale atlantideo, che rinunciava a ogni possesso personale. Con ogni fondazione di religione originaria è collegata una specie di comunismo. Fino anche Platone guarda a Creta come sede di una costituzione esemplare. Questa costituzione sacerdotale è un residuo dell’antico ordine atlantideo. Dedalo poteva incatenare ciò che era dannoso a Creta, perché conosceva la vita atlantidea. Nel Minotauro abbiamo da vedere il rappresentante della magia nera a Creta. Questo deve ora finire. Gli Ateniesi non vogliono più mandare i sette giovani e le sette fanciulle a Creta. La nave di Teseo salpò con vele nere. Voleva, dopo aver sconfitto il Minotauro, issare una vela bianca al posto di quella nera. La magia nera doveva diventare bianca. Con l’aiuto del filo di Arianna, Teseo riesce nell’impresa e ritorna ad Atene, [ma dimentica di issare le vele bianche]. Ma i Greci non erano ancora tanto avanzati da essere completamente degni del sentiero bianco. L’amore deve governare nel filo di Arianna. Ma in quel tempo è già indicato il cristianesimo — il principio dell’amore — il filo di Arianna — viene rapito da Bacco, che non aveva ancora sviluppato questo principio, che doveva essere diffuso dal cristianesimo. Teseo, come Ercole, era considerato un eroe, un corridore del sole, un iniziato al sesto grado.
Un tale complesso di leggende divenne il patrimonio del popolo in Grecia. Il popolo come tale conosceva queste leggende. Perché i sacerdoti cercavano di inserire i segreti del mondo nelle leggende? Ogni sacerdote avrebbe sentito come qualcosa di empio, sì, come una profanazione impossibile, lasciar fluire nelle poesie qualcosa che non avesse un profondo significato. Allo stesso tempo, il sacerdote era consapevole che il significato profondo non poteva essere facilmente accessibile al popolo. Al popolo si raccontava la favola, la fiaba, il mito: in esse risiedeva il significato profondo. Questo è il segno distintivo di tutta la poesia degli antichi. Quanto più indietro andiamo, tanto più profondo è il significato. Nei tempi antichi non c’è poesia che non abbia un significato profondo. Solo i tempi successivi si allontanarono da questa concezione sacerdotale e produssero opere che non avevano più nulla di questi segreti spirituali. Anche sul mercato si dovevano esprimere solo cose scaturite dalla vita spirituale. Se teniamo a mente questo, possiamo dire che allora non c’era un’altra guida che quella dei sacerdoti. Solo più tardi il sacerdote-re fu sostituito da un re laico. Con ciò segue il passaggio dai vecchi stati-regni sacerdotali agli stati-regni laici — Arconte significa re amministratore.
Un esempio di questa concezione è la leggenda della fondazione dello stato romano. Nel mondo antico non si pensava alla storia così da raccontare eventi esteriori. Solo da Erodoto in poi la storia si racconta come cronaca. Prima non c’era. Tutto era presentato in forma simbolica. Ciò che gli occhi vedono e gli orecchi ascoltano doveva significare qualcosa di superiore, doveva essere l’espressione dello spirituale. Quando il sacerdote cercava di chiarire da dove provenissero i Romani, raccontava quanto segue. Ogni volta che qualcosa di questo tipo si realizza, i sette principi sacri entrano in azione nel mondo. Tutto accade nella successione dei sette principi. Per primo, scende dal cielo il fondatore divino. Allora il sacerdote estrae ciò che è vivo nella cosa: questo allora vive come Kama. Poi in Kama nasce il Manas, l’intelletto. Il corpo, che è sacro in se stesso, vive nel cielo. È impuro solo se viene abusato. Questi sono i quattro principi inferiori. Allora i tre superiori devono venire dentro. Qualcosa che è più perfetto, più completo, deve venire dentro.
Così accadde anche nella fondazione della città di Roma. Per primo veniva Romolo; proveniva dalle sfere celesti, era il fondatore. Roma era una città fondata dell’antico Troia. Il re Numitore di Alba Longa era il discendente di Enea, che con i rifugiati troiani era sbarcato nel Lazio. Abbiamo solo bisogno di comprendere le parole: «alba longa» è la lunga veste bianca dei sacerdoti cattolici. Amulio significa: l’uomo senza moglie, il sacerdote. Una città di sacerdoti come città figlia di Troia era quindi Roma. Numitore è l’uomo della volontà. Questi fu inizialmente bandito nella foresta, ma divenne l’antenato dei fondatori della città di Roma. Romolo è il fondatore della cultura romana, il primo re. È anche collocato tra gli dèi sotto il nome di Quirino. Il secondo re è Numa Pompilio. Il terzo re è Tullo Ostilio: è il rappresentante di Kama; lì regna la guerra; si sviluppa ciò che nella Teosofia si chiama Kama-Rupa. Il quarto re è Anco Marzio, ed è il rappresentante di Kama-Manas. Cose tecniche vi si compiono. Quando il quarto principio era maturo, la cultura etrusca fu evocata. Tarquinio Prisco, il quinto re, porta in Manas. Le grandi costruzioni e gli acquedotti li costruì. Ciò che si chiama Manas è rappresentato in Tarquinio Prisco. Il sesto principio è Buddhi. Effettua le benedizioni della convivenza umana attraverso amore e giustizia. Servio Tullio è il sesto re dei Romani. Era lui che creò l’ordine, che diede leggi corrispondenti a quelle degli Etruschi. Il settimo re è Tarquinio il Superbo, l’Esaltato, che però fu rovesciato.
Così il sacerdote considerava l’origine della città di Roma. Questa non era un’interpretazione, ma una realtà. Le città erano condotte in modo che i sette principi fossero le linee guida dei governanti. Se qualcosa sulla terra deve prosperare, allora deve essere creata nell’ordine dei sette principi. Un sacerdote non avrebbe mai fatto qualcosa che fosse stato il compito di un suo successore. Tutto era registrato nei libri dei templi, che si chiamavano i Libri Sibillini. Era come il piano della storia. I sacerdoti dovevano attenersi ai Libri Sibillini.
Qui abbiamo a che fare con una realizzazione di forze spirituali che vivevano in questa cultura sacerdotale. Vediamo che il mondo era guidato e condotto attraverso la spiritualità. Solo più tardi si perse la comprensione per il governo spirituale. Ci si dice del principale dio etrusco Tage, che secondo il racconto sorse dalla terra durante l’aratura del campo con l’aratro. Le costruzioni tecniche e l’artigianato erano il segno distintivo della cultura etrusca. Ogni pietra dell’architettura etrusca mostra che c’era qualcosa di speciale. Si cercava di poter portare i carichi più grandi con il minor materiale possibile. È il principio che è alla base dell’architettura etrusca, delle costruzioni a volta e arco. Scesa è questa cultura spiritualmente guidata sul piano fisico. Abilità personale acquisisce ora la priorità. Cessa ogni consapevolezza che ci sia una connessione fra l’atto più basso e lo Spirituale. Per l’occultista è chiaro se una persona che sta in un posto particolare ha sentito qualcosa delle intenzioni e dei propositi divini, e se ha ricevuto qualcosa di ciò che è fluito dallo Spirituale: una tale persona fa anche la più semplice cosa quotidiana in un modo completamente diverso da un altro a cui questo non si applica. La consacrazione che si riversa dai regni superiori nella vita terrestre non si riversa così a coloro che aderiscono solo al piano fisico.
È l’essenza del sacramentalismo che l’uomo riempia l’ordinario con consacrazione spirituale. Le antiche leggende avevano lo scopo di mettere le anime degli uomini nelle giuste vibrazioni, in modo che fossero piene di forza spirituale. L’azione più semplice di un’anima ingenua può essere così consacrata. Questo è qualcosa che è efficace e continuerà a essere efficace. Chi sa questo sa anche che nella nostra cultura è necessario un cambiamento. Si può cercare con tutta la diligenza di portare armonia e ordine a questo piano fisico: fallirà, finché si lavora solo sul piano fisico. Se armonia si crea da un lato, disarmonia sorgerà d’altro canto. Ma lasciate che lo Spirituale agisca: allora vedrete che l’ordinario viene affrontato in un modo completamente diverso. Questo è il sacramentalismo.
Questo pensiero è anche alla base del sacramentalismo cristiano: la guarigione dal piano spirituale. Un sacramento è un’azione fisica che viene compiuta cosicché in essa si esprime simbolicamente un processo spirituale. È un simbolismo che ha la sua giustificazione su piani superiori. Nel sacramento nulla è arbitrario. Tutto, fino ai più piccoli dettagli, è un’immagine di un processo occulto superiore. Chi vuole comprendere un sacramento, in cui il cerimoniale è un’immagine di un processo spirituale, deve familiarizzarsi con ciò che lo sottende. È un processo occulto che è nascosto agli occhi fisici. In ogni sacramento non accade solo qualcosa di razionale, ma accade qualcosa che ha un significato occulto reale. Prendiamo ad esempio il significato occulto del fuoco. Il fuoco non è esistito nelle epoche di sviluppo più antiche. Poteva sorgere solo quando la terra era stata condensata al punto che il fuoco poteva essere colpito dalla materia terrestre. Quindi l’invenzione del fuoco è descritta come un evento della nostra quinta razza radicale.
Prometeo ha portato il fuoco dal cielo alla terra. La produzione del fuoco ha dato alla nostra cultura il suo carattere. Immaginate come sarebbe se non avessimo fuoco. Nelle prime epoche non si aveva fuoco. Il nostro sviluppo deve tutto al fuoco. Tutto ciò che è razionale, tutto ciò che è tecnico, lo dobbiamo al fuoco. Il fuoco è ciò che conduce al piano fisico. Dobbiamo alla cultura materiale il fuoco. I sacerdoti dovevano quindi vedere qualcosa di speciale nel fuoco. Pertanto, nella seconda epoca culturale post-atlantidea, i Magi persiani videro soprattutto nel fuoco ciò che deve operare nel sacramento. Cosa realizzava cerimonialmente il sacerdote persiano sul suo altare? L’occultismo sa che ci sono stati sette Zoroastro. Lo Zoroastro della storia è il settimo. Il Mago persiano aveva un modo speciale di produrre il fuoco. Questo processo era un’immagine della grande origini cosmica del fuoco. Lì stava il Mago persiano con il suo Tirso e faceva le sue cerimonie, che ogni occultista conosce bene, ma solo l’occultista. Questo processo era un’immagine della grande origine cosmica del fuoco. Quando nei seminari sacerdotali non si comprese più come produrre il fuoco con il Tirso, almeno si cercò un fuoco naturale. All’inizio crearono il fuoco attraverso il fulmine, e poi lo perpetuarono attraverso il cosiddetto fuoco eterno, che poteva essere acceso solo uno dall’altro. Il fuoco ottenuto dalla natura dovrebbe essere più efficace di quello prodotto artificialmente. Quando nel 1826 in Inghilterra e nel 1828 a Hannover scoppiò una pestilenza del bestiame, la gente prendeva legno e lo strofinava per fare fuoco, perché credevano che le erbe cotte con esso fossero più efficaci.
L’uomo deve di nuovo creare la vita spirituale in ogni atto e in ogni passo; e reintrodurla è il compito e lo sforzo del movimento spirituale. Il sacramentalismo dei tempi passati deve tornare. Bisogna sapere che è diverso agire dallo spirito piuttosto che agire dalla materia. Far fluire nuovamente la vita spirituale è il nostro obiettivo.
Mitologia germanica
Sapete che, quando risaliamo nello sviluppo della nostra stirpe, arriviamo alla razza radicale atlantidea, il cui territorio è il fondo dell’[attuale] Oceano Atlantico. E se risaliamo ancora più indietro, arriviamo alla razza radicale lemuriana. È una razza che dovete immaginare nella sua organizzazione in modo completamente diverso dalla nostra razza radicale attuale e persino diversa da quella atlantidea. Gli uomini abitavano un continente che si estendeva a sud del davanti e dietro l’India e che oggi è diventato anche il fondo dell’oceano. Alcuni discendenti di questa popolazione si trovano ancora in Australia. Ma dove dobbiamo cercare la seconda razza umana? Bisogna tener presente che anche la terza razza umana, i Lemoriani, era completamente diversa da noi e anche diversa dalla quarta razza umana, gli Atlantidei. I Lemoriani non possedevano quello che chiamiamo memoria, rappresentazione, intelletto: l'avevano sviluppato solo in germe. Al contrario, la seconda razza umana era dotata di una spiritualità elevata, che però non risiedeva nelle loro teste, ma dovrebbe essere concepita come una rivelazione continua dall’esterno. La seconda razza umana era chiamata gli Iperborei. Abitavano intorno al Polo Nord, nella Siberia, nell’Europa del Nord con l’inclusione dei territori che sono diventati mare. E se immaginate questa terra con una sorta di temperatura tropicale, avrete più o meno l’idea di come fosse allora la terra. Era originariamente abitata da persone che, come individui, vagavano come esseri onirici. Se fossero state abbandonate a se stesse, non avrebbero potuto fare nulla. Era saggezza nell’aria, nell’atmosfera.
Solo nel tempo lemuriano si verificò il matrimonio della saggezza con lo psichico, così che prima dobbiamo immaginarci la spiritualità dell’uomo in modo nebbioso. Erano i germi dello spirito nebbioso e i germi dello spirito di luce. La spiritualità che si è sviluppata come germe nei Figli della Nebbia di Fuoco ci sembra ancora familiare, e l’abbiamo da cercare nelle regioni meridionali, in Lemuria. Nelle regioni che sono a nord di noi, vivevano popoli dotati di una consapevolezza onirica più chiara di quella consapevolezza che viene ricordata come consapevolezza di Pitri. Nel complesso, non dobbiamo immaginarci che le persone che vivevano lassù rimanessero lassù. Intrapresero migrazioni che andavano verso il sud. E queste migrazioni si estesero ancora a lungo nei tempi in cui la razza lemuriana era emersa nel sud. C’era una razza lemuriana settentrionale e una meridionale. Ce ne furono dodici grandi migrazioni. Questi dodici grandi spostamenti portarono gradualmente gli abitanti di diverse regioni in contatto tra loro. Portarono questi popoli anche in regioni che non sono lontane dalle nostre: in regioni che possono essere designate come la Germania centrale, la Francia, la Russia centrale e così via.
Ora dovete immaginarvi che stiamo parlando di un’epoca in cui quelli che chiamiamo animali più alti già esistevano. I Lemoriani erano rappresentati come una specie di giganti, e questi entrarono in contatto con la gente proveniente dal nord. Da questo nacquero due stirpi. È nata una stirpe che nella preistoria dell’umanità divenne la base degli Atlantidei: tutti questi popoli si mescolarono allora nell’Europa di oggi. Non dobbiamo immaginarci questo semplicemente come qui è messo in parole. Ora da questa mescolanza di razze degli Iperborei, dei Lemoriani e successivamente degli Atlantidei, sorsero iniziati che si distinguevano dai iniziati che dobbiamo considerare come i nostri insegnanti di oggi; questi ultimi provenivano essenzialmente dal sud, dal continente lemuriano.
Nel nord si sviluppò, potrei dire, una specie di mondo nebuloso, e i tre principali iniziati che dobbiamo cercare su questa isola dell’umanità erano chiamati nel tempo che ancora si prolungava fino alla nascita del nostro cristianesimo: Wotan, Wili e We. Questi sono i tre grandi iniziati nordici. Tracciavano le loro origini in modo completamente ordinato, in modo popolare si potrebbe dire dal regno della terra, in cui tutto era ancora mescolato insieme, quello che adesso è distribuito tra gli uomini. In modo popolare si potrebbe dire che da questo regno della terra è sorta una stirpe che era molto diversa dall’umanità attuale. Questa stirpe era governata da una saggezza universale. Questa saggezza universale i sacerdoti insegnanti chiamavano «Padre Universale». Poi si parla dei due regni, di Niflheim e Muspelheim. Niflheim è il Niflheim del nord, lo stato di nebbia crepuscolare della razza radicale iperborea, in contrasto con Muspelheim. Si descrivono dodici fiumi che si sono bloccati e poi sono diventati ghiaccio. Da questo nacque una stirpe umana, il cui rappresentante era il gigante Ymir, e poi la stirpe animale, la mucca Audhumbla. Da Ymir discesero i figli dei giganti della brina. Gli uomini, che erano già dotati di intelletto, nacquero, anche nel senso della «Dottrina Segreta», più tardi. E così la leggenda germanica racconta anche che [i discendenti di Ymir e Audhumbla], Wotan, Wili e We, andarono lungo la riva e formarono gli uomini. Con ciò sono intesi quegli uomini della «Dottrina Segreta» che nacquero più tardi e che furono dotati di intelletto.
In questa leggenda proto-germanica risiede un’antica verità. Ci viene raccontato anche come successivamente ci furono due grandi movimenti che andavano dall’estremo oriente verso occidente [e da occidente verso oriente]. Dobbiamo immaginarci che prima c’era la popolazione celtica, che poi formò una colonia. Questa popolazione celtica originaria era completamente sotto l’influenza dei suoi iniziati. Questi avevano propagato l’insegnamento originale di Wotan, Wili e We e del loro sacerdozio. I Celti avevano sacerdoti che chiamiamo sacerdoti Druidi. Questi erano centrati in una grande loggia, la loggia del nord. Ciò si è conservato nella leggenda del re Artù e della tavola rotonda. In realtà, questa loggia degli iniziati nordici esisteva: la santa loggia di Ceridwen — la Loggia Bianca del Nord. Successivamente è stata chiamata l’Ordine dei Bardi. Questa loggia continuò a esistere a lungo nei tempi successivi. Fu disciolta solo nell’era della Regina Elisabetta. Allora l’ordine si ritirò completamente dal piano fisico. Da ciò deriva tutto ciò che abbiamo sulle leggende germaniche antiche. Tutta la poesia germanica risale alla loggia originale di Ceridwen, che era anche chiamata il calderone magico di Ceridwen. Colui che ha avuto maggiore influenza fino ai primi secoli dopo la nascita di Cristo fu il grande iniziato Meredin, che ci è stato tramandato con il nome del mago Merlino. Era chiamato «il Mago della loggia del nord».
Tutto questo è contenuto direttamente negli antichi insegnamenti segreti celtici. Lì troverete indicato quello che gli iniziati dell’Oriente dovevano dare. E quello che il Celto ha restituito a loro era la leggenda di Baldur, la leggenda del dio della luce e del dio dell’oscurità. Così gli iniziati dell’Occidente hanno lentamente portato questa leggenda agli iniziati dell’Oriente, con la saggia intenzione di comunicare loro qualcosa di importante. E nella fede che doveva venire ancora qualcosa, aggiungevano a questa leggenda qualcosa che era ancora nel futuro: cioè il crollo degli dèi nel futuro. Baldur non poteva resistere al crollo. Un secondo movimento fu quindi preparato dopo il crepuscolo degli dèi. Si diceva che sorgerebbe un nuovo Baldur, e questo «nuovo Baldur», che è stato annunciato al popolo, non è altro che il Cristo. Nel Nord queste cose non potevano svilupparsi come nel Sud, per esempio in Grecia. Nel Nord gli dèi erano più maschili, nel Sud si era più dediti al culto della bellezza. L’elemento nordico nel suo complesso possedeva qualcosa che ha durato a lungo, ma che era allo stesso tempo il germe della rovina — la natura combattiva. Abbiamo così nel Nord Wotan, Wili e We e accanto Loki. Loki è il desiderio, il desiderio, e questo rende il mondo nordico una natura combattiva, che contiene l’elemento delle Valchirie. Questi ispirano al combattimento. Sono qualcosa che l’elemento nordico ha sempre avuto. Loki era il figlio del desiderio; Hagen è la forma successiva dell’originale Loki.
Ora ancora qualche parola su come era costituito un iniziato in quel tempo. Quando era stato iniziato e così messo in contatto con le forze spirituali, lo si esprimeva dicendo: Ha intrapreso un viaggio nel regno dei buoni morti, nel regno degli Elfi, a Alfgard, affinché si procurasse lì l’oro di Niflheim — l’oro è il simbolo della saggezza. Sigfrido era l’iniziato dell’antico elemento germanico nel momento in cui il cristianesimo si stava diffondendo. Era effettivamente invulnerabile, ma aveva ancora un punto vulnerabile, perché in questa iniziazione nordica era ancora presente Loki, il dio dei desideri nella forma di Hagen. Hagen è colui che uccide l’iniziato nel suo punto debole. Brünhilde è nella leggenda dei Nibelunghi una figura simile, una divinità femminile simile alla Pallade Atena dei Greci. Nel Nord significa l’incarnazione dell’elemento di combattimento selvaggio e mortale. Avete nell’antico iniziato germanico in Sigfrido. L’elemento di combattimento è espresso dalla vecchia cavalleria germanica. Poiché era principalmente un elemento laico, la cavalleria laica fino all’ottavo, nono, decimo, undicesimo secolo dovette far risalire la sua origine a Sigfrido come un iniziato. L’origine di questo ordine cavalleresco era la tavola rotonda del re Artù. Da lì venivano i grandi cavalieri, o piuttosto, coloro che volevano diventare cavalieri laici guida dovevano andare alla tavola rotonda del re Artù. Lì si imparava saggezza laica, ma era mescolato a essa lo spirito combattivo, l’elemento Loki-Hagen.
In particolare, nell’elemento germanico c’era qualcosa da preparare che poteva emergere molto bene nell’elemento nordico. Qui si poteva preparare qualcosa che era collegato allo sviluppo dell’uomo sul piano fisico. Sappiamo che si è verificato il discesa del Supremo fino al piano fisico; il personale è la forma del Supremo sul piano fisico. Così si sviluppò l’elemento personale, la capacità di combattimento personale, che era forse più sviluppata in Hagen.
Torniamo ai Lemoriani. Presso i Lemoriani non c’era ancora quello che l’uomo odierno chiama amore. Non c’era amore tra uomo e donna. La sessualità sorse; ma l’amore doveva solo in seguito santificare la sessualità. L’amore nel senso odierno non era nemmeno presente presso gli Atlantidei. Solo quando l’elemento personale aveva acquisito l’importanza, solo allora poteva svilupparsi l’amore. Verso la fine del tempo lemuriano c’era in certe regioni un sistema particolare. Una popolazione umana che viveva in certe regioni era sistematicamente divisa in quattro gruppi. Questo fu concepito così che mai una persona del primo gruppo — diciamo il gruppo A — poteva sposare una persona del gruppo B. Le persone del gruppo A dovevano sposare persone del gruppo C; e persone del gruppo B dovevano sposare persone del gruppo D. In questo modo è stata evitata l’arbitrarietà personale: cioè il personale è stato escluso. Questa divisione è stata fatta al servizio dell’intera umanità. Allora non c’era nulla di amore personale. Solo lentamente si sviluppò l’arbitrarietà personale nell’amore; era proprio l’amore che scendeva completamente sul piano fisico, e questo fu preparato allora. Quanto più indietro andate nel tempo, tanto più troverete che l’erotismo gioca un ruolo minore. Anche nei primi tempi dei poeti greci gioca quasi nessun ruolo. Ma gioca un ruolo particolare nella poesia tedesca del Medioevo. Vedete lì l’amore rappresentato in due forme: vedete rappresentato l’amore sia come amore cortese che come desiderio. I destini che Sigfrido dovette soffrire erano conseguenza dell’introduzione del personale. Tornate a Roma e troverete che lì il matrimonio era concluso su principi completamente diversi. Anche in Grecia all’inizio non si conosceva l’amore personale; emerse solo più tardi.
Poi il cristianesimo giunse nell’Europa centrale. Abbiamo visto che nell’Europa centrale nei primi tempi il cristianesimo fu introdotto mantenendo l’antico. La concezione della figura di Baldur si trasformò lentamente nella concezione della figura di Cristo. Ciò è passato attraverso diverse generazioni; Bonifacio trovò quindi un terreno già preparato.
La leggenda del re Artù e della sua tavola rotonda si unì gradualmente alla leggenda del Santo Graal. Questa unione è stata portata avanti da un vero iniziato del tredicesimo secolo, da Wolfram di Eschenbach. L’iniziazione di Sigfrido era ancora l’iniziazione antica. Ciò giocava ancora un ruolo della cavalleria laica del mondo e il pericolo di essere traditi dall’elemento del desiderio e dall’amore di sé. Solo quando si era superato questo elemento, solo quando lo si era completamente respinto da sé e quando si era saliti dal principio della cavalleria laica al principio della cavalleria spirituale, allora si poteva raggiungere l’iniziazione spirituale. Wolfram di Eschenbach lo rappresenta in Parsifal. All’inizio Parsifal appartiene alla cavalleria laica. Suo padre è morto per tradimento durante una spedizione verso l’Oriente. Alla base c’è il fatto che il padre aveva già cercato l’iniziazione più alta; ma poiché aveva ancora l’elemento dell’antica iniziazione, è stato tradito. Attraverso sua madre Herzeleide, Parsifal doveva essere estraniato dal piano fisico: una cuffia da sciocco gliela mise. Eppure Parsifal è afferrato dalla corrente della cavalleria laica e così viene alla corte del re Artù. Che Parsifal sia designato per la corrente cristiana è indicato dal fatto che viene al castello del Santo Graal. Gli è stata data una lezione importante: non fare molte domande. Questo non significa nient’altro che trovare il punto di quiete nel proprio interno, aver trovato la quiete interiore e la pace, e non essere più curiosi nel mondo esteriore. Parsifal non chiede nemmeno quando vuole entrare nel castello. È quindi inizialmente respinto. Ma allora comunque arriva al malato Amfortas. Viene condotto più in alto attraverso l’iniziazione cristiana.
Dovunque si apra Wolfram di Eschenbach, ovunque troverete che era un iniziato. Ha unito questi due cicli di leggende perché sapeva che era già accaduto ciò che chiamiamo l’unione della loggia di Artù con la loggia del Graal. La loggia di Artù è interamente entrata nella loggia del Graal.
Reincarnazione
Oggi desidero parlarvi di qualcosa che ha una connessione più lontana con quello che già vi ho detto. Nonostante il movimento teosofico esista da ventinove anni, è ancora così che gli insegnamenti fondamentali sono spesso fraintesi. Per esempio, l’insegnamento della reincarnazione è da molti di coloro che forse non hanno mai sentito altro che il nome o un paio di concetti, inteso come se insegnassimo la trasmigrazione dell’anima attraverso i corpi più svariati e anche attraverso corpi animali. Questo ci viene in certo modo rimproverato.
La reincarnazione in corpi animali è stata insegnata in Egitto e in Grecia, e non possiamo fare a meno di vedere che si trova anche in India come dottrina esteriore sempre di nuovo. È corretto, e non si deve contestare: negli insegnamenti esoterici si parla ovunque del fatto che ciò che oggi chiamiamo l’anima umana ha attraversato stadi di sviluppo che avrebbero dovuto svolgersi in corpi animali. Questo sembra essere particolarmente confermato da un fatto che d’altronde è estremamente interessante: gran parte di tutte le fiabe, leggende e favole provengono effettivamente dall’India. Se passate in rassegna le favole su animali e altre storie di fiabe dei diversi paesi europei, troverete certo cambiamenti minori o maggiori, ma vedrete che il materiale di base di molte fiabe europee si trova nei libri indiani antichi. Questo non ci sorprende, dal momento che le culture appartengono insieme alla quinta razza radicale, che si estendeva dal deserto di Gobi attraverso l’Egitto e la Grecia verso l’Europa. Che gli iniziati dei diversi popoli presentassero gli insegnamenti sotto forma di favole non è per noi strano. Ma dobbiamo chiarirci quale significato abbiano quelle favole che si svolgono nel mondo animale. Da questo il problema della reincarnazione vi apparirà in una nuova luce, che probabilmente non è ancora nota in generale.
La cultura indiana si è diffusa in tutto il mondo, anche se oggi è sentita come qualcosa di estraneo. Potete vederlo dal fatto che il Buddha è stato presto annoverato tra i santi cattolici, cioè con il nome di Giasafat. Questo accadde molti secoli fa. Attraverso Giovanni di Damasco, che descrive il corso intero dello sviluppo di Buddha nella leggenda di santo, la dottrina interiore di Buddha potrebbe essere assunta nel cristianesimo cattolico. Solo l’esternalità del buddhismo è stata respinta. Questo dovrebbe lanciare una luce su quale enorme significato la cultura indiana ha per l’intera quinta razza radicale.
C’è una grande raccolta di molte centinaia di favole, la raccolta Jatakam. Come queste favole erano diffuse in India nei secoli passati, il Buddha giocava sempre un ruolo in esse. Ci viene raccontato che il Buddha era incarnato come questo o quel animale, come questo o quel animale aveva vissuto qui e là, come si era comportato nel mondo animale e come se lo ricordava. E poi di solito viene una lezione morale su come ci si dovrebbe comportare in casi simili. La forma della favola era considerata un eccellente mezzo educativo per i figli dei re. Anche in Europa questo metodo pedagogico probabilmente è stato utilizzato.
Voi conoscete tutti il racconto che quando si guarda la luna si vede una figura animale. In ogni caso, alcuni vogliono vedervi una figura animale; la più diffusa è una lepre. Il modo in cui la lepre è arrivata sulla luna viene raccontato in diversi modi. Anche questo risale alla raccolta di favole indiana Jatakam. Una volta in una delle sue molte vite il Buddha era una lepre, viveva nella foresta e aveva tre amici. Il suo primo amico era uno sciacallo, il suo secondo amico era una scimmia e il suo terzo amico era una lontra. Viveva quindi con questi tre animali insieme ed era come lepre già in quel momento un essere molto avanzato, così che poteva istruire gli animali in molti modi diversi. Voi tutti conoscete il racconto secondo cui, quando si guarda la luna, vi si vede una figura di animale. Comunque sia, molte persone vi vedono una figura di animale; la più diffusa è quella di una lepre. Il modo in cui la lepre è finita sulla luna viene narrato in modi diversi. Anche questo riconduce alla collezione di favole indiana del Jatakam. Una volta, nelle sue molte vite, il Buddha era una lepre; viveva nella foresta e aveva tre amici. Il suo primo amico era uno sciacallo, il secondo era una scimmia e il terzo era una lontra. Abitava dunque insieme a questi tre animali ed era già allora, come lepre, un essere assai evoluto, tanto che poteva insegnare agli animali in vari modi. Insegnava loro e soprattutto li esortava a santificare le festività e a fare offerte nei giorni delle festività. Diceva loro: innanzitutto dovete sforzarvi di risparmiare qualcosa di quello che avete come nutrimento, e dovete distribuirlo a coloro che vengono da voi come mendicanti, affinché anch’essi possano fare le offerte in modo dignitoso nel giorno della festa. Arrivò allora una festa. Uno degli animali andò in una zona vicina e scoprì che la gente raccoglieva pesci come cibo. Dopo che la gente se n’era andata, l’animale pensò: potrei pur prendere qualcosa di questo cibo. Ma poi pensò: tuttavia voglio proteggermi, e disse: qualcuno reclama questo cibo? — Poiché nessuno si fece avanti, prese parte del cibo. Allo stesso modo fecero il secondo animale e poi anche il terzo. Arrivarono allora i giorni prefigurati delle feste. Il dio Indra si travestì da brahmano e andò a visitare i vari animali. Indra andò dal primo animale e chiese: non puoi darmi qualcosa da mangiare per l’offerta? — L’animale raccontò come aveva trovato il cibo. Allora Indra disse: ritornerò e prenderò allora qualcosa per me. — Allo stesso modo andò dal secondo e dal terzo animale. Ma la lepre aveva mangiato un po’ d’erba e disse a sé stessa: se ora qualcuno viene da me chiedendomi qualcosa, non posso dargli erba; mi offrirò io stessa come cibo. — Quando Indra venne da lei e le chiese un dono, la lepre disse: non ho nulla che possa darti, ma mi offro io stessa a te come cibo. Accendi un fuoco, potrai arrostirmi e poi mangiarmi. Ti chiedo solo di fare in modo che nessuno degli insetti che si trovano addosso a me muoia. — Indra vide quanto l’animale era evoluto dal punto di vista morale e fece sì che il fuoco non le causasse alcun danno, in modo che la lepre rimase completamente illesa. Quando la lepre vide il dio Indra davanti a sé, disse: O saggio dio Indra, resta qui, vogliamo insieme proclamare la dottrina. — E il dio Indra rispose: sì, la proclameremo cosicché non possa mai essere cancellata durante tutto questo intero ciclo del mondo. — E prese uno stilo e disegnò una lepre sulla luna, che rimane visibile durante tutto il ciclo del mondo.
Questa è dunque la favola del Buddha, che come lepre fu collocato nel mondo animale e si sacrificò completamente. Questa favola è ben consona a incidersi profondamente negli spiriti di coloro a che viene narrata, per prepararli a una successiva incarnazione, affinché le anime giungessero alla maturità per cercare poi essa stessa la verità. Questo era in generale il significato delle favole. Originariamente non si narravano le favole come oggi, quando non si sa affatto perché un animale agisce così o così. Piuttosto si contava sul fatto che gli uomini, mentre ascoltavano la narrazione, vivessero nelle loro rappresentazioni certe immagini: che agissero sul corpo causale e nella prossima vita sbocciassero come sensibilità per la verità. Le favole non venivano narrate per offrire agli uomini un godimento estetico, ma per preparare le anime: in modo che, quando fossero rinascite dopo molti anni, fossero così predisposte da poter accogliere più facilmente la verità. Se una tale favola deve avere questo significato — se cioè deve creare la forma spirituale per accogliere più tardi la pura verità — allora essa deve contenere in sé la pura verità. Altrimenti non si destano nel corpo astrale e nel corpo causale degli uomini quelle oscillazioni che li rendono capaci di accogliere più tardi la vera verità. Proprio in questa favola risiede tuttavia un significato così profondamente sottile, ed è così finemente modellata dal punto di vista poetico, che ci dovremmo stupire degli antichi Rishis — se non sapessimo che erano uomini istruiti dai Deva — se non sapessimo che questa favola è legata a un fatto fondamentale, cioè al rapporto tra l’anima umana e tutte le altre entità nella natura.
Considerate dunque come si è svolto l’intero processo della nostra vita terrestre. Noi siamo ora nella quarta ronda; a essa hanno preceduto la terza, la seconda e la prima ronda. Nella prima ronda eravamo già tutti noi uomini presenti, ma non nella forma in cui siamo oggi. Avevamo una forma essenzialmente diversa. Venimmo come Pitri da un pianeta anteriore e cominciammo il nostro ciclo terrestre nella prima ronda. Allora passammo attraverso il regno minerale. Come Pitri eravamo in grado di collaborare alle forme del regno minerale che erano state create in quel momento. Il regno minerale aveva un aspetto completamente diverso da quello odierno; non c’erano forme cristalline; tutte le sostanze fisiche erano in uno stato elementare-minerale, comprese quelle da cui erano diventati i corpi degli uomini, degli animali e delle piante. In questa prima ronda non vivevano ancora piante, né animali, né uomini — se consideriamo la forma esteriore — tutto viveva lì come anima, ma non ancora nella forma. Le forme che furono create nella prima ronda e che poi divennero il sistema osseo, i Pitri se le erano preparate come un fondamento minerale.
Nella seconda ronda i Pitri si prepararono il loro fondamento vegetale. Tutto ciò che sarebbe stato poi modellato nel sistema digerente e respiratorio non era ancora conformato come oggi, ma era preparato come fondamento. Accanto a questo, il regno minerale si sviluppò come un essere quasi autonomo. Un regno minerale autonomo sorse dal fatto che non tutto quello che era stato formato in una ronda era utilizzabile per essere elevato al livello superiore delle piante. Ciò fu separato. Ora vi prego di riconoscere il processo nella sua interezza significativa. Gli uomini formarono allora il loro fondamento vegetale. Se durante la seconda ronda avessimo solo tutte le sostanze che erano state formate durante la prima ronda, non avremmo mai raggiunto una struttura vegetale più evoluta. Durante la seconda ronda noi, come Pitri umani, compiemmo un’azione eminentemente egoistica. Ci dicemmo: vogliamo estrarre dall’impasto quello che ci serve, e quello che non serve per il nostro ulteriore sviluppo lo lasciamo fuori. Nella cultura dei Pitri abbiamo scagliato fuori da noi il regno minerale. Ci siamo sviluppati più in alto a spese del regno minerale.
Nella terza ronda allora scagliammo il regno vegetale come un’entità a sé. Allora ebbero origine le piante. Assorbimmo tutto quello che ci serviva per formare i nostri sistemi così da poter costruire il Kama e avere una circolazione del sangue. Così ci elevammo nel regno animale e spingemmmo altri esseri nel regno vegetale. Noi ci conquistammo il regno animale nella terza ronda. Ma il regno animale di quel tempo non è assolutamente paragonabile a nessuna forma che esiste oggi.
Durante la quarta ronda ci siamo sviluppati fino a diventare uomini estraendo di nuovo in modo completamente egoistico quello che ci serviva dal regno animale. Quello che restava lo separammo, e il separato diventò il regno animale odierno.
Così durante la prima ronda ci sviluppammo anzitutto come esseri minerali. Durante la seconda ronda separammo il regno minerale, durante la terza ronda il regno vegetale e durante la quarta ronda il regno animale. Cosa sono i minerali, le piante e gli animali? I minerali, le piante e gli animali sono gli elementi evolutivi della nostra natura che estrassimo da noi stessi, un tempo uniti a noi. Tutto quello che non potevamo utilizzare l’abbiamo ceduto alla terra, affinché potesse svilupparsi autonomamente. Osservando il regno animale, esso è la stessa cosa che fu estratta da noi, quella che ancora nella terza ronda era uno con noi. Ora l’occultista dice: Quello che oggi vedi nel regno animale non è nulla di separato da te, è qualcosa che era ancora in te stesso nella terza ronda e che in te regnava. Nel corso della quarta ronda l’hai scagliato fuori da te. La rabbia dello sciacallo, l’astuzia della volpe sono i tuoi elementi kama. Dalla tua astuzia è stata creata la volpe, la tua rabbia ha creato lo sciacallo. Così l’intero regno animale è il tuo mondo kama. Tu stesso hai plasmato e creato il mondo animale. Quello che oggi nel regno animale è diventato fisico, erano i processi dentro il tuo corpo kama durante la terza ronda. Guarda gli animali e guardi il tuo passato. — Abbiamo raggiunto questi stadi lasciando indietro altri. Così ancora oggi acquistiamo un grado superiore di perfezione spingendo indietro altri. Ogni asceta compra la propria perfezione spingendo un altro essere umano in una cieca rabbia dei sensi ancora più profonda. Questa è un’eterna necessità.
Sempre avanti e avanti procede l’intera evoluzione. Il regno minerale che fu formato nella prima ronda, si è sviluppato autonomamente durante la seconda e la terza ronda e nella quarta ronda ha assunto le forme che oggi conosciamo. Non esisterà più nella quinta ronda; si disperderà alla fine della quarta ronda, come si stacca da un albero la corteccia secca. Nella prossima ronda, la quinta, il regno vegetale sarà il più basso, in quella seguente il regno animale, e nella settima ronda ci sarà solo l’uomo.
I minerali hanno raggiunto il più alto grado di sviluppo formale. La materia di essi è completamente indifferente. Attraverso la trasformazione delle forme disperse riceverà un’altra struttura e formerà la forma primordiale per un nuovo sistema cosmico. Al termine della settima ronda il regno umano sarà dissolto. Ciò accade quando la materia ha compiuto il suo normale sviluppo. Abbiamo acquisito ogni regno attraverso l’espulsione del precedente. Affinché gli uomini potessero diventare quello che sono, dovevano espellere da sé il regno minerale, il regno vegetale e il regno animale. Noi siamo ora un po’ oltre la metà di un Kalpa — di un ciclo universale —. Lo sviluppo nella seconda metà consiste nel fatto che dobbiamo di nuovo accogliere in noi quello che prima abbiamo espulso e trasformarlo su livelli superiori. Ciò deve accadere con il regno animale, il regno vegetale e il regno minerale. Nel regno animale abbiamo come in un grande quadro dispiegato le nostre passioni.
Un processo astrale che si svolge in noi, possiamo trasferirlo nel regno animale quando raccontiamo favole. Possiamo dunque narrare azioni nel regno animale, e narriamo le nostre stesse passioni. E quando narriamo il superamento di una passione nell’animale, narriamo il superamento di una passione in noi stessi. L’occultista è consapevole che, mentre racconta del suo stesso corpo, parla di quello che ha lui stesso formato, perché appunto durante la quarta ronda abbiamo plasmato i nostri corpi. In Kama viviamo ora, e la lotta di Kama con Manas ci si presenta ora. Quando guardiamo ai gradi superiori, prepariamo un’evoluzione etica più elevata. Se le nostre rappresentazioni sono legate ai gradi inferiori di Kama, allora sono intimamente imparentate con i gradi animali della terza ronda.
L’occultista dice: Io racconto molte più veracemente quando tralascio i corpi umani ingannevoli e narro l’azione nelle forme del mondo animale; il mondo umano è Maya. L’uomo deve il corpo fisico all’evoluzione macrocosmica complessiva. L’uomo kama però è rimasto indietro nell’evoluzione complessiva. Se fai qualcosa che non può essere più riparata, allora il tuo corpo non corrisponde a quello che sei. Il macrocosmo richiederebbe che l’uomo stia a un livello più elevato. Quello che vince il corpo a tal punto che corrisponde completamente all’immagine macrocosmica, è rappresentato dalla lepre: essa sacrifica il corpo fisico nel fuoco esteriore e d’altro canto si sviluppa verso l’alto.
I Misteri dei Druidi e Drotteni
I nostri racconti medievali — Parzival, la Tavola Rotonda, Hartmann von Aue — ci mostrano tutti, anche se di solito compresi solo nel senso esteriore, configurazioni esoteriche di verità mistiche. Dove va cercata la loro origine? Prima della diffusione del cristianesimo dobbiamo cercarne l’origine. Nel cristianesimo è cresciuto organicamente quello che viveva in Irlanda, in Scozia e in Scandinavia. Siamo condotti a un determinato centro, da cui è emanata questa vita spirituale. La vita spirituale dell’Europa è emanata da una loggia centrale in Scandinavia, la loggia dei Drotteni, la loggia dei Druidi. Druide significa quercia. Perciò esternamente si parla del fatto che gli antichi Tedeschi ricevevano i loro insegnamenti sotto le querce.
I Drotteni o Druidi erano antichissimi iniziati germanici. In Inghilterra le logge druidiche sussistettero fino ai tempi della regina Elisabetta. Tutto quello che leggiamo nell’Edda e che possiamo trovare nell’antichissimo mondo delle saghe germaniche risale ai templi dei Drotteni e dei Druidi. Il poeta di queste saghe è sempre un sacerdote druido. Le saghe non rappresentano soltanto qualche simbolo o un’allegoria — questo sì, ma anche altro.
Prendiamo un esempio: conosciamo la saga di Baldur, sappiamo che Baldur è la speranza degli dèi, che egli viene ucciso dal dio Loki con il ramo di vischio; il dio della luce viene ucciso. Questo intero racconto ha un profondo senso mistico, che chiunque fosse stato iniziato non solo apprendeva, ma era costretto a sperimentare.
Nell’iniziazione nei Misteri dei Druidi e Drotteni il primo atto era denominato «la ricerca del cadavere di Baldur». Si pensava che Baldur fosse sempre vivo. La ricerca consisteva in una completa illuminazione sulla natura dell’uomo: Baldur era l’uomo come si era perduto. Un tempo non viveva l’uomo di oggi, ma un altro, che non era differenziato, non depresso fino all’esperienza delle passioni, che viveva in una materia più sottile, più volatile — Baldur, l’uomo luminoso. Con una vera comprensione, le cose che ci appaiono come simboli devono essere intese in senso superiore. Questo uomo, che non era immerso in quello che oggi chiamiamo materia, è Baldur. Egli abita in ogni uno di noi. Il sacerdote druido doveva cercare in sé stesso questo uomo superiore. Gli era reso chiaro in cosa consista questa differenziazione, dai livelli superiori a quelli inferiori dell’umanità. Il segreto di ogni iniziazione è partorire in sé l’uomo superiore. Quello che il sacerdote attraversa più velocemente, gli uomini ordinari l’attraverseranno in una lunga serie evolutiva. Affinché questi Druidi potessero essere guide degli altri uomini, dovevano ricevere questa iniziazione. L’uomo che è sceso più in profondità nella materia deve ora superare la materia e raggiungere di nuovo quello stato superiore. Questo parto dell’uomo superiore si svolge in tutti i Misteri allo stesso modo determinato. L’uomo che era precipitato nella materia doveva essere nuovamente vivificato: attraverso una serie di esperienze si doveva passare — vere esperienze, che non potevano essere in alcun modo come un’esperienza sensibile su questo piano.
I gradini dell’iniziazione: il primo era essere condotti al cosiddetto trono della necessità. Si stava davanti all’abisso; si sperimentava veramente nel proprio corpo come si vive nei regni naturali inferiori. L’uomo è minerale e pianta, ma oggi l’uomo presente non può sperimentare, non può vivere quello che sperimentano gli elementi elementari, e tuttavia l’aspetto duro e coercitivo del mondo deriva dal fatto che noi siamo anche minerali e piante.
Il gradino seguente conduceva l’uomo davanti a tutto quello che vive nel regno animale. Tutto quello che vive come passioni, desideri, doveva vedersi mescolato e turbinato. L’uomo doveva osservare questo perché l’iniziazione ha lo scopo di guardare dietro le quinte dell’esistenza mondiale. L’uomo non sa che attraverso il suo guscio fisico è semplicemente coperto quello che turbina attraverso lo spazio astrale. Il velo di Maya è un vero guscio, e chi è iniziato deve guardare dietro — i gusci cadono, l’uomo vedrà chiaramente. Questo è un momento particolare: il sacerdote divenne consapevole che essi avevano contenuto impulsi che, se fossero stati liberati, sarebbero stati terribili.
Il terzo gradino conduceva all’osservazione della grande natura. Questo è un gradino che l’uomo senza preparazione trova ancora molto difficile da comprendere. Il fatto che vi risiedono enormi forze occulte e che in queste forze naturali si esprimono le passioni mondiali — questo è qualcosa che rende l’uomo consapevole che ci sono forze che egli non sperimenta nemmeno come la sua stessa sofferenza.
La prova seguente è chiamata la «consegna del serpente» da parte dell’Ierofante. Gli effetti che emanano da essa ci sono spiegati dal mito di Tantalo. La grazia di sedere nel consiglio degli dèi può essere abusata. Significa una realtà che certamente eleva l’uomo al di sopra di sé, ma l'espone a pericoli che non sono affatto esagerati nella maledizione dei Tantalidi. Di regola l’uomo dice che non può nulla contro le leggi naturali. Queste sono pensieri creatori. Con quel pensiero che è soltanto un pensiero cerebrale ombreggiato, non si può fare nulla; con il pensiero creatore, che costruisce e plasma le cose del mondo, con quello produttivo, fertile, abbiamo al posto di quello passivo quello che è saturato di forza spirituale, spirituale. Una larva, svuotata, è solo il guscio della larva; penetrata da un pensiero produttivo, è la larva vivente. Nei pensieri del guscio viene versata una forza operante e creatrice, così che il sacerdote è capace non solo di osservare il mondo, ma di agire in esso come mago. Il pericolo è abusarne. In questo gradino l’occultista riceve una certa potenza, per mezzo del che è in grado di ingannare persino esseri superiori. Deve non solo ripetere verità, ma sperimentarle; decidere se qualcosa è vero o falso. Questo si chiama: la consegna del serpente da parte dell’Ierofante.
Nello spirituale esiste allo stesso modo una spina dorsale come nel fisico, dove si decide se si ottiene un cervello spirituale. L’uomo passa attraverso questo processo al terzo gradino dell’iniziazione, la «marcia nel labirinto». Viene innalzato fuori dal Kama e provvisto della spina dorsale spirituale, per essere sollevato nelle spire del cervello spirituale. Le spire del labirinto sono sul piano spirituale la stessa cosa che le spire del cervello sul piano fisico. L’uomo riceve accesso al labirinto, alle spire all’interno dei piani superiori.
Allora dovette giurare il silenzio: una spada nuda stava davanti a lui, e il giuramento più forte dovette pronunciare. Questo significava che l’uomo da allora in poi avrebbe mantenuto il silenzio sulle sue esperienze verso colui che non era stato iniziato come lui. Questi veri segreti non potevano in alcun modo essere comunicati senza cautela. Egli, l’iniziato, aveva però la possibilità di formare le saghe così da essere l’espressione dell’eterno. Se poteva esprimersi in questo modo, naturalmente aveva un grande potere sui suoi simili. Chi forma una tale saga imprime qualcosa nello spirito umano. Quello che si parla così comunemente viene di nuovo dimenticato, e solo pochissimo sopravvive alla morte. Le verità eterne sopravvivono più a lungo alla morte. Della scienza inferiore assai poco sopravvive alla morte. L’eterno, sì, e riappare in una nuova incarnazione. Il sacerdote druido parlava da un piano superiore. Se i suoi racconti erano l’espressione di verità superiori, anche se semplici, penetravano profondamente nelle anime. Aveva davanti a sé uomini semplici, ma le verità penetravano nelle anime e avevano incorporato qualcosa che nascerà di nuovo in nuove incarnazioni. Allora gli uomini vivevano verità da fiaba. Così oggi abbiamo un corpo spirituale preparato, e quando oggi comprendiamo verità superiori, è perché siamo preparati.
Così questo periodo, che finì nell’anno 61, aveva preparato la vita spirituale dell’Europa, aveva fornito il terreno su cui il cristianesimo poteva costruirsi. Gli insegnamenti si erano conservati, e chi li cerca trova ancora l’accesso a quello che era insegnato in queste logge.
Dopo che egli, il sacerdote druido, aveva pronunciato il suo giuramento sulla spada, dovette bere una determinata bevanda, e precisamente da un cranio umano. Ciò significava che l’uomo era cresciuto al di là di ciò che è umano. Questo sentimento doveva avere il sacerdote druido nei confronti del corpo inferiore. Quello che viveva nel corpo, doveva sentirlo così oggettivamente, così freddo, da considerarlo solo come un recipiente. Allora fu iniziato ai misteri superiori e come risalì di nuovo nei mondi superiori, incontrò il Baldur vivo. Fu condotto in un gigantesco palazzo, ricoperto di spade scintillanti. Un uomo si presentò a lui, che lanciava in alto sette fiori — i sette pianeti. L’iniziando vedeva tre troni; su di essi regnava lo spazio celeste, il Cherubino, il Demiurgo. Così diventava un vero sacerdote del Sole.
Molti leggono l’Edda e non sanno che è un racconto di quello che veramente accadeva nei vecchi Misteri dei Drotteni. Una potenza enorme stava nelle mani dei vecchi sacerdoti drotteni, una potenza su vita e morte. È una verità che tutto si corrompe nel corso dei tempi. Il Druideismo era un tempo il più elevato, il più sacro. Nel momento in cui il cristianesimo si diffondeva, molte cose si erano degenerate, e c’erano molti maghi neri, così che il cristianesimo era come una redenzione.
Ma lo studio di queste antiche verità illustra quasi tutto l’occultismo. Nessuna pietra nel tempio druido era posata sull’altra come oggi, ma precisamente secondo le misure astronomiche; le porte erano costruite secondo la misura celeste. I costruttori dell’umanità erano i sacerdoti druidi. Una debole immagine di tutto questo si è conservata nelle concezioni dei massoni.
Apprendere a scrutare la materia astrale, si vede il sole a mezzanotte: 1. Iniziazione.
Consegna del serpente: 2. Iniziazione. La marcia nel labirinto: 3. Iniziazione.
La Saga di Prometeo
Ho tentato l’ultima volta di mostrarvi come avveniva l’iniziazione nelle vecchie logge druidiche. Oggi vorrei esporre qualcosa che pur essendo ad essa imparentato, forse appare però leggermente più distante. Ma vedremo come possiamo acquisire gradualmente una comprensione sempre più profonda dello sviluppo della nostra umanità.
Avrete potuto notare dai miei vari venerdì che il mondo delle saghe dei vari popoli ha un contenuto profondo e che i miti sono l’espressione di profonde verità esoteriche. Ora vorrei parlare di una delle saghe più interessanti, di una saga che è in connessione con l’intero sviluppo della nostra quinta razza radicale. Nel contempo potrete vedere come l’esoterico può sempre passare attraverso tre livelli di comprensione del mondo delle saghe.
Innanzitutto le saghe vivono in un popolo, e vengono prese essotericamente, esteriormente in senso letterale. Allora comincia l’incredulità a questa concezione letterale delle saghe, e i colti tentano un’interpretazione simbolica, un’interpretazione figurata delle saghe. Ma dietro queste due interpretazioni se ne celano altre cinque, perché ogni saga ha sette interpretazioni. La terza è quella in cui siete in grado di prendere di nuovo le saghe letteralmente. Dovete però prima imparare a comprendere il linguaggio in cui le saghe sono scritte. Oggi vorrei parlare di una saga la cui comprensione non è tanto facile da acquisire, della saga di Prometeo.
In un capitolo del secondo volume della «Dottrina Segreta» di H. P. Blavatsky troverete qualcosa al riguardo, e da ciò potrete anche vedere quale contenuto profondo risieda in questa saga. Tuttavia non è sempre possibile dire le ultime cose negli scritti stampati. Oggi possiamo ancora progredire un po’ al di là dell’esposizione nella «Dottrina Segreta» di H. P. Blavatsky.
Prometeo appartiene al mondo delle saghe greche. Egli e suo fratello Epimeteo sono i figli di un titano, Giapeto. E i titani stessi sono i figli degli dèi più antichi del Pantheon greco, di Urano e di sua moglie, Gea. Urano, tradotto in tedesco, significherebbe «il cielo» e Gea «la terra». Noto esplicitamente che Urano nel greco è la stessa cosa che Varuna nell’indiano. Un titano dunque, un discendente di Urano e di Gea, è Prometeo, e così pure suo fratello Epimeteo. Il più giovane dei titani, Kronos, il tempo, ha detronizzato suo padre Urano e si è impadronito del governo. Per questo è stato a sua volta detronizzato da suo figlio Zeus e insieme a tutti i titani precipitato nel Tartaro, l’abisso o il mondo inferiore. Solo il titano Prometeo e suo fratello Epimeteo si schierarono dalla parte di Zeus. Stavano allora dalla parte di Zeus e combattevano contro gli altri titani.
Ma Zeus voleva anche sterminare il genere umano, che era diventato superbo. Allora Prometeo si fece avvocato del genere umano. Rifletteva su come potesse dare al genere umano qualcosa con cui potesse salvarsi da solo e non essere più solo dipendente dall’aiuto di Zeus. Così ci viene narrato che Prometeo ha insegnato agli uomini l’uso della scrittura e delle arti, ma soprattutto l’uso del fuoco. Ma così ha attirato su di sé l’ira di Zeus. Fu incatenato per questa ira a una roccia nel Caucaso e dovette soffrire grande tormento per molto tempo.
Inoltre ci viene narrato che gli dèi, in primo luogo Zeus, hanno ordinato a Efesto, il dio dell’arte del fabbro, di creare una statua femminile. Questa statua femminile era stata dotata dagli dèi di tutte le proprietà che costituiscono l'ornamento esteriore del genere umano della quinta razza radicale. Questa statua femminile era Pandora. Pandora fu incitata da Zeus a portare doni funesti al genere umano, in primo luogo al fratello di Prometeo, a Epimeteo. Benché Prometeo avesse avvertito il fratello di non accettare questi doni, questi si lasciò comunque persuadere e accettò i doni funesti di Pandora. Furono versati sulla umanità tutti i doni, solo uno, un buon dono, fu trattenuto: la speranza. Gli altri doni erano flagelli e sofferenze per l’umanità; solo la speranza fu trattenuta nel «vaso di Pandora».
Prometeo è dunque incatenato nel Caucaso, e continuamente un’aquila rode il suo fegato. Qui egli soffre. Ma sa qualcosa che è una garanzia della sua liberazione. Sa un segreto che nemmeno Zeus conosce, anche se questi lo vorrebbe sapere. Prometeo però non lo rivela, nonostante Zeus gli mandi il suo messaggero Ermes.
Nel corso della saga viene raccontata la sua notevole liberazione. Si racconta che Prometeo può essere liberato solo dall’intervento di un iniziato, di un iniziato. Un tale iniziato era l’Eroe greco Eracle — Eracle che aveva compiuto le dodici fatiche. Il compimento di queste dodici fatiche è la prestazione di un iniziato. Sono dodici prove di iniziazione, espresse simbolicamente. Inoltre si dice di Eracle che si era fatto iniziare nei Misteri eleusini. Egli è in grado di salvare Prometeo. Ma doveva ancora sacrificarsi qualcuno come rappresentante: e si sacrificò per Prometeo il centauro Chirone; egli era metà bestia, metà uomo. Già soffriva di una malattia incurabile, tuttavia era di fatto immortale. Per poter morire si sacrifica. Sopporta la morte, e Prometeo così è salvato. Questa è la struttura esteriore della saga di Prometeo.
In questa saga risiede la storia intera della quinta razza radicale, ed è racchiusa in essa la vera verità misterica. Questa saga fu realmente raccontata in Grecia. Ma anche nei Misteri fu rappresentata, così che lo studioso di mistero vide realmente il destino di Prometeo davanti a sé. E in esso doveva vedere il passato e il futuro di tutta la quinta razza radicale. Potete acquisire la comprensione per questo solo se considerate una cosa.
Alla metà della razza lemuriana era stato raggiunto quello che si chiama l’umanizzazione — umanizzazione nel senso come oggi abbiamo gli uomini. Questa umanità era guidata da grandi insegnanti e guide, che designiamo come i «Figli del Fuoco Nebulare». Oggi l’umanità della quinta razza radicale è guidata anche da grandi iniziati, ma i nostri iniziati sono di genere diverso da quelli di una volta.
Dovete chiarire a voi stessi questa differenza. C’è una grande differenza tra le guide delle due razze radicali precedenti e le guide della nostra quinta razza radicale. Anche le guide di quelle razze radicali erano riunite in una bianca fraternità. Ma esse non avevano condotto il loro sviluppo precedente sul nostro pianeta terrestre, bensì su altri scenari. Erano scese sulla terra già come uomini maturi e superiori, per insegnare agli uomini che erano ancora nella loro infanzia durante la loro prima origine, per insegnare loro le prime arti di cui avevano bisogno. Questo insegnamento durò attraverso la terza, la quarta, sì fino nella quinta razza radicale.
Questa quinta razza radicale ha avuto la sua origine da un piccolo gruppo di uomini che erano stati separati dalla razza radicale precedente. Erano stati allevati nel deserto di Gobi e poi si diffusero a forma di raggio sulla terra. Il primo guide che ha dato l’impulso a questo sviluppo dell’umanità era uno dei cosiddetti Manu, il Manu della quinta razza radicale. Questo Manu appartiene ancora a quelle guide del genere umano che erano discese al tempo della terza razza radicale. Era ancora una di quelle guide che non hanno condotto il loro sviluppo solo sulla terra, ma che hanno portato la loro maturità sul nostro pianeta terra.
Solo nella quinta razza radicale inizia lo sviluppo di tali Manu che sono uomini come noi stessi, che come noi hanno condotto il loro sviluppo solo sulla terra, che partono da zero sulla terra e si sviluppano sulla terra. Abbiamo così uomini che sono già personalità superiori di guide e maestri, e tali che si sforzano di diventare personalità superiori di guide e maestri: così che all’interno della quinta razza radicale abbiamo discepoli e maestri che appartengono alla razza radicale anteriore, e discepoli e maestri che hanno condotto tutto quello che gli uomini hanno condotto dalla metà del tempo lemuriano. Uno dei maestri che ha la conduzione della quinta razza radicale è destinato a prendere su di sé la conduzione della sesta razza radicale. La sesta razza radicale sarà la prima a essere guidata da un fratello terreno come Manu. I maestri anteriori, i Manu degli altri mondi, cedono al fratello terreno la conduzione dell’umanità.
Con l’alba della nostra quinta razza radicale coincide tutto quello che chiamiamo lo sviluppo delle arti. Gli Atlantidi avevano ancora una vita completamente diversa. Non avevano invenzioni e scoperte. Lavoravano in modo completamente diverso. La loro tecnica e la loro arte erano completamente diverse. Solo con la nostra quinta razza radicale si sviluppò quella che nel nostro senso chiamiamo tecnica e arti. L’invenzione più importante è l’invenzione del fuoco. Abbiate chiaro questo. Abbiate chiaro quale sia la dipendenza dalle fiamme di tutta la nostra diffusa tecnica, industria e arte di oggi. Credo che il tecnico mi darà ragione quando dico che senza il fuoco nulla della intera tecnica sarebbe possibile. Così possiamo dire: con l’invenzione del fuoco era data l’invenzione fondamentale, l’impulso per tutte le altre invenzioni.
Aggiungete inoltre il fatto che al tempo in cui nasceva la saga di Prometeo, si intendeva con il fuoco tutto quello che era comunque collegato con il calore. Si intendeva anche la causa del fulmine. Le cause di tutti i fenomeni di calore erano riassunte sotto l’espressione «fuoco». La consapevolezza che l’umanità della quinta razza radicale sta sotto il segno del fuoco, questo si esprime in primo luogo nella saga di Prometeo. E Prometeo non è niente altro che il rappresentante di tutta la quinta razza radicale.
Suo fratello è Epimeteo. Traduciamoci i due nomi: Prometeo in tedesco significa colui che pensa avanti, Epimeteo significa colui che pensa dopo. Voi avete così chiaramente separate le due attività del pensiero umano: nell’uomo che pensa dopo e nell’uomo che pensa avanti. L’uomo che pensa dopo è colui che lascia agire su di sé le cose di questo mondo e poi pensa dopo. Un tale pensiero è il pensiero kama-manasico. Da un certo punto di vista il pensiero Kama-Manas significa: in primo luogo lasciare agire su di sé il mondo e poi pensare dopo. L’uomo della quinta razza radicale pensa oggi ancora principalmente come Epimeteo.
Nella misura in cui l’uomo non lascia agire su di sé quello che è già là, ma crea il futuro, è inventore e scopritore: nella misura in cui è un Prometeo, un pensatore avanti. Mai sarebbe possibile fare invenzioni se l’uomo fosse solo Epimeteo. Un’invenzione viene fatta dal fatto che l’uomo crea qualcosa che non c’è ancora. Prima esiste nel pensiero, e poi il pensiero viene trasformato nella realtà. Questo è il pensiero prometeico. Questo pensiero prometeico all’interno della quinta razza radicale è il pensiero manasico. Il pensiero kama-manasico e il pensiero manasico scorrono come due correnti affiancate nella quinta razza radicale. Gradualmente il pensiero manasico si estende sempre più e più.
Questo pensiero manasico della quinta razza radicale ha ancora una particolare caratteristica. Lo comprendiamo quando guardiamo indietro alla razza atlantidea. Questa aveva più un pensiero istintivo, che era ancora in connessione con la forza vitale. La razza atlantidea era ancora capace di formare una forza di movimento dai semi. Come oggi l’uomo ha nel carbone un serbatoio di forza che trasforma in vapore per il movimento delle locomotive e dei carichi, così l’Atlantideo aveva grandi depositi di semi vegetali che contenevano forze che poteva trasformare in forza di movimento, da cui venivano mossi quei veicoli descritti nella brochure di Scott-Elliot sull’Atlantide. Questa arte è andata perduta. Lo spirito dell’atlantideo conquistava ancora la natura vivente, la forza dei semi. Lo spirito della quinta razza radicale può conquistare solo la natura inanimata, le forze di divenire che risiedono nella pietra, nei minerali. Così il Manas della quinta razza radicale è incatenato alle forze minerali, come la razza atlantidea era legata alle forze vitali. Tutta la forza prometeica è incatenata alla roccia, alla terra. Perciò Petro è anche la roccia, su cui Cristo ha costruito. È la stessa cosa della roccia del Caucaso. L’uomo della quinta razza radicale deve cercare il suo sviluppo sul piano puramente fisico. Egli è incatenato alle forze inorganiche, minerali.
Cercate di farvi un’idea generale di cosa significhi quando si parla di questa tecnica della quinta razza radicale. A che serve? Se vi fate un’idea generale, vedrete — per quanto grandiosi e possenti siano i risultati quando la forza della ragione, il Manasico è applicato all’inorganico, al minerale — che in fondo e alla fine è l’egoismo umano, l’interesse personale umano, a cui vengono applicate tutte queste forze delle invenzioni e scoperte della quinta razza radicale.
Cominciate dalla prima scoperta e invenzione e salite fino al telefono, fino alle nostre ultime invenzioni e scoperte: vedrete come grandi e possenti forze siano state rese servili attraverso queste invenzioni e scoperte — ma a che servono? Cosa portiamo da paesi lontani con ferrovia e piroscafi a vapore? Portiamo cibo, domandiamo attraverso il telefono cibo. In fondo è il Kama umano che richiede queste invenzioni e scoperte della quinta razza radicale. Questo è quello che ci deve diventare chiaro in un’osservazione obiettiva. Allora saprete anche come quel uomo superiore, che è collocato nella materia, è di fatto incatenato durante la quinta razza radicale alla materia dal fatto che il suo Kama esige il soddisfacimento all’interno della materia.
Se vi guardate intorno nell’esoterico, troverete che i principi dell’uomo sono in relazione con determinati organi del corpo. Io vi esporrò questo argomento più precisamente; oggi voglio solo citare con quali organi i nostri sette principi umani sono in una determinata relazione.
In primo luogo abbiamo il cosiddetto Fisico. Questo è in una relazione occulta con la parte superiore della faccia umana, con la radice del naso. La struttura fisica dell’uomo, che una volta ha cominciato — in precedenza l’uomo era solo astrale e si edificava nel fisico — ha preso la sua origine da questa parte. La fisica partì da lì e costruì in primo luogo alla radice del naso: così che l’esoterico riconosce la radice del naso come assegnata al vero Fisico-Minerale.
Il secondo è Prana, il corpo doppione etereo. A esso è esotericamente assegnato il fegato. Questo organo sta con esso in una certa relazione occulta. Poi viene Kama, il corpo astrale. Esso ha di nuovo sviluppato la sua attività durante la costruzione degli organi di nutrizione, che hanno il loro simbolo nello stomaco. Se il corpo astrale non avesse questa determinata configurazione che ha nell’uomo, allora questo apparato di alimentazione umano con lo stomaco non avrebbe questa determinata forma che ha oggi.
Se considerate l’uomo, in primo luogo nella sua base fisica, in secondo luogo nel suo corpo doppione etereo e in terzo luogo nel suo corpo astrale, vedete, come vedete, il fondamento che è incatenato a quello che costituisce la catena minerale della quinta razza radicale. Attraverso i corpi superiori l’uomo si eleva di nuovo fuori da questa catena e sale a qualcosa di superiore. Il Kama-Manas si lavora di nuovo in su. Così l’uomo si libera di nuovo dalla pura base naturale. Perciò c’è una relazione occulta dal Kama-Manas a quello per mezzo di cui l’uomo è elevato fuori della base naturale, è staccato. Questa connessione occulta è quella tra il Manas inferiore e il cosiddetto cordone ombelicale. Se non ci fosse Kama-Manas nella forma umana, l’embrione non verrebbe staccato dalla madre in questo modo.
Passiamo al Manas superiore: ha una tale relazione occulta col cuore umano e con il sangue. Buddhi ha una relazione occulta col cordone vocale umano, con il faringe e con il cordone vocale. E Atma ha una relazione occulta con qualcosa che riempie tutto l’uomo, cioè con l’Akasha contenuto nell’uomo.
Queste sono le sette relazioni occulte. Se le considerate, abbiamo come le più importanti per la nostra quinta razza radicale da sottolineare quelle con il corpo doppione etereo e con il Kama. E se aggiungete quello che ho detto prima sul dominio del Prana da parte degli Atlantidi — la forza vitale è quella che pervade il corpo doppione etereo — potete dirvi che l’Atlantideo stava ancora una grado più in basso. Il suo corpo doppione etereo aveva ancora la consanguineità originaria con tutto l’eterico del mondo esterno, e attraverso questo dominava il Prana del mondo esterno. Dal fatto che l’uomo è salito un grado più in alto, il lavoro è diventato un grado più in basso. Questa è una legge: se su un lato procede un’ascesa, dall’altro deve procedere una discesa. Mentre l’uomo prima lavorava sul Kama dal Prana, ora deve lavorare con il Kama sul piano fisico.
Ora comprenderete quanto profondamente la saga di Prometeo simbolizza questa connessione occulta. Un’aquila rode il fegato a Prometeo. Il Kama è simbolizzato nell’aquila; essa consuma veramente le forze della quinta razza radicale. L’aquila rode al fegato umano, al fondamento; e così questa forza della quinta razza radicale rode la vera forza vitale dell’uomo, perché l’uomo è incatenato alla natura minerale, al Petro, alla roccia, al Caucaso. L’uomo doveva pagare la sua somiglianza con Prometeo a questo caro prezzo. Perciò l’uomo deve sottomettere la sua natura, affinché non sia più incatenato al minerale, al Caucaso.
Solo coloro che durante la quinta razza radicale diventano iniziati umani possono portare la liberazione all’uomo incatenato. Eracle, un iniziato umano, deve egli stesso penetrare al Caucaso per liberare Prometeo. Così gli iniziati solleveranno l’uomo fuori dall’incatenamento, e deve sacrificarsi quello che è destinato al declino. Deve sacrificarsi l’uomo che è ancora in connessione con l’animalesco: il centauro Chirone. L’uomo della preistoria deve essere sacrificato. Il sacrificio del centauro è per lo sviluppo della quinta razza radicale altrettanto importante quanto la liberazione per mezzo degli iniziati, per mezzo degli iniziati della quinta razza radicale.
Si dice che nei Misteri greci la gente fosse profetizzata del futuro. Ma con ciò non si intendeva un vago racconto astratto di quello che doveva accadere nel futuro, ma l’indicazione di quei cammini che conducono l’uomo nel futuro, quello che l’uomo deve fare per svilupparsi nel futuro. E quello che doveva svilupparsi come forza umana, questo era rappresentato nel grande dramma mistico del destino dell’umanità di Prometeo.
Si deve immaginarsi sotto i tre generi divini di Urano, Kronos e Zeus tre entità guidatrici successive dell’umanità. Urano significa il cielo, Gea la terra. Se torniamo indietro prima della metà della terza razza radicale, della razza lemuriana, allora non abbiamo ancora l’uomo che oggi conosciamo, bensì un uomo che la dottrina segreta chiama «Adamo Kadmon»: l’uomo ancora asessuato, l’uomo che prima non apparteneva ancora alla terra, che non aveva ancora sviluppato gli organi per la visione terrestre, che ancora apparteneva all’Uranico, al cielo. Attraverso l’unione di Urano con Gea è sorto l’uomo che è sceso nella materia ed è così entrato nel tempo. Kronos — Kronos, il tempo — diviene il governante del secondo genere divino dalla metà del tempo lemuriano fino all’inizio del tempo atlantideo. Le entità guidatrici sono simbolizzate presso i Greci dapprima sotto Urano, poi sotto Kronos, e poi passarono a Zeus. Ma Zeus è ancora una di quelle guide che non hanno completato la loro scuola sulla terra. È ancora uno che appartiene agli immortali, come anche tutti gli dèi greci ancora appartenevano agli immortali.
L’umanità mortale deve mettersi in piedi da sola durante la quinta razza radicale. Questa umanità è rappresentata da Prometeo. Essa per prima ha portato le arti umane e l’arte primordiale del fuoco. Su di essa Zeus è geloso, poiché nell’umanità stanno crescendo i suoi propri iniziati, che nella sesta razza radicale prenderanno la conduzione nelle mani. Ma questo deve essere guadagnato dall’umanità. Perciò il suo primo iniziato deve per primo assumere su di sé tutte le sofferenze. Prometeo è il primo iniziato della quinta razza radicale, colui che non è iniziato solo nella saggezza, ma anche nell’azione. Passa attraverso tutte le sofferenze, ed è liberato da colui che sta maturando per liberare gradualmente l’umanità e elevarla al di sopra del minerale.
Così le saghe ci presentano le grandi verità cosmiche. Perciò vi dissi anche all’inizio: colui che sale alla terza interpretazione è in grado di prenderle di nuovo letteralmente. Nella saga di Prometeo voi avete il roder del fegato dell’aquila. Questo deve essere preso completamente letteralmente. L’aquila rode veramente il fegato della quinta razza radicale. È la lotta dello stomaco con il fegato. In ogni singolo uomo questo prometeico dramma della sofferenza si ripete durante la quinta razza radicale. Completamente letteralmente deve essere inteso quello che è espresso qui nella saga di Prometeo. Se questo dramma non ci fosse, il destino della quinta razza radicale sarebbe completamente diverso.
Vi sono dunque in primo luogo tre interpretazioni delle saghe: in primo luogo l’esotericamente-letterale, in secondo luogo l’allegorica — la lotta della natura umana — in terzo luogo il significato occulto, dove di nuovo subentra un’interpretazione letterale dei miti. Da ciò potete vedere che queste saghe — almeno tutte quelle che hanno un tale significato — provengono dalle scuole misteriche e non sono nient’altro che la riedizione di quello che fu rappresentato nelle scuole misteriche come il grande dramma del destino dell’umanità. Come ho potuto mostrarvi nei Misteri dei Druidi, che la saga di Baldur non rappresenta nient’altro che quello che si compieva all’interno dei Misteri dei Druidi, così avete in Prometeo quello che l’allievo della scuola misterica greca ha sperimentato all’interno dei Misteri, per acquistare forza ed energia per la vita nel futuro.
La Saga degli Argonauti e l’Odissea
Attraverso la considerazione dei vari miti desidero creare una base per un certo genere di insegnamenti esoterici che esporrò nelle prossime ore. Oggi desidero parlare di un mito molto importante, che troviamo anche in Grecia e che, come ogni altro mito, può essere interpretato gradualmente e in molti modi diversi. Vogliamo oggi chiarirci il suo nucleo reale. Prima però desidero premettere ancora alcuni aspetti teorici. Nell’ultimo fascicolo di «Lucifero-Gnosis» ho attirato l’attenzione sul fatto che all’interno delle tre ultime culture atlantidee un determinato influsso sul nostro genere umano ha cominciato ad agire, che oggi continua ancora. Questo influsso è legato al fatto che allora gli uomini divennero maturi per vivere in quello che chiamiamo il nostro intelletto, la nostra ragione. Prima l’uomo era più un essere della memoria. Fino alla quarta cultura atlantidea fu particolarmente coltivata la sua memoria. Lo spirito combinante, l’attività calcolatrice, insomma quello su cui riposa tutta la nostra cultura attuale, iniziò con la quinta cultura atlantidea, con gli Ursemiti. E per questo gli Ursemiti furono abilitati a diventare la razza ceppo di tutta la quinta razza radicale post-atlantidea. Questa razza radicale nel corso dell’evoluzione ha coltivato principalmente la ragione che s’occupa del piano fisico. Se ora una tale nuova fase di sviluppo nella umanità come quella della ragione fa la sua comparsa, allora è possibile che nuove entità, che prima conducevano la loro essenza solo nascostamente, acquisiscano influenza sull’evoluzione. E infatti, da quel momento, dal tempo della quinta cultura atlantidea, sulla sfera dell’evoluzione umana una certa schiera di entità poté esercitare la sua attività, la cui attività non era prima percepibile. Dovete rappresentarvi queste entità come altamente sviluppate, molto più sviluppate dell’uomo nella sua fase evolutiva di allora. Ma erano rimaste indietro rispetto alle entità che si erano inserite nel genere umano nel mezzo dell’epoca lemuriana. Era un nuovo rifornimento che aveva luogo. Queste entità, di cui parlo ora, appartenevano per loro intera natura a quello che noi chiamiamo lo sviluppo lunare. Nell’epoca della luna avevano compiuto il loro sviluppo, ma non erano giunte così lontano quanto quelle entità che potevano intervenire nel mezzo del tempo lemuriano. Erano rimaste indietro rispetto al normale sviluppo della luna. Erano giunte appena al punto in cui potevano riconoscere come loro affini le capacità che gli uomini avevano allora acquisito, e questo aveva come conseguenza che potevano impadronirsene. Prima gli uomini non erano entità intelligenti; ora ricevevano l’intelletto. E queste nuove capacità furono utilizzate dalle entità per il loro ulteriore sviluppo. Così accadde che allora iniziò quella fase di sviluppo che chiamiamo la preparazione alla scientificità oggettiva. Non c’era prima e non ci sarà più dopo. Tutta la saggezza che fu conquistata nell’evoluzione dell’umanità era fondamentalmente legata a quello che chiamiamo amore. Questa fredda, puramente calcolatrice scientificità è influenzata da questi rifornimenti di entità rappresentative.
L’influsso di queste entità, che oggi continua ad agire cesserà solo quando anche tutta la nostra attività intellettuale, tutto quello che possiamo sapere, tutto quello che chiamiamo attività della ragione sarà di nuovo permeato di amore. Quando la ragione e l’amore si saranno riuniti di nuovo nella saggezza superiore, allora scomparirà l’influsso di queste entità che non sono visibili sul piano fisico. Far comprendere agli uomini l’influsso di queste entità, in primo luogo ai discepoli dei Misteri: questo era il compito particolarmente dei Misteri greci.
Approssimativamente nell’ottavo secolo prima della nascita di Cristo una fase molto importante si verifica rispetto a queste entità. Se considerate le culture della nostra quinta razza radicale, quelle della vecchia cultura vedica, poi quelle che hanno fondato la veneranda cultura persiana, la cultura caldeo-egiziana, troverete che persino nelle epoche che hanno prodotto la cultura druida, una vera scienza oggettiva e sobria non era propriamente presente. Questa emerse solo quando il quarto periodo culturale iniziò sempre più a spuntare. L’inizio del quarto periodo culturale può essere situato approssimativamente nell’ottavo secolo prima della nascita di Cristo. Con ciò spuntò una scienza oggettiva separata da tutto il resto del contenuto emozionale umano. Un sacerdote caldeo che praticava l’astronomia cercava ancora di comprendere gli intenti del governo mondiale. Lo stesso avveniva presso i sacerdoti degli egiziani e presso i sacerdoti druidi: cercavano di ottenere intuizioni negli intenti del governatore mondiale. Una pura scienza della ragione spuntò prima in Grecia. Questa scienza della ragione, che gradualmente si era preparata ed era emersa con l’influenza delle entità nominate, ma era legata all’altra attività umana, fu completamente scatenata nel quarto periodo culturale della quinta razza radicale. Gli iniziati che erano stati istruiti nei Misteri di allora percepivano la saggezza primordiale, che in precedenza era stata conferita al genere umano, rispetto alla saggezza esteriore come qualcosa di perduto, che doveva essere di nuovo ricercato. C’è stato un punto nel tempo in cui questa saggezza invecchiata si era separata dalla saggezza primordiale comprensiva. Questo punto nel tempo in cui questa fredda, arida saggezza si era separata dalla saggezza primordiale comprensiva, è stato designato dal fatto che si diceva: approssimativamente nell’ottavo secolo prima di Cristo il sole era passato attraverso il punto equinoziale d’autunno nell’Ariete. Questo passaggio del sole attraverso l’Ariete è la ripetizione di un passaggio anteriore che avvenne migliaia di anni prima attraverso lo stesso segno. Il sole avanza come noto attraverso tutto lo zodiaco, attraverso i segni zodiacali Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine e così via, così che è già passato molte volte attraverso l’Ariete. L’ultima volta era passato attraverso l’Ariete quando l’uomo ancora possedeva l’unione di amore e conoscenza e così la saggezza primordiale. Questa saggezza primordiale era andata perduta ed aveva ceduto il posto a una cultura della ragione superficiale. L’intero processo nel suo significato occulto fu espresso dal sacerdote mistico greco attraverso il profondamente profondo mito degli Argonauti, in cui l’Ariete rappresenta il simbolo dell’unione di amore e conoscenza.
Teniamo presente il mito nella sua interezza. Ci viene narrato che Frisso e Helle soffrivano molto dalla loro cattiva matrigna Ino. Perciò alla Frisso apparve la sua madre divina Nefele e lo consigliò di fuggire con la sorella. Gli diede anche un grande ariete con un vello d’oro, con che dovevano cavalcare attraverso il mare. Helle sarebbe poi caduta e anneggata nel mare, che da allora portò il nome di Hellesponto; Frisso invece con l’ariete arrivò in Colchide. Lì si dice che sacrificò l’ariete a Zeus e ha dato il vello al re Aiete, che l’appese a una quercia davanti a una caverna. Successivamente il celebre eroe greco Giasone insieme con i più importanti iniziati greci di allora — Orfeo, Teseo, Ercole e altri — si mise in marcia per ricuperare il vello d’ariete dai popoli barbarici in Colchide. Per il fatto che guadagnò la figlia più giovane del re Aiete, Medea, a suo favore, gli divenne possibile riportare il vello d’ariete nuovamente in Grecia. Prima doveva sconfiggere due tori infuocati. Inoltre doveva seminare denti di drago: dai denti del drago crescevano uomini corazzati che entravano in conflitto. Con l’aiuto di Medea poteva risolvere questo conflitto. Fu lei anche che l’abilitò a prendere il vello d’ariete e a intraprendere il viaggio di ritorno in Grecia insieme con lei. Medea aveva, per ingannare suo padre, portato con sé suo fratello, l’aveva ucciso e lanciato a pezzi in mare. Mentre il padre disperato raccoglieva i frammenti, potevano continuare la fuga in Grecia.
Nel corso dell’ottavo e nono secolo prima della nascita di Cristo, cioè all’inizio del periodo culturale greco, il significato occulto di questo mito fu insegnato ai discepoli segreti greci. Questo significato occulto risiede nella comunicazione che quelle entità che si servivano dell’intelletto freddo e sobrio degli uomini, da questo punto in poi acquisirono un significato particolare. La nostalgia della cultura primordiale, che una volta era esistita quando il sole era passato per la penultima volta attraverso l’Ariete, si risvegliò di nuovo. Che il gemello Frisso e Helle fosse portato dall’Ariete a Colchide non significa nient’altro che una razza precedente, quella persiano-iranica con la sua natura gemellare — stavano sotto il segno del bene e del male, Ormuzd e Ahriman — voleva riacquistare l’unione di conoscenza e amore. La razza precedente aveva portato questa in terre nascoste. In precedenza, nell’epoca atlantidea, questo vello, questa saggezza, era stata proprietà comune della cultura umana; allora era stata portata in scuole segrete lontane. Deve essere ricuperata. Così vediamo espresso nella saga degli Argonauti la fondazione delle scuole segrete in Grecia.
C’era dunque una saggezza primordiale presso la razza atlantidea, così ci viene narrato. Questa saggezza primordiale era allora proprietà comune dell’umanità. È andata perduta ed è presente solo nelle caverne e nelle cripte delle scuole misteriche. I Greci però hanno fondato i Misteri nuovi per i loro iniziati, e Teseo, Orfeo, Ercole e altri sono stati i fondatori di queste scuole di saggezza dal fatto che avevano ricuperato la saggezza primordiale in Grecia. Attraverso Talete, Anassimene, Socrate e altri filosofi è stata generata una fredda e sobria saggezza della ragione che è oggettiva. La saggezza misterica è legata all’amore. È una saggezza che non può essere ottenuta senza la purificazione delle passioni, delle forze kama. La scienza della ragione al contrario può essere ottenuta senza purificazione da Kama. Nel così importante mito degli Argonauti è rappresentato per noi il passaggio dal terzo al quarto periodo culturale della nostra attuale razza radicale. Il passaggio consiste nel fatto che il precedente flusso comune della cultura umana si divise in due flussi: nella saggezza misterica e nella scienza esterna della ragione. Un flusso era nascosto, ma così da avere tuttavia effetto e acquisire influenza sull’arte e la cultura greca — esso è rappresentato come il recupero del vello dell’ariete. Solo la scienza della ragione non doveva più avere influenza. Questa è la saga del viaggio degli Argonauti.
Anche nel mito di Odisseo vediamo che si riferisce al passaggio da una razza all’altra. Il mito di Odisseo ha trovato successivamente le interpretazioni più svariate e i commenti più diversi. Oggi voglio solo indicare l’armatura di questo mito. Nel mio libro «Il cristianesimo come fatto mistico» ho tentato di applicare il secondo tipo di interpretazione, quello allegorico. Oggi vogliamo considerare il terzo tipo, quello occulto.
Odisseo, che era tra i combattenti di Troia, aiutò i Greci a conquistare la città grazie all’astuzia e alla sagacia. Compì grandi viaggi d’erranza sull’acqua; vi chiedo di tenerlo ben presente. Andò dai Ciclopi e sconfisse il principale Ciclope, quello dall’occhio unico. Poi andò da Circe, e di lei ci viene narrato che trasformava i suoi compagni in maiali. Scese poi nel mondo inferiore e lì fece conoscenza con gli eroi caduti nella guerra troiana. Cadde quindi sotto il potere delle Sirene, che con il loro canto magico seducevano gli uomini. Ci viene ulteriormente narrato come la maggior parte dei compagni ceda alla seduzione, e come Odisseo si salvi facendosi legare saldamente alla sua nave. Giunge allora in un luogo che si trova tra Scilla e Cariddi, dove le navi corrono il rischio di affondare. Deve salvarsi attraverso un vortice marino. Arriva quindi a Oggia, l’isola della ninfa Calipso; vi rimane sette anni ed è liberato da Zeus, che ordina a Calipso di lasciarlo andare. Giunge finalmente nella sua patria, Itaca. Dalla dea Pallas Atena è condotto alla sua casa e da sua moglie Penelope, che ha dovuto affrontare molte vicissitudini, perché molti corteggiatori si sono sforzati di conquistarla. Tesseva di giorno una tela che di notte scollava di nuovo, perché aveva promesso la sua mano ai corteggiatori se la tela fosse stata completata.
Ora vi chiedo di percorrere con me l’armatura del mito di Odisseo nel modo come lo conosciamo dalla saggezza misterica greca. Le scuole d’iniziazione, in cui veramente si svolgeva quello che è qui narrato, conducevano lo studente sul piano astrale e sul piano mentale, così da poter percorrere una determinata sezione dello sviluppo umano. Era la sezione che va dalla metà del tempo lemuriano fino al punto in cui in Grecia l’uomo poteva trovare nuovamente la saggezza primordiale nelle scuole d’iniziazione fondate da Giasone insieme a Orfeo, Teseo, Ercole e altri. Lo studente era dunque condotto sul piano astrale e mentale, e gli erano mostrati i processi che l’umanità aveva compiuto dalla metà del tempo lemuriano fino al punto in cui si era svolta la guerra troiana. Nel mitico degli Argonauti si rappresenta per noi un pezzo della saggezza primordiale. Si mostra che allora andava di pari passo con la scienza. Cosa fu mostrato agli uomini, agli studenti d’iniziazione, nel mito di Odisseo? Questo è rappresentato per noi in Odisseo in modo rappresentativo.
Trasportiamoci al tempo della metà del periodo lemuriano. L’uomo allora era nella transizione dallo stato ermafrodita allo stato della sessualità, nella transizione dal vedere senza organi sensoriali fisici esterni al vedere con l’occhio fisico esterno. In effetti, fino alla metà del tempo lemuriano l’uomo aveva quell’«unico occhio» che fu poi sostituito dai due occhi esterni fisici. A questa fase evolutiva lo studente fu allora riportato indietro. Doveva sperimentare la transizione dal tempo pre-lemuriano al tempo post-lemuriano, al tempo dopo la metà della razza lemuriana fino all’emergere dell’occhio esterno. I Ciclopi erano gli uomini del tempo pre-lemuriano. Con questi Odisseo fece conoscenza sul piano astrale. Ora il corpo astrale dell’uomo era stato immerso allora in materia più densa e più solida. Questo fu rappresentato all’iniziato. Arriviamo allora ai primi tempi atlantidei. Sempre più l’Atlantideo acquistava la capacità di usare le forze vitali, di servirsene per i suoi compiti. Erano capacità astrali elevate e sviluppate quelle che gli Atlantidi maturarono, e alle quali un Greco poteva ritornare solo sul piano astrale. Questo era il tempo di cui si parla molto negli antichi scritti occulti, quando le generazioni atlantidee caddero nelle arti più selvagge della magia nera. Questa epoca fu rappresentata allo studente greco della scuola misteriale in immagini di trasformazione. Era l’epoca in cui le passioni dell’uomo, sotto l’influsso delle forze di magia nera, furono così distorte che i corpi astrali assomigliavano ai più bassi animali. Questa era anche l’immagine che si presentava quando successivamente i Turani caddero in queste arti magiche selvagge. Il corpo astrale fu trasformato sotto l’influenza di queste arti nere in modo che simbolicamente è stato detto: Circe trasformava i compagni di Odisseo in maiali. Lo studente greco iniziato passò questo punto dello sviluppo umano.
Allora Odisseo scese nel mondo inferiore. La discesa nel mondo inferiore significa ovunque appare nel mondo delle saghe greche, che si compie un’iniziazione. Se di un eroe è detto che è sceso nel mondo inferiore, il narratore vuole esprimere con ciò nient’altro che il soggetto in questione è stato iniziato, ed è venuto a conoscenza delle cose che si trovano al di là della morte. Odisseo era un iniziato, e la stessa saga di Odisseo è la rappresentazione della sua iniziazione.
Procediamo ora fino al punto in cui, dopo il diluvio atlantico, gli uomini divennero consapevoli degli effetti di quelle entità di cui ho parlato. Si manifestano nella cultura esterna, nella scienza di allora e nelle arti di allora, con quegli effetti che avevano influenza sull’intellettuale dopo il diluvio atlantico. I primi inizi della pura cultura fisica esterna furono rappresentati all’iniziato come le tentazioni delle arti puramente mondane, della cultura puramente mondana. Sono i suoni delle sirene della giovane quinta razza radicale. Questi suoni di sirena della giovane quinta razza radicale erano quello di cui si parla così molto negli scritti occulti. Su un lato abbiamo il grande insegnamento di saggezza del Manu, che attira l’attenzione degli uomini della quinta razza radicale sul fatto che il loro intelletto deve elevarsi al divino. Questo ha trovato la sua espressione nei Veda e in quello che il persiano Zarathustra ha fondato come religione, lasciandolo ai suoi seguaci religiosi. Accanto a questo abbiamo la cultura puramente intellettuale che distoglie gli uomini da quello che si sviluppa sotto l’influsso del Manu. Si trovano in tutti gli scritti occulti i processi che hanno luogo allora. Il Manu sceglie il piccolo gruppo e va nel deserto di Gobi o Schamo. Lì rimase fedele solo una piccola schiera, mentre gli altri divennero infedeli e si dispersero da tutte le parti. Questo importante processo — che il Manu selezionasse in primo luogo una parte degli Ursemiti, e che di questi eletti solo una piccola parte lo seguisse, mentre l’altra parte venne meno perché seguì i suoni di sirena della cultura esterna — fu rappresentato all’iniziato.
Quindi un altro punto importante dello sviluppo dell’umanità è rappresentato nel mito di Odisseo: il passaggio tra Scilla e Cariddi. Cosa inizia adesso propriamente nell’umanità? Come abbiamo visto, la vera cultura Kama-Manas inizia ora. Gradualmente è stata preparata fino a ora. Adesso inizia. La nostra quinta razza radicale ha principalmente questa cultura Kama-Manas. Il Kama è attivo nell’astrale, e anche oggi nel corpo astrale. Il Manas però è quello che è attivo nel cervello fisico. L’uomo della quinta razza radicale pensa con il suo cervello fisico. Solo in una futura fase evolutiva il Kama, il corpo astrale, sarà così avanzato da poter pensare. Oggi il Manas si è insediato solo nel cervello fisico. Tra i due vortici che ci scagliano in entrambe le direzioni, Scilla e Cariddi, dobbiamo attraversare. È rappresentato dal passaggio di Odisseo tra Scilla-Manas e Cariddi-Kama. Là da un lato il vortice astrale, i desideri, le passioni, gli istinti, in cui l’uomo può affondare; dall’altro il puro intelletto legato alla roccia. La roccia ci è già stata incontrata nel mito di Prometeo. Qui il mito ci incontra di nuovo. L’intelletto umano è esposto a tutti i pericoli della fisica, della roccia. Tra gli scogli della ragione fisica e il vortice della vita astrale l’uomo deve navigare. Se si è fatto strada, se ha riconosciuto quali pericoli gli minacciano e tuttavia ha potuto mantenersi eretto, allora giunge all’isola di Calipso, alla saggezza nascosta. Lì può gettare uno sguardo sul futuro dell’umanità, passare attraverso il periodo di prova che dura sette anni. Perciò Odisseo rimane anche sette anni presso Calipso. Chiunque voglia pervenire all’iniziazione deve passare attraverso un periodo di prova di sette anni, ed è indicato dal soggiorno presso Calipso, dove dietro l’inganno vive la saggezza nascosta. Solo allora può giungere dove l’anima è approdata, quando è sfuggita al vortice delle passioni astrali. Leggi l’«Odissea» di Omero: suggerisce che l’uomo cerca l’anima propria. Il ritorno dell’anima propria, questo è lo sforzo di ritorno alla patria. Chi vuole comprendere veramente l’Odissea, non deve essere dell’opinione di un ricercatore più recente: che cioè con Polifemo e i Ciclopi non sia inteso nient’altro che l’Etna abbia sputato fuoco, e la bruciatura fosse apparsa a Odisseo come l’occhio del gigante.
Odisseo arriva infine come mendicante a casa sua, senza nulla di beni esteriori. Con questo è indicato che l’uomo, che ha penetrato l’insignificanza del mondo esteriore e dei beni mondani, non nella Maya ma dietro la Maya cerca la patria dell’anima. Così, dal punto di vista mistico, giunge come mendicante nella patria. Che egli in verità sia un saggio, è indicato dal fatto che Pallas Atena conduce Odisseo a casa. L’anima stessa è rappresentata in tutto l’esoterismo attraverso un essere femminile; sempre vengono scelti esseri femminili come simboli dello sforzo dell’anima propria. Goethe lo chiama l’Eterno Femminile. Come in Medea nel mito del viaggio degli Argonauti, così abbiamo qui in Penelope l’anima propria, a cui Odisseo cerca di nuovo il cammino. Nella religione cristiana è la Vergine Maria la stessa anima umana che tende alla redenzione; solo il significato qui è infinitamente più profondo. Questa Penelope è, per dirla esattamente, l’anima dell’uomo nella quinta razza radicale. La quinta razza radicale deve coltivare l’intelletto umano. È il più sterile in sé; solo quando è applicato a un contenuto allora l’intelletto può diventare fertile. L’intelletto è una rete che viene intessuta intorno alle cose che abbiamo altronde. Se l’esperienza esterna vi insegna qualcosa, potete circondarla con l’intelletto. Se vi insegna una saggezza occulta superiore, allora potete di nuovo circondarla con l’intelletto. Gli uomini spesso dicono che le saggezze occulte contraddicono l’intelletto. Nulla contraddice l’intelletto. Gli uomini hanno sempre detto, quando qualcosa di nuovo è entrato nel loro orizzonte, che contravveniva all’intelletto. L’intelletto è solo per combinare, per collegare. Non può ottenere nulla da sé. Dall’intelletto non potete provare nulla. Questa sterilità dell’intelletto, che è tuttavia l’anima vera della quinta razza radicale, è espressa nel continuo filare e ri-sciogliere della tela di Penelope. Odisseo è condotto attraverso la saggezza. L’iniziato deve trovare il cammino verso l’anima della quinta razza radicale, verso l’intelletto sterile. Si collegherà però nel modo giusto con l’anima della quinta razza radicale solo se sarà riempito della saggezza stessa, se sarà guidato da Pallas Atena. Pallas Atena a sua volta è una divinità femminile superiore, un’altra forza nell’anima: la saggezza, la vera guida. L’uomo deve, dopo molti viaggi di erranza che ha intrapreso, se sono veramente viaggi di sviluppo, venire all’intelletto. In questo Pallas Atena, la saggezza, deve essere la sua guida. L’uomo deve ricercare il suo cammino verso l’anima della quinta razza radicale dopo molti erramenti a cui si è esposto in questo senso. Solo allora la saggezza può diventare la sua vera guida. Questo fu rappresentato allo studente della scuola misteriale in Grecia, e questo voleva Omero raccontare nella profondamente saggia saga di Odisseo. Un’iniziazione così come era coltivata allora in Grecia, è per noi rappresentata nella saga di Odisseo — un’iniziazione che non era nient’altro che una ripetizione sul piano astrale-mentale dei veri sviluppi dell’umanità dal tempo lemuriano fino al tempo dei Misteri stessi. Odisseo è il furbo, l’intelligente, e attraverso le sue capacità fu conquistata Troia. L’uomo intelligente della ragione è l’uomo della quinta razza radicale. Ma questa sua patria, la sua Penelope, deve egli ricercare per il lungo giro, affinché nella quinta razza radicale possa trovare il cammino giusto. Colui che è solo furbo e intelligente, non troverebbe il cammino giusto all’interno della quinta razza radicale. Deve in primo luogo uscire da sé e allargare il suo sguardo, guardando indietro al lungo cammino dello sviluppo del genere umano. Odisseo è il rappresentante dell’uomo furbo Kama-Manas, che deve compiere molti viaggi di erranza per essere ricondotto, nella quinta razza radicale, di nuovo all’anima dalla saggezza.
La Saga di Sigfrido
Se vogliamo formarci una visione vivente dell’originarsi del mondo delle saghe nordiche, è particolarmente importante il periodo di tempo che precede il primo secolo cristiano e quello che segue. Allora le regioni settentrionali dell’Europa erano in uno stato di attesa. L’evento la cui azione doveva diffondersi su tutta l’Europa — la discesa dello spirito padre divino fino dentro un uomo fisico — era noto agli iniziati dei popoli nordici. Anche questo era narrato nei Misteri.
Nei vecchi Misteri dei Druidi nel nord si compivano iniziazioni simili a quelle compiute presso altri popoli in ascesa di quel tempo. Ma un’importante differenza deve essere sottolineata tra quello che si preparava nel nord e quello che accadeva in altri luoghi. Per formarci un’idea concettuale di questo, dobbiamo gettare uno sguardo all’origine delle razze umane sulla terra, che man mano si conformavano in dimore umane. Di una terra fisicamente abitabile si può parlare solo dal tempo della razza lemuriana. Ma una terra di etere ha preceduto questo tempo lemuriano, a cui si connettono le saghe sul paradiso, così come le saghe dei vari popoli della parte meridionale e settentrionale della terra. Queste sono il tesoro di saggezza dei Misteri. La formazione scolastica nei Misteri consisteva nel fatto che, secondo il grado di comprensione degli uomini, essi rivelassero gradualmente ai loro allievi quello che le anime umane erano capaci di accogliere e di elaborare. Così si può parlare dell’origine comune dei Misteri, che risiede nella conoscenza immaginativa e ispirata dei loro insegnanti che li dirigono, e dell’unità di insegnamento che ne risulta. Ma anche della loro varietà, che è data dalle successioni dei tempi e dall’ambiente geografico e umano. Erano protetti dal più severo vincolo di silenzio, perché attraverso l’impreparazione il male avrebbe dovuto nascere invece del bene; sul tradimento dei Misteri agli uomini impreparati gravava la pena di morte.
Ma ora lasciate che alcuni raggi di luce cadano su quello che erano le comuni linee direttrici che sottostanno ai vecchi Misteri atlantidei, che si conformavano dall’emanazione dagli oracoli in scuole d’iniziazione. Basandosi su fonti neoplatoniche e su Plotino, la letteratura teosofica ha connesso le sue indagini cronologiche con l’assunzione che con Socrate era stato dato il momento storico in cui la saggezza, precedentemente ispirata da entità divine e utilizzante gli uomini come strumenti, si calò nell’uomo, l’Anthropos. Gradualmente diventò il suo bene, il suo compito, il suo dovere. Socrate dovette persino morire per il fatto che trasmetteva ai suoi studenti verità dai Misteri. Assunse consciamente e volontariamente su di sé la morte che incombeva. Ma la metamorfosi di questo pensiero della morte coscientemente sperimentata, che conduce al vero vivere, doveva raggiungere la maturità prima di tutto nei popoli nordici. Costoro furono preparati lungo e gradualmente attraverso quello che viveva nei loro propri Misteri, e attraverso un lungo periodo di attesa furono condotti a una maggior maturità del loro organismo animico. Buddha fu espulso dalla sua comunità religiosa perché usciva, girava di luogo in luogo e portava alla gente l’insegnamento della liberazione attraverso la morte. Questa era una verità misterica che non doveva ancora essere insegnata. Poteva giungere all’effetto solo in un’epoca lontana nel futuro, e poteva ora vivere solo in singole anime ardenti che preparavano questa epoca lontana. Il suo adempimento doveva trovarla solo attraverso il cristianesimo. Ma fino al momento del suo adempimento, certi popoli dovevano ricevere attraverso i loro Misteri un’educazione che li predestinava come sostanza popolare ai compiti lontani della civiltà dell’umanità.
Davanti a noi c’erano quattro razze radicali; noi stiamo nella quinta razza radicale, quella post-atlantidea. Le designazioni che si diedero alle prime sottorazze — periodi culturali — di questo tempo post-atlantideo, possono essere tradotte nella lingua tedesca approssimativamente con le parole: le sottorazze dello spirito, della fiamma e delle stelle. Alla prima sottorazza, alla razza dello spirito, fu dato in primo luogo dal Manu il contenuto della quinta razza radicale in forma spirituale; essa comprende il popolo indiano. La seconda sottorazza è la razza della fiamma, a cui Zarathustra ha dato una professione religiosa. La terza sottorazza era la razza delle stelle, dei Caldei, dei Babilonesi, degli Assiri, da cui più tardi è emerso il popolo israelitico come ramo principale. I popoli greco-latini, che nei Greci e nei Romani ebbero i loro principali rappresentanti iniziali, divennero la quarta sottorazza. È quella in cui il cristianesimo ha preso radice per la prima volta in Asia Minore, in Grecia e a Roma. Era destinata a essere maggiormente influenzata dal cristianesimo, ma non poteva ancora coglierne il significato che va oltre la capacità di comprensione umana. Per questo era necessaria una lunga preparazione. Questa era già stata fornita attraverso il mondo delle saghe plasmato nei Misteri nordici, che nella canzone e nell’epica viveva oltre, portato da rhapsodi da terra a terra, e si innalzava all’intimità religiosa.
La nostra quinta sottorazza ha ricevuto in eredità il cristianesimo fondato all’inizio della nostra epoca cronologica. Alcuni secoli prima però che il cristianesimo fosse portato nelle regioni settentrionali, e anche nei tempi più antichi, sussistettero le vecchie iniziazioni dei druidi. Queste sussistettero approssimativamente tanto a lungo fino a quando non si seppe esattamente che era subentrata ora l’ombra della sera di questa cultura celtica preparatoria. Dovete rappresentarvi che tutti gli influssi che erano passati su altri popoli non erano giunti in queste regioni settentrionali. Tutti i flussi che appartenevano alla razza della fiamma e della razza delle stelle non erano penetrati nelle regioni nordiche. Nel nord era ancora rimasto qualcosa degli avanzi della cultura atlantidea, che era stata portata di lì da iniziati. Wotan era l’iniziato delle popolazioni nordiche che aveva portato gli elementi della cultura atlantidea in queste regioni.
Nelle queste regioni nordiche l’iniziazione druida era dovunque in vigore. Ho già narrato che uno dei fondatori — si potrebbe dire il fondatore principale — di questi luoghi d’iniziazione si chiamava Sig o Sigge. E qui in queste regioni nordiche accadde qualcosa di simile a quello che successivamente accadde in Palestina per la fondazione del cristianesimo: Sig diede il suo corpo e lo mise a disposizione di una più alta individualità. Perciò il trasformato Sig fu successivamente chiamato Odino. Questi era l’iniziato più elevato dei Misteri nordici; Odino era il portatore della cultura spirituale in questo tempo. Sig era dunque nel nord il discepolo, che aveva messo il suo corpo a disposizione del più elevato e spirituale Odino. Egli stesso visse più tardi come maestro iniziato.
Sig è un caso molto particolare. Egli non poteva iniziare un movimento come fece il maestro Gesù dopo che il cristianesimo era stato fondato. Sig doveva condurre a conclusione questa cultura nordica che si era qui affermata. Egli è destinato a condurre i popoli nordici fino a quando dal sud la quarta sottorazza della quinta razza radicale portava il cristianesimo da loro. Il vecchio discepolo Sig è colui che doveva condurre i popoli nordici nella tragica conclusione. Perciò è anche chiamato Sigurdo, colui cioè che conduce nel passato. Urd è la Norna del passato. Frido significa la stessa cosa, quello che conduce alla pace, cioè alla morte, alla conclusione. Ciò è ancora conservato nella parola Friedhof: quello che è condotto alla morte. Lo stesso discepolo che aveva tracciato il cammino al grande iniziato, doveva condurre la cultura nordica verso la conclusione. Il suo contenuto spirituale perisce, e viene sostituito dal cristianesimo che s’approssima. Quello che ho ora detto è un contenuto profetico, che negli ultimi Misteri dei popoli nordici fu descritto in molti modi così: dobbiamo essere un popolo che sia condotto alla pace. Questo è il suono che esce dai vari Misteri di questi popoli nordici. L’intero processo futuro, che era stato scritto negli scritti sin dagli antichi tempi, fu proclamato come profezia nei Misteri nordici. Da queste profezie nacque quello che divenne più tardi il contenuto della Canzone dei Nibelunghi e della saga di Sigfrido. Nella seconda parte della Canzone dei Nibelunghi è dato il completamento del karma dei Nibelunghi.
Una caratteristica che devo menzionare, che sempre si manifesta in un tale caso nello sviluppo dell’umanità: prima che una nuova fase prenda avvio, deve essere brevemente ripetuta la precedente fase di sviluppo. Proprio qui nel nord questa ripetizione delle fasi precedenti si manifesta chiaramente. Ci si mostra come quello che era stato qui compiuto nel nord dal tempo lemuriano e atlantideo, deve essere superato prima che questi popoli nordici diventassero maturi per formarsi nella quinta sottorazza cristianizzata. Colui in cui vive l’intera somma della storia della cultura nordica, è l’iniziato Sigfrido. Lasciate che brevemente i principali punti della saga di Sigfrido passino davanti a noi.
Anzitutto ci si mostra il vivere dei tre eroi Gunther, Hagen e Giselher alla corte di Worms. Sentiamo inoltre come l’eroe Sigfrido fa la corte per il conto di Gunther a Brunilde. Sentiamo che a Sigfrido alla corte di Worms è riconosciuta una personalità straordinaria. È veramente così, perché egli è invulnerabile, ha ucciso il proprietario del tesoro dei Nibelunghi, ha nel combattimento col drago reso completamente cornuto il suo corpo, e si è conquistato il mantello d’invisibilità. Egli possiede dunque due proprietà che gli iniziati del tempo precristiano sempre mostrano: sono invulnerabili, e sono invisibili. Sono invulnerabili per la loro iniziazione. Nel Vangelo si dice: Tre sono quelli che testimoniano: sangue, acqua e spirito. — Sangue e acqua devono essere vinti. Ciò che rendeva invulnerabile negli tempi che precedevano il cristianesimo, era sangue e acqua. Questi iniziati invulnerabili sono però sempre vulnerabili in un luogo. Achille è un iniziato del tempo precedente. Egli è stato immerso nello Stige ed era vulnerabile al tallone. Sigfrido è stato immerso nel sangue del drago ed è vulnerabile tra le spalle. Il suo vero essere l’iniziato può rendere irriconoscibile per il mondo esteriore, per il fatto che possiede il mantello d’invisibilità: esso rende il proprietario di queste superiori capacità occulte impercettibile al mondo esterno. Queste capacità occulte le avevano i proprietari del tesoro dei Nibelunghi. Provenivano dalla razza atlantidea, e in particolare gli iniziati della razza atlantidea possedevano queste capacità. Erano anche presso gli iniziati della quinta razza radicale, e quindi anche presso Sigfrido. Quando Sigfrido uccise il drago, entrò in possesso del tesoro dei Nibelunghi. Cos’è dunque il tesoro dei Nibelunghi? In esso è espresso il fatto che le popolazioni nordiche forniscono per così dire il fondamento e la base da cui poteva sorgere la quinta sottorazza. Il nome della quinta sottorazza è anche la razza delle grandi invenzioni e scoperte, che conquista il piano fisico completamente e diventa grande nel possesso del mondo esteriore. Da un lato deve possedere, e dall’altro deve trasformare questo possesso in saggezza. Nel tesoro dei Nibelunghi non abbiamo niente altro che una trasformazione linguistica della vecchia parola Nifelheim, Nebelheim. È dunque quello che era conosciuto nel nord come la terra fisica, la terra al momento del divenire fisico. Un possesso solido, è questo che questa razza preparatoria diffonde intorno a sé e ha contrapposto al cristianesimo. L’oro del tesoro dei Nibelunghi è il possesso terrestre, il rappresentante del possesso terrestre. È qualcosa che l’iniziato possiede, e che può anche possedere, perché può vegliare su di esso in modo appropriato.
Ora voi tutti conoscete come procede la saga di Sigfrido in questa vecchia forma. Non è la forma più antica della saga, ma quella che per noi è in questione. Come sapete, Gunther allora fa la corte a Brunilde da Islanda. Sigfrido sconfigge Brunilde due volte. Gunther fa la corte a lei, ma Sigfrido lotta invisibilmente, armato col mantello d’invisibilità, al fianco di Gunther; Brunilde crede che il suo corteggiatore Gunther l’avrebbe sconfitta. Sigfrido è contento che ella diventasse la moglie di Gunther. Ora la moglie di Sigfrido, Crimilde, tradisce in un momento debole a Brunilde che in realtà non era Gunther, ma Sigfrido, invisibilmente l’aveva sconfitta. Per questo Brunilde si adira e forma il piano di uccidere Sigfrido. Ora però le deve essere rivelato in primo luogo come può essere ucciso. Ella vince il vassallo Hagen di Tronja, che vive alla corte, per questo.
Hagen è una figura che si conosce dai vecchi Misteri Druidi. Hagen è un nome importante di antichi iniziati druidi. È un iniziato che rappresenta le più alte correnti precedenti della vita spirituale, che vengono espresse dal fatto che il precedente sempre si oppone al seguente ed entra in lotta con esso. Sigfrido appartiene al flusso seguente, che precede immediatamente il cristianesimo. Hagen appartiene al flusso druida precedente. Hagen viene dunque incaricato di rovinare Sigfrido. Per questo Crimilde deve rivelare che Sigfrido è vulnerabile in un luogo. Qui si rivela il significato di questo luogo. Crimilde rivela che Sigfrido è vulnerabile tra le spalle, e appunto al luogo dove deve essere portata la croce. Non ha ancora la croce. A questi popoli anticipati manca ancora il cristianesimo. A questo luogo, dove la croce deve poggiare, per essere portata nel mondo, Sigfrido è vulnerabile — così dice la saga di Sigfrido — perché manca ancora il cristianesimo. Sigfrido, che porta i Sig-iniziati alla pace, al riposo, è vulnerabile al luogo dove il cristianesimo poi lo rende invulnerabile. Egli è vinto dalle potenze rimaste dalle culture precedenti. Hagen, il rappresentante dei flussi precedenti, l’uccide. Questo è un’immagine della sostituzione della precedente cultura nordica da parte della quinta sottorazza. Il significato di questa sostituzione è rappresentato nella saga di Sigfrido.
Contro che cosa combattono dunque propriamente queste razze nordiche? Poiché sono i precursori del cristianesimo, combattono contro tutto il vecchio rimasto dall’epoca atlantidea. Contro quello devono continuamente difendersi. L’anima dei popoli nordici deve difendersi contro quello che ancora irrompe da prima, dagli avanzi della cultura atlantidea. È uno strato culturale precedente che si estende nella quinta epoca culturale. Ma coloro che si sono fermati alla cultura atlantidea, sono un freno allo sviluppo ulteriore: essi devono essere combattuti.
I combattimenti che seguono più tardi sono rappresentati in una versione più vecchia della saga di Gudrun. Lì l’anima dei popoli nordici si presenta a noi come Gudrun. Ella combatte contro il grande iniziato degli Atlantidi, Attila o Atli o Etzel, che viene dagli avanzi di una razza atlantidea, quella turaniana, dall’Asia. Anche lo storico Attila e il suo popolo furono designati dai popoli europei come «flagello di Dio». Attila era un iniziato che combatteva alla testa del suo popolo con enormi potenze occulte. Perciò la battaglia degli Unni è rappresentata molto correttamente in modo che l’esercito combatte in aria. Per chiunque sappia le cose e le comprenda, è chiaro di cosa si tratta. Attila non si tirava indietro da niente che gli si opponesse in Europa; solo davanti al Papa, il rappresentante del cristianesimo, si ritirava volontariamente, perché era pienamente consapevole che non poteva fare nulla contro il rappresentante del cristianesimo. I popoli nordici sapevano che dovevano difendersi contro gli influssi orientali; ma al cristianesimo questi non potevano nuocere.
Ora viene ulteriormente narrato nella successiva saga dei Nibelunghi che Crimilde formò il piano di vendicarsi di coloro che avevano ucciso Sigfrido. Si vendica così da unirsi proprio con gli elementi atlantidei. Cede alla richiesta di Attila e diventa la moglie del re degli Unni Attila. Prima visse per un po’ di tempo alla corte burgundica. Era venuta in possesso del tesoro dei Nibelunghi e l’ha usato come grande benefattrice. Ma i suoi nemici, che provenivano da epoche precedenti e che sono rappresentati in Hagen, affondarono il tesoro dei Nibelunghi nel Reno. Crimilde rimane ferma nel suo piano, con l’aiuto di Attila, di distruggere i vecchi nemici nordici. Attraverso il piano di vendetta di Crimilde i Nibelunghi sono attirati giù alla corte di Attila, e lì incontrano proprio quella potenza spirituale da cui dovevano essere separati. Sul Danubio si presenta loro proprio il cristianesimo, nella figura di Rüdiger di Bechlaren e di sua moglie Gotelinde. Questo è l’alba del cristianesimo, quello che doveva prendere il posto delle culture dei popoli dell’Europa settentrionale. I Nibelunghi vanno verso la rovina; sono uccisi alla corte degli Unni. Crimilde si vendica sì, ma deve essa stessa perire. E come perisce? Ella, che è la trasformata Gudrun, l’anima popolare della cultura nordica, si unisce con Atli-Attila-Etzel, l’Atlantideo, e si vendica del rappresentante della sua propria cultura, che aveva ucciso l’iniziato. Ella stessa perisce.
Se considerate la saga solo esteticamente, vi chiedete naturalmente: come mai alla fine alla corte degli Unni appaiono ancora Dietrico di Berna, Ildebrando e tutti gli altri eroi che appartengono a uno strato che è già passato al cristianesimo? Questi sono già eroi cristiani. — Il cristianesimo porta alla vecchia anima popolare la morte, la vince. Questo non è qualcosa aggiunto successivamente alla saga, ma qualcosa che molto tempo prima dell’avvento del cristianesimo ha vissuto all’interno dei Misteri come profezia. Questi processi erano oggetto dell’iniziazione misterica. All’iniziazione misterica non apparteneva soltanto l’iniziazione alle verità del presente, ma anche a quelle del passato e del futuro. Sempre vi apparteneva l’apocalittica. La saga di Sigfrido è stata a lungo l’apocalisse del popolo nordico. Questa saga non è una poesia che è sorta nel popolo da pezzi singoli, come la filologia se l’immagina. Il popolo non crea poesia. Questo può dirlo solo chi non ha idea di come accade nell’anima di un popolo. Le saghe non sono nient’altro che la riedizione di quello che si è compiuto nelle cripte dei Misteri. Quello che si ha nella saga non è nient’altro che la riedizione dei processi misterici. Un tale processo, per cui il sud aveva la parola «Mistero», nel nord era chiamato una «Maere», da cui la parola «Märchen» (fiaba) per i processi più piccoli è stata creata. «Ci è detto nelle saghe antiche molti miracoli». Il «miracolo» non è nient’altro che un «segno», un segno per le cose che come processi sono da intendere nei piani superiori.
Il mondo delle saghe nordiche è per questo così interessante: rappresenta qualcosa che voi non potete trovare in tutto il mondo delle saghe meridionali. Quello che i popoli meridionali rappresentano nel loro mondo di saghe, significa sempre un’ascesa; essi hanno sempre ricevuto qualcosa, hanno ottenuto qualcosa che li conduce a uno stadio più elevato. I popoli indiani, persiani, babilonesi, caldei e coloro che li hanno sostituiti, hanno sì anche figure tragiche; penso solo alla saga di Kronos. Ma qui nel nord il tragico è più ampiamente sviluppato, perché questi popoli hanno dovuto attendere a lungo. Era una cultura durevole e preparatoria con un’alta iniziazione, che — e questo è l’importante — era una cultura scesa così profondamente che l’iniziato era l’uomo. L’iniziato degli Indiani è il Bodhisattva, poi sono i Rishis, più tardi presso i Greci gli iniziati sono i figli del sole come Eracle e Achille. Solo allora, dopo che la scala degli iniziati era scesa così lontano, venne l’uomo iniziato qui nel nord, a cui mancava soltanto una cosa, cioè quello che è il Cristo, l’uomo-diventato-Dio. L’uomo nel nord ci si presenta in atteggiamento d’attesa; è vulnerabile al luogo dove deve subentrare il cristianesimo.
Così abbiamo dunque quattro «strati» da osservare. In primo luogo: Wotan. Egli procede in parallelo con quello che nel sud nella prima sottorazza della quinta razza radicale si sviluppò. In secondo luogo: Odino. Egli procede in parallelo con la seconda sottorazza della quinta razza radicale. In terzo luogo: Baldur, l’eroe solare. Egli procede in parallelo con quello che nel sud si sviluppò come epoca babilonese-caldaica-assira. Quello che là è cultura ascendente, è nel nord cultura d’attesa.
Iniziati della cultura d’attesa, in cui dovunque il tragico si esprime. Perché con i poteri antichi finisce, vediamo la morte tragica di Baldur e la morte tragica di Sigfrido.
La Guerra trojana
Poiché oggi alcuni nuovi arrivati sono qui, desidero solo brevemente indicare che nel corso di queste ore ho tentato di mostrare come nei svariati miti e saghe sia registrato il contenuto esoterico. Si deve solo essere in grado di maneggiare il linguaggio dei miti e delle saghe, per trovarvi in circostanze particolari profonde verità esoteriche. Oggi desidero parlare in particolare di una di quelle saghe che ha la peculiare caratteristica: da un lato sono saghe, dall’altro hanno un contenuto completamente esterno dal piano fisico, cioè esprimono un evento fisico completamente determinato.
Prima di parlare di questa saga voglio ancora fare menzione di un fatto che la maggior parte di voi già conosce, ma che sempre deve essere ripetuto. È il fatto che nel corso della nostra quinta razza radicale — cioè nel tempo dalla caduta dell’Atlantide nella quarta razza radicale fino alla prossima razza radicale — è stato fatto un passo estremamente importante in tutta l’evoluzione dell’umanità: il fatto che dal seno dell’umanità stessa emergono guide dell’umanità, i Manu. Tutti i grandi guide, i Manu, che nel corso delle precedenti razze radicali hanno fatto avanzare l’umanità, che le hanno dato i grandi impulsi, non hanno compiuto il loro sviluppo puramente sulla terra. L’hanno in parte percorso su altri corpi celesti, e hanno così portato sulla terra quello che dovevano dare all’umanità come grandi impulsi. I Manu dell’epoca lemuriana, quelli dell’epoca atlantidea e anche il capostipite dei Manu della nostra quinta razza radicale, sono individualità superumane che hanno frequentato la loro grande scuola su altri pianeti per diventare guide dell’umanità.
Invece nel corso della nostra quinta razza radicale si sono sviluppate all’interno della nostra umanità individualità così altamente sviluppate, che d’ora in poi dalla sesta razza radicale in poi possono diventare guide dell’umanità. Cioè, la guida principale della sesta razza radicale sarà un uomo come siamo noi, solo uno dei più avanzati, il più avanzato addirittura tra gli uomini. Sarà un’entità che iniziò il suo sviluppo quando nel mezzo del tempo lemuriano avvenne l’umanizzazione. Fu sempre uomo tra gli uomini, solo che poté progredire più velocemente e compiè tutti i gradi dello sviluppo umano. Questo sarà il carattere fondamentale del Manu della sesta razza radicale. Il Manu principale della sesta razza radicale e tutti coloro che lo coadiuvano devono passare attraverso le più varie iniziazioni; devono ripetutamente essere stati iniziati. Perciò nella quinta razza radicale, fin dalla sua origine, ci sono sempre stati uomini iniziati: uomini che erano iniziati così da poter percorrere il loro propri cammino consapevolmente. Questo non era il caso durante l’intero tempo lemuriano, e nemmeno durante l’intero tempo atlantideo. Allora coloro che avevano aiutato l’umanità a progredire, che l’avevano governata e guidata — i condottieri dello stato e i condottieri di grandi comunità religiose — erano sotto l’influenza di entità superiori. Durante l’epoca lemuriana e atlantidea erano direttamente dipendenti da quelle entità più sviluppate che avevano compiuto il loro sviluppo su altri pianeti. Solo nella quinta razza radicale l’umanità è sempre più liberata. Lì abbiamo iniziati che sì sono in connessione con le entità superiori, ma non ricevono direttive così estese che siano completamente elaborate. Agli iniziati della quinta razza radicale viene concessa sempre più libertà nei dettagli. In generale agli iniziati vengono date direttive, impulsi, ma cosicché li eseguono da propria spiritualità e discernimento.
La nostra quinta razza radicale si compone di sette sottorazze. Assumono la seguente posizione nello sviluppo. La prima sottorazza è la razza della spiritualità, dello spirito; è quella razza da cui è emersa la comunità culturale indiana, la cultura dei Rishis, la cultura dei Veda. Allora abbiamo la seconda sottorazza, la razza della fiamma, che è la comunità culturale persiana, che trova la sua espressione nella religione di Zarathustra. Allora abbiamo la terza sottorazza, che noi chiamiamo la razza delle stelle, i proto-Caldei, da cui il popolo israelitico formò un ramo principale. La quarta sottorazza è la comunità culturale da cui emergono i Greci e i Romani, la razza della personalità. La quinta sottorazza è la razza del mondo: è quella in cui noi stessi siamo, la comunità culturale dei popoli germanico-anglosassoni, che attualmente è nello stadio di sviluppo e che rende gli uomini la libera personalità, la razza che conquista il mondo. Essa sarà sostituita dalla sottorazza slava, una comunità culturale che avanza dall’Asia.
Nell’ultimo mio discorso ho parlato dei grandi iniziati nelle regioni nordiche. Ho già alluso al fatto che esistevano designazioni simboliche per l’iniziato, o per colui che era in un certo modo in rapporto con le iniziazioni. Un’espressione simbolica è che l’iniziato è invulnerabile. Questa invulnerabilità che incontrammo in Sigfrido si ritrova anche in Achille. In verità nel mito in cui Achille è intessuto, risiede un profondo significato esoterico. Dovete considerare che quello che ho esposto procede gradualmente nel corso della quinta razza radicale. La guida dell’umanità all’inizio della quinta razza radicale il Manu l’ha ordinata cosicché il governo fosse completamente sotto il sacerdozio iniziato, che riceveva le sue ispirazioni direttamente da entità divine superiori, da entità superumane. A questo sacerdozio iniziato poteva essere affidato di dividere essa stessa l’umanità. Sarebbe stato impossibile realizzare una divisione giusta dell’umanità in caste in comunità culturali diverse da quelle governate da sacerdoti-sovrani iniziati. Trovate dunque divisioni in caste propriamente solo nei veri sacerdozio iniziato culture, nell’antica India. che appartennero alle stelle, non avevano penetrato fino alle regioni nordiche. Nel Nord era ancora rimasto qualcosa dei resti della cultura atlantidea, che era stata portata qui da iniziati. Wotan era l’iniziato delle popolazioni nordiche, colui che aveva portato in queste regioni gli elementi della cultura atlantidea.
In queste regioni nordiche era dappertutto in vigore l’iniziazione druidica. Ho già raccontato che uno dei fondatori — si potrebbe dire il principale fondatore — di questi centri iniziatici, si chiamava Sig o Sigge. E qui in queste regioni nordiche accadde qualcosa di simile a ciò che avvenne più tardi in Palestina per la fondazione del cristianesimo: Sig cedette il suo corpo e lo mise a disposizione di un’individualità superiore. Perciò Sig trasformato fu chiamato più tardi Odino. Questi era l’iniziato supremo dei Misteri nordici; Odino era il portatore della cultura spirituale in questo periodo. Sig era dunque nel Nord il chela che aveva messo il suo corpo a disposizione dell’Odino più elevato e più spirituale. Egli stesso visse poi come Maestro iniziato.
Sig è un caso molto particolare. Non poteva iniziare un movimento, come fece il Maestro Gesù dopo che il cristianesimo fu fondato. Sig doveva condurre al tramonto questa cultura nordica che qui si era affermata. Egli fu chiamato a guidare i popoli nordici fino a quando dal Sud, attraverso la quarta sottorazza della quinta razza radicale, il cristianesimo giunse a loro. L’antico chela Sig fu colui che dovette condurre i popoli nordici al loro tragico tramonto. Perciò è anche chiamato Sigurd, cioè colui che conduce nel passato. Urd è la Norna del passato. Fried significa lo stesso, ciò che conduce alla pace, cioè alla morte, al tramonto. Questo è ancora conservato nella parola Friedhof (cimitero): ciò che è stato condotto alla morte. Lo stesso chela che aveva preparato la strada al grande Iniziato doveva condurre la cultura nordica al tramonto. Il suo contenuto spirituale perisce ed è sostituito dal cristianesimo che sopraggiunge. Ciò che ho appena detto è un contenuto profetico, che fu descritto in molti modi nei successivi Misteri dei popoli nordici: Noi dobbiamo essere un popolo che è condotto alla pace — questo è il suono che risuona dai diversi Misteri di questi popoli nordici. L’intero corso futuro, che era stato registrato negli scritti sin dai tempi più antichi, fu proclamato come previsione nei Misteri nordici. Da queste previsioni nacque ciò che divenne successivamente il contenuto del Nibelungenlied e della Saga di Sigfrido. Nella seconda parte del Nibelungenlied è dato il compimento del karma dei Nibelunghi.
Una particolarità devo menzionare, che sempre si verifica in un tale caso nello sviluppo dell’umanità: prima che una nuova fase abbia luogo, la fase di sviluppo precedente deve essere brevemente ripetuta. Proprio qui nel Nord questa ripetizione delle fasi precedenti appare chiaramente. Ci è mostrato come ciò che qui nel Nord era stato percorso dalla epoca lemurica e atlantidea deve essere superato, prima che questi popoli nordici maturino per costituirsi come quinta sottorazza cristianizzata. Colui in cui vive tutta la somma della storia della cultura nordica è l’Iniziato Sigfrido. Lasciamo che i punti principali della Saga di Sigfrido passino davanti a noi.
Inizialmente ci è presentata la vita dei tre eroi Gunther, Hagen e Giselher alla corte di Worms. Sentiamo ulteriormente come l’eroe Sigfrido corteggia Brünhilde per conto di Gunther. Sentiamo che a Sigfrido alla corte di Worms è riconosciuta una personalità straordinaria. Così è veramente, poiché egli è invulnerabile, ha ucciso il possessore del tesoro dei Nibelunghi, ha reso il suo corpo completamente rivestito di corna in battaglia con il drago, e si è impadronito del mantello dell’invisibilità. Possiede dunque due proprietà che gli iniziati del tempo precristiano sempre mostrano: sono invulnerabili e sono irriconoscibili. Sono invulnerabili attraverso la loro iniziazione. Nel Vangelo si dice: Tre sono coloro che testimoniano: il sangue, l’acqua e lo Spirito. — Il sangue e l’acqua devono essere vinti. Ciò che rendeva invulnerabili nei tempi che precedettero il cristianesimo erano il sangue e l’acqua. Ma questi iniziati invulnerabili sono sempre vulnerabili in un punto. Achille ci presenta un iniziato del tempo precedente. Egli è stato immerso nello Stige ed era vulnerabile al tallone. Sigfrido è stato immerso nel sangue del drago ed è vulnerabile fra le spalle. L’iniziato può rendere il suo vero sé irriconoscibile possedendo il mantello dell’invisibilità: esso rende il possessore di queste superiori facoltà occulte impercettibile al mondo esteriore. Queste facoltà occulte erano possedute dai proprietari del tesoro dei Nibelunghi. Provenivano dalla razza atlantidea, e in particolare gli iniziati della razza radicale atlantidea possedevano queste facoltà. Erano anche presenti negli iniziati della quinta razza radicale e quindi anche in Sigfrido. Quando Sigfrido uccise il drago, giunse in possesso del tesoro dei Nibelunghi. Che cosa è dunque il tesoro dei Nibelunghi? In esso è espresso che i popoli nordici fornirono per così dire il fondamento e il terreno da cui poteva sorgere la quinta sottorazza. La quinta sottorazza è anche chiamata la razza delle grandi invenzioni e scoperte, che conquistò l’intero piano fisico e diviene grande nel possesso del mondo esteriore. Deve da un lato possedere, e dall’altro trasformare questo possesso in saggezza. Nel tesoro dei Nibelunghi non abbiamo nulla di diverso se non una trasformazione linguistica dell’antica parola Nifelheim, Nebelheim. È dunque ciò che nel Nord era conosciuto come la terra fisica, la terra nel momento del divenire fisico. Un possesso stabile, è questo ciò che questa razza preparatoria diffonde intorno a sé e contrappone al cristianesimo. L’oro del tesoro dei Nibelunghi è il possesso terrestre, il rappresentante del possesso terrestre. È qualcosa che l’iniziato possiede, e che può anche possedere, perché può custodirlo in modo appropriato.
Voi tutti sapete come la Saga di Sigfrido prosegue in questa antica forma. Non è la forma più antica della saga, ma quella che è rilevante per noi. Come è noto, Gunther corteggia Brünhilde di Islanda. Sigfrido sconfigge Brünhilde due volte. Gunther la corteggia, ma Sigfrido combatte invisibilmente, armato del mantello dell’invisibilità, al fianco di Gunther; Brünhilde crede che il suo corteggiatore Gunther l’avesse sconfitta. Sigfrido è felice che ella diventi la moglie di Gunther. Ora la moglie di Sigfrido, Criemilde, tradisce a Brünhilde in un momento di debolezza che in realtà non è stato Gunther, bensì Sigfrido invisibilmente ad averla sconfitta. Per questo Brünhilde s’indigna e forma il piano di uccidere Sigfrido. Ma prima deve esserle rivelato come egli può essere ucciso. Essa attira Hagen di Tronje, che vive alla corte, per questo scopo.
Hagen è una figura che si conosce dagli antichi Misteri druidici. Hagen è un importante nome di antichi iniziati druidici. Egli è un iniziato che rappresenta le correnti spirituali supremhe e passate, che si esprimono nel fatto che ciò che precede contrasta sempre con ciò che segue ed entra in conflitto con esso. Sigfrido appartiene alla corrente seguente, che precede immediatamente il cristianesimo. Hagen appartiene alla precedente corrente druidica. Hagen è dunque convocato per rovinare Sigfrido. Per questo Criemilde deve rivelare che Sigfrido è vulnerabile in un punto. Qui si rivela che significato ha questo punto. Criemilde rivela che Sigfrido è vulnerabile fra le spalle, proprio dove deve essere portato la croce. Non ha ancora la croce. Il cristianesimo manca ancora a questi popoli antichi. In questo punto, dove la croce deve riposare, per essere portata attraverso il mondo, là è Sigfrido vulnerabile — così dice la Saga di Sigfrido — perché il cristianesimo manca ancora. Sigfrido, che porta gli iniziati Sig verso la pace, verso il riposo, è vulnerabile nel punto dove il cristianesimo successivamente lo rende invulnerabile. Egli è vinto dalle potenze rimaste dalle culture precedenti. Hagen, il rappresentante delle correnti precedenti, l’uccide. Questa è un’immagine della sostituzione della precedente cultura nordica attraverso la quinta sottorazza. Il significato di questa sostituzione è presentato nella Saga di Sigfrido.
Contro che cosa lottano dunque questi popoli nordici? Essendo loro stessi i precursori del cristianesimo, combattono contro tutto ciò che è rimasto di antico dal tempo atlantideo. Contro questo devono continuamente difendersi. L’anima dei popoli nordici deve difendersi contro ciò che ancora si precipita da prima, dai resti della cultura atlantidea. È uno strato di cultura anteriore che qui si estende nella quinta epoca culturale. Ma quelli che si sono fermati nella cultura atlantidea sono un ostacolo allo sviluppo ulteriore: devono essere combattuti.
Le lotte che avvengono più tardi sono rappresentate in una versione più antica della Saga di Gudrun. Qui l’anima dei popoli nordici ci si presenta come Gudrun. Essa combatte contro il grande Iniziato degli Atlantidei, Attila o Atli o Ezzel, che proviene dai resti di una razza atlantidea, quella turanidea, dall’Asia. Anche lo storico Attila e il suo popolo furono designati dai popoli europei come «Flagello di Dio». Attila era un iniziato che combatteva alla testa del suo popolo con grandissime forze occulte. Perciò la battaglia degli Unni è rappresentata correttamente nel fatto che l’esercito combatte nell’aria. Per chiunque conosca le cose e le capisca, è chiaro di che cosa si tratta. Attila non arretrò di fronte a nulla che gli si opponesse in Europa; solo di fronte al Papa, il rappresentante del cristianesimo, indietreggiò volontariamente, poiché era pienamente consapevole che contro il rappresentante del cristianesimo non poteva fare nulla. I popoli nordici sapevano che dovevano difendersi dagli influssi orientali; ma questi non potevano fare nulla al cristianesimo.
Ora nella successiva Saga dei Nibelunghi ci viene raccontato che Criemilde formò il piano di vendicarsi di coloro che avevano ucciso Sigfrido. Ella si vendica in tal modo da unirsi proprio con gli elementi atlantidei. Accetta la proposta di Attila e diviene la moglie del re degli Unni Attila. Prima aveva vissuto per un po’ di tempo dopo la morte di Sigfrido alla corte della Borgogna. Era entrata in possesso del tesoro dei Nibelunghi e l’aveva usato come grande benefattrice. Ma i suoi nemici, che provenivano dalle epoche precedenti e che sono rappresentati in Hagen, sommersero il tesoro dei Nibelunghi nel Reno. Criemilde rimane fermamente aderente al suo piano, di distruggere con l’aiuto di Attila i vecchi nemici nordici. Attraverso il piano di vendetta di Criemilde i Nibelunghi sono attratti verso la corte di Attila, e là si oppone loro proprio sulla via quella Potenza spirituale dal che devono essere sostituiti. Sul Danubio si oppone loro in Rüdiger di Bechlaren e sua moglie Gotelinde il cristianesimo. Questa è l’alba del cristianesimo, ciò che deve sostituire le culture dei popoli dell’Europa nordica. I Nibelunghi vanno verso il loro tramonto; sono assassinati alla corte degli Unni. Criemilde prende sì la sua vendetta, ma deve essa stessa perire. E come perisce? Ella, che è la Gudrun trasformata, l’anima del popolo della cultura nordica, si unisce con Atli-Attila-Ezzel, l’Atlantideo, e si vendica sul rappresentante della sua stessa cultura, che aveva ucciso l’Iniziato. Ella stessa perisce.
Se consideraste la saga solo esteticamente, vi chiedereste naturalmente: come mai alla fine ancora alla corte degli Unni sono introdotti Dittrico di Berna, Ildebrand e tutti gli altri eroi, che appartengono a uno strato che è già passato al cristianesimo? Questi sono già eroi cristiani. — Il cristianesimo porta la morte alla vecchia anima popolare, la vince. Non è qualcosa di aggiunto successivamente alla saga, ma qualcosa che molto prima del manifestarsi del cristianesimo viveva all’interno dei Misteri come profezia. Questi eventi erano materia dell’iniziazione misterica. All’iniziazione misterica non apparteneva solo l’iniziazione alle verità del presente, ma anche a quelle del passato e del futuro. Sempre vi apparteneva l’apocalittica. La Saga di Sigfrido per lungo tempo fu l’Apocalisse del popolo nordico. Questa saga non è creazione poetica che sia sorta in qualche modo nel popolo da frammenti diversi, come si immagina in filologia. Il popolo non crea poesia. Questo può dirlo solo chi non ha idea di come procede nell’anima di un popolo. Le saghe non sono nulla di diverso se non resoconti di ciò che si compiva nelle cripte dei Misteri. Ciò che si ha nella saga non è nulla di diverso se non il resoconto di processi misteriosi. Un tale processo, per cui nel Sud si aveva la parola «Mysterium», nel Nord era chiamato una «Maere», da cui nacque la parola «Märchen» (fiaba) per i processi minori. «Ci è raccontato nelle antiche maeren di molte meraviglie». «Meraviglie» non è nulla di diverso da un «Segno», un segno per cose che devono essere considerate come processi su piani superiori.
Il mondo mitico nordico è perciò tanto interessante: rappresenta qualcosa che non si può trovare in nessun modo nel mondo mitico meridionale. Ciò che i popoli meridionali rappresentano nel loro mondo mitico significa sempre un’ascesa; hanno sempre ricevuto qualcosa, hanno ottenuto qualcosa che conduce a una fase superiore. I popoli indiani, persiani, babilonesi, caldei e quelli che li hanno sostituiti hanno bensì anche figure tragiche; penso solo alla saga di Crono. Ma qui nel Nord il tragico è sviluppato al massimo, perché questi popoli dovettero aspettare a lungo. Era una cultura di lunga durata, preparatoria, con un’elevata iniziazione, che — e questo è l’importante — era una cultura che scendeva così profondamente che l’iniziato era un essere umano. L’iniziato degli Indiani è il Bodhisattva, poi ci sono i Rishi, più tardi presso i Greci gli iniziati sono i Figli del Sole come Ercole e Achille. Poi soltanto, dopo che la scala degli iniziati era scesa così in basso, venne l’uomo iniziato qui nel Nord, a cui mancava solo una cosa, vale a dire ciò che è il Cristo, l’Uomo-divenuto-Dio. L’uomo del Nord ci si presenta in atteggiamento d’attesa; è vulnerabile nel punto dove il cristianesimo deve avere inizio.
Abbiamo dunque quattro «strati» da considerare. Primo: Wotan. Egli procede parallelamente a ciò che nel Sud si sviluppa nella prima sottorazza della quinta razza radicale. Secondo: Odino. Egli procede parallelamente alla seconda sottorazza della quinta razza radicale. Terzo: Baldur, l’Eroe-Sole. Egli procede parallelamente a ciò che nel Sud si sviluppa come epoca babilonese-caldaica-assira. Ciò che però è cultura ascendente nel Sud, è nel Nord cultura d’attesa.
Iniziati della cultura d’attesa, in cui ovunque il tragico si esprime. Perché finisce con le vecchie forze, vediamo la morte tragica di Baldur e la morte tragica di Sigfrido.
Decima conferenza
Berlino, 28 ottobre 1904
La Guerra Troiana
Poiché oggi alcuni nuovi arrivati sono qui, vorrei solo brevemente accennare che nel corso di queste ore ho tentato di mostrare come in vari miti e saghe sia registrato un contenuto esoterico. Si ha solo bisogno di maneggiare il linguaggio dei miti e delle saghe per trovare in essi talvolta profonde verità esoteriche. Oggi vorrei in particolare parlare di una di quelle saghe che mostra la particolare proprietà di essere da un lato saghe, e dall’altro di avere un contenuto completamente esteriore dal piano fisico, così da esprimere un evento fisico completamente determinato.
Prima di parlare di questa saga, voglio ancora accennare a un fatto che la maggior parte di voi conosce già, ma che deve essere continuamente rafforzato nella mente. È il fatto che nel corso della nostra quinta razza radicale — cioè nel periodo dalla caduta dell’Atlantide nella quarta razza radicale fino alla prossima razza radicale — è stato compiuto un passo della massima importanza nell’evoluzione dell’intera umanità: e cioè che dall’umanità stessa emergono i Conduttori dell’umanità, i Manu. Tutti i grandi Conduttori, i Manu, che durante le razze radicali precedenti hanno portato avanti l’umanità, che le hanno dato i grandi impulsi, non hanno completato il loro sviluppo puramente sulla terra. In parte l’hanno percorso su altri corpi celesti, e hanno così portato sulla terra ciò che dovevano dare all’umanità di grandi impulsi, già da altri mondi. I Manu della razza lemurica, quelli della razza atlantidea e anche il Manu-radice della nostra quinta razza radicale, sono individualità sovrumane che hanno compiuto la loro grande scuola, attraverso cui potevano diventare i Conduttori dell’umanità, su altri pianeti. Al contrario, durante la nostra quinta razza radicale si sono sviluppate all’interno della nostra umanità stessa individualità così altamente sviluppate, che ora da sesta razza radicale in poi potranno essere i Conduttori dell’umanità. In particolare il principale Conduttore della sesta razza radicale sarà un uomo come noi siamo, solo uno dei più avanzati, anzi il più avanzato fra gli uomini. Sarà un essere che ha iniziato il suo sviluppo quando a metà dell’epoca lemurica avvenne l’umanizzazione. È sempre stato un uomo tra gli uomini, solo che ha potuto progredire più velocemente e ha percorso tutte le fasi dello sviluppo umano. Questo sarà il carattere fondamentale del Manu della sesta razza radicale. Il Manu-capo della sesta razza radicale e tutti coloro che l’affiancano devono attraversare le innumerevoli iniziazioni; devono essere stati ripetutamente iniziati. Perciò nella quinta razza radicale dalla sua origine vi sono sempre stati uomini iniziati: uomini che in una certa misura erano stati iniziati in modo che potevano percorrere il loro proprio cammino libero. Questo non era il caso durante tutta l’epoca lemurica, e nemmeno durante tutta l’epoca atlantidea. In quelle epoche coloro che hanno aiutato l’umanità nel proseguire, che l’hanno governata e diretta — i Conduttori dello stato e i Conduttori di grandi comunità religiose — si trovavano sotto l’influenza di entità superiori. Durante l’epoca lemurica e atlantidea erano direttamente dipendenti da quelle entità più sviluppate che avevano completato il loro sviluppo su altri pianeti. Solo nella quinta razza radicale l’umanità viene sempre più liberata. Qui abbiamo iniziati che sono bensì in collegamento con le entità superiori, ma non ricevono consigli così ampi che siano completamente elaborati. Agli iniziati della quinta razza radicale viene data sempre più libertà nei dettagli. In generale agli iniziati sono bensì dati indirizzi, impulsi, ma cosicché essi eseguono le cose dalla loro propria spiritualità e capacità di giudizio.
La nostra quinta razza radicale comprende sette sottorasse. Assumono la seguente posizione nello sviluppo. La prima sottorazza è la razza della spiritualità, dello spirito; è quella razza da cui è sorta la comunità culturale indiana, la cultura Rishi, la cultura dei Veda. Poi abbiamo la seconda sottorazza, la razza della fiamma: è la comunità culturale persiana che trova la sua espressione nella religione di Zoroastro. Poi abbiamo la terza sottorazza, che chiamiamo la razza delle stelle, i proto-caldei, da cui il popolo israelitico forma un ramo principale. La quarta sottorazza è la comunità culturale da cui sono sorti i Greci e i Romani, la razza della personalità. La quinta sottorazza è la razza del mondo: è quella in cui noi stessi viviamo, la comunità culturale dei popoli germanico-anglosassoni, che al presente è nello stadio dello sviluppo e che rende l’uomo una personalità libera, la razza che conquista il mondo. Sarà sostituita dalla sottorazza slava, una comunità culturale che avanzo dall’Asia.
Nella mia lezione precedente vi ho parlato dei grandi Iniziati nelle regioni nordiche. Allora ho già alludito al fatto che esistevano designazioni simboliche per l’iniziato o per uno che stava in qualche relazione con le iniziazioni. Un’espressione simbolica per questo è che l’iniziato è invulnerabile. Questa invulnerabilità che incontriamo in Sigfrido si trova anche in Achille. In verità nel mito in cui Achille è tessuto vi è nascosto un profondo significato esoterico. Dovete considerare che ciò che ho spiegato procede gradualmente nel corso della quinta razza radicale. La guida dell’umanità all’inizio della quinta razza radicale è stata ordinata dal Manu cosicché il governo stesse completamente sotto il dominio del sacerdozio, che riceveva le sue ispirazioni direttamente dagli esseri divini superiori, da esseri sovrumani. A questo sacerdozio iniziato si poteva affidare la divisione dell’umanità stessa in caste. Sarebbe stato impossibile in comunità culturali diverse da quelle dirette da Sacerdoti-Re, effettuare una divisione degli uomini in caste in modo giusto. Perciò trovate le divisioni in caste in realtà solo nelle vere culture sacerdotali, nell’antico India e nell’antico Egitto, dove stavano alla testa iniziati Sacerdoti che non seguivano impulsi kamici, ma insegnamenti superiori. Agivano in modo impersonale, libero da kama, e a loro poteva essere affidato il compito grave di effettuare quella divisione degli uomini in caste, che in Egitto e in India era originalmente pienamente giustificata. Quando considerate queste caste, le trovate marcatamente espresse in esse l’intero piano per lo sviluppo della quinta razza radicale.
Questo piano è che gradualmente il governo, il controllo di questa quinta razza radicale passa dalla mentalità sacerdotale alla mentalità mondana, dal Sacerdote al Re. Un re mondano che non fosse Sacerdote sarebbe stato ancora completamente impossibile nel primo periodo della quinta razza radicale. Durante l’epoca atlantidea, quando gli uomini ricevevano ancora i loro impulsi non attraverso l’intelletto pensante ma da altre forze, e anche ancora all’inizio della quinta razza radicale, il governo dell’umanità doveva essere tolto da ogni potere mondano e affidato a coloro che ricevevano ispirazioni divine. Perciò nella cultura indiana ed egiziana trovate il puro governo sacerdotale. Il Sacerdote è il Reggente, è colui da cui tutto emana. Il Sacerdote appartiene alla casta più elevata. I Guerrieri, che hanno un’occupazione puramente mondana, appartengono alla seconda casta. Poi scende ulteriormente a coloro che si occupano di agricoltura.
Gradualmente queste caste dovevano giungere all’indipendenza per gradi. In ciò che si sviluppa nel tempo, non abbiamo mai ciò che esiste esteriormente nello spazio. Vi chiedo di prestare attenzione a questo. Quando un rapporto spaziale deve diventare temporale, avviene nel rapporto di quattro a sette, cosicché la quaternità si allarga in settenità. Le quattro caste che stanno fianco a fianco nello spazio, si afferma nel corso della quinta razza radicale nel tempo cosicché vediamo le sette sottorasse svilupparsi gradualmente verso l’indipendenza. Il rapporto di quattro a sette si basa su una legge del tutto determinata. Oggi voglio dire solo che le sette sottorasse si sviluppano cosicché nella prima sottorassa abbiamo essenzialmente a che fare con il governo esclusivamente da parte del Sacerdote, nella seconda sottorassa col governo da parte di Sacerdoti-Re e da parte di Maghi. Zoroastro, il vero Mago, è il Consigliere del Sacerdote-Re. Durante la terza sottorazza il governo può passare ai Re mondani, che seguono ancora i consigli dei Sacerdoti. È solo durante la quarta sottorassa che abbiamo a che fare con Re mondani che non stanno più in alcuna relazione con il potere sacerdotale. I primi Re mondani appaiono innanzitutto presso il popolo greco, e quando il governo greco si consolida, questo avviene attraverso Re mondani.
L’espansione dell’Ellenismo è rappresentata esteriormente — in forma di saga — nella Saga della Guerra Troiana. Questa Saga della Guerra Troiana non è nulla di diverso se non la rappresentazione mitica di una verità esoterica: vale a dire della fioritura della quarta sottorazza della quinta razza radicale, e della sostituzione del governo sacerdotale nel suo ultimo stadio attraverso il puro governo mondano. Questo è accennato all’inizio della saga troiana in modo straordinariamente sottile.
Voi sapete bene che nell’esoterica dappertutto la materia è rappresentata attraverso il simbolo dell’acqua. L’acqua è il simbolo esoterico della materia. Vi devo solo rimandare a un esempio della teologia. Nel Credo niceno, dove dice «soffrì sotto Ponzio Pilato», dovrebbe effettivamente dire «soffrì in Pöntos Pyletös», che significa «nell’acqua compressa». Il Figlio di Dio è disceso per soffrire nella materia che esiste sul piano fisico. Nel Credo che abbiamo nel riconoscimento cristiano, da «pöntos», il mare, è stato latinizzato «Pontius», e da «Pyletös» è divenuto «Pilatus».
Se Talete dichiara che tutto è sorto dall’acqua, intende effettivamente la materia fisica onnicomprensiva. Abbiamo a che fare con l’acqua come materia fisica. Questa materia fisica deve diventare determinante per coloro che ora assumono il governo dell’umanità: i Re mondani. Prima c’erano solo Re che erano in relazione con il Divino. Peleo è il Re che deve regnare sul piano fisico, ricavando la forza dal piano fisico stesso. Questo fu rappresentato nei Misteri come mito al popolo nel fatto che fu raccontato: Peleo si sposò con la dea del mare Teti. Abbiamo a che fare con il matrimonio del governo dell’umanità con la materia del piano fisico. Teti è la dea dell’acqua, del mare. E colui che nasce da questo matrimonio è Achille. Achille è il primo iniziato di questo tipo. È perciò invulnerabile, eccetto il tallone. Tutti gli iniziati della quarta sottorazza sono ancora vulnerabili da qualche parte. Solo alla fine della quinta sottorassa vi saranno iniziati così avanzati che non sono per niente vulnerabili. Achille è stato immerso nello Stige, cioè egli è morto a tutto ciò che è terrestre ed è elevato a un piano superiore.
Qui avete un’importante sezione nello sviluppo dell’umanità. A metà della quarta sottorazza per la prima volta scende la vita spirituale: qui abbiamo per la prima volta iniziati del piano fisico. Con questo emerge qualcosa di del tutto particolare. I precedenti Conduttori del mondo erano liberi da kama, erano senza desideri; dovevano eliminare tutto ciò che era kamico attraverso i diversi gradi di iniziazione precedenti, fino all’iniziazione spirituale. Finché ci furono Sacerdoti nel vecchio senso, finché non poteva assolutamente nulla di kamico confluire nel governo del mondo. Ma kama produce singolarità, kama rende possibile che gli uomini si oppongano reciprocamente. Prima c’era anche lotta e conflitto, ma gli uomini non erano ancora tanto avanzati da contrapporre il bene e il male l’uno all’altro. La lotta e la guerra fra gli uomini di allora non deve essere misurata con i nostri attuali criteri, deve essere misurata con lo stesso metro con cui oggi misuriamo il mondo animale. Non si poteva dire che qualcosa fosse buono o cattivo, non più di quanto si possa dire che un leone o una tigre sia buono o cattivo. Il vero male iniziò solo quando Manas si unì a kama, così che l’uomo era guidato da kama. Questo portò a che gli uomini consapevolmente combattessero l’uno contro l’altro.
Questo è indicato nella saga dal fatto che al matrimonio di Peleo con la dea del mare Teti tutti gli dei sono presenti, ma una dea manca. Manca Eris, la dea della discordia, perché l’umanità non era ancora nello stadio in cui Manas si unisce a kama e la separazione sorge, attraverso cui gli uomini si contrappongono l’uno all’altro. Ma ora appare la dea Eris; getta una mela fra gli ospiti che ha l’iscrizione «della più bella», per portare discordia. Con questo è data l’occasione per la guerra che sorge all’interno della quinta razza radicale, che è sotto la piena responsabilità umana. Solo da questo momento in poi si può parlare di un consapevole imperversare degli uomini l’uno contro l’altro.
Tutto ciò che segue nel mito è un’elaborazione di ciò che ha inizio qui. La più bella fra le dee deve ricevere la mela di Eris. Le tre dee Hera, Pallade Atena e Afrodite litigano per la mela. Le tre dee significano diversi gradi della vita dell’anima sui piani superiori e spirituali. Ma ora non deve essere deciso più sul piano spirituale, bensì sul piano fisico. Perciò è chiamato Paride, che deve decidere dal piano fisico. Qui sta la vera difficoltà, dove lo si afferra con le mani, di che cosa si tratta. Che cosa deve opposedici se le decisioni sono prese dal piano fisico?
Quando Manas per la prima volta comparve sul piano fisico, si mescolò con kama. Prima gli uomini erano bensì kamici, ma questo non aveva ancora il significato di bene e male. Ma ora Manas si unisce a kama, e perciò gli uomini diventano consapevoli delle loro azioni. Manas entra in ciò che l’uomo è secondo la sua natura inferiore. Lo sviluppo kamico se l’era già acquisito sull’antica Luna. Il kamico più grossolano è caduto dalla Terra con il distacco della Luna, e ora accompagna la Terra come satellite nella Luna. La Luna è nell’esoterica il motivo conduttore, il segno distintivo della natura inferiore, per ciò che ci attira in basso, verso ciò dove possiamo arrivare se stessi ci abbandoniamo alla natura inferiore.
Deve dunque il fatale nella connessione di Manas con kama durante la quarta sottorassa consistere nel fatto che l’uomo, che deve prendere decisioni, si unisce con il kamico, con il principio lunare, con Selene. Da Selene è derivato il nome Helena. Nella connessione di Paride con Helena abbiamo il matrimonio di Manas con kama nella quarta sottorassa simbolicamente espresso. L’uomo che si trova sul piano fisico ha strappato a sé il principio lunare. Dappertutto potete trovare questo, quando nell’esoterica si parla della «Luna». Dal fatto che direttamente sul piano fisico in modo consapevole è stata creata la connessione intera dal principio di Manas con il principio di kama, da questo scaturisce la guerra. La Guerra Troiana è insieme simbolo e fatto. Ha realmente avuto luogo: i più importanti eventi della Guerra Troiana si svolsero sul piano fisico. Ma hanno anche significato simbolico. La saga della Guerra Troiana ha un contenuto mistico, ma i fatti si sono pure svolti esteriormente sul piano fisico.
Ora vi chiedo di comprendere ancora una cosa. Quando la quinta razza radicale avrà raggiunto il suo termine e la sesta razza radicale sarà in ascesa, si avrà formato un influsso nel campo della consapevolezza intellettuale, che ora durante la quinta sottorazza ancora si ritrae molto, ma che si sta già formando. È qualcosa che emana dal musicale. L’importanza della musica diventerà sempre più evidente nella quinta sottorazza. La musica non sarà solo arte, ma diverrà mezzo di espressione per cose completamente diverse da quelle puramente artistiche. Qui vi è qualcosa che allude all’influenza di un principio del tutto determinato sul piano fisico.
Nel campo della musica, o di ciò che è simile alla musica, i più importanti impulsi saranno dati dagli iniziati della quinta razza radicale. Ciò che deve affluire nella quinta razza radicale, e precisamente nel campo della vita consapevolmente intellettuale, è ciò che si chiama il fuoco kundalini. È una forza che ora ancora dorme nell’uomo, ma acquisterà sempre più significato. Oggi ha già una grande influenza, una grande importanza in ciò che è percepito attraverso il senso dell’udito. Durante l’ulteriore sviluppo nella sesta sottorazza della quinta razza radicale questo fuoco kundalini acquisterà grande influenza su ciò che vive nel cuore umano. Il cuore umano avrà veramente in sé questo fuoco kundalini. L’uomo sarà permeato di una forza particolare che vivrà nel suo cuore, così che nella sesta razza radicale non farà più distinzione fra il suo benessere e il benessere della totalità. L’uomo sarà così permeato dalla luce kundalini, che avrà il principio dell’amore come sua propria natura originaria.
Nella settima sottorazza il genere umano intero sarà bensì in un vero caos, poiché la razza radicale sarà allora vicina al suo tramonto. Ma una piccola parte degli uomini della settima sottorazza saranno i veri figli del fuoco kundalini. Saranno permeati da tutte le forze del fuoco kundalini; forniranno la materia per la prossima razza radicale, per coloro che guideranno l’ulteriore sviluppo dell’umanità. Così la quinta razza radicale si dirige verso quelle altezze dove il fuoco divino, il fuoco kundalini, con santo pathos accenderà il principio divino nell’interno degli uomini, così che non sarà più l’uomo separato dall’uomo. Nella misura in cui il pensiero razionale raggiunge, sarà creata una fratellanza. Questo fuoco un giorno vivrà negli uomini. E in quegli uomini che nel corso della quinta razza radicale sono iniziati, vi è già un’indicazione di questo fuoco divino, in cui vi è la forza della fratellanza e che solleverà la separatezza degli uomini. Ma si pratica il suo percorso, esce appena agli inizi, è ancora velato, celato da ciò che sono le passioni separatrici degli uomini, le forze divisive del kama. E dove si presenta come precursore di un’epoca futura nel singolo, assume un’altra forma, un carattere completamente diverso. Sul piano dell’illusione il fuoco divino è l’ira divina. Solo allora, quando la fratellanza inonderà l’intera umanità, è l’amore divino. Ma finché si manifesta nel singolo come zelo, è l’ira divina, e si manifesta come una forza potente nel singolo proprio perché il resto dell’umanità non è ancora maturo.
Questo il poeta iniziato — Omero è chiamato il poeta «cieco» perché guarda interiormente — esprime nella sua poesia: «Canta, o Musa, dell’ira a me, di Achille figlio di Peleo». Questa è l’ira divina di cui il poeta qui parla proprio all’inizio dell’Iliade. Nell’Iliade è rappresentato il vivere del fuoco kundalini sul piano fisico. Nel conflitto tra Agamennone e Achille fiamma l’ira come ira divina. Nella saga della Guerra Troiana è rappresentato come il vecchio stato dei Sacerdoti-Re è sostituito dal governo dei Re mondani. Troia è uno stato in cui il Re è sotto l’influenza del vecchio governo sacerdotale. È sostituito dal principio della prudenza mondana. Questo è rappresentato molto bellamente: è la prudenza mondana che vince. Odisseo, l’astuto, vince. Egli è l’iniziato della quinta sottorazza, che ricevette la sua iniziazione attraverso i suoi viaggi. La spiritualità dei vecchi Sacerdoti è sostituita dall’intellettualità. Questo è espresso anche attraverso l’immagine dell’avvolgimento di Laocoonte da parte dei serpenti. I serpenti, il simbolo della prudenza mondana, circondano il Sacerdote Laocoonte, il rappresentante della vecchia spiritualità.
Se seguite tutto questo, vedete che anche nella saga troiana non è conservato nulla di diverso se non un collegamento storico universale. Nei Misteri tali processi erano rappresentati. Nei Misteri più antichi, che precedettero quelli eleusini, fu rappresentato in particolare questo importante momento dell’ascesa della quarta sottorazza della quinta razza radicale. La Guerra Troiana, che effettivamente ha avuto luogo, fu rappresentata nei Misteri prima che avesse luogo. Per colui che non è versato in Teosofia, questo è fantastico. Ma è il principio dei Misteri, insieme al passato rappresentare anche eventi del futuro. E perché anticipano eventi del futuro, dovevano essere mantenuti segreti. Non per soddisfare la curiosità degli uomini vi erano i Misteri: gli uomini che vi partecipavano dovevano essere coloro che erano chiamati a contribuire trasformando il futuro. Dovevano procurarsi gli impulsi per il loro compito. Questo è il significato dei Misteri.
Se dunque qualcuno tradisse un Mistero, significherebbe che avrebbe detto pubblicamente alle persone ciò che deve accadere nel futuro. Con questo avrebbe certamente portato confusione fra i suoi simili. Solo singoli uomini avanzati ricevono gli impulsi per questo. Hanno il compito di portare lentamente gli uomini verso dove un giorno devono arrivare. Solo i pochi uomini maturi, che sono forse cinquecento anni avanti ai loro simili, sono in grado di sopportare questi segreti e di agire nel significato dei Misteri. Si immagini che altri li sentissero: allora vorrebbero subito portare ciò a cui gli uomini non sono ancora maturi. Ogni Mistero diventa in condizioni sostanzialmente cambiate un bene comune pubblico. Tutto sarà rivelato a un momento determinato. Il carattere segreto consiste solo nel fatto che inizialmente pochi individui devono preparare il futuro; devono diventare i Conduttori per guidare gli altri uomini.
Vi sono ancora oggi segreti che possono essere rivelati solo nella sesta razza radicale, quando prevarranno condizioni completamente diverse di fratellanza, che ora non sono ancora realizzate. Coloro che sapevano qualcosa di questi fatti, avevano naturalmente una paura terribile che per imprudenza qualcosa dei Misteri potesse essere tradito. Era una volta così, che per il tradimento dei Misteri stavano le pene più severe; nei tempi antichi era la pena di morte. Non erano i Sacerdoti iniziati a infliggere la pena di morte, ma coloro che da fuori sapevano qualcosa e non erano stati iniziati. La paura del tradimento dei Misteri ha portato a fine tragica molti dei grandi. A un tale giudizio cadde anche Socrate, anche se ingiustamente.
I miti sono narrazioni comunicate agli uomini dai grandi iniziati, dietro cui stanno grandi verità. La Guerra Troiana per esempio rappresenta la lotta della terza con la quarta sottorazza della quinta razza radicale. Quella ha come rappresentante Laocoonte, il Sacerdote del vecchio stato dei Sacerdoti-Re, che era allo stesso tempo Re; questa ha Odisseo, l’astuzia personificata, la potenza del pensiero che si sviluppa in questa epoca. Anche nel Nord troviamo lo sviluppo guidato da tali iniziati. Nel Galles esisteva un’associazione di iniziati dell’epoca pagana, del governo sacerdotale, di cui il Re Artù e la sua Tavola Rotonda appaiono come il massimo fiore. Di fronte a essa stava la Lega del Santo Graal e la sua Cavalleria, che lavorava per l’annuncio del cristianesimo.
L’arte, lo sviluppo politico, tutto è collegato con i grandi iniziati di queste due associazioni, l’espressione della cultura pagana e cristiana. L’influenza di questa comunità del Graal diventa sempre più grande verso il cambio al 13° secolo. Quell’epoca della fondazione delle città significa un particolare punto di svolta nella cultura europea. La vecchia cultura contadina, che si basava sulla proprietà terriera, è sostituita dalla cultura urbana borghese. Questo era un cambio decisivo di tutta la vita e il pensiero. Non è senza significato che allora, al tempo della Guerra dei Cantori nel Wartburg, vediamo sorgere una saga, la saga di Lohengrin. Che cosa voleva significare questa saga nel Medioevo?
Oggi non si ha alcuna idea dell’anima medievale del popolo. Era particolarmente ricettiva alle correnti spirituali che avvenivano sotto la superficie delle cose. Si trova oggi che la saga di Lohengrin fa molto prevalere il punto di vista cattolico. Ma si deve considerare, riguardo a ciò che oggi ci disturba in essa, che allora la saga poteva agire solo se la si avvolgeva nel vestimento di ciò che allora realmente muoveva le anime. La pietà appassionata doveva fornire alla saga il rivestimento, affinché avesse qualcosa di ciò che viveva nel popolo. Che cosa dunque doveva significare la saga? Un’iniziazione, l’iniziazione di un chela a Arhat, di uno studente a Maestro. Un tale chela diviene prima un uomo senza patria: compie i suoi doveri come chiunque altro, ma deve sforzarsi di guardare oltre se stesso e di sviluppare il suo Io superiore. Quali sono dunque le proprietà dei gradi di iniziazione di un chela?
Primo: il superamento del personale, la liberazione del Dio nel suo interno. Secondo: libertà da ogni dubbio; ogni scetticismo cessa. Le cose dello spirituale stanno di fronte alla sua anima come fatti. Libertà anche da ogni superstizione, poiché egli può esaminare tutto da sé e non può più cadere in alcun inganno. Su un grado ancora più elevato gli viene consegnata la chiave della conoscenza. Si dice che riceve la parola; diviene un messaggero del mondo soprasensibile. Le profondità del mondo spirituale gli diventano manifeste. Questo è il secondo grado della chelastudentato. Il terzo grado è quello dove l’uomo, come nel normale vivere dice a sé «Io», ora può dire «io» a tutte le entità del mondo, dove è elevato all’abbracciamento del tutto. Su questo terzo grado nella mistica si designa il chela come «Cigno»; diviene il mediatore tra l’Arhat, l’Insegnante, e gli uomini. Così il Cavaliere del Cigno ci si presenta come un messaggero della grande Loggia Bianca; così Lohengrin è un messaggero della comunità del Graal.
Un nuovo impulso, un nuovo influsso culturale doveva essere iniziato. Sapete che nell’anima o nella coscienza nella mistica è rappresentato come qualcosa di femminile. Così anche qui la coscienza della nuova, della cultura borghese è rappresentata come qualcosa di femminile. Questo penetrare di una nuova cultura è compreso come un’elevazione della coscienza. Rappresentata in Elsa di Brabante è l’anima medievale, e Lohengrin, il grande iniziato, il Cigno nel terzo grado della chelastudentato, porta la nuova cultura da parte della comunità del Graal. Non deve essere chiesto. È una profanazione e un fraintendimento, chiedere all’iniziato di ciò che deve restare mistero.
Così l’ascesa a nuovi stati di coscienza avviene sempre attraverso l’influenza di grandi iniziati. Come esempio di come questi iniziati agiscono, vorrei ricordare Jakob Böhme. Sapete che Jakob Böhme ha proclamato profonde verità. Da dove aveva questa saggezza? Racconta che una volta da giovane apprendista fu lasciato solo nel negozio del suo maestro. Allora venne un uomo straniero e chiese un paio di scarpe. Il ragazzo non può vendergliele in assenza del maestro; lo straniero gli disse ancora qualche parola, poi se ne andò. Ma dopo un poco richiamò il giovane Böhme e gli disse: Jakob, tu sei ancora piccolo, ma un giorno diventerai un uomo completamente diverso, e il mondo sarà stupefatto di te. — Che cosa significa questo? Si tratta qui di un’iniziazione: il momento dell’iniziazione è rappresentato. Per il momento il ragazzo non afferra ancora ciò che gli è accaduto, ma l’impulso è dato.
Un tale momento si presenta anche nella saga di Lohengrin. Tali saghe sono importanti indicazioni, solo penetrabili per colui che può vedere le cose in relazione. La saga di Lohengrin appare, come già menzionato, in connessione con la saga della Guerra dei Cantori. Richard Wagner l’ha usata per la sua poesia di Lohengrin. Vediamo in questo quanto era elevata la vocazione interiore di Richard Wagner.
Richard Wagner tratta un’altra trama mitica arcaica nel suo «Anello dei Nibelunghi». Si tratta di vecchie saghe germaniche, in cui viveva il destino di quella tribù popolare che, dopo il grande diluvio atlantico, si diffuse come resto della popolazione atlantidea sull’Europa e l’Asia e introdusse l’epoca post-atlantidea. Le saghe contengono un ricordo del grande iniziato Wotan, il dio degli Asi. Wotan è un iniziato dall’epoca atlantidea, come tutti gli dei nordici non sono nulla di diverso se non vecchi, grandi iniziati.
Nella trattazione di Wagner della saga di Sigfrido possiamo distinguere chiaramente tre gradi. Al primo grado troviamo una considerazione della cultura moderna. Per Richard Wagner gli uomini oggi sono diventati operai salariati della cultura. Egli vede la grande differenza tra l’uomo del nostro tempo e quello dell’epoca medievale. Oggi quello che viene compiuto dagli uomini come lavoro è per gran parte lavoro meccanico, mentre nella cultura medievale tutto il lavoro era espressione dell’anima umana. La casa, il villaggio, la città, tutto quello che viveva in essi, era ordinato significativamente; l’uomo aveva gioia in esso. Che cosa sono per noi oggi i nostri magazzini, i nostri negozi, le nostre città? Quale relazione hanno con la nostra anima? Allora la casa era l’espressione di un’idea artistica. L’intero quadro stradale, nel mezzo della città la piazza del mercato con il Duomo che sovrastava tutto, verso cui tutto tendeva, era un’espressione dell’anima. Questo contrasto Wagner lo sentiva. Quello che voleva raggiungere nella sua arte era questo: rappresentare qualcosa che almeno in un campo lasciasse l’uomo intero. Un uomo intero, armonico, contrapposto all’operaio della industria, Wagner voleva rappresentare con il suo Sigfrido. Così i nostri grandi spiriti hanno sempre sentito, così lo sentiva Goethe, così Hölderlin, che l’espresse così: Artigiani vedi, ma non uomini, Pensatori, ma non uomini, Sacerdoti, ma non uomini, Signori e servi, Giovani e gente posata, ma non uomini. Esternamente un’inversione non era possibile; non si poteva tornare indietro nel nostro intero sviluppo. Perciò Wagner voleva che sorgesse un tempio dell’arte, in cui l’opera d’arte totale dovesse elevare gli uomini al di sopra della loro vita ordinaria. Il nuovo tempo proprio aveva bisogno di un tale luogo di elevazione, proprio perché la vita moderna era così frammentata. Questa era la prima idea della poesia di Sigfrido con che Wagner si occupava.
Ma un secondo piano gli si presentò davanti all’anima quando si immerse in strati ancora più profondi dei suoi sentimenti. Nel primo Medioevo una vecchia saga era entrata nella poesia tedesca: «I Wibelunghi». In tale saga vivevano allora i sentimenti più profondi dell’anima popolare. Solo colui che veramente studia l’anima popolare può farsi un’idea di ciò che allora viveva nel cuore degli uomini. Tali saghe erano l’espressione di profonde verità interiori. Per esempio le saghe di Carlo Magno. Non storicamente nel senso odierno si riferiva del Cesare: si guardava più in profondità nei vecchi nessi. La stirpe reale francese era vista come gli antichi avi della successiva razza radicale post-atlantidea. I Wibelunghi erano Sacerdoti-Re che non solo provvedevano ai loro regni, ma davano anche l’influsso spirituale. Un ricordo erano queste saghe di un grande periodo che era passato. In questa considerazione l’incoronazione di Carlo Magno a Roma era considerata come qualcosa di particolarmente importante. Nei tempi più antichi i Wibelunghi erano stati i Sacerdoti-Re consacrati; il ricordo di questo si tramandava nelle saghe imperiali tedesche. Wagner fu condotto su queste.
Una figura in particolare gli sembrava rappresentare il contrasto fra il nuovo tempo del possesso materiale e il tempo medievale, che aveva ancora connessione con quella cultura spirituale. Era la saga di Barbarossa che l’occupava. Anche in Barbarossa si ci presenta un grande iniziato. Si racconta della sua spedizione verso l’Oriente: da lì avrebbe dovuto riportare la saggezza superiore, la conoscenza, il Santo Graal dagli iniziati di lì. Il mito del 12° e 13° secolo lascia l’Imperatore incantato sedere nell’interno della montagna; i suoi corvi gli portano notizie di ciò che accade nel mondo. I corvi sono un antico simbolo dei Misteri. Nel linguaggio mistico persiano esprimono il grado inferiore degli iniziati; sono dunque i messaggeri dei più alti iniziati. Che cosa doveva portare questo iniziato? Richard Wagner voleva rappresentare la sostituzione del vecchio periodo attraverso il nuovo con i suoi rapporti di possesso. Ciò che prima viveva era ritirato come Barbarossa. L’intervento degli iniziati si cristallizzò per lui in Barbarossa.
Questo pensiero trasparisce ancora nei «Nibelunghi». Afferrato prima esteriormente, adesso su base più profonda, diviene l’espressione della profonda concezione del Medioevo, in cui si rappresenta il venire di una nuova cultura. Ma una volta ancora Wagner cerca un’afferrazione ancora più profonda di questo pensiero; sceglie infine, al posto di Barbarossa, la figura di Wotan, con infinitamente più profonda, intuitiva comprensione delle vecchie saghe divine germaniche. Esse rappresentano la sostituzione della cultura atlantidea, il sorgere della quinta razza radicale dalla quarta. Questo è allo stesso tempo lo sviluppo della ragione. Lo sviluppo della ragione umana, dell’autocoscienza, non era ancora presente negli Atlantidei. Vivevano in una sorta di chiaroveggenza. Solo nella quinta sottorazza degli Atlantidei, nei proto-semiti, si formarono i primi elementi della ragione combinatoria, che continuò a vivere nella quinta razza radicale. Con questo sorge la coscienza dell’Io. L’Atlantideo non diceva ancora con la stessa intensità «io» a se stesso come il membro dell’epoca seguente. È portata oltre questa vecchia cultura dopo la caduta dell’Atlantide; gli Europei sono un ramo successivo degli Atlantidei. Ora si forma un contrasto fra la cultura spirituale generale e gli iniziati, che agiscono nel nascondimento e ispirano la ragione esteriore.
Gli Nani del Nifelheim sono i portatori della coscienza dell’Io. Come avversari Richard Wagner contrappone l’uno all’altro Wotan, il vecchio iniziato atlantideo, e Alberich, il portatore dell’egoismo dal genere dei Nani dei Nibelunghi, l’iniziato dell’epoca post-atlantidea. L’oro è profondamente significativo, significante nella mistica. L’oro è la luce: la luce che emana diviene saggezza. L’oro, la saggezza indurita, Alberich lo trae dal flusso del Reno. Le acque sono sempre il senziente, l’astrale. Dal senziente nasce l’Ego, l’oro, la saggezza dell’Io. Il flusso del Reno è l’anima della nuova epoca, in cui il pensiero, la coscienza dell’Io sorge. Alberich si impadronisce dell’oro, lo strappar alle figlie del Reno, l’elemento femminile, che caratterizzano lo stato di coscienza originario.
Profondamente nell’anima di Wagner ha vissuto questa relazione. Il portare della coscienza dell’Io in questa nuova epoca è sentito poderosamente, rappresentato potentemente all’inizio del «Rheingold» negli accordi in mi bemolle maggiore. Questo vive e aleggia anche musicalmente attraverso il Rheingold di Wagner. Wagner aveva di fronte le poesie che provenivano dalle UR-saghe. In queste saghe viveva qualcosa che, pieno di forza e vita, permea l’anima con il ritmo spirituale. Ciò che uno stesso vive ed è, esso si sveglia, risuona e permea l’uomo in queste vecchie saghe.
Vedremo in questi discorsi come Wagner fa salire le figure dei suoi drammi musicali agli dei e di nuovo farle scendere agli uomini, per rappresentare entro l’umanità la loro liberazione e redenzione.
Proprio all’inizio dell’Anello dei Nibelunghi ci sta di fronte il motivo intero della quinta razza radicale — dell’epoca post-atlantidea —: la nascita dell’Io, della coscienza di sé dall’elemento astrale. L’acqua la conoscete bene come il rappresentante occulto dell’astrale. Se vogliamo comprendere l’umore che regna in Richard Wagner, dobbiamo immergerci nei miti nordici. Senza che fosse consapevole di tutti i dettagli, ha tuttavia espresso la forza e il simbolismo di ciò che vive nei miti. Chi consente a tutto ciò che si raggruppa attorno agli dei nordici di agire su di sé, troverà che hanno qualcosa di tragico: tutto è acuito verso una fine, il Crepuscolo degli Dei. Qual è questo carattere fondamentale che ha condotto a un’opera d’arte così meravigliosa [come l’«Anello dei Nibelunghi» di Wagner]?
Immaginiamo come era la Terra all’epoca della UR-razza nordica. Troverete un clima tropicale, uno che non cede al clima tropicale di oggi; scimmie simili all’uomo, animali simili a elefanti e giraffe vivevano in queste regioni. La natura era sostanzialmente diversa da oggi. Gradualmente questo fu sostituito da quello che è chiamato l’era glaciale, e ci incontriamo con i nostri antenati con la loro cultura primitiva. Dalle conseguenze di questa era glaciale proveniva la nostra successiva cultura germanica.
Anche nel Nord vi erano Misteri e scuole misteriose. Vi erano Misteri dei Drotti e, più verso l’Occidente, Misteri druidici, Misteri molto profondi. Dietro questi c’era un iniziato: Wotan. Soprattutto nei paesi con popolazione celtica si conservavano resti dei vecchi Misteri druidici. In Inghilterra si trovano tracce fino al tempo della Regina Elisabetta. Allora furono aboliti. I vecchi Misteri dei Drotti e druidici raccontano di un chela, Sig o Sigge, che aveva abbandonato la sua individualità a una certa età della vita ed era divenuto capace di ricevere in sé un’individualità superiore. Questo è un processo che si trova descritto in tutti i Misteri. Così anche Gesù alla battesimo da Giovanni offre il suo corpo a un’individualità superiore. Tutto quello che è collegato con Sig ricorda il mistero che un chela può abbandonare la sua individualità per un essere superiore. Wotan era entrato in Sig per preparare ciò che nel futuro doveva compiersi.
Ogni discepolo del mistero era istruito che il mondo divino nordico sarebbe stato sostituito dal cristianesimo. L’intero operare di Wotan è preparazione per il cristianesimo che viene. Qui nel Nord, durante le migrazioni degli Atlantidei verso il deserto di Gobi, alcune tribù erano rimaste indietro. Mentre ora nel Sud le epoche delle quattro sottorasse si sviluppavano, anche nel Nord qualcosa accadeva. Anche qui si svolsero quattro fasi dello sviluppo, l’ultima delle quali è il Crepuscolo degli Dei stesso.
Udiamo nei miti nordici come si rappresentava il corso delle quattro epoche preparatorie. Wotan durante questo periodo è iniziato quattro volte a gradi superiori. Nella prima iniziazione, durante la prima sottorassa, sta appeso per nove giorni alla croce, al legno dell’Albero del Mondo. Allora Mimir gli si avvicinò e gli insegnò le rune. Anche qui l’appensione alla croce significa il redenzione. Nella seconda iniziazione guadagna la bevanda della saggezza, che Gunlöd custodiva in una caverna. Deve come serpente penetrare in questa caverna sotterranea. Tre giorni sta lì per ottenere la bevanda. Nella terza iniziazione, che corrisponde alla terza sottorassa, deve sacrificare il suo proprio occhio. Questo è l’occhio della saggezza delle saghe, che ricorda i Ciclopi monoculari, che significano gli uomini della razza lemurica. Questo occhio è da noi ormai regredito. Un’indicazione è ancora visibile nei neonati. È questo l’occhio della chiaroveggenza. Perché deve Wotan sacrificare questo? In ogni razza radicale viene brevemente ripetuto di nuovo ciò che era stato già percorso. Così nella terza sottorassa anche la chiaroveggenza doveva essere ancora sacrificata, affinché potesse emergere ciò che in Wotan per la prima volta balenava, la saggezza razionale, il marchio della visione europea. La quarta iniziazione di Wotan è legata a Sigfrido, il germoglio divino, il germoglio di Wotan. Iniziati umani compaiono per la prima volta al posto del dio.
Sigfrido è iniziato. Deve Brünhilde, la coscienza superiore, svegliare; attraversando le fiamme, il fuoco, deve purificarsi dalla passione. Così compie la purificazione, la catarsi. Ha prima ucciso il Lindwurm, la sensualità inferiore superata. Con questo è divenuto invulnerabile; solo tra le spalle rimane un punto dove ancora può essere ferito. L’invulnerabilità di questo punto è un’allusione simbolica al fatto che a questa quarta sottorassa manca ancora qualcosa che solo il cristianesimo poteva portare. Uno doveva venire che fosse invulnerabile dove Sigfrido era ancora vulnerabile — Cristo, che porta la croce tra le spalle, dove Sigfrido poteva essere ucciso.
Ancora un urto, l’assalto degli Atlantidei, doveva fallire contro il cristianesimo. I popoli che Atli — Attila, Ezzel — conduce sono di ascendenza atlantidea. Questi popoli mongoli arretrano di fronte al cristianesimo che loro si oppone nel Papa Leone I. Il cristianesimo sostituisce la vecchia cultura.
Nei miti era rappresentata precedentemente in immagini simboliche lo sviluppo. Così è anche con il mito di Baldur. Anche in Baldur abbiamo da vedere un iniziato nordico. Tutte le condizioni dell’iniziazione sono qui adempite. L’enigma di Baldur nasconde in sé una profonda verità. La singolare posizione di Loki nel mito nordico è comprensibile solo in questo modo. Sapete che la madre di Baldur, spaventata da cattivi sogni, fece giurare a tutti gli esseri di non fare del male a Baldur. Solo una pianta poco attraente, il vischio, è dimenticata; da questo vischio, che non ha prestato il giuramento, Loki fabbrica la freccia, che dà al cieco dio Höður, mentre gli dei giocano lanciando frecce a Baldur. Il dio Baldur è ucciso da questo lancio di Höður.
Sapete che allo sviluppo della Terra ha preceduto un altro: l’epoca lunare. La materia lunare era simile a una vivente. Alcune delle piante lunari si fermarono a quel grado e si estendono così disturbando nel nuovo, successivo mondo. Non possono crescere su suolo minerale, possono crescere solo su altri esseri viventi: sono parassiti. Il vischio è una pianta lunare. Loki è una divinità della luna. Proviene anche dall’epoca lunare. Era perfetto durante l’epoca lunare, ora rappresenta l’imperfetto, il male. Ora capiamo anche perché in Wagners drammi Loki appare come doppia natura, come maschile e femminile allo stesso tempo. Come sapete, la bisessualità coincide con il distacco della Luna dal pianeta comune. Il dio Sole Baldur presiede alla nuova creazione. Ora viene a uno scontro della vecchia e della nuova creazione, del regno lunare e solare, a uno scontro in cui Baldur, il rappresentante della cultura solare, cade come vittima. L’Höður cieco è il rappresentante della cieca necessità naturale che vive nel regno minerale. La colpa doveva assumerla egli per permettere un certo elemento progressivo. Nei Misteri Baldur doveva essere rianimato di nuovo, dopo che era stato ucciso da Loki attraverso Höður.
Questi sono i sentimenti che ci pervadono quando seguiamo le creazioni di Richard Wagner. Consideriamo la scena nel «Rheingold»: le figlie del Reno custodiscono il tesoro d’oro. Lo Nano Alberich inizialmente si accende di desiderio sensuale per loro. Poi in lui si risveglia la passione per l’oro, e rinuncia all’amore, perché chi vuole possedere l’oro e il potere, deve rinunciare all’amore. Così forgia l’Anello. Che cosa si lega a questo Anello? Il possesso, l’egoismo. Finché l’uomo non è limitato, non esige nulla per sé. L’egoismo inizia là dove l’uomo è circondato dall’Anello della sensualità. Alberich deve rinunciare all’amore; egli, il rappresentante dell’autocoscienza, si circonda del fisico. Il corpo fisico si costruisce secondo le stesse leggi per cui la natura regna, da cui è stato ricavato l’oro delle figlie del Reno. All’oro si lega l’egoismo, l’esistenza separata. L’oro è qui la saggezza acquisita attraverso l’intuizione, non la saggezza creatrice. Per ottenerla, l’uomo deve rendersi ricettivo a questa saggezza creatrice. Andiamo indietro nel tempo quando l’uomo non era ancora diviso in due sessi: allora non aveva ancora la capacità di pensare, di crearsi l’autocoscienza attraverso il suo pensiero. Tutto quello che creava, era creato attraverso l’amore. L’uomo dovette acquistare la più alta spiritualità al prezzo che rinunciava a metà della forza produttiva, che diveniva bisessuale.
Da dove è venuto tutto questo? Tutto è venuto da esseri precedentemente creatori. La Terra dovette passare a un altro stato affinché l’uomo ricevesse questa fissa corporalità. Wotan apparteneva a epoche precedenti, ai tempi della nebbia di fuoco ondulatoria. Lì, dove ancora sulla Terra regnava la più pura forza del fuoco, quando lo spirito di Dio covava sulle acque, Wotan era originariamente a casa. Ora Wotan dovette trasformare la sua casa in un fisso castello; la Terra doveva indurirsi. La casa degli dei, Walhall, fu costruita dai Giganti. Questi sono gli uomini della razza lemurica, i Giganti lemuriani, che ancora non hanno un’alta spiritualità. I Giganti, l’umanità che si estende dalla corporalità, chiedono Freia — di nuovo una figura femminile. Essa rappresenta la coscienza, la coscienza che è necessaria per conservarsi, per rinnovarsi.
Ora è Loki che dall’elemento infuocato può costruire qualcosa che è giusto per la natura inferiore. Loki libera Wotan dal sacrificio di Freia; Loki effettua che Freia rimane con gli dei. Che cosa deve acquisire l’uomo? — L’Anello, ciò che è la corporalità costruita legalmente. La passione, che è necessaria per la natura sensuale, deve essere abbandonata a favore dell’amore superiore. Prima dello sviluppo supremo, anche l’anima deve essere costruita. I Giganti rinunciano a Freia, all’amore. L’amore è rimasto con gli dei. I Giganti si sono accontentati dell’Anello, dell’elemento dell’oro, a cui si attacca una maledizione. L’amore torna solo attraverso il cristianesimo.
Un tragico percorso corre attraverso la mitologia nordica. Vediamo come Wotan si rammarica di dover consegnare il governo a colui che è nato dal genere umano. Vuole mantenere il governo ulteriormente e tenta di riconquistare l’Anello. Allora conosce Erda. Apprende da Erda la saggezza. Erda è lo spirito della Terra, la coscienza dell’intero genere umano, finché si sviluppa sulla Terra. Le sue figlie, le Norne, proclamano la coscienza superiore della Terra, rappresentano il sapere originario della Terra riguardante il passato, il presente e il futuro. Dipanano il singolo sapere; sopra il sapere individuale sta la coscienza che ha il carattere dell’eternità.
Wotan lascia l’Anello ai Giganti. Allora tra questi viene la lotta. L’essere separato causa il conflitto, e così penetra il motivo della spada. Nel motivo della spada si esprime la transizione dall’umanità, che finora aveva vissuto più nella comunità, a una nuova umanità, all’essere separato, alla guerra gli uni contro gli altri. Wotan diviene consapevole della sua posizione verso l’umanità, specialmente del suo rapporto con la quinta razza radicale.
L’Arcobaleno conduce da Walhall alla Terra. L’Arcobaleno ha un significato particolare nella saggezza occulta. Conoscete l’arcobaleno che appare dopo il Diluvio. Ora troviamo questo simbolo ripetuto nei miti nordici. Significa il passaggio dall’epoca atlantidea all’epoca post-atlantidea. In quel tempo l’aria era molto più densa, l’acqua molto più sottile che oggi: il tipo di precipitazioni come oggi, la pioggia, non avveniva. Un arcobaleno era impossibile in quel tempo. La terra dove il genere umano nordico cresce, non è senza ragione chiamata un regno di nebbie, un Nifelheim. Da questo regno di nebbie si formarono le masse d’acqua che sommersero il continente Atlantide. Solo alla fine dell’epoca atlantidea, dopo l’inondazione, appare l’arcobaleno. La ricerca occulta spiega che cosa significa. Nella Bibbia, nell’arcobaleno del Diluvio, come nell’arcobaleno-ponte del mito nordico, ci si oppone qualcosa che rappresenta il collegamento tra gli uomini e gli dei. Quando Wotan è vinto da Sigfrido, significa che l’uomo ora prende il posto dei vecchi dei. È preparato il compito della quinta razza radicale, di far emergere i Conduttori dell’umanità e i Maestri dal genere umano stesso. I precedenti Conduttori dell’umanità venivano dai mondi superiori. Ora sarà un Maestro colui che ha attraversato tutti gli stadi dello sviluppo umano — solo più velocemente degli altri uomini — e che come avanzato guida l’umanità.
La prossima volta parleremo di nuovo di Sigfrido, e sentirai ancora di questo sviluppo. Vedrete come Wagner, per rappresentare ciò che ha mosso più profondamente l’umanità, ha usato la forza dei miti nordici. In questo risiede l’elevante straordinario e il penetrante dei drammi wagneriani.
Nella lezione precedente abbiamo visto come il grande artista Wagner è tornato al mito per rappresentare grandi nessi universali. Nel Mito di Sigfrido vive l’intero contenuto della concezione del mondo nordica fino al tempo del cristianesimo. Questa concezione del mondo nordica ha un carattere tragico: finisce nel Crepuscolo degli Dei. Che cosa significa questo carattere tragico?
Ho detto che vi erano anche nel Nord Misteri; in essi era spiegato agli allievi che cosa significa che il mito nordico si concluda con il Crepuscolo degli Dei. In questi Misteri è svelato qualcosa di ciò che ancora è nascosto e che deve ancora accadere nel tempo che viene. I Sacerdoti del mondo nordico avevano da proclamare che il vecchio mondo divino sarebbe perrito, e che un nuovo si eleverebbe dal fuoco in cui il mondo nordico perisce, attraverso Cristo a purificata amore. L’antico doveva morire; da qui il carattere tragico verso la fine. Questo è ciò che Wagner mette in luce in modo meraviglioso: questo umore preparatorio delle saghe nordiche, che si spegne nel Crepuscolo degli Dei.
Questa concezione del mondo nordica ha quattro fasi. L’umanità è passata attraverso quattro gradini, e allora è venuto il Cristo. Viviamo oggi nella quinta sottorazza della quinta razza radicale, preceduta da altre: la cultura sanscrita, poi la persiano-media e la cultura caldaico-babilonese-egiziana. L’epoca culturale greco-latina era la quarta, e ora abbiamo nel Nord la tribù popolare tettonico-germanica. Il cristianesimo si immette come un nuovo flusso. Su questo gradino tutto cambierà, e l’antico perirà. Questo è rappresentato bellissimamente nel racconto di Winfredo-Bonifacio, che abbatte la quercia sacra. La «Quercia» equivale a «Druida» nei vecchi Misteri. Così l’abbattimento della quercia significa la distruzione della vecchia religione nordica. Questo superamento del culto druidico è stato predetto dai Misteri nordici.
Mentre le prime quattro sottorasse si sviluppavano nel Sud, i popoli nordici hanno preparato questo sviluppo per sé. Anche qui abbiamo quattro fasi, anche qui lo sviluppo procede attraverso quattro gradini; l’ultima è il Crepuscolo degli Dei stesso. È particolare che in queste quattro fasi si ripete l’intero precedente sviluppo degli uomini. L’umanità ha attraversato diversi stati. Il mito nordico è una sorta di ricordo dell’intera storia della Terra; vive in esso come visione, come contenuto mitico. E nei drammi di Wagner vivono questi quattro gradi dello sviluppo, poiché ha preso i suoi drammi dal mito. Correttamente Wagner ha formato una Tetralogia. Con il Preludio si rappresenta in quattro parti lo sviluppo degli uomini; il quinto gradino sarà il cristianesimo.
Che cosa è il motivo fondamentale nel «Rheingold»? E che cosa è il motivo fondamentale della nostra presente razza radicale? — Se ritorniamo alla razza radicale polarica, troviamo uomini che non possedevano ancora autocoscienza e non erano ancora divisi in sessi diversi; allo stesso modo negli Iperborei. Solo nella terza razza radicale, nell’epoca lemurica, l’uomo diviene bisessuale. E solo nell’epoca atlantidea nasce l’Io, nella quinta sottorazza. Allora l’uomo dice a se stesso «io» per la prima volta. Questa coscienza dell’Io è rappresentata nel mito come un Nano, come Alberich, ed è sentita come sorgente da Nifelheim. L’Atlantide era il Nifelheim, ed era giusto chiamarla un Nebelheim. La nostra atmosfera terrestre non era ancora purificata dai vapori d’acqua, non c’erano ancora precipitazioni come la pioggia. Da questo Nifelheim con le sue acque ribollenti e nebbie fluttuanti nasce l’Io umano. Questo Wagner l’esprime in modo grandioso nell’accordo in mi bemolle maggiore dell’orchestra: il motivo fondamentale della nostra umanità attuale risuona da Nifelheim.
Facciamoci chiara una cosa: che cosa è accaduto sulla Terra in questo tempo. Come essere senziente l’uomo è venuto sulla Terra. Dal corpo eterico la Terra è nato il suo corpo. L’uomo non è ancora uomo o donna, non sa nulla del possesso, nulla del potere. L’anima è designata come acqua. Il possesso, che è insieme potere, è ancora custodito dalle potenze ondulatorie del mondo astrale, dalle figlie del Reno. Ma si prepara lentamente ciò che nell’epoca atlantidea emerge: l’Io, l’egoismo. Nell’essere senziente originario era però contenuto qualcosa a cui l’uomo ora deve rinunciare: l’amore che non ancora cerca un’entità esterna, ma che riposa in sé. A questo amore che riposa in sé deve Alberich rinunciare. Questo egli può fare attraverso l’Anello, che unisce tutto l’umano. Finché era conservata la bisessualità, l’uomo non aveva bisogno dell’Anello; solo quando abbandonò l’amore senziente, la bisessualità, l’Anello doveva esternamente unire ciò che era separato. Nell’unione con un altro essere separato l’uomo deve ora raggiungere l’amore. L’Anello è il simbolo dell’unione di persone separate, il collegamento dei due sessi nel fisico. Quando Alberich conquista l’Anello, deve rinunciare all’amore. Ora viene il tempo in cui l’uomo non può più creare nell’unità. Prima corpo, anima e spirito erano uno. Ora la divinità crea il corpo da fuori. I sessi stanno l’uno contro l’altro in modo ostile; i due Giganti Fafner e Fasolt li rappresentano. Il corpo umano è divenuto bisessuale.
Nelle vecchie religioni il corpo umano era rappresentato come un tempio: la divinità vi crea da fuori. Il tempio interno, la nostra anima, l’uomo deve crearsi da sé da quando è divenuto un Io. Nella divinità creatrice l’amore è ancora conservato; crea ancora al «tempio esteriore». Questo è contenuto nel mito nel luogo in cui Wotan vuole prendere l’Anello ai Giganti e dove gli appare Erda e lo sconsiglia. Erda è la coscienza collettiva chiaroveggente dell’umanità. Il Dio non deve tenere l’Anello che chiude insieme ciò che deve sciogliersi, al fine di unirsi di nuovo a livello più elevato, quando i sessi si saranno nuovamente neutralizzati. Così Wotan, per la forza profetico-chiaroveggente della coscienza della Terra, è impedito di ottenere l’Anello in suo possesso: l’Anello rimane ai Giganti. In ogni uomo d’ora in poi è contenuto solo un sesso. Il Gigante significa la corporalità fisica. Ora i Giganti costruiscono Walhall. Nella lotta per l’Anello Fasolt è ucciso da Fafner: è il contrasto tra il maschile e il femminile. In ogni uomo per la prima volta un sesso è ucciso; l’uomo uccide la donna, la donna l’uomo in sé.
Ma ora dal cosppensiero collettivo della Terra deve nascere la coscienza superiore. Questo accade attraverso l’unione di Wotan con Erda, e così nasce Brünhilde. In lei è ancora presente qualcosa della saggezza divina onnicomprensiva della coscienza mondiale. Però questa coscienza prima si ritira. Al contrario Wotan con una donna terrestre genera Sigmund e Siglinda. Questa è la bisessualità senziente, l’anima maschile e l’anima femminile. Ognuno impossibilmente può vivere solo per sé. L’anima femminile, Siglinda, succombe al rapimento di Hunding: l’anima deve arrendersi al cervello fisico. Ora cominciano i viaggi vagabondi di Sigmund, dell’anima rinchiusa nel corpo. Essa non è abbastanza forte per avvicinarsi al Divino che era perduto. Gli dei non possono proteggere Sigmund; la spada si rompe sulla lancia di Wotan.
Allora Wotan deve cedere la guida al sé umano completamente attivo nel sensuale, a Hagen, il figlio di Alberich, al principio del sé inferiore. Contro l’unione del maschile con il femminile senziente si cospira da tutte le potenze. Lo stesso Wotan deve stare dalla parte di Fricka. Fricka rappresenta l’anima maschile-femminile a livello più elevato; spinge Wotan a sciogliere il collegamento tra l’anima maschile e femminile a livello terrestre. Rimane nella vita l’anima senziente maschile e femminile unita; sulla Terra però gioca il sangue, gioca la sensualità. Profondamente questo è indicato nel tratto dell’amore fraterno-sororale. Questo è l’inammissibile che entra, e se questo rimane dominante, Sigmund e Siglinda, deve il fisico perire. Siglinda deve essere distrutta dalla coscienza onnicomprensiva, Brünhilde: tutto lo sviluppo della Terra sarebbe inibito. Brünhilde però le sta accanto e le dà il cavallo Grane, che porta l’uomo attraverso gli eventi terrestri. Brünhilde si ritira nell’esilio, la Fiamma di Wotan circonda la sua roccia. Ora la coscienza chiaroveggente è circondata dal fuoco, attraverso cui l’uomo deve passare prima per essere purificato, se vuole di nuovo tornare alla coscienza onnicomprensiva.
Siglinda però, il senziente-femminile, genera Sigfrido, la coscienza umana che di nuovo deve salire al più elevato. Cresce nel nascondimento presso Mime. Deve superare la natura inferiore, il Lindwurm, per acquisire il potere. Supera anche Mime. Chi è Mime? Mime può concedere qualcosa che rende invisibili, il mantello dell’invisibilità, qualcosa di una potenza che per gli uomini ordinari non è visibile. Il mantello dell’invisibilità è il simbolo del Mago — sia del mago bianco sia del mago nero — che cammina visibilmente fra noi, ma come tale è invisibile. Mime è il mago che da oscure forze terrene può fornire il mantello dell’invisibilità. Vuole fare di Sigfrido un mago nero, ma Sigfrido non lo vuole. Ha ucciso il Lindwurm, assunto una goccia del sangue, il simbolo delle passioni in sé, ed è così messo nella condizione di intendere il linguaggio degli uccelli, del sensuale-terrestre. Egli può percorrere il cammino dell’iniziato superiore: gli è mostrato il cammino a Brünhilde, la coscienza onnicomprensiva.
Fino a ora abbiamo tre fasi dello sviluppo nordico: primo il Nano, poi il Gigante, e ora l’Uomo. La Valchiria significava la seconda fase. E in Sigfrido abbiamo per la prima volta la nascita dell’uomo stesso. Rinchiuso nella corporalità deve prima di nuovo trovare il cammino verso la pura saggezza. Nel Crepuscolo degli Dei, nella quarta parte, è espresso che nel mondo nordico l’uomo non era ancora maturo, che non aveva ancora raggiunto l’iniziazione completa. Sigfrido è ancora vulnerabile in un unico punto, nello stesso punto dove Cristo ha portato la croce. Sigfrido non poteva ancora assumersi la croce. È questo un’espressione profonda di ciò che al popolo nordico ancora mancava: che il cristianesimo era ancora una necessità per lui. Sigfrido non può unirsi con Brünhilde; egli è l’anima umana, generata da una donna terrestre, dall’unione di Sigmund e Siglinda. Brünhilde è la rimasta vergine, la coscienza superiore.
Nell’ultima fase deve essere acquisita la conoscenza superiore. Poiché l’uomo non ha ancora acquisito la capacità di unirsi con la saggezza vergine, ha il desiderio di conoscenza superiore come un’aspirazione. Questo deve essere vinto. E che egli voglia unirsi con Brünhilde in cupidigia terrestre porta allo scambio dei beni: essa dà il cavallo, egli l’Anello.
Prima che l’uomo possa unirsi con il Sé superiore, l’Anello, la costrizione esterna, non ha ancora perso il suo potere. L’uomo sprofonda nella coscienza inferiore, è colpito da cecità. Sigfrido dimentica Brünhilde, egli si unisce > non-Degno, l’altro, per Gunther, per corteggiare Brünhilde.
> Cioè, nell’ultima fase, prima dell’ingresso del cristianesimo, l’uomo
> cade ancora una volta sul sentiero impuro, sui poteri oscuri. L’unione
> illegittima di Brünhilde con Gunther è la causa della perdizione di
> Sigfrido. Egli deve trovare la morte attraverso i poteri inferiori, nei
> cui potere si è invischiato. > > Si avvicina l’ultima fase. Ancora una volta appaiono le tre Norne.
> È la fase in cui la coscienza onnicomprensiva va perduta: > > Al termine, eterno sapere!
> Al mondo comunichino
> Sapiente nulla più: -
> Giù verso la Madre, giù!
La saggezza superiore, che prima era stata donata ai figli degli dèi,
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va perduta sulla terra; ritorna all’Eterno. L’umanità è affidata a
se stessa.
Il dramma musicale «Tristano e Isotta» è, per colui che guarda
più profondamente, per Wagner ancora una volta un Divenire sempre
più chiaro del problema della dualità dei sessi. Il maschile e il
femminile hanno significato soltanto per il piano fisico. In Tristano
vive l’ardore, di non essere più separato, di trovare l’equilibrio, di
avere una coscienza che non sia più maschile o femminile. Questo
ardore agita e risuona nel dramma: non più essere Io-Tristano, bensì
avere accolto Isotta in sé; non più essere Io-Isotta, bensì essere
Isotta e Tristano. Perso ai due è la coscienza di questa separazione.
Così risuona nelle parole finali di questo poema, l’essere liberato
dall’essere separati:
Nel mare della beatitudine
nelle fluttuanti onde,
nelle onde di profumo
nel suono risonante,
nel respiro del mondo
nel soffiare di tutto -
annegarsi -
sprofondare -
incosciente -
suprema gioia! -
Ogni parola è coniata da una conoscenza più profonda. Il mondo astrale è questo ondeggiante mare della beatitudine, il mondo che risuona in profumi tonanti è Devachan. Il principio della vita è il respiro del mondo: in esso deve tutto equilibrarsi. Non più separati nella coscienza: nel non-differenziato annegarsi, sprofondare, incosciente, questa è suprema gioia. — Suprema gioia per il terreno è in verità superare il sensibile dal spirituale in fuori. La gioia, che tende alla distruzione del terreno, nobilita: è il superamento di ciò che essa stessa ha in sé. Questo è il problema che Wagner cercava di risolvere in «Tristano e Isotta».
Tutti questi pensieri non vivevano forse consapevolmente, non astrattamente in Wagner, ma vivono nei miti, e Wagner li trasse dai miti. Non è necessario che il singolo artista abbia consapevolmente questi pensieri in sé. Come la pianta cresce secondo leggi, senza conoscere queste leggi, così nel mito vivono le forze cosmiche come immagine simbolica di verità divina, eterna.
Il Sigfrido di Wagner è ancora invischiato nel terreno, deve perirvi. Brunilde riconosce la connessione, e comprende di che si tratta. Così ella cede l’anello alle figlie del Reno, all’elemento che non è penetrato nel gioco di questo mondo. Tutto lo sviluppo dell’umanità ritorna alla materia originale, vergine.
Una nuova concezione del mondo prende il posto della più antica, nordica, che non appellava più all’esterno, al sensibile, bensì soltanto a ciò che è rimasto vergine, all’anima. Brunilde, che ancora è invischiata nell’esterno, nel sensibile attraverso la sua unione con Sigfrido, cavalca nel fuoco. Là viene alla luce l’amore. È un pensiero che è ancora tragico per il nord: ciò che si era capaci di comprendere perisce. Partorito dal mare di fuoco, dalla materia originale, vergine, lo spirito genera l’amore. «Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria virgine.» Dallo stesso elemento, da cui prima era nata l’egoismo, l’amore sensibile, è ora partorito un nuovo sentimento, che è sublime al di sopra di tutto ciò che è invischiato nel piano fisico. La saggezza ritorna, affinché dalla parte dell’elemento, che si è conservata la castità vergine, l’amore possa nascere. Questo è il Cristo, il principio cristiano. L’amore disinteressato in contrasto all’amore egoista, questa è la grande evoluzione, che è pagata con la misteriosa involuzione della morte, con il tramonto del fisico. Abbiamo contrapposto rigorosamente gli opposti di vita e morte.
Il legno è la vita disseccata, e su questo legno pende la nuova,
l’eterna vita, da cui ora è partorito il nuovo secolo. Una nuova vita
spirituale sorge dal Tramonto degli dèi
che procede da allora in avanti. Come Richard Wagner sentiva nostalgia, dopo essere passato attraverso quattro fasi della vita nordica, di rappresentare in tutta la sua profondità questo principio cristiano, così ce l’ha mostrato nel suo Parsifal — esso significa la quinta fase. Poiché Wagner ha vissuto ciò che era tragico nello sviluppo nordico, per lui la glorificazione del cristianesimo era una necessità.
Quanto più a fondo si penetra nell’opera di Richard Wagner, tanto più si entra anche in questioni mistico-teosofiche e negli enigmi della vita. È straordinariamente significativo che Richard Wagner, dopo aver sviluppato in quattro stadi tutta la preistoria dei popoli europei nel suo Anello del Nibelungo, abbia poi creato un dramma eminentemente cristiano, l’opera con cui ha sostanzialmente concluso il suo lavoro di vita, il «Parsifal». Bisogna penetrare tutta la personalità di Wagner, se si vuole comprendere ciò che veramente vive in questo «Parsifal».
Per lui la figura di Gesù di Nazareth, già a partire dagli anni
quaranta, stava assumendo forma. Egli voleva — e ne esistono anche
frammenti — scrivere un dramma «Gesù di Nazareth», un’opera in
cui l’amore infinito, come agisce in Gesù di Nazareth per tutta
l’umanità, doveva essere posto di fronte all’intuizione. Questo voleva
creare, ma non è andato al di là dei pensieri fondamentali. Progettò
poi negli anni cinquanta il dramma «I Vincitori». Da questi drammi
possiamo vedere da quali profondità della concezione del mondo
furono tratte le intuizioni di questo poeta.
Consideriamo brevemente il contenuto del dramma «I Vincitori»:
> Ananda, un giovane di nobile casta, è appassionatamente amato da
> Prakriti, una ragazza Chandalā, cioè da una ragazza di casta
> disprezzata. Egli però rinuncia a ogni amore sensuale e terreno e
> diventa discepolo del Buddha. La ragazza Chandalā dovrebbe, secondo
> l’intenzione di Wagner, essere stata in un’incarnazione precedente
> un’appartenente della casta brahmanica e allora aveva respinto con
> superbia l’amore di un giovane Chandalā. La punizione karmica è
> allora di essere rinata nella casta Chandalā. Dopo essersi lavorata
> attraverso il punto in cui ha potuto rinunciare al suo amore, diventa
> anche lei una discepola del Buddha. Vedete che Wagner aveva già
> afferrato il problema karmi nella sua intera profondità quando, a metà
> degli anni cinquanta, si mise a creare un dramma musicale così
> profondamente serio come «I Vincitori». Tutti questi pensieri infine
> confluirono nel suo «Parsifal». Ma nel contempo, al centro del
> «Parsifal» sta il problema del Cristo.
La storia del Medioevo ha un punto importante al volger del 12°
> al 13° secolo. Qui operò Wolfram von Eschenbach, che ha elaborato
> il mistero di Parsifal dal più profondo spirituale del Medioevo. Nel
> Medioevo viveva in coloro che avevano vita spirituale qualcosa che
> negli ambienti iniziatici si chiamava l’elevazione dell’amore. Cantori
> d’amore, minnesiinger c’erano anche prima e dopo. Ma fra quello che
> prima si comprendeva come amore mondano, sensuale, e quello che
> successivamente nel cristianesimo sorse come amore purificato,
> purgato, c’era una grande differenza. Un significativo monumento per
> questo punto di svolta della vita spirituale nel Medioevo ci è rimasto
> conservato nel «Povero Enrico» di Hartmann von Aue. Questo poema
> profondamente spirituale è saturo delle insegnamenti spirituali, che i
> cavalieri delle crociate si erano portati dall’oriente. Immaginiamoci il
> contenuto del «Povero Enrico»: un cavaliere di stirpe sveva, cui
> finora era sempre andata bene, viene colpito da una malattia
> inguaribile, la lebbra, e può esserne liberato soltanto per mezzo del
> sacrificio mortale di una pura vergine. Si trova una vergine che vuole
> sacrificarsi per lui. Insieme vanno a Salerno in Italia da un medico
> famoso. Già deve essere sacrificata la vergine, ma nell’ultimo momento
> Enrico si rifiuta di accettare il sacrificio; la vergine rimane in vita,
> Enrico guarisce, e si sposano.
Qui troviamo dunque di nuovo l’immagine della pura vergine,
> che si sacrifica per un uomo, che finora ha vissuto soltanto nel
> sensibile e ora mediante lei viene salvato. Qui si nasconde, dal punto
> di vista del Medioevo, un mistero. La minnesingerīe si attribuiva a
> un’antica corrente, che era salita in quattro successivi stadi dello
> sviluppo culturale europeo, come ci appare nelle saghe, che Richard
> Wagner nella sua tetralogia rappresenta. All’amore, che derivava solo
> dal sensibile, si guardava in quell’epoca come a qualcosa che doveva
> essere superato. Purificato dalla forza spirituale superiore del
> cristianesimo, la minnesingerīe doveva risorgere in una nuova forma.
Dobbiamo, se vogliamo comprendere quello che accadde, unire
> tutti i fattori, per richiamare a noi il carattere, la fisionomia di
> quell’epoca. Allora possiamo comprendere ciò che spingeva Wagner
> alla rappresentazione di questa saga. C’era una saga antica, una saga
> originaria, che possiamo trovare presso i popoli germanici più antichi
> e in forma alquanto diversa anche in Italia e in altri paesi. Vogliamo
> chiarirci l’ossatura di questa saga: un uomo ha conosciuto le gioie del
> mondo e penetra ora in una specie di caverna sotterranea. Là conosce
> una donna di straordinaria attrattiva affascinante. Sperimenta là certe
> gioie del paradiso; ma allora lo prende la nostalgia del mondo
> superiore, ritorna dopo un certo tempo dal monte. Questo è
> particolarmente chiaramente espresso nella saga di Tannhäuser. Se
> consideriamo questa saga, abbiamo in essa un bellissimo simbolo per
> l’antico amore nel sentire dei popoli germanici prima di quella grande
> svolta, di cui ho parlato: l’azione dell’uomo nel mondo sensibile, il
> ritrarsi alle gioie dell’amore nel vecchio senso, che si pensava
> incarnate nella dea Venere, e lo stare lontano dall’agire nel mondo
> esterno per mezzo dell’amore come una specie di sentimento di
> paradiso. — La saga però in questa forma non ha un vero nodo. Non
> ha niente che ci mostri una visione verso il più alto. È sorta così dalla
> precedente concezione, dalla forma precedente dell’amore. Più tardi,
> agli inizi della configurazione spirituale dell’amore per mezzo del
> cristianesimo, si voleva gettare una luce accecante sui tempi
> precedenti e mostrare il contrasto tra questo paradiso e la concezione
> del paradiso nel cristianesimo.
Se vogliamo comprendere Wagner, dobbiamo penetrare ancora più
profondamente. Abbiamo considerato la nostra quinta razza radicale.
Dopo che le acque avevano sommerso l’Atlantide, emersero
successivamente le sottoraze: l’indiana primitiva, la perso-primitiva,
poi l’egiziano-caldaico-assiro-caldaica, poi la greco-romana. Dopo il
declinare della cultura romana sorge la nostra quinta sottorazza, in cui
viviamo oggi e che ha il suo significato proprio per l’Europa cristiana.
Non è che Richard Wagner avesse saputo tutto quello che ho detto. Ma
egli aveva il sentimento assolutamente sicuro per la situazione mondiale
della quinta sottorazza, e sentiva tutto il compito del presente come un
compito religioso, come neppure nella teosofia potrebbe formularsi
meglio.
Sapete che ognuna di queste «razze» fu ispirata da grandi iniziati
> e che l’ispirazione originaria della quinta razza atlantica proveniva da
> quelli che si chiamavano i Semiti primitivi. Sapete che quando
> l’Atlantide fu inghiottita dalle acque, coloro che emigrarono e furono
> preservati dal tramonto della razza, furono condotti dal Manu, un
> guida divino, in Asia, nel deserto di Gobi. Da qui partirono gli impulsi
> culturali, dapprima all’India, all’Asia anteriore, alla Persia,
> all’Assiria, all’Egitto, e poi al sud dell’Europa, alla Grecia, a Roma
> e più tardi anche ai nostri paesi.
Non più tracciabili per la storia sono i primi due impulsi semitici,
> cioè gli impulsi culturali, che ricevettero la razza indiana e quella
> persiana primitiva. Ma se consideriamo la sottorazza caldaico-egiziana,
> dobbiamo dire che lì si è verificato un grande impulso semitico, dal
> quale il popolo d’Israele ha preso il suo nome. Il cristianesimo risale
> a un tale impulso semitico, che allora si estese nella cultura greco-
> romana. Se seguiamo ulteriormente questi impulsi culturali, troviamo
> l’influenza tinta di semitico diffusa per tutta l’Europa attraverso i
> popoli maureschi, che erano penetrati in Spagna, a che non potevano
> neppure sottrarsi i monaci cristiani. Così l’impulso primitivo-semitico
> si estende fino alla quinta sottorazza. Vediamo così come attraverso
> l’unica grande corrente la cultura primitiva è influenzata cinque volte. > > Da sud abbiamo una grande corrente spirituale, al che cresce
> incontro un’altra corrente, che si è sviluppata nel nord in quattro stadi
> della cultura primitiva, fino alla confluenza di entrambe le correnti. Un
> popolo mondano-ingenuo è influenzato dalla cultura che sale dal sud al
> volger del 12 al 13° secolo. Come un flusso d’aria spirituale si sentiva
> il penetrare di una nuova cultura. Wolfram von Eschenbach stava tutto
> sotto l’influenza di questo flusso spirituale.
La cultura nordica è simbolizzata dalla saga di Tannhäuser, dove
> l’impulso viene anche dal sud. Dappertutto troviamo qualcosa che
> possiamo designare come l’impulso semitico. Ma una cosa si sentiva
> potentemente: che la razza germanica fosse l’ultimo anello di uno
> sviluppo, che dovesse venire qualcosa di totalmente nuovo, che per la
> quinta sottorazza si preparasse qualcosa di completamente diverso.
> Questa è la missione superiore del cristianesimo. Un nuovo tipo di
> cristianesimo si sentiva in quel tempo nei paesi germanici come nostalgia;
> un nuovo cristianesimo doveva essere creato, doveva distaccarsi da
> quello che aveva attraversato nel sud. Il cristianesimo doveva essere
> creato di nuovo in forma più pura. Si formò al tempo delle crociate un
> contrasto tra Roma e Gerusalemme. Sotto i gridi di battaglia «Eccovi
> Roma» ed «Eccovi Gerusalemme» combattevano i crociati. L’uno
> riguardava il cristianesimo romano, che era ormai solo un guscio,
> l’altro a un cristianesimo puro, che si voleva ripristinare e per che
> si vedeva un centro spirituale a Gerusalemme. Così pensavano i grandi
> scolastici, e così era anche per Dante nella sua «Divina Commedia», che
> è un grandioso monumento di questo momento della storia dello spirito
> europeo. Ecco, così stava la situazione storica e culturale quando
> Wolfram von Eschenbach creava il suo Parsifal.
Una nuova umanità doveva nascere. Il mistero della Grazia doveva
> essere rappresentato in una forma nuova. Ora, in quella che era la forma
> più profonda di questo nuovo cristianesimo, si presentava la figura di
> Parsifal. Questo è il figlio di una casa nobile, ma che cresce nel bosco,
> lontano dalla civiltà, ignaro della sua vera natura. Egli entra presso i
> Cavalieri del Graal, dove regna il più puro cristianesimo, ma un
> mistero si cela dietro questo Graal. Percival, nella forma più profonda
> e mistica, è l’uomo che attraverso l’amore compassionevole trova il
> vero cristianesimo. Attraverso il «Ferito» — il Re del Graal che soffre
> di una piaga incurabile — il mistero della Passione di Cristo viene
> rappresentato. È l’uomo che deve imparare la compassione attraverso
> l’amore, non l’amore carnale, bensì quello che sorge quando un’anima
> comprende la sofferenza di un’altra anima. > > Così troviamo nel dramma di Wolfram un’espressione del grande
> mistero del cristianesimo, come esso doveva svilupparsi nella quinta
> sottorazza. Wagner ha compreso tutto questo profondamente. Egli ha
> visto come questo mistero doveva vivere nei cuori dell’umanità
> moderna, ed è per questo che ha creato il suo Parsifal, in cui mette in
> scena tutto ciò che il dramma medievale di Wolfram esprime, ma lo
> eleva al massimo grado di bellezza spirituale attraverso la musica.
Parsifal e Lohengrin
Vogliamo oggi gettare uno sguardo nel mondo mitico del Medioevo
dal punto di vista della concezione del mondo teosofica. Due
importanti saghe sono caratteristiche per lo sviluppo spirituale
dell’Europa nel Medioevo, le due saghe che si raggruppano attorno
al santo Graal.
Attraverso saghe e miti, in tempi precedenti, i Saggi si rivolsero
al popolo riguardo le verità più profonde. Se allora avessero insegnato
ai popoli che vivevano laddove oggi è l’Europa del Nord e del Centro
concetti come quelli che ora otteniamo nella concezione teosofica del
mondo, gli uomini di allora non avrebbero ricavato nulla. I Saggi
parlarono a ogni popolo e a ogni epoca nel modo che il popolo e
l’epoca potevano comprendere. Essi procedevano sempre sulla base
della legge della reincarnazione.
I Saggi, che nei paesi dell’Europa del Nord e del Centro raccontavano
> ai popoli i misteri del mondo, erano i Druidi. «Druida» significa
> all’incirca «Quercia». Quando si dice che i Tedeschi hanno celebrato i
> loro riti «sotto quercie», ciò non significa soltanto che effettivamente
> hanno celebrato i loro riti sotto quercie naturali, ma significa anche
> che erano sotto la guida dei Druidi. E quando si dice che Bonifacio
> «abbatté la quercia», ciò significa che il vecchio culto dei Druidi fu
> superato dal cristianesimo. Nella forma della saga fu data una verità
> reale. Il Druida inserì le verità reali nelle saghe. Il prete Druida
> parlava già a tutte quelle anime che oggi ricevono la nostra concezione
> del mondo. Parlava loro in modo appropriato per quei tempi. Noi tutti
> che riceviamo la concezione teosofica del mondo, abbiamo già sentito
> lo stesso prima come miti e fiabe, altrimenti oggi non potremmo
> comprenderlo. Questo è il segreto dei grandi Maestri: vivono
> completamente nella consapevolezza che si trovano tra esseri umani
> che si incarnano sempre di nuovo.
Nel Medioevo intero vivevano le verità fondamentali della cultura
> germanico-europea in una grande saga. Se impariamo a conoscere
> questa saga, comprendiamo cosa era presente nel Medioevo. I sacerdoti
> Druidi alimentavano la consapevolezza che una volta, lontano a
> occidente, esisteva una cultura elevata. Questa cultura era in una terra
> che si designava come Nifelheim o Nibelungenheim. Questo Nifelheim
> era l’antica Atlantide. Era precedentemente una terra di nebbie a causa
> dei suoi peculiari caratteristiche atmosferiche, che erano completamente > diverse dalle nostre.
La saga popolare germanica fornisce realmente la verità. Indica una
> terra antichissima, che una volta esisteva tra l’Europa e l’America,
> dove ora è l’Oceano Atlantico. Questa antichissima terra, l’Atlantide,
> è scomparsa, e con essa i tesori di potenza e sapienza. Questi tesori si
> designavano come oro, e il loro sprofondamento è raccontato nella saga
> come l’inabissarsi dell’oro del tesoro dei Nibelunghi. Il tesoro dei
> Nibelunghi deve essere sollevato, risvegliato in nuovo modo, più a
> oriente, in Europa. Prima Wotan, poi Sigfrido sono gli Iniziati a che
> toccava il compito di riportare al moderno Europa il tesoro antico, il
> tesoro dei Nibelunghi, in certo modo di rendere fecondo di nuovo per
> la nuova cultura. Che la saga ci presenti un Iniziato «Wotan» ci aiuta a
> guardare profondamente in un’altra antichissima cultura. Le lettere W
> e B si corrispondono. Wotan, Wodan è lo stesso di Bodha — Buddha.
> Wotan è effettivamente la formazione germanica della parola Buddha.
> Arriviamo così a un’origine comune della religione germanica di Wotan
> e della religione asiatica del Buddha. La religione del Buddha non si
> diffuse tanto in India, quanto presso quei popoli dell’Asia che avevano
> ancora qualcosa della cultura atlantica in sé. Anche i popoli di Wotan
> portavano con sé le loro concezioni dalla cultura atlantica. Il loro
> ulteriore sviluppo si esprimeva nelle saghe che i sacerdoti Druidi
> avevano insegnato loro. Particolarmente bellamente in esse si esprime il
> salvataggio del tesoro dei Nibelunghi — della cultura atlantica — per > opera di Wotan e Sigfrido.
Attraverso queste saghe, che si trovano dalla Russia attraverso la
> Germania fino alla Francia e all’Inghilterra, passa una nota tragicamente
> profetica, che si trova dappertutto dove insegnavano i sacerdoti Druidi.
> Si insegnava profeticamente: verrà un Tramonto degli Dèi. Siamo i
> resti della cultura atlantica. Dobbiamo morire affinché qualcosa di
> migliore possa venire. I nostri Iniziati sono profeti di ciò che viene. In
> tutti coloro che sono iniziati nel modo di Sigfrido, si esprime una
> certa tragicità. La Canzone dei Nibelunghi contiene una forma
> antichissima dell’iniziazione: la Necessità dei Nibelunghi, il Lamento
> dei Nibelunghi. Agli alunni più intimi si insegnava che sarebbe venuto
> un altro, che avrebbe portato la vita spirituale. Dappertutto si diffondeva
> lo stato d’animo del Tramonto degli Dèi. Tutti vivevano nel sentimento,
> e gli alunni intimi nella certezza: verrà uno, che sarà completamente
> diverso dai nostri Iniziati. — Questo la saga l’esprime per mezzo di > Sigfrido.
In Scandinavia e in Russia, secondo i misteri Druidici, si avevano i
> misteri dei Drotten. «Drotta» è un’altra forma per Druida. Dappertutto
> nei vecchi misteri, Sig è il nome del primitivo, grande Iniziato. Tutti i
> nomi che sono composti con «Sig» risalgono a Sig, come per esempio
> Sigurd, Sigmund, Sieglinde e così via. Sigfrido era l’Iniziato che
> nell’iniziazione aveva trovato la pace. «Pace» significa ciò che conduce
> l’uomo oltre tutti i dubbi: è la soddisfazione della nostalgia, della
> nostalgia di conoscenza, di potenza. Sigfrido è raffigurato in tutte le
> immagini come l’Invulnerabile. Achille, l’Iniziato greco, rimase
> vulnerabile in un solo punto, il tallone. Sigfrido, dopo il superamento
> del Drago, divenne invulnerabile, eccetto in un punto, il punto tra le
> scapole. Ecco dove deve essere portata la croce. Questo simbolo ebbe
> un ruolo profondo nei vecchi misteri. Lì si diceva: siete tutti vulnerabili
> nel punto dove giacerà una croce. Colui che coprirà questo punto con la
> croce, il portatore di croce, questi sarà il grande Iniziato, che non è
> più vulnerabile. — Questo dà alla saga nordica il grande carattere. Questa
> saggezza era una saggezza apocalittica.
Tutti gli Occultisti sanno che questa saggezza proviene da un
> centrale Oracolo di dodici Iniziati, della cosiddetta «Loggia Bianca».
> Da lì la saggezza è portata nel mondo. Non è altrimenti se non che il
> singolo si sa in relazione con gli altri. Dappertutto c’erano dodici
> consiglieri della Loggia. Tali sono anche i dodici Apostoli. La
> consapevolezza di coloro che presentono e la sapienza dei Saggi
> riconduce alla Tavola Rotonda del Re Artù. Questa non è nient’altro
> che la grande Loggia Bianca, che nell’Iniziazione di Sigfrido chiarì
> ai popoli quello che doveva dire al mondo. Grandi Iniziati erano membri
> della Tavola Rotonda, che esistette fino al tempo della Regina
> Elisabetta d’Inghilterra nel Galles. Allora fu abolita per ragioni > politiche.
Due ben determinate correnti politiche guidavano la consapevolezza
> popolare medievale verso questi tempi primordiali. Nel popolo dei
> Franchi, che ebbe la fortuna di conquistare l’occidente dell’Europa,
> esiste una stirpe regnante che effettivamente fa risalire la sua origine
> ai tempi dell’Atlantide. Si chiamava i «Ghibellini» o «Nibelunghi» —
> da questo è sorto successivamente la parola «Ghibellini». C’era una
> vecchia consapevolezza di una stirpe regnante che sorgeva nel popolo
> franco, che ha radici nella vecchia terra dei Nibelunghi, che univa in sé
> il potere mondano e l’autorità sacerdotale. Perciò Carlo Magno tentò di
> farsi mettere a Roma la corona reale, per aggiungere un elemento
> spirituale a quello mondano.
Originariamente tutto ciò che si presupponeva di potenza era derivato
> da ciò che era venuto dall’Atlantide. Che si pensasse e presentisse che
> venisse un Tramonto degli Dèi, per questo anche la stirpe regnante si
> associò con un certo carattere tragico. Si diceva: coloro che vogliono
> conoscere, possono bene diventare Iniziati, ma devono essere rimpiazzati
> da qualcos’altro. — Questo stato d’animo si espresse dapprima nella nota
> saga di Barbarossa; fu allora aggiunto ancora qualcosa, che non si aveva
> nella saga ordinaria. Barbarossa fu correttamente pensato come una
> continuazione dei vecchi sovrani franchi. Gli Hohenstaufen erano i
> Ghibellini, Waiblingen, Wibelungen, Nibelunghi, in contrasto con i
> Guelfi. La narrazione più intima aggiunge alla nota saga di Barbarossa
> che Barbarossa portò il santo Graal dall’Asia all’Europa. Egli stesso
> come personalità fisica perì in questo e attende ora fino a quando il suo
> tempo sarà venuto. In ciò si esprime tutto lo stato d’animo del Medioevo
> rispetto al vecchio paganesimo e al nuovo cristianesimo.
Si iniziò a considerare la propria anima popolare e si disse: dalla
> vecchia Atlantide abbiamo portato con noi la nostra cultura. Ma è
> destinata a tramontare; al suo posto deve subentrare il cristianesimo.
> Ma sorgerà di nuovo, purificata, mondato, elevato dal cristianesimo. —
> Si iniziò a creare una transizione dalla fine della discesa all’inizio
> dell’ascesa. Si iniziò a rappresentare così il corso della più profonda
> cultura spirituale tedesca, che la consapevolezza chiaroveggente,
> atlantica fosse sostituita da qualcosa che ancora doveva venire. Si
> doveva riconquistare il coraggio naturale, la pietà, la virtù in modo
> nuovo. Si avevano tre rappresentazioni — rappresentazioni di tre
> determinate forze: Wotan, Wili e We. Wotan è la forza intuitiva, come
> la rappresenta l’Iniziato; Wili è la volontà stessa; We è il sentimento,
> con un carattere tragico, dove diventa apocalittico. Adesso doveva
> venire un altro tempo. Adesso, per mezzo della dottrina cristiana, si
> doveva conquistare il punto di transizione, e si sarebbe dovuto di nuovo
> risalire a quello che era prima del Tramonto degli Dèi.
Che Barbarossa sia seduto nel monte significa che è un Iniziato. Il
> «monte» è il luogo dell’iniziazione. Cristo andò con i suoi discepoli
> «sul monte» — nel mistero. I corvi significano un’iniziazione di
> Barbarossa. Nel rituale d’iniziazione persiano si distinguono sette
> gradi dell’iniziazione. Il segno. [Oggi il sole è nel segno dei Pesci.]
I Templari indicano la costellazione prossima; il sole entrerà allora
nella costellazione dell’Acquario. Allora il cristianesimo sorgerà
veramente, il paganesimo unito al cristianesimo. Questa cultura
risveglierà un nuovo Giovanni. Questo momento arriva quando il
sole sarà nel segno dell’Acquario. Giovanni significa Uomo-
Acquario; egli sarà l’annunciatore di una nuova era del
cristianesimo. Si dice che i Templari abbiano indicato Giovanni
il Battezzatore, non Cristo. Ma il Giovanni di cui parlano è
l’Acquario.
L’ultima fase del cristianesimo, che proviene dall’Iniziato
> Lohengrin, ha portato il periodo dell’utilità, che ora ha raggiunto
> il suo apice. Il movimento teosofico vuole essere il successore di
> tali movimenti, come lo era il movimento di Parsifal e come
> quello che proveniva dall’Iniziato Lohengrin. Anche il moderno
> materialismo deve il suo origine a grandi Iniziati, ma deve essere
> sostituito da una nuova fase, da un nuovo ciclo. Questo vuole
> portare avanti la Teosofia. Ma sono sempre gli Iniziati che parlano,
> quando un nuovo impulso culturale deve essere dato.
Richard Wagner
e il suo rapporto con la Mistica
La Teosofia o scienza dello spirito non deve essere qualcosa di
unilaterale, che soddisfi solo la curiosità umana o la brama di
conoscenza, bensì deve rappresentare una corrente spirituale che
è chiamata a incidere più profondamente in tutto ciò che
denominiamo cultura del presente e del prossimo futuro. Avremo
un sentimento di come la Teosofia possa essere chiamata a questo,
se vediamo come quello che pulsa attraverso di essa, fondamentalmente
non risiede solo in essa, bensì si manifesta già come un presentimento
più o meno distinto nel nostro tempo in campi diversi.
Oggi vogliamo occuparci del modo in cui in uno dei più grandi
> artisti dei tempi moderni viveva un elemento simile a quello che
> chiamiamo Teosofia, scienza dello spirito. Nessuno deve credere
> che tutto ciò che avrò da dire su questo significativo artista dei
> tempi moderni, su Richard Wagner, sia stato da lui consapevolmente
> concepito in modo razionale. Sarebbe giusto l’obiezione che
> potrebbe essere sollevata: tu racconta molte cose in collegamento
> con Richard Wagner, ma possiamo provare che egli non ha mai
> pensato questo su se stesso. — Questa obiezione potrebbe essere
> facilmente sollevata da chiunque consideri Richard Wagner come
> facciamo noi oggi. Nulla deve essere affermato se non che ciò che
> sarà detto non è vissuto in Wagner come idee espresse. È un’altra
> cosa avere il diritto di dirlo. Ci vorrebbe troppo tempo volere qui
> derivarne il diritto con una presentazione dettagliata. Ma un
> confronto, un’immagine può portarci a dimostrare la giustificazione
> di questa considerazione. Il botanico non riflette sulla pianta? Non
> ricerca le leggi secondo cui cresce e vive? Non comprende così
> l’essenza della pianta o non cerca di comprenderla? E qualcuno può
> negargli il diritto di parlare di essa in questo modo, semplicemente
> perché la pianta stessa non ha queste leggi nella sua consapevolezza?
> Chi segue questo confronto più profondamente, vedrà come ciò che
> sarà detto oggi sta allo stesso modo verso l’artista. Non come se
> qui dovesse essere ripetuta la frase generale secondo cui l’artista
> crea inconsapevolmente. Ma le leggi, per mezzo del che,
> partendo da una certa concezione del mondo, si comprende l’artista,
> non hanno bisogno di essere espresse dalla consapevolezza dell’artista
> più di quanto una legge della pianta abbia bisogno di essere dalla
> pianta. Questo sia presupposto, altrimenti potrebbe venire l’obiezione > appena caratterizzata.
Un’altra obiezione, che nel presente può sorgere molto facilmente,
> è legata alla parola «mistica». Non molto tempo fa in un piccolo
> circolo una persona pronunciò la parola «mistica», e un signore
> piuttosto erudito disse: Goethe era propriamente anche un mistico,
> ha ammesso che molto nel mondo della conoscenza umana rimane
> scuro e nebbioso. — L’uomo ha così mostrato che intende con mistica,
> quando le persone la praticano, tutte quelle rappresentazioni che
> hanno qualcosa di nebbioso, confuso, scuro. Nessun vero mistico ha
> mai inteso con mistica quello che è confuso e che si potrebbe solo
> abbracciare e presentire con sentimenti generali. Oggi possiamo
> effettivamente sperimentare che negli ambienti eruditi si dica: fino
> a questo punto arriva la nostra chiara conoscenza, ma da qui in poi
> inizia il sentimento generale a sprofondarsi nei segreti della natura,
> da qui inizia la mistica. — Al contrario: il vero mistico vede in ciò il
> più chiarissimo, ciò che con i concetti più lucenti deve brillare nelle
> profondità dell’essere. E se qualcuno parla dell’oscurità della mistica,
> di vari presentimenti, ciò non significa nient’altro se non che le
> persone non si sono mai date la pena di rendere chiaro per se stessi
> ciò che la mistica dà chiaramente. Nei primi secoli del cristianesimo
> si chiamava ciò «Mathesis», non perché dovesse essere stata
> matematica, ma perché ciò che la mistica costruisce in idee e
> rappresentazioni deve essere così trasparente per l’uomo come i
> concetti della matematica. L’uomo deve solo avere pazienza di
> apprendere veramente cos’è la vera mistica. Solo in questo modo
> sia la parola «mistica» messa in connessione con il nome di Richard > Wagner.
Ora vogliamo caratterizzare ciò che è innanzitutto la convinzione
> fondamentale di ogni scienziato dello spirito. È che dietro il nostro
> mondo fisico-sensibile c’è un mondo invisibile, e che l’uomo è capace
> di penetrare in questo mondo invisibile. Ciò che è contenuto in
> questa supposizione include la disposizione mistica.
Ha Wagner espresso una tale convinzione per se stesso? Sì, l’ha
> espressa chiaramente! E ciò che è più importante, l’ha espressa dal suo
> punto di vista come musicista, così indicando che per lui la musica,
> l’arte valevano più di una semplice aggiunta all’esistenza, che era per
> lui l’elemento più importante della vita. Là, dove parla della musica
> sinfonica, dice parole meravigliose sull’arte. Dice che tutta la musica
> sinfonica appare come una rivelazione che proviene da un altro mondo,
> che ci illumina su connessioni dell’essere in modo completamente
> diverso da come la logica può illuminarci, e che è il più meraviglioso
> quando riceviamo in noi le convinzioni che provengono da questi
> elementi del linguaggio sinfonico. Allora ci danno una certezza del
> sentimento contro che il giudizio della ragione sul mondo non > può contrastare.
Bisogna non prendere queste parole solo come gettate casualmente,
> ma bisogna riceverle come qualcosa che vuole caratterizzare dalla
> serietà più profonda di una grande conoscenza umana. Possiamo,
> collegandoci alle convinzioni fondamentali della mistica, interpretare
> queste parole? Sì! Se una volta ricercate, come i mistici spesso
> caratterizzano il modo in cui conoscono, troverete per esempio la
> parola seguente, che non è una parola arbitrariamente inventata, ma
> una parola che troverete sempre di nuovo come una specie di
> espressione tecnica dei mistici. I mistici dicono: nella conoscenza
> umana ordinaria l’uomo si rivolge al suo intelletto per conoscere le
> leggi della natura e del mondo dello spirito; ma c’è un modo più alto
> di conoscere, dove non colleghiamo concetto a concetto alla maniera
> dell’intelletto, ma dove le rappresentazioni si intrecciano insieme
> come musica spirituale: questo è un modo diverso di conoscere. — Il
> vero mistico conosce la più grande certezza di questa conoscenza,
> quale è presente nel giudizio della ragione in questo campo. E
> stranamente! Ogni conoscitore caratterizzerebbe a te questa forma di
> conoscenza facendo ricorso all’immagine — è più di un’immagine! —
> della musica. Non è solo un’immagine, quando nella vecchia scuola
> pitagorica si parla della musica delle sfere. Una filosofia scolastica
> superficiale considera questa musica delle sfere per un’immagine, per
> un confronto con qualcosa. Ma colui che sa di che si tratta, sa anche
> che questa musica pitagorica delle sfere è una realtà, e che c’è uno
> sviluppo dello spirito dove si odono i suoni di questa musica.
Più spesso è stato già detto che siamo circondati da mondi di tipo
> spirituale, che inicialmente non possiamo vedere, così come il cieco
> è circondato dal mondo dei colori, che non vede. Se i suoi occhi
> vengono operati, allora splendore e colore e luce gli si presentano,
> che prima non gli erano accessibili. C’è una tale apertura di un
> potere visivo superiore. Dipende solo da questo, che si aprano i sensi
> superiori, allora il mondo superiore esce dall’oscurità. Noi
> designiamo il prossimo dei mondi che ci circondano come mondo
> di luce o mondo astrale, e quello ancora più alto come il vero mondo
> spirituale dei suoni delle sfere. Questa è una realtà vera, a cui l’uomo
> può nascere in una sorta di nascita superiore, come il cieco di nascita
> può vedere quando viene operato.
Coloro che sono iniziati parlano apertamente di questo mondo. Abbiamo
> solo bisogno di ricordare le parole di Goethe. Molti considereranno
> fantastico quello che ora sarà detto. Lo troveranno persino
> inartistico, dire tali cose: vogliono lasciare il poeta nuotare possibilmente
> nell’indeterminatezza per quanto riguarda la comprensione della
> sua opera. Ma un grande poeta come Goethe non dice frasi vuote quando vuole
> caratterizzare qualcosa di particolare. Quando afferma: «Il sole canta alla
> vecchia maniera …», o si tratta di un’allusione a qualcosa di più profondo,
> o è una frase vuota, poiché il sole fisico non canta. E da un poeta che lavora
> a partire da una visione come Goethe non si deve pretendere una tale frase. Goethe
> come Iniziato sa che c’è un tale mondo sonoro, un mondo
> spiritualmente sonoro, e rimane nell’immagine. Quando ha fatto ascendere
> Faust nel mondo spirituale dopo gli errori descritti nella prima parte,
> si dice di nuovo: > > «Suonando per le orecchie dello spirito
> sorge già il nuovo giorno» > > Goethe rimane completamente nell’immagine quando vuole caratterizzare > il mondo spirituale.
Per Richard Wagner i suoni della musica esterna erano un’espressione,
> una rivelazione di una musica interna, il mondo di un suono spirituale
> dell’armonia che pulsa attraverso il mondo. Lo sentiva, l'avvertiva.
> Lo disse non solo una volta. Dove caratterizza i singoli strumenti, si
> esprime così: «Negli strumenti si rappresentano gli organi primordiali della
> creazione e della natura. Ciò che esprimono non può mai essere
> chiaramente determinato e fissato: essi danno i sentimenti
> primordiali stessi, come provenivano dal caos della creazione primiera,
> quando forse non c’erano nemmeno ancora esseri umani che potessero
> accoglierli nel loro cuore.» Non bisogna premere tali parole con
> l’intelletto; bisogna cercare di accoglierle in sé con tutto il loro stato
> d’animo. Allora si sente come l’intera anima di Richard Wagner fosse
> immersa in quello che si è chiamato vera, autentica mistica.
Così Richard Wagner vede tutta la sua missione artistica. Non è un
> artista che vuole solo rivelare ciò che vive casualmente nell’anima.
> Vuole sentire la necessità del posto in cui si trova nello sviluppo.
> Guarda indietro in un passato umano remotissimo, in un passato
> umano dove non c’era ancora quello che si chiama arte separata.
> Qui tocchiamo un punto profondo che occupava costantemente
> Richard Wagner, quando avvertiva la sua missione, quel punto su cui
> Nietzsche rifletteva così profondamente e che tentò di caratterizzare
> nel suo scritto «La nascita della tragedia dallo spirito della musica».
> Ma non vogliamo seguire quello che Nietzsche ha scritto, vogliamo
> piuttosto appoggiarci alla mistica, poiché sa dire più di ciò che
> Nietzsche poteva portare alla consapevolezza su Richard Wagner.
> Ci rimanda in stati primordiali dello sviluppo umano.
Che cosa erano i Misteri? Presso tutti i popoli dell’antichità
> c’erano luoghi misteri, che si potevano chiamare allo stesso modo
> templi come scuole, presso gli Egiziani, presso i Greci e così via.
> Dappertutto il Mistero era la base di una cultura successiva, e nel
> Mistero erano contenuti simultaneamente religione, scienza e arte.
> Immaginiamoci sommariamente nell’essenza di un tale Mistero. Che
> cosa sperimentava colui che, dopo certe prove, era stato ammesso
> per ascoltare i segreti? Sperimentava qualcosa che più tardi nello
> sviluppo apparve in rami separati, in particolari: religione, arte e
> scienza, che come tre tronchi apparivano, erano nel Mistero nella
> loro radice uno. Immagina di essere uno spettatore e ascoltatore del
> Mistero! Prendiamo il caso di come il mistero del mondo era messo
> di fronte all’uomo nel Mistero. Era messo di fronte così: come le forze
> spirituali discendevano, come vivono nel minerale, nella pianta, come
> diventano più perfette nell’animale e come diventano autoconsapevoli
> nell’uomo. L’intero corso dello spirito mondiale si rappresentava in modo
> che gli occhi potevano vedere tutto questo. E quello che gli occhi
> vedevano, le orecchie udivano, in colore, in luce, in suono, quella era
> saggezza, scienza. In rappresentazione astratta come oggi, queste
> persone non ricevevano ciò che contengono le leggi universali. Era
> una rappresentazione: lo vedevano accadere. La rappresentazione era
> allo stesso tempo bella. Così nacque l’arte. La verità fu data nella
> forma dell’arte. E così era contenuta nell’arte, che il sentimento
> umano era mosso religiosamente e si prostrava nell’adorazione.
Questo era presente nello stato primordiale di ogni grande cultura.
> La storia esterna sa poco di questo e lo nega. Ma questo non importa.
> In venti anni non lo negherà più. E proprio come in questi Misteri
> primitivi questi tre erano uniti, così l’arte, così quelle arti, che poi
> successivamente intrapresero strade separate, erano un’unità. Musica
> e rappresentazione drammatica erano unite in uno, e Wagner guardava
> indietro a un tempo primordiale dove le arti erano unite per fornire
> una totalità. Gli era chiaro che, a causa del corso necessario dello
> sviluppo dell’umanità, queste arti dovessero andare per strade separate.
> Ora però credeva che nel suo tempo fosse giunta l’epoca in cui dovesse
> avvenire di nuovo l’unione. Credeva di essere chiamato, nel campo
> delle sue capacità, a effettuare un’unione dei flussi separati in ciò che
> egli chiamava un’opera d’arte totale. Sentiva che la vera opera d’arte
> dovesse avere qualcosa di permeato di religioso. Così per lui l’opera
> d’arte era allo stesso tempo servizio religioso. Tutto questo dobbiamo
> pensarlo nel suo sentimento, riviverlo. Se seguiamo nel dettaglio i suoi
> pensieri, lo riconosceremo. Così vide l’opera drammatico-musicale nella
> sua mente fondersi da flussi separati. Per lui c’erano due grandi artisti:
> Shakespeare e Beethoven. Vide in Shakespeare il drammaturgo, che con
> meravigliosa coesione interiore portava le azioni umane sul palcoscenico,
> così come si esplicano in eventi esterni. Vide in Beethoven l’artista, che
> con la stessa meravigliosa coesione interiore era capace di rappresentare
> ciò che accade all’interno del petto, ciò che non passa all’azione
> esterna, al gesto. E allora si disse: qui c’è qualcosa che possiamo
> seguire con precisione, ma che deve rimanere inespresso. Tra
> un’azione e l’altra c’è infatti qualcosa che sta come intermediario nel petto
> umano, ma che non può passare a questa forma di arte drammatica. E
> quando l’interno del sentimento umano si esplica sinfonicamente,
> deve, per così dire, stare dentro se stesso, quando il musicista è
> limitato a rimanere nei suoni. Vediamo come nella Nona Sinfonia di
> Beethoven ciò che vive intimamente nell’anima viene spinto fuori e
> diventa linguaggio alla fine. Vuole unire in un’unità ciò che nell’arte è solo
> separato, ma nella natura umana sta insieme. > > Questo era il sentimento di Wagner della sua missione. Da ciò
> sorse la sua idea dell’opera d’arte totale, che deve mettere di fronte
> in arte l’intero uomo. Deve stare così, come vive il suo interno,
> e deve avere la possibilità di far uscire come azione ciò che così
> vive intimamente. Ciò che non può essere drammatico esteriormente,
> è dato alla musica. Ciò che la musica non può esprimere, entra
> nell’azione esterna. Richard Wagner rappresenta la sintesi tra
> Shakespeare e Beethoven. Questo è il pensiero fondamentale di
> Richard Wagner — un pensiero fondamentale tratto dalle più
> profonde nature umane. Così avvertiva la sua missione. Ma ora
> era stato mostrato all’arte un cammino nel più intimo della natura
> umana. Richard Wagner non poteva rimanere un drammaturgo
> ordinario. Doveva essere possibile mettere di fronte in arte ciò che
> di più profondo l’uomo può sperimentare, con i mezzi più alti —
> come una volta nel Mistero.
Se vediamo come Wagner vede nella musica sinfonica la rivelazione
> di un mondo sconosciuto, come vede organi primordiali della creazione
> negli strumenti, allora arriviamo presto a come sente la necessità, nella
> sua drammatica musicale, di rivelare più di ciò che qui vive dall’uomo
> in questo mondo fisico. Questo è solo una parte della natura umana.
> Sovrastando questa parte è l’uomo superiore, che vive in ogni interno
> umano, che è molto più di ciò che può esplicarsi esteriormente. Questo
> uomo superiore, che come in gloria onnicomprensiva circonda l’uomo
> ordinario, sta in connessioni più profonde con le fonti della vita di
> quanto possa diventare chiaro esteriormente. Poiché Richard Wagner
> vuole connettersi con la natura superiore dell’uomo, non può usare
> persone ordinarie: deve ricorrere a coloro che sono dati nel mito.
> Lì gli uomini sono posti come crescono al di sopra di se stessi; vogliono
> e sono molto più grandi di quanto l’uomo del piano fisico possa e voglia
> essere. Così con la missione di Richard Wagner è di nuovo collegato il
> fatto che vada oltre l’uomo ordinario e porti il mito sul palcoscenico.
> Nel mito Richard Wagner deve allo stesso tempo — anche se non
> razionalmente — far brillare le leggi più profonde del mondo, le leggi
> e le essenze del mondo sconosciuto, attraverso l’azione drammatica,
> attraverso l’elemento musicale. E questo lo fa.
Naturalmente non possiamo toccare tutti i dettagli; solo alcuni
> esempi possiamo estrarre. Dappertutto si mostrerà come nel modo
> più profondo è collegato con ciò che la scienza dello spirito ha da dire
> al mondo. Che cosa ha da dirci la mistica, per esempio, sulla vita
> comunitaria degli uomini? Per la considerazione esterna gli uomini
> stanno l’uno accanto all’altro. Essa vede uomini agire su uomini nel mondo
> fisico: parlano tra loro, diventano dipendenti l’uno dall’altro.
> Ma ci sono connessioni più profonde nella natura umana. Ciò che come
> anima vive in un petto, ha affinità profondamente nascoste con ciò
> che come anima vive nell’altro petto. E le leggi che la superficie
> mostra sono solo le più insignificanti. Ciò che come rete profonda
> sotto l’anima conta come leggi, passa da uomo a uomo. Questo rivela
> la scienza dello spirito. Questo l’artista intuisce. Quindi ricorre a
> materiali attraverso cui può mostrare come un’altra legge più
> profonda agisce da uomo a uomo di quanto l’occhio esteriore possa > vedere.
Proprio in una delle sue prime opere Richard Wagner ci mostra
> questo impulso di mostrare connessioni misteriose. Non sentiamo forse
> qualcosa che regna nell’invisibile tra uomo e uomo, quando il
> Navigante ci si presenta con Senta? Non siamo ricordati di meravigliose
> connessioni nel «Povero Enrico», dove il sacrificio di una pura vergine
> ha un effetto salutare? Dobbiamo prendere tali immagini come espressione
> di una verità più profonda. C’è qualcosa di più vero della verità
> superficiale dell’erudizione ordinaria. Nel sacrificio che un uomo può
> fare per un altro c’è qualcosa di reale. Questo si esprime, per esempio,
> in quel legame mistico — non afferrabile per l’intelletto superficiale —
> di cui si parla quando si menziona l’Anima Universale, precisamente. Lì
> è contenuto ciò che si esprime nell’immagine della verità più profonda,
> quando un uomo fa qualcosa per l’altro.
Adesso voglio dire qualcosa che la scienza dello spirito può mostrarvi,
> per condurvi al confine dove questo qualcosa può diventare visibile.
> Sappiamo che il mondo si sviluppa e come nel corso dello sviluppo
> esseri vengono sempre respinti. È una legge che la scienza dello spirito
> ci insegna: ogni sviluppo superiore è connesso con un essere
> respinto. Più tardi avviene un compenso. Per ogni santo deve TRADUZIONE ITALIANA — GA 92, Righe 5945–7430 (chunk finale) Fonte: /sessions/vibrant-happy-volta/oo92_de.md respinse. In seguito ha luogo un equilibrio. Per ogni santo deve sorgere
un peccatore. Questo richiede l’equilibrio necessario.
È vero, per quanto suoni strano. È come se un liquido fosse mescolato
da due parti insieme. Se si vuole ottenere una pura, l’altra deve diventare
più torbida. Così è con l’ascesa: con ogni ascesa è legato un declino. Questo
condiziona il fatto che l’essere salito utilizzi la sua forza per
redimere l’altro, l’essere inferiore. Se questo cooperare degli esseri non
esistesse, allora non ci sarebbe sviluppo nel mondo. Per questo lo sviluppo
viene messo in movimento.
E quando vediamo come un uomo si sacrifica per l’altro, allora siamo
ricordati di un tal legame misterioso, sorto perché un essere si era
sviluppato verso l’alto e l’altro verso il basso. Solo in modo delicato si può
alludere a qualcosa di simile. Così Richard Wagner si trova già proprio in quel
legame misterioso che si estende da anima ad anima.
Quando esaminiamo i vari lavori, scopriamo che Richard Wagner ha sempre
tratto i dati fondamentali da una vita mistica. Vogliamo subito affrontare
la sua opera centrale, la poesia di Sigfrido, la poesia dei Nibelunghi.
Vogliamo vedere come profondamente essa è stata estratta dalla Saggezza del
Mondo. Per questo dobbiamo collegarci a qualcosa che la teosofia porta a piena
chiarezza, per quanto sia contraria alla scienza contemporanea. I nostri antenati
che vivevano molto tempo fa abitavano una zona terrestre a ovest
dell’Europa, tra l’Africa e l’America. Perfino la scienza naturale a poco a poco
arriva già al punto che là un tempo c’era una terra, una terra che noi chiamiamo
Atlantide. Lì vivevano i nostri antichissimi antenati, che naturalmente erano
di tutt’altra configurazione. Come detto, oggi già la scienza naturale comincia
a parlare di questa antica Atlantide. In una rivista «Kosmos», pubblicata sotto
l’egida di Haeckel, fu pubblicato un articolo su questo. Lì naturalmente si parla
soltanto di quali animali e piante vivessero là. Del fatto che vivesse anche l’uomo,
di questo non se ne parla ancora.
Di ciò di cui la scienza naturale ha già qualche presentimento, la scienza
dello spirito lo racconta chiaramente. In questa antica Atlantide c’era
un’atmosfera completamente diversa, c’erano condizioni completamente diverse.
Ciò che oggi conosciamo come distribuzione di acqua e luce solare nell’aria non
era ancora presente. Lì nel lontano occidente l’aria era continuamente piena
di vapore acqueo, di masse di nebbia. Il sole e la luna si potevano vedere solo
con aloni arcobaleno. La vita dell’anima era del tutto diversa.
Gli uomini vivevano in modo che stavano in un legame molto più intimo
con la natura, con pietra, pianta e animale. Erano incassati nelle masse di nebbia.
Vera è la parola: lo spirito della divinità
volteggiava, covava sulle acque. — Ciò che in echi è conservato presso i popoli
che sono i discendenti degli Atlantidei, era nel modo più elevato il caso presso gli Atlantidei:
essi comprendevano tutto attorno a loro. Il mormorio della fonte non era inarticolato,
era l’espressione della saggezza della natura. L’uomo udiva
saggezza da tutte le cose del suo ambiente. Questo ambiente faceva sì che questo
antico antenato fosse un chiaroveggente ottuso. Non percepiva ciò che si estendeva nello spazio,
ma apparizioni di colori. Aveva poteri di chiaroveggenza.
La saggezza tesseva nelle nebbie, e questa saggezza lui percepiva con le sue
forze ottuse. Si può soltanto alludere a questo. Lo sviluppo consistette nel fatto che
le nebbie si condensarono in acqua, l’aria diventò sempre più pura. Con ciò l’uomo
si sviluppò verso l’odierno stato di coscienza. Fu separato dalla natura esterna,
divenne un essere chiuso in sé. Se l’uomo è ancora in legame con la natura, allora
la saggezza è unitaria, allora vive come in una sfera di saggezza; e questo fonda una
certa fratellanza, perché ognuno percepisce la stessa saggezza, ognuno vive nell’anima
dell’altro. Con l’abbassarsi delle masse di nebbia, l’uomo entrò nella coscienza
egoistica, nella coscienza dell’Io, dove ogni uomo sentiva in sé il proprio centro,
dove un uomo si confrontava con l’altro e richiedeva per sé la propria sfera. La fratellanza
si trasforma in lotta per l’esistenza.
Leggende e miti non sono ciò che si interpreta come teorie fantastiche a tavolino
verde. Che cosa sono leggende e miti? Sono i resti di antiche esperienze
chiaroveggenti dei nostri antenati. Questo è un fatto. È sciocchezza se oggi si sostiene
che un qualche mito significhi una lotta di un popolo con un altro.
Gli eruditi parlano di fantasia popolare fantastica; dovrebbero soltanto conoscere il popolo,
se esso poetizza le nuvole in figure divine. Questo si presenta alla gente; è fantasticheria, sogno.
Come nascono i miti, di questo possono ancora convincersene oggi.
Oggi ancora esistono leggende viventi.
Per esempio, in varie regioni esiste la leggenda della donna di mezzogiorno. Essa ci racconta
che, se qualche contadino rimane nel campo a mezzogiorno invece di interrompere il lavoro nei campi
e andare a casa, viene la donna di mezzogiorno e gli pone domande.
Se non può rispondere fino a una certa ora, lo strozza. — Chi non vedrebbe
l’immagine di un sogno, che afferra l’uomo fuori, quando rimane giacere al caldo del sole?
Il sogno è l’ultimo resto di quella coscienza di allora. Così vediamo come ancora oggi la leggenda emerge dal sogno.
Così sono nati tutti i miti e le leggende germaniche che ci sono rimasti.
Questi sono in gran parte ancora miti e leggende sorti presso gli ultimi
ritardatari degli Atlantidei. Così il vecchio Germanico si ricordò del tempo in cui i
suoi antenati stavano laggiù a ovest — non venivano da oriente —, di come essi si spinsero
verso oriente nel tempo in cui le nebbie della terra nebbiosa atlantica si addensarono e
formarono quelle inondazioni note come il Diluvio universale, di come l’aria divenne pura
e si formò la coscienza del giorno chiaro odierna. Guardò indietro il vecchio Germanico
verso la terra di nebbia, verso Nifelheim, e disse:
Siamo progrediti dalla vecchia Nifelheim verso il mondo odierno. — Ma ci sono certi esseri
spirituali rimasti indietro nello stadio spirituale che allora era giusto: sono
quelli che con tutta la loro comprensione si sono conservati il carattere, la natura della
vecchia Niflheim, della casa dei Nibelunghi, che si prolungano nel nostro tempo, che sono
diventati «spiriti» perché non hanno corpi fisici adesso. Meravigliose intrecciature
abbiamo qui davanti a noi. Da nessuna parte dobbiamo procedere qui in modo pedante.
Dobbiamo considerare come si intrecciano fantasia e capacità chiaroveggente, leggenda e fatto.
Non dobbiamo strappare via la rugiada che devono avere. Ci si ricorda come le nebbie
si abbassarono, e allora venne la rappresentazione, come se queste nebbie si abbassassero
e formassero i fiumi nel nord dell’Europa centrale. Nell’acqua del Reno si vedeva qualcosa
di rimasto dalle nebbie della vecchia Atlantide, che fluiva verso il basso.
Come fu il corso? L’uomo udì saggezza dal mormorio delle fonti. Questa era una saggezza
comune, l’elemento comunitario che escludeva l’egoismo. Per la saggezza un antico
simbolo è l’oro. Questo oro era stato portato dalla vecchia Niflheim.
Che cosa ne diventò adesso, di questo oro? Da questo divenne una proprietà dell’Io umano.
Ciò che prima era stata saggezza comunitaria, susurrata dalla natura, era adesso saggezza
che fluiva dal giudizio umano, dall’Io, saggezza alla quale l’uomo come essere indipendente
si confrontava. Adesso l’uomo formò
un «anello» attorno a sé. Per mezzo di questo anello la vecchia fratellanza degli uomini
fu intrecciata in una lotta degli uomini tra di loro. La saggezza come elemento comunitario
che viveva nelle grandi leggende di tempi passati nelle acque, il resto ultimo nel Reno.
In questo la saggezza era stata sommersa.
Ma gli uomini si sono sviluppati verso la coscienza egoistica. Anche i Nibelunghi
dovevano svilupparsi verso la coscienza dell’Io. Essi afferrarono ciò che era comunitario
e formarono l’anello, l’anello dell’egoismo che li circonda. Lì vediamo — in un linguaggio
un po’ schizzato — come fluiscono i veri fatti nel mondo della fantasia
e come l’oro, il resto della vecchia saggezza, fluito attraverso la nebbia; come
l’Io consapevole della saggezza costruisce l’anello attorno a sé, da cui sorge
la lotta per l’esistenza. Questa è la base più profonda del mito del tesoro dei Nibelunghi.
Questo è qualcosa dove Richard Wagner poteva trovare un’espressione nell’azione
drammatica grandiosa e nei toni della sua musica, che porta ad espressione un mondo
invisibile che è dietro il visibile. Così egli in una forma moderna ha trasformato il mito
dei Nibelunghi e ci ha dato questo intero corso dello sviluppo nella sua poesia dei Nibelunghi.
Sentiamo come i nuovi dèi, che governano l’umanità, hanno trovato la loro transizione
dai vecchi dèi.
Pensiamo ancora una volta all’antica Atlantide: vapori nebbiosi, dove da ogni parte
la saggezza parlava da tutte le cose. Allora devono operare potenze tra gli uomini
che adesso non più guidano attraverso la saggezza comune, ma attraverso contratti e comandi,
e che loro stessi hanno fissato gli dèi attraverso contratti. Questo discende dalla coscienza
originaria saggia. Là, dove il nuovo dio Wotan si trova in luogo importante, dove Fafner
dovrebbe restituire la Freia, là, dove Wotan stesso è colpito dalla saggezza-Io,
dall’anello, allora si presentò ancora una volta davanti a lui
l’antichissima, sacra coscienza dell’umanità, la coscienza tellurica che avvolgeva gli uomini
quando Atlantide ancora viveva. Nell’Erda ci viene descritta questa coscienza di allora,
in cui tutto era incassato,—
il suo sonno è sognare, il suo sognare meditare, il suo meditare sapere operante. — Una verità
cosmologica è contenuta in questo.
Questa saggezza è in tutto, ha creato tutto. Vive nella fonte, mormora nelle foglie, soffia
nel vento. Lì l’Io umano la trova dentro. Là era una coscienza onnicomprensiva, dalla quale
è sorta ogni singola coscienza: sapere operante.
L’antica chiaroveggenza era un’immagine di questo sapere operante.
Allora l’uomo non era chiuso nella pelle. La coscienza aveva penetrato tutto. Allora non
si poteva dire che la coscienza dell’Io è qui e là — era incassata in tutto. Meravigliosamente
ciò è accennato dall’intuizione di Wagner:
A te è noto
Ciò che l’abisso cela,
Ciò che monte e valle,
Aria e acqua penetra,
Dove esseri sono
Soffia il tuo fiato;
Dove cervelli meditano
Aderisce il tuo senso:
Tutto, si dice,
Ti è noto.
Tutto sa Erda attraverso questa coscienza. E così possiamo passo dopo passo
vedere dovunque come a noi appare come un’impronta della saggezza del mondo primordiale,
ciò che Wagner dalla sua intuizione ha preso dentro nel mito dei Nibelunghi.
Trasportiamoci per un momento qui — ancora una volta deve essere ripetuto che
Richard Wagner non ha consapevolmente svolto questo — al momento di transizione
dello sviluppo antico in quello nuovo. Laggiù in Atlantide c’era una coscienza
fraterna. Segue la transizione verso la coscienza dell’Io, l’irruzione dell’indipendenza
nella natura umana. E adesso ci trasportiamo all’inizio dell’«Oro del Reno».
Non sentiamo l’irruzione della coscienza dell’Io nei primi toni, nell’accordo lungo
in Mi maggiore? E non percepiamo come dalla coscienza generale questa
coscienza particolare emerge? Così potremmo motivo per motivo trovarlo animato
dalla propria conoscenza di Wagner,
che in toni musicali una mondo stante dietro le apparenze del mondo possa rivelarsi,
che lui stesso attraverso la sua pratica usava gli strumenti come organi primordiali della natura.
Non voglio rappresentare a voi Richard Wagner come un uomo che incorporava
una mistica vaga. La sua creazione artistica è immersa nell’essenza della mistica chiara. > > Quando da questa poesia passiamo a un’altra poesia, al «Loengrin», come
> appare a noi il fluire di ciò che la mistica può dare? Loengrin è l’inviato del
> Santo Graal, che viene dal luogo degli iniziati, dove regna la saggezza superiore.
> La leggenda di Loengrin si collega alle leggende che ci incontriamo ovunque,
> che indicano il fluire degli iniziati nella comune essenza umana. In punti
> importanti dello sviluppo siamo ovunque rimandati alla leggenda, che è più profonda
> della storia. Siamo
> rimandati come tali forze degli iniziati intervengono nel corso della storia.
> Non la fornisce un susseguirsi di fatti esterni.
Era un tempo importante, quella transizione dalla coscienza generale alla coscienza
singola. Il mito di Loengrin vuole caratterizzare questo ribaltamento. Vediamo come
è il tempo in cui un nuovo spirito si libera dal vecchio. Due spiriti del tempo si confrontano.
Nelle due donne che sono in conflitto, essi sono rappresentati. Elsa, il femminile, è sempre
ciò che ci rappresenta l’anima che si sforza verso l’altissimo. Non valgono quelle interpretazioni
banali dalle parole di Goethe nel «Coro mistico»: «L’eternamente femminile ci attira verso l’alto»;
è scritto dalla più profonda mistica. L’anima deve lasciarsi fecondare dagli
eventi grandiosi, attraverso cui nuovi principi vengono dentro nello sviluppo.
Ciò che viene dentro è rappresentato negli iniziati che provengono da luoghi importanti.
Qui la scienza dello spirito parla di individualità progredite. Ci si chiede sempre:
perché questi non si mostrano? —
Se si mostrassero, non li si riconoscerebbe. Si chiederebbe loro il loro ordinario
nome civile e stato. Ma per colui che agisce dai mondi spirituali, questo
è il più insignificante. Colui che come iniziato ha i segreti da annunziare,
è così elevato sopra ciò che è nascita, nome, stato, professione, che è follia
chiederglielo. Dove tali domande gli si avvicinano, la comprensione della sua profonda
missione è così lontana che deve sopraggiungere la separazione.
Non mi devi mai domandare, Né portare il peso della sapienza, Da dove venni in questo viaggio. Né come il mio nome e la mia natura.
Queste parole di Loengrin potrebbero dirle chiunque di quelli che non vivono
solo nel mondo ordinario, quando gli viene chiesto del nome e dello stato.
Questo è una delle note che sono suonate nel «Loengrin», dove brilla dentro
vera, chiara mistica nella vita musico-drammatica.
L’umanità possiede un profondo mistero, un mistero che regna nel mondo.
Simbolicamente esso è rappresentato in un mito che deve essere profondamente compreso.
Quando lo spirito che all’inizio del nostro sviluppo era caduto dagli spiriti che guidano
l’umanità, quando Lucifero era caduto, dalla sua corona cadde una pietra; da questa
fu formata una coppa, quella coppa dalla quale il Cristo Gesù con i suoi discepoli
ha preso il pasto serale, quella coppa nella quale il sangue fu ricevuto sul Golgota
da Giuseppe di Arimatea; egli la portò in Occidente. Dopo molti errori la coppa
giunse nelle mani di Tituro, attraverso cui fu fondato il castello del Graal.
Egli l’ha conservata, insieme con la sacra lancia d’amore. La leggenda riporta che
tutti quelli che guardano dentro la coppa hanno accolto in sé un’eternità.
Afferriamo ancora una volta l’intero mistero di questo mito: un’armonia
con i progressi dello sviluppo dell’umanità,
come lo concepiscono quelli che sanno il mistero del Graal. Essi dicono:
quando lo sviluppo dell’umanità sulla terra cominciò, tutto l’amore era ancora legato al sangue.
La consanguineità era ciò che legava gli uomini. Troviamo lì piccole tribù e troviamo che
in queste dominava l’unione tra consanguinei. Solo più tardi venne il matrimonio tra lontani.
Il momento da cui in poi ci si poteva sposare fuori dalla tribù forma una transizione importante
nella vita di ogni popolo.
Nelle leggende e nei miti la consapevolezza di questo è conservata.
Primo, dunque, l’amore era legato alla consanguineità; poi i circoli divennero sempre
più ampi, all’interno dei quali ci si sposava. Questo è l’un flusso dello sviluppo:
l’amore che è legato all’uguaglianza e alla comunità di carne e sangue.
Allora diventa determinante un altro principio, che impianta l’indipendenza.
In quel tempo antico che precedette il cristianesimo — così dissero i cavalieri del Graal —
c’erano questi due flussi: l’amore della fratellanza di sangue e il principio di libertà,
ciò che nell’uomo dimora come indipendente, come luciferino, il potere di Jahvé,
il cui nome significa: Io sono colui che sono. — Con il cristianesimo doveva essere portato
nel mondo un amore indipendente dalla fratellanza di sangue. Così deve essere interpretato
il detto di Cristo: Chi non abbandona padre e madre non può essere mio discepolo. —
Questo significa: chi non è capace di porre al posto di un amore legato a carne e sangue
l’amore generale dell’umanità, che va da anima ad anima, da uomo a uomo in generale,
che deve gradualmente formarsi, non può essere mio discepolo.
Così vediamo che dalla corona di Lucifero cade la coppa. Essa collega il principio
luciferico con il principio Cristo. In questa conoscenza i cavalieri del Graal ottengono
la grande forza che li attraversa con la vita-Io. Troviamo questo significato nella leggenda
del Santo Graal. E a coloro che erano discepoli del Santo Graal fu reso chiaro
quanto segue. Voglio presentare in modo semplice, in forma di dialogo, ciò che
ai discepoli del Graal fu reso gradualmente chiaro attraverso lunghi esercizi.
Molti diranno che è incredibile.
Ma con la verità è come con gli inviati degli stati civili alle corti dei barbari — come
Voltaire racconta: devono prima lasciarsi infliggere un trattamento indegno,
prima di essere riconosciuti.
Al discepolo del Graal fu dunque detto: guarda la pianta.
Non si può confrontare il fiore con la testa dell’uomo; esso corrisponde, con i suoi organi
di impollinazione maschile e femminile, al lato sessuale dell’uomo. La radice corrisponde
alla testa. — Già Darwin ha giustamente indicato in un confronto che la radice
corrisponde alla testa dell’uomo.
L’uomo è la pianta invertita: ha completato l’intera rotazione. Pudicamente
la pianta stende il suo calice verso la luce, ricevendo i raggi, la sacra lancia d’amore,
ricevendo il bacio puro, sotto cui si forma il frutto. La rotazione è mezzo completata
nell’animale. La pianta che si trivella con la testa nella terra, l’animale con la spina dorsale
orizzontale e l’uomo con il suo portamento eretto, lo sguardo rivolto verso l’alto
(è disegnato sulla lavagna). Questi tre uniti danno la croce. Guarda, fu detto al discepolo,
come Platone annuncia la verità quando dice che l’anima del mondo è stesa,
crocifissa sul corpo del mondo. — L’anima del mondo, l’anima che attraversa pianta, animale
e uomo, si trova nei corpi che rappresentano la croce. Questo è il significato originario
della croce. Tutto il resto è chiacchiera.
Che cosa ha causato il fatto che l’uomo ha compiuto questa rotazione?
Se consideriamo la pianta, vediamo: per il vero mistico la pianta ha quello stato
di coscienza che il sonno ha per l’uomo. Quando dorme, l’uomo ha il valore di una pianta.
L’uomo ha conquistato la sua coscienza odierna per il fatto che ha penetrato il puro,
casto corpo vegetale con brama, con il corpo delle passioni. È così in un certo senso
salito più in alto verso l’autocoscienza, ma ha acquistato questo attraverso la penetrazione
della pura sostanza vegetale con i desideri e i pulsioni. E adesso dinanzi al discepolo
fu dipinto uno stato futuro dell’uomo, uno
stato in cui l’uomo avrà mantenuto la sua luminosa coscienza,
ma di nuovo purificato, ripulito sarà tornato verso la pura sostanza come la pianta.
Egli avrà allora riottenuto la pura, casta natura. L’organo della riproduzione sarà
trasformato. Ci si rappresentava nel senso del cavaliere del Graal che l’uomo del futuro
avrà organi serventi alla riproduzione tali da non essere attraversati
dalla brama, ma puri e casti come il calice vegetale che si volge verso la lancia d’amore,
il raggio solare. Così sarà realizzato l’ideale del Graal, dove l’uomo in pura castità,
proprio come la pianta, produrrà il suo simile, dove di nuovo avrà generato la sua immagine
nel calice più puro elevato, quando l’uomo sarà creatore nello spirito.
Questo ideale reale era chiamato il Santo Graal, gli organi di riproduzione trasformati
dell’uomo, che così puri e casti producono l’uomo, come oggi il laringe produce la parola,
che crea le onde dell’aria.
Adesso vogliamo tentare di mostrare come nel cuore di Richard Wagner viveva
questo grande ideale. Era nell’anno 1857. Egli stava nel Venerdì Santo dal
balcone della casa di villeggiatura della signora Wesendonck sulla villa e guardava
fuori come spuntavano le prime piante. Ha registrato questo momento memorabile.
Nello spuntare delle giovani piante egli sentiva l’intero segreto del Santo Graal,
della nascita di tutto ciò che è connesso con la concezione del Santo Graal.
Lo sentiva in connessione con il Venerdì Santo. Una meravigliosa disposizione lo raggiunse.
Lì scattò in lui il primo pensiero del suo «Parsifal». Ora è sceso molto in questo
tempo che seguì. Ma il sentimento è rimasto. Da lui formò la figura del suo Parsifal,
quella figura in cui il sentimento è elevato a conoscenza, dove attraverso la compartecipazione
si diventa consapevoli, «attraverso la compassione consapevole» diventa. E l’intero sviluppo,
come la natura umana è ferita attraverso la lancia impura — questo ci si presenta nel mistero
di Amfortas. Vediamo come brilla il mistero mistico del Santo Graal.
Non si deve afferrare tale cosa con mani grossolane. Si deve seguire l’intero sentimento
e porre i concetti nella loro totalità dinanzi all’anima. Così vediamo ovunque come Richard Wagner
forse non ha pensato misticamente, ma come egli come artista e uomo tutto ciò che fece
lo dimostrò misticamente. Su questo dipende.
Non una teoria dovremo ricevere nella scienza dello spirito, ma qualcosa
che diventa vita immediata. In questo senso Richard Wagner sentì chiaramente la sua
missione, così chiaramente, così misticamente che poteva dirsi:
un’arte come essa vive in me come ideale deve di nuovo essere un servizio divino. —
Egli sentì di nuovo il confluire dei tre flussi e volle essere lui stesso un inviato
della cooperazione. Dalla sua conoscenza mistica emerge ciò che pure come sentire
mistico-chiaro è vissuto in tutti i grandi maestri, e che noi sentiamo quando
mettiamo i grandi maestri in relazione con e verso la mistica.
Goethe l’ha sentito. Allora l’uomo di nuovo guarisce, sente qualcosa di
quello per cui lui supera se stesso quando lo vive, ciò che sta nei
«Segreti»:
Dalla potenza che lega tutti gli esseri,
si libera l’uomo che supera se stesso.
Quando questo stato d’animo di liberazione dall’Io, del vivere dentro nei segreti
del mondo pulsa attraverso tutte le forze, allora l’uomo è mistico in tutti i campi.
Sia esteriormente religioso, scientifico o artistico — egli si riunisce
verso l’unità nel senso della natura umana unitaria. Questo è ciò che Goethe
volle esprimere come il segreto di ogni uomo intero, quando raccolse il suo proprio
segreto dell’anima nelle parole: > > Chi possiede scienza e arte, ha anche religione.
> Chi non possiede queste due, abbia religione. > > 178 > > Annotazioni dell’editore
> Indice dei nomi > > ANNOTAZIONI > > A questa edizione > > Le conferenze stampate nella prima parte di questo volume sono state tenute
> davanti a un piccolo gruppo di membri della sede di Berlino, e precisamente
> ogni venerdì nell’abitazione di Signora Klara Motzkus. Nel centro di queste
> considerazioni stanno la mitologia greca e germanica. Rudolf Steiner affronta,
> però, partendo da questo, in grande varietà i più diversi temi: dall’ingiustificato
> verdetto di morte contro Socrate fino al significato del matrimonio, dalla fondazione
> di Roma fino ai fondamenti esoterici delle poesie di Wolfram von Eschenbach.
> Ciò che unisce tutte queste considerazioni è il riferimento, spesso solo accennato,
> spesso anche presentato in modo esauriente, alle questioni scottanti del presente. > > Nella seconda parte sono riunite conferenze che affrontano un tema in modo
> coerente e completo, vale a dire l’essenza e il significato dei drammi musicali
> di Richard Wagner. Dalle sue prime prove poetiche fino all’opera più matura,
> il «Parsifal», le sue creazioni sono esaminate per il loro contenuto spirituale,
> mentre Rudolf Steiner sottolinea che il poeta aveva soltanto una vaga
> presentimento, non una consapevolezza chiara, di questo significato più profondo,
> che egli — così come la pianta cresce secondo determinate leggi naturali
> senza conoscere queste leggi stesse — con istintiva, creativa sicurezza artistica
> ha conformato le leggende germaniche come correttamente secondo il loro significato
> occulto più profondo. > > Basi testuali: > > 24 giugno, 1, 8, 15 e 22 luglio 1904: Annotazioni di Marie Steiner-von Sivers
> e Franz Seiler > > 30 settembre 1904: Annotazioni di Marie Steiner-von Sivers > > 14 ottobre 1904: Annotazioni di Marie Steiner-von Sivers e Franz Seiler > > 21 e 28 ottobre 1904: Annotazioni di Marie Steiner-von Sivers, Mathilde
> Scholl e Franz Seiler > > 28 marzo e 5 maggio 1905: Annotazioni di Marie Steiner-von Sivers e Walter Vegelahn > > 12 maggio 1905: Annotazioni di Walter Vegelahn e Eugenie von Bredow > > 3 dicembre 1905: Trascrizione di Mathilde Scholl > > 2 dicembre 1907: Trascrizione di Georg Klenk > > Il titolo del volume è stato scelto dai curatori. > > I titoli delle singole conferenze corrispondono ai titoli che gli stenografi
> hanno dato alle loro trascrizioni.
Pubblicazioni precedenti:
Berlino, 30 settembre e 7 ottobre 1904 in GA 93
7, 14, 21 e 28 ottobre 1904 in «Esoteria e storia del mondo nella mitologia greca
e germanica», Dornach 1955
28 marzo 1905 in «Ciò che avviene nella Società Antroposofica, Notizie per i suoi
soci» 1936, nn. 44-45
5 maggio 1905 in «Ciò che avviene nella Società Antroposofica, Notizie per i suoi
soci» 1936, n. 45
12 maggio 1905 in «Ciò che avviene nella Società Antroposofica, Notizie per i suoi
soci» 1936, nn. 46-47
19 maggio 1905 in «Ciò che avviene nella Società Antroposofica, Notizie per i suoi
soci» 1936, nn. 47-50
Norimberga (erroneamente: Berlino), 2 dicembre 1907 in «Die Drei» 1928/29,
fascicolo 10, e «Menschenschule» 1965, fascicolo 6.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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