Vi parlerò, cari amici, di un tema che molti nel presente possono trovare importante—tutti coloro che in qualche modo si impegnano affinché l’antroposofia non diventi soltanto una teoria, ma entri nel cuore e nell’animo; affinché divenga un vero contenuto della vita; affinché fluisca nel loro intero essere umano come uomini e donne del presente.
Non solo per l’esoterista vero e proprio, ma per chiunque voglia far propri i pensieri antroposofici nelle proprie forze d’anima, sarà importante apprendere qualcosa dei cambiamenti che l’intera essenza umana subisce; cambiamenti che avvengono sia quando l’uomo pratica esercizi quali quelli illustrati nel mio scritto “Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?”, sia quando li trova riassunti nella seconda parte della mia “Scienza occulta”, sia semplicemente quando assimila con sincerità i pensieri antroposofici. L’antroposofia, praticata esotericamente oppure esotericamente ma seriamente, produce certi mutamenti nell’organizzazione complessiva dell’uomo. Possiamo dirlo con franchezza: per mezzo dell’antroposofia si diventa un altro uomo, si trasforma tutta la propria struttura umana. Il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’io proprio dell’uomo—tutti questi si trasformano in una certa misura quando l’uomo accoglie veramente l’antroposofia nel proprio intimo. Di seguito esamineremo uno per uno i cambiamenti che questi involucri umani subiscono sotto l’influsso dell’esoterismo oppure dell’antroposofia praticata seriamente anche in forma exoterìca.
È particolarmente difficile parlare dei cambiamenti del corpo fisico umano, per la semplice ragione che all’inizio della vita antroposofica o esoterica questi cambiamenti sono sì importanti e significativi, ma in un certo senso risultano anche incerti e lievi. Sì, avvengono trasformazioni importanti nel corpo fisico, eppure non sono percepibili esternamente, non sono notabili ad alcun sapere esteriore. Non potrebbe essere diversamente, poiché il fisico è ciò che l’uomo controlla meno da dentro, ed entrerebbero in gioco pericoli se gli esercizi esoterici o la pratica antroposofica fossero disposti in modo che il corpo fisico subisse mutamenti che superassero ciò che l’uomo è in grado di dominare veramente. I cambiamenti del corpo fisico si mantengono entro certi limiti; tuttavia è importante che l’uomo ne sappia qualcosa, che se ne renda consapevole.
Se vogliamo usare una parola riepilogativa per designare i cambiamenti che il corpo fisico umano subisce per effetto delle condizioni indicate, dobbiamo dire: il corpo fisico diventa anzitutto più mobile e internamente più vivente. Che significa più mobile? Orbene, nella vita umana normale percepiamo il corpo fisico in modo tale che i suoi singoli organi stiano in comunicazione reciproca, che siano connessi gli uni agli altri in una certa misura. Gli effetti dei singoli organi si riversano gli uni negli altri. Quando l’uomo si espone seriamente all’essoterismo o all’antroposofia, i singoli organi diventano più autonomi, più indipendenti l’uno dall’altro. Tutti gli organi acquisiscono maggiore indipendenza reciproca. In una certa misura, la vita complessiva del corpo fisico si attenua mentre si rinforza la vita propria degli organi. Benché il grado di questa attenuazione della vita complessiva e di questo rinforzo della vita propria sia enormemente minuscolo, tuttavia dobbiamo affermare: per effetto dell’influsso dell’esoterismo e dell’antroposofia il cuore, il cervello, il midollo spinale, tutti gli organi diventano più autonomi, più viventi, più indipendenti gli uni dagli altri—internamente più mobili. Se volessi usare un linguaggio tecnico dovrei dire: gli organi passano da uno stato di equilibrio stabile a uno stato di equilibrio più labile. È importante conoscere questo fatto poiché l’uomo tende facilmente, quando percepisce qualcosa di questo diverso stato di equilibrio dei suoi organi, ad attribuirlo al fatto che sia diventato indisposto o ammalato. Non è abituato a percepire così la mobilità e l’indipendenza degli organi. Normalmente si avverte un organo solo quando funziona diversamente dallo stato normale. Ora, quando gli organi cominciano a diventare indipendenti l’uno dall’altro, si ha questa percezione anche se in forma molto lieve all’inizio; facilmente la si può scambiare per indisposizione, per malattia. Potete quindi comprendere quanto sia necessario stare attenti quando si tratta del corpo fisico umano: certamente la stessa cosa può talvolta essere una malattia, altre volte una mera manifestazione concomitante della vita antroposofica interiore. Quindi è necessario, in ogni caso, distinguere individualmente; tuttavia va detto che quanto si consegue qui mediante la vita antroposofica rientra completamente nel corso evolutivo naturale dell’umanità. Nei tempi antichi dello sviluppo dell’umanità i singoli organi erano ancora più interdipendenti di quanto non lo siano adesso nella vita esteriore, e in futuro diventeranno sempre più indipendenti. Così come colui che si professa antroposofo deve in un certo senso anticipare su vari campi della vita e della conoscenza gli stadi evolutivi che in futuro si presenteranno all’intera umanità, così deve anche tollerare questa fase evolutiva secondo cui i suoi organi diventano più indipendenti l’uno dall’altro. Questo può manifestarsi in modo sottile e delicato nei singoli organi e sistemi organici.
Voglio addurre un esempio particolare. Tutti conoscete il fenomeno per cui l’uomo, specialmente se è sedentario, se cioè non viaggia molto per il suo lavoro, è cresciuto insieme, per così dire, con il suo territorio. Andate in campagna dai contadini e vedrete che molto più che nella popolazione cittadina moderna, la quale spesso ricerca soggiorni in campagna, la gente è cresciuta insieme col suo territorio, col suo clima, e ha difficoltà quando per qualche ragione viene trasferita in un’altra regione o in un clima diverso a acclimatarsi, come si dice; la nostalgia per il territorio con cui è cresciuta vive nell’anima, talvolta in forma di una struggente irrequietezza insuperabile. Questo ci mostra solo come l’uomo debba necessariamente—e possiamo notarlo anche quando si trasferisce in un’altra regione—adattare tutto il suo organismo a quella regione, a quel clima. Nella nostra vita normale questo adattamento avviene effettivamente all’interno dell’intero organismo umano. Tutto è interessato, colpito in una certa misura quando passiamo dalla pianura alla montagna, quando ci trasferiamo in una regione più lontana. In chi pratica l’esoterismo o chi persegue seriamente l’antroposofia accade qualcosa di notevole: non è più tutto l’organismo a essere coinvolto, bensì il sistema circolatorio si isola e la circolazione sanguigna si differenzia dal resto dell’organismo, e la circolazione subisce l’influsso maggiore quando l’uomo passa da una regione all’altra. E chi sviluppa una certa sensibilità per questa realtà può notare che effettivamente nella pulsazione del sangue, nel modo in cui batte il polso, è percepibile il passaggio da un luogo a un altro per mezzo di un viaggio. Mentre nell’uomo che non è impregnato dall’esoterismo o dalla pratica antroposofica il sistema nervoso rimane ancora fortemente coinvolto nel necessario acclimatamento, in chi si compenetra di esoterismo o di seria pratica antroposofica il sistema nervoso è molto poco coinvolto; si ritrae, si separa l’intima connessione tra il sistema nervoso e il sistema circolatorio per mezzo della vita antroposofica interiore, e il sistema circolatorio diventa in una certa misura più sensibile agli influssi del clima e del territorio, mentre il sistema nervoso diventa più indipendente.
Se volete prove di ciò, dovete cercarle nel modo più naturale possibile, nel modo in cui si trovano: quando voi stessi siete in una situazione analoga, quando voi stessi venite in un luogo diverso. Provate a osservare voi stessi e vedrete come questa realtà dell’occultismo si verifichi. È straordinariamente importante tenere d’occhio tale fatto, semplicemente perché questa realtà si sviluppa gradualmente trasformandosi in una capacità di sentire ben determinata. Nel proprio sangue, chi nel cuore è diventato antroposofo, percepisce il carattere di una città straniera. Non ha bisogno di prestare attenzione a molte altre cose: nel suo sangue può già percepire come i territori della terra differiscono l’uno dall’altro. Invece il sistema nervoso si isola ancora in un modo diverso dal complesso dell’organismo. Chi si compenetra d’antroposofia secondo le condizioni indicate noterà gradualmente, per esempio, che percepisce la differenza tra le quattro stagioni, in particolare tra estate e inverno, in modo completamente diverso dalla persona normale contemporanea. L’uomo normale contemporaneo sente nel suo corpo fisico sostanzialmente soltanto la differenza di temperatura. Chi ha fatto dell’antroposofia il contenuto della propria anima nel modo indicato percepisce non solo la differenza di temperatura, ma separatamente da essa ha un’esperienza particolare nel suo sistema nervoso, cosicché gli riesce più facile, per esempio, afferrare certi pensieri legati al cervello fisico in estate che in inverno. Non che sia impossibile afferrare questi o quei pensieri in inverno; ma si può chiaramente sperimentare che in estate è più facile che in inverno, che fluiscono in estate più agevolmente che in inverno. Si può anche notare che in inverno i pensieri diventano più facilmente astratti e in estate più facilmente immaginativi e intuitivi. Ciò accade perché lo strumento del piano fisico, il sistema nervoso, vibra in modo sottile con il mutamento delle stagioni, vibra interiormente in modo più indipendente dal complesso dell’organismo di quanto non avvenga diversamente.
Un cambiamento fondamentale nel corpo fisico umano è tuttavia questo: si comincia a provare—il che può assumere forme piuttosto inquietanti—il corpo fisico in modo più intenso di prima; diventa in un certo senso più sensibile all’esistenza dell’anima, diventa più difficile da sopportare. È straordinariamente difficile rendersene completamente conto quando lo si deve esporre; ma immaginate un bicchiere d’acqua in cui sia disciolto sale, così da formare una torbida soluzione. Supponiamo—per lo stato normale dell’uomo—che il corpo eterico, il corpo astrale e l’io siano come il liquido, e il corpo fisico sia disciolto dentro come il sale. Ora lasciamo che il liquido nel bicchiere si raffreddi un poco. Allora il sale comincerà a cristallizzarsi lentamente, diventerà più pesante per il fatto che diventa più autonomo. Così il corpo fisico si cristallizza fuori dal complesso della quadruplice struttura dell’essenza umana; si ritrae, benché in misura minuscola. Ciò va inteso letteralmente. Si ritrae in una certa misura. Ma non dovete immaginarvi che l’uomo mediante lo sviluppo antroposofico acquisti le rughe più profonde possibili. Questo ritiramento è un infittimento di sé. Per questo motivo esso si manifesta effettivamente come qualcosa che si porta più difficilmente addosso di prima. Lo si percepisce come più rigido di prima. Si aggiunge a ciò il fatto che gli altri involucri sono ora più facilmente mobili. Così si percepisce quello che prima, quando era completamente sano, non lo si percepiva affatto, di cui si parlava semplicemente in modo agevole come “io”, e poi lo si percepisce come qualcosa che si sopporta come più pesante, che si comincia a sentire nella sua totalità. E in particolare ci si accorge nel proprio corpo di tutte quelle inclusioni che vivono entro il corpo fisico una specie di esistenza autonoma fin dall’inizio. E qui arriviamo a una questione che in realtà può essere pienamente compresa solo in questo contesto—naturalmente qui non si fa agitazione, bensì si espone semplicemente la verità—arriviamo alla questione dell’alimentazione carnea.
Allora dobbiamo affrontare, poiché abbiamo a che fare col corpo fisico, una descrizione della natura dell’alimentazione carnea e anche dell’alimentazione vegetale, dell’alimentazione in generale. Tutto questo formerà un episodio nel nostro esame degli influssi della vita antroposofica sui veli dell’uomo, ciò che può caratterizzarsi come il nutrimento, la rigenerazione di questo corpo fisico dall’esterno mediante ciò che assorbe come sostanza esterna. Si comprende correttamente il rapporto dell’uomo con i suoi alimenti quando si considera il rapporto dell’uomo con i regni della natura, anzitutto col regno vegetale. Il regno vegetale, come regno della vita, conduce le sostanze inorganiche, le sostanze morte fino a un certo grado di organizzazione. Che la pianta diventi vivente presuppone che le sostanze morte siano elaborate in una certa misura—come in un laboratorio vivente—fino a un determinato grado di organizzazione. Così nella pianta abbiamo un essere vivente che conduce i prodotti naturali inorganici fino a un certo grado di organizzazione. L’uomo è organizzato come organismo fisico in modo da essere in grado di riprendere il processo di organizzazione là dove la pianta lo ha spinto, e poi continuarlo a partire da quel punto, affinché emerga l’organismo umano superiore quando l’uomo riorganizza quello che la pianta ha organizzato fino a un certo grado. Le cose si svolgono in modo tale che vi è effettivamente una continuazione completa quando l’uomo cogliere una mela o una foglia d’albero e la mangia. Questa è la continuazione più completa. Se tutte le cose si disponessero in modo che sempre potesse farsi la cosa più naturale, allora si potrebbe dire: il più naturale sarebbe che l’uomo continuasse semplicemente il processo di organizzazione dove la pianta lo ha lasciato, cioè che assumesse gli organi vegetali così come si presentano all’esterno, e da lì continuasse a organizzare dentro di sé. Questo darebbe una linea retta dell’organizzazione che non fosse interrotta da nessuna parte: dalla sostanza inerte fino alla pianta, fino a un certo punto dell’organizzazione, e da questo punto fino all’organismo umano.
Consideriamo ora il caso più grossolano: l’uomo mangia l’animale. Nell’animale abbiamo un essere vivente che continua già il processo di organizzazione oltre quello della pianta, lo spinge oltre a un certo punto il grado di organizzazione vegetale. Così dell’animale possiamo dire che continua il processo di organizzazione della pianta. Supponiamo ora che l’uomo mangi l’animale. Qui accade una cosa singolare: l’uomo ora non ha bisogno di mettere in atto le forze interne che avrebbe dovuto impiegare con la pianta. Se avesse dovuto iniziare a organizzare i cibi dove la pianta aveva smesso, avrebbe dovuto impiegare una certa somma di forze. Questa rimane inutilizzata quando mangia l’animale; infatti l’animale ha già condotto l’organizzazione della pianta fino a un certo punto più elevato; solo da lì deve ora cominciare l’uomo. Possiamo quindi dire: l’uomo non continua l’organizzazione dove potrebbe continuarla, bensì lascia inutilizzate le forze che sono in lui e continua l’organizzazione dopo; si fa togliere dall’animale una parte del lavoro che dovrebbe compiere se mangiasse solo piante. Ora il benessere di un organismo non consiste nel fare il meno possibile, bensì nel mettere veramente in azione tutte le sue forze. Quando l’uomo assume cibo animale, ciò che farebbe con quelle forze che svilupperebbero attività organiche se mangiasse solo piante, è simile a quando si rinunciasse al braccio sinistro, lo si legasse in modo che non possa essere usato. Così, quando mangia animali, l’uomo lega le forze interne che altrimenti chaamerebbe se mangiasse solo piante. Condanna quindi una certa quantità di forze in sé all’inattività. Tutto quello che viene così condannato all’inattività nell’organismo umano causa che i relativi sistemi organici, che altrimenti sarebbero attivi, vengono messi a riposo, paralizzati, induriti. Così l’uomo uccide o almeno paralizza una parte del suo organismo quando gode dell’animale. Questa parte del suo organismo che l’uomo così indurisce la porta con sé attraverso la vita come un corpo estraneo. In condizioni normali non sente questo corpo estraneo. Ma quando l’organismo diventa interiormente mobile e i suoi sistemi organici diventano più indipendenti l’uno dall’altro, come accade nella vita antroposofica, il corpo fisico, che già si sente disagevole come abbiamo caratterizzato, inizia a sentirsi ancora più a disagio, perché appunto ora ha un corpo estraneo dentro di sé.
Come detto, non si fa agitazione, bensì si espone semplicemente la verità in sé. E conoscerenno altri effetti dell’alimentazione animale; saremo costretti a discutere questo capitolo ampiamente. Quindi avviene che il progresso nella vita antroposofica interiore genera gradualmente una specie di disgusto verso l’alimentazione carnea. Non che si dovrebbe vietare all’antroposofo il cibo animale; bensì la vita istintiva che procede in modo sano si ribella gradualmente contro l’alimentazione carnea e non la gradisce più; e questo è molto meglio che quando l’uomo diventa vegetariano per qualche principio astratto. Il meglio è quando l’antroposofia spinge l’uomo verso una sorta di disgusto e avversione verso l’alimentazione carnea, e ha poco valore rispetto a ciò che si chiama sviluppo superiore se l’uomo in altro modo si astiene dal cibo carneo. Così si può dire: l’alimentazione animale produce nell’uomo qualcosa che per il corpo fisico dell’uomo diventa un peso, e questo peso è avvertito. Questo è l’occultismo, da un lato.
Da un altro lato lo caratterizzeremo ancora. Vorrei addurre come altro esempio ancora l’alcol. Anche il rapporto dell’uomo verso l’alcol è soggetto a mutamento quando l’uomo si compenetra interiormente, seriamente, d’antroposofia. L’alcol infatti è qualcosa di straordinariamente particolare nei regni della natura. Non si dimostra solo come produttore di peso nell’organismo umano, bensì si dimostra direttamente come forza opposizionale che agisce nell’organismo umano. Perché quando consideriamo la pianta, essa spinge il suo processo di organizzazione fino a un certo punto—con l’eccezione della vite che lo spinge oltre questo punto. Quello che tutte le altre piante si riservano esclusivamente per il giovane germe, tutta la forza propulsiva che di solito è riservata solo per il giovane germe e non si diffonde nel resto della pianta, questo nella vite si diffonde in una certa misura anche nella polpa del frutto; così che per mezzo della cosiddetta fermentazione, per mezzo della trasformazione di quello che si diffonde nell’uva, di quello che è stato portato alla massima tensione nell’uva stessa, viene prodotto qualcosa che effettivamente ha un potere all’interno della pianta, un potere che può essere paragonato dall’occultista solo al potere che l’io dell’uomo ha sul sangue. Quello che quindi si produce nella produzione del vino, quello che si forma sempre nella produzione dell’alcol, è che in un altro regno della natura viene prodotto quello che l’uomo deve produrre quando dal suo io agisce sul sangue.
Sappiamo che esiste una stretta relazione tra l’io e il sangue. Può già caratterizzarsi esternamente dal fatto che quando l’io prova vergogna, il rossore della vergogna sale al viso umano, quando nel proprio io si prova paura, angoscia, l’uomo impallidisce. Questo effetto dell’io sul sangue, che d’altronde esiste anche altrimenti, è dal punto di vista occultista molto simile a quell’effetto che si produce quando il processo vegetale viene invertito, così che quello che è nella polpa dell’uva o che comunque proviene dal vegetale viene trasformato in alcol. L’io deve, come detto, normalmente produrre un processo molto simile nel sangue—occultisticamente parlando, non chimicamente—come viene prodotto dall’inversione del processo di organizzazione, dal mero chimismo del processo di organizzazione, quando si produce alcol. La conseguenza è che mediante l’alcol introduciamo nel nostro organismo qualcosa che da un’altra parte agisce sul sangue come l’io agisce sul sangue. Cioè, abbiamo assunto un contro-io nell’alcol dentro di noi, un io che è direttamente un combattente contro gli atti del nostro io spirituale. Da un’altra parte viene agito il sangue proprio così come viene agito dall’io sul sangue. Così scateniamo una guerra interna e fondamentalmente danniamo tutto quello che proviene dall’io alla perdita di potenza, se gli opponiamo un combattente nel contempo nell’alcol. Questo è l’occultismo. Colui che non beve alcol si assicura la libera possibilità di agire dal suo io sul sangue; colui che beve alcol fa esattamente come uno che vuol demolire una parete e colpisce da un lato mentre dall’altro lato si mette gente che lo colpisce a sua volta. Esattamente così, mediante il consumo di alcol, viene eliminata l’attività dell’io sul sangue.
Perciò colui che fa dell’antroposofia il suo elemento vitale percepisce il lavoro dell’alcol nel sangue come lotta diretta contro il proprio io, ed è quindi naturale che un vero sviluppo spirituale possa procedere facilmente solo se non gli si crea questa resistenza. Vediamo da questo esempio come quello che comunque esiste, attraverso l’equilibrio cambiato che si instaura nel corpo fisico, diventa percepibile per l’esoterista o l’antroposofo.
Anche in molte altre relazioni si rendono autonomi i singoli organi e sistemi organici dell’organismo fisico umano, e questa autonomia possiamo caratterizzarla anche per il fatto che il midollo spinale e il cervello diventano molto più indipendenti l’uno dall’altro. Parleremo domani ancora della nutrizione, della fisiologia occulta della nutrizione; ma oggi voglio rimanere più sul tema dell’autonomizzazione. Questa indipendenza del midollo spinale dal cervello può manifestarsi per il fatto che effettivamente attraverso una profonda penetrazione dell’anima con l’antroposofia, l’uomo gradualmente si trova nella situazione di percepire nel suo corpo fisico come se questo organismo fisico acquisisse una maggiore autonomia. Questo può di nuovo creare situazioni piuttosto sgradevoli. Perciò è ancora più necessario che si sappia la cosa. Può, per esempio, rivelarsi che, mentre altrimenti uno ha il controllo, come si dice comunemente, colui che progredisce nota improvvisamente in sé come pronuncia certe parole senza averne davvero l’intenzione. Cammina per la strada; improvvisamente nota di aver pronunciato una parola, magari una sua parola preferita, che avrebbe tralasciato di pronunciare se non avesse subito quella autonomizzazione che si chiama autonomizzazione del midollo spinale rispetto al cervello. Quello che altrimenti è inibito diventa puro fenomeno riflessivo per l’autonomizzazione del midollo spinale rispetto al cervello. Ma nel cervello stesso si autonomizza una parte rispetto a un’altra parte: cioè le parti interne del cervello diventano più autonome rispetto alle parti esterne circostanti, mentre queste ultime lavorano più insieme alle parti interne nella vita normale. Questo si manifesta per il fatto che per l’esoterista o il vero antroposofo il pensiero astratto diventa più difficile, più pesante di prima, incontra una resistenza progressiva nel cervello. Pensare per immagini, immaginarsi più spiritualmente, diventa più facile per l’antroposofo che si sviluppa che non pensare astrattamente.
Questo è qualcosa che molti antroposofi particolarmente zelanti notano abbastanza presto. Si sviluppa una preferenza per l’attività solo antroposofica. La gente comincia a leggere e pensare più volentieri solo cose antroposofiche, non solo perché sono antroposofi zelanti, ma perché diventa loro più facile immergersi in queste immaginazioni più spirituali, le quali, per quanto riguarda il piano fisico, occupano le parti medie del cervello, mentre il pensiero astratto occupa le parti esterne del cervello. Da qui viene l’avversione di molti antroposofi troppo zelanti verso il pensiero astratto e la scienza astratta. Da qui viene anche, ancora una volta, che singoli antroposofi notano con una certa melanconia come prima potevano pensare bene in modo astratto e come questo stesso pensiero astratto sta diventando sempre più difficile.
Così i singoli organi diventano in sé più viventi e autonomi, e persino singole parti degli organi diventano più viventi e autonome. Potete da questo comprendere che qualcosa di nuovo deve necessariamente subentrare nell’uomo che passa attraverso questo. Prima era la natura benevola che senza il suo intervento portava i suoi organi nella giusta connessione; ora questi organi diventano più autonomi, entrano in una relazione indipendente l’uno all’altro. Ora deve avere più da dentro la forza per richiamare veramente gli organi a un’armonia. Questo richiamare gli organi e le parti degli organi a un’armonia si consegue per il fatto che in ogni corretto perseguimento dell’antroposofia si sottolinea costantemente tutto ciò che aumenta il dominio dell’uomo sui suoi organi divenuti più autonomi. Perché mai all’interno della nostra letteratura gioca un ruolo così grande qualcosa per cui molti semplicemente dicono: Ah, ma questo è terribilmente difficile!—Ho dovuto spesso dare una risposta molto particolare quando si diceva: per i principianti il libro “Teosofia” è davvero troppo difficile.—Dovetti dire: non poteva essere più facile. Se lo si fosse reso più facile, la gente certamente avrebbe assimilato certe verità antroposofiche nel suo intimo, che hanno effetto anche per l’autonomizzazione delle singole parti del cervello; ma questo libro è costruito in una struttura di pensiero ordinata affinché anche l’altra parte del cervello sia continuamente obbligata a esercitarsi veramente, non a rimanere indietro per così dire. Questo è il particolare che in una tale movimento che riposa su una base occulta rende necessario non solo prestare attenzione a quello che nel senso astratto è giusto e semplicemente proclamarlo in qualsiasi modo; bensì è necessario proclamarlo in modo sano e in tutta onestà prestare attenzione che non per amore della popolarità la cosa sia proclamata in modo tale che nel suo proclamarsi diventi allo stesso tempo un danno. Nell’antroposofia non dipende solo dal fatto che le verità corrispondenti siano comunicate in libri e in discorsi, bensì dipende dal come sono scritte e dal come sono comunicate. Ed è tanto meglio se coloro che vogliono porsi come portatori di tale movimento non si lasciano dissuadere a causa della popolarità dal condurre questo o quello. Più che in qualsiasi altro campo, qui si tratta della confessione della pura e onesta verità. E proprio quando si affrontano tali questioni come il mutamento degli involucri umani per mezzo della vita antroposofica, allora si nota quanto sia necessario portare l’antroposofia nel modo giusto al mondo.
Voglio solo osservare che i convegni che terrò devono essere presi come un tutto e che quindi molte cose inquietanti che nel primo convegno potrebbero sorgere in una qualche anima saranno già risolte.
L’antroposofo conosce meglio gli effetti dell’esoterismo e dell’antroposofia sui corpi etereo e astrale, nonché sull’io. Tuttavia, per i prossimi giorni, esaminando i membri più spirituali della natura umana da questo punto di vista, avremo una base salda se consideriamo anche i mutamenti del corpo fisico. Va sottolineato però che questi mutamenti riguardano non le più alte iniziazioni, ma la vita esoterica iniziale, onde hanno importanza generale significativa.
Avete visto ieri che sotto gli influssi caratterizzati il corpo fisico dell’uomo diventa in certa misura più vivo, più mobile in sé; perciò può divenire anche più sgradevole. Lo si vive in certo modo più intensamente di quanto lo si viva nella vita esteriore, cosiddetta normale, esoterica. Dovremo ancora parlare, per gli altri involucri, della differenza tra nutrimento vegetale e animale; però per la forma e l’organizzazione del corpo fisico questa differenza è straordinariamente grande. Bisogna naturalmente sottolineare che non è nostro compito fare propaganda per alcuna dieta, bensì dire ciò che è giusto e vero in questa materia; e i fatti in questione divengono esperienze vive attraverso lo sviluppo dell’anima.
Un’esperienza viva è soprattutto questa: il nostro corpo fisico ha più peso nel nutrimento animale che in quello vegetale. Ieri abbiamo sottolineato che il corpo fisico come si contrae, si distacca dai membri spirituali superiori attraverso lo sviluppo.
Quando al corpo fisico si somministra cibo animale, questo si rivela come caratterizzato ieri: come qualcosa che si radica nell’organismo umano quale materia estranea violenta, che si apprende di sentire, se mi si consente un’espressione radicale, come un palo conficcato nella carne.
In questo rapporto, durante lo sviluppo esoterico si avverte maggiormente la pesantezza terrestre del cibo animale di quanto la si avverta normalmente. Soprattutto si vive il fatto che il cibo animale eccita la vita istintiva della volontà. La vita della volontà, che procede per lo più inconsciamente, che scorre in affetti e passioni, il cibo animale l’infiamma. È dunque una giusta osservazione esterna dire che i popoli guerrieri prediligono il cibo animale rispetto ai popoli pacifici. Ma questo non deve indurre a credere che il cibo vegetale debba privare l’uomo di coraggio e di efficacia. Vedremo come ciò che l’uomo perde, in certa misura, tramite l’astinenza dal cibo animale—istinti, passioni aggressive—sarà sostituito dall’interno dai processi dell’anima. Tutto ciò si spiegherà nella trattazione del corpo astrale. Ma tutte queste cose sono legate alla posizione intera dell’uomo e dei regni naturali rispetto al cosmo. E gradualmente, anche senza una chiaroveggenza superiore, si consegue una sorta di prova, una conferma di ciò che l’occultista constata circa i legami della vita umana col cosmo. Si consegue una prova tramite l’esperienza viva dei processi del corpo fisico, divenuti più mobili, tramite la percezione diretta della natura e della qualità delle sostanze usate come alimenti terrestri.
Vedete, è interessante comparare tre tipi di alimenti rispetto al loro significato cosmico: il latte e tutto ciò che a esso si collega, il mondo vegetale e tutto ciò che vi si collega, ossia ciò che se ne prepara, il cibo animale. Latte, piante, animale come alimenti: si può impararli a comparare in certa misura quando la sviluppo esoterico ci ha resi più ricettivi a ciò che viviamo in questi alimenti; allora si imparerà più facilmente a comprendere le conferme che risultano da una considerazione ragionevole del mondo esteriore. Se ricercaste occultisticamente il mondo, trovereste che la sostanza lattea è sulla Terra, ma su nessun altro pianeta del nostro sistema solare. Ciò che si produce all’interno di esseri viventi in modo simile su altri pianeti del nostro sistema si presenterebbe come qualcosa di completamente diverso dal latte terrestre. Il latte è qualcosa di specificamente terrestre. Se volessimo generalizzare ciò che è latte, dovremmo dire: gli esseri viventi di ogni sistema planetario hanno il loro proprio latte.
Se esaminiamo il sistema vegetale della nostra Terra e lo compartiamo occultisticamente coi sistemi vegetali di altri pianeti, con ciò che ad essi è assimilabile, dobbiamo dire: sebbene le forme dell’essenza vegetale sulla Terra e su altri pianeti del nostro sistema solare siano diverse, l’essenza interiore della pianta sulla Terra non è puramente terrestre, bensì appartiene al sistema solare; cioè l’essenza vegetale della nostra Terra è affine all’essenza vegetale degli altri pianeti, così che nelle piante abbiamo incorporato qualcosa che si troverebbe anche su altri pianeti del nostro sistema. Per quanto riguarda il regno animale, da ciò che è stato detto sul latte e che si può constatare occultisticamente con facilità, segue che è radicalmente diverso come regno animale terrestre da qualsiasi cosa simile trovata su altri pianeti. Quando si vive l’esperienza del nutrimento latteo, il latte si presenta al sguardo dell’occultista così: per il corpo umano—restiamo all’uomo—significa ciò che lo lega al nostro pianeta, ciò che lo unisce al genere umano sulla Terra come appartenente allo stesso genere. Che gli uomini formino un tutto anche rispetto al sistema degli involucri fisici, ciò è facilitato dal fatto che esseri viventi si preparano come cibo per esseri viventi nel senso animale. E si può dire: tutto ciò che il nutrimento latteo apporta all’organismo umano lo prepara a essere una creatura terrestre, lo pone in relazione con le condizioni della Terra, ma non lo incatena propriamente alla Terra. Lo rende cittadino della Terra e non gli impedisce di essere cittadino di tutto il sistema solare.
Diverso è il caso del nutrimento carnivoro. Il cibo carnivoro, sottratto dal regno specificamente terrestre, e sottratto non come il latte dal processo vitale diretto dell’essere umano o animale, bensì dalla porzione della sostanza animale già preparata per l’animale, questo cibo lega l’uomo specialmente alla Terra, lo rende una creatura terrestre in modo tale che si deve dire: per quanto l’uomo pervade il suo organismo degli effetti del cibo carnivoro, per tanto si sottrae alle forze per staccarsi dalla Terra. Egli si unisce tramite il cibo carnivoro nel senso più eminente al pianeta terrestre. Mentre il nutrimento latteo lo rende capace di appartenere alla Terra come a un luogo di transito del suo sviluppo, il cibo carnivoro condanna l’uomo, se non è elevato da altro, a rendere la permanenza terrestre come un’abitazione permanente, a una tale nella quale si adatta completamente. La decisione di nutrirsi di latte significa: voglio soggiornare sulla Terra, compiere la mia missione terrestre, ma non essere esclusivamente per la Terra. La volontà del cibo carnivoro significa: l’esistenza terrestre mi piace così che rinuncio a tutti i cieli e vorrei immergermi completamente nelle condizioni dell’esistenza terrestre.
Il nutrimento vegetale è tale da destare nell’organismo quelle forze che pongono l’uomo in una sorta di connessione cosmica col sistema planetario intero. Ciò che l’uomo deve compiere quando elabora il nutrimento vegetale nel proprio organismo destano forze contenute in tutto il sistema solare, così che l’uomo nella sua veste fisica diventa partecipe delle forze dell’intero sistema solare, non se ne estrania. Questo è ciò che l’anima sviluppatasi antroposoficamente o esotericamete può vivere gradualmente: che in certa misura con il nutrimento vegetale assume in sé qualcosa non pesante come la Terra, bensì proprio del Sole, ossia del corpo centrale dell’intero sistema planetario. La leggerezza dell’organismo che riceve dal nutrimento vegetale lo solleva dalla pesantezza terrestre, rende possibile una certa capacità esperienziale interna—come si potrebbe dire—che via via si forma come sensazione di gusto nell’organismo umano: come se l’organismo partecipasse veramente in certa misura alla luce solare che nelle piante compie tanta opera.
Da ciò che è stato detto potete arguire che proprio nello sviluppo occultistico e esoterico ha un’importanza enorme non incatenarsi alla Terra, non equipaggiarsi di tutta la pesantezza terrestre tramite il consumo di carne, quando questo possa evitarsi secondo le circostanze individuali e ereditarie; la vera decisione può sempre dipendere soltanto dalle condizioni personali di ogni singolo uomo. Un reale sollievo dello sviluppo della vita umana significa che l’uomo possa astenersi dal consumo di carne. Invece sorgono certe preoccupazioni se l’uomo volesse essere un vegetariano fanatico nel senso di evitare tutto il latte e tutti i prodotti caseari. Proprio nello sviluppo dell’anima verso il spirituale questo comporta certi pericoli, perché l’uomo molto facilmente, evitando tutto il consumo di latte e tutto ciò che a esso si connette, giunge a un certo mero amore di ciò che aspira lontano dalla Terra, e facilmente perde i fili che lo legano a ciò che sulla Terra è compiuto di umano.
Bisogna dunque considerare bene che in certo senso è buono se proprio chi tende antroposoficamente non si renda uno stravagante spirituale fanatico creandosi la difficoltà nel corpo fisico che già vuole allontanare questo corpo da ogni affinità con l’umano terrestre. Perché non diventiamo del tutto cercatori eccentrici di sviluppo spirituale, perché non ci estraniamo dal sentire umano, dall’agire umano sulla Terra, è bene che come pellegrini sulla Terra ci lasciamo in certa misura appesantire dal consumo di latte e dai prodotti caseari. E può persino costituire un esercizio sistematico per un uomo il non essere puramente vegetariano, bensì godere insieme di latte e prodotti caseari. Così renderà il suo organismo, il suo involucro fisico, affine alla Terra e all’umanità, ma non così legato alla Terra, appesantito dall’esistenza terrestre, come accade col consumo di carne.
È dunque interessante in ogni modo vedere come queste cose si collegano ai segreti cosmici e come attraverso la conoscenza di questi segreti cosmici si possa seguire l’azione vera del nutrimento nell’organismo umano. Voi dovete assolutamente, come uomini interessati alle verità occulte, miei cari amici, permearvi sempre più della comprensione che ciò che appare sulla nostra Terra—e alla nostra esistenza terrestre appartiene innanzitutto il nostro corpo fisico—non dipende meramente da forze e condizioni terrestri, bensì dipende anche da forze e condizioni di essenze extramondane, essenze cosmiche.
Però ciò accade in modi assai diversi. Ad esempio, se consideriamo le proteine animali, come sono presenti nell’uovo di gallina, dobbiamo essere consapevoli che queste proteine non sono soltanto ciò che il chimico trova nella sua analisi, bensì che nella loro struttura sono il risultato di forze cosmiche. Proprio queste forze cosmiche agiscono su questa proteina essenzialmente solo dopo aver agito innanzitutto sulla Terra stessa e al massimo sulla Luna che accompagna la Terra. L’influsso cosmico sulle proteine animali è dunque indiretto. Non direttamente le forze del cosmo agiscono sulla proteina, bensì indirettamente; agiscono dapprima sulla Terra e la Terra a sua volta con le forze che riceve dal cosmo reagisce sulla composizione della proteina animale. Al massimo la Luna vi partecipa, ma solo così: riceve dapprima le forze dal cosmo e allora con queste forze che irradia agisce sulla proteina animale. Nella più piccola cellula dell’animale, dunque anche nella proteina, colui che sa penetrare le cose con uno sguardo occulto vede come non solo le forze fisiche e chimiche presenti sulla Terra sono presenti, ma come la più piccola cellula, diciamo dell’uovo di gallina, è costruita dalle forze che la Terra riceve dal cosmo.
Indirettamente dunque ciò che chiamiamo proteina è connesso col cosmo, però questa sostanza proteica animale, così come è sulla Terra, non nascerebbe mai se la Terra non esistesse. Direttamente dal cosmo non potrebbe sorgere; è assolutamente un prodotto di ciò che la Terra deve ricevere innanzitutto dal cosmo.
Diversamente è con ciò che conosciamo come sostanza grassa, come grasso terrestre degli esseri viventi, che costituisce anche una parte del nutrimento, in particolare per coloro che consumano cibo animale. Dunque parliamo di questi grassi animali. La sostanza che chiamiamo grassa, indipendentemente dal fatto che l’uomo la consumi esternamente o la formi nel proprio organismo, è costruita secondo leggi cosmiche interamente diverse da quelle della sostanza proteica. Mentre in questa intervengono le forze cosmiche provenienti dalle essenze delle gerarchie della forma, nel costruimento della sostanza grassa intervengono preferibilmente quelle essenze che chiamiamo spiriti del movimento. Vedete, è importante menzionare tali cose perché solo così si comprende quanto sia complicato ciò che la scienza esteriore si rappresenta così infinitamente semplicemente. Nessun essere vivente potrebbe da un lato essere permeato di sostanza proteica, dall’altro di sostanza grassa, se non cooperassero dal cosmo—anche indirettamente—lo spirito della forma e lo spirito del movimento. Possiamo dunque seguire gli effetti spirituali, che conosciamo provenienti dalle essenze delle diverse gerarchie, fino dentro la sostanza che compone il nostro involucro fisico. Perciò quando sopravviene l’esperienza conseguente allo sviluppo antroposofico dell’anima, anche questa esperienza diviene più differenziata, più mobile, quella che si ha rispetto a ciò che conteniamo come proteina e a ciò che conteniamo come grasso nell’involucro fisico. È una duplice sensazione. Ciò che nell’uomo che vive nell’esistenza ordinaria confluisce in un’unica sensazione, ciò si avverte distintamente: ciò che nel corpo i grassi operano e ciò che le sostanze proteiche operano. Mentre il corpo fisico intero diviene più mobile, l’anima che si sviluppa impara a distinguere due sensazioni diverse nel proprio corpo. Una sensazione che in certo modo ci permea interiormente così che sentiamo: questo ci costituisce, ci forma—allora sentiamo le sostanze proteiche in noi. Se sentiamo: questo ci rende indifferenti alla nostra chiusura interiore, questo ci solleva in certo modo oltre la nostra forma, questo ci rende di fronte al nostro sentire umano interiore più flemmatici, se dunque si aggiunge a una sensazione nostra una certa flegma rispetto a questa sensazione—queste sensazioni si differenziano molto marcatamente nello sviluppo antroposofico—allora questa ultima sensazione proviene dall’esperienza della sostanza grassa nell’involucro fisico. Così l’esperienza interiore si rende anche più complicata per quanto riguarda l’involucro fisico.
Ciò si avverte in modo particolarmente marcato quando si tratta dell’esperienza della sostanza amidacea o della sostanza zuccherina. Lo zucchero è particolarmente caratteristico. Lo zucchero dapprima si differenzia molto chiaramente nel giudizio gustativo da altre sostanze. Questa differenziazione si può notare nella vita ordinaria molto bene, non solo nei bambini, ma talvolta anche negli adulti nella preferenza che hanno per lo zucchero; però ordinariamente la differenziazione non va oltre il gusto. Quando l’anima compie uno sviluppo, allora vive tutto ciò che assume di sostanza zuccherina o che contiene come qualcosa che le dà solidità interiore, che la sostiene interiormente, che in certo modo la attraversa con una sorta di egoità naturale. E in questo rapporto allo zucchero può persino farsi una certa lode. Proprio colui che compie uno sviluppo dell’anima spesso può notare che addirittura ha bisogno di assumere dello zucchero, perché lo sviluppo dell’anima deve procedere verso un sempre maggior distacco dal sé. L’anima diviene spontaneamente sempre più disinteressata attraverso uno sviluppo antroposofico ordinato. Perciò affinché l’uomo, che per suo involucro fisico ha una missione terrestre, non perda il contatto del suo organismo io col mondo, è proprio bene creare un contrappeso nel fisico, dove l’egoità non ha l’importanza che ha nel morale. Tramite il consumo di zucchero si crea—come si potrebbe dire—una sorta di egoità innocente, che può controbilanciare la necessaria disinteressatezza sul piano morale e spirituale. Altrimenti sarebbe troppo facile la tentazione che l’uomo non solo diventi disinteressato, ma che diventi anche sognante, fantastico, perdesse il contatto con una sana capacità di giudizio sui rapporti terrestri. Un certo quantitativo di zucchero nell’alimentazione contribuisce a rendere possibile, nonostante il sorgere nei mondi spirituali, di restare con i due piedi sulla Terra, di coltivare una certa visione terrestre sana.
Vedete, le cose sono complicate; però tutto diviene complicato quando si vuole penetrare nei veri segreti della vita. Così sente talvolta proprio colui che progredisce antroposoficamente nell’anima che, affinché non sia esposto a una falsa disinteressatezza, ossia a una perdita della sua personalità, il consumo di zucchero talvolta gli è necessario. E allora vive il consumo di zucchero così: ora mi apporto qualcosa che senza che io mi degradi moralmente, come involontariamente, come in un istinto superiore mi dona una certa solidità, una certa egoità. Nel complesso si può dire che il consumo di zucchero fisicamente eleva il carattere di personalità dell’uomo. Si può affermarlo così fortemente da poter dire che gli uomini—naturalmente tutto ciò deve stare entro limiti sani—gli uomini che in certa misura si dedicano al consumo di zucchero, hanno più facilità a esprimere il loro carattere di personalità nel loro corpo fisico di quelli che non lo fanno. Queste cose possono persino condurre alla comprensione di ciò che si può anche osservare esteriormente. Nei paesi dove secondo le statistiche poco zucchero è consumato, gli uomini sono dotati di meno carattere di personalità che nei paesi dove più zucchero è consumato. Andate nei paesi dove gli uomini si presentano più personalmente, dove ognuno in certo modo si sente in sé, e da lì andate nei paesi dove gli uomini, si potrebbe dire, hanno più il tipo popolare generale, sono più impersonali già nella natura fisica esteriore, e scoprirete che nei primi paesi molto zucchero è consumato e nei secondi poco.
Se dalle sostanze nutritive vogliamo dei concetti ancora più evidenti dell’esperienza, possiamo trovarlo nei cosiddetti stimolanti. Questi stimolanti sono già vivacemente sperimentati anche nella vita ordinaria—caffè, tè in misura maggiore; però ciò che l’uomo ordinario sperimenta con caffè e tè è sperimentato da colui che compie uno sviluppo antroposofico in misura molto maggiore. Come detto, tutto questo non è un’agitazione a favore o contro il caffè, bensì una descrizione dei fatti come sono, e vi prego di intenderla solo in questo senso. Il caffè agisce già nella vita umana ordinaria in modo eccitante sulla natura umana, così il tè; solo che queste eccitazioni esercitate da caffè e tè sull’organismo sono sentite in modo più vivido dall’anima che compie uno sviluppo antroposofico. Del caffè si può dire ad esempio che agisce sull’organismo umano così che questo organismo eleva il suo corpo eterico dal corpo fisico, però così che il corpo fisico è sentito come una solida base del corpo eterico. Questa è l’azione specifica del caffè. Così si differenzia corpo fisico e corpo eterico tramite il consumo di caffè, però così che il corpo fisico specialmente nelle sue proprietà di forma è sentito come emanante nel corpo eterico sotto l’influsso del caffè, come una sorta di base solida per ciò che allora è sperimentato tramite il corpo eterico. Questo assolutamente non deve essere un’agitazione a favore del consumo di caffè; perché tutto ciò si muove su base fisica, e l’uomo diventerebbe un essere completamente dipendente se si volesse preparare tramite il consumo di questi alimenti o stimolanti; deve solo caratterizzare l’influsso di questi alimenti e stimolanti. Ma poiché soprattutto il pensiero logico, il pensiero consequenziale dipende molto dalla struttura, dalla forma del corpo fisico, così tramite l’azione particolare del caffè, che come illumina più chiaramente la struttura fisica del corpo fisico, fisicamente è promosso il conseguenziale logico—tramite il consumo di caffè l’uomo è in certo modo per via fisica promosso nella sua consequenzialità logica, in un pensiero che conseguentemente aderisce ai fatti. E si può dire, sebbene abbia certi dubbi salutari bere molto caffè, che proprio per coloro che vogliono salire a regioni superiori della vita spirituale non è così male che sia piuttosto bene poter trarre la sequenzialità logica dall’eccitazione del caffè talvolta. Si direbbe che a uno sembri completamente naturale che chi per mestiere scrive e non trova bene la sequenza logica da una frase all’altra e così tutto deve tirar fuori a fatica, che questi si ecciti tramite il consumo di caffè. Questo sembra completamente comprensibile a colui che sa osservare queste cose fino alla loro base occulta segreta. Se già tale consumo, poiché siamo una volta cittadini terrestri, talvolta è necessario secondo le circostanze personali individuali, allora deve essere sottolineato che il consumo di caffè nonostante i suoi danni può contribuire molto a elevare la solidità. Non come se fosse raccomandato come mezzo per la solidità, ma deve essere detto che ha la capacità di elevare la solidità, e che ad esempio in colui che si sviluppa antroposoficamente, se ha la tendenza a vagare un po’ in direzioni errate con i suoi pensieri, non si deve considerare male se si rende un po’ più solido tramite il caffè.
Diversamente stanno le cose col tè. Il tè produce un effetto simile, una sorta di differenziazione della natura fisica e della natura eterica. Ma la struttura del corpo fisico è in certo modo esclusa. Il corpo eterico entra più nei suoi diritti fluenti. Perciò tramite il consumo di tè i pensieri sono resi svolazzanti, sono resi in certa misura meno idonei a aderire ai fatti. Certo la fantasia è eccitata—talvolta non in modo molto simpatico—tramite il consumo di tè, però non l’adattamento alla verità e l’adattamento alla solidità dei rapporti. Perciò si può dire che è comprensibile se in società dove molto importa che si lascino andare lampi di pensiero, che si sviluppi una spiritualità scintillante, se lì l’eccitazione con piacere è procurata tramite tè; ed è comprensibile anche dall’altro lato che se il consumo di tè prende il sopravvento, esso produce in certo modo indifferenza verso le esigenze che provengono negli uomini dalla struttura sana del loro corpo terrestre fisico. Così che la fantasia sognante e un certo carattere incurante e disinvolto, un essere che volentieri distoglie lo sguardo dagli impegni della solida vita esteriore, sono facilmente promossi tramite il consumo di tè. E in un’anima che si sviluppa in senso antroposofico non si vede volentieri se consuma tè, perché il consumo di tè più facilmente conduce alla ciarlataneria di quanto il consumo di caffè. Quest’ultimo rende più solidi, il primo più ciarlatani, sebbene la parola sia usata in modo troppo acuto per queste cose. Tutto questo sono cose che si possono—come detto—vivere tramite la mobilità in cui entra l’involucro fisico quando l’uomo compie uno sviluppo antroposofico.
Vorrei solo aggiungere che—potete continuare a meditare su questo o cercare di vivere veramente tali cose—che se il consumo di caffè promuove qualcosa come solidità nell’involucro fisico, il consumo di tè più favorisce la ciarlataneria, così ad esempio la cioccolata promuove più di tutto la filisteria. La cioccolata è da provare come la vera bevanda dei filisteini nell’esperienza immediata, quando l’involucro fisico diviene più mobile. La cioccolata può dunque essere consigliata proprio alle celebrazioni dei filisteini, e si può allora—mi perdoni questa aggiunta—si può ben comprendere che a feste familiari, feste di compleanno, feste onomastiche, specialmente in certi ambienti, a certe celebrazioni si beva cioccolata. Poi, quando consideriamo queste cose che sono stimolanti, ci si presenta ancora in modo più significativo, perché ciò che altrimenti è sperimentato rispetto agli alimenti illumina già i suoi raggi nella cosiddetta vita ordinaria esterna normale, però non solo così che si nota meramente il sostanziale di cui il corpo è composto e sempre di nuovo si rinnova, bensì che si nota anche, come ieri è stato menzionato, il dissolversi interno, il differenziarsi degli organi. Questo è importante, è significativo.
E qui deve essere sottolineato soprattutto che per una considerazione occulta diviene comprensibile l’esperienza rispetto all’involucro fisico con il cuore fisico umano. Il cuore fisico dell’uomo è per l’occultista un organo straordinariamente interessante, straordinariamente significativo; perché questo cuore fisico umano può essere compreso solo se si considera la relazione reciproca intera, anche la relazione spirituale, in cui il Sole sta verso la Terra. Già quando l’antico Sole era una sorta di predecessore planetario della Terra dopo il tempo di Saturno, già allora iniziò a prepararsi quel rapporto che oggi esiste tra questi due corpi celesti, tra il Sole e la Terra. E il rapporto tra Sole e Terra deve essere considerato così che si comprenda la Terra come essa oggi è, completamente così come essa dapprima stessa si nutre dalle azioni solari, come essa assume in sé e elabora questi effetti solari. Ciò che la Terra nella sua sostanza fondamentale solida assume in sé di forze solari, ciò che essa nella sua sfera di aria e acqua, nei mutevoli rapporti di calore assume, ciò che essa nella luce che la fluisce attorno assume, ciò che essa stessa assume in ciò che non è più fisicamente percepibile come parte della Terra della armonia delle sfere, ciò che la Terra assume di forze vitali che riceve direttamente dal Sole, tutto questo è in connessione con le forze interne che agiscono sul cuore umano dalla circolazione sanguigna. Nel fondo agiscono tutte queste forze sulla circolazione sanguigna e da questa sul cuore. Tutto ciò che è teoria esterna in questo rapporto è radicalmente falso. Questa teoria esterna oggi fa del cuore una pompa che spinge il sangue attraverso il corpo, così che si dovrebbe vedere nel cuore l’organo che regola la circolazione sanguigna. L’opposto è vero. La circolazione sanguigna è ciò che è primario, e il cuore nei suoi movimenti dà un’eco di ciò che accade nella circolazione sanguigna. Il sangue spinge il cuore, non inversamente il cuore il sangue. Ma questo intero organismo, che è stato descritto e che si concentra nell’attività cardiaca, non è altro che lo specchio microcosmico umano di quegli effetti macrocosmici che la Terra riceve innanzitutto dal Sole. Ciò che la Terra riceve dal Sole si rispecchia in ciò che il sangue col cuore ha da fare.
Diversamente è ad esempio con il cervello. Alcune corrispondenze cerebrali sono già state menzionate ieri. Il cervello dell’uomo ha direttamente molto poco a che fare con ciò che sono gli effetti solari sulla Terra. Direttamente, sottolineo. Indirettamente come organo di percezione sì, ad esempio quando percepisce la luce esterna, i colori; però questo è percezione. Ma direttamente nella sua struttura, nella sua mobilità interna, nella sua intera vita interiore il cervello ha poco, quasi nulla a che fare con gli effetti solari sulla Terra; ha a che fare molto più con tutto ciò che irradia sulla nostra Terra da ciò che è al di fuori del nostro sistema solare; questo cervello ha a che fare coi rapporti cosmici di tutto il cielo stellato, però non coi rapporti più stretti del nostro sistema solare. In una relazione più stretta si trova naturalmente ciò che dobbiamo designare come sostanza cerebrale colla Luna, però solo nella misura in cui la Luna non dipende dal Sole, nella misura in cui ha conservato la sua indipendenza dal Sole. Così che ciò che avviene nel nostro cervello corrisponde a effetti che si trovano al di fuori di quelle forze che trovano l’immagine microcosmico umana nel nostro cuore. Il Sole vive nel cuore umano; ciò che oltre il Sole si trova nel cosmo vive nel cervello umano.
Così l’uomo rispetto a entrambi gli organi è un microcosmo, in quanto col suo cuore è dato all’azione solare esercitata sulla Terra e la rispecchia, col suo cervello però ha una vita interiore direttamente connessa col cosmo al di fuori del Sole. Questo è una connessione straordinariamente interessante e significativa. Il cervello è connesso a ciò che il Sole sulla Terra opera solo tramite la percezione esterna. Però essa è proprio nella sviluppo antroposofico superata. Lo sviluppo antroposofico supera il mondo sensibile esteriore. Perciò il cervello è sciolto a una vita interiore che è così cosmica che persino il Sole è qualcosa di troppo specifico perché vi si svolga qualcosa di azione solare. Quando l’uomo è dedito in meditazione a qualche immaginazione, nel suo cervello si svolgono processi che non hanno nulla a che fare col sistema solare, bensì che corrispondono a processi al di fuori del nostro sistema solare. Perciò esiste in realtà un certo rapporto tra cuore e cervello come tra il Sole e il cielo stellato, e in certa misura questo si mostra nell’esperienza dell’anima antroposoficamente sviluppantesi per il fatto che, mentre questa anima è internamente seria e assorta dedicata a puri pensieri antroposofici, il cuore forma realmente una sorta di contropolo, entra in una sorta di opposizione col—si potrebbe dire—cervello stellare. Questa opposizione si esprime per il fatto che l’uomo impara a sentire come cuore e cervello cominciano a percorrere vie diverse, e come lui, mentre prima non aveva necessità di stare attento a entrambi separatamente, bensì tutto si mescolava insieme, ora deve cominciar a, quando si sviluppa antroposoficamente, stare attento a entrambi separatamente.
C’è un concetto particolare della intera posizione cosmica dell’uomo se così consideriamo l’involucro fisico e riflettiamo come l’uomo qui sulla Terra stia. In lui per il suo sistema sanguigno e cuore vive tutto ciò che il Sole ha da fare colla Terra. E quando egli è meramente internamente dedito a ciò per cui sulla Terra ha bisogno del suo cervello fisico come strumento, allora vi vivono processi mondiali che si svolgono al di fuori del nostro sistema solare. Dovremo chiarire che l’uomo ha un’esperienza completamente nuova rispetto a cuore e cervello. Le sue sensazioni realmente si differenziano, così che impara a sentire tutto ciò che sono processi cerebrali, si potrebbe dire, in quella corsa tranquilla che il cielo notturno mostra coi suoi astri, e che sente la mobilità del sistema solare nel suo cuore. Vedete da ciò al contempo una strada che a un grado più elevato di iniziazione diviene una strada importante, perché vedete quasi le porte che si aprono dall’uomo nel cosmo. L’uomo che esce da sé tramite uno sviluppo più elevato—come è stato descritto anche nelle lezioni esoteriche—che guarda indietro al proprio corpo, che apprende completamente a conoscere i processi del suo corpo fisico, questi apprende in realtà nella circolazione sanguigna con l’attività cardiaca uno specchio immagine dei segreti delle forze del sistema solare, e apprende nei processi del cervello, che allora contempla spiritualmente dall’esterno, il cosmo nei suoi segreti.
Le cose che esprimo con l’ultimo periodo sono in connessione colla osservazione che una volta ho fatto a Copenaghen e che è entrata nel mio libro “La guida spirituale dell’uomo e dell’umanità”. Potete da ciò arguire che in certa misura persino la struttura del cervello è una sorta di specchio della posizione dei corpi celesti presenti al momento della nascita umana per quel punto sulla Terra dove l’uomo è nato. È utile talvolta venire a queste cose da un altro punto di vista; perché da ciò potete formarvi un sentimento della vastità della scienza occulta e della ristrettezza di certa critica che si esercita quando da uno o un altro punto di vista una tale osservazione è fatta. Certo, si possono spiegare fatti così importanti come questa riflessione del mondo stellare nel cervello umano da un certo punto di vista, e può sembrare arbitrario. Se allora altri punti di vista si aggiungono, questi si sostengono tutti reciprocamente. E voi noterete ancora molti—si potrebbe dire—flussi della scienza occulta che confluiscono, e dal confluire vi si rivelerà sempre più e più anche ciò che sentirete come una piena prova, anche una prova della ragione esterna per le cose che pronunciarsi da un solo punto di vista talvolta potrebbe sembrare ardito. Ma da ciò intravvedete anche la finezza della intera struttura umana. E se considerate che l’uomo tramite l’assunzione di nutrimento nella assunzione del nutrimento si lega completamente alla Terra, solo in certe sostanze si libera nuovamente dalla Terra, particolarmente nel nutrimento vegetale, se dunque considerate che l’uomo proprio tramite l’assunzione del nutrimento deve farsi cittadino terrestre, allora comprenderete la triplice articolazione dell’uomo rispetto al suo involucro fisico. Egli per il suo cervello è come membro di tutto il cielo stellato, per il suo cuore e tutto ciò che vi appartiene, membro del Sole, per il suo sistema digestivo e tutto ciò che vi appartiene, in altro senso, un essere terrestre.
Anche questo può essere sperimentato e viene sperimentato quando l’involucro esteriore fisico dell’uomo diviene più mobile. L’uomo infatti può molto bene, attraverso ciò che gli viene dalla Terra, peccare contro ciò che in lui si rispecchia dalle pure forze del cosmo. L’uomo può ad esempio tramite il provocare disturbi tramite l’alimentazione esterna, le leggi puramente terrestri che agiscono nella digestione, che operano ulteriormente come leggi solari nell’attività cardiaca e come leggi cosmiche al di fuori del sistema solare nell’attività cerebrale—l’uomo può in certo modo peccare molto fortemente tramite la sua alimentazione contro le attività cosmiche nel suo cervello, e questo può essere sperimentato dall’anima antroposoficamente sviluppantesi particolarmente nel momento del risveglio. All’interno del sonno naturalmente avviene anche che la attività digestiva si estende fino nel cervello, sprizza nel cervello. Nel vegliare i poteri del pensiero elaborano il cervello; allora l’attività digestiva del cervello indietreggia. Quando il pensiero si arresta nel sonno, allora l’attività digestiva agisce nella coscienza, e quando l’uomo si sveglia e coglie un’eco di ciò, allora l’esperienza può facilmente essere un vero barometro proprio per l’anima sviluppantesi per il sano o insano dell’alimentazione. Oh, l’uomo avverte questo come un tirar dentro dal suo organismo nel cervello in sensazioni ottusifacenti, pungenti, sensazioni che talvolta possono apparire così se ha consumato qualcosa di sbagliato, come—diciamo—piccoli centri di stordimento nel cervello. Tutto questo è sperimentato nella finezza più delicata proprio dall’anima antroposoficamente sviluppantesi. E il momento del risveglio è di un’importanza colossale, intendo rispetto alla percezione dei rapporti di salute derivanti dalla digestione dell’involucro fisico. In sensazioni sempre più fini che si localizzano entro la testa, l’uomo percepisce se si comporta in opposizione nella sua digestione contro le leggi cosmiche al di fuori del nostro sistema solare o se con esse sta in armonia. Qui vedete in realtà questo involucro fisico in una meravigliosa relazione col cosmo intero e il momento del risveglio come un barometro per l’uomo che contro i rapporti cosmici tramite la sua digestione si oppone o con questi rapporti cosmici si mette in armonia.
Queste considerazioni ci guideranno gradualmente ai mutamenti che avvengono tramite lo sviluppo esoterico o antroposofico nel corpo eterico o astrale dell’uomo.
Come trasposizione dal sistema di involucri fisici dell’uomo al sistema eterico, al corpo eterico, sono quei cambiamenti che accadono all’uomo durante uno sviluppo occulto o antroposofico per quanto riguarda il sistema muscolare e specialmente per quanto riguarda i sensi, gli organi sensoriali. Riguardo al sistema muscolare occorre dire che l’uomo non sente solo il sistema muscolare progressivamente più mobile, come si potrebbe dire degli altri organi fisici, ma lo sente, per così dire, oltre al divenire più vivo, ancora come permeato da una consapevolezza interna debole. È come se la consapevolezza si estendesse effettivamente sul sistema muscolare. E se si volesse parlare, non affatto inesattamente, ma in qualche modo paradossalmente, dell’esperienza corrispondente, si potrebbe dire: si arriva gradualmente nel corso dello sviluppo esoterico a sentire i singoli muscoli e il loro sistema come in modo interiormente onirico; si porta il proprio sistema muscolare costantemente con sé in modo tale che dall’attività di questo sistema muscolare, nel pieno della veglia diurna, si sogna debolmente intervallando. È comunque molto interessante considerare proprio questo cambiamento dell’involucro fisico dal punto di vista che in questa percezione si ha qualcosa che può istruirci meglio inizialmente in certa relazione sul fatto che si è compiuto un certo progresso.
Quando si comincia a sentire i singoli muscoli in modo tale da avere, per esempio durante la flessione e l’estensione di essi, una debole consapevolezza di ciò che accade, una debole compartecipazione, allora si deve dire: lì dentro accade qualcosa nei muscoli. Quando si sogna dei propri movimenti muscolari, ciò è una prova che si comincia a sentire il corpo eterico impresso gradualmente nel corpo fisico; poiché ciò che si sente effettivamente sono le forze del corpo eterico che operano nei muscoli. Così che è un inizio della percezione del corpo eterico quando si sogna dei singoli muscoli propri, quando si ha per così dire una consapevolezza onirica di sé come si trova rappresentato l’uomo nei trattati anatomici, dove gli è stata tolta la pelle e si mostra solo nei suoi muscoli. Sì, è già in qualche modo tale togliere la pelle e sognare dei propri singoli arti come di una specie di bambola articolata, verso cui si ascende quando si comincia a percepire l’essere eterico.
Meno gradevole, ma nemmeno mancante, è la sensibilità quando la consapevolezza si affaccia dal sistema osseo. È meno gradevole perché quando questo sistema osseo è percepito, vi si sente soprattutto, in modo più spiccante, il proprio invecchiamento graduale. Perciò non è particolarmente gradevole prestare attenzione alla sensibilità che insorge di fronte al sistema osseo, cosa che l’uomo in fondo normalmente nella vita ordinaria non sente affatto; ma comincia a sentire qualcosa come un’ombra dentro di sé nel suo sistema osseo quando si sviluppa etericamente. E allora si forma il concetto che corrisponde davvero a una certa antica forza chiaroveggente dell’uomo il fatto che rappresentassero lo scheletro come l’espressione simbolica della morte. Essi sapevano che si impara gradualmente a sentire nel proprio scheletro l’approssimarsi della morte.
Ma assai più significativo di tutto questo è ancora quella esperienza che si ha di fronte ai propri organi sensoriali durante lo sviluppo esoterico o antroposofico. Sappiamo infatti che questi organi sensoriali devono essere praticamente disattivati quando l’uomo attraversa uno sviluppo esoterico; devono, per così dire, tacere. Per il fatto che rimangono disattivati come organi sensoriali fisici, i sensi stessi si sentono come condannati all’inattività durante lo sviluppo esoterico; sono disattivati. In cambio del loro essere disattivati come organi sensoriali fisici, subentra un altro fenomeno: innanzitutto una consapevolezza graduale dei singoli organi sensoriali come dei mondi particolari che penetrano in noi. Si impara a sentire gli occhi, le orecchie, persino il senso del calore, come trapanati dentro di noi. Ma ciò che si impara a sentire non è l’organo sensorio fisico, ma sono le forze eteriche, le forze del corpo eterico che operano in modo organizzativo negli organi sensoriali. Così che quando si disattiva l’attività dei sensi, si vede per così dire dispiegarsi la natura di questi organi sensoriali come altrettante organizzazioni eteriche trapanate dentro di noi. Ciò è straordinariamente interessante. Nella misura in cui si disattiva seriamente durante il proprio sviluppo esoterico, per esempio l’occhio, non si riflette più sulla vista fisica, nella stessa misura si impara a conoscere qualcosa che si trapana nella propria organizzazione come organismi di luce; si impara allora veramente a riconoscere che l’occhio si è formato gradualmente per il fatto che le forze interne di luce hanno lavorato al nostro organismo. Poiché mentre ci si astrae dall’attività dell’occhio fisico, si sente il campo visivo percorso dalle forze eteriche di luce che operano in modo organizzativo sull’occhio. Un fenomeno singolare è questo, che attraverso l’occhio, quando lo si disattiva, si vengono a conoscere le forze di luce. Tutte le teorie fisiche non sono nulla di fronte a quella conoscenza della natura interna della luce e della sua azione che si sperimenta quando ci si è esercitati per un certo tempo a disattivare la facoltà visiva fisica dell’occhio, e gradualmente ci si immerge a percepire al posto dell’uso fisico dell’occhio la natura interna delle forze eteriche di luce.
Il senso del calore si situa per così dire a un livello inferiore. È infatti straordinariamente difficile disattivare veramente la sensibilità al caldo e al freddo. Si riesce meglio se si tenta durante il proprio sviluppo esoterico durante la durata della meditazione di non essere disturbati da alcuna sensazione di calore. Allora è bene fare la propria meditazione in modo da essere circondati precisamente da quella temperatura che non è percepita né come calore né come freddo, cosicché non si è irritati in nessun modo né da sensazioni di calore né di freddo. Se ciò si riesce, allora si può — benché sia difficile distinguere dalla percezione ordinaria di temperatura — allora si può imparare gradualmente a conoscere anche la natura interna dell’etere di calore, dell’etere di calore che permea lo spazio; allora si sente per la prima volta la propria corporeità fisica come permeata dall’attività effettiva dell’etere di calore. Quando non si ha più la percezione sensoriale del calore, allora si impara a conoscere la natura dell’etere di calore attraverso se stessi.
Attraverso la disattivazione del senso del gusto, naturalmente il senso del gusto durante gli esercizi esoterici è disattivato, certamente, ma se allora si riesce a ricordare sensazioni di gusto, allora è dato un mezzo per conoscere la natura di un etere ancora più fine di quello della luce, del cosiddetto etere chimico. Non è nemmeno del tutto facile, ma si può viverlo. Allo stesso modo si può attraverso la corrispondente disattivazione del senso dell’olfatto conoscere l’etere della vita.
Accade in modo singolare con la disattivazione dell’udito. Si deve davvero riuscire a raggiungere un tale distacco che se anche qualcosa di udibile accade nelle vicinanze, non lo si ode più. Si deve cioè imparare volontariamente ad astenersi da ciò che è udibile. Allora si incontrano come trapanate nell’organismo le forze che si trovano nel corpo eterico e che hanno organizzato il nostro organo uditivo. Si fa una scoperta singolare. Queste cose appartengono veramente ai misteri sempre più alti. Perciò forse sarà possibile dire senza difficoltà che non subito si può comprendere tutto ciò che è detto riguardo a queste esperienze di fronte a sensi come l’udito. Si fa infatti la scoperta che l’orecchio ha un’organizzazione tale che si riconosce esattamente: questo orecchio così come lo portiamo come esseri umani nella sua meravigliosa organizzazione non avrebbe potuto essere formato dalle forze che come forze eteriche circondano la Terra come tale. Le forze di luce, le forze eteriche di luce che circondano la Terra sono intimamente connesse con la formazione dei nostri occhi, anche se l’abbozzo oculare era già presente prima; ma così come l’occhio è conformato, come ora siede nell’organismo, così è intimamente connesso con le forze eteriche di luce della Terra. Allo stesso modo il nostro senso del gusto è connesso con le forze eteriche chimiche della Terra, è in larga misura formato da esse. Il nostro senso dell’olfatto è connesso con l’etere della vita della Terra; è quasi esclusivamente organizzato dall’etere della vita che circonda la Terra. Il nostro organo uditivo rivela però, quando è vissuto occultamente all’interno di uno sviluppo esoterico, che esso deve la sua esistenza in piccolissima parte alle forze eteriche che circondano la Terra. Si direbbe: l’ultimo tocco al nostro organo uditivo lo hanno dato le forze eteriche che circondano la Terra; ma questo organo uditivo è stato trattato da queste forze eteriche che circondano la Terra in modo tale che non lo hanno reso più perfetto, questo organo uditivo, ma più imperfetto; poiché queste forze eteriche che circondano la Terra possono operare sull’orecchio solo per il fatto che sono attive nell’aria e hanno continuamente una resistenza nell’aria.
Per questo si può, benché sia detto paradossalmente, dire: un’organizzazione molto più fine, che era lì, è stata corrotta sulla Terra nel nostro organo uditivo. E allora a questo stadio diventa persino comprensibile per l’antroposofo che si sviluppa dalla propria esperienza il fatto che egli ha portato con sé l’orecchio, l’intero organo uditivo sulla Terra quando ha percorso il cammino dalla vecchia Luna alla Terra; sì, che questo organo uditivo sulla vecchia Luna era molto più perfetto che sulla Terra. Si impara gradualmente a sentire nell’orecchio che di fronte ad esso, si potrebbe dire — talvolta occorre scegliere espressioni paradossali — che di fronte ad esso si potrebbe diventare malinconici, poiché l’orecchio appartiene agli organi che nella loro intera disposizione, nella loro intera struttura testimoniano di perfezioni passate. E chi gradualmente attira a sé le esperienze appena accennate, comprenderà l’occultista che, certo, attinge la sua conoscenza da forze ancora molto più profonde, l’occultista che gli dice: sulla vecchia Luna l’orecchio aveva significato molto maggiore per l’uomo che oggi. Allora l’orecchio era lì per vivere per così dire pienamente nella musica delle sfere che risuonava sulla Luna in certa misura. E di fronte a questi suoni della Luna, benché già deboli a confronto di prima, ma pur sempre risuonanti, dei toni della musica delle sfere, l’orecchio si comportava in modo tale da accoglierli. Era per così dire sulla vecchia Luna, in virtù della sua allora perfezione, sempre immerso nella musica. Questa musica ancora sulla vecchia Luna si comunicava all’intera organizzazione umana; le onde musicali sulla vecchia Luna ancora penetravano l’organizzazione umana, e la vita interiore dell’uomo sulla vecchia Luna era un vivere insieme con l’intera ambiente musicale, un adattarsi all’intero ambiente musicale; l’orecchio era un apparato di comunicazione per imitare interiormente quei movimenti che esterni risuonano come musica delle sfere. L’uomo si sentiva sulla vecchia Luna ancora come una specie di strumento su cui il cosmo con le sue forze suonava, e gli orecchi nella loro allora perfezione erano i mediatori tra i suonatori del cosmo e lo strumento dell’organismo umano sulla vecchia Luna. Così l’attuale disposizione dell’organo uditivo diventa per noi come un campanello di ricordo, e si attribuisce significato al fatto che attraverso una specie di corruzione dell’organo uditivo l’uomo è diventato incapace di vivere la musica delle sfere, che si è emancipato e che ha potuto catturare questa musica delle sfere solo in ciò che è la musica attuale, che fondamentalmente può svolgersi solo all’interno dell’aria che circonda la Terra.
Anche di fronte ad altri sensi emergono esperienze; ma diventano certamente sempre più indistinte, e non avrebbe molta importanza seguire le esperienze riguardo ad altri organi sensoriali per la semplice ragione che è difficile illuminare con i concetti umani ordinari questi cambiamenti che si compiono in essi attraverso lo sviluppo esoterico. Quale significato avrebbe, per esempio di fronte a ciò che l’uomo oggi sulla Terra può esperire, se si parlasse del senso del linguaggio — non intendo il senso per il parlare. Per coloro che hanno sentito i discorsi su «Antroposofia» a Berlino, è già noto che esiste un senso del linguaggio proprio. Come esiste il senso del tono, così esiste un senso proprio che ha solo un organo interiore e non esteriore, per la percezione della parola pronunciata stessa. Questo senso è stato ancora più corrotto; è stato corrotto in modo tale che oggi fondamentalmente rimane solo un ultimo eco di ciò che questo senso del linguaggio era ancora per esempio sulla vecchia Luna. Sulla vecchia Luna ciò che oggi è diventato il senso del linguaggio, la comprensione delle parole nei nostri simili, serviva a sentirsi consapevolmente con consapevolezza immaginativa nell’intera ambiente, per circondare per così dire la vecchia Luna. I movimenti che si facevano, come ci si orientava, questo era dettato dal senso del linguaggio sulla vecchia Luna. Si impara solo gradualmente a conoscere questa specie di esperienze del senso del linguaggio quando ci si appropria gradualmente un’impressione per il valore interno dei vocali e consonanti, come viene sentito questo valore interno di questi vocali e consonanti nelle frasi mantriche. Ma è comunque solo un’eco debolissima a cui l’uomo della Terra in generale su questo campo può elevarsi di fronte a ciò che il senso del linguaggio una volta era.
Così vedete, miei cari amici, come l’uomo qui si immerge gradualmente nella percezione del suo corpo eterico, come ciò che per così dire respinge nel suo sviluppo occulto, l’attività dei sensi fisici, si sostituisce dall’altro lato, in quanto lo conduce nella percezione del corpo eterico. Ma è singolare: queste percezioni del corpo eterico, di cui appena si è parlato, le sentiamo così quando le sperimentiamo come se non appartenessero propriamente a noi, come se — per così dire — fossero trapanate in noi da fuori. Sentiamo il corpo di luce in noi come trapanato, sentiamo qualcosa come un movimento musicale non udibile sulla Terra attraverso il nostro orecchio trapanato dentro di noi; l’etere di calore non lo sentiamo come trapanato in noi, ma come penetrante; e impariamo a sentire l’attività dell’etere chimico che opera in noi per il gusto disattivato e così via. Così siamo già al punto che l’uomo di fronte allo stato che si designa come normale sente il suo corpo eterico mutato, in cui per così dire sono stati infilzati da fuori innesti.
Ma l’uomo comincia ora gradualmente anche più direttamente a percepire il suo corpo eterico. Il cambiamento più vistoso che accade al corpo eterico e che per molti è assai sgradevole da sentire, che non è riconosciuto come cambiamento nel corpo eterico, eppure lo è, consiste nel fatto che lo sviluppo esoterico si fa sentire molto chiaramente su di sé, per così dire sul corpo stesso, come la forza della memoria inizialmente diminuisce alquanto. Ciò che ordinariamente si ha come memoria soffre attraverso uno sviluppo esoterico quasi sempre un abbassamento. Si ottiene inizialmente una memoria peggiore. Chi non vuole avere una memoria peggiore, semplicemente non può intraprendere uno sviluppo esoterico. Specialmente cessa di essere fortemente attiva quella memoria che si può designare come memoria meccanica, che proprio negli anni dell’infanzia e della gioventù negli esseri umani è meglio sviluppata ed è proprio ciò che per lo più si intende quando si parla di memoria. E più di un esoterico avrà motivo di lamentarsi dell’abbassamento della propria memoria. Poiché lo si nota piuttosto presto; comunque molto prima che si percepisca in se stessi le verità sottili che ora sono state esposte, si nota questo abbassamento della memoria. Ma come non si può mai subire danno al proprio corpo fisico, benché diventi più mobile, se si intraprende il corretto sviluppo antroposofico, così seriamente non si può subire danno sulla lunga durata, nemmeno riguardo alla memoria. Si deve solo aspirare a fare quello che è giusto.
Riguardo all’organizzazione fisica si deve — mentre il corpo esterno diventa più mobile, mentre interiormente i suoi organi diventano più indipendenti, così che si possono metterli in armonia più difficilmente di prima — si deve rafforzarsi interiormente. Ciò si compie attraverso quei sei esercizi che si trovano descritti nella seconda parte della mia «Scienza occulta». Chi li pratica in modo appropriato vedrà che gli cresce tanta forza interiore da mantenere in ordine il corpo fisico più mobile quanto la forza che perde attraverso lo sviluppo esoterico. Riguardo ora alla memoria dobbiamo fare anch’essa quello che è giusto. La memoria che esiste per la vita esterna va comunque perduta; ma non abbiamo bisogno di subire danno se stiamo attenti a sviluppare per tutto ciò che ci riguarda nella vita un interesse maggiore, un interesse più profondo, una partecipazione maggiore di quella a cui eravamo abituati prima. Dobbiamo cominciare a provare per le cose che hanno significato per noi, specialmente un interesse di natura sentimentale. Prima abbiamo sviluppato una memoria più meccanica, e questa memoria meccanica talvolta funziona anche abbastanza bene quando non si amano particolarmente le cose che si vuole memorizzare; ma questo cessa. Ci si accorge infatti che quando si intraprende uno sviluppo antroposofico o esoterico, le cose le si dimentica facilmente. Volano via così, le cose, per le quali non si ha interesse sentimentale, che non si riescono ad amare, con le quali per così dire non si cresce insieme nell’anima. Al contrario ciò che rimane molto meglio è con ciò con cui si cresce insieme spiritualmente. Si deve perciò tentare di realizzare sistematicamente questa fusione spirituale.
Si può fare la seguente esperienza: supponiamo che una personalità nella sua gioventù, quando non era ancora entrata in contatto con l’Antroposofia, per esempio quando aveva letto un romanzo, non abbia potuto dimenticare questo romanzo; poteva raccontarlo sempre e ancora. Ora legge più tardi, dopo essere entrata nello sviluppo antroposofico, un romanzo. Di improvviso è spesso sparito; non può essere raccontato di nuovo. Ma se con un libro del quale ci si è detto da sé stessi o ci è detto che deve essere prezioso, se si affronta la cosa in modo da leggerlo una volta per intero, poi subito dopo si tenta di ripeterlo mentalmente, e non solo si ripete, ma si ripete al contrario, le cose ultime per prime e le prime per ultime, se ci si prende il disturbo di attraversare una seconda volta i dettagli particolari, se si cresce insieme con la cosa, se si prende persino un foglio di carta e ci si appuntano i brevi pensieri del merito, e se si tenta di porsi la domanda: da quale lato potrai interessarti particolarmente di questo oggetto? — allora si noterà che in questo modo ci si educa un’altra specie di memoria. Non è la stessa memoria. Si nota esattamente la differenza quando la si adopera. Se ci si serve della memoria meccanica, è così che le cose entrano nella nostra anima come ricordi; se ci si educa la memoria sistematicamente in questo modo, come esoterico o antroposofo, nel modo in cui è stato ora descritto, allora è come se le cose che si sono vissute in questo modo fossero rimaste nel tempo. Si impara per così dire a guardare indietro nel tempo, ed è veramente come se si guardasse fuori su ciò che è stato osservato; sì, ci si accorgerà che sempre più le cose diventano figurative, che la memoria diventa sempre più immaginativa e immaginativa. Se si è fatto così come è stato appena descritto con un libro, allora non si ha bisogno, se necessario, di porre la cosa nuovamente di fronte all’anima, solo di cogliere in qualche modo qualcosa che vi si ricollega, allora si guarderà per così dire al momento quando si era occupati del libro, si guarderà leggendo. Non viene il ricordo: l’intera immagine sorge; allora ci si accorgerà che mentre prima solo si era letto il libro, ora le cose veramente sorgono. Le si guarda come a una distanza temporale; la memoria diventa uno sguardo di immagini che stanno a una distanza temporale.
Questo è infatti il primissimo inizio, il più elementare certamente, dell’imparare gradualmente a leggere nella Cronaca dell’Akasha: la memoria si sostituisce con l’imparare gradualmente a leggere nel tempo trascorso. E talvolta colui che ha attraversato un certo sviluppo esoterico può aver perduto quasi completamente la memoria, non gli causa danno perché vede le cose decorrere all’indietro. Nella misura in cui era unito a esse, le vede con particolare chiarezza. Vi dico qualcosa che colui che sta fuori dall’Antroposofia, quando gli è detto, assolutamente ride solamente e può solo ridere, perché non riesce a formare alcun concetto quando qualche esoterico gli dice di aver perduto la memoria, e invece sa benissimo ciò che è accaduto perché lo vede nel passato. Allora l’altro dice: Ascolta, hai davvero una memoria eccellente! — perché non ha alcun concetto di quale trasformazione si è avvenuta. E questo è precisamente qualcosa a cui sottostà una trasformazione nel corpo eterico.
Certamente allora di regola questa trasformazione della memoria è connessa con qualcos’altro; è connessa con il fatto che insorge anche per così dire una specie di nuovo giudizio del nostro uomo interiore. Non possiamo infatti appropriarci questo sguardo retrospettivo senza contemporaneamente in certa misura assumere un punto di vista riguardo a ciò che abbiamo vissuto. Così colui che in un tempo posteriore guarda indietro a qualcosa che ha trattato così come è stato detto prima riguardo al libro — se si vede dentro ad esso — dovrà naturalmente giudicare se è stato intelligente o stupido che si occupasse proprio di questo. E fortemente si connette, come un’altra esperienza, assolutamente necessaria con questo sguardo retrospettivo una specie di auto-valutazione. Non si può fare diversamente che prendere posizione riguardo al proprio passato: ci si farà rimproveri riguardo a qualcosa, si sarà felici che qualcos’altro sia riuscito; in breve, non si potrà fare diversamente che giudicare il passato che così si guarda retrospettivamente. Così diventate davvero un giudice più severo di voi stessi, cioè della vostra vita trascorsa. Si sente per così dire il corpo eterico che si muove dentro di sé — che contiene tutta la storia passata dalla retrospettiva dopo la morte — si sente questo corpo eterico come un’inclusione in sé stesso, come qualcosa che vive in sé e che costituisce il valore di sé. Sì, una tale trasformazione accade con il corpo eterico che spesso si avverte l’impulso a tale auto-retrospettiva; che si guardi questa o quella cosa per imparare in modo completamente naturale a giudicare il proprio valore come essere umano. Mentre altrimenti si vive senza percepirlo, ora il corpo eterico è percepito per così dire nello sguardo retrospettivo sulla propria vita. La propria vita comincia gradualmente a diventare impegnativa quando si intraprende uno sviluppo esoterico. Bisogna contrastarsi al fatto che la vita esoterica per così dire diventa impegnativa, che si è costretti a guardare più attentamente alle proprie virtù e difetti, ai propri errori e imperfezioni.
Ma qualcosa di più profondo che è legato al corpo eterico diventa percepibile, per così dire, qualcosa che è già percepibile prima, ma non fino a tale intensità. È il temperamento. E sulla trasformazione del corpo eterico si basa nell’esoterico che si sviluppa seriamente la maggiore sensibilità, la maggiore sensitività riguardo al proprio temperamento. Supponiamo, per isolarne subito un caso particolare che lo renda particolarmente evidente, il malinconico. Se il malinconico che non è diventato esoterico, che non è entrato in contatto con l’Antroposofia, che va così nel mondo, che qualcosa lo rende brontolone nel mondo, che qualcosa provoca la sua critica eccessivamente sprezzante, che le cose generalmente lo toccano in modo che suscitano la sua simpatia e antipatia più fortemente che per esempio nel caso del flemmatico, se un tale malinconico con tutte le sue proprietà dal grado in cui è un uomo «ripugnante», brontolone, rifiutante il mondo intero, dispregiante e odiante, fino al grado in cui è solo un po’ più sensibile di fronte alle percezioni del mondo — vi sono davvero tutti gli stadi intermedi e le sfumature — bene, se tale malinconico entra in uno sviluppo esoterico, allora il temperamento diventa per lui sostanzialmente il fondamento per sentire il corpo eterico. Il sistema delle sue forze che producono malinconia diventa sensibile, chiaramente percepibile dentro di sé, e mentre prima aveva diretto la sua insoddisfazione contro le impressioni esterne del mondo, ora comincia a rivolgere questa insoddisfazione contro se stesso.
È molto necessario che durante uno sviluppo esoterico l’auto-conoscenza sia praticata attentamente e che all’esoterico che si sviluppa sia suggerito di praticarla, l’auto-conoscenza che gli rende possibile accettare tranquillamente e serenamente tale cambiamento come malinconico. Come prima il mondo in molti modi gli era ripugnante, ora lui stesso diventa ripugnante a se stesso, comincia a criticare se stesso, così che si vede come a se stesso tutto in lui non sia giusto. Si possono giudicare correttamente queste cose, miei cari amici, solo se si vede quello che si chiama temperamento nell’uomo nel modo corretto. Un malinconico è malinconico solo perché il temperamento malinconico predomina in lui; poiché fondamentalmente ogni essere umano ha tutti quattro temperamenti nella sua anima. Un malinconico è anche in certe cose di nuovo flemmatico, in altre sanguigno, ancora in altre colerico; solo che per così dire il temperamento malinconico predomina di fronte al flemmatico e al sanguigno e al colerico. E un flemmatico non è colui che magari non avrebbe gli altri temperamenti e avesse solo il flemmatico, ma in lui predomina il temperamento flemmatico e gli altri temperamenti rimangono più sullo sfondo e nel fondo della sua anima. E così è anche con gli altri temperamenti.
Come ora la trasformazione del corpo eterico nel malinconico marcatamente pronunciato emerge in modo tale che egli per così dire si volge contro se stesso con la sua malinconia, così emergono anche trasformazioni, nuove sensazioni di fronte alle altre proprietà di temperamento. Ma può essere raggiunto attraverso una saggia auto-conoscenza durante lo sviluppo esoterico di riparare i danni che potrebbero essere causati dal temperamento predominante; che si cominci a sentire in grado superiore: questi danni possono essere riparati per il fatto che si producono anche trasformazioni degli altri temperamenti; tali trasformazioni che per così dire equilibrano la trasformazione principale con il temperamento più pronunciato. Si deve solo riconoscere come le trasformazioni si presentano di fronte agli altri temperamenti.
Supponiamo che un flemmatico diventi un esoterico — sarà difficile persuaderlo; ma supponiamo che sia portato a diventare un esoterico molto capace. Non è affatto impossibile raggiungere ciò, poiché il flemmatico talvolta quando riceve forti impressioni è impotente di fronte a certe impressioni; così che talvolta proprio il temperamento flemmatico, se non è stato divorato troppo dal materialismo, non è una cattiva precondizione per uno sviluppo esoterico; deve solo emergere in modo più nobile per così dire che nella misura grottesca in cui spesso lo si vede unicamente. Se tale flemmatico diventa esoterico, allora il temperamento flemmatico si trasforma in modo singolare. Il flemmatico ha allora una forte tendenza a osservare molto bene se stesso, e gli causa per così dire il minor dolore osservare così bene se stesso, e per questo il temperamento flemmatico è non cattiva precondizione per uno sviluppo esoterico se può aver luogo, perché è allora adatto a una certa tranquilla auto-osservazione. Non lo agita, come il malinconico, tutto ciò che percepisce di se stesso; e per questo, quando fa auto-osservazioni, queste vanno persino di regola più in profondità che le auto-osservazioni del malinconico, che è dappertutto trattenuto dal furore contro se stesso. Se dunque il flemmatico ha uno sviluppo dell’anima, allora è per così dire il miglior allievo per lo sviluppo antroposofico serio.
Ora ogni uomo ha appunto tutti i temperamenti in sé, e — come detto — nel malinconico solo il temperamento malinconico predomina. È per esempio anche il temperamento flemmatico in lui. Si può sempre trovare nel malinconico lati dove si mostra come flemmatico di fronte a questa o quella cosa. Si deve ora tentare, quando il malinconico diventa esoterico e gli si può guidare in qualche modo, si deve tentare — mentre da un lato certamente comincerà ad agire aspro con se stesso, così che sempre vengono auto-rimproveri — di dirigere il suo senso verso le cose di fronte alle quali prima era stato flemmatico. Si deve tentare di suscitare il suo interesse verso cose per le quali prima non si era interessato. Se questo si riesce, allora si paralizzano per così dire i danni provocati dalla malinconia.
Un esoterico singolare diventa il sanguigno, che è caratterizzato nella vita esterna dal fatto che facilmente corre da un’impressione all’altra e non vuole volentieri stare aggrappato a un’impressione. Questo si trasforma infatti in modo molto singolare attraverso la trasformazione del suo corpo eterico; diventa nel momento in cui tenterà o in cui un altro tenterà di insegnargli l’Esoterica, diventa un flemmatico di fronte al suo io interiore; così che il sanguigno sotto certi aspetti è il materiale meno buono inizialmente riguardo al suo temperamento per lo sviluppo esoterico. Quando il sanguigno viene all’Esoterica o alla vita antroposofica — e vi viene molto frequentemente, poiché si interessa di tutto ciò che è possibile, così anche talvolta, anche se non intensamente, all’Antroposofia o all’Esoterica, ma non dura a lungo — allora deve venire a una specie di auto-osservazione; ma accoglie tutto ciò con grande indifferenza, non guarda volentieri dentro se stesso. Questo o quello in lui lo interessa già, ma non va in profondità particolarmente. Scopre tutte sorte di proprietà interessanti in sé, ma è già subito contento di ciò; e parla assai volentieri di questa proprietà interessante, ma ha presto di nuovo dimenticato l’intera faccenda, anche ciò che ha osservato in se stesso. E tra coloro che si avvicinano all’Esoterica da un interesse del momento e che presto le scappano, sono principalmente nature sanguigne.
Domani tenteremo di chiarire un po’ anche attraverso il disegno del corpo eterico sulla lavagna ciò che oggi espongo in parole; allora disegneremo le trasformazioni del corpo eterico attraverso lo sviluppo antroposofico o esoterico.
Altrimenti accade con il temperamento colerico. Nel colerico sarà quasi impossibile o solo nei rarissimi casi riuscire a farlo diventare esoterico; si distinguerà proprio per il fatto che il temperamento colerico particolarmente in lui è pronunciato come personalità che respinge da sé tutta l’Esoterica; non vuole saperne nulla. Ma può comunque essere che attraverso le circostanze carmiche della vita il colerico sia portato all’Esoterica; allora avrà difficoltà a produrre trasformazioni proprio nel suo corpo eterico; poiché questo corpo eterico nel colerico si rivela come particolarmente denso, difficilmente influenzabile. Nel malinconico il corpo eterico è così, si potrebbe dire — scusate il confronto triviale, ma diventerà evidente attraverso esso ciò che voglio dire — nel malinconico il corpo eterico è come una palla di gomma dalla quale sia stata soffiata via l’aria: se vi si pratica un’incavazione, rimane a lungo. Nel colerico il corpo eterico è come una palla di gomma che è stata gonfiata completamente d’aria; se si vuol fare un’incavazione in essa, non solo non mantiene l’incavazione, ma lo respinge anche assai vigorosamente. Così poco cedevole, nodoso è il corpo eterico del colerico.
Per questo il colerico ha difficoltà molto grande con la trasformazione del corpo eterico. Non può raggiungersi. Per questo respinge anche lo sviluppo esoterico, che proprio dovrebbe trasformarlo, fin dall’inizio; non si riesce a raggiungersi. Se però la serietà della vita o qualcosa si avvicina al colerico o se si ha proprio un tale temperamento che si ha una nota malinconica lieve nel temperamento e eppure si è colerico dentro di sé, allora può accadere proprio grazie alla sfumatura malinconica che il colerico sviluppi la sua nota colerico nell’organismo umano così che ora lavora con tutta la forza potente al suo corpo eterico resistente. E se allora riesce a produrre trasformazioni nel suo corpo eterico, allora genera dentro di sé una qualità molto particolare: diventa più capace di altri di esporre appropriatamente e profondamente attraverso il suo sviluppo esoterico i fatti esterni nella loro connessione causale o storica. E chi sa sentire la buona storiografia — viene sì prodotta di regola non da esoterici — ma chi sa sentire la buona storiografia che veramente fa parlare i fatti, troverà comunque già l’inizio, l’inizio inconscio, istintivo di ciò che l’esoterico che ha la natura colerico potrebbe compiere proprio come storico o come narratore o come descrittore. Persone come per esempio Tacito erano all’inizio di tale istintivo sviluppo esoterico. Per questo questa rappresentazione meravigliosa, incomparabile di Tacito. E colui che come esoterico legge Tacito sa che questo modo particolare di storiografia proviene da una molto particolare elaborazione di un temperamento colerico nel corpo eterico. Ma questo emerge particolarmente quando abbiamo descrittori che hanno attraversato uno sviluppo esoterico. Anche se il mondo esterno non lo crede, è così nel caso di Omero. La rappresentazione plastica grandiosa di Omero la deve al temperamento colerico che ha lavorato nel suo corpo eterico. E così ancora moltissime altre cose potrebbero essere mostrate in questo ambito che nell’esterno già in modo probante o almeno documentante rappresenta il fatto che il colerico, particolarmente se compie uno sviluppo esoterico, si rende idoneo a rappresentare il mondo nella sua realtà, nei suoi connessi causali interiormente. Se il colerico compie uno sviluppo esoterico, allora le sue rappresentazioni sono così, che — si potrebbe dire — già nella loro struttura esterna portano il carattere della verità e della veridicità.
Così vediamo che nelle trasformazioni del corpo eterico emerge particolarmente per così dire la vita umana che diventa più percepibile nella sua forma attuale in questa incarnazione, più che altrimenti. Nello sviluppo esoterico percepibile diventano inoltre più fortemente i temperamenti, e la considerazione dei temperamenti nella vera auto-conoscenza è di una significanza molto particolare. Di queste cose vorremo parlare ancora domani.
Quanto più il corpo eterico dell’uomo si trasforma sotto l’influenza di uno sviluppo esoterico, tanto più l’uomo acquista ciò che si potrebbe chiamare un sentimento del tempo. Con questa espressione si intende una percezione del vivere consapevolmente la successione dei fatti e degli eventi nel corso del tempo. Normalmente, nella vita esterna, l’uomo manca di questo sentimento del tempo consapevole. Ho già accennato come questo sentimento del tempo nasca anche dalla semplice trasformazione del corpo fisico, poiché attraverso uno sviluppo esoterico l’uomo diventa più sensibile rispetto, diciamo, all’estate e all’inverno. Però la trasformazione del corpo eterico rende il vivere consapevolmente del mutamento esterno degli eventi molto più vivido e molto più sensibile. Chi ha tentato con serietà di far progredire la propria anima per un certo tempo percepirà ben presto una netta differenza tra le varie stagioni, anzi persino tra le parti delle stagioni. Imparerà a vivere interiormente una grande differenza tra l’estate e l’inverno, tra la primavera, l’estate e l’autunno; inoltre sentiranno persino i piccoli periodi di tempo nel corso dell’anno. Il tempo diviene, per così dire, qualcosa di vivente nel suo progresso. Man mano si nota che nel corso del tempo si percepisce una vita differenziata. Così come nel corpo fisico i singoli organi si mostrano differenziati, come diventano interiormente più viventi e indipendenti gli uni dagli altri, così le parti della successione temporale continua diventano come indipendenti e autonome le une dalle altre. Questo è legato al fatto che, sviluppando il proprio corpo eterico, l’uomo vive consapevolmente la vita nell’etere esterno che ci circonda dovunque. Non solo l’aria ci circonda, ma l’etere ci circonda ovunque; questo etere però vive una vita vera nel tempo.
L’etere che ci circonda è come una sorta di creatura vivente, vive e vive in successione diversa, così come anche l’uomo vive diversamente nelle sue varie età. Si impara a vivere consapevolmente la vita progressiva dell’etere esterno della vita. Così si sviluppa sempre più il sentimento di come fuori, nella stagione, sia la vita dell’etere vitale, quando arriva la primavera, quando si avvicina l’estate, quando l’estate raggiunge il suo apogeo, quando l’estate declina, quando l’autunno si avvicina e quando infine arriva. Questo corso esterno si impara a viverlo consapevolmente; si impara a conoscere una netta differenza tra questa vita primaverile-estiva-autunnale e la vera vita invernale.
Questa differenza diventa sempre più percettibile, così che alla fine si può veramente dire: la terra vive con il suo etere una vita autonoma, e quando si vive consapevolmente con il tempo, si nuota letteralmente dentro questa vita mutevole dell’etere. Quando è piena estate, si sente chiarissimamente come con il proprio corpo eterico si è come abbandonati a se stessi, come con la terra si vive una vita particolare così che la terra allora non tocca molto interiormente; si è, come detto, quasi abbandonati a se stessi, e allora man mano si associa un concetto con ciò che l’occultista dice: durante l’estate è il vero periodo di sonno della terra. Arriviamo così a un fatto che, a causa della maya esterna da cui l’uomo è continuamente circondato, viene completamente frainteso. Nella vita esterna diretta dalla maya, l’uomo ama paragonare la primavera al mattino, l’estate al meriggio, l’autunno alla sera. Commette un errore con questo paragone, poiché in realtà la cosa non sta così. Nella realtà, se vogliamo paragonare il corso esterno della terra con qualcosa dentro di noi, dobbiamo paragonare primavera, estate, autunno—in questa successione—con il periodo di sonno della terra; e autunno, inverno, primavera—in questa successione—con il periodo di veglia della terra. E quando parliamo di uno spirito della terra, dobbiamo immaginare che per quella metà del globo dove è estate, lo spirito della terra durante questa estate è in uno stato simile a quello in cui noi umani siamo durante il nostro sonno. Naturalmente, sulla terra è diverso. L’uomo alterna completamente veglia e sonno; sulla terra accade che veglia e sonno passano, per così dire, da un emisfero all’altro; sostanzialmente, lo spirito della terra non dorme mai completamente, ma quando cessa la sua attività di veglia per un emisfero dal sonno, trasferisce la sua attività di veglia sull’altro emisfero. Ma non abbiamo bisogno di prestare molta attenzione a questo.
Vogliamo considerare il vivere consapevolmente dell’uomo con la terra: qui in realtà entra in gioco solo un emisfero della terra. Dobbiamo immaginarci che lo spirito della terra durante il periodo estivo si separa in certo modo da se stesso dal suo corpo fisico, che sarebbe la terra stessa, e che questo spirito della terra nel rapporto con il suo corpo terrestre fisico vive durante l’estate la stessa vita che l’uomo vive durante il tempo del sonno in rapporto al suo corpo fisico.
Durante il sonno il corpo fisico e il corpo eterico rimangono a letto; conducono una vita puramente vegetativa. Per lo sguardo occulto risulta che nel corpo dell’uomo che dorme si dispiega come una fine vegetazione, come uno sbocciare e uno spuntare della vita puramente vegetativa, e le forze consumate durante il tempo della veglia vengono nuovamente sostituite da questa vita vegetativa, così che l’uomo durante il sonno ha in effetti il suo tempo estivo. E se guardasse, quando col suo corpo astrale e il suo io è fuori dal corpo fisico, la vita del corpo fisico che dorme, vedrebbe questa vita dormiente del corpo fisico come si vede proprio lo spuntare e lo sbocciare della vita vegetale in primavera e estate sulla terra. Così sul proprio corpo fisico si noterebbe una vita vegetativa che sboccia e spunta, estiva, durante il tempo del sonno.
Poiché la terra nella parte che abitiamo durante l’estate ha il suo tempo di sonno, l’uomo è così con il suo corpo eterico abbandonato a se stesso, e la conseguenza è che durante uno sviluppo esoterico l’uomo in questo tempo estivo, se ha davvero acquisito la capacità di percepire una cosa simile, percepisce il proprio corpo eterico più chiaramente, meglio, più precisamente che durante il tempo invernale. Percepisce per così dire l’autonomia del suo corpo eterico, e precisamente nel nostro ciclo di tempi principalmente l’autonomia della parte eterica della testa, della parte eterica che sta alla base del cervello. È un’esperienza interiormente molto peculiare quando si comincia, poiché si vive consapevolmente la vita dell’etere della terra in estate, a sviluppare gradualmente una sorta di sentimento interiore per questa particolare parte del corpo eterico umano che sta alla base della testa, della testa; e allora si sente questo vivere interiore diversamente in primavera, diversamente in estate, diversamente verso l’autunno. Si sentono così chiaramente le differenze in questo vivere interiore che ora si può veramente parlare, proprio come nel corpo fisico di una differenziazione degli arti, di vite diverse che si percorrono nel corso del tempo estivo, di vite chiaramente differenziate le une dalle altre. Diversa è la vita che si dispiega interiormente in primavera, diversa quella che si dispiega interiormente in estate, diversa quella in autunno. Quando si parla di corpo eterico, bisogna in realtà fare una separazione, che faremo oggi: separiamo per così dire una particolare parte eterica, quella che sta alla base della testa.
Questo è ciò che voglio schizzare per voi in pochi tratti, cari amici. Se ci immaginiamo schematicamente l’uomo, possiamo rappresentarci che questo corpo eterico, di cui ho appena parlato, viene percepito così—e proprio verso l’alto sempre meno percepito, ma perdensi nell’indeterminato—che progredisce con il tempo. E si impara gradualmente persino a sentire molto chiaramente che su questa parte del nostro corpo eterico esseri creatori erano attivi, che nelle diverse époche che si vivono dalla primavera verso l’autunno, per così dire si avvicendano; si nota che sulla parte cerebrale del nostro corpo eterico i tempi hanno lavorato, così che il nostro cervello eterico è in certa relazione un organo complicato.
È come se fosse stato assemblato da diverse essenze spirituali, che dispiegan le loro capacità in tempi successivi. Ora si ha un concetto di una dottrina molto significativa—e si impara a sentire in verità questa dottrina gradualmente—della dottrina che è stata particolarmente praticata nelle scuole zoroastriane. Questa dottrina diceva che il corpo eterico del cervello umano è stato creato gradualmente da essenze spirituali, che si chiamavano Amshaspands, dal cosmo spirituale. E questi Amshaspands operano così che durante il tempo estivo guidano il governo, e ancora oggi così lo guidano che si avvicendano, il primo diciamo all’inizio della primavera, il secondo in primavera e così via fino al sesto e al settimo. Sette, o rispettivamente sei di queste essenze spirituali, operano avvicendandosi nel tempo; e sono gli spiriti creatori che—proprio perché si avvicendano, così che quando uno ha compiuto la sua attività, l’altro interviene—creano un essere così complicato come è il corpo eterico, specialmente quello del cervello umano. Nel nostro cervello agiscono così sei o sette essenze spirituali avvicendantesi, e il cervello fisico dell’uomo lo si comprenderà veramente solo quando ci si dirà: qui opera uno spirito che può essere percepito specialmente all’inizio della primavera—irradia le sue forze, che sono anzitutto forze eteriche; poi viene in tarda primavera un secondo spirito che a sua volta irradia le sue forze.
Così le forze eteriche di questo secondo spirito irradiano nello stesso spazio. Il terzo spirito a sua volta irradia le sue forze eteriche dentro, e così si forma questa parte eterica del cervello umano nel modo che nello stesso spazio in tempi successivi spiriti che si avvicendano inviano le loro forze eteriche.
Ora dobbiamo essere consapevoli che possiamo sentire solo determinate relazioni di ciò che nel nostro cervello c’è di affinità con questi spiriti che al di fuori di noi oggi dispiegano le loro forze eteriche. Poiché l’occultismo ci insegna che ciò che ho appena descritto si è già svolto durante l’antico tempo lunare; così non dobbiamo credere che questi spiriti, che, come possiamo dire, governano l’estate, oggi ancora esercitino un’influenza diretta e siano forze creatrice. Le disposizioni che durante l’antico tempo lunare veramente furono irradiate da questi spiriti, l’uomo se le è già portate nell’esistenza terrestre; ma poiché le porta così in se stesso nel suo proprio corpo eterico, egli ancora oggi sente—dove queste essenze spirituali non hanno più un influsso diretto sul nostro corpo eterico interiore nel cervello—egli sente ancora l’affinità con loro, ed è questo che si sente d’estate. Si sente all’inizio della primavera il primo di questi spiriti, che oggi ha un compito diverso fuori nell’etere; ma si sente che da lui proviene quello che si porta in sé, quello che durante l’antico lune si è ricevuto; ci si sente allora affine a lui. Questa è quella scoperta meravigliosa che l’uomo può fare nel corso del suo sviluppo esoterico: che in se stesso nel corso del tempo vive qualcosa come un’immagine di essenze spiritualmente operose, che oggi già hanno un compito completamente diverso da prima, che nel passato erano spiriti co-creatori della nostra stessa sostanza. Durante la formazione della terra allora il cervello fisico è sorto come un’impronta, come una riproduzione di quello che già come una sorta di archetipo eterico durante l’antico tempo lunare si era sviluppato attraverso questi influssi spirituali-cosmici. Ho disegnato aperto verso l’alto questa parte del nostro corpo eterico, perché veramente viene percepito così (vedi il disegno a pagina 71). Viene percepito in modo che, non appena lo si percepisce in se stessi, in realtà si ha il sentimento: qui ti apri verso mondi spirituali, qui stai in connessione con mondi spirituali che sempre sono sopra di te. Vi è ancora un sentimento che si sviluppa gradualmente nella vita esoterica nei confronti di questa parte del corpo eterico. In generale non è affatto facile intendersi su queste cose; ma spero che, se mi sforzo di esprimere chiaramente queste cose, possiamo comunque comprenderci.
È come se, quando veramente si comincia a sentire il corpo eterico, ci si sentisse come nuotare nel flusso del tempo. Ma per questa parte eterica della testa è come se si sentisse, per così dire, come se si portasse il tempo con sé, così non ci si limita a nuotare avanti, ma si porta con sé il tempo fluente. In realtà, si porta molto del tempo passato in questa parte eterica della testa: si porta dentro il tempo lunare antico; poiché l’essenziale che là è sorto è sorto durante l’antico tempo lunare, e si porta con sé nel corpo eterico del cervello il flusso dell’antico tempo lunare. E quando ora si comincia a sentire così, è come un ricordo dell’antico tempo lunare. Chi si forma un concetto delle esperienze interiori che come esperienze temperamentali ieri sono state esposte, può anche capire quando si dice che l’occultista che così impara a sentire l’interno del corpo eterico della sua testa, quando si concentra particolarmente su questa parte eterica della testa, allora sente sempre questo concentrarsi sulla parte eterica della sua testa unito a uno stato d’animo malinconico che lo coglie; si sente per così dire come versato nella vita esoterica uno stato d’animo malinconico nella sua testa. E da questo stato d’animo malinconico gradualmente nella vita interiore si sviluppa una comprensione per cose come quelle che sono state indicate ai nostri amici nella descrizione occulta dell’antico lune.
Lo sviluppo esoterico naturalmente deve andare molto oltre se si vuole veramente descrivere i singoli aspetti sulla luna; ma vedete come le cose cominciano che conducono a una tale descrizione. Vedete che in l’uomo dentro emerge qualcosa che si potrebbe chiamare la malinconia della sua testa, all’interno di quale stato d’animo gradualmente si differenzia una visione come una visione di ricordo in un passato remoto, nel tempo lunare antico. E sarebbe desiderabile, cari amici, che da queste descrizioni, come quelle appena date, comprendeste come in realtà procede lo sviluppo esoterico, come si parte da un’esperienza determinata, come si impara a conoscere questa esperienza dapprima—in questo caso per esempio come un ricordo di un passato remoto, dal quale si ha portato il flusso del tempo nel presente—e gradualmente si impara a ri-dispiegare ciò che una volta è stato vissuto. Da ciò comprendiate che l’occultista davvero non parla di fantasie quando da la costruzione dell’universo che risale al tempo lunare antico, al tempo solare e al tempo di Saturno, ma che già, se si persevera pazientemente, attraverso l’esposizione di come queste cose vengono trovate, si può avere un concetto del graduale vivere consapevolmente quei grandi tableau del mondo che certo appartengono a un passato remoto, ma che però vengono nuovamente richiamate dalla vita presente. Dobbiamo solo arrivare, per esempio, a far vivere consapevolmente fenomeni di tempi passati che stanno come involti, come avvolti in noi, dentro di noi e poi portarli allo sviluppo.
Il corpo eterico, la parte del corpo eterico che appartiene alla parte centrale dell’uomo, si vive diversamente. L’esterno il sentimento si perde; interiormente viene percepito circa così che si può dire: questo, che qui è disegnato come una sorta di forma ovale, viene sentito separato dal resto. Se si isola questa parte centrale del corpo eterico come un’esperienza particolare, si deve dire: colui che attraverso uno sviluppo esoterico arriva a sperimentare anche la vita differenziata di questa parte centrale dell’uomo in se stesso, ha allora il sentimento che in questa parte del corpo eterico si muove essenzialmente come nuota con il flusso del tempo. E in questa parte del corpo eterico è ancora chiaramente percepito il vivere consapevolmente con la vita eterica della terra che si differenzia nella successione del tempo.
Chi avanza essotericamente, sente proprio in questa parte come nella prima dell’anno in realtà spiriti diversi operano su di lui rispetto all’apice dell’estate o dell’autunno. È una sorta di vivere consapevolmente, più precisamente una sorta di nuotare consapevolmente insieme. Così anche questa parte si differenzia dalle altre, e se ora possiamo addentrarci in tali cose, per questa parte centrale del corpo eterico abbiamo un sentimento che oscilla tra uno stato d’animo flegmatico e sanguigno. Assume le sfumature più varie tra lo stato d’animo flegmatico e sanguigno. Per esempio nella primavera è più una sorta di procedere consapevolmente nel corpo eterico—nel corpo fisico si esprime completamente diversamente—con il flusso del tempo, verso l’autunno una resistenza maggiore, un respingimento del flusso del tempo.
Una terza parte del corpo eterico viene percepita così che la sentiamo correre verso il basso nell’indeterminato, che scompare nella terra, ma si espande. Questi sono tre parti del corpo eterico che si possono percepire separati gli uni dagli altri.
Ma questa rappresenterebbe l’esperienza interiore, la vita interiore del corpo eterico; non si rappresenterebbe così per esempio per il veggente che osservasse il corpo eterico di un altro uomo, ma è questa la vita interiore del corpo eterico. Questa esperienza viene ancora modificata essenzialmente dal fatto che c’è una quarta membro del corpo eterico, chiaramente delimitata come una sorta di forma ovale, che in effetti raccoglie l’uomo in sé. Ci si procura dalle varie esperienze che si hanno rispetto a queste parti del corpo eterico, gradualmente tali esperienze che si ha il sentimento di avere l’impressione interna del corpo eterico come di una forma esterna.
E poi il corpo eterico diventa colorato, allora si tinge, e si ha l’impressione come se qui in questa parte del corpo eterico si fosse come in una sorta di aura bluastra o blu-violacea. Questa parte che corrisponde alla testa, è anche bluastra o, a seconda di come è costituito l’uomo, blu-violacea, ma poi gradualmente verso il basso passa al verdognolo. La parte centrale ha una colorazione chiaramente giallorossa—se si sente il colore—e la parte inferiore ha una colorazione chiaramente rossa fino a rosso profondo, che però irradia e spesso si estende molto lontano.
Ma le forze che operano in queste quattro parti sono differenziate, così che quello che si ha come le esperienze interiori, non emerge esattamente; ma se lo si guarda da fuori chiaroveggentemente, le forze che sono in quest’aura più esterna agiscono concentrando la parte superiore, e allora si ha, guardando da fuori, l’impressione come se, solo un poco più grande, la parte eterica della testa fosse interamente adatta alla forma della testa.
È necessario che comprendiamo questo ciclo di lezioni nel senso giusto, cioè come un’indagine sugli stati interiori che l’essere umano sperimenta come trasformazioni di sé stesso nel corso del suo sviluppo esoterico, o piuttosto, dello sviluppo generato in lui dall’antroposofia.
In questo modo, ciò che viene esposto deve essere inteso come qualcosa che si può effettivamente vivere durante questo cammino di sviluppo.
Naturalmente, possiamo illustrare soltanto gli stati essenziali, per così dire quelli tipici; tuttavia, mediante questi stati principali, acquisteremo una visione di molti altri fenomeni che si osservano nel corso dello sviluppo. Ieri abbiamo parlato principalmente di come l’essere umano acquisisca una sensibilità più sottile nei confronti di ciò che si svolge nel corpo eterico esteriore, o più in generale nell’etere. Questi stati interiori sono collegati a molti altri aspetti, e uno di essi, che merita particolare attenzione, riguarda ciò che accade alla nostra capacità di giudizio.
Infatti, come esseri umani, ci muoviamo nel mondo in modo tale da giudicare le cose che ci si presentano, formulare opinioni su di esse e ritenere alcune giuste e altre sbagliate. La nostra capacità di giudicare determina ciò che comunemente chiamiamo prudenza, buon senso, o discernimento. Nel corso dello sviluppo esoterico, gradualmente questa facoltà si trasforma profondamente. Ieri abbiamo già accennato a questo. Si scopre infatti che, per gli aspetti essenziali della vita superiore e spirituale, proprio questa prudenza e questo discernimento perdono il loro valore, sebbene dobbiamo portarli con noi, sviluppati nel modo migliore possibile, quando iniziamo il cammino verso i mondi superiori dal piano fisico. Così ci troviamo in una situazione che può apparire insopportabile agli uomini pragmatici: abbiamo bisogno di una cosa proprio per salire più in alto, ma una volta che vi arriviamo, essa perde di valore. Dobbiamo quindi fare ogni sforzo per sviluppare una capacità di giudizio sana e consapevole su questo piano fisico; ma dobbiamo allo stesso tempo comprendere chiaramente che nei mondi superiori, questa stessa capacità di giudizio non ha lo stesso valore che qui in basso. Se vogliamo sviluppare sensi superiori sani, dobbiamo partire da un giudizio sano; ma questo giudizio sano deve trasformarsi, nella percezione superiore, in una percezione consapevole e integra. Finché dimoriamo su questo piano fisico, siamo e rimaniamo esseri di questo piano. Qui abbiamo il compito di sviluppare la nostra capacità di giudizio in modo equilibrato.
Perciò dobbiamo imparare con cura a non confondere la vita nei mondi superiori con la vita su questo piano. Chi volesse applicare direttamente su questo piano ciò che ha sperimentato nei mondi superiori diventerebbe un visionario, un sognatore inutile alla società. Dobbiamo imparare a vivere lucidamente nei mondi superiori e poi, quando torniamo a questo piano, a mantenerci fedeli a ciò che è giusto per il piano fisico. Questa duplice condizione, richiesta dalla natura stessa della vita spirituale e fisica, deve essere portata avanti con consapevolezza e coscienza. Acquisiamo il giusto atteggiamento verso il mondo in questo ambito quando ci asteniamo dal portare nel quotidiano conversare ciò che appartiene ai mondi superiori; quando non mescoliamo nel linguaggio ordinario cose che appartengono alle sfere spirituali. È meglio servirsi del linguaggio comune quando, per esempio, diciamo che qualcosa in una persona ci è antipatica, piuttosto che ricorrere a espressioni come non tollerare l’aura di quella persona. È opportuno rimanere un essere umano su questo piano fra altri esseri umani su questo piano, e usare con sobrietà, nella vita ordinaria, espressioni che, benché corrette per i mondi superiori, potrebbero ledere questo delicato equilibrio. Si dovrebbe stare ben attenti a non introdurre nel linguaggio quotidiano parole, concetti e rappresentazioni che appartengono alla vita superiore. Questo potrebbe sembrare una forma di pedanteria eccessiva a chi, nel suo entusiasmo per la vita spirituale, crede necessario permeare tutto l’essere con questa spiritualità; eppure, ciò che in circostanze ordinarie potrebbe parere pedanteria è in realtà un principio educativo fondamentale per i mondi superiori. Se, quindi, ci sembra naturale denominare la vita ordinaria con i termini della vita superiore, traduciamo questo linguaggio in espressioni adatte al piano fisico. Bisogna ribadire continuamente che queste cose non sono indifferenti, ma significative e operanti.
Una volta presupposto questo, possiamo parlare liberamente di come la capacità di giudizio ordinaria perda valore rispetto alla vita nei mondi superiori, come la saggezza acquisita in precedenza debba cessare, come si cominci a sentire la nostra dipendenza dalla vita eterna del mondo, cioè dal tempo. Oggi è facile osservare come fin da giovani molte persone si credano in grado di giudicare tutto ciò che può essere giudicato nel mondo e pensino che, una volta acquisita una certa capacità di discernimento, possano esprimere la loro approvazione o disapprovazione su qualsiasi cosa, filosofeggiare su ogni questione. Questo convincimento che si possa filosofeggiare su qualunque cosa viene profondamente radicalmente demolito nello sviluppo esoterico; perché allora si comprende che i nostri giudizi hanno una natura intrinseca che ha soprattutto bisogno di maturare. Si impara a riconoscere che certe rappresentazioni che abbiamo assimilato richiedono di essere vissute per un certo tempo, affinché il nostro corpo eterico possa comprenderle veramente. Impariamo che bisogna attendere il momento giusto per giungere a un autentico giudizio con il quale siamo pienamente consapevoli. Solo allora comprendiamo il significato profondo di questa frase: lasciare che maturi il contenuto dell’anima. E diventiamo sempre più umili e consapevoli dei nostri limiti. C’è qualcosa di singolare in questo processo di acquisire umiltà, perché non possiamo sempre mantenere l’equilibrio fra la necessità di giudicare e la capacità di attendere il momento in cui siamo veramente pronti a emettere un giudizio, poiché ci inganniamo spesso su questi stessi aspetti e soltanto la vita stessa può veramente illuminarci. Accade così che un filosofo può trovarsi di fronte a un individuo che ha sviluppato l’esoterismo fino a un certo grado.
Il filosofo, limitato alla capacità di emettere giudizi astratti, avrà la convinzione di essere nel giusto riguardo a qualche questione, e avrà ragione di avere questa convinzione. L’altro, invece, sa bene che con la capacità di giudizio che il filosofo può esercitare, la questione non può affatto essere risolta. Perché conosce il fatto che le rappresentazioni che il filosofo riunisce per trarre un giudizio, egli le ha assimilate in epoche passate, le ha lasciate maturare in sé e soltanto questo gli ha permesso di avere una visione reale della cosa; sa che ha dovuto vivere con quella materia e rendersi maturo per il giudizio che ora esprime a un livello superiore di consapevolezza. Ma un vero intendimento fra i due è praticamente impossibile, non può essere raggiunto direttamente in molti casi; può verificarsi soltanto quando nel filosofo sorga il sentimento della necessità che certi contenuti dell’anima si sviluppino pienamente prima di poter esprimere un parere. Opinioni, intuizioni, questo impariamo sempre più chiaramente, non si acquisiscono facilmente, devono essere conquistate, devono essere raggiunte. In cambio, si sviluppa un sentimento profondo e intenso, e questo accade perché si acquisisce quel senso interiore del tempo che è essenzialmente legato allo sviluppo del corpo eterico. Gradualmente si avverte un contrasto crescente nell’anima fra il modo in cui giudicavamo prima e il modo in cui giudichiamo adesso, dopo aver acquisito una certa maturità nel nostro ambito di studio. Si comprende come i giudizi passati e quelli presenti si fronteggino come due forze opposte, e si avverte una certa mobilità interiore nel fattore temporale di sé stesso; si sente come il successivo deve superare il precedente. È questo l’insorgere di un senso del tempo nella coscienza, fenomeno che si manifesta attraverso lotte interiori che nascono soltanto quando il successivo viene a contrasto con il precedente.
Questo è essenziale acquisire come un senso interiore del tempo, come una sensibilità interiore al tempo; perché possiamo imparare a sperimentare l’elemento eterico soltanto se sviluppiamo una comprensione interiore del tempo. Inoltre, viviamo un’esperienza particolare: percepiamo costantemente che il precedente proviene da noi stessi nel nostro giudizio e nella nostra conoscenza, mentre il successivo sembra fluire in noi, sembra venirci incontro, sembra esserci donato. Il sentimento diviene sempre più evidente di ciò che già ieri è stato menzionato: che il buon senso che scaturisce da noi stessi deve essere sostituito dalla saggezza che si acquista mediante un abbandono a una corrente che ci fluisce incontro dal futuro.
Sentirsi riempiti di pensieri, in contrasto con quello che accadeva prima quando vivevamo nell’illusione di produrre i pensieri, testimonia il progresso. Via via che impariamo a sentire che non sono più i pensieri che facciamo noi, ma i pensieri che si pensano in noi, questo sentimento dimostra che il corpo eterico sta gradualmente sviluppando il necessario senso interiore del tempo. Tutto ciò che proviene da noi acquisisce il retrogusto dell’egoicamente prodotto; tutto ciò che è stato ottenuto attraverso la maturazione riceve il carattere di consumare, di annullare ciò che abbiamo prodotto da noi. Così trasformiamo gradualmente il nostro interno in un’esperienza straordinaria: scopriamo sempre più che il nostro pensare personale, il nostro fare di pensieri deve essere soppresso perché è qualcosa di inferiore, e che l’abbandonarsi ai pensieri che affluiscono dal cosmo è il veramente prezioso. La vita propria perde, per così dire, una delle sue parti — e questo è straordinariamente importante — perde la parte che chiamiamo principalmente il pensare di sé stesso; rimangono soltanto il sentimento di sé, l’emozione di sé e la volontà di sé. Ma anche questi subiscono una trasformazione contemporanea al pensiero. Non facciamo più i nostri pensieri, ma essi si pensano nell’interno dell’anima. Con il sentimento che i pensieri hanno forze proprie attraverso cui si pensano, sorge una certa fusione di emozione e volontà.
L’emozione diventa sempre più attiva, e la volontà sempre più emozionale. L’emozione e la volontà diventano più affini fra loro di quanto non fossero prima su questo piano fisico. Non si può più concepire un impulso di volontà senza sviluppare contemporaneamente un sentimento. Ciò che facciamo provoca in noi sentimenti amari oppure sentimenti elevati. Contemporaneamente alla volontà, avvertiamo in noi una forma di giudizio emozionale sui nostri propri impulsi di volontà. I sentimenti che esistono unicamente per il piacere iniziano a produrre in noi una sorta di auto-rimprovero; i sentimenti invece che proviamo sapendo che l’anima umana deve diventare lo spettacolo, il teatro per tali emozioni, che deve viverle interiormente altrimenti non esisterebbero nel cosmo, questi sentimenti scopriamo gradualmente essere più giustificati degli altri. Diamo subito un esempio particolare, un esempio radicale, affinché quello che intendiamo sia ben chiaro. Qualcuno — e non intendiamo profanare niente, ma solo esprimere radicalmente la cosa — potrebbe provare gran gioia nel gustare un buon pasto. Quando sperimenta questa gioia, accade certamente qualcosa in lui, ma non muta gran cosa nel contenuto del cosmo; al cosmo non importa molto se questo individuo prova gioia per un buon pasto o no; per la vita universale non cambia quasi nulla.
Ma se qualcuno prende il Vangelo di Giovanni e legge soltanto tre righe, questo fa un’immensa differenza per l’intero universo; perché se nessun’anima umana sulla Terra leggesse il Vangelo di Giovanni, la missione terrestre non potrebbe compiersi: dalla nostra partecipazione a tali cose irradiano le forze spirituali che continuamente danno nuova vita alla Terra, contro tutto ciò che in essa muore. Dobbiamo acquisire una discriminazione nel vivere fra quello che è un sentimento puramente egoico e il caso in cui offriamo il nostro animo come lo spettacolo per il sentimento che deve esistere per il cosmo. Può accadere che una persona apparentemente non faccia molto esteriormente, ma se sa, non per ottenere un piacere personale, bensì con un’anima consapevole e sviluppata, che nel suo sentimento viene data l’occasione affinché questo sentimento, che è importante per il cosmo, esista effettivamente, allora compie un’opera straordinaria.
Per quanto strano possa sembrare, aggiungiamo anche questo: esiste stato un filosofo greco chiamato Platone. Da lui provengono scritti. Finché viviamo soltanto su questo piano fisico con la nostra anima, leggiamo questi scritti per istruirci da essi. Tale istruzione esteriore ha il suo valore su questo piano, ed è giusto utilizzare tutto il possibile per istruirci su questo piano, altrimenti rimaniamo ignoranti. Le cose che vengono realizzate su questo piano sono destinate a istruirci. Ma quando l’anima si è sviluppata esotericalmente, allora — per così dire — prende di nuovo il Platone e lo legge per un’altra ragione: perché il Platone, nelle sue creazioni, ha avuto un significato nell’esistenza terrena soltanto se quello che ha creato viene veramente vissuto nelle anime; allora non leggiamo soltanto per istruirci, ma leggiamo perché viene compiuto un’opera. Così dobbiamo acquisire per il nostro sentire qualcosa che ci faccia riconoscere la differenza fra il sentimento egoico, che tende più verso il godimento, e il sentimento non-egoico, che ci appare come un obbligo spirituale. Persino nella vita esteriore e nella prospettiva della vita esteriore questo può riflettersi. E arriviamo a un punto importante che — potremmo dire — risplende dal singolo vivere nel vivere sociale. Quando colui che conosce i misteri dell’esoterismo osserva il corso esteriore del mondo: come tanti uomini sprechino il loro tempo libero invece di nobilitare i loro sentimenti attraverso le creazioni spirituali che vengono dalla Terra per il nostro sviluppo spirituale, allora colui che ha intrapreso uno sviluppo esoterico varrebbe piangere sulla torpidità dell’esistenza umana, quella che passa accanto a quello che esiste per fluire attraverso il sentire e l’emozione umana. È necessario sottolineare che quando iniziano queste esperienze, nella natura umana sorge un certo egoismo più sottile. Nelle prossime lezioni sentiremo come questo egoismo più sottile è destinato a superare sé stesso; ma inizialmente si presenta effettivamente come un egoismo più raffinato, e durante lo sviluppo spirituale scopriremo in noi stessi il sorgere di una sorta di desiderio di godimento superiore, un desiderio di godimento rivolto alle cose spirituali. E sebbene suoni assurdo, è comunque vero che colui che intraprende uno sviluppo esoterico, da un certo punto in poi, anche se non deve permettere a questo convincimento di diventare superbia o vanità, si dice interiormente: Quello che le creazioni spirituali offrono sulla Terra deve essere gustato da me; esiste proprio affinché io lo goda. Così deve essere. — E gradualmente sviluppiamo un certo desiderio per tali godimenti spirituali. L’esoterismo non arrecherà danno al mondo sotto questo aspetto; possiamo stare certi che quando sorge il desiderio di godimento verso le creazioni spirituali dell’umanità, questo non sarà controproducente. Inoltre, accade qualcosa di diverso. Si sente come il proprio corpo eterico si risvegli, per così dire, sentendo il proprio pensiero come qualcosa di inferiore, avvertendo i pensieri che fluiscono in noi come se venissero dal cosmo pieno di divinità. Si sente sempre più come volontà e emozione sorgano da noi stessi; l’egoità si inizia a sentire effettivamente solo ancora nella volontà e nell’emozione, mentre si avverte i doni della saggezza, per cui ci sentiamo attraversati, come qualcosa che ci connette con il mondo intero.
E allora questa esperienza è collegata a un’altra: si inizia a sperimentare questa attività interiore di emozione e volontà intessuta di simpatia e antipatia interiore. L’emozione diventa sempre più fine per questo: Se fai questo o quello, è una vergogna, poiché hai in te una certa quantità di saggezza. — Puoi sentire di un’altra cosa: È degno di essere fatto, poiché avverti questa quantità di saggezza. - Un’esperienza di autocontrollo che emerge nel sentire si instaura naturalmente. Un sentimento amaro ti invade quando senti in te sorgere una volontà che ti spinge a fare qualcosa che non appare giustificato in rapporto alla saggezza di cui sei diventato partecipe. Questo sentimento amaro si avverte più chiaramente verso ciò che è stato detto; ed è bene che colui che si sviluppa antroposoficamente non passi con negligenza su come possa raffinarsi l’intera vita emotiva interiore proprio in questa relazione. Mentre l’uomo della vita esoterica, dopo che ha pronunciato parole, dopo che ha detto questo o quello, lo considera finito, in colui che ha intrapreso uno sviluppo esoterico sorge un sentimento consapevole proprio verso le parole pronunciate: qualcosa come una vergogna interiore, se ha pronunciato qualcosa di scorretto moralmente o intellettualmente, qualcosa come una forma di gratitudine — non autocompiacenza — se è riuscito a pronunciare qualcosa cui la saggezza acquisita può dire «sì». E se senti — e acquisti anche per questo una percezione sottile — che sorge qualcosa come una compiacenza di sé, una vanagloria quando hai detto qualcosa di giusto, allora lascia che questo ti testimoni che porti ancora troppa vanità in te, quella che non serve allo sviluppo umano. Impari a distinguere fra il sentimento di soddisfazione quando hai detto qualcosa con cui puoi essere d’accordo, e la compiacenza di sé, che non serve a nulla. Cerca di non far sorgere questo sentimento, ma piuttosto sviluppa soltanto la percezione di vergogna quando hai detto qualcosa di scorretto e immorale, e la gratitudine per la saggezza che ti è stata concessa e che non rivendichi come tua, bensì come un dono dell’universo, quando sei riuscito a dire qualcosa di conforme ad essa. Gradualmente si sviluppa lo stesso atteggiamento verso il proprio pensiero. È vero che abbiamo detto: devi rimanere un essere umano su questo piano fisico; devi quindi, oltre a non attribuire molto valore ai pensieri da te prodotti, comunque produrli, ma questo autopensare si trasforma adesso, e precisamente nel modo che abbiamo caratterizzato come autocontrollo. Verso un pensiero di cui puoi dire: l’hai prodotto e corrisponde alla saggezza, — verso questo pensiero sviluppi un sentimento di gratitudine verso la saggezza.
Un pensiero che sorge come errato, sgradevole, immorale, produce in te un certo sentimento di vergogna interiore, e avverti la percezione: Puoi ancora essere così; è ancora possibile che tu abbia tanta egoità da pensare questo rispetto a quello che già come saggezza si è insediato in te! — È straordinariamente importante sentire una tale forma di autocontrollo nel tuo interno. Questo autocontrollo ha ancora la caratteristica che non ti viene mai concesso dal pensiero critico, ma sorge sempre nel sentire, nell’emozione. Stai ben attento, caro amico: Colui che è soltanto intelligente, che ha soltanto capacità di giudizio sulla vita esteriore, che è soltanto critico, non potrà mai raggiungere quello di cui si tratta; perché deve sorgere nel sentire. Quando emerge nel sentimento, quando hai conquistato questo sentimento, è un sentimento che sorge come dal tuo interno; ti identifichi con questo sentimento di vergogna o gratitudine e senti il tuo sé connesso con questo sentimento.
E se dovessi rappresentare schematicamente quello che si sperimenta, dovrei dire che è come se la saggezza fluisse dall’alto, dall’alto incontrandoti, fluendo dall’alto nella testa e riempiendoti dall’alto verso il basso. D’altro canto, senti come dal tuo corpo ti fluisce incontro qualcosa di vergogna, cosicché ti identifichi con questi sentimenti, e rivolgi la parola a quello che è la saggezza come a qualcosa di donato dall’esterno; e avverti in te una regione, dove si incontrano quella che è il tuo sé, questo sentimento, e la saggezza fluente, donatati. Questa regione dove i due si incontrano, puoi viverla interiormente. Quando senti questo incontro, questo è la vera e corretta esperienza interiore del mondo eterico. Avverti come i pensieri si precipitano dal mondo eterico esteriore — perché questa è la saggezza che dal mondo eterico esteriore ti fluisce incontro, quello che irrompe ed è percepito attraverso i due sentimenti.
Abbiamo esaminato le trasformazioni del corpo fisico e del corpo eterico dell’uomo, nella misura in cui egli le sperimenta nel corso di uno sviluppo esoterico che tenta di intraprendere. Se vogliamo esprimere il carattere fondamentale di queste trasformazioni, possiamo dire: L’uomo sente sempre più intimamente il suo corpo fisico e il suo corpo eterico nel procedere dello sviluppo. Abbiamo potuto sottolineare che, nei confronti del corpo fisico, i singoli organi si sentono con crescente autonomia e indipendenza, man mano che si progredisce; diventano, per così dire, sempre meno dipendenti l’uno dall’altro. Il corpo fisico si sente più vivo in se stesso. Riguardo al corpo eterico, abbiamo sottolineato che non solo si sente più vivo, ma che diventa complessivamente più sensibile, che si permea di una sorta di consapevolezza; perché inizia a co-sperimentare finemente il corso degli eventi esteriori. Abbiamo sottolineato come l’uomo, nel corso del suo sviluppo esoterico, diventi sempre più sensibile al susseguirsi della primavera, estate, autunno e inverno; come questo susseguirsi diventi per lui qualcosa di ben marcato, cosicché i fenomeni temporali successivi si separino più nettamente fra loro di quanto accada nel corso ordinario della vita; come si differenzino, come si articolino.
Possiamo dunque dire che l’uomo inizia, per così dire, a co-sperimentare i processi dell’etere esteriore. Questo è l’inizio di una vera liberazione dalla sua corporeità. Man mano che si diventa sempre più indipendenti dalla propria corporeità, iniziando a co-sperimentare veramente l’ambiente esteriore, si vive interiormente la primavera, estate, autunno e inverno; ma vivendo nella dimensione esterna, si smette di vivere in quella che è la propria corporeità. Ora, abbiamo sottolineato ieri che tutto ciò è connesso con una crescente sensibilità verso questa stessa corporeità. Gradualmente, man mano che si diventa indipendenti dalla propria corporeità, si sente questa corporeità come una sorta di calamità; si percepisce che tutto ciò che riguarda esclusivamente la propria corporeità diventa una specie di rimprovero. E per uno sviluppo superiore si consegue già molto, quando iniziamo a non poter più essere completamente d’accordo con la propria personalità umana nelle rappresentazioni e sensazioni come ieri sono state esposte; e quando viviamo questo in misura sempre crescente, allora si guadagna molto per l’esperienza superiore, per l’esperienza spirituale.
Oggi tenterò di procedere attraverso un salto, per così dire, sostenendo le nostre considerazioni, che finora abbiamo condotto dall’interno verso l’esterno, nel loro procedere, descrivendo il punto di vista come se l’uomo fosse già diventato indipendente dal corpo fisico e dal corpo eterico con il suo corpo astrale e il suo Io. Gli stati intermedi li discuteremo nei prossimi giorni. Dunque, per una migliore comprensione, porrò l’ipotesi che l’uomo, durante il sonno, sperimenti il momento di diventare veggente al di fuori del suo corpo, e che possa guardare indietro al suo corpo fisico e al corpo eterico.
Abbiamo fatto solo pochi passi verso questo stato finora, siamo giunti al punto di esserci, per così dire, separati da noi stessi e di aver imparato a co-sperimentare qualcosa come i cicli stagionali e giornalieri; ora vogliamo considerare lo stato che si verificherebbe se, da un lato, avessimo il corpo fisico e il corpo eterico, e dall’altro, fossimo sollevati fuori da essi, il nostro Io e il corpo astrale, come nel sonno; e supponiamo di poter guardare indietro al corpo fisico e al corpo eterico lasciati alle spalle. Allora ciò su cui guardiamo ci apparirebbe in una luce completamente diversa rispetto a quella in cui ci appare consapevolmente nella vita ordinaria. Nella vita ordinaria, attraverso l’osservazione quotidiana e la scienza fisica esterna, guardiamo al nostro corpo materiale e vediamo in esso, con una certa ragione, la corona della creazione terrestre dal punto di vista fisico. Dividiamo questa creazione terrestre in modo tale da parlare di un regno minerale, di un regno vegetale, di un regno animale e del regno umano; e vediamo tutti i diversi pregi sparsi nei vari gruppi animali, riuniti come in questa corona di creazione fisica, nel corpo umano. Vedremo già che per la considerazione fisica esterna ciò ha una certa giustificazione. Non si deve destare il convincimento, con la lezione odierna, che con ciò che si può presentare per la considerazione retrospettiva sul corpo fisico e sul corpo eterico, quando improvvisamente nel sonno si diventasse veggenti, si darebbe una considerazione definitiva del corpo fisico; si vuole solo, per così dire, fissare un momento di sguardo veggente retrospettivo. In tale momento può presentarsi quanto segue: Guardiamo indietro inizialmente, contempliamo, per così dire, il nostro corpo eterico, che ci appare come una formazione nebulosa articolata in se stessa, una formazione nebulosa con molteplici correnti, che descriveremo più dettagliatamente in seguito, una formazione artistica che però è in continuo movimento, che non ha quiete o riposo in alcun luogo; e poi guardiamo a ciò che è immerso in questo corpo eterico, al nostro corpo fisico.
Ora ricordate che abbiamo detto: il proprio pensiero deve essere escluso. Dunque, non ci formiamo pensieri propri su ciò che vediamo. Questo è soprattutto una condizione fondamentale per questo sguardo veggente, che ci ispiriamo completamente e del tutto, per così dire, attraverso i pensieri cosmici che fluiscono in noi. Ciò che dunque vediamo, lo contempliamo, ma agisce soprattutto sul nostro sentimento; agisce sul sentimento e sulla volontà. Il nostro pensiero ci appare così, quando veramente abbiamo raggiunto ciò di cui si è parlato, come se l’avessimo perso; intendo il nostro proprio pensiero. E così contempliamo con il sentimento che ci è rimasto proprio, guardando indietro a ciò che è immerso nella formazione nebulosa, nella formazione nebulosa sempre mobile del nostro corpo eterico, come nostro organo fisico.
Allora riceviamo innanzitutto un’impressione totale. Questa impressione totale è tale che ciò che vediamo ci mette in una tristezza infinita, in una terribile tristezza. E si deve dire, cari amici, questo stato d’animo dell’anima, questa terribile tristezza, non dipende dall’una o dall’altra individualità umana, ma è completamente universale. Non può esistere un essere umano che, nel modo descritto, guardi indietro dal di fuori al suo corpo fisico, come è immerso nel corpo eterico, e che non fosse completamente, completamente pervaso da una tristezza smisurata. Tutto ciò che descrivo ora come impressioni si esprime innanzitutto nel sentimento, non nel pensiero. Una tristezza smisurata, uno stato d’animo completamente malinconico ci pervade, quando allora guardiamo ai pensieri cosmici che fluiscono in noi. Questi pensieri, che non sono nostri propri, ma sono pensieri che tessono e agiscono creativamente nel mondo, illuminano, per così dire, questa formazione del nostro corpo fisico, e ci dicono attraverso il modo in cui l’illuminano ciò che in realtà è ciò che vediamo.
Ci dicono: tutto ciò che vediamo è il prodotto ultimo della decadenza di una splendidezza che un tempo esisteva. E attraverso ciò che questi pensieri ci dicono, riceviamo l’impressione: Ciò che abbiamo davanti come nostro corpo fisico è come qualcosa che una volta era potente e glorioso e si è appassito e contratto e ora, in una formazione contratta, ci mostra una splendidezza un tempo distesa. Come un ultimo ricordo solidificato nel fisico di una gloria primordiale ci appare ciò che è immerso nel nostro corpo eterico. Allora i nostri singoli organi fisici ci appaiono, che oggi appartengono, per così dire, al nostro sistema digestivo, alla nostra circolazione sanguigna, al nostro sistema respiratorio; li contempliamo dal di fuori, osservandoli spiritualmente, e guarda, ci appaiono così da farci dire: Tutto ciò che abbiamo davanti nel corpo fisico sono prodotti contratti, prodotti appassiti di esseri viventi che una volta esistevano; di esseri viventi che vivevano in un ambiente glorioso e che ora sono contratti e appassiti. E nella vita che oggi hanno, questi polmoni, questo cuore, questo fegato e gli altri organi, in essa c’è solo l’ultima vita di decadenza di una vita interiore originaria potente.
E in questa contemplazione veggente questi organi gradualmente si plasmano in quello che un tempo erano. Come un pensiero di cui ricordiamo solo da lontano, quando con sforzo lo traiamo fuori dalla memoria, si espande in quello che era una volta, così si espande ciò che portiamo per esempio come polmone in noi e che inizialmente si presenta come l’ultimo ricordo di un’antica gloria e splendidezza, così si espande. Ma sentiamo: retrocede come un pensiero attuale verso un ricordo lontano, che poi si sviluppa in quello che era una volta. Si sviluppa nella nostra contemplazione il polmone fino all’immaginazione di quello che un tempo un occultista ha conosciuto come simbolo costante e conosce ancora oggi come simbolo dell’uomo: l’immaginazione dell’Aquila. E riceviamo il sentimento: Questo polmone era una volta un’entità, non paragonabile a un’odierna entità aquila animale, perché anche essa rappresenta da una parte un prodotto di decadenza di un’antica creatura potente, che l’occultismo designa come Aquila; l’occultista viene guidato come in un ricordo cosmico all’Aquila che una volta esisteva. E quando guardando indietro ci rivolgiamo al nostro cuore, allora sentiamo come anche questo si presenta come il prodotto contratto, il prodotto appassito e contratto, come un ricordo di un’antica splendidezza: allora sentiamo come siamo ricondotti in tempi antichissimi, in un passato primordiale a un’entità che l’occultista designa come il Leone. E poi gli organi inferiori del corpo, si presentano come un ricordo di ciò che nell’occultismo è chiamato il Toro, un’antica creatura vivente, che in un ambiente glorioso viveva un tempo, che si è appassita nell’evoluzione, contratta, e che oggi si presenta come gli organi inferiori del corpo.
Così voglio disegnare schematicamente quello che era una volta e a cui arriviamo quando contempliamo in modo veggente i nostri organi corporei dal di fuori: Deve essere disegnato schematicamente il Toro, il Leone, l’Aquila uno sopra l’altro. Così percepiamo qualcosa che viveva come tre gloriose creature viventi in un’antichissima epoca. Voglio ora ridurre schematicamente questo qualcosa. Attorno a questi organi fondamentali possiamo anche contemplare gli altri organi in quello che erano una volta in un passato primordiale; e in questo modo otteniamo davanti al nostro sguardo veggente qualcosa che si può paragonare con quasi tutte le forme del regno animale terrestre.
Ieri ho tentato di attirare l’attenzione su due leggende: la leggenda del Paradiso e la leggenda del Graal. Ho cercato di mostrare come queste due leggende rappresentino effettivamente immaginazioni occulte che possono essere realmente sperimentate quando si presenta un momento opportuno. Quando l’uomo, indipendentemente dal suo corpo fisico e da quello eterico — come accade inconsciamente nel sonno — percepisce consapevolmente e chiaroveggentemente e si stimola alle percezioni dal suo corpo fisico, risulta la leggenda del Paradiso; quando si stimola dal suo corpo eterico, risulta la leggenda del Graal.
Ora occorre notare che tali leggende vengono date in qualche modo come poesie o come leggende religiose e rese accessibili in un certo modo in un’epoca determinata dell’umanità. L’origine prima di tali leggende, che ci si presentano sotto forma di poesie o di scritti religiosi nella storia dello sviluppo fisico dell’umanità, procede dai Misteri, dove il loro contenuto è stato dapprima stabilito attraverso osservazioni chiaroveggenti. E nella redazione di tali leggende è particolarmente necessario che si dedichi la massima cura a cogliere proprio quel contenuto e quel tono che è più appropriato all’epoca e al popolo al quale tali leggende vengono date.
Abbiamo infatti esposto nelle lezioni che sono state tenute come, attraverso lo sviluppo antroposofico-occulto, l’uomo subisce determinati cambiamenti nel suo corpo fisico, nel suo corpo eterico. Dovremo considerare ancora più attentamente il corpo astrale e l’io, e poi con alcune parole ritorneremo ancora al corpo fisico e a quello eterico. Così vediamo che l’uomo, quando si dedica a questo auto-sviluppo per progredire attraverso l’assimilazione di beni spirituali di saggezza e verità, provoca allora cambiamenti nei membri della sua organizzazione spirituale e fisica. Ora sappiamo dalla esposizione che è stata data dall’Akasha-Cronica dei diversi campi dello sviluppo che anche nel corso del normale sviluppo storico dell’umanità questi diversi membri della natura umana subiscono in qualche modo naturalmente un cambiamento.
Sappiamo che nel tempo indiano primordiale, il primo periodo culturale che seguì la grande catastrofe atlantica, erano in questione i processi del corpo eterico umano; sappiamo che durante il periodo culturale persiano primordiale erano in questione i cambiamenti del corpo astrale umano, durante il tempo egizio-caldeo i cambiamenti dell’anima sentimentale umana e durante il tempo greco-latino i cambiamenti dell’anima razionale o emotiva umana. Nel nostro tempo sono particolarmente in questione i cambiamenti dell’anima della coscienza umana. E ora è importante che, quando a una qualche epoca — diciamo, quell’epoca in cui l’anima razionale o emotiva subisce un cambiamento particolare, dove i fatti all’interno di questa anima razionale o emotiva sono particolarmente importanti —, quando a tale epoca viene data una leggenda, essa sia data in modo che si prenda speciale considerazione per questa epoca; che ci si dica all’interno delle sedi dei Misteri, dalle quali quelle leggende emanano: La leggenda deve essere tale che i cambiamenti che avvengono durante la nostra epoca nell’anima razionale o emotiva umana siano protetti proprio contro eventuali influssi dannosi di questa leggenda e che siano del tutto particolarmente adatti agli influssi favorevoli di questa leggenda.
Quindi non si tratta che il membro interessato di un Mistero, al quale incombe il compito di comunicare al mondo una tale leggenda, segua semplicemente il suo impulso più intimo, ma deve seguire ciò che il suo tempo gli detta. Comprenderemo meglio i cambiamenti, soprattutto se conduciamo osservazioni pertinenti in questa direzione, quelli che avvengono particolarmente con il corpo astrale umano, quando l’uomo passa attraverso uno sviluppo esoterico-occulto.
Questo corpo astrale, infatti, vive separatamente nell’esoterico o in colui che passa attraverso uno sviluppo antroposofico serio, che fa dell’Antroposofia il contenuto della sua vita. Ma nell’uomo ordinario non vive così sciolto, così indipendente come nell’uomo descritto che sta sviluppandosi. Questo corpo astrale diventa in qualche modo indipendente, si separa da colui che passa attraverso uno sviluppo. Non cade inconsciamente in una specie di stato di sonno, ma diventa indipendente, si separa, passa in qualche modo d’altra maniera ciò che l’uomo altrimenti passa nello stato di sonno; per questo il suo corpo astrale viene nel suo stato appropriato. Nell’uomo ordinario, che vive nel mondo esterno esoterico, questo corpo astrale rimane unito agli altri corpi; gli altri corpi esercitano il loro influsso appropriato su di esso. In questo caso la proprietà individuale prominente di tale membro umano non viene in considerazione. Ma quando questo corpo astrale viene strappato via, allora afferma le sue peculiarità. E quali sono dunque le peculiarità del corpo astrale?
Bene, miei cari amici, ho già forse con orrore di molti qui presenti accennato a questa peculiarità. Questa peculiarità del corpo astrale umano sulla terra è infatti l’egoismo. E quando il corpo astrale, al di là degli altri influssi che provengono dagli altri membri della natura umana, afferma la sua proprietà più propria, questa è appunto l’egoismo, lo sforzo di essere esclusivamente in se stesso e presso di sé. Questo è proprio del corpo astrale. E per il corpo astrale come tale sarebbe cattivo e terribile, rappresenterebbe un’imperfezione in esso, se non potesse permearsi della forza dell’egoismo, se non potesse dirsi a se stesso: in fondo voglio raggiungere tutto solo attraverso me, voglio elaborare tutto ciò che faccio in me stesso, voglio dedicare esclusivamente e unicamente ogni cura a me stesso. Questa è la giusta disposizione del corpo astrale. Se consideriamo questo, comprenderemo come lo sviluppo esoterico possa creare dei pericoli proprio da questo lato. Per esempio, attraverso uno sviluppo esoterico, poiché questo deve necessariamente liberare un poco il corpo astrale, tali persone che — diciamo — senza prestare attenzione a tutto ciò che vuole dare la vera Teosofia, si pongono sul terreno di una Teosofia non del tutto seria, proprio tali persone possono far risaltare particolarmente questa proprietà del corpo astrale, l’egoismo, nel corso del loro sviluppo esoterico. Questa osservazione può essere fatta in molte società teosofiche e occulte, che mentre come principio morale si predica e si ripete costantemente l’altruismo, l’amore universale per l’umanità, attraverso la naturale separazione del corpo astrale proprio l’egoismo fiorisce. Per l’osservatore dell’anima ha qualcosa da una parte del tutto legittimo, dall’altra lato preoccupante, quando addirittura viene fatto un principio spesso esplicitamente affermato — bene inteso, non dico un principio, ma un principio spesso affermato — l’amore universale per l’umanità; perché sotto certe condizioni della vita dell’anima l’uomo dice più volentieri e più frequentemente proprio ciò che ha meno, di cui nota che gli manca di più, e possiamo spesso notare che i principi sono enfatizzati di più proprio dove mancano di più.
L’amore universale per l’umanità dovrebbe comunque nella sviluppo dell’umanità diventare qualcosa che domina completamente le anime, che vive nelle anime come qualcosa di naturale e di fronte a questo si ha il sentimento: non dovresti dirlo così spesso con vanità, non dovresti portarlo alle labbra così spesso senza necessità. Proprio come un comandamento ben noto dice: non pronuncerai il nome di Dio con vanità, così potrebbe diventare un comandamento della vera umanità e umanità: non pronuncerai così spesso con vanità la richiesta dell’amore universale per l’umanità, che deve costituire il tratto di fondo della tua anima. Perché se il silenzio su certe cose è un mezzo educativo molto migliore della parola, ciò vale soprattutto per tali cose, che il silenzio e il coltivare-silenziosamente-nel-cuore è un mezzo molto, molto migliore di sviluppare la proprietà in questione che la frequente esplicitazione.
Ora, la rappresentazione iniziale di questo principio esoterico non ha nulla a che fare con ciò che è stato appena detto come la proprietà più propria del corpo astrale: l’egoismo, lo sforzo di essere in se stesso, presso di sé, attraverso di sé. Sorge ora la questione: come è possibile considerare in una luce corretta questa proprietà — usiamo pure l’espressione — che a prima vista ci appare abominevole del corpo astrale, che vuole essere un assoluto egoista? Procediamo nel modo di partire da fatti semplici della vita.
Ci sono casi in cui l’egoismo si allarga già nella vita ordinaria, e in cui dobbiamo considerarlo in qualche modo come un’istituzione necessaria della vita che l’egoismo si allarghi. Considerate per esempio il tratto fondamentale di un certo amore materno e cercate di comprendere come l’egoismo si allarga dalla madre al bambino. Si può dire: quanto più ci si addentra nei popoli meno colti e — come si potrebbe dire — osservate il modo leonino con cui le madri difendono i loro figli, tanto più notate come per la madre l’attacco al suo bambino significhi un attacco a se stessa. Il suo io è allargato al bambino, ed è così che la madre non sentirebbe un attacco a un membro di se stessa più che un attacco al suo bambino. Perché ciò che sente nel suo io lo trasferisce al bambino, e non potremmo trovare nulla di migliore per l’istituzione del mondo che il modo in cui l’egoismo di un essere si trasferisse agli altri e un essere considerasse l’altro in qualche modo come appartenente a sé e proprio per questo estendesse il suo egoismo a questo essere. Vediamo dunque che l’egoismo cessa di sviluppare i suoi lati oscuri quando l’essere si allarga, quando l’essere colloca il suo sentimento e il suo pensiero in un altro essere e lo considera come appartenente a sé. Le madri, facendo sì che da un lato estendono il loro egoismo al bambino, rivendicano anche il bambino come loro proprietà; lo considerano anche del tutto come appartenente a sé, lo fanno come il corpo astrale lo fa: tutto ciò che ha a che fare con me, attraverso me, a me, con me e così via.
Potremmo anche in casi più banali di quanto sia l’amore materno vedere ancora qualcosa di simile. Prendiamo un uomo che ha una casa e un podere e un campo e vi lavora. Supponiamo che questo uomo abbia — bene, chiamatela pure la bizzarria — avesse la bizzarria di amare casa e podere e campo e i suoi lavoranti come ama il suo proprio corpo; considerasse in qualche modo la cosa così che il suo corpo continua e che ama casa e podere e campo e le sue persone insieme come certe signore, sotto certe condizioni, amano il loro vestito come ciò che appartiene al loro corpo. Allora l’essere proprio si allarga alla circostante in qualche modo. Se ora la sollecitudine della persona interessata si estende a questo circondante così che protegge tutto ciò di cui qui si parla e respinge ogni attacco come se fosse rivolto al suo corpo, allora — bisogna dire — il fatto che questa intera sfera sia ricoperta dal suo egoismo è qualcosa di straordinariamente vantaggioso per la cosa.
In circostanze, ciò che si chiama amore può essere molto egoistico. Considerate la vita una volta; cercate di verificare quanto spesso ciò che si chiama amare sia egoistico. Ma anche un egoismo allargato oltre la persona può essere molto altruista, vale a dire può proteggere, coltivare e prendersi cura enormemente di ciò che gli appartiene. Proprio da una tale cosa dovremmo imparare che la vita non può essere incatenata a concetti. Parliamo di egoismo e altruismo, e si possono fare sistemi molto belli con tali concetti come egoismo e altruismo. I fatti sgretolano tali sistemi; perché quando l’egoismo allarga il suo interesse al circondante così che lo considera come appartenente a se stesso e lo protegge e si prende cura di esso, allora l’egoismo diventa altruismo. E quando l’altruismo diventa tale che vuole rendere felice il mondo intero solo con ciò che ama, quando vuole imporre con tutta la forza a tutto il mondo i suoi pensieri e sentimenti e vuole passare al principio: «E se non vuoi essere mio fratello, allora ti fracasso il cranio», allora anche l’altruismo stesso può diventare molto egoistico. La realtà, che vive in forze e in fatti, non può essere incatenata in concetti, e gran parte di ciò che si oppone al progresso dell’umanità risiede nel fatto che ancora e ancora nei cervelli immaturi e negli spiriti immaturi nasce la convinzione che la realtà possa in qualche modo essere inculcata nei concetti.
Il corpo astrale è caratterizzato dal fatto che è un egoista. La conseguenza è che ogni sviluppo che libera il corpo astrale deve fare i conti con il fatto che gli interessi dell’uomo si allargano, si estendono sempre più. Sì, se il nostro corpo astrale deve staccarsi nel modo giusto dagli altri membri della natura umana, allora l’interesse del nostro corpo astrale deve abbracciare tutta la terra e l’umanità terrestre. Gli interessi dell’umanità sulla terra devono veramente diventare i nostri interessi; deve cessare l’interesse di collegarsi solo a ciò che è personale; tutto ciò che riguarda l’uomo, non solo nel nostro tempo, ma tutto ciò che ha mai riguardato l’uomo nell’intero sviluppo terrestre, deve suscitare il nostro profondissimo interesse; dobbiamo arrivare a considerare non solo coloro che sono legati a noi dal sangue, non solo ciò che è collegato con noi per casa e podere e campo, come una continuazione del nostro essere, ma fare dell’intero sviluppo terrestre la nostra questione.
Se nel nostro corpo astrale abbiamo interesse per tutti gli affari della terra, se tutti gli affari della terra sono i nostri affari, allora possiamo abbandonarci all’egoità del nostro corpo astrale. Ma è necessario che gli interessi dell’umanità sulla terra diventino i nostri interessi. Considerate da questo punto di vista le due leggende di cui ho parlato ieri! Quando vengono date a un’umanità, vengono date dal punto di vista che l’uomo sia elevato da ogni interesse particolare all’interesse terrestre generale.
La leggenda del Paradiso conduce l’uomo direttamente fino a quel punto di partenza dello sviluppo terrestre dove l’uomo non aveva ancora intrapreso la prima incarnazione, o dove appena la intraprende, dove Lucifero gli si avvicina, dove egli sta ancora prima dello sviluppo complessivo, dove può effettivamente accogliere nel suo petto tutti gli interessi dell’umanità. La più grande leggenda educativa possibile, il più grande problema educativo possibile risiede nel racconto del Paradiso, in quel racconto che eleva l’uomo al punto di vista dell’intera umanità, che imprime nel petto di ogni uomo un interesse che può parlare nel petto di ogni uomo. Quando le immagini della leggenda del Paradiso, così come abbiamo cercato di comprenderle, penetrano nell’anima umana, allora agisce in modo che il corpo astrale se ne imprégni, e sotto l’influsso di questo essere umano che allarga l’orizzonte su tutta la terra il corpo astrale osa fare di tutto ciò che ora entra nella sua sfera il suo interesse. Si è educato a poter considerare gli interessi della terra come i suoi interessi. Cercate, miei cari amici, di considerare con tutta serietà e con piena dignità quale forza pedagogica universale risieda in una tale leggenda, quale impulso spirituale risiede in una tale leggenda.
Similarmente è con la leggenda del Graal. Mentre la leggenda del Paradiso viene data in qualche modo per l’umanità della terra, in quanto questa umanità si volge all’indietro verso l’origine, verso il punto di partenza dello sviluppo terrestre, mentre quindi la leggenda del Paradiso viene data per elevarsi all’orizzonte dell’intero sviluppo dell’umanità, la leggenda del Graal viene data per immergersi nel più profondo interno del corpo astrale, negli interessi più propri di questo corpo astrale; perché questo, se solo abbandonato a se stesso, diventa un egoista che considera solo i suoi interessi più propri.
Si può effettivamente, quando si tratta degli interessi del corpo astrale, deviare solo in due direzioni. Queste due direzioni sono la direzione secondo Amfortas e, prima che Amfortas arrivi alla completa redenzione, secondo Parzival. Nel mezzo giace il corretto sviluppo dell’uomo, in quanto il suo corpo astrale viene in considerazione. Questo corpo astrale dunque aspira a sviluppare in se stesso le forze dell’egoismo. Ma se vi introduce interessi personali, allora viene corroso; diventa in qualche modo, mentre dovrebbe estendersi su tutta la terra, rimpicciolito alla singola personalità. Ciò non deve essere! Perché se accade, attraverso l’effetto della personalità, che trova la sua espressione io nel sangue, tutta la personalità umana rimane ferita: si devia verso il lato di Amfortas. L’errore fondamentale di Amfortas consiste nel fatto che nella sfera dove il corpo astrale avrebbe dovuto acquisire il diritto di essere egoista, porta quello che ancora di desideri e desideri personali può essere nell’uomo. Nel momento è disastroso quando nella sfera dove il corpo astrale dovrebbe separarsi dagli interessi personali si portano interessi personali; allora si è l’Amfortas ferito.
Ma anche l’altra deviazione può condurre al male e solo allora non conduce al male quando l’essenza che è esposta a questo male è immersa in una tale innocenza come Parzival. Parzival vede il Santo Graal portato ripetutamente. Commette in qualche modo un torto. Ogni volta che il Santo Graal viene portato, ha la domanda sulle labbra per chi sia effettivamente questo cibo; ma non chiede, e infine il pasto è finito senza che abbia chiesto. Perciò deve allontanarsi dopo questo pasto, senza avere la possibilità di raccogliere ancora ciò che è stato lasciato. È veramente come se un uomo non ancora completamente maturo avesse la chiaroveggenza per un momento nella notte, come se fosse separato da un abisso da ciò che è contenuto nel castello della sua corporeità, e gettasse uno sguardo dentro, ma senza aver acquisito la conoscenza appropriata, cioè senza aver posto la domanda, tutto si chiuderebbe di nuovo davanti a lui. Non potrebbe, anche quando si svegliasse, rientrare in questo castello. — Cosa trascura effettivamente Parzival?
Abbiamo sentito cosa contiene il Santo Graal. Contiene ciò di cui lo strumento fisico dell’uomo sulla terra deve nutrirsi come l’estratto, il puro estratto minerale, ricavato da tutti gli alimenti e che si unisce nella parte più nobile del cervello umano con le più nobili impressioni sensoriali, impressioni che attraverso i sensi entrano in noi. Sì, a chi dovrebbe essere servito questo cibo? Effettivamente dovrebbe essere servito — questo ci appare quando entriamo dalla rappresentazione esotericamente poetica nella rappresentazione esotericamente misteriosa — effettivamente dovrebbe essere servito a quell’uomo che ha acquisito una comprensione per ciò che rende l’uomo maturo, veramente gradualmente consciamente per elevare a quello che è questo Santo Graal. Come si acquisisce la facoltà di elevarsi consapevolmente a quello che è il Santo Graal?
Nella poesia viene in qualche modo indicato con le dita per chi sia effettivamente il Santo Graal. Se si entra nella rappresentazione misteriosa della leggenda del Graal, allora ancora molto particolarmente. Nella leggenda originale del Graal il sovrano del castello è un Re Pescatore, un re su un popolo di pescatori. Un altro era insieme con un popolo di pescatori, che però non voleva essere re di questi pescatori, ma qualcos’altro tra questi pescatori; che disdegnò di governarli come un re, che portò loro qualcosa di diverso dal re che governa: Gesù Cristo. Viene dunque indicato che la deviazione presso il Re Pescatore — perché questo è effettivamente Amfortas nella leggenda originale — che questa deviazione presso il Re Pescatore è quella che va da un lato. È in qualche modo non completamente degno di ricevere effettivamente la redenzione attraverso il Graal. Non lo è per il motivo che vuole dominare il suo popolo di pescatori con mezzi di potere; non permette solo allo spirito di regnare tra questo popolo di pescatori.
Parzival inizialmente non è così interiormente aperto da chiedere consapevolmente: A cosa serve il Graal? — Cosa occorre allora? — Presso il Re Pescatore occorreva che mortificasse il suo interesse personale e allargasse il suo interesse come l’interesse dell’intera umanità presso Gesù Cristo. Presso Parzival è necessario che elevi il suo interesse dal mero contemplare innocente alla comprensione interiore di ciò che in ogni uomo è lo stesso, che appartiene all’intera umanità, il dono del Santo Graal. Così aleggia in una maniera meravigliosa tra Parsifal e Amfortas o il Re Pescatore originale nel mezzo l’ideale del Mistero del Golgota. E viene indicato in modo delicato proprio nel luogo decisivo della leggenda che da un lato il Re Pescatore ha portato troppa personalità fino nelle sfere del corpo astrale e dall’altro Parzival sta, che ha portato troppo poco interesse cosmico generale lassù, che è ancora troppo ingenuo, che sente troppo poco con l’interesse cosmico generale. Questo è appunto tremendamente pedagogico della leggenda del Graal, che poteva agire così nelle anime presso gli scolari del Santo Graal, che si aveva davanti come una bilancia: da un lato ciò che era presso Amfortas, e dall’altro ciò che era presso Parsifal; che allora si sapeva, l’equilibrio deve essere stabilito. Se il corpo astrale segue il suo interesse più proprio, si eleverà a quell’orizzonte dell’umanità più generale, che viene raggiunto quando la parola è resa verità: Dove due si riuniscono nel mio nome, io sono tra loro, indipendentemente da dove in lo sviluppo terrestre si trovano questi due.
Vi prego, proprio su questo punto di non prendere una parte per il tutto, ma di prendere completamente insieme la considerazione di oggi e domani, perché la singola parte può causare malintesi; ma è assolutamente necessario che a questo punto il corpo astrale umano nel suo sviluppo sia elevato all’orizzonte dell’umanità in una maniera del tutto particolare, così che gli interessi dell’umanità più generali diventino i suoi interessi, così che si senta offeso, ferito, rattristato in se stesso, quando l’umanità viene ferita da qualche parte. Per questo è necessario che l’uomo, quando gradualmente arriva al punto che il suo corpo astrale diventa libero, indipendente dagli altri membri della natura umana attraverso lo sviluppo esoterico, che allora si armi e si protegga inizialmente, particolarmente contro gli influssi arbitrari di altri corpi astrali; perché quando il corpo astrale diventa libero, non è più protetto dal corpo fisico e da quello eterico, che sono in qualche modo una fortezza salda per il corpo astrale. È libero, diventa permeabile e le forze che sono in altri corpi astrali possono facilmente agire dentro di lui. Corpi astrali più forti del proprio possono acquisire influsso su di lui se non può armarsi attraverso le sue proprie forze. Sarebbe fatale se qualcuno arrivasse completamente alla libera gestione del suo corpo astrale e rimanesse così innocente per quanto riguarda il rapporto del corpo astrale, come Parzival all’inizio. Non va bene; perché allora tutti i possibili influssi emananti da corpi astrali potrebbero avere l’effetto appropriato sul suo corpo astrale.
Vedete, miei cari amici, in certa misura nel mondo esterno, esoterico, può avere significato anche a ciò che ora viene indicato. Gli uomini vivono veramente sulla terra in certi singoli sistemi religiosi. Questi sistemi religiosi hanno i loro culti, hanno i loro rituali. Questi rituali circondano l’uomo con ciò che sono effettivamente immaginazioni, prese da mondi più elevati con l’aiuto del corpo astrale. Nel momento in cui una tale comunità religiosa accoglie un uomo, questi è circondato da immaginazioni che liberano il suo corpo astrale, mentre il rituale agisce su di lui, almeno per brevi momenti il corpo astrale diventa libero entro un certo grado all’interno di un qualche rituale religioso. E quanto più forte è il rituale, quanto più sopprime gli influssi del corpo eterico e fisico, quanto più lavora con tali mezzi che il corpo astrale viene emancipato, tanto più durante le cerimonie corrispondenti il corpo astrale viene attirato fuori dal corpo eterico e fisico. Per questo motivo — scusate l’espressione, potrebbe sembrare che io usi l’espressione con un certo disprezzo, ma non è disprezzo — per questo motivo non è pericoloso dormire da nessuna parte quanto in chiesa, perché nel sonno il corpo astrale comunque si separa già dal corpo fisico e eterico e perché ciò che accade nel rituale si installa nel corpo astrale; perché è stato portato giù dal corpo astrale dai mondi più elevati. Così il cosiddetto sonno in chiesa, che in certe regioni è una cosa molto popolare presso molti, dovrebbe effettivamente essere evitato. Si tratta più di chiese che hanno un rituale, meno di quelle comunità religiose che per mezzo delle concezioni dei tempi moderni si sono allontanate da un certo rituale o si limitano al minimo di un rituale. Qui queste cose non vengono discusse con alcuna preferenza o mancanza di preferenza per questo o quel credo, ma puramente secondo la misura dei fatti oggettivi. Quando l’uomo ha emancipato il suo corpo astrale dagli altri membri della natura umana, così gli impulsi, le forze che sono a loro volta acquisiti con l’aiuto di corpi astrali hanno facilmente influsso su di lui. E qui risiede anche la possibilità che una personalità che è arrivata all’uso libero del suo corpo astrale, se è più forte di un’altra che può in certa misura emancipare anch’essa il suo corpo astrale, che la prima personalità può acquisire un influsso enorme sulla seconda. È allora come un trasferimento delle forze di un corpo astrale della personalità più forte a quello della personalità più debole. E se allora si considera la personalità più debole chiaroveggentemente, essa porta nel suo corpo astrale effettivamente proprio del tutto le immagini e le immaginazioni della personalità astrale più forte.
Vedete quanto necessariamente la morale deve crescere su un terreno su cui deve essere coltivato l’occultismo; perché naturalmente non si può coltivare l’occultismo senza aspirare effettivamente a emancipare i corpi astrali dagli altri membri della natura umana. Ma il più dannoso è quando nel campo dell’occultismo le personalità più forti aspirano ancora in qualche modo al potere per i loro interessi personali e intenzioni personali. Autorizzate a operare nel campo occulto sono effettivamente solo quelle personalità che rinunciano completamente ad avere alcun influsso personale, e l’ideale più grande di colui che professa l’occultismo, che deve raggiungere qualcosa di legittimo, è non voler raggiungere nulla attraverso la sua personalità; ciò per cui ha simpatie personali o antipatie, possibilmente di escluderlo da tutto ciò che vuole operare. Chi dunque ha simpatie o antipatie per questo o quello e vuole operare occultamente, deve raccogliere queste simpatie e antipatie attentamente solo per il suo campo più privato e farle valere nel suo campo più privato; comunque non può nel terreno sul quale un movimento occulto deve fiorire coltivare e mantenere nulla di queste antipatie e simpatie personali. E per quanto possa sembrare paradossale, si può comunque dire: La cosa più indifferente per l’insegnante occulto è effettivamente per lui la sua insegnamento, la cosa più indifferente è l’insegnamento, che davvero finisce per poter dare solo secondo i suoi talenti e temperamenti. Avrà significato solo se per lui non sta effettivamente personalmente qualcosa nell’insegnamento, ma risiede soltanto nella misura in cui questo insegnamento può aiutare le anime. Perciò nemmeno un insegnante occulto mai imporrebbe a un’epoca qualcosa delle sue conoscenze, se sa che questa parte delle conoscenze non è utile per questa epoca, che potrebbe essere utile solo per un’altra epoca. Tutto questo viene in considerazione quando si parla della natura peculiare del corpo astrale sotto l’influsso dello sviluppo occulto.
Nel nostro tempo, già quando si preparava e come si è ulteriormente sviluppato, c’è ancora una complicazione. Quale è l’essenza del nostro tempo? Il nostro tempo è quello dello sviluppo dell’anima della coscienza. Nulla è così strettamente connesso con l’egoismo, che incalza i più stretti, i più personali interessi, come l’anima della coscienza. Perciò non c’è nessun’epoca in cui c’è una tale tentazione di confondere i più personali interessi con gli interessi generali dell’umanità, come nel nostro tempo. Questa epoca doveva gradualmente gli interessi dell’umanità come ritirare nel sé umano, cioè nella parte del sé umano che è l’anima della coscienza. Vediamo come verso la nostra epoca gli interessi umani si stringono intorno al punto dell’io, intorno al punto dell’egoità. In questa relazione è straordinariamente istruttivo, se ci si chiede profondamente una volta, se una tale cosa, come per esempio il santo Agostino ha scritto nelle sue Confessioni, sarebbe mai stata possibile nell’antica Grecia.
Sarebbe stato assolutamente escluso. Il greco era per tutta la sua natura tale che il suo interno fosse in accordo con l’esterno, così che gli interessi esterni fossero allo stesso tempo interessi interni e gli interessi interni penetrassero nell’esterno. Considerate l’intera cultura greca: è tale che si deve presupporre ovunque un certo intrecciamento dell’interno umano con l’esterno. Si comprende solo l’arte greca, i tragici greci, gli storici greci e i filosofi, quando si sa come presso i greci ancora la dimensione spirituale era versata nell’esterno e l’esterno si univa naturalmente con l’interno. Confrontate una tale cosa come le Confessioni di Agostino. Tutto vive per lui; nel suo interno cerca, scava, ricerca. Provate a seguire la nota personale intera e individuale negli scritti di Agostino ovunque; la troverete. Si deve dire: Agostino vive molto prima dell’irrompere del nostro tempo; ma lo prepara; è lo spirito nei cui scritti troviamo, molto prima dell’alba, la prima alba rosea dell’epoca che è completamente dedicata all’anima della coscienza. In ogni riga di Agostino si può percepire questo, e ogni riga di Agostino si distingue per chi sente più finemente da tutto ciò che era possibile nell’antico Ellenismo.
E ora, se si sa questo: Agostino vive contro l’epoca, in cui l’egoità, la preoccupazione dell’uomo con il suo interno già dentro il corpo fisico come una specie di carattere di questa epoca diventa, allora si può comprendere che colui che come Agostino ha di nuovo ulteriori interessi accanto e guarda al corso evolutivo complessivo dell’umanità, che colui ha un vero brivido, quando a lui si avvicina una forma umana, che lascia intuire che con un certo sviluppo verso l’alto il corpo astrale deve naturalmente venire a una specie di egoismo. Agostino va puro e nobile e magnifico verso l’egoità. Si potrebbe dire che egli va altruisticamente verso l’egoità. Ma precipita nell’epoca in cui l’umanità si è staccata dai grandi interessi dell’esterno. Si pensi a come ancora nel terzo periodo post-atlantico ogni uomo egiziano rivolgeva lo sguardo verso i mondi stellari e leggeva nei cieli i destini umani, — come là l’anima era legata a interessi generali. Questo naturalmente si poteva ottenere solo quando l’uomo era ancora capace di mantenere il suo corpo astrale più separatamente nella vecchia chiaroveggenza elementare dal corpo fisico. Perciò Agostino deve tremare, quando a lui si avvicina un uomo che lo ricorda in qualche modo: con uno sviluppo più elevato cresce inizialmente l’egoismo! Questo può comprenderlo, questo sente, questo gli dà il suo istinto: vive appunto contro l’epoca dell’egoità. Lì sente, quando a lui si avvicina un uomo, che rappresenta uno sviluppo più elevato rispetto a quello nel corpo fisico: si va verso l’egoismo. E non può allo stesso tempo comprendere che questo uomo porta ancora con sé un interesse generale-umano.
Cercate di acquisire questa sensazione, come Agostino sta di fronte secondo la sua stessa confessione al vescovo manicheista Fausto — perché ho descritto lui. Quando gli stava di fronte, Agostino sentiva quello che un uomo può sentire, che in qualche modo si oppone nobilmente all’epoca dell’egoismo e vuole proteggere solo attraverso la forza interiore questa epoca dall’egoismo e che deve distogliersi da un uomo, come il vescovo manicheista Fausto era uno. Si distolse da lui, perché gli rappresentava qualcosa che sembra qualcosa che non si dovrebbe toccare; perché nasconde in sé qualcosa per cui l’epoca dell’egoità mai potrà trovare comprensione nella vita esotericamente. Si trova dunque di fronte al Padre della Chiesa Agostino il vescovo manicheista Fausto. A lui, che si oppone all’epoca dell’anima della coscienza, si trova di fronte un’essenza umana che nel modo in cui una tale cosa può essere preservata in una corrente occulta del mondo, preserva la connessione con il mondo spirituale e con essa la qualità fondamentale del corpo astrale, davanti alla quale Agostino si gela, dal suo punto di vista con ragione si gela.
Andiamo avanti di qualche secolo. Allora a noi si presenta presso l’Università di Parigi un uomo che nella letteratura è rimasto poco conosciuto, perché quello che ha scritto non dà alcuna rappresentazione della sua personalità. Quello che ha scritto sembra pedante, ma personalmente deve aver agito magnificamente; personalmente sembra aver agito in modo che ha portato qualcosa come un rinnovamento della visione del mondo greca nel suo intero ambiente. Il vero uomo del Rinascimento era lui. Morì nel 1518 e vi agì fino ad allora presso l’Università di Parigi. Questa personalità si atteggiava nei confronti dell’essenza dell’Ellenismo — sebbene molto più esotericamnete — come il vescovo manicheista Fausto si comportava nei confronti del Manicheismo, che aveva assunto nelle sue tradizioni soprattutto i lati buoni e grandi del terzo periodo post-atlantico, della cultura egizio-caldea.
C’è dunque questo vescovo manicheista Fausto, che ci si presenta in connessione con Agostino e che in quanto Manicheista si è preservato gli insegnamenti occulti delle fondamenta del terzo periodo post-atlantico. Nel 1518 muore a Parigi un uomo, che certe — sebbene esotericamamente — certi lati della fondamenta del quarto periodo post-atlantico trasporta avanti. Con ciò egli era spaventoso per coloro che nel tradizionale Cristianesimo in quel momento nel suo ambiente agivano. I monaci lo consideravano come il loro nemico mortale, ma ha fatto una grande impressione su Erasmo da Rotterdam, quando questi si trovava a Parigi. Solo che ad Erasmo da Rotterdam sembrò come se l’ambiente esterno non fosse adatto a quello che effettivamente viveva nel profondo di questa singolare anima. E quando Erasmo viaggerà di nuovo e andò in Inghilterra, scrisse una volta a colui che nel frattempo era diventato suo amico, che si liberasse dal suo corpo fisico, in cui regnava la gotta, e volasse nell’aria verso l’Inghilterra, dove sarebbe trovato molto di più al suolo nell’ambiente esteriore per quello che sentiva nella sua anima. Che questa personalità, che agì allora, potesse evocare in una maniera rappresentativa questo sentire greco, questo patire greco, risulta per noi soprattutto quando consideriamo la relazione del sottile Erasmo da Rotterdam a questa personalità. Così viveva — si potrebbe dire — proprio all’inizio dell’epoca dell’egoità questa personalità, che morì nel 1518 a Parigi, così viveva come un nemico di coloro che volevano adattare la vita dell’anima umana all’epoca dell’egoità e che avevano una specie di brivido davanti a un’anima tale, che poteva agire così perché voleva evocare un’altra epoca, dove in qualche modo l’uomo stava più vicino all’egoità del corpo astrale, l’epoca greca. Su Erasmo da Rotterdam agiva questa personalità del tutto simpaticamente. Questa personalità era chiamata Fausto Andrelino.
Nel 16. secolo si aveva in Europa centrale a che fare con una personalità, che viene rappresentata come una specie di giullare errante, che il corrispondente libretto popolare racconta si distolse dalla teologia tradizionale. Questa personalità voleva successivamente non essere più chiamata teologo, si chiamò l’uomo del mondo e medico, mise la Bibbia sotto il banco per un po’ e si occupò dello studio della natura. Ora lo studio della natura è anche giusto nell’epoca in cui accadde la transizione da tutto il passato a tutto il futuro, così che come il Manicheismo, come l’antico Ellenismo, lo studio della natura avvicina l’uomo all’egoità astrale. Così portava vicino l’egoità astrale quella che stava allora al confine tra l’antica alchimia e la nuova chimica, tra l’antica astrologia e la nuova astronomia e così via. Questo peculiare tremolo e scintillio della scienza naturale tra il vecchio e il nuovo punto di vista, questo avvicinava l’uomo, se metteva la Bibbia sotto il banco per un po’, a una tale astralità dove uno ha a che fare con l’egoità. Non c’è da meravigliarsi se coloro si gelarono, che volevano cavarsela con le loro tradizioni con l’epoca dell’egoità, dove l’anima della coscienza aveva già trovato completamente il suo sorgere. E nacque nell’Europa centrale la leggenda del terzo Fausto, del Giovanni Faust, anche chiamato Giorgio Faust, che era effettivamente una vera personalità storica. E il 16. secolo saldò insieme tutto il brivido davanti all’egoità del corpo astrale, saldando insieme i tre Fausti, quello di Agostino, quello di Erasmo e il Faust dell’Europa centrale in una sola figura, in quella figura del libretto popolare dell’Europa centrale, che poi diventa anche il Fausto di Marlowe. Da questo Fausto Goethe fece con completo rovesciamento il suo Fausto, in cui vuole chiarirci: esiste la possibilità di non tremare davanti al portatore di colui che ci avvicina l’astralità, ma di comprenderlo meglio, così che può mostrare uno sviluppo, così che possiamo pronunciare la parola: «Possiamo redimere lui.» Intere epoche si occuparono della questione dell’egoità del corpo astrale, e in intere leggende poetiche, sì anche nella storia rimanda l’eco del brivido dell’uomo davanti all’egoità del corpo astrale e della nostalgia dell’uomo di risolvere il problema di questo corpo astrale nel modo giusto così come corrisponde alla guida saggia del mondo e allo sviluppo esoterico della singola anima.
Quando ci si accosta ai processi nel corpo astrale e nell’Io dell’uomo, nella misura in cui essi vengono sperimentati e vissuti mediante uno sviluppo occulto, la descrizione diventa sempre più difficile. Infatti, con l’esperienza in questi membri della natura umana, ci si allontana molto da ciò che siamo abituati a vivere nell’esistenza quotidiana. Nella vita ordinaria dell’anima, è vero che sperimentiamo come nostra vita interiore quella che vive nel corpo astrale negli affetti che fluiscono su e giù, nelle passioni, negli impulsi, nei desideri e così via; sperimentiamo altresì come nostra vita interiore ciò che trova la sua espressione nella sintesi dell’Io. Tuttavia, ciò che viviamo in questo modo è niente altro che il riflesso, il’immagine riflessa del Sé e del corpo astrale nello schermo del corpo eterico e del corpo fisico; non è un’esperienza consapevole del corpo astrale e del Sé. E attraverso ciò che possediamo nella vita ordinaria dell’anima, non possiamo affatto farci una giusta concezione della vera esperienza all’interno dei mondi superiori nel corpo astrale e nell’Io. Perciò, quando si descrivono queste cose, si deve ricorrere a una forma di rappresentazione naturale per questi mondi superiori; si deve ricorrere alle Immaginazioni; e queste Immaginazioni sono effettivamente sperimentate nella realtà. Ma voi non dovete immaginarvi, cari amici, che la sola cosa che si sperimenta sia l’osservazione, il fissare lo sguardo sulle Immaginazioni chiaroveggenti; ciò non è nemmeno, per così dire, la cosa principale; la cosa principale è ciò che interiormente si compie, ciò che l’anima attraversa di processi e di prove interiori quando si pone di fronte a queste Immaginazioni.
E così è soprattutto di fronte a Immaginazioni così significative e possenti come quella che è stata descritta nell’Immaginazione del Paradiso. Chi vive veramente questa Immaginazione del Paradiso, chi può averla come una conquista della propria esperienza superiore, si sente stante in mezzo a un’ondulazione interiore dell’anima, si sente afferrato da un’ondulazione interiore dell’anima e sente come potrebbe errare in ciascuna delle due direzioni ieri indicate. Come viene attratto, vivacemente attratto da tutte le passioni, dagli affetti che ripercuotono dalla vita personale che si conduce sul piano fisico — poiché come cento e cento forze di attrazione magnetica agiscono sempre più intensamente gli interessi personali che gradualmente ci siamo procurati sul piano fisico — , d’altra parte però si sente qualcos’altro. Quanto più ci si avvicina, quanto più chiaramente questa Immaginazione del Paradiso appare, tanto più forza acquistano queste forze che ci trascinano verso gli interessi personali, e ciò che esse compiono in noi è: oscurano sempre più questa Immaginazione del Paradiso, o meglio, non la lasciano nascere affatto; rimaniamo come storditi. Ciò che portiamo con noi, interessi personali, affetti, sentimenti e sensazioni e così via, sono altrettanti cento e cento di forze magnetiche, come dall’altra parte sono agenti di stordimento. E allora, quando si tenta di elevare la propria auto-educazione a tal punto da guardare il corpo astrale, per così dire, nella vera realtà — si è, quando si ha questa Immaginazione del Paradiso, fuori dal corpo fisico e da quello eterico, quindi nel corpo astrale e nell’Io — , quando si è compresa la natura e il carattere del corpo astrale, si sa: è l’egoista. Ed è giustificato solo in questo luogo che si è raggiunto mediante l’auto-educazione, se non fa della personalità la sua essenza, quella che viene con cento e cento forze, bensì se può rendere sempre più i propri interessi quelli generali dell’umanità e del mondo. Infatti, si sente come contrappeso in questo stadio dello sviluppo occulto, contro l’egoismo del corpo astrale, un altro elemento che emerge sempre più, nella misura in cui, per così dire, le forze egoiste si destano nel corpo astrale ormai libero. Si sente sempre più solitudine, solitudine gelida. Anche questa appartiene a ciò che si sperimenta nell’ondulazione interiore, la solitudine gelida. E questa solitudine gelida è ciò che ci guarisce dall’eccessivo sviluppo dell’egoismo, e ci si è educati correttamente quando in questo punto dello sviluppo occulto si riesce a sentire insieme l’impulso a essere tutto attraverso se stessi e per se stessi, ma si sente anche avanzare verso di sé la solitudine gelida e gelata.
È altrettanto importante provare questo sentimento quanto avvicinarsi gradualmente all’Immaginazione del Paradiso. E quando queste due forze, l’egoismo che si estende agli interessi mondiali e la solitudine gelida, operano insieme, ci si avvicina sempre più all’Immaginazione del Paradiso. E quando essa è apparsa con la vivacità corrispondente, quando davvero è presente, allora è venuto il momento in cui si sperimenta nel modo più giusto l’incontro con il Guardiano della Soglia. È difficile caratterizzare questo Guardiano della Soglia in una volta sola — l’ho fatto in vari punti delle nostre considerazioni. Oggi non si tratta tanto di caratterizzare il Guardiano della Soglia, quanto l’esperienza interiore nelle vesti umane e nell’Io umano. Se ci si accosta all’Immaginazione del Paradiso, cioè essa diventa sempre più vivida e vivida e ci si incontra allora col Guardiano della Soglia, allora si sentono ancor più fortemente le forze magnetiche descritte, e stando di fronte al Guardiano della Soglia, ci si sente — e questa è una sensazione terribilmente sconvolgente — come incatenati, come stregati. Infatti, tutte queste forze magnetiche che ci trascinano verso il personale esercitano ora la loro più forte influenza; e solo quando ci si è tanto elevati, quando la solitudine gelida è diventata per noi così maestra che siamo capaci di rendere i veri interessi mondiali i nostri interessi, allora si passa oltre il Guardiano della Soglia. E allora si può sentire ciò che si può chiamare: ci si unisce all’Immaginazione del Paradiso, se ne diventa uno. Ci si sente allora dentro ad essa. Questa esperienza, sentirsi dentro, è come un sentirsi giustificati negli interessi mondiali, così che ci si può permettere: Sì, hai il diritto di far valere i tuoi interessi, perché ora sono gli interessi mondiali. — Ma se non si passa oltre, se non si sono ancora acquisiti abbastanza interessi generali, allora gli interessi personali ci trascinano indietro, e allora accade ciò che in occultismo si chiama: non si passa oltre il Guardiano della Soglia. Allora questi interessi personali oscurano l’Immaginazione del Paradiso; allora si acquisiscono, per così dire, soltanto frammenti di essa, si ottengono impressioni confuse, ma non complete, e si viene trascinati di nuovo indietro nella vita personale. Ma allora può accadere che fino a un certo grado si abbia acquistato la possibilità di avere esperienze chiaroveggenti. Queste esperienze chiaroveggenti sono allora ancora più esperienze di Maya, possono essere completamente errate; poiché sono dappertutto attraversate e offuscate dagli interessi personali.
Attraverso tale esperienza diventa completamente comprensibile, diventa, per così dire, serio, come gli interessi personali debbano essersi tramutati in interessi mondiali se si vuole veramente vedere il giusto nel mondo spirituale. È effettivamente così: non lo si può credere veramente prima, perché gli interessi personali si oppongono a questo credito; ma al punto descritto se ne accorge davvero.
Ci troviamo qui, cari amici, a un punto piuttosto audace della descrizione delle condizioni occulte. Tuttavia, si dovrà tentare di designare anche gli ulteriori passi nel modo in cui emergono dall’esperienza dell’occultista e nel modo in cui devono essere dati affinché si possa contare sul fatto che gli ascoltatori tentino di rendersi proprietà delle loro anime queste cose, di rielaborarle ulteriormente. Poiché non si possono dare queste cose in concetti secchi e astratti; si deve tentare di tracciare ciò che emerge dalla visione chiaroveggente. Ora, questa visione chiaroveggente non deve intendersi in modo che sia disegnata, per così dire, con necessità schematica rigida; ma ciò che descriverò è di nuovo un’esperienza tipica come l’esperienza del Paradiso, e veramente si deve avere questa esperienza per poi far conoscere cos’è veramente la conoscenza e cos’è veramente la visione occulta. Prima non si può avere il concetto giusto, intendo un concetto vissuto della visione occulta. Si possono però, quando tali cose sono state descritte, comprendere ancora di per sé tali cose applicando il sano senso umano. Ma una volta deve essere descritta com’è, come può essere descritta dalla visione.
Assumo ipoteticamente che un uomo sia passato oltre il Guardiano della Soglia, abbia celebrato la sua unione con l’Immaginazione del Paradiso, si sentisse dentro a essa come se questa Immaginazione del Paradiso fosse diventata la sua propria veste astrale più grande. Così in modo tale che ancora senta esattamente il suo corpo astrale come appartenente a se stesso, che sappia: è legato al suo Io; ma che questo corpo astrale allo stesso tempo estenda i suoi interessi a tutto ciò che concerne le cose e gli esseri dell’Immaginazione del Paradiso. Se l’uomo ha celebrato questa unione con l’Immaginazione del Paradiso, allora può avere all’incirca l’impressione seguente: Percepirà il suo proprio corpo astrale come appartenente a lui, e se ha sentito a sufficienza ciò che è stato descritto come solitudine gelida, questo sentimento sarà in lui una forza, e questo sentimento di solitudine gelida lo preserverà dal guardare solo se stesso quando ha celebrato l’unione con l’Immaginazione del Paradiso. In questo modo, per così dire, si crea l’organo per vedere altri esseri. Il suo sguardo occulto cadrà prima su un altro essere, su un essere che farà su di lui un’impressione particolare in quanto gli apparirà simile a come è lui stesso. Lui stesso si sente nel suo Io e nel suo corpo astrale; l’altro essere gli apparirà inizialmente anch’esso con un Io e con un corpo astrale. La cosa proviene dal fatto che le proprietà e le forze che l’uomo porta con sé per un tale momento fanno sì che possa proprio vedere un tale essere, che si presenta come in un Io e in un corpo astrale. — Ora l’uomo sentirà quanto segue, e questo sentimento è effettuato mediante la solitudine gelida che ha imparato a sopportare.
Il suo corpo astrale si rappresenterà nei suoi effetti di forza come se volesse fluire verso l’alto. Se volessi rappresentare schematicamente ciò, dovrei disegnarlo così — ma, come detto, faccio solo un disegno completamente schematico —:
Conobbi una volta un poeta, ormai da lungo tempo defunto. Quest’uomo mi disse una volta, nella seconda metà degli anni ottanta del secolo scorso, che nutriva una grande paura per il futuro dell’umanità — e sottolineo che l’espressione della sua paura era certamente un po’ paradossale, ma che egli era completamente serio riguardo a questa paura in sé e alla direzione cui voleva alludere con tale espressione paradossale — sì, era animato da un certo pessimismo proprio a causa di questa paura. Diceva infatti che gli sembrasse come se lo sviluppo dell’umanità verso il futuro procedesse in modo tale che l’uomo svilupperebbe sempre più il suo capo e che tutto il resto dell’uomo rispetto al capo degenererebbe. Per lui era amaro il sentimento riguardo a questa rappresentazione, e la esprimeva paradossalmente così: temeva che l’essenza razionale e intellettuale dell’uomo potesse un giorno prevalere così enormemente che la testa diventasse come una grande sfera e che gli uomini si rotolassero allora come sfere sulla terra. Quest’uomo era veramente serio a proposito di questa sua paura, perché pensava che viviamo in un’epoca d’intellettualismo, dello sviluppo delle forze intellettuali che trovano espressione nella testa, e che queste forze intellettive aumenteranno sempre più, cosicché l’uomo vada incontro a un futuro poco desiderabile.
Naturalmente questo è un’affermazione del tutto paradossale, e si potrebbe dire in certo modo: anche la paura che gli ha ispirato il suo pessimismo è paradossale a sua volta. Ma come accade così frequentemente all’intelletto umano, così anche in questo caso: l’intelletto dell’uomo ha la tendenza di degenerare, di trarre conclusioni quando qualche osservazione è disponibile. Questo si nota tanto nella vita esteriore ed esoteronica quanto nel campo del movimento teosofico. Nella vita esteriore ed esoteronica basta guardare un po’ attorno per osservare che le esperienze, le vere osservazioni che l’uomo ha fatto nel corso dei tempi, hanno sempre generato una quantità immensa di teorie e ipotesi. Quante ipotesi nel corso dello sviluppo dell’umanità sono precipitate, per così dire, negli abissi, prive di valore! Nel campo antroposofico-occulto si può osservare che qualcuno che ha la formazione occulta, quindi che possiede in un certo senso forze chiaroveggenti, comunica questa o quella cosa dalla sua vera osservazione chiaroveggente, e poi i teorici arrivano e inventano gli schemi e le teorie più varie: le cose vengono sviluppate ulteriormente. Spesso l’osservazione è piccola, ma gli schemi e le teorie che vi si fondano abbracciano interi mondi. Questo è sempre il male: che tale tendenza dell’intelletto sia presente. Noi abbiamo questa tendenza in un senso ancora piuttosto discreto nel famoso libro «Buddhismo esoterico» di Sinnett. Questo libro si basa su una serie di veri fatti occulti; questi si trovano nelle sezioni medie del libro e riguardano lo sviluppo intermedio della terra. Ma poi su questo è costruito uno schematismo di Ronde e Razze, che rotola e traballa continuamente in modo più o meno uniforme. Queste sono conclusioni, teorie che sono state tratte dalle poche affermazioni vere e corrispondenti ai fatti che si trovano anche in questo libro. E così era anche con il mio poeta. Aveva una sorta di immaginazione istintiva inconscia sullo sfondo che gli diceva qualcosa di vero, si potrebbe dire un’oncia di verità, e ne ha fatto uno o anche molti chili. Cose simili accadono spesso nel mondo. Quale è la verità della questione? La verità è questa: che effettivamente per la nostra epoca attuale, per il nostro ciclo terrestre presente, l’uomo è in una certa evoluzione rispetto al suo capo, che la formazione del capo, tutta l’educazione del capo subirà mutamenti verso il futuro. Se rivolgiamo lo sguardo a un lontanissimo futuro della terra, dobbiamo effettivamente rappresentarci che, ad esempio, la formazione della fronte umana, la formazione del naso umano, la formazione della mascella umana subiranno cambiamenti essenziali, che in un certo senso tutto il resto che l’uomo porta con sé come organismo terrestre arretrerà; ma naturalmente il rapporto della testa che continua a svilupparsi con il resto del corpo durante il tempo terrestre non sarà mai quello di una sfera che rotola continuamente. Dunque in una misura molto, molto ristretta è completamente vero da osservare. Per converso, in epoche di sviluppo più antiche della terra, prima della metà del periodo atlantico, il resto dell’organismo umano era mutevole, in una sorta di formazione continua. Relativamente poco — relativamente poco — si è modificato dal periodo atlantico intermedio in poi dell’organismo umano al di fuori della testa; al contrario, prima del periodo atlantico l’uomo ha subito grandi mutamenti rispetto al resto del suo organismo. Da ciò potrete trarre la conclusione — che ora è corretta perché è solo l’osservazione espressa in parole — che l’uomo, quanto più lontano andiamo indietro nel periodo atlantico e lemuriano, aveva un aspetto sostanzialmente diverso, anche per la sua stessa visione di sé. E in tempi lemuriani antichi l’uomo aveva un aspetto completamente diverso da quello che oggi conosce di sé.
L’aspetto che l’uomo avrebbe avuto di sé stesso nell’ultimo periodo lemuriano si presenta ora all’uomo in una certa misura quando gradualmente si avvicina a quella impressione chiaroveggente che conduce a ciò che abbiamo già caratterizzato: che conduce all’Immaginazione Paradisiaca. Vi ho detto certamente — e questo è corretto — che a questa Immaginazione Paradisiaca corrisponde una presentazione completa dell’essenza umana, del corpo fisico umano, per così dire come il Paradiso stesso. L’uomo si separa, per così dire, si divide; la corporeità presente appare estesa nel modo come è stata rappresentata; ma nel tempo di allora, cioè quando quel tempo era realmente presente, al quale si guarda indietro chiaroveggentemente quando si ha la leggenda del Paradiso davanti a sé, in quel tempo accadde un salto in avanti, un potente spossamento in avanti. E attraverso questo spossamento, che si può anche osservare mediante osservazione chiaroveggente, fu riunito relativamente rapidamente ciò che si potrebbe chiamare lo spiegamento dell’essenza umana a ciò che poi fu il punto di partenza dell’uomo per lo sviluppo successivo. Tuttavia immediatamente dopo il tempo al quale corrisponde l’Immaginazione Paradisiaca, l’uomo nella sua forma era assai dissimile da ciò che oggi è diventato. E fondamentalmente tutto ciò che nei regni della natura circondava l’uomo era assai dissimile da ciò che oggi circonda l’uomo nella natura.
Vi ho detto già nei discorsi che ho tenuto qui che l’uomo potrebbe giungere a questa Immaginazione Paradisiaca se durante lo stato di sonno improvvisamente diventasse chiaroveggente per un momento e guardasse indietro al suo corpo fisico e al suo corpo eterico e si lasciasse stimolare alla corrispondente immaginazione dal suo corpo fisico e dal suo corpo eterico. In generale si può dire che bisogna aver passato attraverso molto dello sviluppo esoterico se si vuole giungere a questa Immaginazione Paradisiaca. Molti superamenti, molta di ciò che appartiene a trasformare gli interessi personali in interessi generali dell’umanità e del mondo, bisogna aver attraversato. Allora accade, per così dire, quando si passa dal sonno più profondo — il sonno ha i suoi gradi — a un sonno meno profondo e in questo sonno meno profondo si diventa chiaroveggenti, allora accade ciò che divenne in certo modo realtà più tardi nello sviluppo terrestre: lo stato come l’uomo era presente nel tempo lemuriano antico, dopo aver fatto il grande movimento in avanti. Possiamo dunque dire: esiste la possibilità di contemplare questo tempo primordiale remoto della terra, per il fatto che ci si separa con il proprio Io e il proprio corpo astrale dal corpo fisico e dal corpo eterico e guarda indietro su questi. Poiché ora la natura viene in aiuto — si potrebbe dire — perché di notte si è fuori del corpo fisico, si può usare per così dire questa disposizione naturale, e si può organizzare l’allenamento in modo tale che, come svegliandosi dal sonno ma non tornando al corpo fisico, come svegliarsi in una diversa coscienza, si veda allora il corpo fisico. Da ciò potete dedurre che questa contemplazione, di cui ora si è parlato, offre l’unica vera possibilità di conoscere come l’uomo era formato nel lontanissimo passato.
Passerà ancora molto tempo, ma verrà il momento in cui si saprà il seguente, in cui si dirà: Come erano strani questi uomini del diciannovesimo e ventesimo secolo! Credevano di poter conoscere l’origine dell’uomo attraverso la ricerca naturale esterna, credevano di poter trarre conclusioni da ciò che gli si presentava in forme animali nell’ambiente circostante sul piano fisico, conclusioni sull’antenato dell’uomo. Ma il vero sviluppo della conoscenza umana mostrerà che si può giungere a una vera contemplazione dell’origine dell’uomo sulla terra, della sua forma antica, soltanto attraverso l’osservazione chiaroveggente; che non si può mai ottenere una comprensione altrimenti, come l’uomo era ad esempio nel tempo lemuriano, se non attraverso l’osservazione chiaroveggente, attraverso uno sguardo all’indietro che ci viene suggerito dalle impressioni del nostro corpo fisico e del nostro corpo eterico. Allora si mostrerà — così si saprà nel futuro — che l’uomo non assomigliava mai a nessuna forma animale che vive intorno all’uomo nel diciannovesimo o ventesimo secolo; infatti le forme che l’uomo aveva allora e che si mostrano alla sua coscienza chiaroveggente nel modo accennato, si distinguono da tutto ciò che nel diciannovesimo secolo può circondare l’uomo come forme animali. E persino le espressioni che abbiamo usato — toro, leone e così via — sono usate solo per confronto. Particolarmente grottesco — diranno gli uomini del futuro — è vedere come gli uomini del diciannovesimo e ventesimo secolo facciano risalire il loro albero genealogico a creature simili alle scimmie; poiché le scimmie non esistevano affatto nella forma come le quali entrarono più tardi sulla terra nel tempo lemuriano, esse si originarono solo da forme umane degradate e decadute in un’epoca molto successiva.
Solo intorno alla metà del periodo atlantico sono reperibili nello sviluppo terrestre, per uno sguardo retrospettivo, tali esseri animali che si possono paragonare alle scimmie che vivono oggi. Quanto più lontano andiamo indietro nello sviluppo dell’umanità, tanto più osserviamo che in certo modo è rimasto conservato per lo sguardo chiaroveggente nella contemplazione del nostro Io durante il sonno, durante la notte, la nostra forma, la nostra figura nel tempo primordiale. E così accade anche che l’uomo, quando guarda a sé stesso, conosce la sua corporeità fisica in una corporeità infinitamente più fine — si potrebbe dire — eterico-corporea, ma non nel senso del nostro etere odierno. Così l’uomo appare a sé stesso. La sua forma è più simile a un’immagine di sogno vivace che alla forma di carne e sangue quale l’uomo appare oggi a sé stesso. Così dobbiamo familiarizzarci con la rappresentazione che l’Io e il corpo astrale, quando sono fuori dell’essenza umana, vedono a malapena il capo. Questo diventa completamente sfumato; non scompare del tutto, ma diventa molto sfumato. Al contrario diventa più chiaro il resto dell’organismo umano. Anch’esso diventa sfumato, ma in modo tale che l’uomo certamente non sente di essere fatto di carne e sangue, però ha l’impressione chiara di avere un’organizzazione più potente.
Vi sembrerà paradossale, ma è vero: l’uomo, quando si vede chiaroveggentemente a sé stesso nel sonno, in certi momenti ha questo aspetto, cioè il suo corpo fisico e il suo corpo eterico si vedono così per l’Io e il corpo astrale, che ci si ricorda completamente della forma del Centauro. Solo che ciò che appare lassù come continuazione umana nel Centauro, mostra un viso umano, è completamente sfumato; ciò invece che non corrisponde a nessuna forma animale odierna, ma che ricorda in certa misura forme animali, guadagna potenza, e ci si dice: per la visione spirituale questo è più forte, più denso persino della forma odierna di carne e sangue.
Ho già toccato queste cose una volta in un ciclo di discorsi; ma dovete naturalmente familiarizzarvi con il fatto che tutte queste immaginazioni, eccetto l’Immaginazione Paradisiaca, sono fugaci e che si possono rappresentare da prospettive diverse. Potrei altrettanto bene presentare una visione un po’ diversa, e vedreste che questa corrisponde solo a un altro punto di sviluppo, e allora giungeremmo alla figura della Sfinge. Lo sviluppo successivo dell’uomo si presenta in varie visioni, in vari aspetti. Le immagini mitologiche hanno molto più correttezza, molto più verità, i cosiddetti simboli mitologici, che le combinazioni fantastiche dell’intelletto che la scienza odierna produce.
Di notte dunque diventiamo una figura molto particolare. Ma ora ci diviene ancora più chiaro qualcos’altro. Quando osserviamo chiaroveggentemente questa continuazione che ci ricorda un’essenza animale verso il basso, allora apprendiamo qualcosa di cui riceviamo un’impressione ben precisa. E ho detto già ieri: queste impressioni, queste esperienze interiori sono il vero essenziale. Le immagini sono importanti, ma le esperienze interiori sono ancora più importanti. Si riceve una certa impressione, cosicché in seguito si sa: quello che ti spinge di giorno ai tuoi interessi puramente personali, quello che ti inculca interessi puramente personali nell’anima, viene da ciò che vedi di notte come la tua continuazione animale per così dire. Di giorno non la vedi; ma è in te come forza. Queste sono le forze che ti trascinano verso il basso per così dire e ti seducono verso gli interessi personali. — E quando si sviluppa sempre più e più questa impressione, allora si arriva a riconoscere chi è veramente Lucifero nella nostra evoluzione. Quanto più lontano volgiamo indietro lo sguardo chiaroveggente verso il tempo al quale corrisponde l’Immaginazione Paradisiaca, tanto più bella diventa la formazione che propriamente ricorda il bestiale solo per il tempo successivo. E se andiamo ancora più indietro al Paradisiaco, dove la cosa si presenta in modo tale che la continuazione animale dell’uomo è come strappata dall’uomo stesso e moltiplicata in Toro, Leone, Aquila, allora possiamo dire che queste figure che nominiamo con questi nomi per quei tempi antichi, possono essere per noi in certo modo i simboli della bellezza. Sempre più belle e più belle diventano queste figure. E se andiamo ancora più indietro al tempo di cui parlammo ieri quando rappresentammo l’impressione del sacrificio, allora arriviamo al tempo nel quale ci appare in certo modo la vera forma di Lucifero in magnifica bellezza, ma solo come egli voleva preservarsi nell’evoluzione dalla vecchia Luna alla Terra.
Dalla rappresentazione che ho dato nella mia «Scienza Occulta», vedete che all’uomo sulla Luna fu dato il corpo astrale. Ciò che portiamo nel nostro corpo astrale ha effettivamente giocato un gran ruolo sulla vecchia Luna. Ma lo abbiamo caratterizzato come l’egoità, come l’egoismo. Sulla vecchia Luna l’egoismo dovette essere impiantato all’uomo, e poiché l’uomo ha ricevuto il suo corpo astrale sulla vecchia Luna, l’egoismo risiede proprio nel suo corpo astrale; e poiché Lucifero ha preservato il suo essere lunare, ha portato nella terra come qualità interiore dell’anima della sua bellezza l’egoismo. È dunque da una parte lo spirito della bellezza, dall’altra lo spirito dell’egoismo. E ciò che si può chiamare il suo torto sarebbe solo questo: che qualcosa che — se mi è concesso usare l’espressione — apparteneva all’uomo sulla Luna, cioè pervadersi e impregnarsi di egoismo, questo lui ha portato sulla terra. Ma attraverso ciò, come spesso è stato detto, proprio all’uomo fu data la possibilità di diventare dentro di sé, nel suo interno, un’essenza chiusa in sé e libera. L’uomo non sarebbe mai diventato questo se Lucifero non avesse portato l’egoità dalla Luna alla Terra. Così nell’esperienza interiore si impara a conoscere Lucifero per così dire come lo spirito notturno. E è con quel mutamento che accade al nostro Io e al nostro corpo astrale durante il nostro sviluppo occulto, è connesso il fatto che ci sentiamo di notte in compagnia di Lucifero.
Potrete trovare questo forse inizialmente, se lasciate l’idea sulla superficie, piuttosto sgradevole: che l’uomo, quando diviene chiaroveggente e si addormenta, si accorge che durante la notte viene in compagnia di Lucifero. Ma se riflettete più attentamente, allora vi diventerà presto chiaro che è più sensato imparare a conoscere Lucifero, che è meglio sapere che si è in sua compagnia, — che credere che non sia lì e che abbia solo i suoi poteri che agiscono invisibilmente dentro di noi. Questo avviene anche durante il giorno. Il male non consiste nel fatto che Lucifero sia al nostro fianco, perché impariamo gradualmente a conoscerlo come lo spirito che porta la libertà; bensì il male consiste nel non conoscerlo. Ma in un certo modo gli uomini, dopo che diventero, per così dire, consapevoli di lui nella sua seduzione nel tempo lemuriano, non potevano vederlo ulteriormente; poiché a quella seduzione primordiale nel tempo lemuriano sarebbero seguite solo sedizioni parziali. Perciò la realtà divino-spirituale cui stava a cuore il progresso dell’uomo dovette stendere un velo sulla contemplazione della notte. Così certamente l’uomo perse tutto ciò che altrimenti avrebbe visto durante il sonno. E il sonno copre all’uomo il mondo nel quale è dal momento dell’addormentarsi al risveglio con oscurità. Nel momento in cui il velo che ricopre la notte di oscurità fosse tolto, troveremmo proprio che Lucifero è al nostro fianco. Se l’uomo fosse abbastanza forte, questo non nuocerebbe; ma poiché inizialmente non poteva essere forte nel senso dello sviluppo terrestre, questo velo dovette essere steso sul tempo del sonno notturno. E dopo la seduzione primordiale, che nella sua conseguenza lasciò la possibilità della libertà umana, non dovevano arrivare all’uomo le altre seduzioni attraverso una visione immediata di Lucifero dal momento dell’addormentarsi al risveglio.
Ora esiste un equivalente. Non si può vedere Lucifero di notte se non si vede nel corso del giorno il suo compagno, l’Arimane. E così per l’uomo che è giunto così lontano nello sviluppo del suo Io e del suo corpo astrale, il Diurno, che nel veglia la contemplazione delle cose effettua, è diverso da quello per l’uomo ingenuo. L’uomo impara a riconoscere che si rapporta alle cose diversamente da come si rapportava prima dello sviluppo del suo Io e del suo corpo astrale. L’uomo impara prima certe impressioni che altrimenti accetta in senso astratto, come effetti delle realtà arimaniche. Così impara a vedere la brama — non quella che viene dall’interno, quella è luciferica, ma quella che viene dall’esterno, ciò che dall’esterno risveglia in noi la brama, ciò che nelle cose e negli esseri intorno a noi ci attrae, cosicché dal nostro interesse personale seguiamo questo fascino, dunque tutto ciò che dall’esterno ci seduce al godimento — come impressione arimaniche. Poi impara a riconoscere come impressione arimamiche tutto ciò che dall’esterno ci infonde paura, che risveglia paura in noi da fuori. Sono due poli, potrei dire: godimento e paura. Intorno a noi è il cosiddetto mondo materiale e il cosiddetto mondo spirituale; sia il mondo materiale che quello spirituale appaiono alla veglia esteriore della giornata nella Maya. Il mondo esteriore dei sensi appare nella Maya, perché gli uomini non vedono che dovunque vengono stimolati dal godimento da cose e esseri esterni, Arimane guarda fuori e risveglia il godimento nell’anima. Ma ciò che, ad esempio, i materialisti negano, che la vera spiritualità è dovunque nella materia, questo produce paura; e quando i materialisti si accorgono che la paura li viene incontro dagli abissi della loro anima, dall’astrologia, allora si anestetizzano, allora inventano le teorie materialiste; ed è profondamente vero quello che dice il poeta: il Diavolo — cioè l’Arimane — la gente non lo nota mai, e anche se l’ha già per il collo. Perché si tengono, ad esempio, assemblee materialiste? Per evocare il Diavolo! Questo è vero nel senso letterale; solo che la gente non lo sa. Ovunque oggi nel mondo si tengono assemblee materialiste e vengono rappresentate belle teorie che ci sia solo materia, lì l’Arimane ha il popolo per il collo, e non c’è occasione più favorevole oggi di studiare il diavolo che entrare in assemblee materialiste o moniste. Così l’Arimane vi accompagna quando si è passato attraverso un certo sviluppo nel proprio corpo astrale e Io, a ogni passo. Quando si comincia a vederlo, allora ci si può proteggere da lui, allora si vede che guarda fuori dai fascini del godimento e dalle impressioni della paura.
Di nuovo l’Arimane dovette essere nascosto a causa dell’immaturità degli uomini, cioè un velo fu steso sul suo essere. Questo fu fatto in modo alquanto diverso che nei confronti di Lucifero; fu fatto in modo tale che il mondo esteriore per l’uomo fosse immerso in Maya, mentre gli si illude che al posto dell’Arimane che guarda dappertutto, ci sia la materia là fuori nel mondo. Ovunque l’uomo immagina materia, lì è veramente l’Arimane. E la più grande seduzione è la teoria materialistica della fisica, gli atomi materiali; perché questi non sono niente altro in realtà che le forze dell’Arimane.
Ora l’umanità nel suo insieme è in uno sviluppo, in un’evoluzione. E questa evoluzione procede in modo tale che l’uomo effettivamente verso il nostro futuro sviluppa sempre di più le forze dell’intellettualismo. Per questo esternamente la sua testa assumerà plasticamente una forma diversa. In un certo senso l’inizio di questo sviluppo verso l’intellettualità è stato dato nell’alba della nuova scienza naturale, così a partire dal sedicesimo secolo circa. Questo sviluppo intellettuale, se continuerà a approfondirsi, eserciterà però un grande influsso sull’Io e sul corpo astrale dell’uomo. Allora sopravvenne un tempo in cui ancora si avevano tradizioni dell’antico chiaroveggenza, — esse si incontrarono proprio con l’alba della nuova scienza naturale. Era appunto nel sedicesimo secolo; allora si sapeva che verrebbe un futuro nel quale gli uomini sarebbero capaci, per lo sviluppo più elevato del loro Io e del loro corpo astrale, di vedere l’Arimane sempre di più e di più veramente. Poi, perché all’inizio lo sviluppo intellettuale si opponeva con tutta forza alla percezione dello spirituale, allora sopravvenne un oscuramento. Ma il sedicesimo secolo potrebbe nella figura di Mefistofele al fianco di Faust, che non è nient’altro che l’Arimane, ancora indicare che fondamentalmente l’Arimane in modo consapevole diventerà sempre più e più pericoloso nel futuro dello sviluppo dell’umanità, che per così dire Mefisto diventerà sempre di più una sorta di seduttore del genere umano. All’inizio questo si mostrò solo nel fatto che gli uomini avevano ancora un ricordo delle antiche formazioni spirituali. Ora è stato dimenticato dall’umanità generale; ma nel futuro la consapevolezza si imporrà all’uomo che è accompagnato dalla consapevolezza da Arimane-Mefisto per l’intera vita di veglia. A ciò corrisponde naturalmente anche l’immagine speculare, ed è che l’uomo va incontro a un futuro che gli darà ad ogni risveglio come un sogno passante appena — e poi sempre più nitidamente e nitidamente — l’impressione: il tuo compagno notturno era Lucifero. Vedete da ciò che l’uomo attraverso lo sviluppo occulto del suo Io e del suo corpo astrale può presagire qualcosa di ciò che nel futuro dell’umanità sopraggiungerà, può presentire qualcosa della compagnia dell’Arimane e di Lucifero. Attraverso una certa regolarità nello sviluppo giunse prima all’uomo durante il tempo lemuriano Lucifero, poi solo come conseguenza dell’influenza luciferica giunse l’influenza arimamaca. Nel futuro sarà al contrario: l’influenza arimamaca sarà prima forte e poi ad essa si assoceranà l’influenza luciferica. L’influenza arimamaca opererà prevalentemente nello stato di veglia, l’influenza luciferica prevalentemente nello stato di sonno o in tutti quegli stati che sono simili allo stato di sonno ma sono consapevoli, negli stati sempre più sviluppantesi di chiaroveggenza consapevole dell’anima umana.
Così l’uomo, perché l’Arimane deve entrare nella sua vita sensoria esterna nello stato di veglia, aveva innanzitutto bisogno di protezione nello stato di veglia dall’Arimane. Tali impulsi di protezione vengono dati molti, molti secoli nello sviluppo dell’umanità prima che il pericolo corrispondente si presenti. Mentre ancora oggi la consapevolezza completa dell’Arimane-Mefisto non è presente per l’umanità generale, l’impulso di protezione è sopraggiunto all’inizio del nostro sviluppo temporale nell’apparizione fisica del Cristo nello sviluppo terrestre. Che il Cristo una volta si sia manifestato nel corpo fisico nello sviluppo terrestre, questo è stata la premessa affinché l’uomo fosse armato attraverso l’assunzione dell’Impulso del Cristo contro l’influsso necessario che verrà da Arimane-Mefisto. Che l’uomo sia protetto più tardi quando l’influenza luciferica è presente, contro ciò l’uomo sarà protetto attraverso l’apparizione del Cristo nel corpo eterico, di cui anche più volte è stato già parlato, che si avvicina. Questo è un influsso che verrà per una coscienza diversa. Come il Cristo una volta si è manifestato nel corpo fisico e da lì l’impulso si è propagato ulteriormente, il Cristo in forma eterica diventerà percepibile già da questo ventesimo secolo in poi per un numero dapprima ridotto, poi sempre maggiore di persone. E così vediamo come attraverso una sorta di equilibrio, attraverso una sorta di bilanciamento degli impulsi, viene effettuato il continuo sviluppo dell’uomo. Ciò che nella storia della tentazione dei Vangeli è rappresentato, il fronteggiarsi del Cristo con Lucifero e l’Arimane, in un Vangelo così, nell’altro così — l’ho una volta rappresentato — questo è una testimonianza che l’uomo attraverso l’Impulso del Cristo, attraverso l’impulso del Mistero del Golgota può trovare il corretto sviluppo futuro. Appartiene a un vero sviluppo dell’Io e del corpo astrale dell’uomo che l’uomo in questo Io trasformato e corpo astrale possa ricevere le impressioni di come stiano le cose con l’Arimane, come stiano con Lucifero, come stiano con il Cristo nell’evoluzione dell’umanità; e un vero sviluppo dell’Io e del corpo astrale conduce a una tale conoscenza dei tre impulsi che condizionano l’evoluzione dell’umanità.
Un vero sviluppo comprende però una riorientazione dell’egoità del corpo astrale verso interessi generali dell’umanità e del mondo. E come veleno agisce quando l’uomo nelle regioni della sua osservazione chiaroveggente, dove dovrebbe osservare solo pervaso di interessi generali dell’umanità e del mondo, porta interessi personali e aspirazioni personali. Allora non sorge per l’osservazione chiaroveggente la verità, ma sorgono immaginazioni che sono false, scorrette, che sono soltanto i rispecchiamenti degli interessi personali e delle aspirazioni personali. Allora può talvolta accadere che un chiaroveggente che è ancora del tutto pervaso di aspirazioni e interessi personali faccia qualcosa come la seguente. Ho ricevuto una lettera in cui qualcuno mi scriveva che doveva dirmi qualcosa che dovevo sapere. Diceva che il Cristo era rinato in un corpo fisico; il suo indirizzo era Londra W. e un certo numero. La Maria era rinata in un corpo fisico; il suo indirizzo era quello di sua nipote, strada e numero. Paolo era rinato; questo era suo cognato, il quale era indicato con l’indirizzo. E così tutta la società che è descritta nei Vangeli era rinata in quella parentela, e in quella lettera erano indicati i singoli indirizzi. Questa lettera potrei mostrare a chiunque; è un documento che, per quanto bizzarro possa sembrare, della traslazione di interessi personali in quelle altezze dove dovrebbero regnare interessi mondiali e umani.
Ora però dobbiamo essere consapevoli che se qualcuno è in errore riguardo alle sue conoscenze astratte dell’intelletto, allora fondamentalmente con questo errore mette in atto qualcosa di facilmente controllabile, qualcosa che relativamente presto è da allontanare dal mondo, sebbene la conoscenza umana abbia quello che ieri è stato indicato come un — si potrebbe dire — terribile origine. Perché la conoscenza umana come si sviluppa una volta nella nostra vita conscia diurna contiene impulsi così diluiti che chiunque può sviluppare libertà completa rispetto a questi impulsi diluiti, perciò nessuno ha bisogno di lasciarsi accecare da ciò che l’intelletto umano inventa come follie, e coloro che si lasciano accecare da ciò che l’intelletto umano inventa come follie saranno guariti in tempo relativamente breve.
Ma supponiamo che nella contemplazione chiaroveggente sorga il modo descritto per immaginazioni scorrette, allora queste immaginazioni scorrette operano in certo modo come contagio dell’anima; contagiano in modo tale che proprio il buon senso e l’intellettualità vengono estinti. Così danneggiano in una misura del tutto diversa e più forte che le sole follie intellettuali. Perciò se si tenta di permeare tutto ciò che viene acquisito anche nel campo dell’occultismo con le forme del buon senso, allora si fa bene. Se si fornisce l’immaginazione senza ulteriore discussione e non si cerca di giustificarla in questo modo, come noi stiamo cercando di fare proprio in questo ciclo di discorsi — e si forniranno solo immaginazioni che a ragione sussistono, come pure immaginazioni —, allora si inganna proprio ciò nell’altro che dovrebbe suscitarsi al rigetto di tali immaginazioni. E potrebbe benissimo essere che — mentre chi diffonde follie intellettuali provoca facilmente critica, facilmente provoca critica — qualcuno che diffonde immaginazioni false, con queste toglie al colui che gli crede la possibilità della critica stessa, cioè li rende ciechi alla necessaria reiezione delle immaginazioni in questione. Possiamo vedere da ciò come effettivamente nel momento in cui la conoscenza supera ciò che è destinato all’uomo nel corso naturale dello sviluppo, come nel momento in cui l’uomo si eleva a conoscenze chiaroveggenti, è assolutamente necessario che il suo sviluppo vada incontro agli interessi generali dell’umanità e del mondo. Questo è qualcosa che in qualsiasi vero occultismo sarà sempre riconosciuto. E affermare il contrario, che potrebbe esserci un ingresso sano nelle realtà spirituali, dunque uno sviluppo sano del corpo astrale e dell’Io indipendente dall’ampliamento degli interessi umani verso interessi disinteressati mondiali e umani, l’affermazione contraria a quella qui fatta potrebbe nascere solo da una disposizione che permea l’occultismo con frivolezza. Questo dobbiamo tenere d’occhio come importante quando parliamo dei mutamenti che avvengono con l’uomo astrale e con l’Io nello sviluppo spirituale più elevato.
Abbiamo visto che i quattro membri principali dell’essenza umana subiscono trasformazioni attraverso lo sviluppo esoterico oppure occulto condotto seriamente.
Potete notare che nella nostra descrizione è stata posta grande enfasi sulla trasformazione interiore di questi quattro membri della natura umana, su quella trasformazione che viene sperimentata, per così dire, da dentro. Bisogna distinguere nettamente questa trasformazione sperimentata interiormente dalla descrizione che può essere data per lo sguardo chiaroveggente rivolto verso l’esterno. Naturalmente, si tratta di due cose molto diverse. Nello sviluppo esoterico vero e proprio, è anzitutto importante sapere che cosa accade all’interno dell’uomo e cosa attende colui che intraprende uno sviluppo occulto. Interessante, sebbene forse non altrettanto importante, è la trasformazione come appare alla visione chiaroveggente esterna. Possiamo dire, caratterizzando brevemente: ciò che viene percepito interiormente come una sorta di mobilità e indipendenza crescente dei singoli parti del corpo fisico, appare allo sguardo chiaroveggente, che non sperimenta interiormente il cambiamento insieme al corpo fisico bensì lo osserva dall’esterno, si manifesta nel fatto che il corpo fisico di una persona in sviluppo occulto si divide e si spacca in certo modo; e poiché si spacca, lo sguardo chiaroveggente lo percepisce come se si dividesse.
Il corpo fisico di una personalità che procede sempre più avanti nello sviluppo occulto cresce effettivamente, per lo sguardo chiaroveggente. Si può dire: quando si ha a che fare con qualcuno che è veramente in sviluppo occulto, si ha l’impressione che, incontrandolo in un certo momento, ciò che lo sguardo chiaroveggente vede come corpo fisico ha una certa grandezza; incontrandolo di nuovo dopo anni, questo corpo fisico è cresciuto, è diventato sostanzialmente più grande. Esiste dunque una tale crescita del corpo fisico al di là della grandezza fisica ordinaria; solo che ciò è accompagnato dal fatto che questo corpo fisico diventa più etereo. Si nota però: quando la persona si è sviluppata, mostra un corpo fisico sempre più grande; è però composto, per così dire, di singole parti, e queste singole parti si presentano come quello che si chiama Immaginazione nella vita occulta. Il corpo fisico di una personalità in sviluppo occulto si mostra sempre più come una somma di Immaginazioni, di immagini viventi e attive internamente, per così dire; e queste immagini diventano sempre più interessanti, perché non sono arbitrarie. All’inizio, quando la persona è agli inizi dello sviluppo occulto, non sono particolarmente significative; ancora meno significative quando lo sguardo chiaroveggente osserva il corpo umano non ancora occultamente sviluppato.
Quando si osserva il corpo umano non ancora occultamente sviluppato, si percepisce una serie di immagini, di Immaginazioni. Ciò che è materia fisica scompare, per lo sguardo chiaroveggente, e al suo posto appaiono Immaginazioni; ma sono così compresse che non mostrano l’aspetto amichevole, internamente luminoso di una persona in sviluppo occulto, bensì si presentano come materia offuscata in se stessa. Ma anche nell’uomo non sviluppato si mostrano, come parti, e ogni parte si riferisce a qualcosa nel Macrocosmo. Essenzialmente si possono distinguere dodici membri. Ogni membro è proprio un quadro; il quadro di una parte del grande mondo. Se li si hanno tutti dodici insieme, si ha l’impressione che un pittore sconosciuto abbia creato dipinti in miniatura del Macrocosmo—dodici in numero—e ne abbia formato il corpo fisico umano. Quando la personalità è in sviluppo occulto, questa immagine diventa sempre più grande, ma anche sempre più amichevole interiormente, luminosa dall’interno. Questo accade perché: in una personalità non in sviluppo occulto, il Macrocosmo viene rispecchiato solo nel suo aspetto fisico; in una personalità in sviluppo occulto, invece, si mostra sempre più anche il contenuto spirituale nelle immagini, si mostrano le immagini degli esseri spirituali del Macrocosmo. Così l’evoluzione occulta si presenta anche nel fatto che la personalità in sviluppo occulto diventa sempre più un microcosmo spirituale invece che un semplice microcosmo fisico; cioè mostra sempre più in sé non solo le immagini dei pianeti e dei soli, ma degli esseri delle gerarchie superiori. Questa è la differenza tra una persona non in sviluppo occulto e una che lo è. Man mano che l’uomo avanza nello sviluppo occulto, si mostrano gerarchie sempre più elevate. Si impara così, per così dire, a conoscere la struttura del mondo osservando chiaroveggentemente il corpo fisico umano.
Il corpo eterico umano, in una persona non in sviluppo occulto, mostra il divenire del mondo, quello che si succede nel tempo; mostra come i pianeti e i soli, o anche le culture umane sulla terra, o anche i singoli uomini attraverso le loro incarnazioni, cambiano e si mostrano nel divenire progressivo. Il corpo eterico è quindi propriamente un narratore; racconta il divenire del mondo. Mentre il corpo fisico umano è come una somma di quadri dipinti da un pittore sconosciuto, il corpo eterico si rivela come una specie di narratore che racconta la storia del mondo negli avvenimenti interni propri. E quanto più l’uomo è in sviluppo occulto, tanto più lontano si estendono le narrazioni. Un uomo che è relativamente poco in sviluppo occulto mostra nel suo corpo eterico, per lo sguardo chiaroveggente, forse un paio di generazioni che lo hanno preceduto nell’eredità fisica; infatti anche questo divenire si mostra nel corpo eterico umano. Ma quanto più progredisce lo sviluppo occulto di una personalità, tanto più è possibile vedere nel corpo eterico culture umanitarie, singole incarnazioni di questa o quella individualità, sì, salire fino al divenire cosmico e alla parte che gli spiriti delle gerarchie superiori hanno nel divenire cosmico. Il corpo astrale umano, per l’osservazione ordinaria, è visibile solo attraverso la sua ombra interiore, attraverso le esperienze di pensiero, di volontà, di sentimento; diventa sempre più un’espressione di ciò che l’uomo è in valore nella sua essenza nel Cosmo.
Vi chiedo di prendere questa descrizione, questa rappresentazione, come particolarmente significativa. Il corpo astrale dell’uomo in sviluppo occulto diventa sempre più l’espressione del valore dell’uomo nel Cosmo. Abbiamo descritto come arriviamo a sapere che il corpo astrale nella sua natura originaria è una sorta di egoista, ma come lo sviluppo occulto deve superare questo facendo elevare gli interessi personali a interessi mondiali. Se si osserva il corpo astrale di una personalità in sviluppo superiore, si vedrà in questo corpo astrale, a seconda che si mostri scuro o opaco oppure internamente luminoso, a seconda che si riveli in toni discordanti oppure in armoniosi suoni melodici, si vedrà se questa persona ha condotto il suo sviluppo in modo che sia rimasta legata ai propri interessi personali, di cui si è parlato, oppure se ha veramente fatto diventare suoi gli interessi mondiali. Questo è ciò che può risultare dal corpo astrale di una personalità umana in sviluppo superiore: che, se lo sviluppo è avvenuto in corretta moralità occulta, vediamo come l’uomo diventa meraviglioso nel fatto che allarga l’orizzonte dei suoi interessi dal personale all’umanitario generale e alle intenzioni mondiali generali. Il corpo astrale diventa sempre più brillante, sempre più solare, nel fatto che l’uomo sempre più impara a fare dei suoi interessi le questioni generali dell’umanità e del mondo. Il Sé dell’uomo, man mano che l’uomo avanza nel suo sviluppo, mostra sempre più la tendenza a dividersi, a frammentarsi. Invia, per così dire, il suo contenuto di coscienza; questo contenuto di coscienza compie missioni nel mondo.
Sì, se l’uomo vuole imparare a conoscere, ad esempio, un essere dalla gerarchia degli Angeli, non basta che applichi capacità conoscitive del tipo ordinario. Se vuole veramente impararlo a conoscere, deve poter spostare la sua coscienza, cioè deve poter estrapolare le forze del suo Sé e trasferire un frammento della sua autocoscienza nell’essere della gerarchia degli Angeli. Qualsiasi essere conosciamo, possiamo conoscerlo solo trasferendo la nostra autocoscienza in quell’essere. Questo è l’impulso del Sé: uscire da se stesso, trasferirsi nell’altro essere e lasciar vivere in quell’altro essere ciò che prima viveva solo in se stessi. Questo impulso si mostra a un livello inferiore dell’umanità, al livello dell’esistenza umana ordinaria, in una certa spinta a rimuovere la coscienza da se stessi; si manifesta nel bisogno di sonno. E ciò che spinge psichicamente l’uomo a dormire è precisamente lo stesso impulso che, in forma sviluppata superiore, non conduce la coscienza nel mondo inconscio del sonno, bensì nella coscienza degli Angeli oppure dello Spirito della Forma oppure delle gerarchie superiori. Così si potrebbe pronunciare la parola paradossale: che significa imparare a conoscere uno degli Elohim, uno degli Spiriti della Forma? Significa essersi sviluppati al punto di poter addormentarsi nella coscienza dell’Elohim e svegliarsi nell’Elohim con la coscienza di questo Spirito della Forma, di questo Spirito delle gerarchie superiori. Questo significa conoscere un essere superiore: rinunciare alla propria coscienza come la si rinuncia nel sonno, ma rinunciarvi mediante le forze superiori risvegliate in essa, in modo che questa coscienza si svegli e splenda verso di sé come la coscienza di questo essere superiore. Così un corpo astrale in corretto sviluppo occulto diventa come un sole che irradia i suoi interessi mondiali. Un Sé, invece, quando si sviluppa più in alto, diventa come i pianeti che orbitano intorno a questo sole del corpo astrale e che, nel loro orbitare attraverso il mondo, incontrano altri esseri e, incontrando questi altri esseri, portano notizie di questi altri esseri all’essere conoscente dell’uomo.
Così in realtà il corpo astrale e il Sé di un uomo in sviluppo occulto offrono l’immagine di un sole—questo è il corpo astrale—circondato dai suoi pianeti: questa è una molteplicità di moltiplicazioni del Sé, che sono inviate in altri esseri, affinché l’uomo, attraverso ciò che risplende dal suo Sé moltiplicato di questi altri esseri, conosca l’essenza di questi altri esseri.
E il sentimento che si prova nel conoscere i membri delle gerarchie superiori nella loro essenza interiore—attraverso il corpo fisico e il corpo eterico li si impara a conoscere nella loro essenza esterna; interiormente li si impara a conoscere attraverso il corpo astrale e il Sé, si giunge per così dire in comunicazione con questi esseri delle gerarchie superiori—il sentimento che si prova è: come se si dovesse diventare un sole nel proprio corpo astrale e staccare un Sé che ha la tendenza a immergersi nella gerarchia degli Angeli; un altro Sé che ha la tendenza a immergersi nella gerarchia degli Arcangeli; un altro Sé che ha la tendenza a immergersi nella gerarchia degli Spiriti della Forma. Un quarto Sé si immerge nella gerarchia degli Spiriti del Movimento, un quinto nella gerarchia degli Spiriti della Saggezza e della Volontà, un sesto Io nella gerarchia dei Cherubini e un settimo in quella dei Serafini. È possibile, cari amici, che l’uomo, quando porta i quattro membri della sua essenza a uno sviluppo su un livello elevato, giunga veramente a un’esperienza come quella caratterizzata qui. È possibile; ma insieme al fatto che l’uomo giunga a uno sviluppo così del suo Sé, come ho appena indicato, può giungere a uno sviluppo, per così dire, ancora più elevato del suo Sé. Infatti, nel fatto che il Sé stacca da sé sette Sé, esso, come ottavo, rimasto indietro, passa attraverso uno sviluppo superiore. Vi prego di considerare la cosa così: abbiamo il Sé originario dell’uomo, che gli è dato prima di aver compiuto uno sviluppo occulto. Ora egli compie questo, e così quest’uomo invia da sé sette Sé. Affinché ciò che gli era originariamente dato potesse inviare sette Sé, ha dovuto applicare una forza interiore.
Nel fatto che questo Sé ha passato attraverso questo, è esso stesso salito di un gradino più in alto. Vi prego però di considerare che il processo che ho descritto qui nel suo estremo si svolge gradualmente. L’uomo che intraprende uno sviluppo occulto non diventa subito un sole perfetto nel suo corpo astrale, circondato dai pianeti del suo Sé, bensì prima raggiunge un’esistenza solare imperfetta, sviluppi imperfetti dei suoi Sé planetari; tutto questo procede gradualmente. Ma insieme a ciò va anche molto lentamente e gradualmente la trasformazione del Sé ordinario nel Sé superiore. Quando questo sviluppo ha raggiunto un certo punto, quando cioè il Sé effettivamente giunge sempre più in alto, allora gradualmente si offre la possibilità di guardare indietro alle incarnazioni precedenti. Vi indico qui il punto che dà la possibilità di guardare indietro alle incarnazioni precedenti. È lo sviluppo del Sé oltre se stesso, in modo che vada oltre se stesso attraverso le forze che nello stesso tempo gli danno la possibilità di penetrare le gerarchie superiori. Si potrebbe dunque dire: l’uomo, per quanto riguarda il suo Sé e il suo corpo astrale, attraverso il suo sviluppo occulto diventa simile a stelle, a sistemi stellari, per lo sguardo chiaroveggente. Con questo, cari amici, vi ho descritto più o meno ciò che per la chiaroveggenza esterna, per l’osservazione di un’altra personalità che diviene chiaroveggente, si presenta, mentre negli ultimi giorni vi ho rappresentato più le esperienze come esperienze interiori. C’è ancora qualcosa di importante da presentare, che rappresenta, per così dire, lo sviluppo ulteriore di un’indicazione già data.
L’uomo giunge, come vedete, quando sviluppa il suo corpo astrale e il suo Sé, a vedere riempito con gli esseri delle gerarchie superiori un mondo che prima era vuoto: Angeli, Arcangeli, Archai e così via. Ora potete porre la domanda: i regni della natura intorno all’uomo si trasformano anche? E veramente, i regni della natura si trasformano sostanzialmente. Vedete, vi ho detto prima che il corpo fisico per il veggente già nella personalità ordinaria si presenta come una somma di quadri che diventano sempre più luminosi interiormente, man mano che la personalità progredisce. Come è con gli animali? Bene, quando si osservano gli animali con lo sguardo chiaroveggente, il loro corpo fisico si trasforma pure in Immaginazioni, e allora si sa: questi animali non sono quello che appaiono nella Maya, ma sono Immaginazioni, cioè sono Immaginazioni pensate in una coscienza. Chi dunque rappresenta gli animali come Immaginazioni? In chi sono Immaginazioni? Gli animali, e anche le piante nelle loro forme esteriori—ma le piante meno degli animali e i minerali ancora meno—sono Immaginazioni di Arimane.
ANNOTAZIONI
La prefazione anteposta alla 2ª e 3ª edizione di Marie Steiner è ora contenuta in: Marie Steiner «L’Antroposofia di Rudolf Steiner» (Scritti raccolti, vol. 1, Dornach 1967).
Nel periodo in cui Rudolf Steiner tenne questi discorsi, si era appena separato con la sua scienza dello spirito orientata antroposoficamente dalla Società Teosofica di allora. Usa i termini «Teosofia» e «teosoficamente», tuttavia sempre nel senso della sua scienza dello spirito orientata antroposoficamente sin dall’inizio. Seguendo le indicazioni di Rudolf Steiner, queste designazioni, quando è coerente con il significato del testo, sono state qui sostituite con «Antroposofia» e «antroposoficamente».
Fondamenti testuali: I discorsi furono trascritti stenograficamente e trasformati in testo chiaro dallo stenografo. Il trascrittore non è noto; gli stenogrammi non sono più disponibili. Il testo di questa edizione segue, come tutte le edizioni precedenti, la prima edizione del ciclo in grande formato del 1913.
Il titolo del volume corrisponde a quello scelto da Rudolf Steiner per il ciclo di lezioni.
Le opere di Rudolf Steiner all’interno dell’Opera Omnia (GA) sono indicate negli Annotazioni con il numero bibliografico. Vedi anche la rassegna alla fine del volume.
Alla pagina
11 Parole introduttive dirette ai membri prima del ciclo sulla separazione appena avvenuta dell’Antroposofica dalla Società Teosofica sono stampate nel n. bibl. 252 dell’Opera Omnia (Discorsi sulla storia del movimento antroposofico e della Società Antroposofica).
50 Discorsi sull’«Antroposofia»: Rudolf Steiner «Antroposofia—Psicopofia—Pneumatopofia», n. bibl. 115 dell’Opera Omnia.
60 Tacito, 55 circa fino a circa 115, storico romano.
Scuola di Zoroastro, Amshaspands: Vedi anche il discorso su Zoroastro in «Risposte della scienza dello spirito alle grandi domande dell’esistenza», n. bibl. 60 dell’Opera Omnia, come pure «Miti e segni», 4º discorso (previsto per il n. bibl. 101).
Descrizione occulta della luna antica: Vedi Rudolf Steiner «La scienza occulta nei suoi tratti generali», n. bibl. 13 dell’Opera Omnia.
97 Erasmo da Rotterdam, 1459-1536. «L’elogio della pazzia», 1511.
114 Graal, Chrétien de Troyes, ecc.: Vedi Rudolf Steiner «Cristo e il mondo spirituale. Dalla ricerca del Santo Graal», n. bibl. 149 dell’Opera Omnia.
130 Agostino, 354—430. «Confessiones» (Confessioni).
131ss. Vescovo manicheista Faustino, Fausto Andrelino, ecc.: La presentazione delle varie figure di Faust è tratta dall’articolo di Herman Grimm «L’origine del popolare libro di Dr. Faust» in «Quindici Saggi, terza serie» (Gütersloh 1882). Vedi anche Rudolf Steiner «Spiegazioni esoteriche al “Faust” di Goethe», vol. 1, n. bibl. 272 dell’Opera Omnia.
134 Faust di Marlowe: Christopher Marlowe, 1564-1593, drammaturgo inglese. «La vita e la morte del Dr. Fausto», 1588.
Giovanni (o Giorgio) Faust, ca. 1480-1539: Vedi per il resto Herman Grimm op. cit.
137 «Guardiano della Soglia»: Vedi il dramma mistico di Rudolf Steiner dello stesso nome in «Quattro drammi misteri», n. bibl. 14 dell’Opera Omnia, come pure i discorsi «I segreti della soglia», n. bibl. 147 dell’Opera Omnia.
poeta da lungo tempo defunto: Hermann Rollett, 1819-1904. Vedi anche Rudolf Steiner «Forze spirituali di azione nella convivenza tra generazione vecchia e giovane. Corso pedagogico per la gioventù», n. bibl. 217 dell’Opera Omnia.
Sinnett, «Buddhismo esoterico»: A. P. Sinnett, «Esoteric Buddhism», pubblicato nel 1883, in tedesco 1884.
157 Ho toccato una volta queste cose: Vedi «Storia occulta. Considerazioni esoteriche su relazioni karmiche di personalità e eventi della storia mondiale», 2º discorso, n. bibl. 126 dell’Opera Omnia.
161 «Il popolo non sente mai il diavolo…»: Parole di Mefistofele in «Faust» parte 1ª, nella Cantina di Auerbach.
164 L’ho rappresentato una volta: Vedi «Il Vangelo di Matteo» 7º e 8º discorso, n. bibl. 123 dell’Opera Omnia, inoltre la presentazione della storia della tentazione in «Dalla ricerca dell’Akasha. Il Quinto Vangelo», n. bibl. 148 dell’Opera Omnia.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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