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O.O. 106

Miti e Misteri d'Egitto in rapporto con le forze spirituali operanti nel presente

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1°L’essenza dell’antroposofia

Lipsia, 2 Settembre 1908

Se ci poniamo la domanda su cosa deve essere la scienza dello spirito per l’uomo, da ogni genere di sentimenti e sensazioni che ci siamo formati durante il nostro operare in questo ambito porteremo sempre di nuovo dinanzi alla nostra anima una risposta: la scienza dello spirito deve essere per noi una via verso il più alto sviluppo della nostra umanità, dell’umanesimo che è in noi.

Con ciò abbiamo posto dinnanzi a noi uno scopo della vita che, sotto un certo aspetto, è per ogni uomo pensante e sentiente qualcosa di auto-evidente. È uno scopo che comprende il raggiungimento dei più alti ideali, ma anche lo sviluppo delle più significative e profonde forze nella nostra anima. In fondo, i migliori fra gli uomini in tutti i tempi si sono posti la domanda: Come può l’uomo sviluppare rettamente ciò che è depositato in lui? E sono state date risposte in maniere molteplici. Forse non se ne può trovare una più concisa e stringente di quella che da una profonda disposizione interiore Goethe ha dato nei « Misteri »:

Dalla forza che tutti gli esseri lega, si libera l’uomo che a sé medesimo si vince.

Enormemente grande è il significato profondo di queste parole: chiaramente e distintamente ci mostrano quello su cui si incentra qualsiasi sviluppo. Si incentra su questo: che l’uomo sviluppa il suo sentimento interiore mediante il fatto che esce da sé stesso. Per mezzo di ciò scopriamo che in certo modo ci eleviamo al di sopra di noi stessi. L’anima che si vince a sé stessa trova la via oltre sé e con ciò verso i più alti beni dell’umanità. A questo nobile scopo della scienza dello spirito si deve ricordare quando siamo sul punto di trattare proprio un tale argomento come quello che deve occuparci qui. Esso ci condurrà in primo luogo al di là dell’orizzonte ordinario della vita verso affari elevati. Ampi periodi temporali dovremo comprendere d’un’occhiata nel trattare il nostro argomento, un’epoca che deve estendersi dall’antico Egitto fino ai nostri tempi. Migliaia di anni sono quelli che dovremo comprendere d’un’occhiata; e quello che vogliamo guadagnare sarà veramente qualcosa di strettamente collegato con le nostre più profonde angustie dell’anima, che influisce nell’intimo della nostra vita spirituale. Solo apparentemente, infatti, accade che l’uomo, aspirando alle altezze della vita, si allontani da quello che gli è direttamente dato: proprio per mezzo di ciò egli arriva alla comprensione di quello che l'occupa continuamente. L’uomo deve venir via dalla miseria del giorno, da quello che il quotidiano porta, e alzare lo sguardo ai grandi eventi della storia mondiale e dei popoli; solo allora trova quello che l’anima conserva come suo più sacro. Singolare potrebbe sembrare se si indica che devono essere cercate relazioni, intime relazioni fra l’antico Egitto, i tempi in cui sorsero le gigantesche piramidi e la Sfinge, e la nostra presente contemporaneità. Potrebbe sembrare anzitutto qualcosa di strano che si voglia comprendere meglio il nostro tempo gettando lo sguardo così lontano all’indietro. Proprio per questo dovremo ancora guardare all’indietro su periodi temporali molto più ampi e ancora più vasti. Ma anche questo ci fornirà il risultato che abbiamo dinnanzi a noi, che cerchiamo: trovare la possibilità di andare oltre noi stessi.

Per colui che si è occupato più profondamente dei concetti elementari della scienza dello spirito, non può affatto sembrare singolare che si cerchi la connessione tra periodi temporali lontani l’uno dall’altro. È una nostra convinzione fondamentale che l’anima umana ritorna sempre di nuovo, che le esperienze fra la nascita e la morte si ripetono per l’uomo. La dottrina della reincarnazione ci è divenuta sempre più familiare. Considerando questo, possiamo domandarci: Sì, queste anime che oggi abitano in noi erano già presenti molte volte; non è forse possibile che siano state anche una volta nell’antico paese egiziano, al tempo dell’epoca culturale egizia, che siano le stesse anime che ora vivono in noi, le quali allora alzavano lo sguardo alle gigantesche piramidi e alle enigmatiche Sfinghi nell’antico Egitto?

Questa domanda deve essere affermata. L’immagine si è rinnovata, e le nostre anime hanno alzato lo sguardo ai vecchi monumenti culturali che esse oggi rivedono. Sono dunque essenzialmente le stesse anime che allora hanno vissuto, che hanno attraversato periodi temporali successivi e sono di nuovo apparse nel nostro tempo. Sappiamo che nessuna vita rimane senza frutto: ciò che rimane presente nell’anima è quello che essa ha attraversato come esperienze e conoscenze, e riappare in forma di forze, nel temperamento, nelle abilità e nelle disposizioni in incarnazioni successive. Così il modo in cui oggi contempliamo la natura, il modo in cui riceviamo quello che il nostro tempo produce, il modo in cui oggi contempliamo il mondo, è stato depositato nell’antico Egitto, nella terra delle piramidi. Allora fummo preparati nel modo in cui oggi guardiamo nella realtà fisica. Vogliamo una volta approfondire come si concatenano misteriosamente gli ampi periodi temporali.

Se vogliamo considerare il significato più profondo di queste conferenze, dobbiamo risalire molto lontano nello sviluppo della nostra terra. Sappiamo che la nostra terra si è modificata spesso. All’antico Egitto precedettero ancora altre culture. Con i mezzi della ricerca occulta possiamo anche guardare ancora molto più lontano all’indietro, in tempi grigi primordiali dello sviluppo dell’umanità, e allora arriviamo certamente in tempi in cui la terra aveva un aspetto completamente diverso da oggi. Completamente diverso era sul suolo dell’antico Oriente e dell’Africa. Se guardiamo chiaroveggentemente indietro in tempi primordiali, arriviamo in quei tempi in cui una gigantesca catastrofe, prodotta da forze acquatiche, ha avuto luogo sulla nostra terra e ne ha completamente trasformato l’aspetto. E se ancora risaliamo più lontano, arriviamo in tempi primordiali in cui la terra aveva una fisionomia completamente diversa: arriviamo in tempi in cui quello che oggi fra l’Europa e l’America forma il fondo dell’Oceano Atlantico era in alto, era terra. Arriviamo in un tempo in cui le nostre anime vivevano in corpi completamente diversi da quelli odierni: arriviamo nell’antica Atlantide, in tempi primordiali di cui la scienza esteriore oggi ancora può darci poca notizia.

Allora, attraverso grandi catastrofi acquatiche, queste terre dell’Atlantide trovarono il loro tramonto. Altre forme avevano allora i corpi degli uomini, altre forme questi assunsero più tardi. Ma le anime che oggi abitano in noi abitavano anche negli antichi Atlantidi. Erano le nostre stesse anime. Poi la catastrofe acquatica provocò un movimento interiore dei popoli atlantici, un grande esodo da Occidente verso Oriente. Questi popoli eravamo noi stessi. Verso la fine dell’Atlantide divenne molto turbolento: noi stessi migravamo da Occidente verso Oriente, attraverso l’Irlanda, la Scozia, l’Olanda, la Francia e la Spagna. Così i popoli migrarono verso Oriente e popolarono l’Europa, l’Asia e le parti settentrionali dell’Africa.

Ora non si deve credere che ciò che si trascinò da Occidente come ultimo grande esodo di popoli non abbia incontrato popoli nei territori che si erano formati successivamente come Asia, Europa, Africa. Quasi tutta l’Europa, le parti settentrionali dell’Africa e grandi parti dell’Asia erano allora già popolate. Questi territori non furono popolati soltanto da Occidente, ma erano già stati popolati prima: era essenzialmente una popolazione estranea quella che era già presente, contro la quale questo esodo di popoli si scontrò. Possiamo immaginarci che, allorché entrarono tempi più tranquilli, si evidenziassero particolari condizioni culturali. Era per esempio nella vicinanza dell’Irlanda una regione in cui dimoravano, prima della catastrofe che si trova migliaia di anni dietro di noi, le parti più progredite di tutta la popolazione terrestre. Queste parti allora si trascinarono attraverso l’Europa sotto una particolare guida di grandi individualità fino in una regione dell’Asia Centrale, e da lì furono inviate colonie di cultura nelle più diverse direzioni. Una tale colonia dell’epoca post-atlantica nacque dal fatto che, da quel gruppo di persone, una colonia fu mandata verso l’India: là trovò già una popolazione presente da tempi primordiali, che aveva anch’essa una cultura. I colonizzatori tennero conto di quello che era già presente, e fondarono la prima cultura post-atlantica, antica di molti millenni, di cui la documentazione esteriore difficilmente narra alcunché. Quello che essi dicono si trova migliaia di anni dopo. In quelle significative collezioni di saggezza che noi designiamo come le collezioni del Veda, nei vecchi Veda, abbiamo soltanto gli ultimi echi di ciò che rimase da una cultura indiana molto antica, guidata da esseri sovramondani e fondata dai sacri Rishi. Era una cultura unica nel suo genere, di cui oggi possiamo farci solo debolissime rappresentazioni, perché i Veda sono soltanto il riflesso di quella antichissima sacra cultura indiana.

Su questa cultura seguì un’altra, la seconda epoca culturale dell’epoca post-atlantica, la cultura da cui scaturì più tardi la saggezza dello Zoroastro, la cultura da cui emerse quella persiana. La cultura indiana durò a lungo, a lungo durò la cultura persiana, che raggiunse una conclusione in Zoroastro.

Allora nasce, di nuovo sotto l’influenza di colonizzatori che furono inviati nella terra del Nilo, la cultura che possiamo abbracciare con i quattro nomi: cultura caldaica-egizia-assira-babilonese. In Asia Anteriore e nelle parti settentrionali dell’Africa si formò quella cultura che designiamo come la terza dell’epoca post-atlantica. Essa raggiunge il suo apice, da una parte, nella meravigliosa astronomia caldaica, nella saggezza caldaica delle stelle, e dall’altra parte nella cultura egizia.

Viene poi una quarta epoca, che si sviluppò nel Sud dell’Europa, l’epoca della cultura greco-latina. Il suo mattino si esprime nei canti di Omero, ci mostra quello che potè essere rivelato nelle opere scultoree greche, ci mostra un’arte poetica che ha prodotto cose così significative come le tragedie di Eschilo e Sofocle. Anche il mondo romano vi appartiene. È un’epoca che inizia all’incirca nell’8° secolo, 747 prima di Cristo, e durò fino al 14° e 15° secolo, 1413 dopo la nascita di Cristo. Da allora in poi abbiamo il quinto periodo, in cui ci troviamo, e questo sarà sostituito da un sesto e da un settimo. In questo settimo periodo l’induismo antico riapparirà in nuova forma.

Vedremo che esiste una legge singolare. Essa ci rende comprensibile il funzionamento di forze meravigliose attraverso questi periodi temporali, e la connessione di diverse epoche culturali l’un'all’altra. Guardiamo anzitutto al primo periodo, a quello della cultura indiana: scopriremo allora che vedremo risplendere di nuovo questa prima cultura in una nuova forma nel settimo periodo. In una nuova forma allora apparirà l’induismo antico. Forze completamente misteriose operano là. E il secondo periodo, che abbiamo chiamato persiano, lo vedremo risplendere di nuovo nel sesto periodo. Vedremo, dopo che la nostra cultura sarà scomparsa, rivivere nella cultura del sesto periodo la religione dello Zoroastro. E nelle nostre conferenze vedremo come nel nostro quinto periodo avrà luogo un tipo di resurrezione del terzo, del periodo egiziano. Il quarto periodo sta nel mezzo; è qualcosa di per sé, non ha uguali né prima né dopo.

Per render più comprensibile questa legge misteriosa, si deve ancora dire quanto segue. Sappiamo che l’induismo ha qualcosa che tocca stranamente la coscienza umanitaria degli uomini odierni: la divisione in determinate caste, la divisione in casta sacerdotale, casta guerriera, commercianti e lavoratori. Questa rigida separazione è estranea alla coscienza odierna. Nella prima cultura post-atlantica essa non era qualcosa di estraneo, ma qualcosa di auto-evidente. Non poteva essere altrimenti: secondo le diverse capacità delle anime, l’umanità doveva essere divisa in quattro gradi. Non si avvertiva alcuna durezza nel farlo, poiché gli uomini erano divisi dai loro condottieri, e questi avevano una tale autorità che quello che essi disponevano era naturalmente vincolante. Ci si diceva che i condottieri, i sette sacri Rishi, che avevano ricevuto il loro insegnamento da esseri divini nell’Atlantide stessa, potevano vedere a quale posto l’uomo dovesse essere collocato. Così una tale divisione degli uomini era qualcosa di completamente naturale. Completamente diverso sarà il raggruppamento degli uomini nel settimo periodo. Se nel primo periodo era l’autorità a determinare la divisione, nel settimo periodo sarà qualcosa di diverso: gli uomini si raggrupperanno secondo considerazioni obiettive. Vediamo qualcosa di simile fra le formiche: esse formano uno stato che, nel suo meraviglioso ordinamento come anche nella capacità di compiere un’impresa proporzionalmente enorme, non è eguagliato da alcuno stato umano. Eppure abbiamo là rappresentato proprio quello che oggi all’uomo sembra così estraneo, il sistema di caste; per ogni formica esiste un’attività parziale.

Qualsiasi cosa si possa pensare oggi, gli uomini riconosceranno che nella divisione in gruppi obiettivi riposa la salvazione degli uomini, e troveranno la possibilità della divisione del lavoro e pur tuttavia dell’uguaglianza di diritti. La società umana apparirà come un’armonia meravigliosa. Questo è qualcosa che possiamo vedere negli annali del futuro. Così apparirà di nuovo l’antico Indostan. E in maniera simile certe peculiarità del terzo periodo appariranno di nuovo nel quinto periodo.

Quando ora guardiamo anzitutto a quello che direttamente include il nostro argomento, vediamo là un territorio gigantesco: vediamo la piramide gigantesca, la Sfinge enigmatica. Vedremo che le anime che appartenevano agli antichi Indiani erano anche incarnate in Egitto, e sono anche incarnate oggi. E se inseguiamo quella caratterizzazione generale alquanto nel dettaglio, debbono anzitutto palesarcisi due fenomeni che ci mostreranno come già possiamo inseguire i misteriosi fili nei nessi sovramondani fra la cultura egizia e la cultura odierna. Abbiamo visto la legge della ripetizione nei diversi periodi; infinitamente più significativa diverrà per noi, però, se l'inseguiamo nella regione spirituale.

Tutti noi conosciamo un’immagine di profondo significato che ha certo attraversato la mente di tutti noi, quella famosa immagine di Raffaello, che per una concatenazione di diverse circostanze si trova in modo singolarmente significativo proprio presso di noi nell’Allemagna Centrale: parlo della Madonna Sistina. In questo quadro, che davvero può apparire agli occhi di molti in innumerevoli repliche, abbiamo forse imparato ad ammirare la meravigliosa purezza che si effonde su tutta la figura; abbiamo forse anche nel volto della madre, nello strano stare sospesa della figura, avvertito qualcosa, e qualcosa anche nella profonda espressione dello sguardo del bambino. E quando poi vediamo intorno le formazioni di nuvole da cui appaiono innumerevoli testine di angeli, abbiamo una sensazione ancora più profonda, una sensazione che ci rende più comprensibile l’intero quadro. So di dire qualcosa di ardito quando dico: Se qualcuno guarda veramente profondamente e seriamente questo bambino fra le braccia della madre, e dietro di lui le nuvole che si articolano in una molteplicità di testine di angeli, ha la rappresentazione che questo bambino non è nato in modo naturale, è uno di quelli che stanno accanto fluttuando nelle nuvole. Questo Gesù bambino è egli stesso una tale figura di nuvola, soltanto divenuta un po’ più densa, come se una tale testina di angioletto fosse volata giù dalle nuvole fra le braccia della Madonna. Sarebbe proprio una sensazione sana. Se rendiamo vivo in noi questo contenuto emotivo, il nostro sguardo si dilaterà, si libererà da certe concezioni ristrette circa i nessi naturali dell’essere. Proprio da tale immagine il nostro sguardo ristretto potrà dilatarsi al punto che anche quello che secondo le leggi odierne deve accadere, una volta potrebbe essere stato diverso. Capiremo che una volta esisteva una generazione diversa da quella sessuale. In breve, in questo quadro comprenderemo i nessi profondi dell’uomo con le forze spirituali. Questo è contenuto in esso.

Se portiamo indietro il nostro sguardo da questa Madonna al tempo egiziano, allora ci incontriamo con qualcosa di completamente simile, un’immagine altrettanto nobile. L’Egiziano aveva l’Iside, quella figura su cui si attacca la parola: Io sono quella che era, che è, che sarà. Nessun mortale ha mai sollevato il mio velo.

Un mistero profondo, nascosto sotto un velo profondo, si rivela nella figura di Iside, della cara spiritualità divina, di Iside che nella coscienza spirituale dell’antico Egiziano stava col figlio Horus, proprio come la nostra Madonna col Gesù bambino. Nel fatto che ci viene presentata questa Iside come qualcosa che reca il sempiterno in sé, siamo di nuovo ricordati della sensazione alla vista della Madonna. Misteri profondi abbiamo da vedere in Iside, misteri che trovano il loro fondamento nello spirituale. Una reminiscenza di Iside è la Madonna: Iside riappare nella Madonna. Questo è un tale nesso. Dobbiamo con il sentimento riconoscere i misteri profondi che rappresentano un nesso sovramondano fra la cultura egizia e la cultura odierna.

Un altro nesso ancora possiamo oggi stabilire. Ci ricordiamo di come l’Egiziano trattava i suoi morti, ci ricordiamo delle mummie, di come l’Egiziano curava che la forma fisica esteriore fosse conservata a lungo. Sappiamo che l’Egiziano riempiva le sue tombe con tali mummie, in cui aveva preservato la forma esteriore, e che al defunto nella tomba aggiungeva certi strumenti, possessioni, come reminiscenze della vita fisica trascorsa, strumenti che corrispondevano ai bisogni della vita fisica. Così quello che l’uomo aveva avuto nel fisico doveva rimanere preservato. Così l’Egiziano collegava i suoi morti al piano fisico. Questo uso si sviluppò sempre più. Proprio questo caratterizzava la vecchia cultura egizia.

Ma una cosa del genere non è senza conseguenze per l’anima. Pensiamo al fatto che le nostre anime erano in corpi egiziani. È completamente corretto che le nostre anime fossero incarnate in questi corpi che erano divenuti mummie. Sappiamo dalle rappresentazioni date precedentemente che, allorché l’uomo è liberato dal suo corpo fisico e dal suo corpo eterico dopo la morte, ha una coscienza diversa, non vive affatto in uno stato inconscio nel mondo astrale. Egli può guardare giù dal mondo spirituale: anche se oggi non può guardare su, allora può guardare giù sulla terra fisica. Non è dunque indifferente se il corpo è conservato come mummia, o se questo corpo è bruciato o decomposto. Ne risulta una determinata forma di nesso. Vedremo il nesso misterioso. Per il fatto che nell’antico Egitto per una lunga epoca i corpi sono rimasti conservati, le anime hanno nel frattempo dopo la morte vissuto qualcosa di completamente determinato. Sapevano, quando guardavano giù: questo è il mio corpo. Erano legate a esso, a questo corpo fisico, avevano dinanzi a loro la forma del loro corpo; il corpo divenne importante alle anime, perché l’anima è suscettibile di impressioni dopo la morte. L’impressione che il corpo mumificato ha suscitato si impresse profondamente, e l’anima fu formata secondo questa impressione.

Ora questa anima passò attraverso incarnazioni nella cultura greco-latina, e oggi vive nel nostro tempo in noi. Non è privo di effetto che queste anime dopo la morte abbiano visto il loro corpo mumificato, che per questo fossero continuamente richiamate a esso; non è affatto inessenziale. Esse l'hanno accolto nella loro simpatia, e il frutto di questo guardare giù appare oggi, nel quinto periodo nell’inclinazione che le anime hanno oggi, di porre grande valore sulla vita fisica esteriore. Tutto quello che oggi noi chiamiamo attaccamento alla materia, viene dal fatto che le anime potessero contemplare allora dal mondo spirituale la loro propria incarnazione. Per mezzo di ciò l’uomo ha imparato ad amare il mondo fisico, per mezzo di ciò oggi si dice così spesso che importante è soltanto questo corpo fisico fra nascita e morte.

Tali concezioni non vengono dal nulla. Con ciò non si vuol certamente dare una critica della cultura delle mummie, bensì si devono solo indicare le necessità che sono connesse con il sempre ricorrente incarnarsi dell’anima. Gli uomini non avrebbero potuto arrivare affatto al loro ulteriore sviluppo senza questo guardare alle mummie. Oggi l’uomo avrebbe perso tutto l’interesse per il mondo fisico, se gli Egiziani non avessero avuto la pratica della mummificazione. Doveva accadere così, per suscitare un legittimo interesse per il mondo fisico. Che oggi l’uomo si sia costruito il suo mondo così, che noi oggi vediamo il mondo come lo vediamo, è una conseguenza di ciò che l’Egiziano ha mumificato il corpo fisico dopo la morte. Anche questo flusso culturale stava infatti sotto l’influenza di Iniziati che potevano prevedere. Non si facevano mummie per improvvisazione. Proprio allora conducevano l’umanità alte individualità, che disponevano quello che era giusto. Per autorità fu fatto. Nelle scuole degli Iniziati si sapeva che il nostro periodo è collegato al terzo periodo. Questi nessi misteriosi stavano dinanzi agli occhi dei sacerdoti allora, e proprio essi ordinarono la mummificazione, affinché le anime ricevessero la disposizione che ricerca esperienza spirituale dal mondo fisico, esteriore.

Così il mondo è condotto per mezzo della saggezza; questo è un altro esempio di tali nessi. Che gli uomini oggi pensino come pensano è il risultato di quello che hanno esperito nell’antico Egitto. Là guardiamo dentro misteri profondi che si rivelano nei flussi culturali. Abbiamo ancora appena toccato questi misteri, poiché quello che è stato mostrato della Madonna come una reminiscenza di Iside, e quello che abbiamo visto nella mummificazione, tocca solo debolmente i veri nessi spirituali. Ma penetreremo ancora più profondamente in quelle condizioni: avremo da considerare non solo quello che appare esteriormente, ma quello che sta alla base dell’esteriore.

La vita esteriore si svolge fra nascita e morte. L’uomo vive una vita molto più lunga dopo la morte, quella che conosciamo come Kamaloka e le esperienze nel mondo spirituale. Le esperienze nei mondi sovrasensibili non sono affatto più uniformi delle esperienze qui nel mondo fisico. Cosa esperimmo dunque come antichi Egiziani nell’altro mondo?

Se facessimo scorrere il nostro sguardo lungo la piramide, se lo dirigessimo sulla Sfinge, come del tutto diversamente fluì quella vita, come del tutto diversamente la nostra anima allora visse fra nascita e morte! Questo non si può affatto paragonare con la vita odierna, non avrebbe nemmeno alcun senso. E ancora più molteplici delle esperienze esterne sono le esperienze fra la morte e una nuova nascita. Allora, quando era il periodo egiziano, l’anima esperiva qualcosa di completamente diverso da quanto nel mondo greco, al tempo di Carlo Magno e nel nostro tempo. Anche nell’altro, nel mondo spirituale, ha luogo uno sviluppo: e quello che l’uomo oggi fra la morte e una nuova nascita esperisce è qualcosa di completamente diverso da quello che l’antico Egiziano esperiva allorché con la morte deponeva la forma esteriore. E proprio come la mummificazione si è sviluppata in una peculiarità tale che essa è la causa della disposizione odierna, proprio come questa vita esteriore dal terzo si ripete nel quinto periodo, così ha luogo un progresso dello sviluppo in quei mondi misteriosi fra morte e nascita. Anche questo avremo da considerare: anche là emergerà un nesso misterioso. E allora avremo riunito qualcosa per comprendere veramente quello che vive in noi, quello che in noi è frutto di quel tempo antico.

Certo, saremo allora condotti giù negli abissi profondi del labirinto dello sviluppo terrestre. Ma proprio per mezzo di ciò comprenderemo anche la piena relazione fra quello che l’Egiziano costruì, che il Caldeo pensò, e quello che noi oggi viviamo. Quello che allora ebbe effetto, lo vedremo risplendere di nuovo in quello che ci circonda, in quello che ci interessa nella nostra cerchia. Fisicamente e spiritualmente riceveremo chiarimenti su questo nesso. Per questo sarà mostrato come lo sviluppo progredisce, come il quarto periodo forma un nesso meraviglioso fra il terzo e il quinto periodo. E così la nostra anima si eleverà ai significativi nessi del mondo, e il frutto sarà una comprensione profonda di quello che vive in noi.

2°Il divenire della Terra

Lipsia, 3 Settembre 1908

Ieri abbiamo tentato di porre dinanzi ai nostri occhi certi nessi nelle condizioni di vita, e segnatamente anche nelle condizioni spirituali della cosiddetta epoca post-atlantica. Abbiamo visto come la prima epoca culturale di questo tempo si ripeterà nell’ultima, la settima; come la cultura persiana si ripeterà nella sesta epoca culturale; e come l’epoca culturale che ci occuperà nei prossimi giorni, l’egiziana, si ripete nella vita e nei destini di noi stessi, nella quinta cultura. Della quarta cultura, del tempo greco-latino, abbiamo potuto dire che essa ha conservato una posizione d’eccezione, e non ha subito alcuna ripetizione. Con ciò abbiamo potuto accennare in modo sommario a misteriosi nessi nelle culture del tempo post-atlantico che seguì l’Atlantide, l’Atlantide che è perita per mezzo di possenti catastrofi acquee. Anche questo tempo seguente all’Atlantide perirà.

Alla fine della nostra quinta grande epoca, dell’epoca post-atlantica, seguiranno anch’esse catastrofi che agiranno in modo simile a quelle alla conclusione dell’epoca atlantica. Attraverso la guerra di tutti contro tutti la settima cultura della quinta epoca avrà il suo compimento. Erano interessanti nessi quelli che sono stati accennati in certe ripetizioni: se li seguiremo più attentamente, illumineranno profondamente la nostra vita dell’anima.

Oggi dobbiamo ancora, creandoci così una base, porre dinanzi ai nostri occhi spirituali altre ripetizioni. Lascerenò vagare lo sguardo lontano nel divenire della nostra Terra e vedremo che gli ampi orizzonti devono interessarci più intimamente.

Soltanto un’esortazione sia ancora posta all’inizio, un avvertimento contro le ripetizioni schematiche. Quando nel campo dell’occultismo si parla di tali ripetizioni, come:

la prima epoca culturale si ripete nella settima, la terza nella quinta, allora facilmente una qualche facoltà di combinazione può manifestarsi e può ricercare tali schemi anche per altre condizioni. Si potrebbe credere di poterlo fare, e in effetti in molti libri sulla teosofia molta sciocchezza viene compiuta per questo. Allora deve essere avvertito rigorosamente che non sono tali combinazioni a decidere, bensì unicamente l’intuizione, l’intuizione spirituale, altrimenti si sbaglierà. Contro tali combinazioni deve essere avvertito. Ciò che possiamo leggere nel mondo spirituale è sì comprensibile attraverso la logica, ma non trovabile. Può essere sperimentato soltanto attraverso l’esperienza.

Dobbiamo, se vogliamo comprendere più esattamente le epoche culturali, procurarci una visione d’insieme del divenire della Terra in generale, così come si presenta al veggente che può dirigere il suo sguardo spirituale negli eventi dell’antichissimo passato.

Se guardiamo indietro profondamente entro questo divenire della Terra, possiamo dire allora che la nostra Terra non ha sempre avuto l’aspetto che ha oggi. Non aveva il solido fondamento minerale come oggi; il regno minerale non era come oggi; non portava piante e animali come oggi; e gli uomini non erano in un corpo carnale come oggi — l’uomo non aveva un sistema osseo. Tutto questo si è formato soltanto più tardi. Quanto più guardiamo indietro, tanto più ci avviciniamo a uno stato che, se avessimo potuto considerarlo dalle distanze cosmiche, avremmo visto soltanto come una nebula, come una fine ed eterica nuvola. Questa nebula sarebbe stata certamente molto più grande della nostra attuale Terra: si sarebbe estesa fino alle distanze dei pianeti più esterni del nostro sistema solare e al di là. Tutto questo avrebbe abbracciato una massa nebulare di vasta estensione, in cui non era soltanto quello da cui si era formata la nostra Terra, ma anche tutti i pianeti, e il Sole stesso era in essa. E se avessimo potuto esaminare più attentamente questa massa nebulare — presupposto che l’osservatore avesse potuto avvicinarsi a essa — allora per noi sarebbe parsa come se fosse composta da soli punti eterici fini. Se da lontano guardiamo uno sciame di zanzare, esso ci appare come una nuvola; da vicino, però, vediamo i singoli animaletti. Così approssimativamente avremmo visto allora la massa della Terra nell’antichissimo passato, che non era materiale nel nostro senso, bensì condensata fino allo stato eterico. Questa formazione terrestre era quindi composta da singoli punti eterici, ma con questi punti eterici era connesso qualcosa di molto speciale. Se certamente persisteremmo nel dire che l’occhio umano avrebbe potuto vedere i punti, questo non avrebbe percepito qualcosa come il chiaroveggente avrebbe visto, quello che oggi ancora in effetti vede retrospettivamente. Cerchiamo di avvicinarci a questo attraverso un paragone.

Prendiamo il seme di una rosa, di una rosa selvaggia, un seme completamente sviluppato. Che cosa vede colui che lo considera? Vede un corpo che è molto piccolo, e se non ha imparato come appaia il seme della rosa selvaggia, non potrà mai scoprire che da esso può crescere una rosa canina. Non potrebbe indovinarlo mai dalla sola forma del seme. Ma colui che è dotato di una certa facoltà chiaroveggente potrà sperimentare il seguente. Il seme scomparirà gradualmente dal suo sguardo, ma dinanzi al suo occhio chiaroveggente sorgerà una forma floreale che cresce spiritualmente dal seme. Essa sta dinanzi allo sguardo chiaroveggente, una forma reale che può essere contemplata soltanto nello spirito. Questa forma è l’archetipo di ciò che più tardi crescerà dal seme. Ora commetteremmo un errore se credessimo che questa immagine fosse affatto uguale alla pianta che corrisponde al seme. Non è affatto uguale. È una meravigliosa forma luminosa che mostra in sé correnti e formazioni complicate, e si potrebbe dire che quello che più tardi crescerà dal seme è soltanto un’ombra di questa meravigliosa forma spirituale luminosa che il chiaroveggente può vedere nel seme. Manteniamo ferma questa immagine di come il chiaroveggente vede l’archetipo della pianta, e ora guardiamo di nuovo alla nostra Terra originaria, ai singoli punti eterici.

Se allora il chiaroveggente, proprio come nell’esempio precedente, si ponesse dinanzi a un tale punto di polvere eterica della sostanza primordiale, per lui da questo granello di polvere eterico, in modo affatto simile al seme, crescerebbe una forma luminosa, una magnifica forma che in realtà non è presente, che riposa addormentata in questo granello di polvere. E che cosa è dunque quello che il veggente può vedere come una forma, guardando retrospettivamente a questo atomo della Terra originaria? Che cosa è dunque quello che cresce? È una forma nuovamente diversa — così diversa come l’archetipo della pianta è diverso dalla pianta sensibile — dall’uomo fisico: è l’archetipo della forma umana odierna. Allora la forma umana riposa spiritualmente addormentata nel granello di polvere eterico, e l’intero sviluppo terrestre era necessario affinché quello che là riposava si sviluppasse nell’uomo odierno. Per ciò erano necessarie molte, molte cose, così come per il seme molte cose sono necessarie: il seme deve essere gettato nella terra, e il Sole deve inviare a esso i suoi raggi di calore affinché si sviluppi nella pianta. Comprenderemo gradualmente come divenne uomo, quando ci renderemo conto di ciò che tutto accadde nel frattempo.

Nell’antichissimo passato con la nostra Terra erano uniti tutti i pianeti. Vogliamo però considerare per il momento soltanto il Sole, la Luna e la Terra, che ci interessano particolarmente anche oggi. Il nostro Sole, la nostra Luna e la nostra Terra non erano allora neanche soli, ma erano insieme. Se mescolassimo questi tre corpi odierni come in un impasto in un grande pentolone cosmico, e ce li immaginassimo come un corpo cosmico, avremmo quello che era la Terra nel suo stato primordiale, cioè: Sole più Terra più Luna. Naturalmente l’uomo poteva vivere allora soltanto in uno stato spirituale. Allora poteva vivere soltanto in questo stato, perché con la Terra era anche unito quello che nel Sole odierno esiste. E durò un tempo lungo, molto lungo, durante il quale il corpo cosmico, la nostra Terra, ancora conteneva in sé Sole e Luna ed era ancora unito a tutti gli esseri e le forze che vi erano connessi. In questi tempi l’uomo era ancora presente soltanto spiritualmente nell’atomo primordiale dell’uomo. Questo divenne diverso soltanto nel tempo in cui qualcosa di molto significativo si compì nel nostro sviluppo cosmico, cioè quando il Sole si staccò come corpo indipendente e lasciò dietro di sé Terra e Luna. Ora abbiamo quello che prima era un’unità come una dualità, due corpi cosmici: il Sole da un lato e d’altro canto la Terra più Luna. Perché accadde questo?

Tutto ciò che accade ha naturalmente un profondo significato. Lo comprenderemo quando, guardando retrospettivamente, scopriremo che allora sulla Terra non vivevano soltanto uomini, ma che anche altri esseri di natura spirituale erano uniti con loro. Certamente non erano percettibili agli occhi fisici, ma erano comunque presenti, altrettanto realmente presenti quanto gli uomini e gli altri esseri fisici. Così per esempio con il nostro mondo sono uniti esseri che vivono intorno alla Terra — quelli che l’esoterismo cristiano chiama Angeli, Angeloi. Possiamo rappresentarci al meglio questi esseri quando consideriamo che un tale essere si trova nel grado che sarà l’uomo quando la Terra avrà concluso il suo sviluppo. Oggi questi esseri sono già tanto avanzati quanto l’uomo sarà al termine del suo sviluppo terrestre. Un grado ancora più elevato occupano gli Arcangeli, Archangeloi o Spiriti del fuoco, esseri che possiamo scorgere quando rivolgiamo il nostro sguardo spirituale agli affari interi dei popoli. Questi affari sono diretti da esseri che si chiamano Arcangeli o Archangeloi. Un tipo ancora più elevato di esseri si chiama i Principi o Archai o gli Spiriti della personalità, e li troviamo quando lasciamo vagare lo sguardo su interi tempi e molti popoli e i loro rapporti e le loro opposizioni e consideriamo quello che usualmente si chiama lo spirito dei tempi. Se per esempio consideriamo il nostro tempo, questo è guidato da esseri superiori che si chiamano Principi o Archai. Poi ci sono ancora esseri superiori che nell’esoterismo cristiano si chiamano Poteri o Exusiai o Spiriti della forma. Così sono dunque con la nostra Terra uniti innumerevoli esseri che si aggrappano all’uomo come in una sorta di scala.

Se cominciamo dal minerale e saliamo dalla pianta al minerale, dalla pianta all’animale e poi all’uomo, l’uomo è l’essere fisico più elevato; gli altri però sono altrettanto presenti, sono fra noi, ci compenetrano. Nel principio del nostro sviluppo terrestre ora, di cui abbiamo appena parlato, quando la Terra sorge come una nebula originaria dal grembo dell’eternità, allora tutti tali esseri sono uniti con la Terra, e si rivelerebbe al chiaroveggente come contemporaneamente con la forma umana anche altri esseri permeassero quell’immagine. Sono gli esseri sopra menzionati ed esseri di tipo ancora più elevato, come le Potenze, i Dominii, i Troni, i Cherubini e poi i Serafini. Questi sono tutti esseri che erano intimamente uniti a quella enorme polvere eterica, ma si trovano su diversi gradi dello sviluppo. Ci sono quelli che possiedono un’altezza di cui l’uomo non ha alcuna idea, ma ci sono anche esseri che sono più prossimi all’uomo. Poiché tali esseri stavano su gradini diversi dello sviluppo, non potevano fare il loro sviluppo nello stesso modo dell’uomo; doveva essere creato per loro un luogo di dimora. Tra gli esseri elevati ce ne erano alcuni che avrebbero perduto molto se fossero rimasti uniti agli esseri inferiori. Perciò si separarono. Presero dalla nebula le sostanze più fini e si crearono nel Sole la loro dimora. Si crearono là il loro Cielo; vi trovarono il giusto ritmo del loro sviluppo. Se fossero rimasti nelle sostanze inferiori che avevano lasciato indietro nella Terra, non avrebbero potuto continuare il loro sviluppo. Sarebbe stata un’ostruzione, come un peso di piombo nel loro sviluppo. Da ciò vediamo come quello che accade materialmente, come la scissione della sostanza cosmica, non accade soltanto per causa fisica, bensì attraverso le forze degli esseri che hanno bisogno di un luogo di dimora per il loro sviluppo; accade perché devono costruire la loro casa cosmica. Dobbiamo sottolineare questo: che cause spirituali sono alla base.

Così sulla Terra più Luna rimasero l’uomo e con lui esseri superiori della gerarchia infima, come Angeli e Arcangeli ed esseri che stavano più in basso di lui stesso. Soltanto un unico possente essere, che era in effetti già maturo per emigrare alla scena del Sole, si è sacrificato ed è andato insieme a Terra più Luna. È l’essere che più tardi fu chiamato Jahve o Jeova. Ha abbandonato il Sole e divenne allora il conduttore degli affari sulla Terra più Luna. Così abbiamo due luoghi di dimora: il Sole con gli esseri più elevati, sotto la guida di un essere particolarmente elevato e sublime che gli gnostici per esempio cercavano di rappresentarsi sotto il nome di Pleroma. Dobbiamo rappresentarci questo essere come il reggente del Sole. Jahve è il conduttore della Terra più Luna. Vogliamo sottolineare particolarmente questo: che gli spiriti più nobili e più elevati sono andati via con il Sole e hanno lasciato dietro la Terra con la Luna. La Luna non era ancora separata, era ancora contenuta nella Terra. Come si può ora sentire questo processo cosmico della separazione del Sole dalla Terra? Si deve anzitutto sentire il Sole con i suoi abitanti come il più sublime, il più puro, il più elevato che era stato prima in connessione con la Terra; e poi si deve sentire quello che è Terra più Luna come quello che si è differenziato da ciò come il più basso. Lo stato era allora ancora più basso di quello della nostra attuale Terra. Questa sta nuovamente più in alto, poiché intervenne un momento più tardo in cui la Terra si liberò della Luna e con essa delle sue sostanze più grezze, con cui l’uomo non avrebbe potuto evolversi ulteriormente. La Terra dovette espellere la Luna.

Ma prima di ciò il tempo più oscuro, il più spaventoso per la nostra Terra, poiché quello che aveva le più nobili disposizioni evolutive era venuto sotto il potere di forze terribili, molto terribili, e soltanto in tal modo l’uomo potè avanzare, perché cacciava via con la Luna le più terribili condizioni d’esistenza.

Dobbiamo sentire che qui un principio di luce, un principio di sublimità, il principio del Sole, si contrappone al principio delle tenebre, al principio della Luna. Se si fosse osservato chiaroveggentemente il Sole che allora era sorto, si sarebbero visti gli esseri che lo volevano abitare. Ma si sarebbe percepito ancora qualcosa d’altro. Quello che era sorto come Sole non solo si sarebbe mostrato come un concatenarsi di esseri spirituali, non si sarebbe nemmeno mostrato etéricamente, poiché ciò apparteneva al più grezzo: si sarebbe mostrato come qualcosa di astrale, come una possente aura luminosa. Quello che si era sentito come principio di luce, l’avrebbe visto come un’aura luminosa negli spazi cosmici. Poiché però la Terra aveva lasciato uscire questa luce, apparirebbe improvvisamente condensata, anche se non ancora solidamente minerale. Un principio buono e un principio cattivo, un principio luminoso e un principio oscuro stavano allora l’uno di fronte all’altro.

Ora vogliamo vedere come la Terra appariva prima che espellesse la Luna. Interamente errata sarebbe la rappresentazione se ce l'immaginassimo come la nostra Terra odierna. Il nucleo della Terra di allora era una massa infuocata, in ebollizione. Questo nucleo sarebbe apparso come un nucleo di fuoco, ma era circondato da possenti potenze acquee, però non come la nostra acqua odierna, poiché in essa erano anche contenuti i metalli in forma liquida. In tutto questo dentro era l’uomo, ma in una forma completamente diversa.

Così era la Terra quando espelleva la Luna. Anzitutto in quel tempo la Terra non conteneva l’aria che conosciamo oggi, non era per nulla in essa. Gli esseri che allora vi erano non avevano bisogno di aria alcuna: avevano un sistema respiratorio completamente diverso. L’uomo era diventato una specie di pesce-anfibio, composto però da materia tutt’affatto morbida e liquida. Quello che egli in sé assorbiva non era aria, bensì quello che era contenuto nell’acqua. Così approssimativamente la Terra appariva in quel tempo. Dobbiamo sentire quel tempo come qualcosa dove la Terra stava più in basso della nostra Terra odierna. Questo doveva essere così. L’uomo non avrebbe mai potuto trovare il ritmo giusto e i mezzi per il suo sviluppo se Sole e Luna non si fossero separati dalla Terra. Con il Sole nella Terra tutto sarebbe andato troppo rapidamente; troppo lentamente sarebbe andato invece tutto con le forze che ora operano sulla Luna. Quando la Luna si tirò fuori dalla Terra con possenti catastrofi, si preparava gradualmente quello che si potrebbe chiamare la separazione di un’atmosfera e dell’elemento acqueo. L’aria non era allora affatto l’aria di oggi: vi erano contenuti tutti i possibili vapori. Ma quell’essere che allora gradualmente si preparava era soltanto un certo fondamento dell’uomo odierno. Dovremo descrivere tutto questo ancora più esattamente.

Così abbiamo conosciuto l’uomo in tre rapporti. Primo, in quello dove viveva insieme a Terra più Sole più Luna e tutti gli esseri superiori nel corpo cosmico unico. Allora per lo sguardo del chiaroveggente si presenterebbe così come abbiamo descritto. Poi possiamo conoscerlo in condizioni molto sfavorevoli sulla Terra più Luna. Se fosse rimasto in questo rapporto, sarebbe diventato un essere molto maligno, una creatura terribilmente selvaggia. Quando il Sole si era separato, abbiamo l’opposizione di Sole da un lato e Luna più Terra dall’altro. Il Sole risplendeva come l’enorme possente aura solare nello spazio, nella sua gloria raggiante. Dall’altro lato rimanevano Terra più Luna con tutte le forze inquietanti che anche trascinano verso il basso gli elementi più nobili dell’uomo. Così era sorta la dualità. E poi viene la trinità. Il Sole rimane quello che è, ma la Terra si separa dalla Luna, le sostanze più grezze sorgono; l’uomo però rimane sulla Terra.

Come un triplo principio sente l’uomo le forze quando guarda al terzo periodo di tempo. Si chiede: da dove vengono queste forze? — Nel primo periodo di tempo l’uomo era ancora unito a tutte le elevate forze del Sole. Le forze che si sviluppavano nel secondo periodo di tempo erano allora andate via con la Luna. Come una liberazione sentiva questo l’uomo, ma aveva anche il ricordo del primo periodo di tempo quando era ancora unito agli esseri solari. L’uomo aveva imparato il desiderio, sentiva sé stesso come il figlio scacciato. E con le forze che erano andate via con Sole e Luna, con queste forze poteva sentirsi come un figlio di Sole e Luna.

Così si sviluppa il nostro corpo terrestre dall’unità alla dualità fino alla trinità: Sole, Terra, Luna. Il tempo in cui la Luna si separava, il tempo in cui l’uomo ricevette per la prima volta la possibilità di evolversi, questo tempo si designa come l’epoca lemuriana. E poiché possenti catastrofi di fuoco concludevano il tempo lemuriano, entrò gradualmente uno stato della nostra Terra che poteva produrre le condizioni che nell’antica Atlantide potevano svilupparsi. I primi inizi di terra sporgevano dalle masse acquee. Era molto tempo dopo la separazione della Luna. Ma attraverso questa separazione la Terra potè prima evolversi così. Nell’Atlantide l’uomo era ancora completamente diverso da oggi — questo potremo toccarlo ancora più tardi — ma nel tempo atlantico era comunque già tanto avanzato che come una massa morbida nuotante, fluttuante si muoveva e animava l’atmosfera. Soltanto molto gradualmente si sviluppò il sistema osseo. Verso il mezzo dell’Atlantide è soltanto allora che l’uomo è tanto avanzato che assomiglia in qualche misura alla nostra forma odierna. Ma l’uomo aveva nell’Atlantide una coscienza chiaroveggente; la nostra coscienza odierna si è sviluppata soltanto in tempi molto più tardi. Se vogliamo comprendere l’uomo di allora, dobbiamo portare ai nostri occhi questa coscienza chiaroveggente di quel tempo. Lo comprendiamo al meglio nel paragone con la coscienza odierna.

Oggi l’uomo percepisce il mondo sensibilmente dalla mattina alla sera. Egli attraverso la sua attività sensoriale acquisisce continuamente impressioni visive e uditive. Con l’arrivo della notte però questo mondo sensibile sprofonda in un mare di incoscienza per l’uomo. Certamente per l’occultista questo non è in realtà incoscienza, ma soltanto un grado inferiore di coscienza. Ora vogliamo renderci conto che oggi l’uomo ha una doppia coscienza, una coscienza diurna luminosa e una coscienza di sonno o onirica. Così non era nei primi tempi dell’Atlantide.

Consideriamo il cambio fra veglia e sonno in questo primo tempo. Anche allora era così che l’uomo durante un certo tempo si immergeva nel suo corpo fisico, ma non percepiva gli oggetti nei contorni netti come oggi. Se immaginiamo di camminare in una fitta nebbia invernale e la sera vediamo le lanterne come circondate da un’aura luminosa, abbiamo una rappresentazione approssimativa della coscienza di oggetti dell’Atlantideo. Tutto era per l’uomo di quel tempo circondato da tale nebbia, tutto era come in una nebbia dentro. Questo era il prospetto diurno. Di notte se ne presentava uno completamente diverso. Ma il prospetto notturno non era nemmeno quello odierno. Quando l’Atlantideo usciva dal suo corpo, non sprofondava nell’incoscienza, ma si trovava in un mondo di esseri divino-spirituali, di esseri-Io che percepiva intorno a sé come suoi compagni. Così realmente come l’uomo oggi durante la notte non vede questi esseri, così realmente era immerso allora in un mare di spiritualità, in cui percepiva realmente gli esseri divini. Di giorno era il compagno dei regni inferiori, di notte era il compagno degli esseri superiori. Così viveva l’uomo in una coscienza spirituale, sebbene crepuscolare: anche se non aveva autocoscienza, viveva fra questi esseri divino-spirituali.

Seguiamo ora i quattro periodi di tempo nel nostro sviluppo terrestre. Seguiamo per primo il periodo di tempo in cui Sole e Luna erano ancora uniti alla Terra. Questo periodo ci lo poniamo dinanzi all’anima. Dobbiamo dirci: esseri puri, ideali sono gli esseri di questa Terra propriamente, e l’uomo è propriamente presente soltanto come corpo eterico e contemplabile soltanto con occhi spirituali. Poi arriviamo al secondo periodo di tempo. Vediamo il Sole come un corpo per sé, visibile come aura, e Luna più Terra come un mondo del male. Poi arriviamo a un terzo periodo di tempo: la Luna si separa anche dalla Terra, e sulla Terra operano le forze che sono il risultato di questa trinità. E poi arriviamo a un quarto periodo di tempo. L’uomo allora è già un essere nel mondo fisico, che gli appare nebbioso; nel sonno è ancora il compagno di esseri divini. Questo è il periodo di tempo che si conclude con possenti catastrofi acquee, il tempo dell’Atlantide.

Ora andiamo un passo più avanti, andiamo all’uomo del tempo post-atlantico. Come detto, si è evoluto per molti millenni. Lo vediamo prima nelle prime epoche culturali del tempo post-atlantico: l’indù primitiva, la persiana primitiva, l’egiziano-caldaica-babilonese e la cultura greco-latina e nella nostra quinta cultura. Che cosa aveva perso l’uomo soprattutto? Aveva perso una cosa che possiamo rappresentarci se tendiamo dinanzi agli occhi la descrizione dell’Atlantide.

Cerchiamo di immaginarci lo stato di sonno degli Atlantidei. Allora l’uomo era ancora il compagno dello spirituale, degli dèi: percepiva un mondo di spiritualità, realmente. Questo aveva perso l’uomo dopo la catastrofe atlantica. Un buio notturno si spandeva intorno a lui. Al contrario intervenne un’illuminazione della coscienza diurna e lo sviluppo dell’Io. Tutto questo l’uomo si era conquistato, ma gli antichi dèi gli erano scomparsi, erano soltanto memorie; e tutto quello che l’anima aveva esperito era nel primo tempo post-atlantico soltanto memoria, memoria del precedente commercio con questi esseri divini.

Ora sappiamo che le anime rimangono le stesse, che si reincarnano. Proprio come nei tempi antichi dell’Atlantide le nostre anime già vi erano, già dimoravano nei corpi, così erano anche queste anime alla separazione di Luna e Sole dalla Terra e anche già nel primo tempo primordiale. L’uomo era già nel polvere eterico. E ora le cinque epoche culturali del tempo post-atlantico sono nelle loro concezioni mondiali, in quello che sono le loro religioni, nient’altro che le memorie delle antiche epoche della Terra.

Il primo, il periodo urindico, sviluppò una religione che appare come un’illuminazione interiore, come una ripetizione interiore in rappresentazioni e sentimenti del primo periodo primordiale, dove Sole e Luna erano ancora uniti alla Terra, dove quegli esseri elevati del Sole ancora abitavano la Terra. Possiamo imaginarci che allora dovette svegliarsi una rappresentazione elevata. E lo spirito che si univa a tutti gli Angeli e gli Arcangeli, con tutti gli Spiriti, gli alti dèi e gli esseri nel primo stato della Terra, nella nebula primordiale, questo lo comprese la coscienza indiana sotto un’alta individualità, sotto il nome di Brahm, Brahma. Nello spirito il primo epoca culturale del tempo post-atlantico ripete quello che era accaduto. Non è nient’altro che una ripetizione della prima epoca terrestre nell’intuizione interiore.

Ora comprendiamo la seconda epoca di cultura. Nel principio della luce e dell’oscurità, lì abbiamo la coscienza religiosa dell’epoca di cultura persiana primitivo. Lì i grandi iniziati ponevano due esseri, di che vedevano l’uno personificato nel Sole, l’altro nella Luna, e li ponevano l’uno di fronte all’altro. Ahura Mazdao, l’aura di luce, Ormuzd, è l’essere che i Persiani veneravano come il più alto dio; Ahrimane è lo spirito cattivo, il rappresentante di tutti gli esseri che la Terra più Luna possedeva. Una memoria della seconda epoca terrestre è la religione dei Persiani.

Nella terza epoca di cultura era così che l’uomo doveva dirsi a sé stesso: In me sono le forze del Sole e della Luna, io sono un figlio del Sole e un figlio della Luna. Tutte le forze del Sole e della Luna si presentano come padre e madre. Se abbiamo l’unità nel tempo primordiale come l’intuizione degli Indi, la dualità dopo la separazione del Sole rispecchiata nella religione dei Persiani, allora troviamo depositato nell’intuizione religiosa degli Egiziani, Caldei, Assiri, Babilonesi la trinità, come essa era nella terza epoca terrestre, dopo la separazione di Sole e Luna. La trinità appare in tutte le intuizioni religiose del terzo periodo di tempo, e nell’Egittoismo è rappresentata da Osiride, Iside e Horo.

Ma quello che l’uomo nella quarta epoca terrestre, nell’epoca atlantica, aveva sperimentato nella sua coscienza come compagno degli dèi, la memoria di ciò appare nell’epoca di cultura greco-latina. Gli dèi dei Greci non sono nient’altro che memorie degli dèi di cui l’uomo era compagno durante l’Atlantide, gli dèi che aveva contemplato spiritualmente in modo chiaroveggente come forme eteriche quando la notte era uscito dal suo corpo fisico. Altrettanto realmente come l’uomo oggi vede gli oggetti esterni, altrettanto realmente vedeva allora Zeus, Atena e così via. Erano per lui forme reali. Quello che l’Atlantideo sperimentava e sentiva nel suo stato chiaroveggente, questo ritornava per gli uomini della quarta epoca di cultura post-atlantica nel Pantheon. E come il tempo egiziano era una memoria della trinità durante il tempo lemuriano, così l’esperienza nell’Atlantide rimase come memoria nella gerarchia greca degli dèi. Nella Grecia come anche altrove in Europa erano di nuovo gli stessi dèi che l’Atlantideo aveva visto, soltanto con nomi diversi. Non sono inventati questi nomi; sono nomi per le stesse forme che camminavano accanto all’uomo quando nella epoca atlantica usciva dal suo corpo fisico.

Così vediamo come le epoche dell’evento cosmico trovano la loro espressione simbolica nelle intuizioni religiose delle diverse epoche di cultura post-atlantiche. Quello che si è svolto durante il sonno nel tempo atlantico, questo riviveva nella quarta epoca di cultura. Siamo nel quinto periodo post-atlantico. A che cosa possiamo ora richiamare la memoria? La prima epoca di cultura, gli antichi Indi, potevano rappresentarsi la prima epoca terrestre; i Persiani la seconda, il principio del bene e del male. Gli antichi Egiziani si rappresentavano la terza epoca nella loro trinità. L’epoca di cultura greca, quello altgermanico, quello romano aveva il suo Olimpo. Esso ricordava le forme divine dell’Atlantide. Poi venne il tempo più recente, il quinto periodo di tempo. A che cosa può richiamare la memoria?

A niente! — Questo è il motivo per cui in questo periodo di tempo in così tante relazioni il tempo senza dèi poté prendere posto, e perché questo quinto periodo di tempo è costretto non a guardare al passato, bensì al futuro. Il quinto periodo di tempo deve guardare al futuro dove tutti gli dèi devono risorgere. Questa riunificazione con gli dèi era stata preparata nel tempo in cui la forza del Cristo irruppe, che soltanto era tanto potente che poteva nuovamente dare all’uomo una coscienza divina. Non memorie possono essere le immagini divine del quinto periodo di tempo; prevedere devono gli uomini del quinto periodo di tempo, allora soltanto la vita diventerà nuovamente spirituale. La coscienza deve nel quinto periodo del tempo post-atlantico divenire apocalittica.

Ricordiamo che ieri abbiamo visto i nessi dei singoli popoli della cultura del tempo post-atlantico. Oggi abbiamo visto come l’evento cosmico si rispecchia nelle intuizioni religiose delle culture.

Il nostro quinto periodo di tempo sta nel mezzo del mondo, perciò deve prevedere. Per la prima volta il Cristo deve essere completamente compreso nel nostro tempo, poiché le nostre anime sono profondamente intrecciate in misteriosi nessi. Vedremo come la ripetizione del tempo egiziano nella nostra quinta epoca di cultura ci darà un punto di ancoraggio, come noi veramente possiamo arrivare nel futuro.

3°L’ultima umanità atlantica e l’umanità postatlantica

Lipsia, 4 Settembre 1908

Abbiamo parlato ieri del misterioso nesso in cui gli antecedenti stati di sviluppo della nostra Terra stanno in rapporto con le diverse concezioni del mondo delle successive epoche di cultura dell’epoca post-atlantica. E si è dischiuso dinanzi a noi il fatto straordinario che, dopo che la catastrofe atlantica aveva trasformato l’aspetto della Terra, nell’India la cultura pre-vedica, antichissima e sacra, con la sua possente concezione filosofica della prima epoca di cultura, mostrava qualcosa come uno specchio dei fatti che si erano svolti all’inizio dello sviluppo della Terra, in un tempo remoto e primordiale, quando il Sole, la Luna e la Terra erano ancora riuniti. Ciò che allora era stato visto nello spirito, e a cui si erano elevati coloro a che era stato concesso, era nulla di diverso da una figura spirituale colta nello spirito, che era veramente reale, quando la nostra Terra si trovava all’inizio del suo sviluppo. E abbiamo visto che il secondo stato della Terra, quando il Sole si era separato, ma Terra e Luna ancora formavano un corpo unico, che questo straordinario contrasto di due mondi nella seconda epoca di cultura, quello dell’antica Persia, apparve come sistema filosofico e religioso nei contrasti del principio della luce nell’aura solare e del principio delle tenebre, come il contrasto fra Ormuzd e Ahrimane. Il terzo delle grandi epoche di cultura, quello egizio-babilonese-assiro, è uno specchio spirituale di ciò che si era svolto quando Terra, Sole e Luna erano diventati tre corpi distinti. E abbiamo già potuto indicare schematicamente che nella Trinità di Osiride, Iside e Oro si rispecchia questa Trinità astrale della terza epoca della Terra, questa Trinità di stelle: il Sole, la Terra e la Luna. Abbiamo già accennato che questa separazione si era compiuta nel tempo lemurico, e che al tempo lemurico aveva fatto seguito il tempo atlantico, il quarto stato di sviluppo della nostra Terra, dove regnавano condizioni di coscienza completamente diverse da quelle odierne. Allora l’uomo viveva attraverso un’altra forma di coscienza insieme agli dèi, che conosceva, agli dèi che più tardi furono chiamati Odino, Baldr, Toro, Zeus, Apollo e così via. Questi erano esseri che l’uomo atlantico con la sua chiaroveggenza poteva percepire. Abbiamo ritrovato la ripetizione di questa visione di entità divine-spirituali dell’epoca atlantica nel ricordo dei popoli dell’epoca greco-latina, come pure nei popoli del nord dell’Europa. Era il ricordo delle esperienze di stati di coscienza anteriori. Fosse Odino o Zeus, Marte, Era, Atena, tutti erano un ricordo delle antiche figure spirituali che costituivano il contenuto di quel vecchio mondo di divinità.

Così si presenta la quarta epoca di cultura: nelle sue religioni appaiono specchi di ciò che si era svolto nello sviluppo della Terra durante il tempo atlantico. Ora dobbiamo oggi penetrare gradualmente un po’ più profondamente nelle anime degli antichi popoli indiani, persiani e egiziani. Se vogliamo formarci un’immagine davvero completa di queste esperienze, di ciò che viveva religiosamente nelle epoche di cultura antiche, dobbiamo considerare che tanto i componenti più importanti dei popoli antichi, quanto le persone illuminate, i veggenti e i profeti, erano tutti discendenti di coloro che avevano già vissuto nel tempo atlantico. In nessun modo subito dopo la grande catastrofe tutto ciò che era stato la vecchia cultura atlantica era perito: piuttosto gradualmente ciò che allora viveva era stato trapiantato nella nuova epoca. E comprenderemo meglio le anime degli antichi discendenti post-atlantici se penetriamo nella vita animica degli ultimi atlantici.

Nel tempo atlantico finale gli uomini erano molto diversi gli uni dagli altri. Alcuni avevano mantenuto un alto grado di facoltà chiaroveggenti. Questa capacità chiaroveggente non era scomparsa improvvisamente del tutto: era ancora presente in molti degli uomini che partecipavano alla grande migrazione da ovest verso est, anche se invece in altri era già andata perduta. C’erano uomini più progrediti e uomini rimasti indietro. È comprensibile che, secondo la natura di tutto quello sviluppo di quel tempo, proprio i meno progrediti fossero coloro che potevano vedere con più chiarezza, poiché erano rimasti come fermi e avevano conservato il carattere antico degli Atlantici. I più progrediti erano coloro che per primi si erano appropriati della percezione fisica del mondo, che avevano già più adottato il nostro modo di visione diurna. Questi erano i più progrediti: coloro che avevano cessato di vedere nella notte in modo chiaroveggente il mondo spirituale, che vedevano sempre contorni più netti degli oggetti durante la veglia diurna. E proprio quel piccolo gruppo, di cui già si era parlato, che era guidato da uno dei grandi, dal massimo degli Iniziati, che si è soliti designare come il Manu, e dai suoi discepoli — questo popolo, che fu condotto profondamente nell’Asia e che da lì fecondò gli altri paesi della cultura, proprio questo popolo, che per primo per le condizioni ordinarie della vita perse il dono dell’antico vedere chiaroveggente, era composto dai più progrediti uomini di quel tempo. Sempre più distintamente si presentava a loro la coscienza diurna, ciò che vediamo come oggetti fisici con i loro confini netti. E i loro grandi guide avevano condotto questo popolo il più lontano possibile nell’Asia, affinché potesse vivere in isolamento; diversamente sarebbe venuto a contatto troppo stretto con altri popoli che avevano ancora mantenuto l’antico vedere chiaroveggente. Solo rimanendo separato per un tempo dai popoli, poteva crescere fino a una nuova forma di umanità. Una colonia fu stabilita nell’Asia interiore, da cui le grandi correnti culturali avrebbero dovuto diffondersi ai popoli più diversi.

All’inizio fu proprio l’India settentrionale quella regione che da questo centro aveva ricevuto la sua nuova corrente culturale. Ora qui è stato già accennato che questi piccoli gruppi di popoli, inviati come pionieri della cultura, non avevano trovato da nessuna parte terre disabitate. Già prima, prima che quella grande migrazione si muovesse da ovest verso est, erano state compiute grandi migrazioni; e ogni volta che nuove distese di terra emergevano dal fondo del mare, erano state popolate dagli sciami erranti. Così il popolo inviato da quella colonia dell’Asia dovette mescolarsi con altre masse popolari, che però erano tutte rimaste più indietro di quelle che erano state guidate dal Manu. Presso gli altri popoli si incontravano ancora molti che avevano mantenuto l’antico vedere chiaroveggente.

Non come oggi si colonizza, così gli Iniziati avevano l’abitudine di fondare colonie; facevano diversamente. Sapevano che bisognava partire dalle anime di coloro che si trovavano nei paesi che dovevano essere colonizzati. Non era così che i missionari imponessero ciò che avevano da dire. Si teneva conto di ciò che si trovava. Si creava un equilibrio, e si consideravano i bisogni di coloro che erano gli antichi abitanti. Si doveva tener conto della concezione religiosa che si fondava sul ricordo di tempi anteriori e sulle antiche disposizioni chiaroveggenti. Perciò era naturale che solo in un piccolo gruppo dei più progrediti potessero svilupparsi le pure rappresentazioni. Nella grande massa si sviluppavano rappresentazioni di compromesso fra la concezione atlantica e quella post-atlantica. Per questo troviamo dappertutto in questi gruppi di popoli, tanto in India come in Persia, come anche in Egitto, dappertutto dove nacquero le diverse culture post-atlantiche, troviamo alla base, per quel tempo, rappresentazioni religiose meno progredite e non colte, che non erano però nulla di diverso che una specie di propagazione delle antiche rappresentazioni atlantiche.

Ora, per comprendere quali rappresentazioni fossero veramente in queste religioni popolari, dobbiamo formarcene un’immagine. Dobbiamo penetrare nella vita animica della popolazione atlantica finale. Dobbiamo ricordare che nel tempo atlantico l’uomo durante la notte non era incosciente, ma percepiva allora così come percepiva durante il giorno, se davvero si può parlare di giorno e notte in quel tempo. Durante il giorno percepiva la prima traccia di ciò che oggi vediamo così chiaramente come il mondo delle percezioni sensibili. Di notte era un compagno degli esseri divine-spirituali. Non aveva bisogno di prova che gli dèi esistessero, così poco come noi oggi abbiamo bisogno di prova che esistano minerali. Gli dèi erano suoi compagni, lui stesso era di notte una figura spirituale. Nel suo corpo astrale e nel suo Io vagava attraverso il mondo spirituale. Egli era lui stesso uno spirito e incontrava esseri di natura simile alla sua. Naturalmente, gli esseri spirituali più elevati non erano i soli che incontrava. Incontrava anche spiriti inferiori a quelli che furono successivamente descritti come Zeus, Odino e così via. Questi naturalmente non erano i soli, erano solo le figure più scelte. Era come quando oggi si vedono re e imperatori. Molti non li vedono eppure credono che re e imperatori esistano. In questo stato, che era universalmente umano, anche quando l’uomo era conscio durante il giorno, percepiva gli oggetti circostanti diversamente da oggi; anche la coscienza diurna era diversa, e dobbiamo tentare di comprendere quale fosse questa coscienza diurna degli Atlantici.

È stato descritto come le figure divine si ritiravano dall’uomo quando egli al mattino scendeva nel suo corpo fisico. Vedeva gli oggetti come circondati da una nebbia. Così erano le immagini della veglia diurna di allora. Ma queste immagini avevano un’altra proprietà straordinaria che dobbiamo afferrare molto bene. Immaginiamoci che una tale anima si avvicinasse a uno stagno. L’acqua in questo stagno, questa anima non la vedeva con contorni così netti come oggi; ma quando questa anima dirigeva su di essa la sua attenzione, allora sperimentava qualcosa di completamente diverso da ciò che accade oggi quando qualcuno si avvicina a uno stagno. Avvicinandosi allo stagno, già dalla semplice contemplazione, sorgeva in lei un sentimento, come se ricevesse un sapore di ciò che le stava fisicamente davanti, senza che dovesse bere l’acqua dello stagno. Dalla semplice contemplazione avrebbe sentito: l’acqua è dolce o salata. In generale non era così come quando oggi vediamo l’acqua. Noi oggi vediamo solo la superficie, ma non possiamo penetrare all’interno. Colui che prima, quando c’era ancora un vedere chiaroveggente crepuscolare, si avvicinava allo stagno, non aveva la sensazione di estraneità nei suoi confronti; si sentiva dentro nelle proprietà dell’acqua; non stava di fronte all’oggetto come oggi, era come se avesse potuto penetrare nell’acqua. Immaginiamo di essere stati di fronte a un blocco di sale, avremmo notato il sapore avvicinandoci. Oggi dobbiamo prima assaggiare il sale; allora sarebbe stato dato dalla contemplazione. L’uomo era come dentro a tutto, e percepiva le cose come animate. Percepiva le figure che per esempio conferivano alla cosa il sapore salato. Così tutto si animava per lui. Aria, terra, acqua, fuoco, tutto, tutto gli rivelava qualcosa. L’uomo poteva penetrare l’interno degli oggetti con il sentimento, viveva nell’interno della loro essenza. Ciò che oggi appare alla coscienza come oggetti senz’anima, allora non esisteva. Perciò l’uomo provava tutto con simpatia e antipatia, poiché vedeva l’interno. Sentiva, sperimentava l’essenza interiore delle cose.

Dappertutto erano rimasti i ricordi di queste esperienze. Così il popolo indiano che fu incontrato dai coloni era pervaso da un tale nesso con le cose. Sapevano: nelle cose vivevano anime. Avevano mantenuto la facoltà di vedere le proprietà delle cose. Ora immaginiamoci questo intero rapporto dell’uomo con le cose. L’uomo allora percepisce il sapore dell’acqua quando si avvicina allo stagno. Allora vede una figura spirituale che dà il sapore all’acqua. Questa figura spirituale può incontrare durante la notte, quando si stende accanto all’acqua e si addormenta. Durante il giorno vede la materialità, durante la notte vede ciò che pervade tutto. Durante il giorno vede gli oggetti, pietre, piante, animali, ode il vento soffiare, l’acqua mormorare; durante la notte vede nel suo interno ciò che prova durante il giorno, nella sua forma reale; allora vede gli spiriti che vivono in tutto. Quando diceva: Nei minerali, nelle piante, nell’acqua, nelle nuvole, nel vento, vivono spiriti, dappertutto vivono spiriti — allora per lui non erano affatto finzioni, non era fantasia per lui, era qualcosa che poteva percepire.

Così profondamente dobbiamo ora scendere nelle anime per comprenderle. E allora si comprende che è un terribile nonsenso quando gli studiosi odierni parlano di animismo, quando la fantasia popolare induce a dare anima e forma personale a tutto. Una tale fantasia popolare non esiste. Chi non conosce veramente il popolo parla così. Si può ripetutamente trovare questo strano esempio: Proprio come un bambino, quando si urta a un tavolo, ora colpisce questo tavolo perché l'anima — così parlano gli studiosi — così l’uomo primordiale, l’uomo infantile, avrebbe animato gli oggetti in natura, gli alberi e così via, avrebbe messo in tutto qualcosa. Questo paragone è stato ripetuto fino alla noia. È certo che c’è fantasia, ma la fantasia l’hanno avuta gli studiosi, non il popolo. Sono loro che hanno sognato. Coloro che originariamente avevano percepito tutto come animato, non hanno sognato, hanno solo ripetuto ciò che avevano percepito loro stessi.

Questo percepire rimase come residuo, affiorando come ricordo nei popoli antichi. Nemmeno il bambino vede il tavolo come animato; non sente ancora in sé l’anima, vede se stesso come un ceppo di legno. Perché sente se stesso come senza anima, si mette sullo stesso piano del tavolo senza anima, quando lo colpisce. Proprio l’opposto di ciò che si trova nei libri degli studiosi è la realtà. Se andiamo in India, in Persia, in Egitto, in Grecia, o altrove, dappertutto troviamo alla base le stesse rappresentazioni che sono state caratterizzate sopra. E in queste rappresentazioni fu versato ciò che era stato dato come cultura dai vecchi Iniziati.

Nell’antico India guidavano la cultura i Rishi. Ora però dobbiamo anche comprendere un poco quale fosse effettivamente la ragione che ha dato forma a una delle figure più importanti della concezione indiana. Sappiamo che in ogni tempo ci sono state le cosiddette scuole misteriosofiche, dove coloro che potevano sviluppare le loro facoltà spirituali imparavano a guardare più profondamente nell’universo, e dove risvegliavano le facoltà assopite per vedere il nesso spirituale delle cose. Da questi centri misteriosi hanno irradiato dappertutto gli impulsi spirituali delle culture. E affinché comprendiamo bene gli Iniziati, quando li consideriamo, solitamente li consideriamo nel tempo post-atlantico, poiché il loro essere è più facile da comprendere allora; tuttavia troveremmo anche nel tempo atlantico qualcosa di simile alle scuole di iniziazione. Affinché li comprendiamo bene, vogliamo ora metterci nella posizione di comprendere il metodo di una tale antica scuola di iniziazione atlantica.

Allora dunque erano presenti quei stati di coscienza appena descritti. Quando risaliamo a quei tempi, troviamo che l’uomo non era ancora nella sua forma attuale. Allora era ancora completamente diversamente formato. Andiamo indietro certo nella prima metà del tempo atlantico. L’uomo consisteva già di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io, ma il corpo fisico aveva un aspetto completamente diverso. Il corpo fisico era tale che potremmo paragonarlo ai corpi di certi animali marini, trasparente, che avremmo difficilmente potuto vedere, che avremmo appena potuto afferrare, sebbene già percorso da certe linee di direzione che vi brillavano dentro. Il corpo fisico dell’uomo era molto più morbido di oggi, non c’erano ancora ossa. Anche se c’erano già disposizioni cartilaginose, questo corpo fisico nei tempi più antichi era assolutamente non della forma attuale.

Al contrario, il corpo eterico dell’uomo era l’elemento molto più importante. Il corpo fisico degli uomini era allora più o meno piccolo; il corpo eterico al contrario era straordinariamente grande. Questo corpo eterico si differenziava per i singoli in modo che si sarebbero potuti distinguere quattro diversi tipi. Questi quattro tipi erano così costituiti che una parte degli uomini mostrava un tipo, un’altra parte l’altro. Ora in quattro nomi si sono conservati i tipi. Sono i nomi degli animali apocalittici: Bue o Toro, Leone, Aquila, Uomo. Non è del tutto corretto se volessimo immaginare che queste forme fossero state completamente simili agli animali attuali, ma ricordavano tuttavia per la loro impressione al genere dell’impressione che oggi fanno gli animali corrispondenti. Si potevano comprendere le impressioni che i corpi eterici producevano attraverso l’immagine del Leone, del Toro, dell’Aquila o dell’Uomo. Una parte, che faceva impressione per le proprietà di una straordinaria capacità riproduttiva, o per un appetito straordinario, la si confrontava per esempio con il Toro. Un’altra specie di uomini era quella che già viveva più nello Spirituale: erano gli uomini-Aquila, che non si sentivano affatto bene nel mondo fisico. E poi c’erano ancora uomini che nel loro corpo eterico erano già simili all’attuale corpo fisico; certo non era completamente uguale, ma era però già come la forma umana. Naturalmente dobbiamo immaginarci che nel dettaglio non era rappresentato solo l’uno dei tipi, ma che in ognuno erano disposti tutti e quattro: uno di questi quattro però dominava.

Così era la costituzione dei corpi eterici della popolazione atlantica. Poi era particolarmente potente, ma non sviluppato, il corpo astrale, e l’Io era ancora completamente al di fuori dell’uomo. Così gli uomini allora avevano un aspetto del tutto diverso da oggi. Naturalmente gli uomini più precoci assunto prima la forma posteriore, ma nel complesso si possono caratterizzare gli uomini di quel tempo così come abbiamo appena fatto. Questo era dunque lo stato normale medio dell’umanità di quel tempo.

Del tutto diverso era per i più avanzati, per i discepoli delle scuole misteriosofiche, per coloro che aspiravano all’iniziazione dell’antica Atlantide. Entriamo ora nello spirito in una tale antica scuola di iniziazione atlantica, e tentiamo di immaginarci ciò che il maestro aveva da dare. Chi era questo maestro?

Se oggi l’uomo incontrava un Iniziato, non potrebbe riconoscerlo affatto dall’esterno. Pochissimi uomini oggi riconoscerebbero esteriormente un tale Iniziato: oggi, dato che il corpo fisico dell’uomo è così evoluto, e l’Iniziato però deve vivere nel corpo, questi si distingue solo in dettagli delicati dagli altri uomini. Ma allora l’Iniziato era molto, molto diverso dagli altri uomini. Gli altri avevano ancora forme più animali, il corpo fisico era piccolo in proporzione ai corpi eterici giganteschi, e formava una sostanza e una massa più goffa, animale. L’Iniziato si distingueva per il fatto che nel suo corpo fisico era più simile alla formazione umana odierna, che portava un viso umano simile a quello dell’uomo di oggi, che possedeva un cervello anteriore come l’uomo medio attuale. Allora gli Iniziati avevano già un cervello molto sviluppato per quel tempo, mentre negli altri il cervello era ancora sottosviluppato. C’erano dunque tali Iniziati e avevano le loro scuole; in queste scuole di iniziazione accettavano, attraverso metodi determinati, allievi dalla massa umana normale, a seconda che questi allievi si mostrassero maturi e sufficientemente sviluppati.

Qualcosa dobbiamo considerare se vogliamo comprendere pienamente ciò che segue. Dobbiamo chiarirci che con il progressivo sviluppo del tempo il dominio dei componenti spirituali dell’uomo sul corpo fisico nell’uomo odierno ha sostanzialmente diminuito fino a quasi nulla. Anche se oggi l’uomo può muovere le gambe e le braccia e pedalare sulla bicicletta, anche se può controllare la sua fisionomia — in breve, ha in un certo grado un dominio sul corpo — tutto ciò è solo un misero e ultimo residuo dell’antico rapporto di dominio sul corpo fisico, come era nel tempo atlantico. Allora il pensiero, il sentimento aveva un’influenza molto maggiore sul corpo fisico. Ciò che l’uomo pensa esercitava allora un’influenza molto più significativa sul corpo fisico. Se oggi viene dato a qualcuno un pensiero per settimane, mesi o persino anni, agirà solo in casi molto eccezionali oltre il corpo eterico. Molto raramente, per esempio, una meditazione influenzerà il corpo fisico. Se a qualcuno riuscisse, per esempio, a spingere in avanti un cervello un po’ arretrato, cioè se le ossa frontali si spingessero un po’ più avanti — insomma, se avesse un’azione fino alle ossa — questo sarebbe già un successo immenso per oggi. Questo oggi è molto, molto raramente il caso. Deve svilupparsi un’energia enorme se il pensiero vuol agire sul corpo fisico. È già più facile agire sulla circolazione sanguigna o sulle condizioni respiratorie, ma anche questo è ancora difficile. Sul corpo eterico il pensiero oggi può già agire, e nell’incarnazione successiva il pensiero avrà agito così potentemente che le condizioni esterne del corpo si saranno cambiate. Bisogna che oggi si lavori in modo da sapere di non lavorare per un’incarnazione, ma oltre a essa per incarnazioni future. L’anima è un Eterno, ritorna sempre di nuovo.

Del tutto diverso era però nelle antiche scuole di iniziazione. Lì era il dominio del pensiero, l’influenza che aveva sul corpo fisico in un tempo relativamente breve. L’allievo del mistero poteva far salire la sua organizzazione stessa verso la forma umana. Si poteva dunque allora accettare un allievo dalla massa umana normale: si doveva solo dargli il giusto impulso. L’allievo non aveva nemmeno bisogno di pensare da solo; attraverso una specie di suggestione gli venivano introdotti pensieri nella sua anima. Doveva stare dinanzi alla sua anima una forma spirituale ben determinata, in cui lo studente doveva sempre approfondirsi. Dappertutto l’Iniziato atlantico dava allo studente una forma di pensiero, in cui questi doveva immergersi ancora e ancora. Che immagine era questa? Che cosa doveva pensare lo studente? Su che cosa meditava?

È già stato accennato allo stato primordiale della Terra, l’intera evoluzione è stata già schizzata, è stato anche parlato della forma luminosa nella polvere primordiale. Se allora si fosse contemplato chiaroveggentemente l’atomo, sarebbe emersa l’immagine primordiale dell’uomo di oggi. Questo è emerso da questo granello di polvere, da questo atomo primordiale. Non la forma dell’uomo dei tempi antichi, non dell’uomo atlantico, ma la forma dell’uomo di oggi è emersa da questo atomo primordiale. E che cosa fece l’Iniziato atlantico? Proprio questa immagine primordiale, questa immagine primordiale umana che si erge da questo seme primordiale, la pose dinanzi all’anima dei suoi allievi. Lo studente doveva dunque meditare su questa immagine primordiale. La forma umana come forma di pensiero, l’Iniziato dell’Atlantide poneva di fronte allo sguardo vedente dello studente, con tutti gli impulsi e le sensazioni che vi erano dentro. E che lo studente possedesse il tipo leonino o un altro, doveva tenersi di fronte l’immagine di pensiero di ciò che l’uomo sarebbe diventato nel tempo post-atlantico. Questa immagine di pensiero l’aveva sempre come ideale. Doveva questo pensiero volere: Il mio corpo fisico deve diventare come questa immagine. — E attraverso le forze di questa immagine, che lo studente doveva imparare, si agiva sul corpo da fargli differire dagli altri uomini. Attraverso le forze di questa immagine si trasformavano determinate parti, e gradualmente gli studenti più avanzati divenivano sempre più simili agli uomini di oggi.

Qui sguardiamo a misteri straordinari, sguardiamo nei Misteri del tempo atlantico. E anche un’altra cosa ci colpirà. Per quanto gli uomini fossero formati, un’immagine aleggiava dinanzi alla loro anima, che come immagine spirituale era già presente quando il Sole e la Terra erano ancora uniti. E questa immagine emergeva sempre più come il senso della Terra, come ciò che spiritualmente sta alla base della Terra. E questa immagine non si presentava loro nella forma di questa o quella razza, non come l’immagine di questo o quello popolo, si presentava loro come l’ideale generale dell’umanità.

Questo è il sentimento che lo studente doveva sviluppare su questa immagine: Gli esseri spirituali più elevati hanno voluto questa immagine, questa immagine, attraverso cui viene l’unità nell’umanità. Questa immagine è il senso dello sviluppo della Terra, per realizzare questa immagine il Sole si è separato dalla Terra, è uscito la Luna. Perciò l’uomo ha potuto diventare Uomo. Questo è l’unico che deve infine apparire come il grande ideale della Terra. E in questo grande ideale si riversavano i sentimenti che animavano lo studente nella sua meditazione.

Così era più o meno verso la metà del tempo atlantico, e avremo da seguire come questa immagine della meditazione, che stava dinanzi allo studente come forma umana, si trasformò in qualcosa di diverso, e come questa fu salvata oltre la catastrofe atlantica. Questo è ciò che rivivette nell’insegnamento degli Iniziati indiani, ciò che si può riassumere nel nome antichissimo e sacro: Brahma. Ciò che la divinità universale volle come senso della Terra, era il più sacro dell’antico Iniziato indiano; allora egli parlava di Brahma. Da questo nacque più tardi la dottrina di Zaratustra e la saggezza egiziana, di cui si dovrà parlare più tardi. Come si trasforma da Brahma alla saggezza egiziana, questo continueremo a vedere domani.

4°L’archetipo spirituale dell’uomo agli inizi dello sviluppo terrestre

Lipsia, 5 Settembre 1908

Ieri concludemmo la nostra considerazione con la discussione di un evento straordinariamente importante nella vita interiore, nella vera vita dello spirito dell’uomo. Abbiamo cercato di portare innanzi all’anima l’impressione che l’iniziato atlantico ebbe all’inizio dell’ultimo terzo dell’epoca culturale atlantica. Ci apparve dinanzi all’anima come una forma umana ideale stesse dinanzi all’anima dell’iniziato, che era un’immagine di pensiero su cui egli doveva concentrarsi nella meditazione, e come questo riempisse la vita rappresentativa, sentimentale e di volontà dell’iniziato atlantico. Questa immagine di pensiero avrebbe sempre più e più dovuto diventare il modello per l’uomo futuro.

Ora dobbiamo ancora una volta portare innanzi agli occhi come questa immagine di pensiero propriamente apparisse più o meno. Non era del tutto simile all’uomo di oggi; così non era. Se ci rappresentassimo una specie di combinazione di uomo e donna, dove tutto ciò che è basso rimane assente, se ci rappresentassimo una specie di forma doppia, del che soltanto la parte superiore del corpo è afferrabile chiaramente, allora abbiamo l’autentica immagine sensibile-soprasensibile che stava dinanzi a colui che meditava allora. Questa immagine agiva così fortemente che coloro che erano iniziati rendevano realmente il loro corpo esteriore sempre più simile a questa immagine.

Ora una circostanza è molto importante, ed è questa: che precisamente l’iniziato meditante aveva una sola specie di forma umana dinanzi a sé, quale gli stava di fronte nella sua interiorità. Quando l’iniziato era stato preparato affinché avesse questa immagine viva dinanzi a sé, allora doveva chiarirsi il seguente, quando vedeva questa immagine risplendere dinanzi a lui: «Nel momento in cui osservo questa immagine, mi trasloco nello stato primordiale dello sviluppo terrestre, quando la Terra, la Luna e il Sole non erano ancora separati». Allora la Terra consisteva dal suo atomo primigenio: in questo atomo il chiaroveggente poteva vedere l’immagine che ora appare dinanzi a me. L’immagine era già presente nel tempo primordiale della Terra, quando non c’erano ancora forme di animali, piante e minerali. Allora la Terra consisteva soltanto dall’atomo umano, dagli uomini risvegliati di nuovo. Certamente già le prime disposizioni degli animali si erano formate durante lo stato lunare della Terra: gli animali erano già lì. Ma sappiamo anche che quando un sistema planetario scompare, questo entra in un Pralaya, in cui allora tutte le forme si dissolvono. Sebbene la vecchia Luna fosse già popolata da forme animali, la Terra però dapprima non aveva ancora subito ugualmente animali e piante — questi vennero solo più tardi. Solo dopo la separazione del Sole gli animali sorsero gradualmente. La Terra era solamente umana nel suo tempo primordiale.

Su questo stato primordiale della Terra lo sguardo dell’iniziato si piegava. Egli vedeva nell’atomo primigenio l’immagine ideale dell’uomo. Questa forma umana l’iniziato aveva dinanzi a sé, e ora gli divenne chiaro: «Così mi traslo nello stato primordiale della Terra. Ciò che vive nella Terra, l’immagine ideale, la forma ideale dell’uomo, questo mi dice il seguente: la Divinità agisce dall’eternità all’eternità; essa si è riversata in queste forme e ha esalato da sé questa forma umana primigenia». Ora si disse: «Dove vengono gli animali, le piante e gli altri esseri?»

Quasi la forma primigenia della Divinità vedeva l’iniziato nello spirito, e gli animali li vedeva come forme secondarie, anche le piante li vedeva come forme secondarie, che erano sorte solo più tardi. Tutto ciò che qui vive nei regni inferiori, tutto questo vedeva l’iniziato atlantico come sorto soltanto dalla forma umana. Possiamo formarci una rappresentazione di questo pensiero se pensiamo a come è sorto il carbone fossile. Pensiamo alle grandi foreste primordiali che allora sorsero e vissero e che ora sono carbone fossile. Sono rimaste indietro, si sono sviluppate da un regno superiore in un regno inferiore. Lì vediamo come le piante sono diventate pietra, indured sono diventate.

Così l’iniziato atlantico vedeva tutto, l’intero ambiente, come uscire dalla forma umana. Questa impressione fu magicamente portata innanzi all’anima dell’uomo nei tempi molto lontani; e queste impressioni furono conservate nella memoria attraverso il tempo del Diluvio. I vecchi iniziatori indiani fecero riapparire questa immagine dell’Uomo primigenio anche nell’anima dello studente, l’immagine dell’Uomo primigenio che era stato esalato dal Sé eterno. Quando lo studente indiano aveva questa immagine dinanzi a sé, sentiva che tutto era sorto da questa immagine, che ciò che era come il sangue presente in questo Urbild era diventato le acque della Terra e così via. E così questa immagine si ampliò fino a diventare il fondamento primigenio di tutto. Ora gli fu posto dinanzi all’anima il seguente. Gli fu detto: «Due cose hai dinanzi agli occhi in questo Urbild: una volta l’Urbild stesso, ma poi anche ciò che in te come intima essenzialità si illuminò nella contemplazione dell’immagine. Fuori il Macrocosmo, e poi ciò che tu percepisci in te come estratto, il Microcosmo».

Quando i Greci nelle campagne di Alessandro penetrarono in India e percepirono gli ultimi echi di ciò che lo studente allora aveva provato, sentirono il seguente. Dissero: «Se lo studente contempla ciò che nel grande mondo è dispiegato come uomo, allora ha dinanzi a sé l’Eracle. L’Indiano chiamava ciò che come forze dell’universo vive, Väc». — «Nell’uomo però sentivano essi come estratto del tutto il Brahman». — Così i Greci si chiarirono ciò che sono echi di ciò che accadde nell’anima dello studente nella vecchia cultura santa indiana. Questo era il frutto di una spedizione dei Greci sotto Alessandro il Grande in India. Proprio da questo sentimento primigenio si sviluppò la vecchia dottrina santa dell’iniziazione indiana, che appare come un’immagine spirituale di quello stato primordiale della Terra, dove la Terra aveva ancora in sé le forze solari e gli esseri elevati, secondo la cui sublimità ci si anelava poi. Perciò era un sentimento elevato di vita spirituale quando lo studente era iniziato, quando poteva far sorgere in sé ciò che si afferrò come Brahman. Era un evento immenso nell’anima umana, un’elevazione in mondi elevati. Non altrimenti si poteva essere iniziati e giungere al vero vedere se non elevandosi ai mondi più elevati. Il mondo che ci circonda è il mondo fisico. Intorno a esso e in esso ondeggia il mondo astrale. Più in alto sta il Devachan, il mondo divino; e nelle regioni più elevate del Devachan doveva essere rapito lo studente quando doveva sentire nel Macrocosmo il Brahman, l’Io primigenio. Nel Devachan più elevato era allora lo studente, nel mondo divino, da cui sgorga il più nobile che l’uomo ha in sé. Era un regno di ordine supremo, perfettissimo, in cui lo studente era rapito, un regno che offrì ancora molto altro di conoscenza: ciò che qui è stato descritto non era infatti l’unico.

Prima che continuiamo a descrivere altro però, dobbiamo conoscere anche i maestri. Avete tutti sentito già parlare dei santi Rishi, i fondatori primigenî della vecchia cultura santa indiana, che stessi avevano avuto il Manu come maestro. Chi erano questi sette grandi maestri della vecchia India? Dobbiamo chiarire un po’ la natura dei santi Rishi, per quanto è possibile. Per questo dobbiamo ancora una volta guardare nel grande mondo. Dobbiamo essere chiari che ciò che possiamo percepire con i sensi fisici, con gli occhi e così via, è una conseguenza dello spirituale. Se pensiamo la nostra intera ambiente, che percepiamo, spiritualizzata, allora possiamo assimilarla più o meno con una nebulosa eterea primigenia. Questa nebulosa divenne allora gradualmente più densa, scese nello stato della materia, e si addensarono fuori diversi corpi mondiali: il Sole, la Luna, la Terra si separarono.

Perché però gli altri pianeti si scindevano? Poiché ciò accadde anche durante le singole separazioni. Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio si staccavano. Perché ciò accadeva?

Comprenderemo questo quando ci diremo che nel grande universo accade qualcosa di simile a ciò che accade anche nella nostra vita ordinaria, banale. Non rimangono solo scolari seduti in una scuola superiore: anche nel grande Cosmo ci sono esseri che rimangono indietro e non possono seguire il passo. Ora rendiamoci ben chiaro questo. Un gruppo di esseri elevati era quello che non poteva seguire il ritmo della Terra, quelli che estraevano le sostanze più fini e ne formavano il Sole come loro luogo di dimora. Questi erano gli esseri più elevati che erano legati con la nostra evoluzione. Essi però avevano anche subito uno sviluppo. C’erano dunque esseri che erano allora in via di diventare spiriti solari e quelli che erano rimasti indietro, che stavano più in basso degli spiriti solari, tuttavia più in alto dell’uomo, che non potevano seguire lo sviluppo degli spiriti solari perché non erano così maturi come questi. Non potevano uscire con il Sole; il Sole li avrebbe bruciati. Per la Terra però erano troppo nobili: perciò si erano estratte sostanze speciali che in finezza stavano tra il Sole e la Terra, che corrispondevano alla loro natura, e si erano formate dimore tra il Sole e la Terra. Così si scissero Venere e Mercurio. Qui abbiamo due gruppi di entità che non erano giunti così in alto come gli spiriti solari, ma erano andati più oltre dell’uomo. Diventarono spiriti di Venere, diventarono spiriti di Mercurio. Queste entità sono i promotori della formazione di questi due pianeti. Inoltre già prima si erano formati Marte, Giove e Saturno, per altre ragioni. Questi divennero a loro volta dimore per determinate entità.

Così vediamo come gli spiriti sono le cause della formazione dei pianeti. Ora non si deve credere che queste entità che abitano i diversi corpi del sistema solare, che non stiano in collegamento con gli abitanti della Terra. Dobbiamo riconoscere che i confini fisici non sono i veri confini, che anche oltre questi confini esiste in molti modi la possibilità per le entità degli altri corpi celesti di esercitare effetti magici sulla Terra. Così gli effetti degli spiriti solari, di Marte, di Giove, di Saturno, di Venere, di Mercurio e così via si estendono nella Terra. Gli ultimi due stanno più vicini alla Terra; essi hanno aiutato l’uomo, quando il Sole era uscito, a preparare la Terra così come la vediamo ora.

Vorrei inserire qui qualcosa, perché dei malintesi si sono insinuati, che si riferiscono alla denominazione dei pianeti. In tutte le denominazioni occulte, ciò che oggi astronomicamente si chiama Mercurio, è chiamato Venere, e al contrario, ciò che si chiama astronomicamente Venere, è chiamato Mercurio. I puri astronomi esterni non sanno che là esistono segreti, perché non si volevano rivelare le denominazioni profonde, esoteriche. Ciò è accaduto per occultare determinate cose.

Ora tutti questi spiriti degli altri pianeti agiscono sulla Terra. Da tutti i pianeti emanano effetti sull’uomo. Questi effetti però dovevano prima essere mediati all’uomo, e ciò accadeva affinché attraverso il grande Manu i sette Rishi fossero iniziati cosicché il singolo Rishi comprendesse i segreti di uno di questi pianeti nei loro effetti. E poiché si contavano sette pianeti, così questi sette Rishi nella loro comunanza erano ciò che rappresenta una loggia a sette membri, che poteva trasmettere ai suoi studenti gli insegnamenti dei segreti del nostro sistema solare. Perciò troviamo accenni a questo in molti scritti occulti antichi. Lì sta per esempio: Esistono segreti che devono essere cercati al di là dei Sette, sono quelli che il santo Manu stesso custodiva, sul tempo prima della scissione dei pianeti.

Ciò che i pianeti come forze custodivano, questo era ciò che era nascosto nei segreti dei sette Rishi. E così questo coro dei sette Rishi agiva insieme, in piena unità con il Manu, nella meravigliosa saggezza che era loro mediata ai studenti. Se avessimo voluto caratterizzare questo, avremmo dovuto dire: Questo insegnamento primigenio conteneva più o meno ciò che oggi conosciamo come l’evoluzione dell’umanità attraverso gli stati planetari di Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere, Vulcano. I segreti dell’evoluzione erano nascosti nei sette membri della loggia, di cui ognuno significava un gradino nel progresso dell’umanità.

Questo lo vedeva lo studente. Non solo lo vedeva, l’udiva persino quando si elevava nel Devachan, nel mondo devachanico: poiché questo mondo è un mondo del risuonare. Là udiva la musica sferica dei sette pianeti. Vedeva nel mondo astrale l’immagine; nel mondo devachanico udiva il tono, e nel supremo, nel più elevato dei mondi, sperimentava la Parola. Se dunque lo studente indiano si elevava nel Devachan superiore, percepiva attraverso la musica sferica e attraverso la Parola sferica come lo spirito primigenio Brahma si articolava attraverso l’evoluzione, nella catena planetaria a sette membri; e udiva questo dalla Parola primigenia Väc. Questa era la designazione del tono primigenio della creazione, che lo studente udiva: in esso udiva l’intero sviluppo del mondo. La Parola divisa in sette membri, la Parola primigenia della creazione, agiva nell’anima dello studente, la Parola primigenia che descriveva ai non iniziati più o meno così come oggi descriveremmo la nostra evoluzione mondiale. Ciò che percepiva è descritto elementarmente nella mia «Teosofia». E questa descrizione la ritroviamo prima di tutto ancora nella vecchia religione santa degli Indiani, in ciò che si chiamava il «Veda» o in tedesco la «Parola».

Questo è il vero senso dei Veda, e ciò che è stato scritto più tardi è solo l’ultimo ricordo dell’antica dottrina santa della Parola. La Parola stessa è stata tramandata soltanto da bocca a bocca, poiché con lo scrivere la tradizione primigenia viene violata. Solo dai Veda si può ancora sentire qualcosa da ciò che allora fluì in questa cultura. Se lo studente lo viveva nella sua memoria, allora poteva dirsi: Ciò che sperimenta come Brahman nella mia anima, ciò che ho come Parola primigenia nella mia anima, questo era anche già lì sul vecchio Saturno; su Saturno risuonava già il primo respiro della Parola Vedica.

Ora lo sviluppo si era continuato attraverso Sole e Luna fino alla Terra. La Parola era diventata sempre più densa, aveva assunto forme sempre più dense, e l’immagine umana nel seme primigenio della Terra era già una condensazione dello stato in cui la Parola primigenia era su Saturno. Che cosa era dunque accaduto?

La Parola divina, l’Uomo primigenio si era avvolto in sempre nuovi involucri, e dipendeva da quali involucri la Parola assumesse all’interno dello sviluppo terrestre. Lo studente sapeva che nulla si ripete completamente nell’universo e che ogni pianeta ha la sua missione. Ciò che vedeva formarsi come vita sulla vecchia Terra, ciò che su Marte era stato impresso come saggezza sul fondamento di tutte le cose, a ciò seguiva sulla Terra ciò che il compito, la missione della Terra è, cioè sviluppare l’amore; questo non era ancora sulla vecchia Luna. Così si vestiva ciò che in una forma molto più spirituale, ma anche molto più fredda sul pianeta precedente era presente, l’immagine primigenia dell’uomo, si vestiva in un involucro astrale caldo. Ciò che doveva diventare uomo, era stato rivestito sulla Luna con un involucro astrale, e questa parte è quella che sulla Terra rende la vita umana interna capace di sviluppare amore dalla forma più bassa alla forma più elevata.

Allo studente indiano l’immagine umana, l’immagine primigenia, divenne chiaramente percettibile nel Devachan superiore. Allora si avvolgeva nel Devachan inferiore con un involucro astrale che possedeva le forze per sviluppare l’amore. L’amore, l’Eros, era chiamato Kama. Così Kama acquista un significato per lo sviluppo terrestre. La Parola divina, il Brahman, si vestiva di Kama, e attraverso Kama la Parola primigenia risuonava allo studente. L’abito dell’amore era Kama, l’abito della Parola primigenia Väc, della Parola Väc che sta alla base del latino «vox». E così lo studente percepiva nell’essenza più intima che la Parola divina si era messa un abito d’amore astrale. Ora si disse: l’uomo che oggi consiste di quattro membri, dal corpo fisico, dal corpo eterico, dal corpo astrale e dall’Io, questo uomo ha come membro più elevato il suo Io. E questo Io scese nell’abito d’amore e formò Kama-Manas. Questo era l’essenza più intima dell’uomo: Kama era ciò in cui Manas si vestiva, e questo era l’Io. Ma sappiamo anche che questa essenza più intima svilupperà tre membri che sono più elevati, che trasformano i membri inferiori, e trasformano anche il corpo fisico; e come Manas esce dall’involucro astrale, come a Prana corrisponde Budhi a un livello superiore, così il corpo fisico, quando sarà completamente spiritualizzato, sarà Atma. Ma tutto questo era già germinalmente predisposto nella Väc, e un verso Vedico ne ricorda ancora come lo studente esprimeva il segreto dell’essenza più intima.

Sappiamo che il corpo fisico sorto su Saturno, il corpo eterico sul Sole, il corpo astrale sulla Luna, e l’Io sulla Terra sorto solo per primo. Ma la vera, originaria predisposizione umana, la Parola primigenia Väc, aveva anche già in sé i tre seguenti membri. Tre membri più elevati ha ancora l’uomo da aspettarsi, allora sarà solo un fedele riflesso della Parola della creazione, della Parola primigenia. E a questo doveva essere indicato lo studente, che solo all’iniziato poteva essere chiara la vera natura del corpo fisico, eterico e astrale. Oggi l’uomo è veramente se stesso soltanto quando pronuncia «Io sono», quando guarda in ciò che è completamente suo. Solo allora è completamente uomo. Gli altri membri sono certamente anche manifesti, ma lì è ancora inconsapevole. Ma nel quarto è la Väc diventata manifesta: «Nel quarto parla l’uomo!» Questo era il verso del Veda. Quando la Parola dell’Io risuona, allora risuona la quarta parte della Väc. Il verso Vedico diceva: «Quattro quarti della Väc sono misurati; tre sono custoditi nell’occulto e non si muovono; soltanto il quarto quarto lo parlano gli uomini».

Qui abbiamo una meravigliosa descrizione di ciò che abbiamo così spesso sentito. Questo stava dinanzi allo sguardo spirituale dello studente. Il suo sguardo era rivolto allo stato dove ancora nulla era separato, dove ancora una Terra primigenia era, dove la Väc completa parlava. Questo lo esprime un altro verso Vedico: «Prima non sapevo che cosa fosse, questo «Io sono», solo quando la Primogenita della Terra veniva su di me, diventava luminoso lo spirito, e avevo parte alla santa Väc», alla saggezza. In questo è ripresentato uno sguardo che l’iniziato aveva.

Con questo è solo accennato poco di ciò che vivevano gli antichi studenti dei Rishi, dagli insegnamenti meravigliosi che fluivano nella cultura indiana, che erano trasmessi alle epoche seguenti e che erano trasformati secondo le necessità di vita di altri popoli. Ma tutti avevano compreso la Parola primigenia Väc.

Comprenderemo molte cose meglio quando mettiamo dinanzi ai nostri occhi un segreto nel suo intero contesto. Dobbiamo rappresentarci che allora l’effetto del maestro sullo studente era del tutto diverso da oggi. Oggi è soltanto quando lo studente è già stato portato a un certo grado di iniziazione, che un tale effetto è in qualche modo possibile. Allora le forze del maestro che passavano allo studente erano molto più forti. Di queste forze ci formiamo una rappresentazione quando diciamo: Non solo ciò che il maestro poteva trasmettere attraverso la parola o attraverso la scrittura agiva. Tutto ciò agiva in realtà soltanto sull’anima intellettuale; inoltre però agivano forze magiche, misteriose dal maestro allo studente, ed erano essenzialmente le forze del maestro quelle che erano capaci di riempire di chiarezza le immagini che il maestro portava dinanzi all’anima dello studente e di forza viva. Questo particolare effetto si perse nella quarta epoca culturale post-atlantica, la cultura greco-latina. Le forze cambiano appunto. Era del tutto diverso quando un vecchio Egiziano stava di fronte a un giovane, da quando oggi un maestro sta di fronte allo studente. Forze completamente diverse agivano dalla vecchiaia alla gioventù. Chi vuole comprendere ciò che ancora è descritto nell’antica Grecità, deve sapere questo. Socrate aveva effettivamente forze telepatiche che trasmetteva ai suoi studenti mentre li istruiva. Tale cosa non può più agire nel nostro tempo. Queste cose sono accennate negli scritti di Platone. Oggi sarebbe naturalmente un vizio riprovevole quello che allora era completamente giustificato. Cambiano le cose; nessuno ha il diritto di copiare questo oggi. Certe manifestazioni odierne vogliono invocarsi a questo, ma la stessa cosa sarebbe oggi riprovevole.

Allora, nel tempo antico, agivano forze dal maestro allo studente. Ancora nel vecchio Egitto c’era veramente un gran numero di persone capaci di ricevere forze in tale modo. Se una persona era particolarmente ricettiva e stava di fronte a un’altra che aveva imparato a rafforzare i suoi pensieri, allora un pensiero forte agiva così che sorgeva nell’anima di colui che riceveva come immagine. Era quindi nell’Egitto antico una tale azione telepatica in alto grado possibile, e il trasferimento di pensiero era in alto grado presente. Se una natura di volontà forte stava di fronte a una non rafforzata, era molto il caso. Così ci si poteva ancora in Egitto guidare un’altra persona attraverso i pensieri e dirigerla in una misura come oggi non ci si può nemmeno immaginare. Oggi naturalmente si farebbe grande abuso di tali forze.

Essenzialmente le iniziazioni nell’Egitto antico si basavano su forze simili. Così era stato anche possibile nell’antica India e in Persia. Queste forze rafforzavano ancora il metodo che, se si volesse esprimere esotericamente, si potrebbe anche chiamare medico. Naturalmente non si deve intendere la medicina ufficiale di oggi. Sulla medicina che l’uomo di oggi chiama medicina, il medico egiziano e l’iniziato avrebbero soltanto riso. Il vecchio medico egiziano sapeva una cosa: sapeva che quegli stati che originariamente erano presenti in Atlantide e come si potevano percepire nell’iniziazione, erano ancora da risvegliare. La coscienza in cui l’uomo viveva in Atlantide era una coscienza di chiaroveggenza offuscata. Allora c’era un tempo, si disse l’iniziato egiziano, in cui gli esseri spirituali esercitavano una forza molto maggiore sull’uomo. Oggi l’uomo quando dorme non sa niente dei mondi superiori; ma l’uomo atlantico viveva ancora in una coscienza di chiaroveggenza crepuscolare con gli dèi. E come agisce molto meglio di tutte le dottrine morali quando l’uomo odierno può elevarsi a un uomo ideale, così l’iniziato egiziano agiva allora attraverso forze e immagini di processi spirituali superiori sullo studente. Questo non agiva soltanto esteriormente, ma profondamente internamente: agiva così che sorgeva un ben determinato processo.

Pensiamo a un uomo malato che è malato perché determinate funzioni non procedono in modo normale. Da dove viene? Chi è istruito occultamente sa che non viene da fuori se il corpo fisico funziona irregolarmente; tutto ciò che di malattie esiste e non viene da fuori è da ricondursi al fatto che il corpo eterico non è in ordine. Ma il corpo eterico è malato perché il corpo astrale è in disordine. Se quindi presso l’uomo atlantico c’era pericolo che qualche disordine nella distribuzione dei succhi potesse entrare, allora molto presto era provveduto affinché potesse tornare l’ordine. L’uomo riceveva nello stato di sonno una tale forza dai mondi spirituali che attraverso il sonno le forze e le funzioni disturbate venivano ristabilite, e l’uomo guariva di nuovo. Egli ristabiliva in certo modo attraverso il sonno le forze sane. I vecchi medici egiziani usavano qualcosa di simile. Oscuravano artificialmente la coscienza del paziente fino a una specie di sonno ipnotico, ed erano padroni delle immagini del mondo dell’anima che sorgevano intorno al paziente. E queste immagini le dirigevano così che possedevano forze di controragire sul corpo fisico e di guarirlo. Questo era il significato del sonno nel tempio, che si usava per malattie interne. Al malato non si dava medicina, bensì si faceva dormire una tale persona nel tempio. Si offuscava artificialmente la sua coscienza e la si faceva guardare nei mondi spirituali. Si dirigevano ora le sue esperienze astrali così che queste possedevano le forze di versare di nuovo la salute nel corpo. Non è una superstizione: è un segreto che gli iniziati conoscevano, che portavano lo spirituale nelle esperienze dei malati. Nella medicina, che troviamo così intimamente legata al principio dell’iniziazione, si ristabiliva artificialmente lo stato atlantico. E dal fatto che l’uomo attraverso la sua coscienza diurna non vi si opponeva, agivano le forze che erano necessarie alla guarigione. Così agiva il sonno nel tempio.

Nella cultura egiziana regnava anche il principio che regnava presso i saggi Rishi indiani, che essi stessi dirigevano le cose, che essi stessi erano i mediatori delle forze planetarie, gli studenti del Manu, del grande maestro della prima cultura sublime. Nella prima cultura del tempo post-atlantico erano i Rishi che portavano quell’insegnamento sublime, un insegnamento che conduceva l’uomo in mondi spirituali elevati, sublimi, fino al mondo Devachanico superiore. Ciò che era contemplato, questo era portato giù nelle seguenti epoche culturali fino al piano fisico; fino nella quarta epoca culturale post-atlantica si abbassava nel piano fisico l’essenza che conosciamo come il Brahman dell’epoca culturale indiana, che designiamo come Cristo, che non ha più il compito di mediare lo spirituale, bensì stesso divenne uomo, affinché su tutti gli uomini irradiasse il misterioso potere della Parola primigenia.

Così la Parola primigenia è discesa per portare gli uomini di nuovo verso l’alto. E l’uomo deve comprendere come ciò accadde, per formare da se stesso uno strumento attraverso cui possa agire nel futuro. Dobbiamo conoscere ciò che ha agito innanzi a noi, affinché noi stessi possiamo collaborare alla sempre più elevata conformazione di ciò che è attorno a noi.

Un mondo spirituale dobbiamo creare in futuro. Per questo è necessario che per prima cosa comprendiamo il Cosmo.

5°Lo sviluppo della Terra nello stato primordiale

Lipsia, 7 Settembre 1908

Abbiamo cercato finora in questi discorsi di farci un’immagine della nostra evoluzione terrestre in collegamento con quella dell’uomo. Abbiamo dovuto esporre come il passato della Terra, come i fatti della nostra evoluzione terrestre si rispecchiano nella conoscenza dei singoli periodi di cultura del tempo post-atlantico. Abbiamo potuto proprio caratterizzare i più profondi vissuti dello scolaro dei Rishi in questo modo, e mostrare come questi vissuti interiori di un tale iniziando si presentavano come immagini viste in chiaroveggenza dei rapporti e dei processi che si svolgevano nella nostra Terra primordiale, quando essa conteneva ancora in sé il Sole e la Luna. Abbiamo anche visto quale grado elevato di iniziazione un tale scolaro della cultura indiana dovette raggiungere per potersi creare una tale visione del mondo, un’immagine che si presenta come una ripetizione di ciò che si svolse nella lontanissima Antichità. Abbiamo anche visto ciò che i Greci pensavano quando, nelle loro spedizioni di Alessandro, furono portati a conoscenza di ciò che uno scolaro indiano iniziato viveva, in cui si levava nella sua anima l’immagine della forza creatrice divino-spirituale, che cominciava a esprimersi nella nebulosa primordiale, quando il Sole e la Luna erano ancora uniti alla Terra. Questa immagine, il Brahman degli Indiani, che ai Greci apparve come Ercole, abbiamo cercato di condurla dinnanzi alla nostra anima come una ripetizione interiore dei fatti che si svolsero effettivamente nel passato. È già stato messo in rilievo che i successivi periodi di sviluppo della Terra si rispecchiavano nel periodo di cultura persiano e in quello egiziano. Ciò che dunque accadde nella seconda epoca, quando il Sole si ritirò dalla Terra, fu portato in apparenza nelle immagini presso gli iniziati dei Persiani. E ciò che si svolse quando gradualmente la Luna uscì, divenne la visione del mondo e il principio di iniziazione presso gli Egiziani, i Caldei, i Babilonesi, gli Assiri.

Ora dobbiamo, per poter guardare completamente nell’anima dell’antico Egiziano — poiché questo è per noi il più importante, e l'iniziazione persiana la considereremo solo come una preparazione — dobbiamo ancora una volta entrare più precisamente nella questione di come effettivamente accadde con la nostra Terra durante i tempi in cui il Sole e la Luna si separavano dalla Terra.

Vogliamo ora tracciare un’immagine della Terra stessa, che si formò gradualmente quando il Sole se ne andò e quando successivamente se ne andò anche la Luna. Si deve prescindere dai grandi eventi cosmici e vogliamo vedere ciò che accade sulla Terra stessa. Se ancora una volta rivolgiamo lo sguardo alla Terra nel suo stato primordiale, quando era unita con il Sole e la Luna, non troveremmo i nostri attuali animali, le nostre piante e per nulla i nostri minerali. Ciò da cui la Terra era originariamente formata erano inizialmente solo l’uomo, solo i germi umani. Certamente è vero che anche i germi animali e vegetali erano stati posti sulla vecchia Luna e sul vecchio Sole, che anche questi erano contenuti nello stato primordiale della Terra, ma erano ancora germi addormentati, germi dache non si sarebbe potuto riconoscere che potessero davvero produrre qualcosa. Solo quando il Sole cominciò a ritirarsi, solo allora i germi divennero forze propulsive, che più tardi divennero animali. E solo quando il Sole si era completamente separato dalla Terra e Terra e Luna erano sole, allora quei germi divennero germi propulsivi, che più tardi divennero piante. E solo quando la Luna cominciò a uscire, gradualmente si formarono i germi mineralici. Questo vogliamo dunque trattenere.

Ora però vogliamo contemplare la Terra stessa. La Terra era, quando aveva ancora il Sole e la Luna in sé, solo una sorta di grande nebulosa eterea di vasta estensione; e dentro erano in attività propulsiva i germi umani, ma dormienti i germi degli altri esseri: animali, piante e minerali. Perciò, poiché c’erano solo germi umani, ma ancora nessun occhio, anche nessun occhio poteva vedere esternamente questi processi, così che la descrizione qui data può divenire visibile solo in retrospettiva per l’uomo che vede in chiaroveggenza. Questa descrizione è fatta sotto il presupposto ipotetico che qualcuno avrebbe visto tutto questo se fosse stato in quel tempo in un punto dello spazio del cosmo e avesse potuto osservare. Anche sul vecchio Saturno un occhio fisico non avrebbe notato nulla. Allora, nello stato primordiale, la Terra era solo una nebulosa di vapore, che sarebbe stata sentita solo come calore. Da questa massa, da questa nebulosa eterea primordiale, si articolò gradualmente una palla di vapore luminosa, che sarebbe stata già visibile se ci fosse stato allora un occhio. E se ci si fosse potuti introdurre con un senso di sentimento, sarebbe apparsa come uno spazio riscaldato: all’incirca come l’interno di un forno da pane sarebbe parsa. Molto presto però questa massa nebulosa divenne luminosa. E questa palla di vapore che si era formata aveva in sé tutti i germi di cui si è appena parlato. Dobbiamo comprendere che in questa nebulosa di vapore non c’era qualcosa come un'odierna nebulosa o come gli attuali formamenti di nubi, ma tutte le sostanze oggi diventate solide e liquide erano sciolte dentro. Tutti i metalli, tutti i minerali, tutto, tutto era in forma di vapore e nebulosa, in una forma molto trasparente, in una forma di vapore illuminata, presente là dentro. Vapore illuminato era presente, penetrato da calore e da luce. Immaginate dentro. Ciò che era divenuto dalla nebulosa eterea era un gas illuminato. E questo si illuminava sempre più e più ancora; e proprio per la condensazione dei gas la luce diveniva sempre più forte, così che effettivamente una volta questa nebulosa di vapore apparve come un grande sole, che irradiava la sua luce nello spazio del cosmo.

Questo momento c’era stato veramente, quando la Terra aveva ancora il Sole in sé, quando era illuminata e penetrata dalla luce e irradiava la sua luce nello spazio del cosmo. Ma questa luce rendeva possibile che non solo l’uomo nella sua disposizione originaria vivesse con la Terra, ma che nella pienezza della luce vivessero tutti gli altri esseri superiori, che non assumevano un corpo fisico, ma erano collegati allo sviluppo dell’uomo: Angeli, Arcangeli, Spiriti del Tempo. Ma non solo questi erano dentro; in questa pienezza di luce vivevano anche esseri ancora più elevati: le Potenze o Exusiai o Spiriti della Forma, le Virtù o Dynamis o Spiriti del Movimento, i Dominioni o Kyriotetes o Spiriti della Saggezza e quegli Spiriti che sono chiamati i Troni o Spiriti della Volontà, e infine in collegamento più lasco con la pienezza di luce, staccandosi sempre più da essa, i Cherubini e i Serafini. Un corpo del mondo popolato da tutta una gerarchia di esseri inferiori e supremi, i più sublimi, era la Terra. E ciò che come luce irradiava nello spazio, la luce con cui il corpo della Terra era penetrato, non era solo luce, ma anche ciò che più tardi era la missione della Terra: era la forza dell’Amore. Questo aveva la luce come suo costituente più importante in sé. Dobbiamo quindi immaginarci che non solo luce è irradiata, non solo luce fisica, ma che questa luce è penetrata di anima, spiritualizzata con la forza dell’Amore.

Questo è difficile da immaginare per un animo odierno. Ci sono infatti oggi uomini che descrivono il Sole come se fosse una palla gassosa, che irradiasse semplicemente luce. Una cosa così materiale, una rappresentazione così puramente materiale domina oggi unicamente del Sole. Sono esenti da questo solo gli occultisti. Chi oggi legge una descrizione del Sole, così come è presentata nei libri divulgativi, in libri che costituiscono il nutrimento spirituale di innumerevoli persone, costui non ha imparato l’essenza del Sole. Ciò che sta in questi libri vale, riguardo al Sole, tanto quanto se qualcuno descrivesse come essenza dell’uomo un cadavere. Per quanto il cadavere è l’uomo, per quanto il Sole è ciò che è descritto dell’Sole nell’astrofisica.

Proprio così come colui che descrive il cadavere tralascia il più importante nell’uomo, così il fisico che oggi descrive il Sole non descrive la sua essenza quando, con l’aiuto dell’analisi spettrale, ritiene di aver trovato i costituenti interni del Sole; ciò che è descritto è solo il corpo esteriore del Sole. In ogni raggio di sole fluisce verso tutti gli esseri terrestri la forza di esseri superiori, che abitano il Sole, e con la luce del raggio solare scende essa stessa la forza dell’Amore, la medesima forza che qui sulla Terra scorre da uomo a uomo, da cuore a cuore. Il Sole non può mai inviare alla Terra solo luce fisica; ciò che è il sentimento di amore più caldo e più ardente, è presente invisibilmente nella luce solare. Con essa fluiscono alla Terra le forze dei Troni, dei Serafini, dei Cherubini e di tutta la gerarchia degli esseri superiori che abitano il Sole e che non hanno necessità di avere nessun altro corpo se non la luce. Perché però tutto ciò che oggi è presente nel Sole era allora ancora unito alla Terra, così tutti questi esseri superiori erano uniti alla Terra stessa. Anche oggi ancora essi sono collegati allo sviluppo della Terra.

Allora dobbiamo pensare che l’uomo, che era il più basso degli esseri superiori, era allora già presente in germe come il nuovo bambino della Terra, nutrito e accolto da questi alti esseri, vivendo nel grembo di questi esseri divini. L’uomo che viveva in quel tempo, in cui ora con le nostre considerazioni siamo nell’evoluzione della Terra, dovette, perché era ancora nel grembo di questi esseri, avere anche allora un corpo molto più fine. E da qui risulta alla coscienza chiaroveggente che il corpo dell’uomo di allora era costituito solo di una forma sottile di vapore e fumo, di un corpo aereo o gassoso, di un corpo gassoso completamente attraversato e penetrato dalla luce. Immaginiamoci una nuvola regolarmente formata, come una formazione a calice che si allarga verso l’alto, e immaginiamoci questo calice luminoso e illuminato dalla luce interiore: avremo gli uomini di allora, che appena cominciano ad avere una coscienza offuscata in questa evoluzione terrestre, una coscienza come quella che ha oggi il mondo vegetale. Non come le piante nel senso odierno erano gli uomini: erano masse di nuvole illuminate e riscaldate a forma di calice e senza confini fissi, non separati da confini fissi dalla massa totale della Terra.

Questa era una volta la forma dell’uomo, una forma che era un corpo di luce fisica, partecipe ancora delle forze della luce. Perciò, a causa della finezza del corpo, non potevano solo penetrare dentro un corpo eterico proprio e un corpo astrale, non solo l’Io negli inizi primi, ma anche gli esseri spirituali superiori che erano collegati alla Terra. Allora l’uomo aveva radici verso l’alto negli esseri divino-spirituali, e questi lo penetravano. Non è veramente facile descrivere la magnificenza della Terra di allora e dare un’immagine di quel tempo. Dobbiamo immaginarci la Terra come una sfera illuminata dalla luce, circondata da nuvole che portano luce, creando meravigliose apparizioni di luce con meravigliosi giochi di colore. Se si fosse potuto estendere una mano sensibile dentro questa Terra, si sarebbero percepite apparizioni di calore, ondeggiando su e giù le masse illuminate e luminose, dentro tutte le odierne creature umane, intrecciate e ondeggianti da tutti gli esseri spirituali, verso l’esterno irradiando luce in magnificenza grandiosa! All’esterno il cosmo della Terra nella sua grande molteplicità, all’interno l’uomo avvolto dalla luce, in collegamento con gli esseri divino-spirituali, da essi emanato e irradiando correnti di luce nella sfera di luce esterna! L’uomo pendeva come da un cordone ombelicale che scaturiva dal Divino, da questo Tutto, dal grembo della luce, dal grembo del cosmo della nostra Terra. Era un grembo cosmico comune, in cui viveva allora la pianta di luce uomo, sentendosi uno con il mantello di luce della Terra. Così l’uomo, in questa forma sottile di vapore e pianta, pendeva dal cordone ombelicale della madre Terra: così era nutrito e accudito dalla intera madre Terra. Come in senso più rozzo oggi il bambino è nutrito e accudito nel grembo materno come germe di bambino, così allora era nutrito e accudito il germe umano. Così viveva l’uomo in quell’epoca terrestre lontanissima.

Allora cominciò il Sole a sciogliersi, portando con sé le sostanze più sottili. C’era un tempo in cui gli alti esseri solari abbandonavano gli uomini, quando tutto ciò che oggi appartiene al Sole abbandonava la nostra Terra e lasciava indietro le sostanze più grossolane. E collegato a questo allontanamento del Sole era il fatto che il vapore si raffreddava in acqua; e mentre avevamo prima la Terra di vapore, ora abbiamo la sfera terrestre di acqua. Nel mezzo c’erano le acque primordiali, però non circondate da aria; lentamente le acque passavano in densi spessi vapori, che si affinavano gradualmente. Così avevamo allora la Terra come Terra acquea, quindi dentro anche sostanze in stato morbido, circondate da vapori, che divenivano sempre più fini, fino alle sfere più alte, dove i vapori divenivano completamente fini. Così avevamo una volta la nostra Terra davanti a noi. Così era cambiata, e gli uomini dovettero ora far sprofondare la forma gassosa precedentemente illuminata dalla luce nelle acque torbide e incarnarsi là come masse d’acqua formate nell’acqua, come prima come forme d’aria nell’aria. L’uomo divenne una forma acquea, però in nessun modo completamente. L’uomo non si immerse mai completamente nell’acqua. Questo è un momento importante. È stato descritto come la Terra nel mezzo era Terra acquea: l’uomo era solo parzialmente un essere acquatico, egli si stendeva dentro la veste di vapore, così che era metà acqueo, metà essere di vapore. Nel fondo dell’acqua l’uomo non poteva in nessun modo essere raggiunto dal Sole: la massa d’acqua era così spessa che la luce solare non poteva penetrare. Nel vapore la luce del Sole poteva penetrare ancora un poco, così che l’uomo viveva in parte nell’acqua buia, privata di luce e in parte nel vapore luminoso e illuminato dalla luce. Di qualcosa però l’acqua non era privata, di qualcosa che ora dobbiamo descrivere più precisamente.

Fin dall’inizio la Terra non era solo incandescente, luminosa, ma anche sonora, e il suono era rimasto nella Terra, così che quando la luce se ne andò, interiormente l’acqua certo diveniva buia, ma interiormente era anche penetrata dal suono, e il suono era quello che dava all’acqua proprio la formazione, la forma, come si può imparare dal noto esperimento fisico. Vediamo che il suono è qualcosa di formante, una forza formatrice, perché attraverso il suono le parti sono articolate o ordinate. Il suono ha una forza formatrice, ed era questa che aveva anche formato il corpo dall’acqua. Era la forza del suono, che era rimasta nella Terra. È il suono, il risuono, che risuona attraverso la Terra, è il suono, da cui si formò la forma umana. La luce poteva penetrare solo fino alla parte dell’uomo, che sporgeva dall’acqua. In basso un corpo acqueo, in alto un corpo di vapore, che la luce esterna toccava, a cui nella luce gli esseri che erano usciti con il Sole avevano accesso. Prima si sentiva nel grembo di essi, quando il Sole era ancora unito alla Terra; ora questi sembravano brillare su di lui nella luce e lo penetravano con la loro forza. Ma non dobbiamo dimenticare che in ciò che era rimasto dopo la separazione del Sole, c’erano anche le forze che la Terra doveva separarsi, le forze della Luna.

Abbiamo dunque un tempo quando proprio il Sole era uscito, quando gradualmente quell’uomo vegetale doveva immergersi nella Terra acquea fisica. Questo è il grado che l’uomo allora aveva raggiunto nel suo corpo, che noi oggi vediamo mantenuto in forma degenerata nei Pesci. Quando oggi vediamo l’acqua percorsa da Pesci, questi Pesci sono reliquie di quegli uomini, naturalmente in forma decadente. Dobbiamo immaginarci circa un Pesce rosso, in forme fantastiche di pianta, con grande mobilità, ma con il sentimento di malinconia, perché la luce era stata tolta all’acqua. Era una sete profonda, profonda, quella che sorgeva. La luce non c’era più: il desiderio della luce evocava la brama. C’era un momento nell’evoluzione della Terra in cui il Sole non era ancora completamente uscito dalla Terra: allora si poteva ancora vedere quella forma luminosa dal Sole, gli uomini nella parte superiore ancora al livello del Sole, in basso già nella forma che è stata mantenuta nella forma di pesce. Per il fatto che l’uomo con metà del suo essere viveva nell’oscurità, per questo laggiù c’era una natura umana assai bassa, poiché nella parte in cui si immergeva aveva le forze lunari in sé. Se anche questo non era irrigidito in lava, come nella Luna odierna, erano forze nere, buie. Lì potevano immergersi solo le peggiori parti dell’astrale. Ma in alto c’era una forma di vapore, quasi la parte della testa, in cui brillava dentro la luce da fuori e gli dava la forma, così che l’uomo era costituito di una parte inferiore e di una superiore. Nuotando, fluttuando si moveva in questa atmosfera di vapore. L’atmosfera densa di vapore della Terra era ancora non aria, era vapore — quindi ancora non aria, attraverso cui il Sole avrebbe potuto penetrare. Il calore poteva penetrare, ma non la luce. Il raggio di sole non poteva baciare tutta la Terra, ma solo la superficie: l’oceano terrestre rimaneva buio. In questo oceano però c’erano le forze che più tardi uscirono come Luna.

Per il fatto che le forze di luce penetravano, penetravano anche gli dei nella Terra. Così che avevamo in basso il mantello acqueo senza dei, abbandonato da Dio, solo penetrato dalla forza del suono, intorno il vapore, in cui si estendono dentro le forze del Sole. Così che l’uomo nel corpo di vapore, che si stendeva oltre la superficie dell’acqua, era ancora sempre un cittadino di quello che gli irradiava come luce e amore dal mondo spirituale. Perché però il mondo sonoro penetrò il cuore acqueo buio?

Per la ragione che uno degli alti spiriti solari era rimasto indietro, aveva unito la sua esistenza con la Terra. Questo è lo stesso spirito che conosciamo come Jahve o Geova. Solo Jahve rimase alla Terra, egli si sacrificò, era lui il cui essere interiore come suono formatore risuonava attraverso la Terra acquea.

Ma poiché le peggiori forze come ingredienti erano rimaste nella Terra acquea, poiché queste forze erano elementi terribili, la parte di vapore dell’uomo scendeva sempre più in basso, e dalla precedente forma vegetale sorgeva gradualmente un essere che era al livello di un anfibio. Nella saga e nel mito questa forma, che sta molto più in basso della posterità umana, è descritta come il Drago, come il molotone umano, come il Lindwurm. E l’altra parte dell’uomo, che era un cittadino della luce, è rappresentata come un essere che non scendeva, che combatteva la natura inferiore, che per esempio era rappresentato come Michele, come l’uccisore di draghi, come san Giorgio che combatteva il drago. Anche nella forma di Sigfrido con il drago abbiamo, anche se trasformato, immagini di ciò che allora c’era in quella divisione in due della disposizione umana. Dentro penetrò nella parte superiore della Terra e così anche nella parte superiore dell’uomo fisico il calore, e formò qualcosa come un drago infuocato. Ma sopra questo si levava il corpo eterico, in cui la forza del Sole era mantenuta salda. Così abbiamo una forma che l’Antico Testamento ha rappresentato assai bene nella forma del serpente seducente, che è anche un anfibio.

Ora il tempo si avvicinava sempre più, in cui le forze più basse erano scagliate fuori. Potenti catastrofi scuotevano la Terra, e per l’occultista le formazioni di basalto appaiono come reliquie di quelle forze purificanti, che allora agitavano il corpo della Terra, quando la Luna dovette separarsi dalla Terra. Questo era però anche il tempo in cui il nucleo acqueo della Terra si addensava sempre più, e in cui gradualmente sorgeva il nucleo solido mineralico. La Terra fu condensata da un lato per l’uscita della Luna, d’altro canto però le parti superiori diedero le loro sostanze più pesanti alle parti inferiori, e in alto sorse sempre più e più ancora quello che era certo ancora sempre penetrato d’acqua, ma che gradualmente divenne simile alla nostra aria. Così la Terra ebbe gradualmente un nucleo solido al centro, e attorno era l’acqua. Dapprima il vapore era ancora impenetrabile ai raggi solari, ma per il fatto che il vapore cedeva sostanze, diveniva sempre più sottile. Più tardi, molto più tardi da esso divenne aria, e gradualmente i raggi solari, che prima non potevano raggiungere la Terra stessa, gradualmente potevano penetrare.

Ora arrivò uno stadio della nostra Terra che vogliamo rappresentarci veramente davanti all’anima. Prima l’uomo si immergeva nell’acqua, sporgeva solo in vapori; ora per la condensazione della Terra l’uomo acqueo gradualmente prende la possibilità di condensare la forma, di assumere un sistema osseo solido. L’uomo si indurì in se stesso. Per questo la parte superiore dell’uomo si trasformò in modo che divenne adatta a ciò che era nuovo. Ciò che era nuovo, ciò che prima era impossibile, era la respirazione aerea. Ora troviamo un primo abbozzo del polmone. Nella parte superiore era prima ciò che assumeva la luce, ma non poteva penetrare oltre. Ora l’uomo sentiva di nuovo la luce nella sua coscienza offuscata. Poteva sentire ciò che lì irradiava in basso come forze divine, che gli fluivano verso. In questo passaggio sentiva ciò che gli irradiava verso, dividersi in due parti: l’aria penetrava essa stessa in lui, il soffio dell’aria penetrava in lui; prima penetrava in lui solo la luce, ora aria in lui. L’uomo, che sentiva questo, dovette dirsi circa: Prima sentivo la forza che è sopra di me come la forza che mi dava quello che ora ho bisogno per respirare. Luce era per me respirazione. — Quello che ora gli affluiva dentro era per lui come due fratelli: luce e aria erano per lui due fratelli. Ora era divenuto per lui una dualità: luce e aria.

Il soffio dell’aria della Terra, che affluiva dentro l’uomo, era anche nello stesso tempo l’annuncio che l’uomo doveva imparare a sentire qualcosa di completamente nuovo. Finché c’era solo luce, finché l’uomo non conosceva nascita e morte. Prima la nuvola illuminata dalla luce si trasformava, e l’uomo sentiva questo circa come il cambio di una veste, non sentiva di essere nato, non sentiva di morire, sentiva se stesso eterno, nascita e morte solo come eventi. Con il primo respiro entrò la consapevolezza di nascita e morte: L’aria, il soffio dell’aria, che si era staccato dal suo fratello, il raggio di luce — così sentiva allora l’uomo —, che si è staccato per questo anche gli esseri, che prima confluirono con la luce, che ha portato la morte a me.

Chi era dunque colui che fece sì che la consapevolezza: Certo ho una forma buia, ma sono unito con l’essere eterno — chi era dunque colui che uccise questa consapevolezza? Il soffio dell’aria, che affluiva dentro l’uomo — Tifone. Tifone significa il soffio dell’aria. E poiché l’anima egiziana visse in sé quello che si era svolto, ossia che il precedente raggio comune si era diviso nel raggio di luce e nel soffio d’aria, l’evento cosmico divenne per essa un’immagine simbolica. Quell’immagine si presentava come l’uccisione di Osiride per opera di Tifone o Set, il soffio di vento.

Un grande evento cosmico è nascosto nel mito egiziano, che fa uccidere Osiride per opera di Tifone. L’Egiziano sentiva il Dio, che veniva dal Sole e che si accordava ancora con il suo fratello, come Osiride. Tifone era l’aria di respirazione, che ha portato la mortalità all’ uomo. Lì vediamo in uno degli esempi più pregnanti, come i fatti dello sviluppo del cosmo si ripetono nella conoscenza interiore degli uomini.

Così si svolse il divenire della trinità di Sole, Luna e Terra. Tutto questo era comunicato allo scolaro egiziano, in profonde, profonde, consapevolmente formate immagini.

6°Forze solari e lunari, loro azione sull’uomo

Lipsia, 8 Settembre 1908

Molti di voi avranno incontrato, riflettendo sulle considerazioni svolte negli ultimi giorni riguardanti lo sviluppo della nostra Terra e, in senso più ampio, del Sistema solare in connessione con l’uomo, una contraddizione che vi sembrerà singolare, che confligge con molti cari insegnamenti sulla vita. Molti si saranno chiesti: Ora abbiamo sentito ieri dire che le peggiori forze nell’evoluzione sono legate alla Luna, e solo nel momento in cui la Luna si separò dalla Terra, le peggiori forze uscirono con essa, e solo così rimase uno stato della Terra tale che l’uomo potesse trovare la sua evoluzione. Tutto questo l’abbiamo ascoltato, ma dove rimane allora tutta la romanticità della Luna? Tutta quella poesia che pure scaturì da veri sentimenti, che si riferisce a tutti i meravigliosi effetti della Luna sull’uomo?

Questa contraddizione è solo apparente, e si risolve quando non consideriamo i fatti unilateralmente, bensì quando portiamo dinanzi all’anima la somma totale dei fatti. Se infatti oggi esaminiamo la Luna per la sua massa fisica, troveremmo che essa sembrerebbe inadatta a sostenere una vita come quella che ora abbiamo sulla Terra. Ma insieme a ciò dobbiamo dire anche che tutto ciò che come eterico è legato alla Luna e alle sue sostanze fisiche, per gran parte è tale da presentarsi come qualcosa di molto inferiore, come decadente, rispetto a ciò che come eterico riposa nella nostra stessa corporeità. E se considerassimo chiaroveggentemente ciò che negli esseri lunari singoli – di cui possiamo ben parlare – si presenta come astrale, potremmo convincerci che rispetto al peggiore di ciò che esiste sulla nostra Terra come sentimenti inferiori, c’è innumerevolmente qualcosa di peggiore e di più inferiore sulla Luna. Così dunque possiamo parlare, tanto rispetto all’astrale, quanto all’eterico, quanto al fisico della Luna, di esseri, di elementi che dovettero essere separati affinché la nostra Terra potesse proseguire il suo cammino libera da influssi dannosi.

Ora però dobbiamo diventare consapevoli di un altro fatto. Non dobbiamo perdere di vista che dovunque al male, al cattivo non possiamo fermarci. Tutto ciò che nell’evoluzione diventa basso, cattivo, è sempre soggetto a un fatto di grande significato. Finché è possibile, tutto ciò che è profondamente disceso nelle sfere inferiori deve essere purificato da altri, da esseri più perfetti; deve essere sollevato in alto e purificato, affinché nel governo dell’Universo sia di nuovo utilizzato. Se troviamo da qualche parte nel Cosmo un luogo dove risiedono esseri particolarmente bassi, possiamo esserne certi che con questi esseri inferiori sono connessi altri, più elevati. Costoro possiedono una così grande potenza del Bene, del Bello, dello Splendido, da essere idonei a dirigere al Bene anche le forze più basse. Perciò è vero che tutto ciò che è inferiore è connesso all’esistenza lunare; d’altra parte però sono con essa connessi anche esseri alti, altissimi. Sappiamo già che sulla Luna risiede, per esempio, l’alta, altissima entità spirituale Jahvé. Un essere così alto, con una tale potenza e splendore, ha però sotto di sé, nella sua attività, grandi, grandi schiere di esseri serventi di buona natura. Così dobbiamo rappresentarci che certamente il più basso della Terra uscì con la Luna, ma che insieme gli esseri capaci di trasformare il cattivo in bene, il brutto in bello, rimasero connessi con la Luna. Non potevano farlo se lasciassero il brutto nel corpo terrestre; dovevano estrarlo. Ma perché allora deve nascere ciò che esiste come brutto e male? Dovette nascere perché senza l’azione del brutto e del male nient’altro avrebbe potuto realizzarsi: l’uomo non avrebbe mai potuto diventare un essere composto, chiuso in sé.

Ricordiamoci della considerazione precedente. Là abbiamo visto come la natura inferiore dell’uomo aveva radice nell’acqua, come egli sporgeva per metà nella terra d’acqua scura. Allora non c’erano ossa, non c’era forma umana fissa. Una forma che si metamorfizzava continuamente era lì, vegetale, simile a fiore; la forma cambiava sempre. L’uomo sarebbe rimasto così se non si fossero sviluppate le forze, come sono state portate fuori sulla Luna. Se la Terra fosse rimasta esposta soltanto al Sole, la mobilità dell’essere umano sarebbe salita al grado più alto; la Terra avrebbe assunto un ritmo per l’uomo impossibile; l’uomo nella sua forma attuale non avrebbe potuto nascere. Se invece avessero agito soltanto le forze lunari, l’uomo si sarebbe irrigidito immediatamente; la sua forma si sarebbe solidificata nel momento della nascita, sarebbe diventato una mummia e così eternato. L’uomo si sviluppa oggi tra questi due estremi: tra la mobilità illimitata e l’irrigidimento nella forma. Poiché nella Luna sono le forze formatrici, anche la Luna fisica è diventata scoria. In queste forme possono agire solo gli esseri alti, forti, che sono connessi con la Luna. Così due forze agiscono sulla Terra: le forze solari e le forze lunari, le une spingendo, le altre momificanti. Immaginate che un gigantesco essere trascinasse via il Sole: in quell’istante diverremmo tutti subito mummie irrigidite, e così completamente che non potremmo mai più perdere questa forma. Supponiamo invece che un gigante trascinasse via la Luna: allora tutti i bei, misurati, arrotondati movimenti che oggi abbiamo, diventerebbero sgraziati. Diverremmo internamente del tutto mobili; vedremmo le nostre mani allungarsi fino a dimensioni gigantesche e di nuovo rimpicciolirsi. La forza di metamorfosi aumenterebbe fino a dimensioni gigantesche. Ora invece l’uomo è inserito tra queste due forze.

Ora però in questo Cosmo, non solo nelle forme e nelle sostanze, ma anche nei rapporti delle cose tra loro, è disposto con straordinaria saggezza. E noi ora, per condurre dinanzi all’anima quale infinita saggezza giace nel Cosmo, considereremo un rapporto, collegandoci alla figura di Osiride.

Nell’immagine di Osiride l’Egiziano vide l’azione dell’astro solare sulla nostra Terra nel tempo in cui ancora vapori nebulosi ondeggiavano intorno alla Terra, quando ancora non c’era aria. Vide che, quando nell’uomo iniziò la respirazione aerea, in quel momento l’entità unitaria, Osiride-Set, si separò. Set o Tifone opera affinché il respiro aereo entri in noi. Tifone, il soffio di vento, si separò dalla luce del Sole, e Osiride agisce solo come luce del Sole. Ma è anche lo stesso momento in cui nascita e morte entrarono nella natura dell’uomo. In ciò che era formante e deformante, che fino ad allora era circa come indossare e togliere una veste, entrò un grande cambiamento. Se l’uomo allora avesse potuto sentire gli effetti che procedevano dal Sole — nel tempo in cui essi non avevano ancora abbandonato la Terra stessa — gli effetti che procedevano da quegli alti esseri che più tardi uscirono con il Sole, egli avrebbe guardato con gratitudine a questi esseri solari. Ma man mano che il Sole si separò sempre più dalla Terra, man mano che si affinò ciò che era sfera di vapori — che certamente allora per l’uomo era il regno della sua natura superiore — l’uomo, che poteva percepire sempre meno l’azione diretta del Sole, acquisì la consapevolezza di ciò che erano le forze nella sua natura inferiore, e giunse a cogliere lì il suo Io. Quando si immergeva nella sua natura inferiore, allora diventava consapevole di se stesso.

Perché mai l’entità che conosciamo come entità di Osiride è stata oscurata? La luce smise di agire con la partenza del Sole, ma Jahvé rimase dapprima sulla Terra, finché la Luna non si separò. Osiride era lo spirito che conteneva in sé la forza della luce solare cosicché più tardi, quando la Luna si separò, andasse con la Luna, e ricevesse il compito di dirigere dal Principe della Luna la luce solare sulla Terra. Dunque per primo abbiamo visto il Sole uscire; Jahvé rimane con la sua schiera, con Osiride sulla Terra. L’uomo impara a respirare. Ma insieme a questo uscì la Luna; Osiride esce con la Luna e riceve il compito di riflettere dal Principe della Luna la luce solare sulla Terra. Osiride è riposto in una cassa, cioè si ritira con la Luna. Prima l’uomo aveva l’azione di Osiride dal Sole; ora ricevette il sentimento che ciò che prima gli veniva dal Sole gli fluiva ora dalla Luna. L’uomo allora si disse quando la Luna splendeva giù: Osiride, sei tu che dal Principe della Luna mi splendi la luce del Sole che appartiene alla tua essenza.

Ma questa luce del Sole viene riflessa ogni giorno in una forma diversa. Quando la Luna sta in debole falce nel cielo, abbiamo la prima forma; quando è cresciuta nel secondo giorno, la seconda, e così attraverso quattordici giorni abbiamo quattordici forme fino alla Luna piena. Osiride si rivolge attraverso quattordici giorni nelle quattordici forme del disco lunare illuminato verso la Terra. È di profonda significatività che queste quattordici forme, quattordici fasi di crescita, le assuma la Luna, cioè Osiride, per farci splendere la luce del Sole. Ciò che qui fa la Luna è nel Cosmo contemporaneamente connesso al fatto che l’uomo ha imparato a respirare. Solo quando questo fenomeno nel suo genere era completamente in cielo, allora l’uomo poteva respirare. Così era connesso con il mondo fisico, e il primo germe dell’Io poteva nascere nella natura umana.

La successiva conoscenza egizia ha sentito tutto ciò che qui è stato descritto e così racconta: Osiride governò la Terra precedentemente, ma poi sorse Tifone, il vento. – Questo è il tempo in cui le acque cadono tanto che l’aria sorge, per cui l’uomo diventa respiratore d’aria. La consapevolezza di Osiride ha sconfitto Tifone, ha ucciso Osiride, l’ha riposto in una cassa e l'ha consegnato al mare. Come si potrebbe esprimere in modo più significativo l’evento cosmico nell’immagine? Dapprima il dio solare Osiride governa, poi è spinto fuori nella Luna. La Luna è la cassa che è spinta nel mare dello spazio del mondo; ora Osiride è nello spazio del mondo. Ma ci ricordiamo anche del fatto che nella saga si dice che quando Osiride fu ritrovato, quando riemerse nello spazio del mondo, apparve in quattordici forme. La saga racconta: Osiride fu smembrato in quattordici parti e sepolto in quattordici tombe. Qui abbiamo un meraviglioso accenno in questa profonda saga al processo cosmico. Le quattordici forme della Luna, le fasi lunari, sono i quattordici pezzi di Osiride smembrato. L’Osiride intero è l’intero disco lunare.

Questo parrebbe dapprima come se fosse solo un simbolo. Ma vediamo già che ha avuto il suo significato reale. E ora arriviamo a qualcosa senza cui i segreti del Cosmo non ci diventeranno mai chiari. Se non fosse intervenuta una tale costellazione di Sole, Luna e Terra, se la Luna non fosse apparsa in quattordici forme, non sarebbe intervenuto qualcos’altro: queste quattordici forme hanno operato qualcosa di tutto particolare. Ognuna di esse ha avuto una grande, possente influenza sull’uomo nel suo sviluppo sulla Terra. Ora devo dirvi qualcosa di singolare, ma è vero. Allora, quando tutto ciò non era ancora accaduto, quando Osiride non era ancora uscito, l’uomo nella sua forma luminosa non possedeva nemmeno virtualmente qualcosa che oggi è di massima importanza. Sappiamo che il midollo spinale è molto importante. Da esso escono nervi. Questi non erano nemmeno virtualmente presenti nel tempo in cui la Luna non era ancora uscita. Le quattordici forme della Luna, nell’ordine in cui si susseguono, divennero la ragione per cui quattordici cordoni nervosi si unirono al midollo spinale dell’uomo. Le forze cosmiche agirono cosicché alle quattordici fasi o forme della Luna corrispondessero questi quattordici cordoni nervosi. Questa è la conseguenza dell’azione di Osiride.

Ora all’evoluzione della Luna corrisponde qualcos’altro. Queste quattordici fasi sono solo la metà dei fenomeni della Luna. La Luna ha quattordici fasi dalla Luna nuova alla Luna piena e quattordici fasi dalla Luna piena alla Luna nuova. Durante i quattordici giorni che portano alla Luna nuova, non c’è azione di Osiride. Allora il Sole illumina la Luna cosicché essa gradualmente rivolge il suo lato non illuminato alla Terra come Luna nuova. Queste quattordici fasi dalla Luna piena alla Luna nuova hanno pure la loro azione, e questa azione è raggiunta per la consapevolezza egizia attraverso Iside. Queste quattordici fasi sono rette da Iside. Attraverso l’azione di Iside escono dal midollo spinale quattordici altri cordoni nervosi. Questo dà in tutto ventotto cordoni nervosi che corrispondono alle diverse fasi della Luna. Qui vediamo l’origine di membri ben determinati dell’organismo umano, derivanti dagli eventi cosmici. Ora molti diranno: Ma questi non sono tutti i cordoni nervosi, sono solo ventotto. – Sarebbero solo ventotto se l’anno lunare coincidesse con l’anno solare. Ma l’anno solare è più lungo, e la differenza dell’anno solare rispetto all’anno lunare ha causato i cordoni nervosi sovrabbondanti. Così è stato incorporato all’uomo nel suo organismo dalla Luna l’azione di Iside e l’azione di Osiride. Ma con ciò è connesso ancora qualcos’altro.

Fino al momento in cui la Luna iniziò a operare dall’esterno, non c’era ancora la sessuazione. C’era fino ad allora solo un uomo che era entrambi, maschile e femminile. Quella separazione avvenne solo attraverso l’azione alternata di Iside e Osiride dalla Luna, e a seconda che i nervi di Osiride o i nervi di Iside esercitino un’azione particolare sull’organismo, così l’uomo diventa maschile o femminile. Un organismo in cui predomina l’azione di Iside diventa maschile, un corpo in cui predomina l’azione di Osiride diventa femminile. Naturalmente in ogni uomo e in ogni donna agiscono entrambe le forze, Iside e Osiride, ma cosicché nell’uomo il corpo eterico è femminile, e nella donna il corpo eterico è maschile. Qui abbiamo qualcosa della meravigliosa connessione di come l’individuo è connesso con le posizioni nel Cosmo.

Abbiamo ora scoperto che non solo attraverso le forze, ma anche attraverso le costellazioni dei corpi mondiali avvengono influssi sull’uomo. Sotto gli influssi di questi ventotto cordoni nervosi che escono dal midollo spinale si formò tutto ciò che appartiene all’organismo maschile e femminile. Ora deve ancora essere riferito qualcosa attraverso cui brilleremo molto dentro il Cosmo e le connessioni con lo sviluppo dell’uomo. Queste forze formano la forma dell’uomo, ma l’uomo non si indurisce in essa; è creato un equilibrio tra l’azione solare e lunare. Nel seguente non dobbiamo pensare di avere a che fare con una qualche simbolica soltanto: abbiamo a che fare con fatti reali.

Qual è l’Osiride originario, l’Osiride non smembrato? Qual è l’Osiride diviso? Ciò che prima era un’unità nell’uomo, ora è smembrato nei ventotto nervi. Abbiamo visto come sta smembrato in noi stessi. Senza questo non avrebbe mai potuto realizzarsi che la forma umana nascesse. Ma cosa si formò dapprima sotto l’influsso di Sole e Luna? Anzitutto attraverso la cooperazione di tutti i cordoni nervosi non nacque solo esteriormente il maschile e il femminile, ma anche all’interno dell’uomo nacque qualcosa attraverso l’influsso del principio maschile e femminile. Nacque l’azione di Iside interiore, e questa azione di Iside interiore è il polmone. Il polmone è il regolatore degli influssi di Tifone o Set. E quello che agisce sull’uomo da Osiride, agisce stimolando l’azione femminile, in modo maschile cosicché il polmone sia reso produttivo dal respiro. Attraverso gli effetti che procedono dal Sole e dalla Luna è regolato il principio maschile e femminile: in ogni femminile un maschile – la laringe; in ogni maschile un femminile – il polmone.

Interiormente agiscono Iside e Osiride in ogni uomo, riguardo alla sua natura superiore. Così ogni uomo è doppio nel sesso, poiché ogni uomo ha polmone e laringe. Ogni uomo, sia donna sia uomo, ha lo stesso numero di nervi. E ora, dopo che in questo modo Iside e Osiride si sono strappati dalla natura inferiore, hanno generato il figlio, il creatore del futuro uomo terrestre. Entrambi hanno portato alla luce Horus. Iside e Osiride hanno generato il bambino, custodito e curato da Iside: il cuore umano, custodito e curato dai lobi polmonari della madre Iside. Qui abbiamo nella concezione egizia qualcosa che ci mostra che in queste antiche scuole misteriose ciò che era diventato natura superiore dell’uomo era considerato come maschile-femminile: quello che l’indiano riconosceva come Brahma. All’alunno indiano veniva mostrato già nell’uomo primitivo ciò che più tardi appariva come quella forma superiore. Horus, il bambino gli era mostrato, e gli veniva detto: tutto questo è sorto attraverso il suono primordiale, attraverso la Väc, il suono primordiale, che si differenzia in molti suoni. – E quello che lo scolaro indiano sperimenta, ci è rimasto conservato in un meraviglioso detto nel Rigveda. Un passo in esso dice: E vengono all’uomo i sette da sotto, gli otto da sopra, i nove da dietro, i dieci dalle fondamenta della volta rocciosa, e i dieci dall’interno, mentre la madre provvede al bambino da allattare. – Questo è un passaggio meraviglioso. Rappresentiamoci questa Iside che descrissi come polmone, questo Osiride che ho descritto come apparato respiratorio, e pensiamo a tutto questo: come la voce vi agisce dentro, si differenzia come suoni della gola, suoni polmonari, come si differenziano in lettere. Queste lettere vengono da diversi lati: sette vengono da sotto dalla gola e così via. L’azione particolare di tutto ciò che è connesso al nostro apparato respiratorio è depositata in esso. Dove il suono si differenzia e si articola, là è la madre superiore che nutre e cura il bambino – la madre: il polmone; il bambino: il cuore umano formato sotto tutti questi influssi, da cui provengono gli impulsi per animare la voce.

Così apparve per l’iniziando il misterioso operare e tessere all’interno del Cosmo, così si costruì nel corso del tempo. E vedremo come in questa trama gli altri membri dell’uomo si sono costruiti dentro. Così abbiamo in questo insegnamento egizio segreto anche un capitolo dell’anatomia occulta, come era condotta in una scuola segreta egizia, in quanto si conosceva delle forze cosmiche, degli esseri cosmici e della connessione con il corpo fisico dell’uomo.

7°La leggenda di Osiride

Lipsia, 9 Settembre 1908

Abbiamo presentato davanti alla nostra anima nelle precedenti conferenze una grande serie di fatti che si riferiscono all’evoluzione della Terra e dell’intero sistema solare in connessione con la natura dell’uomo. Abbiamo considerato in particolare negli ultimi due discorsi il fatto di mettere in rilievo quei fatti dello sviluppo del Sole, della Terra e della Luna che hanno trovato la loro resurrezione nei Misteri egiziani, che sia lo studente dei Misteri egiziani che l’intero popolo egiziano hanno conosciuto. Lo studente imparava nella sua visione chiaroveggente effettivamente tutte le cose che abbiamo citato e che completeremo attraverso la nostra considerazione odierna. La maggior parte del popolo, che non riusciva a elevarsi fino alla chiaroveggenza, imparava in un’immagine significativa ciò di cui si trattava. Questa immagine, che era posta come l’immagine più importante della visione del mondo egiziana, l’abbiamo già toccata più volte. È l’immagine che racchiude il mito di Osiride e Iside. Conosciamo tutti questa immagine, del che nessuna persona che sa qualcosa crede che contenga alcunché di insignificante. Questa immagine, che era posta davanti a lui, non era per lui solo un’immagine; e ciò che il mito di Iside contiene si racconta approssimativamente così:

« Regnò nei tempi remoti a lungo ancora sulla Terra, a beneficio dell’umanità, Osiride, fino a un determinato momento, che è caratterizzato posteriormente nel fatto che il Sole stava nel segno dello Scorpione. Fu allora che il fratello Tifone o Set uccise Osiride. L'uccise nel modo che l'indusse a sdraiarsi in una cassa, che chiuse e gettò al mare. Iside, la sorella e consorte di Osiride, cercò suo fratello e suo marito, e quando l'ebbe trovato, lo portò in Egitto. Ma allora il malvagio Tifone cercò di nuovo la distruzione di Osiride, lo fece a pezzi. Iside riunì ora i singoli pezzi e li seppellì in diversi luoghi. — Si mostrano ancora oggi in Egitto vari sepolcri di Osiride. — Poi Iside generò Horus, e Horus vendicò suo padre Osiride contro Tifone. Osiride fu di nuovo accolto nel mondo degli esseri divino-spirituali, e sebbene non agisse più sulla Terra, egli agisce per l’uomo quando questi dimora nel mondo spirituale tra la morte e una nuova nascita. Perciò ci si rappresentava anche il cammino del morto in Egitto come il cammino verso Osiride.

Questo è il mito che appartiene ai più antichi componimenti della concezione della vita egiziana. Mentre molte cose in esso si modificarono o vennero aggiunte, questo mito di Osiride ha attraversato tutti i culti del territorio egiziano finché effettivamente le concezioni religiose egiziane hanno avuto vita.

Dopo che abbiamo rappresentato questo mito davanti ai nostri occhi, in cui è stato concentrato ciò che come un vero accadimento gli studenti vedevano nei segreti riti delle scuole iniziatiche, dobbiamo volgere di nuovo lo sguardo a dove già ieri abbiamo cominciato a formarci una rappresentazione più precisa di ciò che è stato causato nell’uomo attraverso l’influenza delle diverse configurazioni lunari. È stato parlato dei ventotto cordoni nervosi che vediamo emanare dal midollo spinale, che derivano dalle costellazioni della Luna durante i ventotto giorni che impiega la Luna a tornare alla sua medesima configurazione. Abbiamo indagato il mistero di come attraverso le forze cosmiche nel corpo umano questi ventotto paia di nervi siano stati formati dall’esterno. E ora prego di considerare bene quanto segue.

Ora dovrà — nella misura in cui ciò è possibile in un breve accenno — essere descritto con la massima esattezza ciò che lo studente egiziano imparava riguardo allo sviluppo dell’uomo in un ambito ancora più vasto. Da questa descrizione alcuni diranno, coloro che sono troppo compromessi dall’anatomia moderna: Questo è puro nonsense dal punto di vista odierno. — Costoro possono dirlo. Devono soltanto essere consapevoli che è l’insegnamento che lo studente egiziano da iniziare non solo ha imparato, ma ha anche visto chiaroveggentemente.

Adesso parlo per coloro che nelle loro sensibilità riescono a seguirmi. Questo insegnamento non era solo un risultato della visione passata per l’egiziano nei Misteri, ma vale anche come verità per l’occultista moderno odierno e si presenta esattamente così.

Vogliamo ripetere ciò di cui già nei precedenti discorsi è stato parlato, che quando la Terra era all’inizio del suo sviluppo, essa era interamente composta da semi umani, che formavano la nebulosa primordiale terrestre. Sia il veggente indiano che il veggente egiziano poteva vedere spiritualmente sbocciare da questo seme umano spirituale l’intera forma umana successiva. Tutto ciò che in seguito è diventato da questo seme umano, poteva allora essere visto chiaroveggentemente. Ma si poteva anche guardare indietro a ciò che all’inizio è nato dall’uomo, a partire dal seme umano. La prima cosa che è emersa da questo seme umano, quando il Sole era ancora a lungo unito alla Terra, era in verità come una sorta di pianta, che apriva il calice verso l’alto. Queste forme riempivano l’intera Terra, mentre si formavano da quella nebulosa primordiale. Ma nel primissimo tempo, in cui questo sorse, come una corolla di fiore che si apriva nello spazio cosmico, nel primissimo tempo questa corolla era appena visibile; l’avrebbe potuta percepire solo colui che avrebbe sentito la sua vicinanza come un corpo califico di calore. Era dunque in primo luogo un corpo di calore. Ancora quando la Terra era unita al Sole, l’interno di questa formazione umana cominciò a brillare, e brillava raggi luminosi nello spazio cosmico.

Se allora come un essere che vede con gli occhi odierni avesse percepito, e si fosse avvicinato a tale forma luminosa, avrebbe visto qualcosa come una sfera scintillante e luminosa, come un sole glitterante, che riluceva in raggi tremolanti nello spazio cosmico, in forma regolare. Difficilmente chiunque oggi riuscirebbe a farsi un’immagine chiara di ciò che era allora. Potrebbe farlo solo se pensasse che la nostra Terra, nell’aria completamente pura, fosse riempita di lucciole e queste mandassero la loro luce nello spazio cosmico. Così il primo primo abbozzo dell’uomo avrebbe lucido nello spazio cosmico, quando la Terra era ancora unita al Sole. E non era presente solo questo: nello stesso tempo approssimativamente si articolò all’esterno di questa formazione califica una sorta di corpo gassoso. In esso erano disciolte molte sostanze, così come oggi nel corpo animale e umano si trovano sostanze liquide e solide, che allora però erano aeriformi. Presto però, dopo che questo si era formato, dalla massa terrestre comune emersero anche altri germi, che divennero la prima base del nostro odierno regno animale. Il regno umano era dunque il primo, poi vennero i germi che divennero la base del regno animale. Naturalmente l’intera Terra consisteva ancora di una massa d’aria, di corpi luminosi ed emittenti luce che rilucevano nello spazio cosmico. All’interno di questa massa d’aria emerse anche il primo abbozzo degli animali asessuati, che si trovavano allora sul gradino più basso dell’odierno regno animale. Vedremo che questi animali, che ora nella loro prima forma emersero, hanno acquisito anche un certo significato per l’uomo.

Emersero così i primi germi degli animali, ed è soprattutto importante che questi animali che emersero fossero le masse di gas più dense, come inclusioni gassose dense. Questi animali si svilupparono fino a una certa altezza attraverso le forme più svariate. Quando il Sole era appena uscito dalla Terra, la forma animale più elevata era la forma ittica, ma non la forma ittica odierna. La forma degli animali di allora era completamente diversa da quella dei pesci odierni, ma occupava il gradino dei pesci. Questi dovevano conservare nell’evoluzione terrestre ciò che si poteva diventare quando il Sole era ancora nella Terra. La Terra si condensò ora nella Terra acquea, e i corpi più densi, gli animali, nuotavano in questa Terra acquea. Ora accadde qualcosa di molto peculiare. Alcuni di questi primi pesci rimasero animali e non si preoccuparono per così dire del progresso dell’evoluzione. Alcuni altri erano lì, che ottennero un certo rapporto con le forme umane, e precisamente il seguente rapporto.

Nel medesimo istante in cui il Sole era uscito dalla Terra, la Terra cominciò anche a ruotare attorno al suo asse, così che ora era illuminata dal Sole da un lato, ora d’altro canto non era illuminata: così sorse il giorno e la notte. Ma a quell’epoca i giorni e le notti erano sostanzialmente più lunghi di oggi. Nel tempo in cui la Luna non era ancora separata, ogni volta che una tale formazione umana, che era nel frattempo molto addensata, stava sul lato del Sole, qualcosa di tale forma animale si articolava dal basso in questa massa gassosa nella Terra acquea. Si unirono la forma umana e quella animale, così che abbiamo la forma umana sopra e la forma animale sotto; sporgeva dunque verso il Sole la parte superiore, che diventava sempre più debole verso il basso e a cui si articolava il corpo animale. Abbiamo dunque questo sporgere della parte superiore al di sopra della Terra acquea; e poiché l’effetto del Sole passa attraverso l’uomo fiorito, agisce sulle forze terrestri e lunari interne. Poiché qui si articolò una forma animale al corpo umano, che stava all’altezza del gradino ittico, si diceva che il Sole, che illuminava il corpo umano, stesse nel segno dei Pesci. Ora effettivamente il primo abbozzo di questa formazione coincideva con il fatto che il Sole stava anche nella volta celeste nel segno dei Pesci, ma continuò a passare attraverso questa costellazione fino a quando non si formò la successiva. Tuttavia il punto di partenza di questa formazione era il momento in cui il Sole stava anche in cielo nell’immagine dello zodiaco dei Pesci. E dal fatto che gli esseri al gradino ittico si articolassero allora all’uomo, la costellazione ricevette il nome.

Ora, come sappiamo, lo sviluppo si svolge così che Luna e Terra formano un corpo. Jahvè rimase alla separazione dal Sole con le forze lunari presso la Terra, e tra i suoi servi appartiene la forma divina che gli egiziani indicavano come Osiride.

Fino a quando la Luna non uscì dalla Terra, lo sviluppo si formò in modo estremamente peculiare. Sappiamo che la Terra era una Terra acquea, e la formazione nell’acqua raggiunse un grado sempre più basso nel tempo prima che la Luna uscisse. Quando la Luna uscì, l’uomo stava per quanto riguarda la sua natura inferiore all’altezza approssimativamente di una grande salamandra. È questo che la Bibbia chiama il Serpente, ciò che è chiamato Drago o Lindwurm. Durante il tempo in cui la Luna stava uscendo, si era formato sempre più, dal regno animale, nella forma umana inferiore. Quando la Luna uscì, l’uomo aveva nella parte inferiore una forma animalesca, brutta, ma nella parte superiore erano gli ultimi resti di una forma di luce, nel che fluivano dall’esterno le forze del Sole. Questo è rimasto all’uomo, che gli esseri di luce agivano dentro di lui. L’uomo si muoveva galleggiando, nuotando nell’oceano primordiale, e lasciava emergere questa peculiare forma di luce dalla Terra acquea. Cos’era questa forma di luce? Nel frattempo si era trasformata in un organo sensoriale esteso e potente. Quando la Luna uscì, la trasformazione si era completata. Era così che, quando l’uomo nuotava nell’oceano primordiale, poteva percepire con questo organo quando un essere pericoloso era nelle vicinanze. Particolarmente calore e freddo poteva percepire con esso. Questo organo successivamente si raggrinzì; è oggi la cosiddetta ghiandola pineale. A quell’epoca l’uomo si muoveva galleggiando, nuotando nella massa terrestre e si serviva di questo organo come di una sorta di lanterna. Ancora oggi nei bambini molto piccoli possiamo trovare un punto morbido sulla testa; questo è il punto da dove si presumeva cercasse, da dove l’organo si estendeva nello spazio cosmico.

Erano sempre forme animali più elevate che l’uomo accoglieva in sé. E in un determinato momento della formazione umana si chiamava Acquario quello che, nel frattempo, dai pesci era diventato, perché viveva nell’acqua e perché portava il seme del successivo uomo in sé. Una formazione ancora ulteriore, che si era formata, era quello che si poteva chiamare il Capricorno. Ora è peculiare che effettivamente quello che corrisponde all’uomo nei suoi arti inferiori, dava il nome alla costellazione zodiacale corrispondente. I piedi sono effettivamente i pesci originari; gli stinchi l’Acquario, quello che per lungo tempo capacitò l’uomo a darsi una direzione al nuoto; le ginocchia dell’uomo le troviamo in connessione con il segno del Capricorno. Sempre più la natura animale si sviluppava, e quello che era diventato il femore si designava come Sagittario. Sarebbe troppo lungo se volessi spiegarvi l’espressione.

Vogliamo dare un’immagine di come appariva l’uomo quando la natura animale corrispondeva al Sagittario. Allora l’uomo era un animale che poteva muoversi sulla terraferma per la prima volta sulle isole che si formavano dall’acqua. Verso l’alto l’uomo diventava sempre più fine; in cima rimaneva effettivamente la forma fiorita. La forma rimaneva illuminata in alto da un organo che portava come una sorta di lanterna sulla testa. Ci si rappresenterebbe la forma dell’uomo di allora correttamente se la si immaginasse eterea in alto, animalesca in basso. Nelle raffigurazioni più antiche dello zodiaco si vede ancora il segno del Sagittario in basso come forma animale, in alto come forma umana. Questi segni sono qualcosa che rappresenta il livello di sviluppo su cui l’uomo stava, così come il Centauro rappresenta un vero stadio evolutivo dell’uomo: in basso cavallo, in alto uomo. Il cavallo non dobbiamo prenderlo letteralmente, ma come rappresentante della natura animale. Questo era il principio artistico nei tempi precedenti; allora ci si faceva descrivere da veggenti quello che si voleva formare artisticamente, oppure lo si vedeva da sé. Inoltre gli artisti stessi erano iniziati. Si dice che Omero fosse un veggente cieco, il che significa che era un veggente di luce. Poteva guardare indietro nella Cronaca dell’Akasha. Il veggente cieco Omero vedeva molto più nel senso spirituale rispetto ai restanti greci.

Il Centauro è dunque una vera forma umana. Quando l’uomo aveva questo aspetto, la Luna non era ancora uscita dalla Terra; allora la forza della Luna era ancora nella Terra. Nell’uomo era ancora presente quello che prima si era formato durante il periodo del Sole: la ghiandola pineale luminosa, che portava allora come una sorta di lanterna sulla testa. Quando poi la Luna uscì dalla Terra, allora entrò la sessualità. L’uomo Centauro era ancora asessuato. La sessualità entrò quando il Sole stava nel segno dello Scorpione, e per questo si mette in relazione la sessualità nell’uomo con il segno dello Scorpione. Lo Scorpione è quello che nella natura animale corrispondeva al livello di sviluppo quando l’uomo era sviluppato fino alla sessualità. L’uomo era nella sua metà superiore rivolto alle forze cosmiche, ma nella metà inferiore era presente come essere bisessuato. L’uomo era diventato essere sessuale. Se ora il veggente studente dei Misteri egiziani dirigeva il suo sguardo a questo tempo dello sviluppo terrestre, allora vedeva la Terra popolata di uomini che nella parte inferiore formavano una forma corporea che diventava sempre più densa, secondo la loro natura inferiore, e che nella parte superiore aveva una forma umana luminosa.

Allora iniziò il tempo in cui si articolarono attraverso le forze della Luna lungo quella regione che forma la colonna vertebrale i cordoni nervosi. La formazione al di sopra della colonna vertebrale, l’odierna regione della testa, era stata anche condensata e trasformata nel cervello umano: questo era l’organo luminoso completamente trasformato. A questo si articolò la colonna vertebrale, da cui emanavano i cordoni nervosi, e a questo si articolò l’uomo inferiore, come era stato descritto. Questo si mostrava allo studente egiziano, e gli diventava chiaro che qualunque essere si volesse incarnare sulla Terra, doveva assumere la forma umana corrispondente. Osiride come spirito visitò spesso la Terra e si incarnò come uomo. Gli uomini allora sentivano: Un dio è sceso — ma aveva allora forma umana. Ogni elevata entità che visitava la Terra aveva la forma che l’uomo aveva di volta in volta. A quel tempo la forma umana era tale che si vedeva ancora quel corpo luminoso, quello strano copricapo, la lanterna di Osiride, che è stata designata figurativamente come il misterioso occhio di Polifemo. Questo è quell’organo, quella lanterna, che era inizialmente al di fuori del corpo umano, e che si trasformò poi in un organo interno nel cervello. Tutto nell’arte originaria è simbolo per forme effettive.

Quando gli iniziati greci vennero a conoscenza di questi segreti degli egiziani, avevano già sperimentato molto: sostanzialmente lo stesso come l’iniziato egiziano. Li nominarono solo nella loro lingua diversamente. Gli iniziati degli egiziani avevano sviluppato i doni chiaroveggenti in grado elevato, così che molti dei loro studenti potevano guardare chiaroveggentemente indietro a quei tempi remoti remotissimi. L’iniziato egiziano aveva una connessione originaria con quei segreti; per questo accadde anche che all’iniziato egiziano i sacerdoti greci apparissero come balbettatori infantili. Significativo è dunque la parola che una volta un sacerdote egiziano, che incontrò Solone, pronunciò, dicendo: O Solone, Solone, voi Elleni rimanete sempre bambini, non c’è un anziano tra gli Elleni! Siete giovani tutti di spirito, perché non possedete in esso nessuna opinione antica fondata su lunga tradizione, neppure alcuna conoscenza imcanutita dal tempo.

Così l’Egiziano indicò che la saggezza egiziana stava molto al di sopra di ciò che potrebbe essere sperimentato materialmente. Solo nei Misteri eleusini si era arrivati così lontano, ma solo pochi vi partecipavano. Ma quello che per quelle fasce dello sviluppo terrestre vedeva l’iniziato egiziano: che il dio Osiride si era separato dal Sole e era andato sulla Luna e da lì rifletteva di nuovo la luce solare — quello che questo dio fa, era sacro anche ai Greci. Anche essi sapevano che era questo dio Osiride a formare le ventotto configurazioni della Luna e a disporre con questo i ventotto cordoni nervosi nell’uomo. Attraverso Osiride si forma il sistema nervoso che scende lungo il midollo spinale, e con questo si forma l’intero corpo superiore umano. Quello che emerge come muscolo può mantenere la sua forma solo perché i nervi sono i formatori. Tutto ciò che esiste di muscoli, cartilagine, di altri organi, come cuore e polmoni, riceve la sua forma solo attraverso i nervi. Così è emerso attraverso la precedente attività solare quello che si è formato come cervello e midollo spinale, e su questo midollo spinale lavorano dall’esterno le ventotto forme di Osiride e di Iside. Così Osiride e Iside sono i loro formatori, e mentre il cervello invia i suoi tentacoli sensibili nel midollo spinale, Osiride lavora il midollo spinale. Anche i Greci sentirono questo, e quando vennero a conoscenza dei Misteri egiziani, riconobbero che Osiride era lo stesso dio che chiamavano Apollo. Dissero che l’Osiride egiziano è Apollo, e come egli agiva sui nervi, così che nella intimità dell’uomo si operasse la vita dell’anima, così lo fa il nostro Apollo.

Ora prendiamo schematicamente questa formazione. Immaginiamo il cervello disegnato schematicamente: questo continua nel midollo spinale, qui intervengono le ventotto mani di Osiride, qui gioca Osiride con le sue ventotto braccia in quello che come midollo spinale scende dal cervello, come su una lira. I Greci ne diedero un’immagine significativa: questa è la lira di Apollo. Basta pensarla al contrario. La lira è il cervello, i nervi sono le corde in cui le mani di Apollo intervengono. Apollo suona sulla lira mondiale, sulla grande opera d’arte che il cosmo ha formato, e fa risuonare nell’uomo i toni che costituiscono la sua vita dell’anima. Questo era per gli iniziati eleusini quello che gli egiziani avevano dato nelle loro immagini.

Da una tale immagine possiamo riconoscere che queste non devono essere interpretate schematicamente, altrimenti ci si limiterebbe a fantasticare dentro. In genere si sperimenterà che le immagini sono effettivamente molto più profonde di tutto quello che si può sognare mediante l’intelletto. Se il veggente greco parlava di Apollo, allora aveva davanti a sé il mistero di Osiride-Apollo e dello strumento dell’umanità. E Osiride stava davanti allo studente egiziano quando veniva iniziato ai segreti dell’esistenza terrena. Così dobbiamo dire a noi stessi che questi simboli, che queste immagini che ci sono rimaste, che caratterizzano quello che è stato tratto dai misteri originari, che tutte queste espressioni dei misteri originari significano molto più di qualcosa che si possa interpretare mediante l’intelletto. Questa lira è stata vista, le mani di Apollo sono state viste. E il fatto che ricondurremmo ogni simbolo a una visione effettiva, a una contemplazione reale, è questo che importa, questo è l’essenziale. Non c’è simbolo, nessuna leggenda che non sia stata contemplata.

Lo studente egiziano da iniziare poteva penetrare a tali segreti solo dopo un tempo molto, molto lungo. Lo studente era preparato in primo luogo da un insegnamento tutto determinato, che era simile alla nostra teosofia elementare. Allora era solo ammesso agli esercizi effettivi. Qui sperimentava stati di una sorta di estasi, che non era ancora un vero chiaroveggenza, ma era più di un sogno. In essa vedeva quello che in seguito avrebbe dovuto vedere nell’immagine. Veramente, questo andarsene della Luna e con essa di Osiride, questo agire dello stesso dalla Luna in giù sulla Terra, questo vedeva lo studente come un sogno vivente gigantesco. In verità sognava la leggenda di Osiride-Iside. Ogni studente sognava questo sogno di Osiride-Iside. Doveva sognarlo. Se non l’avesse sognato, non avrebbe potuto giungere alla contemplazione dei veri fatti. Attraverso l’immagine, attraverso l’immaginazione, doveva passare lo studente. La leggenda di Osiride e Iside viene vissuta interiormente. Questo stato dell’anima ecstatico era una sorta di stadio preliminare alla vera contemplazione, il preludio al contemplare quello che si svolge nel mondo spirituale. Nella Cronaca dell’Akasha lo studente poteva leggere solo quello che oggi è stato descritto, se era stato iniziato a un grado così elevato come oggi solo l’abbiamo accennato, e di cui domani parleremo oltre. Allora vorremo parlare anche degli altri simboli dello zodiaco e del loro significato.

8°L’evoluzione graduale delle forme umane

Lipsia, 10 Settembre 1908

Abbiamo acquisito finora la conoscenza di significativi processi evolutivi dell’organismo umano. Abbiamo seguito questo organismo dalla sua origine fino al momento in cui la Luna si è allontanata dalla Terra. Quando si dice « momento », naturalmente ciò è espresso in senso impreciso, poiché questi processi richiedono periodi di tempo assai lunghi. Dal primo istante in cui la Luna cominciò a separarsi fino all’ultimo, quando essa si era completamente staccata, trascorsero lunghi periodi di tempo, e durante questo intervallo si verificarono ancora molti eventi nello sviluppo. Circa, comunque, abbiamo considerato l’uomo fino all’allontanamento della Luna. Questa forma dell’uomo l’abbiamo compresa — la forma che nella parte inferiore, approssimativamente dalla metà del corpo umano, circa dall’altezza dei fianchi, mostrava già una configurazione non interamente dissimile da quella odierna. Con gli occhi odierni si sarebbe potuto scorgere questo corpo, sebbene come parti molli, mentre le parti superiori sarebbero state visibili soltanto a una coscienza chiaroveggente. Abbiamo già accennato a come la leggenda, la religione e l’arte abbiano conservato qualcosa della natura umana di quell’epoca nel Centauro. E nelle singole parti del corpo abbiamo riconosciuto membra dell’uomo che si erano sviluppate gradualmente nei piedi, nelle gambe, nelle ginocchia, nelle cosce — che ci rappresentavano allora le forme animali della nostra Terra — forme animali che però si erano fermate a un certo stadio di sviluppo, sopra cui l’uomo era però progredito. Vogliamo ora comprenderci a questo riguardo in modo del tutto preciso.

Negli antichissimi tempi, quando il Sole si era appena staccato, ancora non erano sorte forme animali. Quando il Sole si era allontanato, la forma più elevata degli animali di quel tempo era una specie di creature che si trovavano al livello dei pesci odierni. Quando si dice che i piedi umani corrispondevano a questa forma di pesce, e quando abbiamo considerato i piedi in connessione con i pesci, che cosa significa propriamente ciò? Significa che allora rimasero indietro forme tali che nuotavano come pesci nella terra acquosa, e nel tempo solo i piedi erano sviluppati fisicamente percettibili nell’uomo. Il resto esisteva soltanto in forma eterea sottile. Ciò che è stato descritto come forma a calice o forma floreale, l’organo luminoso, era interamente eterico — una forma luminosa dell’aria attraversata dalla luce — e soltanto la parte inferiore dell’uomo era tale da penetrare effettivamente la terra acquosa come i pesci che erano rimasti indietro. Dopo di ciò vi erano animali più elevati, che si caratterizzano dicendo, nell’immagine, del § l’Uomo Marino, l’uomo che possedeva il corpo visibile fino al polpaccio. L’uomo dunque si era formato in tal modo che a ogni stadio della sua esistenza lasciava dietro di sé determinate forme animali, mentre egli progrediva poco a poco.

Quando la Luna cominciò ad allontanarsi, l’uomo era giunto a tal punto che aveva già sviluppato fisicamente la metà inferiore, la natura inferiore, ma la natura superiore in sé era completamente capace di formazione. Allora abbiamo visto come dal Sé della Luna agiva ciò che abbiamo conosciuto nell’effetto della luce lunare nella forma che gli Egiziani chiamarono Osiride — ciò che attraverso la diversa configurazione della Luna può agire sull’uomo — e come veniva incorporato dal Sé della Luna ciò che è il più importante organo del corpo superiore, i nervi, che sono gli agenti del corpo superiore odierno. I nervi che emanano dal midollo spinale hanno formato il corpo superiore. Attraverso quei suoni che Osiride-Apollo suona sulla lira umana, viene dapprima condotto allo sviluppo il centro dell’uomo, il centro dei fianchi. Tutto ciò che dovette fermarsi a questo punto, al di là di cui l’uomo progredì, rimase fermo nell’ulteriore sviluppo nella forma di anfibio.

Finché la Luna rimase unita alla Terra, essa ha frenato più o meno lo sviluppo dell’uomo. La forma dei pesci era ancora in collegamento con il Sole; da ciò derivano gli attuali sentimenti dell’uomo sano verso i pesci. Consideriamo quale gioia può recare all’uomo quando vede un bel corpo di pesce brillante, quando vede bei animali acquatici luminosi, come queste forme possono deliziargli. Pensiamo poi a come l’uomo prova un sentimento di antipatia quando vede ciò che si innalza più in alto dei pesci, ciò che come anfibio, come rana, rospo, serpente striscia e si contorce intorno. Certamente gli anfibi odierni sono forme completamente decadenti di quel tempo, ma tali forme l’uomo le aveva una volta nella sua corporeità inferiore. Finché l’uomo possedeva soltanto la sua corporeità inferiore, fino ai fianchi, era soltanto una sorta di drago acquatico; soltanto più tardi, quando il corpo superiore si formò saldamente, egli trasformò la natura inferiore umana. Possiamo dire: la forma del pesce ripresenta la forma al livello del che l’uomo si trovava attraverso quelle forze che riceveva ancora quando il Sole era unito alla Terra; fino a quando il Sole si allontanò, l’uomo si trovava al livello dei pesci.

Ora andarono avanti i grandi Esseri, i Capi dell’Evoluzione, mentre plasmavano il loro Sole, per riunirsi di nuovo con la Terra molto più tardi. E uno degli spiriti che se ne andò con essa, il più elevato degli spiriti solari direttori, è il Cristo. Così stiamo di fronte a un evento, di fronte a cui proviamo un profondo sentimento di venerazione quando veniamo a sapere che fino a quel momento l’uomo era unito a quell’Essenza che un giorno, come nobilissimo spirito, si allontanò dalla Terra insieme al Sole. Si sentì che si poteva caratterizzare attraverso la forma del pesce l’epoca dell’allontanamento del Sole dalla Terra e poi la formazione da parte dello stesso Cristo. Prima l’uomo era nella Terra unito al Sole, e quando essa se ne andò, egli vide la forma che doveva agli spiriti solari, conservata nella forma del pesce. Mentre egli progrediva, gli spiriti solari non erano più con lui. Il Cristo si allontanò dalla Terra in quel tempo, quando l’uomo aveva la forma del pesce. Questa forma fu conservata dagli Iniziati del primo sviluppo cristiano. Nelle catacombe romane questo simbolo del pesce era presente come il simbolo del Cristo, e doveva ricordare il grande evento cosmico dell’evoluzione nel tempo in cui il Cristo era ancora unito con loro sulla Terra.

Fino alla forma del pesce l’uomo era progredito, quando il Sole si separò: i primi cristiani provavano il riferimento alla forma Cristo-uomo nel simbolo del pesce come qualcosa di enormemente profondo. Quanto lontani sono tali segni importanti che vediamo come simbolo di un’epoca cosmica di evoluzione, quanto lontani da quelle interpretazioni esteriori che spesso sono date. I veri simboli erano quelli che si riferivano a realtà spirituali superiori. Per i primi cristiani non significavano soltanto qualcosa. Un tale simbolo è un’immagine di questo o di quello che si può effettivamente contemplare nel mondo spirituale, e nessun simbolo è rettamente interpretato prima che non si possa indicare ciò che vi è da contemplare nel mondo spirituale. Tutta la speculazione ha al massimo uno scopo preparatorio; l’espressione « significa » non è ancora appropriata; il simbolo lo si riconosce veramente soltanto quando si mostra che vi è raffigurato un fatto spirituale.

Ora vogliamo proseguire nell’evoluzione dell’umanità. L’uomo ha assunto le forme più varie, e quando si era sviluppato fino all’altezza dei fianchi, allora era il più orrido nella sua forma fisica. Questa forma che l’uomo aveva allora, è conservata in forma decadente nel serpente. Il tempo in cui l’uomo era arrivato alla forma di anfibio, quando la Luna era ancora nella Terra, era il tempo della vergogna, della corruzione nello sviluppo dell’umanità. Se la Luna non fosse allora uscita dalla Terra, il genere umano sarebbe caduto in un terribile destino, sarebbe caduto sempre più nella forma dell’orribile, del malvagio. Perciò il sentimento dell’anima che l’animo ingenuo, non corrotto, ha verso il serpente — che mantiene quella forma in cui l’uomo era più profondamente caduto — questo sentimento di antipatia ha piena giustificazione. Proprio l’animo non corrotto, che non dice che nel naturale non vi sia nulla di orrido, prova orrore davanti al serpente, perché esso è il documento della vergogna umana. Questo non è inteso in senso morale, ma indica il punto più profondo dell’evoluzione dell’umanità.

Ora l’uomo dovette elevarsi al di là di questo stato più basso. Egli poteva farlo soltanto abbandonando la forma animale e iniziando a condensare anche la sua parte spirituale superiore. Abbiamo visto che tutte le parti più nobili potevano svilupparsi soltanto attraverso l’azione delle forze di Iside e Osiride. Affinché in lui agissero le forze di Osiride, affinché la parte più nobile si sviluppasse, si trattava prima di tutto di qualcosa di molto importante: che la parte superiore dell’uomo trovasse la possibilità di portare il midollo spinale dalla posizione orizzontale a quella verticale. Tutto ciò avveniva attraverso l’influenza di Iside e di Osiride. Stadio dopo stadio l’uomo fu guidato dal Sole e dalla Luna, che mantenevano l’equilibrio fra loro. Quando l’uomo era diventato fisicamente fino a metà, allora il Sole e la Luna mantenevano l’equilibrio; perciò il centro dei fianchi è designato come la Bilancia. Il Sole era allora contemporaneamente nel segno della Bilancia.

Ora non ci si deve immaginare — questo deve essere esplicitamente notato — che, dopo che il Sole era stato nel segno dello Scorpione e successivamente nel segno della Bilancia, subito dopo il fianco si fosse sviluppato. Allora ci si farebbe un’idea troppo veloce del corso dello sviluppo. Il Sole percorre in un periodo di 25.920 anni l’intero zodiaco. Il Sole una volta sorgeva in primavera in Ariete, prima nel segno del Toro. Il punto di primavera si spostava sempre più; il Sole percorreva con il suo punto di primavera la costellazione del Toro e così via. Circa 747 anni prima della nascita di Cristo il Sole entrò di nuovo in Ariete; nel nostro tempo sorge in primavera nella costellazione dei Pesci. Ora il tempo in cui il Sole percorre una costellazione significa già qualcosa, ma un tale periodo non basterebbe per quel cambiamento che doveva avvenire affinché l’uomo progredisse dalla sessualità sotto il segno dello Scorpione all’altezza dello sviluppo dei fianchi sotto il segno della Bilancia.

Si avrebbe un’idea falsa se si pensasse che ciò avvenisse attraverso un passaggio della Luna. Il Sole gira una volta completamente attorno allo zodiaco, e soltanto dopo questo giro completo avviene il progresso. Nei tempi più antichi dovette girare ancora più volte prima che avvenisse un progresso. Perciò non si devono applicare quei periodi di tempo ben noti dell’epoca post-atlantidea alle epoche più antiche. Il Sole dovette prima girare completamente intorno, e nei tempi ancora più antichi anche più volte, prima che lo sviluppo si elevasse di un gradino. Per quelle membra che richiedevano un’educazione più forte, il tempo durò semplicemente più a lungo. — L’uomo sale sempre più in alto attraverso questo sviluppo. Il gradino successivo, in cui si formò ciò che si designa come le membra inferiori del tronco umano, è indicato col segno della Vergine.

Comprenderemo meglio lo sviluppo se ci rendiamo conto che, mentre l’uomo diventa sempre più simile all’uomo, esseri animali rimangono fermi a certi stadi. Così è già stato detto che l’uomo ha sviluppato anche i polmoni, il cuore e la laringe attraverso l’azione delle forze lunari. Ho anche mostrato in che modo Osiride e Iside vi hanno partecipato. Ora dobbiamo renderci conto che gli organi superiori dell’uomo, come il cuore, i polmoni, la laringe e così via, tutti questi arti potevano svilupparsi soltanto attraverso il fatto che gli arti superiori dell’uomo — corpo eterico, corpo astrale e anche l’Io, come i veri arti spirituali dell’uomo — già cooperavano in modo determinato. Molto più che nelle epoche precedenti, da quel punto di vista che era stato raggiunto nella Bilancia, questi arti superiori cooperavano. Perciò potevano insorgere le forme più varie. Per esempio, il corpo eterico poteva agire particolarmente fortemente, o il corpo astrale, o persino l’Io. Sì, poteva anche accadere che il corpo fisico avesse una preponderanza rispetto ai tre altri arti. Così si formarono quattro tipi umani. Si formò un numero di tali uomini che avevano particolarmente sviluppato il corpo fisico. Poi vi erano uomini che avevano ricevuto il loro carattere dal corpo eterico, anche uomini la cui natura astrale prevaleva. Vi erano anche uomini dell’Io, pronunciati uomini dell’Io. In ogni uomo si manifestava quindi ciò che in lui prevaleva.

Nei tempi antichi, quando questi quattro tipi sorsero, si sarebbe incontrato forme grottesche, e il veggente scopre allora ciò che era presente nei vari tipi. Vi sono raffigurazioni che sono certamente meno pubbliche, in cui il ricordo di ciò è rimasto conservato.

Negli uomini, per esempio, in che la natura fisica era diventata particolarmente forte e aveva agito sulle parti superiori, ciò si esprimeva nella loro parte superiore come carattere. Una cosa si era formata che era completamente adatta alla formazione inferiore, e in tal modo che era attivo sorgeva la forma che vediamo conservata nell’immagine apocalittica del Toro — non di un toro odierno, che è una forma decadente. Ciò che in un certo tempo era determinato prevalentemente dal corpo fisico, rimase fermo al livello della natura del Toro. Questo ha quindi il suo rappresentante nel Toro e in tutto ciò che appartiene a questo genere: mucche, bovini e così via.

Il gruppo di uomini in cui il corpo fisico non era così fortemente espresso, ma piuttosto il corpo eterico, in che particolarmente tutto ciò che si potrebbe chiamare le parti del tronco più inclinate verso il cuore era diventato forte, questo stadio di umanità è conservato anche nella bestialità. Questo stadio, al di là di cui l’uomo progredì, è conservato nel Leone. Il Leone conserva in sé il tipo che si era formato dal gruppo di uomini in che il corpo eterico era intensamente efficace.

Quel stadio di umanità in cui il corpo astrale aveva sopraffatto il corpo eterico e il corpo fisico, questo gruppo è a noi — certo degenerato — conservato nella mobilità della razza aviare ed è raffigurato nell’Apocalisse nell’immagine dell’Aquila. La prevalente astralità è qui rifiutata; si sollevò dal suolo come l’essere alato.

Dove l’Io era diventato forte, lì si sviluppò un Essere che in verità può essere chiamato un’unione delle tre altre nature, perché l’Io armonizzava tutti e tre gli arti. In questo gruppo il veggente ha veramente davanti a sé ciò che è fissato nella Sfinge, dove la Sfinge ha particolarmente il corpo di leone pronunciato, poi le ali dell’aquila, ma anche qualcosa di taurico — nelle più antiche raffigurazioni della Sfinge era addirittura presente la coda di rettile, che allude alla vecchia forma di rettile — e in avanti abbiamo la forma umana, che armonizza le altre parti.

Questi sono i quattro tipi in che nel tempo atlantico il carattere umano prevale, mentre poco a poco, verso una sempre maggiore unità, dalla natura aquilina, dalla natura leonina e dalla natura taurica si formò la forma umana che armonizzava queste nature in sé. Si trasformarono in uno nella forma umana completa, e questa si trasformò poco a poco nella forma che esisteva nel mezzo dell’Atlantide.

Allora accadde ancora qualcosa attraverso tutti questi processi. Immaginiamoci che per così dire quattro elementi diversi, quattro forme nell’uomo, confluissero armonicamente uno nell’altro. Uno è nel corpo fisico, nella natura del Toro: sono le forze prevalenti che si formarono fino all’epoca evolutiva della Bilancia. Poi abbiamo nel corpo eterico la natura del Leone; poi nel corpo astrale, nelle forze prevalenti dell’astrale, la natura dell’Aquila o del Grifone; e infine le forze prevalenti dell’Io, la vera natura umana. Uno di questi quattro arti aveva ottenuto la preponderanza nei singoli Esseri. Così sorsero i quattro tipi. Ma si potevano trovare ancora altre combinazioni. Così, per esempio, il corpo fisico, il corpo astrale e l’Io potevano governare ugualmente e avere la preponderanza rispetto al corpo eterico. Questo è un tipo particolare dell’umanità. Poi vi erano Esseri in che avevano la preponderanza il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io, mentre il corpo fisico era meno sviluppato, così che abbiamo tali uomini in che la preponderanza sul corpo fisico ce l’hanno gli arti superiori. Quegli uomini in che il corpo fisico, il corpo astrale e l’Io avevano la preponderanza, sono gli antenati fisici degli uomini odierni; e quegli uomini in che il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io avevano la preponderanza, sono gli antenati fisici delle donne odierne. Gli altri tipi scomparvero sempre più e più; soltanto questi due rimangono e si svilupparono nelle forme maschili e femminili.

Com’era possibile che poco a poco si sviluppassero proprio queste due forme? Questo avveniva di nuovo attraverso il modo diverso dell’azione delle forze di Iside e di Osiride.

Abbiamo visto che le fasi di Luna Nuova, allora quando la Luna è oscura, si caratterizzano il principio di Iside, mentre Osiride è caratterizzato nelle brillanti fasi di plenilunio. Iside e Osiride sono Esseri spirituali sulla Luna, ma le loro azioni le troviamo sulla Terra. Le troviamo sulla Terra perché attraverso queste azioni la razza umana si divise in due sessi. Gli antenati femminili degli uomini furono formati attraverso l’azione di Osiride, gli antenati dei maschi furono formati attraverso le azioni di Iside. L’azione di Iside e di Osiride sull’umanità avviene attraverso i cordoni nervosi, attraverso la cui azione l’umanità è formata in una parte maschile e in una parte femminile. Questo è rappresentato nella leggenda dal fatto che Iside cerca Osiride; il maschile e il femminile si cercano sulla Terra. Vediamo ripetutamente come in queste leggende sono misticamente nascoste meravigliose processo dell’evoluzione cosmica.

Soltanto quando la Bilancia era stata oltrepassata si formarono gradualmente negli arti superiori dell’uomo le differenziazioni che designiamo con maschile e femminile. L’uomo rimase unisessuale molto più a lungo degli animali. Ciò che negli altri animali era successo da molto tempo, avvenne qui nell’uomo soltanto ora. Vi fu un tempo in cui per così dire era presente una forma umana unitaria, in cui nulla vi era di quel modo di riproduzione quale si sviluppò successivamente, in cui la natura dell’uomo rappresentava ancora entrambi i sessi in un’Essenza. « E Dio creò l’uomo maschio e femmina » sta nella Bibbia, non « un maschietto e una femminuccia ». Creò entrambi in uno. La traduzione assolutamente peggiore è quando si dice: creò « un maschietto e una femminuccia ». Ciò è senza senso di fronte ai fatti reali.

Così guardiamo a un tempo in cui la natura umana era ancora un’unità, dove ogni uomo generava in stato verginale. Questo stadio dell’evoluzione dell’umanità ci è presentato dalla tradizione egiziana dall’osservazione degli Iniziati. Ho potuto già accennare al fatto che le più antiche raffigurazioni di Iside sono le seguenti: Iside nutre Horus, ma dietro di lei sta ancora una seconda Iside con ali di grifone, un’Iside che porge a Horus la croce ansata, per indicare che l’uomo proviene da un tempo in cui questi tipi erano ancora separati, così che successivamente anche un’altra Essenza astrale immerse il proprio essere negli uomini. Questa seconda Iside allude a come un tempo l’elemento astrale prevaleva. Ciò che successivamente è unito con la forma umana, qui è raffigurato dietro la madre come la forma astrale, che avrebbe avuto ali di grifone se avesse soltanto seguito l’astralità. Il tempo però in cui il corpo eterico prevaleva, è raffigurato dietro, in una terza Iside dalla testa leonina. Questa tripla Iside ci è offerta così da profonda contemplazione.

Da questo punto di vista comprenderemo però anche un’altra cosa: che cioè dovette essere un tempo di transizione dall’unità sessuale alla separazione sessuale, e che in effetti un certo stato intermedio dovette possibilmente esistere fra quella riproduzione verginale, in cui la fecondazione entrava in conseguenza delle forze che vivono nella Terra (che erano contemporaneamente i materiali della fecondazione), e l’altro tipo di riproduzione bisessuale. Questa riproduzione bisessuale giunse soltanto completamente nel mezzo dell’epoca atlantidea. Prima vi era uno stadio intermedio. In questo stadio intermedio, in una certa epoca vi fu un cambiamento della coscienza. L’uomo andava in periodi di tempo molto più lunghi di oggi attraverso un’alternanza della coscienza. Era un tempo in cui era particolarmente forte quella coscienza in cui l’uomo durante la notte si viveva come Essere spirituale presso i suoi compagni spirituali. La coscienza diurna era invece debole. Questa situazione di coscienza si alternava con un altro periodo in cui diventava forte quella coscienza che l’uomo ha quando è nel corpo fisico; in quel periodo la vita psichica, quando l’uomo lasciava il piano fisico durante la notte, diventava più debole. Ora vi furono tempi dell’evoluzione dell’umanità in che dobbiamo vedere uno stadio di transizione. Allora la coscienza per il mondo fisico era ancora smorzata. Ed era in questo stato di coscienza smorzato che entrava la fecondazione. Nei tempi della coscienza smorzata, quando l’uomo si elevava dal mondo fisico al mondo spirituale, avveniva la fecondazione, e l’uomo se ne accorgeva soltanto attraverso un atto onirico simbolico. In modo delicato e nobile provava che la fecondazione era entrata nel sonno, e nella coscienza dell’uomo era soltanto un delicato, meraviglioso sogno: come se per esempio l’uomo lanciasse una pietra e la pietra cadesse nella Terra, e poi dalla Terra nascesse un fiore.

In questo tempo deve particolarmente interessarci che anche venivano presi in considerazione coloro che avevano raggiunto uno stadio più tardo. Quando diciamo che certi Esseri si fermarono al livello del Toro, altri al livello del Leone, altri al livello dell’Aquila e così via, che cosa significa? Significa che, se gli Esseri avessero potuto aspettare e avessero voluto sviluppare il loro amore completo e pieno per il mondo fisico soltanto molto più tardi, allora sarebbero diventati umani. Se il Leone non avesse voluto entrare troppo presto nella sfera terrestre, sarebbe diventato umano, come pure gli altri animali da allora separatisi. Diciamolo così ancora una volta: Tutto ciò che era umano al tempo in cui il Leone si formò, si disse: o No, non voglio ancora accettare le sostanze inferiori, non voglio scendere nell’umanità fisica — oppure: Giù voglio andare; voglio che diventi ciò che si è sviluppato.

Immaginiamoci dunque due Essenze. L’una rimane ancora in alto nel regno dell’aria eterea e scende soltanto in parti terrene sulla Terra; l’altra aspira a scendere completamente sulla Terra. Quest’ultima forse diventò Leone, la prima diventò Uomo.

Come gli animali si fermarono, così si fermarono anche uomini. Questi non erano gli uomini migliori che divennero umani troppo presto; i migliori hanno potuto aspettare. Sono rimasti a lungo, non scendendo sulla Terra, per compiere lì consapevolmente l’atto di fecondazione; rimasero in quella consapevolezza dove l’atto di fecondazione era un sogno. Questi uomini vivevano, come si dice, nel Paradiso. E gli uomini che salirono sulla Terra più presto, li troveremmo con una corporalità particolarmente sviluppata, con un’espressione facciale grezza e brutale, mentre troveremmo gli uomini che volevano prima formare le parti più nobili, anche in una forma umana molto più umana.

Ciò che ora è stato descritto, si è conservato in una meravigliosa leggenda e in un rito. Noto è il rito che viene menzionato presso Tacito; la leggenda della dea Nerthus o Hertha, che ogni anno si immerge nelle onde del mare in un carro. Ma coloro che lo trainano devono essere uccisi. Nerthus fu intesa come ci si capisce, come un qualche fantasma plasmatico dalla fantasia, come una qualche dea cui si deve aver eretto un culto su un’isola qualsiasi. La sede di Nerthus si credette di riconoscerla nel lago Hertha su Rügen. Lì si pensò di aver trovato il posto dove il carro fosse stato immerso. Una fantasìa strana. Il nome lago Hertha è infatti un’invenzione completamente nuova. Prima era chiamato il lago nero per il suo colore, e a nessuno veniva in mente di chiamarlo lago Hertha e di metterlo in relazione con la dea. In verità vi è qualcosa di molto più profondo in questa leggenda. Nerthus è lo stadio di transizione dalla riproduzione verginale alla successiva riproduzione umana. Nerthus, che si immerge in una coscienza crepuscolare, prova, quando è immersa nel mare della passione, ciò soltanto in un atto delicato e simbolico; prova soltanto un riflesso di essa. Ma coloro che a quel tempo, quando l’umanità superiore ancora così provava, erano scesi, avevano perduto l’ingenuità originaria; vedevano già questo atto ed erano persi per la coscienza dell’umanità superiore: erano degni di morte.

Il ricordo di questo evento dei tempi primordiali fu conservato nel rito in numerose regioni d’Europa. Si celebravano in certi tempi durante feste commemorative una cerimonia. Era il carro dell’immagine di Nerthus, che si immergeva nel mare della passione. E si aveva addirittura l’uso crudele: coloro che potevano servire, che dovevano trainare, che potevano vedere, dovevano essere schiavi ed erano uccisi nel rito, in segno che questa era l’umanità mortale, che vedeva questo atto. Soltanto i sacerdoti, che erano iniziati, potevano presenziare alla cerimonia senza danno. Così vediamo in questo esempio che al tempo in cui si conosceva ciò che qui è raccontato, in certe regioni era presente il culto di Nerthus. In queste regioni era presente una coscienza che plasmò questa leggenda e questo rito.

Così l’umanità si sviluppò attraverso le forme più varie, e così è rappresentato nelle immagini ciò che sono fatti reali. È già stato detto che tali immagini non devono essere allegorie, ma che stanno in relazione interiore ai fatti reali. Tali immagini apparivano come immagini oniriche. Così anche la leggenda di Osiride fu sognata per prima, prima che l’allievo contemplasse veramente il fatto dell’evoluzione dell’umanità. E soltanto ciò che prepara a una vera contemplazione, questo è nel senso occulto un Simbolo. Un Simbolo è una descrizione di processi reali in immagini. E quale fosse l’effetto di queste descrizioni, ne parleremo nella prossima conferenza.

9°L’azione degli spiriti solari e lunari, delle forze di Osiride e Iside

Lipsia, 11 Settembre 1908

Nelle nostre ultime considerazioni abbiamo lasciato passare davanti alla nostra anima un numero di fatti dell’evoluzione dell’umanità nel dettaglio. Ho tentato di mostrare come l’uomo si sviluppa in quel periodo dello sviluppo terrestre che si estende pressappoco dal momento in cui il Sole uscì dalla Terra fino al tempo in cui anche la Luna abbandonò la Terra. Ancora qualcosa dovrà essere aggiunto a questi fatti, che possiamo chiamare fatti dell’anatomia e fisiologia occulta. Ma affinché comprendiamo tutto nel modo giusto, dobbiamo oggi illuminare alcuni altri fatti della vita spirituale, perché non dobbiamo dimenticare che in realtà si deve mostrare quale rapporto esista tra i miti e i misteri egiziani, in generale l’intera epoca culturale egiziana e il nostro tempo. Perciò è necessario che diventiamo completamente chiari su come procede il progressivo sviluppo attraverso le diverse epoche.

Riuniamo ancora una volta lo sguardo su ciò che è stato esposto come l’effetto degli spiriti solari e lunari, vale a dire dei poteri di Osiride e Iside, per mezzo dei cui effetti il corpo umano è stato dapprima formato e costruito. Riuniamo lo sguardo sul fatto che questo avvenne in un passato remotissimo, che la nostra Terra aveva appena cristallizzato singolarmente dalla terra d’acqua, e che gran parte di ciò che è stato descritto si svolse effettivamente in questa terra d’acqua. Allora si trovava uno stato dell’uomo che dovrebbe diventare perfettamente chiaro alla nostra anima, affinché otteniamo un concetto chiaro di come apparisse anche lo sguardo umano stesso durante il progresso dell’uomo nello sviluppo terrestre.

Ho esposto come i membri inferiori dell’essenza umana — i piedi, gli stinchi, le ginocchia e così via — come figura fisica erano già sorti dal momento in cui il Sole si apprestava a uscire dalla Terra. Dobbiamo però ricordare bene che è sempre stato detto che tutto questo sarebbe stato visibile se fosse esistito un occhio umano che avrebbe potuto vederlo. Ma tale occhio non esisteva. È sorto soltanto molto più tardi. Mentre l’uomo si trovava ancora nella terra d’acqua, percepiva esclusivamente con l’organo che è stato descritto come la ghiandola pineale. La percezione con l’occhio fisico si realizzò soltanto quando la parte centrale dei fianchi dell’uomo si era sviluppata. Possiamo dire dunque che la parte inferiore della figura umana era già presente nell’uomo, ma non c’era nulla nell’uomo che potesse vedere il corpo umano. L’uomo non poteva allora vedersi da sé. L’uomo acquisì la facoltà di contemplare il suo essere solo nel momento in cui il suo corpo, formandosi dal basso verso l’alto, aveva superato la parte centrale dei fianchi. Quando era formato fino al segno della Bilancia, allora l’occhio umano fu aperto; cominciò a vedersi nebulosamente. Solo allora si sviluppò la visione degli oggetti. Così fino a questo sviluppo della parte centrale dei fianchi, tutta la percezione umana, tutto lo sguardo era uno sguardo chiaroveggente, uno sguardo astralico-eterico. Il fisico l’uomo non poteva allora ancora percepire, perché la coscienza umana era ancora una coscienza oscura, crepuscolare, ma una coscienza chiaroveggente, chiaroveggente in modo onirico.

Poi l’uomo passò a quello stato di coscienza dove si alternavano il sonno e la veglia. Nella veglia l’uomo vedeva allora oscuramente ciò che era fisico, ma come avvolto nella nebbia e circondato da un’aura luminosa. Nel sonno però l’uomo si elevava ai mondi spirituali e agli esseri spirituali divini. Il suo stato di coscienza si alternava tra una coscienza chiaroveggente, che diventava sempre più debole, e la coscienza diurna, la coscienza degli oggetti che diventava sempre più luminosa, quale è la coscienza principale oggi. Allora la facoltà della percezione chiaroveggente si perdette gradualmente, sempre più anche la facoltà di vedere gli dèi nel sonno. E nello stesso grado subentrò la chiarezza della coscienza diurna, e l’autocoscienza, il sentimento dell’Io, la percezione dell’Io diventò sempre più forte.

Se guardiamo indietro al tempo lemurico, al tempo prima, durante e dopo l’uscita della Luna dalla Terra, guardiamo anzitutto a una coscienza chiaroveggente dell’uomo, dove l’uomo non aveva ancora il minimo presagio di ciò che oggi chiamiamo morte. Quando allora l’uomo usciva dal suo corpo fisico, indipendentemente dal fatto che fosse per il sonno o per la morte, quando si allontanava, la sua coscienza non sprofondava, ma anzi riceveva una coscienza più alta, più spirituale in certa misura, rispetto a quando era nel suo corpo fisico. L’uomo non si diceva mai allora: Ora muoio — o: Entro in uno stato di incoscienza — questo non esisteva in quel tempo. L’uomo non si fondava sul suo proprio sentimento di sé, ma si sentiva nel grembo della Divinità immortale, e sapeva tutto ciò come fatti ovvi, come oggi noi descriviaamo.

Immaginiamoci una volta quanto segue. Immaginiamoci di coricarci per il sonno, il corpo astrale si muovesse fuori dal corpo fisico, e tutto ciò accadesse al plenilunio. Il corpo fisico con il corpo eterico l’abbiamo dunque a letto, il corpo astrale che vi aleggia sopra, e tutto ciò al chiaro di luna. Ora la situazione non è tale che semplicemente una nuvola astralica sia visibile al chiaroveggente: egli vede effettivamente flussi dal corpo astrale che scendono nel corpo fisico, e questi flussi sono le forze che durante la notte eliminano la stanchezza e portano al corpo fisico il compenso per l’usura del giorno, affinché si senta riposato e rinfrescato. Ma allo stesso tempo si vedrebbe il fluire di flussi spirituali dalla Luna, e questi flussi permeano potenze astrali. Si vedrebbe come effettivamente dalla Luna provengono effetti spirituali che permeano il corpo astrale e lo rafforzano e ne influenzano l’attività sul corpo fisico.

Supponiamo ora di essere uomini dell’antico tempo lemurico. Il corpo astrale avrebbe percepito questo affluire di forze spirituali, avrebbe rivolto lo sguardo verso l’alto e avrebbe detto: È Osiride, che mi fortifica, che lavora in me, vedo come la sua azione passa attraverso di me. — E ci saremmo sentiti protetti durante la notte in Osiride, avremmo di certo vissuto con il nostro Io in Osiride. L’Io e Osiride sono uno, avremmo sentito. Se allora avessimo potuto esprimere in parole ciò che abbiamo sentito, avremmo caratterizzato così, quando tornavamo nel corpo fisico: Ora devo di nuovo scendere nel corpo fisico, che là mi aspetta; è un tempo in cui sprofondo nella mia natura inferiore — e ci saremmo rallegrati del tempo in cui potevamo di nuovo abbandonare il corpo fisico, salire e riposare nel grembo di Osiride o nel grembo di Iside, dove il nostro Io si riuniva di nuovo con Osiride.

Man mano che il corpo fisico si sviluppava, man mano che da sotto vi si aggiungevano cose nuove, e man mano che, dopo lo sviluppo dei membri superiori, l’uomo poteva osservare anche fisicamente, poteva percepire gli oggetti nel mondo fisico attorno a sé, tanto più a lungo l’uomo doveva rimanere quando sprofondava nel suo corpo fisico, tanto più interesse acquisiva per il mondo fisico, tanto più oscura diventava la sua coscienza per il mondo spirituale, tanto più chiara la coscienza nel corpo fisico, tanto più si disabituava dal mondo spirituale. Così il modo di vivere dell’uomo nel mondo fisico si sviluppava sempre di più, e negli stati che trascorrono tra la morte e una nuova nascita, la coscienza diventava sempre più oscura. Quel sentimento di patria presso gli dèi lo perdette l’uomo sempre più nel tempo atlantico. Quando la grande catastrofe era finita, allora un gran numero di uomini aveva completamente perso la facoltà naturale di guardare durante la notte nel mondo spirituale, ma in compenso aveva acquisito la facoltà di osservare sempre più nitidamente esteriormente di giorno, così che gli oggetti attorno a loro emergevano man mano in contorni più chiari. È già stato fatto notare che negli uomini che erano rimasti indietro, il dono della chiaroveggenza si era ancora conservato, mentre le culture postatlantiche si sviluppavano. Fino al tempo in cui il Cristianesimo fu fondato, c’erano ancora dei ritardatari di questa chiaroveggenza, e ancora oggi, sebbene molto raramente, vi sono uomini che si sono conservati questo dono naturale di chiaroveggenza, che però è una chiaroveggenza completamente diversa da quella acquisita attraverso la formazione esoterica.

In Atlantide la notte diventò dunque gradualmente buia per l’uomo, mentre la coscienza diurna cominciava a illuminarsi. La notte divenne incosciente per gli uomini della prima cultura postatlantiche, che cercammo di caratterizzare in tutta la sua grandezza, nella spiritualità che è entrata per mezzo dei santi Rishis, che ci siamo posti davanti all’anima nei discorsi precedenti, e che ora dobbiamo ancora caratterizzare da un altro aspetto.

Trasportiamoci nelle anime dei discepoli dei santi Rishis, nelle anime della gente della cultura indiana in generale, diciamo nel tempo immediatamente dopo che le ultime tracce delle grandi catastrofi d’acqua atlantiche erano scomparse. Come una sorta di ricordo viveva ancora nell’anima un ricordo dell’antico mondo, di quel mondo dove l’uomo sperimentava gli dèi, che lavoravano al suo corpo, e aveva visto come Osiride e Iside agivano in lui. Ora era uscito da questo mondo, dal grembo degli dèi. Prima era tutto questo per lui, come per lui oggi il fisico è presente. Come un ricordo passò attraverso l’animo dell’indiano della prima cultura postatlantiche, l’animo dell’indiano a cui i Rishis potevano ancora dire come era realmente, perché sapeva che i Rishis e i suoi discepoli potevano osservare il mondo spirituale. Sapeva però anche che per l’uomo normale, per l’appartenente della cultura indiana, i tempi in cui poteva guardare nel mondo spirituale erano passati.

Come un ricordo, come un ricordo doloroso dell’antico, vero mondo paterno passò attraverso l’anima del vecchio indiano, mentre si vedeva trasportato nel mondo fisico, che è però solo il guscio esteriore del mondo spirituale, e si struggeva di uscire da questo mondo esteriore. E sentiva: Non vere sono le montagne, le valli, non vere le masse di nuvole dell’aria, nemmeno vero il cielo stellato, tutto è soltanto come un involucro, come una fisionomia dell’essenza. E il vero, che è dietro, gli dèi e la vera forma dell’uomo, non possiamo vederli. Quello che vediamo è Maya, è non vero; il vero è celato. — E questo stato d’animo diventava sempre più vivace: che l’uomo, scaturito dalla verità, ha la sua patria nel spirituale; che il sensibile è non vero, Maya; che il mondo fisico dei sensi l’avvolse nell’oscurità.

Chi sente così fortemente il contrasto tra lo spirituale e il fisico non vero, per lui lo stato religioso andrà verso il sentire poco interesse riguardo al mondo fisico e sempre più rivolgere lo spirito a ciò che gli iniziati osservano, e di cui possono dare testimonianza i santi Rishis. Fuori di questa realtà si struggeva l’indiano, fuori da questa dura realtà, che però per lui non era nulla se non illusione. Il vero non è ciò che i sensi percepiscono, il vero egli sentiva prima di tutto dietro. E poca attenzione rivolgeva la prima epoca culturale postatlantiche a ciò che esteriormente accadeva sul piano fisico.

Diverso era già nella seconda epoca culturale, presso i Persiani, da cui scaturì poi Zoroastro, il grande discepolo del Manu. Se vogliamo caratterizzare con pochi tratti in che consistesse il passaggio dalla cultura indiana a quella persiana, possiamo dire: L’appartenente della cultura persiana non sentiva il fisico soltanto come un effetto del destino, lo sentiva come un compito. Certo, anch’egli ancora rivolse lo sguardo alle regioni della luce, alle regioni spirituali, ma rivolse di nuovo lo sguardo al mondo fisico, e davanti alla sua anima stava il fatto che tutto si divideva in potenze di luce e potenze oscure. Il mondo fisico divenne per lui un campo di lavoro. Il Persiano si diceva: Esiste la pienezza della buona luce, la Divinità Ahura Mazdao o Ormuzd, ed esistono le potenze oscure, sotto la guida di Angramainyush o Ahriman. Da Ahura Mazdao viene la salvezza degli uomini, da Ahriman il mondo fisico. Dobbiamo trasformare ciò che viene da Ahriman, dobbiamo unirci con gli dèi buoni e sconfiggere Ahriman, il dio malvagio nella materia, trasformando la Terra, diventando tali esseri che possiamo lavorare la Terra. Trasformando così Ahriman, facciamo la Terra un mezzo per il bene. — Il primo passo per redimere la Terra lo compirono gli appartenenti della cultura persiana, e avevano la speranza che la Terra un giorno sarebbe diventata un pianeta buono, che sarebbe stata redenta, e che entrerebbe una glorificazione di Ahura Mazdao, dell’essenza suprema.

Così sentiva colui che non rivolse lo sguardo alle altezze sublimi come l’indiano, che però trovò saldo terreno su questo mondo fisico. Così però non pensava l’appartenente della cultura indiana, che perse il terreno solido sotto i piedi.

Ancora più avanti andò la conquista del piano fisico nella terza epoca culturale, nella cultura egiziana-babilonese-assira-caldea. Là c’era appena più qualcosa di quella antica avversione con cui il mondo fisico era sentito come Maya. I Caldei rivolsero lo sguardo al cielo stellato, e lo splendore luminoso delle stelle non era per loro soltanto Maya, ma erano per loro i segni scritturali che gli dèi avevano impresso al piano fisico. E per i sentieri delle stelle il sacerdote caldeo perseguiva il sentiero all’indietro nei mondi spirituali, e quando era iniziato, quando aveva conosciuto tutti gli esseri che abitavano i pianeti, gli astri, allora elevava gli occhi verso l’alto e si diceva: Ciò che vedo con i miei occhi, quando rivolgo lo sguardo al cielo stellato, è l’espressione esterna di ciò che lo sguardo occulto, l’iniziazione mi dà. Quando il sacerdote iniziatore mi concede la grazia della visione del Dio, allora vedo il Dio. Ma tutto l’esteriore che vedo non è soltanto illusione; in esso vedo la scrittura degli dèi.

Così un tale iniziato si sentiva come quando diamo una lettera a un amico, poi siamo a lungo separati e poi riceviamo una lettera da lui e vediamo i segni scritturali dell’amico lontano davanti a noi. Vediamo, era la sua mano che ha formato questi segni, percepiamo i sentimenti del cuore che sono espressi in essi. Così sentiva pressappoco l’iniziato caldeo e anche l’iniziato egiziano, che era iniziato nei santi Misteri, colui che, mentre era nel tempio dei Misteri, vedeva con il suo occhio spirituale gli esseri spirituali che sono collegati con la nostra Terra. E quando vedeva tutto ciò e poi usciva, e poi vedeva il mondo delle stelle, gli pareva come una lettera degli esseri spirituali. Percepiva una scrittura degli dèi quando i lampi brillavano, quando il tuono rombava; nel vento di tempesta percepiva una rivelazione degli dèi. Gli dèi si erano manifestati per lui in tutto ciò che vedeva esteriormente. Così come ci sentiamo di fronte alla lettera dell’amico, così sentiva egli il mondo esteriore, così sentiva quando vedeva il mondo degli elementi, il mondo delle piante, degli animali, delle montagne, il mondo delle nuvole, il mondo delle stelle. Tutto ciò fu decifrato come una scrittura divina.

Mentre gli egiziani si fidavano delle leggi che l’uomo poteva trovare nel mondo fisico, per mezzo del che l’uomo poteva dominare la materia, allora ebbe origine la geometria, la matematica. Con il loro aiuto l’uomo poteva dominare gli elementi, perché si fidava di ciò che il suo spirito poteva trovare, perché credeva che si potesse imprimere lo spirito della materia. Allora poteva creare le piramidi, i templi e le sfinge. Questo era un passo gigantesco per la conquista del piano fisico, che fu compiuto in questa terza epoca culturale. E con ciò l’uomo era arrivato a rispettare propriamente il piano fisico; il mondo fisico era diventato per lui qualcosa. Ma quali maestri aveva avuto prima?

Prima l’uomo aveva bisogno di maestri; anche gli iniziati hanno avuto bisogno di maestri, diciamo nell’antico tempo indiano. Quali maestri hanno avuto gli iniziati? Era necessario che l’iniziando fosse artificialmente condotto a rivedere negli stati di iniziazione ciò che l’uomo primitivo ha potuto vedere nella sua oscura coscienza chiaroveggente. L’iniziando doveva essere ricondotto indietro. Doveva essere ricondotto nel mondo spirituale, nella precedente patria spirituale, affinché ciò che poteva imparare attraverso le sue esperienze, lo potesse trasmettere agli altri. Per questo aveva bisogno di maestri. Così i discepoli dei Rishis avevano bisogno di maestri che mostrassero loro ciò che accadde nell’antico Lemuria, ciò che accadde nell’antica Atlantide, quando l’uomo ancora poteva essere chiaroveggente. E lo stesso era ancora presso i Persiani.

Diverso divenne ciò presso i Caldei, diverso soprattutto presso gli Egiziani. Oh, anche lì c’erano tali maestri che portavano il discepolo a sviluppare le sue forze cosicché potesse guardare chiaroveggente nel mondo spirituale, dietro il mondo fisico. Questi erano gli Iniziatori, che mostravano ciò che sta dietro il fisico. Ma un nuovo insegnamento, un metodo completamente nuovo divenne necessario in Egitto. Nell’antico Indiano ci si era poco occupati di come ciò che accade nel mondo spirituale, è scritto nel piano fisico, della corrispondenza tra gli dèi e gli uomini; ce ne si era poco occupati. In Egitto però era necessario qualcos’altro: non solo che il discepolo attraverso l’iniziazione vedesse gli dèi, ma anche come questi muovevano le mani per completare la scrittura stellare, come si erano formate tutte le forme fisiche. Gli antichi Egiziani avevano scuole, completamente secondo il modello degli Indiani, ma ancora imparavano come le forze spirituali corrispondono con il mondo fisico. Ora avevano una nuova materia di insegnamento. In India sarebbe stato mostrato al discepolo le forze spirituali attraverso la chiaroveggenza; in Egitto si aggiungeva che si mostrava che cosa corrisponde fisicamente alle azioni spirituali. Lo si mostrava in ogni membro del corpo fisico, a quale lavoro spirituale esso corrispondesse; per esempio come il cuore corrisponde a un lavoro spirituale, questo era insegnato. E il fondatore della scuola, attraverso cui non solo era mostrato lo spirituale, ma anche la sua azione sul fisico, il fondatore di questa scuola era il grande iniziatore Ermete Trismegisto. Così in lui, il tre volte grande Thoth, abbiamo a vedere il primo che mostrò agli uomini l’intero mondo fisico come una scrittura degli dèi. Così vediamo pezzo per pezzo le nostre culture postatlantiche incorporare i loro impulsi nell’evoluzione dell’umanità. Come un inviato divino apparve agli Egiziani Ermete. Diede loro ciò che doveva essere decifrato come l’azione degli dèi nel mondo fisico.

Con ciò abbiamo caratterizzato un po’ le tre epoche culturali del tempo postatlantiche. Gli uomini avevano imparato a stimare il piano fisico.

La quarta epoca culturale, quella greco-romana, è l’epoca in cui l’uomo entra ancora di più in contatto con il piano fisico. In questo tempo l’uomo arriva non solo a vedere la scrittura degli dèi nel mondo fisico, ma anche a porre il suo stesso Sé, la sua individualità spirituale, nel mondo oggettivo. Creazioni artistiche come in Grecia non c’erano state prima. Che l’uomo ponesse se stesso fuori da sé nella scultura, nelle opere d’arte, che in esse avesse creato qualcosa come il suo stesso Sé fisico, questo fu raggiunto nella quarta epoca culturale.

In questo tempo vediamo l’Io interiore, lo spirituale dell’uomo, emergere dall’uomo nel piano fisico e scorrere nella materia. Nel modo più puro vediamo questo nuziale tra lo spirituale e la materia nel tempio greco. Questo tempio è per chiunque possa guardarlo retrospettivamente, un’opera meravigliosa. L’architettura greca è l’architettura primordiale. Ogni arte ha il suo culmine da qualche parte. Qui l’architettura aveva il suo culmine. La scultura, la pittura, anche loro hanno raggiunto il loro apice da qualche parte. Nonostante la piramide gigantesca, nel tempio greco è stata creata l’opera più meravigliosa di architettura. Cos’è stato raggiunto in esso?

Un debole eco può sentirlo colui che ha un senso artistico dello spazio, cioè colui che sente come una linea orizzontale si comporta rispetto a una linea che va verticalmente. E un’intera somma di verità cosmiche emerge nell’anima, che può soltanto sentire come la colonna sostiene ciò che sta al di sopra della colonna. Si deve poter sentire che tutte queste linee si trovano già prima invisibili nello spazio. L’artista greco vedeva per così dire chiaroveggentemente la colonna e introdusse semplicemente materia in ciò che vedeva. Vedeva lo spazio come pieno di vita, lo vedeva percorso da forze viventi. Come potrebbe l’uomo odierno sentire almeno approssimativamente quale vitalità avesse questo senso dello spazio?

Un debole eco possiamo vederlo nei vecchi pittori. Si possono ancora vedere rappresentazioni dove per esempio si vedono angeli fluttuanti nello spazio, e abbiamo il sentimento che gli angeli si sostengono reciprocamente. Poco rimane oggi di questo sentimento dello spazio. Non voglio muovere obiezioni contro l’arte del colore di Böcklin, ma gli manca completamente ogni senso occulto dello spazio. Un essere come quello che sta sopra la sua Pietà — non si sa se debba essere un angelo o qualche altro essere — assolutamente deve suscitare nel contemplatore il sentimento che in ogni istante deve cadervi sopra il gruppo sotto di esso. Questo deve essere sottolineato quando si vuole indicare qualcosa di cui oggi difficilmente può essere suscitata una rappresentazione: il senso dello spazio dei Greci, di cui deve essere espressamente sottolineato che è di natura occulta. Un tempio greco era qualcosa come se lo spazio si fosse generato da solo dalle sue linee. La conseguenza era che esseri divini, che il Greco conosceva come chiaroveggente, per che il tempio era eretto, si inchinassero veramente nel tempio, veramente vi si sentissero a loro agio. Ed è vero: Pallade Atena, Zeus e così via erano veramente nei templi; avevano i loro corpi, i loro corpi materiali in questi templi. Poiché tali esseri potevano incarnarsi solo in un corpo eterico, trovavano in questi templi una vera dimora nel mondo fisico. Il loro corpo fisico poteva essere tale tempio, in cui il loro corpo eterico si sentisse bene.

Chi comprende il tempio greco sa che differisce completamente in modo significativo da una cattedrale gotica. Non vi è alcuna critica dell’arte gotica in ciò, perché la cattedrale gotica è anche un’opera d’arte sublime. Di un tempio greco però colui che guarda nelle cose, può ben immaginarsi che, anche se sta nella sua solitudine, se non c’è nessuno lontano, se è completamente solo, solo il tempio è lì, esso sta come un tutto. Un tempio greco è comunque completo, anche se nessuno prega in esso. Non è senza anima, non è vuoto, perché il Dio è in esso, è abitato dal Dio.

Ma una cattedrale gotica è soltanto a metà, non è completa se non ci sono credenti, no oranti in essa. La cattedrale gotica, colui che lo capisce, non può immaginarsi che stia solitaria, sola, senza la folla credente che con i suoi pensieri vi si muove in esso. E tutte le forme gotiche e gli ornamenti appartengono a ciò che ne promana. Nessun Dio, nessun essere spirituale è presso la cattedrale gotica, se non ci sono le preghiere dei credenti in esso. Solo quando la comunità orante è riunita, allora è riempita del divino. Questo si esprime perfino nella parola « Dom », perché è imparentato con il « tum » in Deutschtum, Volkstum e così via, che ha sempre qualcosa di raccogliente, e la parola « Duma » è perfino imparentata con esso. Il tempio greco non è una casa dei credenti. È formato come una casa che lo stesso Dio abita; può stare solo. Nella cattedrale gotica però ci si sentiva a casa, solo se la folla credente la riempiva, se la comunità devota era riunita, se attraverso i vetri colorati splendeva la luce del sole e i colori si dividevano nelle fini particelle di polvere. E poi, come spesso accadeva, il predicatore sul pulpito nella cattedrale diceva: Così come la luce si divide nei molti colori, così anche la luce spirituale unica, la forza divina, si divide tra la molteplicità delle anime e nelle molte forze del piano fisico. — Spesso il predicatore diceva così. Quando l’intuizione e l’esperienza spirituale così confluivano, allora la cattedrale era qualcosa di completo.

Così come era con i grandi edifici di templi, così era in tutto l’artistico presso i Greci. Il marmo delle loro sculture prese l’apparenza della vita; il Greco esprimeva nel fisico ciò che viveva nel suo spirituale; un nuziale dello spirituale con il fisico era presente presso i Greci.

Ma il Romano era andato ancora un passo più avanti nella conquista del piano fisico. Il Greco aveva la facoltà di introdurre lo psichico-spirituale nelle sue opere d’arte, si sentiva però ancora come membro di un tutto, la polis, lo stato cittadino; non si sentiva ancora come personalità. Così era anche nelle culture precedenti: L’Egiziano non si sentiva come singolo uomo, si sentiva come Egiziano, come membro di un popolo. Così troviamo anche in Grecia come l’uomo non dava peso a sentirsi come uomo, ma come era il suo orgoglio più alto essere uno Spartano, un Ateniese. Essere una personalità, essere qualcosa di per sé nel mondo, questo fu avvertito per la prima volta attraverso il Romanesimo.

Che una personalità sia qualcosa di per sé, questo divenne per la prima volta vero per il Romano. Il Romano inventò il concetto « Cittadino »; da ciò nacque per lui la base, la Giurisprudenza, il diritto, che si è giustamente chiamato un'invenzione romana. Solo i giuristi odierni, che non hanno alcuna idea di questi fatti, hanno avuto la mancanza di gusto di parlare come se ci fosse stato un diritto in questo senso prima. La gente parla sciocchezze, che parla di creatori di diritti orientali, come per esempio di Hammurabi. Non c’era alcun decreto di diritto prima, c’era soltanto decreto divino. Bisognerebbe parlare parole dure, se si volesse parlare obiettivamente su questa scienza; bisognerebbe, volendo essere giusti, parlare parole terribilmente dure, e ogni critica è soltanto una critica compassionevole. Il concetto del Cittadino fu veramente avvertito soltanto nell’antico Roma. Allora l’uomo aveva portato il spirituale fino alla sua propria individualità nel mondo fisico. Nell’antico Roma fu inventato per la prima volta il Testamento; allora la volontà della singola personalità diventò così forte da poter determinare oltre la morte, che cosa dovrebbe accadere con la sua proprietà, il suo possesso. Ora il singolo, personale uomo doveva essere decisivo. Con ciò l’uomo nella sua propria individualità aveva portato il spirituale fino al piano fisico. Questo era il punto più profondo dello sviluppo.

Nel più alto stava l’uomo nella cultura indiana. L’indiano ancora aleggiava in altezza spirituale, nel punto più alto. Nella seconda cultura, nell’antica persiana, l’uomo scese già. Nella terza cultura, nell’egiziana, ancora di più. Nella quarta cultura l’uomo scese completamente nel piano fisico, nella materia. Allora ci fu un punto dove l’uomo stava al bivio; poteva scendere più a fondo e più a fondo, oppure doveva nel punto più profondo acquisire la possibilità di lavorare di nuovo su se stesso, di tornare di nuovo nel mondo spirituale. Per questo doveva venire un impulso spirituale sul piano fisico stesso, una potente spinta che potesse ricondurre l’uomo nel mondo spirituale. Questo impulso potente fu dato dall’apparizione del Cristo Gesù sulla Terra. Il Cristo spirituale divino doveva venire agli uomini in un corpo umano fisico, doveva subire l’apparizione fisica nel mondo fisico. Ora, dove l’uomo era completamente nel mondo fisico, il Dio doveva scendere a lui, affinché egli trovasse il sentiero di ritorno nel mondo spirituale. Questo non sarebbe stato possibile prima.

Abbiamo oggi seguito lo sviluppo delle culture del tempo postatlantiche fino al loro punto più profondo; abbiamo indicato visto come l’impulso spirituale attraverso il Cristo è accaduto nel punto più profondo. Ora l’uomo deve di nuovo salire, compenetrato e saturo dal principio del Cristo. Così vedremo come per esempio la cultura egiziana nel nostro periodo emerge di nuovo, ma penetrata dal principio del Cristo.

10°Le leggende antiche sono immagini di avvenimenti cosmici

Lipsia, 12 Settembre 1908

Esistono molti miti e leggende dell’antico Egitto che nella concezione del mondo della scienza dello spirito erano ben noti e verranno nuovamente conosciuti, ma che in realtà non sono stati trasmessi nella tradizione storica esteriore che parla degli Egiziani. Alcuni di questi miti ci sono pervenuti in quella forma storica in cui divennero familiari in Grecia, poiché la maggior parte delle leggende greche che non si riferiscono a Zeus e alla sua famiglia provengono dai Misteri egiziani. E oggi avremo a che fare con varie cose leggendarie di cui abbiamo bisogno, sebbene una storia culturale contemporanea affermi che in realtà poco è contenuto per gli uomini nella mitologia greca.

« Perché dovevamo considerare, per così dire, l’altro lato dello sviluppo umano, cioè il lato spirituale? Tutto ciò che vediamo sul piano fisico rimane sempre evento, fatto del piano fisico. Ma nella scienza dello spirito non ci interessa solo ciò che vive sul piano fisico, bensì anche tutto ciò che accade nei mondi spirituali.

Sappiamo infatti da quanto abbiamo udito nelle conferenze della scienza dello spirito ciò che accade all’uomo tra la morte e una nuova nascita. Abbiamo solo bisogno di ricordare che l’uomo nella morte passa in quello stato di coscienza che chiamiamo Kamaloca, in cui l’uomo, sebbene sia diventato un essere spirituale, è trattenuto dal corpo astrale. È il tempo in cui l’uomo vuole ancora qualcosa dal mondo fisico, in cui ne soffre, in cui patisce il fatto di non essere più nel mondo fisico. Allora viene il tempo in cui l’uomo deve prepararsi a una nuova vita: lo stato di coscienza del Devachan, in cui l’uomo non è più direttamente collegato al mondo fisico, a ciò che sono impressioni fisiche. Se vogliamo immaginarci come la vita in Kamaloca si differenzia dalla vita in Devachan, possiamo considerare due esempi.

Sappiamo che l’uomo, quando è morto, non perde subito al morire i suoi desideri e i suoi desideri. Ammettiamo che durante la vita l’uomo sia stato un buongustaio, che ha provato gran piacere nel mangiare cibi squisiti. Quando è morto, non scompare subito questa sete di piacere, questo desiderio di cibi squisiti. L’uomo non ha questi desideri nel corpo fisico, bensì nel corpo astrale. Pertanto, poiché l’uomo dopo la morte conserva il corpo astrale, conserva anche il desiderio, ma gli manca l’organo per soddisfare questi desideri: il corpo fisico. Il desiderio del cibo non dipende dal corpo fisico, bensì dal corpo astrale, e dopo la morte sorge una vera avidità nell’uomo verso ciò che lo soddisfaceva maggiormente in vita. Perciò l’uomo soffre dopo la morte finché non si è disabituato dal desiderio del piacere, finché non ha gettato via tutto quello che aveva coltivato attraverso gli organi fisici. Finché l’uomo rimane in Kamaloca. Allora inizia il tempo in cui l’uomo non fa più reclami di questo tipo, che possono essere soddisfatti solo attraverso organi fisici. Allora entra nel Devachan. »

Nella misura in cui l’uomo cessa di essere incatenato al mondo fisico, nella stessa misura inizia ad acquisire una consapevolezza del mondo devachanico. Esso risplende sempre di più. Ma ancora oggi non ha una coscienza dell’Io come in questa vita. Non è ancora indipendente. Nella vita devachanica l’uomo sente di essere come un arto, come un organo dell’intero mondo spirituale. Come la mano sentirebbe di essere un arto nell’organismo fisico solo se sentisse, così l’uomo nella sua coscienza devachanica sente: Io sono un arto del mondo spirituale, un arto anche degli esseri superiori. Egli crescerà verso la sua indipendenza. Ma già ora lavora con il cosmo, lavora con il regno vegetale uscendo dal mondo spirituale. L’uomo lavora a tutto, non per calcolo proprio, ma come arto che serve il mondo spirituale.

Se ora descriviamo ciò che l’uomo vive tra la morte e una nuova nascita, non dobbiamo immaginarci che gli eventi del mondo devachanico non siano soggetti a cambiamenti. Gli uomini hanno segretamente la consapevolezza che qui la nostra terra è sì mutevole, ma là, oltre la morte, tutto rimane uguale. Non è affatto così. Se oggi si descrive il soggiorno nel Devachan, ciò significa che questo è all’incirca lo stato attuale del Devachan. Ma ricordiamo come era quando le nostre anime erano incarnate nell’epoca della cultura egiziana. Allora vedevamo le enormi piramidi e gli altri grandi edifici. In tempi più antichi, da questa parte, il lato fisico, le cose erano completamente diverse. Pensiamo a come il volto della terra è molto, molto cambiato da allora. Abbiamo solo bisogno di seguire la scienza materialista e troveremo come, per esempio, pochi millenni fa c’erano animali completamente diversi in Europa, come l’Europa appariva completamente diversa. Il volto della terra cambia continuamente, e per questo motivo l’uomo entra sempre di nuovo in nuove condizioni di esistenza. Questo appare a tutti completamente evidente. Ma quando si descrivono le condizioni del mondo spirituale, gli uomini credono così facilmente che ciò che è accaduto nel mondo spirituale, se sono morti circa mille anni prima di Cristo, sarebbe stato esattamente lo stesso di ciò che accade oggi, quando rinascono oggi e muoiono di nuovo oggi.

« Proprio come il piano fisico si cambia, così le condizioni nell’altro mondo cambiano effettivamente. Il soggiorno nel Devachan era completamente diverso da oggi, quando si entrava nel Devachan dalla vita egiziana o da quella greca. Anche lì procede un’evoluzione. È naturale che ora descriviamo le attuali condizioni del Devachan; le condizioni però si sono trasformate. Possiamo già presumerlo guardando a ciò che gli ultimi insegnamenti e le loro descrizioni ci hanno portato.

Abbiamo visto come l’uomo, se andiamo ulteriormente indietro fino al tempo atlantico, vivesse più nel mondo spirituale, come durante il sonno si muovesse nel mondo spirituale. Abbiamo trovato che questo diminuisce sempre più. Se tuttavia andiamo abbastanza indietro, troviamo che l’uomo vive completamente nel mondo spirituale. Negli antichi tempi la differenza tra il sonno e la morte non è così grande. In un passato primordiale gli uomini avevano lunghi periodi di sonno. Questo coincideva all’incirca con il lasso di tempo che oggi viene percorso attraverso un’incarnazione e attraverso la vita dopo la morte. Poiché l’uomo scese sul piano fisico, divenne sempre più intricato in questo piano fisico. È stato mostrato come l’indiano guardava in un mondo elevato, come l’uomo in Persia già tentava di conquistare il piano fisico. L’uomo scese sempre più, e un matrimonio tra lo spirito e la materia, tra i mondi spirituali e il piano fisico era entrato nel tempo greco-latino. Quanto più l’uomo si radicava a metà di questa ultima epoca, tanto più imparava ad amare il mondo fisico e a interessarsi ad esso. Ma con ciò cambiò anche tutto ciò che chiamiamo esperienze tra la morte e una nuova nascita. »

Se andiamo indietro fino al primo tempo dell’epoca post-atlantica, scopriamo che gli uomini avevano poco interesse per il piano fisico. Gli iniziati di quel tempo potevano essere rapiti in mondi elevati, nei mondi devachanici, e allora condividevano le loro esperienze con gli altri uomini. Nell’uomo che con tutti i pensieri, con tutti i sensi si sentiva rapito nel mondo vero, nella vera patria, questo produceva che egli aveva poco interesse per le condizioni del piano fisico. Ma se saliva nel Devachan, dopo essersi appena connesso al mondo fisico, allora possedeva nel Devachan una coscienza relativamente luminosa. Quando un tale uomo si reincarnava di nuovo nella cultura persiana, si sentiva già più intrecciato con la materia fisica, così accadde che perdesse chiarezza della coscienza nel Devachan. Nel tempo egiziano-caldaico, quando l’uomo

« iniziava ad amare il mondo fisico esteriore, accadeva che nel Devachan avesse già una coscienza molto offuscata, ombreggiata. Questa coscienza per natura era ancora più alta della coscienza nel mondo fisico, ma per grado diminuiva sempre e diventava sempre più scura fino al tempo greco-latino. In questo tempo la coscienza devachanica diventava sempre più scura e ombreggiata. Non era una coscienza onirica; non lo è mai stata. Era una coscienza a cui si poteva prestare attenzione; era ancora una coscienza di cui l’uomo era consapevole. Un oscuramento di questa coscienza si verificò con il progredire dello sviluppo.

I Misteri erano essenzialmente destinati a rendere possibile all’uomo di non avere solo una coscienza ombreggiata nel mondo spirituale, bensì di illuminare nuovamente la coscienza. Immaginiamo che non ci fossero stati Misteri, che non ci fossero stati iniziati. Allora l’uomo avrebbe avuto una coscienza sempre più crepuscolare, sempre più ombreggiata nei mondi spirituali. Solo attraverso il fatto che parallelamente all’oscuramento della coscienza nel Devachan l’iniziazione nei Misteri procedeva, e con essa l’acquisizione di certe capacità, con che uomini eletti già guardavano nei mondi spirituali con una chiarezza luminosa, solo attraverso il fatto che gli iniziati potevano riferire nei miti e nelle leggende, in certo modo una sfumatura di più luminoso, di più leggero è entrata nella coscienza devachanica tra la morte e una nuova nascita. Ma in tutti coloro che si erano già ben radicati nel mondo fisico, accadeva che già provassero questo offuscamento della coscienza nel mondo spirituale. Non è una favola, è la verità, che l’iniziato nei Misteri eleusini potesse fare un’esperienza molto particolare. Il principio dell’iniziazione è che l’uomo già durante la vita può salire nei mondi dello spirito e può sperimentare ciò che accade lì. L’iniziato di quel tempo ha potuto effettivamente sperimentare direttamente le ombre nel mondo spirituale. È veramente una dichiarazione di un iniziato quando dice: Oh, meglio un mendicante nel mondo fisico che un re nel regno delle ombre. - Questa dichiarazione è pronunciata dalle esperienze degli iniziati. Non possiamo prendere tali cose abbastanza profondamente, e le comprendiamo solo quando conosciamo i fatti del mondo spirituale. »

« Ora vogliamo portare ciò che ieri è stato accennato in forma astratta a una forma più concreta.

Se nulla di diverso fosse accaduto che la discesa dell’uomo nel mondo fisico, la coscienza sarebbe diventata sempre più scura tra la morte e una nuova nascita. Gli uomini avrebbero perso infine la connessione completa con il mondo spirituale. Ora può sembrare ancora così strano a colui che è ancora un po’ infetto dall’interno da una qualche forma di materialismo: è vero ciò che ora dirò. Se nulla fosse entrato nello sviluppo dell’umanità, allora l’umanità spiritualmente sarebbe perita. Ma c’è una possibilità di illuminazione della coscienza tra la morte e una nuova nascita. Questa illuminazione può essere conquistata sia attraverso l’iniziazione stessa, oppure oggi già in un grado inferiore, dal fatto che l’uomo già in questa vita partecipa al mondo spirituale, che ha già esperienze che non muoiono con i suoi corpi, che rimangono unite a lui nel suo nucleo di essenza eterno, anche nel mondo spirituale. I Misteri provvidero a questo, l’intero sviluppo spirituale; provvidero a questo i grandi iniziati prima di Cristo e soprattutto l’Essere stesso che conosciamo come Cristo. Tutti gli altri iniziati erano in un certo senso precursori di Cristo, erano messaggeri che indicavano l’apparizione di Cristo.

Ora l’apparizione della figura di Cristo deve essere descritta. Immaginiamo un uomo che non avesse mai sentito nulla di Cristo, che non avesse mai potuto assimilare i segreti del Vangelo di Giovanni, che non avesse mai potuto dire a se stesso: Io voglio vivere secondo Cristo, che vive e opera, i suoi principi voglio accogliere nel mio essere. - Immaginiamo dunque che Cristo non si fosse mai avvicinato a un tale uomo: egli non potrebbe portare con sé nel mondo spirituale quel tesoro che l’uomo oggi deve portare con sé, se vuole evitare l’offuscamento della sua coscienza. Ciò che l’uomo porta come rappresentazioni di Cristo è una forza che rende luminosa la coscienza dopo la morte, che salva l’uomo dal destino che gli uomini avrebbero avuto se Cristo non fosse apparso. Se Cristo non fosse apparso, l’essere umano sarebbe sì conservato, ma la coscienza non potrebbe illuminarsi dopo la morte. Questo è ciò che dà all’apparizione di Cristo il suo vero significato: che nel nucleo di essenza dell’uomo è infuso qualcosa che ha un’ampia significazione. L’evento del Golgota preserva l’uomo dalla morte spirituale, se egli l’identifica con il suo stesso essere.

Non dobbiamo ora credere che i grandi altri condottieri dell’umanità non avessero un significato simile. Non si tratta di reclamare un’esclusiva dogmatica per il cristianesimo. Sarebbe una violazione del vero cristianesimo, poiché colui che conosce i fatti sa che il cristianesimo è stato insegnato anche negli antichi Misteri. E una parola come Agostino pronunciò è profondamente vera: « Ciò che oggi si chiama religione cristiana era già presso gli Antichi e non è mancato agli inizi del genere umano, fino a quando Cristo apparve nella carne, da cui momento la vera religione, che era già prima presente, ricevette il nome di cristiana. » Non si tratta di chiamarla così, ma di comprendere rettamente il significato dell’impulso di Cristo. E come Cristo era la figura che apparve al punto più profondo dello sviluppo, così era anche con Buddha, Ermete e gli altri grandi Esseri, in modo che avevano completamente la coscienza profetica che Cristo sarebbe venuto, che viveva in loro stessi.

« In particolare possiamo vederlo se lo studiamo nella figura di Buddha, e dobbiamo chiarirci che cos’era. »

Cos’era dunque in realtà Buddha? Qui dobbiamo toccare qualcosa che può essere detto solo tra gli scolari della scienza dello spirito. Gli uomini, anche i teosofi, si immagino i segreti della reincarnazione solitamente molto troppo semplicemente. Non si deve credere che qualche anima che oggi è incarnata nei suoi tre corpi, semplicemente si sia incarnata in un’incarnazione precedente e poi di nuovo in un’incarnazione precedente, cui ne precedeva un’altra, sempre secondo lo stesso schema. I segreti stanno molto più complicati. Nonostante H. P. Blavatskj facesse grandi sforzi per mostrare ai suoi intimi scolari come stiano complicati questi segreti, oggi ancora non è compreso correttamente. Ci si immagina semplicemente che un’anima vada sempre di nuovo in un corpo. Non sta così semplicemente. Spesso non possiamo portare una figura storica in uno schema di questo tipo, se vogliamo comprenderla rettamente. Dobbiamo spesso procedere in modo molto più complicato.

« Incontriamo già nell’Atlantide Esseri che stanno intorno all’uomo come i compagni odierni, che l’uomo allora vedeva e conosceva, quando era rapito fuori dal corpo nel mondo spirituale. È già stato detto come lì incontrasse il Toro, Zeus, Wotan, Balder come veri compagni. Di giorno viveva nel mondo fisico, ma nello stato di coscienza diverso imparava a conoscere esseri spirituali che non passavano lo stesso sviluppo di lui. L’uomo nei tempi primitivi della terra non aveva nemmeno un corpo così denso come oggi; di uno scheletro osseo non era ancora questione in un certo tempo. Il corpo atlantico si poteva vedere solo fino a un certo grado con gli occhi fisici. Ma c’erano Esseri che venivano solo così in basso che si incarnavano assolutamente solo in un corpo eterico. Poi c’erano Esseri che allora, quando l’aria era ancora satura di vapori acquei, ancora si incarnavano. Allora, quando l’uomo viveva ancora nell’atmosfera di acqua-nebbia, per loro queste incarnazioni erano ancora possibili. Tale figura era per esempio il successivo Wotan. Disse a se stesso: Se l’uomo si incarna così in questa materia leggera-liquida, allora posso farlo anch’io. - Un tale Essere assunse forma umana e andò in giro nel mondo fisico. Ma quando la terra divenne sempre più densa e anche l’uomo assunse forme sempre più dense, Wotan disse a se stesso: No, io non entro in questa materia densa. - Rimase allora nei mondi invisibili, nei mondi elevati oltre la terra. Era così anche con gli Esseri divino-spirituali. »

« Da allora potevano fare qualcos’altro. Potevano allora instaurare una specie di connessione con gli uomini che venivano loro incontro, che si sviluppavano dal basso verso l’alto. Immaginiamoci così: Il corso dello sviluppo dell’uomo era tale che giungesse al punto più profondo dello sviluppo. Fino a questo punto gli dei andavano in comunione con gli uomini. Poi però intrapresero un’altra strada, che era invisibile agli uomini sul piano fisico. Ma se c’erano uomini che vivevano secondo l’ordine degli iniziati e che così purificavano i loro corpi più sottili, allora venivano incontro agli dei per così dire; così che l’uomo incarnato nella carne, se si purificava, poteva farlo cosicché era capace di essere sopraombrato da un tale Essere, che non poteva scendere fino al corpo fisico. Il corpo fisico sarebbe stato troppo grossolano per un tale Essere. Per un tale uomo accadde che il corpo astrale e il corpo eterico furono permeati da un tale Essere superiore, che per sé non aveva una forma umana, ma che entrò in un altro Essere e si comunicava attraverso un altro Essere.

Se conosciamo questo fenomeno, allora non ci immagineremo la reincarnazione così semplicemente. Può assolutamente esserci un uomo che è la reincarnazione di un uomo precedente che si è sviluppato molto, che ha purificato i suoi tre corpi così tanto che ora è un recipiente di un Essere superiore. E così Buddha diventò un recipiente per Wotan. Lo stesso Essere che fu chiamato Wotan nei miti germanici apparve di nuovo come Buddha. Buddha e Wotan sono addirittura imparentati linguisticamente. »

Possiamo dire che molti dei segreti del tempo atlantico passarono a quello che Buddha poteva proclamare. E con ciò è in accordo il fatto che ciò che Buddha sperimentò è qualcosa che gli dei avevano sperimentato in quelle sfere spirituali, quello che anche gli uomini avevano sperimentato quando erano ancora essi stessi in quelle sfere. Come la dottrina di Wotan riapparve, era una dottrina che prestava poca attenzione al piano fisico, che doveva solo enfatizzare che il piano fisico è un luogo di sofferenza e che la redenzione da esso significava molto - poiché molto della natura di Wotan parlava in Buddha. Perciò la comprensione più profonda delle dottrine di Buddha fu mostrata da coloro che erano ritardatari dall’Atlantide. Tra la popolazione asiatica ce ne sono rimasti alcuni che come razze sono rimasti completamente alla stadio atlantico. Naturalmente dovevano procedere esternamente con lo sviluppo della terra. Nei popoli mongoli è rimasto molto dell’Atlantide; sono ritardatari della vecchia popolazione dell’Atlantide. Il carattere stazionario nella popolazione mongola è tale eredità dall’Atlantide. Perciò gli insegnamenti di Buddha servono principalmente a tali popoli, e il buddhismo ha fatto grandi progressi presso questi popoli.

« Il mondo procede, va il suo corso. Colui che può guardare nell’evoluzione dei mondi, non sceglie, non dice, ho più gusto per questo o per quello, dice: Questi sono necessità spirituali, quale religione ha un popolo. E dal fatto che la popolazione europea si sia intricata nel mondo fisico, è per lei impossibile sentire il buddhismo, identificarsi con l’intimo della dottrina di Buddha. Il buddhismo non potrebbe mai diventare una religione dell’umanità. Per colui che vuole vedere, non c’è simpatia o antipatia, bensì solo giudizio secondo i fatti. Proprio come sarebbe sbagliato da un centro dell’Asia, dove siedono ancora altri popoli, voler diffondere il cristianesimo, così sbagliato è il buddhismo per la popolazione europea. Nessuna concezione religiosa è corretta se non è creata per le necessità più intime della

« volta; una tale non può mai dare un impulso culturale. Queste sono cose che si devono comprendere se si vuole veramente comprendere le connessioni. »

Ma non si deve credere che l’apparizione storica di Buddha fosse consapevole di tutto quello che giaceva nella sua apparizione. Se volessi esporre tutto questo, avrei bisogno di varie ore. Non abbiamo ancora nemmeno lontanamente esaurito la complessità del Buddha storico. Nel Buddha viveva ancora qualcosa. Non è solo un Essere che veniva dal tempo atlantico, e che si incarnò in colui che era anche un Buddha umano; oltre a questo in lui era contenuto qualcos’altro, qualcosa di cui poteva dire: Questo non posso ancora comprendere, c’è qualcosa che mi anima, ma solo vi partecipo. - Questo è l’Essere di Cristo. Esso animava già i grandi profeti. Era un Essere ben noto nei Misteri più antichi, e ovunque si indicava colui che sarebbe venuto.

« E venne! Ma venne di nuovo adattandosi alle necessità storiche che sono alla base dell’evoluzione. In un corpo fisico non avrebbe potuto incarnarsi senza ulteriori difficoltà. Era ancora possibile che si incarnasse come in una specie di inconscio nel Buddha. Ma camminando sulla terra poteva incarnarsi solo se un corpo fisico e un corpo eterico e un corpo astrale erano stati particolarmente preparati. Cristo aveva il massimo potere di azione, ma poteva incarnarsi solo se un corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale fossero stati completamente purificati e purificati da un altro Essere. E così l’incarnazione di Cristo poteva avvenire solo in modo che un Essere apparisse che si era sviluppato così altamente. Questo era Gesù di Nazareth. Era venuto così lontano nel suo sviluppo che era in grado, durante la sua vita, di purificare il suo corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale così che fosse possibile per lui, nel trentesimo anno della sua vita, abbandonare questi corpi, ma cosicché fossero ancora vitali, ancora utilizzabili per un Essere superiore. »

Spesso, quando ho detto questo, che uno stadio elevato di sviluppo era necessario affinché Gesù potesse sacrificare i suoi corpi, gli uomini hanno fatto un’obiezione molto strana: Ma questo non sarebbe affatto un sacrificio, che cosa ci potrebbe essere di più bello? Non si potrebbe parlare di un grande sacrificio se si trattasse di consegnare i propri corpi a un Essere così elevato. - Sì, è bello anche, e il sacrificio non sarebbe grande se lo si astraesse così. Ma si potrebbe rispondere: Lo faccia pure una volta; il sacrificio lo porterebbe chiunque, ma lo faccia una volta provare. - È necessario avere forze enormi per purificare i propri corpi in modo da poterli abbandonare vitali. Per acquisire queste forze, sono necessari i sacrifici. Gesù di Nazareth doveva già essere un’individualità straordinariamente elevata per poter fare questo. Il Vangelo di Giovanni accenna a quando Gesù abbandonò il suo corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale ed entrò nel mondo spirituale, e l’Essere di Cristo entrò nella tripla corporeità. Questo accadde al battesimo di Gesù nel Giordano. Allora accadde qualcosa di molto significativo nella corporeità di Gesù di Nazareth. Di nuovo, ciò che dico ora deve essere un’abominazione per una mentalità materialista. Accadde qualcosa di particolare, anche nel corpo fisico di Gesù di Nazareth. Se vogliamo comprendere ciò che accadde nel momento del battesimo, quando Cristo entrò in Gesù, allora dobbiamo portare davanti all’anima qualcosa che apparirà molto strano, ma tuttavia è vero.

« Nel corso dell’evoluzione dell’umanità, determinati organi si sono sviluppati gradualmente, sempre più formati. Abbiamo visto come, quando gli organi erano giunti fino alla metà dei fianchi, determinati strutti e funzioni entrarono nell’uomo. In questo sempre più autoindipendenza dell’individualità umana è subentrata anche un’indurimento del sistema osseo. Quanto più l’uomo divenne indipendente, tanto più il suo sistema osseo si indurì, tanto più però crebbe anche il potere della morte. Su questo dobbiamo ora prestare attenzione, se vogliamo comprendere il seguente nel modo giusto. Da dove proviene affatto il fatto che l’uomo deve morire, che il corpo si decompone completamente? Questo dipende dal fatto che nel corpo umano qualcosa può bruciare: le ossa. Il fuoco ha potere anche sulla sostanza ossea umana. L’uomo non ha potere, almeno non un potere cosciente sulle sue ossa. Questo potere giace ancora al di fuori del potere dell’uomo. Nel momento in cui nel battesimo del Giordano Cristo entrò nel corpo di Gesù di Nazareth, il sistema osseo di questo Essere divenne completamente diverso da quello di altri uomini. Questo era un caso che non si era mai verificato prima e nemmeno mai fino a oggi. Con l’Essere di Cristo entrò nella natura di Gesù qualcosa che aveva potere sulle forze che bruciano le ossa. Oggi ancora non è posto nel potere dell’uomo costruire le ossa. Ma questo potere si estese fino alle ossa. Fino alle ossa si estese il potere cosciente dell’Essere di Cristo; questo appartiene al significato del battesimo di Giovanni. Con ciò fu piantato sulla terra qualcosa che si può chiamare la supremazia sulla morte, poiché con le ossa è entrata la morte nel mondo. Poiché il potere sulle ossa è entrato nel corpo umano, con ciò è entrata la superamento della morte nel mondo. Con ciò è espressa una profondissimo mistero: un santissimo, un santissimo nel massimo grado, è entrato nel sistema osseo di Gesù di Nazareth attraverso Cristo. Perciò non poteva essere toccato. Perciò doveva compiersi la parola della scrittura: Voi non gli spezzerete nemmeno un osso. - Là il potere umano avrebbe interferito con le forze divine. Vediamo qui in un mistero profondissimo dello sviluppo dell’umanità.

« E così giungiamo allo stesso tempo a un concetto molto significativo del cristianesimo esoterico, che può mostrarci come questo cristianesimo è permeato delle verità più elevate. Giungiamo a ciò che ancora nel battesimo ci si presenta. Dal fatto che l’Essere di Cristo prese possesso dei tre corpi, di ciò in cui prima era l’essenza dell’Io di Gesù, così era ora un Essere collegato alla terra, che prima aveva avuto una dimora sul Sole. Fino a quel momento era stato precedentemente collegato alla terra, quando il sole uscì dalla terra. Cristo allora era uscito e poteva sviluppare il suo potere solo dal di fuori sulla terra. Nel momento del battesimo lo spirito di Cristo elevato si riunì di nuovo in pieno senso alla terra. Prima agiva dal di fuori, ombreggiava i profeti e agiva nei Misteri. Ora era incarnato in un corpo umano fisico sulla terra stessa. E se un Essere da un punto lontano dell’universo fosse stato capace di guardare verso il basso per millenni, allora un tale Essere, che non avesse solo visto la terra fisica, ma anche i suoi flussi spirituali, il suo corpo astrale e corpo eterico, avrebbe visto processi significativi nel momento del battesimo di Giovanni e nel momento in cui il sangue di Cristo scorreva dalle sue ferite sul Golgota. Il corpo astrale della terra fu radicalmente trasformato. Prese in questo momento qualcosa d’altro, assunse altri colori. Alla terra fu infusa una nuova forza. Ciò che prima agiva dal di fuori fu di nuovo collegato alla terra, e così la forza di attrazione tra il Sole e la Terra diventerà così forte che il Sole e la Terra si riuniranno di nuovo, e l’uomo con gli spiriti del Sole. Era Cristo che diede la possibilità che la Terra possa riunirsi di nuovo con il Sole e allora sia nel grembo della Divinità.

« Questo è il processo che si è svolto, e il suo significato. Dovevamo esporre questo in anticipo per rendere comprensibile quale significato enorme entrò sulla terra con Cristo. E possiamo così comprendere come effettivamente attraverso l’unione con Cristo l’uomo può assimilare qualcosa per cui la coscienza dell’uomo dopo la morte può essere nuovamente illuminata. Se teniamo questo davanti agli occhi, allora possiamo anche comprendere come c’è un’evoluzione per il tempo tra la morte e una nuova nascita. Chiediamo ora, per qual motivo tutto questo è effettivamente accaduto?

« In primo luogo l’uomo viveva nel grembo della Divinità. Allora scese sul piano fisico. Se fosse rimasto lassù, non avrebbe mai acquisito l’autocoscienza che ha oggi. Non avrebbe mai ricevuto un Io. Solo nel corpo fisico poteva accendere l’autocoscienza nella sua luminosa chiarezza. Dovevano contrapporsi a lui oggetti esterni, doveva potersi distinguere dagli oggetti, doveva scendere nel mondo fisico. Solo per amore dell’Io dell’uomo è accaduto che l’uomo sia sceso. L’uomo in quanto Io discende dagli dei. È disceso dal mondo spirituale; è stato forgiato al corpo fisico, affinché potesse divenire luminoso e chiaro. Proprio ciò che è apparso come la materia indurita del corpo umano, questo ha dato all’uomo il suo Io autocosciente, questo ha reso possibile per lui di acquisire la conoscenza. Ma l’ha anche forgiato alla massa terrena, alla massa rocciosa.

« L’uomo, prima di acquisire l’Io, aveva acquisito corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. Mentre l’Io si sviluppava gradualmente in questi tre corpi, l’Io li trasformò. Si deve comprendere che su tutti i corpi del corpo fisico lavorano i membri superiori. Che il corpo fisico sia così, dipende dal fatto che il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io lavorano su di esso. Tutti gli organi del corpo fisico dipendono in certo modo dal fatto che anche i membri superiori sono stati trasformati. Gli Esseri rimasti indietro sono diventati le varie forme animali, per esempio gli uccelli, attraverso il dominio del corpo astrale. Poiché l’Io divenne sempre più autocosciente, ha anche trasformato il corpo astrale. È già stato detto che gli uomini si separavano. Ciò che si designa come animali apocalittici sono tipi in che questo o quel membro superiore ha la prevalenza. L’Io ha ottenuto la prevalenza negli uomini-uomini. Ora tutti gli organi sono adattati ai membri superiori dell’uomo. Quando l’Io entrò nel corpo astrale, lo permeò completamente; si sono formati nell’uomo e negli animali che poi si separarono, determinati organi. Così per esempio un determinato organo deriva dal fatto che effettivamente un Io è entrato sulla terra. Sulla Luna non c’era Io collegato agli Esseri

« dell’evoluzione dell’umanità. Determinati organi sono connessi con questo sviluppo: la cistifellea e il fegato. La cistifellea è l’espressione fisica del corpo astrale. Essa non è collegata all’Io, ma l’Io agisce sul corpo astrale, e dal corpo astrale le forze agiscono sulla cistifellea.

« Ora uniamo l’intera immagine che l’iniziato così chiariva all’Egiziano: L’uomo consapevole dell’Io è stato incatenato al corpo terreno. Immagina l’uomo incatenato dalle rocce terrene, cioè incatenato al corpo fisico - e nell’evoluzione è sorto qualcosa che rodeva la sua immortalità! Immagina le funzioni che il fegato produce: esse sono sorte dal fatto che il corpo è stato forgiato alla roccia della terra. Lì il corpo astrale rosicchia su di esso.

« Questa è l’immagine che in Egitto è stata data allo scolaro, e che è migrata in Grecia come la leggenda di Prometeo. Non si deve afferrare un tale mito con mani grossolane. Non si deve privare di polvere un’immagine come una farfalla. Dobbiamo lasciare la polvere sulle ali, dobbiamo lasciare la rugiada sul fiore. Queste immagini non possono essere tirate e torturate. Non dobbiamo dire: Prometeo significa questo o quello; dobbiamo cercare di presentare i fatti occulti reali, e poi cercare di comprendere le immagini che sono sorte dai fatti occulti e che sono entrate nella coscienza dell’uomo. »

L’iniziato egiziano conduceva il suo scolaro fino al punto in cui poteva comprendere lo sviluppo dell’Io dell’uomo. Tale immagine doveva formare il suo spirito. Ma i fatti lo scolaro non doveva afferrarli con pugni grossolani; l’immagine doveva stare luminosa e viva davanti a lui, e l’iniziato egiziano non voleva inserire concetti banali e secchi nelle verità, bensì rappresentare qualcosa in immagini, ciò che poteva dare. Molte cose nella leggenda di Prometeo sono state fatte dalla poesia, ha abbellito e ornato, e non dobbiamo inserire più di quanto sono i fatti occulti; dobbiamo lasciare al solo fare artistico le sue delicate forze di formazione.

Ora vogliamo ancora indicare qualcos’altro. L’uomo, quando arrivò sulla terra, non era ancora dotato di Io. Prima che l’Io fosse nascosto nel corpo astrale, altre forze avevano possesso del corpo astrale. Allora il corpo astrale leggero-liquido fu percorso dall’Io. Prima che l’Io fosse dentro, le forze astrali erano state inviate dagli Esseri divino-spirituali dall’esterno nel corpo astrale dell’uomo. Il corpo astrale era anche lì, ma infiammato da Esseri divino-spirituali. Puro e luminoso era il corpo astrale e avvolgeva ciò che era fisico come corpo fisico e corpo eterico come disposizione. L’avvolgeva e lo percorreva; puro era il flusso del corpo astrale. Ma con l’ingresso dell’Io era entrato l’egoismo, e il corpo astrale era diventato oscuro, era perso il puro flusso d’oro del corpo astrale, sempre più era perso, fino a quando l’uomo era sceso al punto più profondo del piano fisico nel tempo greco-latino.

« Allora gli uomini dovevano pensare di riacquisire il puro flusso del corpo astrale, e così sorse nei Misteri Eleusini quello che si chiamava: la ricerca della purezza originaria del corpo astrale. Ristabilire il corpo astrale nel suo flusso d’oro originariamente puro, questo volevano i Misteri Eleusini, questo volevano anche gli Egiziani. La ricerca del flusso d’oro era una delle prove delle iniziazioni egiziane: questo ci è conservato nella meravigliosa leggenda della ricerca del Vello d’Oro attraverso Giasone e gli Argonauti.

« Abbiamo visto lo sviluppo: Quando gli organi inferiori nella loro forma ancora assomigliavano alle imbarcazioni di cui abbiamo parlato, il corpo astrale nell’acqua-terra aveva ancora il bagliore dorato. Nell’acqua-terra l’uomo aveva il corpo astrale trasfuso d’oro. La ricerca di questo corpo astrale è rappresentata nella spedizione degli Argonauti. La ricerca del Vello d’Oro dobbiamo riunire in modo fine e sottile con il mito egiziano.

« Fatti storici esterni sono collegati con fatti spirituali. Non si deve credere che sia solo simbolo. La spedizione degli Argonauti ha effettivamente avuto luogo, proprio come ha avuto luogo la guerra di Troia. I processi esterni sono fisionomie dei processi interni; sono tutti processi storici. Sempre di nuovo presso gli iniziati greci accadde internamente il fatto storico: la spedizione per il Vello d’Oro, l’acquisizione del corpo astrale puro. »

Questo è ciò che volevamo portare davanti all’anima, e da cui, procedendo, impareremo ancora qualcosa dai Misteri e poi troveremo come i Misteri egiziani sono collegati con la vita contemporanea.

11°L’essenza dell’iniziazione egizia

Lipsia, 13 Settembre 1908

Abbiamo tentato di presentare in vari punti del nostro ciclo di conferenze i fatti dello sviluppo post-atlantico e abbiamo accennato al fatto che nel nostro tempo accade una sorta di ripetizione, una resurrezione delle esperienze che l’umanità ha attraversato durante la cultura egiziano-caldea. Ora vogliamo semplicemente indicare schematicamente per questi due periodi, quello che abbiamo già indicato per gli altri. È stato detto che il periodo indiano si ripeterà nel settimo periodo, il persiano nel sesto periodo, l’egiziano nel nostro periodo, e che il quarto, il periodo greco-latino, rimane per così dire da solo. Ora vogliamo indicare schematicamente, tracciando una linea che congiunge il periodo egiziano al nostro, come si possa vedere una certa resurrezione di esperienze sia esterne che interne, mettendo il nostro tempo in relazione con il tempo egiziano.

Abbiamo visto che forze misteriose esistono nei mondi spirituali, al che corrispondono certe altre nel mondo fisico, e che causano il verificarsi di queste ripetizioni. Così sorgono resurrezioni di esperienze sia esterne che interne. Nel mezzo, rimane da solo il periodo greco-latino, in cui il Cristo apparve sulla Terra e in cui si compiè il mistero del Golgota. È stato altresì sottolineato che non solo le condizioni esterne di sviluppo sul piano fisico sono cambiate, ma che anche le condizioni nel mondo spirituale sono divenute diverse. Ho sottolineato come diversa era l’anima dell’uomo nel tempo egiziano quando contemplava le gigantesche piramidi, come diversa era l’anima quando era reincarnata nel periodo greco-latino, e come diversa l’anima sente nel nostro tempo. Abbiamo visto che non solo questo accade, ma che anche per il periodo tra la morte e una nuova nascita nel Kamaloka e nel Devachan si verifica una sorta di progresso, di trasformazione, cosicché l’anima non sperimenta la stessa cosa quando entra nel Kamaloka o nel Devachan da un corpo egiziano o da un corpo greco o da un corpo del nostro tempo. Al di fuori il mondo del piano fisico si trasforma, ma anche nel spirituale, nel mondo spirituale accade un progresso, e anche lì l’anima vive continuamente esperienze sempre diverse.

Ora soprattutto dal punto di vista di questo aldilà — se possiamo chiamarlo così — dovremo una volta considerare la straordinaria manifestazione del Cristo sulla nostra Terra oggi. Ci porremo oggi la domanda in modo molto più profondo: quale significato ha l’apparizione del Cristo sulla nostra Terra, quale significato ha la manifestazione del Cristo per le anime defunte, per la vita dall’altra parte, sul lato spirituale dell’esistenza? Per questo dobbiamo premettere varie cose che si sono verificate nel periodo egiziano sia al di qua che al di là del piano fisico per le anime.

Da tutto quello che abbiamo seguito riguardo alle grandi epoche precedenti dello sviluppo terrestre, possiamo dedurre che il periodo egiziano-caldeo ha offerto una riflessione di conoscenza e esperienza di ciò che si era verificato nel tempo lemurico, di ciò che si verificò sulla Terra durante e dopo l’uscita della Luna. Ciò che gli uomini sperimentavano allora, lo sperimentavano come un ricordo in ciò che gli iniziati egiziani davano agli uomini. Lo stesso iniziato egiziano sperimentava durante la sua iniziazione eventi che altrimenti l’uomo può sperimentare solo quando attraversa la porta della morte. Certamente l’iniziato egiziano sperimentava questo in modo diverso da un uomo ordinario defunto. Lo sperimentava in modo diverso e inoltre molte altre cose.

È bene dunque che noi, come fondamenti di queste considerazioni, designiamo in poche parole l’essenza dell’iniziazione egiziana. L’essenza di questa iniziazione è molto diversa dall’essenza dell’iniziazione nel tempo dopo Cristo. Attraverso la sua apparizione, il Cristo ha trasformato essenzialmente l’iniziazione.

Abbiamo visto che gli uomini hanno dovuto scendere sempre più e più nel mondo materiale, dovevano acquisire sempre più interesse per il mondo fisico. Ma nello stesso grado le esperienze tra la morte e una nuova nascita nel mondo spirituale divennero sempre più sfumate, sempre più pallide. Quanto più vivida era diventata la coscienza degli uomini nel mondo fisico, quanto più volentieri vi stavano, quanto più scoprivano le leggi per il piano fisico, tanto più sfumata diventava la loro coscienza nel mondo spirituale. E nel suo punto più basso ha conosciuto la coscienza nel mondo spirituale nel tempo greco-latino. Ma prima che l’uomo fosse completamente sceso in questa profondità materiale, non gli era possibile, all’interno del corpo fisico, sperimentare pienamente ciò che si deve sperimentare quando si vuol guadagnare una visione del mondo spirituale durante il periodo tra la nascita e la morte.

Il processo di iniziazione può essere brevemente caratterizzato, e questo riguarda ogni iniziazione, sia quella pre-cristiana che quella post-cristiana; solo la conclusione è cambiata. L’iniziazione non è nient’altro che il fatto che l’uomo acquista la facoltà di sviluppare organi di visione nei suoi corpi superiori. L’uomo vede oggi nella notte l’oscurità, è scuro intorno a lui. Questo accade perché l’uomo nel suo corpo astrale non ha organi di percezione. Così come gli occhi e le orecchie come organi di percezione fisica si sono formati, così dagli elementi superiori dell’essere si devono sviluppare organi soprasensibili e incorporare a essi. Questo avviene attraverso esercizi specifici di meditazione e concentrazione dati allo studente. L’uomo passa attraverso questi esercizi dopo aver prima acquisito una panoramica di ciò che può essere dato da iniziati come conoscenza dei mondi spirituali. È sempre accaduto che gli studenti dovessero imparare ciò che oggi chiamiamo scienza dello spirito elementare. Si guardava molto più severamente a garantire che in una scala regolare gli studenti potessero imparare le verità. Quando c’era una preparazione teorica sufficiente e gli studenti erano maturi, venivano loro dati gli esercizi. Questi esercizi hanno uno scopo ben determinato.

Quando l’uomo nella vita quotidiana lascia che le impressioni dei sensi agiscano su di lui, queste impressioni sono certamente tali da produrre frutti per la vita ordinaria sul piano fisico. Queste impressioni si trasferiscono nel corpo astrale dell’uomo, e questo le trasferisce prima all’Io. Ma queste impressioni non sono tali che l’uomo sia in grado di mantenerle quando la notte, con il suo corpo astrale e il suo Io, esce dal suo corpo fisico e dal suo corpo eterico. Ciò che l’uomo riceve così dal piano fisico non penetra così fortemente in lui da poter mantenere come impressione durevole. Ma quando l’uomo fa gli esercizi di meditazione e concentrazione, allora questi sono organizzati secondo l’esperienza di migliaia di anni, in modo che il corpo astrale non li perda ma li conservi quando la notte esce dal corpo fisico. Poi il corpo astrale riceve così impressioni plastiche che lo strutturano e lo formano, proprio come gli organi fisici sono stati strutturati. Così per lunghi periodi questi esercizi lavorano sul corpo astrale. Attraverso questo gli organi di visione soprasensibile si imprimono nel corpo astrale. Ora l’uomo non potrebbe ancora usare i suoi organi di visione se si imprimessero solo nel corpo astrale. Deve accadere di più, affinché il corpo astrale, quando ritorna nel corpo eterico, imprimesse in esso come sigilli quello che si è formato in lui. Solo nel momento in cui nel corpo eterico si imprime quello che si è formato nel corpo astrale, solo allora sopraggiunge l’illuminazione, che è la sola cosa che rende possibile all’uomo di vedere il mondo spirituale come vede oggi il mondo fisico.

Qui si comincia a comprendere quello che abbiamo ricevuto come impulso attraverso l’apparizione di Cristo sulla Terra. Nelle antiche iniziazioni era così: il corpo astrale aveva il potere di agire sul corpo eterico solo quando il corpo eterico era tolto dal corpo fisico. Questo accadde perché in quel tempo il corpo eterico, unito al corpo fisico, avrebbe opposto una resistenza così grande che in esso non si sarebbe potuto imprimere quello che il corpo astrale aveva formato. Perciò nelle antiche iniziazioni, per un periodo di tre giorni e mezzo, l’iniziando veniva messo in uno stato simile alla morte, in cui il corpo fisico era abbandonato dal corpo eterico, e il corpo eterico, libero dal corpo fisico, si univa al corpo astrale. E questi imprimeva allora nel corpo eterico quello che era stato impresso in se stesso attraverso gli esercizi. Quando poi l’ierofante risvegliava l’iniziando, questi era un illuminato, sapeva ciò che accade nel mondo spirituale, perché durante i tre giorni e mezzo aveva fatto un viaggio straordinario. Era stato condotto attraverso i campi del mondo spirituale, aveva visto ciò che vi accade, aveva sperimentato attraverso l’esperienza ciò che un’altra persona può imparare solo attraverso la rivelazione. Così colui che era stato iniziato poteva dare conoscenza dai suoi stessi eventi di ciò che i mondi spirituali, al di là del piano fisico, contenevano.

Così l’uomo era diventato consapevole di ciò che si viveva nel mondo spirituale, quando l’uomo non era ancora disceso così profondamente nel piano fisico. L’iniziando diventava così consapevole della vera forma di Osiride, di Iside e di Horus. Ciò che era mito, l’iniziato vedeva durante questo viaggio nel mondo spirituale. Questo poteva raccontarlo agli altri uomini, vestendolo in miti e leggende. Vedeva tutto; vedeva come erano caratteristiche le azioni di Osiride quando la Luna si era separata dalla Terra. Vedeva l’emergere di Horus da Iside e Osiride; vedeva i quattro tipi umani, il tipo del toro, il tipo del leone, il tipo dell’aquila e il vero tipo umano. Vedeva anche i destini dell’uomo tra la morte e una nuova nascita. La Sfinge gli era apparsa come una vera forma, l’aveva esperita. Poteva dire: Ho visto la Sfinge, l’uomo come aveva ancora una forma animalesca, e il suo corpo eterico, simile a quello umano, sporgeva solo fuori da questa forma animalesca. — La Sfinge era un’esperienza reale per l’iniziato. Udiva anche la domanda della Sfinge « con il suo contenuto enigmatico. Vedeva come il corpo umano si preparava a uscire dall’animalità, in un tempo in cui la testa era ancora organizzata solo etericalmente, la testa eterica della Sfinge. Questa era una verità per l’iniziato, ma con la stessa certezza erano anche vere per lui le forme divine più antiche, che avevano percorso un altro cammino evolutivo.

È stato detto nella considerazione precedente che certe entità percorrono un altro cammino nell’evoluzione. L’individualità di Odino, ad esempio, percorre un tale cammino diverso. Lo percorre insieme all’uomo fino a un certo stadio, ma poi non scende così profondamente. L’uomo scende ulteriormente nella materialità, e solo più tardi si riunirà di nuovo con questi esseri, che completano la loro evoluzione nel tempo terrestre. Abbiamo visto come Odino più tardi non camminava più nel nostro mondo sulla Terra. Ma tali esseri non erano esseri come Osiride e Iside. Questi si erano separati ancora prima, e nella loro invisibilità completa completavano la loro evoluzione in uno strato ancora più elevato. Queste forme attraversavano i loro particolari eventi.

Guardiamo indietro al tempo lemurico. Allora l’eterico non aveva preso forma umana; l’uomo nel corpo eterico era ancora simile a una bestia. Gli dèi che scesero allora dovevano adattarsi ad apparire nella stessa forma animalesca in cui l’uomo esisteva sulla Terra. Se un’entità vuole entrare in un piano determinato, deve soddisfare le condizioni di quel piano. Così era anche qui il caso. Le entità divine, che erano unite alla Terra durante l’uscita del Sole e della Luna, che erano sulla Terra, dovevano assumere una forma allora possibile, una forma animalesca. E poiché la visione religiosa egiziana rappresentava in certo modo una ripetizione del tempo lemurico, l’iniziato egiziano guardava agli dèi, ad esempio a Osiride e Iside, come a una forma animalesca. Gli dèi superiori li vedeva ancora con una testa animalesca. Perciò era del tutto giusto dal punto di vista della percezione occulta che tali forme venissero rappresentate, secondo quello che gli iniziati sapevano, con una testa di sparviero o di ariete. Gli dèi venivano rappresentati come camminavano sulla Terra, nella forma che avevano.

Le immagini esteriori potevano essere solo simili a quello che l’iniziato vedeva, eppure era riprodotto molto fedelmente. Questi diversi esseri divini si trasformavano molto. Diverse erano le forme in Lemuria, diverse nell’Atlantide. Trasformazioni molto più rapide attraversavano gli esseri in quei tempi di quanto accada ora. In quel tempo erano ancora forme spirituali; e quando si guarda indietro a queste forme, allora le si vedono nei loro tre corpi, ma trasfigurati e irradiati dalla luce astrale e eterica. E questo era rappresentato abbastanza esattamente nelle immagini. Gli uomini di oggi ridono facilmente delle forme che venivano raffigurate, perché non sanno come fossero realistiche.

C’era una forma che prestava servizi particolari al tempo dello sviluppo umano, quando attraverso le potenze cosmiche-terrestri l’intelletto combinatorio veniva incorporato nell’uomo. Allora il cervello fisico veniva così preparato che l’uomo poteva sviluppare più tardi l’intelligenza. Questa facoltà veniva piantata nell’uomo, e veniva conteggiata tra le azioni di un certo dio. Con questo era connesso ciò che veniva incorporato nell’uomo come intelligenza. Se oggi consideriamo un uomo in cui è presente una sharpa capacità di giudizio e di combinazione, se lo consideriamo chiaroveggentemente, troviamo una forte espressione e un riflesso di questo in un brillamento e bagliore verde del corpo astrale, dell’aura astrale. La capacità combinatoria si mostra negli inserti di colore verde dell’aura, specialmente in coloro che hanno un intelletto acuto e matematico. Gli antichi iniziati egiziani hanno visto il dio che piantava nell’uomo la facoltà dell’intelligenza, e lo raffiguravano e lo dipingevano di verde, perché vedevano la sua forma astrale e eterica luminosa brillare di verde. Questo è ancora oggi il colore aureo scintillante, quando l’uomo si muove nell’intelligenza. E si potrebbe studiar molto su questi legami, se gli uomini volessero veramente studiare questo meraviglioso realismo delle forme divine egiziane. Dal fatto che queste rappresentazioni delle forme divine erano così realistiche e non arbitrarie, agirono come mezzi magici; e colui che potesse vedere più profondamente, vedrebbe come nei colori di queste antiche forme i misteri sono presenti in alto grado. Si potrebbe penetrare profondamente in questo meccanismo dello sviluppo umano.

Abbiamo visto come nella Sfinge viene ritenuto quello che gli iniziati hanno visto. Certamente non è fissato fotograficamente, eppure realisticamente. Ma le forme si trasformavano continuamente. La forma della Sfinge ricrea nell’immagine come l’uomo era una volta. L’uomo ha formato egli stesso la sua forma attuale. Sappiamo che attraverso l’evoluzione sulla Terra sono state separate varie forme animali. Che cosa è comunque una forma animale? È una forma che si è fermata, mentre l’uomo ha proseguito nell’evoluzione. In esse vediamo i livelli che si sono fermati dello sviluppo umano, per quanto questi livelli siano diventati fisici. Nello spirituale è accaduto qualcosa di del tutto diverso. Quello che l’uomo è spiritualmente non ha nulla a che fare con i predecessori fisici. Solo il fisico ha a che fare con esso. Ma l’uomo non discende dagli animali: le forme animali si sono fermate. Nell’uomo invece la forma è stata trasformata a una certa altezza. Gli animali sono forme umane fisiche precedenti cadute in decadenza.

La questione è diversa per un altro territorio evolutivo. Non solo le forme fisiche degli animali si sono fermate, ma anche le disposizioni verso la forma eterica e astrale. Proprio come il leone, allora quando si separò, aveva un aspetto diverso da adesso, così anche certe forme psichiche-spirituali, che rimangono ferme a un certo stadio, cambiano nel corso del tempo, decadono. Sì, è una legge del mondo spirituale: quello che rimane fermo allo stadio spirituale o psichico cade sempre più in decadenza.

Diciamo per esempio che, se la Sfinge rimane ferma, allora decade, riceve una forma che mostra qualcosa come una caricatura della sua forma originaria. La Sfinge è rimasta così preservata fino al nostro tempo sul piano astrale. All’uomo che come iniziato, o comunque in qualche modo su una strada regolare, sale nei mondi superiori, a queste forme decadenti importa poco: sono per così dire la canaglia caduta del mondo spirituale. Ma a coloro che sono dotati di un dono di chiaroveggenza inferiore, che viene portato in casi eccezionali nel mondo astrale, a costoro si presentano queste strane forme decadenti.

Un chiaroveggente ordinario che sale nel mondo astrale, vede forme che sono molto grottesche, e non capisce che cosa siano. Sono le forme che una volta erano elevate e nobili, ma che a causa della mancanza di evoluzione spirituale, a causa della loro permanenza su un livello fisso, sono decadute. La Sfinge pure, se rimane ferma e non si eleva più, decade a poco a poco a una forma grottesca. Ma la Sfinge che l’iniziato egiziano ha visto, la Sfinge che è stata presa da quella vista degli iniziati e espressa in pietra nel grande monumento egiziano, era la Sfinge nella sua forma originaria e pura.

A Edipo è apparsa la vera Sfinge, ma neanche oggi è morta. Fino a oggi non è ancora morta; solo che appare all’uomo in un’altra forma particolare. Quando uomini nella popolazione rurale, che rimangono indietro a un certo stadio dello sviluppo, d’estate nella calura cocente del sole a mezzogiorno dormono nel campo e si addormentano, può accadere loro qualcosa che potrebbe chiamarsi un colpo di sole latente. E quando attraverso questa azione sul corpo fisico il corpo astrale e il corpo eterico si staccano da una parte del corpo fisico, allora tali uomini vengono trasportati nel piano astrale, e vedono questi decadenti ultimi discendenti della Sfinge. Si denomina questa apparizione con vari nomi. In alcune regioni si chiama la donna di mezzogiorno. Qualcuno nella campagna racconta che gli è apparsa la donna di mezzogiorno. Essa è presente ovunque nelle più diverse regioni, sotto i più diversi nomi. È un discendente dell’antica Sfinge. E come l’antica Sfinge poneva domande agli uomini che l’esperivano, così anche la donna di mezzogiorno pone domande. Si può sentir raccontare come la donna di mezzogiorno si è avvicinata a persone e ha posto domande senza fine. Questo tormento di domande è esso stesso un decadente discendente dell’antica Sfinge. La donna di mezzogiorno è divenuta dall’antica Sfinge. Tutto questo indica come procede l’evoluzione, anche dietro il mondo fisico: come interi ceppi di entità spirituali scendono e alla fine sono solo l’ombra di quello che erano originariamente. Così vediamo ancora un tratto di come stanno i legami nell’evoluzione. Questo è stato detto al fine di mostrare come l’evoluzione è molteplice e varia.

Ora però, per comprendere tutto correttamente, dobbiamo ricordare che l’uomo nel corso del tempo ha incorporato il quarto membro, l’Io, a ciò che aveva portato con sé all’inizio dello sviluppo terrestre come suo corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. Ho mostrato come questo Io penetra il corpo astrale, se l’appropria in modo che esercita il dominio che prima esercitavano entità spirituali superiori. È un’azione degli esseri superiori che questo Io fu piantato nel corpo astrale. Se l’evoluzione fosse continuata nel senso di certe alte entità, sarebbe giunta a un’evoluzione diversa da quella che effettivamente accadde. Ma allora certe entità si fermarono. Non erano diventate capaci di collaborare al piantare di questo Io nel corpo astrale.

L’uomo, quando entrò sulla Terra, era composto dal corpo fisico, dal corpo eterico e dal corpo astrale, e li sviluppò ulteriormente. Ora gli fu dato da certe entità sublimi, che avevano di preferenza la loro dimora nel Sole e nella Luna, fu dato da questi esseri a lui l’Io. Agirono per così dire questi esseri sul suo Io. Ci furono però certi altri esseri che durante lo sviluppo di Saturno, Sole e Luna non si erano elevati così in alto da poter collaborare a questa incorporazione dell’Io. Potevano solo quello che avevano imparato sulla Luna. Dovevano limitarsi a lavorare sul corpo astrale dell’uomo. Così all’uomo fu incorporato nel corpo astrale qualcosa che non apparteneva al suo più nobile, che non veniva dai sublimi esseri superiori, bensì dai ritardatari, rimasti indietro invasori. Se questi esseri l’avessero fatto sulla Luna, sarebbe stato il più alto. Ma poiché lo fecero sulla Terra come ritardatari, incorporarono nel corpo astrale qualcosa che lo pose più basso di quanto altrimenti sarebbe stato. Fu dotato di istinti e passioni e di egoismo.

Dobbiamo notare che sull’uomo si agiva da due lati, che l’uomo ricevette anche inserimenti nel corpo astrale attraverso cui questo fu abbassato. Una tale cosa che agisce sul corpo astrale, però, non agisce solo semplicemente sul corpo astrale. Nell’uomo terrestre è così che l’azione sul corpo astrale è continuata dal corpo astrale stesso sul corpo eterico, e questo continua l’azione sul corpo fisico. Il corpo astrale agisce dappertutto, e così questi spiriti agiscono attraverso il corpo astrale sul corpo eterico e sul corpo fisico. Se questi esseri spirituali non avessero potuto esercitare tale azione, non sarebbe insorto negli uomini quello che allora sorse. È un’accresciuta selfità dell’uomo, un accresciuto sentimento di Io. Quello che questo operò nel corpo eterico è tutto ciò che è oscuramento del giudizio, di possibilità di errore. Tutto ciò che dal corpo astrale fu operato nel corpo fisico è il fondamento di ciò che insorse come malattia. Questa è la causa spirituale delle malattie dell’uomo; negli animali il diventare malato è qualcosa di diverso.

Vediamo come la malattia viene piantata negli uomini. La malattia è collegata con le cause che qui sono state indicate. E poiché il corpo fisico e il corpo eterico sono collegati con i fatti dell’ereditarietà, il principio della malattia va attraverso la linea dell’eredità. Deve essere qui sottolineato ancora una volta che dobbiamo distinguere quello che sono le malattie interne da quello che sono i traumi esterni. Se un uomo si fa investire, quello non ha a che fare con questo. Anche certe malattie interne possono essere collegate con cause esterne. Se l’uomo mangia qualcosa che gli turba lo stomaco, certamente anche quello è qualcosa di esteriore. Prima che nel corso dello sviluppo questi esseri acquistassero influenza sull’uomo, era organizzato in modo che reagisse a misura molto più forte di oggi a ciò che di cattivo agiva su di lui dall’esterno. Ma nella misura in cui acquisirono influenza, perdette ciò che possedeva negli istinti per ciò che non era giusto. L’uomo prima era ancora tale, in tutta la sua organizzazione, da avere fini istinti per quello che non era giusto per lui. Se qualcosa voleva entrare nello stomaco, quello che oggi rimane dentro e poi arreca danno, semplicemente attraverso gli istinti l’entrata era negata. Ripensando arriviamo sempre più ai tempi in cui l’uomo stava in un fine collegamento con le forze del suo ambiente, e dove l’uomo in modo fine reagiva alle forze del suo ambiente. Ma sempre più incerto e incapace divenne l’uomo di rigettare quello che non gli era giovevole.

Ora ciò è ancora collegato con qualcos’altro. È collegato col fatto che, quanto più interiore divenne l’uomo, fuori nel mondo accadde anche qualcosa: verso l’esterno insorse quello che noi conosciamo come gli altri tre regni della natura. I tre regni attorno a noi sono sorti solo gradualmente. Dapprima c’era solo l’uomo. Poi si aggiunse il regno animale, poi il regno vegetale e poi solo il regno minerale. Se guardiamo indietro alla terra primitiva, come era quando il Sole era ancora unito a essa, troveremmo un uomo in cui ancora tutte le sostanze del mondo fisico entravano e uscivano. Lì l’uomo viveva ancora nel grembo degli dèi, sopportava per così dire ancora tutto. Poi dovette lasciar dietro di sé quello che era separato come regno animale. Se l’avesse portato con sé, non avrebbe potuto affatto svilupparsi più in alto. Dovette espellere il regno animale e più tardi anche le piante. Quello che fuori negli animali e nelle piante è, non è nulla di diverso da temperamenti, passioni, certe proprietà degli uomini, che dovettero espellere. E come l’uomo formò le sue ossa, espulse il mondo minerale. L’uomo potè dopo un certo tempo guardare l’ambiente e dire: Prima potevo sopportarvi, prima entravate e uscivate da me, come ora l’aria. Come ancora vivevo nella terra d’acqua, potevo sopportarvi, vi trasformavo. Ora siete fuori, non posso più sopportarvi, non più trasformarvi. — Come pelle si chiuse l’uomo, divenne un essere separato e singolo, e vide nello stesso grado attorno a sé i regni.

Supponiamo che fosse continuato così, allora questi esseri non avrebbero agito sull’uomo, allora non sarebbe accaduto qualcos’altro. Finché l’uomo è sano, rimarrà in una relazione normale con il mondo esteriore. Se ora ha forze disturbate nel suo interno, queste devono essere ricacciate dalle forze che l’uomo ha. Se per questo le sue forze sono troppo deboli, allora deve essergli insufflato qualcosa contro quello contro cui egli stesso non trova la normale resistenza, bensì contro cui deve assorbire qualcosa da fuori. Allora gli deve essere piantato qualcosa, affinché la resistenza che offriva, quando ancora le forze da fuori entravano e uscivano da lui, sia chiamata fuori. Può essere necessario, se l’uomo è malato, che gli vengano insufflate forze di un metallo. Per questo sussiste il diritto di insufflare all’uomo metalli, succhi vegetali e simili, qualcosa come rimedio.

Nel tempo in cui gli iniziati egiziani potevano guardare indietro all’intero corso dello sviluppo mondiale, sapevano esattamente come i singoli organi del corpo umano corrispondevano alle sostanze fuori, quali piante, quali metalli dovevano essere insufflati ai malati. Un giorno un immenso tesoro di saggezza occulta sarà portato alla luce nel campo della medicina, che l’umanità possedeva prima. Oggi non solo si commettono molti errori nel campo della medicina, ma si fallisce anche molto dove in modo unilaterale si attribuiscono particolari poteri curativi a questo o quello. Il vero occultista non sarà mai unilaterale. Quanto spesso accade che si devono respingere sforzi che vogliono formare un compromesso con la scienza dello spirito! La scienza dello spirito non può sostenere un metodo unilaterale, vuol piuttosto fondare l’universalità della ricerca. È unilaterale dire: Via con tutti i veleni! — Coloro che dicono questo non conoscono i veri poteri curativi. Certamente oggi si commettono abusi, perché gli esperti per lo più non riescono a vedere l’intera connessione. E una certa tirannia nella scienza medica esclude quello che può procedere dall’occultismo. Se non si facessero campagne contro i campi più antichi della medicina, contro l’insufflazione di metalli, una riforma potrebbe avvenire. Con la moderna sperimentazione non si trova nulla che resista davvero rispetto ai rimedi antichi e provati, che solo l’ignoranza incolto può combattere così fortemente, come spesso accade. Proprio gli antichi iniziati egiziani erano grandi in questi misteri. Potevano acquisire un’intuizione nei veri legami dello sviluppo. E se oggi certi medici parlano della medicina egiziana in un certo tono condiscendente, si nota molto presto da questo tono che non sanno nulla di essa. Con questo è stato indicato qualcosa che si deve sapere dell’iniziazione egiziana.

Tali cose erano quelle che si trasmisero alla coscienza popolare. Ora dobbiamo considerare che le stesse anime che oggi sono nei nostri corpi, erano anche incarnate in quel tempo antico. Pensiamo che le stesse anime hanno visto tutte le immagini che gli iniziati avevano creato di quello che sapevano attraverso la visione nel mondo spirituale. Sappiamo che quello che l’anima riceve da incarnazione a incarnazione produce sempre frutti in qualche modo. Anche se l’uomo non può ricordare, è comunque così che quello che oggi vive nell’anima, vive in essa perché fu messo in essa prima. L’anima è stata formata qui e nell’aldilà della vita fisica. Se era tra la nascita e la morte, se era tra la morte e una nuova nascita, concezioni egiziane hanno agito: quindi concezioni odierne ne sono sorte. Oggi sviluppano concezioni determinate dalle concezioni egiziane. Non per ragioni esterne è sorto quello che oggi si chiama darwinismo. Sono le stesse anime che in Egitto hanno ricevuto le immagini delle forme animali dei nostri antenati. Tutti questi insegnamenti sono risorti di nuovo, solo che l’uomo è sceso ancor più profondamente nel mondo materiale. Ricorda che gli è stato detto: I nostri antenati erano forme animali — ma non ricorda che erano dèi. Questa è la ragione psicologica per cui il darwinismo è sorto. Le forme divine appaiono in forma materialistica. Così esiste un legame intimo spirituale tra il passato egiziano e il nuovo, tra il terzo e la quinta epoca di cultura.

Ora non è il solo destino del nostro tempo che l’uomo veda in modo materiale quello che prima ha visto spiritualmente e spiritualmente. Questo sarebbe il destino se nel frattempo l’impulso del Cristo non fosse entrato nello sviluppo umano. Questo non ha avuto significato solo per la vita sul piano fisico. Vogliamo oggi portare davanti all’anima quale significato ebbero gli eventi della Palestina per l’altro lato della vita, dove anche dopo la morte le anime degli antichi egiziani erano. Qui sul piano fisico si è svolto quello che è già stato discusso. Ma i tre anni dell’azione del Cristo, così come l’evento del Golgota e il battesimo nel Giordano, sono stati di uguale importanza per le anime che erano incarnate sulla Terra e per coloro che si trovavano nello stato tra la morte e una nuova nascita.

Ci ricordiamo del fatto che l’espressione fisica esterna per l’Io è il sangue. Quello che fisicamente agisce nelle forze del sangue, quello è l’espressione fisica dell’Io. Ora nel corso dell’evoluzione era venuto un grado di egoismo troppo forte, cioè la consapevolezza dell’Io si era impressa troppo fortemente nel sangue. E questo « troppo » di egoismo deve essere tolto dall’umanità di nuovo, se all’umanità deve essere restituita la spiritualità. Al Golgota fu dato l’impulso a questa eliminazione dell’egoismo. E nello stesso momento in cui il sangue del Redentore fluiva al Golgota, si verificavano altri processi nel mondo spirituale. Il sangue del Redentore fluiva nel mondo materiale; nel mondo spirituale invece passava quello che c’era di egoismo eccessivo in eccesso. L’egoismo eccessivo doveva svanire dal mondo, e al Golgota fu dato l’impulso per questo. A questo si aggiunge che al posto dell’egoismo nell’umanità presente subentra l’amore universale per l’umanità.

Ora che cosa era questo evento del Golgota? Questo evento di una morte di tre giorni e mezzo sul piano fisico? Era quello che era stato portato sul piano fisico, quello che nella evoluzione spirituale aveva sperimentato colui che era stato iniziato. Tre giorni e mezzo era lui morto. Colui che aveva subito questa morte simbolica poteva dire all’umanità: Esiste una sconfitta della morte. Esiste un Eterno nel mondo. — La morte era stata sconfitta dagli iniziati, e si sentivano come vincitori della morte. L’evento del Golgota significa che quello che spesso si era svolto nei misteri dei tempi antichi, divenne una volta un evento storico: la sconfitta della morte da parte dello spirito, che ora era portato nel mondo sul piano fisico. Se lasciamo agire questo sull’anima, avvertiamo quello che accadde con il mistero del Golgota, il nuovo, come un’immagine dell’iniziazione antica. Entrato storicamente nel mondo sentiamo l’evento unico.

Quale fu la conseguenza? Che cosa poteva l’iniziato? Poteva dire ai suoi simili dalle sue esperienze: Lo so, che esiste un mondo spirituale, che si può vivere nel mondo spirituale. Ho vissuto in essa per tre giorni e mezzo e vi porto da lì la conoscenza. Vi porto i doni del mondo spirituale. — Utili e per la salvezza dell’umanità erano questi doni. Inversamente, colui che come un iniziando aveva vissuto nel mondo fisico, non poteva portare ai morti nulla di simile. Poteva solo dire ai morti lì: Tutto quello che accade sul piano fisico è così, che l’uomo dovrebbe essere redento. — Così era, quando gli antichi iniziati nel mondo spirituale si relazionavano con i morti, a cui potevano dare solo l’insegnamento: La sofferenza è la vita, solo la redenzione è la salvezza.

Così ancora insegnava il Buddha. Così insegnava ai viventi, così insegnava ai morti l’iniziato. Ma attraverso l’evento del Golgota la morte è stata sconfitta nel mondo fisico, e per i defunti che sono nel mondo spirituale, questo significa qualcosa. Coloro che accolgono il Cristo nel loro interno, illuminano di nuovo la vita sfumata nel Devachan. Quanto più l’uomo qui sperimenta del Cristo, tanto più luminoso diventa lì nel mondo spirituale. Dopo che il sangue è sgorgato dalle ferite del Redentore — questo è qualcosa che appartiene ai misteri del Cristianesimo — lo spirito del Cristo è sceso ai morti. Questo è uno dei misteri più profondi dell’umanità. Cristo scese ai morti e disse loro: Là è accaduto qualcosa, che non è così che di essa si dovrebbe dire: quello che accade là non è tanto quanto quello che accade qui. Quello che l’uomo porta nel regno spirituale, in connessione con questo evento, è un dono che può essere portato dal mondo fisico al mondo spirituale. — Questa è la conoscenza che Cristo portò ai morti nei tre giorni e mezzo; egli scese ai morti per redimerli.

Nell’iniziazione antica si poteva dire: I frutti dello spirituale li raccogliamo nel fisico! Ora era avvenuto un evento nel mondo fisico, che portava i suoi frutti e agiva nel mondo spirituale. E si può dire: Non invano l’uomo ha compiuto la discesa al piano fisico. L’ha compiuta affinché qui nel mondo fisico frutti possano essere colti per il mondo spirituale.

Che i frutti possano essere colti, accadde attraverso il Cristo, che era presso i viventi e presso i morti, che ha dato un impulso così intenso e così potente, che ha scosso il mondo intero.

12°L’impulso Cristico trionfatore sulla materia

Lipsia, 14 Settembre 1908

Per completare il nostro compito, nella misura in cui era stato previsto, abbiamo ora bisogno di studiare in modo analogo il carattere della nostra epoca, come abbiamo studiato il carattere dei quattro periodi post-atlantidei trascorsi fino all’apparizione del Cristianesimo. Abbiamo visto come, dopo la catastrofe atlantidea, si è sviluppato l’antico periodo indiano, il periodo proto-persiano, il periodo egizio-caldaico. E nel caratterizzare il quarto periodo, quello greco-latino, abbiamo visto come l’uomo in quel periodo lavorava nel piano fisico e come il lavoro dell’uomo nel mondo fisico aveva raggiunto un punto più profondo.

La ragione per cui questo periodo, che chiamiamo da un lato un declino dello sviluppo dell’umanità, d’altro canto è così attraente, così simpatico per chi l’osserva oggi, è che questo declino divenne il punto di partenza per molti eventi significativi dell’odierna epoca culturale. Abbiamo visto come in questo periodo della cultura greco-latina si era concluso un matrimonio fra lo spirito e la materia nell’arte greca. Abbiamo visto che il tempio greco era un’opera in cui il Dio poteva abitare, e l’uomo poteva dirsi: ho portato la materia così lontano da farla diventare per me un’impronta dello spirito, così che in ogni parte posso percepire qualcosa di questo spirito. Così è con tutte le opere d’arte greche. Così è con tutto ciò che possiamo raccontare della vita dei Greci. E questo mondo di creazioni artistiche, in cui lo spirito era stato piantato, rendeva la materia così enormemente attraente che da noi nell’Europa centrale il grande Goethe cercò di rappresentare nella tragedia di Elena nel «Faust» l’unione di sé stesso con questa epoca culturale.

Se dunque la cultura nei tempi seguenti avesse continuato nel medesimo corso, quale sarebbe stata la conseguenza? Possiamo chiarire questo mediante uno schizzo semplice. Nell’epoca di cultura greco-latina, l’uomo era disceso più profondamente, ma così da non aver perso lo spirito in nessun pezzo di materia. In tutte le creazioni di quel tempo lo spirito era incarnato nella materia. Se guardiamo una figura divina greca, vediamo ovunque come il genio creativo greco aveva impresso il divino sulla materia esterna. Il Greco aveva ben conquistato la materia, ma non aveva perso lo spirito nel processo. Il corso naturale della cultura sarebbe stato allora che si fosse scesi sotto il livello, che ci si fosse immersi sotto la materia, così che lo spirito sarebbe diventato schiavo della materia.

Abbiamo solo bisogno di dirigere uno sguardo schietto sull’ambiente che ci circonda, e riconosceremo che in effetti da un lato questo è accaduto. L’espressione di questa discesa è il materialismo. È vero che in nessun periodo l’uomo ha conquistato la materia più che nei nostri tempi, ma solo per la soddisfazione dei bisogni corporei. Abbiamo solo bisogno di considerare con quali mezzi primitivi le gigantesche piramidi sono state costruite, e di confrontare questo con lo slancio e il volo elevato che lo spirito egiziano poteva prendere nei misteri dell’esistenza cosmica. Abbiamo solo bisogno di pensare in quale profondissimo senso per gli Egiziani le loro immagini divine fossero impronte, copie di ciò che nel cosmo e sulla terra era accaduto nel passato. Colui che in Egitto allora poteva guardare nel mondo spirituale viveva in ciò che era diventato invisibile nel tempo dell’Atlantide, ma che era fatto dell’evoluzione terrestre nel tempo della Lemuria. E colui che non divenne iniziato, che apparteneva al popolo, poteva con tutto il suo sentimento, con tutta la sua anima partecipare a questi mondi spirituali. Ma primitivi erano i mezzi con cui doveva lavorare esternamente sul piano fisico. Confrontiamo questo con la nostra epoca. Abbiamo solo bisogno di leggere i numerosi encomi odierni dei nostri contemporanei, che trattano i grandi progressi del nostro tempo. Certamente dalla parte della scienza dello spirito non c’è nulla da obiettare a questo. Sempre più l’uomo raggiunge attraverso la conquista degli elementi. Ma consideriamo la cosa da un altro lato.

Guardiamo ai tempi lontani, dove gli uomini con semplici pietre da macinare tritavano il grano della terra e accanto a ciò potevano elevare lo sguardo a immense altezze della vita spirituale. Dalle altezze verso cui allora si guardava, l’umanità oggi nella sua maggioranza non ha nemmeno un’idea. Non ha alcun’idea di ciò che un iniziato caldaico viveva quando in modo suo vedeva le stelle, gli animali, le piante, i minerali in connessione con l’uomo, quando riconosceva le forze curative. I sacerdoti sapienti egiziani erano uomini a cui gli odierni medici non possono tenere il passo. In queste altezze della vita spirituale non possono innalzarsi gli uomini odierni. Solo la scienza dello spirito sarà in grado di formare un concetto di ciò che gli antichi iniziati caldaico-egiziani vedevano. Ciò che per esempio oggi viene dato come interpretazione delle iscrizioni, nel che giacevano misteri profondi, è solo una caricatura rispetto al significato antico. Così troviamo nei tempi antichi poca potenza degli uomini sui mezzi del lavoro sul piano fisico, ma al contrario forze enormi riguardo al mondo spirituale.

Sempre più profondamente l’uomo scende nella materia, sempre più usa le forze spirituali per conquistare il piano fisico. Non potrebbe dirsi forse che lo spirito umano diventa uno schiavo del piano fisico? E scende ancora più in basso del piano fisico. Quando l’uomo odierno ha usato enormi forze spirituali per creare la nave a vapore, la ferrovia, il telefono, a che scopo ha bisogno di questi? Quale immensa quantità di spirito è stata così distolta dalla vita per i mondi superiori! Ma lo scienziato dello spirito è completamente d’accordo con questo; non vuole esercitare una critica sul nostro tempo, perché sa che era necessario conquistare il piano fisico. Tuttavia rimane vero che lo spirito è disceso nel mondo fisico. Significa qualcosa di particolare per lo spirito, qualcosa di più significativo, qualcosa di più, quando invece di tritare personalmente i grani con pietre da macinare, oggi si parla al telefono a Amburgo, per ordinare quello che serve, così che venga mandato per nave a vapore dall’America? Quale enorme forza spirituale è stata usata quando oggi esiste una connessione di navi a vapore con l’America e con molti altri paesi lontani! Ci chiediamo: quando abbiamo stabilito una connessione così fra tutti i continenti, non è forse solo per la soddisfazione della vita materiale, dei nostri bisogni corporei, che è stata usata un’immensa quantità di spirito? E poiché tutto è distribuito nel mondo, all’uomo non è rimasta molta forza spirituale all’infuori di quella che ha usato per il mondo materiale, per potersi elevare nel mondo spirituale. Lo spirito è diventato schiavo della materia. Se il Greco vedeva lo spirito incarnato nelle sue opere d’arte, oggi lo spirito è sceso profondamente, e ne abbiamo una testimonianza nei molti impianti tecnici e meccanici della nostra industria, che servono solo i bisogni materiali. E ora ci chiediamo: è veramente accaduto che l’uomo sia sceso troppo in basso?

Ciò sarebbe accaduto, e sarebbe venuto il momento in cui l’uomo nel futuro avrebbe fatto le più grandi e potenti conquiste sul piano fisico, se non fosse intervenuto ciò di cui abbiamo parlato nella contemplazione precedente. Nel punto più profondo dello sviluppo dell’umanità, all’umanità fu incorporato attraverso l’Impulso del Cristo qualcosa che le diede lo stimolo per una nuova ascesa. L’ingresso dell’Impulso del Cristo nello sviluppo dell’umanità costituisce da allora l’altro lato della cultura. Esso ha mostrato la via verso il superamento della materia. Esso ha portato la forza attraverso cui la morte può essere superata. Così ha offerto all’umanità la possibilità di elevarsi di nuovo al di sopra del livello del piano fisico. Questo impulso più potente doveva essere dato, un impulso che divenne così efficace che la materia fu superata in modo così grandioso, come è stato rappresentato nel Vangelo di Giovanni, nel battesimo nel Giordano e nel Mistero del Golgota.

Cristo Gesù, che era stato preannunciato dai profeti, ha dato l’impulso più potente di tutta l’evoluzione dell’umanità. Così innanzitutto l’uomo dovette separarsi dai mondi spirituali, per poter di nuovo legarsi ad essi con l’entità del Cristo. Ma non possiamo comprendere questo completamente se non penetriamo ancora più profondamente nelle connessioni dell’intera evoluzione dell’umanità.

Dobbiamo sottolineare che ciò che chiamiamo l’apparizione del Cristo sulla terra è un evento che poteva accadere solo nel punto più profondo, quando l’uomo era sceso così in basso. Il periodo greco-latino si trova proprio nel mezzo dei sette periodi post-atlantidei. Nessun altro momento sarebbe stato giusto. Dove l’uomo divenne personalità, anche il Dio dovette diventare personalità per sua salvezza, per dargli la possibilità di elevarsi di nuovo. Abbiamo visto che il Romano divenne consapevole della sua personalità solo nella cittadinanza romana. Prima l’uomo ancora viveva nelle altezze del mondo spirituale; ora era completamente sceso fino al piano fisico. E ora doveva essere condotto di nuovo in alto dal Dio stesso.

Più profondamente dobbiamo ancora impegnarci nel terzo, nel quinto e nel periodo intermedio. Non dobbiamo trattare la mitologia egiziana in modo scolastico, ma dobbiamo mettere in evidenza i punti caratteristici che ci conducono più profondamente nella vita emotiva e sensitiva degli antichi Egiziani, per chiederci allora come questo riappare nella nostra epoca. Su questo dobbiamo riflettere.

Abbiamo visto come tutte le immagini potenti della Sfinge, di Iside e di Osiride nei miti e nei Misteri egiziani erano ricordi di antichi stati dell’umanità. Era tutto come un riflesso nelle anime, un riflesso di antichi eventi della terra. L’uomo guardava indietro verso il suo antichissimo passato, vedeva la sua origine. L’essere spirituale dei suoi antenati, dei suoi padri poteva il sapiente iniziato sperimentare di nuovo. Abbiamo visto come l’uomo si è sviluppato originariamente da una spiritualità di gruppo. Abbiamo potuto sottolineare come questi spiriti di gruppo erano rimasti conservati nelle quattro figure degli animali apocalittici. L’uomo si sviluppò anche da una tale spiritualità di gruppo, ma così da raffinare gradualmente il suo corpo e da giungere allo sviluppo dell’individualità. Possiamo seguirlo storicamente. Leggiamo la Germania di Tacito. Nei tempi che vi sono descritti, che per le regioni germaniche riproducono le condizioni nel primo secolo dopo Cristo, troviamo come la coscienza del singolo era ancora assorbita nella coscienza della comunità, come ancora regnava lo spirito tribale, come il Cherusco per esempio si sentiva ancora come membro della sua tribù. Questa coscienza era ancora così forte che il singolo prendeva vendetta per un altro dello stesso gruppo. Si esprime nella usanza della vendetta di sangue. C’era dunque ancora una sorta di spiritualità di gruppo. Questa spiritualità di gruppo si è conservata fino a tempi post-atlantidei tardivi. Ma tutto ciò sono solo echi. Nell’ultimo tempo dell’Atlantide la coscienza di gruppo generalmente scomparve essenzialmente. Solo gli ultimi ritardatari sono quelli che abbiamo appena descritto. In verità a quel tempo gli uomini non sapevano più nulla della anima di gruppo. Ma nel tempo atlantideo l’uomo ancora lo sapeva. Allora non diceva ancora «Io» di sé. Questo sentimento della spiritualità di gruppo si trasmise poi solo un po’ alle generazioni seguenti.

Per strano che possa sembrare, è così che la memoria nei tempi più antichi aveva un significato e una potenza del tutto diversi. Che cos’è oggi la memoria? Pensate se vi ricordate ancora di singoli eventi della vostra prima infanzia? Sarà ben poco. Ma non va più lontano dell’infanzia. Non vi ricorderete di nulla che sia prima della vostra nascita. Non era così nel tempo atlantideo. Anche ancora nel primo tempo post-atlantideo l’uomo si ricordava di ciò che suo padre, suo nonno, suo bisnonno avevano sperimentato. E non aveva alcun senso parlare di un Io fra nascita e morte. Andava indietro nel ricordo fino ai secoli. Per quanto il sangue fluisse dal capostipite ai discendenti, così lontano arrivava l’Io. L’Io di gruppo allora non era da pensarsi spazialmente distribuito fra i contemporanei, ma risaliva attraverso le generazioni. Perciò l’uomo odierno non comprenderà mai ciò che appare come eco nelle antiche storie dei patriarchi: che Noè, Abramo e così via divennero così vecchi. Contavano i loro antenati attraverso molte generazioni ancora come loro Io. Oggi l’uomo non può più formarsene un concetto. In questi tempi non avrebbe avuto senso denominare un singolo uomo fra nascita e morte. La memoria si estendeva in tutta la serie degli antenati, verso l’alto attraverso i secoli. Per quanto l’uomo si ricordasse attraverso i secoli, così gli veniva dato il suo nome. Adamo era l’Io che fluiva con il sangue attraverso le generazioni. Solo quando si conoscono questi fatti reali, si sa come stanno le cose. In questa serie di generazioni l’uomo si sentiva protetto. È questo che significa nella Bibbia quando dice «Io e il padre Abramo siamo uno». Quando colui che professava l’Antico Testamento diceva questo, si sentiva ancor più come un uomo all’interno della serie di generazioni. Anche fra i primi uomini post-atlantidei, anche fra gli Egiziani, era presente questa coscienza. Si sentiva la comunanza del sangue. E questo produceva anche qualcosa di particolare per la vita spirituale.

Quando oggi l’uomo muore, ha una vita in Kamaloka, a cui si aggiunge una vita in Devachan relativamente lunga. Ma questo è già una conseguenza dell’Impulso del Cristo. Non c’era questo nei tempi pre-cristiani; allora l’uomo si sentiva legato fino ai tempi dei padri fondatori. Oggi l’uomo deve disabituarsi in Kamaloka dai desideri e dai voglie a cui si era abituato nel mondo fisico; da questo dipende la durata di questo stato. L’uomo è attaccato alla sua esistenza fra nascita e morte; nei tempi antichi si era attaccati a molto di più. Allora si era così legati al piano fisico che ci si sentiva come un membro di tutta la serie di generazioni fisiche. Allora in Kamaloka non doveva passare solo l’attaccamento all’esistenza fisica individuale: doveva veramente percorrere in Kamaloka tutto ciò che era collegato con le generazioni fino all’antenato originario. Lo viveva all’indietro. Questo produceva ciò che come profonda verità sta alla base dell’espressione: sentirsi protetto nel grembo di Abramo. L’uomo sentiva: dopo la morte si risale attraverso tutta la serie degli antenati. E la via che doveva percorrere allora era chiamata: la Via dei Padri. Solo quando l’uomo aveva percorso questa via, poteva salire nei mondi spirituali, poteva percorrere la Via Divina. L’anima allora percorreva la Via dei Padri e la Via Divina.

Ora le culture non si separarono così nettamente. L’essenza della cultura indiana è rimasta, ma ha cambiato. È rimasta accanto alle culture seguenti. Nel proseguimento contemporaneo della cultura indiana nella cultura egiziana è sorto anche qualcosa di simile. Oggi si confondono facilmente ciò che è posteriore e ciò che è anteriore. Per questo è stato così fortemente sottolineato che davo solo accenni dal tempo più remoto. Fra l’altro gli Indiani presero anche la concezione della Via dei Padri e della Via Divina.

Più l’uomo era stato iniziato, più si era liberato dall’attaccamento alla patria e ai padri, più era diventato senza patria, più lunga diventava la Via Divina, più corta la Via dei Padri. Colui che con tutte le fibre era attaccato ai padri, aveva una lunga Via dei Padri, una breve Via Divina. Nella terminologia dell’Oriente si chiamava la Via dei Padri Pitriyana e la Via Divina Devayana. Quando oggi usiamo l’espressione Devachan, dobbiamo essere chiari che è solo un’espressione che abbiamo dovuto usare. Un antico vedantista ci riderebbe semplicemente in faccia se gli venissero presentate le rappresentazioni che noi diamo di Devachan. Non è così facile penetrare nel modo di pensare e di intuire orientale. Dobbiamo talvolta proteggere proprio queste verità contro coloro che pretendono di dare le verità orientali. Molti di coloro che oggi ricevono rappresentazioni come la cosiddetta dottrina indiana non hanno consapevolezza del fatto che ricevono una dottrina piuttosto confusa. La scienza dello spirito odierna non ha bisogno di far valere la pretesa di essere una dottrina orientale-indiana. In certi circoli si ama bene ciò che viene da lontano, per esempio dall’America. Ma la verità è a casa ovunque. La ricerca antiquaria appartiene agli studiosi, ma la scienza dello spirito è vita. La verità della scienza dello spirito può essere ricercata in ogni istante e ovunque. Dobbiamo mantenere questo davanti all’anima.

Ora presso gli antichi Egiziani ciò che abbiamo appena sottolineato non era solo teoria, ma anche pratica. Era pratica anche ciò che nei grandi Misteri degli Egiziani veniva insegnato. Aveva una particolarità speciale, che conosceremo ancora più profondamente penetrando in essi. I Misteri dell’antico Egitto miravano a qualcosa di del tutto particolare. Oggi l’uomo può facilmente ridere quando gli si dice che il Faraone in un certo momento era una sorta di iniziato, quando gli si racconta come l’Egiziano stava verso il suo Faraone, come stava verso le sue istituzioni statali. Per lo studioso europeo contemporaneo è particolarmente ridicolo che il Faraone si attribuisse il nome «Figlio di Horus» o addirittura «Horus» stesso. Ci sembra strano oggi, non è vero, come un uomo possa essere venerato come Dio; non si potrebbe pensare a nulla di più assurdo. L’uomo odierno non conosce il Faraone e la sua missione. Non si sa che cosa fosse veramente l’iniziazione faraonica. Oggi si vede in un popolo solo un gruppo di uomini che si possono contare. Un popolo per l’uomo odierno è un’astrazione priva di essenza; la realtà è solo una certa somma di uomini che occupano un certo territorio. Questo il popolo non è per colui che si situa dal punto di vista dell’occultismo. Come il dito come singolo membro appartiene all’intero corpo, così i singoli uomini di un popolo appartengono a un’anima di popolo. Sono incorporati in essa, solo che l’anima di popolo non è fisica: è reale solo come forma eterica. È una realtà assoluta: l’iniziato può intrattenersi con questa anima. È addirittura molto più reale per lui che le singole individualità di un popolo, molto più reale di un singolo uomo. Per l’occultista valgono anche le esperienze spirituali, là l’anima di popolo è qualcosa di assolutamente reale. Consideriamo questo in modo completamente schematico, la connessione dell’anima di popolo con gli individui.

Se pensiamo i singoli individui come piccoli cerchi, i singoli Io, questi sono solo per la considerazione fisica esterna esseri isolati. Chi li considera spiritualmente, vede queste singole individualità incorporate come in una nebbia eterica, e questa è l’incarnazione dell’anima di popolo. Ora il singolo uomo pensa, agisce, sente e vuole qualcosa. Irradia i suoi sentimenti e i suoi pensieri nell’anima di popolo comune. Questa viene colorata da questa irradiazione. Così l’anima di popolo viene permeata dai pensieri e dai sentimenti dei singoli uomini. E se asteniamo dall’uomo fisico e consideriamo solo il suo corpo eterico e il suo corpo astrale, e poi consideriamo il corpo astrale di un intero popolo, allora vediamo che il corpo astrale di un intero popolo riceve le sue sfumature di colore dai singoli uomini.

Questo lo sapeva l’antico iniziato egiziano, ma sapeva ancora di più. L’antico Egiziano si chiedeva quando considerava questa sostanza di popolo: Che cosa vive effettivamente nell’anima di popolo? Che cosa vi vedeva? Vedeva nella sua anima di popolo l’incarnazione di Iside. Vedeva come essa un tempo aveva camminato fra gli uomini. Iside agiva nell’anima di popolo. Vedeva in essa gli stessi effetti che provenivano dalla Luna: queste forze agivano nell’anima di popolo. E quello che l’Egiziano vedeva come Osiride, agiva nei raggi spirituali individuali; in esso riconobbe l’effetto di Osiride. Ma Iside la vedeva in questa anima di popolo.

Osiride dunque non era visibile sul piano fisico. Osiride era morto per il piano fisico. Solo quando l’uomo era morto, Osiride gli si presentava di nuovo davanti agli occhi. Per questo leggiamo nel Libro dei Morti egiziano come l’Egiziano sentiva che sarebbe stato unito con Osiride nella morte, che sarebbe diventato lui stesso un Osiride. Osiride e Iside agivano insieme nello stato e nell’uomo singolo come suoi membri.

Ora consideriamo il Faraone di nuovo e pensiamo che per lui questa era una realtà. Il singolo Faraone riceveva prima dell’iniziazione un insegnamento, affinché non lo comprendesse solo con l’intelletto, ma affinché per lui fosse una verità, una realtà. Doveva essere portato al punto in cui potesse dirsi: Se voglio governare il popolo, devo sacrificare una parte della mia spiritualità, devo eliminare una parte del mio corpo astrale, una parte del mio corpo eterico. In me devono agire il principio di Osiride e quello di Iside. Io personalmente non devo volere nulla: quando parlo, deve parlare Osiride; quando agisco, deve agire Osiride; quando muovo la mano, devono agire Iside e Osiride. Devo rappresentare il Figlio di Iside e di Osiride, Horus.

L’iniziazione non è erudizione. Ma il poter fare una cosa così, il potersi sacrificare così come il Faraone, ciò è connesso con l’iniziazione. Perché ciò che sacrificava di sé poteva essere riempito con parti dell’anima di popolo. La parte di cui il Faraone si privava, che sacrificava, gli dava proprio il potere. Perché il potere legittimo non sorge dal fatto di elevare la personalità come propria personalità: il potere legittimo sorge dal fatto che in sé si accoglie ciò che supera i confini della personalità, un potere spirituale superiore. Il Faraone aveva accolto in sé un tale potere, e questo era rappresentato verso l’esterno attraverso il serpente Ureo.

Così abbiamo guardato di nuovo in un Mistero. Abbiamo visto qualcosa di molto più elevato di ciò che viene offerto oggi come spiegazione quando si parla delle figure dei Faraoni.

Se ora l’Egiziano nutriva tali sentimenti, di che cosa doveva particolarmente preoccuparsi? Doveva preoccuparsi che l’anima di popolo diventasse forte quanto più possibile, che diventasse ricca di buone forze, che non venisse diminuita. Con ciò che gli uomini avevano attraverso la comunanza di sangue, gli iniziati egiziani non potevano contare. Ma ciò che come beni spirituali gli antenati avevano raccolto, doveva diventare bene dell’anima singola. Questo ci si indica nel Giudizio dei Morti, dove l’uomo veniva messo di fronte ai quarantadue giudici dei morti. Là venivano pesate le azioni dei singoli. Chi sono i quarantadue giudici dei morti? Sono gli antenati. Si aveva la convinzione che la vita dell’uomo fosse intrecciata con quella di quarantadue antenati. Là oltre doveva rendere conto a loro, se veramente aveva accolto ciò che gli avevano offerto spiritualmente. Così quello che contenevano gli insegnamenti dei Misteri egiziani era qualcosa che doveva diventare pratica per la vita, ma che doveva anche essere utilizzato per il tempo al di là della morte, per la vita fra la morte e una nuova nascita. Nell’epoca egiziana l’uomo si era già aggrovigliato con il mondo fisico. Ma allo stesso tempo doveva guardare ai suoi antenati nell’altro mondo e doveva coltivare nel mondo fisico ciò che era stato ereditato. Attraverso questo interesse era legato al piano fisico, in quanto doveva cooperare a ciò che i padri avevano operato.

Ora dobbiamo considerare che le anime odierne sono reincarnazioni di antiche anime egiziane. Che cosa significa ora per le anime che vivono oggi, che cosa hanno sperimentato nell’incarnazione egiziana? Tutto ciò che l’anima allora ha sperimentato fra la morte e una nuova nascita, tutto ciò si è intrecciato con l’anima, è in questa anima ed è risorto nel periodo che è il nostro, il quinto. Questo periodo porta i frutti del terzo, che compaiono nelle inclinazioni, nelle idee del nostro tempo, e che hanno la loro causa nell’antico mondo egiziano. Oggi tornano fuori tutte le idee che allora erano state seminate germinalmente nelle anime. Perciò è facile vedere che ciò che gli uomini oggi conquistano sul piano fisico non è niente altro che un irrigidimento del porre l’interesse sul piano fisico, come era presente nell’antico Egitto, solo che oggi gli uomini si sono aggrovigliati ancora più profondamente nella materia. Abbiamo già visto nella mummificazione dei morti una causa di ciò che viene sperimentato come concezione materiale sul piano fisico.

Pensiamo a un’anima di quel tempo. Pensiamo a un’anima che allora viveva come allievo di un antico iniziato. Un tale allievo ha avuto lo sguardo spirituale rivolto verso il Cosmo attraverso vera intuizione. Come nel Sole Osiride e Iside camminassero, questo era diventato per lui vera intuizione spirituale. Tutto era permeato da entità spirituali-divine. Questo aveva accolto nella sua anima. Viene incarnato di nuovo nel quarto e quinto periodo. Nel quinto periodo un tale uomo sperimenta tutto di nuovo. Gli ritorna come un ricordo. Che cosa accade ora? A tutto ciò che vive nel mondo stellare, lo scolaro guardava. Questo guardare rinasce in qualcuno del quinto periodo. Si ricorda di ciò che allora aveva visto e udito. Non può riconoscerlo perché ha ricevuto una colorazione materiale. Non è più lo spirituale quello che vede, ma le relazioni materiali-meccaniche nascono di nuovo, e ricrea il pensiero in forma materialista come ricordo. Dove aveva visto prima divinità, Iside e Osiride, ora vede solo forze astratte senza il legame spirituale. Queste relazioni spirituali gli riappaiono di nuovo in forma di pensiero. Tutto risorge di nuovo, ma in forma materiale.

Applichiamo questo a un’anima determinata che allora ricevette un’intuizione nei grandi connessioni cosmiche; pensiamo che risorgesse davanti a questa anima ciò che prima era stato visto spiritualmente in Egitto. Risorge oggi di nuovo in questa anima, nel quinto periodo post-atlantideo: e abbiamo l’anima di Copernico. Il sistema mondiale copernicano è così sorto come un’intuizione di ricordo delle esperienze spirituali nell’antico Egitto. Così sta con il sistema mondiale di Keplero. Questi uomini dalla loro memoria hanno partorito questi grandi insegnamenti da quello che avevano sperimentato nel tempo egiziano. E ora pensiamo a come una cosa così nella anima risorge come un lieve ricordo, pensiamo che ciò che propriamente tale spirito pensa, fosse stato da lui sperimentato nell’Egitto antico in forma spirituale. Che cosa può dirci un tale spirito? Che gli sembra come se guardasse indietro all’antico Egitto. È come se portasse avanti questo in forma nuova, quando tale spirito dice: «Ormai però, poiché per un anno e mezzo il primo albeggiare, da pochi mesi il giorno pieno, da pochi giorni infine il sole puro delle meravigliose intuizioni mi è sorto, nulla più mi trattiene; voglio abbandonarmi al sacro ardore; voglio deridere i figli degli uomini con la semplice confessione che ho rubato i vasi d’oro degli Egiziani per costruirvi una tenda al mio Dio, lontano dai confini dell’Egitto». Non è come un ricordo vero che corrisponde alla verità? E questa parola è stata pronunciata da Keplero. In lui troviamo anche l’espressione: «Il vecchio ricordo bussa al mio cuore». Così meravigliosamente le cose si connettono nell’evoluzione dell’umanità. In molti detti sensati e enigmatici viene luce e significato quando si avvertono le connessioni spirituali. Solo allora la vita diventa grande e potente, solo allora gli uomini si sentono interiormente incorporati in un grande tutto, quando comprendono che il singolo è solo un’esplicazione individuale dello spirituale che si muove attraverso il mondo.

Ho anche già una volta sottolineato che è una grossolana materializzazione di ciò che gli Egiziani rappresentavano come Dei in forma animale, ciò che è risorto nei nostri tempi come Darwinismo. Così ho potuto anche mostrare che se si comprende rettamente Paracelso, si può riconoscere che la sua medicina è un rivivere di ciò che nei templi dell’antico Egitto era insegnato. Consideriamo tale spirito come era Paracelso. Troviamo in lui un detto straordinario. Chi si immerge profondamente in Paracelso, sa quale alto spirito vivesse in lui. Ha pronunciato un detto straordinario; ha detto che aveva imparato molte cose da molte cose, certamente assai poco l’aveva imparato dalle accademie, ma nel suo vagare attraverso i paesi aveva imparato molto dal popolo e dalle antiche tradizioni. Mi sfugge la possibilità di indicare esempi di come profonde verità vivono ancora nel nostro popolo, che non vengono più comprese, ma che Paracelso poteva utilizzare. Ha detto di aver trovato un libro con profonde verità mediche. E quale libro nomina allora? La Bibbia! Non intende solo l’Antico, essenzialmente intende il Nuovo Testamento. Bisogna solo saper leggere la Bibbia, per trovare in essa quello che Paracelso vi trovò. E che cosa è diventato della medicina di Paracelso? È vero che è un antico ricordo del vecchio metodo curativo egiziano. Ma poiché ha accolto i segreti del Cristianesimo, l’impulso verso l’alto, le sue opere furono permeate di saggezza spirituale, furono cristianizzate. Questo è il corso verso il futuro. Questo è quello che dovrebbero fare tutti coloro che vogliono sempre più farsi strada indietro dalla caduta nella materia nei tempi più recenti. C’è la possibilità di non sottovalutare i grandi progressi materiali. Ma c’è anche la possibilità di lasciar fluire lo spirituale in essi.

Chi oggi studia quello che la scienza materiale può offrire, chi scende nella scienza materiale e non è troppo pigro per approfondirsi in essa, come scienziato dello spirito fa bene. Si può imparare molto dai ricercatori puramente materialisti. Possiamo penetrare quello che troviamo là con lo spirito puro che la scienza dello spirito può offrire. Se così penetriamo tutto con lo spirituale, allora è il Cristianesimo rettamente compreso. È niente altro che una calunnia della scienza dello spirito quando gli uomini dicono che essa è una concezione del mondo fantastica. Può stare ben ferma e sicura sul fondamento di tutta la realtà. E non sarebbe che un inizio elementarissimo della scienza dello spirito se si volesse immergersi solo in una rappresentazione schematica dei mondi superiori. Non tanto dipende dal fatto che lo scienziato dello spirito solo sa le cose e impara a memoria i concetti della scienza dello spirito. Non dipende solo da questo. Piuttosto dipende dal fatto che gli insegnamenti e le intuizioni sui mondi superiori diventino fecondi nell’uomo, che la vera scienza dello spirito sia portata in tutto, nella vita quotidiana.

Non dipende dal fatto di predicare sulla fratellanza universale. È meglio non farne parola il meno possibile. È così con una tale frase, come se uno dicesse alla stufa: Cara stufa, il tuo compito è di riscaldare la stanza. Assolvi il tuo compito. Così è con gli insegnamenti che sono dati attraverso tali frasi. Dipende dai mezzi. La stufa rimane fredda se le dico solo di essere calda. Diventa calda se ha materiale da bruciare. L’uomo rimane anche freddo alle esortazioni. Ma che cos’è materiale da bruciare per l’uomo moderno? I fatti singoli degli insegnamenti spirituali sono materiale da bruciare per l’uomo. Non si deve essere pigri e fermarsi alla «fratellanza generale». Il materiale da bruciare deve essere dato agli uomini. La fratellanza allora sorge già da sé. Come le piante protendono i loro fiori verso il sole, così dobbiamo tutti guardare verso il sole della vita spirituale.

Dipende dal fatto che non accogliamo solo come insegnamenti teorici le cose in cui abbiamo guardato, ma che diventino forza nelle nostre anime. Per ogni uomo, in ogni posto della vita pratica, possono essere loro impulsi per quello che ha da creare. Gli uomini che oggi guardano dall’alto con un certo scherno la scienza dello spirito si sentono superiori agli insegnamenti «fantasiosi» della scienza dello spirito. Vi trovano «affermazioni non provabili» e dicono che ci si debba tenere ai fatti. Potrebbe facilmente accadere che, se lo scienziato dello spirito non fosse reso forte ma reso timoroso attraverso la vita nella scienza dello spirito, fosse scosso nella sua sicurezza e energia, quando vede come proprio coloro che dovrebbero comprendere la scienza dello spirito, proprio loro, assolutamente non la comprendono.

La nostra epoca guarda così facilmente dall’alto a ciò che gli Egiziani hanno chiamato i loro Dei. «Astrazione priva di essenza», dice la gente. Ma l’uomo moderno è molto più superstizioso. È attaccato a tutt’altri Dei, che per lui hanno autorità. Proprio perché non si inginocchia davanti a loro, non nota quale superstizione pratica. Miei cari amici, quando siamo stati così riuniti insieme, sempre dobbiamo ricordarci che quando ci separiamo non dobbiamo portare via solo una somma di verità, ma che dobbiamo portare via un’impressione totale, un’impressione di sentimento, che prende forma più giustamente nella forma che lo scienziato dello spirito conosce come impulso di volontà: che egli vuole portare la scienza dello spirito nella vita e non vuole lasciarsi scuotere nella sua sicurezza da nulla.

Rappresentiamoci un’immagine davanti all’anima. Si sente spesso dire: Ah questi ricercatori dello spirito! Seduti insieme nella loro loggia, vi coltivano varie cose fantasiose. Un uomo che sta all’altezza dei tempi moderni non può immischiarsi in questo. I seguaci della scienza dello spirito oggi talvolta sembrano una classe di uomini disprezzata, come ignoranti e illetterati. Deve scaturirne da noi timidità? No! Vogliamo farci davanti all’anima un’immagine e svegliare i sentimenti che vi si legano. Ci ricordiamo di cose simili in tempi trascorsi: ci ricordiamo di come nel vecchio Roma accadde qualcosa di ben simile. Vediamo come il primo Cristianesimo si diffondeva proprio nel vecchio Roma in una classe di uomini ben disprezzata. Oggi guardiamo con un giustificato incanto verso il Colosseo, che Roma imperiale aveva costruito. Ma possiamo anche volgere lo sguardo a coloro che allora si ritenevano all’altezza dei tempi, come stavano nell’anfiteatro e guardavano mentre i Cristiani ardevano nell’arena e l’incenso veniva acceso, così che il puzzo dei cadaveri bruciati non salisse più in alto.

Ora volgiamo lo sguardo alla schiera dei disprezzati. Vivevano nelle catacombe, in gallerie sotterranee. Là dovette ripararsi il Cristianesimo che appena si diffondeva. Là sotto erigevano i primi Cristiani altari sulle tombe dei loro morti. Là sotto avevano i loro meravigliosi segni, i loro santuari. Siamo colti da uno strano sentimento quando oggi percorriamo le catacombe, il Roma sotterranea e disprezzata. I Cristiani sapevano che cosa li aspettava. Disprezzato era il primo germe dell’Impulso del Cristo, sulla terra chiuso nelle catacombe sotterranee. Che cosa è rimasto di Roma imperiale? È sparito dalla terra. Ma quello che allora viveva nelle catacombe è stato elevato.

Possano coloro che oggi vogliono farsi portatori di una concezione del mondo spirituale, possano ricevere la sicurezza dei primi Cristiani. Possano i rappresentanti della scienza dello spirito vivere disprezzati dalla dottrina contemporanea, ma possano sapere che stanno lavorando per quello che fiorirà e prospererà nel futuro. Possano imparare a sopportare tutto ciò che è spiacevole del presente. Lavoriamo verso il futuro. Lo si può sentire anche con modestia e anche con sicurezza, senza presunzione, forte contro i fraintendimenti del nostro tempo.

Con tali sentimenti tentiamo di fare permanente quello che ci si è presentato davanti all’anima. Portiamolo fuori come forza, e continuiamo a operare fratellevolmente gli uni con gli altri nel giusto senso!

Ai

membri della Società Teosofica (Adyar)

Ci permettiamo di comunicarvi che il signor Dott. Rudolf Steiner nel periodo dal 2 al 14 settembre del corrente anno a Lipsia terrà una serie di conferenze sul tema:

«I Miti e i Misteri egiziani

in

relazione alle forze spirituali operanti nel presente»

e invita cordialmente i membri della Società Teosofica (Adyar) a partecipare.

Le conferenze si tengono rispettivamente ogni sera alle 8 in punto nella Künstlerhaus, Bosestraße 9. Attraverso l’organizzazione di un convivio amichevole con esibizioni musicali nell’abitazione di un membro, ai cui indirizzi seguiranno inviti, deve essere offerta agli ospiti e ai membri l’opportunità di conoscersi reciprocamente. Due pomeriggi sono previsti per le risposte alle domande, poiché alle conferenze non sarà più annessa discussione.

Biglietti per l’intero ciclo di conferenze al prezzo di 10 marchi vengono distribuiti dal 1º giugno del corrente anno contro invio anticipato della somma a Signora Else Dannenberg, Lipsia, Promenadenstraße 9. Inoltre agli amici della Società sono a disposizione biglietti singoli a 1 marco per conferenza. Tutte le ulteriori informazioni sono fornite volentieri da Signora E. Wolfram, Lipsia, Steinstraße 13.

Con la speranza di poter accogliere molti nostri amici fra noi, vi richiediamo di farci pervenire le vostre iscrizioni al più presto possibile.

Con saluti teosofici!

Lipsia, fine maggio 1908. Il Ramo di Lipsia.

Steinstraße 13, pianterreno


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

Libera AntroposofiaArchivio digitale della Scienza dello Spirito di Rudolf SteinerInfo e Contatti
[email protected] | +39 347 15 85 692

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