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Miti e saghe - Segni e simboli occulti nel loro rapporto con il mondo astrale e spirituale

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1°Parte 1 (Miti e saghe) - Miti e saghe dell'antichità nordica

Berlino, 7 Ottobre 1907

Miti e saghe norreni

Vogliamo in questa e nelle prossime ore considerare quello che potrebbe chiamarsi. Segni e simboli occulti o anche mistici nei loro rapporti con il mondo astrale e spirituale. Continuamente si presentano davanti a voi questi e quegli altri segni, simboli, narrazioni. E allora vengono coloro che sono di mentalità materialistica e dicono che tutto ciò è pura fantasia. Viene assunto come se fosse stato ricavato dalla fantasia popolare e si considera solo come una vuota fantasmagoria. Oppure vengono le persone di buona volontà e speculano su tutto quello che può significare, ad esempio, il pentagramma e altri simboli. Nel nostro Congresso di Monaco abbiamo persino utilizzato segni e simboli per decorare la nostra sala, suggerendo così che attribuiamo una certa importanza ai segni occulti. Ma il vero occultista non specula su di essi. Cerca piuttosto i fatti reali. Attraverso una speculazione filosofica non potrete mai giungere al significato di un segno occulto. Molto di quello che si dice e si scrive sui segni occulti e sul loro significato è scritto invano, perché nasce solo dalla speculazione, da più o meno ingegnosi ragionamenti su di essi. Tuttavia questi segni occulti sono importanti per noi. Sono come strumenti attraverso cui possiamo ascendere ai mondi superiori.

Abbiamo già sentito parlare di molte cose riguardanti il significato di importanti simboli, come ad esempio il simbolismo relativo al numero 666, e abbiamo potuto penetrare profondamente il documento religioso dell’Apocalisse. Oggi vogliamo occuparci di qualcosa di completamente diverso dal simbolismo. Sono simboli che si sono già presentati più volte alla vostra anima, e che ora vogliamo conoscere secondo la loro origine e il loro vero valore. Prima di passare alla discussione di questi simboli, dobbiamo affrontare una preliminare considerazione dell’uomo. Vedrete subito perché viene citato qualcosa che sembra completamente estraneo per spiegare certi segni e simboli.

Ci trasportiamo indietro nel tempo, fino al punto dello sviluppo dell’umanità che tutti conoscete da conferenze precedenti. Sapete che ai nostri giorni attuali è preceduta un’epoca che chiamiamo il periodo atlantideo. Dove ora si trova il fondo dell’Oceano Atlantico, tra l’America e l’Europa, c’era in tempi antichissimi la terra, mentre le nostre regioni erano largamente coperte da masse d’acqua. In quella terra abitavano i nostri antenati. In verità, la maggior parte della popolazione europea non è originaria dall’Oriente, ma dall’Occidente, ed è la discendenza della popolazione atlantidea. Da quella terra, l’antica Atlantide, dove i nostri antenati e noi stessi in incarnazioni precedenti abbiamo abitato, essi migrarono verso Oriente, quando le acque che ora formano l’Oceano Atlantico inghiottirono questo continente precedente.

Nell’ultimo terzo del periodo atlantideo un piccolo gruppo si separò dalla popolazione — nella regione dell’odierna Irlanda — rappresentando la popolazione più avanzata dell’epoca. L’intera terra atlantidea era coperta da pesanti e dense masse nebbiose. Per questo viene ricordata nella memoria dei popoli germanici come «Niflheim». In quei tempi antichi, quando l’aria era continuamente satura di dense masse d’acqua, la vita dell’anima era completamente diversa. Era ancora presente un’antica chiaroveggenza; gli uomini allora vedevano nel mondo spirituale. Quando si avvicinavano a una persona, vedevano sorgere davanti alla loro anima certe manifestazioni di colori che dicevano loro se quella persona fosse simpatica o antipatica. Allo stesso modo accadeva con gli animali. Quando si avvicinavano a un animale potevano vedere se fosse loro nocivo o no. Un chiaroveggenza primitiva era quindi presente in certa misura nell’epoca atlantidea.

L’umanità attraversò allora vari stati di sviluppo. Non poteva rimanere ferma a quella vecchia chiaroveggenza ottusa. Doveva entrare l’attuale modo di percepire attraverso i sensi. Per un certo periodo la chiaroveggenza dovette retrocedere, ma in futuro verrà di nuovo conquistata insieme alla coscienza vigile odierna. Quello che gli uomini oggi hanno come base della nostra cultura esterna, l’uso della ragione, dell’intelletto, non era proprio degli antichi chiaroveggenti atlantidei. Doveva prima essere conquistato. L’uomo doveva dirigere i suoi occhi e orecchi, i suoi organi di percezione sensoriale, verso l’esterno; l’occhio spirituale interiore retrocedette per un periodo. Quando i nostri antenati migrarono dall’antica Atlantide verso Oriente, questo evento era legato sia alla perdita dell’antica chiaroveggenza sia all’acquisizione della percezione sensoriale esterna, all’acquisizione di capacità come il conteggio, il calcolo, il giudizio.

È stato in quel piccolo gruppo vicino all’odierna Irlanda che per primo si sviluppò la capacità di calcolo, conteggio e simili. Questi uomini si trasferirono prima verso Oriente, e con le acque irruenti dell’oceano li seguirono sempre altri popoli. Essi popolarono il suolo dell’odierna Europa. Così vi era un duplice modo di osservare le cose in questi popoli. Da un lato, l’osservazione esterna del mondo sensibile, il conteggio, il calcolo, la combinazione, che portò al fatto che i moderni progressi tecnologici, le macchine, i mezzi di trasporto e così via potessero essere conquistati. Nel loro cuore questi popoli però portavano ancora qualcosa di diverso. La memoria di quei mondi dello spirito in cui avevano guardato dentro, e il desiderio, attraverso certi mezzi, di conquistare di nuovo questi mondi spirituali.

Ora immaginiamoci con vivacità questi antenati nella vecchia Europa. Non tutti persero simultaneamente la capacità dell’antica chiaroveggenza con la loro migrazione. Molte, anzi numerose persone che si erano trasferite ancora portavano con sé resti genuini dell’antica chiaroveggenza anche in Europa. Ce n’erano molti tra questi antenati che, quando si sedevano tranquilli al crepuscolo della sera o di notte, sprofondavano in un vivido sognare che significava più dell’attuale sognare. Vedevano ancora dentro il mondo spirituale.

Innumerevoli persone avevano conservato non solo la memoria di questo, ma persino la capacità, in certi stati eccezionali della vita, di guardare dentro ai mondi spirituali. E gli altri, che avevano perso questa capacità, avevano invece una qualità che nel corso dello sviluppo è andata molto più perduta di quanto comunemente si pensi. Nei tempi antichi, specialmente tra la popolazione dell’Europa centrale e orientale, c’era una qualità che era ampiamente diffusa, in un’intensità di cui oggi non ci si può fare idea. Era la fiducia, la fede genuina. Coloro che sapevano qualcosa sui mondi spirituali venivano ascoltati, trovavano fede, perché l’amore e la fiducia avevano una grande forza significativa proprio in quelle terre europee. Quel critico atteggiamento e insistenza sulla propria convinzione, come lo si trova oggi, era qualcosa a cui allora nessuno pensava. Tuttavia queste sono le cose che oggi rendono necessario che ciascuno venga condotto personalmente al mondo spirituale. A quel tempo, a causa della forte e grande fiducia, questo non era necessario. Se guardiamo alla vecchia popolazione dell’Europa, vediamo nel profondo dell’anima di questa gente che avevano una piena consapevolezza dei mondi spirituali che stavano dietro il mondo sensibile.

Ora vogliamo chiarirci il divenire della nuova visione dell’uomo che ora guarda agli oggetti attraverso i suoi sensi. Ho già accennato che in quel piccolo gruppo nel nord, vicino all’odierna Irlanda, avvenne un evento attraverso cui il calcolo, il conteggio e la combinazione divennero una capacità umana. Ho già accennato in precedenza che in quel momento il capo eterico dell’uomo si mosse dentro il capo fisico. Mentre prima la parte del capo eterico vicino alle sopracciglia era fuori dal cervello fisico, ora si mosse dentro, e i due divennero un’unità. Attraverso questo l’uomo acquisì la capacità dell’autocoscienza, della coscienza dell’Io, acquisì la capacità di giudicare e di guardare gli oggetti. Il capo eterico, che oggi coincide con la forma del capo fisico, negli antichi atlantidei sporgeva molto davanti alla fronte. Da qui il loro sguardo dentro il mondo spirituale, la loro chiaroveggenza. Ora trasportiamoci nell’anima della popolazione atlantidea, trasportiamoci in quei tempi antichi quando gli uomini avevano ancora il loro capo eterico molto fuori dal loro capo fisico, e trasportiamoci poi a quei tempi verso la fine dell’Atlantide, quando i due erano già coincisi. L’atlantideo poteva osservare come il capo eterico si muoveva gradualmente dentro il capo fisico. Era ancora chiaroveggente, lo vedeva. Come vide ora questo movimento del capo eterico dentro il capo fisico? All’atlantideo apparve come qualcosa di molto speciale questo movimento del capo eterico. Vogliamo portare questo alla nostra anima; ve lo descriverò.

Da dove, si chiedeva l’atlantideo, mi vengono ora queste forze? — Prima l’uomo aveva visto un mondo spirituale intorno a sé. Che cosa gli mostrava questo mondo spirituale intorno a sé? Rendetevi conto di questo chiaramente. Se ora poteste improvvisamente diventare chiaroveggenti, al grado in cui lo era l’atlantideo, che cosa accadrebbe nella vostra anima? Vedreste entità spirituali intorno a voi. Il mondo fisico si popolerebbe di entità del piano astrale, del piano spirituale, e le vedreste. Da dove verrebbe questo? Dalle vostre proprie capacità, che ora dormono nella vostra anima, ma che avreste sviluppato. Vi sembrerebbe come se qualcosa si irradiasse da voi stessi. Quello che oggi si irradia da voi nel mondo si irradiava allora nel vostro interno, ai tempi dell’antica Atlantide. Tutte le visioni che l’uomo oggi può formarsi in puri concetti del mondo spirituale, a quel tempo erano entità viventi per lui. L’atlantideo vide come qualcosa si muoveva dentro di lui e stimolava capacità in lui. Disse a se stesso. Comincio a vedere le cose con i miei occhi, a sentire i suoni, i toni con le mie orecchie, comincio a vedere quello che è percepibile esteriormente alla percezione sensoriale. — Da dove mi vengono queste capacità? Irraggiano dall’esterno nell’uomo.

Vogliamo contemplare l’antica Atlantide ancora una volta davvero. La terra era coperta da vaste masse di nebbia d’acqua. Queste masse di nebbia d’acqua avevano densità diverse nella prima e nell’ultima epoca atlantidea, e in particolare erano diverse vicino all’odierna Irlanda rispetto alle altre regioni. Le masse d’acqua e nebbia erano dapprima calde e caldissime. Nella parte meridionale dell’Atlantide erano ancora calde, in parte caldissime, come masse di fumo calde e caldissime; verso nord erano più fredde. Specialmente verso la fine del periodo atlantideo avvenne un raffreddamento possente. Ora fu proprio questo raffreddamento delle masse nebbiose, questo freddo nordico, che ha stregato la nuova visione, la nuova vita dell’anima dagli uomini. Giammai sotto le ardenti fiamme del caldo del sud avrebbe potuto svilupparsi per prima nell’umanità l’intelletto, il potere di giudizio. L’atlantideo vicino all’Irlanda sentì capacità fluire dentro di sé. Lo permearono talmente che divenne capace, con i suoi organi sensoriali, di vedere, udire e così via le cose fuori. Lo sentì così intensamente da attribuire questo al raffreddamento delle masse d’aria.

Per percepire gli oggetti esterni attraverso gli organi sensoriali sono necessari i nervi. Verso ogni nostro organo di senso vanno nervi dal cervello. Abbiamo nervi ottici, olfattivi, uditivi e così via. Questi nervi, che oggi rendono l’uomo capace di portare le impressioni sensoriali alla coscienza, erano inattivi prima che venisse la visione sensoriale esterna delle cose. Non mediano la visione esterna. Avevano un compito interno. L’atlantideo vedeva allora le forze venire verso di sé che facevano di questi nervi in lui gli organi sensoriali. Sentiva questa intera situazione come se nel capo da fuori fluissero correnti, che poi attraversavano i suoi nervi nel capo.

Ora tra i nervi nel capo che allora divennero attivi e che possiamo ancora oggi dimostrare anatomicamente, ci sono dodici paia. Dieci paia che partono dal capo e si articolano per attivare i singoli organi sensoriali. Se ad esempio muovete gli occhi, ci sono per questo i nervi dei muscoli oculari e non il nervo ottico. Allora dieci paia che vanno ai singoli organi sensoriali, e due paia che vanno più in basso e mediano il commercio tra la percezione sensibile e l’attività cerebrale. L’atlantideo sentì dodici correnti entrare in lui, nel suo cervello e giù nel suo corpo. Questo lo vide. Quello che avete ora come nervi in voi fu generato dalla sua percezione attraverso dodici correnti che entrano in lui. Se ora il raffreddamento dell’aria e il fatto che tutto il Niflheim divenne una terra fredda sono dovuti a questi dodici filamenti nervosi, tuttavia era ancora necessario qualcosa di altro per formare gli organi sensoriali umani. Prima che gli organi sensoriali umani si formassero, anche il cuore aveva un compito completamente diverso. La circolazione sanguigna deve essere stata diversa in un essere che magicamente, spiritualmente e in modo chiaroveggente evoca davanti alla sua anima i colori e i toni dell’ambiente, rispetto all’uomo atlantideo a cui il mondo esterno gradualmente diventava percepibile ai sensi esterni. Questa trasformazione del cuore non avrebbe mai potuto venire dalle parti fredde dell’Atlantide. Doveva venire dal fatto che l’organizzazione umana fosse accesa da un’altra parte. La trasformazione del cuore fu effettuata dalla regione terrestre atlantidea più calda, meridionale.

Dovete immaginarvi che entrambe le correnti hanno agito sull’atlantideo. Le correnti fredde del nord e le correnti calde del sud. Le correnti calde hanno fatto entrare fuoco nel cuore, l’hanno fatto divampare in entusiasmo, mentre l’altra parte della natura umana era accesa dal freddo nord. Le correnti che venivano dal nord hanno trasformato talmente la fronte dell’atlantideo [altra trascrizione. Il cervello] che l’uomo poteva diventare un pensatore, un osservatore sensibile. Il capo dell’atlantideo era formato del tutto diversamente dal capo dell’uomo di oggi. Proprio quello che le forze dei dodici flussi dal nord hanno effettuato ha reso l’uomo un pensatore. E il flusso caldo del sud gli ha dato il suo sentimento, il suo modo di sentire e anche la sua odierna sensualità. Quello che il sangue ricevette da ciò fluì nel cuore, che così è diventato un organo completamente diverso. Poiché il sangue, il succo nutritivo che nutre l’uomo, l’intera circolazione sanguigna è diventata diversa, anche l’alimentazione esterna del corpo doveva essere diversa. Possiamo quindi dire. L’uomo è stato lavorato da due parti in quel tempo. Il suo corpo fisico è stato trasformato in due direzioni. Da una parte per essere il portatore del cervello, dall’altra per essere fornito di sangue, il sangue di cui questo uomo trasformato aveva bisogno.

Questi processi si presentavano alla visione dell’atlantideo in forma di immagine. Nella visione astrale tutto si presenta in forma di immagine. L’afflusso dei flussi spirituali che formarono i nostri nervi si presentava a lui come dodici flussi provenienti dal freddo nord; e quello che trasformò il cuore si presentava a lui come il fuoco che saliva dal sud. Quello che trasformò il capo fisico nel capo dell’odierno uomo osservatore si presentava a lui come l’immagine dell’uomo primordiale, e l’elemento nutritivo nell’uomo si presentava a lui come un’altra immagine, come l’immagine dell’animale che si nutre.

Come si presentò allora colui che aveva visto tutto questo al popolo? Come si esprimeva? Si esprimeva in immagini. Poiché quello che abbiamo detto qui gli uomini di allora non avrebbero compreso. Ma si erano conservati un’antica chiaroveggenza. Quando gli si parlava in immagini, potevano comprendere le grandi verità significative. Questo metodo era praticato anche nelle scuole druidiche. Gli antichi saggi sacerdoti parlavano al popolo così:

Prima che poteste guardare dentro a questo mondo che è pieno di piante e animali, di tutti gli oggetti che ora potete distinguere fuori, non c’era nulla se non uno spazio buio e spalancato, come un abisso. Vedete le immagini nello spazio. Ma tutto quello che ora esiste proveniva da questo abisso, da Ginnungagap — questo è il vecchio caos germanico. Allora si raccontava oltre. Dal nord fluivano dodici flussi, e dal sud venivano scintille di fuoco. Attraverso il fatto che le scintille di fuoco del sud si univano ai dodici flussi del nord, sorgevano due esseri. Il gigante Ymir e la mucca Audhumbla. Che cosa è ora il gigante Ymir? Ymir è l’uomo pensante, che è sorto e si è formato dal caos — da Ginnungagap; e la mucca Audhumbla è il nuovo nutrimento e il nuovo cuore. Nella forma umana sono uniti il gigante Ymir e la mucca Audhumbla.

Come dobbiamo immaginarci che il vecchio druido, il saggio sacerdote, parlasse al popolo? Aveva la saggezza, sapeva quello che era accaduto. Parlava a persone che, o avevano conservato un’antica chiaroveggenza in momenti eccezionali, oppure avevano fiducia. Sapeva che sarebbe stato compreso se avesse raccontato il processo della umanizzazione così come si presentava alla visione astrale. I dodici flussi che venivano dal nord e che formano i dodici paia di nervi si uniscono alle scintille di fuoco che sprizzavano dal sud, che formano il cuore e il sistema nutritizio. Queste sono le due forze che si presentano come il gigante Ymir e come la mucca Audhumbla — come è raccontato bellamente nella Genesi germanica! Due mondi sorsero — ascoltiamo — il freddo Niflheim e il caldo, fiammeggiante Muspelheim. Niflheim emette i dodici flussi, Muspelheim emette le scintille di fuoco.

Ora andiamo avanti un po’. Sappiamo che in quel momento in cui il corpo eterico del capo si unì al capo fisico, l’Io sorse come un Io chiaro e consapevole di sé. Prima l’uomo non poteva dire a se stesso «Io». L’uomo si sentiva certo già come un essere-Io, ma non gli era ancora sorta la coscienza dell’Io. Insieme a questo diventare-Io l’uomo dovette riconoscere quello che si era trasformato e formato. Era diventato un Io nel senso più elevato.

Ora consideriamo quello che era tutto sorto nell’uomo. Era sorto quello che veniva dai dodici flussi, cioè quello che attraversava il suo capo con i nervi cerebrali. Ma era sorto anche quello che per sua natura non è connesso con il capo, quello che per sua natura proviene dalla mucca Audhumbla. Queste due nature si erano allora unite; potete vederlo formalmente. Cercate di immaginarvi chiaramente come tutto quello che veniva dai dodici flussi del nord fosse contenuto nel cranio e nel midollo spinale. Tutto il resto è aggiunto. Le costole e gli organi sottostanti sono quello che veniva dal sud dalle scintille di fuoco, la mucca Audhumbla. Si era formato da uno stato umano completamente diverso e si era aggiunto al precedente. Che cosa si era formato là? L’uno che si era formato da uno stato umano completamente diverso è il principio sessuale. Certo il principio sessuale era già formato nell’antica Lemuria, ma solo con il sorgere della coscienza dell’Io è venuto anche alla consapevolezza dell’uomo. Prima di questo momento l’uomo era più o meno inconsapevole. L’atto sessuale avveniva come in uno stato di sogno, uno stato crepuscolare. La seconda cosa che fu data all’uomo era la forma del cuore stesso. E una terza cosa che gli fu data, che gradualmente in questo tempo si formò, era il linguaggio. Il linguaggio è anche una creazione dell’Atlantide. Senza il linguaggio non potete immaginarvi lo sviluppo del pensiero, della spiritualità superiore. E nemmeno senza il cuore trasformato e senza il mutato, il consapevole principio sessuale potete immaginarvi questo. Così l’uomo appare meravigliosamente articolato. Il suo pensiero, la sua osservazione esterna sono stati articolati al suo capo. Aggiunto a questo è un triplo. Il consapevole principio sessuale, il consapevole cuore e il consapevole linguaggio, che è l’espressione della sua essenza interiore.

Ora rendiamoci presente come tutto questo si presenta alla visione astrale. Lo spettatore astrale lo vede di nuovo in un’immagine, come un albero si presenta a lui, un albero che ha tre radici. Una radice è la sessualità, la seconda è il cuore e la terza è il linguaggio. Queste tre radici sono in corrispondenza con lo spirituale, il capo. Continuamente corrono correnti nervose avanti e indietro. Lo spettatore chiaroveggente può vederlo come se un essere continuamente corresse da basso a alto e da alto a basso. Appare come se l’alto, lo spirituale, fosse continuamente combattuto da quello che viene dal basso. Questi due flussi si oppongono uno all’altro. L’uomo non avrebbe mai potuto vivere nei suoi arti inferiori senza essere fecondata dai dodici flussi nervosi che vengono dal capo. Nel sangue gocciolano i succhi nutritivi spirituali dall’alto verso il basso. Così lo spettatore chiaroveggente vede nell’immagine il divenire del nuovo uomo, come si preparava negli ultimi tempi dell’epoca atlantidea per il tempo post-atlantideo.

Il vecchio saggio druido doveva parlare così che dicesse agli uomini. Così si vede la cosa. — Gli uomini avevano ancora la chiaroveggenza astrale, e così poteva ancora descrivere loro quello che vedeva sul piano astrale. Per questo insegnò. Quello che è sorto nell’uomo e oggi vive in lui — la personalità-Io — ha tre origini. L’Io, che c’era già prima, ma ora è venuto alla consapevolezza, proviene da Niflheim. Ma c’è un serpente che continuamente rosicchia alla radice che proviene da questa fonte, Niddhögr è il suo nome. Chiaroveggentemente si può effettivamente vedere questo serpente rosicchiare. Gli eccessi del principio sessuale, che non viene tenuto a freno, rosicchiano questa radice dell’uomo.

La seconda radice è il cuore. Da esso proviene la nuova vita dell’uomo. Tutto quello che l’uomo fa, lo fa sotto lo stimolo del cuore. Sente quello che lo rende felice o infelice. Sente il presente, ma sente anche quello dentro a cui cresce verso il futuro; il vero destino dell’uomo è sentito dal cuore. Per questo i saggi sacerdoti dissero. Alla fonte da cui proviene questa radice, siedono tre norne e filano i fili del destino. Le norne sono Urd, la signora del passato, Verdhandi, che sa del presente, dell’essere e del divenire, e Skuld, che conosce quello che sarà nel futuro. «Skuld» è la stessa parola di «culpa» (colpa). Il futuro sorge dal fatto che dal presente qualcosa continua, che deve essere espiato.

Alla terza radice c’è la fonte di Mimir, Mimir, che beve la bevanda della saggezza. Questo è quello che si esprime come linguaggio. E in alto i rami dell’albero si protendono nel territorio dello spirito, e dal spirituale giù vengono gocce del fluido nervoso fecondante. I saggi sacerdoti l'esprimevano dicendo: Là in alto nei rami dell’Albero del mondo pasce una capra, dalle cui corna continuamente goccia. — Così il basso è continuamente fecondato dall’alto. E un piccolo scoiattolo corre da alto a basso e da basso a alto e porta parole di contesa avanti e indietro: la lotta della natura inferiore contro la natura superiore.

Così la presenta la saga germanica. Dice: il nuovo uomo nel nuovo mondo assomiglia a un albero, a un frassino che ha tre radici. La prima radice va a Niflheim, nella terra primordiale gelida e buia. Nel mezzo di Niflheim c’era l’inesauribile sorgente Hvergelmir; dodici flussi sorgevano da essa, scorrevano attraverso il mondo intero. La seconda radice andava alla sorgente delle norne Urd, Verdhandi e Skuld; sedevano sulle sue rive e filavano i fili del destino. La terza radice andava alla sorgente di Mimir. Yggdrasil era il nome dell’Albero del mondo, in cui le forze del mondo si erano concentrate. Un uomo si rappresenta nel momento in cui dovrebbe diventare consapevole del suo Io, da cui dovrebbe suonare la parola «Io» dal suo interno. «Yggdrasil» significa «portatore dell’Io». Portatore dell’Io è questo albero. «Ygg» è «Io» e «drasil» è lo stesso radicale di parola di «portare».

Ora cercate di immaginarvi le innumerevoli spiegazioni erudite e non erudite, intelligenti e non intelligenti che sono state date su questo mito germanico. Tutte queste spiegazioni non hanno valore per l’occultismo. Per l’occultista vale infatti il principio che tutto quello che è segno — e anche una narrazione è un segno — ha una realtà effettiva nel mondo spirituale. Solo quando sappiamo quello che corrisponde a tale segno nel mondo spirituale, allora riconosciamo il vero significato dei segni e dei miti. Nessuno può sollevare e applicare le forze per lo sviluppo umano che giacciono negli antichi miti nordici, colui che non si accosta al significato più profondo di questi miti in questo modo. È proprio attraverso l’occultismo che conquistiamo le conoscenze del mondo e dell’uomo che gli antichi druidi misero nelle immagini del mito germanico, non perché volessero inventare immagini da una fantasia fiorita, ma perché vedevano queste immagini. Nessun segno ha legittimità nell’occultismo che non possa essere visto nei mondi superiori. Le antiche saghe e i miti sono segni nel mondo fisico per una realtà superiore. Sono una scrittura che meravigliosamente ripercorre i tempi passati. Se possiamo leggere questa scrittura, allora guardiamo profondamente nella preistoria, e allo stesso tempo il mito stesso ci feconda.

Se riconosciamo i miti in questo modo, riconosciamo molto più profondamente della scienza astratta. La scienza può mostrarci i dodici paia di filamenti nervosi: l’occultista rende riconoscibile la loro origine e l’intero nesso cosmico. Che cosa è l’uomo? Un simbolo dello spirito, poiché è nato dal mondo spirituale. È una composizione di forze spirituali. Se l’uomo si riconosce propriamente, si riconosce come un simbolo per l’eterno che giace in lui. Portiamo questo con noi e tra una settimana continueremo le considerazioni. Vogliamo riflettere su questo nel senso della parola goethiana «Tutto il passeggero è solo una similitudine». L’uomo stesso è una similitudine per lo spirituale imperituro nel passeggero. Quando l’uomo riconosce questo, gli sorge la conoscenza del suo proprio nucleo spirituale imperituro, eterno e essenziale.

2°Parte 1 (Miti e saghe) - Antichi miti nordici e persiani

Berlino, 14 Ottobre 1907

Miti e saghe norreni e persiani

Otto giorni fa abbiamo discusso attraverso il mito germanico della cosmogonia importanti nessi dell’organizzazione umana, della struttura del corpo fisico con il mondo astrale. Abbiamo visto l’interessante nesso tra i dodici paia di nervi cerebrali e i dodici flussi che i nostri antenati attraverso il loro modo di chiaroveggenza hanno visto sul piano astrale: questi non sono nulla di diverso dai flussi in arrivo che nel corso dell’evoluzione hanno formato nel cervello i dodici paia di nervi cerebrali. Abbiamo anche visto come le cosiddette parti più morbide dell’organizzazione umana, quello che appartiene alla laringe, quello che appartiene al cuore e alle parti organiche inferiori, come tutto ciò è collegato alle radici dell’Albero del mondo — che è appunto un’apparizione astrale — e come la formazione cerebrale dell’uomo è collegata alla cima e ai rami dell’Albero del mondo. Abbiamo così guardato profondamente nel nesso tra quello che il mito racconta e quello che possiamo acquisire attraverso la nostra conoscenza. Abbiamo anche visto che tali segni e simboli come il mito ci offre non sono cose inventate o create dalla fantasia, ma corrispondono alle osservazioni reali nel mondo astrale. Questo deve sempre di nuovo essere sottolineato: tutto il discorso su simboli e segni che viene dalla ragione e dalla speculazione è senza valore. I veri simboli che giocano un ruolo nell’occultismo sono infatti resoconti di esperienze ed esperienze nel mondo spirituale.

Oggi avremo uno sguardo ancora più profondo in questo territorio. Arriveremo a un capitolo che in realtà può essere discusso solo in un gruppo di lavoro di questo tipo, che si è occupato di queste questioni da più tempo. Bene, ai gruppi di lavoro continuano ad arrivare membri più giovani. Questi devono già entrare in questo, ascoltare cose che potrebbero essere ancora scioccanti per loro in alcune circostanze. Ma non potremmo andare avanti se non volessimo discutere anche quello che vale per gli avanzati. Con questo non si intende avanzato riguardo allo studio e alla conoscenza. Quello che ora si intende con «avanzato» è che i membri che sono qui da più tempo si sono formati un certo sentimento per il fatto che si può parlare di entità spirituali e di altri mondi come se fossero cose o persone che si incontrano sul piano fisico. Si tratta di esseri con cui in certe circostanze si può conversare e parlare familiarmente, come con gli esseri che si incontrano quando si esce per la strada. In questo senso intendo «avanzati»: che non sono scioccati quando si parla dei mondi spirituali e dei loro abitanti in modo franco. E i membri più giovani possono almeno per il momento avere la buona volontà di ascoltare una cosa simile e di accoglierla in modo franco come una narrazione dal mondo sensibile ordinario. La composizione del discorso di oggi apparirà un po’ varia. Ma non importa. Otterremo una visione, da una parte su un capitolo importante del mondo spirituale, e dall’altra parte sul nesso con la nostra stessa corporeità umana.

Sapete che dentro il nostro mondo sensibile si estende un secondo mondo, che chiamiamo il mondo astrale, che in primo luogo si presenta come un mare di luce fluttuante in cui fluiscono colori e forme. Per il ricercatore nel mondo astrale questi elementi di colore si ordinano in esseri determinati, che riconosce come esseri astrali, che sono lì altrettanto reali come qui le piante e gli animali nel mondo fisico. Poi è inserito nel mondo astrale e fisico il mondo del suono spirituale, delle armonie sferiche, il mondo del Devachan, che si può riconoscere attraverso l’ascolto soprannaturale. Lo discuteremo un’altra volta. Oggi vogliamo limitarci al mondo astrale con alcuni punti di vista.

Chi studia il mondo astrale con i mezzi che coloro che possono occuparsi più direttamente di queste cose possono conoscere gradualmente attraverso il loro stesso sviluppo, scopre che questo mondo è veramente molto, molto più popolato del nostro mondo fisico. Poiché il mondo astrale ha una proprietà che il mondo fisico non ha, e questa proprietà si designa nell’occultismo come «trasparenza». Gli esseri astrali cioè possono passare l’uno attraverso l’altro; gli esseri fisici non sono in grado di fare ciò. Da questo già potete dedurre che il mondo astrale può essere molto più popolato, può contenere molto più esseri del mondo fisico. Così è effettivamente.

Pensate al tempo in cui un gran numero di persone era ancora in grado, anche senza addestramento occulto, di guardare ancora nel mondo spirituale attraverso le loro capacità naturali. Allora avrete una concezione un po’ diversa di qualche vecchia immagine che pittori precedenti hanno dipinto. Vi ricordo solo la «Madonna Sistina», che si trova a Dresda. Anche se molti non hanno visto personalmente la «Madonna Sistina», conoscono comunque le buone incisioni che se ne sono fatte. Avrete dunque visto che nello sfondo l’intera atmosfera è piena di teste di angeli o teste di geni. Come l’osservazione della natura altrimenti fa crescere le forme di nuvole dall’aria, così crescono le forme di angeli o geni. Questo non è una pura fantasia, ma per chi può vedere il mondo astrale è una piena realtà. Così il mondo astrale, che ci circonda come un mare ondeggiante di luce, è pieno di esseri che germogliano quasi in una vivacità infinita da ogni punto dello spazio. Così il piano astrale si presenta in ogni senso: la vita spirituale mossa è in esso. Ora non deve essere detto che i pittori che vivevano al tempo di Raffaello avevano ancora questa visione in piena misura. Sarebbe dire troppo. Ma c’erano grandi predecessori di questi pittori, le cui opere da tempo non esistono più, che in molti riguardi erano veri chiaroveggenti. Dalla loro vista chiaroveggente hanno tramandato la tradizione, cosicché un pittore come Raffaello, anche se non era chiaroveggente, sapeva dalla tradizione: è così, e pertanto poteva ripeterlo correttamente. Ancora molto più correttamente immagini più antiche del 13° e 14° secolo. Se risalite e venite a un’epoca più nota per il pittore Cimabue, vedrete come nelle immagini vi si presenta lo strano fenomeno dello sfondo d’oro, e come da esso crescono forme di angeli o geni. Anche questo corrisponde pienamente alla realtà della visione astrale.

Fino allo sfondo d’oro corrisponde alla realtà. Effettivamente, quando giungiamo alle parti superiori del piano astrale, il mare di luce fluttuante, che brilla in altri toni di colore ed è illuminato, si trasforma in un mare di luce fluttuante che appare come se fosse attraversato e illuminato da oro. È riprodotto molto bellamente in un dipinto di Raffaello, un affresco, la «Disputa», di fronte a un’altra immagine, che è chiamata «Scuola di Atene», un nome che dovrebbe essere cancellato. Nella «Disputa» avete in basso gli uomini che disputano — come si crede: padri della chiesa, papi, dottori della chiesa. Poi inizia la regione degli apostoli e dei profeti, e poi si articola una regione che in Raffaello è riprodotta nelle teste di geni: quella è la regione che possiamo chiamare il piano astrale inferiore. Più in alto avete nella stessa immagine la regione del piano astrale superiore illuminata d’oro, riprodotta correttamente. Per questo le immagini di questi vecchi pittori hanno un effetto così convincente, perché colui che sa queste cose trova in esse la verità della visione interiore riprodotta. Anche su chi non lo sa, hanno un effetto convincente, perché nell’inconscio può sentire da quale profonda verità queste cose sono create. Lo menziono per sottolineare come gli uomini nei tempi precedenti erano consapevoli di queste realtà superiori e le hanno riprodotte anche nell’immagine.

Da questo mondo, che ora abbiamo cercato di caratterizzare così come è stato riprodotto nel dipinto dai pittori, vogliamo oggi discutere qualcosa. Vogliamo diventare attenti oggi su esseri molto particolari, che l’uomo chiaroveggente incontra nel mondo astrale, in parte nel mondo astrale inferiore, in parte nel mondo astrale superiore. Ci sono tali esseri che sono formati come un corpo di uccello molto complicato, ma di enorme bellezza, dotato di potenti organi simili ad ali e con una testa simile a quella umana; così sono formati e strutturati. Queste sono decisamente realtà del piano astrale. I grandi insegnanti delle religioni che potevano guardare dentro, erano ben consapevoli di questo tipo di esseri. E quando nei tempi più antichi si cercava di rappresentare questi esseri — i Cherubini, o i griffi un po’ meno corretti, ma almeno intenzionalmente corretti — allora si dipingevano tali strane figure che stanno nel mezzo tra il genio e la bestia fantastica.

Se ci si ricorda delle vecchie saghe, vi si ha il tentativo degli uomini di riprodurre questi esseri superiori di genio. Sono formati in modo vario, e coloro che hanno operato nelle scuole segrete e li hanno conosciuti, hanno caratterizzato questo coro di esseri. Questo tipo di esseri si raggruppa in sei classi. Come sei reggenti, come sei condottieri di questi sciami, ci sono tali sei geni principali. In vari modi sono stati nominati, questi sei geni principali del piano astrale superiore, della regione dorata. L’insegnamento segreto persiano li chiama «Amshaspand», parla dei sei Amshaspand.

Un secondo tipo di esseri astrali, che si verificano in una regione un po’ più bassa, appare diverso: non assomiglia affatto a figure che esistono qui nel piano fisico. Ma almeno ci si può far capire se si tenta di esprimere le loro forme attraverso forme del piano fisico. L’hanno fatto anche gli insegnanti segreti, che hanno dato ai popoli le loro mitologie e quell’arte di cui abbiamo parlato, che è nata dall’insegnamento segreto. Non ci sono forme che assomigliano esattamente a questi esseri: possiamo dunque solo caratterizzarli rappresentandoli così da avere una specie di corpo umano con tutte le possibili teste di animali diverse. Gli egiziani, che proprio in questo territorio del piano astrale sapevano bene e conoscevano bene gli esseri spirituali di questa sfera, si sono impegnati nelle varie forme — come ad esempio nelle forme umane con la testa di falco o nella forma umana con altre teste di animali — per riprodurre esattamente questa categoria di spiriti del piano astrale. Anche questi non sono fantasie arbitrariamente inventate, ma forme con cui si può fare affari sul piano astrale, così come con uomini e animali sul piano fisico.

Poi ci sono un terzo tipo di esseri. Ce ne sono innumerevoli, che non si possono più ben caratterizzare tracciando paragoni dal mondo animale o umano: si cerca piuttosto di usare il regno vegetale o gli animali inferiori per la loro corporeità e la testa umana come la loro testa, così che l’insieme assomiglia più o meno a un corpo vegetale da cui cresce una testa umana, o a un corpo di pesce con una testa umana. Tutto ciò dà più o meno un’immagine per gli esseri che sono presenti sul piano astrale.

Ce ne sono, come vi ho detto, sei tipi di tali esseri-genio, che i Persiani chiamavano «Amshaspand». Anche il secondo tipo, che è caratterizzato meglio da forma umana con testa di animale, ora li conoscete, sono formati in moltissimi modi. Se passate attraverso queste forme, ottenete circa ventotto a trentuno gruppi, e uno di questi gruppi è condotto da un reggente, così che avete ventotto a trentuno tali esseri come reggenti sul piano astrale. Gli insegnanti segreti persiani chiamavano questi reggenti i ventotto o trentuno «Izard». Gli esseri che ho discusso come terza categoria, li chiamavano «Farohar». Ce ne sono innumerevoli, e non avreste mai finito se voleste anche classificarli tutti per numero in classi.

Oggi vogliamo interessarci solo dei sei Amshaspand con i loro sciami e dei ventotto a trentuno Izard con i loro, perché hanno un significato tutto straordinario per l’intera vita umana. Chi guarda dentro il mondo spirituale sa come rispondere alla domanda che qualcuno potrebbe porre: con cosa occupano il tempo questi esseri del piano astrale? Che cosa fanno per tutto il tempo? — Sarebbe completamente sbagliato credere che questi geni e spiriti fossero lì solo per formare gruppi. Si potrebbe facilmente credere, se si prendessero certe descrizioni poetiche, che fossero solo articolati nelle varie sfere per formare gruppi. Sarebbe naturalmente per questi spiriti un’esistenza molto noiosa. Non si tratta della formazione di gruppi viventi nel mondo spirituale. Tutti questi esseri hanno la loro missione nel piano cosmico. Questi esseri, che i Persiani chiamavano Amshaspand e Izard, erano conosciuti anche dagli antichi Germani, dagli antichi Tratti e dai sacerdoti druidi: solo li contano diversamente. Secondo alcune tradizioni ce ne sono ventotto, secondo altre trenta o trentuno. Presto sentirete perché il numero è incerto. Gli esseri che i Persiani chiamano Amshaspand sono entità spirituali superiori che presiedono alle forze naturali intorno a noi e le guidano. Le forze naturali — quello che fa crescere le piante, prosperare gli animali, permettere all’uomo di vivere — queste forze che ci circondano, che chiamiamo luce, calore, elettricità, magnetismo e così via, energia nervosa, energia del sangue, energia procreativa — chiamatelo come volete — non sono forze puramente non-spirituali. È una superstizione che siano forze non spirituali. Queste forze sono l’espressione esterna di entità spirituali. Le grandi forze dell’esistenza, la luce, l’aria, il calore, l’elettricità, e anche le grandi forze chimiche che attraversano il mondo, sono tutte l’espressione esterna degli Amshaspand agenti e dei loro sciami. Lì operano dentro. Se mi posso esprimere in modo triviale: «cucinano» il mondo. Per l’osservazione sensibile sono dietro le quinte. Ma vi potete comunque formare un’idea di loro se vi immaginate, ad esempio come nel teatro delle marionette, un attore, un interprete, che non diventa visibile, ma che è riconoscibile da come agisce attraverso fili e corde. Come nel teatro delle marionette dietro le figure agisce l’attore, così dietro le forze naturali stanno gli esseri spirituali. È terribile per una superstizione materialistica quando vede solo le marionette e non ha consapevolezza che entità spirituali stanno dietro. Questo è allora il compito degli Amshaspand, dei sei grandi geni che, come l’insegnamento del dio persiano dice, stanno ai lati del buon Dio Ahura Mazdao o Ormuzd come esecutori geni.

A loro sono subordinati i ventotto Izard. Quale significato hanno? Questo si rivela all’osservazione diretta chiaroveggente nel migliore dei modi se li si osserva giorno dopo giorno. Mi capirete meglio se parlo completamente senza veli di questi ventotto Izard. Se i sei Amshaspand lavorassero con luce, aria, calore e così via senza gli Izard, allora questa nostra struttura mondiale non verrebbe a essere come è. È necessario che, affinché questo mondo venga a essere, ci sia un aiuto inferiore. Devono esserci spiriti esecutivi subordinati. Questi sono i ventotto Izard. E c’è un ordine di rango tutto straordinario da osservare. Se cioè si osserva giorno dopo giorno come il lavoro viene eseguito, si vede che i sei grandi geni collettivi, gli Amshaspand, operano continuamente, incessantemente, uniformemente. Sono instancabili. Ma gli Izard subordinati ventotto hanno un tempo di lavoro sostanzialmente abbreviato. Cioè si avvicendano, così che un giorno si vede come aiutanti una categoria di Izard, il secondo giorno la seconda categoria e il terzo giorno la terza e così via. Attraverso questo avviene che il mondo possa andare avanti. Se in primavera viene fuori un certo genere di pianta, lavorano gli Amshaspand. Malgrado lavorino sempre instancabilmente, tuttavia attraverso un certo tempo uno guida: quello è allora il più attivo. Gli altri sono sì anche attivi, ma non hanno la guida. Dopo un po’ allora un altro prende il comando. Se ora un genere di pianta esce in primavera, allora è così che gli Amshaspand operano nel modo delle grandi forze naturali, e che le forze inferiori, gli Izard, lavorano così che tutto corrisponda e si accordi a un giorno esatto. Che il clima sia giusto ad esempio, che la temperatura sia proprio giusta questo giorno, questo è effettuato da una categoria di Izard. La crescita vegetale non potrebbe procedere se non venisse il giorno dopo un’altra categoria di Izard. Dopo ventotto giorni ritorna la prima categoria, e così continua. Questo è effettivamente l’arrangiamento nell’ordine spirituale che sta dietro la natura. Lì guardiamo profondamente dentro al meccanismo, vediamo come si lavora sul piano astrale.

Ricordiamoci ora quello che abbiamo detto otto giorni fa. Abbiamo detto che la parte del mito germanico che allora abbiamo discusso si ricollega all’esodo del piccolo gruppo scelto vicino all’odierna Irlanda, che una volta era una parte dell’Atlantide, la cui popolazione era avanzata nello sviluppo ed era poi emigrata verso Oriente. Quello che era la razza più avanzata degli Atlantidei ha fondato le culture orientali. Nel racconto dell’Albero del mondo è espresso il divenire del nuovo uomo, come nel tempo allora si vedeva nel mondo astrale. Si è visto come i dodici flussi che abbiamo descritto l’ultima volta scorrevano dal nord ed erano fluiti dentro per lunghi tempi. Questi dodici flussi sono effettivamente presenti sul piano astrale, anche oggi. Se cioè seguite i dodici paia di filamenti nervosi che vi scorrono attraverso il capo, ed estendete le linee più lontano nel mondo, si uniscono tutti ai dodici flussi fondamentali che sono presenti sul piano astrale. Effettivamente scorrono dentro attraverso le sei aperture della testa, attraverso due occhi, due orecchi e due narici. Dentro diventano di nuovo dodici flussi, due per due. E chi li spedisce dentro? Poiché la luce e l’aria, che agiscono fuori come forze naturali, sono dirette dai sei Amshaspand, ai massimi livelli della formazione umana questi dodici flussi vengono spediti nel nostro capo per formare i nostri nervi cerebrali. Gli insegnanti segreti hanno visto questo nei sei Amshaspand. Hanno visto i sei spiriti dirigenti che spediscono i dodici flussi nel capo, così che l’uomo acquisisce la capacità di cogliere il mondo con l’aiuto del suo sistema nervoso. Così vedete il capo umano come in una specie di connessione telefonica o telegrafica collegata a questi sei geni. A loro dovete la capacità di poter percepire attraverso i vostri sensi. Così l’uomo sta come microcosmo, come un piccolo mondo, nel nesso con il grande mondo, il macrocosmo.

Cosa fanno gli spiriti subordinati lì, i ventotto Izard? Vedete, prima che l’uomo fosse maturo per assorbire le forze alte degli Amshaspand stessi, era già maturo per assorbire le forze degli Izard, che si esprimono nei suoi nervi inferiori. Come i flussi sopramenzionati fluiscono nei nervi cerebrali e li costruiscono, così fluiscono i flussi dei ventotto Izard nel corpo umano, che era costruito prima del capo. Prima che l’uomo fosse capace di assorbire le forze degli Amshaspand e di farsi il capo da esse, il corpo dell’uomo era capace di assorbire gli afflussi dei ventotto Izard. Ha ancora le forze degli Izard in lui adesso?

Se esaminiamo il midollo spinale dell’uomo, troviamo che un filamento nervoso l'attraversa attraverso la spina dorsale, che ha materia biancastra fuori e grigia dentro, mentre nel cervello l’interno è bianco e l’esterno è grigio, cioè proprio al contrario. Questo ha un significato particolare. Interessante è ora che nella lunghezza intera della spina dorsale dal midollo spinale escono filamenti nervosi, che forniscono le funzioni inferiori del corpo. Escono da sopra e si diffondono verso il basso per tutto il corpo. Quanti di questi filamenti nervosi ci sono? Se vogliamo capire quanti ce ne sono, prima dobbiamo rispondere alla domanda: Da dove vengono? — Questi sono infatti i filamenti che sono stati formati dagli afflussi dei ventotto Izard; per questo ci sono ventotto a trentuno paia di tali filamenti nervosi che vanno sinistra e destra. Sapete, l’uomo ha subito uno sviluppo lunare prima della formazione terrestre. Durante lo sviluppo lunare inizialmente sono stati formati solo ventotto di tali filamenti nervosi come embrione. Poi, quando la Luna si è evoluta verso la Terra, due o tre nuovi ne sono stati aggiunti. Per questo il numero originale di ventotto Izard, che già sulla Luna servivano i geni superiori, è aumentato di tre. Poiché sulla Terra doveva essere preparata la formazione superiore dell’uomo, dovevano arrivare tre Izard ulteriori. Questi ultimi tre sono specificamente solo Izard che agiscono sull’uomo, non hanno compito nella natura fuori. È molto interessante osservare questo.

Ora è altamente interessante seguire questi processi interi cosicché non li consideriamo solo nell’uomo, ma li osserviamo fuori nella grande natura. Poiché l’uomo è stato gradualmente formato secondo le costellazioni della grande natura fuori. Se la nostra Terra non fosse nell’ambiente del Sole intorno a cui si muove in un anno, se nel suo ambiente non ci fosse la Luna, che si muove intorno a essa in un mese mostrando quattro fasi, allora l’uomo sarebbe diverso, poiché tutte queste cose sono strettamente connesse. La luce e l’aria agiscono diversamente quando il Sole da un certo punto del cielo illumina la Terra, e diversamente quando da un altro punto il Sole illumina la Terra. Perché è così? Perché con l’apparente procedimento del Sole è collegato il fatto che gli Amshaspand si avvicendano per quanto riguarda la guida. Da mese a mese, per sei mesi, gli Amshaspand si avvicendano nella guida. Questo è collegato al passaggio del Sole attraverso i dodici segni dello zodiaco. Ogni sei mesi un Amshaspand ritorna al turno, così che abbiamo un periodo di governo degli Amshaspand nei mesi dell’estate, l’altro nei mesi dell’inverno. In ogni anno un Amshaspand ha due volte un mese da operare, e nel corso di questo governo gli Izard si avvicendano, proprio come il cambio della Luna si avvicendano. Per questo la Luna ha bisogno, per passare attraverso le sue quattro fasi e tornare alla sua forma originale, ventotto giorni. Il percorso della Luna significa la regolazione del lavoro degli Izard, il giro del Sole la regolazione della guida degli Amshaspand.

Così la formazione del cervello umano con i suoi dodici paia di nervi è collegata con il corso annuale del Sole e con i dodici mesi. Quello che fuori nella natura i dodici mesi, quello dentro di noi i dodici paia di nervi cerebrali, e quello che fuori i ventotto giorni lunari, dentro di noi i ventotto nervi del midollo spinale. E poiché era necessario che, nel rinascere della nostra Terra dalla vecchia forma lunare, entrasse un nuovo ordine, tre nuovi Izard furono aggiunti, per cui entrò quell’ordine in cui i mesi devono necessariamente variare con trenta o trentuno giorni. La divisione astronomica odierna non è proprio esatta, perché i tre Izard in eccesso agiscono specificamente sull’uomo e meno nella natura fuori. Se ogni mese avesse sempre trentuno giorni, allora tutti i trentuno Izard effettivamente agirebbero sull’uomo. Regolano le funzioni del corpo organico sotto il capo, e così queste funzioni del corpo organico sono effettivamente connesse con il differente governo degli Izard, anche se negli individui si spostano. Originariamente sono connesse con la divisione della grande natura.

Vedete profondamente nel nesso della struttura umana interna con il mondo spirituale del piano astrale. Si parla nei vari lavori teosofi popolari dei «Costruttori». Qui li vedete al lavoro, come operano su di voi da fuori e vi costruiscono. Qui vedete anche quale creatura complicata è l’uomo, quanti esseri operano affinché l’uomo, questo essere complicato, possa essere costruito. Sei categorie di spiriti devono essere presenti affinché la sua testa conoscente possa essere costruita; e ventotto a trentuno spiriti inferiori devono essere presenti affinché il suo corpo e tutte le funzioni del suo corpo vengano in essere. È una meravigliosa connessione tra l’uomo e il mondo spirituale. Ora capirete che non è sufficiente, per la conoscenza della relazione dell’uomo all’Infinito, cianciare solo del fatto che l’uomo è costruito dal mondo spirituale: dobbiamo in pazienza studiare come è. Da ogni organo che è nell’uomo, l’occultismo sa indicare gli esseri che hanno costruito l’organo da fuori. Questa è un’anatomia occulta, che vi porta dagli effetti nel mondo sensibile alle cause nel mondo spirituale. Gli effetti li vede chi guarda il mondo ingenuamente con i suoi sensi: le cause si possono imparare a conoscere solo attraverso l’occultismo. Vedete da questo che ci sforziamo di non portare prove astratte con vari ragionamenti logici per l’esistenza di un mondo spirituale. Tutto quello che può essere provato può anche essere confutato. Si può fare un’obiezione contro tutto. Su questo non si tratta. Ma quando pezzo per pezzo si raccolgono le singole conoscenze, così che le cose concordano con gli effetti che ci sono nel mondo sensibile, allora si può arrivare a riconoscere come corretti quelli che l’occultista riconosce, come l’uomo è costruito dal mondo spirituale. Non è venuto in mente ai Persiani contare i ventotto filamenti nervosi del midollo spinale: hanno visto i ventotto Izard al lavoro. L’intero uomo lo potete trovare nelle mitologie e saghe. Questo dà il grande fascino dello studio occulto vero della mitologia.

Questi fenomeni che abbiamo studiato, li trovate ovunque nelle scuole segrete dalla Persia fino a qui nell’Europa centrale presso i druidi. Non importa se il massimo spirito che sta davanti agli Amshaspand è chiamato Ahura Mazdao, Ormuzd, oppure Huu — come era chiamato nelle scuole druidiche — questa non è la questione. Si conoscevano gli esseri spirituali che nelle mitologie erano stati dati agli uomini. Le singole figure divine e spirituali non sono invenzioni fantasiose di una fantasia popolare. Chi parla di «fantasia popolare» ha in una certa misura una ragione: ma la fantasia non sta con coloro che hanno dato le figure ai popoli, sta con i nostri studiosi eruditi di oggi, che parlano di una fantasia popolare che non esiste affatto. E molte volte l’erudizione è una superstizione molto più terribile di quello che l’erudizione chiama superstizione. Nei miti e saghe si trova spesso una saggezza molto, molto più profonda, poiché risalgono alle origini delle cose, che erano dietro il sensibile nell’invisibile.

È come se, quando si effettua una tale considerazione, l’uomo cessasse di essere rinchiuso nella sua pelle, e la sua esistenza continuasse da dentro verso fuori. Diventa familiare con gli esseri che sono nel mondo spirituale: l’hanno composto, e può di nuovo entrare in rapporto con questi esseri. È un vero entrare in rapporto con questi esseri quello che conseguiamo attraverso il sentiero della conoscenza che conduce ai mondi superiori. Saliamo dagli effetti visibili ai sensi alle cause soprasensibili, invisibili. L’uomo attraverso il sentiero della conoscenza diventa di nuovo uno con l’universo.

Potremmo, andando in questa direzione, addurre molto, molto. Vogliamo però oggi — per non estenderla troppo — concludere questa considerazione con un fatto della mitologia germanica, che vi mostrerà come da una parte le cose accadono nello sviluppo dell’umanità, e come dall’altra questi eventi sono conservati nel mito, come molto rimane nella semplice fede popolare.

Quello che oggi è fisico, prima era interamente spirituale. Prima che questi dodici nervi cerebrali si formassero, c’erano semplicemente i flussi astrali che fluivano dentro, e prima ancora che i ventotto filamenti del midollo spinale si formassero, c’erano i corrispondenti flussi astrali. Come avviene ora il deposito di questi nervi nell’uomo? Nel seguente modo: immaginate che originariamente ci fosse un liquido acquoso, fangoso. Immaginate il cervello così. Potete ancora vederlo oggi nella parte del cervello che è rimasta fluida, acquosa: se rimane troppo forte, sorge il cosiddetto idrocefalo. Il nostro cervello è emerso da un cervello così acquoso ed è diventato gelatinoso. Dapprima scorrevano attraverso questa massa acquosa flussi astrali che venivano da fuori in tutte le direzioni. Lungo questi flussi astrali la massa gelatinosa si articolava e si indurì, e nacquero i nervi. Dove oggi corrono i nervi, originariamente c’erano flussi astrali, poi flussi eterei, e infine diventarono nervi fisici. Immaginate l’uomo che gradualmente si indurisse. Appena cartilaginosa era la massa, quando sorse il primo embrione della colonna vertebrale. Ancora morbida era la custodia ossea. Destra e sinistra fluivano dentro i flussi astralici che più tardi divennero i nervi del midollo spinale. Guardiamo indietro a un tempo antico, quando i ventotto Izard iniziarono a spedire i loro flussi — dapprima astrali — dentro l’uomo.

Anche i ventotto Izard avevano un condottiero, un sovrano, che aveva una dignità tra gli Izard e gli Amshaspand nel mezzo; una specie di caposquadra, un essere divino-spirituale era questo condottiero degli Izard. Se guardiamo indietro a tempi antichi, lo vediamo operare così da comandare i ventotto Izard e da dirigere loro i flussi astralici dentro l’uomo. L’intera Terra era circondata da questa sfera astrale; e così come oggi i venti scorrono attraverso l’atmosfera terrestre, così scorrevano i flussi astralici dentro nei corpi umani. Gli antichi chiaroveggenti videro veramente questi flussi scorrere dentro le teste e le spine dorsali degli uomini del periodo atlantideo. Era un’immagine astrale viva. Quando gradualmente si formarono i nervi fisici, l’immagine scomparve, e questo significò: l’origine fu dimenticata, fu dimenticato come i flussi erano stati diretti nel corpo.

Il condottiero dei ventotto Izard comandava in primo luogo le forze naturali, come operavano giorno per giorno. Nel grande corso dell’anno tutto operava ritmicamente e armoniosamente. Nel corso del giorno operava un po’ irregolarmente. Terribili fulmini, tuoni, temporali attraversavano quell’aria nel cerchio terrestre, che ancora conteneva interamente l’astraleità. Poi il dio, il condottiero degli Izard, che aveva operato fuori, cambiò il suo teatro e operò dentro, nei ventotto flussi nervosi del midollo spinale. Uscì da quel cerchio terrestre spirituale e spiegò i suoi poteri infine nell’uomo. Il mito germanico chiama questo dio Thor o Donar. È lo stesso, secondo la concezione germanica, che più tardi secondo la concezione romana è chiamato Giove. È correttamente venerato come dio del temporale, che ha causato le tempeste. È anche considerato come coniugato con Sif, l’atmosfera della terra astrale: questi due hanno ora una figlia che è qualcosa di completamente straordinario e caratteristico. Come avviene questa figlia? Attraverso il fatto che Thor si è ritirato dentro l’uomo e opera attraverso i ventotto filamenti nervosi. Attraverso i ventotto filamenti nervosi gli uomini non percepiscono l’astraleità esternamente, ma in certi stati eccezionali la percepiscono, ad esempio nello stato di sonno onirico. Coloro che erano particolarmente dotati per percepire questo, allora, secondo la credenza popolare dissero: «Mi preme la Thrud» — e quella non è nessun’altra figura che la figlia di Thor. Lì hanno saputo ancora che la Thrud è nata dove Thor con sua moglie dimora. Per questo la chiamavano «Thrudheim» (la dimora di Thrud).

Vedete, così profondamente le saghe popolari sono connesse con le verità occulte. Così si può gradualmente guardare profondamente in quell’edificio meraviglioso che è stato costruito attraverso così tanti esseri, nell’uomo. Come infantile e piccola appare una scienza materialistica che vuole comprendere questo edificio meraviglioso in modo così triviale. In tempi più antichi lo si sentiva completamente diversamente. Con il sentimento si esprimeva quello che la scienza odierna sa dalla conoscenza. E quando il vecchio poeta guardava intorno e sentiva come, tra gli esseri che vedeva sul piano fisico, l’uomo appariva come la meravigliosa conclusione, come l’opera di così innumerevoli esseri, allora osava dire quella bella grande parola che sentitamente riproduce una tale verità profonda:

Molte cose potenti vivono, eppure nulla è più potente (tra il visibile) che l’uomo.

3°Parte 1 (Miti e saghe) - L'evoluzione discendente e ascendente degli organi fisici

Berlino, 21 Ottobre 1907

Dalle varie conferenze che sono state tenute su saghe e miti, potete comprendere che in tali narrazioni che vivono nel popolo o che si propagano attraverso lo spirito umano, in segni e cose del genere, sopravvivono antichissime conoscenze del mondo spirituale. Troviamo nelle saghe e nei miti uno stato del sentire e del provare umano conservato attraverso cui l’umanità era ancora in possesso di un sapere molto, molto più elevato di quello che l’uomo può acquisire con l’aiuto della capacità di osservazione ordinaria, legata ai sensi esterni. Chi ha un presentimento di tali cose può talvolta vedere brillare dalle brevi narrazioni mitiche profonde saggezze.

Sapete da varie conferenze che ho tenuto qua e là che un tempo ebbe luogo una grande migrazione da ovest a est, quando una certa parte della popolazione atlantidea si spostò da ovest a est, portando con sé il ricordo di stati dell’antica epoca atlantidea e di epoche ancora più antiche. Chi esamina le allusioni mitiche di questi vari popoli insediati qua e là, con lo sguardo affinato dalla scienza dello spirito, vede sorgere in queste saghe profonde conoscenze dei tempi antichi. E allora non solo il nostro pensiero, non solo la nostra filosofia, ma anche il nostro sentimento, che può essere profondamente toccato da queste saggezze, si integra nell’ordine mondiale divino. Quanto più la saggezza si affretta verso l’intelletto, tanto più fredda, tanto più priva di sentimento diventa. Quanto più la saggezza si eleva verso le regioni superiori della vera vita spirituale, tanto più calda, tanto più pervasa di sentimento diventa.

Chi potrebbe seguire con caldo sentimento e caldo sentire una teoria astratta della scienza naturale materialistica, per quanto profondamente pervasa da vere osservazioni come il darwinismo? Chi potrebbe sentir battere più forte il cuore quando ascolta le parole eredità, adattamento e cose simili? Non prova nulla al riguardo. Ma chi ascolta come la Terra ha attraversato i precedenti stati di forma di Saturno, Sole e Luna, chi ascolta come l’umanità è ascesa dal tempo lemeriano al tempo atlantideo e così via — chi ascolta questo e rimanesse impassibile dovrebbe trovarsi in uno stato d’anima malsano. Chi è in grado di sentire liberamente, per chi tali narrazioni tagliano profondamente nel cuore. Chi ascolta tali saghe e fiabe, presagisce la profondità della saggezza in essi contenuta nei sentimenti che suscitano in lui.

C’è una semplice narrazione che vive tra i Mongoli dell’Asia, e si è propagata anche verso l’est dell’Europa, dove vivono saghe e narrazioni mongole. Non potremmo sentire qualcosa di profondamente commovente, anche se non presagissimo ancora quale saggezza vi si cela, quando questa saga mongola ci viene comunicata, che dice così:

C’è una madre che ha un unico occhio in cima alla testa. Questa madre attraversa il mondo sconsolata, perché ha perso il suo unico figlio. Attraversa il mondo, solleva ogni pietra, la porta al suo occhio in cima alla testa, e delusa la getta via dal suo corpo al suolo, perché si fracassa in mille pezzi, perché deve convincersi che non è il suo figlio perduto. Con ogni oggetto fa lo stesso, in ogni oggetto crede di trovare il suo figlio perduto; l’afferra, lo tiene vicino all’occhio e lo getta via delusa. Così attraversa il mondo senza sosta, ripetendo sempre di nuovo questa procedura.

Questa narrazione non è nulla di più che il ricordo di quella tribù popolare più spinta verso est, che sapeva ancora dell’antica Atlantide, dello stato originario dell’umanità, dove l’uomo era ancora più vicino ai mondi spirituali e poteva ancora guardare direttamente nei mondi spirituali.

Sapete tutti che nel bambino dopo la nascita le ossa qui in cima al capo si chiudono solo lentamente. In tempi remotissimi l’uomo aveva ancora una connessione con il mondo esterno in quel luogo. Se si fosse potuto vedere allora come oggi, avrebbe potuto vedere in quel punto della testa un organo sporgente come un corpo luminoso, i cui raggi penetravano il confine umano e svanivano lentamente nel mondo esterno. Si sarebbe potuto vedere qualcosa come una lanterna meravigliosa, che solo a torto si potrebbe chiamare occhio, perché un occhio non era quell’organo. Ma era un organo di sensazione, un organo di percezione dell’umanità in quei tempi remotissimi, con cui l’uomo poteva ancora guardare liberamente e apertamente in quello che chiamiamo mondo astrale. Con esso non solo poteva vedere i corpi, ma anche le anime e quello che viveva in queste anime intorno a lui.

Ridotto al cosiddetto corpo pineale è questo organo, che ora è coperto dalla volta del capo. Tuttavia l’uomo porta oggi come eredità di questo antico organo, con che poteva vivere i mondi spirituali intorno a sé, uno nella sua anima, e questo è l’anelito verso questi mondi, a che la porta si è chiusa — la porta della sua stessa testa. L’anelito per questo mondo è rimasto, non la possibilità di guardare dentro. Nelle religioni si esprime questo anelito che vive nelle anime umane. Se l’uomo una volta vedeva negli spazi spirituali calde entità dotate di sentimento intorno a sé, oggi si vede circondato dai suoi occhi da forme fisiche contornate.

Non agisce commoventemente quella narrazione della donna che è la madre dell’umanità, che va cercando attraverso il mondo, che cerca quello che calma il suo anelito, e non lo trova in tutti gli oggetti esterni, perché non vede più quello che poteva una volta percepire quando l’occhio unico in cima al capo funzionava ancora? In tutti gli oggetti esterni che oggi sono dati all’umanità attraverso i sensi, non può più essere trovato. Così profondamente ci parla la bocca dello spirito del mondo attraverso le saghe e le fiabe. E solo allora possiamo comprenderne il profondo significato, quando le consideriamo dal punto di vista della vera scienza dello spirito. Potremmo credere, quando ascoltiamo una tale narrazione, che questa spiegazione, che si ricollega al ricordo di un vero fatto nell’umanità, sia già sufficientemente profonda. Ma è ancora molto più profonda. Nel caso di queste saghe non si tratta solo di quello che si dice, ma anche di come si dice. Se si ricerca veramente il loro nucleo di saggezza, si vede che una contraddizione apparente si risolve. Potrebbe infatti apparire come contraddizione il fatto che la donna, che si è mantenuta questo organo, tiene gli oggetti esterni vicino all’occhio unico e con questo occhio vede e riconosce, mentre tuttavia le cose del mondo esterno possono essere viste solo con i due occhi presenti. Ma proprio in ciò risiede una profonda verità misteriosa, che dobbiamo solo comprendere sufficientemente profondamente: allora potremo gettare uno sguardo nell’accadimento in cui l’umanità è intrecciata. Vedremo come praticamente e assolutamente quotidianamente applicabile sia una tale verità, che estraiamo dalle profondità della saggezza misteriosa.

Lo scienziato, che considera l’uomo con lo sguardo esterno, nella sala anatomica o altrove, secondo i componenti fisiologici e biologici, ha la sensazione che si avvicini a ogni organo con lo stesso atteggiamento. Applica nello stesso modo gli strumenti quando sminuzza il cuore, il cervello, il fegato, lo stomaco. Crede che dipenda solo dal comprendere di che componenti chimici questi organi sono composti e formati. Non ha alcun presentimento che questi organi sono fondamentalmente diversi, a seconda di come sono formati. I nervi non sarebbero lì se un corpo astrale non fosse stato incorporato nell’uomo, e questa intima essenza è ciò che separa il sistema nervoso e per questo la sostanza nervosa da qualcosa di essenzialmente diverso dalle altre sostanze. Nel mondo astrale vivono e operano i formatori e gli architetti della sostanza nervosa, e costruiscono sapientemente, molto sapientemente.

In certe regioni ancora più elevate dell’esistenza spirituale si trovano esseri che sono identici, dello stesso tipo, dell’essenza dell’Io umano stesso, che hanno dato origine alla formazione del sangue rosso. Potete leggere questo nello scritto «Il sangue è un liquore assai particolare». Esseri dell’Io sono i formatori e gli architetti di questo sangue rosso. Agivano dall’esterno, affinché l’Io potesse immergere se stesso nell’uomo. Gli animali non hanno ancora l’Io. Dove nell’animale c’è sangue rosso, esseri agiscono dall’esterno; gli animali sono «posseduti» dal sangue rosso. Ma l’uomo raggiunge la libertà per il fatto che è «posseduto» dal suo Io, da se stesso. Doveva impadronirsi di se stesso per ottenere il dominio sul suo sangue.

Negli organi di secrezione, che chiamiamo ghiandole, agisce il corpo eterico, cioè agiscono quegli esseri che operano nello spazio eterico. Per comprendere queste ghiandole, dobbiamo chiarirci qualcosa. Se l’uomo avesse solo un corpo eterico e nessun corpo astrale, allora opererebbero nel corpo umano solo esseri dal mondo dell’etere, e allora non potrebbero affatto originare gli organi che designiamo come ghiandole, ma solo tali organi simili a quelli che si trovano nel regno vegetale esterno. Anche lì agisce il corpo eterico, che permea le piante e invita l’inorganico alla vita. Ogni nuovo principio che viene aggiunto agisce trasformando tutto ciò che esiste. Per il fatto che l’astrale penetra nel corpo umano e costruisce per se stesso il sistema nervoso, agisce anche a ritroso sul mondo dell’etere e trasforma gli organi vegetali originari, cosicché diventano ghiandole.

È ora possibile studiare gli organi dell’uomo nella loro diversa importanza, se si risale ai principi fondamentali che si trovano nei mondi spirituali. Troviamo che fegato, bile, milza e così via sono qualcosa di completamente diverso quando si sa come mondi diversi partecipano alla loro formazione, rispetto a quando li analizziamo semplicemente con gli strumenti ordinari della scienza fisiologica. Sono eredità provenienti dal mondo spirituale. Tutti gli organi nell’uomo devono essere considerati dai loro origini spirituali se vogliamo comprendere correttamente il loro significato. Allora guardiamo verso un futuro modo di trattare il corpo umano, dove si sarà consapevoli di questa origine spirituale degli organi e queste conoscenze saranno applicate nella medicina quotidiana. È un processo che deve essere percorso lentamente e pazientemente. Non può accadere da un giorno all’altro, ma si sta preparando e accadrà in futuro.

In particolare, una cosa è importante da notare nell’esame del corpo umano. Ci sono in esso organi che hanno ottenuto la loro forma attuale solo relativamente tardi, e altri che hanno la loro forma attuale da tempi remotissimi. Ci sono organi che nella loro forma attuale sono destinati a seccare sempre più e a cadere, a scomparire dal corpo umano. E ci sono organi che ora hanno la loro forma iniziale, che sono destinati a perfezionarsi sempre più e in futuro a giocare un ruolo decisamente importante in tutto ciò che accade attraverso l’uomo. Agli organi che in futuro saranno proprio creativi appartiene tutto ciò che è legato al cuore umano e alla laringe umana. Questi organi sono solo all’inizio del loro sviluppo: in futuro saranno organi riproduttivi, organi di procreazione. Lo trovate già debolmente accennato nel fatto che nell’uomo la voce cambia quando subentra la maturità sessuale. Cuore e laringe si trasformeranno, si configureranno sempre più perfettamente, e più tardi da essi nasceranno esseri umani.

Gli attuali organi di riproduzione sono invece sull’elenco dell’estinzione: si induriscono sempre più e si separano dal corpo umano. Si capisce il corpo umano in modo appropriato solo quando si sa che è composto da una parte in via di estinzione e da una parte in progresso nello sviluppo, e come la parte in via di estinzione si relaziona alla parte in progresso. Il corpo umano contiene qualcosa che entra sempre più nella morte, e qualcosa che sempre più rifiorisce in una nuova vita. Chi considera l’uomo dal punto di vista occulto può indicare per ogni organo se è uno di quelli che appartiene allo sviluppo declinante, che si avvicina alla morte, che l’umanità non avrà più in futuro. Oppure se è uno di quelli che si trova allo stadio giovanile e in futuro sarà sviluppato più grande e potente. Potete vedere nel corpo umano tali organi che nella loro natura sono già raggrinziti e nella loro attività sono diventati ottusi, che hanno solo una scarsa attività. Un tale organo è la ghiandola pineale. Una volta aveva un’attività possente ed è ora scesa a un organo quasi insignificante. Certi organi si avvicinano quasi alla fase della morte e poi vengono rivitalizzati di nuovo in modo diverso. Altri organi muoiono completamente, scompaiono nella loro forma dal piano fisico e poi riappaiono in forma diversa.

Ora consideriamo il corpo umano dove più chiaramente procede sul sentiero declinante verso la morte, e dove nel sentiero ascendente sviluppa una nuova, giovane vita. Questi due aspetti si intersecano. Gli organi più importanti sono compressi in questo sentiero dello sviluppo ascendente e discendente, cosicché contengono sia la morte che la vita. Il loro trattamento è in certi momenti della vita umana la cosa più importante. Vogliamo quindi considerarli usando un esempio significativo.

Sapete tutti, da altre mie conferenze, il fatto totalmente elementare che l’uomo consiste nel corpo fisico, nel corpo eterico, nel corpo astrale e nell’Io. Sapete che l’Io lavora innanzitutto sul corpo astrale e continuamente trasforma una parte di esso. Se guardate indietro al punto nello sviluppo dell’umanità quando l’Io è disceso dal grembo della Divinità e ha iniziato per la prima volta a lavorare sul corpo astrale, certo sorge in voi la visione che un tempo il corpo astrale era un dono della Divinità all’uomo. Se vogliamo chiarirci schematicamente questo uomo nel momento in cui l’Io appena è stato piantato in lui, possiamo dire: C’era il suo corpo fisico (viene disegnato), il suo corpo eterico e il suo corpo astrale.

Poi l’Io colpisce dall’alto il corpo astrale e inizia a lavorare nell’uomo, e allora abbiamo una parte del corpo astrale che è formata dall’Io stesso. Questo corpo astrale consiste oggi di due membra, di un membro che ha anche l’animale, e di un altro che ha solo l’uomo, che emerge dal fatto che l’uomo attraverso molte incarnazioni ha lavorato con il suo Io sul corpo astrale. Ora qualcosa di diverso agisce nell’uomo rispetto all’animale. L’animale non ha questo influsso dell’Io nel corpo astrale. Ha il suo corpo astrale formato solo in un modo ben definito, così come l'ha ricevuto dalle potenze esterne. Ora tutto ciò che viene dai mondi superiori agisce di nuovo su tutto l’organismo umano, forma tutto in un certo modo e provoca nuove formazioni dei vecchi organi, trasforma gli organi antichi.

Consideriamo il rapporto di questi tre corpi da questo punto di vista. Il corpo fisico consiste di sostanze e forze simili a quelle diffuse nel mondo minerale esterno, da sostanze fisiche, da sostanze e forze chimiche. Se avesse solo queste, sarebbe un minerale, per quanto fosse ancora così ingegnosamente formato. Lo permea da tutti i lati il corpo eterico o corpo vitale. Cosa fa questo corpo vitale? Agisce in ogni momento contro il decadimento del corpo fisico, è il combattente contro questo decadimento del corpo fisico. Senza di esso il corpo fisico, se fosse lasciato solo a se stesso, seguirebbe le forze fisiche e gradualmente decadrebbe. Durante la vita il corpo fisico e il corpo eterico sono uniti, e il corpo eterico combatte continuamente contro il decadimento del corpo fisico.

Cosa fa ora il corpo astrale? È estremamente importante saperlo. Il corpo astrale è durante la vita conscia — non durante il sonno — occupato a uccidere continuamente il corpo eterico, continuamente a ridurre, a soffocare le forze che il corpo eterico sviluppa. Quindi l’espressione per la vita del corpo astrale è l’affaticamento, lo spossamento del corpo durante il giorno. Il corpo astrale distrugge continuamente il corpo eterico. Se non lo facesse, non nascerebbe alcuna coscienza, perché la coscienza non è possibile senza che la vita sia continuamente di nuovo distrutta gradualmente. Questo è estremamente importante da notare. Questa attività spirituale — la vita nel mondo eterico, il meraviglioso divampare della vita nel mondo eterico, che si esprime nei più magnifici movimenti e ritmi, e lo smorzamento continuo di questo ritmo del corpo eterico da parte del corpo astrale — è quello che produce la coscienza, anche la più semplice coscienza animale. Questi processi spirituali si esprimono nel mondo fisico cosicché, nel momento in cui la coscienza colpisce la pura vita, si verifica indurimento, ossificazione nel corpo fisico. Naturalmente ci sono transizioni, molluschi e così via: anche questi hanno una coscienza abbastanza particolare. La coscienza diventa propria, si avvicina sempre più all’autocoscienza, quanto più le morbide masse di vita organica si permeano internamente con inclusioni dure e ossee.

È dunque il corpo astrale nel suo effetto sul corpo eterico che — come nei molluschi, negli ascaridi, conchiglie e così via — separa esternamente le parti dure della conchiglia, per produrre in esse quella coscienza opaca che vive in questi animali. Negli animali superiori, in cui l’autocoscienza diventa più forte, è un’attività secondaria del corpo astrale accanto alla formazione del sistema nervoso separare tutto ciò che è duro e indurente. Nella stessa misura in cui l’autocoscienza diventa più forte, dalla morbida massa gelatinosa si separa il saldo cartilagineo e osseo. Negli animali più alti questa formazione è approssimativamente finita; il corpo astrale ha formato lì un sistema scheletrico che è quasi concluso nella sua forma.

Nell’uomo accade qualcosa di particolare con il corpo astrale, lì avviene un nuovo influsso. Il corpo astrale è parzialmente trasformato dall’Io, e questo provoca il cambiamento della tendenza all’ossificazione che c’era prima. Se l’uomo avesse lasciato il corpo astrale invariato e avesse continuato a lavorare sulla formazione dello scheletro, non ci sarebbe stata alcuna cultura umana sulla terra. Tutto il progresso nello sviluppo umano è condizionato dal fatto che parti del corpo astrale umano vengono separate e sottoposte all’Io. Questa parte separata del corpo astrale ha un compito particolare, produce una nuova tendenza; così la formazione dello scheletro, l’ossificazione, si pone sotto il controllo della parte separata del corpo astrale.

Come si esprime questo? Molto stranamente. Mentre prima la tendenza del corpo astrale era di indurire sempre più l’essere, di mettere un punto finale nello sviluppo del sistema scheletrico, il corpo astrale dell’uomo trattiene una forza, una tendenza, di nuovo a rammollire, cosicché un proseguimento dello sviluppo è di nuovo possibile. Se questo non accadesse, tutto ciò che potrebbe indurirsi fluirebbe nel sistema scheletrico umano, e non ci sarebbe alcun progresso umano, alcuna cultura. Proprio come il genere animale non conosce alcun progresso — la specie dei leoni, delle tigri è finita, conclusa — così sarebbe anche per l’uomo. Ma l’uomo con la parte separata del corpo astrale può di nuovo riprendere quello che si è indurito. Accanto alla tendenza all’indurimento, alla formazione di ossa, nel corpo umano c’è sempre la tendenza a trattenere qualcosa, cosicché possono essere formati nuovi organi che sono morbidi. Questo è estremamente importante da notare. Questa tendenza non esiste nell’animale.

Ora consideriamo un uomo nel mezzo della vita, come sta da una parte con la sua tendenza a indurirsi, e dall’altra con la sua tendenza a trattenere qualcosa. Vediamo queste due tendenze dividersi nel punto in cui l’uomo intorno al settimo anno riceve i suoi denti permanenti. La tendenza ad andare nella formazione di ossa, a chiudersi nell’indurimento, trova la sua espressione nei denti che il bambino riceve intorno al settimo anno di vita. La parte separata del corpo astrale provoca il fatto che l’uomo — diversamente dall’animale — trattiene certe forze di vita, cosicché può continuare a svilupparsi. Fino al settimo anno nell’uomo veniva espressa solo la natura della specie, la natura del genere. Ora inizia il momento in cui può immergersi nel progresso culturale della nostra epoca. Inizia la scuola. Queste due cose sono intimamente connesse: la tendenza all’indurimento, che si esprime nella formazione dei denti, e la tendenza al rammollimento, che deve trattenere qualcosa che il corpo eterico, che diventa libero nel settimo anno, ha bisogno per la sua continua sviluppo. Queste due tendenze sono incatenate l’un’all’altra: questo si mostra chiaramente nella vita.

Si può facilmente fare l’osservazione che certi fenomeni nella vita si verificano che sono difficili da collegare l’uno con l’altro, se non li si considera dal punto di vista della scienza dello spirito. Chi, per esempio, osserva la cosiddetta febbre puerperale può trovare che è nella maggior parte dei casi associata a denti difettosi. Le donne che hanno la febbre puerperale spesso hanno denti difettosi. Perché? Perché queste due tendenze sono collegate: la tendenza all’indurimento, che si esprime nella formazione dei denti, e la tendenza a continuare a svilupparsi, ad aprirsi e a crescere oltre se stessi, che si esprime nella forza riproduttiva, nella procreazione. Se l’una è danneggiata, anche l’altra è danneggiata.

Ovunque nella vita umana incontriamo come queste due tendenze, quella verso l’indurimento e quella verso il mantenimento morbido di certi organi, sono collegate. È importante che queste due tendenze si equilibrino. Bisogna cercare di organizzare la vita in modo che si bilancino reciprocamente, perché attraverso le circostanze culturali in cui l’uomo è posto spesso si verificano cambiamenti sostanziali. Se, per esempio, si tolgono i lavoratori agricoli dalla terra, da una vita in libera natura, da un ambiente in cui già vivevano i loro antenati, e li si trasferisce in città, impiegandoli in fabbriche e così via, perdono attraverso le condizioni di vita completamente cambiate l’armonia, l’equilibrio tra le forze indurenti e rammollenti nel loro organismo. E qual è la conseguenza? Una delle due tendenze allora prevarrà, o le forze indurenti o quelle rammollenti. Queste sono le cause nel mondo spirituale: gli effetti nel mondo fisico potete vederli voi stessi. Supponiamo che le forze rammollenti prevalgano: allora sorgono malattie culturali come il rachitismo e malattie simili. Se invece le tendenze all’indurimento prevalgono, allora certe parti molli dell’organismo cominciano a indurirsi in modo molto strano. Se il processo di indurimento appare in modo inopportuno in primo piano, allora sorge la tubercolosi. Negli animali che vivono in natura non troverete tali malattie. Ma se li trasferite dal loro ambiente abituale al nostro, per esempio le scimmie, e li rinchiudete anche, allora molto spesso sviluppano la tubercolosi e muoiono in cattività. Perché accade? Perché le tendenze all’indurimento prevalgono quando la scimmia è collocata in un ambiente in cui non si adatta.

Così vedete le forze spirituali operare nella nostra vita fisica, e così comprendiamo gli effetti fisici esterni dalle loro cause spirituali. Dovrei ancora molto parlare se volessi spiegare questi collegamenti ancor più in dettaglio. Ma poiché pochi di voi sono medici, potrete accontentarvi di questo.

Ora considerate come tutto quello che è stato detto è collegato alla felicità o al dolore dell’uomo, come l’equilibrio di tutta la vita umana dipende dal fatto che i suoi organi abbiano assunto la forma giusta al momento giusto dello sviluppo. Se un organo rimane indietro in uno stadio precedente, se l’addolcimento o l’indurimento vengono provocati in modo irregolare, allora una vita infelice è la conseguenza. Ogni organo deve raggiungere lo sviluppo della sua forma definita in uno stadio definito della vita. Se un organo antico viene mantenuto al suo stadio precedente, allora dolore e sofferenza devono venire. Anche gli organi nascosti, non completamente visibili dell’uomo possono nello sviluppo o rimanere indietro o procedere in anticipo. La tubercolosi è qualcosa che in futuro non farà più danno all’uomo: è solo un’insorgenza prematura di uno stato che più tardi sarà naturale. Oggi lo stato è malato, più tardi sarà sano. Dalle malattie ordinarie, che si trovano anche nella vita animale, si distinguono queste vere malattie culturali.

Non sentite rieccheggiare questa verità nella fiaba mongola della donna che invano cerca il suo figlio perduto? Ha l’organo fuori tempo in cima al capo. Le porta sfortuna. Attraversa il mondo senza sosta, non trova quello che le corrisponde, quello che le appartiene. Quale saggezza è stata segretamente celata nelle semplici saghe popolari dai guide dell’umanità.

Possiamo ora andare oltre. Considerate l’uomo come è oggi, come consiste di organi in linea ascendente e organi in linea discendente dello sviluppo. Non sempre l’uomo ha avuto il corpo astrale; questo gli è stato incorporato gradualmente. Prima di aver incorporato il corpo astrale, i suoi organi erano simili a piante, erano di natura vegetale. Per il fatto che l’uomo ha incorporato il corpo astrale, ha incorporato la carne in tutto l’organismo del corpo vegetale. Questo lavoro del corpo astrale nel corpo vegetale, questo è la carnificazione. Ma questo è avvenuto gradualmente, si è sviluppato gradualmente, non ha afferrato tutti gli organi contemporaneamente.

Se risaliamo nello sviluppo dell’umanità attraverso tutti i tempi atlantidei e parti dei tempi lemeriani e ancora più indietro, allora troveremmo un corpo umano che portava ancora chiaramente organi vegetali su di sé. Parti del corpo umano erano già trasformate in carne, mentre altre erano ancora di natura vegetale. Tutti quegli organi del corpo umano che portano i desideri meno intensamente sono stati trasformati in carne più presto; e quelli che portano i desideri più intensamente, gli organi sessuali, sono stati trasformati più tardi. Erano a lungo, a lungo di natura vegetale, e torneranno anche presto a natura vegetale. Solo quando nello sviluppo dell’uomo l’Io era già profondamente disceso nel corpo astrale e i desideri egoistici erano profondamente penetrati, allora gli organi precedentemente vegetali si trasformarono e divennero organi carnali.

La scienza dello spirito guarda indietro a quel tempo sacro antichissimo, quando l’uomo non sapeva nulla delle forze sessuali. Nei misteri antichi era venerata un’immagine che raffigurava l’uomo che era ancora asessuato, dove ancora non era trasformato il sessuale. Nel luogo del corpo dove oggi sono gli organi sessuali, possiamo intravvedere i vecchi organi vegetali rampicanti, che sono attraversati solo dal corpo eterico e non portano ancora nulla del corpo astrale in sé. L’ermafrodita dell’arte antica ci appare così. È stato raffigurato così come si può descrivere l’uomo precedente anche dalla ricerca dello spirito. Ha organi vegetali al posto degli attuali organi di riproduzione, e dalla sua schiena spuntano formazioni vegetali rampicanti. Ora comprendiamo — in modo diverso dal modo infantile in cui di solito si intende — perché gli antichi miti e la storia biblica parlano della foglia di fico. Non per coprire, nascondere qualcosa, ma per indicare un fatto reale nello sviluppo dell’umanità, quello stato antichissimo e sacro, di cui gli antichi sapevano che l’uomo era allora stato su uno stadio più elevato e gli organi in questo luogo erano ancora di natura vegetale.

Ma andiamo ancora oltre. Possiamo osservare il conquistare della tendenza all’indurimento nell’uomo ancora in un altro modo. È strano che nelle scuole occulte ciò sia stato preso in considerazione in un modo molto particolare. Quando l’Io umano era disceso sulla terra dal grembo della Divinità, questa tendenza all’indurimento doveva essere conquistata da esso. Ma ci sono altri esseri che avevano già raggiunto la conclusione del loro sviluppo molto prima. Questi sono gli uccelli. Hanno anche un Io, ma uno che vive molto più nel mondo esterno. Perciò non hanno partecipato a qualcosa che è importante per tutto il progresso umano superiore, per lo sviluppo occulto dell’uomo. Non hanno partecipato a quello che trova espressione nella formazione di certe parti della struttura ossea, del midollo osseo, del contenuto più interno delle ossa. Gli uccelli hanno ossa molto più cave dell’uomo e degli altri animali: hanno conservato uno stato molto più antico. L’uomo è andato oltre questo stato; anche gli animali superiori ne hanno oltrepassato. L’uomo invia le forze dell’Io fino al midollo osseo. Una buona parte dello sviluppo occulto consiste nel prestare attenzione attraverso esercizi al fatto che l’uomo vivifichi quel modo passivo, inattivo in cui si relaziona al suo midollo osseo, lo cambi in uno consapevole. Oggi può agire solo sul contenuto della capsula ossea del suo cranio, sul suo cervello. Ma uno stato futuro dell’umanità si preparerà per il fatto che avrà potere sull’elemento che come elemento semifluido permea le sue ossa. La costruzione delle ossa ha dato all’uomo — e anche agli animali — sulla terra la loro forma. Che l’uomo abbia sviluppato le ossa in questo modo gli ha dato la possibilità del suo sviluppo attuale. In futuro l’uomo deve acquisire le forze per rivitalizzare di nuovo le sue ossa, togliere loro la tendenza all’indurimento e trasformarle. Acquisirà il dominio sul suo sangue, cosicché il potere dell’Io sarà presente in misura molto maggiore, e questo sangue sarà allora lo strumento con cui l’uomo potrà agire fino alla trasformazione della sostanza ossea. Cos’altro è la formazione di ossa se non una mineralizzazione? Quando l’uomo controllerà la tendenza al rammollimento, che oggi si esprime inopportunamente come rachitismo, quando avrà il controllo del sangue così da poter agire fino nella sostanza ossea, allora cresce oltre la tendenza alla mineralizzazione. Si darà la forma a se stesso, trasformerà il suo corpo fisico fino a quello che chiamiamo Atma o Uomo-Spirito. Allora l’uomo vince il principio dell’indurimento, quel principio forte che porta alla morte, la cui fisionomia propria è espressa nello scheletro umano. È un’intuizione del tipo corretto quando si rappresenta la morte nel simbolo dello scheletro. Questa fisionomia della morte l’uomo porterà sotto il suo dominio. La vincerà quando darà la forma a se stesso, così come ora domina la forma dal di fuori attraverso la forza meccanica dei muscoli, da dentro attraverso la forza dello spirito, e si darà da solo la forma. Oggi l’uomo può solo inviare i suoi pensieri fino alle sue ossa; quando più tardi i suoi sentimenti agiranno nelle ossa e ancora più tardi la volontà conscia, allora avrà superato la fisionomia della morte.

Ora immaginate quanto benefico potranno agire le scienze per gli uomini, quando coloro che sono destinati a rappresentarle sapranno di nuovo come gli organi umani sono soggetti a questo principio di indurimento e rammollimento. In questo senso è inteso che quello che la scienza dello spirito dice sia praticamente applicabile nel suo effetto sulla vita. Quando queste cose trovano applicazione ed effetto nella vita, e quando si penetra con lo sguardo della scienza dello spirito tali verità come sono indicate nell’antica fiaba mongola, allora si comprenderà meglio molto di ciò che ora appare enigmatico e si potrà riconoscere la sua verità. Si considererà il mondo con altri sensi e si imparerà per esempio a comprendere il fenomeno strano del volo degli uccelli. Su strade meravigliose gli uccelli si spostano con l’incombente freddo autunnale dall’estremo nord verso il sud più caldo, talvolta centinaia di miglia, e ritornano in primavera per altri sentieri. Abbiamo detto che gli uccelli sono un genere rimasto a uno stadio precedente dello sviluppo. Sapete che il vero progresso sulla terra iniziò nel momento in cui la luna si separò dalla terra. Prima, quando la terra e l’attuale luna insieme formavano un corpo celeste, la cosiddetta terra-luna o luna-terra, questo corpo si moveva intorno al sole in un’orbita definita e in un certo tempo, rivolgendo sempre un lato al sole. In questo tempo tutti gli esseri viventi una volta si muovevano intorno alla luna per ricevere una volta l’influsso del sole. Quel percorso intorno al pianeta si è conservato ancora oggi nel volo degli uccelli, perché gli uccelli allora, prima che l’Io entrasse nello sviluppo terrestre, si erano separati dallo sviluppo che procedeva sulla terra.

Qualcosa di altro è ancora molto più strano. Con il progredire dello sviluppo fisico dell’uomo e degli animali superiori il sessuale si è impadronito dell’individuo. Quel desiderio che risiede nel corpo individuale, che oggi vive completamente nel sessuale, non era presente prima là, era una forza cosmica. Alla terra-luna antica fluiva dal sole. Era la causa di quei percorsi intorno al pianeta, con cui era collegato il modo in cui avveniva la procreazione. Il volo primaverile degli uccelli in realtà non è nulla di diverso da una sorta di corteo nuziale. In questi esseri il sessuale è ancora nell’ambiente, e la forza cosmica è il potere dirigente che dirige e guida il percorso dall’esterno, mentre negli altri esseri questa forza è stata ritirata nei singoli corpi. Le stesse forze che operano all’interno dell’uomo, nel suo corpo, operano anche nel macrocosmo esterno. La stessa forza che riunisce uomo e donna, che opera nel corpo dell’uomo come forza sessuale, opera nella specie aviare non all’interno degli esseri, ma dall’esterno e si esprime nel percorso esterno degli uccelli intorno al pianeta.

Così le forze che sono fuori si spostano nell’interno degli esseri, per trovare nell’uomo la possibilità di agire di nuovo verso l’esterno, quando avrà conquistato la capacità di diventare di nuovo uno con l’intero cosmo, con l’extraterrestre. Quello che l’umanità esprimeva in modo così commovente in tali grandi verità nelle antiche saghe e fiabe — come nella fiaba mongola della donna con l’occhio unico — un’umanità futura l’esprimerà in altre forme. La forza della visione spirituale diventerà di nuovo viva nell’uomo. Quella forza della visione spirituale, che è una proprietà dell’occhio del capo, non lascerà più l’uomo sentirsi insoddisfatto nel guardare le cose fisiche del mondo che ci circonda, come la donna nella leggenda, che getta via ogni essere che gli viene portato vicino. Questa forza permeerà l’essere attuale dell’uomo, e allora non solo vedrà l’esteriore, il fisico delle cose, ma ciò che si esprime di spirituale negli oggetti esterni. Quello che è diventato materiale sarà spirituale per lui: il suo corpo fisico ora irrigidito sarà di nuovo spiritualizzato. Quella donna della leggenda mongola vivrà di nuovo e guarderà fuori nel mondo. E mentre oggi getta gli esseri che gli mostrano solo il loro lato sensibile, perché non trova in essi quello che cerca, l’uomo del futuro vedrà di nuovo lo spirito nella materia e negli esseri troverà quello che gli appartiene. Può afferrarlo e premerlo amorosamente al cuore. Troverà negli esseri lo spirituale del mondo, quello che può amorosamente abbracciare.

Lo sviluppo dell’uomo sarà uno sviluppo verso un lento ascendere nel cosmo. Deve essere molto lento, non può essere afferrato al volo. Se l’uomo non volesse parteciparvi con pazienza, allora la forza dell’occhio che siede in cima alla testa dell’antica donna non permerebbe tutto il suo essere, tutti i suoi organi come fluido dell’amore. Questa forza si esaurirebbe, e l’uomo dovrebbe allora chiudersi all’esteriore in mancanza di amore e appassire. Ma l’uomo è chiamato a permeare amorosamente tutto ciò che è sul suo pianeta, a portare il pianeta con sé e a redimere. La redenzione dell’interno non può compiersi senza la redenzione di ciò che è fuori da noi. L’uomo deve redimere il suo pianeta insieme a se stesso. La redenzione può essere solo quando l’uomo riversa le sue forze nel cosmo, deve non solo diventare un redento, ma deve diventare un redentore.

4°Parte 1 (Miti e saghe) - Saghe germaniche

Berlino, 21 Ottobre 1907

È stato tentato qui nel ramo Besant in diversi lunedì di caratterizzare un po’ la base occulta dei miti germanici, e lunedì scorso è stato iniziato anche con un ampliamento di tutto il materiale mitico, come si estende in una larga fascia spirituale dalla Persia attraverso l’est dell’Europa e attraverso l’Europa stessa. Forse oggi non sarebbe appropriato continuare esattamente lì, perché molti dei nostri amici che sono presenti oggi allora non erano presenti. E così si cercherà di dare alla conferenza di oggi una forma più indipendente: si cercherà di portare avanti qualcosa dal cerchio dei miti europei in generale, senza i presupposti delle due ultime conferenze. Naturalmente per la nostra osservazione oggi siamo costretti a trattare molte cose in modo aforistico.

Desidero ricordare che il numero dodici degli dei superiori, che è solo il doppio del sei, così come l'abbiamo trovato la scorsa volta negli Amshaspand, ricorre anche nel numero degli dei germanici, quel numero divino che abbiamo imparato il significato otto giorni fa. Oggi vogliamo solo singoli dei, e di questi solo singole proprietà, per mostrare quali sono le basi occulte di tali dei e tali proprietà divine. Abbiamo riconosciuto la parentela della mitologia germanica con quella persiana. Abbiamo riscoperto come nella mitologia che è sorta laggiù in Asia lo stesso è rappresentato come nei miti dell’Europa centrale. Nelle forze dei sei Amshaspand abbiamo riconosciuto di nuovo i dodici paia di nervi che partono dalla nostra testa, e nei ventotto o trentuno Izard abbiamo riconosciuto le forze che partono dalla nostra spina dorsale.

Sapete tutti che in questo cerchio di dei germanici appartiene Odino-Wotan come una sorta di dio supremo. Inoltre abbiamo mostrato Thor e sua figlia Truth nel loro significato occulto; e abbiamo toccato Tyr, che era una sorta di divinità di battaglia, un dio della guerra, ma un dio della guerra strano, ed era corrispondere al Mars o Ares più meridionale: è corrisponde a lui fino al punto che anche il martedì come Tyr-day o Tiuistag è dedicato a questo dio. Ma è strano: ci viene raccontato di altri esseri spirituali che giocano un certo ruolo negli eventi che si svolgono tra gli dei germanici, e lì un dio strano, o diciamo una famiglia divina, quella di Loki, viene messa in una relazione definita proprio con Tyr. Sapete — e la base occulta è stata spiegata ai membri del ramo Besant — che questo Loki, che sta accanto agli altri dei nordici, discende da quei poteri del fuoco, di cui abbiamo caratterizzato l’origine meridionale. Mentre gli dei nordici discendono dall’unione dell’elemento fuoco da sud e dell’elemento freddo nebbioso da nord, abbiamo in Loki un dio più antico, o almeno un germoglio di una divinità più antica, una sorta di dio del fuoco. Possiamo dunque dire che quel Loki, che sviluppa tanta ostilità verso gli altri dei, appartiene a una razza più antica di esseri spirituali, che dovettero cedere il dominio per un tempo a quelli a cui appartengono Wotan, Tyr e Thor. Quindi ha annunciato loro ostilità e vive in guerra con gli Asi, con quegli dei che sono venuti al potere solo quando gli uomini atlantidei uscirono dagli stati precedenti e si svilupparono verso gli uomini post-atlantidei: gli Asi hanno il loro significato. Da tempi molto più antichi provengono quelle essenze spirituali a cui appartiene Loki. Tra gli altri, questo Loki, dalla moglie che discende dal genere dei giganti, Angrboda, ha tre discendenti di tipo molto strano: il lupo Fenrir, il serpente di Midgard e Hel, la dea degli inferi. Questi tre esseri, che possono quindi essere ricondotti ai tempi precedenti, devono essere domati dai nuovi dei, dagli Asi, affinché i nuovi stati di coscienza possano svilupparsi nell’umanità. Il serpente di Midgard è ben noto essere domato così da essere spinto giù nel mare e avvolto intorno ai continenti, cosicché si morde la coda e non può fare nulla durante il tempo in cui i nuovi dei, gli Asi, regnano, che hanno sostituito gli dei precedenti. Il lupo Fenrir è domato e incatenato in vari modi, ma proprio da questo emerge una certa relazione tra il dio Tyr, il guerriero arrogante o il dio di battaglia, e la sua famiglia e Loki. Il dio Tyr deve mettersi una mano in gola al lupo Fenrir, cosicché questo si lascia incatenare, e perde così la mano destra. Questo è un tratto molto notevole del mito germanico, che può essere compreso solo dall’occultismo. Vogliamo dopo cercare di trovare questa mano di Tyr e vogliamo vedere dove effettivamente si trova. Hel fu però esiliato negli inferi verso Niflheim o Nebelheim, dove devono andare tutti coloro che non sono caduti sul campo di battaglia. Coloro che cadono in battaglia sono uniti con il genere divino: la Valchiria appare loro con la morte e li porta su agli Asi stessi. Hanno una morte onorevole. Diversamente va a coloro che sono morti della cosiddetta morte di paglia, che sono caduti vittime di una malattia o della debolezza dell’età: devono scendere nel regno di Hel, dove regnano preoccupazione, privazione, fame e tormento. I morti dunque che sono morti della morte di paglia non erano utili al regno degli Asi: erano esiliati da Hel, affinché ci fosse pace durante il dominio degli Asi. In questo modo i figli di Loki erano separati dal dominio degli Asi. Ma Loki stesso fu ingannato dagli dei e fatto prigioniero quando si era trasformato in un salmone. Fu legato a tre lastre rocciose e subì grande tormento.

Tutta questa leggenda di dei guadagna una colorazione particolare dal fatto che su questo intero lignaggio divino degli Asi si riversa un tratto strano e tragico, di cui abbiamo spesso parlato. Coloro che hanno ascoltato le conferenze sulla mitologia nordica sanno che nei santuari di iniziazione dei misteri nordici questo tratto tragico ha veramente dominato. Fu anche piantato nella leggenda degli dei. In costante preoccupazione per il loro declino vivono gli dei nordici, gli Asi, perché sanno che un giorno il loro regno avrà fine. Sempre ci appare un tratto tragico che ci dice perché questo regno avrà fine. Questo tratto tragico è che fin dall’inizio della guerra e della discordia sulla terra i germi sono stati posti per quello che una volta sarà il grande fuoco mondiale devastante. Allora tutto quello che gli dei una volta avevano incatenato si scioglierà di nuovo, dove il lupo Fenrir, il serpente di Midgard e Loki stesso saranno liberi e porteranno la rovina agli Asi. Un dio particolarmente eminente dal territorio del fuoco verrà, Sutur, e alla sua potenza gli Asi dovranno cedere. Verrà il crepuscolo degli dei, e da questo fuoco mondiale dell’antico nascerà il nuovo mondo. Di nuovo è un tratto strano che ci dice la saga: Quando il lupo Fenrir sarà sciolto, spalancherà le fauci così largamente che la mascella superiore raggiungerà il cielo e quella inferiore rimarrà nella terra; il suo respiro brucerà il mondo intero.

Voi tutti conoscerete questo mondo di saghe. E questi tratti che abbiamo appena citato vogliamo ora considerarli secondo la loro base occulta. Facendo questo ricorderemo di nuovo il fatto che gli Asi, quegli dei cioè a cui appartengono Wotan, Tyr e Thor, hanno assunto il loro dominio, sono diventati poteri che dominano il mondo, dopo che l’uomo nel tardo tempo atlantideo ha trovato la transizione da uno stato di coscienza veggente anteriore, dove poteva ancora guardare nel mondo spirituale, allo stato post-atlantideo, dove era solo nel mondo dei sensi, nel mondo dei fatti esteriormente, fisicamente visibili. Sappiamo che nel punto della terra dove il calore e il freddo si sono toccati, si è formato il primo gruppetto di uomini che si è spinto verso est e ha fondato la cultura post-atlantidea. Sappiamo che l’antica Atlantide era una terra in cui l’aria era ancora completamente piena di masse di vapore e nebbia, di ampi vapori acquei. Se indagassimo i primi tempi dell’Atlantide, distingueremmo due regioni: a nord densi vapori acquei più freddi, e da sud salendo vapori acquei caldi. Gli atlantidei avevano un ricordo molto particolare di questo tempo. Questo ci appare nella parte della saga che allude al fatto che il freddo nordico era entrato in collisione con il caldo meridionale. Attraverso questo equilibrio delle forze, come ho mostrato, potrebbe sorgere quell’atmosfera da cui emerse quello che divenne la spiritualità post-atlantidea. Quello che gli antichi atlantidei avevano, la percezione spirituale, si è allontanato dagli uomini: è venuto agli dei. Gli dei naturalmente hanno preservato l’antica veggenza, ma non possono più che agire dal di fuori verso gli uomini, perché gli uomini stessi non avevano più la veggenza. Quello che gli uomini una volta avevano, la veggenza, loro ora l’attribuivano solo agli dei, che vivono lontani da loro, sopra di loro.

Ricordiamoci come a poco a poco le pesanti masse di nebbia dell’antica Atlantide erano scese, come l’Atlantide era stata allagata da grandi masse d’acqua, e come a poco a poco il fisico emergeva dall’aria che si purificava. Ricordiamoci come allora sorgeva quello che non era mai stato prima, che poteva sorgere solo quando le piogge scorrevano giù e l’aria gradualmente diventava chiara: sorgeva l’arcobaleno. L’arcobaleno era un fenomeno che gli uomini videro per la prima volta con il declino dell’Atlantide. Mentre svaniva l’antica veggenza degli uomini, videro per la prima volta sorgere l’arcobaleno, che doveva formare il ponte tra loro e gli dei. Questo è il ponte Bifrost. Tutto questo gli uomini l’hanno veramente visto, e nelle saghe è solo ripetuto quello che hanno visto.

Cosa hanno perduto gli uomini per il fatto che questo è accaduto? Hanno perduto quello che le acque della saggezza intorno a loro una volta avevano dato loro. Quando le acque ancora riempivano l’aria, sussurravano saggezza agli uomini. Il ruscello delle fonti, il rumore del vento, lo sciacquio delle onde — tutto questo sussurrava loro saggezza. Gli uomini capivano tutto, era per loro un linguaggio degli esseri spirituali, ed era come se fosse sprofondato nel mare, nei fiumi. Era un altro mondo spirituale di quello degli Asi; era un mondo che ancora conteneva i ultimi avanzi dell’origine umana dallo spirituale. Tutto quello che riempiva l’aria era sprofondato nel mare. La saggezza era scesa con le acque. Questo è un fatto reale. Nelle acque che si avvolgevano intorno ai continenti e si toccavano, gli antichi antenati della popolazione dell’Europa centrale videro il serpente di Midgard. Preservava la vecchia saggezza sprofondatasi, che gli uomini una volta avevano posseduto, e che ora non potevano più possedere. La forza della veggenza doveva scomparire dagli uomini. Mai gli dei avrebbero potuto governare dall’esterno, finché gli uomini fossero rimasti veggenti. Il serpente di Midgard, una figlia dei poteri del fuoco, doveva essere spinto giù nel mare.

L’ultimo discendente di questi poteri del fuoco era Loki. Loki era il nemico degli dei. Aveva dato agli uomini quello che era ancora la loro ultima veggenza: il serpente di Midgard, che ora era incatenato. Ma Loki ha dato agli uomini ancora qualcosa, ancora qualcosa veniva dalla sfumatura di fuoco iniziale dell’uomo nei tempi lemeriani, che poteva svilupparsi nel paese degli atlantidei. Cosa si era sviluppato gradualmente mentre gli uomini si sviluppavano dalla veggenza all’intelletto? La lingua! Ne abbiamo spesso parlato. Mentre l’uomo gradualmente imparava la posizione eretta — questo era nei tempi atlantidei — così si sviluppò anche il linguaggio, gradualmente si sviluppò, cosicché era finito solo alla fine dei tempi atlantidei. Quando gli atlantidei con l’intelletto ben sviluppato si spostavano verso est, il linguaggio era già sviluppato. Ma questo linguaggio, mentre era il linguaggio degli atlantidei, era un linguaggio unitario, che si era orientato secondo i suoni unitari del linguaggio della natura stessa. Era l’imitazione di quello che gli atlantidei durante il tempo della veggenza e dell’udienza spirituale avevano udito dal ruscello delle fonti, dai venti impetuosi, dal fruscio degli alberi, dal rullo del tuono, dallo sciacquio delle onde. Questi suoni li avevano convertiti nel loro linguaggio, ed era il linguaggio comune degli atlantidei. Solo nei tempi post-atlantidei quella che si può chiamare la differenza tra le singole lingue e gli idiomi, gli elementi di varie lingue, si è articolata e sviluppata. L’antica lingua atlantidea, ricavata dagli elementi della natura, da quei poteri con cui Loki è così intimamente intrecciato, dovette assumere altre forme, quando gli Asi divennero governanti e gli uomini si divisero in popoli e tribù. Attraverso la divisione degli uomini in popoli tribali e la lotta dei singoli popoli l’uno contro l’altro è venuto quello che si chiama la guerra. Per cosa è stata combattuta questa guerra? Perché è venuta? All’uomo è stata data la lingua per il suo sviluppo, per mezzo del che può esprimere i suoi sentimenti più intimi verso l’esterno. Dal punto di vista occulto questo è uno dei progressi più importanti nell’evoluzione, quando l’anima arriva a far suonare i suoi dolori, la sua gioia e il piacere verso l’esterno in toni. La lingua, quando è articolata dall’interno, quando fa risuonare l’anima, è qualcosa che dà all’uomo un potere potentemente efficace. Questo potere doveva essere soppresso dagli Asi, altrimenti non avrebbero potuto governare. Come costrinsero gli Asi l’antica lingua unitaria? Lo fecero dividendo gli uomini in varie tribù e quindi in varie lingue. Una potenza immensa era l’integrità della lingua — il lupo Fenrir. Affinché questo potere non potesse prevalere nel teatro degli Asi, gli Asi dovevano domare il lupo Fenrir, cioè dovevano fare a pezzi la lingua, dovevano rendere la lingua diversa, affinché potessero dominare gli uomini. Così crearono la guerra. La guerra è collegata a questa diversità delle lingue. Ma una cosa era necessaria affinché gli Asi potessero diventare governanti: il dio della guerra doveva mettersi la mano in gola al lupo Fenrir, e doveva lasciarvi la mano. La mano di Tyr, del dio della guerra, si trova come lingua nella gola del lupo Fenrir. È la lingua umana che causa le diverse lingue. La lingua umana doveva formarsi cosicché l’unità antica della lingua andasse perduta. È l’individualizzazione della lingua che è allusione in questo mito profondo del lupo Fenrir. Ogni organo viene nel mito in qualche modo unito agli influssi degli dei dal di fuori. Qui avete l’organo della lingua e il modo in cui è espressa figurativamente l’evoluzione organica progressiva dell’uomo.

Qualcos’altro è venuto quando gli atlantidei furono gradualmente preparati per l’epoca successiva post-atlantidea. Gli stati di coscienza individuali dell’uomo erano totalmente diversi ai tempi dell’antica Atlantide rispetto a oggi. Abbiamo già parlato del fatto che esisteva ancora un certo grado di veggenza; questo però causava il fatto che l’atlantideo non conosceva la differenza tra stato di sonno e stato di veglia come la conosciamo noi oggi. La grande differenza tra stato di sonno e stato di veglia è effettivamente sorta solo nei tempi post-atlantidei. Naturalmente si preparava lentamente, ma la preparazione dava solo l’inclinazione a quello che il cambiamento tra veglia e sonno significava nei tempi post-atlantidei.

L’antico atlantideo sognava durante il giorno e sognava di notte. I sogni della notte corrispondevano più alla realtà rispetto ai sogni dell’uomo di oggi. E i sogni del giorno erano una vera percezione del mondo spirituale che viveva intorno all’uomo atlantideo, specialmente nei primi tempi dell’Atlantide. Ma per il fatto che è subentrato questo severo cambiamento tra la coscienza del giorno e lo stato di sonno completamente incosciente, è stato questo che ha guadagnato il suo pieno significato, quello che è legato al rapporto del corpo astrale agli altri corpi. Le malattie umane nella loro forma attuale hanno guadagnato il loro significato solo nei tempi post-atlantidei. Nel primo tempo atlantideo non c’erano ancora queste malattie: poi è diventato sempre peggio e peggio con le malattie che gli uomini ricevevano. Sapete tutti quale influenza salutare esercita il corpo astrale quando durante il sonno è al di fuori del corpo fisico. Ora, anche durante i tempi atlantidei il corpo astrale non era completamente al di fuori, ma era tuttavia per la maggior parte più fuori che nell’uomo di oggi, quindi poteva continuare a esercitare la sua influenza salutare. È proprio attraverso la penetrazione del corpo astrale nel corpo eterico e nel corpo fisico che sono sorte relazioni completamente nuove e diverse tra il corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico, e così sono state generate le malattie che conosciamo oggi. Le malattie hanno guadagnato il loro significato solo quando il corpo astrale non poteva più lavorare sul corpo fisico neanche durante il giorno.

Di nuovo è espresso nel mito. Solo chi cade sul campo di battaglia muore cosicché non cade sotto il potere dei poteri degli inferi; è ancora appartenente ai poteri superiori, può salire agli dei fino a Valhalla. Gli altri però, che cadono sotto il potere delle malattie, devono scendere a Hel, che da un lato è nera e dall’altro è bianca, che chiaramente esprime il cambiamento tra gli stati di coscienza del giorno e della notte. Così gli Asi si salvano portando con sé solo coloro che attraverso la morte sul campo di battaglia possono unirsi al mondo astrale, mentre gli altri devono scendere a Hel, che li conduce nei suoi regni. Questo è un tratto profondo della saga nordica, e anche questo tratto è completamente ricavato dai fatti.

Ora in tutte le saghe, a cui sottostà l’occultismo — e tutte le vere grandi saghe sono provenute dalle scuole segrete — è sempre anche contenuta profezia. Abbiamo anche qui un’allusione a uno stato futuro nello sviluppo dell’umanità e della terra. Solo per un po’ l’uomo sarà afflitto dal fatto che vede solo il mondo sensibile esteriore. Indipendentemente, risalirà di nuovo a quella visione che aveva originariamente. Era veggente nel lontano passato, doveva scendere alla percezione fisica per diventare autocosciente, e risalirà di nuovo alla visione chiaroveggente. È meravigliosamente in accordo con l’intera costituzione dell’uomo. Sapete già — almeno quelli di voi che hanno partecipato alle conferenze precedenti — che la saga attribuisce il dono del sistema nervoso, generalmente della capacità di percepire le cose esterne così come le percepisce l’uomo di oggi, all’influsso dei poteri divini attraverso le porte dei sensi. Ma avete nei vostri sensi una differenza molto strana, che qui nella saga ricorre in modo grandioso. Se prendete il senso dell’udito: il suo strumento è un organo singolo, è localizzato nell’orecchio. Se prendete il senso della vista: il suo strumento, il suo organo è localizzato nell’occhio. Se prendete il senso dell’olfatto: il suo strumento è localizzato nelle mucose del naso; il gusto è localizzato nella lingua e nel palato. Ma ora prendiamo il senso del tatto, il senso del calore: dove è localizzato? È distribuito su tutto il corpo. Si differenzia essenzialmente dagli altri sensi localizzati. Quello per cui l’uomo percepisce il calore è meravigliosamente distinto dagli altri strumenti sensoriali.

Prendiamo questo dal senso della saga, che i poteri degli dei entrano nel corpo umano attraverso i singoli organi dei sensi. Allora dobbiamo dirci: I poteri che vivono nel mondo dei toni entrano nel’uomo attraverso l’orecchio; i poteri che vivono nel mondo della luce entrano attraverso l’occhio, e così via. Ma i poteri che vivono nel calore vivificante e permeante tutto, che pervade tutto, riempiono tutto l’uomo, hanno l’intero uomo come loro organo che li percepisce. Quando l’uomo emerse dal grembo della Divinità all’inizio del suo sviluppo, era completamente diverso. Allora l’uomo ancora non aveva sensi per percepire l’ambiente. Per primo si formò in lui quell’organo peculiare, che sarebbe sbagliato chiamare occhio, quell’organo si formò dalle irradiazioni e influssi negli strati superiori del suo essere. Questo organo era un’estensione dell’uomo verso l’esterno; puoi ancora oggi nel bambino sentire il punto morbido nella volta cranica dove questo organo sporgeva, quasi il buco che era aperto dove questi flussi entravano. Questo organo era allora il senso del calore localizzato, che ora è distribuito su tutto il corpo dell’uomo. L’uomo aveva questo organo nella vecchia Lemuria, la terra calda del fuoco. Poteva usarlo, gli annunciava dove poteva andare, poteva con esso sentire se la temperatura era favorevole per lui o meno. Oggi questo organo è rinsecchito ed è diventato il corpo pineale. In futuro quello che oggi è diffuso su tutto il corpo sarà trasformato di nuovo su uno stadio superiore, sarà localizzato in un certo altro organo.

Lo vedete espresso nel mito attraverso il dominio di Sutur nella regione del sud, in Lemuria. Il potere del fuoco è rappresentato da Sutur. Lo vedete nel mito allusivo come Sutur cade sotto il dominio degli altri dei, degli Asi, il cui potere fluisce nel’uomo attraverso i sensi localizzati. Ma Sutur tornerà e governerà al posto degli Asi. L’uomo tornerà alle potenze primitive del fuoco, e il senso del calore non sarà più distribuito su tutto il corpo, ma sarà di nuovo localizzato in un organo. Meravigliosamente il mito riproduce quello che corrisponde anche ai fatti che conosciamo attraverso la scienza dello spirito. Quello che l’uomo ha trattenuto da quel vecchio mondo di fuoco, da quell’ambiente di fuoco e calore che ha percepito con i suoi antichi organi, cosa è? Non è Sutur stesso. Perché per vivificare questo territorio dove era Sutur, l’uomo aveva bisogno del suo organo antico, l’organo sensoriale, che come una lanterna sporgeva dalla sua testa. È quel «discendente» dell’antico senso sensoriale, che deve vivere il destino di tutto il corpo umano, che è completamente intrecciato con il destino dell’uomo, ed è il figlio di Sutur, Loki. Loki è incatenato ai tre crepacci del capo umano, del tronco umano e degli arti umani, cosicché non può muoversi e quindi è esposto a tutte le sofferenze e dolori umani.

Questo vi guida ancora più profondamente in questo mondo dei miti germanici, che è di una profondità quasi impenetrabile. Bisogna veramente scavare molto profondamente per comprendere che tipo di entusiasmo afferrò un artista come Richard Wagner e lo spinse alla creazione. Non si dovrebbe mai affermare che Richard Wagner avrebbe potuto specificare le singole saghe in un modo tale come fa l’occultismo. Ma i poteri spirituali che stavano dietro di lui e l’ispiravano lo guidavano e orientavano le sue ispirazioni artistiche, cosicché la sua arte divenne l’espressione più bella di quello che sottostà al mito. Questo è il grande, che nell’opera d’arte non si vede ciò che sta dietro: tutto è versato in suono e parola. Un istinto strano — se vuoi nominarlo trivialmente, altrimenti bisognerebbe chiamarlo ispirazione artistica — regna in Richard Wagner. Era come un’audizione spirituale di quelle antiche saggezze linguistiche che sorgevano in lui. Ha sentito molto bene quegli stili linguistici più antichi e l’ha indotto a non rimanere nella rima finale, perché quella appartiene a uno stadio posteriore, a uno stadio intellettuale, ma a scegliere quello stadio dello sviluppo linguistico che è un’eco dei flutti che si precipitavano, che sprizzavano dalla nebbia della vecchia Atlantide: questa è l’allitterazione, la rima staff, che per colui che può sentirla ripete nel suono quello che può essere chiamato la musica delle onde.

Nel mito germanico è profetizzato che il crepuscolo degli dei deve arrivare, perché è sorto quello che sono le guerre. Perché Tyr ha perso una mano nella gola del lupo, i germi per il successivo declino degli dei si sono sviluppati. Lo stato futuro in cui gli uomini si comprenderanno di nuovo, dove non saranno più separati dalle lingue, è indicato dalla prospettiva profetica della saga germanica del crepuscolo degli dei. La saga ci parla del fatto che, dopo che la popolazione atlantidea si era spostata verso est, si frammentò e si divise. Solo quelle popolazioni che discendono dalla razza mongola si sono conservate qualcosa dell’antica Atlantide, e che sotto Attila o Etzel — Atli, l’atlantideo — si trasferirono. Hanno preservato unicamente e solamente l’elemento vitale degli atlantidei, mentre gli altri popoli che erano rimasti in Europa si erano sviluppati separandosi dalla vecchia comunanza di sangue ed erano caduti in guerre dei singoli popoli tra loro. Così questi popoli a ovest vivono sempre in divisioni, in guerre. Possono resistere poco all’assalto dell’elemento mongolo, che ha preservato i fondamenti atlantidei della vita. La spedizione di Attila o Etzel non è fermata dalle tribù germaniche, perché le singole tribù sono qualcosa che non può impressionare Attila, che ha mantenuto il suo grande spirito antico — una sorta di monoteismo. Quello che si opponeva a lui come singole tribù non poteva fermarlo. Un tratto strano nella saga è ora che Attila viene immediatamente indotto a tornare indietro quando gli si opponeva ciò che va al di là della consanguineità, quando il cristianesimo gli si opponeva, personificato dal papa allora regnante. Allora Attila vide i poteri spirituali che uniranno di nuovo gli uomini, ed è questo di fronte a cui l’iniziato atlantideo si piega. Il cristianesimo deve essere preparatorio per quello stato dell’umanità dove Sutur riappare e, indipendente dalle differenziazioni degli uomini in singole tribù, porterà pace al mondo. Così il cristianesimo, ai popoli di quel tempo, sembrava come un primo annuncio del crepuscolo degli dei e del ritorno dei tempi antichi, quando gli uomini non erano ancora divisi, non erano spaccati e frammentati da guerre. Così si sentiva particolarmente il cristianesimo nei primi secoli della sua diffusione, quando il cristianesimo non era ancora predicato da Roma, ma veniva dall’est e ovest attraverso società cristiane segrete provenienti dall’Inghilterra e dall’Irlanda, in seguito anche dalla Francia, e che erano completamente indipendenti dal potere esteriore di Roma. Fu Winfried, Bonifacio, che si separò da quella schiera di allievi segreti occidentali e fece la pace con Roma, per cui il cristianesimo poté gradualmente assumere la particolare colorazione della Chiesa cristiana romana.

Così vediamo quali poteri operavano nella diffusione del cristianesimo dal ricordo di un tempo antico e come allusione profetica a un futuro successivo. Quello che inizialmente sorgeva nel cristianesimo nell’Europa centrale erano i contenuti emotivi che allora vivevano in quegli uomini e che riempivano la visione di quelle persone che appartenevano alle scuole segrete e che erano stati insegnati e fecondati da quelle scuole segrete.

Vogliamo sostare per un po’ in questa fase dello sviluppo spirituale dell’Europa centrale e vogliamo rendere vivo il ricordo di quale era lo stato dell’Europa, quando il vecchio mondo divino — descritto nelle saghe germaniche — gradualmente scompariva nel crepuscolo che era causato dal mondo religioso del cristianesimo. Come un precursore del grande crepuscolo degli dei si sentiva l’avvento del cristianesimo, quel crepuscolo che un giorno spazzerà via i poteri dei vecchi dei. Il dissolvimento del vecchio mondo divino portava il cristianesimo: il declino dei vecchi dei stessi porterà il grande crepuscolo degli dei, che allora come realtà porterà quello che il cristianesimo portava solo come fede. Così si sentiva.

Ora mettiamoci in quella disposizione d’animo che c’era allora. Le tribù dei Goti, dei Franchi e così via, stavano tutte da un lato sotto l’impressione delle tribù mongole che incombevano, del re degli Unni Attila o Etzel, e d’altro canto sotto l’impressione del cristianesimo che gradualmente si diffondeva. Attraverso gli eventi che abbiamo caratterizzato, erano divisi in varie tribù, frammentate: parlavano lingue diverse, erano precipitati l’uno contro l’altro. Fondamentalmente, di tutte queste tribù in realtà solo una si è mantenuta, la tribù dei Franchi; è rimasta, in nome e significato. Cosa ricorda ancora di tutte le tribù che vagavano in giro, al massimo la storia: Longobardi, Goti Orientali e Occidentali, Cherusciani, Eruli e così via? La tribù franca ha effettivamente ottenuto la vittoria sulle altre tribù. Ma come ci si doveva sentire all’interno di quelle tribù che erano in via di estinzione, in declino? Proprio nelle scuole segrete e tra gli esperti di queste tribù morenti questi sentimenti erano assolutamente vibranti. Consideriamo una tale tribù, come erano i Visigoti. Nel nord della Spagna e nel sud della Francia abitavano, anche se un tempo si erano spostati molto a est — come sapete, il movimento verso ovest era solo una ritirata. Le capacità che avevano erano ancora un’eco del vecchio tempo atlantideo. Quando queste tribù si spostarono da est a ovest, avevano perso durante il loro viaggio le vecchie capacità, ma viveva ancora come un’eco di quelle vecchie capacità una certa chiaroveggenza negli uomini. Non erano più completamente chiaroveggenti, ma in certi momenti potevano ancora guardare nei mondi spirituali. Ma spesso lo sentivano già come qualcosa di sconosciuto, oppressivo, e per questo emerse il nome «Alp». Alp — cos’è questa creatura? È un essere astrale che si sentiva, ma non si conosceva più correttamente, che si era conosciuto nei tempi atlantidei, nei tempi dell’antico sguardo e della chiaroveggenza, e che ora appariva come un intruso nel mondo, come anche la Truth che avevamo imparato la scorsa volta. Eppure alcune persone lo sentivano come lo sguardo di un mondo superiore, di quello astrale nel mondo fisico. Proprio in quelle tribù che non potevano inserirsi nelle nuove circostanze, si sentiva, «quando l’Alp veniva e pressava», che si poteva guardare nei mondi superiori. In tutte le tribù, specialmente nei Goti, ma anche nei Borgognoni e in altre tribù tedesche, c’erano sempre alcuni — e furono considerati in relazione con poteri divini — che potevano resistere a tali stati eccezionali e interpretarli come l’irruzione del mondo astrale nel mondo fisico. Uno di questi era il re goto Alpardo, che è nominato in quei tempi quando i Goti abitavano il sud della Francia. Era re dell’Aquitania e vi regnò in quel tempo, quando Attila intraprese la sua spedizione da est a ovest. Il figlio di questo Alpardo era il leggendario Walther del Waltharilied. Ci presenta così il passaggio da quel tempo, in cui gli uomini dai loro padri sapevano ancora qualcosa delle vecchie capacità e dei collegamenti dei vecchi popoli. Come la tribù e le tribù appartenevano insieme nei tempi antichi — i padri lo sapevano. Perciò il padre di Walther, Alpardo, aveva già accordato a lungo con il re del territorio borgognolo che sua figlia Hildegund dovesse essere la moglie di Walther, per colmare il divario minaccioso tra i popoli. Ma le tribù non erano in grado di resistere all’assalto degli Unni, che ancora possedevano le vecchie forze vitali, che loro stessi avevano perso. Perciò dovevano andare come ostaggi alla corte del re degli Unni Etzel: Walther, il figlio di Alpardo, Hildegund, la figlia del re dei borgognoli, e come ostaggio dalla corte franca Hagen di Tronje.

Perché Günther, il figlio del re franco Gibich, non poteva ancora essere dato come ostaggio, il germoglio della vecchia tribù di Tronje, Hagen, doveva essere dato come ostaggio. Non abbiamo bisogno di raccontare ulteriormente il contenuto del Waltharilied. Alla corte del re Etzel si distinguono come valorosi guerrieri, ma una cosa non potevano: potevano bensì conquistare quello che eleva gli uomini all’Io, ma quello che riporta gli Io alla pace, non potevano appropriarsene, era impossibile per loro. Ognuno era competente al suo posto, perciò sono valorosi guerrieri anche nella terra nemica, alla corte di Etzel o Attila. Ma quando Günther assunse il potere nel regno franco e non mantenne più amicizia con Etzel, non potevano più resistere, dovevano fuggire. Ora emerge qualcosa di estremamente strano. C’è una versione più antica del Waltharilied, lì Walther, dopo aver fuggito con Hildegund, combatte contro gli Unni che l'inseguono. Questa versione proviene dal paese franco.

Allora abbiamo ancora una versione successiva, di cui ieri si è parlato, che proviene da intenzioni puramente cristiane: fu infine data forma nel X secolo da Ekkehard I, monaco del monastero di San Gallo. Entrambe le versioni differiscono sostanzialmente l’una dall’altra. La versione più antica proveniva dal paese franco. Proviene da coloro che sono stati influenzati da quella corrente in cui il cristianesimo originario ancora vive come flusso cristiano segreto, che voleva insegnare: Rivolgetevi alle nuove visioni, e vincerete quello che ancora sta in voi di quel vecchio, che vi si oppone in modo tangibile negli Unni. — Questo interesse poteva avere solo chi proveniva dalla tribù franca. Ma colui che riadattò la saga nel monastero di San Gallo non aveva più questo interesse per l’istruzione dei cristiani. Aveva un altro scopo: voleva dire alla gente: Se restate nelle vecchie circostanze, allora vi consumerete da soli. — Mostrava loro chiaramente come si consumavano da soli. E in effetti, non sono gli Unni che li consumano. Quando Walther ritorna con Hildegund nel loro paese, è Günther stesso che viene loro incontro con Hagen di Tronje. Ora sono i tre rappresentanti delle tribù germaniche stesse che si lacerano l’uno l’altro in battaglia, cosicché nel campo di battaglia rimangono la gamba di uno, l’occhio di un altro e la mano del terzo. A Walther fu tagliata la mano, a Günther la gamba, e Hagen perse un occhio. Bene sapeva colui che così aveva scritto la saga, perché toglieva la mano a colui che discendeva da Alpardo. Lo presenta come il rappresentante per la discordia tra le tribù e i popoli. Il taglio della mano deve ricordare quello che era successo al dio della guerra Tyr stesso. Dove le tribù entrano in conflitto, l’individuo perde la mano. Questo motivo continua fino a Götz von Berlichingen, che perde anche la sua mano: è lo stesso tratto che si mostra nel mito germanico. Così Ekkehard voleva dire alla sua gente: Se restate in queste vecchie visioni, allora vi lacerate da soli, perché la discordia è stata posta in voi. Quello che può unirvi è lo spirito cristiano. — Così presenta loro l’immagine di fronte alla quale dovevano imparare orrore. Questo era l’intento cristiano di Ekkehard.

Proprio di fronte a questo Waltharilied bisogna guardarsi dal speculare o dall’aggiungere altro. I singoli tratti: strappo dell’occhio, taglio della mano, taglio della gamba e tratti simili sono tali che in essi continua quasi qualcosa dal tipo e dalla forma della saga, e che riappare dove sembra necessario. Con ragione ieri è stato detto che in colui che ha scritto questo Waltharilied si tratta di un iniziato. Ma bisogna anche sottolineare che era un iniziato cristiano che voleva presentare alla gente una dottrina cristiana ben definita.

Così vediamo come la scienza dello spirito agisce illuminando queste manifestazioni della vita spirituale umana, e come possiamo gettare luce su aree che la filologia odierna padroneggia ancora molto poco. E se oggi mattina avete visto in che modo e come la scienza dello spirito può intervenire nella vita quotidiana, e aggiungete quello che ora è stato esposto, allora questi possono essere prove per la verità interiore dei fatti spirituali portati giù dai mondi superiori. Il nostro mondo ha di nuovo bisogno di tale approfondimento. Ma vedete da ciò anche il modo in cui dobbiamo lavorare, e che agitazione esterna non può essere quello che può effettivamente portare il movimento mondiale teosofico nel giusto cammino. Se si viene solo con dogmi e si vuole spiegare questi ai popoli, allora hanno tutto il diritto di dirci che è tutto fantastico. Solo colui che penetra profondamente in quello che il flusso teosofico può offrire, e penetra da tutti i lati, vedrà gradualmente le verità teosofiche. Non dobbiamo stupirci se i sostenitori di correnti materialiste trovano sciocco quello che diciamo. Come potrebbe essere diversamente? E come potremmo abbandonarci all’illusione che la teosofia potrebbe essere qualcosa che si potrebbe diffondere come il monismo diffuso attraverso propaganda esterna? — Solo attraverso lavoro positivo, attraverso la diffusione della dottrina il migliore che possiamo: solo così la teosofia può entrare nella vita. Anche se avremo ancora molti insuccessi, questo non deve assolutamente ostacolarci e non deve turbarci in alcun modo. Perciò la Società Teosofica non può essere altro che un luogo dove si lavora in modo teosofico. La società non potrà mai essere la cosa principale: la cosa principale deve essere la nostra scienza dello spirito stessa. Forse la società sarà anche solo — per usare una parola di Nietzsche che avrai già sentito — un «ponte» e un «passaggio a qualcosa di più elevato», a un flusso teosofico libero nel mondo. Ma attualmente abbiamo bisogno di questo luogo da cui possiamo operare, e senza che non possiamo versare la scienza dello spirito nel mondo. Ma dobbiamo appropriarci della visione libera che distingue l’uomo dalle cose, e che mette le cose più in alto di qualsiasi istituzione che derivi da ordine esteriore.

Con questo siamo giunti alla fine del programma del nostro stare insieme.

5°Parte 1 (Miti e saghe) - La mitologia germanica e quella persiana

Berlino, 28 Ottobre 1907

Ci siamo occupati negli ultimi giorni del lavoro del nostro ramo con la spiegazione occulta di saghe e miti dell’Europa centrale e abbiamo visto quale profonde verità e conoscenze sono contenute in queste saghe e miti. Proprio oggi, due settimane fa, quando abbiamo potuto attirare l’attenzione sulle verità più profonde e importanti, abbiamo potuto gettare uno sguardo su una mitologia correlata, quella persiana, che è sorta laggiù in Asia, ed è assolutamente correlata a quello che abbiamo come mitologie germaniche o simili sul suolo europeo. Abbiamo visto quello che si cela dietro il nome dei persiani Amshaspand e dietro il nome dei trentotto Izard. Abbiamo ritrovato le forze che emanano da questi spiriti dello spazio astrale nei dodici paia di nervi che partono dalla nostra testa, e nei trentotto paia di nervi che partono dalla nostra spina dorsale.

Nel mito tedesco e generalmente europeo ci viene raccontato che tre dei — Wotan, Wili e We — che talvolta appaiono anche sotto altri nomi — crearono l’uomo. Una volta mentre andavano lungo la riva del mare, trovarono lì due alberi, e da questi alberi, Ask ed Embla, crearono la prima coppia umana. Wotan diede a questi primi uomini lo spirito e la vita spirituale generale, Wili diede la forma, l’intelletto e il movimento, e We diede il volto, la lingua, l’udito e la vista. Quando ascoltiamo questo nel mito europeo e abbiamo potuto convincerci dal significato profondo degli altri miti, allora certamente cercheremo qualcosa di più profondo in questa triplice divinità e nel dono all’uomo di varie proprietà attraverso il triplo dio. Ma faremo bene se colleghiamo la creazione umana, come è narrata nel mito dell’Europa centrale, alla forma come la creazione umana ci appare nella mitologia persiana correlata. Allora si pone in un grande contesto. Allo stesso tempo possiamo venire alla luce su una proprietà peculiare — la potenza miticamente generativa dello spirito umano, e sulla natura e l’essenza dell’uomo e il suo collegamento con la terra — qualcosa di molto speciale. Sappiamo che miti e saghe non devono essere interpretati attraverso speculazioni, che il loro significato non deve essere cercato attraverso speculazioni. Ma dobbiamo cercare di chiarire nei nostri cuori le origini del sapere e della conoscenza umana che ci si presentano nella saga, da un lato nello spirito popolare creativo originario, e d’altro canto nei doni dei sacerdoti iniziati.

Saghe e miti non sono nulla di diverso da visioni astrali e spirituali. Abbiamo visto come veramente l’antico germanico o il membro della vecchia popolazione europea ha visto l’albero mondiale Yggdrasil sul piano astrale, come ha udito i dodici flussi che entravano come forze nella sua testa e formavano i suoi dodici nervi principali. Abbiamo conosciuto tutto questo come effetti astrali e non attraverso una speculazione fantastica e intelligente.

Ora vogliamo prima di tutto rappresentarci in modo molto breve e schematico il mito persiano dell’origine del mondo e del destino umano. Ma mentre lo facciamo, dobbiamo considerare che il popolo persiano originario — il vecchio popolo persiano, non quello che avete imparato nella storia, ma quello da cui effettivamente provengono queste storie di dei — apparteneva alla parte più avanzata delle masse popolari che si erano spostate dall’antica Atlantide verso est. Quando l’antica Atlantide era stata allagata, erano i popoli che in seguito scesero verso l’India e si mescolarono con i popoli lì esistenti, e quelli che sul suolo della Persia moderna, della Battria, della Media si stabilirono, che si spinsero il più lontano verso est. Gli altri popoli erano rimasti sul suolo dell’Europa moderna.

In tutti questi popoli i miti e le saghe si formavano nei modi più vari, e in tutti il significato delle loro mitologie riguardava nulla di diverso da quello che i singoli potevano vedere, continuamente o in stati particolari, con i loro deboli, ma ancora esistenti poteri di chiaroveggenza. Gli uomini videro quello che i miti e le saghe raccontano. Dalle visioni astrali, i membri di questa parte di popolo che si estendeva sul territorio della Persia moderna raccontavano quello che vedevano e che poi il grande fondatore di religione Zarathustra mise in una certa forma e completò. Vogliamo rappresentarci in breve quello che la gente là raccontava. Ricondussero tutto ciò che esiste a un fondamento unico del mondo, che chiamavano «Zaruana Akarana». Questo era un fondamento originario comune, da cui secondo questa visione tutto era provenuto, tutto ciò che è minerale, pianta, animale e uomo, ma anche tutto ciò che è spirituale superiore per quanto è percepibile agli uomini. Se si volesse tradurre l’espressione «Zaruana Akarana», bisognerebbe farlo con «fondamento luminoso» o «fondamento luminoso». Ora da questo «fondamento luminoso» sorse una divinità con proprietà di bontà, con proprietà di perfezione intellettuale spirituale, un essere spirituale saggio e buono, Ormuzd, e un altro essere che si oppose a questo buono spirito Ormuzd. Questo altro essere spirituale è solitamente chiamato Ahrimane. Così abbiamo entro i miti e le saghe persiani questi due esseri spirituali: Ormuzd e Ahrimane; una divinità buona e una divinità avversaria cattiva. Ahrimane potrebbe essere tradotto nel tedesco con l’espressione «colui che resiste» o «colui che è nemico»: questo sarebbe il significato di questa espressione.

Se ora vogliamo portare gli Amshaspand e gli Izard in relazione a questi esseri spirituali, allora dobbiamo immaginare che da Ormuzd irradiavano, fluivano gli esseri spirituali superiori che abbiamo conosciuto come Amshaspand e Izard. Sono le schiere attraverso cui Ormuzd agisce, cosicché è il reggente supremo che assegna loro i posti, li divide secondo i dodici mesi dell’anno e i ventotto o trentuno giorni del mese secondo che cambiano il loro dominio. Ma il mito persiano racconta di Ahrimane: Proviene anche dal generale «fondamento luminoso» originario, ma si è mostrato ribelle fin dall’inizio e si è ribellato, ha opposto ai sei Amshaspand i suoi sei spiriti cattivi, i Deva o Dev, inferiori e superiori. Dobbiamo quindi immaginare che ogni Amshaspand ha un avversario, e così come gli Amshaspand appartengono al reggente Ormuzd, così questi Deva, nel senso del mito persiano, appartengono alla séguito di Ahrimane. Ha schierato le sue schiere, affinché in una lotta che dura a lungo continuamente si oppongano alle buone schiere degli Amshaspand. E così ha schierato le sue innumerevoli schiere dei Deva inferiori contro le schiere degli Izard.

Così questo mito persiano ci mostra tutti gli eventi del mondo in un certo modo intrecciati in una lotta che dura a lungo. Tutto quello che accade oggi deve essere visto nel senso di questo mito persiano come l’efflusso di questa battaglia. Ciò che accade deve essere rappresentato in un certo modo tale che in tale evento nel mondo da un lato stanno le forze del bene che emanano dagli Amshaspand e dagli Izard, e d’altro canto le forze del male che emanano dai Deva. Solo quando comprendiamo l’interazione delle forze buone e cattive, secondo il mito persiano, comprenderemo gli eventi e i fatti del mondo presente.

Ora dobbiamo chiederci: Le narrazioni che ci si presentano in queste immagini, sono anche visioni astrali, sono percezioni astrali? Vedremo che lo sono fino al più piccolo dettaglio. La comprensione di questo fatto sarà aiutata da una circostanza, che una certa parte giocava nel culto persiano antico: quella che potrebbe essere chiamata la venerazione del fuoco. Però non si deve immaginare questa venerazione del fuoco come se il fuoco fisico fosse stato adorato; non è il caso. Non è stato adorato, né alcun culto particolare si attacca al fuoco fisico. Questo fuoco fisico non è per il mito persiano e per il culto persiano nient’altro che un simbolo, un’espressione esterna per una certa forza spirituale che agisce nel fuoco. Per lo spirito del fuoco il fuoco esteriore e fisico è l’espressione.

Ora vogliamo vedere da dove viene questa venerazione del fuoco. Ha un’origine occulta profonda. Ricordiamoci come nella nostra visione mondiale teosofica si racconta il processo della creazione del mondo. Sappiamo che la nostra terra era un tempo unita con quello che oggi l'accompagna come luna, che la luna solo da un certo tempo si è separata da essa: sappiamo che in tempi ancora più antichi la nostra terra era unita con quello che oggi è sole. Questi erano i due importanti eventi cosmici che hanno preceduto il divenire dell’uomo. Questi tre corpi celesti — sole, luna e terra — formavano una volta un solo corpo, cosa che potremmo immaginarci così: se mescolassimo sole, luna e terra e ne formassimo un solo grande corpo celeste. Per primo il sole si separò, e mentre prima aveva dato la sua luce dall’interno della terra, ora la mandava dall’esterno sulla terra e i suoi esseri. Era al tempo in cui la terra ancora conteneva la luna. La luna era quella che conteneva le cattive forze, e queste cattive forze dovevano uscire. Se la luna fosse rimasta dentro, la terra non avrebbe mai potuto attraversare lo sviluppo che la rendeva il palcoscenico dell’umanità attuale.

Quando la luna si era separata, l’uomo non era ancora nella sua forma attuale sulla terra; non era ancora dotato di anima per quanto esisteva come essere fisico. Subito dopo che la luna si era separata dalla terra, questa forma umana viveva ancora un’esistenza vegetale. In questa forma umana che sulla terra abbandonata dalla luna era presente non c’era nient’altro che l’inclinazione del corpo fisico attuale e dell’attuale corpo eterico. Quello che oggi esiste come corpo astrale nell’uomo non era ancora unito con il terrestre. Così come oggi le nuvole fluttuano nell’aria, così allora i corpi astrali fluttuavano in giro, che più tardi si immersero nei corpi umani fisici. E i corpi umani, che come antenati fisici dell’uomo attuale vagavano in giro, erano in uno stato di sonno permanente. Come le piante sono in uno stato di sonno permanente, così l’uomo di allora era in una sorta di stato di sonno, era solo dotato di corpo fisico e corpo eterico. Fino a quel momento non c’era sulla terra un essere che aveva la proprietà più importante per l’umanità attuale e il mondo animale superiore, la proprietà del sangue rosso caldo: il calore interno.

Se tornassi indietro nel tempo con me e esaminassi gli esseri dell’antica luna, troveresti che tutti questi esseri dell’antica luna, dove gli antenati dell’uomo attuale erano già presenti, avevano ancora il calore del loro ambiente, così come oggi ancora gli animali inferiori che hanno mantenuto questo stadio. Avevano, come si dice, i succhi corporei a temperatura variabile, avevano il calore dell’ambiente. Quello che appare come calore interno nell’uomo e negli animali superiori, e quello che ne fa parte, il sangue rosso, non era affatto presente negli esseri di allora.

Ma ora abbiamo udito che contemporaneamente alla separazione del sole e della luna dalla terra ebbe luogo un altro evento mondiale: il passaggio di Marte attraverso la terra. Le sostanze dei due corpi celesti Marte e Terra erano allora così sottili che Marte poteva passare attraverso il corpo terrestre nella sua sostanza. Lasciò dietro di sé una sostanza che la terra non aveva prima: il ferro. Il ferro si è incorporato nella terra solo attraverso il passaggio di Marte, e questo ferro era il presupposto necessario affinché potesse formarsi il sangue rosso. Qual era la conseguenza? Quando la luna si era allontanata dalla terra e la terra rimase per se stessa, la terra era in una sorta di stato ardente: era circondata da un’atmosfera di calore. E ora arriviamo a un’idea che chiedo di comprendere molto esattamente. Immaginate tutto il calore che oggi è nei corpi degli esseri umani e animali con sangue caldo che abitano la terra, estraetelo da questi corpi, immaginate che vivesse come atmosfera di calore intorno alla terra. Allora avete approssimativamente lo stato in cui la terra era subito dopo che la luna se n’era andata.

Gli esseri non avevano ancora il calore interno: il calore circondava immediatamente l’intero globo terrestre, era ancora fuori. Possiamo dunque immaginarci la terra in questo tempo come un corpo ancora fluido, in cui i metalli erano dissolti in vari modi, e che era circondato da questo mare di fuoco o calore. In questo mare di calore il sole, che era fuori, mandava i suoi raggi luminosi dentro. Per l’occultista la luce non è affatto solo luce fisica, ma questa luce fisica è l’espressione corporea e materiale dello spirito. Così con i raggi solari confluiva nella terra l’essenza degli spiriti del sole. La luce come espressione della spiritualità luminosa confluiva nell’atmosfera di fuoco, nell’atmosfera di calore della terra. Immaginate semplicemente. Avete la terra, è circondata dall’atmosfera di calore, e in essa cadono i raggi del sole, che però per noi sono raggi dello spirito. Attraverso il fatto che questi spiriti solari nei raggi del sole cadono nel calore della terra, si formò in primo luogo l’anima comune, il corpo astrale comune di tutta l’umanità e degli animali superiori. Lì sul suolo della terra c’erano questi esseri umani-piante che dormivano, che avevano un corpo eterico e un corpo fisico. E così, come oggi sarebbe se tutti voi qui seduti improvvisamente vi addormentaste — il che non è da desiderare! — allora tutti i vostri corpi astrali uscirebbero dai vostri corpi fisici e si mescolerebbero l’uno con l’altro, così era allora. Solo si mescolavano ancora più fortemente, erano una massa indifferenziata mentre avevano il calore comune, in cui la luce del sole, che era l’espressione dello spirito, brillava dentro. Si chiama comunemente il corpo astrale dell’uomo attuale anche Aura, perché rappresenta per il veggente odierno un’apparizione luminosa che avvolge l’uomo, approssimativamente così come se immaginate una forma luminosa ovale, a forma di uovo, che irradia da tutti i lati dall’uomo. Così il corpo astrale dell’uomo era allora contenuto in questa atmosfera di calore della terra, non era ancora diviso nei singoli corpi astrali; e in questa brillava la luce del sole, che era il portatore della spiritualità del sole.

Ora immaginate universalmente e cosmicamente il vostro divenire in quel tempo. Quello che oggi è il vostro corpo fisico e il vostro corpo eterico, che allora aveva un’esistenza vegetale, cresceva così a dire della terra, era un prodotto originario della terra stessa. E quello che oggi vive in voi come anima e spirito veniva dall’atmosfera che circonda la terra, il vostro corpo fisico e il vostro corpo eterico l’assorbiva gradualmente. E questo si era preparato in un’aura comune della terra, che deve essere rappresentata esteriormente in modo materiale come calore comune che è traversato e irradiato dalla luce del sole piena di spirito. Così avete assorbito il calore che una volta avvolgeva la terra. Quello che oggi vive nel vostro sangue caldo è una parte di questo fuoco originario che fluiva intorno alla terra. Se oggi si potesse estrarre di nuovo tutto il calore dai corpi degli animali e degli uomini, si potrebbe ristabilire lo stato originario del fuoco originario. Quello che oggi esiste come calore all’interno è il calore diviso, che come mare di calore circondava la terra, e in questo corpo di sangue comune fluiva dentro la luce. Anche questa luce è stata divisa, gradualmente, e ha creato la spiritualità superiore dell’uomo. In corpi che sono solo fisici ed eterici naturalmente c’era solo spiritualità opaca e inferiore. Quello che oggi radica nella testa dell’uomo, la spiritualità superiore, quello che è stato formato dalle influsioni degli Amshaspand, proviene dalle forze spirituali del sole.

Ora immaginatevi la visione astrale del veggente. Cosa vede? Vede come la terra sorge, come la luna si separa; la terra è circondata da nebbia di fuoco, dal calore comune, in cui splende irradiando meravigliosamente, la saggezza mondiale. La saggezza mondiale, che viene dal sole, rende la terra irradiata dal sole l’aura della terra. Questo vede il veggente astrale. E l’antico veggente persiano chiamava questo «Aura Mazda», l’aura grande, Ahura Mazdao, l’aura grande della saggezza, da cui sono provenute le aure singole degli uomini. Ormuzd è solo un’espressione trasformata di Ahura Mazdao, l’aura grande.

Ora andiamo un po’ oltre. Come è potuto accadere questo stato che il veggente astrale deve percepire in modo così grande e potente, quando si trasporta di nuovo in questo tempo, questo stato che è descritto nel mito persiano, che è effettivamente una rinarrazione dei risultati della visione astrale chiaroveggente? Questo stato è stato causato dal fatto che anche con il sole sono collegati esseri spirituali. Per il materialista dal sole fluiscono solo i raggi solari fisici. Per colui che vede le cose occultamente, però, è così che con la luce del sole le forze degli abitanti spirituali del sole fluiscono sulla terra. Proprio come la terra è abitata da uomini, così anche il sole è abitato da esseri potenti, che si distinguono dagli esseri terrestri per il fatto che sono molto, molto più sviluppati degli uomini. Il Genesi, l’Antico Testamento, chiama questi abitanti del sole gli Elohim, esseri di luce. Così vero come gli uomini hanno un corpo di carne, così vero questi abitanti del sole hanno un corpo di luce. Sono esseri di luce. E le loro forze non sono limitate in uno spazio ristretto: possono irradiarsi fino alla terra. Le azioni degli spiriti del sole, degli Elohim, fluiscono a tutti gli esseri terreni con la luce solare. In ogni raggio di luce, in ogni raggio di sole abbiamo da vedere le azioni degli abitanti del sole. Gli uomini saranno su questo stadio quando la terra avrà raggiunto lo stato del Vulcano. Sapete che lo sviluppo della terra procede da Saturno attraverso Sole, Luna, Terra, Giove, Venere fino al Vulcano, che diamo come l’ultimo incarnazione della terra. Quando la terra si sarà evoluta allo stato del Vulcano, allora gli uomini saranno sullo stadio su cui sono oggi gli abitanti attuali del sole nel loro percorso evolutivo. Così troviamo anche dove gli Amshaspand abitano oggi. La loro vera patria è il sole, e da lì mandano attraverso la luce solare i loro fatti.

Proprio attraverso questo gli Amshaspand potevano produrre quello che vi ho descritto come i fatti degli Amshaspand. Questi mandavano i loro dodici flussi nella testa umana e provocavano il fatto che l’uomo potesse sviluppare il pensiero, che sviluppasse la sua spiritualità. Sulla luna gli Izard prima avevano lavorato sull’uomo e formato i ventotto nervi spinali. Poi si aggiunse il dono all’uomo dei dodici nervi cranici, che provengono dagli Amshaspand, le schiere di Ahura Mazdao. Ma nel processo evolutivo di un corpo mondiale certi esseri rimangono indietro. Non procedono. Non solo gli studenti rimangono seduti, ma anche gli esseri mondiali rimangono indietro su uno stadio, oltre che gli altri sono già andati. Durante l’esistenza della luna gli Elohim, gli spiriti di luce del sole, sono ascesi a quello stadio che permette loro di vivere nel sole e mandare i loro fatti alla terra e all’umanità terrestre. Altri spiriti che allora erano già allo stesso stadio degli Elohim sono rimasti indietro, «rimasti seduti»: non potevano portare il loro sviluppo sulla vecchia luna così lontano che potessero iniziare un’esistenza più elevata con il sole come palcoscenico. Non era loro dato all’inizio di agire nei raggi del sole, di agire da fuori verso dentro. Piuttosto dovevano, nel loro proseguimento, cercare nel loro sviluppo quello che non avevano ancora compiuto sulla luna, in un’esistenza più bassa che era legata al palcoscenico della terra stessa.

Cos’era il nuovo stato che ora emergeva sulla terra, che dava ai nuovi esseri proprietà nuove? Si mostrava nel fatto che l’atmosfera di calore, l’ambiente di calore ora confluiva nel sangue. Sorse il sangue caldo. In questo stato gli eserciti di spiriti rimasti indietro cercavano di recuperare nel loro sviluppo quello che non avevano potuto raggiungere. Cercavano di portare in questo calore, che si trasformò in vita interna, i fatti che non avevano potuto mettere nei raggi del sole.

Immaginiamo questo plasticamente, come la visione chiaroveggente può vederlo. [Durante le seguenti esposizioni è stato disegnato sulla lavagna, ma il disegno non è stato registrato dagli stenografi.] Vediamo che nella testa e nella spina dorsale dell’uomo confluiscono i fatti degli Amshaspand e degli Izard, che provengono da Ahura Mazdao, mentre l’interno dell’uomo si riempie di sangue caldo. Il corpo umano assorbe il sangue caldo, è condotto dall’esterno verso l’interno del corpo da tutti i lati. E quando esaminiamo l’anatomia occulta dell’uomo, ogni tale flusso che è mandato dalle regioni di Ahura Mazdao, Ormuzd, è accompagnato da un altro flusso che con il calore che fluisce verso l’esterno accompagna il flusso nervoso: il movimento del sangue accompagna il flusso nervoso. Con questo sangue caldo che fluisce dentro, le forze di quegli spiriti che erano rimasti indietro entravano nell’uomo: questi erano gli eserciti di Ahrimane, che ora mandavano le loro forze nel sangue dell’uomo, così come gli Amshaspand mandavano la loro forza della luce. È così che a ogni flusso degli Amshaspand è inviato un flusso di sangue. In questo flusso di sangue rosso che scorre parallelo ai flussi nervosi scorrono i poteri contrari dei Deva. Agli Amshaspand nel sangue rosso fluisce ciò che viene dai nemici degli Amshaspand e degli Izard, dai Deva, dalle schiere di Ahrimane. E ora sentiamo nel sangue pulsare quello che veniva dalle schiere di Ahrimane.

Così quello che il veggente può vedere influire nel corpo fisico sul piano astrale, lo troviamo profondamente e saggiamente riprodotto nel mito persiano. Vediamo l’interazione della grande luce di Ahura Mazdao con il calore che fluisce dentro, che rende il sangue la forza nell’uomo che è. Ora sappiamo che il sangue è l’espressione dell’Io. E così vediamo come tutto quello che fluisce dalla grande saggezza, da Ahura Mazdao — per il fatto che gli si oppongono nel sangue i flussi di Ahrimane — è accompagnato dall’egoismo. L’egoismo fluisce in tutta l’attività spirituale dell’uomo dentro. Lo vediamo fluire correttamente quando ci abbandoniamo a questa Immaginazione. In questo modo dovete correttamente lavorarvi fino alla visione di quello che è accaduto sulla nostra terra.

Ora ricordiamo che questi spiriti che erano rimasti indietro dai tempi dell’esistenza lunare, che non l’avevano raggiunto fino all’esistenza solare, questi spiriti sulla luna erano dello stesso tipo di esseri degli spiriti solari, le schiere di Ahura Mazdao, che avevano superato l’esistenza lunare. Avevano raggiunto lo stadio dell’Io sulla luna: furono solo rimasti indietro e si preservarono a questo stadio. Finché erano sulla luna, gli spiriti di Ahura Mazdao, di Ormuzd, e gli spiriti di Ahrimane erano sullo stesso stadio, dello stesso tipo, erano di natura consapevole dell’Io. Questo Io, l’Io originario, Zaruana Akarana, è l’Io divino che non è ancora entrato nel corpo, che ancora riposa nel grembo della Divinità. Lì, dove questo Io si era sviluppato così lontano che poteva ottenere un’esistenza solare, formò un corpo astrale così sotto il dominio di Ormuzd. Ma a questo è incorporata una forza inferiore, la forza degli eserciti rimasti indietro di Ahrimane.

Così avete ora visto sorgere questo quarto membro della natura umana, l’Io, e il terzo membro dell’uomo, il corpo astrale, che è spiritualizzato da due esseri. In esso sono incorporati i buoni poteri di Ormuzd e le forze della natura egoistica, di Ahrimane. L’Io è collocato nella battaglia che infuria nel corpo astrale stesso, tra le buone forze e le forze cattive. È l’essenza originaria Zaruana Akarana, che si divide nelle forze buone e vere del corpo astrale, e nelle forze opposte che sono le forze di Ahrimane. Ahrimane o Angramainyu significa pressappoco colui che resiste, o lo spirito di opposizione. Così comprendiamo come tale mito non sia nulla di diverso che la rinarrazione di quello che gli antichi veggenti astrali hanno visto.

Ora vogliamo considerare da vicino queste forze che dal sole fluiscono sulla terra così come anche sull’uomo. Quello che il mito persiano chiama Ormuzd o Ahura Mazdao, è effettivamente un’espressione per «grande anima», è lo stesso che quello che il greco chiama Psiche; e quello che comprendiamo sotto il corpo astrale umano, è l’«anima piccola». L’anima umana è composta di pensiero, sentimento e volontà. Questi sono i tre poteri fondamentali dell’anima, che per l’occultista sono effettivamente tre esseri indipendenti; l'impareremo più precisamente più tardi. Così come l’anima umana si articola in questi tre parti, così l’anima grande, l’aura grande si articola anche in tre membra. Questo stesso tratto si trova nella mitologia persiana così come in quella dell’Europa centrale. Il mito dell’Europa centrale ora chiama questi tre poteri fondamentali Wotan, Wili e We; dove Wotan rappresenta il potere pensante, Wili quello volente e We quello sentiente.

Particolarmente profondamente possiamo vivere in tutta la visione astrale di questi tempi antichi, quando vediamo come nella sillaba «We» riecheggia una designazione originaria per il potere sentiente. In effetti, tutto il sentimento superiore, anche se è sentimento gioioso, è sorto dal Weh, dal dolore. E come? Immaginate di nuovo la forma umana originaria, l’uomo-pianta con corpo fisico e corpo eterico, che sprosse così dal suolo. Quando spuntò, i sensi c’erano solo come inclinazione: come un fiore è già contenuto nel germe vegetale. L’uomo non poteva ancora vedere. Tali occhi come quelli che abbiamo oggi sorsero solo in un lunghissimo sviluppo. Come sono sorti questi occhi che oggi vedono la gloria della luce solare secondo la fisiologia occulta?

Originariamente, quando c’era solo il corpo fisico e il corpo eterico, qui in questi posti dove ora sono gli occhi non c’era nulla. Ma questi posti si rivelarono particolarmente sensibili per i raggi solari mandati sulla terra. E quello che il sole causò per primo come impressione era dolore. Così sorsero in questi posti due punti sofferenti sul corpo umano, posti di dolore, che erano ferite continuamente. Era esattamente come se vi tagliate e si forma una crosta in quel posto. Anche in quei posti sensibili si formò una crosta. Da questa crosta si formò gradualmente il meraviglioso edificio dell’occhio; ma certo dopo un lungo, lunghi sviluppo. Quello che il dolore aveva strapazzato dal corpo, quello divenne l’occhio meraviglioso.

Assolutamente nulla può sorgere come godimento, come piacere nel mondo, che non abbia il dolore come base. Esattamente come la sazietà con il suo godimento ha la fame come presupposto, così tutta la conoscenza e anche tutta la gioia ha il dolore come base. Questo è anche il motivo per cui nella tragedia il dolore ci soddisfa come presentimento di una redenzione attesa. Tutto quello che in futuro avrà perfezione passa il dolore e la sofferenza nel presente. Ma questo ci dà consolazione: sappiamo infatti che quello che oggi è dolore e sofferenza sarà in futuro stati di perfezione. Il dolore superato diventa perfezione in futuro. Gli occhi perfetti di oggi devono la loro esistenza agli antichi punti doloranti del corpo umano; dolore che era stato superato. Questo è ciò che significava l’iniziato Paolo, quando pronunciò quella parola possente: «Tutta la creazione geme sotto il dolore, aspettando l’adozione», oppure «Tutta la creatura è ansiosa nel dolore dell’essere e aspetta l’adozione a figliolanza», che non esprime nulla di diverso dall’anelito verso uno status di rapporto con Dio una volta raggiunti di nuovo. Chi comprende l’esistenza vede il dolore fluire attraverso tutto l’essere.

Ora immaginiamo i buoni spiriti, che li chiamiamo come nel mito persiano Ormuzd o come nel mito germanico Wotan, Wili e We, come affluiscono, queste forze solari. Quando le acque dell’Atlantide si erano perse e il sole era diventato libero, allora agivano nei raggi solari e penetravano l’aria. Perciò gli spiriti di luce sono anche spiriti dell’aria, descritti come l’esercito selvaggio di Wotan; si sentivano questi spiriti nei tre parti Wotan, Wili e We. Vogliamo formarci un’immagine di come si presenta al veggente astrale. Prendete l’uomo, mentre era ancora uomo-pianta, composto di corpo fisico e corpo eterico. Il sole agiva con la sua forza dentro: attraverso Wotan nel pensiero, attraverso Wili, che dà tutto ciò che è di natura volente, e attraverso We, che dà tutto ciò che è di natura sentiente. Tutto il sentimento riposa nel Weh, che sentiamo dal nome.

Come ora deve essere narrato, se deve essere narrato in modo appropriato? Wotan, Wili e We andarono lungo la riva del mare; trovarono lì piante, e dotarono queste piante con i loro poteri: Wotan con lo spirito e la vita spirituale generale, Wili con la forma, l’intelletto e il movimento, con tutto quello che è radicato nella volontà, We con il volto e il colore, con la lingua, l’udito e la vista, con tutto quello che è radicato nei sentimenti. Così sorsero i primi uomini. In queste immagini del mito dell’Europa centrale della passeggiata dei tre dei sulla riva del mare, della scoperta degli alberi e del dono agli alberi dei poteri e delle proprietà divine, riconosciamo come questi spiriti che vivono nel sole dalla loro grande aura mandavano le loro forze e le facevano fluire nell’aura del singolo uomo. Attraverso l’occultismo possiamo prendere di nuovo le cose alla lettera. Vediamo come veri fatti sottostanno alle immagini della mitologia. E guardiamo profondamente nella visione chiaroveggente del saggio, che insegnava nei santuari misteriosi, e che ciò che percepiva astralmente poteva raccontare al popolo in immagini immaginative: era un popolo chiaroveggente fino a un certo grado. Ha dato al popolo verità che ha scoperto in uno stato chiaroveggente semifattaccio, intermedio. Sapeva che presso quei popoli che avevano ancora un certo grado di chiaroveggenza poteva contare sulla comprensione. Se dal punto di vista dell’occultismo ci immergiamo nell’anima di tali antenati, lo sguardo si amplia. Non deve mai venirci la tracotanza e la presunzione dell’Illuminismo, che dice: Come l’abbiamo portato così meravigliosamente lontano! — Non è una terribile presunzione, la presunzione della gente del XIX secolo, che di fronte alle verità che il XIX secolo ha trovato, tutto il resto che la gente sapeva prima è solo fantasia infantile, e che quello che si trova oggi deve valere per tutti i tempi? Non è una terribile presunzione quando coloro che oggi predicano dalle cattedre delle università e dalle corti di giustizia, e quelli che guarirono in giro, affermano che l’unica forma di verità sia quello che gli ultimi decenni hanno prodotto? Si tengono per umili, ma è la peggiore presunzione che sta in questa mentalità. Il cercatore dello spirito è sollevato al di là di questo atteggiamento — che deve afferrare il cuore, i pensieri e l’anima — dalla visione che anche altri tempi hanno posseduto la verità, solo in un’altra forma. Ci sono molte forme di verità. Ed egli supera anche l’altra presunzione che quello che dicono i vostri studiosi di oggi varrà per tutta l’eternità. Le forme della conoscenza si sono cambiate dai nostri antenati: hanno narrato in immagini quello che oggi annunciamo in un’altra forma, nella forma dell’occultismo. Così i tempi futuri non annunceranno la verità nelle nostre forme, ma in forme che saranno cresciute molto al di là delle nostre. Sappiamo che la verità è eterna, ma sappiamo anche che essa fluisce attraverso le anime umane nelle forme più varie.

L’uno è che il nostro sguardo si allarga; e l’altro è come tali conoscenze devono fluire vive nel nostro interno. Lo comprenderemo quando consideriamo il seguente: Cosa è effettivamente questo corpo astrale che portiamo in noi? È un pezzo di questa grande aura di saggezza, un pezzo dell’Aura Mazda, che è il corpo di saggezza di tutta la terra, e a cui fluiscono le forze dal sole. Così camminiamo sulla terra e sentiamo di essere i portatori delle forze solari che sono fluate nell’aura terrestre. Allora cresce in noi il sentimento per qualcosa che dobbiamo sviluppare: che questo corpo umano e questi corpi umani ci sono affidati dalla grande saggezza mondiale, dallo spirito mondiale grande. Nel’occultismo il corpo umano è anche chiamato un tempio. E portiamo la responsabilità per riportare allo splendente fondamento originario quello che abbiamo ricevuto, riportarlo in un ripulimento, una purificazione e un perfezionamento appropriati. Così impariamo gradualmente a sentirci uno con l’essere mondiale. Non in modo fantastico, ma gradualmente impariamo a essere un tono nella grande musica orchestra che penetra il cosmo e che designiamo come musica delle sfere. Allora cresce il nostro senso di responsabilità, allo stesso tempo un certo sentimento di elevazione, unito però con sentimenti di umiltà nel giusto equilibrio. Questo è ciò che la teosofia ci insegna. Vi insegna in modo accurato non solo che siamo uomini e che tipo di uomini siamo, ma vi rende uomini spirituali che sanno quale parte è loro nel divino-cosmico dell’essere. Questa è l’etica, la moralità che scaturisce dalla conoscenza. Quando afferriamo questo, allora sentimenti morali pulsano attraverso di noi che non hanno nulla di sentimentalità e filistinismo. Una moralità naturale fluisce attraverso di noi quando sentiamo la moralità come una conseguenza immediata della conoscenza. La teosofia non può essere diversamente, quando è correttamente intesa, che portare i più alti concetti morali all’uomo: porta infatti la conoscenza, la conoscenza su come l’uomo è inserito nell’intero collegamento mondiale. La teosofia non si lascerà mai scendere a esortazioni e prediche morali. Nessuno diventa migliore se gli si dice: Sii buono! oppure: Fai questo, perché è buono! — perché questo conduce l’uomo in tutti i casi a sentimentalità e filistinismo. La teosofia ci mostra cosa è l’uomo e quale è il suo collegamento con il mondo intero. E la considera come non del tutto vergognosa, quando ci si approccia gli uomini con principi morali, perché l’uomo è tale che da dalla conoscenza — allora, quando si conosce se stesso — segue naturalmente la moralità corretta. Non nel senso inferiore, ma nel senso superiore lo sente l’occultista come una violazione del sentimento di vergogna spirituale, se dovesse avvicinarsi direttamente e immediatamente ai sentimenti degli uomini. Si approccia direttamente la conoscenza, ma espone la conoscenza cosicché i sentimenti a essa si connettono. Pone i fatti oggettivi davanti all’uomo: allora vengono già i sentimenti. Non si avvicina all’uomo perché ha il massimo rispetto per l’uomo, e perché ha il senso che in ogni uomo è da onorare e stimare l’uomo che si completa. Chi impara la verità diventa buono, perché l’anima della verità è la bontà. Se l’uomo assume la conoscenza della verità, con essa assume la bontà. Dalla conoscenza inferiore questa bontà non segue, ma dalla conoscenza superiore segue. Perciò sostanzialmente il flusso teosofico dovrebbe far fluire negli uomini la volontà di conoscere: questo è il cammino sicuro verso la perfezione, verso il bene.

Così abbiamo al contempo visto come da tali considerazioni una domanda di vita pratica e immediata sorga per noi, e come le saggezze spirituali si vivono nella nostra cultura e in tutta la nostra vita.

6°Parte 1 (Miti e saghe) - Il primo capitolo della Genesi

Berlino, 13 Novembre 1907

Nelle ultime ore abbiamo parlato di vari miti e leggende. In questa discussione abbiamo caratterizzato il modo in cui in questi miti e leggende dei diversi popoli emerge precisamente quello che abbiamo anche imparato a conoscere attraverso la concezione del mondo teosófica — quello che designiamo come la manifestazione del mondo astrale e del mondo spirituale. Abbiamo parlato inoltre di diversi segni e simboli, e abbiamo sempre nuovamente enfatizzato come in questi diversi segni e simboli non sia dato nulla di cui si potrebbe speculare a piacimento, filosofeggiare, riflettere — qualcosa che si potrebbe interpretare in un modo o nell’altro. Devo affermare invece che essi sono rappresentazioni vere di processi nei mondi superiori. Ora vi prego sempre di nuovo di considerare che attraverso ampi flussi spirituali dello sviluppo terrestre possediamo segni, fiabe, leggende che non esprimono nulla di diverso da quello che il chiaroveggente, che colui che conosce le manifestazioni soprasensibili, può vivere nei mondi superiori. Mi basta soffermarmi sul semplice segno della cosiddetta Swastika, la croce uncinata, su quel segno che tutti conoscete, e su cui conoscete così tante spiegazioni più o meno ingegnose. La maggior parte di queste spiegazioni sono sciocchezze, per quanto ingegnose possano essere. Qualcuno può essere molto intelligente, pensare molto, e tuttavia dire un’enorme stupidità, se non sa su cosa puntare. Questa croce uncinata o Swastika non è nient’altro che la rappresentazione di quello che si chiama organi sensoriali astrali — si chiamano anche fiori di loto — che cominciano a muoversi quando l’uomo compie certi esercizi. Cominciano a muoversi quando egli attraversa uno sviluppo determinato. Ho detto ripetutamente che non si dovrebbe pensare a un fiore, così come quando si dice la parola «ali polmonari» non si pensa a ali. È una parola; e dei fiori di loto possedete solo una designazione figurativa di quello che si sviluppa nel chiaroveggente quando gradualmente estrae gli organi sensoriali astrali dal suo organismo astrale. Se mettiamo in pratica questo principio di spiegazione, non saremo mai tentati di applicare speculazioni o simili a quello che troviamo negli scritti religiosi e altri. Piuttosto ci sforzeremo di consultare la vera scienza occulta o la saggezza occulta, affinché essa ci dica, caso per caso, cosa questo o quello significhi. Molte cose sulla leggenda persiana e germanica ci sono già diventate chiare nelle recenti conferenze del lunedì.

Oggi vorrei attirare la vostra attenzione su alcune cose che potete trovare in uno scritto molto più vicino a voi, nella Bibbia. Vorrei proprio oggi indicarvi la Bibbia proprio perché possiate vedere in quanti modi diversi, dal punto di vista della scienza dello spirito, la Bibbia concorda con le leggende e i miti più variegati dei popoli, e come profondamente possiamo penetrare nello scritto biblico quando semplicemente chiediamo informazioni alla saggezza occulta su di esso. Oggi porteremo dinanzi alla nostra anima alcune cose dei capitoli iniziali della Bibbia.

Sapete, qui viene raccontata l’origine della Terra, del mondo in generale, in connessione con l’uomo. Troverete le spiegazioni più svariate proprio di questa cosiddetta Genesi, dei misteri che si nascondono dietro i primi, i capitoli iniziali della Bibbia. Desideriamo principalmente ricordarci che quando l’uomo divenne per la prima volta un abitante della Terra nella sua forma attuale, allora vigevano sulla nostra Terra condizioni molto diverse da quelle successive, che l’uomo di oggi conosce. Sappiamo che la Terra ha attraversato precedenti stati di sviluppo — uno stato di Saturno, uno stato di Sole e uno stato di Luna. Essa allora riemerse, inizialmente in connessione con il Sole e la Luna. Quello che oggi ci guarda come Sole, come Luna, allora formava un solo corpo con la nostra Terra. Sappiamo che allora il Sole, insieme a tutte le sue entità, si separò, che allora la Luna si separò, anche con certe sostanze ed entità, e che la nostra Terra rimase in un periodo di tempo che siamo abituati a chiamare periodo lemurico. Allora la Terra consisteva di sostanze liquide di fuoco, che in fondo erano le stesse delle odierne sostanze, solo che la Terra era un corpo celeste infuocato, nebbioso di fuoco, in cui tutti i metalli e i minerali che oggi sono solidi erano dissolti, e in cui non potevano vivere esseri come quelli che oggi vivono sulla Terra. D’altra parte, potevano vivere esseri di natura e carattere completamente diversi, e fra questi apparteneva già allora l’uomo, la cui esistenza era sempre connessa allo sviluppo del nostro pianeta.

Ora consideriamo l’uomo stesso. Se vi rappresentaste l’uomo di allora, cioè al tempo in cui il Sole e la Luna si erano appena separati dalla Terra, come l’uomo di oggi, che sente con le orecchie e vede con gli occhi, allora ve lo rappresentereste completamente male. Piuttosto dovete rappresentarvi che l’uomo negli stati iniziali della Terra possedeva una coscienza completamente diversa da quella dell’uomo odierno. La nostra attuale coscienza diurna, che percepisce attraverso gli strumenti dei sensi esterni, non esisteva ancora. Quali tipi di coscienza conosciamo al di fuori della coscienza diurna? Conoscete la coscienza che per la maggior parte degli uomini di oggi è un’incoscienza, la coscienza nel sonno profondo. Sapete, questa coscienza la possiedono al di fuori dell’uomo anche le piante che vivono intorno all’uomo. Le piante possiedono questa coscienza continuamente, l’uomo la possiede solo quando dorme. L’uomo di oggi, che osserva la pianta, deve dunque dirsi: La pianta mi rappresenta quella coscienza che io stesso possiedo quando dormo. — L’uomo è anche un essere simile a una pianta, si potrebbe dire, quando dorme. La pianta possiede solo corpo fisico e corpo eterico. Anche l’uomo possiede corpo fisico e corpo eterico: questi giacciono nel letto. Ora viene la differenza: L’uomo, che giace nel letto, possiede un corpo astrale che gli appartiene, insieme all’Io. Questi sono in certa relazione separati dal corpo fisico e dal corpo eterico; ma un singolo corpo astrale appartiene al corpo fisico e al corpo eterico che giacciono nel letto. Alla singola pianta, tuttavia, non appartiene un singolo corpo astrale, bensì l’intera Terra ha un corpo astrale, e le singole piante dovete considerarle come immerse, come incorporate in questo corpo astrale comune della Terra. È completamente corretto che se voi ferite la singola pianta o fate qualcosa alla singola pianta, essa non la sente, bensì la Terra come un tutto la sente nel corpo astrale comune. Ho già in precedenza attirato l’attenzione sul fatto che il chiaroveggente sa: Quando voi cogliete un fiore, quando prendete i semi delle piante in autunno, oppure quando mietete il grano, allora è come se — per dirla così — toglieste il latte dalla mucca, oppure come se il vitello succhiasse il latte dalla mucca. È una sensazione di benessere per il corpo astrale della Terra. Un dolore insorge solo quando voi strappate la pianta con la radice; allora è simile a quando voi strappazte un pezzo di carne dal corpo di un animale singolo. Dovete anche essere chiari che esiste uno stato simile al sonno e alla veglia anche per la Terra, non per la singola pianta. La singola pianta conosce solo lo stato di coscienza che voi avete quando il vostro corpo eterico e il vostro corpo fisico giacciono nel letto. Tra questi due stati del sonno e della veglia vi è un altro stato di coscienza che all’uomo odierno è poco noto: è lo stato di cui come ultima memoria, come un’eredità atavica, esiste il sonno pieno di sogni, dove la coscienza del sonno si riempie delle immagini simboliche più varie, che abbiamo spesso descritto. La maggior parte del regno animale possiede una coscienza siffatta. Chiunque conosca queste condizioni può dirvi che la maggior parte del regno animale ha una sorta di coscienza onirica. È una completa stupidità quando viene sollevata la domanda se gli animali non possiedono una coscienza dell’Io simile a quella che hanno gli uomini. Succede che si descrivono alle persone con precisione le condizioni di come l’uomo deve attraversare il tempo tra la morte e una nuova nascita, e poi viene qualcuno e chiede: Non potrebbe l’uomo attraversare questo tempo su un pianeta completamente diverso? — oppure: Non potrebbe essere così e così? — «Potrebbe essere» tutto è possibile nel mondo. Non si tratta mai di quello che potrebbe essere, bensì di quello che è. Questo deve principalmente tenersi ben presente. Molti si fanno ingannare oggi quando per esempio si attribuisce alle piante una vita emotiva. Con queste cose viene fatto il più grande pasticcione; e quando la cosa è anche chiamata «scienza», allora tutto passa, anche ciò che altrimenti non ha nessun valore.

Abbiamo come terzo stato di coscienza una sorta di coscienza per immagini, che nel sogno esiste solo in forma sfumata. Questa coscienza esiste con sempre maggiore chiarezza all’inizio dell’esistenza terrestre per l’uomo. Quando l’uomo intraprese il suo cammino come abitante della Terra, non aveva ancora occhi per vedere, e non avrebbe nemmeno potuto fare uso di orecchie come oggi, per percepire il mondo esterno sensibilmente, benché tutto fosse presente nella disposizione. L’uomo di allora non viveva forme fisiche e colori come oggi vengono vissuti attraverso i sensi: la sua coscienza era una coscienza per immagini, attraverso cui soprattutto venivano percepiti gli stati spirituali. Certamente, potevano trovarsi nell’ambiente di un uomo anche oggetti simili a questa rosa. Quando l’uomo si avvicinò a questi oggetti, non percepiva il colore rosso, non queste forme, non queste foglie verdi, tutto questo no in questo modo. Ma quando si avvicinava all’oggetto, in lui sorgeva un’immagine che gli mostrava innanzitutto in questo luogo, dove ora c’è il verde, una forma rossa, e dove ora c’è il rosso, una forma giallastra-bluastra; si mostrava in colori che non si presentano affatto così nel mondo fisico, bensì che esprimevano solo che si trattava qui di una forma che era spiritualmente-emotivamente simpatica all’uomo. Quando l’uomo si avvicinava per esempio a un essere del regno animale che gli era ben disposto, sorgevano certi colori dinanzi a lui, che esprimevano la simpatia che l’animale nutriva per lui. Quando si avvicinava a un animale che lo voleva divorare, allora ciò si esprimeva di nuovo in una forma di colore diversa. L’amicizia di due esseri si esprimeva attraverso colori e forme.

Ora immaginate che allora l’uomo stesso non era assolutamente capace di vedere la sua stessa corporeità, perché anche questa appartiene a tutto ciò per cui si hanno bisogno di strumenti sensibili per percepirsi. L’uomo poteva vedere la sua anima stessa, vedeva i colori che fluivano da lui. Quello che oggi il chiaroveggente vede, poteva vedere in una coscienza di chiaroveggenza primitiva, torpida, crepuscolare. Ma di questo non c’era traccia — che egli potesse vedere le sue stesse forme corporee; quelle gli erano completamente precluse.

Immaginiamoci ora questo momento in modo vivido. L’uomo scende dal seno della Divinità, per immergersi nella Terra, che si era appena staccata dal Sole e dalla Luna. Così l’uomo scende. Non ha la minima capacità di vedere il Sole, la Luna e la Terra stessa come corpi fisici. Ma il momento era giunto per lui in cui l’Io, che oggi abita in tutti voi, che precedentemente era unito alla sostanza divina, discese nei tre corpi. Dal momento dell’essere di Saturno della Terra c’era il corpo fisico, dal momento dell’essere di Sole il corpo eterico, e dal momento dell’essere di Luna il corpo astrale. Il corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico erano venuti dal momento dell’essere di Luna. L’Io era, quando la Terra era Saturno, nella sfera della Divinità. Anche quando la Terra era Sole, anche quando era Luna, l’Io era nella sfera della Divinità. Rappresentiamoci ora chiaramente lo stato della Terra appena divenuta. Abbiamo l’uomo costituito da corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale e da un’incavatura nel corpo astrale, da una costrizione. In questa goccia quasi l’Io, e si unisce innanzitutto con il corpo astrale, e acquisisce in questo corpo astrale una coscienza per immagini, come appena l’ho descritta. Con ciò l’uomo è diventato un essere a quattro membra. L’Io si è unito a quello che si era preparato attraverso i tre stadi di Saturno, Sole e Luna, quando l’Io dell’uomo era lassù nel seno della Divinità. Durante lo stato di Saturno, Sole e Luna della Terra, l’Io che ora abita in tutti voi era unito alla Divinità lassù, e in basso si formavano in preparazione i vostri corpi, il vostro corpo fisico su Saturno, il vostro corpo eterico sul Sole e il vostro corpo astrale sulla Luna. Questo si preparava in basso. Si potrebbe dire che la Divinità guardava giù come i corpi si preparavano, per essere poi, quando la Divinità mandasse giù queste gocce dell’egoità, maturi a ricevere l’egoità. Quello che oggi abita in voi allora abitava nella Divinità e guardava giù sui tre corpi. Se allora la vostra anima, il vostro Io, la vostra esistenza avessero potuto sentire come oggi, allora l’avrebbero sentito dicendo che era la loro patria i «cieli». Perché erano «nei cieli»; avevano solo una coscienza torpida, crepuscolare, ma erano nei cieli.

Ora era giunto il momento importante in cui lo stato precedente che continuava uniformemente si divise in due. All’inizio dell’esistenza terrestre c’era uno stato per gli uomini, dove ancora come uomini-coscienza veri, come egoità stavano «nei cieli». Ora l’Io gocciola giù nei corpi. Allora fu creata la differenza tra dove gli uomini erano prima, e dove ora sono: cielo e Terra. Questa è l’esperienza del vostro Io nel calare. Cosa sta ora all’inizio della Genesi?

All’inizio — o: nell’origine primordiale — Dio creò il cielo e la Terra.

Nulla il vostro Io aveva potuto vedere, quando era ancora nel seno della Divinità. Ora, sulla Terra, gli è predestinato di vedere per la prima volta, sebbene inizialmente con una coscienza torpida per immagini. Prima non vedeva ancora nulla; doveva prima abituarsi al corpo astrale per imparare a vedere.

La Terra era desolata e confusa.

Questa è di nuovo un’esperienza soggettiva della vostra anima. Quello che essa viveva, viene descritto. La Terra di per sé era ancora «desolata e confusa», ed era tutto liquidità, poiché la Terra era in uno stato liquido di fuoco.

Lo spirito della Divinità — che il vostro Io aveva appena lasciato — si agitava sulle liquidità, oppure: aleggiava sulle acque.

Vedete, quello che è descritto nella Genesi sono le esperienze vere del vostro Io. E cosa adesso penetrava tutto questo? Ora veniva il momento in cui l’Io cominciava a vedere in modo astrale, si avvedeva che tutt’intorno c’erano altri esseri. Dall’oscurità germogliava da ogni lato la luce astrale.

E Dio disse: Che sia la luce! E fu la luce.

Con ciò non si intende una luce fisica, si intende la luce astrale. Anche qui vengono descritti i fatti che l’Io umano viveva.

E Dio vide che la luce era buona, e Dio separò la luce dall’oscurità.

Cosa significa questo? Nel corso delle conferenze vi sarà ancora esposto che ovunque esista un corpo astrale, l’affaticamento deve subentrare. La vita di un corpo astrale non può decorrere diversamente se non che l’affaticamento subentra. Perciò deve anche esistere un compensamento per l’affaticamento. Un essere che si affatica deve attraversare stati in cui questo affaticamento viene di nuovo riparato. Rappresentatevi adesso nulla di esteriore, bensì solo le esperienze dell’Io. L’Io viene immerso nel corpo astrale, si affatica mentre sviluppa la sua coscienza per immagini. Deve di nuovo venire a uno stato in cui può compensare l’affaticamento. Abbiamo due tipi di stati di coscienza in cui l’Io entra: uno stato in cui l’Io vive in immagini, dove le esperienze spirituali si rappresentano in immagini, e un altro in cui tutto di nuovo sprofonda nell’oscurità, da cui l’Io era stato generato, e dove l’affaticamento viene tolto, ma anche dove viene interrotto lo stato di luce che sta attorno all’Io. La Divinità aveva diviso la vita dell’Io in due parti, in una dove c’era luce, e in un’altra dove c’era oscurità.

Immaginate così la vita degli esseri di luce sulla Terra.

E Dio separò la luce dall’oscurità e chiamò la luce giorno, e l’oscurità la chiamò notte.

Questo non ha nulla a che fare con la rotazione del Sole o con la rotazione della Luna, ha a che fare solamente con la differenza spirituale tra l’essere illuminato astralmente della coscienza e lo stato oscuro, dove non esiste illuminazione. Dovete comprendere completamente che qui vengono descritti fatti interiori, esperienze dell’Io. Immaginate molto chiaramente come l’uomo che dorme giace nel letto per quanto riguarda il corpo fisico e il corpo eterico, al di fuori del corpo fisico e del corpo eterico sono il corpo astrale e l’Io. Così era negli stati iniziali della Terra continuamente. Il corpo astrale non era mai così completamente dentro il corpo fisico e nel corpo eterico come oggi, nemmeno lontanamente, bensì solo così che riempiva una parte del corpo eterico. Proprio come è oggi nell’uomo che dorme, dove il corpo astrale è fuori dal corpo fisico, ma non completamente fuori dal corpo eterico, così dovete immaginare questo Io che era appena disceso dal seno della Divinità con il suo corpo astrale appartenere a un corpo fisico e a un corpo eterico, ma non ancora li penetra completamente. L’odierno ricercatore naturale direbbe che una vita siffatta non è possibile affatto. Ma era, stando sotto altre leggi, completamente possibile.

In un’immagine vogliamo rappresentarci come era. Immaginiamoci di nuovo questa nostra Terra, ma ora agitata nel fuoco nebbioso, questo fuoco nebbioso in continuo movimento, i corpi astrali con gli Io come esseri spirituali fluttuanti sopra di esso. Pensate che fosse così che voi adesso all’improvviso comincereste a dormire. Allora i vostri corpi astrali uscirebbero. Solo i corpi fisici sono inerti; quando i corpi astrali escono, i corpi fisici mantengono la loro forma. Allora, quando la Terra era nel fuoco nebbioso, era diverso, tutto era in vivido movimento. Era simile a come se voi oggi steste in una valle di montagna e vedeste le masse di nebbia spostarsi avanti e indietro e assumere le forme più diverse. Ora il vostro corpo fisico rimane inerte nella sua forma fissa. Allora tutto era in movimento. Il corpo fisico di allora si dissolveva e si ricostituiva. Tutto questo era condizionato dalle forze che provenivano da sopra. Così si differenziava l’esistenza di allora da quella di oggi. Quando la Terra era ancora liquida, tutta la forma dipendeva dalle forze spirituali, a cui voi stessi appartenevate. Immaginatevi una volta quello che succedeva laggiù. Il solido si preparava poco a poco. Da uno stato completamente liquido-acquoso si preparavano poco a poco questi corpi solidi. Forme sempre più rigide si separavano. Come se nelle montagne le nebbie fluttuanti assumessero forme solide e si cristallizzassero, così poco a poco le prime forme umane si formavano dalle masse vorticose di fuoco nebbioso.

E Dio disse: Vi sia forma — o: estensione — in mezzo alle acque, e si separino le acque dall’acqua.

Se vi rappresentate correttamente questo in immagine, avete il processo che ho appena descritto.

E Dio fece la separazione delle acque e separò l’acqua sotto l’estensione dall’acqua sopra l’estensione. E quello che era sopra, lo chiamò cielo. Questo era il secondo giorno.

In ciò risiede di nuovo una saggezza profonda. Quali sono questi due «allargamenti»? Con ciò si intendono i due parti della natura umana che sono sempre mescolate l’una nell’altra, la natura inferiore dell’uomo e la natura spirituale dell’uomo. La natura spirituale, che trova la sua espressione in quello che è inclinato verso il Sole, e la natura inferiore, che è inclinata verso il centro della Terra. Questi sono i due nature che tutti gli scritti religiosi designano come governate da due poteri completamente diversi, dalle potenze celesti e dalle potenze dell’Underworld. L’estensione celeste e l’estensione terrestre, quella Dio separò l’una dall’altra.

Qui sulla Terra divenne visibile quello che sulla Luna non era visibile. Una saggezza incredibilmente profonda, che corrisponde a una verità completa, è anche espressa in ciò. Sulla vecchia Luna non camminavano ancora forme umane singole come ora sulla Terra: non ce n’era sulla Luna. Gli antenati umani, i corpi ancestrali dei vostri antenati sulla Luna antica, consistevano di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale; avevano solo un’estensione, l’estensione verso il pianeta, non verso i cieli. Erano simili a bestie, nessun Io vi abitava ancora. L’animale è rimasto in questa fase precedente di sviluppo. Questo vi si mostra ancora oggi chiaramente nel fatto come esso non può sollevare il suo volto verso il Sole, come non ha nelle sue membra anteriori liberi organi di lavoro, per realizzare intenzioni e idee dello spirito. L’animale è come una trave che poggia su quattro pilastri. L’uomo ha portato questa trave dalla posizione orizzontale a quella verticale. Attraverso il volto rivolto verso l’alto egli non è solo un abitante della Terra, ma un cittadino del cosmo. I due supporti anteriori, le due membra anteriori sono diventati strumenti dello spirito. Questo si esprime nella separazione della parte della forma umana che appartiene alla Terra, dalla parte che appartiene allo spazio del cosmo.

E Dio fece un’estensione tra le acque inferiori e le acque superiori.

Con ciò si intende questa diversità della forma umana; è di nuovo un’esperienza dell’essere umano originario.

Ora quella parte della forma umana, che doveva servire all’Io, doveva avere un centro, un baricentro. Lo ricevette infatti. Il primo centro di questo corpo umano ancora morbido si formò dal fatto che in quella parte rivolta verso l’alto si raccoglievano tutti gli afflussi. Lì passano gli afflussi più vari, che dovete immaginarvi come l’inizio di flussi nervosi e flussi sanguigni. Tutti questi si raccoglievano sopra in potenti lingue di fuoco, che anticamente, quando il corpo era ancora completamente morbido, salivano dal capo dell’uomo. Quell’organo che l’uomo aveva allora e di cui l’ultimo resto è la ghiandola pineale, era il primo organo con cui l’uomo cominciava a percepire fisicamente. Quando si avvicinava a qualcosa di pericoloso per lui, questo organo lo percepiva: in tal modo l’uomo sentiva che non doveva andarvi. Attraverso questo organo trovava il suo orientamento. Non dovete immaginarvi questo organo come un occhio originario — da una tale rappresentazione sorgono ogni tipo di errori. Dovete immaginarvi invece che era una sorta di organo di calore, attraverso cui l’uomo, anche a grandi distanze, poteva distinguere stati freddi e caldi, e quelli che erano dannosi o utili per lui. Questo organo stava contemporaneamente in una certa connessione con quegli organi che chiamiamo organi linfatici, che sono collegati ai flussi nel corpo umano, che stanno in relazione con i globuli bianchi. Il benessere e il malessere dell’uomo, che aveva prevalentemente ancora globuli bianchi, dipendeva da quello che questo organo percepiva. Questo era quindi un centro, in cui era raccolta tutto quello che come formazione esisteva nell’estensione dei cieli.

E Dio disse: Si raccolgano le acque sotto il cielo in un luogo, affinché il secco diventi visibile!

Accadde così. E Dio chiamò il secco Terra, e la raccolta delle acque la chiamò Mare. E Dio vide che era buono.

Vedete qui accennato a un’altra raccolta di flussi; questi sono nella natura inferiore, nella natura terrestre dell’uomo. Si riferiscono alla riproduzione dell’uomo, alla procreazione. Ma la procreazione in questi tempi antichi — questo è molto importante — era completamente ricoperta dall’assoluta incoscienza. Questo è un mistero profondo del divenire del cosmo. Si potrebbe dire che è il comandamento divino originario che la Divinità diede agli esseri terrestri: Voi non dovete sapere come vi riprodotte sulla Terra. — Tutto il processo di riproduzione era avvolto in profonda incoscienza. Mentre nei tempi sorgeva la coscienza sulla Terra, nessuna riproduzione veniva effettuata. Immaginate che quindi l’essenza dell’uomo da questo punto di vista consistesse nel fatto che egli era partito da un’innocenza completamente assoluta o da un’incoscienza su questo processo sulla Terra. Cosa conosceva quindi l’uomo all’inizio della sua esistenza terrestre? Conosceva solo la sua discendenza spirituale, sapeva che era disceso come un Io dal seno della Divinità. Da dove veniva in relazione fisica, da dove provenivano i suoi corpi, tutto questo gli era completamente precluso: non sapeva nulla di ciò, era coperto da uno stato di completa innocenza. Immaginiamoci esattamente cosa accadde allora.

Gli uomini si originarono nel modo in cui l’abbiamo appena descritto. Uomini che sulla Luna avevano formato il loro corpo fisico, il loro corpo eterico e il loro corpo astrale, ricevevano ora il loro Io: uomini che erano in completa innocenza su tutto quello che accadeva nel mondo fisico. Non potevano vederlo comunque; non vedevano il loro corpo fisico. Vedevano stati spirituali; sapevano che provenivano dalla Divinità. Ma c’erano altre entità, non uomini, bensì entità che erano rimaste indietro sulla Luna antica, che non avevano potuto diventare dei. Quello che sulla Luna aveva raggiunto uno stadio superiore aveva ora il suo palcoscenico sul Sole, dove gli Elohim sono, che abitano il Sole come l’uomo abita la Terra. Ora c’era uno sviluppo parallelo degli esseri sul Sole e sulla Terra. Dopo che il Sole e la Luna erano usciti dalla Terra, la Terra fu posta tra il Sole da un lato e la Luna dall’altro. L’essere più alto che si sviluppava sulla Terra era un essere con corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io: l’uomo. Sul Sole l’essere più alto aveva corpo fisico — ma in una forma completamente diversa da quella umana — corpo eterico, corpo astrale, Io, Sé spirituale (Manas), Spirito vitale (Buddhi), Uomo-Spirito (Atma), e in più un ottavo membro, al di là di Atma. Quindi esseri superiori, che avevano già sviluppato un ottavo membro, sono gli Elohim, gli spiriti solari, che quando la Terra e il Sole si erano separati, avevano intrapreso un percorso diverso. Gli uomini avevano intrapreso il percorso terrestre. Gli spiriti solari avevano già formato il loro Atma sulla Luna, erano andati sul Sole per svilupparsi ulteriormente lì. Ora sulla Luna antica c’erano esseri che non potevano andare insieme al Sole, perché erano rimasti «indietro». Erano naturalmente molto più sviluppati degli uomini: avevano qualcosa che gli uomini dovevano ancora conquistarsi, avevano già una coscienza per mezzo del che si vedono gli oggetti fisici esterni. Potevano già servirsi degli strumenti che l’uomo non poteva ancora usare. L’uomo aveva ancora gli occhi ciechi e gli orecchi sordi. I suoi occhi e le sue orecchie erano formati solo nella disposizione, dovevano diventare in seguito vedenti e udenti. Ma animali inferiori del tempo antico avevano conservato forme dalla Luna, che potevano usare in certo modo un po’ prima degli uomini i loro corpi. E in essi si incorporavano in effetti sulla Terra quelle entità che erano venute dalla Luna, e che non erano ancora tanto lontane, affinché andassero insieme al Sole, ma che erano più avanti degli uomini. Si incorporavano in forme che ormai erano scomparse da tempo, in esseri che li rendevano capaci di guardare nell’ambiente fisico. Queste entità, che stavano tra gli uomini e gli dei, animavano, spiritualizzavano queste forme inferiori, poiché i corpi umani superiori erano ancora troppo goffi, come infatti un bambino è molto più goffo di un giovane pollame quando nasce. Questi esseri inferiori erano draghi o serpenti, che allora temporaneamente abitavano questi esseri che stavano tra gli dei e gli uomini. Queste forme erano intimamente affini a quello che nell’uomo apparteneva alla Terra; non avevano nulla di quello che viveva nell’uomo della parte rivolta verso il Sole. Ma avevano qualcosa che gli uomini, che vivevano ancora in una coscienza onirica torpida, non avevano: Potevano già percepire gli oggetti fisici che erano sulla Terra. L’uomo viveva in completa innocenza sul processo fisico della sessualità; era per lui avvolto nell’oscurità. Questi esseri lo vedevano, come lo vedevano gli dei: perciò potevano avvicinarsi all’uomo e dire: Potete diventare come gli dei, dovete solo fare una cosa, dovete solo estendere la vostra brama nelle regioni inferiori; non appena la vostra brama si estende nelle regioni più profonde, vedrete come gli dei; se fate questo, allora vedrete la vostra stessa forma.

Lo stato di innocenza fu tolto all’umanità in certo qual modo da ciò. Questo è un lato. L’altro lato è la libertà che l’uomo ha acquisito così. [Lacuna nella trascrizione.] Entità che stavano tra gli abitanti del Sole e gli abitanti della Terra, che non avevano potuto acquisire il diritto sul Sole, volevano aprire gli occhi all’uomo; si avvicinarono agli uomini come seduttori e dissero:

I vostri occhi si apriranno, e saprete quello che è bene e quello che è male.

Vedrete quello che vi sta intorno, e conoscerete il Albero della Conoscenza del Bene e del Male e l’Albero della Vita.

Così gli scritti religiosi sono letteralmente veri. Dobbiamo solo imparare a comprenderli nuovamente letteralmente. La considerazione odierna vi avrà mostrato bene che non si deve speculare su queste cose. Bisogna chiedere alla vera scienza occulta: allora la luce penetra in modo meraviglioso negli scritti religiosi.

7°Parte 2 (Magia bianca e magia nera) - Magia bianca e magia nera

Berlino, 21 Ottobre 1907

È stata espressa la richiesta che ancora parliamo di ciò che comunemente si chiama «magia bianca e nera», e che questo sia messo in relazione con alcuni altri concetti che i teosofi conoscono.

Ora, ciò che deve essere affrontato è un campo molto vasto e diffuso della considerazione occulta e della scienza dello spirito. Sarà perciò possibile, per così dire, toccare soltanto alcuni elementi fondamentali in questo ambito. Ma questi stessi richiedono già la condizione necessaria che ciò che ora consideriamo venga recepito come fosse destinato esclusivamente agli allievi della scienza dello spirito e non a chiunque altro, che non sia dotato di sentimento e di mentalità caratteristica della scienza dello spirito. È necessario formulare certe premesse quando si vuole parlare di un tale tema.

Le parole «magia bianca e nera» vengono spesso applicate proprio in circoli teosofici, e la designazione del «mago nero» ci si presenta infinitamente frequentemente come un’accusa, anche da parte di coloro che operano nella corrente teosofica. Molti di voi avranno già sentito personalmente come si designi leggermente questo o quello come «magia nera». Addirittura è accaduto una volta che dopo la lettura dei nostri «Comunicati» — che mi sembra fosse il primo foglio — in un luogo alcune persone abbiano detto: ciò che è accaduto in quella assemblea generale e che è stato raccontato nei «Comunicati» contiene magia nera. Allora alcuni uomini avevano addirittura sostenuto l’affermazione che nella conduzione di quella assemblea generale doveva esserci stato un maleficio. Questo è solo un esempio di qualcosa che accade frequentemente e che scaturisce da un’interpretazione piuttosto triviale non solo del concetto di «magia nera», ma del concetto di «magia» in generale.

Dobbiamo anzitutto chiarirci che cosa si intende per «magia», per poter così comprendere che cosa si debba intendere per «magia nera». Molte persone credono quanto segue: dicono che si possono acquisire forze occulte, e pensano comunemente a forze occulte piuttosto inferiori ed elementari. Poiché ordinariamente coloro che parlano di tali cose non sanno nulla di forze occulte superiori; non hanno comunemente nemmeno un’idea di che cosa dovrebbero propriamente intendere per forze occulte. Ordinariamente le persone aggiungono ancora che colui che utilizza tali forze al servizio dell’egoismo personale pratica magia nera. Un’affermazione del genere è una di quelle per che non si può nemmeno dire che sia falsa. Ma non è neppure particolarmente importante affermare che sia giusta, poiché non dice nulla di particolare. È il risultato di un pensiero completamente astratto. Chi vuol parlare di tali cose deve anzitutto stare fermamente sul terreno della realtà, sia essa la realtà fisica o quella spirituale. Deve sapere che cosa sia reale: allora non continuerà a chiacchierare di ogni sorta di cose che non hanno nessun legame con la realtà.

Non c’è forse in un tale affermazione — che non si dovrebbero utilizzare le forze occulte al servizio dell’egoismo personale — qualcosa di una richiesta in certo senso impossibile per gli uomini del presente? Dobbiamo innanzitutto rispondere a questa domanda. Certamente quelli che dicono questo pongono come primo comandamento: Tu non devi essere egoista! — Certamente, questo è il comandamento supremo. Ma per colui che pensa realmente, non si tratta del fatto che tali comandamenti vengono formulati, bensì del fatto che tali comandamenti possono effettivamente essere adempiuti. E chiunque crede che il comandamento di non essere egoista possa essere facilmente esaudito dagli uomini del presente, si abbandona a un’illusione molto grande. Colui che riconosce come suo dovere il dissipare le illusioni, deve anche dissipare quell’illusione per che tale comandamento potrebbe facilmente essere esaudito.

Così talvolta si presenta un uomo e dice: Voglio una volta operare nel mondo in modo completamente disinteressato! — Innanzitutto egli non può nemmeno sapere che tra le forze con cui opera, ce ne sono molte occulte. Ogni essere umano irradia forze occulte. Se ora qualcuno dice di voler operare in modo disinteressato nel mondo, questo è un ideale molto, molto nobile. Ma se si tenta di domandare ulteriormente: Perché vuoi essere disinteressato? Perché ti imponi questo comandamento di essere disinteressato? — allora si otterranno risposte straordinarie, per esempio: Attraverso il disinteresse giungo gradualmente a stadi superiori di perfezione; non posso sopportare di essere un uomo senza valore; voglio essere un uomo che ha valore nel mondo. — Se si analizzasse questo sentimento, si scoprirebbe che dietro i motivi del disinteresse si cela spesso l’egoismo più incredibile, spesso un egoismo molto più grande di quello che si trova negli uomini che non vogliono affatto essere disinteressati, ma si abbandonano semplicemente ai loro istinti egoisti. Rappresentatevi questo pensiero e vedrete quanta egoismo si nasconde nel desiderio di disinteresse.

Come potrebbe essere diversamente? L’egoismo è una forza che non è stata piantata dagli dèi nella natura umana affinché l’uomo la rinneghi o la neghi così semplicemente. Anzi, l’egoismo appartiene alle cose più essenziali attraverso cui l’uomo agisce. Se ricerchiamo le ragioni dell’egoismo, se ci chiediamo: Come mai gli dèi buoni hanno piantato l’egoismo nella natura umana? — poiché è qualcosa di così orribile secondo l’opinione di molte persone — allora dal vero occultismo scaturisce la risposta che l’egoismo è una protezione molto potente contro ciò che accadrebbe all’uomo nel mondo se non possedesse questo egoismo. Sapete che cosa protegge meglio l’uomo dall’utilizzare certe forze veramente terribili, di cui parleremo tra poco? Oggi sarebbe una cosa facile per qualcuno che volesse praticare magia nera di attrarre uno studente presso di sé e di insegnare a questo studente certi procedimenti e macchinazioni della vera magia nera: costui potrebbe agire nel modo più terribile nel mondo. Ma la maggior parte non lo farà così facilmente. E sapete perché? Semplicemente perché hanno paura, perché hanno paura per la loro personalità. Percepiscono un poco delle conseguenze nello spirito e per paura egoistica ne si astengono. Ed è molto bene che abbiano paura e per questo lascino stare la cosa.

Se agli inizi dello sviluppo della Terra gli uomini avessero ricevuto tutto ciò che esiste di forze per agire sul corpo astrale, sul corpo eterico e sul corpo fisico, allora questi uomini avrebbero compiuto cose terribili nel mondo. Ma così è stato dato loro l’egoismo: questo fa sì che l’uomo si preoccupi innanzitutto solo di se stesso, e che la preoccupazione per se stesso l’occupi completamente. Come un muro protettivo gli dèi hanno eretto l’egoismo attorno agli uomini. L’egoismo è ciò che ai uomini vela l’intuizione delle cose che si trovano dietro il mondo dei fenomeni. È estremamente importante considerare questo. È uno dei saggi dispositivi frenanti che gli dèi hanno istituito, affinché l’uomo non penetri troppo velocemente nei regni spirituali. Questo è dunque l’egoismo; è un buon mezzo di protezione.

Così non si deve buttare in giro con tali parole, poiché è ancora una lunga strada fino al punto in cui l’uomo possa diventare disinteressato, fino a quando sia maturo per il disinteresse. Non è nemmeno necessario ricordare quanto strano suoni tutta la predicazione del disinteresse proprio nella nostra epoca, nell’epoca dell’egoismo al massimo grado, dove ognuno vuol guadagnare il più possibile da ciò che è fondato nell’ordine sociale. Questo «disinteresse» porta al fatto che ci si avvolge completamente in un turbine di illusioni. Voi non credete, se non vi riflettete profondamente, quanto gli uomini oggi si avvolgano in un turbine di illusioni, quanto soprattutto attraverso le teorie i nostri contemporanei si lascino avvolgere in un turbine di illusioni. Si coniato e si predicano teorie sociali da professori e non-professori. Ma proprio una grande parte delle teorie sui rimedi sociali del corpo sociale non è altro che l’efflusso della «psicopatia professionale». Potete osservarlo nella pratica, come gli uomini pensino e agiscano in modo sbagliato. Dove non vedete in qualche società o comunità gli uomini riflettere su questo e quel rimedio, per esempio contro la disoccupazione? Quando c’è disoccupazione, c’è fame. Come ci comportiamo perché a questo si possa rimediare? Allora si prende la risoluzione: Si deve dare lavoro alle persone. — E così si inventa qualcosa per dare alle persone lavoro, occupazione, affinché guadagnino denaro e possano comprare ciò che vogliono. Questo sembra essere un mezzo molto probante per allontanare i mali sociali: dare occupazione alle persone. Ma è un mezzo molto pericoloso dare occupazione alle persone a ogni costo, finché non si faccia distinzione tra occupazione produttiva e occupazione improduttiva. Finché non si faccia questa distinzione tra occupazione produttiva e improduttiva, questo è addirittura un mezzo terribile nei suoi effetti sulla società. Immaginatevi il caso radicale: Qualcuno vuol dare rapidamente lavoro e pane a queste persone perché in una certa regione, attraverso l’invenzione di una nuova macchina, un certo numero di persone è rimasto senza lavoro. Costui inventa un articolo in cui usa prodotti di scarto privi di valore per articoli da toletta. Le persone possono allora guadagnare qualcosa e comprare pane. — Ma questo è solo un mezzo per spostare la povertà da una parte all’altra, poiché non si produce nulla in questo modo, non si produce nulla. Ognuno può riflettere su questo in un caso seguente: Qualcuno si siede in un ristorante fuori in campagna e dice: Cameriere, mi dia dieci cartoline! — e le spedisce senza pensare a quanti fattorini devono salire quattro o cinque piani, e senza pensare che non viene messo in movimento nulla di forza reale nel mondo. Nemmeno si considera che con ciò non si consegue nulla di reale, di favorevole allo spirito e al corpo. Se lo dite alla persona in questione, naturalmente avrà una scusa. Potrebbe per esempio dire che si potrebbero impiegare nuovi fattorini e così avrebbero lavoro più persone. Ma non si considera che se si impiegano così nuove persone, il cui lavoro non crea nulla di nuovo, ma si ha solo distribuito la povertà diversamente. Questo mostra che gli uomini devono prima sapere qualcosa sulla distribuzione del lavoro sulla Terra, prima che possano cominciare con il più piccolo pensiero di riforma. L’ignoranza che vuol riformare è qualcosa di terribile nel contesto universale. È terribile che gli uomini spesso non abbiano la pazienza di aspettare finché non abbiano imparato qualcosa sulla comprensione di come si possa aiutare, bensì conducono faccendamenti di associazioni affinché questo o quello accada. Questi sono tutti i turbini di illusioni con cui gli uomini si avvolgono. E tale illusione è anche quando nella teosofia triviale le persone parlano di disinteresse.

Dobbiamo, se vogliamo imparare qualcosa sulla magia bianca e nera, innanzitutto portare dinanzi alla nostra anima qualcosa del concetto di «magia», di cui coloro che hanno sentito le ultime conferenze sanno già qualcosa. Ho anche affrontato brevemente l’essenza della magia pubblicamente.

Che cos’è dunque la magia? In tutte le antiche scuole occulte c’erano tre modi per ascendere ai campi più alti della conoscenza. Il primo modo era quello dell’iniziato, dell’uomo iniziato, il secondo modo era quello del chiaroveggente, e il terzo modo era quello del mago. Questi sono tre cose fondamentalmente diverse le une dalle altre: iniziazione, chiaroveggenza e magia. Chiarifichiamo innanzitutto attraverso un semplice paragone che cosa sia un iniziato, che cosa sia un chiaroveggente e che cosa sia un mago. Immaginatevi una certa regione dove non si conoscono ferrovie, piroscafi e così via, dove gli uomini vivono senza ferrovie e senza piroscafi. In una tale regione il fatto che esistano ferrovie e piroscafi è il puro occultismo. Occulto significa tanto quanto segreto, qualcosa di cui le persone non sanno nulla. Se ora uno della regione dove non ci sono ferrovie e così via viaggia in un’altra regione dove vede ferrovie e piroscafi, e poi ritorna nella sua patria, allora racconta al suo popolo che ci sono ferrovie e piroscafi. Lo sa dall’osservazione diretta: ha guardato in un mondo che rimane ancora un mistero per gli altri.

Chi è condotto attraverso la formazione occulta nei mondi superiori è in questo senso un chiaroveggente. Sa dall’osservazione diretta che ci sono mondi spirituali e entità spirituali, forze spirituali. I mondi spirituali hanno diversi livelli. Una persona può essere chiaroveggente su un livello, vedendo alcuni fenomeni, ma non vedendo altri fenomeni. Ora dovete richiamare alla memoria qualcosa che è stato detto frequentemente qui. Per il ritrovamento e l’investigazione indipendente di verità occulte è necessaria la chiaroveggenza. Ma non è necessaria la chiaroveggenza per comprendere queste verità. Per questo è sufficiente la ragione umana ordinaria, se soltanto viene applicata in modo corretto e sufficientemente ampio. Chi dice che ciò che viene comunicato nei rapporti occulti può comprenderlo soltanto se fosse un chiaroveggente, semplicemente non usa a sufficienza la sua ragione. L’uomo non può trovare le verità occulte con la ragione, ma può comprenderle. Tutto ciò che viene raccontato dalla ricerca dello spirito può essere compreso se soltanto si pensa a riguardo in modo approfondito. Solo il ritrovamento delle verità occulte senza chiaroveggenza non è possibile: per questo è necessaria la chiaroveggenza. Dunque ciò che viene proclamato attraverso la teosofia, coloro che vi pensano a riguardo in modo approfondito potrebbero anche comprenderlo.

Si può ricevere le cose raccontate fino ai campi più alti delle esperienze occulte, e poi si possono comprendere. Così nelle scuole occulte c’erano sempre chiaroveggenti, che impararono a guardare nei mondi spirituali attraverso quei metodi che venivano applicati. Spesso questi erano metodi molto lunghi. Ma accanto a questi chiaroveggenti c’erano sempre anche degli iniziati. Questi erano coloro che dalle loro capacità di ragione ampia e volentieri applicate avevano compreso i fatti e le leggi dei mondi superiori. Questi erano iniziati. Oggi questo rapporto tra iniziati e chiaroveggenti è scarsamente possibile, perché oggi ogni uomo è colto dal grande egoismo di voler vedere da sé. Le persone si fanno scarsamente un’idea di quell’amore e di quella fiducia che regnava nelle scuole occulte del passato. C’era il chiaroveggente che forse attraverso incarnazioni applica i metodi in modo rinunciante e si esercita per poter guardare nei mondi superiori, che poteva vedere molte cose in questi mondi superiori, e che si asteneva da sé dal conoscere le leggi di questi mondi superiori, per non essere trattenuto dalle leggi, bensì per servire l’umanità con un migliore sviluppo di capacità chiaroveggenti attraverso uno sviluppo più rapido. Questa rinuncia non è una cosa così facile da prendere. È qualcosa di grande e possente quando qualcuno si decide di diventare chiaroveggente, senza al contempo imparare l’intera natura della conformità alle leggi nei mondi superiori. Se aspetta — forse migliaia di anni — fino a quando non lo raggiunga, può farlo soltanto a condizione che si metta sotto la ferma sorveglianza di un guru scelto o di un insegnante. Poiché se si avvicinasse come semplice chiaroveggente alle cose del mondo spirituale senza conoscerne le leggi, ben presto si imbatterebbe in percorsi sbagliati e negli errori più selvaggi, se non accettasse in tutti gli aspetti importanti i consigli del guru.

Ce ne erano altri che rinunciavano del tutto allo sviluppo di doni chiaroveggenti superiori, perché volevano essere iniziati nelle leggi dei mondi superiori. Avevano fiducia in amore e dedizione in ciò che i veggenti dicevano loro, ma conoscevano le leggi. Per illustrare questo, si può portare un esempio dal mondo ordinario. Immaginatevi una persona che vede straordinariamente bene, che può vedere con i suoi occhi tutti i fenomeni possibili, ma non capisce nulla delle leggi dei fenomeni luminosi. E immaginatevi un’altra persona che è molto miope e vede a malapena pochi centimetri davanti ai suoi occhi, ma conosce bene le leggi fisiche dei fenomeni luminosi. I due possono lavorare insieme molto bene: uno conosce le leggi, l’altro non le conosce per nulla, ma in cambio vede i fenomeni. E questo vale ancora di più per i campi superiori. È possibile che uno diventi iniziato in gradi superiori senza pretese di capacità chiaroveggenti. Nelle antiche scuole occulte era del tutto ordinario che queste due classi stessero un’accanto all’altra. I chiaroveggenti hanno volentieri accettato i consigli da iniziati non chiaroveggenti. In particolare, questo era necessario per i casi in cui era richiesto un alto grado di chiaroveggenza e un alto grado di iniziazione, come per esempio per tutto ciò che riguarda il campo astrologico. Era così che coloro che volevano acquisire completamente le complicate leggi dell’astrologia dovevano di regola rinunciare a quella chiaroveggenza elevata che i chiaroveggenti astrali dovevano acquisire. Si completavano reciprocamente. Solo in tempi più recenti, dove l’uomo pensa e sente in modo materialista, si deve comprendere chiaramente che è impossibile separare rigorosamente questi due ambiti. Dal 14° secolo non si fa più distinzione tra le due classi, così che l’insegnante non accorda a nessuno l’iniziazione senza al contempo dare un certo grado di chiaroveggenza. Non si può fare diversamente, perché non potrebbe essere conciliato con l’egoismo e la mancanza di fiducia che oggi dominano. Perciò non si fa più distinzione tra i due, poiché gli uomini oggi non possono essere disinteressati.

Ma il mago si distingue sia dal chiaroveggente che dall’iniziato. Per colui che stesso può guardare nei mondi superiori, non segue affatto che possa già dominare e applicare le forze che agiscono nel mondo sensibile. O credete che un uomo che ha portato la conoscenza della locomotiva, del piroscafo e della macchina a vapore in una regione potrebbe allora facilmente costruire tale macchina? Può raccontarvi come queste cose appaiono, ma non capirà immediatamente come costruirle. Che il chiaroveggente stesso possa guardare nei mondi superiori non implica che comprenda già come dominare e applicare le forze che operano nel mondo sensibile da questi mondi. Solo colui è un mago o un adepto che comprende come applicare nel mondo qui le forze superiori, dal che ogni evento fisico è un’espressione. È cioè in grado non solo di consultare le forze e i poteri fisici quando ha a che fare con qualcosa nel suo operare, ma che può lasciar agire le forze superiori. Nella nostra epoca questo non è veramente una cosa da poco — essere un mago o un adepto. Non c’è un’epoca nello sviluppo dell’umanità che sia stata così completamente contraria al magoismo o all’adeptato, come la nostra epoca. E si serve oggi l’umanità in certe circostanze nel modo migliore limitandosi a diffondere le conoscenze dei mondi superiori, e se stesso — forse con il cuore sanguinante — anche in casi dove l’applicazione di forze magiche forse sarebbe stata appropriata, vi rinuncia. Poiché la vita pubblica odierna è così estranea al concetto di magoismo, che in certe circostanze l’influsso dei mondi superiori su questo nostro mondo significherebbe una controrisposta, se si applicassero direttamente forze magiche.

Chi ha una certa pratica nell’applicazione delle forze e ha anche acquisito il meccanismo della conoscenza, in certi casi deve astenersene dall’applicare queste forze, semplicemente perché è impossibile oggi opporsi alla corrente dell’epoca nel mondo. Al mago non appartiene solo la chiaroveggenza e l’iniziazione: al mago appartiene anche l’esercizio. È questo il punto. Il mago deve acquisire in modo rinunciante attraverso lunghi periodi certi compiti, deve esercitarsi. Pensate solo una volta, quanto potete sapere — già nel mondo fisico — senza che siate in grado di eseguire effettivamente ciò di cui potete parlare, di cui sapete qualcosa. Potete essere iniziati a molte cose. Potete sapere esattamente come è costruita una locomotiva, ma senza che qualcuno vi incarichi immediatamente di costruire una locomotiva, poiché rischierebbe di buttare i soldi dalla finestra. Così è anche nei campi superiori. L’esercizio crea il mago, la percezione nei mondi superiori crea il chiaroveggente, la conoscenza e la comprensione delle leggi nei mondi superiori crea l’iniziato.

Era allora nei tempi passati completamente inammissibile compiere alcuna azione magica senza stare in armonia con i capi del mondo, il «governo della Terra», che si chiama anche la grande loggia bianca dei cosiddetti maestri bianchi. Tutte le scuole occulte, tutte le scuole che esistono e tutto ciò che insegna, può solo essere il grado inferiore per lo sviluppo superiore. Su di esso devono sempre elevarsi gradi sempre più elevati, fino ai veri capi dello sviluppo della Terra. Al grado più alto sono coloro che non solo sanno la saggezza, ma che «governano» la Terra nel suo sviluppo, che lasciano fluire la saggezza nello sviluppo della Terra. Solo loro sono in grado di indicare, per ogni singola azione cui forze spirituali stanno a fondamento, se essa disturba il tutto o no. Se si costruisce una casa e si fornisce il piano della casa, allora ogni singolo lavoratore sulla casa deve lavorare in armonia con il piano. E se qualcuno viene e gli viene in mente di fare una finestra diversamente da come è previsto nel piano, allora questa finestra per quanto bella e grandiosa possa essere — tutta la casa è disturbata. Se qualcuno nel mondo vuol compiere qualcosa attraverso forze spirituali, anche se questo è molto importante e grandioso — se non si adatta al piano originale dello sviluppo della Terra, allora disturba lo sviluppo della Terra e talvolta lo fa tornare indietro per un lungo tempo. L’uomo che non applica forze spirituali non può disturbare questo piano dello sviluppo della Terra. E perché no? Perché per quanto riguarda le forze spirituali, quello che gli uomini fanno senza conoscenza dei mondi superiori si comporta come un evento naturale verso una casa. Ciò che la tempesta attraverso le condizioni di calore e sole rovina di una casa, deve essere rovinato, è in un certo senso ovvio. Così si comportano anche le intenzioni di coloro che non hanno relazione con il mondo superiore. Ma le azioni di coloro che hanno qualche relazione con i mondi superiori, si comportano, quando fanno qualcosa che non è in armonia con il mondo spirituale, come se qualcuno colpisse una cosa con un martello. Che cosa è allora necessario affinché il progresso del genere umano si realizzi? Quando si applicano forze occulte, è assolutamente necessario che il legame con i poteri spirituali centrali del mondo sia mantenuto, ed è assolutamente necessario che a nessuno che non voglia cercare questo legame siano consegnate le forze spirituali. Con questo è connesso che in tutte le vere scuole occulte al di sopra della comunicazione di forze spirituali ci fosse come una guardia, come una protezione. Non poteva alcun discepolo, qualunque cosa imparasse, poteva allontanarsi dalla scuola e praticare magia nera senza che nel momento stesso in cui compiva il primo atto di magia nera, all’istante sentisse in se stesso gli effetti terribili di questo. Questa è una delle grandi saggezze delle vere scuole occulte — che al discepolo venga fatta una tale connessione con le forze superiori, che non può in alcun modo tradire il suo maestro, il suo ordine, senza sentirne immediatamente le conseguenze.

Ora, che cosa dobbiamo intendere allora per magia bianca e per magia nera? Magia bianca è quella che viene praticata in perfetto accordo con le intenzioni e i piani del governo spirituale della Terra. Magia nera è quella praticata contro queste intenzioni. Questo significa che il mago bianco non solo conosce le forze — come l’iniziato conosce le leggi — e può usarle — come il chiaroveggente può vederle — ma soprattutto comprende come coordinare le sue azioni con il governo spirituale della Terra. Il mago nero, al contrario, pratica le sue arti contro il governo spirituale della Terra. Questo è il vero significato. Non ha nulla a che fare con i sentimenti personali, con la moralità personale, con la bontà o la malvagità personale. La vera differenza tra magia bianca e magia nera è obiettiva e non soggettiva. Non si tratta di se il mago è una brava persona o una cattiva persona, di come siano i suoi sentimenti: si tratta del fatto se pratica la magia in accordo con il cosmo o contro di esso.

Vediamo ora un po’ nella storia dell’umanità. Vediamo che nella storia remota della Terra, ci sono stati uomini che hanno saputo delle forze superiori. Ci sono stati maghi nella remota antichità. Ci sono stati tempi quando gli uomini conoscevano come manipolare le forze superiori. Anche nei tempi di Atlantide, come sappiamo dalla ricerca dello spirito, c’erano maghi, e molti di questi maghi praticavano magia bianca. In quei tempi antichi c’era anche magia nera, ma era più rara. Ci sono stati diversi periodi. In alcuni periodi la magia bianca era più frequente, in altri periodi erano i maghi neri a prevalere più. Specialmente negli ultimi tempi di Atlantide, verso la fine di quella civiltà atlantidea, diventò sempre più forte la tendenza dei maghi neri. Erano proprio i maghi neri che — per amore del loro potere personale e della loro ambizione — conducevano la popolazione atlantidea agli eccessi peggiori. E i maghi neri erano coloro che cercavano di usare le forze della natura per scopi personali ed egoistici. I maghi bianchi, d’altro canto, cercavano di usare queste forze sempre in accordo con il corso dell’evoluzione cosmica.

A causa dei maghi neri e dei loro eccessi, la civiltà atlantidea andò alla rovina. Il grande evento della perdita di Atlantide fu causato, almeno in parte, dai maghi neri che abusavano della conoscenza e del potere in loro possesso. Quando Atlantide scomparve nelle onde, l’umanità fu costretta a ricominciare. Ma le conseguenze dei crimini dei maghi neri continuarono a ripercuotersi attraverso le epoche successive. Molti di coloro che erano stati maghi neri in Atlantide dovettero incarnarsi di nuovo, e portavano con loro la tendenza, gli istinti, i desideri che li spingevano verso la magia nera. Questo non è qualcosa di nuovo: i maghi neri moderni sono spesso solo le reincarnazioni dei maghi neri antichi.

Ora, che cosa si deve intendere più precisamente per acquisire forze di magia nera? Che cosa fa il mago nero per arrivarvi? È molto semplice: il mago nero non segue il cammino lento dello studio, non segue il cammino della saggezza e dell’intuizione. Non vuol aspettare che gli sia comunicato da maestri consacrati ciò che gli serve per acquistare forze magiche. No, vuol avere un’altra via. Questo è ciò che distingue il mago nero dal mago bianco. Il mago bianco entra in una scuola occulta, si mette sotto la direzione di un maestro consacrato, riceve da questo maestro tutto ciò che deve sapere e apprendere, proprio nel modo giusto, negli ordini giusti, al momento giusto. Egli viene condotto passo dopo passo verso l’acquisizione delle forze di magia bianca.

Ma il mago nero non vuol fare questo. Egli non vuol aspettare il lungo cammino dello studio ordinato. Allora, che cosa fa? In vece di compiere il lento lavoro dello studio, si serve di certi altri mezzi. Il primo e più semplice di questi mezzi è il tradimento dei segreti occulti ai profani. Se qualcuno comunica ai profani — a persone cioè che non hanno ricevuto alcuna istruzione occulta — i segreti della magia bianca, allora già con questo primo passo inizia a acquisire forze di magia nera. Nel momento in cui egli comunica ai profani ciò che dovrebbe rimanere segreto per i non iniziati, in quel momento stesso egli entra in relazione con quelle forze che sono nemiche della giusta evoluzione della Terra. Il flusso che discende dalle forze superiori è stato infatti disturbato da una comunicazione indebita.

Questo è il primo passo verso l’acquisizione di magia nera — il tradimento dei segreti occulti ai profani. E molto facilmente, molti vorrebbero dire, molti probabilmente vorrebbero diventare maghi neri per questo semplice motivo, se i risultati non fossero così terribili, se non fosse ancora necessario pagare il prezzo, il terribile prezzo. Ma il tradimento dei segreti non è l’unico mezzo: ce ne sono altri, molto più sottili, molto più raffinati, molto più orribili.

Quello che io ho spiegato fino a ora riguarda come un discepolo della magia nera acquisisce le forze attraverso una sorta di frode verso gli insegnanti della magia bianca. Ma voglio cercare di descrivervi cosa significa propriamente acquisire forze di magia nera — cosa significa, nella realtà, come realmente accade. E per fare questo, devo descrivervi certi processi che vi faranno rabbrividire: è necessario però che voi sappiate queste cose per potervi proteggere.

Se qualcuno vuole arrivarvi alla pratica della vera magia nera — non al tradimento dei segreti, ma alle vere operazioni magiche nere — allora ha due possibilità. O ascolta dagli insegnanti della magia nera come si fa, oppure cerca di ricavare dalla natura stessa i segreti di come controllare le forze superiori. Entrambi questi cammini portano a quello che io posso solo descrivere come terribile. E il primo cammino — quello di trovare un vero maestro di magia nera — è il più raro e il più difficile, poiché non è facile trovare qualcuno che voglia insegnare veramente la magia nera. Il maestro di magia nera, se esiste, raramente farà conoscenza facilmente con un discepolo. Perché? Perché sa che il nuovo discepolo porterà con sé conseguenze terribili — conseguenze spirituali che ricadranno non solo su se stesso, ma che continueranno a ripercuotersi attraverso molte incarnazioni. Il maestro di magia nera sa che insegnando a qualcuno il vero magoismo nero, sta legando a se stesso — e ai detentori delle forze nere — questa persona per l’eternità, per così dire.

Molti discepoli, dunque, cercano di imparare gli insegnamenti occulti per arrivare al magoismo nero in un altro modo: cercando di estorcere dalla natura stessa i segreti di come controllare le forze spirituali. E come si fa questo? Bene, il primo e più semplice mezzo è quello che ho menzionato — il tradimento dei segreti. Ma se il discepolo della magia nera vuole fare un passo ancora più avanti, egli deve fare qualcosa di più. Non è abbastanza comunicare i segreti ai profani: egli deve fare qualcosa di sua propria iniziativa, qualcosa che disturba il flusso naturale delle forze spirituali.

Qui arriviamo a cose che davvero non si dovrebbero menzionare, ma che devono essere spiegate per una corretta comprensione. Nel momento in cui uno, invece di lasciare agire la natura nei suoi modi ordinari, fa lui stesso qualcosa di sua propria volontà, qualcosa che non conosce, qualcosa che agisce contro il corso naturale delle cose — in quel momento egli entra nel dominio della magia nera. Se non si arriva ai segreti occulti attraverso la via della saggezza e dell’intuizione — attraverso l’apprendimento da coloro che sono incarnazioni di entità spirituali superiori — e se invece si scelgono altri mezzi, allora si è già sulla via della magia nera.

Vedete, chi oggi volesse diventare un mago nero avrebbe fin dall’inizio un grande vantaggio se fosse una specie di vigliacco terribile, se avesse una paura spaventosa di tutto ciò che gli potrebbe accadere. Questa paura nel profondo dell’essere umano è infatti un egoismo compresso. Immaginate che qualcuno abbia l’intenzione di praticare arti di magia nera su una scala più grande. Allora dovrebbe cercare nel mondo le persone più vigliache, le più paurose possibili. Questo fondo di paura è un buon mezzo che si può trasformare e convertire in modo che quelle persone vigliache ottengano certe altre forze e potere, senza conoscenza e senza intuizione, su una scala molto più grande di quanto un uomo ordinariamente possa avere. Che cosa dovrebbe fare un tale stregone che volesse acquisire tali arti? Dovrebbe prima allestire un laboratorio in cui addestrasse questi vigliachi — parlo in modo radicale, ma così vi diventerà più chiaro — a indurirsi completamente attraverso il mezzo di farli tagliare continuamente nella carne viva e di far loro vedere il sangue scorrere. Quello che agisce come una certa forza nei sentimenti di paura, che il vigliacco ha in alto grado, come una forza che agisce all’esterno, questo può essere convertito in qualcosa di opposto, se si insegna all’uomo a indurirsi attraverso il taglio nella carne viva.

In una persona che non ha paura, questa procedura non gioverebbe nulla.

Questo è, per così dire, l’abc, il primissimo elemento di quello che viene fatto nella magia nera. E se questo venisse fatto, quello che prima era paura nell’uomo si trasformerebbe in forze attraverso cui avrebbe realmente un certo influsso sul suo ambiente. Colui che si avvalesse di tali aiutanti, potrebbe compiere gli abomini più incredibili nel mondo. Ma colui che senza aiutanti vuol diventare da sé un grande mago nero, qualche volta fa qualcosa di completamente diverso. Un tale mago nero voleva diventare una volta un uomo del 15° secolo — Gilles de Rais, che il mondo profano ha chiamato «il Cavaliere Barbablù». Questo uomo cercava di acquisire enormi forze occulte, non sulla giusta via dell’apprendimento, ma trasformando certi sentimenti egoistici profondamente radicati in lui. Era al contempo un osservatore straordinariamente acuto di se stesso. Perdonate se esprimo una parola che sonerà strana. Questo uomo era quello che si potrebbe chiamare «il cristiano egoista più radicale» o «l’egoista cristiano». Tali ce ne sono stati e ce ne sono ancora. Sono coloro che considerano il cristianesimo soprattutto come un ponte per acquisire il massimo per se stessi, perché loro è chiaro che un buon cristiano può progredire molto nella beatitudine. Attraverso l’auto-conoscenza notò questo nella sua natura, e quando l’ebbe notato in se stesso, conobbe già il miglior mezzo attraverso cui si può trasformare questo in incredibili poteri stregoneri. Certamente a questo uomo l’attività venne smascherata presto. Venne sottoposto a processo, e da quello emerse che l’uomo aveva cominciato nel 1432 a sviluppare le sue particolari forze occulte uccidendo un bambino dopo l’altro. La distruzione della vita — la considerava come un mezzo particolare per estrarre dalla natura quello che non poteva sapere da sé. L’uomo aveva, come risultò nel processo, ucciso in breve tempo 800 bambini. Ora alcuni di voi comprenderanno, coloro che hanno letto il romanzo di Mabel Collins «Flita. Vera storia di una maga nera», perché all’inizio vi sta un omicidio. Appartiene a questo. Il romanzo «Flita» è stato scritto da qualcuno che lo sa. Quello che la maga nera voleva, poteva essere sviluppato solo sotto l’influenza di questo omicidio, che sta all’inizio della narrazione.

Ora considerate seriamente questa storia, e chiedetevi, cosa potrebbe proteggere la maggior parte delle persone da questi processi che vi ho descritto, e attraverso cui l’uomo potrebbe certamente essere portato al dominio di forze di magia nera. L’egoismo: esso è un mezzo molto buono per proteggersi da questo. Non tutti sapranno superarsi da soli nel tagliare nella carne viva; in questo, la maggior parte delle persone cadrebbe svenuta, e lo svenimento non è niente altro che un’espressione dell’egoismo. Così questo è già, nel suo effetto fisico, un mezzo buono per essere trattenuti dal praticare magia nera. È anche difficile diventare un Cavaliere Barbablù. Da questo la maggior parte delle persone è protetta dal loro egoismo completamente sano: esso si presenta come una barriera contro l’immedesimazione nei mezzi per l’acquisizione di forze di magia nera.

Bene, vedete, ho voluto citare questo solo per non parlare in frasi vuote. Non è mio stile. Preferisco parlare di fatti reali. Ho voluto mostrarvi attraverso esempi in cosa consiste l’acquisizione di machinazioni nel campo della magia nera. Il tradimento di segreti occulti ai profani è il primo e il più semplice modo. Ma tali azioni, come le ho appena caratterizzate, appartengono ai metodi di insegnamento della magia nera — sono per così dire l’abc. E quello che dopo questo abc viene, di cui gli studenti di magia nera sono istruiti nel «leggere» — se ve lo raccontassi, probabilmente molti di voi qui perderebbero i sensi. Perciò fermiamoci piuttosto a questo primo stadio. Queste cose sono assolutamente non qualcosa con cui scherzare, nemmeno con le parole. Sono qualcosa di massima serietà; e sono — cosa che le persone non sanno — purtroppo, purtroppo solo troppo diffuse nel mondo. La maggior parte delle persone non hanno nemmeno la volontà di riflettere su quanto diffuse siano queste cose nel mondo.

Ora, lo sviluppo di tali cose sta in un’intima connessione, in un’intima relazione con tutta l’evoluzione della Terra, in generale con l’evoluzione di un pianeta. Comprendiamo propriamente una tale cosa nel modo giusto solo allora quando abbiamo un presentimento del fatto, come da un pianeta spiritualmente sul suo successore, sul pianeta seguente, vi agisce — come per esempio dalla Luna sulla Terra vi è stata agita una tale azione, e come di nuovo dalla Terra sul suo successore, Giove, un’azione avrà luogo. Voi tutti sapete che la Terra in un certo senso è guidata dalla cosiddetta «loggia bianca», in cui sono riuniti certe individualità umane altamente sviluppate con individualità ancora di genere più elevato. Che cosa fanno? Lavorano, conducono l’evoluzione della Terra. Durante la conduzione dell’evoluzione della Terra lavorano un ben preciso piano. È davvero il caso che durante l’evoluzione di ogni pianeta un piano ben determinato sia sviluppato dalle potenze direttive. Mentre la Terra si evolve, nella cosiddetta «loggia bianca» della Terra il piano si sviluppa nei particolari per come il Giove deve essere, il Giove che segue la Terra. L’intero piano è sviluppato in tutti i dettagli. E in questo consiste la benedizione e la salvezza del continuo sviluppo: che si agisca in accordo con questo piano. Quando un’evoluzione planetaria giunge al suo termine, quando cioè la nostra Terra sarà giunta al termine della sua evoluzione planetaria, allora anche i Maestri della Saggezza e dell’armonia dei sentimenti saranno terminati col piano che hanno elaborato per Giove.

Ora, alla fine di una tale evoluzione di un pianeta, accade qualcosa di estremamente singolare. Questo piano viene attraverso un procedimento al contempo infinitamente rimpicciolito e infinitamente moltiplicato, così che del piano intero di Giove esistono infinite copie, ma tutte in miniatura. Così era pure sulla Luna. Il piano dell’evoluzione della Terra era lì, infinitamente moltiplicato e infinitamente rimpicciolito. E sapete che cosa è, quello che dai Maestri della Saggezza allora sulla Luna è stato elaborato? Questi sono gli atomi, gli atomi della Terra. E gli atomi dell’evoluzione di Giove sono quelli il cui piano dalla «loggia bianca» direttiva sul nostro pianeta viene elaborato. Questo è il vero atomo, e tutto il resto della discussione su un atomo è nulla. Solo colui conosce l’atomo di un pianeta, che in esso riconosce il piano rimpicciolito dell’evoluzione del pianeta. Se voi volete gradualmente conoscere questo atomo che sta a fondamento della Terra, allora vi incontreranno proprio nelle misure che provengono dai grandi maghi del mondo. Ora naturalmente possiamo parlare di queste cose solo per cenni, ma possiamo almeno imparare qualcosa che ci dà un’idea di cosa si tratta qui. La Terra è in un certo senso composta da questi suoi atomi, e ogni essere, voi stessi tutti, siete in un certo senso composti da tali atomi. Voi state così in accordo con l’intera evoluzione della Terra, nel fatto che portate in numero infinito il piano rimpicciolito del pianeta Terra in voi, il piano che prima era stato elaborato. Questo piano della Terra poteva sul precedente stato planetario della nostra Terra, sulla Luna, cioè sul pianeta che ha preceduto la nostra evoluzione terrestre, venire elaborato solo in modo che entità direttive hanno agito in accordo con l’intera evoluzione planetaria da Saturno, Sole, Luna e così via. Ora si tratta di dare agli infiniti atomi quello che li mette nei rapporti giusti, li ordina nel modo giusto. Consegnare loro questo era possibile agli spiriti direttivi della Luna solo se dirigevano l’evoluzione della Terra in ben determinate traiettorie. Le traiettorie in cui hanno indirizzato l’evoluzione della Terra, le ho già descritte frequentemente. Quando la Terra dopo l’evoluzione della Luna di nuovo manifestò, essa non era proprio ancora la nostra Terra attuale. Era Terra più Sole più Luna. Questi erano un corpo. Se perciò mischiate la Terra attuale con la Luna e il Sole e ne faceste un unico corpo, avreste quello che la Terra era all’inizio della sua evoluzione. Prima il Sole si separò dalla Terra, e con questo si separarono anche tutte quelle forze che per l’uomo erano troppo sottili, troppo spirituali, sotto la cui influenza egli si sarebbe troppo rapidamente spiritualizzato. Se l’uomo fosse stato solo sotto l’influenza delle forze che erano contenute insieme in questo corpo Terra-Luna-Sole, allora si sarebbe spiritualizzato molto rapidamente, non si sarebbe sviluppato fino alla materialità fisica, e allora non avrebbe potuto acquisire una propria autocoscienza, una coscienza dell’Io, che doveva acquisire.

Voi tutti sapete che c’è una conoscenza immaginativa e segni occulti, [in cui la conoscenza immaginativa è espressa]. Posso ora darvi solo due segni occulti. Andare oltre nella discussione ci porterebbe troppo lontano. Il segno occulto per quelle forze che avrebbero agito e avrebbero dato la direzione a tutta l’evoluzione della Terra, se il Sole fosse rimasto unito alla Terra — il segno occulto per quelle forze cioè, che avrebbero spiritualizzato la Terra troppo presto, è questo:

In questo segno colui che è uno studente occulto può riconoscere le forze che conducono l’umanità rapidamente alla spiritualità. Al contrario, l’umanità, se si fosse completamente separata dalla Terra insieme al Sole, ma fosse rimasta ancora unita alla Luna, sarebbe molto rapidamente caduta nell’indurimento e nella mineralizzazione. Se la Terra avesse mantenuto la Luna in sé, le persone sarebbero molto presto diventate una sorta di bambole — marionette. Sarebbero scese troppo profondamente nella materia, come d’altronde si sarebbero troppo rapidamente spiritualizzate, se il Sole fosse rimasto unito alla Terra. Perciò la Luna dovette uscire dalla Terra. E tutte quelle forze, che sono state espulse e che oggi dalla Luna regnano e agiscono dall’esterno sulla Terra, tutte queste forze sono rappresentate sinteticamente in questo segno, che somiglia a un doppio gancio. Questo è il segno della Bestia o dell’Agnello con due corna dell’Apocalisse.

L’un segno si chiama Nachiel, l’altro Sorat. Questo secondo segno si chiama anche il segno per il demonio della Terra. Tutte quelle forze, che il mago nero attraverso l’applicazione di metodi così orribili sviluppa, conducono occultatamente sulla Terra alla moltiplicazione delle forze, che appartengono alla natura demoniaca della Terra e che conducono all’indurimento della Terra. Se molti uomini diventassero maghi neri, questo avrebbe la conseguenza che la Terra diventerebbe sempre più simile alla Luna, mentre al contrario attraverso le forze della magia bianca la Terra diventerà sempre più simile alle forze solari, alle forze che sono nei raggi solari.

Dunque dove condurrebbe un predominio della magia nera sulla nostra Terra? Condurrebbe all’indurimento della Terra, al fatto che la Terra diventasse una Luna. Le stesse forze, come sono state separate con la Luna, che si erano sviluppate dalla sostanza della Terra, esse sono ancora sempre presenti come disposizione negli strati della Terra. Accanto a tutte le forze che hanno la disposizione di diventare forze solari, sono ancora presenti le forze, che hanno la disposizione di diventare forze lunari. Attraverso la magia bianca la Terra sarà sempre più avvicinata alla natura solare; attraverso le forze della magia nera essa sarà avvicinata alla natura lunare. Attraverso la magia bianca deve tutto essere vinto, che non conduce sulla via dell’illuminazione, della saggezza, al dominio di forze spirituali. Tutte tali procedure, tali attività, come sono state nominate, non conducono sulla via della saggezza, dell’intuizione, non attraverso vera penetrazione allo spirito al dominio di forze spirituali, bensì sono estorte alla natura, nell’intraprendere con essa machinazioni e procedure, attraverso cui forze vengono conquistate senza illuminazione. Così allora il sigillo apocalittico è al contempo il segno per la vittoria della magia bianca sulla magia nera. Attraverso le forze umane, che si trasformano, nascono forze solari dallo stesso uomo, così che le forze lunari stanno ai piedi dell’uomo. Questo è il cammino che il mago deve prendere sulla nostra Terra. Allora le forze attraverso i nove gradi, di cui potete avere un concetto se leggete la mia «Teosofia», andranno alle nove stelle. Che cosa dunque deve dire il vero mago nero al suo discepolo? Molto semplicemente — e uso qui parole di Goethe, che sapeva bene di che cosa parlava:

«Dispregia solo la ragione e la scienza, del genere umano la più grande potenza, lasciati da uno spirito di menzogna ancora rafforzare nei fumi e nella stregoneria, e ti avrò già incatenato! A lui la sorte ha dato uno spirito, che impetuoso sempre si spinge avanti e il cui affrettato desiderio salta i piaceri della Terra. Attraverso la vita selvaggia lo trascinerò, attraverso la futilità insignificante, egli dovrà dimenarsi, fissare lo sguardo, restare appiccicato, e la sua insaziabilità avrà cibo e bevanda davanti alle labbra affamate: chiederà sollievo invano, e sebbene non si fosse abbandonato al diavolo, dovrebbe comunque andare in rovina!»

Ecco di che cosa si tratta: se si arriva al dominio delle forze spirituali sulla via della conoscenza o se si arriva a ciò in un altro modo. Arrivare ai gradi più alti di forze spirituali non è certo così semplice. Sarebbe facile, incredibilmente facile — e qui arriviamo a un capitolo molto sottile da un lato dello sviluppo dell’umanità e dall’altro della magia — sarebbe facile semplicemente aspettare finché non tutti gli uomini fossero capaci di comprendere correttamente le cose che devono innanzitutto comprendere, prima di progredire ulteriormente sulla via dello sviluppo magico. Questo sarebbe in certi casi del tutto facile. Ma allora si ritarderebbe il corso dello sviluppo umano. Deve essere in qualche modo possibile mettere in mano agli uomini in modo autonomo la diffusione di verità occulte — e questo è in un certo senso anche sempre qualcosa della diffusione di forze occulte — e usarle così che operino correttamente nel mondo. Gli uomini devono ricevere verità e insegnamenti occulti su una scala più grande, così che possano diventare insegnanti occulti.

Ora, si potrebbe chiedere: Ma non è vero che chiunque diffonda insegnamenti occulti è un mago nero? — È assolutamente vero che qualcuno che oggi diffonde insegnamenti occulti, facilmente può diventare un mago nero. Vale a dire, quando è incapace di stimare l’intera portata degli effetti dei suoi insegnamenti occulti. Perciò le scuole occulte devono provvedere che nessuno veramente diffonda insegnamenti occulti, che non sia capace attraverso il suo proprio sviluppo di stimare la portata e l’effetto di verità occulte. Oggi insegnamenti occulti possono essere diffusi facendo sì che uno studente li ripeta dall’altro o li copi da lui. Se colui che è interessato vuol essere uno studente o un discepolo, allora va bene, perché così diffonde l’originale di cui ha sentito parlare. Ma parliamo del caso, quando qualcuno diffondesse autonomamente insegnamenti occulti e mischierebbe perfino il suo proprio giudizio. Se qualcuno vuole diffondere verità occulte in modo autonomo, allora soprattutto deve essere provveduto che questo uomo abbia la maturità di diffondere autonomamente verità occulte. Questo non dipende da un allenamento inteso intellettualmente, bensì le scuole occulte fanno questo dipendere da qualcosa di completamente diverso, cioè da come i singoli membri della natura umana si sviluppano gradualmente.

Voi sapete dall’articolo sull’«Educazione del bambino», che alla nascita dell’uomo nasce il corpo fisico, che fino al settimo anno il corpo eterico, fino al quattordicesimo anno il corpo astrale, e fino al ventunesimo anno viene fuori l’Io. Possiamo continuare a seguire questo e vedremmo che col trentacinquesimo anno dell’uomo, o meglio detto tra il trentacinquesimo e il quarantesimo anno, il corpo eterico e il corpo astrale dell’uomo si liberano tanto che l’uomo solo allora può avere il necessario senso di responsabilità per la diffusione di verità occulte. Perciò tutte le scuole occulte hanno la legge severa che nessuno può presentarsi come insegnante di verità occulte, prima di aver raggiunto quest’età. E questa legge è anche quella che il grande poeta Dante ha espresso, in quanto dice subito all’inizio della sua opera «La Divina Commedia»: «Eravamo a mezzo del cammin di nostra vita / che di rado si ritorni a essa / nel bosco obscuro…» e così via. Se calcolate: nell’anno 1300 Dante aveva trentacinque anni. Allora tutte queste grandi cose passavano dinanzi alla sua anima.

Questa è una legge severa. Se guardatate una volta questa legge severa e considerate molte cose che accadono al presente, allora dal punto di vista di questa legge saprete semplicemente che molte cose che vengono diffuse non provengono da fonti occulte. Nessuna scuola occulta consente che uomini autonomamente diffondano verità occulte che non abbiano raggiunto quest’età. Con questo naturalmente non è detto che non si possa iniziare abbastanza presto a imparare qualcosa. Ma per presentarsi come insegnante dell’occultismo, non si può iniziare abbastanza tardi. Molto, molto male sarebbe evitato se le persone conoscessero veramente l’occultismo e le leggi severe che vi regnano.

Queste sono cose che si devono considerare in connessione con il tema «Magia bianca e nera», che non è così facile da trattare, e di cui ho davvero detto solo alcuni frammenti. Se voi in vostra meditazione, in vostro serio lavoro di studio, elaborerete ulteriormente molte cose che qui potevano solo essere accennate, allora vedrete che già con questi incompleti accenni sono dati i primi passi per vari cammini per avanzare nella conoscenza. Soprattutto vi sarete convinti che non si può affatto parlare di cose come la magia bianca e nera con i concetti comuni triviali: si devono persino formulare nuovi concetti, quando si vuol parlare di cose così alte o così orribili. È oggi importante conoscere tali cose, poiché vi è molto nel mondo, di cui l’uomo ordinario non sa nulla, che però dovrebbe sapere, affinché possa salvarsi dagli influssi di arti magiche. Molte cose le persone le conoscono anche, ma le vedono come qualcosa di innocuo. Ma non è affatto innocuo.

Possiamo, se discutiamo un tale tema, solo fare un inizio, per continuare poi sempre più oltre in questo campo. L’inizio è fatto nel modo migliore quando poteva essere suscitato un sentimento della serietà e dell’importanza di una tale cosa. Sebbene le esposizioni nella brevità del tempo potessero essere solo incomplete, tuttavia spero che, poiché è stato parlato in modo reale, qualcosa di questo sia passato in voi, al fine di indurvi a considerare la cosa con la massima serietà.

8°Parte 3 (Segni e simboli occulti) - Il pentagramma e la simbologia

Stoccarda, 13 Settembre 1907

Queste quattro conferenze, che qui a Stoccarda avranno luogo, avranno un carattere un po’ più intimo, perché il cerchio dei partecipanti — almeno nella sua maggior parte — è costituito da membri della Società Teosofica, che da lungo tempo hanno già familiarità con i concetti fondamentali della teosofia e che, quindi, probabilmente nutrono il desiderio di conoscere una materia più intima nel campo della teosofia. Ciò che in queste conferenze sarà trattato sono i simboli occulti e i segni in relazione al mondo astrale e al mondo spirituale. Una serie di simboli occulti e figure emblematiche dovrà essere illustrata nel suo significato più profondo. Su questo punto vi prego di considerare che nelle prime due conferenze molto risuonerà singolare, e solamente nel corso della terza e della quarta conferenza troverà la sua piena spiegazione. Ciò risiede nella natura stessa della cosa, perché le conferenze teosofiche non possono essere come altre conferenze, che si costruiscono in modo matematico partendo da elementi semplici. Molte cose dovranno essere inizialmente poco chiare, ma poco a poco diventeranno sempre più luminose e comprensibili.

I simboli e i segni richiamano — non solo nel mondo profano, ma anche in quello teosofico — spesso l’impressione di qualcosa più o meno arbitrario, che possiede solamente una «significazione». Questo non è assolutamente corretto. Voi tutti avete già sentito parlare di tali simboli e segni, e sapete bene che, ad esempio, i vari pianeti dell’universo sono indicati attraverso dei segni. Sapete che un segno noto nelle allegorie teosofiche è il cosiddetto pentagramma. Inoltre, vi è noto che nelle varie religioni la luce è presentata nel senso della saggezza, della chiarità spirituale. Se ora vi chiedete quale sia il significato di tali cose, allora potete sentir dire o leggere che significa questo o quello; un triangolo, ad esempio, significherebbe la sacra Triade, e così via. Spesso, anche negli scritti e nelle conferenze teosofiche, vengono interpretati i miti e le leggende — «significano qualcosa», si dice. Penetrare il senso, raggiungere l’essenza di questi significati, riconoscere la realtà di tali simboli — proprio questo dovrà essere il compito di queste conferenze. Come sia inteso questo, vogliamo chiarircelo mediante un esempio.

Consideriamo il pentagramma. Sapete, molte congetture e fantasie sono state elaborate su di esso: per questo non può trattarsi di occultismo. Per comprendere ciò che l’occultista dice riguardo al pentagramma, dobbiamo anzitutto richiamare alla memoria i sette membri fondamentali dell’essenza umana. Voi sapete, infatti, che nell’essenza umana vi sono sette membri fondamentali: il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale, l’Io, inoltre il Sé spirituale, lo Spirito vitale e l’Uomo-Spirito, o — come nella letteratura teosofica si è soliti denominarli — Manas, Buddhi, Atma. Vogliamo tralasciare il corpo fisico, che è qualcosa di materiale, che si può toccare con le mani: è il corpo eterico quello che qui entra particolarmente in considerazione. Il corpo eterico appartia già a ciò che è nascosto ai sensi fisici, al cosiddetto «occulto»: non lo si può vedere con gli occhi ordinari. È necessario il metodo della chiaroveggenza per percepirlo. Ma quando lo si può contemplare, allora esso è certamente qualcosa di completamente, completamente diverso dal corpo fisico. Il corpo eterico non è — come la maggior parte delle persone immagina — un corpo sottile e materiale, una specie di formazione nebulosa più fine. La caratteristica del corpo eterico è che è composto da diverse correnti che l'attraversano. Esso è, per così dire, l’architetto, il costruttore del corpo fisico. Come il ghiaccio si forma dall’acqua, così il corpo fisico si forma dal corpo eterico; e questo corpo eterico è attraversato da tutte le parti da correnti, come l’oceano. Di queste correnti ve ne sono cinque principali. Se vi ponete in piedi con le gambe divaricate e le braccia aperte, allora il corpo umano si presenta così come appare qui nel disegno (qui viene tracciato):

Potete seguire esattamente le direzioni delle cinque correnti principali; esse formano un pentagramma. Queste cinque correnti ogni uomo le porta nascoste in sé. Esse scorrono attraverso il corpo eterico nelle direzioni indicate dalle frecce (vedi il disegno), formano per così dire lo «scheletro osseo» del corpo eterico umano. Continuamente queste correnti percorrono il corpo eterico, e ciò rimane così anche quando l’uomo si muove. Comunque sia la posizione del corpo, sempre una corrente parte dal centro della fronte, dal punto fra le sopracciglia, scende al piede destro, da lì alla mano sinistra, da lì alla mano destra, poi al piede sinistro e da lì nuovamente ritorna alla fronte. Quello che si chiama pentagramma è interiormente così mobile nel corpo eterico, come lo è il corpo fisico umano stesso. E quando l’occultista parla del pentagramma come della figura dell’uomo, allora non si tratta di qualcosa di elaborato artificialmente: egli ne parla come l’anatomico parla dello scheletro osseo. Questa figura è veramente presente nel corpo eterico, è un fatto.

Già da questo poco vediamo come stiano le cose riguardo al vero significato di un segno. Tutti i segni e i simboli che vi si presentano nell’occultismo conducono a siffatte realtà. Il pentagramma è dunque lo scheletro mobile «osseo» del corpo eterico, per questo è la figura dell’uomo. Questo è il vero significato di un tale segno.

Se gradualmente si ricevono le giuste indicazioni per usare le figure o i segni, allora essi sono un mezzo attraverso cui l’uomo viene poco a poco iniziato alla conoscenza del mondo spirituale e può diventare chiaroveggente. Chi si concentra nella meditazione sul pentagramma, per questi è dato di trovare il cammino di queste correnti nel corpo eterico. Non ha alcun valore il foggiare interpretazioni arbitrarie di questi segni. Se ci si pone dinanzi a questo segno nella meditazione — occorre solamente farlo con pazienza — allora questo conduce a realtà occulte. E così è con tutti i simboli e i segni, anche con quelli che potete trovare nei vari documenti religiosi, poiché questi simboli sono profondamente radicati nell’occultismo. Se qualche profeta o fondatore di religione parla della luce e con essa intende designare la saggezza, voi non dovete pensare che questo gli sia venuto così spontaneamente, o che egli usi questa espressione perché forse voglia essere brillante. L’occultista si fonda su fatti: a lui non importa essere brillante. Egli vuole solamente essere verace. Come occultista bisogna disabituarsi dal pensiero senza regole, cioè, non si deve trarre conclusioni e giudizi in modo arbitrario; si deve sviluppare il pensiero corretto, passo per passo, seguendo i fatti spirituali.

Questo simbolo della luce ha ancora una significazione estremamente, estremamente profonda, è un fatto spirituale. Per comprenderlo, ci volgiamo di nuovo all’essenza umana. Sappiamo che il terzo membro dell’essenza umana è il corpo astrale, che è il portatore della gioia e del dolore, della felicità e del soffrimento, dell’istinto, del desiderio e della passione, di tutto ciò che l’uomo sperimenta come vita interiore dell’anima. La pianta non ha corpo astrale: per questo non ha né gioia né dolore come hanno l’uomo e l’animale. Quando oggi il naturalista parla della sensazione della pianta, questo si basa su un completo fraintendimento di ciò che è veramente l’essenza della sensazione. Una giusta concezione di questo corpo astrale l’otteniamo solamente quando seguiamo lo sviluppo che esso ha subito nel corso dei tempi. Noi abbiamo già considerato in precedenza lo sviluppo dell’uomo in connessione con lo sviluppo nell’ampio universo, e abbiamo constatato che il corpo fisico dell’uomo è il membro più antico e più complicato dell’essenza umana, che il corpo eterico è meno antico, il corpo astrale ancora più giovane, e che l’Io infine rappresenta il membro più giovane dell’essenza umana. La ragione di ciò è che il corpo fisico nel suo sviluppo ha già attraversato quattro stati planetari della Terra: esso era già presente nella sua formazione quando la nostra Terra si trovava in una precedente incarnazione, che si designa come lo stato di Saturno. Allora, in tempi antichissimi, la Terra non era ancora Terra e l’uomo non era ancora presente nella sua forma attuale: solamente il germe del corpo fisico era presente su Saturno; ma gli mancavano ancora tutti i suoi altri corpi, come il corpo eterico, il corpo astrale e così via. Solo nella seconda incarnazione della Terra, sul Sole, il corpo eterico si aggiunse all’uomo. Allora questo corpo eterico umano aveva la forma del pentagramma nel modo più pronunciato. In seguito questo è stato leggermente modificato, dato che nella terza incarnazione del nostro pianeta, sulla Luna, il corpo astrale si aggiunse. E poi la Luna si trasformò nella Terra, e ai tre corpi si aggiunse l’Io.

Ora possiamo domandare: ma dove erano questi corpi, prima di incarnarsi nell’essenza umana? Dove era, ad esempio, ciò che su Saturno non si era ancora inserito come corpo eterico nel corpo fisico? Deve provenire da qualche parte il corpo eterico. — Esso era nella sfera di Saturno, esattamente come oggi l’aria è nella sfera della Terra. Tutto ciò che più tardi si incarnò nell’uomo, tutto questo era già presente nella sfera, nell’atmosfera del Saturno antico. Allo stesso modo, sull’antico Sole il corpo astrale, che solo sulla Luna si incarnò, era presente nella sfera. Potete immaginare l’antica Sonne così, che non era composta da rocce, piante e animali, come oggi la Terra, ma là vi erano due regni della natura che esistevano sul Sole. Gli esseri, gli uomini che si trovavano sul Sole, erano dapprima piante umane. Accanto a essi vi era sul Sole antico una specie di minerali. Ma non dovete confondere questo antico Sole con l’attuale Sole. L’antica Sonne era circondata da una potente astralhülle, da un’involucro astrale. Per così dire, circondata da un’involucro di aria astrale, e questo involucro astrale era luminoso. Tale era lo scenario sull’antica Sonne.

Consideriamo di nuovo l’uomo odierno, che ha un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale e un Io. Se ora l’Io lavora dentro il corpo astrale e lo purifica sempre più, in modo intellettuale, morale e spirituale, allora da questo corpo astrale nasce il Sé spirituale o Manas. Se in un lontano futuro sarà compiuto quello che oggi è appena iniziato, se l’uomo avrà trasformato tutto il suo corpo astrale, allora questo corpo astrale sarà luminoso «fisicamente». Come la pianta già porta in sé il germe della nuova vita, così il corpo astrale contiene già in sé il germe di una luce che un giorno irradierà nello spazio cosmico, quando l’uomo avrà sempre più purificato e raffinato il suo corpo astrale. La nostra Terra si trasformerà in altri pianeti. Oggi è oscura. Chi potesse osservarla da fuori vedrebbe che appare luminosa solo per la luce riflessa del Sole. Ma un giorno essa stessa sarà luminosa, luminosa per gli uomini che avranno trasformato il loro intero corpo astrale. La somma di tutti i corpi astrali irradierà come luce nello spazio cosmico.

Così era anche sull’antica Sonne. L’antica Sonne aveva come abitanti esseri superiori agli attuali uomini, e questi esseri avevano corpi astrali luminosi. Questi esseri, che la Bibbia denomina in modo molto appropriato spiriti di luce o Elohim, irradiavano la loro astralità nello spazio cosmico.

Se ora ci poniamo la domanda: Che cos’è quello che l’uomo immette nel suo corpo astrale? — la risposta è: è quello che noi denominiamo il bene, l’intelligenza, attraverso cui l’uomo nobilita il suo corpo astrale. Se consideriamo un selvaggio, che si trova ancora al livello dei cannibali, che segue ciecamente tutte le passioni, e ci domandiamo per mezzo di che cosa egli si distingue da uomini più evoluti, allora dobbiamo dire: per il fatto che l’uomo civile ha già lavorato sul suo corpo astrale, mentre il selvaggio non l’ha ancora fatto. L’uomo che accoglie i suoi istinti e le sue passioni in modo da dirsi: a questo posso obbedire, a quello invece no — forma per se stesso concetti morali e ideali, e questo significa trasformazione e nobilitazione del corpo astrale. Per il fatto che l’uomo, da incarnazione a incarnazione, lavora sul suo corpo astrale, si nobilita sempre più e più verso quell’essere luminoso di cui abbiamo parlato poco fa. Questo viene denominato «l’immettere della saggezza». Quanto più saggezza vi è nel corpo astrale, tanto più luminoso esso diverrà. Gli Elohim, quegli esseri che dimoravano sul Sole, erano completamente permeati di saggezza. Come la nostra anima si rapporta al corpo, così la saggezza si rapporta alla luce. Vedete, il nesso fra la luce e la saggezza non è un’immagine che è stata costruita: esso si basa su un fatto, è una verità. La luce è in realtà il corpo della saggezza. Così impariamo a comprendere che i documenti religiosi parlano della luce come di una versione corporea della saggezza.

Per lo studioso, per colui che si sviluppa verso una visione superiore, verso la chiaroveggenza, è di grande significato quando egli esegue esercizi come il seguente: Egli si immagina lo spazio come buio, senza che alcuna luce esterna agisca su di esso — sia nel buio notturno o chiudendo gli occhi — e cerca allora, gradualmente, di penetrare, attraverso la propria forza interiore, fino alla rappresentazione della luce. Se l’uomo può formare questa rappresentazione con sufficiente intensità, allora poco a poco diventa più luminoso, e allora vedrà una luce che non è una luce fisica, ma una luce che egli stesso crea, che egli genera attraverso la propria forza interiore. E questa è una luce che sarà brillante di saggezza, nel che gli appare la saggezza creatrice. Questo è ciò che si chiama luce astrale. Mediante la meditazione l’uomo giunge a generare luce attraverso la propria forza interiore. Questa luce è un precursore di ciò che l’uomo un giorno — non con occhi fisici, ma con organi sensoriali più fini — vedrà. Essa diventerà l’abito per esseri spirituali veramente esistenti, come sono gli Elohim. Se l’uomo esegue questo esercizio nel modo corretto, esso è un mezzo attraverso cui entrare in rapporto con questi esseri superiori. Così hanno agito coloro che da propria esperienza posseggono una conoscenza del mondo spirituale.

Attraverso certi altri metodi, di cui parleremo più tardi, l’uomo può giungere al punto che, attraverso la propria forza interiore, lo spazio non sarà illuminato solo dalla luce, non sarà solo percorso dalla luce della saggezza, ma che lo spazio comincerà per così dire a risuonare. Nell’antica filosofia pitagorica si parlava, come sapete, di musica delle sfere. Con «sfera» si intende lo spazio mondiale, lo spazio in cui galleggiano le stelle. Questo non è un’immagine escogitata, fantasticata, nemmeno un confronto poetico, ma è una realtà. Se l’uomo si è esercitato sufficientemente secondo le indicazioni del maestro esoterico, allora impara a contemplare interiormente non solo uno spazio illuminato, trasparente, che è l’espressione della saggezza, ma impara anche a udire la musica delle sfere, che irradia attraverso lo spazio cosmico. E quando lo spazio inizia a risuonare, allora si dice che l’uomo sia nel mondo celeste, nel Devachan. È corretto che lo spazio risuoni, ma non è un suono fisico: questi sono suoni spirituali, che non vivono nell’aria, ma in una sostanza molto più elevata e più fine, nella sostanza dell’Akasha. Continuamente lo spazio è pieno di tale musica, e in questa musica delle sfere vi sono certi toni fondamentali.

Vogliamo ora considerare che cosa bisogna intendere con musica delle sfere. So molto bene che gli odierni astronomi matematici dichiarerebbero follia il modo in cui nell’occultismo si parla dei pianeti. Ma questo non importa: è ugualmente vero.

Abbiamo parlato del fatto che la nostra Terra si è sviluppata gradualmente, e abbiamo parlato di incarnazioni terrestri. La nostra Terra era dapprima Saturno, divenne poi Sole, poi Luna, ora è Terra; più tardi diventerà Giove, Venere, Vulcano. Ora potete domandarvi: eppure oggi vi è anche un Saturno nel cielo; ha dunque questo odierno Saturno qualcosa in comune con il Saturno che era la prima incarnazione della Terra? Se osserviamo il cielo stellato, vediamo là i pianeti a noi noti esotericamente. I nomi di questi pianeti non sono scelti arbitrariamente: non, cioè, come è divenuto usanza nei tempi moderni, secondo un determinato uomo, ad esempio il loro scopritore. Sono nomi significativi, dati da una profonda conoscenza sulla natura delle stelle. Oggi questo non avviene più, e ad esempio l’Urano non ha un nome così legittimato, perché è stato scoperto soltanto più tardi. Ciò che voi vedete oggi come Saturno nel cielo, si trova a quello stadio di sviluppo in cui si trovava la nostra Terra quando era ancora nello stato di Saturno. Il Saturno esterico si rapporta alla Terra più o meno come un fanciullo a un anziano. Proprio come l’anziano non si è sviluppato da un fanciullo che gli stava accanto — egli stesso era una volta un fanciullo —, così altrettanto poco la Terra si è sviluppata dal Saturno odierno. Il Saturno che oggi sta nel cielo diventerà anch’esso una volta «Terra»: si trova attualmente in una sorta di stadio giovanile. E similmente è anche con gli altri corpi celesti. Il Sole è un tale corpo, come la Terra lo era una volta, solo che è per così dire «avanzato». E così, come fra gli uomini vi sono diverse fasi dell’età insieme, come accanto all’anziano sta il fanciullo, allo stesso modo nel cielo i vari pianeti stanno insieme a fasi di sviluppo diverse, che la nostra Terra, ora nella sua quarta incarnazione, ha in parte già attraversato, in parte ancora attraverserà. I pianeti stanno in relazioni ben determinate l’uno verso l’altro. Ma l’occultista esprime queste relazioni diversamente da come fa l’astronomo odierno.

Sapete, i pianeti si muovono con velocità ben determinate attorno al Sole. Ma anche il Sole si muove: è questo movimento, così come quello dei pianeti, a essere stato esattamente indagato dagli astronomi occulti. La ricerca ha rivelato che il Sole si muove attorno a un punto spirituale centrale, e che le orbite dei pianeti sono spirali, la cui linea di base è l’orbita solare. Le velocità con cui i singoli pianeti compiono le loro orbite stanno l’una verso l’altra in rapporti ben determinati e armonici. Tali rapporti si presentano, per chi sa ascoltare, come toni che si uniscono in una sinfonia: questa è stata denominata dai Pitagorici musica delle sfere. Questo accordo, questa musica è dunque un’immagine di processi cosmici, e ciò che la scuola pitagorica insegna non è nulla di escogitato. Gli antichi astronomi occulti si dicevano: il cielo stellato, che sembrerebbe apparentemente fermo, è in verità in movimento e ruota attorno a un punto spirituale centrale con tale velocità da spostarsi di 1° in 100 anni. I rapporti delle velocità dei pianeti fra loro sono i seguenti:

Velocità di Saturno = 2 1/2 volte quella di Giove di Giove = volte quella di Marte di Marte = volte quella di Sole, Mercurio e Venere del Sole = 12 volte quella della Luna dove la velocità di Saturno è 1200 volte più grande di quella dell’intero cielo stellato, o avanza di 12° all’anno.

Quando si originano armonie musicali fisiche, ciò si basa sul fatto che, ad esempio, diverse corde vibrano in modo diverso, l’una più veloce, l’altra più lentamente. A seconda della velocità con cui si muovono le singole corde, risuona un tono più alto o più basso, e il suono concordante di questi diversi toni risuona come musica, produce l’armonia. Proprio come voi ora ricevete qui nel fisico impressioni musicali dai movimenti delle corde, così colui che è giunto al livello dell’udito chiaroveggente nel Devachan ode il movimento dei corpi celesti come musica delle sfere. E dal rapporto delle diverse velocità nel movimento dei pianeti originano i toni fondamentali dell’armonia delle sfere, che risuona attraverso tutto l’universo. Nella scuola pitagorica si parla dunque a ragione di una musica delle sfere: la si può udire con orecchi spirituali.

Possiamo in questi esami ancora segnalare un altro fenomeno. Se prendete una sottile piastra di ottone, la cospargete il più uniformemente possibile con polvere fine e la strofinate con un arco di violino, allora non solo risuona un tono, ma le particelle di polvere si ordinano in linee ben determinate. Lì si formano tutte le specie di figure, corrispondenti al tono. Il tono produce una distribuzione della materia, della sostanza. Sono le ben note figure sonore di Chladni.

Quando il tono spirituale echeggiò attraverso l’universo, ordinò i pianeti nei loro rapporti reciproci in un’armonia delle sfere. Ciò che vedete spiegato davanti a voi nello spazio cosmico è stato ordinato da questo tono creatore della divinità. Per il fatto che questo tono risuonò nello spazio cosmico, la materia si formò in un sistema, nel sistema solare e planetario. Così anche l’espressione «armonia delle sfere» non è un confronto brillante: è realtà.

Ora vogliamo passare a qualcosa di diverso. Sappiamo che la nostra Terra non è sempre stata come è ora. Chi si è occupato a lungo di teosofia sa che la nostra Terra, nella sua presente incarnazione, ha attraversato diverse fasi di sviluppo. In un’antichissima era, essa era in uno stato liquido-infuocato. Ciò che oggi sono le nostre pietre e i nostri metalli, era un tempo dissolto in questa Terra infuocata. L’obiezione che in tale calore infuocato non potevano vivere uomini né altri esseri va risolta nel modo seguente: il corpo umano era allora in uno stato fisico tale da essere adatto alle condizioni di quel tempo; poteva vivere in una temperatura ancora più calda dei nostri odierni forni di fusione. A questa era del fuoco della Terra seguì un’era dell’acqua, che denominiamo l’era atlantidea. Consideriamo un poco questa era. Il continente atlantideo, che si estendeva fra l’odierna Europa e l’America in mezzo all’oceano Atlantico, era abitato dai nostri antenati, naturalmente del tutto diversi dagli uomini odierni. La loro vista non era come la nostra: in una certa misura erano chiaroveggenti. Nello sviluppo degli Atlantidi vi erano diverse fasi della visione. L’ultimo stadio, alla fine del tempo atlantideo, era come un’eco di stadi molto più elevati. Un oggetto esterno, ad esempio, l’Atlantide poteva vederlo solo negli ultimi tempi dell’Atlantide. Prima essa era così piena di fitta nebbia acquea, che gli oggetti non si delimitavano spazialmente l’uno dall’altro. In questo primo tempo dello sviluppo atlantideo il modo della percezione era completamente diverso. L’antico Atlantide, quando si avvicinava a qualcosa o a un essere, non vedeva per prima cosa il contorno, la fisionomia di un uomo o di una cosa; piuttosto in lui emergeva un’immagine di colore che non aveva nulla a che fare con l’esteriore, ma riproduceva uno stato dell’anima interiore. Le immagini di colore gli dicevano se un essere che si avvicinava era utile o pericoloso per lui. Se, ad esempio, chi gli veniva incontro provava un sentimento di vendetta, questo gli si esprimeva attraverso un’immagine di colore corrispondente, e lui fuggiva. Se si avvicinava un animale selvaggio, lo riconosceva allo stesso modo e poteva salvarsi. In questa ultima fase della chiaroveggenza l’Atlantide percepiva gli stati dell’anima del suo ambiente. Solo gradualmente da questo si sviluppò la vista odierna. Immaginate un giorno molto nebbioso, come gli oggetti si confondono. In un tale giorno il lampione della strada emerge dapprima come un punto; poi gradualmente ne distinguete i contorni. Molto gradualmente, così, imparò a vedere l’Atlantide. Ciò che l’uomo vedeva prima era una specie di colore astrale, che inizialmente vedeva ancora fluttuante liberamente e che gli si posava sopra come un velo sulle cose.

Naturalmente questo diverso modo della percezione era connesso col fatto che l’uomo di allora aveva un aspetto completamente diverso da quello odierno. Negli ultimi tempi del periodo atlantideo, l’uomo aveva, ad esempio, una fronte fisica che sporgeva molto all’indietro, su cui il corpo eterico sporgeva come una potente sfera. Il punto dietro la fronte, fra gli occhi alquanto arretrato, non era ancora coincidente nel corpo fisico e nel corpo eterico. Allora il corpo fisico e il corpo eterico si ritrassero insieme: l’unione di questi due punti nel corpo eterico e nel corpo fisico fu un momento importante nello sviluppo dell’umanità. Oggi il corpo eterico della testa si adatta nel corpo fisico della testa all’incirca proprio. Nel cavallo è ancora diverso. Ma come si è trasformato questo capo nell’uomo, così anche gli arti si sono trasformati. Gradualmente si è formata la sua forma corporea attuale. Immaginate vivacemente la fine del tempo atlantideo. Com’era effettivamente allora? L’uomo percepiva in una sorta di chiaroveggenza gli stati dell’anima del suo ambiente. Immaginate ancora questa fitta atmosfera nebulosa, questa aria satura di pesanti vapori d’acqua. Il Sole, le stelle e tutti gli oggetti intorno a voi: allora, in questa densa aria acquosa, non avreste potuto vederli. L’arcobaleno ancora non esisteva, perché non poteva ancora formarsi. Tutto era avvolto in fitta e pesante nebbia. Per questo la leggenda parla di Niflheim, di una dimora nebulosa. Gradualmente l’acqua che era potentemente espansa nell’aria si addensò, «e le acque del diluvio scesero sulla Terra». Con ciò non si intende nulla di diverso che le potenti masse nebulose si addensarono in acqua e caddero come precipitazioni, come pioggia. Poiché l’acqua si separò dall’aria, l’aria divenne più pura; e con il purificarsi dell’aria si sviluppò il modo odierno della visione. L’uomo poteva vedersi da solo soltanto quando poteva vedere gli oggetti attorno a sé.

Ora il corpo fisico dell’uomo mostra molte regolarità che hanno un significato profondo. Una di queste è la seguente: se fabbricaste una cassa secondo le proporzioni che l’altezza, la larghezza e la lunghezza stessero fra loro come tre parti, cinque parti e trenta parti, e se la lunghezza corrispondesse alla lunghezza del corpo, allora trovereste questi stessi rapporti di misura nel corpo umano. In altre parole: in questo modo si indica il rapporto di una suddivisione regolare del corpo umano. Allora, quando l’uomo emergeva dalle acque dell’Atlantide, il suo corpo era formato in modo da corrispondere alle proporzioni 3 : 5 : 30. Questo è espresso in modo bellissimo nella Bibbia con le parole: «E Dio comandò a Noè di costruire un’arca di trecento cubiti di lunghezza, cinquanta cubiti di larghezza e trenta cubiti di altezza.» In queste misure dell’arca di Noè abbiamo esattamente le misure dell’armonia del corpo umano.

I segni e i simboli occulti sono dunque presi dall’essenza delle cose e mostrano perciò come mediante essi possiamo penetrare negli ordini dei mondi spirituali.

9°Parte 3 (Segni e simboli occulti) - Architettura e simboli

Stoccarda, 14 Settembre 1907

Ci eravamo fermati ieri a un’osservazione riguardante l’Arca di Noè, e abbiamo notato come nelle proporzioni che essa aveva in altezza, larghezza e lunghezza si esprimessero le proporzioni del corpo fisico umano. Ora, per comprendere quale significato abbia questa Arca nella memoria religiosa originaria della Bibbia, dobbiamo considerare due cose. Non solo dobbiamo chiarirci quale senso abbia il fatto che un veicolo, per mezzo del quale l’uomo dovrebbe essere salvato, possieda determinate misure che ricordano le proporzioni del corpo umano; sarà anche necessario approfondirci in quell’epoca dello sviluppo dell’umanità durante la quale si svolsero gli eventi reali a cui la storia di Noè allude.

Tutte le volte che persone con una certa conoscenza dell’occultismo crearono qualche oggetto nel mondo esteriore, questo aveva uno scopo ben preciso, un significato ben determinato per le anime umane. Ricordatevi una volta delle cattedrali gotiche, delle caratteristiche molto specifiche di questi edifici, che sorsero nei primi tempi del Medioevo e si diffusero dall’Occidente verso l’Europa centrale. Queste chiese portano uno stile architettonico ben determinato, che si esprime nel fatto che il particolare tipo di arco, costituito da due parti che si incontrano in una punta in alto, si riversa su tutto l’insieme come atmosfera spirituale; che il tutto aspira verso l’alto, che i pilastri hanno una forma determinata e così via. Sarebbe totalmente ingiusto colui che volesse affermare che una simile cattedrale gotica sia sorta semplicemente da necessità esteriori, da una certa aspirazione, cioè, a creare una casa di Dio che esprimesse o significasse questo o quello. No, davvero! La gotica ha qualcosa di molto più profondo. Coloro che diedero i primi concetti per la creazione dei costrutti gotici nel mondo erano conoscitori dell’occultismo, erano fino a un certo grado iniziati.

Intenzioni ben determinate collegavano i grandi condottieri dell’umanità all’origine di tali edifici, di tali stili costruttivi. La gotica, le cattedrali gotiche e le chiese suscitano ben precise impressioni dell’anima in colui che vi entra. È come se si entrasse in una specie di bosco sacro in questa volta elevata con le colonne che si ergono verso l’alto. La permanenza in tale luogo agisce sull’anima in modo del tutto diverso rispetto a quando si entra, per esempio, in una casa ordinaria o in un edificio che ha una cupola del Rinascimento o una cupola dello stile romanico. Forme ben determinate emanano effetti ben precisi. L’uomo ordinario non se ne accorgerà consapevolmente: per lui tutto ciò vive nell’inconscio, nel suo inconscio. L’uomo non si rende conto razionalmente di ciò che accade nella sua anima quando è circondato da tali forme. E ciò che accade è molto diverso a seconda della natura del suo ambiente. Molte persone credono che il materialismo dei nostri tempi moderni derivi dal fatto che si leggono tanti scritti materialisti. Ma l’occultista sa che questo ha solo una scarsa influenza. Ciò che l’occhio vede è di importanza molto maggiore, poiché ha effetto su processi dell’anima che si svolgono più o meno nell’inconscio. Questo ha un’importanza eminentemente pratica. E quando la scienza dello spirito una volta afferrerà veramente l’anima, allora questo effetto pratico diverrà evidente anche nella vita pubblica. Ho spesso già richiamato l’attenzione sul fatto che nel Medioevo era qualcosa di diverso rispetto a oggi camminare per le strade. A destra e a sinistra, su ogni facciata di casa, tutto portava l’impronta di colui che l’aveva realizzata. Ogni oggetto, tutto ciò che circondava le persone, ogni serratura di porta, ogni chiave, era costruito a partire da qualcosa in cui l’anima del creatore aveva incarnato i suoi sentimenti. Tutto era fatto con amore. Considerate una volta come il singolo artigiano aveva gioia in ogni pezzo, come vi aveva lavorato dentro la sua anima. In ogni cosa era un frammento della sua anima. E dove nell’aspetto esteriore vive l’anima, lì fluiscono anche le forze dell’anima verso colui che lo vede e lo guarda. Confrontate questo con una città di oggi. Dov’è oggi ancora anima nelle cose? C’è un negozio di scarpe, un negozio di coltelli, una macelleria, poi una birreria e così via. Guardate soltanto la nostra arte pubblicitaria: che prodotti porta fuori! Un’arte pubblicitaria orrenda abbiamo! Vecchi e giovani camminano attraverso un mare di tali orribili produzioni, che scatenano nel subconscio le peggiori forze dell’anima. L’arte educativa teosofica farà notare che ciò che l’occhio vede influisce profondamente sull’uomo. E osservate pure i nostri moderni giornali umoristici, cosa viene offerto! Questo non vuole essere una critica, ma solo un accenno a fatti. Poiché tutto questo riversa un flusso di forze nell’anima umana, che indirizzano l’uomo verso una certa direzione, che sono determinanti per il tempo. Lo scienziato dello spirito sa quanto dipenda dal fatto che l’uomo viva in questo o in quel mondo di forme.

Verso la metà del Medioevo sorse lungo il Reno quel movimento religioso straordinario che si chiama la mistica tedesca. Dagli spiriti condottieri della mistica cristiana — da Maestro Eckhart, Tauler, Suso, Ruysbroek e altri, che venivano chiamati «frati» — emanò un approfondimento enormissimo e un’interiorizzazione. Nel 13.o e 14.o secolo il nome «frate» non aveva ancora il significato che ha oggi: era ancora qualcosa di degno di venerazione. Il Reno veniva chiamato allora il «grande vicolo dei frati d’Europa». E sapete dove furono educati questa enorme interiorizzazione e vita interiore dell’animo umano, questi sentimenti pii che cercavano un’intima unione con le forze divine? Vennero educati nelle cattedrali gotiche con i loro archi acuti, i loro pilastri e le loro colonne. Questo è ciò che educò quelle anime. Così forte agisce ciò che viene visto. Ciò che l’uomo vede, ciò che viene riversato nella sua anima dal suo ambiente — questo diviene in lui una forza. Secondo essa plasma se stesso, fino alla sua prossima incarnazione.

Vogliamo qui rappresentarci una volta schematicamente questo, a partire dalla considerazione dello sviluppo dell’uomo. Uno stile architettonico non viene inventato: viene alla luce in un’epoca dai grandi pensieri degli iniziati, che lo lasciano fluire nel mondo. Sorgono gli edifici, essi agiscono sugli uomini; le anime umane assorbono in sé qualcosa della forza spirituale che vive in queste forme. Ciò che l’anima ha assorbito per mezzo dell’osservazione delle forme costruttive — per esempio della gotica — questo emerge nel sentimento delle anime: sorgeranno anime appassionate, che guardano verso l’alto, verso il sublime. Alcuni secoli fa gli uomini hanno assorbito in sé ciò che viveva nella gotica. E ora seguiamo questi uomini ancora di alcuni secoli più avanti: avendo assorbito nella loro anima la forza di queste forme costruttive, mostrano ora nella loro prossima incarnazione l’espressione di questo stato d’animo interiore nella loro fisionomia, nei loro volti. Le anime degli uomini hanno formato i volti. Così riconosciamo perché vengano praticate tali arti. Gli iniziati vedono molto, molto lontano nel futuro lontano dell’umanità. Perciò in un’epoca determinata formano forme d’arte esteriori, stili costruttivi esteriori su grande scala. Così viene deposto nell’anima umana il germe per le future epoche dell’umanità.

Se ve lo rappresentate così attentamente, comprenderete anche quello che accadde allora alla fine dei tempi atlantici. Trasportiamoci ancora una volta in quel tempo, quando giunse la fine, il tramonto dell’Atlantide. Allora non c’era ancora aria come oggi: la distribuzione dell’aria e dell’acqua era ancora completamente diversa; masse di nebbia circondavano l’Atlantide. Le nebbie si condensarono in nuvole, e il diluvio si riversò sulla terra come pioggia dirompente. Bisogna rappresentarsi il tramonto dell’Atlantide come un processo graduale. Questo non avvenne in brevi spazi di tempo, era un processo che durò millenni. Con il cambiamento delle condizioni esterne di vita, anche l’uomo stesso si trasformò. In precedenza le persone percepivano per mezzo di una specie di chiaroveggenza. E quando sopraggiunsero i flussi di pioggia, gli uomini dovettero gradualmente abituarsi a un modo di vivere completamente nuovo, a una nuova visione, a una nuova forma di percezione. I corpi degli uomini dovevano trasformarsi. Restereste stupiti se vedeste disegnati gli uomini atlantici una volta, quanto fossero diversi dagli uomini di oggi.

Ma non crediate affatto che questa trasformazione accadesse spontaneamente. Il corpo umano con i suoi organi di senso si è formato gradualmente solo dopo lunghi tempi. Le forze dell’anima umana dovevano lavorare attraverso lunghi periodi su questi corpi umani e agire proprio come ho descritto poco fa nell’esempio semplice. Prima l’uomo vede le forme costruttive, esse agiscono sul suo sentimento, e il sentimento a sua volta in una vita successiva agisce sulla fisionomia, sul volto dell’uomo.

Quando il tempo atlantico passò al tempo post-atlantico, l’anima dell’uomo si trasformò per prima e quindi rimodellò il suo corpo. Vogliamo approfondirci ulteriormente. Immaginiamoci un atlantide molto antico: possedeva ancora una coscienza chiaroveggente, e questo era legato all’ambiente in cui viveva, all’atmosfera piena di nebbia. Attraverso questo i fenomeni non si presentavano a lui con contorni netti e definiti. Erano piuttosto immagini di colore che comparivano davanti a lui, fiumi di colori che fluivano intrecciati e che gli indicavano gli stati dell’anima degli uomini. Al posto dell’oggetto che gli si avvicinava, l’uomo atlantico percepiva una forma di luce: una blu per l’amore, una rossa per la passione, la collera e così via. Intorno a lui si diffondevano le forze dell’anima di tutti gli uomini. Se questo stato fosse continuato, l’uomo non avrebbe mai potuto ottenere il suo corpo attuale. Quando l’aria si liberò dall’acqua e i fenomeni sorsero sempre più chiaramente e nettamente, ricevendo i loro attuali contorni, allora era giunto il momento in cui l’anima dell’uomo doveva ricevere nuove impressioni. E secondo queste impressioni formò il suo corpo. Perché secondo ciò che voi pensate e sentite, plasmate il vostro corpo. Cosa dovette ora sperimentare l’anima umana quando si salvò dal paesaggio d’acqua atlantico in quello d’aria nuovo, affinché il corpo potesse formare la sua forma attuale? L’anima umana doveva essere circondata da una forma che avesse una lunghezza determinata, una larghezza determinata e una profondità determinata, affinché il corpo si formasse secondo questa forma. Tale forma le fu effettivamente data da ciò che la Bibbia chiama l’Arca di Noè. Come il sentimento della mistica si è formato dalla forma delle cattedrali gotiche e il chiaroveggente potrebbe vedere quali volti si sono formati secondo questa, così i corpi degli uomini dell’antica Atlantide si trasformarono gradualmente, perché effettivamente gli uomini vivevano in veicoli che avevano costruito sotto l’influenza di grandi iniziati secondo le misure con cui la Bibbia descrive l’Arca di Noè. La vita nel tempo dell’antica Atlantide era una specie di vita acquatica o marina, in cui gli uomini per la maggior parte vivevano su veicoli sull’acqua e si abituavano solo gradualmente alla vita sulla terra. Poiché l’antica Atlantide non era solo circondata da un’aria nebbioso-acquosa, ma la maggior parte di essa era coperta dal mare. L’uomo viveva in questi veicoli, affinché il suo corpo potesse essere costruito come è oggi. Questo è il profondo mistero dell’Arca di Noè. Se si sa leggere di nuovo dalla Bibbia il profondo significato della scienza occulta in essa contenuto, allora si diffonde su questo documento un bagliore di saggezza e di infinita sublimità. L’uomo viveva su veicoli, perché doveva farsi l’impressione dell’isolamento nella sua pelle. Così gli iniziati agivano attraverso i millenni sull’educazione dell’uomo. Ciò che vi incontra nei documenti religiosi è davvero profondamente tratto dalla realtà occulta.

Un altro simbolo lo troviamo nel primo capitolo della Bibbia, nella Genesi: il simbolo del serpente. E nelle catacombe romane ci si presenta molte volte il segno del pesce. È tramandato che questo pesce, che sempre ritorna come immagine, significhi il Cristiano o lo stesso Cristo. Se qualcuno volesse riflettere su questi simboli, probabilmente potrebbe tirar fuori molte cose astute, ma questo sarebbe solo speculazione; e noi vogliamo avere a che fare solo con realtà. Anche queste immagini sono date dal mondo spirituale. Se volete seguirmi per un paio di minuti nella storia dello sviluppo dell’umanità, vedrete quali verità sono contenute in questi simboli del serpente e del pesce.

Ricordiamoci ancora una volta che la Terra ha attraversato le stesse incarnazioni diverse dell’uomo. Voi sapete che un tempo fu Saturno, Sole, Luna, prima di diventare Terra. Il corpo fisico umano era già presente nei vari stati planetari, ma l’Io l’uomo l’ha assunto solo sulla Terra. Vogliamo ora osservare un po’ come appariva questa Terra quando era ancora nella sua prima incarnazione, quando era ancora Saturno. Allora non c’era ancora niente come rocce e terreno di coltura. Il corpo fisico umano era sì presente, ma assai sottile: solo gradualmente si è condensato fino alla forma carnale di oggi.

Se osserviamo le sostanze odierne intorno a noi, troviamo che hanno stati diversi: solidi, liquidi, gassosi. Nell’occultismo si chiamano tutti i corpi solidi «terra»; sotto «acqua» si intende tutte le sostanze liquide; e sotto «aria» tutto ciò che è aeriforme, gassoso. Ancora più sottile degli altri stati è il «fuoco», il calore. Naturalmente il fisico odierno non lo concederà. Ma l’occultista sa che il «fuoco» è effettivamente qualcosa che si può paragonare a terra, acqua, aria: è solo uno stato ancora più sottile. Dove sentite calore, c’è qualcosa di presente che è ancora più sottile dell’aria. Di ciò che designiamo nel senso occulto come terra, acqua e aria, non c’era nulla su Saturno. Questi stati corporei solidi sorsero solo sul Sole, sulla Luna e sulla Terra. Lo stato più denso su Saturno era il calore o il «fuoco». In esso viveva il corpo umano; e l’anello che circondava Saturno — ogni Saturno ha effettivamente un anello — è in realtà costituito da immagini riflesse rimbalzate, emanazioni dal fuoco. Sviluppare questo ulteriormente ci porterebbe oggi molto lontano dal nostro tema.

Passiamo ora da Saturno al Sole: qui all’aria si aggiunge il fuoco. Sul Sole lo stato più denso era l’aria. Era una specie di sole d’aria. L’uomo sul Sole era un essere d’aria e fu permeato allora con il corpo eterico. Non c’erano altri che esseri d’aria. Si sarebbe potuto passare attraverso questi uomini d’aria, perché erano «trasparenti», come l’aria. Si potrebbero paragonare a una Fata Morgana, così leggeri, così effimeri erano. Certamente l’aria sul vecchio Sole era più densa di quella odierna. — Sulla vecchia Luna sorse per la prima volta lo stato acquoso, e tutto ciò che viveva su questa Luna si formò per mezzo di una condensazione dell’acqua. Meduse e animali limosi, come si vedono ancora oggi, ci danno un’idea di questi esseri acquatici. Così erano allora costituiti tutti i corpi fisici, e solo corpi fisici di questo tipo erano capaci di accogliere un corpo astrale. Lo sviluppo proseguì gradualmente. Così questi fenomeni sono collegati, l’uomo e la Terra, perché l’uomo appartiene al suo pianeta. E ora consideriamo il significato di questo sviluppo planetario. Su Saturno era presente solo il germe, la disposizione del corpo fisico. Sul Sole si aggiunse il corpo eterico, sulla Luna il corpo astrale. Sulla Luna accadde però ancora un’altra cosa. L’antica Luna si spaccò in due corpi: in una specie di antico Sole raffinato e l’effettiva antica Luna. L’uomo che allora rimase sulla vecchia Luna era fondamentalmente un essere molto più cattivo dell’uomo odierno, era molto più basso nel suo sviluppo, perché il corpo astrale era sulla vecchia Luna pieno di selvagge passioni. Solo molto più tardi, quando giunse l’Io, iniziò la purificazione del corpo astrale.

Per questo era necessario uno sviluppo ulteriore: la Luna doveva riunirsi di nuovo con il Sole; i due corpi, luna antica e Sole, dovevano diventare di nuovo un corpo unico. [Lacune nelle trascrizioni] Gli alti esseri che vivevano sul Sole separato avevano dovuto separarsi dalla Luna, per poter continuare nel loro sviluppo. Ma ora questi esseri rimasti sulla Luna, che si erano ulteriormente addensati lì, dovevano essere salvati: perciò il Sole doveva riunirsi di nuovo con la Luna.

Chiediamoci ora cosa sarebbe accaduto se Sole e Luna non si fossero riuniti di nuovo, se si fossero sviluppati separatamente. Allora l’uomo non avrebbe mai potuto ottenere la sua forma attuale. Se la vecchia Luna avesse proseguito la sua strada da sola, se non avesse potuto attingere nuove forze dalla sua riunificazione con il Sole, allora l’essere più elevato che avrebbe mai potuto generare sarebbe stato più o meno come i serpenti attuali. Gli esseri del Sole, invece, avrebbero potuto raggiungere — se fossero rimasti soli — come massimo la forma del pesce. La forma del pesce è l’espressione esterna per esseri che stanno molto più in alto dell’uomo. Il gruppo-anima dei pesci sta effettivamente anche oggi molto in alto; la forma esterna però è qualcosa di completamente diverso dall’anima. Da dove quindi quegli esseri della vecchia Luna hanno ricevuto la forza di elevarsi al di sopra del serpente? La forza è loro venuta dagli esseri del Sole. E la purezza dello stato solare di quegli esseri elevati si esprime materialmente nella forma del pesce, perché questa è la forma materiale più elevata che possono raggiungere gli esseri dell’antico Sole.

Cristo, l’eroe del Sole, che ha trasportato sulla Terra tutta la forza del Sole, è simboleggiato proprio con il segno del pesce. Ora comprenderete con quale profonda intuizione il cristianesimo esoterico ha afferrato il significato della forma del pesce: esso è per lui il simbolo esteriore della forza del Sole, della forza di Cristo. Certo, il pesce esteriormente è un essere imperfetto, ma non è disceso così profondamente nella materia; soltanto poco è permeato dall’egoismo.

Per l’occultista il serpente è il simbolo della Terra, come si è sviluppata dalla vecchia Luna, e il pesce è il simbolo dell’essenza spirituale dell’antico Sole. La nostra Terra con le sue sostanze solide ha simboleggiato in sé nel serpente il suo essere più profondo, l’essenza terrestre. Ciò che si è separato come sostanza acquosa si mostra simboleggiato nel pesce. Per l’occultista il pesce appare come qualcosa che è nato dall’acqua. Cosa è ora nata dall’aria, cosa dal fuoco? Questi sono ambiti dove è difficile stare al passo. Almeno alcuni accenni devono qui essere dati.

Come appariva allora, quando la Terra si era appena sviluppata dallo stato di Saturno allo stato di Sole? L’uomo era una specie di essere d’aria; morte e morire nel senso odierno non li conosceva. Si trasformava. Facciamoci chiaro in un disegno schematico per mezzo di che cosa l’uomo è arrivato nella coscienza odierna di morte e morire. Quando la Terra si era sviluppata da Saturno a Sole, l’anima dell’uomo viveva ancora nell’atmosfera che circondava il Sole, ma stava in relazione con ciò che in basso era il corpo. Come oggi di notte durante il sonno il corpo astrale dell’uomo appartiene al corpo fisico, anche quando è scivolato fuori, così era anche su Saturno antico e sul Sole antico: solo che l’anima allora non scivolava mai dentro il corpo fisico. Certamente a un corpo determinato apparteneva già un’anima che aveva una coscienza spirituale, ma dirigeva il corpo dall’esterno. Dovete rappresentarvi questo così:

L’anima era qualcosa di «esteriore». Questo corpo non era ancora sottoposto alla legge della morte. Gli uomini non sapevano ancora nulla del morire. Diversamente avveniva la crescita e il decadimento rispetto a oggi. Il corpo perdeva certe parti, ma a esso si appoggiavano di nuovo parti nuove. Pressappoco come oggi la fame e l’alimentazione sono connesse, così allora si svolgeva questo rapporto della distruzione e della ri-aggiunta del corpo fisico. Per lunghi periodi l’anima viveva così, mentre il corpo si trasformava. Non c’era morte: allora non c’era morte. Benché da un certo punto del tempo dello stato solare iniziò il fatto che l’anima umana si formasse per prima un corpo determinato, cioè lo formasse in forme sempre altre, diverse. Dapprima fu formato un corpo di forma determinata; poi l’anima trasformava questa forma in un’altra, di nuovo in un’altra e in una quarta; e dopo di ciò ritornava al primo stato. L’uomo manteneva la stessa coscienza finché. Le forme cambiavano; e quando l’anima umana ritornava nella prima forma, dopo aver attraversato gli altri tre stati, allora si sentiva di nuovo incarnata. Conservato vedete questo processo di sviluppo nella farfalla, che si trasforma in quattro forme: uovo, bruco, crisalide, farfalla. La farfalla è il geroglifico, il segno per lo stato d’aria dell’uomo sul vecchio Sole. La farfalla odierna, che vive in condizioni completamente diverse, è certo una forma decadente di questi stati. La farfalla è un simbolo per lo stato d’aria, al di là del quale l’uomo è progredito. Perciò nell’occultismo è designata come un essere d’aria, come il serpente è designato come un essere terrestre e il pesce come un essere acquatico. Perché gli uccelli non siano designati come esseri d’aria, sarà spiegato più tardi una volta.

Ora torniamo al primo stato di Saturno, dove l’uomo era un essere spirituale-spirituale, che aveva sempre lo stesso corpo, che si sapeva immortale a un livello inferiore e trasformava continuamente il suo corpo. Questo stato ci è rimasto ancora conservato in un essere che nella sua vita comunitaria è molto peculiare, e che, se lo si considera come uno spirito di gruppo, sotto certi aspetti sta più in alto dell’uomo. Intendo l’ape. L’intero alveare deve essere considerato diversamente dalla singola ape. L’alveare — non la singola ape — ha un essere spirituale, che sotto certi aspetti coincide con l’essere dell’uomo sul precedente Saturno a un livello inferiore, e che l’uomo raggiungerà di nuovo su Venere, a un livello più elevato. Il corpo dell’ape è rimasto al livello della vecchia Saturno. Certo dobbiamo distinguere: alveare e singola ape. L’anima dell’alveare non è uno spirito di gruppo ordinario, ma un essere particolare per sé. La singola ape ha conservato nella forma ciò che il corpo umano ha attraversato su Saturno. Lo spirito dell’alveare sta più in alto dello spirito del singolo uomo: ha oggi già una coscienza di Venere. L’ape è il simbolo dell’Uomo-Spirito, che non sa nulla di mortalità. La spiritualità che l’uomo aveva quando il pianeta era ancora in stato di fuoco [Saturno], la raggiungerà di nuovo a un livello più elevato quando il pianeta sarà di nuovo infuocato come Venere. Perciò l’ape nell’occultismo è designata come un essere di calore o di fuoco.

È molto interessante seguire un parallelismo di cui la scienza fisica non può dire molto. Cosa ha ancora l’uomo odierno dallo stato di Saturno? Il calore: il calore del sangue. Ciò che allora era distribuito in tutto Saturno — il calore — si è staccato e forma oggi il sangue caldo dell’uomo e degli animali. Se esaminate la temperatura di un alveare, trovate all’incirca la stessa temperatura del sangue umano. Così l’intero alveare sviluppa una temperatura che corrisponde alla temperatura del sangue umano, e che risale allo stesso livello di sviluppo del sangue umano. Perciò l’occultista designa l’ape come nata dal calore, come un essere di calore; designa la farfalla come nata dall’aria, come un essere d’aria; il pesce come un essere acquatico e il serpente come un essere terrestre.

Vedete anche da questi sviluppi quanto sia profondamente connesso con la storia dello sviluppo del pianeta e degli uomini ciò che i simboli e i segni occulti vogliono esprimere.

10°Parte 3 (Segni e simboli occulti) - Simbologia dei numeri

Stoccarda, 15 Settembre 1907

Ciò che deve occuparci oggi in primo luogo è una considerazione su quella che si chiama la simbologia numerica. Quando si parla di segni occulti e di simbologie, è necessario menzionare, almeno brevemente, anche quei simboli che si esprimono nei numeri. Vi ricordate delle mie esposizioni di ieri, dove si parlava dei rapporti numerici nell’universo, delle velocità con cui si muovono i singoli pianeti. Abbiamo visto che questi numeri e questi rapporti numerici si esprimono nell’armonia delle sfere, che permea lo spazio, e che hanno una certa importanza per il tutto cosmico e per la considerazione del mondo.

Oggi dovrà occuparci una simbologia numerica più intima, una simbologia che certamente possiamo solo sfiorare nella sua significazione, poiché per addentrarci veramente in essa sarebbero necessarie molte altre cose, su cui dovremmo soffermarci più attentamente. A ogni modo, otterrete almeno un’idea di quanto si intenda, quando per esempio nella vecchia scuola misterica pitagorica si diceva che ci si dovesse approfondire nei numeri e nella loro natura per ottenere un’intuizione del mondo.

Può sembrare a molti secco e arido il fatto che debba pensare ai numeri. Soprattutto a quegli uomini che sono infetti dall’educazione materialista dei nostri tempi sembrerà un gioco, il credere che si possa scoprire qualcosa sull’essenza delle cose mediante la considerazione dei numeri. E tuttavia è profondamente fondato che il grande Pitagora dicesse ai suoi discepoli che la conoscenza della natura dei numeri conduca profondamente nell’essenza delle cose. Non si deve credere che sia sufficiente riflettere sul numero 1 o 3 o 7. La vera scienza occulta non ha nulla di magia e di stregoneria, neppure nulla di superstizione riguardo al significato di qualsiasi numero; il suo sapere si basa su cose molto più profonde. Dallo schizzo breve che oggi vi presenterò, vedrete che il numero può fornire un certo punto di appoggio per l’approfondimento, che si chiama anche meditazione, se si possiede la chiave per approfondirsi correttamente nel numero.

Dobbiamo partire dal numero Uno, dall’Unità. Come questa Unità effettivamente simbolizzi quello che dirò, diverrà più chiaro successivamente quando considereremo gli altri numeri. In tutto l’occultismo si è sempre designato con il numero Uno l’unità inscindibile di Dio nel mondo. Con l’Uno si designa Dio. Ora non si deve credere che si guadagni qualcosa per la conoscenza del mondo se ci si approfondisce soltanto nell’Uno come numero; vedrete in quale modo questo approfondimento debba accadere. Ma consideriamo la cosa molto più fruttuosa se passiamo anzitutto agli altri numeri.

Il Due si chiama nell’occultismo il numero della Rivelazione. Con il Due otteniamo già un certo terreno sotto i piedi, mentre con il numero Uno ancora vacilliamo piuttosto nel vuoto. Quando diciamo: Due è il numero della Rivelazione — allora ciò non significa altro che: Tutto ciò che ci si presenta nel mondo, tutto ciò che non è in alcun modo celato, ma emerge nel mondo, si trova in qualche modo nella dualità. Troverete infatti il numero Due distribuito ovunque in natura. Nulla può rivelarsi senza toccare il numero Due. La luce non può mai rivelarsi per se stessa come unità. Quando la luce si rivela, anche l’ombra o l’oscurità devono essere presenti, deve dunque esserci una dualità. Non potrebbe mai esistere un mondo riempito di luce manifesta, se non ci fosse l’ombra corrispondente. E così accade con tutte le cose. Il bene non potrebbe mai rivelarsi, se non avesse come immagine riflessa il male. La dualità di bene e male è una necessità nel mondo manifesto. Tali dualità ce ne sono infinite: riempiono l’intero mondo, dobbiamo solo cercarle al posto giusto.

Un’importante dualità, su cui l’uomo può riflettere molto nella vita, è la seguente: Ieri abbiamo considerato i diversi stati attraverso cui l’uomo è passato prima di diventare abitante della nostra attuale Terra. Abbiamo visto che su Saturno e sul Sole aveva una certa immortalità dal fatto che dirigeva il suo corpo dall’esterno, che frammenti di questo corpo si staccavano e altri se ne riattaccavano di nuovo, così che l’uomo non provava nulla di morte e di decadimento. Ma la sua coscienza allora non era come la sua coscienza attuale — era una coscienza ottusa, crepuscolare. Solo sulla nostra Terra l’uomo si è conquistato una coscienza congiunta all’autocoscienza. Solo allora divenne un essere che sapeva qualcosa di se stesso e poteva distinguersi dagli oggetti. Per questo non doveva solo dirigere il corpo dall’esterno, ma doveva penetrare — alternativamente — in questo corpo, sentirsi in esso, dirgli «Io». Solo attraverso il fatto che l’uomo risiede completamente nel suo corpo è riuscito a conseguire la sua piena coscienza. Ma ora condivide anche il destino di questo corpo. Prima, quando ancora stava al di sopra di esso, non lo faceva. Solo attraverso il conseguimento di questo grado di coscienza l’uomo è entrato in relazione con la morte. Nel momento in cui il suo corpo si dissolve, avverte che il suo Io cessa, perché l’ha identificato con il suo corpo. Solo gradualmente, attraverso lo sviluppo spirituale, si riconquisterà la vecchia immortalità: il corpo è qui come scuola per conquistarla consapevolmente. L’uomo non potrebbe mai conquistare l’immortalità a un grado superiore se non la pagasse con la morte, se non riconoscesse la dualità di vita e morte. Finché l’uomo non ebbe conoscenza della morte, il mondo non gli era ancora rivelato, poiché al mondo manifesto appartiene la dualità di vita e morte. E così potremmo dimostrare dualità a ogni passo nella vita.

Troverete nella fisica l’elettricità positiva e negativa, nel magnetismo la forza di attrazione e repulsione — tutto appare nella dualità. Il Due è il numero dell’apparenza, della rivelazione. Ma non esiste rivelazione senza che dietro di essa non agisca il Divino. Perciò dietro ogni dualità è ancora celata un’Unità. Il numero Tre non è dunque altro che il Due e l’Uno, cioè la rivelazione e la Divinità che sta dietro di essa. L’Uno è il numero dell’Unità di Dio, il Tre è il numero della Divinità che si rivela. Esiste una proposizione nell’occultismo che recita: Il Due non può mai essere un numero per la Divinità. — L’Uno è un numero per il Divino, e il Tre è un numero per il Divino, poiché quando esso si rivela, si rivela nella dualità, e dietro è l’unità. L’uomo che vede il mondo nella dualità lo vede solo nel manifesto. Chi dunque dice che nelle apparenze esterne vi è una dualità ha ragione. Ma chi dice che questa dualità sia il tutto ha sempre torto. Vogliamo chiarirci questo con alcuni pochi esempi.

Molto spesso, anche dove si parla di teosofia, si pecca contro questa proposizione della vera occultismo, che il numero Due è solo il numero della rivelazione, non il numero della pienezza, della completezza. Così potete sentir dire dal cosiddetto occultismo popolare, da persone che non lo conoscono veramente, che tutto lo sviluppo procede in involuzione e evoluzione. Vedremo come realmente accade. Ma prima vogliamo esaminare che cosa significhino involuzione e evoluzione. Consideriamo una pianta, una pianta completamente sviluppata con radice, foglie, stelo, fiore, frutto, in breve con tutte le parti che una pianta possa avere. Questo è l’uno. E ora considerate il piccolo grano di semenza, da cui la pianta può di nuovo nascere. Chi osserva il seme vede solo un piccolo granello, ma in questo piccolo granello è già contenuta la pianta intera; vi sta avvolta. Perché vi sta? Perché il grano è tratto dalla pianta, perché la pianta ha posto tutte le sue forze nel grano di semenza. Perciò nell’occultismo si distinguono i due processi. L’uno consiste nel fatto che il grano di semenza si svolge e si sviluppa nella pianta intera — Evoluzione. L’altro nel fatto che la pianta si piega su se stessa, così che la sua forma striscia nel grano di semenza — Involuzione. Quando dunque qualche essere, che ha molti organi, si sviluppa in modo che di questi organi non sia più visibile nulla, che siano rimpiccioliti a una piccola parte, allora si chiama involuzione, e lo spiegamento, lo sviluppo si chiama evoluzione. Ovunque nella vita questa dualità alterna, ma sempre solo nel manifesto. Non solo presso la pianta potete seguire ciò, anche nei settori superiori della vita accade così.

Seguite per esempio in pensiero lo sviluppo della vita spirituale europea da Agostino a Calvino oltre il Medioevo. Se lasciate lo sguardo vagare sulla vita spirituale di questo tempo, troverete in Agostino stesso una certa intimità mistica. Nessuno leggerebbe i suoi scritti, specialmente le sue «Confessioni», senza sentire quanto profondamente intima fosse la vita affettiva di questo uomo. E se proseguiamo nel tempo, troviamo una manifestazione così meravigliosa come Scoto Eriugena, un monaco che proveniva dalla Scozia e perciò veniva detto Giovanni lo scozzese, che viveva alla corte di Carlo il Calvo. Nella Chiesa ha fatto cattiva figura; la leggenda racconta che i suoi confratelli l’avrebbero martirizzato con spilli. Letteralmente non si deve intendere; ma è vero che fu martirizzato a morte. Da lui fu composto un libro meraviglioso: «De divisione naturae» — «Sulla divisione della Natura» — che espone una profondità enorme. Inoltre troviamo i mistici della cosiddetta strada dei preti germanici, dove questa intimità affettiva afferrò intere masse popolari. Non erano solo i vertici del clero, ma anche il popolo. Gli uomini che lavoravano nel campo o nella fucina, tutti furono afferrati da quell’intimità affettiva che si manifestava come corrente di quel tempo in questo modo. Procedendo troveremo Niccolò Cusano, che visse dal 1400 al 1464. E così possiamo seguire il tempo fino alla fine del Medioevo; troviamo sempre quella profondità affettiva, quella intimità che si diffondeva in tutti gli strati. Se ora confrontiamo questo periodo con quello successivo che lo sostituì, con quello che inizia nel XVI secolo e si estende fino a noi, osserviamo una differenza enorme. Al punto di partenza vediamo Copernico, che con un pensiero comprensivo ha portato un rinnovamento della vita spirituale; ha incorporato questo pensiero all’umanità in modo che oggi è considerato folle chi crede diversamente. Vediamo Galilei, che dalle oscillazioni di una lampada in chiesa a Pisa ha scoperto le leggi del pendolo. Così possiamo seguire passo per passo il corso del tempo, ovunque troveremmo il contrasto stridente con il Medioevo. Il sentimento diminuisce sempre più, l’intimità svanisce; l’intelletto, l’intellettualità emerge sempre più, gli uomini diventano sempre più intelligenti e accorti. Due epoche storiche si susseguono, che hanno esattamente il carattere opposto. La scienza dello spirito ci dà la spiegazione di ambedue le epoche. Esiste una legge occulta che afferma che deve essere così. Nel tempo da Agostino a Calvino era l’epoca di evoluzione mistica e involuzione intellettuale, e da allora viviamo in un’epoca di evoluzione intellettuale e involuzione mistica. Che cosa significa? Da Agostino al XVI secolo era un’epoca dello sviluppo esteriore della vita mistica: era fuori. Ma qualcosa d’altro allora era presente solo germinalmente: la vita intellettuale. Era come un seme nascosto nella terra spirituale, per svolgersi gradualmente dopo il XVI secolo. La vita intellettuale era dunque allora in involuzione, come la pianta è chiusa nel seme. Nulla nel mondo può nascere se non era prima in tale involuzione. Dal XVI secolo in poi l’intellettualità è in evoluzione, la vita mistica si è ritirata, è in involuzione. E ora è giunto il tempo in cui questa vita mistica deve emergere di nuovo, in cui deve essere sviluppata attraverso il movimento teosofico, in evoluzione.

Così ovunque nella vita involuzione e evoluzione si alternano nel manifesto. Ma chi si ferma lì considera solo il lato esteriore. Se si vuole considerare il tutto, deve intervenire un Terzo che stia dietro ambedue. Che cosa è questo Terzo? Figuratevi di trovarvi di fronte a un fenomeno del mondo esterno e di riflettere su di esso. Voi siete lì, il mondo esterno è lì, e in voi nascono i vostri pensieri. Questi pensieri non c’erano prima. Se per esempio formate il pensiero della rosa, questo nasce nel momento in cui entrate in relazione con la rosa. Voi eravate lì, la rosa era lì; e quando il pensiero, l’immagine della rosa sorge in voi, sorge qualcosa di completamente nuovo, non ancora esistito. Ciò accade anche in altri ambiti della vita. Immaginate il Michelangelo creativo. Michelangelo in realtà non lavorava quasi mai da modelli. Vogliamo però immaginare che abbia raccolto un gruppo di modelli. Michelangelo era lì, i modelli erano lì. Ma l’immagine che Michelangelo ora ha di questo gruppo nell’anima, quella è nuova, è una creazione completamente nuova. Questo non ha nulla a che fare con involuzione e evoluzione. È qualcosa di completamente nuovo che nasce dal rapporto di un essere che può ricevere con un essere che può dare.

Tali nuove creazioni sorgono sempre dal rapporto di esseri con esseri. Tali nuove creazioni sono un inizio. Ricordate ciò che abbiamo considerato ieri, come i pensieri siano creativi, come possano nobilire l’anima, sì, più tardi perfino lavorare alla formazione del corpo. Ciò che un qualche essere una volta pensa, la creazione di pensiero, la creazione di rappresentazione, lavora, agisce oltre. È una nuova creazione e al contempo un inizio, ma produce conseguenze. Se oggi avete buoni pensieri, questi pensieri sono fecondi per il futuro più lontano, poiché la vostra anima percorre il suo cammino proprio nel mondo spirituale. Il vostro corpo ritorna negli elementi, si dissolve. Ma anche se tutto si dissolve, ciò da cui il pensiero è nato, l’effetto del pensiero rimane, il pensiero continua ad agire. Riprendiamo l’esempio di Michelangelo. Le sue meravigliose immagini hanno agito elevando milioni di persone. Ma queste immagini un giorno si dissolveranno in polvere, e ci saranno generazioni che non vedranno nulla delle sue creazioni. Ciò che ha vissuto nell’anima di Michelangelo, prima che le sue immagini prendessero forma esteriore, quello che era per primo come nuova creazione nella sua anima, quello vive oltre, quello rimane, e apparirà in futuri stadi di sviluppo e prenderà forma. Sapete perché oggi ci si presentano nuvole e stelle? Perché negli antichi tempi c’erano esseri che avevano il pensiero delle nuvole e delle stelle. Tutto nasce da creazioni di pensiero, e il pensiero è una nuova creazione. Tutto è sorto da pensieri, e le cose più grandi del mondo sono emerse dai pensieri della Divinità.

Ecco il Terzo. Nel manifesto le cose si alternano tra evoluzione e involuzione. Ma dietro, profondamente celato, sta il Terzo, che soltanto reca la pienezza, una creazione che è una nuova creazione completa, che è emanata dal nulla. Tre cose dunque stanno insieme: La creazione dal nulla, e poi, quando questo si manifesta e procede nel tempo, assume le forme del manifesto: Evoluzione e Involuzione.

Così è inteso quando certi sistemi religiosi parlano del fatto che il mondo è stato creato dal nulla. E se oggi se ne deride, ciò accade perché gli uomini non comprendono ciò che è scritto in questi documenti antichi. Nel manifesto — per riassumere ancora una volta — tutto si alterna tra involuzione e evoluzione. Alla base sta una creazione celata dal nulla, che si unisce con questa dualità a una Trinità. La Trinità è l’unione del Divino con il manifesto.

Così vedete come si possa riflettere sul numero Tre — non si deve solo fantasticare pedantemente su di esso. Si deve cercare la Trinità dietro la dualità, che si incontra dappertutto. Allora considerate il simbolo numerico nel modo giusto nel senso pitagorico, quando cercate il Tre dietro il Due. Per tutte le dualità si può trovare il Terzo celato.

Veniamo ora al numero Quattro. Il Quattro è il segno del Cosmo o della Creazione. Comprenderete perché si chiami Quattro il numero della Creazione se vi ricordate di ciò che era già stato detto, che la nostra Terra — per quanto possiamo seguire — si trova nella sua quarta incarnazione. Tutto ciò che ci si presenta sulla nostra Terra, anche il quarto principio nell’uomo, presuppone che questa creazione sia nel quarto stato del suo sviluppo planetario. Questo è solo un esempio particolare per tutte le creazioni che emergono. Ogni creazione è sotto il segno della Quaternità. Nell’occultismo si dice: L’uomo è oggi nel regno minerale. — Che cosa significa? L’uomo oggi comprende solo il regno minerale, e può dominare anche solo questo. Può costruire una casa unendo minerali, può costruire un orologio e altro, perché queste cose sono soggette alle leggi del mondo minerale. Ma altro non può ancora. Per esempio, non può oggi formare una pianta dal proprio pensiero; per questo dovrebbe lui stesso stare nel regno vegetale. Questo accadrà più tardi. Oggi l’uomo è un creatore nel regno minerale. Tre altri regni l'hanno preceduto, si chiamano i tre regni elementari; il regno minerale è il quarto. In totale ci sono sette di questi regni naturali. Così oggi l’uomo sta nel suo quarto regno: lì consegue la sua vera coscienza verso l’esterno. Sulla Luna ancora operava nel terzo regno elementare, sul Sole nel secondo e su Saturno nel primo. Su Giove l’uomo potrà operare nel regno vegetale, potrà creare piante, così come oggi fa un orologio. Tutto ciò che nella creazione emerge visibilmente, sta sotto il segno del Quattro. Ci sono molti pianeti che non potete vedere con gli occhi fisici. Quei pianeti che stanno nel primo, secondo e terzo regno elementare non sono visibili agli occhi fisici. Solo quando un pianeta entra nel quarto regno, nel regno minerale, potete vederlo. Perciò il Quattro è il numero del Cosmo o della Creazione. Con l’ingresso nel suo quarto stato un essere diviene pienamente visibile agli occhi che possono vedere l’esteriore.

Il Cinque è il numero del Male. Possiamo comprenderlo meglio se consideriamo di nuovo l’uomo. L’uomo si è sviluppato in una Quaternità, in un essere della creazione, ma sulla Terra a lui sopraggiunge il quinto membro, il Sé spirituale. Se l’uomo fosse rimasto solo una Quaternità, allora sarebbe sempre stato diretto da sopra, dagli Dèi, al Bene; all’indipendenza non si sarebbe mai sviluppato. È divenuto libero per il fatto che sulla Terra ha ricevuto il germe del quinto membro, il Sé spirituale. Con ciò ha ottenuto la possibilità di fare il male, ma per questo è anche divenuto indipendente. Nessun essere che non si manifesti nella Quinquità può fare il male, e ovunque ci si imbatta in un male che possa effettivamente agire in modo deleterio di per se stesso, vi è una Quinquità in gioco. Questo accade ovunque, anche nel mondo esterno. L’uomo non l’osserva, e la concezione del mondo materialista di oggi non ha alcun concetto del fatto che si possa considerare il mondo in questo modo. Con un esempio possiamo vedere come ovunque la Quinquità ci si presenti, emerga il diritto di parlare di un male in qualche senso. Quanto benedetto sarebbe se la medicina se ne avvalesse e studiasse il corso delle malattie secondo come una malattia si sviluppa dal primo giorno fino al quinto giorno, o come nei singoli giorni nella quinta ora dopo la mezzanotte o nella quinta settimana. Sempre il numero Cinque comanda infatti tutto ciò dove il medico può intervenire più utilmente. Prima non può fare molto altro che lasciar seguire il corso naturale; ma lì può intervenire aiutando, se osserva la legge del numero Cinque, perché lì il principio del numero Cinque confluisce nei fatti del mondo, il che con ragione può essere chiamato dannoso o malvagio. Così possiamo mostrare in molti campi come il numero Cinque abbia una grande importanza per l’accadimento esteriore.

Ci sono sette periodi nella vita dell’uomo. Il primo è quello prima di nascere, il secondo dura fino al cambio dei denti, il terzo fino alla pubertà, il quarto circa altri sette-otto anni, il quinto circa fino al trentesimo anno di vita, e così via. Quando gli uomini sapranno che cosa conti per questi periodi e che cosa specialmente nel quinto periodo debba meglio presentarsi all’uomo o restargli lontano, allora sapranno anche molto di come possano prepararsi una buona vecchiaia. Per tutta la vita successiva può essere prodotto bene o male. Nei primi periodi si può fare molto attraverso l’educazione secondo queste leggi. Ma allora sopraggiunge un punto di svolta nel quinto periodo che è decisivo per tutta la vita successiva. Questo punto di svolta nel quinto periodo della vita umana deve almeno essere superato prima che l’uomo possa essere lanciato nella vita con piena sicurezza. Il principio oggi vigente di mandare le persone molto presto nella vita è molto cattivo. È di grande importanza osservare tali antichi principi occulti. Per questo anticamente, per disposizione di coloro che ne sapevano qualcosa, doveva essere completato il cosiddetto periodo di apprendistato e di viaggio prima che si potesse essere designati come Maestri.

Il Sette è il numero della Perfezione. Ancora una volta potete chiarirvi ciò nell’uomo stesso. Egli è nella Quaternità come creatura, ed è nella Quinquità, in quanto può essere un essere buono o cattivo. Quando avrà sviluppato tutto ciò che è contenuto in germe in lui, allora sarà un essere di sette membri, nel suo genere perfetto. Il numero Sette domina nel mondo dei colori, nell’arcobaleno, domina nel mondo dei toni, nella scala. Ovunque, in tutti i campi della vita, potete rappresentare il numero Sette come una sorta di numero di perfezione. Non vi sta dietro superstizione né magia.

Ora vogliamo ancora una volta gettare lo sguardo indietro sull’Unità. Attraverso il fatto che abbiamo considerato altri numeri, quello che deve essere detto sull’Unità apparirà nella giusta luce. L’essenziale dell’Unità è l’indivisibilità. In realtà si può certo dividere di nuovo l’Unità, per esempio in 1/3 e 2/3. Ora esiste però qualcosa di molto significativo e importante che potete compiere nel pensiero: Nel mondo spirituale il terzo rimane, se togliete due terzi, appartiene ancora. Dio è un essere unitario. Se qualcosa viene diviso da Dio come rivelazione, tutto il resto rimane presente come qualcosa che appartiene. Nel senso pitagorico: Dividi l’Unità, ma non dividerla diversamente che in modo che nel pensiero sotterraneo tu abbia il resto con te.

Che cosa significa propriamente dividere l’Unità? Prendete per esempio una lamina d’oro, e guardate attraverso di essa: allora il mondo vi appare verde. L’oro ha infatti la proprietà che, quando vi cade luce bianca, riflette i raggi gialli. Ma dove vanno gli altri colori che ancora sono contenuti nel bianco? Essi penetrano nell’oggetto e l’attraversano. Un oggetto rosso è rosso perché riflette i raggi rossi e assorbe il resto in sé. Non potete estrarre il rosso dal bianco senza che il resto rimanga. Così sfioreremo il bordo di un grande mistero mondiale. Potete osservare le cose in una certa maniera. Se per esempio la luce cade su una tovaglia da tavola rossa stesa su un tavolo, sentiamo il colore Rosso. Gli altri colori contenuti nella luce solare vengono «assorbiti»: il colore verde per esempio viene assorbito dalla tovaglia e non riflesso. Se ora ci sforziamo, contemporaneamente al colore Rosso, di accogliere nella nostra coscienza anche il colore Verde, allora abbiamo ristabilito l’Unità. Abbiamo nel senso pitagorico diviso l’Unità, in modo che il resto sia preservato. Se si conduce questo meditativame, che si riunisca continuamente il diviso all’Unità, allora è un’opera di grande significato, attraverso cui si può salire molto alto nello sviluppo. C’è un’espressione per questo nella matematica, che vale in tutte le scuole occulte:

1 = (2 + x) - (1 + x)

Questa è una formula occulta, che dovrebbe esprimere come si divide l’Uno, e come si rappresentino le parti in modo che di nuovo diano l’Uno. L’occultista dovrebbe pensare la divisione dell’Unità in modo che riunisca sempre le parti all’Unità di nuovo.

Così oggi abbiamo sottoposto a considerazione quella che si chiama simbologia numerica, e da essa abbiamo visto che, se si pone il mondo meditativame sotto il punto di vista dei numeri, si può penetrare profondamente nei misteri del mondo.

Come completamento sia ancora detto: Nella quinta settimana, nel quinto giorno o nella quinta ora è importante stare attenti al fatto che qualcosa possa essere mancato o rimediato. Nella settima settimana, nel settimo giorno o nella settima ora — o in un certo rapporto numerico corrispondente, per esempio 3 1/2, perché vi è contenuto anche il Sette — allora accade sempre qualcosa di per se stesso dalla cosa, per esempio la febbre nel settimo giorno di una malattia assumerà un certo carattere o anche nel quattordicesimo giorno. Stanno sempre alla base rapporti numerici che indicano la struttura del mondo.

Chi si approfondisce nel modo giusto in ciò che nel senso pitagorico si chiama: Studia il numero — colui impara da questa simbologia numerica a comprendere la vita e il mondo. Di ciò le odierne esposizioni dovevano darvi un’idea schizzata.

11°Parte 3 (Segni e simboli occulti) - I sigilli apocalittici

Stoccarda, 16 Settembre 1907

Il più significativo tra i simboli e le simbologie che abbiamo, e che come tale è stato riconosciuto da tutti gli occultisti di tutti i tempi, è l’uomo stesso. L’uomo è stato e sarà sempre chiamato un Microcosmo, un piccolo mondo. E ciò con ragione, poiché chi conosce l’uomo in modo preciso e intimo, diviene sempre più consapevole che in lui, in una sorta di riduzione, tutto, proprio tutto è contenuto di ciò che è distribuito nella natura. Questo è forse dapprima difficile da comprendere, ma se vi pensate sopra, comprenderete che cosa si intenda: Si trovano nell’uomo come una sorta di estratto, di essenza dalla resto della natura, tutte le sostanze e le forze. Se studiate una qualsiasi pianta riguardo alla sua essenza e potete ricercare abbastanza profondamente, troverete che nell’organismo umano è contenuto qualcosa di questa stessa essenza, anche se in misura piccolissima. E se prendete un animale fuori: sempre potrete dimostrare nell’organismo umano qualcosa che per la sua essenza assomiglia a qualcosa che in un certo modo è stato accolto nell’organismo umano.

È certamente necessario considerare lo sviluppo del mondo dal punto di vista occulto per comprendere bene questo. Così per esempio l’occultista sa che l’uomo non avrebbe il cuore in quella forma che ha oggi, se non ci fosse un leone fuori in natura. Vogliamo immaginarci una volta un tempo anteriore, dove ancora non c’erano leoni. Gli uomini c’erano già allora, poiché l’uomo è l’essere più antico, ma allora avevano un cuore di forma completamente diversa. Ora ci sono in natura ovunque nessi, che certamente non sempre saltano agli occhi. Quando l’uomo una volta in tempi remotissimi ha sviluppato il suo cuore fino alla forma attuale, allora il leone è sorto: le stesse forze hanno formato ambedue. È come se estraeste l’essenza del leone e con abilità divina formaste il cuore umano da essa. Forse penserete che il cuore umano non abbia nulla di leonino, ma per l’occultista è così. Non dovete dimenticare che quando un’entità viene messa in un rapporto, in un organismo, agisce completamente diversamente da quando è libera. Potete anche dirlo inversamente: Se foste capaci di estrarre l’essenza del cuore e ora voleste formare un essere che corrispondesse a questo cuore, se non fosse determinato dalle forze dell’organismo, allora avreste il leone. Tutte le proprietà del coraggio, dell’audacia o, come dice l’occultista, le proprietà «regali» dell’uomo provengono dal nesso con il leone, e Platone, che era un iniziato, ha posto l’anima regale nel cuore.

Per questo rapporto dell’uomo con la natura Paracelso ha usato un bellissimo paragone. Dice: È come se i singoli esseri in natura fossero le lettere, ma l’uomo fosse la parola che da queste lettere è composta. — Fuori il grande mondo: il Macrocosmo; in noi il piccolo mondo: il Microcosmo. Fuori ogni entità esiste per se stessa, nell’uomo è determinato dall’armonia in cui è messo con gli altri organi. E proprio per questo possiamo nell’uomo illustrare lo sviluppo di tutto il nostro universo, per quanto ci appartiene.

Un’immagine di questo sviluppo dell’uomo in nesso con il mondo a cui appartiene, l’avete nei Sigilli, che durante i giorni del Congresso a Monaco erano appesi nella sala delle feste. Vediamo che cosa rappresentano!

Il primo mostra un uomo vestito di bianche vesti, i suoi piedi come metallo, come fusione di rame; dalla sua bocca spunta una spada fiammeggiante; la sua Destra è circondata dai segni del nostro pianeta: Saturno, Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere. Chi conosce l’Apocalisse di Giovanni, si ricorderà che là si trova una descrizione abbastanza corrispondente di questa immagine, poiché Giovanni era un iniziato. Questo Sigillo rappresenta cioè, potremmo dire, l’idea di tutta l’umanità. Comprenderemo questo se ci ricordiamo di alcune rappresentazioni che ai più anziani qui sono già note.

Se nella evoluzione dell’umanità risaliamo indietro, arriviamo a un tempo dove l’uomo era ancora in uno stadio molto imperfetto. Per esempio, non aveva ancora quello che portate oggi sulle spalle: la testa. Suonerebbe piuttosto grottesco se si descrivesse l’uomo di allora. La testa si è infatti sviluppata solo gradualmente e continuerà a svilupparsi. Ci sono oggi nell’uomo organi che hanno raggiunto il loro completamento; non saranno più nel corpo umano più tardi. Altri ce ne sono che si trasformeranno, come la nostra laringe, che ha davanti a sé un futuro enorme, certamente in nesso con il nostro cuore. Oggi la laringe dell’uomo è solo all’inizio del suo sviluppo, diventerà una volta l’organo di riproduzione trasformato nello spirituale. Avrete un’idea di questo mistero quando vi chiarite che cosa oggi l’uomo compie con la sua laringe. Mentre parlo qui, sentite le mie parole. Per il fatto che questa sala è riempita d’aria e in questa aria vengono provocate certe oscillazioni, le mie parole vi sono trasmesse all’orecchio, all’anima. Quando pronuncio una parola, per esempio «mondo», ondeggiano onde d’aria — queste sono incarnazioni delle mie parole. Quello che l’uomo oggi produce in questo modo, si chiama il produrre nel regno minerale. I movimenti dell’aria sono movimenti minerali; attraverso la laringe l’uomo agisce mineralmente sul suo ambiente. Ma l’uomo ascenderà e una volta agirà vegetalmente. Non solo oscillazioni minerali, ma anche oscillazioni vegetali susciterà allora. Egli parlerà piante. Il passo successivo sarà allora che parli esseri sentient; e al grado più alto dello sviluppo parlerà attraverso la sua laringe il suo eguale. Come ora può esprimere il contenuto della sua anima attraverso la parola, allora esprimerà se stesso. E come l’uomo in futuro parlerà esseri, così i precursori dell’umanità, gli Dèi, erano dotati di un organo con cui esprimevano tutte le cose che oggi sono. Hanno espresso tutti gli uomini, tutti gli animali e tutto il resto. Tutti loro sono parole divine pronunciate nel senso letterale.

«In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e Dio era il Verbo!» Non è una parola filosofica nel senso speculativo: Giovanni ha messo un fatto originario, che deve essere preso del tutto letteralmente.

Alla fine sarà il Verbo, e la creazione è una realizzazione del Verbo; e quello che l’uomo in futuro produrrà sarà una realizzazione di quello che oggi è Verbo. Ma allora l’uomo non avrà più una forma fisica come oggi; sarà avanzato fino a quella forma che era su Saturno, fino alla materia ignea. Così la forza creatrice all’inizio dello sviluppo dei mondi si unisce con la nostra propria forza creatrice alla fine dello sviluppo dei mondi.

Quell’Entità che ha espresso tutto nel mondo, ciò che oggi vi è contenuto, essa è il grande modello degli uomini. Ha espresso nel mondo Saturno, il Sole, la Luna, la Terra — nei suoi due aspetti Marte-Mercurio —, Giove, Venere. I sette astri l’indicano: sono un segno fino a quale altezza l’uomo può svilupparsi. Nella materia ignea il pianeta alla fine sarà di nuovo; e l’uomo in questa materia ignea potrà parler creativamente: questa è la spada fiammeggiante che spunta dalla sua bocca. Tutto sarà ignei, perciò i piedi di rame liquido. Meravigliosamente affascinante è il senso dello sviluppo rappresentato in questo Sigillo.

Se confrontate l’uomo odierno con l’animale, la differenza allora si presenta così: Si deve dire che l’uomo ha in se stesso come singolo, ciò che il singolo animale non ha in sé. L’uomo ha un’anima individuale, l’animale un’anima di gruppo. Il singolo uomo è per se stesso un’intera specie di animale. Tutti i leoni per esempio hanno insieme solo un’anima. Questi Io-di-gruppo sono appunto come l’Io umano, solo che non sono discesi fino al mondo fisico; si trovano solo nel mondo astrale.

Qui sulla Terra vedete uomini fisici, di cui ognuno porta il suo Io. Nel mondo astrale incontrate in materia astrale esseri proprio come voi siete, solo non in involucro fisico, ma in involucro astrale. Potete parlar loro come al vostro pari — queste sono le anime di gruppo degli animali.

Anche l’uomo aveva nei tempi anteriori un’anima di gruppo: solo gradualmente si è sviluppato alla sua attuale indipendenza. Queste anime di gruppo erano originariamente nel mondo astrale e sono poi discese per abitare nella carne. Se si esamina nel mondo astrale le anime di gruppo originarie dell’uomo, si trovano quattro specie, da cui l’uomo è sorto. Se si volessero queste quattro specie confrontare con le anime di gruppo appartenenti alle attuali specie animali, si dovrebbe dire: Una di queste quattro specie si può confrontare col leone, un’altra con l’aquila, una terza col bue e la quarta con l’uomo dei tempi antichi, prima che il suo Io fosse disceso. Così ci si rappresenta nella seconda immagine negli animali apocalittici, il leone, l’aquila, il bue e l’uomo, uno stato anteriore di sviluppo dell’umanità. Ma allora c’è e ci sarà, finché la Terra esisterà, un’anima di gruppo per la rivelazione superiore dell’uomo, che è rappresentata dall’Agnello, dall’Agnello mistico, il segno del Redentore. Questo raggruppamento delle cinque anime di gruppo: le quattro dell’uomo attorno all’anima di gruppo grande, che ancora appartiene in comune a tutti gli uomini — questo rappresenta la seconda immagine.

Se seguiamo lo sviluppo dell’umanità molto, molto all’indietro, così che dobbiamo ricorrere a molti milioni di anni, allora ci si presenta ancora qualcosa d’altro. Ora l’uomo è fisicamente sulla Terra; ma ci fu un tempo dove quello che qui su Terra camminava, non avrebbe potuto ancora accogliere un’anima umana. Allora quest’anima era sul piano astrale. E ancora più indietro arriviamo a un tempo dove era sul piano spirituale, nel Devachan. Nel futuro di nuovo ascenderà a questo grado elevato, quando si sarà purificata sulla Terra.

Dallo Spirito attraverso l’Astrale, il Fisico e di nuovo su allo Spirito: questo è un lungo sviluppo dell’uomo. E tuttavia appare come un breve arco di tempo, se lo confrontiamo con il tempo di sviluppo che l’uomo ha percorso su Saturno e gli altri pianeti. Allora l’uomo non ha passato solo trasformazioni fisiche, ma anche spirituali, astrali e fisiche. E volendole seguire, allora si deve salire nei mondi spirituali. Là si ode la musica delle sfere, toni che fluttuano attraverso lo spazio in questo mondo spirituale. E quando l’uomo di nuovo si immergerà in questo mondo spirituale, allora gli risuonerà contro questa armonia delle sfere. La si chiama nell’occultismo i toni di tromba degli Angeli. Perciò sulla terza immagine le trombe. Dalle sfere spirituali vengono le rivelazioni, che però soltanto si svelano a lui quando l’uomo continua a progredire. Allora gli sarà rivelato quel libro con i sette Sigilli. Questi Sigilli sono appunto quello che qui stiamo considerando; questi si disveleranno. Perciò il libro nel mezzo e sotto quattro fasi dell’umanità: i quattro cavalli non sono altro che stadi di sviluppo dell’umanità attraverso i tempi.

Ma c’è ancora uno sviluppo più elevato. L’uomo proviene da mondi ancora più alti, e a questi mondi più alti di nuovo ascenderà. E la sua forma, come oggi l’ha l’uomo, allora sarà svanita dal mondo. Quello che oggi è fuori nel mondo — i singoli caratteri da cui l’uomo è composto — tutto questo allora avrà di nuovo assorbito: la sua forma si sarà identificata con la forma del mondo. In una certa rappresentazione banale della teosofia si insegna e si parla di cercare Dio in se stessi. Ma chi vuole trovare Dio, deve cercarlo nelle opere che sono diffuse nell’universo. Nulla nel mondo è solo materia — è solo apparente —: in realtà tutta la materia è l’espressione della spiritualità, una comunicazione dell’operare di Dio. E l’uomo dilaterà il suo essere nel corso dei tempi futuri. Sempre più si identificherà col mondo, così che lo si può rappresentare, mettendo al posto della forma umana la forma del Cosmo. Lo vedete nel quarto Sigillo con la roccia, il mare e le colonne. Quello che oggi come nuvole attraversa il mondo, fornirà la materia per formare il corpo dell’uomo. Le forze che oggi sono presso gli Spiriti del Sole, forniranno in futuro all’uomo quello che in una forma infinitamente più elevata svilupperà le sue forze spirituali. È questa forza solare, verso cui l’uomo tende. In contrasto con la pianta, che ha il suo capo, la radice, rivolta verso il centro della Terra, egli volge il suo capo al Sole; e l’unirà col Sole e riceverà forze superiori. Questo l’avete rappresentato nella faccia solare che riposa sul corpo di nuvola, sulla roccia, sulle colonne. Autocreante allora sarà divenuto l’uomo; e come simbolo della creazione compiuta circonda l’uomo l’arcobaleno colorato. Anche nell’Apocalisse di Giovanni potete trovare un Sigillo simile. Nel mezzo delle nuvole si trova un libro. L’Apocalisse dice che l’Iniziato deve ingoiare questo libro. Con ciò è indicato il tempo dove l’uomo non riceve solo esteriormente la saggezza, ma dove si penetrerà di essa come oggi di cibo, dove egli stesso sarà un’incarnazione della saggezza.

Allora giunge il tempo dove grandi trasformazioni nel Cosmo si compiono. Quando l’uomo avrà attirato a sé la forza solare, allora comincia quello stadio di sviluppo dove il Sole con la Terra di nuovo si unirà. L’uomo sarà un essere solare. L’uomo attraverso la forza del Sole partorirà un Sole. Perciò [nel quinto Sigillo] la Donna che partorisce il Sole. Allora l’umanità sarà dal punto di vista morale, etico tanto avanzata che tutte le forze deleterie che riposano nella natura umana inferiore saranno superate. Questo è rappresentato attraverso la Bestia con le sette teste e le dieci corna. Ai piedi della Donna solare è la Luna, che contiene tutte quelle sostanze malefiche che la Terra non ha potuto usare e che non aveva espulso. Tutto ciò che oggi la Luna esercita di forze magiche sulla Terra, allora sarà superato. Quando l’uomo sarà unito col Sole, ha superato la Luna.

Allora [nel sesto Sigillo] ci viene ancora rappresentato come l’uomo così asceso all’alta spiritualizzazione sia della forma di Michele; come egli terrà legata in catena quella che è malvagia nel mondo, nel simbolo del Drago.

Abbiamo visto che all’inizio dello sviluppo dell’umanità e al termine dello stesso sono uguali stati di trasformazione. Rappresentati abbiamo visto questi stati nell’uomo con i piedi di fuoco liquido e la spada che spunta dalla bocca. In una simbologia profonda ci è ora svelato tutto l’essere del mondo nel simbolo del Santo Graal. Con alcune parole schizzate vorrei porvi davanti agli occhi dell’anima questo settimo Sigillo.

Colui che come occultista conosce il nostro mondo, sa che lo spazio è ancora qualcosa di completamente diverso per il mondo fisico che un puro vuoto. Lo spazio è la fonte da cui tutti gli esseri si sono cristallizzati fisicamente. Immaginate un vaso di vetro di forma cubica, attraverso cui potete veder completamente, riempito d’acqua. E ora immaginate che certi flussi raffreddanti vengano condotti attraverso quest’acqua, così che il ghiaccio si formi in infinite varietà. Così potete ottenere un’idea della creazione del mondo: lo «spazio»; in esso pronunciata la parola creatrice divina; cristallizzati fuori tutti gli esseri e le cose.

Questo spazio, in cui la parola creatrice divina è pronunciata, il rappresenta l’occultista attraverso il cubo trasparente come cristallo. Si sviluppano all’interno di questo spazio diverse entità. Quelle che ci stanno più vicine, le si può caratterizzare nel miglior modo così: il cubo ha tre direzioni che stanno perpendicolarmente una sull’altra, tre assi: lunghezza, altezza, larghezza — le tre dimensioni dello spazio rappresenta il cubo. E ora immaginate di aggiungere a queste tre dimensioni come sono fuori nel mondo fisico, le controdimensioni. Potete immaginarvi questo all’incirca così che un uomo cammini in una direzione e un altro gli venga incontro e ambedue si scontrino. In modo simile ce n’è una controdimensione per ogni dimensione spaziale, così che nel complesso abbiamo sei raggi. Questi controrraggi rappresentano al contempo i germi primordiali dei membri più alti dell’entità umana. Il corpo fisico, cristallizzato fuori dallo spazio, è il più basso. Lo spirituale, il più alto, è l’opposto: è rappresentato dalle controdimensioni. Qui nella evoluzione si formano dapprima queste controdimensioni a un’entità che si può rappresentare al meglio lasciandole confluire nel mondo delle passioni, dei desideri, degli istinti. Questo è per il primo momento. Poi più tardi diviene qualcosa d’altro. Sempre più e più si purifica — abbiamo visto fino a quale altezza — ma è partita dai bassi istinti, che sono simbolizzati dal Serpente. Questo processo è simbolizzato dal confluire delle controdimensioni in due Serpenti che stanno l’uno di fronte all’altro.

Mentre l’umanità si purifica, ascende a quello che si chiama la «spirale cosmica». Il corpo del Serpente purificato, questa spirale cosmica, ha un profondo significato. Potete avere un’idea di questo attraverso il seguente esempio: L’astronomia moderna si poggia su due proposizioni di Copernico; una terza le ha negletto. Egli ha detto che anche il Sole si muove. Il Sole procede, e precisamente in una linea elicoidale, così che la Terra si muove con il Sole in una curva complicata. Lo stesso vale per la Luna, che si muove attorno alla Terra. Questi movimenti sono molto più complicati di quanto non si assuma nell’astronomia elementare. Vedete qui come la spirale abbia il suo significato nei corpi celesti; e questi corpi celesti rappresentano una forma con cui l’uomo una volta si identificherà. In quel tempo la potenza generatrice dell’uomo sarà purificata, purificata: la laringe sarà allora l’organo di riproduzione. Quello che l’uomo avrà sviluppato come corpo di serpente purificato, allora non agirà più dal basso verso l’alto, ma dall’alto verso il basso. La laringe trasformata in noi diventerà il calice che si chiama il Santo Graal. E come l’uno sarà purificato, così pure l’altro che si unisce con questo organo generante: sarà un’essenza della potenza cosmicale, della grande essenza cosmicale. E questo spirito del mondo nella sua essenza lo si rappresenta con l’immagine della Colomba, che sta di fronte al Santo Graal. Qui essa è il simbolo della fecondazione spiritualizzata che agirà dal Cosmo quando l’uomo una volta si sarà identificato col Cosmo. Tutto il creativo di questo processo è rappresentato dall’arcobaleno: questo è il Sigillo tutto-abbracciante del Santo Graal.

Il tutto dà il senso della connessione tra Mondo e Uomo in maniera meravigliosa come una sintesi del senso degli altri Sigilli. Perciò anche qui il Mistero del Mondo sta come iscrizione sul bordo esteriore del Sigillo. Questo Mistero del Mondo rappresenta come l’uomo all’inizio sia nato dalle forze primordiali del mondo. Ogni uomo, se guarda all’indietro, ha all’inizio dei tempi passato quel processo che oggi percorre spiritualmente, quando rinasce dalle forze della coscienza. Questo l'esprime il Rosacrocismo [con le lettere] E.D.N.: Ex Deo Nascimur — Sono nato da Dio.

Abbiamo visto che all’interno della Rivelazione si aggiunge un Secondo: alla vita la morte. Ma l’uomo deve, affinché in questa morte ritrovi la vita, nella fonte originaria di tutto ciò che vive, superare questa morte dei sensi. E questa fonte originaria è il centro di tutta l’evoluzione cosmica; poiché dovemmo trovare la morte per conseguire la nostra coscienza. Ma la supereremo allora quando troveremo il significato di questa morte nel Mistero del Redentore. Così come siamo nati da Dio, muoriamo nel senso della saggezza esoterica in Cristo: I.C.M. — In Christo Morimur.

Poiché ovunque dove qualcosa si rivela, si mostra una dualità a cui il Terzo deve unirsi, l’uomo, quando avrà superato la morte, si identificherà con lo Spirito che permea il mondo (la Colomba). Risorgerà e vivrà di nuovo nello Spirito: P. S. S.R. — Per Spiritum Sanctum Resurgimus.

Questo è la Croce Rosacroce della teosofia. Essa risplende in quei tempi dove la religione e la scienza si riconcilieranno.

Così vedete come in tali Sigilli si rappresenti tutto il mondo, e poiché il mondo vi è stato riposto dai Maghi e degli Iniziati, perciò dimora in essi una potenza enorme. Potete sempre di nuovo tornare a questi Sigilli; sempre di nuovo troverete che possono svelarvi un’infinita saggezza mediante meditazione. Hanno un’influenza enorme sull’anima dell’uomo, perché sono scaturiti dai misteri del mondo. Appendeteli in una stanza dove simili cose sono discusse come facciamo oggi qui, in cui ci si eleva ai santi misteri del mondo: lì agiscono nel più alto grado vivificanti, illuminanti, senza che a volte gli uomini lo sappiano. Ma proprio perché hanno questo significato, non sono al contempo adatti a essere profanati. E così strano come possa sembrare: Se stanno appesi in una stanza intorno dove non si parla nulla di spirituale, dove si pronunciano parole banali, allora agiscono anche, ma in modo che danneggiano l’organismo fisico. Per quanto banale possa sembrare: distruggono la digestione. Quello che è nato dallo Spirituale, appartiene allo Spirituale e non deve essere profanato: questo lo mostra esso stesso attraverso la sua azione. Segni di cose spirituali appartengono a dove le cose spirituali si svolgono e producono effetto.

12°Parte 3 (Segni e simboli occulti) - L'uomo e l'ambiente

Colonia, 26 Dicembre 1907

In queste conferenze vogliamo trattare alcuni dei segni e dei simboli occulti, e precisamente in modo che il significato e l’importanza di tali simboli e segni non si avvicinino soltanto all’intelletto, ma al sentimento e all’animo.

Sapete tutti che nell’occultismo, nella teosofia, si usano i più disparati simboli e segni; e sapete anche che talvolta si impiega un’ingegnosità e una speculazione straordinarie per interpretare tali segni e simboli. Queste conferenze ci mostreranno che gran parte di questo ingegno e di questa speculazione è mal applicato, e che in generale la speculazione e l’ingegno non sono affatto le facoltà mediante le quali ci si avvicina al vero significato dei segni e dei simboli occulti. Per l’occultista, tuttavia, non sono segni e simboli soltanto quelli riportati come tali nei consueti manuali e scritti: troviamo segni e simboli occulti proprio dove forse raramente li sospettiamo. Nei miti e nelle storie che affondano le loro radici nella gente sono nascoste profonde verità occulte. L’errore che viene solitamente commesso nell’interpretazione di tali miti e leggende è semplicemente quello di impiegare anche lì troppa ingegnosità, troppa speculazione: quasi si potrebbe dire che un significato profondo viene ricercato in modo eccessivamente razionale, eccessivamente ragionevole. Ora, una serie di quattro conferenze non può certo esaurire questo tema, ma lo può trattare soltanto in modo aforistico. Ciononostante, quello che tratteremo deve essere presentato in modo da permetterci di farci un’idea del rapporto dei segni e dei simboli occulti con i mondi superiori, vale a dire soprattutto con ciò che si chiama il mondo astrale e il mondo devachanico o spirituale.

Sapete che anche nel linguaggio ordinario, quando si vuol indicare qualcosa di superiore, ci si serve molto spesso di certe similitudini figurate. Quando per esempio si vuol usare un’immagine per la conoscenza o per l’intuizione, si dice «luce» oppure anche «luce della conoscenza». Dietro questi semplici modi di dire della nostra lingua si cela talvolta qualcosa di straordinariamente profondo. Coloro che impiegano tali espressioni spesso non sono affatto consapevoli della loro origine, e per questo non hanno alcun sospetto di come l’immagine della luce sia in relazione con la conoscenza, con l’intuizione. La considerano come un’immagine, così come anche oggi i poeti usano immagini. Daremmo completamente nell’errore se nell’occultismo pensassimo solo a un tale significato figurato. Le cose sono molto, molto più profonde. Ciò che oggi nel linguaggio si chiama simbolico, ciò che si chiama figurato, forse anche designato con l’espressione allegoria, è di solito fuorviante. Si crede facilmente che un segno sia stato scelto arbitrariamente per qualcosa. Nell’occultismo un segno non viene mai scelto arbitrariamente. Quando nell’occultismo si usa un segno per una cosa, è sempre perché esiste una connessione più profonda.

Tuttavia, non potremo veramente chiarirci il rapporto dei segni e dei simboli occulti con i mondi superiori se non ci soffermiamo un po’ su come l’uomo, dal punto di vista dell’occultismo, debba porsi di fronte al suo ambiente. Quando l’occultismo, o quella parte elementare dell’occultismo che oggi viene proclamata come teosofia, porterà a termine la sua missione in senso più profondo nel mondo — e in tal senso è stato fatto solo un inizio —, quando giungerà il momento in cui i vari ambiti della nostra vita e della nostra cultura saranno pervasi dalle verità e dagli impulsi dell’occultismo, allora l’intera vita emotiva e sentimentale dell’uomo, il suo intero rapporto con l’ambiente si trasformeranno in maniera essenziale. Se vogliamo indicare come l’uomo odierno si pone di fronte all’ambiente, dobbiamo dire: da parecchi secoli l’uomo ha sempre più sviluppato con l’ambiente un rapporto molto astratto, molto razionale, materialista. L’uomo che oggi cammina attraverso i campi, che sia in primavera, estate o autunno, di solito vede solo ciò che si offre agli occhi, ciò che i sensi possono cogliere, ciò che l’intelletto può combinare dalle percezioni sensoriali. Se l’uomo ha disposizioni estetiche, se ha una certa sensibilità poetica, allora egli penetra le percezioni con sentimenti e sensazioni, avverte in un evento naturale tristezza e dolore, e in un altro elevazione, gioia, piacere.

Ma anche lì dove nella persona odierna la percezione sensoriale secca e sobria passa nel sentire poetico e artistico, è propriamente solo un inizio di quello che attraverso l’occultismo deve essere dato non alla ragione, non all’intelletto, non alle teste, ma alle anime e ai cuori. Soltanto allora la teosofia diventerà un fattore significativo nella vita, quando non ci fornirà soltanto un’interpretazione concettuale di vari avvenimenti del piano fisico, astrale e devachanico, ma quando si insedierà nelle nostre anime in modo tale che esse imparino a sentire diversamente, a provare sentimenti diversi, a volere diversamente. Dobbiamo in particolare chiarirci che, attraverso la teosofia e l’occultismo, entrerà sempre più in vigore ciò che abbiamo già sottolineato nella nostra conferenza festiva di ieri: l’umanità imparerà a vedere, in ciò che si esprime nel mondo esteriore così come si presenta ai sensi — la fisionomia, i gesti, la mimica —, ciò attraverso cui si rivela quanto sta dietro le cose come elemento animico e spirituale. Impareremo anche a vedere, in ciò che si svolge nell’intorno della terra, nei movimenti degli astri, allo stesso modo un’espressione dello spirituale e dell’animico, come per esempio vediamo nei movimenti della mano o nello sguardo di un uomo l’espressione di qualcosa di animico. E così impareremo a vedere, per esempio, nell’aria che si rischiara un’esteriore manifestazione di processi interiori di entità spirituali che veramente pervadono l’aria, l’acqua e la terra.

Vogliamo tentare di immaginarci come la natura intorno a noi appare quando ci eleviamo a un concetto dello spirituale e dell’animico che vive intorno a noi. Se ci impegniamo una volta idealmente in questo, allora dobbiamo porci la domanda: che cosa ne è allora delle anime delle creature che vivono intorno a noi sul piano fisico, le anime degli animali, delle piante e dei minerali? Che cosa c’è in questi tre regni della natura, al di là di quello che si presenta fisicamente ai nostri sensi? Se consideriamo il regno animale, esso si differenzia spiritualmente e animicamente in modo molto essenziale dall’uomo. Ciò che nel singolo uomo abbiamo rinchiuso entro i confini della sua pelle, non l’abbiamo allo stesso modo nel singolo animale. Il singolo animale si può piuttosto paragonare per noi a un singolo arto dell’uomo. Possiamo paragonare tutti gli animali formalmente della stessa configurazione — quindi tutti i leoni, tutte le tigri, tutti i lucci, tutte le mosche e così via, tutto ciò che nel regno animale ha forma uguale — con un arto dell’uomo, per esempio con le dita della mano. Se prendiamo le dieci dita della mano dell’uomo, non ci sentiremo tentati di attribuire a ognuna delle dieci dita un’anima dotata di un Io. Sappiamo che tutte e dieci le dita appartengono a un singolo uomo. Al singolo uomo attribuiamo l’anima dell’Io. Così come attribuiamo al singolo uomo l’anima dell’Io, allo stesso modo attribuiamo a un’intera specie animale un’anima dell’Io; che voi la chiamiate anima di gruppo o anima di specie, non ha importanza. Ciò che ha importanza è che pensiamo le cose fluenti l’una nell’altra, fluttuanti. Così dobbiamo supporre per un gruppo di animali della stessa forma che a loro stia a fondamento lo stesso che al singolo uomo: l’anima dell’Io. Questa anima dei gruppi animali non dobbiamo cercarla dove cerchiamo l’anima dell’Io dell’uomo. Il luogo in cui quest’anima dell’Io dell’uomo si trova fra la nascita e la morte è il piano fisico. Con questo non si dice che quest’anima dell’Io, per la sua natura e la sua essenza, appartenga soltanto al piano fisico; ma l’anima dell’Io dell’uomo vive sul piano fisico. Non è così per i gruppi-Io degli animali. Per questi gruppi-Io degli animali, a cui appartengono i singoli animali della stessa specie, non ha importanza il luogo in cui si trovano i singoli animali: che un leone sia in Africa e un altro qui in una menagerie, è esattamente lo stesso. I singoli animali appartengono tutti allo stesso gruppo-Io, e il gruppo-Io si trova sul piano astrale. Se vogliamo dunque trovare l’Io di un gruppo di animali della stessa forma, dobbiamo andare chiaroveggentemente al piano astrale; e sul piano astrale il gruppo-Io dei rispettivi animali è una personalità chiusa come l’uomo qui sul piano fisico. Se l’uomo stende le sue dieci dita, e voi qui erigete un muro, e l’uomo stende le sue dieci dita attraverso dieci buchi nel muro, allora qualcuno che sta fuori dal muro vede soltanto le dieci dita; se vuole cercare l’Io per le dieci dita, deve andare dietro il muro. Così dovete immaginarvi che nel singolo leone dobbiamo vedere un arto del gruppo-Io di tutti i leoni. Andate al piano astrale: troverete lì un’individualità o una personalità della specie leonina di tutti i leoni, così come trovate dietro il muro l’individualità per le dieci dita dell’uomo. Lo stesso vale per le altre specie animali della stessa forma. E se «passeggiate» sul piano astrale, trovate il piano astrale popolato da questi gruppi-Io animali, che vi incontrano là così come qui sul piano fisico vi incontrano i singoli uomini; solo che questi gruppi-Io stendono verso il piano fisico i singoli esseri animali separati, così come voi stendete attraverso il muro le singole dieci dita. C’è tuttavia una differenza enorme fra l’essenza, la natura interiore dei gruppi-Io degli animali, e quello che è la natura del singolo uomo. Questa differenza vi sembrerà molto paradossale, ma esiste. C’è infatti un fatto peculiare: se si confronta l’intelligenza e la saggezza dei gruppi-Io animali sul piano astrale con l’intelligenza e la saggezza degli uomini qui sul piano fisico, si troverà che i gruppi-Io animali sono sostanzialmente molto più intelligenti. Tutto ciò che devono fare accade con la massima naturalezza. L’uomo deve nel corso dello sviluppo portare il suo Io a quella saggezza che i gruppi-Io animali sul piano astrale già possiedono. Questi gruppi-Io animali tuttavia mancano di qualcosa che l’uomo qui sul piano fisico, durante l’intera evoluzione terrestre, deve sviluppare. Questo elemento specifico non si trova affatto nei gruppi-Io animali. È l’elemento dell’amore, tutto ciò che è amore — dalla forma più semplice dell’amore del sangue delle creature consanguinee, fino all’amore ideale più elevato di una fraternità umana universale. Questo elemento si sviluppa proprio dall’umanità durante l’evoluzione terrestre. Sentimenti, sensazioni, impulsi di volontà hanno allo stesso modo anche i gruppi-Io animali. Sviluppare l’amore: questa è propriamente la missione dell’uomo qui sulla terra; questo manca negli animali. L’elemento fondamentale del gruppo-Io degli animali è la saggezza, così come l’elemento fondamentale dell’Io dell’uomo è l’amore.

Se ora vogliamo trovare come dobbiamo sentire all’interno della natura che ci circonda le manifestazioni di questi gruppi-Io animali, dobbiamo solo ricordarci che tutto ciò che c’è intorno a noi è manifestazione di avvenimenti spirituali e di entità spirituali. Chi non è dotato di capacità chiaroveggenti non può naturalmente fare queste «passeggiate» sul piano astrale, attraverso cui incontra là la popolazione di gruppi-Io animali così come qui sulla terra incontra singoli Io umani fisici. Ma anche chi non è chiaroveggente può percepire gli effetti, le azioni di ciò che i gruppi-Io fanno qui sul piano fisico. Può percepire come ogni anno, quando ci si avvicina all’autunno, gli uccelli volino nella direzione da nordest a sudovest verso regioni più calde, e come tornino di nuovo in direzioni ben determinate quando ci si avvicina all’estate. Se si confrontano i singoli percorsi per altezza e direzione per i singoli generi di uccelli, si comincia già a sospettare quale saggezza, quale profonda saggezza vi sia in tutto ciò. Chi guida tutto ciò? Lo guidano i gruppi-Io animali. Tutto ciò che i vari generi animali compiono qui sul nostro globo terrestre è effetto, è azione dei gruppi-Io animali. E se perseguite queste azioni dei gruppi-Io animali, trovate sostanzialmente che essi circondano la circonferenza della terra, che si dispiegano come forze intorno alla circonferenza della terra. La terra è circondata da forze dei tipi più disparati, da forze che si muovono intorno alla terra in direzioni e percorsi fra i più variegati, in linee rette e curve e serpeggianti. Queste forze l’uomo qui può vederle solo nei loro effetti, nelle loro manifestazioni. Se coglie queste manifestazioni, può presentire ciò che, con capacità chiaroveggente, lo conduce verso i gruppi-Io degli animali. Così possiamo imparare a addentrarci nel saggio che accade nel nostro regno animale. Ciò che i generi, le specie compiono, ci rivela qualcosa delle azioni dei gruppi-Io animali.

Diversamente sta la cosa per il regno vegetale. Anche per il regno vegetale si presenta all’osservatore occulto una serie di Io; ma c’è un numero molto minore di Io per il regno vegetale che per il regno animale: sono limitati in numero. Anche qui interi gruppi di piante appartengono a un Io comune, e questi, se li ricerchiamo, si trovano in un mondo ancora più elevato. Mentre i gruppi-Io animali si trovano sul piano astrale e si manifestano nell’astralità che scorre intorno al nostro circolo terrestre, i gruppi-Io vegetali si trovano nelle parti inferiori del piano devachanico, in quello che nella teosofia siamo abituati a chiamare le parti rupa del piano devachanico. Lì vivono come personalità chiuse: così come qui camminano gli uomini, là camminano i gruppi-Io delle piante. Accanto ad altre entità che non hanno affatto un corpo fisico, gli Io delle piante sono lì e formano la popolazione del piano devachanico inferiore.

Come si introduce l’uomo alla percezione di questi gruppi-Io vegetali? La percezione stessa è infine legata allo sviluppo delle capacità chiaroveggenti. Ma questo sviluppo sale da stadi inferiori verso l’alto, sempre più in alto. Quello che si deve sviluppare per primo, per ascendere affatto a queste capacità, è il sentimento e la sensazione per la cosa. Vere e genuine capacità chiaroveggenti si fondano sempre anzitutto sullo sviluppo di sentimenti e sensazioni; non però dei sentimenti e sensazioni triviali ed egocentrici: no, sentimenti e sensazioni più profondi e dediti. Questo è qualcosa di completamente diverso.

Quando guardate la pianta, dovete anzitutto rivolgere la vostra attenzione al fatto che la pianta sviluppa le sue radici nel suolo, che spinge il suo fusto verso l’alto, sviluppa le foglie verso l’alto e le trasforma gradualmente in sepali e in corona floreale, in cui poi si forma il frutto. È importante che non possiamo paragonare la pianta in questo modo all’uomo. L’uomo non deve essere paragonato alla pianta in modo da paragonare il capo, la testa dell’uomo con la corona floreale della pianta e i suoi piedi con la radice. Questo è completamente sbagliato. Nelle scuole occulte è sempre stato sottolineato e detto: dovete paragonare la pianta e l’uomo. Ma dovete paragonarli in modo da paragonare il capo dell’uomo con la radice della pianta. — Come la pianta rivolge la radice verso il centro della terra, così l’uomo rivolge il suo capo nello spazio cosmico; e come la pianta rivolge pudicamente il suo fiore e i suoi organi fruttiferi al sole, così l’uomo rivolge vergognosamente i suoi organi fruttiferi proprio lì dove la pianta rivolge la radice, verso il basso. Per questo nell’occultismo si dice: l’uomo è la pianta capovolta. — La pianta appare come un uomo messo a testa in giù; l’animale sta in mezzo. In quello che comunemente si chiama pianta c’è solo il corpo fisico e il corpo eterico della pianta. Ma anche la pianta ha il suo corpo astrale e il suo Io. Dove si trovano ora il corpo astrale e l’Io della pianta? Possiamo porre questa domanda, perché è soltanto una definizione generale della cosa dire che il gruppo-Io delle piante sia sul piano devachanico inferiore. Possiamo indicare esattamente dove si trovano il corpo astrale e l’Io delle piante. Il corpo astrale delle piante, e precisamente il corpo astrale di tutte le piante che si trovano sul nostro globo terrestre, è lo stesso del corpo astrale della terra stessa: la pianta è dunque immersa nel corpo astrale della terra. Per quanto riguarda il luogo, gli Io delle piante si trovano nel centro della terra. Possiamo comprendere la terra dal punto di vista occulto come un grande organismo, come un essere vivente che ha il suo corpo astrale; e i singoli fiori e piante che sono sulla nostra terra ne sono gli arti. Hanno sviluppato individualmente, singolarmente solo il corpo fisico e il corpo eterico. Nella singola pianta, nel singolo giglio, nel singolo tulipano e così via, non c’è coscienza: è la terra ad avere la sua coscienza, il suo corpo astrale e il suo Io. Non ci sono però soltanto Io vegetali; ci sono inoltre anche altre entità spirituali. Non dovete porvi la domanda se abbiano tutti spazio. Stanno l’una dentro l’altra, e possono starvi benissimo insieme. Così, quando contemplate la singola pianta, dovete attribuirle solo le proprietà di un corpo fisico e di un corpo vitale, non però una coscienza come essere singolo. Ma le piante hanno una coscienza, e questa è connessa con la coscienza della terra, è una parte della coscienza della terra. Come noi umani abbiamo una coscienza che comprende il lieto e il triste, e questi si penetrano reciprocamente, così i singoli corpi astrali delle piante penetrano il corpo astrale della terra, e gli Io vegetali penetrano il centro della terra. La pianta vivente occupa nel nostro organismo terrestre la stessa posizione che il latte occupa nell’organismo animale. Forze astrali della stessa natura stanno a fondamento quando la pianta spunta dalla terra, verdeggia e fiorisce, e quando la mucca produce latte. Se staccate una pianta col fiore, per la terra questa non è una sensazione spiacevole. La terra ha il suo corpo astrale e ha lì le sue sensazioni; quando voi strappate una pianta, essa avverte lo stesso che la mucca avverte quando il vitello succhia il latte: ha una specie di sensazione di piacere. Quando portate via ciò che è spuntato dal suolo terrestre, allora la terra — non la singola pianta — ha una sensazione di piacere. Se invece strapazzate la pianta con la radice, allora per la terra è come se voi toglieste la carne a un animale: ha una specie di sensazione di dolore.

Se ci addentriamo in questo, ma non solo in concetti astratti di gruppi-Io, bensì in modo da trasformare i concetti astratti vuoti in sentimenti e sensazioni, allora impariamo a vivere con gli avvenimenti della natura: la nostra contemplazione della natura diventa sensazione vivente. Quando in autunno camminiamo nei campi e vediamo l’uomo con la falce mietere il grano, otteniamo allora un presentimento che, nella misura in cui la falce passa attraverso gli steli e li taglia, sopra il campo soffia qualcosa come venti spirituali di sensazioni di piacere. Così è veramente. Ciò che il chiaroveggente vede nel corpo astrale della terra è il fondamento spirituale originario di ciò che è stato appena descritto. Per chi guarda in queste cose, la mietitura del grano non è un avvenimento indifferente. Così come in una persona, in un evento o in un altro, sentiamo e vediamo che si innalzano formazioni astrali di tipo ben determinato, allo stesso modo in autunno vediamo passare sui campi queste espressioni astrali del piacere della terra. È diverso quando l’aratro traccia solchi nella terra e lavora le radici delle piante. Il solcamento con l’aratro causa dolore alla terra: là vediamo sgorgare sensazioni di dolore. A quanto è stato appena detto ci si potrebbe facilmente opporre che potrebbe essere meglio strappare le piante con la radice dalla terra e trapiantarle, piuttosto che camminare su un prato e strapazzare per futilità tutti i tipi di fiori. Tale obiezione potrebbe del tutto valere dal punto di vista morale, ma qui ne abbiamo uno completamente diverso. Potrebbe infatti, in certi casi, essere meglio per un uomo che sta iniziando a diventare grigio strapparsi i primi capelli grigi, se lo trova giusto da un punto di vista estetico; ma gli fa comunque male. Sono punti di vista completamente diversi quando diciamo: lo stacco dei fiori fa bene alla terra, e quando strappiamo la pianta con la radice, fa male alla terra. [Lacuna negli appunti.] La vita entra nel mondo proprio attraverso il dolore. Il bambino che nasce causa dolori alla madre che partorisce. Questo è un esempio di come dobbiamo imparare non solo a riconoscere ciò che ci circonda, ma a sentirlo profondamente nella natura.

Questo vale fino nel regno minerale. Anche i minerali hanno il loro Io: solo che l’Io dei minerali si trova ancora più in alto, nelle parti superiori del piano devachanico, che la letteratura teosofica è abituata a chiamare Devachan arupa. Questi gruppi-Io dei minerali sono allo stesso modo entità parzialmente chiuse in sé, come gli Io umani sul piano fisico, come i gruppi-Io delle piante sul piano devachanico inferiore e come i gruppi-Io degli animali sul piano astrale. Sul piano fisico avete solo un corpo fisico dei minerali, ma ai minerali appartiene anche un corpo astrale e un corpo eterico. Il veggente vede i legami viventi: sa che quando esce in una cava e vede gli operai estrarre pietre, lì si sente allo stesso modo di quando mettete le mani nella carne di un organismo. E mentre gli operai lavorano là, scorrono correnti astrali attraverso il regno dei minerali. Ciò che appartiene al minerale come corpo astrale si trova nelle parti inferiori del piano devachanico, e l’Io dei minerali si trova nelle parti superiori del piano devachanico. Il gruppo-Io delle pietre sente dolore e piacere. Se date colpi ai sassi, il gruppo-Io mineralico avverte piacere, soddisfazione. Questo inizialmente sembra paradossale, eppure è così. Chi pensa solo per analogie potrebbe credere che, se si spacca una pietra, la pietra soffra allo stesso modo di un essere vivente ferito. Ma più voi spaccate la pietra, più piacere ha il gruppo-Io mineralico. Ora potete chiedere: quando ha dunque dolore il gruppo-Io mineralico? Potete percepire il dolore per il gruppo-Io mineralico dal seguente esempio. Prendete un bicchiere d’acqua in cui è disciolto sale da cucina. Ora raffreddatelo finché il sale si precipita come cristalli solidi, così che la sostanza mineralica si solidifica di nuovo. In questo precipitarsi del solido nasce dolore. Allo stesso modo nasce dolore se riunite tutti i singoli pezzi in cui avete spaccato una pietra per formare di nuovo un’unica pietra. Nel gruppo-Io dei minerali nasce sempre sensazione di piacere quando il minerale si dissolve; e quando si solidifica nasce sensazione di dolore. Piacere nasce quando dissolvete il sale in acqua riscaldata, dolore quando il raffreddamento dell’acqua causa la cristallizzazione del sale.

Se ce l’immaginiamo in un contesto più grande, in un contesto cosmico, possiamo trovare come la nostra formazione terrestre, la formazione dei nostri minerali sia connessa con un tale processo. Se seguiamo indietro la formazione della nostra terra, arriviamo a temperature sempre più alte, a sempre maggior calore della nostra terra; e incontriamo durante il periodo lemurico uno stato della nostra terra in cui i singoli sassi si trovavano disciolti, in cui persino i minerali, che oggi si sono cristallizzati del tutto fissi, scorrevano come oggi scorre il ferro nelle acciaierie quando viene fuso. Tutti i nostri minerali hanno subito un processo come quello che potete osservare in piccolo quando, al raffreddamento dell’acqua in un bicchiere, il sale disciolto si deposita. Così tutto sulla terra si è solidificato, contratto. Questa solidificazione è avvenuta in modo che gradualmente nella terra liquida si sono depositate cristallizzazioni fisse attraverso contrazione. Solo attraverso questa solidificazione la terra poteva diventare la dimora dell’attuale umanità fisica. Questa solidificazione deve tuttavia essere intesa in modo da aver raggiunto un picco in un determinato periodo. Questo picco è oggi in un certo senso già superato: oggi abbiamo già in parte un processo di dissoluzione più o meno pronunciato. Quando la terra avrà raggiunto il suo scopo, quando gli uomini si saranno purificati e spiritualizzati al punto che non potranno più estrarre nulla dalla terra, allora la terra stessa sarà nuovamente spiritualizzata. Allora tutti i suoi minerali saranno diventati fini ed eterici, così che la terra potrà passare a uno stato astrale, che aveva anche prima di diventare fisica. Il processo fisico di dissoluzione è uno stato di transizione verso questo.

Quando consideriamo la terra nel momento in cui si preparava a diventare la base solida, il fondamento solido su cui noi camminiamo nella nostra attuale fase di sviluppo, allora abbiamo da registrare un continuo processo di sofferenza della terra. Mentre diventa sempre più solida, soffre e «geme sotto i dolori». La nostra esistenza è conquistata dal suo dolore. E un’intensificazione di questo la troviamo fino alla prima parte del cosiddetto tempo atlantico. Da quando l’uomo gradualmente compie da sé la propria purificazione, anche la terra giunge nuovamente alla liberazione dal dolore e dalla sofferenza. Questo processo non è ancora molto avanzato. La maggior parte del fondamento solido sotto i nostri piedi oggi ancora soffre; e se volgiamo lo sguardo chiaroveggente verso di esso, il solido è per noi una manifestazione dei gemiti dell’entità terrestre. Chi studia questi fatti dall’occulto e poi li ritrova nei grandi scritti religiosi, vede rivelarsi da quale profondità del mondo spirituale questi scritti sono stati scritti. Così in noi cresce sempre più il sentimento di venerazione per questi documenti religiosi. Attraverso la nostra esperienza possiamo così, guardando ai fatti del mondo esteriore, riconoscere empiricamente quali fondamenti reali stanno alla base dell’affermazione di Paolo: «Tutta la natura geme sotto i dolori, in attesa dell’adozione a figli.» Traducetevi una volta questa affermazione di Paolo: tutto il divenire terrestre è un divenire sotto i dolori, una contrazione nel solido sotto i dolori, affinché poi per le sue entità possa compiersi l’«adozione a figli», la spiritualizzazione.

In quella che si chiama vera iniziazione spirituale, dobbiamo iniziare con tali immagini del nostro ambiente che, quando vengono contemplate, suscitano sentimenti in noi. Si comincia anzitutto a trasmettere al discepolo che vuol sottoporsi a una formazione tali rappresentazioni, tali concetti che lo mettano in grado di non guardare a ciò che accade fuori nella natura solo come un processo esteriore, ma di sentirlo come esperienza interiore con tutta l’anima: come il divenire della nostra terra, il suo solidificarsi, agisce come dolore. Questa immagine del dolore rappresenta un fatto spirituale reale. Nel vero occultismo le immagini non sono invenzioni, ma sono lette da veri fatti spirituali. Nessuna filosofia, nessuna speculazione, nessun ingegno per quanto grande può enigmaticamente risolvere tale immagine; solo la conoscenza dei fatti dei mondi superiori conduce alla comprensione. Nell’occultismo tutti i simboli sono espressione di fatti spirituali.

Oggi voglio darvi solo l’indicazione di come ciò che noi nella teosofia elementare acquisiamo come idee, concetti e rappresentazioni ci conduca gradualmente a esperienze; e ogni immagine nell’occultismo è tratta solo da esperienze. Se per esempio prendete l’immagine ben nota della Svastica, potete trovare nei vari scritti le più ingegnose interpretazioni di questa immagine. Come è entrata originariamente nell’occultismo? Questa immagine non è niente altro che il riflesso di ciò che chiamiamo organi sensoriali astrali. Attraverso un certo procedimento, attraverso una formazione, l’uomo può sviluppare organi sensoriali astrali. Queste due linee (viene disegnato) sono in realtà movimenti nel corpo astrale, che vengono guardati dal chiaroveggente come ruote infuocate o come fiori. Vengono chiamate fiori di loto.

Per queste ruote o fiori di loto — di cui per esempio il doppio petalo si trova nella regione degli occhi, il sedici petali nella regione della laringe —, per questi organi sensoriali astrali, che si manifestano come fenomeni luminosi nel mondo astrale, il segno, l’immagine è la Svastica. O prendiamo un altro segno, il cosiddetto Pentagramma. Non attraverso la speculazione, non attraverso la filosofia potete trovare il significato originario del Pentagramma. Il Pentagramma è una realtà: è un’immagine per l’azione di correnti, di correnti di forze che si trovano nel corpo eterico dell’uomo. Nella persona umana va una certa corrente di forze dal piede sinistro verso un determinato punto della testa, da lì al piede destro, da lì alla mano sinistra, da lì attraverso il corpo, attraverso il cuore alla mano destra, e da lì di ritorno al piede sinistro. Così nella persona potete disegnare — nella testa, le braccia, le mani, le gambe, i piedi — il Pentagramma.

Dovete immaginarvi questo come effetto di forze, non solo come figura geometrica. Nel corpo eterico dell’uomo avete il Pentagramma. Gli effetti delle forze seguono esattamente queste linee del Pentagramma. Le linee possono subire le più disparate contorsioni, ma rimangono sempre iscritte come Pentagramma nel corpo umano. Il Pentagramma è una realtà eterica: non un simbolo, ma un fatto.

Così ogni simbolo nell’occultismo è un’immagine di un fatto del mondo spirituale. La sua importanza si riconosce solo quando si può indicare il mondo in cui questo fatto ha radici. Perciò neanche il più grande ingegno può condurre all’interpretazione dei segni occulti. Solo dall’esperienza [dei mondi spirituali] può essere trovato il significato dei segni e dei simboli occulti, e solo con la conoscenza del loro significato l’uomo può farne qualcosa. Per questo non è affatto inutile che all’uomo venga comunicato e raccontato quello che prima è stato trovato dal potere chiaroveggente. E dal fatto esplorato l’uomo può nuovamente essere ricondotto alle cause di questo fatto stesso.

Come con i segni e i simboli, così è anche con le antiche leggende e i miti. È una teoria della scrivania dello studioso che leggende e miti siano stati inventati dalla letteratura popolare. Il popolo non inventa. Tutte le leggende e i miti sono resti di un tempo in cui l’uomo era ancora in una certa misura dotato di chiaroveggenza. Ciò che ci viene raccontato nelle leggende e nei miti europei è la conservazione di fatti che gli uomini avevano visto in precedenza. Tutto in queste leggende, fiabe e miti è stato originariamente visto chiaroveggentemente ed è il racconto di esperienze chiaroveggenti originarie. Questo è propriamente la mitologia: il racconto di esperienze chiaroveggenti.

Ancora oggi possiamo seguire sul piano astrale gli interi processi che vengono raccontati nella mitologia. I fatti dell’Odissea sono veri avvenimenti. Dietro i segni occulti, i simboli e i sigilli dobbiamo cercare la realtà. E quanto meno ci si lascia tentare di intraprendere un’interpretazione di questi segni attraverso la speculazione, tanto meglio è.

Così questo ciclo di conferenze deve condurci nel senso fattuale dell’occultismo. Nessun segno è inventato o immaginato: è il riflesso o il ricalco di un vero processo nel mondo spirituale. E tutti i racconti che ci si presentano nelle mitologie sono la ripetizione di ciò che gli uomini hanno visto, quando ancora una gran parte degli uomini era dotata di chiaroveggenza.

13°Parte 3 (Segni e simboli occulti) - Io di gruppo e io individuale

Colonia, 27 Dicembre 1907

Dopo l’introduzione di ieri vogliamo oggi affrontare immediatamente di parlare di alcuni segni e simboli molto caratteristici.

Ieri abbiamo sottolineato che solo l’uomo, così come vive qui sul piano fisico, ha un’anima individuale, un Io, e che gli animali che ci circondano hanno un Io di gruppo, un’anima di gruppo, che vive sul piano astrale e lì si trova come un’entità chiusa. Così il regno animale e il regno umano, se li osserviamo spiritualmente, si contrappongono come anima di gruppo o Io di gruppo e come Io individuale. Ora non dobbiamo immaginarci che nell’universo non ci siano affatto passaggi tra le singole entità. Certo, il detto secondo cui la natura non fa salti non è affatto corretto per l’occultista; ma passaggi li troverete dappertutto. Così troverete anche un passaggio tra le anime di gruppo del regno animale e l’anima individuale dell’uomo. Sarebbe scorretto immaginarsi che l’uomo, proprio al suo ingresso nell’esistenza terrestre, avesse avuto un’anima individuale perfetta, e che questa si incarnasse sempre e sempre di nuovo qui sulla Terra nella medesima forma. È piuttosto così: l’uomo contemporaneo si trova in una transizione graduale, da un’anima di gruppo che aveva in tempi antichissimi verso l’anima individuale perfetta che egli oggi ancora non possiede. Egli si trova soltanto sulla via verso l’integrazione completa della sua anima individuale nel suo corpo fisico. Avrà questa anima individuale perfetta soltanto quando l’esistenza terrestre sarà più o meno compiuta. Per la stragrande maggioranza degli uomini il loro Io oggi è un prodotto intermedio tra un Io di gruppo e un Io individuale. Quanto più risaliamo nel passato, tanto più l’Io umano è ancora un Io di gruppo. All’inizio dell’esistenza terrestre, quando le anime scendevano dalle sfere divine nel nostro piano fisico, gli Io umani erano ancora Io di gruppo. Più uomini appartenevano insieme a un gruppo che aveva un’anima comune, un Io di gruppo.

Questo vogliamo tenere fermo da un lato. D’altro canto vogliamo ora considerare più attentamente i costituenti della natura umana stessa. Vi è ben noto, perché è stato ripetuto più e più volte, che l’uomo ha innanzitutto quattro arti della sua essenza: il corpo fisico, il corpo eterico o corpo vitale, il corpo astrale e l’Io. E questo Io, se lo consideriamo più da vicino, ci appare ancora articolato in tre parti, che conosciamo sotto i nomi di anima senziente, anima razionale-affettiva e anima cosciente. Nell’anima senziente e nell’anima razionale-affettiva il sé autonomo spunta solo inizialmente, e solo nell’anima cosciente abbiamo la prima manifestazione dell’Io autocosciente. Solo allora appare gradualmente nell’uomo quella che si chiama la quinta parte della sua essenza, il Sé spirituale o Manas. Abbiamo quindi nell’uomo contemporaneo la seguente articolazione: il corpo fisico, il corpo eterico o corpo vitale, il corpo astrale; quindi intimamente unito al corpo astrale l’anima senziente, che vi si trova come immersa; poi l’anima razionale-affettiva e l’anima cosciente; e ancora nell’anima cosciente, che è la vera anima dell’Io, integrato il Sé spirituale o Manas. Così dovremmo rappresentarci l’uomo contemporaneo.

Ora dobbiamo chiarirci quale di questi costituenti umani è il più sviluppato, il più perfetto. Alcuni di voi hanno già sentito da me spiegare che — così come l’uomo oggi è sviluppato — il corpo fisico è l’arto più sviluppato, il più perfettamente sviluppato. Non bisogna confondere «il più sviluppato e il più perfettamente sviluppato» con «di natura superiore». Certamente il corpo eterico e il corpo astrale sono, per grado, di natura superiore rispetto al corpo fisico; ma la perfezione del loro sviluppo il corpo eterico e il corpo astrale la raggiungeranno solo in futuro. Nel suo genere, il corpo fisico oggi è l’arto più perfetto nell’uomo. Chi studia il corpo fisico, non soltanto anatomicamente e fisicamente, ma penetrandolo con sentimento e cuore, resterà stupefatto di fronte all’immensa saggezza che vi è costruita dentro. Il nostro corpo fisico ci mostra, in ogni sua minima parte, la costruzione perfetta e saggia. Se prendete da questo corpo fisico, per esempio, un frammento del femore, la parte superiore del femore, non è una massa compatta: è una costruzione saggia, meravigliosamente assemblata di piccoli travetti. Se studiate come i piccoli travetti sono assemblati insieme, troverete che tutto è costruito in modo che con il minimo dispendio di sostanza produca il massimo grado di forza, così che attraverso queste due colonne del femore possa essere sorretto il busto. Neanche l’arte ingegneristica più perfezionata oggi può costruire un ponte o qualche struttura con una tale saggezza, dove con così poco dispendio di materiale si dispieghi un così grande grado di forza. La saggezza umana rimane molto, molto indietro rispetto a questa saggezza con cui il corpo fisico umano è costruito. Così accade con tutte le parti del corpo fisico. Se contemplate il cervello con il sistema nervoso, è una costruzione meravigliosa. E se guardate il cuore umano, che è ancora sulla strada verso il suo perfezionamento, che raggiungerà gradi molto, molto superiori di perfezione — è qualcosa di meraviglioso! Se confrontate questa perfezione del corpo fisico con il corpo astrale con i suoi impulsi, istinti e passioni, dobbiamo dire: benché un giorno starà più in alto del corpo fisico, oggi si trova ancora a uno stadio relativamente subordinato. In tutto ciò che l’uomo oggi sviluppa di desideri verso i piaceri, consegna centinaia e centinaia di attacchi al corpo fisico. Tutto ciò che l’uomo brama e soddisfa nei piaceri che si procura, come l’alcol e tutte le altre cose possibili, sono fondamentalmente veri e propri veleni del cuore, con cui continuamente esegue attacchi alla costruzione saggia e meravigliosa del suo corpo fisico. Ci vorrà molto tempo di sviluppo prima che il corpo astrale avrà raggiunto quello che il corpo fisico già possiede oggi di perfezione.

Dalla teoria dell’evoluzione, come ce la fornisce la nostra cosmologia teosofica, sapete che il corpo fisico era già stato disposto sull’antico Saturno e ha subito ulteriori gradi di perfezionamento attraverso l’evoluzione solare, lunare e terrestre. Sapete che al secondo stadio, sull’antico Sole, si è aggiunto il corpo eterico, che è quindi oggi di un grado inferiore nello sviluppo rispetto al corpo fisico. Sapete che sull’antica Luna si è aggiunto il corpo astrale: esso ha dietro di sé solo l’evoluzione lunare e la parte dell’evoluzione terrestre che abbiamo finora percorso. L’Io è arrivato solo sulla Terra: è il «neonato» tra i quattro arti della natura umana. In realtà, quella saggezza di cui abbiamo parlato ieri, che permea le anime di gruppo dell’animalità, è impressa nel corpo fisico dell’uomo; è passata al corpo fisico individuale dell’uomo, che è costruito saggiamente. Il corpo eterico dell’uomo è ancora sulla via del suo perfezionamento; nel corso della sua evoluzione terrestre incorporerà tutto quello che gli occorre per il suo perfezionamento.

Quando la Terra avrà raggiunto il suo scopo, passerà allo stato astrale e poi a stati ancora più elevati, e successivamente si trasformerà in un pianeta che succederà alla Terra e che noi designiamo come Giove. Allora il corpo eterico dell’uomo, nel suo genere, sarà perfezionato, come sulla Terra è perfezionato il corpo fisico dell’uomo nel suo genere. Nel prossimo stadio di incarnazione della Terra, che siamo soliti designare come la futura Venere, il corpo astrale dell’uomo avrà raggiunto il suo perfezionamento, starà allora al livello in cui oggi si trova il corpo fisico e in cui nel prossimo stadio planetario starà il corpo eterico. E infine, quando la Terra avrà raggiunto lo stato di Vulcano, il nostro Io avrà raggiunto il suo perfezionamento. Possiamo quindi dire: sulla Terra l’uomo è innanzitutto corpo fisico; sul prossimo stadio planetario della nostra Terra il corpo eterico dell’uomo sarà uomo; allora sarà impregnato di quello che la Terra può fornire all’uomo: dell’amore.

Le caratteristiche che il corpo fisico dell’uomo oggi porta, le deve all’antica Luna. Nell’occultismo si chiama l’antica Luna il Cosmo della Saggezza. Allora sull’antica Luna fu gradualmente preparato quello che ora trovate nel corpo fisico dell’uomo. E così come ciò che il nostro corpo fisico è fu permeato di saggezza sulla Luna, allo stesso modo, attraverso il Cosmo dell’Amore, si prepara ciò che troverete nel futuro stadio gioviano della Terra: il corpo eterico completamente permeato dell’elemento dell’amore. E come oggi ammiriamo un frammento del corpo fisico nella sua saggezza, così — se possiamo usare una comparazione — i futuri uomini di Giove ammireranno il corpo eterico, perché sarà impregnato di amore tanto quanto il corpo fisico sulla Terra è formato da saggezza.

Se lo tenete fermo, arrivate alla visione, alla conoscenza del fatto che è innanzitutto il corpo fisico dell’uomo a essere effettivamente vero uomo, a stare veramente al livello dell’umanità. Il corpo eterico umano non è ancora al livello dell’umanità: sta ancora al livello dell’animalità, e il corpo astrale umano sta al livello della vegetalità. Quando di notte dormite e il vostro corpo astrale è estirpato, allora il corpo fisico e il corpo eterico sprofondano nel sonno senza sogni: questo è lo stato che la pianta ha continuamente. Il corpo astrale dell’uomo, rispetto al suo stato di coscienza, sta al livello della vegetalità. L’Io sta ancora al livello del regno minerale. Lo stato di coscienza dell’uomo-Io è completamente al livello del regno minerale. Provate una volta a esaminare, secondo questa verità, cosa potete comprendere; provate a comprenderlo correttamente. Cosa può mai capire l’uomo? Può capire le leggi fisiche del regno minerale, secondo cui costruisce macchine e fabbriche, erige costruzioni e così via. Tutto ciò avviene secondo le leggi fisiche del regno minerale. Già delle piante l’uomo dice correttamente che non potrebbe afferrare la vita stessa con l’intelletto. Verrà il tempo in cui l’uomo comprenderà le piante come oggi comprende i minerali; allora potrà anche costruire la pianta, come oggi costruisce i suoi duomi, le sue case e le sue macchine secondo le leggi del regno minerale. Sono tutte leggi del regno minerale attraverso cui è permeato l’Io.

La scienza attende che il suo ideale si realizzi, una volta, di fabbricare esseri viventi in laboratorio. Non sarà in grado di farlo, se l’umanità non avrà raggiunto un certo grado necessario di sviluppo morale. Sarebbe terribile se l’umanità potesse farlo già oggi. Come oggi si fabbrica un orologio secondo leggi minerali, come si costruisce una casa, così l’uomo in futuro fabbricherà il vivente secondo le leggi del vivente. Ma allora dovrà essere capace di imprimere al vivente la vita stessa. Chi allora starà al tavolo di laboratorio dovrà essere capace di trasmettere di per se stesso — chiamo così — le vibrazioni che sono nel suo proprio corpo eterico a quello che deve essere vivificato. Se è una persona buona, trasmette il bene; se è una persona cattiva, trasmette il male. Ma c’è un detto nell’occultismo: il sapere della Loggia Bianca, che si chiama il segreto della generazione della vita, non sarà consegnato all’umanità prima che l’uomo abbia imparato il segreto del sacramentalismo.

«Sacramentalismo» è un’espressione per dire che l’azione umana deve essere pervasa dalla perfezione morale, dalla santità. Solo quando il tavolo di laboratorio, dove egli compie il suo lavoro, sarà per l’uomo un altare e la sua azione una santa, allora sarà maturo per ricevere questo sapere. Si rifletta agli uomini di oggi con tutto il loro materialismo: quanto è lontano oggi il loro tavolo di laboratorio da un altare!

Vedete come la coscienza dell’uomo viene innalzata dalla coscienza minerale alla coscienza vegetale. Di nuovo è un detto occulto: l’uomo raggiungerà lo stato della coscienza vegetale solo quando non sarà più capace di separare il suo proprio bene dal bene di tutti gli altri uomini. Finché l’individuo cerca il suo bene a spese degli altri uomini, finché non si verifica lo stato in cui la coscienza potrebbe essere innalzata di un livello, non può avvenire. Allora noi stiamo innanzitutto con il corpo fisico al livello del vero uomo, con il corpo eterico ancora al livello dell’animalità, con il corpo astrale al livello della vegetalità e con l’Io al livello del minerale. Di queste verità vogliamo tenere ferma l’una: noi stiamo con il nostro corpo eterico al livello dell’animale — il corpo eterico si trasforma nel corso dell’esistenza terrestre sempre più verso il livello dell’uomo. Sempre più e più si permea con quell’amore che non può separare il bene dell’individuo dal bene degli altri. Come dapprima abbiamo sviluppato il corpo fisico e l’abbiamo portato all’altezza dell’uomo, così ora il corpo eterico, e più tardi anche il corpo astrale e l’Io, si innalzeranno al livello dell’uomo. L’Io sta ancora al livello del minerale: esso è stato integrato all’uomo solo sulla Terra.

Ora consideriamo il rapporto in cui la nostra anima — cioè la nostra anima senziente, la nostra anima razionale-affettiva, la nostra anima cosciente e il Sé spirituale o Manas incluso nell’anima cosciente — sta al nostro corpo eterico. Il nostro corpo eterico stesso sta all’altezza dell’animale. In basso (si disegna sulla lavagna — vedi Schema: dal basso verso l’alto) all’altezza dell’uomo abbiamo il corpo fisico. Il corpo eterico lo lasciamo inizialmente fuori (vedi i puntini nello schema). Il nostro corpo astrale, in cui è inclusa l’anima senziente — questo è il primo costituente della nostra anima — l’abbiamo all’altezza della pianta; poi abbiamo l’anima razionale-affettiva. Tutto ciò sta al livello della pianta. Più in alto abbiamo poi l’Io o l’anima cosciente, in cui è incluso il Sé spirituale o Manas, per quanto si trova oggi nell’uomo.

Abbiamo lasciato inizialmente fuori il corpo eterico al livello dell’animale. Ora dobbiamo essere consapevoli che in ogni costituente dell’uomo, in una certa misura, gli altri costituenti si esprimono. Così il corpo fisico dell’uomo ha innanzitutto espressa in sé la manifestazione del corpo fisico stesso. Troviamo il principio fisico espresso nel corpo fisico quando consideriamo gli apparati sensoriali. Così avete nell’occhio una specie di camera fotografica, nell’orecchio una specie di pianoforte. Insomma, negli strumenti sensoriali si esprime il principio fisico stesso. Quando consideriamo le ghiandole umane, vi troviamo espresso il corpo eterico; nel sistema nervoso abbiamo l’espressione del corpo astrale, e nel sangue abbiamo l’espressione dell’Io. «Il sangue è un umore molto particolare!» Chi ha il sangue, ha l’Io dell’uomo. Se il diavolo ha il sangue dell’uomo, allora ha l’Io.

Così nel corpo fisico dell’uomo ogni altro costituente si esprime, per quanto penetra in esso. Il sangue pulsa inconsciamente, perché l’Io, nella misura in cui opera in esso, è inconscio dei suoi processi fisici. Proprio come nel corpo fisico si esprime l’essenza degli altri costituenti, così anche nel corpo eterico si esprime l’essenza degli altri costituenti; ma non si esprime «umanamente», bensì «animalmente», e precisamente sotto forma di certi animali, in una forma che ha una certa somiglianza con le nostre forme animali esterne. Così quello che sta sotto il corpo eterico, il corpo fisico, si esprime come un’ombra: si chiama la parte del corpo eterico in cui si esprime il costituente fisico della natura umana, l’«uomo» (si scrive sulla lavagna). Si chiama il corpo astrale, l’anima senziente, che si esprime nel corpo eterico, per la somiglianza della sua forma eterica il «leone»; l’anima razionale, che si esprime nel corpo eterico, si chiama il «toro» o la vacca; e l’anima cosciente con il Sé spirituale, per la somiglianza che hanno nella loro forma eterica per lo sguardo chiaroveggente, l’«aquila».

Così avete qui (schema) i quattro segni dell’Apocalisse — uomo, leone, toro, aquila — come le quattro espressioni dei costituenti dell’essenza nel corpo eterico umano. Potete concludere che quei nostri antenati che hanno concepito questi simboli profondi, questi simboli animali per l’essenza umana, non li hanno creati dalla loro fantasia, dalla loro filosofia o speculazione, da nessun ingegno, ma dal mondo dei fatti, dal mondo occulto dei fatti.

Ma ora dobbiamo essere consapevoli che queste quattro espressioni non vengono fuori uguali in ogni uomo: una delle espressioni predomina in un uomo, l’altra in un altro. Certamente dobbiamo considerare l’intera umanità nel suo sviluppo. Se considerate dove il corpo fisico stesso si esprime più fortemente, troviamo l’espressione più forte nella razza rossa che sta scomparendo, negli indiani, nella particolare conformazione del sistema osseo che qui predomina. Se volete vedere dove il corpo eterico si esprime particolarmente fisicamente, dovete cercarlo presso un’altra razza umana: presso la razza nera, nella formazione ghiandolare. Nell’escrezione del carbonio troverete un’espressione della natura vegetale. [Gli appunti qui sono lacunosi.] Gli uomini presso cui il sistema nervoso si esprime particolarmente fortemente sul livello fisico, e con esso anche la sensibilità, li trovate nella razza malese; e la razza presso cui si esprime particolarmente il sistema sanguigno è la razza mongolica. La parte di uomini che comincia a sviluppare il principio di Manas la trovate presso la razza caucasica. Così avete la divisione delle razze umane tratta dalle verità occulte: ciò che nell’uomo contemporaneo si trova è distribuito sull’intera umanità, in modo che l’uno o l’altro predomina o retrocede in una certa stirpe umana.

Tali differenze le trovate anche nel corpo eterico degli uomini. Quando lo sguardo chiaroveggente contempla il corpo eterico, così come lo sguardo fisico contempla il corpo fisico, trova gli uomini divisi in uomini-uomini, uomini-leoni, uomini-tori, uomini-aquile. Il loro Io di gruppo è di natura astrale. Il chiaroveggente trova sul piano astrale, fra l’Io di gruppo animale e l’Io individuale umano, l’Io di gruppo umano. Quanto più risaliamo indietro nel tempo, tanto più troviamo gli uomini, riguardo al loro corpo eterico, assumere una di queste quattro forme; e attribuiamo a questi quattro gruppi di anime ciascuno un’anima di gruppo umana: all’uno un’anima di gruppo uomo-uomo, all’altro un’anima di gruppo leone, al terzo un’anima di gruppo toro e al quarto un’anima di gruppo aquila. Avreste solo un’impressione sbagliata se pressaste troppo fortemente questi nomi, che sono presi da forme animali fisiche. Questo corpo eterico degli uomini-leoni è molto più simile all’anima di gruppo dei leoni, che al singolo leone qui sul piano fisico. Il cristianesimo si è rappresentato dagli evangelisti che le loro anime non fossero come ordinarie anime umane, ma comprendessero interi gruppi di uomini; e secondo il carattere della loro anima interna ha paragonato Matteo con l’uomo, Marco con il leone, Luca con il toro e Giovanni con l’aquila. Ciò derivava da quella somiglianza che l’esoterica cristiana ha attribuito alle anime dei singoli evangelisti. Lo comprenderemo ancora più precisamente quando vedremo che l’uomo da un lato si trova in una discesa e dall’altro si trova in un’ascesa. Qui sulla Terra, nel punto più profondo del materialismo, l’uomo acquisisce la capacità per l’anima individuale. L’uomo è disceso dai tempi antichi, quando si distinguevano più nettamente le singole anime di gruppo: uomo-uomo, uomo-leone, uomo-toro, uomo-aquila. Quando i popoli in futuro risaliranno di nuovo, manterranno la loro anima individuale, e a un livello superiore con una coscienza superiore svilupperanno di nuovo quello che prima avevano solo in coscienza intorpidita, le quattro anime di gruppo. Per questo il cristianesimo attribuisce agli evangelisti queste proprietà.

Teniamo fermo per un po’ ancora questo concetto delle anime di gruppo degli uomini. Queste anime di gruppo si realizzavano molto più nello spazio, nella giustapposizione, nel tempo, nella successione. Quando consideriamo le anime di gruppo degli animali, allora diciamo, se prendiamo un gruppo di leoni o un gruppo di balene: essi hanno la loro anima di gruppo comune sul piano astrale in giustapposizione. Ma quando consideriamo le anime di gruppo umane, dobbiamo considerare più il tempo. Un’anima di gruppo umana è nell’eterico, per così dire al confine tra il piano fisico e il piano astrale, generata in un certo tempo, e si trasforma di nuovo in un certo tempo. Questi quattro tipi di anime di gruppo di cui abbiamo parlato sono solo i quattro tipi principali, ma ci sono innumerevoli livelli intermedi. Abbiamo indicato solo le forme più caratteristiche — uomo, leone, toro, aquila — che possono comparire in tutte le possibili mescolanze.

Consideriamo un gruppo di uomini, diciamo per esempio una tribù; prendiamo una delle antiche tribù dell’Europa centrale, se volete la tribù dei Cherusci. Una tale tribù nasce una volta e scompare. L’osservatore materialista vede in ciò che la tribù dei Cherusci è in realtà solo qualcosa di astratto, un concetto che li tiene insieme. Ma quello è qualcosa di irreale. L’occultista vede nella tribù dei Cherusci un’anima di gruppo, che nasce, «viene generata», nel tempo in cui la tribù dei Cherusci entra nella storia; cresce, come cresce il potere dei Cherusci, e «muore» quando i Cherusci scompaiono dalla storia. Dietro la tribù dei Cherusci che si sviluppa, l’occultista vede un’entità eterica che si sviluppa. Ora c’è una differenza tra un’entità eterica e un’entità fisica qui sulla Terra. Un’entità fisica nasce sul piano fisico, cresce, raggiunge un picco di vita e muore di nuovo. Nascita e morte sono il caratteristico delle entità sul piano fisico. Non è così con le entità che vivono sui piani superiori. Quando seguiamo le anime di gruppo degli animali sul piano astrale attraverso migliaia di anni, il loro sorgere e scomparire non si può affatto esprimere con le parole «nascita» e «morte». Sta a fondamento qualcosa di completamente diverso. Sta a fondamento la trasformazione, la metamorfosi. Se con la capacità chiaroveggente incontrate oggi un’anima di gruppo animale sul piano astrale e vi ricordate di una sua precedente incarnazione, di come era quest’anima di gruppo animale 1500 anni fa, non vi apparirà come quando contemplate un uomo più giovane. Certo vedete l’anima di gruppo passare anche giovinezza, età intermedia e vecchiaia, ma non abbandona la sua coscienza in età avanzata, non muore. Si trasforma continuamente, senza passare attraverso la morte. Potete tracciare l’anima di gruppo animale indietro in tempi remotissimi: incontrate solo metamorfosi, non nascita e morte.

Qualcosa di simile accade con tali anime di gruppo come è quella della tribù dei Cherusci. Quando la tribù dei Cherusci appare come un numero di uomini fisici sul piano fisico, l’anima cheruscica si è appena formata; ma non è nata, bensì si è trasformata da un altro tempo, si è metamorfosata. Cresce con il potere dei Cherusci, raggiunge il suo picco quando la tribù dei Cherusci raggiunge il suo picco; e quando la tribù cheruscica nella storia sul piano fisico degenera e scompare, l’anima cheruscica sorge di nuovo in giovinezza, per diventare l’anima di un’altra tribù: si è metamorfosata. Non c’è nascita e morte fisica, quando consideriamo le anime su piani superiori. Nascita e morte, come le conosciamo, esistono solo sul piano fisico, non sui piani superiori. La saggezza occulta ha espresso questo bene, e nel farlo ha usato grande cura sui numeri. Si è cercato di stabilire un numero medio per quando un’anima di gruppo, come appartiene a una comunità umana determinata, sorge, si metamorfosa da un’altra, cresce e raggiunge il picco, per poi subire uno sviluppo discendente e poi metamorfosarsi in un’altra anima di gruppo. Se fissate l’età media della vita umana a circa 75 anni — intesi come anni lunari — e la moltiplicate per 7, il risultato è la durata della vita di un’anima di gruppo umana nei suoi quattro tipi, fino alla sua prossima trasformazione. Con 7 si intendono qui generazioni. Arriviamo — se consideriamo che abbiamo a che fare con anni lunari — a circa 500 anni. E così nell’occultismo si diceva: la vita di un’anima di gruppo dura 500 anni; dopo 500 anni diventa un’altra, genera se stessa di nuovo, senza perdere la coscienza.

Quando consideriamo l’Io di tale anima di gruppo e cerchiamo un mezzo di espressione esteriore nel fisico per l’Io, è il sangue. Il sangue è per l’occultista l’espressione del fuoco, la sostanza pervasa dal fuoco. Come il corpo fisico umano è l’espressione della terra, il corpo eterico è l’espressione dell’acqua, il corpo astrale è l’espressione dell’aria, così l’Io, che non è ancora incatenato all’egoismo, è l’espressione del fuoco. Diciamo quindi — lo discuteremo ancora domani — che il sangue ha trovato la morte attraverso l’egoismo. L’Io dell’uomo «si consuma nel suo proprio fuoco», per sé stesso. Questa è un’espressione occulta. Solo quando l’uomo supera l’egoismo consegue l’immortalità. L’Io di gruppo umano si consuma nel suo proprio fuoco. Quando 500 anni sono passati, si brucia e crea da sé una nuova forma. Nell’occultismo si rappresentava così che l’Io di gruppo in generale vive 500 anni, poi si brucia e si anima di nuovo dal suo proprio fuoco; e si chiamava questo l’«Uccello Fenice». Il bellissimo racconto dell’Uccello Fenice ha qui il suo fondamento reale. La Fenice è l’Io di gruppo con le proprietà dei quattro tipi, che dopo sette generazioni si brucia e si ripristina — contando una generazione con 75 anni lunari di vita.

Questo è il fondamento reale del racconto della Fenice. Così avete una nuova prova che tali antichi racconti come quello della Fenice sono creati dalle più profonde verità occulte. Non si deve speculare qui, bensì mostrare quello che è stato insegnato attraverso i secoli nelle scuole occulte e che rappresenta un’effettiva esperienza reale, di cui i segni e i sigilli occulti sono l’espressione.

Ancora e ancora, quando ascoltiamo tali espressioni di verità occulte e le confrontiamo con quello che l’umanità ci ha tramandato nei suoi segni e simboli, siamo ricordati di quanta coscienza umana ha già creato, prima di diventare una coscienza razionale. L’uomo ama molto credere che abbiamo già raggiunto molto oggi. Ma il suo intelletto rimane molto, molto indietro rispetto alla coscienza creatrice del mondo primordiale, che tuttavia solo gli iniziati possedevano, e l’hanno celata nei racconti. I simboli dei quattro animali non sono inventati: non il pensiero è il punto di partenza, l’origine, ma la visione.

Quando dico: l’anima di gruppo sta nell’eterico al confine tra il piano fisico e il piano astrale — non dovete immaginarvi una linea di confine. Se partiamo dal piano fisico, abbiamo qui (si disegna) sette suddivisioni del piano fisico; allora verrebbero sette suddivisioni del piano astrale. Di queste, le tre inferiori coincidono con le tre superiori del piano fisico. Dobbiamo considerare il piano astrale e il piano fisico così compenetrati, che le tre parti superiori del piano fisico sono simultaneamente le tre parti inferiori del piano astrale. Possiamo parlare di una zona di margine: è quella da cui le nostre anime dopo la morte non possono uscire, se sono ancora vincolate dalla bramosia alla Terra. Si chiama Kamaloka.

Così abbiamo davvero, nei segni occulti, nei simboli e nei sigilli che abbiamo scelto qui come primi esempi, qualcosa ottenuto dalla profondità dei fatti occulti da vedere; e sareste completamente in errore se riconosceste male la profonda saggezza del tempo primordiale nelle scuole occulte o la considerassero superata in qualche modo dalla nostra moderna saggezza. Dove vi si presenta la saggezza degli insegnamenti occulti in segni o simboli, essa si mostra sempre in modo da essere confermata dall’osservazione occulta immediata. Un esempio di come l’insegnamento dell’occultismo ha agito in tempi relativamente recenti è che si è nascosto il significato simbolico nei nomi e nelle parole, ma in modo tale che a essi stesse a fondamento un significato reale: i fatti del mondo superiore. Non risaliremo all’origine della formazione delle parole nel senso della filologia: quello che ora dirò non è qualcosa che potremmo provare con la filologia. Anche se la filologia lo trovasse sbagliato, la simbolica delle parole sarebbe comunque corretta.

Quanto più salite dal piano fisico attraverso il mondo astrale nel mondo di Devachan, tanto più tutto vi si presenta come un’immagine riflessa del piano fisico, che dovete prima imparare a leggere. Ai numeri è più facile per lo studente impararlo. Supponiamo che qui sul piano fisico abbiate il numero 543: questo numero sul piano astrale è come un’immagine riflessa, cioè 345 da leggere. Allo stesso modo tutte le altre cose e gli eventi devono essere letti come immagini riflesse. Voglio scegliere subito un esempio crudo. Qui sul piano fisico seguite come la vecchia gallina depone l’uovo e da esso si sviluppa il giovane pulcino. Se considerate lo stesso evento sul piano astrale, dovete procedere all’indietro: avete prima il giovane pulcino, il pulcino diventa sempre più piccolo e alla fine entra nell’uovo. Anche il tempo procede all’indietro. Vedete come terribilmente confuso questo deve essere al primo sguardo per lo studente. Le passioni che emanano dall’uomo, le vedete come in un quadro; irradiano dal punto centrale. Le passioni riflesse appaiono come se tutti gli animali vi si precipitassero contro. Le passioni inferiori l’uomo le vede come ogni sorta di bestie selvagge, come topi, ratti e così via intorno a sé. Se lo studente non l’ha imparato, e se la prima esperienza gli viene quando vede le sue stesse passioni come topi e ratti precipitarsi su di lui, allora possono sorgere facilmente stati patologici come il delirio di persecuzione e così via.

Quello che ora vi ho enunciato come un fatto sul rapporto dei mondi superiori ai mondi inferiori, si tentò di esprimerlo simbolicamente nella dottrina dell’evoluzione in un gioco di parole. Quando l’umanità entrava nella sua esistenza sulla Terra, entrava da uno stato spirituale in uno stato sensibile — attraverso Eva. In Eva si vedeva quello stato in cui l’umanità spirituale diventava fisica, e quindi anche peccaminosa. Se l’umanità deve ora essere di nuovo condotta allo spirituale, e se il contrasto deve essere espresso contro la donna che ha portato il mortale nel mondo, allora ciò che deve reintrodurre l’immortale nell’umanità deve essere espresso in modo inverso: il nome deve essere invertito. Per questo l’angelo di Dio si rivolge a Maria con le parole «Ave, Maria!» — Da Eva diventa Ave; questa inversione ha carattere simbolico. Qualsiasi cosa una filologia più o meno scorretta possa dire contro ciò, non ha importanza. Si tratta di mostrare come nell’occultismo il simbolico nella formulazione delle parole è capace di agire. Con questa formulazione delle parole si cercava di operare in modo che l’uomo, pronunciando le parole, prendesse coscienza del fatto occulto che il mondo fisico e il mondo spirituale hanno direzioni opposte nei loro flussi.

Questo ha un significato molto profondo. Dietro non vedete niente di arbitrario. La cosa migliore che potete vedervi dietro è che si guidava l’uomo a riconoscere nella sua lingua le leggi occulte. Facendo compiere all’uomo tali esercizi, per riconoscere le leggi occulte nella lingua, egli lavora consapevolmente o inconsapevolmente al suo allenamento occulto. Il principio della simbolica è al contempo un principio dell’allenamento.

14°Parte 3 (Segni e simboli occulti) - Il significato spirituale delle forme e dei numeri

Colonia, 28 Dicembre 1907

Quel che qui può essere dato sono essenzialmente solo esempi dalla ricca quantità di simboli e segni occulti. Non si tratta tanto di fornire un trattato completo che spieghi questi o quegli altri segni occulti, bensì piuttosto di sviluppare il significato dei segni occulti in generale e la loro relazione con il mondo astrale e spirituale. Se tali segni non fossero nulla più che una specie di illustrazione schematica, il loro scopo e la loro importanza sarebbero veramente scarsi, e molti potrebbero credere che si trattasse solo di una simbolizzazione di certi fatti dei mondi superiori. Ma non è così. Quei simboli e segni, tratti dalla visione occulta del mondo, hanno un significato enorme per lo sviluppo dell’uomo, per la sua perfezione; anzi, si può dire che i segni e i sigilli occulti, se li comprendiamo nel senso più ampio della parola, hanno svolto un ruolo grandissimo nell’educazione e nello sviluppo di tutta l’umanità. Dovete solo essere consapevoli che i pensieri, i sentimenti, le rappresentazioni che l’uomo forma sono una forza reale, che agisce trasformando, formando, mutando l’uomo.

Dobbiamo richiamare alla memoria il fatto che il fisico e l’eterico nell’uomo, così come oggi si presenta davanti a noi, sono ispessimenti dell’astrale. L’uomo era in precedenza unicamente un essere astrale, prima di diventare un essere eterico e poi un essere fisico. È veramente così: tutte le sostanze più dense — la sostanza eterica e la sostanza fisica — si differenziano dalla sostanza astrale come il ghiaccio si differenzia dall’acqua. Come l’acqua si ispessisce e diventa ghiaccio, così la sostanza astrale si ispessisce in sostanza eterica e successivamente in sostanza fisica. Nel tempo in cui l’uomo era ancora un essere tale quale siete voi quando dormite — quando siete fuori dal vostro corpo fisico e dal vostro corpo eterico —, le forze che hanno formato la sua sostanza astrale erano pure forze di sentimento e di rappresentazione. La sostanza astrale agisce in modo completamente diverso dalla sostanza eterica o dalla sostanza fisica. La sostanza astrale è in continuo movimento. Ogni passione, ogni istinto, ogni desiderio si esprime immediatamente nella sostanza astrale, così che nel momento successivo essa ha una forma completamente diversa, se è l’espressione di una passione diversa. Oggi il pensiero non agisce così facilmente sul denso corpo fisico umano. Eppure, anche oggi il pensiero, il sentimento hanno i loro effetti sul corpo fisico umano. Dovete solo osservare che l’uomo, quando è spaventato o ha paura di qualcosa, impallidisce. Ciò non significa nulla di diverso dal fatto che la sua intera massa di sangue compie movimenti diversi nel corpo rispetto allo stato normale. Il sangue viene spinto dall’esterno verso l’interno. Oppure prendiamo l’arrossire per la vergogna: allora il sangue viene spinto dall’interno verso la periferia, verso l’esterno. Questi sono solo effetti minori di quello che l’anima produce sul corpo. Ma se considerate lunghi periodi di tempo, troverete effetti molto più significativi del psichico e del spirituale sul corpo. Se poteste seguire le forme umane nel corso dei millenni, vedreste che la figura, l’intera fisionomia, tutto nell’uomo cambia. Questo accade in modo che dapprima ci sono i processi psichici e spirituali. L’uomo ha determinate rappresentazioni; e come forma le sue rappresentazioni, così nel corso dei millenni si forma la sua figura corporea e la sua fisiognomia, anche se questo non è immediatamente evidente da una considerazione biologica esterna. Tutto si forma dall’interno verso l’esterno. La nostra scienza materialistica esterna non è ancora neanche lontanamente in grado di comprendere come questi effetti si rapportano nel corso dei millenni. Ma essi sono lì.

Per renderci chiaro come stanno questi rapporti, ricordiamo l’apparizione della prima architettura gotica, dove certi processi nello sviluppo dell’umanità furono espressi per la prima volta nelle forme di stile architettonico gotico. Quei popoli che si dedicavano alla devozione in spazi costruiti secondo lo stile architettonico gotico vivevano i pensieri che erano stati le ispirazioni per le costruzioni gotiche. Questi pensieri, vivi nelle anime dei popoli, formavano le anime, le forze interne dell’uomo fino nel corpo eterico; trasformavano le forze dell’uomo. E dopo secoli, come conseguenza di quelle impressioni che i sensi avevano ricevuto e delle rappresentazioni che si erano formate a partire da tali impressioni sensoriali, comparve quel movimento mistico che troviamo in Maestro Eckhart, Giovanni Taulero e altri. In ciò che essi hanno scoperto, abbiamo gli effetti persistenti di ciò che i loro antenati avevano ricevuto come impressioni dalle costruzioni gotiche. E quelle individualità superiori che precedono l’umanità nel suo sviluppo dirigono consapevolmente questo corso dello sviluppo dell’umanità. Vedono consapevolmente nei secoli e millenni a venire, e all’umanità viene dato in un momento determinato ciò che deve sviluppare certe qualità. Così vediamo come nel corso di alcuni secoli, attraverso la contemplazione delle forme esterne dello stile architettonico gotico, dello stile a sesto acuto, quella mistica che aspira verso il cielo si esprima in Maestro Eckhart, Taulero e così via. Se considerassimo millenni anziché secoli, vedremmo come persino le forme del corpo umano si formano secondo i pensieri, i sentimenti e le rappresentazioni che gli uomini avevano millenni fa; e i grandi conduttori dell’umanità danno agli uomini al momento giusto dello sviluppo le giuste rappresentazioni, affinché persino la forma umana sia trasformata.

Ora immaginiamoci nel tempo della transizione dall’epoca atlantidea all’epoca post-atlantidea. Sappiamo che i nostri antenati, e persino le nostre stesse anime, hanno vissuto in altri corpi nella vecchia Atlantide. Negli ultimi tempi dell’Atlantide questo continente, soprattutto nelle sue parti settentrionali, era coperto da masse di nebbia, e tutto ciò che viveva sulla terra, su questo continente, era avvolto in una densa nebbia. Se risaliamo ancora più indietro nel tempo, incontriamo epoche in cui non solo c’erano masse di nebbia, ma dove oggi è la nostra atmosfera c’era una pioggia ininterrotta di masse d’acqua. Il primo atlantideo era ancora più un essere di acqua. Solo gradualmente, durante l’epoca atlantidea, si trasformò in un essere di aria. Allora l’uomo aveva una distribuzione completamente diversa del suo corpo eterico e del suo corpo fisico. Oggi il corpo eterico e il corpo fisico sono distribuiti in modo che nelle parti superiori sono quasi uguali in forma e grandezza. Questo non è affatto il caso di altri esseri. Se osservate il corpo eterico di un cavallo, vedreste il capo eterico del cavallo brillare molto al di sopra della testa fisica. Anche nell’uomo, in tempi remoti, il corpo eterico della testa si estendeva ben oltre la testa fisica; e solo verso la fine dell’epoca atlantidea i due si fusero. Un punto che oggi si trova all’interno della testa era una volta fuori dalla testa, e si spostò gradualmente verso l’interno. Questi due punti si avvicinarono sempre di più, e nell’ultimo terzo dell’epoca atlantidea coincisero. Questo era il tempo in cui dalla regione nordorientale dell’Atlantide, dalla zona della moderna Irlanda, la razza ursemitica si spostò verso sud. Allora l’uomo otteneva la facoltà attraverso cui i due punti coincidevano e si sovrapponevano. Poiché il corpo eterico della sua testa era esterno, l’atlantideo aveva una specie di chiaroveggenza nebulosa. L’atlantideo non poteva calcolare o contare, non poteva sviluppare alcun tipo di logica del pensiero. Questo è solo un risultato dell’epoca post-atlantidea. Ma aveva una specie di chiaroveggenza primordiale, perché con la parte eterica della testa era molto più fuori dalla testa che dentro. Allora, quando questa parte eterica della testa era al di fuori della testa fisica, anche i pensieri e i sentimenti del corpo astrale avevano un’influenza molto più grande su questa parte del corpo eterico, e quindi sulla formazione del corpo fisico. Quello che per primo viveva nel corpo astrale come sentimenti, sensazioni e rappresentazioni di pensiero, continuava come processo di movimento nel corpo eterico e formava il corpo fisico nella sua forma attuale.

Da dove proviene veramente la lunghezza, la larghezza e l’altezza odierna del corpo fisico? È un effetto di quello che era prima nel corpo astrale e nel corpo eterico. Dapprima c’erano i pensieri, le immagini, i sentimenti e così via. Potrete comprenderlo meglio se ricordate il processo che inizia immediatamente dopo la morte fisica: allora il corpo fisico viene abbandonato prima dal corpo eterico e poi dal corpo astrale. Durante il sonno, solo l’Io e il corpo astrale se ne vanno, mentre il corpo eterico e il corpo fisico rimangono nel letto. La morte si distingue dal sonno per il fatto che anche il corpo eterico se ne va con il corpo astrale e l’Io. Allora si verifica un fenomeno strano, qualcosa che potrebbe essere descritto come una sensazione, ma che è collegata a una certa rappresentazione. L’uomo sente come se stesse crescendo, come se si stesse espandendo in tutte le direzioni; assume dimensioni in tutte le direzioni. Questo ingrandimento del corpo eterico che l’uomo assume immediatamente dopo la morte, questo vedere il corpo eterico in grandi dimensioni, è una rappresentazione molto importante. Nel vecchio atlantideo questa rappresentazione doveva essere risvegliata, quando il corpo eterico non era ancora in una connessione così stretta con il corpo fisico come oggi. Proprio facendo risvegliare questa rappresentazione, proprio mostrando all’uomo quella grandezza che oggi prova quando cresce dopo la morte, proprio così è stata formata la causa, la forma-pensiero, per portare il corpo fisico nella forma che ha oggi. Mostrando allora — quando il corpo fisico e il corpo eterico erano ancora più separati — queste forme, queste misure all’uomo, ciò ha stimolato il corpo fisico a assumere la forma che ha oggi. E queste forme sono state stimolate da coloro che sono i conduttori dello sviluppo dell’umanità. Nelle varie narrazioni di diluvi, soprattutto nella narrazione del diluvio biblico, si trovano tracce di indicazioni precise su questo. Se vi rappresentate l’uomo circondato da quelle forme che il suo corpo eterico deve avere, affinché la forma del corpo fisico si formi nel modo corretto, allora avete la grandezza dell’Arca di Noè. Perché la Bibbia specifica le dimensioni dell’Arca di Noè come 50 cubiti di larghezza, 30 cubiti di altezza e 300 cubiti di lunghezza? Perché questo è il rapporto di proporzione che l’uomo deve avere intorno a sé durante la transizione dall’epoca atlantidea a quella post-atlantidea, affinché formi la giusta forma-pensiero, che è la causa del fatto che il corpo dell’uomo post-atlantideo sia stato formato nel modo corretto in lunghezza, altezza e larghezza. Nell’Arca di Noè avete un simbolo per le proporzioni del vostro corpo odierno. Queste misure sono effetti di quelle forme-pensiero che Noè ha vissuto, e che ha fatto costruire nell’Arca in modo che, attraverso la contemplazione di esse, nascesse il mondo del pensiero secondo cui l’organismo dell’uomo post-atlantideo doveva essere costruito. Attraverso simboli efficaci l’umanità è stata educata. Voi portate oggi nelle proporzioni del vostro corpo fisico le misure dell’Arca di Noè. Quando l’uomo stende le mani verso l’alto, avete nelle misure dell’Arca di Noè le misure per il corpo umano odierno.

Così l’uomo è passato dall’epoca atlantidea a quella post-atlantidea. Nel tempo che sostituirà il nostro, nella sesta epoca culturale, il corpo umano sarà di nuovo formato in modo completamente diverso. Anche oggi l’uomo deve vivere quelle forme-pensiero che possono essere le cause affinché il corpo umano riceva le giuste proporzioni nella prossima epoca culturale; questo deve essere mostrato all’uomo. Oggi l’uomo è formato secondo le proporzioni di 50 : 30 : 300. In futuro sarà formato in modo completamente diverso. Come viene data oggi all’uomo la forma-pensiero attraverso cui la forma futura dell’uomo nella prossima razza sarà formata? È già stato detto che viene data nelle proporzioni del Tempio di Salomone. Nelle proporzioni del Tempio di Salomone è rappresentata, in profonda simbologia, l’intera organizzazione della forma dell’uomo, come sarà nella prossima, nella sesta razza.

Tutte le cose che agiscono nell’umanità avvengono dall’interno, non dall’esterno. Ciò che è pensiero e sentimento in un momento, è forma esterna nel momento successivo. E le individualità che guidano lo sviluppo dell’umanità devono piantare nella razza umana, molti millenni prima, le forme-pensiero che successivamente diventeranno realtà fisica esterna. Lì avete la funzione delle forme-pensiero, che vengono risvegliate attraverso immagini simboliche come l’Arca di Noè, il Tempio di Salomone, fino alle quattro figure apocalittiche — uomo, leone, toro, aquila. Hanno un significato molto reale. Con questo abbiamo sviluppato qualcosa circa le immagini che guidano l’uomo quando vi si abbandona. Erano immagini anche quelle che abbiamo citato ieri nelle quattro figure — uomo, leone, toro, aquila — e sono immagini di cui parliamo oggi. Le immagini conducono l’uomo alla partecipazione con il mondo che confina immediatamente con il suo.

Quando arriviamo a un mondo ancora più alto, non abbiamo più a che fare con semplici immagini, ma con le relazioni interne delle cose, con quello che si chiama armonia dei mondi, musica dei mondi, mondo dei suoni. Quando percorriamo il piano astrale, abbiamo essenzialmente un mondo di immagini, che sono le immagini-archetipo delle nostre cose qui. Più saliamo, più entriamo in un mondo di suoni e toni, con la consapevolezza che non dovete immaginarvi che il mondo dei toni sia un mondo di suoni risonanti nel senso esteriore. Non udite il mondo di Devachan con l’orecchio esteriore. Non potete paragonare l’essenza del mondo tonale spirituale con i nostri suoni fisici, che sono solo una manifestazione esterna del mondo tonale di Devachan. I toni spirituali sono sostanze del mondo di Devachan, del mondo spirituale, che inizia dove il mondo delle immagini passa nel mondo dei toni. Questi mondi si interpenetrano assolutamente. Qui, tutto attorno al mondo fisico, c’è contemporaneamente il mondo astrale e il mondo di Devachan; uno penetra l’altro. È come se portaste un non-vedente in una stanza illuminata: intorno a lui ci sono i colori e le candele accese, ma non può percepirli; solo quando diviene vedente attraverso una fortunata operazione può percepire quello che era già intorno a lui prima. Così il mondo astrale e il mondo spirituale intorno a noi vengono percepiti soltanto quando i sensi vengono aperti per loro; allora si percepisce anche che questi mondi non sono adiacenti, ma si interpenetrano. Si può percepire in ogni mondo tutto ciò che è in uno degli altri mondi.

Ciò che è musica spirituale nel mondo di Devachan si proietta nel mondo astrale e si esprime attraverso numeri e figure. Quello che si chiama ordinariamente musica delle sfere pitagorica è preso dai filosofi astratti come un’immagine. Ma è una realtà vera e genuina. L’armonia dei mondi è lì, e colui che sviluppa il suo udire — l’espressione non è del tutto corretta, ma dobbiamo usarla — per percepire nei mondi superiori, percepisce intorno a sé non solo le immagini e i colori del mondo astrale, ma anche i suoni e le armonie del mondo spirituale. Come le cose intorno a noi nel piano fisico sono manifestazioni del mondo astrale, così sono anche manifestazioni del mondo spirituale, che si esprime attraverso l’intermediazione dell’astrale nel fisico. In tutte le nostre cose fisiche si esprime il mondo spirituale; e quanto più elevate e significative sono le cose sensibili, tanto più chiaramente, più bellamente, più magnificamente esse si mostrano come espressione del mondo spirituale. Se prendiamo una cosa insignificante del nostro piano fisico, di solito è molto difficile ricondurla alla sua immagine-archetipo spirituale. Al contrario, le immagini-archetipo spirituali si mostrano con grande bellezza quando osserviamo cose più significative, più elevanti del mondo fisico. Così abbiamo, per esempio, nella cooperazione dei pianeti del nostro sistema planetario un’espressione del mondo spirituale. Ciò che esiste nel nostro sistema planetario in molti modi diversi può, per colui che è in grado di riconoscere queste cose, essere ricondotto a quello che si chiama armonia dei mondi. I movimenti dei nostri pianeti sono tali che colui che è in grado di percepire questo nel mondo spirituale «ode» le mutue relazioni dei movimenti dei nostri pianeti. Si muove, ad esempio — dal punto di vista dei mondi superiori — Saturno 2 1/2 volte più velocemente di Giove. Questo movimento di Saturno viene percepito nel mondo spirituale come un tono corrispondentemente più alto, «con orecchi spirituali», come si esprime Goethe.

Ricordiamo i rapporti dei movimenti dei pianeti nel nostro sistema solare. Se prendete la velocità del movimento di Saturno rispetto a Giove, Saturno si muove 2 1/2 volte più veloce di Giove, cioè nel rapporto di 2 1/2 : 1; e la velocità del movimento di Giove rispetto a Marte è 5 : 1. Per l’orecchio spirituale il movimento di Giove appare come un tono molto più alto rispetto al movimento di Marte. Se prendete la velocità dei movimenti di Sole, Mercurio e Venere, che è approssimativamente la stessa, questo rapporto rispetto al movimento di Marte è 2 : 1, è quindi esattamente il doppio. Se prendete il movimento di Sole, Mercurio e Venere rispetto alla Luna, questo rapporto è 12 : 1: la velocità è quindi dodici volte più grande. Colui che considera il movimento di tutte le stelle visibili da un punto di vista spirituale nel rapporto con lo sfondo dietro di esse, per lui il cielo stellato avanza di un grado in un secolo. E la velocità del movimento di Saturno rispetto al cielo stellato è 1200 : 1.

Abbiamo quindi:

Saturno : Giove = 2 1/2 Giove : Marte = 5 Sole, Mercurio, Venere : Marte = 2 Sole, Mercurio, Venere : Luna = 12 Saturno : cielo stellato = 1200

Questi numeri di rapporto si esprimono, per la percezione spirituale, attraverso toni che sono percepibili nel mondo spirituale per gli orecchi spirituali. Sono questi i veri fondamenti di quello che si chiama «musica dei mondi». Queste proporzioni numeriche, questi rapporti numerici hanno una realtà straordinaria e profonda. Tutto ciò che accade nel nostro sistema solare, tutto il nostro pianeta — ricordatelo — è una manifestazione di queste proporzioni sonore. Nelle nostre scienze fisiche esteriori non si conosce ancora nulla di questo. Tuttavia, colui che attraversa il mondo spirituale, colui che vede le cose spiritualmente, sa che il nostro intero pianeta è formato, il nostro intero sistema solare è costruito, secondo queste proporzioni sonore. L’uomo che sviluppa la sua capacità di percezione spirituale, che sviluppa quella che nella scienza dello spirito si chiama Immaginazione, Ispirazione e Intuizione — i tre gradi della conoscenza superiore — costui sviluppa il senso che corrisponde a questi mondi interiori. E quando ha sviluppato questo, quando ha aperto il suo udito spirituale, quando ha sviluppato quella capacità che gli permette di percepire nel mondo spirituale, allora percepisce anche come il corpo fisico stesso, il nostro intero corpo fisico, sia costruito secondo proporzioni che rispecchiano le proporzioni del nostro sistema solare, che rispecchiano le proporzioni dell’universo intero. Voi portate in voi il riflesso del sistema solare. Se osservate il vostro corpo fisico, se contemplate veramente le proporzioni del vostro corpo — la proporzione della testa rispetto al tronco, la proporzione degli arti — scoprirete che il vostro corpo intero è un’immagine vivente, una manifestazione del vostro sistema solare. E come nel macro-universo i pianeti si muovono in determinate proporzioni, così nel corpo umano — nel micro-cosmo — si muovono le diverse forze, si sviluppano i diversi processi secondo queste proporzioni armoniche.

Un pensiero grandioso sta alla base di tutto questo: che tutto ciò che accade nell’uomo, nel microcosmo, deve corrispondere a quello che vive nel macrocosmo. Se tutto nel microcosmo risuona con l’evento spirituale macrocosmico, allora il mondo e l’uomo si accordano; e poiché non c’è disarmonia, l’uomo può veramente unirsi allo sviluppo del mondo e sentirsi uno con esso. Ma se l’uomo esce da questa armonia, se non si unisce alle armonie del mondo, allora anche la sua costituzione esterna diviene disarmonica, e gli diventa impossibile procedere con il corso del mondo. Tutto questo deve darci un’idea di come i simboli siano stati creati dai mondi superiori: simboli che nei mondi superiori sono fatti reali. Molte delle cose della nostra cultura sono simboli, simboli da realizzare, attraverso cui si provvede affinché l’uomo possa essere preparato a sviluppare nel futuro sul piano fisico quello che oggi esiste ancora solo sui piani superiori. È il corso dello sviluppo: tutto ciò che oggi è nei mondi superiori scende nel mondo fisico. Poiché l’uomo è chiamato a co-creare il mondo esteriore, i suoi pensieri devono scendere nel mondo fisico. Egli forma il mondo intorno a sé, forma anche ciò che è nella sua stessa corporeità. Proprio attraverso la teosofia l’uomo deve acquisire il sentimento che tutto ciò che fa, sente e pensa in un’epoca continua a operare in un’altra epoca, nel futuro. Quando l’uomo costruisce templi, opere di bellezza, o quando crea opere di scienza statale per la convivenza sociale degli uomini, tutte queste sono cose che hanno significato per il futuro. Ciò che l’uomo costruisce oggi con l’aiuto delle forze naturali, con questo forma i prodotti naturali del futuro. Se l’uomo, per esempio, costruisce una cattedrale gotica, la compone secondo leggi minerali. È vero che la sostanza, la materialità, i mattoni e le pietre di cui è composta la cattedrale si disintegreranno. Ma il fatto che la forma una volta è esistita non è privo di significato. La forma che gli uomini hanno impresso nella materia rimane, viene incorporata nel corpo eterico e nel corpo astrale della Terra e si sviluppa come una forza con la Terra. E quando la Terra sarà passata attraverso l’attuale stadio di sviluppo e attraverso il Pralaya, e riapparirà come Giove, allora questa forma crescerà come una specie di essere vegetale dalla Terra. Noi non costruiamo invano oggi le opere dell’arte e della bellezza; non formiamo invano le opere della saggezza sulla nostra Terra. Le formiamo affinché in seguito germinino come prodotti naturali della Terra. E come oggi costruiamo cattedrali e case, le cui forme sono durature, che si collegano con la Terra e in futuro torneranno a emergere come una specie di piante, così le nostre attuali piante e cristalli si sono formati secondo ciò che gli dèi e gli spiriti che ci hanno preceduto avevano costruito nel mondo antico. Tutto ciò che l’uomo incorpora nella Terra dal punto di vista della conoscenza, della saggezza, della bellezza e della vera vita sociale, tutto ciò che imprime sulla realtà esterna come simboli, anche se lo forma solo in pensieri, diventerà una grande, dilettevole, progressiva forza per l’ulteriore evoluzione della Terra: sarà forza reale e forma del futuro. Le nostre macchine e le nostre fabbriche, invece, tutto ciò che facciamo solo per servire l’utilità esterna, il principio utilitario, sarà un elemento dannoso nella prossima incarnazione della nostra Terra. Quando imprimiamo sulla materia simboli che sono espressione dei mondi superiori, agiranno progressivamente; le nostre macchine e fabbriche, che servono solo all’utilità esterna, saranno invece una specie di effetto demoniaco, distruttivo nella prossima incarnazione della nostra Terra. Così formiamo noi stessi sia le nostre buone forze sia le potenze demoniache per il prossimo periodo dell’umanità.

Oggi, nella quinta epoca culturale post-atlantidea, siamo i più profondamente nella materia e creiamo le peggiori potenze demoniache per il prossimo periodo temporale. Dove trasformiamo l’Antico Sacro in cose fisico-meccaniche, lì lavoriamo al di sotto del piano fisico. Sarà mondo inferiore quello che l’uomo avrà così plasmato. Bisogna essere consapevoli che anche le potenze malvagie devono essere inserite nello sviluppo della Terra. Nel tempo in cui dovranno essere vinte, l’uomo dovrà esercitare una forza gigantesca per trasformare il male e il demoniaco di nuovo nel bene. Ma la sua forza crescerà per questo, poiché il male serve a temprare la forza dell’uomo attraverso il suo superamento. Tutto il male deve essere nuovamente trasformato nel bene; ed è proprio nel disegno della Provvidenza che avvengano nell’uomo effetti così potenti ed energici, molto più alti di quelli che sarebbero se non avesse mai dovuto trasformare il male in bene.

Tutte le cose che ci immaginiamo nel mondo fisico con il nostro intelletto hanno uno sfondo spirituale, e possiamo vedere queste cose nel mondo spirituale. Voglio ora fornire un esempio di come qualcosa che si concepisce sul piano fisico si esprima nel mondo spirituale come figura: il Caduceo, il bastone di Mercurio.

La nostra coscienza, quella che abbiamo oggi, è la cosiddetta coscienza del giorno luminoso, dove percepiamo attraverso i sensi e combiniamo attraverso l’intelletto. Questa coscienza del giorno si è sviluppata fino alla sua altezza attuale. Prima di essa c’era un’altra coscienza, una coscienza sognante di immagini. All’inizio dell’epoca atlantidea l’uomo percepiva ancora il mondo e le sue entità spirituali e psichiche in modo chiaroveggente, attraverso immagini astrali ed eteriche. Il sogno attuale è ancora un ultimo resto di questa coscienza primitiva di immagini. Disegniamo questo una volta. Dapprima abbiamo la coscienza del giorno luminoso. Prima di essa c’era la coscienza che oggi hanno ancora le piante, che potremmo chiamare coscienza del sonno negli uomini. Poi c’è una coscienza ancora più ottusa, come quella che hanno oggi i nostri minerali fisici: potremmo chiamarla coscienza del trance profondo. Possiamo collegare questi quattro tipi di coscienza con una linea. Ma l’uomo non si sviluppa come questa linea. Se l’uomo si sviluppasse come procede la linea retta, partirebbe da una coscienza di trance profondo, scenderebbe a una coscienza di sonno, poi a una coscienza di immagini e infine alla coscienza del giorno luminoso di oggi. Ma non è così semplice per l’uomo: deve passare attraverso vari stadi intermedi. L’uomo ha avuto una coscienza di trance profondo sulla prima incarnazione della Terra che possiamo seguire, su Saturno: lì sviluppò questa coscienza in vari gradi. Disegniamo qui in modo che la coscienza si sviluppi in questa linea. L’uomo si separa dalla linea retta e vi si ricollega di nuovo sul Sole, dove sperimenta la coscienza del sonno; poi continua come mostra questa linea a spirale, per raggiungere la coscienza di immagini sulla Luna. E oggi l’uomo, ancora una volta dopo varie trasformazioni, si trova al livello della coscienza del giorno luminoso. L’uomo mantiene ora questa coscienza del giorno luminoso per tutti i tempi a venire, e si conquista consapevolmente quegli stati di coscienza che aveva in modo ottuso nei livelli precedenti. Così si riconquista la coscienza di immagini nello stato di Giove della Terra: questo lo metterà in grado di percepire nuovamente lo psichico intorno a sé. Ma questo sviluppo avviene in modo che la sua coscienza del giorno luminoso non venga indebolita, non diventi ottusa; bensì su Giove avrà la coscienza di immagini aggiunta alla sua coscienza del giorno. Si potrebbe dire: la coscienza del giorno si illumina diventando coscienza di immagini. Poi ottiene la coscienza del sonno, che aveva sul Sole, nuovamente nello stato di Venere della Terra: questo lo metterà in grado di guardare profondamente nelle entità, come solo l’iniziato può fare oggi. L’iniziato percorre il cammino retto, si sviluppa in linea retta, mentre lo sviluppo normale dell’uomo è quello che procede in sinuosità. E salendo, l’uomo raggiunge allora su Vulcano anche la prima coscienza, la coscienza di trance, mantenendo però tutti gli altri stati di coscienza. Così l’uomo attraversa uno sviluppo discendente e uno ascendente. Questa linea la potete sempre rivedere. Questo cammino del discendere e dell’ascendere è una linea realmente esistente, che ha trovato la sua espressione nel Caduceo, nel bastone di Mercurio.

Così vediamo come i simboli che otteniamo in questo modo sono profondamente radicati nell’intera essenza del nostro accadere cosmico. E una linea come il Caduceo ha anche un significato educativo per l’uomo, quando si abbandona a questa figura in meditazione. Nessuno può imprimere in sé questa figura senza che eserciti su di lui un effetto educativo profondamente interiore. Il veggente ha tratto questa linea dai mondi spirituali per dare all’uomo qualcosa che lo rende un futuro veggente. Ciò che si deve sviluppare meditando su questa linea sono certi sentimenti. Dapprima sentite un’oscurità ottusa. Fissate lo sguardo in questa oscurità: gradualmente inizia a illuminarsi e assume un colore violetto, poi indaco, blu, verde, giallo, arancione, rosso, e poi di nuovo indietro, dove avviene una certa riflessione dello sviluppo, finché non siete di nuovo ascesi al violetto. Seguendo questa linea sfumata, i vostri sentimenti passeranno dalla qualità delle sfumature di colore ai sentimenti morali. Se non sentite questa linea solo come una linea di gesso o matita, ma guardando nel nero cercate di rappresentarvi l’oscurità, al violetto rappresentatevi l’abbandono, e così continuate attraverso gli altri colori, il blu, il verde, il giallo, l’arancione, poi al rosso rappresentatevi la gioia, allora la vostra anima vivrà un’intera scala di sentimenti, che dapprima sono sentimenti di colore e poi diventano sentimenti morali. Poiché in tale anima si rispecchia la forma del bastone di Mercurio in sentimenti, si articola in essa qualcosa che la capacita a sviluppare gli organi superiori. Attraverso il simbolo reale viene così trasformata, in modo che possa accogliere in sé gli organi superiori.

Come una volta l’effetto della luce esterna ha fatto sorgere gli occhi da organi indifferenti, così l’abbandono ai simboli del mondo spirituale fa sorgere gli organi per il mondo spirituale. È completamente impossibile dire: «Io non vedo ancora nulla di quello che dovrebbe sorgere» — sarebbe come se un uomo che non aveva ancora occhi avesse detto: «Non voglio permettere alla luce di agire su di me». Dobbiamo prima essere istruiti su ciò che può portare allo sviluppo degli organi interiori: allora possiamo percepire i segreti del mondo spirituale intorno a noi.

15°Parte 3 (Segni e simboli occulti) - Le rappresentazioni immaginative come via di formazione

Colonia, 29 Dicembre 1907

Vorrei oggi discutere ancora di alcuni simboli e segni caratteristici, affinché diventiamo sempre più chiari e consapevoli del tema fondamentale vero e proprio delle nostre conferenze, che deve consistere nel mostrare come i segni e i simboli stiano in relazione con il mondo astrale e con il mondo spirituale, che si può chiamare anche il mondo devachanico.

Abbiamo visto che i simboli e le immagini, e veramente i rapporti numerici e formali estratti dalla natura e dall’essenza dei mondi superiori, quando l’anima li ha accolti, generano in lei vere forze dell’anima sotto forma di rappresentazioni, pensieri, idee e sentimenti, che hanno un effetto plastico. Sì, abbiamo potuto anche vedere che l’Arca di Noè è stata plasmatrice per il corpo fisico attuale dell’uomo, e che il Tempio salomonico, se continua a operare nelle sue forme sugli uomini dei giorni nostri, avrà un grande significato per la plasmazione dell’uomo nella sesta razza. Da queste indicazioni potete già comprendere che attraverso i conduttori dell’umanità, che continuamente operano nel corso dello sviluppo dell’umanità, viene intrapreso fondamentalmente un cammino simile a quello del singolo uomo nelle scuole elementari dei misteri.

Anche lì abbiamo a che fare con una concentrazione di sensazioni, pensieri, rappresentazioni e così via — vi sono ancora altre cose — che sono effettive e plasmanti per l’uomo.

Nelle varie correnti occulte dell’epoca attuale dominava spesso l’opinione che nei nostri tempi potesse esservi un ascenso nei mondi superiori anche per altre vie, e non solo attraverso l’applicazione di rappresentazioni immaginative e simboliche. E negli uomini dei giorni nostri ciò è connesso con una certa paura, anzi persino con un’avversione, di ascendere al mondo astrale con l’aiuto di segni simbolici o di altri mezzi di educazione occulta.

Quando si pone la domanda: tali stati di paura sono giustificati?, si può rispondere: sì e no. In un certo rispetto sono giustificati; in un altro rispetto non hanno alcun fondamento, perché nessuno può veramente salire nei mondi superiori senza passare attraverso il mondo astrale. È un’errata supposizione, se qualcuno crede di poter passare attraverso il mondo astrale a occhi bendati. Solo dovete comprendere che il mondo spirituale come tale ha zone diverse. L’uomo è disceso attraverso il mondo astrale nel mondo fisico, e deve risalire attraverso il mondo astrale al mondo spirituale. Ciò che deve essere evitato è che l’uomo nella sua evoluzione ricada in stati precedenti. L’uomo non deve mai ricadere in stati precedenti. Ogni stato medianico è una ricaduta in uno stato precedente, mentre la vera educazione misterica è un’ascensione a stati superiori. L’uomo deve ascendere attraverso il mondo astrale con piena, luminosa coscienza diurna, per giungere alle zone superiori del mondo spirituale. Ciò che l’uomo odierno porta in sé in termini di desideri, passioni, istinti è ancorato al corpo astrale: il corpo astrale ne è il portatore. L’uomo, se vuole ascendere a mondi superiori, deve certo lavorare di nuovo con sensazioni e sentimenti; non c’è altro modo. Ma si tratta del fatto che non deve mai cercare di ascendere ai mondi superiori se non mantenendo pienamente gli acquisti del nostro mondo fisico, cioè mai con una riduzione della coscienza. Se osserviamo i medium, troviamo sempre che vengono ricacciati in uno stato di coscienza precedente. La loro luminosa coscienza diurna viene attenuata, indebolita, e viene provocato uno stato di coscienza precedente, che l’uomo ha già superato. Chi nei tempi moderni vuole diventare chiaroveggente deve conservare e portare con sé la sua presente luminosa coscienza diurna. Può farlo solo passando attraverso il punto del «pensiero libero dai sensi»; e non può mai accadere nulla quando l’uomo passa attraverso il pensiero libero dai sensi. Rendiamoci ben chiari su che cosa significhi questo.

Il pensiero e la rappresentazione pieni di sensibilità sono ogni cosa che procede dalla percezione sensibile degli oggetti che ci circondano. Se formate le vostre rappresentazioni in modo che dapprima osserviate un oggetto, lo percepiate, e poi lo tratteniate nella memoria, e la vostra vita di pensiero procede così che siete stimolati attraverso tali rappresentazioni, allora avete un pensiero pieno di sensibilità. Ciò riempie la stragrande maggioranza delle esperienze animate dell’uomo contemporaneo. E quando l’uomo una volta consulta se stesso su quanto gli rimane se scaccia dalla sua anima tutte le rappresentazioni che sono state provocate dalla percezione sensibile, allora dapprima si accorgerà di quale contenuto rimane ancora nell’anima. Quando le rappresentazioni che sono state stimolate dall’esterno sono tolte di mezzo, allora comprende ciò che il filosofo greco Platone intendeva quando scrisse sul portone della sua scuola che nessun ignaro di geometria potesse entrare. Ciò significa che nessuno dovrebbe entrare se non potesse elevarsi a un pensiero libero dai sensi. Non ha richiesto una geometria ordinaria. Nemmeno oggi viene richiesto a coloro che vogliono ascendere ai mondi superiori. Non sarebbe nemmeno necessario oggi per ragioni interne obiettive. Ma è sulle rappresentazioni geometriche che ci si può formare un’idea di che cosa sia il pensiero libero dai sensi. Se qui disponete tre fagioli, aggiungete altri tre fagioli, e ancora altri tre fagioli, potete imparare da questa impressione sensibile che 3 per 3 = 9. Il bambino o l’uomo primitivo l’impara sulle dita. Questo è pensiero pieno di sensibilità. Se non avete più bisogno delle dita o dei fagioli, ma se apprendete la stessa cosa attraverso pura intuizione spirituale, allora è pensiero libero dai sensi. Il bambino procede nell’imparare da un ponte [fagioli o dita], e si eleva solo in seguito a un pensiero libero dai sensi. Se tracciamo un cerchio sulla lavagna, ciò non produce in realtà un cerchio: quello che tracciamo è un’accumulazione di piccole montagne di gesso. Non potrete afferrare con la sola percezione sensibile che cosa sia un vero cerchio. Solo il cerchio contemplato spiritualmente, costruito interiormente, è libero dai sensi.

Il miglior mezzo per un più ampio circolo di uomini per giungere a un pensiero libero dai sensi è oggi la teosofia, se la teosofia è intesa in modo che l’uomo impari a liberare le rappresentazioni dalla sensibilità. Soprattutto nei campi che vanno un poco al di là dell’elementarissimo, l’uomo viene condotto dalla teosofia a un pensiero libero dai sensi. Se volete ad esempio rendervi conto di che cosa sia il corpo eterico o il corpo astrale, non potete vederli esternamente. Proprio questo vi dà la teosofia: essa descrive cose che non potete vedere esternamente. O se nella teosofia descriviamo l’antica Luna, allora ne elaboriamo un’immagine, un’immagine quanto mai drastica, in cui uniamo rappresentazioni sensibili e soprasensibili, così che un uomo di mentalità materialistica direbbe: qui sta dipingendo qualcosa che non è nemmeno possibile. — Sì, nella teosofia si deve insegnare per le condizioni odierne qualcosa di veramente impossibile, e descrivere l’antica Luna in modo che su di essa non fossero presenti tali rocce, minerali e pietre come sono oggi sulla nostra Terra. L’intera antica Luna era costituita da una sostanza vivente, che si potrebbe paragonare in densità a una specie di purea di spinaci o insalata cotta: dunque un corpo a metà tra i minerali e le piante, un corpo semi-vegetale, semi-minerale. Troviamo sull’antica Luna una specie di vita semi-vegetale. Minerali come quelli odierni non esistevano allora ancora. Se osservate le torbiere odierne, dove c’è anche una specie di sostanza semi-vegetale, otterrete un’immagine esternamente simile a come era la sostanza dell’antica Luna. Invece di rocce e montagne, avreste trovato sull’antica Luna al massimo qualcosa come la corteccia dei nostri alberi oggi. Ora ogni naturalista odierno obietterà che qualcosa di simile non potrebbe esistere come pianeta. — Ma proprio questo è il punto — ed è una necessità per comprendere altri periodi di evoluzione — che l’uomo stacchi il suo pensiero da ciò che oggi aderisce alle rappresentazioni del pensiero e del sentimento sensibile ordinario, e giunga a un pensiero libero dai sensi. Il pensiero libero dai sensi non è pensiero astratto, bensì pensiero molto, molto reale. Se ci pensiamo l’antica Luna come una specie di grande insalata cotta con corteccia inclusa e così via, allora è pensata «sensibile-soprasensibile», come dice Goethe. Quando liberate il colore e la forma dalla sensibilità e li proiettate liberamente nello spazio, avete guadagnato rappresentazioni attraverso il pensiero libero dai sensi. Chi considera questo come una base salda non potrà mai vacillare nell’ascensione ai mondi superiori.

Vogliamo fare uno schema. Molto in effetti diventa poco chiaro attraverso un disegno simbolico scorretto. Così è sufficiente per la comprensione di certi rapporti se si disegnano il piano fisico, il piano astrale e il piano devachanico uno sopra l’altro; ma è più corretto immaginarsi il mondo fisico come una sfera chiusa in sé, dove l’astrale è tutt’intorno, e il devachanico è di nuovo tutto intorno a questo.

Invece di disegnare strati orizzontali, è bene disegnare la cosa in questo modo (vedi disegno), perché ciò offre la possibilità di distinguere l’una dall’altra due zone del piano astrale.

Se guardiamo in due zone molto determinate del piano astrale, che designiamo qui con la freccia 1, allora nel mondo astrale esiste, per ciò che qui sulla Terra chiamiamo il maschile e il femminile, i due opposti «forma» e «vita». Forma e vita sono opposti sul piano astrale. Ora, se volessimo incontrare forma e vita sul piano astrale, potremmo incontrarle solo se procediamo in questa direzione (dal centro verso l’alto, vedi freccia 2). Se andiamo d’altro canto (dal centro verso il basso, vedi freccia 3), allora non troviamo affatto il salutare contrario di forma e vita, bensì troviamo il contrario di «decomposizione» e «malattia». Se dunque partiamo dal mondo fisico, incontriamo sul piano astrale verso l’alto il contrario di forma e vita; a ciò corrisponde nel mondo astrale verso il basso, ossia andando come sotto il fisico, il contrario di decomposizione e malattia. Ogni volta che andiamo da un lato dove vediamo proprietà salutari per il mondo fisico, d’altro canto corrispondono per il mondo fisico influssi distruttivi, dannosi. Abbiamo dunque ora una possibilità di distinguere le zone del piano astrale. Sul mondo animico umano operano in effetti due zone completamente diverse del piano astrale.

Se vogliamo formarci una rappresentazione di come queste due zone completamente diverse operano sull’anima, dobbiamo pensare che nell’uomo abbiamo: il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale; e, a seconda della loro formazione, che è stata spesso descritta, Manas o Sé spirituale, Buddhi o Spirito vitale, e Atma o l’Uomo-Spirito; e in mezzo, riempito dall’Io, abbiamo lo psichico. In modo che possiamo in certo senso distinguere: corpo — che propriamente comprende i tre corpi —, anima e spirito. Ora i tre arti inferiori corpo astrale, corpo eterico e corpo fisico si specchiano nell’anima. Nella misura in cui il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale si specchiano nella loro forma originaria, essi producono nell’anima dell’uomo proprietà basse, degradanti. Ma si specchia nell’uomo anche ciò che è superiore: Manas, Buddhi, Atma; e in tal modo abbiamo nell’anima elementi egualmente elevanti, purificanti. Nel cristianesimo severo si sapeva anche di questo doppio tipo di specchiamento nell’anima umana. Si vedeva che nell’anima si specchiava la natura umana superiore, o si specchiava la natura inferiore. Questo lo presentivano alcuni, anche se non erano esoteristi. Perciò si diceva: quando l’uomo giunge alla morte, percepisce lo specchiamento del mondo spirituale come la raccolta di leggi di Mosè; e quando l’inferiore si specchia nell’anima, all’anima alla morte viene letto dal diavolo il registro dei peccati.

Ciò significa che all’anima vengono poste dinanzi agli occhi tutte le proprietà che le aderiscono: ciò che si specchia da sopra le viene presentato come tavola della legge di Mosè; e l’inferiore, che si specchia nell’anima, venne descritto dicendo: il diavolo legge all’anima il registro dei peccati. Se la strada non viene intrapresa correttamente dall’anima, l’anima può effettivamente sprofondare nelle sue passioni basse: questo può accadere. Ma non deve essere presentato come mezzo di intimidazione dinanzi agli uomini.

Tutte le rappresentazioni mirate a immaginazioni, a elementi figurativi, educano l’uomo per portarlo gradualmente a quel punto dello sviluppo della vita dove impara a guardare sempre più e più nei mondi superiori. Le rappresentazioni figurative, come ad esempio la rappresentazione dell’antica Luna, sono un mezzo educativo potente in questa direzione. Attraverso tali rappresentazioni si porta l’idea evolutiva all’uomo in maniera rettamente esoterica. Se si presentano all’uomo solo concetti aridi, astratti, egli rimane col pensiero sul piano fisico, perché il pensiero ordinario come tale non si allontana mai dal piano fisico. È sì uno specchiamento degradato dal piano devachanico; ma il pensiero che l’uomo concepisce è qualcosa che appartiene al piano fisico, è solo come un’ombra dei processi superiori. Se vi formate anche le più delicate rappresentazioni di come procede l’evoluzione, come un essere al primo stadio dell’esistenza si differenzia, scende e si avvolge — sono tutti solo rappresentazioni che vi danno concetti del piano fisico, che però non vi avanzano nell’evoluzione. Solo rappresentazioni e concetti sensibile-soprasensibili possono portarvi passo dopo passo veramente un grado oltre. Dapprima si devono trasformare i concetti in immagini, in immaginazioni, e ripetere questo processo sempre e sempre di nuovo.

Se si mettesse questo procedimento, che era insegnato ad esempio nelle scuole Rosacroce, in forma di dialogo tra maestro e allievo, si potrebbe esprimere così: — In realtà un tale dialogo non si è mai svolto così, ma possiamo rappresentarlo in questo modo per mostrare che cosa il discepolo doveva attraversare gradualmente in lunghe, lunghe esperienze. — Il maestro disse al discepolo: osserva una volta la pianta, come dirige la sua radice nella terra, come col fusto e il fiore cresce incontro al sole e dispiega i suoi organi di frutto.

Ora immagina l’uomo al contrario. — L’uomo viene male comparato con la pianta, se si paragona la sua testa col fiore e i suoi organi di riproduzione con la radice della pianta. Persino Darwin, il grande naturalista, ha usato questo paragone correttamente, paragonando la testa dell’uomo con la radice della pianta, così che persino per Darwin la pianta è l’uomo capovolto. Ciò che la pianta casta offre al raggio solare, i suoi organi di riproduzione, l’uomo li dirige verso il centro della Terra: nell’uomo abbiamo dunque un’inversione della pianta, in quanto egli dirige tutti quei poteri che nella pianta sono diretti verso il centro della Terra, liberamente verso il cosmo pieno di sole, e quegli organi che la pianta casta protende al raggio solare li dirige vergognosamente verso la terra. L’animale sta nel mezzo.

Se dunque vogliamo disegnare le vere direzioni di forza presenti nel mondo, possiamo farlo così:

La vera significazione esoterica del segno della croce è una somma di forze. Una direzione di forza va verso il basso: l’essere vegetale è diretto da questa forza. Nell’uomo è diretto verso il lato opposto. L’animale ha la sua spina dorsale diretta orizzontalmente; in esso la forza si mostra orizzontale, circondando la Terra. Il principio animico sale dal regno vegetale al regno animale, al regno umano. E Platone, che così spesso esprimeva cose che provenivano dall’iniziazione, pronunciò la bella frase: «L’anima del mondo è crocifissa al corpo del mondo.» — Ciò significa che l’anima del mondo passa attraverso la pianta, l’animale e l’uomo; è crocifissa nelle forze dei tre regni: regno vegetale, regno animale e regno umano. E se così scriviamo la croce nei tre regni della natura, allora la croce diventa il segno della direzione evolutiva.

Ora il maestro disse dunque al discepolo: devi immaginarti come la pianta protende il suo calice al raggio solare, come gli organi di frutto giungono a maturità quando la pianta è baciata dal raggio solare. — Lo sviluppo verso l’uomo avviene in quanto la pura sostanza vegetale casta è penetrata dai desideri, dagli istinti e dalle passioni. In tal modo l’uomo conquista la sua coscienza: diventa uomo passando attraverso la natura animale. Avendo tessuto nella pura natura vegetale la natura inferiore della bramosia, l’uomo è asceso, d’altronde, dalla coscienza fioca vegetale alla luminosa coscienza diurna.

Da questo stadio dell’uomo presente il maestro indicò al discepolo una fase superiore. Proprio come l’uomo si è sviluppato verso l’alto da uno stato come l’ha la pianta, così dovrà di nuovo purificare i suoi istinti e i suoi desideri a una fase superiore, casta. Il maestro mostrò al discepolo gli impianti nel corpo fisico dell’uomo, attraverso cui i gradi superiori della coscienza possono essere conseguiti e la sostanza umana può di nuovo diventare una sostanza simile alla pianta. Ogni essere deve utilizzare un corpo fisico, se vuole apparire sulla Terra. Ma il corpo dell’uomo si trasformerà sempre più in futuro. Distinguiamo, riguardo agli organi umani, uno sviluppo discendente e uno ascendente. Una parte degli organi umani è in sviluppo discendente: l’uomo nel corso del tempo, che però si conta in migliaia di anni, li getterà via. Altri organi sono in divenire: avranno in futuro uno sviluppo superiore, per esempio la laringe umana, che è solo all’inizio del suo sviluppo. Un altro sviluppo superiore avrà il cuore umano, che in futuro sarà un organo completamente diverso. Mentre altri organi hanno già superato il loro apice, si distaccano dalla natura umana e appassiscono, nel cuore abbiamo un organo che è solo all’inizio del suo sviluppo.

Possiamo distinguere negli uomini, nei muscoli, muscoli striati trasversalmente e muscoli striati longitudinalmente: sono muscoli volontari e involontari. I muscoli volontari della mano, per esempio, sono striati trasversalmente. I muscoli dell’intestino invece, che propellono involontariamente il cibo in avanti, sono striati longitudinalmente. Il cuore rappresenta un’eccezione a questo, ed è una croce per gli scienziati fisiologici e anatomici odierni. Il cuore appartiene bensì ai muscoli involontari, ma ha muscolatura striata trasversalmente. Pertanto i nostri anatomisti non riescono nemmeno a comprendere il cuore. Lo considerano come se tutti gli organi fossero uguali. Se si considerano gli organi spiritualmente, possono essere completamente composti chimicamente dalle stesse sostanze, ma uno può trovarsi in uno sviluppo discendente e l’altro in uno sviluppo ascendente. Il cuore è sulla via di diventare in futuro un muscolo volontario: porta già ora nel suo edificio anatomico i caratteri distintivi per questo. Oggi se ne nota ancora molto poco. Oggi contribuisce a far sì che le esperienze psichiche agiscano sul sangue. Potete vedere come, quando ricevete un sentimento di paura, la massa sanguigna si ritira dalla periferia del corpo verso l’interno; o come, con l’insorgere di un sentimento di vergogna, il sangue della parte interna del corpo viene spinto verso la periferia.

In futuro, insieme alla trasformazione del cuore, avrà luogo anche una trasformazione della nostra laringe. Oggi la laringe serve a trasformare i miei pensieri in parole, mettendo l’aria in vibrazione. Potete ricevere con i vostri orecchi le mie parole e udire: ciò è causato dalle vibrazioni dell’aria. La laringe umana odierna è capace di trasformare in vibrazioni aeree ciò che accade nell’anima. Il corpo umano futuro trasformerà la sua laringe in un organo di fecondazione, e la parola, che oggi crea solo nell’aria, creerà in futuro nel nostro ambiente. La riproduzione avverrà allora attraverso la laringe, che creerà la razza del futuro.

Così come il maestro indicava al discepolo il casto calice vegetale, e come indicava l’uomo, che nel suo discendere ha penetrato la sua sostanza vegetale con la natura inferiore delle passioni, dei desideri e degli istinti, ma in cambio ha acquisito la sua odierna luminosa coscienza diurna, così il maestro mostrava come l’uomo presente ascenderà a stati di coscienza superiori, e come l’uomo futuro trasformerà di nuovo la sostanza piena di desideri in organi puri e casti. Al discepolo veniva indicato il passato, il presente e il futuro. Come il calice della pianta casto si protende al sole e i suoi organi di frutto crescono verso il sole, così sarà di nuovo su un grado superiore, dove l’uomo offrirà la sua laringe come calice al raggio solare spirituale. Questo calice spirituale, l’organo del linguaggio trasformato, si chiamava il Santo Graal. Questo è un ideale reale. Inizio, mezzo e fine dello sviluppo dell’umanità: qui vedete il pensiero evolutivo dell’umanità trasformato in un’immagine.

Attraverso i sentimenti che sviluppiamo su queste immagini ci affluiscono le forze, che veramente ci aprono i mondi superiori. Tutto procede senza magia. Sulle immagini vengono eccitati i sentimenti che conducono l’uomo nei mondi superiori. I sentimenti e le emozioni conducono l’uomo nel mondo astrale, come la volontà lo conduce nel mondo devachanico o nel mondo spirituale. Il pensare corrisponde al mondo fisico, il sentimento al mondo astrale e la volontà purificata al mondo Devachan.

Se consideriamo la pianta nella sostanza originaria casta, troviamo il verde come colore nella vita della pianta. La pianta è penetrata, nelle parti in cui il corpo eterico opera vivamente, dal verde delle foglie, da ciò che si chiama la clorofilla. Il corpo eterico ha una legge fondamentale: è la legge della ripetizione. Se nella pianta operasse solo il corpo eterico da solo, si ripeterebbe sempre la stessa forma: foglia dopo foglia vi si dispone. Ma quando il corpo astrale della Terra comincia a operare sulla pianta, essa conclude la crescita e dispone il fiore. L’effetto del corpo eterico si rivela nella ripetizione. Anche nella crescita umana questo principio si afferma. Il corpo eterico mostra la sua influenza nella formazione delle vertebre dorsali, che però trovano il loro completamento dove il corpo astrale comincia a operare e la calotta cranica si volta. Possiamo dunque agire sul corpo eterico solo attraverso il principio della ripetizione. Se pensate e comprendete, ciò agisce solo sul corpo astrale. Ma se per esempio pregate o meditate e ripetete quotidianamente la stessa preghiera o la stessa meditazione, allora agite fino nel corpo eterico. Le cose stanno così, che nel cosmo si mostra dapprima il principio della ripetizione nelle azioni del corpo eterico, poi il principio del completamento attraverso il corpo astrale. Dove il corpo astrale si ritira, il principio della ripetizione subentra come una cosa ovvia. Così crescono i vostri capelli e le unghie, perché il corpo astrale si è ritirato. Non fa male nemmeno quando vi tagliate i capelli, perché il dolore è un’espressione del corpo astrale.

Abbiamo in primo luogo la pura sostanza vegetale casta, dove la pianta, soggiacendo solo alla legge del corpo eterico, dispone foglia dopo foglia. Ora penetra questa pura sostanza vegetale casta sempre più ciò che nella teosofia è chiamato Kama, l’istintivo e sensitivo, il regno del desiderio, fino alle rappresentazioni. E ora deve nell’uomo essere superato ciò che si è sviluppato verso l’alto in lui da quando aveva una natura vegetale. Mentre l’uomo si è sviluppato verso l’alto, ha assunto in sé il sangue rosso. Attraverso il sangue rosso avviene nell’uomo ciò che lo rende autocosciente. È la clorofilla della pianta, penetrata da sostanza astrale e dall’Io, che si è trasformata nel sangue rosso. Se poteste penetrare la sostanza vegetale verde con l’Io e la sostanza astrale, ottereste il sangue rosso. Pensate ora all’immagine della croce. Nell’immagine della croce avete anche qualcosa che indica il futuro dell’uomo. Dove risiede il futuro dell’uomo? La natura vegetale deve di nuovo conquistarla, ma unita al grado superiore di coscienza che l’uomo contemporaneo ha già conquistato. Le rose rosse della Rosacroce designano ciò che è stato conquistato attraverso il sangue, ma anche ciò che egli aveva come natura vegetale e deve avere di nuovo. Questo è prefigurato nella rosa. Ha natura vegetale, e ha anche il colore rosso del sangue. Nelle foglie verdi opera il corpo eterico; nel fiore rosso, dove è il completamento, opera il corpo astrale: il fiore rosa deve il suo rosso agli influssi più intensi del corpo astrale della Terra.

Il corpo astrale dell’uomo sarà in futuro libero e conscio di operare dall’esterno, dall’esterno del corpo fisico, proprio come ora il corpo astrale della Terra opera sulla rosa. Allora quello che ora esiste come rosa vegetale a un livello basso apparirà a un livello superiore come la rosa umana. Così abbiamo nella ghirlanda di rose che circonda il legno nero della croce, effettivamente un segno per lo sviluppo dell’uomo. Nel legno nero guardiamo al morente: è un’immagine per ciò che appassirà anche nell’uomo. E nella rosa rossa guardiamo a ciò che continuerà a svilupparsi fino a quel calice che — come il calice vegetale al sole — si offre ai raggi solari spirituali. E la Rosacroce, dove le rose rosse circondano la croce nera, ci rappresenta questo processo nell’immagine.

Questo è l’essenziale dei simboli: che non li pensiamo solamente, bensì li sentiamo e proviamo. Perché solo quando sentiamo sulla rosa rossa che ci dice — un giorno sarete così, questo è ciò che vi rappresenta lo scopo dello sviluppo dell’umanità — e quando il nostro cuore si apre a questo e i nostri sentimenti diventano puri, allora in noi vengono liberate le forze che ci conducono in un mondo superiore. Così questi simboli sono lavoratori della nostra anima. La penetrano e la pervadono: sono i più grandi e i più efficaci educatori del nostro genere umano.

Proprio come qui poniamo immagini, immaginazioni dinanzi all’anima, così su campi ancora più elevati si pongono dinanzi all’uomo le forze interiori dei numeri. L’uomo deve imparare a sentire i rapporti interiori dei numeri come una musica spirituale. Si possono descrivere i rapporti del corpo fisico, del corpo eterico, del corpo astrale e dell’Io l’uno verso l’altro, quando si tenta di dare immagini per i rapporti di questi quattro arti della natura umana l’uno verso l’altro. In tal modo l’uomo sperimenta una specie di immaginazione. Così si può descrivere il rapporto del corpo fisico e del corpo eterico l’uno verso l’altro, dicendo: il corpo fisico nasce dal fatto che tutte le forze e le sostanze che sono diffuse nel regno minerale sono unite dal corpo eterico; si dissolverebbe se il corpo eterico non lo penetrasse: il corpo eterico è un combattente interno contro la dissoluzione del corpo fisico. In questo modo ci solleviamo fino a una rappresentazione del corpo eterico.

Se tentiamo di ottenere una rappresentazione figurativa del corpo astrale, ci immaginiamo come esce di notte e da fuori agisce sul corpo eterico e sul corpo fisico, rimuovendo le sostanze dell’affaticamento. Rendiamocelo figurativamente chiaro. Ora c’è però un modo ancora più elevato di rappresentarsi questo rapporto: lì si deve rappresentare il valore interno di certi numeri. Si deve riconoscere che il rapporto di 1 : 3 è completamente diverso dal rapporto di 1 : 7. Non è indifferente. Con il rapporto di 1 : 3 ci si deve rappresentare che il 3 è differenziato in se stesso, e ci si devono rappresentare le interrelazioni delle singole quantità con le altre.

Ma ciò che importa, è il rapporto di 1 : 3 : 7 : 12.

Se afferrate il rapporto di questi numeri l’uno verso l’altro come rapporto tonale, immaginandovi che un tono in un determinato tempo fa tre vibrazioni, un altro nello stesso tempo sette vibrazioni, e ancora un altro dodici vibrazioni, allora avete in questi numeri espresso quel rapporto che nella musica spirituale dà il rapporto dell’Io, del corpo astrale, del corpo eterico e del corpo fisico.

Io = 1 Corpo astrale = 3 Corpo eterico = 7 Corpo fisico = 12

Questo ha un buon fondamento nell’esistenza del mondo. Se seguissimo lo sviluppo dall’antichissimo stato di Saturno fino all’attuale stato terrestre, potremmo presto scoprire come questo sia fondato nello stato umano. La Terra nella sua prima incarnazione, quella di Saturno, era circondata dai dodici segni dello Zodiaco. Essi diedero il primo germe-impianto al corpo fisico. Attraverso l’azione dei segni corrispondenti sul corpo nacque questo rapporto del numero dodici alle singole membra del corpo fisico. Sul corpo eterico agivano i sette pianeti. Quando la Terra era Sole, stavano intorno a lei gli altri pianeti, e così il numero sette agiva sul corpo eterico. Quando la Terra era nella sua incarnazione lunare, agiva su di lei dapprima il Sole. Ma poi da un corpo ne nacquero tre corpi, dal fatto che il Sole e poi la Luna si separarono dalla Terra; e così, nel formarsi del corpo astrale, agiva il numero tre. E quando l’Io scese dai mondi superiori, ciò si espresse nel numero Uno. Il rapporto di 1 : 3 vi dà il rapporto dell’Io al corpo astrale, a 7 il rapporto al corpo eterico, e a 12 il rapporto al corpo fisico.

1 : 3 : 7 : 12 designa dunque il rapporto dei quattro arti costitutivi dell’uomo, che dovete sentire interiormente. Non è facile suscitare i sentimenti che il corpo fisico sia il più perfetto delle quattro parti, il corpo eterico il meno perfetto, il corpo astrale ancora meno perfetto, e l’Io il «bambino» tra i quattro arti della natura umana. Dovete pensare il corpo fisico dodici volte più perfetto dell’Io, il corpo eterico sette volte più perfetto, e il corpo astrale tre volte più perfetto. Questi numeri danno i gradi di perfezione per i quattro arti della natura umana. Dunque in questi numeri ci vengono dati profondi simboli per i rapporti reali.

C’erano nelle scuole occulte istruzioni per conoscere gradualmente i valori numerici. Così si insegnava il significato del numero tre, dicendo: consideriamo lo sviluppo della pianta; allora abbiamo da osservare tre cose. Iniziamo dapprima con il germe della pianta. Avete un germe di pianta insignificante, piccolo: da questo si sviluppa gradualmente la pianta. Possiamo rappresentarlo graficamente in modo che facciamo irradiare il germe della pianta, fino a foglie, fiori e frutto. Ora il germe è diventato pianta e poi dalla pianta il germe di pianta è diventato di nuovo. Ciò che nella pianta è stato sviluppato in foglie, fiori e frutto, tutto è arrotolato insieme nel germe, è come entrato nel germe. In una pianta sviluppata tutto è rivelato nel sensibile. Poi il sensibile entra in una cosa molto piccola, nel germe. Là abbiamo nel germe il sensibile il più piccolo possibile, lo spirituale il più grande possibile.

Ma accade ancora un terzo. Mentre dal germe della pianta si forma e da questo di nuovo sorge la nuova pianta, forze elementari dell’ambiente agiscono continuamente dalla pianta. Il germe c’è, che è sorto dalla pianta, e da esso di nuovo sorge la nuova pianta; ma il terzo viene dal mondo intero circostante; e questo terzo è ciò che muta ogni pianta di nuovo un poco. Quanto più alto è un essere, tanto più l’influsso del terzo agisce trasformando.

Osserviamo ora di nuovo l’anima umana, come vive tra la nascita e la morte. Allora ha sviluppato quello che ha portato come frutti di un’incarnazione precedente. Come sulla vita incosciente vegetale agiscono influssi esterni, così l’uomo durante la vita tra la nascita e la morte sperimenta coscientemente gli influssi più vari dall’esterno. E tutto quello che là sperimenta, non era ancora impianto nel germe: è qualcosa di completamente nuovo, un arricchimento, i cui frutti l’uomo porta di nuovo in una vita successiva, in un’incarnazione seguente. Ciò che era impianto nella vecchia pianta continua a operare nella nuova pianta; ma nello sviluppo della nuova pianta si mostra ancora qualcosa che non era stato nella vecchia pianta.

Così abbiamo da osservare in tutto il divenire tre cose. Dapprima lo sviluppo da uno stato per così dire avvolto: lo chiamiamo sviluppo o evoluzione. Poi ciò che giace nel germe deve nascere attraverso il processo inverso, l’avvolgimento o involuzione. Ma questi due processi da soli non danno ancora un progresso. Esclusivamente dal fatto che un essere è capace di ricevere influssi dall’esterno e di elaborarli in esperienze interiori, può sorgere qualcosa di nuovo, un progresso nel mondo. Questo è il terzo: lo si chiama creazione dal nulla. Continuamente sviluppate ciò che in voi da prima è impianto, continuamente ricevete qualcosa dal vostro ambiente, che trasformate in esperienze, e poi le portate in una nuova incarnazione. In tutta la vita agisce la trinità dell’evoluzione, dell’involuzione e della creazione dal nulla. Negli uomini abbiamo questa creazione dal nulla nel lavoro della sua coscienza. Egli sperimenta i processi nel suo ambiente e li elabora in idee, pensieri e concetti. Gli impianti provengono da incarnazioni precedenti; ma tutto il progresso nella vita si basa sul fatto che si producono nuovi pensieri e nuove idee. I rapporti dell’ambiente vengono «consumati», e le esperienze interiori conducono a nuovi pensieri e idee. Perciò il tre è il numero della vita: lo si chiama il numero della creazione o dell’azione.

Al contrario, si designa un altro numero come il numero della manifestazione. Potete facilmente immaginare quale numero si designa come quello della manifestazione. Se vi guardate qualcosa nel mondo, deve sempre manifestarsi in una dualità. Come non possiamo percepire la luce senza l’oscurità, così a noi si presenta sempre, a ogni concetto reale, uno indebolito o opposto. Luce e oscurità, bene e male e così via. In tutto il mondo manifestato regna la dualità. Perciò il due è il numero della manifestazione. Uniti gli opposti sono solo nel campo dell’occulto, del giacente sotto il manifestato. Perciò il numero uno è il numero dell’unità. L’evoluzione e l’involuzione non sono opposti, perché sempre si svilupperebbero allo stesso modo senza il terzo — dal germe alla pianta e dalla pianta al germe. Solo in connessione con il terzo, la creazione dal nulla, nasce il nuovo, che è espresso dal numero tre.

Così avete nei primi tre numeri importanti simboli del mondo spirituale. Vi doveva essere indicato con singoli esempi come il simbolo stia in relazione ai mondi superiori, e come ad esempio simboli come il Santo Graal o la Rosacroce esprimano nell’immagine la Höherentwickelung. Un altro bellissimo simbolo è nell’immagine dello specchio. Si chiama spesso ciò che ci circonda uno specchio dello spirituale, perché in verità nessun esterno ci mostra altro che lo specchiamento dell’essere spirituale. Potete osservarlo voi stessi nella vita fisica. Se percepite un oggetto fisico, che cosa vede dunque il vostro occhio? Il vostro occhio non vedrebbe affatto l’oggetto se i raggi solari non cadessero su di esso e non fossero riflessi dall’oggetto nel vostro occhio. In verità il vostro occhio non vede gli oggetti ordinari, bensì la luce solare riflessa dagli oggetti; e così vi appare un oggetto in una determinata forma. In verità nemmeno vedete voi stessi quando guardate nello specchio, perché la vostra parte spirituale è al di fuori della vostra natura fisica. Quello che vedete nello specchio è il riflesso dei raggi che cadono su voi dal mondo spirituale. Quello che vedete riflette ugualmente la luce dello spirito, come gli oggetti ordinari riflettono la luce solare. Il corpo esteriore dell’uomo è veramente lo specchio in cui si specchia il suo vero essere.

Nel tempo atlantideo l’uomo non vedeva affatto oggetti al di fuori. Sapeva di essere contenuto in una sostanza spirituale e poteva quindi vedere lo spirituale interiormente. Solo all’incirca nell’ultimo terzo del tempo atlantideo la luce dello spirito gli si è spenta, e l’uomo ha visto solo i raggi riflessi della luce dello spirito. Immaginate: guardate in una lastra di vetro e abbiate la coscienza delle vostre stesse proprietà spirituali. Ora qualcuno strofina sulla parte posteriore della lastra di vetro una sostanza speculare: così nella lastra di vetro non vedete più la vostra propria essenza, bensì solo l’immagine riflessa dallo specchio. L’uomo vede ora la sua immagine; e così a lui viene l’illusione che ciò che vede sia il suo Io. Questa illusione è meravigliosamente espressa nella Bibbia. L’uomo ha perso il Paradiso quando così venne inghiottito nella sensibilità da vedere se stesso. Prima Adamo ed Eva non avevano «visto», ora «si aprirono i loro occhi, e si accorsero che erano nudi». E poiché qui si introdusse propriamente un inganno, la saga ascrive il fatto del visibile esteriore degli oggetti al principio luciferino.

Nell’Europa orientale c’è una favola popolare, che racconta: una volta c’era un monaco che voleva provare se il detto biblico si basasse sulla verità: «coloro che cercano, troveranno; e a coloro che chiedono, sarà dato». — Voleva provare se fosse veramente vero, e perciò pregava per quello che voleva impetrare. Non voleva nulla di più alto e nulla di più basso che subito la figlia del re. Chiese la figlia del re. Essa gli disse: sì, sarebbe stata sua sotto una condizione: avrebbe dovuto portarle uno strumento in cui potesse vedersi da capo a piedi. Era nel tempo in cui non c’erano ancora specchi. Così andò e cercò; lì incontrò il diavolo, che gli rivelò il segreto del principio dello specchio. Quando tornò, ottenne il sì della figlia del re; però più tardi vi rinunciò. —

Per ottenere lo specchio doveva dunque ricorrere al diavolo.

Nei vari segni e simboli che ci si sono presentati in queste conferenze, abbiamo potuto vedere il significato reale di queste immagini. La percezione sensibile è il contenuto del mondo fisico. Le immagini e le immaginazioni sono l’espressione del mondo astrale. L’armonia delle sfere, il suono delle sfere è l’espressione del mondo spirituale. Chi ascende a questo mondo spirituale, ne percepisce la pienezza sonora interiore spirituale, vi penetra dentro. L’Ispirazione è l’elemento vitale del mondo spirituale, come l’Immaginazione è l’elemento vitale del mondo astrale. Un mondo veramente ispirato è creato dallo Spirito fuori.

16°Parte 4 (Natale) - Natale. Una considerazione dalla saggezza della vita (Vitaesophia)

Berlino, 13 Dicembre 1907

La scienza dello spirito, quando viene compresa in modo retto e sufficientemente profondo, ricondurrà l’uomo sempre di più al contatto immediato con la vita: contatto a cui egli non viene affatto avvicinato — come comunemente si crede — dal pensiero materialistico, bensì da cui viene allontanato appunto per mezzo di tale pensiero.

Questa proposizione è stata pronunciata molte volte, qui e in altre occasioni, per caratterizzare la missione del nostro movimento. Tuttavia apparirà strana all’uomo contemporaneo; poiché numerosissimi nostri contemporanei nutrono l’opinione che la vita vera — ciò che essi chiamano vita — debba essere cercata ben altrove da quella che la scienza dello spirito può offrire; e molti di loro hanno pure l’opinione che la conoscenza spirituale sia la meno idonea a condurre l’uomo verso una pratica della vita effettiva. Eppure lo farà; lo farà nelle cose minime così come nelle cose maggiori! La scienza dello spirito sarà in grado di risolvere — quando coloro che si occupano di questioni pubbliche o di altra natura si lasceranno permeare da essa — tutte le grandi questioni dell’epoca presente nel modo in cui devono essere risolte affinché l’umanità possa condurre una vita piena. Tutte le molteplici confusioni, tutti gli stati malsani del nostro tempo, tutto ciò che si chiama questioni contemporanee — tutto ciò che oggi si tenta di risolvere in modo dilettantesco da questo o quel punto di vista — potrà essere affrontato in modo benefico soltanto quando i nostri contemporanei si disporranno a permearsi della verità della scienza dello spirito. Ma questo dovrebbe occuparci meno oggi: dovrebbe semplicemente essere toccato.

Oggi dovrebbe occuparci piuttosto il lato affettivo, il lato emotivo della conoscenza spirituale. Il pensiero dovrebbe rivolgersi più alla nostra anima: il pensiero di come, in una comprensione più profonda, affettiva della vita, in un’epoca come la nostra, la nostra esistenza all’uomo debba apparire astratta, arida, meramente intellettuale e concettuale. Vediamo che in un’epoca così, quando uno dei grandi festeggiamenti — la festa di Natale, la festa di Pasqua o quella di Pentecoste — si avvicina, le forme esteriori, certe misure esterne di questi festeggiamenti vengono conservate. Ma molto, molto poco rimane di ciò che i nostri antenati sentivano vivamente nell’anima in tali epoche: quella spinta profonda che compenetrava l’anima, quel sentimento proprio ai nostri antenati rispetto al rapporto dell’uomo con l’intero cosmo e il suo fondamento divino. Questo sentimento veniva particolarmente vivificato in tali stagioni festive. Poiché tali epoche festive erano qualcosa di reale per l’anima. L’anima in tali tempi sentiva diversamente rispetto al resto dell’anno.

L’uomo contemporaneo non si fa alcuna idea di ciò che fluiva attraverso le anime nei tempi remoti, quando, mentre i giorni diventavano sempre più brevi, il fine dell’anno si avvicinava e veniva celebrata la nascita di Cristo Gesù; oppure quando la resurrezione di Cristo Gesù si avvicinava, quando il manto di neve si ritraeva gradualmente dalla terra e ciò che essa aveva tenuto nascosto sotto di sé emergeva nuovamente in superficie. Apparentemente la nostra vita è concreta. In verità i sentimenti dei nostri contemporanei sono divenuti astratti, intellettuali, vuoti. Gli uomini camminano per le strade e di solito sentono della festa di Natale poco più che sia una festa di regali. E ciò che altrimenti sentono ha scarso legame con quei sentimenti profondi che permeavano i nostri antenati in quel tempo. L’uomo ha perduto il contatto con la vita. Riacquistare affettivamente questo contatto: è qualcosa che appartiene alla missione della scienza dello spirito.

Chi si occupa solamente dei concetti e delle idee di quella che comunemente si chiama la concezione del mondo della scienza dello spirito, ha compreso il meno possibile della scienza dello spirito. Veramente l’ha compresa solo colui che sa che l’intera sfera emotiva e affettiva dell’uomo deve trasformarsi quando la conoscenza spirituale si radica nei cuori e nelle anime. E ciò che per un certo tempo è divenuto astratto, ciò il cui significato è stato dimenticato per un certo tempo — il senso profondo dei nostri festeggiamenti — tornerà a vivere dinanzi all’anima quando questo rapporto intimo con l’intero mondo circostante afferrerà di nuovo l’uomo, così come può afferrarlo una visione spirituale.

Più di una volta, in questa occasione, il senso più profondo della festa di Natale ci ha occupato. Oggi ciò deve avvenire da un altro punto di vista. Oggi deve avvenire in questo modo: che ci rendiamo prima di tutto consapevoli di come i pensieri e le idee antroposofici agiscono sulla nostra sfera emotiva, come essi trasformeranno veramente l’uomo in qualcosa di completamente diverso da ciò che egli è ora — in qualcosa per cui egli tornerà a sapere che cosa significhi sentire direttamente il battito della vita spirituale nella natura, il calore che scorre attraverso il mondo come il calore che vivifica tutti gli esseri. Oggi per l’uomo, quando guarda verso il cielo stellato, per mezzo dell’astronomia astratta il cielo stellato è riempito di sfere mondiali materiali astratte. Queste sfere mondiali gli appariranno di nuovo come corpi di anima e di spirito. Lo spazio tornerà a essere per lui permeato di spirito e di anima. Egli sentirà l’intero cosmo caldo, come lo sente al seno di un amico; soltanto sentirà naturalmente lo spirito del cosmo in modo più maestoso e più magnifico.

Sappiamo che un’anima quale la conosciamo nell’uomo — un’anima individuale che dimora in un corpo individuale — la possiamo cercare soltanto nell’uomo. Con gli altri esseri che ci circondano, dobbiamo cercarla in un’altra forma e in un’altra maniera. I nostri animali domestici e tutti gli animali che ci circondano sono pure animati, ma la loro anima la cerchiamo invano in questo piano fisico. L’Io animale, che chiamiamo un Io collettivo, va cercato nel piano astrale. Un intero gruppo di animali affini — per esempio tutti i leoni, tutte le tigri, tutti i felini — tutti questi singoli gruppi di forme affini posseggono un’anima comune, un Io comune. La separazione dello spazio qui sulla terra non gioca alcun ruolo. Che un leone sia qui in una menagerie e un altro in Africa è la medesima cosa: tutti i leoni appartengono insieme allo stesso Io, che il ricercatore occulto può trovare nel piano astrale. Questi Io collettivi sono personalità chiuse lì; e come la vostra personalità qui nel piano fisico è una personalità chiusa, così l’Io collettivo è una personalità chiusa nel piano astrale. Come le vostre dieci dita appartengono alla vostra personalità chiusa, così tutti i leoni appartengono all’Io collettivo del leone. E se potessimo fare la conoscenza dei singoli Io collettivi nel piano astrale, troveremmo che la caratteristica più eminente di questi Io collettivi è la saggezza — per quanto poco saggi possano apparirci i singoli animali qui sulla terra. Nessuno deve concludere dalle proprietà dei singoli animali qui a quelle dell’Io collettivo, della personalità animale nel piano astrale. Così come le vostre dita non mostrano le proprietà di un Io individuale, così l’animale singolo non mostra le proprietà dell’Io collettivo. Saggiamente agiscono questi Io collettivi: più saggamente di quanto possiate immaginare sono queste singole anime animali, e ciò che voi qui conoscete come le attività degli animali è effettuato dagli Io collettivi. Nella nostra atmosfera, nel circondario della nostra terra essi vivono; intorno a noi si trovano. Quando seguite il volo degli uccelli — come si muovono quando si avvicina l’autunno da nordest a sudovest, e come, quando si avvicina la primavera, si trasferiscono nuovamente nella loro patria da sudovest a nordest — e quando vi chiedete: Chi dirige saggiamente questo volo di uccelli? — allora come ricercatori occulti, cercando i singoli ordinatori e reggitori, giungerete agli Io collettivi dei singoli generi o specie. In tutta la popolazione animale vive l’Io astrale, che per il piano astrale è un Io così come l’Io umano qui, solo un Io molto, molto più saggio. Molto più accorti sono gli Io là nel piano astrale — questi Io collettivi chiusi che hanno come singole membra qui nel piano fisico — di quanto non siano i singoli uomini fisici qui. E tutto ciò che nei singoli animali è disposto saggiamente è saggezza manifestata degli Io collettivi degli animali. Noi percorriamo il mondo diversamente quando sappiamo che a ogni passo calpestiamo esseri le cui azioni vediamo.

Quando consideriamo il regno vegetale davanti a noi, l’Io di questo mondo vegetale giace in un mondo ancora più elevato rispetto agli Io collettivi degli animali. Nel mondo spirituale o nel Devachan giacciono gli Io delle piante, e fondamentalmente sono molto pochi; poiché ciascuno di essi comprende molte singole piante che si trovano qui sulla terra, molte specie. E se cerchiamo il luogo dove dobbiamo trovare spazialmente questi Io delle piante, dovremmo giungere al centro della terra. Tutti gli Io delle piante si riuniscono al centro della terra.

Sarebbe una concezione primitiva dello spirito degli Io se si volesse domandare se questi diversi Io hanno anche spazio per tutti. Nello spirituale tutto si compenetra. Chi non lo comprende, arriva a quella concezione che è contenuta ora in un libro particolarmente raccomandato anche ai teosofi: vi si parla bensì di mondi spirituali, ma se ne parla cosicché ci si domanda: se nel corso di un millennio avessero vissuto trenta miliardi di uomini, le cui anime dovessero ora trovarsi nel circondario della terra, allora dovrebbe esservi un numero così grande di anime che non avrebbe molto spazio nel circondario della terra. — È ben intenzionato, questo libro, ma è terribilmente banale.

Al centro della terra dobbiamo cercare gli Io delle piante, perché la terra stessa come pianeta è un intero organismo. Così come i capelli stanno sul vostro organismo, così le piante sono parti dell’organismo della nostra terra; e le piante, in quanto parti dell’organismo terrestre, non sono per sé esseri indipendenti, bensì membra dell’organismo stesso. Dolore e piacere nelle piante sono dolore e piacere dell’organismo terrestre.

Abbiamo bisogno soltanto di ricordare quello che è stato detto alcune settimane prima riguardo al dolore e al piacere nel mondo vegetale. Chi può osservare queste cose, sa che quando si ferisce una pianta — per quanto riguarda le parti superiori — questa ferita non è accompagnata da un sentimento di dolore del nostro organismo terrestre. Essa procura alla terra un sentimento di piacere. È allora come quando il vitello succhia dalla mucca madre, il che è accompagnato da un sentimento di lussuria. Poiché ciò che dalla terra germoglia dalle piante, benché sia solido — questo verde che germoglia dalla terra — è paragonabile per l’organismo terrestre al latte dell’organismo animale. E quando in autunno il mietitore passa con la falce tra i gambi, per chi sa approfondire le idee della scienza dello spirito in sentimenti dell’anima questo non è un processo meramente astratto: il taglio della falce significa un alito di lussuria che passa sopra il campo, e l’intera mietitura del grano cosparso il campo di sentimenti di piacere.

Così impariamo a sentire con l’organismo terrestre, come sentiamo al seno di un amico. E impariamo a comprendere il dolore della terra quando sappiamo che la terra sente dolore non appena strappiamo le piante con la radice. È dolore per la terra quando strappiamo la pianta con le radici. Non si deve qui obbiettare che in certe circostanze potrebbe essere meglio trapiantare una pianta con la radice piuttosto che cogliere il fiore. Tali circostanze non hanno significato qui. Quando un uomo comincia a diventare grigio, e per rimanere più bello si strappia i primi capelli grigi, nondimeno fa male.

Così impariamo a sentire con la natura circostante, e la natura per noi diventa sempre più anima e spirito. E quando andiamo in una cava di pietra, e gli operai abbattono le pietre, per chi sa approfondire le idee della scienza dello spirito in sentimenti dell’anima questo non rimane qualcosa di astratto. Non vediamo soltanto le pietre volare fuori dal masso. Sì, nemmeno quando viene fatto esplodere una roccia rimane qualcosa di astratto per noi: impariamo a condividere il sentimento, a sentire quello che la natura pervasa di anima e di spirito sente lì fuori. E quando siamo di fronte a un bicchiere d’acqua, e buttiamo un po’ di sale o un pezzo di zucchero nella massa d’acqua e vediamo come il sale o lo zucchero si dissolve, viene sentito qualcosa: c’è anima dentro. E se vogliamo sapere che anima c’è dentro, non dobbiamo applicare analogie ordinarie. Poiché facilmente si potrebbe credere, quando l’operaio della pietra scaglia via le pietre, che questo causi dolore alla natura. È proprio il contrario. Ciò che si chiama frantumazione nel regno minerale causa alla natura il massimo piacere, il massimo benessere interiore; e benessere interiore è pure quando dissolviamo un pezzo di zucchero o sale nell’acqua. Attraverso questo flusso benessere attraverso l’acqua dai corpi minerali che si dissolvono. Diversamente è in altre occasioni.

Ricordiamoci dei tempi primordiali della terra, quell’epoca in cui essa era un corpo infuocato-liquido e tutto il metallo e il minerale nella nostra terra era disciolto. La terra non avrebbe potuto rimanere così, perché doveva divenire il teatro su cui noi viviamo, il teatro fisso su cui possiamo camminare. I metalli e i minerali dovevano indurirsi dall’elemento liquido: dovevano diventare solidi, dovevano contrarsi. Ciò che era disciolto nell’elemento liquido doveva compattarsi, cristallizzarsi; un processo quindi simile a quello che si svolge davanti a noi in un bicchiere d’acqua in cui avete disciolto il sale. Se raffreddiate l’acqua, vedete i cristalli di sale staccarsi come corpi solidi dalla massa d’acqua. Se seguite i sentimenti che hanno luogo, sono sentimenti di dolore nel regno apparentemente morto della pietra. Tutto il distruggere e il frantumazione apparenti del regno minerale è sentimento di lussuria della terra. Tutto il consolidarsi, tutto il diventar solido, tutto il cristallizzarsi accade sotto dolore. Sotto dolore si sono formati tutte le rocce, tutti i minerali solidi del luogo di dimora su cui camminiamo. Questo è stato più o meno così al diventar solido del nostro circondario terrestre.

Quando guardiamo al futuro della nostra evoluzione terrestre, dobbiamo concepirlo così: il solido diventa sempre più liquido, si dissolve. La terra infatti si trasforma infine in quella che noi chiamiamo la «terra astrale», finché la materia terrestre è divenuta sempre più fine. Cosicché nella prima metà del nostro processo di formazione terrestre, i costituenti minerali vanno considerati come quello che sotto dolore e sofferenza diventa il teatro solido per la nostra dimora. Verso la fine, invece, permea sempre più il benessere beato la formazione della terra, e l’intera terra sarà immersa in benessere quando si trasformerà in un pianeta celeste, che sarà astralmente nel mondo.

Gli iniziati, quando parlano delle cose, esprimono sempre nei loro enunciati misteri profondi. Esprimono misteri così profondi che i loro enunciati possono essere compresi addirittura in molteplici modi, perché molto significato è contenuto in essi. Paolo, che era un iniziato, ha espresso questi enunciati in che sempre risiede un molteplice significato. Quanto più noi stessi avanziamo nella comprensione del cosmo, dei mondi spirituali, tanto più profondo ci apparirà anche un tale enunciato di Paolo. Paolo sapeva che i corpi terrestri si sono solidificati sotto dolore e sospirano verso la loro dissoluzione, il loro divenire spirituale-celeste: «E tutta la natura sospira sotto dolori, desiderando la sua adozione a figliolanza!» Questi dolori, sotto cui si sono formati i minerali solidi in quello su cui stiamo e camminiamo, sono quelli che l’iniziato Paolo intende con questa parola profonda.

Finché non conosciamo il giusto della scienza dello spirito, finché essa per noi è soltanto un sistema del pensiero. Ma la cosa caratteristica è che le idee si trasformano in sentimenti, e che diventiamo persone diverse, perché a ogni passo e movimento impariamo a sentire e percepire tutto ciò che vediamo fuori! Questo è ciò che significavano coloro che veramente qualcosa sapevano dell’insegnamento esoterico del cristianesimo. Fino nel diciottesimo secolo potete tracciare gli scrittori cristiani che avevano ancora un sentimento per il vivente nella natura, per tutto il piacere e il dolore. Perciò ci dicono nei loro scritti parole che oggi per l’uomo sono soltanto parole, o al massimo allegorie e immagini, mentre vanno comprese come realtà: Voi non dovete soltanto pensare la natura, dovete sentirla e assaggiarla! — Questo è ciò che intendevano, quando il Mietitore abbatte i gambi: che noi assaggiamo, sentiamo i sentimenti che passano sopra il campo. E quando vediamo come l’uomo nella cava di pietra frantuma via le pietre, che noi allora condividiamo il sentimento di piacere della natura. E quando vediamo come, dove un fiume scorre nel mare, la terra si deposita, che impariamo a sentire come con la terra che si depone allo stesso tempo si depongono sentimenti di dolore.

Completamente pervasa di anima per noi diventa così la natura. Così la nostra anima esce dalla ristrettezza. Il sentimento fluisce nel mondo circostante. Diventiamo una cosa così con tutta la natura circostante. E quando diventiamo pezzo per pezzo una cosa così con tutta la natura circostante, sentiamo anche gli eventi più grandi ancora nella loro spiritualità, nella loro animatezza. Sentiamo allora, quando in primavera i giorni diventano sempre più lunghi, quando sempre più luce fluisce sulla nostra terra, quando dalle profondità misteriose della terra germogliano le piante che nei loro semi erano dentro la terra, e quando tutto si ricopre di nuovo di verde, sentiamo fluire non soltanto quello che vediamo — il verde che brilla —: sentiamo che là accade qualcosa di spirituale.

Quando verso l’inverno i giorni diventano più brevi, sempre meno luce viene sulla nostra terra, le piante si ritirano di nuovo, il verde si trasforma, allora sentiamo qualcosa di simile a quello che noi stessi sentiamo quando stanchi la sera andiamo verso il sonno. E sentiamo qualcosa di simile in primavera quando la natura si risveglia: che allora questa espressione per noi non è pura allegoria, ma vera realtà. Sentiamo il cambio della natura, il cambio dell’anima e dello spirito della natura. Sentiamo come da metà dell’estate in poi tutto va in declino, come l’anima della nostra terra si inclina verso il suo stato di sonno. Ma allora, quando la sera l’uomo si inclina verso il suo stato di sonno, abbiamo davanti a noi quel processo vivente che spesso abbiamo descritto: gradualmente il corpo astrale con l’Io dell’uomo si ritira, si libera e fluttua per così dire nel suo mondo proprio, nel suo mondo tutto suo. E se l’uomo nello stato evolutivo presente dell’umanità potesse quello che sarà capace in futuro, allora quando il corpo astrale si ritira dal corpo eterico e dal corpo fisico, si accenderebbe una coscienza spirituale; il lavoro spirituale e il mondo spirituale sarebbero intorno al corpo. L’uomo uscirebbe semplicemente dal suo corpo fisico, entrando in una forma di esistenza diversa. Questo lo fa anche ora, solo non sa nulla di esso nello stato evolutivo odierno.

Questo accade anche sulla nostra terra. Il corpo astrale del nostro circondario terrestre subisce trasformazioni nel corso dell’anno. Le trasformazioni sono diverse sui due emisferi della terra; questo non c’interessa oggi. Il corpo astrale della nostra terra è in quel momento in cui le piante e la vita in generale germogliano dalla terra, occupato con l’esistenza naturale della nostra terra. Esso l'amministra quando le piante crescono; esso amministra tutto quello che sulla terra accade come verdeggiare e prosperare. E in autunno, quando una sorta di stato di sonno viene sulla terra, questo corpo astrale della terra passa al suo agire spirituale.

Coloro che vivono questo processo della terra, sanno che durante il periodo di elevazione del sole, dalla primavera all’autunno, hanno davanti a loro direttamente in tutto ciò che germoglia e prospera la manifestazione esterna dello spirito della terra. Ma allora, quando l’autunno arriva, stanno direttamente di fronte al corpo astrale terrestre divenuto più libero. E quando i giorni sono più brevi — cioè la vita fisica esterna si avvicina il più possibile al sonno — allora la vita spirituale si risveglia. E che cosa è questa vita spirituale della terra? Chi è lo spirito della terra?

Questo «spirito della terra» si è designato a se stesso come lo spirito della terra, quando ha parlato: «Chi mangia il mio pane, mi calpesta i piedi», e quando ha indicato quello che la terra produce come cibo solido per gli uomini, e ha detto: «Questo è il mio corpo», e quando ha indicato quello che come succhi scorre vivo attraverso i vivi, e ha detto: «Questo è il mio sangue.» Allora con questi due enunciati ha designato la terra stessa come il suo organismo.

Tutto questo è stato diverso nei tempi pre-cristiani, e diverso nei tempi cristiani. Perché così come è nei tempi cristiani, è divenuto soltanto in un momento specifico dell’evoluzione terrestre. Nei tempi dei giorni brevi, quando i santi misteri dell’antichità si svolsero, coloro che erano iniziati si rivolgevano con tutto il loro essere spirituale al sole. E nella profonda mezzanotte del giorno, circa il giorno che conosciamo come il giorno di Natale, gli iniziandi nei santi misteri venivano portati a vedere il sole in quell’ora di mezzanotte. Allora venivano promossi alla chiaroveggenza. L’uomo contemporaneo non può vedere il sole a mezzanotte, poiché è al di là della terra. Per il veggente però la terra fisica non è un ostacolo per vedere il sole. Egli vede il sole nella sua essenza spirituale. E quando i veggenti nei santi misteri attorno all’ora di mezzanotte vedevano il sole, vedevano il reggente del sole, il Cristo. Egli era infatti per coloro che dovevano entrare in connessione con lui, allora ancora completamente nel sole.

Quando sul Golgota il sangue fluì dalle ferite, fu un evento significativo per l’intera evoluzione terrestre. Nessuno comprende questo evento se non riesce a comprendere che il cristianesimo si basa su un fatto mistico. Se qualcuno con vista chiaroveggente da un lontano pianeta avesse potuto seguire l’evoluzione della terra attraverso millenni, avrebbe visto non soltanto il corpo fisico della terra, ma anche il corpo astrale. E questo corpo astrale della terra avrebbe mostrato attraverso i millenni luci particolari, colori particolari e forme particolari. In un momento tutto questo è cambiato. Altre forme apparvero, altre luci e altri colori brillavano — e questo era il momento in cui sul Golgota il sangue fluì dalle ferite del Redentore. Non era soltanto un evento umano, bensì un evento cosmico. Per questo l’Io del Cristo, che altrimenti doveva essere cercato soltanto sul sole, si trasferì sulla terra. Si congiunse con la terra, e nello spirito della terra troviamo l’Io del Cristo, l’Io del sole. E l’iniziato è capace di vedere lo spirito del sole, che egli cercava nei santi misteri dell’antichità sul sole nell’ora di mezzanotte di Natale, ora in nuovo tempo nel Cristo stesso, come nello spirito del centro della terra.

Nel sentirsi vivamente connessi con lo spirito del Cristo risiede la coscienza cristiana; non soltanto la coscienza del cristiano ordinario, ma la coscienza dell’iniziato cristiano.

Questo è il processo che in ogni anno si svolge quando i giorni diventano più brevi e la terra naturale entra nel suo sonno. Allora il processo è tale che possiamo entrare in connessione immediata con lo spirito della terra. Perciò non è nato da arbitrio, ma dal principio dell’iniziazione, collocare la nascita del Salvatore nei tempi dei giorni più brevi e delle notti più lunghe. E così vediamo qualcosa di infinitamente significativo spirituale connesso con l’accorciarsi dei giorni e l’allungarsi delle notti, e sentiamo anche che in questo evento c’è anima, e invero l’anima più alta che possiamo sentire nell’evoluzione terrestre.

Non un insegnamento o una somma di pensieri sentivano i primi cristiani quando pronunciavano il nome del Cristo. Sembrerebbe loro completamente impossibile che qualcuno fosse stato chiamato cristiano soltanto per aver accettato le proposizioni che Cristo Gesù aveva pronunciato come insegnamento cristiano. A nessuno sarebbe venuto in mente di negare che queste proposizioni si trovano anche in altre confessioni religiose, e a nessuno sarebbe venuto in mente di considerare questo come qualcosa di particolare. Solo oggi negli ambienti colti si attribuisce un valore particolare al fatto che l’insegnamento di Cristo Gesù concordi con altre confessioni religiose. È vero: difficilmente si troverà una proposizione che non sia stata insegnata anche in precedenza, ma questo non ha importanza. Non soltanto attraverso l’insegnamento il cristiano è connesso con il Cristo. Non è cristiano colui che crede nelle parole, bensì è cristiano colui che crede nello spirito del Cristo. Appartenere al cristianesimo significa il sentirsi connesso con il Cristo che effettivamente camminava sulla terra. Riconoscere soltanto l’insegnamento di Cristo non significa predicare il cristianesimo. Predicare il cristianesimo significa vedere nel Cristo lo spirito che abbiamo appena caratterizzato come il reggente del sole, che nel momento in cui il sangue fluì dalle ferite sul Golgota trasferì il suo lavoro sulla terra e così incluse la terra nel lavoro del sole.

Perciò coloro che per i primi predicavano il cristianesimo si sentivano il meno possibile spinti a predicare soltanto le parole; bensì attribuivano il massimo valore alla predicazione della persona di Cristo Gesù: «Noi l’abbiamo visto, quando era con noi sul monte santo.» Che era lì, che l’avevano visto, su questo attribuivano valore. «Abbiamo messo le nostre mani nelle sue ferite.» Che l’avevano toccato, su questo attribuivano valore. Da questo evento storico procede tutta la futura evoluzione dell’umanità sulla nostra terra. Questo si sentiva allora. Perciò dissero i discepoli: Attribuiamo grande valore al fatto che siamo stati con Lui sul monte; ma consideriamo anche grande che la parola dei profeti si sia adempita in Lui, quella che proveniva dalla verità e dalla saggezza stessa! — E si è adempito quello che i profeti avevano saputo in anticipo. Allora si intendeva con i profeti gli iniziati, che potevano predire il Cristo, perché l’avevano visto nei vecchi santi misteri attorno all’ora di mezzanotte di Natale. Come un adempimento di quello che si era sempre saputo, gli stessi discepoli del Cristo presentano l’evento del Golgota, e un grande rivolgimento avviene nei sentimenti di coloro che sapevano.

Quando guardiamo indietro in un’epoca del pre-cristianesimo, e avanziamo sempre più in questi tempi, troviamo sempre di più come tutto l’amore sia legato ai legami di sangue. Ancora nel popolo giudaico, da cui lo stesso Cristo proveniva, vediamo l’amore soltanto nei parenti di sangue stessi. Vediamo che si amano coloro in cui scorre sangue comune; e anche prima era sempre così, che sulla base naturale del sangue comune riposava l’amore. L’amore spirituale, che è indipendente da sangue e carne, è entrato sulla terra soltanto con il Cristo. E in futuro dipenderà dal fatto che la parola si avveri: «Chi non abbandona padre e madre, fratello e sorella, moglie e figli, non può essere mio discepolo.» Chi renderà l’amore dipendente dalla base naturale, dal sangue, non è in questo senso un cristiano. L’amore spirituale, che come grande vincolo fraterno percorrerà l’umanità, è il risultato del cristianesimo.

Ma per questo l’uomo impara anche la più grande libertà, la più grande chiusura interiore attraverso il cristianesimo. Ancora il salmista diceva: «Mi ricordo dei giorni antichi, e rifletto sulle epoche primordiali.» Questo era un sentimento costante dei tempi antichi: guardare ai progenitori. Si sentiva che il sangue dei progenitori ancora rotolava nelle proprie vene, e si sentiva il proprio Io connesso all’Io dei progenitori. Se si voleva sentire veramente questo, anche ancora nel vecchio popolo giudaico, si pronunciava il nome di Abramo; poiché ci si sentiva dentro il flusso di sangue comune che scorreva da Abramo. L’ebreo diceva, quando voleva esprimere il suo supremo: Io sono uno con Abramo. — E la sua anima — questo ha uno sfondo molto profondo — dopo che il corpo era morto, tornava nel seno di Abramo. Non era ancora presente quella indipendenza che è entrata nella coscienza umana attraverso Cristo Gesù. Attraverso Cristo Gesù entrò la conoscenza consapevole dell’«Io sono» negli uomini.

Ma una cosa allora non era ancora sentita: la piena divinità della più intima essenza divina dell’uomo. Sentivano l’«Io sono», ma lo mettevano in rapporto con i progenitori; lo sentivano nel sangue comune che scorreva dal tempo di Abramo. Poi venne Cristo Gesù e portò la coscienza che c’è nell’uomo qualcosa di molto più antico, qualcosa di molto più indipendente. L’«Io sono» non è soltanto qualcosa che contiene quello che vive come comune in un popolo, ma quello che è nella singola persona; e perciò l’amore deve cercare di nuovo nella singola persona, da se stessa.

L’Io che in voi oggi è chiuso, isolato verso l’esterno, cerca l’amore spirituale verso l’esterno. Non con il padre che era in Abramo, sente questo Io comunione, bensì con il padre spirituale del mondo: «Io e il Padre siamo uno.» E un enunciato ancora più profondo di questo — benché questo sia il più ponderoso, perché apre più la comprensione — è il fatto che Cristo ha chiarito all’uomo che non è il più profondo quando dicono: Io era già in Abramo. — Gli ha chiarito che l’«Io sono» ha un’origine più antica, scaturito da Dio stesso: «Prima che Abramo fosse, .» Così suona l’enunciato nel testo originale, che di solito è scritto cosicché nessuno riesce a comprendere nulla, non: Prima che Abramo fosse, io sono: «Prima che Abramo fosse », l’essenza spirituale più intima che ognuno porta in sé.

Chi comprende questo enunciato, penetra profondamente nell’essenza della visione cristiana e della vita cristiana, e comprende perché il Cristo indica anche: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo.» E per questo dobbiamo sentire anche il senso correttamente interpretato dell’antifona natalizia, che ci dice sempre di nuovo nella notte sacra cristiana il mistero eterno dell’essere extratemporale dell’«Io sono». Non si dice nel canto natalizio come ricordo: Oggi ricordiamo che Cristo è nato — bensì ogni volta si dice: «Oggi ci è nato Cristo!» L’evento è infatti extratemporale; e ciò che una volta accadde in Palestina, accade per colui che riesce a trasformare l’insegnamento in sentimenti e sensazioni, in ogni notte natalizia sempre di nuovo.

Che l’uomo di nuovo sentirà vivamente quello che un tale festeggiamento intende, per questo una visione spirituale del mondo lo ricondurrà di nuovo all’uomo. Non una dottrina astratta, una teoria astratta deve essere la sua missione, bensì ricondurre l’uomo di nuovo pienamente nella vita, fargliela apparire non come astratta, bensì come pervasa dappertutto di anima. E sentiamo anima quando andiamo nella cava di pietra e vediamo la pietra frantumata; sentiamo anima quando vediamo il volo degli uccelli, quando vediamo la falce passare sopra i campi, quando il sole sorge e tramonta. E sentiamo sempre più profonda spiritualità quanto più profondi sono gli eventi che consideriamo. Nei grandi punti di svolta dell’anno sentiamo gli avvenimenti spirituali più importanti; e quello che per noi è il più importante, dobbiamo imparare di nuovo a sentire nei grandi punti di svolta dell’anno, che sono segnati nei nostri festeggiamenti.

Così i nostri festeggiamenti diventeranno di nuovo qualcosa che come un respiro vivente percorre le anime umane, e l’uomo si riadatterà in tali momenti festivi a tutta l’opera e l’intessere della natura piena, spirituale e spirituale. L’antroposofo deve innanzitutto prevedere come pioniere quello che i festeggiamenti possono divenire, quando l’umanità di nuovo intenderà lo spirito, vivrà quello che significa intendere di nuovo lo spirito nei festeggiamenti. Apparterrà alle forze che condurranno di nuovo l’uomo nel mondo, se già oggi in tali giorni festivi sentiamo e percepiamo qualcosa del sentimento e della percezione della natura, e in questi importanti momenti ci ricordiamo quello che la conoscenza spirituale in questa saggezza della vita riconduce di nuovo all’uomo. Allora la scienza dello spirito diventerà vivente realtà dell’anima, diventerà Vitaesophia. E può esserlo nel migliore dei modi nei tempi in cui l’anima cosmica si china particolarmente verso di noi e si connette particolarmente intimamente con noi.

Traduzione filologica dall’originale tedesco di Rudolf Steiner,

conferenza del 13 dicembre 1907, Berlino.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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