Dornach, 10 settembre 1915
Presupposti e condizioni della convivenza nella Società Antroposofica
Cari amici! I movimenti come il nostro movimento di scienza dello spirito sono stati sempre coltivati in modo che si cercasse di preservare quella che era da imprimere alla cultura spirituale o alla cultura in generale, dapprima sulla strada di un’unione sociale, di una Società. E poiché le condizioni della convivenza umana e dello sviluppo umano sono rimaste tradizionali e ancora oggi rimangono così, esiste una certa necessità di coltivare quella che riconosciamo come le nostre aspirazioni di scienza dello spirito sulla strada di una Società. Ora è un’esperienza che, in sostanza, tutte queste Società hanno fatto: il concetto di Società, come è necessario per la coltivazione di una tale corrente spirituale, non è facile da comprendere, almeno non praticamente. Infatti ancora e ancora si ricevono prove del fatto che ci sono molte persone — proprio stamattina ho ricevuto per esempio una lettera in questo senso — che dicono: in realtà non amano affatto aderire a una tale comunità. Preferirebbero ricevere il contenuto spirituale corrispondente attraverso la lettura o ascoltando conferenze libere, non legate a una Società, o in altro modo; sentono disagio nell’aderire a una tale Società. Spesso i motivi che queste persone adducono sono tali che se ne può già tener conto. Ma si deve pur sempre dire: se un tale movimento spirituale — che per necessità nei suoi impulsi, in tutto il suo modo di pensare, sentire e volere si differenzia fortemente dal pensiero, dal sentimento e dalla volontà degli uomini dell’ambiente circostante — dovesse essere portato all’umanità senza una tale Società, questo sarebbe infinitamente più difficile che attraverso una Società.
In essa i membri possono prepararsi attraverso la continua ricezione di concetti e rappresentazioni di scienza dello spirito, mediante un’appropriata convivenza, per essere in certo modo uno strumento, uno strumento per la diffusione di una tale scienza dello spirito, di una tale corrente spirituale. Ma da questo consegue poi anche che il concetto di una tale Società deve essere preso nel più alto grado seriamente. Essa deve infatti — e precisamente praticamente — dimostrarsi come uno strumento per la corrispondente corrente spirituale. Bene, cari amici, dovete soltanto considerare la nostra Società come tale, e potrete studiare come essa, come Società, differisca da altre Società o associazioni che vengono create. Noterete questa differenza soprattutto se prendete in considerazione un pensiero ben determinato. Ammettete pure che certi avvenimenti, come si sono presentati alle nostre anime in questi ultimi tempi, potessero suggerirci in qualche modo il pensiero di sciogliere la Società Antroposofica come tale. Prendiamo come ipotesi che si volesse sciogliere la Società perché si sono verificati disordini al suo interno. Ora, se la Società Antroposofica fosse un’associazione come molte altre, naturalmente potrebbe sciogliersi senza difficoltà e si potrebbe metterne al suo posto un’altra, in cui questi disordini fossero stati eliminati. Ma in qualcosa di importante la nostra Società Antroposofica si differenzia effettivamente da altri enti o Società. Questi vengono molto spesso fondati sulla base di un programma con un certo numero di punti programmatici e statutari. Una tale Società può sciogliersi in qualsiasi momento. Ma, cari amici, se sciogliessimo la Società Antroposofica, essa non sarebbe affatto sciolta. Non abbiamo affatto la possibilità, come altre Società e associazioni, di sciogliere così senza difficoltà la Società Antroposofica.
Perché noi come Società Antroposofica, che è una Società per un movimento di scienza dello spirito, ci differenziamo da altre Società proprio per il fatto che non ci basiamo su punti programmatici, cioè non su cose irreali, solo pensate, ma ci fondiamo su realtà, su una base veramente reale. E prendete solo la base reale più estrema: essa consiste nel fatto che ogni membro della Società Antroposofica ha il diritto di ricevere i nostri cicli, mentre gli altri uomini non hanno questo diritto. Allora vi direte: nel momento in cui sciogliessimo nominalmente la Società Antroposofica, non avremmo affatto eliminato dal mondo il fatto che un certo numero di persone ha i nostri cicli in mano. E un’altra cosa reale è che un certo numero di persone ha un certo tesoro di saggezza nella loro testa. Non so bene quale sia il numero di quanti possiedono effettivamente le cose qui esposte nella loro testa, a differenza di quelli che le possiedono solo in «visioni»; ma questo non è l’essenziale per la Società. Un’altra cosa reale dunque è che un certo tesoro di saggezza, semplicemente una somma di cose di natura reale, è nei cuori, nelle teste, nelle anime di quei genitori che finora hanno appartenuto alla Società Antroposofica. Questo non può esser loro tolto per mezzo di uno scioglimento della Società. Così quindi la Società Antroposofica si differenzia da altre Società per il fatto che nella sua struttura non tollera nulla di fantastico, ma è eretta su una base reale. La misura dello scioglimento non cambierebbe in alcun modo, minimamente, il fondamento reale che esiste.
La cosa pesante del fatto che la nostra Società si rapporta ad altre Società e associazioni come una realtà a qualcosa di semplicemente pensato, dobbiamo tenerla presente se vogliamo cogliere il concetto della nostra Società nel modo giusto. Perché solo per il fatto che un gran numero di membri ha contato — più o meno consapevolmente o solo per sentimento — su questa base solida, reale, fondata non solo su punti programmatici della nostra Società, è sorto quello che vediamo elevarsi su questa collina: l’edificio di una scuola superiore di scienza dello spirito. Per mezzo di esso siamo inoltre vincolati a qualcosa di reale in certo senso. Non è vero che se un numero di fantasiosi si mettono insieme e decidono — per rispetto non assumerò altro che un’ipotesi, perché nessuno se ne senta toccato — di non portare collaretti e cravatte, e magari di semplificare la vita in qualche altro modo, di non osservare alcuni così detti principi sociali o — come li chiamano forse loro — «pregiudizi», solo di camminare in sandali e così via, allora si potrebbe in qualsiasi momento disperdersi, senza che per questo cambiasse qualcosa di essenziale. Ma noi vogliamo proprio differenziarci da un numero di fantasiosi per il fatto che consideriamo l’intero significato della nostra base reale. E un’altra cosa ancora, cari amici: noi — senza scadere in pedanteria verbale — dobbiamo distinguere il concetto di una Società, entro cui vogliamo coltivare il nostro contenuto spirituale, da un’associazione. E lì deve veramente dirsi che a molti di noi, se riflette solo sulle condizioni dell’esistenza sociale, il concetto di Società sfugge subito e il concetto di associazione gli si presenta davanti agli occhi. In un’associazione si stabiliscono di regola paragrafi, condizioni e così via, che devono essere osservati. In una Società come la nostra non basta.
Essa non può differenziarsi da un’associazione solo nelle parole. Nella nostra Società si tratta — e ho già esposto questo in questi ultimi tempi — che il concetto di Società sia preso veramente seriamente. Ciò significa che ognuno è consapevole di appartenere alla Società non solo nella misura in cui ha ricevuto la sua tessera e porta il titolo di membro della Società, ma di essere un membro della Società. Ma questo fonda veramente, per mezzo del concetto di Società stesso, qualcosa che come un indefinito e tuttavia molto definito deve vivere tra i membri. Deve vivere così che il singolo lo sente fino al punto di un certo obbligo, che questo indefinito e tuttavia definito vive. Cioè, che il singolo ha veramente uno sguardo per il bene prossimo o lontano degli altri membri della Società, e che colui che è un membro esperto della Società — cosa che non deve sempre rivelare, non è vero, si può benissimo tenerla nascosta, perché dipende dal modo in cui si applicano e si vivono le esperienze — sta veramente al fianco del meno esperto con la sua esperienza. Si usa spesso la parola «fiducia». Ho effettivamente esposto in una considerazione che vi ho fornito in questi ultimi tempi che non abbiamo bisogno di avere fiducia nella dottrina, perché la dottrina cerca di giustificare la fiducia attraverso tutto ciò che intraprende; dobbiamo però cercare di avere fiducia reciprocamente tra di noi e di giustificarla. Dobbiamo cercare di creare un vero vincolo reale tra membro e membro. Immaginate solo che un membro esperto, senza essere invadente, senza cadere in modi da detective, senza spionaggio, cioè senza avvicinarsi troppo all’altro, abbia veramente uno sguardo per il bene e il male di soli dieci altri, senza dover dirgli che li ritiene meno esperti di se stesso.
Allora già un’immensa quantità di lavoro potrà svolgersi per creare quella che potrei chiamare un’«aura ideale», che è necessaria in una Società come la nostra. La fiducia certamente non si può mai decretare. La fiducia deve essere conquistata. E i membri più esperti dovrebbero sforzarsi di conquistarsi tale fiducia presso quelli che sono da meno tempo nella nostra Società. Cose del genere sono state espresse, nel corso dei nostri sforzi ormai veramente pluriennali, più spesso. Ma non erano mai state così necessarie da esprimere come qui in questo luogo. Perché se noi come membri della Società Antroposofica siamo sparsi nelle città tra la popolazione circostante, è una cosa completamente diversa che se qui abbiamo una massa di gente riunita e siamo come su un vassoio dinanzi alla popolazione circostante. Allora è necessario che noi consideriamo, nel modo più urgente e serio, le condizioni fondamentali della nostra convivenza sociale. Quello che dico, cari amici, dovrà naturalmente essere completamente indipendente dal fatto che una Società come la nostra non potrà mai mettere a posto i non-membri. Non potrà mai evitare che la gente al di fuori della Società non si lanci in ogni sorta di calunnia, scherni, attacchi ingiusti e così via. Ma non si tratta di questo, bensì del fatto che i membri della Società facciano davvero tutto ciò che in ogni singolo caso fa sì che gli attacchi da fuori appaiano ingiustificati, che si tolga loro il suolo sotto i piedi facendoli sembrare privi di fondamento. Allora dobbiamo veramente considerare particolarità in modo specifico, cari amici. È già necessario che nella vita esterna non si tenga conto solo delle cose grandi, ma anche delle piccole.
Se per esempio un numero di nostri membri si siede la sera insieme ad altri uomini in una carrozza della ferrovia elettrica e da qui a Basilea discutono ad alta voce dei vari pizzichi, strappi e frullii nel loro corpo eterico, be’ questo, cari amici, non è certamente un crimine morale. Ognuno che biasima una cosa del genere può naturalmente dire: bene, ma che importanza ha? — Ora, ha davvero molta importanza quando si tratta della serietà e della dignità del nostro movimento. E dovrebbe essere evitato, per quanto sia una piccolezza e non una cosa grande. Dovremmo soprattutto cominciare a riformarci dove questa riforma può avere effetti reali. Dovremmo soprattutto comprendere che, nel momento in cui parliamo solo di cose che ci sono comprensibili se altri possono ascoltare, gli altri necessariamente devono farsi delle rappresentazioni stolte di quello che raccontiamo. Perché non è vero che se parliamo del corpo eterico — bene, supponiamo che sappiamo di che cosa parliamo, ma colui che ascolta non sa di che cosa parliamo. Questi è a volte nella stessa situazione, cari amici, di una cameriera che conoscevo da vicino. Conosceva bene, e poiché era tra gente antroposofica aveva un certo interesse nel sapere che cosa effettivamente si faceva lì. E così partecipò a un corso preparatorio tenuto da uno dei nostri membri, e quando tornò a casa disse: bene, ora ho sentito che non ho solo un corpo, ma che ho quattro corpi. Ma io ho solo una cameretta molto stretta e un letto stretto, e ora non so proprio come mettere tutti questi corpi nel mio letto! — È una storia vera, che è successa in una casa non molto lontana da me, cari amici.
Sì, vede, esattamente così un uomo che vi ascolta, se voi parlate dei pizzichi e dei frulli del corpo eterico, deve necessariamente pensare che voi parlate del corpo eterico come di un corpo fisico. E così in fondo lo fuorviate e gli bloccate la possibilità di avvicinarsi in qualche modo al movimento. Perciò è importante che impariamo da noi stessi a prendere seriamente e con precisione le cose di cui parliamo. Sebbene non siano cose grandi in sé, ciononostante creano come un muro di pregiudizi attorno a noi che potrebbe essere evitato e dovrebbe esserlo. Così, il fatto che impariamo a parlare veramente con precisione è qualcosa che è assolutamente necessario in una tale Società, se non vuole gradualmente verificarsi l’impossibilità di coltivare nella Società quello che deve esserne coltivato. Sono oggi costretto a dire una gran quantità di cose che probabilmente vi sembreranno estremamente superflue, semplicemente perché ognuno dice: bah, che cosa significa ora, si deve parlare con precisione. — Ma, cari amici, aprite solo gli occhi quando qui o là accade qualcosa, qualcosa si dice e uno lo racconta a un altro. Se prestaste attenzione a se effettivamente è stato descritto con precisione, scoprireste molto facilmente in innumerevoli casi la deviazione dalla precisione. Se poi ciò che è stato raccontato o visto è stato detto a un altro e ancora a un altro, allora talvolta emerge un vero mostro di quello che è effettivamente accaduto o è stato detto. Proprio all’interno della nostra Società si possono fare esperienze in questo. Bisogna considerare, cari amici, che proprio in un movimento di scienza dello spirito si può agire fruttuosamente solo se ci si abitua alla precisione, a una reale e precisa ricezione delle cose.
Perché la scienza dello spirito vi costringe a dirigere lo sguardo spirituale su cose che non hanno nulla a che fare con il mondo fisico esteriore. E per guadagnare il giusto rapporto con ciò, si deve creare un contrappeso. E questo può consistere solo nel fatto che si prendano le cose sul piano fisico il più reale possibile. La precisione è parte della realtà. Ho tenuto qualche tempo fa a Monaco una conferenza pubblica, su cui persone singole furono straordinariamente sorprese. Riguardava l’essenza del male. Ho esposto lì come le forze che qui sul piano fisico operano nel male siano in certo modo solo forze trasposte da piani superiori al piano fisico; come certe forze che lassù nel mondo spirituale possono condurci a riconoscere e dominare lo spirituale, qui giù nel mondo fisico possono diventare il male. Perché la stessa forza che ci abilita a guadagnare la comprensione del mondo spirituale, e di cui sappiamo che nel mondo spirituale dobbiamo rimanere fermi con questa forza della comprensione — questa stessa forza deve produrre frode, vera frode, se viene trasferita senza pensiero direttamente al piano fisico. Perché in che cosa deve consistere l’essenza di questa forza, cari amici? Deve consistere nel fatto di rendersi indipendenti nel proprio pensiero dal piano fisico. Ma se si applica questa forza dell’indipendenza dal piano fisico al piano fisico stesso, allora significa mentire ed essere mendaci. Perciò quelli che avevano il compito di diffondere la conoscenza spirituale, in tutti i tempi hanno visto tali pericoli nella diffusione. Perché quello che è necessario per la comprensione dei piani superiori, se viene direttamente trasferito nel mondo fisico, porterà a frode. Perciò deve esistere un contrappeso a questo.
È dunque necessario, per avere le forze di comprensione per il mondo spirituale pure e belle e adatte, di sviluppare nel modo più acuto il proprio sentimento di verità per il piano fisico, cioè anche il proprio sentimento di precisione. Perché in tutto ciò che non conta la precisione sul piano fisico, si mescolano immediatamente all’interno di una cosiddetta Società occulta, in maniera inopportuna, certi talenti che si sviluppano attraverso la scienza dello spirito stessa, con il più basso, il bassissimo del piano fisico. Cari amici, immaginate una Società ordinaria materialistica. Come sapete o forse già avete sentito, se non lo sapete direttamente: ci sono circoli sociali in cui regna quello che si chiama pettegolezzo, chiacchiera o come la si chiama. Almeno per sentito dire, molti di voi conosceranno qualcosa del pettegolezzo e della chiacchiera, non è vero. Dunque in una società ordinaria, materialistica, borghese regna il pettegolezzo e la chiacchiera. Non è particolarmente buono di solito, e si può opporvi molto, ma almeno non si mescolano contenuti occulti. Se però il pettegolezzo e la chiacchiera regnano in una Società occulta, allora vi si mescolano volentieri soprattutto contenuti occulti. Si dovrebbe poter discutere cose simili, come spero, nel nostro circolo. Perché dovrebbe anche appartenere alla nostra Società il fatto di poter essere sicuri che le cose non vengono subito portate fuori dalla Società e fraintese fuori. Nemmeno in questo abbiamo fatto buone esperienze. Se dobbiamo continuare a farne di simili, allora questo deve naturalmente condurre a una diversa configurazione della nostra Società. Quello che si dice nella Società deve rimanere all’interno della Società nel senso più rigoroso. Perché a volte deve poter dire parole che non si direbbero così facilmente al di fuori della Società.
Ora, nella nostra Società si parla e deve naturalmente parlare molto dei legami karmici degli uomini. Questi possono effettivamente sussistere, e sussistono naturalmente. Ma se la visione del karma si insinua sempre di nuovo e di nuovo nei rapporti ordinari della vita, allora commettiamo frode. Commettiamo davvero frode, perché non prendiamo abbastanza rigorosamente il concetto di verità, che deve essere preso nel modo più intenso. Ci sono, posso già dire, numerosi casi, sia dentro che fuori la nostra Società, in circoli occulti, dove le cose soggettive, che naturalmente si svolgono sul piano fisico, vengono ornate e irrorate di verità occulte. Voglio prendere subito un caso radicale, che forse non è molto diffuso nella nostra Società. Ma è veramente una sola e unica delle esperienze in questo campo ed è avvenuto innumerevoli volte. Persone nel corso della loro vita hanno sentito che esiste una reincarnazione, e hanno sentito che è vissuto un Cristo. Ora, mi è accaduto proprio non una sola volta che donne, le quali avevano accolto questi due fatti del mondo spirituale — che esiste una reincarnazione e che esiste un Cristo —, avevano così formato il vero ideale perfetto di dover essere destinate a dar alla luce il Cristo. E così hanno organizzato la loro vita in modo da cercare come potessero arrivare a dar alla luce il Cristo. Sì, vede, non è bello chiamare tali cose per nome; ma bisogna farlo una volta. Perché la Società deve essere protetta, e si protegge solo allora quando non chiude gli occhi davanti alla frode che può essere compiuta molto facilmente con verità occulte sul piano fisico. In verità, è un caso radicale, ma non accade solo una volta, bensì sempre di nuovo e di nuovo.
L’ho caratterizzato radicalmente, perché in piccolo avviene sempre di nuovo e di nuovo ed è una questione di non guardare sempre solo alla cosa grande. Questo è sì una cosa grande, perché porta a grandi frodi, se qualcuno pensa che debba dar alla luce il Cristo. Ma in piccolo questi accadimenti riaccadono sempre e di nuovo. Non è vero che nella vita ordinaria, borghese, filistea, uomini si innamorano, si innamora un uomo di una ragazza. Si chiama «innamorarsi» e si dice la verità. In una Società occulta dovrebbe anche accadere che un uomo si innamori di una ragazza. Non è proprio completamente escluso dopo diverse osservazioni possibili. Molti di voi avranno già sentito che è avvenuto anche. Ma non sempre si ode in una tale Società: il signor X si è innamorato della signorina Y. Da contadini si dice che egli esce con lei o che lei esce con lui. Questo è, per quello che si presenta all’aspetto esteriore, per lo più una descrizione molto precisa della cosa. Ma all’interno di Società occulte si può talvolta sentire: ho ricercato il mio karma, e siccome ho ricercato il mio karma, in questo karma è entrata un’altra personalità; abbiamo allora riconosciuto che siamo determinati l’uno per l’altro dal karma, che il karma ci ha determinato a partecipare al destino del mondo in questo o quel modo. Non vi accorgete, cari amici, quanto di menzogna, a partire dal semplice fatto dell’innamoramento fino a questa affermazione, si è insinuato nell’intera cosa — di menzogna che corrisponde al seguente fatto. In una società materialistica borghese, filistea vale come una cosa completamente normale che due persone si innamorino l’una dell’altra. In una Società occulta spesso non vale come una cosa normale, bensì come qualcosa nei confronti di cui talvolta ci si vergogna persino un poco.
Ma guarda, non si ama volentieri fare questo. Per quali ragioni uno non abbia la volontà di vergognarsi, questo non ha bisogno d’essere indagato, perché possono essere centinaia di ragioni. Ma in genere non si ama vergognarsi. Invece si dice: il karma ha parlato, e si deve obbedire al karma. Naturalmente si è ben lontani dal fare questo per puro egoismo, per pure emozioni, ma al karma si deve obbedire! Si sarebbe veritieri, cari amici, se ci si ammettesse: ci siamo innamorati. Allora infatti, se ci ammettessimo la verità, troveremmo un cammino molto più sicuro attraverso la vita di quanto non avverrebbe mescolando la verità con ogni sorta di frode karmica. Perché la frode fondamentale, di abbellire le cose della vita personale con verità occulte, porta a frodi innumerevoli; in particolare per il fatto che allora non si ha più un giusto criterio di sentimento per osservare i limiti che ci sono imposti dal fatto che ci rivolgiamo a una corrente di visione del mondo di scienza dello spirito. Non dobbiamo effettivamente importare nella nostra Società le peggiori regole delle Società borghesi, filistee. Ci sono certi circoli sociali che dicono: l’uomo comincia solo con il barone. Non è vero che non dobbiamo rovesciare questo in modo da dire: l’uomo comincia solo con lo scienziato dello spirito o con l’antroposofo; gli altri ora lo dicono della «antilope». Non dobbiamo farlo, bensì dobbiamo ammettere che prima di diventare scienziati dello spirito siamo stati anche uomini con ben determinate opinioni, che allora avrebbero fatto questo o quello e avrebbero omesso questo o quello.
Bene, ho già fatto notare in tempi molto precoci del nostro movimento che è necessario non scendere al di sotto del livello che abbiamo osservato prima attraverso le nostre opinioni di scienza dello spirito. Dobbiamo invece salire al di sopra di questo livello in ogni relazione. Perciò dissi già molti anni fa: siamo stati equipaggiati con un certo fondo di opinioni morali, di usanze di vita, prima di entrare nella Società. E dovremmo lasciare inalterate queste usanze di vita finché una chiara e controllabile necessità interiore non ci costringa davvero a cambiarle; e questo accadrà di regola assai tardi. È di grande danno se, dopo aver imparato un po’ da soli dalla scienza dello spirito, abusiamo di questo po’ di imparato come abbellimento della vita. Bisogna essere consapevoli di una cosa, cari amici: l’allestimento della vita esterna è sorto davvero anche attraverso una specie di karma. E il modo in cui gli uomini pensano nel mondo, in cui si comportano, corrisponde a un karma. Bene, mi piace raccontare sempre di casi concreti, perché questi parlano più chiaramente. Veda, per esempio una volta mi è successo quanto segue. Ero seduto poco tempo fa in una barberia — mi scusi per la discussione di cose simili, ma infine quel che voglio raccontare non è poi così indiscreto, non tocca così intimamente. Ero seduto davanti allo specchio e potevo vedere quale gente entrava. Si aprì la porta e entrò un uomo che indossava soltanto una calzatura di pelle morbida, legata insieme, quindi pantaloni aderenti di tipo maglia sopra, e una specie di mantello gettato alla moda; inoltre ancora come una fascia sulla fronte, i capelli spinti audacemente all’indietro. Il così detto caso voleva che conoscessi molto bene questo uomo. Il barbiere, che aveva appena messo il rasoio su di me, lo fermò e comprò da quell’uomo qualcosa per cinque pfennig.
Era una poesia scritta da quell’uomo stesso, che il barbiere, dopo che l’uomo era di nuovo uscito, mi ha mostrato. Era un pessimo componimento, ma quell’uomo andava in giro per la strada e nei negozi e la vendeva. Andava in giro in questo abbigliamento e si immaginava di essere infinitamente superiore a tutti gli altri attorno a lui. Si immaginava di seguire un grande ideale, ma in realtà segue solo una vanità isterica molto elevata. Quello che nelle signore più vanitose, in quelle che si occupano alle eccentricità massime esterne, è principio, in questo uomo è elevato al massimo, è l’impulso fondamentale di tutto il suo aspetto, di tutto il suo modo di presentarsi. E molti, cari amici, tra coloro che vivono nella nostra Società, forse sono stati una volta ben disposti — dirò, per educazione, non che lo siano ancora oggi — a dire: bene, l’uomo vuole nel suo modo fare la cosa giusta. — Questo è vero, ma è ciononostante una stupidità colossale che mina tutta la vita, se se ne facesse una massima di vita. Bisogna davvero esserne consapevoli, quanti motivi di vanità infinita possono stare in un uomo e come sia difficile notarli. E se prendiamo seriamente e degnamente ciò che possiamo guadagnare dalla scienza dello spirito, dobbiamo comprendere che in un tal uomo ci sono davvero forti forze di vanità. Facciamo questo o quello per vanità — non voglio parlare di altri impulsi — e altri prendono scandalo, se anche per ragioni completamente diverse. Ma nonostante ciò esiste un legame tra noi e quello che gli altri dicono. E da un esame accurato potremmo scoprire il legame assai facilmente. Ma usciamo da queste cose veramente solo se ci procuriamo come contrappeso un sentimento di precisione, un sentimento severo di precisione.
E abbiamo bisogno di questo per la comprensione delle verità occultistiche. Veda, è una piccolezza, non una cosa grande, ma è enormemente importante nell’occultismo sapere e osservare: se qualcuno racconta di nuovo qualcosa, è necessario che dalle parole si possa sempre riconoscere esattamente se ha osservato personalmente la cosa, se quindi ha il diritto di parlare di un fatto, o se si tratta di una narrazione che un altro gli ha dato. Questo si deve poter distinguere esattamente. Ma accade però in decine e centinaia di casi che un fatto si svolga semplicemente così: qualcuno racconta qualcosa a un altro, e quest’altro lo racconta a un terzo, ma in modo che il terzo riceve l’impressione: non l’ha raccontato a qualcuno, ma l’ha vissuto personalmente, quindi ha il diritto di parlarne come di un fatto. — Queste imprecisioni hanno una minore importanza in una Società ordinaria, materialistica, borghese, che nella nostra. In una Società ordinaria, materialistica, borghese può essere pedanteria parlare così precisamente delle cose. Ma da noi deve essere osservata una precisione più rigorosa che da chiunque altro. E soprattutto si tratta di esercitare la precisione verso se stessi. Chi voglia procurarsi la giusta convinzione dell’intero significato di quello che voglio dire, potrebbe per prova intraprendere quanto segue. Potrebbe scegliersi un tema — prendiamo per esempio il vegetarianismo — e proporsi di osservare come certi confessori della scienza dello spirito trattano questo tema di fronte al mondo esterno. Potrebbe farsi una tabella, e ogni volta che sente come uno scienziato dello spirito dice di sé perché è vegetariano, potrebbe annotare perché secondo la propria opinione dice agli altri che è vegetariano.
Nel prossimo caso di nuovo, e così via. Allora ci si potrebbe convincere che cose molto stupide, per esempio riguardo al vegetarianismo, sono spesso esposte da confessori della scienza dello spirito al mondo esterno. E quando il mondo esterno arriva al giudizio: questa è una Società di matti — allora non è ulteriormente sorprendente. Quante volte l’ho notato nei nostri circoli, che sulla questione del perché si è vegetariani, si può dare una spiegazione molto semplice se si vuole andare d’accordo con il proprio ambiente. Non è vero che se si chiede su quale fondamento si è vegetariani, e si sa che si sta di fronte a una persona che certamente non mangia carne di cavallo, allora si pone alla controparte la controquestione: vedi, perché non mangi tu carne di cavallo? — Allora è subito costretto, passo dopo passo, a mettersi sulla stessa base su cui è possibile una comprensione. Perché se deve dire perché non mangia carne di cavallo, non darà ragioni molto teoriche, ma di solito dirà qualcosa di simile: questo mi disgusta. — Lo dirà in modi diversi, ma dirà questo o qualcosa di simile. Ora si può rispondergli: vedi, lo stesso sentimento che hai verso la carne di cavallo, io ce l’ho verso tutta la carne. — E se si discute quello che ho ora esposto, solamente in una forma giusta e conciliante, si arriverà passo dopo passo a essere compresi. Soprattutto il non-membro, che mangia carne, non deve ricevere l’impressione che ci si sente come un uomo superiore per il non-consumo della carne. Si potrebbe aggiungere ancora — ma prima bisogna ammettere la verità a se stessi — che si è deboli verso il mangiare carne, che riguardo al mangiare carne si è una specie di disabile.
È stato detto da me più volte, quando questa questione è stata sollevata: se non si mangia carne, ci si trova meglio per molte cose, si reggono meglio molte cose. La carne ci appesantisce, ed è soprattutto quando si vuole usare il cervello in modo preciso molto più comodo non mangiare carne. Così sono fondamentalmente tutte cose di praticità. Quanto spesso ho sottolineato che non si può mangiare carne per penetrare nei mondi superiori, né mangiando questo o quello, né non mangiando questo o quello. L’avanzamento nei mondi spirituali è una questione spirituale, il mangiare è una questione fisica, così come il non mangiare. Altrimenti si potrebbe venire al pensiero ridicolo che se non si mangiano certi cibi succede questo e quello, e se si mangiano certi cibi succede questo o quello. E potrebbe venire al pensiero ridicolo che per otto giorni si mangia sale, per i prossimi otto giorni non si mangia sale, per mangiare ottenere la discesa nelle profondità del mondo elementare, e negli altri otto giorni dove non si mangia sale ascendere. Potrebbe accadere che qualcuno si metta in testa una tale sciocchezza. Bene, a simili grandi sciocchezze non potrebbe naturalmente venire nella nostra Società, cari amici, ma a cose simili a questa potrebbe venire. Così se siamo il più possibile modesti nelle discussioni del vegetarianismo verso il mondo esterno, allora vedremo come poco a poco il fatto che siamo vegetariani ci sarà poco rimproverato. Se però ci attribuiamo il vegetarianismo come merito, allora il mondo esterno non ce lo perdonerà. E non è un merito se si è vegetariani, ma è un mezzo di praticità. E così ce ne sono molte, cari amici. È davvero necessario che tali cose vengano una volta discusse, non per predicare morale, ma per presentare certe condizioni di convivenza in una Società occulta verso il mondo esterno.
Sì, cari amici, tutto si riduce al fatto che dobbiamo fare considerazioni sul nostro rapporto con il mondo esterno. E queste considerazioni devono essere il ponte, ma allo stesso tempo il muro protettivo verso il mondo esterno, proprio in una tale Società come la nostra. Se di continuo accade che si dice alla gente nel mondo esterno di me, per esempio: il dottore ha detto questo o quello — bene, allora ci si metta nella disposizione non della propria, bensì della persona che ascolta! Se qualcuno dice per esempio — tali cose avvengono e sono appunto tali cose che non posso neanche scherzando supporre che non avvengano nella nostra Società — così se qualcuno dice: il dottore provvede allo sviluppo spirituale di questo o quel persona — ebbene, che cosa altrimenti dovrebbe immaginarsi un uomo lì fuori, se non che è una Società di gente pazza che si sottomette a una sola persona. E considerate solo quello che significa, giustamente significa nel mondo esterno! Dobbiamo una volta parlare delle cose dal punto di vista di come una Società deve essere costituita, affinché possa regnare in essa una tale corrente di scienza dello spirito, come la nostra. Perché questa corrente di scienza dello spirito dobbiamo innanzitutto prenderla sul serio, e non dobbiamo fare nulla di fronte a essa che le nuoccia nel mondo. Domani parlerò ancora più profondamente su questo, e vedrete come tutto veramente sta in intima relazione con certi impulsi più intimi della scienza dello spirito stessa. Non voglio tenere semplici prediche morali, ma voglio discutere il legame con gli impulsi più intimi della scienza dello spirito proprio a partire da queste cose.
La Società Antroposofica come essere vivente
Cari amici! Ieri vi ho richiamato l’attenzione sulla differenza fondamentale che esiste tra una tale Società come la nostra e un’altra Società o un’associazione. E ho parlato del fatto che la nostra Società, riguardo alla sua essenza, non si esaurisce nel fatto che ha statuti, che ha punti programmatici, e che anche attraverso un aumento o una diminuzione degli statuti e dei punti programmatici non verrebbe aggiunto o tolto nulla di significativo all’essenza di quello che la nostra Società deve essere. Vi ho anche richiamato l’attenzione su come la nostra Società si differenzi innanzi tutto in modo più evidente da un’ordinaria associazione programmatica o da una Società programmatica. Ho detto: una Società o un’associazione che si basa su punti programmatici, che ha statuti, può dissolversi in qualsiasi momento o essere dissolta. Ammettiamo però che fosse necessario sciogliere la nostra Società, e che fosse veramente sciolta: allora questo fatto non cambierebbe assolutamente nulla nelle condizioni reali. Perché la nostra Società si differenzia da altre proprio per il fatto che non si basa sulla fantasticheria e l’illusione dei punti programmatici e statutari, bensì su realtà. E come una delle realtà abbiamo innanzitutto solo messo in evidenza il fatto che i cicli sono nelle mani di tutti i nostri membri e che nulla cambierebbe in questo fatto se la Società si sciogliesse o fosse sciolta. E così sarebbe per molte altre realtà su cui la nostra Società si fonda. Da ciò consegue che è davvero necessario familiarizzarsi abbastanza accuratamente con le condizioni di vita della nostra Società. E riguardo a queste condizioni di vita non bisogna darsi a illusioni.
Ieri ho esposto alcune cose inizialmente in modo esteriore su queste condizioni di vita, e ora vorrei approfondirle. Veda, fra le molte spiegazioni materialistiche che oggi esistono riguardo all’essenza della vita, si trovano questa e quella definizione, questa e quella spiegazione su che cosa è un essere vivente. Credo che a voi dalle scienze dello spirito sia già stato detto abbastanza da cui sia riconoscibile che tutte queste spiegazioni, tutte queste definizioni possono essere solo molto unilaterali. Il grande errore, la grande illusione delle persone di mentalità materialistica consiste proprio nel credere di esaurire l’essenza di una cosa con una definizione o con una spiegazione. Vi ho più volte, per illustrarvi il grottesco di questa credenza, fatto notare che in una scuola filosofica greca una volta è stata cercata la definizione per l’uomo. E si è finalmente trovato che un uomo così dovrebbe essere definito come qualcosa che ha due gambe e nessuna piuma. — Bene, questo è indubbiamente corretto; si può dire che è una definizione assolutamente giusta. Il giorno dopo qualcuno che aveva capito la definizione portò un gallo spennato e disse: questo è un essere che ha due gambe e nessuna piuma, quindi deve essere un uomo. Così sono veramente le definizioni che spesso vengono date, e si deve sapere che le definizioni sono così. E così c’è anche una definizione materialistica del vivente, che è stata data da un famoso zoologo ed è anche corretta e utile entro i limiti in cui è applicabile. Questa definizione materialistica del vivente dice: un essere vivente è quello che, sotto certe condizioni, lascia indietro un cadavere; tutto quello che non lascia indietro qualcosa quando viene distrutto, quindi non è un essere vivente.
Naturalmente, cari amici, questa definizione è valida solo per gli estremi contorni del piano fisico. Ma per questo, la definizione secondo cui un essere vivente lascia indietro un cadavere quando va in rovina è valida. Una macchina, quando viene distrutta, non lascia indietro un cadavere, e si sa che si parla parabolicamente quando si dice che un orologio lascia indietro un cadavere. Ma nel senso più realistico della parola sarebbe effettivamente il caso, se la nostra Società fosse sciolta o si sciogliesse da sola. Lascerebbe indietro un vero cadavere reale. In che cosa consiste l’essenza del vero cadavere reale? Consiste nel fatto che il cadavere, quando è stato abbandonato dalla sua anima, non obbedisce più alle stesse leggi che obbediva quando era unito a essa. Inizia a seguire le leggi fisiche degli elementi terrestri. Bene, nel momento in cui la nostra Società fosse sciolta, la stessa cosa accadrebbe al cadavere della nostra Società. Si aggiungerebbe ancora il fatto che il portatore della nostra Società sono i cicli. Al cadavere apparterrebbero quindi anche tutti i cicli nelle mani dei membri. Ora questo confronto può anche veramente essere proseguito in modo appropriato e scientificamente corretto. Di fronte al cadavere esiste la necessità, se non deve agire in modo nocivo e dannoso sull’ambiente, di cremarlo o di seppellirlo. Trasferite solo una volta a voi stessi questa verità assolutamente corretta sul cadavere che resterebbe indietro dalla nostra Società, se fosse sciolta, indubbiamente. Ciò significa che nel momento in cui diventiamo consapevoli di che cosa è la nostra Società, ci accorgiamo di una responsabilità verso le sue basi reali.
Una Società o un’associazione costruita su statuti e punti programmatici è simile a una macchina: se la si frantuma, non lascia indietro altro che pezzi. La nostra Società invece, perché è un organismo, un essere vivente, lascerebbe realmente indietro un vero cadavere se fosse sciolta. Lascerebbe indietro qualcosa che come cadavere dovrebbe essere pensato e trattato. È già necessario, cari amici, che riflettiamo sulle condizioni di vita della nostra Società. Rivolgetevi uno sguardo una volta da quello che potremmo dire, completamente esteriore dei cicli, verso quello che è contenuto nei cicli e che, come ho detto ieri, è entrato in un numero di teste. Non intendo soltanto quelle teste in cui è entrato correttamente e armoniosamente, ma forse anche — naturalmente gli assenti per motivi di gentilezza sono esclusi — quelle in cui è entrato in modo distorto e che adesso dicono molte cose distorte. Tutto questo è anche lì; tutto questo vive nella Società. Immaginate come questo dovrebbe agire come il cadavere della Società, se la Società si sciogliesse. Viene quindi posta su di noi una responsabilità di vegliare sulle condizioni di vita della nostra Società. Per questo ieri vi ho rivolto un appello da varie direzioni, di vegliare realmente su queste condizioni di vita. Bene, ho detto poco fa che dalla Società, se fosse sciolta, resterebbe indietro un cadavere e che da questo potremmo riconoscere che essa è in vero senso qualcosa di vivente. Ma lo è anche ancora per il fatto che porta un’altra caratteristica del vivente, che consiste nel fatto che un essere vivente può ammalarsi. Ho detto che un’associazione basata su punti programmatici e statuti è simile a una macchina, un meccanismo.
E se un membro fa qualcosa che non è conforme alla macchina, lo si esclude. L’esclusione di membri da un’associazione fondata su statuti è sempre una regola gestita «amorevolmente». Ma, cari amici, se non si ha a che fare con un meccanismo, bensì come nella nostra Società con un organismo, allora l’operazione dell’esclusione di un membro nella stragrande maggioranza dei casi avrà una grande importanza. Nella stragrande maggioranza dei casi, così l’esclusione non farà molto bene riguardo a quello di cui si tratta. Nella maggior parte dei casi per noi sarà un mezzo di praticità. Si può usarlo, di questo non voglio parlare ora. Ma si deve esserne consapevoli che è molto più importante mantenere in salute l’organismo della nostra Società, in modo che esso come intero si presenti come il guaritore di fronte ai singoli eccessi. Proprio in questo consiste nella stragrande maggioranza dei casi la guarigione di un organismo: le forze curative dell’intero organismo vengono richiamate quando qualche singolo membro si ammala. Si tratta quindi di capire il processo del poter essere malati all’interno della nostra Società e di essere consapevoli che le forze curative veramente dell’intero organismo devono essere richiamate. Ora ho già ieri fatto notare che un’importante forza curativa consiste nell’abituarsi, di fronte alle manifestazioni del piano fisico, a una precisione assoluta, verità nella precisione, precisione nella verità. Non conta davvero nella vita esoterica esterna se una comunicazione da uno all’altro viene cambiata attraverso pettegolezzo e chiacchiera o per imprecisione, tanto quanto se all’interno della nostra Società questo diventasse usanza.
Tra i bisogni più urgenti appartiene quindi di pensare sempre, in quello che parliamo e facciamo, di lasciar regnare la precisione riguardo a tutto. Ora è naturalmente ovvio che ci si possa chiedere: che cosa è allora quello che realmente si deve fare, attraverso cui si aiuta la Società? — E lì deve dirsi: soprattutto è necessario che ognuno singolarmente si senta veramente e nel modo giusto come un membro della Società, che concepisca la Società come un organismo e si senta in essa. Ma questo è possibile solo se gli affari della Società diventano veramente gli affari di ognuno singolo di noi, se pensiamo con la Società. Conoscere gli affari della Società e cercare di conoscerli, questo è qualcosa che è di significato principale, di importanza veramente fondamentale. Per questo è naturalmente necessario un certo interesse nella Società come tale. E affinché guadagniamo di nuovo questo interesse nella Società come tale, dobbiamo prendere molto seriamente il sapere che la Società è un organismo, che è molto più che un confronto. A questo deve aggiungersi il sapere quanto segue, cari amici. Non è vero che abbiamo tre punti come punti statutari. Ma che gli statuti hanno per noi solo un significato secondario risulta da quello che ho detto; tuttavia sono lì e devono esserci. Prendiamo questi tre punti statutari: allora possiamo designarli al meglio dicendo che rappresentano il nostro lavoro. È veramente così che essi rappresentano il lavoro della nostra Società. Ma se qualcuno riflette sul rapporto del lavoro all’uomo, egli scoprirà quanto segue: attraverso il lavoro l’uomo si affatica; lo consuma. Ma il lavoro non può essere quello in cui si esaurisce l’essenza dell’uomo.
Nessuno con sano intelletto può dire che nell’opera dei tre punti programmatici si esaurisce l’essenza della nostra Società. La Società viene però consumata dal fatto che compie il lavoro di questi tre punti. Ciò significa che la nostra Società, come l’uomo, oltre al lavoro ha ancora bisogno di cura. Come l’organismo dell’uomo ha ancora bisogno della cura, così la Società ha anche bisogno della cura del suo organismo. E non basta credere di essere membro della Società se si usa la Società unicamente come il luogo in cui si coltiva quello che è espresso nei tre punti programmatici. Si deve avere anche interesse per la gestione della Società come tale. Se non si ha questo, allora in realtà si pensa che non si è d’accordo con la sussistenza della Società. Per il fatto che ci si interessa solo di quello che la Società fa, non ci si interessa ancora della Società come tale. Se però abbiamo bisogno di una Società come base per il lavoro, allora deve esserci interesse per la Società come tale, per l’organismo della Società. Ciò significa che un certo principio della convivenza, della convivenza reciproca, deve essere coltivato nella Società. Ho già detto ieri che è una volta necessario che alcune cose qui vengano chiamate per il loro giusto nome, che vengano veramente designate in modo radicale come devono essere designate. E che anche appartiene all’essenza della nostra Società potersi sentire sicuri che le cose non vengono subito portate fuori. Non è vero che ieri, attraverso l’esempio grottesco dell’uomo che è entrato nel negozio di rasatura e che, attraverso le abitudini di vita che si era dato, è entrato in conflitto con le abitudini di vita dell’ambiente, volevo rendere evidente che tali conflitti hanno molto spesso un motivo completamente diverso da quello che si sostiene.
Ho mostrato che nel caso dell’uomo in questione era la vanità isterica. Veda, il karma ci ha portato con il nostro edificio in questa regione e siamo in condizioni di vita che in verità non sono — dirò — ineccepibili da ogni lato. Ho già espresso questo dicendo che potrebbe succedere che ognuno tra noi fosse esemplare, e allora si diffonderebbero ancora enormemente molte calunnie e così via su di noi, anche se i membri dentro la popolazione si comportassero in modo del tutto esemplare. Da questo vedete già che non mi interessa dire che si deve tener conto di ogni pregiudizio, bensì che si devono considerare le condizioni di vita necessarie della nostra Società. Non è vero che parliamo anche nel nostro essere umano del corpo fisico; sappiamo che questo deve essere adattato alle condizioni di vita esterne perché ne ha bisogno, e che questo condiziona una continua interazione tra il mondo esterno e il nostro organismo fisico. Così è anche con l’organismo esteriore della nostra Società. Questo deve svilupparsi entro il quadro della vita sociale in cui siamo stati collocati una volta dal nostro karma. E lì è veramente necessario che i membri considerino quali sono le condizioni di vita della nostra Società. Vengono da me veramente di tanto in tanto sempre di nuovo fatte notare queste condizioni di vita della nostra Società. Quando un parroco locale scrisse un articolo contro la nostra Società, io avevo scritto una controreplica. Un punto importante in essa era che evidenziavo espressamente che la nostra Società come tale non ha nulla a che fare con la religione. Non si tratta solo di dire sempre quello che è giusto, ma nel caso dato di dire quello che è necessario.
Su questo si tratta. Ora appartiene al più necessario per la prosperità del nostro intero movimento che finalmente il mondo esterno comprenda il pensiero che cerco di rendergli chiaro, dicendo sempre di nuovo: così come la visione del mondo copernicana, quando sorse, non aveva nulla a che fare con una comunità religiosa, così poco il nostro movimento ha a che fare con la religione. Che allora le comunità religiose si sollevassero contro la visione del mondo copernicana, è affar loro, non della visione del mondo copernicana. Ma noi dobbiamo tenerci rigorosamente al punto di vista che non vogliamo fondare una setta, non un movimento religioso. In un luogo sono stato addirittura sgradevole perché — sebbene dalla migliore intenzione — sono stati scritti articoli sul nostro edificio in cui questo edificio era stato designato col nome di «tempio». Questo ci nuoce enormemente, perché siamo così rappresentati come se stessimo in concorrenza con le Società religiose, cosa che non deve essere. Perciò i membri sono stati sempre di nuovo esortati a rendere popolare il titolo «Scuola Superiore per la scienza dello spirito». Conta veramente che la gente senta sempre di nuovo che non abbiamo a che fare con una setta religiosa, non con la fondazione di una nuova religione e cose simili. Enormemente molto peccano proprio i membri della nostra Società riguardo a questo, in quanto nelle informazioni che danno non fanno notare che la nostra Società non ha nulla a che fare con una fondazione religiosa. E non solo non lo fanno notare sufficientemente, ma addirittura fanno molto passivamente per rappresentare il nostro sforzo nella luce di una fondazione religiosa.
E si tratta quindi di considerare anche questo persino nei dettagli, di battere sempre di nuovo nella testa dura della gente che non si tratta di un tempio, non di una chiesa, ma di qualcosa che è dedicato a scopi scientifici. A volte, cari amici, non dipende solo da quello che è detto, ma anche dal modo in cui è detto. Dovremmo esserne consapevoli che fuori farà sempre l’impressione che si tratta di una fondazione di setta o di religione se sappiamo raccontare solo in espressioni che si possono designare — bene, non è una bella designazione, ma è appropriata — che si consideri tutto quello che accade nel nostro movimento con un «viso fino alla pancia». Cioè, tutto è considerato con facce lunghe, ma solo perché alcuni uomini si immaginano di poter caratterizzare in questo modo i sentimenti che si riferiscono alla vita religiosa. Ma il nostro sforzo deve essere di allontanare dal nostro movimento il pregiudizio che vogliamo fondare una chiesa, una religione o una setta, e di rendere sempre più popolare che abbiamo a che fare con un movimento di scienza dello spirito. Esso si mette nel mondo così come il sistema copernicano si è messo nel mondo, in modo che tutti possono vedere che l’ingiustizia è dall’altra parte. Quando la chiesa ha respinto la dottrina copernicana, si è messa nel torto, perché ha dovuto accettarla in seguito. E così sarà anche con il nostro movimento; la chiesa dovrà accettare questo movimento. Questo è un esempio di come dobbiamo abituarci a parlare con precisione. Questo deve essere osservato come un nervo vitale della Società di fronte al mondo esterno. Questo è uno dei punti dove possiamo effettivamente compiere qualcosa di utile per la nostra Società.
Chi ha solo interesse nella lettura dei cicli — cosa che naturalmente è molto utile e senza cui non si può fare — e nessun interesse nella gestione della Società come tale, specie dove, come qui, appaiate in legami stretti, chi non vuole sviluppare questo interesse, dichiara di non essere d’accordo con la Società come tale, come ho già detto. Interesse per la Società deve svilupparsi! Non solo essere lì per partecipare in qualche modo a quello che la Società ha da fare, bensì sviluppare interesse per la Società come tale, questo è quello che conta. Ma questo significa: fare dei contenuti della Società come essere vivente il contenuto del proprio della consapevolezza, che deve stare accanto agli statuti. E quanto meno si ha bisogno di statuti per questo, tanto meglio. Veda, è indubbiamente necessario che sempre più sia creata la possibilità che noi, quando qualcuno da fuori dice questo o quello sulla nostra Società, stiamo fissi sulle nostre due gambe e possiamo dire: noi possiamo garantire che una cosa simile non è possibile nella nostra Società. Dobbiamo avere la possibilità di basarci sul fatto che nella stragrande maggioranza dei casi — naturalmente, eccezioni possono verificarsi dappertutto — le calunnie che sono state diffuse sono bugie. A questo appartiene però questo vero interesse vivente negli affari della Società. Perché supponiamo che venisse fuori che in qualche cosa avviene una disattenzione. Supponiamo meramente — in forma ipotetica si può supporre una cosa simile — che un uomo e una ragazza avessero commesso la disattenzione di mostrare fuori nella bella natura qualcosa che non dovrebbe essere mostrato, così che la gente del vicinato potesse averlo visto.
Supponiamo che una cosa simile fosse avvenuta per disattenzione. Che cosa sarebbe il naturale nella Società, se fosse costituita come la nostra deve essere? Il naturale sarebbe che a chi una cosa simile era successa, nei giorni seguenti gli accadesse di cercare un membro più anziano e di dirgli: a me è successo questo e questo, che cosa si può fare? Allora significherebbe che egli rende la sua faccenda una faccenda della Società. Notate bene quale faccenda ho scelto come esempio. Non è quella in cui come privata faccenda del singolo uno non si intromette, bensì quella che nuoce terribilmente alla Società. Allora deve esserci il principio che il ginocchio non dica: io ho i miei affari propri, bensì che il ginocchio si senta come parte dell’intero organismo. Naturalmente per queste cose deve anche esserci interesse disponibile. Si devono considerare tali faccende come una faccenda della Società. Così deve sempre esserci qualcuno che non solo sa quello che l’interessa direttamente, bensì sa anche molte cose dalla Società e può partecipare alle condizioni di prosperità continua della Società. Questo significa che dobbiamo completamente sollevarci al di sopra del punto di vista: io ho qualcuno dei miei conoscenti più stretti, ho forse persino il merito di avere portato questo più stretto circolo di conoscenti nella Società, e questo circolo di conoscenti mi interessa. Che qualcuno sviluppi amicizie e relazioni, questo naturalmente non può essere argomento di critica; questo non riguarda la Società. Ma quello che riguarda subito la Società è il fatto che egli considera la Società solo così come è costituita in lui.
Dobbiamo rendere gli affari della Società i nostri affari; deve esservi la possibilità che sia completamente escluso che, se è successo qualcosa che ha dato esteriormente scandalo, uno apprenda dello scandalo all’interno della Società dal fatto che gliel’ha raccontato il mondo esterno. Questo è subito rimediato se c’è interesse per la vita sociale. Accade per esempio che si può chiedere a tre, quattro, cinque persone tra di noi se questo o quello è stato qui alle nostre conferenze nelle ultime settimane, e che tutti questi tre, quattro, cinque uomini non lo sanno. Questo accade veramente tra noi. Certo, se uno non sa niente, è comprensibile. Ma se assolutamente niente può essere scoperto facendo domande in giro — intendo tra quelli di cui si presume che dovrebbero saperlo — allora è una mancanza di interesse e mostra che la nostra Società è un meccanismo e non un organismo; che non si ha interesse per la sua vita vivente. Ma proprio questo è quello che voglio sempre enfatizzare di nuovo, questo interesse necessario per la vita vivente della nostra Società. Veda, cari amici, a volte si rimane sorpresi nella Società da avvenimenti che non si dovrebbero aver lasciato sorpresi se i membri — voglio usare proprio la parola — sentissero il loro «impegno» nel senso che penserebbero, sentirebbero, vorrebbero con la Società come un organismo. A questo è necessario che riguardo a quello che appartiene alle condizioni di vita della Società, ognuno abbia la volontà di non trattarlo come proprio affare personale. E secondamente: che ognuno che vuol fare una cosa simile, trovi un altro che mostri disponibilità e attenzione. Se voi, quando siamo in una crisi di quella parte della Società che circonda il Johannesbau, ancora decidete tanti paragrafi, ancora riformulate molte cose, allora per la Società non potete rimediare e non potete impedire che dopo un certo tempo avremo il cadavere indicato.
Potrete impedirlo solo se iniziate a vivere interessatamente con gli affari della Società. Cioè, se non solo una volta applicate un «ingegno» così da formulare i migliori paragrafi possibili, da istituire i migliori tribunali per questo o quel «crimine», bensì se continuamente considerate la Società come oggetto del vostro interesse nel legame vivente. Ma soprattutto è necessario che non temiamo il discomodo del pensiero. Ho già menzionato che viviamo ora in — speriamo che finisca presto — un’epoca anormale della vita europea. In questi tempi — non parlo di affari privati, bensì di cose che riguardano la Società — è necessario comprendere che non tutto quello che vi viene in mente — anche se non è scorretto o offensivo — ha bisogno di essere inviato oltre i confini e scritto. Ma è veramente così, cari amici, che un gran numero di membri non ha affatto la volontà di riflettere abbastanza su ciò che è opportuno o inopportuno in questo momento. Certo, le cose non sono ingiuste, non voglio neanche fare una dichiarazione di rimprovero, ma voglio solo esortare a pensare e a riflettere prima di fare qualcosa. Non è vero che sappiamo che un certificato di ammissione, una domanda di ammissione è un documento innocente che non può mai dare occasione a misure da un paese all’altro. Ma diversamente vengono viste dai paesi in guerra. Allora perché alcuni membri inviano certificati di ammissione oltre i confini? L’uno forse per leggerezza, l’altro forse per testardaggine, perché vuole dimostrare qualcosa con questo.
Ma è impossibile che la Società continui se cose simili continuano a verificarsi in un ambito più ampio, perché si sospetta di tutto il possibile, che non c’è dietro. I nostri membri dovrebbero distinguersi proprio per il fatto che pensano! Ma proprio questo dovrebbe essere osservato, altrimenti non possiamo continuare la Società. Devo a volte tornare alle cose vecchie. Per esempio era sempre il nostro sforzo, nell’accogliere i membri nella Società, non solo di fare in modo che i membri vengano accolti perché sono persone così straordinarie che si distinguono dall’intera umanità attraverso le loro straordinarie qualità — questa opinione ne hanno molti, ma non è giusta; alcuni hanno l’opinione che colui che è stato accolto nella Società non si distingue in nulla dagli altri uomini. Si sono anche accettate persone per aiutarle, così che potessero guarire. Allora è diventato possibile che una tale persona, che avrebbe dovuto guarire, sia stata accettata. Che cosa è accaduto? È accaduto che i membri hanno visto in lui qualcuno che avrebbe dovuto guarire la nostra Società, che è stato considerato come un apostolo. Perché può accadere una cosa simile, cari amici? Perché non si osservano i mezzi e i metodi che vengono forniti per non fare tali errori. Pensate indietro a molti di quello che è accaduto! E dobbiamo pensare se vogliamo mantenere un movimento occulto! Pensate indietro: quando è accaduto un fatto caratteristico, è stato di solito fornito nelle conferenze quello di cui si ha bisogno per il giudizio, è stato detto. Dovevate solo prestare attenzione, proprio quando c’è pericolo. Ma a questo è necessario che si affrontino a fondo i discorsi corrispondenti di quel periodo. Non abbiamo bisogno, per fare la cosa giusta, di cadere nell’errore della personalità, ma possiamo attenerci all’oggettivo.
Ma l’oggettivo deve essere compreso in ogni singolo caso. Così si potrebbe già dire: è necessario, in particolare per la parte della nostra Società che si raggruppa intorno al Johannesbau, che accada qualcosa di molto profondo e radicale. Ma è proprio il momento più alto che questo profondo e radicale non sia cercato di nuovo su vie sbagliate, per il fatto che si crede che con certe cose, certi principi, certe determinate stabilità tutto sia fatto. Con questo effettivamente non è fatto radicalmente niente e radicalmente niente è guarito. Devo confessare, cari amici, che non mi riesce facile esporre le cose come ieri e oggi, semplicemente perché naturalmente preferisco parlare di altre cose. E perché so che c’è un gran numero di membri che non vogliono sentire proprio questo, perché si dicono: siamo qui per sentire tutta una serie di verità occulte. Ma, cari amici, quando il pericolo è presente, come veramente è presente, che l’«impossibilità» potrebbe arrivare a dover dire a noi: bene, se la Società si comporta così poco bene, come singoli hanno mostrato negli ultimi tempi, allora è assolutamente escluso introdurre la scienza dello spirito nel mondo attraverso la Società. — Immaginate pure quale discrepanza esiste già tra quello che ho appena detto e quello che ho dovuto dire così spesso qui nelle ultime settimane: che quello che riconosciamo come scienza dello spirito deve essere l’impulso più grande dei nostri tempi, che deve operare in modo riformatore di fronte ai più presuntuosi riconoscimenti esterni, ai cosiddetti riconoscimenti e agli sforzi scientifici, come un avanzamento davvero fondamentale nell’umanità.
E che allora si ha necessità di parlare di ogni sorta di cose che effettivamente dovrebbe essere da sé, e inoltre sotto il pericolo che proprio riguardo a queste cose continui a essere frainteso. Perché è un principio continuo che fondamentalmente ognuno vede il peccatore nell’altro e non vuol innalzarsi a concepire la Società come un vero organismo, cioè a sentirsi come membro di tale organismo. Certo, cari amici, nei membri appena entrati può accadere che errori siano commessi. Ma chiedo: a che cosa servono alcuni membri che sono stati membri per molti anni, se non fanno nulla affinché negli membri appena entrati non siano commessi errori? Dovrebbe essere proprio il principio che nessuno entri da noi che non sia osservato dai membri più anziani nel primo periodo, che gli si aiuti con consiglio e fatto, e che gli si protegga dal ritenere la frode per saggezza del mondo. Sta nella natura di una Società occulta, cari amici, che veramente a volte possono avvenire frodi. Ma deve esserci un gran numero di membri che vedono attraverso le frodi e si prendono cura che non siano portate avanti. A questo appartiene anche quello che è contenuto nella lettera di Dr. Goesch. Egli sostiene infatti che promesse sono state fatte e non mantenute, e domanda a un membro di cui crede o sospetta che gli sia stata fatta una promessa. Se questo membro gli dice che non è il caso, allora però il Dott. Goesch non dice che si sia ingannato, ma dice che si ha qui di nuovo la prova che c’è magia, perché mi ha dato la mano; nella memoria di questa gente è stata cancellata la promessa. Questo è uno dei punti di accusa principali nello scritto del Dott. Goesch. Si può notare, cari amici, che il Dott.
Goesch non solo ha scritto queste cose, ma le ha anche dette a singole persone. L’interesse vivente negli affari della Società avrebbe veramente richiesto che qualcuno molto in fretta fosse andato da un membro più anziano e più esperto e gliel’avesse fatto sapere. È veramente incomprensibile come si possa tollerare che il Dott. Goesch dica una cosa impossibile come: «Se qualcuno dice a me che nessuna promessa mi è stata fatta, non concludo che effettivamente nessuna promessa gli è stata fatta, ma presumo che al soggetto la memoria della promessa sia stata suggestivamente tolta». — Se cose simili possono tollerarsi senza opposizione, allora la Società veramente non è capace di vita e non si può versare in essa verità occulte. Due cose stanno davanti ai miei occhi, cari amici. Una è questa: devo per tutte le mie conoscenze considerare come una necessità urgente che la scienza dello spirito deve essere portata agli uomini. L’altra però sta ugualmente davanti ai miei occhi: che lo strumento che è stato fondato per questo scopo è in crisi. E perciò non poteva accadere diversamente che vi «tormentassi» in qualche modo con quello che avevo da dire ieri e oggi, perché vi era stato annunciato che si sarebbero tenute riunioni per creare un rimedio per questo o quello. Se queste riunioni passano di nuovo come molte riunioni precedenti in casi simili, allora non andremo avanti. Considerate solo, cari amici, che con la semplice misura dell’esclusione non si può mai raggiungere nulla. L’esclusione non decide assolutamente nulla su alcun affare della Società. Non è vero che molti anni fa abbiamo escluso il Dott. Hugo Vollrath. Tutto, tutto quello che più tardi è stato effettuato da questo uomo è stato effettuato nonostante fosse stato escluso.
E così sarà in casi simili. Si può escludere, ma non ci si può tranquillizzare con l’esclusione. Se voi, cari amici, aprite la «Teosofia» — questo è quindi il primo libro che io nel movimento teosofico ho scritto sulla teosofia stessa — e da esso prendete il capitolo «La strada della conoscenza», allora vi troverete cose con il cui aiuto, se le pensate, potreste facilmente dirvi tutto quello che ho esposto ieri e oggi. Perché tutto questo è in questo capitolo. Ma da esso risulta anche che questo primo libro non è stato capito, perché altrimenti molte cose che sono accadute negli ultimi tempi non avrebbero potuto accadere. Dobbiamo quindi provvedere a guardare cose come le comprendiamo insieme domani all’assemblea generale sostitutiva con la massima serietà e massima dignità. Perché dobbiamo chiederci se vogliamo permetterci di arrivare al punto indicato, che un tempo viene in cui dobbiamo dire: sulla strada di una tale Società non si può diffondere la scienza dello spirito. Dovremmo allora cercare, se diventa impossibile attraverso la Società, di coltivare diversamente quello che rimane come cadavere. E questo sarebbe notevolmente molto più difficile. Non ho il compito di provvedere al programma di domani. Ma poiché il modo in cui il programma di domani sarà gestito sarà decisivo per il fatto che la Società Antroposofica potrà essere possibile anche in futuro o meno, mi limito a raccomandare seriamente al vostro cuore di affrontare tutto con la massima responsabilità e di non passare leggermente su cose che per tutta la cultura umana hanno il massimo significato. Domani avremo una rappresentazione di euritmica alle dieci e mezzo e poi conferenza.
Sulle difficoltà di penetrazione nei mondi spirituali sul esempio di Swedenborg
Cari amici! Oggi vorrei esporre qualcosa sulle difficoltà di penetrazione nei mondi spirituali, e vorrei prendere il punto di partenza per questo tema inizialmente sulla base di un esempio. Avete tutti già sentito del veggente Swedenborg. Io stesso l’ho già più volte richiamato all’attenzione e ho sottolineato che una personalità come Swedenborg non si può liquidare da una parte con battute facili. D’altra parte però, se si vuol veramente penetrare nella natura dei sentieri nei mondi spirituali, proprio dall’esempio di un tale veggente si può vedere come l’uomo, nonostante sia nel mondo spirituale, possa darsi a ogni sorta d’illusioni, perché tuttavia non penetra attraverso il mondo dell’inganno, sebbene il mondo spirituale sia in certo modo aperto per lui. Swedenborg non si deve, come ho detto, prendere alla leggera. Swedenborg non era un veggente che con leggero cuore, senza conoscere molto della vita e del mondo, si era dato al dono della chiaroveggenza. Era invece uno studioso profondo e significativo, uno dei più grandi, se non proprio il più grande della sua epoca. Comprendeva con la sua erudizione tutto quello che la scienza di allora poteva dare all’uomo. E una grande prova della scientificità ben fondata di Swedenborg e del suo sforzo di conoscenza è il fatto che non per le sue opere lasciate come veggente, bensì per le sue opere puramente scientifiche, che non sono ancora pubblicate, si è formata un’intera commissione di studiosi per pubblicarle. Così abbiamo a che fare in Swedenborg con un uomo che nel suo tempo anteriore al chiaroveggente, prima che gli accessi al mondo spirituale fossero aperti, era talmente avanzato che abbassò la somma del suo sapere — forse neanche la somma, ma solo una parte del suo sapere — in un gran numero di manoscritti.
Oggi nessuno studioso può pubblicarli da sé, bensì è necessaria un’intera commissione di studiosi. Si tratta quindi degli scritti che stanno tutto lontani dal chiaroveggentismo. Perché solo quando Swedenborg era già all’altezza della scienza mondana, gli si aprì il senso della chiaroveggenza, solo allora i mondi spirituali erano diventati aperti per lui. Così ci appare come l’esempio di un uomo che non dalla vita ordinaria volgare un giorno si nomina veggente, ma che sulla base di uno studio serio e consapevole sale al grado di veggente. Se però d’altra parte consideriamo la natura intera dell’anima veggente di Swedenborg, troviamo come il veggente rimane fermo a un livello che tuttavia non lo porta alle conoscenze ultime. Proprio in una personalità così eminente di conoscenza e di visione, emerge un buon esempio di come profondamente coscienziosamente si deve procedere quando si parla dell’accesso ai mondi spirituali e del fatto che questo o quello viene tratto dai mondi spirituali. Non si può sottolineare abbastanza che in Swedenborg da un lato abbiamo a che fare con una personalità straordinaria scientificamente, e d’altra parte con uno sviluppo della chiaroveggenza, dopo che questo uomo non solo ha compreso la somma della conoscenza del suo tempo, bensì — come si è già rivelato e indubbiamente si rivelerà ancora di più con la pubblicazione del suo lascito — ha arricchito la scienza di numerose scoperte scientifiche. Era uno scopritore scientifico del massimo grado prima del suo tempo da veggente. Ora racconta Swedenborg dei risultati della sua chiaroveggenza una varietà infinita di cose.
È interessante in particolare il fatto che allora, quando con la sua anima si levava per scrutare nei mondi spirituali, si sentiva sempre come circondato non solo dalla sua stessa aura, bensì incorporata in essa una quantità di esseri spirituali. Questo è qualcosa di molto caratteristico, qualcosa di molto significativo. Quando dunque nello Swedenborg la chiaroveggenza si risvegliò, allora si sentì immediatamente non solo, bensì si sentì con la sua anima allargata all’aura. E vi contemplò — uscendo dai suoi stessi organi — esseri elementari spirituali, che mentre guardava si consigliavano tra di loro e anche con lui, con la sua anima. Così dunque è stato consigliato da allora dagli esseri spirituali che stanno dentro ogni uomo, e che solo quando il suo chiaroveggentismo si risvegliò gli apparivano davanti alla coscienza. A questi esseri interiori, che appartengono al fondamento permanente di ogni essenza umana, si aggiungevano altri esseri che egli per lo più riconosceva da quello che derivava dal loro consiglio con gli esseri elementari che derivavano da lui stesso. Altri esseri, che come si avanzavano verso di lui, li riconosceva come esseri della mondo esteriore elementare, come anche esseri che hanno la loro patria su altri pianeti appartenenti alla sfera terrestre. E così riconosceva dunque, dopo essersi consigliato con i suoi propri esseri elementari, certi esseri nel suo intorno, che gli mostravano una peculiarità. Fino a quel momento era abituato a capire non solo la lingua che parlavano quegli esseri elementari che venivano da lui stesso, bensì era anche abituato a capire immediatamente — fino a un certo punto della sua percezione da veggente — gli altri esseri, che gli venivano da Venere, Mercurio, Sole e così via.
Era abituato a credere che gli spiriti avessero una lingua comune, che si capisse. Questa lingua è la lingua dell’idea, la lingua del tessimento interiore delle idee divenute viventi. Di queste idee divenute viventi ve ne ho raccontato negli ultimi discorsi. Comprendere questa lingua era abituato Swedenborg. Proprio da questa lingua dovrebbe essere coltivata la nostra euritmia. Quando l’uomo parla con la sua linguaggio dei suoni, allora è concentrato negli organi che formano la sua laringe e i suoi organi annessi tutto quello che di sistemi di forze esiste per pronunciare il linguaggio. È come se tutto l’uomo fosse liberato dal parteciparvi con il linguaggio. Per questo il tessimento interiore del linguaggio diventa inconscio e sottocosciente, diventa qualcosa di completamente terrestre. Attraverso l’euritmia l’intero uomo dovrebbe di nuovo partecipare al linguaggio. Ma di questo senso più profondo dell’euritmia, un’altra volta, cari amici. Voglio ora solo indicare come Swedenborg si sentisse nella posizione di capire la lingua degli esseri spirituali, finché a un certo punto gli accadesse di notare che certi spiriti gli si avvicinavano, i quali al certo comunicavano attraverso ogni sorta di gesti — come infatti parlano gli spiriti — attraverso movimenti delle loro membra o attraverso movimenti della loro forma propria. Questa lingua gestuale degli spiriti, come ho detto, era Swedenborg abituato a capire. Ma gli vennero spiriti che vedeva bene fare certi movimenti, ma non poteva capirli; nessun significato, nessun senso da questi movimenti penetrò nell’anima sua. Era questo per lui stranamente così come se stessimo di fronte a un uomo e vedessimo che muove le labbra e parla, ma non sentiremmo nulla.
Da questo Swedenborg ha dapprima tratto per sé una lezione molto significativa. Ha tratto questa lezione dopo che ebbe riconosciuto che questi esseri che egli non capiva erano certi abitanti di Marte. Effettivamente ci sono abitanti di Marte che possono parlare così da non essere capiti, mentre egli è abituato a capire la lingua degli esseri spirituali — come ho detto, parlo delle esperienze di Swedenborg. E poiché egli non si era inventato volontariamente queste cose, ma le aveva studiate, gli divenne gradualmente chiaro perché non poteva capire questi esseri di Marte, questi spiriti di Marte. Poteva non capirli per la ragione che appartenevano a una categoria di esseri mondiali che avevano acquisito la capacità di nascondere tutti i loro sentimenti e i loro impulsi di volontà, di non lasciar fluire nulla nei loro discorsi di quello che sentivano. E dal fatto che potevano nascondere tutto il contenuto del loro sentimento, tenerlo in sé, Swedenborg riconobbe che, se si capisce un linguaggio, non si ascoltano solo le parole e non si vedono solo i gesti, bensì che qualcosa fluisce dal contenuto del sentimento di chi parla. La comprensione di un linguaggio si basa quindi effettivamente sul fluire del contenuto del sentimento. E riconobbe che questi esseri di Marte avevano acquisito la capacità di nascondere i loro sentimenti e quindi anche di non rivelare il senso del loro parlare, sebbene parlassero. Ora fece un’altra esperienza subito. Ebbe un altro evento che gli divenne un’ulteriore conoscenza. Riuscì cioè a penetrare fino alla conoscenza che questi esseri di Marte erano sì capiti dagli esseri della gerarchia degli Angeloi, ma non da lui e nemmeno dagli spiriti che provenivano da lui stesso.
Dagli esseri della categoria degli Angeloi però erano capiti. Questo lo notò, e per lui fu un’esperienza straordinariamente significativa e penetrante. Perché per lui fu allora chiaro che con la sua chiaroveggenza riguardo alla percezione del mondo spirituale è limitato, che non può capire qualcosa, ma gli esseri della gerarchia degli Angeloi ben possono capirlo. Su un racconto come questo che dà Swedenborg, non si deve passare sopra di corsa, bensì appartiene a quello che veramente nel senso più profondo può introdurre in certi misteri dei mondi spirituali. Per comprendere il legame, ricordiamo ora parecchio di quello che ho già esposto. Vi ho descritto come cominci la vera chiaroveggenza, come in un vero, buon veggente debba instaurarsi un tutt’altro tipo di rapporto verso il mondo spirituale rispetto al mondo fisico. Ho detto che se sul piano fisico stiamo di fronte agli esseri e alle cose nel nostro esteriore, allora essi per la nostra coscienza sono fuori di noi. Stiamo di fronte alle cose e prendiamo come se fosse un percepire delle cose in noi stessi. Il nostro io sa delle cose, il nostro io se le rappresenta le cose. E questo è l’esperienza fondamentale di tutta la conoscenza e della percezione sul piano fisico, che io me le rappresento le cose sul piano fisico, che le conosco. Ho detto che questa esperienza fondamentale cambia non appena si sale nei mondi spirituali. Lì al posto di questa esperienza fondamentale subentra un’altra esperienza fondamentale: diventiamo noi stessi oggetti. Come le cose stavano verso l’io, così adesso l’io sta verso gli esseri dei mondi superiori. Non percepiamo più, bensì viviamo che siamo percepiti, che gli esseri spirituali dei mondi superiori ci guardano.
Questa esperienza: io sono percepito, mi guardano gli Angeloi, gli Arcangeli e così via — questa è un capovolgimento completo di tutto il rapporto verso il mondo. E si ottiene allora la coscienza: tu hai esteso il tuo essere sulla sfera delle gerarchie, e le gerarchie operano in te e ti guardano, così come tu guardi sul piano fisico i suoi oggetti. Senza questa esperienza fondamentale è capovolto tutto il rapporto verso il mondo spirituale, così come senza l’esperienza fondamentale «io mi rappresento i suoi oggetti» sarebbe capovolto tutto il rapporto verso il mondo fisico. «Io guardo» è giusto per il mondo fisico; «io sono guardato» è in ultimo luogo giusto per il mondo spirituale. Ora c’è sulla soglia, nel passaggio nel mondo spirituale una regione, una corrente, in cui uno mantiene tutta la configurazione, tutta la peculiarità del rapporto verso il mondo fisico. Non ci si libera dall’«io guardo», non si può salire all’«io sono guardato». Da un’abitudine profondamente radicata in sé, si esige dal mondo spirituale che sia fondamentalmente una copia, un’impronta affinata del mondo fisico. E ci sono non pochi uomini che hanno la rappresentazione: proprio come essi qui in questa sala stanno tra uomini fisici, così potrebbero entrare in una riunione di spiriti, e in questa riunione di spiriti gli spiriti fossero ora riuniti esattamente così — solo un po’ più sottili, così da poter passare attraverso — come sul piano fisico gli uomini. Perché si porta l’abitudine della percezione sul piano fisico nel mondo spirituale, perciò rimane come un’illusione, come un inganno questa esperienza fondamentale «io guardo gli esseri del mondo».
E perciò non si può risalire all’altra esperienza fondamentale: «io sono guardato dagli esseri del mondo». Ora, vedrete: il veggente Swedenborg rimase completamente in questa illusione, finché era in questa incarnazione di cui si parla. Non poté mai risalire all’esperienza: «io sono guardato». — Leggete solo tutto quello che è derivato da Swedenborg come veggente, così vedrete che egli veramente descrive i mondi superiori come se fossero nulla di più che un vapore fine del mondo fisico, figure fini e vaporose, ma per il resto del tutto simili al mondo fisico. Certo, con questo Swedenborg descrive il mondo dell’Immaginazione in un modo affatto appropriato; ma giudicarle non può, perché getta il velo delle sue abitudini dal mondo fisico su tutto il mondo spirituale. E così accade che a lui tutti gli esseri dei mondi spirituali mostrano solo quello che possono avvolgere nella forma delle Immaginazioni che si porta dalle percezioni del mondo fisico. Cioè Swedenborg vede solo tanto del mondo spirituale quanto gli è avvolto nelle sue Immaginazioni prese dalle abitudini del mondo fisico. Certo vede in esso esseri molto spirituali, significativi esseri spirituali, ma sempre nel vestito che non è il loro proprio, bensì è loro gettato addosso da lui stesso. Ma entra in una regione dove gli spiriti appunto si sforzano di nascondere il loro interiore, allora non può più capirli, allora sono per lui enigmatici, come questi abitanti di Marte, che hanno imparato a nascondere la loro vita interiore, a non lasciarla fluire nella loro lingua. Questo è quello che sta alla base di quello che Swedenborg molto coscienziosamente descrive, e che si deve conoscere per capire quale genere fosse il mondo da veggente di Swedenborg.
Si tratta dunque del fatto che colui che veramente vuol entrare nel mondo spirituale, deve cercare di identificare inizialmente il suo sé con le cose così — è già descritto nell’ultimo capitolo della mia «Teosofia», dove fondamentalmente tutti i dettagli sono già dati — che si abitua a staccarsi da sé mentre guarda il mondo superiore. E se se ne abitua, gradualmente entrerà nell’altra esperienza, che naturalmente non si può acquisire, solo il sentiero verso di essa. Perché questa altra esperienza viene a uno come per una grazia del mondo spirituale: «tu ora sei guardato dagli esseri spirituali dei mondi superiori, essi ti guardano». — Ma allora non ti guardano solo, bensì allo stesso modo diventi tu percezione, rappresentazione, pensiero degli esseri dei mondi superiori, così come per noi sono i suoi oggetti del piano fisico. Se Swedenborg avesse potuto questo, abituarsi al fatto che gli esseri delle gerarchie superiori lo guardano e lo rappresentano, allora non solo avrebbe sperimentato: questi abitanti di Marte non li capisco, ma lassù gli Angeloi li capiscono. Non avrebbe potuto riconoscere da sé con la percezione degli Angeloi, bensì solo con la sua conoscenza. Ma questo si deve poter fare. Non si deve solo rappresentare, bensì si deve diventare rappresentazione; non si deve solo pensare, bensì si deve diventare pensiero, un pensiero che gli esseri delle gerarchie superiori pensano. Come il pensiero si rapporta a noi, così dobbiamo imparare a rapportarci agli esseri delle gerarchie superiori. Questo non poteva farlo Swedenborg.
Se l’avesse potuto, allora avrebbe detto: sì, finché resto in me, non posso capire questi abitanti di Marte; nel momento però in cui esco da me e divento un oggetto, un pensiero, un’idea degli Angeloi, allora capisco nella mia essenza allargata gli Angeloi e la categoria degli abitanti di Marte. — E allora nella sua coscienza sarebbe sorta la comprensione che gli Angeloi avevano dell’essenza di questi abitanti di Marte. A questo non poteva sollevarsi, perché rimase sempre nella sua coscienza e non arrivò a essere guardato. Cioè a essere guardato così che gli Angeloi sperimentassero in lui il loro sguardo, e lui divenisse solo il campo visivo per gli Angeloi. Quello che gli Angeloi sanno, lo sa allora anche lui, perché sappiamo che gli spiriti superiori, gli spiriti delle gerarchie superiori, in uno sanno, e così si sa dai mondi superiori. Questo è il significativo che si deve tenere fermo: l’uomo in questa epoca dello sviluppo, perché così è organizzato, può conoscere solo quei mondi che sono accessibili ai suoi organi di percezione. Se vuol conoscere di più — leggete tutto quello che da me è scritto sull’iniziazione, così arriverete al fatto che in esso è già contenuto tutto — se vuol progredire ulteriormente, allora deve accogliere in sé la coscienza degli esseri spirituali che stanno sopra di lui. E quello che gli esseri spirituali sperimentano, deve diventare oggetto della propria coscienza. Si deve sentire nel coro degli esseri spirituali. Questo è l’essenziale. Così dunque vediamo proprio in una personalità così significativa come Swedenborg, che l’ascesa nei mondi spirituali senza la pervasione del vero uscire dalla coscienza del piano fisico conduce a illusioni. Si ottiene solo un mondo illusorio. E voi potete ora, cari amici, passare tutta la letteratura presente di veggenti e leggerne le descrizioni del mondo spirituale, così leggerete per lo più solo illusioni simili.
Non ci si deve lasciar ingannare da queste illusioni. Perché lasciarsi ingannare dagli inganni sulla soglia del mondo spirituale è molto peggio che lasciarsi ingannare dagli inganni del mondo fisico. Si tratta dunque per noi di usare la letteratura a nostra disposizione veramente in modo da abituarci gradualmente, in modo ragionevole, a introdurci in tutto il rapporto dell’uomo verso il mondo spirituale. A questo, potrei dire, l’occasione è offerta in doppia maniera. In primo luogo per il fatto che possediamo una tale letteratura, in secondo luogo per il fatto che questa letteratura non può essere letta senza che ci si affatichi spiritualmente intorno a essa. Per questo si provvede già, sebbene mi sia stato più volte suggerito che gli scritti dovrebbero essere più popolari. Mi sono sempre opposto a questo, perché appartiene essenzialmente alla loro natura come dovrebbero essere, che non sono popolari. Se si vuol gettare quello che è offerto nella nostra letteratura di scienza dello spirito in forme vaporose di ogni sorta, e queste allora — presumibilmente perché sono molto più popolari — si vogliono mettere al pubblico, allora si serve solo da una parte la comodità e dall’altra parte si commette male. Perché sempre male sarà originato quando si lascia lo sforzo di diventare spirituali in una maniera leggera e senza pensiero. Il lavoro che compiamo, imparando a capire qualcosa di difficilmente scritto, è un allenamento interiore, è qualcosa che contribuisce ad acquistare il nostro rapporto verso il mondo spirituale nel modo giusto. E così appartiene o dovrebbe appartenere all’essenziale della nostra letteratura che voi realmente nel modo più completo nel ricevere la cosa pensiate, mettiate in attività i vostri pensieri.
Tutto quello che vi sta a disposizione dalle vostre conoscenze precedenti, dalle letture precedenti, mettetelo in relazione con quello che contengono gli scritti antroposofici. Voglio ora pensare qualcosa per voi, per darvi un esempio di come si possano studiare gli scritti antroposofici pensandovi sopra. C’è un ciclo in cui si parla della modalità di efficacia degli Elohim. Questo ciclo era tenuto una volta a Monaco sulla storia della creazione, con il riferimento alla Bibbia. Questo è all’incirca il tema di questo ciclo. Si legge il ciclo, e molti credono che, quando l’hanno letto e l’hanno in certo modo assimilato a loro modo, allora qualcosa di particolare è stato compiuto. Ma di ciò solo non si può trattarsi. Innanzitutto si deve naturalmente trattare del fatto che un lavoro animico interiore deve unirsi a tale ciclo. E là può per esempio dirsi a se stessi: bene, dunque con questi Elohim — alla cui testa allora è l’essere che poi si trasforma nello stesso Cristo — ho a che fare con una categoria di esseri che durante quello che noi designamo come l’essere planetario del Sole hanno qualcosa di particolare da fare. Il nervo principale dello sviluppo di questi esseri cade nel tempo dell’essere solare. E attraverso l’essere congiunto di questi esseri all’essere solare, dobbiamo anche parlare del Cristo stesso come di un’essenza solare. E si potrà allora pensare molto su come gli Elohim siano affini al sole, veramente affini al sole. Il tenore generale del ciclo della conferenza vi svelerà che si fa sempre riferimento a questo affine al sole degli Elohim; si sente questo affine al sole in esso.
Ora ci si chiarirà — non nelle profondità del sonno, ma dopo meditazione approfondita — il carattere che si deve rappresentare degli Elohim. Ci si immergerà nel carattere degli Elohim, e se si fa veramente pazientemente, allora si vivrà che dopo qualche tempo, del tutto come dall’indefinito, un pensiero vi si avvicina. Vi viene un’idea. Ah, mi viene in mente per esempio — è solo un esempio — nella Bibbia è detto che un comandamento del Jahwé, cioè uno degli Elohim, è: non mangiare dall’albero della conoscenza. E che, quando il tradimento luciferino aveva avuto luogo e si era mangiato dall’albero della conoscenza, l’uomo era impedito di mangiare dall’albero della vita. — Strano, gli Elohim dunque parlano di alberi! Ora ho già più volte detto che la lingua di un documento originario come la Bibbia non deve essere presa alla leggera. Se c’è il parlare di alberi, se gli Elohim parlano di alberi, allora significa qualcosa, allora è significato qualcosa di essenziale. Vedete, già su Omero è detto che ha detto la sentenza, ogni cosa ha un doppio nome: uno nel linguaggio degli dei, l’altro nel linguaggio degli uomini ordinari. Se ci si ricorda di questo, allora ci si può dire: sì, forse questo sta in relazione con la lingua degli dei, che gli dei parlano di alberi. Se ora si penetra un po’ più avanti nella cosa, allora ci si chiede: sì, di che cosa parlano effettivamente gli Elohim, se parlano dell’albero della conoscenza e dell’albero della vita? Di che cosa parlano effettivamente? Che cosa intendono con questo? Cari amici, se voi prendete l’intero nostro insegnamento, vi potete dire: questo albero della vita e questo albero della conoscenza deve avere qualcosa a che fare con l’essenza umana stessa.
Il divieto di mangiare dall’albero della conoscenza, questo significa infine — questo lo scoprirete voi stessi — che l’anima dell’uomo non debba cercare conoscenza che aderisca al corpo fisico. Da questo è sorta la presentazione sensuale attuale. «Mangiare dall’albero della conoscenza» significa proprio così unirsi col corpo fisico che da questo è sorta la specie attuale — e l’ho descritta di recente — di conoscenza effettuata da Lucifero. Così gli Elohim intendevano qualcosa nell’essenza umana stessa, dicendo dell’albero della conoscenza. E di nuovo devono intendere qualcosa nell’essenza umana stessa, se parlano dell’albero della vita. Allora ci si domanda: sì, per che cosa l’uomo vede così come vede oggi? In che modo percepisce? In quanto il suo sé spirituale-animico, intriso dell’essenza di Lucifero, è immerso nel corpo fisico e se ne nutre. Questo non era originariamente stabilito, che l’anima fosse immersa così nel corpo fisico come adesso. Questo corpo fisico è l’albero della conoscenza, e l’albero della vita è il corpo eterico. Gli uomini dovevano, dopo che si erano lasciati persuadere da Lucifero, usare il loro corpo fisico per la conoscenza a cui siamo abituati, non avere però anche la conoscenza attraverso il corpo eterico. Ciò è loro impedito. Se si pensa veramente, cari amici, si può venire a tali progressioni del pensiero. E allora ci si deve domandare: perché però gli dei nel loro linguaggio chiamano il corpo fisico l’albero della conoscenza? Perché parlano di un albero? E perché chiamano il corpo eterico l’albero della vita? Perché parlano di alberi? Bene, si può ben comprendere quello che si intende nella lingua degli dei, se si pensa che gli dei di cui si parla, la loro particolare evoluzione durante il tempo del Sole, hanno avuto, hanno dunque accolto qualcosa di essenziale dall’essenza solare.
Ora considerate: antico Saturno — tutto sta al punto di vista del Minerale; antico Sole — tutto sta al livello del Vegetale. Se gli dei che noi chiamiamo Elohim si sono acquisiti il carattere della loro lingua durante il tempo del Sole, allora quando si esprimono, non parleranno di quello che si può solo sperimentare sulla Luna e sulla Terra, bensì di quello a cui si è sviluppato il cosmo fino al tempo del Sole, cioè del Vegetale. Perciò parlano, quando si esprimono nella loro lingua, di alberi, perché parlano nella lingua solare. Vedete, cari amici, si può venire a questo se non si fa nulla altro che pensare-attraverso correttamente quello che è dato nei cicli e nei libri. Se non si legge e si legge e si legge e poi si combinano le cose lette, bensì se si pensa oltre, e le cose come si rivelano attraverso la loro propria natura, le si portano insieme. Ma nel fare questo, si fa ancora un’altra cosa: ci si affatica veramente, e questa fatica ha un successo, cioè il successo che l’anima è resa indipendente, che effettivamente ora attraverso la propria tensione interiore si trova il sentiero per rendere indipendente l’anima. Ma lavoro, veramente il lavoro giusto è necessario per questo. E sempre di nuovo deve essere sottolineato: non nel semplice passivo abbandonarsi, bensì nel veramente attivo acquisire dalle proprie forze animiche si stacca il mondo spirituale dal mondo fisico. Dunque è l’acquisizione attiva del mondo spirituale su cui si tratta. Non si deve temere, se si vuol veramente venire nel mondo spirituale, di lavorare-attraverso quello che è presente e di metterlo in relazione con tutto quello che si ha dalla vita.
Altrimenti potrebbe accadere veramente una tale sciocchezza che qualcuno avesse l’opinione di essere l’Omero reincarnato, ma non avesse bisogno di fare nulla per mostrare che qualcosa del genio di Omero fluisce in lui. Bensì potrebbe veramente avere l’opinione: allora Omero ha vegliato, e ora sviluppa un’incarnazione dove si stende comodamente nel letto pigro del sonno mistico. — Se si prova ad acquisire attivamente, a lavorare-attraverso quello che è presente, allora non si sarà, potrei dire, condotti a ogni sorta di follia mistica. Bensì si sarà condotti a quel punto da cui si guadagna un giusto rapporto, come la verità nel mondo spirituale è intesa per l’uomo in senso più profondo. E allora si vedrà che ci si deve sforzare il più fortemente possibile di non mescolare le abitudini, le abitudini di pensare, sentire e sensazione del piano fisico con le peculiarità del mondo spirituale. Questo atteggiamento è quello di cui si tratta. E questo atteggiamento, se veramente l’abbiamo, cari amici, ci salva da ogni male-fare rispetto all’entrare nel mondo spirituale. Non è vero che non ci si deve affaticare particolarmente se si mangia sale una settimana per scendere nei mondi sotterranei, e un’altra settimana non si mangia sale per ascendere nei mondi elementali superiori. Non è necessaria per questo alcuna fatica; ma non si ottiene nemmeno nulla di meglio che i peggiori inganni. Ottenere si può veramente qualcosa nel mondo spirituale solo attraverso il lavoro interiore. E il lavoro interiore, se veramente è presente, è per se stesso costituito in modo che non induce uno a fare male rispetto al mondo spirituale, bensì lo guida a pensieri giusti.
Altrimenti veramente vengono i pensieri mistici e distorti, e si può con ragione ridere di noi. Una volta mi scrisse per esempio un uomo che pensava sanamente in questo campo, che aveva visitato uno dei nostri rami come membro. Lì si erano chiuse tutte le finestre, sebbene fosse spaventosamente caldo e non ci fosse nessuna ragione di chiudere tutte le finestre, le finestre erano state chiuse. Ora, io non dico nulla contro la chiusura delle finestre, specialmente se c’è una ragione ragionevole di sentir rumore fuori; questo sarebbe giusto. Ma non è stata data a lui questa ragione, bensì è stato detto: sì, il Dott. Steiner ci ha espressamente fatto notare che quando è tenuta una conferenza nel nostro ramo, si devono chiudere le finestre, così che non possano entrare i demoni. — A ciò mi scrisse questo uomo che era il pensar sano in questo caso: sì, ma gli spiriti non possono entrare anche attraverso finestre chiuse? Questo deve essere un insegnante strano di scienza dello spirito che dice ai suoi studenti che si devono chiudere le finestre così che i demoni non possano entrare! — Si vede come in un tale parlare senza pensiero sta davvero la mescolanza del piano fisico con il mondo superiore. Sul piano fisico non possono certo entrare gli esseri attraverso le finestre chiuse, se non li sfondano; ma gli spiriti difficilmente si potranno trattenere dal fatto che si chiudono le finestre! Si tratta veramente di farsi rappresentazioni sufficientemente serie sui mondi spirituali e fisici. E un tale esempio come quello del veggente coscienzioso, energico, nel suo genere grande Swedenborg, può, se pensiamo sopra la cosa, migliorare molte rappresentazioni che abbiamo e che sono profondamente errate. Di questo ancora domani.
Pensieri e metodi della psicoanalisi freudiana
Cari amici! Devo supporre che, durante le discussioni che ora si stanno svolgendo, gli animi siano in questo momento meno disposti a ricevere una conferenza che affronta un argomento da considerarsi come prosecuzione di quello toccato ieri. Perciò, per coloro che vorranno parteciparvi, terrò questa conferenza domani; oggi desidero parlare di qualcosa che, in un modo o nell’altro, sarà collegato con gli affari che in questo momento occupano direttamente i vostri animi e devono occuparli.
Innanzi tutto desidero porre la questione in modo del tutto preciso: Che cosa abbiamo effettivamente di fronte a noi nel caso Goesch-Sprengel? Come possiamo giungere a ciò che ho spesso affermato nelle conferenze delle ultime settimane, cioè che è importante trovare il giusto punto di vista dinanzi a una cosa? Dunque la domanda che pongo è: Come si può gradualmente, attraverso uno studio completamente obiettivo di questo caso, giungere a un giusto punto di vista al riguardo? Se si vuole trattare un tal caso in modo obiettivo, allora bisogna, in primo luogo, estrarlo dal suo contesto personale; e in secondo luogo inserirlo in un contesto più ampio. E se allora, come credo, risulta che proprio questo contesto più ampio è il più importante per noi, nella misura in cui parliamo di noi come del nostro movimento, allora è davvero nostro dovere, potremmo dire, studiare un tal caso per nostra istruzione, per il bene della scienza dello spirito stessa. Ora, il caso intero sta certamente in un contesto più ampio. Come sia così si può scoprire se si esamina attentamente la lettera che il Signor Dr. Goesch ha scritto il 19 agosto 1915, per quanto riguarda i suoi motivi fondamentali, per quanto riguarda i suoi argomenti principali. Ora, poiché vi trovate di fronte a importanti discussioni, non desidero trattenervi troppo a lungo. Desidero anzitutto sottolineare solo alcuni punti essenziali fondamentali. Un tale punto principale è innanzi tutto l’accusa di non mantenere le promesse.
Se avete ascoltato attentamente la lettera, avrete notato che il peso principale non risiede nella mera accusa di fare promesse e non mantenerle. L’accusa principale è che da parte mia si cerchi proprio un metodo e si proceda proprio sistematicamente a dare promesse ai membri e a non mantenerle. E che i membri, quando si accorgono che le promesse non sono mantenute, si pongono in un certo stato psichico che li obbliga a porsi in una certa relazione con colui che ha fatto e non mantenuto la promessa. E che così si accumula una quantità di forze che, accumulandosi nell’anima, deve gradualmente portare all’ottundimento dei membri. Questa è la prima ipotesi formulata. Abbiamo dunque a che fare con l’affermazione che sistematicamente si tenta di provocare l’ottundimento, cioè l’oscuramento dei membri. Si afferma che il dare e il non mantenere deliberatamente le promesse è un mezzo per smorzare lo stato di coscienza normale dei membri, affinché vengano spinti in una specie di ottundimento e di intorpidimento. Questo è ciò che è espresso per primo nella lettera. Come secondo punto, è affermato che uno dei mezzi con cui si opera sia: dare la mano, condurre conversazioni amichevoli e simili, in breve, creare un certo genere di contatto con i membri. Questo contatto, a sua volta, per la sua natura particolare e per gli influssi che con essa si esercitano sui membri, è atto a suscitare nelle anime dei membri qualcosa che è proprio lo scopo, e che deve essere suscitato attraverso il contatto, sia attraverso la stretta di mano, sia attraverso la conversazione.
Come terzo punto, a cui è necessario prestare attenzione — ed è questa l’ossatura portante dell’intera lettera del Signor Dr. Goesch, che la pervade completamente — è la natura della relazione tra la Signorina Sprengel e il Signor Dr. Goesch. Questi tre punti, che potrebbero essere ampliati, siano anzitutto sottolineati. Ora la questione che si pone innanzi tutto è: Come giunge il Dr. Goesch a costruire, sulla base dei primi due punti, una teoria così sistematica riguardo al modo in cui i mezzi si utilizzano per danneggiare i membri nel loro stato di coscienza? Bisogna indagare questo e cercare di scoprire: Da dove viene una cosa così? E così si viene condotti, nel caso del Dr. Goesch, alla sua permanenza di molti anni nella cosiddetta teoria psicoanalitica freudiana. E se ci si dedica allo studio di questa teoria, allora si noterà che essa è intimamente collegata all’intera maniera in cui l’immagine patologica si esprime nella lettera. Bisogna tracciare certi fili da questa immagine patologica riguardo ai primi due punti alla permanenza del Dr. Goesch nella concezione del mondo psicoanalitica freudiana. Naturalmente, non sono in grado di darvi in breve un quadro completo della teoria psicoanalitica freudiana. Desidero solo esporre alcune cose che possono servire a chiarire il caso Goesch-Sprengel. Ma posso dire che mi sento autorizzato in certo senso anche a parlare della psicoanalisi.
Uno di quei medici eruditi che era coinvolto nel punto di partenza, nella fondazione della psicoanalisi, era in relazione di amicizia con me negli anni precedenti. Successivamente, dopo che la degenerazione della psicoanalisi si verificò nella vita successiva del Dr. Freud, egli abbandonò nuovamente la teoria psicoanalitica. Considerate dunque non come una caratterizzazione completa della teoria psicoanalitica freudiana ciò che ora dirò, ma solo come un’evidenziazione di alcuni punti. Innanzi tutto, lo psicoanalitico freudiano parte dal presupposto che accanto alla vita psichica conscia esiste anche una vita psichica inconscia. Cioè che oltre alla vita psichica dell’uomo che procede consciamente, esiste una vita psichica inconscia con un contenuto su cui l’uomo non è chiaro nella coscienza ordinaria. Ora una parte importante della psicoanalisi è la dottrina secondo cui certe esperienze che un uomo può avere nel corso della sua vita possono fare un’impressione su di lui, ma cosicché l’impressione scompaia dalla coscienza all’inconscio e continui a vivere là. Così che, secondo la visione dello psicoanalitico, ciò che sprofonda nell’Inconscio non ha bisogno di venire pienamente alla coscienza presente. Così, per esempio, l’uomo potrebbe aver avuto in alcuni momenti della sua infanzia una certa impressione che non gli viene pienamente alla coscienza, ma che tuttavia agiva così fortemente sulla sua anima che sprofondò nell’Inconscio e lì continua ad agire. L’effetto rimane presente.
Così ci si può trovare di fronte al caso — voglio subito, tralasciando molti passaggi intermedi, portare davanti agli occhi il risultato dell’intera faccenda — che l’effetto ha successivamente portato a una vita psichica disturbata. E si può dire: Deve esserci laggiù nell’Inconscio una specie di isola psichica, che era un’esperienza in un’epoca precedente, principalmente nella gioventù, che poi continua a germinare. Se si segue alle cose nel modo psicoanalitico catechizzante descritto, si possono portare alla coscienza queste isole psichiche che germinano nell’Inconscio. E dal fatto che si porta questo Inconscio nel complesso della coscienza, alla coscienza, si guarisce l’uomo nella direzione in cui ha un tale difetto psichico. All’inizio dello sforzo psicoanalitico, in particolare da parte del Dr. Breuer, si praticava questa catechizzazione nell’ipnosi. Ma ci si era allontanati da questo. La scuola freudiana ora fa questa analisi catechizzante nella coscienza di veglia. Esistono dunque isole psichiche in continua crescita, ma non nella coscienza. Ora questa concezione del mondo psicoanalitica si è gradualmente diffusa su tutte le possibili manifestazioni della vita, e tenta di fornire spiegazioni soprattutto riguardo alle manifestazioni dei sogni umani. E lì — l’ho già esposto una volta in una conferenza di fronte ai nostri amici da qualche parte — la scuola freudiana si abbandona alle fantasie più audaci. Dice che nel sogno desideri non realizzati dell’uomo svolgono un ruolo speciale.
È un caso tipico molto frequente che l’uomo nel sogno spesso viva qualcosa dal fondo perché è un desiderio non realizzato, un desiderio che non può essere realizzato nella vita esterna. Ora può accadere — e questo sarebbe il significato dal punto di vista dei teorici psicoanalitici — che un tale desiderio che esiste in un’isola psichica inconscia sia sollevato dal sogno e possa essere un’incarnazione di un impulso che era stato esercitato sull’uomo sin dalla prima gioventù. Vedete, cari amici, che proprio in questi modi di pensare risiede qualcosa di estremamente strano. Vale a dire che si presuppone che l’uomo, per esempio da giovane ragazzo o da giovane ragazza, abbia avuto un’esperienza che è sprofondato nell’Inconscio e poi si manifesta come offuscamento della coscienza, come un’esperienza fantastica. Prendete ora lo schema: le esperienze diurne vengono spinte verso il basso nell’Inconscio, vivono lì e portano a una coscienza indebolita. Allora avete esattamente lo schema che il Dr. Goesch costruisce riguardo al dare e al non mantenere le promesse, il continuare ad agire nell’Inconscio, e che si intenda deliberatamente provocare nell’Inconscio qualcosa come le isole della teoria psicoanalitica freudiana, e che ora si operi in modo raffinatamente sistematico e si produca uno stato di ottundimento, come altrimenti il sogno produce nella psiche in tal modo che è prodotto dalle esperienze diurne sprofonde nell’Inconscio. Una teoria contorta, che, se si vive in essa, scatena certe forme di pensiero che poi si trasmettono a tutto il pensiero.
Con questa teoria è collegato il motivo per cui nel Dr. Goesch, come potete trovare, può sorgere un così audace pensiero. Oltre, ho detto: L’idea del contatto gioca un ruolo fondamentale. Cari amici, voglio ora leggervi alcuni brani da uno dei libri del Prof. Sigmund Freud, in proposito a cui vi prego di prestare attenzione ad alcune cose. Ma devo premettere qualcos’altro prima di leggere questi brani — vengono da un libro in cui sono raccolti saggi freudiani dalla rivista freudiana « Imago » — perché ha a che fare con il caso Goesch-Sprengel. Ricordate — coloro che conoscono la Signorina Sprengel da più tempo lo sapranno — che per lei gioca un ruolo considerevole il fatto che ha voluto preservare il suo aspetto esteriore dalle persone che hanno influenza sull’aura. Aveva un’avversione a dare la mano e così via. L’idea che il dare la mano fosse un crimine capitale nella nostra esoterismo, è un’idea che lei si era formata già in un tempo in cui il Dr. Goesch non era ancora qui. Per caratterizzare il fatto voglio descrivere un evento. Avevo qualcosa da fare nel laboratorio del Dr. Schmiedet e incontrai lì anche la Signorina Sprengel. Le diedi la mano, e questo le diede l’occasione di dire: È sempre così con lui; mi fa tutto quello che vuole, poi mi dà la mano, e in questo modo tutto viene dimenticato. — Ecco il germe originario della teoria sul dare la mano. Ieri vi è stato letto ciò che era diventato in Signorina Sprengel, nella sua costituzione psichica contorta, da questa teoria con l’aiuto del Dr. Goesch: Lui le portò davanti le teorie freudiane e poteva collegare sistematicamente le cose con le forme di pensiero freudiane.
A pagina 27 del suddetto libro di Freud si trova il seguente brano: «Il carattere principale della costellazione psicologica così fissata risiede in quello che si potrebbe chiamare il comportamento ambivalente dell’individuo verso l’oggetto, o piuttosto un’azione su di esso. (Secondo un’espressione pertinente di Bleuler.) Desidera eseguire questa azione — il contatto — sempre di nuovo, vi vede il massimo piacere, ma non può eseguirla, la detesta anche. Il contrasto dei due flussi non è riconciliabile in breve tempo, perché — possiamo solo dire — nella vita psichica sono localizzati così da non potersi incontrare. Il divieto diviene consapevole ad alta voce, il piacere del contatto continuo è inconscio, la persona non sa niente di esso. Se questo momento psicologico non esistesse, allora un’ambivalenza non potrebbe né persistere così a lungo, né potrebbe portare a tali conseguenze.» — Qui c’è molta discussione su come la paura del contatto svolga un certo ruolo nei nevrotici. «Nella storia clinica del caso abbiamo sottolineato l’irruzione del divieto nella prima infanzia come determinante; per l’ulteriore sviluppo questo ruolo cade al meccanismo della rimozione a questa età. A causa della rimozione avvenuta, che è accompagnata dall’oblio — amnesia — la motivazione del divieto divenuto consapevole rimane sconosciuta e tutti i tentativi devono fallire nel cercare di dissolverlo intellettualmente, poiché non trovano il punto in cui potrebbe attaccarsi. Il divieto deve la sua forza al suo carattere coercitivo — proprio alla relazione con il suo controparte inconscio, il piacere nascosto indipendente, cioè a una necessità interiore in cui manca la consapevolezza conscia. La trasmissibilità e la capacità di riproduzione del divieto riflettono un processo che accade con il piacere inconscio e è particolarmente facilitato dalle condizioni psicologiche dell’Inconscio. Il piacere dell’impulso si sposta continuamente per sfuggire al blocco in cui si trova, e cerca sostituti per il proibito — oggetti sostitutivi e azioni sostitutive — per ottenere. Pertanto anche il divieto migra e si estende ai nuovi obiettivi della pulsione repressa. Ogni nuovo tentativo della libido repressa è incontrato dal divieto con un nuovo inasprimento. L’inibizione reciproca dei due poteri in lotta genera una necessità di scarico, di riduzione della tensione dominante, in cui si può riconoscere la motivazione delle azioni coercitive. Queste sono nella nevrosi chiari compromessi, da una prospettiva prove di pentimento, sforzi per l’espiazione e simili, ma d’altro canto allo stesso tempo azioni sostitutive, che compensano l’impulso per il proibito. È una legge della malattia nevrotica che queste azioni coercitive sempre più servono l’impulso e si avvicinano sempre di più all’azione originariamente proibita.» Prendete questo intero processo delle ossessioni di paura del contatto. Immaginate che la Signorina Sprengel fosse stato un tale oggetto della paura del contatto messo di fronte a uno psicoanalitico. Questi avrebbe esercitato la sua pratica psicoanalitica ordinaria, l’avrebbe catechizzato per la paura del contatto e avrebbe cercato di trovare il presupposto che ha portato alla sua paura del contatto. Un terzo momento, che volevo sottolineare, è la relazione tra la Signorina Sprengel e il Signor Goesch. Questa relazione dovrebbe — secondo la teoria psicoanalitica — essere naturalmente caratterizzata cosicché ci siano rappresentazioni erotiche mascherate. Intendo questo in modo completamente obiettivo.
Cari amici, qui dobbiamo guardare ancora un po’ più profondamente nell’intera struttura della concezione del mondo psicoanalitica. Secondo come l’ho analizzata per voi ora, certe isole psichiche vengono quindi portate su dall’Inconscio. Ed è presupposto che tutte queste isole psichiche siano, nella stragrande maggioranza dei casi, di natura sessuale. Così il compito dello psicoanalitico consiste nel venire a conoscenza di tali esperienze accadute durante il primo periodo della vita e poi sprofondato nell’Inconscio, e nel riportarle in superficie al fine della guarigione. Secondo la teoria freudiana, la guarigione è proprio effettuata dal fatto che si portano complessi sessuali nascosti dalle fondamenta inconsce della vita psichica alla coscienza. Quanto successo questo metodo abbia avuto nel guarire i pazienti è ampiamente discusso nei libri pertinenti. Vedete come l’atmosfera fondamentale dell’intero pensiero degli psicoanalitici è in gran parte pervasa dalla sessualità psichica. Questo va così lontano, cari amici, che la psicoanalisi viene applicata a tutte le possibili altre manifestazioni della vita. Questo va così lontano che, per esempio, la mitologia, l’erudizione leggendaria, è interpretata dai seguaci di Freud e da Freud stesso nel senso psicoanalitico. Così sempre — questo è il caso nella stragrande maggioranza dei casi — si conclude a una sessualità psichica nascosta. Vogliono, per esempio, spiegare il mito di Edipo, il problema di Edipo. Il contenuto del mito di Edipo, detto brevemente, è che Edipo è condotto a uccidere suo padre e a sposare sua madre. Ora lo psicoanalitico si chiede: Su che cosa si basa una cosa del genere? — E dice: Tali cose si basano sempre su complessi sessuali repressi nella vita psichica inconscia, in cui di solito si tratta di un’esperienza sessuale avvenuta nella primissima infanzia. E poiché la relazione del bambino con il padre e con la madre è già dal concepimento una relazione sessuale — questa è una convinzione freudiana consolidata — così il bambino, se è un ragazzo, è inconsciamente innamorato di sua madre. Quindi è inconsciamente, nell’Inconscio, geloso di suo padre.
Vedete, cari amici, qui la teoria inizia a diventare qualcosa che può indurre a dire che questi psicoanalitici dovrebbero applicare la loro teoria, se ci credono, prima di tutto a se stessi. Dovrebbero applicarla al fatto che il loro destino, la loro visione ne consegue perché hanno avuto molti processi sessuali durante l’infanzia che sono stati repressi nella vita psichica. Questa teoria deve prima di tutto essere applicata a Freud e ai suoi seguaci stessi. L’origine di qualcosa come il mito di Edipo è quindi, come detto, ricondotta al fatto che fondamentalmente la maggior parte dei ragazzi, dal concepimento in poi, avrebbero una relazione illegittima con loro madre e sarebbero quindi gelosi di loro padre. Il padre diventa loro nemico, e la conseguenza è che nella fantastica oscura dei ragazzi il padre continua a germinare in qualche modo come nemico. Ma poiché in seguito l’intelletto fa sì che non si possa avere una relazione con la madre, questa relazione viene repressa nell’Inconscio. Il ragazzo passa poi attraverso la vita con qualcosa che non viene mai alla sua coscienza, ma è qualcosa come una relazione illegittima con sua madre e come una relazione opposta a suo padre, perché lo sente come un rivale. Così secondo la teoria psicoanalitica bisogna cercare nei disturbi psichici complessi psichici. Poi si troverà, se portati alla coscienza, che può avvenire una guarigione. È un peccato che non possa sviluppare ulteriormente le cose, ma voglio cercare di indicarle il più accuratamente possibile. Nella scrittura di cui ho appena parlato, trovate per esempio a pagina 16 il seguente: «Abbiamo avuto poche opportunità nei precedenti esposti per mostrare come i fatti della psicologia dei popoli, attraverso l’applicazione delle considerazioni psicoanalitiche, possono essere visti in una nuova comprensione, perché il tabù all’incesto dei selvaggi è stato a lungo riconosciuto come tale e non ha bisogno di ulteriore interpretazione.»
In questo saggio si spiega cioè perché il selvaggio conduce il divieto del matrimonio con madre e sorella così rigorosamente, perché le relazioni illegittime con madre e sorella sono punite. «Incesto» è l’amore per i consanguinei, e uno dei primi saggi di questo libro si intitola « La paura dell’incesto ». Questa è fondata nel modo che in realtà un impulso all’incesto, in particolare in ogni individuo maschio, esista, perché una certa relazione illegittima con la madre sia presente. « Quello che possiamo aggiungere alla sua valutazione è la dichiarazione che è una caratteristica eminentemente infantile — cioè il selvaggio la mantiene per tutta la vita, nel bambino è repressa nell’Inconscio e una notevole concordanza con la vita psichica del nevrotico. La psicoanalisi ci ha insegnato che la prima scelta di oggetto sessuale del ragazzo è incestuosa, riguarda gli oggetti vietati, madre e sorella, e ci ha anche insegnato i mezzi con cui il giovane si libera dall’attrazione dell’incesto. Ma il nevrotico ci rappresenta regolarmente una parte dell’infantilismo psichico, non ha potuto liberarsi dalle relazioni infantili della psicosessualità, o vi è tornato. (Arresto dello sviluppo e regressione.) Nella sua vita psichica inconscia, le fissazioni incestuose della libido quindi ancora o di nuovo svolgono un ruolo principale.
Siamo giunti alla conclusione che la relazione dominata dal desiderio incestuoso verso i genitori sia il complesso centrale della nevrosi. — Il complesso centrale della nevrosi secondo la teoria psicoanalitica è il desiderio sessuale illegittimo del ragazzo verso madre e sorella. La scoperta di questo significato dell’incesto per la nevrosi incontra naturalmente l’incredulità più generale degli adulti e dei normali; lo stesso rifiuto affronteranno, a es., anche i lavori di Otto Rank, che mostrano in misura sempre crescente quanto il tema incestuoso sia al centro dell’interesse letterario e fornisca materia della poesia in innumerevoli variazioni e distorsioni. Siamo costretti a credere che tale rifiuto sia prima di tutto un prodotto del profondo disgusto umano verso i suoi antichi desideri incestuosi, ormai caduti nella rimozione. Non è quindi senza importanza per noi poter mostrare nei popoli selvaggi che avvertono ancora come minacciosi i desideri incestuosi destinati alla successiva inconsapevolezza dell’uomo e li considerano degni delle più rigorose misure difensive.» Partendo da questo, cari amici, un’atmosfera di rappresentazioni sessuali si diffonde su tutta l’area degli psicoanalitici. Vivono e operano in rappresentazioni sessuali. Quindi nient’altro ha contribuito tanto quanto la psicoanalisi affinché l’incredibile beffa del naturale nella vita umana davvero si introduca gradualmente, potrei dire, senza che la gente se ne accorga, nella vita.
E devo dire, posso ben capire profondamente un vecchio signore che ha cercato per tutta la vita di contribuire anche a portare la moralità nella medicina, Moritz Benedikt, quando dice: Se si guarda intorno, si può notare che noi medici trent’anni fa eravamo meno consapevoli di certe anomalie sessuali di quanto lo siano oggi le diciottenne nelle scuole pensionati. Si può capire questo uomo, perché corrisponde alla verità. Desidero sottolineare questo in particolare perché è straordinariamente importante guardare a certi processi della vita infantile in modo naturale e non vederli immediatamente inutilmente come sessualità. Nei bambini a lungo qualcosa è un’azione innocente, che oggi, sulla base di teorie contorte, è in qualche modo vista come una perversione sessuale. E oltre, nella maggior parte dei casi non è necessario andare più in là che vedere le cose come nient’altro se non come maleducazione infantile. Un paio di colpi in una certa parte del corpo sono sufficienti come cura adeguata. Ma la peggiore cura è questa, se si parla molto di queste cose o se si parla molto con i bambini stessi e si insegnano loro tutte le teorie. È difficile, anche con gli adulti, parlare molto chiaramente di queste cose. Ma a colui che spesso ha il dovere di dare consigli in molti aspetti, capita purtroppo spesso che i genitori vengono con reclami, a volte molto sciocchi, incluso il reclamo che i bambini soffrono di perversione sessuale. E quale era la base? Solo questo, che il bambino si grattava.
Non c’era nessun altro motivo, se non che il bambino si grattava. E così come grattarsi sul braccio non è un atto sessuale, così grattarsi in un altro posto non è un atto sessuale. Il Dr. Freud, tuttavia, sostiene l’idea che ogni grattarsi, ogni tocco, il tocco della bocca con il ciuccio è un atto sessuale. Il Dr. Freud versa sull’intera vita dell’uomo l’aura della sessualità. Sarebbe davvero bene occuparsi un po’ di queste cose, per conoscere così gli eccessi della scienza materialistica, occuparsi un po’ di quello che si chiama la psicoanalisi freudiana. Così tutto viene introdotto in questa atmosfera sub specie di queste cose. Uno psicoanalitico ungherese scrive in un libro che il Dr. Freud cita, su un ragazzo di cinque anni di nome Arpádo. Sulla fonte del suo interesse per le attività nel pollaio secondo questo psicoanalitico ungherese Ferenczi non c’era dubbio: «I rapporti sessuali vivaci tra il gallo e la gallina, la deposizione delle uova e l’uscita dei giovani piccioni soddisfacevano la sua curiosità sessuale, che in realtà era rivolta alla vita familiare umana. Secondo il modello della vita del pollame aveva formato i suoi desideri di oggetti, quando una volta disse alla vicina: « Vi sposerò e vostra sorella e le mie tre cugine e la cuoca, no, invece della cuoca preferibilmente la madre.» Si vorrebbe nostalgia dei tempi in cui si potevano ascoltare tali cose nei bambini senza ricorrere a teorie sessuali così contorte.
Desidero, cari amici, solo accennare a questo tema, ma nei prossimi tempi sarà possibile parlare proprio su questo punto per rassicurare padri e madri. Perché la teoria freudiana si diffonde lentamente e fortemente senza che la gente se ne accorga sempre, anche se è solo un sintomo del fatto che una tale spinta passa attraverso il mondo. Quando i genitori vengono con il reclamo che i loro figli di quattro o cinque anni soffrono di perversioni sessuali, allora nella maggior parte dei casi si deve dare la risposta: Le perversioni consistono principalmente nel modo in cui voi pensate al caso. — Questa è di solito la più grande perversione. Ecco l’atmosfera in cui la psicoanalisi freudiana stagnante si agita. So naturalmente che i freudiani possono dire qualcosa contro questo quando si presenta una cosa così brevemente. Ma l’espressione è pienamente giustificata, che in queste cose psicosessuali l’intera psicoanalisi si agita, sì, ne goccia, come questo emerge nei loro scritti. Ora immaginate, cari amici, che il presupposto che nell’Inconscio umano ci siano isole psicosessuali sia effettivamente vero. Che cosa può accadere? Può accadere che il teorico freudiano in questione si prenda carico di colui per che lo presuppone e lo catechizzi. Così aggiunga un nuovo capitolo o un nuovo caso alla teoria psicoanalitica freudiana. Nel nostro caso, potrebbe essere accaduto che il Signor Dr. Goesch si dicesse: Lo catechizzerò una volta, allora troverò molte cose in queste isole psicosessuali che mi sono utili per documentare le teorie freudiane. — Ma questo avrebbe richiesto qualcosa che si potrebbe descrivere solo nel modo che uno potrebbe dire: L’anima del Signor Dr. Goesch avrebbe dovuto essere più forte. Ma ha ceduto a una certa natura di relazione con la sua nuova amica scelta, e per l’intera relazione il materiale presente è il migliore. Chi l’usa nel modo giusto trova la possibilità di designare l’intera relazione nel modo clinicamente più obiettivo e accurato.
Poiché in molte cose non dipende tanto dal fatto che si ha a che fare con un caso importante o non importante, ma da quello che si può imparare dal caso, devo dire che finalmente il caso può portare a una considerazione tale come quella che ho fornito nel 1900 in un articolo nella « Wiener Rundschau Klinischen » sulla « Filosofia di Friedrich Nietzsche come problema psicopatologico ». Perché accanto a tutto ciò che il genio di Nietzsche ha dato al mondo, si doveva sentire il dovere di mostrare come il mondo si relaziona erroneamente a Friedrich Nietzsche quando non tiene conto dello psicopatologico in lui. Per la nostra vita sociale è importante che lo psicopatologico non prevalga, che sia estirpato dai cuori e possa essere visto nella giusta luce, e che lo psicopatico non sia visto come un essere di ordine superiore. Pertanto è importante prendere in considerazione anche tali casi nel modo giusto e valutarli da un punto di vista giusto, di cosa si tratta. Il tempo è già troppo avanzato perché potessi esporre come la tempesta sia gradualmente salita. Quando ero a Vienna, in Austria nel maggio di quest’anno, uno dei nostri membri mi scrisse una lettera in cui erano state sollevate pressappoco le stesse accuse, anche con il coinvolgimento della psicoanalisi freudiana, così come si sono verificate nel Dr. Goesch sotto l’influenza della Signorina Sprengel. Quella lettera, perché adesso non si possono portare lettere oltre il confine, ho dovuto strapparla al mio ritorno qui. Le accuse in quella lettera provenivano dallo stesso angolo; è lo stesso vento. Molte frasi sarebbero addirittura, se potessi leggervele, meravigliosamente d’accordo con quello che la Signorina Sprengel ha ispirato nel Dr.
Goesch. Ora, che cosa si trova effettivamente nel caso Goesch-Sprengel? C’è non solo il fatto che il Dr. Goesch non era lo psicoanalitico giusto, perché per questo avrebbe avuto bisogno di una relazione obiettiva, come quella di un medico con il paziente, nei confronti della Signorina Sprengel. Ma lei ha avuto un’influenza così travolgente su di lui, e quindi non solo la coscienza superiore del Signor Goesch è diventata l’esaminatore. Secondo la teoria freudiana, tutto ciò che allora veniva fuori era quello che viveva nell’anima dell’amica, della « custode dei sigilli ». Ma poiché andava nell’Inconscio, era camuffato da un’intera teoria, che si trova nella lettera del Dr. Goesch. Con il caso Goesch-Sprengel, che sorge da uno dei più grandi errori, che sorge da una delle peggiori teorie materialiste del nostro tempo, si può venire a capo solo attraverso la consapevolezza che entrambe le personalità hanno gettato un mantello mistico sulle loro relazioni umane, troppo umane. Questo mantello è essenzialmente — e questo lato è sufficientemente testimoniato da eccellenti documenti — l’avvolgimento di una relazione umana, troppo umana con teorie psicoanalitiche di tipo freudiano. Se allora abbiamo lo sforzo di aiutare tali persone, che vengono da noi con costituzioni psichiche così contorte, allora, cari amici, accade molto frequentemente che queste persone, che all’inizio erano seguaci piuttosto entusiasti, convertano la loro seguaci in ostilità. Questo è anche qualcosa che può essere spiegato interamente in modo psicoanalitico. Ma è urgentemente necessario per noi occuparci del mondo.
Perché così come da questa parte, dal lato della corrente psicoanalitica invasa da rappresentazioni sessuali, nuove inimicizie possono nascere per noi ogni giorno, così l’inimicizia può venire verso di noi da tutti i possibili altri errori del tempo, in cui l’umano è andato fuori strada — troppo umano. Vedete, qui avete anche un esempio di come abbiamo molto bisogno di studiare tali casi che devono interessarci pienamente, perché la nostra società rappresenta un movimento spirituale. Potrei ancora parlare a lungo, ma non posso e non devo farlo oggi, perché dovete discutere. Ma desideravo indicare i primi passi tentennanti del percorso in cui bisogna cercare, se si vuole vedere dove risiedono i pericoli per il nostro movimento, e come sia urgentemente necessario che noi — ognuno il più possibile — lavoriamo nei confronti del mondo, affinché il mondo fuori sappia che non ha davanti a sé lepri paurose, ma persone che sanno, come si suol dire, tenersi ferme. Quando sorgono cose che si presentano nella maschera come accade qui in questa lettera, allora è nostro dovere strapparle la maschera da queste cose e mostrare dove risiedono le origini. Risiedono molto più profondamente di quanto si cercano normalmente. Risiedono in quella direzione materialistica del nostro tempo, che non è diventata solo una direzione scientifica, ma avvelena la nostra intera vita e contro che il nostro movimento esiste fondamentalmente, contro che dobbiamo però anche prepararci e non dovremmo crollare nel modo che assorbiamo solo i concetti più necessari, ma che apriamo gli occhi e vediamo cosa sta accadendo nel mondo, cosa le persone che vengono da noi hanno imparato nel mondo e cosa portano con loro da quello che hanno imparato quando vengono da noi.
Psicoanalisi freudiana, l’essere di Swedenborg, sessualità e chiaroveggenza moderna
Cari amici, quando ieri vi ho parlato in certo modo inserendola riguardo al tema della psicoanalisi, perché è toccato così da vicino da questo caso che ci riguarda tutti, avrete certamente dovuto notare che ho caratterizzato la distinzione della vita psichica in conscia e inconscia attraverso la psicoanalisi, o più precisamente attraverso la visione psicoanalitica, come il lato di una visione psicoanalitica. E mentre poi — almeno per accenni — ho esposto come l’intera visione psicoanalitica si agita nel sessualismo, avete potuto vedere come dal lato opposto un elemento veramente desolante, si potrebbe dire « orribile », sia apparso proprio con questa visione psicoanalitica all’interno della nostra vita spirituale. Ma con questo è indicato qualcosa di caratteristico negli sforzi spirituali del presente. Con la distinzione di una vita psichica inconscia da una conscia, la visione del mondo psicoanalitica introduce certo qualcosa di giusto nella nostra vita spirituale. Possiamo considerare molte cose cosicché vediamo: le persone sono venute su una certa traccia, hanno scoperto che bisogna cercare lo psichico più profondamente di quanto non sia compreso nella consapevolezza umana ordinaria. Ma ora questa traccia giusta è perseguita da persone che hanno portato il loro materialismo così lontano da non agire solo nel modo in cui agisce nel cosiddetto monismo attuale (erroneamente), che comprende la direzione del pensiero. Il materialismo dello psicoanalitico agisce cosicché i più bassi impulsi umani vengono introdotti nella teoria.
E con la teoria causano che un elemento veramente soggettivo, l’elemento più soggettivo, l’elemento degli impulsi sessuali stessi, sia reso l’impulso interno della vita scientifica. Proprio una tale manifestazione nella vita spirituale del presente deve essere posta particolarmente chiara davanti agli occhi. Vediamo infatti da un lato che ciò che — indipendentemente dall’uomo — costringe gli uomini a riconoscere un’entità spirituale superiore a quella immediatamente conscia per noi, costringe anche le teste più rozzamente materialiste a riconoscerla. Chi sono questi seguaci di Freud e della scuola freudiana, se non persone che non solo nel loro intelletto, ma fino ai loro impulsi si basano su un terreno grossolanamente materialistico, e tuttavia sono costrette dall’oggettività del mondo a ricercare qualcosa che va al di là della coscienza ordinaria? Questo è il lato obiettivo. L’altro, il lato soggettivo, è che l’uomo è così profondamente intrecciato con il materialismo, così che insieme — perché appartiene al materialismo come la mano sinistra alla destra, l’occhio sinistro a quello destro o forse come cose che appartengono ancora di più insieme — entrano gli impulsi più bassi, gli impulsi più soggettivi nell’impresa della visione del mondo. Al basarsi sul materialismo appartiene assolutamente, se ci si lascia del tutto andare, il precipitare, vorrei dire « l’incappare », nei più bassi impulsi umani. Eppure, cari amici, questa intera concezione, come si presenta di fronte a noi, può diventare completamente chiara all’uomo solo quando egli conosce il segreto dietro tante cose dell’ordine mondiale.
È il pericolo di tali visioni del mondo, come è la psicoanalitica, che la gente sta sui binari giusti e introduce proprio i loro impulsi sporchi nei binari giusti. È molto meno dannoso se gli impulsi sporchi vengono introdotti nell’errore, nell’errore totale, che se vengono introdotti in qualcosa di parzialmente corretto. E il corretto della visione del mondo psicoanalitica consiste nel riconoscimento del fatto che nella vita umana un’incredibile quantità di cose inconsce, correttamente inconsce, svolgono un ruolo. E così gli psicoanalitici si trovano veramente su tracce molto, molto giuste, molto vere. Vengono spinti su tracce corrette. Seguiamo una volta come gli psicoanalitici vengano così spinti su qualche traccia giusta. Nel libro di cui vi ho parlato ieri, il leader della scuola psicoanalitica si sforza di spiegare certe usanze presso i popoli selvaggi in collegamento con certe teorie psicoanalitiche, in collegamento con connessioni che la psicoanalisi presuppone tra la vita infantile e il successivo stato della nevrosi dell’uomo. Ieri abbiamo visto come proprio in queste teorie l’elemento sessuale svolga un ruolo. Ora Freud confronta nel suo libro « Totem e Tabù », nell’articolo su « Tabù e l’ambivalenza dei sentimenti », certe concezioni, certe rappresentazioni presso i selvaggi con certe proprietà infantili dell’uomo civile. Esse appaiono nella nevrosi, in una certa forma di malattie nervose psichiche. Da ieri capirete che molto degli psicoanalitici è così spiegato: nella vita molto giovane impulsi sono esercitati sulla persona, che poi si ritirano in isole psichiche e continuano ad agire, agiscono dal basso verso l’alto dall’Inconscio.
Ma con questo è come se la vita infantile continuasse a vivere nell’uomo civile. Secondo questa visione la nevrosi o una certa forma di nevrosi consiste nel fatto che le persone girano, nel frattempo invecchiate a 40 anni, ma con un’anima in cui le primissime esperienze giovanili, cioè le esperienze infantili, sono particolarmente efficaci. Ora Freud confronta semplicemente una rappresentazione dei selvaggi con esperienze nella nevrosi. Dice ad esempio: « Un capo Maori non accenderà il fuoco con il suo respiro, perché il suo respiro consacrato darebbe la sua forza al fuoco, questo la pentola nel fuoco, la pentola il cibo che è cotto in essa, il cibo la persona che ne mangia, e così la persona che ha mangiato del cibo cotto nella pentola che stava nel fuoco che il capo ha soffiato dentro con il suo respiro sacro e pericoloso dovrebbe morire. » Ora Freud confronta il timore di soffiare nel fuoco, così che un altro non possa mangiare dalla pentola che era stata nel fuoco, naturalmente non con le abitudini di vita della personalità di cui in questi giorni abbiamo dovuto parlare — perché lui e la sua paura di permettere che influiscano sulla sua aura non la conosceva — ma lo confronta con un’altra persona che venne da lui come paziente. Dice: « La paziente ha esigito che un oggetto d’uso che suo marito aveva portato a casa dallo shopping fosse rimosso, altrimenti le avrebbe reso impossibile la stanza in cui vive. » Quindi una paziente viene dallo psicoanalitico e dichiara che un oggetto d’uso, che suo marito ha portato a casa dallo shopping, deve essere rimosso, perché altrimenti le renderebbe impossibile la stanza in cui vive.
Ora una tale paziente potrebbe anche essere considerata dal senso sano di uno scienziato dello spirito. Egli dovrebbe avere i suoi pensieri su una tale paziente in molte direzioni. Ma anche da psicoanalitici potrebbe essere considerata una tale paziente, e avrebbero trovato forse — forse anche no — una certa traccia. Certamente un mistico che appartiene ai mistici scorretti potrebbe fare considerazioni profonde su tutte le manifestazioni magiche accadute, o emananti da una personalità così raffinata, progredita a un punto così avanzato dell’evoluzione o dello sviluppo, che certi oggetti non devono stare nella stanza in cui abita! Bene, lo psicoanalitico dice di questa paziente: « Perché ha sentito dire che questo oggetto è stato acquistato in un negozio, che si trova nella cosiddetta Hirschengasse. » Così lo psicoanalitico scopre che ha sentito dire che l’oggetto era stato acquistato in un negozio che si trova nella Hirschengasse. La mistica diventa sempre più forte! Lo psicoanalitico continua: « Ma Hirsch è oggi il nome di un’amica che vive in una città lontana, che ha conosciuto nella sua gioventù con il suo nome da nubile. Questa amica le è oggi « impossibile » — tabù — quindi qualcosa che non vuole toccare, « e l’oggetto acquistato a Vienna è altrettanto tabù come l’amica stessa, con che non vuole venire in contatto. » Così ora vediamo ciò che lo psicoanalitico in questione ha scoperto: la personalità aveva prima un’amica con cui aveva fatto qualcosa di male.
L’amica si chiamava Hirsch. Questo continua a vivere nell’isola psichica. Nella coscienza superiore, nella consapevolezza ordinaria del giorno, non c’è nulla al riguardo, ma bene nell’Inconscio, ma cosicché il collegamento intermedio rimane completamente nascosto. Si manifesta solo cosicché il nome sia il collegamento in quanto l’amica che ha odiato nella gioventù, e riguardo al che l’odio è rimasto nell’Inconscio, si chiama « Hirsch » e l’oggetto proviene da « Hirsch »-gasse. Nella concordanza del nome Hirsch con Hirschengasse abbiamo il collegamento. È così che l’Inconscio agisce verso l’alto nella consapevolezza. In generale, in persone che amano appendere qualcosa di mistico su tutto, molte cose si possono comprendere attraverso concordanze di nomi. Trovano molto facilmente concordanze di nomi che, senza portarle nella loro coscienza superiore, le inducono a tutte le cose mistiche. Per esempio, potrebbe accadere che una personalità, la quale una volta ha giocato Persefone, potrebbe credere di poter considerare se stessa come una reincarnazione di Persefone, perché una volta passando ha sentito il nome « Persefone » gridato da una persona sconosciuta. Ma potrebbe anche essere che qualcuno vicino a lei abbia detto di aver visto una signora « al telefono stare », e che lei da questi suoni abbia inteso « Persefone ». Così la personalità in questione ha solo sentito « Persefone » dove è stato detto « telefono », e ora fila il suo filo mistico più lontano. Questo è naturalmente solo un’ipotesi, ma comunque rappresenta possibilità molto reali in questo campo.
Potrei citarvi ancora molti altri esempi da questi o molti altri saggi del Dr. Freud e dei suoi studenti, che vi mostrerebbero che la visione del mondo psicoanalitica è veramente sul cammino della ricerca delle connessioni tra l’Inconscio e la consapevolezza. Solo è guidata da certe inclinazioni del nostro tempo a non vedere nient’altro che il sessuale da questo Inconscio, come vi ho esposto ieri. Bene, cari amici, qui stiamo veramente davanti a un punto che deve essere considerato come straordinariamente importante. Vi ho parlato prima dell’altro ieri di Swedenborg e della sua chiaroveggenza. Abbiamo a che fare in Swedenborg con un — sulla strada in cui una volta era — chiaroveggente straordinariamente pronunciato e avanzato. Abbiamo dichiarato come caratteristico per lui che non poteva superare la soglia dove si ascende a un altro stato di coscienza, così che come fatto fondamentale della sua consapevolezza non dice più: Io guardo — ma: Io sono guardato. — Voleva sempre guardare lui stesso. Ha guardato le sue immaginazioni. Non è stato guardato dalla sfera degli Angeli, ma le ha guardate con la stessa forma di consapevolezza con cui si guarda qui sul piano fisico. Afferriamo questo ancora una volta molto precisamente negli occhi, per chiarirci l’ascesa regolare dal piano fisico al piano superiore. Sul piano fisico — dobbiamo capire questo molto chiaramente — l’uomo percepisce vari oggetti. Questi oggetti si riflettono, come sappiamo, attraverso il suo corpo fisico e diventano così le sue rappresentazioni. Così giunge al fatto fondamentale interiore della consapevolezza: Io guardo gli oggetti.
Nel momento in cui saliamo a una consapevolezza superiore, tutto cambia radicalmente. Ora dovrei disegnare lo spirituale, il che naturalmente non si può fare, così disegno così: Là siamo ricevuti con il nostro Io da entità di ordine superiore, e ora diventiamo consapevoli: Sono guardato, sono osservato. Swedenborg rappresenta ora un terzo stato, lo stato in cui ha un intero mondo di oggetti che non sono sul piano fisico e tuttavia vengono da lui percepiti, solo più fini, come oggetti sul piano fisico. Quindi Swedenborg percepisce oggetti spirituali che gli vengono dati sotto forma di immaginazioni, esattamente come se il mondo spirituale non fosse nient’altro che un’elaborazione più fine del mondo fisico. Vede il mondo spirituale come si vede nel normale nella vita il mondo fisico. Come viene fuori? Abbiamo seguito dove Swedenborg è arrivato in questo modo. Ha scoperto entità spirituali da cui è diventato chiaro per lui che erano certi abitanti di Marte che però gli erano incomprensibili, perché tutti avevano trattenuto i loro movimenti emotivi e si esprimevano solo in gesti di pensiero. Sapeva che non poteva comprendere questi esseri — ve l’ho raccontato domenica — per la ragione che si erano resi capaci di nascondere la loro vita psichica. Se Swedenborg fosse stato messo nella posizione di vedere con la consapevolezza degli Angeloi stessi — come sarebbe dovuto essere se fosse veramente salito al mondo spirituale, cioè se avesse anche portato la sua consapevolezza nel mondo spirituale — allora avrebbe comunque penetrato questi abitanti di Marte nella loro essenzialità. Ma così il contenuto dell’anima degli abitanti di Marte si presentava davanti a Swedenborg come un freddo mondo di pensiero. È molto strano. Immaginate solo la terribile paura che la maggior parte delle persone qui sul piano fisico hanno della fredda mente astratta. Quanti giudizi negativi si sentono dire da questo freddo mondo di pensiero astratto di cui la gente cerca di sfuggire, solo così da non pensare in puri pensieri. E se qualcuno chiede alle persone di innalzarsi al puro pensiero, allora è considerato un uomo estraneo alla vita, ostile alla vita. Questo è il sentimento che le persone sul piano fisico hanno nei confronti del mondo del pensiero astratto. Questo punto di vista è molto, molto diffuso. E io certamente non mi avvicino troppo a nessuno di voi, cari amici — gli assenti sono sempre esclusi — se ad esempio dico quanto segue. Da un certo numero di anni, un numero maggiore di persone legge la mia « Filosofia della Libertà » — un’opera puramente di pensiero. È apparso all’inizio degli anni Novanta. Sarebbe interessante se qualcuno si prendesse la briga di contare quante di quelle personalità all’interno del nostro movimento che oggi leggono la « Filosofia della Libertà » l’avrebbero letta anche se gliel’avessi messa in mano all’inizio degli anni Novanta, senza sapere nulla di me e del nostro movimento, puramente come un libro. Sarebbe interessante scoprire quante l’avrebbero allora letta e quante di loro avrebbero detto: No, non mi riesco a passare attraverso questo tessuto di pensiero, non ha significato! —
Da questo vedete, cari amici, come molte persone — naturalmente, gli assenti sono sempre esclusi — leggano questa opera del pensiero per ragioni puramente personali! Perché solo coloro la leggono per ragioni impersonali che l’avrebbero letta anche se non mi avessero mai conosciuto personalmente. Bisogna solo guardare questo nel modo più secco e sobrio. Questo è l’orrore dell’astratto sul piano fisico. Bene, quando Swedenborg sul piano astrale vede esseri, questa categoria particolare degli esseri di Marte di cui ho parlato, allora — malgrado sia un così grande studioso — non è capace di comprendere quando nelle anime vivono puri pensieri completamente liberi da tutte le emozioni. Questo corrisponderebbe, trasferito al piano fisico per confronto, alla stessa cosa, come se qualcuno dicesse della « Filosofia della Libertà »: O, questo è il cinese, non è già più una lingua che una persona ragionevole può leggere! — Questo significherebbe che si considerasse completamente incomprensibile. Swedenborg esattamente allo stesso modo tiene questi abitanti di Marte sul piano astrale per incomprensibili. Ma dipende dal fatto che si deve almeno avere la buona volontà e lo sforzo di progredire verso quel pensiero che è libero dalle emozioni, almeno inizialmente libero dalle emozioni che si sperimentano nella vita ordinaria nel mondo. Chi non è arrivato al puro pensiero non è, per esempio, colui che ama quello che sta nella « Filosofia della Libertà » perché dal suo sentimento tende a un’azione mondiale spirituale più spirituale; ma solo colui che si relaziona nel modo giusto con la « Filosofia della Libertà » è colui che prende proprio quello che vive dentro, proprio per il modo in cui i pensieri si sviluppano conseguentemente sempre dal loro interno e si supportano reciprocamente.
Swedenborg da parte sua non aveva — malgrado fosse un così grande studioso — alcuna nozione di una tale inclinazione verso un mondo di pensiero che è solo un mondo di puro pensiero e che non contiene veramente nient’altro dai motivi che risiedono nell’emotivo, nell’affettivo. BISOGNA una volta, cari amici, cercare di penetrare — e abbiamo abbastanza mezzi per questo nella nostra letteratura — come nella vita ordinaria, dalla spinta emotiva che è data all’uomo sul piano fisico karmicamente o pedagogicamente o altrimenti, si decide per l’una o l’altra verità. Il soggettivo cessa solo allora, quando il proprio mondo psichico realmente si innalza a una sfera del pensiero dove i pensieri si supportano reciprocamente, dove il contenuto soggettivo è fuori dai pensieri. Ma si deve anche arrivare a qualcos’altro. Se una volta lo si è veramente fatto, così da poter pensare così da aver colto il puro pensiero, da poter avere nella propria vita psichica una sequenza di pensieri puri, allora il proprio sentimento emotivo, l’io soggettivo non è più coinvolto. Di qui anche la severità che si sente quando si è arrivati al puro pensiero. Non si può più piegarla e romperla come si vorrebbe soggettivamente. Se si prende una sequenza di pensieri come viene data, per esempio, nella « Filosofia della Libertà », è impossibile modellarla diversamente. Non la si può cesellare in alcun modo arbitrario e così via, ma bisogna lasciarla crescere dentro di sé come un organismo. Si è veramente con il proprio Io non coinvolto; il pensiero stesso pensa. Ma diventa maturo per questo solo dal fatto che quello che si è versato fuori — il contenuto del proprio Io — sia rimpiazzato da qualcos’altro: invece del nostro contenuto emotivo, il contenuto emotivo degli spiriti delle gerarchie superiori deve fluire in questo pensiero libero dalle emozioni.
E se riuscite a portare fuori dal vostro pensiero riempito dalle vostre emozioni questo contenuto soggettivo gradualmente, che ho qui disegnato punteggiato, e a tenere solo i concetti puri come tali, allora il contenuto divino può fluire dentro. E ora avete il contenuto dall’alto. Swedenborg non poteva raggiungerlo. Non è riuscito a estrarre le sue emozioni personali da quello che pensava, malgrado fosse un grande studioso. Non è riuscito a portare questo pensiero completamente libero dalle sue emozioni. Poiché era salito al piano astrale con il pensiero ancora catturato nella sua personalità, era estraneo di fronte a tali esseri che in puro pensiero pensavano: cioè questi abitanti di Marte in questione, che non poteva comprendere. Per lui parlavano in gesti completamente incomprensibili. Da dove viene, cosa giace veramente sotto? Perché Swedenborg era chiuso come con un morsetto dalla sfera di una consapevolezza superiore, perché non poteva entrare nella sfera di una consapevolezza superiore? Perché portava il modo di guardare che si ha altrimenti sul piano fisico nel mondo spirituale, dove era veramente dentro. E perché per lui le parole, le parole di gesto degli spiriti che in puro pensiero potevano pensare, che potevano estrarre il loro contenuto emotivo soggettivo — su quale motivo non bisogna ricercare, loro potevano semplicemente estrarlo — perché per lui rimanevano incomprensibili? Questi dubbi si risolvono per noi, cari amici, quando chiediamo: Sì, come era veramente con Swedenborg, cosa portava sul piano astrale? Non è vero, lui non aveva completamente estratto il suo io spirituale dall’uomo fisico.
Perché se l’avesse estratto, allora avrebbe visto il suo Io come oggetto nella sfera della consapevolezza superiore. Il suo Io gli sarebbe diventato come un oggetto del ricordo, come il confronto che ho usato da poco. Non riusciva a staccarsi abbastanza da se stesso. Ma ora questo è proprio il caratteristico — questo è anche derivato dalla nostra intera discussione — che Swedenborg non ha visto solo illusioni. Ha visto non solo Maya, ma ha potuto, per esempio, veramente riconoscere correttamente il fatto oggettivo che aveva a che fare con abitanti di Marte di questa natura. Questo era vero. Ha visto solo il mondo spirituale con carattere Maya con un velo illusorio. Aveva veri esseri di Marte di fronte a sé, poteva solo non comprenderli, poiché aveva veri esseri spirituali di fronte a sé. Bene, cari amici, per un attimo siate astuti, come non lo sono la maggior parte di coloro che vogliono svilupparsi come chiaroveggenti. Non è vero, con i sensi ordinari, con la normale vista, Swedenborg non poteva vedere questi esseri, gli abitanti di Marte; li ha visti nel mondo spirituale. Quindi non poteva vederli con la vista ordinaria, non udirli con l’udito ordinario, non poteva afferrarli con tutti gli altri strumenti sensoriali, neanche con la normale capacità di pensiero. Perché vi ho spiegato che questa capacità di pensiero era effettivamente un dono antico della luna, cioè qualcosa che era stato sviluppato prima della forza di Marte… [Lacuna nello stenogramma]. Non aveva nessuna delle forze conosciute di conoscenza dell’uomo per riconoscere questi esseri. Quindi abbiamo il fatto singolare di fronte a noi, che Swedenborg aveva esseri spirituali di fronte a sé, che indubbiamente riconobbe, ma che non li riconobbe con forze superiori.
Li vide con qualcosa, con cui in realtà non avrebbe potuto vederli, perché non aveva la consapevolezza per questo. Perché le forze ordinarie di consapevolezza del piano fisico non sono sufficienti per spiegare quello che ha visto. Con che cosa ha visto allora? Bene, Swedenborg era semplicemente non solo un grande studioso, ma anche un uomo puro nella sua vita. Si era trasformata in lui la forza che l’uomo ha sul piano fisico e che è già qualcosa di simile alla forza chiaroveggente, solo che sul piano fisico ha un compito diverso dall’esercizio dell’attività chiaroveggente. Per mezzo di che cosa ha visto allora Swedenborg? Sì, vedete, Swedenborg ha visto con una forza che percepisce l’esterno senza toccarlo, senza raggiungerlo, che lo percepisce senza operare con l’occhio. Che forza è questa? Sulla terra, sul piano fisico, è la forza che si esprime nella vita sessuale, nella giusta vita sessuale; quella forza misteriosa che spinge gli uomini insieme nell’amore terrestre, che si distingue da tutte le altre forze conoscitive. Questa forza Swedenborg aveva conservato, preservato, e a una certa età fu trasformata in lui, ma rimase per così dire forza sessuale. Ha visto il mondo spirituale attraverso la forza sessuale. Questo significa che la chiaroveggenza di Swedenborg è veramente tale che alla base vi è la forza sessuale trasformata. Da questo sarete in grado di trarre la conclusione che all’uomo, durante il suo sviluppo terrestre, è data una forza che durante lo sviluppo terrestre si esprime come sessualità, ma che una volta apparirà in forma trasformata quando non sarà più legata al fisico. Ma d’altra parte potrete anche trarre la conclusione da ciò, quanto intimamente correlate siano quelle forze che portano alla chiaroveggenza raffigurata, con quelle forze che sono collegate ai più bassi impulsi della natura umana attualmente, e come per così dire una sfera possa essere attratta da un’altra sfera.
Sì, cari amici, da ciò segue che la chiaroveggenza non deve essere giocata. Certamente quello che dico ora non si riferisce alla scienza dello spirito come tale, ma si riferisce a ogni chiaroveggenza catturata, ingiustificatamente ricercata e acquisita. Questo deve veramente essere preso sul serio. La chiaroveggenza non deve essere perseguita cosicché solo la forma di osservazione trasformata del piano fisico sia portata su, ma cosicché una nuova forma di osservazione per i piani superiori sia ricercata, un nuovo modo di osservazione del mondo spirituale, che allora non ha nulla a che fare con la forza sessuale, perché è fisica, è solo per il piano fisico. Portare sugli altri piani la stessa forma di osservazione come nel fisico, presupporre che si possa dire: Io percepisco, come si percepisce sul piano fisico — questo produce nell’uomo la tendenza a gettare il ponte di collegamento tra la chiaroveggenza e le forze sessuali. Ci si può salvare in vari modi, e ora stiamo a un punto importante dello sviluppo dell’umanità, dove si devono comprendere tali cose. Quello che vi ho appena detto è verità antichissima. Le persone dell’era primitiva si proteggevano nel seguente modo. Dicevano: Se si porta l’uomo al mondo spirituale, allora si deve notare che l’uomo è debole, ma la forza del carattere, l’autodisciplina dell’anima, l’allontanamento di ogni sfrenamento degli impulsi psichici sono necessari per salire correttamente nei mondi spirituali. Sì, l’uomo è debole, diventerà abbastanza debole, dicevano gli antichi savanti, quindi si tenga lontano da lui la possibilità di mescolare questi due ambiti. — Bene, come si può fare?
Si lo rinchiude semplicemente dal sesso opposto, se gli si parla di vere cose spirituali, così che non possa passare al sesso opposto. Cioè, non si permette affatto al sesso femminile di partecipare a quelle riunioni in cui si parla di cose di scienza dello spirito. Di qui l’esclusione delle donne negli anni più antichi da tutti gli incontri di scienza dello spirito che si tenevano. Con questo gli uomini erano protetti da miscelare in alcun modo i due ambiti. Erano infatti legati da un rigido voto di non parlare al di fuori della loggia di quello che accadeva nelle logge. Le donne quindi non potevano avere dalla comunità con la scienza dello spirito nient’altro che i guanti bianchi, che erano un simbolo significativo per questo stato di fatto. Abbiamo ormai superato questi tempi, e il tentativo dovrebbe essere intrapreso, attraverso movimenti come anche il nostro scientifico-spirituale, di non aver più bisogno di questo obbligo. Ma ciò richiede il completo isolamento dell’area spirituale dall’altro ambito, di cui è stato accennato: un vero isolamento, cioè non si devono mescolare entrambi gli ambiti. Ora negli ultimi tempi abbiamo visto un caso di terribile mescolanza. Cioè, abbiamo visto come gli impulsi sessuali agirono, che nella loro interpretazione erano qualcos’altro. Nell’interpretazione erano tutte le cose mistiche, in realtà erano impulsi sessuali. È importante afferrare questo fatto saldamente negli occhi e comprenderlo dall’interno, dalla natura interiore della struttura del mondo. Veramente solo la serietà più alta e la dignità più alta che si vede nella vita spirituale possono tenerci lontani da questo lato dell’egoismo all’interno della vita spirituale.
Non appena viene dentro il misticismo egoistico, non siamo più salvi dal miscelare i due ambiti caratterizzati nel modo peggiore. Allo stesso modo abbiamo visto come in Swedenborg una sessualità repressa riempisse quello che altrimenti sarebbe stato vuoto, le sue immaginazioni, ma potesse riempirle solo fino a un certo grado. Dove incontrò esseri che potevano loro stessi estrarre tutti i loro sentimenti dai loro gesti, allora non poteva più riempire la sfera, perché era solo una sfera umana che era creata dal fatto che diffondeva la sua sessualità sulle sue immaginazioni. Così Swedenborg è proprio un forte esempio di ciò che dovrebbe essere evitato sulla strada verso i mondi spirituali nella nuova era. Perché tali sforzi, che hanno una qualche somiglianza con lo sforzo swedenborghiano, conducono sempre l’uomo in pericolo che — mentre persegue la chiaroveggenza — la sfera sessuale si agiti e i due ambiti si mescolino insieme. Bisogna ovviamente, nella connessione di scienza dello spirito, poter parlare di queste cose, cari amici. Sarebbe molto male se non si potesse discutere di queste cose in modo oggettivamente scientifico, perché è necessario per colui che cerca seriamente conoscere anche i pericoli di questa ricerca. Di qui viene anche il fatto che la fantasia impura può così facilmente fraintendere quello che viene ricercato come sforzo spirituale puro! Stiamo ora a un punto molto, molto significativo delle comunicazioni di scienza dello spirito, a un punto di estrema importanza, e volevo in qualche modo disegnare le linee che conducono a questo punto. Domani continuerò queste considerazioni alla stessa ora, o come risulta, lo possiamo ancora dire quando ci separiamo oggi, per la ragione che devo procedere in modo molto accurato quando vi parlo di queste cose.
Considerazione episodica sul concetto di amore in relazione al concetto di mistica
Cari amici! Voglio oggi ancora esporre ulteriormente il tema che è stato affrontato da me nelle considerazioni di questi giorni. Oggi voglio partire dalla domanda: Quanto è antica la love?
Cari amici, non dubito che la stragrande maggioranza delle persone, da una certa visione superficiale delle cose, risponderà subito: L’amore è antico quanto l’umanità. — Ma chi è abituato a parlare dalla storia della cultura, e la riconosce come pervasa da impulsi spirituali, vi darà una risposta diversa a questa domanda, perché si sforza di considerare le cose concretamente e non in concetti confusi e generici. L’amore, cari amici, ha al massimo 700 anni! Leggete tutta l’antica letteratura romana, la poesia greca, e non troverete da nessuna parte quello che nel tempo presente si collega al concetto di amore. E se leggete Plutarco, troverete i due concetti Venere e Amore distinti chiaramente l’uno dall’altro in modo molto caratteristico. Il modo in cui l’amore appare nella poesia, in particolare nella lirica, come occupa il centro di così tanti effusioni liriche, non è più antico di circa 600 a 700 anni. Cioè, il concetto di amore, con il significato che il concetto ha oggi per l’uomo, come oggi gli è insegnato, appare nelle menti delle persone solo da 6 a 7 secoli. Prima non se ne parlava nemmeno in modo lontanamente simile. Questo non deve sorprendervi, nemmeno teoricamente, nemmeno epistemologicamente. Perché l’obiezione che gli uomini abbiano sempre praticato l’amore non vale. È esattamente come se si dicesse: se la visione del mondo copernicana è corretta, che la terra si muove intorno al sole, allora si è mossa così anche durante i tempi latino, greco, egiziano, sì finché la terra esiste. — Sì, certamente, ma la gente non ha parlato della visione del mondo copernicana.
L’obiezione non vale quindi che quello che è espresso nel concetto di amore sia già stato presente prima, prima che il concetto di amore stesso esistesse. I fenomeni, i fatti dell’amore formavano un complesso di fatti della vita, ma non se ne parlava. Ma nei passati 600 a 700 anni si è giunti a questo. Non solo si è arrivati al fatto che l’amore per molti oggi è il centro di tutta la vita — intendo questo nella visione del mondo — ma si è persino giunti a tale punto che oggi esiste una teoria scientifica, la psicoanalitica, la quale, come vi ho mostrato, si agita completamente nei concetti di amore più ordinari. Questo è il corso dello sviluppo, contro cui dobbiamo alzarci, cari amici, che dobbiamo trasformare in qualcos’altro attraverso la pratica della visione del mondo della scienza dello spirito. Mi sorprenderebbe davvero se molti o tutti voi foste veramente sorpresi della dichiarazione che il concetto di amore ha solo 600 a 700 anni, perché alcuni di voi potrebbero sapere che ho espresso le stesse cose in lezioni precedenti. Ora, l’avvicinamento del concetto di amore a tutti i possibili concetti di visione del mondo, come questo sorge così disgustosamente nella visione del mondo psicoanalitica, si è formato lentamente e gradualmente nel corso degli ultimi secoli. Avremmo molto da fare per arrivare veramente al fondo di queste cose. Ma attraverso alcuni pensieri che farò aphoristicamente e in qualche modo episodicamente, voglio comunque aiutarvi a trovare la strada. Prendiamo, per esempio, uno spirito del tempo presente che è così completamente intrappolato nei concetti di cultura del tempo presente, ne è completamente saturato, e in altre parole non può salire oltre la presunta conoscenza che il reale esterno, il fisicamente sensibile, è il solo di cui si possa ragionevolmente parlare.
Vi ho già presentato un tipo molto onesto di queste persone in Fritz Mauthner, il critico del linguaggio e autore di un dizionario filosofico. Vedete, una tale persona è in una situazione strana. Fritz Mauthner è critico del linguaggio; sa quindi che almeno la parola « mistica » è sempre esistita nello sviluppo dell’umanità. E poiché è critico del linguaggio, vuole una risposta alla domanda: Che cosa c’è veramente dietro questa parola « mistica », dietro gli sforzi mistici? Considerate per un momento, cari amici, come, attraverso una letteratura ricca, dobbiamo sforzarci di scoprire quella relazione dell’anima umana ai mondi superiori che merita di essere caratterizzata con la parola « mistica ». Considerate come dobbiamo prendere sul serio e in modo dignitoso tali discussioni come quelle nel libro « Come si acquista la conoscenza dei mondi superiori? », per ottenere un’intuizione di come l’anima deve accordarsi per stare di fronte ai mondi superiori cosicché si possa dire: l’anima in questione è quella di un mistico, di una persona che ha trovato la sua unione con quello che spiritualmente pervade i mondi superiori. Quindi si deve prima procurare questo, bisogna prima imparare questa condizione. E effettivamente oggi solo qualcuno che ha davvero fatto considerazioni come quelle espresse nel libro « Come si acquista la conoscenza dei mondi superiori? » può sapere che cosa sia la mistica nel senso del presente, cioè colui che ha studiato questo libro almeno attentamente molte volte.
Ora, quando un uomo come Fritz Mauthner prende un libro come « Come si acquista la conoscenza dei mondi superiori? » in mano, allora per lui è certamente il puro nonsenso, perché non può leggere nient’altro che parole. E ha ragione — è onesto — se ha letto Swedenborg e dice: Swedenborg parla di abitanti di Marte che possono nascondere i loro impulsi interiori — non posso capire nulla di questo. — Allo stesso modo potrebbe dire: Veramente, se leggo un libro come « Come si acquista la conoscenza dei mondi superiori? », allora non c’è nulla in esso per me; potrebbe essere che gli angeli lo capissero, ma io non posso capirlo. — Così si può giudicare, e sono convinto che Fritz Mauthner potrebbe fare questo giudizio come uomo onesto. Si deve riconoscere che, se rimane alla verità, un tale giudizio deve infine fare, perché per lui il concetto di mistica scompare completamente; per lui non c’è niente dietro. Quello che è esposto nella « Teosofia » o in « Come si acquista la conoscenza dei mondi superiori? » è tutto solo parole, parole, parole. E se ha un certo sforzo faustiano, allora dice: Cerco tutta la forza e il seme nella realtà esterna fisica e non voglio armeggiare con parole. — Nel suo modo è del tutto giusto. Ma ora non è solo onesto, è anche approfondito, e così si dice a se stesso: Le persone non dovrebbero mai aver avuto qualche cosa come la mistica nella loro anima? Hanno sempre parlato di mistica. Quindi che cosa c’è nell’anima dell’uomo che l’ha indotto a parlare di mistica?
Vedete, una volta da giovane ho conosciuto un teologo — è ora già morto — che era un teologo eccezionale e anche una persona completamente formata filosoficamente, il quale ha detto con pieno diritto: Effettivamente dietro ogni errore c’è qualcosa di reale o di vero che bisogna cercare, e nessun capriccio è così grande che non si debba cercare il reale che sta dietro di esso. — Ora, in questo senso Fritz Mauthner si dice: Deve esserci qualcosa nella mistica. Cioè, Fritz Mauthner deve dirsi, se ci sono ancora oggi tipi così contorti che scrivono libri come « Come si acquista la conoscenza dei mondi superiori? » e parlano di una relazione mistica dell’uomo ai mondi spirituali, allora questo è certamente il puro nonsenso. Ma deve pur vivere qualcosa nella natura umana che produce tali sentimenti, che questi misti così contorti e sciocchi chiamano la loro mistica. Deve esserci qualcosa del genere. Se si cerca di scoprire dove Fritz Mauthner effettivamente trova quello che è alla base della mistica, il risultato non è molto di più che, quando si ha finito di leggere il suo articolo sulla mistica, infine ci si dice: « La coda gli pende dietro ». Se si prende questo articolo, non si trova in esso davvero nient’altro che tutto ciò che ruota attorno a parole e spiegazioni di parole. Perché tuttavia volevo scoprire dove Fritz Mauthner nel suo modo cerca di arrivare dietro il reale di questa mistica, ho cercato di guardare nel suo dizionario, dove si potrebbe trovare questo… [Lacuna nello stenogramma]. E così ho non solo aperto l’articolo « Mistica », ma anche l’articolo « Amore ». E effettivamente trovo che questo articolo « Amore » è uno dei meglio scritti, perché è davvero abbastanza bello.
Prima presenta anche le spiegazioni verbali, le definizioni di amore in Spinoza, la breve rude definizione dell’amore in Schopenhauer, e spiega anche che si debba distinguere tra il vero amore nel senso dell’anima e la mera erotica, il fisico, il chiuso nella sessualità. Quindi Mauthner accetta tutto questo, e si eleva persino molto splendidamente al seguente: « Credo che i geni del pensiero unilaterale abbiano raramente o mai avuto comprensione del sentimento di amore patologico, del più alto grado di amore, non hanno raccolto esperienze proprie e si sono solo sforzati di ordinare concettualmente le descrizioni dei poeti. » Così dice: i filosofi non avranno saputo molto dell’amore, si sono solo guardati presso i poeti. « Credo che il grado più alto del sentimento di amore sia stato solo sperimentato e descritto dall’artista (ad esempio dal Petrarca), passò attraverso il potere dell’imitazione o della moda nelle rappresentazioni della lingua comune, domina nella poesia sei secoli fa la fantasia dei lettori ed è proprio ora nel punto di essere sostituito da un’altra moda. Il grado più alto del sentimento di amore è una rarità altrettanto grande quanto una grande creazione artistica e quanto l’unione religiosa con Dio, che Francesco potrebbe aver sperimentato; eppure tutto il mondo parla di religione, arte e amore. Quello che viene così chiamato è solo un surrogato per un sentimento che da un milione di sciocchi, difficilmente uno ha sperimentato. » Va bene! « Il grado più alto di amore, la cui esistenza quindi non nego, ha davvero qualcosa di meraviglia su di sé, si è anche voluto spiegare i miracoli come fenomeni patologici.
Se accade il raro caso che entrambi i partner sessuali sentano il grado più forte di amore, allora il miracolo si compie contro tutte le leggi naturali che l’uno solleva l’altro, che entrambi levitano sulla terra. Il dos p.oi nov oxco di Archimede è o sembra essere superato. Sia felicità sia morte, il desiderio della mistica è realizzato. » Eccolo! Quindi per un uomo come Mauthner, che sta completamente sulla base della nostra visione del mondo moderna, c’è solo il sentimento di amore come l’unica possibilità in cui l’uomo possa comunque avere tali sentimenti che il mistico contorti trova nella sua relazione al spirituale. Questi sono presenti solo nel sentimento di amore. Perché questa è veramente una frase onesta di tale persona che ha perso ogni relazione al mondo spirituale: « Sia felicità sia morte, il desiderio della mistica è soddisfatto. » Poi Mauthner continua: « In questa piccola indagine ho intenzionalmente trascurato i molti altri significati della parola amore. Ora però devo indicare che anche la mistica sperimenta la sua unione con Dio come il godimento di amore più bruciante e più spirituale, e che in particolare Spinoza ha usato la sua prima definizione di amore (nel 3° libro dell’Etica e poi nel 5° libro) per proclamare l’amor Dei, l’amor erga Deum come la massima beatitudine dell’uomo. L’essenza della mistica, il desiderio di esprimere l’inesprimibile, ha portato a un tale abuso del concetto di amore, ma non solo nella presunzione panteistica di Spinoza, anche nella metafisica cinica di Schopenhauer c’è qualcosa di questa mistica raffigurata, che Cousin ha inteso anche con le sue parole: Amiamo l’infinito e immaginiamo di amare le cose finite.
Per tutti i gradi del cosiddetto amore va il sentimento ben noto, in cui nominiamo il partner sessuale con una parola aggettivale amabile; la nostra sensazione in questo, che è ugualmente soggettiva, l’abbiamo ovunque designata con la parola verbale malformata amare: il tentativo di formare una parola oggettiva, sostanziale per il sentimento, la parola amore, è stato così fortunato nella lingua che le persone si sono convinte che il sentimento sarebbe facile da trovare quanto la parola. » Così vedete, cari amici, se il mondo moderno del materialismo, dai suoi impulsi fondamentali, tenta di formarsi un concetto di mistica, allora è costretto a dirsi: Quello che il mistico sogna, si trova in realtà solo nel sentimento di amore; cioè, tutto lo spirituale è portato giù in un’erotica raffinata. È caratteristico che, per esempio, Mauthner tira in una determinazione strana del modo in cui l’essere spirituale di Nietzsche è stato caratterizzato da un’amica di Nietzsche, da Signora Lou Andreas-Salome nel suo libro su Nietzsche: proprio come una specie di erotica raffinata. Ed è interessante come Fritz Mauthner si relaziona proprio a questa caratterizzazione di Nietzsche da parte della Signora Lou Andreas-Salome. Dice: « Recentemente, dopo tanti uomini, anche una donna ha tentato di riconoscere la filosofia dell’amore, Lou Andreas-Salome, l’amica di Nietzsche odiata profondamente dalla Ditta Nietzsche per il suo eccellente libro su Nietzsche. La Signora Lou nella sua esposizione è molto raffinata; osa non riconoscere fondamentalmente la fedeltà come proprietà dell’amore, e traccia il ponte tra la fantasia dell’artista e la fantasia degli innamorati (L’erotica, pag. 25 sg.).
Ma anche la Signora Lou spiritualizza l’atto così tanto che non si verifica una distinzione concettuale tra il sentimento di lussuria e l’accompagnamento spirituale. » Uomini e donne quindi si esprimono nel modo in cui nel presente si è costretti a stare nel pensiero, di mettere al posto delle relazioni dell’anima al mondo spirituale ciò che pervade l’anima umana come erotica più o meno — che dipende dal carattere della persona — raffinata. Tutte queste cose tuttavia sono collegate al corso materialistico del nostro tempo. Questo corso materialistico del nostro tempo ha contemporaneamente necessariamente come conseguenza che viene meno la sincerità, soprattutto dove non si procede così onestamente da dire: Effettivamente conosciamo dalla mistica nient’altro che il lato reale, che è identico all’erotico. La disonestà viene fuori quando si intende l’erotico, ma sopra l’erotico si getta il velo dei concetti mistici. Un materialista è davvero più onesto, se semplicemente dice: Vedo in tutta la mistica in realtà solo erotica — di quello che va dall’erotica, ma per occultarlo, arrampica nelle formule mistiche fino ai mondi più alti. Si può talvolta veramente vedere le scale su cui queste persone si arrampicano fino ai piani più alti, per occultare misticamente quello che effettivamente non è nient’altro che erotica. Abbiamo quindi da un lato l’attaccamento teorico del concetto di mistica al concetto di erotica, d’altro canto la spinta del nostro tempo di sprofondare nell’erotico e di portare tutta la mistica confusa, incompresa nell’erotica afosa.
Cari amici, che si diffondano chiari concetti su queste cose nella Società Antroposofica, questo era quello per cui tempo fa ho rivolto un appello a voi, che si compia il lavoro per estirpare quella perversione mistica che sorge da questo mescolamento caratterizzato; che in un certo modo proprio coloro che ben riconoscono il carattere della spiritualità nobile, ancora una volta si elevino al punto di vista, di parlare dello spirituale dove lo spirituale è veramente presente, e di non rivestire le emozioni soggettive in forme spirituali. E perché sono consapevole che non ovunque regnano chiari concetti in questo senso, cari amici, per questo ho rivolto tempo fa un appello alla società, di creare un po’ di chiarezza su queste cose. Ma il tempo dirà se siamo in grado di farlo. Ieri ho accennato che negli tempi più antichi, sì fino al nostro tempo, si è scelto un mezzo diverso, molto più radicale, per soddisfare le condizioni che devono basarsi su una società di scienza dello spirito — di qualsiasi forma — : Si è semplicemente esclusa una parte dell’umanità, il sesso, così che l’altro è rimasto protetto da tutti i tipi di mescolamento di concetti spirituali più elevati con concetti della naturale vita umana sul piano fisico. Lo spirituale appartiene al mondo spirituale, e nel sano significato dobbiamo elevarci a sapere che è molto, molto peggiore parlare di certi aspetti della naturale convivenza degli umani in formule mistiche che non ci appartengono, che denominare questo ambito in piena verità con il nome giusto e confessare a se stessi come questo ambito deve essere un ambito del piano fisico. Per chi è un vero mistico, è una cosa terribile, quando qualcuno semplicemente non dà ragione al pulsione che lo conduce a realizzare quello che — con permesso — Schopenhauer nella sua caratterizzazione grossolana e peculiare dell’amore designa con le seguenti parole: « Tutti gli affari amorosi della generazione presente presi insieme sono quindi la seria meditazione dell’intera umanità » — questa non è mia, è la visione di Schopenhauer! « sulla composizione della futura generazione, da cui di nuovo dipendono innumerevoli generazioni. » Quindi nella sua metafisica grossolana Schopenhauer dice: Tutti gli affari amorosi della generazione presente presi insieme sono quindi la seria meditazione dell’intera umanità sulla composizione della futura generazione, dal che di nuovo dipendono innumerevoli generazioni. Se qualcuno non consente a un tale pulsione di valere nella sua verità, ma lo camuffa dicendo: Sono obbligato a fare questo o quello per dare la possibilità a una personalità molto significativa di entrare nel mondo — allora è qualcosa di spaventoso per colui che desidera coltivare la mistica in serietà e dignità. E bisogna anche considerare, cari amici, che la mistica non deve essere un letto di ozio per l’umanità. Ma diventa uno se i concetti sani vengono sostituiti da concetti malati in modo mistico. Qui sul piano fisico l’uomo deve valere attraverso quello per cui ha la buona volontà di lavorare, veramente lavorare. Se non vuole lavorare e vuole procurarsi il valore in modo subdolo perché non vuole essere stimato attraverso quello che il suo lavoro vale, ma dicendo: Bene, ho il diritto di essere preso come qualcosa di speciale, perché sono questa o quella reincarnazione — allora è mentire sul letto mistico dell’ozio; si vuole essere riconosciuti per qualcosa senza fare nulla. Questo è il concetto molto ordinario, triviale della cosa. E se gli sforzi nel nostro tempo devono andare, cari amici, devono andare oggi nel nostro tempo verso il coltivare la scienza dello spirito senza riserve davanti a entrambi i sessi, allora così come prima un argine di forza era presente, oggi un argine deve consistere nel fatto che i due sessi nella serietà e nella dignità della loro visione della vita, nell’allontanamento di tutta la fantasia che pure è sempre legata ai pulsioni subordinate dell’umanità, nella serietà e nella dignità ricerchino la conoscenza dei mondi superiori. Allora non sarà possibile che gli errori si diffondano su ciò che sorge da determinate anime fantasiose dalla pratica del letto mistico dell’ozio. La mistica, cari amici, non richiede che si diventi più pigri di altri uomini al di fuori della vita che non hanno nulla da fare con la mistica, ma che si diventi ancora più diligenti di loro. E la morale mistica non può essere un sprofondamento sotto le concezioni degli altri uomini, ma un innalzamento al di sopra di queste. E se non ci sforziamo di estirpare cose come quello che desidero caratterizzare come « Sprengelismo » — se non ci sforziamo di estirpare tutto ciò che è simile al « Sprengelismo » dalla nostra società, allora, cari amici, non andremo oltre! Continuerò queste considerazioni a seconda di come proceda la riunione di oggi. ’’ Sarà mostrato quanto lontano la riunione di oggi procederà, e allora annuncerò quando continuerò queste considerazioni.
"" Poiché Rudolf Steiner non ha partecipato, nemmeno è stato registrato stenograficamente.
La visione del mondo psicoanalitica alla luce della conoscenza spirituale dell’uomo
Cari amici! Voglio oggi aggiungere ancora alcune cose alle considerazioni di ieri e, se possibile, cominciare domani con un nuovo argomento. È stato da me sottolineato che qualcosa di essenziale per comprendere il mondo nel senso più lato, cioè il mondo in generale, il singolo uomo, la convivenza umana e così via, così come per la comprensione di una connessione di fatti, consiste nel trovare il giusto punto di vista dappertutto. La base di molti, molti errori è che si crede di poter arrivare alla verità da qualsiasi punto di partenza mediante semplici deduzioni logiche. Ma quando veramente si vuole comprendere una cosa, allora prima di tutto si tratta di lavorare verso il giusto punto di vista. Questo lavoro verso il giusto punto di vista dovrebbe effettivamente essere concepito come l’essenza vera dello studio. Molti errori sono veramente commessi dal fatto che per il guadagno della conoscenza uno semplicemente si avvicina a una cosa e l’esamina, come detto, da un qualsiasi punto di partenza. Abbiamo in questi giorni esaminato una corrente di visione del mondo particolarmente terribile: la psicoanalitica. Si può già, senza cadere in considerazioni soggettivistiche, usare questa espressione. Questa visione del mondo psicoanalitica — questo l’abbiamo riconosciuto — non è terribile per il suo punto di partenza — perché questo è anche uno che, se gestito correttamente, potrebbe portare a risultati completamente corretti — ma diventa terribile per il modo in cui gli uomini che si occupano di essa portano dentro i loro sentimenti particolari e le loro sensazioni.
Poiché il soggettivo degli uomini che si occupano di essa viene introdotto nella teoria, « si agita », come mi sono espresso, questa teoria psicoanalitica nel sessualismo. Ma se un uomo che ha familiarità con il principio di trovare prima il giusto punto di vista dappertutto si familiarizzasse con il punto di partenza della teoria psicoanalitica e poi continuasse avanti, allora un tale uomo giungerebbe a risultati completamente diversi. Anzi, forse proprio dalla teoria psicoanalitica potrebbe avanzare così da portare prima certi aspetti materialistici nella teoria psicoanalitica. Allora scoprirebbe che dalla distinzione tra consapevole e inconscio, si è come costretti a seguire percorsi più puri e nobili di conoscenza, perché riconoscerebbe il portare dei punti di vista di cui abbiamo parlato come emozioni arbitrarie della natura soggettiva e non come qualcosa di obiettivo. Questo è effettivamente il significativo dello studio vero, che il più delle volte uno è condotto al di là del punto di partenza, che la cosa ti spinge e non che si portino i propri impulsi soggettivi nella cosa. Vedete, cari amici, questo principio è uno che gradualmente si presenta allo studente vero come necessario e che è essenziale se una visione del mondo di scienza dello spirito deve essere realizzata oggi, è anche essenziale per la struttura di una società in cui la visione del mondo di scienza dello spirito deve essere coltivata. Si deve arrivare a prendere le cose della visione del mondo di scienza dello spirito veramente sul serio e con dignità; cioè, non si dovrebbe portare ancora e ancora quello che si aveva come proprie abitudini soggettive in quello che appartiene alla visione del mondo della scienza dello spirito, ma farsi guidare dalle condizioni della visione del mondo della scienza dello spirito.
Per esempio, una persona può avere nel significato della vita ordinaria l’abitudine di arrivare sempre tardi, di non presentarsi in tempo all’ora stabilita. Nella ordinaria vita borghese, l’abitudine di arrivare tardi non sarà certamente sempre gradita, forse nemmeno vantaggiosa per il progresso di quello che si ha da fare; nel movimento della scienza dello spirito però dovrebbe essere impossibile per l’anima, dalla maniera intera come si prende le verità della scienza dello spirito, di coltivare un tale cosa, se non corrisponde a una necessità urgente. Ora è stato parlato così tanto in questi giorni di serietà e dignità non solo dell’essenza della scienza dello spirito, ma anche della nostra vita societaria, e si è visto come sia necessario che noi come società ci isoliamo. Naturalmente è un’esteriorità che si dovrebbe comunque avere un po’ di cura, almeno di arrivare in orario; tuttavia anche in questi giorni, sebbene la conferenza sia iniziata alle 20:20, persone sono arrivate di nuovo tardi. E in questo modo, cari amici, non arriveremo mai al punto di realizzare il concetto della società cosicché noi, con una parola, possiamo iniziare ragionevolmente. Perché se non possiamo sapere che quando iniziamo, nessuno di noi viene più, allora con rapporti un po’ più estesi della società non potremo mai proteggerci dal fatto che non ci saranno persone non autorizzate che una volta di tanto saranno di nuovo in mezzo a noi che non appartengono lì.
Considerate che è una mancanza di considerazione arrivare tardi in una società quando questa società da un lato guarda che veramente ogni persona che entra appartiene. Ma per questo certi membri si devono sacrificare e supervisionare l’ingresso dei membri finché tutti coloro che appartengono alla società non siano lì. Se gli incaricati della supervisione sono entrati, allora la porta deve essere chiusa e tutti devono essere presenti. Vedete, cari amici, certamente non dovrebbe essere necessario parlare di tali cose in particolare; ma la visione del mondo della scienza dello spirito deve basarsi sul concetto di sintomatologia. «Sintomatologia» significa qui che quello che un essere pratica al piccolo, sarà molto propenso a praticarlo anche al grande. Chi non riesce neanche ad arrivare puntuale alle assemblee, non svilupperà neanche in cose maggiori, dove conta qualcosa di significativo, tutto l’impulso completamente conforme al dovere che è necessario. Una grande parte dei danni che si sono manifestati in modo così eclatante sta intimamente collegata proprio al non prendere le cose esattamente, al non prenderle abbastanza chiaramente. È veramente importante che nella stessa maniera come è stato appena discusso, prendiamo anche la condotta della scienza dello spirito stessa, per così dire. Pertanto è anche un’illustrazione di quello che la scienza dello spirito richiede da noi quando portiamo davanti ai nostri occhi tali cose della vita ordinaria più comune nell’essere insieme di una società di scienza dello spirito.
Se ora ci sforziamo di trovare il giusto punto di vista verso le cose di cui abbiamo parlato aphoristicamente in moltissimi modi in questi giorni, allora deve anzitutto essere preso in considerazione che abbiamo a che fare nell’intera struttura del mondo, nell’intera organizzazione del mondo con la manifestazione, con l’autoespressione dei veri esseri che sono nascosti all’indietro della manifestazione del mondo per la conoscenza. Questi esseri, cari amici — questo emergerà da molte considerazioni che sono state fatte — sono in un continuo movimento interiore, effettivamente in un continuo movimento interiore. Non intendo in questo momento un movimento nel singolare nel senso, ma il movimento interiore nel grande. Però dobbiamo imparare a conoscere il concetto di una certa complicazione del movimento interiore, se vogliamo comprendere come dobbiamo concepire la relazione degli esseri dietro i fenomeni ai fenomeni stessi. Prendiamo un esempio che possiamo scegliere, perché ci è noto dalle precedenti considerazioni di scienza dello spirito. Sappiamo che l’uomo ha iniziato il suo primo sviluppo fisico durante l’antico tempo di Saturno, poi ha continuato durante il tempo del Sole e ha ottenuto lo sviluppo eterico accanto a esso e così via. Ora si tratta di chiederci come dobbiamo considerare quello che intendo come sviluppo fisico durante l’antico tempo di Saturno, effettivamente rispetto all’intera costituzione del mondo. Sarebbe completamente falso, cari amici, se qualcuno guardasse la natura fisica attuale dell’uomo con gli occhi e credesse che se se l’immagina solo sufficientemente primitiva e semplice, allora ha un’immagine della antica fisiologia dei Saturno dell’uomo.
Mi capirete meglio riguardo a questa domanda se dico: Chi crede di trovare nel mondo fisico attuale, sul piano fisico attuale, qualcosa che fosse anche lontanamente simile alla natura fisica umana durante lo sviluppo di Saturno, si sbaglierebbe molto. Quello che l’uomo come persona fisica durante lo sviluppo di Saturno era, oggi non è da trovare in nessun’immagine, in nessun fatto del mondo fisico. Per riconoscere quella natura fisica che l’uomo ha avuto durante l’antico tempo di Saturno, dobbiamo sforzarci molto di più nel nostro essere spirituale-psichico, che si è liberato da quello fisico-eterico. Indichiamo innanzitutto schematicamente il mondo attraverso cui si riconosce come era costituito quello che come primo impulso fisico durante l’antico tempo di Saturno era, come mondo della conoscenza per la natura fisica umana su Saturno; mondo della conoscenza per la natura fisica umana su Saturno. Voglio per ora non dire altro se non che l’uomo deve venire fuori dal suo corpo fisico e poi, dopo che è già venuto fuori, deve ancora sottopsi a un ulteriore sviluppo per arrivare all’osservazione, al riconoscimento di quei fenomeni che corrispondono alla natura fisica umana durante il tempo di Saturno. Prendiamo ora la natura fisica umana durante il tempo del Sole, che è già un ulteriore sviluppo della natura fisica umana durante il tempo di Saturno. Anche questa natura fisica umana durante il tempo del Sole non può essere raggiunta con gli organi di conoscenza dell’attuale uomo fisico, ma si deve entrare nel mondo spirituale, ma non si deve essere saliti al livello di sviluppo che è necessario per riconoscere la natura fisica umana durante il tempo di Saturno.
Così che possiamo dire: Un livello un po’ più basso nella conoscenza della relazione del mondo all’uomo ci lascia guardare dentro la natura fisica umana durante il tempo del Sole. E possiamo dire allora: Mondo della conoscenza per la natura fisica umana sul Sole. Se vogliamo ora guardare la natura fisica umana, come era sviluppata durante il tempo della Luna, allora, cari amici, abbiamo bisogno di un livello ancora meno alto della conoscenza. Nel momento in cui arriviamo almeno nella posizione di conoscere senza corpo, riconosciamo anche quello che corrisponde alla natura fisica umana durante il tempo della Luna. Così che possiamo dire: Un terzo livello della relazione dell’uomo all’oggettività è il: Mondo della conoscenza per la natura fisica umana sulla Luna. Andiamo oltre. Arriviamo ora alla natura fisica dell’uomo durante il livello terrestre. Lì non abbiamo bisogno di uscire dal nostro corpo. Li riconosciamo con gli organi di conoscenza fisica che abbiamo sul piano fisico, sulla terra. Questo è quindi il livello della conoscenza che è naturale all’uomo durante la sua esistenza terrestre, così che possiamo dire: Mondo della conoscenza per la natura fisica umana sulla Terra. E ora abbiamo allo stesso tempo davanti agli occhi, cari amici, quattro livelli dei mondi della conoscenza, che si possono anche designare nel modo che uno dice: « Piano fisico »; « Mondo dell’anima » o « Piano astrale »; « Terra dello spirito » o, come si è abituati a dire, « Piano Devachan »; « Terra dello spirito superiore » o « Piano Devachan superiore ». [Schema alla lavagna:]
Terra dello spirito superiore, piano Devachan superiore
Mondo della conoscenza per la natura fisica umana su Saturno
Terra dello spirito, piano Devachan
Mondo della conoscenza per la natura fisica umana sul Sole
Mondo dell’anima, piano astrale
Mondo della conoscenza per la natura fisica umana sulla Luna
Piano fisico
Mondo della conoscenza per la natura fisica umana sulla Terra
Se seguiamo questa esposizione che abbiamo appena fatto, allora potrete dirvi: Bene, allora dobbiamo posizionare l’uomo fisico del tempo di Saturno qui sopra, quello del tempo del Sole qui, quello del tempo della Luna qui e quello del tempo terrestre qui. Sono stati disegnati i piccoli cerchi. Questo non è una contraddizione ai concetti ordinari, ma è già indicato chiaramente e distintamente nella mia « Scienza occulta ». Lì l’ho rappresentato in dettaglio, che quello che si chiama natura fisica umana sulla Luna non è osservato sul piano fisico, ma appunto più in alto, e così via. Lo trovate lì tutto esposto molto chiaramente. Oggi però possiamo dire: L’uomo è quindi disceso. [È stata disegnata la linea che collega i piccoli cerchi.] È effettivamente disceso durante il suo sviluppo come uomo fisico. Questo è anche un principio antico della scienza dello spirito, che l’uomo, nella misura in cui parliamo della natura fisica umana attuale, è un essere spirituale che discende. Ma questo non significa nient’altro che, se consideriamo il nostro corpo fisico, ci dobbiamo dire: Come lo vediamo oggi, durante il tempo terrestre, così tutto quello che è da vedere di esso oggi, è quello che è più disceso. Ma nel corpo fisico c’è anche un nascosto. C’è un nascosto che è effettivamente di natura lunare; c’è un nascosto ancora più profondo che è di natura solare; e un nascosto ancora più profondo che è di natura saturnina.
Nel corpo fisico manifestato è quindi nascosto un carattere interiore, un’essenza interiore. Il corpo fisico è per così dire solo un quarto da riconoscere, perché gli altri tre quarti stanno dietro. Sono di natura più nobile, sono più spirituali di quello che si presenta del corpo umano sul piano fisico. Se quindi osserviamo qualcosa che è nell’uomo, nella misura in cui il corpo fisico oggi si presenta all’uomo sul piano fisico come una creatura fisica, allora dobbiamo dirci: Questi organi fisici sono in un movimento interiore, in un movimento di discesa, in un movimento del passaggio dallo spirituale al materiale. Ogni organo che osserviamo nell’uomo, siamo quindi obbligati a considerarlo così da dire: Mentre cresce e prospera, mentre riceve proprio l’elaborazione che gli spetta sul piano fisico, è sul percorso discendente dello sviluppo. Discende da una natura più spirituale a una più fisica, a una più materiale. Se quindi troviamo qualcosa nell’uomo che deve essere giudicato riguardo alla sua natura, allora dobbiamo anche fissare la regola per trovare il giusto punto di vista. E al giusto punto di vista siamo condotti se diventiamo consapevoli che la natura fisica umana in un certo aspetto — vale a dire in quello che ho discusso oggi — è discendente. Per questo siamo quindi obbligati a concepire, per esempio, lo sviluppo del bambino fino all’età adulta di uomo cosicché lo sviluppo infantile sia ancora più spirituale, lo sviluppo della maturità umana sia invece più materiale, che è avvenuto un discesa dal spirituale al materiale.
Da un altro punto di vista non si capisce lo sviluppo fisico dell’uomo. Lo si capisce solo quando si diventa consapevoli che durante la crescita e la prosperità del corpo fisico umano avviene un discesa dello spirituale nel materiale. Come è nell’uomo, così è anche nel mondo fuori. Possiamo rendercelo evidentemente chiaro se pensiamo che parliamo di un’evoluzione nel mondo fuori. Diciamo, per esempio: C’è stata un’antica cultura indiana, che si è sviluppata in quella persiana, quella egiziana-caldaica-babilonese, quella greco-romana e nella nostra epoca culturale. Ma sappiamo contemporaneamente che le epoche culturali più antiche vivono accanto a quelle più nuove. L’abbiamo persino mostrato nel linguaggio. Un’epoca culturale più antica vive accanto a quella più recente. Trasferito all’uomo, questo può chiarirti che nell’uomo — nella misura in cui è fisico — gli organi possono essere considerati anche cosicché sul percorso della discesa alcuni sono i più avanzati, altri, meno avanzati, mostrano ancora stadi più antichi. Vedremo gradualmente — voglio solo indicare questo aphoristicamente oggi — che secondo questo principio che ho appena indicato, possiamo considerare nella natura umana due sistemi di organi. Prendiamo innanzi tutto i sensi dell’uomo, tutto quello che l’uomo ha come organi per fare percezioni sensoriali, così che possiamo dire: Gli organi sensoriali, perché abbiamo a che fare con il fisico, stanno su un certo livello.
Questo significa però ora per noi: lo spirituale è disceso fino a un certo livello, ha fluito verso il basso. Schizziamo questo schematicamente [è stato disegnato alla lavagna]: Abbiamo detto, tutta la natura umana è un flusso verso il basso [rosso]; ora designiamo il livello del flusso verso il basso su cui stanno i sensi, una volta con questo blu. Dentro il flusso che fluisce verso il basso, che così fluisce [freccia], designiamo i sensi con questo blu. Tutto ciò che sono organi della percezione sensoriale del mondo, vogliamo capirlo come stante al livello a nello scorrimento verso il basso. Se guardiamo un altro sistema di organi, abbiamo, per esempio, il sistema respiratorio intero, l’intero sistema respiratorio. Anche questo lo considereremo correttamente solo secondo il giusto punto di vista se lo ricerchiamo al livello su cui l’uomo è arrivato nello scorrimento verso il basso. E mentre gradualmente estendiamo queste considerazioni, troveremo che ora il sistema di organi respiratori è scivolato verso il basso fino a b. Così il sistema sensoriale è scivolato verso il basso fino a a, il sistema respiratorio fino a b scivolato verso il basso. Ora potete immaginarvi che lo scivolamento verso il basso possa continuare. Potrebbe quindi esserci un sistema di organi che è scivolato ancora più verso il basso: un sistema di organi c. E questo sistema di organi sarebbe quello che serve alla sessualità: [nero scuro = blu]
Sistema sensoriale
Sistema respiratorio, sistema sessuale
Se ora consideriamo l’uomo fisico, cari amici, allora troviamo che nel tempo in cui lo scivolamento verso il basso ha raggiunto un certo punto culminante e di nuovo un innalzamento — su cui non possiamo parlare oggi — ha iniziato, che è collegato con lo scivolamento verso il basso, nel tempo lo scivolamento verso il basso era progredito fino a questo punto [vedi disegno, l’arco in basso]. Non è andato più avanti lo scivolamento sulla terra. Da questo però potete vedere senza ulteriori indugi che gli organi sensoriali dell’uomo in relazione agli organi respiratori e così via sono organi più spiritualizzati. E poiché una chiara, distinta conoscenza, come vedremo sempre di più, ci insegna che il sistema sessuale rappresenta per così dire il livello più basso, così possiamo trarre la conclusione che tutto ciò che l’uomo ha diversamente riguardo alla natura fisica umana è più spirituale di questo sistema. Ora potete dire: Questo sarebbe facile da comprendere. — Può essere; ma il significativo per noi è ora l’interno, che la visione del mondo orribile della psicoanalisi non ha potuto diventare consapevole di questo fatto che ho appena espresso. Perché che cosa fa la psicoanalisi? Dice: Tutto quello che l’uomo fa, persino le esperienze del mistico, sono forze sessuali trasformate. — Cioè, lo psicoanalitico o il materialista in generale, possiamo dire in questo caso, procede dalla sessualità e spiega tutto il resto nell’uomo come sessualità trasformata, trasformata. Vi ho indicato come nella teoria freudiana tutto quello che appare nella vita umana viene spiegato come sessualità trasformata. Per esempio, il fatto che i bambini succhiano il ciuccio viene spiegato dal fatto che in esso si esprime una certa sessualità infantile e così via.
Ma qual è la verità? La verità, cari amici, è che tutte le funzioni che si trovano nell’uomo sono più spirituali della vita sessuale e che, per arrivare a corretti punti di vista, deve essere preso il percorso opposto. Così che bisogna dire: Ogni accostamento della sessualità, dell’erotismo, a qualsiasi funzione dell’uomo per spiegarla, è il percorso completamente sbagliato. Quello corretto è solo quello di spiegare la sessualità come la trasformazione delle funzioni più elevate dell’uomo al livello più basso sulla terra. Prendiamo, perché una volta dobbiamo occuparci di queste cose, una delle affermazioni più terribili dello psicoanalitico, cioè l’affermazione — bisogna proprio menzionare tali cose terribili, cari amici, bisogna farlo, perché emergono proprio nel nostro tempo contemporaneo — così l’affermazione che la relazione del figlio con la madre, della figlia con il padre, come emerge nell’infanzia come amore per la madre, come amore per il padre, sia una relazione sessuale. Perché lo psicoanalitico dice che quello che la figlioletta sente per il padre, il figlioletto per la madre, è una relazione sessuale, perché il padre è sempre considerato dal figlio come il concorrente; sarebbe su di lui inconsciamente geloso; allo stesso modo la figlia è gelosa della madre. — Questo è per così dire uno dei più terribili eccessi della psicoanalisi. Sapete che tali composizioni poetiche come il mito di Edipo negli scritti degli psicoanalitici sono spiegate sulla base di questi presupposti psicoanalitici. Ora, il giusto punto di vista è quello per cui si chiede: Come sorge la sessualità della vita successiva? Sorge dal fatto che uno spirituale più elevato discende. La sessualità posteriore è quindi uno spirituale infantile disceso.
E il giusto punto di vista è che innanzi tutto quello che non è sessuale non viene in alcun modo — né consapevolmente né inconsciamente — mescolato con questo ambito; che uno sia chiaro che nel bambino non può ancora esserci sessualità. E solo allora, quando si è completamente chiari di questo in tutta la portata, si troverà il giusto punto di vista dell’osservazione. Questo è anche un momento straordinariamente importante nella pedagogia, perché le più grandi assurdità risultano quando si reinterpreta senza più uno stravizio infantile come una sessualità prematura; quello può venire da qualcosa di completamente diverso dal fatto che la natura infantile ha in principio qualcosa di sessuale. Affermare che la natura infantile ha già qualcosa di sessuale sarebbe come affermare che il giorno di oggi contiene già tutto il brutto tempo di pioggia di un giorno seguente. Da questo voi vedete nel modo migliore ciò che è qui presente, cioè un’affermazione di un punto di vista completamente sbagliato. Ma se si arriva a un tale punto di vista sbagliato, questo non può accadere in un modo ovvio, ma deve essere strappato con forza tramite gli istinti delle persone. Tutto l’intero esame psicoanalitico è colorato, sfumato dalle istanze più basse delle persone; il mondo è stato fatto capovolto in esso. L’interpretazione della relazione della figlioletta al padre, del figlioletto alla madre nel senso psicoanalitico può sorgere solo se si mescola la vita istintiva soggettiva del ricercatore nel corso obiettivo dell’indagine. Da questo segue che, se si procede strettamente correttamente, qui si possono anche usare espressioni che si applicano al soggettivo dei comportamenti umani senza abbandonare il punto di vista dell’oggettività.
Usare designazioni soggettive e espressioni nella scienza completamente obiettiva sarebbe una follia. Immaginate una volta che qualcuno avesse la visione che i puntatori dell’orologio sono spinti avanti da piccoli demoni che stanno dentro, allora potremmo dire: Questo è una follia. L’orologio è un meccanismo, perché i demoni non stanno dentro. Ma ci muoviamo sull’area dell’obiettivo e non dovremmo mai dire: Chi attribuisce piccoli demoni all’orologio insulta l’orologio. Ma se lo psicoanalitico interpreta la natura umana cosicché alla natura infantile sia attribuita una sessualità come lo fa lo psicoanalitico, allora il soggettivo degli istinti veramente si spinge nella teoria. Quindi è legittimo qui usare espressioni soggettive e dire: La visione del mondo psicoanalitica è una che insulta la natura umana. E bisognerà sforzarsi di esercitare verità e chiamare le cose con il nome giusto. E solo quando un numero sufficientemente grande di persone è chiaro che nel mondo del materialismo oggi vivono persone che si sono date il compito di coltivare non solo sugli uomini singoli, ma sulla natura umana nel complesso una teoria che insulta la natura umana — così insulta dal lato scientifico, così che questa teoria scientifica stessa è solo una somma di insulti — quando le persone lo capiranno, allora valorizzeranno la teoria psicoanalitica nel modo giusto. Allora non si armeggierà più con le parole, ma si starà nelle cose. E questo sarà un percorso per arrivare proprio a questa chiarezza in questo ambito. Solo allora, quando si è riconosciuto tutto quello che è stato qui esposto, il riconosciuto può comprimersi nell’impulso dell’insulto.
Perché se si chiama la teoria psicoanalitica una teoria di sudiciume, allora è un insulto, ma questo insulto deve essere uno a cui si è spinti dall’oggettività della cosa stessa, a cui si è spinti dal riconoscimento. La critica non deve nuovamente provenire dagli istinti soggettivi. Ma questo è proprio il caratteristico della scienza dello spirito, che quello che sembra essere solo teoria astratta, si trasforma in sentimenti e sensazioni che sono allora legittimi. Chi si sforzava di riconoscere quello che veramente è la psicoanalisi, quello può, senza tradire l’oggettività, chiamarla una teoria di sudiciume. Proprio come si può con oggettività chiamare la tela bianca e il carbone nero, così si può chiamare la psicoanalisi una teoria di sudiciume. Questo è solo un terminus technicus, che è preso dalla stessa natura umana, che si è formato dal riconoscimento di quello che la natura umana veramente è. Il rendere profondi i concetti, e non solo i nostri concetti, ma la nostra intera natura, questo, cari amici, è il compito della visione del mondo della scienza dello spirito. E considerate ora, se si parla del fatto che una società, che deve essere lo strumento della visione del mondo della scienza dello spirito, deve essere un organismo, allora in essa deve essere riconoscibile il fatto che i sentimenti che vi parlano, sono veramente sviluppati dalla visione del mondo della scienza dello spirito, così che persino un’affermazione così radicale come l’espressione « teoria di sudiciume » può essere pronunciata solo se è fondata nella visione del mondo della scienza dello spirito, se non si portano i propri istinti in essa. Ora, molte cose che hanno direttamente a che fare con questo sarà possibile dire nei prossimi tempi. DOCUMENTAZIONE SULLA CRISI DI DORNACH DELL’ANNO 1915
Con due allocuzioni di Rudolf Steiner e altri documenti raccolti da Hella Wiesberger e Ulla Trapp
Nell’anno 1913 sul colle di Dornach non lontano da Basilea in Svizzera era stato iniziato l’edificio che all’inizio era chiamato Johannesbau, successivamente Goetheanum, edificio centrale per la causa antroposofica. Come collaboratori erano stati chiamati membri della Società Antroposofica da tutto il mondo, a che si affiancavano sempre più persone che venivano a Dornach di propria iniziativa per periodi più o meno lunghi o per sempre. Così sorse a Dornach un centro di vita antroposofica di genere molto particolare, comprensibilmente anche gravato da insufficienze e problemi che in ogni tale circolo devono inevitabilmente presentarsi. A Dornach furono particolarmente intensificati dalla Prima guerra mondiale scoppiata nell’estate del 1914, poiché ora appartenenti alle più diverse nazioni, in parte belligeranti tra loro, dovevano continuare a collaborare e convivere. Si aggiunsero l’isolamento dal mondo e non ultimi gli attacchi dell’ambiente vicino e lontano contro la costruzione e il piccolo popolo che si radunava intorno a essa. Nonostante ciò la costruzione cresceva sotto la direzione artistica di Rudolf Steiner, dell’insegnante amato da tutti allo stesso modo e sentito da tutti come il polo fermo e costante. Questo cambiò nell’estate del 1915, quando una crisi divenne una prova di rottura per il circolo di Dornach e quindi per l’intera Società Antroposofica. Il matrimonio di Rudolf Steiner con Marie von Sivers a Natale del 1914 aveva suscitato non soltanto maldicenze generali, ma in particolare in una membro, Alice Sprengel, strane distorsioni mistiche, che furono colte e utilizzate da una coppia, Heinrich e Gertrud Goesch, per attaccare personalmente Rudolf Steiner. Poiché lo fecero pubblicamente nella società, Rudolf Steiner pretese che la cosa fosse anche chiarita dalla società stessa. Ne seguirono negoziati che si prolungarono per settimane, che terminarono con l’esclusione dei tre. Rudolf Steiner e Marie Steiner non parteciparono né ai negoziati né al decreto di esclusione. Nel seguito il caso viene ricostruito cronologicamente secondo i documenti disponibili.
Alice Sprengel (dati biografici sconosciuti) era entrata nella Società Teosofica nell’estate del 1902 a Monaco, cioè in un momento in cui Rudolf Steiner non era ancora attivo come segretario generale tedesco. Alcuni anni dopo aderì alla sezione tedesca. Su di lei come personalità si dice in un documento attraverso cui la direzione centrale della Società Antroposofica nell’autunno del 1915 informò i membri sul caso, che aveva vissuto un’infanzia straordinariamente dolorosa e al momento in cui si avvicinò alla società faceva un’impressione emotivamente molto depressa. Inoltre era senza lavoro, così che anche le sue circostanze di vita esterna erano tutt’altro che favorevoli. Per questo si voleva aiutarla. Marie Steiner (allora Marie von Sivers) la coinvolse nel 1907 nella collaborazione ai Festival di Monaco e fece sì che fosse sostenuta finanziariamente da membri di Monaco. Per aiutarla a ottenere un guadagno corrispondente alle sue capacità di arti applicate, ricevette inoltre da Rudolf Steiner consigli per la fabbricazione di gioielli simbolici tra gli altri per membri della società. Nel 1914 le fu anche reso possibile trasferirsi a Dornach. I grandi aiuti così generosamente concessi però li interpretò nel senso che dovesse avere nella società una missione significativa. Sulla base della parte della «Teodora» nei drammi dei misteri di Rudolf Steiner assegnatale, così come del fatto che Rudolf Steiner alla fine del 1911 in connessione con il progetto di erigere un edificio proprio per i giochi dei misteri aveva tentato di fondare una «Società per l’arte e la sapienza teosofica», in cui era stata nominata come «custode del sigillo» a causa della sua attività di arti applicate, si immerse sempre più nelle sue rappresentazioni di missione. Si convinse di avere grandi incarnazioni dietro di sé e si considerò addirittura l’ispiratrice della dottrina spirituale di Rudolf Steiner. La parte di «Teodora» assegnatale aveva inoltre prodotto in lei l’illusione di avere ricevuto da Rudolf Steiner una promessa simbolica di matrimonio. Quando Rudolf Steiner e Marie von Sivers si sposarono a Natale del 1914, questo scatenò in lei una catastrofe emotiva. Le seguenti lettere che scrisse a Rudolf Steiner e Marie Steiner la contrassegnano chiaramente come una psicotica:
Alice Sprengel a Rudolf Steiner (Lettera non datata, ricevuta il 25 dicembre 1914, cfr. pagina 172) «Sono sette anni» che Lei, Signor Dottore, mi è apparsa davanti al mio occhio interiore e mi ha detto: «Sono io, colui che hai atteso tutta la vita; sono colui a cui i poteri del destino ti hanno destinato.»
Lei ha visto le lotte e i dubbi che questa esperienza mi ha portato, e Lei sapeva che inflessibilmente alla fine una sola cosa rimase ferma per me: Sì, è così. E Lei ha atteso che la mia anima si aprisse e potessi parlare di questa cosa. Ma tacqui, perché la mia anima era spezzata. Molto prima di venire alla teosofia, ma anche fino agli ultimi anni, ho sperimentato molte cose di fronte al che dovetti dirmi: Certamente mi assumo volentieri su di me quello che la vita mi porta in sofferenza, per quanto difficile possa essere. Mi è stato infatti mostrato dallo spirito che non potrebbe essere diversamente. Ma qui c’è qualcosa che sembra andare oltre il piano del destino originale; mi mancano le forze per sopportarlo, e così uccide qualcosa in me; distrugge una forza che una volta avrei dovuto avere. Per la maggior parte si trattava di casi in cui gli uomini presumibilmente abusavano sistematicamente del mio amore e della mia fiducia. Ma ebbi la sensazione che questo non fosse causato soltanto dalla mia colpa; mi sembrava che il volere del destino mi imponesse più di quanto potessi sopportare. Ebbi una vaga idea del perché potesse essere così. Parecchi anni fa si è espresso in me: Ci sono esseri nel mondo spirituale per la cui attività è necessario che gli uomini portino speranze; ma non hanno interesse che queste speranze si realizzino - anzi il contrario. Quello che sentimmo più tardi sul mistero della morte prematura, dello scopo non raggiunto ecc. allora non mi giungeva ancora chiaramente alla coscienza. Ma allora portavo in me un desiderio, una speranza, che mi appariva come una manifestazione dal mondo spirituale, che mi ha permesso di sopportare l’insopportabile; che agiva ora in me con una forza d’urto così enorme che mi trascinava con sé. Ma la mia anima era in uno stato in cui non poteva né rinunciare né sopportare il compimento; o meglio, non poteva realizzare quello che il compimento avrebbe richiesto da me. Così non potevo chiarirmi che cosa questa esperienza menzionata significasse per il mio uomo terreno. Poiché non era la dottrina, non era soltanto l’insegnante che potesse ridare vita alla mia anima; questo poteva farlo soltanto l’uomo che era capace di un amore più grande di altri, così che potesse anche compensare una mancanza di amore più grande. Ora non posso più stare in silenzio. Parla da me. Anni fa ho cercato il Vostro consiglio, ho pregato per un chiarimento. Allora mi avete parlato di consolazione e di speranza. Per questo vi ringrazio, ma oggi non potrei più sopportarlo. Perché mi avete detto di recente che sembrava che mi andasse bene? Che dovrei resistere? Credavate che avessi già conoscenza del passo che stavi per compiere e che avessi «superato»? Ero altrettanto lontano quanto mai. Per concludere vi chiedo: volete permettere a signorina von Sivers di leggere questa lettera? Alice Sprengel
Alice Sprengel a Rudolf Steiner Ariesheim, 3 febbraio 1915 Signor Dottore! Questa è probabilmente la mia ultima lettera a Lei. D’ora in poi non mi rivolgerò più a Lei né per scritto né oralmente. Voglio soltanto dirvi che non vedo più alcuna via davanti a me, che mi sento alla fine. Le settimane trascorse mi hanno mostrato che non c’è da pensare che il tempo potrebbe mitigare o cancellare. Può soltanto rendere manifesto ciò che è nascosto. Finora mi è riuscito abbastanza bene nascondere come sto. Questo non sarà possibile a lungo. La malinconia si stende su di me, la compagnia degli altri, la loro attenzione mi diventa tortura, neppure la solitudine posso sopportare a lungo. Mi sento come se fosse sommerso ciò che voleva dispiegarsi in me, ciò che dovrebbe fluire attraverso me nel nostro movimento. Una vita mi sta davanti a cui manca l’aria per vivere. Eppure mi sentivo condannata a vivere nell’ora più buia della mia esistenza. Ma la mia anima sarà morta. Desolazione e torpore si alterneranno con attacchi di dolore. Come si svilupperà la tragedia non me la posso immaginare. Tuttavia mi sembra che nei prossimi giorni molte cose tristi si mostreranno in me, e mi sembra che forse dirò o farò molte cose che sorprenderanno sia me che gli altri. Non ho la sensazione che le mie parole a Lei troveranno come un’eco. Mi sembra di parlare a un’immagine. Lei mi è diventato irreale, da quando nel primo periodo dei 7 anni trascorsi, quando Le stavo fisicamente davanti, mi è apparso come la forma condensata che si era mostrata al mio occhio interiore. Dolce e consolante suonava la Vostra voce come le mie stesse speranze. Mi avete nutrito con oscuri accenni e promesse, a cui così spesso nel corso degli eventi seguì il contrario.
E quando la mia anima voleva dispiegarsi sotto lo Vostro sguardo splendente, in cui leggevo la conoscenza di quello che mi era accaduto, allora qualcosa mi guardava dagli Vostri occhi che mi gridava: « Questa è una tentazione. » — Proprio questo è l’orribile, che irreale mi è diventato ciò che visibilmente stava come uomo davanti a me. E tuttavia ebbi la sensazione che dietro l’intera cosa stesse qualcosa di reale. Non conosco la forza che rende reale per me il Vostro essere. Che io abbia lottato per la mia fede, lo sapete, così come che lo farò fino all’ultimo barlume. Sapete anche che ho supplicato quell’essere la cui luce e il cui insegnamento siete portatori a coloro a che è toccato il terribile destino di essere uomini. Possa ciò che per mio tramite cade come colpa in questa cosa diventare tale che Voi nella Vostra missione non siate disturbati. Ho la sensazione di essere stata esaudita. Tuttavia ombre di ciò che mi è accaduto cadranno sul Vostro cammino, come oscureranno le mie vite terrestri future. Anche sul corso del movimento, sul destino del nostro edificio cadrà questa ombra. Se mai in futuro verranno rappresentati di nuovo i giochi dei misteri, allora voi dovrete avere un’altra Teodora. E poiché io non potrò mai accettare quello che è accaduto, così mi sono anche per il futuro chiuse le porte del tempio. Sì, devo chiedermi: può mai di nuovo io ho bisogno di non completare la frase. Ho il presentimento che tutto questo sia in relazione occulta una cosa assolutamente terribile. Sì, non c’è allora nessuna via d’uscita? Solo un miracolo può aiutare qui. So bene che la salvezza sarebbe possibile, e che non sarebbe terribile soltanto per me se non venisse. Permettetemi di raccontarvi alla fine qualcosa, la storia della « Sœur gardienne ».
Proprio nell’estate del 1913, durante la preparazione dei giochi, notai che eravate scontento di me. E quando tutto fu finito, mi sentii come un malato che sa di essere abbandonato dal suo medico. Questo sentimento non mi ha mai più lasciato, e potrei raccontare molte cose. Proprio negli ultimi mesi, quando le Vostre parole suonavano effettivamente incoraggianti, un freddo mortale mi circondava. Si intensificò particolarmente ogni volta che incontravo qualcuno di coloro che sapevano quello che stava per accadere. Perché mi sembra come se mi avessero colpito in faccia? E non vi sembra a tutti che siate complici in un complotto? Mi ha così colpito in vari incontri. Ma allora ero relativamente allegro, e allontanavo l’impressione. Ma questa è solo una digressione. - Poco prima che l’estate precedente iniziassero le prove, lessi la « Sœur gardienne ». Avevo sempre supposto che signorina von Sivers avrebbe recitato il ruolo principale. Leggendo però mi vennero dubbi se il ruolo le si addicesse, sì mi sembrava addirittura che non volesse neppure recitarlo. E allora notai che la figura iniziava a vivere in me, parlava, si muoveva in me! Era il mio ruolo. Se potessi recitarlo! Vidi cosa significherebbe per me - era troppo bello per essere vero. Poi mi guardarono occhi invisibili e parlarono: Non ti daranno il ruolo, preparati! Secondo le mie esperienze questa voce aveva sempre ragione. Di fronte alla situazione che effettivamente trovai, mi dissi: che io abbia avuto questa esperienza, il Signor Dottore lo sa bene quanto me; se nonostante questo fa questo arrangiamento, deve avere i suoi motivi; - riguardo a signorina von Sivers, mi devo esser sbagliata - il tutto è probabilmente di nuovo una di quelle delusioni incomprensibili che formano il tema conduttore della mia vita.
E la mia anima si raggrinzì e mi comportai il più tranquillamente che potevo. Ma questo non sembrava soddisfare nessuno. Mi era completamente incomprensibile sia il comportamento di signorina von Sivers che il Vostro. Si cercava per così dire con una lanterna un’attrice per il ruolo principale (un’altra qualsiasi), a me non si pensava nemmeno; ogni altra sembrava desiderata. Ma c’erano osservazioni come se fosse strano che non avessi nulla da fare nel pezzo. Ero riservato, perché innanzitutto avevo veramente paura di dover recitare un altro ruolo nel pezzo. Ora le rappresentazioni erano praticamente l’unica occasione nella mia vita in cui potevo respirare liberamente, potevo darmi. E questo soltanto in ruoli che vivevano in me, come la Teodora e Persefone. Ma se non andava bene con un ruolo, questo aumentava per molto tempo la pressione sotto cui vivevo. Così certamente non avevo la serenità verso questa cosa, come altri potevano averla; era questione di vita per me. - E in tutta questa tensione mi è accaduto qualcosa che ho sperimentato innumerevoli volte, nelle più diverse situazioni, e di fronte a cui ero sempre stato indifesa. La mia anima crollava sempre, non appena mi accadeva questo. Di nuovo mi guardò « Esso » e parlò: questa è una lezione! (A volte diceva anche: una prova o simile). E sentii nella mia anima gli effetti di innumerevoli esperienze quotidiane, orarie, ripetute, che risalivano ai primi anni di infanzia. Non so perché sia che fin da sempre il mio ambiente ha sentito la tentazione di partecipare al mio mondo emotivo in una maniera illegittima. Solo negli ultimi tempi, solo qui, posso tenerlo lontano, ma questo mi ha condotto a un completo isolamento.
Che cosa hanno fatto quindi genitori affidatari, educatori, compagni di gioco, amici, estranei e altri, per vedere che faccia avrei fatto, o per immaginarsi cosa avrei potuto sentire su questo o quello. E molte altre cose ancora. Come detto, queste esperienze erano così comuni che non potevo elaborarle. Ne soffocai. Per la maggior parte ho preso la cosa tranquillamente, semplicemente non si sapeva meglio. Ma ora, nella situazione descritta, quei ricordi semiconsci mi hanno fatto uno scherzo e la rabbia mi ha colto. - Questa estate allora, così un anno dopo, l’intera cosa mi si è posta di nuovo davanti, dovetti rivivere tutto di nuovo. E il pensiero mi è venuto che avrei dovuto raccontarvi l’esperienza precedente. Come detto, le parole « questa è una lezione » hanno sempre esercitato su di me un effetto paralizzante, ghiacciante. Quando ripercorro la mia vita, allora mi sembra come se una saggezza diabolica avesse previsto quali possibilità di vita mi si sarebbero presentate in questi ultimi anni, e come se questa intelligenza avesse fatto tutto il possibile per rendermi inutile per questo. Potevo osservarla e tuttavia ero impotente. Molte cose potrebbero essere dette su perché accadesse. Ma mai quello che vive in me, o in generale in un’anima per sé sola, potrebbe passare oltre questo scoglio. Soltanto quello che vola come una scintilla da anima ad anima, ciò che ora è ancora così debole, oh così debole, può compiere il miracolo qui d.5.2. Rileggo ciò che ho scritto. E ora chiedo: è davvero possibile che tutto questo accada come l’ho descritto? E dovrebbe accadere così, se tutto rimanesse come adesso. Ma — non sentiamo noi tre come il destino sta tra di noi? Può essere veramente che uno di noi non sappia cosa deve accadere adesso?
Questo porterà molte cose alla luce; da quello che era il segreto di un individuo dipenderà il corso degli eventi. Questa è veramente una prova, ma non solo per me. Sarà manifesto quello che è nascosto. Ancora una cosa vi dico, mio guida: anche se il tentatore vi ha tolto dagli occhi, — molte volte ho potuto compassionevolmente sentire come quello che mi si era rivelato significava qualcosa anche per Voi, a cui qui non fu fatto il diritto. Ma che questo debba e accadrà, questo lo sapete bene; lo sa anche il custode del sigillo.
Alice Sprengel a Marie Steiner (Estratto) (Lettera senza data, ricevuta il 21 agosto 1915, cfr. pagina 150) ... So che per i responsabili nel nostro movimento le persone con «esperienze occulte» costituiscono una grande calamità. È comprensibile, dopotutto il nostro movimento è fatto appunto per affrontare queste cose. Quindi non sono le relazioni tra Voi e il Signor Dottore che contano qui. Piuttosto quelle tra Voi e me. Ma quella registrazione all’ufficio dello stato civile ha scatenato per me la catastrofe che con orrore ho visto venire da anni, — va da sé, non nel suo corso, ma nel suo carattere e nel suo peso. Vuol dire che da anni ho visto sorgere tra il mio insegnante e me qualcosa a cui è assolutamente applicabile quello che ci è stato spiegato, non per la prima volta, in questi giorni. Ha una sua propria volontà e le sue proprie leggi e non si può allontanare con le battute più intelligenti. Come detto, avevo abbastanza consapevolezza di me stessa per prevedere quello che doveva venire, se nulla si fosse opposto. E come il malato il medico, ho pregato il Signor Dottore per un colloquio tre anni fa. Qui dovetti, e di conseguenza sempre più spesso, dire una parola triste: Riuscissi a seguire la dottrina, nulla potevo capire di quello che mi riguardava e quello che mi accadeva. Ciò che mi ha portato a questa affermazione, devo qui tralasciare, non so quanto voi conosciate del mio sviluppo e della mia biografia. Non venni a parlare della mia necessità, il Signor Dottore ha fatto chiaramente intendere che non voleva sentirne parlare. Ma l’estate dopo ci fu regalato il Guardiano della Soglia. In essa la conversazione tra Strader e Teodora, in cui si rispecchiava nel modo più delicato quello che mi angosciava. Forse il Signor Dottore non intendeva nulla di simile. Ma il fatto rimane. Forse era un tentativo di guarigione. Non capisco .
Una caratterizzazione straordinariamente azzeccata e sana di Alice Sprengel è data dalla seguente lettera della donna inglese Mary Peet, che allora viveva anche al Goetheanum (Traduzione): Ariesheim, ottobre 1915 Cara signorina Sprengel Non voglio aspettare più a lungo per esprimervi il mio orrore per il Vostro comportamento vergognoso nei confronti del Dott. Steiner e anche nei confronti della signora Steiner. Vi ho sempre considerato una persona piuttosto sensibile e isterica, ma non avrei mai creduto quanto il Vostro carattere isterico potrebbe spingervi. Che le Vostre speranze di diventare una personalità di primo piano nella nostra società si fossero rivelate illusioni era una delusione che non potevate sopportare. Questo è un processo molto ordinario, il fatto che donne giovani deluse cadono in tutti i possibili stati isterico che poi producono sogni fantastici. In questo caso, cose veramente sacre erano mescolate con illusioni, nate dalla vanità, dall’orgoglio e dalla brama di riconoscimento. Se qualcuno crede di essere la reincarnazione di Davide e della Vergine Maria, allora non c’è molto da dire, perché chi si abbandona a tali rappresentazioni si pone al di fuori della portata della logica e della ragione. Un cane di solito non morde la mano che l’ha nutrito per anni, - Voi non avete nemmeno provato la fedeltà di un cane, dirigendo tutta la Vostra rabbia e odio contro colui che ha portato la vita nella Vostra esistenza, spiritualmente così come fisicamente, poiché voi vi dovevate a lui e ai suoi amici la base della Vostra esistenza. E ora, perché siete delusi, fate tutto per offenderlo con menzogne e insinuazioni, che nascono dai pensieri che si sono impossessati del Vostro cervello. Il Dott. Steiner è amato, onorato e rispettato, la sua vita esemplare per tutti. Attraverso la forza della sua mente logica e chiara ha saputo nutrirci con il pane della saggezza e della vita, e si è provato un vero portatore di luce per noi tutti. Vi prego istantemente di ricorrere alla ragione, prima che sia troppo tardi! Provate per un’ora soltanto a dedicarvi all’auto-esame e a riconoscere il fondamento del terribile auto-inganno da cui soffrite. Guardatevi dalla terribile figura dell’ODIO, che volete evocare attraverso la Vostra gelosia e continua delusione! Non potete rendere non accaduto il passato, ma potete cercare di ritrovare le occasioni perdute smettendo di offrire un’immagine che molti possono vedere, a voi però evidentemente invisibile: quella di una gelosa, ingrata, delusa, isterica illusionista! O uomo, conosci te stessa! Cordialmente Mary Peet
Heinrich Goesch (Rostock 1880-1930 Costanza) era poliedricamente dotato e interessato. Già a 20 anni aveva conseguito il suo Dr. phil. e Dr. jur. Nel dicembre 1900 il suo nome compare anche una volta negli elenchi di presenza della società letteraria berlinese « Die Kommenden ». Sostenuto finanziariamente da genitori e parenti, poteva vivere una vita che gli permetteva di dedicarsi a numerosi interessi. Eccetto negli ultimi anni della sua vita, in cui insegnava arte all’Accademia di arti applicate di Dresda, non aveva mai esercitato una vera professione, probabilmente per motivi di salute. Secondo il parere dello psichiatra Friedrich Husemann, Goesch avrebbe sofferto di epilessia o equivalenti epilettici (assenze) molto presto. Un testimone oculare esperto ha riferito di aver assistito a un grave attacco epilettico di Goesch. (Cfr. Karl Heyer, « Come si combatte Rudolf Steiner », Stoccarda 1932.) Goesch era entrato in contatto con la psicoanalisi intorno al 1908/09, quando viveva con sua moglie, una cugina di Käthe Kollwitz, e suo fratello Paul, che era pittore, a Niederpoyritz presso Dresda, dove si occupavano di architettura, estetica e filosofia. Il giornalista Paul Fechter, che allora era amico di Goesch, racconta nei suoi ricordi « Menschen und Zeiten. Begegnungen aus 5 Jahrzehnten », Gütersloh 1948, quanto segue: « In questo mondo si riversò la psicoanalisi. Un giorno Heinrich Goesch incontrò uno dei suoi primi adepti, il figlio di un professore universitario di Graz, che aveva fatto della allora ancora non ovunque popolarizzata dottrina di Sigmund Freud il fondamento della sua vita.
Lo portò a Niederpoyritz, il giovane medico istruì in interminabili sedute notturne i due fratelli nei misteri della nuova dottrina - con il risultato che Heinrich e Paul Goesch, conseguenti e coerenti in tutto quello che spiritualmente acquisivano, non si accontentavano della teoria, ma si mettevano a realizzare la dottrina nella pratica. Non ascoltavano solo quello che l’ospite aveva da dire, lo sperimentavano subito su se stessi. Analizzavano se stessi e gli altri; inscenarono risoluzioni di complessi notturne con una minuzia tale che Niederpoyritz si sollevò e acquisirono una reputazione che poco cedeva a quella dei giovani Schlegel a Jena. Non sarebbe stato essenziale: il pettegolezzo sale e svanisce. Più disastroso fu che l’anima dalle sottili pareti di Paul Goesch aveva ricevuto una crepa durante questi esperimenti. L’analisi aveva evidentemente rimosso in lui inibizioni che erano state necessarie per il sostegno della sua vita: poco dopo la visita del dottore andò per la prima volta in un istituto... » Il « dottore » qui non nominato da Fechter era Otto Groß, docente privato di psicopatologia a Graz e uno dei primi allievi di Freud. Aspirava ad applicare la psicoanalisi non solo come Freud come metodo di trattamento medico, ma anche a realizzarla in senso sociale e politico, a farla fondamento generale della vita. Con questo si trovò infine in conflitto con tutte le strutture sociali. Come tossicodipendente, fu tra gli altri anche paziente di C. G. Jung al Burghölzli di Zurigo, ed ebbe una certa importanza come paziente nelle dispute professionali tra Freud e C.
G. Jung. Più tardi fu posto sotto interdizione su insistenza di suo padre Hans Groß, professore di criminologia a Graz, e trascorse la maggior parte della sua ulteriore vita in istituti. (Cfr. Emanuel Hurwitz, « Otto Groß. Paradies-Sucher zwischen Freud und Jung », Zurigo 1979.) Sul rapporto di Goesch con la psicoanalisi si dice in « Worte des Gedenkens » di Paul Fechter alla morte di Heinrich Goesch (in « Deutsche Rundschau », maggio 1930): « Quando Otto Groß si avvicinò a lui e gli fece conoscenza dapprima della allora appena considerata psicoanalisi di Sigmund Freud, Heinrich Goesch comprese subito che gli era stata portata una metodologia con il cui aiuto poteva estendere il suo ambito personale nella direzione della profondità in regioni mai prima immaginate. Accolse con passione questa novità, di nuovo non teoricamente, astrattamente, come oggetto della sua conoscenza e della sua esperienza, ma si tuffò con tutte le sue forze e tutto il suo essere in questo flusso della vita che si apriva davanti a lui, che conduceva in nuove profondità. Non ha studiato la psicoanalisi, l’ha vissuta, ha preso se stesso come oggetto della sua analisi ed è sceso con tutti gli scuotimenti ed estasi senza alcun riguardo alle conseguenze per l’esistenza esterna nel buio che qui si apriva davanti a lui. Ha tolto la teoria dai campi della scienza e l’ha presa immediatamente, come tutto ciò che gli si presentava, nella sua vita immediata. Era un esperimento molto pericoloso... » L’antroposofia di Rudolf Steiner Goesch la conobbe intorno al 1910.
Poco dopo divenne membro della Sezione tedesca della Società Teosofica, allora diretta da Rudolf Steiner come segretario generale, consigliato dal medico Dr. Max Asch. Questi il 27 aprile 1910 aveva scritto a Rudolf Steiner: « Sono in uno scambio di pensieri personale intenso da circa 2 settimane con un signor dott. phil. Heinrich Goesch, che, come mi sembra, è predestinato per un insegnamento occulto. Appartiene agli uomini più dotati che finora ho incontrato e ha avuto circa un anno fa esperienze interiori così strane, che affiorarono durante uno stato estatitico di otto giorni, che sono portato a sospettare che questo caso potrebbe avere per voi un particolare interesse. Si è tuffato negli ultimi tempi completamente nello studio dei Vostri scritti - Teosofia, Scienza occulta ecc. - e la velocità incredibile con cui ha afferrato queste cose mi porta a supporre che in una precedente incarnazione abbia già subito un insegnamento occulto di qualche tipo - mi sembra specificamente cristiano secondo le esperienze nell’estasi menzionata. Il signor dott. Goesch sarà presente alla conferenza domani sera; se lo desiderate, ve lo presenterò. Vuole anche diventare subito membro della soc. teosofica. » La conferenza menzionata si svolse il 28 aprile 1910 nella sala degli architetti di Berlino e aveva il tema « Errore e pazzia » (in « Metamorfosi della vita dell’anima. Sentieri delle esperienze dell’anima », seconda parte, O.O. 59). Il 30 aprile 1910 Asch scrisse di nuovo a Rudolf Steiner: « Il signor dott. phil.
Heinrich Goesch, di cui vi ho scritto, vi sarebbe molto grato se presto gli deste l’occasione di una conversazione, poiché vorrebbe ascoltare le conferenze ad Amburgo, che hanno una certa relazione con le sue ricerche specializzate dell’ultimo anno, e quindi diventare membro della soc. teosofica il più presto possibile. Il signor dott. Goesch abita a Charlottenburg... » Poco dopo che Heinrich Goesch e sua moglie Gertrud divennero membri, nella vita della società era al primo piano il progetto di un edificio centrale. Poiché Goesch aveva grande interesse per l’architettura, nel 1912 fece proposte per l’esecuzione dell’edificio centrale. Evidentemente anche da questo interesse venne nella primavera del 1914 a Dornach, dove dall’autunno del 1913 si stava lavorando all’edificazione del Johannesbau (primo edificio del Goetheanum). I fatti citati dal corso di sviluppo di Goesch, in cui secondo Paul Fechter c’era « una connessione molto particolare di logica e mistica », rendono in certa misura comprensibile perché si gettò con la passione che gli era propria sul caso Sprengel. Poiché secondo lo psichiatra Friedrich Husemann un tratto saliente degli epilettici è il loro egocentrismo, a cui è associata una sensibilità sproporzionatamente forte alle offese personali e la tendenza a contenzioso, e su questa base di una vita affettiva modificata in questo modo si formano facilmente le rappresentazioni deliranti, deve essersi creata un’affinità tra le sue stesse rappresentazioni deliranti e quelle di Alice Sprengel. Le ha elaborate in una lunga lettera a Rudolf Steiner, di cui l’elaborato datato 19 agosto 1915 fu letto al posto della sua consueta lezione della sera il sabato 21 agosto 1915:
RUDOLF STEINER
Dornach, 21 agosto 1915 Devo oggi inserire un episodio, sebbene di diverso tipo da quello di ieri. Stamattina ho ricevuto un documento, e mi sento non solo indotto, ma obbligato a portare questo documento a conoscenza di ogni singolo membro. I motivi per cui mi sento non solo indotto, ma costretto, anzi praticamente obbligato a farlo, li esporrò in seguito. Heinrich e Gertrud Goesch a Rudolf Steiner Dornach, 19 agosto 1915 Signor Dottore molto onorato! Ho riconosciuto che nel Vostro operare nel nostro movimento spirituale, accanto alla Vostra attività dedicata al bene, lasciate procedere anche un modo d’agire al servizio del male. Riconosco come bene soprattutto l’esoterismo portato da Voi, la dottrina annunciata da Voi, i drammi dei misteri da Voi regalati, l’inaugurazione dell’euritmia, l’arte del Johannesbau. In tutte queste relazioni continuo a vedervi come un mandatario della grande loggia bianca e mi sento riempito da una gratitudine profondissima verso Voi e la Vostra attività dedicata al bene. Ma riconosco come malvagia la maniera in cui modellate la relazione tra Voi e gli altri membri del nostro movimento spirituale. In questo Vostro modo d’agire al servizio del male intravedo il pericolo più grande per il nostro movimento spirituale. Create relazioni tra Voi e gli altri membri tali che gli altri devono essere soltanto vostri arti, non però entità spirituali autonome accanto a Voi. Vi comportate verso gli altri solo apparentemente come un uomo tra gli uomini. In realtà rigettate ogni vera connessione umana e al suo posto vi arrogate interventi nella vita degli altri, che spettano soltanto agli dèi, mai però a un uomo contemporaneo. Così create una connessione anticristiana tra Voi e gli altri membri del nostro movimento spirituale. E tutti gli uomini che si sono preparati a ricevere le grandi dottrine spirituali del nostro tempo, li rendete più poveri del più povero materialista fuori. Perché questi almeno nel suo cristianesimo capovolto può sviluppare un Io forte. I Vostri studenti però devono, se continua così, per l’incessante indebolimento che il loro Io sperimenta per il Vostro modo d’agire, diventare nel corso del tempo vittime della magia nera.
È già accaduto che ottimi membri, al posto del ricorso alla verità, ricorrano alla Vostra parola e interrompano ogni critica di una parte della Vostra attività con l’obiezione che non si potrebbe così porre se stessi al di sopra di Voi. Dal sentimento che il porsi al di sopra di se stessi come atto tracotante sia escluso, si crede di aver sistemato l’argomento in modo appropriato. Non sono i membri ad avere colpa di questi errori: la colpa è Vostra. Voi avete tralasciato, nella proclamazione di sempre nuove parti della dottrina, di coltivare continuamente nella comunità di vita con i Vostri studenti l’atteggiamento che ogni uomo come cristiano debba porsi sempre di nuovo e di nuovo non solo sotto gli altri, ma anche sopra gli altri. Per ogni uomo non solo la natura più profonda di ogni suo prossimo deve essere di valore insostituibile: anche il più umile ha con lo sviluppato la responsabilità e deve combattere i suoi errori. È la Vostra stessa dottrina che mi ha confermato in questi punti di vista. Ma nella vita applicate una serie di mezzi che contrastano con questo ideale cristiano di una comunità umana. Ora porterò due di questi mezzi alla discussione più dettagliata. Con questo il significato delle mie affermazioni diverrà più chiaro. È un fatto che è diventato Vostra abitudine fare promesse e non mantenerle. Nessuno probabilmente vorrebbe affermare che Voi poteste previsualizzare il futuro insufficientemente o che Voi foste troppo debole per portare a termine gli intenti originali, così da poterVi sottrarre ogni volta al mantenimento delle promesse con un certo diritto. Si tratta quindi di una delusione consapevolmente preparata.
E poiché le promesse, anche dove non sono affatto richieste, sono date da Voi di propria iniziativa, si tratta di un’intrusione consapevolmente realizzata nella vita altrui, al fine di fare dentro la medesima qualcosa che deve rimanere soltanto affare del destino. Una delusione che il karma ci manda sarà direttamente vantaggiosa per il nostro sviluppo. Ma una delusione che un uomo prepara pianificatamente sarà comunque innanzitutto una grave ferita; e, se la fiducia in chi ha ferito non viene ritirata, un indebolimento del nostro Io. È la stessa differenza che corre tra la morte in un incendio e la morte su un rogo eretto da uomini. Colui che riceve una tale promessa e ne attende il mantenimento cade in uno stato di tensione, mentre la fiducia che ripone in Voi lo rende incerto. Voi intanto potete tranquillamente osservare il suo graduale disinganno. Quando allora a un certo punto risulta anche per il colpito che la promessa non sarà mantenuta da Voi, lo stesso non prenderà più seriamente le Vostre parole future, e per questo si separerà sì da Voi in quanto una parte. Ma nel frattempo, poiché continua a riporre in Voi la sua fiducia nel complesso, perderà la misura per la santità della parola e magari comincerà a comportarsi in modo simile. Rimarrà in una maniera disumana legato a Voi e cercherà di agire su altri come Voi su di lui. Oppure succederà uno dei seguenti tre casi. Il colpito sospetterà un profondo significato occulto dietro il Vostro modo d’agire. Avanzerà l’opinione che esistano profonde ragioni occulte, per cui è permesso o persino necessario fare promesse con l’intenzione di non mantenerle. Qua e là si incontra persino una tale confusione del sentire che un simile modo d’agire è ammirato e considerato un segno di umanità superiore.
Ma è evidente di per sé che nessuna potenza al mondo potrebbe dare a un uomo contemporaneo il diritto di fare promesse per non mantenerle. Preparare una delusione è unicamente affare degli dèi che governano il karma. Questa confusione di concetti è per lo studente dello spirituale tanto più pericolosa, perché la moderna scienza dello spirito proprio si rivolge al sano giudizio, e questo viene minato da tali cose. Allora accade in modo fatale che al posto della verità venga la Vostra parola, al posto della conoscenza che qui fate qualcosa di malvagio venga il pensiero: comunque non posso pormi al di sopra di lui. Con questo però si sgretola un pezzo dopo l’altro della dignità umana interiore nel colpito, ed egli diventa uno strumento spiritualmente dipendente nella Vostra mano. Una seconda possibilità per colui che è stato ingannato riguardo al mantenimento della promessa è questa: affinché egli possa persistere nella fiducia che ripone in Voi, il fatto che Voi ab initio non pensaste di mantenere la promessa non venga elevato alla coscienza. Si trova allora la via d’uscita di considerare il successivo mancato mantenimento come una nuova rivelazione di un essere che non si sente o non si può considerare responsabile come un uomo. Anche questa opinione si trova rappresentata nella società. Essa deve portare proprio al risultato che Voi diventiate nella realtà sempre più sfumati e ombrosi come uomo. Oppure infine, in molte anime, si sceglie la via radicale: si produce un oblio dell’intera fattispecie, che da Voi sia stata data una promessa di questo o quel tipo. In questo modo viene nuovamente tolto all’uomo un pezzo del suo Io, e non collaboratori autonomi stanno accanto a Voi, ma ombre indebolite nel loro Io per Voi. Ma siete Voi il colpevole di tutto questo.
Un secondo esempio del Vostro modo d’agire malvagio è il Vostro rifiuto di ogni critica verso le persone che operano nel movimento. Nel Vostro rifiuto talvolta fate la presupposizione che ogni tale critica venga da sentimenti negativi. Questa presupposizione è falsa. Non dovrebbe affatto trattarsi di critica malevola e distruttiva, ma solo di critica che si senta responsabile e positiva, di cui veramente molti membri sono del tutto capaci. Una tale critica potrebbe comunque essere evitata solo se uno fosse consapevole che cariche di guida sono occupate da personalità inadatte. Nel tempo attuale, in cui da un libero riunirsi di uomini, dalla libertà degli uomini, deve nascere un ordine gerarchico per l’adempimento dei nostri compiti, una certa critica benevola, esercitata da ognuno verso ognuno, è l’unica garanzia di prosperità. Nel nostro tempo, la propria costruzione naturale di un vero ordine gerarchico può svilupparsi solo nell’operare di tale critica. Se il criticato non soddisfa i diritti legittimi della critica, che è obbligato a cercare, allora semplicemente deve lasciare la sua precedente posizione nella gerarchia, affinché la verità prevalga. E nessun superiore dovrebbe proteggere tale creatura mediante un fingere che tutto sia in ordine. Questo risulta dall’essenza del tempo presente. Ma se presso ognuno che commette errori in una certa posizione dell’ordine gerarchico, questi errori non vengono criticati, ma si lasciano tranquillamente esistere, anzi si lasciano ulteriormente accadere, allora si crea solo una gerarchia di facciata. Tale gerarchia non si basa su vere proprietà e connessioni umane, ma su finzioni, finzioni per il cui mantenimento occorre sempre nuova ingiustizia.
E nuovamente l’umanità e l’anticristianità delle intere relazioni è la conseguenza. Voi siete i colpevoli. Attraverso un’organizzazione della società, come si è gradualmente formata sotto di Voi, si produce un’usurpazione delle forze dei membri a favore di Voi e forse di altri ancora posti elevati in questa gerarchia di facciata, mentre gli affari della società sono amministrati male. Ciò che piuttosto deve essere eliminato e contro cui una volta potrebbe essere tenuta una conferenza è la suscettibilità personale di coloro che sono toccati dalla critica. La critica può normalmente, specialmente quando può intervenire tempestivamente, essere modellata in modo così stimolante e gratificante e libera da amarezza personale, che ogni pungiglione scompare. Il criticato può rallegrarsi di ricevere aiuto in questo modo e di veder promossa la cosa. L’inquietudine o l’ostilità molto spesso oggi prevalenti di coloro che criticano scaturisce in parte già dal sentimento legittimo che non viene nemmeno ascoltata la critica più appropriata alla cosa: si viene piuttosto guardati di traverso e completamente messi da parte. Un uomo veramente superiore non ha alcun motivo di temere la critica. La vera superiorità si dimostra proprio di fronte alla critica più acuta. Il caso che il critico, il quale vuole agire dal sentimento della responsabilità, non possa in realtà vederne la portata, si lascerà di regola spiegare al medesimo con facilità e senza perdita di tempo, dove realmente una volta presente. Qui mi astengo dal caso in cui una critica si sia già sviluppata in un rifiuto così provato e concluso in se stesso davanti a me, come il mio presente rappresenta. Qui nessun rinvio cambierebbe qualcosa.
Ma se mi viene assicurato da parte di un uomo che io stesso riconosco come superiore, e non da parte di una personalità posta sopra di me nella gerarchia di facciata per ragioni opache, che io della fattispecie di cui si tratta non posso ancora vederne l’ampiezza, allora lascerò volentieri la mia critica, fino a che la fattispecie di cui si tratta sia sufficientemente conclusa. Nel nostro movimento spirituale però, sotto i Vostri auspici, predomina uno spirito che richiede tale rinvio della critica a tempi indeterminati — di regola fino alla dimenticanza della fattispecie di cui si tratta, non solo per certi singoli, ma per principio per tutti i casi. Ma con questo, d’un lato accade di fatto molto male a danno di tutti, d’altro lato viene danneggiata la capacità di giudizio, da cui tutto dipende. Devo nuovamente richiamare la contraddizione: la scienza dello spirito da una parte si rivolge al sano giudizio degli uomini, d’altra parte questa capacità di giudizio viene per la stragrande maggior parte dei fatti nel nostro movimento rimessa a ragioni non comprensibili, non vedibili per le misure. Ma si deve ammettere che l’uomo oggi, due millenni dopo Cristo, è già in possesso di certi criteri, che ognuno può applicare e ognuno deve lasciarsi applicare, se non devono andare perduti; e che ci sono veramente fattispecie sufficientemente concluse, che stanno a nostra disposizione. Proprio il fatto che un uomo si veda costretto a riflettere su un caso solitamente indica che ha anche la capacità in sé, se per quanto forse non senza supporto, di chiarirsi la cosa. Come stanno le cose adesso, una grande parte della forza spirituale dei membri è continuamente occupatissima con il lavoro infruttuoso di cercare le ragioni occulte e sapienti dietro il Vostro modo d’agire e quello dei Vostri massimi collaboratori.
È uno sviluppo di forze che potete tranquillamente osservare. Oppure questi uomini devono decidere, al fine di non perdere la fiducia in Voi, di attutire in se stessi proprio queste forze della ricerca della verità, e così cadere in una parziale stupidità. Ma dov’è che queste forze rimangono? È orribile seguire ulteriormente questo pensiero. In ogni caso rappresentate un grande centro di forza, per cui tutti i singoli sono solo organi che usate secondo il vostro piacere per scopi non trasparenti. Quindi non si tratta nel nostro movimento spirituale di una vera vita che si svolge tra uomini pieni, in cui ognuno può dare il suo meglio. Voi non siete il vero amico di tutti i membri: il Vostro intero comportamento ripudia ogni vivente relazione di amicizia. Siete in realtà per molti il più forte nemico che essi abbiano mai incontrato. Tutto ciò che è stato descritto non è solo oggettivamente malvagio, ma sta persino in contraddizione esplicita con la dottrina da Voi annunciata. Per mezzo Vostro sono stato istruito sui motivi che mi portano al rifiuto di questo modo d’agire. Sembra proprio che Voi sempre più abbiate solo nella lezione la Vostra connessione con l’impulso del Cristo, e che al di là delle lezioni seguiate impulsi opposti. Sì, in alcune parti mi sembra già che la Vostra stessa attività didattica, non nel contenuto, ma nella struttura formale, sia un po’ colpita dalla pratica da Voi altrimenti seguita. Così si trovano già frasi attraverso la cui struttura viene promesso qualcosa, senza che poi sia mantenuto, e che solo possono avere lo scopo di far compiere al lettore un lavoro di pensiero infruttuoso. (Pensieri durante il tempo della guerra, pagina 9, riga 12 da basso in poi.) Oppure cercate di respingere come una critica fastidiosa l’intuizione che anche Voi, come ogni uomo vivente nel corso del tempo, abbiate veramente cambiato idea (Enigmi della filosofia, Prefazione, ultimo paragrafo).
Questi passi inoltre mostrano entrambi un evidente cambio di stile verso l’incomprensibile. Ma non solo la dottrina in generale viene contraddetta da una tale relazione da uomo a uomo, come la stabilite. Il Vostro comportamento contraddice anche in modo tutto particolare quello che voi chiedete da un maestro spirituale nel nostro tempo. Egli deve rivolgersi solo all’uomo consapevole. Ha assunto verso il Suo allievo il dovere di non esercitare effetti magici inarchiviati per l’allievo, senza il suo volere, sul Suo inconscio. Ma Voi fate proprio questo attraverso il modo d’agire descritto e altri mezzi occulti senza interruzione. Ogni stretta di mano, ogni conversazione amichevole diventa per Voi un mezzo per coltivare queste false relazioni. La beatitudine che riempie i membri dopo un incontro con Voi non è quella della comunione dei santi, ma solo una falsa, luziferica-arimanica. Questo è colpa Vostra, non dei membri. Anche membri che hanno già visto attraverso la falsità della relazione che perseguite, Voi cercate di ricondurre contro la loro volontà con strette di mano e con conversazioni amichevoli. Ho riconosciuto con tutta la determinazione che in questo modo da Voi vengono esercitati effetti sui Vostri studenti a cui non avete diritto. Nell’esclusione di influssi incontrollabili sull’inconscio, come il tempo presente richiede, non basta soltanto tenere lezioni o introdurre altro di nuovo spirituale.
È necessario che portiate la Vostra stessa vita, come la vivete insieme agli altri membri del nostro movimento, sotto gli impulsi cristiani, e che così procediate a relazioni con i Vostri studenti come le raffigurate così beautifully al Benedetto nel quarto mistero. Al momento questa è perfino, dopo che tanta materia insegnata ci è stata trasmessa, la responsabilità di gran lunga più urgente. Quando mi domando come sia possibile che proprio Voi, a cui toccava il compito di annunciare la dottrina, agiate così contro di essa, principalmente due cose mi si presentano come risposta. Da un lato posso presagire i motivi per cui la grande loggia bianca probabilmente dovette scegliere per questo compito un uomo non ancora attraversato da Cristo, e posso continuare a tenervi come portatore della dottrina dei Vostri mandatari. D’altro lato mi sembra che il motivo più profondo che opera in Voi non sia affatto malvagità attiva, come potrebbe essere erroneamente interpretato da alcune osservazioni che ho dovuto fare; bensì un interesse unilaterale eccessivo per il rinnovo contemporaneo della dottrina e soprattutto paura della vera vita. Nel Vostro evitamento e prevenzione della vera vita, e nella Vostra creazione di surrogati per essa, sviluppate però già una forza del male, in cui devo vedere il pericolo più grande per il nostro movimento spirituale e anche per Voi stesso. L’occultista attraversato dal Cristo non può accontentarsi solo di dare la dottrina: deve contemporaneamente entrare in comunità di vita con i Suoi studenti. Nel vero rapporto tra uomo e uomo, nel senso cristiano, è assolutamente richiesto che ognuno si lasci scorgere da un altro per quanto le forze glielo permettono. Ognuno deve donarsi al prossimo con tutto ciò che ha, per quanto questi possa riceverlo. Su questa base deve anche fondarsi una moderna gerarchia.
Chi è gerarchicamente superiore deve inclinarsi verso chi è inferiore con tutto quello che in qualche modo può donare. Ma Voi seguite in maniera anticristiana la pratica opposta, e ordinate per quanto possibile tutte le cose affinché le intenzioni rimangano nell’oscuro e gli accadimenti siano trattati come non accaduti. Non basta ammettere che anche si può avere un momento di debolezza. È necessario, non solo ammettere, ma come uomo continuamente confermare che di fronte a ogni altro, il quale nel senso cristiano è proprio così necessario come noi stessi, in qualche modo siete imperfetti e avete da imparare. È necessario cercare questa convivenza con il prossimo, anche se all’occultista di vecchia osservanza farebbe orrore. Non basta essersi protetti da cieca ammirazione. È necessario cercare la critica appropriata alla cosa. Perciò il maestro spirituale, in questa comunità di vita, deve rinunciare a tutti gli aiuti che nel tempo precristiano servivano all’apprendimento della dottrina da parte degli studenti: soprattutto all’autorità irraggiungibile del maestro pieno di saggezza divina di fronte agli studenti in cui l’Io non era ancora nato, e all’isolamento di maestro e allievo da tutte le relazioni umane di vita. Per l’iniziatore precristiano il problema di cui qui accenno ancora non esisteva. L’Io non era ancora nato, e l’essenza divina che agiva attraverso il maestro aveva il diritto di intervenire nel destino degli allievi come altrimenti solo il karma fa. Ma verso un iniziato contemporaneo dobbiamo noi cristiani innanzitutto porci come verso un uomo, e la nostra fiducia in lui si basa proprio sul fatto che nessun intervento sovrumano nel nostro destino sia compiuto attraverso di lui.
Sta così probabilmente di fronte a chi dirige tutte le sue forze al rinnovo della dottrina per il nostro tempo la tentazione vicina di rifiutare innanzitutto i difficili compiti di una comunità di vita cristiana, e di procurarsi invece in ogni maniera possibile, artificialmente, tutti quegli sollievi dell’insegnamento che nel tempo antico erano naturali. Ma queste cose sono nel nostro tempo malvagie. E sarebbe ancora più tollerabile che l’annunciatore della dottrina, al di là di questo annuncio, rimanesse invisibile, piuttosto che un maestro nel nostro tempo entri in tale connessione con i Suoi studenti come fate Voi. Molto più importante che l’annuncio della dottrina è il conservare e il rafforzare dell’Io degli studenti. La dottrina ora si rivolge all’Io. Ogni sminuimento dei diritti dell’Io deve anche comportare un radicamento non corretto della dottrina nell’interno dell’uomo. Ogni offuscamento della capacità di giudizio mette in pericolo al massimo chi mira verso lo spirito. Di certo questa vera vita è per Voi in una relazione anche infinitamente molto più difficile che per altri. L’occultista cristianizzato deve assumersi un compito che gli altri uomini non affronteranno in futuro: vivere e guardare. Il pericolo di una falsa mescolanza dei diversi piani e delle loro leggi aleggia continuamente su di lui. Ma non può sfuggire a questo pericolo attraverso il rifiuto di questo compito. Allora, senza potersi orientare secondo l’impulso del Cristo, tuttavia mescolerà i piani in modo inammissibile. E a ogni incontro con uno studente in cui questo accade, lo studente potrà riconoscere le conseguenze più terribili. E come presto devono ricadere le stesse sul maestro! Questo nuovo compito finora è stato forse risolto solo in una certa misura all’interno della comunità del Graal.
Voi stessi ammettete che quello che avete detto sul Graal ha per Voi qualcosa di insoddisfacente, e ci avete chiaramente descritto le Vostre difficoltà nel condurre ricerche sui misteri del Graal. Ma Voi stesso chiamate gli iniziati nuovi iniziati del Graal. Forse che il Graal ci mandi salvezza in questa ora difficile. Attraverso gli accadimenti descritti, mia moglie e io abbiamo raggiunto nei Vostri riguardi una situazione in cui è impossibile che ci incontriamo di nuovo nel modo come accadde l’ultima volta: per mia moglie domenica 25 luglio nella falegnameria, per me giovedì 5 agosto sulla scala verso la sala di euritmia. Avevamo già allora tutte queste conoscenze, e Voi lo sapevate molto bene. Ciononostante mi avete stretto la mano e trascinato in una conversazione, come se nulla fosse accaduto. A un non-chiaroveggente dal tatto sano sarebbe stata impossibile una tale cosa. Nel Vostro caso riconosco in tale modo d’agire un tentativo di intervento inammissibile nella mia essenza. Lascio qui la giustificazione più dettagliata di questa affermazione, poiché porterebbe troppo lontano. Posso salutarvi da lontano in tutta la devozione come il portatore della dottrina, come ho anche tentato quella sera. Ma non posso indurmi a scambiare strette di mano e conversazioni amichevoli con Voi, come se nulla fosse accaduto. Tanto meno posso farlo, poiché proprio queste strette di mano e conversazioni, come ho chiaramente riconosciuto, sono uno dei Vostri principali mezzi con cui esercitate influssi inammissibili sui Vostri studenti. E non posso concordare con la visione espressa da un membro distinto, che queste cose siano destinate a provare la propria forza di fronte agli influssi estranei.
Comunicarvi questa necessità, di evitare in futuro un contatto personale, è lo scopo che mi riguarda personalmente del mio scritto. Lo scopo personale del mio scritto, per quanto vi riguarda, è che in questa questione così grave, per poco che io possa fare, cioè ciò che posso realizzare come vostro prossimo, voglia almeno raggiungere mediante l’invio di questa lettera quanto segue: porvi di fronte al fatto che una volta da un uomo sul piano fisico, con mezzi fisici, siete stato reso attento al male nel Vostro modo d’agire. Sareste condannati all’ombrosità, se non un uomo volle rivolgersi a Voi in questo modo. Spero che il fatto che almeno alcuni uomini al giorno d’oggi siano in grado di riconoscere i Vostri difetti come tali, di mantenerli in memoria e di assumere posizione contro di essi, possa aiutarvi nel riassetto della vita necessario nel nostro movimento spirituale. Informerò anche di alcuni altri membri, nei quali sospetto una comprensione delle cose trattate, del contenuto del mio scritto a Voi. Ma è necessario che iniziate subito da fondamento a rimodellare la relazione tra Voi e gli altri membri del movimento nella direzione indicata. L’aver pronunciato questo è lo scopo oggettivo del mio scritto a Voi, nell’interesse della continuazione del nostro movimento spirituale nel senso dell’evoluzione. Quale sarebbe la conseguenza, se voleste sottrarvi a questo compito? Avete già almeno in certi casi perso un’attività che dagli insegnanti bianchi vi deve senza dubbio essere assegnata: quella dell’insegnamento individuale personale. Poiché secondo quanto detto è ben fondata una profonda sfiducia nel Vostro trattamento dei singoli destini umani. Non mi posso neppure immaginare come, in circostanze date, potrebbe svolgersi un’ora esoterica.
Se vi limitaste all’annuncio di sempre nuove parti della dottrina e, per il resto, lasciaste che tutto procedesse come finora, allora — qualora non un sufficiente numero di membri riuscisse a farsi strada verso le conoscenze qui necessarie — la società degenererebbe e nel migliore dei casi diventerebbe un’associazione esoterica, per cui già vi sono alcuni segni accanto agli sviluppi verso il male e la stupidità. Oppure, se gli studenti diventassero consapevoli della loro responsabilità, dovrebbero gradualmente compiere una completa separazione tra la dottrina e l’insegnante. Voi dovreste allora servire tra gli studenti affamati e piangenti come Amfortas, colpevole e torturato, in un ufficio sacro. Sono alla fine di quello che ho da dire al momento. Ho acquisito queste conoscenze, che mi sono procurato sotto la guida del custode del sigillo della Società per l’arte e la sapienza teosofica, il cui protettore è Christian Rosenkreutz; non ho ancora potuto metterle in forma come me lo ero immaginato, poiché le resistenze per uno che semplicemente si sta liberando dal vincolo erano al momento ancora troppo grandi. Ma mi decido a inviare la lettera, poiché l’ora lo richiede. Se mi domando con quali sentimenti accoglierete questa lettera, mi opprime come particolarmente grave la domanda se troverete la strada verso gli uomini con cui potrete vivere queste cose e iniziare la trasformazione necessaria. Qui c’è un campo dove, nel nostro tempo cristiano, l’occultista come tale deve venir meno e deve essere puro uomo tra gli uomini, come effettivamente il Cristo Gesù sulla terra dovette vivere cose che come Dio non potrebbe sapere. Possiate rivolgervi in spirito a questo! Heinrich Goesch Gertrud Goesch
Ora, miei cari amici, vi ho letto questo documento perché riguarda ognuno di voi proprio quanto me. Secondo la mia opinione è scontato che a ognuno di voi spetti un giudizio su quanto queste cose corrispondano ai veri usi nella nostra società. Potrebbe altrimenti nascere l’opinione che io avessi paura di questo rimprovero levato nella lettera, per indurre i membri alla «stupidità», e che non vedessi i membri come sufficientemente liberi da considerare come pienamente proprio il giudizio indipendente di ogni singolo in questa questione. Ma vedrete che una tale lettera non può essere presa nei suoi dettagli: è un sintomo per quello che ha luogo nella nostra società. Pertanto non mi coinvolgerò affatto nella discussione su questa lettera e su quello che deve accadere. Deve naturalmente toccare ai membri innanzitutto fare e trovare quello che in questa questione è necessario. Perciò in particolare non voglio dire nulla su quei passi in cui si parla di promesse non mantenute. Poiché se il giudizio viene rimesso a ogni singolo, ogni singolo saprà anche come stanno le cose; ogni singolo deve sapere davvero cosa gli è stato promesso e non è stato mantenuto. Per cui devo aspettarmi e esigere che la società nel suo insieme, la società che vive attorno alla costruzione di Dornach, nei prossimi tempi prenda una posizione assolutamente determinata su questa questione. Non mi coinvolgerò assolutamente nelle discussioni in questa questione. Voglio solo dire alcune cose e vi chiedo di prenderle come quello che, nei riferimenti a quanto è stato letto, devo dire. Proprio da altri sintomi oltre a questa lettera emerge chiaramente che molto di quello che ho parlato nelle lezioni diverse negli ultimi giorni e mesi qui ai nostri membri non ha aiutato.
Innanzitutto voglio sottolineare quanto segue, miei cari amici. Il mio diritto di regolare il mio rapporto con i membri in questo o quel modo non posso permettere che nessuno me lo prescriva. Spetta unicamente e soltanto a me determinare in che modo trovo necessario trattare con i membri. Questo non deve essere considerato come qualcosa che dovrebbe essere una guida per Voi, ma come qualcosa che esprimo di mia volontà. Non lascerò prescrivere in alcun modo e da nessuno il modo in cui devo trattare con i membri, per quanto questo rapporto riguardi l’omissione di cui si dice che io sia colpevole verso i membri. Questo è legato a una profonda necessità. Da questa lettera, ma soprattutto anche da molte altre cose che nella nostra società negli anni e negli ultimi tempi sempre più chiaramente sono emerse, è risultato che veramente molti non vogliono farsi un’idea di quale responsabilità porti colui che esprime verità occulte così da voler davvero assumersi la responsabilità. Molti nella nostra società non sembrano volersi fare un’idea di quello che è necessario affinché a volte si possa pronunciare una sola frase. Che accanto al lavoro spirituale preliminare necessario per tenere una lezione non sia possibile riunirsi ogni notte con le diverse cricche di membri fino alle due e chiacchierare di sciocchezze e inutilità, questo non viene apprezzato nella giusta maniera. Molte altre cose neppure, che, come sembra, vengono richieste e che figurano come omissioni. Ho bisogno del mio tempo, e ne ho bisogno ancora in tutt’altra maniera di quanto sembri si voglia comprendere. Se non l’impiegassi come faccio, allora avreste da me concezioni occulte altrettanto stupide come se ne sentono molte nel mondo. Tanto sulla questione delle omissioni.
Non so, miei cari amici, come l’accusa che io non sia abbastanza cristiano con ogni singolo membro, con ogni singolo gruppo di membri, si metta in concordanza con l’altra, che io non mi permetta, senza esercitare un’influenza magica ingiustificata, di scambiare una stretta di mano e di tirare qualcuno in una conversazione. Per riguardo a me stesso, riguardo a questo aspetto positivo, la società potrebbe esprimere la sua opinione. Poiché naturalmente dipende da ogni singolo se vuole condurre una conversazione amichevole con me o scambiare una stretta di mano con me. Se questa opinione diventasse più popolare, potrebbe essere espressa, affinché tali strette di mano fossero omesse naturalmente in futuro. Su ulteriori punti non entro, per i motivi detti; solo uno devo ancora menzionare, perché è caratteristico. In un passo di questa lettera si dice il seguente: «Per i fatti descritti, mia moglie e io nei Vostri riguardi siamo giunti a una situazione in cui è impossibile che ci incontriamo di nuovo nel modo come accadde l’ultima volta, per mia moglie domenica 25 luglio nella falegnameria, per me giovedì 5 agosto sulla scala della sala di euritmia. Avevamo già allora tutte queste conoscenze. Ciononostante mi avete stretto la mano e trascinato in una conversazione, come se nulla fosse accaduto. A un non-chiaroveggente dal tatto sano sarebbe stata impossibile una tale cosa. Nel Vostro caso riconosco in tale modo d’agire un tentativo di intervento inammissibile nella mia essenza.» Voglio solo menzionare che il venerdì prima di domenica 25 luglio, da uno dei nostri membri mi è stata portata una domanda di signora Goesch riguardante suo figlio, con cui mi è stato detto che il bambino era caduto e si era ferito in qualche modo.
Allora ho detto: Se c’è una predisposizione, posso vedere cosa c’è con il bambino. — Dopo, un membro della nostra società ha portato signora Goesch con il bambino da me. E allora seguì la domenica qui nella falegnameria, dove ho commesso l’intervento nella essenza della signora Goesch per il fatto che le ho chiesto come andasse il bambino e le ho stretto la mano. L’incontro giovedì 5 agosto sulla scala della sala di euritmia si è svolto in modo che, alla domanda di signor Goesch se il bambino — che avevo appena visto, stava proprio alla porta in basso — dovesse continuare gli esercizi di euritmia, dissi che naturalmente la cosa doveva essere trattata secondo la volontà dei suoi genitori, poiché la volontà dei genitori soltanto e soltanto poteva contare, se si voleva lasciar tornare il bambino all’euritmia o no. — Ho commesso anche l’errore di stringere la mano a signor Goesch. Questi sono i due interventi ingiustificati, basati su magia nera, nella essenza altrui. Ora, miei cari amici, devo ancora sottolineare che alla fine di questo documento sta: «Sono alla fine di quello che ho da dire al momento. Ho acquisito queste conoscenze, che mi sono procurato sotto la guida del custode del sigillo della Società per l’arte e la sapienza teosofica, il cui protettore è Christian Rosenkreutz, non ancora potuto metterle in forma come me lo era immaginato, poiché le resistenze per uno che semplicemente si sta liberando dal vincolo erano al momento ancora troppo grandi.» Il cosiddetto custode del sigillo è, come credo, noto a tutti. Devo solo osservare che questo custode del sigillo negli ultimi mesi ha diretto una serie di lettere, in parte a me, in parte a signora dott. Steiner. Una lettera di questo custode del sigillo è giunta anche oggi a signora dott.
Steiner.’ Per oggi non voglio entrare ulteriormente sulla questione del custode del sigillo e voglio soltanto sottolineare che queste lettere del custode del sigillo hanno iniziato in maniera misteriosa a Natale. Ora, miei cari amici, quello che magari avrò ancora da dire, non lo voglio davvero dire oggi. Voglio che arriviate a un giudizio senza influenze. Certo è quasi impossibile conoscere la connessione misteriosa di questo documento con il custode del sigillo e non fare ulteriori comunicazioni. Ma forse non è comunque bene farlo già oggi o dire qualcosa in questa direzione già oggi. Voglio però menzionare questo: una volta è stata annunciata all’autunno che, poiché certi sintomi impossibili si erano mostrati nella nostra società, era diventato necessario fondare una certa società ancora più ristretta. In essa dapprima ho cercato di attribuire a un numero di personalità vicine e che vivono da lungo tempo nella società certi titoli, presumendo che avrebbero agito in modo autonomo nel senso di questi titoli. Ho detto allora: Se qualcosa deve accadere, i membri sentiranno qualcosa entro l’Epifania. — Nessuno ha sentito nulla, e da questo risulta che la Società per l’arte e la sapienza teosofica non esiste affatto. Questo è naturalmente scontato, poiché a nessuno era stata fatta comunicazione alcuna, così come sarebbe stato ovviamente che la comunicazione fosse avvenuta, se la cosa si fosse realizzata. Il modo in cui la cosa è stata recepita l’ha resa impossibile. Era un tentativo. Miei cari amici, ho più volte parlato del fatto che la società deve avere senso come società, se deve avere senso. Per annunciare insegnamenti occulti, si potrebbero creare anche altre istituzioni.
Ho sottolineato che, se nella nostra società certi sintomi dovessero continuare a manifestarsi, sarà indispensabile trovare un’altra forma, perché allora questa forma, così come è costituita, non funziona. Ho cercato di evitare quello che nella Società Teosofica da questa o da quella parte regnava, fondando la Società Antroposofica, della quale non voglio essere membro, perché questo è necessario per quello che devo fare per il movimento spirituale. La nostra società viene anche molto attaccata dall’esterno, e naturalmente viene attaccato anche colui che deve tenere lezioni in questa società. Da questo dovrebbe sorgere ai nostri membri attivi il dovere di difendere la cosa, se prendono il concetto di società in senso serio e dignitoso. Ma scritti diffamatori del tipo più malevolo sono apparsi, che in parte contengono calunnie incredibili. Lascio a ognuno il giudizio se il concetto della nostra società è stato compreso da tutti coloro che potrebbero attivamente fare qualcosa nel modo necessario, se la società dovrebbe resistere a questi attacchi dall’esterno. Miei cari amici, non è adatto e non è possibile che colui che vuole fare qualcosa affinché la nostra società possa stare, innanzitutto — come effettivamente è accaduto per anni e mesi — intraprenda la strada di venire da me e volersene parlare con me su quello che avrebbe dovuto fare per la mia difesa e per la difesa della nostra cosa. Questo assolutamente non dovrebbe accadere. Poiché con ciò diventerebbe completamente vero che fondamentalmente le persone sono solo messe al loro posto, che viene loro assegnato il loro posto. Devo rispettare l’autonomia dei membri, sfortunatamente spesso così che nego loro qualcosa. E veramente così — secondo come è stato finora il caso — potrei fare molte cose, se non fossi richiesto per molte cose, per cui una richiesta non sarebbe necessaria.
È veramente assurdo, almeno per quello che dovrebbe accadere a favore e a vantaggio della nostra società, volersi innanzitutto accordare con me su queste cose. Poiché se quello deve accadere per la società, che io voglio fare, allora vi chiedo di lasciarmi il tempo, per farlo io stesso. Il concetto di società non può consistere nel volgersi sempre a un singolo, ma nel fare quello che per la società deve essere fatto da propria iniziativa. Perciò anche, miei cari amici, questo episodio di oggi deve essere considerato come importante e sostanziale. Perciò ho letto il documento, che fondamentalmente è solo un singolo sintomo di molte cose che qua e là brillano. Aspetterò tranquillamente quello che Voi, come membri della società, farete. Nel frattempo farò il mio dovere; domani avremo il nostro programma come al solito. Ma è naturalmente ovvio che tutto il resto dipenderà da quale posizione la società prenderà su quello che ha sentito oggi e quello che non deve considerarsi come qualcosa di singolo, ma come qualcosa che in certa misura tocca fondamentalmente molte cose, su cui ho già attirato attenzione in varie discussioni che ho dato nei mesi passati. Dopo questi interventi di Rudolf Steiner seguì una discussione su cui non fu stenografato. In essa devono probabilmente essere salite voci anche a difesa, così che secondo il ricordo di una partecipante Rudolf Steiner con Marie Steiner lasciò la sala con le parole: «Con una tale società non posso avere più nulla a che fare!» La grande maggioranza dei presenti probabilmente si vergognò di questa situazione e redasse ancora quella stessa sera il seguente indirizzo di fiducia: Signor Dottore molto onorato!
Dornach, 21 agosto 1915
Noi membri della Società Antroposofica vogliamo potervi esprimere la nostra giusta rabbia, il nostro orrore e il sentimento della vergogna per il fatto che una così menzognera, immorale disposizione, come emerge dalla lettera del signor Heinrich Goesch, ha osato esprimersi nei Vostri confronti in questa forma dettata dalla più detestabile megalomania.
Dobbiamo farci rimproveri dolorosi per il fatto che non abbiamo compreso di prevenire l’accaduto in tempo e che fino a ora ci siamo rivelati incapaci di creare un circolo di vita, in cui pensieri e sentimenti, come mostra la lettera, sarebbero stati impossibili. Chiediamo al nostro amato, venerato maestro di volerci perdonare, di non toglierci la fiducia o di restituircela, perché siamo fermamente decisi a realizzare meglio il concetto della Società Antroposofica e a essere in futuro più consapevoli della nostra responsabilità. È naturalmente scontato che vogliamo non considerare più signorina Alice Sprengel, signor Heinrich e signora Gertrud Goesch con la loro disposizione come appartenenti a noi. Vi chiediamo, venerato signor Dottore, di accettare le nostre firme come assicurazione della nostra fiducia illimitata e immutabile e della nostra profonda gratitudine. Michael Bauer [membro della direzione centrale] e oltre 300 firme.
Questo indirizzo era l’espressione puramente umana spontanea della connessione dei sottoscrittori con Rudolf Steiner. Il significato obiettivo della situazione emerge negli interventi di Rudolf Steiner. La difficoltà per i membri nel giudizio della situazione è stata illuminata da un medico, dott. Amann, in un contributo clinico (Basilea, 14 settembre 1914) come segue: «...Tra i membri rimane prevalente l’opinione: dott. Goesch non sia pazzo, sia solo influenzato! Non è vero che se qualcuno ha febbre o sonnolenza, è molto facile da constatare da chiunque; enormemente difficile però è diagnosticare la pazzia, persino per l’esperto scientifico, per quanto non si tratti di un estremo nella scala. Da quello che si sente (perché molti membri non riescono a capire che il dott. G. sia pazzo) deriva la sensazione che ci si fanno rappresentazioni errate sulla natura della malattia, si pensa: i pazzi devono essere idioti e non potrebbero scrivere intelligentemente. Un idiota è una persona ritardata mentalmente, che con la sua pigrizia cerebrale non può pensare nulla; è stupido, per quanto non siano le cause organiche della malattia, che forse lo rendono secondariamente idiota. È proprio il contrario nel caso del vero pazzo. Qui si présenta ottusità: logica offuscata! Questo deve distinguersi dalla categoria della pazzia; i folli sono pericolosi!
L’ottuso perde assolutamente nulla in qualità del suo intelletto, anzi aumenta la capacità mentale, ma è un lavoratore mentale instancabile, lavora mentalmente enormemente, lavora giorno e notte. Il malato è che si immerse nei suoi stessi percorsi di idee fisse, in essi si ipnotizza e non è accessibile a nessuna critica esterna. Nel segreto queste persone soffrono dei loro pensieri tormentosi finché non possono partorire i loro pensieri al pubblico. Vive in loro il bisogno: di essere produttivi e importanti e di mostrarlo.»
Rudolf Steiner nel proseguimento dei suoi interventi del 21 agosto la sera successiva, 22 agosto 1915, ha affrontato il caso come segue:
RUDOLF STEINER
Dornach, 22 agosto 1915 Miei cari amici, avrei volentieri tenuto anche oggi già una lezione che andasse oltre gli eventi attuali. Spero che questo con la lezione di domani, che deve iniziare alle 7, sia di nuovo pienamente il caso. Oggi però mi sembra necessario, in connessione con la lettura del documento che ieri ho dovuto eseguire, e in connessione con il documento ricco d’amore dei membri che il signor Bauer mi ha appena consegnato, e in connessione con un’altra cosa che mi è stata ancora comunicata Questa relazione era l’espressione puramente umana e spontanea della comunione dei firmatari con Rudolf Steiner. La natura della situazione si esprime negli insegnamenti di Rudolf Steiner. La difficoltà per i componenti nel giudicare la situazione fu illustrata da un medico, il Dr. Amann, in un contributo clinico (Basilea, 14 settembre 1914) nel seguente modo: «…Tra i componenti prevale ancora l’opinione: il Dr. Goesch non è pazzo, è solo influenzato! Non è vero che se qualcuno ha febbre o è assonnato, è molto facile da constatare per chiunque; estremamente difficile è invece diagnosticare la follia, persino per lo specialista scientifico, a meno che non si tratti di un estremo nella scala dei disturbi. Da quello che si sente {per cui molti componenti non riescono a capire che il Dr. G. è pazzo}, emerge la sensazione che ci si fa idee sbagliate sulla natura della malattia, si crede: i pazzi devono essere idioti e non potrebbero scrivere intelligentemente. Un idiota è una persona mentalmente debole, che con la sua apatia cerebrale non può pensare a nulla; è demente, per quanto non si tratti di cause patologiche organiche che eventualmente l’hanno reso prima idiota. Esattamente il contrario è il caso del vero pazzo. Qui abbiamo melanconia: logica annebbiata! Questa categoria va ben distinta dal delirio; i deliranti sono pericolosi!
Il melanconico non perde assolutamente nulla della qualità del suo intelletto, anzi potenzia le sue capacità mentali, ma è un lavoratore mentale instancabile, lavora mentalmente enormemente, lavora giorno e notte. La malattia consiste nel fatto che si ossessiona con le proprie idee fisse, si auto-ipnotizza in esse e non è aperto a nessuna critica esterna. In segreto, queste persone soffrono sotto i loro pensieri tormentosi finché non riescono a partorire i loro pensieri e a consegnarli al pubblico. In loro vive l’impulso: essere produttivi e importanti e dimostrarlo.»
Rudolf Steiner continuò il suo discorso del 21 agosto la sera successiva, 22 agosto 1915, affrontando il caso nel modo seguente:
RUDOLF STEINER
Dornach, 22 agosto 1915 Cari amici, avrei volentieri tenuto già oggi una lezione che andasse al di là degli eventi attuali dal punto di vista dei principi. Spero che questo sia completamente possibile con la lezione di domani, che avrà inizio alle 7. Oggi mi sembra però necessario, in riferimento alla lettura del documento che ho dovuto eseguire ieri, e in riferimento all’amichevole documento dei componenti che il signor Bauer mi ha appena consegnato, e in riferimento a un altro documento consegnatomi da un’altra parte, dire anche io qualcosa, dopo che le cose che si esprimono in questi documenti sono accadute. Con questo voglio collegarmi al caso individuale, ma solo nella misura in cui questo può insegnarci molte cose importanti riguardanti il rapporto tra l’insegnamento e il movimento spirituale di cui parliamo, e i singoli fatti che si verificano tra e intorno a noi. A volte dalla discussione di singoli fatti si può anche vedere qualcosa di generalmente significativo, e in particolare vi si può collegare qualcosa di significativo. Voglio partire dal fatto — e parlerò più o meno aforisticamente — che ieri vi ho letto un documento sottoscritto da due componenti e in cui si parla di un terzo componente che è stato a lungo membro della società. Ora — credo che non sia un’indiscrezione — un componente della nostra Società, un medico, in una lettera che il signor Bauer mi ha mostrato un quarto d’ora fa, ha espresso un’opinione del tutto corretta, che, come posso dire, era già la mia opinione non solo dopo, ma già durante la lettura del documento letto ieri: che cioè non abbiamo a che fare con nulla di logico, ma con una questione che deve essere considerata soprattutto dal punto di vista della patologia.
Naturalmente, questo può essere ben una delle molte premesse che dobbiamo fare in questa occasione. Ma questa premessa non deve essere fatta senza un’importante postilla — oggi esprimo solo il mio parere, che non dovrebbe essere vincolante per nessuno — vale a dire la postilla: Dobbiamo davvero tollerare che attraverso ogni sorta di patologia l’esistenza della nostra Società e dell’intero nostro movimento sia continuamente minacciata? Dobbiamo davvero tollerare patologi come distruttori della nostra vita di scienza dello spirito? Nella misura in cui possiamo avere pietà per loro — sì. Ma se li tollerassimo senza guardare adeguatamente alla patologia, allora continueremmo a mettere in pericolo attraverso questi patologi quello che deve essere il nostro bene più caro e il nostro bene più importante. Da questo consegue naturalmente la necessità di comprendere chiaramente che si ha a che fare con patologi, ma riconoscere comunque come necessario quello che deve accadere affinché la nostra causa possa procedere senza pericolo. Si devono trattare le cose, anche se le si considera patologiche, comunque in modo appropriato, quando si tratta delle realtà concrete della vita. Come ci si comporta nei confronti delle persone è una questione completamente diversa. Avrete, cari amici, se si tratta di un movimento spirituale come il nostro, come potete vedere da molte cose che abbiamo dovuto discutere nel corso del tempo, sempre e ripetutamente l’esperienza — questa esperienza non può mancare — che nella pura dedizione alla causa, nell’affermazione dei puri sforzi oggettivi, si insinuino vanità personali e interessi personali.
Non è necessario esprimere questo nemmeno come un rimprovero, come un rimprovero severo, perché siamo tutti umani; ma lo si può dire, e l’esprimo oggi come il mio parere, che non è vincolante per nessuno. Lo si può vedere come un male molto minore se qualcuno ammette tranquillamente che è soggetto a certe vanità in certe cose, che al momento non ha alcun particolare interesse nel rinunciarvi, perché potrebbe essere collegato alla sua educazione e così via — lo si può considerare come un male molto minore che se qualcuno volesse essere assolutamente perfetto a un certo punto. Quindi il più grande male può sembrarci che qualcuno in ogni occasione voglia credere alla sua perfezione in qualche modo; voglia credere che fa questo o quello completamente disinteressatamente e cose del genere. Il grande tentatore di ogni movimento spirituale come il nostro è particolarmente un forte fattore di vanità, che deriva dal fatto che tali movimenti devono necessariamente, potrei dire, presupporre cose grandi, che possono realizzarsi solo gradualmente, gradualmente incarnarsi, e che non tutti possono subito elevarsi all’espansione necessaria degli interessi verso ciò che è oggettivo e fattuale. È comprensibile che da vanità personale uno o l’altro, quando sente parlare di incarnazioni, subito cerchi di soddisfare l’interesse interamente personale di che siano state le sue incarnazioni precedenti. Sebbene il modo di guardare alla storia sia il peggiore possibile, tuttavia da vanità personale questo cammino è percorso più frequentemente di tutti.
La storia, l’Antico e il Nuovo Testamento, forniscono — al posto dei veri cammini meditativi interiori e spirituali — una fonte così ricca riguardo alle reincarnazioni per soddisfare la vanità personale! Perché questo è essenzialmente nulla di diverso. Ed è bene sapere che è essenzialmente nulla di diverso che ricercare dalle proprie reincarnazioni dalla storia o dalla Bibbia dalla pura vanità personale. È comprensibile che queste vanità giochino. Ma il male inizia quando non si riconoscono queste vanità come vanità, quando non si guarda serenamente ai motivi ambizioni che stanno nel profondo, ma si dà a tutte queste cose una capestreria occulta, le si lascia dissolversi in nebbia, in una nebbia mistica. Veramente, cari amici, è così: un movimento spirituale deve guardare con attenzione a certi insegnamenti che fuori di questo movimento hanno un certo diritto, cercando di comprenderli dal punto di vista di una moralità molto più elevata. Ma non si deve mai perdere di vista il fatto che molte cose che ci sembrano una moralità più elevata non sono affatto una moralità più elevata, ma solo un surrogato per gli istinti e gli impulsi interiori. Da molte discussioni che abbiamo già condotto, può emergere per voi che qualcuno può avere istinti e impulsi umani completamente corretti, e poi far confluire questi istinti e impulsi umani corretti in ogni sorta di decorazioni occulte, forse con ogni sorta di considerazioni logiche, perché attraverso tale auto-inganno ci si vuole tranquillizzare sul fatto che tali impulsi e istinti sono presenti.
Sarebbe molto meglio se ammettessero a se stessi questi istinti e usassero la cultura occulta che hanno acquisito per capire queste cose. Vi ho letto il documento del signor Dr. Goesch. L’avete seguito e ascoltato, per capire di cosa si trattava ieri. Nel documento ci sono molte cose — voglio che quello che dico oggi sia solo il mio parere personale, che non è vincolante per nessuno — ma nel documento c’è anche: «Sono al termine di quello che voglio dire al momento. Ho queste conoscenze, che ho acquisito sotto la guida del Custode del Sigillo della Società per l’arte teosofica (…) non ho ancora potuto darle la forma che avevo in mente.» Sappiamo che il Custode del Sigillo è il Signorina Sprengel e che il signor Dr. Goesch ha scritto la lettera. Credo che un francese avrebbe ragione, che, sebbene “Custode del Sigillo” sia qui al maschile, dopo aver letto questa lettera, avrebbe applicato un proverbio a lungo conosciuto in Francia: «Cherchez la femme». E credo che applicando il proverbio «Cherchez la femme», invece di cambiarlo al maschile, molte delle cose di cui parla questa lettera si capirebbero meglio che non altrimenti. Ora, su alcuni punti di questa lettera devo comunque parlare dal punto di vista del mio parere personale. Perché in questa lettera viene suggerito quanto segue. Si dice: Non ci si può immaginare che dopo tutto quello che è accaduto, continuino a tenersi le cosiddette ore E.S. all’interno della nostra Società. — Ve l’ho letto il brano.
Si sottolinea che, perché tutti i «crimini» descritti nel documento siano accaduti, d’ora in poi non si potrebbero più tenere ore E.S. — Cari amici, anche queste cose si devono vedere alla giusta luce e non si deve esitare ad approfondirle un po’. Non è vero, da quando scoppiò la guerra si è fatta una pausa con queste nostre ore E.S., e chiunque veda le cose come dovrebbe vederle e potrebbe vederle se volesse, sa naturalmente che questo non è collegato a nulla di diverso che agli attuali eventi di guerra. E in effetti è così: queste ore non si tengono più semplicemente perché è necessario mantenere il senso della nostra Società. E così oggi possono esserci solo due possibilità. O si mantiene il senso della Società, e allora naturalmente — indipendentemente dal fatto che sia in un paese che si oppone a un altro o in un paese neutrale — non si possono tenere riunioni che non siano pubbliche. Pensate solo a cosa potrebbe diventare una miniera di materiale per coloro che vogliono inventare insinuazioni, e pensate a cosa potrebbe accadere se si tenessero riunioni segrete a porte chiuse. È quindi necessario non farlo, e anche che i componenti rinuncino un po’ ai sacrifici personali per non partecipare a queste ore. Sta quindi, potremmo dire, sulla palma della mano che ora non si può negoziare a porte chiuse di fronte a componenti di diverse nazioni. Non nel senso che a porte chiuse potrebbe accadere qualcosa di illegittimo. Da parte nostra potrebbe naturalmente accadere ogni giorno. Ma sapete quante correnti ostili abbiamo fuori. Anche queste devono essere considerate, perché non dobbiamo mettere in pericolo il nostro movimento facendo sciocchezze e follie.
Perciò dobbiamo già fare questo sacrificio, di non tenere riunioni a porte chiuse. Sapete che in questi tempi c’è una malattia che è collegata al nome «spionite», e sarebbe davvero spalancata la porta. La seconda possibilità sarebbe — e ancora meno andrebbe bene — che si parlasse ai componenti delle diverse nazioni separatamente. Questo invece non dovrebbe accadere per il senso della nostra Società. Da questo vedete che questo provvedimento doveva essere preso a causa della guerra e che sarà revocato quando finirà, come naturalmente ognuno poteva spiegarselo. Ora si possono collegare altri pensieri con questo provvedimento. Non si può semplicemente presupporre che le persone fuori siano così rispettabili da presupporre solo cose rispettabili da parte nostra. Non si può nemmeno chiedere loro di occuparsi di noi e di vedere cosa facciamo. Non possono neanche sapere se non facciamo qualcosa di scorretto a loro avviso. Questo era anche alla base di un tale provvedimento. In tali cose non è possibile contare su presupposti rispettabili nel mondo esterno, ma all’interno della nostra Società ci si dovrebbe poter basare su questo. Ora sorge però — non solo in questa lettera, ma in tutti gli eventi che hanno portato a questa lettera — da un lato, le cui aspirazioni si sono espresse attraverso questa lettera, per mesi, più e più volte l’affermazione che il fatto che ora non si tengono ore E.S. non è collegato alla guerra, ma al fatto che la Società ha assunto una forma che rende necessario che tali ore non possano più avvenire affatto. Perché dopo tali «crimini» non si potrebbe presumere che ci sia ancora fiducia in tali ore. — Questo significa nulla di meno che dover contare sul fatto che certi provvedimenti nella nostra Società vengono giudicati in un modo che non può più essere chiamato rispettabile. Non è nemmeno giustificabile affermando di essere stati ingannati, ma è un’interpretazione irrispettabile, una vera diffamazione. Non si distingue, dal punto di vista giuridico, da una diffamazione, ed è tanto più preoccupante perché tali cose non solo vengono avvolte in mantelli mistici, ma anche sussurrate con parole. Il modo in cui tali cose vengono dette è spesso molto più fatale di quanto si creda, sebbene non voglia innalzarmi al modo di pensare dello scrittore della lettera, che con tali sussurri che vanno da orecchio a orecchio si stia applicando i mezzi della magia nera. Non intendo questo, cari amici. Perché se si sussurra qualcosa all’orecchio di qualcuno, può succedere in modi completamente naturali, e non è necessario che ci sia il talento della magia nera.
Cari amici, molto in questo documento era la discussione — lo sottolineo di nuovo: esprimo il mio parere, che non è vincolante per nessuno — molto era la discussione sul fatto che attraverso di me si sono verificate influenze ingiustificate da questa o quella parte. Non voglio entrare nella contraddizione che da un lato conversazioni amichevoli e strette di mano vengono dipinte come mezzi di magia nera, e d’altro canto si protesta che non si cerca un rapporto molto più stretto con i componenti. Quindi da un lato si dice che non faccio abbastanza per i componenti e mi ritiro, e d’altro canto si dice che uso ogni conversazione, ogni stretta di mano per influenzare i componenti in modo illegittimo. Bisognerebbe diventare chiari su come sorge una cosa del genere. Può essere che, ad esempio, qualcuno desideri qualcosa; diciamo che desideri di essere stata la Madre di Dio in un’incarnazione precedente. Racconto solo, non invento. Prendiamo questo caso. Se il soggetto viene poi e accenna a una cosa del genere, e gli si dicesse: Sì, sì, l’ho trovato anche nelle mie ricerche occulte, — allora probabilmente lo vedrebbe — come detto, non voglio intendere nulla di personale, ma è un esempio — allora probabilmente non lo vedrebbe come un’influenza ingiustificata. Se gli fosse detto quello che desidera, sarebbe ben lontano dal vederlo come un’influenza ingiustificata. Ora, l’immaginazione, la vanità non viene spesso al punto di elevare se stessi proprio a questa incarnazione precedente; ma altre incarnazioni vengono già più spesso. E qui dobbiamo affrontare qualcosa di principiale.
Vedete, secondo l’attuale stato dello sviluppo dell’umanità, la libertà delle anime deve davvero essere preservata nel modo più meticoloso. In un modo meticoloso, di cui persone con il modo di pensare dello scrittore di questo documento non si fanno, nel complesso, concetti particolarmente coerenti. Perché lo scrittore di questo documento avrebbe a volte gradito di essere influenzato così come desiderava, e desiderava che si discutesse molto di più con lui. E se aggiungete a questo primo ancora la seconda metà, quello che ne risulta è che forse si sarebbe discusso di ogni sciocchezza e si sarebbero anche scambiate strette di mano. Sarebbe quindi contemporaneamente quello che aveva desiderato da un lato, e dall’altro il vasto crimine da lui citato. Ma, come detto, della natura meticciosa nel preservare la libertà delle anime, che deve regnare in un movimento come il nostro, le persone di solito non si fanno un’idea. Nel modo più intenso deve essere preservata la libertà delle anime. Prendiamo il caso semplice: qualcuno avesse una piccola vanità di incarnazione, una vanità di incarnazione relativamente piccola, e venisse da noi. Se gli si desse ragione, naturalmente non si lamenterebbe ulteriormente di un’influenza. Ma supponiamo che gli si dicesse: Non fare il furbo, con questa incarnazione non c’è nulla! — allora sarebbe, se si prende la cosa del tutto meticolosamente, già un, sebbene non forte, tuttavia un debole intervento illegittimo nella sua anima. Prendete la cosa davvero chiara e nettamente.
Chi viene e dice che vede questo o quello come la sua incarnazione precedente — sia per vanità o per qualunque altra cosa l’abbia portato a questa supposizione — è arrivato lui stesso a questa opinione: è stata la sua stessa anima che l’ha portato a essa. È il cammino della sua stessa anima, che ha preso così. Sta nella natura fondamentale del nostro movimento che ognuno sia condotto al massimo ulteriormente da dove la sua anima è arrivata, ma non che la sua anima sia spezzata in un momento particolare. Se in un tale momento semplicemente si taglia la cosa dicendo: Non fare il furbo, è sciocchezza! — allora non è la risposta giusta. Non si può parlargli così, perché sarebbe un’influenza illegittima. Non gli resterebbe nulla di diverso che dare fiducia in senso personale, e quella non è la giusta fiducia che dovrebbe essere data. Vedremo subito che si deve parlare di una fiducia completamente diversa. Piuttosto, bisognerebbe rispondergli in questo modo, dicendogli: Guarda, il fatto è piuttosto che la tua anima è arrivata a questo o quel pensiero. Prova una volta a portare questo pensiero nella vita, prova a vivere come se fosse così. Prova se puoi fare quello che dovresti poter fare, o guarda se accade quello che dovrebbe accadere se fosse davvero così. — Attraverso una risposta come questa, logicamente, deve arrivare a capire come stanno le cose. Questo è un vero preservare la libertà della personalità: non tagliare qualcosa, per quanto irrazionale sia la strada che un’anima ha finora percorso. Quindi, il non influenzare le anime deve andare molto più in profondità; questo è ciò che conta.
Che nella nostra Società qualcuno sia stato particolarmente viziato con il conferimento di incarnazioni da me stesso, questo non lo dirà nemmeno colui che, se rimane fedele ai fatti, è un compagno di sentimenti dello scrittore di questo documento. Prendete quello che ho appena detto molto seriamente. Quindi non si tratta di farsi idee grossolane su influenza e non-influenza, ma di idee che sono le più difficili da seguire in questi tempi, se si vuol sempre rispettare la libera dignità dell’altro. È stato sempre consapevolmente coltivato all’interno della nostra Società, da parte mia, il rispetto per l’anima altrui. E cioè davvero cosicché si può dire che ho adottato l’abitudine, dove probabilmente chiunque altro parlerebbe molto, molto più affermativo o negativo, di parlare cosicché la libertà dell’altra anima sia preservata, e dire solo quello che può rendere il soggetto capace di farsi una propria opinione sulla situazione e non ascoltare la mia autorità, ma annullare la mia autorità dal fatto che semplicemente do il consiglio di considerare questo o quello. Questo è quello che ho sempre consapevolmente coltivato. Cari amici, certamente, non sono nemmeno i più curiosi fraintendimenti, fra quelli che accadono, a essere venuti alla luce in questo documento. Bisogna chiarire queste cose. Credetemi, non è accaduto una sola volta, ma più volte, che da qualche parte durante un ciclo di lezioni apparisse qualcuno e dicesse che fosse il desiderio esplicito del Dr. Steiner che fosse presente a quel ciclo di lezioni.
Questo è accaduto spesso. Spesso, se si indagava su un tale fatto, si poteva scoprire che il soggetto mi aveva detto che sarebbe venuto a quel ciclo di lezioni, e io gli avevo detto che ero molto felice, perché mi fa davvero piacere riveder i componenti qua e là. Ma questo, in molti casi con i soggetti interessati, spesso era già cambiato il giorno successivo, tanto che dicevano: il Dottore desidera molto che io vada a questo ciclo di lezioni. Lì avete uno dei capitoli che è così strano. Era il desiderio più grande di molti dei nostri amici che si dicesse loro cosa fare. Ma io ho sempre cercato di comportarmi in modo che i componenti notassero che mi importa molto poco dell’arrangiamento esteriore della loro vita, di ogni passo della loro vita, di voler dare a qualcuno un consiglio personale; che sono ben lontano dall’influenzare qualcuno in alcun modo, se ad esempio dovrebbe andare a questo o a quel ciclo di lezioni. Così posso dire dal mio punto di vista: il desiderio che mi è parso il maggior numero di volte, e contro cui ho dovuto lottare di più, è quello che i componenti nella maggior parte dei casi vogliono essere personalmente influenzati nel più piccolo dettaglio. E io non lo voglio mai; devo sempre rifiutare. È necessario che all’interno di una tale comunità, come dovrebbe essere la nostra, tali cose vengano respinte. Con tutto ciò è collegato ancora un altro aspetto, che dal punto di vista dei principi dovrebbe essere detto. Vedete, chiunque osservi il modo in cui cerco di agire, potrà vedere da questo che mi sforzo di lasciar agire la cosa.
E qui arrivo a ciò che chiamo la questione della fiducia. Vorrei veramente chiedere ai componenti di considerare bene se mai, nei confronti di un singolo o della totalità, ho fatto qualcosa per chiedere o fondare, nel senso ordinario, una fiducia personale. Cercate di pensarci sopra, e cercate dalla maniera in cui insegno di arrivare a una conclusione. Prendiamo un caso vicino. Siete stati così gentili da apparire alla lezione di due giorni fa, nella quale ho tenuto alcuni concetti matematico-geometrici. Allora vi ho dovuto dire da un certo punto di vista della scienza dello spirito: La materia non è nulla, la materia è veramente, come la comprendiamo, un buco nello spazio; è proprio dove c’è la materia che non c’è nulla. — Ma non voglio che qualcuno mi creda sulla fiducia. Sono davvero ben lontano dal volere che qualcuno prenda l’insegnamento per fiducia in me. Cerco piuttosto di mostrare come la scienza di oggi, come coloro che stanno all’altezza di questa scienza di oggi, arrivino alle stesse conoscenze della scienza dello spirito. Cioè, cerco di mostrare, a parte il modo in cui personalmente ho trovato le cose, a parte che ve le dico, che hanno anche una base oggettiva nel mondo e che questa base si mostra anche nei risultati della ricerca scientifica. Perché lo faccio? Perché proprio non abbiate bisogno di una fiducia personale, ma possiate farne a meno, possiate vedere come sto lavorando affinché la cosa parli da sé, per quanto difficile sia. Mi dispiace di dover descrivere così il problema della questione della fiducia.
Mi sarebbe piaciuto se voi stessi aveste scoperto che da parte mia si lavora affinché non abbiate bisogno della fiducia personale. L’unica fiducia che potrebbe venire in questione sarebbe quella in cui voi poteste dire a voi stessi: questo dà davvero il suo meglio per non presentarci qualcosa che ha una volta acquisito da varie ispirazioni come conoscenza, ma cerca di riunire tutto in modo che le cose possano essere giudicate da sole, indipendenti dalla sua personalità. — Non voglio dire che il «riunire tutto» possa sempre riuscire, una volta perché semplicemente il tempo non basta, e d’altra parte perché comunque tutto deve rimanere imperfetto. Ma il metodo tende a ciò che non si tratta di fiducia personale, ma che questo sia completamente escluso. Così dobbiamo comprendere la cosiddetta questione della fiducia in un movimento spirituale. Perché è questo che m’importa, ma anche con questo oggi voglio solo esprimere il mio parere personale. Naturalmente, c’è anche un certo punto di vista che rende tutto relativo, perché in generale vale il principio che tutto dovrebbe essere sottoposto a una critica legittima. Certamente, ognuno dovrebbe essere in grado di esercitare una critica legittima su tutto. Ma è così che si deve prendere anche la questione della critica relativamente. Considerate il fatto che la nostra quantità di lavoro è condizionata dal tempo, in modo che non possiamo svilupparla arbitrariamente, come a uno o all’altro piace. Se solo considerate questo, allora dovete dire a voi stessi che qui molte cose davvero non sono pensate nel senso della vita reale.
Potrei, questo posso dire apertamente, e l’ho anche spesso accennato, non esprimere certe cose se non avessi vissuto e lavorato per decenni in molte cose, e durante una lunga vita non avessi imparato a conoscerle. Non avrei parlato, ad esempio, del «Faust», se non avessi potuto vivere nel «Faust» durante una vita di decenni. Se allora viene da qualcuno che si è sforzato per decenni un’altro che vuole discutere con lui di queste cose, sebbene non si sia sforzato altrettanto a lungo, ma solo leggermente le abbia affrontate — immaginatevi che perdita di tempo sarebbe per colui che ha affrontato intensamente la cosa. Questo non può davvero essere richiesto da me o da chiunque altro. Al poeta Hamerling una volta — era per il suo 50° compleanno — è stata scritta una lettera che l’ha fatto piuttosto congelare. La lettera era intitolata: «Reverendo Vecchio!» — Bene, io ho già più di cinquanta anni, ma penso che mi concederete di avere un compito che richiede tempo, e capirete che non ho bisogno di discutere con le persone di quelle cose di cui mi sono già occupato in un momento in cui queste persone erano ancora in fasce. È — in astratto — corretto condurre una discussione; ma è solitamente il più sterile, quando si tratta di cose come quelle che stanno in questo documento. Questo deve essere detto. Perché è completamente diverso se una vita lunga, o la vita di un «Kiek-in-die-Welt» dice qualcosa al riguardo. Anche questi sono fatti reali della vita.
E poi, cari amici, pensate solo al terribilmente contraddittorio di questo intero documento. Non avete bisogno di pensare come me, ma voglio dirvi cosa penso io. Lì c’è la frase: «Ho riconosciuto che voi nella vostra attività nel nostro movimento spirituale accanto alla vostra attività dedicata al Bene» e così via. — Non mi verrebbe in mente di dire questa frase; ma sta qui. In seguito c’è poi un gran numero di imprese che sono state fatte. Devo ammettere che tutto quello che lì è elencato è stato fatto piuttosto imperfettamente, e ho ripetutamente sottolineato che ad esempio il Goetheanum è solo un inizio di ciò che dovrebbe essere fatto. E tuttavia, non si potrebbe avere il pensiero che qualcuno debba limitarsi nei suoi compiti? Non si potrebbe avere il pensiero che in tali compiti non ha anche il tempo di coltivare tutte le possibili relazioni sognate in questo documento? Si procede davvero troppo leggermente sulle cose, se si crede che si potrebbe adempiere tutto ciò che è richiesto in questo documento per una tale convivenza, se tutto quello che è elencato dovrebbe ancora accadere. Si dovrebbe davvero — l’esprimo malvolentieri, e prego di prenderlo in questo senso che l’esprimo malvolentieri — dover chiedere allo scrittore della lettera che mi dia la possibilità di raddoppiare l’anno. Il diritto deve certamente essermi riconosciuto di modellare la mia attività come voglio io stesso.
L’altro non è così compromesso in ciò che vuole e può. Questo è ciò che cerco di perseguire così enormemente intensamente: che ognuno faccia quello che vuole, che da nessuno si richieda di fare qualcosa di diverso da ciò che vuole. Ma si deve anche riconoscermi il diritto di limitarmi in ciò che riconosco come il mio compito. Sono principalmente quelle persone che non vogliono pensare a compiti concreti, che non vogliono sviluppare la volontà per compiti concreti, a occuparsi più di criticare altrui ciò che già esiste. Ma questo non è il fruttuoso nella vita, cari amici. Chi non è d’accordo con una società, una volta che esiste, può stare fuori della società, e ciò di cui è d’accordo può farlo. Ma è infinitamente più facile inserirsi in una società e criticare all’interno, che fare qualcosa da sé. Si possono trovare molte cose cattive nella vita; ma questo non decide su ciò che qualcuno può ottenere. Sapere che: questo o quello dovrebbe accadere, e questo o quello fa questo o quello di male, non è ciò che decide. Decide piuttosto il fatto che ci si sforzi di eseguire ciò che si può e si dice. E anche non è decisivo che non ognuno faccia quello che voglio. Può ometterlo o farlo, ma allora la sua libertà non è compromessa da me, ma da quello che secondo le sue capacità crede di poter fare. Deve solo sviluppare la volontà di fare ciò che è commisurato alle sue capacità.
Ho creduto, quando la nostra Società era agli inizi, che essa potesse essere esemplare proprio per questo ultimo principio accennato; proprio per l’ultimo credevo questo. Perché questo è il grande difetto del nostro tempo: che le persone vogliono sempre terribilmente molto e non arrivano a poter fare nulla. È comprensibile. Vedete, chi ha acquisito conoscenze e capacità in un campo della vita e lavora con esse, sa che si può fare terribilmente poco, in questo o quel senso. Si sa meglio che si può fare poco quando si può fare qualcosa e si è avuta la necessità di acquisire questo qualcosa. Si ha più fiducia quando in realtà non si può fare nulla e non si è ancora provato il proprio potere. Quindi, nella nostra epoca, meno i fatti si oppongono a uno che i programmi. I programmi sono l’epoca; semplicemente turbinano intorno. Le persone sono ricche di programmi. Scrivere in astrazioni generali quello che si vuole con il socialismo, con la teosofia, nella convivenza degli uomini, sulla questione femminile e così via, è infinitamente facile. È facile scrivere qualcosa in programmi, che possono essere infinitamente intelligenti e corretti. Ma colui che ha davvero, anche se nel cerchio più stretto, fatto qualcosa di positivo, ha fatto più di colui che ha mandato i più bei programmi nel mondo. Cari amici, quello che deve essere stabilito è che si tratta di fare qualcosa. Meglio sarebbe se più o meno uno racchiudesse i programmi nel suo camerino del cuore e li usasse solo come linea guida della propria vita.
Un movimento come il nostro è naturalmente molto facile da fraintendere. Ho già ieri sottolineato come dev’essere frainteso e sarà frainteso e come abbiamo bisogno di prestare attenzione a questo fraintendimento verso le persone che stanno fuori dal movimento, che davvero non solo non risparmiano la loro critica — che invece sarebbe bene — ma nemmeno risparmiano le diffamazioni e le affermazioni false. Proprio in questa direzione, nel corso degli anni, è stato compiuto il più significativo. Proprio nel campo della diffamazione e della calunnia è stato compiuto molto, senza che sia stato fatto il necessario per respingere realmente questi attacchi. Ma è necessario che all’interno della nostra Società stessa inizi gradualmente a diffondersi ciò che sono le più intime caratteristiche di un movimento spirituale come il nostro. Ora, davvero appartiene a ciò per cui ripetutamente mi batto, sia nelle lezioni che altrove, e su cui ripetutamente insisto, perché deve essere mio compito, che ciò che posso essere per un altro uomo può essere determinato solo dallo spirituale del nostro flusso e come è necessario che questo spirituale, puramente spirituale naturalmente, che dovrebbe regnare tra di noi, non sia frainteso. Posso davvero nel contesto del nostro caso non affrontare questa questione senza collegarsi a queste cose. Tutte queste cose mi fanno tremendamente male, perché si è sempre tentati di risparmiare veramente le persone finché è possibile. Ma la cosa deve stare più in alto delle persone. Non è possibile altrimenti. Ora, colui che può giudicare oggettivamente potrà davvero bene vedere la connessione tra quello che ho detto prima su una stima libera dell’anima libera, e il modo in cui sto di fronte ai singoli componenti. Voglio sempre in questo realizzare ciò che segue dal nostro movimento spirituale, che mi sembra da un certo punto di vista necessario, al fine di modellare anche tutte le relazioni personali in modo che stiano correttamente nella vita del nostro movimento spirituale, e lì devo dire: Lascio che ogni componente nella nostra Società operi in modo che il suo operare sia completamente diverso dal mio. Qualcuno potrebbe trovare la visione del signor Goesch perfettamente buona e chiamarla qualcosa di molto gradevole, che qualcuno dovrebbe sforzarsi di coltivare la società, il mantenimento dei rapporti personali, e credo io stesso che sarebbe bene se ci fosse qualcuno che coltivasse il mantenimento personale, le relazioni personali, in modo che la Società non sia solo il nome di una società. Ma devo limitarmi in questa Società. Tuttavia vedo che ancora io sono colui che conosce il numero più grande di componenti personalmente. Ci saranno molte persone che conoscono meno componenti di me stesso. Ma non ho nulla contro se viene fatto davvero molto per anche coltivare il personale, che svolge un ruolo così grande in questo documento. Solo, come detto, devo limitarmi, per le ragioni che ho già sufficientemente dato. Quindi certamente suona molto strano il fraintendimento di ciò che accade, quando si sentono giudizi come quelli che ora si esprimono di nuovo in questo documento: Che il meglio che do, diventa per questo solo qualcosa di ombra, solo un’immagine. — Così dall’affermazione già sembra che si veda questa comunità costruita sulla scienza dello spirito, come devo comprenderla, come qualcosa di troppo astratto, come qualcosa che — vorrei dire — dovrebbe avere molto più un carattere personale; dico solo: dovrebbe avere molto più un carattere personale — per non usare un’altra parola. L’ho spesso detto che questo carattere personale non può essere; semplicemente non può essere. L’ho detto anche a singoli componenti. Mi piacerebbe che il personale fosse cancellato cosicché io da parte mia potessi sempre parlare dietro a uno schermo spagnolo, in modo che nulla potesse confluire dalle relazioni personali verso i componenti in ciò che è la cosa principale: la diffusione dell’insegnamento e la sua incarnazione nella vita.
Mi dispiace di dover dire queste cose, ma come si vuol capirsi, se non si dicono queste cose. Ora è accaduto quanto segue, e voglio collegarmi a questo. Vedete, una personalità, nei confronti del che naturalmente ho sempre realizzato ciò che è collegato al nostro movimento spirituale, cioè ho fatto il mio dovere riguardante il movimento spirituale, naturalmente però astenendomi dal personale — una tale personalità ha trovato necessario, tempo fa, scrivere a me una lettera, che inizia nel modo seguente. Non leggerò la lettera intera, ma solo una parte, di cui si può dire che è in un certo senso il germe di ciò che ora esiste come un fatto. La lettera è arrivata il 25 dicembre 1914, quindi il giorno di Natale dell’anno scorso. Voglio ora portare il passo caratteristico alla lettura. Suona come segue ed è tratto da uno dei Drammi dei misteri: «In questi giorni sono 7 anni che voi, Signor Dottore, siete apparso ai miei occhi interiori e mi avete detto: Sono io, colui che tu hai atteso per tutta la vita, io sono colui a cui i poteri del destino ti hanno destinato.» E poi in questa lettera: «Perché non era l’insegnamento, non era il maestro da solo che poteva riportare in vita la mia anima, solo l’uomo, l’uomo capace di un amore più grande di altri, in modo che potesse riparare anche a una mancanza di amore ancora più grande.» Qui hai proprio richiesto ciò che non può essere dato e non deve essere dato personalmente. Sugli insegnamenti e sul maestro viene dato il peso minore, piuttosto viene richiesto l’uomo. Devo dire che è necessario che in queste cose non si giochino giochi nascosti. Alla fine del documento del signor Dr. Goesch è detto che ha acquisito queste conoscenze sotto la guida del Custode del Sigillo della Società per l’arte teosofica. Questo Custode del Sigillo è proprio la personalità che ha scritto la frase letta, che mostra che nella personalità in questione tali cose, come stanno in questa lettera, si sono realmente consolidate da tempo. Voglio non caratterizzare con nessun aggettivo le insinuazioni, che sono particolarmente forti nella lettera che è arrivata l’altroieri alla Signora Dr. Steiner; vere insinuazioni, che naturalmente non leggerò perché naturalmente si risparmiano le persone finché loro lo permettono. Ma devo dire che è comunque possibile che tali cose accadano nella nostra Società. Non crediate, cari amici, che io fossi cieco rispetto al fatto che si, potrei dire, si divide in due rami. Voglio parlare prima di uno dei rami, che dalla nostra Società va verso l’esterno. Forse è meglio parlare prima di questo ramo. Tra le molte cose estremamente diffamatorie scritte negli articoli di diffamazione contro il nostro movimento e principalmente contro di me, c’è sempre di nuovo da trovare l’insulto che nella nostra Società ce ne sono molti che corrono dietro all’uomo, che siano donne isteriche. Non dico con questo un fatto, ma qualcosa che sta in questi articoli di diffamazione, molti di che vengono fischiati da questo angolo e da cui è stato tirato fuori enormemente molto, con che — in particolare io — sono stato diffamato negli ultimi tempi. Il caso presente non sta isolato. Le cose che si mostrano nella forma attuale dovrebbero essere davvero prese sintomaticamente, non personalmente. Voglio dire che qualcuno che cerca di avvicinarsi al nostro movimento non dovrebbe provare nel modo che poi verrebbe a scrivere: Sono ormai 7 anni, Signor Dottore —, e così via. Non voglio andare molto lontano in queste cose, ma potrete capire cosa significa. Tali cose non possono essere giudicate solo nel caso individuale, ma il caso singolo deve essere giudicato come sintomo del fatto che l’insegnamento non sia stato preso così completamente in modo impersonale e che c’era qualcuno che era anche sulla strada per dare meno peso all’insegnamento e al maestro che all’uomo. Era anche una delle ragioni più o meno indifferenti per cui la fedele collaboratrice, che ha lavorato a mio fianco tanti anni, e io ci siamo sposati all’ultimo Natale.
Noi allora davvero non eravamo inclini — lo confesso apertamente — di mettere un manto occulto sulla cosa. Stavamo, principalmente per noi stessi, sulla base che primo, tali cose personali non riguardano nessuno, e secondo — e questo vale per il rapporto tra di noi — che era davvero diventato necessario, non diciamo, non lasciare sorgere il fraintendimento che le cose potessero essere prese più umanamente di quanto fossero intese. E così veramente tra noi, frequentemente in quel tempo, cadde la parola che voi capirete: che lei — Signora Dr. Steiner — con il fatto che si era sposata con me, era diventata la «donna delle pulizie» per molte cose che si erano accumulate in molte teste. È qualcosa che dovrebbe portare a che le cose siano meno attribuite al personale di quanto fosse il caso prima. In ogni caso — vi prego di non fraintendere la questione che intendo — non si tratta in una società come questa di emanciparsi da tutto il possibile nel mondo, ma di mantenere il mondo da un certo punto di vista riguardo alle opinioni e alle usanze. E così può solo fare bene, dove è possibile, stabilire la cosa molto chiaramente di fronte al mondo esterno, stabilirla davvero chiaramente e impedire che sorga questo o quel modo di vedere. Così anche la Signora Dr. Steiner è stata disposta, dopo una lettera che ha ricevuto da quella parte, che è stata caratterizzata come il vero «spirito rettore» della cosa, a scrivere che questa registrazione in anagrafe non era davvero una cosa così terribilmente grave, quando si era lavorato insieme per tanti anni in tutte le cose che erano le più importanti della vita. Il risultato è stato che è stato risposto: «Ma quella registrazione in anagrafe ha scatenato per me la catastrofe, che ho visto con orrore da anni stava per venire, bene, non nel suo corso, ma nel suo carattere e nel suo peso significativo.» — Credo che sia sufficiente sottolineare che esiste una certa connessione tra l’istituzione di una «donna delle pulizie» e ciò che ora sperimentiamo, e proprio questo mi sembra fornire la prova più piena del fatto che questa istituzione della donna delle pulizie era necessaria. Non fa male, cari amici, se le cose vengono prese come sono, e non si aggiunge di più di quello che realmente vi sta dentro; ma fa sempre male se si collegano una missione occulta speciale con la più piccola piccolezza o, d’altronde, anche con la grandiosità della vita, e così ci piace meglio coltivare l’immagine della donna delle pulizie per noi, che corrisponde molto più alla realtà, che mandare nel mondo qualcosa di particolarmente pomposo. Solo ci siamo pensato che non sarebbe mai stato necessario dire la cosa ad alta voce. È davvero mio parere personale, cari amici, che se qualcuno all’interno del nostro movimento spirituale cerca qualcosa di così personale nelle cose che sono naturalmente date per scontate, questo indica in un senso molto deprimente il dominio di certi istinti nella nostra Società, che semplicemente non possono essere altrimenti che se li si riconosce e li si guarda nella loro verità, senza mantello occulto. Allora questo è anche il miglior mezzo per spostarsi legittimamente al di là di questi istinti. L’unico mezzo per questo è guardarli nella loro verità. Ma con noi è stato fatto straordinariamente molto nel senso che fossero circondati da un’aura occulta. Perché però dovremmo lasciarci offuscare, cari amici, l’interesse puramente oggettivo che dovremmo avere nel nostro movimento spirituale dal fatto che subito portiamo vanità in tutto? Perché dovremmo? Chi pensa molto alla propria reincarnazione storica non ha l’interesse giusto nella nostra causa, gli manca proprio l’interesse che dovrebbe avere, e la differenza tra lui e un piccoletto egoista ordinario è che l’ordinario egoista non si spinge così lontano da identificarsi con una qualche reincarnazione storica, ma soddisfa la sua vanità personale con qualcos’altro.
È del tutto vero che è propriamente più intelligente se qualcuno ostenta con i suoi vestiti, con i suoi soldi, che con le sue incarnazioni; è assolutamente il male minore, ostentare con i vestiti o il denaro piuttosto che con le incarnazioni. Queste sono cose che dovremmo prendere seriamente e scrivere profondamente, profondamente nella nostra anima. Perché attraverso queste cose è stato accumulato molto male nel corso degli anni, e sono così intimamente collegate a quello che devo generalmente chiamare «vanità personale». Cari amici, quando la vanità personale gioca un grande ruolo, si può essere fraintesi nel modo più incredibile. Quel Custode del Sigillo — lo racconta lui stesso in una lettera — venne una volta da me e dichiarò che avrebbe applicato le misure lungamente presenti in lui a tutto ciò che gli si presentava dal mondo esterno. — Risposi: Perché allora non dovrebbe essere nella nostra Società spirituale? Naturalmente puoi applicare le tue misure. — Intendevo con questo nulla di diverso che il nostro insegnamento non ha nulla da temere se si applicano le proprie misure a esso. Dovrebbero persino essere applicate. Dal mio punto di vista, non trovo nulla di sbagliato nel fatto che volesse applicare le sue misure. Ma dalla rappresentazione che dà della cosa, risulta che l’ha intesa così: In realtà tutto si trova già in me; quello che di spirituale mi può essere dato, l’ho già visto in visioni; questo quindi si trova tutto in me. — Allora la persona interessata ha chiesto — non so perché sia stata posta una domanda del genere, perché è una contraddizione in sé — ma comunque chiese se potesse e dovesse essere studentessa. — Bene, tutto ciò che si può dire è che il fatto che volesse comunque avvicinarsi a noi era presente, e quindi non si poteva impedirle. Ma in una tale affermazione, tutto questo si trova già in me, e devo umiliarmi a collaborare in questo movimento, ma voglio applicare le mie proprie misure, risiede veramente la vanità che cerca qualcosa di diverso dall’insegnamento. Non ha bisogno di cercare l’insegnamento, l’ha già in sé. È davvero semplicemente la vanità, di cui le persone sono così incredibilmente poco consapevoli e che gioca un ruolo così enormemente grande in tale movimento.
Questa personalità assume quindi davvero nulla di meno che le cose che sono state insegnate siano venute da lei. È davvero qualcosa di difficile da capire. Probabilmente deve essere stata data una ragione per questo attraverso qualcosa nella lettera con cui la Signora Dr. Steiner una volta rispose al Custode del Sigillo in questione. E così è successo lo strano fatto che questa fonte misteriosa del nostro movimento esoterico sia stata ancora più direttamente indicata. Cari amici, non si può davvero continuare a giocare a nascondino per amore della personalità: si deve già affrontare il tutto. Nella risposta che il Custode del Sigillo ha dato alla Signora Dr. Steiner, si dice: «E come il malato chiede al medico, così io, 3 anni fa, chiesi al Signor Dottore di un colloquio. Qui dovevo, e in seguito sempre più frequentemente, dire una parola triste: Se potessi seguire l’insegnamento, non potevo capire nulla di ciò che mi riguardava e di ciò che mi accadeva. Ciò che mi ha portato a questa affermazione, devo tralasciare qui, non so quanto di voi sia a conoscenza della mia evoluzione e del mio corso di vita.» Questo è detto perché una volta ho dovuto ascoltare una conversazione che andava a questo. — «Non ho potuto arrivare a parlare della mia sofferenza, il Signor Dottore ha chiaramente mostrato che non voleva sentire nulla al riguardo.» — Non volevo sentir nulla, ma comunque ho dato una risposta. Non si può rifiutare tali cose semplicemente mostrando che non si vuole sentire nulla. — «Ma nell’estate seguente ci fu presentato il Guardiano della Soglia. In esso la conversazione tra Strader e Theodora, in cui si rifletteva nel modo più delicato ciò che mi tormentava.
Forse il Signor Dottore non intendeva nulla di simile» — «intendeva» è messo tra virgolette — «Il fatto è comunque che è. Potrebbe essere forse un tentativo di guarigione.» Nella posizione citata nel dramma dei misteri, si dice che Strader deve tutto a Theodora. Ora, cari amici, quando vengono scritte cose come queste, ancora più in uno stile che non diventa più chiaro nella sua gonfiezza, ma sembra essere inteso solennemente, allora non si deve davvero dire che tali cose dovrebbero essere considerate questioni personali. Ho davvero ancora molto considerato come questione personale e non ho detto nulla. Quello però che è stato detto sta nella più intima connessione con l’intera natura e l’intera essenza del nostro movimento: nulla di diverso è stato detto. E se qualcuno non vuole che venga detto qualcosa del genere, allora non lo scriva. Perché, se tali cose sono il sentimento che regna, rovinano ciò che mi sforzo di realizzare con ogni parola e con tutto ciò che mi sono sforzato di fare per molti anni. Ti devo far conoscere il mio parere su come voglio stare sotto di voi, se vogliamo continuare a lavorare insieme. Se vogliamo continuare a lavorare insieme, allora dobbiamo farlo come abbiamo fatto finora. Dobbiamo trovare il modo di creare una forma per il nostro movimento spirituale che sia appropriata all’evoluzione degli uomini del nostro tempo. Ma questo non può accadere se, al posto di quello che dovrebbe essere compiuto e compreso spiritualmente, vengono messi tutti i tipi di persone.
Sono già sorpreso dal fatto che qualcuno in questo tempo difficile, in cui il nostro interesse dovrebbe essere rivolto all’evoluzione di gran parte dell’umanità, abbia così poco interesse per gli eventi attuali, da portare i suoi interessi più personali nella nostra Società in questo modo. Questo significa davvero chiudersi di fronte all’intimo del nostro tempo, se non si sa che fare in questo tempo se non provocare un intero disastro dal fatto che si crede di poter vivere nell’illusione che qualcosa sia venuto diversamente da come lo si sognava. In questo modo l’interesse più personale viene introdotto nella nostra Società. Ma il personale non deve, né in questa né in nessun’altra forma, essere introdotto. Saranno proprio coloro nel nostro movimento ad avere ragione solo in misura minore, coloro che soprattutto hanno interesse nella loro cara persona. Se ci si avvolge in una nuvola mistica, in una forma qualsiasi, allora si ha anche lo sforzo di avvolgere in una nuvola mistica coloro che ti stanno vicino. Perché sarebbe un’anomalia se si fosse se stessi tutto il possibile e quelli che ti circondano non fossero anche qualcosa di speciale. Lì si ha naturalmente lo sforzo di tracciare i cerchi più larghi. Se però in questo modo l’interesse puramente personale, il sentimento di vanità personale, come è accaduto così numerose volte, prende il posto dell’osservazione oggettiva e della ricerca di quello che dovrebbe essere per noi il movimento spirituale, allora questi sono i peggiori danni che possono verificarsi nella nostra Società. Si avrebbe potuto credere, cari amici, che quando il Goetheanum sorge qui, questo edificio sarebbe diventato un problema così per i nostri componenti, da poterli occupare e distrarre dalle futili stupidità della vita.
Si poteva davvero credere in questa convinzione che l’edificio avrebbe portato i pensieri a qualcosa di migliore. Ma sapete, anche questo non si è avverato come desiderato. Tuttavia: bisogna continuare a lavorare. E nel mentre esprimo il mio più cordiale ringraziamento a tutti voi per i sentimenti che avete espresso nel documento che il nostro amico Bauer mi ha consegnato, così come per i sentimenti che sono stati espressi da altri componenti, spero che si possano trovare mezzi e vie per affrontare da un lato ciò che nel nostro movimento ostacola il vero progresso, e d’altro canto anche per pensare un poco a quello che è necessario fare affinché il nostro movimento non sia più bloccato da ostacoli esterni. La critica, cari amici, non ci farà male. Si può criticare la nostra cosa obiettivamente, per quanto si vuole; non fa male. Perché primo, sarà sempre possibile dire contro la critica ciò che deve essere detto, e secondo, il tempo parla. Oggi ancora — per quanto mi riguarda, per il nostro impianto di riscaldamento o per il Goetheanum — la gente ci considera pazzi. Coloro che non ci considereranno più pazzi, verranno. Questo si può aspettare. È così che deve andare con tutte le cose che sono qualcosa di nuovo. Completamente diverso è se si afferma qualcosa di diffamatorio, se si afferma qualcosa di falso. Allora si è costretti a dover continuamente e continuamente correggere tali diffamazioni, se non si vuole semplicemente ignorarle, a cui poi i diffamatori rispondono di nuovo. Si può anche arrivare a processi. Ma tutto questo si deve davvero fare, se vi colpisce, anche se vi sentite come se vi steste lavando le mani in acqua nera.
Se veramente potessimo coltivare questo sentimento, però come sentimento attivo, dopo queste due direzioni per rafforzare le nostre forze più forti, allora potremmo fare molte cose che finora non sono state fatte. Naturalmente tutto questo non è inteso nel senso che chiunque riceva un rimprovero personale; ma, potrei dire, uno vale per uno, un altro per un altro. Deve solo essere detto in generale. Ma c’è già un fatto sottostante a ciò che è stato suggerito. E lo vedete — e perché lo vediate, sono stato costretto a mettervi davanti alcuni fatti che mostrano come le cose vengono prese personalmente, le quali dovrebbero essere prese solo spiritualmente. E veramente, cari amici, talvolta non è possibile altrimenti — non lo prendete male se l’esprimo —: se qualcuno viene con i suoi reclami, persino se dice che sa già tutto quello che riceverà nel movimento o riceverà ancora, veramente non è possibile fare altro che il tentativo di dargli un ammonimento amichevole paterno, un conforto amichevole paterno, trattarlo da bambino. E se allora si era così ingenui da credere che avesse aiutato, e si deve vedere che poi queste cose di delirio di grandezza vengono fuori, allora […] [Lacuna nel stenogramma] grave danno all’interno della nostra Società. Nel caso di quello che il Custode del Sigillo ha presentato, non si è mai trattato di nulla di diverso che di sorridere e scusare quello che ha presentato, come si scusa un bambino. Non lo prendete male per aver detto quello che semplicemente era diventato necessario. Ma la serietà del nostro movimento richiede che il patologico non diventi il distruttore del nostro movimento.
Quindi non si può sempre mettersi dal punto di vista di prendere semplicemente questo patologico come tale, ma quando questo patologico si presenta verso l’esterno come megalomania, allora bisogna chiamarlo anche megalomania. Non c’è alternativa. Con questo non si intende nulla contro la persona, ma contro quello che è da biasimare nella persona in questione. In conclusione, non vogliamo dare al tutto un mantello occulto, ma prendere i fatti come sono. A questo dovremmo educarci in modo particolare, allora vedremo, senza vedere attraverso una nebbia, i fatti nella loro verità. Per quanto mi riguarda, dite pure che dico quello che dico adesso per vanità. Non me ne importerà, perché sono destinato a chiamare la cosa per il suo nome giusto. L’ho già sperimentato — e non una sola volta, ma molte volte — che studenti erano più intelligenti dei loro insegnanti e li hanno criticato terribilmente, al punto che promise loro molte cose e non le ha mantenute, in modo che non ci si deve meravigliare che accada anche nella nostra Società. Così, cari amici, vi ho espresso su alcuni punti il mio parere del tutto modesto, che per nessuno dovrebbe essere vincolante, che vi prego di ricevere come ricevo sempre ciò che dico, e di provare se potete fare meglio con il nostro movimento attraverso lo sforzo di chiamare grandi le cose che sono grandi e piccole quelle che sono piccole, invece di trasformare ogni vanità personale arbitraria in una gloria mistica. È certamente una grande tentazione, se non si vede tutta la serietà del nostro movimento, di recitarla in qualche modo, di equipaggiare tutti i piccoli vantaggi della vita con questa serietà. Ma semplicemente non deve essere. Con questa frase alla fine è inteso più di quello che sembra. Questi sono però i fatti che non volevo dire, ma dovevo dire.
Colui che potrebbe leggere gli scritti che non posso presentare nel nostro movimento non direbbe che ho preso indebitamente brani da lettere private per un argomento. Nel presente caso doveva essere così, perché queste cose sono collegate ai fondamenti del nostro operare.
In assemblee del consiglio centrale e dei componenti il 25 e 26 agosto 1915, alle quali tuttavia Rudolf e Marie Steiner non hanno partecipato, è stato deciso di non riconoscere più Heinrich e Gertrud Goesch e Alice Sprengel come componenti della Società. Da queste assemblee è emersa la seguente dichiarazione a Marie Steiner: Dornach, 27 agosto 1915 Altissima Signora Dottora! Il nostro Consiglio Centrale vi ha, altissima Signora Dottora, presentato la nostra richiesta unanimemente espressa nell’assemblea dei componenti per la cortese ritenzione dell’incarico che ricoprite nella Società Antroposofica. Noi componenti nutriamo il vivo bisogno di confermare per iscritto con le nostre firme quanto vi è già stato espresso verbalmente. Con l’espressione del più profondo rispetto e della gratitudine per la vostra attività benefica, di cui la Società ha potuto godere Vostri devotissimi (circa 300 firme)
Il 10 settembre ebbero inizio i 7 discorsi del presente volume sulle condizioni di vita di una società antroposofica. L’11 settembre, sulla base degli incontri tra componenti che si svolsero nel frattempo, a che tuttavia Rudolf e Marie Steiner non hanno partecipato e di che non ci sono registrazioni, si tenne una seduta del Consiglio Centrale. È stato deciso di redigere una descrizione dettagliata del caso Goesch-Sprengel per la base associativa e di rimandare l’esecuzione dell’esclusione finché questo documento non fosse disponibile. Il giorno dopo (12 settembre) si tenne un’assemblea dei componenti, designata come assemblea generale sostitutiva, poiché a causa della guerra, componenti di altri paesi non potevano partecipare. Non c’è alcun resoconto di questa assemblea, che avrebbe dovuto confermare le decisioni del consiglio, solo pochi appunti, dache risulta che Rudolf Steiner ha preso parte a questa assemblea. Nei giorni seguenti è stato redatto lo scritto deciso. Occupava 20 pagine dattiloscritte e conteneva un sommario dettagliato della lettera di Heinrich e Gertrud Goesch, una caratterizzazione delle tre persone, nonché la constatazione che Rudolf e Marie Steiner non avevano partecipato alla decisione dell’esclusione. Tutto l’essenziale di questo scritto è stato considerato nella presente documentazione e talvolta è stato riprodotto in modo ancora più completo. Si può presumere, ma non provare, che questo scritto fosse allegato alla lettera del 23 settembre inviata a Heinrich e Gertrud Goesch nonché ad Alice Sprengel dal Consiglio Centrale della Società Antroposofica: Il Consiglio Centrale della Società Antroposofica vi deve revocare l’appartenenza alla Società Antroposofica, poiché vi siete collocati fuori dagli obiettivi e dalle fondamenta della Società. Il Consiglio Centrale della Società Antroposofica per.: Michael Bauer. Dornach, 23 settembre 1915.
Il giorno dopo, 24 settembre 1915, si tenne l’assemblea delle donne richiesta il 17 settembre. Si intendeva parlare sulla base delle esposizioni di Rudolf Steiner nella lezione del 15 settembre sulla posizione della donna in relazione ai movimenti occulti nei tempi antichi e in quelli odierni. Marie Steiner era stata pregata di assumere la presidenza. Secondo gli appunti manoscritti disponibili, ha espresso quanto segue:
MARIE STEINER — VON SIVERS Indirizzo all’assemblea delle donne Dornach, 24 settembre 1915 Un numero di componenti donne, che hanno dato il suggerimento per l’odierna assemblea, mi hanno chiesto di assumere la presidenza. SEBBENE nelle scorse SETTIMANE abbia avuto POCO il tempo di raccogliermi, voglio volentieri rispondere all’invito, a condizione che questo corrisponda anche al DESIDERIO dei rimanenti presenti.
Non sono pervenuti molti contributi scritti. Li passeremo in rassegna uno dopo l’altro. Comincio dalla lettura della mozione che ha dato l’occasione al nostro odierno incontro, e vi aggiungerò alcune parole. [È stata letta la mozione per la convocazione di una tale assemblea di donne.]
Ciò che si esprime come idea fondamentale in questa mozione è anche quello che più mi occupa: Noi siamo qui, un numero di donne, a cui è stato concesso ciò che finora era stato negato al sesso femminile, che dovrebbe rigenerare l’umanità — il bene spirituale più elevato. Come possiamo dimostrarci all’altezza di questo? — È bene, una volta in comune, guardare la serietà della nostra situazione e il nostro compito negli occhi, esaminare la nostra posizione all’interno del movimento femminile generale. Fuori le donne combattono per l’uguaglianza con gli uomini, per la possibilità del loro sviluppo libero. Questa lotta è stata combattuta con difficoltà inimmaginabili. Molti di noi hanno una volta esaurito le loro migliori forze in essa, gli uni nella lotta con le difficoltà materiali che si opponevano, altri, crollando, prima ancora di potersi liberare, sotto il peso delle convenzioni, dei pregiudizi, del dispotismo dei sentimenti tradizionali. Poi, improvvisamente, in mezzo a questa lotta, quando sembrava che solo pochi o generazioni future avrebbero potuto raccogliere i frutti degli sforzi presenti, ci è stata aperta una porta di luce, creato uno spazio di azione che ha superato tutte le aspettative, che ci ha indicato i nostri veri cammini e obiettivi, che ci ha elevato al di là degli inevitabili errori di una cultura troppo matura e quindi corruttibile o indurita. Così abbiamo potuto sfuggire al pericolo di essere soffocati dal mero istinto di imitazione, di diventare in un certo senso le scimmie all’interno della cultura maschile, abbandonando il nostro eterno femminile, il nostro spirituale-animico, nella caccia alle forme culturali esterne che erano state plasmate dagli uomini.
Avremmo potuto fecondare, ispirare questa cultura, proprio per il fatto che non eravamo i loro servitori, i loro arti esecutivi. Rivolti a noi stessi, rimessi a noi stessi, abbiamo potuto sviluppare quelle qualità che erano il contropolo necessario a ciò che l’uomo doveva compiere: interiore, approfondimento, calore dell’anima, dolcezza, riservatezza. Abbiamo potuto contenere, spronare, consolare, sostenere, guarire, portare, tenere insieme, dare vita dentro e fuori — veramente, non un piccolo territorio. E l’uomo nel frattempo ha conquistato il mondo esterno. Allora l’aveva conquistato. Allora era suo. Ha attraversato le sue vaste distese, ha scomposto le sue parti, ne è diventato il signore. Allora la sua intelligenza è saltata. In sarcasmo, ha messo da parte le fonti della sua forza, i vecchi dei. Allora abbiamo anche notato, perché il terreno su cui ci siamo finora fermati si era mosso. Morti i vecchi dei? La sola vita esteriore autorevole? Un’illusione, quello che nelle nostre anime scaturisce, vivo e attivo, e ci ha fatto istintivamente sentire il puramente simbolico della vita effimera? Allora fuori di noi! Allora anche noi dovremmo poter spezzare i catenacci, riconoscere, agire, dal nostro impulso, dalla nostra convinzione. Allora volevamo anche misurarci al metro di questo mondo esteriore. La vita in noi rivendicava i suoi diritti. Ci precipitammo sul campo di battaglia. Abbiamo trovato due cose. Da un lato le forme dure e rigide, plasmate dall’uomo. Per conquistarle, dovemmo sottoporci a una disciplina ferreo. Riuscì ad alcuni. Non tutti erano soddisfatti da questo. La seconda cosa che abbiamo trovato era la libertà esteriore; stavamo improvvisamente lì, giovani e respirando liberamente, in mezzo alla vita tumultuosa, lontani dietro di noi le vecchie catene oppressive. Allora dovemmo trovare il nostro metro in noi stessi, la nostra linea guida incrollabile. Non tutti potevano. Molte donne furono come catturate da un vortice. L’indomitezza della loro natura la ruppe. Lo studio, il lavoro duro, la routine secca della vita professionale non erano più sufficienti, divennero un peso per molti dei successivi. Venne rivendicato il libero vivere di sé. Uguali diritti con gli uomini anche nel campo del piacere. L’ondata del materialismo si infrangeva dentro e afferrava le donne, le traeva con sé. Quando il loro certo sentimento per la realtà di un mondo spirituale morì, il loro istinto di vita eruppe con forza elementare, distorto dagli errori della loro intelligenza. Alle teorie di una Laura Marholm seguirono gli eccessi di una schiera di poetesse, di cui devo nominarmi solo i nomi come rappresentanti, come Marie Madeleine, Dolorosa, Margarete Beutler e così via. Bene, in ogni terra del nostro continente europeo c’era il fenomeno corrispondente. La letteratura ha dato la prova che la fantasia erotica più selvaggia degli uomini non ha prodotto tali eccessi come quello che abbiamo davanti come prodotto della fantasia surriscaldata di donne. Abbiamo dovuto sperimentare questo con orrore: Spinte da vanità e sete di fama, ma povere di spirito e di conoscenza, tali donne premevano in form che erano state da tempo compresse nelle nostre lingue ciò che la loro vita sensoriale eccitata dava loro. In circoli letterari stessi recitavano questi prodotti quando gli uomini da loro richiesti rispondevano che se ne vergognavano. Così la prospettiva era cupa; da un lato minacciava l’appassimento e la sterilità, d’altro canto la brutalità e l’immoralità. Dov’era il guaritore che potesse portare la parola della vita, che aiutasse l’umanità? Poi è successo qualcosa di meraviglioso: In questo tempo di ipercultura, di corruzione morale, di pensiero stupefatto, dell’egoismo più sfrontato, insegnamenti che prima erano stati dati solo a pochi si avvicinarono agli uomini dal nascondiglio, potendo diventare proprietà comune; insegnamenti da cui l’umanità poteva di nuovo arrampicarsi su fuori della sterilità spirituale verso l’esperienza dello spirito. E la donna poteva partecipare a questo lavoro; qui giaceva, se lo voleva, se si rendeva degna di esso, il suo nuovo campo di azione.
Ha portato con sé una devozione naturale all’ideale, una maggiore mobilità del pensiero e quindi — ricettività. Quello che le mancava era la disciplina del pensiero, l’esattezza e la precisione, la conoscenza positiva, il rispetto per la conoscenza positiva, il senso dei fatti, che gli uomini sono costretti a mantenere nella loro vita aziendale. Approssimativamente parlando, i suoi errori erano: Il chiacchierare, l’arruffamento, il sbiadimento, trarre tutto nel sentimentale, nel personale, la vanità. I suoi pregi: l’entusiasmo, la disponibilità al sacrificio. — Con queste due qualità, se cresceva oltre se stessa come genere, poteva aiutare a infondere vita in una cultura che si era irrigidita; poteva, se dimenticava il personale, diventava fattuale, partecipare costruendo il futuro, all’interno della cultura che nasceva, essere un fattore significativo e paritario e altrettanto gravato come l’uomo. Ha adempito le due condizioni menzionate? Ha il suo personale, il suo genere posto al secondo posto? È diventata fattuale? Temo che nel complesso abbiamo fallito. Solo se portiamo i nostri errori nella sfera della consapevolezza, se abbiamo la volontà di riconoscere, allora possiamo anche superarli e trasformare le forze distruttive in forze produttive. Un compito ci è davanti, un campo di lavoro, più grande di quanto sembravano i desideri più ampi precedenti. Ma non dobbiamo perdere il terreno solido sotto i piedi. Non sognare, ma riconoscere e lavorare dobbiamo. Per la prima volta, poiché la conoscenza esoterica è data agli uomini, possiamo riceverla in comunità con l’uomo; possiamo attraverso questo lavoro comune inaugurare una nuova era. Affinché questa nuova era dell’umanità possa realizzarsi, la donna — permettetemi di ripetere — deve all’interno del lavoro della scienza dello spirito trascendere il suo strettamente personale e il suo genere; deve mantenere puro il bene dello spirito, intatto dalla sua natura di desiderio, dai suoi impulsi, da pensieri impuri.
In modo allarmante si è rivelato che non poteva farlo così semplicemente. Di nuovo e ancora ha gettato il più basso con il più alto insieme, di nuovo e ancora ha dovuto ricoprire il sensuale con lo spirituale, per apparire come quello che non era. Di nuovo e ancora appaiono, strettamente connessi, questi tre poteri malvagi: vanità, erotismo, menzogna. Perché questo è accaduto tra di noi, siamo qui insieme e proviamo a guardare in faccia i nostri errori. La domanda si presenta a noi: Saremo trovati immaturi? Sarà stato sperperato attraverso di noi quello che l’umanità ha bisogno di rigenerare? Cosa dobbiamo fare se ci viene ancora concesso un termine, tempo per pensare? Cosa dobbiamo fare in modo che uomini e donne possano lavorare insieme senza disturbi? Queste sono le domande che dobbiamo porci, a cui dovremmo tutti contribuire a dare una risposta.
Come reazione all’orientamento del Consiglio Centrale, nei mesi successivi vengono ricevuti dichiarazioni di fiducia per Rudolf Steiner e Marie Steiner da molti angoli della Società. Anche i due fratelli di Heinrich, Paul e Fritz Goesch e la moglie di quest’ultimo, tutti e tre anch’essi componenti della Società, si distanziavano dal comportamento di loro fratello Heinrich. Paul Goesch sottoscrisse nel settembre 1915 una «Dichiarazione dei componenti della sezione berlinese della Società Antroposofica», in cui questi esprimono «la loro più profonda disapprovazione e il loro dolore indignato per il modo straordinario in cui il signor e la signora Dr. Goesch si sono presentati». Quanto sovranamente Rudolf Steiner e Marie Steiner stessero al di sopra del caso lo dimostra il fatto che Marie Steiner concesse ad Alice Sprengel dopo la sua esclusione e la partenza da Dornach un ulteriore sostegno, come risulta dalla seguente lettera a una signorina Wernicke, che era ancora in contatto con Alice Sprengel:
Dornach, 29 settembre 1916 Cara signorina Wernicke, La signorina Waller mi ha mostrato una lettera che ha ricevuto da lei e nel che le chiede di intervenire per il Signorina Sprengel, per riscuotere il denaro che alcuni componenti le devono ancora. Poiché lei stessa presuppone che non molti si interesseranno alla situazione in cui il Signorina Sprengel si è spinta da sola attraverso i suoi enormi errori, e il Signorina Waller dichiara anche che non vuole avere nulla a che fare con esso, non resterà che se da umanità generale mi assuma il pagamento di quel debito. È vero che dovrei pregarvi di non menzionare il mio nome affatto, perché 1. ciò non sarebbe gradito al Signorina Sprengel stessa, 2. non voglio avere la reputazione di voler fare concessioni a Signorina Sprengel. Mi prendo quindi la libertà, sulla base della lettera della signora von Strauß, di pagare i compiti di debito da lei indicati e vi prego, quando trasferite il denaro, di informare il Signorina Sprengel che è il pagamento di quel debito, che però voi non sareste in grado di dare nomi. Con i miei migliori saluti Marie Steiner
Con questo il caso dell’estate 1915 era per il momento risolto. Goesch rimase, anche se la connessione con Alice Sprengel si interruppe poco dopo, un avversario sleale. Ha diffuso, dove poteva, false insinuazioni cattive. Nel 1923 riapparve pubblicamente a Berlino come «conoscitore non antroposofico dell’antroposofia» contro Rudolf Steiner. Questa connessione sarà trattata nel volume sulla storia della società che riguarda l’anno 1923.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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