A ciò che un anno fa esatto poteva essere detto davanti a voi, si è indubbiamente aggiunto per voi tutti qualcosa di diverso, ed è un maestro che parla in maniera tanto più eloquente: sono i fatti, come ultimo grande maestro, i fatti che parlano in modo così chiaro, gli eventi che si sono svolti da quando ci siamo riuniti qui l’ultima volta. Sì, questi fatti hanno parlato a voi con un linguaggio tanto più inequivocabile, quanto più hanno comunicato qualcosa di diverso da ciò che per lunghe epoche è rimasto un credere rivolto al futuro. È davvero un lungo cammino, dal punto di vista del contenuto, sebbene brevissimo dal punto di vista del tempo, dai primi giorni di agosto dell’anno 1914, quando la Germania si mosse per la prima volta con un esercito che non era neanche in piede di guerra, che non portava ancora l’ordine di mobilitazione, e che eseguì il cosiddetto «colpo di Liegi» — quando sotto varie illusioni ci si era abituati a ripetere ciò che era stato ordinato di pensare da certi ambienti — è un lungo cammino fino a quei giorni dell’autunno scorso, nei quali incombeva il pericolo che l’esercito situato oltre i confini tedeschi venisse in pochi giorni tagliato fuori da tutti i viveri della patria, fatto che poi condusse ai noti eventi di cui siete almeno approssimativamente a conoscenza. È un lungo cammino dal punto di vista dei contenuti, quantunque riguardi soli pochi anni. E a tutto ciò si aggiunge, per l’uomo che guarda più a fondo, la delusione che alla capitolazione militare esterna si sia accompagnata anche la capitolazione spirituale da parte della Germania, attraverso l’uomo a cui, come a un’ultima speranza, molte persone rivolgevano lo sguardo proprio nei giorni autunnali dell’anno 1918. Allora, in quell’autunno del 1918, erano accaduti eventi straordinariamente adatti a correggere tutto ciò che negli ultimi anni era stato suggerito fra le righe, ma che era assolutamente impossibile esprimere apertamente entro i confini del già dissolto Reich tedesco, come voi tutti ben sapete. Ebbene, cari amici, ora stiamo, per così dire, di fronte a qualcosa — e questo in particolare deve essere detto oggi e propriamente a voi, nel senso come è stato più volte accennato qui — siamo di fronte alla necessità di sottoporre a verifica quella convinzione antroposofica che si è sviluppata in mezzo a noi, e che vorrei chiamare con un’espressione che forse suona strana: «la nostra convinzione antroposofica». Ciò che particolarmente negli ultimi anni ho sottolineato più e più volte: che questa nostra convinzione antroposofica non può limitarsi a ricevere qualcosa per avere, per così dire, soltanto un benessere mistico interiore — è appunto ciò che gli eventi chiaramente parlanti del presente ci insegnano così eloquentemente. Molti fra noi si sono limitati a ricevere dalla antroposofia ciò che può rispondere a certe domande spirituali della loro anima — cosa che è del tutto legittima in sé — ma, non senza ragione, negli ultimi anni è stato ripetutamente sottolineato che la nostra convinzione antroposofica deve condurre a comprendere meglio la vita pratica, la vita reale immediata, che è per chi comprende pervasa dallo spirito, di quanto possa essere compresa senza i fondamenti di questa convinzione antroposofica. Non senza ragione coloro che si sono potuti impregnare di convinzione antroposofica sono stati chiamati a riflettere profondamente sui grandi problemi dell’umanità. Ora stiamo di fronte, per così dire, a una prova — la prova se ciò che abbiamo potuto ricevere, ciò che spesso abbiamo ricevuto soltanto come soddisfazione di un egoismo superiore dell’anima, se questo possa penetrare veramente nella nostra intelligenza, nel nostro sentimento, nel nostro cuore, in modo da essere all’altezza dei compiti che d’ora in poi verranno posti ai popoli in misura sempre maggiore. Poiché molte delle cose che ora si incalzano non hanno che da poco iniziato. Per molte cose stiamo soltanto agli inizi. Ed è necessario che impariamo dai fatti. Considerate come tutta la vita in questi fatti si è acutizzata. Considerate come proprio coloro che spesso si ritenevano gli uomini più pratici, che guardavano alla scienza dello spirito come a una terribile fantasia, come proprio questi uomini pratici si sono rivelati poco all’altezza di ciò che si è abbattuto sull’umanità con potenza elementare e grandiosa. Bisogna ricordare come coloro ai quali erano affidati i destini terrestri dell’umanità hanno parlato immediatamente prima dell’avvento della grande catastrofe della guerra mondiale. Ho già richiamato qui anni fa l’attenzione sul modo in cui si è parlato. Voglio oggi semplicemente ricordarvi come in decisivi insediamenti del Reichstag tedesco il ministro allora responsabile della politica estera poteva dire nella primavera del 1914: «Il distensionamento politico generale ha fatto progressi gratificanti negli ultimi tempi». Come poteva dire nello stesso discorso: «Le nostre relazioni amichevoli con la Russia procedono benissimo; il gabinetto di Pietroburgo non si preoccupa delle campagne stampa, e potremo continuare le nostre relazioni di buon vicinato nel prossimo futuro». Poteva dire nello stesso discorso: «Con l’Inghilterra si sono avviate trattative promettenti, che verosimilmente in prossimo futuro si concluderanno a favore della pace mondiale; come, del resto, i due governi — intendeva quello inglese e quello tedesco — sono situati in modo che le relazioni si assesteranno sempre più intimamente». Questo era detto da coloro che erano designati a guidare i destini dell’umanità. Era detto nello stesso periodo nel quale io ero costretto a riassumere in un discorso a Vienna, nella primavera del 1914, ciò che sempre e ripetutamente avevo sottolineato, con le parole: «Le tendenze vitali dominanti nel presente diventeranno sempre più forti finché alla fine si distruggeranno mutuamente. Chi ha una visione spirituale della vita sociale nota dappertutto come spaventose le predisposizioni a formazioni sociali gangrenose. Questa è la grande angoscia culturale che si presenta a colui che comprende l’esistenza. È il terribile che così opprime e che, anche se si potesse sopprimere tutto l’entusiasmo per la conoscenza dei processi vitali attraverso i mezzi di una scienza che conosce lo spirito, dovrebbe comunque costringere a parlare dei rimedi che possono esservi contrapposti, dovrebbe far gridare alla mondialità le parole di guarigione. Se l’organismo sociale continuerà a svilupparsi come ha fatto fino ad ora, sorgeranno danni della cultura che per questo organismo sono la stessa cosa che le formazioni cancerose sono per l’organismo naturale umano».
Così si parlava allora, quando si era considerati un fantastico dai cosiddetti uomini pratici. Il distensionamento generale di cui allora il signor von Jagow parlava davanti al Reichstag illuminato, davanti a coloro che avrebbero dovuto avere un giudizio, ma che tutto ascoltarono tranquilli credendoci — questo distensionamento ha fatto progressi nel senso che nei seguenti anni almeno dieci-dodici milioni di persone sono state trucidate e tre volte tanti sono stati mutilati. Dico questo per la ragione che deve essere detto oggi: si tratta di valutare la situazione dell’umanità al momento giusto, di procurarsi mediante un pensiero del tutto diverso da quello cui si sono abituati gli ambienti direttivi, una giusta comprensione della situazione dell’umanità, si tratta di comprendere sempre meglio e più eloquentemente quello che è emanato dalla vecchia visione del mondo. Nulla di buono può venire da un tale vecchio pensiero, neanche per la vita pratica, poiché la vita pratica ha generato sempre di più i pensieri più impossibili che conducevano necessariamente a catastrofi. Non si tratta di farsi pensieri intorno agli ordinamenti, ma di comprendere che l’umanità deve imparare di nuovo riguardo ai pensieri più profondi.
Questa era la ragione per cui è stato detto così eloquentemente della necessità di un rinnovamento di tutta la visione del mondo, di una volontà di ricerca dell’intera umanità nelle fonti della realtà, che soli nel vivere spirituale si trovano. Poiché in conclusione tutto dipende dal fatto che si comprenda che non abbiamo bisogno soltanto di ordinamenti modificati qua e là in un modo o nell’altro, ma in conclusione tutto dipende dal fatto che si comprenda che soprattutto per il prossimo futuro, per il prossimissimo avvenire, abbiamo bisogno di qualcosa di completamente diverso: abbiamo bisogno di menti in cui pulsino cose completamente diverse da quelle che si sono formate sotto l’influsso della visione del mondo superata. Soprattutto abbiamo bisogno di una riorganizzazione, di una ricostruzione del pensiero nelle menti umane. È questo su cui si voleva lavorare negli ultimi due decenni, perché questo lavoro era divenuto necessario. Abbiamo bisogno di menti organizzate diversamente da quelle che hanno precipitato l’umanità nella sventura. Finché non sarà compreso da tutte le parti, finché non sarà compreso che la luce che sola può venire dalla scienza dello spirito deve illuminare le menti offuscate, finché — che si pensi conservatoramente, radicalmente, o comunque — finché non possa venire alcun miglioramento. Con alcuni mezzi piccolini che scaturiscono da vecchi pensieri, l’umanità non sarà benedetta. Sono necessari soprattutto nuovi pensieri, nuovi pensieri che soli possono sorgere sulla base di ciò che qui in questi spazi è stato discusso per anni come le più grandi esigenze del presente e del prossimo futuro.
Voi conoscerete anzitutto quello che è emerso dalle necessità dei tempi, come il cosiddetto «Appello al popolo tedesco e al mondo della cultura», nel quale per la prima volta è stato detto pubblicamente ciò che in cerchi più ristretti io mi sono sforzato di esprimere negli ultimi anni, senza trovare ascolto, quando soltanto il tuono dei cannoni voleva essere udito, non le voci dello spirito. Sapete che in questo appello è innanzitutto richiesto in maniera positiva ciò che si trova negli impulsi dello sviluppo dell’umanità per la nostra epoca. Poiché colui che ha una visione dei poteri guida dell’umanità ritiene il maggiore sciagura gli ideali astratti, i cosiddetti ideali eterni, che non provengono dalla reale vita dello spirito, ma soltanto dalle immagini riflesse dei concetti e delle idee umane, che non hanno realtà, che possiedono soltanto una realtà di specchio.
Su questo bisogna stare particolarmente attenti nel presente. Anche nel presente vi saranno numerose persone che credono di dire qualcosa di significativo quando parlano di come l’umanità può essere resa beata per tempi eterni, quali stati devono essere realizzati come stati ideali dell’umanità. Questi ideali di eternità e questi stati ideali dell’umanità non li pensa colui che trae le sue conoscenze dalla reale vita dello spirito. Come sempre qui ho esposto, lo sviluppo è stato tale che costantemente un’epoca seguiva un’altra, e soprattutto per tutti i periodi principali del tempo postatlantico vi era un ideale concreto particolare, come anche per la nostra epoca e per il prossimo avvenire. Non si tratta di come in modo chiliastico si potrebbe portare a realizzazione un regno millenario, ma di cosa il mondo dello spirito vuol realizzare in un breve spazio di tempo, ma che si può comprendere soltanto se ci si impegna veramente in una scienza dello spirito. E il nostro tempo chiede proprio in maniera pressante quello che è stato avanzato come il nervo fondamentale di questo appello: la triarticolazione dell’organismo sociale. L’organismo sociale può diventare sano soltanto per il fatto che riceva questa triarticolazione, che avete letto nell’appello, e come la troverete nella mia breve opera «I nodi cruciali della questione sociale nelle necessità vitali del presente e del futuro». Il ciclo umano attuale richiede questa triarticolazione.
Vedete, sarebbe stato completamente diverso se questa triarticolazione fosse stata avanzata da ambienti significativi, sia dalla Germania che dall’Austria, ancora nel mezzo o persino nell’autunno dell’anno 1917, come una manifestazione degli impulsi dell’Europa centrale di fronte ai cosiddetti Quattordici punti formulati dal punto di vista americano di Woodrow Wilson. Allora sarebbe stata una necessità storica. Io dissi allora a Kühlmann: Avete la scelta, o ora accettate la ragione e ascoltate ciò che negli sviluppi dell’umanità si annuncia come qualcosa che deve accadere — poiché quello che sta in questi scritti non è alcun programma come ce ne sono molti oggi, ma è qualcosa che è stato letto dallo sviluppo dell’umanità e che certamente sarà realizzato nei prossimi quindici, venti, venticinque anni, ma che soprattutto deve essere realizzato entro l’Europa centrale — oggi avete la scelta, o accettate la ragione e realizzate con ragione ciò che vuol realizzarsi, oppure vi trovate di fronte a rivoluzioni e cataclismi. — Invece di accettare la ragione, ricevemmo la pace di Brest-Litovsk, la cosiddetta pace di Brest-Litovsk. Pensate a cosa sarebbe stato — e questo può dirsi senza millanteria — se di fronte ai cosiddetti Quattordici punti allora il tuono dei cannoni fosse stato attraversato dalla voce dello spirito. Tutta l’Europa orientale ne avrebbe avuto comprensione — tutti coloro che conoscono i poteri dell’Europa orientale lo sanno — per lasciarsi portare dallo zarismo alla triarticolazione dell’organismo sociale. Allora si sarebbe realizzato quello che davvero sarebbe dovuto accadere. Coloro che allora avevano una posizione favorevole al riguardo hanno dato al massimo il consiglio di farlo stampare come breve opera. Ebbene, immaginate quale assurdità sarebbe stato allora. Fra le molte cose che allora non venivano lette, naturalmente anche questo sarebbe rimasto letteratura. I tempi cambiano. Oggi, quando tutto deve partire dalle masse, oggi, quando fra allora e adesso stanno i giorni di ottobre e novembre dell’anno 1918, oggi la strada giusta è quella di rivolgersi con queste cose al grande pubblico. Questi sono i maggiori danneggiatori dell’umanità, coloro che sempre credono che una cosa, se è giusta, debba essere giusta allo stesso modo in ogni tempo, per quanto riguarda la vita pratica. No, il nostro pensiero non deve diventare così pigro, come credono gli uomini che hanno questo punto di vista. Le cose devono essere valutate in tempi diversi da punti di vista del tutto diversi.
Certamente bisogna guardare più profondamente nello sviluppo dell’umanità se si vuole valutare appieno la pratica estesa di quello che costituisce il fondamento di questa triarticolazione. Questa triarticolazione, e devo sempre e ripetutamente sottolinearlo, non è qualcosa che possa venire in mente a qualcuno. È qualcosa che lo spirito dei tempi, lo spirito dell’ora presente esige assolutamente dagli uomini, ciò che lo spirito dei tempi vuol realizzare, ciò che lo spirito dei tempi — vi prego, quando sentirete il seguente, comprenderete anche questa frase che posso anticipare — lo spirito dei tempi lo realizza effettivamente. E proprio per il fatto che l’umanità pensa diversamente, e soprattutto agisce diversamente da come pensa e agisce lo spirito dei tempi, sorge il caos. In realtà dal settantennio dell’Ottocento realizza quel che sta in questa triarticolazione, soltanto gli uomini si sono comportati diversamente e perciò sono caduti in spaventosi contrasti con quello che viene realizzato nei fatti. Voi sapete che soprattutto si tratta della triarticolazione dell’organismo sociale in una parte spirituale, in una vera parte statale o politica e in una parte economica. Vorrei anzitutto sottolineare: La dimostrazione della correttezza di questa concezione fondamentale può avvenire dal semplice buon senso, così come tutto quello che è acquisito scientificamente-spiritualmente può essere compreso dal buon senso, come del resto ho sempre sottolineato. Ma francamente non credo che dal pensiero odierno si possa giungere in modo corretto — vi prego di non dimenticare che dissi: in modo corretto — a questo. È vero che vi sono persone che sono giunte a qualcosa di simile, ma si tratta di giungervi su una base davvero pratica, su una base che consideri quello che vuol realizzarsi nella nostra epoca, e che effettivamente si realizza.
Consideriamo dunque una volta, direi in maniera provvisoria e introduttiva, alcuni elementi che possono darci rappresentazioni sul modo in cui un’approfondita considerazione dei tempi parla di questa triarticolazione. Vedete come nei tempi moderni, da circa quattro secoli, si è levato sull’umanità quello che si chiama oggi l’ordinamento economico capitalistico e l’ordinamento tecnico moderno, si è levato anche il nuovo abito di pensiero, la nuova visione del mondo. Se quello che si chiama storia nelle scuole non fosse una favola convenue, seguirebbe già dalla storia come profondamente gli abiti di pensiero di tutto il mondo civile si siano modificati dal tredicesimo, quattordicesimo, quindicesimo secolo nei secoli seguenti. Un’osservazione superficiale crede che tutto ciò si sviluppi lentamente, mentre nel divenire storico si producono grandi rivolgimenti. Un tale rivolgimento sta alla base di quello che negli ultimi tre-quattro secoli si è sviluppato nell’insieme degli abiti di vita spirituale e dei modi di pensiero delle persone.
Qui vorrei innanzitutto farvi notare un fenomeno che si è svolto davanti ai vostri occhi, voglio dire agli occhi dell’anima, ma che nel complesso è stato poco valutato più profondamente. Semplicemente lo si è lasciato accadere, questo fenomeno. È il fenomeno: quale piccolo ruolo hanno effettivamente giocato nella vita dell’umanità, specialmente dell’umanità tedesca, le cosiddette personalità spirituali, quanto poco l’istruzione scolastica generale, fino alle università, ha contribuito a che quello che si è sviluppato negli ultimi secoli in singole individualità spirituali sia penetrato nel bene culturale generale. Prendete il caso che ho spesso menzionato qui, il caso di Goethe. Sì, Goethe era il portatore di una visione del mondo grande e comprensiva. Cose enormi si sono svolte negli sviluppi dell’umanità negli anni da 1749, quando Goethe è nato, fino al 1832, quando è morto. Impulsi spirituali enormi vivono in questo Goethe. Vedete però quale impressione la visione del mondo di Goethe, il goetheanesimo, ha fatto sull’umanità tedesca, ricevute un quadro terribilmente triste. Anche coloro che credono di sapere qualcosa di Goethe non sanno nulla degli impulsi più intimi del suo essere spirituale. E così si potrebbe dire, forse in grado ancora più elevato, di molti altri. Bisogna parlare del fatto che, da quando la tecnica si è diffusa, da quando il capitalismo si è propagato, la vita spirituale, che si è espressa in singole individualità proprio in riferimento al puramente e generalmente umano, si è sviluppato, non si può dire diversamente, come un parassita, come qualcosa di parassitario sul resto del corpo culturale. Era lì, ma in fondo non aveva motivo di essere. A conferma che la vita spirituale, per quanto riguarda per esempio Goethe, non aveva ragione di essere, come è stata ricacciata indietro, come non è stata accolta, ma è stata soltanto usata teatralmente, per finzione, notiamo che infine la Società Goethiana, che si sente come la rappresentante ufficiale del goetheanesimo, da un impulso che gradualmente era diventato sempre più comune, si pose la domanda: Chi eleggiamo ora miglior presidente della nostra Società Goethiana? — E non si pensò: Chi comprende di più del goetheanesimo?, ma si pensò a chi avrebbe potuto fare le migliori riverenze quando la Società Goethiana doveva apparire presso qualche corte. Fu allora eletto primo presidente della Società Goethiana a Weimar un ex ministro delle finanze, i cui cammini spirituali non condussero mai a Goethe. Quello che poteva puntare sulla superficialità del tutto era che il nome del signore in questione era: Kreutzwendedich. Kreutzwendedich von Rheinbaben fu allora, come da un’ironia del destino, eletto presidente della Società Goethiana. Questi sono apparentemente fatti insignificanti, ma proprio il fatto che possono essere considerati insignificanti, mentre in verità sono sintomi dei sentimenti più profondi, questo è il spaventoso. Colui che non dichiara questi fatti come importanti sintomi per la rivelazione dei pensieri e dei sentimenti più intimi, colui sostanzialmente acconsente a tutto quello che ha precipitato l’umanità nella sventura terribile. Questo parassitismo della vita spirituale, questa mancanza di connessione di quello che è stato prodotto sulle altezze dell’umanità con la vita popolare generale, confrontatela con le epoche passate. Negli antichi tempi non era per nulla pensabile. Pensate per un momento quale impressione, per la vita popolare generale, diciamo per fare un esempio, il Buddha aveva fatto nell’India posteriore. Confrontate questa popolarità del Buddha con la popolarità che Goethe ha avuto. Forse direte: Ebbene, accanto a Goethe ce ne sono molti altri eroi spirituali, il Buddha era soltanto uno. — Chi fa questa obiezione mostra di non comprendere nulla di quelle che sono le condizioni fondamentali dello sviluppo dell’umanità. Poiché il grande male è che da tali personalità spirituali, da tali persone spirituali, attraverso le circostanze naturali è nata una terribile sovrapproduzione. Così che quelli che stanno nella vita generale e devono lavorare non sanno più come orientarsi. Non è vero, non c’è soltanto Goethe, ma anche Herder e Schelling e Schlegel; ma non solo questi, ora si deve anche leggere Geibel, Wildenbruch. E poi su tutti gli altri campi possibili: quante cose si devono considerare, cosa deve appartenere alla cultura generale! E quando si pensa agli ordinamenti internazionali!
Sì, quello che sta al fondo è qualcosa di profondamente decisivo, qualcosa di straordinariamente significativo. Fra coloro che così nelle storie letterarie figurano uno accanto all’altro, c’è comunque una grande differenza. Ma gli uomini negli ultimi secoli hanno semplicemente perso il rispetto per la vita spirituale su larga scala. Questo si presenta in singoli fatti. Bisogna saper osservare lo sviluppo dell’umanità in maniera sintomatica, quindi dagli sintomi già si trova quel che effettivamente pulsa negli strati sotterranei! Una volta parlai in un piccolo cerchio all’inizio degli anni novanta dell’Ottocento con alcuni uomini che erano anche membri delle commissioni di esame degli insegnanti di ginnasio. Un particolarmente stimato esaminatore della commissione di esame degli insegnanti di ginnasio parlò allora in questo piccolo cerchio, e discutemmo di come sia effettivamente deprimente il fatto che nei ginnasi attuali così terribilmente poco si fa per il rialzamento generale degli impulsi spirituali, che così terribilmente poco penetra nei giovani — allora erano anche giunte le ragazze, attraverso ciò non si migliorò nulla — che dal decimo al diciottesimo anno sono spiritualmente addestrati in queste istituzioni. Allora il commissario dell’esame disse: Sì, quando vediamo come mandiamo questi cammelli ai giovani che abbiamo da esaminare, quando vediamo come dobbiamo mandare questi cammelli come insegnanti della gioventù, allora non si può sperare che qualcosa di favorevole ne risulti. — Vedete, questo è un sintomo. Tali uomini che negli ultimi anni erano responsabili soprattutto della vita spirituale delle masse meno ampie, delle classi dirigenti, avevano così poco rispetto che lo consideravano ovvio esaminare gli insegnanti di ginnasio e lasciarli andare come cammelli alla gioventù. Erano convinti che coloro che facevano i migliori esami erano i più grandi cammelli. Sì, ma il pensiero degli uomini, gli abiti di pensiero, questi sono quelli da cui, malgrado ogni visione contraria, tutto dipende. Vediamo in conclusione, man mano che le cose si sommano, che realmente la felicità e la sventura dell’umanità dipendono da questi abiti di pensiero che infine si accumulano in tali catastrofi mondiali come quelle che abbiamo sperimentato negli ultimi anni. Bisogna penetrare nelle piccolezze, poiché sono sintomi di quello che regna nelle sfere subconscie e che viene trascurato nel tempo in cui si sottolinea giustamente lo sviluppo tecnico, il capitalismo e così via. Così si è proceduto con la vita spirituale, e in fondo è nata una vita spirituale di lusso, una vita spirituale che gli uomini nei vari rami potevano sentire solamente come un lusso. Ma essi amano questo lusso. Si potrebbe su molti campi indicare questo lusso che ha preso il posto dello spirito. Prendiamo un campo: la pittura paesaggistica come si è sviluppata nell’ultimo secolo. Credete che al di fuori dei pochi uomini addestrati a questo, credete che le masse umane generali possano davvero avere un cuore aperto e un senso per questa pittura paesaggistica? Credete che per esempio il proletario, che dal capitalismo e dall’industria moderna è stato costretto in una tristezza di vita davvero desolata, che costui, se gli gettate alcuni bocconi che cadono in conferenze pubbliche, in corsi pubblici, in edifici pubblici, se gli mostrate immagini, credete che potrebbe davvero venirvi incontro con il suo intimo? Sì, la pittura paesaggistica — credetemi: colui che non vi è addestrato dice: Sì, perché si dipinge questo? Fuori è comunque più bello. Perché lo si dipinge davvero? — Potete condizionarlo se organizzate corsi pubblici come rimedi curativi e palliativi, che è efficace; ma l’inconscio non cade in questa trappola. L’inconscio dice sempre: A che scopo dipingono questo? Non si devono sprecare gli sforzi dell’umanità su tale roba. — Da questi stati d’animo si compone infine quello che oggi pulsa in fatti così eloquenti. È su questo che ci si deve soffermare. Poiché, non è vero, cosa non si è sentito di continuo negli ultimi decenni su come siamo giunti così meravigliosamente lontano, come il pensiero umano scorre con la velocità del fulmine su vaste distese di terre, come possiamo viaggiare così comodamente, come la cultura spirituale si diffonde e così via. Ma tutto questo che si poteva esaltare era possibile soltanto perché si diffondeva su una base che abbracciava milioni di uomini che non potevano partecipare a queste cose. Voi tutti non avreste potuto viaggiare in ferrovia, non avremmo potuto telefonare, non avremmo potuto inviare il pensiero su vaste distanze, se innumerevoli uomini non fossero stati impossibilitati a partecipare in qualche modo a questa cultura, se questa cultura non avesse causato la miseria fisica e spirituale a milioni e ancora milioni di uomini.
Sì, guardiamo a un punto particolare, guardiamo alla metà dell’Ottocento, poiché è approssimativamente in questa metà dell’Ottocento che è effettivamente cominciata quella che si chiama frequentemente la questione sociale. Le classi dirigenti erano gradualmente nate da quello stato d’animo che non si può caratterizzare diversamente che puntando al parassitismo della veramente buona vita spirituale. La buona vita spirituale è diventata un parassita perché gli altri non l’hanno accettata. Era predestinata a penetrare nella vera cultura popolare, ma nulla fu fatto per farla penetrare, la croce non si era ancora girata. Sì, in questo tempo gli uomini di questi ambienti dirigenti e conduttori erano gradualmente giunti a volere qualcosa per la loro anima. Come spesso ho sottolineato qui, quali strade innaturali questa brama di certe anime prende. Non è vero, si potrebbe scoprire come la gente in stanze ben riscaldate è diventata infine teosofa, come ultimo stadio della brama borghese, come — ma era il penultimo stadio — si è parlato allora di fratellanza, di amore umano, di alti ideali etici e così via. In quali stanze tutto ciò accadeva? In quali spazi tutto ciò accadeva? Parlo della metà dell’Ottocento. È stato poi, ma davvero non per merito degli ambienti dirigenti, qualcosa è migliorato, se pure non molto. In quali spazi avveniva tutto questo? In spazi riscaldati con carbone, per i quali l’inchiesta governativa inglese aveva già negli anni quaranta stabilito il risultato che nelle miniere di carbone lavoravano bambini di nove, undici, tredici anni, bambini che al di fuori della domenica non vedevano mai la luce del sole, semplicemente perché prima che il sole sorgesse venivano condotti nel pozzo e dopo il tramonto risalivano. Sì, era facile parlare di carità verso il prossimo, di fratellanza, di amore universale umano quando ci si riscaldava con il carbone ottenuto da tale «fratellanza». Era facile anche parlare dell’innalzamento della moralità umana quando ci si riscaldava con carbone estratto da questi pozzi, dove, come ancora l’inchiesta inglese stabiliva, uomini e donne dovevano lavorare insieme tutto il giorno, nudi; donne incinte seminude, uomini completamente nudi, poiché nei pozzi fa molto caldo. Accenno a queste cose, che potrebbero essere moltiplicate cento volte, per mostrarvi il quadro di cui si tratta, il quadro della cultura degli ultimi secoli, cioè della cultura di lusso, di una cultura che portava inoltre in sé il puzzo della decomposizione: in basso la base senza la quale questa cultura non sarebbe stata possibile, milioni e ancora milioni di uomini che non potevano partecipare a questa cultura. Come gradualmente lo spirito degli uomini era costituito, coloro che svolgevano questo lavoro di sedici ore nelle miniere di carbone, questo fu anche constatato durante l’inchiesta. Ma quale era la caratteristica dell’ultimo mezzo secolo? La caratteristica era l’assenza di pensiero. In primo luogo l’assenza di pensiero. E l’assenza di pensiero è quello su cui soprattutto si deve guardare se si vuole lavorare per un miglioramento.
Invece di dire così facilmente: Caro forno, adempi il tuo dovere di forno, di riscaldare la stanza — dovrebbe piuttosto riscaldarsi con legna e si dovrebbe lasciar predicare. Questo è quello che è sempre stato fatto nei circoli sacerdotali e nei circoli degli atei: si è predicato. E quello che è stato omesso è il pensiero, il pensiero alla realtà. Questo è su cui si deve soffermare l’attenzione. È innanzitutto questo che può suggerire all’uomo odierno che proprio nella vita spirituale deve entrare un rivolgimento.
La vita spirituale non può prosperare se non deve provare ogni giorno di nuovo la sua propria realtà. Ma la vita spirituale potrà provare se stessa soltanto se è posta su se stessa. Da ogni livello di scuola inferiore fino al livello più elevato della scuola, da ogni ramo della scienza espressa fino alla libera creazione artistica: deve stare in sé, per sé, spiritualmente in sé, poiché non può costruire su nulla altro che su quello che vive nella sua propria forza. Colui che conosce la vita spirituale sa quale danno è stato provocato negli ultimi quattro secoli dalla forma statale moderna, dal fatto che lo stato ha allargato le sue ali su questa vita spirituale, che tutto ciò che è vita spirituale, gradualmente doveva essere statalizzato, con eccezione di alcuni pochi rami che sono rimasti e ai quali però minaccia anche il declino. Poiché se fosse proseguito nel senso degli ultimi tempi, anche gli ultimi rami della libera vita spirituale sarebbero stati statalizzati. Ma gli abiti di pensiero degli uomini oggi non sono ancora così avanzati che comprendano che proprio in riferimento alla terribile asservimento della vita spirituale attraverso la vita statale politica deve intraprendersi il cammino del ritorno, che questa vita spirituale deve essere liberata. Ancora sempre gli scopi degli uomini vanno verso l’inibizione della libertà della vita spirituale e la statalizzazione della vita spirituale, dove così molti stati hanno provato come effettivamente il fatto che lo stato ha compreso la vita spirituale ha agito.
È ben difficile agli uomini estirpare ancora oggi l’illusione della vita statale. Ero di recente a Berna, dove si teneva la cosiddetta «Conferenza della Società delle Nazioni». La gente parlava di tutto quanto, grosso modo nello stile del tempo passato, come il signor von Jagow nel maggio 1914 ha parlato delle cose a venire. Come quello che allora è venuto era diverso da quello che era stato espresso attraverso «il distensionamento generale fa progressi», così sarà diverso quello che verrà da quello che è stato detto a Berna. I signori non si trovano da alcun luogo nella base della realtà. Lì si è parlato da uomini che pronunciano discorsi, che scrivono nei giornali tedeschi su cosa dovrebbe accadere per realizzare questa Società delle Nazioni. Come un parlamento dovrebbe essere costituito che come i parlamenti degli stati precedenti abbracci l’intera connessione degli stati. Il signore in questione non poteva nemmeno astenersi dal dire: Una Sopra-Parlamento deve essere creato, uno Stato-Sovrano. — Ho detto allora in un discorso che tenevo nello stesso periodo, che sarebbe stato più opportuno pensare a cosa gli stati dovrebbero omettere piuttosto che a cosa dovrebbero fare, affinché non si estenda ancora più ciò che ha condotto alla catastrofe mondiale. Si chiede soltanto: Cosa deve accadere nel senso del vecchio stato? — Non si è imparato dal tempo a chiedersi: Cosa gli stati devono omettere? — Devono innanzitutto omettere di immischiarsi nella vita spirituale e nella vita economica. Non si deve pensare a fondare Sopra-Parlamenti e Sopra-Stati, dopo che i Sotto-Parlamenti e i Sotto-Stati hanno avuto così scarsi risultati. Oggi non può essere la domanda: Cosa devono fare gli stati? bensì: Cosa devono omettere gli stati? Questo è appropriato ai tempi odierni. Ma bisogna avere il coraggio di guardare senza riserve in queste cose riguardo al pensiero.
A comprendere la connessione proprio fra questa vita spirituale e quello che accade negli altri rami dell’organismo sociale, non si arriverà per nulla se non si riempie innanzitutto il capo attraverso l’assimilazione di quei pensieri che sono contenuti nella scienza dello spirito. Perché la scienza dello spirito è per molti oggi un’abominazione? Ebbene, perché essa richiede di pensare diversamente da come pensano gli uomini. Ma i fatti hanno insegnato che con il pensiero in cui l’umanità è intrappolata non si va avanti. A questo gli uomini si adattano con tanta difficoltà, che devono ripensare. Non possono guardare ai fatti.
La triarticolazione: gli uomini oggi la trovano difficile da comprendere, perché non hanno voluto vedere ciò che realmente è accaduto. Lo sviluppo dell’umanità ha effettivamente nei fatti, che sfuggono ai sguardi degli uomini, già realizzato in gran parte la triarticolazione, soltanto gli uomini non si sono adattati alla sua realizzazione. Voglio illustrarvi un esempio: Se risaliamo agli anni sessanta, troviamo che entro la Germania l’industria del ferro era tale che allora dovevano essere elaborate circa 799.000 tonnellate di materie prime in ferro: da poco più di 20.000 operai venivano estratte queste 799.000 tonnellate di materie prime. Fino alla fine degli anni ottanta, attraverso l’espansione dell’industria del ferro, attraverso le grandi richieste che da una parte l’aumento del traffico ferroviario, dall’altra i grandi armamenti ponevano — questo si aumentò poi ancora immoderatelmente — già alla fine degli anni ottanta l’industria del ferro era così cresciuta che non si lavoravano più 799.000 tonnellate di ferro grezzo, ma ne venivano richieste già 4.500.000 tonnellate. Ora potete chiedervi: Quanti operai sono diventati necessari per estrarre questo ferro grezzo? Ho detto: poco più di 20.000 operai erano necessari per estrarre 799.000 tonnellate. Poi erano 4.500.000 tonnellate. Per questo erano necessari alla fine degli anni ottanta soltanto circa 21.300 uomini. Ebbene, vi prego, lasciate che questi numeri vi parlino al cuore, non li facciate parlare come li fanno parlare gli statistici, ma affrettate questi numeri: poco più di 20.000 uomini circa hanno estratto 799.000 tonnellate all’inizio degli anni sessanta. 21.000 uomini circa, quindi poco più di uomini, hanno estratto 4.500.000 tonnellate di ferro grezzo alla fine degli anni ottanta. Come è possibile? Dovete pur chiedere: Come è possibile? Questo è divenuto possibile soltanto attraverso miglioramenti tecnici estremamente sofisticati, soltanto attraverso il fatto che sono entrati miglioramenti tecnici estremamente abbondanti e letteralmente incommensurabili, che hanno reso possibile che un uomo estraesse così tanta più materia prima. Così per tutto quello che è progredito riguardo a questo ramo di attività — e si potrebbe esibire qualcosa di simile per venticinque a trenta rami di attività di primo livello, di prima importanza — per tutto quello che è accaduto in un tale ramo di attività, sono entrati tali miglioramenti.
Cosa significa questo? Che significa, se quasi lo stesso numero di uomini attraverso puri miglioramenti tecnici produce quantità così maggiori? Credete che questo non abbia conseguenze? Naturalmente ha le conseguenze che, dato che il numero degli uomini non è aumentato molto, lo stesso numero di uomini produce la stessa cosa in quantità così più grandi, che attraverso ciò tutta la restante economia che vi è collegata viene rivoluzionata. Immaginate cosa significa questo per il terzo ramo dell’organismo articolato, dell’organismo tripartito. Da tutti i rapporti giuridici, da tutti i rapporti spirituali nulla deve cambiare, soltanto qualcosa è cambiato nel rapporto economico. Poiché tutto quello che è cambiato si è espresso nella determinazione dei prezzi del ferro e in tutto ciò che vi è collegato. Significa niente meno che indipendentemente dallo sviluppo spirituale, dallo sviluppo giuridico — poiché non avete bisogno di un diritto diverso se non guardate all’insieme — indipendentemente da questo, la vita economica si è liberata e, senza che gli uomini vi partecipassero, si è trasformata. Le cose hanno fatto la loro parte, soltanto gli uomini non ne hanno tenuto conto. Questo potrebbe esservi una prova del fatto che nei fatti la triarticolazione si è effettuata. La vera economia procede sempre di per sé, gli uomini però non stettero al passo; usarono la loro intelligenza per non dover stare al passo, per poter rimanere nelle vecchie condizioni. Per quanto si possa essere entusiasti della grande capacità che è entrata nel miglioramento, è giusto, ma questo non è importante per oggi. Oggi è importante il fatto che la vita economica si è emancipata. Nel formarsi dei prezzi e in tutto ciò che è collegato al formarsi dei prezzi e al formarsi della moneta, la vita economica ha seguito il suo proprio corso. È importante questo. I tre rami si sono in fondo emancipati gli uni dagli altri, e gli uomini gli hanno artificialmente saldati insieme e sono stati costretti a saldarli insieme sempre di più e più. Attraverso ciò siamo caduti nella catastrofe mondiale.
Le cose si trovano sotto la superficie di quello che gli uomini oggi vogliono pensare. Bisogna guardare profondamente nei rapporti se si vuole valutare la realtà. Ho voluto estrarre tale esempio affinché vediate come è stupido se la triarticolazione viene rappresentata come insensata. La triarticolazione è estratta dalle circostanze più pratiche, mentre gli uomini ai quali negli ultimi decenni erano affidati i destini delle persone hanno evitato di adattarsi alle condizioni pratiche. Potete provare dappertutto mediante il buon senso che questa triarticolazione è l’unica cosa a cui si deve mirare se deve entrare uno sviluppo sano dell’organismo sociale. Oggi questo non serve a nulla se il singolo pensa soltanto a come sia necessario mantenere gli ordinamenti perché non se ne può fare a meno.
Si incontrano le più bizzarre obiezioni. Si incontra un pensiero piuttosto contorto. Per esempio tempo fa tenni un discorso a Basilea sulla triarticolazione. Nella discussione che seguì si presentò un uomo molto intelligente che disse: Sì, su questa triarticolazione è stato detto molto di eccellente, e tuttavia non si può comprendere la triarticolazione, poiché soltanto attraverso lo stato politico, dunque attraverso una terza parte dell’organismo sociale, viene prodotta la giustizia, ma la giustizia deve pur essere anche nella vita economica e nella vita spirituale. Dovetti allora rispondere con un’immagine. Dissi: Ebbene, supponiamo che una certa famiglia in campagna consistesse nel signore e nella signora, un paio di bambini, servi, serve e tre mucche. Tutta la famiglia ha bisogno di latte, così come tutti e tre i membri dell’organismo sociale hanno bisogno di giustizia. Ma è forse necessario che tutti i membri della famiglia diano il latte? Non è per nulla necessario, anzi saranno tutti ben forniti di latte proprio quando le tre mucche danno il latte. Così è anche con la triarticolazione dell’organismo sociale. Si tratta appunto del fatto che tutti e tre i membri abbiano davvero giustizia, ma l’avranno soltanto se dall’organismo statale, dal membro centrale, la giustizia è veramente prodotta, come il latte dalle mucche. Così contorto è il pensiero degli uomini, che crede di dovervi sovrapporre il pensiero più astuto sulle rappresentazioni più semplici.
Certamente, gli uomini che fanno tali obiezioni non sono stupidi. Non si può affatto dire che gli uomini siano stupidi. Gli uomini che oggi muovono obiezioni spesso li stimo come molto intelligenti. Non voglio mettere in dubbio l’intelligenza dei popoli, ma con la parafrasi di una parola di Shakespeare «Uomini onorevoli sono tutti» vorrei dire: Persone intelligenti sono, tutti, tutti, tutti. Ma si tratta di non trovare soltanto i pensieri intelligenti, bensì i pensieri giusti, di trovare ciò che nella realtà può veramente essere usato, può veramente essere utilizzato. E su un pensiero sano, un pensiero che può penetrare veramente la realtà, si tratta, proprio nella scienza dello spirito. Potete infatti avere i pensieri più complicati riguardo a quello che accade nella realtà fisica esteriore, lì potete al massimo verificare quando gli elementi più elementari della pura matematica e della tecnica hanno un errore: Se uno costruisce male un ponte ferroviario, forse al terzo treno che vi passa, il ponte si rompe. Ma non potete verificare, per esempio, dalla scienza medica, se una determinata quantità di persone guarisce e una determinata quantità di persone muore, quale importanza abbia avuto la scienza medica. Lì la cosa non è così chiara. E riguardo all’organismo sociale, la cosa è ancora meno chiara. Lì i metodi da ciarlatani possono diffondersi nel modo più sconveniente.
Già si ha la sensazione: Quello che si derideva come la vecchia superstizione è proprio penetrato nei tempi moderni, sebbene in altri campi. Conoscete tutti il passo nella seconda parte del «Faust» dove viene riportato in vita l’idea medievale dell’Omuncolo. Oggi molte persone sono dell’opinione: Questo è superstizione, assemblare un Omuncolo. — Ma è pure superstizione voler produrre qualcosa da puri giudizi di intelletto. Non pensate però di aver soltanto spostato la superstizione in un altro campo. Quello che oggi esiste come teorie sociali vuole produrre l’Omuncolo sociale, vuole artificialmente assemblare qualcosa dal puro intelletto. Proprio l’opposto persegue questa triarticolazione. Non mira a stabilire un programma artificiale, bensì a cercare come gli uomini devono trovarsi insieme nella triarticolazione per trovare da sé ciò che è in questione. Mira proprio alla realtà, alla realtà nella quale gli uomini si trovano all’interno dell’organismo sociale. Poiché è così diversa da quello a cui gli uomini si sono abituati a pensare come idee di Omuncolo negli ultimi decenni, per questo oggi la cosa è ancora così difficile da comprendere. Per questo la si trova incomprensibile, sebbene effettivamente non contenga quasi nessuna frase incomprensibile o non affatto facile da comprendere. È il fatto che gli uomini hanno disimparato a pensare direttamente, che gli uomini sono soddisfatti dovunque quando pensano negli angoli. Poiché sono soddisfatti soltanto quando sia loro ordinato di pensare in una certa direzione, oppure quando possono pensare ciò che è ordinato loro da qualche parte. D’altro lato non deve essere trascurato che quello che sta alla base di questa triarticolazione, appunto comprende molto di quello che appare unilateralmente qui o lì. Non si può dire che non siano sorti pensieri sociali fecondi in numerose menti; ma sono per lo più unilaterali. Perciò devo dire: Sono per lo più d’accordo con le persone che mi muovono obiezioni, ma loro non lo sono con me. Quello che loro rappresentano è corretto dal loro punto di vista unilaterale, ma con questo non si avanza, perché ci s’intrappola con punti di vista unilaterali in una qualche realizzazione che da un’altra parte produce nuovamente danni. Si tratta oggi che affrontiamo le cose in maniera abbracciante. Che non ci chiediamo per esempio: Cosa devremmo fare col denaro? — Questa domanda, così come la domanda sulla moneta, troverà risposta sul terreno della vita economica autonoma. È su questo che si tratta, di comprendere dalle realtà. Non avete bisogno di programmi sofisticati dall’intelletto nei dettagli, avete bisogno di impulsi che si riferiscono alla realtà. Dove allora agite, già vi imbattete in quello che è pratico. Soltanto coloro che sono teorici, mentre si figurano di essere pratici, sono costituiti in tal modo che vogliano programmi determinati per la vera vita dappertutto. Non si tratta di tali programmi. C’è qualcosa di fondamentale in quello che sta alla base di questo appello e del libro appena completato. Si è mirato a quello che soltanto negli impulsi reali della vita sociale può esistere.
Per rendermi ancora più comprensibile a questo proposito, voglio fare un paragone. È stato spesso detto: Se un singolo uomo si sviluppasse da bambino su un’isola da solo, non imparerebbe mai a parlare. Si impara a parlare soltanto nella società umana. — Questo è corretto, dato che il linguaggio è un fenomeno sociale, perché la società è necessaria affinché l’uomo possa parlare. Soltanto in un’altra maniera è vero anche questo per gli impulsi sociali nel senso più ampio. Soltanto all’interno dell’organismo sociale la vita sociale per un uomo può svilupparsi. Un singolo uomo non può mai stabilire veramente un programma sociale, poiché la vita interiore, la vita individuale è destinata a qualcosa di completamente diverso che non alla formulazione di programmi sociali. Si può soltanto dire: Così e così gli uomini devono stare, così e così gli uomini devono essere orientati nel settore della vita spirituale, così e così nel settore politico e così e così riguardo alla vita economica. Allora risulterà ciò che è necessario. È su questo che si tratta. Poiché se l’uomo usasse la sua singola individualità, per sviluppare oggi nell’era dell’anima cosciente, dove tutto è costruito sull’individualità, un programma sociale, cosa ne risulta? Voglio dirvi un esempio: Voi parlate oggi di bolscevichi, di Lenin e Trotski. Ebbene, vi indico un terzo che accanto a questi è un bolscevico genuino, soltanto le persone non se ne accorgono: Johann Gottlieb Fichte. Johann Gottlieb Fichte, che riconosciamo come un grande e grandioso pensatore. Leggete lo «Stato Commerciale Chiuso». Ciò che Fichte qui sviluppa come programma, differisce così poco dal programma bolscevico che bene potete attribuire a Trotski lo «Stato Commerciale Chiuso» di Fichte. Da dove viene questo? Viene dal fatto che il singolo uomo oggi fa un ideale sociale, e questo lo ha fatto anche Fichte. Fichte era soltanto in un’epoca in cui non si poteva pensare a qualcosa come la realizzazione di questo «Stato Commerciale Chiuso». Soltanto la catastrofe di guerra poteva portare a questo. Se il singolo uomo vuol fare da sé un programma sociale complessivo, allora sarà così. Fichte ne è la prova. Non diverrà un programma sociale, non più di quanto il singolo uomo su un’isola impari a parlare. Perciò è fondamentale questo: trovare l’orientamento, la struttura dell’organismo sociale. Non si tratta di stabilire programmi, ma di trovare il modo in cui gli uomini devono vivere insieme per trovare ciò che possono essere impulsi sociali. Questo si basa sulla realtà, ciò che rivolge il pensiero alla società e non al singolo. Quante volte mi è stato detto nelle ultime settimane: Sì, quello e quello uomo stabilisce determinati programmi che regolano in ogni singolo punto la vita sociale. — Ma non è su questo che si tratta, gli uomini l’hanno sempre fatto. Guardate quante innumerevoli utopie ci sono. Ma non deve essere un’utopia, deve essere quello che nella vita pratica davvero ha radici. E qui è già necessario avere un sentimento per quello che ho anche già portato come paragone qui. Ho spesso detto: Colui che non vede gli impulsi spirituali nella realtà esteriore mi pare come uno che ha un pezzo di ferro semitondo. Uno gli dice: È una calamita, attira altro ferro. — Ma lui dice: Ach no, non è una calamita, con questo si ferrano i cavalli. — Questo è anche vero. I due non differiscono per il fatto che uno ha ragione e l’altro torto; ma la ragione più profonda ha comunque colui che sa che è una calamita e che è uno spreco usare il ferro come ferro di cavallo. Così è anche con la realtà esteriore. Hanno ragione quelli che parlano di materialità, ma è lo spirito che crea la realtà completa. Si tratta ora che si ritorni a questo spirito, ma davvero non deve rimanere nella frase.
Ora vanno per il mondo vari predicatori. Lo fanno come hanno fatto coloro che in sale degli specchi o in stanze ben riscaldate hanno parlato di carità fraterna e fratellanza. Come ho già detto: Caro forno, adempi il tuo dovere di forno, — così dicono. Vanno predicatori per il mondo e dicono: L’umanità è colpita dalla sventura attraverso il materialismo. Gli uomini devono di nuovo tornare allo spirito. — Sì, si è potuto anche sperimentare che a questo appello è stata mossa l’obiezione che contiene troppo poco spirito, che si dedica troppo alla vita materiale. Non si tratta di parlare dello spirito, si tratta di saper realizzare lo spirito. Non è veramente sulla base della conoscenza dello spirito colui che sempre soltanto parla: Spirito, spirito, spirito —, bensì colui che assorbe lo spirito in sé così che lo spirito sia veramente in grado di risolvere i problemi della vita. È su questo che si tratta.
Le esortazioni degli uomini a tornare di nuovo allo spirito, le si potrebbe omettere. Importante è che oggi ci si sforzi di rendere lo spirito attivo e vivo in sé. Ma gli uomini lo hanno gradualmente disimparato, perché lo stato è diventato per loro — ebbene, in cosa? Nel «Faust» sta, benché come insegnamento alle ragazze, e i filosofi l’hanno soltanto frainteso, hanno cercato una gran profondità in questo: «L’Onnipresente, l’Onnisostentatore, non sostiene forse te, me, se stesso?» — Ma così, particolarmente durante la guerra, le persone hanno parlato dello stato. L’Onnipresente, l’Onnisostentatore, non mi sostiene, ti sostiene, sostiene se stesso? Nell’inconscio di coloro che impartivano tale insegnamento, naturalmente l’«io» era sottolineato. Poiché hanno messo gran peso sul fatto che avessero una relazione piuttosto solida, in un certo senso, ma non molto attivamente interiore con lo spirito. Quale relazione avevano gli uomini con lo spirito? Aspiravano al fatto che i loro discendenti fino a un certo anno, per ordine dello stato, fossero trasformati in teologi, giuristi o altre persone. Allora dovevano crescere nello stato, dovevano fare tutto ciò che lo stato esigeva, dovevano essere particolarmente idonei a questo. Ma l’attività interiore, tutto l’essere coinvolti nel processo mondiale, che è il nervo della scienza dello spirito, dov’era? Stava nel fatto che gli uomini dicevano: Voglio ricevere il mio stipendio dallo stato fino a un certo anno, poi voglio avere la mia sicura pensione, così lavorerò per lo stato finché lo stato lo prescrive; poi lo stato deve provvedere a una pensione fino alla fine della mia vita. E poi, dopo la fine della vita, nemmeno per questo si fondava una relazione attiva, ma una passiva: allora la chiesa deve provvedere alla beatitudine eterna dell’anima. Ebbene, così come uomo passivo si era davvero ben provvisto, anzitutto deposto nel grembo dello stato, educato secondo il suo significato, poi lavorando per esso, poi provvisto da esso fino alla morte, e poi la chiesa si prese cura della beatitudine eterna, senza che si assumesse il pulsare dell’eterno in sé. Una vita più meravigliosa non si poteva vivere. Una vita senza fare da sé qualcosa, questo era sempre più diventato l’ideale degli uomini verso la fine dell’Ottocento o persino all’inizio del ventesimo secolo. Ma vi era soltanto la possibilità di pensare così sulla base di quella base inferiore di cui ho parlato: dove le persone non erano provvedute fino alla morte, bensì dove appena nei tempi recenti si iniziava piuttosto insufficientemente attraverso vari sistemi assicurativi a provvedere loro. Perciò allora queste persone hanno iniziato, poiché nulla di giusto poteva più emergere dalla visione del mondo dei circoli direttivi, perciò hanno iniziato a non credere più a quella assicurazione post-mortale per la vecchiaia e l’invalidità che era data dalla chiesa riguardo alla beatitudine eterna.
Vedete, è qui che bisogna prendere le mosse. Ma si prende le mosse dalla realtà soltanto se ci si sa pensare praticamente quello che è dato nella triarticolazione.
Oggi vorrei in qualche modo inserire episodicamente qualcosa che ha a che fare con la triarticolazione dell’organismo sociale che anche l’ultima volta ho menzionato davanti a voi. Vorrei inserirla come episodio, per così dire, a una considerazione più profonda dal punto di vista della scienza dello spirito della cosa. Naturalmente, molte cose che fonderanno anche i nostri argomenti odierni dovete raccogliere gradualmente dall’insieme della visione del mondo scientificamente-spirituale. Non si può in ogni singolo discorso dare ampiamente i fondamenti. Ma ciò che ci si presenta esternamente come la necessità di una triarticolazione dell’organismo sociale, vogliamo oggi considerarla, per così dire, da dentro, dal suo lato interiore, e attraverso ciò approfondirla un po’. Non è davvero difficile per colui che si è un po’ immedesimato in rappresentazioni scientificamente-spirituali, destare in sé una sensazione della grande diversità delle tre aree della vita in cui l’organismo sociale, secondo le nostre intenzioni, deve essere articolato. Se soltanto una volta si presta attenzione al fatto che una tale triarticolazione è qualcosa di serio da prendere, allora risulta anzitutto percettivamente una possibile distinzione fra queste tre aree, che ciascuna può essere percepita come fortemente differenziata dalle altre.
Queste tre aree, voi le conoscete ormai sufficientemente: l’area di quella che chiamiamo la vita spirituale, per quanto questa vita spirituale si esprima e si riveli in quello che chiamiamo il mondo fisico, dunque l’intera sfera della cosiddetta — se devo usare la parola paradossale — vita spirituale fisica. Sappiamo bene cosa intendiamo per questo. Vi apparterranno tutte le cose che sono connesse con le capacità individuali e i talenti dell’uomo. Per noi, in contrasto con le persone di mentalità materialista, la vita spirituale è infatti qualcosa di assai più ampio, come vedremo subito dopo, che per l’uomo di mentalità materialista. Siamo infatti costretti a pensare la vita spirituale molto più materialmente di quanto facciano gli uomini materialisti, per quanto riguardiamo la vita spirituale fisica. Questo ha già permeato molti dei miei discorsi, che la vita spirituale può essere colta soltanto se si parte dal fatto che tutta la vita materiale è veramente concretamente pervasa dallo spirituale, così che per noi non esiste nulla di meramente materiale, ma sempre quello che si rivela per mezzo del materiale, nel suo essere più intimo, è anche, voglio dire anche, qualcosa di spirituale. L’arte, la scienza, le concezioni giuridiche, gli impulsi morali dell’umanità, tutto questo formerebbe grosso modo l’estensione di questa vita spirituale. Ma soprattutto ricadrebbe nell’estensione di questa vita spirituale tutto quello che è connesso con la coltivazione dei talenti individuali, cioè l’intero sistema di istruzione, insegnamento e scolastico.
Poi è chiaro che da questa vita, di nuovo deve distinguersi qualcosa che in un certo senso è connesso con la vita spirituale fisica, ma che tuttavia differisce da essa per principio. Questo è tutto ciò che si può designare come vita giuridica, come vita politica, come vita statale. Naturalmente, per non cadere nell’errore di dire a se stesso: la vita giuridica è fondamentalmente ciò che è la giuridicità. Ma noi che siamo abituati a distinguere esattamente e chiaramente su questo campo, dobbiamo distinguere fra l’afferrare le idee giuridiche, fra l’essere — se posso esprimermi così — ispirati da idee giuridiche e lo scaturire del diritto nel mondo esteriore. Parleremo più esattamente di tutte queste cose fra poco.
Il terzo è allora, che voi potrete facilmente distinguere dagli altri due, la vita economica. Ora l’uomo ha un rapporto del tutto diverso verso queste tre aree della vita che abbiamo appena annotate. Se tentate di cogliere attraverso una pura sensazione sana quello che è la vita spirituale fisica, avvertirete — tentate soltanto una volta di dirigere le facoltà percettive dell’anima nella direzione di cui ho appena parlato — che tutto ciò che è radicato in qualche modo in una determinata capacità individuale, nei talenti individuali dell’uomo, si svolge nel modo più intimo per la natura umana, è generato nel modo più intimo dalla natura umana. Se si procede in maniera scientificamente consapevole all’opera della percezione, si trova che tutto ciò che si svolge nell’arte e nella scienza, negli impulsi dell’educazione, può essere sentito come spirituale-animico che vive in noi, quando ci dedichiamo alla sua manifestazione; vive così in noi che possiamo esperirlo veramente nella giusta maniera interiormente soltanto quando ci possiamo un po’ ritirare dal mondo esteriore. Certo, dobbiamo manifestarlo nel mondo esteriore — questo è allora qualcosa di diverso dal viverlo interiormente all’inizio — ma noi come uomini non possiamo concepire, non possiamo cogliere interiormente ciò che si svolge nell’arte e nella scienza, negli impulsi educativi, se non ci possiamo un po’ ritirare dalla vita. Naturalmente questo non deve essere un ritirarsi in un eremo, si può anche passeggiare se si vuole, ma si deve un po’ ritirare, si deve diventare animici, si deve vivere dentro di sé. Questo è qualcosa che risulta da una sensazione completamente ingenua, se soltanto è coltivata nella seele umana, per la vita spirituale fisica, e che la scienza dello spirito deve esprimere così da dire: Questa vita spirituale fisica è esperita dalla nostra anima umana di modo che viviamo questa vita spirituale fisica senza la completa rivendicazione del corpo. La scienza dello spirito deve e può, questo potrà toglierlo da tutto ciò che vi è stato apportato finora, in assoluta opposizione alla interpretazione materialistica della natura umana, la quale vive nell’errore che, quando si forma interiormente ciò che appartiene alla vita spirituale fisica, questa formazione si svolge completamente in tutti i suoi aspetti attraverso lo strumento del cervello, del sistema nervoso e così via. No, sappiamo che questo non è vero. Sappiamo che in un uomo deve esservi una vita interiore autonoma se debbono accadere manifestazioni di questa vita spirituale fisica. Qualcosa accade nell’uomo con questa vita spirituale fisica che non ha i suoi fenomeni paralleli nel corpo fisico;
accade qualcosa che si svolge soltanto all’interno dell’essere spirituale-animico nell’uomo.
Diverso è quando sviluppiamo quegli impulsi della vita che nella nostra triarticolazione vogliamo porre su una base democratica, quando sviluppiamo quello che apparentemente fa parere tutti gli uomini uguali davanti a tutti gli uomini. Questo può svilupparsi soltanto quando ci serviamo degli strumenti della nostra corporeità, che uniscono l’uomo con l’uomo. Non idee giuridiche interiori, ma impulsi giuridici della vita, non idee morali interiori, ma impulsi morali della vita, che dunque sono attivi fra gli uomini, questi si sviluppano quando l’uomo si accosta all’uomo, l’uomo agisce contro l’uomo, l’uomo e l’uomo si scambiano quello che l’uno sull’altro sperimenta. Queste cose si sviluppano soltanto quando gli uomini convivono, quando gli uomini espongono l’uno all’altro la propria esteriore corporeità, quando si parlano, quando si vedono, quando attraverso l’empatia vivono insieme, in breve, soltanto nella communicazione umana reciproca può essere sviluppato questo. Per quanto riguarda tutto ciò che si sviluppa sulla base delle nostre capacità individuali, dunque per quanto riguarda ciò che nel senso ora nominato è indipendente dalla nostra corporeità, siamo come uomini individualmente formati, ognuno un proprio, ognuno un individuo. Con l’eccezione della differenziazione molto minore che si presenta attraverso differenze di razze, differenze di popoli e simili, ma che è una differenziazione che è una piccolezza — se soltanto si ha un organo per questo, si deve sapere — rispetto alla differenziazione attraverso talenti e capacità individuali, con l’eccezione di ciò, siamo rispetto alla nostra umanità fisica esterna, attraverso la quale ci presentiamo come uomini uno di fronte all’altro, attraverso la quale sviluppiamo impulsi giuridici, impulsi morali, come uomini uguali. Siamo come uomini uguali, qui nel mondo fisico, appunto attraverso l’uguaglianza della nostra forma umana, semplicemente attraverso il fatto che portiamo tutti un volto umano. Il fatto che portiamo tutti un volto umano, che ci incontriamo come uomini fisici esterni, che uno di fronte all’altro su base democratica sviluppiamo gli impulsi giuridici, gli impulsi morali, questo ci rende uguali su
questo terreno. Siamo diversi l’uno dall’altro attraverso i nostri talenti individuali, che però appartengono alla nostra interiorità.
Il terzo, l’area economica: Non si deve davvero tendere a una falsa ascesi, perché questa falsa ascesi è assolutamente contraria alla tendenza fondamentale del nostro tempo presente, soprattutto dell’Occidente — abbiamo spesso parlato di questo qui — ma si può percepire come la vita economica il corpo umano immerga qui nel mondo fisico in un flusso di vita, in un mare di vita, nel quale a un certo grado si perde come uomo. Non sentite voi, di fronte alla vita economica, di immergervi in qualcosa che non vi fa essere così uomo come la vita giuridica o statale? Ancora di più accade ciò di fronte alla vita che sgorga dalle vostre capacità individuali, in generale dalle capacità individuali dell’uomo. Noi sentiamo, come detto, senza cadere in una falsa tendenza ascetica, noi sentiamo: di fronte alla vita economica è così che cessiamo, in quanto dobbiamo economizzare, di essere uomini interi. Dobbiamo pagare un tributo a ciò che in noi è subumano, in quanto economizziamo.
Abbiamo, per così dire, ciò che appartiene alla vita economica come produzione di merci, circolazione di merci, consumo di merci, e anche se sale fino alle prestazioni spirituali, che però hanno quel medesimo carattere come la circolazione di merci della vita economica, perché siamo uomini e non angeli, sappiamo che anche ciò che è produzione spirituale, per quanto entra in considerazione l’economico, assume il carattere dell’economico che scorre nei beni materiali. E i beni materiali necessari al soddisfacimento della nostra corporeità, e prestazioni spirituali come odontoiatriche e simili, nella vita economica devono infine attraverso lo scambio di merci portare al fatto che l’odontoiatra attraverso la vita economica può vivere fisicamente. In qualche modo la vita economica è sempre connessa con la vita fisica. Ma questo è qualcosa che ci pone in una certa, se pur elevata all’umano, relazione col bestiale. Ci immerge in ciò che istintivamente è esperito insieme all’animale. Avete allora di fronte a una sensazione ingenua, ma sana, ciò che differenzia i tre ambiti per l’individuo umano singolo.
Andiamo ora più profondamente in termini di scienza dello spirito nella cosa. L’uomo della scienza dello spirito deve particolarmente osservare l’articolazione della vita umana nel tempo, lo sviluppo della vita umana anzitutto dalla nascita o dal concepimento fino alla morte. Colui che acquisisce una capacità percettiva per il corso della vita umana sarà fortemente impressionato da come tutto ciò che sono capacità individuali dell’uomo si annuncia significativamente nella più prima infanzia. Per colui che per questo ha acquisito un occhio spirituale e esperienza di vita, è fortemente presente la percezione della particolare formazione dell’anima infantile. In quello che si sviluppa nei tre primi periodi di vita dal primo al settimo, dal settimo al quattordicesimo, dal quattordicesimo al ventunesimo anno, in questo si annuncia come da una forza elementare interiore quello che sono capacità individuali dell’uomo. E non soltanto ciò che siamo ordinariamente inclini a considerare come capacità individuali dell’uomo si annuncia così, ma con questo è connesso se siamo fisicamente forti o deboli, se possiamo compiere più o meno lavoro muscolare. Qui è dove dobbiamo estendere lo spirituale nel materiale più di quanto facciano i materialisti. Spiritualmente contemplato vediamo una buona connessione fra la formazione del sistema muscolare e la dotazione individuale dell’uomo. Tutto questo per colui che può osservare l’essenza umana è connesso con lo sviluppo della testa umana. Persino nelle forme esteriori, se uno ha gambe forti o deboli, se uno può camminare molto, lo vede, colui che ha acquisito uno sguardo spirituale, già dalla testa, appunto dalla testa. Se uno è abile o inabile, lo si vede dalla testa dell’uomo. Queste cosiddette capacità fisiche dell’uomo, che sono strettamente connesse con la sua idoneità al lavoro fisico, materiale, manuale esteriore, sono connesse con la formazione della testa. Ora voi sapete quello che vi ho ripetutamente detto e su varie basi ho fondato a proposito della formazione della testa. Vi ho detto: Tutto ciò che nella testa umana viene formata, ciò che dà alla testa umana la sua configurazione, la sua forma, questo indica il pre-natale, questo indica quello che l’uomo dalle regioni spirituali, sia dal mondo spirituale stesso sia da incarnazioni terrestri precedenti, porta attraverso la nascita nella vita fisica. Nel momento in cui si scorge una connessione fra tutte le capacità individuali dell’uomo, siano esse capacità spirituali o capacità manuali, appunto con la formazione della testa umana, si è allora condotti nel proprio sguardo, così che si riconduce tutto ciò che emanazione dalle capacità individuali dell’uomo alle vita pre-natale.
Vedete, questo è quello che conduce l’uomo della scienza dello spirito a un illuminamento per lui così significativo di ciò che è la vita spirituale fisica. La vita spirituale fisica è qui nel mondo fisico perché come uomini portiamo qualcosa attraverso la nascita con noi. Tutta la vita spirituale fisica, nella sfera come oggi l’ho spiegata a voi, non sorge soltanto da questo mondo fisico, sorge dagli impulsi che noi portiamo attraverso la nascita dalla regione spirituale nel vivere fisico. Dal momento che siamo uomini che portiamo nel vivere fisico echi di un’esistenza soprasensibile, formiamo nella società umana qui nel mondo fisico quello che è questa vita spirituale fisica. Non ci sarebbe arte, non ci sarebbe scienza, al massimo una descrizione sperimentale, una descrizione di esperimenti, non ci sarebbero impulsi educativi, non potremmo educare i bambini, non potremmo impartire istruzione scolastica, se non portassimo attraverso la nascita impulsi dalla vita pre-natale nel vivere fisico. Questo è l’uno.
Ora vi prego, prendete tutto quello che di descrizione del mondo soprasensibile trovate nella mia «Teosofia» o nella «Scienza occulta». Prendete particolarmente quello che in questi libri è detto dal mondo soprasensibile circa le relazioni che regnano fra anima e anima, quando queste anime sono scorporate, quando queste anime vivono fra la morte e una nuova nascita. Sapete, dobbiamo lì parlare di relazioni completamente diverse fra anima e anima da quelle di cui possiamo parlare qui nel mondo fisico. Vi ricordate come ho composto insieme quello che viene esperito fra anima e anima, da risonanze fondamentali che qui sono presenti in immagini ombreggiate. Vi ricordate la descrizione nella «Teosofia» della vita nel mondo animico, come dovetti parlare di certe interazioni, di forze animiche e astrali non presenti nel mondo fisico, volendo descrivere la vita scorporata nel mondo soprasensibile fra la morte e una nuova nascita. Lì anima sta di fronte ad anima in una relazione interiore. Lì è un rapporto fra anima e anima che è provocato dalla forza interiore dell’anima stessa. Se ora ci si immerge completamente con ciò che così esiste come rapporto fra anima e anima nel mondo soprasensibile, se si afferra questo con lo sguardo e se ne fa così qualcosa di obiettivo, allora si ottiene, quando si confronta nella giusta maniera, una visione straordinaria. Sapete, molte cose si basano su tali prestazioni di tendenza interiore che portano al riconoscimento nel mondo soprasensibile o anche al riconoscimento dei rapporti del soprasensibile con il mondo sensibile. Così ci viene fatto di essere condotti direttamente alla vita giuridica, statale, o politica, e precisamente in tale modo che non esiste maggior contrasto rispetto alla particolare formazione della vita soprasensibile che la vita politica, la vita giuridica qui sul piano fisico. Questi sono i due grandi contrasti, e si sentono questi contrasti quando si conosce la vita soprasensibile in maniera coerente alle cose. La vita soprasensibile non ha nulla di ciò che può essere regolato attraverso sentenze giuridiche o impulsi morali esteriori, lì tutto è regolato attraverso impulsi animici interiori. Qui nel vivere fisico si stabilisce il pieno contrasto, dal momento che si stabilisce la vita statale con la sua sfumatura fondamentale, perché attraverso la nascita perdiamo quello che vive nell’anima come
impulsi fondamentali che stabiliscono il rapporto da anima a anima; perché quello va perduto, perché ci acquistiamo il contrario qui fra la nascita e la morte. Questo contrario sono le sentenze giuridiche che esistono; queste stabiliscono quello che deve essere stabilito, il rapporto giuridico, perché l’uomo quello che nel mondo soprasensibile è il rapporto fra anima e anima, ha perso. Questi sono i due poli: rapporto soprasensibile fra anima e anima — rapporto statale qui sul piano fisico.
Da uomo a uomo portiamo nella realtà culturale spirituale fisica qualcosa che rimane come eco dal mondo soprasensibile attraverso la nascita. Stentiamo, per così dire, uno splendore sulla vita attraverso il fatto che facciamo risplendere quello che portiamo nel mondo, mentre cerchiamo di manifestarlo nell’arte, nella scienza e nell’educazione degli altri uomini. Questo è qualcosa di diverso dalla vita giuridica. Questo dobbiamo qui stabilire su questa terra fisica come un sostituto per quello che perdiamo in relazione soprasensibile, quando attraverso la nascita veniamo nel vivere fisico.
Questo vi dà contemporaneamente un concetto di ciò che certi documenti religiosi intendono — e sapete in quanto modo i documenti religiosi sono sempre qualcosa permeato da verità occulte di questo o quel genere — quando parlano del «Principe di questo mondo» legittimo. Intendono, quando ne parlano così: lo stato non deve assolutamente lasciarsi andare a voler amministrare quello che l’uomo porta attraverso la nascita dal mondo soprasensibile come suo riflesso nel mondo fisico. Esso deve limitarsi a coltivare il principe giuridico, che proprio qui forma nel vivere statale il contrario: quella vita che abbiamo bisogno perché gli impulsi del mondo spirituale, dal momento che abbiamo attraversato la nascita, ci sono venuti meno. La vita statale ha il compito di coltivare quello che è necessario per il commercio umano nel mondo fisico; ha soltanto un significato per la vita fra la nascita e la morte.
Guardiamo al terzo, la vita economica. Qui dovrà essere detto qualcosa che è particolarmente paradossale:
Noi, crudamente detto, immergiamo per così dire in un subumano quando ci impegnamo nella vita economica. Ma attraverso ciò tira sempre qualcosa di fronte alla nostra anima mentre noi ci immergiamo nel subumano. E questo potete sentire. Pensate a quanta tensione dovete fare in voi, attivamente, quando vi dedicate alla cultura spirituale, e quanta gente può essere insensata nel puro vivere economico. Ci si abbandona spesso agli impulsi e agli istinti. L’economizzazione procede complessivamente senza molto pensiero interiore immediatamente attivo. Ma in ogni caso: noi immergiamo in un subumano. Attraverso ciò l’anima si conserva interiormente qualcosa. Detto spiritualmente, il corpo è più teso quando siamo in un’attività materiale di quanto non si creda ordinariamente. Dobbiamo, quando parliamo della vita economica, parlare anche del membro terminale del processo economico, dal mangiare e bere. Dobbiamo essere chiari che lì non un pieno parallelismo fra attività corporale e spirituale, che lì il corpo prevale riguardo all’attività di fronte allo spirituale-animico. Ma questo spirituale-animico sviluppa allora una forte attività inconscia. E in questa attività inconscia giace un germe. Questo germe lo portiamo attraverso la porta della morte. L’anima può per così dire riposare mentre economizziamo. Ma quello che esternamente al conscio appare come riposo, sviluppa un germe, che viene portato attraverso la porta della morte. E se sviluppiamo persino moralmente la fratellanza nel vivere economico, come ora sempre la descrivo, allora portiamo un buon germe attraverso la porta della morte, appunto attraverso quello che sviluppiamo come uomo come uomo di fronte all’uomo nel vivere economico. Potrebbe sembrarvi materialista quando dico: Proprio nella fratellanza della vita economica l’uomo pianta nella sua anima i germi per la sua vita dopo la morte, mentre nella cultura dello spirito vive dell’eredità di quello che porta dal vivere pre-natale, — potrebbe sembrarvi materialista, ma è vero, semplicemente vero nei confronti della ricerca scientificamente-spirituale. Potrebbe sembravi materiale che dico: Se
vi immergete nella bestialità, la vostra umanità provvede affinché sviluppiate il soprasensibile per il tempo dopo la morte — è così. L’uomo è un essere tripartito. Esso ha nel suo essere un’eredità dal tempo pre-natale, sviluppa qualcosa che fra la nascita e la morte ha validità soltanto qui, sviluppa qualcosa nel mondo fisico, attraverso il quale allaccia la vita futura dopo la morte alla vita fisica qui. Quello che qui viene formato, quello che qui viene manifestato come splendore di vita e interesse di vita nella cultura spirituale fisica, questo è un’eredità del mondo spirituale che portiamo nel mondo fisico. Nel momento che viviamo questo bene dello spirito, la viviamo giustamente, ci dimostriamo come appartenenti al mondo spirituale, portiamo nel mondo fisico un riflesso del mondo soprasensibile che abbiamo attraversato prima della nostra nascita e concepimento.
La scienza astratta, anche la filosofia astratta, naturalmente sempre chiacchiera in astratto. Essa parla del fatto che si debba provare l’eternità della sostanza, cioè quello che della sostanza umana è presente alla nascita, poi rimane, e poi di nuovo passa attraverso la morte. Tali prove non possono mai riuscire dal puro pensiero. I filosofi le hanno sempre ricercate, ma la prova non ha mai retto di fronte alla coscienza logica interna, perché la cosa semplicemente non è così. Con l’immortalità si comporta molto più spiritualmente. Non c’è nulla di materiale, tanto meno di sostanziale presente in tal modo. Quello che è presente è la coscienza, la coscienza dopo la morte, che guarda indietro a questo mondo. Questo è quello che dobbiamo considerare quando consideriamo l’immortalità. Dobbiamo diventare molto più immateriali, persino di quanto facciano gli stessi filosofi astratti, quando parliamo di questi cose più elevate. Ma la cosa è così, che quello che ho appena caratterizzato, come un riflesso del mondo soprasensibile, che manifestiamo come ornamento, come splendore della vita qui, che consumiamo e di nuovo allacciamo qui nel vivere fisico, che dobbiamo allacciare un nuovo anello della nostra eterna esistenza qui, che portiamo attraverso la morte. Se uno pensa soltanto a ciò che continua in questa vita: se ricerca conseguentemente, il filo deve spezzarsi; soltanto se sa che fissa un nuovo anello, che va oltre la morte, arriva all’immortalità.
Così l’uomo è questo essere tripartito. Esso sviluppa in sé capacità che portano questo riflesso del mondo soprasensibile in questa vita. Una vita sviluppa come il ponte fra il vivere pre-natale e il vivere post-natale, e che si svolge in tutto ciò che ha soltanto la sua radice fra la nascita e la morte, che si manifesta esternamente nell’organismo statale giuridico esteriore e così via. E nel momento in cui si immerge nella vita economica, e in quanto è capace in questa vita economica di piantare qualcosa di morale, il fraterno, sviluppa i germi per la vita post-natale. Questo è l’uomo tripartito.
E figuratevi questo uomo tripartito ora dal quindicesimo secolo in una tale fase di sviluppo che deve formare consapevolmente tutto ciò che prima era istintivo. Attraverso ciò è ora messo nella necessità di ricevere dalla sua vita sociale esterna punti di appoggio, che egli stia dentro con la sua umanità tripartita in un organismo tripartito. Possiamo soltanto, perché uniamo in noi tre membri dell’essenza completamente diversi, il pre-natale, il terrestre-vivente, il post-natale, stare correttamente dentro nel presente nell’organismo sociale in tre membri. Altrimenti come uomini consapevoli arriviamo a una disarmonia con il resto del mondo. E arriviamo sempre più così se non ci sforzassimo di formare questo mondo circostante come un organismo sociale tripartito.
Vedete, così avete la cosa interiorizzata. Cerco di mostrare come si offre il dito alla ricerca scientificamente-spirituale, a trovare l’organismo sociale tripartito; come deve essere trovato dall’essenza umana stessa. Di cosa non si tratta non è stabilire programmi, ma trovare il modo come gli uomini devono vivere insieme per trovare quello che possono essere impulsi sociali. Questo si basa su realtà, quello che rivolge lo sguardo alla società e non al singolo. Quante volte mi è stato detto nelle ultime settimane: Sì, quello e quello uomo stabilisce determinati programmi che regolano la vita sociale in ogni singolo punto. — Su questo non si tratta, gli uomini l’hanno sempre fatto. Guardate quante innumerevoli utopie ci sono. Ma non deve essere un’utopia, deve essere quello che ha realmente radici nella vita pratica. E lì già è necessario che si abbia un sentimento per quello che ho anche già portato come paragone qui. Ho spesso detto: Colui che non vede gli impulsi spirituali nella realtà esterna, questi mi sembra come qualcuno che ha un pezzo di ferro semitondo. Uno gli dice: È una calamita, attira altro ferro. — Lui però dice: Ach no, è una calamita, con questo si ferrano i cavalli. — Questo è pure vero. I due non differiscono nel fatto che uno ha ragione e l’altro ha torto; ma il diritto più profondo ce l’ha comunque quello che sa che è una calamita e che è uno spreco usare il ferro come ferro di cavallo. Così è anche con la realtà esterna. Hanno ragione quelli che parlano di materialità, ma è lo spirito che crea la realtà intera. Si tratta ora che si ritorni a questo spirito, ma davvero non deve rimanere nella frase.
La scienza astratta, anche la filosofia astratta, e le ricerche naturali — vedete, questa grande ricerca naturale che ha fatto grandi progressi, che ha influenzato così i modi di pensare degli uomini che fondamentalmente tutto il pensiero sociale di coloro che pensano socialmente è orientato scientificamente-naturalisticamente, se pure non lo sanno — la ricerca naturale non è capace di giudicare correttamente l’uomo. Dice per esempio il puro nonsenso: Se voi sentite qualcosa, il sentimento è pure mediato dal sistema nervoso. È il puro nonsenso. Il sentimento è direttamente mediato dal sistema ritmico, dal sistema ritmico come il pensiero dal sistema nervoso-sensoriale. E la volontà è mediata dal ricambio, per nulla dal sistema nervoso in maniera elementare. Soltanto il pensiero del volere è mediato dal sistema nervoso. È soltanto nel momento in cui voi come uomini avete una consapevolezza chiara del volere, il sistema nervoso è coinvolto. Nel momento che voi ripensate il vostro volere, il sistema nervoso è coinvolto. Perché non si sa questo, ne è uscito l’elemento confondente della fisiologia e dell’anatomia moderna, che si distinguono nervi sensitivi e nervi motori. Non c’è inesattezza più crassa di questa distinzione di nervi sensitivi e nervi motori nel corpo umano. Gli anatomisti sono sempre in imbarazzo quando discutono questo capitolo, ma non riescono a venirne a capo. Sono in terribile imbarazzo, perché anatomicamente questi due tipi di nervi non si differenziano. È pura speculazione. E tutto ciò che si connette attraverso ricerche della tabe, tutto ciò è completamente infondato. I nervi motori non si differenziano dai nervi sensitivi, perché i nervi motori non sono lì per mettere in movimento i muscoli. I muscoli vengono messi in movimento dal ricambio. E mentre voi coi cosiddetti nervi sensitivi mediante il detour attraverso i sensi percepite il mondo esteriore, voi con gli altri nervi percepite i vostri stessi movimenti, i movimenti muscolari. La fisiologia moderna li chiama erroneamente nervi motori.
Tali terribili pregiudizi sono nella scienza e corrompono quello che passa nella consapevolezza popolare e agisce in maniera molto più corruttrice di quanto ordinariamente si pensi.
Così la ricerca naturale non è ancora così avanzata da penetrare l’uomo tripartito. Nella ricerca naturale si può aspettare se le teorie teoriche diventano popolari alcuni anni prima o dopo. Non importa per la felicità degli uomini. Ma il pensiero non è presente per comprendere questo uomo tripartito. Ma lo stesso modo di pensare deve essere presente per comprendere l’organismo sociale nella sua tripartizione. Lì la cosa diventa seria. Lì stiamo oggi al punto in cui capire è un must. Perciò un tale rovesciamento del pensiero, un tale reiaprendere è davvero non soltanto necessario per gli uomini ingenui, ma soprattutto per gli uomini dotti. Gli uomini ingenui almeno non sanno nulla di
quello che è stato affermato nella ricerca naturale per occultare inconsciamente la tripartizione dell’uomo. Ma gli uomini dotti sono zeppi di tutti questi concetti che oggi fanno dichiarare questa tripartizione come nonsense. Per il fisiologo odierno è puro sciocchezza. Se si dice loro: Non ci sono nervi motori, e si parla del fatto che i sentimenti non sono mediati dal sistema nervoso come i pensieri, ma soltanto il pensiero del sentimento attraverso il nervo, dunque la consapevolezza di esso, non il sentimento come tale, allora faranno grandi obiezioni. Conosco bene le obiezioni contro queste cose. Gli uomini possono naturalmente dire: Ebbene, per esempio, percepisci musica, la percepisci attraverso i sensi. — No, il sentimento musicale è presente molto più complicatamente. Si basa sul fatto che il ritmo respiratorio nel nostro cervello incontra la percezione sensoriale esterna, e nello scontro fra il ritmo respiratorio e la percezione sensoriale esterna nasce il sentimento estetico musicale. Anche lì è così che l’elemento risiede nel sistema ritmico. E quello che porta questo elemento alla consapevolezza è nel sistema nervoso.
Ma tutto questo vi indica però che riguardo a molte cose oggi viviamo comunque in un tempo di transizione. Sapete, non amo parlare di tempi di transizione, perché ogni tempo è un tempo di transizione dal passato al futuro. Astrattamente questo è così, ed ogni tempo può sembrare più o meno un tempo di transizione. Ma non di ciò voglio parlare, che il nostro tempo è un tempo di transizione, bensì in cosa lo è. Esso è interiormente in maniera molto significativa riguardo a importanti impulsi interiori dell’umanità un tempo di transizione. Ma questo si mostra anche presso uomini che possono fare questa percezione in un certo modo acuto. Non sono gli uomini oggi molto inclini a considerare i sintomi minori con la necessaria serietà. Voglio innanzitutto dirvi una percezione puramente scientificamente-spirituale. Naturalmente non posso provare questa percezione scientificamente-spirituale a voi in modo diverso da come un uomo che ha già visto una balena non può provare che esiste. Egli può soltanto raccontare.
Se si è portati al punto che si è davvero formata la propria capacità di percezione spirituale in modo che si può avere una comunicazione con anime umane che si sviluppano fra la morte e una nuova nascita, allora si fanno esperienze molto sorprendenti. Questa comunicazione può avvenire soltanto in pensieri; ma nel momento in cui pensiamo nel corpo fisico, vibra sempre qualcosa nei nostri pensieri che viene dal linguaggio. Con il pensiero vibra sempre qualcosa del linguaggio. Pensiamo sempre fortemente in parole. L’ho dovuto persino sperimentare una volta quando affermavo energicamente: Io sono ben consapevole che posso pensare senza che risuonino parole — che Eduard von Hartmann mi dicesse: Questo è un nonsenso, questo non esiste. L’uomo non può pensare senza che pensi in parole.
Così ci sono dunque filosofi molto ingenosi che non credono affatto che si possa pensare senza una presenza interiore di parole. Si può. Ma nel pensiero ordinario quotidiano l’uomo pensa in parole, specialmente quando deve sviluppare una comunicazione spirituale con i morti. Poiché sapete che questa comunicazione con i morti non deve svolgersi in astrazioni — questo sarebbe come se pensassimo nel vuoto — bensì deve svolgersi in concretezza, la comunicazione con i morti. Perciò dissi: Determinati quadri che sono visualizzati molto concretamente, questi raggiungono i morti, non i pensieri astratti. Particolarmente perché questo è così, siamo anche molto inclini in questa comunicazione di pensiero con i morti a pensare nella lingua e a lasciar risuonare interiormente la lingua. Lì facciamo l’esperienza stranissima — potete crederlo o no, ma è davvero un’esperienza — che per esempio i morti non sentono i sostantivi. Sono come buchi nelle nostre frasi nella comunicazione con i morti. Gli aggettivi sono già migliori, ma ancora molto deboli. Ma con i verbi, con le parole d’azione, lì il loro comprendere penetra. Si impara questo soltanto gradualmente. Non si sa perché talune cose vanno così male in questa comunicazione. Si arriva gradualmente al fatto che in questa comunicazione non si devono usare molti sostantivi. Si può certo tradurlo per sé così che si comprende. E si arriva al fatto che questo proviene dal fatto che l’uomo nel momento che usa parole d’azione, verbi, non può fare a meno che interiormente stia lì lui stesso, presso le parole. C’è qualcosa di personale nei verbi. Si vive l’azione insieme, mentre il sostantivo diventa sempre qualcosa di completamente astratto. In questo risiede probabilmente il motivo per cui entra questo fenomeno di cui ho parlato. Da qui vedete però che l’elemento linguistico è qualcosa che ci mette in connessione col mondo soprasensibile soltanto in misura molto limitata, quello che addirittura attraverso il fatto che nel campo della lingua appare sempre più la tendenza ai sostantivi, contribuisce al fatto che possiamo scinderci dal mondo spirituale. E quanto più pensiamo in sostantivi, tanto più ci stacchiamo dal mondo spirituale.
Volevo con questo fatto soltanto suggerirvi che la lingua per la nostra vita soprasensibile ha una grande importanza, un’importanza fondamentale. Ma la lingua nello sviluppo umano stesso è in pieno sviluppo. E lo strano nello sviluppo linguistico è che sempre più porta l’uomo verso l’astrazione, che sempre più lo allontana dal vivo, dal vivere interiore di pensiero. Potete percepirlo esternamente se vi chiedete: Come sono le lingue occidentali in paragone alle lingue orientali? Prendete per esempio la lingua più avanzata sul piano fisico esteriore, la lingua inglese: scorre quasi soltanto in parole, ha il minor contenuto di pensiero. Prendete le lingue orientali: sono completamente piene di contenuto sentimentale, di contenuto di pensiero. Questo è il tratto della lingua da oriente a occidente. La lingua si vuota del contenuto di pensiero da oriente a occidente. Questo è una differenziazione importante riguardo alla vita sociale popolare.
Ora esiste nel nostro tempo un uomo che ha sviluppato un grande acume nell’osservazione del linguaggio umano. Questo uomo è così intelligente riguardo all’osservazione di ciò che è connesso al linguaggio umano, sì quasi così intelligente, che quasi ricomincia a non essere intelligente. Esiste davvero un grado di intelligenza dove si comincia di nuovo a diventare un po’ stupidi per eccesso di intelligenza. È davvero così. Si può avere un grande rispetto per questa intelligenza, ma non si deve sovrastimarla di fronte alla corrispondente verità. C’è Fritz Mauthner, che ha “sovra-kantizzato” Kant con la sua «Critica della lingua». Ci sono osservazioni straordinariamente fini nel terribile libro sulla «Critica della lingua», e anche nel «Dizionario», osservazioni che davvero provengono dagli impulsi del tempo. Questo non si può negar. Così Mauthner è arrivato a qualcosa di molto determinato, che deve sorprendere particolarmente lo scienziato dello spirito: che effettivamente l’attività interiore animica umana procede in una sorta di triplicità. Il primo è la percezione sensoriale ordinaria, come è così organicamente formata nell’arte. Questo Mauthner crede come qualcosa che è reale, che è una realtà. Se ora si sperimenta interiormente, stimolati dalla percezione sensoriale, qualcosa che già conduce nel soprasensibile, Mauthner lascia che tale esperienza interiore valga. La chiama «esperienza mistica», «esperienza religiosa». Bene, ma dice: Nel momento in cui l’uomo così sperimenta misticamente, può soltanto sognare. È piacevole sognare, ma si è fuori della realtà. Mauthner dubbita complessivamente della possibilità di arrivare alla realtà delle cose, perché l’unica realtà per lui è la percezione sensoriale. Al massimo l’arte può ancora arrivarvi. Ma non appena ci si allontana dalla percezione sensoriale così lontano da sperimentare qualcosa nella vita mistico-religioso, allora si sogna effettivamente sulla realtà; l’avete già lasciata. E allora si può ancora andare più lontano, pensa Mauthner. Arriva a tutte queste convinzioni attraverso l’osservazione della lingua. Analizza, critica la lingua, particolarmente nel suo dizionario filosofico; È qualcosa di terribile leggerlo. L’ho già segnalato a voi a un’altra occasione sui tormenti che si sopportano leggendo uno di quegli articoli dall’A alla Z. Si comincia a leggere un tale articolo: lì viene detto qualcosa. Poi viene pronunciato un’altro periodo, dove quello che viene detto è un po’ ristretto. Poi un terzo periodo dove quello che è ristretto è di nuovo ristretto un po’, così che torna un po’ al primo periodo. Ci si gira, ci si gira, ci si gira, e alla fine non si ha nulla se si legge l’intero articolo fino in fondo. Terribile è l’articolo «Cristianesimo». Un tormento spaventoso. Ma è fondato, nel senso di Mauthner, che sia così. Mauthner sa questo, e condanna praticamente il suo lettore a sentire tali tormenti. Li ha provati lui stesso. Non crede che l’uomo se vuole sapere qualcosa possa giungere a qualcosa di diverso che a un tale girarsi. È un assoluto scettico. Non trova da nessun luogo nella lingua un contenuto diverso da quello che la lingua stessa ha. Per lui ha soltanto un valore casuale. E così diventa un sogno anche per lui l’esperienza mistica interiore. Volete uscire dalla lingua: nel momento che uscite da essa, diventa un sogno interiore.
Ma si può andare a un terzo stadio: Si può credere di pensare, ma si parla soltanto interiormente. Se ora si tende all’una o all’altra lingua, i suoni linguistici, le parole sono comunque una volta sviluppate sulla percezione sensoriale esterna. Vi ho parlato di diversi pareri degli esperti su come il linguaggio è sorto. Sapete che si distinguono principalmente due opinioni sullo sviluppo linguistico: teoria bing-bang e teoria guau-guau. Questi sono termini tecnici. Mauthner ora ritiene che tutto è sviluppato soltanto sulla percezione sensoriale esterna. Effettivamente veri pensieri non sono presenti per l’uomo. Ma nella scienza vi aspira, scegliendo il terzo stadio, ai veri pensieri. Ma non giungerebbe a conoscere qualcosa di reale. Nella mistica ancora sogna. Se sale al pensiero-realtà, per esempio alle leggi naturali, non sogna neanche, allora dorme già. Perciò per Mauthner tutta la scienza è Docta ignorantia. Questi sono i suoi tre stadi.
Ebbene, vi dissi, si può avere un certo rispetto per tale osservazione, perché non è nemmeno sbagliata, ma è sbagliata appunto per il tempo attuale. È qualcosa a cui la umanità ora tende, da Mauthner correttamente sentito. È così: Se l’uomo odierno vuol arrivare alla mistica, questo è qualcosa di completamente diverso che per l’uomo di una volta. L’uomo di una volta era ancora interiormente connesso con la realtà. L’uomo odierno non può; realmente sogna come mistico. E le leggi naturali che l’uomo oggi trova — ebbene, non ci si può mettere su un punto di vista così scabro come certi teorici che la cosa hanno notato come Mauthner, come per esempio il pensatore francese Boutroux o Ernst Mach — ma si deve ammettere ciò che oggi si chiama leggi naturali se si esamina il contenuto di queste leggi naturali, in fondo non ci sono pensieri — si crede solo che siano pensieri — ma soltanto riassunti di fatti. Sono effettivamente soltanto registrazioni. Alcuni l’hanno notato, per esempio Mach. Mauthner l’ha notato bene, perciò parla di Docta ignorantia, di ignoranza erudita, di dottrina ignorante. Sì, per lo stato di sviluppo attuale dell’uomo è così. L’uomo è divenuto oggi sia misticamente che scientificamente naturalmente molto sterile. Non se ne accorge soltanto chiaramente a sufficienza nella sua presunzione. Ma questo non è un segno universalmente umano. Mauthner e gli altri credono soltanto che sia così perché in verità non pensano allo sviluppo umano, ma perché credono: come è l’anima oggi, così era sempre. Ma è caratteristico dei tempi attuali. Chiaro è per la vita animica attuale soltanto la percezione. Veniamo in un sognare e persino in ignoranza erudita se vogliamo salire a stadi precedenti. Ma da ciò non ci si deve trarre la conclusione: La natura umana è tale che deve cadere in sognare mistico o ignoranza erudita — come pensano coloro che pensano come Mauthner — ma si deve trarre la conclusione: Quindi nuovi cammini devono essere trovati per quello che gli antichi trovavano su vecchi cammini. Cioè dobbiamo cercare una nuova mistica, non entrar nella mistica antica. Questa nuova mistica è cercata in «Come si acquistano conoscenze dei mondi superiori?». Dobbiamo salire a una nuova imaginazione, a una nuova inspirazione, ma dobbiamo salire su nuovi cammini. L’ho esposto chiaramente nel mio libro «Il mistero umano»: Perché misticamente sogniamo o persino scientificamente dormiamo, abbiamo la necessità oggi che ci svegliamo. Perciò ho designato nel libro il fenomeno primordiale della conoscenza odierna come un «Svegliarsi». Dobbiamo mettere al posto del sognare mistico un’immaginazione conscia, al posto della Docta ignorantia l’inspirazione, nel senso come è intesa nel libro «Come si acquistano conoscenze dei mondi superiori?».
Riguardo a ciò stiamo oggi in una transizione, appunto riguardo all’anima umana, che dalle profondità più interiori di questa anima umana dobbiamo sviluppare forza attiva che conduce al spirituale. Non ci troviamo altrimenti attraverso il caos del presente se non sviluppiamo la buona volontà di sviluppare forze attive interiori animiche. Gli spiritisti fanno il contrario. Sentono inconsciamente che dall’interno nulla scaturisce, così si lasciano mostrare gli spiriti in manifestazione esterna, in percezione sensoriale esterna.
E appare un fenomeno tragico nel presente. Possiamo oggi sperimentare che persone che poco prima ancora credevano che il materialismo potesse riempire la loro anima, all’avanzare dell’età non credono più al materialismo. Questo non è nulla di diverso da quello che l’anima sana deve sentire di fronte alla biologia moderna, alla sociologia anche: puzzo di cadavere, puzzo spirituale di cadavere, che si elimina soltanto attraverso un’attività interiore animica. Questo oggi molti non lo vogliono. Da ciò nasce la tragedia degli uomini anziani, ma che non vogliono arrivare alla ricerca scientificamente-spirituale e tornano al cattolicesimo. Questo dà alle anime che rimangono passive qualcosa da cui credono che sia contenuto spirituale. Questo è un grande pericolo. Questo di nuovo dalla altre parte indica il passaggio che come umanità stiamo attraversando nel presente. Completamente segretamente l’anima umana passa attraverso un importante
punto di sviluppo. E con questo passaggio attraverso un importante
punto di sviluppo è internamente connessa la necessità che come umanità di nuovo imparare a pensare riguardo all’organismo sociale, che in molte altre cose anche dobbiamo ripensare riguardo all’uomo.
Leggete ora come il singolo uomo quando sale nel mondo soprasensibile comincia a dividersi in tre parti. Leggete in «Come si acquistano conoscenze dei mondi superiori?». La fusione reciproca di pensare, sentire, volere che qui nel mondo sensibile presso l’uomo è naturale — leggete il capitolo sul «Guardiano della soglia» — pensare, sentire, volere si separano quando si entra in questo mondo soprasensibile. L’umanità oggi segretamente passa attraverso questo nel subconscio. Una soglia viene attraversata. Gli uomini si articolano interiormente in un uomo tripartito in maniera diversa come prima era presente. Questo osservare il passaggio dell’uomo attraverso una certa soglia, questo vi insegna che dagli strati spirituali più profondi dell’essere ci è dettato da sé la triarticolazione dell’organismo sociale. Se vogliamo trovare in futuro un’immagine di noi nel mondo esteriore così da stare insieme armoniosamente, allora dobbiamo avere il
l’organismo sociale tripartito.
Vedete, questi sono tali cenni che la scienza dello spirito dà per la triarticolazione dell’organismo sociale. Ma sottolineo anche questo: Una volta trovata la triarticolazione dell’organismo sociale, può essere compresa, come tutte le verità occulte, dal buon senso sano. Per trovarla è necessaria la ricerca scientificamente-spirituale. È stata trovata, allora il buon senso sano esprime la cosa. Anche questo dobbiamo considerare a ogni occasione.
Ora oggi ho tentato di farvi vivere interiormente qualcosa che oggi, al servizio dei tempi, deve essere detto riguardo alla triarticolazione dell’organismo sociale. Domenica prossima vogliamo ampliare questa considerazione, concluderla, e forse portarla finalmente a quello che dovrebbe essere, cioè a una completa completezza interiore.
L’ultima volta che ci siamo incontrati qui, ho potuto parlarvi delle ragioni interiori del pensiero della triarticolazione dell’organismo sociale. Ho potuto condurre le considerazioni così lontano che abbiamo avuto modo di rivolgere l’attenzione al senso in cui viviamo oggi, in una certa misura, in un’epoca di transizione. Non fraintenderete questa osservazione, poiché ho spesso detto: quando parlo qui di un’epoca di transizione, non intendo quella banalità che spesso ci si presenta quando si afferma di vivere in un’epoca di transizione. Del resto, ogni epoca, come ho spesso affermato, è un’epoca di transizione, precisamente dalla precedente alla successiva. Ciò che importa è rivolgere l’attenzione proprio a ciò che transisce. E certamente esistono momenti più o meno significativi nel grande sviluppo della storia dell’umanità. Per chi considera la vita dello spirito in quelle profondità in cui è accessibile all’osservazione umana, è chiaro che proprio rispetto agli impulsi più importanti, agli impulsi supremi dello sviluppo dell’umanità nel nostro tempo, qualcosa di determinante accade come al di sotto della soglia dei processi esteriori. Vi ho già chiamato l’attenzione su come sia necessario guardare a ciò che spesso viene chiamato l’inconscio o il subconscio della natura umana, dell’essenza umana, per riconoscere ciò che oggi proprio rappresenta per l’umanità una transizione nel senso essenziale e importante. Non è tanto ciò che oggi abbiamo nella nostra coscienza a dirci molte cose sullo sviluppo dell’intera umanità, sebbene viviamo proprio nell’epoca dello sviluppo dell’anima cosciente, sebbene per il singolo uomo in questa epoca sia proprio una legge storica il fatto che egli sviluppi la sua anima cosciente. Ma per l’umanità nel suo insieme, a differenza dei singoli uomini, questa epoca è tale che l’intera umanità, per quanto riguarda le forze interiori dell’anima e dello spirito, attraversa un’epoca che consente che lo sviluppo avvenga più nell’inconscio. Nell’inconscio dobbiamo trovare per l’intera umanità le forze di transizione più essenziali, così come per il singolo uomo oggi in questa epoca dobbiamo trovare le forze più importanti proprio nell’acquisizione della piena coscienza. Per il singolo uomo, l’esperienza istintiva, più ingenua dell’anima procede sempre più verso un’esperienza consapevole dell’anima; ma per l’intera umanità, qualcosa d’importante si compie inconsciamente, senza che il singolo spesso guardi a questo importante, se non aspira specialmente all’approfondimento nella scienza dello spirito.
E questo importante, questo essenziale, non è affatto facile da descrivere. La nostra lingua è infatti fondamentalmente fatta per la resa psichica della realtà sensibile esterna. Questa lingua ci rende difficile descrivere con precisione, particolarmente in modo adeguato, ciò che non appartiene alla realtà sensibile, ciò che appartiene all’esistenza soprasensibile. Ci si deve spesso aiutare attraverso i confronti, ma non attraverso i confronti astratti, bensì attraverso i confronti come voi ben li conoscete dalla scienza dello spirito, che sempre affianca un fenomeno vitale a un altro, affinché un fenomeno vitale chiarisca l’altro. Quando tali confronti vengono formulati, è necessario essere consapevoli che soltanto un pensiero mobile, un pensiero che non costringe i concetti, le parole, realmente giunge al senso preciso di ciò che si deve presentare. Devo infatti fare un confronto quando desidero caratterizzare l’aspetto più importante di ciò che accade nell’intera umanità nel presente storico — l’ho già accennato — devo confrontare i fondamenti attuali dei processi storici con l’esperienza che il singolo uomo può attraversare consapevolmente soltanto quando, come si dice, oltrepassa la soglia nel mondo soprasensibile. Voi tutti conoscete dalla mia esposizione su questo vissuto individuale dell’uomo contenuta nel mio libro «Come si conseguono i soprasensibili?» che è un avvenimento profondo che tocca l’essenza umana quando l’uomo oltrepassa quella soglia, al di qua della quale per la coscienza umana è il mondo sensibile e al di là della quale è il mondo soprasensibile. Davvero, tutto al di là di questa soglia nel mondo soprasensibile è diverso da come stanno le cose qui nel mondo sensibile. E l’uomo vive qualcosa — lo sapete — che coloro che l’hanno esperito in particolare nello stile delle epoche più antiche hanno designato con la parola significativa «l’oltrepassamento della porta della morte». Chi vuole veramente oltrepassare questa soglia deve imparare a conoscere la morte nella sua essenza. Deve riconoscere la morte nella sua significazione per l’intera vita dell’uomo.
Ora voi sapete dall’esposizione che ho dato a questo evento dell’oltrepassamento della soglia nel mondo soprasensibile in «Come si conseguono i soprasensibili?» che nell’oltrepassare la totalità dell’essenza psichica dell’uomo subisce una trasformazione, naturalmente soltanto per quegli stati in cui ci si dimora consapevolmente nel mondo soprasensibile. Con la costituzione psichica che si ha qui nel mondo sensibile, la quale è appropriata per la vita, per l’agire, per l’azione in questo mondo sensibile, con questa costituzione psichica non è affatto possibile penetrare nel mondo soprasensibile. Nel mondo sensibile le forze dell’anima — il pensare, il sentire e il volere — sono in una connessione inscindibile, sicché nella nostra vita sensoria non arriviamo affatto a sentire e ad esperire queste forze dell’anima separatamente. Chi non sviluppasse contemporaneamente nell’anima una certa misura di volontà, anche in uno stato latente interno, mentre pensa, non sarebbe psichicamente in realtà sano. Non siamo per nulla in grado nella nostra vita sensibile di separare le tre forze dell’anima l’una dall’altra, così che con l’anima non sviluppiamo veramente mai un pensiero puro e semplice, mai un sentimento puro e semplice, mai una volontà pura e semplice. Nel nostro rappresentare, sentire, agire e volere, le tre forze dell’anima sono sempre mescolate tra loro. Quando oltrepassiamo la porta nel mondo soprasensibile — cioè conduciamo la nostra anima a quello stato in cui, esattamente come qui siamo circondati da cose sensibili, da processi sensibili, ora siamo circondati da esseri soprasensibili, da azioni soprasensibili di questi esseri — allora nella nostra anima deve subentrare una netta separazione tra il pensare, il sentire e il volere. L’uomo deve allora, come potete trarre dalle esposizioni in «Come si conseguono i soprasensibili?», essere addestrato in modo tale da poter sviluppare la forza interiore con cui il suo Io può tenere insieme questi tre elementi della vita psichica: il pensare, il sentire e il volere; altrimenti si spaccerebbe in tre personalità.
Sì, questo è l’importante vissuto interiore di attività che dobbiamo avere dopo l’oltrepassamento della soglia: questo ritrovarsi nella massima attività dell’Io, nella massima azione dell’Io al fine di tenere insieme le forze separatesi dell’anima, il pensare, il sentire e il volere. Questo è pure la paura che l’uomo contemporaneo pusillamine ha: la paura di fronte alla vera conoscenza soprasensibile, questa paura dinanzi all’azione interiore dell’anima dello stile più elevato. L’uomo oggi vorrebbe propriamente che tutta la sua azione si svolga in modo da essere provocata dal mondo esteriore e accada nel mondo esteriore. L’attività interiore al giorno d’oggi non sta ancora all’uomo, ma deve svilupparsi per l’uomo contemporaneo sempre più verso il futuro. Ma poiché questo sviluppo è ancora un compito, non è propriamente già presente, l’uomo ha il timore, la paura di penetrare nel mondo soprasensibile. Inconsciamente si teme — se mi è lecito formulare così — di questo sforzo intenso di mantenere insieme le tre capacità dell’anima che lì si separano. Descrivo questo vissuto individuale interiore qui per potervelo caratterizzare — altrimenti non lo si potrebbe affatto caratterizzare — ciò che accade all’interno del vissuto psichico — e sapete che possiamo parlare di un tale — ciò che accade all’interno del vissuto psichico dell’intera umanità nel presente momento. Quello che ho appena descritto come vissuto individuale al momento dell’oltrepassamento della soglia nel mondo soprasensibile è naturalmente, per chi oltrepassa questa soglia, un evento pienamente consapevole, molto più consapevole di qualsiasi vissuto cosciente della quotidiana coscienza vigile normale. È una coscienza elevata quella in cui si oltrepassa la soglia e in cui si percepisce la triarticolazione interiore dell’essenza psichica umana nel mondo soprasensibile.
Qualcosa di simile, ma ora naturalmente da sé stessa, non consapevolmente, l’intera umanità vive come evento cosmico-storico nell’epoca presente. Non lo si nota se non si studia consapevolmente dalla scienza dello spirito il processo inconscio che si compie per l’intera umanità. Sapete, la nostra epoca è la quinta dopo la grande catastrofe atlantidea, attraverso la quale è insorta la configurazione presente della superficie terrestre. La quinta epoca post-atlantidea è quella in cui viviamo, e in questa epoca la sua evoluzione complessiva impone all’umanità di attraversare qualcosa di simile a quella che è la soglia per il singolo uomo nel momento in cui entra nel mondo soprasensibile. L’umanità nel suo insieme, come ho detto, nella sua evoluzione cosmica, o diciamo pure terrestre storica, oltrepassa la soglia, al di qua della quale cioè nel tempo precedente, un tutt’altro genere di concezione del mondo, di conoscenza era necessario per l’umanità intera, mentre al di là della soglia, cioè in seguito, ne è necessario uno diverso.
Questo è ciò che nel subconscio dell’intera umanità accade oggi, che deve essere portato alla luce dalla scienza dello spirito, e che inoltre prova quanto sia necessaria alla nostra umanità la scienza dello spirito. Questo oltrepassamento della soglia non deve veramente restare nell’inconscio. L’umanità deve venire a conoscenza di questo oltrepassamento della soglia, altrimenti gli uomini dormono o perlomeno sognano ciò che propriamente come avvenimento supremo accade loro. E appunto in questa quinta epoca post-atlantidea è compito nostro sviluppare la coscienza. Non possiamo sviluppare la coscienza rispetto all’avvenimento più importante che interessa l’umanità se non attraverso l’ascesa dalla mera scienza sensoria alla scienza dello spirito.
Se considerateciò, allora forse vi tornerà in mente ciò che sempre di nuovo è stato detto nel corso di questi ormai lunghi anni anche qui a Stoccarda dalle esposizioni nel campo della scienza dello spirito. Vedete, sempre di nuovo ho dovuto sottolineare: la scienza dello spirito — così come è intesa qui — non è soltanto qualcosa che, per così dire, deve soddisfare le esigenze soggettive di conoscenza del singolo. La scienza dello spirito è qualcosa che è connessa all’afferrare, all’afferrare pensante, sentente, volente dell’impulso fondamentale dell’umanità nel nostro tempo. Così l’occuparsi di scienza dello spirito non dovrebbe essere una mera soddisfazione di curiosità o bramosia di sapere del singolo. Bensì la scienza dello spirito dovrebbe essere il compimento di un certo dovere che si ha nei confronti dell’intera umanità, che deve riconoscere nel presente ciò che accade nelle sue profondità, nelle profondità del suo sviluppo appunto in questa epoca.
Ora, poco tempo fa quando ho avuto occasione di parlarvi, vi ho detto come certi uomini che possiedono una certa perspicacia esteriore, sviluppata attraverso l’attuale formazione scientifica, notino in certi fenomeni ciò che noi come umanità viviamo oggi in un’epoca siffatta, al quale corrisponde qualcosa di indeterminato nelle profondità umane. Vi ho portato come esempio come tali persone, come per esempio Fritz Mauthner, parlino del fatto che l’uomo dapprima può avere la sua visione sensibile, ma che propriamente questa è l’unica vera realtà di cui l’uomo possa parlare. Ma questa realtà, che egli al massimo configura nell’arte, nel bello, nel sublime, non lo lascia giungere al soddisfacimento. Vuol penetrare più profondamente nell’essenza delle cose. Se tenta di farlo, se tenta di penetrare attraverso il suo interno nell’essenza delle cose, non giunge a un vero legame con la vera essenza del mondo, dice Mauthner, bensì soltanto a un sognare, benché a un tale sognare che si sente bene, perché si sente legato ai poteri centrali del mondo, ma che sa soltanto in modo onirico nella mistica. Questa mistica è allora il secondo grado dello sforzo interiore dell’anima umana per tali persone. Ma essi affermano e hanno ragione dal loro punto di vista, poiché rifiutano la conoscenza soprasensibile: la mistica è una conoscenza sognante. E come terzo grado Fritz Mauthner ammette una conoscenza che si persegue impadronendosi delle leggi naturali che governano il mondo, delle leggi storiche e di altre. Ma tutto ciò lo denomina propriamente come dotta ignorantia per il motivo che, nel momento in cui crediamo di conoscere qualcosa attraverso la scienza, non soltanto sogniamo come nella mistica, bensì dormiamo, dormiamo rispetto a ciò che sarebbe il legame con i veri poteri centrali del mondo. Così la pensano persone come Fritz Mauthner: l’uomo al massimo può percepire consapevolmente in modo sensibile e nobilitare le percezioni sensibili attraverso l’arte. L’uomo deve sognare se tenta di collegarsi religiosamente o misticamente attraverso il suo interno alla vera realtà. E l’uomo deve dormire se crede di collegarsi alle cose attraverso la scienza, attraverso la saggezza. Ora, parlando in assoluto, una cosa simile è una sciocchezza. Ma parlando relativamente, per la particolare costituzione psichica dell’umanità che si è sviluppata nel corso del diciannovesimo secolo e nel ventesimo, proprio per questa umanità specificamente parlando, non in generale, è una verità. Con i mezzi che hanno fatto grande la conoscenza naturale-scientifica, con i mezzi attraverso i quali siamo giunti a questo naufragio per quanto riguarda l’ordine sociale dell’umanità, con questi mezzi si può soltanto vivere psichicamente in modo triplice, come lo descrive Fritz Mauthner: svegli nella sensibilità, sognanti nella mistica, dormienti nella scienza. L’attraversamento della soglia dell’intera umanità lo trova un uomo come Fritz Mauthner. Chi ha letto opere come la «Critica della lingua» di Fritz Mauthner, in cui Mauthner tenta di “iper-kantizzare” Kant, dove non critica soltanto i concetti, bensì il linguaggio stesso, e particolarmente chi ha letto il «Dizionario filosofico», il voluminoso tomo in due volumi di Fritz Mauthner, almeno per quanto riguarda uno o l’altro articolo — è disposto in ordine alfabetico — sa in quale costituzione psichica viene messo appunto attraverso queste opere di Fritz Mauthner.
Vi consiglio specialmente — in questo caso sarete forse grati a me per il consiglio soltanto da un lato — vi consiglio di leggere in questo dizionario di filosofia per esempio l’articolo «Cristianesimo», oppure l’articolo «Res publica», o l’articolo «La saggezza di Goethe», o l’articolo «Immortalità». Ovunque avrete la sensazione: Ora leggete una frase. Nella seconda frase si indebolisce ciò che è stato letto. Nella terza si indebolisce di nuovo l’indebolito. Nella quarta viene ritrattata la prima cosa. Nella quinta frase il tutto viene ritrattato con tutte le affermazioni e gli indebolimenti. Poi cadate in un vortice della vostra intera intelligenza, sensibilità e sistema psichico, ed è qualcosa di terribile ciò che si sente dopo tale lettura. È una terribile angoscia interiore dell’anima. E nel descrivere questa angoscia interiore dell’anima che sente un uomo nella lettura, che ha soltanto il coraggio di trarre l’ultima conseguenza della presente costituzione dell’anima — a differenza da molti che non hanno questo coraggio — voi non offenderete per nulla Fritz Mauthner con una critica così espressa come l’ho ora espressa, perché egli stesso confessa che ha la medesima costituzione psichica quando scrive questo articolo. Infatti egli dice: con la conoscenza umana non si può giungere a nulla di diverso se non a una specie di danza dello spirito nella quale non ci si ritrova. Fritz Mauthner confonde l’infondatezza della conoscenza divenuta necessaria nel diciannovesimo e all’inizio del ventesimo secolo con un’ipotetica infondatezza assoluta della conoscenza nell’uomo. Ma che cosa c’è in realtà? Qualcosa di completamente diverso da quanto Mauthner crede.
In tempi antichi l’uomo, come sapete, nella chiaroveggenza atlantidea non sognava misticamente bensì conosceva misticamente, si collegava con la realtà. Non dormiva soltanto nella saggezza. Riconosciamo ancora nei resti della saggezza più antica, come in Platone, come essa seppe dire grandi cose all’umanità. In Aristotele già finisce. L’umanità non aveva soltanto una dotta ignorantia, ma aveva una saggezza attraverso la quale si collegava con i poteri centrali del mondo, che sono allo stesso tempo i poteri centrali dell’essenza umana stessa. Ma queste capacità si ritrassero. Dovevano ritirarsi affinché l’uomo cercasse in se stesso le forti forze, quello che gli era dato dall’esterno da esseri spirituali senza il suo contributo, attraverso il suo interno. Oggi come intera umanità oltrepassiamo la soglia. Nel passaggio della soglia dobbiamo sviluppare le forze dal nostro interno, la mistica che altrimenti dorme nella nostra natura, portarla al risveglio, il sogno della mistica attraverso la nostra propria forza trasformarlo in un’esperienza nello spirituale, e egualmente quello che altrimenti è una scienza morta e astratta, attraverso l’attività interiore, attraverso la forza interiore, trasformarlo in un vero vissuto del soprasensibile spirituale. Oggi questo è dato al nostro potere. Perciò dobbiamo passare attraverso uno studio siffatto, e quindi gli uomini che non vogliono accedere alla scienza dello spirito, come Fritz Mauthner, possono soltanto sentire quello che come una tragedia necessaria era necessario appunto al risveglio delle forze interiori dell’uomo. Perciò gli uomini come Mauthner, che sentono e vivono questo, e non vogliono accedere alla scienza dello spirito, propriamente devono disperarsi della possibilità di collegarsi consapevolmente ai poteri centrali dell’esistenza, che sono allo stesso tempo i poteri centrali dell’essenza umana stessa.
Se riflettete profondamente su ciò che ho appena detto, non dovete dire a voi stessi: l’uomo nel presente è sottoposto a una severa prova nello sviluppo dell’umanità attraverso l’inconscio oltrepassamento della soglia? Sì, lo è. Perché se non vuole sviluppare l’attività dell’anima, la forte azione dell’anima, è condannato a cadere nell’inattività, nell’inazione, e attraverso ciò nell’incredulità rispetto all’esistenza, almeno a cadere in una specie di incertezza, quando si tratta di porsi con il suo interno nel totale meccanismo dello sviluppo del mondo. Così è approssimativamente la costituzione psichica di un uomo rappresentativo, tipico come Fritz Mauthner. Ce ne sono molti nel presente, ma egli è stato interiormente coraggioso abbastanza da confessare questo in molti scritti, mentre altri sono nella medesima costituzione psichica e non lo confessano. Ha avuto inoltre la rassegnazione di ritirarsi infine in un angolo a sudest della Baviera, dopo che era stato giornalista per guadagnarsi da vivere per tutta la vita. E là ha escogitato la «Critica della lingua», il suo libro di amara disperazione nella conoscenza umana, ha poi scritto là il suo «Dizionario filosofico». Si è ritirato, scrive ancora molti articoli che davvero non sono più adatti di suoi libri a condurre un porsi interiore positivo e vigoroso dell’uomo nello sviluppo complessivo. In lui c’è sempre una specie di dubbio sulla possibilità di intervenire correttamente nell’esistenza, perché propriamente non si può afferrare consapevolmente l’esistenza. Mauthner ha tratto la conseguenza, si è ritirato in una professione per lui indifferente, si è dedicato al giornalismo, nel quale già si può essere scettico e dubbioso sulla vita. Ma ci sono anche discepoli di Fritz Mauthner che non hanno avuto questa rassegnazione.
Chiediamoci ora qualcosa di ben preciso da motivazioni interiori: che cosa diverranno mai questi discepoli che si dedicano pienamente alla concezione della vita di Mauthner, cosa non potranno mai divenire? Non potranno mai giungere a un afferrare vitale della realtà. Perciò non a quel tipo di afferrare della realtà che possa intervenire fruttueosamente in questa realtà. Questi uomini non possono inserirsi nella vita se si pongono in essa. Fritz Mauthner del resto si è estraniato. Costoro afferrano soltanto la vita sensibile e credono a ciò che va oltre soltanto come a un sogno, a un dormire.
Un discepolo siffatto di Mauthner, onesto e sincero, ma perciò per la vita sociale del presente così inetto come possibile, è per esempio Gustav Landauer. Questo è un vero discepolo di Fritz Mauthner. Non basta oggi giudicare la vita soltanto dalla superficie. Oggi siamo di fronte a compiti che possono essere affrontati soltanto se abbiamo la buona volontà di immergerci nei fondamenti della vita. Non possiamo oggi, come tali uomini come li ho appena descritti, cercare impulsi di pensiero da ciò che il tempo ha portato per un nuovo ordine sociale. No, dobbiamo cercare gli impulsi sociali dagli impulsi che sono appunto in fase di insorgenza, dagli impulsi della conoscenza spirituale; altrimenti non giungiamo a veri impulsi sociali. Quando sono stati trovati, possono come tutti i risultati scientifici-spirituali essere afferrati dal sano intelletto umano. In questo senso voglio pure richiamare l’attenzione sulla nostra triarticolazione.
Oggi è necessario che in tutte le cose gli uomini imparino con la massima sincerità primo a cercare una vera auto-conoscenza, secondo una vera conoscenza del mondo.
Prendete la scienza dello spirito che viene chiamata qui da vari punti di vista. Certamente anche lì, come in certa mistica astratta e in certo occultismo astratto, si parla della necessità dell’auto-conoscenza, della necessità della conoscenza del mondo, ma diversamente. Si parla come specialmente vorrei mettere nel cuore al nostro tempo: che non si può mai giungere a una vera auto-conoscenza senza cercare questa auto-conoscenza attraverso la conoscenza del mondo. Il meditare dentro il sé non fornisce auto-conoscenza. La conoscenza del mondo educa prima il nostro sé in modo che questo sé può giungere all’auto-conoscenza. E di nuovo: nessuno può giungere a una conoscenza del mondo senza che egli faccia il cammino nel suo stesso interno. La conoscenza del mondo non è possibile senza l’auto-conoscenza. Le due cose sembrano quasi contraddirsi, ma questa contraddizione è vivente e fruttuosa: conoscenza del mondo non senza auto-conoscenza, auto-conoscenza non senza conoscenza del mondo. È come il battere di un pendolo che deve oscillare avanti e indietro. Così l’uomo nella sua vita deve cercare continuamente l’oscillazione del pendolo tra l’auto-esperienza e l’esperienza del mondo, esperienza del mondo e auto-esperienza. Ma è soltanto questo che allora dà il rafforzamento dell’anima, quella attività interiore dell’anima che oggi e verso il futuro diventerà sempre più necessaria per l’intera umanità. Perciò, perché l’uomo da un certo egoismo naturale nell’epoca dell’anima cosciente così facilmente rumina dentro il suo interno, perciò l’umanità in questa epoca è caduta nell’amore per l’astrazione. Essa non può proprio neanche giudicare bene come sia forte l’amore per il puro astrarre nel nostro tempo. Ma appunto per questo è straordinariamente necessario che ascendiamo, appunto per oltrepassare nella giusta maniera la soglia che ho indicato, che ci muoviamo da una mera necessità di astrazione, da una mera necessità di pensiero, a un fatto. Da un mero conoscere astratto a un vivere esperienziale della realtà. A un pensare in noi non nel puro pensiero bensì a un pensare che s’immerge nelle cose e pensa con le cose e gli avvenimenti del mondo. Soltanto così possiamo rimanere all’altezza del presente. Perciò voglio portarvi un esempio. Ma noto prima che non dovete comprendere ciò che dirò ora come se, nel caratterizzare questa o quella direzione di concezione del mondo, desiderassi prender posizione rispetto a questa o quella direzione. Voglio soltanto caratterizzare, non giudicare.
Quello che si chiama concezione naturale-scientifica del mondo, un pensiero orientato scientificamente, ha subito uno sviluppo che vi ho caratterizzato da vari punti di vista. È infine giunto a una concezione come quella di Mauthner. Ma si è espressa anche in altre sfumature. Non so se vi ricordate di un uomo del quale vi ho parlato, certamente in un’altra occasione e per caratterizzare altro da voi, parecchi anni fa, un uomo che una volta in uno dei suoi libri, che egli chiama «Analisi delle sensazioni», ha voluto descrivere la difficoltà dell’auto-conoscenza. Voleva già descrivere la difficoltà esteriore dell’auto-conoscenza. E per descriverla, ha portato due esempi dove rispetto all’auto-conoscenza era soggetto già a forti illusioni per quanto riguarda l’esteriore. Una volta, così dice, camminava per la strada. Improvvisamente gli viene incontro qualcuno — la persona in questione era un professore — pensa fra sé: Ma che figura di scolastico mi viene incontro? Gli era completamente antipatica questa figura, così racconta da sé. Poi notò ciò che gli era accaduto: era venuto di fronte a uno specchio di una vetrina e incontrava se stesso in questo specchio mentre camminava lungo la strada. Un’altra volta saliva in un omnibus. Di fronte alla porta dalla quale saliva, c’era uno specchio. Era terribilmente stanco. Vide l’immagine e disse fra sé: Che sorta di relitto sale dall’altra porta nell’omnibus? Solo dopo un po’ capì che era lui stesso.
Vi ho raccontato ciò, e da allora già potrete giudicare che è certamente un uomo serio da prendersi in considerazione: Ernst Mach, colui che da naturalista è divenuto filosofo, Ernst Mach. Ora egli ha di nuovo vari discepoli. La sua concezione del mondo non è dissimile da quella di Mauthner, solo che Ernst Mach è giunto meno al dubbio, all’infondatezza, ma semplicemente crede nel gioco dei pensieri. L’Io stesso è per lui un mero mito, come anche per Mauthner, soltanto che Mach ne è soddisfatto. Ma bisogna studiare questo Ernst Mach e poi conoscere la sua vita, conoscere l’intera personalità. Mi ricordo io stesso come ho visto per la prima volta Ernst Mach all’Accademia delle scienze di Vienna, dove tenne una conferenza solenne sull’economia del pensiero, dove spiegava tutto ciò che si pensa come soltanto un ordine dei pensieri secondo il principio della minima forza. Avevo allora una grande ira per questa esposizione del processo di pensiero. Poi l’ha sviluppato, ha scritto i suoi libri, che hanno avuto grande influenza su molte persone. Se per il resto si conosce la sua vita, si sa: era certamente un uomo molto, molto onesto, un cittadino dello stato assai obbediente a cui serviva tramite la sua disciplina, un rappresentante tipico del pensiero che si sviluppa nel nostro tempo. Potrei nominarvi un pensatore ancora simile. Mach non ha insegnato stesso a Zurigo, bensì un suo discepolo: Friedrich Adler, lo stesso Adler che poi ha sparato al ministro austriaco Stürgkh. Ma un uomo pensante in modo assai più astratto ha rappresentato a Zurigo una concezione del mondo molto simile alla filosofia macchiana, alla concezione del mondo macchiana: Richard Avenarius. Non posso consigliarvi di leggere i libri di Avenarius; li buttereste via dopo la seconda pagina. Sono scritti in una lingua incomprensibile. Sarebbe per voi soltanto un’inesplicabilità: come mai moltissimi uomini si sono immersi nei libri di Avenarius e hanno formato da questo filosofia una concezione del mondo.
Quello che qui discusso sono casi estremi che possono rendervi attenti alla differenza tra una mera logica del pensiero astratto e una logica di fatto. Avenarius era anche secondo la sua vita davvero un buon cittadino medio, un bravo cittadino dello stato nel miglior senso della parola. Ma uomini come Ernst Mach, il suo discepolo Adler, dove già è più visibile, e Avenarius — prendiamo per il momento Mach e Avenarius — non sentono nulla della logica di fatto nella quale stanno attraverso i loro propri fatti. Perché, vedete, che cosa è divenuto della concezione del mondo di Ernst Mach e Avenarius, questi onesti, obbedienti, genuini borghesi-dotti? Che cosa è divenuto? È divenuta la filosofia dello stato dei bolscevichi, la concezione del mondo che sta alla base del bolscevismo. È soltanto passata attraverso altri temperamenti umani, altre costituzioni psichiche umane. Conseguenza di fatto! Conseguenza secondo la logica di fatto di ciò che Ernst Mach e Avenarius hanno insegnato.
Non è accaduto soltanto per una circostanza esterna, che appunto attraverso lo studio di studenti russi di talento presso Avenarius e poi presso Adler a Zurigo sia stata casualmente trasportata in Russia questa filosofia, ma qui c’è un vero legame spirituale interiore. Lo comprende soltanto chi non pensa con pensieri intorno alle cose, bensì chi sa pensare dentro le cose, chi sa che benché non una conseguenza logica astratta da Avenarius e Mach porta a Lenin e Trotzki, però una logica assai consustanziale porta dall’uno all’altro.
Queste sono le cose su cui oggi dipende tutto. Sono oggi accessibili soltanto a chi ha la serietà di studiare l’interno del divenire. Perché siamo giunti a un’epoca complicata della vita interiore, dove uno come Mach e Avenarius può credere di essere un uomo dell’ordine, un uomo che vive soltanto in alte sfere spirituali di ordine, e non sospetta che possa divenire dinamite politica quello che insegna, quando i suoi pensieri passano da lui ad altri animi.
Un grande appello risuona oggi all’umanità, di acquistarsi un senso per i legami più profondi della vita. Senza questo senso non si va avanti. Se vogliamo giungere a idee sociali fruttuose, non possiamo scegliere come Richard Avenarius e Ernst Mach i prodotti finali morti delle vecchie concezioni del mondo che si distruggono in se stesse, bensì dobbiamo volgerci a quel rinnovamento delle concezioni del mondo che solo nella scienza dello spirito può essere dato e che solo sa chiedere nella maniera giusta: quali devono essere l’ordine sociale quando l’uomo nel futuro, dal presente in poi e nel futuro sempre più così internamente tripartito — perché passa la soglia internamente tripartito — procede attraverso il mondo? Allora l’ordine sociale esteriore deve essere per lui lo specchio; allora l’ordine sociale esteriore deve essere tripartito. Allora il futuro farà corrispondere l’esteriore all’interiore. Questa triarticolazione, se la si sa veramente considerare con seria scienza spirituale, non è qualcosa di escogitato; è qualcosa semplicemente ascoltato dal vero corso interiore del divenire dell’umanità, come esso procede dal presente al futuro.
A tutti gli altri requisiti che si rivolgono all’uomo del presente, appartiene appunto anche questo, che l’uomo sviluppi la buona volontà di lasciarsi coinvolgere nella considerazione del mondo spirituale. Che sviluppi prima di tutto la buona volontà di considerare se stesso in modo tale che la considerazione diventi anschaulich per lui, ciò che spiritualmente sta alla base di questo uomo. Una prova, non qualcosa di definitivo, era il materialismo naturale-scientifico. Perciò è anche tanto significativo e utile, anche nella forma dell’haeckelismo. Una prova attraverso la quale si deve passare è tutto questo. L’uomo viene allora messo in serie con la filogenesi animale, perché fondamentalmente rispetto a tutto ciò su cui questa considerazione pone il valore, l’uomo appare davvero soltanto come animale superiore sviluppato. Cominciamo però a considerare l’uomo rispetto all’auto-conoscenza in connessione con il mondo, allora la cosa cambia subito. Cose che altrimenti contano come non importanti diventano importanti, e viceversa. Nuova luce si irradia semplicemente sul fatto che si sta su un particolare punto di vista di considerazione sulla totalità dell’essenza umana. In sostanza, sappiamo che l’animale cammina così sulla terra — le eccezioni insegnano assai per l’essenziale — che porta la colonna vertebrale parallela alla superficie terrestre. L’uomo negli anni primi della sua vita si erge, pone la direzione principale del suo corpo, cioè la direzione della sua colonna vertebrale, perpendicolarmente alla superficie terrestre, forma con questa superficie terrestre nella colonna vertebrale una croce, forma anche una croce con la direzione della colonna vertebrale animale. Nel dire questo si dice chiaramente il rapporto dell’uomo al resto del mondo. È diverso nell’animale, è diverso nell’uomo. Sempre si legge presso Haeckel: L’uomo ha tante ossa e tanti muscoli quanti gli animali superiori. Ma ci sono ancora altre cose che non si possono contare, che consistono in un afferrare intuitivo, o meglio immaginativo, della forma nel suo rapporto al configuramento complessivo del cosmo e della terra, e questo afferrare della forma, non un parlare sull’essenza dell’uomo, è più importante del contare le ossa e i muscoli, più importante di ciò che la morfologia comparativa ha da dire sull’uomo.
Da qui partendo potrei dirvi molte cose che vi mostrerebbero che dove deve finire il precedente sguardo sul mondo, che ha prodotto nell’uomo tali abitudini di pensiero che l’hanno condotto alla presente sventura, là dove questo pensiero e queste abitudini di pensiero terminano, ora deve cominciare qualcosa di nuovo, che per esempio si riallaccia alla forma. Allora ci sarà una considerazione spirituale del mondo che fecondi l’organismo spirituale indipendente e sociale.
E una ancora più alta fase — queste fasi non si sveglieranno come negli altri nostri contemporanei soltanto in modo onirico-mistico — una ancora più alta fase afferrerà viventemente quello essere che è sempre intorno a noi, il «mistero evidente», come dice Goethe. Da lì sarà montato in tale «veglia» come l’ho chiamato nel mio libro «L’enigma dell’uomo» e «I misteri dell’anima» a ciò che non è soltanto un porsi della forma nel cosmo, bensì un vibrare insieme con i grandi movimenti ritmici del cosmo.
Sapete, l’uomo consiste di questi tre arti: sistema nervoso-sensoriale, sistema ritmico, sistema del ricambio. Nel sistema nervoso-sensoriale egli sta in modo tale da poter afferrare attraverso ciò la forma nel rapporto al cosmo. Rispetto al suo sentimento, il sistema del ritmo, il sistema respiratorio o toracico, sta in esso con questo ritmo nel ritmo del mondo intero. Questo ritmo possiamo certo dapprima — naturalmente potremmo averne molto più, perché dai vari punti di vista nei vari anni abbiamo menzionato molto — afferrare soltanto da una punta. Voglio soltanto ripetere ciò che è già stato detto spesso. Guardiamo alla nostra respirazione. Abbiamo nel respiro normale 18 respiri al minuto. Ciò in un giorno con 24 ore dà circa 25.920 atti respiratori. Così che in un giorno ritmicarente uno dopo l’altro compiamo l’inspirare e l’espirare: circa 25.920 volte. Questo è il respiro più piccolo che l’uomo individuale dispone. Sapete, già nell’Antico Testamento si è assunto l’età patriarcale intorno a 70 anni. Si può naturalmente invecchiare di più, si può morire anche più giovani, ma questo è così circa l’età media degli uomini, 70 fino a 72 anni. Quanti giorni di vita sono questi? Molto approssimativamente calcolato 25.920 giorni di vita. Se ora prendete quel grande respiro che viene compiuto con noi nel momento in cui al mattino il nostro Io e il nostro corpo astrale s’immergono nel nostro corpo eterico e corpo fisico, così che al mattino inspiriamo il nostro elemento geistico-psichico e la sera lo respiriamo di nuovo,
se prendete questo come un atto respiratorio che si compie ogni giorno, allora il nostro giorno di vita, che abbraccia circa 71 anni, compie 25.920 atti respiratori. Cioè, quello spirito grande che respira nel momento in cui nasciamo e moriamo, respira nel suo giorno di vita, che abbraccia tutta la nostra vita umana, tante volte dentro e fuori come noi in 24 ore. Così siamo adattati con il nostro respiro umano a quel respiro spirituale che lo spirito compie, per il quale l’inspirare e l’espirare è quello che per noi è nascere e morire. Siamo il risultato dei suoi atti respiratori nella nostra vita di veglia e sonno. E il sole, dal quale potete almeno presentire che ha una relazione al nostro vissuto: l’uomo osserva come il suo levar del sole avanza nell’immagine dello zodiaco di un certo numero di gradi all’anno, così che quando il punto di primavera sta in un certo luogo di un certo segno zodiacale, è già ulteriormente spostato l’anno successivo e così via. Così il punto di levata del sole si aggira apparentemente intorno a tutta l’eclittica nel corso di quello che viene chiamato un anno platonico del mondo, e questo abbraccia 25.920 anni. Un nostro giorno di vita contiene 25.920 respiri, la nostra vita tra nascita e morte contiene 25.920 giorni di vita, un grande anno solare 25.920 dei nostri anni di vita. Così ci inseriamo in ciò che viene respirato nel processo sole-terra attraverso un anno platonico del mondo. Così vedete dentro a un ritmo cosmico attraverso il quale l’uomo viene articolato nel cosmo.
Senza almeno la buona volontà di conoscere l’uomo nel movimento della conoscenza in connessione con il cosmo, non potete acquisire conoscenza dell’uomo. Non potete più comprendere con l’odierna scienza naturale, per quanto strano suoni, nulla della vita umana fino alla nascita. Dopo che l’uomo è nato, qualcosa entra nella sua vita che la scienza naturale non può più afferrare. Perciò la scienza naturale col metodo che specialmente è gradito, con quello dell’embriologia deve fermarsi. Questo si mostra oggi specialmente nel fatto che l’intera teoria dell’evoluzione oggi è solo uno sviluppo dell’embriologia. Il resto è tutto fantasia. Quando l’uomo comincia a vivere sulla terra, subentra la necessità di penetrarlo nella conoscenza immaginativa, in
quella ispirata. Perché soltanto con questa si può penetrare ciò che l’uomo vive alla morte e che cosa è la morte. Attraverso il grado più alto di conoscenza che trovate descritto in «Come si conseguono i soprasensibili?» come il grado della vera intuizione, si ottiene quella perspicacia nell’essenza che meravigliosamente è accennata nel linguaggio stesso nel momento in cui del cadavere, e precisamente con un certo diritto, si dice: esso decadenza. Se oggi si potesse ancora sentire qualcosa durante queste parole, si sentirebbe davvero: decadenza significa passare nell’essenza, penetrare l’essenza, divenire uno con l’essenza. Nel momento in cui il linguaggio parla di decadenza parla davvero non di perimento. E il processo misterioso che una scienza naturale futura estrarrà dalle profondità della conoscenza, che prima si compie quando il corpo umano apparentemente decade o viene cremato, non è un annichilimento; è precisamente qualcosa di significativo nell’edificio interno dell’accadere.
Voglio attraverso una considerazione come l’odierna evocare un sentimento di come c’è una connessione interiore tra quello che è una concezione del mondo morente e una direzione scientifica dell’epoca antica, e la scienza dello spirito ancora in germe, che oggi propriamente sta sorgendo. Ma i due si urtano duramente. E qui comincia ad apparire sensibilmente una profonda tragedia della vita moderna che dobbiamo vincere con la forza umana interiore. Quello che io, per quanto male me ne possiate volere, chiamo la concezione del mondo e della vita borghese morente, è un fine ultimo che si prepara da sé la rovina. Quello che oggi ancora davvero è assai lontano da quello che deve diventare, quello che sorge come desiderio proletario, ha altri fondamenti umani. Mentre la concezione del mondo borghese muore nel corpo eterico, sorge dal corpo astrale quello che si sviluppa dal mondo proletario. E una simbologia terribilmente eloquente della concezione del mondo morente era l’egoismo di Max Stirner. La trovate nel suo legame descritta nel mio libro «I misteri della filosofia».
Ora viviamo in un’epoca in cui assolutamente dobbiamo tentare di non giudicare dalla superficie quello che sorge. Per quanto oggi qua e là ancora errino molte cose, dobbiamo poter guardare quello che oggi si sviluppa come movimento sociale dal proletariato come il divenire del futuro appunto dal punto di vista spirituale umano. Dobbiamo poter vedere: l’umanità oltrepassa una soglia, deve penetrare nella conoscenza soprasensibile. E appunto questo è per chi conosce spiritualmente un mezzo finemente parlante per discernere la direzione, che il mondo proletario appunto in certi condottieri, in certi capi, si comporta materialisticamente e si difende da quello che un tempo sarà. Si difende. Ha assunto come ultimo retaggio la concezione borghese, ma è chiamato nello sviluppo umano a consciamente oltrepassare la soglia, a elevarsi dal delirio materialista alla vera conoscenza del soprasensibile. Appunto quello a cui qui si accenna deve essere ricercato attraverso l’osservazione di un fondamento spirituale, così che non sia soltanto una conoscenza astratta, ma che possa divenire interiormente un impulso per la nostra volontà. Allora potremo metterci nella giusta epoca e nella giusta maniera dentro l’ordine sociale attuale con piena consapevolezza.
Le esposizioni che darò oggi intendono essere di natura pedagogica popolare, precisamente in tale maniera che ciò che vi sta a fondamento possa servire ai tempi, ai nostri tempi così seri. Voi avrete, credo, da soli notato che quello che soltanto poteva essere dato per cenni nel mio libro «I punti nodali della questione sociale nei compiti vitali del presente e del futuro» ha molti fondamenti, e soprattutto un gran numero di conseguenze che si riferiscono ai fatti della nuova configurazione mondiale. Così propriamente di tutto quello che oggi dovrebbe essere detto in questa direzione e soprattutto a cui dovrebbero essere date spinte, per il momento possono essere date soltanto linee guida individuali piuttosto che qualcosa di esauriente.
Se oggi guardiamo al nostro tempo — e ne abbiamo necessità, perché dobbiamo comprendere questo tempo — ci deve sempre di nuovo colpire l’abisso che esiste tra quello che deve essere designato come una cultura in declino e quello che deve essere denominato una cultura che lavora ancora caoticamente ma ascendente. Desidero richiamare espressamente l’attenzione sul fatto che oggi intendo trattare solo un capitolo molto specifico, e vi prego di considerare quindi questo capitolo in connessione col tutto, che ora procede da varie occasioni.
Quello da cui vorrei partire è: ricordarvi che è chiaramente visibile come una cultura, il cui portatore era l’ordinamento della società borghese, è in rápido declino; come dall’altro lato un’altra cultura si mostra nel suo primo arrossire, il cui portatore è oggi, come detto ancora da un fondamento assai poco compreso, il proletariato. Se si vogliono comprendere queste cose — si possono anche soltanto sentire, ma allora rimangono oscure — si devono afferrare nei loro sintomi. I sintomi sono sempre particolarità, ed è quello che vi prego di considerare nelle mie considerazioni odierne.
Vi ho già spesso fatto attenzione nel corso degli anni sul fondamento della concezione del mondo che qui vigeva, si può essere innanzitutto un vero assertore e difensore del moderno orientamento scientifico naturale. Quante volte ho esposto tutto quello che può essere detto per la difesa di questo orientamento scientifico naturale. Ma non ho mai neanche omesso di dire quali immensi lati d’ombra ha questo orientamento scientifico naturale. Ancora poco tempo fa ho fatto attenzione al fatto che questo si mostra subito quando, appunto attraverso quello che qui si denomina il metodo sintomatologico, si accenna a casi particolari specifici, dunque si procede in modo completamente empirico. Vi ho dovuto lodare da altri contesti un’opera eccellente del presente di Oscar Hertwig, il distinto biologo, «Il divenire degli organismi; una confutazione della teoria del caso di Darwin»; e ho, affinché non sorgessero fraintendimenti, subito dovuto richiamare attenzione — dopo che Oscar Hertwig ha fatto pubblicare un secondo libretto — che questo uomo ha messo accanto a un’opera naturale-scientifica straordinaria una considerazione delle condizioni di vita sociale che è del tutto inferiore. Questo è un fatto significativo del presente. Ciò mostra su quale terreno, su quale come orientamento scientifico naturale stesso eccellente terreno, non può nascere quello che prima di tutto è necessario per la comprensione del presente: una conoscenza degli impulsi sociali che esistono nel nostro tempo.
Oggi voglio portarvi un altro esempio, attraverso il quale potrete veramente bene vedere come da una parte l’istruzione borghese va incontro al declino e potrà salvarsi soltanto in un certo modo; come dall’altra c’è qualcosa di ascendente che si deve soltanto proteggere e coltivare in modo comprensivo e adeguato, allora sarà il punto di partenza della cultura del futuro.
Così veramente come un prodotto sintomatico, tipico della borghesia in declino, mi sta davanti qui un libro che appare subito dopo la guerra mondiale, che si chiama in modo assai pretenzioso «Il candelabro, concezione del mondo e configurazione della vita». Questo candelabro è appunto atto a emanare il massimo di oscurità per quanto riguarda tutto ciò che è oggi così necessario come educazione sociale e i suoi fondamenti spirituali. Una società curiosa si è riunita, che scrive cose curiose per così dire per la ricostruzione del nostro organismo sociale in singoli saggi. Naturalmente posso citare soltanto singole cose da questo libro abbastanza ampio. Lì c’è innanzitutto un naturalista, Jakob von Uexküll, davvero un buon, tipico naturalista, il quale, e questo è il significativo, non si è soltanto appropriato conoscenze nella scienza naturale — in questo è un uomo non soltanto versato, bensì come ricercatore perfetto del presente — bensì si sente anche costretto, come del resto fanno altri che sono cresciuti da fondamento scientifico naturale, a portare le sue deduzioni per la configurazione mondiale sociale. Ha imparato dal cosiddetto stato cellulare, come si suole denominare spesso l’organismo nei circoli scientifici naturali. E propriamente ha imparato a sviluppare il suo organismo del pensiero, e con questo sviluppato organismo del pensiero egli considera ora la vita sociale. Vi voglio portare soltanto particolari da cui potrete vedere come questo uomo, e precisamente non da scienza naturale, bensì dal modo di pensare scientifico-naturale fondamentalmente in modo assai giusto, ma secondo la vita totalmente insensato, considera la configurazione sociale odierna. Egli rivolge lo sguardo sull’organismo sociale e sull’organismo naturale, e trova che l’armonia in un organismo naturale talvolta può essere disturbata anche da processi morbosi, e dice allora per quanto riguarda l’organismo sociale quanto segue:
«Ogni armonia può essere turbata dalla malattia. Noi denominiamo la malattia più terribile del corpo umano — il cancro. La sua caratteristica è l’attività sconfinata del protoplasma che non si preoccupa più della conservazione dei suoi strumenti, ma produce soltanto libere cellule di protoplasma. Queste spostano la struttura corporea, ma non possono compiere esse stesse alcun lavoro, poiché non hanno la struttura.
Noi conosciamo la medesima malattia nella comunità umana, quando il grido del popolo: libertà, uguaglianza e fratellanza, al posto del grido dello stato: costrizione, differenza e subordinazione subentra.»
Ora, ecco un pensatore tipicamente scientifico-naturale. Considera come una malattia del cancro del corpo popolare se dal popolo sorgono gli impulsi di libertà, uguaglianza e fratellanza. Vuol sostituire al posto di libertà la costrizione, al posto dell’uguaglianza la differenza, al posto della fratellanza la subordinazione. L’ha imparato dallo stato cellulare come modo di considerazione, lo trasporta come conseguenza sull’organismo sociale. Del resto le sue disquisizioni non sono nemmeno prive di importanza se le si considera correttamente sintomatologicamente. Egli arriva a trovare nell’organismo sociale anche qualcosa che corrisponde al circolo sanguigno nell’organismo naturale, e precisamente non come l’ho ora esposto in vari discorsi, bensì come si presenta a lui. Arriva a considerare come questo con ragione nel circolante organismo sociale l’oro, e dice: «L’oro possiede però anche la capacità di circolare indipendentemente dal corso delle merci, e giunge allora nelle grandi banche come centri di raccolta centrali (‘cuore dell’oro’). » — Così il naturalista arriva a cercare nel grande organismo sociale qualcosa per il cuore, e trova per questo le grandi banche come centri di raccolta centrali, «che possono esercitare un’influenza preponderante sull’intero corso dell’oro e delle merci».
Ora vi noto espressamente che non voglio rendere ridicolo nulla, bensì voglio semplicemente mostrarvi come un uomo che ha il coraggio di pensare da questa base fino alle conseguenze, propriamente deve pensare così. Se molti uomini oggi si ingannano sul fatto che nel corso degli ultimi tre o quattro secoli abbiamo raggiunto uno sviluppo che rende completamente comprensibile un tale pensiero, allora c’è il fatto che questa gente dorme con l’anima, che si abbandona a narcotici culturali che non le permettono di guardare con anima sveglia a quello che propriamente è contenuto nella cosiddetta istruzione borghese. Vedete, così con un sintomo vi ho illuminato questo «Candelabro», illuminato il fondamento dell’istruzione presente, in quanto questa da fondamento di pensiero scientifico-naturale comprende la vita sociale. — Voglio mostrarvi anche con un altro esempio come agisce quello che su terreno spirituale ti s’incontra.
Tra gli uomini che qui in questa società sono riuniti, c’è anche uno che stá su fondamento più spirituale, Friedrich Niebergall. Ora, questo Friedrich Niebergall può già essere citato per il motivo che egli si comporta persino assai benevolo verso certe cose che per noi sono di valore. Ma io vorrei dire che è appunto il come ci si comporta benevoli verso certe cose da tale parte. Se si guarda al come, allora, si apprezza questo benevolenza, naturalmente se non si è egoisti, bensì si guarda agli ampi impulsi sociali, non molto alto; e sarebbe bene se non ci si abbandonasse a illusioni su tali cose. Sappiamo però — almeno alcuni potrebbero saperlo: quello che qui come scienza dello spirito viene coltivato, come scienza dello spirito orientata antroposoficamente, è da noi da tempo pensata così da dove da fondamento veramente spirituale di quello che oggi è in fase d’insorgenza. Lì naturalmente si incontrano gli estremi più opposti l’uno all’altro. E ho sempre dovuto esperire nuovamente come coloro che partecipano agli sforzi scientifico-spirituali nostri si distolgono verso altre cose, che sentono «assai affini», che però si differenziano da questi sforzi scientifico-spirituali per il fatto che sono le più cattive manifestazioni di declino borghese, mentre la scienza dello spirito da sempre era nella lotta più acuta con questo punto di vista del declino borghese. E così troviamo quindi mescolati insieme in modo piuttosto caotico da uno che non sa scorgere questi due corsi, come per esempio Niebergall, un fenomeno che appunto appare come conseguenza caratteristica della nostra cultura di decadenza, Johannes Müller; e subito dall’altro lato — sapete che non dico tali cose da una stupida immaginazione — trovate allora il mio nome registrato. Anche si dice molte cose amichevoli su quello che tenta di realizzare, assai molte cose amichevoli. Ma ora saprete che il mio intero sforzo è sempre rivolto a riprendere infine il sano intelletto umano per tutto quello che è stato portato dentro questa cosiddetta scienza dello spirito, e la più netta lotta contro tutta la nebulosa mistica, contro tutto quello che è chiamato roba mistico-teosofica, che devo appunto condurre della maniera più acuta. Questo poteva accadere soltanto per il motivo che è stata portata nei più alti campi della conoscenza una perspicacia limpida, idee ben determinate, che precisamente si ricercheranno quando nell’insegnamento scientifico-naturale non si è imparato la presente orientazione scientifica naturale, bensì il vero pensiero.
Dopo che così il signore in questione ha esposto quanto sia bello molte cose nell’antroposofia, allora aggiunge: «Intorno a questa verità pratica fondamentale si intreccia allora ancora un garbuglio confuso di cosiddette conoscenze dalla vita dell’anima, dell’umanità e del cosmo, come era una volta nel caso dei sistemi esaustivi della Gnosi, che offrivano alle mistiche saggezza misteri dall’Oriente di un’epoca che altrettanto ricercava profondità e pace dell’anima.» Si può naturalmente non dire nulla di meno esatto di questo. Perché che l’autore di questo designa come roba stropicciata, come garbuglio confuso, si basa semplicemente sul fatto che non ha la volontà di penetrare il metodo matematico di questa scienza dello spirito. Di solito non ce l’hanno coloro che soltanto da decadente forma di conoscenza si vogliono formare qualche rappresentazione. E così
gli appare quello che è stato conquistato proprio dalla disciplina dell’esperienza interiore attraverso la matematica come garbuglio confuso. Ma questo garbuglio confuso che porta a tale chiarezza matematica, sì persino a sobrietà matematica, è proprio quello che è essenziale, che da ogni mistica balbettante ingannevolmente, da ogni teosofia nebulosa preserva quello che qui dovrebbe essere condotto. E senza questo cosiddetto garbuglio confuso non si può per nulla ottenere un vero fondamento per la vita spirituale futura. Certamente si dovette lottare — per il fatto che fino al presente la scienza dello spirito poteva essere condotta soltanto nel circolo più ristretto attraverso le nostre circostanze sociali — si dovette lottare con quello che molto spesso appare per il fatto che soprattutto coloro che hanno tempo ora non hanno nulla altro che tempo per questi temi scientifici-spirituali, tuttora hanno le vecchie abitudini di pensiero e di sentimento in declino. E quindi si deve lottare terribilmente con il settarismo che così facilmente si diffonde in questi circoli, che naturalmente nella verità è l’opposto di quello che dovrebbe effettivamente essere coltivato, e con ogni sorta di litigio personale, che allora naturalmente si dirige a quei sistemi di calunnia che così rigogliosamente sono cresciuti sul terreno di questo movimento scientifico-spirituale.
Ora, chi considera a partire da tali sintomi quello che oggi è la vita dello spirito, facilmente potrà giungere al dire a se stesso: il nuovo creato sono necessari particolarmente nel campo dello sforzo spirituale. Vedete, il grido per la configurazione della vita sociale risuona in un momento in cui propriamente gli uomini nel senso più ampio sono equipaggiati con impulsi antisociali e istinti antisociali. Questi impulsi antisociali e istinti antisociali si manifestano appunto anche specialmente nel rapporto privato tra gli uomini. Si manifestano in quello che gli uomini oggi si portano gli uni agli altri, rispettivamente non si portano. Si manifestano nel fatto che una caratteristica principale è che gli uomini pensano l’uno accanto all’altro, si parlano l’uno accanto all’altro e infine anche camminano l’uno accanto all’altro. Un’istintiva capacità di comprendere veramente l’uomo che ti viene incontro è nel nostro tempo qualcosa di straordinariamente raro. E soltanto una manifestazione concomitante di questa rarità dell’istinto sociale è allora l’altra: la possibilità per l’uomo del presente di essere convinto di qualcosa in cui non sia inchiodato da situazione sociale, da educazione, dalla nascita. Benché oggi i pensieri più belli possono provenire da uomini, esistono le più grandi difficoltà che gli uomini si lascino stimolare da qualcosa. Gli uomini pensano oggi accanto al meglio. Questa è una caratteristica fondamentale del nostro tempo. E come conseguenza effettiva di ciò — sapete che poco tempo fa ho parlato della logica di fatto, che è qualcosa di supremamente importante per il presente in contrasto alla mera logica del pensiero — esiste oggi negli uomini una brama di non operare interiormente attivamente le cose, bensì abbandonarsi a autorità e istanze di sentimento. Gli uomini che oggi tanto parlano di libertà dalle autorità sono propriamente in fondo i più credenti all’autorità, sono uomini che intensamente si anelano verso l’autorità. E così oggi vediamo — ma non viene osservato perché così molti dormiamo psichicamente — un tratto preoccupante tra coloro che stanno nella cultura in declino e non trovano strada d’uscita da questa cultura di declino: il tratto di ritornare nel seno della vecchia chiesa cattolica. Se oggi si sapesse tutto ciò che sotterraneamente è in questo tratto, di ritornare nel seno della chiesa cattolica, si sarebbe assai meravigliati. Se però questo tratto trovasse ulteriore diffusione, allora avremmo dalle attuali circostanze in tempo non troppo lontano a che fare con un gigantesco passaggio di grandi masse umane nel seno della chiesa cattolica. Chi è in grado di osservare un po’ le peculiarità della nostra cultura odierna, sa che una tale cosa ci minaccia.
Da dove vengono tutte queste cose? Qui devo attirare la vostra attenzione su un fenomeno fondamentale della nostra vita sociale presente. C’è una particolare peculiarità di quello che si è diffuso negli ultimi secoli e ha assunto dimensioni sempre più grandi e continuerà a diffondersi sempre ancora ulteriormente in quegli stati che usciranno dalla odierna confusione come stati civili: la sfumatura culturale tecnica, la particolare sfumatura tecnica che la cultura ha assunto nel nostro tempo moderno. Ora avrei da parlare a lungo su questo capitolo, lo farò anche una volta, mostrando tutti i particolari di quello che ora posso soltanto portare come una nota marginale. Questa cultura tecnica ha propriamente una qualità completamente specifica: essa è per sua essenza una cultura attraverso e attraverso altruistica. Vale a dire: la tecnica può diffondersi soltanto nel modo favorevole all’umanità quando gli uomini che operano dentro la tecnica sviluppino l’altruismo, il contrario dell’egoismo. La cultura tecnica rende sempre più e più necessario — ogni nuovo slancio della cultura tecnica lo mostra a chi sa osservare tali cose — che soltanto senza egoismo si possa lavorare dentro l’amministrazione tecnica. Al contrario si è sviluppato allo stesso tempo quello che è sorto dal capitalismo, che non necessariamente deve essere legato con la cultura tecnica, o deve rimanere legato almeno. Il capitalismo, se è capitalismo privato, non può assolutamente non agire egoisticamente, perché la sua essenza consiste nell’agire egoistico. Così nel nostro tempo moderno due correnti si incontrano che stanno in contrasto diametrale tra loro: la tecnica moderna che esige uomini senza egoismo, e il capitalismo privato che proviene da tempi antichi, che soltanto sotto l’affermazione dei pulsioni egoistiche può prosperare. Questo, vedete, ci ha spinto nella situazione del presente, e soltanto una vita dello spirito che ha il coraggio di spezzarsi da tutto ciò che è possibile di antico ci porterà fuori.
Ci sono molti uomini oggi che pensano: Come deve essere la futura educazione popolare, l’educazione della scuola popolare, come deve essere l’ulteriore educazione professionale degli uomini e così via? Rispetto a questi uomini è soprattutto da sollevare la questione, particolarmente quando consideriamo il capitolo educazione popolare: Bene, se voi avete la migliore volontà di educare il popolo intero all’educazione popolare, potete farlo se vi fermate all’interno delle odierne circostanze di educazione e spirito? Avete il materiale per questo? Che cosa potete propriamente? Voi potete dai vostri principi che forse sono ben socialisti, fondare scuole per le masse più ampie, fondare università per il popolo. Potete istituire tutto quello che istituiste dalla buona volontà. Ma avete il materiale per fare quello che nella buona volontà volete diffondere, per farlo veramente bene comune popolare? Voi ci dite: fondiamo biblioteche, rappresentazioni teatrali e musicali, esposizioni, serie di lezioni, università per il popolo. Ma ci si deve chiedere: quali libri mettete dunque nelle vostre biblioteche? Quale scienza diffondete nelle vostre serie di lezioni? Quei libri mettete nelle vostre biblioteche che sono stati scritti da educazione borghese in declino. Dagli uomini che ne sono venuti dall’educazione borghese lasciate diffondere la scienza nelle università per il popolo. Riformate formalmente il sistema di educazione, ma versate nelle vostre forme nuove quello che prendete come antico. Per esempio dite: noi ci siamo da tempo già sforzati di configurare l’educazione popolare democraticamente. Gli stati fino ad ora vi si sono opposti, perché volevano educare buoni servi dello stato. — Sì, voi rifiutate di educare buoni servi dello stato, ma lasciate educare il popolo da questi servi dello stato, perché voi non avete finora nulla altro a cui dirigere l’attenzione se non questi servi dello stato, i cui libri mettete nelle vostre biblioteche, il cui modo di pensiero scientifico lasciate diffondere nelle serie di lezioni, le cui complete abitudini di pensiero riempiono le vostre università. — Vedete da questo: la cosa deve essere affrontata molto, molto più profondamente in questo tempo serio, molto più profondamente di come viene affrontata da una o l’altra parte oggi.
Vogliamo guardare a singole cose una volta, per portare qualcosa alla chiarezza. Vogliamo cominciare da quello che noi innanzitutto denominiamo la scuola popolare. Io conto come appartenente alla scuola popolare tutto quello che può essere insegnato all’uomo quando è cresciuto dall’educazione meramente familiare, e quando a questa educazione familiare deve aggiungersi la scuola come istituto di educazione e insegnamento. Per
colui che conosce la natura umana, è chiaro che per nessun essere umano diveniente questa educazione scolastica dovrebbe interviene nel sistema di sviluppo umano prima di circa il momento in cui è passato il cambio dei denti. Questa è una legge altrettanto scientifica come altre leggi scientifiche. Se, al posto di attenersi alle stampe, ci si attenesse all’essenza dell’uomo, allora si prenderebbe come prescrizione che con il passaggio del cambio dei denti l’insegnamento scolastico dei bambini ha da cominciare.
Ma allora la questione è: secondo quali principi deve essere guidato questo insegnamento scolastico dei bambini. Dobbiamo avere di fronte gli occhi che chi veramente sa pensare e tendere con lo sviluppo della cultura ascendente, oggi non può assolutamente fare nulla di diverso che riconoscere come validi per i principi che devono valere per l’educazione e l’insegnamento scolastico quello che è contenuto nella natura umana stessa. La conoscenza della natura umana dal cambio dei denti fino alla maturità sessuale deve stare a fondamento di tutti i principi di quella che si chiama educazione della scuola popolare. Da questo e da molto di simile potrete riconoscere che, se si parte da questo fondamento, non può risultare nulla di diverso che una scuola unitaria per tutti gli uomini; perché naturalmente: queste leggi che si compiono nello sviluppo umano tra circa il settimo e circa il quattordicesimo fino al quindicesimo anno sono per tutti gli uomini le stesse. E nulla di diverso dovrebbe essere in questione che attraverso l’educazione e l’insegnamento rispondere alla questione: fino a che punto devo portare un uomo come uomo fino nel suo quattordicesimo fino quindicesimo anno? Solo questo significa pensare dal punto di vista della pedagogia popolare. Ma questo significa anche pensare veramente nel senso moderno rispetto al sistema di insegnamento. Ma allora risulta che non si potrà mai today sfuggire alla necessità di rompere nella maniera più radicale e fondamentale con il vecchio sistema scolastico, che si dovrà seriamente iniziare a configurare quello che è da portare ai bambini negli anni indicati secondo lo sviluppo dell’uomo diveniente. Perciò sarà necessario creare una certa base — qualcosa che se c’è buona volontà sociale, non sarà un’idea nebulosa del futuro, bensì può essere immediatamente messa in pratica. Sarà soprattutto necessario creare il fondamento per questo trasformando completamente il sistema di esame e scolastico per gli insegnanti stessi. Quando oggi l’insegnante viene esaminato, spesso è soltanto così che si constata se egli sa quello che, se è un po’ abile, può più tardi consultare in un lessico conversazionale o in un manuale. Questo si può tralasciare completamente nell’esame degli insegnanti. Con ciò cadrà la maggior parte di quello che oggi è il contenuto degli esami degli insegnanti. Perché da constatare sarà allora con quello che al posto degli attuali esami deve sopraggiungere se l’uomo che si occupa di educazione e insegnamento di uomini diveniente, se costui può instaurare un rapporto personalmente attivo, utile per l’uomo diveniente, con questi uomini diveniente, se egli con tutta la sua mentalità — se mi si permette di usare questa parola così di moda — può immergersi nelle anime e nella totalità dell’essenza dell’uomo diveniente. Allora egli non sarà insegnante di lettura, di calcolo, di disegno e così via, bensì allora potrà essere il vero formatore dell’uomo diveniente.
Si dovrà fare attenzione a ciò in tutti i cosiddetti esami futuri, che si presenteranno diversamente dagli esami contemporanei: che il corpo insegnante veramente possa essere il formatore dell’uomo diveniente. Ciò significa che l’insegnante saprà: devo portare questo o quello all’uomo quando egli dovrà imparare a pensare; devo portare questo o quello all’uomo quando egli dovrà formare il mondo del sentimento, che è del resto intimamente imparentato con il mondo della memoria, cosa che pochissimi uomini oggi sanno, perché la maggior parte degli eruditi oggi sono i peggiori psicologi. L’insegnante deve sapere che cosa deve portare all’uomo quando la volontà deve essere formata in modo che dai germi che essa raccoglie tra il settimo e il quindicesimo anno possa rimanere vigore per tutta la vita. La formazione della volontà si consegue quando tutto quello che sono esercizi pratici di corpo e d’arte è condotto così che è adatto all’essenza diveniente dell’uomo. L’uomo diverrà quello verso il quale deve essere rivolta la sollecitudine di colui che è insegnante di uomini diveniente.
E così si mostrerà come si può utilizzare tutto quello che è cultura umana convenzionale: lingue, lettura, scrittura. Questo si può meglio utilizzare in questi anni appunto per formare il pensiero dell’uomo diveniente. Il pensare è l’aspetto più esteriore nell’uomo, per quanto strano suoni oggi, e deve appunto essere formato attraverso quello che ci pone nell’organismo sociale. Pensate soltanto che l’uomo attraverso la sua nascita non porta il mondo doti per quello che è lettura e scrittura, bensì ciò riposa sulla convivenza degli uomini. E così deve subentrare relativamente presto proprio per la formazione del pensiero un insegnamento linguistico ragionevole; naturalmente non quello delle lingue che si parlavano in tempi antichi, bensì di quelle lingue che oggi parlano i popoli colti, con i quali si convive. Insegnamento della lingua in maniera ragionevole, non collegato alle pazzie grammaticali che oggi si conducono nelle scuole medie, insegnamento della lingua deve essere condotto dal livello scolastico inferiore.
Poi avrà a che fare con l’insegnamento condotto consapevolmente di quello che mira al sentimento e alla memoria ad esso connessa. Mentre tutto quello che si — e i bambini possono assorbire straordinariamente molto in questa relazione se lo si fa correttamente — tutto quello che riguarda l’aritmetica, il calcolo, la geometria è nel mezzo tra il pensierile e il senziente, agisce sul senziente tutto quello che deve essere assorbito attraverso la memoria. Così tutto quello che per esempio come insegnamento di storia deve essere dato, quello che come insegnamento deve essere dato nella comunicazione del mondo delle favole e così via. Posso indicare soltanto le cose.
Poi però avrà a che fare con il fatto di condurre già in questi anni una particolare cultura della volontà. Per questo si dovrebbe ricorrere a tutto quello che sono esercizi di corpo e d’arte. In questi anni se ne avrà bisogno di completamente nuovo. L’inizio è stato fatto in quello che noi chiamiamo euritmia. Si vede oggi molta cultura del corpo in decadenza, in declino: piace a molti. In questo vogliamo mettere qualcosa — per cui finora abbiamo avuto occasione di mostrarlo agli operai della Waldorf-Astoria attraverso la comprensiva gestione delle nostre domande da parte del nostro caro signor Molt — in questo vogliamo mettere qualcosa che ora è veramente, se viene insegnato all’uomo diveniente al posto del precedente mero allenamento fisico, cultura corporea dotata di anima. Questa sola però può produrre una tale volontà che rimane con uno durante la vita, mentre tutta l’altra cultura della volontà ha la particolarità che si indebolisce durante la vita attraverso i vari avvenimenti ed esperienze della vita. Particolarmente in questo campo però si deve procedere razionalmente. Lì si creeranno connessioni nell’insegnamento, a cui oggi nessuno pensa, per esempio insegnamento del disegno con la geografia. Sarebbe di immenso significato per l’uomo diveniente se ricevesse da una parte vero, sensato insegnamento del disegno, ma in questo insegnamento del disegno fosse guidato ora a disegnare da vari lati il globo, le relazioni di montagne e fiumi della terra, e allora di nuovo disegnare da sé stesso astronomico, il sistema planetario e così via. Naturalmente si dovrà riporre questo negli anni corretti, non cominciare con il bambino di sette anni; ma prima che finisca il quattordicesimo fino quindicesimo anno non è soltanto possibile, bensì è quello che enormemente beneficamente agisce sull’uomo diveniente se è fatto nella giusta maniera, forse dal dodicesimo anno in poi.
Per la formazione del sentimento e della memoria allora sarà necessario sviluppare una visione naturale vivente già negli uomini più giovani. Questa visione naturale vivente, lo sapete, come ho spesso parlato al riguardo, e come ho riunito varie considerazioni nelle parole: esistono purtroppo oggi molti uomini entro la popolazione urbana che non sanno distinguere se vengono portati sul campo tra un grano da un segale. Il punto non è sul nome, bensì sulla relazione viva alle cose. È qualcosa di immenso per chi può avere una prospettiva sulla natura umana, quello che si perde all’uomo se non è al momento giusto — e lo sviluppo delle capacità umane deve sempre succedere al momento giusto — se non impara al momento giusto siffatte distinzioni, se non impara — sapete, è parlato soltanto sintomatologicamente — a distinguere grano da chicco di segale. Questo naturalmente abbraccia molto, molto più.
Quello che ho ora esposto in modo didattico-pedagogico per l’insegnamento della scuola popolare avrà secondo la logica di fatto una conseguenza ben determinata, nomenatamente il fatto che nulla nell’insegnamento avverrà che non rimanga in una forma o nell’altra per l’intera vita, mentre oggi generalmente solo quello che si condensa nelle capacità. Quello che si conduce nell’imparare a leggere si condensa nella capacità di leggere; quello che si conduce nell’imparare il calcolo si condensa nella capacità di calcolare. Ma considerate come sta con le cose che vanno più al sentimento e alla memoria: i bambini di oggi in realtà imparano infinitamente molto soltanto per dimenticarlo, soltanto per non averlo allora nella vita. Questo sarà quello che caratterizzerà specialmente l’educazione del futuro, che tutte le cose che vengono portate al bambino rimarranno anche nell’uomo per l’intera vita.
Ora, verremmo allora alla questione che cosa debba accadere con l’uomo quando ha oltrepassato l’effettiva scuola popolare unitaria e sale nella ulteriore vita. Vedete, lì si tratta del fatto che tutto il malsano della vecchia vita dello spirito debba essere superato, che appunto dalla parte dell’educazione crea il terribile abisso tra le classi umane.
Sì, vedete, i greci, i romani, hanno potuto appropriarsi di un’educazione che veniva dalla loro vita, che quindi li legava anche alla loro vita. Nel nostro tempo non esiste nulla che nel nostro altamente diverso modo di vita nei più importanti anni leghi gli uomini; bensì molti uomini che poi entrano in posizioni direttive, di guida
vivono oggi quello che hanno imparato i greci e i romani; vengono così strappati dalla vita. E inoltre sono le cose spiritualmente più antieconomiche che possono esistere. E siamo oggi giunti a un punto dello sviluppo umano — soltanto lo non sanno gli uomini — dove è assolutamente inutile per il nostro rapporto con l’antichità che siamo in particolare modo educati in questa antichità; perché da lungo tempo è quello che l’umanità intera ha bisogno dell’antichità, in modo così incorporato nella nostra educazione, che possiamo appropriarcelo anche se non siamo vestiti per vivere per molti anni in un’atmosfera straniera. Quello che si dovrebbe avere dall’ellenismo e dal romanesimo, può ancora essere perfezionato, è anche stato perfezionato negli ultimi tempi, ma questa è una questione di eruditi, non ha nulla a che fare con l’educazione sociale generale. Quello che per l’educazione sociale generale deve essere accettato dall’antichità è così stato concluso attraverso il lavoro dello spirito del passato, è così presente, che se si prende giustamente ciò che c’è, non è necessario oggi imparare greco e latino per approfondirsi nell’antichità; non è necessario, e per cose importanti non aiuta. Vi ricordo soltanto che mi è stato necessario, affinché non sorgessero terribili fraintendimenti in questo campo, dire che il signor Wilamowitz è certamente un molto grande conoscitore del greco, ma che ha tradotto i drammi greci in modo orribile, borribilmente orribile, mentre naturalmente tutta la pubblicistica e l’erudizione del presente ammirano queste traduzioni.
Dovrà imparare a permettere agli uomini in questa epoca di partecipare alla vita; e voi vedrete che se in questa epoca formiamo l’educazione così che l’uomo possa partecipare alla vita, e siamo allo stesso tempo in grado di procedere economicamente con l’insegnamento, allora può accadere che veramente possiamo impartire all’uomo un’educazione vivente. E questo renderà anche possibile che colui che tende verso il lavoro manuale possa anche partecipare a questa educazione vivente che
ha da iniziare dopo il quattordicesimo anno di vita. La possibilità deve essere creata che coloro che presto si dedicano a un mestiere o a un lavoro manuale, possono partecipare anche a quello che porta a una concezione della vita. Prima del ventunesimo anno nel futuro non dovrà essere portato all’uomo nulla che sia solo risultato della ricerca, che venga soltanto dalla specializzazione nel scientifico. Per questo periodo deve essere ammesso nell’insegnamento quello che è stato elaborato maturo. Allora si può procedere in modo straordinariamente economico. Si deve soltanto avere un concetto in pedagogia di quello che significa economia pedagogico-didattica. Lì non si deve essere pigri soprattutto se si vuole lavorare in modo pedagogicamente-economico. Vi ho spesso attirato l’attenzione su esperienze che personalmente ho fatto. Mi è stato affidato un giovane un po’ deboluccia nel suo undicesimo anno di vita. Mi è riuscito di portarlo oltre quello che aveva mancato fino al suo undicesimo anno, dove in generale non poteva ancora fare nulla, attraverso economia pedagogica in due anni. Ma ero in grado di questo soltanto per il motivo che ho considerato il suo corpore e psichismo così che si è proceduto nella maniera concepibile più economica nell’insegnamento. Questo è stato spesso conseguito dal fatto che io stesso ho usato tre ore per la preparazione al fine di insegnare all’uomo così che avrei potuto portargli dentro in mezza ora o un quarto d’ora quello che altrimenti avrebbe richiesto ore, perché era necessario per la sua situazione corporea. Pensato socialmente, si può aggiungere: sono stato allora costretto a rivolgere tutto ciò a un solo ragazzo, accanto al quale tre altri andavano che non dovevano essere trattati in questo modo. Ma pensate, se avessimo un sensato ordinamento sociale di educazione, si potrebbe allora trattare così una buona quantità di tali uomini; perché se bisogna trattare uno o quaranta ragazzi in questo modo economico, non fa differenza. Non mi lamenterei del numero di alunni nella scuola; questo non lamentarmi dipende però dal principio dell’economia nell’insegnamento. Solo si deve sapere: fino nel quattordicesimo anno l’uomo non giudica, e se lo si incita al giudicare, si distrugge il suo cervello. La macchina da calcolo odierna che mette il giudizio al posto dell’imparare il calcolo mnemonico è un abuso nella pedagogia; distrugge, rende il cervello umano decadente. Il giudizio degli uomini lo si può coltivare soltanto dal quattordicesimo anno in poi. Da allora devono allora sorgere nell’insegnamento quelle cose che ricorrono al giudizio. Allora possono sorgere così tutte quelle cose che si riferiscono per esempio all’afferrare logico della realtà. E vedrete che se nel futuro nelle istituzioni di educazione sedesse insieme il carpentiere o l’apprendista macchinista con colui che forse stesso diventerà insegnante, allora risulterà anche lì qualcosa che certamente è specializzato, ma tuttavia rimane una scuola unitaria. Ma in questa scuola unitaria sarà dentro tutto quello che deve essere dentro la vita, e se non fosse dentro, precipiteremmo ancora più nello sventura sociale di come lo siamo adesso. La conoscenza della vita deve dare tutto l’insegnamento. Deve essere insegnato nella fase di età dal quindicesimo al ventesimo anno, ma in modo sensato ed economico, tutto quello che si riferisce al trattamento dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’industria, del commercio. Nessun uomo può passare attraverso questa fase della vita senza ottenere una consapevolezza di quello che accade nell’agricoltura, nel commercio, nell’industria, nell’artigianato. Queste cose devono essere costruite come discipline che sono infinitamente assai più necessarie di molte robe che ora riempiono l’insegnamento di questi anni di vita.
Allora in questo periodo di vita devono sorgere tutte quelle cose che ora vorrei denominare questioni di concezione del mondo. Questo comprenderà prima di tutto lo storico e il geografico, tutto quello che si riferisce alla conoscenza della natura, ma sempre in relazione all’uomo, così che l’uomo imparerà a conoscere l’uomo dall’universo.
Poi sotto così educati ci saranno coloro che, se sono spinti dalle ulteriori circostanze sociali a divenire operai dello spirito, possono essere educati nelle scuole specialmente di operai dello spirito in tutti i campi possibili.
Vedete, in quelle istituzioni in cui oggi le persone sono educate professionalmente, si procede straordinariamente ineconomicamente. So che molti non lo ammetteranno, ma si procede straordinariamente ineconomicamente, e soprattutto si rendono valenti le concezioni più curiose provenienti dalla concezione del mondo in declino. Ho sperimentato ancora: là cominciavano gli uomini per le discipline storico-letterarie nelle università a entusiasmarsi per la trasformazione del sistema di lezioni nel sistema del seminario, e oggi possiamo ancora scoprire che si dice: le lezioni dovrebbero occupare uno spazio possibilmente piccolo, ma si dovrebbe fare molto seminario. Questi seminari, li si conosce. Si ritrovano fedeli seguaci del docente che apprendono, secondo i dettami di questo docente, rigorosamente come si dice scientificamente lavorare. Fanno là i loro lavori e vengono spiritualmente ben addestrati. E si sperimentano già le conseguenze di questo addestramento spirituale. Tende sempre verso l’addestramento spirituale.
È cosa tutt’affatto diversa quando l’uomo in questi anni di vita, dove dovrà procedere alla formazione professionale, ascolta liberamente il ragionevolmente esposto, e ha allora occasione di sfogatesi nella libera discussione, naturalmente in collegamento a quanto è stato esposto oralmente. Si possono allegare esercizi, ma l’abuso del seminario, che deve cessare. È proprio una pianta di palude della seconda metà del diciannovesimo secolo, che mirava all’addestramento e non allo sviluppo libero dell’uomo.
Soprattutto però quando si parla di questo grado di educazione, deve essere detto che un certo capitale azionario di educazione per gli uomini di tutte le classi deve essere lo stesso. Se ora diventerò medico, se diventerò giurista, se diventerò insegnante di ginnasio o di scuola reale — queste istituzioni naturalmente non esisteranno più in futuro — questo appartiene da un lato; accanto a ciò ogni uomo deve assorbire quello che è l’educazione umana generale. Si deve avere l’occasione di assorbire questo sia che ora diventi medico o operaio meccanico, o architetto, o chimico, o ingegnere, si deve avere l’occasione di assorbire la medesima educazione general-
umana, sia che si diventi operaio dello spirito o operaio manuale. Questo finora è stato poco considerato. È vero che già molte cose sono divenute migliori in certi scuole di grado superiore rispetto ai tempi precedenti. Quando ero allora a Vienna alla scuola tecnica superiore, aveva un professore di storia generale. Cominciava a tenere questa storia generale ogni semestre una volta; dopo la terza o quinta lezione smetteva — allora non c’era più nessuno. Allora c’era un professore per la storia letteraria a quella scuola tecnica. Questi erano così i mezzi per assorbire accanto a quello che era professionale anche qualcosa di universalmente umano. In quella lezione di storia letteraria, a cui si erano allegati esercizi nel parlare, nel discorso orale — come li aveva già condotti per esempio Unland — a quella lezione di letteratura dovevo sempre trascinarne uno dentro, perché solo se ce n’erano due dentro veniva letta. Ma potevo mantenerla solo per il fatto che continuavo a trascinarne uno dentro; era quasi sempre un altro. Altrimenti fondamentalmente era solamente assicurato ancora attraverso la lezione di diritto statale, di statistica, quello che l’uomo ha bisogno per i rapporti di vita generale. Come detto, tali cose sono divenute migliori; però non è ancora divenuto migliore quello che come impulso dovrebbe essere presente nella nostra intera vita sociale. Ma diventerà migliore se si crea la possibilità per quanto riguarda tutto quello che dovrebbe educare universalmente, che non sia configurato come comprensibile soltanto per colui che ha un certo fondamento professionale specifico, bensì come comprensibile universalmente umanamente. Mi sono spesso meravigliato che gli uomini abbiano tanto criticato le mie lezioni antroposofiche. Perché se gli uomini fossero stati sul positivo, avrebbero potuto dire: Bene, con quello che dentro l’antroposofia non ci occupiamo, ma quello che tu dici relativamente alle cose scientifiche naturali, che sono estremamente lodate quando vengono portate da pure eruditi-naturali, basta già in fondo. Perché voi sapete tutti che queste lezioni sono stati sempre penetrati dalla popolarizzazione appunto di conoscenze naturali. Ma a molti uomini non importa di accettare il positivo, bensì di criticare il negativo che non volevano. Quello che non volevano però era appunto appropriato attraverso la formazione del pensiero, attraverso l’intero trattamento per prendere insieme anche tutto quello che è scientificamente naturale necessario per una conoscenza umana complessivamente educante, così che l’artigiano poteva avere tanto quanto l’erudito; così che era anche generalmente naturale-scientificamente comprensibile. Guardate voi gli altri sforzi di concezione del mondo. Credete voi che per esempio nelle assemblee moniste gli uomini possano capire qualcosa se non hanno un fondamento scientifico-naturale? No, chiacchierano soltanto junto se non l’hanno. Quello che qui come antroposofia è stato condotto è qualcosa che può così trasformare la conoscenza naturale, anche quella storica, che diventa comprensibile a chiunque. Pensate un po’ come può essere comprensibile per chiunque quello che ho sempre sviluppato storicamente come un grande salto nella metà del quindicesimo secolo. Questo diventerà, credo, comprensibile a chiunque. Questo è però il fondamento senza la quale non si può affatto comprendere il totale movimento sociale del presente. Perciò gli uomini non comprendono questo, perché non sanno come l’umanità è divenuta dal mezzo del quindicesimo secolo. Quando si sviluppano allora tali cose, allora vengono e vi dichiarano: la natura non fa salti; quindi tu hai torto se assumi un salto evolutivo così nel quindicesimo secolo. — Questo stupido detto, «la natura non fa salti», viene sempre di nuovo tramandato. La natura fa continuamente salti: il salto dalla foglia verde alla diversamente formata foglia calicina, il salto dalla foglia calicina al petalo del fiore. Così è anche lo sviluppo della vita umana. Chi non insegna storia secondo la stupida bugia convenzionale della storia, bensì secondo quello che è davvero accaduto, sa che la totalità della più fine costituzione dell’uomo è divenuta diversa a metà del quindicesimo secolo da come era prima. E quello che oggi si compie è il vivere di quello che da allora l’umanità nel suo centro ha afferato. Se si vuole comprendere che cosa oggi è movimento sociale, allora si devono riconoscere tali leggi nello sviluppo storico.
Ora voi dovete ricordarvi soltanto di come le cose sono condotte qui, così voi direte a voi stessi: per questo non è necessario un sapere specialistico, o nel vecchio senso un uomo colto per comprenderle; chiunque può comprenderle. Questo proprio sarà il requisito per il futuro, che non si sviluppino filosofie, concezioni del mondo che soltanto colui che ha passato una certa educazione di classe possa capire. Prendete oggi qualcosa di filosofico in mano, diciamo di Eucken, di Paulsen o qualcosa con cui vi volete informare, o una di quelle psicologie universitarie. Se afferrate questi libri spaventosi, li riposerete presto, perché quelli che non sono professionalmente addestrati da un certo lato, non capiscono nemmeno la lingua che viene usata lì. Questo è propriamente quello che solo come educazione complessivamente umana è raggiungibile se radicalmente riconfigurando il sistema di educazione e insegnamento nel senso come oggi ho tentato di indicare.
Vedete, anche per questo campo si può dire: il grande reconteggio è lì, non un piccolo reconteggio. Quello che deve venire è che nell’insegnamento, nell’educazione, spinte sociali si sviluppino, o per meglio dire, istinti sociali, così che l’uomo non vada accanto all’uomo. Allora gli uomini si comprenderanno pienamente — oggi gli insegnanti vanno accanto agli alunni, e gli alunni accanto all’insegnante — così che si sviluppa un rapporto vivente. Ma questo può accadere soltanto se una volta si fa un tratto sotto l’antico. E questo può essere fatto. Non è affatto impossibile dai fatti, ma viene rigettato da pregiudizi umani. Gli uomini non riescono neanche a pensare che le cose possono essere fatte diversamente di come finora. Gli uomini hanno una gigantesca paura di poter perdere qualcosa dell’antico proprio nel campo della vita dello spirito. Non credete quale
terribile paura hanno. Naturalmente non possono neanche avere una visione delle cose. Non possono per esempio avere una visione di quello che può essere raggiunto attraverso insegnamento economico. L’ho spesso detto: in tre o quattro ore — se soltanto venisse scelta la giusta fase di vita —, in tre o quattro ore si possono guidare giovani uomini, dall’inizio della geometria, dalla retta e dall’angolo, fino a — come si soleva chiamare anticamente il ponte dell’asino — il teorema pitagorico. E dovreste vedere quale gigantesca gioia hanno le persone quando improvvisamente il teorema pitagorico gli appare come conseguenza di tre o quattro ore di insegnamento! Ma pensate quale assurdità viene spesso condotta nell’insegnamento odierno prima che gli uomini arrivino a questo teorema! Si tratta del fatto che abbiamo enormemente sprecato il lavoro dello spirito, e questo si mostra poi nella vita, questo irradia su tutta la vita, e questo irradia dentro fino ai campi più pratici della vita. Oggi è necessario che gli uomini si decidano di pensare nuovamente nei fondamenti in tutte queste cose. Altrimenti progrediamo soltanto nel declino, mai verso l’ascesa.
Ora spero di poter parlarvi ancora su questi temi nei prossimi tempi.
Non nel senso che comunemente si intende quando si parla della continuazione di un’esposizione, riprenderò oggi ciò che ho presentato domenica scorsa in questa sede. Allora ho tentato, per quanto fosse possibile in forma schematica, di esporre in modo preliminare formale-pedagogico come si debba pensare l’articolazione di una vita spirituale e scolastica separata dalla vita statale e economica; come in modo diverso dal passato, quando tale separazione abbia luogo, i singoli cosiddetti insegnamenti debbano essere utilizzati per sviluppare ciò che dovrebbe manifestarsi agli insegnanti, agli educatori come una sorta di pedagogia antropologica, o meglio come una sorta di operosità antropologico-pedagogica. Già allora osservai che qualcosa di essenziale per il futuro sarà la formazione degli insegnanti e in particolare l’esame di ciò che debba risultare sul fatto che una qualche personalità sia adatta a fare l’insegnante o educatore.
Voglio risparmiare la continuazione immediata delle questioni formale-pedagogiche per una considerazione successiva. Voglio provare oggi in modo completamente diverso a darvi la continuazione di quello che è stato detto prima. Voglio tentare di indicarvi come io debba pensare dalle forze dello sviluppo del tempo, che oggi si dovrebbe parlare, diciamo, nelle assemblee di insegnanti o in occasioni simili, che veramente servissero il tempo. È un fatto nella nostra presente epoca che, se vogliamo uscire dal caos e dalla confusione, oggi in molte cose si dovrebbe parlare diversamente da come ci si immagina secondo le abitudini di pensiero che ci sono pervenute.
Oggi infatti anche nelle assemblee di insegnanti si parla, come potrebbero provare esempi ovvi, nel solito vecchio binario inveterato, mentre una vera educazione libera del futuro potrebbe essere inaugurata soltanto se gli educatori e gli insegnanti fossero elevati a quel livello dove si può ottenere una visione d’insieme dei veri grandi compiti della nostra immediata presente epoca, nella misura in cui questi grandi compiti possono quindi svilupparsi in conseguenze specialmente per il sistema educativo e scolastico. Certo, il modo in cui oggi parlerò a voi non sarà quello che vorrei presentare come autorevole o almeno esemplare. Voglio però in certa misura indicare la regione da cui oggi si dovrebbe parlare a coloro che insegnano, affinché questi insegnanti ricevano l’impulso per intervenire di per sé in un sistema scolastico libero. Proprio questi insegnanti dovrebbero essere elevati ai grandi e comprensivi compiti del tempo; gli insegnanti dovrebbero innanzitutto comprendere chiaramente quali forze si nascondono nei fatti mondiali odierni; quali forze si debbono conoscere come provenienti dall’antico, che devono essere eliminate; quali forze si manifestano e che necessitano di una cura particolare provenienti dal fondo del nostro attuale essere. Una considerazione, diciamo nel miglior senso, nel senso più ideale, di natura culturale-politica dovrebbe essere fornita oggi, che potrebbe divenire fondamentale per gli impulsi che precisamente dovrebbero passare negli insegnanti. Innanzitutto dovrebbe essere compreso che la nostra pedagogia a tutti i gradi dell’insegnamento e dell’istruzione è terribilmente impoverita, e dovrebbe essere compreso quali siano i motivi di questo impoverimento. Questa pedagogia ha soprattutto perso il diretto collegamento con la vita. Il pedagogista oggi parla di varie questioni metodologiche, e soprattutto parla del grande beneficio che dovrebbe fluire all’insegnamento dalla direzione statale. Parla probabilmente ancora di questi benefici, diciamo quasi automaticamente, anche nel caso che in teoria avesse già compreso qualcosa della necessaria triarticolazione dell’organismo sociale. Non c’è stata in nessun’epoca un’abitudine di pensiero automatica così forte, come nella nostra, e questo automatismo delle abitudini di pensiero si mostra in modo tutto particolare nello sviluppo delle idee pedagogiche. Queste idee pedagogiche hanno sofferto di qualcosa da cui non abbiamo potuto ancora uscire nel tempo più recente, da cui però dobbiamo uscire.
Sì, oggi ci sono semplicemente questioni che non possono essere risolte in modo tale che si dica: una cosa o l’altra è possibile secondo le esperienze finora acquisite. Allora subito sorgerà dai cuori, dalle anime degli uomini l’esitazione. Oggi ci sono innumerevoli questioni che devono essere risolte in modo tale che ci si dica: Non deve forse accadere l’una o l’altra cosa, se vogliamo uscire dal caos e dalla confusione? Allora abbiamo a che fare con questioni di volontà, a cui non dovrebbero intromettersi le spesso ben fondate domande esitanti dell’intelletto nella cosiddetta esperienza. Perché un’esperienza ha valore soltanto se è stata elaborata dalla volontà nel modo appropriato. Oggi c’è molta esperienza — ma poca esperienza che sia stata elaborata dalla volontà nel modo appropriato. Soprattutto nel campo pedagogico si dice molto contro cui, preso puramente dal punto di vista delle scienze intellettuali, non si può sollevare granché, che dal suo punto di vista è del tutto sensato. Ma oggi la questione è: comprendere su che cosa realmente dipenda tutto — innanzitutto comprendere come la nostra pedagogia sia divenuta estranea alla vita.
Posso fare anche qui un’osservazione personale. A Berlino è stata fondata circa ventitré anni fa un’associazione per la pedagogia universitaria. Presidente di questa associazione per la pedagogia universitaria era l’astronomo Wilhelm Förster. Appartenevo anch’io a questa associazione per la pedagogia universitaria. Dovevamo tenere una serie di conferenze in questa associazione. La maggior parte di queste conferenze sono state tenute in modo che si credeva che fosse sufficiente riconoscere certe questioni formali riguardanti il trattamento delle singole scienze e la sistemazione delle singole scienze in facoltà o simili. Ho tentato — ma allora fui capito poco — di attirare l’attenzione sul fatto che un’università non debba essere nient’altro che un frammento della vita generale; che soprattutto colui che voglia parlare di pedagogia universitaria debba partire dalla domanda: In quale situazione della vita, considerata dal punto di vista della storia mondiale, ci troviamo attualmente in tutti i più diversi ambiti, e quali impulsi dalle più diverse sfere della vita dobbiamo osservare, per farli brillare all’interno dell’università, affinché possiamo fare un’università un frammento della vita generale? Se non si procede in astratto, ma in concreto con tali questioni, allora sorgono i più vari punti di vista per la delimitazione, diciamo del tempo, che dovrebbe essere dedicato a questo o quel cosiddetto insegnamento; allora sorgono anche i modi in cui l’uno o l’altro insegnamento può essere trattato. Nel momento in cui si vuole operare tale delimitazione soltanto da ciò con cui oggi la pedagogia per lo più lavora, in quel momento tutto fallisce; si trasformano gli istituti scolastici in nient’altro che in istituzioni di addestramento per persone estranee al mondo.
Ma quali sono i motivi più profondi, veramente più profondi, che hanno portato a tutto questo? Come il meraviglioso sviluppo del pensiero orientato scientificamente-naturalistico si è sviluppato nel tempo più recente, così questo pensiero scientifico-naturalistico, che da un lato è arrivato magnificamente a comprendere l’uomo puramente come essere naturale, ha fondamentalmente reciso ogni vera conoscenza umana; quella conoscenza umana di cui abbiamo già parlato di recente come della cosa più necessaria proprio per il vero pedagogo; quella conoscenza umana che conosce l’uomo vivente nella sua interezza, ma non come viene oggi così spesso rappresentato puramente formalmente, bensì secondo la sua essenza interiore, in particolare secondo la sua essenza evolutiva. C’è un sintomo, che ho già menzionato più volte qui, per questa straordinaria estraneità umana dell’essere pedagogico moderno. Quando si dicono oggi tali cose, forse ci si potrà accusare di paradosso. Ma esse devono essere enunciate oggi, perché sono la cosa più assolutamente necessaria. Dalla perdita di vera vivente conoscenza umana è scaturito quell’indescrivibile, sterile sforzo che oggi si manifesta come un ramo della cosiddetta psicologia sperimentale — contro cui in sé non ho niente da obiettare. La cosiddetta prova dei capaci — un vero spettacolo d’orrore di ciò che realmente è utile nel campo pedagogico. Vi ho forse caratterizzato più volte come attraverso apparecchiature sperimentali esterne la memoria, perfino l’intelletto e altro negli oggetti umani debbano essere provati, affinché si riesca a sapere per via esterna registrativa se qualcuno ha una buona o cattiva memoria, un buon o cattivo intelletto. In modo puramente meccanico, presentando frasi e facendole completare, o procedendo in qualche altro modo simile, si tenta di ottenere un’immagine di quali capacità possiede l’uomo in via di sviluppo. Questo è un sintomo del fatto che si è disimparata ogni immediata relazione da uomo a uomo, che sola potrebbe essere utile nell’operare culturale. È il sintomo di qualcosa di indescrivibile, che ha potuto svilupparsi, e che oggi è ammirato come un particolare progresso, questo provare le capacità, che è germinato dai cosiddetti laboratori psicologici delle università più recenti. Finché non comprendiamo come si deve tornare indietro a una conoscenza intuitiva dell’essenza umana, ottenuta direttamente dall’uomo, in particolare dell’essenza umana in via di sviluppo, finché non vinciamo questo indescrivibile erigersi di un abisso anche in questo campo tra uomo e uomo, non potremo affatto comprendere in che cosa consista il creare una pedagogia piena di vita per una vita spirituale libera. Dovrebbe essere ripulito dai nostri istituti scolastici tutto ciò che vuole fare esperimenti sull’uomo per scoprire qualcosa di pedagogico. Io stimo la psicologia sperimentale come fondamento per una psicologia ragionevole; nel modo in cui oggi si è insinuata nella pedagogia, persino già nelle aule di tribunale, è la rovina di ciò che deve svilupparsi come sano: uomini pienamente sviluppati, che non siano separati da altri uomini pienamente sviluppati da un abisso. Siamo arrivati al punto da aver escluso tutto l’umano dal nostro sforzo culturale. Dobbiamo arrivare a reincludere questo umano. E dobbiamo avere il coraggio di opporci risolutamente a molto di ciò che gradualmente è stato ammirati nel tempo recente come una grande conquista; altrimenti non avanzeremo mai.
Perciò spesso gli insegnanti che oggi lasciano le università per formare uomini sono equipaggiati con le concezioni più distorte dell’essenza umana, perché non ricevono vere concezioni, perché al posto di vere concezioni subentra qualcosa di così esteriore come questa constatazione sperimentale delle capacità. Questo si dovrebbe riconoscere come un sintomo di decadenza. Dobbiamo cercare in noi stessi la possibilità di giudicare le capacità di un uomo perché egli è uomo e si è uomini noi stessi. E si dovrebbe comprendere che ogni altro metodo è per questo nocivo, perché in certa misura cancella l’essere penetrati dal diretto vivente comprendimento dell’umano, che è così necessario se vogliamo progredire in modo salutare.
Oggi queste cose non sono ancora viste affatto. Innanzitutto devono essere viste se vogliamo andare avanti. Quante volte si è parlato anche qui di queste cose. Si è talvolta sorriduto su questi rovesciamenti. Ma che queste cose siano state enunciate perché esse realmente divengono parte della vita spirituale odierna, non sempre si era consapevoli. Ma oggi non dipende dal fatto che uno ascolti qualcosa come un feuilleton, oggi dipende dal fatto che uno impari a distinguere tra ciò che è mero, diciamo, aperçu e considerazione, e ciò che può contenere in sé semi di azione. Tutto lo sforzo della cosiddetta antroposofia, che qui è coltivata, culmina infine nel costruire l’idea dell’uomo, nel fornire la conoscenza umana. La abbiamo bisogno. La abbiamo bisogno perché dai compiti del tempo dobbiamo vincere una triplicità coercitiva. Sono rimasti indietro dalle antiche epoche tre tipi di coercizione. In primo luogo la coercizione antichissima, che si maschera soltanto in modi diversi nel presente, come coercizione sacerdotale. Si avanzerebbe di più nella considerazione della situazione presente se si riconoscesse la maschera nelle idee e negli impulsi statali che oggi hanno perduto ogni realtà esterna, ma purtroppo persistono nel pensiero umano di Europa e America e anche Asia, come la moderna mascheratura dell’antica coercizione sacerdotale.
Come secondo tipo di coercizione abbiamo, sviluppatosi un po’ più tardi nell’evoluzione storica dell’umanità, e oggi apparendo anche sotto le diverse mascherature, la coercizione politica.
E come terzo tipo abbiamo come coercizione pervenuta relativamente più tardi la coercizione economica.
Da questi tre impulsi coercitivi l’umanità deve liberarsi; questo è il compito immediato della presente epoca. Può soltanto uscirne se innanzitutto vede chiaramente dove si trovano i residui, dove si trovano i resti di ciò che sotto diverse mascherature oggi vive tra noi, le maschere di questi tre impulsi coercitivi dell’umanità.
Innanzitutto lo sguardo del pedagogo deve essere elevato a quel livello dove possono essere discusse tali questioni, dove con le luci che si ottengono da tali questioni si può illuminare lo sviluppo contemporaneo, dove si può vedere ovunque come l’una o l’altra relazione coercitiva si nasconde in questo o quel fatto contemporaneo. Soltanto allora avrà il coraggio di dirsi: Perché la pedagogia si è separata, per così dire si è ritirata a scuola, è arrivato al punto che essa genera idee così strambe — che è soltanto un sintomo — come la prova delle attitudini umane attraverso l’esperimento. Ma ovunque oggi si parla di metodo pedagogico generale o speciale, vediamo la conseguenza di questo ritirarsi nel mero insegnamento scolastico, in cui lo Stato ha spinto la pedagogia, e questo allontanamento dalla vita. Mai nessuno dei principali rami della vita: la vita spirituale, la vita legale o politica, e la vita economica potranno svilupparsi pienamente al presente — dico espressamente al presente, e in particolare nella nostra regione — se questi tre rami non siano posti sui loro propri terreni. Per l’estremo Occidente, America, e per l’estremo Oriente è qualcosa di diverso, ma proprio perché è qualcosa di diverso, essa deve essere compresa da noi. Dobbiamo finalmente arrivare a pensare concretamente, non più astrattamente; altrimenti con riguardo allo spazio arriviamo a una teoria che benedicesse l’umanità dell’intera terra, che è un nonsenso, oppure a una sorta di regno millenario rispetto allo sviluppo storico, che di nuovo è un nonsenso.
Pensare concretamente in questo ambito significa: pensare per uno spazio mondiale determinato e per un tempo determinato. Su questo parleremo ancora oggi.
Lo sguardo del pedagogo deve essere diretto a questi grandi fenomeni mondiali, deve poter comprendere che cosa sia presente nella vita spirituale contemporanea, e che cosa in questa vita contemporanea deve divenire diverso perché nell’uomo in via di sviluppo si educa qualcosa di completamente diverso da quello che è stato coltivato negli ultimi tempi. Quello che è stato coltivato negli ultimi tempi ha condotto proprio nel campo pedagogico, in coloro che dovevano essere attivi pedagogicamente, a una terribile specializzazione. Si incontrano molto spesso proprio nei discorsi festivi e nelle assemblee di naturalisti e in altre assemblee di studiosi gli inni di lode alla specializzazione. Naturalmente sarei uno sciocco se non riuscissi a comprendere quale necessità stia alla base anche di questa specializzazione nel campo della scienza; ma ha bisogno di un contrappeso, altrimenti erigiamo abissi tra uomo e uomo, e non stiamo più gli uni di fronte agli altri in modo comprensivo come uomini, ma invece stiamo gli uni di fronte agli altri, impotenti come specialista davanti a specialista, dove non abbiamo altro modo di credere allo specialista se non che egli sia stato in qualche modo contrassegnato dalle istituzioni effettivamente presenti. Ma eravamo sulla strada di introdurre questo specialismo anche dalla scuola nella vita. Se le confusioni del presente ci salveranno dal disastro che alcuni vogliono che i psicologi siano chiamati in tribunale insieme con tutti gli altri esperti, e facciano poi esperimenti sui criminali — proprio come si fanno esperimenti sui giovani — lo vedremo. Dico meno qualcosa contro le cose stesse che contro il modo in cui si sono poste nel presente.
Così stanno le cose nel campo della pedagogia, dell’istruzione scolastica e nel campo dello stato.
Sì, dopo il breve periodo in cui si è parlato del diritto umano radicato interiormente — allora lo si chiamava diritto naturale — dopo questo tempo relativamente breve è venuta quella epoca in cui si è cominciato a vergognarsi di parlare di questo diritto naturale. Naturalmente si era un dilettante se si parlava di questo diritto naturale, cioè se si assumeva che con l’esistenza dell’uomo come singolo individuo umano sia già dato qualcosa che di per sé fonda il diritto; si era dilettanti, e competente era soltanto parlare del diritto storico, cioè di ciò che storicamente si era formato come diritto. Non si ebbe il coraggio di affrontare il vero diritto; perciò ci si limitò a sottoporre il cosiddetto diritto storico soltanto a considerazione. Ma il pedagogo oggi in particolare dovrebbe sapere questo. Il pedagogo dovrebbe essere guidato attentamente, specialmente nelle assemblee di insegnanti, attraverso il corso del diciannovesimo secolo, come il concetto di diritto naturale sia stato perduto, o come al massimo persista in maschere nel diritto contemporaneo, e come una certa esitazione, un’interna titubanza umana sia rimasta attaccata al mero storico. Chi conosce le condizioni sa che l’impulso principale — che non è più notato nelle sue estreme ramificazioni, dove si insinua nella pedagogia — ancora oggi va nella direzione del diritto storico; che ci si sforza — per usare la parola di Goethe — di non parlare affatto del diritto che nasce con noi. Ho spesso ricordato nei discorsi che ho tenuto qui che oggi dobbiamo condurre il grande rendiconto, non il piccolo. Perciò non si deve indietreggiare dall’atto di caratterizzare nel modo giusto quello che deve essere eliminato, perché mai si può costruire di nuovo se non si ha un concetto chiaro di ciò che ha corrotto le abitudini di pensiero e di sentimento umane.
Si può già dire: Particolarmente nella nostra cultura mitteleuropea è fortemente percettibile come innanzitutto sia crollata una vera idea positiva dello stato. La si tentò ancora di costruire all’inizio del diciannovesimo secolo; cadde sotto l’influenza delle formazioni storiche che facevano valere i loro impulsi. E senza che gli interessati, che vi partecipavano, se ne accorgessero, mentre credevano di condurre scienza imparziale, si giunse al punto che ciò che era stato condotto era soltanto al servizio dello stato o del corpo economico. Non soltanto nell’amministrazione della scienza, ma anche nel contenuto della scienza e particolarmente in tutto ciò che è divenuto scienza pratica, è confluito ciò che è venuto attraverso l’influenza dello stato. Perciò oggi non abbiamo praticamente una economia nazionale, perché un pensiero libero, stante su se stesso non ha potuto svilupparsi. Perciò stiamo oggi particolarmente riguardo alle leggi più importanti della vita economica in modo tale che non si è compresi quando si parla di vere leggi economiche nazionali. E lo si nota in modo tutto particolare dal modo in cui la pedagogia è caduta in disordine, la grande pedagogia, che non sta dentro la vita, ma si è ritirata dalla vita nel gabinetto scolastico. Mai può avvenire una vera considerazione piena di vita di qualcosa, quando ci si limita a indicare quello che esternamente deve essere sperimentato — e non come debba essere sperimentato. Quello che è stato sviluppato unicamente nel tempo moderno, l’adorazione della mera esperienza esterna, porta soltanto alla confusione, proprio quando è condotta conscienziosamente. Quello che ci serve è che siamo capaci di sviluppare anche gli impulsi interiori che ci conducono al giusto luogo dell’esperienza.
Vi ricorderete che l’ultimo venerdì ho attirato l’attenzione sul modo, come si è potuto soltanto brevemente nei confini di questi discorsi, come attraverso uno studio delle relazioni economiche europee alla fine del quattordicesimo e all’inizio del quindicesimo secolo si potrebbe guadagnare una chiarificazione su come debbano essere configurate le associazioni nel futuro, che devono essere formate dagli impulsi di produzione e di consumo. Ma su questo fondamentale punto di vista per l’intera vita europea, che parte da ciò che è così chiaramente da imparare nella grande epoca di svolta del tempo moderno su tutti i campi alla fine del quattordicesimo secolo, inizio del quindicesimo secolo, si viene condotti soltanto se appunto si guadagnano i grandi punti di vista da una considerazione antroposofica fondamentale. Non si falsificano i fatti con questo, ma si è condotti a quei punti dello sviluppo dove in sintomi significanti si tradisce ciò che pure rimane più sotto il corrente superficiale dello sviluppo e che deve essere visto come l’elemento effettivamente motore. Perciò erano nascosti alla moderna pedagogia e didattica scientifica le linee guida interiormente scientifiche-metodiche; la pedagogia e la didattica erano più o meno affidate al caso; il caso le dirigeva a questo o quel campo. Abbiamo bisogno che otteniamo linee guida interiori che ci dirigono a quelle verità che sono importanti: le linee guida che possono essere ottenute dalla visione del mondo di Goethe, attraverso la quale si può comprendere molto, molto. Ciò non deve essere costruito, non deve essere cercato dall’intelletto, deve essere cercato da un interiore radicamento dell’uomo con il mondo, come ci è divenuto del tutto estraneo, il che si mostra proprio nel fatto che vogliamo penetrare l’essenza umana individuale in modo così esteriore, come accade attraverso il ramo pedagogico della psicologia sperimentale.
Innanzitutto oggi si dovrebbe puntare una luce per coloro che hanno bambini da educare, sulla forza motrice principale dello sviluppo del tempo moderno. E quando si sta in un punto dove la direzione principale della vita deve essere cambiata, prima di tutto è necessaria la conoscenza di ciò che finora si è sviluppato nell’evoluzione dell’umanità. Per primo andò a fondo l’impulso elementare verso una vita statale libera da questioni economiche; poi, nell’ultimo terzo del diciannovesimo secolo e nel ventesimo secolo, in particolare in Europa centrale, abbiamo calpestato la nostra vita spirituale, l’abbiamo resa un mero parassita dell’essere.
Quanta cosa è confluita in questa vita spirituale, in cui vogliamo stare oggi, per esempio del grande impulso del goetheanesimo? Niente, praticamente niente! In modo esteriore si chiacchiera su Goethe; dell’immenso che sta nel modo in cui Goethe guarda il mondo, niente è passato nella consapevolezza generale. Senza scrupoli, come ho spesso raccontato, è stata la Società di Goethe di Weimar nel non pensare di mettere a capo nessuno che capisca qualcosa di Goethe, bensì un ex ministro delle finanze prussiano. Ho spesso menzionato come si potesse sentire questa scelta umoristicamente dal fatto che suo nome di battesimo era Kreuznachdenkich.
Così siamo navigati in un completo trascurare del nostro passato spirituale. Da nessuna parte nella consapevolezza contemporanea vive quello che ha dato proprio alla vita spirituale tedesca il suo carattere distintivo da parte di Goethe. Tutto questo è stato eliminato, è stato reso un parassita. Edizione su edizione di Goethe è apparsa — da nessuna parte lo spirito di Goethe è entrato. Colui che ha penetrazione in queste cose, deve dire oggi: Nel campo economico è grave, nel campo politico è grave, ma nel campo spirituale è il più grave di tutti. Così abbiamo innanzitutto rovinato la nostra consapevolezza politica; così successivamente abbiamo rovinato il nostro collegamento con la nostra stessa vita spirituale. Non dico questo da un pessimismo, ma lo dico dal fondamento che dalla comprensione di ciò che è accaduto deve emergere ciò che deve accadere.
Poi, poi è venuto quello che si chiama la guerra mondiale. Dopo il crollo del politico, che si era tenuto artificialmente insieme, sebbene già fosse spezzato, dopo il crollo interiore della vita spirituale il crollo economico, dalla cui forza e grandezza gli uomini oggi non hanno ancora la minima idea, perché credono che stiamo alla fine o nel mezzo di questo crollo, mentre stiamo appena all’inizio. Questo crollo economico, lo potete studiare dovunque in quello che si è formato come la catastrofe mondiale.
Se oggi si studiasse appropriatamente, voglio dire, ciò che si è svolto nel cosiddetto problema della ferrovia di Baghdad prima della guerra mondiale, si vedrebbe il più sfortunato intreccio della vita politica ed economica. Se si seguono i singoli stadi dei negoziati sulla ferrovia di Baghdad, ai quali è particolarmente legato lo sfortunato Helfferich, si vede sempre da un lato il capitalismo economico formante combinazione su combinazione, dall’altro lato l’intervento di macchinazioni nazionali-politiche, sciovinistiche; macchinazioni che sono diverse a seconda che operino da oriente o da occidente. In Germania si osserva la perdita della consapevolezza dell’azione, in quanto è perduta la vita spirituale, perdita della consapevolezza dell’azione, in quanto è perduta la vita statale, limitazione alla mera vita economica. Da occidente ovunque intrecciandosi aspirazioni economico-politiche, che nella maschera dello sciovinismo, o del nazionalismo, che si presenta nella maschera dell’economico-politico; da oriente una spirituale-politica che ancora si maschera delle più diverse maniere. Tutto questo unito in una matassa in quello che deve perdersi nella assurdità, nell’impossibilità nel problema della ferrovia di Baghdad. In questo problema, nel suo corso completo, sta semplicemente la prova dell’impossibilità di un ulteriore sviluppo del vecchio imperialismo, dell’impossibilità di un ulteriore sviluppo del vecchio sistema politico. Quello che così si mostra, diciamo, in un grande problema di politica mondiale, nel volere di costruire questa ferrovia, si mostra anche nei dettagli durante la guerra. Non si è mai considerato le cose in modo tale che ci si sia rivolti con linee guida appropriatamente fattuali al punto dove gli eventi esterni possono tradire i nessi interiori. Veda, Kapp strideva, Bethmann Hollweg gridava forte, e i rappresentanti spirituali della Germania tacevano. C’è stata una volta una simile situazione. Kapp, il rappresentante dell’agricoltura, strideva perché non sapeva più che cosa fare di tutta l’economia di guerra con l’agricoltura. Bethmann Hollweg, la testa più antiunitaria, gridava forte perché non sapeva dire niente di ragionevole sulla cosa. E i capi spirituali della Germania tacevano, perché si erano completamente ritirati nel formale-scolastico e non sapevano niente della vita, non avevano idea di come le questioni della vita dovessero essere trattate.
Non so come molti di voi si ricordino di queste cose. Non è affatto ampolloso quello che vi racconto, ma è stata realmente una volta la situazione che Kapp strideva, Bethmann Hollweg in parlamento gridava forte sullo spappolamento terribile che i poveri agricoltori avevano subito, e coloro che avrebbero dovuto sapere qualcosa su queste questioni, tacevano o dicevano qualcosa che è uguale al tacere, che era lontano dalla vita. Lo sviluppo economico, poteva veramente essere portato all’assurdo soltanto attraverso un grande, notevole fatto mondiale. E come siamo anche decaduti riguardo alla questione statale, molte persone non lo notarono. Avevano gli Hohenzollern, gli Asburgo, lo zarismo. Che all’interno dello zarismo, del regno Hohenzollern, del regno Asburgo già nel senso più decisivo, perché l’impossibile era connesso ad esso, il germe della dissoluzione fosse presente, ci si poteva ingannare perché una cornice innaturale teneva insieme quello che era già in piena dissoluzione, perché non c’era più impulso statale dentro.
Oggi dal lato socialista si sottolinea spesso che lo stato deve cessare. Nessuno ha portato alla cessazione di uno stato ragionevole più di quanto le dinastie europee nel diciannovesimo secolo. La vita spirituale, ci si poteva ingannare attraverso illusioni e attraverso vari stordimenti sul fatto che l’abbiamo calpestata, nella misura in cui essa è la conquista del diciannovesimo secolo. Con la vita economica non è andato così. Veda, quando lo stato è povero, si consola nel fatto che alle feste si costruisce con fiori di carta offerte ai dinasti. Non è una favola, ma un fatto provabilmente vero, che per esempio belle donne sui ponti di Amburgo si sono gettate con vera furia sui mozziconi di sigaretta che Guglielmo IL aveva gettato via, per conservarli come ricordo. Ma non è nemmeno una favola che quel Guglielmo IL non si sia allontanato con disgusto da tale servilismo, bensì
ha trovato che ciò gratificava molto la sua vanità; se ne dilettava.
Sì, così abbiamo infine nel campo della vita economica sperimentato il fenomeno strano che non si poteva caratterizzare diversamente da: l’agricoltura strideva, la politica gridava, l’industria si strofinava il pancino per il benessere, i lavoratori dapprima — nella misura in cui avevano già una piccola parte dall’industria — insieme, finché non arrivarono al fronte e là impararono un tono diverso, e allora diffusero anche altre opinioni quando tornarono a casa. Chi mente oggi naturalmente dice che dal cosiddetto fronte interno è venuto il crollo. Il crollo è venuto dal fronte, perché la gente là non poteva più resistere.
Tali cose, soprattutto colui che vuol educare il popolo oggi deve conoscerle. Non può stare seduto in un angolo e non capire niente della vita, ma deve conoscere quello che deve accadere. Molto più importante di quelle formalità che si tramandano nei giorni degli insegnanti, sarebbe oggi che proprio davanti ai formatori della gioventù fosse discusso a fondo questo fenomeno culturale-storico e fosse anche svelato ciò che nel campo della vita economica capitalistica si mostra così chiaramente.
Sapete, da un lato affermato, dall’altro contestato, è attribuito a una certa società il detto: «Il fine giustifica i mezzi». Nella vita economica che sta sotto l’influsso del capitalismo si è manifestato durante la cosiddetta catastrofe mondiale un altro impulso, che suona: Il fine ha dissacrato i mezzi. Perché ovunque sotto gli scopi, sotto i fini che erano stati stabiliti — proprio questo di nuovo svela il problema della ferrovia di Baghdad — i mezzi furono dissacrati, o però i mezzi dissacrarono anche lo scopo e i fini.
Queste cose devono essere sapute, e devono essere considerate senza riserve oggi. Nella misura in cui intendo la mia considerazione odierna come pedagogica, come credo che forse non nel modo, ma dalla regione dalla quale oggi parlo da me, innanzitutto dovrebbe essere parlato ai maestri di ogni grado. Da ciò dobbiamo crescere, ciò che finora ha impedito che ai maestri dei diversi gradi si parlasse dei grandi eventi mondiali. Così oggi sperimentiamo il tedio della assoluta incapacità politica di una grande parte della nostra popolazione. Si incontrano oggi uomini — in questo caso non posso essere cortese, perché non posso nemmeno dire: «i presenti ne siano esenti», almeno non tutti — si incontrano uomini oggi che non sanno cosa si sia svolto negli ultimi decenni perfino nella più estrema esteriorità per esempio del movimento operaio; che non hanno idea in quali forme particolari il proletariato da decenni combatte. Ora, un modo di educazione popolare che espone gli uomini nel mondo in modo che passino gli uni accanto agli altri e non sanno niente gli uni degli altri, deve necessariamente portare al crollo. Non ci sono oggi borghesi che sanno dell’operaio poco più di altro che egli è vestito diversamente da loro e simili, che non sanno dello sforzo che vive nel sindacale, nel cooperativo, nei partiti politici, che non si sono dati la fatica di guardare dentro a quello che avviene intorno a loro. Da dove viene ciò? Perché gli uomini non hanno mai imparato a imparare dalla vita, perché imparano sempre soltanto che questo o quello si sa. Si pensa: Lo so, sono uno specialista in questo campo; lo sai, sei uno specialista in questo campo. La gente si è abituata a ciò, ma mai sono arrivati a qualcosa d’altro se non che nelle loro scuole hanno assorbito un sapere e consideravano l’assorbimento di questo sapere come un ideale, mentre invece si tratta di imparare a imparare — imparare a imparare in modo che, per quanto a lungo si viva, fino all’anno della morte si possa rimanere uno studente della vita. Oggi gli uomini, anche se hanno completato l’università, di solito hanno finito di imparare nei vent’anni. Non possono più imparare niente dalla vita, ricordano soltanto quello che fino ad allora avevano assorbito. Tutt’al più che qua e là facciano un piccolo aperçu. Coloro che sono diversi, oggi appartengono alle eccezioni. Quello su cui si tratta, è che troviamo una pedagogia dove si impara a imparare, a imparare tutta la vita dalla vita. Non c’è niente nella vita da cui non si possa imparare. Staremmo su un terreno diverso oggi se gli uomini avessero imparato a imparare. Perché siamo oggi così socialmente impotenti? Perché si sono presentati fatti a cui gli uomini non sono all’altezza. Non possono imparare dai fatti, perché devono sempre attenersi all’esteriorità. Nel futuro non ci sarà pedagogia che possa essere feconda, se non ci daremo la fatica di elevarci ai grandi punti di vista culturali dell’umanità.
Chi oggi guarda il mondo un po’ con alcune basi antroposofiche, di cui si è parlato così spesso qui, sa pensare concretamente su ciò che è. Guarda verso occidente, guarda verso oriente, e può porsi compiti dalla osservazione concreta. Guarda verso occidente, in quel mondo anglo-americano, dove grandi impulsi politici, che ci sono divenuti dannosi, ma che sono grandiosi, hanno giocato da molti decenni — forse più a lungo, ma li posso seguire soltanto da decenni. Sì, tutti quei grandi impulsi che sono nella vita politica del tempo moderno, sono partiti dalla popolazione anglo-americana, perché ha sempre saputo contare con le forze storiche. Quando durante la guerra ho tentato di insegnare questo a qualche persona, e dissi: Possiamo soltanto resistere alle forze che partono da là con forze simili, ricavate dagli impulsi storici, allora mi hanno riso in faccia, perché da noi non c’è fede nei grandi impulsi storici.
Chi sa comprendere giustamente l’occidente, nella misura in cui è anglo-americano, trova là una somma di istinti umani, di impulsi che escono dalla vita storica. Tutti questi impulsi sono di natura politico-economica. Ci sono impulsi elementari, significanti all’interno dell’angloamericanismo, che hanno tutti una colorazione politico-economica, che tutti pensano politicamente in modo che politicamente si pensi attraverso l’economia. Ma ora c’è una particolarità; questa è: Sapete, quando parliamo dell’economico, esigiamo che nell’economico nel futuro regni la fraternità; essa era appunto stata scacciata dallo sforzo imperialistico occidentale, politico-economico. La fraternità era proprio rimasta assente, era stata eliminata. Perciò quello che là viveva prese il forte carattere capitalistico.
La fraternità, essa si sviluppò nell’oriente. Chi studia l’oriente secondo tutta la sua natura spirituale-animica, sa che da là sgorga veramente dal uomo il senso della fraternità. E così era la particolarità in occidente l’alta marea della vita economica sotto la non-fraternità, di conseguenza tendente al capitalismo. In oriente la fraternità senza l’economia; entrambi furono tenuti separati attraverso l’Europa centrale, attraverso noi. Abbiamo il compito — ed è questo che soprattutto l’insegnante dovrebbe sapere — abbiamo il compito di sinteticamente unire la fraternità dell’oriente con la non-fraternità, ma il modo di pensare economico dell’occidente. Allora socializziamo nel gran senso mondiale, se riusciamo a realizzare questo.
E di nuovo guardiamo all’oriente con una giusta linea guida. Là abbiamo da tempi antichi una vita spirituale elevata. Che essa oggi fosse già morta, può solo dire qualcuno che non comprende Rabindranath Tagore. Là l’uomo vive una vita spirituale-politica. Questo è nell’oriente. Dov’è il suo polo opposto? Esso è di nuovo in occidente. Perché a questa vita spirituale-politica dell’oriente manca qualcosa: la libertà. È un vincolo che va fino all’auto-estinzione dell’uomo in Brahma o Nirvana. È l’opposto di ogni libertà. La libertà, l’occidente se l’è conquistata invece. Noi stiamo in mezzo, dobbiamo sinteticamente unirlo. Questo possiamo fare soltanto se chiaramente nella vita distinguiamo fraternità e libertà, e in aggiunta abbiamo quello che è l’uguaglianza. Non dobbiamo capire il nostro compito soltanto così che tutto si adatti a tutti. Perché è la rovina di tutto lo sforzo per la realtà, se si pensa astrattamente. Coloro che rovinano tutto il pensiero conforme alla realtà sono gli uomini che credono si possa stabilire su tutta la terra un unico ideale astratto, o determinare per il presente un tale ordine sociale che fosse eternamente valido. Non è soltanto nonsenso, ma peccato contro la realtà, perché ogni parte dello spazio e ogni parte del tempo ha il suo proprio compito, che si deve riconoscere. Ma allora non si deve essere troppo pigri nel mostrare nei veri rapporti umani concreti. Allora si deve riconoscere il proprio compito per il fatto che si sa studiare i fatti secondo il loro significato. La moderna pedagogia popolare ci ha allontanati sempre di più da un tale studio significato dei fatti. Non vuole sapere niente di un tale concreto affrontare fenomeni. Perché là comincia proprio la regione dove l’uomo oggi si sente incerto. Gli uomini oggi vogliono definire, invece di caratterizzare. Oggi vogliono assorbire costruzioni di fatti dentro di sé, invece di considerare queste costruzioni di fatti come meri sintomi di quello che si esprime negli impulsi più profondi.
Parlo oggi in modo tale che quello che parlo dovrebbe essere tratto dalla regione da cui si dovrebbe parlare oggi pedagogicamente. E quei uomini che migliori possono entrare in considerazioni di una tale regione, oggi sono i migliori educatori e insegnanti, non coloro che si interroga se conoscono questo o quello in questo o quel campo; questo lo possono leggere dal manuale, o lo possono prendere dal dizionario di conversazione per prepararsi alla lezione. Quello che essi sono come uomini, è quello che per i futuri esami dovrebbe venire in considerazione. Una tale vita spirituale in piega pedagogica, lo rende da sé già necessario che ci si prepari non soltanto in certo modo unilaterale per la vita culturale, ma che nei tre rami dell’essenza umana si stia realmente dentro, come operatori spirituali veramente dentro. Non esito ad affermare che chi non ha mai lavorato con le mani non può vedere la verità nel modo giusto, che non è mai veramente dentro la vita spirituale. Questo appunto si dovrebbe raggiungere, che l’uomo vada avanti e indietro nei tre ambiti dell’organismo sociale triarticolato; che annodi relazioni reali a tutti e tre i suoi articoli; che lavorando, veramente lavorando sia in tutti e tre. Le possibilità per questo, oh, si manifesteranno. Ma il senso per questo deve assolutamente entrare nelle teste particolarmente dei futuri formatori della gioventù.
Allora si sveglierà un altro senso: il senso di andare oltre lo specialismo, verso quello che tentammo di produrre attraverso quello che qui si chiama antroposofia. Si deve raggiungere che il filo verso una considerazione universalmente umana non si interrompa mai, verso una comprensione di quello che l’uomo realmente è; che non ci si immerga mai nello specialismo, nonostante si possa stare in piedi nella propria specialità. Questo richiede certamente una vita molto più attiva di quanto oggi si pratichi molte volte.
Ho fatto spesso un’esperienza straordinariamente spiacevole a varie assemblee di studiosi e professionali. Là vengono persone insieme con il puro proposito di promuovere la loro professione. Ora, sì, questo è svolto per ore, talvolta molto diligentemente, molto assiduamente. Ma allora ho spesso sentito una strana espressione, l’espressione «discussioni tecnico-specialistiche». Si volevano trovare le ore dove non si discute più di specialismo tecnico, dove non si parla più, sì, di quello che realmente è la propria professione. È per lo più la roba più stupida che viene detta, la roba più noiosa, ma non si discute di specialismo; in questo modo si interrogano le persone, si discutono altre cose, forse anche talvolta cose migliori — ma questo non è visto volentieri — insomma, si è felici quando si è al di là della discussione specialistica. Sì, non prova questo quanto poco si sia uniti con quello che si fa per l’umanità e si dovrebbe fare, quando si è felici se si riesce a sfuggire? E ora vi chiedo: Una umanità dirigente che tenta il più velocemente possibile di sfuggire alle proprie specialità, sarà mai in grado di stare di fronte a una popolazione operaia e laboriosa? Se oggi parlate con autocompiacenza di quello che esiste come mali nella popolazione veramente lavoratrice manuale, allora non interrogate questa popolazione manuale, bensì interrogate la borghesia, perché essa ha creato i mali; là si trovano dappertutto per primi. Coloro che sono ingranati nel capitalismo rovinoso come lavoratori manuali, non possono veramente entrare in un ordine dove il loro lavoro reca loro gioia, se sopra di esso sta lo strato che vuole il più rapidamente possibile sfuggire da quello in cui dovrebbe stare con gioia. Questi sono gli effetti etici collaterali della nostra pedagogia fin qui. Questo è quello che soprattutto deve essere visto, che soprattutto deve diventare diverso. C’è molto che nelle abitudini di pensiero dei maestri futuri deve essere diverso da come è stato fin qui.
Cosa volevo spiegarvi in queste esposizioni? Ebbene, volevo farvi capire chiaramente come oggi si deve indicare radicalmente quello che deve accadere. Come è assolutamente necessario uscire dal piccolino, da quel piccolissimo terribile in cui abbiamo spinto i nostri contenuti di pensiero, tutta la nostra vita di sentimento e di volontà. Come deve prosperare una volontà — e nel futuro abbiamo bisogno di questa volontà — se deve stare alla luce di questi piccoli, di questi contenuti di pensiero e di sentimento dei più piccoli calibri?
Che cosa oggi non abbiamo, che dovremmo avere nel futuro? Dobbiamo avere una vera psicologia popolare. Dobbiamo sapere quello che è tutto nell’uomo che sta crescendo. Abbiamo escluso questa conoscenza. Invece abbiamo ricevuto un metodo d’esame che fa esperimenti sull’uomo, perché non può entrare intuitivamente nelle peculiarità. Vari apparati dovrebbero rivelare quali capacità ha l’uomo. E oggi non osiamo indicare queste cose. Perché? Perché non raccogliamo l’interesse per queste cose. Perché andiamo nel mondo con anima addormentata. La nostra anima deve svegliarsi. Dobbiamo guardare le cose. Allora vedremo che molto di quello che oggi adoriamo come grandi progressi, sono assurdità. Questo povero pedagogo della scuola popolare, oggi viene mandato fuori come un coniglio umano, addomesticato, per non poter vedere affatto quello che vive nel mondo. E educa gli uomini, i quali vengono educati in modo tale che passano accanto ai loro simili e non hanno idea di quello che vive nelle anime di questi simili. Ora è così — del tutto a parte dal fatto che molti circoli della borghesia naturalmente non hanno volontà di affrontare le grandi questioni contemporanee e gli impulsi — che coloro che hanno volontà, oggi appena si possono usare, perché assolutamente non sanno niente di tutto ciò che è necessario; perché hanno completamente dormito il tempo in cui il proletariato, diciamo, giorno dopo giorno nei decenni si è già formato politicamente. E ancora oggi lo si sperimenta — devo già dirlo — rarissimamente che i proletari si trovino che sempre ancora fanno l’obiezione, quando si tratta di parlare oggi delle grandi questioni del tempo, di non avere tempo per questo, di essere troppo occupati; si procurano il tempo. Si bussa da qualche parte a gruppi borghesi, che hanno tutti così tanto da fare che non hanno tempo di occuparsi delle questioni contemporanee; hanno tutti così tanto da fare. Ma non sta in questo. Non hanno nemmeno la minima idea con che cosa dovrebbero occuparsi. Non possono afferrare da nessuna parte, perché non sono stati educati a questo da niente.
Questo è di nuovo non una visione pessimistica; non vuole nemmeno essere una invettiva, ma è semplicemente la constatazione di un fatto. Così abbiamo sperimentato che dove la vita stessa ha costretto gli uomini a formarsi, essi si sono formati. Dove gli uomini avrebbero potuto formarsi dai loro impulsi, è stato trascurato, è avvenuto completamente inosservato. Perciò oggi stiamo nel pasticcio, e perciò sentiamo su tutto quello che oggi si tenta, non solo il parlare da malvagità, che già è presente in abbondanza, bensì tutta la roba stupida, che proviene puramente dall’ignoranza della vita: perché nessuna scuola ha mai provveduto a che l’imparare sia imparato. Certe conoscenze ben si sono infiltrate attraverso i muri della comodità e gli uomini ne sono stati istruiti, ma non è accaduto dal modo in cui si approcciano gli uomini, che l’uomo stia di fronte ai fenomeni della vita con i sensi aperti.
Molto, molto potrebbe oggi essere già compreso dalle tristi realtà anche dalle parti dove ancora si continua a parlare nel vecchio modo, e dove sembra come se il meccanismo dell’ingranaggio cerebrale fosse una volta caricato e avesse dovuto funzionare automaticamente. Riunioni esterne avvengono oggi ancora sempre nel modo in cui avvenivano prima di questa catastrofe di guerra. Gli uomini hanno imparato poco dalle terribili circostanze in gran numero, perché non hanno capito imparare. Ora dovranno imparare attraverso la necessità quello che non hanno imparato attraverso gli orrori. Vi ho citato qui una volta una dichiarazione di un osservatore della vita del tutto modesto e colto, Herman Grimm, che è anche nella mia opera «I punti cardinali della questione sociale». L’uomo già negli anni novanta ha detto: Se si guarda la vita intorno a noi oggi riguardo a dove si precipita, particolarmente con i continui armamenti dovunque, allora è così, che si vorrebbe volentieri fissare un giorno di suicidio generale, tanto desolante sembra questa vita. Ma gli uomini volevano vivere in fantasie e illusioni; quelli che si chiamano pratici, particolarmente. Oggi però è necessaria la consapevolezza di svegliarsi. E chi non si sveglia, non potrà partecipare a quello che oggi è necessario, necessario per ogni singolo uomo. Molti ancora non sanno nemmeno dove mettere la mano sulla leva.
Questo è quello che volevo dirvi, per così dire, come una sorta di esposizione come si dovrebbe dare oggi proprio nelle assemblee di insegnanti; proprio davanti a quei capi della gioventù dovrebbe essere sviluppata. Perché dovrebbero guardare a quello che deve accadere. Se continueremo queste considerazioni, affronteremo di nuovo più da vicino questioni specificamente pedagogiche, pedagogia popolare.
Oggi dipende straordinariamente dal fatto che i più profondi nessi all’interno dell’ordine sociale dell’umanità siano veramente visti. I tempi hanno portato con sé che in molti rispetti gli uomini si siano accontentati di quello che chiamo visione superficiale, visioni che sono state acquisite sulla superficie dell’essere e che hanno portato al fatto che uno consideri una cosa giusta, o meglio detto, che uno consideri una cosa giusta, l’altro falsa, ma allora con questi pareri su giusto e falso non si può fare niente. Non si può fare niente con essi per la ragione che si possono certamente formare pensieri che giacciono sulla superficie, però mai può accadere qualcosa di ragionevole se si traducono tali pensieri nella realtà. La realtà non si lascia convincere così facilmente da visioni di superficie, come le cose nella testa umana. Ma qui sta un male canceroso dei tempi odierni. E un ulteriore male canceroso è quello che gli uomini non vogliano riunire quella riesamina di sé che nel momento giusto direbbe loro: Queste cose sono tutte dal nostro interesse più personale, non dobbiamo affatto farle apparire belle nel senso sociale; non dobbiamo dire, se vogliamo fare qualcosa nel nostro interesse personale, che questo sia un ramo di qualche attività sociale. In questo rispetto si vivono situazioni strane. Molto di quello che è stato presente da anni si è ingrandito oggi: che sempre di nuovo quello che qui da questo posto è voluto, sia tradotto nell’interesse personale di certi circoli, e allora si dica che quella sia una conseguenza, un risultato di quello che qui è voluto. Dico questo per attirare l’attenzione sul fatto che oggi dovrebbe essere presente la buona volontà di guardare più profondamente in queste cose, di andare oltre le visioni superficiali.
Da nessuna parte più che nel campo pedagogico è necessario questo andare oltre le visioni superficiali, e da nessuna parte manca più la buona volontà di fare questo che proprio nel campo pedagogico. Perché in questo campo pedagogico è necessario, se realmente si deve pensare socialmente, diciamo di puntare l’attenzione fino alle cose più elementari. Forse l’avete già visto dalle due precedenti conferenze legate alla pedagogia; ma questo particolarmente voglio sia osservato, che attraverso l’intero ascolto della mia conferenza dovrebbe passare.
Cosa si vive oggi dalle più basse classi scolastiche da parte di uomini, di bambini piccoli. Quando il bambino piccolo viene guidato a scuola, allora per quello che accade è determinante quasi tutto il resto, soltanto non i bisogni, gli impulsi dell’uomo che si sviluppa. E con lo salire da classe a classe della scuola diventa sempre peggio e peggio. Già in un’età che non sopporta in nessun modo tali cose, si presenta per esempio il seguente: Il giovane uomo va a scuola nella prima ora scolastica della mattina. In questa prima ora scolastica forse è previsto dalle comodità del collegio degli insegnanti, diciamo, matematica, aritmetica. Allora segue forse il latino, allora segue forse un’ulteriore ora di istruzione religiosa. E allora segue forse musica o canto, oppure forse no, allora segue forse geografia. Non si può rovinare il sentimento umano in modo più fondamentale che quando ci si prenda cura così del giovane uomo che la sua capacità di concentrazione sia distrutta nelle fondamenta. Quello dove dovrebbe cominciare, nel campo dell’insegnamento di socializzare, è innanzitutto l’orario scolastico, questa spelonca di morte per tutto quello che è vera pedagogia. L’orario scolastico, che continua attraverso tutti i gradi scolastici, è quello che oggi deve essere combattuto in primo luogo.
È necessario che si provveda, se si pensa affatto a una sanazione del nostro sistema scolastico, che nel futuro l’uomo che cresce possa stare così a lungo su una cosa, finché la concentrata permanenza su una cosa è necessaria attraverso gli stati di sviluppo dell’uomo. In modo che per esempio, diciamo, dovrebbe essere attentamente accertato: per una certa età della vita è necessario impartire al giovane uomo che cresce, diciamo, concetti matematici, fisici. Allora per questo non dovrebbe essere scelto il peggiore dei modi, che una o tre o cinque ore scolastiche settimanali per questo siano previste, ma dovrebbe questo assorbire divenire un’epoca nel giovane uomo che cresce, cioè, dovrebbe costantemente, senza essere continuamente disturbato da altro, per un certo tempo della sua vita concentrarsi su uno. Cioè, si dovrebbe dalla vera antropologia pedagogico-psicologica essere chiari su in quale età della vita all’uomo debba essere insegnato qualcosa di aritmetico. In questa età della vita la cosa principale dovrebbe essere posta sull’aritmetica; in questa età della vita l’intera giornata dovrebbe essere usata per dirigere l’attenzione principale all’aritmetica. Naturalmente non intendo che il giovane uomo dovrebbe fare solo matematica da mattina a sera, ma intendo come una volta fui costretto a fare, quando dovetti educare un bambino psicopatico di undici anni. Allora tentai di procedere in modo economico: da tutte le personalità che erano responsabili dell’educazione del bambino, mi riservo che sia io stesso nel tempo in cui volevo concentrare la sua anima particolarmente su una determinata cosa, dovessi disegnare l’intero piano per quello che altrimenti dovrebbe essere fatto con il bambino: così tanto era permesso suonare il pianoforte, così tanto era permesso cantare e così via. Non si tratta di riempire di nuovo l’anima con qualcosa di contenuto scolastico, bensì di arredar lo sviluppo in modo tale che l’anima da sé in una certa epoca della vita possa concentrarsi su uno, e che prima di passare ad altro, davvero si raggiunga una certa conclusione in un singolo ramo della formazione umana. Diciamo dunque: Deve essere riflettuto su quanto in una determinata epoca della vita si debba insegnare all’uomo di aritmetica, allora questa epoca della vita deve concludersi
con il fatto che il giovane bambino in via di sviluppo possa avere il sentimento: Ora ho raggiunto qualcosa in questa materia. — Soltanto allora si può passare a un altro cosiddetto soggetto.
Vedete quindi: quello che ora costituisce il fondamento del nostro insegnamento fino ai più alti gradi universitari, porta anche con sé i mali più fondamentali del nostro sistema scolastico. Difficilmente può esistere qualcosa di più contronatura che quando lo studente universitario va all’università, come per esempio ho sperimentato nei miei tempi, e ascolta:
Dalle 7-8 del mattino filosofia pratica, dalle 8-9 del mattino scienza della storia, dalle 9-10 del mattino storia della letteratura, dalle 10-11 del mattino diritto dello stato e così via.
Ora a tutto questo non sta alla base l’intenzione che dovrebbe stare alla base: di non crear confusione nel giovane uomo che si sviluppa, ma sta soltanto alla base l’intenzione di servire tutte le comodità della sistemazione scolastica esterna. Questo deve essere considerato in modo del tutto imparziale.
Qui sta oggi un compito eminentissimo. Ma è un compito riguardo al quale difficilmente si può credere che nelle larghe masse esista un’inclinazione, secondo le abitudini di pensiero di oggi, a occuparsene seriamente. Questo è anche quello che si intende quando si dice sempre di nuovo: Oggi è il tempo non dei piccoli ma dei grandi rendiconti. La gente spesso crede che al tempo dei grandi rendiconti sia servito se si pronunciano grandi parole. Gli è servito soltanto se ci si avvicina con interno coraggio ai grandi cambiamenti, e se non si perde il coraggio di opporsi a tutto quello che si oppone a tali grandi cambiamenti.
Un’altra cosa è quella che oggi è considerata quasi essenziale nelle larghe masse, cosa che ha in particolare un grande significato per i gradi scolastici inferiori: questa è la cosiddetta supervisione scolastica statale. Non può esserci nulla di più rovinoso per uno sviluppo della vita spirituale veramente appropriato che una tale supervisione scolastica ufficiale o semiufficiale. Quello che è esigenza della vita spirituale nel sistema scolastico — e colui che guarda profondamente dentro le cose, lo potrebbe sapere — quello che per un vero sviluppo prospero è necessario, richiede un’attenzione a tutti i singoli momenti che emergono dall’insegnamento vivente stesso. Questo non può e non deve mai essere giudicato attraverso nessuna supervisione scolastica esterna. A un uomo cui una volta nella gestione autonoma della vita spirituale attraverso tutte le precauzioni necessarie, è stata accordata la fiducia che educa o insegna in qualche posto, a lui, finché sta al suo posto, nessuno deve intromettersi nei suoi metodi o simili. Questo è qualcosa che molte persone oggi non capiscono ancora; ma con questo non capire, non capiscono allo stesso tempo una delle condizioni fondamentali di tutta la vera vita spirituale che matura. Si vede da ciò, in quale modo radicale si deve metter mano a tutto quello che oggi la gente accetta come ovvio, anzi, di cui chiede perfino il rafforzamento. Perché quasi nessun programma, diciamo, anche solo sociale che è sorto da pensiero partigiano, non ha certi punti sulla supervisione scolastica ufficiale o semiufficiale. Con ciò non si fa un rimprovero a nessuno, nemmeno a un partito, ma semplicemente è indicato quello che è risultato appunto dalla vita spirituale distorta, che gradualmente è sorta.
Si possono studiare particolarmente queste distorsioni della vita spirituale quando si affronta i gradi scolastici alti. Come si è veramente sviluppato il nostro sistema universitario? Questo si poteva ancora ben osservare nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Infine tutti quegli uomini che hanno raggiunto qualcosa di significato mondiale proprio all’interno della vita spirituale tedesca, sono ancora cresciuti quando il sistema più nuovo non aveva ancora distrutto il fondamento di uno sviluppo veramente spirituale. Goethe ha già protestato a sufficienza contro gli ostacoli che gli sono stati messi durante la sua formazione scolastica. Ci si dovrebbe innanzitutto rendere conto come diversamente sarebbe quello che sta nella «Poesia e verità» di Goethe su Il professor Ludwig e altri, se Goethe fosse stato costretto a diciotto, diciannove o vent’anni in un odierno coercizione universitaria. Queste cose oggi devono assolutamente essere considerate.
Cosa è stato veramente eliminato, gradualmente eliminato? Vedete, quando il ginnasio, che oggi è un fantasma spaventoso di fronte alle esigenze del tempo, era l’unico luogo preparatorio per l’istruzione superiore, quando ancora aveva il carattere del vecchio ginnasio del chiostro, che naturalmente non era così male per il suo tempo, allora aveva ancora un ultimo residuo di quello che si potrebbe così caratterizzare: L’uomo assimila qualcosa che lo porta al punto di una visione del mondo generale. Nel piano di studi dei ginnasi figurava la cosiddetta propedeutica filosofica. Certamente era praticata soltanto negli ultimi due anni. Per lo più era fatto che ciò che apparteneva al secondo anno fosse preso nel primo, e ciò che apparteneva al primo fosse preso nel secondo. Ma ora, c’era almeno qualcosa: era un residuo superstite di quello di cui alle università più antiche si provvedeva, che i primi anni che l’uomo passava all’università dessero a ognuno la possibilità di assorbire qualcosa di una visione del mondo generale, di assorbire qualcosa di quello che gli può dare innanzitutto il diritto di immergersì nello studio particolare professionale. Perché nessuno può veramente fare qualcosa in uno studio professionale particolare, chi non ha ottenuto attraverso un insegnamento propedeutico, preparatorio la possibilità di formarsi un’opinione saggiamente sentita su questioni universalmente umane. Oggi si considera superfluo insegnare all’uomo in forma vera qualcosa di logica, qualcosa di concetti psicologici. Nessuno può vantaggiosamente studiare affatto alcun ramo della vita spirituale superiore, chi non ha passato attraverso tali rappresentazioni logiche e psicologiche, chi non si è così acquisito, per così dire, dapprima il diritto interiore di fare questo.
Tutte queste cose la più recente vita culturale spirituale ha assolutamente eliminato. Essa non vuol più vedere affatto l’uomo; questa più recente vita culturale spirituale vuol dressare questa vita spirituale da impulsi del tutto estranei a essa.
Ma questo ha portato al fatto che quello che sta nel nostro lavoro spirituale generale, semplicemente non porta il carattere di una cultura unitaria. Ci ha spezzettato, e finora non ha potuto gestire quello che dovremo gestire. Chi ha esperienza in questo campo, sa in quanti inni di lode è stato esaltato il cosiddetto specialismo del tempo moderno. Si è sottolineato che la nostra vita culturale ha avuto tale espansione che l’uomo può essere fruttifero soltanto se padroneggia un singolo ramo speciale. Con ciò si è indicato qualcosa che da un lato, diciamo, è autoevidenza. Ma ci si è abbandonati da pigrizia interiore a questa stessa evidenza con vero piacere. Perché ora non si ha bisogno di altro che incapsularsi in qualche specialità, e proprio attraverso questo incapsularsi in una specialità si divenne un uomo culturale particolarmente legittimo per il tempo odierno. Naturalmente colui al quale la cultura sta a cuore non può sperare, e non può nemmeno volere, che lo specialismo si trasformi in un dilettantismo che domina tutto; ma quello che deve essere perseguito è che l’intera educazione, l’intero sistema scolastico per l’uomo sia strutturato così che egli, diciamo, in uno strato inferiore della sua consapevolezza abbia sempre la possibilità di tirar fili comprensivi dalla sua specialità alla cultura intera. Questo non può accadere diversamente che se si fornisce a ogni università una base di formazione umana generale. Coloro che oggi appartengono alle pedanterie, obiettano: Sì, che ne facciamo allora della formazione specialistica? — Si dovrebbe soltanto davvero una volta esaminare come economicamente si potrebbe procedere con la formazione specialistica quando cominciano le specialità, se si potesse influenzare uomini generalmente formati, uomini che veramente hanno qualcosa di umano in loro. Oggi siamo disgraziatamente così attraverso le nostre relazioni culturali perverse, che nella propria specialità si può essere l’uomo più altamente sviluppato e rimanere profondamente ignorante rispetto a tutte le grandi questioni umane, non poter capire nulla di queste. Abbiamo oggi un fenomeno strano davanti a noi, che colui che ha frequentato soltanto una scuola popolare, o forse nemmeno questa adeguatamente, ma è stato trascinato dalla vita, ha cose migliori da dire su relazioni universalmente umane che colui che è passato attraverso l’istruzione superiore ed è divenuto un uomo eccellente nel suo campo.
Contro questo fenomeno si deve combattere oggi, se si pensa affatto di mandare giù i profondi quegli impulsi che soli possono portare a un miglioramento, che non soltanto portano a fare misure sulla superficie come la gente vuole; che non vanno dove la realtà esige che si vada, se qualcosa deve veramente accadere. Naturalmente oggi abbiamo già spinto il male così lontano che non abbiamo più personalità adatte per la base dell’università, che siamo nella terribile situazione di non avere più insegnanti affatto per una formazione umana generale. Perché abbiamo portato al punto che proprio le nostre università hanno dormito, diciamo, i più estremi rami della cultura. Si può sperimentare che alle nostre università in qualche lezione in cui è prevista una scienza, essa sia letta dal quaderno di qualche professore, che lo studente ascolti la cosa, che allora si compri alcune trascrizioni per addestrarsi per iscritto per l’esame. È un procedimento piuttosto usuale. Ma che cosa significa realmente? Realmente significa: il giovane uomo ha completamente sprecato il tempo che ha trascorso ad ascoltare; perché quello che realmente è accaduto è soltanto che si è addestrato alle trascrizioni. Se l’avesse fatto soltanto, avrebbe davvero fatto tutto quello che realtà nella cosa è. Significa: che il professore si alzi sul podio, legga il suo quaderno, è una cosa completamente inutile, è assolutamente superflua.
Ora si potrebbe facilmente dire: Abbiamo dunque davanti a noi un tale selvaggio, che esige l’abolizione dei corsi! No, non è il caso. Certamente non esigo l’abolizione dei corsi, soltanto attiro l’attenzione sul fatto che i corsi oggi sono letti senza considerazione del fatto storico-culturale che una volta è stata inventata l’arte della stampa, che quello che si soltanto legge davvero penetra meglio nella scatola cranica quando è letto in un libro scritto ordinatamente. Ma attiro anche l’attenzione sul fatto che il meglio che si può ottenere attraverso un libro ben scritto difficilmente può essere un decimo di quello che veramente esce dalla personalità immediata dell’insegnante così che si crea una connessione spirituale tra l’insegnante e colui che è insegnato. Questo però può accadere soltanto in una vita spirituale che stia su se stessa, che si auto-amministri, dove l’individualità può completamente svilupparsi, dove non dominano tradizioni, come nelle università o altre scuole superiori, per secoli, bensì dove l’individuo ha la possibilità di essere se stesso fino al dettaglio più piccolo. Allora proprio dall’insegnamento orale uscirà ciò di cui si può dire: Abbiamo respinto tutto quello che vuole venire nell’umanità anche attraverso l’arte della stampa, attraverso l’arte dell’illustrazione e così via. Ma proprio perché abbiamo respinto questo, abbiamo ottenuto la possibilità di sviluppare completamente nuove capacità di insegnamento, che oggi ancora dormono nell’umanità. Queste cose appartengono anche, e appartengono perfino in primo luogo alle questioni sociali del presente. Perché soltanto quando si avrà cuore e mente per queste cose, si potrà penetrare in quello che altrimenti è necessario oggi.
Vediamo un po’ che cosa risulta dalla malformata educazione superiore per la generale situazione sociale. Ieri stesso ho dovuto nella
conferenza pubblica attirare l’attenzione sul fatto che fondamentalmente
non abbiamo nessun riflesso delle vere condizioni sociali, né nell’economia nazionale della borghesia né nell’economia nazionale del proletariato, perché semplicemente non abbiamo avuto la forza di arrivare a una vera scienza sociale.
Che cosa è sorto sotto la borghesia al posto della scienza sociale? Qualcosa di cui si è molto orgogliosi, che non si stanca mai di lodare sempre di nuovo: questa è la moderna sociologia. Ebbene, questa moderna sociologia è il prodotto culturale più assurdo che potrebbe mai sorgere. Perché questa sociologia pecca contro tutte le necessità più elementari che dovrebbe avere una scienza sociale. Questa sociologia cerca la sua grandezza in ciò che astrae da tutto quello che potrebbe portare al volere sociale, all’impulso sociale, che registra soltanto storicamente e statisticamente i cosiddetti fatti sociologici, affinché fornisca apparentemente la prova che l’uomo è una sorta di animale sociale, che l’uomo vive nella società. Questa prova, l’ha fornita, certamente inconsapevolmente, abbastanza decisamente, questa sociologia; l’ha fornita per il fatto che non ha portato alla luce nient’altro che i più piatti giudizi sociologici, cioè quelli che sono generali, che sono patrimonio comune, banalità. Ma da nessuna parte è presente la volontà di trovare le conoscenze delle leggi sociali nel modo in cui devono fluire nel volere sociale umano. Con ciò però su questo campo è paralizzata la forza stessa della vita spirituale. Abbiamo in tutti gli strati non proletari oggi, questo deve essere francamente riconosciuto, affatto nessun volere sociale. Il volere sociale manca completamente, perché proprio dove dovrebbe essere coltivato, nell’insegnamento universitario, la sociologia è subentrata al posto della scienza sociale; la impotente sociologia al posto della scienza sociale penetrata dal volere, che stimola l’uomo.
Fino alle profondità della vita culturale vanno queste cose. Là devono essere cercate, altrimenti non le raggiungiamo mai. Si immagini soltanto come gli uomini starebbero diversamente nella vita se fosse attuato quello che è stato espresso in una precedente considerazione qui. Invece che lo sguardo degli uomini sia distolto verso epoche culturali antichissime, che hanno ricevuto la loro struttura sotto relazioni sociali completamente diverse, l’uomo dovrebbe proprio nell’età della vita dove l’anima emotiva inizia a vibrare finemente, dal quattordicesimo, quindicesimo anno in su, essere immediatamente introdotto nella vita presente più immediata. Dovrebbe conoscere quello che avviene nel campo, dovrebbe conoscere quello che avviene nei mestieri, dovrebbe conoscere i diversi collegamenti commerciali. L’uomo dovrebbe assorbire tutto questo. E ci si immagini come allora uscirrebbe completamente diversamente nella vita, come sarebbe un uomo indipendente, e come non si lascerebbe convincere di quello che oggi spesso è proprio esaltato come la suprema conquista della cultura, che però non è nient’altro che la più terribile manifestazione di decadenza.
Soltanto sul terreno di una vita spirituale che si auto-amministra può anche vera arte prosperare. E vera arte è faccenda popolare; vera arte è in senso eminente qualcosa di sociale. Colui che studia lo stile architettonico greco, romanico, gotico nel modo in cui oggi spesso accade, sa veramente poco su quello che conta. Soltanto colui conosce quello che sta nello stile architettonico greco, romanico, gotico, che sa come l’intera struttura sociale del tempo, quando questi stili dominavano, fosse visibile in forme, in conduzione di linee, in configurazione all’interno di questi stili, come l’arte continuasse a vibrare nelle anime umane. Quello che l’uomo nel quotidiano faceva, fino al movimento delle dita, era una continuazione vibrante di quello che vedeva quando contemplava queste cose, che gli offrivano la possibilità di assorbire la vera essenza, diciamo, di uno stile architettonico in sé. Oggi si ha bisogno della realizzazione del matrimonio tra arte e vita, che però può prosperare soltanto sul terreno di una vita spirituale libera. Oh, quale infelicità, miei cari amici, che i nostri bambini siano guidati in aule scolastiche che sono davvero ambienti barbarici per i giovani sentimenti! Ci si immagini ogni aula scolastica — non in modo decorativo artisticamente come oggi spesso ci si la immagina, ma ci si la immagini disegnata da un artista così che questo artista ha messo in armonia le singole forme con quello verso cui dovrebbe cadere lo sguardo, mentre si impara il tabelline.
I pensieri che devono agire socialmente non possono agire socialmente,
se non, mentre questi pensieri si formano, in un flusso laterale della vita spirituale, nella anima entra quello che proviene da un ambiente veramente consono alla vita. Ma per questo è necessario anche, diciamo, per l’artisticità un percorso di vita completamente diverso da quello che oggi gli è concesso durante la crescita. È proprio oggi che colui che sente l’impulso artistico in sé, non avrà la possibilità di avvicinarsi alla vita. Se sente in sé, diciamo, l’impulso di divenire pittore, allora la vita lo spinge a dipingere il più presto possibile degli scarabocchi, perché pensa che si tratti di creare qualcosa che dà soddisfazione interiore. Naturalmente si tratta di questo; ma la questione è se prima l’impulso a questa soddisfazione interiore ha trovato la strada nella vita, così che si sente la più grande soddisfazione interiore quando si chiede innanzitutto alla vita: che cosa deve essere creato? e quando si sente anche sempre l’obbligo, l’obbligo consapevole che non si prende dalla vita nulla che non si ridà. Per il fatto che oggi, diciamo, i pittori forniscono paesaggi a quelle persone che comunque non ne capiscono molto, con questo non si promuove l’arte, bensì l’arte viene gettata nell’abisso. Abbiamo così un’arte di lusso inutile accanto a una configurazione barbarica del nostro ambiente di vita. Ci immaginiamo soltanto che avvenga la situazione che il mio libro sulla questione sociale mira a portare avanti, dove per la semplice ragione che ogni mezzo di produzione può costare soltanto finché non è finito, after finito passa liberamente nel corpo sociale. Ci immaginiamo come allora cadrebbe via ogni interesse egoistico individuale, come completamente da sé, istintivamente, intuitivamente germinerebbe in ogni creatore la tendenza a creare per tutta l’umanità, e come cercherebbe questa possibilità di creare per l’intera umanità, invece di ciò che oggi spesso è presente, che creano per i capitalisti secondo le loro assurdità. Questo è proprio il compito: socializzare così che sotto la socializzazione non vada in rovina tutta la vita spirituale. In questo punto i nostri cerchi dirigenti, conduttori, non hanno nemmeno il primissimo impulso di vedere il giusto. Questi cerchi oggi si scandalizzano degli Spartachisti, dei Bolscevichi e così via. Sì, gli Spartachisti, i Bolscevichi non si sono fatti da soli. Chi li ha fatti? I nostri cerchi dirigenti, conduttori! Perché non hanno sentito in sé l’impulso di fondare una vera cultura popolare. Non ci sarebbe bolscevismo e nessuno spartachismo se i cerchi dirigenti avessero fatto il loro dovere. A parte dal fatto che Spartachismo e bolscevismo non sono come la gente nei cerchi dirigenti oggi se li immagina, per rappresentare pezzi d’orrore davanti al mondo e giustificare i loro cannoni. Solo questo a margine.
Oggi sarebbe particolarmente necessario nei cerchi dirigenti, conduttori un chiaro e sincero ritiro in sé. Per questo c’è poco, poco desiderio.
Vedete, la stoffa per un miglioramento dell’anima, l’evoluzione umana non l’ha ancora strappata da questa anima, ci sarebbe ancora; sarebbe ancora presente, e perfino in modo particolare nel popolo tedesco. Ma questo popolo tedesco, da tempo, lunga tempo, ha costantemente evitato di sviluppare in sé le forze germinali dei propri pensieri, dei propri sentimenti, dei propri impulsi. E nei gradi scolastici più bassi sono stati impiantati gli impulsi che trasformano il grandiose umano tedesco in una macchina di sottomissione; in una macchina che segue ciecamente l’autorità. C’è un nesso tra tutto quello che oggi così terribilmente si presenta davanti a noi, e questa educazione falsa, questo insegnamento che non rende l’uomo libero e indipendente, perché esso stesso non è libero e indipendente. Questa educazione che si sente tanto meglio, quanto più può essere stretta nello stato, affinché si possa sentir bene ancora quando in inumerevoli assemblee può essere preso il deliberato: Stiamo con piena fiducia alla regione che a Versailles ora fornisce il necessario per tagliarci la gola. In inumerevoli assemblee sono presi i deliberati: Stiamo saldamente dietro a questo governo. Mentre in verità in questo governo difficilmente siede un uomo che vi appartenga, mentre gli attuali requisiti sarebbero,
confessare apertamente e liberamente: Tutto quello che accade lì, è soltanto la continuazione di quell’infelicità che si è verificato nei territori tedeschi nell’anno disgraziato 1914. In questi ambiti si versano gli errori del nostro sistema educativo. E questi errori del nostro sistema educativo hanno tolto all’uomo ogni possibilità di avere equità di misura per gli eventi della vita.
Come oggi vi ho descritto, che da un lato un sistema scolastico ragionevole, che guarda alla concentrazione, non all’orario maledetto, introdurrebbe nell’uomo l’indipendenza di pensiero e la ragionevolezza, così una vera penetrazione della nostra società già dall’educazione con arte sociale porterebbe una corretta cultura della volontà. Perché nessuno può volere, che non ha insegnato il volere attraverso vera educazione artistica. Questo segreto della connessione dell’arte con la vita e particolarmente con l’elemento volontario dell’uomo, da comprendere questo, è uno dei primissimi requisiti della futura pedagogia psicologica, e tutta la futura pedagogia deve essere psicologica. I costruttori di questa psicologia saranno difficilmente, così come le cose stanno ora quando la psicologia è stata tolta alla gente, altri che gli artisti, che ancora hanno un po’ di psicologia nelle loro vene, mentre la psicologia altrimenti è scomparsa dalla nostra educazione. Non c’è nemmeno un atomo di essa nella formazione scientifica. Una tale introdotta nella vita, sarebbe possibile se veramente uno per tutti e tutti per uno lavorassero, perché allora le forze di produzione sarebbero impiegate così che il tempo sarebbe disponibile per tale educazione. Perché molto dello sciocchezzaio che oggi si dice, non avrebbe bisogno di essere detto se si parlasse seriamente e apertamente, se fosse attuato ciò che avrebbe giovato anche alla vita spirituale, che il lavoro manuale e il lavoro spirituale lavorassero insieme, che nel futuro comunque dovrebbe essere perseguito. Allora su tutta la terra, se ognuno — ben, non può essere ognuno, ma una certa approssimazione all’ideale può avvenire — farebbe la sua parte di lavoro manuale, nessun uomo avrebbe più bisogno di lavorare manualmente di massimo tre o quattro ore al giorno. Un calcolo almeno approssimativo fornisce questo. Quello che viene lavorato oltre le tre o quattro ore, non è causato dalle necessità che giacciono nell’evoluzione dell’umanità, è causato — e questo si può dire oggi senza emozione, senza agitazione come fatto completamente oggettivo — è causato dai decine di migliaia di fannelloni e rentier che vagano tra noi. Ma di fronte a queste cose si deve veramente guardare onestamente e sinceramente. Perché la correzione di queste relazioni non dipende soltanto dal fatto che qua e là nel piccolo qualcosa sia cambiato, ma dipende dal fatto che ordiniamo la nostra educazione, la nostra pedagogia popolare in modo che gli uomini attraverso l’educazione, attraverso il sistema scolastico ottengano equità di misura per la vita.
Oggi la questione sta così, che il nostro sistema educativo spinge alla superficie umani arbusti che non hanno la minima equità di misura per le cose che avvengono intorno a noi. Perciò tutti i rapporti che per esempio vengono da Versailles sono così assurdi, perché nessuno ha un giudizio su quale peso l’uno o l’altro abbia, da quali motivi giudica questo o quel popolo, che cosa per questo o quel popolo dalla sua fondamentale essenza umana è necessità. Perciò anche non si è compresi quando si parla di tali cose. Se solo una scintilla dell’essenza dell’organismo sociale triarticolato potesse entrare nella comprensione umana, si vedrebbe come quello che ci minaccia da occidente, è l’allagamento di tutta la vita politica e spirituale con la vita economica; come quello che dal confine orientale ci preme anche, da Russia viene fuori, l’urlo dell’umanità per il salvataggio della vita spirituale dalla vita economica. Due poli stanno gli uni di fronte agli altri, l’occidente e l’oriente, e noi in mezzo abbiamo il compito di guardare verso occidente e di non lasciar sorgere i suoi mali presso di noi; di guardare verso oriente e di coltivare da noi stessi quello che altrimenti non deve non imporci per secoli, ma per decenni, perché all’umanità deve essere imposto quello che essa non si impone da sé. Abbiamo il compito qui in mezzo dell’Europa di coltivare quello che soltanto dai tre articoli dell’organismo socia-
le può essere coltivato. Se oggi una preponderanza della cultura dell’oriente sorgesse, allora la terra sarebbe inondaria di mistica nebulosa, la terra sarebbe inondaria di teosofia priva di realtà. Se la preponderanza sorgesse in occidente, allora la terra sarebbe inondaria, tyrannizzata dalla mera vita materiale. Avremmo questo compito: due terribili danni dell’umanità fermare attraverso una ragionevole triarticolazione dell’organismo sociale, facendo conseguire autonomia della vita economica, della vita spirituale e togliendo allo stato la possibilità di spingerlo così lontano, fino al nostro crollo che viene dall’occidente e dall’oriente convergendo.
Uno sguardo oggettivo verso occidente mostra soprattutto oggi come si dovrebbe essere molto attenti a tutto quello che proviene dai popoli romanzi. Perché niente potrebbe essere più pericoloso per noi che se ci dessimo a illusioni riguardo al fatto che dalle profondissime fondamenta soprattutto la Francia lavora al nostro crollo. Se preveniamo la Francia dal fare questo, allora veniamo facilmente oltre quello che ci minaccia dal lato inglese. Ma per questo si necesita discernimento, equità di misura per le cose. Per questo innanzitutto è necessaria la consapevolezza che, forse con poche eccezioni, tutti coloro che da Germania — non so come dire così che non si offenda nessuno — oggi a Versailles negoziano del destino della Germania, non sono usati più avanti che come strumenti per questi negoziati. Queste cose oggi dovrebbero essere viste senza trucco, queste cose oggi devono essere viste così, miei cari amici, che non si fanno nemmeno concessioni nel proprio giudizio interiore. Se però oggi si vede questo, allora si prende attraverso un tale vedere il primo impulso che soprattutto per la pedagogia popolare si necessita; si vede quello che la pedagogia popolare fin qui ha spinto alla superficie come uomini che oggi fanno il destino umano.
Naturalmente è più comodo aggiungere alle cose i giudizi più banali a quello che realmente è inteso qui, piuttosto che partendo dai suggerimenti che sono dati, guardare ai diversi campi umani, così che su questi diversi campi umani si colpisca il giusto. Quando tempo fa ho parlato nel nostro edificio a Dornach della triarticolazione dell’organismo sociale, allora passò un po’ di tempo, e allora emerse dopo un piano molto strano. Come un esempio grottesco di come gli uomini oggi sono educati, posso forse citare questo piano. Là c’è l’edificio, ci sono occupati some persone, connessi ci sono altri che non hanno niente da fare, e vivono nell’ambiente. Su la triarticolazione dell’organismo sociale fu parlato. Ora sorse in alcuni capi, che oggi, vorrei dire, è un’idea naturale che si dovesse comunque cominciare da qualche parte. E si voleva cominciare a socializzare da qualche parte, afferrando in modo folle un piccolo territorio e in questo piccolo territorio lasciare germogliare le piante più folli dell’egoismo, e allora dire, che avevamo comunque cominciato da qualche parte a socializzare. Così anzitutto le persone che stavano raggruppate intorno all’edificio dovevano socializzare, mettere in scena l’organismo sociale triarticolato. Furono tratteggiati piani di come i Dornachiani potevano mettere in scena l’organismo sociale triarticolato. Non si poteva fare altro che dire alla gente: Che cosa dovrebbe significare questo? Assumete un po’ che voi facciate la cosa sul serio: Allora come primo elemento verrebbe l’autonomia della vita economica. Sì, allora naturalmente innanzitutto vi dovreste acquisire mucche e mugerle e fare tutto ciò che sembra introdurre una oasi economica. E poi, perché con questa oasi economica all’esterno starebbero in connessione altri uomini, allora diventerebbero i più bei parassiti dell’economia, perché ogni tale chiusura settaria non è niente altro che un parassitismo economico. Si può in un territorio economico chiuso dentro soltanto socialeggiare egoist; se si esclude qualcosa, si vive a spese di altri. È proprio il più folle capitalismo. E la vita legale: ora desidererei vedere, se voi istituivate un tribunale, quando uno mangia fino in fondo, e gli pronunciate una sentenza, vorrei vedere che cosa direbbe allora lo stato svizzero, se voi avreste questo triarticolazione!
E la vita spirituale: da quando abbiamo un movimento antroposofico, è stato aspitato per la vita spirituale proprio contro le resistenze ciò che è l’indipendenza in tutti i sensi. L’abbiamo fatto finché esistiamo, e voi non vedete nemmeno che questo è stato immediatamente intrapreso. C’è così poco comprensione per questo che si pensa che anche questo dovrebbe ancora essere messo in ordine.
Non si tratta del fatto che oggi qualcuno dica: Sì, si deve comunque cominciare da qualche parte. — Con questo cominciamento per lo più è inteso soltanto un folle individualismo capitalistico, e questo deve iniziare nel fatto che prima si fonda capitalisticamente tale colonia. Con questo si sta molto lontani da quello che realmente può essere inteso con i veri pensieri sociali. Ma non dovrebbe essere esercitata una critica sopra il singolo; perché io sono l’ultimo che non riconosce quali difficoltà l’individuo ha quando oggi dovrebbe mettersi nella situazione dei grandi compiti del tempo. Ma qualcos’altro desidero porvi sul cuore: non cullarvi in illusioni, ma se desiderate capitalistically individualizzare, confessatevelo. Siete dalla situazione odierna costretti a capitalistically individualizzare ancora alla vostra prosperità. Confessatevi la verità, perché la verità sarà quella da cui veramente dovrà provenire la vita sociale. Verità non dovrebbe essere rinnegata nemmeno nelle proposizioni. Non si dovrebbe stare davanti all’umanità nemmeno nella formulazione di proposizioni con un’untruth.
C’è che attraverso i paesi passa il grido: Gratuità del sistema scolastico. — Sì, cosa dovrebbe significare questo? Potrebbe soltanto il grido passare attraverso i paesi: Come si socializza, così che ognuno abbia la possibilità di fornire il suo contributo giusto al sistema scolastico? Gratuità del sistema scolastico è nulla di più che una bugia sociale, perché dietro di essa nascondiamo da un lato che prima si deve mettere il plusvalore a una piccola cricca, così che fonda il suo sistema scolastico attraverso il quale domina gli uomini, oppure si getta sabbia negli occhi a tutti, così che
non sappiano che sotto i soldi che tolgono dal borsellino devono esserci anche quelli con cui si mantengono le scuole. Nella formulazione delle nostre proposizioni dobbiamo essere così consapevoli da sforzarci verso la verità.
Il compito è grande, ma ognuno dovrebbe tenere presente la grandezza del compito. Quello che nella antroposofia come ideale è stato stabilito all’interno di un piccolo movimento da decenni, questo, miei cari amici, naturalmente non può ognuno realizzare: uno deve considerare il suo ufficio, l’altro la sua moglie, l’altro il suo marito, l’altro deve considerare l’educazione dei suoi bambini. Questo dovrebbe ogni uno francamente confessarsi, affinché ottenga una panoramica su quanto poco compie, di cui si tratta. Perché l’ideale antroposofico è tale che richiede la dedizione dell’intero uomo. Questo oggi non possono molti. Ma non dovrebbero farsi l’illusione, la nebbia che hanno già fatto abbastanza, bensì dovrebbero confessarsi la verità su se stessi. Ma d’altro canto dovrebbero essere penetrati dal fatto che oggi si tratta di stare o cadere, proprio nella coltivazione di una vera vita spirituale consona alla cultura. E nessuno può venire a giuste concezioni su quello che è necessario alla vita spirituale e quindi alla vita sociale, chi non osa coraggio confessarsi: Il radicalismo deve andare fino al cambiamento del maledetto orario scolastico, fino a molte piccole cose; perché da queste piccole cose si sviluppano quelle palle di neve che poi crescono fino a valanghe, che oggi sono lì come i grandi mali culturali.
Questo vi prego di considerare. Di questo allora la prossima volta parleremo ancora.
Stoccarda, domenica di Pentecoste, 8 giugno 1919
Oggigiorno, nella nostra presente epoca, parlare di Pentecoste nel modo ormai consueto mi sembra, visto il grave momento storico, un’azione anticristiana, per quanto tali azioni anticristiane siano oggi frequenti. D’altronde, parlando proprio dallo spirito della festa di Pentecoste, tutto ciò che qui viene presentato per il rinnovamento della nostra educazione e della nostra istruzione scolastica da coloro che si impegnano seriamente nel nostro movimento per la triarticolazione dell’organismo sociale, è già uno spirito di Pentecoste. Infatti, nella separazione della vita dello spirito, nell’autonomia del sistema scolastico, risiede lo spirito di Pentecoste più importante della nostra epoca, quello spirito di Pentecoste che è ormai scomparso dalle altre cosiddette correnti religiose e confessionali del nostro tempo. Speriamo davvero che proprio dall’emancipazione della vita dello spirito, come la perseguiamo, scaturisca il rinnovamento di questa vita dello spirito, di cui l’umanità tanto ha bisogno. Ciò che oggi deve accadere nel nostro sistema educativo e scolastico per il rinnovamento dello spirito, per l’effusione del vero spirito di Pentecoste dei nostri tempi, può essere inteso solo da colui che si forma un’opinione su come lo spirito anti-Pentecoste sia diffuso ovunque in ciò che oggi incontriamo nella vita pubblica, nel cosiddetto intercorso spirituale fra gli uomini.
Quando si parla così, come deve accadere dai fondamenti antroposofici nel nostro tempo, oggi si può udire persino — e io dico «persino» e lo sottolineo tre volte — il rimprovero che in questi discorsi la parola tedesco e cristiano, o Cristo, praticamente non compare.
Se non troviamo in noi lo spirito per respingere un tale chiacchiericcio, allora non abbiamo ancora riconosciuto il nervo della visione del mondo antroposofica. In tale chiacchiericcio risiede il frutto della nostra educazione popolare e umana pervertita; in questo chiacchiericcio si esprime ciò che di corrotto nella nostra educazione è stato infuso nei nostri animi. Perciò si tratta soprattutto di acquisire il discernimento sulla connessione tra il pervertito chiacchiericcio della nostra epoca e il nostro pervertito sistema educativo e scolastico. L’acquisizione di questo discernimento è ciò che oggi dovrebbe dividersi e scendere in lingue di fuoco sulle teste dei nostri contemporanei.
Nei nostri tempi si parla molto del fatto che non si dovrebbe stimare la parola, poiché «In principio era l’azione». Ma un’epoca come la nostra applicherà male anche questa cosa, perché in quest’epoca la parola è diventata chiacchiericcio fraseggiante e l’azione brutalità priva di pensiero. Un’epoca simile ha buone ragioni per distogliere attenzione dalla parola, poiché in ciò che essa conosce come parola può sentire solo la frase, e nel fatto che essa conosce, solo la brutalità priva di pensiero.
C’è una profonda connessione fra la nostra educazione, il nostro insegnamento, e questo fatto ora caratterizzato. Portiamo in noi due fonti di un’umanità pervertita: portiamo in noi un grecismo corrotto e un romanesimo corrotto. Non sappiamo cogliere il grecismo nel suo tempo e nel suo luogo per quello che è. Non capiamo come le nobili figure di Socrate e Platone abbiano dovuto fare grande sforzo per allontanare dai Greci la loro irresistibile propensione all’illusione. Il Greco era costituito in modo tale che continuamente sentiva la propensione, al di là della serietà della vita, ad elevarsi verso l’illusione priva di essenza e a cercarvi il proprio compiacimento. I greci legislatori, Socrate e Platone, hanno dovuto indicare con tutta l’acutezza la realtà dello spirito, affinché i Greci non cadessero sempre più nel loro difetto popolare, nel loro difetto razziale: ingannare sé stessi piacevolmente mediante l’illusione sulla serietà della vita. E i Greci hanno perdonato a Socrate di parlare della serietà della vita solo finché il «vagabondo» Socrate parve loro inoffensivo. Ma quando sentirono che cosa fosse veramente contenuto nelle parole del Socrate errante in termini di serietà della vita, lo avvelenarono.
Noi, per quanto siamo uomini della nostra epoca, non abbiamo in noi lo spirito della serietà socratica. Preferiamo accogliere quell’aspetto del grecismo che ha avvelenato Socrate, e ci deleziamo in questo spirito del grecismo. Ci permettiamo che la perla della letteratura mondiale, il Vangelo di Giovanni, nella sua apertura venga avvelenato dal fatto che al posto di ciò di cui il Vecchio Testamento ha parlato — che se l’uomo vi cade dentro con le sue illusioni, il cielo e la terra crollano — al suo posto la parola innocua «Parola» viene presa da noi alla lettera. «In principio era la Parola», così inizia il Vangelo di Giovanni. L’uomo contemporaneo è contento che al suo posto stia la parola «Parola», che egli è propenso a intendere in modo fraseggiante. Ma al suo posto sta in verità qualcosa che è adatto a scacciare tutte le illusioni che l’uomo spinge dentro la frase. Il cielo e la terra delle nostre illusioni crollerebbero se volessimo veramente percepire seriamente la verità del Logos che sta a questo posto e dovrebbe essere percepita.
Dunque la nostra cultura contemporanea si è prefissa di attenuare misticamente o brutalmente l’acutezza della vita. È su questo che oggi dobbiamo riflessare, su questo dobbiamo confessarci profondamente. Oggi dobbiamo scacciare dalle nostre anime, già dall’educazione più precoce, dalla scuola più precoce, e fino ai livelli più alti dobbiamo imparare a scacciare dall’uomo ciò che Socrate e Platone volevano scacciare dal grecismo, dicendo a questo grecismo: Guardatevi dalle illusioni! Lo spirito ha realtà. Nell’idea c’è realtà, non ciò che voi vedete in questa idea con le vostre frasi illusorie.
Non andiamo avanti se continuiamo a chiacchierare eticamente e religiosamente. Poiché il Vangelo stesso è azione nel divenire del mondo. Oggi il Vangelo è diventato chiacchiericcio. Perciò ha accanto a sé l’azione brutale priva di pensiero. Ma dobbiamo essere capaci di accogliere nelle nostre anime ciò che veramente può spiritualizzarci quando parliamo. Dobbiamo trovare la via affinché il cuore partecipi quando le labbra si muovono. Dobbiamo trovare la via di mettere il tutto dell’uomo nella nostra parola, altrimenti la parola diventa per l’educatore un’illusione, un indirizzo comodo lontano dalla serietà della realtà. Dobbiamo congedatci da quello spirito che ci permette di entrare in chiesa, affinché in questa chiesa siamo sollevati dalla serietà della vita e ci sia comodamente inculcata la frase: il Signore Iddio lo farà comunque, vi libererà dai vostri mali. Dobbiamo cercare le forze in noi che nelle nostre stesse anime sono le forze divine, poiché sono state poste in noi dal divenire del mondo, affinché le usiamo e affinché possiamo accogliere Dio nella nostra stessa anima. Non lasciarti persuadere dal Dio esteriore, affinché le nostre anime possano sdraiarsi con comodo riposo dell’anima sui divani filistei che amiamo tanto quando si tratta della vita dello spirito. E la via deve cercarla la nostra educazione, il nostro sistema scolastico, per superare — come si può già dire oggi — la frase greca; la via deve trovarla la nostra educazione e il nostro sistema scolastico per superare la frase romana.
Per il Romanesimo era giusto ciò che la nostra epoca adora ancora come lo spirito delle leggi. Poiché, a che cosa era destinato questo spirito delle leggi del Romanesimo? Oh, la leggenda della fondazione di Roma ha un profondo significato. Bande di ladri erano riunite per combattere in loro gli istinti peggiori bestiali e umani. A questo scopo esisteva la legge romana, per domare le bestie selvatiche. Ma noi dovremmo ricordarci che siamo diventati uomini, e che non dovremmo adorare quello spirito delle leggi che era nato dai legittimi impulsi del Romanesimo per domare le passioni selvagge bestiali e umane. Quello che dal romanesimo abbiamo conservato come lo spirito del diritto, così come ancora oggi agisce in noi, porta ovunque il carattere che le passioni umane selvagge, che non possono agire da sole nella libertà, devono essere domate.
Gli uomini dicono: questa parola, cristiano, non vive nei discorsi che ora vengono tenuti. Ma gli uomini dimenticano sempre di nuovo una vera parola cristiana, la parola paolina: il peccato è venuto attraverso la legge, non la legge attraverso il peccato. Se la legge non ci fosse, il peccato sarebbe morto. Questo può non contare molto per i nostri tempi, perché gli uomini sono diventati non-cristiani. Ma questa è una parola di cui si deve imparare il profondo senso. Questo è il Cristiano: che sia tolto da ciò in cui oggi gli uomini vedono il Tutto-Sostentatore, l’Universale Abbracciante, dallo Stato che è il nostro retaggio del Romanesimo, che ne sia tolto la vita dello spirito libera e la vita economica, che deve stare su sé stessa. Gli uomini non vogliono lo spirito cristiano. Perciò vogliono consolarsi con il fatto che la parola Cristo e cristiano sia applicata il più spesso possibile come frase. Similmente, oggi gli uomini vogliono sentire il più spesso possibile come frase la parola tedesco. Lo spirito tedesco dimora veramente in Goethe. Lo spirito più recente dell’Europa centrale, che non è tedesco, ha coniato nella sua illuminato rappresentante dell’Accademia delle Scienze di Berlino la parola che io ho già citato qui: l’onore di questi signori, degli odierni guide dello spirito, consista nel sentirsi come la «difesa scientifica degli Hohenzollern». Lo stesso uomo che ha coniato questa parola ha anche pronunciato dal linguaggio scientifico fraseggiante dell’epoca presente il discorso «Goethe e nient’altro», e con questo discorso ha voluto calpestare tutto lo spirito scientifico naturale di Goethe. Ha avuto il gusto di dire: il Faust in Goethe farebbe meglio a inventare la pompa d’aria e a render Margherita onesta, piuttosto che compiere quella roba che il Faust di Goethe compie. Questo era lo spirito moderno che ha calpestato il vero spirito tedesco, che non porta sempre la parola tedesco inutilmente sulle labbra, proprio così come è stato spirito cristiano-moderno, cioè non-cristiano, chiedere sempre la parola Cristo e cristiano, e non badare all’altra parola: non pronunciare inutilmente il nome di Dio. Si dovrebbe sentire che cosa sia cristiano, e non essere dipesi da ciò che il chiacchiericcio del Cristianesimo ci urla sempre nelle orecchie.
Questo è oggi lo spirito di Pentecoste. Non si può dire che questo spirito di Pentecoste, se non è coltivato e protetto, avrebbe una facile strada. Si ha l’occasione di vedere come questo spirito di Pentecoste sia frainteso da sinistra e da destra. Non è una strana illustrazione — se scendo per un momento dall’altezza della considerazione all’ordinario — non è una strana illustrazione dello spirito della nostra epoca questo che si è effettivamente verificato: la nostra Associazione per la triarticolazione sociale si muove per trasformare una parola-seme in azione e, affinché sia compresa, ricorre alle parole di un uomo che da parte sua pure vuole parlare di socializzazione, le cui parole si possono ben usare quando si parla di socializzazione, le cui parole si possono ben citare, poiché come parole, se fossero pensieri-seme a divenire azioni, significherebbero proprio ciò che vogliamo. E che accade? Dal lato da cui queste parole provengono, ciò che da esse dovrebbe essere preso come azioni è immediatamente combattuto con tutta la forza. Che cosa significa questo davvero dentro l’uomo? Significa: Guai a voi, se prendete le nostre parole per qualcosa di diverso da chiacchiericcio e frase! Nel momento in cui le prendete sul serio, queste nostre parole, allora siamo vostri avversari. Così ha agito l’educazione che è stata cresciuta sotto il braccio dello Stato nell’epoca più recente. Questo da un lato.
Dall’altro lato la gradevole denuncia: noi siamo completamente d’accordo con ciò che Steiner dice, siamo d’accordo con ciò che presenta come sua opinione nel combattere il capitalismo passato, siamo d’accordo con la sua triarticolazione dell’organismo sociale, ma lo combattiamo, perché non ci lasciamo dire tali cose da uno che vede gli spiriti!
Ebbene, sarebbe già motivo sufficiente — ma il motivo non deve essere una pianta velenosa — a dirsi: cosa se ne può fare di un’epoca che in questo modo vuole nient’altro che o pura frase o pura azione brutale, senza pensiero, e che rifiuta tutto ciò che non è frase o brutalità senza pensiero e che porta proprio in sé i germi della vera realtà dell’uomo? Affinché non si debba pensare, si vuole la lotta di classe senza pensiero. Affinché non si lascino diventare realtà i propri pensieri, si pronunciano le più belle frasi. E quando gli altri uomini le prendono sul serio, le si combattono fino al coltello.
Questa domanda deve penetrare nei nostri cuori: gli uomini nati da tale spirito hanno ancora il diritto di parlare del miracolo di Pentecoste in frasi ben ordinate? Il fango che oggi si effonde viscido sul miracolo di Pentecoste viene dalle stesse ghiandole da cui proviene il veleno con cui oggi si vuole spruzzare tutto ciò che viene dallo spirito, e con cui ci si vuole richiamare da un lato alla frase priva di essenza e dall’altro lato all’azione brutale priva di spirito. La frase priva di essenza da un lato è diventata il chiacchiericcio religioso del mondo, l’azione brutale senza spirito è diventata il militarismo, il male radicale della nostra epoca. Finché non si comprenda come queste due cose hanno radice nell’educazione pervertita e nella scuola pervertita, allora non si può pensare in modo fruttuoso a ciò che deve accadere. Tutto il resto è ciarlataneria.
Le cose che devono essere fatte devono essere fatte dalla realtà. Poiché la realtà porta lo spirito in sé, e ogni negazione dello spirito diventa in verità puro assurdo e insensatezza. Ma quando qualcuno tenta di indicare la realtà spirituale, allora è un illusionista o uno che vede gli spiriti. Così viene marchiato nel nostro tempo, perché la sensibilità per la vera realtà è completamente assente nei più ampi strati.
Paragonare l’organismo sociale con l’organismo umano o un altro organismo, è diventato anche nel nostro tempo una frase, e una frase piuttosto volgare. Se non si vuole parlare in modo fraseggiante su questo argomento, allora si deve fornire quella fondazione che è stata fornita nel mio scritto «I misteri dell’anima». Che senso avrebbe oggi parlare della triarticolazione dell’organismo sociale se prima non fosse stata posta dinanzi agli uomini, come vera conoscenza naturalistico-scientifica, questa fondazione spirituale della triarticolazione dell’organismo umano in capacità nervose-sensoriali, in capacità ritmiche e in capacità metaboliche? Ma gli uomini sono troppo pigri per lasciarsi correggere le loro concezioni sorte dal sistema scolastico pervertito attraverso ciò che nasce dalla vera realtà.
Un’altra concezione terribile dimora nella nostra scienza ufficiale, cioè in quella creduta autorevolmente ovunque. Questa scienza partecipa all’adorazione idolatrica di tutto ciò che si è elevato come così elevata cultura nell’epoca più recente. Come non dovrebbe, quando vuol esprimere qualcosa di particolarmente misterioso, questa scienza moderna ricorrere a ciò che essa adora principalmente. Ebbene, così il sistema nervoso le è diventato una somma di linee telegrafiche, così l’intera attività nervosa dell’uomo è diventata per essa un funzionamento telegrafico meravigliosamente complicato. L’occhio percepisce, la pelle percepisce con lui. Lì, presso la stazione telegrafica cervello, per mezzo dei nervi sensitivi è portato ciò che è percepito dall’esterno. Poi lì nel cervello siede, non so che cosa — uno spirito, questo la scienza più recente lo nega —, attraverso un ente dunque diventato frase, perché non si vede nulla di reale in esso, ciò che è percepito dai nervi «sensitivi» è trasformato per mezzo dei nervi «motori» in movimenti volontari. E viene inculcato al giovane uomo la differenza tra nervi sensitivi e nervi motori, e su questa differenza è costruita l’intera concezione dell’uomo.
Da anni combatto questa assurdità della separazione tra nervi sensitivi e nervi motori, in primo luogo perché questa differenza è un’assurdità, perché i cosiddetti nervi motori non servono a niente di diverso da ciò a cui servono i nervi sensitivi. Un nervo sensitivo, un nervo sensoriale, serve affinché sia il nostro strumento per percepire ciò che accade nella nostra organizzazione sensoriale. E un cosiddetto nervo motore non è un nervo motore, bensì anche un nervo sensitivo; serve solo affinché possa percepire il mio stesso movimento della mano, i miei stessi movimenti propri, che nascono da altri motivi che non dai nervi motori. I nervi motori sono nervi sensitivi interni per la percezione dei miei stessi propositi volontari. Affinché percepisca l’esterno che accade nel mio apparato sensoriale, servono i nervi sensitivi, e affinché non resti un essere sconosciuto a me stesso, mentre io stesso cammino, colpisco o affero, senza saperne nulla, servono i cosiddetti nervi motori, dunque non per la tensione della volontà, bensì per la percezione di ciò che la volontà compie in noi. Il tutto che è stato caratterizzato della scienza più recente dal contorto sapere intellettuale del nostro tempo è una vera assurdità scientifica. Questo è uno dei motivi per cui da anni combatto questa assurdità.
Ma c’è un altro motivo per il quale questa assurdità deve essere sradicata, questa superstizione dei nervi sensitivi e motori, tra i quali non c’è altra differenza se non che gli uni sono sensitivi per ciò che è fuori, e gli altri per ciò che è nel corpo proprio. Questo altro motivo è il seguente.
Nessun uomo può acquisire una giusta comprensione dell’uomo in alcuna scienza sociale per il suo rapporto al lavoro, se costruisce i suoi concetti, le sue concezioni sulla contorta distinzione tra nervi sensitivi e motori. Poiché ci si fa sempre strane idee su ciò che realmente è il lavoro umano, se da un lato ci si domanda: che cosa accade effettivamente nell’uomo quando lavora, quando mette in movimento i suoi muscoli? — e dall’altro lato non si ha alcuna idea del fatto che questo mettere in movimento i muscoli non si basa sui cosiddetti nervi motori, bensì sulla consustanzialità immediata dell’anima con il mondo esteriore. Naturalmente posso solo accennarvi a questi insegnamenti, per il motivo che oggi non esistono nemmeno le concezioni più primitive per comprenderli. Gli uomini ancora non capiscono niente di queste cose, perché il sistema scolastico non ha ancora trasformato le concezioni più primitive per la comprensione di tali cose, perché continua a operare con l’assurdità della distinzione tra nervi sensitivi e motori.
Quando entro in contatto con una macchina, devo entrarvi in contatto come uomo intero; devo stabilire un rapporto soprattutto tra i miei muscoli e questa macchina. Questo rapporto è ciò su cui effettivamente si basa il lavoro dell’uomo. È su questo rapporto che conta, quando si vuol valutare il lavoro socialmente, il rapporto molto particolare dell’uomo alla base di lavoro.
Con quale concezione del lavoro operiamo allora oggi? Ciò che accade nell’uomo quando, come si dice, lavora, non è diverso se egli si affatica a una macchina, se spacca legna, o se a suo piacere pratica sport. Può consumarsi egualmente con il piacere dello sport, può consumare altrettanta forza di lavoro nello sport socialmente inutile quanto nello spaccamento di legna socialmente utile. E l’illusione sulla differenza tra nervi motori e sensitivi è quella che psicologicamente distoglie gli uomini dal cogliere un’effettiva concezione del lavoro, che può essere colta solo se non si guarda all’uomo per come si consuma, bensì per come si mette in relazione all’ambiente sociale. Credo che voi non abbiate ancora acquisito un concetto chiaro su questo, perché i concetti che oggi si possono avere di queste cose sono così distorti dal nostro sistema scolastico, che ci vorrà ancora tempo prima che si trovi il passaggio dalla concezione socialmente insensata del lavoro, dal concetto scientifico pazzo della distinzione tra nervi sensitivi e motori. Ma in queste cose risiede insieme il motivo per il quale pensiamo così impraticamente. Come può l’umanità pensare praticamente al pratico, che si abbandona all’idea pazza: dentro di noi domina un apparato telegrafico, e i fili vanno a qualcosa nel cervello e lì sono commutati in altri fili, nervi sensitivi e motori? Dalla nostra scienza, nata dal sistema scolastico pervertito, alla quale il largo pubblico, sedotto dalla piaga giornalistica, crede, procede l’incapacità di pensare veramente socialmente.
Questo è ciò che oggi dovremmo riconoscere come spirito di Pentecoste, e che sarebbe più saggio fosse versato in lingue individuali sui nostri contemporanei, che ciò con cui oggi si pensa di migliorare questo o quello come con ciarlataneria. Se oggi si dice che l’umanità deve imparare di nuovo e ripensare, allora gli uomini per lo più credono che si intenda con ciò la stessa frase che essi stessi intendono, naturalmente, perché gli uomini subito trasformano in frase e utopia ciò che si dice. Ma non è una differenza se un qualunque redattore dice: l’umanità deve imparare di nuovo — o se lo si dice perché si sa: fino a profondità così grandi l’umanità si è fatta falsi pensieri attraverso abitudini di pensiero false, che vanno fino ai nervi sensitivi e motori, che vanno fino nella struttura di ciò in cui l’umanità oggi crede saldamente, perché le sue autorità glielo comandano? Che si parli da una realtà, e diversamente si parli su questa realtà, quando sul terreno del movimento antroposofico si parla di «ripensamento» e «riapprendimento», spiegarlo al mondo sarebbe il compito della Società Antroposofica. Poiché la frase ha oggi acquisito un tale potere che riguardo alle parole esterne colui che non ha il discernimento tra realtà e frase, può esso stesso dire: Ebbene, leggete pure l’articolo di fondo dello odierno «Stoccardaer Tagblatt», là troverete anche la dottrina del riapprendimento. Ma oggi non si tratta del fatto che confrontiamo le parole, poiché attraverso questo cadiamo proprio nella fraseggiante falsità; oggi si tratta del fatto che afferriamo la realtà e ci guardiamo dal cadere nella fraseggiante falsità. Quante volte ho dovuto essere sgraditamente repulsivo quando sempre di nuovo uscivano frasi come queste: Bene, ancora uno ha parlato «teosofico» dal pulpito, come dicono i nostri contemporanei. Queste cose erano le peggiori, poiché testimoniavano quanto poco discernimento ci sia tra la conoscenza della realtà e il vivere comodo nella frase. Il Fest della Pentecoste dovrebbe veramente una volta versare questa ammonizione nelle anime umane: Via dalla vostra frase, verso la realtà! Oggi parliamo in fraseggiante falsità in ogni ambito della scienza, dell’arte, della religione, in frasi che rimangono bloccate in gola e non afferrano perciò l’uomo intero; così come la fede dell’uomo oggi consiste nel fatto che le sensazioni dei suoi sensi rimangono bloccate da qualche parte nel cervello e non afferra il suo apparato motore. Tra tutte queste cose ci sono le connessioni più precise, e finché non intervenga la trasformazione del nostro tempo proprio nelle abitudini di pensiero che la scienza autoritaria ha sviluppato, che ha sviluppato il papato scientifico, allora non c’è rinnovamento reale, poiché ogni altro rinnovamento scaturisce solo dalla superficie, e non da dove deve scaturire: dall’interno veramente reale. Se il nostro sistema scolastico ed educativo deve veramente sperimentare un rinnovamento, si deve avere cura, attraverso tali cose come qui sono state discusse, di proteggere l’uomo da ciò che nella nostra umanità contemporanea può facilmente emergere, perché porta in sé l’eredità del Romanesimo.
Deve essere combattuto il desiderio di illusione, l’amore per l’illusione, che oggi è largamente diffuso nell’umanità. L’uomo contemporaneo si sente comodo quando può ingannarsi sul valore della realtà, quando può dirsi: non è il Cristo in me, che risveglia le forze in me, che rende forti le forze in me, a cui mi confesso, bensì il Cristo che è indipendente da me, e che per grazia mi libera dai miei peccati, senza che io seriamente, attraverso la mia propria forza, faccia nulla al riguardo.
Più volte mi è stato opposto in numerose lettere questo confessione di Gesù Cristo rispetto a ciò che l’Antroposofia deve e vuol fare. E sempre di nuovo mi è incontrato il desiderio di trasfigurare ciò che oggi dalla realtà dello spirito deve essere pronunciato acutamente, perché il tempo lo richiede, nella frase triviale popolare, affinché gli uomini possano finalmente capirlo. Ma nel momento in cui le verità antroposofiche fossero tagliate nella frase triviale, allora diventerebbero ciò che nel nostro tempo è così vile: diventerebbero frase, diventerebbero frase quando le si degradasse alla trivialità della strada o alla filisterità della scienza contemporanea. Sempre di nuovo mi è stato esortato a fare l’una e l’altra cosa. Sempre di nuovo ho avuto la fatica di non fare l’una e l’altra cosa, né di abbassare l’Antroposoficità alla frase triviale della strada — ciò che nel senso contemporaneo si chiama popolarizzazione —, né potevo seguire gli altri ammonimenti, di parlare in modo tale per gli uomini scientifici che lo capissero. Questi ammonimenti mi sono giunti veramente molte volte. Ebbene, allora avrei dovuto parlare in modo da trovare eco nella sciocchezza scientifica contemporanea. Su questo sono ancora contento se la gente si comporta come poco fa un professore a Tubinga dalla mentalità scientifica dell’epoca. Allora mi sembra completamente che la verità regni nei fatti, perché questo atteggiamento è la migliore prova di quanto la vita dello spirito abbia bisogno di essere capovolta. In particolare, se si vuol trovare questo passaggio al vero spirito di Pentecoste, dalle parole chiacchierone alle parole che portano germi, allora ci si dovrà guardare sempre di nuovo dal condurre le anime ai loro vecchi concetti abituali, per comprendere ciò che con nuovi concetti non si vuole comprendere, ciò che con vecchi concetti si chiacchiera sì, ma non si può comprendere. Non ha molto senso dalla bocca borghese, per esempio, oggi sottolineare, con i valori, i valori che le parole spesso hanno, che il proletariato in certi circoli per le cose che devono essere dette sul terreno dell’organismo sociale tripartito ha la buona volontà di capirle meglio di quanto il borghese. Abbiate anche questa buona volontà, voi borghesi! — così si vorrebbe dire oggi in molti casi. Il proletario naturalmente ride di questo esortamento alla buona volontà dei borghesi; infatti è giusto che egli è preparato meglio del borghese a capire molte cose. Ma è preparato a capire queste cose anche da una base completamente diversa, e ride quando si dice che si dovrebbe fare appello al borghesio sulla buona volontà di comprensione, e ride particolarmente quando si dice che si potrebbe promettere successo da questo appello. Poiché sa benissimo che la sua migliore comprensione viene da qualcosa di completamente diverso: che se domani non lavora, si ritrova sulla strada. Egli è legato all’ordine sociale, vorrei dire, puntiforme, non attraverso una linea retta, come il borghese burocrativo contemporaneo. Parla dalla sua umanità, perché l’odierno ordine sociale lo ha portato ad avere nessun altro interesse che umani, poiché rimane nient’altro che uomo se domani è gettato sulla strada. Da questo nasce la sua migliore comprensione.
Il borghese, in particolare il funzionario statale, lo prende lo Stato il più presto possibile nella sua mano, non troppo presto, perché allora il prenderlo nella mano è ancora un po’ sporco; allora lo si lascia alle madri e alle balie. Ma quando egli supera questo primo sporcume, lo prende lo Stato subito in custodia, lo addestra e lo prepara — non a essere uomo, bensì a essere funzionario statale. Lì si annodano i fili, affinché non stia puntiforme, come il proletario, legato all’ordine sociale, ma attraverso una lunga linea, attraverso corde con tutti i suoi interessi legato all’ordine sociale esistente e mantenuto dallo Stato. Lo si prepara affinché in tutto il suo comportamento diventi la giusta espressione di questo ordine sociale. Poi gli si dà da mangiare, allora è soddisfatto. E non gli si dà solo da mangiare, ma se ne prende cura affinché non debba preoccuparsi lui stesso. E allora, quando non può più lavorare, lo Stato provvede affinché riceva la sua pensione, che sia propriamente mantenuto dalle potenze senza suo intervento che lo han preparato affinché fosse la loro giusta espressione. Questo continua fino alla morte. Allora se ne prende cura anche attraverso la religione, che non prende i suoi mezzi di guarigione dalle forze interiori dell’anima, bensì che li lascia venire dall’esterno, attraverso la grazia, si provvede affinché l’anima sia ulteriormente «pensionata» anche dopo la morte. Questo è proprio il contenuto della saggezza statale, della saggezza religiosa. Non c’è da stupirsi che colui che è così legato con gli interessi dello Stato si attacchi a ciò con cui è legato.
Questo è il contrasto: l’interesse da un lato, ma anche l’interesse dall’altro lato. L’interesse dell’altro lato è quello che oggi chiama alcuni uomini a ciò a cui l’umanità nell’era dell’anima cosciente deve venire, di cui ho spesso parlato: il mettersi sul fondamento dell’individualità umana. Il proletario ha solo occasione di mettersi per primo sul fondamento individuale, perché non è stato assunto negli altri. Quanto più è assunto, tanto peggio sta per lui. Poiché abbiamo da un lato coloro che erano simili sono stati inseriti nelle loro posizioni dal proletariato: i funzionari sindacali. Questi, anche se i loro posti hanno altri nomi, gradualmente si abituano agli atteggiamenti degli altri e poi combattono ciò che sembra come se potrebbe andare contro i loro atteggiamenti. Allora, gradualmente, scivolano nei costumi della borghesia.
Oggi si parla nel mondo proletario del sindacalismo. In Inghilterra circa un quinto dell’intera classe operaia è economicamente organizzato. Questo è relativamente molto. Perciò la classe operaia inglese odierna con la mentalità odierna dell’organizzazione è piuttosto piacevolmente cresciuta nel modo di pensare borghese. In Germania solo un ottavo è organizzato, gli altri sono operai non organizzati. E i non organizzati sono oggi coloro che sono posti sulla punta della personalità, sono le forze realmente motrici, o coloro che hanno salvato nella loro organizzazione la coscienza di che cosa significhi restare uomo quando domani non sei assunto per la tua vita fisica, poi pensionato, e finalmente per la tua vita spirituale-animale dopo la morte, come ho indicato, altresì pensionato. Questi uomini, che si sentono esteriormente economicamente posti sulla punta della loro individualità, hanno, vorrei dire, lo stile animico per ciò che oggi deve emergere mondialmente, e ciò che fa sì che il requisito proletario odierno sia nello stesso tempo un requisito mondialmente storico.
L’ordine economico più recente ha legato il proletariato nelle fabbriche al capitalismo, dove gli è più facile capire ciò che è l’esigenza del tempo, di quanto il borghese, che con tutte le fibre della sua vita è legato al suo rifornimento e alla sua pensione, e che non vuol pensare. Se infatti pensasse, se capisse rettamente il tempo, non potrebbe accadere che un professore di Tubinga parli così come poco fa il signore che mi ha replicato nella discussione: qui si parla del fatto che una «esistenza degna di un uomo» è minata per il proletario quando questo proletario viene «remunerato» per il suo lavoro. Ma non viene Caruso «remunerato» quando una sera canta e per il suo lavoro riceve trentamila o quarantamila marchi? O, così intendeva il signore senza ego, non sono io pure remunerato? E non sento nulla di indegno dell’uomo nel fatto che intasco il mio stipendio per il mio lavoro. E Caruso non lo trova nemmeno quando intasca i suoi trentamila o quarantamila marchi. — Questo era il senso della cosa. E inoltre è stato aggiunto: è davvero la sola piccola differenza che l’uno di più, l’altro di meno, ma questo non conta, perché in sostanza è lo stesso.
Questo è lo spirito che fiorisce dal nostro odierno sistema scolastico e insegnamento. Questo è allora lo spirito che dice: Diventeremo un popolo povero, non potremo pagare la scuola e l’insegnamento, allora lo Stato dovrà intervenire e dovrà pagarla. Ebbene, per chi pensa senza preconcetti, allora sì dovrebbe sollevare l’obiezione: ma come fa lo Stato, se tutti sono poveri, e all’improvviso egli dovrebbe essere il Creso che deve pagare i debiti che non possiamo pagare? Lo Stato sottrae sotto forma di tasse agli altri ciò che hanno, non mi sembra quindi che possa fabbricare come Creso ciò che la gente non ha. — Ma perché l’acquisisca, deve imparare prima questa classe di uomini. È questo che infine anche coloro che dal loro Stato ricevono il loro sostentamento dalle tasche di coloro che stanno sulla punta della loro individualità umana, anche economicamente, dovrebbe imparare a capire. Ma finché la gente non l’ha imparato, non l’ha imparato attraverso la necessità della vita, non si può insegnarlo al loro pensiero. E così mi sembra che un gran numero di uomini oggi semplicemente vuole evocare un’epoca in cui si potrà imparare che ci si può gettare sulla strada se non si vuol veramente portare a compimento un diverso ordine sociale attraverso un impulso di pensiero. Poiché potrebbe molto bene accadere che quelle pensioni di cui ho parlato non possano essere più pagate. E allora, credo, se quelle pensioni molto materiali non possono essere pagate, la gente non darebbe più tanto importanza a quelle altre pensioni che oggi vengono versate spiritualmente per le anime dopo la morte dalle comunità religiose, che sono diventate molto dipendenti dai poteri corporei.
Ma se appare allora qualcosa che non vuol essere frase, bensì un’idea-seme per azioni, allora oggi non si è in grado di prenderla diversamente che come una frase. Allora non si sente che si basa su vera conoscenza di cose della vita, fino nei dettagli, attraverso i quali si conosce la pazzia scientifica della distinzione tra nervi sensitivi e motori, che impedisce di giungere di nuovo nella scienza sociale a una vera concezione del lavoro. Oggi è già necessario che almeno alcuni uomini vedono fino a queste profondità. Oggi è urgentemente necessario che non ci si lasci ingannare da persone dal fatto che dicano: Noi socializziamo la vita economica esterna, ma la scuola, in particolare la scuola media e superiore, non la tocchiamo, deve restare. — Questo è il peggiore in assoluto se proprio questa resta. Poiché ciò che ha fatto finora sarà non solo continuato nel futuro, ma lo farà in un senso ancora peggiore. Socializzate economicamente, e lasciate questa vita dello spirito, allora avrete in breve tempo dal vostro odierno finto socialismo una tirannia molto peggiore e condizioni di vita molto peggiori di quante se ne siano sviluppate in qualche modo fino al presente. Naturalmente c’è oggi una costrizione economica che produce qualcosa di terribile nell’organismo sociale. Deve esserne liberato attraverso l’ambizione, attraverso il più vile burocratismo? Crede l’umanità, che finalmente — anche piuttosto tardi — ha imparato che non può appellarsi al «Trono e all’Altare», crede che sarebbe meglio se si appellasse dalla medesima mentalità al libro dei conti dello Stato e all’ufficio statale? Il capitalismo ha capito come poco a poco trasferire l’altare nel riguardo della venerazione nel caveau ignifugo. Un finto socialismo capirà come trasformare l’odierna pseudo venerazione per potenze che non ci sono più, che vivono solo nella frase, nella idolatria cooperativistica e nell’ambizione cooperativistica.
Ciò che l’umanità ha bisogno per il rinnovamento dello spirito è il coraggio di riconoscere che l’esperienza dello spirito nel vero interno umano, come è diventato, ha portato da un lato al chiacchiericcio religioso e dall’altro lato all’azione brutale senza pensiero, all’azione militarista. Colui che si sente come il vero, odierno uomo nato dall’era capitalista, si sente bene quando taglia i suoi coupon, quando in mezzo a ciò, però, distoglie gli occhi da ciò che effettivamente accade, quando da un lato il Vangelo gli viene trasformato in chiacchiericcio e gli viene parlato di amore del prossimo e fraternità, mentre egli comodamente taglia in due l’amore del prossimo e la fraternità con le forbici e non deve vedere come le cose effettivamente procedono nella realtà, perché d’altro lato è sicuro che non deve proteggere egli stesso il suo affare attraverso l’azione, bensì perché lo fa lo Stato acciaiendo le spade. Abbiamo sperimentato proprio nei tempi moderni che quella alleanza è stata stretta tra la vita economica e la vita statale che ci ha portato nella catastrofe mondiale. Che cos’è lo Stato di cui la gente era così orgogliosa, se non il grande protettore della vita economica così come è stata condotta sotto il capitalismo? Si vorrebbe sperare che i patrioti del passato, la cui mentalità non si è dovuta toccare — perché erano «buoni» patrioti, avevano coniato la frase della parola patriotica, e nel passato era un’assai brutta cosa se si indicava: questa frase patriotica ha un fondamento molto reale, poiché lo Stato venerato patriotticamente è infine il protettore dei biglietti di banca — si vorrebbe sperare che il tempo non possa fornire una prova particolarmente vera che questa gente, che era così patriotica, non si ri-patriottizzi e allora, dopo che forse dalle potenze dell’Intesa il loro denaro sia stato meglio protetto, rapidamente rifri-zzi il loro patriottismo. Non voglio dire nulla di particolare sulla possibilità su questo terreno, ma sulla facilità vorrei sottolineare, con la quale la frase patriottica può passare nel suo opposto. Ci sono sufficienti segni.
Queste sono le cose che proprio riguardo alla necessità di un rinnovamento del nostro sistema educativo e scolastico oggi devono essere dette come una considerazione di Pentecoste. Poiché non deve essere servita l’umanità ulteriormente con i discorsi untuosi con cui fino ad ora è stata servita. La gente dovrebbe abituarsi ad ascoltare le parole che indicano le realtà del presente. Allora sarebbe possibile che veramente lo spirito di Pentecoste si divida, che in futuro piccole lingue entrino in tutto ciò che deve nascere sulla base della vita dello spirito liberata come la più piccola scuola, come la più alta scuola, affinché lo spirito liberato, che è il vero Spirito Santo, dalla vita dello spirito emancipata del futuro possa agire per la vera sviluppo spirituale dell’umanità.
Con questo si parla forse di qualcosa che i chiacchieroni religiosi oggi non trovano proprio cristiano. Ma l’umanità presente dovrà un giorno considerare se il parlare cristiano degli odierni non viene ancora dallo spirito da cui Pietro ha tre volte rinnegato il Signore, o se viene già dallo spirito che ha parlato: Ciò che vi ho rivelato non è limitato a un’epoca sola, ma durerà per tutti gli anni. E non cesserò di dirvi la verità, e sarò con voi fino alla fine dei tempi. — Coloro che oggi possono sentire solo lo spirito del passato anche nel Cristianesimo, saranno coloro che chiacchierano, i ciarlatani. Coloro che possono sentire lo spirito vivente oggi per la trasformazione e la ricostruzione dell’ordine umano, quelli forse saranno coloro in cui si potranno riconoscere i veri cristiani.
Possa questa epoca venire dallo spirito di Pentecoste veramente compreso.
Stoccarda, lunedì di Pentecoste, 9 giugno 1919
Ieri ho cercato di indirizzarvi verso idee che in verità dovrebbero emergere all’uomo che nella presente epoca sta realmente spingendosi verso il progresso. In particolare ho cercato di indicarvi le idee che sono adatte a portare nuova vita viva proprio nella coltivazione della vita dello spirito e specialmente nella coltivazione del nostro sistema educativo e scolastico. E tra gli ostacoli che si oppongono a una visione retta su questo terreno, abbiamo trovato soprattutto la propensione dell’epoca contemporanea verso la frase, verso la parola vuota di pensiero, poiché non appena il pensiero pulsa nella parola, la parola è anche creatrice di atti, sì portatrice di atti. Poiché un abisso esiste tra la parola e l’azione. Questo è sempre il caso, perché alla parola manca il pensiero. E la nostra scienza dello spirito, che è sempre stata desiderosa, da quando esiste come tale, di servire il vero spirituale e così anche il progresso sociale della presente epoca, è sempre stata sforzata di versare nuovo spirito nelle parole che gradualmente sono diventate pura frase, che sono diventate prive di contenuto.
È necessario che voi comprendiate correttamente qualcosa rispetto a ciò che è stato appena detto. Parliamo di varie forze nell’universo che designiamo allora con determinati nomi, cioè con determinate parole. In tali parole deve, come è naturale, coscientemente essere detto qualcosa di nuovo. Ma ciò è necessario che vi si lavori lentamente. Il nostro movimento di scienza dello spirito esiste da molto tempo. Ciò che doveva essere depositato in esso è depositato in una serie di libri e in una serie di cicli di lezioni. Questi libri e cicli devono servire a riempirci di tale spirito che nelle certe parole in cui poi infine dobbiamo dire ciò che è il contenuto dell’intera visione del mondo antroposofica, che in tali parole uniamo questo contenuto spirituale, lo pensiamo dentro di esse. Questo è l’importante. E per questo dobbiamo comprendere pienamente: se non ci sforziamo in un modo o nell’altro di evocare una comprensione per questo contenuto spirituale, allora le parole che usiamo per il nostro contenuto spirituale, naturalmente, al mondo esterno devono suonare come una frase vuota. Questo deve essere particolarmente osservato oggi, perché dobbiamo metterci nella posizione di agire correttamente sulla vita dello spirito, rispettivamente il sistema educativo. Se nel sistema educativo continua così come finora, allora porterà la vita sociale dell’umanità in una situazione terribile. Allora proprio da questo sistema educativo nel massimo grado lo spirito antisociale entrerà sempre più profondamente nella nostra umanità moderna. Per questo ci sono anche prove esterne che si possono trovare, potrei dire, a ogni passo per la strada, che strangamente però portano solo a un punto morto. Voglio indirizzarvi verso un esempio che parla molto chiaramente, che però di nuovo potrebbe essere centuplice e moltiplicato mille volte, in questa relazione.
Già nell’ultimo decennio del secolo passato il filosofo Theobald Ziegler, insegnante a Strasburgo, ha tenuto lezioni ad Amburgo sulla pedagogia generale. Questi insegnamenti sono sempre stato ristampati, e contengono molto di ciò che in realtà oggi dovrebbe occupare l’umanità presente, cioè coloro che per nulla pensano a queste cose pedagogiche dal punto di vista odierno. Voglio estrarre una questione, la questione della supervisione scolastica da parte dello Stato. Theobald Ziegler discute come la difficoltà in questo campo della supervisione scolastica sia sorta dal fatto che questa supervisione fino a poco tempo fa era ancora completamente in mano al clero, e che l’insegnamento con l’aiuto dello Stato ha lottato per togliere al clero questa supervisione. Così l’insegnamento si è volto al grande protettore Stato e ha trovato: è meglio se lo Stato ci protegge che se lo fa il clero. E tali persone che dal punto di vista della nostra odierna educazione universitaria si occupano di tali questioni, come Theobald Ziegler, si dicono allora il seguente. Leggervi le sue parole: «Ma se la sovranità dello Stato sulla scuola è sia diritto che dovere, allora non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte ai pericoli di questa statalizzazione del sistema scolastico, come si è rivelata particolarmente nei campi delle scuole superiori. Lo spirito della burocrazia pesa anche sulla scuola gravemente. Ostacola soprattutto quella libertà di movimento così necessaria, come dovrebbe essere concessa alle comunità e agli istituti scolastici secondo i diversi bisogni locali, ma anche secondo altre diversità che risiedono nel personale docente; lavora per un vestire spirituale uniforme, che è assai dannoso per la nostra educazione; soffre già abbastanza per scabbia e uniformità. Anche il burocrate formalista a capo della maggior parte delle amministrazioni scolastiche tedesche ostacola il progresso pedagogico; perché egli stesso è sterile — non c’è mai stato un direttore di scuola di studi giuridici che ha avuto un pensiero pedagogico che ha fatto epoca nel suo campo — allora i riformatori pedagogici sono per lui sospetti e sgradevoli. Contro questo regime scolastico burocratico è necessario battersi, e in particolare per le scuole delle comunità più grandi e intelligenti, che comprensione dei compiti della politica sociale superano lo Stato e nella loro realizzazione sono per lo più davanti a lui, è necessario esigere ampia libertà.»
Tutto questo vede un tale uomo. Ciononostante introduce questo periodo con le parole: «Ma se la sovranità dello Stato sulla scuola è sia diritto che dovere.» Ebbene, non dovrebbe allora in alcune anime germogliare il pensiero: quanto poco coraggio hanno tali uomini di trarre le conseguenze da ciò che effettivamente riconoscono. La domanda deve stare di fronte alla nostra anima: come è possibile che una miseria di tipo peggiore sia riconosciuta, e gli uomini tuttavia giungano solo a dire: Ma dobbiamo lasciarlo, dobbiamo lasciar allo Stato questa sovranità superiore sulla scuola; a questo ha il diritto, a questo ha il dovere? Questa domanda dovrebbe oggi essere sollevata almeno da alcune anime più coraggiose. Poiché i nostri professori universitari vedono il male, ma non vogliono curarlo. Questa domanda dovrebbe essere sollevata. E se viene sollevata, allora non può essere risposta al primo momento. Cercate una risposta a questa domanda — non potete dire che la buona volontà non sia presente per farlo. Perché allora non può essere risposta al primo momento? Sì, perché c’è solo una sola risposta. Per strano che ancora suoni nel presente, c’è nel presente solo una sola risposta a questa domanda: la nostra pedagogia, la nostra intera vita dello spirito non avrà mai più una fisionomia culturale se non sarà spiritualizzata da una visione del mondo che appartiene al nostro presente, che però è nata dall’uomo moderno, non dall’uomo tradizionale. Proprio per tale visione del mondo si è sforzata la scienza dello spirito, tale visione del mondo cerca la scienza dello spirito. È perciò soprattutto chiamata a fornire la risposta a questa domanda. C’è una connessione interiore, e il nostro sforzo sociale contemporaneo non potrà venire oltre questa connessione. E sta a noi mettere chiaramente, distintamente e intensamente di fronte alla nostra anima questa connessione.
Non è davvero dalla fondazione di principi agitatori, come ad esempio quello di voler stare dalla parte del proprio, bensì è la conoscenza, dalle necessità che devono nascere in questo presente, di portare in questo presente ciò che questo presente ha particolarmente bisogno per il rinnovamento della vita dello spirito. Ma la scienza dello spirito può essere portata nel presente solo in una vita dello spirito veramente liberata. Questa scienza dello spirito stessa comunica verità che sono inusitate per l’umanità odierna. E se si vestono queste verità con le parole a cui l’umanità odierna è abituata, allora questa umanità diventa furiosa. Poiché è una caratteristica apparenza che l’umanità odierna in realtà sia furiosa su tutto ciò che ha una base legittimamente scientifica dello spirito. Non è consapevole dei motivi della sua furia, ma diventa tanto più furiosa, quanto più aderisce al passato. Semplicemente diventa furiosa quando sente empaticamente: lì c’è qualcosa di sottofondo di cui veramente non vogliamo avere nulla, c’è qualcosa di scientificamente spirituale di sottofondo. Così è stato con l’«Appello». La gente non ammette una tale cosa, che è furiosa, bensì dice: Ci è incomprensibile. — Ma il fatto è in realtà che è furiosa, perché da un lato viene qualcosa che in realtà respingerebbe. Anche sopra questo fatto non ci dobbiamo ingannare, poiché questa scienza dello spirito deve una volta in serietà completa e con tutta forza portare alla luce verità che l’umanità odierna semplicemente non vuole, senza le quali però non può avvenire l’ulteriore sviluppo dell’umanità odierna. Perciò siamo caduti nella decadenza così, perché l’umanità già dalle vecchie abitudini di pensiero rifiuta ciò che ha realmente bisogno spiritualmente per il progresso.
Due verità voglio stare al fondamento della nostra considerazione odierna. Per questo voglio ancora una volta tornare a qualcosa che ho detto ieri. Sapete che certe forze che giocano nel divenire del mondo e che hanno anche gli uomini nei loro flussi, le comprendiamo da un lato come forze luciferiche e dall’altro come forze arimaniche. Con tali parole accade così che si deve acquisire per anni ciò che risiede in tali parole, altrimenti rimangono frase. Ma se si ha il contenuto, allora si ha in queste parole esattamente qualcosa che si deve avere, così come l’elettricista deve avere i due impulsi dell’elettricità positiva e negativa, per poter parlare delle cose.
Si tratta di portare lo spirito scientifico che oggi domina nella scienza naturale inorganica anche nella vita dello spirito, ma non in modo che si diventi monista nel senso ordinario, bensì in modo che si trasformi metamorficamente il modo di pensare che domina lì, in questi rami superiori della vita dello spirito, pure si esprima. Ma se qualcuno riguardo alla vita psichica e spirituale volesse parlare di forze animiche positive e negative, allora cadrebbe nell’astrazione più estrema. Eppure esattamente lo stesso modo di pensare, che parla correttamente di positivo e negativo su un campo inorganico, parla di luciferesco e ahrimanesco su un campo psichico-spirituale. Possiamo naturalmente anche astrattamente definire innanzitutto che cosa sia luciferesco e ahrimanesco.
Possiamo dire: l’uomo, come effettivamente lo abbiamo di fronte, come noi stessi siamo, è uno stato d’equilibrio; è veramente sempre solo qualcosa che è il bilanciamento tra due poli, tra il polo luciferesco e il polo ahrimanesco. Tutto tende in noi da un lato verso il fantastico, lo entusiasta, verso l’unilaterale, e se si degenera, verso l’illusorio che vi scorre. Questo è un estremo a cui tendiamo. Se non portassimo questo estremo luciferesco in noi, allora non potremmo mai diventare artisti. Non può mai trattarsi che diciamo in un modo falsamente ascetico: fuggiamo il luciferesco! — allora fuggiremo tutto in noi che è proprio artisticamente nostre. Ma dobbiamo, se vogliamo essere uomini che adempiono i nostri compiti nel senso più ampio della parola, portare questo luciferesco in equilibrio con ciò che l’altro polo in noi è. Questo altro polo è l’irrigidito, il razionale, il sobrio. Parlando fisiologicamente: l’ahrimanesco in noi è tutto quello che in noi sviluppa le forze per cui siamo uomini di ossa; lo scheletro caratterizza l’Arimane. Il luciferesco in noi è tutto quello che sviluppa le forze che ci organizzano verso muscoli e sangue. Tra questi due poli, tra la vita di sangue e ossa, stiamo dentro come uomini e dobbiamo, se siamo uomini completi, mirare allo stato d’equilibrio tra la vita di sangue e ossa, tra ciò che va verso l’illusorio, a cui il sangue vuole sempre spingerci, e ciò che va verso il sobrio, il secco, il filisteo, a cui l’uomo d’ossa vuole sempre spingerci. In mezzo stiamo dentro, e mai l’uomo è un riposo, bensì un movimento interiore tra questi due estremi, e lo si capisce solo se lo si concepisce interiormente mosso tra questi due estremi.
Pensate una volta che noi essenzialmente come uomini abbiamo il compito di vivere in noi stessi ciò che sperimenta la bilancia quando continuamente oscilla e ha solo una posizione d’equilibrio tra sinistra e destra oscillando. Così dobbiamo veramente come uomini oscillare tra il luciferesco e l’ahrimanesco. Affine, molto affine all’ahrimanesco è sempre il pensiero che si appoggia solo al mondo sensoriale esteriore. Questo pensiero astratto che si appoggia solo al mondo sensoriale ha la tendenza di rappresentare un ahrimanesco in noi. E la volontà che si appoggia alle esperienze del nostro corpo, che sorge negli impulsi egoistici del nostro corpo, ha continuamente la tendenza di assumere carattere luciferesco.
Così anche il psichico è intessuto nel luciferesco e ahrimanesco. Era mio compito a Dornach, in questo costruito della Scuola Superiore di scienza dello spirito, di mettere il gruppo principale che rappresenta il rappresentante dell’umanità tra il luciferesco e l’ahrimanesco. È stato tentato, proprio in questa figura centrale del rappresentante dell’umanità che sta in mezzo, di rappresentare la figura di Cristo. Questa figura di Cristo è circondata in alto da due figure luciferiche, cioè da due tali figure che emergerebbero se unilateralmente solo le proprietà del sangue-muscolo nell’uomo si sviluppassero. E in basso la figura è circondata da due figure arimaniche, cioè da tali figure che sorgerbbero se nell’uomo solo le forze si sviluppassero che tendono verso l’irrigidimento. Così il Cristo sta in alto confinante con tutto ciò che conduce all’illusorio, in basso confinante con ciò che conduce al sobrio, al pedante, al filisteo. — Ho qui tuttavia non delle figure luciferiche e arimaniche, sì però della figura centrale alcune riproduzioni che vi prego di guardare poi. È stato tentato, proprio in scultura in legno, di portare alla luce ciò che ho appena astrattamente accennato. Ma vi prego di non vedere queste cose come simbolica, bensì dal punto di vista dell’artistico, che deve essere il contrario di tutto l’astratto-simbolico.
Ieri ho presentato a voi qualcosa che forse non vi è completamente trasparente; ma potete accoglierlo, vorrei dire, semplicemente come un risultato di scienza dello spirito. L’ho infatti già più volte indicato sulla realtà sottostante. Ho detto ieri che la nostra scienza fisiologica è sorpresa in un terribile errore, nell’errore cioè che ci siano due specie di nervi, motori e sensitivi, mentre in realtà tutto è sensitivo e non c’è alcuna differenza tra nervi motori e sensitivi. I cosiddetti nervi motori servono solo affinché percepiamo interiormente i nostri movimenti, cioè che siamo sensitivi riguardo a ciò che noi stessi come uomini facciamo. Così come l’uomo per mezzo del nervo oculare sensitivo si percepisce il colore, così se lo percepisce il movimento proprio della gamba per mezzo dei nervi «motori», che non sono là per mettere la gamba in movimento, bensì per percepire che il movimento della gamba sia eseguito. La falsa interpretazione ha perfino condotto la scienza contemporanea a un errore fatale riguardo ai fenomeni della tabe. Mentre proprio questi fenomeni della tabe provano pienamente quello che io appena brevemente ho esposto e ieri ho già presentato.
Ma quale fatto più profondo risiede veramente dietro questa cosa? Uno sbaglia veramente sempre quando semplicemente pone il giudizio: qualcosa è falso, qualcosa è scorretto. Poiché l’sbagliato che ha una significanza essenziale, è davvero reale. C’è una volta questa opinione scolastica fisiologica che ci siano nervi motori e sensitivi, e essa dimora in innumerevoli teste che non sono sempre stupide, bensì solo sorprese nella visione del mondo contemporanea. Da dove viene allora la cosa intera? Non si deve solo formare l’opinione che qualcosa sia sbagliato, bensì i fatti sottostanti si devono ricercare, per quale motivo una tale scorrettezza ha potuto sorgere. Solo la scienza dello spirito può dare qui una vera risposta.
Se oggi il fisiologo fa la sua scienza, allora egli è — scusate la parola dura — in realtà per niente uomo. Ha perso attraverso lo sviluppo particolare di questa scienza nell’era più recente lo stato d’equilibrio; non descrive nello stato d’equilibrio tra il luciferesco e l’ahrimanesco, bensì è scivolato in un ahrimanesco. In verità è posseduto dall’ahrimanesco e descrive con sentimento ahrimanesco. E poiché uno non vede sempre ciò in cui è sorpreso, così si vede invece l’altro. Se uno ha sentimento ahrimanesco e descrive qualcosa del proprio uomo, allora si descrive il luciferesco. Così questa odierna fisiologia che chiacchiera della differenza tra i nervi motori e sensitivi, è sorta dal fatto che l’Arimane descrive il Lucifero nell’uomo, e quello che emerge da questa descrizione è effettivamente la natura di Lucifero, che ora veramente così che in un certo rapporto si può parlare — ma allora sono spirituali, sono su un altro piano — di elementi sensitivi e motori. È straordinariamente interessante vedere come sotto l’influenza delle odierne visioni del mondo l’uomo sia scivolato fuori da un certo stato d’equilibrio che aveva nel greco, nell’ahrimanesco. E si descrive correttamente il corso della nostra cultura se la si descrive così come l’ho fatto alcun tempo fa nel «Reich», se la si identifica con un prevalere dell’ahrimanesco. L’interessante è che nei Greci è stato raggiunto uno stato d’equilibrio per una breve era di cultura, e che oggi soffriamo di tutti i mali a cui devo attirare l’attenzione riguardo all’elemento greco in noi, in realtà facemmo sì che vediamo il greco, che era in stato d’equilibrio, attraverso il nostro vetro ahrimanesco. Non combatto il grecismo in sé, bensì il grecismo interpretato ahrimanescamente. Così siamo ruzzolati nell’ahrimanesco, siamo precipitati giù e abbiamo oggi l’impulso in noi di descrivere tutto veramente da fondamenti ahrimanescamente, di vedere e anche fare.
Prima della epoca greca era altrimenti. C’è stata una scienza antica che si può ancora studiere esteriormente sulla cultura egiziana. Gli uomini oggi per niente non capiscono questa scienza, poiché è il contrario di quello che oggi si chiama scienza. Oggi siamo scivolati nell’ahrimanesco. Coloro che si sono sviluppati verso il greco e che hanno raggiunto la loro decadenza nell’egiziano, questi erano ancora nel luciferesco laggiù. Questi avevano una fisiologia in cui Lucifero descrive l’Arimane, mentre noi abbiamo una fisiologia in cui l’Arimane descrive il Lucifero.
Non basta capire queste cose teoricamente, bensì si deve essere chiari che quando si sta nella vita sociale — un certo vita sociale ha sempre l’uomo intorno a sé —, allora queste cose realmente diventano. Poiché la struttura sociale è creazione umana. In questa struttura sociale entra tutto quello che risiede nell’uomo, e abbiamo nelle nostre strutture sociali cose dentro che non notiamo, che però oggi devono essere notate, altrimenti non veniamo fuori da certi mali della nostra vita contemporanea. Portiamo in noi non solo i due poli dell’ahrimanesco e del luciferesco, tra i quali dobbiamo mantenere l’equilibrio, bensì portiamo il luciferesco e l’ahrimanesco anche negli stati animici. Su questo ho parlato ripetutamente da vari punti di vista, e sempre di nuovo ho indicato l’ascesi falsa che dice: voglio trattenermi da Lucifero e Arimane, affinché diventi una buona persona. — Ma nel momento in cui metto solo soldi nel mio portafoglio, sto dentro l’ahrimanesco oggettivato nella sua conseguenza più estrema. Poiché tutto quello che l’ordine sociale penetra dal lato denaro, è ahrimanesco, e il dominio del denaro è un dominio ahrimanesco. E tutto quello che abbiamo portato di luciferesco nella struttura esterna della vita, nella struttura sociale — sì, non abbiate un shock troppo forte — tutto quello che abbiamo portato dal lato di Lucifero nella struttura della vita, è tutto quello che è ufficio e dignità. Con l’assunzione di un ufficio nella struttura della vita esterna traiamo Lucifero a noi. Non è diverso. Il consigliere segreto appartiene a Lucifero, e il denaro che ha nel portafoglio appartiene ad Arimane.
Questo è un fatto — non per ridere! Questo è un fatto, affatto reale, anzi la verità più reale dei nostri tempi. E lo sforzo effettivo dei nostri tempi consiste nel trovare di nuovo l’equilibrio dentro queste cose, quel equilibrio che abbiamo perso storicamente da quando siamo scivolati nell’ahrimanesco. Se torniamo dietro al grecismo, dove, potremmo dire, per un momento dell’eternità è stato raggiunto lo stato d’equilibrio, allora troviamo come sotto il dominio del spirituale solo l’irrigidimento si è ricoperto di teologia e militarismo — teologia e militarismo appartengono insieme, c’è una affinità interna tra loro —, come sotto il dominio del teologico e militaresco si viveva particolarmente il Lucifero. Allora il grec ha raggiunto uno stato d’equilibrio per l’evoluzione mondiale che però ogni uomo effettivamente dovrebbe aspirare. E allora inizia la discesa su un piano inclinato nell’ahrimanesco, iniziando con il romanesimo senza fantasia, e poi incontrando quella potente ondata che si contrappone da nord come il germanesimo, che però è ancora una volta sopraffatto. E siamo dentro a questo sopraffacimento e dobbiamo oggi salvarci da questo sopraffacimento. Poiché quello che i fisiologi, gli scienziati hanno realizzato più teoricamente, facendo descrivere da Arimane il Lucifero, quello vuole attuarsi sempre più e sempre più anche esternamente. L’uomo è sulla strada di incorporare sempre più l’ahrimanesco in sé, e quello che i fisiologi hanno solo parlato — perché la descrizione che oggi abbiamo dell’uomo nei libri fisiologici non è una descrizione dell’uomo, bensì una descrizione del luciferesco — quello che i fisiologi hanno solo parlato, molti uomini vogliono farlo effettivamente, non da una cattiva volontà, bensì perché non vedono ancora dove il vero cammino deve andare. Nel momento in cui adempiremmo solo la richiesta socialistica, renderemmo il corpo sociale un mero corpo economico, in questo momento ahrimanizzeremmo l’intero ordine sociale. Puro ahrimanesco è quel programma che vuole solo il cosiddetto fondamento economico, su cui il sovrastruttura spirituale dovrebbe poi verificarsi da sé. Questo ti si oppone così grottescamente quando dalla destra estrema è detto, che era davvero possibile dire: noi siamo completamente d’accordo con la critica che Steiner fa del capitalismo; siamo d’accordo con la triarticolazione dell’organismo sociale, ma dobbiamo combattere attivamente Steiner, poiché vogliamo niente altro che la lotta di classe, e l’organismo sociale tripartito deve verificarsi da sé.
Lì hai l’esempio di uno sforzo eminentemente ahrimanesco e volere, che non vuole sapere nulla dello stato d’equilibrio, che vuol precipitare del tutto in una cultura ahrimanesca. Questa è la difficoltà di oggi. Ieri ho indicato da un altro lato. Se oggi vai con coloro che stanno a destra — naturalmente non lo farai se sei ragionevole — allora conservi una vecchia cultura luciferesca nei suoi resti; se vai con gli uomini della sinistra, allora ti esponi al pericolo di collaborare a un edificio mondiale che è puro ahrimanesco. Il borghesato l’ha fortunatamente portato al punto che ha consegnato al proletariato un’istruzione tale che questo proletariato considera il modo di pensare borghese come un ideale — l’ideale di uno stato puramente ahrimanesco sulla terra, dove tutto è burocratizzato, dove quando si pensi a un cambiamento per esempio nel sistema scolastico stesse sé persone così ingenue come Theobald Ziegler indietreggiano. E nello stato economico ahrimanesco sarà ancora peggio con la vita dello spirito, potete essere sicuri di ciò! C’è nello sforzo proletario contemporaneo l’impulso di andare avanti, ma esso condurrà l’umanità nel disastro solo se non viene spiritualizzato, se non viene respirato da quello che rende la mezza realtà la realtà intera. Questo è il compito. Ma questa altro realtà può essere solo la spirituale, e quella rende i nostri popoli furiosi. Questa furia deve essere sopportata. Una vera furia di veleno è sputa davvero; ma questo veleno di furia contro lo spirito viene fuori dalle vere potenze di furia che oggi si nascondono ovunque, furbe, come le potenze arimaniche nel nostro ordine mondiale.
Veramente, non è casuale né senza rapporto al grande problema che ora emerge, che sia stato dato ai nostri antroposofi la possibilità di guardare l’ahrimanesco e il luciferesco come i due poli dell’umanità, e il problema che oggi emerge come sociale approfondire più profondamente di quanto possa essere approfondito senza la scienza dello spirito. Specialmente nel campo della riforma, della sovversione della vita dello spirito, il problema sociale deve essere visto solo alla luce della scienza dello spirito, perché solo lì appare nel giusto senso. E questo impone al nostro antroposofo una certa obbligazione, di guardare come la cultura in una sorta d’oscillazione del pendolo si è sviluppata. Se torniamo ai vecchi costrutti sociali orientali, allora troviamo il pendolo oscillante da un lato nella direzione della teologia, dall’altro nella direzione del militarismo. Teologia e militarismo nel senso orientale portiamo come eredità in noi, e oggi è il momento in cui dobbiamo vederli chiaramente. Più tardi una cosa diversa prese il posto di teologia e militarismo. Poiché proprio così come teologia e militarismo sono affini, cioè oscillando lucifereschamente e ahrimanescamente, così sono affini: la metafisica nel senso medievale scolastico, anche come ce l’hanno i kantiani, anche se mezzo rifiutanti, e la giurisprudenza tutta riposante nella sentimento metafisico, come è la giurisprudenza romana. Questo è di nuovo legato al burocratismo. Così come teologia è legata al militarismo, così la giurisprudenza è legata alla metafisica, al burocratismo e al buon borghesato, mentre teologia e militarismo sono legati all’aristocrazia.
Queste cose, teologia come il luciferesco da un lato, militarismo che si vive aristocraticamente dall’altro come l’ahrimanesco, questo ha oscillato nell’era pre-greca. Portiamo l’eredità in noi. La giurisprudenza e la metafisica che le sta sopra si sono sviluppate nel Romanesimo. Avevano al loro seguito la burocrazia e il borghesato, che in particolare è venuto al mondo attraverso il Romanesimo. Chi vede il passaggio tra il greco e il romano, con mani può toccare come le entità spirituali reali del greco nel Romanesimo sono diventate metafisiche. Confrontate i dei greci nella loro vivacità come immaginazioni con il concetto astratto di un Giove, una Giunone o una Minerva nel Romanesimo: lì tutto è diventato astratto, concetto sfuggente. E così anche le istituzioni statali del greco sono viventi, agenti da uomo a uomo, ancora che non più adatti ai nostri tempi. Nel Romanesimo l’intero stato è colato come concetto in un sistema di concetti giuridici. Questi concetti giuridici hanno educato il moderno borghesato, e ora siamo entrati da lungo tempo ormai nel campo delle visioni del mondo che sono venute fuori dalla sfera teologico-giuridico-metafisica, ora siamo entrati nella sfera del cosiddetto positivismo che vuol valer solo il realmente sensibile, e che ha come fenomeno di accompagnamento il proletariato con tutto il bene e male che nel proletariato oggi risiede.
Ma con ciò siamo giunti al punto più profondo, e si deve risalire, altrimenti si cade nell’abisso. Quando la gente era teologicamente disposta, poteva scendere fino alla sfera giuridico-metafisica. Se oggi non iniziamo a risalire, allora affondiamo nell’abisso. Cioè, ora dove siamo giunti all’estremo del materialismo e proprio vogliamo realizzare il materialismo, con tutta l’energia dobbiamo afferrare lo spirituale, che da solo può elevare di nuovo l’assetto materialistico. Questo è il dovere fondamentale dei nostri tempi. Ma questo rende anche il lavoro così difficile. Poiché non lo sforzo nato da pregiudizi di classe umana o posizione, e nemmeno lo sforzo nato da apparizioni di partito, bensì lo sforzo nato dallo sviluppo mondialmente-storico stesso è quello a cui gli uomini ancora per lungo tempo non vorranno stare vicino, perché nel fondo colpisce gli uomini in un momento dove sono più egocentrici divisi e dove si sentono più comfortevolmente senza lo spirituale.
Il tutto è legato a una vera, anche fisiologicamente-fisicamente ulteriore evoluzione dell’uomo. Ho spesso indicato su questa evoluzione fisiologicamente-fisica ulteriore dell’uomo. Credete che abbiamo ancora gli stessi corpi come i Greci? I nostri corpi sono altri. Anche la fisicità umana subisce metamorfosi. I Greci nel loro stato d’equilibrio avevano un’osservazione acuta su tali cose. Dobbiamo acquisirle dalle profondità della nostra anima, dallo sforzo spirituale. Chi osserva la scultura greca, trova in essa una meravigliosa triarticolazione che emerge. Si osserva questo molto poco. Confrontate nella sua interezza fisonomia una testa di Hermes con una testa di Zeus o una testa di Atena. E confrontate di nuovo una testa di Satiro con una testa di Hermes da un lato, con una testa di Atena, una testa di Hera dall’altro. Allora scoprirete il meraviglioso che i Greci sentissero qualcosa quando portavano queste diversità nella loro plastica. Distanze di orecchie, posizioni di naso sono cose che parlano chiaramente. Chi ha veramente studiato una testa di Hermes, sa, o perlomeno può sapere, che il greco nella testa di Hermes voleva rappresentare quella umanità di cui il greco stesso sentiva che era cresciuto, l’umanità passata, che aveva ancora certe capacità e forze che venivano più dalla bestia. Il greco stesso voleva rappresentarsi nel tipo Zeus per lui solo bello. Confrontate la posizione dell’orecchio, la posizione del naso di una testa di Hermes e di una testa di Zeus: il modo particolare in cui il greco concepiva sé stesso, formalmente, artisticamente — e l’intera visione del mondo greca in fondo era una visione artisticamente — questo voleva egli esprimere nei tre tipi della sua plastica.
Queste cose sono diventate largamente perse all’umanità odierna. Devono di nuovo essere conquistate, di nuovo acquisite. Ma ciò che il greco poteva conquistare dal suo stato d’equilibrio inconsciamente assunto, noi dobbiamo conquistare coscientemente, conquistare consapevolmente in questo modo che veramente otteniamo il punto di vista che ci permette di dire una cosa come: Voi fisiologi, voi descrivete sì dal punto di vista di Arimane il Lucifero. — E perché lo fa oggi? Perché anche il corporeo, il fisico, da tempo greco è diventato un altro. Stiamo con la nostra anima più profondamente nel fisico di quanto il greco, che questo presagì, e che proprio tali grandi presentimenti meravigliosamente espresse nella sua mitologia. L’uomo moderno ha il greco previsto. Ma l’ha previsto come colui che è legato alle rocce del sistema d’ossa, all’ahrimanesco il Prometeo. L’ha previsto in immaginazione. E quello che vuol scivolare nell’ahrimanesco vuol incatenare ancora più forte e sempre più forte alle rocce dell’irrigidimento.
Dobbiamo liberarci affossando lo spirituale e sciolti i ceppi del Prometeo. Questo possiamo solo se ci riflettiamo seriamente su noi stessi. Questo non può mai fare con noi l’Oriente, poiché egli stesso è in una cattura luciferesca; questo non può mai fare con noi l’Occidente, poiché esso stesso è troppo preso in cattura ahrimanesca. Questo è il compito che dobbiamo porci. E poniamolo, allora abbiamo dato alla cultura della media-Europa un fine reale, un fine che è simile a quello che viveva nelle forze della Grecia, che si è versato nelle forme dell’arte greca, nella configurazione artistica dei drammi greci, nei pensieri di Platone che puntano al cielo. Ma dobbiamo cercare queste cose per noi. Non dobbiamo essere gli imitatori del greco. Capiremo meglio il greco se affatto lo cogliamo nella sua particolare natura, e se da esso impariamo a comprendere i compiti dei nostri tempi.
Dobbiamo guardare senza illusioni alla struttura sociale della presente epoca, dobbiamo guardare come dal pensiero ahrimanesco il denaro sia diventato una merce. Poiché il controvalore del nostro denaro porta puro carattere merce, valore in argento o oro. E gli uomini dovrebbe meditare come quella che funziona come «merce denaro» non corrisponde ai bisogni umani originari, bensì è qualcosa per il quale il bisogno deve essere prima creato nell’avidità degli uomini. Banalmente detto: non possiamo mangiare e bere oro e argento. Questo è l’ahrimanesco in cui l’uomo odierno è posto, e da cui la nostra vita economica deve essere liberata, facendo sì che in essa solo abbiamo produzione, circolazione e consumo di merce.
E il denaro non deve diventare altro che un grande rendiconto, la rispettiva assegnazione per la merce. Quello che viene emesso come banconota è solo la merce scritta sul lato attivo che si è data per essa. Così a lungo hai un credito presso la società finché non abbia scambiato l’altra merce per essa. Il denaro deve perdere il suo carattere ahrimanesco.
E così sta dall’altro lato, dal lato della vita dello spirito, il luciferesco terribile, che l’uomo dello spirito è spinto in uffici, che il manuale dell’uomo soccombe in ufficio e dignità. Poiché ogni ufficio tira all’uomo un’uniforme luciferesca. Chi può penetrare queste cose nella realtà, vede in particolare quando vede i maestri assunti, i professori assunti camminare, gli uomini poveri che stanno in vesti luciferiche e che il combattimento devono guidare come uomo contro gli abiti luciferi. Questo combattimento richiede nel presente che l’uomo nel campo spirituale sia delucifericizzato, che sia restituito all’umanità intera. Questo può essere solo in una vita dello spirito liberata. Le cose stanno più profondamente di quanto ordinariamente si ammette. Stanno così profondamente che impongono a colui che penetra in loro profondità certi obblighi. Questi obblighi non devono essere malintesi nella loro vera forma. Siamo una volta nel mezzo dell’Europa chiamati a trovare dalla miseria, dall’angoscia e dalla necessità il cammino da la materia allo spirito. Per decenni è stato sottolineato in cerchi più stretti dei popoli occidentali, dei popoli anglo-americani, sempre: un incendio mondiale emergerà, e da questo incendio mondiale l’Europa orientale assumerà una configurazione, così che all’interno di questa Europa orientale esperimenti socialisti devono essere condotti, esperimenti che noi in Occidente e nelle regioni di lingua inglese stessi non vogliamo mai condurre. Questo era tradizione diventato, è rintracciabile fino negli anni ’80, che la grande, lungimirante, ma a noi nemica, politica anglo-americana aveva previsto, per cui disgraziatamente la politica di nullità della media-Europa era cieca e sorda: che giungerà un incendio mondiale, e che l’Oriente europeo sarà maturo per esperimenti socialisti.
Questo non deve mai accadere, che ai popoli occidentali sia solo lasciato il compimento degli esperimenti socialisti nel centro e nell’est Europa. Può però essere impedito solo se afferriamo il nostro compito e poniamo al mezzeuropeo vita dello spirito un fine. Questo è il nostro compito. Non lo vediamo in modo angusto! Abbiamo sempre di nuovo dovuto sperimentare che le intenzioni antroposofiche furono tradotte nell’egoistico-piccolezza per una certa mancanza di coraggio di fronte al grande. Molto volentieri coloro che si dichiaravano per l’Antroposofia hanno cercato la via dicendo — riprendiamo un ambito —: la medicina scolastica sta sulla strada sbagliata; così andiamo vie strane, per non essere guariti in modo da scuola medica lo fa, bensì in altro modo. — Conosci bene queste cose. Si cercavano vie strane per questo o quello. Ma si è fallito sempre poi quando si trattava di rappresentare la cosa in pubblico. Non si tratta di fare in modo che per vie strane coloro che in pubblico sono marchiati come «ciarlatani» siano raggiunti, bensì che nella struttura pubblica, nella struttura sociale, coloro siano assunti che allora a pieno titolo dallo spirito potranno anche praticare il medico. Sollecitati su al vero coraggio! Non diciamo nella nostra camera: dal medico segnato all’università non vogliamo farci curare, ma da colui che senza diritto pubblico cura, perché non osimo rappresentare il nostro sentimento di fronte all’intero pubblico e esigere che una tale medicina non dovrebbe esserci, che non vediamo come la giusta. Oggi non va più con le vie strane. Oggi pulsa attraverso la vita pubblica ciò che deve venire: un avanzamento coraggioso cui devono essere mostrate solo le vie giuste. Questo, cari amici, è ciò che ancora e ancora dobbiamo considerare: che l’Antroposofia non era pensata per l’egoismo di singoli settarî, bensì che era pensata come impulso culturale della presente epoca. Coloro hanno male capito l’Antroposofia che hanno creduto che la servirebbero se si chiudessero in modo settario nello stanzino posteriore e facessero qualcosa di settario. Certo le cose che devono agire pubblicamente devono essere prima conosciute, devono di grazia essere praticate prima nello stanzino posteriore; ma non deve rimanere così. Ciò che risiede nell’impulso antroposofico appartiene al mondo, non a nessuna setta. E colui che pratica i pensieri antroposofici in modo settario, si rende colpevole contro l’Antroposofia stessa. Perciò ora, dove la grande questione temporale, la questione sociale appare, l’Antroposofia deve dire la sua parola in questa questione sociale. Questo è il suo compito. E deve in certo senso andare oltre tutte le tendenze settarie, che purtroppo proprio nella Società Antroposofica si sono affermate così largamente. In questo riguardo avremo a rifletterci in noi, per elevare tutti i tendenze settarie nelle nostre anime a tendenze culturali. Poiché solo da questo campo della scienza dello spirito, dalla propensione di rendere vivente la vita dello spirito nel nostro tempo materialistico, può venire una vera trasformazione della vita dello spirito, del nostro sistema scolastico ed educativo. Naturalmente, tutto serve senza una vera anima, che debba venire da una nuova visione del mondo, all’interno di un consiglio della cultura. Questo consiglio della cultura può senza un vero anima che da una nuova visione del mondo debbe sorgere, tuttavia solo dopo dopo — anche se ora si atteggia ancora così bene — un consiglio culturale divenire un consiglio disordinato della cultura. Consideriamo che oggi i cammini si mostrano molto, molto fortemente come in separazione, e che occorre coraggio per scegliere, che però deve essere scelto se salute, non malattia deve venire sopra lo sviluppo dell’umanità. Certo non possiamo in un giorno rendere tutta l’umanità antroposofica, benedirla con una nuova visione del mondo. Ma se noi stessi operiamo, dobbiamo rimanere consapevoli che non abbiamo conquistato Antroposofia per nasconderla ora sia ahrimanescamente sia lucifericescamente, bensì per stare tra l’ahrimanesco e luciferesco la ricerca lo stato d’equilibrio, affinché noi a ciò che la temporale molto fermato sull’asticella cala, potessimo contrapporre ciò che quell’equilibrio produce, quale l’umanità odierna sì così molto ha bisogno.
In una delle conferenze che ho tenuto qui negli ultimi tempi, ho richiamato l’attenzione sul fatto che nel presente l’educazione e l’insegnamento non richiedono soltanto una certa tradizionale forma di conoscenze e competenze didattico-pedagogiche, come si suol dire, ma che per l’educatore e l’insegnante del presente è soprattutto necessario penetrare nelle grandi correnti culturali della contemporaneità. L’educatore ha a che fare con l’umanità che cresce. Questa umanità in via di sviluppo dovrà affrontare questioni ben diverse da quelle che si sono sperimentate nel passato fino ai nostri giorni. E risulta una necessità che l’educatore e l’insegnante, nel momento in cui si dedica all’umanità che cresce, intuisca qualcosa dell’epoca e del suo carattere, nell’ambito della quale la presente giovane generazione dell’umanità si sviluppa.
Dovrebbe ormai essere chiaro a chiunque come coloro che oggi parlano nel senso ordinario di colpa o di fallo fra i diversi popoli si attengono completamente alla superficie delle cose. Dovrebbe ormai essere evidente che non si può percepire chiaramente il corso degli eventi contemporanei e del passato prossimo, se non ci si sa liberare da quei concetti di colpa o di espiazione che valgono per la vita individuale, per la vita individuale degli uomini. Per ciò che è accaduto e che ancora accade, sono assai più applicabili concetti quali la tragedia e il destino, che i concetti di ingiustizia, colpa, espiazione o simili. E per quanto l’umanità sia restia a innalzare il proprio giudizio a un livello più elevato, esso sarà comunque innalzato. Poiché la lotta che l’umanità ha combattuto — non indica forse chiaramente e distintamente che in questa umanità, sia dal punto di vista della storia culturale che, per così dire, antropologico-storico, era presente un’inquietudine che ha colpito l’umanità pressoché su tutto il globo terrestre? Se si chiede qua e là: Che cosa hanno effettivamente fatto o pensato le persone nell’anno 1914? — gli giudizi si disperdono. Occorre appunto guardare all’inquietudine elementare e interiore che è sopraggiunta all’umanità dell’intera terra. E questa inquietudine interiore, che oggi già chiaramente si esprime, inizialmente si è espressa — si potrebbe dire — nel combattimento fisico con le armi. Questo combattimento fisico con le armi era più fisico di quelli che furono le guerre in epoche precedenti. Poiché quanta meccanica pura, quanta meccanica assoluta ha avuto parte in questo combattimento bellico. Ma come questo combattimento fu tale che non può essere paragonato a nulla nella storia precedente, così sarà seguito da un combattimento spirituale che egualmente non avrà alcun paragone nella storia. Il combattimento fisico con le armi al massimo grado da un lato sarà seguito da un combattimento spirituale che rappresenterà pure un massimo grado di ciò che l’umanità finora ha sperimentato nello sviluppo storico. Si vedrà che in questo combattimento spirituale parteciperà l’intera terra, e che in questo combattimento spirituale Oriente e Occidente staranno dinanzi con antagonismi di natura spirituale e animica quali non sono mai stati.
Le cose si annunziano sempre attraverso svariati sintomi, il cui significato non sempre viene valutato con la dovuta forza. Molto dipenderà da come il mondo anglo-americano, come mondo occidentale, si comporterà nei confronti del mondo orientale nel futuro. Poiché non con la stessa facilità con cui ha trattato fisicamente l’Europa centrale e orientale, il mondo anglo-americano come Occidente riuscirà a trattare spiritualmente l’Oriente. Il fatto che l’India oggi sia affamata, che l’India affamata gridi una ridistribuzione di tutti i rapporti umani, significa qualcosa di enorme nel presente. Poiché quando questa India affamata si alzerà, allora, grazie al lascito, al lascito spirituale di epoche remotissime, sarà un nemico assai più elementare per l’Occidente, per il mondo anglo-americano, di quanto lo sia stata l’Europa centrale con la sua mentalità materialistica.
In questo grande combattimento spirituale, del quale tutti gli sforzi sociali e gli altri sforzi del presente rappresentano soltanto il preludio, per così dire soltanto la propedeutica, in questo combattimento spirituale cresce la nostra giovane generazione, e dovrà essere armata di forze, di cui l’umanità presente, persino l’umanità che pedagoga, non riesce a immaginare gran che. L’umanità presente ha la necessità, se vuol praticare una pedagogia sociale, di ricorrere a cose affatto diverse da quelle che si possono apprendere attraverso i metodi scientifici odierni, che per lo più sono metodi naturalistici. Molte delle cose più assurde sono entrate proprio nel nostro sistema educativo, entrate per il motivo che c’è già la spinta a introdurre qualcosa di più profondo dalla natura umana in questo sistema educativo, ma poiché gli uomini ancora si oppongono a quella realtà autentica che senza la realtà spirituale non può essere concepita. Pensiamo un momento solo al fatto che oggi nella pedagogia si cerca d’introdurre svariato materiale dalla cosiddetta psicologia analitica, dalla psicoanalisi, nel sistema educativo. Perché succede questo? Accade perché siamo incapaci di concepire lo spirito spiritualmente, e perciò vogliamo indagare psicanaliticamente lo sviluppo dello spirito dalle condizioni fisiche dell’uomo. Ovunque è la resistenza rispetto alla conoscenza spirituale che ci rovina l’impegno nel quale dovremmo trovarci.
Per le svariate inclinazioni materialistiche del passato, noi esseri umani abbiamo sviluppato in noi, si potrebbe dire, un certo atteggiamento umano. Con esso viviamo oggi nel mondo. Quanto valore ha questo atteggiamento umano — non parlo ora di un solo popolo, ma dell’umanità — quanto valore ha, lo si è potuto vedere dal fatto che milioni di persone sono state uccise e molti altri ridotti a storpi da questo atteggiamento dell’umanità. Ma consideriamo ora non in modo formale, esteriore, schematico, bensì in profondità la generazione che cresce e quello che dobbiamo fare per essa dal punto di vista educativo e didattico. Consideriamolo alla luce di quella scienza dell’uomo, dell’antropologia, che dovrebbe esserci familiare, noi che da anni ci occupiamo di antroposofia. L’osservazione più minuta della vita umana per noi si confina oggi con le correnti e le forze culturali più grandi e significative.
Quante volte si è già discusso qui di come tre diversi periodi dell’evoluzione umana si distinguono gli uni dagli altri riguardo al dispiegamento totale della natura umana. Noi dobbiamo, come ho detto spesso, distinguere con precisione nell’essere umano in sviluppo l’epoca della vita fino al momento in cui compaiono i denti permanenti, cioè fino alla permuta dentaria. Questa permuta dentaria è un sintomo assai più significativo per l’evoluzione umana totale di quanto comunemente si suppone dalla scienza naturale odierna, che si attiene soltanto alle apparenze esterne. In queste apparenze esterne la scienza naturale — e questo deve essere ribadito sempre e sempre — ha celebrato i propri maggiori trionfi; però non riesce a penetrare nell’interno delle cose. Proprio perché è così grande riguardo alle apparenze esteriori, non può penetrare nell’interno.
Se si vuol comprendere l’essere umano in questa prima epoca della vita, allora bisogna prima di tutto osservare quali siano i fondamenti dei rapporti ereditari umani. Ho già parlato anche di questo. Questi rapporti ereditari vengono concepiti in modo completamente unilaterale se li si considera solo con gli occhi della scienza naturale contemporanea. L’ereditarietà è tale che hanno un’influenza chiaramente distinguibile: l’elemento materno e l’elemento paterno. L’elemento materno è quello che trasmette all’uomo più i caratteri della stirpe popolare generale, della stirpe. Dalla madre l’uomo eredita di più l’universale: il fatto che egli cresca con un determinato carattere popolare entro una stirpe. Il segreto della maternità consiste nel trasmettere di generazione in generazione, attraverso le forze fisiche, i caratteri della stirpe popolare. Il contributo speciale della paternità è quello di gettare in questo universale l’individualità singolare dell’uomo, quello che l’uomo è come singolo essere individuale. Solo allora, quando si considerano i dettagli del carattere umano nel modo suggerito da questi principi ereditari, ci si rende conto di ciò che realmente abbiamo davanti in un neonato.
Ma per la prima epoca della vita va osservato che l’uomo in questo periodo è completamente un essere imitativo. Tutto ciò che l’uomo si appropria approssimativamente fino al settimo anno, se lo appropria per il fatto di essere un essere imitativo. Ma attraverso ciò la vita dell’infante in sviluppo si lega alle proprietà culturali più intime di un’epoca. Coloro che l’infante imita per primo sono i suoi modelli. Tutto ciò che portano in sé con le loro peculiarità più intime si trasmette alla generazione che cresce. Questa imitazione si svolge completamente nell’inconscio, ma è appunto straordinariamente significativa, e diventa particolarmente significativa dal momento in cui, tra le cose che il bambino impara anche mediante imitazione, avviene l’apprendimento del linguaggio. Prima dell’apprendimento del linguaggio, l’imitazione è inizialmente ancora un’imitazione dell’esteriore; quando però avviene l’apprendimento del linguaggio, allora l’imitazione si estende alle proprietà animiche interiori. L’essere umano in sviluppo allora si rende simile a quelli che lo circondano. E assai più di quanto comunemente si pensa, insieme al linguaggio entra nel carattere fondamentale dell’essere umano in sviluppo. Il linguaggio ha un carattere interiore proprio, un carattere animico suo proprio, e l’infante in sviluppo coglie dalla persona presso la quale sviluppa il linguaggio molta parte dell’essenza animica. Questa ricezione è molto forte, molto potente; penetra in quello che noi chiamiamo il corpo astrale. È così potente che ha bisogno di un contrappeso. Questo esiste. E nella considerazione serena di questo contrappeso si manifesta appunto quel mistero nella genesi della natura e dell’essenza, a cui la considerazione naturalistica esterna odierna non riesce a penetrare.
Se la natura fisica esterna — voglio esprimermi così, e abbiamo appena il linguaggio per indicare queste cose — se la natura fisica esterna fosse più cedevole di quanto non sia, allora l’uomo, mediante l’acquisizione del linguaggio, diventerebbe completamente un’impronta di colui dal quale impara a parlare. Ma contro ciò si innalza come un argine il fatto che la natura fisica dell’uomo in questi primi sette anni si indurisce al massimo grado interiormente. E il culmine, il punto culminante di questo indurimento si esprime nel penetramento della dentizione, dei denti permanenti. Una dentizione è il termine di un indurimento interiore del corpo fisico umano che si estende lungo tutta l’epoca della vita, dalla nascita, o almeno dall’apparizione dei primi denti, che sono denti puramente ereditari, fino ai denti permanenti. Questi sono due poli opposti: lo sviluppo interno assai mobile nel linguaggio, e l’indurimento esteriore, dove quasi l’uomo si ribella e dice: Anch’io sono qui, non voglio essere solo un’immagine. — E questo indurimento si esprime in quello che infine appare nei secondi denti, nei denti permanenti, come punto culminante.
Questo processo si svolge nella prima epoca della vita dell’uomo. Qual è allora il principio educativo più importante per questa epoca della vita? È quello che noi stessi siamo. Se non prestiamo attenzione a quello che noi stessi siamo, fino nel nostro intimo, allora educhiamo male, poiché lo sviluppo dell’uomo in questa epoca della vita non dipende tanto da quello che gli diciamo, bensì da quello che gli mostriamo con l’esempio. Egli è un essere imitativo. Potete viverlo, l’ho già menzionato: un bambino in questa epoca della vita, prima che si compia la permuta dentaria, ruba per esempio. I genitori vengono e sono fuori di sé per il fatto che abbia rubato. Se si osservano bene le circostanze, si domanda: Come è successo davvero che il bambino abbia rubato? Semplicemente, ha aperto un cassetto da qualche parte e ha tirato fuori denaro. È quel che raccontano le persone. Se si osservano bene le circostanze, bisogna dire: Non preoccupatevi, poiché questo non è un furto. Il bambino ha visto per tutto il tempo la madre andare semplicemente a una certa ora del giorno al cassetto e tirarvi fuori denaro. Non ha alcuna rappresentazione particolare di questo, è un imitatore, ripete le cose; se gli si vieta, semplicemente non capisce ancora. Non è affatto necessario che a questo atto si associno subito i severi concetti di furto. Si tratta di stare attenti a noi stessi e di ricordare che il bambino in questi anni è un imitatore.
Poi viene la seconda epoca della vita, che si estende dalla permuta dentaria fino alla maturità sessuale. Questo è il vero periodo scolastico. In questa epoca scolastica, come ho spesso menzionato, la particolarità è che qualcosa di totalmente diverso entra nella vita dell’uomo di quanto il principio di imitazione dei primi anni di vita. Non ci si lasciar convincere da giudizi così generali come quelli che si esprimono volentieri con superficialità: La natura non fa salti. Questo, nel senso in cui viene inteso comunemente, è in realtà un’assurdità. La natura fa continuamente salti. Basta pensare quanto grande è il salto nella pianta dalla foglia verde alla foglia fiorale colorata. Se si intende che la natura non supera alcun abisso, può anche essere giusto; ma di uno sviluppo continuo senza discontinuità in natura non si può affatto parlare. Così pure accade per una vera osservazione dello sviluppo dell’uomo. Mentre l’uomo nei primi sette anni di vita è un imitatore, dal momento della permuta dentaria fino alla maturità sessuale entra in un’epoca dove per lui il principio dell’autorità è decisivo. In questa epoca qualcosa decade nell’uomo, se non in modo sano la possibilità non si sviluppa che il bambino abbia fiducia nel suo educatore e insegnante, che non esamini ancora con la ragione non ancora conscia quello che l’educatore e l’insegnante dicono, bensì che dalla fiducia nell’autorità dell’educatore faccia quello che deve fare, perché quell’altra persona lo dice e lo prescrive. Queste cose non devono essere considerate solo dal punto di vista dal quale oggi si assolutizza tutto nella vita, e dal quale si vorrebbe il bambino stesso come un essere assolutamente libero interiormente. Se lo si vuol fare, se lo si fa in questa epoca della vita, allora non si rende l’uomo libero, ma inetto alla vita, completamente inetto, interiormente vuoto. Chi tra il settimo e il quattordicesimo anno non ha imparato a riporre una tale fiducia negli uomini da conformarsi a loro, a costui manca nella vita che viene qualcosa di interiore
— forza e volontà — che deve possedere se vuol essere davvero all’altezza della vita.
Tutto l’insegnamento perciò è fondamentalmente da organizzare soprattutto in modo che gli stia alla base questo sguardo assoluto verso l’educatore. Questo non deve essere inculcato, non deve essere battuto; deve risiedere nella qualità dell’educatore e dell’insegnante stesso, e qui la cosa va fino all’intimo. Queste cose non si svolgono nella medesima sfera di quello che si svolge come quello che noi educatori diciamo al bambino, bensì si svolge innanzitutto prevalentemente per quello che noi educatori siamo accanto al bambino. Il modo in cui parliamo, il tono della parola, se il discorso è percorso da amore o da semplice pedanteria, se è percorso da interesse sostanziale o da semplice senso del dovere esteriore, questo è qualcosa di vibrante sotto la superficie delle cose, che nel gioco reciproco dell’azione autoritaria e del sentimento di autorità è di importanza massima. Questo rapporto tra il bambino in crescita e l’educatore o l’insegnante è assai più interiore di quanto si pensi realmente. Il bambino ora è libero dalla mera imitazione, ma deve crescere dentro il rapporto più interiore, istintuale di convivenza con l’educatore e l’insegnante. Anche con classi scolastiche numerose si può raggiungere questo; non vale la scusa che non fosse raggiungibile. Poiché chi ha osservazione della vita sa che grande è la differenza tra due insegnanti, di cui uno entra nella classe scolastica e l’altro vi entra, indipendentemente da quanti bambini stiano in quella classe scolastica. Chi, nelle terre tedesche, ha spesso sentito dire di dover bere ogni sera tanta birra quanta ne occorre per avere il dovuto peso al letto — questa è una frase che si poteva udire spesso — costui, non tanto perché ha bevuto birra, bensì perché ha tali inclinazioni, apre la porta della classe e vi entra diversamente da chi si è procurato il dovuto peso al letto il giorno prima, diciamo, riflettendo seriamente su qualche questione di concezione del mondo. Questo è solo un esempio che potrebbe variare in centinaia di modi. Solo quando si sa apprezzare pienamente il bene che un uomo riceve dal fatto di poter sviluppare e di potere sviluppare la fede nell’autorità tra la sua permuta dentaria e la maturità sessuale, solo allora si ha il vero giudizio su quello che nell’insegnare e nell’educare può accadere in questa epoca della vita dell’uomo.
Spesso si chiede: Che cosa si dovrebbe fare con i bambini? Allora si dice: In questa o quella epoca della vita è bene raccontare fiabe ai bambini, farli raccontare fiabe. Oppure si dice: In questa epoca della vita non ci si dovrebbe soffermare tanto in concetti astratti con i bambini, quanto piuttosto in simboli e immagini simboliche. E ho richiamato l’attenzione sul fatto che si possono discutere anche le cose più minute con i bambini, per esempio la questione dell’immortalità. Si indica al bambino il bozzolo dell’insetto, come la farfalla vola via, e si mostra che così come la farfalla esce dal bozzolo, anche l’anima dell’uomo passa per la porta della morte, dal corpo fisico in un’altra forma di esistenza. Sì, questo è bene quando lo si dice al bambino. Eppure spesso non si raggiunge alcun risultato significativo. Perché? Perché in molti casi si chiede al bambino che creda a questo, mentre il maestro stesso non ci crede, lo ritiene solo un paragone. Ma questo ha un ruolo significativo nell’inconscio. Queste cose non sono insignificanti. Nel rapporto da uomo a uomo c’è qualcosa di più di quello che può comunicarsi nel concetto esteriore. C’è un rapporto da uomo intero a uomo intero. Se voi stessi non credete a un tale simbolo, allora non c’è autorità per il bambino, allora non siete un modello per il bambino, anche se fate tutto il possibile per assicurarvi la vostra autorità. Voi direte certamente: Sì, però non posso credere che il passaggio alla morte, allo stato post mortem, sia realmente espresso dal fatto che la farfalla esce dal bozzolo. — Ebbene, io ci credo, perché è effettivamente vero, perché effettivamente le cose della realtà sono simboli reali, perché è realmente così, che nel mondo fisico la farfalla esce dal bozzolo secondo le stesse leggi secondo le quali nello spirituale l’anima immortale esce dalla vita attraverso la porta della morte. Ma le leggi attuali l’umanità contemporanea non le conosce, le ritiene chiacchiere. Crede di dover insegnare ai bambini cose che per gli adulti sono superate. Ma allora non possiamo educare, allora non possiamo insegnare.
Otteniamo il sentimento di autorità solo quando trasmettiamo ai bambini quello che noi stessi possiamo credere pienamente, naturalmente anche se lo dobbiamo rivestire per i bambini di forme completamente diverse; ma questo non è il punto decisivo. Nessun rapporto umano però può venire stabilito senza che fino nel più interiore regni sincerità e non falsità. E la verità deve regnare tra gli uomini in tutti i rapporti. Attraverso questo rivolgersi alla verità potremo anche portare solo così nel mondo quello che ora manca nel mondo. E perché manca, è venuta la sventura. Non vedete dappertutto nel mondo l’infedeltà operare, perfino il desiderio, l’aspirazione verso l’infedeltà operare? La verità è ancora pronunciata nella politica mondiale? No, nelle circostanze attuali affatto no! Ma dobbiamo cominciare dall’essenza umana più primitiva a coltivare di nuovo la verità. Perciò dobbiamo penetrare nei segreti dell’uomo che diviene e chiedere: Che cosa chiede l’uomo che diviene a noi che educhiamo e insegniamo?
Chi nell’epoca della vita dal settimo al quattordicesimo, quindicesimo anno non ha sviluppato questa possibilità di guardare a un altro uomo come sua autorità, quegli non è capace, soprattutto per l’epoca successiva della vita, quella che inizia con la maturità sessuale, di sviluppare la cosa più importante che esista per la vita umana: il sentimento dell’amore sociale. Poiché con la maturità sessuale nell’uomo non germoglia solo l’amore sessuale, bensì anche quello che è l’abbandono sociale libero di un’anima all’altra. Questo abbandono libero di un’anima all’altra deve nascere da qualcosa; deve nascere innanzitutto dall’abbandono attraverso il sentimento di autorità. Questo è lo stato di bozzolo per tutto l’amore sociale nella vita, che passiamo prima attraverso il sentimento di autorità. Persone prive d’amore, persone antisociali nascono quando il sentimento di autorità non vive nell’insegnamento e nell’educazione tra il settimo e il quattordicesimo, quindicesimo anno.
Queste cose sono di importanza eminente, di massima importanza per l’epoca presente. L’amore sessuale è soltanto in un certo senso un aspetto specifico, una sezione dell’amore umano generale; è quello che emerge come l’individuale, il particolare e che dimora più nel corpo fisico e nel corpo eterico, mentre l’amore umano generale dimora più nel corpo astrale e nell’Io. Ma si risveglia anche la capacità per l’amore sociale, senza il quale non esistono istituzioni sociali nel mondo. Essa si risveglia solo sulla base del sano principio di autorità tra la permuta dentaria e la maturità sessuale, cioè appunto durante l’epoca scolastica dell’uomo. Per quanto gli uomini parlino ancora di scuola unitaria — ed è certamente giusto, naturalmente — per quanto oggi ancora parlino molto del fatto che si dovrebbe sviluppare l’individualità, e di tutte le astrazioni con cui ci si autoinganna particolarmente oggi con fantasmi pedagogici: quello che conta è che riacquistiamo la possibilità di guardare nell’interiore della natura umana, e soprattutto di sentire che l’uomo vive davvero. Oggi non si ha affatto il senso che l’uomo sia un essere vivente che si sviluppa nel tempo. Oggi si ha solo il senso che l’uomo sia qualcosa di senza tempo; poiché oggi si parla dell’uomo senza considerare che è un essere che diviene, che con ogni epoca della vita qualcosa di nuovo entra nel suo sviluppo totale.
Se si riferisse completamente alle persone oggi quello che risiede nel programma della triarticolazione sociale, molti ancora in cerchi larghissimi lo vedrebbero come una specie di follia. Poiché vedete, per il sistema educativo si richiede autonomia amministrativa, separazione dalla vita statale e dalla vita economica riguardo al propriamente spirituale del sistema educativo. Solo così nel sistema educativo emancipato sarà possibile riportare l’uomo al suo diritto. Poiché oggi nessuno sa contare sul fatto che gli impulsi evolutivi interiori nei primi anni di vita fino alla permuta dentaria sono diversi da quelli del periodo successivo fino alla maturità sessuale, e di nuovo diversi dopo la maturità sessuale; e neppure oggi sa che l’uomo, quando la vita declina, quando sta nella seconda metà della sua vita, attraversa di nuovo stati evolutivi. Chi pensa oggi al fatto che l’uomo diviene più maturo nella vita, e che colui che per esempio è nei quaranta o cinquanta anni più inoltrati ha più da dire per la sua esperienza di vita di chi è solo ventenne? Il corso della vita è qualcosa di reale. Certo, oggi non è reale per molte persone, perché sono educate e istruite in modo che non sono più capaci di fare reali esperienze nella seconda metà della vita. Gli uomini oggi non diventano più vecchi, per così dire, di ventotto anni, poi vegetano soltanto con le esperienze fino al ventottesimo anno. Ma non deve essere così! L’uomo può essere un imparante per tutta la sua vita, un imparante dalla vita. Ma allora deve essere educato a questo; allora durante l’epoca scolastica in lui devono svilupparsi le forze che possono diventare forti solo in quel periodo, così che non vengano spezzate dalla vita successiva. Oggi gli uomini vanno in giro così che ricevono tutti in qualche modo un’incrinatura dalla vita. Perché la ricevono? Perché nel tempo dal settimo al quattordicesimo anno non sono stati resi abbastanza forti per reggere la vita. Questi nessi devono assolutamente essere osservati, e altri nessi non devono essere dimenticati. Quando diventiamo veramente vecchi, sviluppiamo in noi proprietà che si connettono con la nostra infanzia più remota. Quello che abbiamo imitato allora, si sviluppa a un livello più alto appunto nell’epoca di vita più tardiva. E quello che abbiamo attraversato nel tempo dalla permuta dentaria alla maturità sessuale appare piuttosto prima, già negli anni quaranta. E così quello che l’uomo attraversa nella più remota infanzia si sviluppa in un’epoca di vita tardissima. La vita umana nel suo divenire è un fatto reale. E non avremo una vera socializzazione prima che non prendiamo l’uomo umanamente. Se dell’uomo non sappiamo altro che il fatto che diventa maggiorenne a ventuno anni e poi è capace di essere ammesso in tutte le possibili corporazioni e di parlare di tutto, allora non fonderemo mai un vero socialismo; allora giungeremo solo al livellamento di un’astrazione dell’umanità. Perciò il vero stato democratico, dove ogni uomo maggiorenne sta di fronte a ogni altro uomo maggiorenne, deve limitarsi a tutto quello che riguarda l’uomo secondo l’uguaglianza di tutti gli uomini, cioè a quello che viene da semplici concetti di diritto. Proprio per questo motivo, per non uccidere la realtà, devono avere luogo le possibilità che quello che è legato al divenire dell’uomo sia affidato allo sviluppo libero: la vita spirituale e la vita economica. Si svilupperà spontaneamente il fatto che avremo ancora collegi di anziani sia nella vita spirituale che in quella economica, perché alle persone diventate vecchie si attribuirà più arte amministrativa che a coloro che sono ancora giovani. La strada non deve essere quella che oggi è, di lasciar gestire la supervisione scolastica dallo stato, bensì la strada deve essere quella che la vita spirituale riposi su un’autonomia amministrativa. Si ha spesso il sentimento che un uomo, quando è diventato vecchio, non è più adatto a cose per le quali prima era adatto. In Austria esiste per esempio una legge per cui gli insegnanti universitari possono insegnare solo fino al settantesimo anno, allora tutt’al più viene loro concesso un anno di grazia; ma allora non possono più insegnare. Credo che questa legge sia ancora in vigore. Posso perfino asserire che sarebbe bene se si abbassasse ancora di più questo limite di età. Ma allora l’uomo, se è insegnante universitario, dovrebbe entrare prima nell’ufficio di custodia e assistenza, nell’ufficio amministrativo dell’insegnamento. Si dovrebbe di nuovo ricercare seriamente quel legame interiore, di cui gli uomini oggi parlano — o anche chiacchierano, credo si dica così —, quel legame interiore tra lo spirito e la natura. Non si dovrebbero stabilire istituzioni che escludano completamente la considerazione del divenire naturale, per esempio escludendo il fatto che l’uomo non è un essere assoluto che nasce a trentacinque anni, rimane così vecchio e non diventa più vecchio di trentacinque anni, ma tutto dovrebbe essere costruito sul divenire dell’uomo.
Immaginiamo il caso: oggi istituiamo un ordinamento socialista a noi completamente gradito, così che siamo completamente soddisfatti secondo la concezione che oggi abbiamo di quello che tra uomo e uomo accade nel rapporto sociale. E presupponiamo — cosa che accadrebbe comunque se non si affrontasse allo stesso tempo la socializzazione nel senso spirituale —: completamente dalla concezione odierna del mondo si socializzerebbe. Allora dovrebbe accadere qualcosa che finora non è ancora accaduto nello sviluppo dell’umanità: la generazione che cresce sarebbe una generazione di soli ribelli. Sarebbero i peggiori rivoluzionari, e dovrebbero esserlo per il motivo semplice che tutti vogliono apportare qualcosa di nuovo nel mondo, mentre noi qui avremmo conservato solo il vecchio. Questo mostra quanto si deve considerare il divenire dell’uomo, quanto non si deve solo contare sul fatto che l’uomo è uomo, ma si deve pensare al fatto che l’uomo è un essere che nasce come piccolo bambino e che muore con i capelli bianchi, o anche senza capelli. In queste cose la scienza naturale odierna non guarda, e dalla scienza naturale odierna impariamo per tutti gli altri rami della vita.
Un buon modello, addirittura geniale e grandioso, della mentalità naturalistico-scientifica riguardo ai concetti sociali è il marxismo; è completamente una scienza sociale che è diventata scienza naturale, perciò nel fondo completamente sterile. Poiché il marxismo insegna che tutto verrà da sé. Le persone si irritano particolarmente di come si scrive così tanto sulla riformazione nel senso della triarticolazione sociale. Dicono che sono completamente d’accordo con la mia critica dell’ordine capitalistico contemporaneo, che la Triarticolazione stessa trova il loro pieno appoggio; ma, dicono inoltre, devono combatterla in ogni modo duramente. Questi sono i frutti della mentalità spirituale contemporanea: le persone sono effettivamente d’accordo con qualcosa, però devono combatterla duramente. Questo proviene dal fatto che applichiamo la mentalità naturalistico-scientifica a tutti i rami della vita. Questa mentalità naturalistico-scientifica è diventata così grande perché in suo modo si è limitata all’apprendimento del morto. Le persone infatti credono che sia un ideale, che un giorno si realizzerà, nel laboratorio attraverso varie combinazioni il produrre di qualcosa di vivente. Ma questo non accadrà mai attraverso le vie naturalistico-scientifiche di oggi, poiché la via naturalistico-scientifica di oggi conduce solo a concetti morti ed è grande appunto per la comprensione del morto. Ma con questa comprensione del morto non si possono mai ottenere concetti per il vivente. Questa possibilità dobbiamo raggiungere: concetti, rappresentazioni, sentimenti, impulsi di volontà per trovare il vivente; e particolarmente nel campo della pedagogia è questo necessario.
Esiste — l’ho già esposto in altri luoghi spesso — oggi un filosofo molto ingegnoso che ha visto il compito della sua scienza in qualcosa di assai strano. Questo filosofo ha scritto soprattutto tanti anni fa già un libro voluminoso: «L’insieme della filosofia e la sua fine». Vi ha provato che una cosa come una filosofia non può proprio esistere. Perciò è diventato professore di filosofia presso un’università. Poi ha scritto un libro molto ingegnoso sulla meccanica della vita spirituale, un libro assai ingegnoso. Questo è un uomo, Richard Wähle si chiama, che ha assimilato e realizzato in maniera acutissima la mentalità naturalistico-scientifica, che fondamentalmente nella sua mentalità non urta contro nulla di spirituale. Lì dice solo che non vuol negare lo spirituale, perché non vuol parlare di spirito a quel livello da non negarlo; però vede solo i fattori originari noti. Costruisce il mondo completamente secondo la mentalità naturalistico-scientifica. È molto intelligente, è ingegnoso. Perciò è anche giunto — e questo è qualcosa di significativo in quel libro «Sulla meccanica della vita spirituale» — a quello che è effettivamente il quadro mondiale naturalistico-scientifico per l’uomo odierno. Si chiede: Che cosa ho effettivamente, se mi costruisco il quadro mondiale che il naturalista contemporaneo può costruirsi? E giunge alla risposta: Allora ho nella mia testa solo spettri, non ottengo la realtà, ho solo rappresentazioni di una natura spettrale. — Questo è stranamente giusto: la scienza naturale dà solo spettri. Se parla di atomo, è effettivamente uno spettro-atomo; se parla di molecola, è uno spettro-molecola; se parla di leggi naturali e di forze naturali, sono tutti spettrali. Tutto è spettro, persino la legge di causalità. Poiché la legge di causalità, come è concepita oggi, vive della grande illusione come se il successivo provenisse sempre da qualcosa di precedente, il che però non è affatto il caso. Immaginate un primo, un secondo, un terzo evento, così questi non devono nascere l’uno dall’altro, non è necessario che il secondo nasca dal primo, il terzo dal secondo, bensì gli eventi successivi possono essere come onde che si sollevano da un elemento di realtà completamente diverso, e per ogni evento successivo dovreste cercare le cause più profonde tutt’altrove che semplicemente nel precedente. Ho provato tutto questo anche da decenni filosoficamente. Dovete solo studiare davvero i miei scritti «Verità e scienza» e la mia «Filosofia della libertà», allora vedrete che si può provare tutto questo filosoficamente, in maniera rigorosamente scientifica. Wähle ha poi condensato questo nel giudizio: La concezione del mondo naturalistico-scientifica vive interamente nel rappresentarsi di un quadro mondiale spettrale. E questo è vero. L’umanità odierna non ha una rappresentazione della realtà, ma ha solo una rappresentazione di spettri, per quanto oggi l’umanità non voglia praticare la superstizione negli spettri. Questa pratica di spettri si è rifugiata nella concezione del mondo naturalistico-scientifica e inganna gli uomini, perché credono di stare nella piena realtà. Questa è la vendetta dello spirito del mondo. Ma con la natura umana accade così: mai l’una viene senza l’altra.
Quello che noi oggi formiamo come quadro della natura, come quadro spettrale della natura, è un’intellettualità. Ma mai una proprietà dell’anima di un uomo riceve un certo carattere senza che le altre proprietà dell’anima non si modifichino in corrispondenza. Mentre noi scientificamente-naturalisticamente elaboriamo un’immagine spettrale della natura, muta anche il nostro carattere interiore della volontà, e per questo accade — qualcosa che gli uomini odierni non vedono, perché è troppo fine per l’osservazione grezza odierna, ma che pure è presente — per il fatto che il nostro osservare esteriore è spettrale, la nostra volontà diventa opprimente, quando quella più fine sostanza animica nasce da fondamenti animici simili come la forma di movimento inarticolato, perfino la forma di linguaggio che sotto l’oppressione si verificano. E un tale oppressione dell’umanità accompagna tutto il sociale, accompagna l’educazione come il nostro quadro naturale spettrale. La nostra vita sociale è oggi ancora un’oppressione, perché il nostro quadro di osservazione della natura è uno spettro. L’uno segue dall’altro. Il convulsivo dell’inquietudine che è entrata nell’umanità odierna pressoché su tutto il globo, è una conseguenza di questa vita interiore, di questo rappresentarsi spettrale della natura e dell’oppressione animica causata di conseguenza della volontà, del mondo emozionale.
Questo è quello che condurrà al fatto che quell’eredità che si è preservata in Oriente ancora dalla vecchia spiritualità, dovrà rivolgersi contro l’Occidente, che ha particolarmente sviluppato quelle proprietà di cui ho parlato oggi. Quanto più ci si spinge verso ovest, tanto più l’uomo vive sotto l’influsso innaturale di un quadro di natura spettrale da una parte e sotto la natura convulsiva, oppressiva, antisociale dall’altra. Contro questo si ribellerà l’Oriente con la sua vecchia spiritualità, e questo darà al combattimento spirituale che seguirà il combattimento fisico il suo carattere. E sotto questa inquietudine deve vivere la generazione che viene. Sotto questa inquietudine però deve anche formarsi quello che si chiama il plasmare sociale. Perciò non esiste altro rimedio che quello di fare sviluppare attraverso la vita sociale nel modo più forte le capacità che risiedono nell’anima umana. Ma questo si può fare solo se si articola l’organismo sociale. Poiché solo per il fatto che si lascia sviluppare ogni articolazione, quella economica, quella giuridica, quella spirituale, nella sua propria forma, possono esse in futuro mantenere l’unità superiore. L’errore peggiore sarebbe credere che una bipartizione porterebbe a qualcosa. Oggi alcuni dicono che si dovrebbe sviluppare da un lato una vita economica e dall’altro una vita politica per sé. Questo non porterebbe a niente di più che queste due, lo stato economico e lo stato politico, si saboterebbero mutuamente; poiché in entrambi dovrebbe essere presente l’elemento inquieto dello spirito, che solo separato come terza articolazione può svilupparsi autonomamente. La forza spirituale della vita economica saboterebbe la forza spirituale della vita dello stato, e la forza spirituale della vita dello stato saboterebbe la forza spirituale della vita economica. Perciò si tratta di rivolgere lo sguardo realmente a questa triarticolazione e non credere di poter fare un pagamento parziale nella forma di una bipartizione. Si tratta della triarticolazione dell’organismo sociale. Il più singolo della vita si collega per il prossimo periodo al più grande della vita. Già oggi chiunque voglia può imbattersi nei fenomeni seguenti.
Nelle regioni anglo-americane — l’ho già menzionato prima — si è già parlato in gli anni ottanta del diciannovesimo secolo di questo incendio mondiale, di questo guerra mondiale, perché, sebbene in modo egoistico-occidentale, però era magnanimità e si calcolavano con le forze motrici della storia. Non l’ho seguito più indietro, ma è sufficiente sapere che già negli anni ottanta del diciannovesimo secolo in Inghilterra si è parlato corrispondentemente di una guerra mondiale, e cioè non solo che sarebbe venuta, ma che — cito letteralmente le cose che sono state dette — avrebbe portato a esperimenti socialisti nell’Europa centrale e orientale, che l’Europa occidentale non avrebbe voluto tollerare, perché non avrebbe voluto cedergli il terreno. Tutto questo sono fatti. Lì non parlo di colpa o di fallo, e si deve stare ai fatti. Tutto quello che fino ad oggi è arrivato si è sviluppato da fondamenti assai significativi. L’inizio dell’esperimento socialista in Russia c’è. Oggi è fallito, come voi sapete, può essere considerato come fallito. I suoi difensori sono sempre, come le persone in generale, più papisti del papa, sempre più leninisti di Lenin; poiché Lenin sa già oggi bene che non avanza con quello che ha creato. E perché non avanza? Perché ha mancato di costituire una vita spirituale libera in sé stessa. Se si vuol andare così lontano con la vita sociale come ha fatto Lenin, allora accanto occorre una vita spirituale libera, altrimenti ci si indurisce burocraticamente nell’impossibilità per la restante vita sociale. Oggi è già provato dall’esperimento russo che la vita spirituale deve essere libera. Ma bisogna capire un fatto così. E se in Europa centrale non si vorrà capire la necessità dell’emancipazione della vita spirituale, soprattutto del sistema scolastico e educativo, allora verrà una guerra spirituale assai brutta tra Oriente e Occidente.
Oggi gli inglesi, che nella loro politica hanno trattato abbastanza facilmente l’Europa centrale, e hanno mancato di riflettere sulle possibilità e gli impulsi storici, oggi gli inglesi si devono chiedere: Come ce la faremo con l’India? — Questo non deve essere nostra preoccupazione, ma sarà nel prossimo tempo una preoccupazione assai significativa della politica anglo-americana, poiché gli indiani chiederanno una socializzazione, però una tale che gli europei si sognano appena. Anzitutto i ventri di una parte enorme del popolo indiano brontolano, anzitutto in una gran parte di questo popolo, misteriosamente sostenuta da tutti i demoni che accompagnano l’eredità di spiritualità remota, vivono in una gran parte dell’umanità indiana il grido: «Via dall’Inghilterra!» E l’Inghilterra non è più l’Inghilterra nel momento in cui non ha l’India. Ma questo non sarà un processo semplice, sarà un processo che si svolgerà assai significativamente. Le anime pigre potranno forse dormirci. Non si può dormire la guerra fisica, ma la guerra spirituale potranno forse gli uomini riuscire a dormirla; poiché hanno oggi una tale sonnolenza così forte, i cosiddetti uomini di cultura, da poter dormire le cose più importanti. Ma il processo si svolgerà ugualmente. E con tutte le forze che risiedono nell’intimo delle anime, l’uomo si troverà dentro questo combattimento.
Chi per primo deve pensare al fatto che andiamo incontro a tali tempi, deve essere l’educatore e l’insegnante. E dal pensiero, dall’intuizione di quello che verrà, dovranno emanare gli impulsi più forti che la pedagogia, l’educazione e l’insegnamento nel prossimo tempo hanno bisogno. Non da sofistiche inutili speculazioni su piccozze pedagogiche e metodiche, bensì dalla percezione della grande corrente culturale della contemporaneità deve nascere ciò che deve irradiare nel sistema educativo e nell’educazione del prossimo futuro.
Ieri, quando abbiamo avuto negoziati dalla mattina fino a notte fonda in questioni di triarticolazione dell’organismo sociale, verso sera, in mezzo a questi negoziati, mi è pervenuto il fascicolo più recente della rivista «Das Reich», che sotto il titolo generale «Sapere e opinione» reca articoli che non avevo mai letto, che mai mi erano venuti sotto gli occhi. Ma questi articoli hanno stimolato in me una lunga serie di pensieri, pensieri che del resto spesso in me vengono stimolati.
C’è nella Bassa Austria, in un luogo dal quale, guardando verso sud, si scorgono bellissime al tramonto le montagne, lo Schneeberg della Bassa Austria, il Wechsel, quelle montagne che formano il margine settentrionale della Stiria, una piccola e molto insignificante casetta. Sulla porta d’ingresso stava scritto: «Tutto è riposto nella benedizione di Dio». Io stesso ero stato in quella casetta una sola volta durante la mia giovinezza. Là però abitava un uomo che esteriormente era assai insignificante. Quando si entrava nella sua casetta, era dappertutto piena di piante medicinali. Era un raccoglitore di piante medicinali. E queste piante medicinali le metteva in uno zaino in un certo giorno della settimana, con questo zaino sulla schiena percorreva allora lo stesso tragitto verso Vienna che io dovevo percorrere allora a scuola, e noi andavamo sempre insieme, camminavamo poi un po’ insieme per la strada che dal stazione ferroviaria del sud conduce in città, «su la Wieden» a Vienna. Quest’uomo era in un certo senso nell’insieme di quello che diceva, si potrebbe dire, l’incarnazione dello spirito dominante in quella regione, come però si era conservato come tale spirito dominante della prima metà del diciannovesimo secolo, che allora non era molto lontana. Quest’uomo parlava effettivamente una lingua che suonava completamente diversa da quella degli altri uomini. Quando parlava delle foglie degli alberi, quando parlava degli alberi stessi, soprattutto però quando parlava della mirabile essenzialità delle sue piante medicinali, ci si accorgeva come l’anima di quest’uomo era legata con tutto quello che costituiva lo spirito della natura in quella regione, ma che costituiva anche lo spirito della natura nell’ambito più largo. Quest’uomo era un saggio a suo modo, grazie alla sua essenza interiore propria, e da questa essenza interiore parlava assai più di quello che comunemente l’essenza interiore di un uomo nasconde. Quest’uomo, di nome Felix, aveva un certo legame spirituale tra la sua anima e la natura; parlava molto anche di varia lettura. Poiché oltre alle piante medicinali che per così dire riempivano completamente la sua piccola casetta, aveva una biblioteca intera di opere assai significative, che però fondamentalmente erano tutte affini nel loro carattere fondamentale, nel loro carattere di fondo con quello che era il carattere fondamentale della sua stessa anima. L’uomo era un povero diavolo. Poiché si guadagnava poco nel commercio di piante medicinali, che si raccoglievano faticosamente nei monti, assai poco, straordinariamente poco. Ma quest’uomo aveva un viso straordinariamente soddisfatto ed era interiormente straordinariamente saggio. Parlava spesso del mistico tedesco Ennemoser, che era la sua lettura preferita, e che appunto nei suoi scritti contiene molto di quello che era passato attraverso lo spirito tedesco, proprio attraverso lo spirito tedesco nei grandi tempi, quando erano ancora viventi gli impulsi di pensiero di Lessing, Herder, Schiller, Goethe e di quelli che stavano in secondo piano. Poiché dietro questi spiriti appunto stava il mondo spirituale, che loro nella loro maniera riversavano nei loro scritti in quello che rivelavano al mondo. — Quello però che nel numero di «Das Reich» che mi è pervenuto ieri è stato stampato dal lascito di Ennemoser era per me fino a ieri completamente sconosciuto. Contiene la sezione conclusiva del «Oroscopo della storia mondiale» di Joseph Ennemoser — noto a questo proposito: Ennemoser è morto nell’anno 1854 — ed è stato pubblicato dal suo lascito. Mi piacerebbe leggervi come introduzione della discussione di oggi qualcosa da questi articoli di Ennemoser:
«… L’inverno che copre le terre tedesche di neve e di ghiaccio può durare ancora a lungo, fino a che venga la vera primavera, tuttavia verrà, il seme della libertà è seminato, e germoglierà, la legge naturale non annullerà né l’astuzia né la forza militare. Come una volta al rozzo popolo della nazione germanica fu piantata l’idea del cristianesimo ed essa fu accolta nella sua vita, così questo popolo vitale ancora dispiegherà i verdi rami da se stesso in fioriture fresche; come il corpo della chiesa nello stile architettonico tedesco è già compiuto nei suoi contorni, in cui il dogma di fede compiuto è predicato, così anche le torri quasi ovunque mancanti saliranno con l’incenso della vera devozione verso il cielo, e la vita sempre spirituale e l’organizzazione dei rapporti personali con il Divino ancora matureranno verso una comprensione consapevole, l’impalcatura simbolica ancora deve transitare al movimento vivente dei propositi, la pesantezza della chiesa deve essere alleggerita, la stabilità del dogma dalla particolarità deve essere guidata nel flusso dell’universalmente umano; come la libertà deve muoversi all’interno delle leggi della giustizia, così la religione con la luce della scienza deve diventare una verità illuminata, e l’arte una coltivatrice della bellezza spirituale nella materia naturale!
È questo un sogno utopistico e la Germania sarà anche solo lontanamente in grado di adempiere a un tale requisito? La Germania adempirà il suo dovere, oppure cadrà nella maniera più vergognosa e con essa la cultura europea. La decisione si avvicina, il tempo incalza, il vento soffia da Oriente e da Occidente, può scoppiare una tempesta! Il tronco della vecchia politica sta su radici marce, il calcolo dei diplomatici vorrebbe ben andare a male, la loro arte è diventata un’arte distorta, intesa da nessuno. Si può togliere le uve dalle spine, i fichi dai cardi? La vera vita della libertà germoglia solo sui verdi rami del diritto e dalla fonte calda della carità! O può sussistere l’innaturalità e la disarmonia lanciata in tutti i membri può ritornare al vecchio ordine dei corpi appassiti?
Vuole farsi sera, il primo tempo è trascorso, ma la fine della Germania non è ancora venuta; finora ha avuto piani infantili, viene un secondo tempo, in cui abbandonerà l’infantilità e avrà piani virili. Il tempo di un popolo è finito solo quando non ha più questioni e non si cura dei beni superiori della vita, oppure quando è incapace di affrontare le questioni del tempo! Il tedesco non ha affatto perso la sua energia, il senso è chiaro, il coraggio è saldo, e — chi dubita della forza del braccio? Ovunque agiscono spiriti viventi, non come imitatori, — come originali essi si ergono. La vera fame dei tedeschi è la brama di una libertà più elevata dello spirito; la sete e il desiderio della luce della verità e della giustizia sono i motori principali che muovono le mani laboriose all’opera, che ancora rimane incompiuta, a stravolgere uno scopo ancora lontano dall’umanità. O il torrente deve rifluire alle fonti della sua origine? Devono i popoli tornare a essere feudi familiari dei principi, oppure si tratta di diritti statali e di popoli? Vige una legge superiore nella natura e nella storia, a cui nessun popolo può sottrarsi, nessuno può oltrepassare il suo scopo, nessuno però può turbare l’ordine del tutto e restare indietro rispetto a dove la sua capacità e lo spirito della lingua lo spingono! E la reazione, non riporterà essa la ruota nei vecchi solchi? Sciocchi vani, che si deliziano solo nei sogni della loro giovinezza! Il fuoco che scoppia multiforme puoi moderarlo, ma la brace interna una volta accesa non puoi più spegnerla; la reazione stessa diventerà il mezzo per la libertà, la pressione porta il movimento accelerato, l’odio dei partiti agisce più forte che l’amore sugli eventi del futuro; potrebbe bastare forse solo una scintilla incendiaria e la forza spirituale repressa dell’intera nazione scoppia in fiamme luminose dell’entusiasmo. (Nulla vocis missus revertì), gli spiriti della vita sonnecchiano sotto coperta sottile, nessuna azione libera lo spirito può ritirare, spiriti estranei, stati d’animo e poteri terrestri agiscono soli o insieme sulla volontà umana, e la trascinano con forza irresistibile ad azioni, che secondo l’ordine divino conducono all’unificazione dei contrari, alla riconciliazione dei partiti e all’adempimento finale del dovere!»
Queste sono le frasi di un uomo morto nell’anno 1854. Dovevo anche pensare, quando visitai una volta il buon Felix nella sua casetta, che cercai allora anche di andare a trovare la vedova del maestro di scuola, di quel maestro di scuola che era morto già alcuni anni prima, che andai a cercare però per ragioni di quel maestro di scuola della Bassa Austria che era anche una personalità assai interessante. La vedova aveva ancora una ricca letteratura che egli aveva raccolto nella sua biblioteca. Si trovava tutto là, tutto quello che l’erudizione tedesca ha raccolto e scritto sulla lingua tedesca, su miti e leggende, per immergerlo nelle forze del popolo tedesco. Il solitario maestro di scuola non aveva mai avuto l’occasione di presentarsi al pubblico, non fino alla sua morte; solo dopo la sua morte qualcuno ha scoperto qualcosa dal suo lascito. Ancora adesso però non mi sono venuti sotto gli occhi quei lunghi diari che quel solitario maestro di scuola aveva tenuto, in cui stavano perle di saggezza. Non so che cosa ne è stato di questi diari. Questo solitario maestro di scuola agiva da una parte tra i suoi bambini; ma dall’altra, quando usciva dall’aula scolastica, si immergeva — come molti tali uomini della vecchia epoca dello sviluppo tedesco — in quello che in tal modo viveva come sostanza dell’essenza tedesca. Bisognava, se si partiva da tali persone per ritornare a Vienna, vederne bene come si mescolano il tempo remotissimo e il tempo più recente. In questo tempo più recente viviamo, e sta a noi capire un po’ questo tempo più recente, capirlo per trovare in esso la possibilità, per quanto sta in noi, di cooperare nei grandi compiti che questo tempo ci pone.
Non è effettivamente un’esteriorità il fatto che tutti questi pensieri, in connessione con le esperienze di cui vi ho parlato per allusione, ieri proprio in seguito alla nostra riunione abbiano attraversato la mia anima, poiché era in realtà anche ieri una parte di quello che nella nostra epoca cade da quelle grandi questioni che dobbiamo avere. Poiché quell’uomo ha detto: «Il tempo di un popolo è finito solo quando non ha più questioni e non si cura dei beni superiori della vita, oppure quando è incapace di affrontare le questioni del tempo.» Ieri è passato talmente tanta cosa che poteva stimolare il pensiero: Quanti ancora sono veramente, che hanno vere questioni al tempo, che si curano ancora dei beni superiori della vita? Non abbiamo vissuto ieri come il nostro buon Randenberg si è presentato con qualcosa che avrebbe potuto andare al cuore, doveva sparire? Come in un simbolo poteva incontrarmi il trattamento che l’antroposofia vuol operare nel presente. A lui non è stato permesso di finire di parlare. Certamente anche il successivo non ha potuto finire di parlare, quello che non aveva questioni, che veramente non aveva questioni, che vive quella senile giovinezza che non ha questioni, e presso il quale uno prova paura e angoscia, quando sa che nel tempo presente può prosperare solo quello dietro il quale sta la forza, la sostanza dello spirituale, che nel tempo presente può prosperare solo quello che ancora ha questioni e si cura dei beni superiori dell’umanità, quello che non come frase astratta priva di contenuto ciarla gli ideali vuoti della gioventù e se ne gloria.
Queste cose meritano attenzione. Meritano attenzione proprio come quando la frase rivoluzionaria e il filisteinismo si accoppiano insieme. Poiché la frase rivoluzionaria e il radicalismo sono la maschera per il filisteinismo, per la pedanteria, per la volgarità, che ci è incontrata anche ieri copiosamente. È necessario che nel nostro tempo non si parli, nemmeno in frasi brevi, delle cose che significano compromessi, ma che in maniera chiaramente concepibile — poiché una distinzione dovrebbe iscriversi nei cuori degli uomini del presente: la distinzione tra contenuto e mancanza di contenuto — se ne parli, che quello che da qui può svolgersi è il nemico più forte della mancanza di contenuto. Poiché abbiamo tentato attraverso l’impulso dell’organismo sociale triartilato, insieme con amici che si sono dedicati a questa idea e ne hanno sentito la sostanza, abbiamo tentato di portare questo nel mondo, dietro al quale sta l’intuizione spirituale, però deve essere sottolineato anche dall’altro lato che non deve essere confuso quello dietro al quale sta la realtà spirituale con la frase del tempo, anche se questa frase è bellissima. Oggi si possono dire le stesse frasi: una volta sono una frase senza essenza, l’altra volta sono contenuto spirituale. Questo deve esserci realmente come realtà; non c’è solo perché le parole suonano uguali. Ma tutto quello che è frase, anche se ha infine un apparente successo, non ha sussistenza di realtà. E il compito di quelli che sono riuniti nel movimento antroposofico è quello di riconoscere questa distinzione tra realtà spirituale e frase senza essenza, priva di contenuto. Non basta che le persone oggi dicono che l’umanità di nuovo deve mostrar coraggio, deve di nuovo rialzarsi, deve la vita dello spirito con nuove forze riscaldarsi alla luce, e deve la vita dello spirito staccarsi dalla vita economica e dalla vita dello stato e fondare un’autonomia dello spirito. Bisogna distinguere se dietro a una cosa così c’è sostanza, oppure se è una frase senza essenza, nata fuori dallo spirito di frase del nostro tempo. Per quanto bellissimo possa suonare; si tratta di sapere se dietro a qualcosa c’è lo spirito della realtà spirituale o solo una frase senza contenuto. Ho spesso detto qui: Non è invano che nel nostro tempo sia apparsa proprio quella che chiamiamo Antroposofia, quella che chiamiamo scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Da decenni abbiamo tentato di coltivarla come una preparazione per questo tempo serio. Ma dobbiamo comprenderlo anche così: come una preparazione per questo tempo serio. Questo tempo ha caratteristiche molto particolari. Questo tempo ha esteriormente il contrassegno del materialismo, e la sorella del materialismo è la frase. Quanto più l’umanità si tiene attaccata a quello che è esteriormente materiale, tanto più quello che dice sul mondo esteriore diventa frase. Frase e materialismo appartengono insieme. Oltre la frase possiamo uscire oggi solo attraverso un approfondimento spirituale. Oltre il materialismo possiamo egualmente uscire solo attraverso un approfondimento spirituale. Poiché per strano che suoni: questo tempo del materialismo e della frase è quello in cui lo spirito con il suo contenuto vuol comunicarsi all’umanità dal mondo spirituale nel modo più forte. Il
mondo vive in contrasti. Mai l’uomo è stato così vicino al mondo spirituale come oggi, nonostante esteriormente sia sprofondata nel materialismo. Mai gli uomini sono stati così vicini al mondo spirituale, ma non se ne avvedono, lo fraintendono. E è strano soprattutto quando ripetutamente mi viene detto di nuovo che quello che l’Antroposofia porta si può solo credere, oppure si deve accettare su autorità. Però con niente l’autorità è meno necessaria, con niente è meno opportuna che con l’Antroposofia. Poiché essa parla di ciò che oggi vuol penetrare in ogni essere umano, che vuol entrare attraverso i sensi, ma non è fatto entrare dalla mentalità materialistica del tempo. E questa Antroposofia parla di quello che oggi vuol emergere dall’interno nella natura di ogni uomo, ma che gli uomini non lasciano salire dal ventre attraverso il cuore alla testa, e naturalmente non se ne avvedono di nulla.
Al presente vuol avvicinarsi agli uomini non solo le impressioni sensibili esterne, ma queste impressioni sensibili esterne vuol confluire attraverso i sensi umani così che nell’essere umano diventino Immaginazioni. Interiormente l’uomo è oggi disposto, a sviluppare Immaginazioni, rappresentazioni raffiguranti del mondo. Ma lui l’odia, non lo vuol avere; dice: Questo è poesia, fantasia. — Non si avvede che la scienza naturale gli può dare molte cose buone, mai però la verità su se stesso, e che lui potrebbe sperimentare la verità se potesse venire alle sue Immaginazioni. E quello che vive nell’interiore dell’uomo si rivela continuamente, solo che l’uomo non se ne accorge, come Ispirazioni. Mai gli uomini sono stati tormentati da Ispirazioni come oggi. Poiché sentono che qualcosa dal loro interno vuol sorgere a cuore e testa; però lo sentono solo come nervosismo, perché non lo voglion lasciar emergere, oppure si stordiscono con qualcos’altro contro queste rivelazioni dello spirito.
Abbiamo spesso parlato qui del fatto che l’uomo oltre al suo corpo fisico, che si può vedere con occhi e prendere con mani, ha ancora il suo corpo eterico. Voi sapete anche che il corpo eterico può essere conosciuto solo da chi si abbandona a reali Immaginazioni. Ma oggi c’è una strada per veramente afferrare il corpo eterico umano. Questa strada consiste nel prendere sul serio l’arte nel senso goethiano. Goethe per tutta la sua vita era convinto che nell’afferrare artistico della realtà si spieghi la verità, che l’arte è una «manifestazione di leggi segrete della natura che senza di essa non potrebbero mai venir alla luce.» Il nostro sistema scolastico però fa colare un veleno su tutto quello che la scienza dovrebbe penetrare con lo spirito artistico produttivo. L’umanità della nostra scienza crede di avvicinarsi alla verità estirpando da contenuti tutto quello che è percorso da spirito artistico. Così si allontana sempre più dalla vera verità, non le si avvicina, e inoltre da tutto quello che dobbiamo tramandare ai giovani come singole discipline la vera verità viene man mano compressa fuori. È vero solo quello che Richard Wähle — nel senso come l’ho svolto — dice, che in quello che oggi si chiama scienza vivono solo rappresentazioni di un mondo spettrale. Prendete tutto quello che si può sapere attraverso la scienza naturale: non dà agli uomini rappresentazioni di realtà. La natura stessa con la sua vera essenzialità non vive nelle rappresentazioni della scienza naturale di oggi, e secondo la scienza naturale si sono formate le altre scienze. Quello che vive in queste rappresentazioni non è la natura, è uno spettro della natura. Lo spirito del mondo si è vendicato su questi uomini odierni che non voglion più credere a un mondo spirituale, così che l’umanità odierna è caduta nella terribile superstizione di prendere lo spettro della scienza naturale come vera scienza. Creduli agli spettri sono oggi proprio coloro che si chiamano monisti, uomini colti dal punto di vista naturalistico-scientifico. E per che cosa questi spettri del mondo potrebbero diventare realtà?
Questo potrebbe accadere per il fatto che in tutta serietà uno sviluppasse in sé il senso artistico così come lo voleva coltivare Goethe alla sua nazione, se si potesse accogliere quello che prende forma in una capacità di intuizione produttiva — Goethe la chiamava «capacità di giudizio intuitivo» —, se si potesse sciogliere lo spettrale dell’osservazione della natura nella forza creatrice produttiva dello spirito. Nel mezzo del secolo scorso questa forza creatrice dello spirito è trattata nella vita spirituale tedesca come nella mia fiaba in uno dei misteri-drammi la fantasia dell’uomo selvaggio che le si avvicina. Così viviamo con le nostre rappresentazioni oggi come uomini in un mondo spettrale, siamo superstiziosi senza saperlo, deridiamo la superstizione degli altri e siamo intanto tre volte più radicati nella superstizione di quelli che deridiamo come uomini superstiziosi.
Il corpo eterico dell’uomo non è costruito secondo quello che si conosce come leggi naturali, bensì è costruito secondo leggi artistiche. Nessuno l’afferra, né in sé stesso né negli altri, se non ha spirito artistico in sé. E la mancanza di spirito artistico nel presente è quello che così devastante, così distruttivo, così rovinoso interviene nelle concezioni del mondo del presente. E oltre al suo corpo eterico, sappiamo, l’uomo porta in sé ancora il corpo astrale. Questo corpo astrale è appunto di importanza straordinaria nel presente.
Cari amici, non conosco evento più toccante per l’evoluzione mondiale del fatto che le più importanti decisioni rispetto a questa catastrofe mondiale furono prese in un sabato, l’1 agosto 1914 a Berlino, nel primo pomeriggio, anzi addirittura fino a notte inoltrata. Per colui che comprende le leggi fondamentali della vita umana dal punto di vista dell’antroposofia, per lui molte cose sono ovvie, di fronte alle quali gli altri si mettono e deridono la superstizione degli altri, mentre però sono tre volte più superstiziosi di quelli di cui deridono. Poiché questi uomini non voglion saperne delle leggi più profonde che regnano nella vita mondiale. Credono che regni la gravità, che regnino le forze atomiche. Ma non sanno che la storia mondiale è dominata da leggi profonde, di cui le apparenze esterne sono solo espressione sintomatica, che gli
uomini da epoca a epoca rientrano in sfere sempre diverse e devono vivere sempre in modi diversi. E così siamo arrivati oggi nel tempo — poiché appunto noi fra tutti i tempi dello sviluppo dell’umanità siamo più vicini al mondo spirituale, pur non notandone all’inizio nulla — siamo arrivati al punto dove dobbiamo considerare i rapporti dell’uomo con il mondo spirituale. Oh, gli uomini passati non dovevano considerarlo; a loro era stata ancora concessa la mobilità attraverso il loro cervello povero per ricevere quelle rivelazioni spirituali di cui avevano bisogno. Ma queste rivelazioni sono diventate nel corso del tempo pure ombre senza essenza e frasi. E quello che oggi si chiama cristianesimo, è spesso null’altro che una somma di ombre senza essenza e frasi vuote, non riempite di spirito. Ma l’umanità odia lo spirito veramente reale, sempre di nuovo si trova nella propensione della comodità, in quello che da secoli e millenni è stato chiamato cristianesimo, di allontanare il Cristo sempre di nuovo. Si dice sempre: Se si va dagli operai odierni e si parla loro di cristianesimo, non lo voglion sentire. — Posso solo dire sempre: Credo. Poiché così come oggi parlate, così avete parlato, così avete pensato per secoli e millenni, e ora volete gli uomini ai quali avete così parlato guarire con lo stesso che ha portato la miseria del tempo e dal quale avete provato che non ha speranza.
L’uomo oggi è costretto a fare sul serio con i suoi rapporti con il mondo spirituale, a sentirsi così che realmente non sta solo nel mondo fisico, ma anche in un mondo spirituale. E finché non facciamo sul serio con questa mentalità, dovranno ancora fluire fiumi di sangue su il povero Europa. Poiché gli uomini odiano la verità, e l’odio si trasforma assai spesso in paura; perciò gli uomini del presente hanno paura della verità. Oggi è così che noi non possiamo giungere alla verità quando poniamo i nostri propositi. Ora vi dirò qualcosa di straordinariamente paradossale,
ma la dico solo per il motivo che è necessario che queste cose nel nostro tempo così serio vengano una volta dette, poiché l’uomo oggi ha bisogno di vera autoconoscenza, non di autoconoscenza di frase: L’uomo oggi non può giungere a propositi fecondi, se durante il giorno rifletté su questi propositi. L’uomo è oggi vicino al mondo spirituale. Se è nel suo corpo fisico, allora è separato dal mondo spirituale; lì vede attraverso i suoi occhi fisici, sente attraverso i suoi orecchi fisici, tocca con il suo tatto fisico. Dall’addormentarsi al risveglio invece è nel mondo spirituale, là vive la vita che ancora per gran parte gli rimane incosciente, e che con i suoi impulsi si immette nella vita del giorno. Per l’uomo odierno però è così che non può giungere a propositi fecondi se nel tempo dalla mattina alla sera vuol prendere questi propositi, bensì deve averli vissuti profeticamente nella notte precedente. Così non è stato prima, quando gli uomini attraverso il loro cervello diversamente conformato ancora avevano le rivelazioni spirituali. Oggi il cervello dell’uomo è secco, parla senilmente già nella giovinezza. Poiché deve sapere l’uomo: quando si sveglia la mattina, ha già come profeta interiore preparato quello che durante il giorno deve proporre. Solo quello è di vera fecondità, che lui ha pronto quando si sveglia la mattina. Tutto il resto porterà sempre più in difficoltà e miseria, quello che vive nella superstizione che durante il giorno, quando è nel corpo fisico, debba venire ai suoi propositi. Questo dovrebbe considerare l’uomo. Poiché viviamo oggi nel tempo dove dovrebbe fare reale i suoi rapporti con il mondo spirituale. Perciò ha un effetto così sconvolgente che i propositi relativi agli eventi che per la Germania stavano al punto di partenza della catastrofe mondiale non erano preparati da quello che le personalità corrispondenti avrebbero potuto vivere nella notte precedente, bensì sono stati presi sotto gli impulsi immediati del sabato, fuori dalla ragione del giorno, fino a tardi in serata. Ho spesso, quando questa guerra era scoppiata, detto agli amici:
Non si potrà parlare di questa guerra come delle altre che si sono svolte nella storia. Delle altre guerre si può parlare così che si raccolgono i documenti dai archivi e poi si giudicano le cose. Invece di questa guerra e della sua origine non si potrà parlare così. Poiché nel tempo in cui è scoppiato questo furore, tutti i diavoli erano sciolti e cercavano le porte agli uomini confusi. E si potrà dimostrare che da quaranta a cinquanta persone che erano impigliate negli eventi che nel luglio 1914 condussero alla guerra, un gran numero non aveva il pieno uso della sua coscienza quando presero quelle decisioni di destino nel corso della giornata. Ma questo è il tempo dove la coscienza tace durante il giorno, e dove gli uomini però non dormono, dove i demoni nemici degli uomini giocano dentro la coscienza umana. Abbiamo a che fare quindi con il gioco di cause spirituali nella catastrofe della guerra mondiale, e chi conosce le leggi del mondo può riconoscere come attraverso tale circostanza, che propositi importantissimi sono presi solo dagli eventi della giornata, il danno viene. Così sempre meno e meno si troverà la possibilità di uscire dalla difficoltà e dalla miseria, se gli uomini non si sforzano di fare reali i loro rapporti con il mondo spirituale, cioè di prendere sul serio i loro rapporti con il mondo spirituale nei fatti che si svolgono nell’interiore. Che cosa giova se siete un mistico ancora così bravo, se vi sedetevi mezzo giorno o talvolta anche tutto il giorno e vi approfondite interiormente e provate di tutto per suscitare in voi un piacere interiore e un benessere — che cosa giova se in voi lo spirito non diventa vivente, attraverso il quale create rapporti vivi tra voi e il reale mondo spirituale e le sue leggi, di cui l’espressione sono allora i destini in cui siamo trascinati noi uomini?
Tutto quello che si esprime in queste parole era uno dei motivi per cui la lettura delle parole citate di Ennemoser aveva stimolato particolari pensieri in me. Poiché era proprio lì in mezzo la vita spirituale tedesca tra Oriente e Occidente.
Ennemoser stesso usa queste parole, dice: «Il vento soffia da Oriente e da Occidente», allude quindi anzitutto a un rapporto speciale verso Oriente e Occidente, verso il quale ho accennato recentemente in una
conferenza pubblica. Allude come un uomo della vecchia epoca tedesca e
mostra che nei tempi antichi lo spirito tedesco era ancora legato allo spirito del mondo, e che lo spirito tedesco era appunto chiamato a penetrare un po’ nei grandi nessi mondiali. Oh sì, si sente profondamente nel cuore quando nella nostra epoca attuale si legge una frase così scritta più di mezzo secolo fa: «La Germania adempirà il suo dovere oppure cadrà nella maniera più vergognosa e con essa la cultura europea.» Allora si sente che altri hanno già pensato in tempi passati quello che qui e in altri luoghi è stato già detto a voi e ad altri. Poiché nel fondo era molte cose una parafrasi delle parole: La Germania adempirà il suo dovere oppure cadrà e con essa la cultura europea. — Questa Germania deve di nuovo avere questioni, deve di nuovo avere il nesso con i beni superiori della vita. Poiché sta come questione su di noi: Possiamo ancora avere questioni di significato più profondo? Possiamo ancora curarci dei beni superiori della vita? La questione sta su essere o non essere. Se ci curiamo di beni superiori, se possiamo porre questioni ancora al mondo spirituale, allora troveremo la strada dall’Europa centrale per non lasciar tramontare la cultura mondiale. Se invece continuiamo il cammino per una giovinezza senile e una frase filistica che si maschera da rivoluzionaria, allora andiamo nella barbarie. Se l’uomo in Germania sa spiritualizzarsi, allora è la benedizione del mondo; se non lo sa, allora è la maledizione del mondo. Oggi le cose stanno così che tra destra e sinistra, come sul filo tagliente di un rasoio, passa la via che porterà al bene dell’uomo nel futuro, e che l’uomo che vuole riconoscere le cose nella loro realtà non può amare la comodità, non può scegliere vie comode.
Ricordatevi che ho rappresentato a lungo ai nostri amici che certamente era calcolato, chiaramente calcolato con grandi impulsi storici magnanimì, però in un senso che era il bene solo dove viveva l’egoismo popolare così che i suoi portatori lo consideravano come universalmente umano. Il mondo anglo-americano ha i suoi Iniziati, ha i suoi Iniziati, ha quegli uomini che sanno valutare le forze spirituali. Qui potevi predicare e predicare sulle forze spirituali, e gli tre-volte-superstiziosi ti consideravano come uno superstizioso. Perciò gli tre-volte-superstiziosi sono diventati la vittima del Occidente anglo-americano che si vedeva chiaramente. Questo Occidente anglo-americano negli anni ottanta del diciannovesimo secolo, forse anche prima — lo so solo fino a questo tempo — ha parlato pubblicamente di quello che riteneva appropriato alla costituzione intellettuale e spirituale del pubblico. Ma parlava dalle logge della sua iniziazione così che diceva: La guerra mondiale verrà — era un dogma geisteswissenschaftlich presso la popolazione di lingua inglese — e può avere solo lo scopo che nell’Oriente europeo si facciano esperimenti socialisti che per l’Occidente non vogliamo e nemmeno potremmo volere. — Non vi racconto una fiaba, bensì vi racconto quello che nella popolazione di lingua inglese negli anni ottanta del diciannovesimo secolo è stato espresso da persone che stavano in connessione con coloro che di queste cose sapevano. Ma queste cose qui non si prendevano per quello che sono, cioè come sondamenti di una vera realtà. E così si abbatteva su uno quello che gli altri sapevano, per cui loro non potevano mai avere la peggio, appunto perché lo sapevano. E in queste logge misteriose stesse, che persone erano? Là c’erano persone che avevano i loro ramificazioni in tutti quegli ambiti dove dipendeva il lavoro. Uno studi solo una volta quello che è accaduto nei diversi punti, per esempio della penisola balcanica, attraverso decenni, e uno cerchi di riconoscere il nesso. Ho accennato nelle conferenze che ho tenuto in diversi luoghi durante la guerra a molti sintomi in questa relazione. Là tutto era stato messo in atto così che attraverso la guerra mondiale venissero gli esperimenti socialisti dell’Oriente e inondassero l’Europa centrale. Nelle logge degli Iniziati questi uomini dicevano: Noi nell’Occidente prepariamo tutto, così che avremo in futuro con tutti i mezzi che si possono ottenere dal mondo spirituale — ma in modo illecito si possono ottenere — per l’elevazione dell’onore nazionale tali uomini, che possono essere i loro governanti, singoli uomini su base plutocratica.
Questo fu preparato dall’Occidente. Lì stacchiavano gli spiriti arimanici, e in questo mondo si devono cercare quelle personalità che possono aspettare, che non solo per anni ma per decenni preparano le loro azioni, quando queste sono le azioni della grande politica. In queste regioni di lingua inglese non regna una disciplina militaristica come è nota nell’Europa centrale, bensì vi regna una disciplina spirituale, però al massimo grado. Quella è così forte che può fare uomini come Asquith e Grey, che fondamentalmente sono innocenti come lepri, alle sue marionette, ai suoi burattini. Grey è veramente non una persona colpevole, bensì sarà confermato quello che un collega ministro di lui disse tanto tempo fa: È un uomo che sempre fa un’impressione concentrata, perché non ha mai fatto un pensiero suo proprio. — Ma tali uomini uno se li sceglie quando si voglion i giusti burattini per il teatro del mondo. Le cose erano bene preparate e ben messe in atto.
Ma oggi è così che l’uomo non deve considerare solo quello che lo unisce con il mondo spirituale, che gli è così vicino, ma che deve anche sapere che grandi leggi mondiali sono quelle che regnano nel divenire del mondo, nel quale l’umanità con il suo destino è impigliata, e che possono anche essere sperimentate attraverso una scienza spirituale. Uno deve solo essere in grado di finalmente arrivare a liberarsi da quella stoltezza che oggi si chiama storia; perché questa storia di oggi è una stoltezza. Crede che il successivo sia sempre determinato dal precedente. Ma una tal visione è proprio come se
uno avesse un mare di fronte a sé e dicesse di esso: Là si infrangono onde; ogni onda successiva è causata dalla precedente; la quinta viene dalla quarta, la quarta dalla terza, la terza dalla seconda, la seconda dalla prima. In verità però le cose stanno così che sotto la superficie dell’acqua operano forze che causano l’infrangersi delle singole onde. Nel modo così caratterizzato come uno oggi osserva il mare, così gli uomini oggi osservano la storia, e ne sono perfino orgogliosi, in questo modo fare storia pragmatica o causale e presentare questi spettri alle persone, che si comportano con loro di nuovo superstiziose e prendono questa stoltezza della storia causale come realtà. Ma chi sa come le cose realmente stanno, come operano forze da basso, come ogni singolo evento è spinto in superficie, quegli deve dirsi: Prima che non si porti fuori dagli animi e dalle visioni degli uomini questa stoltezza che oggi si chiama storia, prima di allora non può venire nessuna salvezza nel divenire umano e nello sviluppo dell’umanità. Questi sono pensieri seri che oggi devono riempire l’uomo che veramente sa prendere sul serio quello che oggi attraverso tali fuochi entra nella nostra epoca.
Oh, poteva un dolore penetrare profondamente l’anima quando uno cercava di portare l’umanità alla consapevolezza in questioni concrete. Così dovevo pensare negli anni ottanta del secolo scorso: Ach, abbiamo una fisica che esercita i suoi effetti devastanti su tutta la visione del mondo con la sua assurda teoria atomica, e che crede allo spettro del mondo esteriore di cui ho parlato prima. Come si potrebbe, così pensavo, insegnare a questo mondo che è uno spettro? E mi dissi: Se uno rende attenta la gente su questo, che quello che penetra nei nostri occhi come colore e luce, non è solo quantità, come la fisica oggi nella sua stoltezza atomistica crede, bensì è anche qualità nel senso goethiano, allora si potrebbe portare gli uomini da un capo alla consapevolezza di se stessi in questa relazione. — E volevo chiarire ai popoli: La teoria dei colori goethiana non è dilettantismo, ma è la realtà di fronte alla stoltezza fisica atomistica odierna. Ma il tempo per questo non era ancora venuto. Lo spirito della Germania ancora si piegava sotto la teoria dei colori newtoniana inglese, che è così adatta allo spirito anglo-americano come la teoria dei colori goethiana allo spirito tedesco. Avessimo trovato la possibilità di accogliere quello che abbiamo bisogno, chi sa che cosa sarebbe venuto! Ma non avremmo dovuto tentare sul cammino della comodità, bensì su quello che noi facciamo sul serio con lo spirito. E poi: la dottrina della metamorfosi di Goethe era già quella dottrina del nesso dell’uomo con il resto del mondo vivente. Questa dottrina della metamorfosi avrebbe dovuto essere sviluppata. Ma che cosa successe? Uno ne parlava sì, ma coloro che ne parlavano non avevano alcuna idea delle vere relazioni: erano frasi quello che veniva detto. Uno non distingueva le frasi da quello che aveva sostanza. E così si accettò il darwinismo anglo-americano al posto della dottrina della metamorfosi goethiana.
Questi sono i singoli fatti nel campo concreto attraverso i quali uno può capire quello che abbiamo peccato nei singoli fatti, e quello che per esempio dovrebbe accadere in tali singoli fatti. Oggi il tempo è serio, ed è necessario che ci ricordiamo dei grandi impulsi dello spirito dell’Europa centrale che ha dato il carattere al tempo della svolta dei diciottesimo e diciannovesimo secoli. Se possiamo richiamare le forze che in questo tempo hanno regnato, allora potrebbe esserci speranza che di nuovo ci sorgano questioni e che di nuovo troviamo scopi e l’accesso alle forze spirituali del mondo. Poiché come per il nostro tempo è detto quello che Ennemoser ha scritto più di mezzo secolo fa: «La decisione si avvicina, il tempo incalza, il vento soffia da Oriente e da Occidente, può scoppiare una tempesta!» Oggi lo si può sentire. «Il tronco della vecchia politica sta su radici marce, il calcolo dei diplomatici vorrebbe ben andare a male, la loro arte è diventata un’arte distorta, intesa da nessuno. Si può togliere le uve dalle spine, i fichi dai cardi?» E io chiedo: Si può fare rivoluzioni con filistei che si comportano radicalmente? Si può con giovinezza senile spiritualizzare lo spirito e porlo su sé stesso? Abbiamo bisogno di vera sostanza spirituale, non di quella che si comporta solo frasenvolmente da radicale. Abbiamo bisogno veramente di giovinezza che si può entusiasmare per tutto per cui la giovinezza potrebbe entusiasmarsi, però non di una giovinezza che borbotta frasi senili e ha programmi per tutto e confonde queste frasi e programmi con il contenuto spirituale. Uno vorrebbe che nella cuore penetri un raggio della forza dello spirito, così che prepari gli uomini a distinguere tra frase senza pensiero e contenuto sostanziale. Ma quando il contenuto sostanziale arriva alle persone, dicono che non lo capiscono, che non è del tutto chiaro per loro. E quando in qualcosa vive la mentalità: tu devi formar le tue frasi come corrisponde alla verità — e non è sempre comodo che si adatti ad ogni frase comune — allora dicono le persone: uno scrive frasi contorte. Quanto spesso ho detto: Chi prende sul serio la verità deve scrivere molte frasi così che si occupa nella formulazione dell’una con il prossimo Satz, e che quel che è detto nell’uno con il prossimo mette nella sua vera luce. Se uno lo prende sul serio, allora già si arriva a quella mentalità che l’Antroposofia nella sua essenza più profonda sa comprendere, e soprattutto si arriva alla distinzione, a reali distinzioni. Potranno gli uomini oggi ancora nella realtà distinguere le cose che per esempio dell’alba e del tramonto sono? Non possono. E là, a questo potere di distinzione, devono sorgere le grandi questioni che dobbiamo porre. Dobbiamo chiederci che cosa Goethe ha voluto per la ricerca naturale. La teoria dei colori di Goethe era una luce dell’alba per comprendere l’essenza del colore più profondamente di quanto la fisica possa, oppure vogliamo farla diventare una luce del tramonto, che testimonia che il sole della cultura goethiana è già tramontato per noi? Era la dottrina della metamorfosi di Goethe una luce dell’alba, o vogliamo farla diventare una legge darwiniana che fa tramontare il sole della cultura goethiana? Queste cose oggi devono essere pensate, devono essere sentite. Senza questo non può procedere.
Prendete le esperienze degli ultimi giorni: Potete contemporaneamente essere pieni di speranza, potete contemporaneamente essere senza speranza. Abbiamo qui iniziato nel senso della Società per la Triarticolazione dell’Organismo Sociale a lavorare. Abbiamo così iniziato che non ci siamo curati di un certo strato dell’umanità. Abbiamo parlato a quegli uomini che formano la massa larga, e avevamo trovato — nessuno può negarlo — le anime della massa larga. Una volta durante la guerra ho pronunciato una parola di ammonimento: Eravamo durante la guerra condannati al fatto che abbiamo radici sane dal popolo, e da queste radici del popolo si sono sviluppate singole individualità che erano le grandezze tedesche; ciò che però era la classe media, era quello che poteva riempire uno di dubbi, era quello che così volentieri seguirebbe il cammino della comodità riguardo alla verità e alla cultura. — E così è entrata nella nostra movimento della Triarticolazione quello che dalle radici del popolo è salito in una prospettiva assai preoccupante: i capi dei partiti. E i capi dei partiti che non appartengono più al popolo, presentano oggi il popolo alla scelta: o rimanere sensato e ascoltare quello che davvero riposa su fondamenti spirituali, che però può essere visto in modo razionevole attraverso l’intelletto umano, come tutto quello che riposa su fondamenti spirituali può essere visto dall’intelletto se solo lo si vuole, oppure seguire i leader e portare l’Europa gradualmente al destino dei dieci-dodici milioni di persone che sono state uccise durante la catastrofe della guerra, e degli altri milioni che sono stati ridotti a storpi, e portare dieci-dodici milioni ulteriori alla morte o alla fame. Questa scelta è posta oggi. E chi non può arrivare a questo pensiero non può portare i suoi pensieri fino alla forza che è necessaria per la serietà del tempo.
Abbiamo alcuni giorni fa iniziato quello che — non è forse designato con una parola accorta — dovrà diventare un consiglio culturale. Da tre settimane battiamo sulla cosa, e questa cosa non è venuta dal suo posto. Doveva la cosa essere sottomessa a una votazione così come è stata sottomessa, poiché anche lì si doveva appellarsi a quello che di istinti sani è rimasto nella corruzione generale. Quello che da questo punto di vista è stato detto, non ha bisogno di essere né nazional-sciovinista, né ha bisogno di avere la punta nemica verso un altro popolo. Gli inglesi stessi sanno molto bene: come singoli inglesi sono qualcosa di diverso da ciò che sono come popolo. ~ L’uomo che ho spesso ricordato, che è uno dei più fini osservatori d’arte, ha una volta pronunciato una bella parola, dove ha detto approssimativamente: Ach, facciamo storia. Lì esamina uno come gli eventi si sono effettivamente sviluppati e risultati e come i popoli entrano nelle guerre. Ma tutto quello che è stato scritto là è solo per il nostro punto di vista soggettivo per lodare l’uno di cui abbiamo bisogno, e per condannare o maledire l’altro. E è vero che i popoli quando intraprendono guerre, dappertutto guerreggiano come selvaggi e non si chiedono dei motivi. Herman Grimm intende, nel momento dove gli uomini intraprendono guerre, diventano selvaggi. Gli uomini, quando diventano uno stato, una nazione, non diventano un più alto, bensì diventano un più basso. Questo è il grande disastro nel nostro tempo, che uno stima lo stato o l’appartenenza insieme più alto del singolo uomo individuale. Ma così gli uomini oggi sono intricati nell’estimare le comunità più del singolo che si sentono perfettamente bene nell’essere smanipolati, nell’essere uno schema statale. Così è naturalmente difficile formare qualcosa che veramente può emancipare la vita spirituale. Ma nel nostro tempo l’umanità nonostante il suo materialismo è più vicino allo spirito di quanto si creda. In noi regnano Ispirazioni e Immaginazioni. Solo trasformiamo le Immaginazioni per via della nostra insufficiente forza fantastica produttiva in svariati immagini spettrali sui nessi del mondo, con le quali calunniamo i veri nessi mondiali. Se uno dice a qualcuno: L’Europa sta insieme così — come l’ho fatto anni prima dello scoppio di questa guerra nel ciclo di conferenze di Cristiania, se uno osserva il mondo così, che lo giudica con psicologia interiore, con visione interiore, allora coloro che sognano lo considerano una superstizione, e si va a trasformarlo in pratica, allora questi stessi uomini lo ritengono un’utopia o un’ideologia. Ma si tratta di chiaramente vedervi dentro oggi. In questo senso gli appartenenti al mondo anglo-americano hanno chiaramente visto, e noi abbiamo visto confusamente. — E anche le Ispirazioni si trasformano, e appunto in emozioni animali selvaggi, che si voglion vivere nel sangue. Guardate il sangue che oggi fluisce, guardate quando gli uomini sono messi al muro e fucilati: queste sono le Ispirazioni che alla gente voglion venire con la buona volontà del mondo spirituale, che dagli uomini è odiato, e che si trasformano quindi in selvaggi istinti animali. Poiché se l’uomo non vuol lasciar emergere quello che dal mondo spirituale come Ispirazione vuol raggiungerlo, allora si trasforma in emozioni selvagge, in istinti animali.
Questo dovrebbero considerare coloro che da decenni stanno insieme con la scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Considerare dovrebbero che la scienza dello spirito orientata antroposoficamente non è là soltanto per raccogliere un sapere. Se finalmente sapete qualcosa del corpo astrale e corpo eterico e Io solo per la via del pensiero, oppure se vi copiate un ricettario e quello che sta nel ricettario lo mettetelo solo accanto mentalmente, è la stessa cosa; l’uno non è più prezioso dell’altro. La scienza dello spirito orientata antroposoficamente deve passare come sapere nell’anima umana, però non si deve confondere questo sapere con il sentimento mistico ottuso e sordo. Ennemoser anche assai correttamente l’ha detto in questo articolo, quello che dovrà venire; poiché lui dice: «Come la libertà deve muoversi all’interno delle leggi della giustizia, così la religione con la luce della scienza deve diventare una verità illuminata.» Ma gli uomini oggi non voglion penetrare il sentimento religioso con la scienza antroposofica, bensì voglion puntualmente nel sentimento mistico avere una divinità astratta. E soprattutto non voglion che l’arte diventi una coltivatrice della bellezza spirituale nella materia naturale.
Ma questo è quello che l’Antroposofia deve volere: essa non deve solo dare un sapere; certamente un sapere, ma uno che possa diventare illuminazione interiore, che spinga il nostro potere di distinzione. Se essa può questo, allora molto ci è guadagnato nell’Europa centrale. Poiché dobbiamo potere guardare con uno sguardo contemplativo che conosce il mondo verso Occidente e Oriente. Dobbiamo nell’Occidente potere ben distinguere tra quello che ci è nemico nel sorgere, e tra quello che è nemico solo nel tramontare. Anche qui mi ricordo dalla mia infanzia da ragazzo, quando ero nella regione dove si hanno le montagne stiriane, come vedevo ogni settimana due volte nel treno ferroviario davanti a me quel Conte Chambord che abitava nel castello di Frohsdorf, sul cui volto giacevano la cattolicità remotissima, la più remota educazione ultramontana gesuitica e nello stesso tempo quello che era il riflesso francese «L’État c’est moi». Questo era ancora verità. Tutto il resto non è più verità. Per quanto la Francia ancora oggi spiega il suo potere: è in declino, come l’elemento anglo-americano è in ascesa. Ma queste cose devono essere valutate correttamente. Dovremo vedervi dentro così che possiamo fecondare noi stessi con le leggi della vita spirituale, che possiamo trasformare i pensieri in volontà e trovare il coraggio di realmente con l’atto porci nel presente, che chiede a noi così serio e così significativo. Dobbiamo sempre rinnovare i tentativi e sempre di nuovo e di nuovo fare questi tentativi, bussar alla porta presso i nostri contemporanei: Volete una vita spirituale libera, volete un terreno su cui si possa sviluppare una vita spirituale libera? Poiché questi tentativi devono sempre essere fatti. Se vogliamo che verità e saggezza fluiscano nell’umanità, allora dobbiamo fare la prova se gli uomini le voglion accogliere oppure no; la cosa può ben riuscire male se gli uomini non le vorranno accogliere.
Perciò vi prego di non coricarvi su un letto di pigrizia, dicendovi secondo la parola di Ennemoser: «La Germania adempirà il suo dovere oppure cadrà nella maniera più vergognosa e con essa la cultura europea.» Non bisogna intendere così le parole; bensì vi dovete dire che la Germania adempirà il suo dovere, se si troveranno uomini che avranno forza sufficiente per far rivivere lo spirito tedesco in sé, non sciovinisti, non nazionali, come pezzo dello spirito del mondo, il cui senso è di operare fra l’Oriente e l’Occidente. E se il mondo rifiuta quello che da l’Europa centrale può venire, allora dovrebbe per noi adesso il momento essere venuto dove coloro che da decenni si sono confessati alla scienza dello spirito orientata antroposoficamente, non solo con il loro capo, ma con il loro cuore e il tutto il loro coraggio di sacrificio si ricordano e dicono: Noi siamo qui! E che noi siamo qui per coltivare lo spirito non sia una menzogna dell’anima, bensì dovrà svolgersi come verità dell’anima! — E se gli altri sono pronti ad accogliere il grido di verità come può venire dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente, allora, se questa comprensione entra, allora potrebbe quello che era pensato come Società antroposofica, diventare quello come era pensato. Oggi rivolge il grido per l’emancipazione della vita spirituale a tutti gli uomini di buona volontà. Ma quelli che dal punto di vista dello spirito pretesero di afferrare questo, si diano verità e dicano liberamente: E se gli altri abbandonano la via dello spirito, non portano il coraggio per questo, allora vogliamo stare per questo. Abbiamo il coraggio per questo. Vogliamo che lo spirito per noi non sia frase, vogliamo che come realtà pulsi nel nostro sangue, vogliamo dire quello che deve accadere per lo spirito.
Sembra che nel presente momento, in ogni anima dovrebbe sorgere la domanda: dove naviga l’umanità? Dove va il cammino dell’umanità all’interno del cosiddetto mondo civilizzato? Gli eventi del presente sono quelli che, indubbiamente, devono collocare questa domanda in ogni anima. Perciò oggi, nella prima parte delle nostre considerazioni, si deve parlare di questa domanda: dove naviga l’umanità?
Abbiamo parlato spesso delle pure differenziazioni umane, delle differenze che esistono tra le disposizioni animiche degli uomini occidentali e le disposizioni animiche dell’uomo orientale. E ho già accennato, in una conferenza pubblica alla casa Siegle, come alla guerra armata del presente—certamente non ancora conclusa—si uniranno la grande battaglia della vita spirituale tra l’Occidente e l’Oriente, e come questa battaglia sarà una delle più grandi, delle più significative battaglie che l’umanità dovrà combattere nel corso della sua evoluzione terrestre.
Una verità che qui, e in generale all’interno del nostro movimento antroposofico, è stata espressa molte volte, dovrebbe suscitare sempre di nuovo nella coscienza dell’uomo la conoscenza di se stesso e dei suoi compiti. È la verità che nel quindicesimo secolo all’interno dell’umanità europea si è compiuto un rovesciamento radicale—un rovesciamento radicale che inizialmente è stato poco notato dagli uomini, ma che è molto, molto evidente, sia per la vita spirituale che per la vita animica e anche per l’aspetto esteriormente corporeo, per il corpo umano, per le leggi dominanti della vita economica. In tutti e tre i campi si nota chiaramente, attorno alla metà del quindicesimo secolo, il sorgere dell’autonomia umana, il sorgere dell’anima cosciente. Da precedenti condizioni patriarcali dell’umanità, da quel momento l’uomo deve gradualmente svilupparsi verso il pieno afferramento del suo essere umano, verso il poggiare sul suo proprio giudizio, sul suo proprio sentimento, e sulla volontà nata dal proprio giudizio e dal proprio sentimento. Da quel tempo in poi, però, lo sviluppo umano è stato—se posso usare l’espressione—ramificato, cioè l’umanità si trova di fronte a un bivio. Questa umanità, che fino alla metà del quindicesimo secolo più o meno, come guidata dai suoi istinti, è andata avanti, da quel momento del quindicesimo secolo può andare sia a destra che a sinistra, il cammino è ramificato. Tali sviluppi non si compiono da un giorno all’altro; tali sviluppi lasciano gli antichi retaggio particolarmente in fiore. E rimangono certamente antichi retaggio provenienti da quegli stati dello sviluppo dell’umanità che erano stati attraversati prima del quindicesimo secolo. Ma accanto a ciò si sono sviluppate anche quelle proprietà dell’umanità che sono proprietà naturali, che propriamente sono entrate nello sviluppo dell’umanità solo dal quindicesimo secolo in poi.
Ora possiamo designare in un modo ben determinato dove consiste propriamente questo rovesciamento nel quindicesimo secolo. Sapete, l’ho sottolineato spesso, la storia insegnata nelle scuole è solo una «fable convenue», è qualcosa che ha terribilmente poco a che fare con lo sviluppo interno dell’umanità. Si deve davvero andare oltre per scoprire ciò che è veramente accaduto, se si vuole comprendere lo sviluppo dell’umanità. Se ora si vuol registrare ciò che propriamente di particolare è accaduto a metà del quindicesimo secolo, si deve dire: fino alla metà del quindicesimo secolo l’uomo viveva per il fatto che portava ancora in sé tutte le possibili antiche capacità atavistiche dell’antichità dell’umanità, più o meno istintivamente. Questa vita istintiva deve essere sostituita da una vita consapevolmente animica-spirituale. E questa vita consapevolmente animica-spirituale dovrebbe propriamente diventare la vita caratteristica dell’umanità moderna. I puri istinti animali, che provengono dalla corporeità, dovrebbero trasformarsi in istinti animico-spirituali. Ci sono molte potenze che vogliono opporsi a questo sviluppo dell’uomo verso l’animico-spirituale. L’ho sottolineato spesso, per esempio, il fatto che la Chiesa cattolica nell’anno 869 al concilio ecumenico di Costantinopoli, attraverso l’istituzione di un dogma, ha proibito agli uomini, ai cattolici, di meditare affatto sullo spirito. Lo spirito fu proibito allora all’umanità europea, nella misura in cui apparteneva alla Chiesa cattolica. Era, in certo senso, il primo opporsi a quello che è precisamente il più necessario per l’umanità, al sorgere della spiritualità per l’umanità civilizzata. Perciò è accaduto anche che questa umanità civilizzata deve farsi strada verso lo spirito, deve farsi strada contro tutte quelle potenze che si oppongono allo spirito, che vogliono, per così dire, tenere l’umanità nell’ottusità della vecchia vita istintiva. In vari modi si manifesta quello che colpirà l’umanità, se essa vorrà continuare a vivere solo dei beni ereditati dell’Antico, di quello propriamente superato. Si manifesta in vari modi nell’Occidente, nell’Europa centrale e nell’Oriente.
Dobbiamo allora porci anzitutto questa domanda: cosa aspetta l’umanità se essa non vorrà rivolgersi a una vita spirituale, all’afferramento della vita spirituale? E l’ho già menzionato in precedenti conferenze, che qualcosa di particolarmente caratteristico nello sviluppo dell’umanità è il fatto che nei tempi antichi, per esempio ancora al tempo delle culture precristiane, gli uomini rimanevano capaci di sviluppo fino a un’età molto più avanzata di quanto non lo siano oggi. Oggi l’uomo è capace di sviluppo solo fino a circa il ventisettesimo anno di vita, come ho spesso accennato. Questo è il limite estremo della sua capacità di sviluppo. Conserva allora quelle forze che si è così sviluppato fino al ventisettesimo anno, e le lascia continuare a vegetare nel suo corpo fisico. Considerate solo come l’uomo sia capace di sviluppo nei primi anni di vita. Egli attraversa tutto ciò che lo guida fino all’importante epoca della permuta dei denti, verso il settimo anno di vita. Gli uomini si intorpidiscono solo nei confronti di ciò che accade in loro; non lo notano. Ma accadono rivoluzioni interiori nell’uomo, mentre si avvicina alla permuta dei denti verso il settimo anno. Accadono di nuovo rivoluzioni interiori nell’uomo quando si avvicina verso il quattordicesimo, quindicesimo anno verso la pubertà. Di tali interiori rivoluzioni dell’uomo la storia esterna non parla. La storia esterna, completamente cattolicizzata, dell’Europa non ne parla, e sa perché. Tali rivoluzioni si verificavano nell’umanità antica, nell’umanità precristiana, fino a un’età molto più avanzata. L’uomo era lungo tempo capace di sviluppo, per cui poteva usare le forze sviluppate della sua età per penetrare vedendo in regioni del mondo in cui oggi non può penetrare affatto, se vuol rimanere nel metodo ordinario di educazione, nella vita esterna ordinaria, perché è capace di sviluppo solo fino al ventisettesimo anno, e poi lascia marcire, ossificare ciò che si è sviluppato in lui. Così gli uomini nella loro anima interiore diventano prematuramente senili e continuano a vegetare. Ciò che oggi è naturalmente tolto all’uomo, chiaramente tolto dalla metà del quindicesimo secolo, deve essergli restituito per mezzo del lavoro consapevole sulla sua anima. E se non gli viene restituito, l’uomo non può che precipitare verso uno stato che sempre di nuovo ossifica, meccanicizza la sua vita posteriore e così via. Queste sono leggi interne dello sviluppo esattamente come lo sono le leggi dello sviluppo nella natura esterna, solo che oggi l’uomo teme di sviluppare un pensiero così forte e una conoscenza tale da penetrare fino a queste leggi interne dello sviluppo dell’umanità. Ma deve penetrarvi, se non devono avvenire certe cose nello sviluppo dell’umanità, che altrimenti accadranno sicuramente.
Per mezzo di questa legge dello sviluppo l’umanità, se rimane come si è sviluppata, sta di fronte a continui cataclismi, a tali continui cataclismi, per i quali la catastrofe attualmente in corso dal 1914 è solo l’inizio. Con i mezzi che l’umanità ha sviluppato come vecchio retaggio, questi cataclismi non possono essere evitati. Perché l’uomo procede verso uno sviluppo che in futuro renderebbe inutile tutta la sua vita animica per gli anni successivi della sua vita. Verrebbero gradualmente sul mondo civilizzato uomini che nella loro giovinezza mostrano ogni sorta di entusiasmi spirituali-animici, entusiasmi spirituali-animici, che però poi sbiadirebbero, e che nella vecchiaia continuerebbero a vegetare senz’anima. L’umanità diventerebbe senz’anima, l’umanità diventerebbe meccanicizzata.
Chi si è dedicato a considerare la vita, specialmente nel nostro tempo, ha potuto fare osservazioni che procedono in questa direzione anche nella vita esterna. Posso dirvi che proprio nei decenni dell’ultimo terzo del diciannovesimo secolo ho sempre di nuovo potuto osservare come si sviluppavano i talenti emergenti e persino geni. Nessun fenomeno era più frequente di quello per cui uomini si sviluppavano come poeti, come artisti, anche come scienziati in anni giovani, che sbocciavano negli anni venti e poi non producevano più nulla di considerevole. Tali cose non si osservano, ma accadono; non ci si addestra semplicemente a tali osservazioni. Ma tali osservazioni mostrano ciò che minaccia l’umanità nel nostro tempo, se essa non afferrasse ciò che può venire solo dallo sviluppo spirituale e animico stesso. E questa appare in vari modi sugli insediamenti geografici che oggi sono abitati dall’umanità civilizzata.
I popoli dell’Occidente, hanno in un certo senso istinti forti. Per mezzo di questi istinti forti dei popoli dell’Occidente, essi rimangono protetti ancora per un tempo più lungo da questo morire del Spirituale-Animico. Direi, dall’animalità dei popoli dell’Occidente sorgono ancora istinti che li proteggono dalla senz’anima e dall’ossificazione. Perciò questi popoli dell’Occidente hanno bisogno meno di coltivare la vita spirituale-animica rispetto ai popoli dell’Europa centrale e dell’Oriente. Questi popoli dell’Europa centrale e dell’Oriente non possono fare nulla di peggio che imitare la cultura dell’Occidente in qualche ambito. Perché se vogliono imitare, allora imitano qualcosa per cui non hanno istinti, che non può mai prosperare in loro. E fu propriamente nostra sfortuna, la nostra sfortuna autoinflitta, che ci siamo tanto dedicati all’imitazione dell’Occidente in vari ambiti della vita. E in certi circoli dell’Occidente, che sono iniziati in queste cose, sa tutto ciò che ora vi ho raccontato. Perciò si attribuisce grande importanza al fatto di despiritualizzare ed dissanguare l’Oriente, che naturalmente attraverso le sue proprietà animiche si oppone fortemente alla despiritualizzazione e dissanguamento. Da cui lo sforzo dell’Inghilterra verso l’India, per operare lì nel senso della massima despiritualizzazione e dissanguamento.
Vedete, così procede il corso della cultura, se l’umanità non si prende spirituale-animicamente in mano. Allora sperimenteremo che istintivamente nell’Occidente certi ideali democratico-sociali prospereranno, mentre nell’Oriente continuerà ciò che ha già iniziato. Questo sviluppo dell’Oriente deve già stimolare in noi pensieri particolari. Noi, che da decenni abbiamo sempre sottolineato: il futuro dell’Europa ha la sua fonte nello spirito popolare russo, nello spirito popolare dell’Oriente—noi, che abbiamo sempre indicato tutte le forze fertili che devono sorgere nell’Oriente europeo, oggi dobbiamo prestare particolare attenzione a questo Oriente. Possiamo considerarlo rettamente solo se ci consideriamo rettamente noi stessi.
Noi nell’Europa centrale siamo usciti da quello sviluppo che è passato attraverso la Guerra dei Trent’anni, in un certo idealismo dello spirito che è fiorito magnificamente in Lessing, Herder, Schiller, Goethe, nei filosofi tedeschi, che ha avuto anche il suo bagliore nella musica tedesca. Con questo fioriva quello che si suole chiamare l’idealismo tedesco. Questo idealismo tedesco ha raggiunto il suo apice nella filosofia di Hegel. Che cosa è propriamente questa filosofia di Hegel, che si è sviluppata dal goetheanesimo nell’Europa centrale come il sistema di pensiero più profondamente saldo interiormente, che cosa è questa filosofia di Hegel? Bene, questa filosofia di Hegel porta solo al culmine supremo ciò che viveva già in Lessing, Herder, e soprattutto in Goethe. E questo deve essere particolarmente afferrato sharply nel tempo della crisi, oggi. Che cosa viveva in questo idealismo tedesco? Sì, è tornato a risplendere per l’ultima volta, in una maniera magnifica è tornato a risplendere per l’ultima volta, quello che nella forma in cui allora è risorto, non deve rimanere nell’umanità. L’idealismo tedesco, deve essere considerato in una certa prospettiva come un tramonto molto bello, magnifico, potente. E chi lo considera diversamente da un tramonto magnifico, potente, lo considera erroneamente, lo considera in modo tale da peccare contro lo spirito del progresso umano. Questo diventa particolarmente evidente in Hegel.
È difficile per gli uomini immergersi nell’edificio di pensieri di Hegel, spinto fino alla massima altezza dell’astrazione. Ma chi lo fa come uomo—non come professore universitario, ma come uomo—può farsi un giudizio su dove propriamente lo spirito umano si è spinto, sviluppando l’hegelianismo dal goetheanesimo. Hegel spiega dalla base del goetheanesimo la ragione umana che opera nei fenomeni, come il propriamente Divino-Spirituale. Hegel colloca la ragione umana sul trono più elevato; la ragione che opera nella realtà pone Hegel sul trono più elevato. Sviluppa propriamente solo ciò che Goethe aveva già fatto. Ora la particolarità—se uno si immerge veramente come uomo in Goethe e Hegel, lo nota—è che lo Spirito opera in Lessing, in Herder, in Schiller, Goethe, in Hegel, ma questo Spirito che opera in loro non sa nulla dello Spirito. Questo è qualcosa che gli uomini devono comprendere, che oggi agli orecchi umani suona in modo tale che precisamente non ne comprendono nulla. È Spirito ciò che operava in questo idealismo tedesco, è Spirito, ma non sa nulla dello Spirito, non tratta dello Spirito, non parla dello Spirito.
La ragione hegeliana viene sviluppata innanzitutto nella Logica, cioè nel pensiero umano ordinario che diventa il pensiero del mondo; viene sviluppata nella Filosofia della Natura, dove tutti i fenomeni naturali sono amministrati secondo la ragione; viene sviluppata nelle proprietà animiche umane, nelle proprietà storiche umane, in ciò che l’uomo ha prodotto come Religione, come Arte, come Scienza—ma poi è finita. Su lo Spirito come Spirito questa filosofia non parla. È interamente Spirito, parla di tutto ciò che non è Spirito, in modo spirituale; ma non parla di nulla dello Spirito. È l’ultimo tramonto, il più bello, il più magnifico tramonto di quello che propriamente per l’umanità nel complesso come luce solare è tramontato già nella metà del quindicesimo secolo. Perciò è necessario acquisire una posizione molto particolare verso l’idealismo tedesco. Chi vuol conservarlo, chi semplicemente vuol assumere quello che Lessing, Herder, Goethe, Schiller hanno pensato, o quello che poi Hegel ha portato in magnifiche formule del mondo astratte—chi vuol solo ripensare questo, chi in certo senso vuol essere uno studente ordinario di questo tempo, pecca contro il progresso dell’umanità. Ciò che è sfolgato come tramonto dell’umanità, ciò che ancora porta in sé gli ultimi ingredienti luminosi dell’ellenismo e del romanesimo, non possiamo, se non deve agire mortificando, portare semplicemente nella cultura, nello sviluppo del nostro tempo come sapienza, come assunto, come digerito. Questo mi è passato per l’anima già da giovanissimo. Perciò negli anni ottanta non ho praticato il goetheanesimo come gli altri, nel senso che ho scritto su Goethe, che ho elaborato storicamente quello che i ricercatori di Goethe per esempio elaboravano storicamente, ma ho cercato di assumere il goetheanesimo semplicemente e continuarlo. Ho scritto la mia teoria della conoscenza della visione del mondo goethiana allo scopo di mostrare come si potrebbe pensare nel senso di Goethe e sentire il mondo. Sì, lì è calcolato con tutto quello che ho appena detto. Lì è calcolato il fatto che possiamo imparare dal tramonto dell’idealismo tedesco come possiamo svilupparci ulteriormente, che però non abbiamo l’obbligo di continuare questo tramonto nella forma in cui è tramandato storicamente. Dobbiamo propriamente sviluppare da questo idealismo tedesco spirituale-animicamente qualcosa di diverso da quello che ci offre immediatamente. Dobbiamo imparare da esso, in modo che raccogliamo forza per andare oltre. Perciò oggi il goetheanesimo non è un culto di Goethe, non una venerazione di ciò che Goethe ha immediatamente creato, ma il goetheanesimo è il proseguimento trasformato, trasfigurato di ciò che si può sviluppare interiormente, imparando da Goethe, penetrandosi interiormente. In grado ancora maggiore questo vale per Hegel. Chi oggi fosse un hegeliano, chi vorrebbe portare l’hegelianismo all’umanità in questa o quella forma, agire disseccante sul progresso della nostra cultura. Chi però fa la maniera della sottile formazione di pensiero di Hegel la sua proprietà animica più intima, e da lì compie il passo che Hegel non poteva compiere: dentro lo Spirito, fa la cosa giusta, fa ciò che è conforme al progresso dell’umanità. Vedete, questa è la nostra posizione difficile nel mondo, che siamo più lontani dal essere goethiani quando facciamo la parte di Goethe, che siamo più goethiani quando riusciamo a dire: Dobbiamo fare tutto diversamente da come Goethe l’ha fatto, se vogliamo propriamente agire secondo il senso di Goethe; dobbiamo fare tutto diversamente da come Hegel lo ha fatto e detto, se vogliamo agire nel senso di Hegel. La storia ce lo mostra già in certo senso. Per Hegel lo stato prussiano era la disposizione più ragionevole nel mondo, perché cerca la ragione in tutte le cose. «Il reale è il razionale.» Perciò lo stato in cui lui stesso è confluito come persona era il più ragionevole. Tutte le università gli andavano bene, le università dell’Europa centrale erano i centri del mondo, e l’Università di Berlino era il centro del centro. Queste sono propriamente cose che in modo misterioso hanno a che fare con quelle forze nello sviluppo dell’umanità che ho spesso caratterizzato in modo tale che non si può abbandonarsi ad esse se si vuol vivere comodamente in modo animico, perché queste forze conducono uno interiormente davanti a ogni sorta di scogli e abissi, davanti a transizioni e rivoluzioni interiori. Questo lo ignorano coloro che oggi misurano il vero goetheanesimo e hegelianismo sul falso. E tali persone oggi non sono in numero esiguo. E si deve divenire consapevoli di come questi uomini ostacolano il vero progresso dell’umanità.
È uscito un libro che è scritto proprio dello spirito del presente, è scritto dallo spirito più illuminato del presente, da un uomo interiormente acuto e artisticamente sensibile, Ernst Michel. Il libro si chiama «La strada al mito». Lì è presente persino la buona volontà di ritornare ancora una volta a una concezione spirituale-animica della vita. Ma come Ernst Michel giudica la strada del goetheanesimo? Vedete, un brano devo mostrarvi, perché interiormente è connesso con la nostra considerazione odierna. Egli dice a pagina 38: «La più alta conoscenza che è concessa all’uomo secondo Goethe è l’avanzare intuitivo verso i fenomeni originari, cioè all’afferramento contemplativo del formato, dell’apparso come effetto mosso, fluente di forze divine. Ma questi stessi restano per noi nel loro essere metafisico nascosti. L’uomo non può fare nulla e non può togliere nulla, non può influenzare lo Spirituale, può solo giungere nel suo campo di azione contemplativamente oppure no. Oltre questa legge fondamentale dell’esistenza umana non giunge neppure l’uomo più elevato. La Teosofia, anche nella sua forma di Antroposofia, sarebbe stata senza riserve da lui (Goethe) respinta.»
Dunque vedete, qui un uomo considera la maniera spirituale di Goethe. Indica l’elemento istintivo, l’avanzare verso i fenomeni originari, e dice allora: La Teosofia, anche nella forma di Antroposofia, sarebbe stata da Goethe senza riserve respinta. Quali pensieri deve farsi la gente nel presente, se pensa veramente nel senso del progresso? Si deve dire: Certamente, la Teosofia, anche nella forma di Antroposofia, sarebbe stata da Goethe respinta. Ma nel presentarla oggi all’umanità nella forma in cui accade qui in questo libro, significa peccare contro il progresso dell’umanità. Perché non si tratta di quello che Goethe avrebbe respinto al suo tempo e fino alla sua morte, 1832, ma si tratta di quello che oggi deve agire e quello che Goethe nella sua spiritualità continuante vuol fare da se stesso. Coloro dunque che solo guardano indietro in tale maniera, peccano contro il vero progresso dell’umanità.
Questo è il contemporaneo timore, ma anche l’odio contemporaneo verso la vita spirituale viva, in cui dobbiamo entrare, se veramente si deve aspirare a uno sviluppo dell’umanità. Non è quindi meraviglia che gli uomini che considerano così lo sviluppo del mondo cadano in errore dopo errore. Così questo autore considera l’odierna arte espressionista, e trova qualcosa su quest’arte espressionista—parla piuttosto in modo poco chiaro—ma non scopre come quest’arte espressionista nella sua goffaggine è pur sempre un inizio di qualcosa di nuovo, un inizio soprattutto di qualcosa di cui Ernst Michel non ha il più piccolo sospetto. Perciò Ernst Michel dice: «All’espressionismo seguì il Simbolismo come secondo movimento, che consapevolmente volle ricondurre l’acutezza artistica al suo compito supremo: di essere confessione formata, espressione di una visione del mondo spirituale.»
L’espressionismo è oggi molto incomprensibile, talvolta antiarttistico, non solo carente di arte, ma è il cammino goffo per cercare l’incarnazione artistica dell’interiormente spirituale. In connessione con ciò Ernst Michel trova giustificato il giudizio che dice: «Il trascendentalismo, come il nuovo sentimento mondiale appare alla manifestazione, non si appella però a un nuovo contenuto di rivelazione religiosa, ma alla dottrina filosofica di Henri Bergson e alla nuova Gnosi di Rudolf Steiner, che nella Intuizione proclamano una forza dello spirito latente dell’uomo, che sia destinata a prendere il posto della rivelazione religiosa. Nella forza dell’Intuizione, della consapevolezza contemplativa, l’uomo sia capace di superare il senso e la sua pseudoconoscenza e penetrare immediatamente all’essere spirituale delle cose.»
In un punto simile bisogna afferrare l’uomo che in modo obliquo fuoriesce dal presente, per così dire, direttamente. Perché qui viene insieme gettato quello che è la nostra Antroposofia, con quello che è una vacuità di frasi portata alle ultime fasi di uno sviluppo da Henri Bergson, che tutto quello che è visione del mondo lo miscela, e che uno appare come quella personalità ben nota che sempre si gira intorno a se stessa per afferrare la propria coda, che ovunque rimanda alle Intuizioni, ma non arriva mai a un’Intuizione, che sempre parla di penetrare nell’Animico, ma non compie nessun passo per penetrare a una vera conoscenza spirituale. Così diventa difficile agli uomini del presente distinguere il fruttifero dall’infruttuoso. Noi nell’Europa centrale abbiamo la possibilità di questa distinzione, se ci manteniamo nella grande distinzione: del Goethe come era fino all’anno 1832, e del Goethe come deve agire in noi. E similmente con Hegel. Perché allora, se essi agiscono in noi in forma trasformata, la loro spiritualità è feconda per noi, per prendere il cammino nel mondo spirituale.
Quello che vi ho esposto ora è al contempo la chiave per comprendere un fenomeno molto, molto importante del diciannovesimo secolo, che agli uomini non ha causato riflessione più profonda, perché gli uomini nel presente sono avversi alla riflessione profonda. Ma non è strano il fatto che il dialettico Hegel, che sempre parla solo dello Spirito tratto dall’aria, abbia come suo più geniale allievo il completamente materialista Karl Marx, che sostiene solo il Materiale e l’Economico? Immediatamente nella metà del diciannovesimo secolo l’idealismo estremo si trasforma nel materialismo più privo di spirito, e non Hegel, ma Karl Marx diventa quello Spirito a cui si mantengono gli uomini più ricchi di futuro del presente. Non siamo ancora stati in grado, perché abbiamo dormito il sonno dell’anima nella metà dell’Europa, di esaminare veramente nei fondamenti questa tesi che vi sta alla base. Si può esaminarla solo se si pone la domanda: Si supponga che lo spirito di Karl Marx si diffondesse su tutta l’Europa, cosa diventerebbe dell’Europa?
Allora si deve cominciare dall’Oriente. L’Oriente, da cui deve derivare l’anima del nostro nuovo significato della civiltà, l’Oriente andrebbe incontro a un destino che si può designare nel modo seguente: La meccanicizzazione dello Spirito, in un papato economico la completa meccanicizzazione dello Spirito, l’uccisione di ogni produttività e libertà dello Spirito in una grande contabilità estesa su un vasto territorio. Inoltre la vegetarianizzazione dell’anima umana. In particolare si farebbe sentire nel campo della concezione del diritto e della vita statale questa vegetarianizzazione dell’anima. Oh, è interessante come nel nostro tempo sia riemergendo dallo Spirito dell’Oriente, che vuol procedere avanti, la dottrina poco chiara ma autenticamente russa di Tolstoj, la penetrazione animica di Dostojevski, ma anche quello che nell’Europa centrale è stato meno osservato, e che vorrei chiamare l’eroismo russo dell’idea di diritto. Questo eroismo russo dell’idea di diritto era diffuso in molti uomini, prima che questa catastrofe mondiale scoppiasse. Questi eroi russi non pensavano più al loro uomo personale, pensavano solo all’uomo in sé, a quello che dev’essere retto da uomo a uomo. E non sarebbero passati solo attraverso il fuoco, ma anche attraverso la morte fisica per la realizzazione, e in gran parte l’hanno fatto per la realizzazione dell’idea di diritto. E così si trova anche in altri campi in questa vita russa prima dello scoppio della catastrofe mondiale, oppresso dall’orribile che il mondo ha sperimentato attraverso lo zarismo e l’imperialismo, un certo eroismo della vita animica nell’uomo russo. E ora fluisce quello che vuol meccanicizzare lo Spirito, quello che vuol vegetarianizzare l’anima; in modo che, se questo continuasse così, l’Oriente russo per secoli vivrebbe nella vita dell’umanità con anima addormentata, narcotizzata. Si dormirebbe anche quello che lui stesso avrebbe potuto dare al mondo. E inoltre qui nell’Oriente europeo viene accelerata l’animalizzazione dei corpi, la nascita degli istinti animali nei corpi.
Questo minaccerebbe il vecchio Spirito dell’umanità su questo infelice Europa, innanzitutto all’Oriente, se non si convenisse di navigare verso lo Spirito del progresso. Perché non è il progresso ciò che ora deve essere portato all’Oriente, è la corrente più reazionaria, completamente nata da quello che era destinato all’umanità di tramontare intorno alla metà del quindicesimo secolo. Quello che oggi vive nel leninismo russo è la continuazione dello Spirito che al concilio ecumenico di Costantinopoli nell’anno 869 ha dogmaticamente abolito lo Spirito. Si deve penetrare questo. E ciò che si ribella da vero spirito democratico-sociale, è quello che conta sul vero progresso dell’umanità. Perché questo più Reazionario vuol, anche se non ne è consapevole, meccanicizzazione dello Spirito, vegetarianizzazione dell’anima, animalizzazione degli istinti corporei, che sempre più si espliciterebbero nelle concezioni del sangue. Non serve a nulla chiudere gli occhi a queste cose. Chi vuol parlare oggi dallo spirito della verità, deve guardare le cose in faccia, quello che ne segue, deve anche senza riserve guardare in faccia quelle cose in cui persino un gran numero di uomini in modo stordito cerca la salvezza. E vorrei dire: solo nel caso estremo mostra questo Oriente russo dove l’umanità vuol precipitare. Vuol con il vecchio Spirito navigare nella meccanicizzazione della vita spirituale, lasciando che la scuola sia completamente assorbita dallo Stato. Vuol navigare nella despiritualizzazione, nella vegetarianizzazione dell’anima, facendo intorpidire il vero sentimento di diritto, e volendolo sostituire con la contabilità di uno Stato apparentemente, ma non veramente socializzato. E crede di condurre gli uomini a una vita umana naturale, liberando i più selvaggi, animali, istinti corporei che l’uomo porta in sé.
Questo è il compito che deve nascere per noi dall’estrema necessità nell’Europa centrale, di vedere chiaramente anche su questo punto.
Vedere chiaramente come dobbiamo accogliere il grande tempo dell’idealismo tedesco, come dobbiamo trasformare, trasformandola, quella che è la grande epoca dell’idealismo tedesco, così che gli uomini non—come succederebbe in Russia—come cadaveri viventi andassero in giro quando raggiungono una certa età. Si accenderebbero nella Futura capacità isolate degli uomini negli anni giovani, e tutti gli uomini vecchi andrebbero in giro come cadaveri viventi. E la cultura perirebbe, perché da metà del quindicesimo secolo la terra non può più dare nulla ai suoi uomini; egli deve cercarselo da sé, se vuol prosperare sulla terra. Noi nell’Europa centrale abbiamo il compito di mostrare all’Occidente, che può arrivare solo allo sviluppo del corpo e dell’anima, e all’Oriente, che può arrivare solo allo sviluppo dello Spirito e dell’anima, noi nell’Europa centrale abbiamo il compito di mostrare all’umanità come lo sviluppo procede attraverso corpo, anima e Spirito. Dobbiamo di nuovo innalzare quel Regno dello Spirito che è stato minato dal cattolicesimo dogmatico nel 869 all’ottavo concilio ecumenico a Costantinopoli. Altrimenti con lo Spirito dell’umanità va perduta anche l’anima, e diventa un cadavere vivente su questa terra, poiché la terra in futuro non potrebbe più dare nessuna forza di vita. Da qui la ricerca continua dello Spirito, da qui la necessità di una vera visione del mondo della libertà. Non quella libertà che può essere connessa al più nero reazionariato, ma quella libertà che nasce dallo Spirito dell’uomo moderno.
L’umanità dell’Europa centrale era predisposta, nell’estremo diradamento, proprio ancora a portare lo Spirito così avanti in Hegel e Goethe, che lo Spirito agisse come Spirito, ma non più potesse afferrare lo Spirito, potesse al massimo in Goethe indicarlo simbolicamente nel «Fiaba» e nella seconda parte del «Faust», in Hegel, descrivendo spiritualmente il mondo, ma in modo che questa descrizione spirituale del mondo è rimasta senz’anima. Se si afferra Hegel come un uomo che può parlare del mondo interamente dal punto di vista dello Spirito, ma allo stesso tempo come l’uomo più privo di Spirito che sia mai nato, allora lo si afferra rettamente. Ma questo retaggio della mancanza di Spirito è proprio contenuto nello sviluppo dell’Europa centrale. Perciò siamo giunti verso la fine del diciannovesimo secolo e all’inizio del ventesimo secolo alla completa mancanza di Spirito. Siamo entrati in un operare che non ha più riflettuto sulla vita. E dal non-riflettere sulla vita, dal fatto che ci si è disabituati a tutti i pensieri sulla vita, è accaduto nel 1914 quello che si potrebbe esprimere così: a fine luglio 1914, era così che nell’Europa centrale tutti i pensieri erano stati confiscati da spiriti demonici, affinché questi pensieri confiscati non agissero nelle anime degli uomini, e da questo sottoconscio selvaggio potesse emergere quello che è emerso. Perché l’Europa centrale con i suoi due regni faceva davvero a fine luglio 1914 l’impressione di persone i cui pensieri erano stati confiscati. Sopra queste cose farsi oggi un’illusione non basta. Queste cose devono oggi essere viste nello Spirito della verità, e questo Spirito della verità deve al contempo essere fecondato da quello che è necessario per il futuro sviluppo dell’umanità.
Perciò deve anche comprendere chi, che la disposizione d’animo che è nata dall’umanità dalla pura visione del mondo naturalistico, da quella visione del mondo naturalistico che vuol comprendere il mondo intero e che ha quindi portato avanti i suoi fiori più stupidi, le sue fioriture più deboli nelle associazioni moniste, dove ormai venivano pronunciate solo frasi e frasi, perché non si poteva pronunciare nulla d’altro. Supponiamo che questa visione del mondo naturalistico, che si è insinuata in tutto il pensiero e il sentimento sociali, afferrasse l’umanità. Qual sarebbe la conseguenza? Sì, allora si deve sapere quale sia la particolarità della visione del mondo naturalistico. Vedete, Haeckel è un uomo splendido, veramente un uomo splendido pieno di vita, è stato un tipo magnfico. Vi ho forse già raccontato la storia che ho vissuto personalmente: una volta stavamo seduti a Weimar, io con il vecchio editore Hertz di Berlino da una parte e Haeckel dall’altra parte del tavolo. Bene, Hertz, che era un uomo di un taglio completamente antico, disse approssimativamente nella conversazione: Sì, quello che insegna Haeckel, porta l’umanità alla rovina, è una disgrazia per l’umanità. Haeckel sedeva, come detto, dall’altra parte del tavolo. Hertz continuò a parlare, poi gli cadde l’occhio su questo aspetto così simpatico, bello di Haeckel, e chiese: Ma chi è colui laggiù? Gli fu detto che era Haeckel. No, esclamò, gli uomini cattivi non possono ridere così! Vedete, in tali sintomi si scontrarono quelle cose che venivano dall’antico, e quelle che volevano il Nuovo. Ma un fenomeno particolare deve essere osservato: Tali uomini che prima praticano le scienze naturali nel gabinetto o con le reti nel mare, esaminando meduse, come Haeckel lo ha fatto così frequentemente, che nel laboratorio fanno le ricerche di prima mano, possono essere interiormente vive, possono avere la loro anima e persino lo Spirito con loro. Ma gli allievi, già nella terza generazione si mostrano come uomini completamente privi di Spirito e di anima. Questa è la particolarità della visione del mondo naturalistico: consuma l’uomo di Spirito e di anima, e lo narcotizza. Ma perché nei quelli che conducono le ricerche di prima mano il consumo non può ancora spingersi tanto lontano, perciò gli originari ricercatori naturali sono spesso compagni assai simpatici. L’allievo successivo, che ha ancora la figura del maestro davanti a sé, non è completamente privo di Spirito; il terzo, che è allievo dell’allievo, è il più delle volte un tipo completamente privo di Spirito e di anima, un monista.
Ma con questo Monismo è ancora legato qualcosa d’altro. Se ci si immerge nell’anima in questo Monismo, se ci si penetra interiormente con lo Spirito della scienza naturale moderna nella propria anima, allora ci si diventa estranei come uomini, allora si sviluppano nell’uomo gli istinti antisociali. Le simpatie da uomo a uomo impallidiscono, le antipatie aumentano sempre più. Perciò dovevo spesso dirlo qui: Per quanto grandi trionfi possa celebrare la scienza naturale sul terreno della natura—la natura umana, l’essenza umana la rovini dalle fondamenta, perché genera gli istinti antisociali, erige abissi tra uomo e uomo. Oggi stiamo già davanti a tali abissi tra uomo e uomo, il che si manifesta nel fatto che oggi solo nel minimo grado l’uomo può comprendere l’uomo, l’uomo può veramente immergersi nell’uomo.
Che cosa deve prendere il posto di quello appena descritto? Al suo posto deve subentrare quello sviluppo animico che procede sulla strada dell’assunzione di quello che, con forse deboli forze, trova descrizione nel libro «Come si raggiungono le conoscenze dei mondi superiori?». Questo è allo stesso tempo un libro di educazione dell’umanità. Questo è quello con cui si dovrebbe cominciare all’inizio del ventesimo secolo: parlare agli uomini di come dovrebbero costruire su se stessi, sulla loro propria forza. Cosa simile deve essere anche feconda dal punto di vista pedagogico. Cosa simile è il fondamento per la pedagogia dell’Europa centrale.
Bene, è impossibile che le forze che dovrebbero essere sviluppate in «Come si raggiungono le conoscenze dei mondi superiori?», che queste forze vengano cresciute in qualche scuola di Stato.
Erigete scuole di Stato di qualunque forma, e gli uomini saranno semplicemente spinti via da quello che deve essere sviluppato nelle loro anime e nel loro Spirito. Questo può prosperare solo se la vita spirituale è collocata sulla sua propria base libera, se la vita spirituale viene collocata in auto-amministrazione. Perciò questo collocare la vita spirituale in auto-amministrazione è la questione primal dell’umanità nel tempo presente. Perché attraverso questo collocare la vita spirituale in auto-amministrazione sarà di nuovo generato quello che è stato più perso sotto l’educazione naturalistico dell’umanità: il vigore di un’afferramento artistico del mondo, da cui emergerà allora l’afferramento immaginativo del mondo. Perché lo sviluppo dell’umanità è arrivato a un certo punto: quando l’uomo si incontra oggi con l’uomo, non possono riconoscersi l’uno l’altro, perché per questo la corporeità è già troppo appassita. Possono conoscere gli uomini solo se possono farsi un’immagine, un’immaginazione di lui. E sempre più su immagini, su immaginazioni che l’uomo può farsi dell’uomo, su contemplazione dell’Animico-Spirituale nell’uomo, dovrà anche il diretto rapporto personale e tutto ciò che dovrebbe esserci per gli uomini essere collocato. Radicalmente devono essere cambiate le vere spinte di sviluppo dell’uomo. E lì deve anche essere già pronunciato: Supponi che il modo di pensare che oggi domina l’intera umanità, il modo di pensare materialista, trionfi—siamo ora alla ramificazione della cultura—questo modo di pensare materialista vincerebbe: allora da la Russia si diffonderebbero per tutta l’umanità la meccanicizzazione dal punto di vista dello Spirito, la vegetarianizzazione dal punto di vista dell’anima, l’animalizzazione dal punto di vista del corpo, perché lo sviluppo terrestre stesso spinge ad esso. Lo sviluppo terrestre ha dato da sé le forze vivificanti umane, potete seguirlo fino al quindicesimo secolo, dove persino i prezzi nell’Europa centrale erano i normali, i prezzi dei singoli beni economici. Questo è solo mascherato dalla storia che è una «fable convenue». La terra poteva all’uomo solo fino al quindicesimo secolo dare quello che poteva trovare in sé senza consapevolezza, solo fino allora poteva essere sviluppatrice dell’uomo. Da allora l’uomo è assegnato a farsi strada verso l’afferramento di una visione del mondo figurativa, spirituale della visione del mondo e dell’altro uomo, per arrivare ancora una volta a un corretto scambio da uomo a uomo. Se il modo di pensare materialista trionfasse, allora entrerebbe quello che ho appena caratterizzato, allora la desolazione fluirebbe sulla terra, e la guerra di tutti contro tutti sarebbe accelerata.
Da questo stato c’è un’unica salvezza: se gli uomini si rivolgono alla spiritualità, cioè alla visione immaginativa, all’immaginativo; se sono in grado di sostituire quello che proviene dall’ellenismo e che era bello nell’ellenismo, il diventare cosciente dello Spirito, se lo sostituiscono con l’essere conosciuto dello Spirito nel mondo; se sostituiscono quello che viveva nel Romanesimo e ciò che dal Romanesimo è entrato distruttivamente in Europa, la burocratismo, se sanno sostituirlo con il libero rapporto legale umano, e se sanno sostituire quello che nell’Occidente prospera particolarmente attraverso gli istinti con una vita economica organizzata in se stessa.
Ma per questo è necessario che, quello che si conosce da una parte naturalisticamente, si conosca anche dall’altra scientificamente-spiritualmente. Non è vero, il mondo non potrebbe procedere avanti se in esso non ci fossero lavoratori spirituali liberi. Immaginatevi, se non venisse più prodotto nulla di Spirituale, come il mondo dovrebbe procedere avanti. Devono essere inventate cose, gli uomini devono vivere nell’arte, nella libera visione del mondo, altrimenti l’umanità si irrigidirebbe. Sotto la meccanicizzazione dello Spirito l’umanità si irrigidirebbe. Ma su che cosa si basa allora la creazione spirituale libera? La creazione spirituale libera si basa sul fatto che conserviamo per tutta la vita certe proprietà che normalmente sviluppiamo solo nell’infanzia. Se uno è vecchio come il vecchio Goethe, e poesia ancora il «Faust» fino alla fine, allora poeta con quelle forze animiche che aveva acquisito nel primo terzo della vita; questi devono restare, devono restare preservati. Nel normale percorso di sviluppo oggi muoiono. In Goethe, nell’idealismo tedesco era ancora eredità, tramonto, un ultimo colpo di fortuna dello sviluppo dell’umanità. Ora deve essere coltivato, coltivato in una vita spirituale che veramente guarda alle capacità individuali immediate degli uomini e le sviluppa opportunamente da una pedagogia spirituale.
E su che cosa si basa allora tutta la vita economica da un punto di vista spirituale-animico? Suona ancora strano oggi, ma tutta la vita economica si basa solo su esperienze economiche e su un avervi stare dentro nella vita economica, e quindi è meglio sviluppata attraverso quelle forze animiche che hanno più a lungo stare dentro nella vita, vale a dire attraverso le forze animiche dell’ultimo terzo della vita. Come si sviluppa la vera arte solo attraverso le primissime forze animiche, così si sviluppa la vera vita economica
attraverso le ultime forze animiche. Se gli uomini però non possono attraverso il cosiddetto normale sviluppo tuffarsi in un’età in cui tutti noi crolliamo insieme, non possiamo più essere giovani, non potremo economizzare, e anche se uno Stato così socialista fosse trovato, una socializzazione così socialista fosse trovata. Per questo è necessario che consapevolmente ci immergiamo nel la coltivazione delle proprietà di vecchiaia dell’uomo; così da non invecchiare noi stessi con loro, ma che possiamo indossarli come un abito. Per questo dobbiamo afferrarli in Immaginazione, dobbiamo afferrarli nell’immagine. Siamo assegnati, separati su un lato, ad afferrare le forze giovanili nell’immagine, in Immaginazione, e separatamente dall’altro lato le forze di vecchiaia in Immaginazione. L’umanità è costretta a educarsi verso un tale fine. E non può educarsi se non prende tutta la vita seriamente. Oggi si prende questa vita così, sì, come se fosse già fondamentalmente finita quando l’uomo verso gli ultimi venti si muove. Perché quando l’uomo è arrivato negli ultimi anni venti, allora è terribilmente intelligente, non può diventare più intelligente, sa tutto, può giudicare su tutto, così che non si potrebbe giudicare meglio. Che anche la vita posteriore ha ancora possibilità e forze take su, l’umanità non sa nulla, perché non vuol sviluppare queste forze, perché vi rinuncia. Ma questo dobbiamo sapere tutti: come fare economia con le forze giovanili, come fare economia con le forze dell’età media, dell’età più alta. Lo impareremo però solo nell’organismo sociale tripartito, se mettiamo in disparte le cose, e non se tutto il selvaggio e fonder tutto insieme, come ha fatto lo sviluppo più reazionario dei tempi moderni, e come in molti modi è desiderato a danno dell’umanità, al peccato contro lo Spirito del progresso dell’umanità. La nostra educazione deve derivare completamente da una vera afferramento della vita animica. Dobbiamo per esempio arrivare a ridurre completamente in noi il veloce giudizio, in particolare nella vita. La velocità di risposta è bella, può anche essere lì, dovrebbe però essere lì solo in modo da poter fare battute, in modo che possiamo essere ammiccanti. Ci si deve essere consapevoli che la velocità di risposta nel vivere ha la frase il suo scopo e il suo obiettivo. L’ironia e lo spirito possono essere belli, ma naturalmente devono essere frasi. Vogliamo la frase nel luogo dove è giustificata, non la vogliamo affatto disprezzare. Frase formata artisticamente dobbiamo stimarla, ma non deve apparire nel luogo sbagliato, non deve apparire dove la parola deve essere penetrata dalla vita. Ci abituiamo a questo solo se guardiamo seriamente al seguente per esempio: Un uomo mi dice qualcosa che non mi va o che mi va. Sorge una certa rivelazione da uomo a uomo. Giudichiamo velocemente su di essa. Se gli uomini potessero abituarsi, il giorno successivo, dopo ventiquattro ore, quando nel frattempo hanno dormito, così la loro costituzione spirituale-animica è diventata completamente diversa, se potessero abituarsi a ripensare allora tutta la situazione: L’uomo ha detto questo e quello, tu gli stai di fronte—e poi giudicare, allora avverrebbe qualcosa di importante. Allora non è principalmente prezioso che si giudichi diversamente; ma la forza animica che sempre fa collaborare quello che accade all’uomo tra l’addormentarsi e il risveglio, questa viene coltivata, e che la si sviluppi poco a poco, è quello che è particolarmente necessario per lo sviluppo dell’Immaginazione. Questo consapevole penetrare in una vita inconscia, questo formerà il mondo immaginativo e il mondo che propriamente può stare alla base di una vita sociale, nell’umanità.
Allo stesso modo è necessario comprendere certe cose che una volta devono essere comprese. Vedete, per quanto strana suoni oggi, di solito non si vede affatto quello che è per il benessere o il male dell’umanità, quando appare nell’umanità. Se oggi dico a qualcuno la legge delle temperature di ebollizione corrispondenti in fisica, allora ci crede, perché è abituato a non crederci logicamente, ma perché è abituato da un paio di secoli a credere alle leggi naturali. Ma se oggi parlo di una legge spirituale, che è esattamente così ben fondata come una legge naturale, allora non ci crede, perché prima deve essere conosciuta apparentemente per un paio di secoli. Ma non abbiamo tempo per aspettare così a lungo. Gli uomini devono consapevolmente abituarsi alle sconvolgimenti della vita viva. Gli uomini hanno bisogno di scoperte e invenzioni, questo è legge naturale. Se tali scoperte, soprattutto però invenzioni, invenzioni anche di tipo tecnico, sono fatte da uomini che non sono ancora nei quaranta anni, allora queste invenzioni agiscono nel contesto complessivo dell’umanità in modo ritardante, propriamente qualcosa di moderato nell’umanità, soprattutto contro il progresso morale dell’umanità. Le più belle invenzioni possono essere fatte da giovani uomini: non è il progresso dell’umanità. Se l’uomo è arrivato nei quaranta anni e conserva lì il suo spirito di inventore per quello che deve accadere per il mondo fisico, allora dà all’invenzione anche contenuto morale, allora agisce nel progresso dell’umanità moralmente. Se qualcosa come questo è pronunciato, è follia per l’umanità, poiché l’umanità non riconosce affatto leggi spirituali. Ma è una legge spirituale che l’uomo diventa maturo solo attraverso la sua capacità inventiva per il progresso dell’umanità quando raggiunge un’età spirituale e soprattutto su base tecnica, quando ha quaranta anni. Così lontano dobbiamo contare con le leggi di sviluppo dell’umanità. Solo quando l’umanità si deciderà, non solo di riflettere: Come si istituisce questo o quel ufficio economico?—ma quando si deciderà di riflettere: Che cosa deve essere coltivato spirituale-animicamente tra gli uomini? su cosa si deve guardare?—allora è un benessere per l’umanità da aspettarsi.
La Chiesa ha lavorato abbastanza a lungo dall’egoismo degli uomini. Hanno lavorato tranquillamente insieme, questa Chiesa e questo Stato. L’ho già detto di recente, che l’uomo propriamente oggi può svilupparsi liberamente solo se è un bambino molto piccolo, perché è ancora troppo sporco per lo Stato. Ma non appena è pulito, è preso dallo Stato e preparato, non per
uomo, ma per funzionario dello Stato. Ma l’uomo si consola del fatto che il proprio egoismo viene giocato al massimo. Gli è garantita la pensione quando non può più lavorare, fino alla morte. Questo è un forte veicolo del loro sforzo nelle anime funzionariali. E poi, quando lo Stato non si prende più cura, si prende cura la Chiesa dell’uomo, facendo la sua anima immortale senza suo contributo. L’uomo è assicurato innanzitutto nella pensione, l’anima è assicurata dopo la morte. Tutto questo si costruisce sull’egoismo. In futuro non si costruirà sull’egoismo. Perché il cattolicesimo aristotelico ha celato all’uomo che il suo Spirituale è anche presente prima di essere portato all’essere attraverso la nascita? Questo cattolicesimo aristotelico ha voluto contare solo con l’egoismo degli uomini, con la paura della morte e il volere di essere assicurato come anima immortale dopo la morte. Ma gli uomini sono troppo comodi per il pensiero: Sono disceso dal mondo spirituale, e quello che io come Spirito ho ricevuto, devo metterlo in pratica qui sulla terra. Questo è il pensiero più radicale che deve colpire l’umanità presente, che l’uomo la sua vita fisica non solo come preparazione alla vita dopo la morte, ma che la veda anche come proseguimento di una vita spirituale prima della nascita. Allora da un uomo pigro che non vuol fare nulla, diventa un uomo che è consapevole che ha qualcosa da fare sulla terra, che ha una missione. Prima che questo pensiero possa penetrare gli uomini, non può essere diversamente che gli uomini sprofondino nel materialismo.
Con questi insegnamenti vi prego di riflettere una volta a quello che la scienza dello spirito orientata antroposoficamente dovrebbe essere per gli uomini presenti, cosa dovrebbe dar loro, come dovrebbe agire come ingrediente nella presente anima per lo sviluppo complessivo della cultura umana. Ho voluto nella prima parte di quello che ho esposto oggi portarvi l’immagine che sorgerebbe se l’umanità continuasse a vivere nel modo precedentemente ereditato: l’immagine dello Spirito meccanicizzato, dell’anima vegetarianizzata, del corpo animalizzato. Questa immagine ho voluto prima collocare. E nella seconda parte ho voluto collocare avanti a voi quello che deve accadere per un innalzamento, per l’afferramento di una vita spirituale che la vecchia terra non può più dare, che l’uomo deve cercare dalla libertà interiore. Chi considera questo corso della nostra vita spirituale, avrà le basi, per riflettere sull’importante e l’essenziale della scienza dello spirito orientata antroposoficamente.
Otto giorni fa ho tentato qui di spiegare, da un certo punto di vista, perché la cultura europea oggi sta di fronte a un abisso, perché si sta muovendo verso il declino. È indubbiamente il più importante nel presente acquisire piena consapevolezza di quali forze di declino operano in questa cultura europea. Proprio su questo punto è necessario che non ci si abbandoni a nessun tipo di illusione, perché è proprio l’abbandono alle illusioni che ci ha portato nella situazione europea presente, l’abbandono alle illusioni, che si è propriamente sempre tenuto per un’emanazione della pratica reale, e che invece sono solo illusioni, perché sono tratte da anguste linee di esperienza, da anguste superfici di esperienza, e perché si astengono da una vera esperienza penetrante. Sarebbe però un modo completamente falso di vedere le cose, se uno volesse pensare che una critica di questi fatti è sufficiente. Di questo non può essere affatto questione, che oggi una semplice critica di queste cose sia sufficiente. Si deve piuttosto vedere quale sia il vero legame storico, il nesso storico. Perché in un certo senso, attraverso questo nesso storico, si riconoscerà che un temporaneo declino della cultura europea, in certo senso, almeno secondo la corrente temporale di questa cultura, è una necessità, una necessità completamente legale. E alla ricostruzione non si giungerà in nessun altro modo che comprendendo questa necessità e non restando in una semplice critica. Ma, come detto, si deve avere l’onestà interiore, di volere veramente andare oltre le illusioni. Le illusioni sono comode per la vita momentanea, spesso però sono distruttive per il vero ulteriore sviluppo dell’umanità. E vorrei oggi fare una certa considerazione davanti a voi, che sarà per così dire un riassunto di quello che da anni qui su base scientificamente-spirituale
si è potuto interiormente acquisire, e che dovrebbe essere idoneo a condurre oltre tali illusioni del presente alle realtà. Ciò che noi dobbiamo sempre di nuovo metterci chiaro, se vogliamo considerare il vero carattere della nostra cultura del presente in modo imparziale e senza pregiudizi, è il fatto che questa cultura del presente si basa completamente sul tipo di pensiero, sentimento e sensazione che può fluire da una visione del mondo naturalistico. Questa visione del mondo naturalistico ha sul terreno per cui è adatta, prodotto grandi, potenti progressi dell’umanità, e sarebbe sommamente stupido volere in qualche modo declassare, criticare questi grandi, potenti progressi dell’umanità. Solo colui che li riconosce pienamente, che da questo lato sta pienamente su base naturalistico, ha il diritto, come ho spesso detto, di guardare anche all’altro, quello che la visione del mondo naturalistico non può dare. Quello che ci dà la Scienza Naturale, quello che propriamente cerca solo ed esclusivamente, è un’immagine del mondo che appunto abbraccia la natura, che abbraccia tutto quello che si porta nell’anima quando si guarda la natura con la contemplazione sensoriale e si formano combinazioni intellettuali dalle singole contemplazioni sensoriali. Propriamente attraverso l’isolamento dall’uomo, attraverso l’isolamento di tutto ciò che risulta dalla natura umana stessa, questa visione del mondo naturalistico è diventata grande. Lo trovate dettagliatamente spiegato nei miei due libri «L’Enigma dell’uomo» e «I Misteri dell’anima».
Ora però da un’altra parte si deve anche comprendere che tutto quello che può essere acquisito in questo modo da contemplazioni naturalistiche, e anche se è ancora così esatto—non deve essere frainteso nella sua esattezza—, non può però dare alcun illuminamento sulla vera essenza dell’uomo. Perché questo sia così, lo trovate anche motivato nei due libri appena menzionati. Ma qui voglio solo sottolineare una cosa: Coloro che credono di poter acquisire in futuro da pura contemplazione della natura qualcosa che rendesse comprensibile l’uomo stesso, immaginano di poter attraverso il perfezionamento dei metodi naturalistici non solo il morto, l’inanimato, ma una volta anche il vivente comprendere. Si immagina semplicemente: fino ad ora è riuscito solo a penetrare le leggi fisiche e chimiche in modo naturalistico, cioè di penetrare ciò che c’era nella materia morta; ma riuscirà, come si crede, attraverso la continuazione di questo tipo di ricerca a penetrare l’edificio del vivente dalle sue componenti. E allora si avrà compreso il vivente in modo naturalistico. Il contrario è davvero vero. Chi guarda dentro proprio a quello in cui i metodi naturalistici sono grandi—e sono grandi—, sa che sono grandi perché si limitano a comprendere il morto, l’inorganico, e che, quanto più si perfezionano, tanto più anche si allontaneranno da una visione del vivente. Cioè, quanto più procediamo su base naturalistico, tanto più il vivente esce dal nostro sguardo indagatore, e con esso il primo inizio della conoscenza dell’uomo. Che questo fatto nel presente non è solo una questione scientifica, non è solo, per così dire, una questione teoretica, ma è una questione di cultura, su questo vorrei appunto nella considerazione odierna portare alcuni esempi. E vorrei partire da certi fatti storici.
Se guardiamo indietro a antichi modi di formare visioni del mondo, se guardiamo a quello che era anche eredità di visioni del mondo ancora più antiche, a quello che viveva nella cultura egiziana o nella cultura caldaico-assiro-babilonese, per non parlare di quello che era antico retaggio nella cultura vedica, allora oggi è difficile all’uomo, da interiore essenza propriamente, penetrare questo antico modo di conoscenza. Abbiamo su questo terreno meravigliose ricerche degli assiriologi, degli egittologi, ma tutte queste ricerche non sono sufficienti a mettere di nuovo davanti alla contemplazione umana qualcosa di diverso che i singoli fatti. Non sono sufficienti a far rivivere in noi l’essenza del vecchio modo di conoscenza. Questo abbiamo propriamente su base antroposofica cercato, e qui l’uomo presente dovrà liberarsi da molti pregiudizi che, come detto, gli aderiscono oggi con una certa necessità legale. Quello che si presenta all’uomo presente, quando si approfondisce in visioni del mondo precristiane, gli appare completamente naturalmente e comprensibilmente come qualcosa che può tenere solo come superato, come un’emanazione di uno stadio culturale fanciullesco dell’umanità. Come detto, per l’uomo presente non è solo comprensibile, ma persino scontato. Ma per colui che attraverso una certa evoluzione spirituale interna, come la troverete indicata nel mio libro «Come si raggiungono le conoscenze dei mondi superiori?», i fatti portati in evidenza dagli assiriologi e dagli egittologi, è in grado di osservare riguardo alla domanda: Come si presentava propriamente alla vecchia anima umana il rapporto con il cosmo teoricamente e praticamente?—per questi diverrà chiaro, che ciò che allora viveva, proveniva da una costituzione animica interamente diversa, che non era solo qualcosa di fanciullesco, ma semplicemente un modo completamente diverso di conoscenza. E poiché è così completamente diverso, poiché si basa su qualcosa di così completamente diverso, da come propriamente noi andiamo ad osservare il mondo, perciò all’uomo appare come stadio fanciullesco della cultura o come selvaggio superstizione. Per le antiche concezioni l’uomo stava molto più dentro il cosmo, nell’universo, di quanto non stia oggi nella sua contemplazione. Oggi tutto quello che gli antichi hanno detto sul legame dell’uomo con l’universo può sembrare ridicolo. Non appare più ridicolo, però, quando si stessi attraverso un nuovo modo di ricerca penetra particolarmente in certi misteri, che non possono giacere aperti alla visione del mondo naturalistico.
Certo, è strano per l’uomo moderno, quando ascolta, quando legge che questi antichi uomini hanno visto un legame tra le singole forze del nostro sistema planetario e quello che accade nell’uomo stesso, o che hanno visto un legame tra la posizione del sole verso le singole immagini dello zodiaco e di nuovo quello che accade nell’uomo. Oggi l’uomo può bensì pensare che la sua esistenza dipende dalla composizione dell’aria di una certa zona in cui si trova, dalla natura del terreno e anche dall’ordine sociale in cui vive, ma non riesce più a immaginare una dipendenza più profonda dell’uomo dai grandi processi dell’universo. Questi grandi processi dell’universo sono per lui diventati solo oggetto di una contemplazione matematico-meccanica. Così è diventato, da quando dall’ancora più comprensivo quadro mondiale di Keplero, il tempo moderno ha estratto quello che cade solo sotto una contemplazione matematico-meccanica. Sì, si potrebbe dire: Per così dire sotto la superficie della cultura dell’umanità, che si trova come propriamente adatta al presente, giace di tutto, che ricorda quelle antiche concezioni. Cosa tutto si manifesta oggi come riscaldamento di antiche concezioni sul legame dell’uomo con l’universo. Vediamo fiorire sforzi astrologici, sforzi teosofici e così via. Tutti questi sforzi, non sono niente di più, come ho spesso qui esposto nel dettaglio, che le vecchie trasmissioni completamente fraintese, cadute al di sotto del livello di educazione necessario per il presente. Nel migliore dei casi sono diletantismi selvaggi, condotti da uomini che forse sentono che esiste una verità ancora, che ci sono misteri dietro a quello che è naturalisticamente ricercabile, ma che non vogliono dedicarsi a quello che può derivare dalle forze umane del tempo presente stesso. Nel riscaldamento di antiche verità precristiane non dobbiamo vedere un fine per la nostra cultura presente, e quanto più ci sforziamo di voler sempre di nuovo riscaldare cose antiche, tanto più danniamo il vero progresso. Ciò che come settarismo personalmente caparbio opera sotto la superficie della vera cultura, dobbiamo implacabilmente poter rifiutare, altrimenti nel presente non ci acquistiamo il diritto della coltivazione della vera scienza dello spirito accanto alla scienza naturale.
Ma guardarsi deve comunque, proprio perché deve essere superato così come è presente. Imparzialmente, senza pregiudizi guardare deve comunque a se stesso, ciò che gli antichi uomini hanno avuto come contenuto della loro
conoscenza. Oggi è fatto piuttosto dilettantescamente da quelli che riscaldano le cose nel modo descritto. Nell’uomo antico sorgeva per esempio il fatto che lui nel più profondo della sua essenza animica sentiva diversamente, semplicemente inconsciamente sentiva diversamente che per il resto, quando sopra il suo capo da qualche parte, in particolare nello zenit, Saturno, Giove o Marte stavano, e che sentiva nella sua anima diversamente che per il resto, quando al di sotto dell’orizzonte invisibile Venere, Mercurio stavano. Si diceva a se stesso da queste esperienze interiori: C’è un’azione dell’Superiore. E sotto l’azione dell’Superiore sull’uomo intendeva quello che irradia da Saturno, Giove, Marte, quello che semplicemente sperimentava, quello che conosceva, proprio come noi sappiamo quando una corrente d’aria ci colpisce il fianco. L’umanità ha perso questa sensazione. Sapeva: le irradiazioni di Saturno, Giove, Marte sono più forti quando questi tre pianeti stanno visibilmente sopra l’orizzonte. E sapeva: l’effetto più forte sul suo organismo umano viene da Venere e Mercurio, quando questi pianeti stanno al di sotto dell’orizzonte. Così si articolava per lui il mondo, con cui pensava l’uomo in connessione, in un mondo superiore, il mondo di Giove, Saturno, Marte—che era il mondo superiore per lui, anche quando sopra l’orizzonte erano visibili Venere e Mercurio, perché si diceva: sopra l’orizzonte questi due pianeti non hanno il loro vero effetto—, e in un mondo inferiore, che per lui era realizzato nello spazio esteriore, quando i due pianeti insieme, Mercurio e Venere, stavano al di sotto dell’orizzonte.
In breve, l’uomo pensava in connessione con l’intero universo. Oggi noi trascuriamo già di vederci in connessione con il pezzo più prossimo del nostro universo. Pensate solo una volta: il corpo d’aria che avete appena inspirato, che lavora nel vostro organismo, sarà presto di nuovo al di fuori dell’organismo. Cioè quello che là fuori è, sarà in seguito dentro, quello che è in seguito dentro, è in seguito là fuori. Vi potete semplicemente illudere di separarvi dal mondo esteriore prendendo il confine della vostra pelle per realtà. Ma siete in realtà niente di diverso da un pezzo di questo mondo esteriore. Perché quello che è ora in voi, è poi là fuori, e quello che là fuori è, è poi in voi. Praticamente lo notiamo a malapena. In ogni caso, non dediciamo una vera considerazione conoscitiva a questo fatto così eminente, così significativo. L’uomo antico ha esteso questa dipendenza, perché aveva una sensibilità più fine, perché poteva ancora percepire altro che non fosse l’inspirazione e l’espirazione, che l’uomo odierno praticamente nemmeno nota più. Come l’uomo odierno durante la respirazione può ancora sentirsi come un pezzo della sua atmosfera terrestre—ma anche solo se pensa un po’—, così l’uomo antico si sentiva come un pezzo dell’intero universo a lui comprensibile. Tutto ciò che nell’universo là fuori è, pensava che avesse un effetto nell’uomo, che per questo ha chiamato microcosmo, e tutto ciò che se ne annunziava in questo microcosmo, per tutto questo pensava che ci fosse qualcosa di corrispondente là fuori nel grande cosmo del mondo, nel macrocosmo.
Questa proposizione «Il microcosmo corrisponde al macrocosmo», oggi viene pronunciata spesso. Ma come viene pronunciata oggi, è una frase. Perché non è una frase solo se le sta alla base la viva sensazione interiore che stava alla base dell’uomo antico nella sua più fine sensibilità, che l’uomo odierno non ha più. Sorge un’immagine meravigliosa del legame del singolo uomo con l’universo, indipendentemente dal fatto che la si veda come superstizione o come vecchia sapienza, come vecchia scienza, sorge un’immagine meravigliosa quando si guarda a quei segreti umani che nella vecchia sapienza o meinetwegen nel vecchio «superstizione» giacciono come propriamente segreti umani. Bene, ma la faccenda sta storicamente nel modo seguente. Ancora nel diciottesimo secolo, arrivando leggermente nel diciannovesimo secolo, c’era, certamente sotto la superficie della scienza scolastica, di quello che si chiama educazione, una tradizione continua di questa vecchia sapienza o meinetwegen di vecchia superstizione. Non avrebbe potuto esserci spiriti come Paracelso, come Jakob Böhme, nemmeno come Tauler o Eckhardt o Valentin Weigel, se non fosse stata questa tradizione continua. Questi maestri sarebbero stati completamente impossibili. Ma la particolarità è che la ricettività umana si intorpidisce per queste cose antiche, quanto più il diciannovesimo secolo procede. Come detto, a inizio diciannovesimo secolo era rimasto ancora molto. Allora l’intorpidimento della ricettività umana, la capacità umana di comprendere per queste cose. E la consapevolezza dell’uomo precedente: Io non sto come uomo abbandonato sui miei due piedi o sulle piante dei miei piedi, ma sto come membro dell’intero universo—questa consapevolezza era scomparsa dai fondamenti da cui era fiorita nei tempi antichi, non più presente per l’umanità nuova. Da qui la necessità storico-mondiale che l’uomo presente dalla sua sensazione consideri quello che gli è tramandato dai tempi precedenti come una vecchia superstizione, come una concezione fanciullesca dello sviluppo dell’umanità. Questo è quello che si fraintende oggi, che l’uomo nel suo potere di conoscenza vive in un vero sviluppo. È strano come su questo terreno gli uomini non notino le contraddizioni in cui vivono. Da una parte oggi tutto parla sulla base del darwinismo dello sviluppo, ma dello sviluppo dell’uomo stesso si parla poco. Che il nostro modo di osservare il mondo non è nato con l’origine dell’umanità, ma che è un prodotto di sviluppo, questo lo si ammetterà teoricamente; solo, non appena si tratta di vivere praticamente con una tale verità, non ci si vorrà mettere su base di questa verità.
Ma sorge allora la domanda: Che cosa è quindi propriamente il reale in questa vecchia visione del mondo rispetto al nostro modo presente di conoscenza, che cosa è propriamente il vero in queste cose dentro? Il propriamente vero in queste cose è che abbiamo dovuto fare progressi nel campo del cosmo morto, del cosmo meccanico-fisico-chimico. Questi progressi, che abbiamo fatto negli ultimi tre, quattro secoli, e crescenti nel diciannovesimo secolo, questi progressi non sarebbero stati possibili se il vecchio modo di contemplazione fosse continuato a trasmettersi. Colui che osserva rettamente queste cose, le osserva, direi, nei loro punti nodali.
Proprio la metà del diciannovesimo secolo è uno di tali punti nodali nello sviluppo dell’umanità. Alla fine degli anni cinquanta del secolo precedente si sono riuniti molti progressi umani che nel loro strano comportamento uno verso l’altro ci mostrano ciò che è veramente importante e essenziale e oggi ancora non riconosciuto, questa metà del diciannovesimo secolo dentro lo sviluppo dell’umanità. Certi fatti sfuggono, perché non si contano come educazione generale, all’osservatore umano su questo campo. Che nel 1858 da Gustav Theodor Fechner sia uscito un libro sulla «Psico-Fisica», questo sfugge normalmente all’osservatore su questo campo, perché non si conta come educazione generale. Ma per colui che entra in modo fine nell’evoluzione umana, apparirà come nella Psico-Fisica si esprima una linea fondamentale di tutto il modo presente di osservare il mondo. Psico-Fisica: il Psichico visto solo più attraverso le manifestazioni fisiche esterne, questo è nel libro come tratto particolare nel modo ingegnoso; perché Gustav Theodor Fechner era un uomo molto ingegnoso.
Un secondo, che coincide, con l’anno coincide, è la scoperta dell’analisi spettrale di Kirchhoff e Bunsen, attraverso cui sostanzialmente l’unità del cosmo deve essere provata, osservando spettro-analiticamente verso fuori nel cosmo, cioè, se osserva attraverso un modo umano di conoscenza che è diametralmente, o meglio, polaricamente opposto a quella visione che vi ho caratterizzato prima come il sentirsi in piedi dentro in tutto l’universo. L’analisi spettrale vede l’unità materiale; la vecchia visione del mondo andava solo all’unità spirituale con l’intero cosmo. Là avete subito due importanti progressi del tempo nuovo, che chiaramente rimandano a ciò che mostra il rovesciamento nella visione della conoscenza moderna. E non senza il legame interno, tenuto insieme dalla natura umana interna, stanno con tali fenomeni allora altri. Prendete solo una volta il seguente. Non so quanti uomini abbiano osservato chiaramente a questo punto; chi però si è dedicato, chi non parla di queste cose superficialmente, ma dall’esperienza vuol parlare, quello ha potuto fare la seguente osservazione: Si poteva lasciar agire su di sé 1859, così il tempo in cui l’analisi spettrale era sorta, in cui era apparsa la «Psico-Fisica» di Fechner, si poteva osservare, poiché era l’anno secolare del anno di nascita di Schiller, ciò che alle diverse scoperte di monumenti a Schiller e alle feste di Schiller nel 1859 venisse detto come discorsi su Schiller. Allora chiunque osservi queste cose, può veramente notare come la vecchia venerazione di Schiller proprio nell’anno secolare nei discorsi si trasformi in fraseologia, come non sia più presente nella sua originale vivacità elementare, come l’idealismo di Schiller declini e ciò che rimane ancora da dire su Schiller diventi frase.
E di nuovo, coincidendo con l’anno allo stesso modo, appare il primo, per così dire standard work, la prima opera da genio principale su ricerca storica materialista, il libro sull’economia politica di Karl Marx. Questo coincide con molti altri fenomeni. Lì si annodano le cose, ciò che come fili attraversa lo sviluppo dell’umanità moderna. E quando ci si è una volta occupati, di seguire la vecchia concezione dell’umanità, come per esempio ancora viveva alla fine del diciottesimo secolo—persino tra i portabandiera della Rivoluzione francese ci si occupava di essa—, il proseguimento di questa vecchia concezione dell’uomo nel diciannovesimo secolo, allora si vede un diminuire, si vede come queste scintille diminuiscono. Il nostro amico Sellin ha di recente pubblicato un libro: Louis-Claude de Saint-Martin «Dio—Uomo—Mondo» in traduzione tedesca. Credo che il più possibile molti uomini dovrebbero leggere il libro, e che molti dovrebbero essere onesti nel dirsi a se stessi: In realtà non capisco nemmeno una singola frase nella sua vera base, come sta in questo libro. —Coloro che possono un po’ immergersi nella scienza dello spirito—che di nuovo in modo contemporaneo ne tira qualcosa fuori dalle basi spirituali—, questi potranno intuire qualcosa di quello che veramente è presente in Saint-Martin. Ma con l’educazione dell’umanità odierna, si deve essere onesti, si deve considerare quello che sta in Saint-Martin come puro nonsense. Che non si sia onesti in queste cose, che si creda di comprendere le cose che sono antiche, è l’assenza di onestà nel pensiero dell’umanità odierna.
E che cosa ha prodotto questo stadio di sviluppo dell’umanità? Proprio la necessità di approfondirsi nell’ordine mondiale meccanico-fisico-chimico. Non si può immaginare nulla di più impossibile che, dal punto di vista della visione del mondo che Jakob Böhme ha praticato, o che Paracelso o Saint-Martin hanno praticato, giungere alla fisica, alla meccanica o alla chimica odierna. È impossibile. Non si può gettare tutto in un unico pentolone, è impossibile. L’umanità per un tempo dovette deporre il modo completamente diverso di rappresentazione che aveva, per fare i progressi su base fisico-chimico-meccanica, che una volta sono urgentemente necessari per lo sviluppo dell’umanità.
Ma questi progressi risiedono nella conoscenza dell’inanimato, del morto. E proprio per questo—questo deve sempre di nuovo essere sottolineato—è diventata grande la visione del mondo naturalistico, che ha sviluppato il metodo esatto, potente, meraviglioso per la conoscenza del morto. Ma che cosa dovette temporaneamente andare perduto per l’uomo a causa di questo? Oggi questa conoscenza del morto non vive solo nella concezione della natura. In ogni articolo di giornale, nell’educazione generale attraversa la forma di pensiero degli uomini, così che essa tutto osserva secondo il modello della scienza naturale e non può più osservare in nessun’altro modo, che tutto quello che è nel mondo per lei, osserva secondo il modello della scienza naturale, così come se la scienza naturale potesse dare l’unica realtà, e come se tutto ciò che deve essere portato in realtà, deve anche essere penetrato dal modo di pensiero naturalistico. Ma ora questo modo di pensiero naturalistico, che è così grande sul campo stesso naturalistico,
ha un effetto determinato, quando si manifesta nell’altra vita umana. Rende, non ancora nella prima generazione, forse nemmeno nella seconda, non nel ricercatore stesso, ma solo nel scolaro e in coloro che trasformano poi le conoscenze naturalistiche in visioni del mondo, rende antisociale, fonda istinti antisociali. Su questo non ci si deve permettere di scavalcare in nessun modo disonesto, illusionistico, che è la conseguenza della penetrazione del nostro interiore animico con concezioni naturalistiche, che sviluppiamo istinti antisociali, perché quello che ci lascia meglio penetrare nei misteri della natura, ci allontana dall’afferramento del nostro prossimo, dell’uomo. E possiamo ancora così spesso dire: Tu devi amare il tuo prossimo come te stesso—, se lasciamo penetrare la nostra intera anima umana solo da concezioni naturalistiche, allora si sviluppano in noi istinti antisociali, che ci rendono questi versetti o tutti i versetti di fratellanza una semplice frase. E così sorge il fatto strano che il grido per l’ordine sociale sorge in un tempo che dall’altra parte ha gli istinti antisociali più esteriori. Questo è il più significativo nel nostro tempo, su cui l’onesto oggi deve urgentemente guardare. In questo guardare non ci si deve lasciare disturbare da nulla, da nessun attaccamento alle vecchie concezioni, da nessun comportamento agitatorio da questo o da quel lato. Qui su questo punto deve essere guardato onestamente e direttamente. E questo è il vero motivo interno, perché non si può procedere nel tempo presente senza un rinnovamento spirituale, senza un riconoscimento della visione del mondo spirituale dalla persona più interiore. Nel corso dello sviluppo dell’umanità sono andate perdute le capacità che rendono l’uomo una parte dell’universo attraverso l’osservazione del mondo esteriore. Da dentro dobbiamo ricostruirci una visione del mondo spirituale. Questo è lo scopo che si prefigge la concezione del mondo antroposofica, creando il fondamento per un’effettiva, vera strutturazione sociale dell’ordinamento più recente dell’umanità.
Certo, oggi sarebbe molto fuori luogo parlare del fatto che si dovrebbe solo coltivare l’interno; quello sarebbe un certo egoismo interno raffinato. Oggi si deve parlare di come le strutture esterne devono essere riconcepite. Ma ci si deve sempre mantenere consapevoli che nemmeno nei migliori asini costruiti si procederebbe ulteriormente, se gli uomini non si appropriassero delle capacità di ricostruirsi una visione del mondo spirituale da dentro.
Un inizio per ricostruire una visione del mondo spirituale da dentro e per rappresentare quello che è stato iniziato in forma popolare, l’ho tentato con i libri «L’Enigma dell’uomo» e «I Misteri dell’anima». Nel libro «I Misteri dell’anima» ho indicato per la prima volta in dettaglio il fatto che l’uomo, quando veramente si osserva interiormente, non è l’unità caotica di cui parlano coloro che oggi vogliono conoscere la natura umana solo sul cadavere, cioè sul morto. Come l’uomo veramente è, un organismo di testa, un organismo ritmico o toracico e un organismo di arti—le connessioni più precise le trovate nel mio libro «I Misteri dell’anima» in appendice—, questo che è stato trovato tenendo conto di tutti i progressi della scienza naturale recente, la visione della triarticolazione della forma umana, questo deve diventare uno dei punti di partenza per una conoscenza reale dell’uomo nel futuro in generale. L’uomo deve arrivare a comprendere quale grande differenza sia in lui, quando si considera come uomo della testa, come uomo del torace e come uomo delle mani e dei piedi con tutto ciò che è collegato alle estremità, in particolare come organi sessuali, che sono sempre solo continuazioni verso l’interno degli organi delle estremità, e così pure come i veri organi del ricambio materiale.
Se si considera l’uomo come essere triartacolato, allora si comprende finalmente la sua unità più elevata, mentre la scienza naturale ordinaria oggi getta tutto insieme nell’uomo. Perché colui che ha una volta gettato le basi per questa considerazione dell’uomo della triarticolazione, comprende l’uomo di nuovo stando dentro l’universo, ma ora non come essere dello spazio, ma come essere del tempo. E questo dà la grande differenza tra la nostra e l’attuale maniera di conoscenza. Lì il Goetheanesimo ha posto le basi elementari, lì si deve sulla via del Goetheanesimo cercare ulteriormente, allora si arriva a una vera conoscenza dell’uomo. Allora si considera l’uomo come si incontra a noi come essere di testa così che si è in grado di guardare chiaramente a questa forma, a questa formazione della testa. Allora si sa di porre la formazione del capo umano in connessione con tutta l’embriologia e di guardare al fatto che l’embriologia dell’uomo parte dalla formazione della testa, e le altre formazioni, le altre formazioni di organi sono propriamente più o meno secondarie, nella forma, aggiunte. Ma allora si scopre anche come questo capo umano sta in un modo completamente diverso in connessione con quello che l’uomo abbraccia quando dice: «Io», rispetto all’uomo del torace, che è essenzialmente un uomo ritmico. Nella testa c’è l’organizzazione umana più perfetta, si potrebbe dire, già da quando l’uomo si forma embrionalmente. La testa è arrotondata come l’universo stesso, e quello che non è arrotondamento nella testa è solo deviante dall’arrotondamento perché deve stare in connessione con il resto dell’organismo. La testa ha una certa indipendenza, solo che certe proprietà della testa allora si estendono anche su altre parti dell’organismo umano, perché tutto è un’unità, e perché quello che dico sulla formazione della testa è solo sviluppato estremamente sulla testa, si ripete però metamorfosicamente su altre parti dell’uomo; goethianamente parlando: Se la testa rappresenta morfologicamente in perfetta completezza quello che dalla base interna deve realizzarsi nell’uomo, l’uomo delle estremità ci rappresenta quello che nell’uomo, direi, è solo rudimentalmente formato umano, che dà la forma umana meno completamente. E l’uomo del torace sta nel mezzo. L’uomo del torace vive propriamente attraverso i movimenti ritmici, perché propriamente tutto nell’uomo è movimento ritmico. E ho, voglio dire, indicato il più evidente ritmo nello sviluppo dell’umanità in precedenti conferenze. L’umanità odierna
tiene tali cose per caso. Ma se le tiene per caso, questo condurrà l’umanità ancora più lontano nel pensiero rovinoso. Vi ho detto: Se si prende il numero dei respiri al minuto, il meraviglioso è che si ottiene un ritmo nel numero dei respiri per un giorno, per ventiquattro ore, e che in ventiquattro ore si fa tanti respiri quanti giorni si vivono nel normale corso della vita umana, quando uno vive circa settantadue anni. E che di nuovo questo è lo stesso numero come il numero di un cosiddetto anno platonico del sole, il numero di quegli anni in cui il sole apparentemente attraversa l’intero zodiaco.
Questo è solo uno stralcio dal Ritmico in cui l’uomo vive dentro l’intero cosmo attraverso il suo processo respiratorio-toracico. L’uomo è questo essere triartacolato. E ora stiamo proprio, osservando questa triarticolazione dell’uomo, davanti al punto di partenza di una conoscenza che oggi devo solo indicare, perché propriamente ne abbiamo parlato spesso dei dettagli, oggi le abbiamo osservate riguardo alla loro unità morfologica. Stiamo al punto di partenza di una conoscenza scientificamente naturale, che è chiaramente presentata agli uomini: La formazione della testa è effetto successivo di quello che l’uomo ha attraversato prima di venire all’essere attraverso la nascita o attraverso il concepimento. Nella formazione della testa vivono quelle forze che l’uomo ha attraversato nella vita spirituale prima di venire all’essere attraverso il concepimento nella vita fisica. In tutto quello che vive nella formazione del torace, vive quello che l’uomo può sperimentare e plasmare qui tra nascita e morte. E nella formazione delle estremità vive l’orientamento metamorfosato per quello che l’uomo è nella vita spirituale post mortem, dopo la morte. Quello che con il concilio ecumenico del 869 è stato propriamente cacciato dalla coscienza dell’umanità europea, la preesistenza dell’anima umana, che dà anche una vera visione sulla postesistenza, questo potrà essere provato scientificamente naturalmente, quando gli uomini una volta si saranno spinti nei corrispondenti
abiti di pensiero. Allora sarà solo un passo verso la conoscenza delle vite terrene ripetute, di cui abbiamo spesso parlato. Ma questa intera conoscenza deve essere costruita da dentro. Quello che l’uomo antico ha costruito dalla contemplazione dell’universo e dalla sua connessione con esso, perché aveva ancora una sensibilità più elevata, questo l’uomo moderno deve costruire da dentro attraverso una forza interna forte, che può acquisire nel modo che ho descritto nel mio libro «Come si raggiungono le conoscenze dei mondi superiori?». E queste forze—il singolo può averle solo dalla conoscenza—, queste forze verranno sviluppate socialmente se pratichiamo una scienza tale da uomo che ci lasci conoscere nuovamente nel fisico il Psichico e lo Spirituale. Ma non così che ne chiacchieriamo in semplice frase. Perché tutto quello che anche la filosofia odierna parla di anima e Spirito è una chiacchierata in semplice frase. Si parla di realtà solo quando si può dire: Guarda la tua testa, è lo splendore, l’immagine speculare di uno sviluppo spirituale anteriore alla nascita. Allora si ha un fatto reale, allora inizia per la prima volta il diritto di parlare di queste cose nel senso della visione del mondo moderna. Solo quando si può dire: Le tue estremità mostrano la pre-formazione metamorfosata per la formazione della testa della prossima vita terrestre—, si è su terreno reale. Allora se ne parla concretamente. E questo modo di pensare, che sarà, perché in tutti gli uomini tutto è interconnesso, che imprimerà all’umanità di nuovo istinti sociali. Da questo emergerà di nuovo il sentimento sociale. Perché tra la vecchia visione del mondo, che si riferisce allo spazio, e la nuova visione del mondo, che si riferisce al tempo, sta l’impulso che come impulso del Cristianesimo è entrato nell’umanità, che significa per così dire: Via dalla pura contemplazione esterna dello spazio—, che dirige verso la natura più interna dell’uomo. Ma non si deve fermare al semplice dirigersi verso il sentimento confuso, caotico, si deve nel sentimento lasciar risplendere una visione concreta del mondo, ma una visione del mondo che ora colloca l’uomo temporalmente nel cosmo.
Tra questi due poli stiamo nel presente. Perduta per noi è la vecchia contemplazione dello spazio, nata deve diventare dalla sofferenza e dal dolore sociale e umano la nuova contemplazione del tempo dello sviluppo dell’uomo. E l’Europa finora si è completamente dedicata alla contemplazione dello spazio declinante. Deve questo Europa imparare a lasciarsi introdurre in sé la contemplazione del tempo. Questo è la ramificazione di quel sentiero su cui la civiltà europea finora ha camminato, e su questo punto di ramificazione deve essere deciso, se vogliamo precipitare nella distruzione, o se vogliamo svegliare a nuova vita la civiltà europea. Molte cose parlano di distruzione; al parlare di una nuova vita si alza ancora poco. Ma singole voci suonano stranamente da quello che la cosiddetta civiltà europea è.
La parte più decadente di questa civiltà europea riposa, come ho spesso esposto nel dettaglio, nella cultura romanza. La pace di Versailles è solo l’ultimo dimenarsi della cultura romanza decadente, che inconsciamente è sentita, che un’ultima volta si comporta come una realtà nel mondo, mentre è stata da lungo interno destinata al tramonto. Ma questo tramonto lascia sorgere strani fiori dello Spirito. E, vorrei dire, colui che interiormente penetra lo sviluppo umano, respira sollevato quando gli si presenta davanti qualcosa come in un libro più recente sull’arte di Benedetto Croce. Benedetto Croce ha tenuto quattro conferenze sull’arte in Texas, non in Europa. La prima si chiama «Che cosa è l’arte?» e in questa conferenza sta una frase che però non è niente di diverso dall’estratto di una comprensione dell’arte vasta romanza, cioè di una comprensione dell’arte che esce dal romanticismo decadente come il risplendere di un nuovo tempo, come dalla seme di pianta marcescente la nuova pianta si eleva.
«Ma consciamente e metodicamente questo tentativo nella storia del pensiero è stato spesso intrapreso»—intende il tentativo di comprendere l’arte attraverso il pensiero odierno, e vede questo tentativo come vano—, «iniziando dai che gli artisti e i teorici greci e rinascimentali hanno stabilito per la bellezza del corpo, dalle speculazioni sulle relazioni geometriche e aritmetiche che devono determinarsi nelle figure e nei toni, fino alle ricerche degli estetici del diciannovesimo secolo, per esempio di Fechner, e alle che ai congressi dei filosofi, psicologi e ricercatori naturali dei nostri giorni gli ignoranti si sono soliti presentare sulle relazioni dei fenomeni fisici all’arte.»
Quando parlai a Monaco del vivo afferramento dell’arte, di un afferramento dell’arte che astiene da questo afferramento dell’arte attraverso la morta conoscenza naturalitica, allora naturalmente ovunque si sollevò opposizione. Ma Croce continua: «Se si chiede per quale ragione l’arte non può essere un fatto fisico, allora innanzitutto si deve rispondere»—vi prego, ascoltate bene!—, «i fatti fisici non hanno realtà, mentre l’arte, a cui così molti dedicano tutta la loro vita e che tutti riempie di gioia divina, è in massimo grado reale. Quindi non può essere un fatto fisico, cioè irreale.»
Ora vi prego, guardate nello Spirito il volto perplesso dei filistei europei, quel volto perplesso di cui uno si deve lasciar dire: Sì, ma tutto quello che là fuori nello spazio è, è pur sempre il reale, l’arte è l’irreale. E qui urla un uomo dalla più fine sensibilità artistica incontro: L’arte non può essere un fatto fisico, perché i fatti fisici sono irreali e l’arte propriamente per quel verso della realtà.
Questo è il genere di cose che deve essere in certo senso rovesciato. E di là dall’arte, allora giace propriamente quello che è raggiunto sulla via i cui primi gradini elementari ho indicato nel mio libro «Come si raggiungono le conoscenze dei mondi superiori?». Allora giace la visione viva della vera visione del mondo, della vera realtà. Ma è qualcosa di magnifico, di vedere come un uomo, come questo Croce, già intuisce che l’arte è più vera di quello che il filisteo diligente riconosce come l’unica realtà. Perché propriamente questo filisteo vorrebbe dire quando vede in un dramma come un uomo viene ucciso: Bene, grazie a Dio, non è vero. —A tali cose si mostra il forte scontro tra l’Antico e il Nuovo necessario, e di sicuro saranno le basi sulla terra dell’arte in cui le più potenti battaglie nel presente devono svolgersi. Perché la concezione che ha preso il suo modello solo dal morto, che nella scienza naturale ha portato a così grandi trionfi, naviga nella vita sociale anche verso una semplice formazione di qualcosa di morto, di qualcosa che deve tramontare. Secondo il modello naturalistico è costruito il Marxismo. Vuole comprendere l’ordine sociale così come si comprende l’ordine della natura esterna. Che cosa ha raggiunto? Una bella, magnificente, geniale critica dell’ordine economico moderno. Ma sta di fronte all’impossibilità di aggiungere qualcosa al posto di questo ordine economico moderno da lui criticato. E colui che può immergersi nella domanda: Quale costruzione potrebbe essere raggiunta attraverso il Marxismo, attraverso la pratica del Marxismo?—dirà: Nulla, solo distruzione, critica realizzata, cioè distruzione poteva essere raggiunta sola e soltanto. —Non è strano che laddove la conseguenza estrema del Marxismo è stata tratta per la vita esterna, nell’Europa orientale e in Russia, una strana critica sia sorta, una critica che poteva veramente trarre le ultime conseguenze del Marxismo, che ha ordinato la vita sociale esterna come doveva comprenderla come conseguenza del Marxismo, e se allora arriva in un modo strano solo attraverso l’esperienza a cose come sono indicate nel mio libro «I Punti nodali della questione sociale nei bisogni vitali della vita presente e futura»! Perché nei «Punti nodali» trovate che propriamente ciò che ancora vive in singoli pensieri nel Marxismo, non è nient’altro che l’eredità della visione del mondo borghese,
Dovunque ha persone con la visione del mondo morta, se vogliono costruire qualcosa dal Marxismo. E non è strano se allora un critico di quello che accade in Russia pronuncia i strani enunciati: «Siamo stati costretti ad affidarci all’aiuto di specialisti borghesi, che erano completamente permeati dalla psicologia borghese, e che ci hanno tradito e continueranno a tradire per anni. Ciò nonostante sarebbe infantile porre la questione nel senso se dovremmo costruire il comunismo solo con mani comuniste e senza l’aiuto di specialisti borghesi.» E inoltre: «Senza l’eredità della cultura capitalista non siamo in grado di costruire il socialismo. Il comunismo non può essere costruito su nulla di diverso da quello che il capitalismo ci ha lasciato.»
Ciò significa: Portiamo semplicemente, perché non abbiamo nessun contenuto reale per il comunismo, il borghesismo borghese. — Bene, una strana confessione: Il comunismo può essere costruito solo sull’eredità di ciò che il capitalismo ha lasciato. E inoltre: «Praticamente dobbiamo creare una società comunista con le mani dei nostri nemici», cioè con mani borghesi. Questo significa che dobbiamo fondare una società di classe rovesciata; questo significa non abolizione di uno stato di classe, ma far elota coloro che prima erano in cima. «Praticamente dobbiamo creare una società comunista con le mani dei nostri nemici. Questo sembra essere una contraddizione, forse persino una contraddizione insolubile.» Vi prego, ascoltate la frase così come è! «In realtà però solo in questo modo il compito della costruzione comunista può essere risolto.»
Sembra quindi una contraddizione insolubile, ma in realtà con l’aiuto di questa contraddizione insolubile la costruzione del comunismo può essere risolta.
E inoltre: «Questo ha comportato enormi difficoltà, ma solo in questo modo potevano essere risolte. Il lavoro organizzativo, creativo, insieme deve spingere i borghesi specialisti così all’angolo che nelle file del proletariato sono costretti a marciare in avanti, per quanto si oppongono fortemente, per quanto combattono passo dopo passo contro di esso. Dobbiamo metterli come
forze tecniche e culturali in primo piano, per tenerli per noi e per trasformare il paese incolto e selvaggio capitalista in un paese culturale comunista.»
Bene, qui in modo secco è detto quello che deve farsi, se non nascono nuove idee, uno nuovo spirito: Può essere continuato solo con l’eredità della cultura capitalista. Ma poiché il modo di pensare si estende solo al morto, questo può solo condurre alla mortificazione della civiltà europea. E questa mortificazione che parte dall’Oriente, accadrà di sicuro e si estenderà all’Occidente, se nel pensiero europeo non prende posto un nuovo modo di pensare, se non si sarà capaci di osservare la realtà completamente diversamente da come è stata osservata negli ultimi tre, quattro secoli, e nel punto culminante nel tempo presente.
Ora chiedere: Come sta con quello di cui deve essere assunto l’eredità? Come sta con quello? Abbiamo appena ascoltato una voce come nell’Oriente debba essere costruito sull’eredità dell’Antico; perché finora tutto è stato costruito con l’eredità dell’Antico. Un Nuovo non esiste ancora per il mondo esterno, questo deve prima venire da un rinnovamento dello Spirito. A quale punto ha condotto l’Antico riguardo alla spiritualità? Questo si può riconoscere dai sintomi. Ho parlato di recente a Heilbronn. Ciò che il rompitiritera dice del mio discorso, mi è completamente indifferente, non si tratta di quello, ma questo rompitiritera trova opportuno esprimere la visione del mondo presente in una breve e pregnante frase. Dice: «La banalità di tutta la sua presentazione, che ricorda fortemente la propaganda americana, l’ha mostrata più chiaramente dal fatto che le vecchie canzoni della Rivoluzione francese: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza ha inserito nella sua triarticolazione.»
Così esiste nella civiltà odierna la possibilità che da essa sia pronunciato: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza sono canzonette, sono vecchie canzonette. Imprimetevi questo nelle anime, imprimetevi nelle vostre cuori. Come Amleto ha detto: «Tavoletta della memoria, vieni!» affinché un uomo possa sempre sorridere e sorridere e
tuttavia essere una canaglia! Scrivetevi questo nella vostra anima: Esiste nella cultura odierna la possibilità, Libertà, Uguaglianza, «Fratellanza» di chiamare «vecchie canzonette»! E poi si chiede dove si trovano gli impulsi per il declino di questa cultura? Non siate troppo comodi, miei cari amici, non siate negligenti! Dite alla gente che è possibile, che i beni più nobili dell’umanità in questi giorni sono trascinati nella sporcizia da ciò che si chiama «educazione europea». Allora forse potrete ancora portare questo Spirituale, se solo potete chiaramente mostrare agli uomini quello che hanno dimenticato di dormire nelle loro anime. Perché su queste cose oggi gli uomini leggono di sfuggita, le prendono come scontate. Ma su queste cose si deve guardare. E finché non si vedrà come forti siano gli impulsi di declino, come banale sia quello che in ultimo ha navigato in questa catastrofe mondiale, non c’è salvezza. E se c’è salvezza, sarà possibile solo se deriva dall’approfondimento rinnovato dell’umanità nei suoi fondamenti spirituali. Non possiamo vedere come meta il semplice riscaldamento della spiritualità antica. Oggi dobbiamo interiormente giungere alla forza per creare una nuova spiritualità. Da questo dipende il destino dell’Europa: O questa nuova spiritualità, o l’Europa diventerà una tomba riguardo alla sua cultura! Non c’è un terzo, e per l’uno o per l’altro deve decidersi l’umanità. O nella distruzione dentro, o audacemente nella nuova spiritualità dentro!
Otto giorni fa ho esposto qui davanti a voi una sorta di meditazione, che si è conclusa con parole simili a quelle del primo discorso pubblico tenuto al Siegle-Haus di venerdì. Ho attirato l’attenzione su come l’umanità contemporanea si trovi di fronte a due possibilità, delle quali si deve dire che l’una deve necessariamente portare al declino della civiltà europea contemporanea, mentre l’altra è l’unica via di salvezza dal decadimento. Ora desidero mostrarvi come tali affermazioni non siano affatto semplici asserzioni; lo sono già per la ragione che possono essere ricavate dall’effettivo guardare spirituale e dalla conoscenza che ne deriva, riguardante le condizioni dello sviluppo umano contemporaneo. Ma anche per chi non voglia impegnarsi in questa visione spirituale, vi sono molte, molte possibilità di vederi confermato ciò che è stato visto anche attraverso i fatti esterni della vita contemporanea. Pochi singoli fatti, tratti dalla pienezza di quelli che potrebbero essere citati, saranno presentati anche oggi.
Sono stati pubblicati brevi scritti a Münster in Vestfalia con il titolo «Cristianesimo e socialismo» di Johann Plenge, il quale dal suo punto di vista ha già pubblicato in passato molte cose per la comprensione delle correnti temporali contemporanee. Questo opuscolo contiene un discorso di Plenge, da lui tenuto in seguito alle impressioni ricevute da due altri discorsi. Un filosofo abbastanza noto ai contemporanei, Max Scheler, aveva infatti tenuto il 8 e 9 aprile di questo anno a Münster un doppio discorso sulla questione: che cos’è il socialismo cristiano? E Johann Plenge, immediatamente dopo, l’11 aprile, nella lezione conclusiva del suo seminario di ricerca socio-scientifica dell’Accademia di Münster, ha risposto da suo punto di vista a questi discorsi di Scheler su «Cristianesimo e socialismo». È interessante quello che Plenge racconta sulla breve preistoria che si è svolta tra questi due discorsi. Scheler, indubbiamente uno dei più acuti pensatori contemporanei, aveva tenuto il 8 e 9 aprile il suo doppio discorso su Cristianesimo e socialismo, e già due giorni dopo Plenge ha fornito la sua risposta. Plenge racconta che nel periodo intermedio si era verificato un colloquio personale fra lui e Scheler, nel quale — secondo quanto afferma Plenge — erano giunti a un accordo su varie questioni. Ora, se però si segue veramente ciò che Plenge ha poi detto in risposta alle affermazioni di Scheler, non si ha l’impressione che questi due signori, rappresentanti in certa misura del pensiero contemporaneo, si siano compresi; piuttosto si ha il chiaro sentimento che questi due signori, nei loro fondamenti, hanno completamente parlato l’uno accanto all’altro — e hanno così parlato accanto l’uno all’altro che questo parlare-accanto-accanto è proprio caratteristico di certi fenomeni psichici e sociali nel presente. È caratteristico per la ragione che oggi, nella più vasta misura, accade quello che ho spesso caratterizzato qui: che gli uomini del presente abbiano impulsi così fortemente antisociali che, anche quando hanno la migliore volontà di comprendersi reciprocamente, essi in realtà sempre si parlano l’uno accanto all’altro. Parlare-accanto-accanto e pensare-accanto-accanto, è così forte nel presente, che si possono avere conversazioni della seguente natura.
Qualcuno viene da una persona; gli si sviluppano certe concezioni, diciamo sulla pedagogia o su materie simili, ricavate dalle esigenze della scienza dello spirito orientate antroposoficamente. Queste concezioni sono tali da differenziarsi notevolmente da quelle correnti oggi, quelle che oggi vengono anche giudicate come straordinariamente valide. L’individuo in questione spesso ascolta e conclude: «Sì, sono completamente d’accordo. Io stesso ho già pensato da tempo la stessa cosa, la considero la cosa giusta». — Ma ha proprio detto il contrario di quello che è stato espresso, semplicemente perché siamo giunti a una fase dello sviluppo umano dove si possono dire le stesse proposizioni e costruzioni di frasi, e esse significano dalla bocca di una persona il contrario di quello che significano dalla bocca di un’altra. Ci siamo allontanati, in certa misura, dal significato interno del linguaggio — questa è una caratteristica manifestazione sociale del presente — ci siamo allontanati così tanto dal contenuto della lingua che possiamo dire, con le stesse parole e costruzioni di frasi, una cosa e anche il contrario, l’altra cosa. Di fronte a un tale fenomeno temporale, non si tratta di voltare lo sguardo via da esso perché è comodo, ma si tratta solo di dirigere proprio verso di esso lo sguardo e di chiedersi: che cosa scaturisce veramente da un tale fenomeno? Ora vorrei citare proprio questo esempio caratteristico Scheler-Plenge, perché vediamo da una parte in Scheler un uomo che aspira a un sistema di pensiero che dovrebbe dare al presente il socialismo, il socialismo come se lo immagina; come se lo immagina partendo da un cristianesimo di sfumatura cattolica, che in lui, in Scheler, scaturisce da un reale entusiasmo interiore, che scaturisce da una reale, fino alla volontà innalzantesi, direzione emotiva di un cristianesimo di tendenza cattolica. Partendo da questo cristianesimo cattolicizzante, egli combatte il capitalismo contemporaneo, specialmente lo spirito capitalistico, e ripone la sua speranza solo nella diffusione della sua sensibilità cristiana-cattolica affinché l’umanità contemporanea sia penetrata, dall’interno, dal cuore, da sentimenti sociali, e che da questi sentimenti sociali scaturisca anche un ordinamento di vita sociale. Così Scheler sta su un terreno dove fiorisce soltanto quello che l’uomo sviluppa a partire da una certa conoscenza interiore, una conoscenza sentimentale. Da questo punto di vista egli sostiene il suo socialismo cristiano per il presente.
Johann Plenge si trova su un terreno del tutto diverso. Non parte da quello che, in certa misura, sorge dall’interno come una conoscenza sociale, ma Plenge vuole partire da ciò che esiste nella vita associativa. Vuole partire dalle manifestazioni che si esternano nell’essere sociale. Vuole quindi osservare come l’uomo si comporta verso l’uomo, come i gruppi umani si uniscono socialmente e così via. Rappresenta quindi, in contrasto con una sorta di scienza della volontà di Max Scheler, una certa scienza della società, una sorta di scienza sociale. E tenta, dal punto di vista di questa scienza sociale, di caratterizzare a sua volta quelle istituzioni dalle quali deve pensare che produrranno un certo ordine sociale nella nostra vita umana. Ora, questi due signori hanno completamente, come ho già detto, parlato l’uno accanto all’altro, e Plenge ha persino mantenuto la convinzione — Scheler probabilmente non l’avrà, non lo so — che si siano compresi fino a un certo grado. Non si sono affatto compresi. E ciò dipende semplicemente dal fatto che oggi, nei circoli più vasti, manca l’elemento attraverso il quale gli uomini possono realmente capirsi interiormente. E questo elemento non è altro che la comprensione del mondo spirituale stesso, che secondo quanto viene sostenuto qui — il quale può agire armonizzando — per le diverse direzioni di pensiero e sentimento del presente, anche per le direzioni di volontà, e da cui spiriti come Scheler e Plenge vogliono ancora completamente astenersi. Un tal fenomeno come quello che si manifesta nel dialogo tra Plenge e Scheler pervade tutta la nostra vita umana contemporanea.
Ora abbiamo innanzitutto un interesse nel considerare questa penetrazione proprio per l’Europa centrale. E qui vi prego di ricordare come l’ultima volta, la domenica scorsa, ho sviluppato come abbiamo all’interno della cultura spirituale dell’Europa centrale un goetheanismo, che abbiamo anche quello che vi ho caratterizzato ultimamente, in modo alquanto paradossale per l’epoca contemporanea, come l’hegelismo. Non è vero, l’hegelismo, la visione mondiale di Hegel, ha veramente qualcosa di estremamente singolare dal punto di vista storico. È, così come sta in Hegel, l’idealismo più puro, l’apprendimento del mondo dalla ragione, cioè dalla più sottile, ma comunque dallo spirito. Ora il singolare è che in primo luogo Hegel ha avuto un gran numero di discepoli, e questi discepoli erano raggruppati dall’estrema destra, dal reazionarismo, all’estrema sinistra più radicale, anche nei rapporti politici e religiosi così raggruppati. Tra questi discepoli vi era un vivacissimo conflitto. E sapete che si è coniato il detto che Hegel stesso, prima di morire, avrebbe detto di fronte ai suoi discepoli e a coloro che lo avrebbero voluto o dovuto: «Solo uno mi ha compreso, e proprio quello mi ha frainteso».
Ora è accaduto qualcos’altro. Tra i discepoli di questo Hegel vi era anche Karl Marx, il fondatore della visione mondiale socialista contemporanea in una delle sue forme sviluppate. Questo Karl Marx, sotto l’influenza dell’hegelismo, è diventato completo materialista, anche per quanto riguarda il modo di contemplazione storica. Sviluppandosi completamente normalmente dall’hegelismo, Karl Marx è diventato l’anti-Hegel. L’hegelismo si è completamente invertito, se si parla nel suo linguaggio.
Sì, da dove deriva qualcosa di simile? Qualcosa di simile deriva dal fatto che una tale concezione, come quella che Hegel ha sviluppato dal suo interno, e che è la spiritualità più purificata, più rarefatta nella forma della ragione logica umana, che una cosa simile può rimanere sana nello sviluppo storico solo se si sviluppa in una singola individualità personale. Già il discepolo non può più sviluppare una spiritualità sana, e nella terza generazione una tale concezione diventa già un elemento completamente malsano, se si giura dogmaticamente ad essa. Per questo v’ho detto l’ultima volta che riguardo a cose simili compare la richiesta grottesca che ci si debba approfondire nell’hegelismo, ma solo per impararne come anche dal goetheanismo, a nutrire il proprio spirito, a penetrare da se stessi in questo elemento del pensiero e della contemplazione, e poi si deve abbandonare la strada e continuare a svilupparsi nello stesso cammino.
Colui che oggi giura su Goethe, su Hegel, e lo intende così che semplicemente assorbe i loro dogmi, nuoce a se stesso e agli altri. Colui che oggi vuol essere veramente un goetheanista non deve giurare dogmaticamente su Goethe, ma deve sviluppare ulteriormente quello che è presente in germe in Goethe. E lo stesso vale ancora di più per l’hegelismo. Con l’hegelismo si mostra quello che veramente è presente. Questo hegelismo nello sviluppo tedesco è un fenomeno estremamente, estremamente caratteristico. C’è infatti qualcosa che è caratteristico del pensiero logico in generale. Nessuno può veramente comprendere che cosa sia il pensiero logico per l’uomo, se non comprende qualcosa della scienza dello spirito. Poiché questa scienza dello spirito gli mostra per la prima volta che esiste anche un altro, un uomo soprasensibile, non solo l’uomo che ci si presenta come corporalità sensibile. Queste due cose, l’uomo soprasensibile e l’uomo sensibile, si confondono completamente nella visione dell’umanità in un unico caos confuso, poiché quello che l’anatomia e fisiologia contemporanea trasmettono sull’uomo è un caos confuso. Ma se si impara a separare adeguatamente l’uomo soprasensibile, di cui ho anche parlato due volte nel discorso pubblico recente, dall’uomo sensibile, allora si apprende il singolare fatto paradossale — i fatti spirituali sono il più delle volte paradossali per la visione sensibile — che non potrebbe esservi affatto un pensiero logico per lo sviluppo umano, se gli uomini non nascessero nel corpo fisico e vi si sviluppassero. Per la logica, proprio quando è sviluppata al più alto grado, il corpo sensibile è lo strumento corrispondente. Chi quindi sviluppa conoscenza soprasensibile, chi veramente si immerge nella conoscenza soprasensibile, deve fare l’esperienza che è straordinariamente difficile rivestire in parole queste conoscenze soprasensibili, ma che se si vuole apprendere queste conoscenze soprasensibili con la logica ordinaria, cioè con quello che è legato solo allo strumento del corpo fisico esteriore, allora questa conoscenza soprasensibile viene soffocata. Poi finisce con questa conoscenza soprasensibile. La conoscenza soprasensibile muore sul terreno della logica. Deve essere portata per la nostra vita umana come un riflesso ombra, come era in Hegel. Ma allora non si deve vivere dentro questo riflesso ombra, altrimenti si è subito fuori dallo spirito. Per questo non è così che Hegel abbia portato il pensiero tedesco al più alto sviluppo spirituale, ma che dentro questo spirituale che Hegel offre, sia contenuto lo spiritualmente morto, che non vi sia più alcuno spirito nell’hegelismo. Questo significa: il corpo fisico in Hegel afferra la spiritualità e contemporaneamente la strizza fuori. Massimo logico questo Hegel; filosofia spiritualmente morta, questo pensiero generato dalla massima aspirazione dello spirito! Non è meraviglia che si inverta nel materialismo consapevole, nel marxismo, e che diventi così una vera fase evolutiva nel diciannovesimo secolo.
Vedete, così seriamente stanno le cose nel presente. E non si comprende quello che in realtà come sostanza vive in questo nostro presente, se non ci si può immergere in cose simili. L’umanità contemporanea è tale che desidera credere così intensamente in qualcosa, che è straordinariamente felice quando può porre davanti a se stessa qualcosa, o sentire qualcosa, su cui possa giurare come sulla parola maestra. E quando giura su di essa, danneggia il più possibile, poiché la richiesta più importante del presente è questa: che l’uomo deve sviluppare la sua libertà spirituale. E nel momento in cui pecca contro la libertà del suo giudizio, contemporaneamente si ammala. Nel presente l’uomo non può agire diversamente — è un fatto storico — non può agire diversamente, se vuole raggiungere l’altezza umana, se non si libera interiormente. È più che una visione se si dice quanto segue: immagini il contenuto della filosofia hegeliana come una sorta di schema spirituale, come un corpo eterico che entra nel mondo, agendo nella sua pura sostanzialità logica. Se immagina questo fantasma spirituale spazzare il mondo, allora avrebbe il modello di quello che è fisicamente apparso negli ultimi quattro o cinque anni come la catastrofe mondiale europea. Quello che era efficace nel spirituale come il massimo nell’hegelismo, si presenta nella vita fisica come questo orrore della catastrofe mondiale bellica negli ultimi quattro o cinque anni. Si deve avere il coraggio di guardare in questi legami spirituali, altrimenti non si comprenderà nulla degli eventi nel presente.
Gli uomini del presente vorrebbero arrivare alla spiritualità in modo comodo. Ma sono impediti dalle esigenze del tempo stesso. Se oggi raccogliamo esperienze naturalistiche e le sviluppiamo alla massima logica, allora cacciamo completamente lo spirito dall’uomo. Lo fa Plenge, naturalmente solo fino a un certo grado. Sviluppa un pensiero puramente arimanico, come lo chiamiamo nella nostra scienza dello spirito, e lo espone al mondo.
L’opposto accade quando gli uomini vogliono sviluppare qualcosa dal loro interno, come ha fatto, in contrasto con Hegel, il singolare fratello gemello filosofico di Hegel, Schopenhauer. Quando gli uomini vogliono sviluppare qualcosa dall’interno, dall’elemento di natura volitiva, allora accade l’opposto. Allora accade che, per non loro stessi ma per i loro discepoli, per coloro che li seguono dogmaticamente, vogliono spingere le persone nella mera fede nella rivelazione, dove si dice: la rappresentazione non può raggiungere nulla, si deve arrivare alla verità da un fondamento completamente diverso. Così si entra in un elemento di fede specifico, che non è umano ma al massimo kantiano-königsberghese, e come è apparso in modo particolare in Schopenhauer. Ma lo spirito originale non ha mai la tendenza a cadere nei difetti, ma solo coloro che lo seguono, soprattutto la terza generazione. È una legge mondiale. E lo schopenhauerismo è affine a quella fede nella rivelazione che oggi diventa così popolare nella nostra epoca. Il semplice accoglimento di una rivelazione, come è particolarmente sviluppato nella Chiesa cattolica contemporanea, nella misura in cui è correttamente cattolica, e come ha raggiunto la sua culminazione nella dichiarazione del dogma dell’infallibilità: questo è l’elemento opposto. In questo elemento la spiritualità che sorge dall’interno annega. Come attraverso la logica viene ucciso l’interno, così viene annegato attraverso la mera fede nella rivelazione quello che sorge dall’interno e vuole abbracciare il mondo esteriore. Lo vediamo oggi come un fenomeno particolarmente caratteristico.
E viviamo dentro queste correnti. Queste correnti permeano inconsciamente tutto quello che viene richiesto dai lati sia destro che sinistro oggi. Che cosa sanno veramente gli uomini che oggi lodano o maledicono questa o quella concezione della vita, che cosa sanno delle forze che stanno dentro queste concezioni della vita? Non sanno nulla. Gli uomini dall’estrema destra non hanno idea di quello che stia dentro i loro impulsi sentimentali, per cui sono conservatori e reazionari. Persino i bolscevichi più radicali non hanno idea di quello che stia dentro nei loro istinti, e di come, attraverso la loro logica, abbiano già ucciso quello che vogliono far apparire nella vita esteriore. La vita inconscia è oggi molto forte nell’umanità, e da essa scaturiscono quelle cose che in realtà sono le efficaci e che devono diventare attive nella coscienza attraverso il fatto che si illumina il proprio sapere spiritualmente con quello che può essere ricavato dal soprasensibile. Non altrimenti può essere illuminato quello che agisce nel presente.
Ora, nel presente, nell’immediato presente, vi sono tre correnti, ma che sono solo come onde innalzate di quello che broda nei sottofondi, e che io potuto solo caratterizzare con pochi tratti, iniziando da Max Scheler e Johann Plenge e mostrandovi che cosa significa il pensiero logico, che nel diciannovesimo secolo è stato spinto alla massima altura, e che cosa significa la fede nella rivelazione, che nel dogma dell’infallibilità è stata spinta alla massima altura, che cosa significhino queste per i fondi dell’anima umana.
Da quello che là nei fondi dell’anima broda, turbina e che è estremamente ampio, tre cose premono alla superficie, ma non così che già mostrino al presente l’uomo la loro vera essenza interiore.
In primo luogo — non bisogna farsi illusioni: Quello che si diffonde sulla terra, consciamente diffuso, è il dominio mondiale anglo-americano, che estende le sue ali sulla civiltà contemporanea. Considerate tutti i singoli fenomeni durante gli anni di guerra e negli attuali, cosiddetti, conclusioni di pace. Si chiama «pace» perché spesso oggi le si attribuisce il significato esatto opposto di quello che si dovrebbe designare con le parole contrarie. Tutto quello che si è svolto così si rivela come singola manifestazione di una delle grandi onde contemporanee della diffusione del dominio anglo-americano, della strada anglo-americana verso il dominio mondiale. Questo è uno. Questo si manifesta nella sua diffusione, sarà intelligente e astuto nella sua collettiva anima di gruppo, per incontrare molte cose che gli si oppongono.
Il secondo elemento si presenta in una forma completamente astratta, così astratta che è impossibile mostrare, dalle rappresentazioni e dagli impulsi di volontà in cui la cosa oggi appare, che possa diventare qualcosa di ragionevole. Questo è lo sforzo di un cosiddetto legame tra le nazioni. Questo sforzo per un cosiddetto legame tra le nazioni, come sale particolarmente nella mente di Woodrow Wilson, è, così come oggi si presenta davanti agli uomini, ancora un’impossibilità totale, perché è una delle peggiori astrazioni, perché, così come è pensato, non ha fondamento nella reale vita umana. Ma che sia presente, che se ne discuta, mostra che nondimeno dalle profondità di questa vita umana ci sia un desiderio di qualcosa di internazionale, a cui però non si fa che parlare accanto — come oggi si parla accanto a tutto — sviluppando la teoria di un legame tra le nazioni.
Il terzo elemento è lo sforzo sociale nel presente. Sono gli impulsi socialisti, questi impulsi sociali, dei quali si può dire che scaturiscono da fondamenti sottoconci veramente legittimi di una grande parte dell’umanità civilizzata contemporanea, ma che si fanno valere come istinti completamente caotici. Poiché quello che oggi per tutto il socialismo europeo fino all’estremo oriente si diffonde è che si dice: Io voglio questo, io voglio quello; io pongo questo o quello come ideale — ma non si sa da nessuna parte quello che si vuol veramente fare e di che cosa si parli. Non si sa da nessuna parte come portare le cose in un certo modo di pensare, in un certo contenuto di pensiero e sentimento. E anzi, questo contenuto di pensiero e sentimento lo si odia proprio oggi. È particolarmente caratteristico in un articolo di un certo Seeger, che sta nel primo numero della «Tribüne» che appare qui nelle vicinanze. Qui la triarticolazione è rifiutata in nome del proletariato e il socialismo è richiesto. Sì, se si mettesse al signore il compito di dire cosa si immagini sotto socialismo, naturalmente non potrebbe dire nulla che abbia un vero contenuto. La più assoluta mancanza di contenuto si mostra così nel parlare. Ma ciò dipende dal fatto che semplicemente non si arriva più a un contenuto di pensiero, che si hanno solo impulsi sentimentali e sentimenti istintivi. E alla fine è completamente indifferente se questo signore chiama quello che sente e prova socialismo, o se gli attribuisse un altro nome, per esempio europeanismo o negativismo e cose simili; parlerebbe nel medesimo senso pieno di contenuto. Sempre si potrebbe pensare lo stesso in quello che afferma, cioè nulla. Molti uomini del presente non hanno ancora avuto attenzione a questo, purtroppo non ancora attenzione.
Queste sono le tre correnti che emergono dal confuso caos psichico del presente: dominio mondiale anglo-americano, desiderio di tale internazionalità come si esprime nel sforzo di un legame tra le nazioni, e socialismo. Ma con il pensiero che si applica oggi in molti luoghi, non si arriverà mai a scoprire quello che effettivamente sta dietro queste correnti. Per questo sarà necessario un pensiero completamente, completamente diverso, quel pensiero che non ha la logica ordinaria del corpo, ma la cui logica nasce contemporaneamente mentre questo pensiero scaturisce dalla conoscenza soprasensibile, secondo i metodi che, in contrasto con i metodi scientifici contemporanei, ma cionondimeno nel loro senso, devono trovarsi spiritualmente-antroposoficamente.
Ora quello che dico così appare in fenomeni caratteristici. Sapete, le nostre proprie meditazioni, quando diventano storiche, seguono un metodo ben determinato, che ho spesso chiamato qui il metodo sintomatizzante.
Si vuol conoscere quello che vive nella storia attraverso sintomi. Non come la storia viene ordinariamente contemplata nel presente, che semplicemente si considera il seguente come causalmente derivante dal precedente in modo meccanicistico, ma considerando lo sviluppo storico come un flusso continuo, da cui però ad ogni punto dai fondamenti spirituali emergono i fenomeni. In questo modo, quello che emerge, quello che si manifesta negli eventi esterni, non può essere concepito come causale, ma come rivelazione di processi profondamente interiori. E molto di quello che avviene nel presente deve essere riconosciuto alla contemplazione in rappresentazioni visibili come sintomo di ciò che è profondamente interiore.
Ora in questi giorni un sintomo significativo può venirti incontro. Voi tutti avrete probabilmente riflettuto da uno o l’altro punto di vista su qualcosa che ha particolarmente devastato la nostra vita dell’Europa centrale, sul documento di pace di Versailles. Riguardo a questo documento di pace di Versailles, come ben sapete, naturalmente gli uomini si sono fatti i pensieri più vari. Ma un pensiero, che ora puoi trovare già anche nei giornali, è stato considerato meno, e per chi vuol scavare più profondamente, è un pensiero che indica qualcosa di straordinariamente caratteristico. È questo: che questo strumento di pace di Versailles, che dovrebbe far profonda impressione sulla civiltà moderna, semplicemente non è intellegibile, che, se si procede onestamente e si cerca di comprendere quello che in realtà è voluto con i singoli punti, non si può ricavare una vera comprensione della realtà. Non si può comprendere la cosa, non si riesce a scoprire quello che veramente è voluto con questo strumento di pace. Proprio se si cerca di scoprire dalle varie formulazioni quello che è precisamente inteso: non riesce. Per questo non è meraviglia che un francese, il professor Aulard, nel «Pays» si esprima nel seguente modo riguardo a questo strumento di pace. Quindi è un francese che vogliamo citare. Dice: «È propriamente mio dovere come storico, giornalista e cittadino leggere il trattato di pace e formarmi un’opinione su di esso. Finora, però, non mi è riuscito, e devo confessare che non sono stato in grado di leggere l’intero trattato di pace fino alla fine».
E questo è un uomo onesto. Gli altri leggono il trattato e credono di comprenderlo. Ma Aulard si sente obbligato come giornalista e cittadino a comprendere il trattato; legge ogni frase ancora e ancora ed è finora non arrivato alla fine, perché onestamente si confessa che non riesce a comprendere la cosa.
Poi dice ancora: «Nel mio mestiere ho studiato molti documenti diplomatici pesanti e scuri; il trattato di pace di Versailles è però un lavoro che spacca la testa come non conosco altro di questo tipo. Verrebbe da pensare che non sia stato pensato francesemente; neppure una traccia della chiarezza francese e dell’ordine nei pensieri, così che si crede di avere a che fare con una traduzione. Non voglio dire altro sul ciarlatanismo anglosassone. Ma il trattato è ciarlatanismo e una confusione di articoli. L’spiegazione di questo fatto l’ho trovato nell’ultimo articolo del trattato di pace. Francese quindi non è più la lingua diplomatica internazionale. Abbiamo perso questo privilegio. Ci è stato tolto. Tutti i grandi trattati della storia moderna sono stati redatti nel tenore francese».
Ora si deve dire: Non è invano che la lingua francese è diventata la lingua diplomatica, cioè quella lingua in cui può essere fissato quello che è concluso su base diplomatica. Lo è diventato perché, come la lingua di un elemento culturale moderno in declino, ha una grande precisione. Questo trattato è inglese, pensato in parole e proposizioni inglesi, e produce su chi è abituato al vecchio modo di pensare con chiarezza questa impressione, e deve produrre questa impressione. È corretto dire che la lingua inglese semplicemente non ha la precisione per esprimere quello che dovrebbe essere espresso. Ma questo è il caratteristico della lingua inglese, cioè della lingua dei popoli che ora assumono il dominio mondiale. Questa lingua dei popoli che ora assumono il dominio mondiale ha una volta questa particolarità, che in essa tutto quello che dovrebbe essere spiritualmente compreso non può essere espresso direttamente così come risulta, se si prende la lingua solo come esiste oggi. Questa lingua inglese non ha la possibilità di esprimersi così che quello che è espresso si accordi completamente con lo spirito. Si deve poter considerare una cosa simile senza diventare emotivi, senza trasformarla per esempio in un odio verso l’Inghilterra. Si deve poter considerare una cosa simile come un fatto scientifico naturale; è così. Con qualche studio «sine ira» si deve considerare quello che si rivela come il caratteristico della futura lingua mondiale. Ora questo caratteristico per la lingua mondiale futura è però qualcosa di straordinariamente salutare per l’umanità. È potenzialmente — così potrebbe non esservi nulla di più salutare per l’umanità moderna che dentro quell’elemento popolare che assume il dominio mondiale si sviluppi una lingua che non può accordarsi con lo spirito.
Considerate questo fatto in connessione con un altro che ho menzionato in vari luoghi, e anche qui. Ho spesso detto: tra gli scrittori dell’epoca precedente — nel presente potrei del tutto non immaginarli così — tra gli scrittori del diciannovesimo secolo che si consumava, che mi sono più graditi per il loro stile, per la loro forma di pensiero, appartiene Herman Grimm. Herman Grimm plasma quello che si è illuminato per lui come contemplazione in pensieri così che sono stato straordinariamente disponibile a soffermarmi sempre a questi pensieri. Eppure, quando una volta parlai con Herman Grimm e volevo opporgli solo molto poco della mia concezione della vita alla sua, mi diede solo come risposta: Lasciamo stare, caro dottore, in questo non possiamo capirci! — Era anche impossibile dire a Herman Grimm qualcosa di come vedevo le cose del mondo. Semplicemente non poteva farlo altrimenti che con un gesto della mano mandarla via. Tuttavia, se si vuol sapere come nel diciannovesimo secolo da una certa stratificazione della società dell’Europa centrale si pensava su queste cose, si deve andare da Herman Grimm, che da parte materna proveniva da Berna, quindi aveva non solo sangue dell’Germania del sud, ma sangue svizzero, che era zio a Jakob Grimm, padre a Wilhelm Grimm, e che aveva come moglie la figlia di Bettina Brentano, Gisela di Arnim, che quindi era completamente immerso in una certa visione associativa del diciannovesimo secolo. Oggi, quando leggo Herman Grimm, mi sembra come se leggessi da un lontano passato che giace secoli indietro. Questi sono documenti del diciannovesimo secolo, quello che appare in Herman Grimm. Ed è stato per me molto interessante — così dissi spesso — che, quando considerai la storia e lessi le considerazioni letterarie di Woodrow Wilson, trovai in Woodrow Wilson talora per me risonanze letterali in Herman Grimm. Eppure non sono affatto plagiate, poiché Woodrow Wilson non comprenderebbe forse nemmeno qualcosa se leggesse Herman Grimm. Ma chi ha un senso per una cosa simile nota in Wilson qualcosa di estremamente singolare. Nota in Wilson che quest’uomo parla come se qualcosa avvenisse foneticamente, come se la coscienza non fosse del tutto presente durante il suo parlare, e come se un demone che agisce negli strati sottofondi della anima di Woodrow Wilson, con esclusione della vera personalità di Woodrow Wilson, far germogli tutto, che poi si riveste meccanicamente nelle parole e costruzioni di frase. Si crede di parlare con Arimane stesso, che governa nei fondi della anima di Woodrow Wilson, quando si legge Woodrow Wilson. — Herman Grimm è presente, in ogni singola formazione di frase, là risiede sempre l’intera personalità; Woodrow Wilson è completamente assente, un demone parla nei fondi dell’anima umana, attraverso la bocca umana. Chi non lo sa, non comprende i legami più importanti e essenziali per la considerazione mondiale contemporanea.
Che cosa si esprime però in tutto questo? In tutto questo si esprime qualcosa di massima importanza. Nella lingua anglo-americana non vive più quello stretto legame dell’anima umana con l’elemento linguistico, come era presente nei tempi antichi. La lingua si è separata dall’uomo, diviene come lingua astratta. Quando si sente parlare inglese, certe espressioni, specialmente le terminazioni di frasi, sembrano sempre come se si avesse davanti un albero che nei rami e nei ramoscelli più esterni è secco. La lingua fa morire l’interno essere-penetrati dal psichico. Così viene provocato l’elemento opposto, il polo opposto della vita psichica: la necessità di comprendersi al di là del linguaggio.
Vedete, questo è l’estremamente importante. In futuro non si potrà comprendere l’inglese se contemporaneamente non si sviluppa una comprensione del tutto non vivente nella lingua, immediatamente elementare, sentimentale da uomo a uomo, che allora primo dà alla lingua la sua vita. Ma questo non significa niente di meno che l’uomo soprasensibile, il primo uomo soprasensibile deve entrare nell’essere storico dell’umanità. Finora gli uomini hanno parlato solo dai loro corpi fisici. Quello che come linguaggio hanno prodotto dai loro corpi fisici, questo muore con la lingua inglese. Sarà naturalmente presente, ma diventerà sempre più e più un suono astratto. E gli uomini devono entrare in relazione sociale attraverso i loro corpi eterici, così che, mentre parlano, realizzino una comprensione da pensiero a pensiero, una vera, non una superstiziosa lettura del pensiero. La lettura del pensiero, questo è una richiesta che va oltre i prossimi secoli. Comprendersi immediatamente da pensiero a pensiero e essere consci che la lingua sarà solo sempre più qualcosa attraverso cui si attrae l’attenzione dell’altro affinché stia attento ai propri pensieri. Se la lingua è ancora completamente psichica, così posso, in circostanze, quando nella sala qui tutto ronza, dove ci si intrattiene spiritosamente e tutto tonasuona confusamente, posso suonare il campanello, non è vero, allora diventa silenzioso. Ho annunciato che ora voglio parlare, allora si comprende così quello che parlo. Così sarà il parlare stesso in futuro. Dovrà accompagnare naturalmente lo sviluppo del pensiero, ma sarà un continuo annunzio dell’altro, e la comprensione da uomo a uomo dovrà emergere da un elemento psichico molto più profondo. Questo deve essere forzato nello sviluppo umano dal fatto che nei popoli governanti del futuro, nei popoli anglo-americani, la lingua come tale viene privata d’anima, e sorge la necessità di contrapporre il demone nell’interno del singolo uomo al demone in un altro uomo.
Allora l’uomo — perdonate l’espressione dura — starà molto più nudo di fronte all’uomo di oggi. Nel linguaggio si può mentire; il pensiero lo tradirà se è menzognero. Ma nell’epoca di transizione non si nota il loro carattere ingannevole, illusorio. È anche la ragione per cui i quattordici punti di Woodrow Wilson hanno beffato il mondo così. E ora comprenderete come considerare una cosa come il trattato di pace poco chiaro come un sintomo mondiale del nostro tempo. È molto caratteristico che questo trattato di pace poco chiaro appaia in un’epoca in cui gli uomini devono voltarsi dal linguaggio proveniente dal corpo fisico, dalle sue costruzioni, dalla sua grammatica, alla diretta comprensione del pensiero. Nella stessa misura in cui gli uomini avranno comprensione dell’azione dello spirito da uomo a uomo, nel medesimo grado le varie lingue della terra non saranno più un ostacolo per il procedere fraterno. E nel medesimo grado diventerà possibile un legame tra le nazioni. E nella medesima misura, in cui ai rapporti attuali, puramente animali — sono veramente arrivati quasi al massimo questi rapporti animali degli uomini — si aggiungono i rapporti spirituali, solo allora sarà possibile il socialismo. Il socialismo sotto le attuali premesse sociali, che sono antisociali, dipende dal fatto che gli uomini psichicità, spiritualità in sé assorbono, possono capirsi reciprocamente al di là del linguaggio. Altrimenti è impossibile arrivare a un vero socialismo. Si può aspirarvi, si può parlarne, ma si parla solo di ciarlatanismo di parole. E ciarlatanismo di parole si sente di continuo nel mercato della vita politica. È sempre così: quando oggi si sente un politico di una qualche sfumatura di partito, allora si sentono le sue parole, che si potrebbe quasi farsi recitare da sé, si sentono i vecchi programmi di partito, ben noti, non è nemmeno necessario ascoltare, ma dall’interno di lui sorge un fantasma orribile, una figura nera, che è completamente vuota e cava all’interno, e che vuol essere riempita; riempita da quello che può nascere dalla trasformazione degli istinti antisociali attraverso lo sviluppo della vita sociale, che però in futuro deve fluire da spirito a spirito, mentre il linguaggio proprio nel passato in molti aspetti era quello che per la prima volta ha reso gli uomini esseri sociali. Dai rapporti patriarcali e di altro genere provenivano dal linguaggio e da quello che come legame umano è stato effettuato attraverso il linguaggio. Ora, dove il linguaggio muore, deve una spiritualità interiore prendere il posto di quello che era la sostanza della lingua. Questa è la condizione di un vero progresso.
Ma a cose simili non vogliono affatto accostarsi gente come Max Scheler e Johann Plenge. Plenge era anche tra quelli che hanno ricevuto il nostro appello «Al popolo tedesco e al mondo della cultura»,che non l’hanno sottoscritto con la motivazione che certamente l’appello piacesse loro, ma che lo trovassero troppo poco chiaro, e per questo non potevano mettere il loro nome sotto. Comprendo completamente questo, poiché l’intera organizzazione spirituale di un uomo come Plenge è tale che non può attenersi altro che alle parole e alla struttura di frasi, che dal particolare modo delle parole e della struttura di frasi non avverte che uno spirito nuovo sta dietro. Per questo non avverte affatto quello che in realtà dovrebbe essere detto attraverso questo appello. Perché naturalmente le parole non possono essere collocate e le frasi non possono essere formate come l’umanità è abituata attraverso la piaga contemporanea dei giornali e attraverso la piaga scientifica, così queste parole formate e costruzioni di frasi formate appaiono singolari alla gente. E oltre al fatto che non trovano lo spirito, trovano anche il linguaggio poco chiaro. Comprendo pienamente entrambi, poiché dapprima c’è qualcosa da superare — quello che ho voluto caratterizzare attraverso il discorso odierno — se quello che in una certa misura dovrebbe essere detto in un linguaggio nuovo dovrebbe essere veramente compreso.
Questo è qualcosa che veramente oggi deve penetrare nella cultura, nella cultura spirituale dell’umanità, anche in altri campi.
Se una volta venite a Dornach, al nostro edificio che dovrebbe contenere la nostra scuola universitaria di scienza dello spirito, allora troverete tutto trattato diversamente da come l’arte finora ha trattato le cose. Già le pareti stesse le troverete trattate diversamente. Che cosa significa una parete sostanzialmente in tutta l’arte precedente, in tutta l’architettura? Una parete significa una conclusione. Si era dentro qualcosa, quello che era concluso dalle pareti, e questo doveva anche trovare espressione attraverso i motivi artistici, attraverso le forme artistiche. Si doveva sentirsi dentro qualcosa. A Dornach si rompe con questa tradizione, che è millenaria. Le pareti sono — naturalmente, artisticamente questo deve essere inteso — non tali che ci si senta chiusi, ma tutto è formato — tutto è artisticamente plasmato così che la parete spiritualmente-psichicamente diviene trasparente, così che interiormente si ha la sensazione: essa cessa di esistere, questa parete. Attraverso ogni piega l’anima è messa in una tale disposizione che sente le pareti psichicamente trasparenti. Questo è spinto fino al fisico nelle finestre. Per le finestre ho inventato il principio di fare incisioni su vetro, cioè lastre di vetro di un colore vengono trattate così da venire raschiate con la punta di diamante, e sono solo allora un’opera d’arte quando il sole esteriore splende attraverso, quando la connessione è creata dal mondo esteriore. Solo il brillare del sole rende il raschiato un’opera d’arte. Così il carattere artistico è tenuto nella formazione: pareti che si negano, così che si siede dentro non come in uno spazio chiuso, ma come se si fosse come microcosmo in connessione immediata con il macrocosmo, come se si fosse in una connessione intima con l’intero universo. — Questo deve essere cercato su tutti i campi dell’essere. Che si parli astrattamente di come il mondo sensibile dovrebbe essere una maya, questo non fa al futuro. Il mondo sensibile, se se ne nega l’esistenza, si farà notare ancora più nella sua esistenza. Ma se si supera artisticamente questa esistenza, attraverso la forma artistica stessa, allora dalla volontà si raggiunge quello che altrimenti dovrebbe essere raggiunto dalla contemplazione, dal pensiero, dall’astrazione.
Questo viene poi di nuovo in aiuto al fatto che il linguaggio deve diventare qualcosa che spiritualmente diviene trasparente, sul quale non si ascolta più, ma attraverso il quale si ascolta, per sentire i pensieri direttamente. Il linguaggio deve prima seccare, come fa la lingua inglese, per diventare ascoltabile attraverso, così che si ascolti direttamente i pensieri, così che appaia quella connessione da anima a anima che consiste in una sorta di lettura del pensiero. Questo gli inglesi non potranno fare. Questo la cultura inglese non potrà fare, la cultura da cui, nonostante la sua grandezza, è emerso Shakespeare o Newton o Darwin. Questo non può farlo da sola. Questo può essere realizzato solo se la cultura dell’Europa centrale si ricordi del suo elemento migliore e partecipi nella cultura mondiale a questo sentimento spirituale da uomo a uomo. Dobbiamo imparare a rompere completamente con quello che abbiamo sviluppato negli ultimi decenni come una degradazione e rinnegazione di noi stessi. Dobbiamo imparare a collegarci di nuovo alla grandezza di Lessing, Schiller, Goethe e così via e imparare a comprendere, di nominare «tedesco» quello che negli ultimi decenni abbiamo completamente dimenticato, da cui siamo completamente estranei. Allora potremo contribuire la nostra parte allo sviluppo della cultura mondiale. E soprattutto dobbiamo imparare a non essere sognatori e a non darci illusioni, ma a considerare la realtà così com’è. È questo quello che oggi è più urgentemente necessario. Dobbiamo imparare a guardare da vicino alle persone e a giudicarle da un certo punto di vista spirituale. Dobbiamo avere il coraggio di dire: quando sui problemi del presente si contrappongono due persone come Scheler e Plenge, allora colui che parla, Scheler, parla lucifericamente dalle cose, da impulsi di cui si lascia fecondare da un cristianesimo cattolicizzante. Qui parla Arimane con Lucifero, non parla l’uomo in mezzo. Questo uomo in mezzo deve essere trovato di nuovo. Ma dobbiamo avere il coraggio di guardare le persone così da vicino. Gli uomini oggi camminano l’uno accanto all’altro senza conoscersi veramente. Guardano l’uno l’altro superficialmente e si formano giudizi degli altri che sono loro convenienti; non si formano il giudizio che è veramente vero.
Questo è, cari amici, quello che sta insieme al fatto che dico: Dobbiamo smettere di darci illusioni. Dobbiamo sviluppare il coraggio della verità in un modo che per molti uomini contemporanei è ancora inaudito.
Con questa volontà dobbiamo stare in mezzo tra Ovest e Oriente, e dobbiamo anche avere il coraggio di giudicare le cose all’Oriente così che ci diciamo: Quello che qui spesso è stato menzionato come quell’elemento popolare che all’Oriente riposa come un germe che si svilupperà nel futuro, questo è attualmente soffocato da un elemento anti-russo, si potrebbe addirittura dire anti-umano. Poiché in quello che si sviluppa in Russia si sviluppa l’estrema conseguenza del pensiero logico che uccide l’uomo e lo spirito, che non può più produrre nulla di produttivo, che solo razzia dalle cose vecchie. È veramente come una tragedia gigantesca, come una tragedia amara, quando si considera quello che nel russo Oriente nella cultura della seconda metà del diciannovesimo secolo è emerso e che ha raggiunto la sua più alta elevazione nello spirito straordinario — anche se poco comprensibile per l’Occidente — straordinario per la Russia, Solowjow. In Solowjow tutto quello che in Russia è ricco di futuro è in certa misura filosoficamente riassunto. In Europa centrale poco ci si è occupati di Solowjow. Un professore universitario di filosofia, che ha una grande fama, una volta scoprì che c’era un Solowjow e che questi erano anche pensieri del presente con cui dovrebbe occuparsi. Ma allora non aveva l’impulso interiore di occuparsi della cosa direttamente da se stesso, così disse a uno dei suoi studenti: Tu vuoi diventare dottore, fai per me una dissertazione di dottorato su Solowjow, allora allo stesso tempo potrò imparare con te su questo Solowjow. — Questo era più o meno nel recente passato diventato il metodo attraverso il quale i professori universitari si appropriavano dell’ignoto nella produzione spirituale. Il professore universitario di cui ti parlo non è solo un professore universitario, ma una grandezza filosofica famosa dell’immediato passato concluso.
In questo Oriente c’è qualcosa che si lavorerà fuori di nuovo attraverso il leninismo distruttivo. Ma per questo è necessario che si impari a comprendere anche il terzo elemento, il vero sforzo sociale del presente nella sua forma spiritualizzata, che si impari a penetrarlo con vera scienza dello spirito. Allora per sé diverrà consapevolezza il fenomeno tragico e amaro che appare in Solowjow. Allora ci si dirà: Da un lato un Solowjow, sviluppandosi da questo Oriente europeo, pieno di germi costruttivi e fecondanti di spirito, che possono fiorire all’Oriente, che qui in Europa centrale solo non possono essere del tutto compresi; e allora, spazzando via questo fenomeno, la catastrofe mondiale bellica, portando addirittura nel vagone sigillato verso l’Oriente l’esecutore della morte della vita spirituale, Lenin. E la grande illusione in Europa centrale da molti, che le cose non devono essere prese così seriamente!
Come comete apparvero i discepoli di Solowjow quando la rivoluzione russa prese il suo inizio. Una rinascita desideravano della vita dello spirito morto, oppresso, paralizzato, su cui era passato come la notte stessa dell’anima, come la morte spirituale, l’uccisione dell’anima con tutte le sue relazioni. E una liberazione volevano le persone, che, come appare, erano veri discepoli di Solowjow: Kartachow, Samarin. Volevano dai primi raggi scintillanti della rivoluzione accendere un movimento spirituale in Russia. Al suo posto apparve quello che ora appare come una devastazione selvaggia di tutto lo spirito in Lenin, questo becchino di tutta la vita spirituale, dove tutto viene rinnegato quello che nella grande figura di Solowjow si è presentato all’umanità dell’Oriente. E intorno a questo fenomeno centrale le masse popolari proletarie, sedotte da quelli che seguono come loro leader. Un fenomeno infinitamente triste, che perde la sua tristezza solo se una volontà si ravviva per guardare la verità nei fatti confusi del presente. Una volontà interiore che non solo vuol maledicire quello che nel presente che erra appare, ma che vuole anche vedere la verità e riconoscere quello che nei legittimi proletari comprese le domande emerge su tutta la civiltà. Ma si deve nel presente, se si vuole vederlo chiaramente e non illusionisticamente, poter distinguere quello che è profondamente legittimo, ma inconscio, da ciò che emerge dalle vaste masse del proletariato come germi futuri ancora non nati nel pensiero, e quello che è istinto, perché è l’ultimo residuo marcio di una cultura che sta decadendo. Questo è quello che molto spesso sale dalla testa dei leader del proletariato in superficie come vapore. Il nostro tempo una volta ha il destino che il più fiorito stia accanto al più marcio. Questo è il destino di quelle epoche in cui un elemento ascendente vuol farsi valere accanto a uno discendente. Allora l’elemento discendente compare spesso nella forma dell’elemento ascendente, nella maschera dell’elemento ascendente. Allora ci deve guardare attentamente. Allora in Lenin deve essere visto il vecchio zar che appare in un’altra maschera, lo stesso modo di pensare che era nel vecchio zar, solo con le altre parole morte, inutili per quello che dovrebbero esprimere. La metamorfosi dello zarato nel leninismo dentro il russo Oriente del presente deve essere vista. Deve essere riconosciuto che quello che esteriormente appare può interiormente essere l’opposto di quello che esteriormente appare. Così difficili sono le relazioni del presente da penetrare. Quello che accade è come se un uomo mi venisse incontro con viso sorridente, con occhi banalmente amabili, con espressioni che volessero sedurmi, e fossi costretto dirgli: Nonostante la tua maschera, nonostante i tuoi occhi scintillanti, il tuo sorriso amorevole, tu sei un diavolo!
Questo viene richiesto agli uomini del presente: cercare la verità sotto le circostanze più difficili. Ma questo testimonia che questo presente ha la necessità di deporre tutte le comodità del pensiero e sentimento e farsi strada difficoltosamente verso la verità. Spazzato via deve essere tutto quello che oggi si esprime nelle parole: La confessione infantile, il semplice accoglimento ingenuo della Bibbia, questo ti conduce alla beatitudine. — Non è beatitudine a cui questo conduce, questo è solo gratificazione all’egoismo più selvaggio dell’anima. Tutto quello che oggi sgorga da questo sentimento deve essere osservato, deve essere contemplato. E se al posto di un coraggioso vero penetrare in quello che è necessario ai tempi odierni appare la comprensione da zia della scienza dello spirito antroposoficamente orientata verso l’organismo sociale triartiolato, allora non ci si deve rallegre perché questa comprensione da zia appaia esternamente esternamente benevola e benevola, allora non ci si deve credere di non potrebbe rifiutare. Piuttosto ci si deve chiamare da zia il carattere da zia e si deve sapere che oggi questo carattere da zia è il distruggente, che questo carattere da zia è quello che genera il bolscevismo, che vuol respingere. La guarigione può solo consistere nell’intervento virile, non-zia nella rigida scienza dello spirito. Questo è quello che oggi deve porre sulle nostre anime, che deve diventare un elemento, un fermento della nostra vita psichica. Se non riesce a fare questo, allora l’umanità non fa progredire. Se si decide di continuare nei vecchi sentieri di pensiero e sentimento, si decide il declino. Comodamente è dall’interno, altamente sgradevole diventerà dall’esterno. O invece ci si ravviva attraverso la forte forza interiore affinché si comprenda lo spirito, allora quello che deve morire sarà afferrato dallo spirito, e lo spirito lo trasformerà in una nuova civiltà europea, come lo spirito chiama tutto quello che muore a una nuova vita. Lo spirito genererà una nuova vita, e avremo di nuovo quello che è una corrente ascendente dell’uomo in una vita spirituale.
Poiché probabilmente accadrà che nelle prossime settimane qui non ci saranno lezioni qui nel ramo, dovrò offrirvi oggi qualcosa di riepilogativo. Qualcosa di riepilogativo che indicherà certi rapporti temporali la cui osservazione permette di ottenere una comprensione più precisa dei compiti del tempo presente. E una tale comprensione dei compiti del tempo presente è, come risulta da varie cose che ho proprio qui discusso, oggi necessaria nel modo più intenso.
L’uomo, specialmente dell’Europa centrale, è effettivamente oggi così disposto che teme le conoscenze del mondo spirituale oppure le disprezza. Entrambi sono interiormente imparentati. Ma proprio questa paura del mondo spirituale e questo disprezzo della conoscenza del mondo spirituale, dipendono dalla difficilissima situazione in cui l’Europa centrale è venuta, e in cui continuerà ad essere.
Su molte cose che desidero discutere riassuntivamente oggi, da me qui nel corso degli anni, e anche in queste settimane, è già stato accennato. Dalle considerazioni che qui sono state fatte, avrete ricavato che nell’Ovest, presso i popoli della razza latina e anglo-americana, in tutto quello che questi popoli nel senso più lato intraprendono politicamente, scorrono conoscenze soprasensibili. Chi si abbandona alla grande illusione che, per esempio, la politica anglo-americana non dipenda da certe conoscenze soprasensibili sullo sviluppo dell’umanità. E allo stesso modo conoscenze soprasensibili scorrono in tutto quello che all’Oriente è perseguito dai popoli dell’Asia e anche fino in Russia. Certamente, tuttavia, occorre escludere da quello che è qui inteso come aspirato in Russia tutto quello che si riferisce all’attuale regime russo. Questo è certamente totalmente estraneo e lontano da ogni conoscenza soprasensibile. Queste circostanze mostrano che noi nell’Europa centrale siamo in certa misura incastrati in conformazioni mondiali che sono completamente determinate da conoscenze soprasensibili, che spesso non sono di natura impeccabile per i tempi moderni. Abbiamo parlato di queste cose. Ed è anche stato sottolineato che non deve accadere che si continui a chiudersi di fronte alle vere visioni soprasensibili in Europa centrale in modo testardo. Poiché questo chiudersi davanti alle visioni soprasensibili guiderebbe questo povero Europa centrale sempre più e più nella necessità, nella miseria, nella confusione e nel caos.
Potrebbe corrispondere ad una nota contemporanea a tutte le fazioni sinistra e destra, di considerare tutto il soprasensibile come qualcosa di infantile nello sviluppo umano. I popoli dell’Europa centrale soffriremmo gravemente, gravemente se continuassero a chiudersi alla conoscenza soprasensibile, poiché sarebbero semplicemente serrati da quello che è saturo di conoscenza soprasensibile nell’Occidente e nell’Oriente. È importante sottolineare anche che nei più vasti circoli oggi la fiducia in coloro che hanno conoscenze soprasensibili è venuta meno, che questa fiducia dovrebbe essere sterminata da sola adorazione di quello che si può ottenere senza visione soprasensibile come conoscenza. E d’altro canto è anche corretto che nessun tempo più che proprio il nostro ha la necessità più intensa della coltivazione della fiducia in coloro che possono condividere qualcosa di queste conoscenze soprasensibili. Così ci troviamo in certa misura in Europa centrale nella condizione che abbiamo ciò che è più intensamente necessario, che però anche vogliamo più intensamente rifiutare. A questa realtà si deve guardare senza pregiudizi. Si deve chiedere, per esempio: Da dove ha dunque ottenuto il mondo anglo-americano questi insegnamenti nel corso dello sviluppo umano, che per noi in Europa centrale sono diventati così dannosi? E si deve chiedere: Quali sono quindi le fonti da cui i popoli orientali, in particolare i popoli orientali dell’Asia, potranno in futuro ottenere quello che sarà adatto a stringerci nella gola qui in Europa? — Solo una chiara comprensione di queste cose può essere veramente di beneficio.
Se si segue quello che anche presso i cosiddetti storici e politici completamente illuministi d’Inghilterra e America viene diffuso come idee mondiali, allora si scopre che anche in questi illuministi qualcosa scorre nei loro pensieri, che in qualche modo è influenzato da conoscenze soprasensibili sullo corso del mondo. Si ottiene questo completamente all’interno del mondo anglo-americano, in particolare dalla metà del diciannovesimo secolo, in un modo medianico. La strada che qui è stata, per esempio, suggerita nel mio libro «Come si acquisisce la conoscenza dei mondi superiori?», quella che è la strada dritta dallo sviluppo delle capacità umane dell’anima, quella strada non è amata nel mondo occidentale. Nel mondo occidentale si fa così che si cercano certe persone che si considerano particolarmente adatte a un’indagine del mondo spirituale, persone che hanno più o meno facoltà medianiche. Coloro che non credono a quello che ora esporrò, quelli, o le generazioni che verranno, dovranno pagare caro questo incredulità. Si cercano personalità medianiche. Queste personalità medianiche vengono messe in altri stati di coscienza, in stati di coscienza di trance, e se si conoscono le manipolazioni corrispondenti, attraverso le quali, dopo la sospensione della ragione esterna, da tali personalità medianiche si rivela quello che portano nel sottoconscio, allora si ottiene appunto quello che giaceva nel sottoconscio di queste persone. E da tali personalità medianiche si sono ottenuti, in particolare nel corso del diciannovesimo secolo nel mondo anglo-americano, i principi attraverso i quali si è potuti arrivare ai successi politici che si sono conseguiti. Semplicemente personalità che erano adatte a questo sono state messe in una certa trance, e allora da questa trance hanno sviluppato i compiti per il mondo anglo-americano. Gli uomini del mondo anglo-americano sono troppo intelligenti per farlo come i mitteleuropei, che semplicemente non credono a quello che viene rivelato così dai fondamenti dell’essere. Con questa incredulità ci si chiude verso tutti quegli impulsi che potrebbero aiutare nel reale procedere dello sviluppo umano.
Ora, il modo che ho qui suggerito, e che consiste nell’esperienza degli impulsi di sviluppo soprasensibile dell’umanità attraverso media, è un modo straordinariamente pericoloso. Poiché naturalmente negli organismi di tutti coloro che vengono cercati dalla popolazione anglo-americana, operano gli istinti della razza anglo-americana. E gli impulsi politici culturali che vengono così ottenuti risultano come colorati, mescolati con quello che è l’egoismo della razza anglo-americana. Proprio attraverso questo allora questi impulsi diventano efficaci al servizio egoistico della razza anglo-americana. E chi può penetrare quello che ci sia da penetrare in questo campo, sa che i successi della razza anglo-americana contro l’Europa centrale sono stati conquistati con l’aiuto di quello che l’occultismo del mondo occidentale ha così riportato da fondamenti spirituali, come ho appena suggerito. Il metodo che è seguito così è facile da penetrare. Basta che vi ricordiate di quello che otto giorni fa è stato detto qui. Basta che vi ricordiate che la logica ordinaria, come la applichiamo nell’osservazione sensibile esterna e per la produzione della scienza sensibile esterna, che questa logica realmente estingue la vera conoscenza soprasensibile. Poiché questa logica ordinaria è legata, nel senso più eminente legata, allo strumento della corporalità fisica. Non appena vi sviluppate a quelle capacità conoscitive di cui si parla nel mio libro «Come si acquisisce la conoscenza dei mondi superiori?», allora con queste vostre capacità conoscitive non siete più dipendenti dallo strumento del corpo fisico. Non appena vi servite solo di quella logica a cui siete abituati nella vita odierna, ordinaria, quella logica a cui vi siete abituati in conseguenza della scienza naturale contemporanea, allora siete messi nell’impossibilità di conoscere quello che effettivamente agisce socialmente e spiritualmente nello sviluppo umano. Per questo le persone ben informate del mondo anglo-americano si cercano i loro principi politici con l’aiuto dell’esclusione della logica ordinaria. Poiché, mettendo personalità idonee in trance, si esclude la logica ordinaria. Il medio parla dai fondamenti della sua anima, senza l’uso della ragione. E se allora si veste quello che così viene ottenuto nelle forme di pensiero del sano senso comune, allora si può ben comprendere, e allora si può anche usarlo ulteriormente nella vita pratica. Questo nel mondo occidentale viene ottenuto per tutto quello che si osserva nel trattamento dei fatti politici e culturali, con esclusione della logica ordinaria, per via medianica. Importanti impulsi per la politica culturale del mondo occidentale sono stati così ottenuti una volta e hanno agito negli ultimi anni.
Esattamente al contrario si fanno le cose all’Oriente, dai popoli che abitano l’Asia e anche da certi membri della popolazione russa dell’Oriente europeo. Vedete, non credo che si sarebbe arrivati a mantenere le idee della triarticolazione dell’organismo sociale in modo corretto, se non fosse stata anteposta da me l’indagine dell’organismo umano stesso, quella ricerca dell’organismo umano di cui ho parlato, almeno per cenni, nel mio libro «Dai misteri dell’anima». Là ho mostrato come l’organismo naturale ordinario umano è un organismo a tre articolazioni, come questo organismo naturale umano è articolato in tre parti in un organismo dei nervi e dei sensi, in un organismo ritmico e in un organismo del metabolismo. Riconoscere questi tre membri dell’organismo naturale umano è di un’importanza enorme per il pensiero contemporaneo dell’umanità. E attraverso quello che si pratica nella conoscenza mediante questa visione dell’organismo naturale a tre articolazioni dell’uomo, si arriva così a riconoscere correttamente l’organismo sociale nella sua triarticolazione. Così come oggi si può ricercare il fatto che l’organismo naturale umano è composto da questi tre articoli, dall’organismo dei nervi o dei sensi, dall’organismo ritmico, che è legato all’attività ritmica dell’organismo respiratorio e cardiaco, e dall’organismo del metabolismo, così come oggi si può ricercare questo, così non era ricercato nei tempi antichi. Ma nei tempi antichi si aveva una certa conoscenza istintiva, atavistica di queste cose. E l’Oriente, che era arrivato particolarmente lontano nel vecchio modo di guardare nel mondo soprasensibile e di ottenere conoscenza soprasensibile, questo Oriente ha preservato per sé ancora oggi gli istinti per applicare nella vita quello che si può ottenere da tale conoscenza soprasensibile. Per questo l’orientale ancora oggi cerca impulsi soprasensibili, proprio come fa l’occidentale; ma li cerca in modo opposto. L’orientale non tenta, mediante manipolazioni medianiche come l’abitante del mondo anglo-americano, di escludere la ragione, ma al contrario, tenta di fecondare la ragione. Cioè, tenta di fecondare l’uomo dei nervi-sensi dal lato dell’uomo ritmico. Per questo troverete all’Oriente che a coloro che vogliono conoscere qualcosa di soprasensibile viene innanzitutto consigliato un allenamento dell’attività respiratoria umana, un allenamento di tutto l’uomo ritmico. Gli esercizi yoga orientali, che dovrebbero fornire a questi popoli dell’Oriente vera conoscenza, questi esercizi yoga orientali mirano a allenare l’uomo ritmico così che, attraverso un certo modo di respirare, attraverso una certa tecnica dei movimenti cardiaci si esercita un’influenza sul pensiero umano, che altrimenti è legato solo allo strumento fisico. Nel momento in cui l’orientale si dedica certi esercizi yoga, solleva la respirazione ritmica ordinaria e l’attività cardiaca ordinaria dal loro corso naturale e li trasferisce in un corso tale che acquisiscono influenza sulla ragione, che altrimenti sarebbe diretta solo verso il senso-mondo, e attraverso questa influenza riceve come infiltrata conoscenza del mondo soprasensibile. Così anche l’orientale, per la strada opposta come l’occidentale, ha vera conoscenza del mondo soprasensibile. Questi due modi di conoscenza, danno effettivamente vera conoscenza. Ma proprio come l’americano e l’inglese come occultisti, per le ragioni che vi ho esposto, ottengono conoscenze che risiedono nel senso egoistico popolare, così l’orientale, per il fatto che affronta il corpo che è infiammato da impulsi razziali con i suoi esercizi yoga, otiene impulsi egotistici razziali. Tra gli impulsi egotistici volksetnici dell’Occidente e gli impulsi egotistici razziali dell’Oriente siamo appunto incastrati. Ma vi è conoscenza da ottenere per questa strada. E coloro che per questa strada acquisiscono conoscenza in Occidente e in Oriente, semplicemente ridono degli europei che credono di acquisire vera conoscenza per la strada delle loro scienze o delle loro considerazioni sociali. Quello che gli europei blaterano dalle loro scienze naturali, dalla loro cosiddetta conoscenza causale, quello che poi riversano dalla loro manera di pensare nella loro scienza sociale e agitazione sociale, questo è considerato dal occidentale e dall’orientale come blateraggio, che alla base è realmente. Poiché quello che sta nelle nostre scienze europee e nei nostri impulsi europei di agitazione, questo è rispetto alle vere forze che dirigono lo sviluppo umano, appunto puro blateraggio. E proprio perché viviamo in un puro blateraggio, perché vogliamo respingere tutto quello che è colto dalla realtà, per questo cadiamo nella miseria. Appena gli uomini inconsciamente notano che qualcosa è preso dalla realtà, come l’idea della triarticolazione, subito lo calunniano come qualcosa che non deve esistere. Finché però continueremo attraverso il blateraggio — sia il blateraggio della scienza sia il blateraggio dei partiti — a voler eliminare dal mondo tutto quello che è realtà, allora non usciremo dal caos e dalla confusione, ma andremo solo sempre più profondamente nel caos e nella confusione. Ma dobbiamo anche essere completamente chiari sul fatto che né la via dell’Occidente né quella dell’Oriente può essere la nostra. Poiché proprio qui in Europa centrale è necessario che la via sia seguita nel senso più eminente contemporaneo. E questa non può essere altro che quella designata nel mio libro «Come si acquisisce la conoscenza dei mondi superiori?». Su cosa si basa, in contrasto con l’Occidente e con l’Oriente, quello che è prefigurato in questo libro? Per comprendere questo, si deve certamente guardare un poco nello sviluppo dell’umanità. Soprattutto, si deve appropriarsi una grande verità temporale, che consiste — come ho già spesso menzionato anche qui — nel fatto che nel mezzo del quindicesimo secolo si trova un punto di svolta dell’umanità contemporanea. Da allora secondo la nostra periodizzazione storica della scienza dello spirito inizia il quinto sviluppo culturale postatlantico, che si distingue chiaramente da tutto quello che è venuto prima e da quello che dall’ottavo secolo prima di Cristo fino al quindicesimo secolo dopo Cristo è durato. Allora inizia lo sforzo dell’umanità di ottenere tutte le conoscenze attraverso un nuovo stato di coscienza. Questo sforzo dell’umanità di stare sulla punta della personalità, di sviluppare pienamente l’anima cosciente, procede parallelamente con altri fatti che ho già menzionato. E in nessun altro modo possiamo aspirare a una conoscenza soprasensibile che non sia prendendo pienamente in considerazione questo fatto.
La scienza esterna deve quindi rimanere blateraggio, perché non può guardare nel corso dello sviluppo terrestre legato allo sviluppo umano. Quello di cui parla la scienza naturale esterna, sono veramente solo le onde che spingono verso la superficie della vita. Questa scienza naturale esterna parla di quello che viene ricercato nel laboratorio fisico, quello che è osservato attraverso telescopio e microscopio, parla di quello che è osservato sul cadavere, parla di tutto quello che è morto nello sviluppo. Non parla mai di quello che è vivo nello sviluppo. Poiché non c’è provetta per nessun laboratorio, non c’è reazione chimica attraverso la quale si potesse stabilire quello che solamente e singolarmente può essere stabilito attraverso l’esperienza soprasensibile dell’uomo stesso. L’uomo solo, l’uomo vivente è colui attraverso cui i grandi eventi possono essere ricercati. I grandi eventi dell’essere terrestre non si devono ricercare voltandosi alla provetta nel laboratorio chimico. I grandi eventi dell’essere terrestre si devono ricercare voltandosi a quell’essere dove le forti reazioni accadono, all’uomo stesso. Ma se si presenta lo sviluppo umano solo così come è oggi, allora non si arriva alle cose importanti; si deve contemplarla attraverso i millenni, e questo è possibile veramente solo attraverso conoscenza soprasensibile. E quando la si contempla attraverso questa conoscenza soprasensibile, si scopre che in tutto quello che oggi chiamiamo cibo, in tutto quello che possiamo assorbire come materie materiali esterne per il soddisfacimento delle nostre necessità corporali, oggi non vive più la stessa cosa che viveva prima del quindicesimo secolo. Così paradossale, assurdo e folle questo sia per gli uomini del presente, che sono così scientifici secondo la loro opinione, che sono blateratori secondo la nostra opinione, così paradossale e irragionevole questo sia secondo la visione degli uomini di questo presente, è così veramente, che certe forze di quasi tutti i generi alimentari e quasi tutto quello che prendiamo per il soddisfacimento delle nostre necessità corporali dal mondo fisico esterno, si sono cambiate dal quindicesimo secolo. Prima del quindicesimo secolo, in tutto quello che era materiale, indipendentemente dal fatto che lo si prendesse direttamente dalla natura o lo si cucinasse, vivevano forze che ancora agivano psichicamente. Mentre l’uomo mangiava, riceveva da quello che consumava certe forze psichiche. Così fornire agli uomini le forze psichiche attraverso il semplice mangiare è dal mezzo del quindicesimo secolo completamente perduto. Da allora siamo effettivamente entrati in una fase dello sviluppo terrestre dove dal terreno stesso e da quello che esso corporalmente, per il soddisfacimento delle nostre necessità corporali, ci dà, non possiamo più avere nulla. Da allora è così che solo processi fisici avvengono nel nostro metabolismo, mentre prima, mentre digerivamo, il nostro metabolismo era altrettanto psichico quanto è oggi — scusate la parola dura — per esempio una mucca o un serpente. Vi sorprenderà che dico proprio questo. Ma per quanto riguarda il metabolismo esterno, la mucca, quando digerisce, è un essere più psichico dell’uomo, e così è il serpente. Se vedete la mucca coricarsi o stare ferma dopo aver mangiato, o se vedete il serpente digerire, allora vive qualcosa nell’organismo astrale di questa mucca o di questo serpente, che nei tempi precedenti, dove l’uomo era più orientato verso l’animalesco, viveva anche nell’uomo, ma che oggi non vive più nell’uomo. Siamo liberati dalla natura da questa parte così che essa non agisce più nello stesso modo di una volta. Potete trovarlo sorprendente che proprio per noi il cibo abbia perso l’effetto psichico e non per la mucca; ma è così. Le espressioni significano sempre cosa diversa in esseri diversi. Proprio perché l’uomo è diversamente organizzato, il cibo significa qualcosa di diverso per lui che per la mucca o per il serpente, cosa che i materialisti non credono. Proprio per l’uomo, perché è organizzato diversamente da una mucca, è così come ho appena esposto. Quindi oggi dobbiamo contare con questo tipo più fisico del nostro metabolismo rispetto a prima. Ma per questo dobbiamo anche imparare a contare con tutto quello che si è cambiato dall’altro lato.
Vedete, se rimanessimo svegli per tutta la nostra intera vita, saremmo i sciocchi più stupidi che potrebbero esistere, di fronte al mondo soprasensibile, perché useremmo sempre la nostra ragione solo attraverso lo strumento del fisico-corporale ordinario. Cioè, da noi dovrebbe svanire tutta l’intuizione soprasensibile. È la nostra fortuna che ogni volta quando ci addormentiamo ritraiamo la nostra ragione dal cervello fisico e allora abbiamo la ragione del mondo soprasensibile. Solo che oggi non vogliamo ancora sviluppare la nostra coscienza per portare anche questa conoscenza del mondo soprasensibile che acquistiamo inconsciamente nel sonno anche dentro l’organizzazione fisica. Ma dobbiamo farlo, allora diventeremo esseri umani diversi da come siamo adesso. È in realtà così: mentre nella nostra attività metabolica quotidiana diurna noi diventiamo sempre più fisici nei nostri processi, durante il nostro tempo di sonno diventiamo già sempre più spirituali, sempre più spirituali. E si tratta solo di portare in quello che raccogliamo come esperienze spirituali dal sonno al risveglio. Lo portiamo dentro non facendo come l’orientale, non infiltrando la nostra ragione dal processo respiratorio in una certa misura, ma attraverso il fatto che ci trattiamo puramente psichico-spiritualmente, come è descritto in «Come si acquisisce la conoscenza dei mondi superiori?», così che in questa vita esterna cambiata — che sorge per noi dal fatto che ci trattiamo in questo senso — tutto quello che la ragione accumula nel mondo soprasensibile dal sonno al risveglio può entrarvi.
Ho già menzionato prima: Nel modo in cui molti uomini lo fanno oggi, si ottiene certamente l’influenza del mondo soprasensibile: bevono alla sera così tanta birra che hanno il necessario peso nel letto. Sì, allora non riesce affatto a una persona dal sonno al risveglio di abitare nel mondo soprasensibile in tale modo che questo sperimentato soprasensibile possa effettivamente entrare. Piuttosto, dobbiamo trattare questo corpo, che è diverso dal mezzo del quindicesimo secolo comunque, così da trattarlo, in una certa misura dall’anima, come è nel senso del libro «Come si acquisisce la conoscenza dei mondi superiori?». Poi otteniamo per la prima volta sentimento soprasensibile, e poi anche sapere soprasensibile.
Quello che qui è raccomandato come ascesa dell’Europa centrale al mondo soprasensibile si distingue molto essenzialmente dall’ascesa degli occidentali, dall’ascesa degli orientali. Quello che qui è raccomandato è uno sviluppo di quello che semplicemente lo sviluppo umano dal quindicesimo secolo richiede. Quello che è guidato in Occidente si basa solo su quello che si è potuto osservare sui sentieri dell’esperienza che si è potuta fare con gli indiani. Questi indiani, che si è sterminato alla conquista dell’America, erano secondo la visione degli europei abbastanza popoli non colti. Sì, esteriormente erano anche popoli abbastanza non colti. Ma il singolare era che questi indiani americani, che si è sterminato, avevano un sapere soprasensibile molto intenso, e hanno ottenuto questo sapere soprasensibile attraverso metodi che poi gli anglo-americani hanno imparato da questi indiani e in un modo un poco più colto, ma per questo anche più decadente, hanno praticato. Ciò ha principalmente una base in un processo molto significativo nello sviluppo terrestre. Sapete, la storia racconta unilateralmente come le cose nel sviluppo culturale sono andate. La storia racconta di varie migrazioni culturali dall’Asia qui in Europa attraverso Grecia, Roma e così via. Ma non racconta che un’altra migrazione culturale ha avuto luogo, ora non per la strada dall’Asia qui in Europa, ma dall’Asia attraverso l’Oceano Pacifico qui verso il nostro Occidente contemporaneo, verso l’America, per i sentieri che in tempi antichi erano completamente possibili. Quello che all’Oriente è stato conquistato in spiritualità, è stato proprio portato in America. E sapete — almeno coloro che erano presenti quando ho parlato di questo poco più di un anno fa qui — che anche l’intera storia esterna della cosiddetta scoperta dell’America e dei grandi principi di sviluppo umano è sciocchezza. Poiché allora ho detto: ancora fino al dodicesimo secolo si sapeva bene in Europa che all’Ovest c’è un’America. È stato solo dimenticato. La conoscenza è stata coperta, e la scoperta dell’America è solo una riscoperta, una riscoverta di quello che prima si sapeva bene. Per primo il collegamento tra l’essere europeo e americano è stato strappato, allora si è riscoperto questo collegamento. Ma si è scoperto in tale modo da avere massacrato gli americani di allora, gli indiani americani. Questo tipo di espansione culturale, questa è stata la prima tappa sulla via su cui poi abbiamo gradualmente proceduto. Sì, è veramente così che, quando gli europei sono andati in America, hanno trovato presso gli indiani bene una cultura sporca esteriore nel mondo materiale, ma hanno anche trovato una vita spirituale elevata presso questi cosiddetti popoli selvaggi, ai quali hanno fatto un male terribile. E questi popoli selvaggi hanno parlato ad ogni occasione del grande spirito che viveva in tutti i dettagli della loro vita presso di loro. Era per coloro europei che potevano capire qualcosa, talora una grande esperienza apprendere proprio il modo in cui questi indiani americani parlavano del grande spirito. Come avevano preservato questi indiani esteriormente decaduti durante lo sviluppo terrestre la possibilità di guardare a questo grande spirito che pervade e permea il mondo? L’avevano preservata attraverso il fatto che esteriormente-fisicamente erano decaduti in una certa misura. Erano esteriormente-fisicamente irrigiditi. Così era rimasto loro, come una memoria enorme, il sapere di questo grande spirito, che era venuto loro dall’Oriente, da nostro Oriente, ma per la via opposta, attraverso l’Oceano Pacifico. L’avevano preservato. Si erano separati dalla conoscenza dell’anima e corporale la conoscenza spirituale. Vivevano in certa misura completamente assorbiti nello spirito.
Gli europei avevano un terrore senza fine di ciò che veniva alla luce come notizia dello spirito da parte degli indiani nord-americani. Gli europei avevano già provveduto anche prima che questo terrore davanti lo spirito non fosse scacciato. Ho spesso accennato quello storico concilio di Costantinopoli nell’anno 869, al quale la Chiesa cattolica ha abolito la fede nello spirito, al quale la Chiesa cattolica ha decretato che d’ora in poi non si doveva credere a corpo, anima e spirito, ma che si doveva credere solo a corpo e anima. E questo abolimento della conoscenza dello spirito, ha effettuato tutto quello che è venuto a Europa come caos di scienza e conoscenza. Non era perciò meraviglia che questa umanità europea, cresuta nella paura davanti a tutto spirituale, provasse una paura ancora più terribile quando si trovò davanti agli indiani americani con la loro notizia del grande spirito. Ma come detto, questo era solo l’inizio della via su cui abbiamo proceduto. Abbiamo gradualmente dalla grande illuminazione europea anche disabituato noi stessi alla credenza nell’anima, e crediamo nell’odierno materialismo solo ancora nell’efficacia del corpo. Ma da questa credenza, da questo superstizione nell’efficacia del corpo deve nascere quello che nuovamente alla conoscenza del spirituale, del soprasensibile sulla via porta, da cui ho appena parlato, e che non può essere né la via degli occidentali né la via degli orientali, ma che deve essere specialmente quella dell’Europa centrale. E da questa via dell’Europa centrale si troverà anche quello che solo e unicamente può condurre anche fuori dalla miseria sociale, dal caos sociale. Nessun’altra via può condurci.
Ma vedete anche, a questa via appartiene uno sforzo. Si deve fare qualcosa con sé stessi. Si deve avere la pazienza di sviluppare le proprie capacità psichiche e spirituali. Poiché dal mezzo del quindicesimo secolo queste capacità psichiche e spirituali non si sviluppano più così che si debba semplicemente mangiare e poi da quello che esce dalla digestione del cibo sorga quello che può infiltrarci di visioni spirituali. Dobbiamo per così dire dal quindicesimo secolo prendere lo sviluppo in mano noi stessi, se non vogliamo rimanere sciocchi. Ma questo è il grande ideale dell’umanità materialistica in Europa, rimanere sciocchi, non diventare saggi, riconoscere solo quello che sorge dalla digestione del corpo. Questo è fondamentalmente però la vera causa anche per i danni sociali che sono sorti in Europa dal mezzo del quindicesimo secolo: questi ideali dell’umanità materialistica europea, sì non prendere da sé lo sviluppo psichico e spirituale proprio, ma rimanere così come si è nati, e come ci si sviluppa con la massima esclusione di ogni sviluppo spirituale e psichico.
E in questo gli uomini non notano nemmeno come i legami storici realmente sono. Non notano, per esempio, nemmeno come proprio dagli stessi impulsi da cui il secondo concilio ecumenico nell’anno 869 era portato, quello che ha abolito lo spirito, è così portata la nostra scienza universitaria contemporanea e ugualmente le nostre teorie sociali odierne. La gente crede di essere illuminati perché vedono solo quello che è nella loro coscienza. Non notano che non c’è stato nessun Marx, nessun Engels, nessun Lassalle, con il loro peculiare modo di pensare, se Marx e Engels e Lassalle non erano stati gli studenti di coloro che erano preparati alle loro visioni dal concilio ecumenico del 869. La socialdemocrazia, nei suoi vari partiti odierni, è la fedele discepolo di quello che ha governato nella Chiesa cattolica. Solo che gli uomini non lo notano. Non notano che spesso sono i successori degli impulsi cattolico-cristiani. Credono di essere semplicemente negli impulsi del tempo più recente. Sarà un immenso venire a se stessi, quando una volta i partiti, proprio quelli che oggi stanno a sinistra, noteranno come nel senso cattivo brutto sono cattolici fedeli alla fede. Se una volta gli uomini avranno gli occhi aperti su questo, se una volta si sveglieranno su questo, oh, questo sarà un singolare venire a se stessi. Perciò si provvede anche così fortemente affinché gli uomini non abbiano gli occhi aperti su questi legami. Così è ancora oggi così che chi penetra le cose deve effettivamente sempre solo dire quello che infine è abbastanza disaggradevole a tutti gli uomini di oggi, sia da sinistra che da destra. Non si può in armonia con i toni della sinistra e della destra oggi, se si comprendono i legami delle cose. Perciò è anche oggi così che si vorrebbe escludere dalla efficacia pubblica più che mai tutti gli uomini che capiscono qualcosa della cosa, e che si vuole come guide il più volentieri hanno quelli che nessuna conoscenza della cosa nella loro testardaggine di toro sono intorbidati. Ma a queste cose deve penetrare il pensiero libero dalla pregiudizio nei capi degli uomini, nei cuori degli uomini, altrimenti le cose non continueranno. Perciò sempre ancora e nuovamente si deve esortare a tale contemplazione senza pregiudizio delle circostanze del presente. Soprattutto deve essere compreso questo legame che c’è tra veri principi sociali e quello che come conoscenza del mondo soprasensibile è presente.
Vi sono tre concetti importanti nel campo sociale. Li trovate nel mio libro «I punti cruciali della questione sociale»: il concetto di merce, il concetto di lavoro umano e il concetto di capitale. Su questi tre concetti è stato detto molto da parte di accademici e non accademici, da parte di partiti e di persone senza partito nei tempi moderni. Ma difficilmente è stato fatto qualcosa di così inaccurato con tanta sicurezza sul concetto dei tre: merce, lavoro umano, capitale. Con questo non voglio dire che talvolta non siano emersi sentimenti molto appropriati su queste cose. Poiché il sentimento che ho spesso caratterizzato nei miei discorsi, quello che è stato scatenato nella grande massa proletaria sulla considerazione della forza di lavoro come merce, questo sentimento è certamente pienamente giustificato. Da questo sentimento devono anche nascere importanti impulsi sociali. Ma questo non impedisce affatto che il concetto, l’idea, il vero impulso da cui deriva questo sentimento, sia fondamentalmente sbagliato. Poiché non si può conoscere il concetto di merce se non si ha assorbito almeno il primo livello della conoscenza soprasensibile in sé. Per paradossale che questo appaia agli uomini oggi, è vero. La merce è qualcosa a cui è collegato il lavoro umano, dove l’uomo si è in certa misura collocato in essa. La definizione della merce come la trovate in Marx è completamente scorretta. Poiché Karl Marx usa per questo solo i concetti che si possono avere dalla scienza sensibile ordinaria. La merce non può assolutamente essere compresa da nessuno che non abbia un concetto di conoscenza immaginativa. Per questo non ci sarà mai una definizione della merce, prima che la conoscenza immaginativa sia riconosciuta. E ho nel mio libro «I punti cruciali della questione sociale» fatto appunto conto di queste cose. Non c’è meraviglia che gli uomini dicano che non comprendono queste cose. Si devono semplicemente trovare in modo di pensare che governa in questo libro, non in quello che domina al di fuori di questo libro nella letteratura che prescinde da tutta la realtà.
Nessuno può parlare di lavoro umano che non sa qualcosa di conoscenza ispirata. Poiché dire semplicemente oggi: merce è lavoro accumulato — o: il capitale è lavoro accumulato — questo è naturalmente un puro assurdo. Ho già una volta menzionato qui che il lavoro, l’uso del lavoro come tale, non è determinante per nessun concetto dell’economia nazionale. Poiché qualcuno che gioca a tennis tutto il giorno o fa altro, che non ha nessun effetto di economia nazionale, usa la stessa forza di lavoro come qualcuno che spaccajne legna, che ha un importante effetto di economia nazionale. Non dipende da quanto lavoro viene impiegato nel processo dello sviluppo umano, ma dipende da come quello che emerge come prestazione dal lavoro sta nella congiuntura della vita economica nazionale. Dal lavoro nessuna cosa riceve il suo valore. Nel momento in cui rendete il valore della merce dipendente da un lavoro, verremmo a puri assurdi. Si tratta di come il lavoro viene collocato nel processo economico nazionale, altrimenti il lavoro è qualcosa che è completamente indipendente da tutta l’economia, che è legato alla natura umana stessa. Perciò non si può decidere sul lavoro dal processo economico stesso, ma si deve decidere sul lavoro su quel terreno che è indipendente dal processo economico, sul puro terreno giuridico. Lo trovate anche discusso nel libro «I punti cruciali della questione sociale». Per sapere qualcosa su queste cose, è necessario guardare nella realtà in un modo ancora completamente diverso da quello che può la ciarlataneria scientifica contemporanea. Deve una volta parlare seriamente su queste cose, perché con un enorme presunzione, con un’enorme presunzione di sé, si presenta tutto quello che nei tempi moderni non è altro che ciarlataneria scientifica. E la ciarlataneria scientifica è rispetto alle esigenze del presente tutto quello che non vuol elevarsi dalla semplice conoscenza sensibile alla conoscenza soprasensibile. La funzione che la forza di lavoro ha nel processo dello sviluppo umano, si può trovare solo se si ha una sensazione della conoscenza ispirata.
E così strana come suona: sulle funzioni del capitale nessuno si può veramente chiarire, che non abbia un concetto dell’intuizione, della più alta forma di conoscenza. La Bibbia già lo sospettava, insinuando che con il cristianesimo il mammonismo dovrebbe essere combattuto. Certamente, questa conoscenza deve in certa misura essere una che agisce per la strada inversa. Ci si deve chiarire su quello che deve stare al posto del capitale arimanico attraverso la conoscenza soprasensibile, non attraverso una conoscenza legata alla sensualità. Così il costituirsi di una sana economia nazionale dipenderà dal fatto che la gente si impegni in una sana conoscenza soprasensibile, altrimenti dei particolari di economia nazionale in futuro si blaterà proprio come ora si blatera. Per conoscere qualcosa di socio-economico, oggi è necessario conoscere la scienza dell’iniziazione. Ma questa scienza dell’iniziazione, di cui qui si parla, è appunto rifiutata e disprezzata da coloro che oggi vogliono agire pubblicamente. Per questo quello che esce dalla semplice contemplazione dei sensi nella forma di opinioni di partito per colui che penetra le cose — questo deve una volta essere detto — come il concerto dei detti di una società di sciocchi. Ora potete immaginarvi che non è una piacevolezza, dato che la verità sta così, dire questa verità all’umanità contemporanea. Ma questa verità deve essere detta all’umanità contemporanea. Così urta insieme le cose oggi, che l’umanità contemporanea non vuol udire proprio la verità, che però è assolutamente necessario che all’umanità contemporanea sia detta senza riserve questa verità. Poiché l’umanità contemporanea vuol dalla sua sensazione e sentimento assoluto proprio quello che sta nel senso di questa verità. L’umanità contemporanea è però addormentata in tutte le illusioni della vita, e non vuol prendere congedo da queste illusioni della vita.
Ho poco tempo fa qui citato il detto di un uomo che proviene dalla cultura latina, insinuando che spesso da culture che tramontano può venire un infuocarsi specialmente forte di vera conoscenza della verità. Benedetto Croce, egli dice nei «Fondamenti dell’estetica» — ve l’ho citato due settimane fa — che l’arte non può assolutamente appoggiarsi al mondo fisico esterno. Perché no? Secondo Benedetto Croce perciò non, perché il mondo fisico esterno non è reale e l’arte aspira alla realtà. Cose simili appaiono all’umanità contemporanea interamente incredibili. Eppure sono vere, completamente vere. Quello che nella vera arte vive, è una realtà completamente diversa da quella che nella manifestazione sensibile esterna vive. Si aspira, creando artisticamente, dalla irrealtà della natura fisica verso la realtà che nello spirito per prima è presentita, e che poi nello spirito si può trovare attraverso conoscenza soprasensibile. Perciò proprio in forme soprasensibili, in creazioni artistiche soprasensibili, l’umanità contemporanea deve venire in aiuto, perché essa vuol ritrovare il sentiero di nuovo nel mondo soprasensibile. Ma non altrimenti è possibile procedere in queste cose, se non che si sviluppa un senso interiore — e sapete, anche gli insegnamenti del libro «Come si acquisisce la conoscenza dei mondi superiori?» vanno in questa direzione — che si sviluppa un senso interiore per il vero reale, che ci si sviluppa anche un senso per come poco nel presente attraverso i normali mezzi culturali questo senso per il vero si sviluppa veramente. Pensate solo, come negli ultimi cinque, sei anni siamo giunti al punto che negli grandi affari mondiali la voce della verità a malapena suona più. Pensate come molto ciarlatanismo falso è stato parlato negli affari mondiali grandi negli ultimi cinque, sei anni e fino ad oggi. Tutto questo testimonia il senso che tende all’untruth del presente mondiale. Proprio qui, nel seno di questa società, doveva sempre ancora e nuovamente essere menzionato che l’appropriazione del senso per la vera verità è necessaria nel modo più eminente. Quando qui si è iniziato a lavorare nel senso del movimento antroposofico, allora erano nel seno di questo movimento da varie relazioni antiche molte persone che molto volentieri hanno ritoccato la verità. Emerge proprio da tali movimenti, come quello antroposofico, che preferibilmente si coltivano i vecchi errori piuttosto che le nuove virtù. Un così scivolare via dalla verità, era qualcosa che alla particolare tendenza si era sviluppato. E si è avuto spesso difficoltà, proprio all’interno di questa società, a portare dentro qualcosa che consiste semplicemente nel fatto che si chiama la menzogna una menzogna. Se sempre di nuovo persone all’interno di questa società hanno detto qualcosa che non è vero, allora si è sempre di nuovo avuta la tendenza, a scusare, a rappresentarla così che certamente buone intenzioni potessero stare dietro all’untruth e simili. — No, ma dipende dall’aver cura che si chiami l’untruth untruth. Sapete che era la conversione verso la verità che ha effettuato che questa società antroposofica si è staccata dalla vecchia società teosofica, che, come sapete anche, continua a vivere nel mondo. Ora, riguardo a tutto quello che agisce in questa società antroposofica, si mente nella società teosofica oltre. Ed è proprio necessario, perché prendo in considerazione qui altri fenomeni contemporanei, che vi renda attento oggi, dove devo riassumere molto di quello che è stato accennato nel corso del tempo, in quale modo raffinata si mente di nuovo sul movimento antroposofico da parte teosofica, si mente persino in un libro, la cui prefazione contiene il detto: «Spero di aver riferito la verità». Ma in questo libro, di cui l’autrice spera di aver riferito la verità, sta, tra l’altro: «È certo che la separazione steineriana è stata una benedizione». — La separazione della società antroposofica da quella teosofica. — «L’occultista» — ora ascoltate la menzogna massiccia — «L’occultista» — con questo ero inteso io — «era anche un convinto pangermanista. Assumiamo per un momento che fosse arrivato alla presidenza della società teosofica, allora avrebbe trovato lì mezzi molto più considerevoli e influenza su quasi tutti i paesi del mondo. Avrebbe potuto perseguire la sua politica pangermanista più liberamente e con autorità. E probabilmente avrebbe anche fatto così».
E da dove è formata questa menzogna? Dal fatto che nel corso del tempo ho tenuto i miei discorsi sull’antroposofia non solo tra i tedeschi in Germania, ma che sono anche andato in altri paesi. Ho certamente tenuto discorsi da Bergen fino a Palermo, e lo considero ancora oggi come il più bel segno per l’impulso che proprio da questo movimento per una pace mondiale potrebbe emanare, che ho potuto ancora nel maggio 1914 a Parigi tenere un discorso sull’antroposofia davanti a un pubblico pubblico, in lingua tedesca, così che ogni frase dovette essere tradotta. Non erano questi i tedeschi di Parigi in questo discorso, ma tutti francesi. Avevamo già portato così lontano che nel maggio 1914 su cose della nostra concezione del mondo poteva essere parlato in tutta Europa. Allora caddero gli eventi che hanno tolto al mondo la pace e la possibilità di vita. È questa una prova fattuale, proprio questo agire nel maggio 1914 a Parigi prima dello scoppio di questa orribile catastrofe mondiale, che nel seno della società antroposofica avrebbe potuto giacere anche qualcosa per la pace mondiale. E da dove allora sono proceduti tutti questi discorsi? Nessuno è proceduto dalla nostra iniziativa, ma sono stati richiesti dagli amici a Bergen, a Parigi, a Londra, in Olanda, a Palermo e così via. Sono stati sempre richiesti dagli altri. Qui si fabbrica la menzogna che sarebbero stati tenuti per la diffusione della germanità nel mondo intero. È necessario che la menzogna sia chiamata menzogna. Questo libro, che nella sua prefazione promette di riferire la verità, non porta, almeno su tutto quello che riguarda la società antroposofica e me, niente altro che menzogne. — Ora si dirà di nuovo che mi oppongo agli altri, mentre qui stanno, vedete, le seguenti frasi salbate di olio. Prego coloro che conoscono i fatti di confrontare queste frasi con i fatti: «Quale era dunque l’atteggiamento della nostra presidente verso questo collega, che dapprima nei circoli interni cercava di ridurre la sua influenza e poi lo voleva spodestare? Il suo comportamento era sempre una molto grande tolleranza, una perfetta cortesia. Vedeva in lui grandi valori intellettuali, uno sviluppo filosofico raro; apprezzava tutto quello che era bello ed elevato in lui, e… non parlava del resto. Consigliava ai suoi studenti incessantemente tolleranza, pazienza, che oltre il re si infuriavano per il comportamento della sezione tedesca. In questo semplicemente seguiva i suoi principi».
Prego, confrontate questo con la verità di quello che è accaduto, e otterrete le prove di in quale misura si può mentire. Forse si dirà, se si sente quello che oggi ho detto, che attacco. Faccio però presente che non ho mai detto nulla di critico, prima di essere stato attaccato.
Su queste cose deve essere guardato anche come a una manifestazione culturalmente storica, che si esprime nel fatto che in un movimento che vuol lavorare verso lo spirito, la menzogna può essere coltivata in un modo elevato. È veramente necessario che la sensazione per la verità sia da noi aspirata nel modo più enorme. La cosa intera è stata tradotta solo in tedesco e persino a Basilea in lingua tedesca, per eliminare in qualche modo il movimento antroposofico che in futuro dovrebbe emanare dal Goetheanum dal mondo. Vedete, queste persone sono abituate a portare gli impulsi nazionali egotistici anche in quello che diffondono come scienza dello spirito. Non riescono per questo a immaginare nient’altro che anche l’altro abbia tali impulsi. Non aiuta niente oggi se non chiamare la menzogna menzogna, e se questa menzogna anche sorge su tale terreno dal quale si dice astrattamente e teoricamente che lì si cerchi la verità. Se su terreno confessionale, se su terreno di concezione del mondo oggi la menzogna sorge, allora le menzogne, a cui si possono contrapporre i fatti, devono essere marchiare come menzogne, altrimenti non avanziamo. Poiché lo spirito della menzogna, lo spirito dell’inganno è il più grande nemico del reale progresso spirituale. E che il progresso spirituale può unicamente portare il mondo avanti oggi, questo spero di aver mostrato proprio oggi attraverso l’indicazione di alcuni punti di vista che considero estremamente preziosi per il presente.
E così vorrei che consideraste tutte le cose che qui si sono svolte, nel legame così, nel legame così che da un lato il Sociale, dall’altro lato lo Spirituale sta, che però entrambi intimamente appartengono insieme. Che non si vede le cose in questo legame, questo è appunto ciò che fa il disastro del presente.
Ho otto giorni fa qui detto: Tre richieste scorrono attraverso la vita sociale del presente.
La conquista del potere mondiale da parte delle potenze anglo-americane.
Gli sforzi, che oggi sono ancora del tutto astratti, che tendono a un legame dei popoli.
Gli sforzi che noi i sociali chiamiamo.
Questi tre flussi sono una volta nel mondo culturale contemporaneo i tre flussi determinanti: il dominio mondiale delle potenze anglo-americane; l’alleanza dei popoli; lo sforzo per la configurazione sociale degli affari mondiali. Per questi tre sforzi vi sono tre enormi ostacoli: Contro quello che il mondo anglo-americano, irradiando dall’Inghilterra, quale potenza mondiale aspira, contro quello sta la spiritualità dei vecchi indiani, la spiritualità indiana. Questo darà il grande contrasto: La ricerca di principi mondiali per via medianica — la ricerca di principi mondiali per via yoga in India. Questo conflitto sarà il più grande conflitto che deve essere combattuto sul campo spirituale nella storia mondiale. Guardare chiaramente a quello che come due poli è presente nel movimento temporale, è il primo compito di colui che vuol essere un vero scienziato dello spirito.
Sul campo dello sforzo per il legame dei popoli deve essere chiaramente visto che due impossibilità stanno oggi in questo sforzo. Quello che allo sforzo contemporaneo verso l’unità dell’umanità, verso quell’umanità di cui Herder, Lessing, Goethe avevano parlato, quello che a questo sforzo della nuova umanità verso l’unità umana si oppone, è proprio l’egoismo dei popoli, lo sciovinismo nazionale su tutti i campi. E ora il legame dei popoli deve diventare un’unità dei popoli chiusi in sé. La torre di Babele, che mostra nel quadro appunto che così è stato a un legame dei popoli fatto fronte proprio attraverso il fatto che i popoli sono stati separati nella loro popolarità. E questo dovrebbe fornire il mezzo per unire i popoli. I quattordici punti, l’utopia di Woodrow Wilson vuol risolvere il compito, attraverso la conservazione di quello che nella torre di Babele è stato indicato, di unire i popoli. Promuoverà solo quello che porta i popoli ulteriormente l’uno lontano dall’altro. Renderà solo ancora più grande la confusione della torre di Babele. Così sta nel secondo movimento qualcosa di contraddittorio; vi stanno due impossibilità nella politica del legame dei popoli.
E nel terzo, nel movimento sociale, sta il rifiuto dello spirituale. Si fa conto solo con l’economico, con il materiale, e si crede che dal materiale stesso sorgerà qualcosa di spirituale. Si vuol fondare un paradiso sulla terra con l’esclusione di tutto quello che nel paradiso può mettere ordine, con l’esclusione dello spirito. Anche qui avete di nuovo la piena contraddizione anche nel terzo sforzo.
Non vi è nessun’altra possibilità per superare queste contraddizioni se non la via dello spirito, che nel senso dello sviluppo umano e non contro questo sviluppo lavora. E così bene come è possibile con forze deboli, deve proprio il movimento antroposofico impegnarsi per queste vie. Non lo si comprenderà, se non lo si comprenderà così che esso si impegna per quello che è conforme alla realtà e possibile di fronte a tutto quello che non è conforme alla realtà e utopico.
Poiché oggi possiamo ancora stare insieme, mi sembra giusto richiamare l’attenzione su alcuni argomenti che sono già stati affrontati e che hanno una certa importanza per l’atteggiamento dell’uomo nel nostro tempo contemporaneo.
Che esista una necessità di riorientamento dell’uomo nel nostro tempo — ciò dovrebbe emergere proprio dalle considerazioni che qui e altrove sono state svolte in questo periodo. Che il tipo di giudizio usuale fino ad ora non possa più guidare l’uomo verso il futuro — è necessario comprenderlo oggi. Bisogna ribadire ciò ripetutamente, perché è proprio contro questo che si rivoltano i sentimenti e le sensazioni dell’uomo contemporaneo. L’uomo contemporaneo vorrebbe in qualche modo partecipare all’avvento di una nuova epoca — gli è sufficientemente evidente che una nuova epoca debba giungere —, ma non vuole cambiare egli stesso. Vorrebbe continuare a giudicare le cose come ha sempre fatto. E anche se talvolta si sforza di ammettere che debba predominare una nuova forma di valutazione, continua continuamente a ricadere nell’antica forma di pensiero. Lo fa soprattutto perché il nuovo atteggiamento richiede veramente un profondo ripiegamento su se stesso dell’uomo. E questo profondo ripiegamento su se stesso è estremamente sgradevole all’uomo contemporaneo.
Ora, se si vuole cogliere la piena profondità di ciò che sta alla base di quanto è stato detto, bisogna penetrare con buona volontà l’intero modo in cui siamo abituati ad organizzare la nostra vita nel senso più ampio, soprattutto a partire da quel momento che ho caratterizzato spesso per voi come un grande svolgimento nell’evoluzione dell’umanità — dalla metà del quindicesimo secolo. Si può dire: tutto quello che oggi emerge radicalmente dai cuori umani come esigenze, è già sempre più o meno brillato sotto la superficie della coscienza dell’uomo da quel momento; ma tutte le cose che si sviluppano, si sviluppano per un certo tempo inosservate e solo dopo diventano completamente mature per manifestarsi e entrare radicalmente nell’esistenza.
Nei nostri sforzi degli ultimi tempi abbiamo dovuto indicare da vari punti di vista una certa triarticolazione. Sapete che tutto il nostro operare pubblico esteriore è attraversato dall’impulso della triarticolazione. Ma qui ho dovuto anche sottolineare che la conoscenza umana, se non vuole ingannare l’uomo, deve essere costruita sulla triarticolazione della stessa natura umana. La scienza, che gli uomini hanno sviluppato a partire da una certa oscurità necessaria, questa scienza che ha avuto inizio nella metà del quindicesimo secolo, considera l’uomo più o meno come un’unità. Non è consapevole che l’uomo è veramente quella trinità che deve essere designata come l’uomo della testa o l’uomo dei sensi-nervi, come l’uomo del ritmo o l’uomo della respirazione e della circolazione, e l’uomo del metabolismo. Questi tre membri della natura umana sono profondamente diversi nella loro essenza. Il motivo per cui gli uomini non vogliono ammettere che l’uomo stesso vive in questa triarticolazione risiede nel fatto che, quando gli uomini vogliono articolare le cose, vogliono averle disposte ben fianco a fianco. Si vede sempre: quando gli uomini si decidono a dividere qualcosa, vogliono questa divisione ben fianco a fianco, vogliono che le parti di questa divisione siano disposte side by side così da poterle osservare agiatamente con le loro capacità di conoscenza esteriori. Questo sta alla base di quel strano articolo scritto dal Professore di Tubinga von Heck contro la triarticolazione. Ho già menzionato che questo bravo professore von Heck, trascurando completamente quel che la triarticolazione dice veramente, si costruisce la sua propria triarticolazione. Non riesce affatto a comprendere il tipo di pensiero di cui si tratta; non riesce a penetrare la sensazione che viviamo in un’epoca in cui è necessario un nuovo modo di pensare e sentire. Così sente parlare di un membro spirituale, di un membro giuridico o statale e di un membro economico dell’organismo sociale. Tre membri, dice. Nel membro che finora abbiamo conosciuto, ci siamo gradualmente abituati a un parlamentarismo. È già stato difficile per signori di questo tipo abituarsi ad esso; preferirebbero essere governati in modo centralizzato, dall’alto, ma si sono comunque abituati al parlamentarismo. Ma se ci si presta a ciò, allora i paragrafi A, B e C devono stare ben fianco a fianco. Spirituale, giuridico, economico — deve essere così esteriormente, sensorialmente percepibile, se ci si vuol prestare ad esso. Sì, in questo modo, affrontando il nuovo con il modo di pensare dell’antico, non si procede in avanti. E si può certamente criticare la triarticolazione come fa il Professor von Heck, ma è la sua propria assurda triarticolazione che critica, non quella che la Lega per la Triarticolazione intende diffondere nel mondo oggi.
Tutto questo è connesso al fatto che l’uomo istintivamente si difende da quella che è la necessità più pressante del nostro tempo, dalla riorientazione complessiva del pensiero e del sentimento. E questa riorientazione del pensiero e del sentimento non avverrà finché l’uomo non si decida almeno a stabilire relazioni soggettive e iniziali con la scienza dello spirito, con la vera conoscenza della vita spirituale. E da una parte l’uomo dovrà decidersi a riconoscere la triarticolazione nella vita sociale esterna come una necessità, ma anche a riconoscere la triarticolazione dell’uomo stesso come un fatto naturale. Il fatto che l’uomo non abbia questa triarticolazione così ben compartimentata fianco a fianco, ma che un membro sempre passaggi nell’altro — questo è proprio quello che confonde il nuovo uomo legato alle sue antiche concezioni. Perché naturalmente, quando parlo di organizzazione della testa, di organizzazione dei nervi-sensi, questa organizzazione della testa, vista esteriormente, è in primo luogo centrata nella testa. Nella testa, nel capo, ha il suo centro. Ma irradia nell’intera rest del corpo gli efferenti necessari; perché la capacità sensoriale è indeed in tutto l’uomo. Cioè: l’uomo in quanto uomo della testa è essenzialmente l’uomo dei nervi-sensi; l’intero uomo è l’uomo dei nervi-sensi. E in quanto uomo del ritmo, l’uomo è l’uomo del petto. Il sistema ritmico, il sistema della respirazione e della circolazione ha il suo centro nel petto. Quindi si tratta del fatto che l’uomo in quanto uomo del ritmo è l’uomo del petto. Il sistema respiratorio-circolatorio è localizzato nel sistema del petto, ma naturalmente il ritmo, l’attività ritmica, irradierà di nuovo, sia nel sistema della testa sia nel sistema del metabolismo. Quindi solo essenzialmente l’uomo del petto è l’uomo del ritmo. E allo stesso modo accade col metabolismo. Naturalmente il metabolismo è presente anche nella testa, anche nel petto, ma è regolato dal sistema degli arti, così come l’ho sempre caratterizzato. Quindi ciò che deve essere indicato come membro passa nell’altro. Questo naturalmente confonde gli uomini che vogliono sempre tracciare linee e che vogliono avere quello che gli torna in mente disposto solo ben fianco a fianco.
È quindi necessaria un’altra forma di visione, un’intera forma diversa, per chi vuole porsi in relazione alla realtà nel pensiero e anche nella volontà e nell’azione per il prossimo futuro. Ma non si creda che queste cose abbiano significato solo per la conoscenza o per la concezione del mondo. Queste cose hanno una significanza particolare per la vita dell’umanità, per l’intera riorientazione nella vita. E questo deve essere considerato con estrema precisione. Da questo punto di vista si deve valutare la nostra intera vita e poi porsi la domanda: Come deve ridisegnarsi? Abbiamo, in un certo senso, una triarticolazione nella nostra vita,
ma questa triarticolazione richiede in primo luogo una conoscenza esatta, in secondo luogo uno sviluppo ulteriore. La conoscenza esatta deve risultare dall’osservazione della nostra vita con l’aiuto dell’illuminazione della conoscenza attraverso la visione della scienza dello spirito. Cosa c’è veramente nella nostra vita? Quello che cerchiamo come membro particolare attraverso la triarticolazione è naturalmente presente, ma è caoticamente mescolato con gli altri due — il membro giuridico e il membro economico. Lo spirituale è incorporato nella nostra vita reale, per il fatto semplice che l’uomo per la cultura esterna, per la vita esterna, ha bisogno di una certa direzione spirituale. Senza direzione spirituale non c’è vita culturale esterna. Questa direzione spirituale, nei nostri tempi attuali, non si basa su un’esposizione originale-elementare della natura umana, ma si basa su qualcosa di trasmesso. Si basa su qualcosa che si è trasmesso storicamente all’uomo. Certo ricorderete che, quando si parla della vita spirituale più recente sorta con il grande mutamento del quindicesimo secolo, non si parla di una creazione nuova, ma di una Rinascita o di una Riforma. Si parla, e giustamente, non di una creazione nuova, ma di una rinascita, di una riaffermazione di qualcosa di antico. E in un certo senso viviamo spiritualmente solo in un qualcosa di antico rieretto. Spiritualmente viviamo dall’eredità di ciò che in una certa misura da una cultura spirituale molto più antica, da quella orientale ed egiziana, si è cristallizzato nella grecità.
Che abbiamo ancora il nostro antico ginnasio greco, è, direi, solo una chiara indicazione che la nostra vita spirituale nel complesso è una rinascita greca.
Ma su cosa si basa la vita spirituale greca? È difficile vederlo chiaramente perché questa vita spirituale greca ha sviluppato con forza quello su cui si basa: la vita spirituale orientale. Ma l’ha trasformata molto. Quindi non ci si accorge, se ci si immerge anche profondamente nel senso di conoscenza puro nella vita spirituale greca, se non si vuole fare i conti con presupposti della scienza dello spirito, non ci si accorge su cosa veramente si basa questa vita spirituale greca. Dipende completamente dal fatto che era istintivamente concesso ai membri della classe conquistatrice di rivelare lo spirituale, mentre questa rivelazione dello spirituale non era concessa ai membri del strato conquistato. La cultura greca contiene propriamente in sé una doppia popolazione: la popolazione antica che abitava la penisola greca in tempi europei primordiali e che aveva una struttura sociale completamente diversa dall’ellenismo più tardo. L’ellenismo più tardo, che possiamo iniziare propriamente con l’irruzione di quella potenza spirituale che trova la sua espressione nei lignaggi reali degli Agamennoni e così via, questa vita greca si espanse su una popolazione primordiale. E questi conquistatori erano di sangue diverso dalla popolazione primordiale. Notate questo essere-di-sangue-diverso proprio in ciò che ho già citato qui, nella scultura greca. Questa scultura greca ha tipi chiaramente distinti l’uno dall’altro: il tipo Zeus, che ha orecchie diverse, una formazione nasale diversa, un posizionamento diverso degli occhi rispetto al tipo Hermes-Mercurio, che a sua volta ha una formazione nasale diversa rispetto al tipo Satiro. Questi ultimi due tipi alludono alla popolazione primordiale greca, che era di sangue diverso da quello che conosciamo come portatori della cultura greca. Cioè, l’intera configurazione della vita spirituale greca, che abbiamo ripreso come rinascita, è di natura aristocratica, è una teocrazia trasformata dell’Oriente e dell’Egitto. È costruita sulla visione che le cose del mondo non si rivelano, come si credette più tardi, attraverso la prova, ma vogliono rivelarsi attraverso la rivelazione: da un lato attraverso la rivelazione da parte degli oracoli e simili, cioè attraverso ciò che si abbatte come rivelazione spirituale nel mondo umano; ma anche come atti, ciò che deve dominare il mondo non si rivela in modo che l’uomo vi decida attraverso il suo intelletto, il suo intelletto, ma lascia che forze che stanno al di fuori di lui decidano. La grecità ha ereditato il principio guerresco dell’Oriente. L’ha solo trasformato, quindi non notiamo che nella cultura greca due cose si sono fuse: la teocrazia e il militarismo. Ma teocrazia e militarismo sono gli elementi dell’aristocratismo. Così che riceviamo nella nostra vita spirituale proprio attraverso la forma ginnasiale, attraverso l’adozione del greco, un elemento aristocratico che da un lato ha la teologia e dall’altro la decisione militare. La teologia, che non arriva alle sue verità attraverso la prova; le decisioni militari, che non scaturiscono dalla ragione umana, ma secondo le visioni umane attraverso un verdetto esteriore divino o naturale. Questo lo abbiamo, in un certo senso, nel nostro organismo sociale attraverso la grecità, che realizzò cose grandiose nel suo stato e nella sua epoca. Abbiamo attraverso la grecità la modalità di sentimento aristocratico degli uomini. E queste cose devono semplicemente essere prese psicologicamente. Naturalmente nessuno degli uomini contemporanei, quando assume l’aristocrazia ginnasiale in se stesso, diventa di nuovo un greco per disposizione d’animo, ma diventa qualcosa che non s’adatta più al nostro tempo: diventa un portatore di un principio aristocratico che deve essere superato. Si può essere entusiasti quanto si vuole per questo elemento aristocratico nel nostro tempo, si può concedergli il giusto peso, nella misura in cui si esprime proprio nella vita spirituale e nelle forme della vita spirituale, questo elemento aristocratico, perché si basa su qualcosa di molto simpatico, sulla grecità — questo naturalmente non vogliamo perdere —, ma così come si basa oggi sulla grecità, semplicemente non può diventare la base dell’educazione universalmente umana. Quindi deve integrarsi nella nostra cultura in un modo completamente diverso. Questo è qualcosa che portiamo in noi come primo elemento: una vita spirituale ancora configurata a partire dalla grecità.
Ora portiamo in noi un secondo elemento, ed è la vita romana. Non portiamo solo la vita greca, caoticamente mescolata, nella nostra cultura sociale, nella nostra vita spirituale, nella sua forma, nella sua configurazione, nella sua struttura, ma portiamo anche la vita giuridica romana in noi. Fondamentalmente portiamo completamente in noi il desiderio di configurare quello stato che era solo buono e corretto per lo sviluppo dell’umanità nel tempo in cui la romanità fioriva, e nel luogo dove fioriva. Vita spirituale greca, vita giuridica romana — risiedono in noi. È estremamente interessante vedere come, a partire dalla metà del quindicesimo secolo e in seguito, la vita giuridica europea vuole in realtà stare sulle proprie basi, vuole sviluppare qualcosa di completamente diverso da ciò che è emerso. Ma le concezioni del diritto romano irruppero e permearono la struttura degli stati, proprio come la vita spirituale greca ha permeato la struttura degli stati. E così la nostra vita giuridica divenne di nuovo non qualcosa che scaturisce da un impulso originale, elementare della natura umana, ma qualcosa come una rinascita, un’assunzione di qualcosa di antico.
Ma dove non poteva assumersi l’antico era il suolo della vita economica. Si può aderire a uno spirito antico, si può aderire a forme giuridiche antiche, ma non si può mangiare ciò che mangiavano i greci, né ciò che mangiavano i romani. La vita economica non consente questo trasferimento dell’antico. La vita economica si sviluppò dalle condizioni dell’Europa centrale, germaniche, franciche e altre, e infatti con una certa violenza elementare, ma fu permeata dalla rinascita della vita spirituale, dalla rinascita della vita giuridica. Ed è interessante come gli uomini sentono: Sì, nel nostro organismo sociale, vivibile, nel senso moderno, è vivibile solo la vita economica. Questo sentimento proviene soprattutto da Marx e Engels. L’ho descritto un po’ nel quarto numero del nostro giornale sulla triarticolazione con il titolo «Marxismo e Triarticolazione». Marx ed Engels sentono: Sì, riguardo alla vita economica, procede secondo impulsi moderni, e questi impulsi moderni devono solo essere correttamente plasmati; non sono ancora presenti nel mondo dei fatti esteriori, ma sono presenti nel desiderio umano. E così Marx ed Engels vogliono una vita economica che non sia più, come la vita greca, influenzi gli uomini governandoli riguardo alle loro forze spirituali. Marx ed Engels non vogliono più una struttura sociale che, nel senso del diritto romano, influenzi la vita sociale. Lo vedono come un corpo estraneo della vita economica moderna. Sentono l’estraneità e quindi vogliono buttarlo fuori. Vogliono nella vita economica fondare qualcosa che non governi più gli uomini, e un diritto che amministri solo i processi di produzione, la circolazione dei beni economici e così via. Ma questo non è il solo compito del nostro tempo. Il compito del nostro tempo è riconoscere: Certo, la vita economica deve essere trasformata, la vita economica deve assumere la configurazione richiesta dai desideri umani; ma non possiamo cavarcela neppure col diritto che non si adatta più alla nostra vita economica, non possiamo cavarcela neppure con la vita spirituale che si basa solo su rinascita. Nel nostro tempo non abbiamo bisogno solo di un’articolazione consapevole della vita economica, abbiamo bisogno di una riformulazione della vita giuridica al posto del diritto romano, e abbiamo bisogno di un completo rinnovamento della vita spirituale. Cioè, abbiamo bisogno non solo di una rinascita spirituale, ma di una ricreazione spirituale. E il cristianesimo, che è caduto nei tempi greci e romani, non può essere compreso da noi nel modo in cui è stato compreso attraverso il medium del greco e del romano, ma deve essere compreso da noi con una vita spirituale appena creata. Questo è il segreto del nostro tempo.
Guardate l’Oriente europeo. Lì troverete che in questo Oriente europeo il cristianesimo nell’ortodossia russa è stato permeato dalla visione del mondo greca. Abbiamo assunto il cristianesimo nella visione del mondo romana, non in quella greca. Di conseguenza non abbiamo più ciò che proviene dalla visione del mondo greca, ma nel cristianesimo abbiamo ciò che proviene dalla concezione del diritto romano. Questa concezione del diritto romano, cerchiamo di riconoscerla una volta nella sua struttura di base. La concezione del diritto romano mira a non considerare l’uomo secondo il suo sangue. In Grecia si valeva chi apparteneva al sangue giusto, al sangue aristocratico. Ciò che gli dei rivelavano attraverso i membri del sangue aristocratico era anche il giusto, il saggio. Nell’elemento culturale romano era diverso. Lì si sviluppò gradualmente il fatto che quello che si era era attraverso l’incorporazione nello stato astratto, nello stato giuridico. Non si era, come presso i greci, cittadini di sangue, ma cittadini di stato, cittadini. Non si era niente di particolare se non quello che si era come cittadino dello stato. Non importava che l’uomo fosse in piedi con corpo, anima e spirito, importava che fosse registrato nel sistema dello stato, che il sistema dello stato gli imprimesse il timbro della cittadinanza. E quando dallo stato italiano, da Roma, la cittadinanza si diffuse su tutto l’impero romano, fu un evento immenso. Perché gli uomini di allora lo sentivano come qualcosa di collegato alla vita. Ma non ci è rimasto questo in un certo senso? Ci è rimasto in un certo senso il fatto che organizziamo tutta la nostra vita pubblica secondo il nostro sistema statale, tratto dal pensiero e dal sentimento romano.
Una volta avevo un vecchio conoscente che aveva un amore giovanile che si era guadagnato a diciotto anni, ma non poteva sposarlo a diciotto anni. Doveva aspettare, doveva guadagnare un po’ di soldi. E così l’uomo era diventato sessantaquattro anni. Per poter sposarsi, è tornato al suo luogo d’origine, perché l’amore giovanile gli era rimasto fedele e voleva sposarla. Ma cosa era accaduto? La chiesa con la casa parrocchiale, dove si trovavano i registri battesimali, era bruciata e i registri battesimali erano stati bruciati con essa. L’uomo non aveva il certificato di battesimo. Mi ha scritto da casa e ha detto: Sì, secondo il mio buon senso mi sembra che il fatto di essere nato sia una prova che sono vivo, ma le persone non mi credono perché non ho un certificato battesimale che lo attesti per iscritto che sono vivo. — Quindi deve figurare che si è vivi, che si è esteriormente inseriti. Certo, quando si racconta una cosa così, le persone dicono che è esagerata. Ma non è esagerata. Perché gioca un ruolo molto grande nei nostri rapporti pubblici. Questo è il modo di pensare che ha preso il posto del modo teocratico di pensare dell’Oriente, ed è stato un po’ trasformato dalla grecità. Il modo di pensare romano è astratto. L’Oriente credeva in forze divine che entrano negli uomini attraverso il sangue. Nell’Oriente, l’uomo che rivela dio era quello che era di sangue. Nell’elemento culturale romano si era permeati dalla credenza in concetti, in idee, in astrazioni. Accanto a questa fede, che era metafisica, in contrasto con la fede teologica dell’Oriente, si situò la giurisprudenza. Come il militarismo è la manifestazione gemella dell’aristocratismo teocratico, così la giurisprudenza è la manifestazione gemella del principio astratto dei concetti civili che emerge già nella romanità. La metafisica e la giurisprudenza sono sorelle. Allora giunge il tempo in cui le cose non vengono accettate come rivelazioni, ma tutto deve essere provato. Come nella giurisprudenza si prova che qualcuno ha rubato, così deve essere provato che non solo 2 per 2 fa quattro, ma anche che esiste un Dio. Questo portò alla prova sempre ricorrente dell’esistenza di Dio. Tutto il provare della nostra logica scientifica non è nient’altro che una logica giuridica metamorfosata. Che questa mentalità giuridica sia entrata nella nostra vita pubblica, potete vederlo davvero anche oggi se vi curate di osservarlo. Pensate solo a come la gente si lamenta che nei vari uffici amministrativi, nell’apparato amministrativo interamente formato dall’impero romano, dove dovrebbero stare persone che capiscono qualcosa di tecnico, stanno i giuristi, non i tecnici. È così davvero. I giuristi stanno dappertutto a questi posti. Questo è il secondo elemento che è entrato nella nostra vita, così come teocrazia e militarismo erano la prima coppia di sorelle. Teocrazia e militarismo — cioè la grecità si radica veramente, per quanto strano suoni, nella costituzione spirituale dell’uomo; nella sua concezione giuridica si radica la romanità. E da queste basi che vi ho indicato, si distingue anche il cattolicesimo romano occidentale dal cattolicesimo greco orientale. Il cattolicesimo greco orientale è rimasto più un’affare spirituale. La chiesa romana è propriamente, fondamentalmente, un’istituzione civile e giuridica. Si è sempre affermata come tale. Ha trasformato ciò che doveva essere solo spirituale in istituzioni giuridiche. Ma ha perfino introdotto nella visione del mondo cattolica concetti giuridici. La giustificazione dell’uomo davanti a Dio attraverso la confessione e cose simili, che scaturiscono interamente dal pensiero giuridico, le trovate a ogni passo nella dogmatica cattolica successiva, che non è originariamente cristiana, ma è dogmatica romana, che è permeata dal pensiero romano. E ciò che è passato attraverso il pensiero romano trova la sua espressione più forte, più astratta, propriamente nel protestantesimo, che si basa interamente su un concetto giuridico: la giustificazione dell’uomo per fede.
Questi sono i vecchi elementi che sono nella nostra vita culturale. Bisogna guardare imparzialmente a questi vecchi elementi, perché nel nostro tempo sono maturi per morire. Marx ed Engels lo hanno notato. Ma Marx ed Engels non hanno notato che ora abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo che debba essere messo al loro posto. Hanno creduto che la vita economica dovrebbe continuare in una semplice amministrazione dei rami di produzione, beni, cose; il resto verrebbe da sé. Non viene da sé. Accanto all’amministrazione materiale dei rami di produzione e dei beni, abbiamo bisogno di un ordinamento giuridico democratico e di una ricreazione della vita spirituale. Da ciò che non è spirito non emergerà mai niente di nuovo spirituale. Quindi la triarticolazione è intimamente collegata all’intera richiesta del nostro tempo. Sottolinea che è necessario, poiché il vecchio spirito è stato spremuto dalla nostra cultura, che sia sostituito da uno spirito nuovo, da una ricreazione dello spirito. Noi oggi come uomini di cultura non possiamo accontentarci di una nuova rinascita. Non possiamo riscaldare qualcosa di antico, ma abbiamo bisogno di una ricreazione dello spirito. Questo è quello che la scienza dello spirito orientata in senso antroposofico vuole essere. Sarà quindi più attaccata, perché gli uomini si aggrappano all’antico. E in secondo luogo abbiamo bisogno di una ricreazione della vita giuridica, che deve completamente entrare nel corso democratico, che deve essere creata come non può essere creata dalle vecchie condizioni, perché mai nelle vecchie condizioni l’uomo come uomo si è confrontato con l’uomo, ma sempre una qualche divisione di classe o di privilegio era copromotrice. Questo è quello che incombe sull’uomo contemporaneo: veramente inserirsi nelle ricreazioni. Gli manca spesso il coraggio. Ma questo coraggio dovrà essere riportato in superficie. Ma allora sarà portato in superficie quando la parte più sonnacchiosa della nostra popolazione — e questa è quella che ha attraversato lo studio accademico — si deciderà finalmente a voler rompere con la tradizione, che siano rivelazioni giunte attraverso la grecità, o siano idee astratte giunte attraverso la romanità. Si deve imparare a configurare un diritto attraverso uno stato democratico, a configurare una vita spirituale attraverso una ricreazione che stia su terreno completamente libero e quindi debba rompere con tutte quelle assurdità che si basano solo sulla conservazione dell’antico o su qualcosa di nebuloso e poco chiaro. Vi prego di considerare da questo punto di vista quello che sta accadendo proprio in questi giorni.
Non è vero che il Partito socialdemocratico — non voglio parlare di sfumature —, che è il partito che porterà a termine una riformulazione delle cose dall’economia moderna. Il leninismo all’interno di questa socialdemocrazia è propriamente l’articolazione più conseguente di questo punto di vista socialdemocratico, perché Lenin è davvero un degno successore di Marx. Questo leninismo vuole dalla sola vita economica, sul suolo dove ciò meno può accadere, perché tutta l’istinto popolare vi si oppone, vuole attraverso l’alchimia di Lunasciarsky generare una vita spirituale. Quando parlo di queste cose, non parlo sulla base di notizie, così che si potrebbe dire, si raccontano favole sulla Russia e simili. Non è necessario nemmeno ascoltare i resoconti, perché naturalmente sono colorati dall’opinione soggettiva. Il borghese lo descriverà diversamente dal socialdemocratico. No, mi baso su ciò che lo stesso Lenin ha espresso nel suo scritto. So che ciò che sta alla base della sua visione non è la creazione di una nuova cultura, ma l’assassinio di una cultura. Non voglio parlare della descrizione del sistema scolastico, ma delle leggi che sono state date al sistema scolastico russo, e da lì non può emergere una vita spirituale. Non importa a cosa sia stata data la descrizione, ma a quel che stanno facendo le stesse persone che vogliono creare qualcosa di nuovo dalle loro illusioni. Noi nell’Europa centrale non siamo ancora arrivati a questo punto, quindi non possiamo già commettere questi grandi errori, ma siamo sulla buona strada per rovinare tutto ciò che vuole venire per il futuro.
Non è vero che Marx ed Engels stessero sul punto di vista: la vita economica è tutto, da essa deve svilupparsi la vita spirituale. — Questa è teoria, questa è utopia. Cosa accade nella realtà? Si sente: Sì, se stiamo solo a cure economiche di fronte alla cultura contemporanea, allora sembra comunque che non emerga una vera vita spirituale — così si stipulano compromessi con la vecchia vita spirituale: la socialdemocrazia col Centro. In realtà, secondo Marx ed Engels, il fumo non dovrebbe salire dal Centro, che entrerebbe nei nostri cervelli e in quelli delle generazioni successive in modo vivificante, ma dovrebbe salire dall’autonomia della vita economica come sovrastruttura. Molto strano, nella teoria marxiana ed engelsiana: infrastruttura economica, infrastruttura economica; sovrastruttura spirituale, ideologica, diritto, costume, vita spirituale in generale — teoria illusionistica. In realtà: infrastruttura economica, la socialdemocrazia; la sovrastruttura gestita dal Centro e dal clericalismo romano. L’infrastruttura: lo stato economico pensato in modo marxista o la cooperativa economica pensata in modo marxista; sovrastruttura illusoria: l’uomo ideale che dovrebbe emergere dall’illusione; realtà: il grasso Erzberger. — Vedete, queste cose risultano grottesche quando le si pronuncia, ma esprimono proprio la realtà e mostrano, se solo le si affrontano seriamente, dove in realtà siamo, in quali errori ci stiamo dirigendo. Mostrano però anche che non usciremo dagli errori se non ci decidiamo ad avvicinarci alla ricreazione della vita spirituale e a trattarla con simpatia. Con simpatia dal motivo che ora è il momento in cui la vita spirituale non può rimanere solo visione del mondo, non può rimanere solo teoria, ma deve entrare nel trattamento pratico della vita.
Per il fatto che la medicina moderna poteva contare solo su una scienza naturale e poteva costruirsi su una scienza naturale che non considera l’uomo triarticolato, l’uomo dei nervi-sensi, l’uomo ritmico e l’uomo del metabolismo, per questo la medicina moderna, che è qualcosa di pratico, sia come igiene sia come metodo di guarigione, diventò l’unilaterale che oggi già molte persone, ma anche molti medici, grazie a Dio, sentono. La nostra medicina però non sarà mai posta su una base sana se non sarà posta sulla triplice natura dell’uomo. Oh, tutt’altra cosa è l’uomo della testa, che è modellato sul cosmo, tutt’altra cosa sono quindi quelle irregolarità nella natura umana, le irregolarità patologiche, che hanno origine cosmica. Tutt’altra cosa sono quei danni della natura umana che hanno origine tellurica, e che essenzialmente provengono attraverso il metabolismo, origine terrestre, non cosmica. Tutt’altra cosa è tutto ciò che è collegato a ciò che sta tra il cosmo e la terra, con ciò che vive nell’aria e in parte anche nell’acqua. Questo deve nel futuro diventare il punto di partenza di uno studio medico veramente liberamente condotto. Perché la particolarità è che di queste tre cose che ho ora indicato, e che devono costituire la base della medicina veramente pratica costruita sulla triarticolazione dell’uomo, solo l’una può veramente, per così dire, essere appresa in modo ufficialmente scolastico. Si può attraverso quei metodi che oggi solo attraverso il nostro insegnamento universitario formato sulla grecità e sulla romanità si danno, solo studiare ciò che nell’uomo si basa sul sistema del metabolismo. E propriamente tutto il nostro modo medico-scientifico di pensare è un modo di pensare sulla base del sistema del metabolismo. Perché così come abbiamo oggi la scienza, non c’è propriamente se non la scienza del metabolismo. Se volete aggiungere le altre cose, ciò che nella natura umana può verificarsi come danno attraverso l’aria e l’acqua, allora avete a che fare propriamente solo con l’individuale. Ciò che nell’uomo si verifica come danno da aria e acqua è completamente individuale, può solo essere imparato attraverso la dedizione con medici più anziani che hanno già esperienze in questo campo. Può solo essere appropriato per il fatto che, da giovane, ci si associa a un vecchio medico esperto, non scolasticamente, ma come assistente, il che accade nel moderno assistentato clinico, ma come caricatura, depresso nella sfera del metabolismo. Deve manifestarsi così che una certa intuizione medica, una certa intuizione medica, che — in uno più, nell’altro meno — confina con la chiaroveggenza, appare in colui che è assistente di un medico più vecchio, e così che non gli venga nemmeno in mente di trattare le cose solo in modo tipico-schematico, ma che dalla sensibilità produca un nuovo individuale e un individuale più vecchio, a cui si è formato, che non solo imita, combina. E ciò che viene come danno nell’organismo umano dal lato della testa, che come ho detto prima, sebbene penetri tutto l’uomo, è solo centrato nella testa, questo proprio nessuno può insegnare. Non c’è metodo per imparare dall’esterno a conoscere quelle malattie che sorgono nell’organismo umano dalla testa. Le si riconosce solo attraverso l’attitudine originaria, e questa attitudine deve essere risvegliata. Quindi è necessario fin dall’inizio che si considerasse se tali disposizioni potessero essere risvegliate in un determinato uomo.
Vedete, entra in gioco quella disposizione che deve svilupparsi nell’organismo dello spirito autonomo, e che avrà l’obiettivo di essere attento ai talenti umani, cioè, di porre ogni uomo nel posto verso cui è guidato dalle sue particolari capacità. Qui è già necessario che questa particolare vita spirituale sia veramente posta sui suoi propri piedi, perché solo in una vita spirituale libera, dove i talenti operano liberamente, saranno veramente riconosciuti i talenti. Così l’uomo, entrando nel spirituale, ritorna in un certo modo al naturale, al naturale, e così si genereranno di nuovo possibili situazioni. Sapete bene, oggi soffriamo del fatto che propriamente tutte le situazioni, perché non amministriamo le cose del mondo dal naturale pensare, cioè dal naturale pensare spirituale, non possono più essere adeguatamente sostenute. Abbiamo certi posti nello stato o anche altrove; sempre però ci sono troppi uomini per questi posti. I candidati sono sempre più numerosi di quelli necessari. Di nuovo altri posti non sono occupati, perché gli uomini non sono preformati. Certi rami professionali non possono esistere perché gli uomini non sono preformati. In ciò che l’idea dell’organismo sociale triarticolato come vita spirituale libera rappresenta, tutto questo non può accadere, perché lì l’uomo non è modellato dall’arbitrio, ma perché è modellato in armonia con le grandi leggi del mondo. E dove questo accade, di solito va bene. Dove invece contro queste grandi leggi del mondo dalla volontà umana è modellato, di solito non va. E il sistema romano ha la massima inclinazione all’arbitrio. Il sistema puramente metafisico-giuridico ha la massima inclinazione al puro arbitrio. Il greco aveva una certa sensibilità istintiva dal legame di sangue, anche se questa sensibilità istintiva pensa solo alla minoranza. L’economico ha la sua propria necessità naturale. Il sistema metafisico-giuridico è ciò che più allontana l’uomo, per quanto riguarda i suoi sentimenti e sensazioni, dalle basi naturali. Il sistema romano-giuridico è quello che soprattutto dovremmo guardare imparzialmente. Perché finché non lo vinciamo su tutti i fronti, non andremo avanti.
Se oggi qualcuno vi chiede e dice: Nel futuro emergeranno dal libero sistema spirituale abbastanza o troppi uomini per una professione particolare alle posizioni di leadership?, allora non si può che rispondere: Queste cose non devono essere risposte come opera quella logica che è costruita secondo il modello della giurisprudenza romana, ma come opera la logica dei fatti. — È ormai passato qualche decennio, e da Vienna si diffuse nell’umanità, all’umanità istruita, come si dice, la notizia che si fossero trovate persone che in futuro potrebbero regolare il tipo di nascite. Cioè, in futuro si sarebbe in grado di regolare se ciò che deve nascere sarebbe un ragazzo o una ragazza. Sapete, questa teoria Schenk ha destato un grande scalpore, e la gente si aspettava molto da essa. Sai cosa sarebbe il vero effetto? L’effetto sarebbe che in questo ordine approssimativo — è bene che sia approssimativo —, in questo ordine approssimativo che approssimativamente nascono uomini e donne uguali, entrerebbe il disordine più grande, se il sesso fosse posto nella volontà umana. Entrerebbe il più grande disordine. E così accadrà anche quando, per quanto riguarda altre cose, meno naturali, gli uomini applicheranno di nuovo la loro volontà. Che abbiamo troppi uomini per una professione, troppo pochi per un’altra, deriva dal modo innaturale del pensiero umano e degli ordinamenti umani. Nel momento in cui questo arbitrio, questo essere metafisico-giuridico romano entra in ciò che è ispirato spiritualmente-intuitivamente, che si fonde di nuovo con ciò che era anche istinto antico, arriviamo di nuovo a una vita che regola l’ordine sociale così che possa sussistere.
Vedete, dal pensiero puramente astratto non è facile comprendere il nuovo pensiero sociale. Bisogna in un certo modo aver concluso una sorta di matrimonio con la natura stessa. E quelli che oggi credono più di tutto che pensano naturalmente, pensano il più innaturalmente, perché pensano viziato romano-giuridicamente, che si è esteso in tutte le nostre cose. Non si crederà quanto, ad esempio, anche in qualcosa tanto lontano dal romano-giuridico, nella medicina e nel pensiero medico, questo modo astratto si è insinuato.
E non dobbiamo dimenticare che questo intero modo astratto è diventato innaturale a partire dagli anni settanta del diciannovesimo secolo. Bisogna distinguere solo ciò che c’era prima e ciò che c’era dopo. Fino agli anni settanta c’erano ancora tradizioni antiche in tutto. Allora gli elementi buoni delle varie rinascite operavano ancora. Perché negli anni settanta fino agli anni ottanta, era precisamente riconoscibile: il vecchio perde la sua validità per il progresso dell’umanità, e l’umanità deve sforzarsi verso ricreazioni, sia della vita giuridica sia dell’intera vita spirituale. Perché solo così la vita economica, che sicuramente esige chiaramente la sua riformulazione, sarà permeata da quei pensieri umani che sono necessari.
Ma anche le necessarie attività pratiche, come la medicina, potranno essere fecondate solo se dalla vita spirituale non scaturiscono rinascite, ma se dalla vita spirituale scaturisce completamente qualcosa di nuovo. Ricreazione della vita spirituale — questo è ciò che abbiamo bisogno.
È davvero scaturito dalla necessità del nostro tempo che fosse unita la scienza dello spirito orientata antroposoficamente con l’operare sociale nella Lega per la triarticolazione dell’organismo sociale. E se è emerso anche negli ultimi mesi la necessità di cercare una connessione più stretta tra il sociale e propriamente lo spirituale. Certo, le persone bigotte avranno qualcosa contro di esso. Le persone bigotte hanno sempre avuto qualcosa contro la Lega della Triarticolazione; avranno qualcosa anche contro questa camminata mano nella mano. Gli uomini non hanno nemmeno il sentimento di quanto forti siano questi pregiudizi. Non hanno nemmeno il sentimento di quanto sia necessario nel nostro tempo tagliare questi pregiudizi, e così superare l’eurocentrismo cinese, altrimenti il cinese asiatico potrebbe diventare troppo pericoloso per noi, se continuassimo a portare il pregiudizio dell’eurocentrismo cinese.
Ora ha iniziato una certa comprensione di questa necessità dalle basi della scienza dello spirito proprio nel nostro circolo, e abbiamo visto che comunque gli elementi sono presenti per preparare almeno l’umanità a una certa ricettività per il nuovo sforzarsi spirituale. Si sono trovati amici che hanno operato per la diffusione della concezione del mondo antroposofica qui a Stoccarda e nei dintorni di Stoccarda, e questo ha completamente risultato alla nostra soddisfazione. Ora è da sperare che in particolare per queste cose, che oggi sono anche socialmente necessarie nel senso più eminente, si trovi comprensione. È sbagliato credere che l’umanità nei suoi strati più ampi non sia accessibile a queste cose. Oggi, se vogliamo capire cosa sia socialmente necessario, abbiamo bisogno di un pensiero che sia stato educato attraverso i concetti e le idee che provengono dalla scienza dello spirito. Perché vedete, ci sarà di fianco a tutti gli altri contrasti nel presente anche questo contrasto: il pensiero giuridico-romano, puramente logico, e il pensiero della scienza dello spirito. Pensiero della scienza dello spirito, che va dappertutto alla logica dei fatti — pensiero romano, cattolico, giuridico, che va solo alla logica dei concetti, solo alla logica egoistica umana. Questo pensiero non sarà mai abbastanza forte da penetrare la realtà. Vi ho dato per questo un chiaro, concreto caso.
Non è vero che a Zurigo insegnò Avenarius, a Praga e Vienna il Mach e uno studente di nuovo di Mach, Fritz Adler, il figlio del vecchio Adler. Mach e Avenarius, con la loro dottrina sensoriale puramente positivistica, erano bravi uomini medi, erano bravi uomini contemporanei o se volete uomini del passato — perché nel presente dovrebbe esserci qualcosa di nuovo —, e tutti coloro che difendevano la filosofia di Avenarius e Mach credevano naturalmente di essere bravissimi uomini contemporanei. Ciò rimase di solito ancora nella prima generazione di studenti, quando si stabilivano pure teorie sensoriali positivistiche, ma non più nella generazione successiva di studenti. Poi emerse la logica dei fatti, e si manifestò nel fatto che Avenarius e Mach erano i filosofi dello stato del bolscevismo. Immaginate questi bravi cittadini dell’Europa centrale, che quindi certamente non hanno mai scoperchiato gli eccessi in questa direzione, loro sono gli idoli, gli idoli filosofici dei bolscevichi. Questa è la logica dei fatti, questa è una logica che viene penetrata da colui che si impegna nella conoscenza della scienza dello spirito, che va coi fatti. Chi pensa solo romano-giuridico logicamente, analizza la filosofia di Mach, la filosofia di Avenarius. Sì, lì non trova niente che potrebbe logicamente estrarre e che sarebbe allora un sistema pratico del bolscevismo. Oh no! Anche ciò che gli uomini potrebbero fare secondo le visioni di una logica così puramente concettuale, una logica così puramente metafisica, è bravo. Cioè: ciò che il logico formato all’italiana deve pensarsi come conseguenza della concezione del mondo di Avenarius, è bravo, borghese. Ma quello che la logica della realtà elabora, è il bolscevismo. Oggi abbiamo bisogno di concetti che dominino la realtà, che entrino nella realtà. Ci siamo molto allontanati dalla realtà attraverso il modo romano-giuridico, che si è insinuato in tutto, in tutto. Gli uomini credono oggi di esprimere la loro propria natura umana libera. In verità esprimono solo ciò che è stato loro instillato dal modo romano o cattolico — che però è anche romano — giuridico. Perciò oggi è difficile portare all’uomo ciò che non scaturisce dalla volontà umana, ma che scaturisce dai fatti stessi. Naturalmente la scienza dello spirito stessa deve suonare diversamente nella forma della presentazione rispetto a ciò che è stato prodotto. Ma nei fondamenti della natura umana si trova già il desiderio che corrisponde alle disposizioni della scienza dello spirito. E se c’è abbastanza persistenza e coraggio, proprio da questi flussi che si trovano in alcuni dei nostri amici, la scienza dello spirito si diffonderà anche nel mondo, da questi flussi emergerà ciò di cui il presente ha bisogno. Non ci si dovrebbe lasciar confondere oggi dal fatto che sorgano opinioni che provengono solo dalla borghesia romanica nel loro modo di pensare, che dicono: Ah, se l’umanità dovesse andare avanti con quello che voi dite, allora ci vorranno decenni! — Questo è di nuovo una sciocchezza di fronte alla realtà. È di nuovo nient’altro che logica romana-giuridica. La verità deve pensare diversamente.
Se guardate una pianta in crescita, sviluppa prima lentamente foglia dopo foglia. E colui che crede che continui sempre a questo ritmo si sbaglia molto. Poi arriva uno scatto, poi da le foglie si sviluppano rapidamente il calice e i petali. E così sarà anche, se solo noi stessi abbiamo la forza di persistere con ciò che possiamo effettuare spiritualmente e socialmente. Dipende dalla volontà. Potrebbe sembrare a lungo che proceda molto lentamente. Ma poi, quando tutto che poteva crescere si è accumulato, il cambiamento avviene tutto d’un colpo. Ma questo cambierà bene solo se il più gran numero di uomini possibile è preparato per questo. Questo è ciò che voglio dirvi oggi come una sorta di conclusione del nostro operato in queste settimane, che vorrei chiamare le nostre « settimane di Stoccarda ». Perché si tratta di non stancarci, di reagire contro ciò che scaturisce dalla nostra causa stessa. Non guardare a sinistra, non guardare a destra, ma guardare a ciò che scaturisce dalla nostra causa stessa — questo è ciò che importa. E evitare, anche solo nei nostri pensieri e sentimenti, una qualche sfiducia in ciò che scaturisce da questa causa stessa. Per quanto le cose che scaturiscono dalla nostra causa possano essere attaccate: da tali attacchi non dovremmo lasciarci confondere. Perché questi attacchi, dobbiamo solo guardarli più da vicino, così troveremo subito che scaturiscono dall’antico e risuonano anche se vogliono essere «confessioni di rinnovamento». Perché ogni rinnovamento oggi non può altrimenti accadere se non che al pensiero economico si aggiunga un nuovo pensiero giuridico e una nuova vita spirituale. Questo è ciò che dobbiamo considerare come una necessità, ciò che vogliamo riversare in tutto, di cui dobbiamo essere impregnati, per cooperare al rinnovamento sociale dell’umanità.
Questo è stato, miei cari amici, ciò che volevo dirvi ancora oggi, perché certamente credo che questo ferro che abbiamo forgiato fino ad ora non deve raffreddarsi, che deve restare caldo. Allora realizzerà certamente tutto ciò che può guidare l’umanità su quella strada che questa umanità deve percorrere. Perciò vorrei proprio raccogliere questa considerazione, che è voluta riunire alcune di quelle cose che abbiamo praticato qui negli ultimi settimane, in due parole. In due parole che sono molto antiche, ma che l’uomo contemporaneo dovrà comprendere in un modo nuovo, dovrà comprendere così da incontrarle con i sentimenti e i sentimenti che emergeranno dalla scienza dello spirito. E queste parole sono: Impara e lavora!
Non possiamo oggi abbandonarci alla fede ingenua che sappiamo già tutto e che possiamo stabilire programmi da ciò che sappiamo. Dobbiamo oggi di nuovo trovare idee dalla vita, ma la vita si rinnova ogni giorno, e dobbiamo avere fiducia in ciò che possiamo imparare di nuovo ogni giorno dalla vita. E non dobbiamo essere codardi che credono di poter lavorare solo se possono costruire su quelle che si suppone siano idee sicure, per le quali sempre intendono quelle idee che sono state tramandate da tempo immemorabile. Dobbiamo avere il coraggio di lavorare imparando, di imparare lavorando. Diversamente l’uomo non entra nel futuro e nelle sue richieste. Questo sarà anche il suo nuovo cristianesimo. Molti uomini oggi attraversano una certa conflittualità. Vi ricordano, quando si parla dal punto di vista antroposofico del Mistero del Golgota, che secondo il vangelo, il Cristo è morto in croce per liberare le anime attraverso la sua azione — così quelle anime che credono solo in Cristo sono liberate senza il loro contributo. È certamente — potete leggerlo nel mio « Il cristianesimo come fatto mistico » — accaduto qualcosa attraverso il Mistero del Golgota a cui l’uomo con la sua consapevolezza contemporanea non ha diretta partecipazione, perché la consapevolezza contemporanea inizia solo dalla metà del quindicesimo secolo. Ma oggi non si tratta di abbandonarci pigri a ciò che si prende cura di noi al di fuori di noi stessi. Non dobbiamo parlare oggi come, ad esempio, alcuni principi ecclesiastici cattolici, principi ecclesiastici inferiori o superiori, parlano, che dicono: Socialmente non si avanza se nel mezzo, nel centro dell’operare sociale non sta il Cristo. — Ho sperimentato negli ultimi tempi in molti raduni che il Cristo è stato gettato in questo modo. Sì, miei cari amici, durante l’ascolto mi sono servito un po’ dell’orecchio spirituale, così da udire che esteriormente risuonava nella sala, non si avanza socialmente senza il Cristo, ma interiormente risuonava solo il Benedetto, non il Cristo. Interiormente non si trattava del Cristo, ma del Benedetto. Intendo colui che ora siede sul trono romano. E così l’umanità oggi non avanza, fidandosi di qualcosa di diverso da ciò che si unisce con l’anima propria. Il Cristo deve anche essere inteso di nuovo. La chiesa esterna non può prendere il posto del Cristo. Solo ciò che l’uomo vive in se stesso può farlo avanzare. Quindi nessuno comprende il Cristo che non lo comprende così che deve nascere di nuovo nell’anima di ogni singolo uomo. L’uomo deve però anche partecipare alla sua configurazione spirituale. Solo quando crediamo che le nostre forze propriamente umane non nascono con noi, ma che le nostre forze propriamente umane effettive nel futuro saranno quelle che sviluppiamo noi stessi in noi, solo allora stiamo su vero terreno cristiano. Non il Cristo che nasce con noi — questo è solo il Dio Padre —, ma il Cristo che noi stessi viviamo in noi, sviluppandoci verso di lui, questo è il Cristo che deve essere compreso.
Oggi ci sono libri di uomini cristiani protestanti, ad esempio di Harnack il libro « L’essenza del cristianesimo ». Se cancellate in questo libro ovunque la parola « Cristo », dove sta, allora questo libro da una bugia diventa una verità. Così come è, è una bugia, perché dovrebbe stare ovunque dove sta « Cristo »: il Dio Padre. Ciò che Harnack scrive si riferisce solo al Dio padre generale naturale. Del Cristo non c’è niente nel libro. È stato infilato dentro. Il Cristo può essere trovato solo dalla natura umana trasformata, trasformata, dalla natura umana compresa nella propria attività.
Questo è ciò che deve essere superato oggi, ma il mondo, purtroppo, invece di pensare al superamento, stipula compromessi. I compromessi che oggi vengono stipulati lì, sono però anche molto stipulati all’interno dell’anima, e se le nostre anime non fossero così terribili conciliatrice, allora non ci sarebbero nemmeno nella vita esterna così terribili compromessi come quello che ora emana da Weimar, il compromesso scolastico. Le nature compromissorie oggi strisciano attraverso l’esistenza, e sono quelle che vivono tutto guardando all’indietro, che non avanzano. Avanziamo solo se abbiamo la volontà di imparare, se abbiamo il coraggio di incorporare nella vita ciò che abbiamo imparato. Solo da questa volontà e da questo coraggio può scaturire il nuovo motto:
Voglio imparare, voglio lavorare!
Voglio lavorare imparando!
Voglio imparare lavorando!
Volevo stasera parlarvi di nuovo dal motivo che devo ritenere necessario, in alcuni prospettive sintetiche, avanzare ancora molto che è collegato a tutto ciò che è accaduto qui e da qui è accaduto riguardante il movimento culturale del nostro tempo presente. E in particolare riguardante tutto ciò che, per così dire, nel suo complesso nel fatto accaduto da qui e inteso può ancora risiedere.
Vi parlerò forse stasera non di tante cose straordinariamente nuove, ma di cose sintetiche, che devono ancora passare attraverso le nostre anime, questo sarà propriamente necessario pronunciare proprio ora.
Il tono fondamentale dal quale anche stasera vorrei parlare è stato spesso iniziato qui proprio nell’ultimo tempo, il tono fondamentale che dovrebbe indicare che un vero e proprio approfondimento spirituale è necessario per l’umanità nel presente, un approfondimento spirituale con quei più recenti metodi di conoscenza spirituale che sono appunto possibili nel presente, e che io ho così spesso caratterizzato.
È stato anche spesso detto negli ultimi tempi: anche da un punto di vista sociale non si potrà procedere se la comprensione dei fatti sociali non scaturisce da un corrispondente approfondimento spirituale, con i relativi mezzi di conoscenza spirituale più recenti. E si è sottolineato come sia proprio serio, radicalmente serio, questo sforzarsi verso l’approfondimento spirituale dell’umanità nel presente, che deve essere ricercato appunto con i più recenti mezzi di conoscenza, e come solo colui che ha una vera comprensione dei requisiti del presente, chi può prendere veramente sul serio ciò che risiede nel grido di approfondimento spirituale, e chi dall’altro lato può finalmente acquisire la convinzione che questo approfondimento spirituale nel profondo, essenzialmente almeno, non può concludere alcun compromesso
con alcun percorso più antico nel mondo spirituale. Tutto ciò che si aspira a compressi porta solo su vie deviate. Si può dire che nel nostro tempo persone che hanno completamente la presunzione in se stesse di essere guida in questo o quel campo, che queste persone sappiano veramente fare sul serio con ciò che oggi è sforzarsi verso lo spirito? Queste persone avrebbero bisogno di avere un sentimento non solo per teorie sullo spirito, ma dovrebbero avere un sentimento per l’attività reale, vivente nel spirituale e attraverso lo spirituale. Ma quando si parla di questa attività reale nel spirituale e attraverso lo spirituale, allora si parla per molte persone ancora oggi di qualcosa di completamente incomprensibile per loro.
Voglio subito illustrarvi con un esempio ciò che intendo. Ho ricevuto di recente una lettera. Voglio parlare solo in generale di questa lettera, senza nominare un nome. Ho ricevuto di recente una lettera da uno che, direi, lavora in ambito spirituale nel presente, che in questa lettera in primo luogo dice di aver ricevuto in mano l’« Appello al mondo della cultura », e con il più vivido assenso ha colto il pensiero della triarticolazione dell’organismo sociale. Poi è scritto che il suddetto ha una preziosa istruzione e stimoli dal libro « I punti chiave », che ha ripetutamente espresso pubblicamente. Ma allora il suddetto passa a comunicare che gli sia stato inviato di recente dalla direzione della Lega per la Triarticolazione la stampa della conferenza che una volta ho tenuto davanti ai lavoratori delle fabbriche Daimler. E ora parla di questa conferenza, parla così da dire, anche alle dichiarazioni concrete di questa conferenza non osa una parola di critica. Ma poi nei restanti capitoli della lettera la demolisce terribilmente, perché trova che il tono dovrebbe essere diverso da come è tenuto, perché si sente offeso, ad esempio, dal fatto che lì la cultura borghese finora è stata discussa in un certo modo sprezzante e così via. Non voglio entrare nei dettagli.
Bene, cosa c’è effettivamente qui? Voglio considerare oggi la cosa del tutto secondo la realtà.
Vedete, questo è un uomo — ed è bene che ce ne siano — che è teoricamente d’accordo con ciò che dice l’« Appello », che è teoricamente d’accordo e ha persino assunto qualcosa di ciò che dicono i « Punti chiave ». Che è persino d’accordo con il contenuto di questa conferenza che ho tenuto per i lavoratori delle fabbriche Daimler, ma che critica il tono, trova il tono demagoggico e così via.
Cosa c’è effettivamente qui? L’uomo è teoricamente d’accordo, anche con questa conferenza. Ma questo non aiuta oggi, essere teoricamente d’accordo con una cosa. L’uomo semplicemente non ha sensazione per il fatto. L’uomo non sa distinguere nel trattamento di una cosa. Se siedo a Dornach e scrivo un appello al mondo della cultura, in cui ho davanti a me in modo ideale gli uomini del presente che possono assimilare tale cosa, non qualcosa che mi sono teoricamente immaginato, inventato, scritto, ma qualcosa che ho scritto nella connessione vivente con coloro che potrebbe capire o dovrebbe capire, allora è qualcosa di colto dal contesto reale. In questo la mente che opera nel presente è del tutto considerata. E di nuovo: scrivo i « Punti chiave ». Non le scrivo perché le parole stiano in piccoli caratteri stampati sul carta e eventualmente i teorici possano criticarle, ma le scrivo per gli uomini del presente. Le scrivo così come si parla dal banco alla presente umanità realmente, secondo la realtà. Ora entro in una sala dove principalemente stanno seduti i lavoratori delle fabbriche Daimler. Allora per me è del tutto evidente, perché parlo dallo spirito vivente, che nel momento in cui entro, so come devo parlare alla gente, come devo collocare le parole. Chi oggi agisce dallo spirito vivente, non tiene discorsi da professore. I discorsi da professore sono quelli in cui uno si è pensato le cose e getta le proprie preziose opinioni in faccia alla gente. Chi però è nello spirito vivente, parla dal cuore, non alle fronti.
Questo è qualcosa che deve essere detto una volta. Persone stesse, che possono seguire teoricamente le cose, non hanno idea che chiunque voglia agire nello spirito, deve agire dallo spirito, a cui è proprio incorporato in questo momento. Questo può certamente essere criticato esteriormente. Posso darvi l’assicurazione, la conferenza che una volta ho tenuto davanti ai lavoratori Daimler, è stata compresa dagli astanti. Se avessi parlato come l’autore della lettera ama, allora naturalmente la gente avrebbe riso di me; non avrebbe avuto altra conseguenza se non che la gente avrebbe riso di me. Oggi non si tratta di conservare questi antichissimi — per oggi sono antichissimi — abitudini teoriche di poter essere personalmente d’accordo o non d’accordo con qualcosa, ma oggi si tratta di avere un sentimento vivente per l’operare e l’essenza e il tessere dello spirito, per lo spirito presente. Perciò ho sempre dovuto dire di nuovo, quando i nostri amici nel corso degli anni portavano questo o quello, che era stato detto qui e là, e che suonava esteriormente come molte cose che dico anch’io, ho dovuto dire: A questa uguaglianza nelle parole e frasi e persino nei paragrafi non importa affatto. Importa da quale angolo dello spirito viene realmente ciò che viene detto. Qui c’è molto da comprendere ancora per l’uomo del presente. Perché gli uomini credono ancora che, quando hanno assimilato il contenuto di una cosa, hanno assimilato la cosa. Se si è assimilato il contenuto oggi, allora si ha solo il testo in sé e si può stare molto lontano dallo spirito di una cosa.
È particolarmente necessario comprendere questo, dove deve fluire nella nostra presente materialistica ciò che la scienza dello spirito orientata antroposoficamente ha da dire anche dal punto di vista sociale. Altrimenti non si può comprendere la connessione dell’essenza della scienza dello spirito orientata antroposoficamente con l’efficacia sociale.
Viviamo oggi più di quanto crediamo, nell’onda di una cultura materialistica su tutti i fronti. E ciò che è detto frequentemente oggi: che qua e là sarebbe superata questa cultura materialistica, è un’illusione. Perché mentre la cultura materialistica è combattuta qua e là nella lettera, non è combattuta dallo spirito. Si può oggi emanare un manifesto professore molto idealista o scrivere un libro: ma potrebbe comunque provenire completamente dallo spirito materialista. Oggi è soprattutto necessario riconoscere una cosa, e cioè: attraverso cosa siamo stati portati in questo materialismo del presente. Perché se non lo riconosciamo, non ci libereremo da esso.
In cosa consiste veramente l’elemento deleterio degli impulsi materialisti nel nostro tempo? Consiste nel fatto che molto presto brillerà qualcosa, quando il spirituale è affermato dal vivente affrancamento della realtà. Supponi che qualcuno sia stato proprio indicato dalle sue esperienze a parlare del mondo animale, e parlasse in modo tale da voler chiarire: nel mondo animale e nel suo sviluppo operano forze spirituali. Allora forse dalla conoscenza di quelle forze spirituali che operano nel mondo animale, dovrà parlare così che immediatamente questo o quel gruppo di teologi evangelici o cattolici si accendi, lo critichino fino alla completa distruzione, senza entrare affatto nel contenuto di ciò che afferma, solo perché osa, dalla conoscenza reale del mondo animale, parlare dello spirito. O si parla che sia necessario portare nella vita sociale dell’umanità le forze spirituali, perché si possa giungere a una vera riformulazione sociale solo in questo modo riconoscendo le forze spirituali e incorporandole nell’ordine sociale. Subito si infiamma il desiderio di attacco dei marxisti e di alcuni socialisti, come nell’altro caso il desiderio di attacco dei pastori protestanti o cattolici. E il tono da cui si parla da entrambi i lati non è così molto diverso. Devi solo a volte considerare che uno — lo dico con totale benevolenza — è cresciuto più in un’atmosfera emotivo-teologica, religiosa, l’altro più in un’atmosfera rude — non voglio dire che quest’ultima sia peggiore di quella sentimentale —; ciò da cui però scaturiscono effettivamente le cose, in certi casi è lo stesso.
Di fronte a queste cose bisogna chiedere: Da dove viene veramente lo spirito materialista del presente? Chi l’ha allevato? — Lo spirito materialista è stato allevato effettivamente dalle confessioni religiose. E che esso oggi pulsi anche nella visione del mondo sociale è solo per il motivo che la visione del mondo sociale è un fedele allievo di tutto ciò che fondamentalmente proviene dalle confessioni religiose nei secoli. È stato veramente più importante di quanto si creda che la chiesa cattolica nell’anno 869 al concilio generale di Costantinopoli, che ho già spesso menzionato, ha abolito lo spirito. Da quel momento, all’interno dell’erudizione cattolica, non si poteva parlare del fatto che l’uomo avesse spirito in sé. Poteva solo, per così dire, parlasi del fatto che l’uomo avesse corpo e anima. Così è stato per tutto il medioevo. E davanti a niente i dotti medievali cattolici temevano più che davanti a un parlare della tricotomia, cioè della triarticolazione dell’essere umano in corpo, anima e spirito. Perché il concilio di Costantinopoli ha stabilito: L’uomo consiste di corpo e anima, e l’anima ha alcuni poteri e proprietà spirituali; qualcosa di spirituale è già nell’anima, ma non si può parlare di uno spirito particolare. Allora gli scienziati e i filosofi credevano che dalla scienza senza presupposti distinguessero solo corpo e anima, mentre lo facevano solo sotto l’influenza del dogma ecclesiastico del nono secolo. Bravi professori come Wilhelm Wundt sono solo gli allievi della dogmatica cattolica, anche come psicologi. Questa connessione di solito non si vede.
Perché si è verificato che, quando si parla di scienza laica, non si può affatto parlare di spirito? In parte proviene da questo dogma. Ma non si può nemmeno parlare di anima. Non si può parlare di vera anima, perché le confessioni religiose rivendicano il diritto per se stesse di parlare di anima e, nella misura in cui lo vogliono, nella misura in cui il dogma lo consente, di spirito; è monopolizzato per loro. Si parla effettivamente di qualcosa che non ti appartiene, se parli di anima e spirito, perché appartiene a coloro che parlano agli uomini dal punto di vista di una confessione religiosa. Cosa è rimasto alla vera scienza, a questa povera zoologia, fisiologia, chimica e fisica, se non parlare di processi materiali? Se qua e là brillerà qualcosa, se parlano dello spirito, allora si intromettono negli affari delle confessioni religiose. Non rimane a questa povera scienza laica nient’altro che diventare materiale, materialista, perché le confessioni religiose le hanno tolto la possibilità di toccare nulla di spirituale.
In questo risiede qualcosa di molto importante. È molto importante riconoscere che i poteri che hanno portato il materialismo sono i poteri ecclesiastici dell’Occidente. Dobbiamo il materialismo alle chiese. E il materialismo diventerà sempre più forte e più forte se le chiese come amministrazioni religiose confessionali non perdono il loro potere. In questa relazione non c’è possibilità di abbandonarsi a illusioni, se si vuole prenderla sul serio con la cultura. Oggi si tratta però di prenderla seriamente con queste cose. Oggi non si dovrebbe dalla debolezza umana concludere compromesso dopo compromesso. Se si è costretti nei lavori esterni a concludere un compromesso, allora si deve esserne consapevoli e non parlarne leggeramente. Ci si deve semplicemente dire: Certo, bisogna cedere alla violenza. Ma non si devono concludere compromessi nella propria conoscenza. Non si deve credere che sia giusto ciò che si fa sotto l’influenza della violenza.
È quindi necessario creare una base qui per la conoscenza che alla fine è una base sicura. Oggi le cose devono essere pronunciate in modo acuto, molto acuto. E qui, su questo
terreno giacciono le cose che devono essere pronunciate molto acutamente. Perché stiamo oggi in un tempo in cui deve essere fatto sul serio con la conoscenza del mondo spirituale. La conoscenza naturale-scientifica che è sorta nel quinto periodo postatlantico, che è iniziata con Galilei, Giordano Bruno, Keplero, Copernico, questo periodo naturale-scientifico, che aveva ad esempio uno dei suoi più significativi rappresentanti nel diciannovesimo secolo in Julius Robert Mayer, persegue metodi naturali-scientifici e proviene da una disposizione naturale-scientifica, che è una novità rispetto a ciò che come metodi e disposizione era presente nel credo che si sono tramandati da tempi antichi. Tra questi metodi naturali-scientifici della disposizione naturale-scientifica e i metodi dei credi non c’è possibilità di unione. La scienza dello spirito, la vera scienza dello spirito oggi all’altezza della cultura, deve però stare sullo stesso terreno di conoscenza della scienza naturale. Deve fare sul serio con ciò che una volta ho espresso nel mio libro « La mistica nell’alba della vita spirituale contemporanea ». Con tali cose deve essere fatto assolutamente sul serio. Ma non si fa sul serio se non si rende evidente che tutto ciò che osserviamo nel mondo ci oppone lo spirito. La materia non è da nessuna parte presente solo unilateralmente come materia. Dappertutto la materia concreta si trova insieme allo spirito concreto. E se l’uomo oggi dice di stare come uomo nel mondo, al di sotto di lui i tre regni, il regno animale, il regno vegetale, il regno minerale, allora afferma una semplicità, se non riconosce simultaneamente che, proprio come al di sotto di lui stanno il regno animale, il regno vegetale, il regno minerale, così al di sopra di lui stanno tre regni spirituali, i regni delle gerarchie spirituali, che designiamo come i regni degli Angeli, degli Arcangeli, degli Archai. Nessuno ha il diritto di parlare di regno animale, di regno vegetale, di regno minerale come discendente verso il fisico, se non sa che, salendo nel spirituale, vanno i tre altri regni. Perché l’uomo, così come sta nel mondo fisico, è collegato attraverso il suo corpo ai tre regni, il regno animale, il regno vegetale, il regno minerale; è collegato attraverso il suo seelisch-spirituale ai tre regni sovraordinati, che per la completa percezione umana sono realtà spirituali altrettanto quanto i tre regni subordinati sono realtà fisiche per i sensi fisici. E finché non si riconosce che attraverso un’osservazione completa nella realtà esterna si giunge al riconoscimento dello spirito e non ci si lascia impedire da alcuna confessione religiosa tramandato di affermare qualcosa sul mondo spirituale — altrettanto poco quanto non ci si può impedire di affermare che ci sono balene — finché non si giunga a questo, non si può afferrare quello che come impulso deve agire nel presente. Queste cose devono oggi essere pensate seriamente.
Le cose stanno così: Siamo entrati in un periodo dello sviluppo umano in cui l’uomo è diventato un essere diverso di quanto lo era in epoche precedenti dello sviluppo sulla terra. L’uomo era sempre in uno sviluppo. Quando il grande diluvio atlantico era calato e dalle antiche culture molto più antiche emergevano i primi fiori culturali postatlantici nel tempo indiano antico, l’uomo si sviluppava ancora molto fortemente verso l’alto nella sua corporeità. Allo stesso modo nel secondo periodo culturale, nel tempo urpersiano. Allo stesso modo ancora nel terzo periodo culturale, nel tempo egiziano-caldaico; persino in un certo senso nel tempo greco-latino, che andava fino alla metà del quindicesimo secolo. Da quel momento l’avanzamento, l’avanzamento verso l’alto dell’uomo riguardante il corporeo cessa. Lo sviluppo corporeo dell’uomo è concluso. Non stiamo di fronte al futuro così da poter dire: Come lo sviluppo attraverso il primo, secondo, terzo, quarto tempo postatlantico era saliente, così anche nel futuro lo sviluppo corporeo dell’uomo continuerà ad aumentare. — No, non lo farà. Il corpo umano non sale più nel resto dello sviluppo terrestre. Il corpo umano ha superato il suo apice dello sviluppo ascendente e non va più, come corpo, come pieno di forze corporee, verso uno sviluppo ascendente, ma verso uno sviluppo discendente. Perché se si chiede, con quei mezzi della conoscenza dello spirito che conosciamo bene dalla letteratura che vive tra noi, si chiede il motivo, allora si deve dire: Così come l’uomo oggi è entrato in una relazione diversa con il mondo animale — durante il tempo egizio-caldaico ad esempio aveva molto più della bestia in sé di oggi, la vita era molto più istintivamente bestiale —, così sviluppa oggi anche una relazione diversa con i tre regni superiori. Questi tre regni superiori avevano infatti un interesse molto particolare nel trattare con l’uomo fino alla nostra epoca. Gli uomini del presente inizieranno a dover comprendere che quando si parla di queste cose si parla di realtà. Gli spiriti delle gerarchie degli Angeli, degli Arcangeli, degli Archai, avevano un interesse vivente nel trattare con gli uomini. Ora questo interesse cessa nel presente. Ha iniziato a smettere a metà del quindicesimo secolo, quando iniziò il quinto periodo postatlantico. Questi esseri delle gerarchie superiori lo consideravano come il loro ideale di ottenere un’immagine dell’uomo, un’immagine perfetta dell’uomo. Non potevano ottenerlo fino ai nostri tempi, perché l’uomo non aveva ancora raggiunto il culmine della sua perfezione. Dovevano aspettare. Oggi, dove ci sono idee confuse su Dio che rendono l’uomo così facilmente ateo, non si può comprendere che gli esseri spirituali che stanno al di sopra dell’uomo devono anche aspettare qualcosa. Dovevano aspettare finché non avessero portato l’uomo così lontano che offrisse un’immagine della sua perfezione davanti ai loro occhi spirituali. Perciò negli uomini in tempi precedenti sorgevano nell’inconscio conoscenze istintive, sentimenti, impulsi di volontà: questi erano i fatti di questi esseri. L’uomo non poteva portarlo volentieri da se stesso, lo fece istintivamente; ma erano i fatti di questi esseri. E questi esseri erano interessati che l’uomo avanzasse, perché solo quando gli riuscisse di portare l’uomo fino a dove è dalla metà del quindicesimo secolo, avevano l’immagine davanti a sé, che dovevano avere davanti per il loro sviluppo. Ora hanno portato l’uomo così lontano. Ora l’uomo non interessa loro da questo punto di vista. Perciò l’uomo nel presente è così abbandonato dallo spirito, perché gli spiriti hanno perso un certo interesse in lui. Perciò nel presente diventa così facilmente nemico di ogni conoscenza dello spirito, perché gli spiriti non lavorano più su di lui. Per quei esseri che stanno direttamente nell’ordine gerarchico al di sopra di noi, da questo punto di vista l’interesse è scomparso. E questo interesse, ora deve l’uomo risvegliarlo dalla sua propria volontà. Deve, così come era precedentemente disposto dal suo corpo a svilupparsi verso lo spirito negli istinti, ora svilupparsi verso lo spirito dalla sua libera conoscenza verso il futuro. Deve, per così dire, da sé fornire nuovo materiale per l’occupazione dei superiori esseri, appoggiandosi su di loro e cercando di ottenere concetti che sono i loro concetti, che ora vanno oltre ciò che è stato istintivamente piantato in noi.
Dobbiamo quindi trovare la possibilità di metterci in relazione allo spirito in un modo completamente nuovo. Questo naturalmente oggi deve ancora essere pronunciato in forma cauta all’umanità. Ho provato ieri a parlarne in modo abbastanza cauto. Ma proprio perché su un lato deve essere parlato cautamente, dall’altro lato deve essere indicato acutamente e radicalmente queste cose. Perché se non ci fossero persone che non sopporterebbero la verità in questo campo oggi, allora sarebbe molto male per la cultura spirituale del presente.
Cosa è venuto meno riguardo all’essenza dell’uomo che diviene? Nei tempi precedenti si era parlato a ragione di un certo uomo, che fosse dotato, che avesse disposizione al genio. E a ragione si sono cercate le precondizioni per la sua disposizione geniale nella sua costituzione corporea. Come educatore si potrebbe rivolgere solo alla sua costituzione corporea, e sviluppandola correttamente, emergeva il suo genio. Comunque sono emersi i suoi talenti. Da oggi in poi è concluso lo sviluppo corporeo. Se si vuole sviluppare solo il corpo secondo una qualche pedagogia fisica, non esce niente. Oggi ci si deve rivolgere all’anima. Oggi ci si deve affidare a ciò che non solo emerge dallo sviluppo ereditario-fisico, perché da lì non emerge più niente, ma ci si deve rivolgere a ciò che l’uomo porta in sé, perché in questa vita terrena ha la ripetizione di vite terrene precedenti. Oggi si deve andare con la consapevolezza vivente verso l’uomo che diviene, che si ha un’anima davanti. I talenti del corpo hanno cessato così che sarebbe una sciocchezza parlare nella futura umanità di loro. Non si potrà più parlare che l’uomo secondo il suo corpo è dotato per questo o quello, ma che l’uomo attraverso la sua anima è dotato per questo o quello. Questo è qualcosa che ha un significato immenso nella vita dell’umanità del presente. Perché molto di ciò che si è detto nei tempi precedenti sull’uomo è falso se lo si dice oggi. Se oggi leggiamo ancora pedagogie non immerse nella scienza dello spirito, allora tutti si basano ancora sulla vecchia credenza, che era allora giustificata, la credenza nel talento fisiologico dell’uomo. Oggi non valgono più. Oggi ha solo un senso se parliamo del talento animico dell’uomo.
Dobbiamo quindi iniziare a educare in un nuovo modo. Questo è richiesto dallo sviluppo dell’umanità stessa nel presente. Se parliamo con vecchi concetti, non parliamo di qualcosa che è ancora applicabile al presente. Certo è bello raccontare oggi storicamente alle persone come si guarda correttamente al Cristo se lo si guarda nel senso di Lutero. Ma l’uomo del presente non può vederlo così, perché questa visione non ha più realtà in lui e diventa solo bugia se la vuole rappresentare. L’uomo del presente deve, se vuole trovare il Cristo, trovarlo nella visione immediata. Così come troviamo la natura attraverso la visione esterna, troviamo il Cristo attraverso la visione interna. Questo che la scienza dello spirito da molti anni sostiene, potrebbe aver fondato una comprensione per un impulso sociale nel momento in cui tale impulso sociale è diventato necessario dallo sviluppo della moderna umanità civilizzata. Le cose devono essere considerate in connessione. Le manifestazioni esterne mostrano abbastanza che oggi è necessario ricordare agli uomini già di prendere sul serio i più primitivi impulsi delle loro confessioni religiose. Perché vedete, c’è anche per i cristiani un comandamento che il nome di Dio non sia pronunciato invano. Ma se allora qualcuno viene e parla di questioni sociali, allora subito le persone dicono: Sì, lui non parla nemmeno del Cristo; quindi non è cristiano. — Non diventa cristiano per il fatto che uno pronuncia il nome del Cristo in ogni terza riga. Bisogna solo parlare così che si possa essere impregnati dal fatto che è parlato dallo spirito da cui il Cristo vuole che si parli nel presente. Ma se dallo spirito del presente stesso si parla una volta, e ci si sforza di parlare da questo spirito del presente, allora le persone dicono: Sì, lui non parla nemmeno del Cristo. Dovrebbe parlare del tutto più interiormente. — E allora il cosiddetto interiore è presentato nel modo più esteriore. Sapete che da una certa tanti-come è venuto quell’attacco che diceva che uno dovrebbe parlare di « interiorità » dopo ogni quinta parola. Naturalmente per me sarebbe molto più comodo non toccare questo affettazione. Ma è necessario nel presente toccare l’affettazione zia e lo zio, perché fanno molto danno a quello che deve veramente accadere. Vorrei veramente chiedere se tale affettazione zia e lo zio si sforzano veramente di penetrare in ciò che come vero spirituale nel presente deve essere affermato. Dobbiamo avere il coraggio di dirci: Quello che facciamo nel singolo, ad esempio insegnando nel singolo, deve essere fatto dalla conoscenza che l’umanità ora porta altri impulsi di sviluppo in se stessa di quanto erano pochi tempi relativamente, che effettivamente gli spiriti guida del mondo soprasensibile fino a poco tempo fa avevano un interesse nel portare l’uomo fino a un certo punto. Ma l’immagine dell’uomo è completa, e l’uomo deve da interno cercare da sé la connessione alla spiritualità, così che ciò che l’uomo ora produce oltre il suo corporeo, il suo veicolo corporeo, lo rendono di nuovo interessante per gli spiriti che stanno al di sopra di lui. Altrimenti la nostra cultura diventerà desolata, sabbiosa, paludosa. Nulla che voglia scaldare qualcosa di antico può salvarci. Solo il coraggio di iniziare lo spirituale da un eguale spirito come è stato iniziato il naturalismo dal quindicesimo secolo può salvarci contro i vecchi credi. Questo è principalmente quello che volevo sviluppare davanti a voi oggi: che vediamo correttamente i certi spiriti che stanno al di sopra di noi, solo se ci ammettessimo che con la fine del diciannovesimo secolo il vecchio rapporto con loro è concluso, e che dall’ultimo terzo del diciannovesimo secolo l’umanità necessariamente deve entrare in una nuova relazione con il mondo spirituale. Si sia veri in questo punto. Sia veri per esempio nel seguente; certo non si ha bisogno di diventare inumani se si è veri, ma si sia veri. Per quanto riguarda l’esteriore, l’uomo naturalmente non può immediatamente passare attraverso l’intera metamorfosi dell’umanità. Viene allevato attraverso ciò che continua dai vecchi impulsi. Così sono stati allevati, attraverso ciò che continua dai vecchi impulsi, quei gli uomini che oggi predicano dalle cattedre i vecchi credi.* Perché allora non si dovrebbe essere umani con ciò che viene da quel lato? Certo si può, ma per l’amor di Dio non lo si prenda sul serio per l’indagine della verità nel presente. Ci si dica: Certo, la gente è stata educata in questo modo; non possono cambiare professione negli anni successivi; così loro parlino. Ma si dica di non credere che sia necessario, diversamente che esteriormente, cedendo, occuparsi di discussioni che vengono da quel lato. E simile.
Come detto, sarebbe più comodo lasciare queste cose non pronunciate. Ma stiamo andando incontro a tempi così difficili e seri che è completamente impossibile lasciare queste cose non pronunciate. E è troppo diffusa la debolezza umana nel non prendere sul serio queste cose. Certo, ognuno può dire: non posso uscire dalla mia pelle, o dal mio incarico, o altro. Ma che lo giustifichi, ma che riconosca che per il momento sta concludendo compromessi. La rappresentazione della verità, anche se si considera questa verità come necessaria solo dalle circostanze temporali esterne, questo è l’importante nel nostro tempo. Se si considera come la moderna umanità è precipitata in quelle catastrofi così terribili degli ultimi anni, allora non si trova come ragione nessuna altra che il fatto che gli uomini si sono così allontanati dal guardare sempre dalle cose alle parole, e dalle parole sempre alle cose. Sì, oggi viene spesso battuta solo la parola, e allora si crede di sapere qualcosa sulle cose. Questa inclinazione a sviluppare la fraseologia fino al fine, questa è l’inclinazione di base del nostro presente, e poi: non accorgersi che, se le parole ci sono, le cose non ci sono ancora.
Abbiamo nei ultimi settimane dovuto occuparci del corso per il corpo insegnante della scuola Waldorf. Lì dovrebbe il che è pedagogia morta essere convertito in arte educativa vivente. Lì si presentava vivacemente all’occhio la verità che spesso viene trascurata, perché si lasciano le parole essere parole. Lì si presentavano vivacemente, per esempio, quando si doveva differenziare, cose spesse, cose spesse stampate, fuori dice « Bollettino Ufficiale ». Perché è una sezione da un bollettino ufficiale. Oppure « Piano di studio » dice sopra al cosa spessa. « Piano di studio », non sta scritto solo dentro: in questa o quella classe di questa o quella scuola deve essere insegnato questo o quello, o, che potrebbe essere ancora mobile: questo o quello dovrebbe essere imparato fino a questo o quel fine; ma c’è veramente — non si dovrebbe crederlo —, come si deve insegnare, come si deve trattare la materia. Questo è oggi già il contenuto di un’ordinanza, il contenuto di ordinanze di stato.
Cosa significa se lo si afferra dalla realtà? Sì, se si dice così: In un bollettino ufficiale viene ordinato, benevolente, paterno-paternalistico, come deve essere insegnato, e non si riflette su di esso, allora si può passare oltre. Ma se si riflette — che è un’occupazione sgradevole per la maggior parte degli uomini del presente ~, allora si scopre: Oggi non viene insegnata la pedagogia e la didattica nelle scuole superiori, so che la gente lo capisce, ma la pedagogia viene ordinata per legge. Come si ordina agli uomini di non rubare, così si ordina loro attraverso bollettini ufficiali, attraverso disposizioni ufficiali, come devono insegnare. E non si sente ciò che lì giace. Ed è così che solo nel sentimento di ciò che qui effettivamente è apparso solo nei tempi moderni, potrebbe risiedere il punto di partenza per la guarigione dei rapporti. Cinquanta persone che stanno in tali posti, dove le loro parole vengono ascoltate come venivano ascoltate le parole dei membri dell’assemblea nazionale di Weimar, cinquanta persone che sentono una cosa del genere come l’anomalia della legislazione sulla pedagogia, significherebbe più per la guarigione del mondo che il scipito ciacciare che è stato pronunciato in quel posto negli ultimi mesi.
Anche per questo ci deve essere un sentimento, e questo sentimento non verrà da nient’altro che da ciò che vivente nella vitae che vive nelle anime umane e nei cuori umani entra le forze della conoscenza spirituale. Non la sola teoria, che ci consente di essere d’accordo teoricamente con le cose, e che non ci insegna a fare sul serio con lo spirito. Fare sul serio con lo spirito significa: quando si entra in una sala, si è uno con lo spirito e l’anima delle persone che sono dentro. Le confessioni di fede, intese teoricamente, sono oggi un nulla. Il sentirsi e il sentirsi nello spirito — questo è solo ciò che oggi può rendere sana l’umanità.
Questo è stato inteso quando qui è iniziato di operare socialmente. Operare dallo spirito vivente — questo è stato inteso. Finora le persone sono venute solo a dire: Sono d’accordo con questo o quello, dal contenuto del periodo, dal contenuto della frase. — Che le persone oggi siano così intelligenti, da poter facilmente concordare con un contenuto di frase, questo certamente non negherà colui che dalla conoscenza spirituale interiore si osa affermare: gli esseri spirituali che fino ad ora hanno lavorato allo sviluppo hanno portato l’uomo così lontano che ha raggiunto il loro ideale di completezza. Che le persone oggi siano intelligenti, che possano criticare, che siano molto avanzate intellettualmente, che in un certo senso siano creature terribilmente perfette, non è negato. Ma proprio perché lo sono, devono aprire una nuova fonte in se stessi, ma una fonte completamente nuova.
Certo, il conoscitore della vita spirituale tiene le persone di oggi per perfette. Ma proprio perché sono perfette, perché sono diventate perfette per mezzo di altri esseri piuttosto che per se stessi, devono ora iniziare a fare qualcosa da se stessi.
Era questo che decenni fa mi ha spinto, ad esempio, a mettere la scienza morale su una nuova base e nel mio « Filosofia della libertà » di parlare di « Fantasia morale », cioè di ciò che è creativo che scaturisce dall’uomo anche in campo morale. Perché mi stava davanti agli occhi: Ciò che l’uomo sviluppa istintivamente da se stesso, e ciò che si è sempre chiamato etica, non ha futuro.
Ho spesso qui, alla fine dei miei discorsi, dichiarato che sarei così felice se riuscissi, nonostante il modo imperfetto in cui naturalmente deve essere affermato un tale, a trovare un’eco vera nei cuori degli amici. Perché non m’importa di farvi solo teoricamente plausibile questo o quello, ma m’importa di indicare ciò che i segni dei tempi vogliono imprimere sull’uomo per il presente. Non m’importa sorprendervi con questa o quell’affermazione o non sorprendervi, ma m’importa solo di dire ciò che è veramente necessario per il presente.
Non stavano forse questi principi alla base della scienza dello spirito orientata antroposoficamente, come la rappresento? Di fronte a qualsiasi altro principio, sarebbe stato forse meglio astenersi dall’operare per questa scienza dello spirito orientata antroposoficamente. Astenersi dal semplice motivo che è del tutto autoevidente che da ciò che vive negli uomini del presente, il singolo che ha da rappresentare la scienza dello spirito verrà ricoperto di ogni sporcizia possibile. Questo è completamente autoevidente. Non può essere altrimenti, perché il presente è così in questa epoca di transizione. Si può trattare solo di rappresentare la scienza dello spirito, di proclamare la scienza dello spirito, perché si riconosce l’urgente necessità di portare all’umanità nel presente ciò che è proclamato dalla scienza dello spirito. Non si deve parlare di uno sviluppo puramente successivo, ma si deve parlare di svolte nello sviluppo. La pianta si sviluppa anche successivamente, ma il passaggio dalla foglia verde al petalo colorato è brusco. Così l’umanità si è sviluppata successivamente; ma il passaggio dal tempo in cui lo sviluppo dell’umanità era guidato da esseri divino-spirituali che portavano l’uomo alla perfezione, al tempo in cui l’uomo deve muoversi da sé, questo passaggio è brusco, e deve compiersi. E senza l’ammissione di un brusco passaggio non si supera il Rubicone della presente miseria culturale. Chi sempre vuole questo o quello, perché è comodo prendere qualcosa dal vecchio corso con sé, non arriva veramente dall’altro lato, nei territori da cui possono svilupparsi gli impulsi della cultura futura.
Veramente, le cose che oggi devono essere intraprese, non sono del tipo, se devono avere prospettive, come vengono pensate qua e là, ma sono del tipo, come ad esempio la nostra scuola Waldorf. Con la scuola Waldorf viene intrapreso qualcosa di cui non si può dire nient’altro se non che per chi la prende seriamente, diventa il più grave dei problemi della vita. Io ad esempio vi confesso apertamente: Se considero la costituzione spirituale del presente, e vedo la necessità di cooperare alla fondazione di una scuola di questo tipo, allora sento qualcosa nel cuore che devo già designare così: che ho già avuto molte preoccupazioni, ma questa scuola Waldorf appartiene alle mie preoccupazioni più grandi. Ciò non può impedire di intraprendere queste cose. Non solo perché credo che avrebbe successo. Avrà successo. Ma perché dovremo prenderci cura che la cosa giusta accada sempre per questo successo. Sarebbe del tutto vano se non volessimo ammettere che queste preoccupazioni sono presenti. Ma forse abbiamo già fatto qualcosa di giusto proprio per questo compito particolare, in quanto ci siamo sforzati, anche nella discussione di questo capitolo, di essere veri, totalmente veri. E così che le cose non possono essere prese nel modo che si vede solo il lato unilaterale, volevo dirvi oggi quello che ho detto. Non potevo naturalmente fare gli stessi toni nel discorso di inaugurazione di ieri. Non potevo dire alla gente che era lì riunita del interesse delle gerarchie superiori, e che l’immagine dell’uomo è finita, che qualcosa di diverso deve prendere il suo posto e simili. Ma se si fotografa un albero da un lato, deve essere fotografato anche dall’altro lato, così che emerga un’immagine completa. Perciò dovevo aggiungere ancora quello che ho detto oggi a voi. Perché nel nostro tempo deve essere detto ciò che è vero, in modo vero. Dobbiamo anche imparare questo insegnamento, che non solo abbiamo il compito di rappresentare la verità, ma che abbiamo anche il compito di rappresentare la verità in modo vero. Perché oggi siamo arrivati nell’epoca dello sviluppo dell’umanità, dove si può rappresentare la verità anche in modo falso. Sarà necessario imparare a dire la verità veracemente. Perché su molti campi oggi le verità sono a buon mercato come le more, perché bisogna solo raccoglierle da qui o da là. La cultura umana in questo rapporto è perfetta. Ma solo coloro che portano a termine il compito per il futuro, che non solo fanno quello che oggi è facile da fare; perché collegare alcuni concetti persino in una nuova concezione del mondo è facile da fare. Non coloro che operano così fanno qualcosa che agisce nel futuro, ma solo coloro che parlano sulla verità dall’anima vera. Non solo il testo è importante oggi, ma il fluido spirituale che penetra questo testo. Per questo ci si deve acquisire un sentimento oggi. Su molti lati le persone ne sono molto lontane. Oggi ancora puoi leggere intere pagine senza accorgerti che la persona che le ha scritte è un bugiardo. Per questo le persone dovranno acquisire la capacità di sentire non solo il logico, ma di sentire la fonte della verità. Molto più interiore di quanto credono coloro che oggi credono di parlare di interiorità, molto più interiore sarà ciò che dovrà abilitare l’uomo per il futuro a veramente operare, a veramente fare qualcosa, sia anche nel cerchio più piccolo, che porta l’umanità nel futuro.
Perciò è stato necessario tutti questi anni che le cose discusse tra noi fossero discusse da vari punti di vista. Solo così guadagnamo la possibilità di attraversarle completamente e potentemente. Con questo desiderio interiore, di avvicinarsi ai segreti del mondo e di sentirli interiormente in modo vero e potente, dobbiamo equipaggiarci. Nient’altro ho voluto con queste parole oggi che farvi sentire in voi stessi qualcosa della necessità di questo desiderio e dell’operare di così tanta falsità nel nostro tempo e tra gli uomini del nostro tempo. Che la verità diventi! Questo desiderio si vuol gridare all’umanità ancora e di nuovo proprio dal più ansioso battito del cuore.
Di cose come quella da cui sono partito: che qualcuno è completamente d’accordo con una cosa secondo la lettera, ma non riesce a capirla perché viene dallo spirito, di tali cose si deve ancora imparare molto, molto. Cercate proprio di comprendere l’apprendimento in questo modo, e servirete i compiti che il presente vi pone. Troverete ancora molto altro di quanto abbiate già trovato, e molte cose ancora riposano nel grembo del presente che devono essere trovate affinché la guarigione entri nell’umanità. Ma non tutto ciò che è stato detto è ancora stato trovato dall’umanità. E colui che vede chiaramente come le cose oggi operano, sa bene che dal fatto che ha detto l’una o l’altra cosa, non è ancora stato trovato dall’umanità. Aiutate a comprendere così una tale parola, allora non mancherete di aiutare anche a far sì che la verità sia diffusa nell’umanità non solo nella forma logica esterna, ma veramente. Solo allora sarete membri di quel ordine di cui abbiamo bisogno, di quell’ordine il cui motto è rappresentare la verità veracemente. E il cui segreto è che è possibile diffondere la verità, ma diffondere la verità in modo falso e così danneggiar di più di quanto spesso il diffondersi della bugia non danneggia. Questo, miei cari amici, è degno di considerazione: ciò che significa danneggiare facendo valere la verità in modo falso.
Con idee che devono collocarci noi stessi come uomini nel mondo dello spirito, arriviamo meglio a capo se proviamo a orientarci attraverso confronti dei diversi fatti del mondo.
Di ciò che oggi voglio parlare, si spiegherà nel miglior modo se parto da un tale confronto, cioè se il nostro attuale stato di coscienza dell’umanità, che dobbiamo conquistare in base al compito della nostra epoca, lo confronto con stati di coscienza precedenti dell’umanità che si sviluppa.
Pensate un poco alla coscienza dei Greci, alla loro ordinaria coscienza dello spazio, naturalmente intesa in senso ampio. Arriverete facilmente alla conclusione che il Greco con la sua coscienza dello spazio riusciva in realtà a comprendere solo un pezzo dell’Europa: la sua Grecia e ciò che le confina, un pezzo dell’Asia, un pezzo dell’Africa, e che al di fuori di questo territorio limitato il mondo giaceva per lui in una certa indeterminatezza. Si potrebbe dire: ciò che costituiva l’orizzonte della sua coscienza, tutto intorno confinavà con qualcosa di indeterminato per la sua coscienza. E questa sua coscienza può essere chiamata — se l’espressione è lecita — naturalmente è goffa, come sempre lo sono le espressioni per cose siffatte, perché la coscienza linguistica non è rivolta a esse — questa coscienza del Greco può essere chiamata una coscienza di terra. Ora sapete che l’essenziale nello sviluppo dei tempi moderni per l’umanità e la sua coscienza consistette nel fatto che questa coscienza di terra si sviluppò in coscienza di pianeta, che per la coscienza dell’uomo la superficie della Terra giunse a una certa conclusione. L’uomo si rappresenta la superficie della Terra come una forma sferica, determinato dalle scoperte della storia moderna. Dal punto di vista della storia universale, la cosa contemporaneamente era così: che quando questa consapevolezza mondiale, o meglio dire coscienza di pianeta nacque dalla coscienza di terra, si formò contemporaneamente uno sguardo verso l’ultraterrestre, che era essenzialmente strutturato in forma matematico-geometrica. Venne la concezione copernicana del mondo, e ci si rappresentava ciò che era al di fuori della Terra nello spazio secondo le forme della matematica e della geometria, al massimo ancora della meccanica. La concezione copernicano-newtoniana del mondo è sostanzialmente un’immagine del mondo matematico-meccanica. Naturalmente dovrebbe sorgere per ogni vero uomo pensante la domanda: è forse esaurita l’immagine nel fatto che ciò che al di fuori del terrestre può essere colto dal genere umano nello spazio, sia rappresentato matematico-meccanicamente? Evidentemente è esaurita così poco quanto quando l’antico Greco si chiudeva, si rappresentava il suo territorio che poteva abbracciare dal suo orizzonte di coscienza, e l’esterno in una certa misura lo costruiva, per così dire lo elaborava nel senso della fantasia. L’uomo moderno certo non struttura l’ultraterrestre con una tale fantasia più poetica come faceva l’antico Greco riguardo a ciò che era al di fuori del territorio compreso dalla sua coscienza, ma l’uomo moderno abbraccia ciò che lo circonda con una fantasia matematica. È anch’essa fantasia. E sostanzialmente l’umanità presente sta completamente ancora su questo punto di vista: rappresentarsi la Terra come una grande sfera nello spazio cosmico, e l’ultraterrestre essenzialmente solo abbracciandolo con rappresentazioni matematiche, meccaniche, che al massimo per pochi uomini che pensano più esattamente sono soltanto matematiche, perché i concetti escogitati su ogni sorta di forze gravitazionali vengono oggi abbandonati da uomini più consapevoli, e in realtà l’immagine del mondo ultraterrestre è rappresentata solo matematicamente.
Per noi, e dobbiamo solo riunire ciò che abbiamo considerato nel corso degli anni su base spiritualistica, per noi debbono oggi porsi le domande se i tempi siano maturi per vivificare questa immagine dello spazio matematico-meccanica, questa immagine dello spazio ultraterrestre con qualcos’altro, con qualcosa di empirico. Poiché qualcosa di empirico questa immagine dello spazio matematico-meccanica assolutamente non è. È assolutamente qualcosa di escogitato. È qualcosa di costruito. Da un numero relativamente piccolo di osservazioni questa immagine dello spazio, questa immagine dello spazio copernicana, kepleriana, newtoniana è stata messa insieme, costruita. Ora comprenderete che, poiché non c’è ancora alcuna possibilità di ricercare il fisicamente ultraterrestre, una tale ricerca può avvenire solo nel senso spiritualistico. Ma nel senso spiritualistico può avvenire già oggi in un certo modo. Ciò che è concepito matematico-meccanicamente non ci dà alcun vero contenuto umano. Quello che è concepito matematico-meccanicamente ci dice in realtà solo qualcosa in astrazioni, qualcosa che non raggiunge affatto la concretezza che da noi è richiesta. Freddo, sobrio, senza alcun vero contenuto è infine tutto ciò che la fisica matematica, l’astrofisica oggi possono raccontarci del cosmo ultraterrestre. Tuttavia siamo già giunti al momento in cui è impossibile progredire nello sviluppo dell’umanità se restiamo fermo a semplice visione del mondo meccanico-matematica. Come l’antico Greco aveva una coscienza di terra, e l’uomo sin dall’inizio di ciò che si chiama comunemente i tempi storici moderni ha sviluppato una coscienza di pianeta, così da ora la coscienza dell’umanità deve allargarsi a coscienza di mondo. E voglio darvi oggi, nell’ora che ancora ci è possibile dedicare a tali considerazioni, almeno brevemente, aforisticamente, alcuni accenni su come questa coscienza di mondo deve essere strutturata, quella che dovrà prendere il posto della semplice coscienza di pianeta. Naturalmente nel futuro avremo ancora molte cose da fare quando dovremo riunire il più dettagliato e anche il più provante, il più comprovante di ciò che oggi vi presenterò come in uno schizzo aforistico.
Sapete, le ricerche spiritualistiche si basano su esperienze fatte attraverso l’anima. Avete ricevuto comunicato una gran numero di tali esperienze fatte attraverso l’anima nella mia «Scienza occulta». In questa «Scienza occulta» sono andato finché era necessario inizialmente per la consapevolezza attuale dell’umanità. Ma si deve continuare sempre più e più. Ciò che sta nella mia «Scienza occulta» deve essere approfondito e ampliato.
Ora riguardo la coscienza di mondo che viene, che deve essere perseguita — se mi è lecito un confronto — siamo nella posizione di un viaggiatore che siede in un treno. Guarda attraverso i finestrini del vagone, e si abitua all’idea che stia comodamente seduto sulla sua panca. Dimentica che il treno si muove in avanti. Il movimento che fa insieme al treno in avanti, quello dimentica. Inizialmente tiene conto solo di quei movimenti che fa quando si alza o si muove, nel suo rapporto con altri uomini, seduti anch’essi nel treno. Ora ciò che il genere umano come tale viaggiatore nel vagone sperimenta, è inizialmente qualcosa di molto limitato, e può essere ampliato quando esce di tanto in tanto dal treno, magari interrompe il viaggio in una o un’altra città. Allora ciò che fa come esperienza dentro il treno non cambia, certo, ma il contenuto della sua coscienza si amplia ogni volta che scende in un’altra città e lì ha quelle esperienze che può avere in quella città. Si somma allora al contenuto del suo viaggio, e ciò che era un’immagine astratta del viaggio diviene concreto. Diviene qualcosa dalla schematizzazione del viaggio, in quanto viene registrato in questo schema ciò che concretamente come esperienze accade a uno nelle singole città. Attraverso queste esperienze si ha qualcosa che è garantito a uno da esperienza interiore, che si è progredito e si è entrati in altre condizioni. Si sa dalle esperienze che non si era in riposo, che ci si era solo illuso questo, mentre si era nel treno.
Ciò che qui intendo è completamente diverso da ciò che spesso si dice quando si discute della semplice concezione copernicana del mondo. Naturalmente si parla anche di ogni sorta di illusioni in cui si è quando la Terra si muove e di fatto si crede di stare in riposo sulla Terra, mentre invece ci si muove con l’intera Terra. Ciò che si dice là tuttavia non è qui inteso, ma qui voglio far riferimento a qualcos’altro: al fatto che l’uomo può fare certe esperienze puramente interiori nel corso della sua vita e specialmente nel corso delle successive esperienze, che si possono paragonare alle esperienze in città quando si scende dal treno e si risale e così per così dire ci si ferma rispetto alle proprie esperienze anima interiore, rispetto a ciò che risulta in concretezza interiore dell’esperienza. Allora potrebbe risiedere in questo una garanzia che nel mondo per così dire si attraversano spazi e in questi spazi si sperimenta qualcosa che ti mostra: Tu come uomo, tu non sei in riposo, sei impegnato in un vero viaggio cosmico. — Rendete chiaro da questo confronto che può esserci una tale cosa. La prova per essa può stare solo nell’esperienza reale. Rendete chiaro che può esserci una tale cosa come un’esperienza diversa nello stato anima in tempi successivi, che garantisce a uno: Tu sei in diversi luoghi dello spazio cosmico, per così dire. Vedremo dopo che tutto questo è parlato solo veramente comparativamente, che la differenza tra le esperienze successive ci rimanda a qualcosa di molto più qualitativo dello spazio che il semplice quantitativo che si ha in vista quando si parla di spazio. Chi ha veramente esperienze interiori, non soltanto le esperienze astratte che si trovano molto frequentemente presentate in senso molto esteriore, dove si parla di mistica, sa che esiste una tale cosa come ciò che ora ho accennato. Chi fa esperienze interiori, può nel corso di una vita terrestre notare differenze tra il contenuto dell’anima come l’aveva nel trentesimo, nel quarantesimo, nel cinquantesimo anno della sua vita. Sa, quando riflette su queste esperienze anima interiore, che per così dire si è mosso nel mondo, che ha cercato altri luoghi e che le sue esperienze interiori, se così voglio nominarle, mistiche sono divenute altre. Vi rimando a certe esperienze che tuttavia sono discusse solo da coloro che non intendono la mistica nel senso astratto esteriore, ma come si presenta veramente concretamente nell’esperienza interiore. Il mistico astratto parla a venticinque anni
del dio che vive in lui, a trenta anni, a quaranta anni e così via fino alla fine della sua vita. Colui che concretamente sa cogliere le esperienze interiori, sa anche che queste esperienze si modificano come appunto su un viaggio cosmico, che non è identico a un vagabondaggio sulla Terra. Noi attraversiamo così, se mi esprimo di nuovo misticamente, lo spazio cosmico consapevolmente attraverso le nostre esperienze interiori. Arriviamo a capo solo se, certamente in modo molto più determinato di quanto comunemente facciamo, consideriamo il nostro rapporto con l’ambiente.
Possiamo considerare il nostro rapporto con l’ambiente solo così, che da un lato consideriamo le nostre percezioni sensoriali, dall’altro il nostro volere, il nostro volizione, il nostro fare, il nostro agire. Considerando le nostre percezioni sensoriali, siamo in un determinato rapporto con il mondo esterno, percepiamo attraverso gli occhi, attraverso gli orecchi determinati fatti del mondo esterno, siamo in vivace commercio con il mondo esterno. Ciò che accade accade per così dire al margine della nostra corporalità. Oggi non mi addentrerò in certe obiezioni fisiologiche o in obiezioni epistemologiche che apparentemente possono essere fatte contro ciò che dico, perché voglio a voi delineate la coscienza da promuoversi in contrasto con la coscienza di pianeta e di terra.
Stiamo quindi con le nostre percezioni sensoriali in un determinato rapporto rispetto ai processi esterni. E di nuovo, quando agiamo, quando compiamo qualcosa, stiamo anche dall’altro lato, dal polo opposto del nostro essere, in un certo rapporto rispetto ai processi esterni. Siamo coinvolti nei processi esterni, poiché noi stessi in parte li causiamo. Tra questi due estremi della nostra vita umana giace tutto ciò che altrimenti accade nella nostra coscienza: da un lato quel rapporto con il mondo esterno come ce lo dà il senso, dall’altro lato il nostro volere e agire. In quanto sviluppiamo sensazioni sulle nostre percezioni sensoriali, in quanto sviluppiamo sentimenti, viviamo una vita interiore. E di nuovo dai sentimenti e dalle sensazioni, che si approfondiscono o si concentrano in capacità,
si potrebbe dire, diamo forma al nostro volere. Così tra il percepire e il volere giace ciò che altrimenti sperimentiamo animicamente.
Ora, ciò che abbiamo nella percezione sensoriale, è solo apparentemente un’unità. Guardiamo nella percezione sensoriale al mondo, e il mondo ci sembra nello sguardo come qualcosa di unitario che percepiamo appunto con i sensi. Ma in questa apparente unità è contenuto un dualità. Colui che veramente sa percepire, sa percepire sensatamente, per lui in questa apparente unità è chiaramente contenuto un dualità: un morire e un nascere, un generarsi continuamente. Il mondo al di fuori di noi è in un morire e un generarsi continuamente. In nessun momento nel mondo è diversamente che viviamo in qualcosa che va verso la morte e da cui la vita continuamente sorge. Se osservate solo una nuvola o qualcosa d’altro nel mondo esterno, questa nuvola vi appare come un’unità. Ma non lo è. In verità muore qualcosa nella nuvola e dal morire si sviluppa di nuovo un generarsi. Da ciò che sale dal passato si sviluppa ciò che va nel futuro. Continuamente è contenuto in ciò che osserviamo, combustibile che sorge, cioè un morir di e un generarsi; fuoco, cioè un trasformarsi nel futuro. Se impariamo attraverso un tale addestramento, come è presentato in «Come si ottengono conoscenze dei mondi superiori?», questi due poli della percezione sensoriale a separarli l’uno dall’altro, se impariamo veramente a sentire davanti a ogni fenomeno morire e generarsi, allora soltanto il mondo acquista per noi un viso reale. Chi è propriamente addestrato, sta anche davanti a un uomo così, percependolo sensatamente, che continuamente vede in lui qualcosa che muore, e qualcosa che di nuovo sorge. Morire — generarsi, morire — generarsi: questo è qualcosa che è ripreso dalla nostra percezione, se ci addestriamo un poco rispetto a questa percezione.
Ora è così che nel momento in cui per noi diviene oggettivo questo morire e generarsi continuo, dove lo vediamo veramente, dove non lo pensiamo semplicemente in astratto, ma dove
lo vediamo, dove veramente continuamente vediamo un cadavere diventare nell’uomo e un bambino nascere — così si può vedere —, nel momento in cui questo diviene percezione, in quel momento siamo dentro la percezione delle tre gerarchie, Angeli, Arcangeli, Archai. Il mondo allora attualmente acquista questo contenuto. Non lo vediamo più come altrimenti guardiamo nella natura quando percepiamo questa natura come unità. Non possiamo affatto percepire questo morire e generarsi, questo Prana e Shiva della natura, senza trovare trasformato, per così dire dissolto, tutto il mondo intero nei gesti delle entità spirituali delle tre gerarchie che stanno al di sopra dell’uomo.
Analogamente è al polo opposto. Quando consideriamo l’altro polo, il polo del nostro agire, del nostro compimento, abbiamo lì anche un morire continuo e un generarsi continuo. Ma a questo polo percepiamo più difficilmente ciò che spiritualmente vi vive dentro. Eppure — possiamo percepirlo. È necessario un addestramento più lungo per questo, ma possiamo percepirlo. Percepiamo allora quelle gerarchie che troviamo descritte come Serafini, Cherubini, Troni. E ciò che sta in mezzo là dentro, lo percepiamo attraverso l’autoriflessione, la considerazione di quell’essere, di cui vi ho detto che sta fra questi due poli nel mezzo. In breve, tutto diviene molto più vivo e spirituale in questo mondo, quando saltiamo a tale considerazione.
Ma poiché saltiamo a questa considerazione, la nostra vita animica cambia considerevolmente. Nel momento in cui veramente arriviamo a vedere nel nostro intorno i gesti di entità spirituali, arriviamo anche a percepire concretamente quelle differenze nella vita animica nei tempi successivi, di cui prima ho parlato comparativamente. E allora, quando abbiamo imparato — è difficile imparare, ma può essere imparato — a prestare attenzione a questi cambiamenti interiori nell’esperienza interiore concreta, allora ci percepiamo veramente come un viaggiatore attraverso lo spazio cosmico. Allora sappiamo, non da considerazioni matematiche esterne, non da telescopi, da considerazioni angolari, ma dalla successione delle esperienze interiori, che abbiamo cambiato il nostro posto nello spazio cosmico con la Terra. Allora lo spazio cosmico diviene qualcosa di diverso dallo spazio cosmico matematico-meccanico di Copernico, Keplero, Galilei, Newton. Allora lo spazio cosmico diviene qualcosa di interiormente vivo. E impariamo a distinguere movimenti che facciamo, che facciamo semplicemente assolutamente come uomini nello spazio cosmico. Impariamo a distinguere un movimento, che facciamo da sinistra a destra, cioè un vero movimento che facciamo con la Terra da sinistra a destra. E impariamo a conoscere un altro movimento, che facciamo ascendente. Lo facciamo così, che sappiamo: non ci giriamo soltanto, ma saliamo nello spazio. E un terzo movimento, vorrei chiamarlo un incedere: lo facciamo da indietro in avanti. — Questo non è identico a un muoversi sulla Terra, ma è qualcosa che facciamo con la Terra, che possiamo constatare attraverso esperienza interiore. Possiamo constatare che ci giriamo da sinistra a destra, che saliamo mentre ci giriamo, e che contemporaneamente avanziamo. Quindi un movimento triplice, che facciamo semplicemente assolutamente, non in relazione a un qualche altro corpo cosmico, ma che facciamo assolutamente nello spazio cosmico, percepiamo dalle esperienze interiori.
Ora, direte: La consapevolezza presente dell’uomo è lontana dall’avere un presentimento che l’uomo in questo senso è un viaggiatore cosmico, e che può persino constatare questo viaggio cosmico. — Sì, c’è un mezzo per gli uomini, di conseguire tale coscienza, anche se la coscienza umana presente è ancora così lontana da queste cose. Ciò che ho descritto è semplicemente una realtà, e se gli uomini oggi non ne sanno nulla, questo non sapere è veramente paragonabile alla credenza che ha un uomo che siede nel treno e si crede in riposo, mentre invece si muove con tutto il treno avanti. Perché l’uomo ha questa credenza? Prima, ha cullato gli uomini per tre o quattro secoli più che illuminato proprio la pure concezione matematico-meccanica copernicana
del mondo. Ho spesso già fatto notare che questa pure concezione matematico-meccanica del mondo riposa persino su un errore abbastanza manifesto. È qualcosa di comodo. Presenta l’immagine dello spazio comodamente, ma appunto solo comodamente. Vedete, nell’opera nota di Copernico sulla rivoluzione dei corpi cosmici nello spazio cosmico si trovano tre proposizioni, ma la scienza attuale si appoggia solo sulle prime due e lascia la terza in considerazione. Copernico sapeva ancora qualcosa più di quello che l’attuale scienza astronomica suppone. E questo di più, l’ha nascosto nel suo terzo assioma! Ma la terza proposizione rimane sempre in considerazione. Le osservazioni non concordano con il sistema copernicano, ma la scienza presente si aiuta a superare questo. Se oggi in certe circostanze si ricerca puramente empiricamente dove, visto dalla Terra, in un determinato momento l’una o l’altra stella dovrebbe stare secondo il corretto calcolo, il sistema copernicano secondo, essa non sta lì. Ma allora si ha la cosiddetta correzione di Bessel e si porta sempre una correzione al risultato; allora viene il risultato giusto. L’apporto di questa correzione è necessario solo perché non si è considerata la terza proposizione di Copernico. In questo modo si è formata una concezione del mondo matematico-meccanica comoda schematica, un’immagine del mondo nei tre o quattro ultimi secoli. Con molte cose non concordia; ma oggi uno è ancora uno sciocco scientifico se ne parla che la cosa non concorda. Scientifico è credervi fermamente che le cose concordino.
L’umanità è stata quindi sempre cullata dalla concezione copernicana del mondo rispetto a certe cose, che però sono chiaramente constatabili interiormente. La consapevolezza umana viene per così dire offuscata. Ma in futuro occorrerà provvedere affinché non sia più offuscata.
Ho spesso detto che gli uomini non vogliono capire lo spiritualistico attraverso i loro stessi sensi sani. Questo in realtà viene solo da certi pregiudizi educativi, che oggi sono fortemente vigenti. Molto spesso è così, che quando oggi lo scienziato dello spirito comunica i suoi risultati, la gente dice: Bene, può essere così, ma può saparlo solo chi fa un certo addestramento che la gente chiama mistico. — Questo è vero fino a un certo grado, ma non completamente. L’ho spesso sottolineato: fino a un grado molto alto potrebbe ogni uomo oggi, puramente dalla sua consapevolezza, come fatto capire ciò che ad esempio nella mia «Scienza occulta» è dato. Non ha bisogno di assumerlo semplicemente su autorità, ma può capirlo attraverso il sano senso umano ordinario. Ma come? Potrebbe capirlo se dalla sua settima al quindicesimo anno fosse mandato alla scuola Waldorf e lì attraverso un metodo conforme ai fatti, alla realtà, sviluppasse in modo sano le sue forze anima, e poi con queste forze anima sviluppate in modo sano venisse alle scuole superiori, per accogliere allora con le necessarie forze anima elastiche ciò che comunemente si impara solo dopo il quindicesimo anno. Questo sarebbe il cammino, per avere uomini che semplicemente dicono: tutto il resto è sciocchezza, perché la realtà è data solo da quello che la scienza dello spirito constata del mondo. Il fatto che non si ammette questo, non viene dal fatto che non si può capire la scienza dello spirito senza addestramento, ma viene dal fatto che la nostra educazione scolastica tra il settimo e il quindicesimo anno è così, che certe forze invece di essere svegliate, sono solo uccise, paralizzate. Perciò gli uomini si ribellano all’accettare il contenuto fattuale di ciò che è dato dalla scienza dello spirito, mentre fino a un grado elevato lo accetterebbero con forze anima sviluppate sanamente. Queste forze anima sviluppate sanamente non sono così morte e rigide come sono nella maggior parte degli uomini attuali; sono molto più mobili, molto più elastiche, e molto facilmente l’uomo, se queste forze anima tra il settimo e il quindicesimo anno fossero state sviluppate propriamente in lui, diventerebbe ostinato di fronte alla dottrina odierna. Oggi gli uomini si lasciano imporre terribilmente molte cose, specialmente quando le proprie illusioni vengono fatte ancora molto più grandi da certe ipotesi ingiustificate.
Ho spesso riportato un esempio molto caratteristico: Si racconta ai bambini nel dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo anno, che il fulmine viene dalle frizioni nelle nubi, e si ammette contemporaneamente che le nubi sono bagnate. Naturalmente. Ma allora, quando si vuole produrre l’immagine terrestre del fulmine, la scintilla elettrica, si deve tenere la macchina elettrizzante e tutto ciò che ad essa appartiene completamente asciutto, affinché non ci sia nulla di bagnato, così tutto viene eliminato ciò che è esattamente lì dove il fulmine dovrebbe nascere, che dovrebbe essere lo stesso fenomeno della scintilla elettrica. I scolari si lasciano imporre questo e anche gli adulti, quando sono così cullati da ogni sorta di ipotesi. Ci sono innumerevoli esempi dove la gente accetta sciocchezze manifeste, semplicemente su autorità, perché il nostro tempo «ha respinto ogni autorità» e non è più «credulo verso l’autorità». Ma se non lo fosse, la concezione del mondo socialista-marxista ordinaria nella nostra epoca non avrebbe mai potuto nascere, perché quella è molto più credula verso l’autorità del vecchio cattolicesimo.
Allora si tratta del fatto che oggi è veramente compito della cultura superare tutto ciò che interferisce così ostacolante nelle capacità di comprensione dell’uomo, nella capacità concettuale dell’uomo, attraverso sana educazione scolastica. Questo è uno dei primissimi compiti sociali, giungere al punto che gli ostacoli nella comprensione degli uomini siano rimossi. Allora non si lascerà arrivare a se in modo così recalcitrante ciò che la scienza dello spirito fornisce. Ma gli uomini diventeranno un po’ ostinati, se sviluppati in modo sano, contro molte cose che la scienza ufficiale oggi offre; allora percepirà molto presto le contraddizioni enormi. Perciò questa resistenza istintiva contro sane condizioni scolastiche. Poiché, se si lasciano arrivare queste sane condizioni scolastiche, l’autorità dei grandi scienziati odierni sarà molto presto terribilmente minata. Allora si tratta del fatto che le forze anima più elastiche siano nuovamente educate negli uomini, che semplicemente dal sano senso umano possono stare al passo con ciò che può essere annunziato come risultati della
scienza dello spirito. Allora si capirà ciò che deve essere detto anche in cose siffatte come: che l’uomo stia dentro un movimento assoluto. Si capirà come dalla coscienza di pianeta possa nascere una coscienza di mondo. Veramente figuratamente, ma forse molto bene figuratamente detto: come l’uomo possa imparare a sentirsi come un viaggiatore attraverso lo spazio cosmico, che è in un movimento rotatorio, in un movimento che va dal basso verso l’alto e in un movimento che va indietro in avanti. Se si disegnano questi movimenti: rotatorio, nel ruotare verso l’alto, nel ruotare verso l’alto andando in avanti — se si disegna questa curva, si ottiene anche il cammino della Terra attraverso lo spazio cosmico. Non così lo si ottiene come è costruito attualmente, puramente matematico-dinamicamente dalla concezione copernicano-newtoniana del mondo, ma se si ripercorre quello che l’osservazione interiore fornisce. Deve essere ricostruito in questo modo. Ma allora non si costruisce un astratto come la concezione copernicano-newtoniana del mondo, ma qualcosa di molto concreto, qualcosa di veramente soprasensibilmente sperimentato empiricamente così, se mi è lecito usare questa tautologia. Questa coscienza di mondo, non è importante solo perché per così dire l’uomo comincia a sentirsi più vicino alla verità di quanto ora non si senta, dove crede che il cammino della Terra, così come è costruito dalla concezione copernicana del mondo, sia il giusto. Ma se si ha questa coscienza di mondo, molte altre cose dipendono da questa coscienza di mondo. Allora per così dire si diviene interiormente un altro uomo. Si impara a sentirsi non solo come cittadino del pianeta, ma come cittadino del mondo. Il mondo si allarga per uno, in quanto ci si approccia concretamente alle forze che veramente sono attive in questi movimenti. Nel ruotare da sinistra a destra ci si accorge degli effetti degli Angeli. Nel salire dal basso verso l’alto gli effetti degli Arcangeli. E nell’incedere nello spazio cosmico da indietro in avanti ci si accorge la direzione degli Archai, le forze degli Archai, degli Spiriti dei Tempi. Ci si rivolge, in quanto si accoglie la migrazione assoluta del mondo nella propria coscienza, in uno spazio spirituale. Ci si accorge che lo spazio fisico è solo un’
immagine astratta di questo spazio spirituale concreto, nel quale l’efficacia delle gerarchie superiori rappresenta il reale.
Che una tale coscienza sia collegata con qualcos’altro, deriva già da ciò che ho detto. Chi ha solo un presentimento che c’è una tale cosa, che una tale cosa è collegata con la vera essenza dell’uomo, deve considerare come un danno terribile del nostro sistema educativo, che educhiamo i nostri figli così, dopo aver fatto paralizzare in loro certe forze fino al quindicesimo anno, che come studenti debbono allora svilupparsi così come deve essere con queste forze paralizzate. Perciò i giovani tra il quindicesimo e il ventunesimo anno assorbono cose completamente diverse, di quanto in realtà dovrebbero già assorbire secondo le esigenze della nostra epoca. Per questo in realtà si siede qualcosa di completamente diverso nelle anime, di quanto dovrebbe stare. Veramente, miei cari amici, in quanto date i più belli, i più solenni ammonimenti fino al quindicesimo anno di vita e poi di nuovo dopo, nel tempo in cui una volta le persone avevano ideali, in cui erano fanciulle e giovani di vent’anni; attraverso i più belli, i più solenni ammonimenti non conseguite nulla, o solo che la nostra gioventù universitaria e superiore diviene quello che è oggi, cosa che non ho bisogno di descrivere ulteriormente. Solo così conseguite qualcosa: che svegliate davvero forze per il soggiorno alle università, che oggi non sono svegliate, ma paralizzate. La questione educativa oggi è veramente una questione dell’umanità. Non è una questione di ideali arbitrari, ma è una questione dell’umanità, che deve essere compresa dalle più profonde esigenze dell’epoca presente. Gli uomini oggi al massimo presentono che molte cose dovrebbero essere diverse, diciamo, nel trattamento medico degli uomini, forse anche nei rapporti legali, ma questo viene proprio smorzato dalla consapevolezza dei giuristi quando si sostiene qualcosa. Gli uomini presentono che lì molte cose dovrebbero essere diverse, ma non possono essere cambiate diversamente se l’attenzione non è rivolta al fatto che nei giusti periodi di tempo le forze dell’uomo non devono essere uccise, ma svegliate. L’
uomo non è invano nel periodo di vita tra il settimo e il quindicesimo anno. In questo periodo di vita sorgono dalla sua natura forze ben determinate, che si deve tenere conto quando si educa e insegna in questo periodo di vita. Se si lavora nella giusta direzione nell’educazione e nell’insegnamento, questo è qualcosa di diverso da quando si lavora arbitrariamente, senza considerazione di questa direzione. Si noterà certe cose se si tiene conto di questo, a cui oggi non si rivolge attenzione alcuna.
Ho in un articolo che apparirà nel prossimo numero della Rivista Waldorf, in cui la nostra scuola Waldorf deve essere trattata, da diversi punti di vista fatto riferimento a queste condizioni. Ho fatto riferimento al fatto che oggi non ci possiamo più accontentare di una tale pedagogia, come è molto spesso formata da tutto il bene, dalla miglior volontà. Là vengono stabiliti certi metodi pedagogico-didattici, principi e norme, e si ha la credenza — qualunque cosa altrimenti si possa obiettare, molto viene detto da buona volontà, ma non da profonda comprensione in questo campo — si ha la credenza che si possono imparare queste norme di pedagogia. Specialmente anche gli herbartiani e i loro successori odierni hanno questa credenza, che imparando pedagogia, si può diventare un buon educatore e insegnante. Ora, supponiamo che tale norma in pedagogia fosse la più perfetta pensabile — è per l’insegnamento quasi altrettanto male da usare come per il pittore una ben scritta estetica scolastica. Non si diventa certo un pittore attraverso la ben scritta estetica scolastica della pittura, e non si diventa neanche un pedagogo attraverso una pedagogia anche perfettamente imparata. Nemmeno si ha bisogno di conoscere la fisiologia, affinché ci si possa nutrire; ci si può nutrire da conoscenza completamente diversa che dalla fisiologia. Abbiamo la fisiologia per qualcosa completamente diverso che per la nutrizione, ed è un surrogato quando deve entrare la fisiologia per la vera nutrizione. Era sempre per me qualcosa di terribile quando sono venuto a persone che stavano a tavola e avevano accanto a sé il peso, per
misurare, pesare ogni pezzo che si metevano in bocca, che dovevano godere a un pasto. Là già la fisiologia entra in modo devastante nel processo nutrizionale. Riderete ancora da una certa ingenuità. Nel senso opposto riderebbero quelli che oggi per certi pregiudizi naturalistici lo sentono come giustificato, e che quello che oggi ho detto a voi lo vedono come dilettantismo abbandonato da Dio. Oggi da punti di vista completamente diversi si può ridere di una tale cosa.
Dunque, una pedagogia-norma non può veramente fare un vero pedagogo. Perché? Bene, essa è in realtà destinata al fatto che si assorbiscono i suoi principi e poi li si applica sempre e completamente. Ma questo impedisce nell’educazione; questo non favorisce nell’educazione e nell’insegnamento. Quello favorisce qualcos’altro: Se in ogni momento, quando ci si trova di fronte alla propria classe, si può dimenticare la pedagogia, tutto, quello che si è imparato di pedagogia, dimenticare. E se come pedagogo si è semplicemente assorbita una conoscenza dell’uomo così estesa, che in ogni momento si trovano i principi pedagogici dalla conoscenza dell’uomo, che essi nascono di nuovo in ogni momento. Questo è quello che il pedagogo ha bisogno. Non ci si può affatto educato a diventare pedagogo per il fatto che si impara pedagogia, ma la pedagogia può essere solo stimolata nell’uomo per il fatto che acquisisce conoscenza dell’uomo. Si dovrebbe completamente cancellare pedagogia come scienza, tutt’al più considerarla come il pittore considera l’estetica, che certo ha la consapevolezza che non può imparare a dipingere da essa. Un pittore di Monaco mi ha detto tempo fa, quando parla con lui di estetica, agganciandomi a Carrière, il famoso estetico: Sì, in quel tempo, quando eravamo alla scuola di pittura, il Carrière lo chiamavamo il «filosofo del piacere estetico». — Questo è qualcosa che non è ancora come umore nei seminari, i pedagogi teorici circa da chiamare «gorgogliatori pedagogici», perché si crede ancora sempre che in pedagogia si possa usare quello che non si può usare nell’arte. Ma in realtà è lo stesso in entrambi. Si dovrebbe al posto della pedagogia seminariale stare, come noi abbiamo fatto nel nostro corso per insegnanti: conoscenza dell’uomo, comprensione della natura umana, che poi stimola un rapporto vivo con la natura umana che diviene nel bambino, così che in ogni momento nel maestro nasce la pedagogia, che semplicemente dal modo in cui si ha il bambino davanti a sé, nasce l’impulso, di educarlo così e così e insegnare così e così. Questo dà un completamente diverso tipo di atmosfera, che regna nella aula scolastica, perché appunto non da una pedagogia-norma viene prodotta questa atmosfera, ma perché fluisce dalla vita viva in ogni momento. Se dall’educazione e insegnamento viene così da una vita viva, allora proprio non sono paralizzate le forze che al quindicesimo anno di vita devono essere, ma allora l’uomo entra negli anni superiori così, che ha le forze anima elastiche che deve avere, affinché per la nostra epoca accada qualcosa di simile a quello che è accaduto nel passaggio dal Medioevo ai tempi moderni, dove la coscienza di terra si è trasformata in una coscienza di pianeta, affinché la coscienza di pianeta si trasformi in una coscienza di mondo. Ma questo non può accadere attraverso esperienze esterne, ma solo per il fatto che si sia resi interiormente ricettivi alle diverse esperienze successive, che si possono avere interiormente, animicamente. Non ha nemmeno entro i confini più stretti l’uomo oggi una consapevolezza della diversità di queste esperienze anima.
Come è veramente oggi? L’uomo è un bambino, allora si comporta così come è conforme al suo ambiente. Poi diviene un adulto. I suoi concetti diventano più astratti, le sue esperienze più ricche; certo, questo è tutto il caso. Ma qualcosa di simile non succede all’anima come succede al nostro corporalmente esteriore. Acquisiamo un viso più marcato quando siamo a una certa età, non abbiamo più le forme arrotondate dell’infanzia, acquisiamo capelli bianchi e rughe e così via, o spesso anche calvizie; insomma, la corporalità esterna cambia. Ma proprio si potrebbe dire: l’interiorità-anima non cambia in questo modo; al massimo viene sempre più riempita, ma non cresce così che il modo della posizione di fronte al mondo esterno sia un altro. Non collega in modo giusto l’età e l’infanzia. Tali cose, come io ho spesso sottolineato, l’uomo oggi non ha più nella sua consapevolezza, per esempio il fatto che, quando si è diventati un uomo vecchio, si possa benedire, e che la benedizione ha un certo significato, che non ha lo stesso significato per un uomo di mezza età. Gli uomini oggi non hanno consapevolezza di questo, e cioè proprio perché oggi non si sa che, se si vuole benedire correttamente in vecchiaia, si deve aver imparato in gioventù a piegare le mani. Poiché solo dalla piega delle mani per la preghiera nell’infanzia nasce la capacità della benedizione in vecchiaia. L’animico dipende riguardo benedizione e piega delle mani così come dipendono i capelli grigi dai capelli infantili. Questo trasformarsi interno, questo è qualcosa che cade nell’orizzonte d’esperienza dell’uomo presente solo in misura limitata. Ma deve di nuovo cadere. L’uomo deve di nuovo giungere a capire la vita intera nelle sue diverse metamorfosi. Altrimenti non superiamo gli enormi danni che vengono prodotti per esempio da una tale cosa come: se uno è un po’ dotato e ha diciotto o diciannove anni, allora diviene un critico letterario. E coloro che allora leggono solo il critico letterario e non hanno idea che sia stato scritto da un diciottenne, lo leggono come si legge assolutamente un articolo letterario. Allora però non si invecchia più, se si è un critico letterario a diciotto anni, scrive articoli letterari; ci si rimane essenzialmente sempre a quell’età. Non ci si sviluppa ulteriormente. Allora però accade anche questo: che ci si diviene idonei a venti, ventun anni, a votare in parlamento o a eleggere assessori e ad essere eletti; allora si è un uomo finito. Non si ha più bisogno a quarant’anni di aspirare a diventare un uomo più perfetto di quanto non si fosse a vent’anni. Si ha proprio tutto, quello che il mondo può offrire a uno, e quello che si può offrire al mondo, si è raggiunto. A vent’anni si vota o si viene eletti, e non viene nulla di corretto di più. Solo allora, quando di nuovo si capirà che la vita è qualcosa che si trasforma concretamente, si capirà anche il mondo concretamente
ad afferrare. E allora quel socialismo astratto, che oggi è così diffusamente rappresentato, scomparirà; qualcosa di concreto verrà al suo posto.
Così l’emergere della coscienza di mondo dalla coscienza di pianeta avrà una conseguenza significativa per la vita, specialmente attraverso quello che è prodotto emotivamente nell’uomo. Non è ciò che si sa attraverso tali cose che è significativo, ma il modo in cui si sente attraverso tali cose, questo è significativo. Gli uomini capiranno certe cose nel contesto della vita solo quando saranno giunti a questa coscienza di mondo.
Soprattutto oggi si parla completamente astrattamente delle generazioni successive. Si pensa circa — intendo noi, che abbiamo raggiunto un’età rispettabile, i giovani li escludo ora — così pensiamo forse: Tu hai ora questo o quel contenuto. Tu vivi così e così. Nella tua infanzia hai vissuto così. — In questo ora alcune persone sono molto effimere, in quanto rimproverano ai bambini attuali quello che hanno fatto essi stessi da bambini e non capiscono che i bambini attuali fanno lo stesso che uno ha fatto; vorrebbero che i bambini attuali fossero così bravi come uno è nel proprio età attuale, e non capiscono che uno è diventato bravo solo attraverso il crescere. Ma al di là di questo, succede altro ancora. Succede che l’uomo si rappresenta completamente: come è stato nella gioventù, così dovrebbero essere i bambini ora. Dunque circa così come io ero negli anni sessanta del secolo scorso, così dovrebbero essere anche i bambini che nascono ora. Questo è insensato. Poiché noi ci siamo mossi assolutamente attraverso lo spazio cosmico. E i bambini che nascono ora — ritorno al mio confronto originale — nascono in un altro spazio cosmico. Vero è, se oggi viaggiate da Stoccarda a un altro luogo, mangiate oggi a Stoccarda e domani da un’altra parte. Non potete più mangiare a Stoccarda quando viaggiate. E i bambini che nascono oggi, non possono più essere caratterizzati animicamente così come eravamo i bambini che siamo noi, che oggi abbiamo un’età rispettabile.
L’infanzia stessa cambia, questo si deve capire. Questo è collegato con il nostro movimento assoluto nello spazio cosmico, di cui lo spazio matematico è solo un’immagine schematica. Gli uomini vogliono sempre cogliere le cose assolutisticamente, e ci si rallegra oggi già se le cose non sono colte assolutisticamente.
Poco fa ho avuto una grande gioia, cioè in quanto un uomo mi visitò a Berlino, che — bene, come devo chiamarlo — ha letto la discussione della triarticolazione sotto il titolo «Un falso profeta», nella «Hilfe». Non so se voi conoscete questo elaborato. Un americano dunque ha letto questo e si è detto: Di ciò di cui si scrive in tale modo, c’è qualcosa, devo interessarmene. — E venne allora con il Signor Pastore Rittelmeyer da me e spiegò che aveva ricavato da tutto lo stile debole e così via, che si doveva interessarsi della cosa. E tra le domande che fece e che erano tutte molto intelligenti, c’era anche la seguente, che mi piacque particolarmente: Bene, la triarticolazione, la si può capire molto bene per il tempo attuale; la si può capire che ora la triarticolazione è necessaria, che deve prendere il posto dello stato unitario vecchio. Siete del parere che la triarticolazione sia l’ultima, definitiva soluzione della questione sociale? — Era una domanda molto intelligente. Potei rispondere: Non lo credo affatto. Piuttosto nello sviluppo della storia nei secoli trascorsi si è dato che più lo stato unitario emerse. Ora è diventato necessario per la richiesta del tempo la triarticolazione. E verrà di nuovo un tempo in cui la triarticolazione dovrà essere superata. Ma non è il tempo attuale, è il tempo tra tre o quattro secoli. Allora si dovrà pensare di nuovo come si può sostituire la triarticolazione. — Questo è il contrasto al pensiero chiliastico, il contrasto al pensiero che vuole produrre una volta per sempre un regno millenario, al pensiero che si dice: Dobbiamo produrre uno stato benedetto dell’umanità, allora è lì, allora può restare. — Non si vive così comodamente nel mondo. Là è
necessario che quello che come corretto in una determinata epoca viene prodotto, venga di nuovo sostituito da quello che per l’epoca seguente è il corretto relativo. Questo è quello di cui si tratta. Questo si chiama pensare organicamente in contrasto al pensiero meccanico, che domina il presente, dove effettivamente si pensa che c’è qualcosa una volta per tutte assolutamente corretto. Uno è corretto per Stoccarda, un’altro per New York, per l’Australia. Uno è corretto per 1919, un’altro per 2530. No, così comodamente il mondo non fa con l’uomo, che qualcosa di assolutamente corretto c’è. Le cose sono sempre corrette per certi luoghi e per certi tempi. E si deve pensare concretamente dalle condizioni. Ma lo si farà, se anche si è consapevoli che nel cosmo si eseguono movimenti assoluti, che però si possono notare solo da esperienze interiori, da esperienza interiore.
Vi ho oggi nuovamente richiamato l’attenzione su qualcosa che deve mostrarvi come le cose nel presente devono essere prese rispetto all’incorporazione della scienza dello spirito nella nostra cultura presente. Chi capisce tali cose capisce che gli uomini nella loro comodità si ribellano a qualcosa come la scienza dello spirito, poiché tutto il resto è più comodo. La scienza dello spirito è veramente terribilmente scomoda. Non permette nemmeno di pensare a uno stato che sempre resti. Ci forza a pensare il bene solo per i prossimi secoli, forse per tempo ancora più breve. Ma lo si può pensare solo se di nuovo non si giudica da rappresentazioni astratte di ragione sull’umanità, ma se si prova a conoscere davvero il proprio tempo nella sua particolare caratteristica, e così a conoscere le sue richieste. È appunto scomodo, ma è ciò che corrisponde alla realtà. Gli uomini oggi vorrebbero molto, molto comodamente concludere lo sviluppo culturale, specialmente coloro che vogliono essere guide nello sviluppo culturale.
Qui un piccolo esempio che mi è stato comunicato riguardo la scienza dello spirito e la sua comprensione da parte di personalità autorevoli del presente: In una città — non voglio dire le cose esattamente, uno non se le prende bene — in una città qualcuno aveva l’opportunità di tenere una lezione anche sulla mia antroposofia in un’università privata. Tenne una lezione su concezioni del mondo dell’uomo presente. Allora voleva anche includere, perché è storicamente necessario — si mira a completezza — una lezione su l’antroposofia. Come lo fece? Bene, il piano di studi, il piano delle lezioni lo si fa all’inizio del semestre, allora si è inserita la tale ora del semestre «Antroposofia»; così come nelle lezioni precedenti era stato parlato di darwinismo e così via, il signore aveva fissato una certa ora per «l’antroposofia di Steiner». Questo è stato fatto all’inizio del semestre. Lui, quando lo fece, non aveva la minima idea di ciò che sta in un libro antroposofico. Poi è arrivata la sera in cui la lezione doveva avvenire, allora il signore è comparso da qualcuno che ha i miei libri, e si è fatto scegliere la mattina i più importanti dei miei libri da colui che li possedeva, per informarsi, e — la sera tenere la sua lezione su antroposofia. Questo è comodo, così «abituarsi» a una concezione del mondo e poi «rappresentarla con autorità». Ma questo non è raro rispetto alle più diverse condizioni del presente. Questo è qualcosa che merita di essere discusso. Poiché da profondità non molto più grandi molto, molto in il presente è stato detto, tenuto una lezione, e scritto, ed è accettato con credenza. E da questa credenza accettata si compone allora quello che la gente nei loro capi e nelle loro anime hanno delle diverse concezioni del mondo. Non ci si può chiudere davanti a questo fatto di una terribile superficialità che è entrata. Ci si deve essere chiari che oggi è necessario, prima cercare di vedere chi sta dove questo o quello viene rappresentato con autorità.
Più importante di tutto quello che posso darvi contenutisticamente, miei cari amici, è lo stimolo di questa consapevolezza di fronte al tempo presente; questa consapevolezza che abbiamo bisogno necessario, tremendamente necessario, di guardare il grado di profondità che domina in ciò che affluisce su di noi, che si fa valere, e che in realtà ha il diritto di farsi valere. Se si parla di queste cose, oggi si offendono proprio molte persone. E specialmente gli antroposofi e i teosofi dicono le persone: Dovrebbero essere più indulgenti, dovrebbero giudicare con benevolenza e non così criticamente; poiché se si è così critici, questo offende gli uomini. Ma la questione è se è amore verso l’uomo se si lascia senza discussione che tali uomini vengono lasciati sciolti sulla cultura generale, che si informano al mattino su ciò che la sera devono esporre. Per le domande che la vita pone, si tratta di come vengono poste. È importante che vengano poste giustamente, solo allora possono risultare le cose giuste.
Così oggi ho cercato di convincervi della necessità che la coscienza di pianeta si trasformi in una coscienza di mondo, come la coscienza di terra si è trasformata in una coscienza di pianeta. Ma ho cercato di convincervene per farvi di nuovo da un punto di vista avvertire molte cose che emotivamente sono necessarie per il raggiungimento di condizioni più sane nella nostra cultura di quanto non abbiamo attualmente.
Questo raggiungimento, oh, deve certamente accadere! Si vorrebbe scuotere la gente, si vorrebbe chiamare l’essere umano addormentato del presente. Ma questo non è così facile nel presente. Certamente molto viene eseguito in questa direzione, ma gli uomini evitano di farsi conoscere a fondo le nostre condizioni. Non è sufficiente che si stabiliscano semplicemente teorie antroposofiche. È necessario che si aguzzi lo sguardo per ciò che è necessario nel nostro tempo, e non ci si incapsuli in pregiudizi. Ci si deve aprire per ciò che deve essere combattuto, affinché proprio dal punto di vista di un corretto amore verso l’uomo si possa intervenire attivamente nel presente. Se solo qualcosa in questa direzione può essere stimolato nelle anime e negli animi, allora con questo si raggiunge più che con le teorie più comprensive.
Il cuore sanguina quando si sa quant’è vero ciò che poco fa qui nella riunione del Consiglio Culturale il Signor Molt ha detto, che ci sono già persone oggi che dicono: Ah cosa, prima di pensare a una cosa così come quella che viene dalla triarticolazione dell’organismo sociale, preferiamo una provincia dell’Intesa. — È purtroppo vero in molto ampia misura. E con tale sentimento molte altre cose sono collegate, perché infine altri sentimenti possono venire solo da un inclinazione verso l’approfondimento spirituale. L’epoca presente può guarirsi solo attraverso un approfondimento spirituale.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
Libera AntroposofiaArchivio digitale della Scienza dello Spirito di Rudolf SteinerInfo e ContattiTutti i contenuti presenti in questa piattaforma sono esenti da copyright
o sono stati legalmente concessi dai tenenti diritto.