Permettetemi di dirvi anzitutto che mi riempie di profonda soddisfazione poter parlare dinanzi a voi in un grande contesto, in un ciclo di conferenze su argomenti della conoscenza dello spirito. Quanto importante e necessario è per i nostri tempi che la scienza dello spirito offra stimoli in singole conferenze, altrettanto necessario è, in particolare per colui che vuole penetrare più a fondo nella vita e nello sforzo della scienza dello spirito, che tali esposizioni e illustrazioni vengano presentate in un certo contesto. Allora si possono dire certe cose con maggiore precisione, si possono porre in un contesto dove ricevono soltanto la loro vera luce, la loro vera tonalità. Diversamente questo o quel particolare potrebbe facilmente essere esposto a fraintendimento. Nel tempo presente, infatti, perfino presso le anime più preparate, ancora molto di ciò che è tratto dallo spirituale cade su una certa difficoltà della comprensione. Per afferrare come le cose sono veramente intese, non basta soltanto la buona volontà e l’intelletto; piuttosto bisogna portare loro incontro, nel senso più autentico, qualcosa che — anche nel significato esoterico-occulto — potrebbe chiamarsi pazienza. E questa pazienza è intesa qui in un significato più profondo. Dobbiamo lasciar illuminare molte un’idea e una concezione attraverso altre, e attendere tranquillamente fino a quando dalla correlazione non scaturisca la comprensione per molte cose che inizialmente potevano essere accolte soltanto come un accenno e che molti potevano difficilmente credere.
Nella nostra conferenza odierna si tratterà soprattutto di caratterizzare, a titolo di introduzione, le linee fondamentali del nostro compito. Non vogliamo ancora propriamente entrare in questo compito stesso, ma piuttosto accordarci un poco su ciò su cui parleremo nei prossimi giorni. In fondo, infatti, abbiamo davanti a noi un tema vasto e comprensivo: Universo, Terra e Uomo, cioè uno schizzo dell’ampiezza di tutta la conoscenza che possiamo acquisire sui mondi visibili e invisibili. Nei più lontani spazi del cosmo vengono portati i nostri sentimenti, quando l’espressione «mondo» è usata nel senso più serio e degno. La parola Terra ci rimanda al palcoscenico su cui l’umanità è posta, su cui viviamo e agiamo, che dobbiamo comprendere secondo i suoi compiti, i suoi scopi. E infine la parola che vogliamo afferrare nel significato occulto — rimanda a ciò che gli iniziati di tutti i tempi hanno inteso nell’aforisma: «Conosci te stesso, o Uomo» — la parola Uomo. E il nostro tema ha ancora un sottotitolo. Proprio il fatto che ci siamo posti compiti così alti e significativi giustifica in certo modo questo sottotitolo. Quando considereremo la connessione tra quella meravigliosa cultura precristiana, l’egiziana, e la nostra propria cultura, allora vedremo come forze misteriose permeano la vita dell’uomo. Tre periodi dello sforzo umano e della ricerca umana, dello sviluppo umano, della moralità umana e della condotta di vita si spingono dinanzi allo sguardo spirituale, quando si parla di egittologia e del presente. Quando nel significato occulto parliamo di egittologia, intendiamo la lunga cultura che dura millenni, che si è diffusa nel nord-est dell’Africa, sulle sponde del Nilo, e che si estendeva fino all’8° secolo prima di Cristo. Sappiamo: questa cultura egiziana fu sostituita da un’altra, che designiamo come la Greco-Romana e che da un lato aveva il popolo meraviglioso, sublime nella bellezza dei Greci come centro e dall’altro il forte Romanesimo. Sappiamo anche che in quest’epoca di cultura cade quel grande evento della nostra evoluzione terrestre che conosciamo come l’apparizione del Cristo Gesù. E poi segue il nostro proprio presente, quell’epoca in cui viviamo noi stessi. L’egittologia con tutto ciò che le appartiene — e le appartiene molto — il tempo greco-romano con i suoi grandi successi, con lo sbocciare del cristianesimo da esso, e la nostra epoca presente: questi sono i tre periodi che si stendono dinanzi al nostro sguardo spirituale, quando consideriamo il sottotitolo delle nostre conferenze. E deve mostrarsi che forze misteriose giocano tra la prima delle epoche di cultura nominate e la nostra. È come se nel tempo egiziano certi germi fossero stati deposti nel grembo dell’umanità che gradualmente si sviluppa; germi che rimasero nascosti durante la cultura greco-romana e che nell’epoca presente sbocciano in maniera molto particolare. Così molto di ciò che oggi nella nostra anima germoglia, ciò che oggi ci circonda, ciò che oggi gli uomini parlano e sognano, ciò che i nostri ricercatori pensano — molto di tutto ciò è come un germe sbocciato della cultura egizia dell’antichità, senza che le persone lo sappiano. La maggior parte di voi conosce più o meno l’allestimento che si ha nell’impianto elettrico dei cosiddetti apparati telegrafici. Sapete che i fili vanno da un luogo all’altro, collegando fra loro gli apparati, e senza una conoscenza più approfondita di queste cose, comprenderete che la forza che mette in movimento gli apparati ha qualcosa a che fare con ciò che come forza scorre attraverso i fili. Ma sapete anche forse che sotto, sotto terra, c’è una connessione, che il filo ai suoi estremi è condotto dentro la terra. Ma questa connessione non è visibile; invisibilmente è stabilita attraverso forze più o meno misteriose attraverso la terra stessa. Qualcosa di simile esiste come profondo segreto dello sviluppo dell’umanità. Storicamente vediamo i fili ordirsi, che giacciono nel manifesto. Possiamo seguire ciò che accadde nell’antico Egitto, con i mezzi della storia e con i mezzi dell’occultismo. Vediamo come i fili della cultura si estendono verso la Grecia, verso Roma, verso il cristianesimo e fino ai nostri tempi. Tutto questo è come una sorta di conduzione sovraterna. Ma esiste anche una forza sotterranea, nascosta, e precisamente una tale che più o meno direttamente agisce dall’antico tempo egiziano fino ai nostri giorni. E molti strani misteri ci diventeranno noti, quando perseguiamo e comprendiamo queste interconnessioni.
Oggi dovremo disegnare una sorta di planimetria del nostro compito. Innanzitutto sia segnalato con alcune parole ancora sulla particolarità che è intesa con il sottotitolo del nostro tema e che abbiamo appena caratterizzato.
Se volgiamo lo sguardo indietro all’antico Egitto e consideriamo soltanto pochi di quelli che, si potrebbe dire, sono i documenti che fortemente si annunciano di questo Egitto, allora ci colpiscono ad esempio le Piramidi, e anche la Sfinge, quella figura meravigliosa, enigmatica. Poi lasciam vagare lo sguardo verso l’antica Grecia. Lì ci si presenta, nella sua particolare architettura, il tempio greco. E consideriamo ciò che conosciamo dalla storia esterna riguardo alla grecità, e ammiriamo le opere d’arte plastica, quelle grandi, ideali, perfette forme umane, che si chiamano dei: Zeus, Demetra, Pallade Atena, Apollo. E ulteriormente, verso l’antico Romanesimo volgiamo lo sguardo. Qualcosa di strano si presenta a noi, quando così facciamo vagare lo sguardo dalla vecchia penisola greca alla penisola italiana. Dinanzi ai nostri occhi compaiono le figure dell’antico Romanesimo, quelle figure che principalmente sono rimaste nella nostra memoria — figure rivestite di toga, che è più di un semplice abito esteriore. Cosa sentiamo di fronte a quelle figure romane? O, si potrebbe dire, si sente nei confronti di certe figure del primo periodo regio romano, della repubblica romana, come se fossero scese dai loro piedistalli le figure ideali dei Greci, come se ci si presentassero incarnate nelle forme romane togata come uomini di carne e sangue. Ciò che li fa così apparire a noi è la forza interiore che possiedono. Sentiamo ciò che in questa forza interiore giace, quando paragoniamo il sentimento, il pensiero, la disposizione di un appartenente allo stato greco, ad esempio di uno Spartano, di un Ateniese, con ciò che nell’antica Roma si sviluppò come Romano. Sentiamo di che cosa si tratta. L’appartenente a Sparta, ad Atene, si sentiva anzitutto come Spartano, come Ateniese. Dotato in certa misura, in certo grado di un’anima comune, lo Spartano, l’Ateniese sentivano ciò che chiamiamo la polis greca, più che la sua propria umanità posta su se stessa; più sentivano se stessi come Spartano, come Ateniese che come cittadino dell’umanità; più sentivano la forte forza che agisce in lui, scaturita dallo spirito comune della polis, che la propria, personale forza. Il Romano invece ci appare tutto e completamente posto sul punto centrale della sua propria personalità. Perciò qualcosa di ben determinato emerge soprattutto nel Romanesimo — e questo è il concetto del diritto civile. Tutto ciò che i giuristi sognano riguardo alla precedente origine del concetto di diritto è qualcosa di completamente diverso da ciò che, nei periodi migliori della ricerca, si è a ragione chiamato il Diritto Romano. Nella Roma antica l’uomo impara a sentirsi come singolo individuo; sta sui suoi due piedi non più come appartenente a una città, ma come cittadino romano, cioè sente se stesso puntato sul punto della sua propria umanità. Così è giunto il tempo in cui lo Spirituale, che prima era sentito come fluttuante in regioni superiori, è disceso fino sulla nostra Terra. C’è qualcosa di particolare con il diritto romano e la sua cultura. Consideriamo il singolo caso che il Greco si sentisse come Tebano, come Spartano — che cos’è dunque lo spirito di Tebe, di Sparta? Per noi Antroposofi non è un’astrazione, bensì qualcosa come una nuvola spirituale, che a sua volta è l’espressione corporea di un essere spirituale, in cui la città di Sparta o Tebe è immersa; ma nessuna entità visibile nel piano fisico, terrestre. Il Greco non guarda anzitutto a se stesso, guarda verso qualcosa sopra di lui; il Romano guarda anzitutto a se stesso. È lui il primo che riconosce il Più Alto, ciò che nel Corpo su piano fisico può assumere forma, come Uomo. Lo Spirituale è completamente disceso nell’umanità: questo è il tempo in cui anche lo Spirituale più elevato, in cui il Divino stesso poteva discendere fino all’Incarnazione, fino alla divinazione nel Corpo, nel Cristo Gesù.
È un meraviglioso processo come la prima delle nostre culture nominate qui si estende verso questo tempo greco-romano. Ricordiamoci come Mosè, quando riceve in Egitto — così ce lo descrive la Scrittura — da regioni superiori il mandato di condurre il suo popolo al « Dio Unico ». Egli allora chiede al Dio: Che cosa devo dire al mio popolo, quando mi chiedono chi mi manda, chi mi dà il mandato? — Allora risponde il Dio — e vedremo quale profonda verità si nasconde nella dichiarazione —: Di’ a coloro a cui ti mando che l’« Io sono » ti ha mandato. — « Io sono » diviene in tal modo la designazione di un Dio unitario, che ancora domina e agisce nelle altezze spirituali, che non è ancora disceso al piano fisico. A chi appartiene quella voce che grida da laggiù a Mosè: Di’ al tuo popolo, io sono l’« Io sono »? A chi appartiene quella voce che può rendersi percettibile all’iniziato Mosè, che gli parla dai mondi spirituali? È esattamente lo stesso — e questo è il mistero degli antichi misteri egiziani — esattamente lo stesso che più tardi appare come Cristo nel Corpo; solo che poi sta visibilmente davanti a coloro che gli sono intorno, mentre prima poteva parlare soltanto agli iniziati dalle altezze spirituali. Così vediamo la Divinità, lo Spirituale discendere sempre di più e di più, dopo che l’umanità si è preparata, dopo che nel Romanesimo ha sperimentato quanto sia significativa l’incarnazione nel Corpo, l’apparizione sul piano fisico.
Vediamo come una serie di manifestazioni culturali crescono in forma immensamente approfondita da ciò che l’uomo ha così ricevuto come nuovo dono. Vediamo come la costruzione del tempio, la costruzione piramidale si trasforma nella chiesa romanica — ancora una volta tale documento della creazione interiore umana! — e vediamo come dal 6° secolo in poi la Croce con il Gesù morto appare. E gradualmente cresce da questo flusso del cristianesimo una figura straordinaria, i cui misteri sono profondamente, profondamente nascosti. Non abbiamo bisogno di mettere dinanzi ai nostri occhi questa figura dell’arte pittorica se non nella meravigliosa forma che ha assunto nella Madonna Sistina di Raffaello. Voi tutti conoscete questa meravigliosa donna vergine nel centro dell’immagine. Conoscete questo Bambino portato dalla Madonna, e certamente avete tutti provato i corrispondenti brividi di sentimento dinanzi a questa immagine. Permettetemi però di menzionare qualcosa dinanzi a questa immagine, che è un’espressione così meravigliosa dello sforzo spirituale dell’umanità al livello che ci occupa in queste tre culture nominate: non è per niente casuale che l’artista ha circondato questa Madonna con una formazione di nuvole, da cui si sviluppa un gran numero di simili bambinelli, di figure angeliche. E ora vogliamo completamente immergerci con i nostri sentimenti in questa immagine della Madonna. Chi ha sufficiente sentimento intimo per immergersi in essa avrà il presentimento e sentirà emergere che qui c’è qualcosa di completamente diverso da ciò che un ordinario intelletto profano può scorgere in questa immagine. Non ci dicono qualcosa questi angeli nuvola intorno alla Madonna? — Sì, ci dicono qualcosa di massima importanza, se soltanto li consideriamo sufficientemente profondamente. Ci sussurra nella nostra anima, quando ci immergiamo intimamente in questa immagine: Qui è un miracolo davanti a noi nel miglior senso della parola. — E non crediamo che questo Bambino che la Madonna porta sulle sue braccia, così come questa figura ci si presenta, non crediamo che sia nato in maniera ordinaria dalla donna. No, queste figure angeliche nelle nuvole ce lo dicono: Meravigliose, fuggenti come nel divenire appaiono, e il Bambino sulle braccia ci appare soltanto come un’espressione più densa, come qualcosa che è più cristallizzato di queste figure angeliche fuggenti. Come tirato giù dalle nuvole e preso in braccio, così ci appare questo Bambino, non come nato dalla donna. E siamo rimandati a una misteriosa connessione del Bambino con la Madre vergine. E se così dipingiamo questa immagine dinanzi allo spirito, allora emerge davanti ai nostri occhi un’altra Madre vergine: l’antica Iside egiziana con il Bambino Horus. E si può sospettare una misteriosa connessione tra la Madonna cristiana e la figura egiziana che sta davanti a noi come Iside, e ai cui templi stavano le parole: « Io sono ciò che era, ciò che è, ciò che sarà; nessun mortale può sollevare il mio velo. » Ciò che abbiamo appena indicato in modo delicato come un miracolo sull’immagine della Madonna, ce l’indica anche il mito egiziano, in quanto non lascia nascere Horus per concezione, bensì in questo modo — che un raggio di luce da Osiride cade su Iside, una sorta di nascita immacolata: il Bambino Horus appare. Lì vediamo come i fili si annodano; ciò che qui ricerchiamo è senza connessione terrena.
Di nuovo lasciamo vagare lo sguardo ancora oltre, fino a là dove il nostro tempo inizia. Ci immergiamo nella cattedrale gotica con la sua meravigliosa architettura a ogiva. Evochiamo dinanzi alla nostra anima ciò che nel Medioevo si svolse negli assembramenti dove i veramente credenti stavano di fronte a veri sacerdoti. Ricordiamo come questa cattedrale gotica agiva con le sue finestre di colori diversi, attraverso cui penetrava la luce del sole; ricordiamo come là coloro che potevano parlare dei misteri più profondi del divenire del mondo potevano far risuonare toni che avevano la loro immagine esterna nella meravigliosa luce frammentata in colori. E ancora e ancora accadeva che i sacerdoti indicassero che la forza comune dell’esistenza divina si comunica all’umanità così in singoli raggi di forza, come questa luce che penetra attraverso le finestre colorate. Al senso si presentava la frammentazione della luce, e nell’anima era stimolato ciò che spiritualmente era il fondamento di questa immagine. Così la forza del sentimento e della sensibilità pervadeva una tale cattedrale gotica. Ora penetriamo un po’ più profondamente in ciò che così si dipinge davanti alla nostra anima. Osserviamo le piramidi egiziane — un’opera architettonica singolare! Dobbiamo sforzare il nostro spirito per decifrare ciò che ci vogliono dire. Gradualmente vedremo come nella Piramide si esprime il mistero di Universo, Terra e Uomo; vedremo che in essa si esprime ciò che il sacerdote egiziano sentiva secondo la sua forma di religione. Penetreremo profondamente in tutte queste cose; oggi soltanto si indichi l’attenzione su ciò che un tale sacerdote sentiva e comunicava al suo popolo in immagini. Era profonda, questa saggezza egiziana, che si viveva nella forma religiosa; era un risultato immediato di antichissime tradizioni. Come un ricordo era questa saggezza egiziana, e il saggio egiziano, che incontrò Solone, poteva dire con ragione: O, voi Greci rimanete bambini tutta la vostra vita; nelle vostre anime infantili non vive nulla della verità santa antichissima. — Voleva indicare l’antichità della saggezza egiziana. Da dove veniva?
Alla nostra umanità presente, come sapete, un’altra umanità l’ha preceduta, che viveva sul continente che ora è coperto dalle acque dell’Oceano Atlantico. Quando giunse il grande diluvio atlantico, allora ciò che gli Atlantidi sapevano fu portato verso l’est attraverso la nostra odierna Europa. Qui rimasti sono i miti nordici, come ricordi dell’antica saggezza atlantica. Sappiamo che attraverso i discendenti degli Atlantidi verso l’Asia fu portata la cultura antichissima indiana e persiana, che la saggezza egiziana in parte fu di nuovo stimolata da Oriente, ma che essa fluì anche direttamente dall’Occidente verso l’Oriente, dall’Atlantide verso l’Africa. E quale saggezza era quella di cui il saggio egiziano parlava come di un’antichissima tradizione? Questo ci diventa manifesto, se soltanto per un breve momento consideriamo la differenza tra la vita nell’antica Atlantide e la nostra vita odierna. Allora l’uomo era dotato di una forza chiaroveggente ottusa. Vedeva intorno a sé esseri che oggi ancora sono intorno a noi, che però l’uomo odierno non vede più. La Terra non è esaurita con le piante, i minerali e gli animali. Intorno a noi sono esseri spirituali, che però giacciono aperti soltanto allo sguardo chiaroveggente. Allora, sull’Atlantide, l’uomo aveva la chiaroveggenza in maniera normale; non soltanto piante, minerali e animali erano i suoi compagni: compagni erano gli esseri divino-spirituali, con loro viveva, come voi oggi vivete insieme con gli uomini. Allora non c’era ancora quella severa separazione tra giorno e notte come oggi. Oggi è così: quando l’uomo al mattino con il suo corpo astrale e l’Io si tuffa nel corpo fisico, intorno a lui sono gli oggetti fisici. E quando la sera risale con l’Io e il corpo astrale dal suo corpo fisico e dal corpo eterico, allora diventa scuro e buio intorno a lui. Così è l’uomo normale oggi. Sull’Atlantide non era così, in particolare nei tempi antichi. Quando l’uomo la sera usciva dal suo corpo fisico, allora non si diffondeva intorno a lui buio, bensì entrava in un mondo di esseri spirituali: vedeva quegli esseri divino-spirituali, come oggi vede esseri corporei. Wotan, Baldur, Zeus, Apollo — non sono tutti figure fantasiose inventate, sono l’espressione di esseri reali, che soltanto allora nel tempo atlantico non avevano assunto un corpo carnale, bensì avevano come corpo più denso il corpo eterico trasparente. E quando l’uomo nella notte usciva dal suo corpo fisico, allora erano intorno a lui come figure eteriche, e quando al mattino tornava di nuovo nel suo corpo fisico, allora era in questo mondo della realtà che oggi è l’unico per lui; allora abbandonava per un tempo il mondo degli dei e si immergeva nel mondo degli esseri carnali fisici, e nessun confine rigoroso era tra la percezione della notte e del giorno. E quando in quel tempo l’iniziato parlava ai normali uomini di tali figure divine, allora non parlava di qualcosa che era loro sconosciuto. Era, come quando oggi parliamo di uomini e li nominiamo con i nomi. Così parlavano di esseri come Wotan, Baldur, poiché li conoscevano come esseri eterei divini.
Il ricordo di quella antichissima saggezza e esperienza fu portato avanti con gli emigranti che andavano verso l’est. Da questi ricordi, in connessione con una costituzione ben determinata del popolo egiziano, che ancora conosceremo esattamente, si formò all’interno dell’antico Egitto la fiducia che nell’uomo vivesse qualcosa di Spirituale e così un Eterno, che quando il corpo giace come cadavere, sia abbandonato da un Divino-Spirituale. Questo si esprimeva nelle più varie immagini e comunicazioni che il sacerdote egiziano dava al popolo. Ma questa non era una verità astratta per gli antichi Egiziani: era per loro una verità che era direttamente da loro vissuta. Lasciaci caratterizzare ciò che l’Egiziano sentiva. Si diceva: Io vedo il cadavere qui giacere, la polvere dell’uomo che era il portatore di un Io; so, poiché dalle antichissime tradizioni lo so, dall’esperienza dei miei antenati lo so, che qualcosa rimane, che va in altri mondi. Questo non assolverebbe il suo compito, così diceva l’antico Egiziano, se vivesse soltanto in quel mondo spirituale; deve essere annodato un legame di attrazione tra il mondo dello Spirituale e il mondo dell’Irdiano, del Fisico. Dobbiamo avere un legame magnetico per l’anima che nella morte sale verso regioni superiori, affinché in essa sia suscitato un durare costante di sentimento, così che possa tornare di nuovo e apparire su questa Terra. Sappiamo oggi dalla scienza dello spirito che l’umanità già da se stessa provvede affinché l’anima ritorni sempre di nuovo a nuove e sempre nuove incarnazioni. Sappiamo che l’uomo quando nella morte passa in altre sfere, nel tempo del Kamaloka, nel tempo in cui disimpara l’Irdiano, è legato con certe forze al Fisico. Sappiamo che queste forze sono quelle che non lo lasciano salire immediatamente alle regioni del Devachan, che sono anche loro che lo tirano di nuovo giù verso una nuova incarnazione. Ma noi siamo oggi uomini che viviamo in astrazioni, che rappresentiamo tale cosa come teoria. Nell’antico Egitto questo viveva come tradizione: l’Egiziano era il contrario di un teorico, di un mero pensatore; voleva con i sensi vedere come l’anima fa il suo cammino dal corpo morto fino alle regioni superiori. Voleva averlo costruito davanti a sé, e questo pensiero lo costruì nella Piramide: il cammino come l’anima sale, come esce dal corpo, come è ancora in parte legata e come è condotta verso regioni superiori. Possiamo vedere nell’architettura della Piramide il legame dell’anima all’Irdiano. Come un’immagine del Kamaloka si presenta a noi con le sue forme misteriose; possiamo dire che nella visione esterna è per noi un’immagine dell’anima abbandonata dal corpo e che sale in regioni superiori.
Ulteriormente! Tentiamo di comprendere queste antiche tradizioni. Nel tempo atlantico antico l’uomo vedeva intorno a sé molto di ciò che è completamente nascosto all’uomo odierno. Ci ricordiamo dalle conferenze precedenti che il corpo eterico dell’uomo in quel tempo non era ancora così intensamente unito al corpo fisico come oggi: la testa etica si estendeva ancora molto oltre la testa fisica. Nell’animale la forma è rimasta indietro ancora oggi. Se si osserva con chiaroveggenza un cavallo, allora si vede la testa etica come una figura di luce che si innalza oltre il muso del cavallo; e se poteste vedere quella formazione meravigliosa che si costruisce sull’elefante sopra la proboscide! Non così fortemente, ma similmente così era presente la testa etica nell’antica Atlantide. Più tardi andò sempre più dentro la testa, così che oggi è approssimativamente uguale in dimensione e forma. Ma per questo anche la testa fisica, che solo parzialmente era già dominata dalla testa etica, che ancora aveva molte forze fuori, che oggi sono dentro, non era ancora in quel grado elevato di somiglianza umana; essa si formava soltanto, si vedeva ancora qualcosa della forma inferiore animale della testa. Come era, quando l’antico Atlantideo guardava uno dei suoi compagni di giorno? Allora vedeva una fronte molto arretrata, denti molto sporgenti, qualcosa che ancora ricordava l’animale. Quando poi la sera l’uomo si addormentava, quando la chiaroveggenza atlantica iniziava, allora lo sguardo non si dirigeva soltanto sulla figura simile all’animale, ma cresceva già la forma eterica umana della testa, e precisamente una forma molto più bella di quella che è oggi, fuori dal corpo fisico. Allora era divenuto indistinto l’aspetto simile all’animale alla contemplazione notturna, e cresceva fuori la bella forma umana. E in tempi ancora più remoti l’indovino atlantico poteva sguardare indietro, in tempi in cui l’uomo era ancora più simile all’animale, ma unito con un corpo eterico completamente e interamente simile all’uomo. Molto più bello era questo corpo eterico che il corpo fisico umano odierno, che si è adattato alle forti forze dense. Pensate questo ricordo della coscienza atlantica antica, plasticamente esposta davanti agli uomini nel tempo egiziano! Pensate che il sacerdote egiziano avrebbe voluto dire al suo popolo: Le vostre stesse anime nei tempi atlantici hanno contemplato, quando erano sveglie, la forma umana in forma animale; ma di notte cresceva fuori una bellissima testa umana. — Questo ricordo, plasticamente formato: questa è la Sfinge. Soltanto così si capiscono queste forme; bisogna imparare a capire che non sono cose escogitate, bensì realtà.
Di nuovo avanziamo ancora nella nostra contemplazione. Penetriamo dalla piramide egiziana avanti al tempio greco. Comprenderà un tale tempio soltanto colui che ha un sentimento che nello spazio agiscono forze. I Greci avevano un tale sentimento dello spazio. L’uomo che studia lo spazio dal punto di vista della scienza dello spirito sa che questo spazio non è quel vuoto astratto di cui sognano i nostri comuni matematici e fisici, bensì che è piuttosto molto differenziato. È qualcosa che è riempito in se stesso di linee, di linee di forza qui, là, dall’alto al basso, da destra a sinistra, linee rette, curve in tutte le direzioni. Si può sentire lo spazio, penetrarlo sensibilmente. Chi ha tale sentimento dello spazio, sa perché certi vecchi pittori dipingevano in modo così meravigliosamente naturale le figure angeliche liberamente fluttuanti sui quadri della Madonna; sa che questi angeli si sostengono reciprocamente, come i corpi mondiali nello spazio si sostengono attraverso la loro forza di attrazione. Completamente diverso è, quando per esempio contemplate il quadro « Pietà » di Böcklin. Non si vuol dire nulla contro le pregevoli qualità di questo quadro, ma chi ha conservato il sentimento dello spazio vivente, ha l’impressione come se quelle figure angeliche straordinarie dovessero cadere da un momento all’altro. I vecchi pittori avevano ancora il sentimento dello spazio dall’antica chiaroveggenza; nei tempi moderni questo è andato perso.
Quando l’arte aveva ancora tradizioni occulte, si sapeva di tali forze che si sostengono reciprocamente, che esistono nello spazio, che scorrono avanti e indietro. Tali forze sentivano coloro nel cui spirito il pensiero del tempio greco è sorto. Non lo pensavano, piuttosto percepivano le forze che scorrevano attraverso lo spazio, e vi mettevano dentro il materiale pietroso: quello che era già occulto, lo riempivano di materia. Così il tempio greco è una realizzazione materiale di forze che agiscono nello spazio; un tempio greco è un pensiero dello spazio cristallizzato, nel senso più puro della parola. La conseguenza di ciò è qualcosa di molto importante. Poiché il Greco ha realizzato materialmente le forze dello spazio, ha dato occasione agli esseri divino-spirituali di usare questa forma materiale. Non è una façon de parler, ma realtà, che il Dio in quel tempo discese nel tempio greco, per stare tra gli uomini sul piano fisico. Come oggi una coppia di genitori mette a disposizione la forma fisica, la carnalità del bambino, così che lo Spirituale possa vivere su piano fisico, così accadde qualcosa di simile al tempio greco. Lì fu data occasione che esseri divino-spirituali fluissero giù e si incarnassero nella struttura architettonica del tempio. Questo è il mistero del tempio greco: il Dio era lì nel tempio. Chi ha sentito giustamente la forma del tempio greco, ha sentito anche che poteva non esserci nessun uomo in giro, e neppure nel tempio stesso, e che il tempio tuttavia non era vuoto, poiché il Dio era veramente presente nel tempio. Il tempio greco è per se stesso un Tutto, perché contiene le forme che incatenano il Dio dentro di esso.
Quando ora consideriamo la costruzione ecclesiastica romana, prevalentemente quella con una cripta, allora vediamo già una sorta di ulteriore sviluppo. Nella Piramide vediamo raffigurato il cammino che l’anima dopo la morte prende, la forma architettonica esterna per l’anima che fugge. Per l’anima divina, che volentieri dimora sul piano fisico, il tempio greco è l’espressione. La costruzione romana con la cripta corrisponde alla Croce, su cui il corpo morto di Gesù pende. L’umanità è progredita verso una coscienza elevata in sfere spirituali. Il legame all’Irdiano, il tempo del Kamaloka è raffigurato nella Piramide; la vittoria sulla forma fisica, la vittoria sulla morte è espressa nella Croce, su cui il Gesù morto pende e che deve ricordarci della vittoria spirituale sulla morte, su Cristo.
Ancora un pezzo più avanti arriviamo alla costruzione gotica. Non è completa, se la comunità credente non è dentro. Quando vogliamo sentire tutto insieme, allora le forme a ogiva devono unirsi con le mani giunte e i sentimenti che si esprimono in esse, che scorrono verso l’alto. Ma non sentimenti come nella cripta, dove veniva celebrato il ricordo della vittoria spirituale sulla morte, bensì sentimenti vittoriosi, come li prova l’anima che si sente già vincitrice sulla morte nel corpo. L’anima vittoriosa nel corpo appartiene alla costruzione gotica; non è completa, se tali sentimenti non l'attraversano. Il tempio greco è il corpo del Dio, sta da solo per sé. La chiesa gotica si presenta come qualcosa che la comunità chiama; non è un tempio, bensì una cattedrale. Cattedrale è la stessa parola che si esprime nel suffisso « -tum », come ad esempio nella parola Menschentum (umanità) o Volkstum (nazionalità). Anche alla parola russa Duma sta a fondamento la parola « -tum ». Una cattedrale, un « -tum » è quello dove singoli membri vengono convocati insieme a una comunità.
Così vedete come i pensieri umani e le disposizioni umane progrediscono nel corso del tempo, e così arriviamo gradualmente al nostro tempo. E vedremo come queste forze non solo giocano nel sovraeterreno: sotto vanno correnti occulte misteriose, così che ciò che oggi sboccia nella nostra cultura ci appare come una nuova incarnazione di molte cose che nei tempi egiziani antichi furono poste nell’umanità. E lì vogliamo concludere con un pensiero che come un primo presentimento vi indicherà tali misteriose connessioni.
Cos’è quello che costituisce il materialismo della nostra cultura odierna? Caratterizziamo una volta questo materialismo. L’uomo di ampi strati, che ha oggi perduto l’armonia, la riconciliazione tra fede e sapere — che cosa gli è particolarmente proprio, quando vuol guardare su qualcosa di Spirituale? Non vede nulla! Guarda al Grezzo, al Fisicamente materiale; da quello sa che è reale, che è veramente presente, e arriva addirittura alla negazione dello Spirituale-Spirituale. Crede che l’essere dell’uomo sia esaurito quando il cadavere dell’uomo giace nella polvere; non vede nulla elevarsi nei mondi spirituali. Può una tale concezione sorgere come conseguenza di qualcosa che in un tempo fu posto come seme, dove regnava una ferma fede nel proseguimento dell’anima, come era il caso nell’antica Egittologia? Sì. Nella cultura non è come nel regno vegetale, che sempre risulta soltanto qualcosa di simile dal seme. Nella cultura deve alternarsi un valore con un altro, che appare non simile a esso — e tuttavia sussistono somiglianze più profonde, più intime. Lo sguardo dell’uomo di oggi è legato al corpo fisico, vede questo corpo fisico come realtà, non può elevarsi al Spirituale. Queste anime che oggi guardano attraverso i loro occhi sui corpi umani fisici e che non possono elevarsi a una Spirituale — erano incarnate in tribù anteriori come Greci, come Romani, come antichi Egiziani. E tutto ciò che oggi vive nelle nostre anime è il risultato di ciò che abbiamo assorbito in incarnazioni precedenti.
Immaginate la vostra anima riposta nel corpo egiziano antico. Immaginatela dopo la morte condotta indietro attraverso il cammino della Piramide verso sfere superiori, ma il vostro corpo trattenuto come mummia. Ciò ebbe una conseguenza occulta. L’anima doveva sempre guardare giù, quando là in basso il corpo mummificato giaceva. Allora i pensieri si solidificarono, si pietrificarono, si indurirono; allora i pensieri furono incatenati nel mondo fisico. Poiché dalle regioni dello Spirito l’antica anima egiziana dopo la morte doveva guardare giù sul suo corpo fisico conservato, perciò il pensiero in essa si è radicato, che questo corpo fisico ha una realtà più alta di quanto in realtà non sia. Immaginate dentro nella vostra anima di allora; voi guardavate giù sulla mummia. Il pensiero alla forma fisica si è indurito, si è trasportato attraverso le incarnazioni: oggi questo pensiero appare così che gli uomini non riescono a liberarsi dalla forma del corpo fisico. Il materialismo come pensiero è in larga misura un frutto sbocciato dell’imbalsamazione dei cadaveri.
Così vedete come di incarnazione in incarnazione agiscono i pensieri e i sentimenti. Questo dovrebbe soltanto suscitare un presentimento di come attraverso le incarnazioni le culture vivono ulteriormente, come riappaiono in forme completamente diverse; soltanto un debole presentimento dovrebbe suscitare in voi dei numerosi fili occulti che vanno là sotto nel nascosto.
Volevamo oggi un poco tirare fili, indicare quali domande ci occuperanno. Ora lasceremo vagare lo sguardo verso le regioni mondiali più elevate che il sacerdote egiziano vide; dovremo dirigere lo sguardo sull’essenza, lo scopo e la destinazione dell’uomo, e capiremo come tali enigmi si risolvono quando vediamo che i frutti di un’epoca di cultura riappaiono in maniera meravigliosamente misteriosa in un altro, successivo.
Ci inoltreremo nel nostro tema con il vasto orizzonte che ci siamo proposti, se tentiamo anzitutto di formarci una rappresentazione più intima dei due contrasti che principalmente entrano in considerazione quando mettiamo in relazione il mondo e la terra. Questi due contrasti sono: lo spirituale-animico e il fisico-materiale. Vogliamo tentare di esaminarli in un fenomeno che per l’uomo contemporaneo è più o meno enigmatico e che incontriamo proprio dalla concezione mondiale e dalla vita dell’antico Egitto nel cosiddetto sonno del tempio. Il sonno del tempio sta alla base di quell’altra singolare realtà: presso i saggi sacerdoti egiziani, e in generale nella cultura antica dell’umanità, la saggezza era pensata in intima connessione con l’arte medica, con la salute. Dei rapporti intimi tra la saggezza e la salute, tra la scienza e l’arte medica, l’uomo contemporaneo si fa soltanto una concezione assai debole rispetto a quelle antiche rappresentazioni. Sarà compito della scienza dello spirito indicare nuovamente all’umanità quella concezione dello spirituale, attraverso cui la saggezza e l’arte medica e la salute saranno nuovamente portate in una connessione più stretta. In questo ricordiamo anche qualcosa che risuona negli sviluppi di vario genere che ieri abbiamo condotto. Ricordiamo quella antica figura a cui dovemmo pensare quando ci rappresentammo l’immagine della Madonna con il suo bambino, così come Raffaello l’ha dipinta nella Madonna Sistina: ricordiamo Iside con il bambino Oro. È la dea il cui tempio portava l’iscrizione: « Io sono colei che era, che è, che sarà — nessun mortale può sollevare il mio velo ». Questa dea era posta in un rapporto misterioso con tutta l’arte medica, era considerata addirittura come la maestra dei sacerdoti egiziani riguardo all’arte medica. E un discorso singolare si teneva ancora negli ultimi tempi dell’antichità riguardo a quella Iside; in questo discorso siamo resi consapevoli del fatto che Iside, ancora nel tempo in cui fu elevata tra gli immortali, si è interessata particolarmente all’arte medica, alla salute degli uomini. Tutto ciò indica su connessioni molto misteriose.
Ora dobbiamo rappresentarci con alcuni tratti l’essenza del sonno del tempio, che apparteneva ai mezzi curativi dei sacerdoti egiziani. Chi in qualche modo aveva subito danno alla sua salute era di regola non trattato con mezzi curativi esteriori in quei tempi; ce n’erano del resto assai pochi, e solo in casi rari venivano applicati. Invece il malato nella maggior parte dei casi era portato nel tempio e qui posto in una specie di sonno. Ma non era un sonno ordinario, bensì una specie di sonno sonnambulico, che era intensificato al punto che il malato diveniva capace non soltanto di avere sogni caotici, ma di vedere visioni regolari. Egli percepiva durante questo sonno del tempio figure eteriche nel mondo spirituale, e i saggi sacerdoti comprendevano l’arte di agire su queste immagini eteriche dell’uomo; potevano guidarle e dirigerle. Ammettiamo che un tale malato fosse posto nel sonno del tempio. Il sacerdote medico era al suo fianco. Quando il sonno sonnambulico era intervenuto, sicché il malato viveva in un mondo di figure eteriche, allora il sacerdote dirigeva, attraverso la potenza che gli era insita mediante la sua iniziazione e che era possibile soltanto in quei tempi antichi, dove ancora regnano condizioni di esistenza che oggi non esistono più, o comunque solo molto raramente, mediante questa potenza, mediante queste forze, l’intero stato di sonno. E modellava e formava le visioni eteriche e le entità cosicché effettivamente, come per incanto, di fronte al dormiente sorgevano le figure che un tempo l’antico atlantideo aveva visto come i suoi dèi. Tali figure divine, di cui i vari popoli conservano soltanto un ricordo, ad esempio nella mitologia germanica, nordica e anche greca, ma soprattutto determinate figure che erano connesse con il principio curativo, erano ora poste dinanzi all’anima di colui che giaceva nel sonno del tempio. Se l’uomo fosse rimasto consapevole come nel suo stato di coscienza diurno, non sarebbe mai stata possibile l’opportunità di far agire tali forze su di lui; era possibile soltanto in un tale sonno sonnambulico. I saggi sacerdoti dirigevano così la vita onirica che forze potenti erano scatenate in questo intuire etereo, e queste forze agivano ordinatamente e armonizzatamente sulle forze del corpo che erano cadute in disordine e disarmonia. Con questa coscienza diminuita dell’Io era possibile. Il sonno del tempio aveva dunque un significato assai reale. Ma vediamo ora anche perché propriamente questo effetto curativo dei saggi sacerdoti era posto in relazione con la saggezza, che poteva divenire propria dell’uomo soltanto mediante la sua iniziazione. Questa connessione è chiara dinanzi a noi. Furono i saggi sacerdoti che mediante la rivitalizzazione dell’antico sguardo nei mondi superiori proprio nella loro saggezza possedevano le forze superiori che fluivano dallo spirituale, dove lo spirituale poteva agire sullo spirituale. Così essi acquisirono la capacità di far agire lo spirituale sullo spirituale, e mediante ciò la saggezza entrò in quella connessione intima con la vita della salute.
In questo innalzarsi verso lo spirituale c’era negli antichi tempi un elemento salutare, e sarebbe bene se gli uomini imparassero di nuovo a comprendere qualcosa del genere: allora comprenderebbero anche la grande missione del movimento antroposofico. Che cosa è essa se non condurre l’uomo nei mondi spirituali, affinché possa di nuovo guardare dentro i mondi da cui è disceso! È vero che in tempi futuri nessun sonno sonnambulico sarà imposto agli uomini, la consapevolezza di sé rimarrà pienamente mantenuta, eppure tuttavia la potente forza spirituale sarà efficace nella natura umana. Allora il possesso di saggezza e di penetrazione nei mondi superiori sarà di nuovo qualcosa che possa agire ordinatamente e salutarmente sulla natura umana. Oggi questa connessione dello spirituale con il curativo è così nascosta che gli uomini, che non sono stati iniziati in qualche modo nella misteriosa saggezza più profonda, ne sanno poco; essi non possono proprio osservare i fatti delicati che sono presenti. Chi però può guardare più a fondo, sa da quali condizioni interiori profonde una guarigione può dipendere. Prendiamo ad esempio il caso di un uomo che sia colpito da una certa malattia, da una malattia che ha cause interiori, non dunque ad esempio una frattura del femore o uno stomaco rovinato, poiché in questi casi si tratta anche di cause esteriori. Chiunque voglia penetrare più profondamente in queste cose, molto presto riconoscerà che in un uomo che si occupa molto e volentieri di rappresentazioni matematiche, condizioni molto diverse della guarigione sono presenti rispetto a un altro, che non vuole occuparsene. Questo è un fatto che vi indica quale strano nesso esiste tra la vita spirituale di un uomo e ciò che sono le condizioni della sua salute esteriore. Naturalmente non è così come se il pensiero matematico guarisse l’uomo. Dobbiamo comprendere questo più precisamente: altre condizioni della guarigione sono necessarie in un uomo che può accogliere rappresentazioni matematiche, che in uno che non lo fa. Supponiamo il caso che due uomini siano colpiti dalla stessa identica malattia. In realtà questo non accade mai, ma come ipotesi possiamo proporlo. L’uno non vuole sapere niente di rappresentazioni matematiche, l’altro se ne occupa intensamente. Potrebbe allora accadere il caso che fosse completamente impossibile guarire il non matematico, mentre voi potete guarire l’altro con i mezzi appropriati. Questo è un caso molto reale.
Un altro esempio: Ancora una volta condizioni della salute molto diverse sono presenti in due uomini, di cui l’uno è un ateo nel peggior senso e l’altro è un uomo profondamente orientato religiosamente. Di nuovo può accadere che, quando entrambi siano colpiti dalla stessa malattia, voi possiate guarire con gli stessi mezzi curativi il religioso e non l’altro. Questi sono nessi che al pensiero contemporaneo — almeno alla maggior parte dell’umanità — appaiono addirittura assurdi. E tuttavia è così. Da dove viene questo? Questo riposa sul fatto che un’influenza completamente diversa sulla natura umana è esercitata dalle cosiddette rappresentazioni libere dai sensi rispetto a quelle ricolme di sensibilità.
Immaginate una volta la differenza tra un uomo che odia la matematica e uno che l’ama. Uno dice: Tutto questo devo pensarmelo? Io voglio soltanto quello che posso osservare esternamente con i miei sensi! — È tuttavia di grande utilità per l’essenza più intima dell’uomo vivere in rappresentazioni che non si possono osservare; e così pure è utile vivere in rappresentazioni religiose, poiché anche queste si riferiscono a cose che non si possono afferrare con le mani, che non si riferiscono all’esteriore, al materiale, che sono insomma libere dai sensi. Queste sono cose che una volta, quando si guarderà di nuovo più allo spirituale, avranno una grande influenza sui principi pedagogici. Prendiamo ad esempio la semplice rappresentazione: tre volte tre è nove. I bambini si formano una tale rappresentazione nel miglior modo quando accade in modo libero dai sensi. Non è bene se dispongono per troppo tempo tre per tre fagioli uno accanto all’altro, poiché allora non vanno affatto oltre la rappresentazione sensibile. Se però abituate i bambini, forse all’inizio, ma non per troppo tempo, a contare sulle dita, poi però a seguirlo con il puro pensiero matematico, allora questa rappresentazione agisce salutarmente e ordinatamente sui bambini. Quanto poco l’epoca presente comprenda tali cose, lo vediamo dal fatto che proprio in pedagogia accade il contrario. Non è forse il contometro penetrato nelle nostre scuole, dove su ogni sorta di palline l’addizione, la sottrazione e così via debbano essere chiarite all’occhio sensibile? Quello che dovrebbe essere compreso solo nello spirito, si vuole in questo modo, come si dice, rendere sensibilmente chiaro. Questo può essere conveniente, ma chi lo ritiene pedagogico, non sa nulla di quella pedagogia curativa più profonda, che ha radice nella forza dello spirituale. Un uomo che avete abituato fin dall’infanzia a vivere in rappresentazioni sensibili, non lo potrete guarire così facilmente come colui che dalla giovinezza è abituato a rappresentazioni libere dai sensi. Quanto più abituate l’uomo a pensare al di là delle cose, tanto più facile sarà guarirlo. Per questo era sempre consuetudine tra le antiche tradizioni dare ogni sorta di figure simboliche, triangoli, combinazioni numeriche. Questo aveva lo scopo, accanto al valore che queste cose possedevano, di elevare l’uomo dal mero osservare quello che è tracciato. Se io mi pongo un triangolo dinanzi e l’osservo soltanto sensibilmente, questo non ha un valore particolare. Se invece in esso colgo la simbolizzazione della triplice superiorità dell’uomo, allora questa è una rappresentazione salutare per lo spirito. E ora immaginate che la scienza dello spirito condurrà l’uomo all’intuizione dello spirituale. Siamo guidati da quello che si svolge sulla terra a quello che si è svolto sull’antico sole, sulla luna, su Saturno. Con gli occhi fisico-sensibili non potete oggi vedere gli eventi di allora, non potete stendere le mani sensibili a raggiungere l’antica luna, l’antico sole. Ma se senza ricorso alle stampelle sensibili esteriori vi elevate alle cose che un tempo erano, allora acquisite rappresentazioni che agiscono equilibrando e armonizzando su tutta la vostra vita, anche su quella corporea. Per questo la scienza dello spirito sarà di nuovo un grande, ampio mezzo curativo, come lo era una volta nella pratica dei vecchi sacerdoti egiziani, che certo necessitavano di un abbassamento dell’Io, come era praticato nel sonno del tempio.
La concezione mondiale spirituale è una concezione mondiale salutare. Certamente molti qui obietteranno: Ma gli antroposofi sono tutti uomini sani? Non ci sono anche malati tra loro? Dobbiamo chiarirci che il singolo uomo in fondo non può fare molto per la sua salute e malattia. Una gran parte delle cause di malattia giace al di fuori della singola personalità. Voi potete oggi avere i concetti più sani, che, se viveste in condizioni completamente sane, non vi renderebbero mai interiormente malati. Ma ci sono altre cause che non stanno nel potere dell’uomo individuale contemporaneo, ad esempio le cause segrete dell’eredità, dell’influenza dell’uomo sull’uomo, dell’influenza di un ambiente innaturale e così via. Tutti questi sono fattori che in modo misterioso sono cause esteriori di malattia; essi tutti possono essere eliminati soltanto mediante un modo di pensare sano antroposofico nel corso dei tempi. Ma anche se si vede che oggi persino gli uomini interiormente più sani possono ammalarsi, anzi gravemente ammalarsi, tuttavia non si deve vedere in ciò una testimonianza che la scienza dello spirito non agirà salutarmente nel corso dei secoli — e dico secoli, non millenni — sull’umanità. O, dinanzi allo sguardo di colui che riconosce lo spirito è una visione del futuro dove non ci saranno cause interiori di malattia per coloro che porteranno avanti le condizioni interiori ed esteriori della saggezza spirituale. Cause esteriori continueranno a esserci, queste possono essere eliminate soltanto dal fatto che un’arte medica condotta nel senso della scienza dello spirito sempre più e più si diffonda. Vediamo: se comprendiamo correttamente l’effetto dello spirituale, allora il sonno del tempio non è nulla di enigmatico per noi.
Che cosa dunque fu magicamente evocato nelle visioni eteriche come una potenza agente salutarmente dinanzi a colui che giaceva nel sonno del tempio? Le immagini degli dèi atlantidei, che noi stessi conoscevamo come figure eteriche, in mezzo a cui gli uomini un tempo vivevano quando si trovavano al di fuori dei loro corpi fisici e giacevano nella chiaroveggenza eterica. E se procediamo ancora più indietro nello sviluppo dell’umanità, assai lontano dietro il tempo atlantideo, allora arriviamo a un’epoca dove l’uomo diventò per la prima volta quello che oggi è, dove l’uomo per la prima volta entrò nella personalità individuale che oggi ha. Noi chiamiamo questo periodo il tempo lemuriano. Il continente atlantideo, da cui i popoli si diffusero verso l’Africa, l’Europa, verso l’Asia, perì attraverso catastrofi acquatiche immani. La Lemuria, quel continente su cui l’umanità abitava prima del tempo atlantideo, perì attraverso forze di fuoco, attraverso catastrofi vulcaniche. Ma nel tempo lemuriano era il momento in cui l’uomo per la prima volta assolutamente acquistò la consapevolezza dell’Io. Un’incisione possente nello sviluppo dell’umanità era questa. Per quale via l’uomo acquista la consapevolezza dell’Io? È difficile in generale per il pensiero materialista contemporaneo immaginarsi questo antico stato dell’umanità. Se voi vi immaginaste l’uomo di allora così come è oggi, cioè con carne e sangue, ossa e muscoli, avreste una rappresentazione completamente falsa. L’uomo di allora aveva una forma assai più fuggevole, più morbida; quasi fluido era tutto. Ciò che in seguito diventò muscoli e ossa, si è irrigidito soltanto nel corso dei tempi. Arriviamo qui a un’epoca dove ancora esisteva un modo completamente diverso della propagazione dell’umanità. L’uomo viveva allora più nell’ambiente della terra, ma questo non era come oggi aria pura, bensì era riempito di ogni sorta di vapori. Come una figura aerea il vero uomo viveva là, e correnti esteriori entravano e uscivano. Era effettivamente quasi come se oggi osservassimo una nuvola, che continuamente cambia la sua forma, solo che la forma dell’uomo antico era qualcosa di più solido e determinato. Allora accadde anche per la prima volta quello che oggi designiamo come i sessi; in quei tempi all’interno del genere umano un modo antico asessuato di propagazione fu sostituito da uno sessuale. Questo certo giace molti milioni e milioni di anni nel passato rispetto al tempo presente.
Con la propagazione sessuale entrò per la prima volta l’incarnazione dell’Io nel primo germe nell’umanità. Prima l’uomo era ancora mosso da influenze completamente diverse affinché facesse nascere da sé il suo simile. Da influenze esteriori gli era impartito l’impulso, da influenze che giacevano nella sfera intorno a lui. Questa era la propagazione di quel tempo, dove l’uomo non aveva ancora l’Io, dove era ancora dotato di una consapevolezza ottusa, chiaroveggente, dove in certo qual modo giaceva ancora nel seno della divinità. Non poteva dire: « Io sono ». Ciò che sentiva era approssimativamente il seguente: Vedeva che quando faceva qualcosa, aveva un’impressione sul suo ambiente, e sentiva il suo essere nel suo ambiente. Non poteva dire: Io sono qui — bensì diceva: Il mio ambiente mi fa essere qui. — Giaceva nel seno della terra vivente, e le forze viventi della terra affluivano e defluivano. Allora non c’erano ancora forze malate, allora non c’era malattia, nemmeno la morte secondo la nostra concezione attuale. Soltanto quando all’uomo con la propagazione sessuale l’Io fu consegnato, soltanto allora la malattia e la morte entrarono nell’umanità. Se ci rappresentiamo tutto ciò correttamente, allora dobbiamo dire: Allora l’essenza umana non fu fecondata dal suo simile, bensì così come oggi respira, così allora assorbiva le sostanze dal suo ambiente in sé; e in questo ambiente erano contenute le forze di fecondazione. Ciò che affluiva dall’esterno, questo lo fecondava, questo lo spingeva a produrre il suo simile. E queste erano forze sane nell’uomo stesso e in ciò che egli produceva come suo simile. Ma i vecchi sacerdoti egiziani sapevano questo, e dicevano a se stessi: Quanto più si riporta indietro lo sguardo dell’uomo in condizioni precedenti, tanto più lo si porta nelle condizioni dove non esistono malattie. — Già la contemplazione delle antiche figure divine atlantidee poteva agire salutarmente. Molto più era questo il caso quando i sacerdoti dirigevano le visioni cosicché il dormiende nel sonno del tempio avesse dinanzi a sé quelle figure umane antichissime, che non erano state fecondate dal loro simile, che ricevevano la loro fecondazione dall’ambiente. Là stava dinanzi al malato che giaceva nel sonno del tempio la figura della generatrice del suo simile senza la fecondazione attraverso il simile. Là stava dinanzi a lui la donna che produce, la donna con il bambino, che è vergine, la dea che nel tempo lemuriano era una compagna degli uomini, e che nel frattempo era scomparsa dallo sguardo dell’umanità. Questa era chiamata la santa Iside nell’antico Egitto. L’umanità poteva vedere questa Iside normalmente soltanto allora, quando la morte non era ancora venuta. Allora gli uomini nello stato di consapevolezza normale erano compagni di tali figure, che fluttuavano intorno a loro e che producevano il loro simile in modo vergine. E quando Iside non fu più la compagna visibile dell’umanità, quando fu elevata nel circolo degli dèi, si interessò ancora dal mondo spirituale alla salute degli uomini, dicevano così i sacerdoti. E quando si portava l’uomo in modo anormale, come nel sonno del tempio, a una visione di quelle antiche figure, di quella santa immagine di Iside, allora la dea agiva ancora salutarmente, poiché essa è il principio nell’uomo che era prima che l’involucro mortale lo circondasse. Il suo velo nessun mortale ha sollevato, poiché essa è la figura che era quando la morte ancora non era entrata nel mondo. Essa è quella che affonda nel mondo eterno, essa è la grande entità salutare che l’umanità riacquisterà quando si approfondirà di nuovo nella saggezza spirituale.
Così vediamo quello che è rimasto in questo mirabile simbolo della madre vergine con il bambino, che si è conservato nel quadro della Madonna. Possiamo dirlo con tutta la forza su fondamento geisteswissenschaftlico: nell’immagine della Madonna che agisce salutarmente si è conservato. L’immagine della Madonna è — nei limiti che sono stati esaminati — un mezzo curativo. Se è trattata cosicché l’anima umana abbia ancora un’azione persistente, quando giace nel sonno e può sognare di questa immagine della Madonna, allora questo ha anche oggi ancora una forza curativa.
Ora ci domandiamo: Dove giacevano dunque in quel tempo, quando l’essenza umana non era ancora fecondata dal suo simile, dove giacevano le forze fecondanti?
Immaginate la nostra terra come un nucleo solido, circondato da ogni sorta di sostanze viscose, ribollenti, vapori d’acqua, e dentro di esse formazioni semiacquose, il lemuriano. Questo corpo terrestre è irradiato dal sole, che allora nessun occhio umano poteva percepire, perché gli organi di senso non erano ancora sviluppati. Ma questo sole agisce attraverso l’involucro di nebbie e di nuvole, e insieme con la forza dei raggi solari la terra assume le forze fecondanti. Ciò dunque che gli esseri umani assorbono fluisce dalla terra dalle non visibili entità spirituali solari. Così abbiamo una terra, che esternamente è illuminata dal sole, che l’uomo non può ancora vedere: questa terra viene illuminata però non soltanto dalle forze del calore, ma nello stesso tempo dalla stessa forza che oggi vive nella forza fecondante. Così abbiamo sole e terra in relazione l’una con l’altra. Questa forza, che agisce su quelle figure umane che si propagavano asessualmente, era sentita come una forza maschile, era versata come un prodotto del sole su tutta la terra. Così erano le condizioni nel tempo lemuriano più antico.
Poi procediamo in un tempo dove ancora regnarono condizioni completamente diverse, in un passato originario, dove ancora era unito il corpo solare oggi separato con la nostra terra. Un tempo, infatti, la nostra terra e il sole erano un corpo. Tutto ciò che è più fine e etereo rimane in certo qual modo ancora legato in questo corpo comune. Consideriamo quel punto temporale quando sole e terra ancora come una forma di biscotto erano unite, e precisamente cosicché una parte, una sfera più piccola, cioè la terra e la luna, pendeva dal sole. Dunque ci immaginiamo: il sole come un grande corpo etereo, e a esso appeso insieme terra e luna. Allora ancora affluivano i raggi di forza dal sole con la terra, dal sole alla terra, dalla terra al sole, poiché entrambi erano in certo qual modo un corpo.
Comprendiamo nel miglior modo il senso di questo sviluppo se ci domandiamo una volta che cosa sarebbe accaduto se il sole senza altro si fosse completamente allontanato dalla terra dopo che si era separato; se non avesse più inviato le sue radiazioni e i suoi flussi alla terra, se insomma la terra subito dopo la separazione fosse rimasta completamente sola. Sarebbero diventati secchi, ossificati, congelati tutti gli esseri viventi sulla terra. L’influenza fecondante del sole doveva rimanere. Si deve sentire questo cooperare di sole e terra come una cooperazione di due principi: uno che porta alla condensazione, al congelamento, l’altro che anima, che genera la vita in progresso. E così era anche in seguito. Dal sole affluiva sempre quello che è la vita in progresso.
Ora arriviamo ancora a un’epoca più remota, a un’epoca dove entrambi i corpi erano ancora uno, dove le forze del sole e della terra ancora fluivano completamente insieme.
Vedete: abbiamo qui percorso diversi stadi di sviluppo della nostra terra. Abbiamo un passato antichissimo, dove la terra ancora stava dentro il corpo solare, dove ancora era uno con il sole; poi un secondo tempo, dove la terra era soltanto leggermente unita al sole, poi un terzo, dove entrambi i corpi si erano completamente separati l’uno dall’altro. In questo terzo tempo l’Io propriamente prima entrò nell’uomo, e lì inizia anche soltanto la propagazione sessuale. Poi segue il quarto tempo, il tempo atlantideo, e infine il tempo post-atlantideo, in cui viviamo.
Per colui che guarda più profondamente nel tessuto del mondo, tutto ciò che accade visibilmente esternamente sta sotto l’influsso di entità spirituali. Un tempo sole e terra erano uno. Sullo sviluppo della luna vogliamo ricondurre più tardi. Allora anche questo corpo comune era attraversato da entità spirituali-divine che agivano nell’unità. Allora erano necessarie entità spirituali elevate, che potessero esercitare il governo sulle forze allora ancora non divise.
Ora ci immaginiamo lo sviluppo procedere un poco, il corpo solare che si ritira. Che cosa accade? Con il sole se ne vanno le entità più elevate e le sostanze più fini; agiscono poi dall’esterno sulla terra. Quelle entità, che rappresentano il propriamente vivente, la vita sempre animata, esse abitano il sole; e nel territorio terrestre abitano le entità che, se rimanessero sole, dovrebbero portare la condensazione, il congelamento, l’oscurità. In questo secondo stadio agiscono dunque luce e oscurità insieme.
Nel terzo stadio dello sviluppo terrestre entra per l’uomo il dono dell’Io. Inizia per lui il tempo dove dimora in lui il suo Io consapevole di sé. Lo sente questo Io consapevole di sé principalmente nel suo contrasto: l’uomo cade sempre più in uno stato dove ha una consapevolezza che è più luminosa, e un’altra, oscura; l’una gli viene dal sole, l’altra prevalentemente dalla terra. L’Io, il nucleo eterno, deve oscillare tra una forma, dove egli è in una forma eterna, e un’altra, che può essere nata e muore. Ma quelle entità, che sempre hanno quello che l’uomo può avere soltanto alternativamente, queste escono dal corpo terrestre. Anzitutto esce quell’entità che agisce fecondante, essa prende prevalentemente la sua dimora sul sole. E quell’entità che mantiene la forma nella costanza, nella durata, esce con la luna. Si separano sole e luna poco a poco dalla terra. Con il sole se ne vanno tutte le entità che avrebbero portato la terra in una vita precipitosa, se fossero rimaste unite con essa; con la luna se ne ritirano le forze che avrebbero causato l’irrigidimento e il congelamento, che rimangono nella loro forma duratura. La terra è come nel mezzo tra i due. L’uomo sulla terra quindi si alterna in funzioni, che su un lato sono influenzate dal sole e sull’altro dalle forze della luna. Queste figure, che prima erano compagne degli uomini, sono come ora trasportate verso il sole e verso la luna. Nel quarto periodo sono presenti quelle compagne, che già di per sé sono condensate fino a un corpo etereo-divino, e che in certo qual rapporto sono soggette a debolezze umane. Questi sono dèi eterici, e con loro l’uomo visse insieme durante il tempo atlantideo. E nel tempo post-atlantideo perde anche con questi dèi eterici la connessione, è completamente lanciato nel mondo fisico; come è chiuso il portale che conduce al mondo spirituale superiore.
Ma da questi tempi antichi gli rimane qualcosa, che agisce come un ricordo dei mondi spirituali. Successivamente nel riconoscimento sale nel presente, per la legge della ripetizione, tutto ciò che egli un tempo aveva attraversato nella vita. Nella vita egli un tempo aveva attraversato un numero di periodi, in cui era in sempre diverso rapporto con gli dèi. Ora egli percorre di nuovo gli stessi periodi, ma nel riconoscimento. Alla grande inondazione atlantidea seguì un tempo di primordiale cultura indiana, dove gli uomini nella loro anima, nel loro spirito ancora una volta attraversavano quel tempo con i suoi dèi elevati, quando terra e sole erano ancora unite. La divinità elevata e sublime, che allora guidava e dirigeva tutto quello che era, essa l’uomo attraversava nella prima epoca culturale post-atlantidea, e egli chiamava questa divinità con un nome che per i tempi posteriori rimase come tradizione: Brahman, l’Uno-Tutto. La divinità, che davvero un tempo era tra gli uomini — poiché l’uomo era stato nella prima volta dello sviluppo terrestre una compagna di Brahman —, essa fu venerata nella cultura primordiale indiana; l’uomo l’esperiva consapevolmente, in alta astrazione.
Poi seguì una cultura, dove l’uomo esperiva consapevolmente il secondo tempo, quando il sole con le forze che vivificano tutto era separato dalle forze dell’oscurità. Perciò l’uomo di questa seconda epoca culturale sentiva nel suo riconoscimento una divinità duplice. Egli ripeteva, ciò che un tempo nella vita era, nel riconoscimento religioso, e questa duplicità si è conservata quando il contrasto tra Ormuzd e Ahrimane, la divinità buona e quella negante, come si sviluppò la cultura persiana. Essa era nient’altro che un nuovo attraversamento di ciò — ma ora nel riconoscimento —, che l’uomo un tempo aveva davvero attraversato.
Poi arriviamo al tempo dove sole e luna erano emersi, il sole con le forze fecondanti, la luna con le forze che davano forma: per l’uomo una forma transitoria certo, per gli dèi però una forma duratura. E l’uomo sentiva di nuovo questa differenza nel contrasto tra quelle precedenti forze solari e quelle che ora agivano e agivano diversamente da prima. E sentiva queste forze solari come le forze di Osiride in Egitto. Osiride è la forza del sole, come ha agito nel terzo tempo dello sviluppo terrestre, e vediamo la religione di Osiride nascere nella terza epoca culturale. E Iside è la forza della luna prima della completa separazione dalla terra, prima della separazione dei sessi, dove ancora agiva come forza di propagazione vergine. Iside è fuggita verso la luna, dove si è irrigidita.
Nella quarta epoca, nella cultura greco-romana, l’umanità nel suo politeismo esperiva un’eco memoriale della fine dell’epoca atlantidea con le sue molte figure divine eteriche.
Noi ora, nella quinta epoca culturale, non abbiamo nulla da ripetere. Questo pensiero portiamolo dinanzi alla nostra anima: Non abbiamo nulla da ripetere, nessun ricordo antico. Abbiamo generato infatti un quinto tempo che agisce nel futuro, mentre i quattro tempi precedenti erano ripetizioni. Il nostro tempo non deve generare un’antichissima saggezza, ma una saggezza nuova, che non solo può indicare nel passato, ma che deve agire profeticamente, apocalitticamente nel futuro. Vediamo un’antichissima saggezza, preservata nei misteri delle epoche culturali passate; una saggezza apocalittica, per cui dobbiamo porre il seme, deve essere la nostra saggezza. Abbiamo di nuovo bisogno di un principio di iniziazione, affinché la connessione originaria con il mondo spirituale possa essere di nuovo ristabilita. Questo è il compito del movimento antroposofico mondiale. Non è meraviglia che tanti uomini abbiano perso la saggezza: senza il principio di iniziazione è oggi difficile acquisire saggezza, più difficile che allora, quando doveva soltanto essere rinfrescato il ricordo di antiche esperienze, quando potevano essere vissuti i frutti di sviluppi precedenti. Oggi è difficile — perciò comprendiamo che oggi per l’uomo il mondo sensibile senza Dio è desolato e vuoto. Ma anche se sembra come se il vecchio mondo spirituale fosse morto, esso è tuttavia presente, attivo e fecondante è là, e se gli uomini lo vogliono, ritroveranno di nuovo la connessione con il mondo spirituale. È stato provveduto a questo, per il fatto che proprio lì, quando sembravano spegnersi i vecchi ricordi nel tempo greco-romano, un seme meraviglioso per tutti i tempi seguenti nel freddo terreno della terra fu posto, il seme che noi designiamo come il principio di Cristo. Nel legame con questo principio di Cristo la vera saggezza apocalittica, il vero riconoscimento dello spirito nuovo, sarà trovato, che non solo memorializza all’indietro verso i tempi passati, bensì profeticamente indica il futuro e proprio per questo chiama l’uomo all’attività, al creare. Quella saggia attiva, quella saggezza produttiva è certamente scaturita da ciò che nel passato era stato posto come seme.
Così vediamo la connessione tra il passato e il futuro, che ci sta innanzi già oggi come un campo di lavoro. Vediamo innanzi a noi emergere l’intero orizzonte del futuro. Quando parliamo di mondo, uomo e terra, non dovremo parlare soltanto del passato, bensì anche delle forze del futuro; poiché il mondo non è soltanto qualcosa che ha a che fare con il passato, bensì che si sviluppa nel futuro, e la nostra terra ha ancora un grande pezzo di futuro da percorrere. Ma l’uomo sarà ancora più futuro della terra, e se lo vogliamo conoscere completamente, allora non dovremo soltanto guardare nel passato, dovremo studiare ciò che oggi agisce e che agirà nel grande mattino del mondo.
Se vogliamo considerare nelle prossime trattazioni le relazioni tra il mondo, la Terra e l’uomo, allora sarà necessario che oggi presentiamo alla nostra anima varie cose che ci forniscono una sorta di fondamento per questo. Dobbiamo infatti considerare che, se usiamo soltanto i nostri sensi esterni e l’intelletto legato ai sensi, allora in realtà possiamo comprendere ben poco. Ciò vale sia per la Terra sia per l’uomo, e ancora di più per l’universo. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che una gran parte di ciò che è essenziale rimane nascosta sia ai sensi esterni sia alla considerazione intellettuale esterna. Vogliamo dunque anzitutto attirare l’attenzione su qualcosa che è presente in modo occulto negli esseri che ci circondano. In questo contesto dovremo menzionare molte cose che già conoscerete, ma per seguire l’intero grande nesso effettivo è necessario che ripresentiamo alla nostra anima tutte queste cose ancora una volta. Anzitutto dobbiamo guardarci attorno sul corpo celeste che abitiamo anzitutto e che sarà al centro della nostra considerazione: la nostra Terra.
Ieri abbiamo considerato un aspetto della nostra evoluzione terrestre in connessione con l’intera evoluzione terrestre; abbiamo visto come nel corso di questa evoluzione esseri hanno agito in modi sempre diversi, dal momento in cui la Terra e il Sole formavano ancora un unico corpo, fino ai nostri giorni. E abbiamo visto come nel periodo post-atlantico gli uomini nella conoscenza e nella coscienza religiosa ripetono tutto ciò che l’intera Terra ha attraversato nel corso della sua evoluzione. Ma ora dobbiamo approfondire sempre di più questa Terra. Nel mondo visibile, in relazione alla nostra Terra, ci circonda anzitutto la totalità di ciò che chiamiamo i quattro regni della natura: il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e il regno umano. Ma l’uomo non è soltanto l’essere materiale-fisico di cui ci informano i sensi esterni, che l’intelletto della scienza esterna descrive e spiega, bensì è un’entità complicata che si costruisce dal corpo fisico, dal corpo eterico, dal corpo astrale e dall’Io. Tutto questo lo sappiamo.
Se ora volgiamo lo sguardo sugli altri esseri dei regni terrestri, dobbiamo anzitutto essere consapevoli del fatto che questi termini — corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io — non sono affatto insignificanti per gli altri esseri, bensì al contrario hanno la loro importanza. Se rimaniamo nel fisico, possiamo attribuire anzitutto soltanto all’uomo, tra tutti gli esseri terrestri, un’entità dell’Io. In questo mondo fisico soltanto l’uomo ha un Io autocosciente. Negli animali la situazione è completamente diversa; l’animale non ha il suo Io nello stesso modo in cui l’ha l’uomo nel mondo fisico. Se consideriamo l’animale nella sua diversità dall’uomo, allora dobbiamo anzitutto dire: mentre ogni uomo, come singola individualità chiusa entro la sua pelle, ha il suo Io, il singolo animale non ha il suo Io, bensì accade che sempre determinati gruppi di animali di forma simile possiedono insieme un Io. Così per esempio tutti i leoni o tutti gli orsi insieme hanno un Io, e perciò chiamiamo un tale Io del mondo animale un Io di gruppo. L’Io dell’uomo ci incontra nel mondo fisico; anche se non lo possiamo vedere con gli occhi, è in ogni uomo presente entro la sua pelle. Nell’animale questo non accade, l’Io di gruppo non ci incontra nel mondo fisico. Per formarci una rappresentazione di un tale Io di gruppo, immaginate che davanti a me si trovi un muro e in questo muro vi siano dieci buchi. Io infilo le mie dieci dita attraverso i buchi e le muovo. Ora potete vedere le mie dieci dita, ma non me stesso, e vi direte senza difficoltà che queste dita non si muovono da sole, bensì che deve esserci qualcosa di occulto che causa il movimento; in altre parole: presumete un’entità che appartiene alle dieci dita. Questo confronto ci conduce alla natura gruppale, all’aspetto animico nell’animale.
I molti leoni qui sul piano fisico sono esseri che in una certa relazione ci nascondono qualcosa. Come l’entità centrale si nasconde dietro il muro rispetto alle dieci dita, così qui si nasconde qualcosa che è comune a tutti i leoni, e precisamente perché non è affatto presente nel mondo fisico. Lo stesso essere dell’Io che nel caso dell’uomo è presente nel mondo fisico, si trova nel caso dell’animale nel mondo astrale: l’animale ha il suo Io di gruppo nel mondo astrale. Se vogliamo rappresentarci schematicamente la relazione dell’animale al suo Io, allora dobbiamo pensare un confine tra il mondo fisico e il mondo astrale; nell’uomo l’Io è giù nel mondo fisico, nell’animale invece soltanto il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale sono nel mondo fisico. Il quarto elemento, l’Io, non è come nell’uomo nel mondo fisico. Da ogni singolo animale si estende un prolungamento nel mondo astrale, e là questi prolungamenti confluiscono insieme e formano lì l’abito, l’involucro per l’Io di gruppo animale, diciamo per l’Io del leone. Questo Io di gruppo vive come singola personalità sul piano astrale come l’Io individuale umano qui sul piano fisico. Espresso schematicamente: quando il chiaroveggente entra nel piano astrale, là incontra gli «Io» animali come entità singole che protendono i loro elementi nel mondo fisico. Ma naturalmente non dovete rappresentarvi la cosa soltanto schematicamente, bensì dovete abituarvi a rappresentarvela nella sua effettiva realtà. Dovete essere consapevoli del fatto che non abbiamo bisogno di recarci in un’altra regione per penetrare nel mondo astrale, perché questo mondo astrale penetra il nostro mondo fisico; si tratta soltanto del fatto che possiamo guardarvi dentro con i sensi astrali aperti.
Ora chiediamo: come vede dunque il chiaroveggente gli Io di gruppo degli animali? — Il chiaroveggente percepisce l’Io di gruppo di una delle specie animali superiori in quanto vede qualcosa come una striscia luminosa lungo la colonna vertebrale dell’animale. I nostri cieli non sono attraversati soltanto dalle correnti materiali che conosciamo, bensì sono percorsi da tutte le parti anche da vere correnti di natura astrale. Il chiaroveggente vede, quando il suo occhio spirituale è aperto, la nostra Terra percorsa da molte correnti, e in tali correnti impara a riconoscere gli Io di gruppo degli animali.
Come seconda questione ci poniamo: anche gli esseri inferiori, come per esempio le piante, hanno qualcosa come un Io? — Sì, anche loro hanno un Io. Quando il chiaroveggente esamina la pianta, trova il seguente: ciò che è presente nel mondo fisico non è niente altro che una composizione di corpo fisico e corpo eterico. Immaginiamo che qui abbiamo la superficie della Terra (viene disegnato); qui la radice di una pianta, il fusto, le foglie e il fiore. Quello che nel mondo fisico cresce fuori non ha come l’uomo corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io, bensì soltanto corpo fisico e corpo eterico. L’animale ha ancora il suo corpo astrale in questo mondo, la pianta no. Ma non potete dedurne che ciò che come astrale vi riempie e anche nell’animale è attivo, non sia attivo nella pianta. Per l’occhio aperto del chiaroveggente la pianta è circondata e irradiata, e appunto irradiata preferibilmente da sostanze astrali. E sono queste che cooperano alla formazione del fiore. Mentre dunque la pianta cresce da foglia a foglia per l’influsso del corpo eterico, è terminata in alto nel fiore per il fatto che è lambita da sostanza astrale.
Ogni pianta che cresce in alto è vista dal chiaroveggente circondata da questa sostanza astrale. Ma ancora qualcosa d’altro è presente in questa pianta — l’Io. Se vogliamo afferrare l’Io della pianta, allora dobbiamo cercarlo nel centro della Terra. Lì hanno tutte le piante il loro Io, questa è una verità importante e essenziale. Mentre dunque vediamo gli Io degli animali circondare la Terra, dobbiamo, per percepire l’Io della pianta, volgere lo sguardo al centro della Terra. E in effetti, quando lo sguardo chiaroveggente penetra a tale contemplazione della pianta, allora la Terra, che altrimenti appare all’uomo solo come una formazione materiale, si dilata in un organismo che ha il suo Io nel mezzo. Questo Io consiste in tutti gli Io della pianta insieme. La Terra è animata da un Io, e così come la vostra testa porta i capelli, che dunque crescono dal vostro essere, così le piante crescono dall’essere della Terra e appartengono all’intero organismo terrestre. E se strappate una pianta con la radice dalla Terra, allora fa male all’intera Terra, allora l’anima della pianta sente dolore. Questo è un fatto. Invece non dovete credere che faccia male alla Terra se si stacca il fiore; allora accade il contrario. Se per esempio in autunno vedete il mietitore passare attraverso le spighe di grano, lo sguardo chiaroveggente vede come interi flussi di benessere si diffondono sulla Terra. Non dovete alzare obiezioni morali contro ciò. Potete per esempio dire: è davvero un peccato minore se il bambino stacca senza motivo tutti i possibili fiori che trova, piuttosto che se si trapianta attentamente una pianta con buon proposito? — I fatti rimangono. Sradicate una pianta, fa male alla Terra, tagliate una pianta, fa bene alla Terra. La Terra volentieri cede infatti ciò che porta sulla superficie, e quando gli animali camminano sulla Terra e brucano le piante, allora lo sente come un benessere, simile a quello che sente la mucca quando il vitello succhia dal suo seno. Questo è completamente un fatto occulto. Ciò che come pianta cresce fuori dalla Terra e sopra è irradiato dal corpo astrale, è per la Terra la stessa cosa che il latte ceduto dagli esseri animali. Tutto questo non sono semplici paragoni, bensì fatti reali. Colui che con sguardo chiaroveggente può guardare nel mondo astrale, però non vede ancora niente dell’Io della pianta: per questo è necessaria una chiaroveggenza più alta, che può scrutare nel mondo devachanico. Dobbiamo dunque dire, gli Io di gruppo degli animali sono nel mondo astrale, mentre l’Io della pianta si trova nel mondo devachanico.
Ora la questione si pone a noi spontaneamente: come stanno le cose con il mondo minerale? Come stanno le cose con la cosiddetta pietra morta? Ha anche quella qualcosa come un Io o come elementi superiori? — Se consideriamo la pietra, troviamo che in questo mondo ha soltanto il corpo fisico. Il corpo eterico del minerale circonda il minerale e l'avvolge da tutti i lati. Se per esempio prendete un cristallo di rocca, allora dovete rappresentarvi che questa intera forma è come uno spazio vuoto eterico, e che soltanto dove finisce la sostanza fisica, comincia l’etereo; come la pianta sopra è lambita dall’astrale, così il minerale è circondato da tutte le parti dall’eterico. Questo etereo ha la sua dimora nel mondo astrale; noterete bene: qui abbiamo un eterico che ha dimora nel mondo astrale. Le cose in realtà sono più complicate di quanto comunemente si pensi. Non è il caso che nel mondo astrale tutto sia astrale; questo è altrettanto poco il caso come nel mondo fisico tutto è fisico. Voi avete per esempio sul piano fisico, nel mondo fisico il corpo eterico, il corpo astrale e persino l’Io dell’uomo. Così il chiaroveggente vede il corpo eterico del minerale nel mondo astrale.
Dov’è ora il corpo astrale del minerale?
Esso si presenta come figure strane. Immaginate tali raggi che si piantano come punte nel corpo eterico, immaginate tali formazioni luminose che si allargano sempre più, e poi si piantano nel corpo eterico del minerale. Così avete figure radiali astrali che irradiano da ogni minerale. Un termine non lo trovate, perché queste figure irradiano indefinitamente nello spazio cosmico. Se dunque considerate un cristallo di rocca, allora vedete anzitutto lo spazio che è riempito fisicamente; chiaroveggentemente vedete la forma fisica circondata dalla luce del corpo eterico e poi come piantate varie figure radiali che si estendono indefinitamente in tutte le direzioni nello spazio. Qui lo sguardo si dilata da ogni punto dello spazio che è riempito da sostanza minerale, nell’infinito. Nessun punto dello spazio che sarebbe senza connessione con l’universo. È come se ogni singola cosa nel nostro mondo pendesse da migliaia e migliaia di filamenti luminosi di natura spirituale, filamenti luminosi che si estendono nello spazio infinito, e potete immaginarvi, se questo continua a dilatarsi sempre più, come allora tutte queste luci devono confluire insieme. E in effetti, se considerate un minerale chiaroveggentemente, allora questo spettacolo vi si presenta: vedete il corpo fisico irradiato dalle figure luminose del corpo eterico; poi vedete raggi che si dilatano sempre più, che escono nello spazio cosmico; li vedete scomparire come in una sfera cava; da ogni minerale potete pensare il centro di una tale sfera cava, e queste sono presenti dovunque, in tutto il mondo. Tali sfere cave sono incastrate una nell’altra, e se immaginiamo che la facoltà chiaroveggente si elevi sempre più fino al punto dove questi raggi convergono, allora giungiamo a ciò da dove da tutti i lati dello spazio cosmico ci irradia incontro l’Io dei minerali. La facoltà chiaroveggente mostra questi Io quando entra nelle parti più elevate del piano devachanico. Mentre i raggi stessi si trovano nelle parti inferiori, così anche il corpo astrale, l’Io è nel mondo devachanico più elevato.
Abbiamo così una visione d’insieme dei diversi regni. L’Io dell’uomo è sul piano fisico, l’Io degli animali sul piano astrale, quello della pianta sugli stadi inferiori del mondo devachanico, e l’Io dei minerali sui gradini devachanici più elevati.
In una certa relazione i minerali sono dunque qui sulla Terra in una situazione opposta a quella dell’uomo. L’uomo ha il suo Io dentro, racchiuso entro la pelle, l’uomo è, ognuno per sé, un centro, un centro umano. Le piante formano già un centro più ampio; tutte insieme formano un centro terrestre, e i minerali formano nei loro Io la circonferenza della nostra sfera celeste. Perciò l’Io umano è ovunque centro, dove l’uomo sta; l’Io minerale è ovunque nella circonferenza: esattamente l’opposto come nell’uomo. E ora capirete bene quando dico che il minerale come anima è in una situazione completamente diversa da quella dell’uomo o dell’anima animale. Se rompete un minerale, non sente dolore, bensì al contrario piacere e voluttà, e interi flussi di voluttà emanano da una cava di pietra quando la roccia è rotta e scheggiata. Invece causerebbe un dolore enorme se voleste ricostituire tutto ciò che è scheggiato, tutto ciò che è stato spaccato. Potete seguire questo in un altro processo. Immaginate un bicchiere d’acqua calda, vi buttate dentro un pezzo di sale. Mentre il sale si scioglie, non si dissolve soltanto materia, bensì benessere riempie l’acqua calda, voluttà nel fatto che le parti minerali si strappano mentre il sale si scioglie. Ma se ora raffreddate l’acqua, così che il sale di nuovo si cristallizza, allora questo processo è accompagnato da sensazione di dolore. Cose simili gli iniziati hanno sempre saputo, e le hanno sempre comunicate agli uomini. Gli uomini devono solo imparare a comprenderle. Uno dei grandi iniziati ha detto cose significative proprio su questo. Immaginiamo una volta come fu al principio della formazione della Terra. Oggi camminiamo su una Terra solida; ma non è sempre stato così. Se tracciamo la Terra nella sua evoluzione indietro, troviamo che diventa sempre più morbida, infine liquida e persino vaporosa. Tutto ciò che oggi è solido, minerale, si è cristallizzato da una Terra un tempo liquida. Affinché l’uomo potesse camminare su questa Terra, doveva indurirsi, solidificarsi ciò che era morbido e liquido. Per l’esistenza dell’uomo era necessario che la Terra nella sua natura minerale passasse per infiniti dolori, perché dolore infinito era collegato a questo solidificarsi della massa terrestre. Perciò Paolo dice riferendosi a questo fatto: « Tutta la creatura geme e soffre, aspettando il riscatto del nostro corpo. » Questo significa che la Terra dovette indurirsi nei dolori, dovette formarsi il fondamento minerale, affinché l’uomo potesse essere accolto nell’infanzia di Dio. Gli scritti che provengono da veri iniziati sono tali che l’uomo non ha affatto bisogno di perdere il rispetto per essi quando veramente li conosce. Brividi profondi lo riempiranno a ogni riga della Sacra Scrittura ispirata, quando conosce il loro significato attraverso la saggezza dello spirito. In una parola come « Tutta la creatura geme e soffre », si trovano i segreti del cosmo. Certamente, queste verità diverranno di nuovo fruttuose per l’umanità soltanto quando penetreranno nel sentimento. Non soltanto astrattamente, con l’intelletto, devono essere comprese, bensì devono essere incorporate, devono penetrare nella vera conoscenza.
Consideriamo ancora una volta la pianta, come il corpo fisico cresce fuori, sopra irradiato dal corpo astrale, con il suo Io nel centro della Terra. Permettetemi di evidenziare ancora una volta l’essenziale della cosa. Cosa fa dunque questo corpo astrale che avvolge il fiore dall’esterno? Fa effettivamente qualcosa che ha importanza nella vita della pianta, e lo comprenderemo se guardiamo un po’ più profondamente nella struttura spirituale della nostra esistenza terrestre. Ieri abbiamo visto che c’è stato un tempo in cui la Terra e il Sole formavano ancora un unico corpo. L’uomo viveva già allora, sebbene in condizioni completamente diverse da oggi; aveva una coscienza chiaroveggente offuscata. Il suo organismo era tale che poteva vivere in questa massa Terra-Sole. Oggi è organizzato in modo che, quando il raggio solare gli viene incontro e cade nel suo occhio, allora vede questo raggio solare. Cioè, vede il raggio solare che dall’esterno gli si avvicina, oppure vede attraverso il raggio solare. Ma non era così quando l’uomo era ancora con la Terra nel Sole. Allora vedeva il raggio solare da dentro, vedeva le forze animiche che penetravano il raggio solare — e sapete cosa erano queste forze animiche? Il raggio solare è penetrato dalla stessa forza che abbiamo nel nostro corpo astrale. La luce fisica è soltanto il corpo esterno della luce astrale che irradia dal Sole, e in verità, ciò che là circonda il corpo della pianta, è astrale intimamente collegato a ciò che di astrale viene dal Sole. Voi avete un desiderio, una volontà, perché avete un corpo astrale. Qui c’è desiderio, volontà, sentimento, ciò che sopra lambisce il fiore della pianta. Cosa vuole ciò che lambisce il fiore? Vuole assorbire, accogliere l’anima del raggio solare, e con l’anima il Purissimo, l’Io, ed è la continuazione del raggio solare, che passa attraverso la pianta al centro della Terra.
In questa attività del contenuto spirituale del raggio solare, che passa attraverso la pianta al centro della Terra, si esprime l’attività dell’Io della pianta. Così spirito, pianta e Sole agiscono insieme. Le forze spirituali che risiedono nel Sole sono in effetti continuamente condotte alla Terra, e attraverso cosa? Attraverso quei corpi astrali che avvolgono il fiore della pianta, che bramano l’anima del raggio solare, che l’assorbono assetati e la mandano giù attraverso il loro corpo nella Terra. Quello che si svolge esteriormente nel mondo fisico per l’azione dei raggi solari, è soltanto un aspetto. L’altro invece è ciò che agisce animicamente nella pianta e che brama assetata l’anima della luce, che nel raggio solare confluisce alla Terra.
Ora capirete come queste cose possono diventare pratiche. Immaginate un uomo del lontano futuro che, verso ogni pianta, sente ciò che è appena stato detto, gli assetati desideri delle piante di assorbire l’anima solare. Questo uomo avrà a un livello superiore, spirituale, qualcosa che l’animale ha a un livello basso, quando cammina su un prato e stacca le piante che gli piacciono e lascia le altre. Un istinto inconscio, cioè in realtà spiriti superiori, guidano l’animale. In modo consapevole l’uomo del futuro si avvicinerà alle piante che gli convengono; non come oggi, dove riflette su quale sia la miglior sostanza per il suo corpo, bensì avrà un rapporto vivente con ogni singola pianta, perché saprà che ciò che le piante hanno assorbito passa come tale in lui. Il mangiare non sarà per lui un’occupazione inferiore, bensì qualcosa che si compie con anima e spirito, perché saprà che tutto ciò che consuma è la forma esterna di qualcosa di animico. Per il nostro tempo, per la nostra epoca intermedia, dove gli uomini non possono sapere tanto dei veri rapporti animici viventi tra sé e il mondo, dovevano essere creati vari surrogati. Perché gli iniziati di tutti i tempi hanno esortato gli uomini a pregare prima di mangiare? La preghiera non doveva essere altro che una testimonianza del fatto che quando mangiamo, qualcosa di spirituale confluisce nell’uomo.
Così vediamo il mondo dei sentimenti e delle emozioni diventare diverso, quando l’uomo accoglie vera saggezza in sé. Con una certezza, come a livello basso l’istinto dell’animale, l’uomo saprà in luminosa, chiara chiarezza quello che fa; lo saprà, perché riconoscerà l’anima di ciò con cui si unisce. Persino in questo ambito possiamo seguire quale valore pratico ha la scienza dello spirito per il futuro.
Così consideriamo ora il mondo con sensazioni completamente diverse. Non vediamo la Terra soltanto come un corpo celeste che è illuminato dai raggi solari, bensì un essere vivente diventa per noi, che attraverso il mantello dell’involucro astrale della pianta assorbe l’anima del Sole; e vediamo che l’intero universo è percorso dagli Io dei minerali, tutto diventa animato e spiritualizzato. Ma possiamo ancora andare oltre. Abbiamo trovato i quattro regni: il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e il regno umano. Ma con questo non è finito. Questi sono soltanto quei regni che l’uomo nella sua normale evoluzione può vedere. Abbiamo già in precedenza attirato l’attenzione sul fatto che l’uomo, per esempio nel tempo atlantico, era compagno di esseri che avevano soltanto un corpo eterico come forma più densa. Ciò che è rimasto come ricordo nelle saghe dei popoli, le figure di un Zeus, di un Apollo, erano vere figure per gli antichi Atlantidei; durante lo stato di sonno vivevano insieme a loro. Tali esseri esistono completamente, che non sono scesi fino all’incarnazione carnale. E così possiamo dall’uomo guardare verso regni superiori, e là sono anzitutto tre regni che ci interessano. Nel senso dell’esoterismo cristiano chiamiamo quel regno che confina immediatamente con il regno umano, il regno degli Angeli o Angeloi; li si chiama anche gli Spiriti del Crepuscolo. Poi un secondo, più elevato regno al di sopra degli Angeli è il regno degli Arcangeli o Arcangheloi o anche degli Spiriti di Fuoco; e infine un regno ancora più elevato, quello delle Forze Primordiali, dei Primordi o Archai, chiamati anche gli Spiriti della Personalità. Questi sono dunque tre regni al di sopra dell’uomo, e ora vogliamo chiarirci qualcosa sulla vita di questi regni. Giocano completamente nella nostra vita: come l’uomo gioca nella vita delle piante quando coltiva la Terra, così questi regni superiori giocano nel regno umano. Potremmo comprenderlo meglio considerando il seguente: Attualmente l’uomo ha un Io, un corpo astrale, un corpo eterico e un corpo fisico. Come avviene dunque l’ulteriore evoluzione? Per il fatto che l’uomo lavora sempre più su se stesso. Oggi l’Io dell’uomo è per molti aspetti ancora impotente di fronte agli altri elementi della sua essenza. Pensate soltanto a come l’uomo contemporaneo spesso non è capace di dominare le sue passioni ed è dominato da loro, cioè dal suo corpo astrale. C’è una grande differenza tra gli uomini in questo riguardo. Uno è completamente abbandonato alle sue forze astrali, alle sue passioni. Osservate il selvaggio che mangia i suoi simili, e confrontatelo con l’attuale uomo di cultura europea; e poi osservate un uomo che persegue alti ideali, come Schiller o Francesco d’Assisi. Vedete, c’è un’evoluzione che consiste nel fatto che gli uomini sempre più e sempre più imparano a dominare il loro corpo astrale dal loro Io. E verrà un tempo in cui l’Io dominerà completamente il corpo astrale, lo permea e lo penetra. Allora l’uomo avrà sviluppato un elemento superiore, che chiamiamo Manas o Sé spirituale. Non è nulla di diverso dal corpo astrale trasformato dall’Io. Se consideriamo l’uomo contemporaneo, allora dobbiamo dire, il suo corpo astrale consiste effettivamente di due parti, di ciò che ha già trasformato, che sta sotto il dominio dell’Io, e di ciò che il suo Io non può ancora dominare. Questa parte è ancora riempita da forze inferiori e istinti, e quando l’Io li respinge, aggiunge al corpo astrale tutte le forze. Ma affinché il corpo astrale rimanga affatto, affinché non sia distrutto dal basso, deve ancora continuamente essere penetrato, saturo di esseri superiori, che possono dominarlo oggi, come un giorno l’uomo potrà farlo quando avrà raggiunto il fine della sua evoluzione. Questi esseri, che hanno il compito di dominare la parte del corpo astrale non dominata dall’uomo, stanno un gradino più elevato dell’uomo: sono gli Angeli o Spiriti del Crepuscolo. In effetti, su ogni uomo vigila un tale spirito superiore, che ha potere sul suo corpo astrale, ed è non soltanto una rappresentazione infantile, bensì una profonda saggezza, quando si parla di angeli custodi. Essi hanno un grande compito, questi angeli custodi.
Consideriamo il corso di una vita umana sulla Terra nella sua totalità. Sappiamo che passa attraverso molte incarnazioni. Una volta, in un certo punto dell’evoluzione terrestre, l’uomo comincia a vivere come anima-Io nella sua prima incarnazione sulla Terra. Poi muore, viene un periodo intermedio, poi una nuova incarnazione, e così procede di incarnazione in incarnazione, e questo avrà il suo termine soltanto in un lontano punto dell’evoluzione umana. Allora l’uomo sarà passato attraverso tutte le incarnazioni, e allora avrà acquisito anche la facoltà di dominare completamente il suo corpo astrale. Non può farlo prima che non sia passato attraverso tutte le incarnazioni, almeno non nell’evoluzione normale. Allora un tale spirito superiore persegue l’essenza più intima della natura umana, ciò che si estende da incarnazione a incarnazione, e guida l’uomo di incarnazione in incarnazione, così che possa veramente compiere la sua missione terrestre. È in effetti così, come se l’uomo potesse alzare lo sguardo, fin dall’inizio della sua peregrinazione terrestre, verso uno spirito sublime che è il suo modello, che può dominare completamente il suo corpo astrale, che gli dice: Così devi essere, quando una volta uscirai dall’evoluzione terrestre. — Questo è il compito dei cosiddetti Spiriti del regno angelico, di guidare le incarnazioni degli uomini. E che si dica che l’uomo guarda al suo Sé superiore, a cui deve diventare sempre più simile, oppure che guardi al suo Angelo come al suo grande modello, questo è spiritualmente esattamente la stessa cosa.
Poi, quando l’uomo continua a lavorare, trasformerà il corpo eterico in Buddhi o Sé di vita; consapevolmente lo farà un giorno, ma anche oggi già vi lavora inconsapevolmente. Per questo i mondi spirituali superiori devono cooperare ancora più attivamente in tutti i corpi eterici umani, e gli Spiriti di Fuoco sono quelli che compiono questo lavoro. Ma i corpi eterici dell’umanità non sono così individualmente diversi come i corpi astrali. Ogni uomo ha le sue particolari virtù o vizi, ma per quanto riguarda ciò che è collegato al corpo eterico, vige una certa uguaglianza; lo vediamo nelle proprietà che hanno a che fare con la razza, con l’appartenenza nazionale. E perciò vediamo anche che per quanto riguarda il suo corpo eterico non ogni uomo ha il suo Arcangelo, bensì sono stirpi di popoli, razze, che sono guidate da Spiriti di Fuoco superiori e inferiori. I popoli e le razze della nostra Terra sono in realtà guidati in comune da quegli spiriti che si chiamano gli Arcangeli o Spiriti di Fuoco. Qui lo sguardo si dilata su qualcosa che per molti uomini è molto astratto, ma per colui che vede nei mondi spirituali, è qualcosa di molto concreto. Se oggi qualcuno parla dello spirito del popolo o dell’anima popolare, lo ritiene per una certa astrazione. Per l’osservatore occulto non è così. Lì il popolo intero è come insieme immerso in una sostanza spirituale, e questa sostanza spirituale è il corpo di uno Spirito di Fuoco. E come la nostra Terra è guidata e diretta da antichi tempi grigi fino a noi, da popolo a popolo, da razza a razza, sono gli Spiriti di Fuoco che marciano attraverso l’evoluzione, che hanno le anime dei popoli come loro corpo e che così guidano il corso dell’evoluzione terrestre.
Poi c’è ancora qualcosa che è indipendente da tali comunità come popolo e razza. Se consideriamo il nostro tempo presente, vediamo quanto è indipendente da tali comunità; e se guardiamo indietro ai tempi del dodicesimo secolo, per esempio. Lì vediamo come certi affari spirituali si svolgono allo stesso modo presso tutti i popoli d’Europa, vediamo qualcosa che trascende gli spiriti dei popoli — si è coniato il nome Spirito del Tempo per questo. Ma questo Spirito del Tempo è effettivamente presente, ed è il corpo per esseri ancora più elevati, è il corpo degli Spiriti della Personalità, dei Primordi.
Ora vediamo come la nostra Terra è, per così dire, incastonata in un’atmosfera spirituale. Fa sporgere dalle formazioni minerali la pianta; animali e uomini camminano su di essa; essa stessa però è come avvolta da sublimi esseri spirituali: da spiriti che guidano i singoli uomini; da spiriti che sono i condottieri e le guide delle comunità di popolo e razza, e da coloro che guidano lo Spirito del Tempo da un’epoca all’altra.
Così abbiamo oggi cercato di farci una visione d’insieme di ciò che è la nostra Terra, sì, di ciò che è il nostro mondo in relazione spirituale e come l’uomo è collegato a tutto questo. E con questo abbiamo creato una base per considerare veramente con profitto ciò che avremo da dire sulla relazione tra Universo, Terra e Uomo.
Ieri abbiamo parlato di tutti i diversi esseri spirituali che, come una sorta di integrazione, appartengono a ciò che ci circonda nel mondo fisico. Abbiamo visto come anche i sassi, le piante hanno il loro Io, il loro corpo astrale, e il nostro sguardo spirituale si è allargato su una pienezza di realtà diverse da quelle che l’occhio fisico vede e che si possono comprendere con l’intelletto fisico. Abbiamo inoltre visto come esseri superiori, per così dire, siano attivi in ciò che l’uomo compie nell’ambito della nostra evoluzione terrestre; già riguardo al singolo uomo abbiamo visto che un genere di essere superiore deve intervenire. Nel senso della scienza dello spirito consideriamo il singolo uomo innanzitutto come il signore completo del suo mondo interiore e del mondo dei suoi atti, della sua volontà, fra la sua nascita fisica e la sua morte. Sappiamo però che l’essenza interiore effettiva dell’uomo ha attraversato molte incarnazioni, e che l’uomo nella sua evoluzione presente normale non è ancora capace di agire al di là di una sola incarnazione, ma che invece esseri superiori devono intervenire per dare quelle forze di direzione che agiscono non solo fra la nascita e la morte, ma oltre la morte, da incarnazione a incarnazione. Abbiamo visto che questi esseri spirituali nell’esoteria cristiana si chiamano angeli o Angeloi, e che nel linguaggio teosofico si chiamano anche gli spiriti del crepuscolo o dell’ombra. Possiamo chiamarli anche nel senso della scienza dello spirito rosacrociana i figli della vita: tutte queste denominazioni ci diventeranno sempre più chiare nel corso del tempo. Poi abbiamo considerato come le comunità umane, come le razze e i popoli vengono diretti da una specie di spiriti che chiamiamo arcangeli o spiriti del fuoco. Infine abbiamo visto come ciò che va al di là delle comunità popolari ristrette, ciò che si esprime come spirito del tempo, viene diretto dalle forze primordiali, che si chiamano anche Archai o spiriti della personalità, oppure Asura nel linguaggio teosofico. Così dappertutto dove siamo, esseri spirituali agiscono nel nostro mondo, e vediamo i regni che ci circondano immediatamente aumentati di tre. Vogliamo ora farci un’idea anche di come si presentano le manifestazioni più esteriori di questi esseri.
Se li consideriamo dal solito punto di vista fisico-materiale della nostra terra, allora li vediamo composti di quello che chiamiamo terra, acqua, aria e fuoco. Questi sono, come abbiamo già sentito, innanzitutto quattro stati della materia esterna. Quello che chiamiamo comunemente nella scienza dello spirito terra, oggi lo si designa come solido; tutto ciò che è solido nella scienza dello spirito viene semplicemente chiamato terra. Tutto ciò che è liquido, non solo acqua, ma anche mercurio e così via, lo designiamo come acqua; tutto ciò che è gassoso e aéreo come aria; e tutto ciò che viene da noi percepito con un qualche grado di calore viene pensato cosicché sia pervaso da qualcosa che chiamiamo calore sostanziale, che non è per noi una proprietà esterna, ma che rappresenta una continuazione dei soli stati formali appena menzionati ed è altrettanto legittimamente denominabile. Così abbiamo anzitutto presentato ai nostri occhi ciò che materialmente ci circonda.
Ora vivono però in questi diversi elementi materiali, come nella loro corporeità esterna, i diversi esseri di cui abbiamo parlato. Per colui che contempla il mondo con lo sguardo chiaroveggente, quello che si conosce come elemento liquido, particolarmente l’acqua, non è soltanto animato e pervaso dagli esseri che conosciamo come creature acquatiche, pesci e così via; ma uno che sappia conosce che nonostante la forma, per così dire, fluente del liquido, nonostante il fatto che nessuna forma fissa viene mantenuta in questo elemento acquoso, tuttavia esseri spirituali vi abitano. Ed essi vi abitano proprio incarnati nell’elemento acquoso, in forma fluente, continuamente mutevole, che perciò non si può nemmeno distinguere con l’occhio esteriore. Là vivono questi esseri, quelli che abbiamo designato come angeli, come spiriti del crepuscolo. Hanno veramente il loro corpo fisico cosicché non rappresenta una corporeità ben delineata; e quando i vecchi miti e le leggende parlano di tali creature acquatiche, non è fantasia, ma corrisponde a una realtà. Inoltre vivono in quello che conosciamo come elemento aereo, e preferibilmente nella nostra aria, quegli esseri che chiamiamo arcangeli. E non è affatto una favola o una mera leggenda se vediamo nella corrente aria, nella tempesta che soffia la manifestazione corporea di questi regni spirituali. Se prima è stato detto che gli esseri angelici vivono nell’acqua, è prevalentemente quell’acqua che permea la nostra aria come vapore acqueo, quella che è fuggevole, dispersa in singoli atomi, in cui lo sguardo chiaroveggente percepisce l’incarnazione di quello che designiamo come arcangeli. E in quello che viene percepito come calore, abbiamo l’incarnazione di quegli esseri che conosciamo come gli spiriti della personalità, come le forze primordiali. Perciò capirete anche che l’uomo è composto da questi quattro elementi: terra, acqua, aria e fuoco, e precisamente cosicché nell’uomo non solo i quattro elementi sono mescolati, ma decisamente mescolati fra loro sono gli esseri che abbiamo appena nominato; riempiono il suo corpo per così dire tanto quanto la materia, entrano nel corpo fisico dell’uomo e ne escono.
Ora però la serie degli esseri che hanno a che fare con l’uomo non è esaurita con questo. Abbiamo ancora esseri superiori che hanno a che fare con la terra, il mondo e l’uomo, esseri che stanno su una scala ancora più elevata rispetto agli spiriti della personalità, ai primordi originari. Abbiamo per esempio quegli esseri che risplendono verso di noi nella luce; e la luce è per noi di nuovo uno stato più sottile rispetto al calore. Ovunque qualcosa risplenda, in quella luce abbiamo l’abito di alti esseri che nell’esoteria cristiana vengono designati come potenze, come Exusiai. Li si chiama anche gli spiriti della forma, poiché sono quegli esseri che danno forma a tutto ciò che ci circonda. Ovunque voi vediate qualcosa in una forma determinata e circoscritta, sono questi spiriti che agiscono. Abbiamo visto che ciò che nella nostra evoluzione terrestre agisce come i diversi spiriti del tempo viene retto dagli spiriti della personalità; gli spiriti della forma hanno ora un compito ancora più elevato. Ce lo renderemo più facilmente comprensibile se consideriamo che dall’inizio della vera evoluzione dell’umanità, cioè dal momento in cui l’uomo ha attraversato la sua prima incarnazione, lo spirito del tempo si è sempre modificato, che dalla schiera degli spiriti della personalità sono sempre venuti altri dirigenti. Ma superiore a tutto ciò che viene effettuato dallo spirito del tempo, vi è qualcosa che attraversa tutta l’umanità terrestre. Quando l’uomo sulla terra ha iniziato la sua missione umana terrestre, esseri spirituali sono intervenuti in questa umanità terrestre, e a loro dobbiamo se noi come umanità terrestre possiamo agire. E qualunque cosa sia apparsa come spiriti della personalità nello spirito del tempo, come arcangeli nelle comunità singole o come angeli rispetto ai singoli uomini: quegli spiriti che abbiamo chiamato gli spiriti della forma dirigono fin dall’inizio della missione terrestre per così dire in un regno superiore, e guidano e conducono nel grande tutto quello che questi esseri spirituali compiono. Queste potenze avevano il compito di agire nella missione terrestre nel suo insieme, avevano un compito planetario. Vediamo quindi: se ci innalziamo al di là dello spirito del tempo verso lo spirito dell’intera umanità, allora abbiamo queste potenze, questi spiriti della forma.
Ora sapete che la nostra terra come pianeta, così come l’uomo, è sottoposta alla legge della reincarnazione. La nostra terra era prima quella che chiamiamo l’antica luna. Allora quello che oggi chiamiamo la missione terrestre non era presente nel modo in cui è sulla terra. La luna aveva una missione diversa, ogni stato planetario ha la sua propria missione da compiere nel contesto evolutivo più ampio; nulla si ripete nello stesso modo, tutto è soggetto all’evoluzione, allo sviluppo. Allora, durante quella incarnazione della terra che chiamiamo l’antica luna, avevano un compito simile a quello che qui sulla terra hanno gli spiriti della forma, quegli esseri che designiamo nel senso dell’esoteria cristiana come le potenze, Dynameis o anche come gli spiriti del movimento. Se andiamo ancora più indietro nell’evoluzione, arriviamo a quello stato planetario della nostra terra che ha preceduto lo stato dell’antica luna, arriviamo allora all’antico stato solare, che, come sapete, non ha nulla a che fare con quello che oggi vediamo come sole nel cielo. Su questo antico sole regnavano, come sulla terra gli spiriti della forma, come sulla luna gli spiriti del movimento, anche alti esseri, quelli che nell’esoteria cristiana vengono designati come Kyriotetes o anche come signorie, glorie, anche gli spiriti della saggezza. Questi sono quegli spiriti che per così dire avevano la supervisione durante lo stato solare. — E ora arriviamo all’ultimo stato planetario, all’antico Saturno. Gli esseri che qui hanno condotto la direzione in modo simile, li chiamiamo i Troni, gli spiriti della volontà. Così siamo saliti a scale sempre più elevate di esseri spirituali fino a esseri che non sono soltanto i dirigenti di qualcosa che si modifica come lo spirito del tempo, ma di quello che ha a che fare con la missione degli stati planetari, che cambia solo da pianeta a pianeta. I Troni, gli spiriti della saggezza, gli spiriti del movimento e gli spiriti della forma, tutti loro rimangono continuamente ancora in qualche connessione con noi, anche se non in una connessione così stretta, immediatamente percettibile come gli altri esseri spirituali più bassi. Vogliamo chiarirci con un esempio come tali esseri agiscono nella nostra evoluzione terrestre. Ma per questo è necessario prima considerare l’evoluzione di quegli esseri che conosciamo come gli angeli, gli arcangeli e gli spiriti della personalità. Questi esseri sono tutti più elevati dell’uomo odierno. Ma il nostro uomo presente raggiungerà un giorno stadi più elevati nella sua evoluzione. Già nella prossima incarnazione della nostra terra, nello stato gioviano, l’uomo starà così in alto quanto oggi gli angeli; un continuo ascendere a stadi sempre più elevati di perfezione compie l’uomo. Ma così è stata anche l’evoluzione degli altri esseri; non erano sempre quello che sono ora, anche loro hanno attraversato stadi inferiori dell’evoluzione. Prendiamo per esempio gli esseri angelici. Anche loro in tempi passati hanno attraversato il loro stadio di umanità, come facciamo noi adesso sulla nostra terra; quello era sull’antica luna, e per il fatto che allora hanno lavorato su se stessi, sono diventati quegli esseri superiori che sono oggi. E così anche gli arcangeli o spiriti del fuoco hanno attraversato il loro stadio di umanità sul vecchio sole; allora erano esseri come noi, oggi stanno due gradini più in alto. E gli spiriti della personalità hanno avuto il loro stadio di umanità sul vecchio Saturno. Erano un grado più elevato di quegli esseri che hanno attraversato la loro umanità sul vecchio sole, e sono oggi tre gradi più alti dell’uomo sulla nostra terra.
Quegli esseri però che designiamo come gli spiriti della forma o potenze, a cui guardiamo con venerazione come esseri così altamente esaltati, hanno attraversato il loro stadio di umanità in un passato inconcepibile; e quando la prima incarnazione della nostra terra ha avuto inizio, quando la terra era Saturno, avevano già alle loro spalle la loro evoluzione umana. Da ciò possiamo misurare quali sentimenti elevati devono vivere in noi quando guardiamo a questi esseri spirituali con venerazione. Ma anche loro sono sottoposti alla legge dell’evoluzione, e anche se erano già sul Saturno esseri superiori rispetto all’uomo odierno, tuttavia hanno attraversato stadi sempre più elevati da quella epoca fino al Sole e alla Luna fino alla nostra terra. E così sono infine giunti a un grado di elevazione tale che possono avere un campo di azione così grande da non avere più bisogno di un pianeta per trovarvi le sostanze attraverso cui possono esistere. Gli altri esseri infatti hanno bisogno in una certa misura della nostra terra; gli angeli hanno bisogno dell’acqua, gli arcangeli dell’aria e gli spiriti della personalità del fuoco; ma gli spiriti della forma non hanno più bisogno del nostro stato planetario; essi avevano quindi bisogno di un’altra dimora quando la nostra terra ha iniziato la sua evoluzione, e quella era la ragione per cui si separarono dalla nostra terra.
Vi ho detto che c’è stato un momento in cui la nostra terra con il sole formavano un unico corpo. Allora anche quegli esseri che chiamiamo spiriti della forma erano ancora uniti con la nostra terra. Ma la loro evoluzione era già progredita troppo, avevano bisogno di una sostanza più sottile di quella che la terra avrebbe potuto offrire loro, perciò tirarono fuori la sostanza più sottile e gli esseri più sottili dalla terra e se ne andarono per così dire con il sole. Questo è il fondamento spirituale del perché terra e sole si sono separati. Non è solo un’esplosione meccanica della materia, ma i corpi celesti si separano per diventare la dimora di esseri spirituali. Gli spiriti della forma strapparono la sostanza fine dalla terra, e si è formato l’orbe solare, che ora invia la luce alla terra da fuori. E in quella luce solare ci scorre l’essenza spirituale delle potenze; perciò vi ho detto prima che la luce è l’abito di queste potenze. Se nel senso della scienza dello spirito guardiamo verso il sole e vediamo la luminosa luce solare brillare verso di noi, allora questa luce diventa per noi l’abito degli spiriti che inviano verso la terra le loro forze di direzione e di guida; dal sole dirigono la missione terrestre.
Se così impariamo a comprendere che tali scissioni cosmiche hanno la loro causa negli esseri spirituali che sono connessi alla materia, allora diventa comprensibile un altro fatto che altrimenti è difficile da spiegare. Sapete, la ricerca scientifica della natura accenna a uno stato iniziale del nostro sistema, a una sorta di nebulosa primordiale. È vero che la cosiddetta teoria di Kant-Laplace è stata modificata oggi da certi ricercatori come Arrhenius, ma non abbiamo bisogno di occuparci di queste piccolezze qui. Accettiamo ciò che comunemente si assume: che cioè dalla nebulosa primordiale il sole e gli altri pianeti, che circondano il sole, si siano aggregati; tutto quello che oggi è denso era quindi una volta presente in questa nebulosa primordiale; questa è allora entrata in rotazione e per questo ha scorporato il nostro sole e gli altri pianeti. Ora quello che la scienza dello spirito ha da dire su questo non contraddice in alcun modo ciò che qui viene insegnato come ipotesi. Se per così dire qualcuno avesse messo una sedia nello spazio cosmico per osservare durante milioni di anni come questa differenziazione della nebulosa primordiale nei moderni corpi planetari si fosse svolta: non si presenterebbe in realtà molto diversamente da come l’ipotesi scientifica lo rappresenta. Ma vogliamo vedere come l’occhio spirituale del chiaroveggente guarda questa nebulosa primordiale.
Anche per lui è una grande, potente sfera in uno stato molto sottile, in cui non è ancora differenziato alcun sole o terra o Giove; ma questa nebulosa primordiale per lui non si è formata, non si sa da dove, piuttosto ha una storia, e questa storia si trova sull’antica luna: devi considerare questo come il precursore della nostra terra. Questa antica luna devi immaginarla così come la nostra terra, come un corpo celeste, e infine, se così possiamo dire, ha attraversato uno stato di spiritualizzazione. Quello che allora era già differenziato è stato come rimescolato insieme di nuovo e ricondotto a uno stato non differenziato. Allora tutto questo è passato attraverso una sorta di sonno cosmico, e poi è emerso dal grembo del cosmo quel palla di nebulosa eterica che è la rinascita dell’antica luna. Per noi non è solo una massa materiale, ma in questa palla vivono tutti quegli esseri spirituali, vi vivono in uno stato particolare quei potenti esseri che abbiamo designato come gli spiriti del movimento, della forma e così via. L’uomo viveva solo come germe in essa, poiché sulla luna non aveva ancora l’Io, l’ha ricevuto solo sulla terra; ma tutti quegli esseri spirituali che avevano già raggiunto certi gradi di sviluppo, erano in intima connessione con questa nebulosa primordiale.
Cosa fa allora l’ipotesi fisica materialistica quando vuole spiegare come si è formato il sistema solare da questa massa di nebulosa primordiale? Ricordate un esperimento che si esegue frequentemente a scuola per illustrare questo processo di sviluppo: si mette una sfera d’olio in un fluido di peso uguale in rotazione per mezzo di un semplice dispositivo meccanico. Si può allora osservare come questa sfera si appiattisce, come da essa si staccano gocce che a loro volta si formano in sfere e circondano la sfera principale; e in questo modo si vede in piccolo una sorta di sistema planetario che nasce dalla rotazione. Questo agisce in modo incredibilmente suggestivo. Perché non dovreste immaginarvi così il mondo? Lo vedete proprio qui, come dalla rotazione nasce un sistema planetario, l’avete di fronte agli occhi! Ci si dimentica solo di una cosa! A volte è abbastanza bello dimenticare questa una cosa, ma non in questo caso: ci si dimentica cioè se stessi. Se si fa questo esperimento e non ci fosse un uomo che stia lì e giri la manovella, allora l’intero sistema planetario non nascerebbe. Ma così è proprio consueto nel pensiero materialistico, che si prenda sempre solo una parte di quello che si ha di fronte. Se si pensasse correttamente e logicamente, allora si dovrebbe immaginare nello spazio cosmico un uomo gigantesco che mettesse in movimento un asse su una manovella enorme. Ora un tale gigante nello spazio cosmico non esiste certo, ma c’è qualcosa d’altro. La nebulosa cosmica non è solo materia, è spiritualizzata e pervasa da quegli esseri di cui abbiamo parlato, che hanno certi bisogni e desideri, di cui un genere anima questa, un altro genere quella materia. E sono loro che, dopo un certo stato di maturazione, compiono la scissione, in modo che gli esseri più elevati se ne vadano con il sole, e quello che ha bisogno di terre e forze terrestri rimane sulla terra. In questa massa primordiale ribollente sono attivi tutti questi esseri spirituali e articolano gradualmente quello che oggi conosciamo come il nostro sistema planetario. Così per esempio c’erano certi esseri che non avevano raggiunto completamente l’obiettivo che gli spiriti della forma avevano raggiunto, esseri che erano rimasti indietro nell’evoluzione. Questi esseri erano già troppo avanzati per avere la terra come loro teatro, ma non abbastanza maturi per andare alla sostanza più sottile del sole. Prevalentemente c’erano due classi di tali esseri, e li conosceremo ancora nel loro agire sulla terra. Come i geni compiuti e maturi delle potenze come spiriti della forma brillano nel sole nello splendore solare sulla nostra terra e la dirigono dal sole, così dirigono anche questi esseri intermedi la terra, ma per così dire da un orizzonte più basso, che tuttavia è elevato rispetto a quello umano. Questi esseri si presero sostanze che erano adatte a loro e ne fecero corpi celesti tra il sole e la terra; e così nacquero Venere e Mercurio tra sole e terra, abitati da esseri che stanno su uno stadio intermedio. E così anche gli altri pianeti del nostro sistema si sono articolati perché altri esseri ne avevano bisogno come loro teatro.
Ora consideriamo di nuovo il momento in cui il sole se ne va con i suoi esseri; allora la terra rimane indietro con tutti i germi che più tardi si sono sviluppati su di essa, fra cui gli uomini del presente, che però allora non erano ancora allo stadio di umanità odierno. Anche altri esseri, dal regno animale e vegetale, sono presenti, che già nelle incarnazioni precedenti della terra hanno trovato il loro sviluppo e che ora emergono in forma di germe. Consideriamo innanzitutto solo l’uomo! Prima, quando il sole era ancora unito alla terra, anche quelle potenti forze che emanavano dai grandi esseri solari erano ancora connesse alla terra e agivano sull’uomo dall’interno della terra. L’uomo però era, come era venuto dall’antica luna, sorto dal suo germe e inizialmente dotato solo del corpo fisico, del corpo eterico e del corpo astrale. Il corpo fisico non era ancora allora così denso come oggi, ma eterico, più sottile. Ma l’Io non era ancora formato a quel tempo. Per il fatto che il sole illuminava la terra da fuori e gli esseri solari agivano sulla terra, le circostanze cambiano completamente per l’uomo sulla terra. Devi immaginartelo così: Finché la terra era ancora unita al sole, quegli alti esseri che più tardi se ne andarono con il sole, nella loro stessa evoluzione e quindi anche nel loro potere e nella loro autorità di governo erano ostacolati dalle forze rozze della terra. Ora erano diventati liberi, potevano muoversi liberamente, ora potevano assumere un tempo completamente diverso della loro evoluzione rispetto a prima, quando dovevano ancora portare l’intero pesante peso della massa terrestre. Si liberavano nella loro stessa evoluzione tanto più dalla terra, quanto più ricevevano forze e potenze per agire sulla terra dall’esterno in modo più significativo. Gli uomini, che prima erano sotto il potere degli spiriti solari, che erano ancora ostacolati nella loro forza dal fatto di essere uniti alla terra, ora venivano sotto l’azione degli esseri solari che si sviluppavano liberamente e potentemente, che agivano sulla terra da fuori. Ma questo avrebbe accelerato l’evoluzione in modo incredibilmente rapido, la vita umana sarebbe stata portata a conclusione in modo incredibilmente veloce, se non fosse venuto qualcosa d’altro. L’uomo non poteva mantenere questo tempo, e quindi dalla totalità degli spiriti che erano là prima, uno con i suoi eserciti si staccò: rimase unito alla terra. E questo spirito della forma aveva il compito di trattenere e frenare quello che le forze solari avrebbero realizzato con un’accelerazione incredibile, così che non solo questi spiriti solari agivano. Ma se questo spirito fosse rimasto unito alla terra, avesse sempre agito nella terra, allora l’intera terra sarebbe entrata in uno stato di calcificazione, perché il suo potere, la sua influenza sarebbe stata troppo forte. Cosa accadde allora? Prese le sostanze e le forze più rozze e uscì dalla terra. Quello che uscì, quello è l’attuale luna. Così ora rimane connesso con la luna questo spirito, che ha assunto il compito di frenare e trattenere lo sviluppo troppo rapido.
L’evoluzione continua. Gli esseri terrestri e lunari si scorporano. Gli esseri terrestri ora vengono prevalentemente sotto l’influsso di due forze: gli uni provengono dal sole, gli altri dalla luna. Se l’uomo fosse solo sotto l’influenza delle forze solari, sarebbe già vecchio non appena fosse nato; sotto l’influenza sola della luna sarebbe calcificato, induraterito, mummificato. Può svilupparsi solo quando le forze solari e lunari mantengono l’equilibrio. L’uomo è posto sulla terra, e da fuori agiscono su di lui nel senso spirituale esseri e forze, affinché possa passare attraverso la sua evoluzione presente sulla terra. Abbiamo visto che l’uomo da incarnazione a incarnazione è guidato da quegli esseri che chiamiamo angeli. Ma questi angeli non hanno nel grande cosmo alcuna autonomia, hanno dirigenti superiori, che sono gli abitanti del sole. Sotto l’azione di questi spiriti solari da soli tutto si comprime in una sola incarnazione; sotto l’azione della luna da sola non succederebbe nulla. Ma così, nella cooperazione, il fermo, il formante proviene dalle forze lunari; quello che distrugge le forme e guida il permanente oltre le incarnazioni, questo viene invece dal sole. E così comprendiamo che, se lo consideriamo solo spiritualmente, tutto nel mondo ha il suo compito.
Ora vogliamo rappresentarci un po’ più concretamente quello che si è svolto sulla terra. Sappiamo: quando l’uomo veniva dall’antica luna, aveva solo il suo corpo fisico, il suo corpo eterico e il suo corpo astrale. Il corpo fisico, quando il sole si distaccò, non era ancora al punto che gli organi di senso avrebbero potuto contemplare un oggetto esteriore. Erano presenti dall’epoca di Saturno, ma oggetti esterni non potevano percepirli. Erano gli organi che sull’antica luna producevano immagini da dentro verso l’esterno. Era più o meno così: immagina che un uomo si sia avvicinato a un altro; la forma esteriore l’uomo non avrebbe potuto percepire. Ma allora sorse in lui qualcosa come un’immagine onirica; e se questa immagine aveva certe forme, una certa colorazione, allora sapeva che era un nemico, e poteva fuggire. Era una coscienza di immagini, che stava in una relazione reale con le proprietà psichiche dell’ambiente. La coscienza di oggetti si instaurò solo gradualmente sulla terra; quando il sole era già fuori come corpo celeste, l’uomo ancora non poteva vederlo, percepiva solo una luce interiore nelle sue immagini. Egli vedeva certo in una certa misura spiritualmente-psichicamente l’effetto benefico che gli spiriti del sole gli mandavano, lo percepiva lo vedeva risplendere in immagini auriche; ma questo non ha nulla a che fare con l’odierna visione esterna. Vi fu quindi un tempo in cui le potenze solari facevano scorrere la loro luce sull’uomo, ma l’uomo non vedeva il sole esterno.
L’uscita della luna avvenne un poco più tardi. Solo nel momento in cui la luna se ne andò dalla terra, l’uomo divenne capace di accogliere una coscienza dell’Io nei suoi primissimi inizi, allora iniziò a sentirsi come un essere particolare. Prima si sentiva nel grembo di altri esseri. E solo allora per lui iniziò la possibilità di percepire il fisico esteriore nei suoi primi inizi con la coscienza dell’Io. Potete capire molto facilmente che questo vedere esteriore è connesso con la coscienza dell’Io: finché non vi potete distinguere dall’esteriore, allora non siete un Io. La prima capacità, il primo guizzo della coscienza dell’Io coincide quindi con l’aprirsi degli occhi verso l’esterno. Anche questo è legato all’uscita della luna. Prima, quando la luna era ancora unita alla terra, dirigeva nella terra le forze di crescita del singolo uomo dalla nascita alla morte, così come le dirige anche ora, ma da fuori. Ma affinché l’uomo non fosse solo rinchiuso fra la nascita e la morte, dovevano venire da fuori quelle forze che agivano dal sole. Continuamente era quindi connesso con l’evoluzione terrestre una cooperazione delle forze lunari interiori e delle forze solari esteriori. E ora cercate di immaginarvi molto vivamente e esattamente quello che accadde.
Finché il sole era già scorporato, ma la luna era ancora connessa con la terra, l’uomo vedeva in immagini interiori l’azione delle forze solari; percepiva il beneficio delle forze solari, perché queste si univano sempre alle forze lunari all’interno del corpo terrestre, e questo effettuava l’uomo nella sua costituzione; ma non poteva vedere le forze solari. Ora se ne andò anche la luna. L’uomo ricevette i suoi sensi aperti, così scomparve per lui la possibilità di percepire lo spirituale-psichico delle forze solari. Immagina il momento in cui la percezione spirituale-psichica in immagini scompare e iniziano i primissimi inizi di una visione esterna del sole, di un vero vedere. Ma in verità l’uomo non poteva ancora vedere il sole, poiché la terra era coperta di fitti vapori. Rispetto al precedente percepimento ottuso-chiaroveggente di queste forze solari, ora sarebbe stato in grado di vedere il sole, anche se solo gradualmente, esternamente, se non gli fosse stato celato dall’atmosfera densa e nebbiosa. Così l’uomo aveva perso attraverso la sua evoluzione superiore l’effetto benefico del sole. Gli antichi egiziani, ricordandosi di questo stato, chiamavano le forze del sole, i raggi puri, che l’uomo una volta percepiva nella chiaroveggenza ottusa, Osiride. Questa percezione di Osiride scomparve, e attraverso il velo di nubi nemmeno una percezione esterna era ancora possibile: era morto quello che l’uomo aveva visto prima. «Il nemico Tifone ha ucciso Osiride», e quelle forze che erano uscite come luna, le forze che agiscono fra la nascita e la morte, ora cercavano ansiosamente il vecchio Osiride.
Gradualmente la nebbia si dissipò; certo ci volle molto, molto tempo, fino nei tempi tardoatlantici. E l’uomo iniziò di nuovo a vedere il sole, ma non più come prima, quando era in una coscienza condivisa, ma in ogni singolo occhio cadevano i raggi del sole, quando l’uomo ora vedeva il sole: l’Osiride smembrato.
Abbiamo quindi un evento cosmico gigantesco. E mentre siamo stati incarnati nell’antica epoca egiziana, l’abbiamo riconosciuto nella sua ripetizione. Era questo che i sacerdoti sapienti egiziani originariamente avevano in mente, e lo vestirono in un’immagine. Dissero: Allora, quando la luna e il sole stavano per la prima volta fuori, l’uomo era nel mezzo, come tenuto in equilibrio dalle forze solari e lunari. Prima non c’era ancora riproduzione sessuale, agiva quello che si chiama riproduzione verginale. Le forze che dominano la nostra terra passavano dal segno della Vergine attraverso la Bilancia, la posizione di equilibrio, nel segno dello Scorpione; perciò il sacerdote egiziano disse saggiamente: Quando il sole era nel segno dello Scorpione, quando la terra era nella Bilancia e i raggi agivano come pungiglione, perché penetravano gli organi di senso — questo entrare dell’oggettività esterna, questo è il pungiglione dello scorpione, che si presentò come qualcosa di nuovo rispetto alla vecchia riproduzione verginale —, allora fu ucciso Osiride. E allora subentra la ricerca, il desiderio dell’umanità della vecchia forza, della visione di Osiride. Vedete, non dobbiamo cercare solo qualcosa di astronomico in un mito come la saga di Osiride, ma dobbiamo riconoscere in esso il risultato della profonda e chiaroveggente intuizione dei vecchi sacerdoti egiziani sapienti. In un tale mito hanno incarnato quello che sapevano sull’evoluzione della terra e dell’umanità.
A tutti i miti stanno alla base fatti reali dei mondi spirituali superiori. Oggi dovrebbe essere stato mostrato a voi come alla saga di Osiride stia alla base un tale fatto.
Abbiamo visto come le nostre condizioni terrestri nella loro evoluzione si siano plasmate a partire dal cosmo. Abbiamo visto come la nostra Terra in un passato molto remoto era unita a quello che oggi dal cielo ci irradia come Sole, e come in un certo momento questo Sole si sia separato dalla Terra. In seguito, da quella essenza universale che dopo la scissione del Sole conteneva ancora l’attuale Luna, anche questa Luna si è separata. Ieri abbiamo considerato come questa separazione di una comunità originaria in tre corpi celesti sia intimamente connessa a tutta l’evoluzione dell’uomo e del nostro cosmo in relazione spirituale. Con le forze del Sole, infatti, si sono separati dalla nostra massa terrestre anche certi esseri che prima operavano all’interno della nostra Terra dall’interno, ma che a partire da questa scissione fra Sole e Terra agiscono su diversi esseri, e dunque anche sull’uomo, dall’esterno. Di conseguenza naturalmente tutte le condizioni dell’uomo terrestre si sono trasformate; e successivamente si trasformarono di nuovo poiché la Luna si separò anch’essa. Così quello che conobbimo per un certo tempo come Terra più Luna subì allora un nuovo mutamento per il fatto che la Luna se ne andò. E il senso di tutta l’evoluzione era, come abbiamo visto, che l’uomo, se fosse rimasto esclusivamente sotto l’influenza delle forze solari, avrebbe seguito un ritmo troppo rapido dello sviluppo. Se invece il Sole si fosse completamente separato dalla Terra sottraendole le sue forze, allora lo sviluppo ulteriore della Terra si sarebbe svolto in modo che gli esseri terrestri, specialmente l’uomo, sotto l’influenza delle forze lunari si sarebbero irrigiditi. Così riguardo all’evoluzione dell’umanità viene mantenuto un equilibrio.
Vi ho già richiamato l’attenzione sul fatto che gli esseri i quali dapprima irradiavano sulla Terra la loro propria forza spirituale insieme al Sole, e così realizzavano l’evoluzione dell’umanità, sono gli Spiriti della Forma o le Potenze. Sono essi che stanno più vicini allo sviluppo terrestre. Il condottiero di queste «Potenze» con il suo seguito, possiamo dire, si è separato; dopo la separazione del Sole abitava la Terra, e in seguito si separò con la Luna dalla Terra stessa. Abbiamo così dapprima una divinità lunare, quella che il documento biblico designa come Geova. Le altre potenze solari, invece, che ci irradiano la loro luce da fuori e agiscono come spiriti della forma, vengono chiamate nel documento biblico gli Elohim, gli Spiriti della Luce. Sotto l’influenza degli Elohim da un lato e di Geova dall’altro viene mantenuto all’uomo nel suo sviluppo l’equilibrio. Abbiamo visto però che non solo l’uomo subisce un’evoluzione, ma che tutti gli esseri nel cosmo compiono la loro. Anche gli esseri sublimi che ci mandano le loro forze con la luce, gli Spiriti della Forma, hanno percorso il loro sviluppo: si trovavano precedentemente su un gradino inferiore, e si sono sollevati fino al grado odierno. Quello che abbiamo detto degli Elohim e di Geova vale anche per i più maturi fra questi spiriti. Si sono resi completamente capaci di trovare il loro ulteriore sviluppo, a partire dal momento della formazione della Terra, sia sul Sole sia sulla Luna. Ma dappertutto esistono esseri che sono rimasti indietro su qualche gradino. Abbiamo già visto ieri che pianeti come Venere o Mercurio devono la loro esistenza a esseri rimasti indietro a mezza via fra gli uomini, da un lato, e i sublimi spiriti solari, dall’altro. Avevano bisogno di una dimora più elevata della Terra, ma non potevano abitare il Sole, perché non erano ancora maturi per questo. Sono esseri sublimi, che vanno ben oltre l’evoluzione dell’uomo, ma che non hanno ancora raggiunto lo stato degli spiriti solari. Costituiscono una classe molto importante di esseri rispetto all’evoluzione dell’umanità terrestre. Se dunque da un lato abbiamo gli esseri maturi, fra essi e gli uomini, in posizione intermedia, troviamo questi esseri appena descritti, che nel loro insieme designiamo come esseri luciferini; li nominiamo secondo colui che è il loro condottiero, secondo la figura che chiamiamo Lucifero.
Dobbiamo ora chiarirci come Geova e gli Elohim da un lato, e gli esseri luciferini dall’altro, siano connessi con l’evoluzione umana. Dall’azione congiunta degli dèi solari e del dio lunare nasce qualcosa di duplice. Comprenderemo ciò che nasce quando osserveremo come fosse precedentemente l’evoluzione dell’uomo. Vogliamo ricordarci ancora una volta che la Terra ha attraversato uno stato di incarnazione antichissimo, quello di Saturno. Poi, dopo uno stato di riposo, ne derivò il Sole; poi la Luna, e solo allora la nostra Terra. L’uomo nella sua evoluzione è connesso con tutte queste incarnazioni della nostra Terra; l’uomo, come oggi ci si presenta, è un essere molto complicato. Consiste infatti di corpo fisico, di corpo eterico, di corpo astrale e dell’Io. Questi quattro arti dell’essenza umana si intrecciano in modo molto complicato. Un essere che nel nostro mondo fisico avesse solo un corpo fisico, sarebbe una pietra, un minerale: il nostro regno minerale ha infatti sulla Terra solo un corpo fisico. Un essere che, oltre al corpo fisico, ha anche un corpo eterico, è di natura vegetale; il nostro mondo vegetale consiste di tali esseri. Un essere con corpo fisico, eterico e astrale si trova al grado animale; solo un essere che possiede anche un Io si trova sulla nostra Terra al nostro grado, al grado dell’esistenza umana. Ma questa è solo una descrizione molto sommaria, se diciamo che l’uomo oggi possiede questi quattro arti della sua essenza.
Quanto sia sommaria, diventerà chiaro gettando uno sguardo alla lunga, lunghissima evoluzione dell’uomo. Ci chiediamo allora: quale dei quattro arti della nostra essenza umana è il più antico? Si potrebbe facilmente credere che, poiché l’Io umano si presenta dapprima come il più elevato, come quello che rende l’uomo veramente uomo, anche questo Io sia l’arto più antico. Ma non è così. Né l’Io, né il corpo eterico, né il corpo astrale: il corpo fisico è quello che l’uomo ha posseduto per primo. Questo corpo fisico è stato formato nella sua prima disposizione già sul vecchio Saturno; ma non dovete immaginarvi che assomigliasse a quello di oggi. Se guardate il corpo fisico odierno, trovate dapprima membra solide, uno scheletro solido — in breve, componenti che designiamo come solidi. Poi vi sono anche componenti liquide di ogni possibile natura; inoltre percorre il corpo fisico da ogni lato qualcosa di aeriforme, gassoso; e infine vi trovate in esso qualcosa che, considerato occultamente, è sostanzialmente calore, calore interno. Pensate al vostro calore in relazione al vostro ambiente. Il vostro calore non dipende dall’ambiente: non dovete adattarvi al vostro ambiente come il minerale; in un ambiente freddo non diventate freddi come il minerale, ma portate dentro di voi la fonte del vostro proprio calore. Immaginate di togliere dall’uomo tutto ciò che è solido, ciò che è liquido e ciò che è gassoso; immaginate corporalmente nello spazio, formato da calore, il corpo fisico dell’uomo, formato da calore così come il calore pulsa nel vostro sangue. Avete allora quello che esisteva sul vecchio Saturno. Solo che non era nella forma di oggi, bensì nella prima disposizione germinale. Questo era il caso specialmente nel mezzo dell’evoluzione di Saturno. Saturno aveva uno stato iniziale, uno intermedio e uno finale. Descrivere lo stato iniziale sarebbe molto difficile, poiché solo pochi uomini hanno sviluppato la capacità di potersi immaginare le proprietà che Saturno aveva, prima che si condensasse fino a consistere di calore. Se vi trasportate mentalmente in questi tempi di passato remotissimo, non dovete immaginarvi di avere visto qualcosa di lui, qualora aveste potuto osservare Saturno da qualche parte dello spazio cosmico. Non aveva luce, Saturno non brillava. Solo verso la fine del suo sviluppo cominciò a brillare. Se vi foste potuti avvicinare a lui nel mezzo del suo sviluppo, avreste solo sentito che diventava caldo come in un forno; un forno però che non ha confini dall’esterno, ma che si auto-delimita: sareste entrati in uno spazio di calore. Questo corpo di calore non dovete però immaginarlo come uniforme. Se aveste avuto una percezione per le differenze di calore, avreste trovato linee di calore in tutte le direzioni, verso ogni lato; avreste percepito forme di calore. L’intero Saturno consisteva di forme che erano formate solo in calore, e queste forme erano le disposizioni primordiali del corpo fisico umano. Saturno non progredisce oltre questo, mentre è fertile per l’evoluzione dell’umanità; più tardi, quando si dissolve, progredisce oltre, ma in senso più profondo ciò non è fertile per l’evoluzione dell’umanità.
Passiamo ora allo sviluppo solare. Dopo una pausa di riposo, Saturno si trasforma nella forma solare. Esternamente, in senso materiale, è così: nel mezzo dell’evoluzione solare si verifica una condensazione della materia. Il Sole non consiste solo di calore, ma anche di gas e aria — nel senso occulto, dunque, calore e aria. E di nuovo tutto ciò che è nel Sole sperimenta il suo sviluppo entro le condizioni che possono realizzarsi in calore e aria. Anzitutto succede quanto segue: l’uomo, che quando consisteva solo di calore non poteva ancora accogliere un corpo eterico, ora sul Sole è permeato da un corpo eterico, così che consiste di due arti, del corpo fisico e del corpo eterico. Ma anche sul Sole il corpo fisico è ancora completamente diverso da quello di oggi. Cerchiamo di farci un’immagine, sebbene grossolana, del corpo fisico sul vecchio Sole. Immaginiamo di aver inalato, che l’aria inalata sia entrata in noi. Pensate dunque all’atto dell’inalazione e al suo effetto in una certa azione di calore. E immaginate ora di togliere tutto ciò che è altro dall’aria inalata, che nella sua azione ripercorre l’intera forma del corpo umano. Tutto il resto, il solido e il liquido, immaginatelo tolto, e trattenete solo l’aria e il calore. Pensate dunque che si creasse davanti a voi una tale forma come si crea quando guardate solo all’atto dell’inalazione e al suo effetto. Seguite ora la forma dell’aria inalata e il calore che l’uomo contiene: avete allora approssimativamente la figura che l’uomo ha avuto nel mezzo dell’evoluzione solare. Potete ora chiedere: se abbiamo linee di calore, e inoltre correnti gassose che formano questo corpo fisico, come vede il veggente questo gas nella Cronaca dell’Akasha? Lo percepisce attraverso qualcosa di molto determinato. Se cioè il calore si condensa in aria, e non ci sono altre condizioni — non come oggi sulla Terra, dove il Sole irradia dall’esterno —, allora nel momento in cui il gas, l’aria, si separa dalla forma di calore, comincia a risplendere. Così che il corpo fisico sul Sole è formato in modo che è una sorta di forma di calore germinale e una forma di correnti di aria gassosa, la quale risplende in modo meraviglioso e brilla nei più vari colori. Questo intero globo solare consiste dapprima di corpi di calore luminosi, che sono le disposizioni primordiali del nostro corpo fisico umano, e che sono permeati dal corpo eterico. L’uomo è salito a un gradino più elevato, ha acquisito il corpo eterico insieme al corpo fisico. È lui stesso che, come parte della formazione solare, irradia la forza luminosa della luce nello spazio cosmico. Il corpo fisico è diventato un corpo luminoso per il fatto che ha accolto il corpo eterico. Al secondo grado della sua perfezione si trova dunque il corpo fisico; mentre il corpo eterico, che è stato appena irradiato sul Sole, si trova ancora al primo grado.
Seguiamo ora ulteriormente l’uomo. Il Sole si trasforma gradualmente nel corpo lunare, dopo che ha di nuovo attraversato una pausa, uno stato di riposo. Materialmente accade che la forma aeriforme si condensa in forma acquosa: nasce il liquido. In realtà il vecchio Luna era un corpo celeste liquido, e dentro vi trovereste di nuovo, come strutture plastiche, i corpi fisici umani. Essi consistono ora di fluidi che si versano, di componenti acquose in cui, diciamo, circolano correnti d’aria come oggi la respirazione e il flusso di calore. Il corpo fisico consiste ora di tre arti: di acqua, di gas o aria e di calore. E il precedente corpo eterico che ha avuto, riprende dentro in questo tempo lunare; ma ora l’uomo è capace di accogliere anche il corpo astrale, così che consiste di tre arti: del corpo fisico, eterico e astrale. Già durante questo tempo lunare subentra l’impossibilità che tutti gli esseri connessi con la Luna mantengano lo stesso passo nell’evoluzione. Non solo durante la nostra evoluzione terrestre, ma in preparazione già durante l’evoluzione lunare, il Sole si separa una volta dal corpo cosmico comune. Nel mezzo dell’evoluzione lunare abbiamo così due corpi: il corpo lunare — Terra più Luna — e il Sole, che con gli esseri più progrediti si è separato, poiché questi esseri avevano bisogno per il loro ulteriore sviluppo di uno scenario più sublime. Poiché così se ne andarono le forze più sottili e gli esseri più sottili, sulla Terra rimasero gli esseri più grossolani, e questo corpo celeste — Terra più Luna — ne subì in conseguenza una condensazione. Vediamo dunque che già allora, nel vecchio tempo lunare, il Sole con i suoi esseri ha agito dall’esterno per un certo tempo sul corpo lunare che rimaneva indietro.
Sarà ora necessario descrivervi più da vicino questo corpo che rimaneva indietro, poiché su di esso abbiamo compiuto una parte della nostra evoluzione. Su Saturno c’era solo il corpo fisico: l’uomo aveva il valore di un minerale. Sul Sole l’uomo si elevò al valore di una pianta, poiché aveva corpo fisico e corpo eterico. Ma certi esseri erano rimasti indietro: non si erano elevati insieme all’uomo-pianta da parte del vecchio Sole, bensì erano rimasti al grado di Saturno. Questi sono i precursori di certi attuali animali. Vedete, l’uomo odierno risale nella sua storia passata fino al vecchio Saturno, mentre solo sul Sole appaiono i precursori di una parte dei nostri attuali animali, come un secondo regno accanto all’uomo. Per la stessa ragione, per un’assenza di progresso di certi esseri, l’uomo — che si era sollevato sulla Luna a un essere a tre arti — era circondato da due altri regni: da un regno che sulla Luna era rimasto al grado della pianta, i precursori dei nostri attuali animali; e da quello che si trovava ancora sulla Luna al grado del minerale, i precursori delle nostre attuali piante. Quello che oggi è minerale non esisteva ancora sulla Luna, ed è sorto solo come ultimo, come una scissione degli altri regni. Naturalmente, colui che asserisce tali cose sa esattamente che è insensato parlare nel senso odierno, come se le piante potessero insorgere senza la base di un regno minerale; ma le condizioni erano davvero completamente diverse. In realtà sulla vecchia Luna l’uomo si sviluppava nel regno animale, l’animale nel regno vegetale, la pianta nel regno minerale; e quando la Luna si separò dal Sole, tutti i regni subirono uno spostamento che avvenne nel seguente modo.
Se immaginiamo la vecchia Luna, allora dapprima sono presenti i tre regni su indicati:
il regno umano — propriamente regno animale, consistente di corpo fisico, eterico e astrale; il regno animale — propriamente regno vegetale, consistente di corpo fisico e eterico; il regno vegetale — propriamente regno minerale, poiché ha solo il corpo fisico.
Il nostro attuale regno minerale, dunque, non esiste ancora. Quando ora Luna e Sole si separano, gli esseri e le forze del Sole sono completamente liberati dalle sostanze grossolane della Luna, e possono perciò agire più fortemente. Per questo motivo tutti e tre i regni vengono ora elevati di un gradino. Quello che è corpo astrale umano viene sollevato dalla sua stretta connessione con il corpo fisico e il corpo eterico. Se vi immaginate l’uomo con il suo corpo fisico, eterico e astrale all’inizio dell’esistenza lunare, vedete poi un mutamento essenziale: per il fatto che il Sole esce e comincia a brillare dall’esterno, il corpo astrale e il corpo eterico vengono in parte liberati. La conseguenza è che sorge qualcosa che dovete immaginarvi così. Immaginate che l’uomo odierno consistesse di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, e che venisse una forza esterna a spingere fuori il corpo astrale e il corpo eterico. Allora, per il veggente, il vostro corpo astrale e il vostro corpo eterico sarebbero presenti fuori di voi. Voi stessi però sareste elevati di mezzo gradino, dal fatto che questi due corpi vengono liberati dal peso del corpo fisico. E qualcosa di simile accadde anche allora. L’uomo fu anch’egli elevato: divenne un essere che si trova a mezzo fra l’uomo odierno e l’animale odierno, e che però in relazione spirituale era retto e guidato dalle sublimi potenze solari. Così pure furono elevati di un pezzo gli altri due regni. Nel mezzo dell’evoluzione lunare non abbiamo dunque i nostri attuali regni, bensì regni intermedi: un regno animal-umano, un regno fra animale e pianta, e un regno vegetal-minerale. E proprio come i nostri minerali formano il fondo solido su cui camminiamo, così gli esseri del vecchio Sole camminavano su ciò che era il regno più basso della Luna, sul vegetal-minerale. Questa sostanza fondamentale della Luna non era, come oggi sulla Terra, una sostanza minerale, bensì una sorta di essere semivivente. Se vi immaginaste oggi qualcosa come una torbiera, o come un’insalata cotta, o uno spinacio cotto — un tale brodo, ma vivente, ribollente —, avreste approssimativamente un’idea di quella che era allora la massa fondamentale. E non rocce sporgevano da questa massa, bensì strutture come il legno, massa vegetale condensata, strutture cornee: questo era allora al posto delle rocce odierne. E per lo sguardo del veggente appare così, che si camminava su una base vegetal-minerale, la quale subiva una condensazione, e queste sono le rocce. Da qui germogliano, più o meno profondamente radicati, gli animali-pianta, molto più mobili di oggi; dalla sostanza densa fluida germogliano. Avevano una sorta di sensazione se li si toccava. E dalle sostanze più sottili si elevava l’animale-uomo, che non raggiungeva per nulla le sostanze più grossolane, bensì aveva il suo corpo fisico dalle sostanze più sottili. E questo corpo fisico, che si trovava in continua trasformazione, aveva un aspetto molto singolare. Una testa umana come quella che l’uomo ha oggi, il veggente non la può scoprire sulla vecchia Luna. Egli scopre nel corpo fisico, anche se ancora così morbido e fluido, solo forme di testa animalesca; e ciò che si eleva da questa forma di testa animalesca, è il corpo eterico e il corpo astrale. Per lo sguardo fisico, dunque, tutti gli animal-umani avevano le forme più diverse, che ricordano gli animali, ma che soltanto li ricordano. Solo quando si sale dal vedere fisico al contemplare astrale, allora si contempla la natura superiore di questo animale-uomo della Luna. Così era la popolazione della vecchia Luna.
Se guardiamo nelle profondità dello sviluppo della cultura umana, per quanto è di natura spirituale, troviamo in molti luoghi che i miti e le leggende tramandatici sono in realtà, sotto molti aspetti, più sapienti della nostra scienza odierna. E quando l’uomo un giorno riconoscerà di nuovo la base spirituale del mondo, allora riconoscerà in molti miti, in molte leggende e fiabe, una profonda saggezza, più profonda della nostra scienza apparentemente così progredita. Immaginiamo ancora una volta la vecchia Luna, in cui poteva prosperare solo la vecchia pianta-animale, e volgiamo per un poco lo sguardo dall’ulteriore sviluppo della Luna. Siamo chiari che tutti questi esseri lunari erano precursori dei nostri attuali esseri umani. Dalle piante-minerali è sorto, tramite una discesa, il nostro attuale regno minerale; dalle piante-animali, le nostre attuali piante; e dagli animal-umani rimasti indietro, da quelli che non sono progrediti, in gran parte i nostri attuali animali. Vediamo così che i nostri attuali minerali, le nostre piante, gli animali e gli uomini sono veramente discendenti di quegli antichi esseri lunari. Esistono oggi piante molto straordinarie, che non prosperano in un suolo minerale: per esempio il vischio. È straordinaria proprio per il fatto che si differenzia molto, all’occhio del chiaroveggente, dalle altre piante. Mostra infatti qualcosa di un corpo astrale, che, come nel corpo animale, entra nel vischio. Pur non avendo sensazione, mostra qualcosa della forma esterna dell’essere animale. Questo dipende dal fatto che appartiene a quei vischi animali-pianta della Luna che sono rimasti indietro: ora non hanno potuto diventare piante, e perciò non prosperano neanche su un suolo minerale. Non potevano progredire così lontano, e perciò hanno bisogno di altre piante in cui possano calarsi. Il vischio è rimasto al vecchio uso lunare. Lo sapevano gli antichi antenati dei popoli europei, e da principio l'incorniciarono in una struttura mitica meravigliosa. Questi popoli germanici e nordici antichi videro in Loki una potenza che apparteneva ancora alle vecchie forze lunari, trasferitesi dal vecchio scenario lunare sulla nostra Terra. Quando la Terra divenne Terra, venne sotto l’influenza di quelle forze che questi popoli antichi si simboleggiavano nel dio Balder. Egli rappresenta tutte le forze che agivano sugli esseri terrestri maturi. Quegli esseri della nostra Terra, però, che erano rimasti indietro al grado lunare, sentivano una profonda parentela con colui che apparteneva al dio della Luna, con Loki. Da qui proviene la meravigliosa leggenda secondo cui una volta, quando gli dèi giocavano, tutti gli esseri avevano prestato giuramento che non avrebbero ferito Balder — solo il vischio non prestò questo giuramento. Perché? Perché non è imparentato con le forze terrestri, che sono incarnate in Balder; è degenerato, una creatura rimasta indietro della Luna. Può ferire la forza fondamentale della Terra, Balder. Loki deve servirsi di un essere che gli appartiene. Da profondità segrete dell’interconnessione universale è sorta questa leggenda. E se sappiamo che, in molti aspetti, ciò che si oppone allo sviluppo sano deve proprio servire allo sviluppo malato, allora comprendiamo che era una grande, saggia intuizione dei nostri antenati, quella che li condusse a cercare particolarmente nel vischio forze e succhi curativi. Sapevano ciò che abbiamo appena discusso: di qui il prestigio che è stato conferito al vischio in generale. Questo è un esempio in cui possiamo vedere come nei miti e nelle leggende ci sia nascosta una saggezza dello sviluppo del mondo.
Per il fatto che sulla Luna una parte del corpo eterico e del corpo astrale è stata tirata fuori nell’animal-umano, per questo motivo già sulla vecchia Luna sorge la necessità di un cambio di coscienza. E ora dobbiamo parlare di un altro sviluppo, che procede parallelamente a questo. Ognuno di questi gradini di sviluppo — su Saturno, sul Sole, sulla Luna e sulla Terra — è al contempo un gradino dello sviluppo della coscienza. Su Saturno la coscienza era completamente torpida, era il primo gradino. La nostra coscienza nel sonno senza sogni, quella che ha il mondo vegetale eternamente addormentato, è già più luminosa di quella che l’uomo aveva su Saturno, la quale si confronta con la coscienza del minerale. Solo sul Sole l’uomo si elevò a una coscienza come quella della pianta. E per il fatto che sulla Luna ricevette il corpo astrale incorporato, salì anche la sua coscienza ancora un grado più alto, a quella che designiamo come la coscienza di immagini. Con l’attuale coscienza di sogno possiamo confrontarla solo in una certa relazione, poiché i nostri sogni hanno significato solo in casi eccezionali. Ma sulla Luna era diverso. Le immagini che sorgevano e scendevano, che si mostravano all’uomo, avevano significato. Se un altro essere gli si avvicinava, non poteva percepire forma esterna e colore, ma sentiva qualcosa sorgere dentro di sé, come accade oggi all’uomo nel sogno: sorgeva in lui un’immagine della natura interiore dell’essere; e secondo il colore e il carattere di questa immagine sapeva se l’essere gli era benevolo o ostile, se doveva restare o fuggire.
Ma già, come detto, sulla Luna, durante il tempo in cui il Sole era fuori, ci fu un cambio di coscienza: ci furono tempi in cui la coscienza era più vivace, e tempi in cui era più torpida. Oggi si alternano i tempi di giorno e notte. L’uomo al mattino entra nel suo corpo fisico e nel corpo eterico: grazie a ciò il mondo degli oggetti esterni e degli esseri gli appare davanti. Diventa luminoso e brillante attorno a lui per il fatto che usa i suoi sensi. Ma poi, quando alla sera esce con il suo Io e il corpo astrale, allora non ha inizialmente alcuno strumento per percepire: diventa buio attorno a lui. Così la coscienza del sonno senza sogni, concessa all’uomo la prima volta sul Sole, si alterna con la coscienza di veglia, con la coscienza terrestre. Questo si è già preparato sulla vecchia Luna. Già allora il corpo eterico e il corpo astrale non erano continuamente sollevati, ma c’erano tempi in cui si calavano dentro il corpo fisico. Il vecchio Sole infatti si muoveva già attorno al Sole, e questo movimento comportava che l’uomo era a volte illuminato dal Sole, a volte no. Accadeva così un fuoriuscire e un entrare del corpo eterico e del corpo astrale nel corpo fisico. Certamente il cambio non era di tale contrasto come oggi. Quando l’uomo sulla vecchia Luna usciva, quando era illuminato dalle forze del Sole, era in una coscienza luminosa, in una coscienza spirituale; percepiva intensamente lo spirituale. E quando il suo corpo eterico e il suo corpo astrale si calavano dentro il corpo fisico, allora la sua coscienza si oscurava — vedete, era l’inverso di oggi. Sulla Luna si alternavano dunque, in tempi molto, molto più lunghi, stati di coscienza luminosi e scuri; e negli stati di coscienza scuri accadeva, senza che l’uomo lo sapesse, ciò che si chiama la fecondazione. Per sviluppare la capacità della riproduzione, per realizzare la fecondazione, per generare, l’essenza superiore dell’uomo si abbassava nel suo corpo fisico; e quando l’atto era concluso, saliva di nuovo nel mondo superiore. Si è preparato gradualmente ciò che sulla Terra si è completamente sviluppato. E dal fatto che il Sole si era separato, dal fatto che aveva dato alle sue essenze una forza più forte, l’uomo, e tutti gli altri esseri, potevano essere sviluppati più elevati. Se infatti le forze solari avessero continuato ad avere l’impedimento della vecchia Luna, non avrebbero potuto agire così poderosamente. Ora erano esse stesse liberate dall’ostacolo delle sostanze lunari, e per questo motivo la Luna con tutti i suoi esseri procedette così rapidamente in avanti, che dopo un certo tempo aveva raggiunto la maturità per essere ripresa di nuovo dal Sole. Subentrò uno stato in cui tutti i corpi celesti separati potevano essere ripresi, in cui entravano insieme in uno stato spirituale, in uno stato di riposo che noi chiamiamo Pralaya. E poi, dopo questa pausa, tornò fuori quello che possiamo chiamare il primo germe eterico del corpo terrestre, e da cui più tardi tutto si è di nuovo separato.
Ci chiediamo ora: da dove viene il corpo fisico su Saturno, da dove viene il corpo eterico sul Sole, e da dove viene il corpo astrale sulla Luna? Il discepolo della scienza dello spirito non domanda così filosoficamente inetto come molti, che credono di domandare filosoficamente. Ci sono persone che chiedono: da dove viene questo o quello? E se uno risponde, allora chiedono ancora e sempre ancora, senza fine. Si fa questo solo finché non ci si eleva da sé alla considerazione spirituale del mondo. Ragionevolmente si deve finire con le domande in un punto in cui il significato della domanda ha fine. Immaginate di trovare dei solchi sulla strada nel materiale stradale. Chiedete: da dove viene? La risposta suona: un carro vi ha passato dentro. Ora potete domandare ancora: da dove è venuto il carro? Si può rispondere: l'usava un uomo che aveva un affare determinato. Ora potete certamente chiedere ancora: da dove è venuto l’affare? Ma infine arriverete al punto in cui le domande finiscono, in cui vi allontanate così tanto dall’oggetto che entrate in un campo completamente diverso. Se il significato della formulazione della domanda comincia da un’idea, si viene a domande senza fine solo se si rimane nell’astratto. Ma nella considerazione concreta infine si arriva agli esseri spirituali, e allora non si chiede più: perché fanno questo? — bensì si chiede: che cosa fanno? — Per questo bisogna prima educarsi a comprendere i limiti del chiedere.
La nostra osservazione occulta ci dice che una volta, quando il vecchio Saturno cominciò a formarsi, certi esseri spirituali effusero la sostanza fondamentale di Saturno, il calore, dalla loro propria sostanza, come un sacrificio. Hanno raggiunto tale maturità che non solo non avevano bisogno di assumere nient’altro come nutrimento, ma erano addirittura capaci di sacrificare la loro propria sostanza, di effonderla. Questi sono i Troni. I Troni versano la loro sostanza durante il vecchio tempo di Saturno, e sono loro che, attraverso il loro sacrificio, formano la base del corpo fisico umano. Colui che osserva questo corpo fisico su Saturno occultamente, dice: è effuso dalla sostanza dei Troni. Vediamo che questo corpo fisico si è trasformato di grado in grado, si è sviluppato più elevato, ma quello che abbiamo in noi è sempre la sostanza trasformata dei Troni. Passiamo poi al vecchio Sole. Qui il corpo eterico si è unito al corpo fisico. Ci sono di nuovo esseri spirituali, che stanno sotto i Troni, che noi chiamiamo gli Spiriti della Saggezza, le Kyriotetes. Su Saturno non erano ancora così lontani che avrebbero potuto effondere la loro propria essenza. Sul Sole però erano così lontani, e dal loro corpo fluì la sostanza del corpo eterico. Nel nostro corpo eterico portiamo, dal tempo solare, la sostanza degli Spiriti della Saggezza. Sulla Luna il corpo astrale si unì. Di nuovo sono esseri spirituali che sacrificano la loro sostanza: gli Spiriti del Movimento, le Dynameis o le Potenze. E infine passiamo dalla Luna alla Terra: allora un altro essere effonde la sua forza in noi, otteniamo l’Io; ai tre altri corpi viene l’Io. Questo Io ci è concesso dagli Spiriti che guidano l’evoluzione cosmica, dagli Spiriti della Forma, dalle Potenze o Exusiai. Questi Spiriti della Forma li incontriamo qui di nuovo: sono gli Elohim, che ci irradiano la loro luce solare, e Geova, che dal lato lunare forma lo spirito umano. Qui li abbiamo nella loro azione congiunta, gli Spiriti della Forma, che dall’esterno hanno dato all’uomo la disposizione al suo Io.
Vediamo così, di grado in grado, certi esseri spirituali incorporarsi nello sviluppo umano: su Saturno i Troni, sul Sole gli Spiriti della Saggezza, sulla Luna gli Spiriti del Movimento o Dynameis, e sulla Terra gli Spiriti della Forma, Geova e gli Elohim. Tutti questi esseri sono quelli che hanno dato all’uomo la sua forma e figura presenti, che hanno effuso la loro propria essenza. Nel documento biblico ci viene chiaramente indicato come l’essenza di uno degli Spiriti della Forma si effonda nell’essenza dell’uomo. Un mistero profondo si cela dietro ciò che sta nella Torah. Immaginate che uno degli Spiriti degli Elohim si sia connesso, come Geova, con la Luna, che agisse di lì come Spirito della Forma, facendo dell’uomo ciò che gli dà la forma divina: il Dio ha formato l’uomo secondo la sua immagine, gli ha dato la forma degli dèi. Gli Spiriti della Forma sono coloro che gli hanno dato la forma umana, cioè la forma divina. Gli Elohim effondono nella luce la forza solare sulla Terra. Il dio Geova ha rinunciato al vestito esteriore, alla forma esterna della luce: come un dio oscuro si effonde sulla Terra, limitandosi al tempo fra la nascita e la morte. Per l’aria, che la luce penetra, si uniscono a lui gli Spiriti dell’aria. Così che, se vogliamo farci un’immagine di ciò che spiritualmente e fisicamente si effonde dal Sole sulla Terra, vediamo come i raggi solari sono catturati dalla Terra e raggiungono l’uomo, e come questi raggi portano anche ciò che dal dio Geova ci si effonde: lì viene aggiunto quello che vive nell’aria come spirituale. E a questo momento, in cui Geova effonde la sua essenza di forza, un pezzo della divinità di Geova nell’uomo, rinviano le parole della Bibbia: «E Geova soffiò nell’uomo il respiro vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente.»
Dobbiamo chiarirci che dobbiamo prendere tali parole completamente alla lettera, che dobbiamo leggere ciò che veramente vi sta dentro. E brividi di riverenza ci attraversano quando cominciamo a comprendere tale parola; quando comprendiamo il significato di questo detto, il quale ci proclama che, dopo che su Saturno, sul Sole e sulla Luna i Troni, gli Spiriti della Saggezza e gli Spiriti del Movimento hanno effuso le loro essenze nell’uomo, ora sulla Terra anche gli Spiriti della Forma sono entrati in lui. Questo momento grande, potente, è quello che è espresso nel detto biblico.
Vedremo ora ulteriormente come questi Elohim e Geova hanno agito insieme con gli esseri luciferini, attraverso il periodo atlantico, fino al nostro tempo.
La natura del nostro tema porta con sé che procediamo in una maniera del tutto singolare: ci avviciniamo al nostro scopo come in circoli concentrici, tracciamo dal contorno cerchi sempre più stretti per raggiungere ciò che vogliamo raggiungere. Può sembrare dunque, all’inizio, come se alle nostre considerazioni mancasse una sistematica interna. Ma proprio perché ci avviciniamo gradualmente dall’esterno all’interno, giungeremo a una giusta comprensione della cosa.
Abbiamo condotto le nostre considerazioni fino al punto in cui gli Spiriti della Forma, gli Exusiai, o, come li si chiama nell’esotericismo cristiano, le Potenze, si sono presentati come i veri reggenti dell’esistenza umana sulla Terra. Questa è l’essenza della cosa: nel corso dello sviluppo terrestre, in ciò che è materiale e anche in ciò che è animico, agirono questi spiriti, i quali stanno in un grado così elevato che a un certo momento non potevano più avere la Terra quale teatro della loro propria evoluzione. Abbiamo visto come estraevano dalla Terra le sostanze e le forze più sottili, e facevano del nostro Sole il teatro della loro propria evoluzione. E abbiamo inoltre considerato come uno degli spiriti più grandi si è separato da questo regno, dai suoi compagni solari, e si è completamente sacrificato. Questo è lo stesso essere che rimase congiunto alle forze lunari, e che è designato nel documento biblico come Geova. Dobbiamo dunque immaginarci che, per tutto il tempo in cui il Sole era ancora congiunto alla Terra, spiriti alti e sublimi erano anche congiunti all’esistenza terrestre. Poi i più sublimi spiriti si separarono, e uno dei compagni di queste elevate Potenze rimase indietro, rimase congiunto alla Terra fino al prossimo grande evento cosmico, fino alla separazione della Luna dalla Terra. E da quel momento in poi è contenuto, nelle forze lunari agenti dall’esterno, ciò che noi chiamiamo l’emanazione, l’opera di Geova. Così agirono sulla nostra Terra dall’esterno, da una parte gli alti spiriti solari, dall’altra Geova con la sua corte, con gli spiriti che lo servono; e nel loro agire congiunto essi regolarono da quel momento l’evoluzione terrestre dell’umanità, che ora dobbiamo considerare più da vicino.
Che cosa significa che gli Spiriti della Forma sono i veri reggenti dell’esistenza terrestre? Non erano forse questi spiriti della forma già attivi nei precedenti stadi evolutivi del nostro pianeta? Durante il tempo di Saturno, Sole e Luna? Sì, certamente erano attivi anche prima, ma avevano un campo di azione diverso rispetto a quello della Terra. Comprenderemo questo se semplicemente consideriamo i fatti che ci si sono già presentati. Su Saturno c’era soltanto la prima base del corpo fisico: lì non era ancora fluito il corpo eterico, e neppure il corpo astrale. Certamente agivano già allora questi spiriti della forma, uno dei quali è Geova; ma, se possiamo esprimerci trivialmente, non avevano per la loro attività un terreno così preparato. Solo perché sul Sole gli Spiriti della Saggezza donarono il corpo eterico, e sulla Luna gli Spiriti del Movimento donarono il corpo astrale, quegli Esseri che noi chiamiamo le Potenze trovarono un essere umano preparato. Solo a un essere umano che già aveva in sé il corpo fisico, eterico e astrale potevano essi dare ciò che noi oggi conosciamo come la forma umana. In nessuna fase precedente dell’evoluzione questa forma, così come voi potete osservarla in voi stessi oggi, era presente. Erano stadi preparatori quelli presenti sulla Luna, sul Sole e su Saturno; e tutto doveva prima passare attraverso una certa evoluzione, prima che l’uomo potesse essere elevato a questa nobile forma umana. Se chiediamo perché gli Spiriti della Forma non potevano intervenire su Saturno, dobbiamo rispondere: perché gli embrioni del corpo fisico che lì si erano sviluppati erano ancora troppo giovani; doveva prima subentrare un certo grado di maturità. E questo grado di maturità subentrò solo quando la nostra Terra si trovava di fronte a quello sviluppo di cui vi ho parlato, descrivendo come la Terra insieme al Sole formava una specie di corpo mondano sostanziale fine, e poi continuava nel suo sviluppo. Allora gli Spiriti della Forma erano già attivi e lavoravano lentamente e gradualmente il corpo umano, finché esso non potesse infine ottenere la forma umana.
Possiamo indicare un momento in cui questa conformazione della forma umana ha trovato un certo compimento, in cui la forma umana era sostanzialmente completa. Nel primo tempo del periodo atlantico questo non era ancora il caso. Se ripercorriamo indietro fino al tempo seguente la grande catastrofe che spazzò via la vecchia Atlantide, troviamo i nostri progenitori in uno stato molto diverso dal nostro odierno. Solo verso il mezzo dell’epoca atlantica, circa, giungiamo al momento in cui l’uomo aveva sostanzialmente ricevuto la sua forma umana così come la conosciamo oggi. Prima l’uomo non era affatto fisso in una tale maniera come in seguito: l’intero suo contenuto materiale, se possiamo esprimerci così, era più morbido. Nel primo tempo atlantico troviamo l’uomo composto da materia morbida, che non aveva nulla della durezza ossea odierna, anzi non era nemmeno ferma come la cartilagine. L’uomo nuotava per così dire ancora in giro nell’aria, ancora completamente piena di acque dense e permeata da esse: era una sorta di creatura acquatica, allo stesso modo come oggi esistono certi animali che difficilmente si possono distinguere dall’acqua. Era già allora predisposto anche nella struttura ossea, ma non era ancora indurito. Questo è il tempo in cui esisteva anche un tutt’altro collegamento fra i membri superiori e quelli inferiori dell’essere umano. Ricordiamoci ancora una volta che oggi, quando l’uomo dorme, egli lascia il suo corpo fisico e il suo corpo eterico nel letto, mentre il corpo astrale e l’Io sono fuori. Poiché oggi il corpo eterico è approssimativamente uguale al corpo fisico in forma e grandezza, quando l’uomo si separa dal corpo fisico con il suo corpo astrale, esce ben presto anche dal corpo eterico. Non era così nel primo tempo atlantico. Allora il corpo eterico sporgeva da tutti i lati, specialmente alla testa, al di là del corpo fisico. Questo sporgere aveva come conseguenza che il corpo astrale, quando già era uscito dal corpo fisico, rimaneva ancora congiunto al corpo eterico.
Quando nel moderno uomo il corpo astrale esce, nello stesso istante in cui ha abbandonato il corpo fisico, ha anche abbandonato il corpo eterico. E la conseguenza di questo collegamento del corpo astrale col corpo eterico, che precedentemente persisteva quando il corpo fisico era già abbandonato, consisteva nel fatto che l’uomo nella notte non aveva una tale oscurità e incoscienza attorno e in sé, come accade oggi. Allora, quando era fuori dal suo corpo fisico, poteva in una visione chiaroveggente semicosciente percepire esseri psichico-spirituali. È così che, se vi immaginate che vi addormentate e il vostro corpo astrale esce dal corpo fisico, il vostro sguardo si distoglie dal mondo fisico, e invece vi si presenta un mondo popolato di esseri psichico-spirituali. Un tale uomo però non aveva bisogno di un corpo fisico fisso, non aveva bisogno di un sistema osseo fisso; perché, grazie al fatto che il corpo fisico era morbido, era anche più mobile.
Arriviamo qui a qualcosa che per la coscienza chiaroveggente era certamente presente, per quanto sia orribile per la coscienza odierna materialistica: nel primo tempo atlantico l’uomo aveva un grande potere sulla forma del suo corpo. Immaginate che l’uomo, allora, desiderasse che un membro, che in seguito sarebbe diventato la mano — per esprimersi rozzamente —, dovesse sembrare diverso, che per esempio si allungasse: poteva effettivamente allungarlo elasticamente. Poteva non solo muovere tutti i suoi arti, ma anche allungarli elasticamente, poteva per così dire gonfiarsi. Questo era allora completamente possibile, per quanto ripugni all’uomo che pensa materialisticamente oggi: poteva stendere le dita lontano, allungarle. E questo era particolarmente marcato quando risaliamo ancora più indietro, nell’era lemuriana. E ora vedrete come due cose si uniscono. Quando ha l’uomo perso la capacità di stendere, allungare e contrarre di nuovo i suoi arti? Quando gli Spiriti della Forma avevano finito di sviluppare le forme. Finché l’uomo non aveva completamente ricevuto la forma fisica che doveva rimanere sua, finché l’uomo, controllato da altri spiriti, poteva ancora cambiare la sua forma. Se dunque risaliamo a tempi che stanno dietro l’epoca atlantica, troviamo che la forma dell’uomo non era ancora conclusa, che l’uomo aveva una forma che si metamorfosava continuamente. E dobbiamo essere chiari su questo: che infine è venuto un momento in cui gli Spiriti della Forma avevano completamente concluso tutto ciò che inizialmente dovevano fare, di conformare la forma umana in modo uguale alla loro propria forma; perché versavano la loro propria forma in essa.
Supponiamo ora — e vedremo attraverso quali eventi questo è stato effettuato — che alcuni esseri umani non potessero aspettare fino a questo momento in cui gli Spiriti della Forma avevano finito il loro lavoro: allora questi esseri sarebbero rimasti bloccati in uno stadio precedente, si sarebbero per così dire ossificati nella forma; avrebbero mantenuto ferma una forma anteriore. Ma proprio questo era importante: che questo essere, che doveva diventare un uomo, mantenesse la sua forma e la sua figura mobile finché non potesse subentrare il momento normale per la forma fissa. Supponiamo un momento poco prima — in realtà sta molto lontano, perché si tratta di lunghi periodi di tempo. Allora l’essere esterno dell’uomo era tale che aveva ancora bisogno delle forze che l'elaboravano, che lo rielaboravano, che l'affinavano. Supponiamo ora che, attraverso eventi che impareremo a conoscere in seguito, certi esseri umani si fossero staccati dalle forze formatrici che continuavano ad agire, fossero caduti fuori, così da non essere più completamente pervasi dalle forze formative come prima: allora questi esseri umani sarebbero rimasti bloccati a uno stadio anteriore. Questo è effettivamente accaduto. In questi esseri che si sono staccati troppo presto, che ci stanno molto vicini, ma non hanno permesso alle forze formatrici di agire a lungo su di essi, abbiamo le scimmie. Non potevano aspettare, non restarono a lungo nel grembo degli Esseri divini che noi chiamiamo gli Spiriti della Forma. E ciò che abbiamo ora descritto per le scimmie, si ripeté sempre di nuovo durante l’esistenza terrestre per vari esseri: sempre di nuovo esseri rimasero indietro e si ossificarono.
Abbiamo così l’intera serie degli animali odierni. Se però voi chiedete: discende qualche essere umano da tali forme animali? — la risposta è: no! L’uomo rimase per così dire sopra il suolo della superficie terrestre negli elementi puri, e si condensò solo quando fu il momento. Questo momento, in cui l’uomo è disceso dalle pure altezze spirituali, senza avere la condensazione terrestre, è sulla Terra; il documento biblico lo mantiene molto bene nel racconto del Paradiso. Il Paradiso, nonostante tutta la ricerca, non sta affatto sul suolo terrestre, ma nel circondario della Terra. L’uomo scese solo più tardi dal Paradiso sulla Terra, dopo che aveva ricevuto la sua forma conclusa.
Chiariamo ora che cosa sarebbe dovuto accadere verso il mezzo del tempo atlantico, quando questi Spiriti della Forma avevano finito di sviluppare il corpo fisico. In questo momento l’uomo, con i suoi sensi nel frattempo diventati completi, avrebbe dovuto guardare verso l’ambiente circostante, e avrebbe dovuto prima vivere con l’ambiente fisico esterno. Prima di allora, tutto nell’ambiente fisico era presente in contorni poco chiari. Solo allora sarebbe venuto il momento in cui l’uomo, con il mondo esterno, avrebbe dovuto entrare in relazione in una maniera, per così dire, normale. Allora il momento in cui l’uomo avrebbe imparato a distinguersi dal suo ambiente, e avrebbe imparato a dire «Io» a sé stesso; perché si può dire «Io» a sé stessi soltanto quando ci si può distinguere dalle altre cose. Questo avrebbe imparato l’uomo, in questo momento. In questo tempo avrebbe avuto un tale corpo fisico da poterlo chiamare un appropriato portatore del suo Io.
Abbiamo però già menzionato come, su tutti i livelli dello sviluppo mondano, certi esseri sono rimasti indietro. Non tutti gli esseri hanno raggiunto il livello che li avrebbe abilitati ad agire nel modo appena descritto; e neppure tutti gli esseri che noi abbiamo chiamato gli Spiriti della Forma o Potenze. E sono proprio gli esseri rimasti indietro quelli che risultano essere assolutamente essenziali per l’evoluzione umana sulla Terra. Abbiamo infatti già considerato che, oltre agli Esseri sublimi che agiscono dal Sole e dalla Luna, ce ne sono altri che stanno su uno stadio intermedio, su un livello tra gli uomini e gli alti spiriti solari e lunari, e che hanno come loro teatro il Mercurio e Venere, quei corpi celesti dispersi tra il Sole e la Terra. Come dunque gli spiriti solari avevano raggiunto l’evoluzione normale, e avevano colto esattamente il momento in cui potevano agire nel modo corretto, così gli esseri che stavano tra la Terra e gli spiriti solari non trovarono questo momento allo stesso modo; e poiché non erano nell’evoluzione normale, intervennero in un tempo diverso. Vogliamo ora considerare che cosa è risultato da questo.
Consideriamo di nuovo l’evoluzione umana così come si è svolta. Immaginiamoci nuovamente il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io. Sappiamo bene che l’Io è destinato a trasformare gli altri membri dell’essere umano, che deve iniziare gradualmente a portare il corpo astrale sotto il suo controllo e dominio: questo non significa nient’altro se non che l’uomo domina le sue passioni e i suoi istinti. Era così giunto il momento in cui l’Io avrebbe dovuto apparire nel modo normale nell’uomo, in cui avrebbe dovuto agire sul corpo astrale; gradualmente il corpo astrale doveva essere trasformato, il Sé spirituale doveva essere sviluppato. Quando le sublimi Potenze intervennero verso il mezzo del tempo atlantico, fu data la prima possibilità di tale trasformazione. Ora comprenderemo quale compito singolare si presentò agli esseri rimasti indietro. Non erano così avanzati da poter sostenere l’uomo nello sviluppo del suo Sé spirituale. La conseguenza fu che agirono sul corpo astrale dell’uomo, che non era ancora pervenuto all’Io. E agirono anche già prima. Abbiamo così nell’evoluzione dell’umanità terrestre un certo periodo in cui il corpo astrale, che non si era ancora elevato fino all’Io, viene elaborato da questi esseri spirituali rimasti indietro. Lo comprenderete ancora meglio se vi ricordate che sulla Luna l’uomo aveva il corpo fisico, eterico e astrale, e che allora le Potenze agivano normalmente sul corpo astrale. Coloro che si erano sviluppati normalmente agivano ora sull’Io; gli altri però, rimasti indietro, continuavano ad agire, secondo la loro vecchia abitudine lunare, sul corpo astrale. Prima che l’uomo avesse sviluppato l’Io, questi esseri rimasti indietro — ma tremendamente elevati al di sopra dell’uomo — agivano sul suo corpo astrale. Noi li chiamiamo, secondo il loro principale rappresentante, secondo il loro capo, gli esseri luciferici.
Due generi di esseri agivano dunque sull’uomo: quegli spiriti agenti normalmente di cui parlammo la volta precedente, e questi esseri luciferici, che per così dire non erano arrivati a un’azione sull’Io, e che avevano già prima elaborato il corpo astrale umano. In tal modo questi ultimi hanno trattenuto l’uomo anche nel suo sviluppo. Se tali esseri non avessero agito sull’uomo, egli nel mezzo del tempo atlantico sarebbe stato così avanzato che le sublimi Potenze avrebbero agito sul suo Io.
Possiamo ora chiedere: ciò che questi spiriti rimasti indietro hanno fatto all’uomo, rispetto a ciò che le sublimi Potenze fecero a lui, è da designarsi nel senso triviale come qualcosa di male? No, assolutamente no. Se consideriamo il fatto che lo sguardo chiaroveggente può verificare, troviamo che in realtà hanno persino accelerato l’evoluzione dell’uomo. L’uomo avrebbe dovuto aspettare fino all’ultimo momento per lo sviluppo di certe capacità, mentre invece le ha ottenute più presto. L’uomo ricevette così dagli esseri luciferici, prima del tempo che gli era assegnato, certe capacità spirituali, e fu così elevato a un certo livello spirituale. Questo non è male: per quanto possa sembrare strano, è anzi qualcosa che nel senso superiore significa una guida infinitamente saggia nel prosieguo dell’evoluzione dell’umanità. Grazie al fatto che l’uomo a uno stadio inferiore ha ottenuto certe capacità, che gli sarebbero state altrimenti assegnate solo verso il mezzo del tempo atlantico, egli si è confrontato con queste capacità in un modo completamente diverso, cosciente e libero. L’uomo sarebbe stato guidato al guinzaglio fino al mezzo del tempo atlantico, se questi esseri rimasti indietro non fossero intervenuti. Come dobbiamo dunque interpretare il loro restare indietro? Con un pensiero superficiale si potrebbe facilmente interpretarlo come se fossero rimasti indietro come l’alunno che ripete l’anno a scuola. Ma questi spiriti non sono rimasti indietro per la loro pigrizia: il motivo del loro restare indietro era volontà di sacrificio. Per dare all’uomo la possibilità di ricevere il dono degli Spiriti della Forma in un modo più elevato e libero, essi si sacrificarono. Abbiamo un lungo periodo dell’evoluzione umana, in cui l’uomo, attraverso questi esseri luciferici, ha ricevuto i primi inizi del linguaggio, del pensiero, particolarmente della memoria del pensiero; in cui ha ricevuto l’embrione dell’arte e della scienza. Tutto ciò l’uomo non avrebbe altrimenti ottenuto, poiché avrebbe avuto solo un’attività istintiva. Certamente, in tal modo qualcos’altro, che altrimenti, per opera della guida degli Spiriti della Forma, sarebbe rimasto indipendente dall’uomo, gli fu dato in suo potere, in suo dominio: l’uomo fu esposto al bene e al male; ad allontanarsi dal cammino giusto fu esposto. Senza l’intervento degli esseri luciferici non sarebbe mai stato esposto al bene e al male, ma sarebbe stato privato della sua libertà. Grazie al fatto che questi esseri hanno spostato una porzione dell’evoluzione in una fase precedente, hanno dato all’uomo la libertà. Tutti noi portiamo in noi il seme dell’attività di questi spiriti luciferici.
Dobbiamo quindi dire: nel mezzo del tempo atlantico scesero gli Spiriti della Forma, quegli spiriti che avevano completato l’evoluzione al punto da poter dare all’uomo ciò che essi stessi avevano. Solo in questo tempo l’uomo avrebbe raggiunto il suo completo embrione verso l’Io, se solo essi fossero stati attivi. Ma da un momento precedente gli esseri luciferici erano già attivi, hanno accelerato l’evoluzione di una parte significativa — da una parte verso l’alto, dall’altra verso il basso. È accaduto in tal modo qualcosa di diverso e importante. Se il progresso si fosse compiuto senza gli esseri luciferici, l’uomo avrebbe raggiunto un certo stato verso il mezzo del tempo atlantico, ma senza la possibilità della libertà. Senza suo merito sarebbe stato maturo per ricevere il dono degli Spiriti della Forma. Poiché gli esseri luciferici l'hanno reso maturo prima, da un’altra direzione è subentrato un certo deterioramento; e per questo motivo, in questo momento, non potevano agire su di lui tutte le forze degli Spiriti della Forma, non tutte le superiori Potenze solari. Questo racchiude in sé qualcosa di importante. Se l’uomo, senza libertà, dunque anche senza suo merito, fosse arrivato nel mezzo del tempo atlantico solo come attraverso un istinto spirituale e superiore, avrebbe avuto la maturità affinché già allora scendesse sulla Terra quel principio che noi chiamiamo il Principio di Cristo: il Cristo sarebbe allora già allora apparso. Ma così la libertà dell’uomo era stata data, l’uomo era stato per questo spinto sotto il suo stadio evolutivo istintivo normale; e la conseguenza era che doveva ora raggiungere la maturità attraverso se stesso, così da poter ricevere il Principio di Cristo nello stesso tempo, dopo che gli esseri luciferici erano intervenuti prima. Dobbiamo essere chiari che l’abbassamento e l’azione del Cristo fu ritardata dall’intervento degli esseri luciferici. In tal modo però gli uomini erano in una forma più matura quando il Cristo discese.
Vediamo così che questi esseri sono quelli che hanno fatto l’uomo quello che è oggi, che l'hanno preparato al grande momento della discesa del Principio di Cristo. Essi si sono per così dire detti: lasciamo che l’uomo viva il tempo atlantico solo istintivamente, allora riceverà anche il Principio di Cristo istintivamente, allora non è libero, non è maturo nella libertà. Noi sacrifichiamo noi stessi e sviluppiamo in lui certe capacità, certe proprietà, e ritardiamo il momento in cui potrà percepire il Cristo. — Esattamente così a lungo prima del mezzo del tempo atlantico gli esseri luciferici hanno iniziato la loro attività, quanto dopo questo momento il Cristo è apparso.
Se ora chiediamo: qual era la parte di quelle Potenze che l’uomo ha potuto ricevere verso il mezzo del tempo atlantico? — dobbiamo rispondere: era qualcosa che poteva solo avvicinarsi all’uomo dall’esterno, in cui l’uomo non poteva ancora essere con la sua propria anima. Perciò tutto ciò che, dalle Potenze che potevano agire in precedenza, giungeva all’uomo era tale da non fluire dal più intimo essere dell’uomo: egli seguiva qualcosa di esterno, obbediva a leggi. Proprio come anche l’animale deve seguire, completamente istintivamente, le leggi impresse in lui, così Geova diede leggi agli uomini. Diede loro la legge, che fu poi realizzata anche esternamente attraverso Mosè e i profeti. Ma nel frattempo essi raggiungevano la maturità per ricevere in se stessi l’impulso e la spinta a fare ciò che dovevano fare. E così vediamo che, senza l’intervento degli uomini, il loro ordinamento sulla Terra è preparato dalle Potenze. Dove agiscono dunque, queste Potenze? Agiscono principalmente laddove, trivialmente detto, il sangue parla: nella procreazione e in tutto ciò che vi è connesso.
Abbiamo allora dei, nei tempi antichi. Non abbiamo forse gli Spiriti dei Popoli, abbiamo Spiriti di Gruppo, e all’interno dei gruppi essi creano attraverso l’ordinamento legale. Ciò che è consanguineo si ama, e si ama perché l’amore è impresso attraverso le leggi di natura. E quanto più risaliamo indietro, tanto più troviamo che tutto questo si considera appartenente insieme, che tutto questo si ama, ciò che l’amore, attraverso le leggi di natura, attraverso le forze formative esterne, ha impresso in lui. Il principio di Geova agiva nello stesso sangue, dunque nell’appartenenza insieme. Lì viveva e creava Geova, attraverso questo rapporto di consanguineità che è connesso al sangue, ordine e armonia. E coloro che gli si opponevano, che dirigevano i loro più forti attacchi contro il principio della consanguineità, erano gli esseri luciferici. Essi vogliono sempre mettere l’uomo al centro della sua stessa personalità, vogliono strapparlo fuori dal rapporto di consanguineità, finché Cristo non viene e lo mette completamente in cima alla sua personalità, donandogli la sua forza più intima, la saggezza e la grazia, come impulso più intimo del suo essere. E questo hanno preparato, per lunghi, lunghissimi periodi, gli esseri luciferici. L’uomo è diventato maturo per ciò che questi esseri luciferici volevano, solo quando il Cristo è disceso. I seguaci di tali concezioni sapevano bene cosa dicevano quando pronunciarono la sentenza: «Christus verus Luciferus», il Cristo è il vero Lucifero. Questo è un detto esoterico.
Vediamo così che in effetti due principi agiscono continuamente in quell’antico tempo che noi chiamiamo il periodo preista: sempre un principio che lega attraverso la consanguineità, e uno che separa, che vuole mettere l’uomo sulla punta della sua propria personalità. Possiamo ora vedere come l’intera umanità sia formata sotto l’influenza di questi due principi.
Immaginiamoci un certo stadio umano atlantico, in cui l’uomo si sta già avvicinando al suo successivo indurimento nel corpo osseo. Devo esprimermi qui populisticamente. Ora dovette di nuovo essere vigilato, da parte degli spiriti guida, affinché le ossa non si indurassero troppo velocemente. Dovette nello sviluppo atlantico il sistema osseo, per un certo tempo, rimanere sufficientemente morbido, così da poter essere trasformato. Ma sappiamo che a tutti i livelli rimasero indietro esseri. Rimasero indietro così gruppi di uomini, per il fatto che il sistema osseo si induriva troppo presto. Allora i principi agivano così, che il principio formativo otteneva una forte vittoria, mantenendo un gruppo di uomini nella forma in cui erano. Quale doveva essere la conseguenza? Si può certamente, su questo pianeta, indurire, trattenere qualcosa; ma l’intera evoluzione terrestre prosegue al di là di questo, così che ciò che è così artificialmente trattenuto incontra in seguito tempi a cui non si adatta più. Vennero tempi in cui l’aria si era più purificata dall’acqua, in cui le condizioni climatiche erano diventate diverse: allora ciò che era rimasto indietro non si adattava più. Tali gruppi di uomini, presso i quali il sistema osseo aveva ricevuto, per così dire, troppo, rimasero indietro come una razza umana degenerata. Non potevano più adattarsi alle condizioni del tempo post-atlantico; e gli ultimi resti di questi sono gli indiani americani. Erano degenerati. — E anche così rimase indietro un gruppo in cui non solo il sistema osseo si era indurito troppo presto, ma anche il sistema su cui si basa l’alimentazione, ciò che è dominato dalle forze del corpo eterico, mentre il sistema osseo è dominato dalle forze del corpo fisico. Gli ultimi resti di quel gruppo di uomini, presso i quali il sistema nutritivo era indurito, formano oggi la razza nera. E poi ci sono uomini degenerati per il fatto che il sistema nervoso si era indurito in uno stadio troppo precoce e non era rimasto abbastanza morbido per diventare uno strumento del pensiero superiore: gli ultimi resti di questi sono la razza malese. Perciò trovate presso di loro certi istinti e impulsi, certe inclinazioni verso gli istinti sensuali. E infine abbiamo uomini presso i quali, a un certo stadio, l’Io nel sangue, nell’espressione esterna dell’Io, era indurito, se così possiamo dire. Questi uomini, che — simbolicamente parlando — sono così induriti nel sangue, hanno i loro ultimi prolungamenti nei popoli della razza mongola. Ma gli uomini che mantennero gli elementi appena nominati così morbidi, da non fermarsi a nessuna forma di indurimento, poterono continuare a evolversi ulteriormente, così da andare persino oltre l’Io concluso. Questo gruppo di uomini andò, da un punto dello sviluppo terrestre a cui abbiamo già accennato, dall’Oceano Atlantico, vicino all’Irlanda odierna, verso quelle regioni che formano l’Europa e l’Asia odierne.
Troviamo il seguente fatto singolare: dal continente atlantico vanno vere e proprie ondate di emigrazione. E ora considereremo questo più dettagliatamente di come sia accaduto precedentemente in altri contesti. Queste ondate erano composte da uomini che erano induriti nel sistema osseo, e i cui ultimi seguiti furono incontrati alla scoperta del continente americano. Poi c’erano gruppi che andavano in Africa, altri che andavano in Asia. Questi ultimi erano quelli che abbiamo designato come la razza mongola. Gli ultimi a emigrare erano quelli che abitavano vicino all’Irlanda odierna e che si erano mantenuti pieghevoli il più a lungo, che si erano per così dire mantenuti il più a lungo nel Paradiso. Emigrarono da ovest verso est, e lasciarono dovunque, su tutta l’estensione del continente europeo, certe popolazioni. I più progrediti emigrarono verso l’Asia, e si mescolarono lì in molti modi con coloro che erano giunti per altre vie.
Immaginiamoci ora un tempo non così lontano, in cui esisteva ancora una certa visione chiaroveggente, sebbene molto ottusa, e gli Iniziati possedevano ancora una grande influenza. Se allora presso gli uomini c’era una consapevolezza di questi rapporti, come doveva manifestarsi? Supponiamo che nell’antica Grecia trovassero popoli che si erano induriti davanti a loro: allora trovavano lì giù ancora un’altra razza, originata per mescolanza, che si era indurita in uno stato ancora precedente. Così era infatti nella consapevolezza greca. Il Greco, quando ripercorreva lo sviluppo fino a se stesso, si diceva: guardo verso l’Africa, lì trovo nel tempo egiziano già uomini progrediti, su cui epoche culturali precedenti — quella babilonese, caldea — avevano già agito. Ma ancora prima, su questo suolo, c’era una popolazione fra cui c’era un forte elemento di indurimento rispetto a proprietà che scendevano verso il basso, nel principio nutritivo. Un altro livello si era formato più tardi, quando incontrarono gli emigranti asiatici. E verso quelli venivano coloro che si erano mantenuti pieghevoli il più a lungo. Ora il Greco, nei suoi plasmatici corpi divini, ha idealizzato ciò che sapeva dello sviluppo dell’uomo e ciò che considerava come un risultato delle forze agenti divinamente. Sapeva che a uno stadio molto precoce esseri umani si erano induriti, e che altri si erano mantenuti la morbidezza e la pieghevolezza. Poi guardava a se stesso. Era certamente rimasto indietro rispetto a certe cose, ma apparteneva a quelli che si erano mantenuti pieghevoli e formabili il più a lungo. Vediamo tutto questo meravigliosamente nascosto nell’arte plastica greca. Chi la segue con uno sguardo più profondo, trova tre diversi tipi di divinità:
il tipo di Zeus, a cui appartiene l’intero circolo degli dèi che si raggruppano intorno a Zeus; un tipo che fu successivamente aggregato al tipo di Zeus, ma era presente nella consapevolezza greca in una forma completamente diversa: nella forma di Hermes o Mercurio. Guardate la conformazione dei capelli nel tipo di Zeus, e confrontatela con i capelli ricci e arricciati di Mercurio, e inoltre con la conformazione degli occhi e la posizione delle orecchie. Vedete ben presto che il Greco voleva esprimere qualcosa di diverso, anche se successivamente è stato rappresentato così da essere aggregato al tipo di Zeus. Vi è infine il tipo di Fauno. Questo tipo appartiene a un’umanità ancora più antica, e si distingue chiaramente dal tipo di Mercurio. Abbiamo qui ciò che il Greco voleva esprimere a modo suo. Ciò che era a sud di lui, lo rappresentava il tipo di Fauno. Ciò che era a est, lo collegava con il tipo di Hermes; e ciò che egli stesso era, ciò che si potrebbe designare come il suo proprio tipo, quella razza che fondò la stirpe aria, l'esprimeva nel sublime ideale tipo di Zeus.
Chi vuole vedere, può vedere in tutte le forme come finemente il Greco ha adattato ciò che vive nella forma esterna alle forze conformative interne. Solo su una piccolezza vorrei mostrare quanto sia fine lo sforzo degli artisti greci di esprimere le grandi visioni cosmiche nella forma artistica. Immaginiamoci quel tipo asiatico che è sostenuto nella figura di Hermes: questo tipo, perché rimasto fermo alle forze umane inferiori, agisce così che le forze che entrano in questione, che gli danno la forma del viso, per così dire risiedono in regioni inferiori dell’essere umano. Al contrario agiscono in regioni superiori quelle forze che appartengono al tipo del Greco stesso; potete vederlo soprattutto in Zeus, nella sublime conformazione della fronte.
Vediamo che fino nella forma plastica operava la singolare coscienza del Greco. Comprendiamo che possiamo capire ciò che è stato creato nel corso dell’evoluzione solo quando seguiamo le forze agenti fino nel modo in cui gli artisti hanno conformato gli occhi. Non vediamo solo la fine osservazione dell’artista greco, ma come abbia realizzato nella forma esterna, nel modo particolare di ciò che creò, quello che le forze formative interne hanno configurato. Riconosciamo come nelle singole figure dell’arte greca — nelle figure della mitologia — la formazione razziale si sia mantenuta; e come in questa arte, persino nelle piccolezze, come nell’occhio, le forze spiritualmente agenti siano mantenute in una maniera singolare.
Ieri ci è apparso come una differenziazione, un formarsi di differenze, si introduca nello sviluppo in generale, e particolarmente nello sviluppo dell’umanità, per il fatto che gli esseri umani e anche altre entità non riescono ad attendere il momento giusto dello sviluppo. Rimangono indietro in un certo indurimento, mentre altri esseri mantengono fino al momento giusto — se vogliamo parlare in senso lato — la loro necessaria mollezza e plasticità, e possono così cominciare la corrispondente trasformazione. Abbiamo anche designato chiaramente il momento in cui è intervenuta la vera e propria conformazione umana. Ciò accadde a metà dell’epoca atlantidea, e abbiamo indicato come in tempi anteriori, particolarmente in tempi molto anteriori, l’uomo esteriore possedesse grande mobilità. Abbiamo indicato come egli potesse non solo muovere i suoi arti, ma, attraverso forze interiori, potesse farli diventare più grandi, e così via. Per la coscienza ordinaria odierna — come già ieri si è menzionato — sarà ora una specie di orrore quando si dicono tali cose sulla Terra e sull’umanità precedenti. Vedete infatti, anche qui nel circolo di studenti della scienza dello spirito, alle conferenze sottostà lo sforzo di sviluppare certe verità molto delicatamente, gradualmente, in piccole dosi: in tal modo sono meglio digeribili.
Faremo ora ancora una volta uno sguardo retrospettivo su questo sviluppo anteriore. Ci ricorderemo che anche il periodo che noi chiamiamo epoca atlantidea ha avuto un certo inizio. Essa ha trovato la sua fine attraverso grandi, potentissime catastrofi acquee di tipo assai complesso. Prima, per lunghi periodi — sui numeri potrà dirsi più dettagliatamente nelle ore seguenti — lo sviluppo atlantideo è durato; e poi ripercorriamo la storia fino alle origini di questo sviluppo. Se risaliamo ulteriormente, arriviamo ad altre catastrofi dell’evoluzione terrestre, che possiamo chiamare vulcaniche, in cui masse di terre scomparirono: terre che si estendevano a sud dell’odierna Asia, a est dell’Africa e a nord dell’Australia. Erano masse terrestri in cui viveva l’umanità primitiva, e che, prendendo un termine dalla scienza naturale, si chiamano il continente lemuriano.
Ma l’umanità era allora di corporalità assai molle, assai plastica. Siamo in un’epoca in cui l’uomo poteva assumere tutte le possibili trasformazioni. Aspetti assai grotteschi apparirebbero alla coscienza odierna se li descrivessimo. Siamo proprio al confine, prima che in tal modo — per vero prematuro — un genere di sentimento personale, una specie di sentimento dell’Io, entrasse negli uomini. Per il fatto che il sentimento dell’Io non era ancora presente, per il fatto che la forma umana era ancora così mobile e non aveva ancora trovato il suo completamento, accadeva ancora qualcos’altro. Questa forma che l’uomo presentava esternamente di volta in volta, e che era mutevole — secondo la sua costituzione interiore, ora in questo modo e ora diversamente —, era diventata quasi un traditore del suo interno: a seconda che avesse buone o cattive passioni o pensieri, la sua forma esterna si conformava. Non si poteva allora in nessun modo celare un cattivo pensiero, perché la forma corporea esterna ne assumeva immediatamente l’espressione, e così l’uomo appariva in tutte le possibili forme. Era il tempo in cui ancora poche specie animali superiori erano sulla Terra: la Terra era popolata da animali inferiori e dagli uomini.
Si poteva allora, se si era compagni degli uomini — e in fondo eravamo tutti tali —, trovare i propri simili per il fatto che esprimevano questa o quella passione, questo o quel pensiero. E tutte queste espressioni di questa o quella passione e di questo o quel pensiero — che cosa sono in realtà? Quali sono le espressioni fisiognomiche di queste passioni e pensieri umani? Sono forme animali. Chi oggi osserva le nostre forme animali, vede nel regno animale superiore nient’altro che tutte le possibili qualità e pensieri dispiegati, come tessuti in un grande tappeto.
Tutto ciò che oggi nella corporalità astrale dell’uomo può governare come passione e rimane celato, era allora una forza così potente, che essa dava subito al corpo morbido — il quale era in realtà formato solo da nebbia di fuoco — la gestalt che era l’espressione di quella passione. E una gran parte dei nostri attuali animali superiori non è altro che entità umane che si sono così intricate nelle loro passioni da essersi indurite, che si sono fermate. Gli animali sono nati così, dal fatto che le passioni umane si sono indurite, sono diventate fisse e rigide. Con sentimenti del genere circa vive colui che, con vera ragione occulta, guarda nella sua circostanza. Egli si dice: nel corso della mia umanizzazione sono passato attraverso ciò che oggi mi incontra nei leoni e nei serpenti; in tutte queste forme ho vissuto, perché il mio interno è passato per le proprietà che si sono sviluppate in queste forme animali. Quegli esseri umani che sono divenuti capaci di salire sempre a stadi più alti da tutto ciò, che hanno conservato il loro centro interno, hanno trovato un equilibrio, così che in loro rimangono solo le possibilità di queste passioni, in modo che queste passioni rimangono solo un’entità dell’anima e non assumono nessuna forma esterna. Questo significa lo sviluppo superiore dell’uomo. Negli animali vediamo il nostro proprio passato — benché non nelle stesse forme in cui gli animali erano allora, perché da allora sono passati milioni di anni. Supponiamo che passioni che oggi trovate nel leone si mostrarono allora nella forma esterna di questo uomo, nella forma del leone: allora questa forma si è indurita, è nato il genere dei leoni. Ma questi generi dei leoni hanno subito anch’essi uno sviluppo da allora; perciò il leone odierno non è più nella stessa forma di allora, è il discendente di un genere che si divise molti tempi fa. In certo modo vediamo negli animali diversi i nostri discendenti degenerati. Così guardiamo con comprensione nel mondo che ci circonda.
Non dobbiamo però immaginare che tutte queste forme animali che sono intorno a noi e rappresentano certi stati di indurimento, fossero per questo cattive passioni umane. Erano passioni necessarie: l’uomo doveva passare attraverso esse, affinché potesse prendere da esse tutto ciò che era utilizzabile nella sua entità odierna. Così, quando guardiamo indietro a quei tempi dello sviluppo terrestre, nella nostra circostanza troveremmo forme animali che si metamorfosano materialmente. Sono l’espressione di passioni, e in esse operano quegli esseri divini che ci sono diventati noti nelle conferenze passate. Dobbiamo dunque immaginarci che la Terra era ancora in sostanza molle, e che entità spirituali formano queste materie, configurando le diverse forme animali. Ora ci ricordiamo che abbiamo detto che la religione egiziana, come visione del mondo, come professione religiosa, ha ripetuto i fatti di questa terza epoca della Terra. Ciò che era stato vissuto allora sulla Terra, come conoscenza aveva assunto la forma della religione egiziana. E non ci meravigliamo allora che nelle rappresentazioni artistiche degli egiziani si trovino così tante forme simili ad animali e con teste di animali. Questa è una ripetizione spirituale di ciò che era effettivamente una volta sulla superficie della nostra Terra. Effettivamente, precisamente così, questo tempo ha ripetuto ciò che si era svolto in una determinata epoca della Terra; ed è più che un semplice paragone, è letteralmente parlando, quando diciamo: nelle anime che erano principalmente incarnate negli egiziani si rivivificò il ricordo del tempo lemuriano, e la loro religione è un ricordo rinato nello spirito di questo tempo. Così, epoca della Terra dopo epoca della Terra, si rinasce nell’anima nelle diverse visioni del mondo.
Anche più tardi l’ambiente dell’uomo era ancora completamente diverso da oggi; naturalmente anche gli stati di coscienza erano essenzialmente diversi. Dobbiamo innanzitutto comprendere che, nel tempo appena trattato fino alla metà dell’epoca atlantidea, la forma umana odierna si è gradualmente sviluppata. Abbiamo infatti visto come nella metà dell’epoca atlantidea la forma umana abbia acquistato in modo normale un certo completamento, attraverso Jehova e gli Spiriti della Forma. Se afferriamo questo in piena serietà, comprenderemo che tutto ciò che oggi troviamo nell’uomo si è sviluppato nel corso di questa epoca, dal tempo lemuriano al tempo atlantideo. Questo uomo lemuriano, se poteste vederlo con chiaroveggenza, vi darebbe ancora molti enigmi da risolvere: aveva funzioni che oggi sono separate ancora in una certa unità. Così, per esempio, nel tempo in cui lo sviluppo lemuriano era nel suo fiore, non c’era ancora una respirazione e nemmeno un’alimentazione come oggi esiste. Le sostanze erano infatti completamente diverse; la respirazione e l’alimentazione erano in una certa relazione qualcosa di coerente, una comune funzione, che più tardi si è solo divisa. Una sorta di sostanza acquea, per dirlo rozzamente, simile al latte, prendeva l’uomo in sé, e questo gli dava contemporaneamente ciò che oggi ha in modo separato nella respirazione e nell’alimentazione.
Qualcos’altro ancora non era separato. Voi sapete che, nel corso dello stesso tempo che ora sviluppiamo, i sensi si sono solo aperti verso l’esterno. Prima non erano aperti. I sensi che abbiamo oggi non percepivano allora cose esterne. L’uomo era limitato alla coscienza di immagini: immagini vive del sogno sorgevano, ma non c’era nessuna coscienza di oggetti esterni. Al contrario, l’uomo prendeva come primo annunzio della vita esterna, come prima traccia della sensazione sensoriale esterna, la capacità di distinguere nel suo ambiente caldo e freddo. Questo è veramente l’inizio della percezione sensoriale esterna sulla Terra per l’uomo, il quale si muoveva ancora nell’elemento allora fluido: sentiva se si avvicinava a un luogo caldo o freddo. Questa capacità era allora mediata da un organo che oggi è atrofizzato. Avrete già sentito che nell’interno del cervello umano si trova la ghiandola pineale: oggi è atrofizzata, prima si apriva verso l’esterno; era un organo di forza che mandava i suoi raggi verso l’esterno. E l’uomo si muoveva con una sorta di lanterna, che sviluppava una certa potenza luminosa attraverso l’elemento acqueo. Questa lanterna, che spunterebbe dalla testa se la ghiandola pineale dovesse crescere di nuovo, rendeva capace l’uomo di avere differenze di calore: era il primo organo sensoriale generale. Nella scienza naturale oggi la si chiama un occhio degenerato; questo non era mai un occhio, ma un organo di calore, e non solo per l’ambiente circostante: anche a distanza poteva percepire. Aveva però ancora un’altra funzione. Questo organo, che si chiuse quando gli altri organi sensoriali cominciarono ad aprirsi, era in certi tempi antichi un organo di fecondazione, così che la ricettività sensoriale e la fecondazione per un certo tempo coincidevano. Attraverso questo organo l’uomo prendeva dal suo ambiente quelle forze che lo rendevano capace di generare quelli della sua specie. In un certo tempo era persino così — e cioè quando la Luna non si era ancora separata dalla Terra — che l’atmosfera della Terra diventava specialmente capace, con una determinata posizione del Sole, di sprigionare quella sostanza che portava questo organo a brillare particolarmente. C’erano effettivamente periodi — e certi animali marini che a volte sviluppano una potenza luminosa ricordano ancora oggi questo — in cui entrava una fecondazione generale; tempi in cui, attraverso una particolare posizione del Sole, l’uomo allora ancora completamente asessuato riceveva una fecondazione, così da poter generare quelli della sua specie. La percezione sensoriale e la fecondazione, l’alimentazione e la respirazione, stanno in un passato primordiale in intima connessione.
Gli organi si differenziavano così gradualmente, e a poco a poco soltanto l’uomo prendeva quella forma che mostra oggi. Per il fatto però che divenne sempre più capace di diventare suo proprio signore, di sviluppare ciò che abbiamo espresso nella coscienza dell’Io. Nel tempo appena descritto, quando egli, guidato attraverso la sua percezione del calore, si muoveva in questa atmosfera terrestre, erano ancora completamente entità superiori che agivano su di lui. Erano prima di tutto le forze del Sole già uscito dalla Terra, che agivano così sull’atmosfera terrestre, da stimolare questo organo. Al contrario, attraverso le forze lunari — prima e dopo l’uscita della Luna — un altro organo era stimolato particolarmente: siede in un altro punto del cervello, ed è comunemente chiamato ghiandola ipofisaria. Questo è un organo che oggi non ha un vero compito. La ghiandola ipofisaria era prima il regolatore delle funzioni inferiori, dei processi di alimentazione e di respirazione, che allora erano ancora uno. Con questo stava connesso tutto ciò che da questo organo era regolato: le forze interne dell’uomo, attraverso cui poteva gonfiarsi, poteva dare a se stesso le più svariate forme — tutto ciò che nella sua forma era dato al suo arbitrio stava connesso con questo organo, con la ghiandola ipofisaria; ciò che era meno volontario, dipendeva dall’altro organo, dalla ghiandola pineale.
Vediamo così come l’uomo si trasforma, e come, per il fatto che egli stesso riceve una forma fissa, sicura, si sottrae sempre più a quelle entità che agivano su di lui dall’esterno e lo rendevano un’entità istintiva. Tutto questo ci dà ancora un’immagine più chiara dei processi dell’evoluzione umana, che infine hanno portato a quello stato a metà dell’epoca atlantidea, in cui l’uomo era maturo per lasciare che il mondo esterno agisse su di lui attraverso i suoi organi sensoriali, in cui era giunto alla possibilità di formarsi un giudizio sul mondo esterno. Prima, per lui, il giudizio era fluito dentro. Tutto ciò che si poteva designare come una sorta di pensiero, quello fluiva dentro, più o meno come oggi negli animali. Dobbiamo ora considerare che l’uomo progrediva inegualmente, che uno entrava prima, un altro più tardi, in questo o quel stato di indurimento; e abbiamo già visto quali forme umane si sono sviluppate. Abbiamo visto come alcuni si sono preparati al degeneramento per il fatto che sono entrati troppo presto in un certo indurimento, che hanno assunto troppo presto una determinata forma; e come così si sono sviluppate diverse razze. Effettivamente erano in uno stato di maturità, così da diventare recettivi a tutto ciò che la Terra poteva loro offrire nel suo aspetto esteriore, soltanto quegli uomini che, nel modo indicato ieri, procedevano da quel luogo nella vicinanza dell’odierna Irlanda, e che allora se ne andavano da Occidente verso Oriente; che poi popolavano le diverse regioni, in cui erano resti di popoli arrivati per altri percorsi, e con cui si mescolavano, così che da questi mescolamenti sono nate le diverse culture. E da quelli che nel loro peregrinare erano rimasti più indietro, sono nate le culture europee.
Per avere ora tutto questo come precondizione di cui abbiamo bisogno, dobbiamo prima ancora rivolgere uno sguardo nel grande cosmo, e poi sulla nostra Terra stessa. Vi è diventato chiaro che l’uomo si è sviluppato in connessione con gli animali, che li ha respinti, lasciati indietro in uno stadio anteriore dello sviluppo. Certamente abbiamo qui una grande differenza riguardo agli animali: ci sono forme animali superiori e inferiori. Vedremo che tra le forme animali superiori e inferiori c’è un certo confine evolutivo, che è di importanza. Se rimaniamo fermi sul fatto che l’uomo ha progressivamente respinto le forme animali nel suo sviluppo, ci diremo così: in una maniera molto spirituale, finemente eterea, l’uomo era già presente quando il Sole e la Terra erano ancora uniti. Quando il Sole e la Terra si separarono, respinse gli animali che rimasero fermi a quel grado dello sviluppo, il quale corrisponde allo stadio in cui il Sole era ancora dentro la Terra. Da questi esseri, che allora si sviluppavano come forme animali quando gli esseri solari erano ancora uniti alla Terra, sono naturalmente derivate nel corso dei tempi forme completamente diverse, perché abbiamo un lungo sviluppo successivo. Ma se prendiamo la forma caratteristica che abbiamo ancora oggi, che possiamo paragonare con quelle che si fermarono al momento in cui la Terra si staccò dal Sole, dobbiamo prendere la forma di pesce. È ciò che rimase quando la Terra fu lasciata a se stessa, ciò che aveva ancora l’ultimo risuonare delle forze solari in sé. Fissiamo questo momento. Erano entità completamente diverse, prima di tutto molto più di natura vegetale; ma questo non importa qui. Hanno passato molti destini, questi esseri che allora esistevano e che rappresentavano la prima configurazione materiale della forma umana quando il Sole se ne andava. Potremmo dire: nei pesci ci è conservato nel mondo esterno ciò che ci ricorda il nostro provenire dal Sole fisico, ciò che ci ricorda che una volta appartenevamo al Sole. Ora il Sole se ne è andato ed è fuori al di là della Terra. Agiva dall’esterno anche sull’uomo della Terra, e sempre più si formava lo stato che è uno stato alternato nella coscienza, un vegliare e dormire. Sempre più si formava lo stato in cui l’uomo si trova più unito al suo Io, anche riguardo ai suoi arti costitutivi superiori, al corpo eterico e al corpo astrale; e questo stato si alterna con quello in cui il corpo astrale si ritira dal corpo fisico. È lo stato che ancora oggi rimane conservato nell’alternarsi tra veglia e sonno.
Studiamo ora una volta questo stato alternato. Lo conosciamo tutti, perché appartiene alle cose elementari. Sappiamo che l’uomo, quando è sveglio, ha una connessione regolare tra corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io; quando si addormenta, il corpo astrale e l’Io si ritirano dal corpo fisico e dal corpo eterico. Allora, in tempi antichi, l’Io non era ancora presente, ma una parte del corpo eterico si ritirava insieme: è dunque comunque questo stato da paragonare allo stato di sonno. Dobbiamo ora comprendere che, per il fatto che l’uomo lascia il corpo fisico e il corpo eterico nel letto, egli in realtà conferisce a questo corpo fisico e corpo eterico il valore di una pianta. La pianta ha una coscienza di sonno, e anche il corpo fisico e il corpo eterico dell’uomo nel sonno. Ma oggi anche il corpo astrale e l’Io hanno nella persona normale durante il sonno una sorta di coscienza vegetale, perché egli non ha nemmeno una coscienza del suo ambiente. Era diverso nei tempi antichi: allora, quando si ritirava, aveva una coscienza crepuscolare di ciò che di spirituale accadeva fuori. Possiamo ora farci un’idea di un altro fatto, di un fatto importante che scaturiva dal fatto che la Terra si separò dal Sole. Prima che questo accadesse, l’intero uomo, riguardo al suo corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, era sotto l’influenza, sotto il dominio delle forze solari materiali e spirituali. Ora dipendeva dalla posizione del Sole se l’uomo, riguardo al suo corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, era sotto l’influenza del Sole che l'irraggiava direttamente. Ci domandiamo ora: non c’è in questo tempo ancora un’altra influenza del Sole? Allora, quando ancora nessun occhio fisico avrebbe potuto vedere il Sole, quando ancora non penetrava l’atmosfera densa, il corpo eterico e il corpo astrale ricevevano, quando erano fuori dal corpo fisico, importanti influssi delle forze spirituali che emanavano dal Sole. L’uomo non poteva percepire questi influssi, perché non era ancora maturo per questo. E allora più tardi questa possibilità accadde, per il fatto che l’uomo ricevette una forza che lo rendeva capace di percepire ciò che spiritualmente emanava dal Sole.
Quale era ora l’evento che rendeva capace l’uomo di percepire le forze che abitavano nel Sole, quelle forze eccelse che dovevano andarsene dalla Terra, che si erano unite al Sole? Quando gli fu conferita questa percezione? Gradualmente le forze fluiscono nella Terra. E il punto più importante, in cui in un certo modo la cosa si decide, in cui l’uomo ricevette le piene forze, non solo le forze fisiche, ma anche le forze spirituali del Sole in pieno stato di coscienza in sé, questo momento è l’apparizione del Cristo sulla Terra. Possiamo dire così: c’è un momento in cui l’uomo si separa fisicamente dal Sole. Il pesce ce lo mostra il pensiero: tu mi ricordi quello che una volta era il mio stato, prima che io dovessi staccarmi dal Sole. Ma allora la Terra lasciò anche direttamente le forze superiori, il cui capo è il Cristo, lo spirito solare eccelso. E gli uomini maturarono gradualmente, per ricevere le sue forze nello stesso modo in cui ricevevano le forze fisiche del Sole da fuori. E sulla Terra dovette apparire come fatto la forza spirituale interna, come una volta apparvero le forze fisiche del Sole. A che cosa furono allora autorizzati gli iniziati a ricordare gli uomini all’apparizione del Cristo? Alla vecchia patria solare; e il simbolo che li ricordava a questa vecchia patria era il simbolo del pesce. Il pesce appare nelle catacombe perciò come un vero simbolo, che è legato allo sviluppo dell’umanità. E lo studente dei primi secoli, che vedeva il simbolo del pesce dappertutto, sentiva ciò che dagli iniziati gli arrivava all’orecchio, con brividi di sentimento, perché lo portava spiritualmente dentro la santità della storia palestinese, e insieme lo portava cosmicamente nei potenti stadi di sviluppo della nostra Terra. Tali cose si praticavano nelle scuole iniziatiche, e in tali simboli come il simbolo del pesce, che troviamo sulle pareti delle catacombe, abbiamo l’espressione esterna di questi Misteri, così come il geologo trova un segno per qualcosa da un passato primordiale in un’impronta di pianta. Ma come questa impronta non è esistita sola per sé, così il simbolo del pesce è come un’impronta di ciò che si praticava nei Misteri. E non è apparso improvvisamente questo simbolo. Già molto prima dell’apparizione del Cristo gli studenti erano stati indicati, attraverso i profeti del Messia, risalendo fino ai Misteri dei Druidi, sulla venuta del Cristo; e dappertutto questo simbolo ha già il suo ruolo. Vediamo così come nel simbolo del pesce sia trattenuto un momento importante nello sviluppo della Terra.
Andiamo ora più avanti! C’è stato un momento in cui la Luna si è separata dalla Terra. Per un certo tempo la Terra andò insieme alla Luna, poi venne la triplicazione: sorsero il Sole, la Luna e la Terra. Erano catastrofi potentissime quelle che si svolsero; gli eventi allora erano di natura tempestosa. Ciò che l’uomo era fisicamente allora non si trovava ancora a un grado molto elevato, e lo lasciò come uno stadio dello sviluppo ossificato. Per comprendere questo, dobbiamo innanzi tutto considerare una cosa: quando il Sole si ritirò, la Terra nel suo sviluppo regredì, divenne peggiore; solo quando la Luna uscì con le cose peggiori, allora subentrò di nuovo un miglioramento, un’elevazione. Abbiamo così, per un certo tempo, uno sviluppo ascendente nell’evoluzione, finché il Sole non uscì; poi uno discendente, in cui tutto divenne peggiore, più grottesco; e allora, quando la Luna uscì, lo sviluppo salì di nuovo. Anche di questo stadio dello sviluppo rimane una forma conservata, che è degenerata e non assomiglia per niente a come era allora. Ma è lì: è quella forma che l’uomo ebbe prima che la Luna uscisse, prima che l’uomo avesse ancora un Io. L’entità animale che ricorda all’uomo il più profondo livello dello sviluppo terrestre, a quel punto in cui siamo scesi più profondamente nelle passioni, in cui il corpo astrale dell’uomo era accessibile alle peggiori influenze esterne; l’entità in cui è trattenuto il più basso livello del nostro sviluppo di vergogna sul pianeta Terra, è ciò che oggi, sebbene degenerato, vediamo nel serpente. Abbiamo così, d’altro canto, anche estratto questo simbolo del serpente dallo sviluppo. Non è qualcosa di inventato, ma un simbolo che affonda nel profondo: i simboli del pesce e del serpente sono stati estratti dagli enigmi della nostra evoluzione. E come al sentimento naturale sta bene quando vede il corpo del pesce luminoso nel puro, casto elemento, come gli sta bene l’animo allora, così starà male all’animo non corrotto quando vede il serpente che striscia. Tali sentimenti non sono ricordi infondati di fatti che una volta abbiamo attraversato nello sviluppo. Come volentieri l’uomo vede le meravigliose forme di pesce vive e soleggiate nell’acqua, e si ricorda della sua precedente altezza innocente, in cui non aveva ancora un Io ma era diretto dai migliori spiriti dell’evoluzione, così è vero che ricorda la sua più terribile epoca dello sviluppo terrestre, la volta in cui era vicino a cadere dal suo sviluppo, quando il serpente che striscia gli si avvicina. Ciò che lì viviamo nel sentimento è connesso con fatti cosmici, e comprendiamo quelle esperienze inconsce dell’anima umana, che ci appaiono così enigmatiche, ma che appunto allora sorgono con tale veemenza e chiarezza, quando l’uomo non è ancora stimolato dalla cultura. Questo per noi diventa trasparente. Certamente l’uomo può andare del tutto oltre la paura del serpente, ma questa è cultura: il sentimento ingenuo rimane pur sempre nel fondo dell’anima, e porta a tempi così antichissimi. Ma questi sono insieme i tempi in cui l’uomo fisicamente era ancora al livello del serpente; in cui cominciano a intervenire quegli elementi di cui abbiamo detto che l'hanno preparato alla sua libertà, che l'hanno preparato a ricevere il Cristo in tutta la sua importanza e grandezza, e con giusta dignità.
Ci domandiamo: quali sono allora questi elementi che hanno aiutato l’uomo a non sprofondare nella profondità? Sono quelle entità che abbiamo già menzionato ieri, e che agivano su di lui quando era giunto al più profondo livello, e ora lo guidavano di nuovo in alto: sono le entità luciferiche. Non agivano ancora su di lui gli spiriti solari; ma queste entità, che si sono sacrificate, agivano su di lui. In modo straordinario camminavano fra coloro da cui la Terra era popolata, fra gli uomini. Esteriormente avevano una certa forma umana, perché anche gli spiriti più eccelsi devono incarnarsi in quelle forme che esistono sulla Terra. Così anche certe entità presero esteriormente la forma dell’uomo, allora. Camminavano in tal modo sulla Terra, mentre si dicevano: noi siamo nella forma uguali agli uomini, ma la nostra vera patria non è sulla Terra, la nostra patria è sui due pianeti intermedi, Venere e Mercurio. Camminavano fra gli uomini, ma guardavano in alto e sapevano di essere uno con Venere e Mercurio. Lì erano le loro anime — il meglio di loro — e la loro forma esterna era in fondo una specie di illusione. Ma potevano dare agli uomini ciò di cui avevano bisogno solo in questo modo: guida e insegnamento, perché la loro patria non era sul pianeta terrestre, che si doveva ancora formare, ma su Venere e Mercurio. Sono loro che dobbiamo designare come i primi maestri e iniziati dell’umanità: esteriormente come gli uomini di allora, interiormente dotati di capacità alte e significative, così da poter agire su tutta l’umanità, e in parte anche, in scuole speciali separate, nelle prime scuole misteriche, su singoli uomini avanzati. E ci sono sempre stati individui così avanzati, che avevano la loro patria negli astri e che, sebbene fossero connessi agli astri, avevano la loro forma sulla Terra e camminavano fra gli uomini. L’uomo stesso progrediva sempre più, e si avvicinava sempre più a metà dell’epoca atlantidea.
La forma umana odierna cominciò a svilupparsi per la prima volta nella prima metà dell’epoca atlantidea: solo allora l’uomo cominciò a trovarsi in essa. C’erano ora quelle entità che già in questo antico tempo atlantideo stavano profondamente al livello dell’umanità, che poi divennero le razze rimaste indietro; inoltre quelle che si erano conservate plastiche, e quelle che solo molto brevemente abitavano corpi umani. Ciò che voglio ora raccontare accadde molto frequentemente nel primo tempo atlantideo. Immaginate un tale vecchio atlantideo a uno sviluppo elevato per gli atlantidei. Tale fu spesso indotto da certi fatti a separare il suo corpo fisico, che era molto plastico, e il suo corpo eterico e corpo astrale, dalle parti spirituali, le quali si ritiravano allora più nel mondo spirituale, per assumere più tardi altra corporalità. Accadeva molto frequentemente che il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale fossero volontariamente abbandonati dalle entità psichico-spirituali, molto tempo prima che fossero maturi a morire. E se appartenevano a individualità particolarmente alte, erano corpi puri e buoni. In tali corpi si calarono allora entità spirituali alte; accadde così frequentemente nel vecchio tempo atlantideo che entità le quali non potevano incarnarsi sulla Terra usassero tale corporalità avanzata per scendere fra gli uomini. Erano tali entità ad agire come grandi maestri nelle scuole iniziatiche atlantidee. Agivano potentemente con quei mezzi con cui si poteva agire allora. Quando l’uomo di notte usciva dal suo corpo fisico, aveva una coscienza crepuscolare chiaroveggente. Di giorno i contorni esterni erano ancora confusi. Una tale netta differenza fra i due stati come oggi non era allora presente. Accadeva così che l’uomo ordinario vedeva una tale individualità alternativamente, di giorno simile all’uomo, di notte però in modo completamente diverso, in maniera spirituale-animica; ma sapeva: questo è lo stesso che mi appare di giorno nella corporalità fisica. Erano tali entità, esseri di Venere e Mercurio, a intervenire nell’esistenza umana, ed erano di giorno e di notte presso gli uomini. Di tali entità rimase il ricordo nelle anime umane che sempre di nuovo si incarnavano, e tale ricordo era presente negli uomini che avevano popolato l’Europa, quando pronunciavano i nomi Odino, Thor. Quando gli antichi abitanti dell’Europa parlavano degli dèi, non erano creazioni fantastiche, ma ricordi di figure atlantidee. E similmente, quando i Greci pronunciavano Zeus, Apollo, Ares, allora erano figure che avevano esperito essi stessi nel tempo atlantideo. Mentre nell’epoca egiziana il ricordo dell’antica Lemuria affiorava, nella Grecia affiorava ciò che era stata l’esperienza terrestre nella vecchia Atlantide.
Dobbiamo ora essere chiari: se così, nei sistemi religiosi successivi, tutto è ricordo di eventi terrestri precedenti, allora doveva proprio in quel momento in cui poteva affiorare l’ultimo di questi ricordi, accadere un evento importante. E questo fu approssimativamente il tempo in cui il popolo greco e il popolo romano si ricordavano dei tempi atlantidei. Ma era anche il tempo in cui il Cristo portò un elemento nuovo, un nuovo influsso nello sviluppo della Terra. Quale elemento era questo, l'abbiamo già toccato oggi, dicendo che dopo il lungo intervallo in cui le entità luciferiche hanno preparato gli uomini, li hanno resi capaci di ricevere il primo impulso, allora il Sole non l'irraggiava solo esteriormente, ma anche le sue forze interne agivano sull’uomo. Questo tempo è ancora tutt’altro che concluso, è solo al suo inizio, perché solo con l’apparizione del Cristo è stato dato il primo impulso, affinché ciò che altrimenti appare fisico-corporeo dal Sole sulla Terra, irradi anche spiritualmente, internamente. E sempre più grande diventerà la luce che, come luce solare, come luce spirituale, come luce-Cristo, trasfigurerà l’uomo dall’interno, così come la luce solare esterna lo circonda dall’esterno. Questo sarà il futuro dell’uomo: non solo contemplerà il Sole con occhi esterni e sentirà la sua gloria, ma anche dentro di sé farà rivivere il senso spirituale del Sole. Quando sarà capace di questo, allora comprenderà pienamente per la prima volta ciò che effettivamente nella figura che designiamo come Cristo Gesù, ha camminato sulla Terra. Questo potrà essere compreso dall’uomo solo lentamente e gradualmente. E per quanto è vero che deve comprendere nella volta precristiana gli esseri spirituali che annunziavano, che in un certo senso hanno lasciato l’uomo scendere nel mondo fisico, altrettanto vero è che l’uomo deve ora comprendere, attraverso un vero movimento spirituale, quella forza spirituale che allora è uscita dalla Terra insieme al Sole. L’uomo deve potere di nuovo riceverla come una forza spirituale interiore: questa forza spirituale che gli dà i grandi impulsi verso il futuro, deve comprenderla, questa forza-Cristo.
Per comprendere questa forza-Cristo, c’è bisogno di tutta la scienza spirituale, c’è bisogno, come seme dello spirito, di tutto ciò che può essere presentato di insegnamenti spirituali. Non si può dire che l’antroposofia è cristianesimo; ma si deve dire: ciò che attraverso il principio-Cristo della Terra è stato dato all’uomo, sarà gradualmente compreso attraverso lo strumento dell’antroposofia. Ma perché sia compreso, diventerà sempre più il seme dello spirito; il grande impulso sarà sempre più immesso nello sviluppo della Terra. L’uomo ne ha bisogno, dopo che è disceso più profondamente nella materia, per staccarsene di nuovo, per ritornare nella sua patria spirituale.
Anche oggi, per comprendere pienamente ciò che dovrà presentarsi come nostro vero proposito nelle conferenze prossime, getteremo uno sguardo nei grandi mondi, e poi volgeremo nuovamente lo sguardo verso il cerchio più ristretto del nostro immediato divenire terrestre. In tal modo acquisteremo la possibilità di farci una concezione precisa di quello che nel senso spirituale-scientifico, oppure occulto, bisogna veramente intendere sotto i tre concetti che abbiamo riunito insieme come Universo, Terra e Uomo.
Da molte cose già presentate in queste conferenze, avrete potuto dedurre che nel senso della scienza occulta non si può affatto parlare di un mondo come di un puro contenuto materiale. Abbiamo visto che i diversi esseri mondiali — non vorremmo affatto dire corpi mondiali — che si sono presentati a noi, come le diverse incarnazioni della nostra terra (Saturno, Sole e Luna), come pure infine ciò che designiamo come il contrasto tra la terra come pianeta e il sole come stella fissa, tutto questo è tutt’altra cosa da un mero materiale. Ogni tale essere mondiale è infatti, come abbiamo visto, il palcoscenico di una somma di entità spirituali; fondamentalmente è costituito materialmente solo nel modo di cui hanno bisogno queste entità spirituali che abitano sui corpi mondiali. Abbiamo visto poiché il sole si è separato dalla terra, perché doveva essere su di esso il palcoscenico per certe entità elevate, le quali per il loro sviluppo potevano aver bisogno soltanto delle sostanze più sottili, mentre l’uomo sulla terra doveva trattenere le altre sostanze. E se indagassimo l’intero vastissimo spazio mondiale, troveremmo dovunque che non potremmo scoprire nulla di meramente materiale per sé, e che tutto è connesso con qualcosa di spirituale. Abbiamo visto inoltre in quale misura i diversi esseri terrestri sono connessi con esseri spirituali. Le pietre, i minerali della nostra terra, hanno il loro Io nel circolo della nostra terra, nell’universo; le piante hanno il loro Io localizzato nel centro del nostro pianeta terrestre; e poi abbiamo visto che le piante hanno un’entità astrale che le circonda per così dire da fuori, e determina la chiusura del fiore. Abbiamo trovato così tutto spiritualizzato, e in tal modo il concetto, oppure la concezione di un corpo mondiale, si amplia. Guardiamo verso un qualche corpo mondiale, e sappiamo che esso è solo l’espressione di entità spirituali che sono con esso materialmente connesse. L’uomo, in verità, attraverso lo sviluppo delle facoltà dormienti che si trovano in lui, è in grado di procurarsi una certa conoscenza di tali corpi mondiali che sono sparsi nello spazio al di fuori; e oggi dovremo portare innanzi ai nostri occhi l’uomo in connessione con i diversi corpi mondiali.
Noi sulla nostra terra siamo circondati da minerali, piante, animali e nostri simili umani. Sappiamo che accanto a questo, però, gli affari della nostra terra sono curati da entità superiori, da entità che nel senso cristiano abbiamo designato come angeli, arcangeli e spiriti originari; sappiamo anche che ancora altre entità, anche se mandano le loro forze dal sole o dalla luna, hanno a che fare con la terra. Oggi dovrà aggiungersi ancora qualcosa d’altro. Innanzitutto può presentarsi dinanzi all’anima questa domanda: in quale misura si può confrontare uno dei pianeti del nostro sistema solare con l’altro, riguardo alla sua essenza? E per facilità vogliamo rivolgerci a quelle entità che nel nostro attuale ciclo dell’umanità possono, per così dire, presentarsi visibilmente dinanzi a noi. Chiediamo: come stanno le cose con gli esseri che ci circondano come minerali, piante, animali e uomini, in relazione ad altri esseri mondiali?
Esaminiamo naturalmente questa domanda dal punto di vista spirituale-scientifico, che risulta dallo sviluppo di quelle forze le quali stanno aperte alla coscienza chiaroveggente, e del cui sviluppo parleremo ancora — da ciò cioè che la coscienza chiaroveggente può sapere. Allora dapprima ci chiediamo: esistono tali uomini, come si sviluppano sulla nostra terra, anche per la coscienza chiaroveggente su altri pianeti? E allora la coscienza chiaroveggente ci risponde: tali uomini come sulla terra, esattamente nella medesima forma, non li troviamo su altri pianeti. Troviamo confermato che ogni pianeta, ogni corpo celeste, ha il suo compito particolare, la sua missione particolare. Nulla si ripete nell’universo: altri palcoscenici mondiali hanno anche altre missioni. Questa nostra terra è sorta da tre incarnazioni precedenti. Sapete che quel grado dell’essere umano che ora attraversiamo, l’essere umano, certe entità l'hanno già attraversato, per esempio gli angeli sulla luna. Altre entità, gli spiriti di fuoco, hanno attraversato questo stato sul sole, e ancora altre, gli spiriti della personalità, su Saturno. Potrebbe allora facilmente nascere l’errore: allora però c’erano pur sempre uomini sui pianeti precedenti! Dovete però tenere presente che sulla luna non c’era roccia solida e minerale, e che quindi le entità che là hanno attraversato il loro grado di umanità l'hanno fatto in circostanze completamente diverse. Parliamo dunque del grado dell’umanità, sappiamo però che l’umanità è stata attraversata in circostanze completamente diverse. In circostanze diverse, per esempio, anche gli spiriti di fuoco sul vecchio sole hanno attraversato la loro umanità, poiché il sole consisteva solo di aria e gas. Una tale umanizzazione potevano naturalmente attraversarla solo esseri che non avevano bisogno di un corpo come il nostro, con sostanza solida, muscoli e così via. Anche nel divenire sulla terra nulla si ripete, e ogni singolo punto ha la sua missione particolare nella grande economia dell’essere cosmico.
Consideriamo ora il divenire della nostra terra. Così come la consideriamo occultamente, la vediamo come un corpo che l’uomo abita, su cui l’uomo si sviluppa. Questo sviluppo è stato reso possibile solamente per il fatto che il sole e la luna si sono separati dalla terra, e che le sue forze sono mantenute in equilibrio tra sole e luna. Allora, quando la terra, se possiamo dirlo così, era ancora sole essa stessa, ha attraversato il suo sviluppo cosicché il sole era unito con la terra. Il sole stesso era allora ancora al livello dell’essere planetario, ed era abitato dagli spiriti di fuoco. Ora però, attraverso lo sviluppo progressivo, era possibile che una parte di ciò che era incorporato nella terra salisse a un’esistenza superiore, a spese di ciò che si separò dalla terra come luna terrestre. Vediamo così che nell’intero universo mondiale lo sviluppo procede cosicché qualcosa che per un po’ procede insieme ad altro, si separa, e cioè l’uno sale allora in regioni superiori, e l’altro scende in una regione più profonda. Affinché certe entità superiori potessero svilupparsi abbastanza in alto, il sole dovette diventare per sé un tale corpo da poter essere il palcoscenico di entità superiori. Il sole è dunque, per così dire, avanzato, salito dall’essere planetario a un essere di stella fissa, diciamo pure. Dobbiamo considerare così completamente un essere mondiale come il nostro sole, che è diventato, che è emerso da un pianeta; occultamente vediamo quindi in un sole un pianeta salito di grado. Ora però ieri abbiamo fatto presente come, dopo che tutto si era riunito, e il sole in un certo momento si era nuovamente separato, anche all’interno del nostro più ristretto essere terrestre l’uomo visse per un tempo sulla terra senza le forze solari spirituali; e come attraverso l’ingresso del Cristo le forze solari spirituali hanno trovato posto sulla nostra terra. Se ora il Cristo si incorpora nella nostra terra, allora l’uomo, attraverso l’accoglimento del principio-Cristo, diventa sempre più maturo; e la forma materiale che un pianeta assume dipende da quali entità questo pianeta sviluppa. Esattamente come il sole divenne quale è, estraendo le sostanze più sottili, perché le entità ne avevano bisogno, così farà anche la terra. Anche le sostanze della terra si trasformeranno, affinché siano adatte a ciò che, in un lontano futuro, l’uomo sarà diventato, e gli esseri terrestri che l’uomo trascina con sé: poiché l’uomo, una volta diventato potente, trascinerà con sé anche gli altri esseri terrestri. Che cosa accadrà allora? L’uomo, se sempre più si compenetra con il principio-Cristo, se sempre più accoglie le alte forze solari che con il Cristo discesero sulla terra, diventerà egli stesso sempre più cristico. Allora egli stesso irradia la terra intera con il principio-Cristo.
Che cos’è questo principio-Cristo? Vogliamo rendercelo chiaro una volta, nella misura in cui ne abbiamo bisogno. Per questo dobbiamo sapere quale sia la missione del nostro essere terrestre, così da poter designare questa missione in un modo determinato, con una parola determinata. Quale è dunque la missione del nostro essere terrestre? Quale era per esempio la missione della luna che precedette la terra? Se rivolgiamo una volta lo sguardo spirituale indietro verso la nostra vecchia luna, troveremo all’inizio della sua esistenza qualcosa di molto strano all’interno di quelle entità che sono i precursori dei nostri esseri terrestri. Molte cose hanno queste entità; all’inizio dello sviluppo della luna, però, una manca loro completamente: manca loro ciò che oggi vediamo dappertutto nell’essere terrestre. Insipientemente agivano insieme le forze della luna, della predecessora della nostra terra: tutto, all’inizio dell’essere lunare, è ancora tale che non si può percepire da nessuna parte un’azione armoniosa nella saggezza. Se si segue chiaroveggentemente il divenire della vecchia luna, si vede come da quelle entità che agiscono nel circolo della luna, agli esseri che vivevano sulla luna, dalla spazialità cosmica la saggezza è stata loro incorporata. Chiamiamo perciò la vecchia luna il pianeta della saggezza. Cosicché, quando l’essere lunare era terminato, la saggezza era in tutte le cose. E quando allora l’essere lunare attraversò uno stato intermedio come attraverso un sonno mondiale, e riemerse come essere terrestre, e quando gli esseri tornarono fuori dal Pralaya, allora portarono con sé anche la saggezza loro incorporata sulla luna. E la conseguenza di ciò è che in tutte le entità della terra la saggezza è dentro; che la saggezza è impressa nel fondamento di tutte le cose. Guardiamo le entità intorno a noi, che sono i risultati dello sviluppo lunare e hanno ancora una missione ulteriore, e troviamo la saggezza dappertutto. Considerate ciò che volete: prendete per esempio un qualsiasi fiore di pianta; quanto più precisamente lo considerate, tanto più meravigliosa vi apparirà la maniera in cui le singole parti sono ordinate nel senso di una saggezza superiore. Prendete un pezzo di osso dal femore umano: vedrete come, in suprema saggezza, le travi siano ordinate in un’impalcatura, così da sostenere il tronco. E nessuna arte ingegneristica odierna è in grado, nella costruzione di ponti, di imitare l’alta saggezza di questa impalcatura. Vediamo così in tutti gli altri organi umani, anzi in tutto il mondo che ci circonda, la saggezza nel fondamento delle cose.
L’uomo sulla terra dovrebbe prima di tutto accogliere nel suo interiore questa saggezza, si potrebbe dire, come un principiante: la saggezza microcosmica è qualcosa che l’uomo apprende qui dalle cose. Ma nel fondamento delle cose, e nel fondamento di tutto ciò nell’uomo a cui l’uomo interiormente non partecipa, là la saggezza è già informata. Se si considera la storia, spesso si esalta la saggezza umana. Si prende a meraviglia quando impariamo a scuola che l’uomo, in un certo tempo, ha fatto questa o quella invenzione o scoperta. Come ci è stato insegnato, che più o meno verso i tempi moderni gli uomini hanno scoperto l’arte di fabbricare la carta: l’intelligenza umana l'ha portato a ciò. Ebbene, le vespe lo sanno già da lungo tempo: l'hanno potuto fare molto prima dell’uomo. Naturalmente non la singola vespa, ma l’anima di gruppo delle vespe costruisce nel nido di vespe qualcosa che è esattamente della stessa sostanza della nostra carta! Queste anime di gruppo sono da lungo tempo arrivate là dove arriva gradualmente la saggezza umana. Questa saggezza che si trova nel fondamento di tutti gli esseri sulla nostra terra dovette anche essere incorporata gradualmente; e noi vedremo come nel corso dell’essere lunare si è incorporata questa saggezza, come là la saggezza ha lottato contro l’insaggezza, e come allora la vecchia luna ha consegnato alla terra i germi di esseri a cui la saggezza era stata impressa.
Cosa deve essere impressa nello stesso modo agli esseri sulla nostra terra? Così come sulla nostra predecessora, la luna, è stata impressa la saggezza, così sul nostro pianeta deve essere impresso l’amore. Il nostro pianeta è il pianeta dell’amore. Per questo ha cominciato lo sviluppo, per così dire l’infusione dell’amore nella sua forma più bassa. Poiché tutto era venuto fuori nel tempo della Lemuria, quando l’Io dell’uomo assunse forma, allora cominciò, attraverso la divisione dei sessi, lo sviluppo dell’amore nella sua forma più bassa. E tutto l’ulteriore sviluppo consiste in un progressivo raffinamento, fino alla spiritualizzazione di questo principio d’amore. E così come sulla luna la saggezza è stata infusa negli esseri, così, quando la nostra terra avrà una volta raggiunto il suo scopo, l’amore sarà nel fondamento di tutti gli esseri.
Rivolgiamo ora brevemente lo sguardo al prossimo essere planetario, quello che succederà alla nostra terra, al pianeta Giove. Quando là riappariranno gli esseri che l'abitano, allora guarderanno intorno a sé nel loro circolo alle entità con le proprie forze spirituali. E come noi con l’intelletto ammiriamo nella pietra, nella pianta, nell’animale, in tutti gli esseri intorno a noi, la saggezza che vi regna in tutto, come noi estraiamo la saggezza affinché possiamo averla nello stesso modo, così sarà con gli esseri di Giove, che rivolgeranno le loro forze agli esseri intorno; e a essi profumerà l’amore che durante lo sviluppo terrestre è stato loro impresso. Come noi analizziamo un essere e ci eleviamo alla saggezza, così gli esseri di Giove si eleveranno ai flussi d’amore che provengono dagli esseri. Questo amore che sulla terra deve svilupparsi, può svilupparsi solo per il fatto che gli Io terrestri si contrappongono l’uno all’altro, come abbiamo visto: solo così poteva cominciare lo sviluppo, e cioè che gli esseri nella loro qualità di anime di gruppo fossero strappati via, ed essere si contrapponesse a essere; solo così poteva svilupparsi il vero amore. Dove gli Io nell’anima di gruppo sono connessi insieme, là non c’è il vero amore. Separato deve essere l’essere dall’essere, e l’amore deve offrirsi come dono libero. Solo attraverso la scissione degli esseri, come è avvenuta nel regno umano, in cui l’Io si contrappone all’Io come singolarità autonoma, l’amore è divenuto possibile come dono libero da Io a Io. Dovette così entrare sulla terra un individualismo sempre più crescente, e un riunire insieme delle singole entità. Pensiamo alle singole entità che nell’anima di gruppo sono connesse insieme: l’anima di gruppo le dirige nel modo in cui devono comportarsi. Può qualcuno dire che il cuore ami lo stomaco? No, il cuore è con lo stomaco connesso attraverso l’essenza interiore che li tiene insieme. Così anche i gruppi di animali sono connessi insieme nella qualità di anime di gruppo, e ciò che devono fare viene loro ordinato dall’anima di gruppo piena di saggezza. Solo quando questa qualità di gruppo è superata, quando l’Io singolo si contrappone all’Io singolo, allora la simpatia dell’amore può essere offerta come dono libero da essere a essere.
A questa missione l’uomo poteva essere preparato solo gradualmente. Vediamo perciò come egli attraversa una specie di scuola preparatoria a questo amore, prima di essere completamente individualizzato. Prima che egli abbia completamente come suo l’Io, vediamo come è riunito, per mezzo degli esseri che lo guidano, in gruppi che sono legati dal sangue, e che si amano in quanto legati dal sangue. Questo è il grande tempo preparatorio dell’umanità. Abbiamo già accennato a come l’amore non sia ancora un dono libero, ma sia guidato da un residuo della saggezza; abbiamo visto come vi operano gli spiriti delle entità luciferiche, le quali oppongono la loro forza fortemente liberatrice alla cooperazione degli uomini in stirpi e popoli attraverso la forza del sangue: tutto ciò che agisce per rendere gli uomini autonomi, agisce attraverso gli spiriti luciferici. E così l’uomo matura, per ricevere gradualmente la più alta potenza dell’amore, il principio-Cristo, quel principio che dovette esprimere la sua essenza nelle parole: «Chi non abbandona padre, madre, figlio, figlia, chi non prende su di sé la sua croce e mi segue, costui non è degno di me.» Questo non deve essere inteso in modo banale, ma così: la vecchia consanguineità, attraverso l’accoglimento del principio-Cristo, deve sviluppare nuove forme di comunanza, le quali, senza riguardo a fondamenti materiali, vanno da anima ad anima, da uomo a uomo. Che l’uomo ami l’uomo, a ciò il principio-Cristo ha dato l’impulso. E così, attraverso la cristianizzazione, l’umanità diventerà sempre più spiritualizzata nell’amore. L’amore diventerà sempre più animico e spirituale, e così l’uomo attirerà con sé anche gli esseri inferiori della terra, trasformerà l’intera terra. In un lontano futuro originario trasformerà tutta la materia della terra, e renderà questo corpo terrestre nuovamente maturo per l’unione con il sole. Così il Cristo, come sole spirituale, ha dato l’impulso, affinché terra e sole un giorno si riuniscano nuovamente in un corpo, per salire a gradi di esistenza superiori.
Vediamo così il corso attraverso l’evoluzione mondiale: come il sole prima si separi dalla terra fisicamente, come poi il possente impulso del principio-Cristo sia mandato giù, e come in tal modo sia dato lo stimolo a una riunificazione di terra e sole, per salire a gradi di essere superiori. Abbiamo riconosciuto che la nostra terra può contenere solo tali uomini con tale missione. Se dunque nel regno umano facciamo ricognizione, e vogliamo conoscere l’uomo terrestre, possiamo trovarlo solo sulla terra, poiché qui sono state create le condizioni per tali uomini come sono oggi qui.
Ma ora ci chiediamo: come stanno le cose con gli altri regni? Consideriamo in primo luogo il regno vegetale. Se lo sguardo chiaroveggente si diffonde nel nostro mondo e indaga gli altri pianeti che appartengono al nostro sistema solare: un regno vegetale completamente nel senso del nostro regno vegetale, lo troviamo dappertutto presso i pianeti che appartengono al nostro sole. Nel nostro regno vegetale abbiamo così qualcosa che ha, per così dire, un’esistenza di sistema, che appartiene al nostro sistema. Vediamo così il nostro sistema solare popolato da esseri vegetali; e se considerassimo la cosa occultamente, vedremmo anche ogni pianeta popolato da particolari esseri umani. Voi però potrete ben presto comprendere un’intima affinità tra pianta e sole, e allora potrete anche credere che l’essere vegetale sia intimamente connesso con l’essere solare. Se però è così, deve essere connesso anche con tutti i pianeti che appartengono a questo sistema solare. Lasciamo che lo sguardo indietreggi verso quello stato in cui la terra era ancora il pianeta solare. Sappiamo che allora l’uomo consisteva di corpo fisico e corpo eterico, era quindi al livello dell’essere vegetale. L’uomo aveva allora il valore di una pianta, era per così dire nella condizione in cui oggi è il mondo vegetale. Il nostro mondo vegetale intorno a noi ha esseri che consistono di corpo fisico e corpo eterico. Questi esseri ci si presentano così, da poter dire: essi sono rimasti fedeli al sole, mostrano anche oggi chiaramente le loro relazioni col sole. Consideriamo un tale essere vegetale nel senso della saggezza rosacrociana. Vediamo allora come la pianta con la radice aderisce al suolo. Questo è l’organo che la guida al centro della terra, dunque al suo Io; e i suoi organi di fecondazione li rivolge al sole. Lì accoglie il raggio solare casto. Immaginiamoci ora l’uomo: non è difficile immaginarsi l’uomo come una pianta rovesciata; pensate la pianta esattamente nella posizione rovesciata, così avete l’uomo. Ha gli organi di fecondazione rivolti al centro della terra, e la radice nello spazio mondiale fuori. L’animale sta in mezzo. Si dice perciò, in relazione spirituale: mentre l’anima del mondo passava attraverso i diversi regni, passava attraverso l’essere vegetale, animale e umano. Platone l'esprime in un modo grandioso: l’anima del mondo è crocifissa sulla croce del corpo del mondo.
L’essere vegetale l’uomo l'ha attraversato, rivolto al centro della terra; l’animale ha nella sua spina dorsale la direzione corrispondente orizzontale; l’uomo è completamente rovesciato rispetto alla pianta: nasce così la croce. L’anima del mondo è crocifissa: questo è il significato essoterico più profondo della croce. Cosicché nella pianta attuale abbiamo un essere dinanzi a noi che tende verso il sole, che per così dire è rimasto connesso col sole, e perciò ha la direzione rovesciata rispetto all’uomo. Le forme animali sono in parte uguali, in parte diverse sulle diverse forme di esistenza planetaria; l’animale sta anche qui in mezzo tra uomo e pianta.
Passiamo ora al regno minerale: troviamo che nelle forme cristalline abbiamo qualcosa che ci guida al di là del nostro sistema solare, nello spazio mondiale. Possiamo trovare nelle forze formatrici del regno minerale forze che si estendono ben al di là del nostro sistema solare. Se rivolgiamo lo sguardo alle forme del regno minerale, prevalentemente a quelle forme che arrivano fino alla trasparenza luminosa, saremo guidati fuori, così da poter ottenere un’intuizione di ciò che accade nel mondo ben al di là del nostro sistema solare. L’astratto, ciò che ha il meno definito essere, ciò che ora è il fondamento della nostra esistenza, il minerale, ha un’esistenza universale; e quanto più alte stanno le entità, tanto più sono adatte al nostro sistema solare e terrestre.
Vogliamo allora sottoporre la stessa domanda riguardo all’uomo. Se l’uomo fosse adatto solo a quelle forze che agiscono sulla terra, allora sarebbe condannato a esistere solo sulla terra, a durare la sua esistenza solo sulla terra; non potrebbe mai farsi un cittadino del mondo, non potrebbe affatto parlare di qualcosa che vada al di là della terra. Se dunque anche nella sua forma esterna è adatto alle condizioni terrestri, ha però attraverso le sue forze superiori parte a ciò che gli esseri superiori sono, i quali stanno in connessione con la nostra terra. Ciò che limita l’uomo alla terra riguarda solo la sua corporeità; ciò che in lui è piantato come forze spirituali, lo conduce di nuovo al di là della terra. Anche qui dobbiamo distinguere tra le forze più diverse. Rimaniamo innanzitutto, affinché ci capiamo, alle forze che possiamo facilmente dividere. Abbiamo allora dapprima quella forza che, per così dire, abbiamo visto nascere sotto i nostri occhi spirituali nei tempi preatlantici. Abbiamo visto: l’uomo è entrato con una coscienza di immagini, e solo nel corso dell’essere terrestre poteva afferrare gli oggetti esterni nella coscienza di oggetti. E questa coscienza di oggetti, che ci rappresenta oggi il mondo sensibile, per cui possiamo vedere i colori con gli occhi, udire i suoni, odorare, assaporare, si è differenziata, come abbiamo visto, dalla percezione del calore, da quell’organo che era come una specie di lanterna, dalla ghiandola pineale. Ed è puramente terrestre, questa coscienza di oggetti. Solo sulla terra questa sensazione è a casa. Per quanto strano possa sembrare: tutte le nostre sensazioni, come l’uomo vede i colori tracciati sulle cose, come sente i suoni risuonare, tutto questo ha solo un’esistenza terrestre. Se consideraste gli esseri di altri pianeti, vedreste che con loro non vi potete intendere immediatamente. Se dite a questi esseri qualcosa di rosso, non sanno niente di ciò: hanno sul loro pianeta un modo diverso di percepire oggetti ed entità. Ciò che chiamiamo sensazione, è utile per il nostro pianeta particolare.
Abbiamo ora anche visto come la sensazione, prima di differenziarsi, era intimamente connessa con la fecondazione. Esattamente come la forma della nostra sensazione è terrestre, così ora anche la forma della fecondazione, come è oggi nel regno umano, è terrestre, ed è propria di questo essere planetario; è lì per sviluppare il primo fondamento della missione terrestre, dell’amore. Poiché sulla nostra terra si sviluppa l’amore. Abbiamo dunque così, nell’uomo, riguardo alla sua capacità esterna, qualcosa che vale solo per la terra.
Veniamo ora a un’altra forza. Considerate un oggetto sensibile. Finché dirigete lo sguardo su di esso, sapete che siete in corrispondenza con l’oggetto: esso agisce su di voi. Ora vi voltate, e trattenete l’immagine rappresentativa dell’oggetto nella memoria. L’oggetto è partito, ma l’immagine rimane con voi. Se l’uomo non avesse la facoltà di trattenere tali immagini, sarebbe un essere completamente diverso. Le immagini svanirebbero non appena distogliete lo sguardo; voi non avreste nemmeno la facoltà di connettere le proprietà degli esseri con il vostro proprio essere. Ciò che rende il moderno uomo capace di trattenere un’immagine, anche quando l’oggetto è partito, di ripresentarsi le cose, questa capacità di coscienza l’uomo l’aveva già sulla vecchia luna; è infatti la stessa facoltà che allora gli permetteva di vedere l’esteriore nell’immagine. Gli oggetti esterni allora non poteva vederli come oggi, ma se si fosse accostato a un oggetto, gli sarebbe emersa un’immagine astrale, come un’immagine onirica vivace, che però stava in una certa relazione con l’oggetto. Non una coscienza di oggetti, ma una coscienza di immagini aveva l’uomo. Oggi l’uomo si mette in corrispondenza con gli oggetti, ha diffuso l’immagine sugli oggetti. Di questa facoltà è rimasto un ultimo residuo nell’immagine del ricordo. Invece però questa immagine del ricordo è anche qualcosa che già ha una valenza più ampia della pura contemplazione dell’oggetto esterno. Se considerate parecchi oggetti esterni uguali, li portate sotto un concetto comune. Ci sono molti pezzi di gesso, li portate tutti sotto il concetto comune gesso. Sale così l’uomo a concetti generali, per i quali non esistono esseri esterni. Egli può lavorare interiormente con le sue rappresentazioni; e se entraste in relazione con questo lavoro interiore, con questo rappresentare, senza che sia riferito a oggetti, con esseri fuori dalla nostra esistenza planetaria, allora vi potreste già intendere più facilmente. La coscienza di immagini che l’uomo aveva prima di poter percepire gli oggetti esterni, e che era una coscienza di immagini semi-conscia-chiaroveggente, e anche la coscienza immaginativa che si svilupperà più tardi, sono entrambe più ampie. Se l’uomo, attraverso lo sviluppo occulto, si procura la coscienza di immagini, così da non essere solo rimesso alla percezione di oggetti esterni, ma se per esempio vede l’aura di un uomo emanarsi, se vede in immagini lo spirituale-animico intorno a lui, se in simboli immaginativi gli si presenta ciò che vive nel mondo, allora è salito alla capacità di mettersi, con questa coscienza, in connessione con altre entità che abitano il mondo planetario.
C’è poi ancora un grado superiore della coscienza. In forma cupa l’ha avuto l’uomo durante il tempo del sole, e in forma cupa ce l’ha ancora oggi mentre dorme. Questa è la coscienza priva di sogni nel sonno. L’uomo non è senza coscienza quando dorme, e neppure la pianta è senza coscienza: ha la stessa coscienza anche di giorno come l’uomo ce l’ha dormendo. Ed è solo un grado inferiore della coscienza: le cose sfuggono alla sua attenzione, non può afferrarle. Ma sviluppando certe forze in se stesso, può elevarsi alla capacità di percepire ciò che durante lo stato del sonno senza sogni è intorno a lui. Questo è uno stato di coscienza superiore alla coscienza di immagini: è una coscienza che ha anche la pianta, ma in forma dormiente. Se saliste alla coscienza della pianta, ma la compenetraste con il vostro Io nella consapevolezza del giorno sereno, allora avete raggiunto nello sviluppo occulto il grado dell’ispirazione, della coscienza ispirata. Questa coscienza ispirata non opera solo in modo immaginativo. Se ciò che fluisce dalle cose entra nell’altro essere: questa coscienza non si può confrontare con la coscienza di immagini, è una coscienza sonora. In un mondo spirituale di suoni entra allora l’uomo. È quella coscienza di cui Pitagora già parla come dell’armonia delle sfere. L’intero mondo suona la sua essenza; e quando l’uomo la sera si addormenta, quando il suo corpo astrale con l’Io esce dal corpo fisico e dal corpo eterico, allora attraversano il corpo astrale le armonie e le melodie della musica mondiale. È immerso allora nel suo proprio essere spirituale, e là ottiene dalla musica delle sfere la facoltà di sostituire le forze consumate. L’uomo si immerge nella notte nella musica delle sfere, e per il fatto che i suoni l'attraversano, sente al mattino se stesso di nuovo rinvigorito e rinforzato. E se l’uomo lo porta alla coscienza, allora è nell’ispirazione, allora diventa capace di percepire tutto ciò che è all’interno del suo sistema solare. Mentre l’uomo, attraverso il suo ordinario rappresentare, percepisce solo le cose della terra, egli è reso capace dall’immaginazione di mettersi in corrispondenza con le entità dei singoli pianeti; con il sistema solare entrerà in connessione se giunge all’ispirazione. L'hanno sempre saputo in certi circoli. Goethe, che era un iniziato inconsapevole, lo sapeva. Perciò nel «Faust», nel prologo che si svolge nel mondo spirituale, in cielo, fa dire agli angeli:
«Il sole suona secondo l’antica usanza in canto di sfida tra le sfere sorelle.»
Vediamo là come è consapevole che tutto ciò che sono i segreti di un sistema solare si esprime in suoni, e che colui che si eleva all’ispirazione conosce i segreti del sistema solare. Che Goethe non per caso si esprima così, lo vediamo dal fatto che rimane nella parte. Là dove Goethe, nella seconda parte, conduce Faust nel mondo spirituale, esprime di nuovo la stessa cosa:
«Sonante per orecchi dello spirito ecco il nuovo giorno nascente.»
Gli orecchi dello spirito sono gli orecchi del chiaroveggente, che percepisce l’armonia delle sfere di un sistema solare. E se voi poteste percepire quelle forze solari che fluiscono giù sui corpi vegetali quando escono dalla terra — questi corpi vegetali con le loro radici e le foglie, che in alto si chiudono nel fiore, dove il corpo astrale li circonda, e in cui le forze spirituali del sole agiscono —, se poteste percepire spiritualmente queste forze, le quali entrano misteriose attraverso il fiore, voi le percepireste come la musica spirituale delle sfere, che però solo orecchi spirituali possono sentire. Toni spirituali entrano misteriosamente nel fiore della pianta. Questo è il segreto del divenire della pianta: in ogni singolo fiore si ha un’espressione per i suoni che danno forma a questo fiore, e danno al frutto il suo carattere. Sono catturati i suoni solari dalla pianta, e vi regnano come spirito. Forse sapete come si può dare forma al suono nel mondo materiale. Pensate una volta all’esperimento delle figure sonore di Chladni, in cui su una piastra la polvere, per l’effetto del suono, è ordinata in figure: in queste figure trovate l’espressione per il suono che le ha ordinate. E come in questa polvere è catturato il suono fisico, così è catturato e assorbito dal fiore e dal frutto il suono spirituale del sole. Nel seme è nascosto, misteriosamente; e quando dalla semenza la pianta cresce, allora è il suono catturato, l’assorbito suono solare, che tira fuori per magia la forma della pianta. La coscienza chiaroveggente guarda al nostro mondo vegetale tutt’intorno, e nei fiori che formano il tappeto della nostra superficie terrestre, vede ovunque il riflesso dei suoni solari. Così è vero ciò che Goethe ha detto: «Il sole suona secondo l’antica usanza.» Ma è vero anche che questi suoni solari fluiscono giù, sono assorbiti dalle piante e riappaiono quando dalla semenza nasce la nuova pianta: poiché nelle forme vegetali suonano i suoni solari, la riflessione della musica delle sfere, nello spazio. Vediamo così come mondo e terra, come stella fissa e pianeta, hanno internamente una connessione spirituale. Non solo apprendiamo a contemplare ciò che è nel nostro ambiente nel mondo fisico: riceviamo un’intuizione di come colui che partecipa all’ispirazione ascende al sole.
C’è poi ancora un grado superiore della coscienza, che nel vero senso della parola chiamiamo intuizione, in cui l’uomo può insinuarsi nelle cose. Questa non è solo coscienza ispirata. Là l’uomo si immerge nelle entità, si identifica con loro. Questo lo conduce ancora più lontano. Dove può condurlo la coscienza ispirata? Conduce l’uomo al punto che si sente uno con il suo pianeta terrestre, poiché gli Io delle piante sono al centro della terra. Afferra il suono solare, e diventa allora uno con l’essere planetario che è incarnato nel centro della terra: diventa uno con il suo pianeta. Ma può diventare uno con ogni singolo essere. Allora però fa esperienze che vanno al di là del nostro sistema solare. Il suo sguardo allora si amplia dalla coscienza di sistema alla coscienza mondiale. L’intuizione conduce al di là dei singoli sistemi solari.
Vediamo così che nel regno minerale abbiamo qualcosa che, nella sua formazione unitaria, ci fornisce un terreno fondamentale che si estende ben al di là della nostra ordinaria esistenza. Vediamo che la forma umana attuale è una forma fisico-terrestre, ma che l’uomo si eleverà di nuovo dall’ordinaria coscienza terrestre alla coscienza planetaria nell’immaginazione, alla coscienza di sistema nell’ispirazione, e alla coscienza mondiale nell’intuizione.
Questo è il corso dell’umanità, in quanto questo corso è connesso con l’intera evoluzione del nostro mondo. E ora nella prossima conferenza scenderemo da questa considerazione, che ci ha condotto in alto, a ciò che si è svolto negli ultimi tempi del nostro essere terrestre, attraverso il tempo egiziano, il tempo greco e il presente. Vedremo come nel singolo uomo, nella concezione del mondo e nella vita, si rispecchia nel microcosmo ciò di cui oggi ci siamo procurati un’intuizione: come si rispecchia lì l’intero essere mondiale.
Sarà ora compito nostro comprendere l’orizzonte spirituale entro cui l’uomo dei nostri giorni si trova, ricercandone l’origine. Abbiamo visto come l’uomo sia diventato sempre più simile alla sua forma attuale, sviluppandosi attraverso l’epoca lemurica e atlantica; oggi vogliamo continuare la nostra considerazione partendo da quest’ultima epoca, l’epoca atlantica, fino ai nostri tempi, nella misura in cui ciò è necessario per la comprensione del nostro tema.
Sappiamo che prima della metà dell’epoca atlantica le condizioni di coscienza dell’uomo erano completamente diverse. Durante il giorno, mentre l’uomo si trovava nel suo corpo fisico, non vedeva gli oggetti nei contorni netti come oggi, ma tutto era più o meno confuso. Quando però di notte l’uomo abbandonava il suo corpo fisico, non l'avvolgeva un sonno senza sogni, ma poteva percepire entità spirituali di un mondo spirituale. Non intendiamo approfondire il fatto che quelle entità spirituali, che cercavano incarnazioni anche in corpi atlantici, entrarono in una certa comunanza con gli uomini. Vogliamo soltanto rivolgere lo sguardo al fatto che l’uomo in quel tempo aveva l’immediata convinzione, dall’esperienza viva, che al regno umano, a cui egli stesso apparteneva, si affiancassero verso l’alto altri regni: il regno degli angeli, degli arcangeli; e l’uomo imparava a conoscere queste entità superiori — per usare l’espressione — da spirito a spirito, come oggi nel mondo fisico un uomo conosce un altro uomo. Poi venne il tempo in cui la coscienza degli oggetti durante il giorno, dal risveglio all’addormentamento, divenne sempre più nitida; e di fronte a ciò, durante la notte, si diffusero sempre più torpore e oscurità. Ma era esattamente il momento in cui il primo germe dell’Io, dell’«Io sono» fu posto negli uomini. Per il fatto che l’uomo imparò a percepire gli oggetti intorno a sé, acquisì contemporaneamente la forma e la natura della sua autocoscienza, che doveva sviluppare sempre più.
Dobbiamo immaginarci tutto nel mondo in modo graduale: dobbiamo pensare che, proprio come nel regno animale e umano esistono tutti i possibili gradi di entità, anche nella serie di entità al di sopra dell’uomo si trovano i più svariati gradi. Esistono entità nel regno degli angeli che stanno molto vicino all’uomo; e ve ne sono altre che si trovano su un grado superiore, più elevato. Troveremmo tutti i gradi possibili immaginabili, se rivolgessimo lo sguardo a questi mondi superiori. Soprattutto dobbiamo essere consapevoli che quelle entità superiori, allora, quando l’uomo ancora durante la notte con la coscienza opaca, chiaroveggente, saliva nei mondi superiori, avevano in una certa relazione — per dire in modo molto triviale — qualcosa di questo dono umano: tramite il commercio con gli uomini esperivano un arricchimento del loro stesso interno. Quelle entità erano allora intimamente unite anche all’uomo: l'ispiravano, esercitavano influenza sulla sua coscienza immaginativa, che certamente era soltanto opaca. Dobbiamo così rappresentarci l’uomo in quel tempo antico in modo che, quando egli si distaccava dal suo corpo fisico e da quello eterico, era come se un’entità superiore e, nel senso più ampio, una schiera di entità superiori l'accogliesse. Fondamentalmente è così anche oggi, soltanto l’uomo non sa nulla di questo, mentre allora, anche se soltanto in modo ottuso e chiaroveggente, lo sapeva. Abbiamo già menzionato in altri insegnamenti che neppure oggi il sonno è per l’uomo qualcosa di inutile: esso ha il suo compito immenso. L’uomo durante il giorno consuma continuamente il suo corpo fisico e il suo corpo eterico. La vita che viviamo dalla mattina alla sera è un consumo di questi due corpi; e ciò che voi sentite la sera come stanchezza non è altro che l’espressione del fatto che all’interno del vostro corpo fisico e di quello eterico, attraverso una strada indiretta tramite il corpo astrale, si sono avute percezioni del mondo esterno, che si sono svolti sentimenti, impulsi, dolore e sofferenza, che si è avuto ogni genere di cose. E tutto ciò che così si svolge consuma tutto il giorno i nostri corpi fisico ed eterico; siamo stanchi la sera perché abbiamo lavorato l’intero giorno alla distruzione dei nostri corpi fisico ed eterico. Quando di notte avete il vostro corpo fisico e il vostro corpo eterico nel letto, il corpo astrale con l’Io non è affatto inattivo: invia tutta la notte la sua forza dentro il corpo fisico e quello eterico; lavora per restaurare le forze distrutte e consumate. Ma non potrebbe farlo, se non fosse accolto in un altro regno nel momento in cui si distacca dal corpo fisico e da quello eterico. Al di sopra del regno umano si estende veramente un regno spirituale, il regno degli angeli, degli arcangeli e di altre entità. È come un oceano di entità spirituali che ci circondano, e da cui siamo separati di giorno perché siamo rinchiusi entro la pelle del nostro corpo, entro le nostre percezioni. Di notte però sprofondiamo in questo oceano di spiriti, e il corpo astrale assorbe da lì le forze che poi immette nel corpo fisico e in quello eterico, per ripararli. L’uomo oggi non sa nulla di ciò. Ma allora, quando l’uomo possedeva ancora la coscienza opaca e chiaroveggente, vedeva come l’Io e il corpo astrale venivano estratti e accolti dal mondo divino-spirituale.
Le cose che si presentano nel nostro mondo fisico in un certo modo, lassù si mostrano completamente diverse. Si può dire che anche gli dèi traggono profitto da quella partecipazione all’umanità. Dobbiamo acquisire una rappresentazione che non è proprio facile, ma che è necessaria se si vuole comprendere il rapporto dell’uomo con il mondo. Abbiamo detto che la Terra è il pianeta dell’amore; e l’amore si sviluppa veramente in forma completa soltanto sulla Terra. Esso viene, per dirla rozzamente, coltivato; e tramite la loro partecipazione agli uomini gli dèi imparano l’amore, proprio come in un altro senso lo donano. È difficile rappresentarselo. È perfettamente possibile che un essere versi una dote in un altro essere, e che questa dote venga conosciuta per la prima volta attraverso quell’altro essere. Immaginate una personalità straordinariamente ricca, che non ha mai conosciuto nient’altro che ricchezza, senza quella profonda soddisfazione dell’anima che la beneficenza può causare. E ora questa personalità fa del bene: regala qualcosa a una personalità povera. Nell’anima di questa personalità povera viene suscitata, dalla donazione, la gratitudine, e questo sentimento di gratitudine è anch’esso un dono: non esisterebbe se la personalità ricca non avesse donato. La personalità ricca però non ha sentito il sentimento di gratitudine, ma l'ha generato. Essa è la donatrice del sentimento di gratitudine, ma la personalità ricca può conoscere questo sentimento di gratitudine soltanto nel riflesso, quando ritorna splendente da coloro in cui essa l'ha acceso. Così è pressappoco con il dono dell’amore che viene versato negli uomini dagli dèi. Gli dèi sono così evoluti, da poter accendere negli uomini l’amore, così che gli uomini siano in grado di imparare a vivere l’amore; ma gli dèi conoscono l’amore come realtà soltanto attraverso gli uomini. Essi si tuffano dalle loro altezze nell’oceano dell’umanità e sentono il calore dell’amore. Sappiamo, sì, che gli dèi sentono la mancanza di qualcosa quando gli uomini non vivono nell’amore, e che gli dèi hanno il loro nutrimento nell’amore degli uomini. Quanto più amore degli uomini sulla Terra, tanto più nutrimento degli dèi nel cielo; quanto meno amore, tanto più fame degli dèi. Il sacrificio degli uomini è fondamentalmente nient’altro che ciò che fluisce verso gli dèi come l’amore generato negli uomini.
Possiamo ora immaginarci che questa comunicazione reciproca tra gli uomini e gli dèi in tempi antichi, quando gli uomini stessi ancora possedevano una coscienza del divino, era qualcosa di completamente diverso da ciò che avvenne in seguito. Sì, c’erano certe entità tra le entità divino-spirituali che, per il fatto che l’uomo non poteva più salire con la sua coscienza opaca e chiaroveggente, non potevano più scendere, non potevano più raggiungere la sfera dell’umanità. L’uomo durante l’epoca atlantica visse con una serie di entità divino-spirituali; e quanto più egli divenne incapace di guardare in alto verso gli dèi, tanto meno una certa categoria di entità divine poteva esperire ciò che diversamente poteva esperire dagli uomini. Tra gli dèi atlantici ve n’erano certamente alcuni che, quando l’Atlantide andò in rovina, soffrivano sempre più e più, che soffrivano sempre più la fame perché il cammino verso gli uomini non lo trovavano più.
Da questo punto di vista dobbiamo immaginarci l’ulteriore sviluppo. Sappiamo che nelle vicinanze dell’Irlanda odierna si trovava un regno, una regione in cui vivevano le entità più progredite dell’epoca atlantica, quegli uomini che erano i più maturi per attraversare lo sviluppo progressivo. Questi si mossero dunque da occidente verso oriente, popolarono l’Europa, e lì rimasero fermi certi uomini a un determinato grado di sviluppo, mentre altri proseguivano. I più progrediti si spinsero nella regione dell’Asia centrale odierna, altri verso l’Africa. Ma lì c’erano già popolazioni dei tempi antichi dell’Atlantide e della Lemuria: con queste ora gli altri si mescolarono in varie forme, e si originarono così quelle mescolanze che i Greci riprodussero nelle diverse forme artistiche come il tipo del Satiro, del Mercurio e di Zeus. Così fu la migrazione da occidente verso oriente; e dobbiamo immaginarci che insieme a questo cambiò anche lo stato di coscienza dell’uomo. Gli uomini che erano emigrati avevano ancora più o meno residui della vecchia coscienza chiaroveggente, ma questa diminuiva sempre di più. C’era chi, proprio al verificarsi della catastrofe atlantica, aveva perso ogni traccia di coscienza chiaroveggente; ma c’era anche chi aveva conservato un residuo di essa, anche tra coloro che erano emigrati verso l’Asia, l’Europa e l’Africa. Ovunque c’erano coloro che in certi stati, per esempio tra il sonno e la veglia, potevano acquisire una comprensione precisa dei mondi spirituali. Così, per esempio, quell’entità spirituale che si designa come Wotan era una «personalità» ben nota ai vecchi Atlantici: si può dire che tutti gli Atlantici stavano in una connessione più prossima o più lontana con essa, come oggi gli uomini con un monarca. Ma sempre più si perdette la connessione consapevole. Ora tra la popolazione europea, tra i proto-germanici, v’erano numerosi uomini che in uno stato intermedio tra veglia e sonno potevano entrare in relazione o connessione con questo Wotan, il quale veramente esisteva nel mondo spirituale, ma per il suo sviluppo era legato e non poteva più rendersi popolare nel vecchio modo. Anche in Asia c’erano tali uomini. Ciò continuò fino a tempi tardissimi, a cui la storia stessa ci riconduce, quando una veggenza originaria, naturale, si era conservata, quando gli uomini dall’esperienza diretta potevano raccontare degli dèi.
Dobbiamo ora però ritenere di nuovo presente il fatto che gli uomini venivano sempre più tirati giù verso il piano fisico, nel mondo materiale; per questo gli dèi erano sempre meno in grado di mantenere connessioni con gli uomini. Gradualmente per molti di loro divenne possibile soltanto avere comunanza con entità scelte. Certe figure divine erano quelle che non potevano più scendere verso l’uomo comune, che potevano entrare in connessione soltanto con quelle personalità che in un certo modo venivano loro incontro, che si sviluppavano verso di loro. Ora si mescolarono in modo straordinario la disposizione e la veggenza rimasta, e il principio dell’iniziazione, cosicché l’espressione di questa mescolanza si conservò nella coscienza germanica. Durante l’epoca atlantica gli uomini sapevano: esattamente come io nel sonno, quando mi sono distaccato dal corpo fisico e da quello eterico, salgo nel regno degli dèi, così dopo la morte salgo nel regno degli dèi; essi mi sono qualcosa di conosciuto, lì posso incontrarli di nuovo. — E si era imparato a sentirlo come una specie di castigo, quando l’uomo dopo la morte era temporaneamente privato della possibilità di guardare in alto verso gli dèi, di essere accolto nella loro comunanza, quando doveva attraversare una certa prova dopo la morte perché si era troppo intricato nella vita materiale. Ma di quegli uomini che erano capaci di non valutare la vita materiale più di qualche altra cosa non materiale, di costoro si era convinti che non fossero trattenuti dal mondo materiale, ma che subito dopo la morte potessero entrare nel regno dello spirito a loro ben noto. Secondo la disposizione di quei popoli che si diffusero sull’Europa, si considerava prima di tutto come non attaccato alla vita materiale quell’uomo che combatteva valorosamente sul campo di battaglia, che trovava la morte come guerriero, che stimava gli onori della guerra più del materiale. E di un tale uomo si era convinti che subito dopo la morte vedesse qualche divinità. Ma chi non poteva morire come guerriero sul campo di battaglia, chi non aveva imparato a stimare un bene spirituale più della vita materiale, di costui si diceva che moriva di morte di paglia, che non era maturo per essere subito accolto nel regno dello spirito, che doveva prima entrare in un regno in cui doveva attraversare certe prove. E l’incontro con la Valchiria è l’espressione di questa disposizione, in connessione con il ricordo della vecchia veggenza. Ci si rappresentava a ragione che colui che trovava la morte sul campo di battaglia venisse accolto dalla Valchiria; e sta proprio nello stile di una tale maniera di rappresentazione che ciò che così si era formato in Europa, in questo tempo antico, si fosse plasmato come la simbologia dell’iniziazione. In altri popoli si erano formate altre rappresentazioni; entro la regione europea, però, la valorosità personale e l’abilità erano stimate come il più prezioso.
Si intese ora sempre rettamente con l’iniziazione che l’uomo potesse già durante la vita esperire ciò che normalmente sperimenta soltanto dopo la morte: la comunanza immediatamente vissuta con il mondo spirituale. Come il guerriero viveva l’incontro con la Valchiria soltanto sul campo di battaglia, così era chiaro che colui il quale cercava l’iniziazione doveva vivere questo incontro già nella vita fisica. E come l’ultimo degli eroi dell’iniziazione, all’interno di una parte d’Europa, era ritenuto Sigfrido, che si è conservato nella figura di Sigfrido. Per questo il mito racconta che egli durante la vita si unisce con la Valchiria, come il guerriero lo fa sul campo di battaglia. Vediamo così come per il singolo uomo, nel piccolo, tutto concordi con ciò che nel grande vale per il principio dell’iniziazione.
Tentiamo ora di trasferirci nello stato emotivo di questa popolazione che si era mossa da occidente verso oriente, verso l’Europa. Essi erano in una certa misura arrivati fino all’altezza in cui potevano entrare in un ulteriore sviluppo. Non erano induriti, anzi possedevano il germe del pieno sviluppo. Proprio essi però rimasero con un dono relativamente forte di capacità chiaroveggente. Tra quasi tutti i popoli che erano emigrati dal continente atlantico, era la popolazione europea quella dotata della più forte capacità chiaroveggente; meno forte era dotata la popolazione africana. In Asia la popolazione più progredita, che era migrata precocemente, era entrata in collisione con un'ancora più antica, e avevano trovato questi popoli in possesso di una coscienza chiaroveggente ancora più vecchia, così che anche lì v’era molta veggenza in quel tempo. Poi però c’era una piccola colonia che consisteva precisamente degli uomini più progrediti dell’epoca atlantica, e che si trovava nelle vicinanze del deserto di Gobi. Che uomini erano questi? Che cosa significa comunque: più progrediti? Ciò significava: poter vedere meno nel mondo spirituale. In ciò consisteva infatti il progresso: che essi erano usciti dallo spirituale ed erano entrati nel mondo fisico. Erano uomini che dovevano sentire: prima una volta avevamo una connessione con il mondo spirituale, ma ora non ce l’abbiamo più. Era la mestizia per la perdita del mondo spirituale, quella che viveva nei cuori di questi uomini, il desiderio di quel mondo che era il più prezioso e da cui erano stati respinti.
Altre erano le condizioni nella popolazione europea: lì ve n’erano molti che in certi stati potevano ancora guardare nei mondi spirituali. E in quel tempo, quando ancora in Europa c’erano i Misteri, era così: quando gli iniziati, che per il loro sviluppo occulto potevano salire in piena coscienza, parlavano del fatto che mondi spirituali esistessero, quando raccontavano di questa o quella figura, o di questo o quel ruolo che l’uomo avrebbe avuto da giocare dopo la morte, e quando lo proclamavano in miti e saghe, in leggende e in immagini grandiose, allora trovavano uomini che li comprendevano, perché l'avevano in parte visto essi stessi. Le strane condizioni di vita e di abitazione dell’Europa antica consentivano perfettamente che anche i non iniziati, se non gli dèi alti, potessero vivere i mondi spirituali, e per questo avevano la fede in questi mondi spirituali. Per loro questi mondi erano veramente ancora più che mezzo familiari; perciò sentivano la loro umanità in un senso completamente diverso da altre popolazioni della Terra.
Trasportiamoci nella disposizione emotiva di questi antichi Europei. Essi tutti dicevano: vedo che sono connesso con gli dèi, raggiungo proprio il regno degli dèi. — E si sviluppò in tal modo proprio sul suolo europeo una forte coscienza di personalità, una coscienza del proprio valore divino della personalità umana, soprattutto una forte coscienza di libertà. Dobbiamo immaginarci questo stato emotivo, perché era questa coscienza di personalità ciò che anche quelle masse di popoli europei portavano con sé, le quali poi discesero e popolarono la penisola greca e italica. Specialmente vediamo gli strascichi di questo sentimento di libertà negli antichi Etruschi. Già nell’arte peculiare vediamo fluire questo forte sentimento di libertà degli Etruschi, che si erano conservato questo sentimento su fondamento spirituale. Prima che il vero regno regio-romano si fosse eretto sulla penisola italica, la popolazione etrusca era lì, e aveva nella sua costituzione qualcosa di un altissimo grado di libertà; era da un lato certamente costruita in modo alquanto gerarchico, d’altro canto però era nel senso più elevato libertaria. Ogni città si preoccupava fortemente della sua libertà, e gli antichi Etruschi avrebbero sentito come qualcosa di insopportabile una federazione statale nel senso successivo. Tutto ciò che fluiva di libertà e sentimento di personalità verso la penisola meridionale proveniva dalle cause che abbiamo appena descritto. Ma quegli altri uomini che erano emigrati lontano verso l’Asia contenevano un gruppetto da cui i mondi divino-spirituali si erano più ritirati. Essi però avevano conquistato qualcosa di diverso, avevano salvato qualcosa da quel mondo sceso nelle più profonde tenebre crepuscolari: l’«Io», l’«Io sono». Questo: sentivano che nell’«Io sono» c’era un centro eterno del loro essere, il quale proveniva dal mondo spirituale stesso; che tutte le figure che si era visto prima costituivano una sacra memoria, e che la loro forza poggiava su questo punto fisso che era rimasto loro. Non l'esperivano ancora nella sua forma completa — per ciò era necessario un tempo più tardivo —, ma una certa disposizione si formò proprio in coloro che erano i più progrediti, che erano scesi più profondamente, una disposizione che potrebbe essere descritta pressappoco così: ciò che soprattutto dobbiamo coltivare è essere consapevoli della nostra divinità in ciò che troviamo nel più profondo interno della nostra anima. Se anche questa anima ha dimenticato le figure divine che una volta contemplava, possiamo comunque trovare di nuovo il cammino verso il divino per il fatto che essa guarda dentro di sé, nel sentimento dell’Io. — Brevemente, si formò la rappresentazione del dio senza forma, che non appare in forme esterne, che si deve ricercare nel suo interno più profondo; una rappresentazione antichissima in questo flusso, e che si è trasformata nello sviluppo ulteriore dell’umanità nel comandamento: non ti farai alcuna immagine scolpita, nessuna rappresentazione del tuo Dio.
In tempi antichissimi si era sperimentato il Dio stesso come immagine. Ora l’immagine si era ritirata nell’occultamento, e si cercava di raccogliere tutta la forza per estrarre il Dio dall’Io, dove è senza forma, in rappresentazione e pensiero, per cogliere e sentire un’idea, una forza del Dio. Ma ciò non era subito possibile: nei primi tempi delle culture postatlantiche il ricordo di ciò che si era perso era ancora troppo forte, troppo grande; l’anima sentiva: la porta si è chiusa, e la nostalgia di salire di nuovo in questo mondo spirituale era troppo potente. Perciò si formò come una prima epoca culturale quella che eminentemente provava questo sentimento, la nostalgia del perduto, del nascosto mondo spirituale; quella che in adorazione divina guardava in alto verso gli iniziati e supplicava: fateci partecipi di questo mondo perduto. E sotto l’influenza di questi iniziati, attraverso una corrente coloniale fu fondata l’antica cultura indiana, quella prevedica, meravigliosa, che suscitava brividi di reverenza, quella che nei Veda ha trovato il suo ultimo deposito; la cultura in cui la nostalgia del mondo spirituale era così grande che ci si sforzava di recuperare artificialmente una connessione con i vecchi dèi e spiriti. Il desiderio di fuggire da questo mondo in cui si era entrati, questo sorse come sentimento potente in questa prima epoca culturale postatlantica. E vediamo questo sentimento sul fondamento delle anime che ancora potevano ricevere l’istruzione degli iniziati, dei santi Rishi. Vediamo come in loro si sviluppa questo sentimento: il mondo che vediamo intorno a noi, il mondo che ora abbiamo conquistato, il mondo del piano fisico è soltanto un’illusione, è senza valore, è Maya; prezioso però è il mondo che giace dietro questo ingannevole piano fisico. — E si sviluppa così il sentimento della nullità del piano fisico, della necessità di fuggirvi per pervenire allo spirituale; si sviluppa ciò che conosciamo come la base di questa antichissima cultura, ciò che però è connesso al fatto che l’uomo deve perdere il suo forte sentimento di personalità quando si vede così completamente separato dal divino, e vive nella nostalgia di questo divino. Egli si sforza di dissolversi completamente nel divino, con l’annichilimento della sua personalità; preferisce l’annientamento del valore proprio della personalità alla vita entro questa personalità. Dobbiamo intendere questa vecchia cultura eminentemente come uno stato emotivo: allora comprendiamo questa fuga dal materiale, come l’uomo, se voleva ricercare il divino, doveva essere libero dai legami del sensibile, come doveva stare fuori da ogni illusione, da ogni Maya.
Questa era la prima epoca culturale postatlantica. Ma la missione della cultura postatlantica consiste nel fatto che l’uomo si impadronisce sempre di più del mondo in cui è posto, sempre di più lo conquista. Vediamo così che nella persiana, nella cultura prezoroastriana, si svolge la prima fase di questa conquista del mondo fisico esteriore. Agli antichi Persiani — e qui s’intendono i Persiani preistorici, a cui sta a base una colonia degli ultimi Atlantici migrati — era propria una coscienza diversa: sentivano il piano fisico già come qualcosa di reale.
Non più come qualcosa di estraneo appariva al Persiano antico il piano fisico; egli diceva a sé: in questo piano fisico vi sono anche possibilità di piantare e coltivare lo spirito. Prestava già attenzione al mondo fisico: non lo studiava ancora, ma lo considerava. L’antico Persiano in esso sentiva ancora qualcosa di ostile, però in modo da poter vincere il nemico. Si fa amico, compagno del dio Ormuzd, per redimere la materia. Lavora all’interno del fisico; a poco a poco inizia a presentirsi che questo mondo non è soltanto Maya, non è meramente apparenza priva di sostanza, ma una realtà da considerare.
Vediamo allora come un altro flusso si dirige più verso l’Asia occidentale e l’Africa, e fonda lì la cultura caldea e quella egiziana. Là si è già un passo avanti nella conquista del piano fisico. Là gli uomini sono tali, da non sentire più il sensibile esteriore soltanto come ostile, o persino come nullo. Là l’uomo rivolge già lo sguardo verso le stelle e si dice: non sono Maya queste stelle, non sono meramente apparenza! E si approfonda nel corso delle stelle, studia come stella si avvicina a stella, quali mutamenti compiono le costellazioni. E si dice: questo è un’espressione esterna degli dèi dominanti, una scrittura che gli dèi hanno scritto. L’esteriore, il sensibile non è soltanto apparenza, è una rivelazione degli dèi. — Un passo ulteriore è compiuto: il sensibile-materiale è considerato come un’espressione del divino, si inizia a cercare la saggezza nel sensibile. E si rivolge lo sguardo dal cielo verso la Terra, nel mondo egiziano; si studia la geometria per dominare la Terra; si unisce in matrimonio ciò che lo spirito può raggiungere con la materia sensibile — un progresso essenziale nello sviluppo. Procede così per gradi sempre più avanti.
Ora, entro la terza epoca culturale, si forma di nuovo un piccolo gruppo separato, che in una certa misura assume tutto ciò che è stato possibile guadagnare dalle antiche tradizioni e dai nuovi acquisiti; un piccolo gruppo i cui iniziati conservavano l’antica saggezza, la vecchia comunanza con gli dèi; i cui iniziati sapevano ribadire ciò che si poteva sapere per esperienza dal mondo spirituale, e che simultaneamente avevano assunto in sé la saggezza caldea — la scrittura divina nello spazio cosmico — e la saggezza egiziana, che sta nel matrimonio simbolico dello spirituale con il fisico. E questo gruppo di uomini è quello che in questo senso deve essere chiamato il popolo eletto. È quel popolo che doveva preparare il periodo più lungo della storia mondiale, il popolo dell’Antico Testamento, che nel suo Antico Testamento, per quanto riguarda tutti i vecchissimi eventi e anche il proseguimento, aveva veramente il documento più grande e significativo. E non è soltanto un’errata erudizione, ma una farsa, se qualche storia della creazione viene affatto considerata di ugual valore con quella dell’Antico Testamento. L’Antico Testamento contiene infatti in immagini grandiose la discesa dell’uomo da altezze divine, e collega contemporaneamente gli eventi storici umani con questi eventi cosmici. Tutto ciò l’Antico Testamento contiene esattamente, e soprattutto ciò che corrisponde pienamente al contesto più ampio.
Abbiamo visto come il germe dell’uomo verso l’«Io sono» si sia preparato passo dopo passo nello sviluppo terrestre. Abbiamo visto che questo germe non avrebbe mai potuto svilupparsi se il Sole non si fosse separato dalla Terra; che anche la Luna doveva separarsi dalla Terra, e che allora questo germe poteva svilupparsi soltanto gradualmente, dal fatto che l’orizzonte di fronte al mondo divino-spirituale si era chiuso. Chiariamoci come questo germe si è sviluppato. Che cosa impara dunque gradualmente l’uomo nel suo sviluppo terrestre? Guardiamo indietro ai tempi antichi, quando non poteva ancora percepire, quando viveva soltanto nel mondo spirituale; poi venne il tempo in cui le cose nel fisico gli apparivano soltanto confuse, quando ancora poteva percepire i regni spirituali. Chi era colui che così preparò questo uomo, affinché in tempi posteriori, quando poteva vedere il Sole intero, fosse anche maturo per questo? Era quel Dio che nutrì l’uomo fino alla piena maturità, quello che abbiamo chiamato Geova, il quale si era separato dagli Elohim per preparare da Luci lunari il momento supremo dell’esistenza terrestre. Mentre l’uomo non poteva ancora percepire nel mondo esteriore, il Dio Geova versava dentro la consapevolezza dell’Io. Era lui che si insinuava nelle vecchie iniziazioni, che avvenivano con coscienza opaca; che appariva agli uomini in sogno, che ha preparato lentamente gli uomini alla maturità dell’Io, la quale essi potevano acquisire soltanto tramite la discesa di Cristo. Cristo non è venuto tutto d’un tratto, non è disceso tutto d’un tratto: questa era soltanto l’ultima apparizione personale; aveva però già agito in quei tempi antichi attraverso i profeti. Non indica forse Cristo stesso, nel Vangelo di Giovanni, che coloro che non avevano creduto a Mosè e ai profeti non crederebbero neanche in lui? Egli dice infatti: Mosè e i profeti hanno parlato di lui, benché non ancora di colui che stava sulla terra, ma di colui che era stato predetto. Cristo ha in questo senso una certa storia nello sviluppo terrestre. Se torniamo indietro nei misteri antichi, possiamo trovare dappertutto questa storia di Cristo e la sua discesa.
Studiamo una volta i misteri europei. Lì domina ovunque un certo carattere tragico. Se vi trasportate entro questi antichi misteri, allora potete vedere che i maestri dappertutto dicono ai loro discepoli: potete elevarvi a un divino elevato, in senso elevato potete essere iniziati; ma c’è qualcosa che voi non potete ancora comprendere pienamente, che dovete attendere, a cui possiamo soltanto indicare: è il Cristo che viene. Dappertutto nei misteri nordici si è parlato di Cristo come di un veniente; l'hanno conosciuto ovunque, soltanto non come di uno che era già stato sulla terra. L'hanno conosciuto gli iniziati laggiù in Asia, in Egitto: dappertutto hanno saputo che il Cristo è in arrivo, che un giorno sarà qui. E dappertutto hanno saputo che i vecchi misteri non potevano condurre fino al grado più elevato. Questo è rimasto conservato simbolicamente. Dobbiamo soltanto non costringere le cose: non in contorni netti, ma in modo assai sottile devono essere prese, parte come verità e parte soltanto per comparazione. Qualcosa di quel carattere tragico è rimasto verso gli dèi antichi e l’attesa del Cristo, poiché lo splendore degli dèi scomparirà davanti allo splendore di Cristo. Lo troviamo fino nelle più tarde saghe degli dèi germanici. La saga ha attribuito a Sigfrido qualcosa di straordinario: era invulnerabile; possedeva la forza dell’iniziato nel senso dei misteri europei. Ma un punto rimase vulnerabile, lì fu ferito anche lui, e questo gli portò la morte. Quale punto era questo? Quel punto in cui più tardi, in colui che si attendeva, stette la croce. Il punto in cui Sigfrido era ancora vulnerabile, esso è stato coperto durante il cammino verso il Golgota mediante la croce. Questa è l’ultima memoria di quel carattere tragico che ha attraversato gli antichi misteri europei. Ma spesso anche nei misteri da cui è derivato l’Antico Testamento, e in cui Mosè era stato iniziato, e che Mosè ha poi piantato entro il suo popolo per quanto gli era possibile, — spesso anche lì si è indicato questo straordinario corso dello sviluppo umano. È più che una semplice immagine, è qualcosa che conferisce all’immagine una profonda realtà, che possiamo disegnare pressappoco così.
Supponiamo di avere davanti a noi l’uomo nella sua quadruplice natura, e che il suo Io, il suo corpo astrale, quello eterico e quello fisico, siano illuminati dal Sole. Per il fatto che Cristo è venuto sulla Terra, l’uomo è diventato capace di ricevere le forze fisiche e spirituali del Sole. Prima era diversamente. Cadeva allora durante il sonno, quando il corpo astrale con l’Io era fuori del corpo fisico e di quello eterico, durante la notte non la luce solare diretta, bensì quella riflessa dalla Luna verso il basso sull’uomo: egli riceveva questa luce riflessa, non la luce solare diretta. Questo è, come fatto esteriore, simbolico, esattamente come era con Cristo, che viveva come raggio solare spirituale, e con Geova, che rifletteva a lungo il Cristo-luce, finché l’uomo non fosse maturo per ricevere la luce solare-Cristo diretta. Come da uno specchio Geova inviava il Cristo verso l’umanità. Come si parlava dunque di Cristo, quando si parlava prima della sua apparizione? Si parlava di lui parlando di Geova, e perciò Geova dice a Mosè: di’ al tuo popolo: Io sono l’Io sono. Questo è lo stesso nome che più tardi viene attribuito a Cristo. Non vuole già rivolgere il suo proprio volto all’umanità: prepara il Cristo, dà all’umanità l’immagine di Cristo, prima che il Cristo stesso discenda verso di lei. E poiché gli uomini nel loro interno più profondo, con il loro «Io sono», devono afferrare questo Cristo, poiché in lui devono afferrare l’intera discesa in questo mondo fisico, perciò questo gruppo di uomini, che doveva preparare più autenticamente il Cristo, si conservava più fermamente l’idea del Dio senza forma. Una nuova rappresentazione di Dio doveva conquistarsi, non soltanto un ricordo della forma antica. E così questo popolo, nella sua religione di Geova, diventa veramente il popolo che prepara al Cristo. Ma ora si deve essere consapevoli che tutto ciò che nel mondo deve essere particolarmente perseguito, deve procedere da impulsi forti. Perciò dovevano anche le forze del Dio senza forma essere per così dire eccessivamente tese entro l’Antico Testamento: un Dio completamente astratto, senza forma, che è compresso al centro di una pura essenza dell’Io, sta al centro della religione dell’Antico Testamento, un Dio-Io, un Dio senza forma.
Dove poteva questo Dio acquistare per la prima volta una tale forma, così da poter essere compreso da uomini che ora vivevano sul piano fisico e lo dovevano conquistare? Allora, per una saggia disposizione, nel Sud d’Europa accadde qualcosa di straordinario. Ci furono migrazioni dall’Asia e dall’Africa; si mescolarono con coloro che erano scesi dal Nord. Coloro che da Oriente avevano portato la forte convinzione della nullità della Maya, della necessità che questo regno materiale degli uomini dovesse essere trasformato nel regno dello spirito, essi si mescolarono con coloro che si erano conquistati il forte sentimento di personalità. E le più forti forze spirituali, le quali rimasero più indietro durante la migrazione da Occidente verso Oriente, si incontrarono in Asia Minore, sulla penisola greca, su quella italica; e lì si formò il quarto grado, e di nuovo la conquista del piano fisico avanzò di un passo. Afferrare il Dio nella profondità e presentirlo, era la missione della terza epoca culturale, della cultura caldea-egiziana; da essa doveva emergere quel gruppo di popoli che poteva ricercare il Dio in modo astratto, come essenza spirituale, con il minimo contenuto sensibile. Ma nel Sud d’Europa si formò un altro gruppo. Per il fatto che gli uomini con la forte coscienza di personalità nordica là erano scesi, si formò l’unione dell’anima umana con la materia, che noi ammiriamo nel tempio greco, nei capolavori di arte greca, nella tragedia greca, dove l’uomo inizia a rappresentare il suo stesso destino, dove nasconde il suo proprio spirito nella materia, glielo incarna nei fatti esteriori. Si potrebbe dire: un matrimonio tra lo spirituale e il fisico è concluso, dove entrambi hanno parte eguale. Nel capolavoro greco, in tutto ciò che il Greco crea, lo spirituale e il fisico hanno parte eguale. E in una certa relazione è lo stesso presso il Romano: egli sa che in lui vive lo spirito, che in lui lo spirituale può diventare personalità.
Soltanto a questo grado dello sviluppo umano può ciò che si è annunziato assumere anche la sua forma reale, esteriore nel piano fisico. Soltanto allora il Cristo poteva scendere nel piano fisico, quando l’uomo si era conquistato questo piano fisico. Un Cristo non sarebbe stato possibile nella cultura antica, quando soltanto la Maya del mondo fisico era sentita, quando soltanto la nostalgia del passato viveva negli uomini. Sempre più l’uomo si rivolse al piano fisico in quel tempo in cui questo matrimonio si consumava, che vediamo nell’arte greca, e che trovò la sua espressione nella forte coscienza civica romana. E questo era anche il tempo in cui il principio del Cristo poteva apparire nella carne.
Dobbiamo perciò considerare tutti coloro che prima avevano agito come ben familiari con il Cristo; dobbiamo considerarli come profeti che soltanto potevano indicare, che nella discesa di Cristo vedevano l’adempimento di ciò a cui loro stessi aspiravano.
Vedremo ora nei prossimi insegnamenti come il cristianesimo e altri elementi confluiscano insieme nella nostra epoca post-cristiana, e così nel nostro presente. Oggi doveva essere indicato il momento in cui l’uomo, tramite la conquista del piano fisico, si era reso maturo per comprendere l’Uomo-Dio, il Cristo.
Abbiamo visto ieri come nell’epoca post-atlantica dello sviluppo dell’umanità gli uomini si siano gradualmente conquistati il piano fisico, cioè il nostro mondo fisico; come abbiano sempre più ottenuto la comprensione che questo mondo fisico, in cui l’uomo è entrato solo nel corso del tempo, dopo che prima gli era apparso in contorni confusi, sia l’espressione di potenze e forze spirituali che stanno dietro di esso. Abbiamo visto come, nel tempo in cui i Greci e i Romani sono i popoli guida, per così dire, esista una specie di equilibrio tra la comprensione del mondo fisico-materiale e il mondo spirituale che sorge dagli uomini stessi. L’uomo si è, per così dire, accordato con il mondo esterno materiale, ha imparato gradualmente a comprenderlo e ad amarlo. Non dobbiamo ora credere che questi processi non avessero i loro paralleli corrispondenti nell’altro mondo, nel mondo spirituale. Anzi, possiamo addirittura risalire ulteriormente nello sviluppo dell’umanità, e troviamo che nella stessa misura in cui cambiano le condizioni esteriori per l’uomo riguardo all’osservazione e alla percezione del mondo fisico, anche le condizioni per l’altra coscienza si trasformano essenzialmente. Finora abbiamo posto l’attenzione principale su come fosse questa coscienza quando l’uomo si era ritratto dal suo corpo fisico nel sonno. Abbiamo visto come nel tempo atlantico, dopo che aveva percepito contorni confusi nello stato di veglia, gli esseri divino-spirituali fossero emersi davanti a lui in una specie di consapevolezza crepuscolare illuminata.
Per comprendere però la piena essenza umana, dobbiamo anche considerare quegli altri stati di alternanza nella coscienza che sono collegati a ciò che chiamiamo morte, e a ciò che si trova oltre la morte; e lì vedremo che la nostra vita ordinaria, che possiamo osservare tra la nascita e la morte, ha ancora un aspetto essenzialmente diverso. Dobbiamo porre la questione nel modo più preciso possibile. Abbiamo considerato i destini degli uomini nella vita tra la nascita e la morte, dai tempi atlantici fino al tempo greco-romano. Come si formano i destini degli uomini tra la morte e la nuova nascita, dato che la vita dell’uomo prosegue certo oltre la morte? Nel medesimo istante in cui durante il tempo lemuriano antico l’uomo per la prima volta si impegna in un’incarnazione terrestre, e quindi per così dire si crea un’alternanza tra una vita in un corpo fisico e una vita al di fuori dello stesso, cioè tra la morte e la nuova nascita, nel medesimo istante l’uomo, quando considera tutta la sua vita, ha per così dire una vita doppia, un doppio destino, uno sulla terra e uno tra la sua morte e la nuova nascita nel mondo spirituale. E sebbene diffusamente esista la credenza che ci siano cambiamenti solo nel mondo fisico terrestre, e che tutto tra la morte e una nuova nascita possa essere designato sostanzialmente con poche parole caratteristiche, tuttavia questa credenza è del tutto scorretta. Anche all’interno di questa epoca di sviluppo spirituale dell’uomo cambiano i destini.
Comprenderemo meglio come questi cambiamenti si verifichino, se gettiamo un’occhiata ampia sulla vita che l’uomo conduce nel mondo fisico qui, e sul suo rapporto con gli altri regni intorno a lui. L’uomo, così come è sviluppato ora, non è affatto un essere che esiste assolutamente solo per se stesso, ma si trova in relazione molteplice con tutto ciò che lo circonda. Pensate a come la coscienza dell’uomo, l’autocoscienza, dipenda da ciò che lo circonda! Se non ci fossero altri regni intorno a noi, nessun regno minerale, nessun regno vegetale e animale, se non ci fosse l’atmosfera, nessuna formazione di nuvole che ci rimandasse la luce, il nostro Io, così come è ora, non avrebbe potuto accendersi su un mondo esterno. L’uomo è dunque già riguardo alla sua autocoscienza, durante il giorno, per così dire immerso nel suo ambiente. È anche immerso in un ambiente tra la nascita e la morte, per il fatto che possiede un corpo eterico, un corpo fisico. Assorbe i suoi mezzi di godimento e di nutrimento dai regni inferiori della natura. Il regno minerale, il regno vegetale, anche il regno animale, gli forniscono sostanze e forze che passano attraverso l’uomo, così che l’uomo fa, per così dire, scorrere i regni della natura esterna attraverso se stesso. Possiamo dire: nel momento in cui l’uomo si sviluppa fino alla nascita, e così entra nell’esistenza terrestre, stringe un legame con i regni inferiori della natura. Certo, non stringe questo legame se non nella misura in cui assume un corpo fisico: solo allora è costretto ad assorbire gli altri regni come suoi alimenti, come suoi mezzi di sostentamento. L’uomo quindi, nel mondo fisico, non è un essere assoluto. Pensate ad esempio a come l’uomo sia continuamente costretto ad assorbire una certa quantità di aria, e a emetterla di nuovo. Non è affatto rinchiuso così entro la sua pelle: la sua essenza si estende nell’aria. Così, quando l’uomo entra nell’esistenza fisica, in una certa relazione stringe un rapporto con i regni che si trovano sotto di lui, vi si immerge.
Quando l’uomo abbandonerà il suo corpo nella morte, ascenderà nei regni superiori, nel regno degli Angeli, degli Arcangeli, delle Forze Primordiali; anzi, ascenderà in regni ancora più elevati. Esattamente come stringe un rapporto con i regni inferiori attraverso i bisogni del suo corpo fisico, così dopo la morte stringe un rapporto con i regni superiori. Ripetiamo ora il pensiero tornando indietro nel tempo in cui l’uomo ha iniziato per la prima volta a intraprendere le sue incarnazioni terrestri, nel passato lemuriano, quando l’uomo si immerse bensì in un corpo fisico, ma aveva ancora pochissimo rapporto con il mondo fisico, quando il suo corpo fisico non aveva ancora praticamente incorporato le tracce di organi sensoriali, così che aveva appena una percezione del mondo fisico esterno; quando anche dalle sostanze e dalle forze fisiche aveva poca necessità, quando era ancora poco in dimestichezza nel mondo fisico. Tale stato, in cui l’uomo aveva ancora relazioni assai scarse con il mondo fisico, esisteva davvero all’inizio delle incarnazioni umane. Ma tanto più egli era in dimestichezza nei mondi spirituali. Era allo stesso tempo il periodo in cui l’uomo, quando emergeva dal suo corpo fisico — non solo nel sonno, ma anche dopo la morte —, si immergeva in un mondo pieno di luce spirituale, in cui percepiva un mondo di esseri spirituali, e da questi esseri spirituali traeva per così dire le forze nello stesso modo in cui l’uomo ora le trae dal mondo fisico, in cui si estendeva nei regni superiori costruiti sopra di lui nello stesso modo in cui oggi si estende nel mondo fisico, in cui si estendeva nei regni degli Angeli e degli Arcangeli, e nei regni superiori che si sporgevano nel suo. Era così che l’uomo con la morte otteneva propriamente la sua consapevolezza, certo crepuscolare-offuscata, ma proprio la sua consapevolezza. Si immergeva così, spiritualmente alimentandosi — per così dire — dalla visione degli esseri divino-spirituali. Il suo Io l’uomo se l’era conquistato nel corso dei tempi, mentre era passato attraverso le varie incarnazioni nel mondo fisico esterno: precedentemente non l'aveva avuto.
Altri esseri, di cui abbiamo detto che hanno completato la loro umanità su un’occasione precedente, avevano l’Io; e l’uomo imparò a conoscere l’Io nel momento in cui poteva osservare questi esseri. Propriamente l'imparò a conoscere nella giusta misura nel tempo tra la morte e la nuova nascita. Era così che allora l’uomo, quando moriva, aveva il sentimento: adesso comincio veramente a vivere, adesso vivo nella visione degli esseri divino-spirituali. Ed era effettivamente così: quanto più si allontanava dalla morte, quanto più tempo viveva dopo la morte, tanto più alte sfere raggiungeva; nei regni di esseri sempre superiori veniva. Sempre più consapevole e ancora più consapevole diventava, fino al tempo che veniva — tra la morte e una nuova nascita — in cui gli apparve quell’essere che propriamente aveva dato il vero contenuto alla sua vita, nei confronti del quale provava: da questo sono, a questo appartengo. Questo era in quel tempo primordiale lo stesso essere che poi successivamente apparve sulla terra, incarnato come il Cristo. L’uomo certo nel tempo lemuriano antico non vide il Cristo in un corpo fisico, ma lo vide nel mezzo tra la morte e la nuova nascita; ed era così divenuto partecipe di lui, lo conosceva nel mondo spirituale. E sempre più si avvicinava il tempo in cui l’uomo diveniva più consapevole nel mondo fisico. Sappiamo che questa consapevolezza piena è entrata solo nel mezzo del tempo atlantico, ma accadde gradualmente. Quanto più l’uomo divenne consapevole nel mondo fisico, quanto più ebbe la disposizione germinale all’Io nel mondo fisico, tanto meno la sua consapevolezza raggiungeva, dopo la morte, i mondi superiori. Per primo non poteva più innalzarsi alla visione della figura del Cristo, vedeva solo ancora Angeli e Arcangeli; e più tardi, nel tempo atlantico, nemmeno la visione degli Angeli e degli Arcangeli gli restava: solo ai progrediti era concessa questa visione. Normalmente l’uomo, nella consapevolezza ormai crepuscolare, aveva percepito solo gli Angeli; e Angeli sono essi anche nel senso cristiano, ciò che nel ricordo i Greci hanno chiamato come loro divinità in Zeus, e i Germani in Wotan.
Abbiamo parlato di come l’uomo durante il tempo atlantico fosse anche nel sonno compagno degli Dèi, ma specialmente nel tempo tra la morte e una nuova nascita; questi erano Angeli, e nel caso più alto Arcangeli; e solo quando l’uomo in questa vita si era preparato attraverso ciò che si sentiva come buone azioni, gli era in certa misura concessa la visione del Cristo tramite gli esseri subordinati del Cristo. Ma l’uomo lo conosceva ancora, questo Cristo, attraverso le azioni e gli esseri degli Angeli e degli Arcangeli. Come attraverso un vetro colorato la luce, colorata certo, ma tuttavia appare, così appariva la figura del Cristo con forza gradualmente decrescente. Era nient’altro che lo spirito solare che appariva con forza decrescente; con forza decrescente, perché l’uomo sempre più si spostava dall’altro canto del mondo, dal lato fisico, e l'amava sempre più.
L’uomo si è trascinato così avanti dai tempi antichi. E abbiamo visto come nelle epoche culturali del tempo post-atlantico rivivesse il ricordo di quell’antica epoca effettivamente vissuta; nel tempo egiziano rivisse il ricordo del tempo lemuriano. Come dunque l’iniziato avrà presentato all’uomo la vita dopo la morte? Ha provveduto affinché gli uomini, sebbene in debole eco, dopo la morte potessero fare l’esperienza di essersi elevati fino a dove l’antica umanità si sentiva propriamente al sicuro, fino a questo apice che era lo spirito solare nei tempi antichi. Era questo il senso di ciò che si chiama l’antico giudizio egiziano dei morti, questo giudizio dei morti in cui il morto veniva messo davanti al suo giudice, che pesava i suoi atti. Se gli atti erano trovati degni, allora gli era permesso, attraverso i suoi meriti nel mondo fisico, di divenire partecipe dell’essenza: gli era permesso contemplare ciò che nella maniera caratterizzata era sentito come un dio della luce, come un dio solare. Era l’essenza che ora fu chiamata Osiride. Il viaggio verso Osiride, l’unificazione con lui, ecco ciò che doveva accadere al morto nella ripetizione di una condizione precedente effettivamente verificatasi. Comprendiamo così ciò che ci è stato conservato nel libro dei morti, quel documento straordinario del popolo egiziano. Nel mio scritto «Il Cristianesimo come fatto mistico» non poteva naturalmente, per le circostanze vincolate, essere toccata l’esoterica completa di tali cose; ma si tratta di poter approfondire queste cose considerevolmente. Se si era trovato, nel senso dell’antico concetto egiziano, che un’anima simile dopo la morte era degna di questa visione a causa dei suoi atti, allora le era permesso di unirsi con Osiride. Sì, essa stessa la si chiama come un Osiride, perché si era effettivamente unita a lui. La formula era: l’Osiride fu purificato nello stagno che è a sud del campo Hetep e a nord del campo delle cavallette, dove gli dèi del verdeggiare si lavano nella quarta ora della notte e nell’ottava del giorno con l’immagine del cuore degli dèi, passando dalla notte al giorno. È impossibile esprimere tutte le relazioni profonde di questa formula. Importante è intendere l’espressione «dalla notte al giorno». Prima è notte; ma l’anima è condotta in un giorno, in un giorno spirituale, dove sarà unita con Osiride, dove essa stessa potrà essere un Osiride.
Effettivamente l’anima sperimenta così, in un altro mondo che si svolge tra la morte e la nascita, il suo destino. E sempre più la consapevolezza si oscura, ma mai del tutto, perché la consapevolezza tra la morte e la nascita non si è mai estinta. Si oscura, trivialmente espresso: l’uomo deve sempre più accontentarsi di contemplare esseri inferiori, quanto più ama il mondo sensibile-fisico; sempre meno gli esseri superiori possono avere comunione con l’uomo, l’uomo sfugge agli esseri superiori. Tutti quegli esseri che ancora nel tempo atlantico, quando l’uomo era ancora chiaroveggente, erano buoni compagni dell’uomo, specialmente nel tempo tra la morte e una nuova nascita, questi scompaiono: gradualmente si perde il legame di connessione tra l’uomo e quegli antichi dèi. Abbiamo visto come ancora c’erano ritardatari della vecchia chiaroveggenza fino in periodi posteriori della cultura europea, come ci sono ancora uomini che possono elevarsi in certi stati della loro consapevolezza alla visione degli dèi. Tali uomini godono anche dopo la morte una comunione con gli dèi ancora più viva, vivono ancora più intimamente con loro insieme. Questo non solo è bene per gli uomini, è anche bene per gli dèi, perché gli uomini portano in alto ciò che qui nel mondo fisico si sono conquistati in amore. Gli dèi ricevono come sacrificio di ritorno ciò che gli uomini nel mondo fisico hanno ricevuto come amore. Ma sempre meno gli uomini sono adatti a ciò, perché amano sempre più il mondo fisico.
Per le anime di coloro che vivono nelle regioni da cui i popoli germanici sono emersi, è così che dopo e dopo solo raramente, tra la morte e la nascita, ricevono la visione degli dèi; gli dèi hanno poca comunione con loro. Si sviluppa per questo una certa disposizione fondamentale, una certa sensazione che gli dèi perdano il legame, il dominio sulla terra, che essi stessi hanno creato. E da questa sensazione scaturisce la rappresentazione del crepuscolo degli dèi. Questo è il vero motivo della rappresentazione del crepuscolo degli dèi: gli dèi devono ritrarsi dal mondo che essi stessi hanno creato. Loro, che ancora nel tempo atlantico scesero essi stessi nella carne di uomini eccezionali e insegnarono i misteri superiori nei misteri atlantici, dovettero gradualmente ritirarsi; e fu loro solo ancora possibile, attraverso il fatto che fecero degli uomini più avanzati il loro strumento, il loro involucro, venire in contatto con il mondo fisico. Accadde decisamente nel tempo post-atlantico, e coloro che erano iniziati nei vecchi misteri druidici lo sanno, che ad esempio un’antica individualità atlantica primordiale, la quale si è sempre chiamata Sig, apparve ancora lungo tempo dopo la catastrofe atlantica in molti modi nei corpi degli uomini europei; e tutti quei nomi che si sono conservati come Sigfrido, Sigurd, dovevano solo essotericamente indicare che un’antica individualità era sempre di nuovo presente, alla fine solo ancora percettibile e visibile per coloro che erano iniziati nei misteri. Questi si univano con un tale iniziato superiore; e sempre più divenne necessario, quanto più veniamo nel nostro tempo, che una tale individualità cercasse coloro che già erano passati attraverso molte incarnazioni e che per questo erano stati purificati.
Dobbiamo ora, per poter comprendere completamente il nostro tempo, toccare il bordo di un grande mistero, che rende intelligibile molto di ciò che si è verificato nella nostra cultura. Rivolgiamo lo sguardo anzitutto ancora una volta al centro dello sviluppo atlantico, in cui l’uomo, si potrebbe dire, ha ricevuto la prima vera apertura del mondo fisico. Questo era una specie di bivio per gli dèi, per coloro che nelle regioni superiori erano gli antichi compagni degli uomini. L’uomo era sceso dalle altezze spirituali, sempre più profondamente nel mondo fisico. Era passato attraverso tre epoche di tempo. La terza era la lemuriana, la quarta era allora l’atlantica, e a essa ne seguono altre tre. Siamo ora nella quinta epoca. L’epoca lemuriana è quella che è perita attraverso grandi catastrofi di fuoco, l’atlantica è scomparsa attraverso enormi catastrofi di ghiaccio e acqua; il nostro tempo troverà il suo declino attraverso altre forze, attraverso un’enorme crescita dell’egoismo della natura umana, e per questo attraverso una guerra di tutti contro tutti. Solo coloro che si rivolgono alla vita spirituale troveranno, nello stesso modo come dal tempo lemuriano e atlantico un pugno di uomini ha trovato il cammino, un cammino attraverso la catastrofe, che significa la guerra di tutti contro tutti; e questa guerra di tutti contro tutti sarà ancora molto più terribile per le masse umane in cui appare, di quanto non lo fossero le catastrofi di fuoco e acqua, per quanto terribilmente l’uomo se le possa immaginare. E il compito può essere solo di coloro che oggi si rivolgono alla vita spirituale, di fare tutto il possibile affinché il più possibile dei buoni germi del nostro tempo sia salvato nel sesto periodo, che sostituirà il quinto.
Questo quinto consiste di grandi suddivisioni: l’epoca antico-indiana, la persiana, l’egiziana, la greco-romana e la nostra, in cui viviamo; e due altre, la sesta e la settima, la seguiranno fino alla guerra di tutti contro tutti.
Stiamo così oggi dentro lo sviluppo. Abbiamo oltrepassato il punto centrale dello sviluppo terrestre. Se allora verso il mezzo del tempo atlantico, cioè proprio nel punto in cui entrarono completamente nel mondo fisico, gli esseri umani si fossero volti ancora verso la spiritualizzazione, non sarebbero entrate tutte quelle conquiste del piano fisico di cui abbiamo parlato ieri. In verità l’umanità ha percorso un cammino discendente, sempre più profondamente nello sviluppo fisico. L’uomo è sceso al di sotto del punto che rappresenterebbe il punto più profondo, se allora si fosse già volto verso la spiritualizzazione. Questo punto, che si trova così nel mezzo del tempo atlantico, è stato un importante incrocio, un bivio per certi esseri spirituali. Per loro doveva decidersi se volessero scendere anche loro in una specie di abisso, da cui si potessero poi elevare di nuovo tanto più fortemente, proprio perché erano sprofondati più profondamente e perciò dovevano sviluppare forze maggiori, oppure se volessero intraprendere il cammino diretto. Certi esseri spirituali, che prima erano stati compagni degli uomini, ora intrapresero il cammino diretto, si decisero a non reincarnarsi mai più in corpi umani, rimasero nel regno degli spiriti. A loro quindi questo sviluppo dell’umanità passa più o meno inosservato. Ma al contrario ci furono altri esseri divini, tra cui ad esempio un gran numero si è conservato nella memoria dei popoli europei e di altri sotto i nomi Zeus e Wotan, i quali hanno deciso di reincarnarsi sempre di nuovo a bene dell’umanità, e di scendere per agire per lei. Ma non era possibile a tutti di scendere nello stesso grado, perché, nel momento in cui l’uomo scendeva sempre più nel mondo fisico, i corpi diventavano uno strumento sempre meno adatto per gli esseri divini. Sempre più questi corpi potevano accogliere le anime umane in continua evoluzione, e sempre meno potevano essere strumento e involucro degli esseri divini. Solo coloro che in un certo modo purificavano il loro corpo, che attraverso molte incarnazioni avevano prodotto un corpo nobile, che avevano corpi eterici e fisici così purificati da annullare nella loro anima certi legami con il mondo fisico; uomini che nella loro intera disposizione ed essenza vivevano più in ciò che non era sulla terra, che in ciò che la terra offriva, solo questi potevano ancora accogliere in sé le anime degli esseri spirituali superiori, come l’uomo nel suo corpo fisico accoglie la sua anima. Ma è anche accaduto che tali esseri, in cui erano nascosti gli esseri divino-spirituali, che non potevano scendere abbastanza profondamente nel mondo fisico, stessero davanti al mondo in una maniera straordinaria.
Pensiamo a un tale essere che attraverso molte incarnazioni aveva sviluppato il suo corpo, cioè le forze del suo corpo, il controllo interiore delle sue forze in tal misura, da vivere più nel mondo spirituale che nel mondo fisico, e da poter così diventare il portatore di tale essere superiore. Poteva un tale essere essere completamente compreso da quegli uomini che erano completamente scesi nel mondo fisico, che si sforzavano sempre più di amare proprio questo piano fisico e di compiere il loro lavoro su questo piano fisico? O non potrebbe piuttosto essere compreso meglio da coloro che avevano conservato più il carattere di un’epoca anteriore, che erano rimasti più come ritardatari di epoche precedenti? In verità un tale essere poteva essere compreso molto meglio dagli stessi ritardatari del tempo atlantico. In particolare sono i popoli mongoloidi quelli che non erano discesi così profondamente, non si erano tanto invischiati nel piano fisico, non avevano nemmeno fatto tanto per la sua conquista come i popoli europei. Vediamo infatti come proprio dai popoli ultimi citati venga realizzato ciò che chiamiamo la cultura esterna fisica, la conquista del piano fisico; mentre i ritardatari, i resti della cultura atlantica, hanno un certo carattere stazionario, e quindi non possono trovare la strada nel mondo dello sviluppo post-atlantico, perché si sono conservati certi tratti caratteriali, e poi sono degenerati. Oggi si sottolinea spesso che i Giapponesi stanno passando attraverso uno sviluppo significativo dalle loro caratteristiche; questa è un’illusione. Non è uno sviluppo che attraversano dalle loro proprietà: se nell’ultima guerra hanno vinto con navi da guerra e cannoni inventati da popoli europei, allora si sono serviti di una cultura straniera. Questa non è un’evoluzione, quando un popolo ha preso ciò che è scaturito dall’essenza di un popolo straniero, ma solo quando può svilupparsi dalla sua stessa essenza. Questo è ciò che conta. Da popoli di questo tipo, che in un certo modo sono rimasti stazionari, che rappresentano condizioni in un tempo posteriore, da cui i popoli europei si sono elevati attraverso la consapevolezza personale, attraverso il sentimento di libertà, da tali popoli potevano essere compresi gli individui spirituali che ancora nel tempo atlantico erano stati compagni degli uomini. A tali uomini doveva quindi anche essere rivolta la loro educazione. E vediamo lì realizzarsi quel grande mistero: che effettivamente questi esseri, i quali allora, quando la popolazione europea era ancora a uno stadio precedente dello sviluppo, erano completamente compresi, si incarnavano anche lì e apparivano come maestri nelle grandi scuole di iniziazione; e quindi furono più tardi venerati anche come dèi. Vediamo come Wotan, che prima abitò come iniziato in un corpo umano e insegnò nei santi misteri, come Wotan proprio per il fatto che non era sceso abbastanza profondamente, potesse incarnarsi in quel gruppo di uomini che in un certo modo era rimasto indietro, il quale proprio per questo sentiva l’inutilità del piano fisico, non lo considerava come espressione completa della divinità, ma come un luogo di sofferenza, di dolore, di pena, così da essere veramente degno della beatitudine ritirarsi da questo piano fisico.
Questa individualità di Wotan — stiamo parlando all’interno di una comunità di studenti della scienza dello spirito e quindi qui può essere toccato un tale mistero — questa individualità che ha veramente insegnato come Wotan nei misteri dei popoli germanici, è la stessa che più tardi apparve di nuovo nella stessa missione come Buddha. Nessun altro individuo è stato quello che come Buddha ha mediato il legame tra il nostro mondo e i mondi superiori, se non colui che una volta vagava attraverso le regioni dell’Europa e il cui ricordo si è conservato nell’Europa settentrionale sotto il nome di Wotan.
In questo modo vediamo come per quegli uomini che si erano conservati certe inclinazioni e legami con stati precedenti, che conducevano una vita religiosa e non volevano amare il piano fisico, era in certo modo provveduto. E anche l’apparizione esteriore storica della buona accoglienza del Buddhismo presso i popoli mongoloidi vi apparirà ora comprensibile. Tutto questo corrisponde a tale guida saggia dell’umanità.
Nel momento in cui l’umanità doveva conquistarsi sempre più il piano fisico, in un tempo successivo non era più possibile che esseri spirituali di questo tipo si incarnassero direttamente in un corpo umano. Per questo era necessario un essere spirituale più forte, quell’essere che prima era stato annunziato da tutti, che insegnato davanti a lui. Persino gli antichi egiziani, che nel nome Osiride ricordavano ancora la loro appartenenza all’antico spirito del sole, dicevano: Il regno di Osiride sarà istituito di nuovo sulla terra. — Una tale individualità era necessaria come quella che riconosciamo come il Cristo. Mentre egli si ritirò sempre più e sempre più dal regno dei morti — e lo vediamo praticamente scomparire dal lato al di là della vita —, egli avanza dalla parte dell’altro sempre più. Finché nella quarta epoca è visibilmente incarnato in un corpo umano, certo in un corpo che dovette essere preparato particolarmente per questo. Un corpo umano come quelli che erano completamente scesi fino al piano fisico non poteva ricevere direttamente il principio del Cristo. Per questo era necessario qualcosa d’altro. Persino un essere come quello che appelliamo Gesù di Nazareth, che aveva vissuto molte incarnazioni e era giunto a grado elevato e aveva raggiunto un alto grado di iniziazione, nemmeno questi alla nascita era in grado di divenire il portatore dell’individualità del Cristo. Ma propriamente, dopo che si era preparato attraverso una vita di trenta anni, era diventato capace di purificare e raffinare così profondamente gli involucri umani esterni, il corpo fisico, il corpo eterico e astrale, che l’individualità di Gesù di Nazareth potesse abbandonare questi corpi purificati. L’individualità di Gesù di Nazareth abbandonò al trentesimo anno della sua vita gli involucri esterni del corpo che erano stati purificati dalla forza di questa individualità. Questo abbandono degli involucri corporei esterni è accennato nel Vangelo attraverso il battesimo di Giovanni nel Giordano. È lì dove la natura è scambiata, dove l’individualità del Cristo prende possesso, non ora di un corpo ordinario umano, ma di un corpo che è puro, purificato in trenta anni. Così abbiamo i tre anni in cui il Cristo camminò sulla terra nel corpo di Gesù, e che nel Vangelo sono indicati come gli anni tra il battesimo e il mistero del Golgotha. Non come nel corso ordinario delle cose un’individualità apparve in tal modo che era già capace alla nascita di assumersi una tale forma come l’esperienza di molte incarnazioni rendeva possibile, ma così che questa individualità fu accolta in un corpo che per trenta anni visse nell’intreccio del mondo fisico, che era completamente orientato al mondo fisico, a cui il Cristo doveva imprimere il grande impulso. Così quando si verificò l’assorbimento dell’individualità del Cristo nei tre corpi di Gesù di Nazareth accadde qualcosa di grande, grande significato, qualcosa che l’esoterico può leggere anche nel Vangelo, se veramente sa leggere in esso. Vi è contenuto, solo tali cose stanno velare.
A questo battesimo, dove appare il simbolo significativo della colomba sopra la testa di Gesù, che non è solo ispirato ma è direttamente intuito dal Cristo, qualcosa si riversa attraverso il corpo intero di Gesù di Nazareth fino nei membri che nella presente evoluzione dell’umanità sfuggono maggiormente all’influenza dell’uomo: fino alle ossa penetra qualcosa. Ora dico qualcosa che appare alla consapevolezza materialista dei nostri tempi come una follia, ma questo non conta. Fino alle ossa si estese l’azione, nel momento in cui il corpo di Gesù di Nazareth fu attraversato e infuocato dall’individualità del Cristo, dallo spirito solare elevato. Se bruciate un osso, si brucia la cartilagine e resta la cenere ossea. È qualcosa che vi diviene evidente nel fatto che dalla potenza opposta al fuoco, ma perciò anche a esso unita, è tenuta insieme la materia ossea-minerale e la cartilagine. Questo oggi è completamente sottratto all’arbitrio dell’uomo; ma fu posto nell’arbitrio di colui che più tardi doveva vivere l’evento del Golgotha. L’uomo oggi è capace di muovere la mano, ma non ha potere di influire sulle forze chimiche delle sue ossa: è irrigidito nelle sue ossa. Il dominio della forza che tiene insieme la cartilagine e la cenere ossea ricevette come unico corpo che sia mai stato sulla terra il corpo di Gesù di Nazareth attraverso l’intuizione del Cristo. Questo ci è indicato dal fatto che attraverso questo controllo delle ossa la forza è venuta nel mondo che è capace di sconfiggere veramente la morte nella materia fisica. Perché le ossa sono responsabili della morte dell’uomo: per il fatto che l’uomo è stato strutturato così che si è incorporato la materia ossea solida, si è invischiato con il minerale della terra. Per questo la morte gli fu innata, e non senza motivo è la morte rappresentata dallo scheletro; tale rappresentazione ha la sua grande giustificazione.
Questa è la forza vivente che è capace un giorno di trasformare di nuovo le ossa, cioè gradualmente di portare in spiritualità ciò che nella futura missione dello sviluppo terrestre accadrà. Perciò nemmeno nessun potere fisico esteriore poteva toccare questo tessuto osseo: Non gli spezzerete alcun osso! — Gli altri che erano crocifissi ebbero le gambe spezzate. In lui doveva compiersi la parola del profeta: « non gli sarà spezzato alcun osso », affinché quello che come grande, potente impulso centrale della terra era stato comunicato non fosse distrutto da un’influenza straniera. Così allora nel mistero che si compì al battesimo di Giovanni agiva lo spirito solare elevato, che dalla sua separazione dalla terra fece entrare l’umanità nella materia fisica, che l’aveva prima portata all’indurimento: così agì affinché ora ricevesse l’impulso di sollevare questo indurimento, di spiritualizzarlo. Per quanto ardisco possa sembrare, nel nostro tempo di oggi, dire tali cose: è la missione del movimento mondiale antroposofico di proferire anche queste cose che nei misteri era sempre noto e sempre insegnato e osservato. Ma per il fatto che questo accadde, fu reso possibile un altro mistero, e solo così fu reso possibile.
Sapete tutti che le singole parti del corpo fisico corrispondono ai membri dell’essenza umana: il corpo fisico corrisponde a se stesso, il sistema ghiandolare corrisponde al corpo eterico, il sistema nervoso al corpo astrale, il sistema sanguigno all’Io. Esteriormente in modo fisico l’Io si è diffuso nell’umanità per il fatto che gli uomini sono stati dotati fisicamente sempre più e sempre più di sangue; e così l’uomo è divenuto sempre più capace di immergersi nel mondo fisico, nel materiale, così che il mondo del sangue è divenuto sempre più forte e più forte. Doveva venire un momento in cui il sangue in eccesso dovesse essere sacrificato. Per quanto possa sembrare orribile al chimico, è tuttavia vero che l’Io eccessivo, quell’Io che avrebbe portato completamente l’umanità nella guerra di tutti contro tutti attraverso il predominio dell’egoismo, che il sangue eccessivo è fluito attraverso le ferite del Redentore al Golgotha. Nel medesimo istante in cui fluivano le ferite del Redentore, nel medesimo istante era stato posto nell’umanità il germe di elevarsi di nuovo dal luogo in cui era sprofondato così profondamente. Se allora gli uomini al tempo medio-atlantico si fossero virati, allora non sarebbero mai giunti all’autoindipendenza completa. Dovevano conquistare il piano fisico. Ma allora su questo piano fisico era necessario un impulso ancora più forte, e questo impulso venne dal Cristo. E perché era più forte, non poteva solo portare l’umanità dal luogo della sua caduta, ma ancora qualcosa d’altro, qualcosa di importante è accaduto per questo! Un pezzo di mondo è stato conquistato dall’uomo, che sarà incorporato nei mondi spirituali, che sarà riportato ai mondi spirituali.
Vidiamo ieri che quando venne il tempo greco-romano, gli uomini erano così avanzati nella conquista del mondo fisico, così invischiati in questo mondo fisico, che dovevano avere un dio in forma umana al fine di percepirlo, perché non sarebbero risaliti nel mondo spirituale per capire una cosa simile. Nel frattempo anche d’altro canto della vita — tra la morte e la nuova nascita — le condizioni erano cambiate. Per il fatto che l’uomo scendeva sempre più sul piano fisico, l’amava sempre più, sempre più godimento ne traeva, gli diventava sempre meno percettibile ciò che era là, aldilà della vita. L’uomo rimase con un buon ricordo di questo mondo, quando viveva là tra la morte e la nuova nascita. Anche questo si è conservato nella leggenda. Se ci viene raccontato dalla cultura greca che l’eroe Achille dice: Preferisco essere un mendicante nel mondo fisico piuttosto che un re d’altro canto —, così questo è un’espressione vera per questo tempo. Per il fatto che l’uomo aveva conquistato tanto di questo piano fisico, bramava di ritornare a questo piano fisico, che però non gli aveva lasciato portare molto al di là nel tempo precedente. Solo per il fatto che il Cristo è apparso sulla terra, che l’uomo già durante il tempo dell’Antico Testamento aveva imparato a conoscere un Cristo, solo per il fatto che l’uomo qui nell’esistenza terrestre ha ricevuto la forma del Cristo nel suo spirito, nella sua rappresentazione, allora ha portato dal mondo fisico al di là quello che gli ha riportato la luce nel mondo al di là. Ha portato con sé quello che rende di nuovo luminoso e chiaro quel mondo al di là, che gli riporta là il Cristo, e certo in splendore più elevato che nel mondo di qua. Perciò vediamo come la consapevolezza al di là dell’umanità si oscura sempre più, quanto più si avvicina il tempo che ieri abbiamo descritto, e come allora si illumina per il fatto che l’uomo nel di qua conosce il Cristo, che conosce quello che è riportato del Cristo. Perché quello che egli assorbe qui dal mondo di qua di lui, quello non si perde nel tempo tra la morte e la nuova nascita, quello se lo porta con sé, e questo è quello che corrisponde all’espressione «morire nel Cristo».
Così vediamo come attraverso questo sviluppo del mondo non solo la vita dei viventi, ma la vita dei morti cambi. E perché i morti si alimentano di quello che qui imparano del Cristo, dalla forza che qui acquisiscono dal Cristo, tra la morte e la nascita, perché per loro questo porta i suoi frutti, e perché essi tuttavia ritornano sempre di nuovo in sempre nuove incarnazioni, essi appariranno anche in corpi umani sempre più potenti, riempiti di Cristo. E faranno della terra sempre più un’espressione di quello che il Cristo nella trasformazione del mondo fisico, nell’elevazione della terra a stadi futuri potrà essere.
Così vediamo come il di qua e il di là lavorano insieme al fine di rendere di nuovo matura la terra a quello che abbiamo considerato: che attraverso l’incorporazione dello spirito del Cristo essa si unirà di nuovo con il sole, e che così all’interno dell’intero cosmo sarà salito un grado più elevato. Perciò questo evento, l’apparizione del Cristo, non è solo un fatto che ha importanza per gli uomini, ma ha il significato per lo sviluppo del cosmo.
Abbiamo lasciato scorrere dinnanzi agli occhi della nostra anima vaste epoche della sviluppo dell’umanità e, in connessione con ciò, anche dello sviluppo mondano. Abbiamo visto come misteriosi legami nello sviluppo del mondo si rispecchiassero nello sviluppo culturale umano vero e proprio, nella cosiddetta epoca post-atlantidea. Abbiamo visto come il primo periodo del nostro sviluppo terrestre si rispecchiasse nella cultura indiana; come il secondo, quello della separazione del Sole dalla Terra, si rispecchiasse nella cultura persiana. E poi abbiamo cercato, per quanto il tempo ce lo permettesse, di descrivere e rappresentare in modo particolare come i molteplici avvenimenti e gli eventi dell’epoca lemuriana, che costituisce la terza epoca del nostro sviluppo terrestre e dove l’uomo ricevette il primo germe dell’Io, come tutti questi avvenimenti si rispecchiassero nella cultura egiziana. Abbiamo visto come la sapienza iniziatica degli antichi egiziani sia una sorta di memoria di quell’epoca che l’umanità ha sperimentato per la prima volta durante lo sviluppo terrestre. E poi abbiamo visto come il quarto periodo, il tempo del vero matrimonio tra lo spirito e il corpo, che tanto splendidamente ci si presenta nelle opere d’arte dei Greci, sia uno specchio delle esperienze che l’uomo ha fatto con gli antichi dèi, quelle entità che noi designiamo come Angeli. E abbiamo visto: nulla è rimasto indietro che potesse rispecchiarsi per il nostro tempo, per il quinto periodo, che ora si svolge presso di noi. Ma sussistono legami misteriosi tra le singole epoche culturali della epoca post-atlantidea, legami su cui già nel primo discorso avevamo attirato l’attenzione. Vi ricorderete che avevamo indicato come l’essere legato dell’uomo attuale all’ambiente immediatamente sensibile, come questa, si potrebbe dire, fede materialistica che soltanto è reale ciò che è accadimento tra la nascita e la morte, ciò che è incarnato nella carne, come tutto questo sia da attribuirsi al fatto che gli antichi egiziani hanno dedicato una cura così particolare alla conservazione dei loro cadaveri. Allora si è cercato di conservare quello che è forma fisica dell’uomo. E questo non è rimasto senza effetto sull’anima dopo la morte. Quando la forma viene conservata in questo modo, l’anima dopo la morte rimane in una certa relazione ancora legata alla forma umana che aveva durante la vita. Allora si formano nell’anima forme di pensiero che si attaccano a questa forma sensibile; e poiché l’uomo si incarna sempre di nuovo, l’anima appare in corpi sempre nuovi, queste forme di pensiero rimangono. Tutto ciò che l’anima ha dovuto esperienza quando guardava dalle altezze spirituali verso il suo cadavere conservato come mummia si è profondamente radicato nell’anima umana. Perciò l’anima ha disimparato a distogliere lo sguardo da quello che è legato al corpo fisico, e questo ha fatto sì che numerose anime che erano incarnate nell’antico Egitto siano oggi nuovamente incarnate con il frutto dell’intuizione del corpo sensibile; esse possono soltanto credere che questo corpo sensibile sia la realtà. Questo è stato allora impiantato nell’anima. Infatti, tutte queste cose che si compiono in un’epoca culturale non sono affatto senza connessione con altre epoche culturali.
Quando consideriamo le sette successive epoche culturali della epoca post-atlantidea, il quarto periodo, che è proprio nel mezzo, assume in realtà una certa posizione eccezionale. Basta considerare questo periodo soltanto essotericamente, e si noterà che nella vita esoterica vengono create le cose fisiche esterne più meravigliose, per mezzo del che l’uomo in un modo affatto unico e armonico conquista il mondo fisico. Chi volge lo sguardo alle piramidi egiziane, dirà a se stesso: In queste piramidi vediamo ancora regnare una specie di forma geometrica che ci mostra simbolicamente come le cose abbiano un significato. Non si era ancora compiuto quel profondo matrimonio tra lo spirito, lo spirito umano che plasma, e la forma fisica. In particolare lo vediamo chiaramente nella Sfinge, la cui origine noi abbiamo derivato da una memoria della forma umana eterica atlantidea. Vediamo che questa Sfinge nel corpo fisico non può darci una convinzione immediata, anche se è una grande concezione dell’umanità; vediamo in essa il pensiero incarnato che l’uomo in basso sia ancora animale e che soltanto nel capo eterico l’uomo si formi. Ma quello che può apparirci sul piano fisico, lo vediamo nobilitato nelle figure plastiche greche, e quello che può apparirci nella vita morale, nel destino degli uomini, lo vediamo nell’arte tragica dei Greci. In modo meraviglioso vediamo lì trasportato sul piano fisico la vita interiore dello spirito; vediamo il senso dello sviluppo terrestre, per quanto gli dèi vi fossero legati.
Finché la Terra era unita al Sole, anche gli alti spiriti solari erano uniti al genere umano. Ma gradatamente col Sole scomparirono anche gli alti dèi dalla coscienza degli uomini, per gradi fino all’ultimo tempo atlantideo. La coscienza degli uomini dopo la morte non era più capace di elevarsi alle alte regioni dove sarebbe stata possibile una visione immediata degli dèi solari. Se ci poniamo — e il paragone è lecito — dal punto di vista degli spiriti solari, possiamo dire: Io ero unito all’umanità, ma dovetti ritirarmi per un po’. Per così dire doveva scomparire dal mondo dei mortali il mondo divino, per poi risorgere di nuovo in forma rinnovata e più elevata attraverso l’impulso del Cristo. — Un uomo che stava nel mondo greco non poteva sapere quello che la Terra avrebbe ricevuto attraverso il Cristo, ma l’iniziato, che, come abbiamo visto, conosceva già il Cristo precedentemente, poteva dire a se stesso: Questa forma spirituale che è stata mantenuta come Osiride dovette per un certo tempo scomparire alla vista dell’uomo, dovette oscurarsi l’orizzonte degli dèi; ma in noi è certa la consapevolezza che apparirà di nuovo, la gloria di Dio sulla Terra. — Questa era la coscienza cosmica che si aveva, e questa consapevolezza di uno sprofondamento della gloria divina e del nuovo sorgere si rispecchiava nell’opera d’arte tragica greca, dove vediamo come l’uomo stesso è presentato come immagine degli dèi, come vive e si sforza e trova una rovina tragica. Ma questa tragedia contiene al medesimo tempo in sé che l’uomo mediante la sua forza spirituale possa vincere. Così il dramma, la visione dell’uomo vivente e morente, doveva essere in fondo anche un’immagine del grande legame. Dappertutto vediamo così in Grecia, in tutti i campi, questo matrimonio tra lo spirito e il sensibile. Questo fu un momento straordinario nella epoca post-atlantidea.
Ora è curioso come certe manifestazioni della terza epoca come per via di canali sotterranei si trovino in connessione col nostro quinto periodo; certe cose che come germi furono poste durante il periodo egiziano, riappaiono durante la nostra epoca; altre che furono poste come germi durante il tempo persiano appariranno nella sesta epoca, e cose del primo periodo torneranno nel settimo periodo. Tutto ha un profondo legame di legge, e il precedente indica il futuro. Questo legame ci diventa massimamente chiaro quando lo rappresentiamo nel caso più estremo, in quello che unisce il primo periodo al settimo.
Guardiamo indietro a questo primo periodo, e allora non dobbiamo tener conto di quello che la storia riferisce, ma di quello che era nei tempi pre-vedici antichissimi. Tutto ciò che più tardi sarebbe emerso era stato preparato; era stato preparato soprattutto quello che noi conosciamo come la divisione degli uomini in caste. Contro queste caste l’europeo può avere molte obiezioni, ma in quella direzione culturale che allora esisteva, queste caste avevano la loro giustificazione, poiché nel senso più profondo erano legate al karma dell’umanità. Le anime che provenivano dall’Atlantide erano veramente di valore molto diverso, e in un certo modo era appropriato per queste anime, di cui alcune erano più avanzate di altre, il raggrupparsi in tali caste secondo il karma che era stato loro posto in precedenza. E poiché in quel tempo antico l’umanità non era abbandonata a se stessa come nel nostro tempo presente, ma era veramente guidata e diretta in senso molto più elevato di quanto oggi possiamo immaginare nello sviluppo — dato che individualità avanzate, che noi chiamiamo Rishis, avevano la comprensione di quello che un’anima vale, quale differenza sussista tra le singole categorie di anime — così alla base di questa divisione in caste giace una legge cosmica ben fondata. Per quanto possa sembrare durezza in un tempo più tardo, in quei tempi antichi, dove la guida era spirituale, questa organizzazione in caste era veramente qualcosa di adatto alla natura umana. E così come è vero che in generale nello sviluppo normale dell’uomo colui che con un determinato karma passava al nuovo periodo entrava anche in una determinata casta, così pure è vero che soltanto allora si poteva superare le determinazioni di quella casta quando si compiva uno sviluppo iniziatico. Soltanto quando si giungeva ai gradi dove si abbandonava quello in cui il karma vi aveva posto, soltanto quando si viveva nello Yoga, allora in certe circostanze quelle differenze di casta potevano essere superate. Vogliamo essere consapevoli del principio fondamentale della scienza dello spirito, che ogni critica dell’evoluzione deve essere lontana da noi, che dobbiamo soltanto cercare di comprendere le cose. Per quanto gravemente possa apparire questa divisione in caste, essa era completamente fondata, soltanto dobbiamo considerarla in connessione con una determinazione estensiva e legittima riguardante il genere umano.
Quando oggi si parla di razze, si designa qualcosa che non è più del tutto corretto; anche nei manuali teosofici vengono commessi grandi errori qui. Si parla del fatto che il nostro sviluppo si svolge cosicché ronde, e in ogni ronda globi, e in ogni globo razze si sviluppano successivamente, così che avremmo razze in tutte le epoche dell’evoluzione terrestre. Ma non è così. Per esempio, già rispetto all’umanità odierna non ha più molto senso parlare soltanto di sviluppo razziale. Di uno sviluppo razziale nel vero senso della parola possiamo parlare soltanto durante lo sviluppo atlantideo. Allora veramente nei sette periodi corrispondenti gli uomini erano così diversi per fisionomie esterne che si poteva parlare di forme diverse. Ma mentre è corretto che da ciò si sono sviluppate le razze, per il tempo lemuriano precedente non è più corretto parlare di razze; e nel nostro tempo il concetto di razza in una certa misura scomparirà, poiché ogni differenza rimasta da prima sarà gradatamente cancellata. Così che tutto quello che oggi esiste riguardo a razze umane sono residui dalla differenziazione che si è sviluppata nel tempo atlantideo. Possiamo ancora parlare di razze, ma solo in senso tale che il concetto vero di razza perda il suo significato. Ma quale concetto allora subentrerà al posto dell’odierno concetto di razza?
Anche nel futuro, e più ancora che nel passato, l’umanità si differenzierà si articolerà in certe categorie, ma non in categorie imposte; gli uomini giungeranno dalla loro propria capacità interiore e spirituale al fatto di sapere che gli uomini devono collaborare al corpo sociale complessivo. Categorie, classi ci saranno, ma anche se oggi ancora la lotta di classe infuria così terribilmente, in quegli uomini che non sviluppano l’egoismo, bensì accolgono la vita spirituale in sé, in coloro che si sviluppano verso il Bene, accadrà che si inseriscono volontariamente nell’umanità. Si diranno: uno deve fare questo, l’altro quello. Divisione del lavoro, divisione persino fino agli impulsi più fini deve subentrare; e così si organizzerà che colui che è portatore dell’uno o dell’altro non avrà bisogno di imporre la sua autorità agli altri. Ogni autorità sarà sempre più volontariamente riconosciuta, così che nel settimo periodo a una piccola parte dell’umanità avremo nuovamente una divisione che ripete il sistema delle caste, ma in modo che nessuno si senta forzato nella casta. Bensì ogni uno dica a se stesso: Devo assumere una parte del lavoro dell’umanità e lasciare a un altro un’altra parte — e entrambi saranno ugualmente riconosciuti. L’umanità si articolerà secondo differenziazioni morali e intellettuali e su tale base subentrerà una formazione di caste di nuovo spiritualizzata. Così, come attraverso un canale misterioso, nel settimo periodo si ripeterà quello che nel primo si è manifestato profeticamente. E così anche la terza, lo sviluppo culturale egiziano, è legato al nostro. Per quanto poco possa sembrare a uno sguardo superficiale, tuttavia tutte quelle cose emergono nella nostra epoca che durante il periodo egiziano furono, per così dire, pianificate. Immaginate che le anime che oggi vivono in gran parte erano incarnate in corpi egiziani, hanno esperito l’ambiente egiziano, poi dopo altre incarnazioni intermedie siano ora nuovamente incarnate e si ricordino ora secondo le leggi indicate inconsciamente di tutto quello che hanno sperimentato nel tempo egiziano. In modo misterioso questo emerge di nuovo, e se volete riconoscere tali rapporti misteriosi delle grandi leggi mondane da una cultura all’altra, allora dovete familiarizzarvi con la verità, non con tutte le rappresentazioni leggendarie e fantastiche che ci vengono date dei fatti dello sviluppo umano.
Così per esempio si pensa abbastanza superficialmente al progresso spirituale dell’umanità. Si vede che in una certa epoca è apparso Copernico. Ci si dice: Ora, appare perché l’osservazione in questo tempo l’ha condotto al fatto che si è cambiato il sistema solare nei pensieri. Chi ha tale concezione non ha nemmeno studiato essotericamente come Copernico è giunto alle sue idee sul legame nel cielo. Chi ha studiato questo, e specialmente chi ha seguito le grandi, potenti idee di Keplero, sa qualcosa di diverso al riguardo, e sarà ancora confermato da quello che l’occultismo ha da dire al riguardo. Prendiamo questo per rappresentarcelo in modo assai concreto. Ci poniamo nell’anima di Copernico. Essa era presente nel tempo egiziano antico; allora ha esperito il culto di Osiride in un luogo particolarmente eminente e ha visto come Osiride era considerato come un essere che era pari all’alto essere solare. Il Sole stava in relazione spirituale-spirituale nel centro del pensiero e del sentimento egiziano, ma non il sole sensibile esterno, che era visto soltanto come l’espressione corporale dello spirituale. Come l’occhio è l’espressione della forza visiva, così per l’egiziano il Sole era l’occhio di Osiride, l’espressione, l’incarnazione di quello che era lo spirito del Sole. L’anima di Copernico aveva una volta sperimentato tutto questo, e era il ricordo inconscio di ciò che lo mosse a rinnovare, nella forma in cui poteva avvenire in un’epoca materialistica, questa idea, questo antico pensiero osirideo che allora era spirituale. Ci si presenta là dove l’umanità è discesa più profondamente nel piano fisico, nella veste materialistica come copernicanismo. Gli egiziani l’avevano spiritualmente; ricordarsi di questo pensiero era il karma mondiale di Copernico, e questo ha prodotto quella combinazione di direzioni che ha condotto al suo sistema solare. E similmente era con Keplero, che in senso ancora assai più vasto nelle sue tre leggi, che ci appaiono molto astratte, ha rappresentato il movimento dei pianeti attorno al Sole. Ma le ha tratte fuori da una concezione profonda. Ciò che però è notevole in questo genio, è il luogo che lui stesso ha scritto, che ci riempie di brividi quando lo leggiamo e dove quello che appena abbiamo detto ci si presenta in modo tangibile. Non scrisse forse Keplero le parole: Mi sono immerso in questo sistema solare, mi si è rivelato; voglio portare nel mondo moderno i sacri vasi cerimoniali degli egiziani.
I pensieri che nel vecchio Egitto furono impiantati nelle anime ci si presentano di nuovo, e le nostre verità moderne sono miti egiziani rinati. In molti dettagli potremmo seguire questo, se volessimo. Possiamo seguirlo fino nella disposizioni degli uomini. Pensiamo ancora una volta alla Sfinge, a quella figura straordinaria enigmatica, che nella cultura greca divenne la Sfinge di Edipo, che pone il noto enigma all’uomo. Ma sappiamo anche già che è composta da quella forma umana che sul piano fisico era ancora analoga alla forma animale, mentre il suo etereo aveva già assunto forma umana. Nel tempo egiziano l’uomo era capace di vedere veramente la Sfinge come forma eterica soltanto se aveva compiuto certi gradi iniziatici. Ma allora le stava dinnanzi. E ora è importante che, quando si ha una vera visione chiaroveggente, non la si ha come un blocco di legno davanti a sé, bensì certi sentimenti si legano necessariamente a questa visione. Una persona fredda può, in certi casi, passare accanto a un’apparizione artistica persino così significativa senza commuoversi; una persona fredda può restare impassibile; la coscienza chiaroveggente non si trova in questa situazione: quando è veramente sviluppata, il sentimento corrispondente in essa viene stimolato. Nella saga greca è espresso il sentimento giusto che il chiaroveggente aveva ancora durante il tempo egiziano antico e nei Misteri greci quando era giunto al punto che la Sfinge gli si presentava davanti agli occhi. Cos’era che gli si presentava dunque davanti agli occhi? Qualcosa d’incompiuto, qualcosa che doveva divenire. Vedeva questa forma che aveva in certa relazione ancora forme animali, nel capo eterico vedeva quello che doveva agire nella forma fisica per renderla più simile all’uomo. Come questo uomo doveva divenire, quale compito l’umanità aveva nello sviluppo, questa domanda gli stava viva davanti come una domanda di attesa, di desiderio, di dispiegamento del veniente, quando vedeva la Sfinge. Che tutto il ricercare e la filosofia umana nascano dal desiderio è un detto greco, ma contemporaneamente è anche chiaroveggente. Uno ha dinnanzi una forma che è percepita soltanto con coscienza astrale, ma essa lo tormenta, essa gli pone un enigma: l’enigma di come si deve divenire. Ormai questa forma eterica che era nel tempo atlantideo e viveva nella memoria nel tempo egiziano si è sempre più incarnata nell’essere umano, e essa riappare d’altro canto nella natura umana. Essa emerge in tutti i dubbi religiosi, nell’incapacità della nostra epoca culturale davanti alla domanda: Che cos’è l’uomo? — In tutte le domande rimaste senza risposta, in tutti gli aforismi che ruotano attorno all’«Ignorabimus» riappare la Sfinge. Nei tempi che erano ancora spirituali, l’uomo poteva elevarsi e avere veramente la Sfinge davanti a sé; oggi vive nel suo interiore come le numerose domande che rimangono senza risposta. Perciò l’uomo ha tanta difficoltà a giungere a una convinzione del mondo spirituale, perché la Sfinge, che precedentemente era fuori, dopo che appunto nel periodo mediano si è trovato colui che ha risolto l’enigma, colui che l’ha gettata nell’abisso, nel profondo interiore dell’uomo, perché questa Sfinge ora emerge nell’interiore dell’uomo.
Dopo che il tempo greco-latino con le sue conseguenze fino al 13° e 14° secolo si è esaurito, viviamo dal suo tempo nel quinto periodo. Da allora sempre più nuovi dubbi hanno preso il posto della vecchia certezza. Sempre più tali cose ci si presentano, e se vogliamo, possiamo trovare in molti, molti dettagli dello sviluppo più recente soltanto le concezioni egiziane trasposte nel materialismo. Soltanto dobbiamo domandare che cosa propriamente sia accaduto; poiché non è una semplice trasmissione; non ci si presentano queste cose immediatamente, bensì sono modificate. Tutto è sviluppato in modo più materialistico, persino il legame dell’uomo con l’animalità lo vediamo, traslato in concezione materialistica, riemergere. Che l’uomo sapesse che in precedenza non poteva formare il suo corpo esterno diversamente che in forma simile all’animale, che perciò nel ricordo egiziano stesso aveva raffigurato le sue forme divine ancora in forme animali, questo ci si presenta nelle concezioni del mondo che in modo materialistico fanno derivare l’uomo dall’animale. Anche il darwinismo non è nient’altro che il vecchio patrimonio egiziano in forma materialistica. Vediamo dunque: non è soltanto una progressione diretta dello sviluppo quella che ci si presenta, bensì qualcosa come una scissione dello sviluppo. Un ramo è diventato più materiale, uno più spirituale. Quello che prima procedeva più in una linea, si divide in due rami dello sviluppo dell’umanità. Andate indietro nei tempi antichi, in quelli egiziani, persiani, nella cultura indù antica: una scienza che sussisteva per sé, una fede che sussisteva per sé non c’era. Quello che si comprendeva riguardante i fondamenti spirituali originari del mondo procede in linea retta fino alla conoscenza dei dettagli, e si può salire dalla conoscenza del mondo materiale fino al più alto vertice, non c’è contraddizione tra conoscenza e fede. Quello che oggi chiamiamo questo contrasto, uno scrittore antico indù, un sacerdote caldaico non avrebbe capito; non sapevano ancora di una differenza, e nemmeno gli egiziani sapevano alcuna differenza tra quello che solo si dovrebbe credere e quello che dovrebbe essere conoscenza. Questa differenza si fece valere soltanto quando l’uomo discese più profondamente nella materia, quando sempre più la cultura materiale fu conquistata dall’umanità. Ma perciò era ancora necessaria un’altra istituzione. Immaginiamoci che questo decadimento dell’uomo non avesse avuto luogo, che cosa sarebbe allora accaduto? Abbiamo già considerato ieri un decadimento simile, ma che era di natura diversa; questo è un nuovo decadimento in altro campo, che accade, circa quando emerge una scienza indipendente accanto alla comprensione dello spirituale. Questo avviene soltanto nel mondo greco, prima non c’era questo contrasto tra scienza e religione; per il sacerdote egiziano tale separazione non avrebbe avuto senso. Immergiti in quello che Pitagora ha imparato dagli egiziani: la dottrina dei numeri. Non era per lui matematica astratta, era per lui quello che gli dava i segreti musicali del mondo nell’armonia dei numeri; una sapienza sacra, legata a fondamentale disposizione religiosa era per lui la matematica, che oggi all’uomo appare come qualcosa di astratto. Ma l’uomo dovette scendere sempre più con la scienza nel mondo materiale e fisico, e vediamo come persino quello che era la sapienza spirituale degli egiziani ci si presenta — come trasformato nel ricordo — nel mito della concezione del mondo materialistica. Per il futuro tutte le teorie degli uomini odierni saranno sentite come qualcosa che ha soltanto valore temporale, così come oggi i vecchi insegnamenti sono sentiti dall’umanità. Speriamo che allora gli uomini siano così intelligenti che non cadano nello stesso errore come gli uomini odierni, che dicono: Fino al diciannovesimo secolo l’uomo deve essere assolutamente stato ignorante nella scienza, soltanto allora è diventato intelligente, perché tutto quello che prima è stato detto sul corpo umano, sull’anatomia, è nonsenso, e vero è soltanto quello che l’ultimo secolo ha portato. — Ma l’uomo del futuro sarà più intelligente, non renderà pari con pari. Non guarderà i nostri miti dell’anatomia, della filosofia, del darwinismo in modo così sprezzante, come l’uomo odierno guarda le vecchie verità. Ma è così che anche quello che oggi si vede come così fermamente fondato è forme effimere della verità: il sistema cosmico copernicano, è soltanto una forma transitoria. Sarà sostituito da qualcos’altro. Le forme della verità si cambiano continuamente, questo è stato causato dall’immersione dell’uomo nella materialità.
Ma perciò, affinché nell’uomo non andasse perduto ogni legame, doveva venire un impulso spirituale tanto più forte, un impulso verso la spiritualità. Questo forte impulso l’abbiamo caratterizzato ieri nell’impulso del Cristo. Doveva per così dire l’umanità «scientificamente» per un po’ essere lasciata sola, e il religioso doveva essere portato in un’altra corrente, salvato dal progressivo incalzare della scienza. Così vediamo come si separa per un po’ la scienza, che va all’esterno materiale, e lo spirituale, che continua in una corrente particolare. Vediamo come le due correnti, la fede per lo spirituale e la conoscenza per l’esterno materiale, procedono l’un'accanto all’altra. Sì, vediamo addirittura che in un periodo assolutamente determinato dello sviluppo medievale, in un periodo che ha preceduto il nostro, conoscenza e fede si oppongono consapevolmente l’un’all’altra, ma cercano ancora una connessione.
Guarda i scolastici. Dicono: È stato dato all’uomo attraverso il Cristo un bene di fede, non possiamo toccarlo, è dato immediatamente; tutta la scienza però che il tempo ha potuto produrre da quando quella scissione è accaduta, può soltanto essere usata per provare questo bene di fede. — Così vediamo come nella scolastica prevale la tendenza di impiegare tutta la scienza per provare la verità rivelata. Là dove la scolastica è nel suo fiore, si dice: Si può per così dire guardare da sotto verso l’alto nel bene di fede, e fino a un certo grado la scienza umana può penetrarlo. Ma allora ci si deve abbandonare al rivelato. — Ma allora successivamente il tempo fa perdere la familiarità tra fede e scienza, non si ha più speranza che possano andare insieme. E vediamo l’estremo estremo nella filosofia kantiana, dove scienza e fede sono completamente separate, dove da un lato è presentato l’imperativo categorico con i suoi postulati pratici della ragione, e d’altro canto la ragione puramente teorica, che ha perso ogni connessione, che persino ammette: Non c’è possibilità di trovare dalla conoscenza una connessione con le verità spirituali.
Ma c’è già anche un forte impulso di nuovo presente, che nuovamente rappresenta un ricordo di antichi influssi di pensiero egiziani. Vediamo come si trovano di nuovo spiriti che ora cercano una confluenza di fede e conoscenza, che in un approfondimento scientifico cercano di nuovo di riconoscere il divino, e che cercano in Dio di cogliere tutto così chiaramente e sicuramente che sia nuovamente accessibile alla forma di pensiero scientifica. Un tipo di tale pensiero e visione è Goethe, in cui veramente religione, arte e scienza confluiscono in uno, che sente religione tanto davanti all’opera d’arte greca come quando ricerca una somma di forme di piante per trovare di nuovo manifestato il grande pensiero della divinità nell’espressione esterna. Là vediamo come l’egittismo si specchia nel suo punto di partenza. Possiamo passare in rassegna l’intera cultura moderna: essa ci appare come un ricordo dell’antico egittismo. Ma questa scissione nella cultura moderna non è avvenuta semplicemente così, si è preparata lentamente, e se vogliamo capire come è accaduto, allora dobbiamo ancora gettare uno sguardo breve su come nel tempo atlantideo si è pianificato il post-atlantideo.
Abbiamo visto che un piccolo gruppo di uomini nella regione dell’Irlanda di oggi era il più avanzato, come avevano quelle capacità che gradatamente emergerebbero in successive epoche culturali. Lo sviluppo della disposizione all’Io, come sappiamo, si è sviluppato dal tempo lemuriano, ma quel grado dell’egoità che viveva in questo piccolo gruppo di uomini, che per così dire ha inviato la corrente culturale da occidente a oriente, consisteva nella disposizione al ragionamento logico, al giudizio. Prima non c’era niente di simile; se c’era un pensiero, era già anche provato. Un pensiero che giudica era stato pianificato in questo popolo, e hanno portato questo germe di disposizione dal occidente verso oriente. E in quelle spedizioni di colonizzazione, di cui un’andava verso sud, all’India, lì è stata fatta la prima disposizione alla formazione di pensiero. Allora alla cultura persiana è stato insegnato il pensiero combinatorio, e nella terza, nella caldaica, questo pensiero combinatorio è stato ancora più intensamente coltivato; i Greci però lo portarono così lontano che lasciarono il magnifico monumento della filosofia aristotelica. Così continua, il pensiero combinatorio si sviluppa sempre più, ma va sempre indietro a un punto centrale, e accadono rifornimenti. Dobbiamo rappresentarcelo così: Quando la cultura è passata da quel punto a un punto in Asia, allora una spedizione si è volta all’India, quella che era ancora meno intrisa di pensiero logico puro. La seconda spedizione, che andò in Persia, era già più permeata di esso, quella egiziana ancora di più, e all’interno di questa spedizione si è separato il popolo dell’Antico Testamento, che aveva proprio quella disposizione alla combinazione che doveva essere sviluppata per fare di nuovo un passo in avanti in questa forma pura di conoscenza logica dell’uomo. Ora però c’è anche legato l’altro che abbiamo considerato: lo scendere sul piano fisico. Quanto più scendiamo, tanto più il pensiero diventa puramente logico e dipendente dal giudizio esterno. Perché il pensiero logico, la pura semplice logica umana che va da concetto a concetto, ha bisogno del cervello come suo strumento; il cervello sviluppato media soltanto il pensiero logico. Perciò questo pensiero esteriore, persino dove raggiunge un’altezza stupefacente, non può mai ad esempio comprendere la reincarnazione mediante se stesso, perché questo pensiero logico è applicabile inizialmente soltanto all’esteriore, al sensibile intorno a noi.
La logica è certamente applicabile a tutti i mondi, ma direttamente può essere applicata soltanto riguardo al mondo fisico. Quindi il suo strumento, il cervello fisico, è assoluto legato alla logica quando appare come logica umana; il pensiero puramente concettuale non avrebbe mai potuto venire al mondo senza l’ulteriore discesa nel mondo sensibile. Vedete, lo sviluppo del pensiero logico è legato alla perdita dell’antica visione chiaroveggente; veramente l’uomo ha dovuto comprare il pensiero logico con questa perdita. Deve acquisire di nuovo la visione chiaroveggente insieme al pensiero logico. In tempi posteriori l’uomo avrà l’Immaginazione, ma il pensiero logico gli rimarrà. Per primo il cervello umano doveva essere creato, l’uomo doveva emergere nel mondo fisico. La testa doveva essere completamente formata, simile al capo eterico, affinché questo cervello fosse nell’uomo. Allora era possibile che l’uomo potesse scendere nel mondo fisico. Per salvare lo spirituale però doveva essere scelto il momento in cui l’impulso finale al pensiero puramente meccanico, al pensiero puramente esteriore non era stato ancora dato. Se il Cristo fosse apparso alcuni secoli più tardi, allora sarebbe stato per così dire troppo tardi, allora l’umanità sarebbe scesa troppo lontano, si sarebbe troppo impigliata nel pensiero, non avrebbe più potuto capire il Cristo. Il Cristo doveva apparire prima dell’ultimo impulso, allora ancora la corrente religioso-spirituale poteva essere salvata come corrente di fede. E allora poteva essere dato l’ultimo impulso che sprofondò il pensiero dell’uomo nel punto più profondo, così che i pensieri fossero completamente legati, incatenati alla vita fisica. Questo è stato dato dagli Arabi e dai Musulmani. L’Islamismo non è nient’altro che un episodio particolare in questo arabismo, perché nel suo passaggio verso l’Europa esso dà l’ultimo influsso nel pensiero puramente logico che non può elevarsi a qualcosa di più elevato, di spirituale. L’uomo è guidato da quello che si può chiamare una guida spirituale del mondo, una provvidenza, così: Per primo la vita spirituale è salvata nel cristianesimo, poi l’arabismo si sposta attorno al sud verso l’Europa, che dovrà essere il palcoscenico per la cultura esterna. L’arabismo è capace soltanto di cogliere l’esterno. Non vediamo come l’arabeschi stessa non può elevarsi al vivente, come rimane alla forma? Possiamo vederlo nella moschea, come lo spirito per così dire è risucchiato. L’umanità doveva essere condotta nel materiale. E per la via attraverso gli Arabi, attraverso l’invasione degli Arabi, attraverso quello che si può chiamare lo scontro dell’arabismo con l’europesimo, ma che ha già accolto in sé il cristianesimo, vediamo come la scienza moderna è pianificata per la prima volta.
Così vediamo che da un lato il ricordo egiziano antico si ravviva. Ma cosa lo rende materialistico? Cosa lo rende forma di pensiero del morto? Possiamo mostrarlo concretamente. Se il percorso fosse andato liscio, allora nel nostro periodo il ricordo del precedente sarebbe emerso. Ma così vediamo come lo spirituale si salva nella fede, e come un’ala dello sviluppo europeo è presa dal materialismo; come all’uomo che si ricorda del tempo egiziano antico, questo ricordo sulla via attraverso l’arabismo sia trasformato cosicché gli appaia in forma materialistica. Che Copernico abbia compreso il sistema solare moderno, era un ricordo egiziano. Che l’abbia interpretato in modo materialistico, che l’abbia reso meccanico, che l’abbia fatto una rotazione morta, viene dal fatto che d’altro canto l’arabismo abbia trascinato questo ricordo nel materialismo.
Così vediamo come canali misteriosi vanno dalla terza alla quinta epoca. Lo vediamo persino nel principio iniziatico. Perché quando la vita moderna avrebbe dovuto ricevere un principio iniziatico nella Rosacroce, cos’era? Abbiamo visto nella scienza moderna il matrimonio tra il ricordo egiziano e l’arabismo, che è rivolto al morto. D’altro canto vediamo un altro matrimonio realizzarsi, una connessione tra quello che gli iniziati egiziani hanno impiantato nei loro studenti e lo spirituale. Vediamo un matrimonio tra la sapienza e quello che è stato salvato come verità di fede. Quella consonanza armoniosa di ricordo egiziano nella sapienza con l’impulso di forza cristiano, la vediamo nella Rosacroce. Così vediamo il vecchio seme che è stato posto nei tempi egiziani, ritornare, ma non come semplice ripetizione, bensì differenziato, giunto a un livello più elevato.
Questi sono veramente pensieri che non devono soltanto essere pensieri per informarci su qualcosa del mondo, della Terra e dell’uomo, ma che devono anche penetrare in nostre sensazioni, persino negli impulsi della nostra volontà, che possono darci le ali, perché ci mostrano le vie che abbiamo da percorrere. Ci mostrano le vie verso lo spirituale, ma ci mostrano anche come possiamo condurre nel futuro quello che abbiamo conquistato nel senso buono e nello stile buono su campo puramente materiale. Vediamo come le vie si dividono e si riuniscono di nuovo. E il tempo ritornerà quando non soltanto il ricordo egiziano si unisce alle verità di fede spirituale, così che avremo una scienza rosacrociana che è contemporaneamente religione, e accanto a essa una scienza che si attacca al materiale, bensì anche questi due si uniranno, la scienza con la Rosacroce. Anche questo ci potrà mostrare un mito della terza epoca culturale in una visualizzazione iconica.
Lo cerchiamo nel tempo babilonese. Là siamo indicati al dio Marduk, che si oppone al principio cattivo, al materialismo, al serpente dell’Antico Testamento e gli spacca la testa, così che in un certo modo quello che prima era avversario è diviso in due parti. Vediamo veramente quello che è accaduto allora, la separazione di quello che precedentemente si trovava nelle acque originarie, simbolizzate dal serpente; vediamo l’alto nelle verità di fede, il basso nella concezione puramente materiale del mondo. Entrambi devono essere uniti, la scienza e lo spirituale, e saranno riuniti di nuovo nel futuro. E proprio allora sarà quando attraverso la sapienza rosacrociana lo spiritualismo è approfondito, è diventato scienza, quando si incontrerà di nuovo con quello che è stato ricercato su fondamento scientifico. E allora sorgerà di nuovo una grande unità armonica, le diverse correnti culturali fluiranno insieme attraverso i canali dell’umanità. Non vediamo come nei tempi più recenti questo accordo è ricercato?
Se potessimo guardare indietro ai vecchi Misteri egiziani, allora vedremmo come religione, scienza e arte sono ancora una cosa sola. Là l’evoluzione del mondo è mostrata nello scendere del dio nella materia in un grande, potente simbolo drammatico esteriore. E chi gode questo simbolo ha la scienza davanti a sé, perché esperisce lì in una rappresentazione vivente come è accaduto, come l’uomo si è immerso, come è gradatamente fluito nel mondo. Ma ha davanti a sé anche qualcos’altro, ha anche l’arte davanti a sé, perché vede nell’immagine un’immagine simbolica di quello che è la scienza. Ma entrambi, scienza e arte, non stanno soltanto davanti a lui, diventano per lui contemporaneamente religione, perché quello che gli si mostra in forma di immagine si riempie di sentimento religioso. E poi, più tardi, si divide, allora religione, scienza e arte vanno strade separate. Ma gli uomini sentono già nel nostro tempo di nuovo che devono fluire insieme. Cos’era dunque il significativo sforzo di Richard Wagner altro che quello che noi abbiamo presentato come sforzo spirituale, creato in una grande, potente presentimento verso un impulso culturale? Presso gli egiziani era nell’immagine visiva, perché l’occhio esteriore lo richiedeva. Nel nostro tempo si ripete, deve di nuovo da dalle singole correnti culturali essere costruito un tutto insieme, ma in un’opera d’arte il cui elemento principalmente è il fluire del suono. Ovunque possiamo trovare la connessione tra egittismo e tempo moderno, ovunque osservare questo specchio.
Ma allora ci trascinerà ancora più davanti all’anima come ogni epoca non è soltanto ripetizione, ma come un’ascensione, un continuo sviluppo dell’umanità accade. E allora anche lo sforzo più profondo dell’umanità, lo sforzo iniziatico, deve trovare un ulteriore sviluppo. Quello che nel primo periodo era il principio iniziatico, non può essere il principio iniziatico per l’umanità cambiata di oggi. Allora non valse il fatto che fossimo indicati che gli egiziani già nei tempi primordiali hanno trovato l’eterna verità e sapienza, che possiamo già trovare nelle vecchie confessioni di religione orientale e nelle filosofie l’ur-sapienza, e che tutto il resto più tardi in realtà era soltanto lì affinché ripetessimo sempre di nuovo la stessa cosa, se deve arrivare all’iniziazione più alta. No! Non può essere mai questione di questo. Ogni tempo ha bisogno fino alle profondità dell’anima umana della sua forza affatto particolare.
Se da alcuni lati si sostiene — e questo accade veramente — che tra i teosofi ce ne siano alcuni che dicono: C’è un’iniziazione occidentale per il nostro livello culturale, ma sia un prodotto tardivo, la vera iniziazione possa soltanto essere presa dall’oriente — allora deve essere risposto che non si può senza ulteriore approfondimento giudicare al riguardo. Bisogna penetrare in queste cose più profondamente di quanto si faccia solitamente. Possono esserci persone che dicono, il Buddha è salito alle regioni più elevate, e il Cristo rispetto al Buddha non ha portato nulla di nuovo; ma soltanto in quello che ci si presenta positivamente, può essere riconosciuto di che cosa si tratta. Chiediamo a coloro che stanno sul fondamento dell’iniziazione occidentale se negano qualcosa dell’iniziazione orientale, se parlano diversamente del Buddha da coloro che stanno nel orientale? No, tutto questo vale per loro, dicono di sì a tutto questo. Ma capiscono l’ulteriore sviluppo e si differenziano da coloro che dicono no al principio iniziatico occidentale, in quanto capiscono di dire sì a quello che è dato nell’orientalismo. Inoltre conoscono le forme più avanzate che sono diventate necessarie nel corso dei tempi. Dicono sì, e a nulla nel campo dell’iniziazione orientale dicono no. Prendi una caratteristica del Buddha da chi sta dal punto di vista dell’esoterismo occidentale. Non si differenzierà in nulla da quello che colui che sta sul fondamento dell’esoterismo orientale dice. Ma lui — questi che sta dal punto di vista dell’occidentale — lui sa mostrare come nel Cristo c’è ancora qualcos’altro che va oltre. Questo non lo fa colui che sta dal punto di vista orientale. Non è decidento che qualcuno affermi che il Buddha sia più grande del Cristo, bensì è importante quello che si dice di positivo. E chi sta dal punto di vista occidentale parla del Buddha esattamente lo stesso di chi sta dal punto di vista orientale. Non dice no al punto di vista occidentale a quello che il punto di vista orientale dice, bensì sì, ma dice sì anche a qualcos’altro ancora.
Non si può pensare così da pensare: Oh, questi orientalisti comprendono molto male la vita del Buddha, se credono che si debba intendere letteralmente che il Buddha sia stato rovinato dall’eccesso di consumo di carne di maiale. Giustamente ci si oppone da parte dell’esoterico cristiano al fatto che coloro che non capiscono nulla non capiscono nulla; questo è soltanto un’immagine di come il Buddha si rapportava ai suoi contemporanei. Aveva comunicato troppo di quelli che sono i segreti brahmanici sacri al mondo esteriore. Per un eccesso dell’occultismo che aveva dato al mondo, è stato rovinato. È stato rovinato come ognuno che rivela i nascosti è rovinato. Questo è detto in quella strana immagine. Possiamo sottolineare con la massima forza che non troviamo contraddizione nell’orientalismo, bensì che semplicemente dobbiamo imparare a comprendere l’esoterismo di tali cose. Se però qualcuno volesse dire che si deve vederlo soltanto come qualcosa di inferiore — perché mai nessuno avrebbe potuto pensare nulla di male se ci fosse stato annunciato che l’Apocalisse sia stata ricevuta da colui che l’ha scritta sotto fulmine e tuono — e se assolutamente qualcuno ne volesse trarre occasione di beffeggiare l’Apocalisse, allora si potrebbe rispondere: Peccato che chi dice una cosa così non sappia cosa voglia dire che l’Apocalisse è stata comunicata alla Terra sotto fulmine e tuono.
Dobbiamo tenerci fermo che nessuna negazione esce dalle labbra dell’esoterico occidentale e che molto di quello che enigmatico sta all’inizio del movimento teosofico, trova la sua spiegazione attraverso l’esoterismo occidentale. Chi sta sul fondamento dell’esoterismo occidentale, sa che non viene mai nel minimo disaccordo con quello che è stato comunicato al mondo come grandi e potenti verità attraverso Helena Petrovna Blavatsky. Se ad esempio ci ricordiamo che nel Buddha dobbiamo distinguere il Dhyani-Buddha, l’Adi-Buddha e il Buddha umano, allora questo trova la sua spiegazione completa attraverso l’esoterico occidentale. Perché sappiamo certo che quello che è visto come il Dhyani-Buddha non è nient’altro che il corpo eterico afferrato dal divino del Buddha storico reale, che il corpo eterico era afferrato da quello che ieri abbiamo designato come l’individualità di Wotan. È veramente già contenuto lì, soltanto deve essere colto nel modo giusto attraverso un esoterismo occidentale. Il movimento antroposofico dovrà prestare attenzione al fatto che quello che ci emerge da tale considerazione come un impulso di sentimento dinnanzi all’anima, deve incitarci a volerci sviluppare, così che non possiamo fermarci nemmeno un momento. Prezioso il movimento della scienza dello spirito non diventa per il fatto che si conservino vecchi dogmi, anche se hanno soltanto quindici anni; bensì per il fatto che si afferri il senso giusto di tale movimento, che non può consistere in nient’altro che nella rivelazione di semi sempre nuovi, di sempre nuove fonti spirituali. Allora diventerà una corrente vivente nell’umanità, e allora produrrà quel futuro che per noi, anche se soltanto in accenno schematico, è emerso oggi da quello che abbiamo potuto considerare dal passato. Questo è il migliore che possiamo portare con noi come un impulso di sentimento.
Non si tratta di comunicare verità teoriche, bensì che il nostro sentimento, la nostra sensazione diventi forte e potente per agire. Abbiamo considerato lo sviluppo di mondo, Terra, uomo; vogliamo afferrare quello che abbiamo potuto estrarne, cosicché noi stessi in ogni momento vogliamo essere pronti a entrare nello sviluppo. Quello che noi chiamiamo il futuro deve certamente essere radicato nel passato. La volontà del futuro deve corrispondere al sapere del passato; ma questo sapere non ha valore se non si trasforma in forze motrici per il futuro. Quello che abbiamo visto ci ha dato un’immagine di tali forze motrici significative, che non soltanto la nostra volontà, il nostro entusiasmo, ma che anche la nostra gioia di vita e la nostra sicurezza sia stimolata. Quando vediamo tale confluenza delle diverse correnti, allora diciamo: Molti semi sono nel grembo dei tempi, devono tutti maturare. L’uomo però deve attraverso la sua conoscenza sempre più profonda acquisire la possibilità di divenire un sempre migliore coltivatore di tutti questi germi che giacciono nel grembo dei tempi. Conoscenza per il bene del fare, per il bene della sicurezza della vita: questo è quello che come un impulso di sentimento deve permeare ogni considerazione della scienza dello spirito. Soltanto a conclusione voglio ancora indicare che tutti i cosiddetti insegnamenti della scienza dello spirito raggiungono allora soltanto la verità finale, quando vengono trasformati in vita, in impulsi di sentimento e sicurezza della vita. Così non consideriamo soltanto teoricamente, ma veramente entriamo nello sviluppo.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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